Seduta n.259 del 14/11/2017 

CCLIX Seduta

(POMERIDIANA)

Martedì 14 novembre 2017

Presidenza del Presidente Gianfranco GANAU

La seduta è aperta alle ore 16 e 29.

FORMA DANIELA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta del 19 ottobre 2017 (255), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Augusto Cherchi, Roberto Desini, Gaetano Ledda e Raimondo Perra hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 14 novembre 2017.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la proposta di legge numero 463.

Continuazione della discussione generale del testo unificato: "Modifiche alla legge statutaria 12 novembre 2013, n. 1 (Legge statutaria elettorale ai sensi dell'articolo 15 dello Statuto speciale per la Sardegna)". (2-5-9/STAT/A) della proposta di legge Busia - Desini - Pinna Rossella - Forma - Cherchi Augusto - Manca Pier Mario - Cocco Daniele Secondo - Lai - Pizzuto - Zedda Paolo Flavio - Usula: "Modifiche della legge regionale statutaria 12 novembre 2013, n. 1 (Legge statutaria elettorale ai sensi dell'articolo 15 dello Statuto speciale per la Sardegna)" (2/STAT), della proposta di legge Congiu - Busia - Cherchi Augusto - Desini - Manca Pier Mario - Unali: "Modifiche della legge regionale statutaria 12 novembre 2013, n. 1 (Legge statutaria elettorale ai sensi dell'articolo 15 dello Statuto speciale per la Sardegna)" (5/STAT) e della proposta di legge Dedoni - Cossa - Crisponi: "Modifiche alla legge statutaria 12 novembre 2013, n. 1 (Legge statutaria elettorale ai sensi dell'articolo 15 dello Statuto speciale per la Sardegna)" (9/STAT)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del T.U. n. 2-5-9/STAT/A.

Siamo alla discussione generale.

È iscritto a parlare il consigliere Angelo Carta. Ne ha facoltà.

CARTA ANGELO (PSd'Az - La Base). Credo che questo disegno di legge così travagliato, così atteso, così desiderato da più parti, abbia dentro quest'aula più gente contraria che favorevole. Naturalmente nessuno, a parte alcuni, hanno affermato la loro contrarietà a questo disegno di legge. Il Presidente sa perché io stamattina mi sono assentato, era un impegno che non potevo assolutamente rinviare, la mia assenza non era tattica, non era assolutamente un'assenza che avrebbe consentito di costruire il muretto a secco dal quale impallinare questo disegno di legge. Quindi, se qualcuno vuole impallinare questo disegno di legge lo deve fare con la richiesta di voto segreto da parte di qualcun altro, oppure con chiarezza vota contro questo disegno di legge, e non deve aspettare i soccorsi che non arriveranno, da questa parte non arriveranno. Quindi, credo che coloro le quali hanno messo in giro fandonie debbano ricredersi perché il sottoscritto è qui e non ha nessuna intenzione di chiedere il voto segreto per il passaggio agli articoli o in altre fasi di questa legge. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pietro Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Il tema che oggi trattiamo, cioè quello della parità di genere nel sistema elettorale della Regione Sardegna, è un argomento oggetto di impegno di tante e di tanti da tanto tempo, da diverso tempo. Credo sia giusto contestualizzarlo nella discussione generale che abbiamo in un più ampio cammino che vede una sorta di cammino della liberazione della donna, che è iniziato, se vogliamo stare ai tempi nostri, dal 1946 ad oggi, momento nel quale è stato sancito il diritto attivo alla partecipazione democratica delle donne nella vita politica del nostro Paese, un principio di uguaglianza che tuttavia, considerata anche l'esigua presenza femminile in questa Assemblea regionale, stenta ad affermarsi, tanto che sono servite nuove leggi, modifiche costituzionali, interventi dei tribunali per rimuovere ostacoli diversi e dare più vigore ad un principio che evidentemente non può stare solo sulla carta. Quindi sempre leggi maggiormente dettagliate, più specifiche, e ancora oggi stiamo qua a discutere di che tipo di strumento individuare per garantire una partecipazione maggiore delle donne alla vita attiva della politica, in questo caso della Regione Sardegna, e noi stiamo discutendo oggi di doppia preferenza di genere. Noi oggi abbiamo portato, va detto, questo stralcio della legge in Aula per una ragione molto semplice, perché i Capigruppo hanno deciso all'unanimità di portarlo nella discussione di quest'Aula. Perché abbiamo deciso di portarlo oggi nella discussione di quest'Aula dopo anche un'approfondita riflessione che è stata fatta? Perché evidentemente gli strumenti che possono essere messi in campo possono essere anche altri, potevano essere anche altri, perché non esiste un unico strumento veramente democratico in grado di garantire la partecipazione, tanto è vero che, se vogliamo essere un po' più sinceri delle cose e parlare liberamente, credo che questa sia una fase nella quale è necessario anche forzare la democrazia, e questo probabilmente può essere anche un tentativo di forzatura della democrazia. Va detto che c'è un principio a cui io credo, e lo dico in premessa questo, per una discussione che deve essere libera e franca, per arrivare poi a conclusione, sul voto della doppia preferenza di genere, però credo che una riflessione, che è stato oggetto di discussione nei Gruppi, nelle maggioranze, e anche con le minoranze, debba essere fatta anche in quest'Aula, perché rimanga traccia delle cose che sono state discusse in questo tempo. Ovvero, esistono strumenti normativi differenti che possono essere messi in piedi, che possono essere portati all'attenzione dell'Aula, abbiamo deciso di puntare sulla doppia preferenza di genere perché le altre strade erano maggiormente ostacolate, più complicate, e allora, nel 1993 era stato indetto un referendum in Italia, 18 aprile mi pare del 93, un referendum che aveva sancito il superamento delle preferenze multiple e la doppia preferenza di genere, e in realtà, ed è oggetto di riflessione, su cui molte volte ci mettiamo a discutere, sancire il diritto delle multi preferenze è una roba che abbiamo superato con un referendum, referendum che era stato votato da 37 milioni di italiani, ovvero il 77 per cento degli aventi diritti al voto, una cifra rilevantissima, e 28 milioni di cittadini si erano espressi per il sì, ovvero l'abolizione delle preferenze multiple. Perché dico che le cose vanno contestualizzate? Così come oggi va contestualizzata questa proposta di legge della doppia preferenza di genere per affrontare un tema che ancora non è stato risolto nonostante gli interventi normativi, allora si era intervenuti per abolire le preferenze multiple perché erano oggetto in qualche modo di corruzione, e con corruzione intendo, come dire, abbracciare tutta una riflessione che in quegli anni era stata fatta, ed un movimento che si era messo in piedi e che aveva abbracciato, trovando ostacoli, anche quelli, perché 5 milioni comunque avevano votato per il no, di fronte ad una richiesta come questa. Ora, detto questo, io non posso non vedere che siamo di fronte ad una democrazia incompiuta, e noi tutti non possiamo rimanere insensibili di fronte al fatto che una democrazia egualitaria, compiuta, piena ancora non è stata raggiunta, e allora le domande che noi dobbiamo fare per colmare questo gap storico culturale è se esistono strumenti normativi in grado di garantire la partecipazione delle donne alla vita politica e alla vita pubblica diversi da questo; io credo di si. L'altra domanda che noi tutti ci dobbiamo porre: esistono le condizioni oggettive per trovare strade differenti rispetto a questo in questo momento storico in cui noi discutiamo? Io credo di no. Questa è la ragione per la quale siamo arrivati a discutere di doppia preferenza di genere, questa è la ragione per la quale io credo che noi tutti ci dobbiamo convincere che non esistono strade alternative per provare a disegnare un percorso che veda la vera partecipazione delle donne nella vita democratica, anche forzando la democrazia, così come questo accade, per cui occorre fare delle norme che abbraccino un periodo storico, che è questo, in cui anche la Regione Sardegna deve fare la sua parte, non può stare fuori da un processo storico che in Italia si è messo in moto, a cominciare dal Parlamento, a cominciare da tantissime altre regioni in Italia che hanno abbracciato questo provvedimento, pur consapevoli del fatto che non è perfetto, ma, viva Dio, delle volte le norme non sono per forza perfette, ma sono il segno dei tempi e sono i momenti nei quali devi abbracciare alcune riflessioni. Ed è questa la ragione per la quale io credo che oggi noi tutti dobbiamo approvare questo provvedimento, credo che lo dobbiamo fare con voto palese, perché ognuno si deve assumere in pieno la responsabilità e la forza di dire quello che pensa, credo che sia oggettivamente difficile giustificare un voto negativo in quest'Aula di fronte a un provvedimento come questo, e non perché ci siano dietro le folle dei cittadini che dicono:" Ma non avete abbracciato e fatto questo provvedimento", credo che sia proprio un problema di giustizia, a cui noi non ci possiamo sottrarre, e lo dobbiamo fare fino in fondo. Questa è la ragione per la quale annuncio il mio voto favorevole alla doppia preferenza di genere, annuncio il mio voto favorevole e quello del Gruppo del Partito Democratico. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Intervengo scevro da qualunque condizionamento, non ho alcun pregiudizio, ma neppure voglio che il dibattito di quest'Aula sia condizionato da qualcosa che va oltre l'appello legittimo. Siamo qui a controllare chi, come, quando e se esprime un voto, e come lo esprime? No, care amiche, care rappresentanti di quel mondo femminile al quale guardiamo con interesse, ringraziandovi anche per il movimento che avete saputo creare e la sensibilizzazione, non è quello però il metodo, lo dico con serenità, determinazione e senso di responsabilità, qui ci si deve sentire liberi! Guai a pensare che il Consiglio regionale possa essere sotto scacco, o chissà quale sorta di anche benevolo ricatto, se qualcuno vota in un modo, se qualcuno dissente, o se qualcuno perfino chiedesse il voto segreto, no! Non è questa la libertà, e di una discussione su un tema delicato. Io, per parte mia, l'ho detto già in altri consessi, e ho speso il nome di Forza Italia perché su questo argomento ognuno possa parlare a viso aperto, noi non chiediamo il voto segreto perché l'abbiamo già detto, già annunciato, perché abbiamo dato la possibilità ad ogni componente del Gruppo di Forza Italia anche di dissentire su questo argomento, ma di dirlo apertamente. Ed ecco allora però non condizioniamo il dibattito, voi che rappresentate una componente fondamentale e importantissima, voi che avete davvero il merito anche di aver sensibilizzato su questo argomento, dovete dare però l'esempio di una grande vocazione democratica, perché questo dibattito possa svolgersi serenamente e nel rispetto di qualunque posizione venga oggi espressa. E, per quanto ci riguarda, già chi mi ha preceduto, i colleghi Alessandra Zedda e Stefano Tunis, hanno già messo in evidenza qual è la posizione del Gruppo di Forza Italia; su questo provvedimento non ci sono riserve, riteniamo che con questo provvedimento si dia piena attuazione ad un principio costituzionale che trova il suo fondamento negli articoli 3 e 51 della nostra Carta costituzionale. Non è un grazioso regalo che si fa a qualche parte politica, a qualche associazione, e men che meno ad un genere, è un obbligo costituzionale, quello di favorire la partecipazione delle donne agli organi elettivi, contribuendo a rimuovere tutti quegli ostacoli che si frappongono ad una più compiuta loro rappresentanza. Lo dimostra, come è stato ricordato, il numero esiguo di donne presenti in quest'Aula. Io, parlando di quelle donne presenti in quest'Aula, che ho l'onore e il piacere di frequentare, e che conosco, so che sono la migliore testimonianza della competenza, del senso del dovere, del sapere, della capacità, del senso della responsabilità. E allora io penso che il nostro compito sia quello di aumentare, rendere visibile il peso e la proiezione politica che rappresentano. Non si tratta, io l'ho detto anche in discorsi e in occasioni di incontri fuori da quest'Aula, non si tratta di creare un vantaggio, ma si tratta di creare una opportunità perché resta sempre e comunque il voto che decide chi risulterà eletto. Perché badate, le leggi elettorali se qualcuno pensa di modellarle ad uso e consumo proprio o di una forza politica sbaglia e noi ci dimentichiamo che c'è sempre un elettore che ha il potere di scegliere, il potere di indicare chi debba rappresentarlo. E allora ecco perché questa ipotesi che oggi è all'esame dell'Aula deve, dal punto di vista nostro, avere il supporto trasversale perché rappresenta sicuramente un modo nuovo, moderno, importante per realizzare, ripeto, quello che non deve passare come grazioso regalo, ma come espressione di un principio e quindi di un obbligo costituzionale. E qui però mi corre d'obbligo fare un appunto, un appunto alla politica dei partiti perché noi arriviamo a disciplinare questo aspetto proprio perché probabilmente la disciplina sarebbe stata necessaria a livello dei partiti perché poi quando in concreto si va ad applicare il principio della parità di genere, e ne è esempio la tornata ultima delle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale, abbiamo visto che partiti, esponenti politici, uomini e donne che oggi alzano il vessillo della parità di genere, poi in concreto hanno in collegi come l'Ogliastra candidato due uomini fregandosene del rispetto ancorché non regola scritta del principio delle pari opportunità e della parità di genere. Ecco allora l'invito che parte da casa mia ma che deve essere esteso per la sensibilità di tutti che deve partire già dalla selezione che i partiti fanno della classe politica. E allora io dico che questa era anche l'occasione, perché caro Presidente del Consiglio, lei che in più occasioni ha detto che questa legge fa schifo, la legge elettorale con la quale si rinnova il Consiglio regionale, poteva essere anche modificata in alcune parti perché non sia la magistratura a dirci chi deve entrare in Consiglio regionale, ma deve essere la volontà effettiva del popolo. E allora io spero che noi possiamo dopo questa legge, approvata la legge sulla parità di genere, tornare per normare quelle parti della legge elettorale che necessitano di una manutenzione. Concludo, io ho recepito nella sospensione dei lavori qualche aspetto critico che l'emendamento…

PRESIDENTE. Prego concluda.

PITTALIS PIETRO (FI). Per fare tutti attenzione su un aspetto che giustamente è stato messo in rilievo e cioè se l'aumento del numero dei candidati nelle liste in alcuni collegi non possa creare qualche oggettiva distorsione. Questo vale per il Medio Campidano, per l'Ogliastra, quindi evitiamo di fare le cose troppo frettolosamente ed evitare sul punto di poter fare pasticci. E' questa solo l'unica questione che mi preme avendo ricevuto una sollecitazione nel corso di un colloquio informale proprio con le rappresentanti delle associazioni che su questo tema evidentemente sono anche molto meglio documentate di noi.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PACI RAFFAELE, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La proposta di legge che si discute oggi che appunto è un testo unificato di diversi proposte presentate in questi anni da varie parti del Consiglio regionale sembra alla Giunta molto importante e quindi lo accogliamo con grande favore, anzi facciamo un plauso all'Assemblea perché è intervenuta su un tema tipicamente politico, un tema trasversale e abbiamo visto con piacere nel seguire la discussione generale che c'è stata questa mattina e oggi pomeriggio che c'è un consenso direi molto ampio che non riguarda la maggioranza o l'opposizione ma è un tema che ci accomuna. E su questo appunto il presidente Pigliaru che sta rientrando da una missione internazionale, spero sarà qui con noi tra breve e tutta quanta la Giunta esprime il proprio parere. Dicevo è un tema importante e la stessa composizione del Consiglio che abbiamo in questa legislatura lo dimostra e con questo intervento si cerca di porre rimedio. E' uno dei tanti interventi che si possono fare, guardavo i numeri del gender gap che abbiamo in Italia e l'Italia attualmente è posta all'ottantaduesimo posto tra 144 Paesi come gap di genere e in particolare il tema della rappresentanza politica è uno di quelli nei quali il nostro Paese e la nostra regione hanno il ritardo maggiore. Con questo intervento noi pensiamo che si stia cercando come è stato detto di dare un'opportunità in più di rimuovere ostacoli, di fare delle politiche attive. Io penso che questo sia davvero importante, poi è possibile come sta già succedendo in alcuni Paesi, pensiamo ai Paesi scandinavi che quelle che sono delle opportunità che si mettono poi nel giro di qualche decennio sono inutili perché è cambiata la cultura e automaticamente si aprono delle nuove possibilità, si hanno degli equilibri diversi, si ha una vera parità così come è riconosciuto dall'articolo 3 della nostra Costituzione. Ma oggi è necessario mettere queste regole proprio per avere un Paese e per avere una Regione che sia più equilibrata e che dia pari opportunità a tutti. Quindi come Giunta regionale, ripeto, vediamo molto positivamente questo intervento e ci auguriamo che nel proseguo dei lavori possa essere portato in approvazione col più ampio consenso possibile.

PRESIDENTE. Prima di passare alla votazione al passaggio degli articoli è possibile intervenire per dichiarazione di voto. Non ho iscritti, chiedo se serve una sospensione.

Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Siccome sul problema a cui ho fatto riferimento troviamo una convergenza o mi pare che si possa trovare una convergenza per una correzione dell'emendamento proposto, se è possibile anche pochi minuti di sospensione Presidente di modo che poi possano proseguire spediti i lavori sul testo.

PRESIDENTE. La seduta è sospesa per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 53, viene ripresa alle ore 17 e 20.)

Questione sospensiva

PRESIDENTE. Riprendiamo la Seduta.

Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Agus. Ne ha facoltà.

AGUS FRANCESCO (Gruppo Misto). Presidente, sono state portate avanti delle interlocuzioni in questa sospensione, in particolare per quello che riguarda l'emendamento numero 7, emendamento di sintesi, la cui stesura era stata concordata nella Conferenza dei Capigruppo che ha portato all'ordine del giorno questa proposta. Ebbene, è stato presentato l'emendamento numero 7, un emendamento all'emendamento numero 8, che modifica sostanzialmente la natura e i contenuti di quell'emendamento, ciò fa sì che evidentemente l'emendamento numero 7 non rappresenti una sintesi di tutte le forze politiche, così come concordato in seno alla Capigruppo. Quindi si è fatta nell'interlocuzione appena conclusa una riflessione sulle possibili migliorie da portare avanti affinché l'emendamento numero 7 sia approvato da tutti e sia considerato efficacie nel risolvere i problemi di cui si è discusso. Purtroppo allo stato attuale delle cose non abbiamo dati e stime per garantire che alcune problematiche portate avanti dai gruppi consiliari, e non solo dai gruppi, siano effettivamente sfatate. In particolare mi riferisco al fatto che la possibilità che alcuni collegi aumentino la loro composizione, quindi passino da un numero dispari a un numero pari superiore, pur fermo restando il numero di seggi attribuiti a quel collegio, influisca e influenzi l'attribuzione dei seggi all'interno del Collegio regionale. Quindi, su richiesta dei Capigruppo, l'emendamento numero 7 necessità di un passaggio in Commissione che ancora non è stato fatto e che appunto dovrà essere fatto. Riguardo questo io mi rimetto alla volontà dell'Aula, riguardo alla possibilità di votare oggi tutto il resto e rimandare l'emendamento numero 7 in una futura legge, oppure appunto di considerare la norma sulla parità di genere vincolata all'approvazione di questo emendamento modificato in una o nell'altra maniera. La Commissione è in grado di iniziare un lavoro celermente, anche domani, se non oggi stesso, almeno con l'elaborazione dei prospetti, credo però che su una materia come quella elettorale il tentativo alto, elevato, di questo Consiglio di chiudere una norma quanto più condivisa debba essere rispettato e debba essere il più possibile portato avanti come uno sforzo unitario. Poi, in caso contrario, ovviamente sarà la maggioranza e le forze di maggioranza, chi nella minoranza vorrà esprimersi e prendere una decisione però, lo ribadisco, il mio ruolo all'interno della Capigruppo era verso uno sforzo quanto più possibile unitario. Ovviamente in questo momento credo che siano i Capigruppo delle forze politiche ad esprimersi in materia.

PRESIDENTE. Grazie. Quindi la proposta è di sospendere la discussione della legge, di andare in Commissione per fare un approfondimento, trovare una sintesi unitaria sull'emendamento numero 7, e poi di riprendere la discussione in Consiglio.

AGUS FRANCESCO (Gruppo Misto). Se non ci sono proposte alternative sì, ho anche detto che qualora ci fosse la disponibilità dell'Aula sarebbe possibile anche approvare la restante parte della legge e rimandare in Commissione solo il contenuto dell'emendamento numero 7, però è naturale che per questo occorra una grande convergenza.

PRESIDENTE. Chiedo il parere dell'Aula.

Ha domandato di parlare il consigliere Gianfranco Congiu. Ne ha facoltà.

CONGIU GIANFRANCO (Partito dei Sardi). Presidente, ho già avuto modo stamane di sottolineare che la gestazione dei provvedimenti legislativi è una gestazione intanto ordinata, che segue delle fasi di ideazione, delle fasi di sviluppo del ragionamento, delle fasi di approfondimento, delle fasi di verifica, tutte queste fasi sono state assolte e sono compendiate nella proposta di legge esitata dalla Commissione che oggi è all'esame dell'Aula. Io capisco il contenuto emendativo dell'emendamento numero 7, ho non troppo aderito a quella impostazione allo stato perché siamo in Aula, e quindi ho cercato quanto meno di aprire un ragionamento con l'emendamento a nostra firma, numero 8, ma probabilmente se mi si mette a scegliere tra il votare ciò che è stato ordinatamente discusso e ciò che rappresenta un punto di grande condivisione, ovverosia la legge sulla doppia preferenza di genere, noi siamo su questo versante. Ma è ovvio che se si dovesse verificare uno schieramento largamente condiviso per il quale questo approfondimento potrebbe essere fatto oggetto di un momento di mediazione in Commissione, certamente non sarò ostile a quello, ma se devo scegliere tra i due rimedi preferirei chiudere con quello che oggi è maturo per il voto e per la decisione, che è il provvedimento legislativo intitolato "Doppia preferenza di genere", così come esitato dalla Commissione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Luca Pizzuto. Ne ha facoltà.

PIZZUTO LUCA (SDP). Presidente, per dire che credo che obiettivo di quest'Aula dovrebbe essere di cercare di tenere un po' di dignità e un briciolo di credibilità. Oggi siamo venuti qui per approvare la norma che riguarda la doppia preferenza di genere, non siamo venuti qui per approvare altri meccanismi di questa legge elettorale. Io capisco che in corso d'opera le leggi sono complesse e possano necessitare anche di approfondimenti ulteriori, ma sarebbe veramente una vergogna a nostro avviso rimandare in Commissione, senza aver approvato la norma su cui c'è una pressione della società civile, una norma di donne che hanno fatto battaglie e che sono sedute qua sugli spalti e che stanno fuori da quest'Aula, per cui noi riteniamo che almeno la parte che riguarda la doppia preferenza di genere debba essere approvata, poi il resto del testo può anche andare in Commissione per essere rivista e approfondita, ma non possiamo permetterci di fare una kermesse di una giornata, dove discutiamo dell'importanza del tema, per poi ritornare in Commissione. Io credo che non saremmo molto credibili e credo che questo sarebbe anche un problema per noi, anche nelle relazioni con l'esterno. Quindi noi ci assumeremmo la responsabilità di votare almeno la parte che riguarda la doppia preferenza di genere e di portare a casa questo risultato di dignità e di civiltà per la Sardegna, e il resto della cose si possono anche vedere poi, ma oggi non possiamo tornare a casa senza aver votato questa parte fondamentale di cui stiamo discutendo da stamattina.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Anna Maria Busia. Ne ha facoltà.

BUSIA ANNA MARIA (Gruppo Misto). Presidente, non posso che concordare con quanto detto dal collega Congiu prima e dal collega Pizzuto dopo, il lavoro in Commissione si è svolto, gli approfondimenti sono stati fatti, io credo che sia necessario… Io non voglio parlare di pressioni che giungono dall'esterno, io le vorrei definire in altro modo, e cioè espressione di una volontà, quella che poi esprime il voto. C'è stata, è stata recepita da tutti noi, la volontà per andare in quella direzione, è questo che noi oggi abbiamo portato in Aula. Il nostro voto io credo che sia assolutamente libero ed è orientato nel senso che abbiamo detto e su cui abbiamo ragionato fin dalle prime ore di questa mattina. Quindi io credo che sia importante dare su questo aspetto una risposta subito, il voto adesso, e poi rimandare tutte le altre questioni che riguardano in generale la nostra legge elettorale, che abbiamo sottolineato in più occasioni presenta numerose pecche che non sono soltanto quelle legate ai piccoli collegi, e alle questioni e alle conseguenze legate alla doppia preferenza di genere nei piccoli collegi, è purtroppo una legge elettorale che ha mostrato tutta la sua debolezza e la sua fragilità in questa legislatura, così come abbiamo visto. Adesso mi pare che proprio stamattina il collega, il Presidente Agus, ricordasse che c'è stato un cambio ogni sei consiglieri quindi è chiaro che su questa questione dobbiamo intervenire, sulla legge elettorale sicuramente dobbiamo intervenire, però mi pare doveroso che non per le pressioni esercitate ma perché rappresentiamo in questa sede una volontà che si è palesata in tanti modi e che noi stessi abbiamo rappresentato fin da questa mattina, quindi io credo che possiamo procedere con il voto già in serata. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato il consigliere Angelo Carta. Ne ha facoltà.

CARTA ANGELO (PSd'Az - La Base). Per un chiarimento, per capire, noi abbiamo un testo unificato, quindi è una legge, composta da due articoli, quindi la proposta è approviamo un articolo e l'altro lo rimandiamolo in Commissione, è questo?

PRESIDENTE. La proposta era di sospendere la discussione e la votazione al passaggio degli articoli, di approfondire l'emendamento numero 7 in Commissione e di ritornare in Aula con un emendamento condiviso.

CARTA ANGELO (PSd'Az - La Base). Quindi un eventuale voto su un articolo comunque sospenderebbe l'approvazione finale della legge, se torniamo in Commissione.

PRESIDENTE. No, la sospenderebbe perché è un sostitutivo dell'articolo 1, quindi non è possibile procedere sul resto del testo.

CARTA ANGELO (PSd'Az - La Base). E quindi come si dovrebbe uscire da questa impasse? Perché non ho capito, se noi votassimo una parte della legge…

PRESIDENTE. Allora, la legge dovrebbe essere votata tal quale, la proposta è: procedere sul testo che è uscito dalla Commissione senza tener conto degli emendamenti, questa è la proposta uno; la proposta due è invece sospendere la discussione, andare in Commissione per definire un emendamento condiviso e ritornare in aula martedì prossimo.

CARTA ANGELO (PSd'Az - La Base). L'emendamento è quello condiviso da tutti i Capigruppo se non ho capito male?

PRESIDENTE. Sì, l'emendamento deve essere condiviso dalla Commissione, deve ritornare qua un emendamento condiviso.

CARTA ANGELO (PSd'Az - La Base). Quindi quale sarebbe il rischio di tornare in Commissione, che magari la prossima volta noi siamo più propensi a votarla?

PRESIDENTE. Si rinvia di una settimana l'approvazione della legge.

CARTA ANGELO (PSd'Az - La Base). E si torna con una legge intera, completa. Credo che sia questo un percorso corretto, non vedo nulla di male a tornare in Commissione e portare la legge completa con la discussione e con l'approfondimento necessario, fermo restando che comunque anche noi ci atteniamo a quello che poi è la maggioranza che deciderà, l'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Per meglio chiarire un po' le questioni perché molti consiglieri non hanno partecipato al dibattito di chi in questi minuti di sospensione ha affrontato il tema, è meglio chiarire anche per coloro che ascoltano, che sono presenti in quest'aula, ma anche per coloro che sono fuori da quest'aula, perché tanta gente ha interessi, è un provvedimento normativo sul quale tanta attenzione è concentrata. Io credo che sia bene fare chiarezza prima di esprimere un voto e porre anche alcuni quesiti. Io sono dell'avviso, come noi tutti, come gran parte di coloro che sono intervenuti, non tutti, gran parte di coloro che sono intervenuti, che su questo tema della doppia preferenza di genere debba diventare legge della Regione Sardegna, quindi il tema non si pone dal punto di vista emendativo. Su questo, per capire di che cosa stiamo parlando sull'emendamento, non rimettere in discussione questo, da quello che ho capito nelle varie posizioni che si sono articolate con alcuni interventi di altri consiglieri come Pizzuto, Busia eccetera, interventi che io condivido e su cui credo che pochi abbiano da dire, perlomeno coloro che sostengono questo provvedimento normativo, cosa che noi faremo alla luce del sole e lo sosterremo. Quando si dice noi votiamo la doppia preferenza di genere abbiamo anche detto nell'emendamento che vogliamo che i collegi siano dimensionati con numero pari di candidati, perché se dici che la presenza dei genere deve essere rappresentata in maniera uguale - è quello che c'è scritto nell'emendamento - dobbiamo dire anche che nei collegi in cui ci sono tre candidati o cinque candidati o sette candidati come fai a rappresentare il 50 per cento di coloro che si devono candidare? È evidente che non sarà paritaria la candidatura e abbiamo provato, con gli emendamenti, a correggere questo. Abbiamo detto: i collegi che sono di numero dispari diventano pari all'unità superiore. Questo non modifica l'elezione di coloro che hanno diritto di essere eletti sulla base del numero di abitanti per collegio, però quando dici che alcuni collegi aumentano il numero di coloro che concorrono nelle elezioni ad essere candidati questo può falsificare e modificare il risultato elettorale. Cioè, coloro che saranno spinti ad andare al voto può essere superiore rispetto a coloro che partecipano con numero garantito dal numero degli abitanti, è questo il tema! Allora sembrava che l'emendamento potesse essere approvato così, sennonché alcuni consiglieri, non ha importanza se di centrosinistra o di centrodestra, questo è un provvedimento che riguarda tutti, tant'è vero che è arrivato in aula con la firma di tutti, quindi non ci sono primogeniture, coloro che sono più spinti rispetto a questo di altri. Io ho detto che voteremo a favore come Partito Democratico, io personalmente e il Gruppo del Partito Democratico abbiamo dato il via libera al provvedimento e non ci sono dubbi su questo. La mia è una riflessione a tutto campo, siccome è un momento storico quello che stiamo portando e non ci sono giornate più vergognose e meno vergognose, si tratta di capire se ci sono elementi, ed è quello che ha detto Agus: c'è un tema che è l'emendamento numero 7 che prevede di portare i collegi a numero pari aumentandoli di una unità superiore, non è stato emendato con un altro emendamento che lo cancellerebbe allora evidentemente bisogna riflettere, abbiamo chiesto la sospensione dell'aula, è stata chiesta, non l'ho chiesta io, abbiamo chiesto la sospensione, al di là di chi l'ha chiesto non ha importanza, per provare a vedere se in dieci minuti eravamo in grado di trovare la quadra su questo tema, non sul voto della doppia preferenza di genere, su cui concordiamo tutti quanti e lo porteremo avanti fino in fondo perché ci siamo esposti senza sotterfugi alla luce del sole, senza qualcuno che tira la giacca, senza che tutto questo accada, perché riteniamo che sia un provvedimento da approvare, lo dico con forza più volte perché va chiarito l'aspetto. Allora la domanda è questa: per approfondire questa cosa delle candidature in numero pari, che è una cosa importante per garantire la vera ed effettiva rappresentanza di genere, legata al voto sulla doppia preferenza di genere, prendere qualche ora in più, qualche giorno in più è davvero scandaloso oppure non cambia nulla rispetto al fatto che lo votiamo per forza oggi? Se noi fossimo in grado, Presidente, di votare oggi la doppia preferenza di genere noi siamo d'accordo che si voti oggi e che si rimandi in Commissione prima della chiusura del testo l'articolo che discute di questo, magari con un articolo integrativo, se così non fosse non trovo niente di strano a rinviare il testo di legge in Commissione e garantire a tutti che martedì rientriamo qua con un accordo, se c'è accordo, senza accordo se non c'è accordo, sul fatto che dobbiamo trovare comunque il sistema per garantire anche la partecipazione uguale nei collegi dei rappresentanti dei generi.

PRESIDENTE. Non ho altri iscritti, quindi le proposte sono due: una è quella che chiede il rinvio alla Commissione per la definizione di un emendamento unitario, l'altra è quella che chiede che invece si continui e si vada avanti in Aula a votare la legge tal quale, per alzata di mano.

Prima metto in votazione chi è favorevole a proseguire la discussione in Aula tal quale della legge così com'è adesso, senza tener conto degli emendamenti. Chi lo approva alzi la mano. (Non è approvato).

Metto in votazione invece il rinvio in Commissione dell'emendamento per cercare una sintesi unitaria e ritornare in Consiglio la settimana prossima. Chi lo approva alzi la mano. (È approvato). La seduta è tolta, la Commissione si potrà riunire già da domani per definire un percorso unitario, il Consiglio è convocato il 21 alle ore 16.

La seduta è tolta alle ore 17 e 40.