Seduta n.292 del 28/04/2018 

CCXCII Seduta

Sabato 28 aprile 2018

Presidenza del Presidente GIANFRANCO GANAU

La seduta è aperta alle ore 16 e 26.

FORMA DANIELA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta del 10 aprile 2018 (288), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Gaetano Ledda, Gianluigi Rubiu, Luigi Ruggeri, Luca Pizzuto, Roberto Deriu, Giorgio Oppi, Giuseppe Meloni, Augusto Cherchi hanno chiesto congedo per la seduta del 28 aprile 2018.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Gaetano Ledda, in data 24 aprile 2018, è stato nominato Presidente del Gruppo PSd'Az-La Base.

Comunico che il consigliere regionale Raimondo Cacciotto ha dichiarato, con nota del 19 aprile 2018, di aver aderito al Gruppo consiliare "Partito Democratico".

Risposta scritta a interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle interrogazioni numero 1028, 1358, 1392, 1427, 1439.

(Risposte scritte pervenute il 24 aprile 2018)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria. Sono pervenute le interrogazioni numero 1465, 1466, 1467, 1468, 1469, 1470, 1471, 1472, 1473.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gianfranco Congiu. Ne ha facoltà.

CONGIU GIANFRANCO (Partito dei Sardi). Grazie Presidente, consiglieri prima che inizi la seduta voglio richiamare l'attenzione dell'Aula sul fatto che stamattina è iniziato a Roma lo sciopero della fame da parte di 7 mila lavoratori del mondo della scuola, sono gli abilitati magistrali, e solo in Sardegna di questi 7 mila ne abbiamo milleduecento, Presidente. Milleduecento abilitati magistrali, abilitati magistrali inseriti in graduatoria, oltre a 102 già di ruolo, sono prevalentemente padri e madri di famiglia che lavorano nel mondo della scuola come insegnanti di sostegno, ripeto, abilitati da una legge dello Stato che prevedeva nel corso curriculare l'abilitazione conseguente all'insegnamento al corso di studio magistrale e che, per effetto di una norma nazionale, che stranamente ha effetto retroattivo, verrebbero esclusi dalle graduatorie. E quindi entro luglio, se non interviene un provvedimento legislativo, sarebbero 1200 lavoratori sardi, 1200 lavoratori sardi che improvvisamente rimarrebbero senza posto di lavoro. Stamattina hanno iniziato lo sciopero della fame, Presidente, quest'Aula si è già occupata del caso due mesi fa votando, mi pare fosse all'unanimità, un ordine del giorno, abbiamo già manifestato solidarietà. Approfitto di questo momento di lavoro dell'Aula per chiedere che il Consiglio regionale della Sardegna manifesti con un atto forte, manifesti solidarietà, manifesti un atto col quale ci ripromettiamo di intervenire immediatamente per sostenere la battaglia di chi, in questo momento, è stato defraudato da un diritto. Ripeto, 1200 lavoratori inseriti in graduatorie che corrono il rischio, per effetto di una norma bizantina, di essere estromessi dalle graduatorie nelle quali sono stati inseriti. Grazie.

PRESIDENTE. Sarà oggetto di discussione alla Conferenza dei Capigruppo che faremo la prossima settimana.

Ha domandato di parlare il consigliere Daniele Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE (SDP). Solo un minuto sull'ordine dei lavori, per ringraziare l'onorevole Gianfranco Congiu per aver sollevato questo problema che noi abbiamo portato in Aula qualche tempo fa con l'approvazione unitaria di un ordine del giorno, perché veramente fa specie questo atteggiamento da parte del Governo, che poi tra l'altro è stato sconfessato dal Consiglio di Stato. Però, la verità è che a oggi questi nostri concittadini rischiano davvero di vedere interrotta una prospettiva di vita, perché dall'oggi al domani rischiano di non avere più un posto di lavoro che è nei loro diritti. Quindi, anch'io chiedo un'azione forte da parte di tutto il Consiglio regionale e di tutta la Giunta perché sembrerebbe che senza un nuovo Governo la situazione possa non risolversi. Però noi abbiamo il dovere non solo politico non solo di dare solidarietà a quelle persone che hanno iniziato lo sciopero della fame, ma far capire loro che noi siamo assolutamente sulle loro posizioni e le difenderemo ad oltranza.

Discussione e approvazione della proposta di legge Cocco Pietro - Pittalis - Busia - Zanchetta - Rubiu - Cocco Daniele Secondo - Collu - Comandini - Cozzolino - Deriu - Forma - Lotto - Manca Gavino - Meloni Giuseppe - Meloni Valerio - Moriconi - Pinna - Piscedda - Ruggeri - Sabatini - Solinas Antonio - Tendas - Pizzuto - Lai - Zedda Paolo Flavio - Gaia - Perra - Agus - Anedda - Carta. "Inno ufficiale della Regione sarda" (503)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 503, "Inno ufficiale della Regione sarda".

Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il consigliere Pietro Cocco, relatore.

COCCO PIETRO (PD), relatore. Oggi è 28 aprile 2018, "Sa die de sa Sardigna", una giornata importante, la festa dei sardi, per cui è, anche dal punto di vista simbolico, importante, ma ovviamente non solo simbolico, predisporre una legge e portarla all'attenzione di quest'Aula per istituire l'inno della Sardegna. Va ricordato che nel 1999 questo Consiglio regionale aveva approvato la bandiera della Sardegna con la legge numero 44 nel settembre del 1999, per cui va inserito nella stessa legge, anche, questa è la proposta, della PL numero 503 dell'inno della Sardegna. Io con molto piacere illustro questa proposta, era stata illustrata, questa proposta di legge, del presidente del Consiglio Ganau durante una riunione dei Capigruppo che si era svolta qualche tempo fa, sulla quale quasi tutti i Capigruppo diedero parere favorevole. Quindi la richiesta era portarlo in Aula attraverso un "102", una procedura d'urgenza, cosa sulla quale, non essendoci convergenza unitaria di tutti i Capigruppo, la strada naturale che doveva essere seguita era quella di portarla all'attenzione della prima Commissione. La prima Commissione, all'unanimità dei presenti, ha licenziato il testo per l'Aula nella seduta pomeridiana dell'altro giorno, senza apportare nessuna modifica, nella medesima seduta ha nominato relatore il sottoscritto. Oggi, anche nella giornata nella quale ricorre il settantesimo anniversario dello Statuto speciale della nostra Regione autonoma della Sardegna, di cui parleremo dopo, nella seduta informale del Consiglio, proponiamo al voto dell'Aula l'istituzione dell'inno ufficiale della Sardegna. Su mundu depede reformare sas cosas c'andana male, ovvero il mondo deve riformare le cose che vanno male. Questo verso, che esorta e incoraggia al cambiamento e alla svolta, come tanti altri di significato simile, caratterizzano il contenuto del componimento "Su patriottu sardu a sos feudatarius". Interrompo un attimo "Su patriottu sardu" per dire che anche qua ci sono opinioni differenti sul testo esatto. Su "Su patriottu", così come è previsto nel testo dal quale noi prendiamo spunto per proporre la proposta di legge, c'è su una proposta di modifica attraverso un emendamento che ci dice che bisogna utilizzare la dizione "Su patriota", con una T e con la A che conclude la parola. Per cui "Su patriota sardu a sos feudatarios", che la proposta numero 503, fatta propria dalla prima Commissione consiliare, ha scelto di individuare quale inno ufficiale della Regione sarda. Come già affermato nella relazione che ne ha accompagnato la presentazione, la proposta riconosce questo componimento melodico tradizionale, noto anche come "Procurade 'e moderare", quale inno ufficiale della Regione sarda e ne inserisce la previsione nella legge regionale numero 10 del 1999, con la quale è stata adottata la bandiera della Sardegna. In tal modo, la disciplina che riguarda due importanti simboli dell'identità della Sardegna sono contenuti nella medesima legge regionale, a sottolineare l'importanza e l'attinenza che li accomuna. Essi, infatti, nell'ambito dell'unità e indivisibilità della Repubblica italiana, contribuiscono a sottolineare l'appartenenza, il legame, il vincolo di un popolo al proprio territorio, alla propria isola, alla propria terra, il popolo sardo, al quale lo Statuto speciale, legge costituzionale della Repubblica, fa esplicito riferimento agli articoli 15 e 28. Come già sottolineato nella relazione di presentazione della proposta, infatti il riconoscimento ufficiale dell'inno contribuisce per il suo significato storico e simbolico, per la lingua con la quale è scritto e per il valore del testo letterale, a sottolineare i caratteri identitari dell'autonomia speciale riconosciuta dalla Costituzione alla Sardegna. Il riconoscimento di ufficialità al componimento scelto assume anche un altro importante significato, poiché i suoi contenuti riletti nel periodo attuale devono rappresentare un modello al quale le istituzioni isolane si devono ispirare nell'azione di governo. "Gherra, gherra a s'egoismu", oggi le parole dell'inno ci invitano a considerare la tirannia senza identificarla con un particolare soggetto o poteri, ci invita a estirpare e sconfiggere l'ingiustizia, il privilegio, il sopruso e tutti gli altri mali che affliggono la società sarda sotto qualsiasi forma e manifestazioni essi si presentino. Lette in questa prospettiva, dunque, le parole dell'inno invitano a considerare il potere attribuito alle istituzioni democratiche principalmente come un servizio esercitato in funzione del bene comune delle persone e del loro territorio, come strumento di esclusione di tutte le forme di sfruttamento e di diseguaglianza, come opportunità per dare corpo ad azioni di sviluppo, di cura e di valorizzazione delle potenzialità e delle peculiarità che contraddistinguono la realtà sarda. Com'è noto, il componimento del 1794 di Francesco Ignazio Mannu di Ozieri, per via delle turbolenze che hanno contraddistinto il periodo storico nel quale è stato scritto, ha subito complesse vicissitudini che ne hanno per lungo tempo ostacolato anche la diffusione. Il titolo dell'inno indicato nella proposta di legge "Su patriota sardu a sos feudatarios" è quello che si riscontra nella versione del Raffa Garzia del 1899. Il testo licenziato dalla prima Commissione è identico a quella proposta di legge perché non sono state portate modifiche di nessun tipo. Si compone di tre articoli: il primo articolo prevede la modifica del titolo e della citata legge numero 10 del 1999; l'articolo 2 aggiunge un articolo alla legge numero 10 e dispone il riconoscimento del citato componimento quale inno ufficiale della Regione sarda, e rimanda a un decreto del Presidente della Regione la definizione delle specifiche modalità di esecuzione dell'inno e la pubblicazione del testo e dello spartito musicale; l'articolo 3, infine, dispone l'entrata in vigore della legge.

Colleghi, questa proposta di legge è stata sottoscritta da quasi tutti i Gruppi consiliari, che hanno ritenuto il componimento proposto come inno della Sardegna quello che fra gli altri meglio rappresenta la nostra terra. È naturale che possano esserci anche giudizi differenti, e pur tuttavia ritengo che non si possa dire che l'inno proposto non rappresenti un senso diffuso di apprezzamento per un componimento melodico e un testo che affonda le sue radici nel sentimento dei sardi per la Sardegna. Per questo, pur sapendo che ci sono posizioni anche differenti, auspico che possa esserci su una proposta di questo tipo e di questo tenore un voto unanime dell'Aula, pur consapevole, anche in virtù degli emendamenti che sono stati presentati, che questo così non sarà, però l'invito è ovviamente a riflettere perché un voto ovviamente unanime dell'Aula un significato differente certamente lo avrebbe. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Christian Solinas. Ne ha facoltà.

SOLINAS CHRISTIAN (PSd'Az-La Base). Oggi, in quest'aula, erede della plurisecolare tradizione parlamentare ed autonomistica della Sardegna, ricorrono fatalmente i simboli più autentici della nostra identità di popolo, i valori fondanti e riconosciuti di una comunità antica, il vissuto di una nazione in cammino verso quella che l'indimenticato Giovanni Lilliu definì felicemente "la frontiera Paradiso". Simboli, valori e vissuto che hanno trovato un riconoscimento legislativo in questi anni grazie all'impegno, alla passione, alla generosità del Partito Sardo d'Azione, che per primo, oramai quasi un secolo fa, con i combattenti reduci della prima grande guerra ed un anelito popolare forte, li iscrisse nel proprio statuto: l'autonomia la lingua, i quattro mori, la nostra bandiera comune, e Su patriotu Sardu e sos feudatarioso come inno. L'approvazione di questo disegno di legge, che adotta anche per la Regione Sardegna il lungo e complesso Carme del giudice ozierese Francesco Ignazio Mannu, rappresenta indubbiamente la conclusione di un percorso politico che da sardi, e soprattutto da sardisti, ci appartiene. Mi riferisco in particolare a quanti sono arrivati nelle istituzioni e alla politica dopo l'esaltante stagione del vento sardista, quella che, per intenderci, aveva spinto i quattro mori fino alla guida della Regione. Non spetta a me il compito di giudicare l'operato dei sardisti arrivati dopo gli anni del consenso, delle vittorie elettorali e di Mario Melis, ma a me corre l'obbligo e l'onore di ricordare però che la ricorrenza di Sa Die de sa Sardigna, che oggi celebriamo in quest'Aula, la bandiera dei quattro mori, che oggi esponiamo come vessillo ufficiale della Regione, e l'inno del Mannu, che oggi possiamo intonare come il canto di un popolo orgoglioso e fiero, sono i risultati politici ascrivibili all'azione e alle iniziative generosamente offerte alla Sardegna e alle sue istituzioni da quella generazione di sardisti che, a partire dai primi anni novanta, ha raccolto l'oneroso testimone e l'eredità politica di Giovanni Battista e Mario Melis, di Michele Columbu e Carlo Sanna. Onorevole Presidente, signore e signori della Giunta regionale, colleghe e colleghi, si compie così come detto il percorso politico del terzo sadismo, ed ho ritenuto corretto che in questa Sede, in questo caleidoscopio di simboli e suggestioni che adornano l'odierna ricorrenza, anche io ponessi termine alla mia esperienza di consigliere regionale dopo quasi dieci anni di impegni che ho cercato sempre di adempiere, pur nella consapevolezza dei miei tanti limiti, con disciplina e onore da questi banchi e da quelli della Giunta regionale. Consegnerò formalmente, a margine dell'approvazione di questa legge, l'opzione per il seggio senatoriale al quale i sardi, col loro voto del 4 marzo scorso, mi hanno eletto con suffragio lusinghiero e impegnativo. Avverto per intero l'onore e l'onere di aver riportato, dopo 22 anni di assenza, il PSd'Az in Parlamento, per dare voce e rappresentanza agli interessi vitali della Sardegna ed alle ragioni dei sardi, così da fare di questa nostra amata Terra, un'Isola più felice e più giusta, che restituisca a ciascuno l'orgoglio del proprio lavoro e la gioia del benessere che su di esso si fonda. Una Terra che sappia offrire ai propri figli le opportunità di rimanere, ed ai tanti emigrati di poter ritornare, che riconosca la funzione sociale culturale e politica dei circoli nel mondo che rappresentano il legame indissolubile e la continuità generazionale della coscienza collettiva del nostro popolo. Per una stagione che si chiude, si apre oggi la prospettiva nuova del quarto sardismo, che punta senza infingimenti ad un grande, ampio progetto di autogoverno della Sardegna, da costruire con quanti vorranno condividere con noi le istanze di libertà, di riscatto e di felicità del nostro popolo. Da oggi il mio impegno nelle Istituzioni è a Roma, ma il mio cuore e la mia politica restano qui, in Sardegna, tra la mia gente. Restiamo sardi e soprattutto sardisti a Cagliari come a Roma o a Bruxelles, in Senato come in Consiglio regionale diciamo: prima i sardi e prima la Sardegna, così come sta facendo oggi questa Assemblea se sceglierà Procurade e moderare come inno della Nazione, rendendo così storica la seduta celebrativa di Sa Die nel settantesimo anniversario dell'Autonomia speciale. Noi c'eravamo allora, nella Consulta, nella Commissione speciale, nell'Assemblea costituente che approvò definitivamente lo Statuto speciale, ci siamo oggi in questo Consiglio regionale dopo settant'anni, e contiamo di esserci anche quando la fase autonomistica, esaurendo la propria funzione storica, cederà il passo ad una stagione finalmente di maturità collettiva, che porterà a compimento la nazione sarda in una dimensione statuale perfetta. Nuove trincee e nuovi feudatari popolano la vicenda contemporanea, vecchie e nuove diseguaglianze hanno da essere rimosse, sofferenze, solitudini e disagi sempre più profondi si affastellano tra la gente e per intere comunità, che oggi più che mai chiedono alle istituzioni e alla politica risposte concrete e immediate. La continuità territoriale, la Zona franca, il sistema delle entrate, i maggiori poteri di autogoverno, restano i grandi temi ineludibili. Per dirla con le parole di Mario Melis, che a distanza di oltre trent'anni sono di una sconcertante attualità, oggi il concetto di democrazia passa attraverso il diritto al lavoro, altrimenti la parola democrazia risulta sufficientemente enfatica ma priva di reali contenuti. Tra le rinnovate domande dell'autonomia vi è quella dell'identità culturale come processo di riappropriazione dell'identità etnica di ogni popolo che vuole restare se stesso, che non accetta né prevaricazione né estinzione, ma fa riemergere prorompente la propria soggettività culturale, etnica e quindi politica, perché il dialogo sia reale. Non vi è dialogo, infatti, fra chi non esiste e chi invece, prevaricando gli altri, li estingue; il dialogo è possibile solo fra pari dignità, fra pari titolarità e soggettività politica. Ecco il nuovo concetto di democrazia, l'autonomia passa attraverso questi valori. Certo, l'economia, lo sviluppo sono processi importanti, ma al fondo sono i valori quelli che contano: il diritto al lavoro, la solidarietà, la collettività nazionale e la soggettività politica dei gruppi che compongono la comunità statuale. Ed in queste parole sta l'essenza del nostro sardismo e l'attualità delle 47 ottave del Mannu, modellate sulla struttura dei Gosos: "Custa, populos, est s'ora
d'estirpare sos abusos. A terra sos malos usos, a terra su dispotismu. Gherra, gherra a s'egoismu, e gherra a sos oppressores. Custos tirannos minores est pretzisu umiliare. Cando si tenet su bentu, est pretzisu bentulare"
. Il sardismo non è in declino, affermava il professor Lilliu su Le monde nel 1973, dal momento che si riparla di nuova autonomia. È difficile comprendere il sardismo per chi non è sardo e non conosce profondamente la storia e la mentalità della Sardegna, esso è tante cose in una volta: razionalità, istinto, esperienza storica, pulsione d'affetti nati dall'essere sardo, concepito come un fatto speciale, differente, è soprattutto il gusto di essere se stessi, come il Sin fine degli irlandesi. Onorevole Presidente, signore e signori della Giunta regionale, colleghe e colleghi, abbiamo una Terra, un popolo, una bandiera, una celebrazione nazionale, fra poco un inno, ma perché si completi questo percorso di valori, di tradizione, identità e sardità, dobbiamo poter dire anche sul piano legislativo, una lingua. Questo Consiglio deve riconoscere e ribadire che la lingua sarda è l'espressione della coscienza nazionale del popolo sardo, L'appello che rivolgo alle forze politiche di maggioranza e opposizione, ai colleghi e alle colleghe del Consiglio è nel senso di non prestare il fianco ai fraintendimenti, alle strumentalizzazioni e alle divisioni, serve oggi più di ieri riaffermare convintamente insieme le ragioni dell'unità e non alimentare gli elementi divisivi e di contrasto. La legge regionale numero 26 del 97 sulla promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna rappresenta ancora oggi un'avanguardia normativa fondamentale, non avrebbe senso archiviarne la portata sull'altare di un nuovo testo che al momento non ha raccolto le necessarie ampie condivisioni, e rischia di creare nuove fratture su un argomento che necessita invece del massimo di unità possibile. Oggi la sfida prioritaria sulla quale concretamente concentrare le energie è il recepimento della Carta europea delle minoranze linguistiche. Consentitemi infine, mentre mi accingo ad accomiatarmi da quest'Aula, di esprimere i sensi della mia personale stima e gratitudine a quanti in questi lunghi anni ed a diverso titolo con la loro professionalità e competenza mi hanno consentito di svolgere al meglio il mio ruolo istituzionale. Giunga il mio più cordiale saluto ed i migliori auguri di un proseguo di proficuo lavoro a lei, signor Presidente del Consiglio, al Segretario generale, ai referendari consiliari, ai funzionari, al personale amministrativo, tecnico ed esecutivo, dai resocontisti agli assistenti ed ai commessi, ai giornalisti dell'ufficio stampa, al personale della vigilanza, al Presidente della Regione ed alla Giunta, a tutte le colleghe e colleghi consiglieri senza distinzione di schieramento, agli amici del Gruppo Sardista, ai giornalisti corrispondenti ed operatori della sala stampa che hanno sempre garantito una corretta informazione sulle vicende politiche del Consiglio e che hanno voluto riservarmi un'attenzione che spero di aver meritato sul campo. Ma mi sia consentito, in conclusione, di rivolgere un ringraziamento particolarmente sentito e sincero a tutti i militanti sardisti ed a tutto il partito che mi onoro di rappresentare in qualità di segretario nazionale, per avermi consentito prima di arrivare qui, nella massima Assemblea rappresentativa sarda, ed oggi di emozionarmi ancora in questo saluto che sancisce il ritorno storico del PSd'AZ nel Parlamento e l'apertura di una stagione nuova della secolare storia del sardismo, che ha intrecciato indissolubilmente le proprie sorti a quella della Sardegna e del popolo sardo. Grazie a tutti e Fortza Paris.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Paolo Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA PAOLO (SDP).

(Intervento del consigliere svolto in lingua sarda)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Michele Cossa. Ne ha facoltà.

COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Presidente, onorevoli colleghi, nei mesi scorsi abbiamo sollevato, presentando una proposta di legge come Gruppo dei Riformatori (ma è una proposta di legge sottoscritta anche da altri colleghi) la necessità di dotare la Sardegna di un inno. Certo non stiamo parlando di una questione che risolve il problema della fame nel mondo, non risolve neanche i problemi della Sardegna, però ha suscitato un dibattito interessante, un dibattito nel quale sono emerse molte e variegate posizioni. Perché un inno? Perché il popolo sardo, una Nazione senza Stato, nella quale però è presente un forte sentimento identitario che lega indissolubilmente i sardi in qualunque parte del mondo si trovino, la presenza oggi della rappresentanza degli emigrati sardi in Italia da questo punto di vista è estremamente significativa, un legame che riguarda le loro radici, che riguarda il loro DNA e che ha l'esigenza di essere rappresentato anche attraverso dei simboli. È stato detto da alcuni colleghi, la bandiera è sicuramente un segno distintivo di appartenenza ad una comunità e consente di sintetizzare quegli elementi nei quali un popolo si riconosce. Questo è il messaggio che viene trasmesso quando noi vediamo, e la vediamo quasi sempre, una bandiera sarda che sventola in qualunque tipo di manifestazione, che sia l'udienza del Papa, che sia un concerto di musica, che sia una manifestazione sindacale, in qualunque parte d'Italia, a volte anche del mondo, essa si tenga. L'inno, che attraverso la musica e attraverso il testo tocca le corde più profonde del sentimento di appartenenza del popolo sardo, è l'altro elemento simbolico importante. La Sardegna ha una lunga tradizione in materia, a partire da s'himnu sardu nationale "Conservet Deus Su Re" del 1842 fino alla proposta avanzata nel 2005 dal maestro Antonio Deiara di adottare l'inno sardo "Sardigna" su musica di Lao Silesu e su testo riadattato di Montanaru. Certo, l'inno che si propone oggi all'approvazione "Procurade 'e moderare" incarna la ribellione dei sardi verso l'oppressione dei feudatari, però esistono anche altri canti della sardità. Noi nella nostra proposta, ma lo abbiamo fatto per motivi eminentemente tecnici, onorevole Zedda, perché non era possibile presentare una proposta di legge di questo genere lasciando indeterminati alcuni aspetti come l'indicazione di alcune ipotesi, abbiamo fatto delle ipotesi, ripeto, su cui discutere, su cui ragionare, avremmo potuto metterne altre ed è stata anche avanzata autorevolmente la proposta di scrivere ex novo l'inno sardo, cioè di fare un bando, di nominare una Commissione che scegliesse tra altre nuove proposte di inno sardo più attuali, ed erano possibili tante altre strade. Interessante quello che ha fatto la Federazione russa che ha adottato la musica, bellissima peraltro, dell'inno sovietico e ne ha cambiato le parole adattandole ovviamente alla realtà attuale. Allora signor Presidente, onorevoli colleghi, chi è che deve scegliere l'inno sardo, l'inno dei sardi anzi? La proposta di oggi ci dice: lo scelga il Consiglio regionale. Ma siamo sicuri che sia davvero questa la strada migliore? Riflettiamo onorevoli colleghi sulla opportunità che una scelta così fortemente evocativa come l'inno sardo debba essere alla fine della fiera una specie di affare di Palazzo sia pure fatto in una occasione solenne come è la seduta del Consiglio che si tiene "Sa die de sa Sardigna" circoscritto all'ambito dei 60 consiglieri regionali. Abbiamo fatto un esperimento mediatico, empirico, piccolo, in cui abbiamo visto che il popolo sardo, perlomeno quelli che hanno accettato di partecipare al dibattito si è espresso in maniera molto variegato però abbiamo soprattutto osservato la passione che la gente ci ha messo, le argomentazioni, lo sforzo di studio che qualcuno ha anche profuso affrontando questo argomento. Badate signor Presidente, onorevoli colleghi, non faremo barricate su questo per quanto sia mancato anche, onorevole Pietro Cocco, il garbo istituzionale di mettere in discussione e di prendere in esame anche la nostra proposta di legge che è stata la prima ad essere presentata secondo una prassi che si è instaurata in questa legislatura e che lascia sempre l'amaro in bocca, ci sono diverse proposte, se ne prende una e si esamina solo quella. Avreste potuto bocciarla, sarebbe stato più dignitoso per voi e soprattutto per quest'Aula. Però ripeto, onorevoli colleghi, ragioniamo se è questa la strada migliore perché ci troviamo in un momento topico della vita della Sardegna perché quest'anno ricorre il settantesimo anniversario dello Statuto che oggi celebriamo in maniera solenne, che ci accompagnerà durante tutto questo anno, e perché la Sardegna freme, è sensibile, è mobilitata sul grande tema della insularità che oggi è diventato il tema all'ordine del giorno non soltanto della politica sarda ma anche della politica nazionale grazie alla mobilitazione delle altre isole, dalla Sicilia alle isole minori d'Italia, grazie al messaggio che stanno trasmettendo gli emigrati sardi attraverso la FASI che si stanno mobilitando dovunque sono presenti per tenere alta l'attenzione su questo tema che è il tema della Sardegna. Allora quale migliore opportunità per coinvolgere l'opinione pubblica sarda per discutere anche dell'inno, per aggiungere alla parte economica o prevalentemente economica se vogliamo, che riguarda la grave penalizzazione che rappresenta per la Sardegna la condizione di insularità, per affiancare a questa partita anche la partita dell'anima sarda incarnata dall'inno nazionale.

Sarebbe stato un grande momento di riflessione collettiva, di coinvolgimento delle scuole, del mondo della cultura, dell'intero popolo sardo per una scelta condivisa dal popolo sardo. Forse stiamo sprecando una grande occasione, un'occasione di disseminazione culturale, di rafforzamento del sentimento identitario e quindi della coesione del nostro popolo, di consapevolezza della peculiarità della Sardegna in un momento storico in cui proprio di coesione e di determinazione del popolo sardo c'è estremo bisogno.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Anna Maria Busia. Ne ha facoltà.

Non è in Aula, decade.

È iscritto a parlare il consigliere Gennaro Fuoco. Ne ha facoltà.

FUOCO GENNARO (Sardegna). Io intanto sento il dovere di fare una precisazione che non vuole essere una polemica perché insomma su un argomento come questo sarebbe sbagliato mettersi a polemizzare o creare, diciamo, un astio che non c'è. Però in qualità di Vicepresidente della prima Commissione vorrei far rilevare all'Aula e anche all'onorevole Cocco che forse prima un po' impropriamente ha parlato di esame da parte della prima Commissione, di scelta da parte della prima Commissione e di valutazione da parte della prima Commissione che non c'è stata perché in realtà noi non abbiamo esaminato le proposte che riguardavano l'inno sardo, non abbiamo neanche preso in considerazione, come diceva giustamente il collega poc'anzi, la proposta del Gruppo dei Riformatori e di altri colleghi. Abbiamo semplicemente preso atto, non abbiamo neanche potuto votare, io non so perché non abbiamo neanche votato sulla proposta, dice che non necessitava una votazione e con molta perplessità e con molta fretta si è portato il provvedimento di fronte all'Aula.

Io, ripeto, non voglio fare una polemica, voglio soltanto con precisione riferire le premesse di questo provvedimento che sono premesse a nostro avviso sbagliate. Perché noi come Gruppo abbiamo presentato una proposta alternativa che è quella dell'inno della Brigata Sassari che è un inno molto semplice, orecchiabile, molto conosciuto e che riporta alla memoria dei sardi e di tutto il popolo sardo delle situazioni nelle quali i sardi si sono imposti al popolo italiano per questa loro caparbietà e per questa loro capacità di portare avanti un discorso che poi, "Dimonios" la nostra proposta, è una proposta che non parla di guerra, parla di pace, parla di rispetto, di onore e di dignitàe identità della terra sarda, ma in realtà vorrei affermare con certezza, almeno da parte mia, ma credo anche da parte degli altri colleghi, che noi non siamo convinti che solo "Dimonios" possa essere o rappresentare degnamente l'inno dei Sardi, noi stiamo semplicemente convinti che possa essere la proposta migliore, ma soprattutto siamo convinti che il metodo che si è utilizzato per la scelta sia un metodo sbagliato, perché avremmo preferito una condivisione, una partecipazione maggiore. E su un argomento come questo, io credo di poter affermare con certezza che era giusto coinvolgere quanto più possibile il popolo sardo, certamente non è che bisognava fare un sistema di consultazione oneroso, oggi come oggi, attraverso internet, ci sono sistemi di rilevazione che ci consentono, senza impegnare capitali, attraverso un portale, anche quello della Regione, o magari un portale più efficiente o più diffuso, di poter sentire l'opinione del popolo sardo, sarebbe stato anche un percorso più sentito, più condiviso. Quindi, alla fine, noi certamente non voteremo contro questa proposta, pur avendone presentata una alternativa, proprio perché non è un argomento sul quale poi alla fine ci si possa scontrare e si possa fare un una scorrettezza di tipo quasi istituzionale, quindi vorrei ribadire che rispettiamo fortemente, apprezziamo anzi, l'inno che è stato scelto, contestiamo assolutamente il metodo con cui si è arrivati a questa scelta, e proprio per questo abbiamo presentato una proposta alternativa, che secondo noi è altrettanto, se non più, valida. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Emilio Usula. Ne ha facoltà.

USULA EMILIO (Gruppo Misto). Presidente, un saluto a tutti i presenti. Sa die de sa Sardigna non può e non deve essere una commemorazione che talvolta, come capacità, scivola in una connotazione folcloristica dei moti insurrezionali del 1794, deve rappresentare un'occasione di forte riflessione sulla condizione della nostra terra e sullo stato di emancipazione del nostro popolo, per questo mi sembra quanto mai opportuno oggi, anche per il valore simbolico di questa giornata, denunciare in quest'Aula, nella sede della massima rappresentatività del popolo sardo, una contraddizione clamorosa con lo stesso spirito e il significato profondo delle celebrazioni del 28 aprile. Oggi si parla di un inno contro la tirannia, va bene, questa è un'occasione però anche per ribadire la volontà del popolo sardo ad avere, allora come oggi, il riconoscimento e il rispetto dei suoi diritti, della sua storia, della sua cultura, della sua lingua, del suo territorio, di pretendere maggiori spazi di governo, del suo diritto ad autodeterminarsi, di essere rappresentata in modo equo e di vedere rispettato il principio fondante della democrazia. Spetta alla politica il dovere ineludibile di assicurare, garantire, curare e difendere con tutti i mezzi la democrazia. Oggi lo strumento democratico più alto è la partecipazione, intesa come espressione della volontà del cittadino che si traduce anche nel diritto ad essere eletto, o a scegliere i propri rappresentanti attraverso il voto, ma il voto non può e non deve essere mai ridotto al rito inutile o ingannevole. La composizione di questo Consiglio regionale è però il risultato di una legge elettorale definita, a più riprese e da più parti, una porcheria, un pasticcio antidemocratico che ha determinato l'esclusione dal diritto di rappresentanza oltre 120.000 cittadini votanti, uomini e donne che hanno espresso inequivocabilmente la loro volontà, una volontà disattesa e vanificata, resa insignificante senza alcun peso proprio dalla legge elettorale vigente. Un po' tutti e tutte le forze politiche, e anche lei Presidente Ganau, in più occasioni qua dentro, ha e abbiamo sottolineato la necessità di modificarla questa legge. Una legge che ha clamorosamente dimostrato la sua iniquità e la sua inappropriatezza democratica. Purtroppo è di questi giorni ed è sotto gli occhi di tutti, io dico anche la strafottente e sgradevole assenza di volontà a discutere, a modificare e adeguare in senso democratico questa legge elettorale truffa. Ci si nasconde dietro giustificazioni risibili di tempo, o parlando di altre priorità, la verità è che i partiti con più forte rappresentanza in Consiglio si mostrano convergenti e univoci nel difendere, con la solita arrogante autoreferenzialità, le loro quote di rappresentanza, sperando di preservarle. Rossomori, e la coalizione di autodeterminazione, denunciamo questo sopruso oggi, il giorno dedicato all'emancipazione del popolo sardo, lanciando un appello ai cittadini, a lei Presidente, e a tutte le forze autenticamente democratiche perché ci si opponga al progetto di autoconservazione, che ha offeso e vuole offendere ancora una volta la volontà popolare. Chiediamo e pretendiamo l'avvio della discussione di una nuova legge elettorale, più giusta e rispettosa della volontà popolare. Anda beni s'innu, anda beni "Procurade 'e moderare", ma prusu de "procurare 'e moderare", oi, depeusu zerriai, ancora cun prus forza, "a forasa sa prepotenzia".

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Anna Maria Busia. Ne ha facoltà.

BUSIA ANNA MARIA (Gruppo Misto). "Sognare le isole, non importa se con angoscia o con gioia significa sognare di separarsi, di essere soli e perduti, di essere già separati, lontano dai continenti, significa sognare di ripartire da zero, di ricreare, di ricominciare. Ci sono isole derivate, ma l'isola è anche ciò verso cui si va alla deriva, e ci sono isole originarie, ma l'isola è anche l'origine, l'origine radicale e assoluta". Deleuze.

Oggi, cari colleghi e care colleghe, le date che ricordiamo gli eventi che oggi celebriamo sono uniti da un comune denominatore, rappresentato dalla volontà del popolo sardo di avere maggiori spazi di autogoverno, dalla chiara e forte volontà di sottrarsi al malgoverno rappresentato ieri dalla tirannia dei piemontesi e ancora prima da quella aragonese. Questo spirito di insoddisfazione storicamente riemerge ed è oggi di estrema attualità, considerato il malcontento diffuso tra i cittadini rispetto alla politica nazionale nei confronti dell'isola. L'inno, che oggi l'Aula spero approvi, penso possa diventare l'inno anche di quei giovani che oggi non lo conoscono ma che potranno riconoscersi nelle strofe scritte quasi tre secoli fa. Cito soltanto alcuni passaggi che mi colpiscono in particolar modo.

"E cominzat sa passienzia in su pobulu a mancare". "Intanto nell'isola nostra numerosi giovani con talento e virtù, oziosi, lasciano", e al barone sardo, indegno, "per ottenere quello che desideri, vendi la tua Patria e cerchi, forse di nascosto, di screditare i sardi". "Sardos mios, ischidade. Guerra, guerra all'egoismo e guerra agli oppressori, questi piccoli tiranni bisogna umiliarli". Cosa chiedevano di diverso rispetto ad oggi i sardi del triennio rivoluzionario? I sardi chiedevano semplicemente che venisse loro riservata una parte degli impieghi civili e militari, e una maggiore autonomia rispetto alle decisioni della classe dirigente locale. Certo a ben vedere anche i secoli addietro, a seguito della rivoluzione non riuscita, i rivoltosi si divisero, da un lato c'erano i sardi che chiedevano ai piemontesi solo più poteri, "guerra, guerra all'egoismo". Cosa mette in luce questo dato? Le nazioni dove si vive bene nel benessere e nel rispetto dei diritti civili sono nazioni governate e amministrate bene, pertanto in questa giornata di celebrazione importante, mi piace guardare non soltanto a quello che è accaduto in passato, ma a quello che può accadere in futuro, e allora penso che occorra convogliare quel sentimento diffuso di insoddisfazione in una incessante e continua azione positiva di concreto esercizio dei poteri assegnati, quelli attualmente riconosciuti, e se non dovessero bastare, per soddisfare i bisogni e gli interessi pubblici dei sardi, quelli nuovi che all'interno anche dell'attuale cornice costituzionale possono essere individuati e introdotti. Mi ricollego, quindi, alla celebrazione del settantesimo anno dello Statuto sardo, diverse disposizioni del nostro Statuto speciale sono inattuate, in altri casi l'autonomia è stata esercitata in termini limitativi riproducendo spesso disposizioni nazionali non capaci di regolare in modo adeguato le specificità del nostro territorio. Cito alcuni esempi: l'articolo 13, lo Stato con il concorso della Regione dispone un piano organico per favorire la rinascita economica e sociale dell'isola; articolo 3, competenza primaria in materia di ordinamento degli uffici e degli enti amministrativi della Regione, stato giuridico ed economico del personale; articolo 15, come ricordava l'onorevole Usula, statutaria consente di disciplinare le modalità di elezione, sulla base dei principi di rappresentatività e di stabilità, del Consiglio regionale, del Presidente della Regione, dei componenti della Giunta regionale; ancora, revisione dello Statuto; e, soprattutto, articolo 56, Commissione paritetica e norme di attuazione. Le norme di attuazione come sappiamo, o meglio, come è bene ricordare anche in questo caso, sono state scarsamente utilizzate in Sardegna, le ragioni sono diverse. Ragioni di natura politica, genericità delle disposizioni statutarie, resistenza della burocrazia centrale, e malfunzionamento dell'organo deputato a predisporre le norme: la Commissione paritetica. Dall'approvazione dello Statuto in Sardegna sono state adottate soltanto 29 norme di attuazione in certe fasi, per alcuni anni, non si è avuta una sola norma di attuazione. Limitando l'analisi a confronto con la Regione che ha utilizzato maggiormente lo strumento delle norme di attuazione, il Trentino Alto Adige, si nota non solo la differenza quantitativa, il Trentino ne ha promulgate 182, ma altresì la continuità e la regolarità nella produzione delle norme di attuazione nel corso degli anni. Occorre rimarcare che le norme di attuazione, secondo la giurisprudenza costituzionale, possono avere anche una funzione innovativa rispetto alle disposizioni dello Statuto, allo Statuto che devono attuare, e pertanto rappresenta uno strumento efficace di aggiornamento degli Statuti speciali, così come precisato dalla Corte costituzionale con sentenza numero 213 del 1998. Esse svolgono non solo funzione di attuazione - dice la Corte - ma anche di integrazione degli Statuti speciali.

Questo è solo un esempio per rimarcare come il conseguimento di maggiori spazi di autonomia possa essere raggiunto già in questa fase nell'ambito di quel quadro costituzionale vigente, avvalendosi degli strumenti già riconosciuti alla Sardegna dalla legge costituzionale numero 3 del 1948, e che purtroppo finora sono stati scarsamente utilizzati. In tal senso, una regolamentazione della Commissione paritetica, peraltro da me proposta in questa legislatura, credo che potrebbe generare dei benefici in termini di capacità di costruzione di un vero modello di Regione speciale. Ancora, nuova legge elettorale, come è stato ricordato, urge, è necessaria proprio per le ragioni che sono state già spiegate.

Sardos mios ischidade, grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Paolo Truzzu. Ne ha facoltà.

TRUZZU PAOLO (Sardegna). Grazie Presidente. Signor Presidente, signore e signori Assessori, onorevoli colleghe e colleghi, io sono soddisfatto del dibattito di questa sera, credo che la provocazione che con i colleghi abbiamo avanzato, le richieste dei colleghi dei Riformatori dimostrano che non solo in quest'Aula, ma anche al di fuori di quest'Aula, su un tema così importante, un tema identitario ed identificativo della nostra terra ci siano sensibilità diverse. Sono soddisfatto e un po' dispiaciuto perché probabilmente questo dibattito l'avremmo potuto fare un po' prima e arrivare all'Aula con un confronto un po' più chiaro tra le diverse sensibilità e proporre, magari, una scelta unitaria. Perché non è un derby tra fazioni, non è un derby tra "Procurade' 'e moderare" e "Dimonios", non è di questo che noi oggi vogliamo discutere. Vogliamo discutere di un qualcosa nel quale i sardi e la Sardegna possano riconoscersi, e nessuno di noi mette in discussione il valore storico, culturale e sociale dei motti del 1794. Nessuno lo vuole fare perché è stato uno di quei momenti in cui la Sardegna ha preso sicuramente coscienza di sé, però non vorrei nemmeno che nessuno potesse pensare che il valore di "Dimonios" sia semplicemente quello di una "marcetta" militare, perché non è questo, e se c'è ancora qualcuno in quest'isola convinto che "Dimonios" sia una "marcetta" militare vuol dire che la storia non ci ha insegnato niente. Perché dimostrano sarà presente alla Brigata Sassari e vorrei ricordare a tutti che, benché sia stato scritto nel 1994 e quindi sia abbastanza recente, ha alle sue spalle una storia antica che ci deve rendere tutti orgogliosi, e ha una storia che fa parte a pieno titolo della Sardegna. Perché dietro quella bandiera, che è stata portata nelle trincee, 108.000 sardi per la prima volta hanno marciato uniti, hanno combattuto fianco a fianco. 13.000 sono morti. E un popolo che non si ricorda che cosa è stato il sacrificio che hanno fatto, per la Sardegna e per l'Italia, è un popolo che non ha futuro.

Allora, la proposta era quella che abbiamo fatto era una proposta per cercare di sollevare il dibattito, il dibattito che fra l'altro è avvenuto ampiamente sui giornali, all'interno delle associazioni ma che ha visto poco coinvolto questo Consiglio regionale, di questo forse dovremmo tutti dispiacerci. Dovremmo anche fare un atto di umiltà e ricordarci quello che la storia ha rappresentato, anche per il Consiglio regionale e per la Regione Autonoma Sardegna, io vorrei ricordare a tutti che sino a qualche anno fa, magari qualche decennio, la festa della Regione Sardegna veniva il 28 di gennaio, e quest'anno ricorrono i cent'anni, o meglio sono passati cent'anni dell'anniversario del 28 gennaio, che era la battaglia dei Tre Monti. La prima vittoria italiana grazie alla Brigata Sassari dopo Caporetto, che ha cambiato l'esito della guerra, che ha portato la Sardegna e i sardi su tutte le pagine dei giornali internazionali. Io penso che questo sia un atto diciamo di giustizia verso i nostri nonni, i nostri genitori penso che ognuno di noi abbiamo avuto un militare, un parente meglio, che ha combattuto nella Brigata Sassari, quindi dovremmo interrogarci. Onorevole Zedda, io non so se lei sia riuscito a consultare un milione di sardi, io sinceramente non so se appartenga più alle corde dei sardi "Dimonios" o "Procurade' 'e moderare". So per certo però, so per certo però che "Dimonios" non appartiene solo ai sardi, o meglio che nel momento in cui suonano le note di quella "marcetta" tutto il mondo identifica la Sardegna. Questo forse è un patrimonio, ripeto, che ci dovrebbe portare un po' a riflettere su quello che stiamo facendo oggi e soprattutto a chiederci chi siamo noi per scegliere, con un atto di umiltà e a non commettere un atto di tirannia, a non comportarci con arroganza, e magari capire che cosa ne pensano i nostri concittadini su un tema che ha un valore fondamentale per la nostra identità.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gianfranco Congiu. Ne ha facoltà.

CONGIU GIANFRANCO (Partito dei Sardi). Grazie Presidente. Una giornata particolare, da un lato con una enfasi propria della ricorrenza del settantennale dell'Autonomia celebriamo politicamente l'esatto contrario di quello che con l'Inno vorremmo invece tramandare. Con l'Inno ci riconosciamo Nazione, con le celebrazioni per i settant'anni non ci riconosciamo nazione. Con l'Inno abbiamo la pretesa di rappresentare un popolo, con i 70 anni di Autonomia questa pretesa rappresentativa viene delegata. È molto più semplice ragionare sull'Inno come una operazione di analisi di come la Sardegna e i Sardi vivono la dimensione del presente e la vogliono tramandare, di come i sardi oggi vivono la loro sardità e di come vorrebbero che i figli la ricevessero in eredità.

Io sono tra quelli che non ha firmato la proposta di inno, perché come sardo del 2018 non mi riconosco in una protesta ribellista, non mi riconosco in un incedere verso la condanna di un feudatario, che oggi mi chiedo chi possa essere, e di chi esercita la tirannide, perché questo presuppone un giudizio negativo di me stesso, presuppone che io mi veda oppresso, presuppone che io mi veda sottomesso, presuppone che io dia di me una concezione negativa che non voglio dare! E' in atto in Sardegna un ripensamento politico su quello che ci aspetta nei prossimi anni; al di là delle celebrazioni, l'autonomismo mostra le sue rughe, al di là delle celebrazioni l'autonomismo mostra segni evidenti di fallimenti, bene, riconoscendoci Nazione con l'inno noi dobbiamo incarnare un modello rappresentativo della Sardegna che non può essere quello dei moti insurrezionali ma deve essere un percorso evolutivo fatto di riappropriazione, non a caso uso questo termine "riappropriazione", di diritti statuali originari, di riappropriazione di una dimensione già conosciuta, per lunghi secoli già conosciuta, che era la dimensione della statualità, riappropriazione per il tramite del ragionamento politico articolato, per la conquista di nuovi poteri. E come voglio sostenere il ragionamento politico articolato? Con la visione cupa e pessimistica del sardo oppresso che, nel 2018, ha bisogno di tirare su la testa per vincere chissà quale sopruso? O invece vogliamo percorrere la via della nostra sardità in maniera più inclusiva, riconoscendoci gli uni con gli altri, anche con gli amici della Fasi che sono dietro; riconoscendoci con parole, gesti, emozioni che sanno di inclusività e, perché no, di amore. Io penso che A Diosa, "No potho reposare", sia quel messaggio che più di altri induca su questi concetti, oggi, nel 2018, io penso che A Diosa sia quel messaggio di solidarietà, di fratellanza, dove si auspica, anche lì, un mondo bellissimo, io penso che A Diosa sia, nella lettura non vittimistica di una cultura storiografica italiana che ha voluto che questa terra parlasse il linguaggio cupo della mestizia, il linguaggio cupo dell'aridità … io penso che dobbiamo ribellarci a questo incastellamento della Sardegna in un contesto storiografico europeo che ci vede perdenti, che ci vede oppressi, che ci vede vittime sempre di qualcosa e di qualcuno; sono stufo di piangermi addosso, e non ritengo che oggi mi rappresenti, rappresenti la parte politica che io rappresento, rappresenti una certa quota di Sardegna che si è interrogata sul significato dell'inno, su quello che siamo e su quello che vogliamo trasmettere, l'inno baronale alla rivolta non rappresenta la Sardegna moderna, quella Sardegna che vuole essere protagonista in Europa, quella Sardegna che vuol rivendicare nuovi poteri con lo Stato; non è rappresentativo di un mondo moderno come il nostro, è rappresentativo di un mondo che non abbiamo conosciuto, che abbiamo solamente studiato e che oggi non c'è, non ha nulla a che vedere con la pretesa di un confronto muscolare con lo Stato, non ha nulla a che vedere con la rivendicazione dei maggiori poteri, a meno che non si dica che il feudatario è lo Stato italiano, allora cambierebbe qualunque prospettiva.

"Nasce il sardo soggetto a rei mandamenti comandamenti; tributi e pagamenti deve dare al sovrano in bestiame ed in grano, in moneta e natura, paga per la pastura, paga per seminare; già prima che i feudi fossero fiorenti borghi lieti di campi e di vigneti, di pigne e di covoni or come voi Baroni tutto questo è passato, colui che ve l'ha dato non ve lo poteva dare", questo è Procurade 'e moderare, questo è l'inno contro la tirannia. Siamo nel 2018, noi vorremmo parlare di una Sardegna che è capace di amare, noi vorremmo parlare di una Sardegna che coniuga le parole del rispetto, dell'accoglienza, della fratellanza, degli altri verso se stessi, questo è il linguaggio che vorremmo parlare, penso che A Diosa possa essere un momento di sintesi, possa essere un momento in cui noi ci si possa ritrovare dietro questa nuova terminologia.

PRERSIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Qualche persona prima che iniziasse la seduta mi ha raccomandato: "Siate uniti". Io sono per l'unità, quando l'unità vede tutti insieme, coralmente, dopo un dibattito, dopo che è stata sviscerata la materia e si è trovato un punto di sintesi, quello più alto possibile che possa rappresentare il popolo sardo. Basta con le politiche cosiddette del buonismo! E' tutto buono, infatti tutte le vacche sono nere in una notte nera, anche quelle bianche! Non può essere più così, bisogna cominciare a dire pane al pane e vino al vino, bisogna cominciare a dire che la Sardegna vuole riiniziare a marciare; ha necessità di un inno? Sì, ma per marciare unita, per avere il riscatto dalla propria storia! Mi fa piacere che l'amico Congiu, avvocato Congiu abbia ricordato alcuni passaggi, piuttosto sono rimasto un po' stranito da un'intervista che ho visto fatta a un docente chiamato per parlare de Sa die de sa Sardigna, mi pare su Rai Tre, il quale ha detto "è un canto che si ha da duecento anni, chi non lo vuol cantare non lo canti, andate avanti", con un'arroganza e supponenza intellettuale che Dio ne scampi e liberi. Nel 2018 abbiamo altri momenti significativi, ed è giusto chiedersi: qual è il barone più cattivo, qual è il padrone più cattivo nei confronti dei sardi, del popolo sardo? Forse noi stessi, che non siamo stati capaci di unirci in un dibattito serio e approfondito che ci portasse insieme alla conquista di quelle che sono le giuste cose che reclamiamo, quelle cose che dovremmo reclamare a uno Stato che non ho mai riconosciuto l'articolo 8 dello Statuto di autonomia, di cui celebriamo i settant'anni, o l'articolo 13 dallo Statuto che non è stato mai più riconosciuto e che parla della legge di rinascita. Qual è il tiranno, qual è l'abominio che viene compiuto in tutti gli staterelli della Sardegna? I sindaci, che sono obbligati a mantenere in piedi l'ultima essenza della società civile e non riescono a governarla perché tra l'altro assaltati da delinquenti? Magari delinquenti perché affamati, perché hanno bisogno, perché non trovano un posto di lavoro. E' questa la Sardegna che rappresentiamo?

Le 47 strofe, o ottave meglio, ce le ricorderemo tutte, le leggeremo tutte, le canteremo tutte? Abbiamo scelto quali dovremmo cantare se eventualmente questo sarà l'inno? Due, tre, quattro quali? La fretta fa veramente i gattini ciechi. E tanto ciechi li fa che offende anche in via istituzionale chi ha presentato la proposta di legge prima di questa, e non viene neanche presa in considerazione, mi offendo solo per quello, perché siedo qui con pari dignità del primo firmatario Cocco, come chiedo con pari dignità di tutti a rappresentare il popolo sardo, ma rappresentiamolo con dignità vera, non cerchiamo di fare i furbetti della situazione e facciamo approvare sottotetti se approvato anche una delibera da portare il giorno in cui facciamo Sa die de sa Sardinia, e vi potrei raccontare come è stata scelta Sa die de sa Sardinia il 28 di aprile, perché ero lì! È andato via il nuovo senatore, gli avrei raccontato come avveniva, era un bisticcio tra intellettuali e infine si decise per il 28 per i moti che metteva quasi tutti d'accordo, ma altri pensavano ad un'altra giornata per la Sardegna, andatevi a vedere perlomeno quelli che sono i verbali della Commissione. O debbo andare a cercare altre cose? Ma qui credete di essere tutti i furbi e non sapere che siamo davanti alla gente, che dobbiamo dire la verità, che viene reclamata dalla gente. Ora se questo è avremmo dovuto fare con umiltà qualche passo precedente, discutere quello che stiamo discutendo qui adesso, arrivare affinando una soluzione che avrebbe affratellato tutti i sardi, infatti, c'era la necessità di approvare un inno che unisce i sardi di tutto il mondo, facendoli riconoscere in questa terra aspra e forte che nella sua tenacia e nei suoi secoli mantiene la idealità di terra del mito, e neanche su questo siamo stati capaci e quando si parla di terra del mito vuol dire andare a prendere la storia, a proporre la Sardegna e dare opportunità ai sardi che sono andati in contenente e all'estero e che si sono conquistati la loro dignità di vedersela riconosciuta in terra di Sardegna, cosa che spesso non avviene e che certamente neanche questo consesso consiliare ha mai fatto tutto per poterglielo riconoscere. Hanno avuto dignità, hanno percorso strade di durezza, di lavoro ma hanno conquistato economia, persino la politica sono riusciti a conquistare, dove sono stati in Italia e in Europa per non dire nel mondo. Ma noi abbiamo paura di questa gente che ci ha fatto vivere quando c'era la possibilità di avere le rimesse da parte di coloro che lavoravano all'estero. Oggi quasi, quasi li accogliamo così ma non fiatate, venite fatte da corollario, da rappresentanza, siete la rappresentanza del popolo sardo fuori dalla Sardegna ma è un'altra Sardegna anche come entità e numero.

Allora per tornare a noi, un inno deve essere: attuale, rappresentare tutti i Sardi, essere cosciente di quello che vuole essere oggi, per domani.

PRESIDENTE. La Giunta ritiene di non dover intervenire.

Dichiaro chiusa la discussione generale.

Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli.

Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(È approvato)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 1

Integrazione del titolo della legge regionale n. 10 del 1999 (Inno regionale)

1. Nel titolo della legge regionale15 aprile 1999, n. 10 (Bandiera della Regione), dopo la parola "Bandiera" sono inserite le parole "e inno".

Poiché nessuno è iscritto a parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(È approvato)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2. All'articolo 2 sono stati presentati degli emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 2

Integrazioni alla legge regionale n. 10 del 1999

1. Dopo l'articolo l della legge regionale n. 10 del 1999, è aggiunto il seguente:

"Art 1 bis (Inno regionale)

1. Il componimento tradizionale "Su patriottu sardu a sos feudatarios" noto anche come "Procurade 'e moderare" di Francesco Ignazio Mannu è riconosciuto quale inno ufficiale della Regione.

2. Con decreto del Presidente della Regione sono stabilite le modalità di esecuzione e l'indicazione dello spartito musicale dell'inno; con il medesimo decreto si dispone la pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione autonoma della Sardegna (BURAS) del testo integrale dell'inno in lingua originale e nella corrispondente traduzione in lingua italiana.

3. Fino all'adozione del decreto di cui al comma 2, nelle cerimonie ufficiali e in tutti gli altri casi in cui è eseguito come inno ufficiale della Regione il componimento è cantato con l'accompagnamento musicale tradizionalmente in uso.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pietro Cocco, relatore.

COCCO PIETRO (PD), relatore. Dunque sul numero 5 parere contrario, sul numero 1 parere favorevole, sul numero 2 invito al ritiro, sul numero 3 invito al ritiro, altrimenti parere contrario, sul numero 4 invito al ritiro altrimenti parere contrario.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

PIGLIARU FRANCESCO, Presidente della Regione. Il parere della Giunta è conforme.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gianni Lampis. Ne ha facoltà.

LAMPIS GIANNI (Sardegna). Grazie Presidente, io come firmatario di questo emendamento numero 5 ritengo opportuno intervenire, anche perché penso che oggi ci sia qualcuno tra i banchi della maggioranza che abbia voluto forzare la mano, questo è un dato di fatto. E a dirlo, badate bene, non sono eventualmente solo i Consiglieri che sono seduti da questa parte dell'Aula, ma anche qualcuno, abbiamo sentito, che invece sta seduto dall'altra parte. Quello che vi contestiamo dalla minoranza e non solo è il metodo, un metodo che come hanno detto i colleghi anche dei Riformatori avrebbe avuto bisogno di dialogo, di ascolto, di condivisione e di concertazione, oggi invece si pensa di poter venire qui e chiedere ai Consiglieri di limitarsi ad alzare solamente la manina, non può essere così, non sarà così certamente da parte nostra.

Non può essere neanche liquidata in maniera spicciola quanto banale questa proposta dicendo che: Dimonios è una marcetta militare. Ho avuto la fortuna, l'onore di poter partecipare alla parata del 2 giugno a Roma nel 2014 e coloro i quali stavano vicino a me quando sentivano già dal lontano la musica dell'inno della Brigata Sassari dicevano: arrivano i sardi. L'ha detto bene prima il collega Truzzu: Dimonios è quello strumento musicale che consente di farci riconoscere fuori e dentro i confini di questa terra, i confini di questa Isola. Ho la fortuna anche di essere uno strumentista di una banda musicale, più volte mi è capitato di suonare questa marcia e ogni volta spontaneamente il pubblico che ascolta intona le parole di questa marcia; quattro semplici strofe, al contrario di 47, quattro semplici strofe che tutti conoscono. Oggi quello che vi chiediamo è un momento ulteriore di riflessione, un momento ulteriore di riflessione; noi questo emendamento non lo ritiriamo, chiediamo che venga messo al voto, perché forse non abbiamo noi la ragione in tasca, ma di una cosa siamo certi che la ragione in tasca non vi è neanche fra i banchi della maggioranza, grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Francesco Agus. Ne ha facoltà.

AGUS FRANCESCO (Gruppo Misto). Per fare una precisazione riguardo l'iter che il testo ha avuto nei lavori della prima Commissione. Il testo è stato messo all'ordine del giorno per tre diverse sedute ed è stato consegnato ai colleghi appartenenti alla prima Commissione la cartella dei lavori con anche una bozza, diciamo, di testo viste le precisazioni che giustamente l'onorevole Zedda ha avuto modo di fare al riguardo appunto alle differenze di scrittura che oggi esistono rispetto al testo di Procurare e Moderare. In queste tre sedute nella prima abbiamo deciso di rimandare a una seduta successiva l'esame del testo e nelle due sedute, che hanno avuto luogo il 18 aprile a margine della seduta del Consiglio, non solo la prima Commissione ha discusso della proposta presentata, con primo firmatario l'onorevole Pietro Cocco, ma anche delle altre proposte alternative, perché in quell'occasione addirittura si scelse in prima battuta di rimandare la discussione al pomeriggio per permettere ai colleghi, che hanno fatto parte di quella riunione, che hanno partecipato a quella riunione, di capire meglio il termine della scelta e discutere più serenamente nella seduta, che appunto si è tenuta alle 18, e ha approvato formalmente il testo.

Quindi questo è quello che è accaduto, poi ovviamente capisco i diversi orientamenti e le diverse preferenze anche in materia stilistica, in materia musicale, però non vorrei che passasse per essere un colpo di mano quello che invece è stato quello che la prima Commissione ha fatto nel pieno rispetto dei propri ruoli.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Anna Maria Busia. Ne ha facoltà.

BUSIA ANNA MARIA (Gruppo Misto). Intanto chiedo, da questo momento in poi, che sia disposta la votazione elettronica, e poi per rispondere, ma soprattutto tranquillizzare i colleghi perché si eviti una contrapposizione che si sta cercando di utilizzare, che strumentalizza un po' la discussione, questa bella discussione di stasera, e cioè di veder contrapposte le tre fazioni e quelli che propongono l'inno della Brigata Sassari, che non è una marcetta, nessuno vuole definirla tale, tutti abbiamo rispetto per quella storia importante, l'inno è vero che ci fa che ci fa riconoscere immediatamente. Qui stiamo proponendo un inno per la Sardegna, che è una storia, che è nato in un momento importante per la Sardegna, e che quindi assume una dignità veramente molto importante. Per il resto, "No potho reposare" è un canto d'amore, io vivrei di canti d'amore dalla mattina alla sera, ma non può certamente costituire quello, il richiamo "t'amo, t'amo" al cuore dell'amata, l'inno di una Regione che sta cercando disperatamente che venga riconosciuta per la sua importanza. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Paolo Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA PAOLO (SDP).

(Intervento del consigliere svolto in lingua sarda)

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento sostitutivo parziale numero 5, parere contrario della Commissione e della Giunta.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 5.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 1, parere favorevole della Commissione e della Giunta.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 1.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio approva).

Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Sull'emendamento numero 2, sul quale ci eravamo espressi per la richiesta di ritiro, il parere è favorevole.

PRESIDENTE. C'è una correzione di parere da parte del relatore.

Quindi, metto in votazione l'emendamento numero 2 con parere favorevole della Commissione.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 2.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio approva).

C'è un invito al ritiro o parere contrario, onorevole Zedda, sull'emendamento aggiuntivo numero 3.

ZEDDA PAOLO (SDP). Ritirato.

PRESIDENTE. Ritirato l'emendamento numero 3, c'è un invito al ritiro anche per l'emendamento numero 4. Onorevole Zedda?

ZEDDA PAOLO (SDP). Ritirato.

PRESIDENTE. Ritirato. Ritirato anche l'emendamento numero 4.

Passiamo all'esame dell'articolo 3.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 3:

Art. 3

Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione autonoma della Sardegna (BURAS).).

PRESIDENTE. Apro la discussione sull'articolo 3. Poiché nessuno è iscritto a parlare, metto in votazione l'articolo 3.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 3.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio approva).

Metto in votazione il testo della legge così come modificato.

Ha domandato di parlare il consigliere Paolo Truzzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TRUZZU PAOLO (Sardegna). Presidente, io dichiaro che su questa proposta di legge noi ci asterremo, non voteremo a favore perché, come ho detto nell'intervento iniziale, siamo convinti che su un tema così importante e fondamentale sull'identità dei sardi ci dovrebbe essere una partecipazione e una condivisione maggiore anche con la popolazione. Perché, vedete, io non vorrei che accadesse quello che un po' accade con l'inno nazionale, per cui poi si innescherà l'annosa questione se sia meglio, come succede a livello nazionale, "Fratelli d'Italia" o "Va, pensiero". Sicuramente, questo sarà l'inno che sceglierà la maggioranza di quest'Aula, io e il nostro Gruppo, tutti noi vorremmo che questo possa essere l'inno, o meglio che ci fosse un inno in cui veramente tutti i sardi si riconoscano e si possano riconoscere, e siamo convinti che invece all'esterno di quest'Aula non sarà così.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Angelo Carta per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CARTA ANGELO (PSd'Az). Io intervengo per dichiarare il mio voto favorevole a questa legge, anche perché dalla discussione è apparso come l'argomento non sia un argomento sul quale è semplice, anche perché, se andiamo all'esterno, probabilmente ci siamo dimenticati di qualche canzone che qualcuno vorrebbe come inno sardo. Come si diceva ad Orgosolo, in Barbagia, probabilmente "Pratobello" sarebbe l'inno che vorrebbero. Quindi, non è che qui avessimo una scelta che fosse decisamente quella che indubitabilmente mette tutti d'accordo, ma è difficile trovare l'accordo di tutti su argomenti importanti come questi, che riguardano un inno nel quale tutti ci dobbiamo riconoscere. Forse col tempo ci riconosceremo, forse col tempo portandolo nelle scuole, facendolo conoscere, facendo amare questa canzone, facendo individuare quali sono le metafore, quali sono i soggetti verso i quali si rivolge, innanzitutto i sardi, per avere dignità e per difendersi da soprusi che, guardate, quelli sono sempre attuali, i soprusi li abbiamo sempre, un feudatario lo abbiamo sempre contro il quale combattere. Nulla vieta, comunque, che una volta approvata in Consiglio, attraverso il sito della Regione si possa fare, non un referendum, ci mancherebbe, ma una consultazione, chiedere anche qual è il parere che i sardi hanno. E sono convinto che se si fa un sondaggio avremo tanti a favore, tanti contrari, ma nessuno che dirà: "Su questo siamo d'accordo tutti quanti". Quindi io voto a favore, sono firmatario della legge, non ha controindicazioni, ha semplicemente il pregio di aver portato in legge un inno nel quale ci possiamo, tutti i sardi, riconoscere piano piano. Nessuno ricorda tutte le parole di "Fratelli d'Italia", nessuno ricorderà tutte le parole di "Procurade e moderare" perché sono tante, 47 strofe sono veramente tante, ma questa è anche l'occasione per andarcele a leggere e capire in quale di queste mi riconosco meglio in questo periodo storico, e può cambiare, che in un periodo storico diverso possa riconoscermi in qualche altra, all'interno di questa canzone forse potrò ritrovare sempre qualcosa, un punto di riferimento al quale rivolgermi quando devo cantare insieme ad altri sardi, in Sardegna o fuori dalla Sardegna, perché ricordiamoci una cosa, quando andiamo fuori la prima cosa che diciamo… io non dico che sono di Dorgali, dico: io sono sardo, inizia così il nostro racconto, e abbiamo una bandiera che è i quattro Mori, e abbiamo un inno che è Procurade e moderare, e da lì ci si conosce, ci si ama, ci si apprezza, e questo che sia un punto d'incontro e un punto per apprezzarsi e riconoscersi. Con questo spirito io esprimo il voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Alessandra Zedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Il gruppo di Forza Italia si astiene, ma si astiene senza polemiche perché crediamo che è compito anche di questo Consiglio fare le leggi, oggi la proposta di legge è quella dell'Inno di Procurade e moderare, e noi nei contenuti non abbiamo nulla da osservare, tra l'altro porta la firma anche del nostro ex Capogruppo Pittalis, e quindi in questo senso è motivata la nostra astensione, però, per contro, crediamo che è stata persa forse un'occasione per via anche della fretta, non so se necessitata anche dalla celebrazione che si è voluta dare alla data odierna, però di poter fare un minimo di confronto; è corretto che noi facciamo le leggi, però anche nei Paesi europei più avanzati oggi è in uso la valutazione ex ante delle buone politiche, e poi se sono buone o meno lo si può valutare anche dopo. Ecco, in questo senso da noi viene una proposta, la invitiamo, Presidente, a trovare tutte le formule affinché si possa chiedere ai sardi, con un sondaggio, con tutte le forme che sono sicura questa Presidenza troverà, per valutare se questa nostra legge di oggi, questo Inno che è stato scelto per rappresentare il popolo sardo, è gradito ai sardi. Questo noi glielo chiediamo, con il coinvolgimento magari delle scuole, delle associazioni, insomma, degli enti locali, proviamo ad arrivare anche all'ultimo dei cittadini della nostra Regione. In questo senso magari chissà, domani potremo anche fare tesoro delle risposte e del gradimento e potremmo cambiarlo, se invece ci rendiamo conto che è apprezzato vuol dire che avremmo fatto un buon lavoro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Roberto Desini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DESINI ROBERTO (Partito dei Sardi). Parto dal presupposto che voterò a favore di questa proposta di legge, ma così come abbiamo dimostrato anche in altre circostanze, all'interno del nostro Gruppo c'è stato un confronto molto franco, schietto, e ci sono delle posizioni anche diverse. Io condivido e sottoscrivo parola per parola quanto comunicato e espresso dal mio Capogruppo, però ciò che è accaduto una settimana fa in quel di Ottana penso che sia il momento di svolta della politica della storia della Regione Sardegna. In occasione del Consiglio nazionale del Partito dei Sardi a Ottana noi abbiamo coniato uno slogan al quale mi vorrei attenere, e metterò in campo tutte le energie possibili perché quello slogan possa veramente essere applicato. Lo so che era "mai più divisi"; ecco il motivo per il quale oggi, in questo momento, voterò a favore di questo Inno, che così come hanno detto i colleghi che mi hanno preceduto sicuramente non troverà tutti d'accordo, ciascuno di noi avrà da fare delle osservazioni, delle considerazioni, ma se noi veramente vogliamo cambiare e soprattutto avere un'inversione di tendenza rispetto a quello che è il nostro presente, ma soprattutto il nostro futuro e quello dei nostri figli, dobbiamo avere il coraggio, la determinazione, la caparbietà di avviare dei percorsi di unità, al di là di quelle che sono le appartenenze politiche, al di là di quelli che sono gli schieramenti, al di là di quelle che sono le ideologie, al di là di quelli che sono i modi di affrontare la vita. Io penso che, a maggior ragione oggi, in Sa Die de sa Sardegna, il 28 aprile, sia arrivato il momento veramente di mettere in pratica questi principi nei fatti concreti. Ecco il motivo per il quale voterò sì.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Luigi Crisponi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). Quando un inno che appartiene alla propria gente, al proprio popolo non suscita emozione, non fa correre quel brivido lungo la schiena, non emoziona, non ti fa venire un groppo in gola, e anche quando il testo di un inno non richiama una volta sola la parola Forza Paris, non richiama una volta sola l'orgogliosa bandiera dei quattro mori, quando tutti questi elementi messi insieme ci fanno pensare che probabilmente si sta prendendo una decisione affrettata, allora ci porta come Gruppo dei Riformatori ad un'astensione nel voto finale, e non solo per questi motivi, ma perché, come già ampiamente detto dai colleghi poc'anzi, è mancato quel dibattito che probabilmente avrebbe acceso diversamente le luci su un momento così solenne, e sarebbe stato certamente utile a tutti noi, all'Aula, a chi ci ascolta in questo momento presente sulle tribune, e a chi a casa attende il verdetto della votazione di questa sera. Noi avremmo preferito che la prima Commissione esaminasse con attenzione la proposta presentata dal Gruppo dei Riformatori Sardi, che aveva esclusivamente il buonsenso di una prassi consiliare, e cioè portare più testi ad una discussione attenta, approfondita, e quello avrebbe fatto emergere che probabilmente c'erano i termini di un maggiore ascolto, invece quello che è stato negato essenzialmente sono anche le audizioni, che probabilmente avrebbero portato con l'ascolto appunto di uomini di cultura, di storici, di persone che conoscono bene le varie fasi in cui l'adozione di un inno è davvero un momento solenne. Ed ecco perché la mancanza di tutti questi elementi ci porta quest'oggi ad una astensione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gianfranco Congiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONGIU GIANFRANCO (Partito dei Sardi). Abbiamo portato in quest'Aula non la voce personale nostra, e neanche quella del partito, abbiamo portato in quest'Aula la voce di una Sardegna, la voce di tante associazioni culturali, tanti personaggi dello spettacolo sardo, tanti artisti, tanta gente comune, che sulle note magistralmente interpretate da Andrea Parodi ha quel groppo in gola di cui parlava Luigi Crisponi, ma ha ragione Roberto Resini quando dice che noi per primi dovremmo essere capaci di non fare barricate, e non faremo barricate su un inno, perché comunque sarà l'Inno della Nazione di Sardegna da oggi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mariano Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU MARIANO (FI). Credo di dover innanzitutto annunciare l'astensione nel mio voto, e di motivare questa astensione con una serie di elementi che per voci diverse sono stati già portati in discussione. Il primo è il concetto di unità. Mi sembra di capire, in conclusione di queste dichiarazioni di voto, che unità su questa scelta, su questa norma non ci sarà, e diceva il nostro Capogruppo non perché non condividiamo i contenuti del testo, non perché non siamo d'accordo sul fatto che la Sardegna abbia un suo inno, ma bensì per fatti che sono meramente intrinseci nei contenuti stessi dell'inno del patriota sardo, com'è stato votato. Allora, pensare che noi andiamo ad approvare questa norma senza definire quanti versi di quelle 47 strofe dovranno essere volta per volta eseguite, con quale accompagnamento musicale? Con quello dei Gosos o con quello dei Tenores? Ma volta per volta chi sceglierà, attraverso quali definizioni? Noi siamo abituati normalmente, ci siamo abituati, a conoscere un inno, a riconoscerlo e soprattutto ad avere una definizione ben precisa dei contenuti nelle strofe, nei ritornelli e nella musica. Bene, noi stiamo approvando un qualcosa - ed ecco la mia astensione, come quella del Gruppo - che non avrà un domani, perché comunque sia per il domani forse oggi si è aperta una discussione dove comunque sia i temi e le scelte potranno essere soltanto quelle dettate dal basso, non dall'alto, come al solito noi stiamo calando dall'alto un atto che sinceramente, molto probabilmente, non verrà condiviso dal popolo o da chi dovrebbe far proprio il proprio inno da esercitare come senso musicale e così via dicendo. Allora, il voto non sarà di condivisione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Daniele Cocco per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE (SDP).

(Intervento del consigliere in lingua sarda)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Cocco per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Presidente, ovviamente per dare il parere favorevole da parte mia e del Gruppo del Partito Democratico a questa proposta di legge, per dire che oggi è una giornata importante per la Sardegna, giornata nella quale approviamo l'inno ufficiale della Regione sarda. Credo che sia un momento importante. Noi siamo arrivati in Aula, vorrei dirlo questo molto chiaramente, con un parere perché la proposta di legge è stata una proposta condivisa, per cui non è vero che ci sia stata una forzatura da parte di nessuno, tantomeno della maggioranza in questa direzione. Ne avevamo discusso nella riunione dei Capigruppo, abbiamo presentato una proposta di legge sottoscritta dalla gran parte dei Capigruppo di maggioranza e di opposizione, per cui siamo arrivati in Aula consapevoli del fatto che ci potessero essere opinioni differenti perché di fronte ad una materia importante come quella che oggi stiamo trattando e per la quale ci stiamo apprestando a dare il voto definitivo è evidente che ci possano essere, ci sono e ci saranno sempre posizioni diverse, non riusciremo mai a mettere tutti d'accordo. Però abbiamo ritenuto importante invece arrivare in Aula nella giornata simbolicamente importante, come ho già detto, come quella odierna per dare alla Sardegna un inno ufficiale. Vorrei dire al collega Contu che poco fa è intervenuto e dice: "Quale parte dell'inno ufficialmente verrà utilizzato durante le manifestazioni pubbliche ufficialmente riconosciute"? Ovviamente noi abbiamo scritto anche in questo caso sulla legge l'articolo 2 che dice testualmente che con decreto del Presidente della Regione sono stabilite le modalità di esecuzione e l'indicazione dello spartito musicale dell'inno e con il medesimo decreto si dispone la pubblicazione nel Bollettino Ufficiale, fino ad allora si utilizzerà il testo integrale. Per cui c'è ovviamente la necessità che il Presidente della Regione rapidamente possa mettere mano ad un decreto per dare all'inno sia la questione dello spartito, sia la questione del testo che dovrà essere utilizzato nelle manifestazioni ufficiali, perché è evidente che tutto intero non potrà essere utilizzato, così come si fa per gli altri inni, compreso quello italiano se ne utilizza solo una parte durante le manifestazioni ufficiali. Tutto qui. Per quanto riguarda il testo, scritto nel 1794, durante i moti antifeudali in epoca sabauda, un moto rivoluzionario, tutte queste cose, è vero, ma il significato letterale del testo, il valore che questo contiene all'interno sono assolutamente attuali e per questa ragione noi abbiamo sostenuto che fra tutti i componimenti presenti nella nostra isola questo più degli altri potesse rappresentare meglio la Sardegna ed è questa la ragione per la quale chiediamo che l'Aula si esprima favorevolmente per dare alla Regione Sardegna un inno ufficiale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione. Ne ha facoltà.

PIGLIARU FRANCESCO (PD), Presidente della Regione. Intanto voglio dire che parlo a nome personale, non coinvolgo la Giunta, tranquilli, e lo faccio perché in una giornata intensa come oggi ho ascoltato molte delle motivazioni e delle ragioni intorno alla scelta che ci apprestiamo a fare. Devo dire che adoro, anche per motivi di nascita, Dimonios e capisco bene la tendenza a ritenere che Dimonios sarebbe una scelta bella, però mi sono convinto ascoltando molto oggi che la scelta giusta è quella che credo stiamo per fare, che certamente stiamo per votare, per un motivo - ho ascoltato anche molto l'intervento dell'onorevole Congiu - sulla attualità o meno di un inno. L'attualità è un discorso complesso, quando si parla di un inno, naturalmente, di una proposta di inno. La faccio semplice semplice, io credo che ci sia un cuore preciso dentro la proposta che stiamo per votare e il messaggio mi pare semplice, se capisco bene, lo dico con umiltà perché non sono un esperto. Io colgo e credo che molti colgano un messaggio molto semplice, che ribellarsi è giusto, sempre, contro chi impone ingiustizie. È un messaggio molto semplice ed è un messaggio fatto anche però in nome, il testo lo dice con chiarezza, ribellarsi è giusto contro chi impone ingiustizie, in nome di una visione più alta, si dice testualmente "di una nuova visione del mondo contro ogni oscurantismo". Io credo che questo ispiri anche emotivamente ancora oggi molti sardi, stamattina ho avuto una conferma forte di questo aspetto anche emotivo che è fondamentale in un inno, che ispira ancora oggi e anche in questa nostra contemporaneità che personalmente mi permetto di dire che è fatta di rischi, di chiusure e di nuovi pericolosi oscurantismi. Io credo che questa ispirazione raggiunga gran parte della nostra gente, certamente raggiunge me e quindi voto a favore convintamente.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della proposta di legge numero 503.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio approva).

L'onorevole Solinas si è dimesso, ringrazio l'onorevole Solinas. Faccio i migliori auguri nella certezza che saprà rappresentare al meglio la Sardegna così come ha fatto qua in Consiglio regionale.

Proclamazione e giuramento di consigliere

PRESIDENTE. Comunico quindi che il consigliere Christian Solinas in seguito alla sua proclamazione quale componente del Senato della Repubblica avvenuta il 19 marzo 2018 con nota del 28 aprile 2018, ha rassegnato le dimissioni dalla carica di consigliere regionale della Sardegna. Ove non vi siano opposizioni si intende che l'Assemblea prende atto delle dimissioni del consigliere Solinas. Preso atto delle dimissioni del consigliere Solinas prego il Presidente della Giunta delle elezioni di convocare immediatamente la Giunta stessa affinché esaminati gli atti degli uffici circoscrizionali si pronunci circa il candidato che subentra al consigliere Solinas.

Sospendo a questo fine la seduta per cinque minuti. Il pubblico può rimanere ai posti.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 22, viene ripresa alle ore 18 e 26.)

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta.

E' pervenuta la nota della Giunta delle elezioni.

Comunico alla Signoria Vostra onorevole che la Giunta delle elezioni si è riunita in data 28 aprile 2018 per esaminare la situazione determinatasi a seguito della presa d'atto del Consiglio delle dimissioni del consigliere regionale Christian Solinas eletto al Senato della Repubblica. La Giunta stessa fa presente che dall'esame degli atti redatti dall'Ufficio regionale relativo alle elezioni del febbraio 2014, risulta che il consigliere Christian Solinas era stato eletto nella lista circoscrizionale del Collegio di Cagliari avente il contrassegno Partito Sardo d'Azione. I candidati della stessa lista del medesimo collegio che segue immediatamente l'ultimo eletto sono nell'ordine: Lancioni Gianfranco Mariano noto Nanni con cifra elettorale 1723; Sarritzu Guido con cifra elettorale 1691; Matta Franco con cifra elettorale 680. La Giunta delle elezioni a seguito delle verifiche effettuate prende atto che al consigliere regionale Christian Solinas subentrerà Gianfranco Mariano noto Nanni Lancioni. Sulla base di quanto comunicatomi dal Presidente della Giunta delle elezioni proclamo eletto il consigliere regionale Gianfranco Mariano Lancioni noto Nanni.

Constatatane la presenza lo invito a entrare in Aula e a prestare il giuramento prescritto dall'articolo 23 dello Statuto speciale della Sardegna e dall'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1949.

Invito il collega a presentarsi di fronte al banco della Presidenza. Dò lettura della formula del giuramento dopodiché il consigliere Lancioni risponderà: Giuro.

Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione.

LANCIONI GIANFRANCO MARIANO: Giuro.

La seduta è tolta alle ore 18 e 29.