Seduta n.247 del 26/09/2017 

CCXLVII Seduta

(ANTIMERIDIANA)

Martedì 26 Settembre 2017

Presidenza del Presidente Gianfranco GANAU

La seduta è aperta alle ore 10 e 56.

FORMA DANIELA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta del 12 settembre 2017 (243), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Ugo Capellacci, Salvatore Demontis e Roberto Desini hanno chiesto congedo per la seduta del 26 settembre 2017.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la proposta di legge numero 451.

Annunzio di presentazione di proposta di legge statutaria

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la proposta di legge statutaria numero 12.

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta all'interrogazione numero 1207 (pervenuta in data 21 settembre 2017).

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria. Sono state presentate le interrogazioni numero 1244-1245-1246-1247-1248-1249-1251-1253.

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria. È stata presentata l'interpellanza numero 319.

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria. Sono state presentate le mozioni numero 354-355-356.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno, c'è una richiesta di rinvio per l'elezione del Vicepresidente del Consiglio regionale e per la nomina del Garante per l'infanzia e adolescenza. Quindi all'ordine del giorno abbiamo il documento numero 16: "proposta di ridefinizione della rete ospedaliera della Regione autonoma della Sardegna", relatore di maggioranza l'onorevole Perra e Ruggeri, relatore di minoranza l'onorevole Tocco.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Sull'ordine dei lavori Presidente, noto - non so se è conforme al Regolamento - che vi sono due relatori di maggioranza, non mi interessa tanto la questione regolamentare quanto sottolineare un aspetto, Presidente, lo trovo davvero inusuale, quasi che la relazione di maggioranza dell'onorevole Perra non sia affidabile, se è vero che alla sua segue quella dell'onorevole Ruggeri. Questo è il segno che questo provvedimento sconta delle difficoltà sul piano politico e questo evidenzia il contrasto vero che esiste all'interno della maggioranza, evidenzia la diffidenza tra i settori stessi della maggioranza che, evidentemente, non si fidano l'uno con l'altro. Questo, Presidente, per noi è già sufficiente per dire: ritirate questo provvedimento perché già parte col piede sbagliato, si risolva il contrasto interno alla maggioranza, si dica chi è il relatore, se c'è una maggioranza. Perché è davvero assistere ad un teatrino delle parti questa sorta di messinscena della ortodossia del PD, che deve intervenire perché non si vada fuori dal Verbo. Quindi, onorevole Perra se avesse, glielo dico guardi senza retorica, ma parlo di quella dignità politica nel senso vero del termine, rassegni le dimissioni perché lei è messo sotto tutela dall'onorevole Ruggeri da una parte della maggioranza, cosa davvero che in altri tempi non sarebbe stata tollerata. Ma questa è la politica di questi tempi che fa acqua da tutte le parti.

PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, per quanto riguarda il Regolamento, è previsto esplicitamente all'articolo 48 che per la discussione davanti al Consiglio degli argomenti di sua competenza la Commissione possa nominare uno o più relatori di maggioranza, quindi è assolutamente secondo le norme regolamentari.

Ha domandato di parlare il consigliere Domenico Gallus. Ne ha facoltà.

GALLUS DOMENICO (PSd'Az-La Base). Perché devo comunicare un gravissimo fatto che è stato perpetrato, una specie di mascalzonata verso i 30 Comuni che io rappresento, come Presidente di gestione autonoma servizio idrico, una grave mascalzonata che è stata compiuta giovedì scorso dal Egas che ha praticamente a tradimento, con una pugnalata violentissima alla schiena di tutti i trenta comuni ha deliberato che questi 30 Comuni dovranno o dovrebbero assolutamente entrare in Abbanoa. Io voglio spiegarvi perché è una mascalzonata e fatta anche a sangue freddo. Primo, appena io ho giurato qua in Aula mi sono rivolto al neo-assessore Balzarini prospettandogli appunto il fatto che tra l'altro alcuni Consiglieri qua, anche di maggioranza, stavamo preparando una leggina affinché i trenta Comuni che si gestiscono in proprio il proprio bene acqua, potessero continuare a gestirselo come hanno fatto dalla notte dei tempi. Cioè, in totale serenità, tranquillità, immediatamente mettendo al primo posto appunto i servizi ai cittadini e soprattutto facendo pagare un giusto canone, ma soprattutto dando risposte immediate in caso di guasti e quant'altro. Bene, io all'Assessore ho chiesto di incontrarmi per poter appunto parlare del problema, visto che se ne era occupato, avendo veramente la cosa a cuore veramente, l'Assessore Maninchedda il quale ha mantenuto tutte le parole che ci aveva dato e che però, avendo interrotto il proprio mandato, aveva delegato, così almeno mi disse, all'assessore Balzarini. Bene, l'assessore Balzarini mi ha detto: mi occuperò della cosa perché non la conosco, poi le farò sapere e faremo un incontro. L'incontro non c'è stato, non solo, ma lui è stato tra quelli che giovedì sera ha dato il via libera a questa mascalzonata, non solo…

PRESIDENTE. Onorevole Gallus, dovrebbe intervenire nell'ordine dei lavori, io la lascio finire però ripeto, non esistono le segnalazioni in Consiglio regionale.

GALLUS DOMENICO (PSd'Az-La Base). Allora però spero che questa cosa valga anche per le prossime volte, perché se a me non mi fa parlare, tante altre volte io qui ho assistito…

PRESIDENTE. È esattamente quello che sto dicendo, che da questo momento saranno consentiti soltanto gli interventi sull'ordine dei lavori.

GALLUS DOMENICO (PSd'Az-La Base). Allora, adesso io finisco. Ecco, dunque volevo anche dire questo giovedì scorso io ho parlato col direttore e con l'ingegner Porcu, ecco perché vi parlo di una di una mossa tradimento, perché alcuni di questi Comuni appartenenti al Gasi vantavano dei crediti verso Egas. Bene, giovedì sera hanno fatto il blitz, con totale cordialità abbiamo parlato di tutto, anche della leggina che avremmo dovuto portare in Aula eccetera, non mi ha minimamente fatto accenno a questo. Tralascio poi, e sto finendo, la posizione del Sindaco di Sassari, Nicola Sanna, il quale aveva assolutamente garantito che prima di prendere una decisione del genere avrebbe riunito tutti i Sindaci, da sindaco a sindaci, per informarci di questo iter, invece ripeto siamo stati vittima, perché ne abbiamo anche un pochettino abbassato la guardia ci sentivamo più tranquilli visto queste rassicurazioni, e ci hanno invece veramente pugnalato alle spalle. Questo lo dico perché adesso da parte dei Comuni del Gasi e non solo inizierà una battaglia senza frontiere, senza nessuna riserva affinché i nostri diritti vengano preservati.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Paolo Truzzu. Ne ha facoltà.

TRUZZU PAOLO (Gruppo Misto). Approfittando dell'argomento in discussione e della presenza dell'Assessore e del Presidente volevo segnalare una situazione un po' incresciosa che riguarda l'azienda per l'emergenza-urgenza. Perché, come sappiamo, doveva nascere a gennaio del 2016, pare che esista una delibera di nomina del direttore dell'Areus, ma questa delibera non si trovi perché è citata nella delibera 39/4 del 9 agosto 2017 dell'Assessorato alla sanità, che è quella sull'aggiornamento del piano di rientro, e risulta trasmessa dall'Assessorato alla sanità alla Presidenza. In Presidenza non l'hanno trovata, quindi la mia preoccupazione è duplice o diciamo che siamo davanti a un'ipotesi di falso in atto pubblico, perché si cita una delibera che è stata trasmessa ma che non è mai giunta a destinazione, o ancora che ci sia un povero dipendente dell'Amministrazione regionale che da gennaio di quest'anno da via Roma stia viaggiando verso viale Trento e non sia ancora riuscito a consegnare la delibera.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Presidente, non lo avrei fatto lo faccio perché dopo l'intervento del collega Pittalis non si può non intervenire per dire al collega che credo che abbia perso un'occasione per evitare di dire cose fuori luogo, prive di fondamento, e prive oltretutto, oltre che di stile e di buon gusto.

PITTALIS PIETRO (FI). A sproposito lo dici nel suo Gruppo!

COCCO PIETRO (PD). La possibilità di dividere le relazioni è una cosa data, non solo dal Regolamento, ma anche proprio il contrario di quello che sostiene il collega, perché è frutto di un lavoro corale all'interno della maggioranza, di una Commissione che ha lavorato per mesi per ascoltare le voci provenienti da tutti i territori, degli amministratori locali e da coloro che possono dare un contributo importante nella riforma della riorganizzazione della rete ospedaliera. E il fatto che fra emendamenti e fra relazioni ci sia divisi il compito è frutto proprio dell'impegno collettivo che ha visto la maggioranza in questi ultimi mesi lavorare alacremente sul tema della riforma della riorganizzazione della rete ospedaliera e non il contrario.

Per cui inviterei il collega la prossima volta a riflettere prima di intervenire a sproposito per cercare di trovare il pelo…

(Interruzioni dell'onorevole Pittalis)

Quindi, il collega Perra non solo ha il pieno sostegno di tutto… il collega Perra non solo il pieno sostegno di tutta la maggioranza del gruppo del Partito Democratico, ma insieme al collega Perra, alla forza che lo rappresenta, il Gruppo che lo rappresenta, abbiamo condiviso l'idea di dividere il compito, proprio per rafforzare l'impegno di noi tutti su questa riforma sanitaria.

PITTALIS PIETRO (FI). Presidente, io voglio intervenire per fatto personale

PRESIDENTE. Non c'è nessun fatto personale onorevole…

PITTALIS PIETRO (FI). Allora, "a sproposito" uno lo dice a casa sua non lo dice in Aula, perché l'intervento a sproposito e quello che ha fatto l'onorevole Cocco, per la verità. Perché ci sono parole che si possono dire e parole che non si possono dire. Comunque, se volete impostare il dibattito in questi termini, troverete chi vi fa sponda.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Daniele Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE (SDP). Io sto intervenendo anche io a sproposito ne sono convinto, però chiedo al presidente Pigliaru, che è presente in Aula, che si faccia carico dell'intervento dell'onorevole Gallus perché è stato veramente perpetrato un atto gravissimo, contro 30 Comuni della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Emilio Usula. Ne ha facoltà.

USULA EMILIO (Gruppo Misto). Presidente, sull'ordine dei lavori. Solo per avere un chiarimento. Nella convocazione dell'Aula c'è cliccabile il documento 16/XV che però è diverso dal testo che è stato esitato dalla Commissione. Mi chiedo se è regolare questo fatto e su quale documento dobbiamo discutere, perché il documento esitato il 3 agosto 2017 porta anche le correzioni apportate dalla Commissione, il documento cliccabile nella convocazione d'Aula per oggi è differente, quindi chiedo anche su quale documento dobbiamo fare osservazioni e anche eventuali emendamenti.

PRESIDENTE. Quello che è stato ricevuto è il documento ufficiale deliberato dalla Commissione. Il testo che è stato trasmesso insieme alla convocazione è il testo finale che contiene tutte le modifiche fatte in Commissione.

Ha domandato di parlare il consigliere Antonio Solinas. Ne ha facoltà.

SOLINAS ANTONIO (PD). Sull'ordine dei lavori, volevo tranquillizzare l'onorevole Pietro Pittalis perché se avrà avuto modo di leggere le due relazioni avrà anche potuto notare che le relazioni sono in continuità, ma una parla in modo particolare sotto l'aspetto politico e l'altra sotto l'aspetto tecnico. Presidente, intervengo approfittando della presenza del presidente Pigliaru, per ricordare, facendo seguito all'intervento dell'onorevole Gallus, che in quarta Commissione sul problema dei 28 Comuni che erano fuori da Abbanoa, si era trovato un accordo con l'allora assessore Maninchedda di verificare, Consiglio e Giunta, la possibilità che questi Comuni continuassero a stare fuori dal sistema Abbanoa, sapendo che la cosa era molto difficile perché c'è una normativa nazionale che impone il gestore unico però avevamo individuato una strada, e credo che quella strada possa essere ripresa e ripercorsa sino alla fine per verificare se questi 28 Comuni, che hanno una situazione completamente diversa dagli altri Comuni della Sardegna, possano in qualche modo continuare a gestire il sistema idrico nel loro territorio, economicamente valido come lo stanno gestendo e anche dal punto di vista organizzativo. Quindi io credo che l'Assessore ai lavori pubblici quanto prima debba venire in Commissione a relazionare su questa scelta e decidere tutti assieme il percorso che dobbiamo percorrere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giorgio Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI Giorgio (UDC Sardegna). Sull'ordine dei lavori e per una precisazione. Assistiamo costantemente da un po' di tempo a questa parte a discussioni che esulano dalla convocazione dell'Assemblea.

Voglio soltanto dire qualche cosa su quanto ha detto l'onorevole Usula, effettivamente le cose sono andate in questi termini, così c'è più chiarezza: il documento mandato al CAL e poi definito dalla Commissione è stato inviato ai consiglieri della Commissione dicendo eventualmente di verificare se c'erano piccole variazioni da fare, ovviamente non strutturali e non certamente di una certa sostanza, quindi il testo è parzialmente diverso anche se non stravolge niente. Sarebbe stato opportuno, per questioni di correttezza, che la stesura finale venisse rivista con le piccole correzioni, che sono in taluni casi insignificanti, dalla Commissione competente, questo non è avvenuto.

Discussione generale del documento: "Proposta di ridefinizione della rete ospedaliera della Regione autonoma della Sardegna". (16/XV/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del Documento numero 16/XV/A della Giunta regionale.

Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il consigliere Raimondo Perra, relatore di maggioranza.

PERRA RAIMONDO (Cristiano Popolari Socialisti), relatore di maggioranza. Presidente, signori della Giunta, onorevoli colleghe e colleghi, non voglio polemizzare perché di tutto abbiamo bisogno tranne che di fare polemiche. Sul termine "sotto tutela" non mi esprimo naturalmente, ce ne sarebbe da dire abbondantemente però credo che non sia questa l'occasione per polemizzare. Lo ha già detto chi mi ha preceduto: ampia condivisione nella maggioranza di centrosinistra per suddividere la relazione tra due relatori; non c'è nulla di strano, ci sono esempi in questa consiliatura e l'onorevole Pittalis sa bene, in quanto veterano di quest'Aula, che queste cose, quando ci sono riforme così complesse, sono accolte.

Consentitemi di iniziare questa mia relazione con dei ringraziamenti. Intanto voglio ringraziare tutti i componenti della Commissione per il lavoro complesso e faticoso fin qui svolto, che è iniziato ad aprile del 2016 e si è concluso nella seduta del 6 settembre 2017, data in cui la Commissione ha licenziato il Documento 16 a maggioranza, con il parere contrario dei Gruppi dell'opposizione e l'astensione dell'onorevole Gallus; ringrazio l'onorevole Oppi, lo faccio pubblicamente, per l'assidua presenza in Commissione e per il contributo significativo e sostanziale offerto per alcune modifiche e integrazioni apportate al testo, così come voglio ringraziare l'onorevole Gallus per la sua preziosa collaborazione che ha arricchito il complesso e delicato esame del documento. Un ringraziamento naturalmente va all'assessore Arru e a tutti i suoi collaboratori, per il massiccio impegno manifestato negli oltre due anni di lavoro che sono stati necessari per l'elaborazione del piano in esame, mi sia consentito inoltre ringraziare vivamente tutti i dipendenti degli uffici della Commissione, ma soprattutto la dottoressa Noemi Atzei per il costante e preziosissimo supporto e l'alta professionalità dimostrata in questi mesi. Davvero grazie, dottoressa.

Il documento che l'Aula si appresta a discutere da oggi è parte fondamentale del Piano sanitario regionale, esso si inserisce nel più ampio percorso di riordino complessivo del nostro servizio sanitario, avviato con la legge regionale 23 del 2014, e rappresenta un'opportunità importante di cambiamento e di miglioramento per il sistema sanitario della Sardegna, un provvedimento atteso, di grande impatto per aspettative e interessi legittimi dei vari territori e che ha suscitato comprensibili preoccupazioni e perplessità ma che era necessario, perché non possiamo più permetterci, colleghi, di ignorare gli indicatori nazionali che ci vedono agli ultimi posti per appropriatezza dei ricoveri, per lunghezza delle degenze e sicurezza nell'erogazione di prestazioni e servizi. Con questa riforma, che risponde ai nuovi bisogni di salute e colma le differenze e le disuguaglianze esistenti tra i vari territori della regione, stiamo riqualificando l'assistenza senza tagli né chiusure, razionalizzandone al contempo il costo. Amplissima è stata la discussione generale, iniziata a giugno scorso, così come complesso e animato l'esame dell'articolato e dei relativi emendamenti - per l'esattezza ne sono stati presentati 1023 -; nonostante il dibattito acceso e le forti contrapposizioni iniziali, la Commissione è riuscita a fare sintesi arrivando su punti importanti a posizioni condivise. Il 3 agosto, terminato l'esame del testo e degli emendamenti, ha sospeso la votazione finale del provvedimento in attesa di acquisire il parere di competenza del CAL, pervenuto il 4 settembre, e, dopo un attento esame, sentito anche l'Assessore alla sanità, ne ha recepito alcuni punti e nella seduta del 6 settembre lo ha licenziato a maggioranza.

Il testo esitato dalla Commissione si differenzia notevolmente dalla proposta iniziale della Giunta alla quale apporta una serie di importanti correttivi e miglioramenti e in gran parte recepisce le istanze formulate dai diversi territori.

Alla luce di quanto esposto, mi si consenta di esprimere, da un lato la mia grande soddisfazione per aver esitato questo documento, ma dall'altro anche il mio rammarico. La grande soddisfazione consegue dall'enorme lavoro svolto fino ad oggi dalla Commissione che presiedo, a fronte di un documento estremamente complesso non solo per la materia trattata ma anche per la tipologia di atto, certamente differenza da una legge o dagli altri provvedimenti con cui la Commissione abitualmente si misura; la soddisfazione nasce anche dal fatto che la riforma colma una lacuna nella programmazione regionale che si protrae da circa vent'anni, l'ultima pianificazione della rete ospedaliera infatti risale al 1998, da allora il sistema è andato avanti in assenza totale di programmazione. Questa maggioranza dunque ha ereditato una rete disomogenea e caotica, sviluppatasi senza tener conto dei dati epidemiologici, delle reali esigenze di salute espresse dai cittadini misurate sulla base di parametri oggettivi. Noi, con coraggio e con la consapevolezza che il cammino sarebbe stato irto di ostacoli, quelli frapposti da chi vuole mantenere lo status quo, abbiamo deciso di provare a riordinare il sistema e nel farlo abbiamo cercato di coinvolgere tutti, in primo luogo voi colleghi della minoranza, che abbiamo invitato ad un dialogo costruttivo in Commissione. Ed in effetti nonostante si sia partiti da posizioni spesso molto lontane, a volte apparentemente inconciliabili, siamo riusciti a raggiungere l'accordo su punti importanti del documento, tanto che alcune modifiche sono state fatte con emendamenti di sintesi condivisi da tutte le forze politiche rappresentate in Commissione. Abbiamo coinvolto i territori, più volte sentiti in audizione, gli erogatori privati, i sindacati e i vari rappresentanti del mondo sanitario. E a tutti abbiamo prestato tanta attenzione, a tutti abbiamo cercato di fornire una risposta, basta guardare com'era la proposta prima degli emendamenti della Commissione e come è oggi il testo all'esame dell'Aula. Qualcuno replicherà che alcune cose però non sono state fatte, qualcuno strumentalizzerà il contenuto del documento per dire che alcuni territori sono stati trascurati da questa Maggioranza. Ebbene, colleghi, se ci sono degli errori dico da subito che questo è il momento di correggerli, al contempo però invito tutti a non perdere di vista l'obiettivo primario di questo documento che non è accontentare questo o quel territorio. No! L'obiettivo primario è la salute di tutti noi e che le prestazioni sanitarie siano erogate in maniera appropriata a chiunque in condizioni di sicurezza. A fronte di un obiettivo così importante ritengo sia nostro dovere approcciarci al tema con grande senso di responsabilità, anche se questo può significare fare scelte impopolari. E qui devo esprimere il mio rammarico per non essere riusciti forse a spiegare adeguatamente il senso e le motivazioni delle scelte contenute in questa riforma. Ritengo, infatti, che se fossimo riusciti a far comprendere che queste scelte sono imposte dalle buone pratiche, dalla scienza medica, dall'esigenza irrinunciabile di porre al centro la salute dei cittadini non sarebbero state così impopolari. Si è parlato inopinatamente di tagli e di chiusura di ospedali e di centri, di strutture, quando in realtà basta leggere il documento per rendersi conto che non c'è in atto alcuno smantellamento e che anzi la Commissione ha voluto efficientare il sistema, tenendo sempre nella massima considerazione le peculiarità della Sardegna che continuerà ad avere un'organizzazione dei servizi ospedalieri capillare, diffuse e soprattutto organizzata secondo la logica della rete.

O ancora si è attribuita a questa riforma la responsabilità per disagi e problemi che invece sono conseguiti dall'applicazione di atti aziendali o determinati da singole delibere di Giunta, e allora pur ribadendo il massimo rispetto per le altrui opinioni invito tutti a porre rimedio fin da ora a quel difetto di comunicazione che non ha consentito di far conoscere il documento. Il primo modo per farlo è cercare tutti quanti maggioranza e opposizione di instaurare un dialogo onesto e franco, un dialogo che potrà essere anche molto acceso nei toni ma costruttivo pur all'interno delle differenti posizioni politiche e ideologiche per portare a compimento un lavoro veramente fondamentale per il sistema sanitario sardo ma che deve avere come oggetto questo documento e il suo effettivo contenuto e non altri provvedimenti o atti che esulano evidentemente dalla competenza in questo Consiglio. Solo così, cari colleghi, si potrà…

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Luigi Ruggeri, relatore di maggioranza.

RUGGERI LUIGI (PD), relatore di maggioranza. Grazie Presidente, io inizio parlando di quello che non c'è nel documento, non c'è, com'è stato detto dal collega Perra, alcun cenno alla chiusura di presìdi ospedalieri che non siano esclusivamente quelli legati alla ristrutturazione dell'offerta ospedaliera dell'area di Cagliari, non c'è nessun cenno a equilibri finanziari o acconti a cui dovrebbe portarci questa riorganizzazione della struttura. C'è invece un tentativo di riforma della rete che si basa principalmente su tre elementi, su tre passaggi che è quella della riduzione dei posti letto, che è quella della costruzione appunto della messa in rete dell'offerta ospedaliera, che è quella della sua progressiva specializzazione per complessità crescente.

Però anche qui bisogna intenderci: quando parliamo di riduzione di posti letto dobbiamo uscire dall'illusione ottica per cui rappresentiamo la qualità della risposta di salute nel numero di posti letto e i posti letto non si riducono perché c'è una norma superiore che ci impone di farlo, anche se così è strutturato negli atti normativi, che sono alla base di questa riforma, i posti letto si riducono perché la medicina è cambiata perché oggi a esigenze di salute cui si dava prima rispondenza con il ricovero in ospedale si dà rispondenza con ricovero territoriale, dove avevamo ricoveri abbiamo spesso day hospital, dove abbiamo day hospital abbiamo percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali, abbiamo una ristrutturazione dell'offerta anche con attività intermedia con gli ospedali di comunità, con le RSA, abbiamo dei ricoveri che sono organizzati per aree omogenee che impediscono le sovrapposizioni e impediscono gli sprechi.

L'organizzazione di rete anche lì serve a impedire che il modello che sino a oggi ha informato di sé il nostro Sistema sanitario regionale cioè gli ospedali che crescono autonomamente senza rendere conto della propria attività se non al limite nello stretto ambito geografico cui fanno riferimento, invece si interfacciano e si legano in una logica per cui ciascun ospedale è capace di una risposta specifica appropriata secondo il proprio tasso di specializzazione. E la specializzazione è la chiave poi di questa riforma ovvero l'organizzazione della risposta ospedaliera per complessità competenti a ciascun presidio. Il che significa che noi cerchiamo di ovviare a quel limite drammatico della nostra offerta sanitaria che ci dice: che da noi in Sardegna ricoveriamo molto per specialità ad alta diffusione, cioè per casi di bassa complessità. Questo è uno dei dati che stanno alla base della migrazione della migliore capacità di traenza dell'offerta sanitaria esercitata dai presidi della Penisola.

Ora noi a questa organizzazione proviamo a dare risposta, a questa esigenza proviamo a dare risposta con organizzazioni dove descriviamo appunto gli ospedali classificati per livello di complessità in HUB di secondo livello, di primo livello, ospedali di base, ospedalizzazione disagiata. Ciascuna di queste classificazioni corrisponde ad un dato demografico: gli ospedali, HUB di secondo livello, quelli nei quali sono mantenuta la centralizzazione delle migliori complessità, sono gli ospedali dove si concentra la casistica, quindi dove è possibile maturare meglio quell'expertise che sono richieste nel momento in cui il caso di salute esprime la maggiore complessità. Questa è una condizione che ci permette di centrare molto meglio l'offerta e di riservare l'ospedale alla sua vocazione che è un ospedale per acuti oltre che un luogo dove si formano le conoscenze.

Chiaramente siccome noi abbiamo una struttura demografica particolare che polarizza nel Polo di Sud gli Ospedali di secondo livello abbiamo necessità di rappresentare l'offerta sanitaria in maniera omogenea sul territorio e lo facciamo andando a riscontrare le aree nelle quali andiamo ad ubicare presidi di primo livello che normalmente hanno come requisito un riferimento demografico dell'ordine compreso tra 150-300 mila abitanti. Negli ospedali presidi di primo livello andiamo a concentrare le specialità a media diffusione, quindi cerchiamo di dare una risposta omogenea nel territorio prevedendo una deroga particolare per un territorio l'Ogliastra, che è isolato geograficamente, e che soprattutto nei termini dell'urgenza non è in grado di riferirsi ad HUB specifici e adeguati per dimensioni nei tempi previsti dalla struttura delle reti soprattutto dall'emergenza urgenza, in questo caso conferiamo quelle funzioni di primo livello anche al presidio ospedaliero dell'Ogliastra.

Abbiamo poi degli ospedali caratterizzati da bacini di utenza inferiore a 150.000 abitanti ma superiore a 80.000 abitanti che sono ospedali di base, dove riscontriamo le specialità di base e abbiamo definito gli ospedali zona disagiata diversamente, cioè gli ospedali che sono quelli di Bosa, La Maddalena, quello di Isili, Muravera, Sorgono sono ospedali nei quali i riscontri demografici non premiano, non permettono la rappresentazione di specifiche e determinate specialità ma ai quali conferiamo alcune peculiarità perché il loro isolamento e il loro disagio va contemperato.

Diciamo anche che abbiamo ritarato i posti letto sulla base del bisogno specifico, condizionato dall'applicazione del tasso alle condizioni di appropriatezza e contando le mobilità, e diciamo anche che abbiamo ridotto di 64 unità le strutture complesse proprio considerando il sistema di razionalizzazione e il riferimento a presidi unici di aree omogenee. Chiudo, visto che il tempo sta terminando, dicendo che probabilmente c'è bisogno di far leggere meglio questo documento, perché molte delle cose che ci vengono richieste come espressione di disagio da parte delle Autonomie locali, in particolare da parte delle comunità periferiche, sono già contenute nel documento e hanno bisogno probabilmente di una migliore esplicitazione su cui credo sia il caso che quest'Aula si eserciti in questi giorni, così come probabilmente dobbiamo dare conto della capacità di lettura del cittadino nel momento in cui il singolo utente si riferisce al nostro sistema. Badate, la capacità oggi di definire quale sia il luogo dove si dà la risposta più appropriata per il cittadino che si rivolge al sistema sanitario regionale ospedaliero è in funzione della propria capacità di attingere ad informazioni e alla propria capacità di disporre di risorse finanziarie. Una classe politica che si rispetti, che non deve abdicare al proprio ruolo, cerca di far sì che questa capacità di risposta non sia una capacità che taglia fuori coloro che di queste informazioni sono privi, quindi soggetti che mancano della capacità di discernere e mancano della possibilità anche finanziaria di scegliere. La rete ospedaliera cerca di dare delle risposte omogenee ed eque su tutto il territorio regionale, e facendo questo credo che faccia prima di tutto un'operazione di equità che garantisce certi territori, certe zone molto più di quanto il mantenimento di certi presidi, così come ci richiedono certi professionisti dell'agitazione, voglia fare e di come certi presidi neghino nei fatti il diritto fondamentale alla salute. Grazie.

PRESIDENTE. Comunico che è rientrato dal congedo l'onorevole Salvatore Demontis.

Ha facoltà di parlare il consigliere Edoardo Tocco, relatore di minoranza.

TOCCO EOARDO (FI), relatore di minoranza. Presidente Pigliaru, Assessore, mi fa piacere questo manifesto ottimismo da parte dei relatori, dei colleghi Perra e Ruggeri, ma io tutto questo ottimismo onestamente non lo vedo, i ringraziamenti di Perra spero che siano uguali a quelli che vi daranno quelle persone che sono qui sotto oggi e tutti i cittadini che manifestano continuamente questo disappunto e questo disagio. Assessore, questo documento pare che sia, da quel che si è detto, la madre delle riforme. Io non credo che sia né la matrigna né la figlia delle riforme. Purtroppo, questo documento presenta enormi lacune, presenta enormi lacune anche perché non è stato un documento condiviso, come si dice, sì, sono stati ascoltati gli enti locali, sono stati ascoltati gli amministratori, i CAL, i sindacati, ma chi non è stato ascoltato veramente, Assessore, sono i cittadini, sono gli ultimi fruitori del servizio sanitario, è la fascia debole, la parte debole della società, sono quelli che vivono nei territori e hanno la necessità maggiore di interpretare questo documento, Assessore, un documento che, lasciatemelo dire, è pieno di acronimi, neologismi, è un documento che chi non è addetto ai lavori, chi non opera nel settore, non può capire, Assessore. Quindi, anche se qualcuno o qualcuna sostiene che questo documento noi non lo abbiamo capito, non siamo riusciti ad interpretarlo perché probabilmente qualcuno lo ha scritto anche male, o lo ha esposto in maniera impossibile da capire per l'uomo della strada. Questo è il problema, visto che voi parlate tanto che bisogna comunicare meglio questo documento nei territori. Benissimo, comunichiamolo meglio, allora fermiamoci un attimo, diamo nuovamente a questo documento una semplicità, una flessibilità, qualcosa che possa essere recepito facilmente, cosa che purtroppo non accade. Assessore, siete partiti dal tetto, siete arrivati dal tetto alla base come i peggiori ingegneri di questa terra, non avete saputo dare una regola e partire veramente dai territori. Vede, io lo dico, ovviamente è risaputo da tutti, ho fatto diversi sopralluoghi quest'anno, li ho fatti con coscienza perché volevo rendermi conto delle esigenze e delle drammaticità dei territori, e queste drammaticità emergono ancora, anche in questo documento, Assessore, perché i territori non hanno recepito assolutamente quello che voi volete fare. Voi avete in maniera spietata puntato la prua verso il vostro obiettivo, e ci sta anche, però, Assessore, il problema è che voi siete entrati in mare aperto, parliamoci chiaro, e in mare aperto la nave è difficilmente governabile. Dove sono i comandanti di questa nave? Più che altro ci sono mozzi. Qual è il problema, Assessore? Che avete nominato delle persone a gestire questa riforma sanitaria. Parlate di riordino, io onestamente avrei parlato più di ridisegno della sanità, avrei parlato anche di una costituente della sanità in Sardegna, perché il progetto è un progetto che deve essere fatto per il futuro, la politica deve pensare al futuro delle generazioni, deve pensare al futuro di quello che è l'argomento principale in questo momento, che è la sanità, non può pensare nell'immediato da oggi a domani, perché da oggi a domani non succederà niente, Assessore, come non succederà niente per l'elisoccorso, perché ci vorrà un anno prima che parta definitivamente; così dicasi per l'emergenza-urgenza, Assessore, non avete creato una rete territoriale preparata prima di arrivare a tagliare i servizi. Voi dite: "Non abbiamo tagliato nessun servizio", benissimo, allora come si spiega che tanta gente viene qui a dibattere, a manifestare, a fare scioperi, mobilitazioni? In qualche modo qualcosa sarà successo, se i servizi ci sono tutti sicuramente la gente non scende giù a Cagliari e fa chilometri per stare qui sotto il palazzo regionale, quindi qualcosa che non quadra c'è. E quel qualcosa che non quadra, Assessore, probabilmente avete messo delle persone nel posto sbagliato, perché quando si mette un manager, in questo caso della sanità, e glielo dico, attenzione, nulla di personale nei suoi confronti, mi è anche molto simpatico, quando si mette un manager nella sanità, il manager è colui che conosce la strategia aziendale, la gestione aziendale, e voi avete messo medici. Per carità, professionisti, gente di tutto rispetto, ma che facciano i medici. Fare il manager è ben altra cosa, Assessore, fare il manager vuol dire saper gestire anche il personale, e il personale non è stato gestito per niente, guardi il Brotzu. Lei mi dirà: "Parli sempre del Brotzu". Avete spostato la neurochirurgia dall'ospedale Marino, mi è arrivato un messaggio adesso, la dottoressa Ruda, direttore sanitario, ha dato disposizioni che la neurochirurgia deve andare al Brotzu a riempire il reparto di neurochirurgia, quando l'ospedale Marino, Assessore, finché è lì, finché è lì, lasciamolo dov'è, è un polo funzionale a tutto il territorio, o vogliamo pensare a che cosa è successo? Avete tolto la struttura complessa di cardioanestesia al Brotzu? È quella della chirurgia plastica, DEA di primo livello, DEA di secondo livello, qui c'è anche un difetto di semantica perché per me il secondo livello sta sotto il primo livello, e il primo livello è lo stadio avanzato. Quindi non capisco neanche tutto questo riempire di significati. La chirurgia plastica, Assessore, l'avete spostata al Policlinico forzatamente, perché dovevate assegnare un posto a questo luminare che è arrivato dal Nord Europa. Cerchiamo di essere anche un po' corretti tutti quanti, io capisco che la politica debba avere anche un suo ruolo, è giusto anche che si debbano mettere le persone di fiducia, per carità, però, signori, cerchiamo di non arrivare a tanto perché questo poi diventa anche vergognoso, diventa ridicolo, avete tolto questa struttura. Come fa a rimanere secondo livello l'ospedale Brotzu o tutto l'insieme se togliete la chirurgia plastica? Il DM numero 70 parla chiaro. Allora, signori, io non so, Assessore, lei un giorno disse in Commissione, forse stava scherzando: "Io non ho problemi, se questa cosa non va avanti bene, mi prendo il camice e me ne vado in corsia". E giustamente lei è un buon medico, e arriverà in corsia. Ma pensa, Assessore, lei e tutti gli altri, di ricevere gli applausi quando tornerà in corsia? Non lo so io, signori, io non lo so se riceverà gli applausi, e mi dispiace questo. Forse lei è un amante del basket, chiediamo un minuto, un minuto si fa per dire, nel senso fermiamoci un attimo e guardiamoci intorno, probabilmente c'è ancora qualcosa da fare, ascoltiamo ancora chi deve essere ascoltato, cerchiamo di trovare la condivisione e, perché no, l'opposizione non può essere allontanata così. Io credo che sia il momento di considerare anche alcune delle nostre cose, che sono anche valide. Io mi devo compiacere con i colleghi dell'opposizione, alcuni come il collega Augusto Cherchi, che è un buon medico, e ha avuto modo anche di rimarcare alcune cose importanti, Emilio Usula, e purtroppo qualche altro che ovviamente più filogovernativo di così non esiste, che va avanti diretto, perché questa è la strada da percorrere, percorriamola sino al disastro. Ed è quello che si sta perpetrando, Assessore. Attenzione, attenzione, i sardi non ci stanno ascoltando, noi siamo qui eletti, Assessore, siamo eletti e cerchiamo il consenso nel territorio, chi non è eletto, Assessore, non ha questa problematica, perché non è eletto, alla fine torna a casa, e arrivederci e grazie. Chi dovrà cercare il consenso nel territorio, sempre che lo vada a cercare, avrà delle difficoltà, Assessore, avrà delle difficoltà, e lei sa bene di cosa parlo.

Concludo. I sardi stanno aspettando, Assessore, stanno aspettando sulla sponda del fiume, come disse qualcuno tanto tempo fa, quindi ora sta a voi decidere. Grazie.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il consigliere Stefano Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (FI). Grazie Presidente, signor Presidente della Regione, signor Assessore, colleghi, trattiamo questo argomento con la serietà che impone una delle norme più importanti che andremo spero a non licenziare all'interno di questo mandato legislativo. Devo dire che trovo di ottimo auspicio i ringraziamenti che sono venuti dal Presidente della Commissione, perché normalmente i ringraziamenti sono inseriti nei titoli di coda, e sono convinto che questo sia il titolo di coda di questo mandato e di questa Giunta. Perché onestamente, e lo faccio io, visto che non lo ha fatto il Presidente della Commissione, l'onorevole Tocco, che per conto di tutti noi ha svolto un grandissimo e faticoso lavoro sul territorio, e per conto di tutti noi ha riportato impressioni, sensibilità, tutto ciò che difficilmente appare riscontrabile all'interno di questo documento che voi proponete all'Aula, ci hanno convinto del fatto che vi fosse dolo, e lo abbiamo detto, nel voler portare fuori tempo, ma non fuori tempo perché in ritardo, fuori tempo perché largamente in anticipo rispetto a tante altre cose da fare, la riforma della rete ospedaliera. Lo ha detto figurativamente molto bene anche l'onorevole Tocco, che avete provato a iniziare a costruire la casa dal tetto con l'inutile speranza che questo tetto non vi caschi in testa, perché vedete, essendovi voi presentati come la Giunta delle competenze, come la Giunta che veniva a portare sul terreno della politica il parametro oggettivo, con una ossessione quasi adolescenziale per la misurazione, vi presentate a discutere della rete ospedaliera in presenza di, anzi, in assenza direi in questo caso del requisito soggettivo; voi non avete il requisito soggettivo per venire a discutere di questo, perché per primi nella storia e mesi in ritardo non avete ancora chiuso il bilancio della sanità. Ma chi vi dà il diritto di presentarvi a questa Assemblea senza aver chiuso i bilanci della sanità! Ma sulla base di che cosa volete ragionare! Ma chi vi dà il diritto di venire a prendere in giro la massima Assemblea rappresentativa del popolo sardo, quando non avete neppure idea, avete soltanto delle proiezioni e delle ipotesi rispetto al buco della sanità che grazie a voi ha continuato inesorabilmente ad allargarsi. Ho apprezzato l'altro giorno la difesa d'ufficio che è venuta dal Presidente Sabatini, che seppure non convinta ha provato a dire: "Il tema del disavanzo, il tema del buco della sanità io l'ho segnalato", e in certi momenti sembrava persino che stesse difendendo la Giunta! E gli ho detto: "Collega, chiarisci, perché altrimenti sembrerebbe che tu stia cercando di dare un diverso significato ai numeri". Ho visto assemblee pubbliche, partecipate da illustri esponenti del Partito Democratico, dall'Assessore, in cui si è detto contestualmente che questo è il numero che ci iscrive come regina delle Regioni canaglia, e questi sono gli atti che, avendoci portato a questo, sono quelli che salveranno la Sardegna; roba da avanspettacolo! Cioè, i sofisti non erano capaci di fare questo, perché in mezzo inserivano una serie di percorsi logici che rendevano la curva parabolica quasi impercettibile, voi dite esattamente tutto e il contrario di tutto all'interno della stessa frase. Io mi domando con quale faccia voi vi stiate presentando qui, a raccontarci che siete in grado di mettere mano alla rete ospedaliera, quando non esiste la possibilità che voi continuiate a governare questo pezzo di responsabilità della nostra Regione, non esiste la possibilità che voi non siate o commissariati o affiancati da un tutor del Governo nazionale che vi metterà nella imbarazzante condizione ogni giorno di correggervi i compiti. Soltanto informalmente, ma è una questione che emergerà a giorni, si parla del mutuo, "si fa un altro mutuo". Che cos'è il mutuo? Vogliamo spiegare che cos'è il mutuo? E' un indebitamento, un'ipoteca che mettiamo sulle politiche di sviluppo di questa Regione, sulle politiche di espansione di questa Regione, sulla possibilità di tenere in piedi la buona sanità che abbiamo in Sardegna e che proiettiamo direttamente sulle future generazioni, sulle future generazioni di cittadini sardi e di responsabilità politiche, un mutuo che non appare ancora neppure chiaro riesca a coprire interamente il disavanzo; ma come si fa a immaginare che non si debba intervenire sulla leva fiscale? Come si fa a non immaginare che si debba di necessità ingessare qualunque altra azione politica di questa Regione per l'idea scellerata di poter continuare a spendere e spandere, come avete fatto nei primi quattro anni di legislatura, e puntiamo il dito su quello che avete indicato come il cuore della vostra idea di sanità, l'Azienda di Sassari e l'Università di Sassari, regine nello sperperare fondi in questi anni! E vi presentate, qua senza nessuna cognizione, senza aver chiuso i bilanci, che vi vengono chiesti anche da pezzi autorevoli della vostra maggioranza. Ma vi sembra una cosa concepibile? Ma siamo in un teatro o siamo in un'Assemblea legislativa? Siamo persone che devono recitare una parte, o siamo persone che devono prendere decisioni importanti e decisive per il futuro dei cittadini? Io devo essere onesto, confido ancora in un sussulto, tanto non ve ne andate a casa, ormai l'abbiamo capito il bluff del: "Se non mi appoggiate questa me ne vado a casa", non ci crede più nessuno Presidente, si è ingoiato di tutto, lasci che questo testo torni in Assemblea, lasci che li riposi e cominciamo da dove bisogna iniziare, perché voi lo sapevate, e qui è il dolo! Voi sapevate che il problema è il costo della produzione, voi sapevate esattamente dove andare a guardare; non c'è stato un giorno di verifica rispetto alla idoneità dei ricoveri, cioè non siete stati un giorno a guardare sull'appropriatezza dei ricoveri, scusate, per usare il termine più preciso, non siete stati un giorno a guardare quanto del disavanzo è prodotto dall'appropriatezza dei ricoveri perché non avete fatto un giorno di verifica! Avete controllato ogni singola spesa attribuibile a quel pezzo di attività di sanità pubblica fatta dall'azienda privata, dall'altra parte ve ne siete infischiati di vedere come funzionava, perché non esiste nessun tecnico disponibile a dire che si possa fare la riforma della rete ospedaliera senza aver risolto prima l'organizzazione dell'emergenza-urgenza e l'organizzazione sul territorio per i post acuti. Questo è il cuore della vicenda, su questo dobbiamo intervenire; sino a quando noi non saremo capaci di garantire una fase post acuta a costi accettabili, sino a quando non saremo in grado di dire alle persone: "badate bene che in ospedale ci si resta per le cose indispensabile e per lo stretto tempo indispensabile", noi non avremo fatto nulla. Sino a quando non avremo garantito ad ogni singolo cittadino sardo la possibilità di essere preso in carico in un tempo utile per salvargli la vita, è perfettamente inutile discutere di rete ospedaliera. Questo è avanspettacolo, questo è gettare fumo negli occhi, questo è soltanto il vile tentativo, così come si è fatto con la cosiddetta ASL unica, di mescolare le carte cercando di nascondere ai sardi l'unica verità inossidabile: la vostra inettitudine.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Lorenzo Cozzolino. Ne ha facoltà.

COZZOLINO LORENZO (PD). Grazie, Presidente. Prima di iniziare la disamina di questo atto fondamentale per le ricadute, le aspettative, e il contorno di polemiche e strascichi che un argomento di così forte impatto sociale come il presente è in grado di suscitare, io ritengo necessario partire da un postulato: la Sardegna, la sua classe politica, i cittadini, avevano e hanno bisogno di questa riforma se davvero si vuole andare nella direzione di una sanità efficiente, moderna e a dimensione umana. E' un atto, dunque, indispensabile e imprescindibile, che pone in essere l'avvio di una riforma quadro della rete sanitaria sarda ma ancora di più che è volta a eliminare sprechi, migliorare le prestazioni e modernizzare le strutture sanitarie esistenti nell'isola. Non che questo voglia significare che la sanità in Sardegna sia fallimentare, questo no, io da medico e da politico rivendico con orgoglio e onestà intellettuale la professionalità e la qualità che gli operatori sanitari sardi a buon diritto possono vantare con punte di eccellenza che nulla hanno da invidiare rispetto ad altri centri sanitari considerati all'avanguardia in Italia e all'estero. Non è questo il problema, noi non possiamo non considerare infatti che la rete ospedaliera in Sardegna rappresenta una realtà obsolescente e superata, caratterizzata da molti doppioni e criticità che finiscono per inficiare la buona volontà, la passione e l'abnegazione degli operatori del mondo sanitario che quotidianamente si scontrano con questa realtà. Per altro verso si potrebbe pensare che questa riorganizzazione discenda semplicemente da un atto dovuto in quanto mera applicazione del decreto 70 del 2015. Se così fosse non si spiegherebbero i due anni resisi necessari per l'approdo in Aula di un atto di così fondamentale importanza che rientra nelle linee guida di una generale riforma della sanità nazionale. Due anni nei quali non si contano i confronti, l'ascolto e la condivisione con il mondo sanitario, gli amministratori dei territori e le organizzazioni sindacali, sociali e di rappresentanza per approfondire, analizzare ogni singolo aspetto di questa ridefinizione della rete ospedaliera nella nostra Isola. Non si tratta in tutta evidenza quindi di un atto mutuato pedissequamente dalle indicazioni del DM 70 e neppure di una perifrasi di questo nel quale decreto 70 voglio ricordare che il rapporto fissato dalla normativa nazionale comprende posti letti pubblici e privati accreditati che insieme in ogni regione concorrono, pur nelle differenze organizzative, alla dotazione totale. Tale insieme di letti nasconde tuttavia alcuni problemi spesso non adeguatamente tenuti in considerazione che finiscono per avere una conseguenza diretta sia sull'organizzazione complessiva della rete ospedaliera sia della capacità di risposta alle richieste di emergenza urgenza. Per questo motivo si è posto in atto un meccanismo complesso e articolato che ha impegnato al massimo la struttura assessoriale e la Giunta regionale nel tentativo di adattare gli effetti del riordino assecondando per quanto possibile i desiderata che emergevano nella fase di confronto e dialogo con le singole realtà locali. Come ho detto in premessa la rete ospedaliera sarda non poteva più reggere il confronto con le esigenze sopravvenute in campo sanitario soprattutto laddove si consideri che la medicina moderna richiede un maggiore impegno per quanto riguarda la prevenzione e grazie all'allungamento della vita sulle terapie per i post acuti e per i cronici rispetto agli acuti. E' venuta così a mutare la filosofia che aveva caratterizzato l'attuale organizzazione della rete ospedaliera e tutto il complesso delle strutture a essa adibite. Oggi abbiamo necessità di ridistribuire nel territorio questa rete tenendo conto delle trasformazioni occorse nel frattempo sia sul piano medico sia su quello tecnologico e delle strutture. Ripensare al decreto 70 senza snaturarlo ma adattandolo alle profonde differenze sociali, culturali, territoriali, geografiche sotto il profilo delle emergenze mediche che caratterizzano una netta e significativa differenza della realtà sarda rispetto al panorama medico nazionale, non è cosa da poco. La scelta poteva ricadere su una semplice e mera applicazione della norma nazionale facendola calare dall'alto oppure come nel nostro caso seguire una strada più impegnativa per impegnare di tratti identitari questo riordino marcando quelle differenze necessarie a rendere la norma più equa ed efficace una volta applicata nella nostra Regione. Così si è fatto e così si è proceduto, non da poco nell'ambito della valutazione del presente atto è la considerazione del fatto che l'adozione dello stesso si accompagni a un finanziamento di 250 milioni di euro da destinare alla ristrutturazione degli ospedali e delle strutture sanitarie della nostra isola. Si tratta di un impegno finanziario che per quanto non esaustivo delle problematiche che insistono sulla obsolescenza delle strutture sanitarie potrà dare una prima significativa risposta all'esigenza di modernizzare l'apparato strutturale della sanità sarda rendendo i locali più civili e vivibili e agevolando il lavoro degli operatori che spesso sono chiamati ad assolvere ai loro compiti in condizioni e ambienti inadatti e insufficienti che se non hanno del vergognoso poco ci manca. Del tutto giustificabile e comprensibile quindi che intorno a questo tema si sia scatenata una polemica vivace con toni forti sui fronti opposti di maggioranza e opposizione, mi viene da dire, come è naturale che accada, ma anche all'interno della stessa maggioranza dove si registrano posizioni diversificate e in alcuni casi distanti e distinte. Questo è dovuto al fatto che sul riordino della rete ospedaliera si gioca una partita che ruota intorno alle spinte territoriali e che ogni territorio giustamente tende a tutelare e difendere l'esistenza in materia sanitaria e se è possibile rafforzarla. Ma è risaputo che ogni riforma si muova su un piano di considerazioni e indirizzi generali che tengano conto di un piano organico e dell'acquisizione dei risultati che comportino ricadute per quanto possibile perequative anche a costo di qualche rinuncia da parte di singole realtà territoriali. Su questo dobbiamo confrontarci ben sapendo che dal sacrificio di pochi derivano effetti positivi per molti. Tuttavia questo non significa che alcune parti della ridefinizione oggi in esame della rete ospedaliera non siano oggetto di cure emendabili, se siamo qui a discutere possiamo e dobbiamo porre l'accento su tutti gli aspetti che riteniamo non consoni, errati o dannosi nel tentativo di migliorare il testo ed eliminare le criticità. Io stesso non mi sottrarrò a questo impegno indicando per quanto possibile quelli che sono gli aspetti che necessitano a mio parere di una rivisitazione o di essere cancellati dal testo. Io credo infatti che tutto l'impianto del riordino poggia su tre direttrici fondamentali: gli acuti, l'emergenza urgenza e la medicina territoriale. Mentre per quanto riguarda gli acuti si è arrivati a una definizione soddisfacente, sul versante dell'emergenza urgenza e su quello della medicina territoriale registro delle criticità che andranno colmate e superate nel prossimo triennio, ambito temporale nel quale i tre fattori devono integrarsi pena il fallimento del processo di riforma che stiamo mettendo in atto. Altro argomento e chiudo, gli ospedali di zone disagiate. Qui per un difetto di comunicazione si è data una rappresentazione errata del corno del problema, si è infatti indotta una percezione di questo aspetto che andava verso l'abbandono di queste importanti realtà a favore di ospedali più grossi, ma la realtà è ben diversa in quanto anche grazie a una mia personale battaglia su questo delicatissimo tema si va verso un potenziamento dei servizi e la creazione di nuovi. Purtroppo i territori non hanno interpretato in questo senso gli interventi proposti ed è andata maturando una ingiustificata paura di chiusura e abbandono di questi fondamentali presidi. Forse in questo senso gli interpreti del riordino non hanno saputo trasfondere la reale filosofia che pone gli ospedali delle zone disagiate come insostituibile presidio destinato a trattare gli acuti per stabilizzarli e successivamente trasferirli nei centri specializzati per il trattamento delle loro patologie. Si tratta in tutta evidenza di un difetto di comunicazione che non ha consentito alle parti interessate di cogliere appieno la portata del provvedimento avendo tutti concentrato la propria attenzione principalmente su aspetti di dettaglio tralasciando la visione generale di un provvedimento sì articolato e complesso, ma come ho detto in apertura atteso e necessario per la sanità sarda.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Domenico Gallus. Ne ha facoltà.

GALLUS DOMENICO (PSd'Az-La Base). Dopo un centinaio di giorni di travagli, peripezie, discussioni, manifestazioni e proteste di ogni genere, oggi approda in Aula la legge di riforma ospedaliera. Rete ospedaliera che viene rivisitata dopo circa tre lustri considerando la bocciatura da parte del TAR della proposta di riforma di dieci anni fa dell'allora assessore Dirindin, l'ultimo fu l'onorevole Oppi nei primi anni del 2000. Il percorso accidentato dell'iter fa capire l'importanza della legge in questione e di come questa vada a interessare in maniera diretta una prerogativa fondamentale della nostra società ovvero il diritto alle cure mediche, il diritto alla salute. E' chiaro che con questa proposta si va a ridisegnare il futuro dei presidi ospedalieri con alcune razionalizzazioni e riconversioni che mettono in stato di allerta direi allarme rosso, territori ma anche personale sanitario e non solo che temono di essere penalizzati dal cambiamento in atto. Inoltre è chiaro che tutta questa riforma paga il prezzo di essere, come hanno detto già altri e io sottoscrivo le loro parole, il tetto della costruzione di un edificio a cui mancano le stesse mura e mancano anche alle fondamenta, cioè l'AREUS, quindi la rete dell'emergenza-urgenza e poi la sanità di prossimità o territoriale. E qui segnalo la prima negatività per quanto riguarda il percorso della sanità in questi anni con questa maggioranza, e cioè è inspiegabile che ancora a distanza di un anno dalla scadenza del termine ultimo della nomina del Direttore Generale dell'AREUS, lo stesso sia ancora innominato. Anche qui emergono le note dolenti di questa maggioranza che sottendono una semplice ma amara verità, ovvero che non si riesce a trovare un accordo su un nome, perché ogni anima, soprattutto del PD, ha il proprio cavallo da far correre. E queste liti, questi ritardi vengono fatti pagare ai sardi. Così come tralascio di approfondire il discorso dei ritardi nella sanità territoriale. Invece vorrei fare una considerazione sui costi della sanità stessa, non per parlare di numeri, cifre e percentuali di bilancio che assorbono, ma per dire che è inutile che si rimpalli e che ci sia una reciproca accusa di dilatare i costi e gli sprechi tra una coalizione, o un assessore e l'altro, ormai è acclarato che chiunque, chi più chi meno, si accomodi nello scranno di Assessore alla sanità non riesce a contenere un quasi fisiologico aumento della spesa, che l'assessore si chiami Tizio o Caio, o che la coalizione sia l'una o l'altra. A mio modesto parere l'aumento costante della spesa sanitaria è dovuto al fatto che la sanità sarda va rifondata con una riforma strutturale e profonda che la coinvolga in tutte le sue componenti. Pertanto ben venga almeno questa riforma della rete ospedaliera, e bene ha fatto l'opposizione a non ostacolarne l'iter con pretesti demagogici e strumentali, piuttosto dopo il licenziamento della legge dalla Commissione sono rimasti i singolar tenzoni tra i partiti della maggioranza, che sono saliti sul ring in nome di chiarimenti, trasparenza e opportunità territoriali, ma nel reale tentativo di celare i veri motivi, e cioè salvaguardia dei primariati e posti letto. Inoltre, un altro pezzo della maggioranza, il Centro Democratico, giusto per non far confusione, si spinge a chiedere le dimissioni dell'Assessore per il project financing bocciata dal TAR a Nuoro. Inoltre, è notizia di oggi, che è il secondo partito della maggioranza, il Partito dei Sardi, chiede un incontro bilaterale con la Giunta per chiarimenti inerenti alcune precisazioni in legge. Sinceramente non capisco la ratio visto che gli argomenti che vengono messi sul tavolo sono stati ampiamente dibattuti in commissione, vedi il discorso della sanità uguale per chi abita in città e chi sta nelle zone interne, vedi il discorso della giusta distribuzione delle strutture complesse, o il Mater Olbia, o gli ospedali di comunità. Le strumentalizzazioni e la cattiva informazione si sono evidenziate anche negli ultimi incontri tenuti con CAL e ANCI. Nell'incontro di giovedì scorso è emerso che la comunicazione è stata a dir poco pessima, visto che i Sindaci hanno ancora una volta fatto delle sacrosante obiezioni, che però erano già state ampiamente chiarite nel testo di legge, e comunque hanno chiesto ulteriori specificazioni che ci si è ripromessi appunto di dare. Riassumendo quanto detto vi è stata molta confusione, perché poi entrando marginalmente, perché lo farò punto per punto poi quando la discussione andrà avanti, se si entra appunto nel contenuto del testo di legge, che fa riferimento al DM 70 soprattutto, che è stato largamente derogato con il mantenimento di alcuni presidi ospedalieri che, altrimenti, sarebbero stati cancellati dal panorama sardo degli ospedali in quanto tali, per essere riconvertiti in ospedali di comunità che sono certamente utilissimi, ma che non rispondono alla richiesta dei territori e degli stessi utenti, che per ospedale intendono una struttura che eroghi risposta in urgenza e conseguenti, se necessario, ricoveri. Ricordo infatti che l'ospedale di comunità è a conduzione infermieristica per i pazienti con patologie post acute e croniche che abbiano un disagio sociale, nonostante i pazienti siano comunque seguiti dai medici di medicina generale, pediatri libera scelta, medici specialisti, ASL e convenzionati, e anche degli psicologi. Per tornare poi al travaglio della legge potremmo dire che in Commissione l'iter è stato molto velocizzato anche grazie alla minoranza che, pur mantenendo la normale dialettica e contrapposizione, è stata determinante per proposte migliorative e per i tempi di durata della nascita del testo, garantendo sempre il numero legale e quindi il regolare svolgimento dei lavori, che purtroppo si sono addirittura allungati solamente a causa dei ritardi e della non presenza di alcuni commissari appunto di maggioranza. Con questo voglio dire che comunque sia il sottoscritto ritiene questa riforma comunque necessaria e urgente. E con questo non sto adesso in questa fase a giustificare il mio voto di astensione in Commissione, che comunque c'è stato per la totale disponibilità che ho visto da parte sia del Presidente e sia dell'Assessore, che ogni volta che è stato audito è sempre stato disponibile ad accettare da parte di tutti, senza distinguere maggioranza e opposizione, se le proposte potevano avere un fondamento, e soprattutto se potevano servire a migliorare il testo. Quindi per questo, ripeto, non lo giustifico adesso, lo giustificherò quando ci sarà il voto finale. Io comunque sono nettamente favorevole e positivo che invece non ci sia nessun rinvio, ma che si vada avanti per cercare, ripeto, di dare una prima risposta, seppure parziale, come segno di novità e di vitalità della sanità sarda.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Emilio Usula. Ne ha facoltà.

USULA EMILIO (Gruppo Misto). Presidente, ho letto e ascoltato con molta attenzione le relazioni di maggioranza dei colleghi Perra e Ruggeri, debbo dire subito che non capisco e non condivido tanta enfasi e qualche accento trionfalistico nel presentare questo progetto di riordino della rete ospedaliera. Lo si presenta come una grande riforma ma, a mio parere e a parere del partito Rossomori, è un grande pasticcio. Non ho mai nascosto, e ribadisco la mia contrarietà. Tutto nasce da un'impostazione di base che è sbagliata e ingannevole. Si parte dall'affermazione che in Sardegna si spende troppo per la sanità, si sottolinea il deficit, e su questo punto si costruisce un impianto che ha lo scopo più evidente e unico di economizzare, cioè risparmiare, che poi di fatto significa dedicare alla sanità minori risorse. Questa riforma ha un solo obiettivo primario, il risparmio, e a nulla vale il dato chiaro che in Sardegna non si spende certo più della media nazionale, e che i costi della sanità sono di fatto incomprimibili per gran parte, se non a discapito dell'offerta dei servizi, portata al di sotto del fabbisogno di salute. E' al contrario una riforma che produrrà più spesa e meno sanità, una riforma che viene condita con dichiarazioni che rimarranno tali di efficientamento, di maggiore appropriatezza nelle prestazioni, di una maggiore garanzia di servizi per i cittadini, di superamento della cultura ospedalocentrica, di territorialità, di prossimità, di garanzie di prestazioni, di emergenza-urgenza eccetera. Nei fatti la filosofia su cui cerca giustificazione questa riforma è chiara ed è pericolosissima, è la filosofia che una buona sanità può essere offerta solo nei grandi centri, mentre i centri minori sono fonte di spreco e di prestazioni inadeguate e che non hanno garanzia di sicurezza e di buona pratica. In poche parole si dice che in periferia non ci può essere qualità. E mi dispiace molto per Luigi Arru che di questo convincimento non ha fatto mistero, quando, e a più riprese dice e insiste nel dire che un buon medico, un buon chirurgo, per essere tale non può operare, non può rimanere a operare in un piccolo ospedale. Lo dice e ribadisce il concetto anche il Presidente Pigliaru, ottenendo come primo risultato una squalifica, una delegittimazione degli ospedali minori, creando grande diffidenza nei cittadini-utenti nei confronti di quelle strutture, e una devastante delegittimazione, perdita di credibilità professionale e senso di sfiducia, di abbandono degli stessi operatori sanitari, medici, infermieri e amministrativi. Sì, Assessore, questo atteggiamento ha creato un danno di credibilità, una chiara delegittimazione nei confronti di tutti quei medici quei chirurghi, tutto il personale che in quanto di periferia, operatori di "centri minori" - lo dico tra virgolette - vengano additati come non all'altezza, se non addirittura pericolosi per il paziente o comunque non in grado di garantire buona e sicura sanità. Un po' in contrasto anche con la sua e, mi lasci dire, la nostra storia professionale, ma non voglio insistere oltre. Nei fatti è la stessa idea di rete, la buona idea di rete che viene contraddetta, una rete per essere tale non può lasciare buchi e smagliature troppo ampie, o spazi pericolosamente vuoti, invece questo succederà con questo riordino, si concentrano risorse e fiducia, ribadisco fiducia, nei grandi centri, nei grandi ospedali concentrati nei due poli di Cagliari e Sassari, magari mega dimensionandoli con grandi accorpamenti, creando peraltro mega confusione, mega conflitti e crescente insoddisfazione di utenti operatori, spesso messi uno contro l'altro e si indeboliscono e si delegittimano ospedali con strutture, tecnologie, professionalità, capacità, cultura e storia, che non meritano certo di essere trattati come strutture e professionisti di serie B. Voglio richiamare l'attenzione dell'aula su un esempio che la Sardegna avrebbe potuto seguire e che a mio parere rappresenta una buona testimonianza di visione, di rete e di volontà di tutelare i cittadini e territori sfruttando in pieno ed esercitando coraggiosamente poteri e prerogative in deroga anche al DM numero 70. Parlo del Regolamento regionale adottato dalla Regione Puglia, 14 marzo 2017, "Riordino ospedaliero della Regione eccetera, eccetera" ai sensi del DM numero 70. Quella regione, più piccola della nostra, meno di 20 mila chilometri quadrati, ha previsto nella programmazione di medio periodo 2017-2025 sei ospedali DEA di secondo livello, sedici ospedali di primo livello, dieci ospedali di base, un ospedale di zona disagiata, è stato obiettato che la Puglia ha più abitanti, lo so bene, ha più del doppio della popolazione, ma sta prevedendo il triplo di DEA di secondo livello, il triplo di ospedali di primo livello e garanzie aggiuntive di adeguati servizi le dà ancora con ulteriori due istituti di ricovero e cura a carattere scientifico privati e due pubblici, più ancora in aggiunta 24 case di cura private accreditate. Da noi è previsto un DEA di secondo livello ogni 825 mila abitanti, in quella terra evidentemente più fortunata, o forse con una classe politica più coraggiosa, si prevede un DEA… no scusate è da noi un DEA di secondo livello ogni 825 mila abitanti, lì un DEA di secondo livello ogni 675 mila, che significa anche in termini di estensione territoriale un DEA da noi ogni 12 mila chilometri quadrati, un DEA di secondo livello, e lì un DEA di secondo livello ogni 3.200 chilometri quadrati. Insisto ancora anche sottolineando che in quella regione è stata avviata nel 2014 la rete dell'emergenza-urgenza, nel 2014! Ben prima quindi del riordino della rete ospedaliera, da noi la rete dell'emergenza-urgenza è ancora una promessa, così come rimane tale la rete delle cure territoriali. Io credo che possa chiudere il lungo, ma penso anche pertinente, confronto con quella Regione ricordando, e non è certamente un fatto secondario, che in Sardegna la sanità ce la paghiamo noi! Potevano valere per noi, ancora di più, i criteri di deroga al famigerato DM numero 70, ecco la differenza di impostazione nel concepire una rete ospedaliera. Da noi si dimensionano i servizi, si classificano strutture e ospedali utilizzando il criterio della popolosità dei territori delle vecchie ASL, delle vecchie province. Io credo si debba invece ragionare sull'interezza del territorio regionale, territorio che ha caratteristiche orografiche e demografiche che impongono uno sforzo di omogeneizzazione coerente, anche uno sforzo organizzativo ed economico per assicurare equità di servizi e di accesso ai servizi a tutti, anche nelle aree più disagiate e marginali e non creando condizioni per indebolire chi è già allo stremo, non spetta certo all'Assessore alla sanità contrastare il fenomeno dello spopolamento, o perlomeno non spetta solo a lui, ma certo determinazioni legislative di questa portata hanno una ricaduta importantissima sul contrasto o sul peggioramento del fenomeno dello spopolamento e impoverimento complessivo di interi territori, penso al Sarrabus, Mandrolisai, Goceano, Alta Gallura, Sulcis-Iglesiente, Baronia, Ogliastra, in quei territori i servizi devono essere rafforzati non ridimensionati, come di fatto succederà con questo riordino, realmente rafforzati non a parole, nei fatti, nella programmazione di strutture, nel dedicare personale, nel dedicare tecnologie, nel premiare e incentivare i professionisti che in quelle realtà operano e magari hanno ancora voglia e coraggio di operare, malgrado una delegittimazione e un discredito determinati anche da qualche inopportuna dichiarazione. In discussione generale non posso tacere sul grande imbroglio delle funzioni delle specialità che verrebbero garantite nei vari ospedali di Lanusei, Alghero, Ozieri o in altre sedi, senza il riconoscimento della qualifica di quei presidi che le possa giustificare anche in futuro, e qui voglio naturalmente esprimere la mia preoccupazione particolare per il destino dell'Ospedale San Francesco di Nuoro e per dare conto della motivazione della mia richiesta di pretendere per Nuoro, il nuorese e per la Sardegna centrale, la classificazione dell'ospedale San Francesco quale DEA di secondo livello, HUB della Sardegna centrale.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Marco Tedde. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Grazie signor Presidente, debbo riconoscere che l'Assessore Arru è un Assessore coraggioso, sicuramente è l'Assessore più tartassato dai consiglieri di maggioranza: non passa settimana che non si alzi un consigliere di maggioranza chiedendo le dimissioni dell'Assessore. Ricordo che qualche tempo fa furono chieste le dimissioni dell'Assessore con una interrogazione, non si era mai visto in quest'Aula consiliare, con interrogazione erano state richieste le dimissioni dell'assessore Arru, però l'assessore Arru è andato avanti! È andato avanti contro i pareri dei territori, contro i pareri del CAL, con l'ANCI che censurava fortemente, con i medici in disaccordo che lo attaccavano, con le categorie infermieristiche e anche con, se vogliamo, con gli addetti alla sicurezza degli ospedali, con tutti, e l'assessore Arru è andato avanti. Ora, assessore Arru, mi creda, mi piacerebbe poter dire che finalmente arriviamo al piano di riorganizzazione della rete ospedaliera, dopo aver fatto funzionare l'AREUS, dopo aver assistito alla nomina del Direttore generale di AREUS, dopo aver visto l'impegno per il miglioramento della medicina territoriale, dopo aver visto una grandissima integrazione fra la medicina territoriale e quella ospedaliera. Ebbene, nulla di tutto questo abbiamo visto Assessore, niente! Niente! Non abbiamo avuto il piacere di vedere niente di tutto ciò che ho menzionato. Ebbene Assessore, lei sa molto bene che la sanità è un tavolino con più gambe, questa sanità che lei propugna, che difende, che ipotizza, che struttura, che disegna, è una sanità con una sola gamba, è la sanità degli ospedali e non funziona così, lei sa molto bene che non funziona così ma è costretto ad andare avanti, è costretto ad andare avanti perché deve raggiungere un obiettivo, perché deve mettere una tesserina nella casella, lei e il Presidente ovviamente, il clima in cui questa riorganizzazione è nata, ed è in qualche modo cresciuta, è stato ed è tuttora un clima greve, un percorso che inizia nel luglio 2015, con la prima delibera della Giunta, che prosegue fra le critiche forti dei territori dei sindaci, delle associazioni, e degli addetti ai lavori. Un percorso di condivisione quello tentato dall'assessore Arru del tutto naufragato con territori veramente in rivolta, abbiamo visto manifestazioni con migliaia e migliaia di persone in territori molto piccoli, migliaia e migliaia di persone che lamentavano il depotenziamento della sanità, la dequalificazione della sanità, lamentavano l'abbandono di interi territori. La maggioranza ha proceduto con una condivisione di facciata e sta procedendo con una condivisione di facciata, che si riscontra però soltanto nei comunicati stampa, perché sappiamo bene quali sono le fratture all'interno della maggioranza, sappiamo bene quali sono le intenzioni e i progetti delle varie anime della maggioranza, e soprattutto dei consiglieri che fanno capo al PD. Abbiamo sentito che cosa ha detto il PDS: ha minacciato in modo chiaro che non si presta ad equivoci interpretativi, che voterà contro, salvo poi fare qualche precisazione in itinere, però ha minacciato il voto contrario; il PDS. Con il presidente Pigliaru che per l'ennesima volta minaccia le dimissioni, fa ultimatum, penultimatum, e a volte terz'ultimatum. Quindi, il clima è sicuramente pesante, è greve, per certi versi, per certi aspetti è sulfureo, stiamo navigando anzi state navigando nella nebbia politica una nebbia che si taglia proprio a fettone.

Nel merito io non posso che confermare quanto più volte ho sostenuto in questi due anni, questa impostazione è sbagliata l'impostazione della riorganizzazione ospedaliera, così come è concepita dall'assessore Arru è errata, il modello hub and spoke non funziona in Sardegna, è difficile adattarlo in Sardegna, e ne avremo sicuramente la riprova. La Sardegna noi tutti sappiamo che è la terza Regione d'Italia come estensione territoriale, oltre 24.000 chilometri, ma è la terzultima come densità abitativa con una infrastrutturazione viaria da terzo mondo, quindi il sistema hub and spoke non funziona, non raggiunge tutti i territori. Era necessario ed è necessario invece creare dei fuochi di vitalità sanitaria nei territori difficilmente raggiungibili, e a questo non ha pensato l'Assessore perché deve incasellare una tesserina nel mosaico delle cose fatte. Assessore, questa non è una scelta normativa, così come lei e qualcun altro avete cercato di contrabbandare, questo piano non è frutto di una scelta normativa, è una scelta politica, legittima, ma sbagliata, ma non cercate di contrabbandare questo piano di riorganizzazione come una scelta normativa, non c'è niente di impegnativo sotto il profilo normativo per la Sardegna. La Sardegna ha la possibilità, secondo il DM 70 del 2015 più volte criticato più volte invocato, ha la possibilità di fare un piano di riorganizzazione della sanità secondo le proprie esigenze, secondo le proprie esigenze. Ma questo voi non lo avete tenuto nel debito conto, non vi interessa, non vi interessa assolutamente. Ricordiamo che il presidente Pigliaru, nel suo programma, ha dedicato delle righe molto significative alla sanità. Presidente Pigliaru nella sua visione vedeva una sanità innanzitutto slegata dai politici, dalla politica meglio ancora, e abbiamo visto cos'è accaduto mai, mai in questa Regione si è vista una sanità più prona nei confronti della politica. Abbiamo visto cos'è accaduto con i commissariamenti, abbiamo visto cosa sta accadendo con la incapacità manifesta di nominare il Direttore generale di Areus che non riusciamo a capire se è un nominato, Assessore, o un innominabile, non siamo ancora riusciti a capirlo. Prima o poi lo capiremo. E ancora il presidente Pigliaru, nel suo interessantissimo programma, laddove disegna la futura sanità sarda ci parla di una sanità che deve ridurre i costi, deve essere più efficiente, sono passati circa quattro anni, sono trascorsi circa quattro anni, i costi sono lievitati in modo esponenziale, la sanità non è più efficiente, non è più efficace, anzi tutt'altro, tutt'altro presidente Pigliaru. Allora cos'è accaduto? Qualcosa sta accadendo. Se il buco della sanità si allarga evidentemente non funziona chi tiene il volante della sanità. La riforma è inadeguata lo abbiamo sempre detto e continueremo a ripeterlo, e lo ripeteremo anche nei prossimi giorni. I problemi principali sono innanzitutto la mancata integrazione fra reti ospedaliera e il territorio; fate un breve accenno agli ospedali di comunità e case della salute però non sappiamo veramente di cosa si tratta, non c'è assolutamente una descrizione del merito, dei compiti di queste strutture; non c'è assolutamente integrazione fra percorso diagnostico-terapeutico e il percorso socio-assistenziale, sarebbe stato importante invece disegnarlo, tracciarlo, delinearlo non l'avete fatto; manca, avreste voluto disegnare una sanità risparmi osa, manca del tutto invece una stima dei costi e delle risorse necessarie per attuare questo progetto di riorganizzazione.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Rossella Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA ROSSELLA (PD). Grazie Presidente, Assessore, colleghe e colleghi, chiedo scusa per la voce, cercherò, senza usare toni enfatici o trionfalistici, di mettere in evidenza alcuni elementi caratterizzanti questa riforma e lo faccio anche dopo aver ascoltato i toni apocalittici utilizzati da qualche collega, in particolare dal collega Usula, mi dispiace che probabilmente è come se avessimo visto un film diverso o letto un testo diverso. Il centrosinistra al governo della Regione con coraggio ha voluto mettere al centro dell'agenda politica il diritto alla salute dei sardi, l'universalità della sanità, nel rispetto dell'applicazione dell'articolo 32 della Costituzione, e lo fa in un momento storico in cui il consenso dei cittadini, verso le proposte delle istituzioni della politica e verso il sistema sanitario pubblico, per troppo tempo lasciato a se stesso, si è molto affievolito rasentando la totale perdita di fiducia. In questo clima gli oppositori dei processi riformisti, come ci insegna la storia, stringono alleanze, soffiando sul fuoco del malessere sociale, per alimentare dubbi e sospetti e per contrapporre le forze contro il cambiamento che, com'è noto, si accompagna sempre a ostilità e resistenza. Quindi, macelleria sociale, chiusura degli ospedali, tagli orizzontali, smantellamento delle eccellenze appartengono al lessico di coloro che strumentalizzano, a scopi spesso propagandistici, il disegno di riforma della sanità sarda. Tuttavia, anche in politica, occorre riconoscere il limite del proprio agire, il nostro agire corre il rischio di passare per riformismo dall'alto o per un riformismo senza popolo, nonostante abbiamo dedicato il giusto spazio all'ascolto e alla mediazione non siamo riusciti a restituire con la giusta chiarezza quanto recepito o a comunicarlo con efficacia. E se è vero che la comunicazione è l'essenza della politica, e se una buona politica non comunicata bene semplicemente non è politica, non abbiamo fatto politica, o almeno non quella giusta, infatti si spiega in tal senso la percezione, spesso del tutto infondata, da parte di un certo numero di persone che questa riforma porti ad un depauperamento di servizi, non è così, e tuttavia, pur non rinunciando al dovere di esercitare una forte governance del sistema sanitario, in nessun caso riforme e consenso possono essere contrapposti, ed è per questo che fino all'ultimo minuto utile non mancheremo di dialogare, di mediare, di chiarire, di precisare, cosa che faremo anche nei prossimi giorni aderendo anche alla richiesta del sistema delle autonomie locali della Sardegna.

Da alcuni anni in Italia è in corso una profonda ristrutturazione della rete ospedaliera per meglio rispondere alle mutate condizioni demografiche ed epidemiologiche in un contesto di limitazione delle risorse economiche, alla ristrutturazione della rete ospedaliera è associato un processo di deospedalizzazione, con l'obiettivo di portare al di sotto del 160 per mille abitanti il tasso di ricoveri, tali processi si articolano a livello ospedaliero secondo varie direttrici operative contenute nel DM 70 - non sto ad elencarle ma sono la chiusura e la riorganizzazione dei piccoli ospedali, la riconversione in prestazioni ambulatoriali, l'adozione di modelli organizzativi diversi come la week surgery, eccetera, eccetera - è evidente, è stato detto, ma solo chi è in malafede non lo ammette, che l'applicazione pedissequa del DM 70 avrebbe portato alla chiusura di quindici presidi ospedalieri in Sardegna.

La Sardegna ha conosciuto solo brevi stagioni riformiste, e nella fattispecie del sistema sanitario regionale ricordiamo che il Piano sanitario vigente è del 2007, centrosinistra, mentre la parte relativa alla rete ospedaliera fu annullata dal TAR nell'anno seguente, da allora, nel quinquennio successivo: rete ospedaliera e riforme, non pervenute. Oggi, ancora una volta, il centrosinistra, seguendo lo spirito riformista che lo caratterizza, sta andando a riordinare il sistema, che presenta una serie di criticità e di inefficienze, che costa la metà del bilancio regionale. Obiettivo irrinunciabile di questa riforma è quello di cambiare volto alla sanità sarda, ancora troppo ospedalocentrica, fondata sulla gestione dei casi acuti e più debole nella rete delle cure territoriali, e che condiziona oltre alla qualità delle cure anche il giudizio sulla proposta della rete ospedaliera. Obiettivo ambizioso. finalizzato a migliorare la qualità dei servizi, a promuovere l'appropriatezza delle prestazioni, a garantire sicurezza, qualità e unitarietà del sistema sanitario della Sardegna, evitando doppioni, tagliando inefficienze e sprechi. L'ospedale è un tassello del percorso assistenziale sempre più piccolo in termini temporali, con una concentrazione crescente di tecnologie, di complessità e intensità di cure, e conseguentemente di costi, da ciò si delinea un ospedale che deve avere forti relazioni con il territorio, e tutto ciò deve tradursi in concreti elementi organizzativi e strutturali, questa riforma è il primo passaggio. Oggi in Sardegna c'è una disarmonia dell'insieme, che si riflette su tutti i cittadini in termini di adeguata erogazione dei livelli essenziali di assistenza, di salute in generale, non perché in Sardegna non ci siano buone professionalità ma perché è mancata una rigorosa governance del sistema, ed è così che ci siamo guadagnati l'ultimo posto tra le Regioni italiane per la gestione dei casi complessi. Tale marcata frammentazione dell'offerta, soprattutto ospedaliera, si scontra con una diffusa generalizzazione, a discapito della specializzazione: tutti fanno tutto, con conseguenti carenze e sovrapposizioni nell'offerta dei servizi che indeboliscono i livelli di sicurezza documentati dalla letteratura scientifica nella relazione tra volumi di attività e migliori esiti delle cure. Il riordino prevede che gli ospedali in Sardegna, in linea con quanto avviene a livello internazionale, si caratterizzeranno sempre di più nel ruolo di strutture dove si attueranno terapie complesse e dove si concentrano le tecnologie. La nuova rete ha dunque il merito di riequilibrare l'offerta ospedaliera nelle aree della Sardegna articolate su livelli gerarchici di complessità e di specializzazione specializzazione, salvaguarda le aree disagiate aumentando le performance e la sicurezza delle cure, secondo un'ottica di che compone due esigenze tra loro apparentemente contrastanti, la necessità di concentrazione dei servizi per garantire la qualità tecnica e la necessità di diffusione dei servizi per facilitarne l'accesso. Nell'ottica di rete, appunto, si supera definitivamente il limite attuale che vede gli ospedali isolati tra di loro e separati dal territorio che li circonda e che non rappresentano più una risposta ai nuovi bisogni imposti dall'evoluzione demografica ed epidemiologica, e anche dalla crisi economica. Con le modifiche alla rete ospedaliera la Sardegna dunque adegua il sistema sanitario alle norme statali, il famoso o famigerato D M 70, declinato indubbiamente sulla specificità regionale, che tiene conto non soltanto della rete viaria, della densità abitativa, della condizione di insularità, ma anche del dato demografico, infatti in tutta la programmazione il legislatore tiene conto del trend demografico che vede una costante diminuzione delle nascite e al contempo l'aumento della popolazione anziana, col conseguente carico di disabilità e cronicità, che sposta conseguentemente il centro delle cure dall'ospedale al territorio. L'invecchiamento della popolazione richiede la copertura non solo dei crescenti bisogni sanitari ma anche di quelli sociali, ciò ci impone di affrontare il tema della non autosufficienza in maniera organica, in termini di dotazione di risorse e di offerta dei servizi, sia anche di riconoscimento del valore del lavoro di cura che, come è noto, grava sulla parte femminile della popolazione. Ricordo a questo proposito, e invito il Presidente della Commissione sanità, il Presidente del Consiglio e i Capigruppo a calendarizzarla al più presto, la proposta di legge sul riconoscimento della figura del caregiver.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Augusto Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI AUGUSTO (Partito dei Sardi). Affermare che questa legislatura si sia caratterizzata per una serie di accadimenti che hanno comunque condizionato pesantemente l'attuazione delle politiche sanitarie regionali è, suppongo, cosa abbastanza corretta, basta pensare alle modifiche che abbiamo dovuto attuare sul bilancio regionale, al piano di rientro per la riqualificazione del Sistema sanitario regionale, all'adozione di un modello di Servizio sanitario regionale che prevede una ASL unica e territoriale, e, non ultimo, il perdurare di un debito finanziario e di un incremento dei costi che erode costantemente e in misura crescente la necessità di sviluppo in settori che soffrono e non godono di interventi così incidenti come meritano. Il punto fermo dell'azione riformatrice che stiamo considerando è sicuramente che non possiamo più permetterci il lusso di far finta di niente, di continuare a spendere e sprecare risorse inutili per poi avere un servizio, che non solo non è percepito come ottimale ma che sta rapidamente scivolando nel baratro dell'inefficienza e dell'inadeguatezza della sua risposta alla domanda di salute della nostra popolazione. Non possiamo continuare a far finta di niente e non mettere in atto quelle azioni di cambiamento che tutti i livelli riconoscono come necessari. E allora, Presidente, cambiamo, riprogrammiamo, definiamo nuovi modelli, studiamo nuovi percorsi, immaginiamo una sanità che arriva a tutti, in tutti i territori e sia accettabile per tutti, secondo quei principi che hanno fatto nascere un servizio sanitario come il nostro, universale, per tutti e accessibile. Abbiamo iniziato con la riforma delle ASL, e a nostro parere non abbiamo iniziato bene, convinti come eravamo e come siamo che non fosse la risposta giusta ai nostri bisogni e convinti che il percorso che abbiamo tracciato sia un percorso lungo, a mio parere troppo lungo, per avere quelle risposte che necessitano di un lasso temporale molto più breve. Abbiamo proposto soluzioni diverse ma abbiamo deciso di partecipare comunque al dialogo per cercare di correggere cercando il confronto, spesso aspro ma sempre di merito, con chi non la pensa come noi, anche con la presunzione di incidere sul cambiamento e ricercando percorsi che amplificano i nostri poteri di autogoverno. Lo abbiamo fatto con l'ATS, lo faremo adesso con la rete ospedaliera con la stessa convinzione di allora e con la stessa determinazione diciamo oggi che la rete ospedaliera non può essere il perno di una riorganizzazione strutturale e funzionale dei servizi sanitari senza una contestuale riorganizzazione della medicina del territorio e della rete dell'emergenza urgenza in coerenza con quanto previsto in materia di LEA. Siamo convinti che la riorganizzazione sanitaria deve fondarsi sull'epidemiologia della popolazione, sulla cura della malattia acuta ma anche sulla stratificazione del rischio, sulla garanzia della cronicità e della fragilità, sulla tutela della non autosufficienza e sulla presa in carico della continuità assistenziale garantendo lo sviluppo coerente e certo della medicina territoriale.

La riorganizzazione della rete ospedaliera è senz'altro insufficiente a produrre cambiamento se oltre alla logica del ricovero non si affronta anche il tema del potenziamento delle strutture territoriali la cui carenza o mancata organizzazione in rete avrà forti ripercussioni sull'uso appropriato dell'ospedale. L'integrazione e interazione funzionale tra strutture territoriali e strutture ospedaliere gioca un ruolo vitale nel regolare i flussi in entrata o in uscita dall'ospedale; l'ospedale non deve caratterizzarsi per rappresentare la risposta universale ai bisogni di salute dei cittadini ma deve essere garanzia di servizi per tutti i cittadini, specie per quelli che abitano in zone periferiche e disagiate che in alcun modo devono veder intaccato il loro diritto a godere dell'assistenza che a tutti deve essere garantita. Siamo convinti che i territori marginali vanno tutelati, rafforzati nei servizi e resi consapevoli che l'attenzione non è solo per i due o forse per i due poli dell'Isola, della nostra Isola, chiediamo con forza che l'integrazione ospedale-territorio non si fermi a sole enunciazioni di principio, com'è successo sino a oggi, ma sia suffragato da atti conseguenti e certi.

Abbiamo accertato di partecipare alla discussione anche animata e dura come animata e dura sarà ma sempre nel merito e mai per sterile difesa di un feudo per cambiare ma non accettiamo di perpetuare quanto abbiamo saputo fare fino ad oggi, leggere il compito svolto da altri e metterlo in atto. Dobbiamo avere il coraggio di immaginarlo noi il cambiamento, non scegliere sempre la strada più semplice, applicare quello che gli altri immaginano per noi, spesso conoscendo poco la nostra peculiarità. Facciamo lo sforzo di ragionare da Stato e non da sudditi anche se è più semplice e richiede meno fatica. Abbiamo iniziato la discussione mettendo come punto fermo quel principio di differenziazione a norme nazionali e continueremo ancora a pretenderlo esercitando quelle competenze che ci sono dovute, ragionando sempre come uno Stato per programmare rispetto alle nostre prerogative, convinti come siamo che molti vincoli, nati su contesti continentali, mal si applicano alla nostra Isola che rappresenta un unicum che necessita di soluzioni spesso differenti da quelle immaginate da e per altri.

Abbiamo discusso e non abbiamo finito - dico - di discuterlo, ma continueremo a farlo con forza, dei territori periferici e marginali, magari con disagi territoriali, infrastrutturali e socio economico difendendo i servizi e la loro erogabilità, cercando di garantire certezza di assistenza e contrastando quel senso diffuso e comuni a molti dei territori di abbandoni, di impoverimento progressivo che genera sconforto e angoscia morale. Abbiamo discusso di zone disagiate contrastando un immaginario che vedeva i servizi ridotti. Per carità senza chiudere nulla ma con l'erogatore dell'ossigeno al minimo abbiamo difeso i pronto soccorso e le chirurgie che operano comunque con livelli consoni alla loro collocazione e potenzialità. Abbiamo chiesto e continueremo a farlo la migliore definizione degli ospedali come Ozieri e Alghero, difeso la prerogativa di Tempio e il suo ruolo insostituibile in un territorio così disagiato e periferico con vincoli di percorribilità notevoli. Abbiamo discusso, e avremo tempo per farlo ancora, de La Maddalena. Così come abbiamo preteso l'apertura di un dialogo sull'equa distribuzione dei servizi e della necessità di compensare quelle aree che hanno perso negli anni un qualche servizio, negli ultimi dieci anni abbiamo disattivato almeno sette punti nascita; noi chiediamo che questi territori abbiano servizi che compensano la chiusura dei centri nascita e potenzino la presa in carico della gravidanza e la creazione di procedure definite per l'invio al centro nascita di riferimento. Così come credo che sia ora che la Sardegna si doti di un sistema di trasporto della donna gravida e del neonato, un altro di quei primati negativi che dobbiamo ancora registrare nella nostra Isola. Così come chiediamo che quei territori, che vedono disattivare il Pronto Soccorso nella Carta della programmazione, una compensazione con la contestuale attivazione dei centri di emergenza territoriali, non mi riferisco solo a Ghilarza, ma penso ad esempio anche a Iglesias. Abbiamo voluto nel documento, oltre come è giusto che sia, un richiamo sul ruolo insostituibile della sanità privata e della possibilità di stimolare la sua funzione, sia ben chiaro però che la partita si gioca con regole alla pari, con volumi ed esiti che devono essere controllati e pretesi sia dal pubblico che dal privato accreditato. Così come deve essere chiaro che non firmeremo cambiali in bianco su accordi che non conosciamo e cambi di strategia solo per sentito dire; se a Olbia si cambia partner scientifico, oltre alla soddisfazione del nuovo soggetto sul profilo del nuovo soggetto, non intendiamo andare almeno senza un approfondito chiarimento. Naturalmente con questo discorso non intendiamo demonizzare i due poli sanitari della Sardegna, anzi abbiamo aperto la discussione, per noi fondamentale, sulla cooperazione dei ruoli tra HUB di Sassari e Cagliari con il rinforzo di alcuni servizi, ricordiamo la chirurgia toracica, la pediatria e la chirurgia pediatrica a Sassari piuttosto che la medicina nucleare. Così come siamo consapevoli che molti problemi rimangono irrisolti anche su Cagliari.

Per terminare noi supponiamo che ci siano margini di miglioramento a questo documento, siamo pronti a discutere, ad ascoltare le voci critiche che da più parti arrivano ma non immaginiamo atti conseguenti che si infiltrano tra le maglie del documento, che riducano in alcun modo i servizi e producano norme che non siano coerenti ed esplicite con quello che quest'Aula voterà. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Fabrizio Anedda. Ne ha facoltà.

ANEDDA FABRIZIO (Gruppo Misto). Grazie Presidente, qualche giorno fa, a una delle tante manifestazioni contro la riforma della rete ospedaliera, la parola d'ordine "giù le mani dalla sanità" mi ha stupito vedere esponenti della sinistra radicale sfilare a fianco a esponenti datati della destra e con loro amministratori locali sia di destra che di sinistra. Mi sono chiesto: ma cosa unisce la protesta della sinistra, di quella sinistra che mai ha governato, con i partiti che hanno governato e sono responsabili del malgoverno della sanità. Viene rivendicato lo slogan "Giù le mani dalla sanità" con cui viene manifestato l'obiettivo affinché nulla cambi. Con questo slogan vengano tutelati i centri di potere, le rendite di posizione, gli affari delle multinazionali farmaceutiche e qualche primariato di famiglia. Nel frattempo i più scaltri si preparano per le elezioni usando la memoria corta dei cittadini. La sanità è sempre un buon affare economico per le case farmaceutiche e per i politici spregiudicati. Tra le criticità della sanità al primo posto, a mio avviso, c'è la cattiva gestione delle risorse umane, seguono gli sprechi, le molte inefficienze, la non accessibilità alle analisi cliniche e strumentali e alle visite specialistiche per cui è naturale, per chi ha la possibilità economica, il ricorso al privato e l'esclusione ai servizi per le fasce più deboli. La sanità pubblica, nonostante le innumerevoli risorse del nostro bilancio, garantisce sempre meno le prestazioni al cittadino; tant'è vero che da un decennio a questa parte c'è un fiorire dei fondi sanitari.

Il cittadino benestante si garantisce le prestazioni con i fondi assicurativi sanitari, vedi per odontoiatria, otorinolaringoiatria, piccola chirurgia, visite specialistiche ed esami strumentali. Intanto le classi più deboli aspettano le liste d'attesa. Ma vi sembra possibile che, nonostante le risorse utilizzate, le cure dentarie siano escluse quasi totalmente dalla sanità pubblica? Ma vi sembra possibile che le fasce più deboli e gli anziani non abbiano la possibilità di masticare perché senza denti? In Sardegna sono circa 50 mila gli anziani edentuli che non possono acquistare la dentiera. Quindi abbiamo cittadini che non possono curare i denti e giovani odontoiatri disoccupati, anziani edentuli che non possono comprare le protesi e imprese odontotecniche senza lavoro. Protestare è lecito ed è doveroso, ma per cambiare, non per mantenere rendite di potere politico ed economico lucrando sulla salute delle persone. Tornando alla riforma della rete ospedaliera, il testo della Commissione di cui faccio parte è stato discusso ed emendato rispetto al DM numero 70 e porta i posti letto per acuti da 6.000 a circa 5.000, ed elimina qualche primariato e qualche interesse privato. Ma i cittadini che noi rappresentiamo sono interessati ai servizi sui territori, assistenza domiciliare, visita specialistica, prevenzioni e diagnosi veloci. Vogliono e vogliamo attenzione per patologie da disagio sociale in costante aumento. È di qualche giorno fa un'indagine pubblicata su un quotidiano locale sui sofferenti mentali in Sardegna, ne soffre circa il 13 per cento, e le zone con maggiore disagio sociale, quelle con elevata disoccupazione in Sardegna sono molto colpite. Penso che nel Sarcidano, territorio che conosco particolarmente, dove esiste già un centro salute mentale H24 e le patologie sono in aumento, vada potenziata la struttura complessa, e che sempre nel Sarcidano vadano potenziate la diabetologia, la dialisi e la diagnostica da laboratorio, e poco importa perdere un primariato di chirurgia in ospedale di zona disagiata se c'è già un pronto soccorso con una sala chirurgica a norma aperta ventiquattro ore che garantisce le esigenze chirurgiche e mediche, e bisognerebbe pretendere che vengano potenziati i servizi nel territorio.

Per concludere, questa riforma sarà efficace se ridimensionerà le inefficienze ospedaliere, se potenzierà i servizi territoriali di qualità a beneficio di tutti, se toccherà rendite di posizioni pubbliche ed economiche, e auspico che la protesta della sinistra in piazza sia per cambiare in questa direzione e non per mantenere lo status quo. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Alessandra Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Io rinuncio a dirvi di soprassedere, perché tanto ho capito che è una partita persa, oramai avete intrapreso una strada che per quanto ci riguarda sicuramente non è la via maestra, però è anche inutile soffermarci sulla dietrologia. Certo è che in questo periodo anche con la maggioranza ve le siete date di buona ragione, e così pure come anche all'esterno qualcuno ha provato a farvi riflettere. Allora io mi limiterò a fare delle osservazioni, alcune anche di carattere tecnico, che stridono con le vostre intenzioni e con quello che avete scritto invece in questa riforma della rete ospedaliera. Intanto voglio fare un'osservazione, la faccio al presidente Pigliaru e all'assessore Paci, credo che piuttosto che parlare di riduzione dei servizi sanitari nel territorio, oppure ridurre drasticamente la spesa sanitaria e magari anche creare degli indebitamenti, forse avremmo potuto ragionare diversamente con quel Governo, e mi riferisco ovviamente ai ricorsi ritirati e alla partita, perché la ritengo proprio madre di tutte le situazioni nefaste che poi sono avvenute nel corso di questi anni, e mi riferisco ovviamente alla partita sulla finanza avuta con lo Stato. Avremmo potuto giocare partite diverse, perché poi i risultati dicono che continuano ad impugnare le nostre leggi, addirittura quelle più importanti, quelle del bilancio, a non avere una credibilità che avete invece faticato sottoponendovi al loro volere, ma non ha pagato questo perché, a quanto pare, ci ritengono incapaci e deboli. Quindi, per quanto riguarda la sanità, ho fatto questa introduzione, perché valeva proprio la pena di andare in deroga al DM numero 70 per le nostre specificità e soprattutto perché il carico della spesa sanitaria è sulla nostra testa. Tra l'altro quella spesa sanitaria, e lo dico una volta per tutte, smettiamola di fare confusione tra disavanzo, ovvero quella parte che noi aggiungiamo nel bilancio e quindi la parte che stanziamo per la spesa sanitaria, e ciò che invece è l'aumento del costo della sanità. Allora, questo costo è aumentato, non è diminuito, chiaro? Quindi evitiamole le confusioni e di continuare a prenderci in giro, se no la gente ha anche difficoltà a capire, e soprattutto non arriveremo poi a quelle sacche dove dobbiamo invece intervenire per dire un giorno, noi ce lo auguriamo tutti, io me lo auguro che questa riforma possa far diminuire davvero la spesa sanitaria e migliorare la qualità dei servizi territoriali, nel più piccolo comune della Sardegna, al più povero cittadino e al più bisognoso. Però purtroppo, se il buongiorno si vede dal mattino, mi pare che, come ho detto prima, ci siano delle discrasie. Da questo punto di vista vorrei sottolineare dapprima proprio la parte del decreto, DM numero 70, che dice che le Regioni devono provvedere entro tre mesi dall'entrata in vigore del decreto ad adottare i provvedimenti specifici di applicazione del succitato decreto, ma purtroppo abbiamo constatato invece che i tempi della nostra Regione si sono allungati, allungati per non produrre sostanzialmente invece le risultanze desiderate. Intanto vorrei dire, come qualcuno l'ha anche già sottolineato, che una vera riforma della rete ospedaliera sarebbe dovuta passare per una riforma della rete territoriale dei servizi, che non c'è stata, perché quello che avete fatto nel 2014 è un aborto e, scusatemi per la parola, è un aborto di legge, un aborto di riforma, non lo vado a ripetere perché ve l'ho detto tante altre volte, ma i contenuti di quella legge non esistono, Assessore. E allora ecco perché nasciamo con un peccato originale, non può attecchire in un sistema già complesso e confuso come quello che abbiamo nella sanità oggi, e lo sottolineo per onestà intellettuale per colpa di tutti, di chiunque abbia governato, perché nessuno è riuscito a dare dei miglioramenti. Però nessuno come voi aveva sbandierato invece di preparare il meglio che si potesse desiderare e di ridurre i costi. Allora, pensate di ridurre i costi con i posti letto, e io su questo voglio soffermarmi. A fronte dei 928 che dovrebbero chiudere, ne vengono riaperti 667, cioè 261 in meno da subito, ma la verifica va fatta nel rapporto fra posti letto previsti nel futuro e ciò che c'è ora. Allora io vi dico, chi pagherà le conseguenze saranno i cittadini? Perché il meccanismo da voi proposto è complesso e nell'immediato porta alla sola chiusura e a pochi recuperi di posti. Chi darà quei servizi ospedalieri? Quali non potranno essere ricoverati per assenza di posti letto? Soprattutto, i medici dei posti letto soppressi che faranno, e il resto del personale? Vi ricordo che sono stipendi che non verranno meno. E i nuovi medici e il nuovo personale chi lo paga? Quanto costa? Pensate davvero di ridurre la spesa sanitaria così? Io credo proprio di no. Ancora, la chiusura o il depotenziamento degli ospedali del sud Sardegna, quali San Giovanni, Marino, Brotzu, pensate sia un risparmio assoluto? E nel contempo registriamo malcontento anche in quelle strutture di Sassari, Nuoro e Olbia dove pare che vogliate investire di più. Le nuove divisioni tecniche come la infermieristica, l'ostetricia, la fisioterapia, per carità, importantissime, non possono però essere rapportate con strutture mediche, sembra una somma di pere e di mele, e certamente mi pare eccessivo dire che si potenzia l'urologia se lì si aggiunge l'ostetricia. Ebbene sì, dite alla dottoressa Pintus che io sono fra quelli che non hanno capito. Allora, ancora, ho difficoltà a capire perché il sud Sardegna deve rischiare di non avere il centro ustioni, ricordo che abbiamo una grande mole di industrie nel Cagliaritano, da Sarroch, a Elmas, e andiamo oltre. Chiudere e quindi depotenziare la chirurgia plastica e robotica del Brotzu cui prodest? Nulla di personale col dottor Figus da parte mia, è un fresco docente della nuova cattedra universitaria, ma anche qui ancora non capisco il nesso fra la cattedra universitaria e il trasferimento della struttura complessa di chirurgia plastica dal Brotzu al Policlinico. Continuasse a fare il docente. Perché trasferire i posti letto, Assessore? Che oggi funzionano, sono tra l'altro ancora, lo dite voi, nella rete del Brotzu, e tra l'altro la chirurgia plastica anche nella riforma resta nel DEA di secondo livello del Brotzu. Per carità, probabilmente forse sono dei miei limiti Assessore, visto che lei dice di no, io l'ho ammesso di non aver capito, però sinceramente credo che questo non sia il percorso corretto. E tra l'altro arriviamo al clou; i posti letto saranno reintegrati e ricostruiti sulla base di ciò che voi dite nella riforma della rete ospedaliera. Allora, Assessore, anche qui io ho difficoltà a capire, ma lo sottolineo, è un mio limite, mi dite come le specialità esistenti nel presidio possono essere attivati nuovi posti letto nella misura di 1 al semestre, solo qualora nei 24 mesi precedenti il tasso di occupazione dei posti letto già attivi sia pari o superiore all'85 per cento? Andiamo avanti; la specialità non esistente: possono essere attivati nuovi posti letto nella misura di massima del 30 per cento dei posti (…) istituzione al semestre solo qualora il tasso di occupazione calcolato sulla dotazione dell'area di ricovero di riferimento - dipartimento, piattaforma di ricovero -, sia pari o superiore all'85 per cento nel semestre precedente. Per quanto attiene la neuro riabilitazione, è programmata l'attivazione immediata di numero 3 aree assistenziali: due preso presidi pubblici - Oristano e Cagliari -, ad una privata - Gallura, Mater Olbia -. E' inutile che continui a leggere, lei sicuramente Assessore l'avrà capita molto meglio di me, la conoscerà molto meglio di me, a me il meccanismo mi pare invece che dia da subito una diminuzione e un incancrenimento della offerta ospedaliera nei confronti dei bisognosi, di chi soffre, dei malati. Questo è quello che io ho letto anche nel modulo dei posti letto. Da subito poi non ci sarà una riduzione dei costi, perché, come le ho fatto notare, il personale, le strutture sosterranno dei costi generali, dei costi fissi, gli stipendi li paghiamo, ma soprattutto mi piacerebbe anche capire cui prodest i nuovi posti letto, quali divisioni dovranno essere incentivate, migliorate e aumentate. Poi guardi, Assessore, io credo… posso scusare il dottor Moirano, ma forse credo che in tutti questi viaggi che ha fatto in questo periodo si sarà fatto un'idea della sanità e della dislocazione territoriale dei servizi sanitari e degli ospedali della Sardegna, ma soprattutto…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Paolo Truzzu. Ne ha facoltà.

TRUZZU PAOLO (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Mah, io volevo dire che dopo tre anni, sei mesi e 12 giorni, l'onorevole Anedda si è svegliato, la cosa mi fa piacere, lo volevo informare che il Presidente è l'onorevole Pigliaru e non più l'onorevole Cappellacci. Lo dico perché, da quello che ci ha appena raccontato, sembrerebbe che governi ancora il centrodestra, e che in questi tre anni e mezzo tutto lo sfascio della sanità sia da addebitare al centrodestra, e lo dico anche con un po' di invidia, perché se ha dormito per tre anni e sei mesi, si è tenuto sicuramente più giovane e più fresco di noi. Ma per venire alla riforma della rete ospedaliera, guardi, Assessore, Presidente, colleghi, io lo dico subito, io penso che questa riforma sia difficilmente migliorabile e sia da bocciare in toto, e lo dico non perché sia convinto che il sistema sanitario che noi abbiamo, la rete ospedaliera che abbiamo oggi sia una rete capace di garantire il contenimento dei costi e la qualità dei servizi, perché ho la convinzione come voi che sia necessario procedere al riordino, siamo tutti consapevoli che oggi l'offerta di salute è concentrata prevalentemente sull'ospedale e che bisogna uscire da questa logica, bisogna potenziare i servizi territoriali, e che si debbano trovare tutti quei sistemi che ci portino a ridurre il ricorso ai ricoveri inappropriati, e che sia necessario garantire dei livelli di cura omogenea adeguati su tutto il territorio regionale, perché il cittadino del più piccolo paese della Sardegna ha gli stessi diritti del cittadino della grande città. E sono anche convinto che è necessario aumentare gli standard di sicurezza all'interno della sanità sarda, degli ospedali, perché quello che ci racconta il Piano Nazionale Esit del 2015 è terrificante. Il problema che io rilevo, quello che metto in dubbio è la modalità con cui si arriva a questa riforma, l'hanno detto prima di me diversi colleghi. Il ragionamento che vorrei fare è questo: se oggi l'unica risposta al bisogno di salute, alla necessità di salute dei sardi è stato l'ospedale, perché abbiamo davanti a noi una rete territoriale che è oggettivamente debole, e soprattutto se in periferia non esiste un'alternativa all'ospedale, cioè l'unica offerta di risposta è l'ospedale, mi chiedo se non era forse il caso di potenziare prima il territorio, favorire alternative, in modo tale che tutti i cittadini della Sardegna potessero avere un adeguato livello di cura senza dover affrontare quotidianamente i viaggi della salute, senza creare cittadini di serie A e cittadini di serie B. Perché la conseguenza della riforma della rete ospedaliera non sarà sicuramente, così come è stata strutturata, Assessore, quella di ridurre gli accessi all'ospedale, sarà esattamente il contrario, perché nel momento in cui sul territorio non abbiamo risposte, perché le case della salute non esistono, gli ospedali di comunità non esistono, i poliambulatori sono molto deboli, non si è in grado di offrire risposte al cittadino è chiaro che avremo un maggior accesso agli ospedali e soprattutto un intasamento di quegli ospedali dei grandi centri che oggi sono riusciti a dare quelle minime risposte di salute ai cittadini. Se manca l'altro tassello della grande riforma della rete, diciamo della rete ospedaliera, che è la rete dell'emergenza-urgenza, ancora peggio, perché sappiamo benissimo che non siamo oggi in grado di garantire un intervento nei tempi necessari, soprattutto per tutti quei casi di malattie diciamo tempo dipendenti, e non risolverà nemmeno la soluzione che avete adottato con l'elisoccorso, perché quella proposta è una proposta che non ha capacità di intervento. Assessore, le tre basi, che sono ubicate in aeroporti, e per di più in luoghi che sono a mare, riducono notevolmente la capacità di intervento e costano di più, il fatto che le ventiquattr'ore siano operative solo su Olbia e non su Cagliari, stanno scoprendo un intero territorio, più del 70 per cento della popolazione della Sardegna, cioè il Sud Sardegna, non potrà avere una risposta tramite l'elisoccorso nelle ore notturne, anzi, potrà averla solo nelle ore diurne, perché è impensabile ipotizzare o aspettare che l'elicottero possa arrivare in tempi certi per esempio da Olbia a Seulo, nelle ore notturne. E quello che mi lascia… e mi fa dire, Assessore e colleghi, che questa riforma non possa incontrare il soddisfacimento dei cittadini, degli operatori, non è tanto la riforma in sé, quanto quello che è successo in questi anni. Prima l'onorevole Pinna ci diceva che c'è stato un fallimento della politica perché nei cittadini c'è una mancanza di fiducia, ma la mancanza di fiducia è frutto di quello che si fa, di quello che si scrive e di quello che si è fatto. La convinzione di gran parte dei cittadini sardi è che quello che c'è in questo Piano non siano altro che cose scritte che poi non troveranno applicazione, e questo accade perché in questi anni avete compiuto una serie di atti che sono esattamente contrari alle vostre enunciazioni, perché avete fatto una serie di operazioni, ne cito alcune, che possono sembrare anche marginali, ma che danno il significato del disorientamento che c'è tra gli operatori sanitari e che c'è tra i cittadini. Volete aumentare l'offerta territoriale, volete dare risposte al cittadino che sta in periferia, però quello che succede negli atti che voi fate, che il vostro direttore generale, quello che avete scelto voi dell'ATS, che i vostri manager fanno è esattamente il contrario, perché ritorno a dire che l'unica nefrologia territoriale, o meglio, la nefrologia territoriale che funzionava per la provincia di Cagliari, con ambulatori a Isili, a Sadali, a Muravera, a Sarroch, a Monastir, è stata devastata, è scomparsa nell'atto aziendale. E vogliamo parlare di quello che può succedere per la neurologia con il cancellamento dei dieci posti del Marino, col trasferimento al Brotzu che non troveranno sostituzione perché al Brotzu non c'è il posto per arrivare a garantire i 40 posti di neurologia che sono necessari e di neurochirurgia che sono necessari per la Sardegna? Vogliamo parlare del fatto, come ho denunciato anche la settimana scorsa nel dibattito sulla variazione di bilancio, che avete voluto l'ASL unica per arrivare a un sistema di cure omogenee su tutto il territorio regionale e quello che è successo è esattamente il contrario? Perché la prima delibera del direttore, del dottor Moirano è stata quella di delegare ai responsabili delle ASL il compito di fare dei piani di cura per ognuno dei territori in modo tale che il cittadino di Morgongiori non possa avere lo stesso diritto alla salute che ha il cittadino di Cagliari o di Sassari? Questa situazione ha creato, come dicevo prima, un clima di sconforto e di incertezza e guardi non bastano le interviste sui giornali di illustri primari o di grandi presunti manager della sanità per dire ai cittadini che la riforma non è stata capita, la verità è che non siete credibili, che la vostra riforma non è credibile, che voi non siete credibili e per questo motivo i cittadini non hanno alcuna fiducia perché hanno capito perfettamente che avete l'abitudine di attaccare l'asino dove vuole il padrone. Del resto siete quelli che ci avete garantito che abbandonando il Patto di stabilità e passando con uno schiocco di dita al pareggio di bilancio tutto sarebbe migliorato. Siete quelli che hanno rinunciato ai ricorsi per un piatto di lenticchie per poi chiedere oggi la mobilitazione del popolo sardo contro gli accantonamenti. Siete quelli che volevano far credere ai sardi che il sì al referendum avrebbe garantito maggiore autonomia. Siete quelli che hanno raccontato che sarebbe bastata una delibera per garantire l'accorpamento del Brotzu, del Microcitemico e del Businco. Siete quelli che avete raccontato ai sardi che l'ASL unica avrebbe garantito qualità migliore e riduzione della spesa. Siete quelli che chiedevano di ridurre la spesa sanitaria e il costo di produzione e invece li avete aumentati, oggi la cifra di quest'anno dovrebbe aggirarsi intorno ai 3 miliardi 340 milioni. A questo motivo dovete chiedere, dovete spiegarmi perché i sardi dovrebbero credervi, perché i cittadini degli ospedali che oggi sono classificati come zona disagiata dovrebbero credere a quello che avete scritto qui dentro. Perché dovrebbero avere fiducia nelle vostre…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Antonio Solinas. Ne ha facoltà.

SOLINAS ANTONIO (PD). Credo che con questa proposta di riforma della rete ospedaliera in Sardegna si ponga un altro tassello a quello che era il programma elettorale della maggioranza di centrosinistra che tre anni e mezzo fa aveva vinto le elezioni. Quindi credo che porre mano a un settore così fondamentale nella vita dei cittadini sardi sia una cosa molto importante. Io non voglio fare polemiche con la minoranza tanto meno con l'amico Truzzu, però le dico subito che avremmo potuto fare, come è successo nella passata legislatura, far finta di nulla, far finta che nel mondo sanitario non stesse succedendo nulla e andare avanti oppure qualcuno dei colleghi oggi minoranza, allora maggioranza, ricorderà molto bene che quelle poche volte che si è posto mano al settore sanitario e che questo Consiglio a maggioranza aveva preso anche qualche decisione importante in merito soprattutto agli ospedali di zone disagiate o i piccoli ospedali in Sardegna, mi riferisco in modo particolare all'H24 nei pronti soccorso dei piccoli ospedali, approvato la sera da questo Consiglio regionale e l'indomani mattina con una forzatura a una decisione già presa dal Consiglio regionale, nella notte grandi riunioni nelle segrete stanze di questo Palazzo, nella sanità più privata che pubblica venne partorito quell'emendamento che stravolse completamente la decisione che il giorno prima il Consiglio regionale aveva assunto. Quindi oggi non potete passare per tutori dei territori marginali perché non è certamente quello che vi ha contraddistinto quando potevate prendere le decisioni. Noi li abbiamo tutelati allora e li tuteliamo anche con questa riforma. Si sapeva benissimo che porre mano a una riforma come questa avrebbe creato dei malumori, però io mi sarei aspettato anche dalla relazione della minoranza, considerato che ha lavorato per settimane e per mesi in Commissione, qualche proposta nel merito, qualche proposta di modifica e di integrazione, invece abbiamo assistito solo ed esclusivamente a prese di posizione e di contrasto più per inseguire la folla piuttosto che entrare nel merito. Io credo che la riforma del settore sanitario vada vista nella sua globalità, lo ripeto, l'ho detto più volte in maggioranza, l'ho detto anche direttamente all'Assessore che forse se avessimo avuto la capacità di porre mano prima alla rete territoriale invece che porre mano direttamente alla riforma ospedaliera avremmo avuto un impatto diverso soprattutto nell'opinione pubblica. Però noi stiamo cercando di cambiare il mondo della sanità, stiamo parlando oggi di rete ospedaliera, abbiamo istituito l'AREUS e invito la Giunta quanto prima a renderla operativa, è in corso il bando dell'elisoccorso e immediatamente dopo andremo ad approvare la rete territoriale. Il malcontento l'ho già detto, è dovuto più a posizioni strumentali che non a posizioni di merito e mi chiedo e chiedo soprattutto a questo Consiglio che cosa sarebbe successo se la Giunta avesse recepito il decreto ministeriale numero 70 che certamente non è stato approvato dal centrosinistra, almeno la legge che ha derivato il DM 70 e l'avessimo applicato in Sardegna così com'era. Certamente i risultati sarebbero stati di modo completamente diverso. La convinzione più per altro per passaparola e anche per incapacità della Giunta e di questa maggioranza di riuscire a comunicare quelle che erano le scelte che stava andando a fare nei territori è passata e avete fatto passare questa convinzione che stavamo andando a chiudere gli ospedali e in modo particolare a ridurre la presenza sanitaria nei territori marginali. Niente di tutto questo, quello che ci ha guidato in questi mesi, in queste settimane è quello di riuscire a dare alla Sardegna, ai cittadini sardi una sanità di qualità ma soprattutto una sanità che dia ai cittadini sardi la massima sicurezza possibile. Noi abbiamo avuto il disegno di legge della Giunta che ha cercato di condividere il più possibile con le associazioni dei comuni, CAL, ANCI con i territori e le organizzazioni portatori di interesse. Io credo che prendere il disegno di legge della Giunta, ecco perché mi sarei aspettato dalla relazione di maggioranza anche un plauso al lavoro della Commissione che è il lavoro di tutta la Commissione non della parte della maggioranza della Commissione, che il lavoro fatto in sesta Commissione ha prodotto un lavoro abbastanza diverso da quello che era il disegno di legge della Giunta. Io credo che l'obiettivo finale, Assessore, debba essere avere qualche centro di eccellenza in più e qualche reparto in meno magari in Sardegna perché avere centri di eccellenza significa avere meno viaggi della speranza per i cittadini sardi. E in più Assessore ne approfitto per fare una nota, noi stiamo discutendo di rete ospedaliera, c'è già in giro la bozza aziendale o l'atto aziendale dell'ATS, io credo che per come è fatta la Sardegna, per com'è il territorio vasto della Sardegna, continuare a parlare di tre Dipartimenti credo che sia una cosa dal punto di vista organizzativo da evitare, credo che i quattro Dipartimenti debbano essere la soluzione migliore. Infine, non vedo il collega Tunis, avrà modo di sentirlo, ha criticato tanto l'eventuale scelta di andare a contrarre un mutuo per risanare il cosiddetto buco della sanità sarda, il mutuo non serve a programmare l'attività futura, serve soprattutto a sanare quella che è stata negli ultimi anni, non negli ultimi tre, ma magari negli ultimi decenni, la gestione della sanità in Sardegna. Noi abbiamo fatto una scelta, noi Consiglio regionale in questa legislatura, di non applicare nessun ticket, non aumentare l'IRPEF, non aumentare l'IRAP, queste sono le conseguenze che si pagano dal punto di vista finanziario.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Luca Pizzuto. Ne ha facoltà.

PIZZUTO LUCA (SDP). Presidente, colleghe e colleghi, che cos'è un paziente? Nel dizionario Treccani troviamo la definizione che il paziente è una persona affetta da una malattia, per cui oggi noi stiamo trattando un tema di profonda delicatezza che riguarda la vita e la sofferenza di migliaia di persone nella nostra isola. Ma in termini di gestione sanitaria e politica che cos'è un paziente oggi, è un mezzo o un fine? Ebbene la nostra convinzione è che negli ultimi trent'anni, trasversalmente agli schieramenti politici che si sono avvicendati alla guida di questa Regione, il paziente sia stato un mezzo per la costruzione di carriere personali, per la creazione di potentati territoriali, un mezzo utilizzato anche da primari e da esponenti medici locali per avanzare nelle proprie carriere, un mezzo anche a disposizione delle multinazionali farmaceutiche che molto spesso speculano nella vita e nella sofferenza delle persone. Noi pensiamo che questa riforma aiuti a ridefinire l'oggetto e a fare in modo che il paziente sia il fine di una buona sanità e di servizi che devono essere messi a disposizione, e mettere al centro non il bisogno di chi lavora in sanità, ma i bisogni di chi della sanità usufruisce. E in questo senso non si può fare a meno di parlare di sanità senza considerare i contesti in cui la sanità si muove e vive. E il primo contesto è il contesto presente. La sanità sarda funziona? Abbiamo noi sentore, percezione che tutti siano contenti dei servizi territoriali che trovano in giro? Io credo di no. Noi abbiamo precisa percezione del fatto che il sistema attualmente non funziona, perché ha oggetti sbagliati, e siamo convinti del fatto che debba essere radicalmente modificato questo atteggiamento, tenendo conto del fatto che per noi non è assolutamente un problema di soglie o di risparmi, non ce ne frega nulla, se si spendessero anche 500 milioni di euro in più saremmo ben felici se ci fossero servizi in grado realmente di aiutare le persone e di garantire un percorso di guarigione serio, ma così non è. Noi abbiamo speso moltissimo, abbiamo anche più personale rispetto alle medie nazionali, ma i risultati sono assolutamente insoddisfacenti. Ragione per cui noi dobbiamo mettere le mani in ciò che non funziona, nei sistemi di ciò che non funziona e cercare di trovare soluzioni innovative e giuste, per fare in modo che sia garantito il diritto alla salute nella nostra terra. In più c'è un contesto nazionale, io lì rivolgo un appello all'Assessore e al Presidente, perché lo dicano chiaramente, noi non siamo una Repubblica autonoma, noi lavoriamo sulla base di leggi nazionali che nella gerarchia delle fonti ci dicono che cosa dobbiamo fare, e c'è una cosa che si chiama DM 70, che è stata approvata nel 2015, che dice in modo preciso che cosa deve essere della Sardegna e delle altre regioni, dando l'opportunità alle realtà a statuto speciale di poter modificare e recepire in forma autonoma le cose. Noi siamo in ritardo di tre anni, rischiamo di essere commissariati, rischiamo che il DM 70 venga applicato da altri. E cosa prevede il DM 70? Per esempio che su 22 strutture sanitarie pubbliche, gestite dall'ATS, ne rimangano 7 o 8. Per esempio nel mio territorio, dove in questa riforma si mette un DEA di primo livello che garantisce servizi e che integra le storie sanitarie dei due poli di Carbonia e Iglesias, creando un polo di riabilitazione pubblica e l'hospice ad Iglesias, noi avremmo Iglesias cancellata dalla cartina geografica dal punto di vista sanitario, e avremmo dall'altra parte a Carbonia un ospedale di base con medicina, chirurgia, ostetricia e Pronto Soccorso. Finito! Questa è la realtà di quello che ci viene imposto da Roma. Allora la riforma in realtà, a nostro avviso, con tutte le modifiche che anche noi vogliamo ancora apportare, è l'unico atto di sovranità vera che noi stiamo facendo negli ultimi anni in questo Consiglio regionale. Perché noi abbiamo la possibilità di dire a Roma che la nostra sanità ce la paghiamo noi, quindi ce la gestiamo noi, dentro logiche che noi ci diamo, ma dentro anche una logica di riorganizzazione. E l'atto di approvare la riforma è l'atto che ci dà la possibilità di esercitare in modo reale, concreto e vero la nostra sovranità e la nostra autonomia regionale. Ecco perché diventa importante per noi portare avanti questo atto, ascoltando le istanze dei territori fino all'ultimo minuto possibile, per cercare di capire che l'atto di riforma è un atto che programma il futuro e che cerca di difendere il servizio sanitario da logiche che sono ben altre rispetto a quelle che noi viviamo qui, e che arrivano da apparati nazionali e multinazionali che sulla sanità hanno intenzioni ed idee ben precise. E la dimostrazione della cura che noi stiamo cercando di dare a questo è dato anche dalle esenzioni fiscali che noi abbiamo dato in questi anni, dal fatto che noi non abbiamo inserito il ticket, dal fatto che non abbiamo aumentato le tasse sul tema sanitario, non è un dato di poco conto da questo punto di vista, siamo una delle poche regioni in Italia che non ha il ticket e che cerca di tutelare tutte le persone che non hanno possibilità economiche per poter andare avanti per poter curarsi in modo dignitoso.

Ci sono altre ragioni per cui noi riteniamo sia importante fare questa riforma. La prima è che è un sistema di repubblica autonoma. Oggi la possibilità di curarsi è sostanzialmente affidata al caso, se si hanno rapporti con buoni medici in grado di inserirti in percorsi di cura la persona ha la possibilità di salvarsi, se invece questa possibilità non si ha perché non esistono ad oggi sistemi di cura omologati in tutta la Regione, la persona vive affidata al caso. Ecco perché quest'azione di riordino è molto importante, perché mette ordine al sistema e cerca di dare garanzie di cura che ad oggi non esistono, creando dei percorsi che mettano al centro le persone. Ed è un esempio il fatto che si creino dei percorsi che tutti devono seguire sugli ictus e sull'emergenza-urgenza per gli infarti, sui punti nascita e sulla pediatria, cose che prima non esistevano, percorsi che prima non avevano modo di essere. Si inserisce la sperimentazione della telemedicina, strumento di straordinaria importanza diagnostica che oggi in Sardegna manca. Si apre l'ospedale all'auto mutuo aiuto, oggi riconosciuto dalla letteratura internazionale come strumento di aiuto e di miglioramento della guarigione per le persone. Si inserisce il principio dell'intensità di cura, che è un atto fondamentale di programmazione sanitaria e di gestione degli ospedali innovativo, che nei Paesi in cui è stata applicato ha prodotto importanti risultati.

Esistono però dei punti di critica anche per noi. Per esempio sul tema e sul funzionamento presenti, noi abbiamo critiche molto importanti al sistema sanitario attuale, perché riteniamo che sia difficile da governare e vogliamo risultati più ampi. Per questo per esempio sulla rete dell'oncologia è molto importante l'inserimento del sistema della breast unit, che crei percorsi sulla tutela e sull'intervento al seno per le donne, ma è importante che si crei un dipartimento di oncologia femminile nel hub della Sardegna, che possa dare disposizioni e che possa creare percorsi di cura per tutti in tutta la Sardegna. Diventa importante in questo senso far brillare e occuparsi di questa disciplina in maniera significativa, essendo questa la seconda causa di morte delle persone nella nostra regione, è di fatto l'epidemia, è la peste del nuovo millennio, con particolare attenzione alle donne che soffrono di questo, e che più di altre vengono colpite da questa terribile malattia. E'necessario dare forma, corpo e sostanza all'AREUS, e fare in modo che prima dell'approvazione della legge avvengano le nomine che possono dare ordine anche a questo sistema. E' importante, e noi su questo avvieremo con gli impegni che abbiamo preso nelle periferie, perché la nostra forza politica è forza politica delle periferie, e di queste si vuole occupare in maniera precisa. Serve un chiarimento maggiore sulla situazione che riguarda il DEA di primo livello ad Alghero e Ozieri, e abbiamo necessità che nel testo siano chiarite meglio alcune cose. Ugualmente su Nuoro e sul potenziamento di alcuni servizi a Nuoro e in particolar modo sulla questione dei piccoli ospedali, per noi con un'attenzione particolare al Sarcidano e alla Barbagia di Seulo, che abbiamo incontrato più volte, e su cui abbiamo preso impegni specifici, dove si fa un'azione molto importante, si garantiscono i servizi, e viene garantito anche il sistema di chirurgia, che è un centro importante per noi che deve essere mantenuto nelle piccole realtà. Ma abbiamo bisogno che questo sia scritto meglio. E' necessario chiarire il ruolo della radiologia pediatrica al microcitemico, e abbiamo anche l'esigenza di chiarire meglio le questioni del Mater Olbia, che non crediamo si debbano inserire in questa riforma, e che meritino una discussione a parte. Per tutte queste ragioni noi non possiamo far finta che tutto vada bene, e anche se occuparsi di riforma sanitaria oggi significa prendersi qualche sputo, e non avere qualche applauso, è importante per noi cercare di modificare il sistema, costringendo chi lavora in sanità, soprattutto quelle persone che lavorano bene per il bene degli altri, ad avere ruolo, ad avere funzioni, mentre dobbiamo porci l'obiettivo di far lavorare chi in sanità…

PRESIDENTE. La seduta è tolta, il Consiglio è convocato questo pomeriggio alle ore 15 e 30.

La seduta è tolta alle ore 13 e 32.