Seduta n.214 del 11/01/2017 

CCXIV Seduta

Mercoledì 11 gennaio 2017

Presidenza del Presidente Gianfranco GANAU

La seduta è aperta alle ore 16 e 23.

FORMA DANIELA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta del 6 dicembre 2016 (210), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Anna Maria Busia, Alessandro Collu e Antonello Peru hanno chiesto congedo per la seduta dell'11 gennaio 2017.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge: N. 391

Annunzio di presentazione di disegno di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge: N.392

Risposta scritta a interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

N.751-752-784-792-826-906-54-63-521-762-771-798-801-839-877-879-886-149-561-565-811-910

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Alessandro Unali, con nota dell'11 gennaio 2017, ha reso noto di aver rassegnato le dimissioni dal Gruppo Misto e di aver aderito, nella medesima data, al Gruppo Partito dei Sardi.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria:

N. 941-942-943-944-945-946-947-948-949-950-951-952-953-954-955

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria:

N. 262-263-264-265-266

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria:

N. 276-277

Sulla critica situazione della Portovesme S.r.l.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Presidente, sull'ordine dei lavori. Io intendo sottoporre all'attenzione dei colleghi un problema del quale è bene che quest'Aula, a mio avviso, e ad avviso di altri colleghi che probabilmente poi interverranno, su una questione che è assolutamente attuale, che riguarda l'ennesimo stabilimento di questa nostra Sardegna, in questo caso la Portovesme S.r.l., che conta 1200 dipendenti diretti più l'indotto, che rischia seriamente di essere portata verso la chiusura. E' un termine esagerato perché abbiamo i margini di tempo per poter lavorare in maniera importante. Questa è una fabbrica che ha fatto la richiesta di realizzare un altro impianto di smaltimento dei rifiuti. E' un problema di natura tecnico-burocratica, non è un problema politico, perché un problema politico non esiste, è stato già assodato. Questa mattina, dopo aver appreso del problema attraverso i delegati sindacali, abbiamo fatto un incontro sia con i rappresentanti sindacali dell'azienda, sia con l'amministratore delegato, io, il collega Pizzuto, il collega Rubiu e il collega Locci, e abbiamo come dire preso atto di un problema tecnico che deve essere assolutamente portato a soluzione. Questa è la ragione per la quale noi interverremo attraverso un'interrogazione all'Assessore dell'ambiente per conoscere le questioni che rischiano di protrarre per lungo tempo l'iter autorizzativo, e lungo tempo significa non conoscere il risultato finale, e significherebbe ancora una volta correre il rischio di chiudere un'impresa. Mentre si vuole intervenire per tempo proprio per evitare di trovarci in situazioni come altre che abbiamo conosciuto negli ultimi anni e che vorremmo evitare. Non conosciamo esattamente la questione se non quella espressa da parte dei rappresentanti della fabbrica e dell'amministratore delegato, vorremmo conoscere la questione dal punto di vista dell'Assessore, degli uffici che rappresentano l'Assessore del servizio SVA, delle valutazioni ambientali. Questa è la ragione per la quale io credo, per non lasciare nulla d'intentato, che anche quest'Aula debba essere coinvolta nella discussione e nel problema importante: 1200 lavoratori più tutto l'indotto non sono poca cosa in una situazione veramente drammatica che investe dal punto di vista occupazionale la nostra isola. Quindi, Presidente, adesso noi faremo un'interrogazione, ma anticipo che se le cose dovranno essere sostenute con più forza da parte del Consiglio presenteremo in seguito anche una mozione.

Comunicazioni della Giunta regionale ai sensi dell'articolo 121 del Regolamento

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Signor Presidente, abbiamo appreso dalle agenzie di stampa della bocciatura della legge finanziaria 2016 da parte della Corte costituzionale che ne ha dichiarato l'illegittimità. Non vorremmo che la questione venisse circoscritta e relegata a mero incidente tecnico per intenderci, è un fatto politico rilevantissimo, è un fatto politico gravissimo, è un fatto politico che non si è mai verificato nella storia autonomistica della Sardegna, e che dispiace anche perché è materia nella gestione di autorevoli economisti, che quindi da questo punto di vista ci riesce ancora più difficile dare una giustificazione della bocciatura. Ed è un problema che non può essere liquidato con il fatto che non fossero chiare le norme applicative. C'è un dato su tutti che emerge: la Sardegna in maniera incredibile ha ritirato i propri ricorsi, non ha avuto la capacità e la forza di far ritirare allo Stato i ricorsi presentati contro la Regione Sardegna e oggi ne paghiamo le conseguenze. Soprattutto abbiamo notato, assessore Paci, che la Regione Sardegna non si è costituita, quali sono le ragioni? La ragione è che sapevate che stavate facendo una operazione di anticipazione di crediti futuri che non si poteva fare e allora avevate la necessità di chiudere il bilancio in pareggio e avete fatto un falso in bilancio, questo è l'aspetto politico che noi vogliamo sottolineare, quindi l'avete fatto scientemente e, se non l'avete fatto scientemente, a maggior ragione, Assessore, dovete assumervene la responsabilità. La ragione per la quale Assessore - non lo diciamo per spirito di parte - di fronte a fatti di questa natura non c'è bisogno neppure che l'opposizione le chieda le dimissioni! Le dimissioni, di fronte ad un fatto di questa natura sono un atto dovuto che deve partire da lei stesso! Noi stasera attendiamo da parte sua, Assessore, le dimissioni, perché non siamo nelle condizioni di poter esaminare neppure un esercizio provvisorio rispetto al quale, io preannuncio, non parteciperemo alla votazione se non si fa chiarezza politica su questo aspetto e non si può andare avanti minimizzando le questioni, riducendole a fatti tecnici perché questi sono fatti politici rilevantissimi.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Pittalis, a questo proposito devo dire che l'assessore Paci aveva chiesto già di intervenire sulla base dell'articolo 121 per comunicazione al Consiglio, quindi invito l'Assessore a dare risposta.

Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PACI RAFFAELE, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Prima avevo chiesto alla Presidenza la possibilità di intervenire per primo proprio per dare comunicazione di questo fatto e dare le spiegazioni. Mi dispiace di non aver avuto la parola prima e mi dispiace anche per i toni più sentito anche da parte dell'onorevole Pittalis, molto diversi da quelli informali di una discussione fatta precedentemente. Però prendo atto delle richieste di dimissioni, prendo atto della richiesta delle dimissioni che non ho alcuna intenzione di dare su un tema di questo genere. Non ho alcuna intenzione di dare su un tema di questo genere che vien utilizzato in modo del tutto strumentale e mi dispiace, eravamo ben consapevoli del fatto che il Governo avesse impugnato la legge di bilancio, è una cosa che risale a giugno, ha impugnato su un articolo specifico, l'articolo 3, dove avevamo appostato il disavanzo tecnico di 31 milioni derivante da accertamento straordinario che si è fatto per la prima volta nel 2015 con il passaggio all'armonizzato e c'era stata una discussione all'interno degli uffici se questi 31 milioni di disavanzo tecnico si dovessero appostare in un modo o in un altro, è prevalsa una opinione dopodiché a questa opinione si è rivelata diversa da parte del MEF e, nei successivi colloqui, anche da parte della Corte dei Conti. Abbiamo preso atto di questo, nessun tipo di problema, c'è una differenza nell'appostare tecnicamente un disavanzo tecnico. Noi abbiamo dato le nostre spiegazioni, c'è stata l'interlocuzione che l'accordo con il Governo è stato che noi avremmo modificato la posta tecnica, non ci siamo costituiti in giudizio per non provocare danno erariale, perché costituirsi in giudizio ha dei costi e siccome avevamo accettato di fare la modifica non ci siamo costituiti, dopodiché il Governo è andato avanti perché riteneva anche di voler avere una sentenza da parte della Corte costituzionale, sentenza che viene pubblicata oggi ma l'udienza pubblica è stata il 23 novembre del 2016, La legge di variazione di bilancio approvata in quest'aula è stata promulgata il 5 dicembre, ecco quindi che c'è questa discrasia temporale è tutto già totalmente risolto! Non c'è nessun effetto sul bilancio 2016, tanto meno c'è l'effetto sull'esercizio 2017, perché le due cose sono del tutto indipendenti, è completamente risolto e do qui la mia piena garanzia che tutto è risolto, aggiungo anche che se non fosse risolto e la Regione Sardegna dovesse essere sanzionata dalla Corte dei Conti per irregolarità nel bilancio 2016, certamente in questo caso prendo l'impegno formale qui dentro di dimettermi immediatamente, ma fino a prova contraria ritengo di aver risolto pienamente con la massima tranquillità, con la massima trasparenza e nei tempi dovuti questo problema che è del tutto chiuso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gianluigi Rubiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RUBIU GIANLUIGI (UDC Sardegna). Sull'ordine dei lavori, sul tema sollevato dal collega Cocco, sul problema della Portovesme srl, qui ancora una volta rischiamo che la Regione Sardegna, per incapacità in questo caso degli uffici dell'Assessorato all'ambiente, faccia chiudere un'azienda con 1200 posti di lavoro diretti, 600 posti di lavoro indiretti, il tutto legato al nono anello della discarica, indispensabile per poter svolgere l'attività ma soprattutto sul nuovo impianto, sulla nuova discarica che consentirebbe all'azienda di ottenere per i prossimi 10 anni una programmazione seria, soprattutto garantirebbe agli stessi dipendenti un proseguo per la nuova attività, la responsabilità in questo momento, come già detto, non è politica, lo diventerà qualora da oggi la politica in qualche modo non agisca, non interferisca nei confronti degli uffici, ma dobbiamo dire che non possiamo perdere neanche un giorno. Al 31 dicembre 2017 scadranno i volumi utilizzabili dalla costruzione del nono anello, al 31 dicembre 2017 scadrà la super interrompibilità che consente appunto alla Portovesme srl di poter risparmiare sui costi dell'energia ed è indispensabile che l'Assessore all'ambiente venga qui in aula che spieghi quali sono le motivazioni che portano gli uffici a disattendere le richieste, che spieghi le motivazioni che portano gli uffici dell'Assessorato all'ambiente a non rispondere e a non ricevere i funzionari dirigenti della Portovesme srl e a rispondere perché le lettere di comunicazione dell'Assessorato all'ambiente non vengono in nessun modo compiuti quegli atti per facilitare il dialogo e il colloquio con i tecnici dell'azienda, una situazione ovviamente incomprensibile, una situazione che ci porta fuori dai tempi, una situazione che va risolta, quindi anche da parte nostra dal gruppo UDC Sardegna, attendiamo che l'Assessore venga in aula e spieghi i motivi perché il suo assessorato e i suoi funzionari hanno quest'atteggiamento nei confronti dell'azienda che in questo momento è rimasta l'unica azienda del Sulcis-Iglesiente a creare lavoro e occupazione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Grazie, io intervengo perché mi è sembrato troppo sereno l'assessore Paci, io non sto qui a chiedere le dimissioni di nessuno, tanto ormai le ho chieste migliaia di volte, ma è inutile. Il problema è che è stata bocciata la legge nel suo complesso, perché non è solo l'articolo 3, 6, è l'insieme! Poiché solo eccezionalmente può essere in un bilancio in pareggio fatta l'operazione che si è fatta, e che non è consentito diversamente, io credo che porterà degli strascichi e comunque sia mette in serio dubbio tutti quelli che sono stati gli atti in essere a seguito dell'emanazione della finanziaria, è una cosa che cade a cascata, questo in termini giuridici, e su questo chi crede di essere al di fuori, o legibus solutus, non credo che possa assolutamente pensare che questo non sia e non avvengano delle condizioni tali per cui ci faranno pentire di aver fatto…solo per dire che siamo bravi e anticipiamo il bilancio di pareggio, andiamo avanti così senza cautelarci e senza ascoltare anche quella povera minoranza che da molto tempo dice: cerchiamo di recuperare tutti i danari che ci deve lo Stato, cerchiamo di non correre il rischio che poi non abbiamo i danari non solo per pareggiare, come peraltro è stato dimostrato, ma neanche per avere un minimo, per poter far sì che ci sia una piattaforma di sviluppo per il domani per la nostra Sardegna. Oggi continuiamo a registrare un incremento di impoverimento della gente, di sfiducia, di allontanamento da parte delle popolazioni dalle istituzioni che dovremo rappresentare in modo più serio. Io credo che qualche riflessione di più debba essere fatta, anche alla luce, ripeto, di qualcuno che tecnicamente, al di là del professore, possa essere così lucido, al di fuori delle parti, da capire quali sono i meccanismi necessari per poter tamponare quanto oggi avviene sul capo dei sardi. Su questo io voglio insistere, perché non la vedo così tranquilla come qualcuno pensa. E un'altra cosa, quando si devono fare azioni simili ci si pensi veramente due volte perché è troppo facile venire qui in Aula confortati dalla maggioranza e dire: guardate che è una cosa che si risolve così, tecnicamente va bene; non è così e non va bene così. Io non voglio aggiungere di più, ma ci sarebbe da aggiungere molto su quello per cui non si è ascoltato di fare un lavoro serio per le istituzioni regionali, per la Sardegna nel recuperare i soldi cancellando tutte quelle controversie che la Sardegna aveva impostato nei confronti dello Stato. Guardate che tutti i nodi tornano al pettine, su questo io vi invito a venire subito in Aula a raccontare quelli che sono gli scenari e le possibilità che abbiamo di uscirne in maniera degna.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Luca Pizzuto. Ne ha facoltà.

PIZZUTO LUCA (SEL). Per associarmi, rispetto alle dichiarazioni fatte dai colleghi sul tema della Portovesme, perché credo che serva una seria riflessione sul funzionamento della macchina amministrativa di alcuni Assessorati, perché compromettere un tessuto produttivo nazionale, che non è solo territoriale, non è solo un elemento di sviluppo e di lavoro per un territorio, ma è ormai l'unica fabbrica, speriamo che adesso riaprono anche alle altre, che continua a mantenere un'attività produttiva sul tema dell'alluminio e tenere appese le sorti di queste strutture, sulla base di affermazioni o gestioni un po' particolari, fatte da alcuni funzionari, è un elemento di difficoltà che non può continuare ad esistere. Per cui è necessario rispettare assolutamente il lavoro svolto dagli uffici, ma è necessario però creare le condizioni affinché non si creino allarmi terribili nei territori per la fine di fabbriche, la fine di forme di sviluppo e azioni di questo tipo. Pertanto, mi unisco anche io all'appello e alle richieste fatte dai colleghi in precedenza perché ritengo che questo sia un problema che riguarda sicuramente il Sulcis Iglesiente, da cui provengo, ma riguarda la Sardegna e riguarda, in generale, lo sviluppo industriale di un Paese e di una Nazione. Grazie.

Discussione e approvazione del disegno di legge: "Autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno 2017" (392/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 392. Autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno 2017.

Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il consigliere Francesco Sabatini, relatore di maggioranza.

SABATINI FRANCESCO (PD), relatore di maggioranza. Mi rimetto alla relazione scritta.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Christian Solinas, relatore di minoranza.

SOLINAS CHRISTIAN (PSd'Az.), relatore di minoranza. Anche io Presidente mi rimetto alla relazione scritta proponendo soltanto due brevissimi punti di considerazione: il primo è che la proposta di due mesi di esercizio provvisorio, alla luce dei termini della sessione di bilancio e della data odierna, ci paiono eccessivamente esigui, e abbiamo posto in evidenza l'esigenza magari di prevedere sino da ora i tre mesi di esercizio provvisorio, fatto che non limiterebbe la possibilità comunque di approvare in termini più ristretti la legge di bilancio, come tutti auspichiamo. Il secondo invece, oggetto di riflessione, riguarda l'autorizzazione agli impegni e pagamenti in dodicesimi, riferiti allo schema di bilancio, approvato dalla giunta regionale il 29 dicembre del 2016. Si tratterebbe invero di dare degli effetti anticipati ad un disegno di legge che ancora non è approvato e ci permettiamo di suggerire, come maggiormente corretto, invece, che si faccia riferimento agli stanziamenti di competenza previsti nell'ultimo bilancio approvato per l'esercizio a cui si riferisce l'esercizio provvisorio; effettuando quindi, di conseguenza, i pagamenti entro i limiti determinati dalla somma dei residui del 31 dicembre dell'anno precedente e gli stanziamenti invece di competenza al netto del fondo pluriennale. Queste due considerazioni sono le espressioni che la minoranza ha ritenuto di proporre anche in Commissione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Ignazio Locci. Ne ha facoltà.

LOCCI IGNAZIO (FI). Io mi riallaccio all'intervento del collega, onorevole Solinas, proprio per puntualizzare alcune cose rispetto alla scelta che la Giunta sta facendo di utilizzare come riferimento, per l'esercizio provvisorio, quanto disposto dall'articolo 43 della legge sul bilancio armonizzato, rispetto invece alle indicazioni riportate anche nella legge regionale sulla contabilità e finanza la 11 del 2006 che invece… scusi Assessore, mi deve scusare ma ho necessità… rispetto all'opportunità di utilizzare invece l'esercizio finanziario chiuso, quello precedente. Perché tra l'altro anche l'opportunità di carattere procedurale, quello seguito dalla Giunta, che solo oggi è riuscita in qualche modo a rendere disponibili le tabelle di quanto approvato nella camicia, forse della delibera di Giunta del 29 dicembre 2016, perché dentro quella camicia in realtà non c'era niente. La dimostrazione sta nel fatto che solo oggi la struttura dell'assessore Paci è stata in grado di trasmettere, al Consiglio regionale e alla Commissione, una bozza, perché di questo si tratta, o una sorta di provvedimento formale o meglio tabella formale da portare qui dentro per essere approvata e per iniziare l'esercizio finanziario del 2017. Noi abbiamo potuto dare solamente uno sguardo, e guardi questo comportamento, Assessore, lo dico al Presidente del Consiglio e lo voglio dire al Presidente della Commissione, non è un comportamento corretto nei confronti del Consiglio regionale perché noi oggi diamo avvio, di fatto, a un indirizzo politico, a una programmazione economica finanziaria della Giunta al buio; cioè il Consiglio deve fare atto di fede rispetto ai conti. A noi è bastato dare uno sguardo al riepilogo generale per constatare, anche tecnicamente nel merito, una situazione disastrosa di questo esercizio finanziario che incomincia attraverso questa proposta di legge. Noi abbiamo, al netto degli accantonamenti, udite udite, parliamo sempre di circa 690 milioni di euro, per circa, in cassa, 7 miliardi e mezzo, cioè i 7 miliardi e mezzo sono i soldi e le risorse che ha davvero la Regione Sardegna, rispetto a un bilancio complessivo di circa 10 miliardi. Questa cifra comprende evidentemente i residui del 2016, che ammontano a oltre un miliardo di euro, quelli che voi non avete ancora riscosso dallo Stato, una parte, per oltre 600 milioni di euro, e per una parte non siete ancora riusciti a pagare chi doveva essere pagato nell'esercizio scorso. Quindi portiamo in accavallamento una mole di risorse enorme, quindi con una competenza ben al di sotto di parametri seri di veridicità, di tranquillità di un bilancio di esercizio.

Quindi, assessore Paci, io posso capire la fretta di voler dare un documento contabile per iniziare ciò che voi state provando a programmare, forse l'ha programmato insieme all'assessore Maninchedda, forse l'ha programmato insieme all'assessore Arru, per le voci che più interessavano questi Assessorati, con le riunioni tecniche e politiche, però manca tutto quel processo che è necessario alla nostra società per programmare la spesa del 2017, per programmare le politiche rispetto alle entrate, rispetto alla vertenza entrate sempre aperta, nel rispetto della normalità, della tranquillità di quel circa 80 per cento, come ci ha detto la Corte dei conti nella relazione di parifica, di spesa rigida di questo bilancio. Quindi, lo voglio dire in maniera molto serena, Assessore, questa è una scelta non condivisibile. Noi è scontato che non la condividiamo, siamo l'opposizione vivaddio, ma non è scontato che non condividano questa tesi invece nella maggioranza, perché noi avevamo l'opportunità di dare continuità alla spesa regionale attraverso l'esercizio 2016, attraverso l'esercizio provvisorio legato all'ultimo esercizio chiuso, con certezza di programmazione, di copertura, insomma con una certa tranquillità, cosa che noi non abbiamo invece su questo documento. Quindi vi dico, Assessore, ne sono stracerto di questo, ci vedremo fra due mesi, forse, alla fine dell'esercizio provvisorio, e la nuova finanziaria sarà totalmente diversa nei prospetti, nei richiami generali, sarà un'altra cosa. Quindi voi oggi state approvando un esercizio provvisorio che è totalmente sconnesso rispetto a quella che sarà la realtà fra sessanta giorni, quando forse sarà approvata la finanziaria. Per quello dico, Assessore, il dubbio viene di fronte a questa scelta di utilizzo dell'articolo 43 del decreto legislativo 118, sia per una questione di carattere formale, procedurale, di rispetto di questo Consiglio, e sia per il fatto che noi abbiamo una norma regionale che ci consentiva la tranquillità giusta per proseguire senza nessun problema. Lei oggi pone un altro problema e un tema nel dibattito politico della programmazione economica e finanziaria di questa Regione, ma lo pone al centrosinistra che probabilmente per altri due mesi dovrà continuare a giustificare quanto non è stato ancora distribuito nella nostra società sarda che ha necessità delle risorse del nostro bilancio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (F.I.). Come già ben sottolineato da parte del mio Presidente di Gruppo, l'argomento all'ordine del giorno oggi, quindi l'autorizzazione da parte dell'Aula consiliare per l'esercizio provvisorio all'inizio di questo anno finanziario 2017, ha un vizio di forma iniziale, che fino adesso mi pare passi quasi in secondo piano e che, per ragioni che ancora non abbiamo capito nonostante l'Assessore abbia provato a dare delle giustificazioni, non ci si rende conto della gravità politica dell'atto di annullamento da parte della Consulta della legge finanziaria 2016: è la prima volta nella storia della Regione, è la prima volta nella storia dell'autonomia ce la Corte costituzionale cassa la legge finanziaria con relativo bilancio; è la prima volta che capita e capita proprio ad una Giunta di centrosinistra e capita proprio ad un Assessore tecnico della materia, che strano. Poi si indispettisce quando il mio Presidente del Gruppo, dall'alto della sua esperienza politica, Assessore, politica, le chiede le dimissioni; poi si può anche sorridere, si può far finta di niente, si può non ascoltare un consigliere regionale che interviene su un argomento così importante, ne abbiamo visto anche di peggio, abbiamo visto Assessori che non erano presuntuosi, ancora di più, ma molto di più rispetto a chi oggi è responsabile dell'Assessorato della programmazione del bilancio. Si fa finta di niente ma è impossibile oggi tecnicamente approvare un esercizio provvisorio su una finanziaria che non c'è, cioè l'esercizio provvisorio di che cosa? Probabilmente del 2015, Assessore? Non certamente un esercizio provvisorio sulla base di un bilancio e quindi di una legge finanziaria che, fino a prova contraria, in questo momento è cassato. Ma la giustificazione è: avevamo capito e abbiamo sistemato tutto nell'assestamento. Quindi l'assestamento sostituisce la legge finanziaria del 2016, se lei ci convince di questo noi siamo in grado di proseguire nel ragionamento e nella probabile autorizzazione all'esercizio provvisorio per due mesi del 2017, ma siccome non è assolutamente così, mi sembra di ricordare un suo collega, professor Paci, anche se non della stessa facoltà dove lei fino a poco tempo fa insegnava e dove spero, dopo le dimissioni, possa tornare ad insegnare nel più breve tempo possibile, ma nella facoltà di lettere dell'Università di Cagliari, parlo del professor Corda, che mi disse, dopo una chiacchierata: "Tu hai la faccia come quella della statua di piazza Yenne", io rimasi sorpreso e gli chiesi che cosa intendeva dire, e lui mi rispose: "Sì, tu ai una grande faccia di bronzo". Mi sembra che, da ex studente, lo posso oggi rigirare a un docente universitario, e non posso utilizzare un altro termine, Assessore, perché se no non le direi che lei ha una grande faccia di bronzo ma utilizzerei termini ancor più pesanti, che però non sono consoni a quest'Aula consiliare, quindi non lo faccio per rispetto dell'istituzione, però lei, per rispetto dell'istituzione regionale, riconosca l'errore, riconosca che ha sbagliato, e sarebbe molto più facile e più semplice, ma non per il bene nostro o per dare soddisfazione personale in questo momento all'opposizione, ma per il bene di tutti i sardi e di tutta la Sardegna, che riprenda a fare quello che faceva prima, che lasci perdere la sua incapacità politica, probabilmente è meglio che continui a fare altro, che ritorni da dove è arrivato e liberi la Sardegna da questo grande malessere che non è solo della sua gestione nel suo Assessorato ma di tutta la Giunta regionale, di quelli che fanno acquisti politici e di quelli che si credono invece di poter arrivare un giorno a svolgere il ruolo di Presidente della Regione. Probabilmente se invece si pensasse a lavorare e a produrre per il bene dei sardi forse sarebbe il massimo e sarebbe il risultato migliore che tutti ci meritiamo.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Alessandra Zedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (F.I.). Assessore Paci, probabilmente lei a breve ripeterà che il mio è un disco rotto, come ama fare ogni tanto, però purtroppo per lei ad oggi questo disco ha suonato una musica che dice la verità rispetto alla sua posizione e certamente non può dire che non l'avevamo avvisata, sempre con un fare costruttivo. Tra l'altro, le vorrei ricordare, che lei ha parlato di rapporti con lo Stato di ottima fattura, a noi, e comunque la sentenza di cui parliamo oggi è un fatto inconfutabile che questi rapporti non solo a giugno non erano idilliaci ma che oggi purtroppo addirittura la Corte costituzionale ci mette davanti al fatto compiuto. Assessore, io la invito davvero siccome per primo anche prima di tutte le altre Speciali rompendo un fronte che tra l'altro vedeva nel momento in cui avete scelto di partire per primi con il bilancio armonizzato vedeva la Sardegna avanzare delle risorse anche nei confronti delle altre Speciali, invece il vostro comportamento ha fatto sì che anche gli altri si dovessero adeguare a delle procedure che non erano richieste in quel momento e sulle quali ci eravamo espressi per chiederle ancora un anno di transizione che sarebbe stato davvero per quanto mi riguarda un anno salutare per il nostro bilancio.

Qualcuno ha ricordato che quello che è avvenuto con la sentenza della Corte costituzionale di gennaio non si è mai verificato nella storia dell'autonomia, io dico che è avvenuto per molto meno con la Giunta Soru ma, Assessore, io credo che lei debba fermarsi davvero un momento e ragionare e capire, anche questo esercizio provvisorio, su quali basi finanziarie contabili deve avere dei riferimenti, perché noi le abbiamo suggerito di tenere ovviamente i vecchi principi, però ovviamente avendo un'impugnazione, e quindi una sentenza oramai certa, credo che anche quella strada debba rivedere una manovra aggiuntiva, non sono convinta totalmente di quello che lei ha detto e cioè che l'assestamento di bilancio abbia sanato il disavanzo. Quindi, Assessore, davvero per il bene della Sardegna ed essendo una procedura complicata, questa è l'unica cosa che le riconosciamo, si fermi un attimo e verifichi se è necessario applicare le vecchie regole della legge finanziaria oppure l'articolo 43 del 118, lo faccia per i sardi, per la Sardegna, perché tutto quello che lei ha detto finora non si è verificato in relazione abbiamo più soldi, spenderemo tutto, abbiamo una cassa che controlliamo direttamente, tutto questo non è avvenuto se no non avrebbe la fila del malumore ad iniziare dai più deboli e alle attività produttive come le abbiamo ricordato non più tardi di 20 giorni fa.

E le voglio dire un'altra cosa, Assessore, i tecnicismi non sono delle cose banali nei rapporti tra Stato e Regione e glielo hanno dimostrato impugnando la finanziaria. Le abbiamo detto più volte di non fidarsi. E allora la invito ancora a verificare che cosa vuol dire iscrivere le poste in bilancio al lordo degli accantonamenti, Assessore, e non vuol dire avere maggiore capacità di impegno di spesa e di spesa. Queste sono regole fondamentali che a prescindere da qualsiasi legge di bilancio si devono conoscere e applicare correttamente, per chicchessia.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Marco Tedde. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Grazie signor Presidente, Assessore, lei deve capire che l'opposizione non è qui per fare salamelecchi o per dare carezze alla Giunta, l'opposizione è qui per fare il ruolo in cui l'hanno relegata gli elettori sardi, è qui per mettere sotto il giusto angolo focale gli errori eventuali dell'amministrazione, è qui per fare controproposte, è qui per lavorare nell'interesse dei sardi. Quindi se il Presidente del Gruppo di Forza Italia non le dà carezze oggi credo che lei non si debba assolutamente rattristare.

È difficile, Assessore, parlare oggi in questa sede di esercizio provvisorio del 2017, posto che la legge sulla quale è basato l'esercizio provvisorio, la legge di bilancio del 2017, mi pare che sia stata depositata in parte pro quota soltanto stamattina, noi non abbiamo la possibilità di intervenire in questa aula con la contezza che l'importanza di questo caso richiede ed è sempre la solita storia. Ricordo un carosello di qualche decennio fa che diceva: siamo alle solite Calimero. Siamo alle solite, Assessore, siamo alle solite. Non abbiamo quindi il bilancio 2017 nonostante i soliti proclami, nonostante i soliti proclami anche quest'anno l'Assessore ci ha detto che il bilancio è arrivato nei termini accettabili diciamo, che ovviamente non può dire che è arrivato in anticipo, ebbene soltanto stamattina probabilmente è stato depositato in parte, perché ieri non era cliccabile, ieri non era pubblico, non esisteva. Quindi non abbiamo il bilancio 2017 ma la cosa più triste è che non abbiamo neppure quello del 2016, perché piaccia o non piaccia, Assessore, la Corte costituzionale ha bocciato il bilancio del 2016. Quindi parlare di esercizio provvisorio è molto difficile lei minimizza, Assessore, lei minimizza, la verità è che voi avete ritirato i ricorsi alla Corte costituzionale che servivano per difendere le risorse dei sardi dalle scorribande del Governo e avete imbarcato invece la Regione in conflitti dannosi e pericolosi, perché lei a giugno diceva che eravate coscienti del fatto che la Corte, o meglio, che il Governo, il Consiglio dei Ministri avrebbe impugnato la legge, ma se eravate coscienti perché avete fatto quella legge? Ma perché vi infilate in questi buchi neri, ma chi ve lo fa fare? Ma perché dovete catapultare i sardi in questi conflitti, perché? A chi serve, a cosa serve? A niente, Assessore, a niente, Assessore.

A giugno dell'anno scorso il Consiglio dei Ministri vi aveva rinviati non a settembre ma a novembre, e a novembre di quest'anno la Corte costituzionale vi ha bocciati sonoramente, la Corte costituzionale ha bocciato la Giunta dei professori senza appello, senza appello estendendo, a quanto pare, quella censura sull'articolo 3 tutto il corpo normativo.

Lei non vuol dare le dimissioni ne prendiamo atto è un suo diritto, lei ci racconta che non si è costituito in giudizio per evitare il danno erariale, meglio avrebbe fatto invece a fare una legge che non potesse, non dovesse essere sottoposta agli strali della Corte costituzionale, bene avrebbe fatto, prevenire piuttosto che reprimere e meglio, prevenire, Assessore. Ed è gravissimo che lei fosse a conoscenza del fatto che comunque il Consiglio dei Ministri avrebbe impugnato e nonostante tutto è andato avanti a testa bassa alla cieca, a chi serve, a cosa serve.

E oggi siamo qui a discutere di questo esercizio provvisorio, che un mio collega mi ha fatto notare, essere una sorta di sarchiapone, un animale che non si sa a che razza appartenga, un animale che non è né di sesso femminile né di sesso maschile ma non è neanche di caratura finanziaria. Ancora annunci, proclami, ma siete sempre in ritardo, con grande ottimismo prevedette un esercizio provvisorio di due mesi, con grande ottimismo, tanto ritorneremo nuovamente in questa aula per discutere di un'altra porzione di esercizio provvisorio e questi ritardi si verificano in uno scenario economico, Assessore, molto difficile, difficilissimo, con tutti gli indicatori negativi: disoccupazione alle stelle, soprattutto quella giovanile, Assessore, spero che le interessi; trasporti e continuità che non abbiamo più appellativi per definirli negativamente; rapporti con lo Stato improntati a poca dignità, per utilizzare un eufemismo diciamo "a poca dignità", a volte improntati al servilismo, con un disavanzo fortissimo nella sanità e con, purtroppo, lo dico con rammarico, le forze indipendentiste e sovraniste della maggioranza che governa la Regione non sempre attente e vigili, anzi, molto spesso distratte su tutto quello che accade sul fronte dei rapporti con lo Stato, sul fronte dei rapporti che dovrebbero essere quanto meno paritari. Poca dignità, quindi. E poi abbiamo lo scenario politico, che è parimenti disastroso, forse ancora più disastroso se fosse possibile, ma non lo è. Qualche Assessore mancante, nel senso che non c'è più come Assessore, tutti i giorni liti, risse all'interno della maggioranza per la cosiddetta verifica, per la rivisitazione della compagine di Governo, tutti i giorni il Consiglio regionale paralizzato proprio per queste risse dei Partiti del centrosinistra, con il Governo regionale che disattende completamente i deliberarti di questa'Aula, e mi riferisco a Tossilo, mi riferisco all'inceneritore di Tossilo, sul quale l'Aula è intervenuta il 13 giugno con un ordine del giorno unanime, che è stato calpestato dalla Giunta, senza che da parte della cosiddetta maggioranza si siano levate voci significative contro questo affronto nei confronti della massima Assemblea legislativa dei sardi…

(Intervento fuori microfono della consigliera Daniela Forma)

TEDDE MARCO (FI). … Io non ho sentito, ho sentito una sorta di cinguettio... E poi l'Assessore all'agricoltura che manca, colleghi, già da due mesi credo, con i bandi del PSR che stanno rischiando di saltare, o meglio, buona parte sta rischiando di saltare, e comunque sono in fortissimo ritardo, e perderemo tante decine di milioni, forse centinaia di milioni di quei PSR; ma dove è l'Assessore all'agricoltura?... Qualcuno della maggioranza dice: "Meno male che non c'è", ma noi diciamo che ci vuole un Assessore all'agricoltura, che sia questo, quello o quell'altro ancora, ma è necessario avere un responsabile in queste dinamiche, che sono importantissime per la Regione Sardegna. Oggi abbiamo una mozione sul prezzo del latte, ebbene, non abbiamo Assessore eppure parliamo del prezzo del latte, parliamo fra noi, senza un delegato del Presidente che possa comunque rispondere, che possa dirci qualcosa, che possa assumere impegni, è questa la situazione, è un disastro totale! E continuiamo a lavorare, tra le altre cose, con "la vulgata" della Giunta che aleggia sopra le nostre teste, secondo la quale la Giunta è efficace, incisiva, veloce e rapida, e il Consiglio invece è lento. Ebbene, Assessore, io credo che questo metodo, al di là dei contenuti, che sono inesistenti, perché abbiamo due bilanci di fatto inesistenti, quello del 2017 e quello del 2016, credo che questo metodo non vada bene, sia da bocciare, sia da condannare, sia da cambiare, non ci può chiedere, Assessore, un voto alla cieca…

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Francesco Sabatini. Ne ha facoltà.

SABATINI FRANCESCO (PD). Grazie, Presidente, intervengo solo per chiarire, in quanto sono stato chiamato in causa in qualità di Presidente della Commissione bilancio, che la Commissione bilancio ha operato, così come nell'ultimo decennio, almeno abbiamo fatto una verifica, nell'approvazione dell'esercizio provvisorio, con lo schema di bilancio; mai abbiamo avuto integralmente tutta la legge finanziaria e gli allegati alla legge finanziaria nel momento in cui abbiamo autorizzato l'esercizio provvisorio, quindi si è operato nella maniera corretta, che è stata utilizzata anche negli anni precedenti, lo ripeto, e così come è previsto dai regolamenti. Questo è, basta andare a verificare gli atti e che cosa è stato fatto negli anni scorsi nel momento in cui si è andato ad approvare l'esercizio provvisorio. Poi, io credo che non bisogna né fermarsi, né rallentare, come ha detto la collega Zedda, credo che dobbiamo accelerare e andare ad approvare nel più breve tempo possibile la nuova legge finanziaria e la legge di bilancio, se però riteniamo che si possa sforare, che si possa andare oltre i due mesi, cioè oltre il 28 di febbraio nell'approvare la legge finanziaria, possiamo andare all'esercizio provvisorio anche per il mese di marzo; questa è una valutazione che io pongo all'attenzione dell'Aula e anche alle considerazioni che vorrà fare l'Assessore.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Si, non voglio aggiungere molto a quello che è stato già detto, ma prendo le ultime dichiarazioni di Franco Sabatini per dire che già l'anno scorso proposi all'Assessore e alla Giunta di allungare i termini dell'esercizio provvisorio, poi l'anno scorso, volendo fare ancora una volta da "bulletti", si è arrivati più volte nell'allungare i termini così che dovevamo tornare in Consiglio per consentire che ci fosse un altro mese, un altro mese, un altro mese di esercizio provvisorio; prendetevi almeno il sicuro! Tre mesi, e speriamo che si risolva il problema. Io credo che sia una proposta intelligente quella di arrivare ai tre mesi; questo è l'aiuto e anche la disponibilità da parte della minoranza che non parteciperà comunque al voto. Ma io vorrei, e so che questo costerà molto, soprattutto a quanto uno crede in se stesso, ma qualche esame di coscienza dovrebbe essere fatto. Mi raccontano, perché non li conosco bene, io non ho studiato da quelli di Sant'Ignazio di Loyola, ma pare che la prima cosa che insegnino sia la mattina fare un atto di riflessione su cosa si debba fare nella giornata, e a chiusura di giornata fare un atto di riflessione per capire se tutto quello che è stato fatto è stato utile ed è stato fatto bene nell'interesse non solo proprio, ma anche degli altri. Allora io inviterei l'attuale Presidente, Vicepresidente, tutti gli Assessori a fare un atto di umiltà, non chiedo mai di cospargersi di cenere, quantunque non farebbe male a nessuno, ma l'arroganza, e qualcuno ce l'ha innata, non è certamente quella che depone a favore ne riesce a dare soluzioni intelligenti per quelli che sono i problemi della gente, della popolazione, ed in particolare all'interno di quelle popolazioni di chi più soffre, di chi più è debole, e di questi tempi pare che ci sia una crescita costante. Quindi che gli indirizzi finanziari e economici vadano bene indirizzati, vadano ad essere un punto di riferimento per quella assistenza necessitata di chi non ha da fare pranzo e cena, ma cerca di risolvere i problemi minuto per minuto, perché non c'è altra possibilità. Oggi noi siamo chiamati non solo all'approvazione di un'autorizzazione provvisoria per poter consentire la spendita, ma siamo anche pregati di far sì che queste spendite siano adeguate e non dedicate a clientele di nessuna natura, né a rapporti finanziari economici di compravendita e di altra natura che purtroppo si praticano anche fra le persone, non solo le persone le applicano. E vorrei anche, che se c'è un sussulto di coscienza, qualcuno capisca bene che stiamo andando ad elezioni che siano anticipate o no, e se questo non si capisce vuol dire che ancora una volta vogliamo il male del popolo sardo non il bene, non stiamo ricercando il bene in assoluto perché quando si predispone una finanziaria, la si propone in termini seri di sollevare le sofferenze, di dare qualche possibilità di far sì che il mondo produttivo riinizi a lavorare, cosa che qui in Sardegna non avviene nonostante le chiacchiere e quelle chiacchiere che spesso vengono anche dal pulpito di certi industriali che pensano di assecondare il mondo politico e non fanno il proprio lavoro. Vorrei che la coscienza di ciascuno si risvegliasse verso il meglio cercando di portare quello che è il dovere nostro come legislatori, come operatori della politica a far sì che non ci siano forconi, zappe od altro che ci aspettano fuori. E voglio anche ricordare ancora una volta che se non c'era solo errore politico qualche populista di certo e di sicuro lo troveremo sulla strada. E allora se voi volete continuare con questo andazzo per cui il governo romano era il nostro governo amico, ci apriva le porte, ne avete avuto la contezza in questo disegno che vi è stato posto oggi davanti. Ma quel che vi è più, che abbiamo cancellato ogni ipotesi di contraddittorio, di tavolo di discussione, di poter recuperare quelli che erano gli interessi della Sardegna forse dicendo anche che erano pazzie del centrodestra o di chi governava prima, sia la zona franca di cui non avete fatto più niente, sia per quel che riguarda le accise, ed era 1 miliardo almeno di euro che potevano essere come entrate della Sardegna. Ma ridete, ridete, fate la barzelletta, oggi la barzelletta siete voi se ci pensate, vi guardate allo specchio e fate il vostro esame di coscienza!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gianluigi Rubiu. Ne ha facoltà.

RUBIU GIANLUIGI (UDC Sardegna). La Consulta ha bocciato la legge finanziaria 2016 con la censura sul disavanzo tecnico che si estende all'intera legge, illegittimo tutto il provvedimento legislativo dello scorso anno. La Corte ritiene che è uno sbilanciamento così grave da legittimare la chiusura in passivo del primo bilancio di previsione. La sentenza numero 6 del 2017, dell'11 gennaio di quest'anno, dobbiamo leggere le ultime righe, perché nelle ultime righe in realtà ci dice che dobbiamo riapprovare l'intera legge finanziaria. Chi dice il contrario oltre che mentire dimostra di non aver letto assolutamente la legge. Quindi, caro assessore Paci, l'aggravio delle aliquote IRAP per distruggere quelle poche aziende che sono rimaste in piedi in Sardegna, l'incremento dell'addizionale regionale e comunale dell'IRPEF, questo per agevolare anche le imposte dei redditi sulle persone fisiche, quindi come regalo ai sardi da parte di questo nuovo governo del centrosinistra che ha sbandierato: "Ad amministrare porteremo le migliori professionalità". Fatte le dovute rarissime eccezioni, i professori hanno fallito e hanno fallito e in qualche modo sono stati cassati proprio nella loro materia, sulla materia dell'economia, avete dimostrato di essere semplicemente degli incapaci, bocciati da parte dei sardi. Balzelli di ogni tipo, tasse, invenzioni strane, storie da corrida, storie da principianti allo sbaglio, una vergogna, i sardi vi ringrazieranno, qui potremo poi aggiungere tutte le vostre grandi battaglie sulla sanità, sull'urbanistica, sui trasporti, grandissima invenzione anche questa per facilitare e agevolare la mobilità dei sardi. Bene, oggi qui stiamo praticamente chiudendo una legislatura, la bocciatura da parte della Corte costituzionale dimostra la vostra incapacità.

Anch'io mi associo alla richiesta dei colleghi della minoranza: "Assessore Paci, presenti le dimissioni".

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pietro Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Noi stiamo discutendo l'esercizio provvisorio, esercizio provvisorio richiesto per due mesi, cosa abbastanza normale che accade da molti anni per consentire di portare nelle Commissioni e poi in Aula l'esercizio del 2017. È arrivata una comunicazione dalla quale abbiamo appreso attraverso l'ANSA la notizia di questa richiesta della Corte costituzionale di bocciare la finanziaria. Il Vicepresidente della Regione è intervenuto, l'Assessore della programmazione e del bilancio è intervenuto per dire le ragioni che hanno condotto, diciamo così, l'iter amministrativo in questo caso. Non si è presentato ricorso per una ragione molto semplice, che era vero il fatto che c'era stato un errore sull'imputazione del disavanzo, lo ha giustificato molto bene, stiamo parlando di 31 milioni di euro, non si è detto è un errore tecnico, è un errore non politico, è un errore semplice, vorrei dire anche banale. Ha anche raccontato come è andata, c'erano coloro che sostenevano che occorresse fare in un determinato modo e altri che ritenevano che si dovesse fare in un altro, alla fine una delle due evidentemente non andava bene e così è stato fatto durante l'approvazione della finanziaria. Ma da qui a dire, e va bene che l'opposizione faccia e svolga il suo ruolo, questo ci sta, nessuno si meraviglia, ma insistere con questa cosa, ce ne saranno ragioni per cui bisogna chiedere le dimissioni di un assessore, ma chiedere le dimissioni dell' Assessore su una questione banale come questa francamente è una cosa ridicola, è una cosa ridicola badate, ampiamente giustificata, è stato anche detto: l'abbiamo già sanato, durante la discussione sull'assestamento di bilancio è stato corretto e non è stato corretto prima, la sentenza è andata ad essere depositata per una ragione di giorni perché il 23 novembre, momento nel quale questa cosa è stata decisa poi noi abbiamo il mese di dicembre, adesso non ricordo il giorno esatto, approvato l'assestamento di bilancio. Per cui se le entrate fossero slittate di qualche giorno non sarebbe accaduto neanche della pubblicazione perché le cose si sarebbero risolte prima. Ma ovviamente ribadisco, si capisce la necessità di forzare, si capisce che non avendo argomenti più importanti si cerchi di forzare anche su questioni minute e piccole come queste, ma da qui a insistere ancora tutti con la stessa litania che l'assessore si deve dimettere per questa cosa davvero ridicola francamente non ha molto senso.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Su un fatto ha ragione l'onorevole Cocco, che ce ne sono altre mille di ragioni per cui l'Assessore e la Giunta si debbono dimettere e non da oggi perché i danni che sta producendo l'azione di governo in questa legislatura è sotto gli occhi di tutti. Sono chiari gli indicatori economici, il PIL che è meno 0,7 per cento rispetto alle regioni del Meridione e del Mezzogiorno che è 1,1 in più per cento, ai dati sulla disoccupazione, su quella giovanile in particolare, alla riduzione dei consumi, a quello che sta succedendo nel comparto lattiero-caseario di cui parleremo fra poco, a quello che sta succedendo per le vertenze industriali, lei stesso ne ha richiamato stasera una, a quello che sta succedendo nella sanità dove il Gruppo di maggioranza il PD presenta un'interrogazione per capire se il direttore amministrativo è stato eletto secondo criteri e canoni che corrispondono a legge! Ma di che cosa vi lamentate maggioranza? Ma l'opposizione la state facendo voi stessi a voi stessi, ed ecco perché non siete credibili, perché non c'è una maggioranza politica, non c'è forse neanche nei numeri, prendetene atto, ed è la ragione per la quale ve ne dovete tornare a casa! E questa per noi non è un'occasione qualunque di natura tecnica, da sminuire come un incidente tecnico, è qualcosa di ben più grave, che è inammissibile che la Corte costituzionale dichiari l'illegittimità di una legge finanziaria, cosa che non si è mai vista. Gli argomenti vostri sono che cosa? Quello di difendere sempre gli Assessori. Vi lamentate sui trasporti e rimandate al mittente la mozione di sfiducia sul Assessore dei trasporti. Attaccate l'Assessore della sanità e non avete il coraggio di presentargli una mozione di sfiducia. Ci sono gruppi che dicono di essere usciti dalla maggioranza e votano sempre con la maggioranza. E queste cose noi le denunceremo anche fuori di quest'Aula. Questo è il problema dell'etica della politica anche in quest'Aula, del ruolo e del gioco delle parti. E allora perché queste cose non denunciarle?

E per quanto riguarda l'esercizio provvisorio, onorevole Cocco, non ci scandalizza che arrivi oggi, a metà gennaio, e che per senso di responsabilità dell'opposizione oggi si esamini in quest'Aula, perché altrimenti l'avremmo esaminato a febbraio, se avessimo voluto utilizzare gli strumenti regolamentari, ma la cosa inquietante è che quando questa legislatura è partita le dichiarazioni del Presidente e dell'assessore Paci sono state, perché io le ricordo bene: "Vedrete che noi inaugureremo una nuova fase. Non ci saranno più leggi di bilancio e finanziaria presentate fuori termine", e men che meno a fine dicembre come è capitato in questo caso, e come è capitato l'anno scorso, e come è capitato due anni fa. Dov'è il cambiamento annunciato? Dov'è l'innovazione? Dove sono le grandi rivoluzioni che avevate annunciato all'inizio della legislatura? È un fallimento sistemico, è un fallimento uno dopo l'altro che si sommano inesorabilmente e che danno la misura veramente di quello che è sotto gli occhi di tutti. Non siamo noi a dirvi "andatevene a casa", sono i sardi che ve lo stanno dicendo. Ve l'hanno detto, a una parte della maggioranza, ve l'ha detto chiaramente il 4 dicembre il no al referendum, forse non vi ha fatto riflettere a sufficienza, posto che il "sì" era capitanato dal Presidente, da quasi tutti gli Assessori. Per la verità il Presidente politico di questa Giunta si è dissociato, quello che svolge la funzione politica, perché per il resto sappiamo le cose come stanno andando all'interno di questa maggioranza e all'interno di questa Giunta. E allora, onorevole Cocco, si allarmi se un Assessore esce dalla Giunta quando si discute del dimensionamento scolastico. È un problema di diatribe, di contrasti forti, politici, che ci sono al vostro interno, e che noi dal canto nostro rileviamo, sottolineiamo e denunciamo. E allora non siamo noi soltanto che accusiamo uno stato veramente di decadenza, uno stato veramente di incredibile disastro che si registra all'interno della maggioranza e nel rapporto tra la Giunta e la sua maggioranza. E allora noi non vorremmo essere corresponsabili di quello che sta succedendo a casa vostra, ne risponderete voi ai sardi. E Presidente Ganau, ho letto oggi di un'accelerazione sulla legge elettorale. Ma non è che sia solo la legge elettorale il male della politica o di quello che succede in un'aula, perché questo meriterebbe un discorso molto più approfondito. C'è la necessità di rimettere mani alla legge elettorale, ma non per creare situazioni di comodo a qualcuno, no se lo scordi, noi dobbiamo creare una legge elettorale che sia adeguata per assicurare rappresentanza e governabilità, questo sì, non per creare scorciatoie. E se l'urgenza è tale mi chiedo e vi chiedo, ma siete già pronti a rifare le valigie e tornarvene a casa? Presidente Ganau, se questo è il senso del suo annuncio noi siamo pronti domani ad impegnarci ad esaminare una nuova legge elettorale, a condizione però che questa Giunta e questa maggioranza davvero levi il disturbo ai sardi, se ne torni a casa, ed eviti ancora di creare maggiori danni di quanti ne abbia ad oggi creato. Sull'esercizio provvisorio, Presidente, assessore Paci, ve l'abbiamo detto, noi non voteremo per dare un segnale politico forte che non vogliamo corresponsabilità in questa situazione. Io mi sarei aspettato da lei, assessore Paci, e qui le dico pubblicamente, lei lo sa, io ho apprezzamento come professionista universitario, come persona, e non è in discussione, il giudizio sul piano politico è negativo. Mi sarei aspettato da lei una risposta del tenore: "Scusate, abbiamo sbagliato nel mettere poste per crediti futuri, sapendo che probabilmente la questione non avrebbe retto al vaglio di una verifica dei giudici delle leggi". Tutto questo invece, in un'ottica che vista da noi di quella tipica presunzione che soprattutto nel mondo accademico si registra, voi ritenete di fare le cose per bene, di essere nel giusto, di avere sempre ragione, continuate così! L'unico pericolo, guardate, è che rischiamo di consegnare veramente il governo della Sardegna al qualunquismo, alle forze che non hanno a cuore veramente i problemi, ma perché questa politica, quella che state ponendo in essere voi, allontana la gente, questa politica davvero fa dubitare che ci possa essere gente seria in grado di governare la gravissima situazione, il disagio, la povertà, la disoccupazione, la mancanza di lavoro che, assessore Paci, se lei gira un po' la Sardegna verificherà e rileverà. Non si fanno le cose solo nei convegni, non si fanno le cose solo con gli annunci, si fanno con azioni di governo serie, adeguate e che possano raggiungere lo scopo. Ed è la ragione per cui rimangono tutti i nostri giudizi negativi sull'azione di governo, rimane negativo il giudizio sull'impostazione di una manovra di bilancio di cui non conosciamo gli schemi di bilancio, ma non è che perché allora non si presentavano, allora non c'erano. Perché gli schemi di bilancio sono previsti dalla legge sul pareggio di bilancio, che è un'innovazione, e non si vede perché dopo che avete fatto le leggi sulla semplificazione, dopo che avete fatto le leggi perché siano sempre accompagnate da schede, da valutazioni preventive, alla fine la Giunta stessa contraddice se stessa, lasciando che il Consiglio possa esaminare e valutare senza quella preliminare documentazione che è necessaria. Badate, è solo un senso di responsabilità di questa opposizione, perché sappiamo che l'esercizio provvisorio…

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

PACI RAFFAELE, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Presidente, si sono unite come capisco fosse normale due discussioni, una sull'esercizio provvisorio e una sulla sentenza della Corte costituzionale. Sono già intervenuto sul punto della sentenza della Corte, però mi pare opportuno intervenire nuovamente brevemente, per poi dire qualcosa sull'esercizio provvisorio. Voglio ribadire, ma non solo in quest'Aula, rivolgendomi anche all'esterno, che la manovra della Regione 2016 è pienamente legittima…

è pienamente legittima, ho detto e lo ribadisco, che se mai dovesse essere bocciata in sede di parifica e non dovesse essere parificata, certamente ci saranno immediatamente le mie dimissioni, ci mancherebbe altro. Detto questo, cerchiamo di ristabilire un po' di verità, la manovra del 2016 non è stata dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale, basta leggere la sentenza, il punto 6 della sentenza dice che: "in considerazione dell'inscindibile connessione esistente tra la norma impugnata all'articolo 3 e la struttura dei bilanci pluriennali, l'illegittimità costituzionale deve estendersi in via consequenziale all'intera legge nelle parti in cui applica al bilancio 2016 l'istituto del disavanzo tecnico, consente di impegnare somme eccedenti di euro 31 milioni, quindi sta dicendo che è illegittimo l'articolo 3 delle parti relative al disavanzo tecnico dei 31 milioni, tutto il resto è pienamente legittimo, nel dispositivo dice: "al secondo punto dichiara in via consequenziale l'illegimittimità costituzionale della legge nei sensi di cui in motivazione", non di tutto! Quello che vi ho detto prima! Allora io penso che la polemica politica ci possa fare, io accetto le critiche politiche, l'ultimo intervento dell'onorevole Pittalis sono critiche politiche, che cosa state facendo, il giusto, per carità del cielo, si discute di questo, però un po' per amore della verità, chiunque sa leggere, la legge di bilancio della Regione Sardegna è stata dichiarata illegittima su quei 31 milioni che noi avevamo segnato nel pluriennale come disavanzo tecnico ritenendo che si potesse fare così e in seguito alle interlocuzioni che avvengono dopo l'approvazione, perché dopo l'approvazione voi lo sapete, avete governato, il MEF dice che secondo loro noi stiamo sbagliando, noi rispondiamo che non siamo convinti, benissimo, alla fine sentiamo la Corte dei Conti e accettiamo la loro interpretazione tecnica, l'ho detto prima, e lo ribadisco, accettiamo la loro interpretazione e riconosco che abbiamo sbagliato, l'ho riconosciuto già prima, riconosco di aver sbagliato nell'interpretazione tecnica di come andava messa quella posta e l'abbiamo talmente riconosciuto che non ci siamo costituiti perché abbiamo riconosciuto l'errore o l'interpretazione che secondo il MEF andava fatto in un altro modo e così abbiamo fatto, l'abbiamo già corretto, l'ha corretto quest'Aula quindi è tutto assolutamente tranquillo, i fatti ce lo dimostreranno, vedrete che il bilancio consuntivo del 2016 della Regione Sardegna sarà tranquillamente parificato, se non lo dovesse essere ribadisco che ci sono già scritte le mie dimissioni. Detto questo, sul bilancio provvisorio due questioni: la prima è che non ha nessuna difficoltà a cogliere anche il suggerimento dell'onorevole Solinas, di emettere tre mesi, sapendo che poi c'è un impegno, perché c'è sempre stato, da parte anche dell'opposizione di non tirarla alla lunga, siccome abbiamo messo tre mesi arriviamo a fine marzo, da questo punto di vista c'è sempre stata una piena collaborazione qui non ho alcun problema per non dover tornare dopo a mettere i tre mesi sapendo che poi anche già nel passato non siamo i primi ad andare in esercizio provvisorio, visto che si è arrivati anche a maggio nell'approvazione di qualche finanziaria, quindi ci sono anche tempi di discussione, sul secondo elemento è il 118 che prevede di partire dagli schemi di bilancio approvati dalla Giunta che sono quelli più attuali, più recenti, che sono stati regolarmente trasmessi al Consiglio e che sono disponibili già da questa mattina in sede di Commissione, quindi, Presidente, mi rimetto all'aula, non ho alcuna difficoltà a fare l'emendamento orale e a sostituire la parola due con tre, pur sapendo che ci sarà un confronto serrato, un confronto pieno, un confronto politico, ma nessuna ostruzione da parte della minoranza perché poi siamo convinti che l'approvazione della manovra che può essere ovviamente criticata ma serve per dare piena possibilità di azione alle risorse che poi devono andare alle comunità e devono andare ai territori, devono andare agli enti locali, quindi dal mio punto di vista possiamo anche fare questa modifica.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(È approvato)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Sì Presidente, per dichiarare, come hanno già fatto i colleghi dell'opposizione, per certificare che si tratta di un'assenza politica nel voto sull'esercizio provvisorio.

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1.

Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Art. 1

Esercizio provvisorio

1. Ai sensi e per gli effetti dell'articolo 43 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 (Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 5 maggio 2009, n. 42), è autorizzato l'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno 2017 per il periodo di due mesi dal 1° gennaio al 28 febbraio 2017, secondo lo schema di bilancio approvato dalla Giunta regionale in data 29 dicembre 2016 e trasmesso al Consiglio regionale ai fini dell'approvazione.

2. Gli impegni e i pagamenti sono assunti nel rispetto dell'articolo 43 del decreto legislativo n. 118 del 2011, e successive modifiche ed integrazioni, e dei correlati principi contabili, che trovano integrale applicazione. Essi non possono superare due dodicesimi dello stanziamento previsto per ciascun programma dello stato di previsione della spesa, al netto delle quote reimputate a seguito di riaccertamento straordinario e ordinario e degli impegni già assunti sul pluriennale da esercizi precedenti.

3. Il limite di cui al comma 2 non si applica ove si tratti di spese obbligatorie e tassativamente regolate dalla legge e non suscettibili di impegno o di pagamento frazionati in dodicesimi; tale deroga è da intendersi riferita a tutti i casi in cui le norme vigenti dispongono in ordine all'entità e alla scadenza delle erogazioni.)

PRESIDENTE. All'articolo 1 è stato presentato l'emendamento orale da parte dell'Assessore Paci: "L'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno 2017 per il periodo di tre mesi dal primo di gennaio al 31 marzo 2017".

Chiedo se ci sono opposizioni a questo emendamento orale, l'emendamento orale è accolto, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(Il Consiglio approva).

Metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.

(È approvato).

Passiamo all'esame dell'articolo 2.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo:

Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore il giorno delta sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione autonoma della Sardegna (BURAS), con effetti giuridici dal 1° gennaio 2017.)

PRESIDENTE. Poiché nessun è iscritto a parlare sull'articolo 2, lo metto in votazione.

Chi lo approva alzi la mano.

(È approvato).

Passiamo a votazione finale della legge.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge numero 392.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio approva).

Discussione e approvazione della deliberazione di autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio interno del Consiglio regionale per l'anno 2017

PRESIDENTE. Passiamo al secondo punto all'ordine del giorno, autorizzazione all'esercizio provvisorio del Bilancio interno del Consiglio regionale per l'anno 2017, invito la Giunta a lasciare il posto ai Questori, onorevoli Anedda, Oppi e Unali.

Ha domandato di parlare il consigliere Alessandro Unali. Ne ha facoltà.

UNALI ALESSANDRO (Partito dei Sardi). Presentiamo anche un emendamento orale per il prolungamento da due a tre mesi del bilancio provvisorio del Consiglio.

PRESIDENTE. Allora c'è un emendamento orale che prevede, in similitudine con quanto fatto per il bilancio della Regione, la proroga sino al 31 marzo 2017, chiedo se ci sono opposizioni all'accoglimento dell'emendamento orale. L'emendamento orale è accolto.

Metto in votazione l'emendamento orale. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'articolo unico.

Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Approfitto perché non avendo documentazione da esaminare, chiederei all'onorevole Anedda, come questore anziano, ma se lo fa anche l'onorevole Unali va bene lo stesso, se può indicare per macro voci quali sono i rilevanti impegni di spesa ai quali ci si riferisce nella norma che noi andiamo ad approvare. Almeno per macro voci quelle che sono più rilevanti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alessandro Unali. Ne ha facoltà.

UNALI ALESSANDRO (Gruppo Misto). Per quanto riguarda le voci più rilevanti sono quelle sui vitalizi, sulle indennità dei consiglieri e sui pagamenti di tutto il personale. Queste sono le cose più urgenti in assoluto e quindi dobbiamo prolungare anche noi l'esercizio provvisorio del bilancio del Consiglio.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'esercizio provvisorio del bilancio interno del Consiglio regionale per l'anno 2017.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

(Il Consiglio approva).

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Anche in relazione a questa votazione per dichiarare a nome di tutta l'opposizione che la mancata partecipazione al voto della minoranza è un voto politico.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Sul tema, tenuto conto che l'opposizione non ha votato per motivi politici, vorrei capire quali sono i motivi politici del non voto sul bilancio del Consiglio regionale, perché io francamente non lo capisco. I Questori rappresentano l'intera Assemblea, il bilancio del Consiglio viene predisposto da loro, viene portato in quest'Aula, noi ci fidiamo del lavoro che svolgono. Adesso sento dire dal Capogruppo del Partito di maggioranza relativa dell'opposizione che non votano il bilancio del Consiglio per ragioni politiche, vorrei capire quali sono le ragioni politiche.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Io non sono tenuto a dare spiegazioni perché l'ho chiesto intanto a nome di tutta l'opposizione, e qualcosa dovrebbe farla riflettere onorevole Cocco. Noi abbiamo visto seduti sui banchi fra i Questori due Questori della maggioranza e non il Questore espresso dall'opposizione, ci sarà una qualche ragione; ragione per la quale seguendo le indicazioni dello stesso Questore della minoranza, coerentemente, l'opposizione unitariamente ha deliberato di non partecipare al voto. Se questo le interessava sapere, in termini ancora più chiari, ed espliciti, quando discuteremo del bilancio del Consiglio, poi, io penso che sia il Questore di minoranza sia i consiglieri interessati faranno i dovuti approfondimenti. Rimettendo al momento in cui perverrà il bilancio del Consiglio all'Aula.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Luca Pizzuto. Ne ha facoltà.

PIZZUTO LUCA (SEL). Sull'ordine dei lavori Presidente. Per permettermi di ricordare in quest'Aula Modesto Melis, sopravvissuto al campo di concentramento di Mauthausen, morto a 97 anni, qualche giorno fa, uomo di grande valore del mio territorio, ma patrimonio di tutta la Sardegna, che ha dedicato gli ultimi anni della sua vita all'impegno dell'educazione della memoria per non dimenticare gli orrori nazisti, per raccontare la sua esperienza dedicandosi molto alle giovani generazioni e alla loro educazione e al loro futuro. Quindi io in quest'Aula sentivo il bisogno di ricordarlo e di poterlo dire chiedendo anche al Presidente, che so essere molto sensibile su questo tema, di pensare a un momento di ricordo anche qua in Consiglio regionale tenendo anche conto del fatto che Modesto Melis aveva costruito una mostra sugli orrori dell'Olocausto e, magari, si potrebbe pensare anche in occasione dell'anniversario, purtroppo, della shoah del 27 di gennaio di poter fare una mostra all'ingresso come abbiamo fatto in altre circostanze su altre tematiche.

Discussione della mozione Satta - Ledda - Tatti - Truzzu - Manca Pier Mario - Solinas Christian - Floris - Oppi - Rubiu - Unali - Gaia - Zanchetta - Perra - Meloni - Pinna Giuseppino - Cherchi Augusto - Congiu - Tunis - Orrú - Randazzo sulla grave situazione che sta attraversando il settore lattiero-caseario e il sistema delle cooperative casearie per la mancata vendita delle giacenze, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (260) abbinata alle interpellanze Ledda in merito all'urgenza di assumere misure idonee a scongiurare la crisi del comparto agro-pastorale e lattiero-caseario e, nello specifico, con un immediato, improcrastinabile intervento della Regione per fissare un prezzo politico per il latte ovino (264/A) e Pittalis - Rubiu - Dedoni - Carta sulla grave situazione che sta attraversando il settore lattiero-caseario e agro-pastorale in Sardegna (266/A)

PRESIDENTE. Grazie per la segnalazione. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta della mozione numero 260 e delle interpellanze numero 264 e 266.

(Si riporta di seguito il testo della mozione e delle interpellanze:

Mozione Satta - Ledda - Tatti - Truzzu - Manca Pier Mario - Solinas Christian - Floris - Oppi - Rubiu - Unali - Gaia - Zanchetta - Perra - Meloni - Pinna Giuseppino - Cherchi Augusto - Congiu - Tunis - Orrú - Randazzo sulla grave situazione che sta attraversando il settore lattiero-caseario e il sistema delle cooperative casearie per la mancata vendita delle giacenze, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSOche:

- l'espressione di generalizzato malcontento è giunta, peraltro, all'apice di un periodo di crisi del comparto lattiero-caseario ovino che, per portata e durata nel tempo, ha pochi precedenti nella storia recente;

- per avere una percezione quanto meno approssimata della reale rilevanza del deterioramento delle condizioni degli allevamenti e del mercato dei prodotti ovini non è sufficiente richiamare alcuni parametri economici, siano pur essi altamente significativi;

- non basta, infatti, ricordare che gli allevamenti di capi ovi-caprini della Sardegna rappresentano più del 40 per cento del patrimonio nazionale, né è sufficiente evidenziare che l'allevamento di questa specie riguarda poco meno di 13mila imprese zootecniche;

- allo stesso modo, non si può dar pieno conto dell'attività pastorale isolana limitandosi a considerarne la diffusa e capillare presenza nel territorio, nelle aree interne di montagna come in comprensori irrigui di pianura, e il contributo, di poco inferiore al 25 per cento, da essa apportato alla formazione del fatturato agricolo regionale;

CONSIDERATO che:

- l'allevamento ovino è per la Sardegna molto di più; il suo profondo radicamento nella società sarda ha origini antiche e deriva dal succedersi di condizioni storiche, istituzionali e di mercato che ne hanno favorito la persistenza, in alcune epoche, e lo sviluppo, in altre, al punto da permettergli di condizionare in maniera determinante i valori identitari del popolo sardo, e di partecipare nel contempo alla definizione dei connotati tipici del paesaggio rurale dell'interno; in altri termini, uno scenario nel quale l'attività pastorale venisse collocata ai margini dell'economia e della società della Sardegna appare quanto meno sconvolgente, proprio per la forte valenza culturale, ambientale ed economica che essa ha da sempre assunto;

- prima ancora di cercare di venire a capo dei fattori che possono collocarsi all'origine della crisi del comparto, occorre soffermarsi brevemente sugli aspetti strutturali che caratterizzano il comparto ovino da latte;

- per quel che riguarda gli allevamenti, occorre rilevare la persistenza di accentuate condizioni di polverizzazione, denunciate dalle dimensioni medie del gregge, accettabili solo per aziende che non ricorrono alla mungitura meccanica, grazie alla quale una sola unità lavorativa è in grado di governare un carico di bestiame decisamente superiore, e dall'elevata incidenza delle imprese con meno di 100 capi, circa 25 per cento;

- tali dimensioni appaiono minime, in considerazione del fatto che, pur essendosi evoluto negli ultimi tempi attraverso il ricorso alla produzione aziendale di risorse foraggere e all'integrazione del piano alimentare degli armenti con consistenti impieghi di mangimi, nonché con la meccanizzazione della mungitura e la refrigerazione del latte prodotto, il sistema di allevamento prevalente continua però a fondarsi essenzialmente sull'apporto delle risorse pascolive secondo i canoni di un regime che può definirsi estensivo o, tutt'al più, semi-estensivo;

- la razza allevata è quella sarda, specializzata nella produzione di latte, per la quale è stata promossa, da parte delle aziende del comparto, una significativa azione di selezione e miglioramento, supportata tra l'altro dalla realizzazione di un libro genealogico;

- gli allevamenti sardi producono circa 350mila tonnellate di latte, destinato integralmente alla caseificazione, e 30mila tonnellate di carne; trascurabile può, invece, ritenersi il valore della lana;

- la carne, prodotta congiuntamente al latte, trova collocazione sul mercato prevalentemente come agnello da latte, macellato a circa un mese di vita;

- tale offerta risulta concentrata in corrispondenza delle festività natalizie e, in misura minore, pasquali, in occasione delle quali il prodotto riesce a spuntare quotazioni accettabili;

- al di fuori di queste finestre stagionali, la carne di agnello non appare sufficientemente apprezzata, nonostante possa fruire dell'IGP "Agnello di Sardegna";

- irrisorio risulta, peraltro, il valore attribuito alla carne di individui adulti;

- la scarsa valorizzazione del prodotto congiunto carne si ripercuote sull'entità dei costi di produzione del latte, prodotto principale che, secondo le anticipazioni degli operatori del settore, ammonterà quest'anno a circa 0,60 euro per litro;

- in simili condizioni gestionali, fortemente condizionate dal recente aumento dei prezzi di alcuni importanti mezzi di produzione correnti, come mangimi, carburanti e fertilizzanti, appare compito arduo per gli allevatori riuscire a coprire tali oneri con la vendita di un prodotto, il latte, che si prevede sarà quotato a 60 centesimi per litro dalle industrie casearie sarde, e ciò nonostante l'importante apporto delle provvidenze comunitarie, quali il pagamento unico aziendale, l'indennità compensativa per le imprese che operano in zone svantaggiate e l'indennità per il benessere animale prevista dal PSR Sardegna, di cui si avvale gran parte degli imprenditori isolani e che, sempre secondo le medesime rilevazioni sul campo in merito all'entità dei costi di produzione del latte, incidono nel complesso mediamente per il 30 per cento alla formazione della produzione vendibile;

- il latte prodotto dalle aziende pastorali viene integralmente destinato alla caseificazione, di cui si occupano in piccolissima parte gli stessi allevatori per promuoverne la vendita diretta, ma che in grande prevalenza è curata da circa 60-70 imprese industriali private e cooperative;

- la struttura del segmento trasformativo del comparto appare fortemente polarizzata: accanto a 5-6 industrie e organizzazioni che controllano una quota consistente dei circa 600mila quintali di prodotti caseari mediamente ottenuti ogni anno, persiste infatti una molteplicità di piccole imprese, le cui scelte sono evidentemente condizionate da quelle dei concorrenti leader, con alcuni dei quali intessono talvolta relazioni di subalternità attraverso la cessione di parte o tutta la propria produzione casearia;

- in Sardegna si producono tre formaggi ovini che si fregiano della Denominazione di origine protetta: si tratta del Pecorino romano, formaggio di antica tradizione la cui produzione venne introdotta in Sardegna agli inizi del '900 a cura di alcuni industriali laziali e che attualmente viene realizzato nell'isola per il 95 per cento del volume complessivo, del Pecorino sardo e del Fiore sardo;

- tenuto conto che buona parte dei formaggi semicotti, la cui produzione si attesta mediamente sui 120-150mila quintali l'anno, e di Fiore sardo, che oscillano ampiamente intorno ai 15mila quintali, non si avvale della marchiatura DOP, a testimonianza di un diffuso scetticismo, non del tutto ingiustificato nei confronti dei concreti benefici prodotti da questo metodo di caratterizzazione dell'offerta casearia;

- il panorama produttivo del sistema caseario ovino è caratterizzato, da un lato, dalla presenza di un formaggio, il Pecorino romano, che risulta omogeneo sul piano merceologico e che viene venduto lungo pochi e consolidati canali commerciali, mentre dall'altro si rileva un'offerta di prodotti relativamente eterogenea sia in termini di qualità sia riguardo alle soluzioni distributive;

- in considerazione di ciò, appare del tutto evidente la rilevanza del ruolo assunto dal Pecorino romano nel determinare gli assetti e le prospettive dell'intero sistema agro-industriale;

- la produzione di Pecorino romano è per il 60 per cento destinata all'esportazione all'estero, in buona parte (70-80 per cento) negli USA, dove viene impiegato in prevalenza per la preparazione di miscele di formaggi grattugiati da impiegare nella preparazione di condimenti, salse e piatti pronti nelle industrie alimentari e nella ristorazione;

- dalle fortune di questo formaggio nei mercati americani dipendono dunque la valutazione della materia prima da trasformare, il latte ovino, e di conseguenza le sorti dei produttori di tale merce, gli allevatori;

RILEVATO che:

- il peso preminente del Pecorino romano (PR) sul resto dell'offerta casearia regionale e le dinamiche del mercato americano di tale formaggio, sono tra le concause della crisi che stanno attraversando le aziende del comparto, la cui origine risiede, per l'appunto, nella prolungata e pesante congiuntura negativa attraversata da questo prodotto sulle piazze USA;

- la manifestazione principale di tale congiuntura è costituita dal drastico calo delle importazioni facenti capo alla categoria merceologica cui appartiene il pecorino romano negli USA;

- all'origine del minor import USA vi è senza dubbio la non buona evoluzione della domanda interna di formaggi, ancor più determinante è stata tuttavia la forte concorrenza esercitata dai prodotti locali americani di origine vaccina; è, infatti, accaduto che le ricorrenti crisi di prezzo registratesi sul mercato americano del latte bovino hanno finito per ridurre la convenienza relativa al suo utilizzo nel canale del latte alimentare;

- molti operatori hanno perciò ritenuto utile non destinare il latte vaccino al tradizionale circuito del fresco, per avviarlo invece verso quello, al momento più remunerativo, della fabbricazione di formaggi;

- ne è risultata una cospicua crescita della produzione casearia che però non è riuscita a trovare piena collocazione sul mercato per via dello scarso dinamismo dei consumi di cui si è detto;

DATO ATTO che:

- la situazione del mercato interno americano ha finito per riflettersi sulle remunerazioni accordate ai prodotti acquistati dall'estero, sia quelli generici che quelli riferibili a tipologie simili al Pecorino romano, hanno evidenziato una repentina e cospicua flessione, ben presto trasferitasi ai prezzi medi del pecorino romano importato dall'Italia;

- le ricadute sulle imprese pastorali e sull'intero computo lattiero-caseario della Sardegna sono state immediate e gravi; in proposito è sufficiente ricordare il drastico calo del prezzo corrisposto per un chilogrammo di Pecorino romano che ha comportato un vertiginoso aumento dei quantitativi di formaggio invenduto; situazione che si ripercuote a sua volta sul prezzo pagato agli allevatori, che come detto quest'anno si prevede che per ogni litro di latte conferito alla trasformazione raggiunga a stento i 60 centesimi di euro, vale a dire una quotazione che non solo risulta più bassa, rispetto alle annate precedenti, ma che appare ragionevolmente inadeguata a garantire una remunerazione appena soddisfacente ai fattori impiegati nel processo produttivo zootecnico;

- a tale ultimo riguardo è bene ricordare che uno studio recente ha quantificato i costi di produzione del latte ovino su livelli non inferiori agli 80 centesimi di euro per litro;

DATO ATTO, inoltre, che nell'ultimo biennio le condizioni favorevoli del mercato hanno innescato un aumento incontrollato della produzione che ha avuto come conseguenza, un eccesso incontrollato dell'offerta che ha portato all'attuale condizione di sofferenza del sistema delle cooperative e delle aziende minori che si trovano nell'impossibilità di mettere sul mercato a prezzi congrui le attuali giacenze;

CONSIDERATO che l'attuale situazione sta mettendo in crisi sopratutto le piccole realtà produttive e il sistema delle cooperative che, non riuscendo a mettere sul mercato a prezzi vantaggiosi il prodotto, si vedono obbligati a mantenere le giacenze con l'imminente spettro del fallimento e conseguenze negative dal punto di vista occupazionale;

RILEVATO che:

- la crisi del settore della trasformazione del prodotto si ripercuote inesorabilmente sul settore primario della produzione del latte ovino, con conseguenze ancora più drammatiche sia occupazionali, ma sopratutto economico-sociali;

- l'importanza che il comparto agro-pastorale assume per l'intera economia della Sardegna, che affonda le proprie radici in tempi lontani e che sono il baluardo dell'identità stessa della Sardegna e del suo popolo;

RILEVATO che da più parti si leva il grido di dolore e di sdegno di un intero comparto produttivo, quello agro-pastorale, ridotto ormai alla canna del gas da una crisi economica senza precedenti e che rischia di mandare in frantumi il lavoro di intere generazioni;

PRESO ATTO della grave situazione che verrebbe a crearsi, anche in termini di tenuta economico-sociale, qualora l'aggravarsi della crisi del settore lattiero-caseario e agro-pastorale portasse al collasso l'intero sistema produttivo;

RILEVATO che la consapevolezza di tale crisi che sta attraversando l'intero comparto produttivo legato anche al mondo agro-pastorale dell'isola deve guidare i decisori politici verso scelte di alto profilo, che dovranno essere adottate tenendo altresì conto che, l'allevamento ovino, in maniera diretta e attraverso le attività (trasformazione, assistenza tecnica, servizi finanziari e commerciali) che tuttora è in grado di attivare, riveste per la Sardegna una valenza non solo economica ma anche sociale, culturale e ambientale;

RITENUTA l'opportunità, da parte della politica, di un intervento volto a scongiurare in anticipo contestazioni e manifestazioni di protesta frutto della tangibile tensione socio-economica che sta interessando tutti gli operatori del comparto e, soprattutto, le popolazioni agro-pastorali della Sardegna;

RITENUTA, pertanto, la necessità e l'urgenza di un intervento da parte della Giunta regionale per contrastare la grave crisi che sta attraversando tutto il settore lattiero-caseario e tutto il comparto ovi-caprino e zootecnico dell'isola,

impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale

1) a riferire in Aula sulle proprie intenzioni in merito alla problematica denunciata;

2) a valutare la necessità di un intervento immediato per scongiurare la crisi e il conseguente fallimento di numerose aziende e cooperative del settore lattiero-caseario e del comparto ovi-caprino e zootecnico dell'isola;

3) ad attuare soluzioni a lungo termine che pongano rimedio alla ormai annosa crisi del comparto ovi-caprino e lattiero-caseario dell'isola. (260)

Interpellanza Ledda in merito all'urgenza di assumere misure idonee a scongiurare la crisi del comparto agro-pastorale e lattiero-caseario e, nello specifico, con un immediato, improcrastinabile intervento della Regione per fissare un prezzo politico per il latte ovino.

Il sottoscritto,

premesso che:

- in data 5 giugno 2013, il Consiglio regionale approvava l'ordine del giorno n. 98, primo firmatario Arbau, con il quale si impegnava il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale a promuovere la costituzione di un'organizzazione interprofessionale a sistema del "Patto del latte", ai sensi dell'articolo 4 del decreto del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali (MIPAAF) 12 ottobre 2012, al fine di svolgere le attività indicate all'articolo 123, paragrafo 4, lettera c), del regolamento (CE) del Consiglio del 22 ottobre 2007, n. 1234/2007 recante organizzazione comune dei mercati agricoli e disposizioni specifiche per taluni prodotti agricoli (regolamento unico OCM), così come modificato dal regolamento (CE) n. 261/2012, del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda i rapporti contrattuali nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari e ad agevolare la proposizione di piani per la regolarizzazione dell'offerta dei formaggi a denominazione di origine protetta (DOP), o di indicazione geografica protetta (IGP), di cui all'articolo 10 del decreto del MIPAAF 12 ottobre 2012, promossi dall'organizzazione interprofessionale a sistema del "Patto per il latte";

- solo recentemente e con notevole e grave ritardo, si è proceduto alla costituzione dell'associazione interprofessionale;

evidenziato che il baratro, la distruzione del comparto ovino e con esso quello lattiero caseario, è realtà, stante una crisi di mercato con molti responsabili tra i trasformatori ma soprattutto di una politica regionale insufficiente nel guidare e coordinare tempestivamente l'attuazione del cosiddetto pacchetto latte;

sottolineato che:

- la crisi è causata da una dinamica al ribasso del prezzo del pecorino romano e su questo bisogna intervenire nel breve periodo, intervento che può essere effettuato dalla Regione, la quale, dopo aver stipulato un accordo con trasformatori e pastori per un prezzo del latte politico per la stagione 2016/17, stabilito a 80 centesimi, potrebbe acquisire tutte le scorte di pecorino romano al prezzo del latte con il quale è stato prodotto nella stagione 2015/16, a iniziare da quelle delle cooperative più in difficoltà;

- la misura, da attuare in collaborazione con il Consorzio di tutela del pecorino romano e l'associazione interprofessionale recentemente costituita, consentirebbe di assumere alcune iniziative utili alla comunità regionale, quali misure per la promozione dei prodotti caseari in mercati esteri e per finanziare campagne di educazione alimentare da attuarsi nelle scuole di ogni ordine e grado e nelle grandi manifestazioni popolari,

chiede di interpellare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere:

1) quali siano stati finora gli impedimenti frapposti all'attuazione dei provvedimenti previsti nell'ordine dei giorno del 5 giugno 2013;

2) in merito all'urgenza di assumere misure idonee a scongiurare la crisi del comparto agro-pastorale e lattiero-caseario e, nello specifico, quali immediati e improcrastinabili interventi la Regione intende assumere per fissare un prezzo politico per il latte ovino. (264)

Interpellanza Pittalis - Rubiu - Dedoni - Carta sulla grave situazione che sta attraversando il settore lattiero-caseario e agro-pastorale in Sardegna.

I sottoscritti,

premesso che:

- il comparto lattiero-caseario sta attraversando una gravissima crisi, accentuata dal fatto che, a fronte dell'aumento dei prezzi dei mangimi, carburanti e fertilizzanti, il prezzo dei latte ha subito un forte ribasso, del tutto inadeguato a garantire una remunerazione dei costi di produzione, quantificati in misura non inferiore agli 80 centesimi al litro;

- i settori lattiero-caseario e agro-pastorale rappresentano per la Sardegna una risorsa strategica non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale ed ambientale;

- è pertanto urgente un intervento immediato dell'Assessorato regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastoraleper contrastare la gravissima crisi del comparto ed assumere ogni consentita iniziativa,

chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale perchè riferisca in Aula in ordine alla problematica di cui all'oggetto ed alle iniziative assunte, e/o che intende assumere, per sostenere il comparto lattiero-caseario e agro-pastorale, onde scongiurare il fallimento di numerose aziende del settore. (266).)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Siccome in questa confusione non capiamo chi oggi abbia la delega per le questioni agricole, vorremmo capire se uno degli Assessori presenti ad interim ha la delega per l'Assessorato dell'agricoltura oppure in capo a chi è questa delega, perché altrimenti vorremmo capire, con tutta l'autorevolezza del vicepresidente Paci… insomma, avere come interlocutore chi in questo momento ha la delega dell'agricoltura. Questo lo diciamo in apertura perché non vorremmo che un argomento così importante diventi ancora un problema a responsabilità indefinite rispetto alle quali noi, siccome sappiamo di chi sono le responsabilità, almeno fino all'altro giorno, vorremmo capire chi oggi ha il governo di quell'Assessorato, per poter anche utilmente intavolare una discussione su un tema così importante e delicato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della Programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

PACI RAFFAELE, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. L'interim dell'agricoltura ce l'ha il presidente Pigliaru, oggi rispondo io, sto seguendo personalmente già da diversi mesi la faccenda estremamente importante del prezzo del latte, perché ci sono anche strumenti finanziari coinvolti, quindi ho tutti gli elementi per poter rispondere. Comunque ribadisco che la delega ce l'ha ancora il presidente Pigliaru.

PRESIDENTE. Per illustrare la mozione numero 260, ha facoltà di parlare il consigliere Giovanni Satta.

SATTA GIOVANNI (Gruppo Misto). Intanto, come hanno ribadito i colleghi che mi hanno preceduto, anche gli onorevoli Tedde e Pittalis, dispiace di parlare di questo problema con tre mesi di ritardo, perché la mozione è datata 28 settembre. Si tratta di un problema scottante che riguarda un comparto di 13 mila aziende, con circa 40 mila addetti, che sono la spina dorsale della nostra economia, soprattutto nelle zone interne, nelle zone montane, quelle per le quali a parole si dice di voler fare tanto ma poi di fatto non si fa mai niente, e questo è un problema cronico di questa Regione negli anni, non è un problema solo di questa maggioranza. Abbiamo una situazione gravissima dove ci troviamo queste aziende che, oltre ad avere la perdita del valore del prezzo del latte, che è passato da circa un euro e 20 di due anni fa a 50-60 centesimi di quest'anno, e se si considera che il costo di produzione del latte è intorno ai 70 centesimi si sta verificando che oggi il latte viene pagato sottocosto. A ciò si aggiunga anche la crisi della carne, abbiamo visto anche i prezzi dell'agnello, la crisi delle pelli, che qualche anno fa si pagavano 13 euro luna e oggi si pagano 30-50 centesimi l'una.

Anche la politica ha delle responsabilità molto gravi nella crisi di questo settore. Io mi sono informato da un noto imprenditore del settore il quale, su 700 conferitori, ha dato caparre a circa 400, mentre solitamente le dava a 200, questi 200 in più si sono lamentati di non aver percepito - e qua che dispiace di non aver disponibile l'Assessore competente - non hanno ricevuto in tempo e non stanno ricevendo in tempo, anche con due anni di ritardo, le indennità compensative e i premi unici. Questo tanto per abbozzare un attimino quelli che sono i problemi del settore, perché i premi unici e le indennità compensative fanno parte attiva dei bilanci, quindi un imprenditore agricolo che sa di dover ricevere un tot di premi unici e indennità compensative spera di riceverli entro il tempo utile che gli consenta di mandare avanti la sua azienda e di tenere in ordine i sui bilanci. Oggi non abbiamo neanche la certezza di chi sia l'ente erogatore, e su questo io credo che la Giunta e soprattutto l'ex assessore Falchi aveva delle gravissime responsabilità. Siamo in ritardo anche nell'erogazione del PSR, abbiamo tanti ragazzi che hanno compèiuto I quarant'anni magari a dicembre o a novembre e che avrebbero avuto la possibilità di usufruire dei finanziamenti per i nuovi insediamenti produttivi ma i forti ritardi di oltre un anno da parte della Giunta e dell'Assessorato nell'emanare questi bandi hanno fatto sì che un sacco di giovani abbiano perso l'opportunità di avere le agevolazioni previste dal PSR per avere nuove aziende produttive.

Poi abbiamo anche le responsabilità dovute a quella che è la mancanza del controllo da parte delle associazioni di categoria e soprattutto delle nostre agenzie regionali, perché i dati sulla produzione del Pecorino romano sono inequivocabili: al 30 settembre 2014 avevamo stivati nei magazzini dei nostri caseifici e delle nostre cooperative circa 240 mila quintali di formaggio Pecorino romano, ne avevamo 300 mila nel 2015 e 340 mila al 30 settembre del 2016, quindi con un aumento della produzione di oltre il 40 per cento, questo dovuto anche al fatto che la mancanza di programmazione da parte della Regione ha fatto sì che si continuino a dare i premi a chi produce Pecorino romano a discapito di chi produce altri tipi di formaggi, favorendo la trasformazione del latte in Pecorino romano quando poi il fabbisogno, andando a verificare i dati, è sempre lo stesso, in tutti questi anni è sempre di 18-20 mila quintali di prodotto esportato mensilmente, perché si tratta soprattutto di esportazioni verso gli Stati Uniti d'America; non è mai cresciuto e nonostante tutto si è verificato un aumento della produzione di oltre il 40 per cento.

Noi chiediamo che la Giunta regionale, attraverso l'assessore Paci che si sta occupando da qualche mese di questo problema gravissimo, si impegni a far sì che venga quantomeno arginato il problema che sta creando e creerà sicuramente problemi di carattere sociale. Ho sentito parlare, e non ho capito poi che fine abbia fatto perché sentendo gli operatori, soprattutto i presidenti di cooperative, mi dicono che è stato un flop, una specie di operazione immagine, si è cercato di far discutere ogni singola cooperativa (che poi la cooperative è l'anello debole del sistema) con la Sfirs, perché si era cercato di concordare con una banca svizzera (non so quale banca fosse e a quale titolo questa banca sia intervenuta) l'acquisto delle sovrapproduzioni, in modo tale da limitare il fenomeno che vedeva le cooperative andare a vendere il prodotto al ribasso per poter pagare i propri debiti verso le altre banche e anche verso i fornitori di latte, cioè per poter pagare la campagna lattiera di quest'anno, però poi a conti fatti queste cooperative si trovavano a dover versare 15 mila euro per l'apertura di questa pratica e poi a dover pagare questa banca, che vorrei appunto sapere dall'Assessore di che banca si tratta e a quale titolo sarebbe stata individuata, un interesse di circa il 5,47 per cento, costi del denaro che sono al di fuori anche di quelle che sono le già alte percentuali che fanno pagare i nostri istituti, soprattutto il Banco di Sardegna.

A questo punto noi chiederemo alla Regione Sardegna, quindi all'Assessore, di impegnarsi su un doppio binario. Da una parte bisogna arginare quello che è il fenomeno momentaneo, occorre cioè fare in modo che queste cooperative e comunque tutti gli imprenditori che devono svendere per sopravvivere siano aiutati affinché questo prodotto non sia svenduto… si tratta di una misura straordinaria ovviamente e non deve essere confuso con un aiuto di Stato, perché si tratterebbe eventualmente di acquistare queste partite di formaggio invenduto, fare in modo che venga limitata alla svendita che viene fatta in questi giorni, perché di questo si tratta, stiamo vendendo, il Pecorino romano sulla piazza a 4-4,50 euro, rispetto ai 9 euro che veniva pagato due anni fa. Quindi si tratta di adottare questa misura straordinaria per arginare il fenomeno momentaneo e poi bisogna ovviamente con il nuovo Assessore dell'agricoltura che verrà individuato, speriamo che sia all'altezza, intervenire e fare, insieme a quegli strumenti che avete anche creato in questi giorni, mi riferisco alla nuova organizzazione interprofessionale, insieme al Consorzio il pecorino Romano, che non dovranno come si è auspicato limitare la produzione del formaggio, cioè la trasformazione, ma dovranno limitare, così come fa il Consorzio del Parmigiano reggiano in Emilia-Romagna, limitare eventualmente le produzione del latte, perché io non vedo sbagliato così come ignorantemente qualcuno ha detto, di fissare anche delle quote latte, perché così si può limitare quel fenomeno che in economia, il professor Paci lo conosce meglio di me, è quello di non avere un'offerta che supera la domanda. Questa è un'azione che la Regione Sardegna può iniziare a fare, per ottenere una minore produzione e calmierare così il prezzo del latte, quindi questo mi auguro che verrà fatto in futuro cercando anche di indirizzare una diversa produzione di tutto il comparto agropastorale, perché non è possibile che noi arriviamo a raddoppiare in due anni la produzione del latte, perché questi dati ci sono e sono sotto gli occhi di tutti, ogni singolo caseificio è passato da 100.000 a 150.000 litri al giorno che qualcuno nega, nega non è vero non è successo, c'era la lingua blu, c'erano tanti fenomeni che hanno calmierato la produzione del latte e il latte è arrivato a costare 1 euro e 20, anche 1 euro e 30 per chi li conferiva alle cooperative, questo sarebbe un prezzo accettabile, un prezzo che consentirebbe a queste aziende di ricominciare a vivere dignitosamente, di costituire ancora una volta quella che era l'ossatura economica delle nostre zone interne. Quindi mi auguro che questo venga fatto, venga fatto quanto prima, ripeto, non accetterei più operazioni spot come quella che è stata fatta per l'acquisto sul quale appunto le chiedo anche delle delucidazioni. Grazie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Gaetano Ledda per illustrare la sua interpellanza.

LEDDA GAETANO (Gruppo Misto). Grazie Presidente, saluto i colleghi e le colleghe e i signori della Giunta, volevo tranquillizzare il collega e amico Giovanni Satta e sulla tempistica della sua mozione che meglio tardi che mai, esiste il termine che si chiama retroattività, e bisogna metterlo in pratica.

Per quanto riguarda gli argomenti del settore agricolo sono tante le cose che non funzionano e che non hanno funzionato, però mi pare di essere stato chiaro sulla mia mozione e sull'interpellanza anche sulla mozione dei colleghi che in questo momento si parla esclusivamente del prezzo del latte ovino vista la situazione catastrofica che sta attraversando il settore. Mi dispiace per il Presidente che non è qui per problemi di salute, ma è ben rappresentato dal vicepresidente Paci, che ci ha anche rassicurato sul fatto che lui segue la vicenda in prima persona. È da tempo che il mio movimento propone inascoltato il cosiddetto patto del latte, un patto tra pastori e trasformatori per salvare il comparto dal tracollo. In data 5 giugno di ben quattro anni fa, infatti, il Consiglio regionale approvò l'ordine del giorno numero 98, primo firmatario Arbau, con il quale si impegnava il Presidente della Regione e l'Assessorato regionale dell'agricoltura a promuovere la costituzione di un'organizzazione interprofessionale a sistema del patto del latte e sensi dell'articolo 4 del MIPAAF dell'11 ottobre 2012 al fine di svolgere le attività indicate all'articolo 123 paragrafo 4, lettera C del Regolamento CE del consiglio del 22 ottobre 2007 numero nelle 234/2007 recante organizzazione comune dei mercati agricoli e disposizioni specifiche per taluni prodotti agricoli, regolarmente unico OGM così come modificato dal Regolamento CE numero 261 del 2012 del Parlamento europeo e del consiglio per quanto riguarda i rapporti contrattuali nel settore del latte e dei prodotti lattiero-casearii e che vada ad agevolare la proposizione e i piani per la regolarizzazione e l'offerta dei formaggi a denominazione di origine protetta DOP o di indicazione geografica protetta IGP di cui all'articolo 10 del decreto MIPAAF 12 ottobre 2012 promossi dalla organizzazione interprofessionale al sistema del patto per il latte.

Considerato che il comparto ovino è connesso a quello lattiero-caseario ed è sull'orlo del precipizio servirebbe un immediato e improcrastinabile intervento della Regione come chiedono a più voci tutti gli attori principali della filiera dalle organizzazioni agricole ai trasformatori; con il movimento La Base abbiamo riproposto un progetto presentato in tempi non sospetti e che risponde agli appelli della filiera e alle regole dettate dall'Europa ossia a fissare un prezzo politico per il latte ovino a mio parere non inferiore agli € 0,80 il litro e acquistare tutte le scorte di pecorino romano. Questa è l'unica linea di salvezza in attesa di tempi migliori, un'idea praticabile che si può realizzare immediatamente all'interno del comparto del latte. La crisi è causata da una dinamica al ribasso del prezzo del pecorino romano e su questo dobbiamo intervenire. La Regione dopo aver stipulato un accordo collettivo, ripeto un accordo collettivo, coinvolgendo il presidente dell'organismo interprofessionale nato da poco, il presidente del consorzio del pecorino romano, i trasformatori e i pastori per un prezzo del latte stabilito per la stagione in corso in circa € 0,80 il litro acquisisce o comunque toglie dal mercato tutte le scorte di pecorino romano ad iniziare a quello delle cooperative più in difficoltà e utilizzi in collaborazione con il consorzio di tutela del pecorino romano queste scorte per fare alcune iniziative utili alla comunità regionale. Primo misure per la promozione dei prodotti caseari e mercati esteri finanziare le campagne di educazione alimentare da attuarsi nelle scuole di ogni ordine e grado e nelle grandi manifestazioni popolari ed è stata presentata dal sottoscritto la proposta di legge numero 257 riguardante argomento, accelerò perché la freccia mi sta colpendo, è notizia di questi giorni l'accordo raggiunto tra il Consorzio per la tutela dell'agnello sardo, l'ERSU di Sassari, l'agenzia LAORE che nelle mense universitarie di Sassari venga servito l'agnello di Sardegna IGP, la stessa cosa si potrebbe attuare per il formaggio. Vorrei sottolineare che questa proposta è condivisa anche dal presidente del Consorzio del pecorino romano e dal presidente dell'organismo interprofessionale i quali vedono nel ritiro…

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Oscar Cherchi per illustrare la sua mozione.

CHERCHI OSCAR (FI). Grazie Presidente, con l'interpellanza numero 266 il primo aspetto che vogliamo sottolineare, come consiglieri regionali, è che nuovamente si è ricaduti nella trappola del gravissimo problema che oggi sta nuovamente colpendo tutto il sistema della filiera ovicaprina nel caso specifico ovina naturalmente, cioè il problema del prezzo del latte. Problemi chiaramente che sono legati alla gestione economica di un'azienda agricola, legata chiaramente all'allevamento ovino, che con problemi dei prezzi del mangime, come tutti noi ben sappiamo, aumento del prezzo del carburante, la necessità dei fertilizzanti, la gestione stessa del gregge, non riesce ad avere una remunerazione minima come ben sottolineato dal collega Ledda deve avere almeno € 0,80, per avere una buona remunerazione comunque deve superare l'euro, almeno a 1 Euro deve arrivare. Noi con questa interpellanza chiediamo alla Giunta, l'avremmo voluto chiedere all'Assessore dell'agricoltura che ha ben pensato di dimettersi dopo tre anni di assenza totale e di disastri nel sistema agricolo regionale, ma questo è un aspetto che sottolineerò e meglio approfondirò più tardi, lo avremmo voluto sentire da lui, ma lo ascolteremo probabilmente dal factotum della Giunta regionale, che a questo momento sta diventando il Vicepresidente della Regione, e cercheremo di capire perché dopo quattro anni da quel famoso ordine del giorno, che già aveva un impianto iniziale di gestione del sistema, e che aveva già portato nel 2013 comunque ad un sollevamento del prezzo del latte, dopo tre anni di gestione del centrosinistra si è tornati e si è arrivati nuovamente nella condizione attuale, c'è qualcuno che grida al fatto che è il sistema di mercato che regolamenta il prezzo del latte perché è legato al prezzo del pecorino romano. Di questi dibattiti dentro questa aula per anni, per decenni sono stati affrontati e fatti e non è mai stato risolto assolutamente niente. Vorremmo capire perché quando invece il problema era risolto, esattamente già nel 2013, si era già attivata una strada per risolvere e per trovare quel pacchetto che doveva dare forza e sviluppo a tutto il sistema di rilevamento regionale, poi con l'avvento della nuova Giunta si è interrotto e solo pochissimo tempo fa si è arrivati a dichiarare che si era costituita l'organizzazione interprofessionale che doveva camminare o perlomeno gestire il sistema e quindi individuare un prezzo base del latte ovino e che quindi avrebbe dovuto risolvere il problema, ma dopo tre anni, colleghi, non è che è stato fatto subito, quando era già iniziato quel percorso, quando quest'Aula, nel 2013, gridava: "Non è stato fatto niente per il mondo dell'allevamento ovicaprino", e invece, in realtà, è stato dimostrato che era già stata attivata l'Organizzazione interprofessionale. Per questa ragione noi chiediamo, a questo punto al Vicepresidente della Regione, non lo possiamo chiedere all'Assessore dell'agricoltura, nella speranza che venga nominato nel più breve tempo possibile un'Assessore all'agricoltura all'altezza della Regione sarda, vorremmo capire qual è, in ordine alle problematiche che sono state appena espresse da me, ma chiaramente dall'interrogazione, quali sono le soluzioni per sostenere oggi, nel più breve tempo possibile, il comparto lattiero-caseario, e quindi il sistema dell'allevamento ovicaprino in Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Francesco Sabatini. Ne ha facoltà.

SABATINI FRANCESCO (PD). Credo che a nessuno di noi sfugga l'importanza, la complessità di questo tema, e anche la gravità della situazione di questi giorni. Non sono certamente d'accordo con le affermazioni dell'onorevole Cherchi che dava l'aumento del prezzo negli anni passati, nella scorsa legislatura, grazie agli interventi della Giunta regionale, che ricordo essere del tutto insufficienti, e ricordo anche le manifestazioni dei pastori per il malcontento che imperversava in quegli anni in tutta la nostra Regione e in tutto il comparto della produzione ovino caprina; quindi io tenterei di approcciarmi a questo tema in modo più serio, analizzando quelle che sono le problematiche in campo. Credo che la Giunta in questi giorni abbia intrapreso una direzione, la più giusta possibile, mettendo in campo intanto l'accordo interprofessionale, che finalmente darà uno strumento importante con cui pianificare e ragionare con respiro di medio e lungo periodo, uno strumento che non era nella nostra disponibilità e che oggi è nella nostra disponibilità e darà senz'altro dei frutti positivi e aiuterà il comparto ad organizzarsi meglio. Voglio anche ricordare il Pecorino Bond, che è uno strumento di cui poi sicuramente ci parlerà l'Assessore, e il pegno rotativo, che sono strumenti di fondamentale importanza. Io però vorrei soffermarmi sulla vertenza con lo Stato, perché anche qui c'è molto da discutere con il Ministero dell'agricoltura, col Ministro Martina e con gli impegni che il Ministro ha preso. Io voglio ricordare che intanto dobbiamo chiedere ulteriormente e con grande determinazione e forza al Ministro che firmi il decreto attuativo di applicazione del regolamento comunitario che impone agli acquirenti del latte di comunicare mensilmente allo Stato quanti litri ricevono; questo è quanto hanno già fatto la Francia e la Spagna, e che possiamo pretendere anche noi ponendo fine alle polemiche sulle quantità di latte prodotto in Sardegna, che oggi non si conoscono, o quantomeno i dati sono discussi. C'è questo strumento, chiediamo di applicarlo. Il finanziamento di 6 milioni promesso dal Ministro Martina per la macellazione di pecore di oltre 4 anni; ricostituire il tavolo nazionale della filiera lattiero casearia, che era stato attivato dal Ministro De Castro e poi convocato una sola volta e decaduto, andato in silenzio, va riconvocato un tavolo nazionale, e poi emanare il bando per consentire ad AGEA di acquistare pecorino romano e pecorino sardo; anche questo era stato un impegno preso dal Ministro e noi dobbiamo pretendere che questi impegni trovino piena applicazione. Quindi io credo che se andremo a votare per un ordine del giorno, l'ordine del giorno debba contenere l'impegno della Giunta regionale ad ottenere e a chiedere l'attuazione di questi 5 punti presso il Ministero dell'agricoltura. La Regione ho detto ha messo in campo alcune azioni, ma credo che serva, in questo momento, che la Giunta regionale, che il Consiglio regionale si ponga a fianco ai pastori, condividendo uno stato di crisi che è davvero preoccupante, perché quando il latte viene pagato a 60 centesimi, significa che siamo sotto i costi di produzione, significa mettere alla fame i pastori. Allora noi dobbiamo sostenere i pastori in questo momento. Gli strumenti ordinari possono essere utili ma non sufficienti, abbiamo necessità di mettere in campo uno strumento straordinario. Io non so quale sia, possiamo applicare l'articolo 1 della legge numero 15, potrebbe essere uno strumento che possiamo prendere in considerazione, ma noi dobbiamo venire incontro con un intervento estremamente urgente, quindi da mettere in campo nei prossimi giorni, per dare una risposta immediata allo stato di difficoltà del sistema agropastorale. Quindi io auspico che ci sia un ordine del giorno unitario concordato con la Giunta in cui scriviamo nero su bianco le azioni che dobbiamo mettere in campo, e mi rivolgo anche al Presidente della Commissione agricoltura, perché tenga aperta la convocazione della Commissione, monitorando nelle prossime ore, nei prossimi giorni lo stato di attuazione, individuando quali possono essere gli strumenti più efficaci per rispondere nell'immediatezza al sistema agropastorale, in collaborazione con la Giunta lavorare a individuare da subito gli strumenti, utilizzando anche la sessione di bilancio e ricercando quindi lì le cifre necessarie da stanziare per dare atto a questa risposta. Va raccolta positivamente l'azione che abbiamo svolto…

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Piermario Manca. Ne ha facoltà.

MANCA PIERMARIO (Partito dei Sardi). Da mesi è stata depositata in Consiglio, a firma di vari consiglieri di minoranza e maggioranza, una mozione sulla grave situazione del settore lattiero caseario per la mancata vendita delle giacenze e per il persistente crollo del prezzo delle vendite. Sono passati tre mesi, tutto tace, il Palazzo rimane sordo, si sprecano fiumi di parole per la salvaguardia delle zone interne e della loro specificità, per la tutela dell'ambiente, dimenticandosi della realtà: il pastore, l'azienda zootecnica, le produzioni. Dopo mesi, quando siamo già al limite perché stanno iniziando le produzioni vere e proprie dal primo di gennaio, quando il prezzo quindi del pecorino romano è ormai calato dalla cifra record di 10 euro circa a 5 euro, siamo riusciti a fare comunque una cosa, il 22 dicembre è nata l'OILOS, l'Organizzazione interprofessionale latte ovino sardo, deputata a governare il settore. La storia, signori, non si smentisce mai; siamo in piena emergenza e le soluzioni, dettate dalla disperazione, sono le più disparate, molte volte demagogiche, come vuole il costume politico isolano, comunque sempre legate a provvedimenti emergenziali, che risolvono il problema contingente lasciando ai posteri la soluzione di una crisi ciclica che investe da sempre il settore. Del resto questa crisi del settore non investe solo il latte, ma anche il prezzo dell'agnello, come ha rimarcato qualche altro consigliere, e quello della lana, per non parlare delle pelli, ma sicuramente questi saranno argomenti da affrontare con la prossima emergenza; lasciamoli da parte. Ho firmato molto volentieri la mozione, primo firmatario l'onorevole Satta, non solo per il chiaro dispositivo messo in essere a suo tempo, ma anche per la lunga premessa sulla situazione storica e attuale del comparto, che chiarisce gli aspetti principali a tutti di questa crisi. Lo scontro tra allevatori e trasformatori è legato al prezzo del latte: troppo basso per i pastori, vincolato all'andamento delle produzioni secondo gli industriali. Dai dati 2013-2015, risulta che le produzioni erano attestate sui 240.000 quintali, e con questi 240.000 quintali il comparto ha mantenuto prezzi di vendita ottimali soddisfacenti il mercato estero, soprattutto americano, con un surplus di scorte minime mentre nel 2016 si è capovolta la situazione con produzioni stimate sui 390.000 quintali e quindi un crollo dei prezzi e un surplus di scorte stimate in 200.000 quintali. Era una situazione evidente, del resto lo stesso programma di produzione del consorzio del pecorino romano prevedeva un tetto di produzione di 270.000 quintali ma ne sono stati prodotti quindi circa 100.000 in più. È evidente che bisogna quindi per il futuro contingentare l'offerta, non nego comunque che in questa situazione incancrenita vi siano delle speculazioni come sostengono anche alcune organizzazioni di categoria non foss'altro che nonostante un prezzo estremamente basso le vendite a tutt'oggi sono basse per non dire nulle. Come detto chiaramente nell'interpellanza, il settore per la nostra Isola non ha solo un'importanza economica, è questa la cosa importante, ma anche sociale, non possiamo permetterci che chiuda nessuna azienda, che diminuisca il presidio del territorio e la salvaguardia per le attività agropastorali dei terreni marginali. Ma nessun operatore, signori, può permettersi di lavorare e programmare le produzioni con un'alternanza di prezzi delle materie prodotte che oscilli di circa il 50 per cento com'è successo quest'anno. Per questo riteniamo necessario attivare immediatamente una serie di misure con un cronoprogramma però certo e misurabile, quindi un organismo interprofessionale che deve essere da oggi strumento di pianificazione nel medio e nel lungo periodo verificando le produzioni a partire già dal 2017 e introducendo (…) e tetti produttivi per ogni singola cooperativa e industriale privato. B); approvazione di una norma di legge volta a reintrodurre e dare quindi conforto alle aziende zootecniche il credito di esercizio agevolato e la ristrutturazione dei debiti. C); l'immediato intervento di ISMEA per l'acquisto del pecorino romano in eccedenza da destinare a paesi terzi o agli indigenti. D); semplificazione burocratica degli uffici regionali che tanto danno stanno facendo al settore e in questo caso però sicuramente della SFIRS facendo partire immediatamente il fondo rotativo già approvato. E); azioni volte comunque a un maggior impegno nella promozione dei prodotti certificate e nella difesa dalle imitazioni e dai falsi. F); creazione di un organismo super partes che fornisca comunque in tempo reale i dati aggregati della produzione.

Comunque, come sa qualsiasi studente di agraria, non si può pensare di mantenere costanti i prezzi di produzione delle materie prime se non si razionalizzano e si abbattono i costi di produzione, è per questo che auspichiamo una rivoluzione politica che metta al centro l'azienda agraria creando i presupposti legislativi e finanziari con un programma ambizioso di medio e lungo periodo e in particolare che favorisca il riordino e l'accorpamento fondiario eliminando la frammentarietà che è la causa primaria del mancato ammodernamento e dei costi eccessivi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gianmario Tendas. Ne ha facoltà.

TENDAS GIANMARIO (PD). Alcune riflessioni che facevo cercando di andare anche a ritroso, però prima volevo soffermarmi un attimino anche su alcuni aspetti numerici che sono stati messi in evidenza da chi mi ha preceduto e con i quali sostanzialmente si è cercato di porre in risalto giustamente anche l'importanza che riveste questo settore nell'economia del nostro territorio. Credo sia noto più o meno a tutti che con 3 milioni di capi ovini sostanzialmente la Sardegna detiene circa il 50 per cento del patrimonio zootecnico-ovino, quindi sono numeri che pongono il nostro territorio al vertice non solo del territorio nazionale ma in ambito comunitario e internazionale. Si diceva prima circa 15 mila aziende peraltro diffuse, largamente diffuse sull'intero territorio e quindi l'unica industria diffusa presente in ogni realtà territoriale della Sardegna. Credo peraltro che sia opportuno e doveroso ugualmente evidenziare che i problemi che si registrano in questo settore non sono problemi di oggi, sono problemi che in maniera ciclica si sono presentati nel settore ovicaprino del territorio regionale e la riprova più evidente è che andando così a fare una verifica anche di che cosa si discuteva in questo Consiglio regionale, nella precedente legislatura c'è stata lo stesso una mozione, la numero 256, che è stata discussa proprio a conclusione della precedente legislatura che era peraltro accompagnata da altre due interpellanze, cioè per essere chiari né più né meno della situazione che ci troviamo a vivere e a discutere in questo contesto. Credo sia importante quanto meno per rispetto di chi è stato il primo firmatario di quella mozione allora, l'onorevole Arbau, e così mi sono preso la curiosità di andare anche a leggere e verificare quelli che sono stati gli interventi che si sono susseguiti in quella discussione e peraltro credo che ci sia un aspetto se non altro perché riconducibile all'intervento del primo firmatario ripeto di Efisio Arbau, laddove si diceva che uno dei problemi fondamentali per cercare di attutire o quantomeno contrastare il fenomeno di crisi presente in quel settore che in quel momento viveva uno dei momenti più drammatici, più acuti, tenuto conto che c'erano le manifestazioni del movimento dei pastori sardi, probabilmente era quello di istituire un organismo che si chiamava organizzazione interprofessionale. Nel senso che proprio attraverso questa organizzazione professionale, si diceva allora, possono essere rimesse in discussione e gestite in maniera più opportuna e rispondente le difficoltà del settore. Ecco io credo che sarebbe ingiusto e non sarebbe corretto evidenziare che i problemi ci sono, però anche l'istituzione di quest'organizzazione interprofessionale è cosa fatta, nel senso che è fatta di recente, però credo che sia stato l'ultimo degli impegni che ha visto il nostro Presidente della Giunta impegnato insieme con le organizzazioni agricole, istituire questo organismo che da tempo, dalla precedente legislatura ma dal passato anche più remoto, veniva giustamente richiesta e rivendicata per cercare di mettere ordine a una situazione che dal punto di vista gestionale richiede ovviamente enti e organizzazioni di questo tipo. Credo pertanto che da lì dovremo ripartire, che dall'organizzazione interprofessionale dovremo cercare di avviare un'attività in grado di gestire in maniera più appropriata, di evitare che ci siano divergenze così come spesso si è verificato e si è registrato anche rispetto a quelli che sono i dati quantitativi, perché i dati che sono stati fatti ad esempio da Piermario, probabilmente non sono quelli che ci hanno fornito altre organizzazioni di categoria quali per esempio Legacoop o la stessa associazione degli industriali. Io credo che l'organizzazione interprofessionale sia il punto di partenza, ma sia il punto di partenza se si avrà la capacità di rendere realmente protagonisti, partecipi tutti gli attori della filiera, evitare cioè che qualcheduno si defili rispetto a un sistema che deve essere gestito in maniera coordinata e funzionale e che deve necessariamente vedere presenti tutti gli attori della filiera, quindi dai produttori ai trasformatori ma anche cercando di curare in modo particolare quello che è l'aspetto legato al commercio del prodotto che sicuramente rispetto alla partita complessiva…

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (FI). Nel frattempo comunque tanto è stato fatto, se il prezzo del latte oggi arriva addirittura in alcuni casi a superare l'euro, ed è dimostrato dai dati che noi abbiamo oggi, che ho portato qui in Aula e che se fa piacere ad alcuni colleghi sono pronto a mettere a disposizione, dicevo che ha portato tutto questo oggi ad arrivare addirittura a toccare questa importante cifra. Significa quindi che qualcosa di molto importante è stato fatto. Non è certamente un caso o forse una fortuna che oggi ci troviamo in questa condizione, è probabile che magari quelle tante critiche di un trasporto del latte fuori dalla Sardegna abbiano prodotto un risultato e aiutato a raggiungere questo obiettivo. È probabile che lo scaricare molti magazzini, così come ha aiutato in parte il lavoro che è stato fatto all'interno della legge numero 15 del 2010, abbia sicuramente aiutato quindi a migliorare, a stabilizzare oggi il prezzo del pecorino romano, che porta quindi a determinare anche il prezzo del latte ad un risultato oggi tra virgolette ottimale. Significa anche che il lavoro svolto dall'osservatorio della filiera ovicaprina che è all'interno di Laore, insieme ad Ismea, insieme all'Università, è stato portato avanti. Oggi nessuno ha sollevato il problema della mancanza di un osservatorio, probabilmente perché quell'osservatorio è stato fatto e oramai da tanti anni lo si stava attendendo. Torno indietro, la premessa è: "Proviamo tutti insieme, così com'è stato detto più volte all'interno di questo Consiglio regionale, con molti interventi che si sono succeduti, a toglierci una volta per tutte una casacca che ha un colore o un'appartenenza politica, ma provare ad indicare un percorso comune che possa aiutare tutto il sistema, che non abbia un'indicazione e un indirizzo diverso rispetto a quello che noi invece, probabilmente, singolarmente abbiamo interessi personali da portar avanti". Quello che vi ho appena letto è chiaramente un intervento del 5 giugno del 2013, si discuteva in Aula la mozione presentata dal consigliere Arbau, primo firmatario, e l'argomento era proprio il rilancio del comparto ovino, ovicaprino in senso generale, attraverso l'aggregazione dell'offerta, le produzioni innovative, l'ottimizzazione della gestione degli impianti e tant'altro utile allo scopo. Tutti argomenti che sono stati affrontati con grande impegno in quegli anni dalla Giunta di cui facevo parte, ed ero proprio l'Assessore dell'agricoltura di quel periodo. Ho personalmente firmato dei decreti che se non hanno risolto totalmente, perlomeno hanno dato una spinta sensibile verso la normalizzazione, cercando di dare una giusta remunerazione alle parti, parti che sono chiaramente industriali, che sono quelle che determinano poi comunque il prezzo del latte, e il collegamento con le centrali cooperative, o addirittura direttamente con il sistema dell'allevamento e quindi dei pastori, che fino ad allora erano in totale disaccordo. Tutto questo è stato riconosciuto in quel periodo dagli stessi allevatori, che oggi ancora riconoscono. Oggi quindi in Consiglio regionale per l'ennesima volta torniamo sullo stesso argomento, perché dopo anni, Assessore, di promesse del centrosinistra, non solo non è stato fatto niente, ma addirittura abbiamo fatto passi indietro, siamo tornati indietro perdendo alcune conquiste che avevamo fatto con un grande lavoro di squadra in quel periodo. Allora, colleghi, probabilmente ripetere per l'ennesima volta all'interno del Consiglio regionale tutta una pappardella, tutta una serie di interventi, che basterebbe prendere, rileggerli e sarebbero attualissimi oggi, e non si farebbe neanche lo sforzo di dover pensare o di dover ragionare su questo aspetto, se forse una volta per tutte facessimo tutti indistintamente un grandissimo bagno di umiltà, e provassimo a dire e a pensare che il sistema economico sociale della Sardegna è basato sull'allevamento, è basato sui pastori, diciamolo chiaramente, e se una volta per tutte dovessimo provare insieme a trovare una situazione che è continua nel tempo, non è che nel 2010 si inizia un qualcosa, nel 2013 lo si concretizza, poi arrivano una nuova Giunta, e prima di capire che cosa bisogna fare passano altri tre anni. Non c'è più tempo! Siamo in ritardo, quello che è stato fatto precedentemente ha funzionato, mettiamolo subito immediatamente in campo per quello che si può fare, riproponiamo lo svuotamento dei magazzini, riproponiamo la vendita ai paesi terzi che hanno necessità chiaramente, e quindi è possibile in qualche modo dare risposta al sistema dell'allevamento regionale, quindi allo scarico proprio dei magazzini per ripristinare. Ma proviamo una volta per tutte…

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Luigi Lotto. Ne ha facoltà.

LOTTO LUIGI (PD). Presidente, io credo che oggi il Consiglio regionale è chiamato ad affrontare un tema non solo importante, ma forse il più importante del settore agricolo sardo, e lo affronta anche in una condizione oggettiva che non è la migliore possibile. Il tema oltre che essere importante però è oltremodo molto delicato. Io non credo agli interventi che risolvono tutto in questo settore, quelli fatti dalla Regione, credo che serva molto altro, credo che serva nel futuro molto altro. Perché ci sono diversi attori di questa vicenda, uno è senz'altro la Regione, c'è la Comunità europea, il Ministero eccetera, però c'è la Regione che ha un ruolo senz'altro fondamentale. E però noi non dobbiamo dimenticare, noi stessi, e dobbiamo ricordarlo agli interessati che i principali attori di questo settore sono il mondo della produzione e della trasformazione. Questo dobbiamo tenerlo presente perché sennò ci carichiamo come Consiglio regionale, come Giunta regionale, chiunque sia che governa, di una responsabilità che non abbiamo. Io sono mesi che davanti agli interessati, non è che vado a dirlo alle spalle, faccio un ragionamento che è essenziale: che questo settore cresca e abbia la capacità dei suoi protagonisti di autogovernarsi con maggiore intelligenza di quanto non ha fatto fino ad oggi. Perché se io vado a vedere, sono sette anni che sono consigliere regionale, e ho iniziato con i pastori in piazza qui che occupavano il Consiglio regionale, ed allora io che ero all'opposizione facevo squadra con la Giunta per portar avanti un ragionamento serio su questo settore, di confronto anche con il movimento dei pastori. Ora io sono convintissimo, caro Oscar Cherchi, che la responsabilità del prezzo del latte bassissimo del 2009-2012 non era della Giunta regionale. Non era della Giunta regionale la responsabilità e l'onore di aver portato il prezzo a salire, non è responsabilità di questa Giunta regionale il fatto che il prezzo oggi sia scendendo. Certo che noi siamo chiamati a fare degli interventi per mitigare le conseguenze di ciò che il mercato in una situazione in cui i nostri protagonisti non sono riusciti a conquistarlo davvero il governo di quel settore, bisogna intervenire per aiutare il settore a non soccombere, questo è essenziale, è fondamentale. Le osservazioni che hanno fatto diversi, sia Oscar Cherchi, sia Sabattini, sia i presentatori della mozione, lo stesso collega Manca, sono tutte considerazioni assolutamente accettabili e io le condivido, però se noi non entriamo nell'ottica, scusatemi se vado un po' fuori dal coro, se non entriamo nell'ottica di riuscire a convincere questo mondo a litigare un po' di meno, e chi ha seguito la polemica di questi ultimi mesi ne ha chiara la situazione. Non può essere che il mondo della cooperazione e il mondo dei produttori di latte ci faccia assistere, a noi politici, e ci renda anche edotti, qualora ci fosse sfuggito, di una situazione di contrasto che i pastori non meritano, che i pastori che sono i nostri interlocutori principali non meritano, perché il risultato finale di quella situazione è che alla fine non si crea una classe dirigente che governa quel settore, che non è classe dirigente politica, ma classe dirigente del settore, tecnica, che prende in mano la situazione. Per esempio due cose sono state fatte in questi ultimi due anni, sono stati avviati: l'organizzazione interprofessionale - e i colleghi che c'erano lo scorso mandato sanno quanto ne abbiamo parlato tutti nella stessa mozione - in una proposta di legge ecc., oggi si sta costruendo questa cosa, si è andati dal notaio, la si è fatta, la si accompagna affinché vada in porto nel migliore dei modi e si dica a tutti coloro che vogliono essere protagonisti di questo settore di non sfilarsi, chiunque esso sia, perché depotenzia la capacità e la possibilità che questa organizzazione possa andare in porto; L'altro argomento è il piano di regolazione dell'offerta del pecorino romano, ci abbiamo messo due anni a che venisse portato in porto nello scorso mese di marzo, accompagniamo il consorzio di tutela del pecorino romano affinché quello strumento lo gestisca nel migliore dei modi e poi, infine, creiamo le condizioni affinché tra industria e cooperazione si provi a ragionare con un obiettivo comune, che è quello di valorizzare i prodotti del posto e di considerare il pastore e la pecora dei nostri allevamenti lo strumento di vita per loro, e lo facciano come l'hanno fatto a suo tempo importantissimi industriali.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Io dovrei dire due cose: la prima è che mi pare abbastanza disattenta l'Aula, e non sia un argomento di poco conto se è vero che abbiamo in testa quello che è la Sardegna che vive una crisi sociale, una crisi economica, che interi comparti o hanno chiuso o si accingono a chiudere, non esiste più un sistema industriale di tale nome, si stanno annullando completamente tutti quelli che andavano a lavorare come artigiani, crisi dell'edilizia, crisi per tanti motivi, crisi della crisi, non mi pare che il commercio sia florido e chiudono moltissime di quelle ditte commerciali anche di grande prestigio. Il turismo non mi pare che brilli, l'Assessore ai trasporti ci promette la nuova continuità territoriale ma sino ad oggi non ha funzionato un bel niente, in questo panorama l'unico settore che sopravviveva e che comunque consentiva a qualcuno di trovare rifugio era l'agro-pastorizia. Ora voi mi dovete dire, al di là delle vie tra centro destra e centro sinistra, tra vecchia amministrazione e nuova amministrazione, che cosa cambia se un pastore ha 55 centesimi di euro per il latte quando ciascuno di voi, soprattutto quelli che dicono di riconoscere il settore, sanno bene che il costo della produzione di 1 litro di latte è intorno all'euro, cioè si produce un euro per vendere a 0,55, qualunque persona, non bisogna essere docenti universitari, capisce che è antieconomico, capisce che bisogna andar via da quel settore, capisce che stiamo mettendo un sistema sociale a repentaglio perché c'è un discorso anche delle cosiddette zone interne, poi diciamo all'Unesco che la "pastoralità" in Sardegna ha un significato, mi capite? Ora, qualche problema me lo pongo, di coscienza, di morale, di etica, ma cosa vuol fare questo Consiglio? È questo il problema che mi pongo, non chi presenta la mozione, l'interrogazione o l'interpellanza, gli agnelli quest'anno li hanno pagati a 3,5 euro al chilo, nel periodo migliore, oggi sono a 2 massimo a 2,5 al chilo, qual è la produttività? Poi ci si riempie la bocca della ricerca delle start up e mi sovviene che della lana di pecora hanno fatto prodotti eccezionali, ma quali sono gli utilizzi veri che se ne fa di questa lana di pecora che viene bruciata o buttata? Abbiamo incentivato il settore, ci stiamo riempiendo la bocca di organismi interprofessionali come se siano la panacea di tutti i mali. Io starei molto attento a questi problemi. Allora io credo che ciascuno di noi, se deve fare coscienza deve capire anche che esistono sovrastrutture, sto parlando di ARGEA, sto parlando di LAORE e così via, peccato che mi scappi il tempo, perché avrei detto che le registrazioni andassero alla Procura della Repubblica, quando per esempio ad un pastore che ha già frequentato, solo perché per errore è stato trasmesso alla banca dati di Teramo, in ritardo, che era detentore anziché proprietario gli rifanno fare un corso e, quel corso, voi lo sapete, era fittizio affinché il benessere animale restasse qui, se non c'è la politica che le controlla queste cose, se ci sono vessazioni, se si distrugge un potere possibile di lavoro di questa gente…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gianluigi Rubiu. Ne ha facoltà.

RUBIU GIANLUIGI (UDC Sardegna). Presidente, colleghi e colleghe, oltre 12 mila aziende zootecniche, 3 milioni di pecore, 430 milioni di litri di latte prodotti ogni anno, di questi poco più della metà lavorati in Sardegna, il settore lattiero caseario rappresenta per la Sardegna il settore trainante dell'economia, ma rappresenta anche la storia, rappresenta la cultura, rappresenta le nostre tradizioni di un tessuto sociale vero, di un tessuto sociale che ancora riesce con fatica ad andare avanti e soprattutto evita lo spopolamento delle zone interne. Alcune congiunture economiche, le distrazioni della politica, ma soprattutto la malafede del mondo dei trasformatori, ha portato oggi il sistema Sardegna e sistema agro-pastorale della Sardegna ad una situazione sicuramente di non ritorno ad una situazione che mette in seria difficoltà anche l'occupazione. Non è sicuramente sopportabile e non economicamente razionale vendere l'oro bianco della Sardegna ad un prezzo che oscilla a 50 centesimi, impossibile rientrare nei costi di produzione, impossibile sostenere economicamente questo tipo di contributo. Il discorso sarebbe troppo lungo, ripercorrere gli errori fatti, i troppi errori, e soprattutto la scelta, sbagliata, di produrre per il 50 percento del prodotto pecorino romano. Pecorino romano destinato quasi ed esclusivamente all'esportazione. Logiche commerciali, di marketing e in alcuni casi scelte scellerate ovviamente hanno portato a questo tipo di risultato, così come detto da alcuni colleghi passerà qui, anche io voglio contribuire e dare un apporto serio, non solo di protesta ma anche di proposta, con cinque proposte diverse. La prima è diversificare, cosa vuol dire diversificare? Vuol dire valorizzare i formaggi molli, ma soprattutto anche qui, come facciamo per il tema del turismo, destagionalizzare. Cosa vuol dire? Vuol dire che se nei mesi estivi la produzione di formaggio, ma direi di latte, è bassissima, allora invece di costruire caseifici pensiamo di costruire dei centri di refrigerazione, per fare in modo che venga poi immesso sul mercato il formaggio molle, quello dove realmente esiste anche una richiesta vera, in quei mesi, dove latte non ce n'è e quindi formaggi molli non ce ne sono. Seconda proposta aggregare i produttori, abbiamo fatto molto, abbiamo, il mese scorso, anche messo in piedi l'organizzazione interprofessionale, che è sicuramente un grande passo avanti, ma in realtà anche questa senza gambe, senza finanziamenti senza risorse non può andare da nessuna parte. Avevamo vissuto la stessa esperienza nel 2011, caro assessore Paci, con l'esperienza del consorzio di secondo livello, anche lì una bellissima iniziativa che è rimasta però lettera morta, perché far convergere le idee dei trasformatori della cooperazione e degli allevatori ovviamente non sempre è cosa facile. Terza proposta, anche questa mi pare in alcuni momenti avanzata da alcuni colleghi, un fondo mutualistico, che significa il paracadute salva reddito per le aziende, la gestione di rischio dell'azienda agricola, come si può inventare il fondo mutualistico? Si può inventare con il PSR, che scatta quando la perdita subita a un danno è superiore al 30 percento. Questo fondo si può sviluppare col piano di sviluppo rurale nazionale, con la sotto misura 17.3, utilizzabile e utile a contrastare gli effetti negativi connessi alla valorizzazione dei prezzi di mercato. Quarto punto, molto importante che chi conosce la materia sa bene quanto è stato negli anni passati una soluzione, è il prestito di conduzione. Ripristinare urgentemente il prestito di conduzione per evitare che i pastori vengano ricattati dagli industriali con la famosa caparra. La caparra significa per l'allevatore e per l'azienda una fune al collo, un controllo delle aziende e quindi della situazione economica da parte dell'industriale, se la regione Sardegna, se la politica non ha questa capacità è chiaro che non andiamo da nessuna parte. L'ultimo punto come mia proposta è il bando degli indigenti, anche questa in realtà è una cosa già discussa, quindi la regione Sardegna mette a correre e a investire, questo sì che è un investimento circa 40 milioni di euro, parliamo di una cifra modesta per l'importanza di un settore così determinante per l'economia della Sardegna.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gaetano Ledda. Ne ha facoltà.

LEDDA GAETANO (Gruppo Misto). Volevo fare un po' di ordine perché qui rischiamo di ingessarci, allora per quanto riguarda il futuro, ho sentito parlare di futuro dai colleghi ma forse non sono abbastanza documentati perché per quanto riguarda il futuro non esiste il problema, in quanto la produzione è stata eccessiva negli anni scorsi, da quest'anno in poi la produzione del latte è diminuita, poi possiamo mettere delle soglie di sbarramento. Invece, quello che è più preoccupante è il presente, l'allevatore o il pastore si trova nella situazione in cui oggi gli viene pagato il latte a 50 o 55 centesimi, il primo latte versato, che è quello di dicembre, è stato pagato circa 55 centesimi; quindi il problema è da affrontare nell'immediato. Bisogna essere pragmatici e non dare dei sogni, quindi costruire un percorso che porti alla soluzione del problema. Si parla di … delle zone interne, come tutti sappiamo, la maggior risorsa delle zone interne è l'allevamento del bestiame e la pastorizia e quindi il latte, abbiamo in prospettiva di spendere per le zone interne e rischiamo che non ci siano più gli utenti, perché le zone interne sono a conduzione allevatoriale. Per quanto riguarda il presente la soluzione è che si trova nei depositi, soprattutto delle cooperative, un eccesso di formaggio pecorino romano. La Regione interviene e fa un ammasso di questo prodotto, in poche parole lo parcheggia, lo può utilizzare, può fare un'asta, non è che sta dando soldi a pioggia, io non sono d'accordo con qualche collega che vuole dare soldi a pioggia, no, è un errore, siamo al solito assistenzialismo, al solito dare soldi ai pastori, al solito fallimento. La politica non deve fare questo, lo ha già fatto altre volte e ha fallito. La soluzione è che questa quantità di pecorino, che sono circa 100 mila quintali, viene ritirato dalla Regione e lo mette in un deposito e lo utilizza per le mense, poco fa un collega mi ha detto che anche nel suo comune stanno facendo questa procedura, la mensa di Ollolai lo sta facendo da anni, lo utilizza per incentivare il prodotto: mense scolastiche, mense universitarie, mense delle ASL. Nel frattempo il mercato sale, c'è nuovamente una disponibilità di acquisto del prodotto e quindi non è più il prezzo di quattro o cinque euro ma potrebbe risalire al prezzo di otto o nove euro. La Regione, ripeto, non sta dando dei soldi a pioggia, ma sta prendendo un prodotto che potrebbe rivendere. Però la politica deve fare la sua parte e non fugga con finte risposte burocratiche.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Daniele Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE (SEL). Diceva il collega Satta che quando ha presentato la sua mozione stavamo ragionando della spina dorsale dell'economia della nostra isola ed è vero, stiamo parlando del cuore della nostra terra, della più antica professione, perché il pastore insieme al contadino sicuramente rappresenta la professione più antica e più datata della nostra terra. E purtroppo ciclicamente si ripresentano i problemi che tutte le volte crediamo di aver superato e poi invece, per problemi di mercato ed altro, ci ritroviamo a dover riaffrontare. Io mi ricordo nel 2012, in questa legislatura, i problemi e le contestazioni fortissime che ci furono proprio per la crisi, soprattutto sul prezzo del latte, e sulla crisi complessiva del comparto. Io ho ascoltato attentamente tutti gli interventi, alla fine sembra che stiamo dicendo quasi tutti le stesse cose. Io intanto dico che sono d'accordo sulla mozione presentata dal collega Giovanni Satta e anzi chiederei di aggiungere anche la mia firma e sono dispostissimo a votarla perché ha fatto un'anamnesi molto precisa e poi alla fine si chiede di impegnare la Giunta, ma non in maniera precisa, perché ha detto bene adesso il collega Ledda sull'ultima cosa, che dobbiamo essere seri e pragmatici. Nel senso che noi ora non possiamo dire: ragioniamo su un livello del prezzo del latte che debba essere un livello o un limite come un prezzo politico. Perché credo che questo oggi non possiamo annunciarlo, non possiamo prometterlo, non possiamo assumere questo impegno, perché molto probabilmente poi non saremmo in grado di mantenerlo, perché per fare una cosa del genere credo che immediatamente nella legge finanziaria che stiamo andando a discutere dovremmo postare minimo 50 milioni di euro. Abbiamo parlato tutti giustamente della richiesta dell'ammasso nel breve periodo, perché effettivamente c'è stato un aumento di circa il 43 per cento della produzione nelle ultime due annate, il problema si pone proprio per questo motivo.

Forse qualcuno l'ha detto, mi sarà sfuggito, non dimentichiamo che nel Lazio è successa una cosa molto antipatica rispetto al Pecorino romano, perché mi risulta che la sede naturale e legale del Consorzio per la tutela del Pecorino romano sia in una cittadina che si chiama Macomer, non credo che sia una cittadina del Lazio, e credo che la Coldiretti Lazio stia facendo di tutto per appropriarsi di meriti che sono invece della nostra Isola, su questo credo che noi tutti non abbiamo detto molto. Anche questa può essere una causa, una concausa del prezzo del latte che è andato a ridursi in maniera così importante.

Stavamo parlando della crisi complessiva del comparto che chiaramente, diceva bene il collega Piermario Manca, è un concatenarsi di situazioni che poi portano davvero a una crisi quasi esplosiva, come viene rappresentata da più parti. Abbiamo problemi che sono problemi burocratici, non è più possibile che noi rispetto ai premi comunitari dobbiamo essere sempre così tanto in ritardo, anche rispetto alle altre Regioni. Si sta parlando da tempo dell'ente pagatore in Sardegna, forse qualcosa è stata fatta ma ancora non siamo arrivati al punto di caduta. È importantissima la costituzione dell'organismo interprofessionale, che molto potrà fare, e su questo dobbiamo dare merito alla Giunta, a tutta la maggioranza e a tutto il Consiglio perché comunque si è riusciti a realizzare qualcosa di cui si parlava da 10-15 anni e sino a qualche giorno fa non si era riusciti a costituirlo. Credo che tutti gli interventi vadano nella stessa direzione. Quando si parla di dare delle premialità ai Comuni che hanno le mense per le scuole negli appalti che vengono fatti per l'assegnazione del servizio, credo che faremmo qualcosa di importante, perché questo si può fare, non si può imporre di utilizzare solo quel prodotto però dando delle premialità per l'utilizzo dei prodotti a chilometri zero o dei prodotti locali, credo che quei Comuni che ci hanno provato a farlo in questo momento servono nelle mense di riferimento il Pecorino romano. È una piccola cosa ma è già un inizio per poter poi estendere questo strumento alle mense universitarie, alle mense aziendali, a tutto quello che può comunque fare capo agli enti regionali o gli enti comunali. Quindi, ripeto, io sono del parere…, ringrazio i colleghi che hanno posto il problema che probabilmente avremmo dovuto affrontare in Aula qualche tempo prima, perché stiamo parlando di un problema serio, di un problema sul quale dobbiamo indugiare molto a cercare di proporre soluzioni serie…

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cocco, il tempo a sua disposizione è terminato.

E' iscritto a parlare consigliere Gianfranco Congiu. Ne ha facoltà.

CONGIU GIANFRANCO (Partito dei Sardi). È bastato l'innesco di una mozione, sebbene datata, per dimostrare che quest'Aula aveva voglia di parlare di crisi del comparto agricolo e far emergere tutte le discrasie che vi sono in questo momento. Non aggiungo altri argomenti e altri suggerimenti perché chi mi ha preceduto ha detto tutto, o quasi, mi associo comunque all'urgenza, visto che abbiamo anche parlato di richieste inevase da parte del ministro Martina, mi associo all'appello di coloro che hanno detto che è urgente intervenire perché il Pecorino romano venga inserito nel paniere di intervento in aiuto alimentare agli indigenti, secondo le previsioni del Regolamento UE 223 del 2014, e non mi pare di tediare l'uditorio se ricordo a tutti che nel 2015 sono stati privilegiati interventi di sostegno al Grana padano DOP, all'Asiago, al provolone Valpadana; è urgente che per la partecipazione al bando sul Regolamento 223 del 2014 anche il Pecorino romano DOP venga inserito nel paniere di competenza.

C'è un aspetto, presidente Ganau e soprattutto presidente Paci, che secondo me ha il sapore di una pregiudiziale politica in un tema come questo. Da più parti stiamo mettendo in campo degli interventi, e la Regione Sardegna nel corso degli ultimi trent'anni è intervenuta pesantemente sul tema della tutela delle proprie produzioni di qualità, il pecorino Romano DOP è un presidio di qualità strepitoso, ed il Consorzio di tutela del Pecorino romano è un organismo di tutela riconosciuto dal Ministero delle politiche agricole che lo legittima, anche gravandolo di compiti ispettivi, di verifica e anche di repressione delle frodi. Non può passare sotto silenzio in quest'Aula il fatto che si sta consumando tra la Sardegna e il Lazio una guerra fratricida, dove le più alte istituzioni del Lazio sono intervenute a tutela del riconoscimento dell'indicazione geografica ad un prodotto assolutamente similare e speculare che richiamasi Cacio romano. Nulla sarebbe più eloquente che leggere le dichiarazioni del Presidente della Regione Lazio e del presidente della Coldiretti Lazio, che testualmente riferiscono alla stampa: "Si chiama Pecorino romano DOP eppure viene prodotto per il 97 per cento in Sardegna, non solo, può sembrare una banalità ma è quanto meno curioso che la sede del Consorzio del pecorino si trovi a Macomer in provincia di Nuoro, perché ormai si sta consumando una vera e propria battaglia tra il Lazio e la Sardegna con la Coldiretti regionale che chiede al Ministero delle politiche agricole di istituire la nuova DOP del Cacio romano. Se la richiesta passasse si avrebbero a questo punto due DOP di pecorino, una sarda e una romana, ma almeno - spiega il presidente della Coldiretti Lazio, David Granieri - avremmo finalmente una filiera autenticamente nostra e autonoma dalla produzione sarda", gli fa eco il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti: "Siamo al vostro fianco a difesa della identità di un prodotto che ci appartiene per storia, non accetteremo mai politiche che possano distruggere l'economia della nostra regione, è inammissibile che dietro l'aggettivo "romano" ci siano tutti tranne quelli che il pecorino lo hanno inventato". Di seguito c'è una carrellata di rassegna stampa che certifica che da mesi vi è una pressante sollevazione di scudi, confluita peraltro in una manifestazione della quale ha parlato anche la stampa nazionale svoltasi esattamente il 21 novembre 2016 al Foro Traiano dove i pastori laziali chiedevano di arrivare al più presto al riconoscimento della nuova denominazione Cacio romano DOP. Allora, in un contesto come questo, dove c'è in campo una scientifica aggressione a quello che è un prodotto che dal 1951 è sottoposto a tante leggi di protezione, con la pretesa di gemmare nel mercato un prodotto assolutamente similare e speculare, in quest'Aula non può passare sotto traccia, intanto la pregiudiziale politica che questa Regione è al fianco di chi tutela i nostri presidi di qualità. Del Consorzio di tutela del pecorino Romano DOP si è parlato in quest'Aula come organismo capace anche di generare quel controllo delle politiche di sottrazione dal mercato, oppure arbitro in un eventuale tavolo di mediazione tra i vari attori della filiera produttiva? Ebbene, quel Consorzio rischia di essere smantellato sotto i colpi di un asse politico laziale che si è messo in testa, come dire, di gemmare un prodotto alternativo/speculare/identico al nostro pecorino romano Dop. E'bene che, parlando di ordine del giorno condiviso, parlando di mozione, parlando di…

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Non avendo concluso l'intervento io volevo soltanto proporre all'Aula, perché non mi pare giusto che si cominci a dire: "Voto questa piuttosto che l'altra", il problema è un problema che deve unire tutta l'Aula, proporrei che alcuni saggi ci si ritrovasse sospendendo un attimo la seduta, e si redigessero un paio di punti dove effettivamente far calare la proposta di cosa si vuol fare o cosa si vuol risolvere, altrimenti è aria fritta, e ancora una volta abbiamo fatto una bella, lunga chiacchierata, senza poi ricavarne niente. Invece determinare esattamente gli interventi, mi pare che sia la cosa più opportuna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Luigi Lotto. Ne ha facoltà.

LOTTO LUIGI (PD). Io proporrei invece che questa mozione, che è anche molto ampia, fa un quadro generale completo del settore, e dà mandato alla Giunta ad affrontare anche la contingenza attuale…

(Interruzioni)

… Non è vero! Non vuol dire non far niente. Io sarei per approvare questa mozione, e anche allargarne la firma a tutto il Consiglio regionale, se fossero d'accordo gli altri colleghi, come Commissione noi ci impegniamo, come c'è stato da più parti sollecitato, dall'onorevole Sabatini e da altri colleghi, ci impegniamo a convocare la riunione e affrontare il tema per discuterne e arrivare a individuare, concordando anche con la Giunta in maniera più precisa, i punti su cui si può intervenire subito, e anche però dare una prospettiva all'intero settore, e così riusciamo a fare una cosa che… questo Consiglio ha affrontato il tema, come l'ha fatto 6 anni fa, come l'ha fatto all'inizio di questo mandato, e sta decidendo di andare ad affrontarlo e a farsene carico, un ordine del giorno che individua oggi due punti e ne esclude degli altri, a me lascia più perplesso. Io preferisco una cosa così come l'hanno determinata i colleghi che hanno fatto la mozione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Piermario Manca . Ne ha facoltà.

MANCA PIERMARIO (Partito dei Sardi). (…) la condivido anche completamente, ritengo però dopo quest'ampia discussione, visto che è stato detto da più parti, per anni si discute e si ridiscute, io credo che alcune cose vadano specificate. Io vorrei reiveicolare su 2 o 3 cose il mio voto, lo dico apertamente, in particolare è imprescindibile, secondo me, perché non possiamo stare ogni anno a discutere di aria fritta, uno, che ci sia la revisione entro quest'anno del PSR a favore delle infrastrutture, PSR 2013-2020, che ci sia la costituzione entro il 2017 dell'Organismo pagatore, perché non si può continuare a parlare e a parlare, finisce la legislatura e non c'è l'Organismo pagatore, condizione sine qua non perché arrivino i soldi e ci sia un responsabile, l'organismo pagatore.

PRESIDENTE. Scusate, non siamo in fase di dichiarazione di voto, abbiamo concluso la discussione generale, c'è una proposta di ordine del giorno da una parte, dall'altra c'è la proposta di votazione della mozione; le proposte in campo sono 2. Possiamo parlare di questo dopo aver sentito magari la replica della Giunta, che magari ci dà dei lumi anche sulle cose che dobbiamo fare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Sabatini. Ne ha facoltà.

SABATINI FRANCESCO (PD). Io vorrei che non ci dividessimo in questo momento, nel momento in cui abbiamo fatto una discussione pacata, serena e abbiamo affrontato i problemi. I temi e le soluzioni che sono state messe in campo sono diverse, con anche tipologie di intervento che non sono omogenee tra di noi. Allora, il tutto ha la necessità di essere approfondito, se oggi ci limitiamo ad approvare la mozione così com'è, con un impegno del Presidente della Commissione, dell'Assessore a convocare immediatamente la Commissione su questo tema, e in sede di Commissione approfondire i temi e decidere quali sono le priorità su cui lavorare nelle prossime settimane, individuando, se è necessario, anche nuove risorse per dare risposte al comparto. Non mi pare che su questo ci dobbiamo differenziare, io capisco la preoccupazione dell'onorevole Dedoni a dire: "Attenti a non approvare una mozione e poi abbiamo chiuso la discussione, abbiamo chiuso gli interventi e non arriviamo a soluzione", ma la proposta in campo è diversa, è quella di convocare immediatamente la Commissione e con la partecipazione in Commissione della Giunta arrivare ad individuare quali possono essere gli interventi immediati, perché l'esigenza è immediata perché la situazione è gravissima nelle campagne.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PACI RAFFAELE, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Io entro nel merito del dibattito che devo dire ho apprezzato, dibattito che è andato sui contenuti senza polemiche, senza contrapposizioni. Ho sentito l'onorevole Rubiu usare il plurale, e l'ho apprezzato, per dire: "Abbiamo fatto l'Organismo interprofessionale", perché è una conquista fatta da tutti quanti, ed è così, non ho sentito polemiche, non possiamo avere divisioni su un tema che è la Sardegna, ed è stato detto con chiarezza. Ma perché, ci sono colori politici di 12.000 allevatori? Ci sono colori politici? Ci sono colori politici in una delle filiere fondamentali del nostro sistema economico? Ovviamente no! Ho sentito dire un ex assessore all'agricoltura: "Quanti anni stiamo dibattendo di questi temi!", quindi se vediamo le oscillazioni di prezzo del pecorino romano e quindi di conseguenza del latte, io penso che nessuno se ne possa ascrivere il merito. Siamo entrati e c'era lo scorso anno un prezzo del pecorino romano che per la prima volta ha superato quello del parmigiano Reggiano, non era certo merito di questa Giunta, col prezzo del latte altissimo, adesso sta crollando, non penso che sia demerito di questa Giunta. Allora, cerchiamo di mantenere, anche nelle soluzioni al dibattito che poi il Consiglio si vorrà dare, per il quale a me va bene l'approvazione della mozione, peraltro primo firmatario del Partito di opposizione, ma con ampia rappresentanza di tutti, però mi va bene qualunque altra soluzione che il Consiglio si vorrà dare. Quello che dico è che il tema è così complesso che certamente non lo risolviamo all'interno di una mozione o di un ordine del giorno, perché se fosse così semplice non saremmo qui in Consiglio regionale da anni a discutere dello stesso tema. Allora, ripeto, io ho seguito e chiaramente c'è un problema strutturale: frammentazione, non coesione all'interno di organismi decisionali, un Consorzio del pecorino che non riesce a controllare l'evoluzione delle quantità e quindi del prezzo, non riesce a svolgere quell'operazione di cantierizzazione del prezzo, che è tipica di qualunque organismo di tutela. Allora, adesso abbiamo l'opportunità di avere l'Organismo interprofessionale, costituito il 22 dicembre, quindi da non molto, e voi sapete che c'è stato un anno di lavoro, perché poi le cose le sapete tutti quanti, in cui di volta in volta o erano gli industriali, o erano i produttori a staccarsi, alla fine, con grande pazienza, si è costituito, dopodiché bisogna dargli gambe, il fatto che sia appena costituito non vuol dire che sia operativo. Guardiamo l'esperienza dell'analogo organismo in Francia, ha una struttura, ha un osservatorio, ci sono bollettini quasi settimanali che vengono prodotti, estremamente precisi. Allora, non si può governare il settore, primo se non si hanno i dati. Io sapete sono un analista, lavoro con i dati, è la prima volta che mi capita di trovare una situazione in cui ognuno racconta i dati che crede, quello che dice che la produzione è tot, quell'altro dice non è vero, ci sono 100.000 quintali in più, in meno, sovrapproduzione, non sovrapproduzione. Ma come si fa a gestire la nostra filiera più importante senza avere un organismo indipendente che certifica i dati? Come si può pensare di gestire senza che ci sia un obbligo di legge di certificare il conferimento della produzione esattamente come avviene per il latte bovino? Allora questo veramente è l'abici del sistema di monitoraggio che deve essere fatto e sul quale ovviamente la Regione può dare il suo contributo come organismo che ha un compito certo di monitoraggio, di controllo, di incentivazione.

Dopodiché ho apprezzato molti che hanno detto: "Attenzione però questo è un settore privato dove abbiamo tutta la gamma possibile, gli industriali, le cooperative, i singoli produttori che spesso poi sono associati alle cooperative". Allora qual è il ruolo che la Regione può svolgere? Anche qui ripeto cose che sono state dette, non è certo quello di imporre un prezzo perché non ci compete, non lo possiamo fare, però certamente possiamo svolgere un ruolo importante nel determinare per esempio gli incentivi, possiamo dire che certi incentivi del PSR vengono dati solamente a chi rispetta delle regole che l'organismo si dà in autorganizzazione, bene, noi con questo daremo un segnale importante di dire: "Guardate che non c'è spazio per chi vuole fare comportamenti opportunistici". Ma il fatto di avere un controllo sulla produzione e quindi un controllo poi sui prezzi e avere una equa distribuzione della catena del valore perché questo è un altro dei temi che si sentono spesso con accuse reciproche di chi dice: ma c'è quel pezzo della filiera che sta acquisendo tutto il valore; anche lì dicono: ma non è così eccetera, allora veramente noi non possiamo continuare con questo caos. Quindi ripartiamo dall'organismo interprofessionale e vediamo anche se è opportuno o se il caso di dargli degli strumenti, di dare anche una possibilità di un funzionamento, però certamente quello è il sistema che dobbiamo seguire. Poi ci sono vari altri interventi, alcuni di lungo periodo importanti che toccano la struttura del sistema e altri di breve periodo perché non dobbiamo dimenticarci che c'è una sofferenza oggi nelle campagne, noi dobbiamo dare risposte immediate oltre a quelle di lungo periodo. Quindi le elenco alcune cose che ho segnato, che avete detto, che conosciamo bene. Parto da quelli di lungo periodo per poi chiudere con quelle cose immediate che possiamo fare. Diversificazione. Innanzitutto noi non possiamo sempre e solo pensare di vivere di pecorino romano e quindi di un mercato statunitense che poi può fare il bello e il cattivo tempo. Allora lo si dice da anni dobbiamo diversificare, dobbiamo diversificare certamente in favore del nostro pecorino sardo che ha prezzi decisamente più forti e quindi può dare una remunerazione anche al latte molto più importante, dopo di che ci sono trasformazioni che possono servire come calmieratore del mercato in un momento eventualmente di eccessiva produzione, penso alla trasformazione del latte in polvere e qui scusate cito il caso della trasformazione del latte in polvere ovino che poi alcune aziende sarde stanno esportando in Cina come esempio di un mercato infinito che oggi vale ovviamente molto poco ma che ha potenzialità infinite e che soprattutto dato che porta una trasformazione del latte in polvere può essere esattamente lo strumento per calmierare il mercato in periodi di sovrapproduzione, formaggio da grattugia, vendita del latte crudo e così via. Allora ci sono vari strumenti che ripeto noi possiamo anche incentivare o disincentivare all'interno di altre misure del PSR, dopodiché altri interventi di lungo periodo anche qui si è parlato, è stato ricordato il consorzio di secondo livello tra le cooperative, oggi non possiamo pensare di avere cooperative che sono soggette ai ricatti, lo dico tra virgolette, del mercato e quindi pur di incassare sono disposte a far scendere il prezzo di vendita. Ecco che se noi diamo una struttura di consorzio di secondo livello con una presenza importante anche da parte della SFIRS, già questo servirebbe per ugualmente dare una struttura al mercato.

Dopodiché ci sono interventi di breve periodo, alcuni di questi li stiamo già realizzando.

Pegno rotativo. Qua è stato fatto un grande lavoro negli ultimi quattro-cinque mesi e vi dicevo l'ho anche seguito direttamente perché era coinvolto il CRP e la SFIRS insieme all'ABI, insieme ai trasformatori che è quello del pegno rotativo. Il pegno rotativo vuol dire avere la possibilità di accedere al credito bancario mettendo come pegno l'invenduto semmai della sovrapproduzione del pecorino romano. Ecco questo è uno strumento che era richiesto da tutti, ormai il disciplinare e gli aspetti tecnici sono quasi pronti, domani mattina alle 11 abbiamo una riunione con tutti gli attori quindi principalmente l'ABI e poi i trasformatori per vedere se è un protocollo che va bene a tutti e che può avere immediata attuazione. Un altro che è stato ricordato è quello del pecorino bond, è uno strumento più di nicchia, non va a risolvere certamente i problemi però è una cosa in più perché permette alle aziende, ce ne sono già 11 che hanno aderito, di emettere un bond e quindi di uscire dal sistema bancario e questo sapete che avvantaggia molto perché riduce l'indebitamento bancario, problemi di centrale dei rischi eccetera, e da un nuovo strumento non bancario, uno strumento di finanza che chi lo vuole utilizzare lo può fare anche qui prevedendo come pegno le forme di pecorino romano che sono a disposizione. Dopodiché c'è il discorso del ritiro del prodotto e quindi per l'aiuto agli indigenti e quindi sono molto d'accordo anche con chi ha ricordato che è assurdo che il pecorino non sia tra i prodotti. Anche in giornata ci sono state interlocuzioni strette col ministro Martina che aveva dato garanzie su questo, hanno dato aperture ma stiamo pressando quotidianamente per avere questo che è un impegno che è stato preso e che deve essere rispettato. Il pecorino romano, il pecorino deve diventare anch'esso uno degli elementi che possono essere ritirati e che quindi darebbe liquidità al sistema. Ho lasciato per ultimo il discorso dell'utilizzo degli strumenti del PSR. Anche qua si è parlato e si è detto con chiarezza no all'assistenzialismo, no a interventi che poi si possono ripercuotere contro gli stessi produttori, troppe volte noi abbiamo visto che con leggerezza siamo andati avanti con aiuti alle imprese, dopodiché ci siamo ritrovati semmai anni e anni dopo a dover richiedere indietro quegli aiuti alle imprese che legittimamente avevano creduto nella bontà di quell'intervento creando veramente anche fallimenti alle imprese stesse. Ci ricordiamo gli esempi nel settore agricolo, gli esempi nel settore turistico, quindi penso che l'ultima cosa che dobbiamo fare è andare avanti con aiuti che non siano legittimi quindi all'interno delle regole pienamente definite del PSR della normativa europea. Io penso che lì ci siano comunque cose che possono essere fatte all'interno del benessere animale dove sono previste parecchie risorse, 17 milioni solo per il settore ovino. Per di più possiamo come dicevo prima anche prevedere una serie di incentivi per gli operatori della filiera che aderiscono ad una serie di protocolli e di regole che possono essere date all'interno dell'organismo interprofessionale. Quindi mi sembra che siano tanti gli strumenti che possiamo mettere in campo legittimamente come Regione, ma soprattutto dobbiamo convincere tutti gli operatori della filiera che ci vuole cooperazione, che ci vuole un maggior grado di fiducia, non si fidano uno dell'altro, e questo può essere fatto se c'è più trasparenza, se c'è un'autorità garante dei numeri, dei dati, ed in modo tale che tutti quanti riescano a prendere il senso che questo è un settore trainante nel quale però ci vuole la giusta remunerazione di tutti quanti gli attori. Non è possibile che alla fine il cerino in mano e i problemi maggiori ricadano nell'anello più debole, che in questo caso è certamente rappresentato dai produttori. Quindi massima disponibilità adesso nel proseguo del dibattito, Presidente, se si vuole approvare la mozione, o se si vuole fare un ordine del giorno prendendo questi elementi che sono emersi. Da parte della Giunta c'è tutto l'impegno.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Giovanni Satta. Ne ha facoltà.

SATTA GIOVANNI (Gruppo Misto). Presidente, penso che il dibattito è stato interessante, però penso che le due opzioni che sono state proposte, cioè quella di fare un ordine del giorno che impegna la Giunta, o viceversa l'altra proposta fatta dal Presidente della commissione agricoltura, l'onorevole Lotto, sono entrambe interessanti. Penso che sia più idonea quella di impegnare la Commissione assieme alla Giunta nell'immediato a lavorare, perché io credo che sia più proficuo lavorare in Commissione in due o tre sedute, piuttosto che oggi frettolosamente fare un ordine del giorno che abbia una valenza sicuramente limitata e qualcosa poi andrebbe dimenticata, vista appunto la complessità. Ovviamente con l'impegno da parte di tutti che si adotti una misura immediata, urgente, straordinaria, per limitare quello che oggi sta succedendo. E poi il resto, ovviamente la programmazione, che ha necessità di essere portata secondo me in Commissione. Questa è la mia proposta.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Gaetano Ledda. Ne ha facoltà.

LEDDA GAETANO (Gruppo Misto). Siamo un po' troppo generici. Io ho proposto la soluzione al problema che era quella di convocare l'associazione interprofessionale, il Presidente del pecorino romano, i trasformatori e i pastori, per trovare una soluzione al problema attuale. Il problema attuale è che i pastori stanno ricevendo la remunerazione per la produzione di latte di circa 50 centesimi, quindi quella era la mia proposta per poter coprire questo gap. Per quanto riguarda le soluzioni PSR o non PSR sono d'accordo, però uno come fa a programmare il futuro con un PSR se oggi è morto. Cioè non può andare ad avere la campagna del latte 2016-2017 a 50 o 55 centesimi. Quindi questa è una soluzione, se poi il vicepresidente che ha preso l'impegno, di cui mi fido, ha altre soluzioni in bacheca le metta in pratica. Per quanto riguarda la mozione sono d'accordo affinché venga votata la mozione di Satta, di cui il sottoscritto è firmatario, e d'accordissimo al fatto che il Presidente della V Commissione convochi subito la commissione con tutte le associazioni di categoria e le varie componenti interessate alla risoluzione del problema. Il problema è che il latte è pagato a 50 centesimi. Questo è l'unico problema ed è quello da risolvere urgentemente, poi per il futuro lo vediamo. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Ma, Assessore, lo dico veramente senza voler su questo tema assumere toni di contrapposizione, però mi rendo conto che lei ha dato delle giustificazioni, delle soluzioni, ha prospettato soluzioni che però non tengono conto della situazione reale. Cioè non tengono conto, Assessore, del fatto che oggi c'è un settore, quello lattiero caseario, e c'è un settore quello agropastorale che è in ginocchio. Perché ipotizzare di fare, di prevedere, di apprestare soluzioni, no io avrei voluto sentire Assessore che cosa si sta facendo, che cosa si è iniziato quantomeno a fare, cosa si è fatto in questi tre anni. Ammesso che ci siano deficienze, responsabilità del passato, e ce ne saranno sicuramente, ma ci saremo chiesti e mi sarei aspettato di capire cosa si sta facendo quanto meno da quando è stata presentata quella mozione nel mese di settembre, che non poteva non suscitare quantomeno un interesse, e anche una seria preoccupazione, perché poi non viene soltanto dai banchi dell'opposizione, per cercare di trovare almeno una soluzione emergenziale. Abbiamo dovuto attendere che venisse in Sardegna Flavio Briatore, Assessore, abbiamo dovuto attendere che del problema delle pecorino romano, dello scandalo cui faceva giustamente riferimento il collega Congiu, perché quello prodotto in Sardegna, che ha sede in Sardegna, si chiama ancora romano, che ce lo rimarcasse Flavio Briatore, non l'assessore dell'agricoltura, non la Giunta regionale, non la politica sarda. Questo è il motivo di apprensione, di preoccupazione che sta ormai interessando tutto il comparto. E io l'altro giorno, prima di Natale, si sono chiuse le Cortes Apertas ad Orune, e ho avuto occasione di incontrare alcuni pastori di Orune e di Bitti, e sa che cos'è? Non è che dicevano bravi politici, brava la Giunta, bravo l'Assessore all'agricoltura, no dicevano bravo Flavio Briatore che almeno ha avuto un briciolo di sensibilità per occuparsi del nostro problema. Questa è la vergogna, Assessore, nella quale anch'io come…

Se posso, Presidente, continuo per dichiarazione di voto!

PRESIDENTE. Continui per dichiarazione di voto.

Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). E allora questo è il problema vero. Ma che è un problema, guardate, non per dividerci in buoni e cattivi, in destra, sinistra e centro, no perché è un qualcosa di cui, vedete, anche le soluzioni, il pregio di questa mozione, così come dell'interpellanza proposta dell'opposizione, e quella dell'onorevole Ledda, hanno il pregio di aver posto all'attenzione del Consiglio regionale il problema. Ma siamo tutti consapevoli che la soluzione non è nella promozione né della mia interpellanza, di quella dell'opposizione, così di quella dell'onorevole Ledda, o di quella dell'onorevole Satta, ma siamo seri! Perché in nessuno di questi atti avremmo voluto, e giustamente sono state fatti e congegnati in questo modo, perché avremmo voluto sentire dalla Giunta regionale concretamente che cosa si sta ponendo in campo per dare sostegno, per arginare la crisi, per andare incontro a quelle situazioni che sono ormai di fallimento del comparto. E allora se vogliamo fare una cosa seria, guardate, se è per lavarci la coscienza approviamo pure io dico lo stesso ordine del giorno presentato da noi opposizione, la mozione dell'onorevole Satta, quella dell'onorevole Ledda ma non abbiamo risolto il problema. E allora prendiamo la consapevolezza veramente che o facciamo una seduta permanente anche di questo Consiglio perché il problema non è secondario, non ci sono solo vertenze di seria A e questa relegata a vertenza di serie B, in appendice ad una seduta del Consiglio regionale. La soluzione di un approfondimento in Commissione? Su quali basi, su quali presupposti, con quale impegno della Giunta regionale perché altrimenti noi andremo ad approvare atti di impegno che poi rimarranno negli archivi del Consiglio regionale e di cui dopo questo momento nessuno più si ricorderà, ecco quindi l'invito ad un lavoro proficuo, produttivo ma che dia il senso dell'impegno concreto, se è necessario un passaggio in Commissione istruttorio, serio, convocando anche tutti i soggetti interessati e facendo audizioni perché poi il documento torni in Consiglio, Presidente, perché il documento può essere esitato dalla Commissione ma deve tornare per una verifica in Consiglio per un dibattito aperto, perché ci sia un'assunzione di responsabilità veramente nella politica per un settore che noi riteniamo strategico e sul quale davvero non possiamo fare dibattiti sulla base di mozioni o di interrogazioni od interpellanze, deve essere un dibattito serio!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pier Mario Manca per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANCA PIER MARIO (Partito dei Sardi). Parlo anche e sicuramente a nome di tutto il gruppo, sono in grosse difficoltà, ho detto inizialmente che ho firmato volentieri, sono favorevolissimo alla mozione del primo firmatario Satta, ho detto già nel mio primo intervento che sono passati tre mesi, questo è di una genericità proprio perché il problema ancora non è sul piatto, abbiamo già detto a gennaio che le produzioni ci sono, le pecore sono scappate. Non è possibile, qua c'è una confusione di ruoli, mi permetta l'assessore Paci, non è che possiamo continuare a essere così generici, noi come consiglieri, di maggioranza e minoranza, vorremmo da parte della Giunta che ci fossero già nella sua replica delle risposte certe su quelle che sono le cose che bisogna fare, qua stiamo sulla genericità assoluta, il "vogliamoci bene" non esiste, sono passati tre anni dentro questa stanza, allora io le chiedo, come consigliere anche di maggioranza, che ci siano invece delle proposte vere su quello che vuole fare la Giunta regionale a favore della zootecnia di 12 mila famiglie che stanno aspettando qua fuori, allora non può essere una cosa così generica, non significa proprio niente, le ho già detto che ci sono delle cose che vanno fatte immediatamente, altre sono strutturali, io vorrei un impegno della Giunta tra cui l'organismo pagatore, la revisione del PSR, la continuità territoriale delle merci. Queste sono le cose che io vorrei vedere dalla mia Giunta, non si può continuare qua con "vogliamoci bene" lei fa la predica ma io devo dire a lei che cosa deve fare, mi permetta di dirle questo, io non posso accettare un ordine del giorno generico, ovvero un'interpellanza così, io mi aspetto da una Giunta di persone preparate che mi diano un minimo di soluzioni, non si può, anche questo, io sono d'accordo, riportiamo in commissione, io vorrei vedere quali sono le proposte della Giunta per uscire da questa crisi! Domani sono io fuori che discuto con 12 mila persone, che ogni giorno mi dicono come mai non arrivano i pagamenti, come mai non c'è l'organismo pagatore, come mai tutto non funziona. Quindi io credo che da qua non bisogna uscire io sono disposto a rimanere tutta la notte, domani, domenica, con delle soluzioni concrete, questo non è il comparto dove tutto va bene l'identità alle balle varie di cui ci riempiamo ogni giorno, questo è un comparto che dà lavoro a 40 mila persone, senza considerare anche gli altri indotti, non si può a rimanere così generici, sono 15 anni che diciamo queste cose, io voglio un impegno concreto, un impegno concreto di 60 persone e di una Giunta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rubiu Gian Luigi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RUBIU GIAN LUIGI (UDC Sardegna). Presidente, sulla scia di chi mi ha preceduto io lancio una proposta: non votiamo, stasera la mozione e lasciamo aperta la discussione su questo tema, non possiamo liquidare questo argomento con votiamo tutti a casa e tutti d'accordo, è chiaro che siamo tutti d'accordo sul problema che è stato posto anche nella mozione, ma liquidare con una votazione un argomento così importante non aiuta sicuramente le aziende agricole, non aiutiamo la zootecnia, non aiutiamo il mondo agropastorale. Mi devono dare risposte, assessore Paci come possiamo agire, come possiamo togliere la catena al collo ai nostri allevatori se non predisponiamo il prestito di conduzione, il prestito di conduzione è essenziale per le aziende, queste è una competenza squisitamente regionale, non c'entrano gli allevatori, non c'entrano le organizzazioni sindacali, non c'entrano le cooperative, questa condizione è indispensabile, sono questi gli elementi che noi dobbiamo mettere in campo, altrimenti stiamo qua a perdere tempo! Sull'organismo pagatore non abbiamo fatto nulla, noi siamo la penultima regione d'Italia che ancora oggi non ha l'organismo pagatore regionale; sul PSR siamo l'ultima regione d'Italia, in Toscana, il PSR 2014-2020 è partito da tre anni, nel settembre al 2015. Noi siamo ancora qui a discutere su una proroga dei giovani imprenditori che forse, ci dicono gli uffici, al 31 gennaio non abbiamo uno straccio di documento ufficiale, questa Giunta è allo sbando! È allo sbando il settore agricolo. Dopo due mesi dalle dimissioni dell'Assessore Falchi ancora non avete preso una decisione, un mese e mezzo, un mese, è tantissimo! Poi sbandierate nelle assemblee che voi tenete tantissimo al problema dell'agricoltura? Ma non avete neanche nominato l'Assessore, siete ancora qui, lei assessore Paci, è ancora vittima di quel sistema: sostituisce il Presidente, sostituisce l'Assessore, non può sostituire tutti! La situazione è in stallo, non possiamo stasera votare una mozione e andare tutti a casa come se non fosse successo niente, dobbiamo assolutamente prendere un impegno e aggiornare il Consiglio sul tema latte-ovino della Sardegna, non possiamo stasera andar via con una semplicissima votazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Attilio Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Il panorama che ho disegnato prima della non felice Sardegna economica, sociale, politica, mi stavo dimenticando che c'è stato un Masaniello che si chiamava Felice Floris e che veniva a sgozzare le pecore qui e forse avrebbe sgozzato volentieri anche qualche altro. Ma voi pensate che la gente dei campi, che quelli che soffrono, quelli che vivono esclusivamente da quel lavoro difficile e che viene pagato nel latte a 0,50 euro possano stare tranquilli? Senza una risposta concreta da parte di questo Consiglio, dico concreta, ecco perché ho fatto la proposta di un ordine del giorno unitario, ecco perché ho detto che la politica deve trovare un diritto, deve trovare soluzioni, oppure ci sono persone che amano lavarsene le mani, lo dicano i Ponzio Pilato che sono qui dentro! Io sono anche per andare in Commissione, che vengano convocati i Capigruppo, ma voglio che si faccia entro 15 giorni, sospendendo il lavoro di oggi, cioè si fermi il Consiglio ma entro 15 giorni la Commissione presenti proposte concrete, altrimenti sarò il primo a fare il Masaniello in mezzo alle associazioni, in mezzo ai pastori e a dire cos'è questo pattume di Consiglio regionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fabrizio Anedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ANEDDA FABRIZIO (Gruppo Misto). Presidente, io non so cosa dobbiamo votare, io sarei d'accordo per riportare la discussione in Commissione e discutere perché è un problema talmente importante, discutere di questo settore che rappresenta 12 mila imprese, tutti sono in crisi, quindi è una cosa che va proprio discussa bene e portata avanti però alcune riflessioni le vorrei fare su questo settore che in questi anni ha cercato di industrializzare una popolazione di partite Iva, imprese di pastori con piccoli greggi al pascolo, inserendole in cooperative di trasformazione di grandi dimensioni, finanziati con grande risorse regionali. E che oggi si stanno rivelando inadeguate a sostenere la commercializzazione della produzione. Oggi i pastori sono indebitati con i fornitori di mangime, perché i caseifici di cui sono soci non pagano, i mangimi comunque sono utili per produrre più latte anche se poi questo mangime omologa il latte prodotto, con questi mangimi, alle altre bestie che sono allevate in stalla, quindi è un'omologazione di prorotto; il prodotto nostro non è che cambia da quello emiliano o da altre parti, è uguale, la caratteristica nostra di bestiame al pascolo produceva un latte che era diverso. I caseifici hanno i magazzini pieni di formaggio e le associazioni di categoria chiedono l'intervento della Regione. Le stesse associazioni di categoria si prodigano per far acquisire caseifici in crisi ad aziende quotate in borsa del continente che usano gli stabilimenti sardi come logistica per vendere i loro prodotti. Per esempio di Podda che vende a Granarolo, e Granarolo lo usa come logistica per vendere i suoi prodotti, è sotto gli occhi di tutti. È un settore gestito male e i fallimenti dei pseudo-industriali sono fuori controllo. Sicuramente c'è anche una responsabilità degli enti regionali preposti ad assistere e a controllare questo settore, vedi gli ispettori di Laore che andavano a curare il loro corpo, andando in piscina, durante l'orario di lavoro, invece magari di dare consulenza alle imprese. Questo qualche giorno fa lo abbiamo letto sul giornale. Allora qual è la soluzione? Continuare con i contributi a pioggia o aiutare il settore a fare impresa e quindi a produrre e commercializzare come deve fare un'industria che vuole stare sul mercato? Io penso che la soluzione sia questa: aiutare a fare impresa i pastori e stare sul mercato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Luigi Lotto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOTTO LUIGI (PD). Io credo che sia il caso di chiudere assolutamente in maniera condivisa questa riunione importante che abbiamo affrontato, perché diversamente già è diviso eccessivamente il mondo che rappresenta i pastori, ma rischiamo di essere eccessivamente divisi anche noi. Credo che portando a una sintesi delle proposte emerse dal collega Rubiu, le perplessità avanzate da altri colleghi, si possa chiudere in questo modo. La mozione si approva con un quarto punto dove si impegna la Commissione ad affrontare il tema, a fare, come diceva l'onorevole Pittalis, le necessarie audizioni se servono e portare in Consiglio una risoluzione nell'arco di 15 o 20 giorni e affrontiamo tutte le questioni che sono necessarie. Abbiamo tempo per rifletterci, abbiamo il tempo per fare una cosa ben fatta, nessuno ci può dire che abbiamo fretta. Se il collega Satta e gli altri che hanno firmato la mozione sono d'accordo su questo, credo che di fatto stiamo chiudendo in maniera onorevole per tutti e stiamo predisponendo le condizioni per fare un lavoro serio che aiuta la Giunta ad affrontare i temi. Perché poi il problema vero è dare una risposta, la migliore possibile.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Luigi Crisponi. Ne ha facoltà.

CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). Molto brevemente io vorrei che questa Commissione che viene chiaramente coinvolta, giustamente, abbia però, presidente Lotto, anche la presenza costante, in ognuna di quelle riunioni che si andranno a fare, di un componente della Giunta regionale. Quel momento non può essere lasciato alla solitudine dei commissari, va affrontato quasi fosse una sessione di bilancio, con tutto il rispetto per quella Commissione, perché altrimenti il lavoro che approfondite, istruttoria di qualunque tema, con tutto il rispetto per quello che è stato valutato quest'oggi in Aula, sarà naturalmente monco, mancherà la parte centrale, quello degli impegni rispetto agli oneri che vanno posti in carico al lavoro della Giunta regionale. Quell'onere naturalmente potrà essere speso solo se un autorevole rappresentante sarà presente e partecipe in quelle occasioni in cui noi saremo chiamati a fare quel lavoro che è stato richiesto qui dall'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'assessore Paci. Ne ha facoltà.

PACI RAFFAELE, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Come avevo detto prima alla Giunta andava bene sia l'approvazione della mozione sia una soluzione come questa che viene prospettata, che mi sembra che sia l'unica capace di mettere in un documento la ricchezza del dibattito. L'ho detto prima, qua ci sono talmente tanti problemi che certamente non sono presenti in quella mozione, per riconoscimento stesso dei firmatari, né possono essere scritti in due minuti qui stesso. Quindi mi sembra una buona soluzione e approfitto per ricordare che alcune delle cose che sono state dette, per esempio onorevole Rubiu, il prestito di esercizio è stato deliberato dalla giunta il 25 novembre 2016, a tasso agevolato, 2 milioni e mezzo disponibili, 7 milioni per i confidi agricoli, già disponibili ci sono già quattro confidi che hanno partecipato. Allora è anche importante che ci sia consapevolezza che una serie di cose, onorevole Manca sono stato molto concreto ho detto che domani abbiamo un impegno rotativo che era un impegno richiesto da tutti, domani c'è la riunione. Allora non mi può dire che non stiamo facendo niente e che non ho dato risposte, sto dicendo che ci sono una serie di cose concrete che stiamo facendo. Dopodiché ovviamente altre si devono fare. Io penso che i lavori in Commissione servono anche a questo, però io non penso di non aver dato risposte concrete, alcuni degli strumenti per esempio che l'onorevole Rubiu sta chiedendo ci sono e sono già operativi.

PRESIDENTE. Non ho altri iscritti per dichiarazione di voto.

(Interruzioni del consigliere Pietro Pittalis)

Sospendo la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 20 e 17, viene ripresa alle ore 20 e 22.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (F.I.). Presidente, la proposta, a conclusione del dibattito, mi pare possa essere quella di riportare l'argomento nella Commissione competente, in modo che possa essere fatta l'istruttoria adeguata, anche con l'audizione delle associazioni di categorie interessate e delle rappresentanze sindacali interessate, con la presenza della Giunta, affinchè si costruisca un documento sul quale poi il Consiglio regionale potrà fare le giuste valutazioni, se, come ci auguriamo, possa nascere anche sul tema un documento unitario.

Il problema però è quello dei tempi, quindi chiediamo al Presidente della Commissione che tutto questo lavoro possa svolgersi ed esaurirsi nel tempo massimo di 15 giorni. Questo mi pare di aver colto anche da alcuni colleghi della stessa maggioranza. Se questa è un'ipotesi che può portare a un risultato, diciamo così, di impegni concreti, credo che possa costituire una buona base per poi un dibattito tra 15 giorni nuovamente in Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Luigi Lotto. Ne ha facoltà.

LOTTO LUIGI (P.D.). Io non posso che prendere atto della volontà di diversi, tra cui, non possono non tenerne conto, il primo firmatario della mozione che mi esprime la volontà di preferire che non si voti oggi la mozione e si vada, così come abbiamo preso tutti l'impegno di fare, a lavorare in Commissione ad un documento, da approvare entro 15 giorni, più articolato sul tema, che affronti le questioni e le proponga al Consiglio perché siano esaminate nei tempi in cui il Consiglio avrà possibilità di affrontarle. Io convocherò già la prossima settimana la Commissione, diamoci il tempo di una settimana per ragionarne e costruire il documento, io sono assolutamente d'accordo. Personalmente io mi ero speso, pur non essendo firmatario della mozione, mi ero speso anche per approvarla, prendo atto che chi la propone dice che è preferibile non votarla e non posso che dire che va bene così.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Daniele Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE (SEL Sardegna). Per dire che prima avevamo deciso misembrava all'unanimità, evidentemente mi sono sbagliato io, di votare la mozione sui cui contenuti eravamo tutti d'accordo, mi sembra che l'assessore Paci, non voglio in questo momento spezzare una lancia in suo favore, ha assolutamente assunto l'impegno rispetto alle proposte di soluzioni che noi abbiamo proposto di valutare, perché io voglio aggiungere un'altra cosa: stiamo attenti a non illudere nessuno. Noi qui stiamo parlando di partite importantissime, noi stiamo parlando di svariate decine di milioni di euro, quindi noi andremo in Commissione, faremo un'istruttoria come si deve, però poi è chiaro che noi abbiamo il dovere stasera di dire qui che quel passaggio in Commissione non risolverà il problema del prezzo del latte immediatamente. Diceva bene il collega Ledda che il problema sono i 50 centesimi al litro del prezzo del latte, ma ad oggi noi non siamo in grado di dire senza un'istruttoria che sia intersecata con la legge finanziaria, di dire la disponibilità che potremo mettere in campo. Questo è giusto dirlo oggi perché altrimenti andiamo ulteriormente a illudere quelle 40 mila persone di cui parlavamo, quelle 13 mila aziende che sono in sofferenza, rischiando poi non proporre nessuna soluzione adeguata.

PRESIDENTE. Onorevole Satta, lei dovrebbe dire se intende ritirare la mozione.

SATTA GIOVANNI (Gruppo Misto). No, non la stiamo ritirando, stiamo decidendo di sospendere la votazione, nel frattempo si aprono i lavori in Commissione con l'impegno anche della Giunta, chiedo su questo al vicepresidente Paci che ci sia un componente della Giunta che abbia la possibilità di partecipare ai lavori. Ovviamente non avremo tutte le soluzioni ma cercheremo di fare il possibile per il comparto, indicando poi alla Giunta quello che dovrà fare per….

PRESIDENTE. Sì, abbiamo un problema di Regolamento, perché questo prevede che la cosa sia fatta entro la tornata, cioè nei prossimi giorni, quindi non è compatibile con i 15 giorni di sospensione.

CHERCHI OSCAR (F.I.). L'Aula si può pronunciare all'unanimità, Presidente.

PRESIDENTE. Mettiamo allora in votazione la proposta di sospensione della votazione.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della proposta di sospensione della votazione sulla mozione e di rinvio in Commissione.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

(Il Consiglio approva).

PRESIDENTE. La seduta è tolta. Il Consiglio sarà riconvocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 20 e 28.