Seduta n.294 del 08/05/2018 

CCXCIV Seduta

(POMERIDIANA)

Martedì 8 maggio 2018

Presidenza del Presidente Gianfranco GANAU

La seduta è aperta alle ore 16 e 29.

FORMA DANIELA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 18 aprile 2018 (290), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Angelo Carta, Pietro Cocco, Giampietro Comandini, Gianfranco Congiu, Luca Pizzuto, Edoardo Tocco e Paolo Zedda hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana dell'8 maggio 2018.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Ricordo ai consiglieri Busia, Cherchi, Cocco Daniele, Comandini, Contu, Crisponi, Forma, Gallus, Rubiu, Solinas, Tendas, Tocco, Zanchetta e Zedda Alessandra che la Commissione d'inchiesta sulla presenza dell'amianto in Sardegna è convocata mercoledì 9 maggio alle ore 15 nell'aula della terza Commissione per l'insediamento e l'elezione dell'Ufficio di Presidenza.

Discussione congiunta delle mozioni Cocco Daniele - Cocco Pietro - Congiu Pittalis - Dedoni - Busia - Zanchetta - Carta - Rubiu - Orrù sulla paventata esclusione dei docenti titolari del diploma di maturità magistrale dalle graduatorie ad esaurimento ed il conseguente licenziamento di migliaia di diplomati magistrali abilitati (387) e Forma - Cocco Pietro - Zanchetta - Cozzolino - Demontis - Deriu - Lotto - Manca Gavino - Meloni - Moriconi - Pinna - Piscedda - Ruggeri - Sabatini - Collu - Solinas Antonio - Tendas sulla vertenza dei diplomati magistrali, insegnanti nelle scuole dell'infanzia ed elementari, esclusi dalle graduatorie ad esaurimento, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (389) e approvazione di ordine del giorno

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta delle mozioni numero 387 e numero 389.

Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione numero 387 ha facoltà di illustrarla.

COCCO DANIELE (SDP). Io darei un titolo a questa mozione, come un titolo di un film: "dai diritti acquisiti ai diritti negati". Stiamo parlando di persone che hanno conseguito il diploma di maturità magistrale con una discriminazione in atto nei loro confronti da parte del Ministero dell'istruzione. Il decreto del Presidente della Repubblica numero 323 del 1998, all'articolo 12 comma 7, stabilisce che i titoli conseguiti nell'esame di Stato a conclusione dei corsi di studio dell'istituto magistrale, iniziati entro l'anno scolastico '97-'98, conservano in via permanente l'attuale valore legale e abilitante all'insegnamento nella scuola elementare. Pertanto, il diploma magistrale conseguito prima del 2002 consente l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento ex permanenti in quanto in esse sono iscritti i docenti in possesso di abilitazione. La legge numero 296 del 27 dicembre 2006, oltre a trasformare le graduatorie permanenti in graduatorie ad esaurimento, dispone di privare il diploma magistrale del suo valore abilitante determinando l'inserimento dei diplomati magistrali nelle graduatorie della terza fascia di istituto, ed escludendoli di fatto dalle graduatorie ad esaurimento. A seguito del parere del Consiglio di Stato, recepito con decreto del Presidente della Repubblica il 25 marzo del 2014, in via generale con decreto ministeriale del 22 maggio 2014, il Ministero dell'istruzione riconosce ai titolari del diploma magistrale il titolo abilitante per l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento, ma di fatto inseribili solo nelle graduatorie di seconda fascia di istituto a causa del blocco di nuovi inserimenti nel GAE, che sarebbe appunto la graduatoria ad esaurimento. In data 20 dicembre 2017, il Consiglio di Stato a sezioni riunite ha deciso in via definitiva che gli insegnanti in possesso di un diploma magistrale conseguito entro il 2001 e 2002 dovranno essere esclusi dalle graduatorie ad esaurimento, cioè dalle graduatorie a cui sono iscritti i docenti in possesso dell'abilitazione all'insegnamento e che sono utilizzate per l'assunzione in ruolo. Quest'ultima sentenza è arrivata dopo che lo stesso Consiglio di Stato ha emesso nel corso degli anni diversi provvedimenti cautelari, esprimendosi a favore dei ricorsi presentati dai diplomati magistrali inserendoli nelle graduatorie ad esaurimento. Quindi, fatte tutte queste premesse, alla fine noi vorremmo chiedere, considerato che, prima dell'attivazione dei corsi di laurea in scienze della formazione primaria, l'unico titolo abilitante alla professione da insegnante era quello rilasciato dalle scuole e dagli istituti magistrali, e la decisione del Consiglio di Stato colpisce decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori della scuola italiana, decine di migliaia abbiamo detto, con anni di precariato alle spalle, apre la strada a quello che si prospetta essere un gigantesco licenziamento di massa dei diplomati magistrali abilitati. La sentenza, non solo ribalta in maniera inspiegabile tutti i giudizi precedenti, ma crea una disparità di trattamento tra i diplomati magistrali che hanno ottenuto il ruolo definitivo e coloro che se lo vedono strappare via costretti a ritornare precari. Numerosi cittadini sardi in possesso del suddetto titolo di studio si trovano in questa drammatica situazione lavorativa, e questa problematica non può trovare soluzione in ambito regionale. Per cui noi chiediamo e impegniamo il Presidente della Repubblica e l'Assessore di riferimento ad assumere presso il MIUR tutte le iniziative necessarie e con il Governo al fine di scongiurare il licenziamento paventato di centinaia di insegnanti sardi, titolari di maturità magistrale. Quindi, ripeto, stiamo parlando di diritti che sono legati a dei lavoratori che da anni insegnano nelle scuole elementari e che improvvisamente, per una sentenza scellerata, si vedono interrotta la loro prospettiva di vita, loro e dei loro familiari. Io credo che ci sia poco altro da aggiungere; ancora una volta, con totale mancanza di buon senso, per non dire altro, si agisce in maniera scriteriata. Io credo che il minimo che noi possiamo fare come Consiglio regionale, tutti insieme, e infatti questa mozione è firmata da tutti i Capigruppo in rappresentanza di tutti i 60 Consiglieri regionali, ancora una volta chiedere all'Assessore, che è qui presente, che si attivi, si riattivi, perché so che si è già attivato presso il Governo, finché questo ci sarà, e presso il MIUR, affinché questa paventata, che è più che una paventata ipotesi ormai, a questo scellerato atto possiamo in qualche modo porre rimedio, perché la situazione, come avete potuto sentire dalla mozione che ho letto, che ha ben rappresentato quella che è la situazione di questi insegnanti, è veramente drammatica e riguarda tantissimi nostri conterranei.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Daniela Forma. Ne ha facoltà.

FORMA DANIELA (PD). Sono passati ormai undici giorni, è infatti dal 28 di aprile che un gruppo di insegnanti ha iniziato a Roma un presidio davanti al Ministero della Pubblica Istruzione, ed anche uno sciopero della fame. A loro certamente va la nostra solidarietà, però oggi hanno più che mai bisogno anche del nostro sostegno politico ed istituzionale. E allora, chi sono questi insegnanti? Sono tutti quegli insegnanti diplomati magistrali, come ricordava anche il collega Daniele Cocco, insegnanti appunto della scuola dell'infanzia e della scuola primaria che, a seguito di ricorso, erano stati immessi con riserva nelle graduatorie ad esaurimento, che consentono appunto di accedere alle assunzioni a tempo indeterminato, e che ora vedono rimessi in discussione i loro titoli proprio dalla sentenza del Consiglio di Stato dello scorso 20 dicembre. Sono quegli insegnanti con in tasca un diploma magistrale ottenuto prima del 2002, prima dell'anno scolastico 2000-2001, vale a dire appunto prima che diventasse obbligatorio conseguire la laurea in scienze della formazione primaria per poter essere abilitati all'insegnamento, ed hanno fatto ricorso, perché nel 2007 non risultavano inserite in quelle graduatorie permanenti che poi, in forza della legge del numero 296 del 2006, sono state trasformate in graduatorie ad esaurimento, trasformazione che aveva la finalità di chiudere una fase, una fase in cui i titoli che si richiedevano per l'abilitazione all'insegnamento non venivano considerati più congrui con le nuove esigenze formative. Da quel momento, quindi dal 2007, stiamo parlando di dieci anni fa, di più di dieci anni fa, si è aperta una lunga stagione dei ricorsi che certamente le istituzioni parlamentari non sono stati capaci di gestire, di prendere in mano, perché ne è scaturita una situazione per la quale, a fronte dei circa 26.000 insegnanti che risultavano da subito inseriti nelle graduatorie ad esaurimento, ne sono stati ammessi con riserva, appunto a seguito di questi ricorsi, circa 43.000, di preciso 43.534 ricorrenti, a cui si devono aggiungere anche ulteriori 6669 insegnanti che sono stati assunti con clausola di riserva, quindi sono entrati in ruolo ma come una sentenza ancora non passata in giudicato. Una situazione, quindi, che necessitava evidentemente di una fase di transizione chiara e definita, proprio perché non si determinasse, come invece è stato, una decennale situazione di incertezza. Ora, a seguito della sentenza del Consiglio di Stato del dicembre del 2017, che sovverte l'orientamento giurisprudenziale che ha consentito invece in questi dieci anni a migliaia e migliaia di insegnanti della scuola primaria e dell'infanzia di poter essere assunti, di poter insegnare, ecco, ora, con questa sentenza, i nodi son venuti al pettine, e la situazione è diventata veramente preoccupante. Naturalmente, come ricordava anche il collega, sono il Parlamento, il Governo che devono sentire la responsabilità e l'urgenza di prendere in mano questo problema e di dire parole chiare nel merito, facendo, a mio avviso, anche una distinzione fra chi in questi dieci anni ha effettivamente insegnato e chi invece, pur essendo stato inserito nelle graduatorie, non ha fatto un giorno di lezione; questa è una cosa che, a mio avviso, potrebbe e dovrebbe essere anche presa in considerazione. Certo che, però, in un contesto nazionale, dove si fa fatica ad intravedere un nuovo Governo, per i nostri insegnanti e anche per noi è difficile interloquire in maniera efficace, però, anche e soprattutto in questi giorni di presidio davanti al Ministero della Pubblica Istruzione, i nostri insegnanti si sono appellati alla Commissione speciale per gli atti urgenti del Governo, e lì, in maniera bipartisan, i Senatori, sia la Malpezzi del PD che Malan di Forza Italia, hanno richiesto un decreto ministeriale urgente per far fronte al tema, un decreto che naturalmente resta in attesa di una firma, che resta in attesa dei prossimi sviluppi. E allora credo anch'io che questo Consiglio regionale debba comunque manifestare la propria presenza e il proprio sostegno alla vertenza di questi insegnanti, alla vertenza dei diplomati magistrali, e chiedere appunto al Presidente della Regione, alla Giunta, qui è presente l'Assessore della Pubblica Istruzione, di seguire con attenzione questa avvertenza a Roma, e di interloquire sia con la Commissione speciale appunto per gli atti urgenti del Governo, che ho menzionato, e si spera anche quanto prima col prossimo Governo, perché vengano individuate soluzioni che non abbandonino alla precarietà e all'incertezza le migliaia di insegnanti che sono stati colpiti da questo nuovo orientamento giurisprudenziale dettato dal Consiglio di Stato. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Raimondo Cacciotto. Ne ha facoltà.

CACCIOTTO RAIMONDO (PD). Si tratta certamente di un argomento delicato, e le parti interessate non sono unicamente diplomati magistrali ma ci sono anche tutti gli iscritti alle graduatorie ad esaurimento e i laureati magistrali in scienze della formazione primaria, e, come sempre capita quando si affrontano questioni delicate, si contrappongono anche punti di vista e interessi legittimi di diversi soggetti, che necessariamente però dobbiamo ricondurre ad un denominatore comune nell'interesse generale del Paese, della scuola italiana, e quindi del futuro delle nuove generazioni. Il Consiglio di Stato in un'adunanza plenaria ha stabilito in via definitiva che il possesso del solo diploma magistrale, sebbene conseguito entro l'anno scolastico 2001-2002, non costituisce titolo sufficiente per l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento, che danno diritto all'accesso al ruolo e quindi a un contratto a tempo indeterminato. Si legge, sempre nella sentenza, che l'abilitazione all'insegnamento nella scuola materna ed elementare non ha mai costituito titolo sufficiente per l'inserimento nelle graduatorie permanenti, essendo invece previsto a tal fine il superamento di procedure di natura concorsuale rispetto alle quali il diploma magistrale costituiva il requisito di partecipazione. Il testo unico in materia di istruzione stabilisce in effetti che il reclutamento dei docenti per infanzia e primaria si basa per metà sullo scorrimento delle graduatorie concorsuali di merito, per l'altra metà sullo scorrimento delle graduatorie permanenti trasformate nel 2007 in graduatorie ad esaurimento, e il diploma magistrale costituiva titolo per l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento solo se accompagnato dall'idoneità concorsuale sino al concorso 99-2000, e da un titolo di idoneità conseguita attraverso procedure riservate, che negli anni sono state previste per i diplomati magistrali con almeno 360 giorni di servizio. Così come aver conseguito il titolo di laurea in scienze della formazione primaria costituisce titolo di accesso alle gare solo per gli iscritti ai percorsi entro l'anno accademico 2007-2008, ed è stata prevista una fascia aggiuntiva per chi abbia conseguito il titolo di laurea entro l'anno accademico 2010-2011, tutti gli altri laureati in scienze della formazione primaria sono iscritti alle graduatorie di istituto che danno diritto alle supplenze e a partecipare alle procedure concorsuali per titoli ed esami. Anche i diplomati magistrali dei percorsi antecedenti il 2001 e 2002 hanno diritto a essere inseriti nelle graduatorie di istituto poiché il titolo conseguito è considerato a tutti gli effetti abilitante e la plenaria del Consiglio di Stato in questo senso ha confermato quanto già previsto dalle norme, di fatto i diplomati magistrali saranno inseriti nelle graduatorie di istituto e dovranno vincere un concorso ordinario comune a tutti gli aspiranti docenti di ruolo. Si è certamente creata un'anomalia negli anni e a seguito di ricorsi di precedenti orientamenti giurisprudenziali i diplomati magistrali, come è stato ben rappresentato poc'anzi, sono stati inseriti nelle GaE con riserva e quindi anche in attesa del pronunciamento del massimo organo della magistratura amministrativa ed alcuni sono nel mentre anche passati in ruolo, pur nella provvisorietà del provvedimento e questo ha ovviamente negli anni alimentato le aspettative di chi legittimamente confidava in una assunzione. La proporzione numerica del problema l'ha già rappresentata puntualmente l'onorevole Forma, quindi non mi dilungo su questo, parliamo quindi di una situazione complessa che si è andata stratificando e ingarbugliando negli anni anche per anni di passi in avanti e indietro, di cambi continui delle regole, ma che aspetta oggi risposte efficaci, di buonsenso, di iniziative parlamentari che puntino a dirimere concretamente la questione nel rispetto di tutte le categorie coinvolte in questa drammatica situazione. In effetti alcune iniziative parlamentari sono già state avviate, tra cui anche appunto quella del Partito Democratico, della senatrice Malpezzi, che nei giorni scorsi ha depositato al Senato una proposta di legge recante: "Misure per il potenziamento del tempo scuola e per la definizione di una fase transitoria per le immissioni in ruolo che regoli in modo ordinato e, soprattutto, giusto le prossime fasi di reclutamento, garantendo il più possibile la continuità didattica". Rappresenta una proposta, evidentemente come tale è aperta al confronto e alla discussione.

Parlando di scuola però vorrei soffermarmi un attimo anche con l'aspetto legato all'educazione delle nuove generazioni in un Paese che non può ignorare alcuni dati allarmanti: basso numero di immatricolati e laureati, alti tassi di dispersione scolastica, livelli insufficienti nella certificazione delle competenze, poca incisività delle politiche di collegamento tra scuola e lavoro. Citando il presidente Pigliaru sono fermamente convinto che ci sia quasi un'unica dote che noi possiamo pensare di dover dare, che dovremmo avere di nuovo il dovere etico di fornire a ogni bambino che nasce su questa terra ed è l'istruzione, l'istruzione di alta qualità. Si tratta della migliore assicurazione contro ogni rischio e il Presidente della Regione è certamente stato coerente con quanto affermò ben prima di diventarlo, mettendo in campo un piano straordinario per il miglioramento della qualità nella scuola, nella didattica, ma anche nelle strutture con il progetto Iscol@, un investimento i cui frutti si apprezzeranno ancor di più negli anni a seguire, ma che la comunità scolastica sta già percependo man mano che prendono forma e si concretizzano i vari progetti. È su questa linea che occorre lavorare per assicurare il miglior futuro possibile alle nuove generazioni, valorizzando la professione di docente, promuovendo innovazione didattica e metodologica, pensando ad una riforma dei cicli scolastici, sostenendo lo sviluppo delle competenze, promuovendo l'orientamento e l'esperienza di alternanza scuola-lavoro, consolidando i rapporti tra territorio, comunità e scuola, continuando a investire sull'edilizia scolastica per avere scuole nuove e all'avanguardia, valorizzando le competenze, promuovendo l'educazione degli adulti e la formazione permanente. Dico questo perché penso che nell'impegnare il Presidente della Regione e la Giunta regionale a farsi carico della vertenza dei diplomati magistrali e perché vengano individuate soluzioni che tutelino e non abbandonino all'incertezza gli insegnanti colpiti dal nuovo pronunciamento giurisprudenziale, così come si chiede nella mozione, allo stesso modo si tenga conto dei diritti di tutti gli iscritti alle GaE, dei laureati magistrali in Scienze della formazione…

PRESIDENTE. Onorevole Cacciotto, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

DESSENA GIUSEPPE, Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Buonasera a tutti, dalle mozioni correttamente riportate dall'onorevole Cocco, dall'onorevole Forma e dall'ultimo intervento si deduce un dato che evidentemente è molto tangibile, quello di un'emergenza-urgenza che è amplificata dal fatto che la situazione relativa alla formazione del Governo è assolutamente in stallo e che la sentenza numero 11 del 2017 ha determinato un elemento di criticità che non può essere che superata attraverso un'azione normativa da parte del Parlamento. Come Assessorato avevamo cognizione e stiamo comunque interloquendo con il Ministero e con il MIUR, domani ci sarà una riunione importantissima che si terrà a Roma nelle sale del MIUR con le parti, le rappresentanze sociali, nel tentativo di individuare la migliore formulazione tecnica possibile che potrebbe essere un concorso con una riserva di posti. Questa potrebbe essere una delle ipotesi che si sta studiando per arrivare all'interno del Parlamento, naturalmente con la disponibilità dei parlamentari, a trovare una soluzione. Le diverse norme che si sono succedute, il lungo periodo di contenziosi, hanno determinato una situazione davvero critica che determina anche un'emergenza sociale e un rischio anche per la continuità didattica dei ragazzi, quello è l'altro elemento gravissimo che si evince da una situazione così complessa che, ripeto, è ancora più complessa vista la fase di stallo che abbiamo in questo momento. Noi abbiamo però dall'attuale Ministro rassicurazioni nel senso che c'è una applicazione continua anche degli uffici nella ricerca di soluzioni, c'è un lavoro continuo con le parti sociali, moltissimi dei miei colleghi di tutte le Regioni stanno facendo le dovute pressioni perché si arrivi rapidamente all'interno del Parlamento con una soluzione tecnica perché, ripeto, la sentenza numero 11 del Consiglio di Stato a Sezioni riunite chiude definitivamente il campo, lo rende molto più complesso e non superabile se non attraverso un atto normativo. Domani si terrà un'importantissima riunione, il parere dell'ufficio legale dello Stato ha di fatto confermato il Leitmotiv contenuto nella sentenza del Consiglio di Stato e ha anche avvisato che le varie sentenze che succederanno da qui ai prossimi mesi renderanno ancora più critico il campo dal punto di vista tecnico-giuridico. La nostra azione (nella misura in cui la nostra azione può essere forte in questo momento, visto che non è nostra competenza legiferare in materia) è quella della massima attenzione, della massima relazione con le parti sociali, della massima relazione con i colleghi, cioè gli Assessori alla pubblica istruzione delle altre Regioni, e stiamo evidentemente facendo una continua interlocuzione col Ministero affinché vi sia la giusta pressione perché si comprenda che il tema deve e dovrà entrare in Aula quanto prima, altrimenti il problema può avere un riverbero notevolmente superiore. I numeri che hanno riportato le varie mozioni sono davvero impressionanti, stiamo parlando di 43.500 persone, stiamo parlando di rischio di espulsione dall'insegnamento per 6.690 insegnanti di cui 5.639 nella scuola primaria, gli altri nella scuola materna. Il rischio è davvero di gettare un'ombra molto negativa sulla continuità didattica e anche sulla condizione sociale e occupazionale di questi insegnanti che fino al 2007, data in cui la graduatoria permanente diventa GaE, si erano iscritti, avevano titolo per insegnare col diploma magistrale e poi invece con la norma del 1990 che però diventa operativa nel (…) soltanto coloro che hanno il diploma di laurea possono insegnare e far parte della graduatoria. La nostra azione è continua, naturalmente è di massima attenzione e di massima collaborazione con tutti gli attori perché ci sia la soluzione o perché la soluzione venga portata in Aula quanto prima, altrimenti, ripeto, il rischio è davvero che questa situazione peggiori notevolmente. I docenti sardi coinvolti che hanno insegnato attraverso quel sistema e che sono messi a repentaglio sono circa 71 in Sardegna, è un numero molto molto importante. Il numero complessivo, ripeto, di coloro che hanno già insegnato e che oggi viene messo a rischio l'insegnamento sono circa 6.700, quindi stiamo parlando di numeri molto, molto, molto importanti. È evidente che, come detto nell'ultimo intervento, la soluzione normativa dovrà contemperare le due esigenze in un piano di cura dell'interesse generale del Paese e della migliore capacità di istruire ed educare i nostri ragazzi e quindi contemperare da un lato l'interesse legittimo e il diritto soggettivo di questi diplomati magistrale entro il 2001 e 2002 e naturalmente a coloro che hanno invece maturato il diploma di laurea e che oggi sono gli unici che possono entrare in graduatoria. La nostra attenzione è continua, ci sarà l'impegno nella speranza che quanto prima arrivi, ripeto, alle due Camere una soluzione che sia percorribile e che non rischi di essere di nuovo ripresa in mano dall'autorità giudiziaria.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Daniele Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE (SDP). Ringrazio l'assessore Dessena. Certo, capiamo bene che la risoluzione del problema non è in capo al nostro Esecutivo regionale però è chiaro, credo che sia scontato che occorre continuare la vertenza presso il MIUR e il Governo e speriamo che già da questa riunione di domani si possano avere delle buone notizie. E' altrettanto chiaro che solo un atto normativo può risolvere in questo momento il problema che ripeto è molto serio e riguarda molti nostri conterranei.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare la consigliera Daniela Forma. Ne ha facoltà.

FORMA DANIELA (PD). Anch'io ringrazio l'Assessore della pubblica istruzione per il suo intervento. E' chiaro che ci dobbiamo muovere con i piedi di piombo in una situazione molto particolare. Ed è pur vero che come ricordava il collega Cacciotto questa situazione ha un po' innescato quella che è una guerra tra precari, anche con i precari laureati in Scienze della formazione che hanno subito dopo appunto nei mesi successivi la sentenza del Consiglio di Stato, diffidato il Ministero e gli Uffici scolastici regionali e territoriali dal continuare a mantenere inseriti nelle graduatorie i diplomati magistrali. E questo ancora nonostante l'assenza del parere dell'Avvocatura di Stato su come applicare la sentenza del Consiglio di Stato. E' chiaro che noi non possiamo entrare nel merito di quelle che possono essere le soluzioni e gli scenari che possono essere praticabili dal punto di vista normativo per la vertenza dei diplomati magistrali, però è chiaro il nostro sostegno politico e istituzionale, è chiaro che affidiamo alla Giunta regionale, al Presidente ma anche a lei il compito di seguire da vicino le interlocuzioni fra i diplomati magistrali e i nostri rappresentanti in Parlamento e il futuro, si spera, Governo e attendiamo quanto prima anche noi uno sviluppo positivo e maggiormente chiaro di questa vicenda.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha domandato di parlare la consigliera Alessandra Zedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI).A dire il vero Presidente se siamo già in dichiarazione di voto comunque spero di poterlo dire uguale perché io dall'esposizione dell'Assessore devo dire che una volta tanto l'Assessore mi sembra informato e che le nostre raccomandazioni forse in questa fase possono anche essere pleonastiche. Io lo dico ai colleghi, siccome la partita è molto complessa, non dipende direttamente dalla Regione, io quantomeno magari approverei un qualcosa di più concreto nel momento in cui abbiamo una posizione a livello nazionale del Ministero e mi pare che sia domani, dalle dichiarazioni che ha fatto l'Assessore, che potremmo avere qualche notizia in più perché magari non basterà una semplice mozione. Ecco perché dico ai colleghi che io sinceramente non ritengo di dover votare, non so poi se possiamo sospendere cinque minuti e vedere magari se riusciamo a fare un ordine del giorno un po' diverso, un po' più articolato, perché noi non abbiamo competenza primaria su questo.

PRESIDENTE. Chiedo se c'è la disponibilità a sospendere le mozioni per fare un ordine del giorno unitario.

Ha domandato di parlare il consigliere Roberto Deriu. Ne ha facoltà.

DERIU ROBERTO (PD). Sì, senz'altro non si è contrari a sospendere per vedersi e parlare. Contemporaneamente dico, mi rivolgo soprattutto all'opposizione, penso che un documento del genere o è approvato all'unanimità o ovviamente rivolgendosi allo Stato sulle competenze dello Stato avrebbe poco valore. Siccome l'Assessore e i proponenti hanno ricordato quanto sia importante, quanto alta sia la posta in gioco, credo che dovremmo affrontare il problema certo con ponderazione e raggiungere un accordo tutti quanti insieme, ma per arrivare all'approvazione di un documento unitario. Credo che anche da parte dei proponenti non ci sia un problema a unificare i testi, credo che se adesso interrompiamo e ovviamente non ci opponiamo all'interruzione, si debba attendere a raggiungere questo scopo per un voto che alla fine sia unanime.

PRESIDENTE. Chiedo ai presentatori della mozione se sono d'accordo per la sospensione. Quindi sospendo la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 01, viene ripresa alle ore 17 e 20.)

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. E' pervenuto l'ordine del giorno numero 1.

C'è il parere favorevole della Giunta.

Votazione Nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio approva).

Discussione della mozione Fuoco - Truzzu - Tocco - Contu - Orrù - Rubiu - Pittalis - Fasolino - Peru - Zedda Alessandra - Tedde - Marras - Ledda - Crisponi - Gallus - Carta - Lampis sul riconoscimento della piena rappresentanza sindacale aziendale all'ORSA Trasporti Autoferro TPL nell'azienda Consorzio trasporti e mobilità (CTM) (377)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 377.

Dichiaro aperta la discussione.

Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

FUOCO GENNARO (Fratelli d'Italia Sardegna). Presidente, la mozione che ci accingiamo a valutare è una mozione molto delicata, che io ho già avuto modo di vivere in qualità di consigliere comunale di Cagliari, in quanto è una vertenza che il sindacato Orsa, del CTM di Cagliari, sta vivendo da circa quattro anni per avere la possibilità di partecipare ai tavoli delle trattative sindacali nell'azienda CTM. In realtà la premessa è legata al fatto che l'azienda, in base a delle motivazioni formali che fa risalire all'articolo 19 della legge dello Statuto dei lavoratori, ritiene che il sindacato Orsa Trasporti autoferro TPL, dell'azienda di Cagliari, non abbia il diritto a partecipare a questi tavoli di trattative sindacali in base a questo articolo dello Statuto dei lavoratori, che però è già stato smentito da una sentenza della Corte costituzionale, che è intervenuta a proposito di questo comma dell'articolo 19, sottolineando il fatto che comunque in ogni caso questo articolo è in contraddizione con ben tre articoli della Costituzione, che sono l'articolo 2, l'articolo 3 e l'articolo 39, che riguardano i diritti inviolabili dell'uomo nell'ambito della Repubblica italiana, la pari dignità sociale e l'uguaglianza di fronte alla legge di tutti i cittadini, e l'articolo 39 in particolare dice che l'organizzazione sindacale è libera. Per cui a godere dei diritti sindacali previsti dal titolo terzo dello Statuto dei lavoratori c'è il diritto di costituire una rappresentanza sindacale aziendale, non solo da parte di sindacati firmatari di contratti collettivi, ma anche di sindacati che siano rappresentativi all'interno dell'azienda. Ora noi stiamo parlando di un sindacato che attualmente nell'ambito dell'azienda è il secondo sindacato più rappresentativo. Il Sindaco di Cagliari che è stato investito più volte del problema, in quanto il CTM è un'azienda partecipata al 67 per cento dal Comune di Cagliari, e per il 25 per cento dalla ex Provincia, e quindi attuale area metropolitana, e quindi diciamo che nella sua persona c'è la rappresentanza del 92 per cento del capitale dell'azienda. Ha sempre, come dire, rassicurato sul fatto che avrebbe cercato di appianare la conflittualità all'interno dell'azienda e scongiurare i ripetuti scioperi che sono avvenuti proprio sulla base di questa motivazione, ma purtroppo il problema non si è risolto. Nell'ultima riunione che ha fatto a fine 2017, all'interno di una riunione tra l'area metropolitana e tutti i sindacati, ha riconosciuto al personale dipendente del CTM di avere riportato l'azienda in attivo, ma a una domanda del sindacato Orsa di avere anche il riconoscimento di poter partecipare a questi tavoli di trattativa sindacale ha detto che lui non faceva parte dell'azienda da un punto di vista amministrativo, e quindi non poteva risolvere il problema. Allora io credo che noi non possiamo ignorare la protesta di questi lavoratori che mi sembra che chiedano un qualche cosa di estremamente legittimo, e in questo io mi appello alla sensibilità di tutti i colleghi dell'aula, e in particolare dovrebbe essere una sensibilità anche dei colleghi della maggioranza, perché stiamo parlando di diritti sindacali.

E concludo dicendo che richiedo di impegnare l'Assessore regionale ai Trasporti, visto che la Regione è senz'altro il principale interlocutore finanziario del CTM, a richiedere di includere il sindacato Orsa, ripeto il secondo sindacato dell'azienda, a partecipare ai tavoli delle trattative sindacali all'interno dell'azienda trasporti di Cagliari CTM, e ad applicare una trattenuta a titolo di sanzione, pari all'1 per cento del finanziamento regionale concesso all'azienda Consorzio Trasporti e mobilità di Cagliari, qualora la stessa non revoca l'esclusione del riconoscimento della rappresentanza sindacale aziendale all'Orsa Trasporti autoferro all'interno dell'azienda. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Eugenio Lai. Ne ha facoltà.

LAI EUGENIO (SPD). Presidente, intervengo perché in data 24 ottobre 2017 il gruppo che rappresento, quello di Articolo 1-SDP ha presentato un'interrogazione, la numero 1286, sul tema che è stato appena trattato dall'onorevole Fuoco. Siamo d'accordo sul fatto che la rappresentanza sindacale, e soprattutto i diritti dei lavoratori, e le rivendicazioni che questi lavoratori fanno attraverso le rappresentanze sindacali, non debbono essere mai negate. Da questo punto di vista pensiamo che il CTM sia un'azienda florida dal punto di vista dei conti, sia un'azienda che sta offrendo un servizio indispensabile per la collettività, sia un'azienda che con le ultime due amministrazioni comunali sta migliorando quotidianamente il servizio e l'offerta ai cittadini. Crediamo però e qui supportiamo la richiesta che all'interno della mozione è stata presentata che l'organizzazione sindacale ORSA debba sedere al tavolo, andiamo anche più sullo specifico dicendo che su un organico di circa 750 unità, 130 lavoratori sono iscritti al sindacato ORSA, che lo stesso sindacato ha più volte richiesto l'apertura di un tavolo o l'invito al tavolo delle trattative, che due ordini del giorno sono stati approvati dal Consiglio comunale di Cagliari all'unanimità, uno il 20 maggio 2014 invitando il Sindaco e la Giunta a porre in essere le iniziative necessarie per ripristinare un clima di collaborazione con tutte le organizzazioni sindacali rappresentative del personale CTM, condizione indispensabile perché l'erogazione del servizio pubblico sia sempre più efficiente e attenta alle esigenze dei cittadini. Una il 12 maggio del 2015 sempre dal Consiglio comunale di Cagliari, secondo ordine del giorno, relativo alla vertenza tra la RSA ORSA e il CTM impegnando il Sindaco e la Giunta affinché la RSA aderente all'organizzazione sindacale ORSA Trasporti Autoferro TPL, costituitasi al CTM in data novembre 2013, venga riconosciuta dal CTM alla pari delle altre organizzazioni sindacali presenti in azienda. Quindi da questo punto di vista siamo perfettamente d'accordo sul tema trattato pensiamo però che il secondo punto, la seconda richiesta che sia presente all'interno della mozione sia dannosa ma non per il CTM o per l'azienda, sia dannosa per il servizio che viene offerto ai cittadini perché se dovessimo pensare di togliere l'1 per cento dei finanziamenti ad un'azienda che sta offrendo un servizio eccellente e che ha in procinto, anche grazie ad una politica lungimirante di offrire questo servizio nei 17 Comuni della Città metropolitana, pensiamo che sia che questo possa creare un danno. Siamo anche consapevoli del fatto che non è diretta competenza dell'Assessorato ai trasporti questa vertenza, certo l'assessorato ai trasporti può aprire un tavolo sul problema, per sentire le parti, per far discutere anche le parti in un unico tavolo, però allo stesso tempo siamo un po', quasi come nel caso precedente, che la competenza principale non può essere in capo allo stesso Assessorato e all'Assessore. Quindi noi proponiamo al presentatore della mozione di presentare un ordine del giorno che sia estremamente aperto e condiviso che individui le positività che nel CTM si stanno sviluppando, si stanno offrendo in qualità dei servizi e allo stesso tempo si ponga come punto di richiesta quello del riconoscimento dell'organizzazione ORSA, dall'organizzazione sindacale ORSA all'interno dei tavoli negoziali, naturalmente chiedendo anche all'Assessore ai Trasporti un impegno per aprire anch'esso un tavolo che metta insieme le parti, che faccia dialogare parti e, ove esistesse qualche problema magari provare anche a superarlo. Questa è Presidente la nostra posizione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Antonio Solinas. Ne ha facoltà.

SOLINAS ANTONIO (PD). Grazie Presidente, no io senza offendere nessuno mi sembra se non altro un po' strano che un argomento come questo possa essere oggetto di una mozione consiliare, posso capire un'interrogazione, un'interpellanza per la quale i consiglieri e i colleghi possono chiedere agli assessori delle delucidazioni o chiarimenti, però che si arrivi ad una mozione e per di più, secondo punto all'ordine del giorno di applicare una trattenuta a titolo di sanzione a una società pubblica mi sembra una cosa abbastanza irricevibile. Intanto vorrei ricordare a tutti noi che siamo ancora in uno stato di diritto, uno Stato in cui le relazioni sindacali sono regolate per legge, io non conosco il contratto dei ferrotranvieri, non so come funzionano, però, partendo dal carattere generale, credo che possano essere invitati a trattare sulle problematiche aziendali e contrattuali qui sindacati che a livello nazionale abbiano sottoscritto il contratto nazionale del lavoro. Non mi sembra, almeno dalle cose che riesco a capire, dalle cose scritte nella mozione che il sindacato ORSA, sia firmatario di contratto a livello nazionale anche perché questa ASSTRA mi sembra sia una società privata che ha relazioni di carattere industriale non certamente carattere di firmatari di contratto. Quindi io credo che se il CTM per il quale noi riconfermiamo la nostra fiducia a dopo tre anni ancora non hanno risolto il problema evidentemente non è irrisolvibile per i motivi che ho appena detto, se non è firmatario di contratto a livello nazionale non può essere invitata al tavolo per il rinnovo contrattuale aziendale, quindi credo che se il sindacato ORSA debba tutelare i propri diritti che lei ritiene validi, cioè quello di partecipare al tavolo per il rinnovo contrattuale del CTM abbia la via che le normative regionali e nazionali prevedono, cioè quella di rivolgersi al giudice per chiedere che dirima la questione. Non è certamente il Consiglio regionale che può decidere di costringere tra virgolette il CTM ad evitare un tavolo del rinnovo contrattuale un sindacato che non è firmatario di contratto a livello nazionale, certamente un'azione politica l'Assessore di sentire gli amministratori del CTM lo può fare, ma non può fare altro, può fare solo questo, ancor meno credo che il Consiglio regionale possa decidere di ridurre o come avete chiamato di trattenere a titolo di sanzione l'1 per cento del finanziamento regionale. Cerchiamo di evitarle perché io Presidente non so cosa farà il Gruppo a titolo personale annuncio il mio voto contrario a questa mozione, ripeto, per le motivazioni che ho detto ma soprattutto perché materie di questo tipo non possono essere trattate in Consiglio regionale poi possiamo chiedere chiarimenti e delucidazioni ma non certamente quello che prevede questa mozione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Francesco Agus. Ne ha facoltà.

AGUS FRANCESCO (Gruppo Misto). Grazie, io credo che la domanda e il tema sia mal posto, credo che l'utilizzo ormai sistematico a cui ci siamo abituati della discussione di mozioni in Consiglio regionale per parlare della qualunque, quindi di temi che o esulano le competenze della Regione o addirittura sono in netto contrasto con le competenze della Regione, rischi nel lungo periodo anche di rendere sempre più evanescente l'azione del Consiglio stesso e il proprio prestigio, in questo caso, come ha spiegato bene l'onorevole Solinas che mi ha preceduto, parliamo di un qualcosa che è nell'impossibilità, cioè su cui il Consiglio si trova nell'impossibilità di intervenire. Non siamo competenti perché il nostro Statuto non prevede quel tipo di competenza in materia di rapporti sindacali e di diritto del lavoro e di contrattualistica aziendale, non siamo competenti e non possiamo in questo Consiglio appunto attribuirci delle deleghe su materie su cui appunto non siamo competenti. L'abbiamo già visto quando ci siamo trovati in Commissione a occuparci per esempio del contratto dei lavoratori dell'agenzia Forestas su cui, appunto non avendo una competenza primaria, nella proposta che è ancora all'attenzione della Commissione, non abbiamo potuto far altro che rimandare alla contrattualistica e alle interlocuzioni sindacali successive all'approvazione di una legge, semmai verrà approvata, quello che la normativa statale impone sia disciplinato in questo modo, in questo caso va da sé che una sigla che non è firmataria di contratto, non possa sedersi al tavolo della trattativa di un'azienda che pur essendo partecipata al 100 per cento da enti pubblici è comunque un'azienda per cui vige il diritto appunto privato, quello che regola i rapporti di lavoro tra dipendenti e un'azienda appunto di tipo privato. In questo caso io inviterei, in questa occasione appunto, nella discussione di mozioni, di dare false aspettative e false speranze anche ai lavoratori, è auspicio di tutti che le relazioni sindacali migliorino e che i rapporti tra lavoratori e aziende pubbliche della Sardegna siano i migliori possibili, non è però possibile dare false aspettative travalicando i confini dettati dalle normative statali e dalle prerogative assegnate dalla nostra Regione, seppur appunto a Statuto speciale. Quindi, io annuncio il mio voto sfavorevole alla mozione, sia per quanto riguarda il secondo punto quindi la sanzione che reputo inaccettabile, sia per quanto riguarda il primo punto che non farebbe altro che dare una speranza aleatoria e totalmente distante da quello che invece sono le reali competenze della Regione in questa materia. Competenze che non sono poche, perché di CTM questa Aula dovrà parlare, perché due anni fa è stata approvata una norma, la riforma degli enti locali, che ha costituito la Città metropolitana di Cagliari, Città metropolitana di Cagliari che è un ambito strategico anche per quanto riguarda i trasporti, soprattutto per quanto riguarda i trasporti. Perché oggi è nei trasporti, tra il capoluogo e il suo hinterland e gli altri 16 Comuni della città metropolitana, che si gioca buona parte delle possibilità di sviluppo futuro di Cagliari e della Città metropolitana. Ebbene, oggi, ancora oggi nella Città Metropolitana insistono due aziende di trasporto: il CTM che ha buona parte dei trasporti su gomma per quasi tutti i Comuni della città metropolitana, ma non per tutti; e l'ARST che ha ancora la gestione della metropolitana di superficie, di metro Cagliari, e di parte dei trasporti con alcuni Comuni della Città Metropolitana, trasporti che però vengono gestiti con un'ottica di trasporto extraurbano, quindi con una tratta ogni ora o ogni due ore, che poco ha a che vedere con le dinamiche di trasporto passeggeri appunto tra il capoluogo e parte dei grandi centri. Cito su tutti Sestu, con cui il pendolarismo e le dinamiche demografiche degli ultimi anni hanno creato una sinergia che oggi può essere gestita soltanto da un ente preposto appunto al trasporto urbano e non al trasporto extraurbano, che è il core business dell'ARST. Quindi, a questo proposito approfitto del fatto che si sia appunto innescata una discussione su questo tema per segnalare il fatto che di questo tema, prima della fine di questa legislatura, occorrerà discutere, occorrerà riflettere, occorrerà anche prendere una decisione perché alla fine della fiera oltre a discutere tra noi è importante che questo Consiglio e che le Istituzioni sarde prendano decisioni orientati al futuro e si assumano le proprie responsabilità sino alla fine.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Paolo Truzzu. Ne ha facoltà.

TRUZZU PAOLO (Fratelli d'Italia Sardegna). Grazie Presidente. Io vorrei, non voglio annoiare i colleghi, però vorrei fare un po' di storia del CTM e vorrei incominciare dicendo che oggi il CTM è la migliore azienda pubblica esistente in Sardegna e probabilmente una delle migliori in Italia; è un fiore all'occhiello di questa Regione e della area metropolitana di Cagliari, e i motivi hanno, come dire, le ragioni che hanno portato a questo successo stanno in alcuni fattori importanti che risalgono diciamo alla notte dei tempi potremmo dire. E risalgono, in particolare, ad un'amministrazione: la prima Amministrazione di Mariano Delogu. Perché se oggi il CTM è quello che è, è grazie soprattutto all'operato dell'ex Sindaco di Cagliari. Perché io vorrei ricordare che quando si incominciò a lavorare sull'azienda di trasporti, si chiamava ACT, e quando si propose un sistema di riordino del trasporto pubblico locale nella città di Cagliari l'Amministrazione di Cagliari si vive davanti uno sciopero fortissimo da parte delle maestranze, più di cento giorni di sciopero, davanti al quale qualsiasi amministrazione pubblica sarebbe capitolata. Invece, il Sindaco ebbe il coraggio in quell'occasione di proteggere l'allora direttore generale, di intraprendere una strada anche difficile, complessa e coraggiosa di risanamento dell'azienda e ha portato un'azienda che aveva oltre 10 miliardi di debito a essere completamente risanata, e ad essere considerata la migliore azienda di trasporti per le città medie. Questo non ce lo dobbiamo scordare, perché non vorrei che qualcuno pensasse che il successo del CTM, com'è stato detto anche poc'anzi in quest'Aula, sia dovuto alle Amministrazioni degli ultimi tempi. È dovuto probabilmente al sacrificio dei lavoratori, alla capacità di difendere il management di quell'azienda, e anche l'ex direttore generale che - per quanto avesse un carattere abbastanza complicato - era persona sicuramente di qualità che ha consentito di creare un'azienda con 800 dipendenti e non più di dieci dirigenti; vorrei sapere quali sono le aziende pubbliche che hanno questi numeri. E che ha consentito al Comune, alla Provincia e al Comune di Quartu di dividere negli ultimi quattro anni degli utili; penso che non ci sia nessuna azienda pubblica che da quattro anni fa utili e li faceva anche prima.

Detto questo io sono un po', come dire, stupito del livello degli interventi, lo dico ai colleghi del centrosinistra, perché vedete anch'io son convinto che il Consiglio regionale non si sarebbe dovuto occupare di questo argomento, però il Consiglio regionale non se ne sarebbe occupato se questa questione fosse stata già risolta e arriva in Consiglio regionale perché non sono stati sufficienti ordini del giorno, interrogazioni presentate in Consiglio comunale, discusse e approvate, che impegnavano l'Amministrazione comunale di Cagliari, il Sindaco a intervenire su questa situazione che è paradossale. Perché è ben vero che l'ORSA non è firmataria del contratto nazionale, ma è il secondo sindacato e la Corte costituzionale ha già riconosciuto il diritto di partecipare alle trattative e ha riconosciuto il diritto che venga riconosciuto il ruolo dell'ORSA e ha firmato un accordo anche con l'ASTRAL, che è l'associazione delle aziende di trasporto. E vorrei anche dire ai colleghi che le mozioni e gli ordini del giorno presentato in Consiglio comunale sono stati presentati sia dal centrodestra che dal centrosinistra, e sono stati votati in Consiglio comunale all'unanimità. Quindi, la domanda che vi faccio è mettetevi d'accordo con i vostri colleghi del centrosinistra nel Consiglio comunale, decidete da che parte stare, fate una scelta. Non è che qua siete da una parte e lì dall'altra. Perlomeno parlatevi.

E anche sulla capacità di questo Consiglio di discutere mozioni, è vero forse questa è una mozione che esula dalle competenze del Consiglio regionale, che peraltro ha competenza primaria in materia di trasporto pubblico perché vorrei ricordare che ci siamo accollati tutta la partita del trasporto pubblico per scelte non nostre in altri tempi, però ricordo che questo Consiglio regionale ha trovato il tempo per discutere di mozioni sulla Palestina, sulla Catalogna, cioè vogliamo forse credere che quelle sono questioni che invece possano, o meglio non esulano dalla competenza di questo Consiglio regionale? Anche sulla cannabis e altri argomenti sui quali… ma poc'anzi abbiamo approvato una mozione, senza che nessuno si strappasse le vesti e i capelli, su un problema sicuramente importante che riguarda tutti, che è quello degli insegnanti con il diploma magistrale, che sono stati esclusi dalle graduatorie. Quindi, non è che quando le presenta il centrosinistra certi temi sono degni di nota e possono essere discussi e quando li presenta un altro Gruppo, un'altra coalizione, un Gruppo di opposizione non possano essere discussi. Quindi, cerchiamo di riportare la questione ai giusti temi.

E aggiungo anche che siamo disponibili a discutere e affrontare tutti assieme un ordine del giorno unitario perché la volontà che abbiamo è che questo tema diventi un argomento sul quale confrontarsi anche con l'azienda di trasporti, perché, come dicevo prima, è vero…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Roberto Deriu. Ne ha facoltà.

DERIU ROBERTO (PD). Grazie, noi abbiamo molta stima sia del presentatore che del Capogruppo che hanno presentato la mozione e che hanno riferito, ma mi pare evidente anche dagli interventi che da parte della maggioranza esiste una grande contrarietà a questa proposta. Penso che la ragione però sia da ricondurre non tanto alle competenze di merito, come diceva adesso l'onorevole Truzzu, ma alla competenza costituzionale. Cioè noi, in un regime costituzionale che prevede la equiordinazione dei livelli territoriali di governo, vogliamo entrare in atti concreti di amministrazione di un altro livello di governo, cioè se oggi i consigli comunali iniziano a fare mozioni sul trasferimenti degli autisti dell'ARST credo che qui non riusciamo più a determinare ciascuno la sua competenza.

Abbiamo ascoltato dall'onorevole Fuoco il resoconto di una situazione evidentemente riconosciuta come problematica, anche alcuni interventi della maggioranza hanno un po' riecheggiato questo concetto, penso che questo testo da parte nostra non sia accoglibile per i motivi che ho detto e per quelli che sono stati detti dagli altri oratori della maggioranza, se si vuole arrivare invece a una soluzione del problema esposto penso che, tramite l'Assessorato dei trasporti, possa essere condotta una relazione con l'azienda o con i competenti livelli territoriali soci del Consorzio, però questo testo noi non siamo in condizioni di votarlo per i motivi che abbiamo detto, siamo contrari. Vorremmo che da parte del presentatore o da parte dei Gruppi che sostengono questo documento invece si manifesti la volontà di voler affrontare il tema per quello che è, e quindi riportarlo nella giusta dimensione istituzionale, questo se si vuole realmente dialogare, diversamente noi saremmo costretti a vedere in questo documento un atto che vuole soltanto essere ostile verso un'Amministrazione di segno diverso, e questo ovviamente noi non possiamo consentirlo.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dei trasporti.

CAREDDU CARLO, Assessore tecnico dei trasporti. Buonasera a tutti, ringrazio tutti gli onorevoli intervenuti, anche i proponenti della mozione per aver sollevato questo tema rispetto al quale vi è traccia in Assessorato anche prima dell'assunzione della delega da parte mia. Il mio predecessore e io stesso ci siamo occupati della questione relativa ai rapporti sindacali fra il sindacato regionale ORSA e la società municipalizzata dei Comuni di Cagliari e Quartu Sant'Elena e della Città metropolitana, questo per favorire le relazioni sindacali e per fare in modo che ci fosse un riverbero positivo sulla qualità del servizio: laddove i rapporti con i lavoratori sono improntati alla correttezza e alla chiarezza con il proprio datore di lavoro, in questo caso il CTM, è chiaro che anche la qualità del servizio se ne avvantaggia.

Ovviamente tutti sanno che la Regione, in questo caso l'Assessorato dei trasporti e questo Assessore, non ha la capacità di incidere definitivamente; nella stessa mozione che è stata presentata si fa riferimento alla compagine sociale che vede l'esclusione dalla Regione Sardegna, la proprietà della società infatti è in capo al Comune di Cagliari, al Comune di Quartu Sant'Elena e alla Città metropolitana, dunque non c'è una capacità di incidere direttamente ma si può fare un'attività di persuasione morale, che fin da subito ho cercato di mettere in campo anche in questi giorni, chiedendo al mio direttore generale di contattare il direttore generale del CTM per capire a che punto fosse la vertenza e se si fosse trovato un punto di mediazione. In realtà le cose che mi sono state riferite raccontano di una relazione ancora difficile e complicata, che non ha avuto una definizione complessiva, e nemmeno iniziale, e soprattutto raccontano di una scelta relativa all'ammissione delle rappresentanze sindacali effettuata illo tempore addirittura dal CdA del CTM. Quindi, da quanto mi viene rappresentato dal direttore generale, in questo momento non si sarebbe ipotizzata una soluzione diversa rispetto alla stato attuale.

Ora, il parere al quale sono chiamato rispetto alla mozione che è stata proposta non è un parere favorevole, in particolar modo per quanto riguarda il punto numero 2 della mozione stessa, nel quale viene ipotizzato una sorta di diritto di ritenzione di quelle somme che CTM riceve dalla Regione per il servizio di trasporto pubblico locale che esercisce a nome e per conto della Regione stessa. Si tratta di un diritto di ritenzione che non ha diritto di cittadinanza nell'ordinamento giuridico del nostro Paese, che è molto complesso ma non prevede questa possibilità, e che non è certamente contemplato dal contratto di servizio, sarebbe quindi una forzatura e se anche questa mozione fosse approvata non verrebbe certamente messa in pratica dagli uffici regionali, al di là della volontà politica qua espressa, e se anche per assurdo fosse messa in pratica dagli uffici regionali penso che sarebbe oggetto di un'impugnativa immediata da parte del CTM e non resisterebbe neanche un minuto di fronte all'autorità giudiziaria competente, verrebbe dichiarata certamente illegittima e ci sarebbe peraltro un aggravio di spesa, in termini di spese legali, a carico dell'erario regionale. Quindi per questo motivo il parere della Giunta non può essere favorevole, fermo restando che sono disponibile a continuare in questa opera di persuasione nei confronti del CTM, cercando anche di favorire l'incontro fra le parti e fare in modo che le relazioni sindacali vengano impostate correttamente.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Gennaro Fuoco. Ne ha facoltà.

FUOCO GENNARO (Fratelli d'Italia Sardegna). Io vorrei semplicemente dire che sono perfettamente conscio che soprattutto il punto 2 della mozione abbia forti dubbi di legittimità, ma in realtà è una provocazione politica, che spero i colleghi mi vorranno concedere e spero si rendano conto che non ho mai pensato che il punto 2 potesse essere applicabile alla lettera, io ho semplicemente ritenuto di sensibilizzare l'Aula e l'Assessore sul problema, che esiste, va affrontato e ci sono tanti modi per affrontarlo. Siamo disponibili a un ordine del giorno condiviso, come proposto da qualcuno della maggioranza, però qualora questo ordine del giorno condiviso non possa andare in porto chiedo che venga votata la mozione.

PRESIDENTE. Chiedo se c'è la volontà di andare ad un ordine del giorno unitario.

Ha domandato di parlare il consigliere Eugenio Lai. Ne ha facoltà.

LAI EUGENIO (SDP). Presidente, io farei una proposta alternativa, se l'onorevole Fuoco è d'accordo e anche gli altri Gruppi della maggioranza, visto e considerato l'impegno che l'Assessore ha assunto anche con un segnale di apertura. Io chiederei che si ritiri in questo frangente la mozione, considerato anche il fatto che non c'è un ordine del giorno attualmente già predisposto da consegnare alla Presidenza, e che si assuma quale elemento certo l'impegno dell'Assessore competente ad attivare un tavolo affinché le parti inizino a dialogare tra di loro e magari si arrivi ad una discussione decisamente più costruttiva rispetto a quello che può essere l'approvazione semplice di un ordine del giorno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Paolo Truzzu. Ne ha facoltà.

TRUZZU PAOLO (Fratelli d'Italia Sardegna). Presidente, io registro con soddisfazione per la prima volta che un Assessore di questa Giunta è stato più riflessivo e attento rispetto ai colleghi della maggioranza, quindi, nonostante l'invito del collega Lai, che ringrazio anche per la sua sensibilità, visto che ho capito da che parte vogliono stare i colleghi del centrosinistra, cioè sicuramente non dalla parte dei lavoratori, chiedo che la mozione venga messa al voto elettronico.

PRESIDENTE. Metto in votazione la mozione numero 377.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 377.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio non approva).

Discussione congiunta delle mozioni Tedde - Pittalis - Cappellacci - Carta Giancarlo - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Randazzo - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra circa la scelta inopportuna di procedere all'istituzione degli ambiti territoriali di caccia e l'illegittimità di alcuni atti prodromici posti in essere nell'ambito della procedura amministrativa di approvazione del Piano faunistico venatorio regionale (259), Rubiu - Oppi - Pinna Giuseppino - Marras - Pittalis - Tocco - Ledda - Fasolino - Zedda Alessandra - Tedde Truzzu - Fuoco - Dedoni - Gallus - Cossa - Orrù sulla mancata revisione del calendario venatorio per il 2017/2018 a seguito dell'ordinanza del TAR Sardegna n. 308/17, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (365), Rubiu - Oppi - Marras - Sechi - Zedda Alessandra - Tedde - Lampis - Fuoco - Tunis - Gallus - Ledda - Solinas Christian - Dessí - Carta - Contu sulla mancata impugnazione alla sentenza TAR 65/2018, con conseguente stravolgimento del calendario venatorio in Sardegna, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio, ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (410) abbinate all'interpellanza Rubiu, sulla valutazione ambientale strategica inerente il Piano regionale faunistico venatorio e l'istituzione degli ambiti territoriali di caccia in Sardegna (246/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta delle mozioni numero 259, 365, 410 e dell'interpellanza numero 246.

Ha facoltà di parlare il consigliere Tedde per illustrare la mozione numero 259.

TEDDE MARCO (FI). Grazie signor Presidente, questa mozione è un po' datata, ma per fortuna o per sfortuna è sempre attuale. Una mozione del settembre 2016 che si incentra su alcune censure che noi abbiamo sollevato in merito alla scelta, a nostro avviso ma ad avviso di tutti i cacciatori sardi, alla scelta di procedere all'istituzione dei cosiddetti ATC "Ambiti territoriali di caccia", e censura anche l'illegittimità di alcuni atti prodromici nell'ambito della procedura di approvazione del Piano faunistico venatorio regionale… non si sente, Assessore? L'Assessore non sente, Presidente! Se l'Assessore non sente io non proseguo, perché voglio che l'Assessore ascolti e segua con grande attenzione, non l'Assessore della sanità però. E quindi noi poniamo all'interno di questa mozione dei contenuti innanzitutto di metodo ma anche di merito, quelli di metodo si incentrano sulle anomalie della procedura di VAS (Valutazione ambientale strategica) del Piano faunistico venatorio regionale e quelli di merito invece illustrano i forti contrasti di buona parte della politica regionale nei confronti degli ATC degli ambiti territoriali di caccia e il contrasto assoluto di tutti i cacciatori sardi. La contrarietà assoluta di tutti i cacciatori.

Sul metodo, sul metodo c'è stata un'evidente lesione del diritto al contraddittorio dei portatori di interesse; la prima riunione della VAS è stata molto lacunosa, se non ricordo male fu tenuta Sassari, non furono messe a disposizione dei portatori di interesse tutta una serie di documenti, nella fattispecie la proposta di piano, il rapporto ambientale, lo studio della valutazione di incidenza ambientale, non è stata fatta la verbalizzazione e la riunione improvvisamente è stata interrotta, e a seguito di questa interruzione sono andati via dalla sala il redattore del piano e i funzionari. Questo ha impedito ai portatori di interesse di fare le dovute, doverose e legittime richieste di chiarimenti e di proporre le osservazioni del caso. Entro i termini previsti poi i portatori di interesse hanno formulato le loro osservazioni, rilevando tutte le macroscopiche contraddizioni, le incongruenze, le irregolarità entro la data prevista del 31 gennaio 2017 il servizio valutazioni ambientali dell'Assessorato dell'ambiente avrebbe dovuto esprimersi, cosa che invece non ha fatto, ahimè non ha fatto, e noi con un'interrogazione allora abbiamo fatto rilevare che l'Assessorato era in fallo. L'Assessorato invece ci ha detto, con la risposta all'interrogazione, che la determinazione dell'Assessorato era stata motivata con grande attenzione, si era presa posizione in riferimento alle singole osservazioni, motivando nei modi dovuti, e questo a nostro avviso non corrisponde alla verità tant'è vero che dopo successivamente l'Assessorato ci dice che in sede di rivisitazione del parere avrebbe tenuto conto delle osservazioni. Quindi o ne ha tenuto conto prima, se ne ha tenuto conto prima non è necessario che ne tenga conto dopo, oppure ciò che ci dice non risponde a verità, e secondo noi è la seconda delle tesi quella fondata.

Sul merito poi la motivazione si incentra sulla dannosità degli ambiti territoriali di caccia, sulla inutilità degli ambiti territoriali di caccia. È vero come è vero che è necessaria una riforma complessiva della disciplina dell'attività venatoria, questo è indubitabile, è vero come è vero che una disciplina dell'attività venatoria nuova deve necessariamente focalizzare in modo diverso il mondo venatorio, cercare quindi di valorizzarlo sotto il profilo ambientale; il mondo venatorio deve essere valorizzato sotto il profilo ambientale. E quindi bisogna riconoscere il ruolo sociale dei cacciatori e della caccia, bisogna riconoscere anche il ruolo ambientale dei cacciatori. I cacciatori sono delle perfette sentinelle ambientali sia per quanto riguarda il contrasto dei reati nell'agro sia per quanto riguarda invece la segnalazione di eventuali incendi nei periodi critici. E ancora gli ambiti territoriali di caccia hanno dei costi di gestione elevatissimi, gli organi di gestione hanno un costo e ogni ambito ha un organo di gestione, i costi sono a carico dei cacciatori, ovviamente, che debbono anche pagare per varcare i confini di questi ambiti territoriali. E ancora c'è un aumento sconsiderato della pressione venatoria, perché si potrà cacciare 5 giorni su 7, 5 giorni su 7. Aumenteranno i cacciatori paganti ovviamente, aumenterà la pressione venatoria, ovviamente arriveranno tanti cacciatori dalla Penisola, ovviamente. E questo altrettanto ovviamente comporterà un pregiudizio serio per l'equilibrio faunistico ed è quasi universalmente riconosciuto o universalmente riconosciuto che in Sardegna non sono assolutamente necessari confini venatori. E poi c'è anche un notevole impatto sociale, perché ostacolare, limitare la circolazione dei cacciatori sardi provoca l'effetto di separare i gruppi di cacciatori, di impedirne la socializzazione, anche questo può essere una conseguenza che magari non sembra così pesante però in certi ambienti, negli ambienti venatori questo tipo di preclusioni vengono sentite sotto il profilo sociale in modo molto determinante. E poi ancora, oggi bisogna tener conto della previsione della città metropolitana della quale non si è tenuto conto, bisogna tener conto della Provincia del sud, della quale non si è tenuto conto, allorché si è discusso di ACT o ATC, ancora meglio.

E vado a concludere, io credo e noi crediamo e siamo convinti di questo, che sia indispensabile fermare le bocce amministrative, che sia indispensabile sospendere il procedimento e fare qualche passo indietro, innanzitutto ripulendo il procedimento di tutti gli aspetti, diciamo, problematici che abbiamo evidenziato, quindi sanando tutte le legittimità, che poi comunque riverbereranno sul progetto finale, e sicuramente ci sarà qualcuno che impugnerà davanti al giudice amministrativo il progetto finale, ma quello che noi sollecitiamo e ci sentiamo di stimolare in modo forte è che questo Consiglio regionale si assuma l'onere di ridisciplinare l'attività venatoria è questo che dobbiamo fare, siamo indietro, siamo molto indietro, troppo indietro, dobbiamo rivisitare le regole della caccia. E dobbiamo rivisitare le regole della caccia ripartendo dal vero ruolo dei cacciatori che non è soltanto quello di sparare con le doppiette verso la selvaggina ma è un ruolo ambientale, è un ruolo sociale e anche economico, perché no economico. Perché la caccia in Sardegna provoca ricadute economiche, comunque investimenti per circa 10 milioni di euro. Questa è la nostra mozione e chiediamo ovviamente che il Consiglio regionale prenda coscienza di questa problematica che è sentita da decine di migliaia di persone, decine di migliaia di cacciatori, prenda coscienza di questa problematica e vada incontro alle legittime richieste dei cacciatori. Credo che sia un nostro dovere affrontare serenamente il problema senza mettere in campo eccessi ambientalisti che sicuramente non aiutano i cacciatori, ma non aiutano neppure la Sardegna. Grazie, signor Presidente.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori delle mozioni numero 365, 410 e dell'interpellanza numero 246 ha facoltà di illustrarle.

RUBIU GIANLUIGI (UDC Sardegna). Come capita spesso con le mozioni, parliamo di mozioni datate, e su un argomento di questo genere ovviamente fa sempre piacere parlare, perché il tema della caccia in Sardegna è un tema molto sentito, è un tema che interessa circa 48 mila cacciatori sardi. Giacciono nelle Commissioni sette proposte di legge, sette proposte di legge che dopo quattro anni e mezzo di mandato ancora non hanno visto la benché minima discussione nelle Commissioni competenti. Questo dimostra, qualora ce ne fosse bisogno, quale tipo di sensibilità ha l'attuale maggioranza nei confronti dei cacciatori e della caccia. Ma per attenerci alla mozione numero 365, che poi in realtà la numero 410 non è altro che la risposta alla numero 365, ricostruiamo un po' cosa è successo. Nella numero 365 dell'ottobre 2017 prendiamo atto della sospensione e dell'efficacia del calendario venatorio 2017-2018 a seguito dell'ordinanza del TAR Sardegna, e soprattutto prendiamo atto del fatto che sono stati calpestati i diritti dei cacciatori, ma la cosa ancora più grave è che è stato disconosciuto e sconfessato il calendario venatorio che la Regione Sardegna ha scritto. Quindi la cosa che ci lascia un po' sbigottiti è che la Regione Sardegna scrive un provvedimento, ma non lo difende, questo è veramente allucinante e sorprendente. Peraltro c'era stata anche da parte dell'Avvocatura dello Stato una memoria difensiva articolata, ben precisa, dove si era tenuto conto di una serie di considerazioni. La caccia in Sardegna, e questo poi riguarda anche le domande che farò all'Assessore, in realtà il calendario venatorio è un calendario venatorio che per sua natura è un calendario molto restrittivo, deciso così con le associazioni venatorie, perché si parla di un prelievo di una sola pernice e di una sola lepre per ogni giornata di caccia. Basti pensare che nella penisola le giornate di caccia sono tre settimanali, due fisse e una a scelta. Cosa avviene? Che la Regione Sardegna ha l'obbligo di presentare il calendario venatorio ed entro il mese di maggio deve procedere agli incontri preliminari per determinare attraverso i censimenti che la Regione dovrebbe fare, e mi auguro che abbia fatto - e questa è una domanda, Assessore - per capire il patrimonio faunistico della Regione. La Regione in questo modo dovrebbe in qualche modo garantire ai cacciatori e far sapere qual è la possibilità del prelievo venatorio in Sardegna, ma mi sembra di capire che ancora una volta non si è tenuto conto di questo aspetto e che probabilmente siamo indietro. Ma noi ci dobbiamo rifare, parlando anche di ambiti territoriali, alla legge numero 157, la legge nazionale, dove i piani faunistici venatori non è vero che obbligano le regioni alla presentazione degli ambiti territoriali. La Regione Sardegna ha una densità di 24.090 chilometri quadrati, con una densità abitativa di 69 abitanti per chilometro quadrato. Basti pensare che il Trentino ha circa la metà di densità superfici chilometri quadrati, ma una densità di abitante di 80 persone per chilometro quadrato. Nella legge numero 157 è individuata una zona faunistica delle Alpi che è a se stante. Cosa vuol dire? Che nelle Alpi sono state tenute in considerazione le caratteristiche venatorie e le consuetudini locali, le consuetudini locali che, peraltro, sono richiamate nel codice civile in qualsiasi articolo di legge che riguarda questo tema. Noi non teniamo conto di questo aspetto perché, come diceva il collega Tedde, la caccia non è solo un'attività venatoria, non può essere considerato uno sport, la caccia per i cacciatori è socializzare e stare insieme, e aggiungo, anche estremizzando, è quasi una fede. Quindi l'essere cacciatore rappresenta per il sardo un valore in più, un valore che in qualche modo noi vogliamo con gli ambiti territoriali calpestare. Ma cosa è successo nella penisola con gli ambiti territoriali? Gli ambiti territoriali in Italia, basta leggere la cronaca dei quotidiani che parlano di questo tema o dei giornali specialistici, vediamo che moltissimi ambiti territoriali sono straindebitati, ambiti territoriali che sono stati dove è stato chiesto il pignoramento dei beni, ambiti territoriali che hanno creato solo disastri e divisioni all'interno del territorio. Quindi mi sembra di capire che gli ambiti territoriali sono una di quelle cose che i cacciatori sardi non solo non chiedono, ma non vogliono. Noi ricordiamo ancora una volta che siamo all'interno di un'isola, noi l'ambito territoriale ce lo abbiamo già, che è l'essere circondati dal mare, non è il caso di creare altre divisioni, altre spaccature. Gli ambiti territoriali hanno dei costi precisi che andrebbero a gravare ulteriormente solo ed esclusivamente verso i cacciatori, dobbiamo dare ai cacciatori un ruolo sociale nuovo, cercare di tenere conto del valore e dell'azione dei cacciatori anziché creare nuovi vincoli, nuovi limiti e nuovi costi.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Eugenio Lai. Ne ha facoltà.

LAI EUGENIO (SDP). Mi sono iscritto a parlare perché è un tema che ho trattato e abbiamo trattato in maniera particolare, non foss'altro che in quest'aula forse sono l'unico cacciatore presente. E allora lo dico anche perché abbiamo presentato e ho presentato in particolar modo, anche con il sostegno di un'associazione venatoria, una proposta di legge. E parto da un ragionamento, che è in parte condivisibile, che ho sentito poc'anzi dell'onorevole Tedde, il ragionamento è decisamente più ampio di alcune considerazioni che sono scritte all'interno delle due mozioni, e l'onorevole Tedde l'ha colto bene. Io penso, e noi pensiamo, che la legge numero 157 del '92 nazionale sia una legge superata, pensiamo che la legge regionale numero 23 del '98 sia una legge ampiamente superata, e allora crediamo che il ragionamento si debba spostare non solo ed esclusivamente sulla giornata di caccia, una giornata di caccia in più o in meno, ma si debba spostare sulla questione di una legge che effettivamente sia all'altezza dei tempi, di una legge che riconosca i diritti e doveri dei cacciatori, di una legge che superi anche, e lo dico in maniera convinta, le imposizioni della legge numero 157, quella degli ATC. Lo dico perché abbiamo presentato una proposta di legge che va nella direzione del legame cacciatore e territorio per quanto riguarda la nobile stanziale, va invece nella direzione dell'ambito unico regionale o spazio unico regionale, perché anche la parola ambito sinceramente è superata dal mio punto di vista, la questione invece della caccia agli ungulati, sulla questione della caccia tordi, considerato anche il grosso impegno che la stessa Regione Sardegna e le ingenti somme che la Regione Sardegna sta spendendo per quanto riguarda la peste suina. Crediamo e capiamo anche il fatto che più si avvicinano le elezioni regionali e qualsiasi tipo di elezione più ognuno di noi, o ognuna delle parti in causa tenti di strumentalizzare l'argomento, perché, badate, qui non è responsabilità del centrosinistra o di questa Giunta regionale, se ad oggi non abbiamo una legge aggiornata dal 1998, chi ha governato dal 1998 ad oggi qualche problema e qualche responsabilità la deve pur riconoscere nei propri confronti, compresi anche quegli esponenti del mondo della caccia che sono stati riconosciuti dai cacciatori quali rappresentanti nel corso degli anni. E allora crediamo che l'Assessorato regionale, questo Consiglio regionale debba arrivare all'approvazione di un ordine del giorno oggi, è per questo che chiediamo uno sforzo anche ai presentatori delle due mozioni, che riconosca il fatto che la legge regionale della caccia vada aggiornata, che riconosca il fatto che tutte le forze politiche non possono esimersi dall'assumersi la responsabilità nei confronti dei propri parlamentari di riferimento per la modifica della legge numero 157 del 92, e che la Regione Sardegna debba pretendere dal Ministero anche la rivisitazione degli studi sul tordo, perché capisco che anche da questo punto di vista è stata presentata un'ulteriore mozione negli ultimi tempi per l'allungamento della caccia al tordo, una mozione che va naturalmente in controtendenza rispetto a tutte le normative che in questo momento sono in discussione, quindi, per non prendere in giro nessuno, per essere estremamente trasparenti, per davvero andare ad incidere positivamente in un mondo che da tutti qui dentro, almeno da quelli che sono intervenuti, è stato riconosciuto anche in maniera estremamente positiva come valorizzazione anche del mondo delle campagne, come controllo del mondo delle campagne, noi pensiamo che ci debba essere uno sforzo collettivo e quindi l'approvazione di un ordine del giorno possa andare in questa direzione, e che l'Assessorato competente si assuma l'onere, insieme alle forze politiche che sono presenti all'interno di questo Consiglio regionale, di fare dei ragionamenti estremamente seri e di fare delle rivendicazioni forti nei confronti del Ministero dell'ambiente e dell'Unione europea, perché la caccia è una cosa seria, non è solo un hobby, muove tantissima economia in Sardegna, muove tantissime persone in Sardegna, e noi pensiamo che non debba essere vista solo esclusivamente come hobby, ma come un insieme di situazioni che possono migliorare anche la stessa Sardegna.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Luigi Lotto. Ne ha facoltà.

LOTTO LUIGI (PD). Mah, effettivamente si parla di questo argomento in quest'Aula dopo che io in questo Consiglio regionale ne ho sentito parlare prevalentemente nello scorso mandato. Le problematiche poste dai colleghi Tedde e Rubiu sono problematiche serie, che vanno assolutamente tenute presenti, però debbo dire con molta sincerità, fin da ora, che c'è un tema assolutamente prioritario. Io, che sono Presidente della Commissione che dovrebbe discutere delle leggi sulla caccia, l'esperienza che abbiamo fatto nello scorso mandato, in cui abbiamo destinato un anno e mezzo a parlare della riforma della legge sulla caccia, della legge regionale, per redigere e approvare da parte della maggioranza di allora una proposta di legge che prevedeva l'ambito unico e di conseguenza tutto ciò che da questo derivava, per poi tenerla in frigorifero fino alla fine del mandato senza mai portarla in Consiglio perché c'era la consapevolezza che sarebbe stata una legge inutile, io quell'esperienza, sinceramente, ve la vorrei risparmiare, perché non ci serve, a noi serve

che su quell'argomento si decida finalmente in Sardegna di applicare fino in fondo la legge nazionale, di cimentarsi su ciò che si prevede quando si parla degli ambiti territoriali di caccia, creare davvero il legame tra territorio e cacciatori, tra cacciatori e territorio, e provare a capire se dopo vent'anni un qualcosa che abbiamo totalmente ignorato, lasciato alla autogestione assolutamente caotica del problema, possa essere ancora continuata questa esperienza; io credo di no! E non è vero, non è vero collega Tedde che tutti i cacciatori sono contro gli ambiti territoriali di caccia, perché io conosco tantissimi cacciatori che mi dicono il contrario. Se vado a Nuoro, non muoiono dalla voglia di vedere che chiunque dal resto della Sardegna se ne possa andare a caccia in quella zona, non muoiono da questo desiderio! La stessa cosa a Villagrande, la stessa cosa nel Goceano. Il problema vero è che noi dobbiamo entrare nell'ottica di gestirla questa partita, e non la stiamo gestendo, perché non riusciamo a deciderci, ad avere il coraggio di mettere in piedi gli ambiti territoriali di caccia e dire ai cacciatori: svolgete davvero quel ruolo che voi chiedete di voler avere. Questo noi lo dobbiamo fare, dobbiamo avere il coraggio di parlare con loro, di portare questa esigenza, e poi realizzare la cosa nel migliore dei modi possibile, perché io sono d'accordo se mi si dice che un cacciatore deve avere la possibilità di andare a caccia dove ritiene più opportuno, io sono d'accordo con lui, e predisporre gli ambiti territoriali di caccia non preclude questa possibilità, solo che va organizzata, e ci sono le condizioni per poterlo fare. Ciò che però non possiamo dire di poter fare quando così non sarà, è di fare una legge che la Corte costituzionale ci invalida dal giorno dopo! Noi non abbiamo il diritto di prendere in giro la gente, e facendo una legge di quel tipo li stiamo prendendo in giro, bisogna avere il coraggio di dire come stanno le cose, a livello europeo e a livello nazionale. Poi, è vero, il collega Lai dice che la legge numero 157 è superata; la legge numero 157 sarà superata il giorno che ce ne sarà un'altra che la sostituisce, finché quella è in vigore, quella è la legge nazionale che noi dobbiamo tener presente. Ci si può anche spendere politicamente per chiedere che quella legge abbia delle modifiche, io condivido questo aspetto, ma si faccia una battaglia politica ciascuno nell'ambito politico in cui opera, affinché queste modifiche ci siano, ma fino a quando la legge nazionale non è modificata, a quella dobbiamo far riferimento, come per tutte le altre leggi. E allora, noi oggi abbiamo una situazione che dobbiamo assolutamente tenere presente se vogliamo bene alla causa dei nostri cacciatori, se si sveglia, e qualcuno si sta svegliando anche troppe volte, qualche ambientalista di troppo, noi rischiamo che non solo dobbiamo bloccare la caccia alla pernice e alla lepre, ma che la caccia venga bloccata del tutto in Sardegna, proprio perché siamo vent'anni fuorilegge, proprio perché questo Piano faunistico regionale, che dovrebbe essere approvato non ieri, ma dieci, quindici anni fa…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gianni Lampis. Ne ha facoltà.

LAMPIS GIANNI (Fratelli d'Italia Sardegna). Innanzitutto per comunicare la volontà di aggiungere anche la mia firma alle mozioni presentate dai colleghi Tedde e Rubiu, in secondo luogo ritengo opportuno cogliere questa opportunità, perché non vorrei che passasse il messaggio che ad un certo tipo di ambientalismo ci si debba rassegnare, e soprattutto a quell'ambientalismo della domenica che magari viene fatto da chi nei SUV, con i propri SUV calpesta le campagne o le dune delle nostre coste. Questo tipo di ambientalismo a noi non interessa, anche perché riteniamo - come già ampiamente detto dai colleghi che mi hanno preceduto - che alla categoria dei cacciatori debba essere oggi riconosciuto un ruolo sociale, un ruolo economico, un ruolo ambientale. Un ruolo sociale perché posso dire senza paura di essere smentito che ogni qualvolta in un ambito territoriale di questa nostra isola vi sia un incendio ho sicuramente visto molti più cacciatori impegnati come volontari che magari quegli ambientalisti di cui ha paura l'onorevole Lotto. Così come non possiamo solo sottovalutare l'indotto economico che viene generato dalla pratica di questo sport. Ecco, noi siamo contrari agli ATC, lo siamo perché abbiamo paura che gli ATC siano in Sardegna quell'ennesimo carrozzone della politica, quell'ennesimo carrozzone che in tanti segmenti che compongono questa società possiamo riscontrare e verificare. Oggi non riusciamo a gestire le oasi permanenti di protezione faunistica e di cattura, le varie oasi disseminate nell'intero territorio isolano. Io porto l'esperienza di quella o di quelle che ci sono nel mio territorio, l'Area 23 di Montevecchio-Costa Verde, dove non si riscontra più una piccola presenza di cervi, ma una grandissima presenza di cervi e più volte ci è stato detto che siccome il Piano faunistico regionale prevede una capienza nell'intero territorio regionale di 18.000 cervi e siccome quelli censiti sono circa 6.000 non si può fare nulla. Mi chiedo cosa potrebbe succedere allora all'area vasta di Arbus, Guspini, Villacidro, Gonnosfanadiga quando si avranno 18.000 cervi in Sardegna. Sicuramente in quei paesi non ci saranno più residenti, ci saranno solo cervi che in maniera pesante stanno incidendo nel reddito degli imprenditori agricoli, ma anche dei tanti hobbisti. Perché, badate bene, oggi anche per un hobbista avere un orto, avere un piccolo appezzamento di terra coltivato rappresenta l'integrazione del reddito familiare. Quindi oggi ostinarci sul voler applicare questa legge 157 del 1992 ci pare solo l'ennesima dimostrazione di quanto ci si possa arrendere rispetto a qualcosa che io ritengo che i cacciatori sardi non vogliono, forse lo vogliono solo quelli che pensano che la caccia possa essere uno sport per ricchi, per i soli ricchi. Noi non pensiamo che debba essere così, nel 95 per cento dei casi degli ambiti territoriali di caccia le gestioni e i risultati si sono dimostrati in tutti i casi fallimentari, quindi noi oggi ci vorremmo assumere presumibilmente la responsabilità di trasferire anche nella nostra isola questi fallimenti. Così come è stato detto prima, appare strano che si sia voluto non rispondere alle osservazioni presentate al Piano faunistico regionale. Ecco perché ci sentiamo di dover condividere le due mozioni presentate dai colleghi Rubiu e Tedde e naturalmente ci esprimeremo in merito con un voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore della difesa dell'ambiente.

SPANO DONATELLA, Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. Senz'altro è un'ottima occasione parlare di questo argomento, visto che è forse la prima volta in cui riusciamo a parlarne in Aula, mentre devo dire che ci sono state audizioni in Commissione attività produttive per cui abbiamo avuto modo di descrivere le parti principali del piano e abbiamo anche avuto modo di confrontarci sia con la maggioranza che con la minoranza. È chiaro che quando si parla di piano faunistico ci stiamo riferendo ad un piano che non può che essere coerente con la legge nazionale e con la legge regionale e che quando parliamo di piano noi andiamo a sancire un passaggio molto importante che prevede la legge, che prevedono gli indirizzi europei. Intanto il piano e tutto il cuore della riforma che c'è stata sulla materia caccia è rappresentato da un passaggio molto importante: il passaggio da un sistema di caccia controllata a quello di caccia programmata. Questo che cosa significa? Significa che i territori vanno monitorati e vanno circoscritti per caratteristiche unitarie e il prelievo deve essere fatto sulla base delle capacità di quel territorio. L'istituzione di queste unità che corrispondono agli ambiti territoriali di caccia rappresentano l'areale dove il cacciatore è il protagonista. Su questo devo dire che le paure degli onorevoli che hanno finora parlato e che vedono gli ambiti di caccia come il punto di limitazione dell'attività venatoria o di prelievo da parte dei cacciatori non è fondata. Non è fondata proprio perché è quello che aveva recepito anche la legge regionale e la legge regionale attuale prevede gli ambiti territoriali di caccia. È necessario anche sfatare un mito, come diceva l'onorevole Tedde, che con gli ambiti di caccia si potrà andare a cacciare per cinque giorni alla settimana. La legge regionale prevede che si possa cacciare solo la domenica e il giovedì e che si possa andare ancora a caccia soltanto nei giorni festivi infrasettimanali, a differenza di quello che accade in altre regioni dove invece il silenzio venatorio esiste solo il martedì e il venerdì, altre regioni del continente. Gli ambiti di caccia sono previsti per legge, lo studio è iniziato durante la Giunta Cappellacci e proprio la Giunta che nella deliberazione del 2011 ha previsto lo studio del Piano faunistico venatorio regionale e la redazione di questo piano. La nostra Giunta ha dato continuità amministrativa in questo senso, proprio perché si tratta di un piano che semplicemente è coerente con la legge nazionale e la legge regionale e che sta portando alla legalità la Regione Sardegna. In questa continuità è stata fatta una proposta di piano che la Giunta ha adottato nel 2015 e successivamente è iniziato l'iter di valutazione ambientale strategica di Vinca, cioè di valutazione d'incidenza ambientale. L'attenzione della Giunta successivamente alla riforma delle amministrazioni ha visto la necessità di aggiornare questa proposta di Piano relativamente alla numerosità degli ambiti di caccia, per cui da 16 ambiti come nella prima versione si è scesi ad 8 ambiti più uno che riguardano le isole di Sant'Antioco e San Pietro. Anche dal punto di vista del fallimento che si è avuto nelle altre regioni io credo che ci siano proprio per le esperienze che sono state portate avanti in altri territori credo che con un aggiornamento anche della nostra legge o anche con gli stessi contenuti del piano si possa arrivare ad un equilibrio di autofinanziamento degli ambiti di caccia, infatti è anche ad una assoluta non limitazione dei territori che un cacciatore può frequentare e quindi il numero di ambiti di caccia su cui un cacciatore può esercitare il prelievo. E' chiaro che saranno necessarie delle risorse in tal senso, ma il Consiglio ha tutte le possibilità di mettere risorse su questa materia. E' chiaro che ci possono essere compensazioni perché un cacciatore può esercitare la propria attività su diversi ambiti e poi ci può essere una compensazione finanziaria tra i diversi ambiti. Dal punto di vista prettamente giuridico devo dire che qualsiasi tentativo che è stato fatto dalle altre regioni di limitare il numero di ambiti territoriali di caccia, la Corte costituzionale è intervenuta e ha cassato queste norme. Voglio ricordare la Regione Abruzzo, voglio ricordare la più recente nel 2016 e la Regione Toscana che ha provato a modificare con propria legge regionale trasformando i propri ATC sub provinciali in provinciali. Quindi non si parlava neanche di Ambito unico regionale, ha solo fatto un tentativo piuttosto modesto in termini territoriali eppure anche in questo caso la Corte Costituzionale con la sentenza numero 124 del 2016 ha dichiarato incostituzionale la legge regionale della Toscana proprio per le medesime ragioni di cui si parlava prima. Allora io credo che ci sia la necessità di condividere un percorso, di condividere anche timori che possono essere contenuti in questa materia che è piuttosto complicata, però devo dire che ancora una volta questa proposta di Piano faunistico mette in evidenza il legame che c'è tra cacciatore e territorio che rappresenta appunto il cuore, il momento, il principio fondante sia della legge numero 157 che della legge numero 23. E vorrei assolutamente tranquillizzare chi sostiene che la riforma, e lo ribadisco, possa limitare la creazione di momenti d'occasione di incontro e di interscambio culturale e sociale. Infatti l'obiettivo dell'istituzione degli ambiti è proprio quello di mettere il cacciatore al centro di un territorio nel quale rappresenta l'attore e il referente principale. Il cacciatore è responsabile del prelievo, può iscriversi a più ambiti, quindi può controllare e limitare la densità venatoria come d'altra parte già prevede l'articolo 55 della legge vigente. Per le motivazioni così rappresentate anche in modo molto sintetico, ci sembra che modificare il Piano regionale faunistico venatorio e abrogare gli ATC sia assolutamente privo di basi giuridiche perché ci espone comunque ad una situazione e ad un contrasto con la normativa procedurale esistente. Quindi sarebbe assolutamente controproducente proprio per l'intero mondo venatorio sia in relazione alla possibilità di continuare a esercitare legittimamente l'attività di caccia, sia nella prospettiva di assicurare un'ottimale e corretto svolgimento dell'attività venatoria secondo moderni principi di sostenibilità e programmazione del prelievo. Per quanto poi riguarda l'attività di VAS e quindi tutto l'iter credo che l'Assessorato abbia svolto un lavoro eccellente nel garantire la pubblicità, nel raccogliere le osservazioni, anzi è stato anche prorogato il periodo in cui si potevano raccogliere le osservazioni di altri 20 giorni successivamente all'audizione in Commissione attività produttive e non ci si è limitati al solo incontro a Sassari che è stato così turbolento e poco democratico, su cui peraltro esiste una relazione di quello che è avvenuto, ma ci sono stati altri due incontri, uno a Sassari e uno a Nuoro e in più c'è stata la presentazione al Comitato faunistico, come dicevo prima, in Commissione attività produttive. Tutte le osservazioni sono state prese in considerazione, è chiaro che debbo dire che circa un terzo del totale è venuto da semplici portatori d'interesse a titolo personale, mentre circa la metà del totale sono state quelle provenienti da associazioni venatorie, da armieri o da difesa del territorio. Sono state presentate inoltre due osservazioni da parte di associazioni ambientaliste, una dalla Facoltà di Veterinaria dell'Università di Sassari e una anche dall'ARPAS.

Quindi devo dire, siccome la legge non prevede tantissimi incontri territoriali, anzi ne sarebbe sufficiente anche uno solo, noi ne abbiamo fatto tre, abbiamo esteso ancora di più il periodo per la raccolta delle osservazioni scritte, abbiamo fatto le audizioni con i portatori di interesse, credo che la conclusione sia della VINCA che della VAS non potesse essere che positiva e assolutamente nell'ambito delle procedure in piena legalità. Quindi, ora non c'è l'onorevole Rubiu per dare anche alcune risposte alla parte relativa al ricorso al TAR, ma per tutti direi solo una cosa anche perché è vero che alcune mozioni sono comunque un po' vecchie, arrivano un po' in ritardo, la sentenza di febbraio del TAR ha confermato i contenuti dell'ordinanza e anche condannato la Regione a sostenere le spese di giudizio e allora il fatto che noi non abbiamo ricorso ancora ci ha dato ragione perché ci avrebbero attribuito ancora delle altre spese.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Marco Tedde. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Mi pare che dalla lunga replica dell'Assessore emerga che questa Giunta non ha assolutamente una visione delle riforme necessarie per la caccia. Non ha la visione, non ha la prospettiva, ci ha parlato di aspetti burocratici interessanti sotto certi profili, ma pur sempre burocratici, ci ha parlato di cose che l'apparato burocratico ha predisposto per la risposta però non c'è politica in questa risposta, c'è amministrazione nel senso più stretto del termine, Assessore. Ci saremmo aspettati ben altro dalla sua risposta anche perché obiettivamente la caccia è un'attività che richiede una visione di tipo differente e quindi lei è stata reticente sugli obiettivi politici di questa Amministrazione e di questa maggioranza sulla caccia, ma è reticente perché non avete obiettivi politici, perché non avete prospettiva, non avete orizzonte, avete davanti agli occhi una situazione di fatto, che però di sicuro non va nella direzione auspicata dai cacciatori e non va nella direzione auspicata da una corretta vision dell'attività venatoria. Mi fa piacere però, Assessore, che lei ammetta che quell'incontro di Sassari è stato poco democratico, è stato turbolento, e quindi è stato del tutto inefficace. Quando noi abbiamo fatto questa mozione c'era soltanto quell'incontro, poi lei mi dice ce ne sono stati altri, d'accordo, ce ne sono stati altri, ma allora c'era questo incontro, che lei ha definito correttamente, ne prendiamo atto, "poco democratico e turbolento". Io non ho fatto accuse nei confronti di chicchessia, Assessore, lei sta facendo delle accuse circostanziate, mentre io invece ho riferito soltanto le sue parole esatte, in modo molto fedele, "incontro turbolento e poco democratico", ne sono seguiti altri però quell'incontro è stato turbolento e poco democratico, non è servito allo scopo, avete fatto finta di niente. Avete fatto finta che quell'incontro si sia svolto nei migliori dei modi. O oltre alla poca democraticità e alla turbolenza quell'incontro ha presentato delle lacune di legittimità molto forti, mancavano i documenti, ve lo abbiamo già segnalato e voi lo sapete, l'incontro è stato interrotto, non è stato verbalizzato, non avete tenuto conto delle osservazioni. Noi crediamo che questo procedimento sia viziato, ve lo abbiamo segnalato, ve l'abbiamo motivato, ve lo abbiamo in qualche modo evidenziato. Ecco perché noi vi chiediamo, blocchiamo questa bocce, fermiamoci un attimo a riflettere, magari facciamo così come ha proposto il Presidente della Commissione V, riflettiamo in Commissione su ciò che si deve fare per questo Piano faunistico, riflettiamo in Commissione per ciò che si deve fare per modificare il quadro legislativo, però oggi l'atteggiamento dell'Assessore, della Giunta e della maggioranza nei confronti dell'attività venatoria, a nostro avviso, è del tutto insufficiente, è del tutto asfittico, avete necessità di prendere delle boccate di ossigeno venatorio differenti, avete la necessità di allargare il vostro orizzonte, avete la necessità di guardare la caccia, di guardare all'attività venatoria non soltanto in modo burocratico, ma in modo politico. Ecco quello che vi manca oggi è la capacità di avere una visione politica sull'attività venatoria, e io credo che i cacciatori Staranno molto attenti a ciò che voi farete o non farete. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Eugenio Lai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LAI EUGENIO (SDP). Presidente apprezzo la frase conclusiva dell'onorevole Tedde quando dice e propone anche di rinviare la discussione delle due mozioni, se non ho capito male? Allora lo propongo io di rinviare la discussione delle due mozioni all'interno della Commissione consiliare competente, considerato anche che le mozioni sono in alcuni tratti decisamente superate. Su un aspetto però, Assessore, un appunto glielo devo fare, personalmente non andrò a votare nessun tipo di legge che non veda prima una battaglia politica di revisione della legge 157 del 92, perché se è pur vero che tutti i tecnicismi che ci ha illustrato sono in questo momento all'interno della legge nazionale, è altrettanto vero che la nostra autonomia, che la nostra specialità non possiamo farla valere solo in alcuni momenti. Io penso che noi dobbiamo fare una battaglia forte di richiesta nei confronti del Governo nazionale di revisione della legge 157 del 92, sono passati già parecchi anni e rappresenta sicuramente una legge anacronistica, anche per le esperienze che stanno vivendo in altre regioni d'Italia. Quindi io la richiesta che faccio a lei, che faccia al Presidente della Commissione, è di iniziare una battaglia seria per la revisione della legge 157 del 92, per il superamento di alcuni aspetti riguardanti la negazione dell'ambito unico regionale, che è una richiesta che non è campata così per aria, d'altronde siamo una Regione con dei confini estremamente delimitati, e se qualcuno lo mette in discussione mi auguro guardi almeno una cartina geografica, e allora la modifica anche in questo caso della legge regionale 23 del 98, deve avvenire dopo la grossa battaglia, e la grossa mobilitazione che questa Assemblea deve fare per la modifica della legge 157 del 92.

PRESIDENTE. Comunico al Consiglio che è rientrato dal congedo l'onorevole Paolo Zedda.

Ha domandato di parlare il consigliere Luigi Lotto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOTTO LUIGI (PD). Ma io credo che, in particolare per quanto riguarda la mozione a prima firma Tedde, perché le altre due sono due mozioni che di fatto sono state assorbite da ciò che è successo a livello di atti ufficiali amministrativi da parte del TAR, per cui ormai non ha un grande significato che si pronunci il Consiglio. Per quanto riguarda invece la mozione del collega Tedde, io pongo un problema, noi come maggioranza non possiamo votare un dispositivo in cui si dice al secondo punto "affinché si attivi a modificare…", cioè al Presidente della Regione gli stiamo chiedendo di attivarsi a modificare il piano, abrogando la parte che prevede l'istituzione degli ambiti territoriali di caccia. Il Piano faunistico regionale, se si fa, e deve essere fatto perché la legge lo prevede, questo deve contenere per prima cosa, se non contiene questo è inutile farlo. Allora chiedere noi al Presidente di fare una cosa illegale, non possiamo farlo, non ce lo possiamo permettere, perché sarebbe poi lui a dirci cosa mi state chiedendo di fare. Però io credo che sia molto più serio, ragionevole se vogliamo, che prendiamo impegno, posso prenderlo io come Presidente della Commissione che si occupa del tema della caccia, che la questione viene affrontata, la questione della legge 23, perché il problema è quello, la si vuole modificare? Si vuol ragionare per chi dice migliorarla, chi dice peggiorarla, chi dice modificarla, per metterci mano, perché su quella possiamo mettere mano noi, dopodiché cambiata quella, se si riesce a cambiarla e a cambiarla in maniera poi che sopravviva alla scure del controllo governativo, si adeguerà la Giunta a fare il Piano regionale sulla base di quello che la legge nuova dovrà dire. Possiamo prendere l'impegno di affrontare la cosa in Commissione? Io sono pronto a prenderlo questo impegno, diversamente siamo costretti a votare contro questa mozione, che chiede al Presidente della Regione di fare una cosa illegale, e nessuno di noi glielo può chiedere, perché non ha senso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Alessandra Zedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Presidente, intanto per informare il collega Lai che il collega Tedde non intendeva ritirare e rimandare la discussione, ma noi crediamo che la nostra mozione in particolare, ma crediamo anche il collega Rubiu, ha la ratio di voler mettere al primo posto l'attività politica, ciò che si intende e che si vuole salvaguardare, ovvero da un lato il ruolo del cacciatore, dall'altra anche il coinvolgimento delle associazioni venatorie, ma nel cospetto anche di un rispetto dell'ambiente. Perché neanche a me piacciono gli ambientalisti della domenica, e non è che chi ovviamente tende a salvaguardare, a riorganizzare, a dare un valore a ciò che rappresenta la caccia e i cacciatori in Sardegna per tante ragioni non è ambientalista. Quindi sfatiamo queste posizioni che non portano da nessuna parte. Noi abbiamo voluto evidenziare come ci siano, oggi, dei limiti. E per un verso sono d'accordo con il collega Lai quando solleva i temi dell'autonomia. Assessore, non è pensabile che oggi noi si abbiano due giornate di caccia, mentre nel resto della penisola ce ne sono tre. Allora, o vogliamo essere più realisti del re, allora a cosa serve la nostra posizione differente sia in termini di confini esterni, e quindi mi riferisco al mare, ma soprattutto di diversa situazione territoriale. Noi abbiamo una conformazione territoriale che non è paragonabile a nessun'altra Regione d'Italia, e abbiamo anche delle esigenze sociali ed economiche ben diverse dalle altre regioni. Quindi questa mozione, in particolare io mi riferisco a quella del collega Tedde, voleva mettere in evidenza come ad oggi ci sia sempre la burocrazia che la fa da padrona e questo noi non lo dobbiamo consentire anche perché i cacciatori rappresentano una realtà importante della nostra Regione e credo che debbano essere, ove è possibile, nel rispetto anche delle leggi esistenti, qualora fossero vincolanti, ad essere però quanto meno tutelati e a dare anche degli strumenti che di certo non vanno contro nessuna forma di usurpazione del territorio. Allora, noi siamo disponibili a rivedere quindi per le proposte che ci saranno in futuro da parte del collega Lotto però, ripeto, la ratio e il senso della mozione del collega Tedde era squisitamente di natura politica e verte soprattutto per la risoluzione di alcuni aspetti burocratici che noi riteniamo possano essere risolti da questo Governo regionale, quindi il mio voto è a favore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Augusto Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI AUGUSTO (Partito dei Sardi). Per concordare con quanto poc'anzi espresso dall'onorevole Lotto come proposta di una discussione serena che possa essere affrontata in Commissione su un tema molto importante e che comunque pone al centro il tema della specificità sarda senza soggiacere comunque a norme dettate da altri. I nostri interessi sono diversi, da quelli italiani e sono diversi anche nell'ambito della caccia, però vanno discussi, vanno discussi anche in maniera importante, serena, all'interno della Commissione competente.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 259.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio non approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 410, che assorbe anche la mozione numero 365.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio non approva).

Discussione della mozione Agus - Perra - Busia - Zanchetta - Comandini - Cozzolino - Collu - Zedda Paolo - Usula sul mantenimento di un presidio sanitario presso i locali dell'Ospedale San Giovanni di Dio di Cagliari (406)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 406 Agus e più, sul mantenimento di un presidio sanitario presso i locali dell'ospedale San Giovanni di Dio di Cagliari.

Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

AGUS FRANCESCO (Gruppo Misto). Come detto poc'anzi io ho una considerazione dell'istituto della mozione molto elevato, non si tratta in questo caso di discutere di proposte lontane da quelle che sono le competenze del Consiglio della Regione si tratta, ed è con questo spirito che ho presentato questa mozione insieme ai colleghi che hanno firmato insieme a me, di dare indirizzi politici univoci alla Giunta e di colmare vuoti normativi e interpretativi che spesso gli atti esitati da questo Consiglio hanno per ovvi motivi. In questo caso si parla di quanto approvato nel documento di riordino della rete ospedaliera, data anche l'ampiezza di quel documento e il tempo in cui è stato approvato, il settembre dell'anno scorso, erano presenti alcuni voti, in particolare, ne segnalo due, il fatto che per l'ospedale Marino di Cagliari e per l'ospedale Civile San Giovanni di Dio di Cagliari fosse indicato come ruolo il fatto che il ruolo fosse da definire e quindi nella tabella riepilogativa i due ospedali fossero indicati come stabilimento con ruolo da definire ora a distanza come stabilimento con ruolo da definire, ora, a distanza di mesi dall'approvazione di quel documento è necessario colmare il vuoto, almeno approssimarsi al fatto che questo vuoto sia colmato. Rispetto a quando è stata presentata la mozione, quindi due settimane fa, registro favorevolmente le aperture da parte dell'Assessore che sono state comunicate anche a mezzo stampa riguardo la possibilità di trasformare il San Giovanni di Dio in un ospedale diurno, questo andrebbe incontro anche a quanto già espresso dalle massime istituzioni cittadine e da un comitato di abitanti che recentemente si è prodigata appunto per raccogliere oltre 1500 firme che appunto chiedevano né più né meno quello che stiamo discutendo oggi, tanti motivi sono a monte della discussione che oggi ci vede impegnati, la preoccupazione degli abitanti sicuramente, ma anche un nuovo ruolo che il centro di Cagliari sta portando avanti e sta rivestendo e sempre di più riveste negli ultimi anni. Un ruolo che vede nel centro storico non più una zona destinata allo spopolamento, come avveniva purtroppo vent'anni fa, ma una zona che invece si popola, ad altissima pedonalità, ad altissima frequentazione turistica, perché a nessuno può sfuggire il fatto che l'ospedale civile risulti facilmente raggiungibile soprattutto ai grandi attrattori di traffico turistico. La stazione di piazza Matteotti e il porto di via Roma capace di attirare anche oltre 10 mila crocieristi in un singolo giorno e che quindi necessita anche di un accesso ai servizi sanitari che soltanto un presidio territoriale può dare. Un altro tema riguarda l'insufficienza del poliambulatorio di Viale Trieste, ad oggi l'unico presidio sanitario è quello fornito dal poliambulatorio, una struttura di proprietà dell'ATS, vecchia, fatiscente, che non riesce più a reggere anche il traffico sempre crescente di pazienti, pazienti che purtroppo sempre più spesso si rivolgono direttamente al pronto soccorso del Brotzu e del Policlinico. Pronto soccorso entrambi ad altissima specializzazione, che non si prestano, che non sono nati, che non hanno e che non è giusto che si occupino di codici bianchi o di codici verdi come purtroppo devono fare appunto in assenza di un filtro territoriale che purtroppo nel capoluogo manca. Questo ci viene segnalato anche dalle Direzioni delle Aziende, Universitaria e Brotzu, e credo che attorno a questa esigenza si debba ragionare. Ci si trova poi di fronte ad una struttura di grandissimo pregio perché l'ospedale San Giovanni di Dio è stato progettato dall'architetto Cima, è una struttura del 1850 che è stata ultimata nel 1850, che è stata più volte restaurata ed è tutelata giustamente, è sottoposta a vincoli stringenti, il rischio che vedo all'orizzonte personalmente è quello, in caso di chiusura della struttura, di ripercorrere al centro della città quello che già purtroppo abbiamo vissuto per quanto riguarda lo stabile dell'ex ospedale Marino, in quel caso si tratta di una struttura ugualmente tutelata, opera dell'architetto Badas, almeno nel suo scheletro originario, inalienabile per cui è impossibile modificare la struttura il che ha prodotto quell'impasse burocratico e amministrativo che fa ancora bella mostra di sé nella spiaggia dei cagliaritani. Il rischio è che anche l'Ospedale Civile purtroppo diventi un ecomostro e, un secondo dopo la chiusura dell'ultimo lucchetto sull'ultimo reparto, diventi poi un'opera destinata a decadere con il tempo. Tra l'altro, e chiudo, il tutto avviene in un momento dove il capoluogo ha l'obiettivo di ripensare se stesso a partire da un'abbondanza di cubatura e non da una carenza, dopo aver fronteggiato per decenni l'esigenza di maggiori spazi, di maggiori cubature, di maggiore edilizia, perché quella era l'esigenza nei decenni scorsi, ci si trova in una fase in cui c'è estrema abbondanza, l'ex Carcere di Buon Cammino deve trovare una sua destinazione; i tanti beni dell'Università, pensiamo al Palazzo delle Scienze, pensiamo alla clinica Macciotta poco distante dall'Ospedale civile, le ex servitù militari: la caserma Ederle, i depositi di carburante di Monti Urpinu e di San Michele, le strutture sanitarie, e quindi l'ex Marino, ma il Marino stesso che ugualmente dovrà ripensare se stesso. Insomma, questo lo dico per evitare che sull'Ospedale Civile il dibattito sconfini in un ipotetico "lo trasformeremo in un qualcos'altro domani". Purtroppo domani dovremmo decidere anche altre trasformazioni, per cui oggi il tema principale riguarda la destinazione sanitaria o non sanitaria di un presidio che così nasce e, a mio giudizio, ma a giudizio anche degli abitanti, così deve rimanere, evitando voli pindarici che condannino poi nel breve periodo la città e la Sardegna tutta a fronteggiare una nuova vergogna. Auspico, quindi, che si trovi già da oggi un punto di avanzamento rispetto a quanto approvato dal Consiglio con l'approvazione della rete ospedaliera, decidendo di spostare al San Giovanni, o almeno avviando le interlocuzioni con l'ATS e con tutte le amministrazioni competenti, per iniziare a spostare al San Giovanni quanto oggi ubicato al poliambulatorio di Viale Trieste. Aprendo un servizio di guardia medica h 12, o h 16, che faccia da filtro verso il pronto soccorso dell'Brotzu e del Policlinico e consenta un presidio attivo in centro per gli abitanti, per i lavoratori del centro storico, e per i turisti. Valutando anche usi alternativi da parte di parti di quella struttura, perché non tutta la struttura del San Giovanni è utilizzabile per scopi sanitari, lo sappiamo, le norme stringenti di 80 anni fa, di cinquant'anni fa, di quarant'anni fa oggi non possono reggere appunto alle restrizioni che ci sono adesso per quanto riguarda le strutture sanitarie. È possibile utilizzare parte della cubatura per uno scopo diverso. Una delle idee in campo riguarda la costruzione, all'interno dello stabile del San Giovanni, di una cittadella della solidarietà che dia finalmente gli spazi giusti e richiesti da tempo alle associazioni che si occupano di sociale. In questo senso vanno anche le dichiarazioni del presidente dell'Ersu nella recente conferenza stampa attorno al tema del campus universitario. Il presidente dell'Ersu ha citato l'esigenza di trasformare quello che oggi è il centro Caritas di viale Fra Ignazio in una mensa universitaria, è una richiesta che esiste da tempo, credo che si possa ragionare con gli enti coinvolti anche per destinare parte dell'ospedale civile, magari la parte che oggi non è possibile destinare ai servizi sanitari, anche a quella destinazione. Ovviamente, in stretto accordo anche con le associazioni coinvolte e con i servizi sociali del Comune. Tante sono le parti coinvolte, appunto, l'auspicio è che l'Assessorato attivi sin da subito il confronto con queste, con il Comune, con l'Università e l'azienda mista, con l'ATS, titolare del poliambulatorio di Viale Trieste, è, in generale, responsabile di quel servizio territoriale che non può essere reso dall'azienda universitaria, ma che deve essere reso dall'ATS. Però, su un tema del genere mi aspetto, oltre che appunto il ruolo attivo dell'Assessorato, anche che si chiarisca finalmente anche con un voto dell'Aula il fatto che la struttura debba avere anche nei prossimi anni un indirizzo sanitario e debba ancora avere quella vocazione con cui era stata progettata decenni fa.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Mariano Contu. Ne ha facoltà.

CONTU MARIANO (FI). Grazie Presidente. Credo che il tema portato all'attenzione in questa mozione del consigliere Agus e da chi ha firmato questo documento sia di una attualità che è sotto osservazione di tutta la città. Ovvero, la città di Cagliari godeva di un patrimonio, quello dell'ospedale San Giovanni di Dio opera realizzata da Gaetano Cima, come il Santissima Annunziata di Sassari, nello stesso periodo sono la prima ospedalità pubblica che nasce in Sardegna accompagnata da un'altra ospedalità sconosciuta ai più l'ospedale Managu di Siddi. Stiamo parlando degli inizi dell'Ottocento, quando sono stati praticamente realizzati questi progetti. Ma dire che noi abbiamo di recente approvato una rete ospedaliera, una nuova rete ospedaliera che è di là da emettere il primo vagito, e su questo magari ci sono altri momenti nei quali poter tornare sul tema, mi preme portare l'attenzione sul fatto che il consigliere Agus ci ha fatto una declarazione di questi spazi, di questi volumi edilizi, di questi così insediamenti dell'ospedalità cagliaritana e altro, che non trovano o dovrebbero trovare collocazione nell'ambito della vita sociale della città, e non solo dell'area metropolitana nella sua interezza. E dove ha fatto rilevare che, in parole povere, richiamando anche l'annoso ormai e decennale destino dell'ospedale Marino, o dell'ex ospedale Marino, dove non c'è stata alcuna strategia in tutte le considerazioni che sono state fatte sulla rete ospedaliera, per dare un destino a questa struttura. Oggi, il popolo comincia a, come dire, ragionare sul fatto che la città si svuota di uno o di servizi essenziali quali quelli richiamati in questa mozione, e dirci che la città ha dormito per mesi e solo oggi, dove si pone il tema della completa chiusura del nosocomio, a seguito appunto della sensibilizzazione da parte dei residenti nel centro storico, si vuole in questo momento andare a rincorrere un tema che data da tempo ed è soprattutto quello di, da una parte, non essere intervenuti su una programmazione della rete di servizi territoriali che rispondessero alle esigenze della città. Oggi, sul campo, è stato citato, è presente soltanto la struttura il poliambulatorio di Viale Trieste, con locali angusti, locali fatiscenti, decadenti e quant'altro, senza che ci sia stato nel tempo alcun intervento per trovare alternative. Allora, proporre la riutilizzazione del San Giovanni di Dio, per creare quella rete appunto di servizi territoriali che siano rispondenti a dare dei servizi alla città, a quel popolo che nel centro di Cagliari continua a riversarsi, chi per lavoro, chi per motivi di studio, che per le necessità più diverse, compresi appunto i nuovi flussi turistici che si stanno realizzando ex novo proprio sul centro di Cagliari.

Allora, dire che condividiamo lo spirito che sottende appunto questa mozione per dirci: è vero, c'è questa necessità; è vero riconosciamo alla città di Cagliari il bisogno di avere a disposizione una rete di servizi territoriali che siano rispondenti, nell'arco delle 24 ore, o per lo meno qui si accenna a un servizio diurno, di pronto intervento, una guardia medica che agisca in questo territorio; ma soprattutto quei servizi territoriali a cui anche i cittadini di Cagliari hanno diritto senza dover necessariamente rivolgersi ai pronto soccorso presenti sempre nella città di Cagliari. Ricordando che per la città di Cagliari e per tutta l'area metropolitana sappiamo benissimo il problema che spesso e volentieri blocca l'accessibilità stessa al pronto soccorso. Allora, condividendo appieno lo spirito, credo che comunque sia non sia la mozione che impegna da una parte il Presidente della Regione a trovare le soluzioni, ma dico la presenza stessa…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Luigi Ruggeri. Ne ha facoltà.

RUGGERI LUIGI (PD). Il problema della destinazione dell'ospedale Marino è un problema che abbiamo già in qualche misura affrontato nell'ambito della formulazione dei presìdi della rete ospedaliera nel momento in cui abbiamo ascritto all'ospedale Marino una funzione modulabile sulla base di esigenze che potevano definirsi, e che si devono definire, come è stato sottolineato dal promotore della mozione, sulla base della destinazione complessiva di quel patrimonio architettonico che, anche insistente su quello stesso luogo, compone una pluralità di opportunità allo sviluppo del sistema pubblico sulla città di Cagliari che è costituito dal carcere di Buoncammino, dal vecchio ospedale militare oltre che appunto dall'ospedale civile. Penso però che bisogna essere piuttosto netti nel dire una cosa che nella mozione non si legge molto bene, ovvero che quelle dotazioni, parlo del vecchio carcere, parlo dell'ospedale San Giovanni di Dio, parlo dell'ospedale militare, non sono dotazioni ascritte è nate con un servizio limitato alla città di Cagliari ma sono dotazioni strutturali di ambito molto più vasto, che devono essere mantenute ad una funzione non esclusivamente locale ma devono essere asservite ad una destinazione di area molto più ambiziosa e molto più aderente a quegli assetti istituzionali a cui abbiamo voluto conformare la configurazione delle autonomie della scala metropolitana.

Dico che quella funzione specialistica sanitaria è ormai nettamente esaurita, il fatto che alcuni cittadini, 1500 firme, richiedano, come si è richiamato in mozione, la permanenza in quel luogo dei reparti di oculistica e di dermatologia è un dato che confligge con una revisione dell'offerta sanitaria che incardina quelle strutture dentro un ambito ospedaliero più vasto e quindi all'interno del Policlinico. Dico che bisogna pensare quella destinazione in una logica territoriale di servizio che deve evitare certi egoismi universitari, perché di questo si tratta spesso, che quando si va a definire in questo momento la permanenza della competenza su quella struttura la si riconosce all'Università con il rischio che diventi del tutto funzionale a dinamiche che sono molto interne alle aspettative dei singoli primari, leggasi studi per la libera professione, piuttosto che non funzionali ad attività che hanno ricadute sul territorio.

Mi pare che il ruolo che definisca meglio l'aspettativa su scala metropolitana, la funzione sanitaria e la funzione sociale che va ascritta a quel presidio, sia quello di riconoscerlo come luogo dell'integrazione sociosanitaria di scala metropolitana; dentro questa integrazione la funzione territoriale è evidentemente molto pronunciata, con quella funzione di Casa della salute allargata che ricomprenda il presidio di guardia medica e di filtro rispetto al pronto soccorso, di cui peraltro la città di Cagliari, ricordo, non è del tutto sguarnita avendo uno degli ospedali più importanti, forse il più importante di tutta l'ATS, ovvero l'ospedale Santissima Trinità, ma soprattutto un luogo di integrazione sociosanitaria su scala metropolitana dà conto della possibilità di dare risposte comuni a problemi, quelli soprattutto sociali e sociosanitari, che non possono essere confinati nelle rispettive municipalità, separati da cavalli di Frisia al confine. Bisogna che ci sia uno sforzo e un'ambizione che sottragga ad una interpretazione esclusivamente locale e municipalistica quei luoghi, e che appunto, tenendo presente anche la necessità di investimenti poderosi sulla messa a norma di quella struttura, la riconduca ad una funzione che nobiliti in qualche maniera la dignità di Città metropolitana che abbiamo voluto conferire con la riorganizzazione delle autonomie che questo Consiglio ha prodotto.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Alessandra Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Intanto vogliamo evidenziare che la situazione del San Giovanni di Dio è una situazione che riguarda un po' la situazione generale che c'è in tutta la Sardegna per quanto riguarda la situazione dei servizi territoriali, anche per gli ospedali chiamiamoli oggi quasi in disuso. Quando qualcuno fa l'esempio dell'ospedale Marino di certo non sbaglia, noi, Assessore, abbiamo discusso più volte e per quanto mi riguarda la vostra idea di razionalizzazione degli ospedali non mi trova d'accordo, così come io sostengo che l'ospedale Marino ha la sua funzione e ce l'ha lì, perché se Cagliari deve essere una città turistica non solo ovviamente d'estate quando sopporta un carico superiore ma a maggior ragione avevamo notato che sostanzialmente, o ci si dimostrava che da Muravera al Policlinico si raggiungevano le migliori condizioni e i risultati migliori in termini ovviamente di tempistica e di interventi sanitari, oppure, per quanto mi riguarda e credo non solo a me, l'ospedale Marino ha ragione di esistere lì. Oggi non è argomento all'ordine del giorno ma lo cito perché la necessità di dover avere una struttura che possa essere un ospedale, ma, vogliamo essere al passo con i tempi? Non è più possibile avere l'ospedale perché deve avere una riqualificazione il San Giovanni di Dio, sicuramente parliamo di servizi territoriali, però non così, Assessore, perché così non sappiamo ancora veramente che cosa dobbiamo fare se non assistere alla situazione fatiscente. Ovviamente l'abbiamo detto tutti, non lo ripeto, è un ospedale datato, una struttura che assolutamente non è probabilmente più consona per i servizi che ha dato da quando è nato ad oggi, e quindi è ovvio che gli interventi devono essere fatti; certo è che il tutto va a dimostrare come sostanzialmente, già da quando avete tentato di fare la prima riforma dei servizi territoriali, credo che la strada intrapresa non sia stata quella tanto illuminata. La crisi di tutto il sistema, originata da un lato con l'ATS dall'altro con una non programmazione e non realizzazione dei servizi territoriali, credo che includa ovviamente anche la situazione del San Giovanni di Dio, però qualcuno ha fatto osservare che in questo spazio della città, contrariamente ad alcuni anni fa, oggi ci vive una buona fetta di popolazione, è una parte molto animata, molto frequentata, e per contro i servizi territoriali nelle vicinanze non sono in grado assolutamente di rispondere alla domanda. Allora io dico, dobbiamo intervenire e velocemente, perché comunque non si può lasciare neanche più la struttura in quelle condizioni.

Tra le altre cose il collega Agus parla di un confronto che vede ovviamente coinvolti i residenti, l'Amministrazione comunale, l'Università, io credo che ovviamente ci debba essere un coinvolgimento di più parti interessate, stakeholders che possano darci qualche indicazione in più; certamente, Assessore, ad oggi, io non credo di essere drastica o di voler sempre vedere contro le vostre attività, ma certamente anche il San Giovanni di Dio è un neo che dimostra la vostra totale incapacità sul tema della sanità, sia per quanto riguarda la programmazione e la razionalizzazione dei servizi territoriali, che ancora non abbiamo visto, ma soprattutto anche in termini di riorganizzazione e quindi di rete ospedaliera, sulla quale tra l'altro, Assessore, attendiamo ancora di conoscere la posizione del MEF, perché comunque non credo che sia secondaria anche alla luce di ciò che sta avvenendo in tutti gli ospedali della Sardegna, dove assistiamo ad una gestione quasi dittatoriale. Allora io veramente la invito ancora una volta a volerci riferire, qualora avesse già delle indicazioni, perché per quanto ci riguarda, anche se il MEF non dovesse osservare, viste le continue osservazioni, e questo è un eufemismo, che avvengono tutti i giorni in tema di servizi sanitari resi alla popolazione, credo che forse lei un attimo dovrebbe svegliarsi dal torpore.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene sanità e dell'assistenza sociale.

ARRU LUIGI, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Grazie Presidente, buonasera onorevoli consigliere e consiglieri penso che sia molto importante l'intervento, la mozione presentata dal consigliere Agus, perché pone un problema che è di ridefinizione dei servizi sanitari della città di Cagliari, dell'area metropolitana, con una visione che deve essere coerente con la programmazione generale. Ripeto, io non devo cercare di svegliarmi dal torpore, come mi ha detto l'onorevole Zedda, allora per svegliare un po' l'ambiente guardo la vostra proposta della rete ospedaliera del 2012, ma siccome ci vuole continuità, non prevedeva il San Giovanni di Dio che scompare completamente. Qui a disposizione la delibera, scompare completamente dall'area metropolitana. Noi invece pensiamo che sia importante perseguire quella circolarità che noi abbiamo previsto già nel 2015 col modello delle cure territoriali e concordo con l'onorevole Ruggeri che dice che in quel punto lì ci deve essere un'integrazione sociosanitaria tenendo conto che è vero che la popolazione in generale non sta diminuendo anzi sta aumentando in una parte importante della città di Cagliari, però stiamo assistendo anche a un cambiamento demografico importante con avanzamento dell'età media anche nella città di Cagliari. Allora ci dobbiamo mettere il problema di completare il cerchio ridando agli ospedali per acuti, vi ricordo che, purtroppo non ho il tempo di leggervi quello che viene considerata l'età media degli ospedali italiani, a cui purtroppo non si sottraggono neanche gli ospedali della Sardegna, per cui dopo una certa vita l'ospedale difficilmente con attività di ristrutturazione può continuare con il suo ruolo e la funzione di ospedale per acuti, mentre nel caso del San Giovanni di Dio, una struttura veramente prestigiosa e di valore architettonico, può ridare valore di socialità, di comunità a quell'area della città di Cagliari con l'integrazione. Non è tanto un posto di guardia medica, ma può essere la casa della salute, può essere l'ospedale di comunità, possono essere i servizi socio sanitari che aiutano a risolvere a tutto tondo i problemi, la presa in carico delle persone, degli anziani. E giustamente come dice l'onorevole Agus c'è la possibilità quindi anche di diversificare le attività di una struttura che ha necessità di grossi interventi di ristrutturazione e messa a norma come, ripeto, purtroppo molte strutture ospedaliere della Sardegna.

Come ha avuto modo di affermare l'onorevole Agus io pubblicamente ho risposto a un invito del sindaco Zedda per cui concordo che ci debba essere un dibattito pubblico anche un dibattito per rispondere ai cittadini che hanno raccolto le firme che vogliono vedere servizi non vogliono vedere il vuoto, una struttura vecchia, buttata che diventi l'ennesima non compiuta di una programmazione. Quindi accetto volentieri e rilancio che ci debba essere un dibattito pubblico, la nostra disponibilità è quella di coinvolgere l'Università, abbiamo già intrapreso un ragionamento con alcuni docenti dell'Università di Cagliari, proprio perché dobbiamo sviluppare la medicina territoriale. La medicina territoriale non è solo la medicina svolta dal singolo medico di medicina generale ma è un'attività in équipe con quella che contrattualmente viene chiamata aggregazione funzionale territoriale fino a forme più evolute di collaborazione, in quella che si chiama UCCP, abbiamo dei modelli, interloquivo poco fa con il direttore dell'area sud della Toscana, che mi diceva che finalmente hanno una dimostrazione dell'intercettazione dei codici bianchi e verdi che lei citava, onorevole Agus, solo se c'è una circolarità di servizi che permettono una presa in carico costante h24. Quindi penso che abbiamo un'opportunità per dare una risposta alla città di Cagliari intesa sia come comunità in senso lato di cittadini di capitale della Sardegna ma anche come comunità di quel quartiere di Cagliari per dare vita, riprodurre vita, stimolare quindi quelle attività che sono necessarie per completare, dare senso all'appartenenza alla comunità cagliaritana.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Francesco Agus. Ne ha facoltà.

AGUS FRANCESCO (Gruppo Misto). Apprezzo l'impegno e la decisione con cui, appunto, si pensa di portare avanti le interlocuzioni nei prossimi mesi, però mi preme ricordare che la legislatura si avvia nei prossimi mesi ad entrare nella sua ultima fase e la cosa che dobbiamo evitare a tutti i costi è che questa legislatura si chiuda con quella pagina e quel ruolo da definire per una struttura che a tutt'oggi non è certa nel suo essere struttura sanitaria anche nel prossimo futuro.

Io sono convinto che i tempi ci siano e che la determinazione dell'Assessorato, chiarita anche in questo intervento, che, lo ripeto, ho apprezzato molto ci porti appunto nel prossimo periodo a risolvere anche questi problemi. Ben venga il fatto che si inizia a ragionare sulla Casa della Salute e sul ruolo di integrazione socio sanitaria, questo termine va riempito di contenuti e va probabilmente anche individuato un unicum rispetto a quello che è la rete ospedaliera sinora pensata; un unicum perché il centro di Cagliari è un qualcosa che appunto in Sardegna non ha eguali per diversi motivi. Primo tra tutti perché è appunto il centro commerciale naturale più ampio in Sardegna per ovvi motivi, perché è il centro di un turismo destagionalizzato che è ancora in via di rodaggio, perché è un qualcosa che dieci anni fa non esisteva e che invece oggi è una realtà in grande espansione. Perché è una zona che quando è stato pensato il Policlinico di Monserrato andava via via spopolandosi e per contro invece l'hinterland di Cagliari diventava sempre più grande sempre più demograficamente abitato e ha visto trasformarsi appunto paesi in cittadine di 20-25 mila abitanti e invece in questa fase andiamo in una direzione contraria che vede il centro di Cagliari sempre più vivo, sempre più popolato e con una popolazione sempre più anziana che necessita di presidi sanitari che probabilmente vent'anni fa non venivano neanche messi in conto, perché si pensava a una città che andava in un'altra direzione.

E poi importante c'è il fatto che si tratta dell'opera principale, dell'opera architettonicamente più pregiata dell'architetto Cima. Un'opera che non dobbiamo far deteriorare e che non vedendo all'orizzonte la possibilità di trasformazione in indirizzi diversi, in utilizzi diversi rispetto a quello sanitario credo che oggi debba essere salvaguardata anche con quell'utilizzo pensato al momento della sua progettazione. Per cui appunto mi fa piacere l'apertura di credito, credo che l'approvazione della mozione sia un ottimo viatico per la risoluzione di questi problemi nel prossimo futuro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mariano Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU MARIANO (FI). Presidente per dichiarazione di voto, certo che se noi dobbiamo valutare le buone intenzioni daremmo di sicuro il nostro appoggio a quelle che sono le interlocuzioni, a quelle che sono le ipotesi e quant'altro sia per la valutazione o la rivalorizzazione di un patrimonio architettonico, sia per quel che riguarda una rete di servizi che al momento non vediamo. Allora siccome poi gli atti sono alla fine i fatti che contano allora noi con tutta la fiducia che possiamo avere nei confronti del Sindaco di Cagliari, e io parlavo di area metropolitana, di un patrimonio che è stato realizzato per, l'ha detto anche un collega precedentemente, per dare dei servizi non solo all'area metropolitana di quelle di oggi ma all'intera Provincia di Cagliari storica. Allora pensare tutto questo e non pensare nello stesso tempo che l'interlocutore primo non può essere solo Sindaco di Cagliari ma tutta l'area metropolitana, perlomeno, allora dire che i servizi comunque sia vanno commisurati non a una popolazione che fluttua ma una popolazione residente. Per cui oggi si vuole parlare e si vogliono fare dei propositi bene, andiamo sulle proposte quando vedremo sulla carta che davvero c'è la sensibilità necessaria, è stata maturata la sensibilità necessaria per poter dire che parliamo di atti e di documenti, allora potremmo avere anche la condivisione. Al momento, è chiaro che la condivisione non può esserci sulle buone intenzioni e su quelli che sono dei propositi che probabilmente potrebbero finire come il vecchio Ospedale Marino di Cagliari. Grazie.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione la mozione numero 406, Agus e più.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 406.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio approva).

La seduta è tolta, il Consiglio è convocato domani alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 19 e 41.