Seduta n.223 del 16/03/2017 

CCXXIII Seduta

Giovedì 16 marzo 2017

(POMERIDIANA)

Presidenza del Vicepresidente Eugenio LAI

La seduta è aperta alle ore 16 e 35.

FORMA DANIELA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta del 2 marzo 2017 (219), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Ugo Cappellacci, Giampietro Comandini, Giuseppe Fasolino, Giuseppe Meloni, Antonello Peru, Rossella Pinna, Luca Pizzuto, Roberto Deriu ed Edoardo Tocco hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 16 marzo 2017. Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria:

Numero 1039, 1041

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria:

Numero 295

Continuazione della discussione generale congiunta del "Documento di economia e finanza regionale 2017 (DEFR)". (18/XV/A) e dei disegni di legge: "Legge di stabilità 2017". (393/S/A) e "Bilancio di previsione triennale 2017-2019". (394/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale congiunta del documento di economia finanza regionale 2017 e dei disegni di legge di stabilità e di bilancio.

E' iscritto a parlare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Tutti hanno ragionato stamattina come fosse un bilancio in continuità, io invece dico che questo è l'ultimo bilancio di questa maggioranza e di questo Consiglio, e non è che lo dica perché, Absit iniuria verbis, parli di Francesco, a cui auguro ogni salute in bene, ma perché non c'è sostanzialmente più la maggioranza e perché c'è un accordo più o meno nascosto di votare a piè di lista delle politiche (…) a febbraio-marzo, e siccome questo è il bilancio che vi serve per andare alle elezioni, se uno lo esamina bene capisce anche quali sono i momenti significativi all'interno dei capitoli che danno una certa sostanza almeno per alcune forze politiche per andare in campagna elettorale. Se non si offendesse chi non voleva che si usasse un certo termine che Oppi aveva coniato in altri termini, lo avrei già usato, però in effetti il bollino è stato in qualche modo e misura appiccicato al libretto di lavoro, e mi pare che questi bollini segnino alcuni aspetti che non sono produttivi né interessanti per quello che è l'intervento strutturale che uno aspetta da una Giunta e da una maggioranza che si candidano nuovamente ad essere Giunta e maggioranza, o quantomeno nuova maggioranza. La gente sa leggere nei bilanci, ancorché noi cerchiamo di nascondere alcuni aspetti che non vorremmo si vedessero così a primo acchito. Ricordate che parlavo di anima e di mancanza di anima nel predisporre i programmi e i bilanci? Non ha un'anima, non ha un interesse, neanche legittimo, nei confronti di popolazioni, territori e quant'altro. L'Assessore della programmazione non me ne vorrà ma, quando si vanno a fare programmazioni territoriali e si hanno solo pochi strumenti, si corre il rischio di non fare una buona e sana programmazione territoriale ma di restare lì a promuovere soltanto cose che non esistono, se non in minima misura, lo dico perché - non vorrei che si offenda - il bilancio nella sua essenza proviene da quelle che sono le entrate, e, ferme le spese obbligatorie (io ci metto anche la sanità tra queste) che aumentano, che crescono, anzi qualcuno pensava stamattina di aggiungere anche altri 250 mila euro di spese per uno screening o qualcosa che riguarda la sanità, io credo invece che queste spese fisse comunque sia superano il 50 per cento buono del bilancio della nostra Regione, poi ci sono gli enti, poi c'è il contorno, poi c'è il Consiglio, quando ci restano liberi veramente 300, 500 milioni di euro da poter utilizzare per fare programmazione…. Il FNOL non c'è stato più da qualche anno, cioè se uno avesse necessità di porre dentro una normativa che interessa, che è urgente, che ha necessità di essere esitata, non trova finanziamenti adeguati, perché non ci sono. Se l'Assessore all'agricoltura volesse intervenire al di là e al di fuori di quelli che sono i Consorzi di bonifica, mi pare che prima di tutto dovrebbe fare un'opera importante e proporre una riforma, ma, vivaddio abbiamo un nuovo Assessore alla riforma perché uno è scappato perché non gli lasciavano fare le riforme, perché forse era troppo duro, forse era troppo inserito in una volontà riformatrice che non andava bene ad alcuni settori della maggioranza. Ma, tornando all'agricoltura, certamente va rivisto l'assetto degli enti agricoli, va rivisto in senso serio, e lì c'è anche il problema del latte, c'è il problema che non c'è acqua, io vi sfiderò più avanti sul problema dell'acqua, che non è una cosa che riguarda il mondo animale e le campagne ma anche l'uomo, e vorrei chiedervi, chi ne ha competenza, perché non si riempiono le dighe fino in fondo, non quelle non costruite ma anche quelle costruite da tempo! Non mi sapete rispondere perché non conoscete affondo quello che c'è dietro, non sapete che sono state fatte microfilmature di quello che è il gettito delle dighe e non sono collaudate fino in fondo e non hanno certezza in una Sardegna che diventa arida giorno dopo giorno. Ma non pensiamo che se è vero che andiamo verso l'inaridimento non sia il caso di ripensare anche al discorso delle dighe non solo al discorso di ricongiungere une alle altre. Io veramente ho paura quando vedo questa non anima, non volontà, non essenza di fare, non guardare al futuro perché sul futuro si fonda la politica seria, vera, quella che dà e realizza, perché parte da oggi per domani e non è che oggi possiamo tamponare esclusivamente; ma potrei dire e chiedere dove sono le risorse per l'artigianato, dove sono le risorse per il commercio, da anni ormai non si fa una politica intensiva, certo si declama qualche proposizione molto semplice tra l'altro richiamando l'aspetto finanziario, magari cercando qualche asso privilegiato attraverso le associazioni, la SFIRS ma poi qual è l'iniziativa vera di riportare l'artigianato al centro di un importante movimento che veda riforme e reinserisca tutto l'insieme all'interno. Mi soffermo perché sta finendo il tempo, non so se sia esatto, Presidente, ma dovrei parlare di turismo e di trasporti almeno quelli interni non voglio neanche parlarne, ne abbiamo parlato abbastanza, mi pare che siano chiare le tariffe che oggi delle abbinate che fanno oligarchia sulle navi propongono per la Regione Sardegna o gli aerei che sappiamo ancora sono insufficienti, ma i collegamenti interni e non parlo solo del trenino verde che può portare turisti, parlo di collegamenti ordinari, normali, se dovessi scendere all'industria una si cerca di salvarne e 10.000 vengono affossate, bisogna avere contezza e conoscenza di quello che si deve e si vuole fare, non voglio attardarmi, sarebbe troppo semplice e facile fare le critiche solo agli Assessori che sono qui presenti rimarcando magari all'Assessorato del lavoro che non fa politiche attive, al fatto che ci sono soltanto delle persone che protestano, da quelle in utilizzo, a quelli che sono i cantieri verdi dove si è sbagliato anche nel allocare le risorse finanziarie, ma vedo già ben altro…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pietro Zanchetta. Ne ha facoltà.

ZANCHETTA PIETRO (Cristiano-Popolari-Socialisti). Grazie Presidente, mi prende in contropiede forse l'ordine degli interventi era diverso ma tocca a me e interveniamo. Io mi richiamo al dubbio amletico che questa mattina nel suo intervento l'onorevole Paolo Zedda ha messo nell'Aula, è tutta colpa nostra, è tutta colpa di Pigliaru, il dubbio amletico ce lo siamo posti un po' tutti sulla capacità che abbiamo di cercare soluzioni e risoluzione dei problemi, io una risposta la posso dare che non è una risposta retorica, credo proprio di no che non sia tutta colpa nostra e del presidente Pigliaru anzi, credo che molte cose sono state fatte in considerazione di un elemento che è strettamente legato al contesto nazionale che è una crisi diffusa che la Sardegna paga più di tutti e su questo noi mai ci cimentiamo, è facile dipingere tutto a tinte fosche, credo che invece dobbiamo ragionare sulla realtà del momento che è una realtà difficile, una congiuntura economica negativa che si riflette pesantemente sulla nostra Regione. Una Regione dove metà del bilancio è assorbito dalla sanità e anche su questo forse noi dobbiamo rivedere i nostri rapporti con lo Stato, perché non è più pensabile oggi che possiamo farci carico di una immensità così alta come il bilancio della sanità, dobbiamo riaprire il confronto, ritrattare anche questo. Diversi vincoli legislativi ci impediscono di utilizzare già le scarse risorse nelle modalità più opportune e adeguate al nostro contesto sociale in questo io faccio un richiamo a un'iniziativa che aveva suggerito e proposto il Presidente della Commissione bilancio onorevole Franco Sabatini quello di avviare con un'unità di intenti di tutto questo consesso il nuovo rapporto trattativa, confronto anche duro con lo Stato, gli accantonamenti ne sono un esempio e credo che su questi elementi noi abbiamo la responsabilità certamente di farci carico del ruolo di governo che abbiamo a che non può essere imputato esclusivamente a responsabilità di cui non possiamo farci carico. Gli sforzi dell'attuale Giunta regionale nelle politiche di sviluppo sono diversi, vanno dal credito al finanziamento per l'innovazione di micro e piccole imprese, nell'adozione di strumenti straordinari e sono elementi che si riflettono anche se con lentezza sul rilancio economico dei territori che hanno anche sofferenza storica e sono in crisi, sono lievi, sono difficili da riavviare ma comunque stanno producendo degli effetti.

Io stamattina ho sentito, ho seguito con attenzione gli interventi dai banchi dell'opposizione a parte le citazioni ittiche, ai serrani e alle trote, che ci stanno voglio dire, però non bisogna fare i saraghi pizzuti, che sono quelli che si confondono nei branchi di salpe, e bisogna comunque uscire anche allo scoperto e ci sta tutta anche la critica severa e dura. E proprio dalla minoranza colgo un segnale di preoccupazione che condivido pienamente che è il richiamo più volte espresso il fatto alle povertà e alla sofferenza della nostra gente del nostro popolo, questo è un richiamo che io condivido e sono non soltanto in condivisione ma fermamente convinto che dobbiamo affrontarlo assieme, sul quale alcuni segnali noi abbiamo già dato dimostrazione di voler attuare e non è soltanto il reddito di inclusione sociale ma solo una serie di azioni e iniziative che vanno verso quella direzione per alleviare la sofferenza ma noi dobbiamo uscire addirittura dalla sofferenza per elevare ancora di più la capacità di auto sostentamento della nostra gente e del nostro popolo. In questo io credo che l'impegno e richiamo vada fatto anche alla Giunta per una maggiore sensibilità e attenzione verso queste politiche che sono diventate ormai fondamentali nell'azione di governo. Comunque nel 2017 si evidenzia in confronto al 2016 un incremento di risorse finanziarie statali, comunitarie disponibili per spese di investimento tra queste ci sono, appunto, i primi 240 milioni derivati dal patto di 3 miliardi per la Sardegna per la realizzazione di infrastrutture, di edilizia scolastica, trasporti, sistemi idrici, energia, non sono pochi, non bastano, dobbiamo lavorare ancora, ma in questo si apre il confronto a cui mi richiamavo prima, che è stata un'altra, io mi permetto di citarla più volte oggi, collega, onorevole Paolo Zedda, perché il suo richiamo, che io credo di avere interpretato non soltanto per quanto attiene la revisione dell'accordo sulla sanità, che dobbiamo ritrattare con lo Stato, ma riguarda un po' l'apparato istituzionale, richiama con forza un'opera di restauro che bisogna fare degli strumenti a nostra disposizione, gli strumenti costituzionali, il nostro Statuto. Questo credo che sia una necessità che impegna noi tutti in una revisione profonda, perché il nostro Statuto è vecchio, è datato, e, come mi ricordava sempre Paolo Zedda, non contempera neppure il turismo, pensate, perché ha una data storica importante, ma non adeguata ai nostri tempi. Questo ci porta, al di là di strappi che noi possiamo anche fare in maniera dura, in opposizione dura con il Governo centrale, con lo Stato, ci porta ad un impegno che deve vedere quest'Aula cimentarsi su una materia fondamentale da cui discende anche la capacità nostra di adeguarci, come fanno le regioni a Statuto speciale oggi, in un costante rapporto di revisione, di confronto e di rivendicazione con lo Stato, da cui discendono anche le risorse. Allora, su questo credo che noi dovremmo cimentarci, al di là delle considerazioni legittime, condivisibili, come così come ho già detto per quanto riguarda soprattutto l'aspetto sociale importante dell'attenzione che noi dobbiamo mostrare nei confronti della sofferenza, delle nuove povertà, della povertà, ma ci porta ad un confronto e a cimentarci su questioni di fondo che sono fondamentali nel rapporto tra Stato e regioni, rapporto in cui noi vorremmo essere protagonisti.

Ecco, mi pare molto sommessamente di poter concludere. Vorrei fare, se ho tempo, Presidente, mi scusi, un'ultima considerazione su un dato che mi ha preoccupato, e lo dico soprattutto al vicepresidente della Regione, un dato che ritengo allarmante relativo al numero di giovani imprenditori sotto i trent'anni che dal 2000 erano circa 10.000, 9.200, è calato a 5.570 nel 2015, un dato significativo che investe la nostra responsabilità, ma sul quale io credo che noi dobbiamo impegnarci per ridare fiducia con il sostegno a chi intende fare nuova impresa, soprattutto ai giovani. Comunque, questa Giunta ha messo in campo anche recentemente azioni di grande sensibilità, adottando per la prima volta un provvedimento di assegnazione di terre ai giovani. Io credo che questo sia un elemento formidabile che può avviare percorsi di ripresa straordinari…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Angelo Carta. Ne ha facoltà.

CARTA ANGELO (PSd'Az). In effetti è faticoso fare il consigliere di opposizione perché il consigliere di maggioranza si approccia alla finanziaria, si trova una marchetta, torna a casa e dice: "Ho fatto il mio dovere, ho preso la marchetta". In effetti, le marchette sono riservate alla maggioranza, e la minoranza quindi non è che deve dire che avete fatto marchette, dobbiamo cercare di capire, almeno mi sono spogliato della veste di oppositore a tutti i costi, perché alla terza proposta finanziaria che la Giunta avanza ho cercato di capire quali erano le novità rispetto al passato. Nel passato la colpa era sempre di chi aveva proceduto, cioè tutto quello che di brutto capitava in Sardegna immancabilmente veniva addebitato alle precedenti amministrazioni. In effetti, la novità di questa finanziaria è che comunque si riconosce che una piccola economia come quella della Sardegna non può che essere influenzata dalla congiuntura negativa nazionale ed internazionale. Quindi, diciamo che si allarga un po' lo spettro delle responsabilità e si capisce che probabilmente si sa, si dice, si afferma e si mette per iscritto che la Sardegna non può certamente da sola invertire una tendenza di questa congiuntura negativa, e questa è la prima novità. Poi, in effetti, ho visto che vi affidate alle previsioni, perché come chi deve andare a fare una gita o un'escursione si affida alle previsioni, e anche qui le ultime previsioni dimostrano che c'è una piccola ripresa, dice la relazione. Anche qui, affrontare la finanziaria parlando di quelle previsioni future ed incerte credo che sia un problema che sostanzialmente dimostra come siete avulsi dalla realtà, perché, come è stato detto in più interventi, credo che la situazione che oggi la Sardegna sta vivendo abbia necessità di una finanziaria che in qualche maniera dia una scrollata a questa Sardegna, le dia una scossa in segno positivo per cercare di estrarre dai sardi, dalle imprese e dai cittadini tutto quel coraggio per consentire di uscire tutti insieme da questa crisi. La finanziaria manca di tutto questo e questo non è una novità rispetto al passato. Si parla del turismo, e si usa la parola record, si dice che abbiamo avuto dei numeri eccezionali nel 2015 e nel 2016. E anche qui però, anziché prendere dei meriti, la Giunta avrebbe fatto bene a riconoscere la congiuntura internazionale, perché probabilmente se i numeri del turismo sono aumentati in modo esponenziale nel 2015, e conseguentemente anche nel 2016, probabilmente qualche condizione extraterritoriale sicuramente aveva influito molto su questa scelta dei turisti di venire in Sardegna. Poi mi sono letto l'articolato, perché ho indugiato anche sul parere del consiglio delle autonomie locali, dove in effetti dicono che, letto il bilancio, esprimono una forte preoccupazione, "perché non si registrano sostanziali cambiamenti negli interventi a favore del sistema delle autonomie locali, e l'analisi delle diverse azioni induce a rilevare una riduzione dei trasferimenti alla contrazione delle leve di intervento in capo ai comuni, alle province e alle città metropolitane". In effetti continuano dicendo che nel bilancio del 2017-2019 si lascia trasparire le difficoltà di una ripresa che viene percepita dalla comunità come un abbandono, praticamente è un allontanamento dei livelli superiori dalle realtà più vicine ai cittadini, cioè sostanzialmente dai comuni e dagli enti locali vi stanno dicendo che vi state allontanando, non siete vicini ai cittadini, non siete vicini ai comuni, non avete la percezione di quella che è la realtà. Sicuramente, questo non è un buon giudizio, non è sicuramente un giudizio inoculato dall'opposizione, è un giudizio che viene da chi ha tutti i giorni la misura e il termometro di quella che è la temperatura delle nostre comunità, dove la povertà e la disoccupazione si misurano sicuramente non nei numeri che voi avete dato, ma sicuramente nelle difficoltà che sono maggiori rispetto ai numeri che voi avete qui rappresentato. Naturalmente nell'articolato io ho cercato di capire cosa e dove stavate intervenendo, però è inutile, alla fine l'unica cosa che mi viene da dire è che siete la Giunta Pam, c'è anche una catena di supermercati, ma la Giunta Pam è la Giunta dei patti, degli annunci e delle marchette. Noi in sequenza abbiamo avuto una serie di patti, il patto per la Sardegna, il patto per Cagliari, il patto per il nuorese, il patto per l'Ogliastra. Neanche uno di questi, a oggi, ha prodotto nulla. Gli annunci: gli annunci sono una costante. Anche l'Assessore dell'industria, quando l'altro giorno è stata a Nuoro, il 10 marzo, praticamente ha parlato di metanizzazione, ha parlato di … per il territorio, di infrastrutture, di scuola, banda ultra larga, di bandi per le imprese, ha continuato a parlare di cose che si sono promesse, di cose che si sono scritte, ma che non si sono concretizzate, di cose per le quali vi stanno chiedendo a gran voce dal nuorese gli industriali da più mesi, e per molte volte, di dare un colpo, di battere un colpo, di dare concretezza alle cose che state proponendo. Sulle marchette c'è solo l'imbarazzo della scelta, perché in effetti si parte da… c'è di tutto! Prima l'onorevole Dedoni diceva: "Perché non si riempiono le dighe. Perché non piove", la pioggerellina viene dalla Giunta regionale, con interventi da 50 mila euro, da 70 mila euro, da 40 mila euro, da 25, tutta una serie di interventi che non sono altro che piccoli interventi che possono sì dare un po' di fiato al consigliere regionale di turno, ma non danno certamente fiato alla Regione Sardegna e ai sardi. Per cui, senza dilungarmi oltre, credo che una volta ancora abbiate perso l'occasione di fare una finanziaria coraggiosa, una finanziaria io dico del Presidente e dell'Assessore, della Giunta, che potesse in qualche maniera significare una svolta rispetto al passato, per dare ai sardi una finanziaria vera, un bilancio dal quale e nel quale trovare le risorse per il rilancio della Sardegna. Avete perso l'occasione, non avete avuto coraggio, e vi siete fatti ancora una volta imbrigliare fra i patti, fra gli annunci, fra le marchette, e, come tutte le altre, anche questa non produrrà niente che possa in qualche maniera rappresentare la svolta che tutti stiamo aspettando per la Sardegna e per i sardi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Daniele Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE (SDP). La legge finanziaria ci permette di parlare un po' di tutto e di niente. Inizio subito ripartendo dall'ultimo intervento dell'amico Angelo Carta. Non sono d'accordo sulla Giunta "Pam", così l'ha definita, perché a me risulta che tutti i patti territoriali dove sono stati siglati sono già a buon punto, i trasferimenti stanno cominciando ad avvenire e credo che gli unici territori, i soli territori che non stiano beneficiando degli stessi siano quelli che ancora non sono pronti con i progetti presentati. Dicevo, la finanziaria ci permette di parlare di tutto, e oggi abbiamo parlato di tutto, abbiamo parlato di zone interne, abbiamo parlato di REIS, abbiamo parlato di voucher, abbiamo parlato di accantonamenti, abbiamo parlato di zone metropolitane, ma il tema centrale secondo me rimane sempre il rapporto con lo Stato. Siamo monotoni, potremo essere anacronistici, ma insistiamo su questo. Io credo che non possiamo permetterci di subire ancora il cosiddetto prelievo che lo Stato ci impone sui cosiddetti accantonamenti, non ce lo possiamo più permettere e dobbiamo essere chiari con noi e con i nostri cittadini, e se noi non avremo le risposte sui diritti che ci spettano, sui diritti acquisiti che lo Stato ancora non ci riconosce, credo che la coperta continuerà a rimanere corta, e quella coperta non sarà in grado di coprire le parti che devono essere coperte per non gelarci, per non subire ancora quel freddo intenso che da troppo tempo dobbiamo sopportare. Zone interne, dicevamo, io credo che il Presidente abbia parlato già da tempo e credo che stiamo procedendo, che stiamo mettendo in essere tutti gli strumenti necessari per rilanciare le zone interne, per poter parlare seriamente di un Masterplan per le stesse. Io credo che questo sia indifferibile, l'abbiamo capito tutti; lo spopolamento, la povertà, la disoccupazione di quella parte della Sardegna, della cosiddetta sindrome della ciambella, non possa aspettare oltre rispetto a quelle che devono essere le risposte urgenti che noi dobbiamo dare, pur con i nostri pochi strumenti che in questo momento abbiamo a disposizione. Mi dispiace molto quando sento parlare di marchette, io credo che se le marchette ci sono in questa finanziaria vadano denunciate una per una, consigliere per consigliere, perché veramente diventa anche stucchevole, insopportabile. Io non ci sto più a questo gioco, perché io faccio parte della Commissione bilancio, ne capisco poco, però ci sto sempre, cerco di imparare qualcosa, e queste cose allora mi sfuggono. Io marchette non ne vedo, però vi chiedo sommessamente, umilmente, ai colleghi, come il collega Dedoni, che è molto più esperto di me, che denunci quelle che voi definite in questa maniera, perché sono delle cose indegne, che dovrebbero essere anche illegittime, quindi vorrei davvero che ci portiate a conoscenza di queste situazioni. Sul REIS; noi abbiamo detto che non è vero che questa maggioranza non ha fatto nulla, questa maggioranza ha fatto delle riforme molto coraggiose, che non possono produrre atti concreti immediatamente, e una di queste è il REIS. Noi sul REIS abbiamo detto che non vogliamo assistere la povertà, ma vogliamo far di tutto per far uscire chi sta dentro quella condizione, e purtroppo l'applicazione della stessa riforma non può essere fatta in due giorni, e credo che ci si stia lavorando molto per cercare di poter dare applicazione alla riforma che tanto abbiamo voluto e che credo che tanto vogliano i nostri concittadini, perché finché noi utilizzavamo il contrasto per le povertà estreme potevamo dare risposte per massimo 3-4 mesi, per 3-400 euro al mese a dei nuclei familiari in grave difficoltà, magari con marito e moglie disoccupati, con 2-3 figli a carico. Se il REIS venisse e verrà applicato a breve, per come è stato studiato noi potremo dare continuità a dei sussidi che durerebbero un anno e metterebbero queste persone in condizioni di altri percorsi che li aiutino ad uscire proprio dalla condizione di povertà. E noi siamo orgogliosi come maggioranza di aver approvato una riforma del genere, che sicuramente non è di facilissima applicazione, ma ci sono in campo tutte le forze perché questo possa avvenire nei tempi minori possibili. Zone metropolitane, dicevamo stamattina; noi abbiamo sancito, lo ripeto, con l'approvazione della legge di riforma degli enti locali il principio dell'equiparazione dei territori, e prima di sancire quel principio noi abbiamo votato una legge perché eravamo e siamo convinti di questo, eravamo e siamo convinti che questo potrà avvenire, ma quello che dicevo prima per le altre riforme è che non tutte le riforme possono tradursi in atti concreti in due giorni. Ma siamo qui in questi due anni per fare in modo che quello che auspicavamo con quelle leggi possa davvero trovare un punto di caduta, quel punto di caduta che noi ci auguravamo nel momento in cui abbiamo partecipato all'approvazione anche di quella legge. L'appello che faccio al Vicepresidente è lo stesso che ha fatto stamattina la collega Alessandra Zedda, sui meccanismi di erogazione di quelle leggi che dovrebbero mettere la Regione in condizione di dare risposte urgenti ed immediate a quelli che soffrono di più. Si parlava della numero 20, della numero 162; ha ragione la collega, noi maturiamo sempre troppi ritardi su queste situazioni, e dobbiamo fare di tutto perché questo possa non avvenire, perché davvero quelle sono situazioni umane, rispetto alle quali noi non possiamo neanche un secondo pensare di non intervenire immediatamente, avendo le risorse per intervenire immediatamente. Troppe volte purtroppo la burocrazia fa in modo che le cose positive, che sono state proposte in legge, poi non vengano attuate, su questo noi dovremmo intervenire e dobbiamo farlo al più presto. Abbiamo avuto oggi un episodio che ci ricorda questo; noi oggi abbiamo incontrato i cosiddetti lavoratori in utilizzo, noi abbiamo fatto delle leggi con delle poste in bilancio immediatamente utilizzabili, e ci dicono, e questo lo accerteremo, i rappresentanti di quei lavoratori che per colpa di un funzionario dell'Assessorato al lavoro è stato detto loro, e questo lo verificheremo, è stato detto loro che quei progetti non potevano essere messi in campo, o non potevano andare in proroga perché un funzionario regionale ha detto: "Chiedete ai politici perché oggi noi non siamo in grado di fare le determinazioni da mandare ai Comuni". Questo è stato detto. Noi abbiamo assunto l'impegno come Capigruppo tutti di verificare perché se così fosse noi abbiamo il dovere di verificarle queste cose. Questo è un esempio purtroppo di molte cose, ma non per colpa della Giunta regionale o del Consiglio regionale che non vanno, queste situazioni purtroppo non sono di oggi, sono ataviche e si verificano sempre più spesso, ma noi insieme dovremmo essere in grado di fare in modo che queste situazioni non si verificano più e che noi possiamo non più sentire dai nostri concittadini, da quelli che sono meno fortunati di noi che loro non possono avere un sussidio di 400, di 700 euro al mese perché un funzionario regionale con un semplice atto non è stato in grado di mettere in condizione il Comune o l'ASL di riferimento di poter fare andare avanti i progetti che sono stati predisposti appositamente per loro. Vedo che il tempo sta finendo quindi mi riserverò di parlare nelle occasioni che avremo a breve.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gianluigi Rubiu. Ne ha facoltà.

RUBIU GIANLUIGI (UDC Sardegna). Presidente, colleghi, colleghe, Assessori presenti, dalla lettura della relazione politica al disegno di legge numero 393 che illustra la legge di stabilità per l'anno 2017 si comprende che la Giunta regionale non ha compreso quale sia la reale situazione politica, economica e soprattutto sociale di questa Regione. La relazione annuncia degli incredibili risultati ottenuti grazie alla debole ripresa osservata nel 2016 in tema di occupazione e lavoro, ma malgrado i dati statistici positivi noi che abbiamo un contatto quotidiano con il territorio continuiamo ad osservare grande difficoltà ed incertezza economica nelle nostre comunità, nelle famiglie e nei giovani disoccupati. Ricordiamo che siamo i primi in Italia col 56 per cento di giovani disoccupati sino ai 40 anni. Pare quindi che il Governo regionale non abbia proprio chiara quale sia la condizione della nostra Sardegna e dei suoi cittadini.

Le risorse finanziarie disponibili per il 2017 sono in crescita grazie alla chiusura della vertenza entrate, vertenza entrate che avete letteralmente vanificato rinunciando ai contenziosi contro lo Stato italiano e avete ritrattato le quote da riscattare riducendole a soli accantonamenti. Inoltre poi lo Stato italiano ha siglato finti accordi ma non ha ancora erogato risorse promesse trovando anche nel nostro bilancio numeri gonfiati che però non possono essere distribuiti nel territorio quindi risultanti a zero. Se aveste reso ai sardi la dignità, i diritti e avreste costituito una battaglia coinvolgendo tutte le forze politiche a quest'ora probabilmente avremmo visto nel nostro bilancio regionale tutte le risorse sufficienti per l'attuazione delle politiche di cui i nostri cittadini e i nostri territori hanno bisogno.

Per quanto attiene alle spese saltano all'occhio i circa 6 miliardi e mezzo di spese correnti che diventano 3 miliardi al netto della spesa sanitaria e circa 2 miliardi e quattrocento milioni di altre partite finanziarie, tra cui spiccano 980 milioni di accantonamento e 450 milioni del fondo pluriennale vincolato. Senza voler entrare nel dettaglio di ogni singolo capitolo di spesa distribuite in oltre mille pagine che compongono il bilancio regionale proposto si rispecchia un ente superiore, la Regione, che assume sempre di più le sembianze di un inutile pachiderma costoso che divora risorse per alimentare se stesso e non trova soluzioni e quindi risorse per soddisfare i bisogni delle comunità locali, quindi dei sardi. La scarsa disponibilità di stanziamenti per investimenti quali spesa pubblica produttiva che sia in grado di far ripartire il tessuto produttivo sardo fatto di piccole e medie imprese artigiane, commerciali e agricole, con le strade che diventano impercorribili, con il patrimonio di edilizia residenziale pubblica che cadono a pezzi e soprattutto con la proprietà AREA capace solo di creare costosissimi contenziosi legali lasciando in totale abbandono le migliaia di famiglie assegnatarie. Inutili le ripetute interpellanze e mozioni sul tema. Sulla voce più importante, ovvero la sanità, ci tengo ad affermare che la riforma che avete presentato come innovativa, capace di segnare il futuro del comparto, altro non è che un agglomerato di disservizi, ostacoli e rallentamenti per i cittadini ed inoltre una vera umiliazione per quei comuni che hanno fatto delle strutture sanitarie delle eccellenze storiche oggi ridotti a cantieri o a ruderi abbandonati. Assessore Paci, lei ha la buona abitudine di edulcorare i dati del bilancio con valori provenienti da finanziamenti dell'Unione europea o da assegnazioni statali, ricordando però che ogni anno una buona parte di queste risorse vengono restituite al mittente perché non programmate.

Non ci sono quindi in questa legge interventi seri e lungimiranti per i settori che possono prendere in mano le sorti di questa Regione ovvero le attività produttive, il turismo e l'agricoltura. Non sono previsti infatti interventi economici per raggiungere la destagionalizzazione del turismo e rendere quindi reddituale il settore che prima o poi guiderà la capofila del bilancio regionale seguito dalla logica interconnessione con le attività produttive, cioè le imprese, che vengono attualmente ignorate ed infine l'agricoltura e la sua multifunzionalità a cui è destinato solo il 2 per cento dello stanziamento pari a 3 milioni che però merita molto di più date le esigenze di un settore così fragile ma così importante per noi e per la nostra economia.

Infine il lavoro. La vera emergenza italiana e soprattutto sarda, in particolare mi riferisco a quel grave danno sociale dato dalla disoccupazione giovanile. I nostri giovani esperti, laureati eccellenti che risultano troppo specializzati e quindi fuori mercato per una regione come la nostra che si trova del tutto impreparata per accogliere coloro che potrebbero essere gli ambasciatori del futuro sardo. L'emergenza include però anche i meno giovani che voi pensate di poter sostenere con solo 35 milioni, cioè l'11 per cento delle risorse destinate alle politiche sociali. È proprio palese con queste dimostrazioni che non è chiara per coloro che governano questa regione quale sia la situazione che tutti i giorni sopportano più della metà dei cittadini sardi. Chi ha in mano la gestione del bilancio regionale, chi ha in mano la programmazione delle risorse di questa fantastica isola può davvero pensare al futuro delle famiglie e dei cittadini sardi che oggi destano per la maggior parte in condizioni sociali realmente precarie? In questo documento, che di stabilità ha solo il nome, non sembra ci sia la volontà o forse la capacità di perseguire questi obiettivi. Non sono infatti presenti interventi seri e tali da garantire una minima risposta per mettere la Sardegna, ovviamente i sardi, al centro del Mediterraneo, al centro dell'Europa, al centro di un percorso che sia capace di sfruttare e valorizzare tutte le risorse che possiamo vantare per crescere in modo durevole e sostenibile.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pietro Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Presidente, io vorrei dire questo, oggi è iniziata la discussione generale sulla legge finanziaria e abbiamo avuto modo di sentire gli interventi di tutti i colleghi che hanno preso la parola e naturalmente il mio riferimento non può che essere a quello dei colleghi dell'opposizione che hanno cercato di argomentare la loro contrarietà puntando soprattutto sui numeri, sulle classifiche, sugli indicatori di crescita che a loro dire non sono brillanti ed è vero, è un'ovvietà, noi tutti conosciamo la nostra isola e sappiamo la situazione nella quale ci troviamo. D'altro canto loro fanno ciò che è compito loro, di chi si oppone, evidenziare difficoltà, sostenere che abbiamo predisposto una finanziaria insufficiente, non in grado di incidere per migliorare le condizioni della Sardegna e dei suoi abitanti.

Detto questo, siccome parliamo di numeri, io credo che sia giusto parlare di numeri, non fare discorsi che servono per passare i dieci minuti e poi però ognuno può dire realmente quello che vuole senza stare sui dati che vengono certificati e forniti per attestare le cose e questo io lo voglio fare per una volta raccontando quelli che sono i numeri che vengono forniti per darci anche la della situazione reale nella quale la nostra Isola si trova. E quindi la domanda è: "La Sardegna sta mostrando o no segnali di ripresa?" Dal 2014 ad oggi, momento nel quale noi siamo alla guida della Regione sarda ci sono segnali di ripresa seppur timidi che ci possono dire che dobbiamo essere incoraggiati nell'andare avanti o che dobbiamo cambiare strada e tentare nuove strategie, nuove volontà o è davvero così come ci racconta l'opposizione che tutto va male, che tutto è da buttare, che nulla va bene, che neanche una piccola questione che noi abbiamo portato avanti in questi anni deve essere salvata? Io credo francamente che non sia così e d'altro canto se ci fossero altri a governare non si potrebbe dire per gli altri così lo stesso, io credo. Devo dire da subito che condivido in pieno la relazione fatta dal collega Sabatini, una relazione buona, sobria che racconta dei numeri, dei dati, precisa, puntuale sulle cose sulle quali io credo che questa finanziaria debba discutere. E allora i dati sono questi: la disoccupazione in Sardegna in questo momento è al 15,9 per cento contro il 18,6 per cento del Mezzogiorno e il 10,9 per cento della media nazionale. Si può dire che la Sardegna non è certamente in una condizione per cui possiamo gioire, certo che no, quasi al 16 per cento è un dato rilevante di disoccupazione, ma certo, è la condizione migliore in tutto il Mezzogiorno d'Italia e questo è un dato importante, in entrambi i casi si avvicina alla media nazionale. Il tasso di occupazione in Sardegna è al 52,1 per cento contro il 44 per cento del Mezzogiorno e il 57,6 per cento della media nazionale, anche in questo caso sono dati incontrovertibili, indiscutibili perché non li fa il sottoscritto né l'assessore Paci che ha predisposto il bilancio, sono dati che ci vengono raccontati dalle stime degli istituti che fanno questo mestiere e che sono assolutamente certificati. Se li confrontiamo poi con quelli del 2014 perché questo è importante cioè da quando noi siamo in Regione e prima governavano altri, non possiamo non vedere un miglioramento seppur timido, parziale, certamente non che non risolve i problemi però sono dati che devono essere considerati importanti. La disoccupazione era al 19,7 per cento nel 2014, oggi è al 15,9 per cento e significa meno 3,8 per cento. È un dato che va considerato, il numero della popolazione è sempre lo stesso, i giovani aumentano, i disoccupati erano 133 mila e 200 oggi sono 110 mila e 300, meno 22 mila e 900 e quindi sono diminuiti il numero dei disoccupati. Gli occupati erano 543 mila e 500, oggi sono 582 mila e 200, più 38 mila e 700. Allora qua diremo i voucher, diremo gli interventi della flexicurity gli interventi di un mondo del lavoro che deve essere migliorato, riformato, questo è un altro problema che credo vada affrontato e del quale noi tutti siamo pronti a discutere perché se le cose non vanno bene non è che noi dobbiamo tappare gli occhi per dire che funziona tutto così bene e che non deve essere migliorato, interverremo su questo però per il momento i dati sono questi. Un tasso di occupazione cresciuto quindi dal 48 per cento del 2014 al 52,1 per cento, 4,1 per cento di crescita rispetto al 2014. Allora la domanda è sempre quella: "È sufficiente, non lo è?" È vero che non lo è, però non sono i dati che raccontava la collega Alessandra Zedda che stimo e che ha fatto un intervento assolutamente in linea con le cose che un consigliere di opposizione deve dire e che conosce la materia come lei conosce, certamente.

Però i dati sono questi, colleghi, e credo che non si possano smentire e possano raccontare. Quindi è frutto del lavoro della Giunta regionale? Mah, un pochino credo di sì così come si può dire, così come voi dite che ogni disastro, ogni cosa che non va bene è colpa della Giunta regionale per lo stesso ragionamento credo che si possa dire che se i dati sono positivi, il merito è di questa Giunta regionale, di questa maggioranza e un Consiglio regionale che si occupa delle cose. E allora ancora, sugli interventi che vengono fatti, ho sentito il collega Carta, in questo momento è assente, parlare di piani di investimenti che sono stati prodotti durante questi anni e di denari che sono messi a disposizione per fare gli interventi. Abbiamo un piano regionale di infrastrutture che vale 150 milioni di euro, a questi devono essere aggiunti i soldi che abbiamo trattato con lo Stato per il patto per la Sardegna che valgono 3 miliardi di euro. E anche qua vanno divise le cose e ripartite sui diversi capitoli per dire allora anche per parlare di artigianato, per parlare di agricoltura, per parlare di interventi sul turismo, per parlare di interventi che devono essere fatti sulle infrastrutture e sui (…) sanitari, sulle università, per l'ambiente e le bonifiche, gli ammortizzatori sociali, turismo e cultura, disponibili immediatamente da quest'anno 241 milioni di euro che si sommano agli altri di cui ho detto, risorse subito. E allora sui territori dice: "Noi siamo quelli degli annunci". Gli annunci, ma quali annunci? Sono soldi, veri, reali, concreti, a disposizione anche per una ragione molto semplice che abbiamo un bilancio armonizzato comparabile con quello del 2016 e non comparabile con gli altri ma un bilancio che immediatamente ha risorse che si possono utilizzare e che sono messe a disposizione. E anche qua è stata avviata già la programmazione territoriale, non è vero che non è stata avviata, è stata avviata e in alcuni casi è stata anche conclusa la programmazione territoriale e questo vale per l'Ogliastra e la Gallura, per Cagliari e Sassari, per l'alta Marmilla, in altre realtà è in fase di conclusione così come alle questioni di cui abbiamo già detto in altre occasioni le diciamo solo per citare il piano Sulcis, il piano per il Nuorese. Quindi alcuni altri territori sono in fase di conclusione e si sta lavorando per questo. Una delle cose sulle quali noi dobbiamo intervenire per forza è questo della riforma sanitaria, anche qua si è detto le finanziarie sono frutto di anno in anno aldilà di chi amministra di un'idea precisa della Sardegna delle cose che si vogliono fare, ed è vero che delle cose che noi mettiamo in piedi oggi, stiamo scommettendo, siamo certi che la sanità così come l'abbiamo strutturata con l'azienda unica territoriale regionale sarà in grado di portare i miglioramenti? Lo vedremo, noi pensiamo di sì e intanto abbiamo avuto un'idea di che cosa fare della sanità in Sardegna e lo faremo naturalmente con la rete ospedaliera perché quello sarà il vero banco di prova che dirà che cosa dovremmo fare della sanità organizzata nei territori e in tutte le comunità della nostra Isola. Però intanto sia l'azienda unica territoriale regionale sia l'emergenza-urgenza con i tre punti di partenza degli elicotteri che raggiungono ogni angolo dell'isola, queste sono cose concrete che sono state approvate e che fra breve saranno realtà, l'azienda unica è partita dal 1 gennaio di quest'anno, l'azienda unica e l'AREUS sarà organizzata con le tre postazioni che raggiungeranno l'isola in ogni luogo compreso La Maddalena e Carloforte, punti di approdo complicati anche durante la notte, sono cose nuove che fanno dire che noi stiamo investendo. E se avessimo avuto in eredità qualcosa sulla quale anche altri avessero investito, oggi avremmo magari fatto un gradino in avanti in più piuttosto che seguire le piccole cose perché tutti delle volte seguono le piccole cose, questo è vero, anche sbagliando. E infatti io su questo non mi soffermo. Il problema sono le grandi questioni, l'idea della Sardegna delle riforme, delle cose che noi vogliamo fare. Io credo che questo non lo stiamo facendo, probabilmente abbiamo una responsabilità che è quella di mettere assieme le cose, probabilmente troppo spesso appaiono più i litigi piccoli, non grandi, perché a grandi litigi abbiamo assistito in altre occasioni e hanno prodotto risultati certamente non quelli. Tuttavia sulla sanità stiamo lavorando perché i LEA aggiuntivi e i costi dei farmaci innovativi siano calcolati nella spesa fuori da quella della Sardegna perché è una cosa che ci spetta così come sugli accantonamenti è stato già detto e non mi ripeto. Concludo perché vedo che sta concludendo il tempo. Altra questione che conta è la questione delle tasse, noi non abbiamo mai aumentato di un euro una tassa, un tributo, mai. IRPEF e IRAP sono le stesse che abbiamo ereditato e sono tra le più basse delle regioni d'Italia, l'IRAP è stata confermata per le imprese per altri cinque anni con lo sgravio totale per le nuove imprese nei prossimi cinque anni e queste sono cose che vanno evidenziate perché sono scelte precise che altre regioni non hanno fatto e che noi facciamo e vanno evidenziate perché significa dire che siccome…

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). La Sardegna che ha descritto l'onorevole Pietro Cocco probabilmente è frutto di qualche società di ricerca a lui vicina o comunque ben nota perché davvero se andiamo ad analizzare i dati che ci offre l'ISTAT abbiamo una Sardegna che sprofonda, tra le regioni europee siamo tra le ultime in classifica, 228ª su 263 regioni per PIL, per lavoro, per infrastrutture, per competitività, per innovazione. Di che cosa stiamo parlando? Il 18,9 per cento di disoccupazione è il dato che ci dà l'ISTAT e non depurato di quell'elemento, onorevole Cocco, cui lei fa riferimento che è il lavoro stagionale, quello precario, che è solo transitorio. Perché il dato che fra qualche giorno leggeremo, quelli seri però, non quelli dell'Eurispes su cui tornerò dopo, non quelli di qualche società che deve per forza enfatizzare il ruolo, una funzione, un'attività assolutamente carente e inesistente di questa Giunta regionale. Voi guardate al passato sempre per cercare di giustificare il presente, ma non avete assolutamente detto una sola cosa in questi tre anni che abbia cercato di invertire un processo, quello sì grave, di crisi, di disagio, di povertà crescente, di disoccupazione, di una diminuzione incredibile della capacità in Sardegna per quanto riguarda i consumi, di un Pil che vi ricordiamo è allo 0,9 per cento col segno meno, mentre tutte le Regioni del meridione registrano il segno più, perfino quelle che non sono neppure uscite dalla fase transitoria delle Regioni dell'obiettivo 1. E di cosa stiamo parlando? Di una Sardegna che continuate a dipingere che forse è solo nel libro dei sogni di chi, come quei Ministri che venivano chissà perché, prima del 4 dicembre, venivano in gran numero, venivano frequentemente in Sardegna a promettere, a sottoscrivere patti, solo in funzione becera elettoralistica, perché poi di tutte quelle visite, di tutti quegli annunci, di tutti quei proclami ai sardi non è rimasto assolutamente niente. E avete consumato questi tre anni con una politica degli annunci, con una politica all'insegna della litigiosità, della rissa, perché ne ha dato conto la stampa locale, non soltanto l'opposizione, e continuate ad andare avanti come se nulla sia successo. Così come coerenza impone, lo dico a quei colleghi del centrosinistra, che nei territori dicono una cosa e a Cagliari ne fanno un'altra. Se mai qualcuno a Roma dice qualcosa, tuona anche contro l'Assessore della programmazione anche per fatti che non centrano con la politica, e poi però guarda caso a Cagliari votano e sostengono il lavoro dell'Assessore della programmazione, votano e sostengono questa Giunta. Colleghi, mettetevi d'accordo, lasciate fare a noi il lavoro della opposizione, non potete essere perennemente partiti di governo e partiti di battaglia per fare una opposizione, non nell'interesse dei sardi peraltro, ma soltanto per la sistemazione di assetti di potere che non sono mai stati risolti all'interno della vostra compagine e della vostra coalizione. Ne è esempio anche il recente cambio di assessori. Quella è un'operazione, e non l'ho chiamata io, ma l'ha chiamata qualcuno della vostra maggioranza che ha detto che è stata fatta al ribasso, che è stata fatta solo accomodare momentaneamente le cose che stanno sfuggendo di mano al Presidente Pigliaru. E allora ecco perché non siete credibili. E non siete credibili proponendo una manovra di bilancio dopo che dallo Stato avete preso schiaffi, dopo che dalla Corte costituzionale avete subito una sonora bocciatura, dopo che tutte le organizzazioni rappresentative del mondo del lavoro, delle associazioni delle categorie produttive, nessuno escluso, ma perfino le organizzazioni studentesche, le espressioni del mondo della scuola, della cultura, tutti vi hanno detto che le cose non vanno e non vanno bene. E quando voi avvertite il senso della reazione, del disagio da parte dei sardi, allora ricorrete agli annunci come avete fatto questo pomeriggio, preannunciando la legge urbanistica che segnerà chissà quale apocalittico cambiamento in questa Regione. Vi vogliamo poi aspettare a questo appuntamento, perché vogliamo vedere bene le carte, vedere bene che cosa in realtà c'è, ma lo fate sempre con una tecnica comunicativa, tanto di cappello perché siete abilissimi in questo, ma poi al fondo i risultati sono davvero devastanti. Perché non c'è stata riforma che abbia sortito alcun effetto nel nostro sistema produttivo, che non ha certo lenito il disagio degli agricoltori, dei pastori, degli artigiani, di chi opera nel settore edilizio, che non ha certamente lenito il disagio dei nuovi poveri che purtroppo sono aumentati a dismisura. Ma perché? Perché non c'è tensione morale e politica, se mi consentite, da parte di questa Giunta regionale, perché c'è uno scollegamento con la realtà, perché a voi, detto in maniera chiara, sembra che non ve ne freghi nulla di quello che succede fuori dal palazzo. E che non ve ne freghi nulla è la dimostrazione stessa di questa finanziaria, di quello che avete scritto. Ma vi pare che un momento di crisi, dove ci sono categorie da sostenere, da tutelare, sia il caso di prevedere così a pioggia, e ne leggo soltanto alcune: 200.000 euro a favore dell'ordine degli architetti di Cagliari, quale contributo per l'organizzazione di corsi di formazione. Come se non ci siano già sufficienti risorse rivenienti dal quadro comunitario di sostegno per la formazione. No, c'è la necessità di prevedere una misura ad hoc. E perché a Cagliari e perché non per la Sardegna per esempio. Cosa c'è dietro, c'è lo spiegate? E perché ancora c'è l'esigenza di prevedere 75.000 euro per le istituzioni bibliografiche private? Chi sono? Cosa c'è? Qual è la rilevanza? Qual è l'interesse pubblico sotteso? E perché si è previsto, con tutto il rispetto per La Maddalena che meriterebbe ben altra attenzione anche sui punti nascita, ma prevedete l'autorizzazione di spesa di 100.000 euro l'associazione European sempre dell'architettura? Io mi chiedo che cosa a Cagliari, ora a La Maddalena! Altri 70.000 euro a favore degli ufficiali di stato civile e dell'anagrafe! Ragazzi, ma vi rendete conto di che cosa avete inserito in questa finanziaria? E avete addirittura previsto 100.000 euro a favore degli dell'istituto di studi politici ed economici e sociali Eurispes. Ma sapete perché? L'avete chiarito: con vincolo di destinazione alla creazione di progetti e iniziative informative finalizzate a sostenere l'attività economica e sociale della Regione autonoma della Sardegna. Ma di che cosa stiamo parlando? Ma c'è una Giunta fatta di professori ed economisti! Ma per cortesia, ritiratela questa manovra!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

PACI RAFFAELE, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ma ormai questa è la terza finanziaria che presentiamo e quindi insomma sono un po' abituato ai climi che ci sono nella discussione generale della finanziaria stessa. Fa parte dei ruoli dovuti, la maggioranza, la minoranza che attacca che dice che niente va bene, e la maggioranza insieme alla Giunta che prova a difendere le sue politiche. Io mi chiedo e mi domando che cosa alla fine diamo come segnale all'esterno. Possiamo dire che va tutto bene? No! Possiamo guardare anche le relazioni degli anni precedenti. Io sfido, leggiamole parola per parola, abbiamo mai detto va tutto bene?

Abbiamo mai detto che abbiamo risolto tutti quanti i problemi? Non mi pare, non mi pare che l'abbia detto la Giunta, non mi pare che l'abbia detto la maggioranza, sono problemi strutturali, sono problemi che ci portiamo dietro da decenni, sono colpa dei tre anni dalla Giunta Pigliaru, sono colpa dei cinque anni dalla Giunta Cappellacci, sono colpa dei cinque anni dalla Giunta Soru? A chi serve andare a fare questo calcolo e questo ragionamento? Io penso che non serva a nessuno, non serva a quest'Aula, non serva a noi, non serve soprattutto a chi sta fuori. Penso veramente che sia arrivato il momento di smetterla, io non l'ho mai fatto, datemi delle dichiarazioni in cui sono venuto qui a dire che la colpa è di chi ci precedeva. Io penso che ognuno che arrivi a governare debba farsi carico dei problemi dell'oggi, dei problemi che vengono ereditati e debba portare avanti il buon governo. L'onorevole Zedda Paolo ha detto una frase importante stamattina: "il tempo per il consenso non sempre è uguale al tempo per il buon governo", noi siamo qui per cercare di governare, e cercare di governare per tutti quanti perché non esistono i cittadini che hanno votato per il centrosinistra, i cittadini sono i cittadini, cittadini dei paesi, delle città, indipendentemente dal colore, indipendentemente dal ruolo politico, i poveri sono i poveri, disoccupati sono i disoccupati, non so per chi votano, non mi interessa, dobbiamo affrontare e cercare di risolvere i problemi delle persone. I problemi delle persone sono il lavoro innanzitutto per chi ce l'ha, per chi sta cercando di mantenerlo, e allora dobbiamo cercare di dare risposte a questi in un quadro che è complicato, non l'ho scoperto adesso che il ciclo economico della Sardegna dipende da quello italiano e quello italiano dipende da quello europeo, sono cose che sappiamo bene, la ripresa è lenta, la ripresa è molto più lenta di quello che avremmo posto auspicato è così purtroppo in tutta Europa e allora dobbiamo cercare di invertire questo processo, farlo come? Farlo utilizzando al meglio tutte quante le risorse, farlo cercando di sfruttare pienamente le risorse europee, siamo riusciti a spendere tutte quelle del ciclo precedente, proprio in questi giorni si stanno mandando i conti a Bruxelles, stiamo avviando quello nuovo con grandi lentezze, con grandi ritardi, perché la macchina da avviare è lenta ma lo stiamo facendo. È stato firmato un patto per la Sardegna che dà 3 miliardi di euro, di questi 250 sono già nel bilancio regionale, sono disponibili e stiamo iniziando a predisporre gli atti per spenderli, qui in generale devo dire che c'è una grave difficoltà da parte dell'amministrazione pubblica nello spendere le risorse, lo ricordava Alessandra Zedda questa mattina, lo ricordavano altri in varie dichiarazioni. Sono d'accordo, dobbiamo riformare fortemente la macchina amministrativa, è inutile che noi mettiamo stanziamenti, semmai accapigliandoci per i 50 mila euro, e poi ci sono milioni che non si riescono a spendere, questo è grave, è grave quando avveniva con le Giunte precedenti, è grave quando avviene con la Giunta nostra. Dobbiamo avere una macchina amministrativa molto più efficace, dobbiamo sforzarci tutti nei vari ruoli che abbiamo per portare avanti, però non possiamo nascondere che una serie di cose sono state fatte, io non mi stancherò mai di dire che la chiusura della vertenza entrate con le norme di attuazione è un risultato estremamente importante nel quale la Sardegna ha finalmente certezza delle proprie risorse. Non posso dimenticare che abbiamo ereditato un bilancio dove c'erano 5 miliardi di residui passivi, ovverosia di promesse di pagamento e piano piano li stiamo smaltendo, stiamo finalmente pagando promesse che prima erano state fatte. Però la vertenza con il Stato non è chiusa, mi ricordo che quando in quest'aula il Presidente Pigliaru ed io siamo intervenuti sulla presentazione alle norme di attuazione l' abbiamo detto con chiarezza: la vertenza con lo Stato non è chiusa, ma si va a gradini, avete presente quando si fanno le scalate? Non si punta direttamente alla vetta, si arriva un certo punto e si piantano le tende, si fa il campo base, poi si rifà il campo uno, poi si fa il campo due, questo è quello che abbiamo fatto: prima abbiamo messo in sicurezza il bilancio con l'abolizione del patto di stabilità, fondamentale, poi abbiamo messo in sicurezza approvando le norme di attuazione, adesso è arrivato il momento di affrontare con molta decisione il tema degli accantonamenti, è stato ricordato in quest'aula, questo è un tema che riguarda tutti, come sapete anche domani ci sarà un incontro con il sottosegretario Bressa al quale stiamo portando un rapporto molto preciso sul tema degli accantonamenti, il patto che abbiamo stabilito sulla finanza pubblica con il governo e che ci ha portato una serie di risultati come quelli che ho ricordato prima ha Valenza nel triennio quindi chiude con il 17, quindi stiamo chiedendo con forza che a partire dal 18 gli accantonamenti per la Sardegna siano drasticamente ridotti e questo è un passaggio fondamentale perché senza risorse è difficile dare risposte a tutti bisogni che sappiamo esserci, ci sono stati in questi ultimi anni politiche di sviluppo generali fatte dal Governo, gli 80 euro, riduzione delle tasse, interventi sul lavoro, sono interventi generali che penso chiunque vede con favore quando si riducono le tasse, quando si fanno interventi sul lavoro sono importanti, però l'effetto è molto differenziato sul territorio, è questo che noi stiamo dicendo, l'effetto sulla Sardegna è molto diverso dall'effetto che una politica di quel genere può avere in Lombardia, in Emilia-Romagna o in Toscana, quindi stiamo chiedendo una cosa molto semplice: di avere a disposizione tutte le nostre risorse per poter fare in Sardegna, noi, con le nostre risorse, le politiche specifiche allo sviluppo. Questo è ciò che stiamo cercando di fare sapendo che alcuni problemi rimangono fortemente da affrontare e da risolvere, innanzitutto quello della sanità. Anche qui non stiamo a dire il disavanzo da chi sia stato originato e in quali anni. Il disavanzo c'è, lo dobbiamo affrontare, lo dobbiamo affrontare seriamente, noi abbiamo iniziato a farlo con la politica di riforma. Il tema della sanità, abbiamo fatto una riforma importante ma la riforma di per sé non risolve tutti problemi, da delle condizioni, da delle condizioni di gestione degli appalti militari, di mobilità del personale, di razionalizzazione ma se noi non andiamo avanti con le tre reti, la rete territoriale, la rete ospedaliera, la rete dell'emergenza urgenza non riusciamo ad andare avanti e questa è una riforma fondamentale per tutti quanti. Vedo che il tempo stringe e allora voglio chiudere con un ragionamento puramente politico, noi dobbiamo stare attenti a non dare discredito totale e continuo alla politica, la politica è la base di tutto, è la democrazia, è alla base di tutto, dobbiamo dire ai cittadini che qui dentro, maggioranza e opposizione, ci sono persone che hanno a cuore il bene comune, che stanno cercando di portare avanti politiche che diano risposte, poi si può non essere d'accordo su un singolo intervento o su un altro però ci vuole veramente questa grande consapevolezza politica e morale che stiamo andando avanti in una direzione che guarda al bene comune e chiudo citando l'onorevole Tunis stamattina: il futuro ci comprende tutti, non c'è il futuro del centrosinistra, non c'è il futuro del centrodestra, c'è il futuro di tutti quanti, c'è il futuro dei cittadini e io penso che anche la manovra finanziaria sia l'occasione per cercare di dare, com'è già avvenuto, in parte durante i lavori della commissione bilancio di dare risposte e certezze ai nostri cittadini. Grazie.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Siccome per Regolamento lei sa che è il momento in cui è preclusa la presentazione degli emendamenti, vorrei che il Presidente dia atto degli accordi che sono intervenuti in seno alla Conferenza dei Capigruppo sulle modalità di presentazione degli emendamenti prima di passare al voto.

PRESIDENTE. Intendevo farlo in un secondo momento, comunque considerata la richiesta dell'onorevole Pittalis, comunico che il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge numero 393/A e al disegno di legge numero 394/A è fissato per mercoledì 22 marzo alle ore 14.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

(Il Consiglio approva).

PRESIDENTE. Come d'accordo con i Capigruppo la risoluzione si rinvia. Comunico che la terza Commissione è convocata per giovedì 23 marzo alle ore 16 per l'esame degli emendamenti presentati.

Il Consiglio è convocato martedì 28 marzo alle ore 10, per la discussione e l'approvazione della manovra finanziaria. La seduta è tolta.

La seduta è tolta alle ore 17 e 57.



Allegati seduta