Seduta n.266 del 12/12/2017 

CCLXVI Seduta

(ANTIMERIDIANA)

Martedì 12 dicembre 2017

Presidenza del Presidente Gianfranco GANAU

La seduta è aperta alle ore 11 e 03.

FORMA DANIELA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di martedì 28 novembre 2017 (261), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Antonio Gaia e Giorgio Oppi hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 12 dicembre 2017.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la proposta di legge numero 469.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria. Sono state presentate le interrogazioni numero 1334, 1335, 1336, 1337.

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria. Sono state presentate le interpellanze numero 326, 327.

Dichiarazioni del Presidente della Regione ai sensi dell'articolo 120 del Regolamento sulle servitù militari in Sardegna

PRESIDENTE. Come primo punto all'ordine del giorno abbiamo le dichiarazioni del Presidente della Regione, ai sensi dell'articolo 120 del Regolamento, sulle servitù militari in Sardegna.

Ha facoltà di parlare il Presidente Pigliaru.

PIGLIARU FRANCESCO, Presidente della Regione. Onorevoli colleghe e colleghi, oggi rispondo al Consiglio di un impegno che ci siamo assunti nel giugno del 2014, esattamente il 17 giugno, quando fu approvato all'unanimità l'ordine del giorno numero 9 sulle mie dichiarazioni in relazione alle servitù militari, dopo l'audizione presso la quarta Commissione difesa della Camera. In questi giorni abbiamo concluso un lungo, a volte faticoso e non facile lavoro con la Difesa per la definizione di un Protocollo d'intesa per il coordinamento delle attività militari nell'Isola. Prima di entrare nel merito dei contenuti del documento credo sia giusto e opportuno ripercorrere i passaggi che ci hanno portato a questo risultato, sono passaggi che hanno visto il Consiglio regionale, i parlamentari sardi, in particolare quelli impegnati nella Commissione difesa e nella Commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito, condividere le tappe più importanti. Il nostro lavoro è cominciato all'indomani dell'approvazione all'unanimità dell'ordine del giorno del Consiglio regionale del 17 giugno 2014. In quell'occasione, che precedeva di pochi giorni la mia partecipazione alla seconda Conferenza nazionale sulle servitù militari, abbiamo discusso, per la prima volta nell'attuale legislatura, di presenza militare nell'Isola e dei gravami ad essa connessi. Lo abbiamo fatto perché dai dati la Sardegna fin dagli anni Cinquanta svolge un ruolo, come a tutti voi noto, di maggiore piattaforma addestrativa europea. Nei poligoni sardi si registra la più alta intensità addestrativa dello Stato. Abbiamo parlato di sproporzione, di necessità di riequilibrio, sono termini sui quali tornerò fra poco, lo abbiamo fatto ribadendo il rispetto di noi sardi per il ruolo delle Forze armate e per loro compito istituzionale, rispetto rafforzato dal legame con la gloriosa Brigata Sassari. Allo stesso tempo, abbiamo denunciato la sproporzione dell'impegno chiesto alla nostra terra, io ho parlato di una Regione che contribuisce con oltre il 60 per cento del totale nazionale in termini di presenza militare e gravami, con una popolazione pari invece solo il 2 per cento del totale nazionale. Abbiamo preso atto di come la necessità di un riequilibrio della presenza militare nell'Isola fosse ormai riconosciuta in tutte le sedi, a partire dal 1981, a conclusione della prima Conferenza nazionale sulle servitù militari. Mi piace e penso che sia doveroso in questa sede, citare l'impegno e la forza dimostrata durante quei lavori dall'onorevole Cogodi, dall'onorevole Mario Melis e dall'allora sindaco di Teulada, Beniamino Camba, furono i soli durante la prima conferenza, alla presenza cioè di parte del Governo, delle gerarchie militari e delle altre Regioni, a rifiutare il ruolo di comparse asservite ad un rituale già definito. Una sensazione che ben conosco avendola vissuta, a distanza di 35 anni, durante la seconda Conferenza nazionale sulle servitù militari. Ciascuno di loro denunciò con forza la sproporzione della presenza militare in Sardegna, per la prima volta si parlò della necessità di misure di riequilibrio, in quella sede il Governo riconobbe la gravosa situazione dell'isola assumendo impegni per un piano di redistribuzione delle servitù e per una riduzione quantitativa e qualitativa dei gravami connessi alle esercitazioni a fuoco in Sardegna. Da quei tempi a oggi purtroppo poco è cambiato, a parte gli importanti risultati raggiunti dal Presidente Soru in materia di dismissioni di beni militari.

Da queste analisi siamo partiti per la definizione dell'ordine del giorno del giugno 2014 in Consiglio, ricorderete, abbiamo ragionato secondo due prospettive: una strutturale, che vede la graduale dismissione dei poligoni sardi, secondo anche gli impegni assunti dal Governo in sede di approvazione della mozione dell'8 marzo 2012, presentata tra gli altri dall'onorevole Gian Piero Scanu; e l'altra prospettiva quella di mitigazione degli impatti della presenza militare da ottenere il prima possibile, come segno tangibile di cambiamento dopo decenni di immobilismo da parte dello Stato. Ci siamo quindi posti gli obiettivi chiari il primo dei quali era il nostro impegno a portare avanti con il Governo la rivendicazione di un riequilibrio qualitativo e quantitativo della presenza militare, ci siamo anche impegnati ad arrivare alla sottoscrizione di una intesa che sancisse l'impegno del Governo nazionale all'adozione, appunto, di concrete misure di riequilibrio da attuarsi con modalità e tempi certi. Misure che l'ordine del giorno ha indicato puntualmente e sulle quali tornerò.

Ciò che intendo evidenziare a voi tutti che questa è stata la cornice entro cui si è svolta la mia azione politica con il Governo, e in particolare con la Difesa, in tema di riequilibrio della presenza militare in Sardegna. La prima sede di confronto, come ricordate, è stata la seconda Conferenza nazionale sulle servitù militari, sempre nel giugno 2014, in quella sede, dopo aver ribadito alle aspettative dei sardi per troppo tempo rimaste inascoltate dallo Stato, ho rifiutato, unico Presidente a farlo appunto in quella sede, di firmare un accordo da altri confezionato. Ho rifiutato di fare da comparsa in una recita già scritta, dove erano altri gli attori principali. Ho chiesto che per la Sardegna il copione fosse interamente riscritto, ho chiesto e ottenuto un impegno concreto della Difesa in termini di riequilibri e di compensazioni, un impegno che non preveda alcuna contropartita a carico della nostra Regione, un punto che voglio sottolineare: un impegno da parte dello Stato che non preveda alcuna contropartita a carico della nostra Regione. L'avvio di un confronto che affrontasse tutte questioni aperte quella della mozione consiliare.

Prima di discutere i contenuti, che comunque descriverò, dello schema di intesa con il Ministero della Difesa, penso sia giusto che in quest'Aula sia riconosciuto anche quanto abbiamo già fatto prima della firma dell'intesa. Già nel 2014 abbiamo ottenuto la sospensione delle attività esercitative nel periodo che va dal primo giugno al 30 settembre, e qui è giusto riconoscere il merito della Ministra Pinotti, dal 2014 ad oggi infatti le attività esercitate non si sono più svolte nel periodo concordato, per un periodo ben più lungo di quello del passato. Subito dopo l'incendio all'interno del poligono di Capo Frasca, abbiamo ottenuto che le prescrizioni antincendio all'interno dei poligoni fossero definite insieme al nostro corpo forestale. Ancora, un anno fa abbiamo ottenuto il riconoscimento degli indennizzi per i pescatori di Capo Frasca, che per venti anni erano stati esclusi dal diritto a un indennizzo per le giornate in cui l'attività di pesca erano vietate, a causa delle esercitazioni; un diritto invece riconosciuto, fino ad allora, a tutte le altre marinerie. Noi abbiamo chiesto lealtà, uguaglianza e diritti per i pescatori di Capo Frasca, le abbiamo rivendicate con forza e le abbiamo ottenute. È stato detto che altri avevano chiesto, che non era un problema nuovo, forse era stato chiesto, senz'altro lo era stato, ma noi abbiamo ottenuto il riconoscimento di un sacrosanto diritto. Nel 2015 ho sottoscritto con il Segretariato della Difesa l'avvio formale di un tavolo di concertazione con l'obiettivo di valutare, in coerenza con le linee programmatiche, cito, del Ministero della Difesa e con le risoluzioni parlamentari e consiliari la percorribilità, attenzione a questa frase importante, "la percorribilità dell'avvio di un processo di graduale dismissione da parte dei poligoni e l'individuazione di misure di riequilibrio e armonizzazione in termini di riduzione quantitativa e qualitativa della presenza militare, in tempi certi e modalità definite". Vorrei che fosse a tutti presente la portata dell'impegno allora sottoscritto, non da noi ma anche dal Ministero della Difesa, è detto infatti in questa frase, a chiare lettere, che il Ministero accettava di discutere con noi l'avvio di una graduale dismissione dei poligoni, parlo del poligono di Teulada, naturalmente, di quello di Capo Frasca. Mai, lo ripeto mai, la Difesa aveva accettato di parlare del rilascio di porzioni dei poligoni. Abbiamo quindi lavorato fino ad oggi per la definizione di un'intesa che contenesse misure concrete di riduzione, come ho detto, quantitativa e qualitativa della presenza militare e di compensazione.

Vengo adesso a descrivere i contenuti. Nell'intesa è confermato e formalmente sancito l'impegno alla sospensione dell'attività esercitativa a fuoco dei poligoni sardi per il periodo estivo, dal primo giugno al 30 settembre, di ogni anno con l'intesa, l'impegno è assunto formalmente non è più discrezionale, è una risposta che dà certezze agli operatori del turismo e a chi abita nei pressi dei poligoni che vede allungarsi, di un mese e in alcuni casi di un mese e mezzo, il periodo di sospensione. Ancora, una delle maggiori criticità legate alla presenza militare è la mancanza di osservatori ambientali nei poligoni e nelle aree addestrative nell'intesa, per la prima volta, è riconosciuta, e cito, "la necessità del superamento delle possibili criticità di carattere ambientale e sanitario nelle aree a forte intensità militare". Grazie alla nostra azione il Governo per la prima volta, per la prima volta in Italia, istituisce osservatori ambientali indipendenti nei poligoni e nelle aree a maggior intensità addestrativa. Voglio ricordare che abbiamo dovuto lottare a lungo perché la parola indipendente fosse inserita nel testo, ma il suo inserimento significa certezza e trasparenza dei dati che saranno prodotti da un organismo appunto indipendente rispetto a chi utilizza i poligoni. È un'altra risposta a lungo attesa dalle popolazioni e dagli operatori economici e ancora una volta sarà questo Consiglio oggi a decidere se riconoscerla, se portarla a casa, se farla diventare un fatto con il voto a cui siete chiamati oggi. Su questo punto vorrei sottolineare che, sull'argomento, ci siamo mossi in coerenza con le risoluzioni della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito e che è di questi giorni, infatti, la notizia dell'approvazione di una modifica normativa in materia di tutela ambientale dei poligoni, il che aiuta la prospettiva che ci siamo dati.

Bene, noi abbiamo agito appunto in coerenza con ciò. Abbiamo cioè definito il nuovo assetto organizzativo delle importantissime attività di tutela ambientale. Abbiamo inoltre ottenuto rilasci definitivi di alcune porzioni dei poligoni, nel senso appunto di un primo passo verso un riequilibrio concreto e non a parole.

La spiaggia di Porto Tramatzu, poligono di Capo Teulada, che viene rilasciata e delle rispettive pertinenze è una richiesta che risale agli anni Ottanta, alla quale fino a oggi non è mai stata data risposta e oggi viene data una risposta chiara, definitiva e positiva. La spiaggia di S'enna e S'arca, del poligono di Capo Frasca, porzione della scogliera sino a punta S'aschivoni, poligono di Capo Frasca, la caserma Ederle, di Cala Mosca a Cagliari, e ancora riavviamo i processi di dismissione dei beni non più utili ai fini istituzionali della difesa, a partire dagli accordi del marzo 2008. Si tratta degli accordi per la dismissione del patrimonio immobiliare non più utile, appunto ai fini istituzionali, della Difesa stessa.

Colleghi, voglio chiarire che per la prima volta abbiamo ottenuto e siamo nelle condizioni di ottenere il rilascio di porzioni di poligoni, e lo abbiamo ottenuto - ribadisco ancora - senza alcuna contropartita da parte della nostra Regione. Significa che abbiamo fatto un primo passo per la graduale dismissione dei poligoni, e questo è quello che il Consiglio nel maggio 2014 ci aveva impegnato a fare, questo è quello che i sindaci ci hanno chiesto, questo è quanto ci eravamo appunto impegnati a portare alla vostra attenzione. Sarà naturalmente il Consiglio a decidere con il suo voto se restituire alla Sardegna queste parti del suo territorio oppure lasciarle nelle mani della Difesa che le ha tenute fin qui, da quando è stato deciso di fare della nostra regione il luogo d'Italia più gravato dalle servitù militari.

Ancora, in termini di mitigazione è sancito, nella proposta di accordo, l'impegno alla concessione temporanea di alcune spiagge per il periodo estivo e per le festività di Pasqua: la spiaggia di Sabbie bianche, poligono di Capo Teulada, cessione per il periodo estivo e per le festività pasquali; la spiaggia di Murtas, poligono di Capo San Lorenzo, cessione per il periodo di fermo dell'attività di fuoco; previsione di un'area di rispetto di zone archeologiche interne al poligono di Capo Frasca. Le spiagge, in altre parole, saranno aperte senza che i sindaci debbano, come fanno oggi, chiedere ogni anno la concessione al comandante di turno: per me questo è un loro diritto, e questo diritto sarà sancito, io credo, oggi con il voto del Consiglio, e se questo diritto sarà sancito in questo modo i sindaci avranno finalmente la possibilità di esercitarlo pienamente, senza dover di anno in anno chiedere una concessione.

Uno degli obiettivi che fin dal primo momento ci siamo posti nell'interlocuzione con il Governo è l'impegno a sviluppare in Sardegna, questo è un altro punto importante, attività di ricerca, innovazione tecnologica e di sperimentazione tecnologico-industriale di attività duali nell'isola; parola cruciale quando si parla di servitù militari la parola duale, ricerca duale in particolare. Stiamo parlando di programmi, ad esempio, di cyber defense di cyber security e di modelin simulation; di scuole di protezione civile nel poligono di Perdasdefogu, attività nel settore spaziale e aerospaziale, attività di sperimentazione e certificazione di droni presso i poligoni di Decimomannu è Perdasdefogu. L'intesa prevede l'impegno ad avviare un tavolo interistituzionale nel quale saranno individuate misure concrete. Anche su questo tema è bene fare alcune precisazioni: il tavolo interistituzionale è necessario perché le risorse per la ricerca e lo sviluppo sono oggi nella disponibilità dei Ministeri dello sviluppo economico e del MIUR, il risultato concreto che presentiamo oggi è che con l'intesa un componente fondamentale del Governo, il Ministero della difesa, ha già deciso che parte delle attività di ricerca e sviluppo del proprio dicastero dovranno svolgersi in Sardegna. E' uno dei nostri obiettivi principali, noi siamo consapevoli del nostro vantaggio competitivo rappresentato dalle infrastrutture presenti nel nostro territorio, quello che abbiamo ottenuto è il riconoscimento dei nostri centri di ricerca, delle nostre Università, dei nostri ricercatori quali sedi e protagonisti di queste attività strategiche, ripeto duali, con importanti ricadute civili. Queste attività significano crescita, sviluppo e posti di lavoro altamente qualificati, anche per questo, per avviare questo percorso di un possibile sviluppo duale, è cruciale la risposta che il Consiglio regionale deve dare oggi.

Ancora, e per finire, uno dei temi per i quali ci siamo impegnati con l'ordine del giorno riguarda le misure compensative disposte per i Comuni e gli operatori economici che subiscono limitazioni a causa della presenza militare. Su questo tema alcuni importanti risultati sono già stati raggiunti, mi riferisco all'accordo, come ho detto prima, a favore dei pescatori di Capo Frasca ingiustamente esclusi finora dagli indennizzi per le marinerie, nell'intesa è previsto l'impegno ad avviare entro tre mesi dalla sottoscrizione un tavolo interministeriale per la verifica delle coperture finanziarie per il tempestivo pagamento dei contributi e degli indennizzi e per l'individuazione di criteri certi per la definizione dei programmi di indennizzo e contributi da erogare a ristoro delle limitazioni subite. Anche in questo caso è necessaria una breve precisazione: tutti noi abbiamo ben presenti gli attuali ritardi e le incertezze sulla misura dei contributi; vorrei essere chiaro, ne sono consapevole io per primo e con me naturalmente i sindaci dei Comuni maggiormente oberati da servitù militari. Abbiamo parlato, lo abbiamo fatto spesso, degli evidenti limiti dell'attuale sistema di erogazione dei contributi che, ricordo, fa dipendere la misura dei contributi, ed è una cosa inaccettabile, dagli equilibri di bilancio statale, noi abbiamo parlato invece del diritto a una giusta compensazione per un danno subito, e i danni si risarciscono a prescindere; abbiamo chiesto, e in parte già ottenuto, che le erogazioni avvengano annualmente e non ogni cinque anni: una forte richiesta dei sindaci che abbiamo fatto nostra e portato al tavolo con il Governo.

Ancora, nell'intesa è prevista la piena operatività della caserma di Pratosardo a Nuoro, questo significa che alcuni reparti dell'Esercito vi saranno trasferiti: è la risposta a una domanda di un territorio, del sindaco di Nuoro e di quella comunità, anche su questo punto la parola naturalmente va alla valutazione dell'Aula, così come è per il riavvio della scuola per sottufficiali della Marina di La Maddalena, qui abbiamo previsto anche la realizzazione di un polo dell'eccellenza dell'economia del mare.

Infine, fa parte integrante dell'intesa un cronoprogramma nel quale sono descritte le tempistiche di realizzazione di ciascuna delle attività che ho citato: entro tre mesi dovrà essere formalizzato il documento che definisce i percorsi amministrativi per la realizzazione delle attività stabilite dall'intesa. Questi sono elementi che ci rafforzano nella convinzione che gli impegni scritti nell'intesa saranno poi mantenuti; troppe volte abbiamo visto accordi e intese che si sono bloccati esattamente per la mancanza di tempistiche e di procedimenti amministrativi certi, questo è un altro degli impegni che la Difesa si assume con noi, questa è la risposta ai tempi certi e alle modalità concrete disposti nell'ordine del giorno di questo Consiglio.

Questi sono in sintesi i contenuti dell'intesa alla quale, devo dirlo, abbiamo lavorato a lungo e anche molto duramente. Come sempre accade in questi casi, certamente ci sarà qualcuno che solleverà obiezioni, che ci dirà che si può fare ben altro, che si può fare meglio, e questo è sempre vero, e che in fondo si tratta di obiettivi già raggiunti, anche se in questo caso io mi chiedo: già raggiunti quando? Eventualmente mi è sfuggito qualcosa di cui non sono consapevole. Meglio niente, allora? Io non ragiono così, certo sarebbe stato molto facile e anche più riposante e davvero più semplice cavalcare l'onda populista e demagogica del dire "no" a tutto, ma il nostro obiettivo non era e non è questo, il nostro obiettivo è fare il bene della Sardegna, dando risposte concrete. Abbiamo aperto una strada, altri passi sono certamente necessari, li faremo e li farà certamente chi verrà dopo di noi, se come io credo vorrà, oggi però in questa decennale vicenda siamo chiamati, onorevoli colleghe e colleghi, a segnare un punto fermo, lo dobbiamo ai sindaci io credo, lo dobbiamo ai rappresentanti di categoria, lo dobbiamo ai lavoratori, a chi abita e chi lavora vicino ai poligoni, lo dobbiamo ai nostri operatori del turismo, ai nostri laureati, lo dobbiamo alla nostra terra, lo dobbiamo ai sardi. Grazie.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Sull'ordine dei lavori, Presidente. Intanto per chiedere che venga messo a disposizione il documento, e chiederei 30 minuti di sospensione, perché le cose dette dal Presidente sono utili senz'altro ma abbiamo necessità anche di verificare e valutare gli aspetti che ha richiamato, alcuni anche molto delicati. Quindi, Presidente, se il documento è disponibile io chiedo appunto almeno una mezz'ora di tempo proprio perché abbiamo necessità di poterne esaminare esattamente il contenuto.

PRESIDENTE. La seduta è sospesa, i lavori riprendono alle ore 12.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 27, viene ripresa alle ore 12 e 50.)

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta, invito i colleghi a prendere posto.

È aperta la discussione.

Ha domandato di parlare il consigliere Gian Luigi Rubiu. Ne ha facoltà.

RUBIU GIANLUIGI (UDC Sardegna). No, Presidente, sull'ordine dei lavori, cioè ci sono delle interlocuzioni in corso, probabilmente abbiamo chiesto anche un rinvio a questo pomeriggio. Quindi chiederei di sentire il Presidente per capire se l'argomento è da trattare adesso o direttamente nel pomeriggio.

PRESIDENTE. Allora sospendiamo la discussione e passiamo al secondo punto all'ordine del giorno.

Discussione e approvazione della proposta di legge Solinas Antonio - Meloni - Fasolino - Zanchetta - Busia - Demontis - Manca Pier Mario - Orrù - Peru - Pinna Giuseppino - Satta - Cocco Pietro - Ruggeri - Piscedda - Deriu - Collu - Tendas - Lotto - Pinna Rossella - Cozzolino - Sabatini - Manca Gavino - Comandini - Moriconi - Forma: "Modifiche alla legge regionale 7 dicembre 2016, n. 33 (Proroga di termini di cui alla legge regionale n. 8 del 2015)". (468/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 468 Solinas e più "Modifiche alla legge regionale 7 dicembre 2013 numero 33 proroga dei termini di cui alla legge regionale numero 8 del 2015".

Ha facoltà di parlare il consigliere Antonio Solinas, relatore.

SOLINAS ANTONIO (PD), relatore. Grazie Presidente, ma la proposta di legge numero 468, che è firmata da tutta la Commissione ma anche da altri colleghi Consiglieri regionale, si rende necessaria considerato che nella legge numero 8 la data di scadenza era stata determinata nel 31 dicembre del 2017 salvo che nel frattempo non venisse approvata la legge urbanistica. Il disegno di legge sulla legge urbanistica è stato depositato in quarta Commissione, la quarta Commissione ha iniziato la discussione generale, deve riprendere la discussione dell'articolato. Quindi la necessità è quella di prorogare il Piano casa, per quello che rappresenta in Sardegna, per quello che i cittadini sardi si aspettano. Quindi la modifica proposta è quella di spostare il termine del 31 dicembre 2017 per quanto riguarda il comma a) dell'articolo 37 sono sostituite dalle seguenti: "E comunque non oltre il 30 giugno 2019". Perché il 30 giugno 2019, perché noi speriamo che il 2018 sia l'anno per poter approvare la legge urbanistica, siamo all'ultimo anno di legislatura nel caso non si riesca ad approvare la nuova legge urbanistica entro il 2019 diamo tempo anche alla prossima Legislatura di avere qualche mese di tempo per decidere che cosa fare sul rinnovo del Piano casa o sul settore dell'urbanistica in generale.

Quindi la proposta della Commissione all'unanimità è quella di prorogare i termini di scadenza del Piano Casa, grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Marco Tedde. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Signor Presidente, io credo che bisogna mettere in campo, l'opposizione debba mettere in campo in questa occasione forte onestà intellettuale, ma per un motivo molto semplice perché dobbiamo riconoscere l'onestà intellettuale della maggioranza nell'ammettere con questa proposta di legge il fallimento di tutte le politiche urbanistiche del centrosinistra di questa legislatura. Mi pare che questo sia un punto fermo e incontrovertibile. Oggi voi certificate il fallimento di tutte le vostre politiche urbanistiche. Perché certificate il fallimento, perché, Presidente, nel suo programma di governo lei in modo forte ha censurato tre anni di proroga del precedente Piano Casa, ha censurato in modo forte tre anni di proroga del precedente Piano Casa, ha raccontato ai sardi che lei sarebbe intervenuto per approvare celermente una nuova legge urbanistica, per fare un'azione di manutenzione del vecchio PPR, cosa avete fatto di tutto questo? Niente, avete fatto un Piano Casa monco che non ha raggiunto minimamente i risultati del Piano Casa del centro destra e oggi prorogate e poi prorogate ancora e poi prorogate ancora, e la legge urbanistica è di là da venire. È di là da venire perché non trovate l'accordo in maggioranza, all'interno del partito più importante della maggioranza ci sono schieramenti che si fronteggiano in modo anche cruento ed ecco che la Sardegna rimane al palo sotto il profilo delle politiche urbanistiche. E vi muovete a colpi di proroghe a colpi di proroghe.

Ebbene oggi l'edilizia sta piangendo e lo dice l'ANCE lo dice il Presidente dell'ANCE; oggi l'edilizia piange la perdita di 10.000 addetti in un biennio; 10.000 famiglie che perdono il reddito, mentre voi prorogate. E per ogni addetto, e questo lo dice sempre l'ANCE, se ne perdono altri due fra geometri, imbianchini, impiantisti. Nel terzo trimestre 2016, questo era un dato che avevano, arriveranno gli altri dati, nel terzo trimestre del 2016 hanno chiuso 297 aziende della filiera edile. Mentre invece, e questo continua a dirlo l'ANCE, il Piano Casa del 2009 cioè il Piano Casa il centrodestra tanto vituperato nel programma di Pigliaru e anche extra programma di Pigliaru, quel Piano Casa aveva prodotto e ha prodotto 46.000 pratiche fino al 2015. Proviamo a moltiplicare queste 46.000 pratiche per 40-50.000 euro a pratica qual è il risultato che otteniamo. Provate a capire qual è il grado di incidenza sul PIL regionale di queste 46.000 pratiche; è un'incidenza mostruosa, pesantissima e voi lo avete cancellato. Avete inventato un Piano Casa che non risolve i problemi di sardi, avete inventato un Piano Casa che non ha dato assolutamente ossigeno all'edilizia ma ha provocato la chiusura di imprese e oggi lo prorogate per l'ennesima volta. Presidente, purtroppo debbo riconoscere o per fortuna debbo riconoscere che oggi voi dichiarate definitivamente il fallimento di tutte le politiche legate all'urbanistica ed edilizia. Non vi possiamo fare i nostri complimenti. Grazie.

PRESIDENTE. Siete tutti iscritti fuori termine. Il consigliere Pietro Cocco in qualità di Capogruppo.

È iscritto a parlare il consigliere Pietro Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Non sarei intervenuto, Presidente, voglio intervenire soltanto per dire due parole in merito. Noi presentiamo la proposta di proroga del Piano Casa, lo facciamo perché ovviamente siamo nel mese di dicembre, la scadenza dell'anno è vicina e al di là dei dati di cui parlava adesso il collega Tedde, sul quale francamente si potrebbe dire un sacco di cose, e tra le cose che vorrei dire ci sono queste: i numeri che ci hanno presentato nei giorni scorsi, e non lo dico certamente né in maniera diciamo così pomposa né per cantare vittoria, ma ci dicono che c'è una ripresa importante nel settore del lavoro, dei giovani che trovano occupazione, sempre con dati naturalmente incresciosi, difficili, preoccupanti su cui bisogna intervenire, ma la Sardegna cresce più di quanto crescono altre Regioni del Meridione e cresce naturalmente anche in più rispetto alla media nazionale in quest'ultimo trimestre dell'anno. Per cui sono dati che vanno raccolti ed evidentemente raccontare sempre che i dati anche forniti dall'ANCE, cose tutte vere sulle quali occorre intervenire, e non ricordo chi altri lo abbiano fatto, perché c'era un piano casa nazionale fatto dal Governo Berlusconi, su quale Piano Casa tutte le Regioni hanno legiferato per adeguare e adattare la norma nazionale a quello regionale per cui non c'è nulla di fatto da chi ci ha preceduto nel Governo rispetto alla difficoltà di crescita nel settore dell'edilizia e delle imprese che stanno chiudendo i battenti e dei lavoratori nel campo naturalmente dell'edilizia che vengono lasciati a casa. Bisogna con forza lavorare; allora la sua domanda era questa ed è per questo che sono intervenuto, avete abbandonato il tema dell'urbanistica, avete dichiarato il fallimento della possibilità di mettere mano alla legge sull'urbanistica. Ma io credo che proprio non sia così, non lo è assolutamente. Noi abbiamo cercato di caratterizzare la nostra azione come un Governo che fa le riforme, questo paga dal punto di vista elettorale io non lo so, però paga dal punto di vista del governo delle cose, perché nella storia rimarranno le riforme fatte, che potevano essere certamente fatte meglio di come le abbiamo fatte, potevano dare risultati, potranno dare risultati migliori, però se le riforme non le fai è evidente che non vai da nessuna parte, puoi solo lamentarti ed è quello che si sente fare tutte le volte che uno interviene a raccontarci i dati, che sono quelli inevitabili di una caduta verticale dei posti di lavoro e invece poi vengono smentiti dall'ISTAT che ci dice in questi ultimi tempi cose differenti che fanno ben sperare, e naturalmente l'impegno di noi tutti è per cercare di dare il proprio contributo in questa direzione. Ma sull'urbanistica noi interverremo perché è uno dei punti importanti del programma di governo di questa legislatura. Abbiamo fatto la riforma della sanità, della rete ospedaliera, e anche qua poteva essere fatta meglio, forse sì; abbiamo fatto la riforma degli enti locali, poteva essere fatta meglio, forse sì; stiamo cercando di fare la finanziaria quest'anno entro l'anno, proprio per consentire di avere risorse adeguate in tempi certi da trasferire agli enti locali, e tutti quei settori delicati che sono di competenza degli enti locali di cui la Regione si fa carico per trasferire risorse, tutti i fondi nel sociale, saranno naturalmente in mano agli enti locali per trasferirli in tempi più rapidi. Però mi preme ricordare, collega Tedde, che noi cercheremo di intervenire in aula nei prossimi mesi proprio con la legge urbanistica, e saremo ben lieti di ricevere il contributo di tutti a cominciare dai colleghi dell'opposizione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Anch'io non sarei intervenuto se non fosse intervenuto il Capogruppo del Partito Democratico, perché ha elencato una serie di riforme che, dal suo punto di vista, avrebbero portato dei benefici al sistema sociale e produttivo della Sardegna. Forse stiamo parlando di altro contesto, onorevole Cocco, perché penso che nessuno se ne sia accorto in Sardegna, o meglio si sono accorti quei medici che stamattina hanno scioperato, manifestato e sono venuti fin sotto il palazzo, qui, del Consiglio regionale a protestare per gli effetti perversi che la riforma del sistema sanitario sta già determinando. Ma un giorno sì e l'altro pure c'è una lamentela giustificata, profonda, sentita, da parte dei primi cittadini, proprio quale effetto di una riforma del sistema degli enti locali che ha avuto il merito di creare solo un ulteriore accentramento delle competenze in capo agli Assessorati e alla Regione, perché avete fatto ancora una politica di natura dirigista e centralistica che sta producendo effetti letali sul sistema delle autonomie locali, e se queste sono riforme di cui menar vanto, bene, ve le lasciamo alla vostra responsabilità politica. Ma sul campo dell'urbanistica, e non sono parole mie, sono le parole del presidente dell'ANCE, sono le parole di chi rappresentava migliaia e migliaia di piccole aziende artigiane del comparto edilizio che non più tardi di ieri a Bitti ha detto, presente l'Assessore dell'Urbanistica: "Avete fatto la più sporca operazione sul piano politico che si potesse fare, avete eliminato un Piano casa, quello fatto dalla Giunta Cappellacci, solo per fare un dispetto politico", perché è questo che vi ha animato in quel campo, e cioè vi ha legati e uniti solo il pregiudizio ideologico allora imperante, perché su questo, presidente Pigliaru, io glielo dissi allora, vi siete fatti travolgere dai diktat di Soru. Soru doveva per forza avere soddisfazione su un campo sul quale lui era caduto, che è quello dell'urbanistica. Avete fatto un'operazione al ribasso eliminando quel Piano casa che aveva messo in moto, con migliaia e migliaia di permessi a costruire, di autorizzazioni edilizie che sono state rilasciate e che hanno messo in moto quell'economia, quella delle piccole imprese del settore edilizio. Ora tutto questo è sfumato, e di fronte ad una denuncia che non fa l'opposizione, ma che fa il Presidente dell'ANCE, sentendo le parole del Capogruppo del Partito Democratico, si rimane allibiti. Non è che non si possa e non si debba criticare quando la critica poi non nasce da quella contrapposizione naturale e fisiologica tra forze di maggioranza e forze di opposizione, quel problema è ben altro, quel problema è svegliatevi, perché avete creato le condizioni perché un comparto fiorente venisse messo veramente sul lastrico. Ma sapete quante imprese di quel settore hanno dovuto chiudere i battenti, quante hanno dovuto presentare libri in tribunale, quante purtroppo lottano ogni giorno quotidianamente con il sistema bancario, perché difficilmente rientrano nelle esposizioni che sono maturate. Tutto questo per effetto di una legge vincolistica, la legge dei divieti che avete voluto introdurre con quello che avete chiamato ancora Piano casa, ma che con il Piano casa di Berlusconi e quello fatto in Sardegna dalla Giunta Cappellacci non ha nulla a che vedere, quello è un pannicello caldo perché avete voluto salvarvi la coscienza e la faccia perché non potevate cancellarlo tutto e d'emblée, e oggi ne riproponete la proroga, sulla quale, guardate, avete visto gli effetti che ha prodotto? Pressoché zero, se rapportati a quello che era lo spirito originario del Piano casa. Quindi, su un provvedimento di questo genere il collega Dedoni sta tentando con un emendamento di dargli una caratura di sostanza che, se passa quell'emendamento, effettivamente già torniamo all'origine di quello che era il vero Piano casa, perché si consente anche nei centri storici di poter fare quelle opere di manutenzione che, con il vostro cosiddetto Piano casa, oggi è interdetto a qualunque cittadino sardo. Allora, ecco perché noi staremo molto attenti su quello che questa maggioranza farà ed esprimerà, ed è chiaro che sarà un nostro voto favorevole per l'emendamento proposto dall'onorevole Dedoni, che è l'unica cosa significativa, importante e di qualità rispetto invece a quel pannicello caldo che state ancora riproponendo e che finora ha creato soltanto macerie. Grazie.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

ERRIU CRISTIANO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Si tratta di un'iniziativa che la Giunta approva, quella che è stata presentata dalla Commissione con voto unanime. È evidente, e non sto qui a elencarvi quali sono le ragioni che hanno portato ad una discussione che è ancora aperta e che all'interno della Commissione ha portato a dei gruppi di lavoro che stanno operando, mi pare che il termine del 30 giugno 2019 sia un termine congruo, fermo restando che c'è comunque la clausola di salvaguardia che naturalmente si riferisce al termine di approvazione della legge, che ci auguriamo avvenga molto prima. Quindi, per il resto il nostro giudizio è aderente a quello esposto dal relatore in sede di introduzione al dibattito. Grazie.

PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli.

Ha domandato di parlare il consigliere Giuseppe Fasolino per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FASOLINO GIUSEPPE (FI). Io veramente mi ero iscritto mentre parlava il collega Tedde, non capisco come mai non sia arrivata la prenotazione.

Comunque, mi dispiace dirlo, ve l'avevamo detto, l'avevamo detto in fase di votazione di quella legge che non avreste potuto raggiungere quei risultati che aveva raggiunto il Piano casa, perché nulla aveva a che fare, la legge che abbiamo approvato, con il Piano casa approvato dalla Giunta Cappellacci. Come ha detto chi mi ha preceduto durante questi interventi, è la dichiarazione di un fallimento, e la dichiarazione di un fallimento è l'assenza di un progetto urbanistico, questa è la realtà. Vede, Assessore, lei ha detto che la Commissione ha chiesto la proroga di questa legge all'unanimità, perché questa è la grande differenza, per noi il risultato economico di una legge va al di là delle appartenenze politiche. Non stiamo a difendere a tutti i costi quelle che sono le nostre soluzioni, ma mettiamo davanti quello che è il risultato per i cittadini, ed è quello che abbiamo fatto ancora questa volta. E quando noi… vede, anche la sua maggioranza, Presidente, ha poca fiducia della vostra programmazione urbanistica, il fatto stesso che si metta come data di scadenza giugno 2019, la dice lunga sulla fiducia che si ha dell'approvazione di una nuova legge urbanistica.

PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli con votazione elettronica.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio approva).

Passiamo all'esame dell'articolo 1, a cui sono stati presentati gli emendamenti aggiuntivi numero 1 e 2.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1:

Art. 1

Modifiche all'articolo 1 della legge regionale n. 33 del 2016 (Modifiche alla legge regionale n. 8 del 2015 - Proroga di termini)

1. La lettera a) del comma 1 dell'articolo 1 della legge regionale 7 dicembre 2016, n. 33 (Proroga di termini di cui alla legge regionale n. 8 del 2015), è così sostituita:
"a) al comma 1 dell'articolo 37 le parole "e comunque non oltre il 31 dicembre 2017", sono sostituite dalle seguenti: "e comunque non oltre il 30 giugno 2019".".

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Antonio Solinas, relatore di maggioranza.

SOLINAS ANTONIO (PD), relatore di maggioranza. Il parere della Commissione è un invito al ritiro o parere contrario, non è un parere contrario pregiudiziale, ma credo che stiamo semplicemente parlando di una modifica di una data, in Commissione altri componenti della Commissione volevano proporre modifiche alla legge, si è deciso di non apportare modifiche e di rimandare tutto alla nuova legge urbanistica. Vorrei tranquillizzare il collega Fasolino, che questa maggioranza farà di tutto per dare alla Sardegna una nuova legge urbanistica, e in questo lavoro speriamo che ci sia anche la minoranza consiliare, perché non si tratterà di una legge della maggioranza, ma mi auguro di tutto il Consiglio regionale.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

ERRIU CHRISTIANO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il parere è conforme a quello della Commissione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Debbo dire che non lo ritiro, ero deciso a ritirare il primo emendamento, perché restava chiaro che nel secondo emendamento ponevamo in posizione chiara quale era uno degli obiettivi che questa norma, che oggi stiamo riadottando, porta a bloccare ogni tipo di iniziativa edilizia all'interno dei centri storici. Bastava semplicemente tenere in considerazione questo, per poter operare e consentire il minimo edilizio all'interno dei centri storici. Voi, se votate contro o non accettate l'emendamento, state ancora una volta condannando tutti gli abitanti dei centri storici a non poter fare nessuna attività. E vorrei dire al Presidente della Commissione che, essendo un rinnovo proprio per rinnovare e aprire un dibattito per il futuro, credo che fosse opportuno, necessario e doveroso ascoltare anche le tante lamentele che esistono sia in chi pratica l'edilizia, che nei privati cittadini che si trovano impediti. Io credo che dire che possa essere un viatico anche per gli uffici tecnici, che spesso e volentieri, e anche in maniera arrogante, perché si nascondono e si trincerano dietro delle norme che non sono certamente chiare, una parola di più servirebbe, e in questa circostanza avrebbe anche modificato l'atteggiamento della minoranza nel suo complesso per quanto riguarda la legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Michele Cossa. Ne ha facoltà.

COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Sì, sulla scorta delle cose che ha detto il collega Pittalis in apertura, e anche delle considerazioni che ha fatto il collega Dedoni a supporto dell'emendamento. Il pregiudizio ideologico che ha governato l'avvio del nuovo Piano Casa, io credo che meriterebbe di essere analizzato nei suoi effetti pratici, perché forse qualche correttivo si poteva apportare già da questa fase di proroga, se si fosse aperta una riflessione più attenta, noi stiamo demandando tutta una serie di problemi alla legge urbanistica, come se fosse Godot, che tutti quanti stiamo aspettando e che deve rappresentare la risoluzione di tanti problemi, però quello che sta succedendo, a causa dei limiti di metri cubi che sono stati messi inopinatamente nel Piano Casa "edizione centrosinistra", Perché volevo segnalare in particolare all'Assessore all'Urbanistica che in molti dei nostri centri urbani stanno sorgendo dei funghi, cioè la preoccupazione di mettere un limite ai metri cubi piuttosto che inserire delle indicazioni sulla armonizzazione architettonica degli edifici che erano alla base dell'emendamento del collega Dedoni, ha fatto in modo che gli ampliamenti sui lastrici solari stanno creando delle brutture architettoniche in Paesi che non è che brillino per bellezza dell'edilizia, che stanno peggiorando enormemente la qualità estetica dei centri abitati. Io credo che su questo, onorevoli colleghi, dovremmo fare una riflessione, perché è vero che forse bisogna introdurre delle limitazioni, ma io credo che la limitazione maggiore debba essere rappresentata dall'estetica degli edifici, che è un argomento che purtroppo abbiamo relegato totalmente in secondo piano.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Intervengo per condivide il parere espresso dal Presidente della Commissione e dell'Assessore in merito agli emendamenti, ma per dire anche che questo dei centri storici, che ha posto negli emendamenti il collega Dedoni, è un tema ovviamente sentito, del Piano particolareggiato sul quale occorre ragionare, del centro matrice che ha esteso la zona del centro storico, è una materia sulla quale occorre lavorare. Però, collega Dedoni, non lo si può fare con un emendamento all'interno della proroga del Piano Casa, è argomento del quale tratteremo durante la discussione sulla legge urbanistica, perché va ovviamente approfondito e discusso, perché è un argomento sul quale ovviamente non possiamo fare a meno di fare una discussione come questa. È vero che ci sono blocchi diffusi nei territori, nei Comuni, che il Piano particolareggiato così com'è e così come è stato allargato pone dei problemi seri a chi vuole ampliare, modificare, ristrutturare, migliorare, anche dal punto di vista architettonico gli edifici che sono così conservati, ed è anche vero che ci sono un sacco di edifici che di storico e di rilevante dal punto di vista architettonico non hanno nulla, e su cui occorre fare una verifica certosina, però non lo possiamo fare con una legge semplice di proroga, è argomento che rinvieremo. Per cui ti chiedo, vi chiedo di togliere questi emendamenti dalla discussione, e magari di ripresentarli successivamente quando faremo una discussione più organica e compiuta sulla legge, e magari poi troveremo l'intesa è l'accordo su questa discussione.

PRESIDENTE. Metto in votazione il testo dell'articolo.

Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tedde per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Io credo che l'emendamento proposto dal collega Dedoni sia un emendamento di buonsenso, e chiedo anche di aggiungere la mia firma per questo motivo. Credo che l'emendamento di cui stiamo discutendo consenta la realizzazione di limitate volumetrie nei centri storici, che oggi sono di fatto intoccabili. C'è un blocco completo e assoluto di qualsiasi incremento di volumetria anche per i ruderi, anche per case fatiscenti, case prive di qualsiasi pregio architettonico; stiamo, o avete, meglio ancora, paralizzato il miglioramento del centro storico, dei centri storici, ed è una responsabilità molto grande quella che vi state assumendo, mentre invece con l'approvazione dell'emendamento Dedoni i centri storici vengono messi sotto un altro cono di luce, un cono di luce più razionale, attento sempre a esigenze di conservazione del pregio architettonico laddove vi è, ma attenti pure a consentire realizzazioni di incrementi volumetrici laddove non c'è pregio architettonico. Quindi voterò sicuramente a favore e chiedo di aggiungere la mia firma.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giuseppe Fasolino per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FASOLINO GIUSEPPE (FI). Presidente, anch'io chiedo di apporre la mia firma all'emendamento del collega Dedoni perché lo considero veramente un emendamento di buon senso. Vorrei dire che sono un pochettino più tranquillo adesso che il collega Solinas mi ha tranquillizzato sul buon esito della futura legge urbanistica, credo anche nella buona fede del collega Pietro Cocco, Capogruppo del PD, però la verità è un'altra: una legge urbanistica così importante la si deve fare durante la legislatura, sono passati quattro anni, fra un anno ci saranno nuove elezioni, quand'è che intendete fare questa legge urbanistica? Quand'è che intendete dare questo impulso importante a cui tenete all'edilizia? Io capisco che siamo in campagna elettorale e che quindi quasi tutto è consentito, ma riuscire o cercare di cambiare dati oggettivi che ha dato l'ANCE mi sembra veramente assurdo. I dati ce li avete sotto gli occhi, prendete questi dati e cercate di fare una legge che possa dare risposte al territorio. Questo è il grande obiettivo che dovete avere, non l'appartenenza politica.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mariano Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU MARIANO (Sardegna). Presidente, chiaramente anch'io chiedo di poter apporre la mia firma su questo emendamento che condivido appieno, ma è per segnalare all'Aula un tema sul quale già ho avuto occasione di scambiare un'informazione con l'Assessore. Credo che sia all'osservazione dell'Assessore, ma anche di tanti altri colleghi, quello che stanno vivendo i comuni oggi - o i cittadini più che i comuni - rispetto ai vincoli che il PAI ha posto sui centri storici, ovvero in tutti i comuni ove esista un corso d'acqua che interessi il centro storico delle nostre comunità, praticamente noi stiamo sottoponendo i cittadini a una serie di vincoli legati ai vincoli posti dal PAI stesso. Allora, in tante occasioni dove il cittadino vorrebbe portare dei miglioramenti non soltanto in termini di cubature alla propria abitazione, all'abitazione in cui ritiene con un intervento di ristrutturazione di dare nuovo valore nell'ambito del centro storico, intervengono i limiti legati ai vincoli posti dal PAI. Allora credo, Assessore, consiglieri e colleghi della Commissione, che vi dobbiate porre il problema se davvero i nostri centri abitati che hanno al loro interno il decorso di un ruscello (credo che la storia ci insegni che tutti i vecchi centri, tutti i centri matrice, eccetera, sono nati sulle sponde, volta per volta, di rii, ruscelli, fiumi e quant'altro) e sinceramente credo che questi problemi che sto sollevando debbano essere portati all'attenzione perché davvero spesso e volentieri tutti gli interventi di mitigazione che si vogliono mettere in capo agli eventi di calamità non debbano essere scaricati pesantemente su responsabilità che molto probabilmente non si vogliono assumere gli uffici, chiedendo interventi che sinceramente credo che né nei contenuti di questa finanziaria, neanche dei prossimi dieci anni…

PRESIDENTE. Onorevole Contu, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Luigi Crisponi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). Per ribadire quanto già affermato giustamente dai colleghi della minoranza consiliare. Fra le tante iniziative, le tante attività che spesso la politica porta avanti è quella di fare riflessioni attente su come risollevare la nostra economia e in altrettante occasioni come frenare lo spopolamento, come poter intervenire su tutto questo? Beh, il collega Dedoni nel presentare questo emendamento, ha individuato in un colpo solo due opportunità, due possibilità. Non va dimenticato quello che veniva richiamato anche dal collega Tedde sulle criticità del comparto edilizio, però in realtà, oltre alla stessa edilizia ci sono questioni che invece più attengono al sentiero della nostra identità. È una questione dove la salvaguardia di piccoli territori, piccoli porzioni di un territorio però importante, che rappresenta fra l'altro il fulcro dell'80 per cento dei Comuni della Sardegna, quindi quelle piccole comunità che si ritrovano riunite intorno ad un centro storico che ormai in gran parte non esiste più. Allora la mossa intelligente di questo emendamento vuole evitare che il rigore e i vincoli che sono imposti dal PPR possa consentire con un atto intelligente che in parte è di edilizia, ma l'altro ha un valore ancora più grande che è quello del sentimento dell'identità più profonda, della tradizione ricostruttiva, del mantenimento operativo di un cuore pulsante in quelle piccole comunità. Ecco perché questo emendamento andrebbe votato coralmente e naturalmente con la maggioranza coesa con la minoranza che lo vuole proporre. Io non credo che ci si possa sottrarre a fare riflessioni dove quello spopolamento sta diventando un fatto drammatico, conosciuto, acclarato, sul quale sembra che non si possa intervenire in alcun modo. Allora qual è il metodo più intelligente se non un metodo di altissima dignità per frenare lo spopolamento, per dare ragione agli amministratori, per dare ragione agli stessi proprietari di quei piccoli caseggiati all'interno dei centri storici, se non quello di agevolarli e soprattutto consentire loro che non ci siano beffarde norme che vadano letteralmente a legare ed impedire qualunque possibilità di sostentamento, di sostegno, ma soprattutto di rilancio del cuore delle nostre piccole comunità. Quindi, inevitabilmente, un voto a favore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Attilio Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Presidente, non avrei ripreso la parola ma devo la risposta al Capogruppo del PD. Io intendo mantenerli ma non per atto di arroganza, di superbia o perché ritengo di poter assolvere a quelli che sono i tanti temi dell'edilizia, credo che era un momento importante e significativo per tutti, ivi compresa la maggioranza, approvare questo emendamento, il secondo probabilmente che è più lineare ancora e più chiaro, per diversi motivi. Io ho visto le televisioni che inquadrano tutti gli esponenti di maggioranza a Bitti che dichiarano di voler fare chissà che cosa. Poi siccome quelle case ricadono nel centro storico non possono far niente, cioè siamo bloccati, ma non era un'occasione questa? La proponevate voi stessi! Qui non si tratta di convertire chissà che cosa, si tratta semplicemente di buonsenso, ed essendo una legge, va fatta con buonsenso ed avendo buonsenso all'interno di questa proroga c'era anche la possibilità di aprire ai centri storici, di consentire che come è fuori così anche è nei centri storici, anziché invece consentire bruttezze, posizionamenti antiurbanistici veramente come consente il proseguo di questa attività legislativa tenendo fuori questo emendamento. Io credo che con lungimiranza, con apertura mentale, con una disponibilità non ottusa e rivolta verso un ideologismo, ma con un'apertura seria al dialogo, al dibattito, a quelli che sono gli interessi più vivi e veri della società sarda, noi potremmo oggi dare una minima opportunità in attesa che si abbia l'altra legislazione annunziata ma che non si sa quando arriverà in Aula e quando verrà esitata. Nel frattempo consentiamo a chi ha voglia di lavorare e ai cittadini che hanno un interesse nei centri storici di avere quelle opportunità. Non lo volete fare? Vi state ritagliando un ruolo negativo, un ruolo contro la società, un ruolo contro quella che è la prospettiva di sviluppo e anche di occupazione per chi è all'interno dell'edilizia. Mi pare che siano chiari anche tutti gli argomenti presentati dai vari mass media e dai giornali. Beh, continuate, la gravità della situazione ricadrà su di voi tra qualche mese.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

ERRIU CRISTIANO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. C'è una campagna di stampa che giustamente se la prende sul brutto che avanza, la galleria degli orrori che è stata oggetto anche di recenti interventi sul web. Nei centri storici sardi si è visto di tutto e per certi versi si vede tutto: serrandismo, spugnatismo, stratificazionismo, il non finito naturalistico, il non finito marittimo, rurale, riqualificato. Abbiamo detto in tutti i modi che occorre definire in piani particolareggiati gli elementi che consentano di mettere mano ai centri storici brutti e in questo caso l'emendamento si propone di consentire l'applicazione del Piano Casa anche in assenza di un Piano particolareggiato di un centro storico adeguato al PPR, quindi non so di che cosa stiamo parlando. Lo stesso intervento, in astratto giusto dell'onorevole Cossa, non tiene conto del fatto che nella norma che si vuole emendare si fa riferimento al contesto edilizio nel quale l'intervento nel centro storico si propone di incrementare i volumi. E' ben vero che vi è difficoltà da parte dei comuni e in alcuni casi la vera e propria mancanza di volontà di porre mano a piani di riqualificazione e piani di individuazione di quegli elementi diciamo particolareggiati che servono a pianificare meglio i centri storici, però il problema non è che lo risolviamo facendo finta che le esigenze pianificatorie e di miglioramento dei contesti insediativi dei centri storici non esistano consentendogli di riaprire la stura a forme di abbruttimento senza controllo, cerchiamo di mantenere la barra dritta, diciamo ai comuni: "Occorre fare il Piano particolareggiato" e quando il Piano particolareggiato è definito, quando si individuano tutti gli edifici su cui è consentito intervenire, là sarà realizzabile anche l'incremento volumetrico del Piano Casa. Poi si può discutere sulla quantità massima concedibile, eccetera, in questo caso i metri cubi sono legati ad una dimensione diciamo di temporaneità che è tipica del Piano Casa, abbiamo deciso tutti quanti insieme di rimandare la questione a una legge urbanistica organica. In questo contesto un emendamento di questo tipo credo che non risolva granché i problemi, anzi li acuisca, li complichi. In ogni caso il tema è un tema che sarà certamente oggetto di discussione, di approfondimento nel contesto giusto cioè la legge generale di governo del territorio.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 1.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 1.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio non approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 2.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio non approva).

Passiamo all'esame dell'articolo 2.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 2:

Art. 2

Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione autonoma della Sardegna (BURAS).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 2.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della proposta di legge numero 468/A.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio approva).

Il Consiglio è convocato questo pomeriggio alle ore 16.

È convocata immediatamente al sesto piano la Conferenza dei Capigruppo e questo pomeriggio alle ore 15 è convocata la prima Commissione.

La seduta è tolta alle ore 13 e 38.