Seduta n.258 del 14/11/2017 

CCLVIII Seduta

Martedì 14 novembre 2017

Presidenza del Presidente Gianfranco GANAU

La seduta è aperta alle ore 11 e 22.

FORMA DANIELA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 18 ottobre 2017 (254), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Fabrizio Anedda, Daniele Cocco, Augusto Cherchi, Antonio Gaia, Gaetano Ledda e Raimondo Perra hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 14 novembre 2017.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di disegni di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i disegni di legge numero 459, 461.

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le proposte di legge numero 460, 462, 463, 464.

Risposta scritta a interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle interrogazioni numero 1014, 1035, 1088, 1166, 1282, 779, 1142, 1246, 1255, 1261, 1277.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria. Sono state presentate le interrogazioni numero 1285, 1286, 1287, 1288, 1289, 1290, 1291, 1292, 1293, 1294, 1295, 1296, 1297, 1298, 1299, 1300, 1301, 1302.

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria. Sono state presentate le interpellanze numero 323, 324.

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria. Sono state presentate le mozioni numero 368, 369.

PRESIDENTE Comunico è rientrato dal congedo il consigliere Gaia.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Presidente, sull'ordine dei lavori. Abbiamo appreso dagli organi di stampa nei giorni scorsi che il presidente Pigliaru ha incontrato il Presidente del Consiglio Gentiloni, vorrei Presidente approfittare di questa occasione perché non può essere rimandato un dibattito sul tema, intanto perché avrebbe dovuto la sensibilità di un Presidente, di sua iniziativa, presentarsi in Aula e riferire il contenuto dell'incontro, e siccome sono questioni e materie che hanno rilevanza sul piano politico e sul futuro anche delle prospettive della nostra isola, Presidente, io le chiedo e chiedo all'Assessore, al Vicepresidente presente, perché alla prima occasione possa il presidente Pigliaru riferire in Aula, e non siamo obbligati a presentare un documento perché si introduca un dibattito. Confidiamo nella sensibilità istituzionale perché questo lo avrebbe già dovuto fare. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie a lei. Sarà proposto al presidente Pigiaru.

Elezione di un Vicepresidente del Consiglio.

PRESIDENTE. Passiamo al primo punto all'ordine del giorno. Il Consiglio deve procedere alla votazione a scrutinio segreto per l'elezione di un Vicepresidente, secondo quanto stabilito dall'articolo 4, primo comma del Regolamento interno a seguito delle dimissioni dell'onorevole Michele Cossa.

Secondo quanto dispone l'articolo 5, terzo comma, del Regolamento interno è eletto chi al primo scrutinio abbia raggiunto la metà più uno dei voti. Se nessun candidato ha riportato la metà più uno dei voti, si procede al ballottaggio tra i due candidati che abbiano riportato il maggior numero di voti.

Votazione a scrutinio segreto per l'elezione di un Vicepresidente del Consiglio

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto per schede per l'elezione di un Vicepresidente. Invito a procedere alla chiama.

(Seguono la votazione e lo spoglio delle schede)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione per l'elezione di un Vicepresidente del Consiglio:

Viene proclamato eletto l'onorevole Peru.

Nomina del Garante regionale per l'infanzia e l'adolescenza

PRESIDENTE. Procediamo al secondo punto all'ordine del giorno, nomina del Garante regionale per l'infanzia e adolescenza. Il Consiglio regionale deve procedere alla designazione del Garante regionale per l'infanzia e l'adolescenza in ottemperanza a quanto stabilito dall'articolo 1 della legge regionale 7 febbraio 2011 numero 8. Ricordo che può essere nominato garante chi è in possesso di documentata esperienza maturata nell'ambito delle politiche educative e sociosanitarie, con particolare riferimento alle materie concernenti l'età evolutiva, le relazioni familiari e che la carica è incompatibile con la carica di parlamentare, Ministro, Consigliere e Assessore regionale, provinciale e comunale, la carica di direttore generale sanitario e amministrativo delle Aziende Sanitarie Locali e delle Aziende ospedaliere regionali, le funzioni di amministratore di ente pubblico, azienda pubblica o società a partecipazione pubblica, nonché di amministratore di ente, impresa o associazione che riceva, a qualsiasi titolo, sovvenzioni o contributi dalla Regione. L'esercizio durante il mandato di qualsiasi attività di lavoro svolta in modo autonomo o subordinato. Per quanto concerne le modalità di votazione il Garante risulterà eletto se ottiene la maggioranza dei due terzi dei componenti del Consiglio, se nelle prime tre votazioni non viene raggiunto il quorum dei due terzi il Garante è eletto a maggioranza assoluta dei componenti. Trentun voti, siamo in questa fase con trentun voti.

Prego pertanto i consiglieri Segretari a procedere alla chiama. Comunico che è rientrato dal congedo l'onorevole Daniele Cocco.

Votazione a scrutinio segreto per l'elezione di un Garante regionale per l'infanzia e adolescenza

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto per schede per l'elezione di un Garante regionale per l'infanzia e adolescenza. Invito a procedere alla chiama.

(Seguono la votazione e lo spoglio delle schede)

Proclamo l'esito della votazione:

Viene proclamata eletta Grazia Maria De Matteis.

Discussione generale del testo unificato: "Modifiche alla legge statutaria 12 novembre 2013, n. 1 (Legge statutaria elettorale ai sensi dell'articolo 15 dello Statuto speciale per la Sardegna)". (2-5-9/STAT/A) della proposta di legge Busia - Desini - Pinna Rossella - Forma - Cherchi Augusto - Manca Pier Mario - Cocco Daniele Secondo - Lai - Pizzuto - Zedda Paolo Flavio - Usula: "Modifiche della legge regionale statutaria 12 novembre 2013, n. 1 (Legge statutaria elettorale ai sensi dell'articolo 15 dello Statuto speciale per la Sardegna)" (2/STAT), della proposta di legge Congiu - Busia - Cherchi Augusto - Desini - Manca Pier Mario - Unali: "Modifiche della legge regionale statutaria 12 novembre 2013, n. 1 (Legge statutaria elettorale ai sensi dell'articolo 15 dello Statuto speciale per la Sardegna)" (5/STAT) e della proposta di legge Dedoni - Cossa - Crisponi: "Modifiche alla legge statutaria 12 novembre 2013, n. 1 (Legge statutaria elettorale ai sensi dell'articolo 15 dello Statuto speciale per la Sardegna)" (9/STAT)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca ora la discussione del testo unificato numero 2-5-9 Stat./A.

Ha facoltà di parlare il consigliere Agus, relatore di maggioranza.

AGUS FRANCESCO (Gruppo Misto), relatore di maggioranza. Presidente, onorevoli colleghi, la discussione di oggi conclude un percorso lungo di ascolto e di lavoro. La base di partenza del testo in discussione, è noto, risiede nelle proposte di legge presentate dai colleghi all'inizio di questa legislatura, non solo la proposta numero 2, prima firmataria l'onorevole Busia, la numero 9, primo firmatario l'onorevole Dedoni, e la numero 5, primo firmatario l'onorevole Congiu, ma anche le altre proposte di riforma della legge elettorale della Sardegna che predisponevamo, tutte, tra le altre modifiche suggerite anche l'introduzione della doppia preferenza o di meccanismi analoghi per ottenere una rappresentanza equa ed equilibrata, cito le proposte aventi come primi firmatari l'onorevole Deriu, l'onorevole Sabatini e l'onorevole Ruggeri, nonché la proposta sottoposta ai Capigruppo dal Presidente di questa Assemblea. Parliamo quindi di una modifica normativa ampiamente condivisa, non solo in quest'Aula.

I termini "equità" ed "equilibrio" che ho utilizzato prima sono quelli utilizzati dal legislatore statale nel motivare le modifiche normative portate avanti negli ultimi anni; modifiche che hanno consentito, con la legge 215 del 2012, di introdurre norme per l'equilibrio della rappresentanza di genere nei consigli e nelle giunte degli enti locali attraverso l'introduzione delle quote di lista e della doppia preferenza, già sperimentata sino ad allora dalla Regione Campania; la legge 52 del 2015, il cosiddetto Italicum, legge elettorale mai applicata ma che, in un sistema che allora prevedeva le preferenze, introduceva alla Camera la doppia preferenza di genere. Sappiamo che la nuova legge elettorale per l'elezione del Parlamento utilizza sistemi diversi, e forse ancora più incisivi, per garantire la giusta rappresentanza in entrambi i generi, però è un dato di fatto che in quella fase, quando la legge per l'elezione del Parlamento prevedeva appunto l'espressione di preferenza, si era scelta la doppia preferenza come mezzo per risolvere quel problema. Infine la legge 20 del 2016 con la quale si è esteso il meccanismo all'elezione dei Consigli regionali delle Regioni a statuto ordinario. Abbiamo quindi già modo di verificare i risultati di queste modifiche normative; in Sardegna, nell'ultima tornata elettorale amministrativa, l'applicazione della legge 215 ha fatto sì che la percentuale delle elette nei Comuni superasse il 40 per cento: forze che sarebbero state colpevolmente escluse dalla partecipazione alla vita pubblica delle istituzioni, oggi sono al servizio della propria comunità, anche nei Comuni dell'Isola. E' evidente come il Consiglio regionale della Sardegna non possa distaccarsi da questo processo virtuoso, per almeno due motivi. Il primo è di ordine politico, il legislatore statale è stato incisivo ed efficace per intervenire rispetto a una situazione che vedeva nei Consigli regionali delle Regioni a statuto ordinario una composizione femminile in media del 18 per cento, bassa ma tre volte superiore alla percentuale di elette nel nostro Consiglio. Dovunque, Comuni, Regioni e Parlamento, si adotti un sistema elettorale che prevede l'attribuzione di preferenze se ne danno due, diversificate per genere, a questo processo sino ad oggi facciamo eccezione noi, credo che non stia nelle cose.

Il secondo motivo è strettamente legato al rispetto della Costituzione articolo 3, articolo 51 e dello Statuto di autonomia che dopo le modifiche del 2013 prevede che la legge elettorale promuova condizioni di parità nell'accesso alla carica di consigliere regionale. La condizione, con l'attuale legge elettorale, varata prima che il legislatore statale intervenisse con la legge numero 20, si è considerata rispettata per via della semplice introduzione di una quota di lista. Appare evidente come alla luce di quanto sancito in tutte le altre leggi elettorali operanti in Italia questo non sia più rispettato. La portata di quelle modifiche è tale da configurarsi come principio dell'intero ordinamento giuridico, volto a dare sostanza ai precetti costituzionali e statutari.

Avere una legge elettorale non in linea con quelli che evidentemente sono i principi dell'ordinamento espone il nostro sistema a rischi che non possiamo correre. Questa legislatura è stata caratterizzata da una forte instabilità che ha portato all'avvicendamento di un Consigliere su sei; il Consiglio dalle porte girevoli, così l'hanno chiamato gli organi di stampa, ha contribuito ad aumentare la distanza tra cittadini e istituzioni, la prossima, senza gli opportuni correttivi, rischia di essere ancora più precaria. Queste motivazioni spiegano efficacemente perché la prima Commissione abbia deciso dopo una lunga discussione di procedere all'approvazione di un testo contenente solo le modifiche relative alla rappresentanza di genere; la discussione è stata anticipata, com'è noto, dai lavori di una sottocommissione e dalle audizioni della rappresentanza della Commissione per le pari opportunità dell'ANCI e di alcune associazioni promotrici del tema. Da un'analisi dei testi presentati è apparso evidente come l'unico modo possibile di approcciarsi alla modifica della legge elettorale fosse con un ragionamento per parti. Prima di tutto l'introduzione della preferenza, modifica capace di essere massimo comun denominatore delle proposte presentate sino a quel momento e di sanare una sproporzione abnorme che non rispecchia la complessità della società sarda. Inoltre l'introduzione di questo principio, per le ragioni sopra elencate, è in grado di mettere in sicurezza il nostro sistema in un periodo di grandi attacchi all'autonomia regionale. Questo ragionamento, portato avanti dalla Commissione e sottocommissione, non deve però essere inteso come assolutorio di un sistema elettorale che nel suo complesso necessita di altre modifiche e di ragionamenti ampi attorno a questo. L'attuale sistema è stato aspramente criticato per via di alcune grandi lacune: il problema relativo alla partecipazione delle donne, certo, ma anche la consistenza delle soglie interne ed esterne alle coalizioni, l'aleatorietà e l'incertezza nell'interpretazione delle norme sull'attribuzione di seggi, risolto dal Tribunale amministrativo e oggi oggetto quantomeno di una riflessione ex post. La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni provinciali che ha creato nella composizione di questo Consiglio una grave sproporzione tra seggi spettanti ad alcuni territori e consiglieri eletti in quella circoscrizione. Il testo oggi proposto all'attenzione dell'Aula risolve solo una di queste evidenti storture; su alcune di queste non si è ancora nemmeno sfiorato il dibattito. Ma la discussione e l'approvazione oggi di questo testo non intende congelare il dibattito su tutto il resto anzi al contrario vuole creare le condizioni perché ci sia la possibilità di sfruttare appieno i quindici mesi che ci separano dalla prossima consultazione elettorale regionale per discutere delle cose su cui, è evidente, in questo Consiglio permangano posizioni diametralmente differenti senza ambiguità e in grande trasparenza. Quindi nulla ci vieta, e questa è una proposta di cui potremo discutere anche nelle prossime settimane, che sia dato mandato a una sottocommissione per istruire la possibilità di ulteriori interventi di modifica della legge elettorale a doppia preferenza finalmente inserita nel nostro sistema. Questo anche al fine di valutare tutte le alternative alla legge elettorale vigente, anche perché non sarebbe corretto scartare pregiudizialmente le proposte presentate da diversi colleghi che propongono un sistema totalmente diverso da quello attuale.

Un'ultima riflessione in conclusione; la discussione di oggi è tutt'altro che un atto meccanico sono ancora in corso delle riflessioni sulle norme riguardanti la composizione delle liste, riflessioni che troveranno concretezza in un emendamento di sintesi che verrà presentato a breve che oggi prevede la possibilità che un genere sia rappresentato con il 60 per cento delle candidature e non quindi con la perfetta parità tra i generi. Il testo all'attenzione dell'Aula prevede la semplice risoluzione del caso Ogliastra, quindi il testo che abbiamo oggi in discussione prevede solo questo, così come contenuto nel PL numero 5. Su questo tema però si può riflettere su una correzione che renda la Sardegna all'avanguardia in questo campo. Allo stesso modo credo sia giusto sottolineare come il testo oggi in discussione contenga, così come contenuto nella proposta di legge numero 2 originaria, norme che assicurano la presenza paritaria di candidati di entrambi i generi nei programmi di comunicazione politica offerti dalle emittenti radiotelevisive così come nei messaggi autogestiti. Si tratterebbe di modifiche migliorative rispetto a quanto applicato nelle Regioni a Statuto ordinario. Questo Consiglio, e chiudo, ha perso l'occasione di essere il primo in Italia a segnare la strada; oggi il tentativo è quello di dare una legge elettorale giusta equa e all'avanguardia non solo come gli altri ma addirittura meglio degli altri. Credo che l'autonomia regionale abbia questo scopo, il nostro Statuto speciale deve essere motore di innovazione, il mezzo per fare prima e meglio delle altre Regioni, per risolvere prima i problemi e per essere magari motivo di emulazione da parte degli altri, sarebbe invece incomprensibile se questa fosse utilizzata, quest'autonomia speciale, non per essere all'avanguardia ma viceversa per evitare sacrosante modifiche normative, date per assodate in tutto il Paese e in linea con quanto accade nel resto d'Europa.

Credo che quest'Aula saprà scegliere la direzione giusta. Grazie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Gennaro Fuoco, relatore di minoranza.

FUOCO GENNARO (PSd'Az-La Base), relatore di minoranza. Grazie Presidente, dunque io ho una visione totalmente diversa dal collega che mi ha preceduto, o meglio siamo totalmente d'accordo sulla necessità di fare una profonda revisione e una profonda riforma della legge elettorale che ha portato alle elezioni in questa legislatura, che presenta numerosi aspetti, non a detta mia, ma a detta di tutte le componenti del Consiglio, che hanno la necessità di essere rivisti e rivalutati.

Purtroppo con questa proposta che stiamo portando oggi stiamo inserendo un unico elemento che toglie equilibrio al precario equilibrio della legge vigente, e poi vi dimostrerò il perché da un punto di vista tecnico e anche da un punto di vista soprattutto etico. Perché qui non è un problema di genere, il problema principale risiede nella doppia preferenza; la doppia preferenza è un qualche cosa che secondo me il Consiglio dovrebbe valutare e soppesare in maniera molto più approfondita.

Perché la doppia preferenza comporta dei problemi importanti, come vedremo dopo, nell'identificazione del voto e nell'esaltazione di quello che è il voto delle clientele. Ma poi c'è un altro aspetto fondamentale: la composizione dei collegi, che è un altro aspetto della legge che probabilmente va rivisto, soprattutto alla luce di quello che è la variazione che vorremmo introdurre oggi. Noi oggi andiamo a dare la possibilità all'elettore, secondo me sconsiderata, perché l'elettore deve essere una testa un voto, e comunque diamo la possibilità all'elettore di esprimere due preferenze: una per il genere femminile e una per il genere maschile. Ora poiché noi abbiamo molti micro collegi in Sardegna ci troveremo ad avere delle situazioni, soprattutto le situazioni dispari, nelle quali per esempio c'è un Collegio dove abbiamo tre candidati. Allora tecnicamente io vi pongo una questione rilevantissima se noi abbiamo tre candidati e mettiamo un uomo e due donne con la possibilità di esprimere un voto sia per l'uomo che per la donna avremo che l'uomo avrà il 100 per cento dell'elettorato di quel collegio e la donna avrà il 50 per cento dell'elettorato di quel collegio, perché ogni elettore potrà esprimere la propria preferenza maschile solo per l'unico candidato maschio presente mentre invece potrà dividere il proprio voto sulle due donne che sono state candidate. Oppure viceversa se il partito decide che chi va favorita anziché l'uomo è la donna candidata una donna e due uomini, e allora a quel punto noi avremo che quella donna avrà tutto l'elettorato del collegio e i due maschi si dovranno dividere il 50 per cento degli elettori di quel collegio. Come vedete non è un problema banale, è un problema rilevante, rilevantissimo, perché è un problema tecnico che comporta che questa variazione che noi inseriamo senza armonizzarla, senza contestualizzarla nell'attuale legge, è un obbrobrio, è un obbrobrio giuridico. E lo stesso con un altro collegio dove ci sono cinque candidati, varia leggermente perché a quel punto la proporzione è tre e due, però è chiaramente molto favorita la componente che presenta due candidati, che avrà il 50 per cento dell'elettorato, rispetto alla componente che presenta tre candidati, che avrà un terzo, cioè il 33 per cento, dell'elettorato. Questi sono aspetti dei quali in Commissione avremmo dovuto fare approfondimenti seri per rivalutare eventualmente anche la composizione dei collegi, per rivalutare nell'insieme la legge, dove ci sono importanti problemi che sono relativi al premio di maggioranza. Oggi come oggi noi abbiamo un premio di maggioranza in questa legge che prevede che chi prende il 25 per cento dei voti ha il 55 per cento dei consiglieri, 25 per cento dei voti validi che significa sì e no il 15 per cento dei voti espressi. Allora, questa non è una legge democratica, e allora non possiamo tenere in considerazione soltanto l'aspetto della componente femminile, che è un aspetto rilevante, importante. C'è una mia proposta, che non è stata neanche presa in considerazione, che prevede il 50 per cento di donne nelle liste, quella è la prima risposta seria al problema della rappresentanza di genere, anche perché nella realtà noi dobbiamo aumentare la partecipazione del genere femminile alla politica, non dobbiamo forzare l'elezione abbinando delle donne a degli uomini, perché l'abbinamento di qualche donna che può essere eletta grazie ai voti di un uomo non è una vera qualificazione del genere femminile, è semplicemente una promozione da segretario, da segretari, anzi, in quel caso, o segretario se invece il portatore di voti rilevante è una donna, perché ci sono anche donne che hanno pacchetti di voti importante che a quel punto possono abbinare il proprio nome a un uomo e portare dentro un'altra persona del genere diverso. Ora, questo, se mi consentite, da un punto di vista etico è una cosa obbrobriosa, cioè noi non abbiamo una libera scelta dell'elettorato, noi non abbiamo una rappresentanza da parte dell'elettorato che sceglie liberamente il proprio candidato, ma abbiamo un abbinamento utile, non è così che dobbiamo fare eleggere i nostri rappresentanti. Questo abbinamento utile su quale base avverrebbe? Sull'avvenenza maschile o femminile? Oppure potrebbe avvenire su rapporti di parentela? Quali sono gli elementi costituenti fondanti e importanti affinché un uomo scelga una donna da trainare dietro, intendo un uomo con un elevato pacchetto di voti o una donna con elevati pacchetti di voti che intenda trascinare dentro un uomo, su quali basi un rapporto… forse l'elemento più fondante potrebbe essere l'affidabilità, il gregario affidabile, cioè colui che non ti tradisce mai e che raddoppia la tua presenza nel consesso, sia esso nel Consiglio. Allora questi aspetti, signori miei, dobbiamo valutarli perché sono aspetti importanti, e poi ci sono anche altri aspetti importanti, quali per esempio l'identificazione del voto. Allora, vi racconto, tanto non credo di commettere nessuna irregolarità, alle ultime comunali ho chiesto il voto a un amico e gli ho detto: "Guarda, se mi puoi dare una mano". Mi ha risposto: "Guarda, non te la posso dare, non ti posso dare neanche un voto della mia famiglia, perché siamo marcati stretti, nel nostro seggio siamo abbinati a un nome, se non esce quell'abbinamento nel seggio, una persona che mi ha promesso un favore questo favore non me lo fa, e tu capisci bene". Io ho detto: "Guarda, non c'è nessun problema". Io favori non ne prometto, e quindi sotto questo punto di vista non ho né l'intenzione né la necessità di avvalermi di abbinamenti di identificazione. Però, vi invito a riflettere sulla possibilità che l'abbinamento di identificazione sia un'altra pratica scorretta insita in ciò che state inserendo nell'attuale legge elettorale, perché con questo sistema…

PRESIDENTE. È aperta la discussione generale.

È iscritta a parlare la consigliera Rossella Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA ROSSELLA (PD). Incomincio dalla fine con doverosi ringraziamenti, e non per captatio benevolentiae, ma per dare a Cesare ciò che è di Cesare. Dobbiamo al prezioso supporto esterno del movimento di opinione trasversale, che ha visto mobilitate singole donne e associazioni di varia ispirazione politica, se siamo qui oggi a discutere dell'introduzione della doppia preferenza di genere nella legge elettorale. Sì, perché va detto, e mi dispiace, che il tema della scarsa rappresentanza delle donne in questa Assemblea elettiva non è stato considerato elemento essenziale per il futuro della nostra Regione, e pertanto è rimasto assente dall'agenda dei lavori dell'Aula, snobbato da posizioni contrarie a qualsiasi tentativo di introdurre norme che favoriscano una maggiore presenza femminile, che non sia quello spontaneo e dal basso. Per quanto non privo di fascino, tuttavia abbiamo avuto riprova del fatto che questa possibilità lasciata ai partiti politici in Italia e in Sardegna è destinata a fallire per una serie concomitante di fattori. Facciamo un piccolo passo indietro, tutti ricordiamo il triste epilogo della doppia preferenza di genere nella precedente legislatura col ricorso al voto segreto che ha affossato la proposta. Solo per riferirmi ad un arco temporale limitato, in questi ultimi quattro anni si sono sollevate innumerevoli voci di protesta tese a denunciare in Sardegna una democrazia dimezzata e incompiuta, una lesione grave inferta ai diritti e alla dignità delle donne sarde ed un pesante affronto alle norme costituzionali. Dicevo prima, sono nati comitati spontanei di donne e non solo di donne, e sono innumerevoli gli appelli rivolti ai Presidenti del Consiglio e della Giunta regionale a tutti i gruppi politici, alla Presidente della Camera. Analoghe prese di posizione si sono avute da oltre 200 consigli comunali della Sardegna, che hanno approvato un ordine del giorno per chiedere l'introduzione di misure atte a garantire una presenza paritaria dei due generi, così come è avvenuto nelle ultime elezioni amministrative. Non sfuggirà infatti il dato che emerge da una ricerca condotta da Luisa Marilotti e Franca Mandis che indica chiaramente la strada da seguire, nei 15 Comuni sopra i 5 mila abitanti, dove a giugno si è votato per la prima volta con il meccanismo della doppia preferenza di genere, le consigliere elette sono state quasi il 43 per cento, mentre negli altri 46 Comuni sotto i 5 mila abitanti, dove si è votato senza questo meccanismo, la percentuale delle elette si è fermata al 36 per cento. Una settimana fa "La Repubblica" intitolava: "Il potere politico non è rosa, più donne al vertice, ma il comando non è loro". È un'inchiesta sulla presenza delle donne nei luoghi cosiddetti di comando. Riferendosi a una classifica mondiale, è sconcertante il dato secondo cui le disparità tra l'universo maschile e quello femminile siano addirittura aumentate, e che per questo l'Italia è precipitata all'ottantaduesimo posto su 144 Paesi. Focalizzando l'attenzione sulle situazioni nei principali Paesi dell'Unione europea, la composizione di genere nelle istituzioni pubbliche appare molto diversificata. Il caso più virtuoso, lo sanno bene le donne, riguarda i Paesi scandinavi, dove le donne hanno conquistato ampi spazi politici, sia per quanto riguarda la presenza in Parlamento, sia per ciò che concerne il numero delle donne Ministro. Per capire come vanno le cose nel bel Paese, non ci sarebbe nemmeno bisogno di andare a scomodare i dossier di Openpolis, che attestano che solo due donne sono Presidenti di Regione e che se la quota delle Assessore supera il tetto del 35 per cento, la stragrande maggioranza delle incaricate si occupa di affari sociali, cultura e lavoro, mentre quando si tratta di controllare i cordoni della borsa, cioè il bilancio, ecco che si scende precipitosamente al 15 per cento. Qualche giorno fa la giornalista sarda Alessandra Carta, in vista del dibattito di oggi, ha pubblicato un'approfondita ricerca rielaborando i dati di un dossier curato dal Servizio studi di Montecitorio sulla presenza femminile nei Consigli regionali. Emerge che al primo posto della classifica tra le regioni, e nemmeno questo è casuale, svetta l'Emilia Romagna, con il 34, 7 per cento, mentre in Basilicata, ultima della fila, l'Assemblea è addirittura composta da soli uomini. Nell'ultima tornata elettorale anche la Sicilia non ha brillato, donne candidate come riempi lista hanno portato all'elezione di 13 deputate su 70 eletti. La Sardegna invece è pure messa peggio, lo sappiamo, quartultima in Italia, quattro Consigliere su 60 rappresentiamo circa appena il 6,6 per cento. La sottorappresentanza politica delle donne dunque è un problema globale, ma, a mio parere, per l'Assemblea legislativa della nostra Regione assume i contorni di una vera e propria emergenza. Allora, come cambiare questo stato di cose? E' vero che occorre un cambiamento culturale e che l'universo femminile in primis deve promuovere il cambiamento, ma è altrettanto vero che la mancanza del punto di vista femminile nei luoghi che contano ,genera circoli viziosi che rafforzano i meccanismi di esclusione delle stesse donne dalla vita politica e dalle istituzioni. Dunque iniziamo da qui, per contenere il gender gap non è più rinviabile provare a introdurre norme anche (…), la doppia preferenza, e, mi raccomando, non dite "un uomo e una donna", proviamo a dire "una donna e un uomo", ai nominativi alternati nelle liste, all'obbligo di candidature di pari percentuali, in molte regioni ha funzionato, ed è evidente che da sole non bastano, vanno accompagnate e sostenute da un salto culturale. Non ha senso girarci intorno, le donne devono avere più fiducia nelle donne e votarle, ma è anche vero che occorre aumentare la partecipazione femminile a tutti i livelli politici, rendendo accessibile anche a quella parte del genere umano, che ha più difficoltà degli uomini, a conciliare gli impegni di lavoro retribuito con il lavoro di cura, o gli impegni della politica con il lavoro di cura. Della fragilità delle reti di cura si fanno carico le donne, c'è una scarsa divisione del lavoro di cura che necessita un profondo e radicale cambiamento culturale dei ruoli maschili e femminili. Ad ogni buon conto, tralasciando dati e percentuali, l'aumento della presenza femminile nelle istituzioni politiche è nostro preciso dovere, che va innanzitutto favorito dalle iniziative legislative, e non soltanto per riparare a un problema seppure da non sottovalutare di diseguaglianza, bensì in quanto la presenza delle donne in politica è un elemento di arricchimento della stessa società, che può dare una forte innovazione dei contenuti della politica, e della vita economica e sociale. In questa prospettiva questo strumento elettorale, cui auspichiamo si accompagnino misure concrete di cui la Regione già dispone e che deve urgentemente attivare, che consentano di aiutare le donne nella gestione dei tempi di vita e del lavoro, possono agire in sinergia, attivando un processo circolare necessario a consentire che la parità di genere in politica possa realizzarsi valorizzando le differenze di genere e consentendo a ciascuno, partendo dalle rispettive identità, di offrire il proprio contributo in tutte le sfere della vita, compresa la politica. "Lasciate che gli elettori scelgano le donne", recita un recente studio della Bocconi sulla spesa pubblica di amministrazioni dove le donne contano, accerta che i bilanci gestiti al femminile dedichino più risorse agli investimenti che alla spesa corrente, aumentando mediamente le spese destinate all'istruzione e all'ambiente, e di questo abbiamo bisogno. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Daniela Forma. Ne ha facoltà.

FORMA DANIELA (PD). Zero è il numero delle donne elette nelle ultime elezioni regionali della Basilicata, che si sono tenute nel novembre del 2013, ed è solo a causa di questo risultato che la Calabria e l'Abruzzo, con due donne elette su trentun Consiglieri regionali, e la Sardegna con quattro donne elette su 60 Consiglieri regionali, non si aggiudicano il trofeo del peggiore contesto nel quale possa trovarsi una donna che abbia il desiderio e la buona volontà di impegnarsi nelle Istituzioni regionali. Ma anche laddove in Italia le donne riescono maggiormente ad essere prese in considerazione dall'elettore, la loro presenza nei consigli regionali non riesce a sfondare la soglia del 25 per cento, e parlo di regioni virtuose sotto il profilo della rappresentanza di genere come il Piemonte, con 13 donne elette su cinquantun Consiglieri regionali, la Lombardia, con 20 donne su 80, il Trentino Alto Adige, con 17 donne elette su 70 consiglieri regionali, cui seguono il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, tutte le regioni del nord Italia, come si può facilmente evincere. Guardiamo allora quelle regioni che, preso atto della oggettiva difficoltà a garantire parità di accesso alle cariche istituzionali alle donne, hanno introdotto nel loro sistema elettorale regionale lo strumento della doppia preferenza di genere, iniziando dalla Regione Campania, che ha il merito di averlo introdotto per prima nel 2009. Oggi siedono sui banchi del Consiglio regionale campano 11 donne su 51 consiglieri regionali, quindi il 21,6 per cento, nel 2014 l'anno poi introdotta l'Emilia Romagna e la Toscana, e nel 2015 l'Umbria. L'Emilia Romagna e oggi la Regione italiana, come ricordava anche la collega Pinna, che ha percentualmente la maggiore presenza di donne nel proprio Consiglio regionale, con 16 donne elette su un totale di 50 consiglieri, quindi le donne si attestano al 32 per cento, e segue la Toscana, con 12 donne su 41 Consiglieri regionali, quindi siamo al 29,3 per cento. I numeri e le percentuali, che ho portato all'attenzione di quest'Aula, dimostrano ampiamente che lo strumento della doppia preferenza di genere non concede alcun vantaggio precostituito di un genere rispetto ad un altro, certificando pienamente quanto asserito dalla Corte costituzionale nella sentenza numero 4 del 2010, nel momento in cui è stata rigettata l'impugnazione del Governo della legge elettorale della Regione Campania. La Corte, infatti, ne ha riconosciuto la legittimità costituzionale, asserendo che la norma non appare idonea a prefigurare direttamente il risultato elettorale o ad alterare la composizione dell'Assemblea elettiva, né attribuisce ai candidati dell'uno o dell'altro sesso maggiori opportunità di successo elettorale rispetto agli altri. La doppia preferenza di genere è quindi uno strumento che tende che tende a ristabilire un equilibrio che non c'è, contribuendo alla rimozione di tutti quegli ostacoli che impediscono alle donne parità di accesso alle cariche elettive, quindi dà un contributo, ma non risolve il problema, un problema che è prima di tutto culturale, sociologico, politico. Lo è politico nel momento in cui le politiche sociali del nostro Paese non consentono ancora alle donne di organizzare al meglio gli impegni di lavoro, di famiglia, con l'impegno nella vita politica e nelle istituzioni, e allora ben venga anche nel nostro sistema elettorale regionale l'introduzione di uno strumento che dia alla società sarda la possibilità e l'opportunità di avere una rappresentanza più ampia, dopo i risultati positivi e confortanti che si hanno avuti nelle elezioni dei consigli comunali con popolazione superiore ai 5000 abitanti, grazie alle previsioni della legge numero 215 del 2012, che in tre anni ha consentito di portare la presenza delle donne nei consigli comunali dal 20 per cento al 38,8 per cento. Le quote di lista, già presenti nella nostra legge elettorale statutaria, si sono dimostrate ampiamente inefficaci per il raggiungimento di obiettivi di riequilibrio nella rappresentanza di genere e allora, concludendo, io ritengo che i tempi siano maturi perché anche il Parlamento sardo faccia questo salto di qualità in avanti, perché anche in Sardegna una donna chiamata a candidarsi in qualunque lista circoscrizionale, in qualunque schieramento politico abbia la possibilità effettiva di essere eletta e non si senta solamente una riempi lista.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Emilio Usula. Ne ha facoltà.

USULA EMILIO (Gruppo Misto). Presidente, credo non sia auspicabile per la dignità stessa del ruolo e delle funzioni del Consiglio regionale una riproposizione pedissequa della legge elettorale che ha portato all'attuale composizione della massima Assemblea rappresentativa della Sardegna, una composizione estremamente variabile e variata a più riprese che ha determinato, appunto, la definizione - lo ricordava anche l'onorevole Agus - di Consiglio dalle porte girevoli, con momenti, anzi, lunghi periodi di particolare confusione, se non addirittura di caos istituzionale e che ha esitato, in ultimo, una rappresentanza perlomeno poco aderente ai risultati elettorali stessi e poi infine una rappresentanza troppo esigua, offensiva delle donne. Ma il peccato, o meglio per usare un linguaggio prestato dai giuristi, il vulnus più grave sta in primo luogo nel fatto incontestabile che questa legge ha escluso da una legittima rappresentanza oltre 100 mila elettori sardi, cittadini che hanno votato, che hanno espresso con il voto una volontà ben precisa, e si badi bene, viviamo in un'epoca in cui a votare va a malapena la metà degli aventi diritto e pertanto lo stesso sforzo di andare al seggio, di mettere una croce su un simbolo o un nome, rappresenta un residuo di speranza di democrazia, un credere nella partecipazione, una testimonianza, un non farsi imbrigliare dalla tentazione forte, fortissima dell'astensionismo. Ebbene, in uno scenario così allarmante il nostro sistema elettorale ha sprecato, sì, ha sciupato e reso vano quello sforzo, ha irriso a quella speranza riuscendo a non tener conto, con i suoi contorti e distorti meccanismi, delle indicazioni e della volontà stessa di oltre 100 mila cittadini sardi votanti. Quest'Aula è la risultante dell'esclusione dalla rappresentanza di oltre il 47 per cento di cittadini che non ha votato, ma anche di un ulteriore 13 per cento di quelli che, pur votando, non vede un proprio rappresentante eletto in quest'Aula. Chi governa oggi sta governando con nemmeno un quarto di consenso popolare. Rimarrà, che ci piaccia o no, un'esperienza che rappresenta un'offesa alla democrazia, una negazione della democrazia stessa. Poi ci sorprendiamo o facciamo finta di sorprenderci o di rammaricarci per l'astensionismo record; sono i cittadini che si sono astenuti e sono decisi ad astenersi ancora e ancor prima coloro che hanno votato ma hanno visto vano, come dicevo, lo stesso impegno di andare al voto, che dobbiamo e dovremo convincere della bontà di una nuova, credibile, coerente e rispettosa legge elettorale. Per questo dico attenzione a non presentare questa giusta, ma innegabilmente molto parziale modifica della legge elettorale, come fosse una soluzione o la panacea delle tante, troppe storture e anomalia della nostra legge elettorale. Certo, facciamo una cosa giusta oggi a introdurre queste modifiche che hanno la finalità di dare maggiori opportunità alle donne, di concorrere per essere elette, dà qualche garanzia in più ma, ripeto, la donna in questa società non è esclusa soltanto da meccanismi elettorali incoerenti e non rispettosi della rappresentanza di genere, le donne sono escluse da un sistema, da una cultura, da un'organizzazione della società civile e familiare che impone loro ben altre incombenze sociali, ruoli e compiti che non vengono assolti e garantiti per la mancanza di servizi: la donna bada ai figli, alla casa, agli anziani genitori o parenti malati; alla donna quindi è demandato il compito di educatrice, di badante, di addetta alle pulizie e alle necessità di famiglia. Purtroppo ancora oggi però la donna in Sardegna è esclusa dal mondo del lavoro, almeno dal lavoro inteso come attività retribuita riconosciuta che dà dignità ed è la base stessa per poter anche solo parlare di una reale pari opportunità con noi maschietti. Credo non sia inutile ricordare a noi stessi che la disoccupazione femminile in Sardegna è ai più alti livelli nell'intera comunità europea. Forse è anche di queste cose che si dovrebbe parlare con più forza nei confronti del Governo e a proposito mi dispiace la scarsissima rappresentanza della Giunta in quest'Aula oggi e l'assenza completa della rappresentanza delle Assessore donne.

Per finire, Rosso Mori auspica una nuova legge elettorale capace di rispettare le scelte degli elettori per una coerente composizione del Consiglio, conseguente, aderente, rispettosa della libera espressione del voto popolare senza distorsioni determinate da premi di maggioranza e quote di sbarramento, dove tutti i territori devono essere adeguatamente rappresentati. Finalmente, ed è quello che si cerca di fare con questa legge stralcio in discussione oggi, si avvia un sistema tale che non permetta più la vergognosa sottorappresentazione numerica delle donne nella massima Assemblea sarda. Rosso Mori dichiara il voto favorevole.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Anna Maria Busia. Ne ha facoltà.

BUSIA ANNA MARIA (Gruppo Misto). Presidente, colleghe e colleghi, parto proprio dai ringraziamenti che a mio parere sono doverosi: ringrazio innanzitutto il Presidente della Commissione prima, l'onorevole Francesco Agus; ringrazio soprattutto le colleghe con le quali abbiamo fatto questo lavoro fin dall'inizio della legislatura e lo abbiamo fatto senza quel legame all'appartenenza al partito di cui siamo espressione, lavorando per ottenere un risultato, questo risultato; ancora ringrazio i Capigruppo e i colleghi tutti che hanno accelerato la presentazione di questa norma in Consiglio, nella pubblica Assemblea; ringrazio ancora le associazioni di donne - e non solo di donne, come ha ricordato qualcuno - e le donne tutte che si sono mobilitate perché non si arrivasse al risultato che in tanti hanno ricordato, cioè quello relativo alla precedente legislatura. Una mobilitazione importante perché anche dalle parole che oggi sono state pronunciate in quest'Aula è evidente che questo non è soltanto un problema di tecnica legislativa, è un problema culturale. Che questa norma, cioè che il sistema, che questo strumento che noi intendiamo proporre, che stiamo proponendo oggi, sia uno strumento che funziona risulta evidente dai numeri che sono stati fatti dalle colleghe che mi hanno preceduto, è talmente evidente che davanti ad un'Aula che è così sconfortante da visualizzare, che rappresenta una stragrande maggioranza maschile siamo soltanto in quattro, voglio dire, davanti a queste evidenze così importanti è inutile tornare su quegli argomenti che tutti conosciamo e cioè sul fatto che questo è uno strumento, è uno strumento che ha portato risultati, ha portato risultati nei Comuni, ha portato i risultati nelle regioni laddove è stato introdotto, ha portato i risultati a lungo termine nei Paesi che già dagli anni Ottanta hanno pensato di introdurre questo sistema e che a un certo punto ci hanno rinunciato perché non era più necessario perché intanto l'onda era partita. Ebbene quindi non è importante tanto a questo punto che io ripeta questo, quanto invece il fatto che questo intanto è l'ossequio alla nostra Costituzione perché le obiezioni che sono state fatte proprio oggi in quest'Aula dal relatore di minoranza mostrano intanto che non si è approfondito abbastanza la lettura della Carta costituzionale prima e della sentenza che si è pronunciata su questo punto. Perché la Corte costituzionale nel 2010, come ricordava la collega Forma, ha spiegato molto bene; il principio di uguaglianza non è un principio che va soltanto raccontato, il principio di uguaglianza non significa trattare tutti allo stesso modo ma significa trattare allo stesso modo le situazioni uguali e trattare in maniera differente le situazioni che sono differenti e se ci sono degli ostacoli perché questa uguaglianza nelle cose e non sulla carta si realizzi, occorre rimuovere quegli ostacoli. E allora la Corte costituzionale ha spiegato questo e ha spiegato che bisogna superare, bisogna rimuovere gli ostacoli, gli ostacoli che hanno impedito in questo Paese a che le donne avessero la giusta rappresentanza come in quest'Aula. E allora questo è uno strumento, non è l'unico ma è uno strumento che è di sicura efficacia. Non solo, la Corte costituzionale bene ha spiegato anche che non ci sono vizi in questo sistema, ma per una semplice ragione, questo è uno strumento facoltativo che non obbliga l'elettore a votare necessariamente due candidati, tanto è vero che dice: "Non è uno strumento che dà certezze, ben può anche con la doppia preferenza mantenersi lo squilibrio a dimostrazione del fatto che non è uno strumento che condiziona l'elettorato." E poi, collega Fuoco, non si sottovaluti l'elettorato, mi dispiace che lei frequenti persone a cui lei chiede il voto e che le rispondono: "Purtroppo sono condizionato per il fatto che ho chiesto un favore e sono controllato nella massima espressione della mia volontà."

Frequenti altre persone, si rivolga ad altri elettori, ci sono sempre state le preferenze plurime e non sono mai state dichiarate incostituzionali perché anche quello è uno strumento, è una modalità di scelta dei candidati che è ammessa e ammissibile e può essere utilizzata. Ora questo è un passaggio fondamentale, questo e quello è un risultato importante che abbiamo raggiunto e soprattutto io credo che sia importante per quello che garantirà perché consentirà una maggiore rappresentanza delle donne, perché consentirà di dar voce nella politica alle donne che hanno un altro angolo visuale esattamente e semplicemente diverso rispetto a quello degli uomini e che completa, specie se le donne saranno messe, come ricordava la collega Pinna, non soltanto nei luoghi in cui si decidono le politiche sociali ma anche laddove si decidono le politiche della spesa e anche su questo i risultati sono di tutta evidenza. Ma soprattutto partirà, io credo, da questo momento, da questo giorno una rivoluzione culturale o meglio si proseguirà una rivoluzione culturale che è già iniziata ma che deve continuare e che farà sì che nessuno più in un'aula possa dire, specie se è espressione di un mandato popolare, che le donne vengono messe a traino degli uomini, che si pensi ad un accoppiamento di una donna con un uomo, che si arrivi a concepire la donna in questo ruolo ancillare che ormai è superato. Io credo che questo sia un momento importante e che quindi vada ricordato specie se, come mi auguro e come auspico, il voto sia favorevole.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Roberto Deriu. Ne ha facoltà.

DERIU ROBERTO (PD). Pensavo di essere un uomo, quindi credo che l'alternanza sia rispettata, comunque non tutti abbiamo le idee chiare su questo. Rinuncio volentieri al mio tempo per questa cortese interruzione che naturalmente è tesa a facilitare i lavori dell'Aula in modo corretto, indirizzarli in modo corretto. Dall'estrema destra abbiamo sentito una interpretazione che è già stata resa dall'onorevole Fuoco in Commissione, io vorrei rassicurarlo rispetto ad alcuni aspetti tecnici che sono stati sollevati perché l'emendamento di sintesi raccoglie quelle osservazioni e secondo noi le supera in modo adeguato. Dal punto di vista invece del merito generale del problema abbiamo delle idee diverse, noi pensiamo che in questo momento sia necessario fare un passo avanti e un passo deciso verso una democrazia paritaria. Nessuno si illude che questo provvedimento concluda il percorso perché come detto molto bene dalle colleghe che mi hanno preceduto, non è soltanto un problema di garantire l'elezione a un certo numero di donne, ma di consentire alla massa delle donne, all'insieme delle donne la partecipazione politica, la possibilità di un libero accesso alla politica. Il carico parentale è uno dei problemi, non è il solo, c'è anche contro le donne oggi la mentalità degli uomini e la mentalità di una società che è costruita a misura d'uomo e non a misura di donna. Il provvedimento di oggi ci fa andare avanti, ci fa salire un gradino, ci fa conquistare una tappa, non può considerarsi conclusivo, saranno i partiti a doversi impegnare ancora di più per garantire la partecipazione delle donne e aumentare l'educazione ad una politica che sia fatta di democrazia paritaria. Vorrei dire però anche un'altra cosa rispetto al tema elettorale. Non ritengo che questo debba essere l'ultimo appuntamento con la legge elettorale, non ritengo che questa sia l'ultima volta che dobbiamo parlare di legge elettorale in quest'Aula, in questa legislatura. La legge elettorale attuale ha tanti difetti che escludono la possibilità di annoverarla tra quelle che garantiscono maggiormente la partecipazione del popolo e la libera espressione di un orientamento politico proveniente dal popolo, abbiamo presentato in tanti delle proposte, la prima Commissione non è stata ancora in grado di esaminarle, io spero che ci si dia un appuntamento ravvicinato per verificare la possibilità di una modifica integrale della legge elettorale perché il passo avanti che si fa oggi non venga vanificato dalla stagnazione nella materia che ci consegna un testo che noi stiamo oggi soltanto rimaneggiando, dico soltanto senza sminuire il passo che mi associo alla collega Busia, è un passo importante, direi decisivo anche senza scomodare termini come storico o cruciale. Passo importante che però non conclude i nostri doveri nei confronti del popolo e degli elettori in un riesame della legge elettorale che io auspico possa essere compiuto da quest'Aula, entro la fine della legislatura. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Stefano Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (FI). Colleghe, colleghi, questo non è un momento storico, questo è un momento in cui si arriva alla definizione di uno strumento di per sé non sufficiente per sanare una condizione che è plasticamente rappresentata dal fatto che all'interno di questa assemblea solo quattro persone sono di genere femminile. La doppia preferenza di genere è uno strumento insufficiente, perché se non accompagnata da un adeguato calcolo, il metodo d'Hondt è l'ideale, un una soglia di sbarramento non fisiologica come quella che abbiamo all'interno della coalizione e da una adeguata ampiezza dei collegi, è una misura che rischia di impattare in modo insufficiente sulla definizione del prossimo Consiglio regionale. Detto questo è un adeguamento della norma che ove possibile avrebbe dovuto seguire dei meccanismi automatici, essendo l'unico livello di carica elettiva in ambito istituzionale che non reca la possibilità di votare per due generi differenti. Sono pertinenti, ho sentito osservazioni a discrimine, anche sentite e non viziate da pregiudizio. Ho sentito obiezioni che comunque sia avrebbero meritato e meritano di essere prese in considerazione, ma non sul livello di analisi di questa norma che va approvata senza neppure discutere, ma vanno messe su un livello un po' più alto che è quello della qualità generale della nostra politica, che è quello della vera selezione che manca alla nostra classe dirigente, che è quello che ci dovrebbe vedere impegnati tutti nel momento in cui il nostro sforzo sia rivolto ad aumentare il livello generale delle nostre istituzioni. Ma nel momento in cui una assemblea rappresentativa come la nostra, che è un'Assemblea legislativa, vede una così esigua rappresentanza del genere femminile è necessario metterla in considerazione con il fatto che non è minimamente equa la distribuzione delle responsabilità a qualunque livello pubblico o privato del nostro tessuto sociale, con la rappresentanza che vi è all'interno dell'assemblea. Io richiamo l'attenzione di ognuno di noi al fatto che, come ha detto correttamente l'autorevole collega prima di me, sono diversi i punti su cui occorrerebbe intervenire per migliorare in maniera significativa questa legge elettorale, ma è anche vero che questo che andiamo a votare oggi è quello più improcrastinabile di tutti e rappresenta il punto che mette in sicurezza la nostra attuale legge elettorale. Cioè approvando questa modifica della legge elettorale di fatto noi saremo in coscienza nella condizione di affrontare anche subito le elezioni, cosa che francamente mi sentirei, se mi posso consentire una divagazione di carattere politico più generale, di sollecitare all'assente Presidente della Regione, il quale con grande leggerezza d'animo oggi, sapendo che non sarebbe preclusa la parità di genere, potrebbe tranquillamente rassegnare le dimissioni e liberarci della sua ingombrante presenza. Di conseguenza l'invito è ai colleghi, non allarghiamo il campo e la visione, entriamo nel merito velocemente di questa roba e andiamo via oggi da questo Consiglio avendola approvata. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Alessandra Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Presidente, ma intanto i dati che hanno dato le colleghe credo che siano eloquenti, io non darò nessun dato e non leggero nulla, perché riparto dallo zero detto dalla collega Forma in merito alla Regione Basilicata, ma è uno zero che possiamo ascrivere assolutamente a tutta la partecipazione nelle istituzioni delle donne, perché qualcuna, come si suol dire, passatemi un proverbio, "una rondine non fa primavera", certamente qui vale più di ogni altra cosa, siamo troppo poche, siamo per quello che meritiamo, per una questione di giustizia, di equità, assolutamente insignificanti come presenza, e questo Consiglio ne è una prova. Allora questa legge oggi, sono d'accordo col collega Stefano Tunis, quando dice che non è storia, però è certamente un risultato che può essere definito importante, perché ad oggi è dimostrato che ove c'è stata una legge elettorale, e mi riferisco alle Regioni che già la hanno, e soprattutto alle istituzioni locali, abbiamo visto che la presenza femminile è aumentata, e quantomeno in alcuni posti è pure significativa. Ricordo, ed è l'unico dato che darò, che solo due Presidenti di Regione sono donna in Italia, e anche questo credo che sia assolutamente un dato inconfutabile della scarsa presenza.

La legge elettorale che abbiamo approvato nella passata legislatura credo che non sia soddisfacente neanche per la rappresentatività degli eletti in generale, ma certamente è uno zero per quanto riguarda la partecipazione nelle istituzioni delle donne sarde. E allora oggi insieme dobbiamo avere il coraggio, ma dobbiamo avere la "assiomaticità" di dimostrare che i fatti ci devono portare a riequilibrare il sistema di presenza istituzionale delle donne. E io dico che ancora oggi c'è tanto da fare, questo è uno strumento, e tanto ancora c'è da fare, perché ancora oggi le donne sono sottopagate rispetto agli uomini, ancora oggi abbiamo una scarsa rappresentatività nei CdA nonostante le leggi che ci sono state a livello nazionale, ancora oggi abbiamo, se non perché studiamo tanto e riusciamo a conquistare dei posti per concorsi pubblici, abbiamo ancora una scarsa rappresentatività. Questo in termini elettorali può essere appunto un passaggio importante, affinché la prossima volta quest'aula sia ricca di quella sensibilità, di quel senso pratico, che non è altro che quello che possiedono le donne, che io credo che soprattutto nella vita politico-istituzionale noi possiamo rappresentare. E' una questione di DNA, è una questione di genere, e credo che veramente siano elementi importanti affinché ci sia la vera affermazione, la vera complementarietà di uomo o donna, che poi è quella che farà bene a tutte le istituzioni a qualsiasi livello. Quindi non voglio parlare di senso di responsabilità, di dovere, di altro, credo che come ho detto prima debba essere un assioma, è talmente palese che vi è questa esigenza, e allora tutti quanti dobbiamo cercare di rappresentare e di colmare questa esigenza. Credo che la presenza delle donne nelle istituzioni sia "il" valore aggiunto, non "un" valore aggiunto, e questo credo oramai emerge in tutte le istituzioni che hanno appunto una considerevole rappresentatività femminile. Quindi io credo e mi auguro che non ci siano giochetti, che non ci sia il ritrarsi di nessuno, perché è veramente solo un primo passo per azzerare questa disparità, per un'affermazione di diritti che oramai, ce lo hanno insegnato, io dico anche dall'alto finalmente perché il Parlamento ha approvato il Rosatellum che in tema di rappresentatività femminile ha dato un segnale importante. Quindi dall'alto delle istituzioni del nostro Paese è arrivato un indirizzo e io credo che anche in quest'Aula, così come in tutte le altre regioni, perché le istituzioni locali lo hanno già, debba veramente partire un lavoro già con la doppia preferenza, che ci porta appunto ad avere una maggiore rappresentatività delle donne nelle istituzioni, in questo caso nella nostra Regione. Voglio fare un'ultima osservazione, che è quella per cui credo che questa legge possa anche sanare aspetti generali della legge elettorale in vigore, ci sono stati dei casi in cui non è stata riconosciuta la rappresentanza di genere in alcuni collegi, ecco, questo per quanto mi riguarda è stata una disparità in senso assoluto perché la rappresentanza femminile non è stata rispettata in tutti i collegi elettorali della Sardegna, ecco perché credo che questo serva anche a riequilibrare in termini assoluti una legge elettorale che è stata, ripeto, poco rappresentativa del fenomeno del voto di preferenza, sia per gli uomini che per le donne.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Truzzu. Ne ha facoltà.

TRUZZU PAOLO (Gruppo Misto). Grazie Presidente, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi. Oggi porto in quest'Aula il mio umile e sicuramente minoritario parere, la mia posizione del resto è nota, ho condiviso gran parte dell'intervento dell'onorevole Tunis, ma proprio sulla base delle sue osservazioni e delle sue valutazioni arrivo esattamente alle conclusioni contrarie. Sapete benissimo che io mi sono dichiarato da sempre contrario alla preferenza di genere, e lo dico non perché non sia convinto che sia necessario in questo Paese aumentare anche nella politica la presenza delle donne, non perché non abbia lavorato per favorire la presenza delle donne e non abbia cercato di dare il mio contributo, e lo dico da rappresentante di un partito che ha come leader unico in Italia una donna, che ho votato, io personalmente l'ho votata perché la ritenevo la più brava di tutti, non perché era una donna. Allora se ragioniamo in questo modo, se cerchiamo di capire e di domandarci perché ognuno di noi ha iniziato a fare attività politica, perché ognuno di noi si è dedicato all'impegno civico e pubblico, io penso che ognuno di noi l'abbia fatto perché sentiva la necessità di portare avanti dei valori, degli ideali, di difendere dei legittimi interessi. Allora se partiamo da questa considerazione a me personalmente non tocca minimamente il fatto che chi rappresenti quei valori, quegli ideali, quei movimenti, quei partiti, sia uomo o donna, mi interessa che sia una persona capace, competente, onesta, che ha proprio la responsabilità di portare avanti quei valori e anche quando io ho deciso di candidarmi nelle liste dei partiti non mi sono mai posto il problema ce la farò o non ce la farò, l'ho fatto perché pensavo che fosse giusto e non mi sono nemmeno mai posto il problema di capire se chi in quel partito nel mio partito, sarebbe stato eletto fosse uomo o donna, perché ero certo che se quelle persone che sono impegnate in quell'attività, una volta eletto ero certo che avrei portato avanti quei valori, quei principi, quegli ideali, e quegli interessi e questa è la cosa che conta sulla quale tutti dovremmo riflettere, e dovremmo riflettere anche sul perché le donne che sono maggioritarie nella pubblica amministrazione, sono maggioritarie in tante libere professioni, sono maggioranza per esempio nel settore medico ormai, non riescano ad emergere e ad avere una presenza consistente come meritano anche in rappresentanza politica e nelle Istituzioni e allora la domanda che io mi faccio è: siamo sicuri che sia solo una problema di rappresentanza elettorale e non sia più in generale un problema, come hanno detto numerosi colleghi prima di me di partecipazione alla vita politica, il problema vero è che noi dovremmo eliminare quegli ostacoli che impediscono alle donne di partecipare alla vita politica a tutti i livelli, dal livello base ai livelli più alti della rappresentanza delle istituzioni ma la verità è che le donne che partecipano alla vita politica, le donne che io vedo che si impegnano nei movimenti e nei partiti sono poche, perché chiunque di noi in quest'aula e fuori da quest'aula è impegnato in politica se si è misurato nel creare le liste elettorali sa quanta difficoltà c'è a convincere le donne a partecipare a misurarsi in una competizione elettorale e a concorrere e badate amiche che in buona fede avete sostenuto questa proposta e che siete convinte che questa proposta di legge possa aiutarvi ad entrare all'interno di questo Consiglio e ad aumentare la vostra rappresentanza, non sarà così, non sarà così per un semplice motivo, come ha detto l'onorevole Tunis la garanzia di elezione per le donne è che ci sia un sistema proporzionale, soglie di sbarramento e collegi ampi con un numero di eleggibili elevato. Perché solo in questo modo le donne possono partecipare alla vita politica e possono entrare nelle istituzioni, o meglio possono entrare nelle istituzioni alla vita politica possono partecipare sempre quando lo desiderano. Quello che succederà con un sistema come quello sardo, frammentato, tripolare, probabilmente quadripolare, con tanti partiti e che nella maggior parte dei collegi, con collegi per lo più piccoli, nella maggior parte dei collegi elettorali entrerà solo il primo candidato, solo quello che prenderà più voti, un eletto per partito e anche in questa legislatura se andiamo a vedere dove sono state elette le donne, se andiamo a vedere quali sono i partiti che sono riusciti ad eleggere più candidati in un unico collegio potete contarli sulle dita di una mano anzi meno diciamo perché sono PD e Forza Italia l'unica eccezione rappresentata sempre in provincia di Cagliari in tutti gli altri partiti è entrato solo il più votato, un solo eletto. Ecco perché sono convinto che questa legge amiche non vi renda giustizia.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Michele Cossa. Ne ha facoltà.

COSSA MICHELE (PD). Grazie Presidente, diversi colleghi hanno messo in evidenza, io non posso che sottoscrivere, I limiti una cattiva legge elettorale, l'abbiamo visto in questa legislatura, una legge elettorale che presenta per voler essere gentili diversi punti deboli, anzi molti dei punti deboli, che non vengono affrontate da questa proposta di legge: la penalizzazione dei territori, la necessità di introdurre una congrua la soglia di sbarramento, eppure ha fatto bene il Consiglio regionale a fare uno stralcio per affrontare il tema della doppia preferenza di genere, perché era impossibile continuare a far finta che questo problema non esistesse. Questo quindi è un pezzo importante nel processo di miglioramento di questa legge elettorale, che era difficile agganciare agli altri pezzi che scatenano altre contrapposizioni e avrebbero rischiato seriamente di rendere impossibile un aggiustamento complessivo con la conseguenza che si sarebbe verificata la possibilità concreta di tornare a votare fra un anno e mezzo con questa stessa identica legge elettorale, e abbiamo quindi deciso di affrontare un pezzo molto importante, anzi un pezzo di primaria importanza, perché? Per un fatto di giustizia anzitutto, lo hanno evidenziato tutti i colleghi, per un fatto come ha detto il collega Tunis di messa in sicurezza costituzionale del sistema elettorale della regione Sardegna e io vorrei aggiungere anche per un fatto di interesse, perché dico questo? Perché la mia personale esperienza sia come amministratore locale, sia come legislatore è estremamente positiva per quanto riguarda la presenza delle donne. Visto che l'hanno fatto anche delle colleghe vorrei fare una osservazione sessista. Il portato delle donne è essenziale per avere una visione a tutto tondo di moltissimi problemi perché il portato femminile, la sensibilità femminile, aiutano in questo caso un'Assemblea legislativa ma anche un Consiglio comunale, una Giunta comunale, a vedere i problemi di cui gli uomini nemmeno si rendono conto, io non ho difficoltà a dirlo, ci sono dei problemi che io avrei affrontato diversamente se non fosse stato aiutato a vedere sfaccettature, che come uomo non ero nemmeno in grado di cogliere. Ecco perché io parlo di interesse della politica, di interesse del Consiglio regionale a fare in modo che il problema della rappresentanza femminile venga affrontato con uno dei pochi strumenti che abbiamo a disposizione. Io sono anche d'accordo con quello che hanno detto alcuni colleghi, creiamo riserve indiane, tutto giusto, tutto giusto però in una situazione normale. Quando il collega Truzzu dice "abbiamo difficoltà a convincere le donne a candidarsi" non tiene conto di un elemento, che secondo me è centrale, per le donne spesso è impossibile candidarsi, perché fare politica per una donna non è come fare politica per un uomo, che non deve pensare a tutte quelle cose invece - in Italia per lo meno è certamente così, è ancora così - di cui debbono occuparsi le donne, non tiene conto del fatto che i tempi della politica e delle istituzioni sono, in senso stretto e letterale, a misura d'uomo, non a misura di donna o a misura di famiglia; sono a misura di uomo. Che è una cosa pesante, è un grave impedimento a impegnarsi in politica. Eppure le donne sono capaci anche di sfoderare una capacità di lavoro che per noi è inimmaginabile, credo che faccia parte dell'esperienza quotidiana di ciascuno di noi, la capacità di operare contemporaneamente su tanti fronti, di coniugare quelle che hanno la fortuna di avere un lavoro, il lavoro con la famiglia e con mille altre cose, di cui gli uomini miracolosamente si sentono sgravati. Ecco io credo che se noi oggi stiamo arrivando a questo punto non è per caso e non è tutto per volontà del Consiglio regionale, è perché c'è stata una forte spinta, c'è stata una forte spinta in particolare dalle associazioni femminili, che hanno lavorato sin dall'inizio di questa legislatura, ma già da prima naturalmente, ma è chiaro che si è intensificata questa azione positiva, perché il Consiglio regionale finalmente arrivasse a concretizzare questo e si arrivasse oggi a questo momento così importante. E lo hanno fatto in maniera intelligente coinvolgendo le Amministrazioni comunali, perché l'esperienza più positiva della doppia preferenza di genere, in ordine al miglioramento della presenza delle donne nelle Istituzioni, si è registrato proprio grazie all'inserimento della doppia preferenza di genere nei Comuni più importanti dal punto di vista demografico, che in molti casi ha portato ad avere consigli comunali che sono composti del 50 per cento delle donne. Dicono i miei colleghi, che non vedono di buon occhio questo miglioramento, che è una condizione di favore, forse è così collega Truzzu, io rispetto molto il suo punto di vista e io spero che noi arriveremo ad uno stadio in cui non ci sia bisogno né di doppia preferenza di genere, né di nessun tipo di tutela, né per le donne, né per gli uomini, né per altre categorie in ordine alla presenza nelle Istituzioni, e in generale nei ruoli di potere, non soltanto di tipo pubblico ma anche di tipo privato. Fino a quando non si arriverà a questo io credo che norme come questa siano assolutamente indispensabili.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Luigi Ruggeri. Ne ha facoltà.

RUGGERI LUIGI (PD). Io credo che questa legge rappresenti, prima di tutto, un atto di giustizia perché quando si analizzano le situazioni, e le si vedono criticamente, non si può non definire come un'ingiustizia il fatto che in quest'Aula la rappresentanza femminile sia così limitata. E quando ci sono delle ingiustizie così palesi il problema diventa immediatamente quello di procedere a ripararle, di procedere a ripararle nel migliore dei modi possibile. Devo dire che però io colgo, in questa legge, pur nello sforzo di rappresentare un elemento di correzione di una situazione che non riesce a portare, per i meccanismi per i quali si configura, il consenso elettorale oggi nella nostra terra delle donne alla rappresentanza istituzionale, comunque un senso di ineluttabilità che in qualche maniera contrasta con l'entusiasmo, che invece ci vorrebbe e dovrebbe star dietro una riforma del sistema elettorale, che correttamente proponga le donne alla rappresentanza politica. E questo lo dico perché penso che lo strumento della doppia preferenza sia uno strumento che risente di tutti i difetti del sistema delle preferenze, mi rendo conto che in una condizione qual è la nostra, nella quale si registra una difficoltà obiettiva a mettere mano alla materia elettorale per molti motivi, la scelta di operare una forzatura possa essere, verso la doppia preferenza e verso la estrapolazione della doppia preferenza nel ragionamento sulla legge elettorale, una scelta obbligata; però io penso che non sia la migliore in assoluto. Perché il sistema delle preferenze è un sistema, fondamentalmente, opposto a un sistema che si vuole collocare sotto la luce della scelta del rinnovamento, le preferenze sono quanto di più lontano sia dalla ipotesi del rinnovamento della classe politica, che è di per sé un valore, e credo anche che le preferenze siano un meccanismo, in alcuni aspetti, come ha accennato l'onorevole Fuoco, anche corruttivo; nel momento in cui propongono dei legami che sfociano addirittura nel controllo del voto dell'elettore. Non a caso la legge nazionale prevede più sistemi per i quali si riesce a garantire l'accesso delle donne alle Istituzioni e io non vorrei che a volte nella rivendicazione della doppia preferenza, che sento da più parti, si arrivi a confondere il fine, che è quello di garantire la rappresentanza istituzionale femminile, con lo strumento. Perché gli strumenti che sono indicati sono diversi e non c'è solo la doppia preferenza, c'è per esempio l'alternanza di genere nella compilazione delle liste; c'è la distribuzione uniforme nelle candidature dei collegi uninominali per genere, appunto, delle candidature; c'è il sistema, che io ritengo molto più efficace e valido anche se è più brutale, delle quote riservate di genere, che dà migliori garanzie anche a chi, per configurazione, ha maggiori difficoltà a misurarsi su una competizione elettorale legata a meccanismi determinati dalla politica di tipo maschile, e quindi nella ricerca delle preferenze. Ecco, il rischio è che a fronte di una battaglia nobile, che in qualche maniera noi cerchiamo di preservare nel risultato, mettendo al sicuro almeno una tappa, dimentichiamo che invece c'è la necessità di una riforma più compiuta del sistema elettorale, che stanti così le cose, ha comunque maggiori ostacoli all'accesso delle donne ai posti di rappresentanza. Alcuni sono stati accennati appunto soprattutto nella dimensione dei nostri collegi elettorali, che porta, per molti partiti, a solo un rappresentante che venga eletto e per altri partiti, quelli che ne metteranno 2, 3, 4, 5 consiglieri candidati, porta ad una compressione notevole del pluralismo interno. Perché il candidato più forte, che è tipicamente maschile oggi, perché ci stiamo confrontando con una politica che ha portato 56 maschi al seggio, il candidato maschile ha molte più possibilità di fare cordate omogenee con persone dell'altro sesso, in maniera tale da trascinare, se il candidato maschile è forte, all'elezione. In un dato che comprime, come ho detto, la democrazia interna anche ai partiti più grandi e che non dà garanzie invece dell'elezione delle donne sui partiti più piccoli. Io credo che si imponga a fronte di questo una riflessione che metta ancora in discussione il meccanismo elettorale in generale, la costituzione dei collegi, l'organizzazione dei collegi magari per strutturazione uninominale nella scelta del rappresentante, credo sia più adeguato alle necessità di garantire democrazia, rinnovamento e rappresentanza femminile, Non vorrei che la scelta della doppia preferenza, che pure è una scelta forse in questo momento di difesa, alla fine rappresenti invece la pietra sopra queste discussioni e che quando si parla di rappresentanza e di legge elettorale pensiamo di configurare il tutto sul già avvenuto, sul già dato, perché io credo che non faremmo un favore né alle necessità complessive della buona rappresentanza del nostro popolo in tema di Consiglio regionale, né tantomeno alla necessità di rappresentanza del genere più debole.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Daniele Secondo Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE SECONDO (SDP). Son passati 53 mesi da quando questo Consiglio regionale approvò quella famigerata legge elettorale che poi ha portato tanti sconquassi, anche nell'elezione di questo consesso, e io allora fui uno dei cinque che votarono contro quella legge, perché quella legge non garantiva le minoranze, non garantiva i territori e non garantiva il genere, oggi stiamo provvedendo a mettere una toppa e credo che questo non possa che essere solo l'inizio per poter davvero rappresentare il genere femminile in questo consesso, perché credo che questo da solo non possa bastare.

Io rispetto gli interventi di tutti i colleghi che mi hanno preceduto, anche quelli di coloro i quali hanno criticato in maniera oggettiva o soggettiva questa proposta di legge che è scaturita dopo tanto lavoro, e dobbiamo ringraziare il Presidente della Commissione, le colleghe consigliere, lo stesso Presidente del Consiglio e tutti i Capigruppo che tanto hanno fatto affinché questa proposta potesse arrivare in Aula e potesse arrivarci senza lo strumento dell'articolo 102. Diceva qualcuno prima che questa non è una data storica, ma è una data comunque importante, è una data importante perché finalmente si riconosce un giusto diritto a chi sino ad ora, secondo me, non l'ha avuto, e dobbiamo fare di tutto. Io mi auguro che a nessuno venga l'idea, che sarebbe per me e per come la pensa il mio Gruppo insopportabile, di chiedere il voto segreto, perché noi siamo qui e abbiamo tutti la possibilità, come già stiamo facendo, di esprimere il nostro giudizio, ma chiedere oggi il voto segreto come fu chiesto in quell'infausto giorno che poi portò all'approvazione di questa legge elettorale, della legge elettorale che ha permesso a noi di essere eletti in questa legislatura, credo che sicuramente non faremmo una bella azione, ne usciremmo tutti male, ne uscirebbe male tutto questo consesso e noi non daremmo le risposte a quei cittadini che ci hanno votato per poterli rappresentare, che ci hanno delegato per rappresentarli in quest'Aula, e soprattutto non arriveremmo a quel punto di caduta e all'impegno che noi abbiamo assunto in campagna elettorale quando abbiamo messo fra i punti importanti del nostro del nostro programma la riforma di questa legge elettorale e soprattutto la parte che riguardava la doppia preferenza di genere.

E' un atto dovuto che credo sia oggi indifferibile, io auspico, ne sono certo, che in maniera palese tutti potremo andare ad esprimere il nostro voto. Oggi siamo arrivati qui in ritardo, stavo dicendo, e credo che dovremmo ritornare a parlare di legge elettorale, perché la legge elettorale di cui abbiamo parlato credo abbia necessità di ulteriore riforma per tutte le motivazioni che sono state ben rappresentate dai colleghi che mi hanno preceduto. E, ripeto, non ricadiamo nell'errore che portò diversi anni fa a chiedere il voto segreto per non poter concedere un diritto che credo che sia il minimo che oggi questo consesso può fare per tutti gli impegni precedentemente assunti e per quello che davvero noi crediamo di volere e di potere fare; è il minimo davvero che oggi in questa seduta possiamo fare, e credo che un momento così importante non possa essere sminuito dalla richiesta di un voto segreto. Lo chiedo sommessamente, lo chiedo a quei colleghi che potrebbero avere in animo questo proposito, e chiedo anche al Presidente, nel momento in cui un consigliere, in questa fattispecie io, esprimo il voto e quindi sto facendo la dichiarazione di voto, se sia comunque possibile che chi si iscrive a parlare dopo di me possa chiedere il voto segreto. Spero e mi auspico che così possa non essere e dichiaro il voto mio e del mio Gruppo a favore di questa legge e a favore dell'emendamento di sintesi, che tra l'altro abbiamo firmato.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pierfranco Zanchetta. Ne ha facoltà.

ZANCHETTA PIERFRANCO (Gruppo Misto). Vedo con grande piacere che almeno una donna della Giunta è arrivata, benvenuta, perché avrei stigmatizzato l'assenza delle nostre donne, dico nostre perché sono le donne del Governo di centrosinistra. Mi fa piacere vedere l'assessore Mura.

Qualcuno ha detto che è ancora troppo presto per poter superare il pregiudizio sul genere, io credo che sia troppo presto perché un salto di qualità così alto, così elevato ancora non l'abbiamo raggiunto, ma ci stiamo arrivando. E' un punto di partenza importante quello di aver immediatamente messo mano, e ringrazio il presidente Agus i componenti della Commissione, ad una manutenzione necessaria della nostra statutaria, che apre alla parità di genere, alla doppia preferenza, ma soprattutto riconosce, anche se con una forzatura, un giusto e doveroso ruolo alle donne, e penso ai collegi, penso alla Gallura, che ha cinque candidati che diventano sei, quindi ci saranno tre uomini e tre donne in un territorio dove le donne, così come in tutta la Sardegna, rivendicano con forza il riconoscimento del ruolo e della funzione.

Qualcuno lo ha già detto, è stato detto proprio nell'intervento precedente, che la riforma non è completa, che va compiuta, che la statutaria va rivista, va rivista proprio non soltanto in funzione della rappresentanza di genere ma della rappresentanza dei territori. Così come è stato ricordato che avere una presenza femminile importante qualifica la nostra autonomia, io credo che questo sia un elemento fondamentale sul quale fare una riflessione, proprio per il ruolo storico delle donne sarde nella società sarda, che attraversa sofferenze e disagi ma che è anche capace di dare grandi straordinarie risposte al femminile. Ecco, io credo che la nostra autonomia si rafforzi con la presenza massiccia delle donne in quest'Aula, che è il massimo consesso che esprime la Sardegna.

Anch'io anticipo, Presidente, le dichiarazioni di voto. Chiaramente il mio Gruppo è favorevole, ma è pleonastico dirlo, quindi noi procediamo augurandoci che da questo avvio si possa passare poi ad una completa manutenzionedella legge statutaria.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gian Luigi Rubiu. Ne ha facoltà.

RUBIU GIANLUIGI (UDC Sardegna). Grazie Presidente, colleghi, colleghe, Assessore e Assessora presenti, in premessa dichiaro subito che voterò a favore di questa legge, tutto il Gruppo è favorevole affinché il Consiglio regionale si doti di una legge che porti appunto una presenza maggiore delle donne. È anche vero però che ci sono una serie di perplessità, una serie di dubbi, soprattutto perché si è arrivati oggi a dover discutere di una legge che probabilmente non era necessaria, non sarebbe stata necessaria nel momento in cui le coscienze, la democrazia avrebbero agito in maniera diversa. Non sarebbe stata necessaria per la maturità anche del nostro popolo e della nostra società.

Dobbiamo quindi arrivare ad una condizione dove la legge si deve occupare di ben altre cose, di trovare quegli equilibri per una presenza vera delle donne, ma soprattutto una certezza di elezione. Perché questa legge che dà la possibilità alle donne di candidarsi, anche nella misura del 50 per cento, è chiaro che non dà nessuna garanzia di elezione, mettendo peraltro in competizione con i colleghi, e soprattutto creando quel disagio inevitabile del controllo dal voto. Perché è verissimo quanto ha dichiarato il collega Fuoco: il secondo nominativo dopo la donna, quello dell'uomo così non offendo la collega Pinna, si presta anche a questo tipo di ambiguità. Per fortuna in ogni caso la società oggi è sempre più donna, è sempre più al vertice gestita dalle donne. In Sardegna abbiamo il Rettore, la Rettrice o Rettora, non so bene come chiamarla, donna. Ma abbiamo un Comune della Sardegna, che peraltro mi onora di poter dire che appartiene al Sulcis Iglesiente, dove la donna è un Sindaco, il Presidente del Consiglio è una donna, dove gli assessori sono donna, dove la manager dell'azienda sanitaria locale è una donna, per completare il comandante della stazione dei carabinieri è una donna. Non c'è stato bisogno di fare nessuna legge, lì si è arrivati per meriti. Quindi l'idea che si debba arrivare ad una legge per favorire l'ingresso delle donne lo ritengo, per quanto la voterò, un qualcosa forse superato. Perché le donne hanno grandi capacità. Permettetemi in alcuni casi molto più degli uomini; molti medici sono donna, molti insegnanti che sono donna, sempre con numeri importanti, e sicuramente non è una legge che qualifica o riconosce questi grandi meriti alle donne. Le donne sono presenti nella nostra società in quei ruoli sempre più importanti, l'articolo 51 della Costituzione già aveva previsto il richiamo a tutti i cittadini dell'uno e dell'altro sesso possano accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza. Quindi questa legge che la Regione Sardegna sta adottando è sicuramente un riconoscimento, una giustizia nei confronti delle donne, Però indubbiamente non risolverà il problema della presenza delle donne.

Ecco qui perché il Consiglio regionale, questo Consiglio regionale deve mettere mano alla legge statutaria in modo tale da dare qualche garanzia in più, per fare in modo che le donne siano sempre più presenti all'interno dei Consigli comunali e regionali. Pertanto l'augurio che noi facciamo è che questa legge oggi in questa giornata venga approvata e che al più presto anche le donne possono far parte del Consiglio regionale.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gianfranco Congiu. Ne ha facoltà.

CONGIU GIANFRANCO (Partito dei Sardi). Grazie Presidente, beh effettivamente i colleghi hanno detto tutto, hanno sviscerato l'argomento e tutti hanno due indugiato giustamente sul fatto che fosse giunto il momento per quest'Aula di occuparsi del tema della doppia preferenza di genere. Perché la glossa è importante, l'intestazione dei provvedimenti legislativi condiziona l'iter legislativo. Intanto chiariamo in quest'Aula oggi arriva un testo licenziato dalla Commissione che ha esaurito tutte le fasi di approfondimento politico all'insegna di un ragionamento che è: doppia preferenza di genere, e quindi alternanza di genere uomo e donna, nell'indicazione al momento del voto dei candidati. E questo è paradigmatico. Il Consiglio regionale della Sardegna ritiene che garantire la doppia espressione di voto sia indice di superamento di alcune criticità. Condivido in pieno ed è per questa ragione che ho sollevato il tema in Commissione del micro Collegio, uno ne abbiamo in Sardegna a due seggi, a due candidature meglio, ed è su quel tema che si poteva annidare la sperequazione, mentre da un lato ci affannavamo per tutelare la doppia, in un collegio non strutturato con la regola dei terzi si assisteva alla disomogeneità, alla disparità di trattamento. Perché in quei collegi a due si annidava l'eccezione, era un non disciplinato, poteva tranquillamente andare a due uomini o due donne. Su quel micro Collegio noi abbiamo acceso un riflettore che ha avuto il pregio di occuparsi anche di altri micro Collegi, il ragionamento politico di dettaglio andava proposto dal Partito dei sardi che ha firmato la statutaria la proposta statutaria numero 5 andava in questa direzione valorizziamo la parità di genere in tutti i collegi. Anzi mi correggo la doppia preferenza di genere in tutti i collegi ed il percorso che abbiamo seguito in Commissione per arrivare a presentare a quest'Aula un testo lavora ideologicamente, lo ripeterò fino alla nausea, sulla doppia preferenza di genere.

Io sono convintissimo che questo sia un passaggio assolutamente ineludibile ma permettetemi da minimo sindacale per chi viene come me da un'esperienza amministrativa negli enti locali, e riferisco la ripartizione tra uomini e donne nella Giunta comunale di Macomer e nel Consiglio comunale di Macomer, dove addirittura è preponderante la presenza femminile, preponderante. Vengo da un'esperienza di grande qualità di grande partecipazione e di grande senso civico e senso critico delle colleghe che sono presenti nei banchi del Consiglio comunale. E così mi giungono notizie dagli altri Comuni laddove è presente una forte presenza femminile si assistono anche a provvedimenti declinati al femminile, si assistono anche a quelle attività di demolizione di quella politica al maschile che impedisce, ha ragione il consigliere Cossa quando va a dire che sono inibiti gli accessi, sono inibite le partecipazioni perché di fatto non vi sono rimedi capaci di rimuovere gli ostacoli che esistono affinché non si tuteli la donna in quanto tale ma si tuteli la donna che vuol far politica, che è un genere ancora diverso, si tuteli la donna che vuol avere ruolo nelle Istituzioni che è un genere ancora diverso. Ed è verso quella selezione di qualità che questo Consiglio ha lavorato perché con la doppia preferenza di genere noi andiamo a selezionare quadri al femminile di qualità, questo è il punto di caduta ed è su questo tema, e cioè la proposta di legge unitaria che arriva in discussione qua, quella ancora non toccata dagli emendamenti, quella ancora che non risente di spinte abrogative o modificative, e cioè la doppia preferenza di genere, noi ci mettiamo la faccia e chiediamo che venga approvata palesemente, perché è il punto di caduta politico discusso in Commissione sul quale tutti abbiamo condiviso, doppia preferenza di genere. Sulla proposta licenziata dalla Commissione, io personalmente e il mio Gruppo siamo assolutamente favorevoli.

PRESIDENTE. La seduta è tolta, il Consiglio è convocato questo pomeriggio alle ore 16.

La seduta è tolta alle ore 13 e 48.