Seduta n.193 del 28/09/2016 

CXCIII Seduta

(POMERIDIANA)

Mercoledì 28 settembre 2016

Presidenza del Vicepresidente Eugenio LAI

La seduta è aperta alle ore 16 e 55.

PIZZUTO LUCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 13 settembre 2016 (189), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Ugo Cappellacci, Giampietro Comandini, Lorenzo Cozzolino, Luigi Crisponi e Paolo Flavio Zedda hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 28 settembre 2016.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

PIZZUTO LUCA, Segretario:

"Interrogazione Truzzu, con richiesta di risposta scritta, sul Bonus famiglia relativo all'anno 2015". (852)

"Interrogazione Zedda Alessandra - Pittalis - Cappellacci - Carta Giancarlo - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis, con richiesta di risposta scritta, sulla procedura di gara per l'affidamento dell'appalto per la realizzazione del nuovo Ospedale di San Gavino Monreale". (855)

Continuazione della discussione congiunta delle mozioni Cappellacci - Pittalis - Carta Giancarlo - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra sugli sbarchi di migranti nell'Isola e sul superamento della quota prevista per la Regione. (253), Agus - Pizzuto - Lai - Cocco Daniele Secondo sul coordinamento delle attività di prima e seconda accoglienza e della gestione dei servizi per le persone richiedenti asilo e i cittadini stranieri. (220) abbinate all'interpellanza Locci - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra sull'accoglienza dei migranti in Sardegna. (149)

PRESIDENTE. Riprendiamo i punti all'ordine del giorno. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione delle mozioni numero 253, 220 e dell'interpellanza numero 149/A.

È iscritta a parlare la consigliera Alessandra Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Presidente, intanto ci piace da subito sottolineare che la cultura dell'accoglienza, della solidarietà, della vicinanza con i popoli soprattutto in sofferenza sono proprie e nelle corde del popolo sardo e del popolo italiano. Però non possiamo continuare a nasconderci dietro forme di umanità e non evidenziare quello che sta accadendo oramai in tutto il paese, ma noi in questo momento abbiamo un'attenzione maggiore per la nostra Regione, soprattutto nell'ultimo periodo. Dall'inizio abbiamo manifestato perplessità e preoccupazione e siamo stati tacciati di essere coloro che incentivavano all'odio e soprattutto non avevamo sensibilità su ciò che stava avvenendo. Noi invece abbiamo purtroppo avuto dalla nostra i fatti che hanno dimostrato che purtroppo ci sono stati dei fatti, ma soprattutto si andrà sempre peggio noi crediamo se il comportamento di Stato e Regione sarà il medesimo tenuto sino ad oggi, si andrà davvero verso posizioni grande criticità. Lo dico perché da subito abbiamo chiesto, e credo che l'interpellanza con tutte quelle domande sia esaustiva proprio per rappresentare ciò che volevamo sottolineare già da quel primo momento in cui arrivarono le prime navi di emigranti, appunto per indicare quali erano le principali difficoltà. Intanto sicuramente la scarsa organizzazione. Se una Regione, uno Stato si candidano per una forma di accoglienza questa deve essere garantita e soprattutto dev'essere fatta con tutti i criteri, io dico primo fra tutti nel rispetto dei emigranti, ma anche nel rispetto di chi in quest'isola vive. E allora dicevamo una scarsa organizzazione, ma soprattutto io credo che da subito abbiamo messo il dito sul vero nodo, e cioè il rapporto dello Stato, e quindi del Governo italiano con l'Unione Europea, che da subito ha manifestato forme di sordità preoccupanti e da subito è stata restia a voler fare una politica unitaria, perché per questo argomento, e noi anche questo abbiamo sottolineato, occorre una visione mondiale. Perché non a caso le dichiarazioni del rappresentante dell'Onu, che dice appunto di dover fare un intervento congiunto, hanno dato ragione alle nostre tesi iniziali. In questo senso ci sono stati ovviamente dei problemi dal punto di vista finanziario. Anche quello l'abbiamo evidenziato. All'inizio, e non ho paura di dirlo, c'è stata una corsa delle cooperative a chi poteva acquisire più soldi per lo svolgimento dei servizi. E su questo argomento credetemi dico che mi è chiaro molto poco, però ci ritorneremo. Ma voglio rilevare che da più parti, e non lo dico di certo io, ma quando è stata sottolineata la nomina di Fassino come salvatore della patria, sono stati invece evidenziati anche veri problemi e cioè che sicuramente c'è una situazione emergenziale, e oggi alle casse del Ministero mancano ancora 600 milioni su 1 miliardo di euro necessario ogni anno per la gestione del sistema di accoglienza, e nelle prossime settimane ancora il numero dei emigranti di certo non è destinato a diminuire. Quindi è ancora di oggi uno degli altri argomenti che ha creato delle difficoltà, è proprio invece su una situazione che veniva rilevata come fiore all'occhiello, è cioè sul servizio delle cooperative che appunto si occupano dell'accoglienza e della sistemazione dei emigranti. È stato creato un grosso problema di occupazione, perché ovviamente sono stati anticipati i fondi, e ad oggi tali cooperative non hanno ancora ricevuto i pagamenti. Poi un altro problema che ci sta veramente a cuore è questo, la Sardegna ha un territorio che non sto io a raccontarvelo, vi dico che sicuramente ci sono delle comunità che abbiamo messo in difficoltà con il sistema sbagliato e disorganizzato dell'accoglienza. Gran parte del peso si è riversato assolutamente sui Comuni, in particolare quelli minori e non strutturati per poter effettuare un servizio di questo tipo. Per di più le popolazioni hanno anche dovuto subire il non gradimento dei migranti. Questo ha fatto sì, ma bastava puntare uno sguardo su Piazza Matteotti, che ci fosse una diffusione di un malessere sociale, sia dei residenti che dei emigranti. Allora, Assessore, a noi non piace e non ha neanche senso fare polemica. Noi abbiamo chiesto che oggi si potesse intervenire in Aula perché veramente abbiamo registrato da un lato il malessere dei sardi, dall'altro le difficoltà oggettive che se non ricordo male lo stesso onorevole Tedde e l'onorevole Pittalis stamattina hanno rappresentato al Presidente Pigliaru, sul fatto che noi siamo dalla parte di chi vuole…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Ignazio Giovanni Battista Tatti. Ne ha facoltà.

TATTI IGNAZIO GIOVANNI BATTISTA (UDC Sardegna). Presidente, mi complimento con il Presidente Pigliaru per le sue recenti affermazioni oggi sull'Unione Sarda sugli obiettivi per il rilancio delle zone interne e che brevemente enuncio: fermare la fuga dei giovani, frenare la dispersione scolastica, creare posti di lavoro, incrementare il turismo e favorire le imprese. Peccato però che questi buoni propositi cozzano con quanto riportato nell'edizione del 13 giugno scorso in un quotidiano a tiratura regionale, dal quale apprendevo con rammarico che la soluzione per contrastare lo spopolamento delle zone interne dell'isola, secondo un noto sindacato, fosse quella di usare i migranti per ripopolare le aree disabitate, e a fargli da spalla un assessore della Giunta regionale, per il quale servono nuove braccia e cervelli per ridare benessere all'isola grazie anche alle opportunità offerte dal programma strategico nazionale per le aree interne, lo SNAI, proponendo ben 4000 euro mensili al nucleo familiare degli immigrati. Che dire? A questo punto, che a detta del noto sindacato del governo regionale i sardi sono un popolo di somari e sfaticati, che deve essere sostituito con un popolo di disperati più intelligente e laborioso. A questo punto, se così non fosse, sarebbe opportuna una smentita in questa sede da parte della Giunta regionale. Non ne faccio una questione di razzisti o non razzisti, ma la misura comincia ad essere colma, che si voglia arrivare addirittura alla sostituzione di un popolo con finto buonismo dell'integrazione che altro non fa che portare soldi al sistema delle cooperative dell'accoglienza, che pare siano spuntate come funghi negli ultimi tempi, curando gli interessi di poteri occulti, dei salottini radical chic e di una frangia di politicanti altolocati che non vogliono arrendersi al cambiamento.

Lo spopolamento delle zone interne, soprattutto dell'alta Marmilla - lo dico perché rappresentante non solo della Sardegna ma anche dell'alta Marmilla -, per quanto mi riguarda si contrasta ridando fiducia e dignità al popolo sardo, creando le condizioni per uno sviluppo sostenibile che ridia benessere al popolo sardo e inneschi un processo di rientro dei nostri conterranei che per varie esigenze hanno dovuto lasciare la nostra terra. Solo quando avremo ridato dignità e benessere al nostro popolo si potranno creare le giuste condizioni per un processo di integrazione che sia sostenibile e accettato da tutti, senza discriminanti. Piena condivisione pertanto con le parole dell'Arcivescovo di Sassari, monsignor Paolo Atzei, in quanto dobbiamo pensare prima alla dignità del nostro popolo; la carità parte dalle persone più vicine a noi che soffrono e spesso sono in miseria, per esercitarla ci vuole equilibrio, mentre pare sia diventata quasi una moda da parte dei nostri governanti privilegiare i migranti rispetto al nostro popolo. Si ha vera integrazione quando, mantenendo intatta la nostra identità, si aiuta il prossimo che viene accolto nella nostra terra come ospite. Lasciando incontrollato il fenomeno migratorio si corre il rischio di smarrire la nostra identità e le nostre origini; arrivando a proporre certi progetti si dimostra poco rispetto per il proprio popolo e una scarsa conoscenza dello stesso. I sardi sono un popolo di gente onesta e laboriosa e soprattutto conosciuto in tutto il mondo per la sua ospitalità, evidentemente chi pensa e scrive certe cose non ha minimamente idea di cosa sia vivere in Sardegna, amare la propria terra e sudare per la propria terra.

I fondi del Programma strategico nazionale per le aree interne, SNAI, sono destinate alle popolazioni dell'alta Marmilla per ridare loro dignità e speranza in un futuro migliore vissuto nella loro terra, e per i loro figli, senza pregiudizio alcuno ci batteremo per ridare fiducia e dignità a tutti i sardi, affinché si creino le giuste condizioni di sviluppo e benessere per il nostro popolo e contemporaneamente si inneschi un processo di integrazione condiviso e sostenibile. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pierfranco Zanchetta. Ne ha facoltà.

ZANCHETTA PIERFRANCO (Cristiano Popolari Socialisti). Abbiamo sospeso i lavori e quindi forse un po' di tensione etica sull'argomento è venuta meno, cerco però di riprendere le fila di un ragionamento, che ci vede anche un po' stanchi, perché credo che la portata dell'argomento abbia dimensioni universali e ci debba vedere anche protagonisti come regione che rivendica autonomia e indipendenza, perché credo che questi concetti che noi richiamiamo debbano essere anche un elemento forte che caratterizza la nostra azione su un tema così delicato, un tema che la storia ha dimostrato essere più complesso delle nostre previsioni.

Non c'è un orizzonte etico oggi sul quale muoverci, siamo legati a una deriva nella quale i diritti umani non sono più universali ma frutto di una contingenza storica, ecco io credo che su questo noi dobbiamo fare una riflessione. Faccio un richiamo: l'Uganda è un Paese che è uscito dalla guerra da poco, ebbene in quel Paese martoriato si ospitano 700 mila migranti e 500 mila profughi. Su quelle dimensioni così immense e drammatiche noi dobbiamo confrontarci con le nostre.

L'Italia, per eventi gravi ed eccezionali, chiederà all'Europa 4 miliardi per il terremoto è 3 miliardi e mezzo per l'emergenza migranti: è una notizia recentissima e io credo che su questo noi dobbiamo inserirci come Regione, rivendicando le cose che sono state dette per dare una migliore accoglienza, per non creare disagio ai sardi e a chi accogliamo. Ecco, di questi 3 miliardi e mezzo noi dobbiamo fare i conti anche con il Governo centrale, però io mi richiamo al Presidente del Consiglio che ha detto all'Europa "voi ci state lasciando soli e non sapete come risolvere il problema", è vero, noi lo diciamo al Governo "ci lasciate soli, non pagate, mettiamo in sofferenza la popolazione sarda, mettiamo in sofferenza chi interagisce con l'accoglienza", e lo diciamo al Governo rivendicando un'azione di risoluzione del problema, ma all'interno di questo, proprio perché l'onorevole Tedde diceva che questo… e io condivido, è un argomento che richiamano le mozioni sull'indipendenza della Sardegna, noi dobbiamo raggiungere una statura che anche su argomenti del genere possa renderci protagonisti di un'indipendenza che la nostra cultura è capace di mettere in atto per affrontare problemi così grandi come quelli dell'emergenza migranti.

Soltanto il 15 per cento degli italiani è favorevole a Schengen, vale a dire che c'è la stragrande maggioranza degli italiani che vuole richiudersi nei propri confini, ma noi non siamo una regione che si vuole chiudere nei propri confini, noi siamo protagonisti e vogliamo esserlo in Europa, ed è per quello che dobbiamo pretendere anche per queste situazioni la nostra specificità di essere indipendenti culturalmente e avanzatissimi anche nell'accoglienza e nel rivendicare risorse adeguate per fare quella che noi chiamiamo accoglienza ma che è semplicemente far valere i diritti umani! Questo è il popolo sardo e questo credo che sia un esempio che noi dobbiamo dare anche ad altri che vogliono innalzare barricate, barriere o muri.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Luca Pizzuto, su delega del Capogruppo. Ne ha facoltà.

PIZZUTO LUCA (SEL). Io credo che questa discussione in Consiglio abbia il dovere di provare a dare un po' di verità ai nostri conterranei che in questo momento ci stanno ascoltando, perché il malessere dei sardi non è determinato dal fatto che arrivino immigrati in Sardegna, il malessere dei sardi è determinato dalla mancanza di lavoro, dalla mancanza di una ridistribuzione della ricchezza, dalla mancanza di garanzie sociali. Noi abbiamo l'atteggiamento culturale di dire che gli immigrati, gli extracomunitari non ci stanno bene, se arrivano sui barconi, se arrivano con mogli che non sono modelle, fondamentalmente se arrivano senza un soldo, se invece arrivano con gli yacht, con uno stuolo di modelle al fianco e con capitali, quegli immigrati vanno bene, anche se sono musulmani, se hanno religioni diverse, se hanno prassi diverse, perché il problema non è che vengono immigrati, il problema è che vengono poveri, che scappano da situazioni di difficoltà, di sofferenza, di morte. E noi contribuiamo ad una guerra tra poveri e non contribuiamo invece a ragionare su quali sono le cause per cui quelle persone si mettono in mare, rischiano la vita, subiscono violenze inaudite e pagano anche profumatamente, e le ragioni sono determinate - noi ce lo dobbiamo dire - da responsabilità occidentali, perché non è che quello che succede in quei Paesi, in quelle realtà sia frutto del caso o sia frutto del fatto che quei popoli sono selvaggi e non si sanno governare, è frutto di precise politiche occidentali che hanno devastato per secoli quelle terre e quelle popolazioni, che le hanno schiavizzate e depredate. Cito a memoria una statistica, spero di non sbagliare: il 70 per cento dell'oro prodotto nella storia dell'umanità arriva dall'Africa. L'Africa è il continente più povero dalla terra e non possiede una miniera d'oro, perché tutte le miniere d'oro, tutte le miniere di materiali preziosi, diamanti e risorse energetiche sono in mano all'Occidente. Allora è inutile che noi vogliamo continuare a focalizzare il problema che i poveri litigano per le briciole di pane, è un problema di sistema, un problema di sistema che dobbiamo avere il coraggio di affrontare, abbiamo in questo però un dovere di solidarietà perché la Terra è una e perché i sardi prima di preoccuparsi del fatto che non sono fertili e cose del genere dobbiamo occuparci del fatto che devono essere solidali, dobbiamo essere solidali, intanto perché questa la situazione di accoglienza produce solidarietà, produce integrazione culturale e produce anche una ricaduta di benessere sia nelle persone che stanno scappando e sia nei sardi che lavorano in quelle situazioni e dobbiamo avere il coraggio di porre al centro del problema non il tema degli immigrati che devono essere fermati erigendo muri ma il problema di come si sta gestendo la ricchezza nel pianeta terra e di come viene una violenta guerra che esclude i poveri e le masse dalla gestione di quelle risorse, perché solo così riusciremo ad evitare questo problema. L'Isis non è frutto del caso, l'Isis è un prodotto dell'Occidente che ha scatenato reazioni terribili in quell'area geografica dove noi come occidentali non stiamo intervenendo e stiamo lasciando massacrare popoli tra tutti il popolo curdo che difende valori di civiltà in quell'area nei confronti di quell'esercito di barbari che compie azioni atroci e terribili. Per cui il problema è complesso, non è semplicemente un problema di chi arriva qui e del fatto che dobbiamo accoglierlo o non accoglierlo, non ci sono abbastanza risorse, noi dobbiamo affrontare il problema nella sua complessità agendo con forza nelle ragioni dell'ingiustizia sociale che stiamo vivendo in questo sistema economico e cercando azioni di redistribuzione della ricchezza e di solidarietà cui ora io sento il dovere di portare avanti in quanto essere umano e non in quanto esponente politico di una parte. E cito un pericoloso marxista che dice: "Troppe volte non vi abbiamo accolto, trattati come un peso, un problema, un costo siete invece un dono". Il pericoloso marxista è Papa Francesco che meno male almeno lui ha la capacità di parlare al mondo con forme di solidarietà e di porre il problema sul tema della povertà e non della diversità della pelle. Quindi io credo che questo Consiglio regionale con forza debba portare avanti istanze di solidarietà, di creazioni di ponti e non di capacità di costruire muri.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Grazie Presidente, devo dire la verità non avevo intenzione di intervenire in un primo momento, poi ho riflettuto, ho ritenuto che fosse un argomento valido da poter affrontare in maniera, se possibile seria, cosa che fino adesso non ho riscontrato. Ha detto bene l'onorevole Pizzuto poco fa è un problema molto complesso, peccato che lei però lo abbia ridotto al niente. Perché il problema è un qualcosa che attraversa tutto l'insieme della politica e non va visto, come ho sentito da diversi oratori, pensando che in forma ideologica si possa risolvere il problema. Allora qui si tratta di capire quali sono le politiche estere dell'Italia, i rapporti con l'Unione europea, si tratta di capire se c'è un raccordo complessivo, io non ho nessuna difficoltà a riconoscere che un terzo del mondo rappresenta la totalità degli interessi economici, io non ho paura di dirlo, anzi l'ho sostenuto in diverse circostanze, ho parlato della finanziarizzazione dell'economia, del disastro che questa ha portato snaturando lo stesso capitalismo.

Ora il problema non è dire siamo stati i colonizzatori perché non va bene, non è la responsabilità solo del mondo occidentale che dovrei dire del mondo orientale, cosa vuol dire cosa non ha fatto la Cina, non quella di Mao o di altri, quella di Mao ha fatto di peggio. Ma dai Ching a tutti quelli che hanno amministrato quell'enorme Cina, il mondo è intersecato da persecuzioni che hanno visto miriadi di popolazioni muoversi da una parte all'altra. Il problema è non santificare questi concetti perché nel momento in cui, io premetto sono certamente non razzista, ancor meno sono contrario a dare ristoro a chi viene nel mio territorio, ma se mi permettete non è corretto che io gestisca questa gente a migliaia in Italia senza sapere che fine faranno domani. Perché se il buongiorno si vede dal mattino io vorrei dire, avete mai osservato da un po' di tempo a questa parte che a due a due questi a cui diamo 35 euro al giorno sono davanti ai supermercati a chiedere l'elemosina? Ma forse li sto educando così? Io dico che è molto meglio, come diceva un classico, insegnare a pescare anziché dargli un pesce. Perché li aiuto a vivere, a crescere, ad essere una fonte di ricchezza per loro stessi. E io dico che forse sono stati anche depredati quei Paesi per alcuni aspetti ma hanno terreni fertili, hanno opportunità e perché non debbono essere mandati lì dandogli magari 35 euro al giorno lì, ma sapete che cosa vuol dire 35 euro in una di quelle lande dell'Africa? Vuol dire essere ricchi, anzi ricchissimi per quelli che sono gli standard. E io non devo dire che non va bene per la Sardegna va bene per il resto del mondo, no il problema è diamo accoglienza ma una volta che abbiamo dato accoglienza bisogna fare una seria politica per l'Africa e andare in Africa a riportarli e farli crescere bene perché lì ci sia l'opportunità con le risorse che ci sono e non fare depredare oggi come succede dalla Cina che sta comprando interi Paesi. Poi si può essere d'accordo o non d'accordo ma se è il gigante cinese che compra le terre rare e compra immense praterie tutto va bene, se il gigante rosso Cina che fa da lungomare in Algeria tutto va bene e non utilizza operatori, persone che potrebbero essere rimesse lì, riqualificate e dare opportunità di sviluppo in quel territorio. Noi stiamo soltanto creando disoccupati per il domani, forse aggiungendo qualche possibilità alla malavita di prendere personale e probabilmente non facciamo il bene di quelli che accogliamo, anzi li stiamo sfruttando in maniera indiretta e in maniera nociva per la società e qui non c'è né pccidente né oriente né medio oriente né Africa e né sud America ma c'è solo una coscienza umana che deve fare una ricerca seria. Certo che in pochi minuti non si può parlare altrimenti sarei cominciato a entrare nella politica estera che questo Paese…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pietro Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Grazie Presidente, esistono molti modi per introdurre questo argomento, potremmo parlare di cifre, di dati, potremmo parlare guardando il problema dal punto di vista di coloro che partono per i viaggi della speranza con tutto il carico drammatico di chi fugge dalla fame, miseria, guerra. Donne, uomini, bimbi che cercano la speranza, che spesso e troppo spesso naufraga tra le onde di un mare che inghiotte sogni e speranze di tanta gente che ci fa rabbrividire giusto il tempo del notiziario. Poi c'è la ragione di Stato, perché questo è il punto di vista, di chi ha il dovere di accogliere e gestire il problema, di trovare la possibilità di dare dignità a tanta gente, a tante persone, uomini, donne, bambini. Poi c'è il punto di vista di coloro che trasformano questo problema in uno spot elettorale, in un'occasione politica cinica da utilizzare per il consenso elettorale. Le soluzioni, è stato detto da tutti i colleghi che sono intervenuti, chi è favorevole a trovare soluzioni, chi è meno favorevole, disponibile, a vedere dal punto di vista di coloro che cercano una soluzione per la loro vita, la loro dignità, per i loro figli, le speranze, che sono uguali alle speranze di tanti uomini e donne cresciute in questa parte di mondo che si chiama Sardegna, a cui noi dobbiamo per forza dare risposte, e siamo chiamati qui a cercare di dare soluzioni da questo punto di vista. Ma non sarà un like in più su facebook a risolvere il problema e a diminuire i flussi migratori, né sarà quello che urla di più ad avere ragione per dire che la soluzione è quella da lui indicata come risolutiva di un problema veramente difficile e complicato che, badate bene, vogliamo non vogliamo, è inarrestabile, non si può fermare, dobbiamo soltanto gestirlo, è il segno dei tempi, e non bisogna scomodare la politica che ha guidato il colonialismo negli anni nell'Africa e negli altri Paesi del mondo che sono stati occupati da noi tutti, e dalle guerre che ancora oggi imperano nel mondo, perché questo è un processo che non si può fermare, deve essere gestito. E quindi chi amministra ha il dovere di gestire le cose così come stanno avvenendo, sapendo bene che si tratta di donne, di uomini e bambini, e anche in questo caso gli scenari mondiali, apocalittici per certi versi, e le ragioni di Stato che guidano i processi economici finanziari nel mondo non possono scordare i fenomeni sociali, perché una classe dirigente all'altezza del compito che è chiamata ad assolvere non può trascurare i fenomeni sociali, perché questi naturalmente sono tutti carichi di significato, ancora una volta lo dico, di uomini, donne e bambini che fuggono dalle guerre e che fuggono dalla fame e dalla miseria e dalla speranza. E non sarà qualche delinquente, così come tanti delinquenti che abbiamo fra di noi, a farci cambiare idea sulla strada che deve essere seguita, non sarà questa a farci perdere il carico di umanità che ci deve guidare nella scelta e nella nostra direzione, sapendo bene che non saranno certamente quelli a togliere il lavoro agli italiani né a togliere il lavoro ai sardi, perché non saranno questi, non sono questi i problemi, sono altre cose. E allora è semplice dire, badate bene, che arriva tanta gente, e poi i numeri sono stati raccontati io credo in una maniera esemplare dal primo firmatario della mozione, Agus, in cui si dice che in Italia tutto sommato il fenomeno migratorio rispetto ad altri Paesi europei è certamente molto più limitato, ed è ancora più contenuto in Sardegna, e strillare e urlare in quest'aula, raccontando un mondo diverso rispetto a quello che accade il lo trovo francamente deludente, ma deludente per noi tutti come uomini, lo trovo deludente, cioè sentir dire che sono state sforate le quote a cui la Sardegna è chiamata a rispondere nei confronti del Governo di qualche centinaia di unità, di uomini, di donne e bambini è una cosa che io trovo indecente, perché questo non modifica le sorti del nostro Paese, anzi, gli idea più umanità, più carità, piuttosto dovevamo trovare il modo di dargli maggiore dignità nelle scelte che devono essere fatte nell'accoglienza, perché questo deve fare una classe dirigente all'altezza della situazione, non urlare e sbatterli fuori, non soltanto dire che devono essere fermati nei luoghi da cui partono per tenerli lì lontani dai nostri occhi perché il problema sarà risolto così, perché se i nostri occhi non vedono il problema allora il problema non esiste, non è questo il punto, o chiudendo le barriere come fanno tanti Paesi europei in questo frangente in cui la destra populista prende il sopravvento e a cui fanno riferimento molti esponenti anche di questa Aula, tristemente fanno riferimento a quelle esperienze fallimentari che noi abbiamo conosciuto, coloro che hanno visto le questioni, come è stato il secolo del 1900 con i suoi carichi d'identità, con i suoi carichi di razzismo, con i suoi carichi di xenofobia, con le crisi finanziarie che hanno deciso il destino del mondo e hanno fatto del 1900 un secolo terribile, con le guerre che hanno deportato, che hanno fatto. Ecco, noi questo non lo vogliamo certamente portare appresso, perché la nostra storia è un'altra, è la storia di chi deve fare l'accoglienza, di gente che non solo deve ricevere gli immigrati, ma che è andata fuori a cercare il posto di lavoro, che è andata fuori nei Paesi dell'America Latina, in Argentina, dove il 50 per cento della popolazione è composta da italiani, che sono andati lì a lavorare e a trovare una nuova speranza nei primi secoli del '900 e alla fine dell'800, o in Brasile, dove i latifondisti hanno utilizzato la manodopera italiana per tanto tempo, o negli Stati Uniti d'America, dove gli italiani hanno fornito la manodopera accolti e segregati nei luoghi dove dovevano essere accolti. Proprio perché noi abbiamo vissuto quelle esperienze, non vogliamo essere trattati nel modo nel quale loro ci hanno trattato, noi dobbiamo essere accoglienti, sapendo bene che è un problema enorme, che esiste, che noi dobbiamo affrontare, ma non lo dobbiamo affrontare pensando che questo darà problemi ai sardi o alla Sardegna, noi dobbiamo fare la nostra parte, lo dobbiamo fare a testa alta con dignità, poi si dica quel che si vuole, e di qualche like in meno sui social network non ce ne frega un accidente.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.

ARRU LUIGI, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Io penso che sia opportuno chiarire un aspetto che mi ha visto coinvolto in quello che riferiva l'onorevole Tatti, nessuno, né la Giunta, né il Presidente, ha mai pensato, anche perché siamo un Paese democratico, che bisogna prendere i migranti, portarli, fargli fare figli obbligatoriamente, sono tutte favole. Noi abbiamo fatto un altro ragionamento di un contesto storico-demografico che vede un rapido invecchiamento dell'Italia e di tutti i Paesi occidentali con un indice di invecchiamento che sta crescendo in maniera esponenziale, con un tasso di sostituzione, cioè il numero di nati per donna fertile che vede la Sardegna all'1.1, al di sotto della media italiana, e l'indice di indipendenza, che vuol dire che da qui a 10 anni avremo un numero di soggetti in attività lavorativa che sarà nettamente inferiore ai soggetti che si sono ritirati. Però non è una polemica, per chiarire, nessuna intenzione di fare spostamenti di popolazione. La popolazione è legata alle emigrazioni e alla natalità, quindi un ragionamento complessivo vuol dire che bisogna cercare di valorizzare in maniera positiva i flussi, un dramma che stiamo vivendo. Anche io vorrei fare un aneddoto, che ha già citato l'onorevole Pietro Cocco, io per curiosità guardavo un sito che è interessante visitare su Internet, che è il database dell'isola Ellis Island a New York, dove c'è il nome di tutte le persone che sono arrivate dal '900 in poi, provate a mettere Arru, provate a mettere Sanna, è molto interessante. Adesso ho provato a mettere Sanna e ho visto i nomi di Florinas, Bessude, Burgos, è una tradizione, è un movimento delle popolazioni. Però mi voglio attenere ai fatti in una posizione costruttiva, perché dobbiamo avere un atteggiamento costruttivo, anche accettando le riflessioni di apertura. Allora, intanto la Regione ha risposto con un'organizzazione, ha costituito un gruppo di lavoro interassessoriale coordinato dalla Presidenza, per cercare di affrontare il problema in maniera costruttiva, perché è una crisi che non sarà più crisi, sarà un movimento costante. Abbiamo fatto un piano per l'accoglienza dei flussi migratori non programmati per l'annualità 2016, e siamo tra le poche regioni italiane che sono dotate di questo strumento. Però ragioniamo sui numeri, i numeri non permettono di fare fantasie. Allora, la Sardegna concorre al piano nazionale di distribuzione condiviso in conferenza unificata tra Stato, regioni, enti locali, nel luglio 2014, nella misura del 2,96 per cento del totale della popolazione migrante presente sull'intero territorio nazionale. I migranti giunti in Italia sono assegnati alle varie regioni sostanzialmente in base alla partecipazione al fondo nazionale per le politiche sociali, e tenuto conto delle quote relative all'effettiva permanenza sui territori e non alle assegnazioni iniziali. Dall'avvio del piano, 20 giugno 2014, sono giunti nell'isola 14 mila 803 migranti, 13 mila 687 trasferiti, e 1116 con sbarchi diretti, pari al 3,24 per cento dei 457 mila migranti sbarcati in Italia. Secondo i dati ufficiali forniti dal Ministero dell'interno sono oggi presenti nell'isola 5000 migranti, di cui 4904 ospitati presso centri di accoglienza straordinaria e 177 inseriti in progetti territoriali SPRAR, che rappresentano il 3,71 per cento, quindi c'è un aumento solo in questi ultimi mesi, 3,17, quindi vuol dire che siamo costantemente in relazione per far rispettare questa quota col Governo. Il sistema di accoglienza che abbiamo sviluppato, e per cui permettetemi di manifestare il mio orgoglio personale a nome di tutta la Giunta, è stato riconosciuto da organismi terzi all'Unione Europea Frontex tra i più efficienti d'Italia grazie all'impegno di tutti gli operatori, Presidenza, Protezione Civile, sanità, volontariato, Prefettura e Questura. Abbiamo fatto il sistema avendo uno dei migliori sistemi di accoglienza. Il problema è questa era la fase dell'accoglienza. La nostra posizione politica è molto chiara e determinata, nei giorni scorsi, in seguito ad interlocuzioni a livello istituzionale e con il ministro Alfano, abbiamo scritto al prefetto Morcone ribadendo i punti fondamentali del nostro impegno, che rimane un irrinunciabile impegno di civiltà nell'accoglienza. Prima di tutto la necessità che lo Stato migliori il sistema di programmazione degli sbarchi, e siamo tutti d'accordo, quindi che garantisca la copertura delle spese sia strutturali che di assistenza legate al primo sbarco, spese che attualmente la Regione copre per intero, sia nell'approntamento delle strutture in porto che in quelle di screening e assistenza sanitaria. Infine, abbiamo chiesto che vi siano più certezze per le amministrazioni locali nel poter garantire un'accoglienza programmata e diffusa; non vogliamo fare un nuovo punto di aggregazione di grosse masse. Ancora. Abbiamo ribadito in seno alla Conferenza delle regioni e delle province che la Regione ha sostenuto e ribadito l'assoluta necessità di avere interlocuzioni stabili, efficienti e continuative con il Governo, finalizzate alla piena condivisione dei singoli provvedimenti governativi in materia, sia all'attuazione coordinata dell'accoglienza, rispetto alla quale le Regioni hanno un ruolo di regia territoriale degli interventi, fondamentale per la tenuta complessiva del sistema che non può essere in nessun modo trascurato. L'esigenza che sia reso efficiente e maggiormente condiviso il meccanismo della redistribuzione dei migranti presso le regioni, in particolare lo scarso preavviso con cui le amministrazioni regionali sono poste al corrente dei nuovi arrivi sui propri territori non consente, infatti, di operare quel necessario raccordo fra i vari soggetti che a vario titolo partecipano all'accoglienza, ad iniziare dalle amministrazioni comunali, che ringraziamo per la collaborazione, in grado di evitare situazioni di conflitto e ostilità. Ancora. Abbiamo una cosa importante che è emersa. In riferimento alla preoccupazione suscitata dalla presenza di migranti nei termini di sicurezza e ordine pubblico, si segnala che durante la riunione del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, tenutasi il 9 settembre ultimo scorso, è emerso che il progressivo aumento della popolazione immigrata non ha comportato un altrettanto aumento di atti criminali e delinquenziali da parte della popolazione sbarcata nella provincia, così come affermato dalle stesse forze dell'ordine sulla base dei dati raccolti. Anzi, rispetto ai primi 8 mesi del 2015 il trend ha subito un decremento del 20 per cento nello stesso arco temporale del corrente anno; a fronte di 7, 5 mila arrivi sono stati registrati 11 reati di minore importanza da parte della popolazione immigrata. Siamo d'accordo che è necessario sviluppare una modalità di accoglienza diffusa, e per quanto riguarda la Regione Sardegna più volte ha espresso e ribadito la propria contrarietà rispetto al sistema di accoglienza articolato in grandi centri. Abbiamo, al contrario, sempre sostenuto con forza lo sviluppo del modello di ospitalità diffusa, evitando concentrazioni eccessive rispetto alla popolazione residente e la localizzazione in zone isolate. Tale modello, alla luce della esperienza finora maturata, è la via privilegiata per trasformare l'immigrazione da problema a risorsa per la comunità ospitante attraverso uno scambio ed un arricchimento reciproci. Anche su nostra iniziativa il tavolo di coordinamento regionale promosso dal Prefetto all'inizio del 2016 aveva fissati i criteri che devono essere utilizzati dalle prefetture per l'individuazione delle strutture temporanee di accoglienza: evitare concentrazioni eccessive, evitare localizzazioni in zone isolate, privilegiare l'accoglienza diffusa. E sempre la Regione ha sostenuto alcune iniziative portate e promosse a livello locale, finalizzate a distribuire i migranti in collaborazione con l'Anci nel territorio, ma previo raccordo e concerto con le amministrazioni comunali. Tra queste si segnalano i protocolli d'intesa promossi dall'Unione dei comuni del Marghine, Planargia, tra enti locali e prefettura, rispettivamente a Nuoro e a Sassari, per favorire la micro accoglienza diffusa nel territorio locale e definire quote massive di migranti in ragione delle dimensioni della popolazione residente. Abbiamo fatto un lavoro per cercare di metterci in contatto con queste persone, stiamo lavorando sui mediatori culturali, stiamo cercando di sviluppare un piano per favorire l'integrazione. Io stesso sono andato a visitare alcuni di questi centri e le richieste sono minimali per consentirgli un minimo di integrazione dopo l'accoglienza. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, Assessore. Comunico all'Aula che è rientrato dal congedo l'onorevole Comandini.

Ha domandato di replicare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà

PITTALIS PIETRO (FI). Intanto registro positivamente un dibattito franco sull'argomento, anche se, mi consentirà il collega Cocco, mi è sembrata una voce stonata, perché qui si sono affastellate, nel suo intervento, questioni che davvero non hanno portato quell'utile contributo che mi sarei aspettato, come invece ho sentito anche da colleghi del suo Gruppo, e mi dispiace su un tema di questa portata dover dire, Assessore, che non sono soddisfatto del suo intervento. Mi creda, non lo dico per partito preso, perché lei ha giustamente elencato le cose fatte, i risultati ottenuti, e questo va bene, ma mi è sembrato non cogliere quella tensione e quella preoccupazione che mi sarei aspettato, rispetto ad una prospettiva che si sta ormai… diciamo che più che prospettiva è realtà, di una ipotesi che non è fatta dalla destra populista, ma che gli osservatori attenti con grande preoccupazione stanno mettendo l'attenzione dei Governi nazionali dell'Europa, e dunque a maggior ragione ci deve essere attenzione e preoccupazione anche in Sardegna che siamo proprio una Regione frontaliera, e quindi una delle prime, dopo la Sicilia e le coste della Calabria, ad essere facilmente raggiunte. Cioè, una massa di 235 mila persone che sono pronte a sbarcare in Italia e quindi anche una gran parte in Sardegna. E allora dire che tutto va bene senza un minimo di critica, anche per quello che il Governo nazionale non sta facendo, Assessore, perché dire che state anticipando tutte le spese non è una bella notizia, non è un bel messaggio che si manda a tutto il sistema, del disagio, della di disoccupazione, dei senza lavoro in Sardegna, ma non perché non si debba essere solidali e non fare quello che state facendo, no! Perché dovete alzare la voce, questo vi stiamo chiedendo e questo mi permetto di suggerire, nei confronti di un Governo nazionale che non può scaricare sulla Regione i costi di una situazione, costi non solo economici, ma costi anche sociali! L'altro aspetto sul quale mi sarei aspettato veramente un supplemento anche di attenzione, è sul ruolo che stanno esercitando i nostri amministratori comunali: o io vivo in un altro mondo, o altrimenti io come voi registro che nei nostri comuni, a iniziare dalla città capoluogo, i problemi stanno emergendo in tutta la loro drammaticità e la loro portata, e non è che sia responsabile Pigliaru o l'Assessore Arru, nessuno vuol dire questo, ci mancherebbe altro, ma noi siamo preoccupati però per il carico di responsabilità che un Governo nazionale distratto sta mettendo in capo alle regioni, in capo alla nostra Regione, e soprattutto per il carico di responsabilità che sta determinando sui nostri sindaci che non sono minimamente coinvolti nei processi, sia quelli relativi alla determinazione delle quote, dell'effettiva capacità di accogliere. Perché il problema è che se noi vogliamo fare accoglienza per dire che siamo solidali e umanitari, pur che sia, poi li mandiamo come a Sassari in uno stabile fatiscente, quella, caro Pizzuto, non è accoglienza, quella non è accoglienza! Mandare gli immigrati ammassati in stabili fatiscenti, quella non è accoglienza, quella è vergogna! Allora, è possibile che tutte queste cose non emergano in un dibattito? Non è il dire chi è a favore o chi è contro, ma è invitare davvero su questa problematica a fare meglio la nostra parte, perché vedete, quello che succederà se questi fenomeni non vengono governati a dovere, allora sì che esplode il conflitto sociale, allora sì che esplode il conflitto tra poveri, caro Pizzuto. Questo è il problema che mi pare che si stia sottovalutando. Allora, siccome io non ne voglio fare una questione di bandiera su questa questione, ma per assumere impegni forti e decisi nei confronti del Governo nazionale soprattutto, per tutelare le nostre comunità...

PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di replicare il consigliere Francesco Agus. Ne ha facoltà.

AGUS FRANCESCO (SEL). Presidente, io considero una buona notizia il fatto che si sia discusso di queste tematiche in Aula e lo si sia fatto con un'attenzione al risultato che mai come su questo tema è oggi importante. Al di là delle differenze di vedute che in alcuni casi trovano origine anche dal modo diverso in cui abbiamo di rapportarci alla politica estera e ai grandi temi, credo che in quest'Aula si sia discusso del problema e lo si sia esaminato a fondo. Considero importanti gli impegni presi dall'Assessore sia riguardo a quello che la Regione ha fatto fino adesso, sia riguardo a quello che la Regione dovrà fare in futuro. In particolar modo considero positivo il fatto che si sia individuato come obiettivo il superamento del sistema di accoglienza articolato oggi in grandi centri, l'abbiamo visto (l'ha citato anche il collega Pittalis come esempio di inefficienza strutturale del sistema) è un sistema fallimentare. In particolare la situazione del capoluogo e l'assembramento che si verifica nei grandi centri è figlio di quel sistema da superare nel modo più urgente possibile, quindi no all'accentramento e sì all'ospitalità diffusa. Solo così è risolvibile il problema e solo così è possibile superare una logica emergenziale e andare invece incontro a un sistema di rapporto diverso anche con chi a volte è costretto a stare lontano da casa e a cercare un futuro lontano da casa per periodi molto più ampi rispetto alla semplice durata di un'emergenza. Credo poi che sia doveroso il fatto che la Regione anticipi le risorse agli enti locali. Sappiamo che i comuni sono in grandissima difficoltà, sappiamo che in alcuni casi le normative, in particolare quella già citata dei minori senza accompagnamento, sono molto cavillose e sono quasi sempre interpretate contro i diritti degli enti locali. In questo senso ben venga il ruolo della Regione che se non altro mette una pezza su bilanci già di per sé in difficoltà. Questo ovviamente non toglie niente agli obblighi che lo Stato ha in questa vicenda. Credo però che mai come su questi temi l'ottimo sia nemico del buono, quindi sì a un rapporto conflittuale teso a ottenere il più possibile per la nostra Regione da parte delle nostre istituzioni, ma che questo avvenga con situazioni emergenziali superate. È indecente il fatto che alcune di queste realtà siano addirittura lesive a quelli che sono i basilari diritti che queste persone hanno dal momento in cui arrivano nelle nostre coste. In alcuni casi le soluzioni che si trovano vanno ben oltre quello che sono questi diritti. Credo - e questo è il senso della nostra mozione - che su questi temi la Regione debba essere coordinatrice, debba metterci la testa, debba essere più protagonista e lo credo per un motivo semplice perché penso che la Regione sia più adatta rispetto alle istituzioni statali a gestire meglio le questioni che richiedono un'ottica ampia e una condivisione con la popolazione. Mi dispiace dirlo perché da questo deriva uno sconforto e delle problematicità che riguardano la nostra popolazione, c'è una discrepanza tra quello che viene deciso a Roma e quello che poi effettivamente viene applicato nei territori. A questa discrepanza soltanto un'efficace azione regionale può porre rimedio. Credo poi - e chiudo - che sia possibile su questi temi, anzi, sia auspicabile addivenire a un ordine del giorno unitario capace di sintetizzare le posizioni espresse in Aula e di segnare un indirizzo preciso per il ruolo del Consiglio regionale, della Giunta, delle nostre istituzioni su una materia così complessa.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.

Ha domandato di parlare il consigliere Giuseppe Fasolino per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FASOLINO GIUSEPPE (FI). Presidente, sinceramente devo dire che c'è stata un'attenta discussione e, come diceva il collega, una discussione accentrata più che altro su quelli che sono i risultati e questo è positivo, però all'interno di questa discussione ci sono stati anche degli interventi che sicuramente non mi sono piaciuti e che invece hanno cercato di avere più che altro un approccio politico alla materia e qua si fa l'errore. Perché è vero, come diceva il collega Cocco, ci sono tanti modi di approccio a questa materia, sicuramente uno di quelli sbagliati è quello di un approccio politico, che per forza bisogna avere un'idea di sinistra o un'idea di destra e questo è il modo più sbagliato. Noi vogliamo parlare, noi vogliamo affrontare un argomento, un problema: esiste un'emergenza immigrati? Esiste? Esiste questo problema? Il fatto stesso che l'Assessore ha risposto prospettando un programma, prospettando un progetto che ancora non si è realizzato vuol dire che c'è un'emergenza e che bisogna fare qualcosa. Di questo noi volevamo discutere. Ho sentito delle cose assurde, ho sentito parlare di immigrati che arrivano con le barche e con le modelle. Caro Pizzuto, quelli si chiamano turisti e c'è una gran bella differenza tra i turisti e gli immigrati, sono due cose diverse, a meno che non vogliamo dire da oggi che non vogliamo più i turisti in Sardegna. È una scelta anche quella ma non si possono paragonare i turisti che arrivano con gli yacht e le modelle agli immigrati, sono due cose completamente diverse. Quelli sono turisti che creano economia e questi sono immigrati che bisogna affrontare. Nessuno di noi ha la verità in tasca, ma guardate che chi vi sta dicendo queste cose non sono io, chi ha detto il contrario di tutto quello che avete detto voi oggi è il vostro Presidente, il vostro leader, il Presidente del Consiglio stamattina in un'intervista che è durata 50 minuti, che ho ascoltato attentamente, ha detto delle cose giuste, ha detto: "Abbiamo capito che probabilmente il vero intervento andava fatto lì e quindi noi sforeremo il patto di stabilità facendo gli investimenti lì". Questo ha detto giustamente e noi questo stiamo dicendo. Parliamo, certo non può essere responsabilità del presidente Pigliaru, non può essere responsabilità dell'Assessore, però dobbiamo affrontare questo discorso perché è vero che nei tempi passati noi siamo stati immigrati, ma erano periodi diversi. Anche negli Stati Uniti quando è arrivata la crisi economica hanno bloccato il flusso degli immigrati, non è che gli Stati Uniti hanno sempre lasciato le porte aperte, provate...

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ignazio Giovanni Battista Tatti per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TATTI IGNAZIO GIOVANNI BATTISTA (UDC Sardegna). Presidente, sarò velocissimo, mi dispiace che non c'è l'assessore Arru ma la mia dichiarazione non era riferita a lui ma al Vicepresidente della Giunta regionale che ha fatto delle dichiarazioni su L'Unione Sarda, anzi, il giornalista ha riportato delle cose su L'Unione Sarda e l'Assessore le ha smentite nell'andito. Sto chiedendo di smentirle qui in Aula, il Vicepresidente della Giunta, cioè che venivano utilizzati i fondi dello SNAI per far sì che un nucleo familiare di quattro persone di immigrati avevano 4000 euro al mese, al mese! Sinceramente la Marmilla è saltata in aria. Queste sono le dichiarazioni, Presidente, questo è il progetto della Cgil, Presidente, questo glielo sto dicendo, se non le ha lette glielo sto ribadendo, qualcuno smentisce nell'andito, io sto chiedendo di smentirle qui perché continuano ad esserci incontri nel territorio della Marmilla che è stato premiato come territorio scelto dal Governo nazionale come area depressa, area degradata e quindi mi fa piacere, io ho iniziato il mio intervento elogiando le sue dichiarazioni, dicendo bene per le sue dichiarazioni che sono comparsi oggi sul L'Unione Sarda, quindi mi avrebbe fatto piacere che ci fosse stata una smentita in aula di quello che c'era scritto su L'Unione Sarda perché sinceramente i nostri conterranei e soprattutto i nostri emigrati sentendo una cosa del genere se è stata interpretata male dalla stampa o quant'altro si arrabbiano senz'altro…

PRESIDENTE. Onorevole Tatti, ricordo all'Aula che si sta intervenendo su dichiarazioni di voto quindi dichiari il voto.

TATTI IGNAZIO GIOVANNI BATTISTA (UDC Sardegna). Sto dichiarando il voto perché le sto dicendo quanto ha detto l'assessore Arru che ha pensato che era rivolto a lui il mio intervento ma assolutamente non sono entrato nel merito di queste cose, quindi mi piacerebbe che la Giunta smentisse queste cose e che i fondi dello SNAI venissero utilizzati per l'area che è stata scelta dal governo nazionale e non per gli immigrati.

PRESIDENTE. Non ha dichiarato il voto. Ricordo ai colleghi che si sta intervenendo per dichiarazione di voto sulle due mozioni, la mozione con primo firmatario l'onorevole Pittalis e la mozione con primo firmatario l'onorevole Agus. Quando si interviene per dichiarazione di voto si dichiara il voto per l'una e per l'altra mozione, quando si è iscritti per discussione generale si fa la discussione generale.

Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Sabatini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SABATINI FRANCESCO (PD). Io dichiaro il mio voto favorevole alla mozione numero 220 e contrario alla mozione presentata dal centrodestra, ma auspico che si metta in piedi e che si scriva in questi prossimi minuti un ordine del giorno unitario e lo si possa votare tutti. Oggi non sono riuscito a chiudere il mio intervento, riprendo da dove ho finito perché mi pare, il terzo tema per riportare alle cose concrete e abbandonare i luoghi comuni, il terzo tema che volevo trattare che è quello di rispondere alla domanda: come avviene la permanenza nelle regioni. Avviene in due modi, o all'interno degli SPRAR che sono i sistemi di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati che sono stati concordati dal governo con l'ANCI nazionale e che possono essere istituiti presso i comuni se i comuni rispondono a un bando che c'è stato e che i comuni per lo più non hanno risposto. Questi SPRAR sono centri di accoglienza dove ci sono psicologi, medici, interlocutori culturali perché in una comunità ci possono essere più etnie, più persone che vengono da diverse nazionalità e che quindi vanno messe insieme, sono centri specializzati. In Sardegna abbiamo 8 SPRAR e abbiamo 171 persone ospitate negli SPRAR che dovrebbero essere dislocati in tutti i comuni e si accederebbe così ad una opportuna accoglienza di queste persone. 5000 persone sono invece nelle strutture private perché quando gli SPRAR non vengono costituiti la prefettura è obbligata a fare un bando, le strutture private che non riescono a lavorare nel settore turistico accedono a questi bandi, vengono condotte 40, 50, 60 persone tutte insieme in queste strutture alberghiere dove può succedere di tutto perché c'è la persona con un carattere psicologicamente più forte, ci sono persone di diversa natura che provengono da diversa e qui succedono i guai. Quindi quello che dobbiamo mettere in piedi è il sistema degli SPRAR che sono pagati dall'Unione europea e che non costano un centesimo ai comuni, solo così si può pensare ad una distribuzione diffusa nel territorio delle proprie regioni nel rispetto delle quote che sono del 2,9 per cento e che sono in Sardegna in questo momento, lo ripeto, meno di 5000, quindi le quote sono rispettate. Perché continuiamo a inventarci? Il Governo ha messo in piedi un progetto chiaro, non siamo d'accordo contestiamo il progetto, ma io non vedo come non potremmo essere d'accordo. Poi c'è una battaglia a livello europeo e vivaddio lo sapevamo che c'è una battaglia a livello europeo…

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Alessandra Zedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Il nostro voto è a favore della mozione del centrodestra e ovviamente contro quella del centrosinistra e auspichiamo ovviamente la stesura di un ordine del giorno. Colleghi, dispiace veramente aver sentito alcuni interventi anche perché da questi banchi sono venute semplicemente delle considerazioni di preoccupazione, di attenzione e soprattutto abbiamo parlato di fatti, cioè di una situazione di una realtà che non raccontiamo noi da questi banchi ma un malessere che vi viene assolutamente raccontato ed è vissuto quotidianamente da chi vive la realtà delle piccole comunità e soprattutto da chi tutti i giorni vede come viene affrontata la politica dei migranti. Noi ci siamo preoccupati di capire qual era la forma di integrazione che stavamo garantendo, se garantiamo forme di occupazione, se siamo in grado di garantire la sicurezza pubblica, la sanità e la cura della salute per tutti quanti e ci siamo preoccupati di dire o meglio abbiamo osservato che forse attivare un insieme di azioni di politiche nei Paesi di origine dei migranti probabilmente non è un'idea malsana, anzi oggi a posteriori sembra essere una delle strade che anche il vostro leader, il vostro Presidente del Consiglio sta riconoscendo, sta valutando. E allora perché agitarsi in maniera così sproporzionata? Io credo che state raccontando una realtà che in Sardegna è assolutamente diversa e soprattutto non ci sono dei paragoni da fare con turisti oppure raccontare la storia di chi ha percorso certamente la loro storia in altri territori e mi riferisco in particolar modo alle due Americhe e fare dei paragoni che oggi sono assolutamente inesistenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tedde per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Sarò lapidario. Debbo dire che sono rimasto sgomento nel sentire dichiarazioni di alcuni consiglieri di maggioranza. Noi siamo stati molto attenti, attentissimi nel trattare questo tema con grande attenzione, grande timidezza probabilmente, grande garbo istituzionale e politico, non l'abbiamo buttata nella dialettica politica che ci sta anche su queste tematiche colleghi, perché non è che su questi temi così rilevanti non si possa fare un po' di polemica o si possa mettere in campo un po' di dialettica sana, politica, eppure non l'abbiamo fatto. Siamo stati molto attenti a non farlo, nonostante tutto sentiamo dai banchi della maggioranza arrivare delle parole fuori luogo, delle osservazioni fuori luogo. Probabilmente avevano preparato gli interventi in modo da difendersi dagli attacchi del centrodestra, il centrodestra non ha attaccato però gli interventi c'erano e bisognava leggerli. E' questo che è accaduto e poi colleghi ci dovete spiegare dov'è l'integrazione, qual è integrazione che si sta costruendo, qual è il progetto di integrazione? Noi siamo per l'integrazione di coloro che hanno diritto ad essere integrati, però, di coloro che hanno diritto ad essere integrati perché c'è anche una questione di diritti e di doveri alla base di tutto ciò. Non si prendono in considerazione i diritti e i doveri, sì, si devono prendere in considerazione anche i diritti e i doveri purtroppo perché siamo in uno Stato di diritto, siamo in Occidente, siamo in Europa, non siamo in Somalia, non siamo a Mogadiscio, non siamo in Mozambico, si osservano le leggi, le convenzioni internazionali, i patti internazionali si osservano. E allora detto questo colleghi, io voto a favore della mozione di Cappellacci e più e contro la mozione di Agus e più, ovviamente auspico un ordine del giorno unitario. Detto questo io credo che gli interventi fuori luogo soprattutto su temi di questa importanza bisogna tenerli all'esterno di quest'Aula, sicuramente ne gioverebbe la qualità del dibattito, ne gioverebbe anche la rappresentazione che noi diamo dei lavori di quest'Aula all'esterno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Luca Pizzuto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIZZUTO LUCA (SEL). Noto che ho sconcertato i colleghi sul tema dei turisti che tra l'altro non ho citato, non ho usato questa parola, io ho parlato di ricchi e poveri, che è un l'altra questione. Quello è un complesso, io non parlavo del complesso, forse non si era capito! Parlavo di categorie sociali! Quindi il mio ragionamento rimane in campo, perché il problema per cui noi stiamo vivendo quest'epoca di grandi migrazioni per cui il Mediterraneo è diventato il più grande cimitero del mondo non è dovuto a fattori così fuori dalla comprensione umana, è dovuto al fatto che c'è uno squilibrio nella distribuzione della ricchezza mondiale e che c'è uno sfruttamento di quei territori e di quelle popolazioni che è becero, che è violento, per errori e scelte politiche fatte dall'Occidente. Poi ho sentito alcune cose che io sento di precisare. Ovviamente noi voteremo a favore della mozione Agus. I 35 euro al giorno, è sbagliato e scorretto dire che sono 35 euro che noi diamo agli immigrati perché non è così, sono 35 euro che servono per i servizi, quindi servono per pagare sardi che lavorano nell'ambito dell'accoglienza, ciò che rimane all'immigrato il pocket money cosiddetto di 2.50 euro che ha principalmente la funzione di consentire all'immigrato di chiamare a casa. Sono d'accordo, mi hanno raccontato perché io non c'ero dell'intervento dell'onorevole Pittalis, che da quello che mi hanno raccontato io ho condiviso a grandi linee, e come dire l'osservazione che ha rivolto nei miei confronti. Certo il tema è che non dobbiamo creare ghetti, e il tema è che noi dobbiamo fare integrazione. Oggi esistono esperienze di eccellenza come i gruppi appartamento, che funzionano nell'esperienza dello SPRAR, e però il problema è che ci vogliono scelte politiche. La mozione mette in campo questo, perché la Regione ha una funzione di passacarte in questo momento mentre invece dovrebbe avere possibilità di fare regia. Quando c'è stata l'emergenza e io avevo l'umile ruolo di assessore di provincia noi ci rifiutammo di fare ghetti e usammo altri modelli che oggi esistono e che producono benessere per tutti da questo punto di vista.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giancarlo Carta per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CARTA GIANCARLO (FI). Leggendo le due mozioni non vedo grandi differenze, però visto che molti dei colleghi del centrosinistra ne fanno una questione politica chiaramente il voto non potrà che essere politico per quanto mi riguarda, quindi voterò a favore della mozione Cappellacci e più e contro la mozione Pizzuto e più. Detto questo è chiaro non sono intervenuto durante il dibattito perché comunque non volevo intervenire, però mi avete tirato per i capelli. Noi non siamo nelle terre di mezzo, tanto caro a Tolkien, dove le masse si spostano così indifferentemente perché non ci sono confini, qui viviamo in un mondo dove i confini ci sono, dove le regole ci sono, e l'Africa non può invadere l'Europa, questo è il vero problema e va detto chiaramente: l'Africa non può invadere l'Europa! Qui si sta facendo finta di niente, si continua a parlare inutilmente di altre cose, ma non si dice la cosa principale, vale a dire che c'è una massa enorme di persone pronte a passare il mediterraneo e a trasferirsi armi e bagagli in Europa, e in Italia in primis. Quindi questa cosa è assolutamente impossibile che possa avvenire perché sarebbe la fine della nostra cultura, della nostra popolazione, e noi non possiamo permetterci di avere nel nostro territorio una massa enorme di persone a cui dobbiamo assistenza, a cui dobbiamo dare integrazione, a cui dobbiamo dare lavoro, a cui dobbiamo dare benessere. Io penso che in primis un Governo normale debba pensare alla popolazione propria che sta soffrendo, sta soffrendo un momento economico devastante, e deve in primis pensare agli italiani, poi è chiaro che chi viene dalle guerre, chi viene veramente da situazioni in cui la umana comprensione non può che accoglierli umanamente e proteggerli da dove stanno scappando, ma noi non possiamo, caro onorevole Pizzuto preoccuparci di tutti gli immigrati economici, vale a dire immigrati dei loro paesi che sono disoccupati e che vogliono venire in Italia, in Italia vengono ma con le regole. Perché, onorevole Pizzuto, le non va negli Stati Uniti d'America, o non va in Canada, o in Australia per vedere se l'accolgono a braccia aperte? Assolutamente no. E né l'Australia, né gli Stati Uniti, né il Canada sono paesi come dire trogloditi, sono semplicemente paesi che proteggono i loro confini e in primis proteggono la loro popolazione locale. E su questo io sono assolutamente d'accordo, quindi presumo che anche il Presidente Renzi prima o poi si dovrà…

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gianmario Tendas per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TENDAS GIANMARIO (PD). Presidente, per annunciare ovviamente il voto favorevole alla mozione presentata da Agus e più, e il voto contrario alla mozione Cappellacci, anche se io avrei preferito, lo dico molto chiaramente, che si fosse arrivati a sintesi, se non altro per un semplice motivo, perché leggendo la mozione Agus e più c'è la richiesta di tutta una serie di impegni verso il Presidente della Giunta regionale non di poco conto, che potrebbero certamente contribuire a rafforzare e migliorare l'attuale sistema di accoglienza. Io volevo porre l'attenzione su un problema, su quello che io reputo il problema dei problemi, ovvero la gestione dei minori stranieri non accompagnati che rischia di far implodere parecchie amministrazioni comunali. Quando c'è qualche minore non accompagnato il tribunale tramite i giudizi tutelari che cosa fa? La prima cosa che fa è che assegna questi minori ai sindaci che diventano amministratori di sostegno, e praticamente ci troviamo che alcuni sindaci hanno 20-25 minori di cui devono sostanzialmente rispondere in tutto e per tutto. E' ovvio che questo è un problema, è uno dei problemi più gravi che potrebbe essere gestito solo ed esclusivamente, così come peraltro ha evidenziato il collega Sabatini, attraverso l'istituzione degli SPRAR, perché attualmente senza un sistema di protezione funzionale è estremamente complesso. Questa situazione sta creando situazioni credetemi che sono particolarmente gravi, credo peraltro che lo stesso Assessore alla sanità ne sia al corrente perché io stesso ho tutta una serie di lettere formali che sono state già recapitate all'Assessorato, dove parecchie amministrazioni comunali stanno minacciando di rimettere il mandato se non si porrà una soluzione a questo problema. E oggettivamente per un sindaco occuparsi di quindici, venti o anche trenta minori è oggettivamente impossibile. Credo che queste situazioni meritino di essere approfondite e credo che fra gli impegni che la mozione richiedeva alla Giunta c'è una attenzione particolare anche a queste difficoltà che credo debbano necessariamente essere affrontate con la massima sollecitudine possibile.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alessandro Collu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COLLU ALESSANDRO (Soberania e Indipendentzia). Presidente, ho chiesto la parola perché è un tema appassionante, assolutamente meriterebbe invece di essere sviscerato appieno. Mi è piaciuta la dichiarazione di Pietro Cocco, che parte da lontano, ci sono delle motivazioni storiche eccetera. Però ho visto che sostanzialmente siamo tutti d'accordo. E' ovvio che io voterò sì alla mozione Pizzuto e no all'altra, però dico anche che siccome siamo quasi tutti d'accordo e riconosciamo che si tratta di esseri umani, ecco sarebbe bene cominciare a non parlare più in giro del fatto che diamo 35 euro agli immigrati, esattamente come diceva il collega Pizzuto. Mi piacerebbe, mi è piaciuto molto che qui si è detto che tutti assieme, ad esempio, sostanzialmente aiutiamoli a casa loro. Benissimo uno dei primi esempi del aiutiamoli a casa loro è stata la concessione alla Tunisia di importare nell'Unione europea un po' di olio, e non è sembrato che da tutte le parti ci sia stato un favore enorme a questo, eppure questo era un primo passo verso la direzione aiutiamoli a casa loro. Cioè l'Unione Europea che consentiva alla Tunisia di esportare un po' di olio nell'Unione Europea, e noi non siamo stati d'accordo. Volevo anche dire, il collega Carta se non sbaglio è intervenuto parlando degli Stati Uniti, anche altri colleghi, dicendo che negli Stati Uniti non si può essere immigrati. Volevo anche far presente che le zone degli Stati Uniti più ricche sono la Florida, la California e lo Stato di New York, che sono in assoluto i territori con la più alta percentuale di immigrati. Forse non sarà del tutto casuale, guardate che in Florida si parla spagnolo, non si parla inglese.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pierfranco Zanchetta per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ZANCHETTA PIERFRANCO (Cristiano Popolari Socialisti). Io non dirò né l'una né l'altra, mi auguro che quest'Aula possa ritrovare uno spirito unitario intorno ad un tema che non ci può vedere divisi, per quante differenze possano esserci. Io auspico una mozione unitaria.

Le citazioni fatte sull'Africa in qualche modo mi richiamano alle nostre origini: noi non siamo Neanderthal, siamo Sapiens e dall'Africa veniamo, nel senso che dire che l'Africa ci invade, scusatemi, è un grande e gravissimo errore perché, l'ho già detto prima, l'Uganda, uscita dalla guerra, ospita 700 mila profughi e 500 mila migranti. Parliamo dell'Africa.

Ritornando a noi, così come ho detto prima questa poteva essere una grande prova e un esercizio di indipendenza della Sardegna nel proporsi come terra dell'accoglienza, mettendo in mora chi oggi non vuole risolvere il problema, un'Europa codarda, vigliacca che ha scaricato in una maniera vergognosa sulla Turchia il problema. Noi non siamo quella realtà, noi non abbiamo muri o teniamo prigionieri coatti e forzatamente, quindi potevamo uscire con una proposta che impegnava il Governo nazionale e l'Europa a risolvere i problemi, così come abbiamo già rappresentato nell'intervento precedente. Quindi mi auguro che ci sia ancora il tempo per fare un ragionamento che ci veda condividere una mozione, anche in relazione al fatto che, come detto prima, l'Italia per gli eventi eccezionali chiederà all'Europa 4 miliardi per il terremoto e 3 miliardi e mezzo per l'emergenza migranti, e credo che lì noi possiamo inserirci con una proposta che arriva dalla Regione autonoma della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Daniele Cocco per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE (SEL). Io voterò "no" alla mozione Agus e più e "no" alla mozione Cappellacci e più, perché mi auguro che ci sia un ordine del giorno condiviso. Dice bene il collega e amico Zanchetta che non possiamo dividerci su un tema così importante. Noi siamo i sardi, siamo il popolo della Sardegna, conosciuti da tutti per la nostra grande ospitalità, e, scusate se lo dico amici dell'opposizione, non potete dire che alcuni interventi che sono venuti da questa parte siano fuori luogo, perché se l'Africa non può invadere l'Europa ricordiamoci che l'Europa negli ultimi 500 anni ha creato schiavi e morti invadendo l'Africa. Non dimentichiamoci di queste cose, perché stiamo parlando di argomenti molto seri.

Gli impegni che si chiedono al Presidente, che non sono dissimili nelle due mozioni presentate, non si chiede altro al Presidente e alla Giunta regionale che di assumere la regia in un problema che riconosciamo è serio. Ricordava bene prima il collega Tendas il problema dei sindaci che si devono assumere la responsabilità di fare quasi dei tutori di bambini, che poi molte volte non sono neanche bambini perché non si conoscono le date di nascita di queste persone.

Quindi non stiamo parlando, come diceva con una battuta il collega Tedde, dei Ricchi e poveri, che è un complesso, ma di nomadi, di nomadi che fuggono da guerre e non vengono in Italia o in Sardegna per cercare l'America che cercavamo noi anni fa. Vengono perché fuggono da tragedie e credo che su questo noi dovremmo indugiare ad una seria riflessione, e credo che se rileggessimo il punto 1 e l'ultimo punto della mozione Agus è più ci troveremmo tutti d'accordo, perché tutti abbiamo detto le stesse cose, quindi non vedo perché non si possa arrivare ad un ordine del giorno condiviso che sicuramente farebbe onore a questo consesso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Christian Solinas per dichiarare il voto. Ne ha facoltà.

SOLINAS CHRISTIAN (PSd'Az). Noi Sardisti abbiamo storicamente una tavola di valori saldamente ancorata a principi di solidarietà internazionale e di ospitalità, e riconosciamo ad ambo le parti il merito di aver proposto all'Aula una discussione di questo tipo, perché è giusto che questo Consiglio regionale si confronti con una vicenda che oramai involve interamente la vita di tutti i cittadini e delle amministrazioni comunali di questa nostra Isola. Però siamo anche fermamente convinti che la risposta del sistema politico non possa esser una frattura con posizioni così largamente differenziate, per cui invitiamo e chiediamo un attimo di riflessione per arrivare ad una posizione unitaria di quest'Aula, ad un ordine del giorno condiviso, in difetto ci asterremo da entrambe le mozioni. Anche perché questo argomento purtroppo si presta ad una discussione piuttosto ampia e a delle strumentalizzazioni piuttosto forti; facciamo un solo esempio, pensiamo quanti interessi ci siano dietro il sistema di trasporto di questi migranti. Voi sapete che chiunque andasse domattina a prenotare un volo per i 6 di ottobre, giovedì prossimo, da Lagos a Roma, un volo diretto di Alitalia, spenderebbe 450 euro, allora è pensabile la narrazione di chi quotidianamente scrive sui giornali che ciascuno di questi soggetti paghi per rischiare la vita 4-5 mila dollari?

Io credo che questo argomento vada allora affrontato con maggiore attenzione, con meno strumentalizzazioni e avendo ben presente che vi è un processo di dimensione enorme a livello internazionale, con interessi che spesso e volentieri sfruttano il sentimento di solidarietà internazionale, il sentimento di accoglienza, celando business assolutamente distanti da questi sentimenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Roberto Deriu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DERIU ROBERTO (PD). Con grande preoccupazione prendo la parola, constatando il nostro stato di invasi, ed è un'invasione che io noto tutte le volte che esco di casa e vengo al Consiglio regionale, quando vedo dei bambini dalla pelle scura che giocano sotto il Consiglio regionale (anzi su questo bisognerebbe forse assumere qualche drastica e draconiana misura di sicurezza). Sono bambini, di diverse razze evidentemente, che giocano parlando ognuno nella propria lingua con coloro che hanno la stessa provenienza e invece, quando parlano tra di loro tutti insieme, li ho sentiti più volte parlare in dialetto cagliaritano. Questa è la fine della nostra civiltà, l'attentato ai nostri valori, la sconfitta storica di questa nostra grande civiltà.

Cari colleghi, il problema è che questi migranti in Sardegna non ci vogliono stare, il problema è che questa isola non è meta di emigrazione se non di passaggio e di fuga dalle guerre.

Per quanto mi riguarda io sono figlio di profughi, che scapparono da questa città avendo avuto distrutta la casa dai bombardamenti dei nostri compagni di civiltà americani, minacciati dai nostri antenati e civilissimi europei fascisti e nazisti, e penso che chi è profugo possa avere il diritto di una accoglienza, così come la ebbero i miei genitori e i loro familiari quando si recarono, non in un altro continente ma in quello che forse all'epoca era più lontano da Cagliari di un altro continente, cioè nella Barbagia.

Noi non dobbiamo smarrire il senso della realtà, il senso dell'attualità, laddove quando si raccomandano, come in tutte e due le mozioni, misure di governo, vanno analizzate da un punto di vista oggettivo. Non imvochiamo lo scontro di civiltà, non invochiamo il pericolo delle invasioni e non cerchiamo di cavalcare una politica securitaria che è davvero fuori luogo, basta guardare quei bambini che giocano sotto il Consiglio regionale della Sardegna tutti i giorni e che sono figli della Sardegna come i nostri, o quelli che noi consideriamo quando siamo particolarmente egoisti nostri. Anche quelli sono nostri figli.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fabrizio Anedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ANEDDA FABRIZIO (Gruppo Misto). Grazie Presidente, auspico su questo argomento un ordine del giorno unitario, com'è stato già richiesto da altri miei colleghi, perché il principio dell'accoglienza mi sembra che sia comune a tutta questa Aula. Però una riflessione sui centri di accoglienza per evitare che sulle disgrazie umane dove l'Europa e noi abbiamo delle grosse responsabilità in quanto abbiamo espropriato i loro paesi delle proprie ricchezze, affinché questi esseri umani continuino ad essere oggetto di speculazione da parte di chiunque siano messi sotto forma di associazioni, cooperative o quanti altri auspichino disgrazie per fare profitti, perché mi sembra che ci sia molto da vigilare da quello che si sente sia a livello nazionale che in Sardegna ci sono associazioni che approfittano delle disgrazie per fare business.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione. Ne ha facoltà.

PIGLIARU FRANCESCO (PD), Presidente della Regione. Intervengo, chiedo scusa per la mia assenza di parte del dibattito avevamo un incontro importante sul problema del pecorino romano. Intervengo per fare la mia dichiarazione di voto, sono convinto che la mozione numero 250 tocchi temi molto importanti. Per quanto riguarda la mozione del centrodestra io voglio contribuire a ragionare insieme per un attimo, un attimo soltanto. Prima dicendo che ho sentito discorsi ragionevoli per esempio che bisogna fare degli interventi nel Nord Africa siamo tutti perfettamente d'accordo e una politica che l'Europa (…) Dovrebbe fare molto presto come si fece il piano Marshall per l'Europa dopo la guerra, credo che sia il modo giusto per intervenire ma questo prenderà moltissimo tempo e su questo però siamo divisi ed è del tutto ragionevole. Il problema è naturalmente il breve periodo. Io ci tengo a dire questo: l'onorevole Pittalis diceva che nella replica dell'Assessore non c'era un senso di emergenze d'urgenza, c'è, c'è tutto. Infatti, stiamo lavorando molto, stiamo lavorando per avere un impatto dei flussi migratori in questo momento esattamente nella direzione che diceva l'onorevole Sabatini cioè distribuire, questa è la grande storia, grande punto, abbiamo protestato anche contro il meccanismo della prefettura che attribuisce nell'emergenza allocazioni che concentrano emigranti in modo assolutamente non controllato, non governato in alcun luoghi e questa è l'origine di problemi importanti, dobbiamo andare nel modello dello (…), Sappiamo che distribuendo consentiamo di avere un impatto più basso ed integrazione molto più alta su questo siamo d'accordo. Onorevole Pittalis, però volevo dire perché, onorevole Pittalis, lei mi ha detto che avevo annunciato che la Sardegna non sarebbe stata una Lampedusa, confermo. Su questo dobbiamo metterci d'accordo, confermo la Sardegna non è Lampedusa nella misura in cui stiamo rispettando le quote. Allora una mozione o un ordine del giorno dell'intero Consiglio deve avere un punto centrale è il punto centrale forse questo dire: accettiamo o no questo 2 e 96, se lo accettiamo poi stiamo molto attenti che non venga violato e questo lo stiamo facendo ogni giorno, però questo è fondamentale che venga detto anche da parte vostra perché questo il nostro contributo poi si possono fare tantissimi altri discorsi. Però nella vostra mozione si dice che si impegna la Regione a rappresentare con urgenza la contrarietà della Regione autonoma della Sardegna a nuovi sbarchi di immigrati nella nostra Isola. Questo non ha senso nella misura in cui nuovi sbarchi sono coerenti con le quote del 2 e 96. Quindi mettiamoci d'accordo su questo punto, voi stessi dite verifichiamo nell'immediato il rispetto delle quote di ripartizione ecco perché Arru ha parlato con molta precisione di numeri perché stiamo mostrando che siamo sempre stati dentro le quote di ripartizione. Questo ci dovrebbe dare un po' di serenità, poi su questa base comune tutto il resto…

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Attilio Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Concordo molto con quanto ha detto adesso il Presidente. Però dobbiamo capirci su una cosa, noi siamo qui come Parlamento dei sardi, quindi dobbiamo cercare di trovare una soluzione la più equa, la più adeguata possibile per il popolo sardo, questo non vuol dire rinnegare niente, niente. Però c'è anche la necessità che se una politica nazionale non è adeguata, anzi colpisce le politiche della Sardegna bisogna evidenziarlo altrimenti siamo supini e accettiamo solo ed esclusivamente quello che il panorama centrale ci dice.

Ripeto non c'è difficoltà, non credo che ci sia difficoltà ma bisogna essere chiari su tutti i punti di vista. Noi guardavamo questo aspetto con gli occhi dei sardi, con quelli che accettano e quelli che non accettano molto alcune presenze, con quelli che accettano perché magari ci lucrano e quelli che non ci lucrano e che si sentono esclusi. I bambini che giocano lì giù per me sono una cosa veramente bella, bellissima. Ma devo tenere in considerazione anche quelle trombe che suonavano da stamattina con tutti quei disoccupati che rappresentavano una parte dei disoccupati della Sardegna, mi capite? Cioè non è che ci sia contrarietà, c'è solo questione di far lievitare un ragionamento a tutto tondo e noi siamo d'accordo però io sono il primo per accogliere ma bisogna anche saper accogliere, trovare le accoglienze giuste, non far rubare chi sta rubando perché molti speculano e rubano su questa accoglienza. E poi c'è un'altra cosa chiediamo al Governo italiano che cambi politica seriamente se è vero come dice Prodi, che era uno dei fautori dell'euro che l'Europa è finita lo dichiara lui, per suicidio dice lui, va bene prendiamo atto che un'Europa che è lontana da quelli che sono i veri interessi del Mediterraneo. In effetti tutte le politiche europee hanno guardato l'area del marco da sempre e non hanno guardato mai l'area del Mediterraneo con interesse specifico che è quello della Sardegna, della Sicilia, quelli che sono i frontalieri con il Magreb e con il vicino e medio oriente. Bisogna ritrovare la dignità di popolo, la dignità di far cambiare… Non ho volontariamente fatto dichiarazioni di voto perché auspico un ordine del giorno unitario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Gli ordini del giorno unitario si fanno se c'è la consapevolezza da parte di tutti che si sta lavorando per una soluzione che ci veda d'accordo su quelli che sono gli obiettivi. Io, guardi, ho apprezzato fra tutti gli interventi quello del Presidente che per lo meno ha indicato nella nostra mozione secondo il suo punto di vista, che non condivido nel merito, ma almeno ha detto qualcosa. Perché sentire davvero, colleghi, sono d'accordo sulla mozione di centro sinistra e sono contrario su quella di centro destra è sbagliato l'approccio, consentitemi siamo tutti partiti dello spirito solidaristico, umanitario dell'accoglienza non vi abbiamo incalzato perché sarebbe semplice chiedervi come fate ad accogliere queste persone, come fate ad integrarle, quale prospettiva date, in quali classi li accogliete già con i problemi che abbiamo sul ridimensionamento e sulle classi pollaio, con quale integrazioni, con quali strumenti di lavoro, con quale prospettiva non lo abbiamo voluto portare appositamente su questo versante e allora teniamolo sul versante della ragionevolezza e allora se, Presidente, a me preoccupa il problema delle quote, perché qui se gli sbarchi, come dicono tutti gli esperti, aumentano e aumentano a dismisura noi sempre su quel 3 per cento dobbiamo ragionare, perché se sono 1000 è il 3 per cento di 1000 se sono 100.000 è il 3 per cento di 100.000 e allora il problema non è dire no aprioristicamente, è capire se noi siamo in grado di sopportare il peso. Siamo d'accordo? Io penso che possiamo riflettere per un ordine del giorno unitario che tenga conto degli sviluppi del dibattito, è chiaro che a me di fare le cose pasticciate per dire che stiamo facendo un ordine del giorno unitario, non mi piace. Quindi prendiamoci anche il tempo, possiamo approvarlo anche lunedì che siamo qui convocati, se questo può essere utile, ma soprattutto per dare man forte al Presidente, perché io penso che lui abbia il diritto dovere di porre le questioni a Roma sull'emergenza che si profila all'orizzonte, perché noi stiamo sottovalutando la prospettiva e stiamo ragionando sul passato e su quello che è già avvenuto. A me preoccupa molto di più quello che invece su questo…

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Luigi Lotto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOTTO LUIGI (PD). Io sono in parte d'accordo col ragionamento che ha fatto il collega Pittalis, nel senso che anche io non sono per un ordine del giorno forzatamente unitario, o siamo d'accordo o non lo siamo. Io su alcune questioni mi differenzio dai ragionamenti che ho sentito fare, non perché mi voglio differenziare, perché la penso diversamente. Per esempio, mettere in contrapposizione il popolo sardo con un gruppo di disperati che sta fuggendo dalla guerra o dalla povertà estrema è sbagliato, è sbagliato, non perché il popolo sardo non abbia problemi da risolvere, se abbiamo l'onere noi di avere la capacità di affrontarli e di risolverli, però noi non possiamo pensare di arginare un flusso che deriva non dalla volontà del singolo, ma dalla disperazione del singolo, che si muove da lì perché sa di morirci, e pensa di arrivare in qualche posto, e può essere la Sardegna o altrove, dove spera di stare comunque meglio. Ora, il compito che abbiamo noi è di scindere queste due questioni, e forse faremmo bene anche ad intravedere in quelle persone che arrivano e che arrivano per disperazione, probabilmente se riusciamo ad avere la capacità di distribuirli, come giustamente diceva il collega Sabatini, in tutti i comuni della Sardegna, e in particolare nei comuni dell'interno e nei comuni che hanno oggettivi problemi anche di presenze, probabilmente riusciamo a risolverne due di problemi. L'unica cosa che non dobbiamo fare però è contrapporre i problemi nostri ai problemi che sono ben altri di questa gente, perché, se facciamo questa contrapposizione, e se nell'ordine del giorno si fa richiamo a questo, io non lo voto. Diversamente, se facciamo un ragionamento che guardi alle questioni con la lucidità necessaria e anche con la necessaria attenzione ai problemi davvero gravi che hanno persone che hanno rischiato la morte per arrivare qui o per arrivare altrove, se ragioniamo in questo modo io ci sto.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Lotto. Non ci sono altri iscritti a parlare, come è emerso da più interventi c'è il tentativo di trovare un ordine del giorno congiunto, quindi sospendo la seduta per cinque minuti nel tentativo di trovare un ordine del giorno congiunto eventualmente da approvare a fine serata. Sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 39, viene ripresa alle ore 18 e 48.)

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. Poiché non è stato raggiunto un accordo su un ordine del giorno congiunto, si votano le due mozioni. È stata richiesta la votazione elettronica. La prima mozione al voto è la mozione numero 253, Cappellacci e più.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 253.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Pigliaru ha votato contro.

Rispondono sì i consiglieri: Carta Giancarlo - Cherchi Oscar - Dedoni - Fasolino - Floris - Oppi - Orrù - Pittalis - Randazzo - Rubiu - Satta - Tatti - Tedde - Tocco - Truzzu - Tunis - Unali - Zedda Alessandra.

Rispondono no i consiglieri: Agus - Anedda - Cherchi Augusto - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Collu - Comandini - Congiu - Demontis - Deriu - Desini - Lai - Ledda - Lotto - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Perra - Pigliaru - Piscedda - Pizzuto - Ruggeri - Sabatini - Solinas Antonio - Tendas - Usula.

Si sono astenuti: Cossa - Forma.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 46

votanti 44

astenuti 2

maggioranza 23

favorevoli 18

contrari 26

(Il Consiglio non approva).

Metto quindi in votazione la mozione numero 220, Agus e più.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 220.

(Segue la votazione)

Prendo atto che la consigliera Pinna Rossella ha votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: Agus - Anedda - Cherchi Augusto - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Collu - Comandini - Congiu - Demontis - Deriu - Desini - Lai - Ledda - Lotto - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Perra - Pigliaru - Pinna Rossella - Piscedda - Pizzuto - Ruggeri - Sabatini - Solinas Antonio - Tendas - Unali - Usula.

Rispondono no i consiglieri: Carta Giancarlo - Cherchi Oscar - Dedoni - Fasolino - Oppi - Orrù - Pittalis - Randazzo - Rubiu - Tatti - Tedde - Tocco - Truzzu - Tunis - Zedda Alessandra.

Si sono astenuti: Cossa - Floris - Forma - Satta.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 47

votanti 43

astenuti 4

maggioranza 22

favorevoli 28

contrari 15

(Il Consiglio approva).

Discussione e non approvazione della mozione Tedde - Peru - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Randazzo - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra - Pinna Giuseppino - Tatti - Rubiu - Oppi - Crisponi - Orrù - Truzzu - Carta - Cossa circa lo stato di attuazione del protocollo d'intesa per la "Chimica Verde" a Porto Torres. (168)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 168.

(Si riporta di seguito il testo della mozione:

Mozione Tedde - Peru - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Randazzo - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra - Pinna Giuseppino - Tatti - Rubiu - Oppi - Crisponi - Orrù - Truzzu - Carta - Cossa circa lo stato di attuazione del protocollo d'intesa per la "Chimica Verde" a Porto Torres.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che il 26 maggio 2011 è stato sottoscritto a Palazzo Chigi il protocollo d'intesa per la "Chimica Verde" a Porto Torres, tra Presidenza del Consiglio dei ministri, Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Ministero delle politiche agricole, Ministero dello sviluppo economico, Regione autonoma della Sardegna, Provincia di Sassari, Comune di Alghero, Comune di Porto Torres, Comune di Sassari, Novamont, Eni, Polimeri Europa (oggi Versalis), Syndial, Enipower, Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Filctem, Femca, Uilcem e Ugl Chimici, finalizzato a favorire la riconversione industriale del sito petrolchimico di Porto Torres in un polo per la realizzazione di prodotti chimici ecocompatibili, con impianti per la produzione di monomeri-bio, bio-plastiche, biolubrificanti, additivi per gomme ed elastomeri nonché di una centrale elettrica alimentata a biomasse, a promuovere i processi di riqualificazione professionale delle risorse umane, ad accelerare gli interventi di riparazione ambientale attraverso processi di bonifica delle aree del petrolchimico di Porto Torres interessate dal progetto "Chimica Verde", il primo in Italia, per un investimento complessivo di circa 700 milioni di euro e l'occupazione di circa 700 addetti;

CONSIDERATO che col predetto protocollo si puntava a trasformare il sito di Porto Torres in polo d'eccellenza a livello europeo nel settore della chimica verde grazie alla sinergia tra chimica di base e chimica verde con a monte l'integrazione con la filiera agricola e a valle lo sviluppo e la specializzazione delle PMI interessate alla filiera delle nuove produzioni "bio";

SOTTOLINEATO che il predetto protocollo prevedeva, inoltre, precisi impegni della Regione volti, tra l'altro, a implementare a livello regionale, provinciale e comunale, piani di raccolta differenziata della frazione organica e programmi di riduzione dell'utilizzo di plastiche in agricoltura e nell'agroindustria che prevedessero l'utilizzo di bioplastiche biodegradabili e compostabili;

EVIDENZIATO, inoltre, che "l'addendum" al predetto protocollo impegnava la Regione alla definizione di un progetto integrato per il territorio di Porto Torres che prevedesse ulteriori opportunità di verticalizzazione industriale della chimica verde, strumenti di promozione dello sviluppo locale e di contrasto della crisi delle aree industriali con interventi di incentivazione per la creazione d'impresa, l'auto impiego, la formazione e riqualificazione del personale, le agevolazioni per l'accesso al credito, crediti d'imposta e ogni altro strumento utile per la nascita di nuove imprese e per la ricollocazione degli addetti diretti ed indiretti del sito industriale di Porto Torres;

PREMESSO, altresì, che a seguito degli impegni istituzionali assunti con la sottoscrizione a Porto Torres del protocollo d'intesa, i soggetti coinvolti hanno posto in essere un serie di azioni che dal 2011 al 2014 hanno portato all'apertura del primo impianto Matrica, società nata nel 2011 dalla jont venture tra Novamont e Polimeri Europa (oggi Versalis), cui è stata affidata la realizzazione in Sardegna di un impianto di bioraffineria integrata di terza generazione che, partendo dall'utilizzo di materie prime agricole e di scarti vegetali, produce prodotti chimici (biochemicals, biointermedi, basi per biolubrificanti e bioadditivi per gomme) attraverso processi innovativi e a basso impatto ambientale;

DATO ATTO che:

- nel 2013 è stato firmato un protocollo d'intesa tra Matrica e Coldiretti Sardegna per la filiera agricola di Matrica al fine di favorire il reperimento delle materie prime della bioraffineria che saranno costituite da colture oleaginose autoctone selezionate dalle quali saranno estratti oli vegetali che, attraverso un processo alla sua prima applicazione industriale, saranno a loro volta trasformati in prodotti utilizzabili sia per applicazioni nel settore farmaceutico, fitosanitario e cosmetico (per la cura dei capelli e della pelle, per esempio), sia per la produzione di biolubrificanti con interessanti applicazioni nei settori agricolo, marino ed automobilistico, per offrire soluzioni che permettano migliori prestazioni con minori consumi di energia e di componenti di origine fossile, sia come monomeri per bioplastiche;

- altresì, nel quadro delle iniziative oggetto del protocollo d'intesa di Porto Torres del maggio 2011, Matrica ha realizzato un centro di ricerca d'eccellenza che include laboratori e impianti pilota e che ha incentrato la propria attività sullo sviluppo e ottimizzazione di nuovi processi di conversione di prodotti derivati da fonti rinnovabili;

RILEVATO che:

- nel giugno 2014 sono stati avviati i primi tre impianti nell'ambito del progetto Matrica per il quale è complessivamente previsto un investimento di circa 500 milioni di euro, dei 700 milioni inizialmente previsti, finalizzato alla realizzazione di uno dei più grandi ed innovativi complessi industriali di chimica verde al mondo, con una capacità complessiva installata a regime di circa 350 mila tonnellate annue di bio-prodotti;

- altresì, solo per i predetti impianti sono stati già investiti circa 180 milioni di euro con un occupazione media dell'indotto di circa 400 persone, che si aggiungono ai 130 dipendenti di Matrica, ed un impatto estremamente positivo in termini di opportunità di rilancio del sito industriale di Porto Torres;

EVIDENZIATO che lo sviluppo di processi industriali a ridotto impatto ambientale costituisce un'irrinunciabile opportunità di crescita sostenibile e una nuova frontiera nell'innovazione industriale per trasformare progressivamente Porto Torres ed il territorio di primo riferimento in un polo d'eccellenza europeo nel settore della "Chimica Verde", attraverso l'integrazione con la filiera agricola e lo sviluppo e la specializzazione delle piccole medie imprese interessate alla filiera delle nuove produzioni "bio";

OSSERVATO che, rispetto agli impegni istituzionali assunti con il protocollo d'intesa del 26 maggio 2011, sono stati accumulati notevoli ritardi che hanno quasi impedito lo sviluppo della filiera agricola che dovrebbe fornire la materia prima oleica per l'alimentazione degli impianti di Matrica, per la quale il progetto prevedeva la coltivazione di circa 3.500 ettari di terreni destinati al cardo di cui solo circa 400 ettari sono stati a tale scopo destinati;

CONSIDERATO che:

- i ritardi nell'attuazione del protocollo d'intesa hanno impedito lo sviluppo dei mercati di prodotti derivati dalle lavorazioni "bio", non consentendo l'integrazione a monte con la filiera agricola e a valle l'insediamento, lo sviluppo e la specializzazione di nuove imprese presso il territorio di Porto Torres, in particolare a causa del mancato sostegno finalizzato a favorire l'incremento della raccolta differenziata;

- altresì, le difficoltà nello sviluppo della filiera agricola e nell'insediamento delle piccole e medie imprese interessate alla filiera delle nuove produzioni "bio", sono imputabili soprattutto all'assenza di incentivi ed interventi regionali o comunitari di sostegno sotto il profilo economico, finanziario e fiscale sui quali la Regione è stata latitante rispetto agli impegni assunti con la sottoscrizione del protocollo d'intesa e del suo "addendum";

EVIDENZIATO che nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente Pigliaru si legge: "L'altra chiave del successo è accompagnare il declino dell'industria tradizionale, favorendo lo sviluppo dell'industria dell'innovazione accelerando il contributo che la nostra Regione può avere e può dare alla sua terza rivoluzione industriale… Tutto ciò richiede però anche una nuova regia delle competenze regionali in materia di imprese con l'istituzione dell'Assessorato per lo sviluppo economico, che assicuri una governance unitaria delle politiche per le attività produttive, prevedendo interventi che possano favorire la capitalizzazione delle imprese, un più facile accesso al credito, il sostegno alle imprese innovative e l'apertura ai mercati internazionali. ", parole che ad oggi suonano più come dichiarazioni d'intenti che come obbiettivi programmatici di governo, stante l'assenza di adeguate ed efficaci misure di politica industriale a sostegno dello sviluppo della "Chimica Verde" di Porto Torres;

DATO ATTO, infine, che nel gennaio scorso l'Eni ha annunciato la cancellazione dal programma d'investimenti della realizzazione della centrale a Biomassa integrata al sito industriale di Porto Torres,

impegna il Presidente della Regione affinché

1) intervenga tempestivamente per rimuovere le cause che sottendono ai ritardi accumulati nell'attuazione degli impegni istituzionali assunti con il protocollo d'intesa del 26 maggio 2011 e del suo "addendum", causa del mancato sviluppo della filiera agricola che avrebbe dovuto alimentare gli impianti di Matrica con la coltivazione di circa 3.500 ettari di terreni destinati al cardo e del mercato dei prodotti derivati da lavorazioni "bio" con conseguente insediamento di nuove imprese sul territorio di Porto Torres;

2) ponga in essere ogni iniziativa ritenuta necessaria a realizzare quelle condizioni incentivanti che avrebbero dovuto fungere da attrattori e da propulsori per l'insediamento e lo sviluppo di nuove imprese nel settore della "Chimica Verde" creando nuove opportunità occupazionali, per le quali la Regione Sardegna si era impegnata;

3) chiarisca le ragioni che hanno indotto Eni a cancellare dal programma d'investimenti la centrale a biomassa integrata al sito industriale di Porto Torres e solleciti Eni a recedere da questo intento che costituisce inadempienza al protocollo d'intesa.)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

TEDDE MARCO (FI). Era il maggio del 2011 quando a Palazzo Chigi fu sottoscritto il protocollo d'intesa per la Chimica Verde a Porto Torres. Erano presenti la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministro dell'ambiente, il Ministro del lavoro, delle politiche agricole, dello sviluppo economico, la Regione Autonoma della Sardegna nelle sue massime rappresentanze, la provincia di Sassari, il comune di Alghero, il comune di Sassari, il comune di Porto Torres, sindacati eccetera eccetera, e l'obiettivo era quello di favorire la riconversione industriale del Sito petrolchimico di Porto Torres per realizzare un polo per la realizzazione di prodotti chimici ecocompatibili, nonché di una centrale elettrica alimentata a biomasse, ma c'era anche l'intento di promuovere processi veri di riqualificazione professionale delle risorse umane, c'era anche l'intento e l'obiettivo di accelerare gli interventi di bonifica delle aree del petrolchimico di Porto Torres, che avrebbero dovuto essere interessate da questo grande progetto, nel quale noi abbiamo creduto tanto. Anche perché, tra le altre cose, era il primo in Italia, e prevedeva un investimento di circa 700 milioni di euro e un'occupazione di circa 700 addetti. Con questo protocollo, quindi, si puntava a trasformare il Sito di Porto Torres in un polo d'eccellenza a livello europeo nel settore della Chimica Verde, ponendo in sinergia la chimica di base e la Chimica Verde con a monte l'integrazione con la filiera agricola, e a valle, ovviamente, lo sviluppo e la specializzazione delle piccole e medie imprese, che fossero state interessate alle produzioni della filiera bio. Questo protocollo prevedeva, inoltre, precisi impegni della Regione, finalizzati a implementare a livello regionale, provinciale e comunale piani di raccolta differenziata della frazione organica e programmi di riduzione dell'utilizzo di plastiche in agricoltura e nell'agro industria. Assieme a questo protocollo, fu sottoscritto un Addendum che impegnava la Regione, e questo è molto importante e molto rilevante a livello degli atti che sono stati sottoscritti, questo protocollo, o meglio questo Addendum impegnava la Regione per la definizione di un progetto integrato per il territorio di Porto Torres, che prevedesse verticalizzazioni, opportunità di verticalizzazione per la Chimica Verde, strumenti di promozione … di contrasto alla crisi delle aree industriali, formazione e riqualificazione del personale, agevolazione per l'accesso al credito, crediti d'imposta, e tutti gli strumenti utili per la nascita di nuove imprese, e anche per la ricollocazione degli addetti, addetti diretti e indiretti del Sito industriale di Porto Torres. A seguito degli impegni istituzionali assunti con la sottoscrizione di questi atti, i soggetti coinvolti hanno posto in essere una serie di azioni, che dal 2011 al 2014 hanno portato all'apertura del primo impianto Matrica, società nata nel 2011 dalla joint venture tra Novamont e Polimeri Europa, che oggi è Versalis, a cui è stata affidata la realizzazione in Sardegna di un impianto di bio raffineria integrata di terza generazione, che utilizza scarti vegetali, produzioni e materie prime agricole e produce prodotti chimici attraverso prodotti innovativi e a basso impatto ambientale. Nel 2013 è stato poi firmato il protocollo d'intesa fra Matrica e Coldiretti Sardegna per la filiera agricola di Matrica al fine di favorire la materia prima per la bioraffineria, e ancora, nel quadro delle iniziative oggetto di questo documento, firmato nel maggio del 2011 a Roma, Matrica ha realizzato un centro di ricerca d'eccellenza, che include laboratori e impianti pilota. Nel giugno del 2014 sono stati avviati primi tre impianti del progetto Matrica, con la previsione di un investimento di circa 500 milioni di euro dei 700 milioni inizialmente previsti. Solo per i predetti impianti sono già investiti circa 180 milioni di euro, con un'occupazione media dell'indotto di circa 400 persone, che si aggiungono ai 130 dipendenti di Matrica. Lo sviluppo dei processi industriali a ridotto impatto ambientale costituisce sicuramente una grande opportunità di crescita sostenibile e una nuova frontiera nell'innovazione industriale, trasformare progressivamente Porto Torres in un polo d'eccellenza europeo nel settore della chimica verde, attraverso l'integrazione di cui parlavo prima, cioè filiera agricola da una parte e dall'altra parte invece specializzazione delle piccole e medie imprese interessate alla filiera delle produzioni bio. Purtroppo rispetto agli impegni istituzionali assunti con questo protocollo, sono stati accumulati notevoli ritardi, che hanno quasi impedito lo sviluppo della filiera agricola, che dovrebbe fornire la materia prima oleica per l'alimentazione degli impianti di Matrica, per la quale il progetto prevedeva la coltivazione di circa 3500 ettari di terreni destinati al cardo, di cui solo circa 400 sono stati destinati a tale scopo. Questi ritardi hanno impedito lo sviluppo dei mercati di prodotti derivati dalle lavorazioni bio, purtroppo, non consentendo quell'integrazione a monte con la filiera agricola e a valle l'insediamento di nuove imprese presso il territorio di Porto Torres. Ebbene, nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente Pigliaru noi abbiamo modo di leggere che l'altra chiave del successo è accompagnare il declino dell'industria tradizionale, favorendo lo sviluppo dell'innovazione, accelerando il contributo che la nostra Regione può avere e può dare alla sua terza rivoluzione industriale. Tutto ciò richiede, continua il Presidente, però ancora una nuova regia delle competenze regionali in materia di imprese, con l'istituzione dell'Assessorato per lo sviluppo economico, che assicuri una governance unitaria delle politiche per le attività produttive, prevedendo interventi che possano favorire la capitalizzazione delle imprese, un più facile accesso al credito, il sostegno alle imprese innovative e l'apertura ai mercati internazionali; parole che suonano purtroppo più come dichiarazioni di intenti che come obiettivi programmatici di Governo, considerata l'assenza di adeguate ed efficaci misure di politiche industriali a sostegno dello sviluppo del progetto di Chimica Verde a Porto Torres. Infine nel gennaio scorso, tenete conto che stiamo parlando di una mozione dell'agosto del 2015, quindi nel gennaio del 2015, l'Eni ha annunciato la cancellazione dal programma di investimenti della realizzazione della centrale a biomasse integrata al sito industriale di Porto Torres, e questa mozione punta a impegnare il Presidente affinché intervenga tempestivamente per rimuovere le cause che stanno alla base dei ritardi accumulati nell'attuazione degli impegni istituzionali assunti col protocollo d'intesa del maggio 2011 e del suo Addendum, causa del mancato sviluppo della filiera agricola che, come tutti sappiamo, avrebbe dovuto alimentare gli impianti Matrica con la coltivazione di 3500 ettari di terreni destinati al cardo, e del mercato dei prodotti derivati lavorazioni bio. Punta ancora a impegnare il Presidente affinché ponga in essere tutte le iniziative necessarie per realizzare quelle condizioni incentivanti che avrebbero dovuto fungere da attuatori e propulsori per l'insediamento e lo sviluppo di nuove imprese nel settore della Chimica Verde, creando nuove opportunità occupazionali per le quali la Regione si era purtroppo impegnata. E ancora impegna il Presidente, questa mozione, affinché chiarisca le ragioni che hanno indotto l'Eni a cancellare dal programma di investimenti la centrale a biomassa integrata al Sito industriale di Porto Torres e affinché il Presidente solleciti Eni a recedere da questo intento, che costituisce chiaro inadempimento al protocollo d'intesa. Ora, questa mozione è evidentemente un po' datata, è del 5 agosto del 2015, ma non mi pare, Presidente, che dal 5 agosto del 2015 ad oggi sia accaduto alcunché. Tra le altre cose, a parte questi inadempimenti c'è anche il tavolo permanente che era previsto nell'Addendum che è scomparso, e di solito si dice in politica che un tavolo non si nega a nessuno, ebbene, alla chimica verde è stato negato il tavolo. La politica è piena di tavoli, di cabine di regia, che servono e vengono utilizzati solo ed esclusivamente per procrastinare il momento delle decisioni. Ecco, purtroppo il tavolo previsto dall'Addendum non ci pare esistere. Una volta, tra l'altro, esisteva insediato presso la Provincia di Sassari un tavolo di crisi al quale partecipavano i comuni del triangolo industriale, al quale partecipavano i sindacati, l'associazione degli imprenditori che si riuniva periodicamente per cercare di fronteggiare la crisi economica della chimica e non solo. Ebbene, quel tavolo di crisi che comunque ha prodotto, pur con tante difficoltà, quantomeno un livello di attenzione del territorio della politica alti, oggi quel tavolo di crisi non esiste più, non so per quale motivo, ma ciò che è più grave è che non esiste il tavolo previsto dall'Addendum. Mi riservo poi di replicare dopo aver sentito l'intervento del Presidente.

PRESIDENTE. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi non oltre la conclusione del primo intervento.

È iscritto a parlare il consigliere Giuseppino Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA GIUSEPPINO (UDC Sardegna). Presidente, cari colleghi e colleghe, signor Presidente, Assessore, l'attuazione sulla chimica verde costituisce ancora oggi una speranza per salvare le sorti della chimica in Sardegna. Con la stipula del protocollo d'intesa del maggio 2011 e del relativo Addendum si crearono i presupposti per l'attuazione delle quattro linee di intervento per il progetto della chimica verde a Porto Torres con lo scopo di sostenere il recupero degli effetti della crisi attraverso politiche e servizi rivolti sia ai lavoratori espulsi o a rischio di espulsione dai processi produttivi, sia alle aziende investite dalla crisi supportandole nella fase di ristrutturazione e riconversione e promuovendone la nascita di nuove legate appunto alle opportunità della verticalizzazione della chimica verde. Questi presupposti hanno creato delle aspettative nelle popolazioni locali in termini di ricadute occupazionali, di crescita economica e sociale e di qualità della vita. Infatti è di questo che voglio parlare. In tema di qualità della vita occorre ricordare che tra le linee di intervento del progetto sulla chimica verde rientrano anche le bonifiche in quanto Porto Torres e Sassari fanno parte del sito di interesse nazionale per le bonifiche del Nord Sardegna, cioè territori nel quale il livello di inquinamento dell'aria, dei suoli e delle falde dovuto alla presenza industriale mette a serio rischio la salute di chi ci lavora e di chi ci vive. Vorrei porre l'attenzione sulle aspettative occupazionali e di sviluppo economico sociale che le popolazioni locali hanno riposto sul progetto della chimica verde e le conseguenze che una sua mancata attuazione avrebbero sulle condizioni di vita di dette popolazioni. La mancata attuazione del progetto rappresenterebbe l'ennesimo fallimento della politica in un settore produttivo che fino ad oggi è andato avanti con interventi emergenziali, di sostegno all'occupazione e mi riferisco agli ammortizzatori sociali, alla cassa integrazione e quant'altro. Concludo con un invito affinché sia profuso il massimo sforzo da parte della Giunta regionale in tutte le sedi istituzionali affinché si dia piena attuazione al protocollo d'intesa e al suo Addendum per la realizzazione del progetto Chimica verde e che questo non resti un orizzonte a portata di sguardo ma impossibile da toccare.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Salvatore Demontis. Ne ha facoltà.

DEMONTIS SALVATORE (PD). Presidente io concordo con le premesse della mozione, cioè con la descrizione dello stato di fatto, perché è vero che i ritardi principalmente dell'ENI nella realizzazione degli impianti cosiddetti di Chimica verde ci sono e sono importanti. Però non certo per responsabilità della Regione, come invece lascia intendere in parte il collega Tedde e il collega Pinna, quanto invece per i tentativi di disimpegno da parte dell'ENI. I lavori, voglio ricordare, si sono fermati è vero ai primi tre impianti dei sette previsti dal progetto complessivo e quindi a circa 200 milioni di euro di finanziamento contro i 450 per i sette complessivi quando è iniziata a circolare la voce che ENI intendeva dismettere la società Versalis. Si parlava allora di un acquirente che, se non ricordo male, doveva essere un fondo di investimento americano, comunque certamente non un acquirente con esperienza nella Chimica verde. Versalis, voglio ricordarlo, insieme a Novamont costituisce la joint-venture che viene chiamata Matrica e che deve realizzare questi impianti. Sappiamo bene che la solidità finanziaria in capo al raggruppamento è principalmente quella di ENI, sappiamo bene che Novamont è invece competitiva nella capacità innovativa, nel sistema innovativo. A questo si devono aggiungere anche le difficoltà del mercato che oggettivamente si sono incontrate, a causa ad esempio del mancato rispetto della legge sugli shoppers italiani, c'è un 60 per cento di illegalità nel rispetto di questa legge e certamente questo rileva sulla capacità produttiva degli impianti. Però io ritorno sul primo punto perché sono convinto che se anche ci fossero state condizioni ottimali degli impianti, con un disimpegno di ENI, cioè con la cessione della società Versalis, l'impianto non si sarebbe comunque realizzato. La presenza di ENI era ed è una condizione quantomeno necessaria, ma io alla fine ritengo anche sufficiente perché gli impianti di Matrica vengano realizzati. Se poi ENI avesse deciso di investire su altri settori e non più su quelli della chimica né di base né verde, ma invece nei settori di natura estrattiva, questo impianto sono sicuro che non si sarebbe realizzato. Allora, qual era la priorità del Presidente e dell'assessore Piras? Era evidentemente di scongiurare questo primo grande ostacolo, cioè di fare in modo che ENI non dismettesse Versalis e per quanto ne so, ma poi l'Assessore e il Presidente ci daranno conferma, questo obiettivo mi sembra raggiunto. Oggi la vendita di Versalis, per quanto ne so, è scongiurata e questo è il primo grande risultato che andava conseguito. Senza di questo tutto il resto sarebbe stato inutile. Cosa dobbiamo fare oggi? Intanto non chiedere, secondo me, il rispetto pedissequo del protocollo del 2011, il protocollo del 2011 va aggiornato, così come ogni strumento di programmazione va aggiornato se poi si vogliono realizzare gli interventi previsti. Va aggiornato perché, ad esempio, non possiamo mica chiedere oggi che in un anno realizzino i quattro impianti che oggi mancano investendo 250 milioni, mi sembra chiaro che non possa essere questo, lo dico perché i sette impianti dovevano essere realizzati in sei anni, ne sono passati cinque rimarrebbe un anno, se noi chiedessimo il rispetto pedissequo dell'accordo del 2011 dovremmo dire: "In un anno realizzate quatto impianti per 250 milioni di euro". Mi sembra evidente che non può essere così, mentre è doveroso chiarire che l'importo dell'investimento deve rimanere lo stesso ma i tempi chiaramente sono differenti. Così come non ha senso, secondo me, insistere oggi sulla realizzazione di una centrale biomasse destinata inizialmente a produrre energia elettrica per lo stabilimento e energia termica se oggi Matrica ritiene competitivo acquistare l'energia elettrica e produrre solo energia termica e non spendere 250 milioni di euro per una centrale che non ritiene competitiva, spende 20 milioni, ma evidentemente dobbiamo chiedere l'investimento dei 230 milioni di differenza. Questo significa aggiornare il protocollo del 2011, non continuare a insistere sul protocollo del 2011. Su questo, ripeto, stanno lavorando il Presidente e l'Assessore. E allora che cosa dovrà contenere questo…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Luigi Lotto. Ne ha facoltà.

LOTTO LUIGI (PD). Effettivamente per la realtà industriale del Nord Sardegna e di Porto Torres, questo progetto ha una sua valenza anche di prospettiva, di novità estremamente importante.

Comprendo benissimo lo spirito con cui i colleghi del centrodestra hanno presentato questa mozione per stimolare la Regione, il Governo e chi per esso che ci si metta il massimo impegno perché questa iniziativa industriale che dovrebbe andare se non in toto ma almeno in parte a sostituire ciò che è stato dismesso negli ultimi 10-15 anni a Porto Torres possa avere una prospettiva.

È un'iniziativa economica di grande rilievo, è un'iniziativa economica con qualità particolari, di grande interesse anche dal punto di vista ambientale. Quali sono le prospettive e da chi dipendono però le prospettive di quest'iniziativa? Ecco, su questo iniziamo già a non essere perfettamente in sintonia perché bisogna assolutamente tener presente che questa è un'iniziativa che è partita da una proposta di ENI nel momento in cui ha deciso di dismettere la chimica tradizionale ed ha l'onere ENI di dargli una prospettiva reale e di non scapparsene del tutto da quel sito. Quindi quello che si deve chiedere alla Regione in particolare è quello di continuare ad insistere in quello che sta facendo che è quello di mettere l'ENI di fronte alle proprie responsabilità e scongiurare così come fino adesso si è riusciti a fare, quel programma di dismissione che tanto sapeva di volontà di tirarsi completamente fuori da questo programma di sviluppo. Io sono d'accordo sul richiamo all'ENI, debbo dire però anche che sono meno interessato al richiamo che si fa perché realizzi la originaria centrale a biomasse, non la vedo con grande interesse, secondo me, mentre vedo con interesse che si sviluppi davvero la catena della chimica verde per la produzione dei prodotti derivati o scendere a valle di quel tipo di attività produttiva e anche qua però non possiamo pensare che qualcuno ha responsabilità perché non si è sviluppata la filiera agricola a monte, perché non poteva svilupparsi e non si potrà sviluppare fino a che non c'è l'impianto che funziona e che richiede quelle produzioni.

L'Assessorato dell'agricoltura ha anche messo in piedi un protocollo che ha portato alla inclusione del cardo integrato tra le produzioni che possono essere finanziate proprio perché una parte di esso può essere utilizzata per alimentazione del bestiame ed è una scelta molto responsabile che la Giunta e l'Assessorato hanno fatto proprio per venire incontro a questa catena produttiva, a questa filiera produttiva. Però la responsabilità politica principale non può che essere in capo all' ENI e va richiamato costantemente l'ente di Stato a questa responsabilità perché diversamente si confonde tra chi ha comunque volontà di fare e ha comunque l'interesse che ha la Regione, che ha questo Consiglio regionale affinché l'operazione economica messa in piedi vada in porto con chi ne ha la responsabilità se questa fallisce. Se questa fallisce la responsabilità è tutta in capo a chi la proposta, non siamo stati noi e non è stata la Regione di quel tempo a fare questa proposta e a sbandierarla anche come un qualcosa di grandioso. Noi l'abbiamo ereditata, abbiamo fatto bene a seguirla e facciamo bene ad insistere perché si porti avanti fino in fondo, però ciò che a noi interessa anche sulla centrale è che ciò che non deve mancare, ciò che non deve scappare, si può anche non realizzare la centrale, ma i soldi erano necessari per farla e vanno comunque investiti in quel sito, l'ENI non se ne può scappare dopo aver distrutto quel sito, questa è la vera battaglia politica che dobbiamo fare e a mio parere sia il Presidente della Regione sia gli Assessori che hanno competenza in materia hanno seguito con la dovuta attenzione la questione e io ho fiducia che alla fine a un risultato positivo riusciremo ad addivenire, solo però se ci sarà il concorso del Governo e dell'ENI così come le loro responsabilità richiedono.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dell'industria.

PIRAS MARIA GRAZIA, Assessore tecnico dell'industria. Io ringrazio il consigliere Tedde e gli altri onorevoli per questa mozione in realtà perché mi dà modo e ci dà modo, dà modo alla Giunta di illustrare invece tutto quello che è stato fatto in questo periodo. È lontano il 2011 quando appunto come avete ricordato c'è stato il protocollo ed ENI ci ha presentato il vostro protocollo in un momento di grande difficoltà quando è stata chiusa la chimica tradizionale e ci ha fatto queste proposte e abbiamo firmato su queste proposte. Naturalmente il tempo è passato, alcune cose, molte cose sono state attuate perché com'è stato ricordato da chi è intervenuto prima di me, del protocollo sono stati attuati il piano industriale, una parte del piano industriale certamente non completamente il piano industriale, sono stati investiti 210 milioni di euro per la chimica verde e abbiamo inaugurato lo stabilimento a fine del 2014, sono stati investiti oltre 250 milioni di euro per gli interventi ambientali, è stata ridiscussa è vero la centrale prevista da Enipower, una centrale di produzione energetica altissima che ha richiesto una centrale cogenerativa per la produzione di energia elettrica e a vapore alimentata da biomasse solide. Enipower alla luce di un approfondimento della valutazione tecnico-economica, soprattutto in relazione alle condizioni del mercato dell'energia ha ritenuto non sostenibile l'investimento per la centrale prevista nel 2011. MATRICA ha rivalutato il fabbisogno del sito industriale prevedendo di realizzare una caldaia a biomasse che noi come Regione Sardegna anche abbiamo cofinanziato con una quota di cofinanziamento a valere sul fondo JESSICA. Questa va avanti, oggi che la Regione Sardegna ha avviato la metanizzazione della regione ENI parla di un rilancio della centrale a cogenerazione, quindi di questo stiamo discutendo e su questo ci stiamo muovendo. Certamente ci sono stati dei momenti difficili come è stato ricordato, noi abbiamo avuto un momento in cui lo Stato italiano dismetteva Versalis, dismetteva la nostra chimica, un momento difficile per Porto Torres la cui esistenza stessa di Versalis in Italia e quindi il progetto industriale dello Stato italiano sulla chimica andava a farsi benedire. Questo è stato il momento importante dove la Regione Sardegna per la quale per evitare tutto questo abbiamo lavorato mettendoci tutto il peso politico e tutto il peso di un disastro economico che si poteva avere su Porto Torres. Questo è stato sventato, Versalis non è stata dismessa e a partire da questo stiamo ragionando con ENI su una rivisitazione del protocollo. In questi giorni, la prossima settimana esattamente andremo probabilmente a chiudere un nuovo protocollo, però nel frattempo è vero che non ci sono stati tavoli, onorevole Tedde, ma i tavoli come ha detto lei stessa non sempre sono sufficienti, abbiamo fatto altro, abbiamo fatto tante altre cose, abbiamo partecipato, siamo parte del cluster tecnologico nazionale sulla chimica per lo sviluppo e la valorizzazione dei prodotti. Abbiamo avuto l'ammissibilità, lo si ricordava ancora, l'aiuto delle superfici agricole localizzate nel territorio regionale, coltivate con le colture destinate alla chimica verde: cardo e cartamo, attraverso il piano di sviluppo rurale, e a assieme, integrata, dagli accordi con la Coldiretti. Abbiamo fissato gli indirizzi della strategia di specializzazione intelligente, eravamo fuori, eppure siamo riusciti a rientrare. Tutto questo ci permetterà di orientare al meglio le risorse comunitarie e i relativi bandi di prossima emanazione a sostegno degli investimenti industriali nella di bio-economia. E abbiamo avviato specifiche interlocuzioni al fine di verificare modalità, prezzi e condizioni per poter addivenire all'acquisizione delle aree bonificate e certificate in riferimento agli interventi necessari al risanamento ambientale e a favorire la riconversione industriale del sito di Porto Torres. E inoltre, è recentissimo, la chimica verde ha bisogno di essere implementata, ha ragione, ha bisogno di essere aiutata, la chimica verde oggi non è più un progetto italiano, è un progetto europeo, e in questo noi ci dobbiamo inserire ed è per questo che la Regione Sardegna sta scendendo in campo per far sì che tutta la chimica verde a valle possa avere il suo naturale sviluppo. Non solo però la chimica verde è stata la base per presentare un'istanza per la dichiarazione di aria di crisi complessa che abbiamo presentato al Governo recentissimamente. Perché partendo dalla piattaforma Matrica possiamo creare le condizioni affinché l'intero progetto industriale possa essere realizzato, proseguire nella percorso intrapreso della bonifica dell'area al fine di rendere le aree liberate e le criticità ambientali fruibili per successivi investimenti manufatturieri. Supportare lo sviluppo dell'indotto a valle di Matrica, orientato verso un distretto delle lavorazioni secondarie fino al prodotto finito da installare a Porto Torres, creare le corrette condizioni di competitività dell'area di Porto Torres attraverso un piano di infrastrutture immateriali. Ridurre il gap di competitività legato all'approvvigionamento di energia. La Regione Sardegna ha finanziato un progetto di realizzazione delle reti del gas, non avevamo un progetto della rete gas nell'aria industriale di Porto Torres, fondamentale se vogliamo abbattere il costo energetico. E tutto questo lo facciamo a Truncu Reale, ad Alghero e a Porto Torres. Permettere lo sviluppo del plesso portuale quale l'hub di rilevanza europea nel trasporto merci. Abbiamo finanziato la realizzazione di uno scalo di alaggio per una nautica da diporto nel porto industriale di Porto Torres. A questi progetti si affianca il progetto Optimed promosso dall'assessorato ai trasporti e riconosciuto come progetto bandiera dell'Unione per il Mediterraneo. Quindi abbiamo operato per creare le condizioni di opportunità di reddito e di occupazione attraverso un programma di infrastrutture immateriali per la formazione delle risorse umane, per il supporto all'auto imprenditorialità, per il supporto e stimolo nel settore della ricerca e dell'innovazione come fattore di specializzazione territoriale della produzione. In quest'ottica abbiamo avviato la rivisitazione del protocollo, per far sì che ENI in quest'ottica mantenga davvero gli impegni, perché la deindustrializzazione di Porto Torres… deve rinascere la deindustrializzazione se ENI continua a mantenere gli impegni. E questo è il nostro obiettivo, e su questo la Regione Sardegna sta spendendo le proprie risorse e sta mettendo il proprio peso politico perché questo possa essere portato avanti e possa essere interamente realizzato il protocollo del 2011, rivisitato alla luce anche degli ultimi interventi che la Regione Sardegna ha avviato nel campo dell'energia. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Marco Tedde. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Presidente, ma abbiamo sentito in quest'Aula delle cose molto interessanti, abbiamo sentito parlare di un attivismo importante da parte della Giunta, un attivismo però che evidentemente non è orientato ad attuare il protocollo di intesa e l'addendum. Abbiamo sentito parlare di rete del gas, di scalo d'alaggio, tutte cose molto importanti ma che non sono pertinenti all'oggetto della discussione. Noi stiamo parlando di una mozione che tratta un tema molto ben definito: chimica verde, protocollo e addendum. Ci sono gli adempimenti? Ci sono ritardi? Perché? Li vogliamo colmare questi ritardi? Sì, quando e perché ci sono stati ritardi? Abbiamo sentito anche delle affermazioni molto bizzarre secondo le quali Versalis non è stata venduta perché la Giunta è intervenuta. Guardate, lasciate perdere queste considerazioni e queste millanterie! Versalis non è stata venduta perché non ha trovato l'accordo sulla governante, c'è un comunicato stampa dell'ENI che è molto dettagliato sul punto, Assessore! Non hanno trovato l'accordo sulla governante, e voi siete completamente alla finestra da quando avete iniziato a governare la Sardegna. Siete alla finestra! Avete fatto qualche passettino, avete fatto qualche dichiarazione di intenti, avete fatto qualche passo avanti e qualche passo indietro in modo da contrabbandare un attivismo che non esiste, ma sostanzialmente non avete fatto nulla. Oggi mi si dice che state pensando di rivisitare il protocollo, e va bene, ci sta pure, ma io credo che questa rivisitazione del protocollo debba essere fatta con tutti i soggetti che hanno sottoscritto il protocollo, Assessore, non potete fare la rivisitazione del protocollo voi con l'ENI soltanto, ci sono tanti altri soggetti che hanno diritto di partecipare a questo processo, di sapere cosa pensate, di sapere cosa volete fare. Io sinceramente finché non vedo una bozza di protocollo nuovo non ci credo, le dico che non ci credo, perché quando sento in quest'Aula parlare di scalo di alaggio e rete del gas mentre stiamo parlando della chimica verde è evidente che lei mi porta a non credere alle altre cose. Fateci vedere questa bozza di protocollo modificato! Mi pare che soltanto a gennaio di quest'anno il Presidente abbia preso contatto con l'Eni, a gennaio di quest'anno vi siete insediati, a febbraio o a marzo del 2014, a marzo c'è stato un incontro al Ministero, mi pare, da allora, ed è passato qualche mese, niente, silenzio assoluto. I temi dell'agricoltura di cui abbiamo parlato poc'anzi non sono stati affrontati con un minimo di impegno, oggi così come più volte sottolineato soltanto 500 ettari sono coltivati a cardo, il prodotto viene importato, la Regione non ha fatto alcunché per integrare a valle la possibilità di impiegare i prodotti della chimica verde in Sardegna, assolutamente no, non ha messo in campo quelle facilitazioni che si era impegnata a mettere in campo per le piccole e medie imprese che avessero voluto lavorare il prodotto della chimica verde, insomma la Regione oggi non ha fatto quel minimo indispensabile perché si potesse dire che si però qualcosa stanno facendo, si stanno muovendo, ci sono difficoltà, ENI è in forte difficoltà, ha cambiato idea, la centrale a biomasse non è più conveniente, però qualcosa la sta facendo la Regione. Non c'è traccia delle cose che state facendo però, a parte lo scalo di alaggio e la rete del gas, che però nulla hanno a che vedere, o quantomeno hanno un rilievo marginale in relazione a questa vicenda, che è ben circoscritta ed è rappresentata in modo più che efficace e dettagliato nel protocollo e nel addendum. Dovette farci capire che cosa volete fare del protocollo e del addendum. Oggi sappiamo che volete modificarli, quanto tempo ci mettete? Avete convocato i soggetti firmatari? Avete convocato la Provincia di Sassari, o quantomeno il Comune di Alghero, il Comune di Sassari? I sindacati che protestano perché nulla sanno, li avete convocati? No. Ma perché non gliele dite queste cose ai sindacati? Non le dovete dire a Forza Italia, le dovete dire ai sindacati. Oggi la novità è che state modificando il protocollo d'intesa. Va bene, è una novità, ne prendiamo atto, vogliamo capire però quando il Presidente vorrà intervenire per colmare tutte quelle lacune di cui parliamo nella mozione; ecco qual è il dato rilevante, il dato che noi vogliamo conoscere: ha la volontà politica di intervenire per colmare le lacune, ha la voglia e la volontà politica di mettere in campo tutte le azioni che la Regione Sardegna deve attuare per collaborare con Matrica per l'insediamento delle imprese, per la facilitazione per queste imprese sotto il profilo fiscale, sotto il profilo logistico? Ha voglia di creare le condizioni per l'ampliamento della coltivazione del cardo, per arrivare ai 3500 ettari? Oppure sono troppi, o sono troppo pochi?

Vogliamo sapere, a parte lo scalo di alaggio e la rete del gas, cosa vuole fare il Governo regionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Stefano Tunis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (FI). Intervengo soprattutto mosso dall'imbarazzo che suscita constatare quanto la Giunta non sia neppure nelle condizioni di affrontare questo argomento, per il fatto che non conosce le ragioni e i fatti che portarono al protocollo del 2011, e per il fatto che non ha saputo interpretare le ragioni del disimpegno del partner che aveva l'obbligo sociale, industriale ed economico di sostenere l'intrapresa. Perché non è nel 2011, perché colto da improvvisa bontà, l'Eni decide di sostenere la chimica verde, l'Eni sino al 2010 perdeva 100 milioni all'anno per il Cracking di Porto Torres e stabilisce che mette a correre 500-600 milioni per sostenere la chimica verde. Ad oggi, nel silenzio del Governo regionale, l'Eni ha sostenuto meno della metà dell'impegno economico che aveva assunto l'impegno morale di sostenere, e ci si rivolge la tema della centrale, ci si rivolge al fatto che non si è ancora dato seguito alla possibilità di coltivare a cardo chissà quanti territori della Sardegna, mentre il tema centrale dal punto industriale è che non è stata realizzata la fabbrica di ecoplastiche per un preciso, individuando e denunciato dal sottoscritto conflitto di interessi del partner di Eni! Perché in questo momento la fabbrica di ecoplastiche avrebbe messo nel nulla il vantaggio competitivo che Novamont ottiene dal fatto che ha un mercato completamente libero e che satura con le sue produzioni in Umbria! Non sapere questo, o infischiarsene, è irresponsabile e denuncia il fatto che questa Giunta non è in grado di assolvere al proprio compito, perché tutte queste cose sono scritte in una nota che ho personalmente inviato e discusso col Presidente della Regione, 24 mesi fa, e che nla lettera morta! L'impegno di questa Giunta doveva essere incatenarsi al sito industriale di Porto Torres come accadde nel 2010, e pretendere che Eni desse seguito agli impegni che aveva preso, non, per favorire un soggetto privato, infischiarsene e girarsi dall'altra parte!

Questo denunciamo pubblicamente da anni e rispetto a questo pretendiamo per un intero territorio e per un'intera regione che la Giunta o dà le risposte o si levi di torno!

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Tunis. Si è dimenticato di dichiarare il voto.

Ha domandato di parlare il consigliere Salvatore Demontis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEMONTIS SALVATORE (PD). Lo dico in apertura così non mi dimentico, voterò contro la mozione. Quello che mi sorprende è che se l'Eni avesse dismesso Versalis oggi la Regione sarebbe la principale responsabile di quella dismissione, ora che invece questo non accade la Regione non ha nessun merito sulla vicenda. Come dire, è una posizione secondo me stridente di per se, è il non voler riconoscere i meriti alla Giunta regionale, poi è evidente che l'Eni non avrà modificato la sua posizione esclusivamente per intervento della Giunta regionale però io credo che un peso importante ci sia stato.

E allora, consigliere Tunis, incatenarsi ai cancelli dell'Eni, lei si ricorda… non se lo ricorda perché probabilmente ha frequentato poco quei siti: per decenni ci si è incatenati e si sono fatte le più grandi manifestazioni nei confronti dell'Eni. Si ricorda l'Isola dei cassintegrati? E' andata in televisione. E le mille manifestazioni? L'Eni ha dismesso ciò che voleva dismettere…

TUNIS STEFANO (F.I.). Tranne il Cracking di Porto Torres! Non sapete di cosa parlate, non conoscete gli argomenti!

DEMONTIS SALVATORE (PD). Non mi interrompa. Lei sta parlando di un metodo che è fallito clamorosamente e che secondo me ha la responsabilità di non aver cercato per tempo uno sviluppo alternativo in quelle aree, illudendosi che quelle manifestazioni alle quali fa riferimento lei potessero bloccare l'Eni. Lei sta consigliando un metodo sbagliato, assolutamente sbagliato.

Il consigliere Tedde si stupisce perché il protocollo del 2011 deve essere aggiornato, e chissà come dovrà essere aggiornato il protocollo del 2011. Ma non vogliamo chiedere all'Eni in questo caso, a Matrica e a tutti i soggetti interessati che si rivedano le fasi di realizzazione degli impianti, che si indichino le fonti di finanziamento, che si garantisca l'occupazione nel progetto iniziale? Queste cose come le chiediamo, se non con un protocollo d'intesa? Non vorremmo chiedere che si continuino le bonifiche del progetto Nuraghe, che, per inciso, è iniziato, e voglio sottolineare che l'approvazione definitiva di quel progetto da parte del Consiglio dei Ministri è avvenuta con questa Giunta regionale, e anche di quel progetto si parlava da decenni e non si riusciva mai ad ottenere il via libera.

E' evidente che l'estensione dei territori agricoli coltivati a cardo è legata alla piena produzione degli impianti…

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Demontis. Il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Luigi Lotto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOTTO LUIGI (PD). A dire il vero mi dispiace che il centrodestra abbia presentato una mozione su questo tema, che a me preme molto, con un taglio che di fatto è un voler scaraventare l'argomento contro la Giunta regionale; onorevole Tunis, questo è quello che lei ha fatto, io avrei preferito invece una mozione che affrontava il tema e individuava davvero il responsabile dei ritardi, di chi se ne vuole andare, e forse avremmo anche potuto trovare un punto di approdo insieme. Perché non è vero che non conosciamo ciò che è successo e da dove partì questa storia, sappiamo da dove è partita, sappiamo del Cracking e sappiamo anche però come è stata gestita successivamente, anche nel periodo della Giunta precedente, com'è stato gestito per esempio nella prima fase tutto il tema delle produzioni agricole, della individuazione delle aree, della ricerca del consenso nel mondo agricolo. Perché solo dopo una sollevazione abbastanza importante da parte dell'opposizione si decise di coinvolgere le organizzazioni agricole.

Io non ci voglio tornare a quei tempi, e l'ho fatto solo per ricordare a lei che le cose le sappiamo, le sappiamo tutte e però non è a quello che stiamo guardando, stiamo guardando al futuro di questa iniziativa, al di là delle produzioni agricole là c'è uno stabilimento che può dare lavoro a 200-300 persone, bisogna creare le condizioni perché si completi, vada avanti e diventi una possibilità di prospettiva per una discesa a valle di quel tipo di industria.

Non è polemizzando con la Regione che non ha in mano le leve per poter decidere, ma la possibilità, e lo sta facendo, per orientare e fare una battaglia insieme al Consiglio perché si vada avanti in questa iniziativa, non è attaccando la Giunta regionale che si ottiene il risultato, ma è standole vicino e incoraggiandola a muoversi nella direzione in cui sta andando. Ecco perché mi dispiace che presentate una mozione su un tema così importante e la scriviate e la presentate in maniera tale da impedirci di votarla. Me ne dispiace e voterò contro, avrei preferito fare il contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tedde per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Grazie Presidente, io sono molto sorpreso e molto meravigliato per le dichiarazioni che fanno i colleghi della maggioranza la dove cercano di giustificare, maldestramente a nostro avviso, cercano di giustificare il loro voto negativo nei confronti di questa mozione con la volontà del centrodestra di non capire quali sono i temi veri del grande progetto, quali sono le cause dei ritardi e di non capire quello che vorrebbe, non quello che sta facendo, quello che vorrebbe fare la Giunta, mi dispiace sinceramente secondo me dovreste essere molto più chiari e dire: guardate noi non ce la sentiamo di votare a favore di questa mozione perché obiettivamente ci sono delle responsabilità della Giunta, che magari non ha valutato con grande attenzione e con attenzione dovuta l'importanza di questo progetto e la difficoltà di questo progetto, perché noi siamo coscienti del fatto che ENI comunque si muove per il profitto e muovendosi per il profitto non sempre ha interessi che collimano con gli interessi del popolo sardo, assolutamente noi siamo convinti di questo. Però siamo anche convinti che ci sono degli accordi con delle obbligazioni, definiamole così, obbligazioni politiche, obbligazioni amministrative, obbligazioni di governo che devono essere adempiute. Ecco in relazione a queste obbligazioni previste, a questi adempimenti previsti e dal protocollo e dall'addendum sotto il profilo dell'onere probatorio la Giunta avrebbe dovuto dire qualcosa. Nulla ha detto, ci ha detto che ha fatto lo scalo di alaggio, che sta facendo la rete del gas, mentre invece chi avrebbe dovuto dire e guardate abbiamo una tempistica differente perché ci sono state difficoltà ma il presidente Pigliaru si sta impegnando, a marzo è andato al Ministero, stiamo risolvendo i problemi, non ci ha detto niente di tutto questo ha cercato di arrampicarsi sugli specchi l'Assessore, facendo ovviamente il suo mestiere di Assessore, cercando di difendere secondo noi in modo del tutto inefficace la posizione del Governo regionale che probabilmente si sta accorgendo in questi giorni della gravità dei ritardi, probabilmente si sta accorgendo in questi giorni dello stato di crisi di Porto Torres anche perché come poc'anzi ho fatto rilevare non esiste più un tavolo di crisi, non esiste il tavolo previsto dall'addendum perché quel tavolo previsto dall'addendum pone a carico dell'Amministrazione regionale e anche a carico del tavolo tutta una serie di adempimenti, tutta una serie di cose da fare che in questi due anni e mezzo non sono state fatte, ma non sono state neanche pensate, non è che non sono state fatte per non so state pensate… Il mio voto è a favore della mozione.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 168.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Ledda ha votato contro.

Rispondono sì i consiglieri:Carta Giancarlo - Cossa - Dedoni - Orrù - Pinna Giuseppino - Pittalis - Randazzo - Rubiu - Solinas Christian - Tedde - Tocco - Truzzu - Tunis - Zedda Alessandra.

Rispondono no i consiglieri:Agus - Anedda - Cherchi Augusto - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Collu - Comandini - Congiu - Demontis - Deriu - Desini - Forma - Gaia - Lai - Ledda - Lotto - Manca Pier Mario - Moriconi - Perra - Pinna Rossella - Piscedda - Ruggeri - Sabatini - Solinas Antonio - Tendas - Unali - Usula - Zanchetta.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 42

votanti 42

maggioranza 22

favorevoli 14

contrari 28

(Il Consiglio non approva).

Discussione e approvazione della mozione Deriu - Comandini - Cozzolino - Forma - Meloni - Piscedda - Sabatini sugli interventi urgenti in materia di diritto allo studio e in merito alle modalità d'accesso alla fruizione dei benefici erogati dagli enti regionali per il diritto allo studio universitario. (216)

PRESIDENTE. L'ordine giorno reca discussione della mozione numero 216.

(Si riporta di seguito il testo della mozione:

Mozione Deriu - Comandini - Cozzolino - Forma - Meloni - Piscedda - Sabatini sugli interventi urgenti in materia di diritto allo studio e in merito alle modalità d'accesso alla fruizione dei benefici erogati dagli enti regionali per il diritto allo studio universitario.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- per DSU si intende un documento che contiene le informazioni di carattere anagrafico, reddituale e patrimoniale necessarie a descrivere la situazione economica del nucleo familiare per la richiesta di prestazioni sociali agevolate;

- l'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) viene calcolato sulla base dei dati dichiarati in DSU e di altri dati rilevati direttamente negli archivi dell'Agenzia delle entrate e dell'INPS;

- in base al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013, dal 1° gennaio 2015, l'indicatore della situazione reddituale (ISR) sarà calcolato con regole del tutto nuove, tenendo conto del reddito complessivo ai fini IRPEF, dei proventi derivanti da attività agricole, degli assegni per il mantenimento dei figli, dei trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, dei redditi fondiari relativi ai beni non locati soggetti alla disciplina dell'IMU;

- in base al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013, dal 1° gennaio 2015 l'indicatore situazione patrimoniale (ISP) sarà calcolato tenendo conto del patrimonio mobiliare e immobiliare tra cui fabbricati, terreni edificabili e terreni agricoli;

CONSIDERATO che:

- utilizzando questi nuovi parametri si è avuta, a livello nazionale, una consistente riduzione della platea degli idonei alla fruizione dei benefici erogati dagli enti regionali per il diritto allo studio universitario (servizio alloggio, servizio ristorazione, borse di studio) che, nell' anno accademico 2015/2016, ha fatto registrare anche in Sardegna numeri vicini al 100 per cento di idonei beneficiari;

- gli immobili sfitti e i terreni agricoli, soprattutto in Sardegna, non possono essere considerati dei parametri attendibili nello stabilire la ricchezza di una famiglia, vista l'inconsistenza, se non l'inesistenza, dei proventi da essi derivati;

- in base al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013, le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano, fermo restando il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni sociali agevolate e dei criteri unificati per la valutazione della situazione economica di coloro che richiedono di accedervi, attuano le disposizioni di cui al presente decreto nelle forme stabilite dai rispettivi statuti di autonomia e dalle relative norme di attuazione;

RILEVATO che non esiste a oggi alcun contributo in denaro, su base prettamente meritocratica, atto a premiare e valorizzare le eccellenze dei nostri atenei,

impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale

1) ad abrogare, nei limiti di quanto stabilito nello statuto e nel decreto ministeriale n. 159 del 2013, il limite ISPE ai fini dell'accesso ai benefici, quali servizio alloggi, borse di studio e servizio ristorazione, erogati dagli enti regionali per il diritto allo studio universitario e, contemporaneamente, a innalzare la soglia ISEE (attualmente stabilita a 17.472 euro) ai fini dell'accesso ai benefici suddetti;

2) a innalzare, nel caso in cui non fosse possibile l'applicazione del punto 1, le soglie ISEE e ISPE, attualmente stabilite rispettivamente a 17.472 e 27.561 euro, ai fini dell'accesso ai benefici di cui al punto 1;

3) l'istituzione di contributi in denaro, basati su parametri prettamente meritocratici, atti a valorizzare e incentivare le eccellenze degli atenei sardi.)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

DERIU ROBERTO (PD). Ci rimettiamo al testo. Ci rimettiamo al testo in attesa delle dichiarazioni della Giunta e poi interverremo successivamente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Era solo per chiedere, Presidente, se poteva chiamare prima della mozione l'ordine del giorno unitario sulla solidarietà per gli attentati ai sindaci perché qualche collega ha un problema.

PRESIDENTE. Sì, onorevole Pittalis, se non ci sono obiezioni da parte del Consiglio regionale chiedo alla segretaria di dare lettura dell'ordine del giorno.

L'ordine giorno reca la discussione dell'ordine del giorno numero 1.

(Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno:

Ordine Del Giorno Cocco Daniele Secondo - Cocco Pietro - Pittalis - Desini - Usula - Rubiu - Zanchetta - Anedda - Carta - Dedoni per esprimere la propria condanna verso gli ultimi gravissimi atti intimidatori nei confronti degli Amministratori dei comuni di Orotelli Nannino Marteddu e Mandas Umberto Oppus.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO CHE ancora una volta gli amministratori dei comuni della Sardegna sono vittime di vili attacchi intimidatori che colpiscono i beni, le case e i familiari delle persone che si dedicano all'amministrazione pubblica;

CONSIDERATO CHE tanti amministratori locali, in particolar modo sindaci e consiglieri di piccoli Comuni, trovandosi ad amministrare territori interessati da un forte disagio economico e lavorativo, rischiano la propria vita e quella dei propri familiari per dedicarsi all'interesse generale della collettività e per sostenere i diritti dei cittadini che amministrano;

EVIDENZIATA la forte recrudescenza in Sardegna di tale fenomeno criminale con un'escalation di atti intimidatori perpetrati non solo nei confronti di amministratori locali delle zone interne della Sardegna ma anche, nel caso dell'attentato dì Orotelli, dell'Arma dei Carabinieri;

esprime

la propria condanna verso gli ultimi, in ordine di tempo, gravissimi atti intimidatori nei confronti degli Amministratori locali, che per puro caso non hanno avuto drammatiche conseguenze, e piena solidarietà al sindaco del comune di Orotelli Nannino Marteddu, all'ex sindaco del comune di Mandas Umberto Oppus ed ai Carabinieri colpiti

ed impegna il Presidente della Regione

1) ad intervenire in maniera incisiva nei confronti del Governo al fine di aiutare la Sardegna e le sue istituzioni ad affrontare concretamente questo fenomeno criminale;

2) ad adottare i provvedimenti necessari al fine di assicurare maggiori risorse finanziarie e celerità nelle procedure per la realizzazione dell'intervento "Reti per la Sicurezza del Cittadino e del Territorio". (1).)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare sull'ordine del giorno, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(È approvato)

Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

FIRINO CLAUDIA, Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Grazie Presidente, onorevoli consigliere e consiglieri, colleghi della Giunta, questa mozione consente di approfondire, di soffermarsi su un tema, quello del diritto allo studio che è un tema importante di per sé e affrontato in modo serio e coerente e forte dalla Giunta sin dall'insediamento. Il primo atto, infatti, in questo senso è stato in occasione dell'assestamento di bilancio del 2014 in cui le prime risorse in aumento nel bilancio sono state destinate proprio al diritto allo studio universitario andando ad affrontare e a cominciare a porre rimedio ad una situazione, quella dei giovani studenti idonei ma non beneficiari di borse di studio, di vedere aumentata appunto di beneficiari di borse di studio. Successivamente dal primo gennaio 2015 è entrato in vigore il decreto ministeriale numero 159 del 2013 che, come indicato nel testo della mozione, ha inserito nuovi parametri per l'ottenimento delle borse di studio in particolare una rimodulazione delle quote ISEE e l'inserimento di un nuovo parametro quello relativo alla quota ISPE e cioè l'indicatore del patrimonio.

Sin dalle consultazioni e dalle interlocuzioni con il Governo avvenute attraverso la conferenza Stato - Regioni questa Regione ha espresso la sua perplessità e la sua contrarietà all'inserimento di un nuovo parametro innanzitutto perché anomalo rispetto a tutti gli altri strumenti per l'ottenimento di benefici a favore di persone in una situazione di difficoltà economica e poi perché sin dalla sua prima applicazione con questo indicatore è diminuita del 22 per cento la platea degli studenti idonei e conseguentemente del 15 per cento la percentuale di domande di studenti per l'ottenimento delle borse di studio. La nostra posizione quindi coerentemente con quella esposta nella mozione è una posizione di contrarietà rispetto all'inserimento di questo parametro e abbiamo accolto con sollievo la rimodulazione a partire da quest'anno con il decreto ministeriale del 2016 numero 174, che ha rivisto le quote innalzando la quota ISEE e innalzando soprattutto la quota ISPE permettendo conseguentemente un nuovo aumento della platea degli idonei e dei beneficiari. Di questo mutamento godranno soprattutto gli studenti e le studentesse che faranno domanda per l'ottenimento per la borsa di studio per l'anno accademico che sta per cominciare, e l'ottenimento e il beneficio che viene dato da questo mutamento dei parametri è garantito dalla quota di finanziamenti assicurata sia dalla finanziaria con la quota di 6 milioni di fondi regionali, sia dalla possibilità che sin dalla fine del 2014 è stata garantita per l'intervento di questa Giunta di utilizzare le risorse del fondo sociale anche per andare ad incrementare la quota a disposizione per i trasferimenti agli ERSU di Sassari e Cagliari per il finanziamento delle borse di studio. Questo consentirà, a partire da quest'anno, un nuovo aumento della platea degli idonei e della platea dei beneficiari, che sicuramente in una fase di difficoltà, in una fase di calo delle iscrizioni delle nostre università è invece un incentivo a scegliere con fiducia l'alta formazione. Chiaramente, all'interno degli strumenti, cito il terzo punto della mozione, è necessario sicuramente inserire, e io condivido, anche provvedimenti che premino il merito e premino le eccellenze, ricordo però a questo proposito che, anche per quanto riguarda le borse di studio, il criterio del merito è contemplato accanto a quello del reddito, e a questo proposito ricordo che in questo momento gli strumenti che possono soddisfare questa esigenza, come per esempio gli assegni di merito, hanno certamente bisogno di nuovi finanziamenti e finora non sono stati finanziati né su nostra proposta, né però chiaramente su proposta del Consiglio, perché abbiamo condiviso una priorità data al diritto allo studio, cioè al garantire innanzitutto la possibilità di tutti gli studenti con una situazione di difficoltà per quanto riguarda il reddito a frequentare l'università grazie allo strumento della borsa di studio che è il primo strumento di garanzia di diritto allo studio accanto a tutti i servizi che vengono messi in campo dagli enti preposti. È sicuramente un auspicio condiviso quello della necessità di aumentare le risorse per il diritto allo studio, per il diritto allo studio universitario e non solo, e penso che con il lavoro condiviso della Giunta e del Consiglio questo, già a partire dalla prossima legge finanziaria, sia un obiettivo che ci possiamo porre e che possiamo raggiungere. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Roberto Deriu. Ne ha facoltà.

DERIU ROBERTO (PD). Solo per manifestare soddisfazione per l'atteggiamento della Giunta e i propositi manifestati ora dall'Assessore. È il tema che deve essere condiviso dall'intera Aula, da tutte le forze politiche, è il tema del nostro futuro, investire sempre di più in istruzione, diffondere sempre di più la possibilità, l'accesso allo studio di ogni ordine e grado, soprattutto universitario. Servono nuove risorse, servono nuovi investimenti e serve anche una nuova mentalità. Il Presidente spesso ripete la necessità di porre questa come priorità politica, noi siamo convinti nel sostenerlo in questa battaglia, pensiamo che debba essere la battaglia di tutti. Grazie.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione la mozione numero 216. Chi la approva alzi la mano.

(E' approvata)

Comunico che il Consiglio regionale è convocato lunedì 3 ottobre 2016 alle ore 16 e 30 in seduta statutaria con il seguente ordine del giorno: dichiarazioni del Presidente della Regione ai sensi dell'articolo 120 del Regolamento consiliare sul Patto per la Sardegna; secondo punto, disegno di legge numero 254/A, Giunta regionale, norme sulla qualità della regolazione di semplificazione dei procedimenti amministrativi; terzo punto all'ordine del giorno, disegno di legge numero 246/A, Giunta regionale, istituzione dell'agenzia sarda delle entrate. I lavori, così come concordato nella riunione dei Capigruppo, continueranno nei giorni successivi. Dichiaro chiusa la seduta.

La seduta è tolta alle ore 19 e 55.