Seduta n.287 del 14/03/2018 

CCLXXXVII Seduta

Mercoledì 14 marzo 2018

(POMERIDIANA)

Presidenza del Presidente Gianfranco GANAU

La seduta è aperta alle ore 16 e 38.

FORMA DANIELA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 7 marzo 2018 (283), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Fabrizio Anedda, Anna Maria Busia, Ugo Cappellacci, Roberto Deriu, Roberto Desini, Raimondo Perra, Luigi Ruggeri, Antonio Solinas, Emilio Usula e Paolo Flavio Zedda hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 14 marzo 2018.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:

496.

Discussione della mozione Rubiu - Oppi - Tatti - Pinna Giuseppino - Pittalis - Dedoni - Carta - Fenu - Locci - Zedda Alessandra - Fasolino - Tunis - Peru - Cherchi Oscar - Cappellacci - Truzzu - Orrù - Cossa - Crisponi - Tedde sulla situazione di crisi del sistema industriale in Sardegna, con la chiusura di diverse aziende e la cassa integrazione di molti lavoratori, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (139)

PRESIDENTE. In attesa del perfezionamento dell'ordine del giorno sulle mozioni 392, 397, 398 e sulle interpellanze 139 e 331, passiamo alla mozione numero 139, Rubiu e più sulla situazione di crisi del sistema industriale in Sardegna con la chiusura di diverse aziende e la cassa integrazione di molti lavoratori con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio.

Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

OPPI GIORGIO (UDC-Sardegna). Signor Presidente e colleghi. È molto grande l'imbarazzo a intervenire in Aula su questa mozione, e questo per il fatto che la mozione è stata presentata il 28 aprile del 2015, arriva cioè alla discussione dell'Aula con tre anni di ritardo. Tre anni nei quali il mondo è cambiato, un tempo nel quale migliaia di famiglie hanno dovuto reinventarsi la vita, quando ci sono riuscite, se non è invece finita in maniera ben più tragica. In queste settimane il mondo politico è stato investito da un ciclone, forte ovunque ma fortissimo in Sardegna. Un ciclone che riguarda tutti i partiti politici presenti in quest'Aula e che ci pone davanti a responsabilità gravissime, ma come si fa, colleghi tutti, a non capire che il ritardo nel dare risposte concrete è la causa del populismo che distrugge l'essenza stessa della democrazia e della rappresentanza? Rileggere in questi giorni il testo dell'articolatissima mozione 139, sottoscritta da tutte le opposizioni moderate di questo Consiglio, è angosciante. Delle vertenze che abbiamo segnalato e posto all'attenzione del Governo regionale, tre anni fa, non una è stata risolta, o per lo meno avviata ad una soluzione. Il disastro politico e progettuale di questa Giunta regionale è racchiuso tutto nel testo di questa mozione, perché voglio dire al presidente Pigliaru non solo le vertenze sono sul tavolo, ora come allora, ma perché dal fallimento completo della politica industriale si evince come manchi la vostra cultura politica. La stessa idea di cosa fare, di come progettare la Sardegna del futuro, di come dare ai sardi, che qui rappresentiamo, un cammino di sviluppo e libertà dal bisogno. Se anche il modello industriale degli anni Sessanta e Settanta mostra i segni del tempo, in taluni casi il suo tracollo, era comunque un modello. C'era, in quella classe politica, un'idea forte, che idea avete voi oggi? Ma voglio dire, abbiamo tutti noi? Biascichiamo parole vuote, concetti insensati, frase trite e ritrite, anche oggi in quest'Aula si sono sentiti, stamattina, e si sentiranno discorsi che, nella migliore delle ipotesi, sono vecchi di trent'anni, di idee nuove manco mezza. Non ho difficoltà a unire la precedente Giunta regionale e l'attuale nelle responsabilità per il complessivo fallimento della politica industriale. Abbiamo, avete rimpolpato società prive di commesse, penso alla Rockwool. Abbiamo, avete creato il paradosso di società e quindi manca la spinta alla risoluzione del problema, ritardando oltre ogni limite in funzione del fatto che i lavoratori in crisi percepiscono stipendi, che tra cassa integrazione e integrazione aziendale, sono più alti di quando i laboratori lavoravano. Che però non è un vantaggio, ma una mortificazione. Abbiamo, avete inventato lavori che non esistono, crisi che non sono scoppiate e che scoppieranno senza dubbio. Anche le Giunte precedenti hanno contribuito in questa politica di sperpero di denari pubblici, dandoli ad alcuni compari e negandoli ad altri. Ora serve una Giunta veloce, che usi le marce forti, e se sono i funzionari a rallentare le procedure siano rimossi, non si tutelano i funzionari a discapito delle famiglie dei lavoratori a tutti i livelli. Ecco, a questo riguardo, voglio citare anche l'ambiente e il SAVI e quello che non riesce a fare nell'interesse di industrie di grande rilevanza. Non parlo delle questioni che riguardano questa Sardegna martoriata, la zona più martoriata è il Sulcis, la crisi è oramai generalizzata e si è anche cronicizzata, non sono finiti solo i posti di lavoro e i denari delle famiglie, è finita anche la speranza e con essa la dignità. La vicenda Alcoa non si conclude con la Sider Alloysche ha firmato l'intesa con il MISE, se non riparte anche l'Euroallumina è facile prevedere che il comparto non funzionerà di nuovo, senza citare le ultime sortite di Trump. E che fine ha fatto la chimica verde? Sono passati anni e non se ne sa più niente, eppure era una struttura collegata all'ENI. Cosa dire della crisi di Ottana e di Villacidro?

Dobbiamo inventare i lavori che reggano economicamente e che non siano controproducenti, cito per esempio le bauxiti di Olmedo: sapevamo già che era una stupidata, sapendo benissimo che da Alghero arrivare a Portovesme costava tre volte che invece portarla dalla Nuova Guinea o dall'Australia; questo è il fatto, perché si scavava la miniera, era un'assurdità e solo la stupidità poteva portare a questo.

Non proseguo, Presidente, perché dovrei declamare la mozione 139, che non ha davvero bisogno di essere commentata né attualizza, né mi interessa fare interventi da oppositore che non vuole costruire; il richiamo a tutti i colleghi ora, a quelli con uno sguardo più responsabile e capaci, perché in questo scorcio di legislatura sia un argine piccolo quanto possibile in tempi così ristretti ad un populismo dilagante che travolgerà ogni cosa, comprese le istituzioni che sono un patrimonio di tutti. Ho il sospetto però che non saremo ascoltati ancora una volta.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Alessandra Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Veramente con molto dispiacere affrontiamo oggi quest'argomento, perché purtroppo è sotto gli occhi di tutti la crisi industriale della nostra Sardegna, ma devo dire che purtroppo il problema è diffuso, nel senso che la mancata impostazione, la mancata politica, le mancate direttive di una politica industriale a livello nazionale hanno investito di colpo anche la nostra regione, e lo dico non per volermi sottrarre a delle responsabilità in quanto per un anno ho ricoperto il ruolo di Assessore dell'industria, ma perché oramai da quasi 30 anni, per non dire dal dopoguerra, l'Italia non è riuscita a dare un'indicazione precisa su un'impostazione di politica industriale, lo stesso è avvenuto in Sardegna, non sono questa Giunta e la e la Giunta precedente che hanno mancato, la Giunta precedente in particolare ha ereditato un'impostazione, una politica industriale che ha creato sostanzialmente dei mostri, e purtroppo piano piano, quando le cose non vanno bene, i nodi vengono al pettine, quindi ecco qui che ci troviamo, come è ben rappresentato nella mozione degli onorevoli Rubiu, Oppi e del Gruppo, sono indicate tutte le più grandi crisi industriali in Sardegna. Ora, però, io devo ricordare che nella nostra Giunta certamente c'era una situazione di difficoltà, ma mai così drammatica, negli ultimi anni ancora si è accresciuta la difficoltà industriale, perché cito tra tutte alcune situazioni: noi abbiamo lasciato un'impostazione per la chimica verde che doveva avere un incremento, e magari non solo a causa delle mancanze regionali, ma io dico ancora una volta, manco a dirlo per caso, l'ENI, ovvero un colosso nazionale. Vogliamo citare la Keller? La crisi della Keller che è andata via via incrementandosi nasce da una crisi dell'industria meccanica in Italia. Quindi credo che veramente anche su questi aspetti forse dovremmo fare delle scelte straordinarie in quest'ultimo scorcio di legislatura.

Vorrei ancora citare un rapporto col Governo nazionale che ha riguardato l'energia, perché è stata sostanzialmente una delle cause di difficoltà di Ottana Polimeri, che ha chiuso; non solo, i problemi che hanno riguardato la chiusura di Alcoa piuttosto che Eurallumina sono certamente legati, in parte, e lo sottolineo, e dopo lo spiegherò meglio, anche al problema energetico. Ancora, vorrei dire che per quanto riguarda Alcoa dispiace, e in questo l'onorevole Oppi ha assoluta ragione, che enfatizziamo certi percorsi, lo ha fatto anche il ministro Calenda: non abbiamo risolto nulla, io lo dico all'Assessore all'industria in particolare, purtroppo si è parlato appena di una cessione di condizioni di cessione; dobbiamo essere chiari su questi aspetti con i lavoratori. Riaprire Alcoa fa parte di un processo che afferisce a tutte le crisi industriali; ricordiamocelo, in mancanza di imprenditori che decidono di investire, le istituzioni e i lavoratori possono fare ben poco. Quindi io credo che da parte nostra possiamo migliorare le condizioni di attrazione degli investitori, insieme ovviamente ad un altro partner che non può che essere il Governo nazionale, lo Stato e anche tutti gli enti coinvolti. E io vorrei dire, Assessore, che non si è più parlato del disastro che ha lasciato E.ON: non abbiamo più saputo nulla e quella è un'altra crisi drammatica. Non solo, di pari passo io la invito anche in questo, quando ci sono battaglie che riguardano i nostri territori, le nostre aziende, le nostre genti, dobbiamo essere uniti, e allora insieme andiamo a fondo su tutte le vicende, anche su Alcoa andiamo a fondo, non facciamoci ancora prendere in giro da annunci, dobbiamo vedere chiari i piani industriali, i piani di reindustrializzazione, le bonifiche. Quindi ecco perché io dico, purtroppo la partita industriale è colpa di tutti e di nessuno, però ora noi siamo il Consiglio regionale, voi siete la Giunta con delle responsabilità, ecco facciamo in modo che quanto meno ci siano percorsi di chiarezza, si dica esattamente come stanno le cose, e io la prima partita per la quale la invito a voler fare degli approfondimenti… perché l'ENI non può venire qui a prendere i soldi, compartecipare con la grande bella idea dell'innovazione e poi sparire, e poi il silenzio, oppure un annuncio di futuri investimenti: quali? Li vogliamo vedere e conoscere, e capire soprattutto. Questa è una regola che deve valere per tutti, in questo noi ci abbiamo provato, speriamo di poter continuare insieme una battaglia di questo tipo, perché in quest'Aula abbiamo avuto il coraggio tutti quanti di andare contro la politica di E.ON che ha lasciato dei cadaveri sul campo, quindi in questo senso…

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zedda, il tempo a sua disposizione è terminato.

E' iscritto a parlare il consigliere Mariano Ignazio Contu. Ne ha facoltà.

CONTU MARIANO IGNAZIO (Sardegna). Diceva bene il collega Oppi che ha presentato questa mozione, la stessa è datata 28 aprile 2015 e sicuramente già da allora avrei sottoscritto questa mozione, perché il problema è un problema drammatico è reale, lo era nel 2015, come lo era nel 2014, come lo era a partire dal 2008, molto probabilmente il dramma della situazione della nostra industria nasce da lontano ma nasce là dove non si capì che il nostro sistema industriale era praticamente montato su sabbie mobili, su sabbie che piano piano andavano ad inghiottire quelle che pian pianino sono diventate cattedrali nel deserto. Ma mi viene d'obbligo allacciarmi a quanto ebbi a dire in occasione della discussione dello scorso bilancio e Finanziaria, quando a cavallo delle discussioni dell'approvazione della Finanziaria vennero pubblicati i dati sull'occupazione riferiti al trimestre ultimo ovvero al 30 di settembre. E con quale enfasi vennero presentate dal presidente Pigliaru e dall'Assessore al lavoro quei dati dove non si teneva conto che la stagionalità della nostra impresa turistica che bene o male ha ripreso un attimino di fiato ha creato dell'occupazione che era una occupazione stagionale e come succede ormai da quattro o cinque anni, da quando in Sardegna sono stati dirottati tutti quei flussi turistici che non hanno avuto più come obiettivo né l'Egitto e neanche altri paesi del nord dell'Africa, e praticamente stiamo parlando di flussi turistici che sono andati in crescendo dal 2010 ad oggi. Allora dire che i dati al 31 di dicembre pubblicati avantieri dall'ISTAT ci dicono che la Sardegna è arretrata di 2 punti percentuale rispetto all'anno scorso, e per dirci quanto erano veritiere, assessore Paci, lei che rispondeva in quel momento da Assessore surrogante l'Assessore al lavoro, sulla pianificazione della stata necessità di una pianificazione che rendesse ragione del fatto che comunque sia la nostra occupazione è un'occupazione piuttosto instabile, è un'occupazione che ha bisogno di ben altro sostegno che non sia quello dell'assistenzialismo. È proprio nei giorni scorsi la realtà del fatto che su quei 126 milioni di euro che sono stati dedicati dalla finanziaria a sostenere appunto il Piano per l'occupazione, 50 milioni di euro non sono reali, i 50 milioni di euro sembra che non siano nella disponibilità di quella pianificazione.

Per tornare poi a quella che è la crisi industriale che sinceramente dal 2015, quando è stata presentata questa mozione, ad oggi non ha trovato altro che delle negatività, negatività che comunque sia non trovano una risposta né una nuova pianificazione che sarebbe necessaria per il nostro sistema industriale. Noi siamo convinti comunque sia che il tema del lavoro non è un tema che si affronta, assessore Piras, non è un tema che si affronta appunto cercando di mettere pezze su un sistema che fa acqua da tutte le parti, perché poi alla fine ci troveremo soltanto uno straccio in mano molto bagnato e niente più. Ma qui c'è bisogno di ridisegnare il sistema produttivo della Regione, c'è bisogno di ridisegnare quel sistema di base che è fatto di artigianato, di artigianato che davvero sia in grado di produrre nuova economia in Sardegna senza pensare di risollevare imprese decotte e imprese che davvero non riescono a crearsi un futuro, ma anche perché mancano gli investitori, mancano gli investimenti, ma manca soprattutto l'attrattività che dovrebbe essere fatta nei confronti non soltanto degli imprenditori nazionali ma anche di quelli internazionali. Allora dire che molto probabilmente diceva bene l'assessore Oppi, diceva bene che qui manca proprio la capacità di proiettare la nostra Isola nel futuro prendendo, cercando e trovando soprattutto quelle condizioni che possono creare attrattività per i nostri territori.

Voglio rifarmi al Piano del Sulcis. Piano del Sulcis che doveva essa essere la rinascita del Sulcis nel creare di nuovo quella rete di produzioni, di produttività dove non si riesce nonostante le risorse disponibili, non si riesce a riattivare, un cantiere non si riesce a riattivare una attività, non si riesce a incentivare la nascita di nuove imprese. Allora c'è tanto da fare, chiaro che in uno scorcio di legislatura quale quello che dovremo completare non ci sono grandi spazi di ragionamento, ma soprattutto c'è però la necessità di avere nella disponibilità della nostra impresa di avere quelle risorse che sono disponibili. E quindi sulla capacità di spesa anche dall'Assessorato delle risorse messe a disposizione nella programmazione dovremo avere la capacità di dare fondo a queste risorse, grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Luigi Crisponi. Ne ha facoltà.

CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). Grazie signor Presidente, bene hanno fatto i colleghi che hanno presentato questa loro mozione, che naturalmente e un po' alla base delle tante richieste, che sono state presentate a suo tempo per fare luce sulle questioni che riguardano la grande crisi industriale della nostra Isola. E ricordo anche in proposito che nello scorso settembre del 2017, quindi in corso di questa legislatura, i Gruppi dell'opposizione tutti quanti coesi e con le firme congiunte anche di alcuni colleghi della stessa maggioranza al Governo regionale avevano ipotizzato l'istituzione di una Commissione d'inchiesta che facesse luce in modo particolare su un'area fra le più martoriate e più arretrate purtroppo sotto il profilo socioeconomico della nostra Isola. In modo particolare proprio una richiesta di Commissione d'inchiesta sul sito di Ottana, dove si chiedeva semplicemente di fare luce, non solo sullo sperpero immane di denaro pubblico, ma anche e soprattutto sulle prospettive di quel sito industriale oramai con gli ultimi licenziamenti relegato ad una deserto, così com'è stato desertificato il sito di Ottana è stata desertificata l'intera area centrale della nostra Isola. Perché quella del nuorese piaccia o non piaccia resta e rimarrà purtroppo per lungo tempo una delle piaghe del nostro territorio, dimenticato sotto il profilo dell'attenzione della mano pubblica, sotto il profilo di un rilancio concreto in termini appunto socio economici, ma anche su quella mancanza che diventa davvero la questione più grave. Non si parla in questa Giunta regionale di interventi di bonifica, perché se è vero che sono state abbassate le saracinesche e chiuse con un lucchetto a doppia mandata tutte le attività di impresa, e quindi ogni possibile iniziativa che voglia riscrivere una pagina virtuosa e orgogliosa di un territorio che appunto è stato mortificato da una mano pubblica che si è disinteressata, che ha individuato quel sito solo esclusivamente per soggiacere a dei ricatti momentanei e periodici e che non hanno lasciato un futuro. Non c'è un futuro sotto il profilo di un rilancio economico serio, non c'è un'idea di un rilancio, di una riscrittura di quelle che sono le possibilità e le opportunità di un territorio che invece orgogliosamente potrebbe rinascere sulle ceneri dei fallimenti industriali, che purtroppo sono alla nostra portata e alla nostra visione.

E allora, Assessore, mi domando quale potrebbe essere per quel territorio che è stato così dimenticato non solo dall'intervento pubblico, ma è stato dimostrato che quella sorta di atteggiamento che è andato a drogare e ad attendere che fosse ancora una volta l'intervento pubblico, abbiamo visto che sono andati via anche gli ultimi imprenditori, anch'essi però sostanzialmente assecondati dall'intervento regionale e che hanno anch'essi stessi lasciato macerie. E allora a questo punto che cosa dobbiamo fare? Bisogna immaginare che quello rimanga un territorio desertificato? Che rimanga ai margini di uno sviluppo che si cerca quotidianamente e quasi disperatamente di individuare? Il problema vero è che manca una bussola, manca una regia, manca un sistema anche originale di poter far ripartire un un'occasione di restituzione di quel lavoro che è stato in altri tempi, in altre occasioni legittimamente importato e poi con il sudore di tanti padri di famiglia sono stati occasioni per mantenere le proprie le proprie famiglie, la prole e di immaginare un rilancio che non diventasse poi miseria come invece sta diventando tutto quel territorio. E allora anche nell'occasione in cui si presentò quel tipo di intervento, e appunto le richieste di una Commissione di inchiesta, si ricordarono anche quali potevano essere le riconversioni di quei luoghi, si parlò a suo tempo dell'agroindustria, dell'agroalimentare, di un sistema agropastorale innovativo, si parlò anche di un sistema di stoccaggio e refrigerazione del latte proprio per assecondare in un punto centrale a quelle che erano nelle occasioni di sviluppo del territorio. Ma naturalmente non idee campate per aria ma assecondate da un progetto chiaro, limpido e trasparente da parte della stessa Giunta regionale. Ma naturalmente perché queste potessero essere delle leve per muovere quello che richiediamo, naturalmente, senza tema di smentita e senza arretrare di un solo centimetro. Dove sono i progetti delle bonifiche? Non se ne parla e non si richiama l'ENI alla sua responsabilità, sono andati via, hanno sbarrato quelli che sono stati i siti industriali più esosi e più finanziati dalla mano pubblica, sono andati via senza che alcuno gliene chiedesse conto. Di questo vogliamo ritornare a discutere in questo contesto e in quei luoghi che sono stati letteralmente depredati anche da quelli che hanno rappresentato per certi tempi un orizzonte luminoso per quei lavoratori e per quelle famiglie. Di tutto questo, caro Assessore, mi spiace, ma sono rimaste solo ed esclusivamente bonifiche da fare e le macerie, una sull'altra.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gianluigi Rubiu. Ne ha facoltà.

RUBIU GIANLUIGI (UDC-Sardegna). Certo, il pubblico che ci ascolta in aula si può tranquillizzare, stiamo discutendo oggi, nel 2018, di una mozione sull'industria dell'aprile 2015, quindi ci abbiamo impiegato tre anni, tre lunghissimi anni per trattare un argomento che sappiamo tutti importantissimo, quello appunto dell'industria e della sua crisi. Questa poca sensibilità da parte della maggioranza ovviamente lascia intendere quanto la maggioranza abbia a cuore i problemi dell'industria, ma soprattutto abbia a cuore i problemi del lavoro, perché l'industria è ovviamente lavoro, l'industria è reddito, perché la nostra bellissima isola ovviamente ha necessità di un'industria che sia non inquinante, ma ha necessità di un'industria. Quindi, è davvero incredibile che il grido d'allarme lanciato dalla minoranza con la mozione numero 139 sia rimasto inascoltato da questa maggioranza per tre lunghissimi anni, è incredibile quindi, ma ancora più imperdonabile è questo atteggiamento di noncuranza rispetto ad una problematica, la profonda crisi economica in cui versa la Sardegna, che ha cagionato un forte disagio sociale alla popolazione saldo sarda: lavoratori licenziati, altri messi in cassa integrazione, altri ancora in forte sofferenza per via della perdita di qualsiasi ammortizzatore sociale. Ebbene, questi lavoratori e le loro famiglie aspettano da troppo tempo che la Regione assuma un atteggiamento responsabile e decisionista in grado di giungere ad una qualche soluzione della vertenza. A questi temi si aggiungono oggi alcune problematiche irrisolte nel corso di questi tre lunghi anni, che è impossibile ignorare per le forti criticità che le contraddistinguono, la tematica sulla zona franca, sulla zona franca la Sardegna ha ampi margini di manovra e di sviluppo, e non può essere sicuramente la zona interclusa del porto di Portovesme a risolvere il problema, anche perché, è bene dirlo, in quell'area le merci arrivano senza IVA, quindi la zona franca interclusa non serve assolutamente a nulla. Così come la condizione in cui versa il polo industriale di Porto Torres, in conseguenza al mancato investimento del finanziamento specifico di 400 milioni stanziato per la realizzazione di una complessa operazione di bonifica da parte della società Syndial. Il mancato riconoscimento dello status di area di crisi in favore del polo industriale di Ottana, nonostante un relativo ordine del giorno che è stato approvato con voto unanime dal Consiglio, lo stesso che magari stasera approveremo qui per i lavoratori di APA e di ARA. La situazione ancora più drammatica, verrebbe da dire tragicomica, in cui versa la società Eurallumina, che da ormai 1300 giorni attende che gli uffici competenti dell'Assessorato dell'ambiente della Regione Sardegna, quindi è una decisione tutta sarda, tutta fatta a casa nostra, della sanità a questo punto e della provincia del sud Sardegna, rilascino le ultime autorizzazioni necessarie al riavvio dello stabilimento. Si palesa assurdo, nonché ridicolo, che questo ritardo sia ascrivibile alla Regione Sardegna e alla provincia interessata, a fronte di una puntuale attività del Ministero, quasi che il rilancio dell'economia dell'isola sia questione trascurabile, che può attendere tempi più lunghi. I rischi del blocco dell'attività della Portovesme Srl, sempre a causa della pessima burocrazia regionale, che rallenta probabilmente anche da questioni ideologiche interne ad alcuni assessorati ed enti competenti, è in fortissimo ritardo nel rilascio delle autorizzazioni funzionali alla realizzazione del sito di smaltimento, indispensabile per la sopravvivenza dell'azienda che riveste un ruolo determinante per l'economia dell'isola nel settore della produzione di zinco, piombo, argento, oro, rame e acido solforico, che dà lavoro, tra diretti e indotto, a circa 1300 sardi, in cui il piano di investimento supera i 440 milioni di euro. In ultimo, ma non certo in termini di importanza, devo ricordare quanto già segnalato nella stessa mozione numero 139 a proposito della drammatica situazione in cui si trovano tredici lavoratori dipendenti di un'impresa esterna della ex Rockwool di Iglesias, che da otto anni attendono che l'Assessorato del lavoro onori gli impegni assunti per la stabilizzazione presso aziende del polo industriale di Portovesme e che nel corso di questi lunghi otto anni hanno ormai perso diritto a qualsiasi tipo di ammortizzatore sociale. Hanno nel frattempo partecipato a corsi di formazione, hanno nel frattempo partecipato ad una serie di convegni ed incontri con l'Assessorato del lavoro, la risposta non c'è stata. Assessore, in realtà, le confesso, io ho votato sui lavoratori della miniera di Olmedo il passaggio temporaneo all'IGEA, avrei gradito e voluto che avessero avuto lo stesso trattamento anche i lavoratori della Rockwool. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Daniele Secondo Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE SECONDO (SDP). Io credo che sia ingeneroso da parte dell'onorevole Rubiu dire che a questa maggioranza poco importa delle criticità e delle emergenze che hanno colpito l'industria in Sardegna. Dico questo perché, non più tardi di qualche mese fa, in quest'aula noi abbiamo discusso una mozione, di cui ero primo firmatario, ma c'erano firmatari tutti i Capigruppo di maggioranza e di minoranza di quest'Aula, per rappresentare proprio la drammaticità della situazione che investe, investiva allora e investe tuttora, il sito industriale di Ottana e del Nuorese, e in quell'occasione tutti avevamo preso la parola e avevamo cercato di proporre ipotesi di soluzione a quella che era una situazione che vedeva la situazione di Ottana che stava andando di giorno in giorno in una sorta di depauperamento totale rispetto alle strutture lì presenti. E in quell'occasione noi impegnammo il Presidente e l'Assessore della Giunta regionale dell'industria, parlo del 4 maggio 2017, con una mozione che era stata approvata anche questa all'unanimità, a chiedere nel più breve tempo possibile un urgente incontro alla Presidenza del Consiglio dei Ministri che coinvolgesse appieno la Regione, le imprese e le forze sociali, nel quale siano definite le azioni per la verifica dello stato di attuazione per il rilancio del sito di Ottana. Chiedevamo di sostenere il rilancio del polo industriale attraverso due elementi: la ricomposizione della filiera e il revamping di Ottana Polimeri. In presenza di questi due elementi, ottenere un progetto esecutivo di adeguamento e riconversione anche tramite il GNL della centrale. Chiedevamo inoltre di sostenere le ragioni del Comune di Ottana, che mediante un intervento volontario nella causa pendente davanti al TAR Sardegna, promossa da Montefibre in opposizione all'ordinanza del Sindaco stesso per la bonifica del sito dismesso. Chiedevamo inoltre di presentare formalmente al Ministero dell'ambiente un'istanza di inserimento del sito di Ottana nell'elenco dei siti di interesse nazionale, anche imponendo alle imprese di ottemperare agli obblighi di bonifica. Chiedevamo inoltre di verificare la fattibilità della proposta formulata dal Sindaco di Ottana della cessione dei capannoni dismessi al prezzo simbolico di 1 euro agli imprenditori intenzionati ad investire nell'area industriale. Questo si disse allora perché tutto quello che noi vediamo ad Ottana, che ormai sono delle scatole vuote, furono costruite con danari pubblici, con investimenti importanti che dovevano garantire ai nostri territori e alle nostre popolazioni un futuro diverso da questo presente. Io oggi approfitto della presenza dell'Assessore per sapere a che punto è l'interlocuzione con la Presidenza del Consiglio. C'era stato un impegno in Conferenza dei Capigruppo di ragionare e lavorare insieme ad Invitalia per verificare, con un eventuale manifestazione d'interesse, gli interessi che potessero esserci da parte di altri gruppi diversi da quelli che sinora hanno operato ad Ottana per poter provare a far ripartire quel sito, o una parte di quel sito. In quell'occasione noi assumemmo anche impegni precisi rispetto agli ex lavoratori della Legler che erano a fine corsa sugli ammortizzatori sociali, e, se non ricordo male, insieme abbiamo assunto un impegno forte affinché col Piano Lavoras si potesse ragionare per reinserire in qualche maniera quei 130 dipendenti che sono stati licenziati. Io non so a che punto sia ad oggi lo stato dell'arte rispetto alle cose che ci furono rappresentate in quell'occasione, rispetto agli impegni che abbiamo votato nella mozione del 2017, vedo che l'Aula non è molto interessata, evidentemente i problemi dei poveri, dei disoccupati e degli ultimi interessano parzialmente, e quindi noi vorremmo conoscere, e ringrazio l'onorevole Oppi, che oggi ha proposto e rappresentato la sua mozione, che arriva in ritardo di tre anni, ma su questo credo che non ci siano, onorevole Oppi, responsabilità da parte della maggioranza, tantomeno in questa cosa della Giunta regionale, perché sulla calendarizzazione dei lavori credo che si trovi sempre un momento di condivisione per decidere insieme quali siano le priorità. Con questo non voglio dire che questa non era una priorità, è una priorità assoluta, ma evidentemente si è voluto fare altro, ma abbiamo fatto altro d'importante, avendo portato comunque una mozione che parlava dei problemi dell'industria che è stata discussa e approvata all'unanimità. E bisogna anche dire che, per fortuna, su qualche criticità importante, si vede già la luce in fondo al tunnel, cioè si vede già la risoluzione di qualche problema importante, e mi riferisco in questo caso ad ALCOA, e credo che comunque gli sforzi che sono stati fatti sino ad oggi vadano nella direzione di voler dare delle risposte esaustive rispetto a quelle criticità. a quei bisogni, a quelle situazioni drammatiche…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Mah, io intervengo in modo inusuale su questo problema, perché tutti tanto più o meno hanno fatto una carrellata di industrie che hanno chiuso, di situazioni di vergogna che si hanno nei siti abbandonati, del fatto che non si stia ripristinando il territorio, che non ci siano iniziative chiare che riprendano un ragionamento attorno a quello che è il problema dell'industria. Io mi fermo perché vorrei invitare questo Consiglio regionale a ragionare invece come se l'industria non ci sia né potrà esserci, così com'è stata ipotizzata, per i prossimi anni. A Chiunque ci viene a dire che troveremo le soluzioni, dico che sta dicendo bugie, anche perché il mondo si è messo a correre in un'altra direzione. Quando si è fatta l'industrializzazione in Sardegna, ed è bene ricordarcelo, fu fatta a poli, i cosiddetti poli industriali, non voglio ricordare la numero 268 e la "588", che erano Piani di rinascita, che alcuni ritenevano fosse stretto il primo Piano di rinascita nella rete che veniva ipotizzata, poi fu ipotizzata la seconda rete a maglie larghe. Ma si potrebbe andare a fondo e fare delle valutazioni. Quello che resta impresso è che furono portate le industrie chimiche, le cosiddette industrie di base, ma tutto il resto, cioè la lavorazione, quella che fa il PIL, quella che dà l'aumento, quella che fa occupazione seria, quelle fabbriche che invece erano nel nord Italia o in qualche altra parte d'Italia, cioè le manifatturiere, la parte che va a cascame dal sistema produttivo iniziale non è stata mai portata in Sardegna, anzi, se ne sono guardati bene, se ne sono guardati bene! Allora, se questo è vero, e oggi abbiamo il panorama di distruzione da Ottana al Sulcis e dal Sulcis a Porto Torres, passando per altre piccole realtà, qualcuno dovrà incominciare a farsi un ragionamento, e se i 5 Stelle aumentano così sproporzionatamente nel Sulcis-Iglesiente, qualche cosa deve essere successo. Nella gente qualcosa frigge nella testa, non trova più relazione tra questo Parlamento dei sardi, quello che il Parlamento fa, le indicazioni programmatiche e l'ipotesi di sviluppo futuro che potrebbe essere data alla nostra terra; ecco dov'è il distacco, questa è una politica, quella industriale, che ci fa franare nel rapporto con la gente: le istituzioni in un palazzo dorato, la gente che è disoccupata, il sistema che non produce, se non altra disoccupazione. Ora, se questo è vero, incominciamoci a ragionare, forse qualcuno riuscirà a costruire un progetto che possa essere di alternanza a un sistema ormai passato, e di alternativa totale a una programmazione futura. Lo vogliamo fare? Io anche stamane vi ho invitato a fermarvi un attimino, l'ho detto anche al Presidente della Commissione agricoltura, fermiamoci un attimino! Abbiamo cinque, dieci cose, vediamole tutti assieme, mettiamoci d'accordo, perché è nell'interesse dell'Isola, è nell'interesse di non lasciar cadere una prospettiva per il futuro, è nell'interesse dei disoccupati e per dare credibilità alla politica, quella politica che alcuni vorrebbero cancellare. Perché questa è la realtà ultima, si vuole cancellare la politica con la P maiuscola, e noi li aiutiamo, aiutiamo questa gente che vuole togliere effettivamente la presenza di questa politica che risolve i problemi, cosa che non avviene più. Ecco, dicevo che avrei parlato in maniera diversa rispetto a quella che è l'elencazione e dire che si è discusso in ritardo; certo! Ma io chiedo buona volontà, coscienza civile a chi siede in questi banchi, per poter dare una prospettiva per il futuro alla gente, per poter far cambiare rotta politica, per dare un sussulto che veda la nostra Sardegna riprendere una direzione di marcia che possa essere di sviluppo e occupazione per il futuro.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Angelo Carta. Ne ha facoltà.

CARTA ANGELO (PSd'Az-La Base). Presidente, Assessora e Assessori, io credo che invece sia un bene che la mozione del 28 aprile 2015 si discuta oggi, perché consente di vedere un'istantanea bloccata al 28 aprile 2015 da questa mozione, con quello che poi l'Assessore nella sua replica eventualmente ci potrà dire in merito ad Alcoa, a Rockwool, alla miniera di Monteponi, all'Eurallumina, Unilever, i dipendenti dell'Unilever, Ottana Polimeri, Ottana Energia, miniera di Olmedo, eccetera, cioè tutte quelle realtà che in questa mozione sono elencate per essere in crisi, e vediamo a circa tre anni meno 40 giorni da allora, dal 28 aprile 2015, cosa è stato fatto. In ogni programma, dal Governo italiano, al Governo della Sardegna, al più piccolo dei comuni, tutti coloro che si candidano mettono al primo punto e al primo posto il lavoro, perché si ritiene appunto che il lavoro sia la cosa fondamentale che dà dignità alle persone e agli uomini, poi oggi leggo che il profeta delle stelle invece la pensa diversamente e dice che il lavoro non è necessario, perché col lavoro si producono beni e servizi, e ne abbiamo già talmente tanti, abbiamo una sovrabbondanza di produzione per cui continuare a dare lavoro per produrre merci e servizi non è quello che serve, serve dare il reddito di nascita, così ora viene chiamato il reddito di cittadinanza. Io continuo a credere, invece, che il lavoro sia la cosa fondamentale per ogni persona e per ogni uomo e donna che decide e che vuole lavorare. La domanda che mi pongo è se noi tutti, il Consiglio regionale e la Giunta regionale, abbiamo ancora fiducia in noi stessi sulle capacità e sulle potenzialità che noi abbiamo oggi di poter incidere positivamente in una situazione drammatica. Nel 2014, quando il presidente Pigliaru si insediò, tutti pensammo che era fortunato perché avrebbe incrociato una ripresa che sembrava alle viste. In effetti la ripresa forse c'è da qualche parte, ma qui tarda a farsi sentire. Quindi anche il presidente Pigliaru, come Cappellacci prima di lui, si è dovuto barcamenare in una situazione veramente difficile, per cui non credo che l'Assessore nella sua replica - per la quale mi scuso già sin d'ora io non sarò presente perché purtroppo devo lasciare l'aula per motivi personali - non è una bocciatura dell'assessore Piras, non è una bocciatura della Giunta Pigliaru, non è una bocciatura del Consiglio regionale, io credo che tutti anche alla luce di quello che è accaduto il 4 di marzo, dovremmo prendere atto che l'aumento delle percentuali dei partiti è direttamente proporzionale all'aumento delle percentuali di disoccupazione, quindi checché ne dica il profeta delle stelle, credo che se non si riesce a dare un'opportunità di lavoro credo che continua ad aumentare quelle percentuali del (…) o quelle che saranno. La domanda quindi è, e mi riallaccio a quello che diceva l'onorevole Dedoni prima di me, siamo in grado di poter offrire soluzioni? Abbiamo ancora la forza dentro di noi, nella Giunta regionale, nel Consiglio intero, la possibilità di dare una speranza, la possibilità di fare individuare una prospettiva che oggi non si vede? Dopo certe batoste credo che sia umanamente comprensibile quasi un sentimento di rassegnazione. Ecco, io credo che non debba assolutamente prevalere questa rassegnazione, credo che debba anzi venir fuori l'orgoglio e la necessità di sforzarsi ancora di più per cercare soluzioni per dare ai sardi una prospettiva.

Domani in seconda Commissione affronteremo il discorso Lavoras, 127 milioni e 600 mila euro stanziati per il 2018. Io non so se basteranno, non bastano di sicuro, non saranno sufficienti, vedremo in Commissione di capire cosa si può fare e se si riesce a dare delle prospettive. Certo è che dalla posizione di opposizione, di minoranza, io credo che anche il più benevolo dei sardi non possa che ammettere che la Giunta regionale in carica poco ha fatto, nonostante la buona volontà, nonostante l'impegno che sicuramente è stato messo in campo, e d'altro canto il Consiglio regionale, che aspetta tre anni per discutere una mozione importante come questa, credo che abbia dato dimostrazione non di disinteresse, io sono sicuro che ognuno dei consiglieri abbia interesse e sappia qual è la drammaticità di essere senza lavoro dei nostri conterranei, però ciò non di meno significa che anche dentro l'Aula probabilmente certi temi portati avanti con maggiore determinazione forse avrebbero consentito anche alla Giunta di essere più stimolata e più pungolata verso soluzioni che al momento non si vedono.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pietro Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Presidente, intervengo nei sei minuti che ho a disposizione per cercare di fare un quadro sintetico, dal mio punto di vista, rispetto alle questioni industriali della nostra Isola. Oggi discutiamo su una mozione presentata nel 2015 a testimonianza che - a onor del vero il collega Giorgio Oppi lo ha detto - abbiamo ereditato una situazione molto complicata e difficilissima, cioè se nel 2015 si presenta una mozione con un quadro che racconta della nostra Isola, di una situazione industriale come quella che c'è scritta nella mozione è evidente che nel 2015 questa Giunta regionale responsabilità non solo non ne aveva, ma ereditava fortemente grandi criticità. Ora, lasciamo da parte la responsabilità, non è questo il tema, è capire dove vogliamo andare e che cosa si è fatto, perché bisogna anche dire le cose che sono state realizzate, che cosa si è fatto perché bisogna anche dire le cose che sono state realizzate, qual è il quadro industriale della nostra Isola; lo voglio fare in maniera sintetica, ribadisco dal mio punto di vista, per le cose che si sono messe in piedi in questi anni. Non è vero che c'è un deserto, è vero che ci sono problemi serissimi, soprattutto di che tipo di industria dovrà essere rappresentata in futuro, se quella 4.0 con le parole belline che ci vengono raccontate e tutte le volte vengono messe in piedi e clonate per rappresentare un tipo di industria che deve guardare al futuro, è vero, che cosa però dobbiamo fare dell'industria che abbiamo conosciuto nella nostra Isola, di quella siderurgica, di quella metalmeccanica, di quella chimica, di quella tessile, dell'industria storica della nostra Isola? Andiamo per gradi. Nel Sulcis noi abbiamo ereditato questa situazione con una società che si occupava di bonifiche, per stare sulle bonifiche, che era morta, derelitta, sepolta, che abbiamo tirato fuori dalle secche nelle quali si era impantanata con un'azienda regionale in house che non pagava neanche gli stipendi ai dipendenti e l'abbiamo messa in piedi, l'abbiamo salvata e l'abbiamo, come dire, ricondotta al suo ruolo che è quello di fare bonifiche e le bonifiche si sta facendo. È recente l'accordo siglato per le bonifiche ad esempio del cianuro delle valli di Furtei, e così la questione che riguarda il Sulcis con le valli di Campo Pisano, i progetti affidati ai Comuni di Guspini e di Iglesias capofila delle aree dell'Iglesiente e del Guspinese per effettuare le bonifiche quando la Regione attraverso la burocrazia, su cui concordo, ci sono problemi serissimi dal punto di vista autorizzativi, ma su cui adesso non voglio intervenire perché sono problemi che devono essere affrontati, perché è vero che l'Eurallumina, ad esempio, ha bisogno dell'autorizzazione amministrativa e che la politica sta cercando di fare tutto quello che è possibile per farla ripartire. Concludo con le bonifiche. Le bonifiche sono ripartite perché abbiamo rimesso in piedi una società che paga gli stipendi, è stata asciugata rispetto alle esigenze attuali e sta funzionando, per cui è il primo problema che si è affrontato. L'altra questione dal punto di vista estrattivo, la Carbosulcis di cui si è detto, un'azienda che aveva ricevuto 404 milioni di euro di soldi pubblici della Regione Sardegna che per regole europee non poteva più stare in piedi se non attraverso l'idea di poter essere finanziata rientrando nel piano di dismissione mineraria, cosa alla quale noi ci siamo attenuti adempiendo il processo, diciamo così, di chiusura della miniera che parte da quest'anno 2018 e le bonifiche, sempre di bonifiche si tratta, partiranno fino al 2027. In questo contesto si è pensato anche di aprire un altro progetto con l'Istituto nazionale di ricerca del Gran Sasso che è quello del progetto ARIA, della scomposizione dell'aria per l'Argon-40, l'Ossigeno-18, eccetera, tutte sostanze che servono per lavorare contro le malattie del secolo come il cancro. Quindi materia oscura raffinatissima sulla quale noi stiamo lavorando e attraverso una torre criogenica di 300 metri in profondità nelle viscere del Sulcis questo lavoro si sta facendo. Nessuna maestranze ha perso il posto di lavoro, sono state fatte operazioni per mandare in pensionamento la gente che poteva andare in pensione, anche con gli incentivi all'esodo, per cui c'è un programma serio che è stato messo in piedi da questa amministrazione regionale che aveva ereditato una situazione difficile. Per stare alle fabbriche del Sulcis, Eurallumina e Alcoa, le due fabbriche simbolo. Una chiusa, la Eurallumina nel marzo del 2009, ricordo la chiamata di Berlusconi a Putin per riaprire, in realtà non ha aperto proprio nulla perché l'accordo per la possibile riapertura e la ripresa di produzione di alluminio in Sardegna e quindi in Italia è dei giorni scorsi con l'accordo di Sider Alloys, una fabbrica società svizzera che si occuperà della cosa. La stessa cosa dicasi per Eurallumina, tutte le procedure sono state quasi concluse, qua i ritardi sono di carattere burocratico, oggi non ci voglio entrare in merito ma le aspettative sono assolutamente importanti, uno se si realizza attraverso la centrale da 400 megawatt per produrre energia termica per dare la possibilità all'impresa di poter riprendere a fare vapore e quindi produrre allumina da cui si fa alluminio, l'altra relativa all'idea che la fabbrica possa comunque ripartire in tempi rapidi. Quindi queste due fabbriche simbolo della ripresa produttiva delle miniere legate al metalmeccanico possano dare… sto chiudendo la cosa e vedo che il tempo chiude. Per quanto riguarda la questione invece del Centro Sardegna, delle fabbriche di Villacidro e soprattutto la chimica del Nord Sardegna, credo che l'Assessore, nel tempo che avrà a disposizione, potrà dire per completare l'opera. A me interessa dire che il lavoro lo si sta facendo, lo si sta portando avanti e tutto può essere fatto sempre meglio, molto meglio rispetto alle cose. Noi probabilmente pecchiamo in una cosa: dobbiamo dare una linea di indirizzo sui nostri desideri, su quello che deve essere un'idea di sviluppo industriale in Sardegna. Ecco, questo va canalizzato, perché va bene intervenire sulle fabbriche e non sono battaglie di retroguardia, ma sono sempre battaglie di prospettiva quando si parla degli uomini. Sul piano Sulcis, se mi rimane mezzo secondo dico, anche lì 697 milioni di euro di intervento finanziario che ha prodotto risultati concreti come ad esempio la fiscalità di vantaggio per determinati comuni che hanno prodotto l'esenzione fiscale…

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cocco, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dell'industria.

PIRAS MARIA GRAZIA, Assessore tecnico dell'industria. Io sono, come ha detto qualcuno, invece contenta oggi di affrontarla seppure a distanza di qualche anno perché come si è detto ho l'opportunità di raccontare a quest'Aula interessata, mi sembra molto interessata allo sviluppo economico della Sardegna, le vicende soprattutto industriali. E dico subito questo, quando sono arrivata nel 2014 noi abbiamo trovato, e la testimonianza è proprio come si è detto dalla mozione, vecchia mozione che è stata presentata nel 2015, di rappresentare e ho trovato una situazione drammatica.

E' vero anche che come molti abbiamo sperato che la situazione del 2014 fosse diciamo la fase terminale di una crisi gravissima iniziata alcuni anni prima e che stessimo prendendo la ripresa, non è stato così perché la crisi ha continuato e solo ora incominciamo a vedere in Italia, in Europa e piano piano anche in Sardegna un riavvio dell'attività economica. Però mi ero ripromessa nel momento in cui mi sono occupata di industria, avevo in mente una chiara idea invece di sviluppo della Sardegna, ce l'ho ancora molto chiara, non ho cambiato idea. Noi avevamo da un lato la crisi gravissima di alcune aziende che sono state elencate e la mozione le elenca molto chiaramente e quindi l'esigenza di venire incontro alla situazione di queste aziende tutelandone i posti di lavoro, quindi salvare quello che c'era, questo era un obiettivo che mi sono posta, sanare quello che c'è, che è in crisi va sanato, vanno tutelati i posti di lavoro, tanti posti di lavoro e dall'altro dovevo costruire, dovevamo costruire insieme a questa Giunta un'idea di sviluppo futuro della Sardegna basato su nuovi obiettivi e che andasse a risolvere i problemi strutturali di quest'isola che non sono mai stati affrontati davvero con la dovuta attenzione. Ed ecco perché, l'ha detto l'onorevole Cocco prima di me, noi abbiamo affrontato alcune crisi importanti, quelle elencate nella mozione, di IGEA l'ha detto molto chiaramente, abbiamo trovato una situazione, ci siamo forse dimenticati perché il tempo è passato, c'era il rischio di mandare a casa 270 persone, abbiamo risanato l'azienda credendo che anche una società in house una società pubblica possa vivere e possa lavorare con costi e benefici, costi e profitti che almeno si pareggiano. Io ci credo molto in tutto questo, esistono altri esempi nel resto d'Europa e quindi su questo abbiamo lavorato. Oggi la società, abbiamo incentivato, abbiamo favorito l'uscita di alcuni lavoratori che avevano raggiunto il periodo della pensione e sugli altri abbiamo lavorato, oggi abbiamo una società in gran parte risanata, non dico che abbiamo risolto tutti i problemi ma in gran parte risanata, che sta lavorando ed è la società che sta gestendo ancora, l'unica, il primo grande intervento di bonifica in Sardegna, la Furtei ha avviato i lavori. La SEAMAG è stata in parte, almeno una parte, abbiamo sanato, abbiamo bonificato SEAMAG, ex SEAMAG e abbiamo iniziato i lavori di bonifica di Furtei, certamente un risultato di un disastro non provocato certamente da questa Giunta. Sul Carbosulcis si è detto, non aggiungo niente di quello che è stato già dichiarato dall'onorevole Cocco, su Keller noi abbiamo trovato una situazione già compromessa, la Keller fallita, da tre anni abbiamo fatto un'operazione importantissima, lunga, faticosa di trovare le aziende disposte ad acquisire la Keller.

Siamo stati spesso sul punto di cedere la Keller a un operatore che si era presentato, non siamo riusciti fino alla fine però oggi posso dire che noi stiamo in questo momento trattando con tre interlocutori, uno sardo e due cinesi. Io mi auguro che la Keller possa ripartire quanto prima, è un lavoro duro però tutto questo, non è solamente sulla carta. Su ALCOA abbiamo detto, certamente non tutto è finito lo diremo con ampia soddisfazione quando vedremo le prime colate di alluminio, però insomma anche qui c'è stato un duro lavoro della Giunta, della Presidenza, dell'Assessore che assieme al Governo sono riusciti assieme ad Invitalia a trovare un acquirente che oggi in questi giorni proprio sta avviando e sta procedendo al revamping della fabbrica. Eurallumina. Bisogna dire anche su Eurallumina, Eurallumina sapete che è bloccata per questioni ambientali, però io credo di poter dire che su Eurallumina c'è una svolta, proprio in questi giorni si è chiuso un accordo con TERNA, sarà fatto un vapordotto che permetterà di fornire l'energia termica ad Eurallumina e quindi anche in questo caso forse trovando la soluzione migliore anche dal punto di vista della sostenibilità ambientale di questa azienda. Su Portovesme ci sarà la Conferenza di servizi il 27, quindi noi contiamo che anche la situazione del decimo circuito possa essere risolta in quest'ultima conferenza di servizi. Porto Torres. Porto Torres l'abbiamo affrontato, ENI è stato detto qua non è facile da portare a chiudere le vertenze, noi avevamo un protocollo che era stato firmato nel 2011, abbiamo voluto in questo protocollo richiamare ENI alle proprie responsabilità in un momento in cui erano bloccati completamente gli investimenti. Con loro abbiamo trattato, abbiamo trattato a lungo, siamo arrivati ad un accordo che dovevamo chiudere a dicembre e poiché in tutto quest'accordo abbiamo inserito anche la possibilità dell'adduttore su Porto Torres per quanto riguarda il metano, abbiamo spostato in avanti la firma ma io sono fiduciosa che chiuderemo sia per la chimica verde che per la parte relativa a Porto Torres sul metano quanto prima. Andrò veloce, chiaramente devo andare molto veloce, Ottana ha ragione l'onorevole Cocco, su Ottana noi a seguito anche dell'intervento qua in Consiglio della richiesta dell'ordine del giorno congiunto in Consiglio, abbiamo avviato un'ulteriore interlocuzione, abbiamo cercato prima di tutto di salvare quello che c'era con un imprenditore che era sfuggente e fino a quando ha definitivamente chiuso i suoi rapporti con il sito di Ottana. Da quel momento in poi è iniziata una nuova strategia, anche su richiesta di questo Consiglio abbiamo avviato col Governo un'interlocuzione assieme alle forze sindacali e delle associazioni imprenditoriali, abbiamo chiuso una istanza di area di crisi complessa che stiamo per trasmettere al Governo, chiaramente vedremo chi la potrà esitare e per il resto abbiamo cercato di costruire appunto interventi strutturali. L'intervento sull'energia che abbiamo fatto per salvare Ottana, che era utile ad Ottana, che è utile alle grandi aziende energivore, lo ricordo, l'abbiamo fatto per 19 aziende energivore della Sardegna, oggi possiamo assicurare a tutte queste aziende un costo dell'energia equo, un costo paragonabile a quello che pagano tutti gli altri fuori dall'Italia e questo lo ricordo non solamente per le aziende del Sulcis ma vanno a favore anche di tutte le aziende dell'agroalimentare. Il Pinna della situazione di Thiesi gode di queste agevolazioni energetiche perché anche le aziende dell'agroalimentare sono energivore. E poi abbiamo fatto un lavoro come dicevo di creare le condizioni per il futuro della Sardegna e questo futuro dal nostro punto di vista è il fatto che finalmente in Sardegna possiamo avere una strategia energetica da qui al 2030. Abbiamo tracciato quello che è il piano della nostra energia e l'abbiamo fatto con un piano energetico che è uno dei più avanzati in Europa dicendo che da una parte faremo e porteremo in Sardegna il metano e dall'altro stiamo lavorando per le rinnovabili, stiamo lavorando per l'efficientamento energetico, siamo intervenuti su tutti i Comuni per l'efficientamento energetico, stiamo lavorando per la mobilità elettrica, uscirà il bando ad aprile per 15 milioni di euro per infrastrutturare con le colonnine elettriche le principali città e le principali vie di comunicazione. Sul metano, mi ci fermo un attimo, siamo trent'anni e questo Consiglio lo sa che noi siamo indietro, non abbiamo il metano, ci costa lo dico per tutti, lo ricordo, 500 milioni di euro in più la mancata metanizzazione, questo è un carico che questa Giunta si è preso e lo portiamo avanti, porteremo a casa il risultato, e oggi la conferenza stampa di Alverà, presidente di Snam, che dice in Sardegna investiamo 300 milioni per la dorsale. Qual è il punto adesso? Abbiamo una dorsale che sta completando l'iter autorizzativo, che vedrà nord, sud, Nuoro e l'Ogliastra, Olbia alcuni con i collegamenti. Abbiamo due adduttori in approvazione, uno nel sud e uno al nord. Abbiamo due depositi costieri autorizzati ad Oristano. Questo è tracciare uno sviluppo industriale della Sardegna, sono progetti che rimarranno in Sardegna, son progetti che non sono spot, son progetti strutturali. E' questo che vogliamo lasciare, è questo che interessa lasciare. Quindi ci siamo imbarcati in progetti importanti, non in piccoli progetti spot a rattoppare le cose solamente, facciamo anche quello, ma abbiamo tracciato una strada per il futuro. Abbiamo varato oltre 60 milioni di euro di bandi per le imprese, innovazione gentili Consiglieri, innovazione per le imprese, nuove attività. Appena finito, il 31/12 il T4. Hanno presentato progetti per 935 milioni di euro le imprese e in gran parte riguardano il settore turistico e il settore strettamente industriale-manifatturiero, dove nel manufatturiero metto una grandissima parte di aziende dell'agroalimentare, importantissime, perché l'azienda dell'agroalimentare, onorevole Cocco, le abbiamo viste insediate, sono previste nel centro Sardegna, e questa è la visione che noi abbiamo. Vogliamo lasciare una visione, questo vogliamo lasciare, qualche cosa di grande, questo vorremmo riuscire a lasciare. Stiamo spendendo 30 milioni di euro per l'internazionalizzazione, sono dati di oggi, è vero che non abbiamo i dati dell'occupazione, gli ultimi, però sull'export noi abbiamo un più 9 per cento, e se togliamo l'OIL che incide moltissimo, e quindi non voglio falsare il dato, perché quello è Saras, se togliamo Saras e l'OIL noi abbiamo un più virgola 6 per cento di export, questo è un dato secondo me positivo, ed è lo sforzo che questa Giunta sta facendo per portare, abbiamo toccato oltre 650 imprese alle quali abbiamo fatto formazione, Piani di Intervento, accompagnamenti all'estero. Questo è quello che vogliamo fare. Quindi c'è una visione, c'è una visione per l'agroalimentare, c'è una visione per l'ICT. Abbiamo indirizzato verso nuovi settori lo sviluppo industriale della Sardegna, senza per questo, lo dico ancora, buttare a mare quello che c'era, perché ci serve tutto per la crescita di questa Sardegna e per assicurare lo sviluppo di questa Sardegna. Quindi molte cose sono state fatte. Poi in questo dobbiamo mettere anche il fatto che per quanto riguarda lo stesso Tortolì e l'Ogliastra, se parte la metanizzazione avremmo anche lavoro per la Saipem. I 38 bacini del gas, per anni sono stati bloccati, perché noi abbiamo pensato ai bacini, ma non avevamo pensato che senza il metano i bacini sono abbastanza inutili, le reti del gas sono inutili, adesso che è ripartita l'idea finalmente, c'è l'idea, la convinzione che il metano ci sarà, Italgas ha comprato 12 bacini del gas e sono pronti a ripartire immediatamente, e quindi riparte il lavoro, quel lavoro di cui si è parlato, perché sono d'accordissimo senza lavoro non c'è futuro, è il lavoro che ci rende liberi da qualsiasi condizionamento e dà e ci dà il benessere. Questo è quello che abbiamo fatto e quello che noi quindi voglio dire, quando si dice non c'è visione, io questo fatto lo contesto, noi abbiamo una visione chiarissima dello sviluppo della Sardegna, la vogliamo semplicemente portare avanti con forza e anche col vostro sostegno. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Giorgio Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI GIORGIO (UDC-Sardegna). A sentire lei, Assessore, andrebbe tutto bene, io non la penso nello stesso modo. Innanzitutto io ho parlato di un progetto, ho detto che anche il progetto degli 60-70 in effetti non ha ottenuto risultati certamente validi, però certamente c'era un progetto. Gliene cito due però. Vede quando è crollato il settore carbonifero, un grande genio inventò il polo industriale di Portovesme, e con un ciclo era lungimirante, produzione di alluminio, di laminati e profilati. Quando in altre regioni d'Italia è crollato il settore dell'alluminio, Fusina e Marghera, nel Veneto che sono forse più preparati di noi hanno inventato migliaia di piccole aziende che ovviamente avevano un alto valore aggiunto, ma avevano un progetto. Lei ha citato molti esempi, io posso dirle che nell'89, Presidente Mario Melis, l'accordo con l'ENI era per la chiusura del settore estrattivo, si fece il metallurgico, ma non si chiesero praticamente di là rivendicazioni precise, hanno lasciato tutto in abbandono, creando alla Sardegna mille problemi, quindi non è stato risolto. Lei ha fatto riferimento però all'Igea e ha fatto riferimento ad altre strutture. Debbo dire che all'Igea non sono d'accordo, e non sono d'accordo perché partì l'Igea quando arrivò la vecchia amministrazione con un buco di 12 milioni e mezzo, che dovevano essere portati i libri in tribunale, ed è sceso fino a 2 milioni. La verità è che alcune cose non funzionavano certamente bene, non si fecero concorsi, e debbo dire invece che proprio l'Igea voi avete trovato qualche cosa di positivo, per esempio i 43 milioni delle bonifiche del Rio San Giorgio, avete trovato bonifiche per Guspini, e avete commesso la stupidità di darli al Comune. Allora, in quel momento cosa chiese la società IGEA? Di avere due ingegneri, che non aveva, e li chiese alla Carbosulcis che non glieli diede. Ma voi date praticamente le bonifiche al Comune di Iglesias e di Guspini che non hanno ingegneri? Qui si naviga al buio. Peraltro debbo dire che, sì, si è fatta una sanatoria per alcune situazioni specifiche, però mi si consenta anche di dire che certamente si toglie lavoro a quelli che lavoravano. Non parliamo poi per quanto riguarda Monte Miali eccetera, che certamente a seguito del problema dell'arsenico eccetera, su pressione del Comune soprattutto, si sta attivando una procedura, però con molta lentezza, e quelli che sono stati assunti, rischiando di non far lavorare i lavoratori dell'IGEA. Vede quello che dice lei, poi tutto il resto, metano, se ne parla da vent'anni, da trent'anni eccetera, quando arriverà mammasantissima si vedrà, certamente quando noi parliamo di dire che bisogna anche punire i funzionari, è inutile che si stia sette anni per dare praticamente il Savi le autorizzazioni, è una barzelletta questa, e non è giusto che la gente venga mortificata magari con un'integrazione di fondi, e avere una retribuzione, perché non ci sta. Sennò non ci sarebbe stata la rabbia in quel territorio, non ci sarebbe stato un voto di protesta, se c'è stato qualche cosa che non funziona certamente c'è. E le voglio dire che per noi, io non ho criticato, ho criticato una e l'altra Amministrazione per essere chiari, però avremmo dovuto certamente creare condizioni diverse, non le abbiamo saputo creare. E quindi bisogna pensare a un qualche cosa che ci dia la prospettiva futura, diversamente, ahimè, questo ciclone che è passato non se ne va più via. E il fatto che quell'area geografica fosse l'ultima area in Italia per quanto riguarda anche il voto, evidentemente è perché lo scontento era tanto, quindi se mi consente su questo io sono un pochino non d'accordo. Lei ha parlato anche di un'altra società, certamente bisogna seguirla, perché c'era anche molta gente che era contraria che si facesse questa, così come non si tratta di fare un decimo anello, bisogna fare una nuova struttura, una nuova struttura, una nuova discarica, sennò il problema si pone tutti i giorni, e bisogna anche avere il coraggio e la forza di imporsi molte volte anche sulle forze sindacali che a volte praticamente creano e credono di essere i padroni del vapore. Questa è la situazione, allora credo che sia fondamentale che voi soprattutto facciate un progetto futuro così come a suo tempo fu fatto per quanto riguarda il Polo di Portovesme che però ha realizzato un ciclo continuo, è chiaro che ci vorranno i tempi, è chiaro che oggi, anche stamattina so che sono a Portovesme eccetera che si sta andando avanti, è chiaro che praticamente i tempi sono quelli che sono, ma lei deve sapere che molti anni fa Portovesme aveva 160 metri di banchina, contro i 3 chilometri di Monfalcone e arrivavano esattamente 7 - 8 milioni di tonnellate. Ebbene, sono superate, oggi si sta facendo anche la Conferenza dei Servizi per quanto riguarda il porto, penso che certamente ci sono prospettive, ma bisogna accelerare i tempi perché se non riusciamo in tempi brevi a fare qualche cosa il tracollo avverrà attraverso sistemi di natura politica.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gianluigi Rubiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RUBIU GIANLUIGI (UDC-Sardegna). Presidente, oltre alla dichiarazione di voto per confermare che chiederò all'Aula di votare la mozione ma è un gesto squisitamente politico, colgo anche l'occasione per dire che questa mozione non è assolutamente un processo nei confronti dell'assessore Piras che apprezzo e stimo per il lavoro fatto e mi permetto di dire anche pubblicamente, perché visto che è anche l'unica donna, che forse è stata la persona che con più passione in questi anni ha agito nel suo assessorato. Ha sicuramente ereditato una situazione difficile, quindi la votazione non è a favore dell'industria o contro l'industria, è a favore di trovare le soluzioni per fare in modo che alcune imprese ripartano, la responsabilità di alcune aziende come Portovesme, Eurallumina ed altre, è più in capo all'Assessorato all'ambiente che all'Assessorato all'industria. Quindi la richiesta di mettere in votazione la mozione è una richiesta squisitamente politica che ovviamente vogliamo portare avanti.

PRESIDENTE. Poiché nessuna altro domanda di parlare, metto in votazione la mozione, è stata richiesta la votazione nominale con procedimento elettronico.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 139.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

(Il Consiglio non approva).

Continuazione della discussione congiunta delle mozioni Congiu - Cherchi - Desini - Unali - Dessí - Cocco Daniele Secondo- Lai - Moriconi - Meloni - Piscedda - Zanchetta - Gaia - Deriu - Sabatini - Busia in merito alla grave situazione in cui si trovano i dipendenti dell'ARAS, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (392), Pittalis - Zedda Alessandra - Cappellacci - Contu - Fasolino - Peru - Tedde - Tocco - Tunis sulle procedure di licenziamento di dipendenti delle Associazioni provinciali e interprovinciali degli allevatori (APA e AIPA) della Sardegna (397), Cocco Daniele Secondo - Pittalis - Cocco Pietro - Congiu - Dedoni - Busia - Zanchetta - Carta - Rubiu sul processo di riorganizzazione delle Associazioni provinciali allevatori della Sardegna (APA-AIPA) e sull'imminente licenziamento di 13 dipendenti (398), abbinate alle interpellanze Arbau - Ledda - Azara - Perra in merito all'urgenza di dare attuazione all'ordine del giorno n. 15 del Consiglio regionale, sulla necessità di procedere con le immediate azioni necessarie a porre fine all'annosa ed inaccettabile, tanto sul piano morale che su quello giuridico, situazione di incertezza e precarietà in cui permangono i dipendenti ARAS (139) e Dedoni - Cossa - Crisponi, sulla mancata stabilizzazione dei dipendenti dell'Associazione regionale allevatori (ARA) ai sensi dell'articolo 2, comma 40, della legge regionale n. 3 del 2009 (331) e approvazione di

ordine del giorno

PRESIDENTE. È stato presentato l'ordine giorno numero 1, sulle mozioni numero 392, 397 e 398.

Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.

CARIA PIER LUIGI, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Sull'ordine del giorno e più in generale sul tema dell'agricoltura visto il dibattito che c'è stato stamattina sul tema dell'agricoltura, sulle strategie, sulla salvaguardia, sulle prerogative, sull'attività di programmazione, per tradurlo più semplicemente: sull'idea di agricoltura. Io in quest'anno ho lanciato più di una proposta, ho cercato di governare le emergenze e ho rilanciato affinché si decida di cambiare qualcosa con coraggio. Credo che l'attività con tutte le difficoltà sia stata orientata in questa direzione e uso, mi piace usare una frase di Einstein che diceva che è sciocco pensare di fare sempre le stesse cose pensando di arrivare a risultati diversi, il bene della Sardegna e dei sardi è dentro il mio DNA, lo dico a tutta l'Aula, com'è nel mio cuore e come nel vostro cuore credo il bene della Sardegna e di tutti i sardi. Detto questo, su ARAS sono d'accordo con l'Aula e sono favorevole a trovare e percorrere tutte le strade per dare soluzione al problema di 300 lavoratori, come Giunta porteremo in tempi brevi la proposta che è contenuta nella richiesta all'ordine del giorno. Per quanto riguarda la problematica di APA tutte le osservazioni e i suggerimenti di oggi, dati dall'Aula erano e sono ben presenti nella mia azione, avendo sempre in testa i 93 lavoratori, ritenendo una sconfitta anche la sola perdita di un posto di lavoro. Il 22 marzo, come ho avuto modo di dire stamattina, ci sarà un incontro teso a dirimere tutte le problematiche oggi affrontate sull'esito del quale informerò l'Aula. Per quanto riguarda il parere sull'ordine del giorno è un parere favorevole.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico dell'ordine del giorno numero 1.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Cherchi Augusto - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Collu - Congiu - Contu - Cossa - Cozzolino - Crisponi - Dessi' - Fasolino - Forma - Fuoco - Gaia - Gallus - Ganau - Lai - Ledda - Lotto - Manca Gavino - Manca Pier Mario - Meloni - Meloni Valerio - Moriconi - Peru - Pinna Rossella - Piscedda - Rubiu - Sabatini - Satta - Sechi - Solinas Christian - Tedde - Tendas - Truzzu - Tunis - Unali - Zanchetta - Zedda Alessandra.

Si è astenuto il consigliere Oppi.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 40

votanti 39

astenuti 1

maggioranza 20

favorevoli 39

(Il Consiglio approva.)

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Propongo al Consiglio una inversione dell'ordine del giorno per discutere prima la mozione numero 399 e la mozione numero 400 sullo stesso argomento. Votiamo sull'inversione dell'ordine del giorno. Chi lo approva alzi la mano.

(È approvato)

Discussione congiunta delle mozioni Peru - Pittalis - Cappellacci - Contu - Fasolino - Tedde - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra per la rimozione delle cause che determinano il diniego della fornitura dei dispositivi medici necessari per il monitoraggio in continuo della glicemia ai pazienti affetti da diabete (399) e Congiu - Cherchi - Desini - Manca Pier Mario - Unali - Deriu - Meloni Giuseppe - Cocco Daniele Secondo - Lai - Zedda Paolo Flavio - Zanchetta - Dessí - Rubiu - Oppi - Sechi - Dedoni - Crisponi - Gallus - Ledda - Contu sulla situazione relativa all'assistenza ai soggetti affetti da diabete nel territorio regionale, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento. (400)

PRESIDENTE. Passiamo dunque alla discussione delle mozioni numero 399 e 400.

Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione numero 399 ha facoltà di illustrarla.

PERU ANTONELLO (FI). Illustro questa mozione ringraziando innanzitutto i Capigruppo, il Vice Capogruppo del mio Gruppo Alessandra Zedda e il Presidente del Consiglio per aver dato celerità a questa mozione su un problema abbastanza impellente che investe tantissimi sardi, li investe in una patologia abbastanza grave nel quotidiano: il diabete.

Cari colleghi, il diabete costituisce una malattia cronica importante, la più diffusa in Sardegna, è proprio la nostra terra a pagare il prezzo più alto del diabete tipo 1. Abbiamo in Sardegna oltre 110 mila sardi che soffrono di questa malattia, sei su dieci fra gli abitanti della popolazione sarda, 700 nuovi casi ogni anno, per quanto riguarda il tipo 1, 5 mila casi all'anno per quanto riguarda il tipo 2. Questi numeri che sono importanti equivalgono ad un'incidenza altissima, addirittura la più alta in Sardegna, questo triste primato addirittura viene raggiunto solo dalla Finlandia, quindi siamo addirittura primi nel mondo.

Quindi, cari colleghi, possiamo affermare che questa del diabete in Sardegna è veramente una propria emergenza sociosanitaria. E non lo è solo in Sardegna ma veramente in tutte le parti del mondo. E meno male per fortuna, a seguito di un approfondimento di studi, attraverso la comunità accademico-scientifica che ha stabilito che è necessario intervenire in maniera molto efficace, ed è necessario intervenire per rallentare questo problema di questa patologia cronica, perché sono le complicanze gli effetti veramente devastanti del diabete. Quindi, è indispensabile intervenire per quanto riguarda questa patologia, e in merito a tutte le patologie, è necessario che a iniziare dalle istituzioni, che sono quelle per le quali è necessario mettere in campo tutte le forze, e non solo ed esclusivamente per il diabete. In merito invece al diabete, cari colleghi, è estremamente necessario tenere in equilibrio, e questo lo dice la comunità scientifica, tenere in equilibrio il livello glicemico senza che questo ne subisca scossoni, senza che questo ne subisca picchi altri di scompensazione, proprio perché sono le cause nel tempo devastanti per questa patologia. Quindi, dobbiamo agire per tenere in equilibrio questo e la comunità scientifica ha sviluppato e ha messo a punto terapie per limitarne al massimo, sia i livelli di ipoglicemia sia i livelli di iperglicemia. Come? Attraverso il monitoraggio continuo e controllo della glicemia, attraverso i sensori e attraverso quello che sono poi l'infusione dell'insulina attraverso i microinfusori. Questi sistemi di controllo e di infusione, nel tempo, hanno mostrato veramente dei vantaggi sia dal punto di vista clinico, ma anche quello che ha tanti preme tantissimo, anche dal punto di vista dei costi, perché il controllo dell'insulina che cosa fa? Limita ricoveri, intanto migliora la qualità della vita, e limita quelli che sono i costi che questa patologia deve affrontare. È proprio il miglioramento della qualità della vita rappresenta, e deve rappresentare l'obiettivo primario da raggiungere, non solo per il diabete cari colleghi ma per tutte le patologie. È ancora più importante sottolineare il buon controllo glicemico soprattutto in età pediatrica, questo per evitare veramente complicazioni per il futuro dei pazienti diabetici.

Premesso questo io devo sottolineare ed evidenziare che l'Assessorato alla sanità, attraverso la delibera 46/13 ha colto e affrontato la serietà del problema e l'ha affrontato nel 2016 approvando le linee guida. Le linee guida che sono degli indirizzi indicati soprattutto e avallati col supporto del coordinamento e della consulta regionale della diabetologia, questo al fine proprio di migliorarne sia la cura che la diagnosi. Che cosa hanno fatto le linee guida? Le linee guida hanno disciplinato, all'interno del proprio documento, la possibilità dell'utilizzo sia dei sensori che rilevano il sistema glicemico continuo e sia dei microinfusori, ma questo è successo nel 2016. Ancora oggi ci sono difficoltà perché chi soffre di questa patologia possa avere in dotazione tali sistemi e tale materiale. Allora, noi con questa mozione che cosa chiediamo? Chiediamo proprio il diritto all'accesso delle tecnologie innovative per i pazienti che ne hanno bisogno. Io sottolineo il "che ne hanno bisogno", perché questo sistema, e i sistemi sensoriali, non possono assolutamente essere somministrati per tutti. E quindi noi chiediamo che quella delibera quanto 46/13 e quelle linee guida possano dare veramente gambe a quello che erano le prescrizioni per i pazienti che ne hanno necessità e quell'indicazione che, attraverso sia il coordinamento che la Consulta, aveva chiesto in maniera molto forte. E mi riferisco principalmente a quello che è il monitoraggio continuo, di controllo dei dispositivi per la glicemia, e mi riferisco a quello che erano inseriti in quella linea guida, quindi i dispositivi che erano level sense e aggiungo anche il dexon. Noi invece, attraverso questa mozione, oltre il sistema del controllo continuo del sistema glicemico, chiediamo che sia affrontata, che siano adottate anche al più presto tecnologie innovative non inserite in quell'elenco. Mi riferisco principalmente al flash freestyle libre, cioè quel dispositivo che non ha il monitoraggio continuo ma ha un monitoraggio flash e istantaneo. Questo è un sistema innovativo che gode un'applicazione molto semplice, che rende bene accetto al paziente e fornisce veramente chiare informazioni sulla tendenza glicemica. E soprattutto questo è necessario adottarlo in maniera in maniera principale per quanto riguarda i pazienti in età pediatrica. Tant'è che la sua prescrivibilità è stata concessa, in questo momento, in quasi tutte le regioni italiane, ad esclusione solo di Puglia, Abruzzo e Valle d'Aosta e purtroppo anche la Sardegna. Quindi, tutte le regioni italiane adottano questo sistema freestyle libre perché è un sistema abbastanza innovativo. Ma sottolineo anche che questo sistema, anche in quasi tutti i Paesi d'Europa, viene adottato, dalla Germania, alla Francia, al Regno Unito e, persino, anche negli USA, dove sappiamo benissimo che c'è una sanità privata e anche lì si dà in maniera gratuita. Questo materiale, caro Assessore e cari colleghi, mi rivolgo principalmente a voi, non deve, come qualcuno sostiene, essere distribuito a tutti i 110.000 circa pazienti che soffrono di questa patologia in Sardegna, ma deve essere controllato, deve essere misurato ed è giusto che debba essere prescritto dai diabetologi e da chi i pazienti sono sottoposti a terapia. Quindi, non è assolutamente necessario e non deve essere assolutamente distribuito a pioggia, questo l'Assessore lo sa in maniera molto chiara. È proprio per questo che attraverso questo sistema, mi riferisco al freestyle, c'è possibilità diminuendo le strisce che si danno mensilmente, le 125 strisce, trovare anche la compensazione attraverso il vantaggio dei costi. Quindi, io confido in maniera molto marcata e confido moltissimo ad iniziare, dalla sensibilità che ha dimostrato l'Assessore, e nella profonda sensibilità anche dei miei colleghi, affinché attraverso un voto positivo e una volontà forte di questa Giunta si possa veramente garantire e migliorare la qualità della vita a chi c'ha già una situazione grave, una situazione di disagio della nostra Isola.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Augusto Cherchi per illustrare la mozione numero 400.

CHERCHI AUGUSTO (Partito dei Sardi). Io, nell'esporre questa mozione, condividerò in parte alcuni concetti espressi dall'onorevole Peru, molto di meno alcuni altri che mi sembrano un po' troppo, come si può dire, positivi per quanto riguarda la situazione dei diabetici in Sardegna, soprattutto su quello che questa Giunta sta portando avanti nei confronti dei diabetici sardi.

Voglio fare una premessa, Assessore, Presidente, soprattutto con lei Presidente, perché durante la visita del Presidente della Repubblica Italiana, Mattarella, lei ha menzionato la legge numero 1 del 1949 come la prima legge che la Regione Sardegna ha fatto nell'epoca autonomista; quella legge era una legge che istituiva un fondo speciale per la tutela contro le malattie sociali, istituiva un fondo di 50 milioni di lire di allora per la tutela di quella che allora veniva considerata la malattia sociale, la tubercolosi, oggi possiamo dire che una delle malattie unanimemente riconosciuta in tutto il mondo come una delle tre malattie sociali più importanti è il diabete, che colpisce adesso nel mondo circa 400 milioni di persone - vorrei che si stesse un po' attenti ai numeri - e da qui al 2035 si suppone possa colpire 600 milioni di persone. Quindi stiamo parlando di numeri molto grandi e l'ONU, l'Organizzazione delle Nazioni unite, e l'OMS, l'Organizzazione mondiale della sanità, indicano il diabete come la maggior causa di disabilità e mortalità nei prossimi vent'anni, e la stessa OMS ha inserito il diabete tra le patologie su cui maggiormente investire. Quindi non stiamo parlando di una malattia banale, per quanto banale possano essere le malattie, ma di una malattia importante, una malattia che coinvolge in Sardegna - l'ha ricordato l'onorevole Peru - 110 mila persone direttamente, tra quelle conosciute col diabete perché ne dovremmo annoverare altre decine di migliaia tra quelle che ancora la diagnosi di diabete non l'hanno fatta, ed è una patologia - l'onorevole Peru l'ha ricordato - su cui la Sardegna ha il primato mondiale del diabete di tipo 1, nella fascia d'età tra 0 e 14 anni. Quindi in Sardegna più o meno dobbiamo considerare essere presenti nella fascia tra i 0 e 18 anni 1500 pazienti diabetici di tipo 1; il dato forse più impressionante è che ogni anno 200 ragazzi tra 0 e 14 anni si ammalano di diabete. Quindi è una situazione che io chiedo venga considerata e chiedo a quest'Aula se ha idea di considerarla come una malattia della Nazione sarda, perché è questa la malattia della Nazione sarda. In Sardegna oltre a vantare questo triste primato mondiale dell'incidenza che è tra i 40 e i 50 pazienti su 100 mila abitanti, contro una media nazionale che sfiora i 10 pazienti su 100 mila abitanti, quindi stiamo parlando di numeri effettivamente molto importanti. Se invece raffrontiamo quella che è la spesa per il diabete nella Regione Sardegna con quelle che sono le spese nelle altre regioni del mondo, il diabete costa alla Regione Sardegna più o meno il 10 per cento della spesa sanitaria regionale, stiamo parlando quindi di quasi 300 milioni di euro di spese dirette, a cui vanno aggiunti altri 300 milioni di spese indirette, le spese indirette sono quelle che indirettamente coinvolgono le persone, con assenze per malattia, "104", pensionamenti anticipati e quanto altro. Se continuiamo a parlare di spese, qua mi addentro più nel nello specifico per quanto riguarda la situazione in Sardegna, bisogna considerare una cosa che secondo me è di fondamentale importanza, Presidente e Assessore, quello che si spende per la terapia del diabete e quello che si spende per le complicanze che il diabete provoca. La spesa per la terapia del diabete è più o meno il 7 per cento, fatto 100 il costo del diabete in Sardegna, il resto sono spese che vengono utilizzate o per ricoveri ospedalieri o per cure ambulatoriali; quindi noi ci dobbiamo rendere conto - e questo lo riprenderemo fra un po' quando parleremo delle azioni che la Regione Sardegna deve mettere in campo per la terapia del diabete - che la spesa principale per il diabete non è la spesa farmacologica ma sono le complicanze. Teniamo presente un paziente con solo diabete incide sulla spesa per il diabete intorno al 4 per cento, un paziente con una complicanza incide per il 20 per cento della spesa, un paziente con più di due complicanze incide per il 70 per cento della spesa, quindi quello che la Regione Sardegna, in una visione prospettica intelligente, dovrebbe mettersi come obiettivo dovrebbe essere quello di ridurre le complicanze, perché è lì che si va a incidere maggiormente sul costo della terapia diabetica.

L'onorevole Peru ha citato quattro Regioni, io ne conosco solo due - probabilmente però ha ragione lui - che attualmente non forniscono un sistema di monitoraggio continuo della glicemia, e chi lo vuole usare, e non lo usa per vezzo, se lo deve pagare di tasca, e costa più o meno 150 euro al mese, essendo un sistema che permette di essere sostituito ogni 15 giorni, anche se si stanno portando in sperimentazione adesso sistemi a 90 e a 180 giorni. La delibera 46/13 del 2016 descrive bene la buona pratica dell'Associazione dei diabetologi americani che dà una scadenza e indica quali sono le procedure che un diabetico deve fare (parlo di diabete di tipo 1 principalmente) per l'autocontrollo della glicemia. Noi sappiamo che il miglior modo per ridurre le complicanze e gli effetti collaterali del diabete è quello di mantenere il più possibile costante il livello basale della glicemia nel sangue, queste buone pratiche, scritte, ripeto, nella delibera 46/13, impongono controlli della glicemia che se andiamo a numerarli durante l'arco della giornata arriviamo a 6,8 talvolta anche 10 misurazioni, bene io quello che contesto, Assessore, è che nella stessa delibera noi poniamo un limite massimo di quattro strisce reattive al giorno per paziente: se un paziente deve arrivare a quello che nella stessa delibera viene scritto come controllo ottimale, noi dobbiamo pagarcelo di tasca, perché più di quattro striscette reattive non vengono date a questi pazienti, quindi se arriviamo a 8, 4 ce le paghiamo di tasca. E vi assicuro che non è difficile arrivare a 8 misurazioni al giorno, non è difficile arrivare a misurazioni che possono pregiudicare ad esempio la guida della macchina. Questi pazienti devono misurarsela prima di ogni pasto e qualche volta anche dopo i pasti, prima delle attività fisiche importanti, pensiamo ai ragazzi che vanno a scuola, che fanno attività fisica, quante volte devono misurarsi la glicemia? Bene, la maggior parte di queste misurazioni se la devono pagare di tasca. Con il controllo in continuo, il Freestyle di cui parlava l'onorevole Peru, questa misurazione andrebbe fatta in modo automatico, avvicinando solo questo sensore al braccio dove è impiantato sottocute un sensore, quante volte vogliono al giorno, con due sole punture mensili. Se noi pungiamo il dito dieci volte al giorno, stiamo parlando di 3600 punture l'anno. Ma non voglio parlare solo di questo, Assessore o Presidente, volevo parlare anche dei bambini diabetici, anche in questo caso è prescritto il sensore che si può portare al braccio; io non metto in discussione le linee guida della Società nazionali e internazionali che non sono tra l'altro molto univoche nel dare e non dare 4-6 anni al di sotto del quale non si può dare, questo lo vedranno i veri esperti della materia, metto in discussione il fatto che esiste una situazione, e queste sono delle situazioni che io riporto, per avermele manifestate i malati diabetici, di donne che sono ad esempio costrette a mandare a letto i propri bambini in iperglicemia per evitare le ipoglicemie notturne, per non svegliarli di notte e pungergli il dito quando basterebbe avvicinargli da lontano questa macchinetta e avere in immediato il valore della glicemia.

Noi ci siamo abituati un paio di mesi fa a parlare di LEA, Assessore, nel caso di diabete non bisognerebbe parlare di livelli essenziali di assistenza, Assessore, bisogna parlare di livelli eccellenti di assistenza, per quanto riguarda la malattia diabetica. La malattia diabetica abbisogna di eccellenza nel trattamento, perché solo così noi tuteliamo questi malati. Noi mettiamo ai pazienti sempre nella delibera 46/13 dei limiti prescrittivi ad alcune insuline ad esempio nel prontuario terapeutico regionale. Alcune insuline che hanno la bontà di mantenere ottimale o più ottimale, rispetto ad altre, il livello basale della glicemia. Mettiamo delle prescrizioni a questi farmaci, prescrizioni perché devono essere prescritti in pazienti che vengono definiti (NAIVE) cioè i pazienti dove non viene fatta la prima diagnosi, ma i pazienti dove viene fatta la diagnosi successiva, e gli diciamo che dobbiamo controllare la glicemia, le ipoglicemie soprattutto quelle notturne, la prescrizione a questi farmaci viene fatta in questo modo. Assessore, da una parte diciamo che devono controllarsela questa glicemia e dall'altra parte diciamo che non possono controllarsela perché al massimo gli diamo quattro striscette al giorno, del resto se se la vogliono controllare e si vogliono controllare le ipoglicemie notturne, che ricordo sono quelle che costituiscono circa il 50 per cento dell'iperglicemia, e sono inavvertite dal paziente, con questo sistema noi possiamo monitorizzarle perché abbiamo una misurazione in continuo nelle 24 ore. Secondo lei, Assessore, è sufficiente questo per considerare il diabete come un'urgenza sociale, un'emergenza sociale, una malattia sociale che va affrontata da chi si occupa della salute dei Sardi come una malattia della nazione sarda. Secondo lei, Assessore, esistono i presupposti perché in Sardegna vengano applicati i LEA non intesi come i livelli essenziali di assistenza, cioè come i livelli minimi di assistenza, ma in questo caso come livelli eccezionali e come livelli eccellenti di assistenza. Secondo lei, Assessore, esiste in Sardegna la possibilità che questa Regione essendo una primatista - ahimè -mondiale di incidenza per quanto riguarda il diabete nella fascia d'età da 0 a 14 anni possa essa stessa dettare linee guida nazionali e internazionali e promuovere quegli ambiti di ricerca che sono a tutela dei malati di diabete. Ad esempio, le faccio un esempio, lei conosce benissimo di che cosa sto parlando, del trapianto delle isole pancreatiche, perché noi non abbiamo sviluppato o meglio permettiamo che i nostri medici vadano nel resto d'Italia a sviluppare questa tecnica e non li teniamo qua in Sardegna? Per questo motivo, Assessore, e considerando anche la risposta che lei ha dato nei giorni scorsi in seguito a una nostra interrogazione, dove fa un riferimento alla Consulta diabetologia, sembrando quasi di caricare, ricordo che la Consulta diabetologica è un organo meramente di supporto alle attività di programmazione regionale con compiti di programmazione politica sanitaria di competenza però che rimangono all'Assessorato alla sanità la risposta che lei ci ha dato, insomma, dice che comunque sia è stata attivata la consulta diabetologica, attivata se non ricordo male, mi correggerà lei nella sua risposta nel 2016, ma che…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Marco Tedde. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). L'onorevole Tunis molto gentilmente ha concesso l'inversione. Grazie signor Presidente, io qualche giorno fa ho letto con apprensione, con dolore una lettera di un diabetico scritta a La Nuova Sardegna, un diabetico che paragona i diabetici alla rana bollita; la storiella della rana bollita. Una lettera di un diabetico che paragona la situazione dei diabetici alle rane bollite. La rana immersa nel pentolone sul fuoco d'acqua tiepida da prima ci si trova bene e man mano che la temperatura aumenta trova conforto, fino a quando però il calore diviene talmente insopportabile che essa perde le energie finendo così fatalmente bollita. Se viceversa fosse stata immersa nel pentolone già bollente ne sarebbe fuoriuscita con un semplice balzo. Ebbene dice il latore della lettera, ebbene lo scaltro e cinico politico isolano applica la dinamica della rana bollita al nostro povero diabetico sardo smontandogli gradualmente i propri diritti in maniera da impedirgli una pronta reazione. Ecco una lettera triste, è una lettera molto triste che rappresenta probabilmente efficacemente la tematica complessiva, è una tematica che necessita un ingresso da parte della politica nella sua discussione in punta di piedi, è una tematica che richiede però anche una riflessione e un'azione fatta col cuore anche con l'intelligenza, signor Assessore. Noi nel marzo del 2017 proponemmo in punta di piedi un'interrogazione, nel marzo del 2017, ebbene a quell'interrogazione non ci giunse e non c'è mai giunta risposta coi metodi canonici, coi metodi rituali la risposta venne data al Gruppo nel giro di forse 12 ore o 24 ore dall'Assessore sulla stampa. Ecco questo è un problema, signor Presidente, io credo che alle interrogazioni si risponda coi metodi canonici, seguendo i rituali previsti dalla norma e non sulla stampa in tempo reale. Ebbene sulla stampa l'Assessore mi riempì di contumelie ma non diede la risposta all'interrogazione. Oggi abbiamo l'occasione di discutere in modo più compiuto di questa tematica però, signor Assessore, la prossima volta quando noi proponiamo un'interrogazione non risponda a mezzo stampa, risponda così come si deve a un consigliere regionale che fa parte di un'Assemblea legislativa. Ebbene noi con quell'interrogazione dicevamo le stesse cose che abbiamo detto in questa mozione. Il diabete è una piaga, indubitabilmente in Sardegna il diabete è una piaga, circa 110 mila ammalati accertati, poi ci sono quelli non ancora accertati, circa 300 mila persone coinvolte, perché i parenti, i familiari vengono necessariamente coinvolti, una spesa del bilancio regionale altissima. Il collega ricordava la spesa di 300 milioni diretta e circa 300 milioni indiretta. Quindi è una vera e propria piaga che deve essere affrontata come una piaga, non deve essere affrontata con le repliche in tempo reale sulla stampa, occorre affrontarla, come dicevo poc'anzi, con la testa con il cuore e anche con l'intelligenza. E allora se questo è vero, è anche vero che occorre integrare il vostro welfare, è indispensabile che voi lo integriate, è indispensabile che il Governo Pigliaru integri il welfare, perché nel vostro welfare ci debbono stare anche questi sistemi di misurazione costante. È indispensabile che lo integriate, è indispensabile perché lo hanno fatto tutte le regioni, tutte le regioni rimborsano le spese di questi sistemi di misurazione, che sia il Freestyle, che siano gli altri, Dexcome, Enlite, eccetera, eccetera, ecco, tutte le regioni, tranne due o tre, li rimborsano: la Basilicata li rimborsa, la Toscana li rimborsa, il Lazio, Umbria, Trentino, Friuli, Campania e Piemonte rimborsano questi sistemi. E allora noi ci chiediamo per quale motivo la Sardegna no, che cosa è successo, ma sarà vero che noi siamo insensibili a questa tematica? Non ci credo, è evidente che c'è una lacuna nell'azione politica, c'è una lacuna nell'azione politica di questa Giunta, una lacuna che deve essere necessariamente colmata. Non lo diciamo noi, Assessore, non lo diciamo noi, lo dicono le associazioni dei medici diabetologi, le associazioni dei malati e dei parenti ammalati di diabete, è indispensabile, secondo tutti questi soggetti, ma anche secondo la politica più responsabile, che la Regione metta una mano sulla coscienza e intervenga per rimborsare ai pazienti e ai loro familiari il costo di questi sistemi. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Stefano Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (FI). Abbiamo avuto la grande possibilità oggi di dare una dimostrazione, e spero che fuori da questa Assemblea seguano con la dovuta attenzione questo argomento, di far vedere come la politica può essere capacità di approfondimento, capacità di raccogliere un consenso anche al di fuori dal palazzo, e spero, Assessore, confido, Assessore, rapidità di esecuzione. Ci troviamo davanti ad un caso che, se non fosse per l'importanza che merita, dovrebbe essere chiuso in pochi minuti. Il consigliere Peru ha messo in evidenza un problema, lo ha saputo sviscerare, ne ha suggerito la soluzione, a questa Assemblea spetta dare quell'unità di indirizzo politico che merita un caso come questo, e alla Giunta regionale dimostrare di essere capace di dare una volta tanto una risposta positiva ed efficiente ad un problema, perché è vero che non sarà facile sconfiggere il diabete, è vero che è talmente radicato nella nostra Regione e nel nostro stile di vita da essere un nemico invisibile e impalpabile, ma che determina una grave carenza di qualità della vita in molte delle nostre famiglie e in molti dei nostri concittadini, ma è anche vero che questo, il progresso che ha fatto la scienza, che ha fatto la tecnologia, la chiara richiesta che ci viene dalla comunità scientifica ci dà l'opportunità di incidere e incidere in maniera profonda. Perché da domani può cambiare sensibilmente il modo di vivere di tanti bambini che non si dovranno più pungere il dito, di tanti adulti che è da tanto tempo che vivono questa condizione triste, può cambiare la vita di tanti di noi che non devono rivolgere lo sguardo compassionevole ad affetti costretti a vivere la vita in questo modo. Quindi, il mio ringraziamento va a chi ha voluto così bene approfondire l'argomento, va a questa Assemblea, se darà questo indirizzo e lo darà chiaro e lo darà subito, va all'amministrazione, se saprà velocemente accogliere questo atto di indirizzo, fare gli atti conseguenti, e da domani andare a migliorare in maniera sensibile la vita di migliaia di cittadini sardi. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Mariano Ignazio Contu. Ne ha facoltà.

CONTU MARIANO IGNAZIO (Sardegna). Credo e mi sembra opportuno rilevare che sono stato firmatario di entrambe queste due mozioni, non per un errore, ma per i temi o sui contenuti dei temi trattati dalle due mozioni. Credo di poter affermare che, approfondito il tema sul diabete di tipo 1 nella mozione Peru e dei consiglieri del Gruppo di Forza Italia, invece la mozione numero 400, primi firmatari Congiu e Cherchi, oltre che approfondire il tema del diabete di tipo 1, affronta complessivamente il tema del diabete di tipo 2. Due temi che camminano affiancati creando notevoli preoccupazioni nei colleghi primi firmatari, ma soprattutto in tutti quei colleghi che hanno voluto riconoscere la valenza del tema sottoscrivendo queste mozioni. Su tutta quella che è la drammaticità di questa malattia cronica tra la nostra popolazione, è stato già tutto sviscerato e approfondito sia dal collega Peru che dal collega Cherchi. Allora non voglio andare ed entrare nel merito di quanto è stato detto e ripetere concetti già espressi abbondantemente e molto esaustivamente da questi colleghi, vorrei entrare invece nel merito del cosa possiamo fare per la prevenzione di questo dramma sociale che per la Sardegna è un dramma ormai conosciuto a livello mondiale, perché abbiamo indici di frequenza che sono preoccupanti per oggi e per domani per il diabete di tipo 1 per la popolazione giovanile e per il diabete di tipo 2 per la popolazione generale. Allora diciamo, noi abbiamo un piano di prevenzione, Assessore, noi sappiamo benissimo che nel Piano di prevenzione nazionale è inserito un tema importantissimo che è quello della prevenzione non solo delle malattie croniche in generale, ma del diabete in modo particolare, e stiamo parlando di un temino caro - non vedo in aula il collega Deriu - molto caro al collega Deriu, che è quello della sport terapia, la sport terapia quale terapia di prevenzione, e in modo particolare non sull'insorgenza del diabete, ma sulla prevenzione delle complicanze. Diceva bene il collega Cherchi, ma l'aveva annunciato già anche il collega Peru, qual è il costo sociale ed economico sul bilancio regionale della cura delle complicanze del diabete. Allora, sapendo e conoscendo quanto è in termini economici questo valore, noi sappiamo che con una spendita che forse non raggiunge il 10 per cento di quella cifra noi possiamo attivare su scala regionale una prevenzione dove vengono coinvolti tutti i nostri pazienti in cui è stata già diagnosticata la malattia, ma soprattutto tutta quella popolazione di cui non è conosciuta, non soltanto non è stata mai fatta una diagnosi di diabete, ma dove comunque sia sono già presenti segni e sintomi per dirci che si ha bisogno soltanto di fare un ulteriore approfondimento per avere anche la diagnosi di una iperglicemia o di un diabete conclamato non conosciuto. Dire che noi, caro Assessore, dobbiamo spenderci nell'attivare soprattutto la spesa sulla prevenzione, oltre che attivarci sulla spesa di cui parlavano i colleghi che mi hanno preceduto, attivarci sulla spesa significa riconoscere davvero per i ragazzi, per i pazienti del diabete giovanile, i cui familiari possono avere a disposizione gli strumenti necessari e sufficienti perché ci sia un controllo effettivo della malattia, ma dall'altro soprattutto agire sulla popolazione generale sulla prevenzione dell'insorgenza di nuovi casi, soprattutto nell'età adulta. Noi tutti, per il tipo di vita che facciamo, e in quest'aula, siamo soggetti ad andare incontro al diabete, perché stazioniamo seduti almeno 7-8 ore al giorno su questa sedia, questa poltrona, direbbero altri, che sinceramente da questo punto di vista è un fattore di rischio, è un fattore di rischio per un fatto circolatorio, è un fattore di rischio per una mancata o poco corretta alimentazione, quindi per fattori di rischio che vanno proprio sullo stile di vita. Allora, partendo da questo presupposto, che i primi potremmo essere noi persone su cui attivare la prevenzione, andare a pensare alla nostra popolazione in generale per attivare finalmente i percorsi della prevenzione generale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Michele Cossa. Ne ha facoltà.

COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Il problema che è stato sollevato dalle due mozioni, e io vorrei ringraziare i presentatori, e volevo anche far osservare ai colleghi che hanno preso l'iniziativa del Partito dei Sardi che è sfuggita la mia firma, ma approfitto dell'intervento per chiedere che venga aggiunta, il problema che è stato sollevato dalle mozioni, in particolare dalla mozione che affronta il problema in termini generali, è potremmo dire emblematico, come si dice sempre, della situazione della sanità sarda, se non fosse, Assessore, che ormai troviamo solo emblemi, e l'emblema è soltanto uno, quello di un disastro totale, ultima la vicenda dei vaccini per come si è presentata nel sud Sardegna, una cosa vergognosa, indegna di un Paese civile, Lombardia, 10 milioni di abitanti, quattro bambini non ammessi a scuola, Sardegna, un milione e mezzo di abitanti, 60 bambini, quasi tutti del sud Sardegna, respinti perché non sono stati in grado di produrre un pezzo di carta, non la vaccinazione, un pezzo di carta. Quel paradigma dell'iniziativa, al quale dovrebbe tendere una moderna sanità territoriale, non solo diventa una specie di chimera, ma quanto sta accadendo oggi in Sardegna fa rimpiangere il vecchio paradigma dell'attesa, funzionasse! Paradigma dell'attesa della cui ordinarietà oggi ci accontenteremmo. La situazione, Assessore, è questa: il paziente viene rimpallato da una parte all'altra, rispetto ad una patologia, lo hanno sottolineato tutti i colleghi che sono intervenuti, che ha in Sardegna una incidenza tra le più alte al mondo e implicazioni sociali gravissime, e che pertanto richiederebbe un supplemento di attenzione da parte di chi deve fare le scelte, e cioè principalmente lei, Assessore, e i soggetti sul cui lavoro lei ha l'onere di vigilare, invece la sensazione è che la cosa le sia sfuggita di mano. Le cose che lei ha dichiarato alla stampa nelle scorse settimane fanno pensare che non abbia contezza di quanto realmente accade, di quanto devono patire oggi, e non ieri, oggi i diabetici sardi a causa della inefficienza e della disorganizzazione del sistema, pazienti che devono tornare alle iniezioni perché è stato loro negato il microinfusore, prescrizioni ignorante! Lei dice, Assessore, che i medici possono prescrivere; il servizio farmaceutico ignora le prescrizioni! I pazienti si trasformano in palline da ping pong, pazienti che sono sofferenti, pazienti che devono rinunciare a giornate di lavoro per andare al Centro diabetologico, che rimangono buttati lì giornate intere per non risolvere nemmeno il problema, che si giocano le ferie per poter andare al centro diabetologico, perché non gli spettano permessi particolari. Un servizio che si regge solo, come molti altri purtroppo nella nostra sanità e nella sanità territoriale, unicamente sullo spirito di sacrificio di chi ci lavora, che deve fronteggiare il malumore e le proteste degli utenti, e svolgere il proprio lavoro ordinario in un clima e in uno stato d'animo che professionisti di quel livello non meritano, siano essi medici o infermieri. Ma perché costringere i paziente a questo calvario? Perché costringe gli operatori sanitari a lavorare in queste condizioni? Non si riesce a capirlo, soprattutto in un sistema che assorbe ormai più della metà del bilancio regionale, e che non riesce ad affrontare l'ordinario se non in situazioni di perenne emergenza. Assessore, lo sa che il servizio di diabetologia di Cagliari fa una prima visita al giorno e che ha una lista d'attesa di un anno e mezzo? A parte che adesso chiuderà per una settimana perché devono fare dei lavori, ma c'è una lista d'attesa di un anno e mezzo! Lo sa che i pazienti vivono nella perenne incertezza delle forniture? Che non si riesce a dare un minimo di continuità alle forniture? Che le strisce vengono fornite in modo inadeguato? Si è passati da una quantificazione mensile, ad una quantificazione trimestrale, ad un più che dimezzamento delle forniture. Ed è a conoscenza del calvario che un diabetico che deve rinnovare la patente deve affrontare perché nessuno dà indicazioni ai medici di base e al servizio diabetologico su chi deve fare le prescrizioni? Non si sa chi deve prescrivere la visita del piede diabetico! Cosa deve fare un cittadino in queste condizioni? Vorremmo delle risposte, Assessore, anche per quello che attiene il flash monitoring, intorno al quale vengono accampate questioni di risparmio, senza tenere conto che in una logica di economia generale il risparmio per il Servizio sanitario regionale derivante da un monitoraggio costante del diabete sarebbe enorme rispetto all'impatto sulla qualità di vita dei pazienti e su tutte le implicazioni negative…

PRESIDENTE. Grazie. Comunico che è rientrato dal congedo l'onorevole Raimondo Perra.

E' iscritto a parlare il consigliere Giuseppe Meloni. Ne ha facoltà.

MELONI GIUSEPPE (PD). Le mozioni in discussione, la numero 399 e la numero 400 che ho sottoscritto, hanno il merito di portare all'attenzione di quest'Aula per la discussione un problema molto sentito nella società sarda quale quello del diabete, una malattia cronica rispetto alla quale purtroppo la Sardegna notoriamente ha un triste primato, con numeri davvero sconfortanti. E' anche per questo che ritengo anch'io sia assolutamente necessario un intervento immediato e risolutore da parte dell'Amministrazione regionale e dell'Assessorato rispetto ai problemi posti con queste mozioni in discussione. Occorre infatti, una volta per tutte, porre fine alle gravi lacune e iniquità del sistema sanitario regionale nella gestione di tale patologia. Quali sono le soluzioni che propone l'Assessorato alla sanità rispetto all'impossibilità per i diabetici sardi di usufruire gratuitamente di un numero di strisce reattive per la misurazione della glicemia adeguato all'efficace monitoraggio della malattia? Si intende porre rimedio all'impossibilità per i pazienti diabetici sardi di disporre del microinfusore di insulina e del sensore per il controllo glicemico non invasivo se non con spese interamente a proprio carico? Concorda anche lei, Assessore, da medico, con i promotori della mozione sul fatto che un monitoraggio costante del tasso glicemico con sistemi affidabili e poco invasivi sia l'unico modo esistente per garantire ai pazienti diabetici una migliore qualità della vita e un migliore controllo della malattia? È d'accordo anche lei, assessore Arru, sul fatto che il costo che il sistema pubblico affronta per garantire, è stato detto più volte, per garantire questo moderno sensore a tutti i diabetici sardi in modo gratuito è compensabile assolutamente con i minori costi che si avrebbero se si limitasse, con l'utilizzo di corretti strumenti diagnostici e terapeutici nella gestione del diabete, l'insorgenza di patologie associate? E ancora in particolare, quali azioni stiamo intraprendendo rispetto al diabete in età pediatrica? In questo caso l'assistenza pubblica e il sensore citato assumono un'importanza ancora più marcata che rispetto agli adulti, infatti condurre attraverso un sensore una vita pressoché normale è un traguardo fondamentale, soprattutto per i pazienti in età pediatrica e per i loro genitori, che spesso sono costretti a grossi sacrifici per assicurare una corretta e costante misurazione della glicemia durante il giorno e soprattutto durante la notte. Ed è soprattutto per i motivi elencati, con riferimento alla diabetologia pediatrica, che in data 8 agosto 2017, ho presentato alla sua attenzione, Assessore, un'interrogazione con richiesta di risposta scritta, risposta che è pervenuta all'interrogante in data 19 dicembre 2017, circa la situazione della diabetologia pediatrica, in particolare nel nord-est della Sardegna. Bene, le comunico, Assessore, che il problema da me sollevato persiste, è stato risolto solo in parte e tale resterà se non verrà risolto alla radice. Cito il caso di Olbia perché è quello che conosco meglio: per 90 bambini diabetici assistiti (numero purtroppo destinato a crescere) è in servizio un solo pediatra che si deve occupare oltre che di ambulatori, anche di reparto, notturni e trasferte in altre sedi ospedaliere. Occorrono medici pediatri, come mi risulta occorrono anche medici di famiglia, ed occorre pertanto programmarne il reclutamento. Non dimentichiamo mai che purtroppo il diabete è una malattia cronica e c'è tanto ancora da fare sul tema in Sardegna. C'è tanto da fare rispetto ai corsi di formazione indispensabili per la corretta gestione dei microinfusori, rispetto ai controlli mensili dei pazienti diabetici nei periodi successivi la dimissione dal reparto, rispetto ai momenti di formazione dedicati ai genitori e alle famiglie inerenti la corretta alimentazione del bambino, rispetto al rinvio sempre più frequente nelle giornate di day service, ossia dei controlli periodici, rispetto alla programmazione del progetto regionale scuola-diabete dedicato alla formazione del personale scolastico in ottemperanza agli accordi anche nazionali previsti e predisposti dal MIUR e dalle Aziende sanitarie regionali. Rispetto a tutte queste criticità vorrei sapere, Assessore, come lei intenda procedere tenuto conto degli indirizzi contenuti nelle mozioni oggi in discussione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Domenico Gallus. Ne ha facoltà.

GALLUS DOMENICO (PSd'Az-La Base). Presidente, Assessori, colleghe e colleghi, ci tengo a sottolineare una cosa: il mio intervento ha soltanto lo scopo di portare testimonianze di quelle che sono le malattie cosiddette autoimmuni che purtroppo primeggiano e ci danno questo triste primato di essere tra i maggiori portatori nel mondo. Devo fare i complimenti in primis all'onorevole Peru perché non essendo medico ha esposto il problema devo dire in termini semplici ma allo stesso tempo esaustivi della patologia di cui stiamo trattando e ovviamente l'onorevole Cherchi che da questo punto di vista è un maestro visto che è chiaro che, essendo un collega medico, queste cose le conosce purtroppo quotidianamente. La prima cosa che voglio dire è che abbiamo un altro triste primato tra gli under 18 che è quello della sclerosi multipla, siamo primatisti nel mondo per avere il numero più alto di casi in Sardegna che sono circa 33,3 ogni 100 mila under 18. Dobbiamo anche ringraziare da questo punto di vista l'Assessore che ha fatto condurre uno studio nel 2015 che ci ha dato tutti questi dati importanti, tra cui il numero esatto dei pazienti che soffrono di sclerosi multipla, cioè 6600. Voi mi direte: ma stiamo parlando di diabete, perché parla di sclerosi multipla? Perché io voglio proprio comunicare all'Aula che diabete di tipo 1, sclerosi multipla, celiachia, (…) autoimmuni appartengano alla stessa branca di patologie che sono strettamente collegate, ma soprattutto hanno una genesi più o meno uguale. Infatti vi informo che ogni paziente diabetico di tipo 1 in età adolescenziale viene sottoposto come primo screening proprio a quello sulla sclerosi multipla per vedere se un domani potrà o meno sviluppare tale patologia, perché c'è una strettissima affinità tra le patologie di cui stiamo parlando. Stiamo parlando certamente non diritti per (…), ma di patologie gravemente invalidanti e che purtroppo vanno a incidere anche su quello che è, come viene chiamato, il bilancio regionale e quindi delle spese. Però a differenza di altri colleghi che hanno toccato questo aspetto economico, per quanto mi riguarda l'unica cosa che conta per me è il benessere fisico e psichico dei pazienti. Ho sempre prodotto così la mia iniziativa politica, ho sempre detto che una vita salvata vale tantissime e tantissime risorse e non stiamo certamente a fare sul bilancino il cosiddetto costo-beneficio, a me questo non interessa da medico e anche per la mia formazione cristiana, soprattutto.

Per quanto riguarda invece il dato specifico, dovete sapere che purtroppo non ci sono soltanto le conseguenze fisiche per quanto riguarda i pazienti ammalati appunto di diabete, ma le conseguenze sono in varie parti del nostro organismo, è una malattia fortemente invalidante e fortemente invalida anche quella che è la psiche. Sottolineo questo aspetto perché per dei casi clinici che conosco perfettamente il fatto di passare dalle 3200 punture sul dito annuali, a mettere un misuratore sottocutaneo è un trauma anche quello, preferiscono molti pazienti che io conosco, preferiscono continuare a pungere il dito. Questo però non vuol dire che noi possiamo esimerci da dare questa possibilità a tutti i pazienti, perché credo che in queste patologie così coinvolgenti sia importante dare a chi ne è affetto ogni piccola possibilità, sia che sia dal punto di vista fisico, ma anche e soprattutto il giusto supporto psicologico. Io credo, signor Assessore, che la sua sensibilità da medico da parte mia esclude assolutamente che lei non abbia a cuore questi problemi, tutt'altro, conoscendola devo riconoscerle grande sensibilità e grande vicinanza per tutti i pazienti, non solo per quelli diabetici. Questo però non vuol dire - e qui faccio una proposta - che si possa comunque dare un consiglio, appunto, da consigliere regionale. Il consiglio che io do è questo: facciamo quanto prima i percorsi terapeutici e di supporto, facciamo il percorso diabete, il percorso sclerosi-multipla, perché non è giusto, come qualcuno ha sottolineato, che un paziente con siffatte patologie debba fare il giro delle sette chiese per poi fare - parlo dei diabetici - un elettrocardiogramma, per poi fare un'ecografia, per controllare una tiroide perché, ripeto, queste patologie sono associate. Quindi, da parte mia uno sprone affinché questi famosi percorsi che già esistono per alcune patologie vengano estese a tutte quelle che hanno una ricaduta così importante sia dal punto di vista sociale che dal punto di vista economico.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Daniele Secondo Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE SECONDO (SDP). Presidente, ringrazio l'onorevole Antonello Peru e l'onorevole Augusto Cherchi perché hanno ben rappresentato una patologia sociale che colpisce purtroppo tantissimi concittadini. Io voterò a favore di entrambe le mozioni, come credo che darà il parere favorevole anche l'Assessore, se non altro perché il 29 marzo del 2017 io presentai un emendamento che poi su richiesta di ritiro ritirai, dove l'Assessore su mia richiesta, perché io ritirai l'emendamento chiedendo garanzie da parte dell'Assessore e l'Assessore rispose: "La ringrazio onorevole Cocco, le assicuro che c'è l'impegno perché venga disciplinata la materia rapidamente con una delibera, con la partecipazione delle associazioni dei familiari dei pazienti diabetici". Quindi, anche se in ritardo, credo che oggi porremo fine a un problema che, come avete ben rappresentato, non può avere un giorno di più di non risposta. È tutto vero quello che avete detto, è inutile che ritorni io a parlarne perché avete detto tutto e quindi sono certo che tutta l'Aula darà un voto favorevole con l'assenso dell'Assessore alle due mozioni. Approfitto, Presidente, per chiedere il voto elettronico palese per tutte e due le mozioni perché qualche collega deve recuperare qualche votazione, non per altro.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gianfranco Congiu. Ne ha facoltà.

CONGIU GIANFRANCO (Partito dei Sardi). Vado a completare il ragionamento iniziato dal collega Cherchi, non prima di aver sottolineato e lo dico sgombrando il campo da qualsiasi vena polemica, ma solamente per amor di cronaca, che dopo qualche giorno la presentazione della mozione con la quale sottolineavamo il fatto che la Consulta fosse da tempo priva di convocazione, non si riunisse, a distanza di qualche giorno lei ha convocato, lei ha presieduto la riunione della Consulta che è stata fatta qualche giorno fa, ma non è questo il tema. Perché Consulta? Perché nella mozione noi abbiamo sottolineato il fatto che ci è sembrato dalla risposta, dalle uniche risposte che abbiamo appreso e cioè quelle che lei ha consegnato alla stampa in un suo comunicato in cui ha detto: "Siamo consapevoli dei dati sull'incidenza del diabete nella nostra regione e per questo c'è stata la ricostituzione della Consulta diabetologica a cui affidare il compito di lavorare su linee guida che dessero una risposta efficace e uniforme a tanti pazienti", ed aggiungendo anche Assessore, sempre lei tra virgolette, "questo i professionisti hanno fatto in un documento basato su indicazioni scientifiche in materia, italiani e internazionali e così via". La nostra richiesta pertanto era quella di sgombrare il campo da un facile sillogismo ovverosia pare, sembra dal tipo di risposte che lei ha dato che in qualche misura alla Consulta sia stato consegnato il compito di gestire le politiche di approccio alla patologia. E allora se così è nulla da dire, conosciamo i professionisti che la compongono, ma è ovvio che a questo punto ci sorge spontanea la domanda: che risultato analitico ha espresso la Consulta rispetto ai bisogni emergenti di tipo clinico, organizzativo, sociale? Quali pareri ha formulato la Consulta in relazione ai programmi regionali di intervento per la prevenzione e cura del diabete? Quali sono state le proposte formulate dalla Consulta per la realizzazione di interventi di tipo sanitario e sociosanitario a favore delle persone affette?

Quali le iniziative promosse dalla Consulta per l'approfondimento e la diffusione di informazioni sulla malattia diabetica volte a migliorare la comprensione sociale del fenomeno? Quali le iniziative di prevenzione portate avanti dalla Consulta presso le scuole, i luoghi di lavoro, gli ambienti sportivi al fine di diffondere nella popolazione generale le conoscenze sui corretti stili di vita? Non sono domande che pongo io oggi per la prima volta, questi sono gli obiettivi programmatici e i compiti espliciti che lei ha attribuito alla Consulta. E' ovvio che mi aspetto e ci aspettiamo tutti di conoscere il lavoro che su questi temi specifici ha prodotto la Consulta perché temiamo che non ci sia stato un lavoro perfettamente concludente rispetto a quelli che erano gli obblighi assunti dalla Consulta. Se così è prenda le mozioni per quello che sono, ha ragione Cocco, prenda le mozioni come un invito ad avere un approccio differente al tema, non tanto affidare alla Consulta che è un organo di supporto quanto semmai avere un approccio differente alla patologia, più etico mi viene da dire quasi. Non sfuggirà, quasi a dar sponda a Cossa, quando dice che da un approccio più etico derivano risparmi, qualifico anche i risparmi che derivano e li quantifico i risparmi che derivano da un approccio simile a quello che lo stesso Gallus ci raccontava. Secondo lo studio "Contro il diabete gioco d'anticipo" che lei conosce Assessore, realizzato dal gruppo di ricerca CEIS- EEHTA dell'Università di Roma Tor Vergata, il servizio sanitario della Sardegna potrebbe risparmiare fino a 25 milioni di euro con una migliore diagnosi, monitoraggio e cura della malattia tali da poter impedire o ritardare le complicanze da diabete come ipertensione, insufficienza renale, disturbi agli occhi, raddoppiando solamente gli esami sull'emoglobina glicata e potenziando il monitoraggio di altri parametri come il colesterolo. E' un approccio differente, diagnosi, prevenzione e utilizzo di dispositivi differenti, generiamo un approccio differente, meno scientifico, più adatto al bisogno delle persone, generiamo risparmi di spesa, contenimento della spesa sanitaria e otteniamo un risultato sicuramente migliore.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Alessandra Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Peppe ita tenis? Ita esti cussa facci? Seu torrau de su dottori, ma nnau chi tengu su diabete. Ohi Peppe, no ti preoccupis, basta a pappai prus pagu. Tui ti deppis controllai, custa est una maladia de sa genti chi pappada! Mamma! Scusami mamma, lo so, è molto presto, però devo misurarti la glicemia. Mamma! Lo so è mezzanotte, scusa ma da due ore hai smesso di mangiare e io devo vedere la glicemia, dobbiamo fare l'insulina. Cinque insuline al giorno, aiuto, anche l'ultima, ma lasciatemi dormire! No mamma, lo sai, è molto importante controllare la glicemia, se noi non facciamo l'insulina potresti andare in coma diabetico. Mamma! Siamo dal medico e il dottore sta controllando il piede diabetico, devi avere pazienza. Ma figlia mia, guarda l'orario, dobbiamo andare, io devo fare la misurazione della glicemia e poi devo fare l'insulina perché poi a una certa ora io devo mangiare. Mamma! Deve passare qualche tempo prima… Accidenti hai ragione, chiediamo al dottore se può. Il dottore non può, si torna a casa. Va bene medichiamo un'altra volta. Mamma! Dobbiamo andare a controllare gli occhi. Gli occhi? Eh sì, perché mi hai detto che non vedi bene, che incominci a vedere le ombre, dobbiamo fare una visita accurata. Troppo tardi, dopo una neuropatia diabetica, dopo la cecità si lotta magari per l'amputazione di un arto e quindi la vita cambia completamente, si decide di andare in un ristorante ma gli orari non sono confacenti, poi c'è tutta la parte che riguarda la misurazione della glicemia, le insuline, c'è chi ne fa cinque al giorno. Allora, cari colleghi, io oggi veramente ringrazio Antonello Peru e il collega Congiu per aver voluto sollevare e seguire questo tema.

Io sono figlia di una mamma diabetica da cinquant'anni, credo l'abbiate capito, e recentemente ho anche scoperto di avere una figlioccia di tre anni che è arrivata con un picco di glicemia di 500 in ospedale. La vita è cambiata, quei polpastrelli neri, viola, quelle braccia bucate, quella pancia piena di lividi a volte, perché succede anche questo, anche in ospedale guardate, credo che siano dei segni che rimangono in chi ovviamente ha una situazione di questo tipo. E vi devo anche dire che quando il diabete colpisce, così come credo la sclerosi multipla e tutte le malattie autoimmuni e che portano al coinvolgimento di altre persone, credo che colpiscano un'intera famiglia perché tutti sono attenti alla vita del malato, perché purtroppo io posso parlare per il diabete, a mia mamma è arrivato e ha subito tutto tranne un ictus, grazie a Dio speriamo, ma il TIA l'ha avuto, abbiamo avuto tutte le conseguenze eppure è anche una mamma seguita dai medici, dagli infermieri e dai figli. Non è facile combattere questa malattia, ecco perché io spero, credo, Assessore glielo dico veramente con tutto il cuore, che da questo Consiglio, da questa Regione possa partire un'assistenza che possa davvero alleviare e migliorare la qualità della vita dei diabetici. Lo dico soprattutto per i bambini perché hanno una vita davanti e perché attraverso lo sport, la prevenzione e soprattutto la non sottovalutazione di questa malattia che per tanti anni come io ho aperto questo intervento è stata considerata. Purtroppo quando si arriva ad averne anche coscienza piena è troppo tardi colleghi, troppo tardi, allora noi come istituzione dobbiamo stare vicini da subito. Dico ancora che non è solo un risparmio per le spese della sanità pubblica, è un risparmio anche per le famiglie perché non oso dirvi cosa succede quando mancano le striscette, quando al posto di una sola siringa per rilevare la glicemia ne devi avere almeno un'altra di riserva e spesso non ce l'hai, oppure quando devi curare le patologie conseguenti, parliamo solo di pomate, non vi dico quanto ci vuole perché ogni patologia di conseguenza è a sé stante e spesso e volentieri non sono tutte coperte. Non solo, quando si parlava prima del piede diabetico, io lo devo dire pubblicamente, il Brotzu ha una struttura, che fa parte sia della chirurgia vascolare e sia della diabetologia, all'avanguardia, i medici sono preparatissimi e bravissimi, perché ovviamente ho potuto toccare con mano, quindi sto raccontando fatti vissuti. Ecco lì c'è una grande struttura, ma io non so se è così ovunque, e pare proprio di no, ma molte volte il piede diabetico non si sa chi lo debba esaminare, chi sia il medico, il chirurgo vascolare? il diabetologo? Ecco anche in questo senso io credo che si debbano fare passi avanti. Siccome la scienza, grazie anche alla tecnologia e agli studi sta facendo passi avanti, non fermiamoci ai micro aggeggi che possono davvero cambiare la vita…

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zedda, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Ne ha facoltà.

ARRU LUIGI, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Presidente, ovviamente, vista la rilevanza epidemiologica del problema il mio parere non può essere, quello della Giunta, positivo per entrambe le mozioni. Mi permetto solo forse di chiarire, forse la sinteticità della risposta che nel caso che ha citato l'onorevole Tedde, non era all'onorevole Tedde, era rivolta al paziente che ha citato l'esempio della rana bollita, citando una politica cinica. Non c'è un problema di soldi, lo vorrei dire molto chiaramente, questa Giunta ha investito 120 milioni per l'epatite C, abbiamo preso atto del problema, tanto che ricostituiamo sia la Consulta che il coordinamento. In tutto il mondo occidentale, e ha fatto il punto di vista non solo delle regioni italiane, ma anche delle altre nazioni, il quadro è variegato, ma non in relazione ha un atteggiamento tecnici stico e poco etico, perché l'introduzione di qualsiasi nuova tecnologia passa attraverso una procedura che si chiama HTA, e che cerca di valutare gli obiettivi della nuova tecnologia in relazione agli obiettivi di salute. Dico questo perché il coordinamento dei diabetici ha prodotto tecnicamente gli allegati, che poi sono stati fatti propri dalla politica riconoscendone il valore. E le stesse associazioni dei pazienti diabetici hanno riconosciuto il valore del lavoro fatto nel 2016, dopo che c'era stato un vuoto programmatorio. Quindi io do la totale apertura per i dispositivi che si dimostrino sicuri per gli obiettivi di salute dei pazienti diabetici. Il CGM, quello che viene detto il monitoraggio continuo della glicemia, sotto i quattro anni non è accertato dalla scienza, quindi mi dispiace onorevole, ma in tutto il mondo, sotto i quattro anni i dispositivi continui non sono indicati, ma perché? Perché richiedono un processo di addestramento dei familiari e del bambino rispetto a una patologia. E l'indicazione principale tuttora, in tutto il mondo, di questi dispositivi è il monitoraggio della glicemia, ipoglicemia, cioè della riduzione dei valori soglia dello zucchero nel sangue, e soprattutto di una complicanza molto grave che si chiama ipoglicemia non cosciente, cioè la non consapevolezza dell'ipoglicemia. Quindi richiedono un percorso addestrativo da parte dell'équipe del team. Il problema che io mi son messo soprattutto in questi anni è quello di creare le reti di patologia, perché anche nella stessa delibera, a differenza di altre regioni che hanno stabilito un unico centro, vedasi il Veneto per la distribuzione dei micro sensori, noi abbiamo tenuto conto della nostra orografia, della distribuzione del territorio, per ambiti territoriali, per cui abbiamo dato l'autorizzazione alla prescrizione sia degli infusori continui di insulina, sia da allora, nel 2016, quando ancora non era completamente acclarato il valore della flash monitor, avevamo già dato le prime indicazioni, ma sono indicazioni che ha dato la comunità scientifica. C'è tutta l'apertura totale per affrontare con l'industria il problema dell'ampliamento delle indicazioni, in cui però devono essere chiari gli obiettivi, gli obiettivi sono a breve ma anche a lungo termine, quello che voi avete sottolineato come un dramma sociale che riguarda per adesso prevalentemente la parte del diabete di tipo 2, che è legato a stili di vita non corretti, lo ha detto prima l'onorevole, perché richiedono uno stile di vita diverso, un approccio diverso preventivo che abbiamo messo su in Sardegna già nel 2007, con le forme integrate, mettendo a lavorare, lavorando assieme con i medici di famiglia. Perché quello è fondamentale, evitare con un'educazione continua, e favorire la prevenzione, pensiamo al piede diabetico. E qui mi sorprende, che ancora si parla di lista d'attesa per diabete. Le linee guida sono chiare, l'accesso diretto nelle diabetologie è possibile anche in Sardegna. Tanto che, ripeto, io ho convocato dopo anni in cui non era stato fatto l'associazione dei diabetici, ma non per essere acclamato o applaudito, ma proprio per capire le criticità e per entrare in un'ottica, che ha sottolineato molto bene l'onorevole Cherchi, di una epidemiologia, quello che è il reale problema della medicina moderna che sono le malattie croniche non degenerative, le malattie non trasmissibili, sono quelle che richiedono un impegno sostanziale rispetto a un fondo sociale, e condivido totalmente questo ragionamento qui. Ovviamente la problematica del diabete mellito di tipo 1 è un'altra, e la nostra Regione che vede un primato mondiale, con la Finlandia, che richiede evidentemente tipologie di terapie che peraltro sono state già approvate, sia nel trapianto di isole pancreatiche, o per esempio già a Olbia è stato testato, con cittadini che arrivano anche da altre parti, di utilizzare dei dispositivi per il monitoraggio della glicemia. Abbiamo già messo a disposizione l'Eversense, che è quello sottocute che permette il monitoraggio completo e automatico della glicemia. Il quadro com'è in Sardegna? Come è capitato molto spesso da quando siamo arrivati è a macchia di leopardo, con una situazione, per cui si sono diabetologie più performanti, una di queste Olbia per quanto riguarda gli adulti, altre abbiamo trovato situazioni per cui il 12 per cento dei materiali, degli infusori continui non erano in uso, sono stati dati e non sono stati utilizzati. Per questo che abbiamo fatto una governante, una governance mettendo assieme tutti gli diabetologi, gli infermieri di diabetologia, i dietisti, perché c'è un problema di educazione alimentare. Quindi condivido totalmente l'impegno e assicuro l'impegno perché l'accesso alla tecnologia e alle nuove insuline, che non hanno una limitazione sarda, è l'AIFA che dice chiaramente quello per cui bisogna utilizzare queste insuline. Perché dicono chiaramente, attenzione, hanno una prescrizione legata al fatto che hanno dei tempi di azione più prolungati, e quindi anche qui richiedono una prescrizione scientifica molto precisa, un rapporto con il diabetologo molto preciso. Il numero dei diabetologi rispetto alla popolazione, basso o alto. Per la prima volta mi sento dire dai diabetologi, quantomeno per gli adulti, sono assolutamente in linea con la media nazionale, il problema è abituarsi a lavorare in rete. Quello che stiamo cercando di fare, soprattutto per la diabetologia pediatrica, che vede dei centri come quelli di Cagliari, in cui ci sono due centri di diabetologia, stiamo cercando di favorire l'unione, anche per permettere che ci sia nel meccanismo del mozzo e dal raggio la possibilità di dare il contributo dell'alta specialità, dell'alto volume che si vede qui nella città metropolitana, a disposizione di territori e zone che hanno una densità abitativa minore, e quindi garantendo lo stesso livello di scientificità. Quindi non c'è una motivazione economica, perché un investimento come questo permette di anticipare e prevenire problemi molto gravi che avete citato correttamente, quello che noi stiamo cercando di fare, e questo che è il compito che ho assegnato alla Consulta e al coordinamento dei diabetologi, entro 15 giorni formalizziamo la rete, mi devono dare le prescrizioni per i sensori automatici per il monitoraggio della glicemia, perché non sono per tutti, è vero che è una malattia che crea disagio per la puntura, ma l'automonitoraggio ancora, secondo studi randomizzati, cioè confrontando le due procedure, non dice che sono per tutti. Chiarito che non è una motivazione economica, però l'indicazione deve essere data e frutto di una relazione del diabetologo col paziente e i familiari nel caso dell'età diabetica, nell'educazione del soggetto adulto a una serie di misure che sono necessarie per, ripeto, convivere con una malattia grave invalidante. Quindi concordo pienamente sulla rilevanza sociale della malattia e garantisco l'impegno della Consulta e del coordinamento, e quindi mi faccio carico politicamente per respingere perché ci sia la migliore organizzazione ed evitare i disagi che sono stati segnalati.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Antonello Peru. Ne ha facoltà.

PERU ANTONELLO (FI). Io dichiaro e sottolineo soddisfazione oggi in quest'aula sul dibattito che è stato affrontato riguardo il diabete. Sono stati evidenziati dei temi fortissimi, è stato sottolineato che la Sardegna ha la malattia più diffusa, il diabete, è stato sottolineato che è addirittura la prima in Italia e la prima al mondo. Detto questo sono stati raggiunti degli obiettivi oggi molto importanti: il primo che dopo molto tempo sono stati convocati gli organi scientifici, quindi sia il coordinamento e sia la Consulta. Sono anche soddisfatto perché quest'Aula ha preso coscienza e ha parlato dichiarando in maniera forte che il problema del diabete in Sardegna è un problema serio, un problema sociale che deve essere affrontato, un problema che deve essere affrontato senza far ragionamenti di quadratura di bilancio. L'ha dichiarato l'Assessore nella sua replica, non è un problema di bilancio dobbiamo migliorare la qualità della vita dei cittadini. Questo è stato detto in maniera molto forte da tutti i miei colleghi e questo è il grande risultato oggi con questa discussione. Quindi l'individuo al primo posto, chi in questo momento ha limiti del corpo attraverso la natura deve essere veramente compensato senza assolutamente fare ragionamenti di bilancio, questo è il grande risultato che quest'Aula oggi ha raggiunto. L'assessore ci ha detto che già dai prossimi giorni inizia a prendere in esame in maniera molto forte la soluzione del problema dei pazienti diabetici cioè mettere a disposizione i presidi cioè i sensori del monitoraggio continuo per quanto riguarda chi ne ha necessità, questo l'ha sottolineato, chi ne ha necessità, e per quanto riguarda anche i sensori Flash glucose, quindi quell'istantanea del Free Style Libre per chi ne ha necessità. Lei ha detto che sotto i 4 anni non è possibile il monitoraggio continuo sottocute, usiamo se ce n'è la necessità il monitoraggio istantaneo. Quindi detto questo oggi questa mozione ha un risultato eccellente, io dico che sono soddisfatto principalmente perché ho sentito veramente i colleghi molto sensibile a un problema molto serio che c'è in Sardegna, un problema sociale, anche l'Assessore ha dimostrato questo, io spero Assessore che non lasciamo assolutamente perdere questo problema perché lo monitoriamo noi, perché continuiamo a capire esattamente se questo possa essere risolto perché sino a ieri che aveva necessità dei sensori, chi aveva necessità di presidi, si faceva accompagnare nelle farmacie anche con i carabinieri perché le farmacie non limitavano questo e non consegnavano quello che erano le prescrizioni dei loro medici diabetologi. Quindi io spero che nelle prossime settimane i pazienti sardi possano essere soddisfatti e possano veramente continuare a avere una qualità della vita migliore.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Augusto Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI AUGUSTO (Partito dei Sardi). Io sì registro con favore l'intervento dell'Assessore sul sua volontà ad impegnarsi ancora di più rispetto a quello che già è stato fatto per tutelare i pazienti diabetici e guardo con piacere e con approvazione la sua apertura, una maggioranza guardo con piacere e con approvazione la sua apertura a questo problema. Io vorrei essere pragmatico Assessore, vorrei sapere che cosa succede domani, vorrei saperlo, perché quello che si aspettano i pazienti fuori da quest'Aula è sapere da domani che cosa succede, io non ho detto che i dispositivi devono essere dati tutti a chiunque, abbiamo 110 mila diabetici, una piccola parte sono diabete di tipo 1, non solo il diabete di tipo 1 vanno monitorizzati in modo intensivo ma spesso anche il diabete di tipo 2 che è quello che dà più effetti collaterali e più complicanze, almeno nell'immediato. Deve essere dato in linea con quelle che sono le indicazioni, ma deve essere dato Assessore! Va messo nel prontuario terapeutico regionale, e questo è il primo obiettivo che lei deve raggiungere, il primo! Inserirli ad esempio il Free Style Libre nel prontuario terapeutico regionale. Per quanto riguarda la prescrivibilità dei farmaci, dei farmaci antidiabetici per dell'insulina, io le ricordo Assessore, ho provato a leggerlo da medico il piano terapeutico regionale, ho avuto grosse difficoltà ad interpretarlo e non mi aspetto che lei mi venga a dire che ci sono delle prescrizioni ma i medici le possono superare. Se possono essere superate perché si mettono le prescrizioni? Alla prescrivibilità voglio dire, perché vengono messe le prescrizioni? Quindi un'attenzione magari alla semplificazione e alla maggior lucidità nel permettere, le faccio un esempio molto semplice e banale, Assessore sappiamo di che cosa stiamo parlando: quando si prescrive una determinata insulina e non può essere prescritta ad un paziente che fa la prima diagnosi di diabete e mi viene da dire il medico diabetologo io me ne frego delle prescrizioni regionali e lo prescrivo perché secondo me è quello più giusto. Allora evidentemente c'è qualcosa che non torna. Quello che io non registro Assessore è da una parte lo utilizzo col virgolettato il suo ottimismo e dall'altro le continue lamentele di centinaia di persone che mi dicono "non funziona questo, non funziona quest'altro", una madre di famiglia che ha marito il figlio che mettono il sensore al braccio il Free Style Libre che spendono 3000 euro l'anno è una cosa che io non posso sentire, e hanno tutti e due la necessità di poterlo mettere e la volontà di poterlo mettere, lo possono mettere secondo le linee guida nazionali, però noi non glielo permettiamo perché nel nostro prontuario terapeutico non è presente. Quindi io mi aspetto azioni concrete da questa seduta Assessore, che venga data sì una maggiore tutela ai pazienti diabetici, ma che vengano tolti alcuni lacci o lacciuoli che ci sono e che limitano, limitano una dignità di vita molto migliore rispetto a quella che attualmente molti diabetici hanno adesso in Sardegna.

PRESIDENTE. Metto in votazione la mozione numero 399.

Ha domandato di parlare il consigliere Michele Cossa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Se fosse una interrogazione direi che mi dichiaro insoddisfatto delle risposte dell'Assessore, ma semplicemente perché l'Assessore non ha risposto a nessuno dei problemi che io ho posto. Assessore, al di là dell'enfasi che a volte si mette nei discorsi, io vorrei che fosse chiaro che la mia intenzione, così com'è intenzione di tutti i colleghi che sono intervenuti, era di mettere in rilievo una serie di problemi con l'interlocutore politico che non può che essere lei, perché noi questi problemi a lei li dobbiamo mettere. Però io le chiedo Assessore di fare tesoro delle cose che sono state dette anche delle minuzie. Io credo che lei abbia ascoltato con attenzione come ha fatto con tutti gli interventi, del resto l'intervento che ha fatto la collega Zedda, esperienza personale, posso dirlo io, lei non l'ha voluto dire, ma posso dirlo io, l'esperienza della collega è l'esperienza di centinaia e centinaia di persone che tutti i giorni si scontrano con piccoli e meno piccoli problemi di natura pratica, di un sistema che è ostile nei loro confronti, di un sistema che è ostile nei confronti del paziente, che scatena reazioni che spesso sono inconsulte perché la gente non riesce a capire perché due soggetti pubblici non si parlano fra di loro, perché due soggetti pubblici dicono cose diverse. Allora, Assessore, bisogna che qualcuno metta insieme queste cose qua. Io non so se lei, non so se il suo direttore generale, non so se devono riunirsi i direttori generali, nel caso specifico dell'ATS e del Brotzu, o dell'azienda della dell'area sociosanitaria di Cagliari e del Brotzu; però questi sono i problemi. E io la prego, nella loro minuzia, perché lei ovviamente ha affrontato il problema in una in una dimensione più ampia come del resto anche la sua professionalità suggerisce, ma di tenere conto che la vita dei cittadini è avvelenata da queste cose, da queste cose.

Concludo, per dire che naturalmente voterò a favore delle due mozioni. Per scusarmi con il collega Peru, perché lui per primo ha sollevato formalmente questo problema attraverso la mozione, e per ringraziare sia il collega Peru che i colleghi Cherchi e Congiu per avere rappresentato questi due importanti documenti che ci hanno permesso stasera di sviscerare questo problema drammatico. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Attilio Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Brevissimamente, solo per ricordare all'Assessore che probabilmente ci sono anche dei fattori innovativi che possono aiutare i malati. A me risulta che c'è una sperimentazione a Roma e a Mantova, con l'endoscopia, perlomeno con quelli di tipo 2 si riesce a governare i processi. Per cui inviterei, se è vero che abbiamo delle eccellenze, che si facciano strada in queste sperimentazioni e aiutino chi veramente ha bisogno.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 399.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 400.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

(Il Consiglio approva).

La seduta è tolta, il Consiglio sarà riconvocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 19 e 36.



Allegati seduta