Seduta n.181 del 19/07/2016 

CLXXXI Seduta

Martedì 19 luglio 2016

(POMERIDIANA)

Presidenza del Presidente Gianfranco GANAU

La seduta è aperta alle ore 17 e 16.

FORMA DANIELA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 28 giugno 2016 (177), che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Eugenio Lai ha chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 19 luglio 2016.

Poiché non vi sono opposizioni, il congedo si intende accordato.

Annunzio di petizione

PRESIDENTE. Comunico che in data 6 luglio 2016 è pervenuta a questa Presidenza una petizione: "Per l'adozione di un provvedimento di legge che dia attuazione dell'articolo 33, comma 2, della legge regionale 23 dicembre 2005, numero 23 (Reddito di cittadinanza).

Ricordo che, a norma dell'articolo 103 del regolamento interno, il fascicolo relativo a detta petizione è a disposizione dei consiglieri presso la sesta Commissione.

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le proposte di legge numero 352, 353, 354.

Solinas Antonio - Sabatini: "Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 4 febbraio 2016, n. 2 (Riordino del sistema delle autonomie locali della Sardegna)". (352)

(Pervenuta il 14 luglio 2016 e assegnata alla prima Commissione)

Carta Giancarlo - Pittalis - Locci - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino -Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra: "Integrazioni alla legge regionale 4 febbraio 2016, n. 2 (Riordino del sistema delle autonomie locali della Sardegna)". (353)

(Pervenuta il 15 luglio 2016 e assegnata alla prima Commissione)

Dedoni - Cossa - Crisponi: "Norme sulle fondazioni bancarie e sugli istituti che compiono operazioni monetarie e di credito". (354)

(Pervenuta il 19 luglio 2016 e assegnata alla terza Commissione)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Comunico che la Conferenza dei Capigruppo ha deciso che si procederà con i lavori questa sera sino alla votazione al passaggio agli articoli, sarà possibile presentare gli emendamenti fino a domani mattina alle ore 10, dopodiché la Commissione si riunirà giovedì alle ore 10, la mattina alle 10, e il Consiglio riprenderà la discussione sugli articoli a partire da martedì prossimo alle ore 10.

Continuazione e fine della discussione generale e votazione e approvazione del passaggio all'esame degli articoli del disegno di legge: "Istituzione dell'Azienda sanitaria unica regionale (ASUR) e disposizioni di adeguamento dell'assetto istituzionale e organizzativo del servizio sanitario regionale. Modifiche alla legge regionale 28 luglio 2006, n. 10 (Tutela della salute e riordino del servizio sanitario della Sardegna. Abrogazione della legge regionale 26 gennaio 1995, n. 5). (321/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca continuazione della discussione del disegno di legge numero 321. Procediamo con la discussione generale, sono iscritti a parlare i Capigruppo.

E' iscritto a parlare il consigliere Fabrizio Anedda. Ne ha facoltà.

ANEDDA FABRIZIO (Gruppo Misto). Alcune riflessioni sul tema sanità e sulla situazione economica che stiamo vivendo. Qualche settimana fa abbiamo votato la proroga dei commissari, e oggi è iniziata la discussione sul provvedimento: "Istituzione dell'Azienda unica sanitaria", e questo avviene in un momento in cui, nonostante i messaggi tranquillizzanti che arrivano dalle autorità competenti sul quadrante che segna la salute della nostra economia, i numeri sono ancora marcati in rosso e non ci sono ragionevoli motivi per pensare che a breve le cose possano cambiare. La disoccupazione, nonostante leggeri miglioramenti, viaggia ancora al di sopra del 12 per cento, mentre il numero di famiglie che sopravvivono al di sotto della soglia di povertà raggiunge la quota del 23 per cento. L'apparato industriale, fortemente ridimensionato negli anni della recessione, non riesce ad allineare la sua produttività a quella dei paesi concorrenti, e l'Istat ci informa che il tasso di vecchiaia della popolazione ha raggiunto quota 159, con tutto quello che ne consegue. Il debito pubblico continua a crescere senza che si intraveda all'orizzonte una inflazione che ne attenui il volo, le possibilità di ottenere un alleggerimento dei suoi effetti deteriori erano state affidate alla revisione della spesa pubblica, ma si è dovuto tornare indietro non appena ci si è accorti che in quel settore sta la parte medio-alta della nostra popolazione, quella che ritiene ogni privilegio un diritto acquisito e si lamenta ogni qual volta che la si invita a contribuire. Le riforme sono necessarie, per produrre meglio e possibilmente per risparmiare, perché gravare ulteriormente sulle classi più povere significherebbe deprimere i consumi. È necessario guardare negli occhi di quelli che contribuiscono maggiormente, … l'Italia un Paese che vive al di sopra delle proprie disponibilità. In tutto questo contesto economico la riforma della sanità viene chiesta in modo pressante da tutta la cittadinanza. Abbiamo ereditato una sanità sprecona, mal gestita, e soprattutto mal controllata; va bene modificare il numero delle ASL, è inutile spezzettare la gestione solo per interessi spartitori, in un momento politico ed economico che ha bisogno solo di vere riforme, e noi le dobbiamo realizzare con forte senso democratico. Il manager unico dovrà gestire circa 2 miliardi del bilancio regionale, e c'è perplessità sul controllo da attivare, come se i manager che gestiscono in misura minore non lo siano. Ci mancherebbe altro che non si attivino tutte le procedure e attività per controbilanciare i poteri decisionali che gli vengono giustamente attribuiti, l'importante è che i controlli vengano effettuati. Il sistema di controllo, purtroppo, è causa di tante inadempienze e criticità sulle spese e sulla gestione della cosa pubblica. Chi controlla l'attività del 112, per esempio? Che utilizza Onlus e cooperative, le cui risorse umane non godono di nessuna copertura assicurativa previdenziale, utilizzano sedi logistiche con coperture in eternit e i direttori vantano proficuo il sistema di lavoro nero che noi finanziamo, addirittura c'è stato un direttore che ha detto: "Gli autisti, proprio perché non sono assicurati, non si ammalano mai". Chi controlla l'acquisto e l'uso delle attrezzature? Chi controlla i servizi Intramoenia? chi controlla i servizi prestazioni sanitarie, acquisto materiale di consumo dei distretti? Chi controlla l'esecutività dei grandi progetti tipo Project Financing dell'ospedale di Nuoro? E si potrebbe continuare con le criticità gestionali ignorate spesso volutamente dagli organi preposti. Per cui i controlli esistano, devono essere solo attivati, e qualora insufficienti, migliorati. La nomina del manager, presidente Pigliaru e assessore Arru, è tutta vostra, fatela senza condizionamenti e mercanteggiamenti, scegliete per competenza e remunerate per risultato.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Angelo Carta. Ne ha facoltà.

CARTA ANGELO (PSd'Az). Presidente, quando con tanto fervore e messianica ispirazione il presidente Pigliaru, l'assessore Arru e pochi altri della maggioranza parlavano di Azienda sanitaria unica regionale pensavo davvero che la sanità in Sardegna stava per essere trasformata e strappata alle logiche che fino ad ora l'hanno governata. Da sempre, lo sanno anche le pietre seppur non votano, sulla sanità si sono costruite carriere politiche importanti e in alcuni casi strabilianti per i risultati che sono riusciti a ottenere. La sanità è stata violentemente usata e strapazzata fino a ridurla a quella che oggi vediamo: costi fuori controllo, metà del bilancio regionale vincolato, aumento spropositato di assunzioni, soprattutto in settori dove si potevano indicare amici e conoscenti a prescindere da una qualunque qualifica o titolo di studio. Assunzioni che aumentavano sfacciatamente in coincidenza con scadenze elettorali, che fossero comunali oppure regionali. La ASL unica doveva servire anche per decapitare ed estirpare questa piovra fatta di prediche da pulpito e comportamenti da diavoli. Io ero e sono favorevolissimo se solo queste finalità fossero quelle vere e mentre in maggioranza si disquisiva se era meglio una o tre o chissà quante mi sono chiesto perché vi fosse tanta contrarietà a un provvedimento sbandierato come la chiave di volta per frenare la deriva alla quale stiamo assistendo, ed è stato istruttivo vedere chi era contrario e le ragioni che portavano per questa opposizione. La più gettonata è stata che troppo potere veniva concentrato su un uomo solo, questo mega direttore generale che ricorda molto quello di fantozziana memoria. Già si immaginavano le file di questuanti a perorare cause più o meno lecite e comunque mirate a conservare quelle fette di potere e di consenso acquisite con tanta fatica e perseveranza. Da oggi vedremo come si è finalmente ritrovata la maggioranza intorno a un provvedimento che dell'originario obiettivo, sempre ammesso che vi fosse, non ha niente. Mi sembra anche l'occasione giusta per ricordare alcune domande da me poste ai commissari delle ASL di Nuoro e di Oristano, domande per il quale ad oggi non ho ricevuto risposte nonostante abbia inoltrato la richiesta alla ASL di Nuoro il 18 febbraio 2016 sull'aumento dei costi in modo abnorme, l'ausiliariato aumentato praticamente del 66,89 per cento all'anno, il CUP del 130,41 per cento all'anno, il portierato del 44,2 per cento all'anno contro una media prevista dell'8,33 annuo in cinque anni. Naturalmente non rinuncerò ad ottenere le risposte e le chiederò dovunque sia necessario finché arriveranno. Attendo anche risposte dalla ASL 5 di Oristano, praticamente con gli stessi argomenti e proprio pochi giorni fa il commissario ha chiesto una proroga che io volentieri ho accordato. A fronte di questi fatti consideravo la ASL unica come uno strumento fortemente voluto dal presidente Pigliaru destinato a fare effettivamente chiarezza e interrompere drasticamente l'abuso fatto negli anni in questo settore. Abuso che come è superfluo specificare ha riguardato tutti i partiti, nessuno escluso, compreso, quando ne ha avuto l'opportunità, anche il mio.

L'esame del D.L. oggi in discussione mi ha però riportato alla cruda e vera realtà. Intanto non è vero che si istituisce un'ASL unica, il comma 5 dell'articolo 1 ne individua subito cinque. La prima, impropriamente denominata Azienda sanitaria unica regionale, l'azienda ospedaliera Brotzu, quella universitaria di Cagliari, l'universitaria di Sassari e la quinta l'Azienda regionale dell'emergenza-urgenza. Da queste cinque ASL ovviamente discendono una marea di nomine: la ASUR avrà un direttore generale, uno amministrativo e uno sanitario, uguale per le altre quattro ASL. Il D.L. 321 prevede anche la creazione delle aree sociosanitarie locali, ancora con un numero indefinito e sarà l'atto aziendale a dirci quante saranno ed è facile prevedere che essendo a loro volta dotate di autonomia gestionale, seppure secondo gli indirizzi strategici aziendali, anche qui spunteranno i tre direttori per i quali si prevede già - comma 2, articolo 5 - l'ufficio di staff. Le aree sociosanitarie locali saranno a loro volta organizzate in distretti sociosanitari anche questi dotati di autonomia tecnico gestionale - comma 1, articolo 6 - e in ogni distretto è previsto un direttore responsabile il quale si avvale a sua volta di un ufficio di coordinamento, comma 6, articolo 17 della legge regionale 10 del 2006. Infine abbiamo i collegi sindacali delle aziende sanitarie. Da un piccolo conteggio sono da nominare cinque direttori generali, cinque direttori amministrativi, cinque direttori sanitari, un numero imprecisato di direttori dell'area sociosanitaria locale, un numero imprecisato di uffici di staff di direttori delle aree sociosanitarie, un numero imprecisato di direttori dei distretti sociosanitari, quindici componenti per cinque collegi sindacali delle ASL. Nel merito quindi siamo fermi allo stato delle cose che si voleva forse cambiare e non si vedono all'orizzonte veri cambiamenti che di sicuro non arriveranno con questo D.L. Un'occasione vera, eccezionale per introdurre cambiamenti necessari se questa maggioranza, con il coraggio dichiarato ma ben nascosto nei fatti, avesse davvero messo mano a un serio riordino. Riordino che doveva partire dall'abrogazione di tutte le norme che nel tempo si sono affastellate in tema di sanità e sostituirle con un disegno di legge organico, ordinato e chiaro per dare un segnale di vero cambiamento. Il D.L. 321 è tutt'altro che una legge di riforma, è una leggina che ritocca qua e là e fa alcuni richiami a leggi esistenti. Richiama l'articolo 9 della legge 10 del 2006 per il funzionamento dell'ASUR, modifica il primo periodo del comma 3 dell'articolo 9 della legge 10, richiama l'articolo 10 della legge 10 del 2006 per le disposizioni applicabili al direttore generale dell'Azienda unica, modifica i commi 1, 4 e 5 dell'articolo 10 della legge regionale del 2006, richiama il comma 11 dell'articolo 3 bis del decreto legislativo 502, modifica del comma 3 e 7 dell'articolo 17 della legge 10, sostituisce l'articolo 15, 13 e 11 della legge regionale, sopprime il secondo periodo del comma 1 dell'articolo 14, aggiunge la lettera 3 bis dopo la lettera c) del comma 2 dell'articolo 14 della legge regionale 10 del 1997, sostituisce il comma 4 dell'articolo 14 della legge 10/97, sopprime alcune parole al comma 5 dell'articolo 14, sopprime alcune parole al comma 2 dell'articolo 16, eccetera. Praticamente una sorta di puzzle che si cerca di costruire in maniera confusa e sarà veramente curioso vedere come riuscirete ad amministrare questa cosa.

Ma quale riforma? Ma quale coraggio? Ve l'ha già detto la prima Commissione nel suo parere approvato a maggioranza con il voto contrario della minoranza e con l'astensione del Presidente, un parere dato a denti stretti, controvoglia e dove si leggono alcune verità. Manca una revisione organica e un più adeguato coordinamento della disciplina della materia, manca un riordino complessivo dell'intero settore sociosanitario e parla chiaramente di un'occasione perduta. Un D.L. che, si legge ancora, potrebbe creare difficoltà di ordine interpretativo e di coordinamento nell'applicazione della riforma. Pone infine il problema per gli ambiti territoriali previsti a proposito delle aree sociosanitarie locali in quanto manca un coerente raccordo con le previsioni del D.L. e le norme di cui alla legge 2 del 2006. In sostanza una sonora bocciatura avvenuta dalla prima Commissione di tutto l'impianto di un D.L. confuso che non raggiungerà alcun serio obiettivo e che renderà difficile la sua stessa applicazione. Una riforma nata già morta con una maggioranza che fa i conti per sapere cosa spetterà a ciascuno e valutare se le posizioni fin qui acquisite potranno essere confermate. In casi come questi non è necessario scomodare il coraggio, basta e avanza la vostra gran faccia tosta.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Presidente, questi giorni pensavo che si maturasse qualcosa di più attendibile, di più proficuo che avesse in attinenza il bene della Sardegna ed in particolare quello dei malati, quelli di cui si dovrebbe occupare in prima istanza questa cosiddetta riforma che riforma non è. Non ha nessun segno di innovazione, non ha nessun percorso che veda una prospettiva per il futuro, che dia una garanzia per i malati che potranno essere curati al meglio, che l'efficienza e l'efficacia dell'azione all'interno delle ASL possa svolgersi come dovrebbe svolgersi. Piuttosto mi pare che un'Aula abbastanza addormentata per la calura estiva, più proficua per sogni soporiferi che certamente non danno la vivacità di quello che è il conto vero che ciascuno di noi deve pagare davanti all'opinione pubblica, un Consiglio regionale che non è all'altezza del proprio ruolo, una prospettiva che può vedere affacciarsi ancora una volta quelle forze populiste che avanzano sempre di più e che rischiano di far sparire non solo quelli che sono partiti tradizionali, ma quella che è la rappresentanza vera che potrebbe essere quella ragionata, quella per cui all'interno di un consesso come questo il ragionamento dovrebbe portare a creare istituzioni serie che diano opportunità, che diano quella presenza di sanità che in Sardegna manca. È facile dire che non c'è una ASL unica, per noi è facile, per la propaganda del centrosinistra forse è facile illudere la gente fuori dicendo che c'è una ASL unica. Non è una ASL unica, nasconde trabocchetti, è una ASL che comprende di tutto e di più, che ancora una volta aggancia il sistema della sanità a interessi, a clientele, a motivazioni non certo quelle più lucide, quelle che ci si aspetterebbe da un sobbalzo forte e vero in una direzione di innovazione. La ASL unica che i Riformatori hanno proposto in più di una circostanza è ben diversa, è una ASL che si dovrebbe occupare solo ed esclusivamente di personale e di acquisti svincolando quei califfati che ognuno fa per proprio conto gli interessi più infimi che invece una struttura pubblica dovrebbe evitare. Io vorrei che davanti ai vostri occhi si aprisse veramente quello che è il panorama che viviamo oggi, un Assessore della sanità che se fosse interrogato da me in questo mentre non saprebbe cosa rispondere se non balbettare perché non conosce quello che effettivamente fa ciascuna struttura aziendale perché ogni struttura aziendale vive per conto suo, vive per conto suo e fa di tutto e di più. I commissari oggi, quelli che dovrebbero essere commissari straordinari occuparsi soltanto di chiudere i conti preparando che ci sia la vera riforma, stanno assumendo quello che è possibile e anche l'impossibile che con clientele per dire che va bene a ciascuna potestà che li ha nominati. Guardate che queste cose la gente le vede e le ricorda nel momento in cui va al voto, gli sprechi che si stanno manifestando di questi giorni quando io dissi tempo fa che c'erano le finanze fuori controllo nella sanità, non erano bugie, attestato dalla Corte dei conti. Io credo che sia necessario che la Corte dei conti e non solo se ne occupi più a fondo perché non è tollerabile che un malato non riceva le cure che deve ricevere mentre invece si fanno gli intrallazzi e le oscenità più schifose all'interno del sistema sanitario. Ora io mi chiedo: "E questo fa sì che ci sia un qualcosa di più alto e di più bello, di più interessante di più innovativo che dia e qualifichi quello che è il ruolo di quest'assemblea?" Quando noi diciamo che la politica stia fuori dall'amministrazione non intendiamo dire che la politica alta e vera sia fuori dal sistema, anzi ha il ruolo guida, di indirizzo, di proposizione, di controllo, cosa che non si fa, non si danno indirizzi, non si verifica, non si hanno controlli su quello che è il sistema sanitario abbandonato a se stesso. Io vi chiedo, mettetevi la mano sulla coscienza, approverete questa vostra proposta, la approverete come meglio ritenete, certamente col mio voto no perché io certamente mi metterò lontano da quest'aula nel momento in cui si vara questa condizione di abbassamento del livello politico istituzionale. Noi siamo per cercare soluzioni importanti, io vorrei ricordare all'assessore Arru, certo che forse l'onorevole Deriu che citava l'altro giorno del capro espiatorio, vorrei ricordare che erano due i capri espiatori, uno che si immolava nel tempio e l'altro che si liberava nel deserto, ma nessuno dei due veniva offerto a Jahvè o Azazel! Che si conoscano bene gli strumenti che si usano quando si propongono. Vedo all'incedere l'Assessore dei trasporti, uno dei due capri espiatori, l'altro è lei Assessore, ma non c'è innovazione, non c'è possibilità di capire qual è la proposta seria fatta da voi perché venga accolta in termini politici di modificare sostanzialmente questo che è il sistema istituzionale della sanità. Vorrei anche ripercorrere a lunghi tratti e dire anche che qui ci si è proposto prima di voler presentare il sistema ospedaliero di cui voglio parlare dopo e si voleva mettere il tetto prima delle fondamenta nella casa. La casa sanitaria dovrebbe essere prima messa le fondamenta e capire cosa si vuole ottenere aldilà della ASL unica, aldilà delle 10 ASL, aldilà delle 15 ASL, il problema è che cosa voglio ottenere in orizzontale e in verticale, quali sono gli indirizzi e le peculiarità che questa Assemblea vuole dare all'esecutivo. Io non ne ho visto, si volevano mettere a posto alcune cose forse per aggiustare qualche primariato, qualche docente che non aveva niente e molto altro da fare all'interno del sistema sanitario, forse si voleva fare chissà che cosa. Meno male che si è tolto via e si cercava di dare una risposta a quello che è il sistema della sanità in tutto il suo complesso, mai però pensavo che si potesse arrivare a simili condizioni. Qui c'è chi gioca al vecchio gioco del rialzo del lotto se vuoi, di tante occasioni per cui io dico tre, tu dici nove, quell'altro dice cinque, l'altro vedremo, ma non è che ci siano numeri intelligenti, non è che siano numeri dati a caso per vincere come fortuna, sono numeri destinati esclusivamente ad appagare gli interessi di parti politiche o di partiti. Io credo che sia invece importante ricondurre il senso a quello che iniziavo a dire, è il malato che ha bisogno di essere messo al centro di questa riforma e così non è, così non è. E allora vi dico, non avete voluto il sistema sanitario adeguato perché anche le periferie fossero messe in grado di essere aiutate nella salute. Io non ho visto nessuna possibilità di incidere su quella che è la prevenzione, ditemi voi qual è il sistema. Non è così lasciando alle ASL che tra l'altro moltiplicheranno interessi e non solo, prebende certamente, io voglio dire che è importante invece che ci sia un'ulteriore riflessione, sedetevi in maggioranza, rivalutate…

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Emilio Usula. Ne ha facoltà.

USULA EMILIO (Soberania e Indipendentzia). Penso che sarò brevissimo, sicuramente è questa una riforma attesa, una riforma attesa dai cittadini della Sardegna, è una riforma attesa dagli operatori della salute, circa 24 mila lavoratori che vivono un lungo periodo di confusione, un lungo periodo di disorientamento e se vogliamo anche di disaffezione al lavoro. Non vedono chiaro il futuro, non sanno esattamente che cosa li aspetta e in una riforma di questo tipo è chiaro che le perplessità, i dubbi, le difficoltà nel lavorare quotidianamente aumentano. Si tratta di una riforma che viene percepita come una riforma di tipo tecnocratico, come una riforma della gerarchizzazione, dell'organizzazione gerarchica della sanità. Non può passare questo messaggio, non deve passare questo messaggio, e questo è un impegno che deve prendere tutta questa maggioranza, ma io intendo tutto il Consiglio. Se noi oggi dessimo un segnale in questa direzione, cioè in una direzione che si vuol mettere mano all'apparato tecnocratico, alle gerarchie di gestione della sanità, io credo che ci stiamo preparando a dare un brutto segnale ai cittadini, un brutto segnale agli operatori della sanità. Sicuramente dobbiamo passare dalla situazione attuale, una situazione come è stato più volte ripetuto, e piace ripeterlo anche a me, undici repubbliche indipendenti che non si parlano tra loro, non collaborano, spesso sono in competizione l'un con l'altra. Una competizione che ha creato danno, che ha creato disservizi, che non ha certamente aiutato ad utilizzare meglio le risorse, le tante risorse che ci sono pur nella loro limitatezza per i bisogni, ma sono tantissime le risorse se le consideriamo rapportate al bilancio misero della Regione, stiamo parlando della metà del nostro bilancio. Attenzione, sicuramente come Rosso Mori non ci siamo mai messi in un atteggiamento ostile a questa riforma, noi crediamo che una riforma sia necessaria e sia anche tardiva, però deve essere una riforma che davvero porta una nuova condizione, un nuovo livello di servizi ai cittadini, ai territori. Sicuramente adesso non c'è omogeneità nella risposta ai bisogni di salute dei cittadini, ai bisogni di prestazioni nei vari territori, io vedo per questo con grande favore il passo che in questa riforma in qualche modo tende a sottolineare la necessità di una tutela dei territori più disagiati, di quei territori che sono rimasti indietro, parlo anche delle isole minori ma parlo anche delle zone montane, ma parlo anche delle zone interne della Sardegna che di fatto in una riforma come questa vedono anche il rischio di un ulteriore impoverimento, di un ulteriore depotenziamento della capacità di accesso assolutamente equo alle prestazioni sanitarie. Non può essere solamente il criterio del risparmio, anche se è un criterio importante che dobbiamo assolutamente tenere in conto, ma non può essere un criterio brutale di risparmio, questo non può andar bene. E ricordiamoci anche una cosa che gli studi e le pubblicazioni che ci sono ci dicono anche che da un passaggio ad un sistema ad un altro non sempre i risparmi sono assicurati, anzi c'è una prima fase che può essere piuttosto lunga dove la riorganizzazione, il mettere in moto un sistema nuovo, una macchina nuova, può comportare anche, e dobbiamo tenerne conto, una spesa maggiore. Non ci deve spaventare questo, noi non dobbiamo avere come unico faro, anche se dev'essere una luce accesa, ma non possiamo avere come unico faro quello del risparmio. Il faro più importante, la focalizzazione della nostra attenzione deve essere solamente o comunque principalmente la risposta ai bisogni dei cittadini sardi, una risposta omogenea nei vari territori.

Il discorso del personale, ci voglio tornare, ed è anche oggetto in qualche modo di un emendamento che come Rosso Mori portiamo a questa proposta di legge, il discorso del personale è importante, è una riforma che dovrà essere attuata con la condivisione, con la consapevolezza che si tratta di una riforma positiva, con la partecipazione attiva, e come dire forse il termine entusiasta è un po' troppo, degli operatori di sanità. In questo caso io credo, e lo dico anche con una certa critica, gli operatori della sanità vivono un momento lo ribadisco di confusione, di disaffezione, non sono stati sufficientemente io dico coinvolti nell'elaborazione di questa proposta di legge, dobbiamo farlo ancora, abbiamo spazio, abbiamo tempo per far capire gli operatori della sanità che sul loro impegno, che non è mancato certamente sinora, si basa la buona riuscita anche di questa riforma. Una buona riuscita che naturalmente io auspico. Io voglio dire ancora una cosa. Non tutto sicuramente è da buttare via, quando noi diciamo che abbiamo bisogno di una riforma sanitaria certamente non stiamo dicendo che il sistema sanitario sinora non ha dato risultati, ha dato risultati, si sono create delle eccellenze, si sono sviluppate delle grandissime professionalità. Voglio dirlo anche guardando in faccia il Presidente Pigliaru, guardando in faccia l'assessore, amico, collega, Luigi Arru, nella presentazione di questa riforma c'è stato un passo che non mi ha convinto per niente, ed è il passo quando si ricorda che i buoni medici, i buoni chirurghi devono andare a lavorare nei grossi ospedali. Questo è un sassolino dalla scarpa che mi voglio togliere, non può essere un messaggio che passa, è un messaggio che deve essere corretto almeno nelle intenzioni che io credo assolutamente lontane da quello che si è capito. Un buon medico, un buon chirurgo può stare anche in ospedali piccoli, in ospedali medio-piccoli, in realtà più periferiche, perché se dovesse passare questo messaggio corriamo il rischio di dire che un buon medico, la buona sanità può essere offerta solo in un polo, in due poli, e gli altri arrangiatevi, gli altri non potete non avere che servizi diciamo di più scarso e basso livello. Ma ha anche il significato di dire a quei medici che lavorano in quelle realtà che evidentemente se si rimane in una realtà medio piccola evidentemente non siete all'altezza di offrire servizi adeguati, servizi di eccellenza. L'ho già detto stamattina parlando di quella notizia che è riportata oggi dalla stampa, non possiamo assolutamente lasciare un messaggio di una non omogeneità di risposta e di tutela di tutti i cittadini sardi e della nostra identità e del nostro bisogno di prestazioni di salute adeguate.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Daniele Secondo. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE (SEL). Presidente, dopo tanta anamnesi e la diagnosi si è riusciti a costruire e a ricostruire, si deve passare alla fase della terapia, e credo che la terapia non possa essere che dolorosa quando si va ad affrontare un tema così delicato come il tema che riguarda il sistema sanitario regionale. Perché obiettivamente e umilmente dobbiamo riconoscere che ci sono molte criticità attualmente in tutto il sistema sanitario della Sardegna. Ma proprio per questo la Giunta, il Presidente e l'Assessore con coraggio hanno proposto per la discussione in Consiglio una proposta di riforma coraggiosa e importante. Si è utilizzato il termine epocale, perché se dovesse andare in porto, e non abbiamo dubbi che andrà in porto, si tratta davvero di svolta epocale. Gli articoli che compongono questa proposta però non possono essere quelli che abbiamo appena letto nel testo che avete di fronte. E io apprezzo da parte della Giunta regionale la disponibilità che è stata mostrata rispetto alle proposte emendative che si stanno discutendo e che si porteranno a discussione con gli emendamenti ufficiali. Io sono contento oggi di aver capito in qualche maniera che con questa riforma si comincia a percorrere i primi tratti di strada in quel percorso perequativo che è stato sancito con l'approvazione della legge sugli enti locali, perché nel momento in cui la AREUS e l'Azienda unica avranno sedi fisiche diverse da Cagliari credo che si stia andando in quella direzione auspicata all'atto dell'approvazione di quella legge. Questo significa finalmente che si sta provando a dare uguale accessibilità a tutti i pazienti e a tutti i cittadini del territorio sardo, perché purtroppo fino ad ora così non è stato. Questa apertura della Giunta è importante ci aiuterà molto nel percorso che ci vedrà impegnati in questi giorni poi per analizzare e per cercare di rendere perfettibili, per cercare di migliorare quelli che sono gli articoli della stessa proposta, perché è chiaro che i dubbi permangono, permangono dubbi sul ruolo del direttore generale, permangono dubbi su quelle che possono essere le aree socio-sanitarie, permangono dubbi su quelle che poi dovrà essere la riorganizzazione di tutto il sistema e, soprattutto, chi e come dovrà riorganizzare tutto il sistema, io mi permetto di dire che questo non può essere messo in capo ad un'unica persona, che andrebbe a gestire quasi il 50 per cento del bilancio regionale. Auspico che comunque tutte le direttive che verranno impartite a quel direttore generale che verrà scelto, e ne sono certo in base ad un elenco di professionisti iscritti con altissimi profili tecnici e professionali, dico quelle direttive che verranno impartite in legge saranno direttive che rispondano in primo luogo alla meritocrazia perché troppe volte abbiamo lasciato indietro quest'aspetto, e se ci sono stati criticità e risposte che non sono arrivate sono dovute, lo dico chiaramente, molto probabilmente ad alcuni commissari che non hanno risposto appieno a quello che era il loro pubblico, che hanno tradito le aspettative e la fiducia che è stata data loro da questa Giunta e da questa maggioranza, questa non dovrà più ripetersi io credo, Assessore, che se lei ripartirà dalla considerazione che i migliori dovranno andare a ricoprire quegli incarichi, parlo della direzione generale della ASL unica, della direzione generale della AREUS, della direzione delle aree socio-sanitarie io credo che stiamo davvero partendo e partiremo molto bene. Noi su questo non faremo sicuramente sconti, vigileremo perché teniamo tantissimo al fatto che questi presupposti che sono in legge e che vanno scritti ancora meglio in legge vengano portati avanti. Infatti io contesto in parte quell'articolo in cui si dice che il direttore generale nominerà i direttori delle aree socio-sanitarie senza una procedura comparativa io credo, forse ho capito male, ma credo che sia una cosa che non può avere il senso che ci ha fatto fare le considerazioni sul merito e che questa maggioranza e questa Giunta hanno messo in campo per dare quelle risposte tanto attese. Questa legge porta proprio ad una rivoluzione di tutto il sistema, io però credo che i cittadini dalla Sardegna, quei cittadini pazienti della Sardegna non possano essere contenti perché hanno grandi aspettative da quello che potrà portare loro questa riforma, quello che si aspettano loro e di poter andare oggi a prenotare un esame per riuscire a farlo in tempi normali. Quello di cui parlavo prima che tutti i cittadini dalla Sardegna abbiano la stessa possibilità di accesso al sistema sanitario, che abbiano la stessa possibilità di risposta in termini certi a quella che è la domanda di salute, non dimentichiamo che noi stiamo parlando di un tessuto sociale sardo che vede quasi 400 mila sardi sotto la soglia di povertà assoluta. Questa riforma dovrà molto tenere conto di questo aspetto perché quelli sono quei pazienti che non hanno in alcun modo la possibilità di potersi far curare, noi sosterremo sino in fondo questa riforma però l'ho detto prima e lo ribadisco adesso, io mi aspetto che la disponibilità e la sensibilità mostrata dall'Assessore sia tradotta in atti concreti. Ci aspettiamo che le nostre proposte emendative siano prese in considerazione perché, ripeto, le proposte emendative che provengono da tutte le parti politiche della maggioranza, in particolare sottendono esclusivamente ad un miglioramento della proposta, poi si possono avere delle idee diverse sulla ASL unica, se sia meglio o se non sia meglio, la cosa più importante sarà il punto di caduta della riforma una volta approvata che deve essere solo unico, tutte cose che ho appena elencato.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gianluigi Rubiu. Ne ha facoltà.

RUBIU GIANLUIGI (UDC Sardegna). Grazie Presidente, colleghi e colleghe, Assessore. Con un certo imbarazzo iniziamo a parlare di questa proposta di legge numero 321, soprattutto perché siamo coscienti e consapevoli che il testo che noi abbiamo qui stasera è una bozza che verrà stravolta totalmente dagli emendamenti sia della Giunta, sia dell'Assessore, ma dalla stessa maggioranza, e perché no, verrà stravolta anche dalle proposte che verranno dalla minoranza. Parlare di azienda sanitaria unica regionale è imbarazzante perché o il concetto di unico è un concetto che è a noi sconosciuto, oppure non si può parlare di un unica se si tiene conto che la vostra proposta prevede cinque aziende diverse: l'azienda sanitaria unica, il Brotzu, l'Ospedale universitario di Sassari e di Cagliari, e l' AREUS. Quindi un modo di parlare di un unico veramente singolare. È una norma che rispecchia la legge di riordino degli enti locali, in una sola parola un pasticcio, un mostro giuridico senza precedenti che avrebbe il fine di semplificare la macchina sanitaria regionale con il fine di renderla più produttiva. È curioso che anche il collega Cocco poco fa parli di cittadini contenti, ma voi siete mai stati in un pronto soccorso? Siete mai stati a parlare e a sentire cosa dicono i pazienti che aspettano da mesi una lista d'attesa? Ma voi pensate davvero che la riforma della legge sanitaria possa creare cittadini contenti? Voi pensate davvero che allontanare dalla realtà, da quelle realtà che sono le nostre periferie, non sto parlando ovviamente di Cagliari e Sassari ma sto parlando dell'Ogliastra, sto parlando del Medio Campidano, sto parlando dei Sulcis Iglesiente, sto parlando di tutte quelle aree che sono comunque marginali ai grossi centri e noi siete sicuri che potremmo trovare tra qualche mese dei cittadini contenti? Ne dubito, in ogni caso nei diciassette articoli della legge emerge un vero e proprio pastrocchio, con il solo obiettivo di smantellare l'attuale sistema per creare un'azienda sanitaria unica, una governance unitaria che pone all'apice la figura di un direttore generale, una sorta di monarchia in salsa sarda. Una figura verticistica con il potere assoluto sulla sanità e, soprattutto, una cosa grave, sulla salute dei cittadini sardi che si prefigura come un mega manager, un "uomo solo al comando" che controllerà la sanità sarda e si pensi solo alle cifre: circa 60 per cento del bilancio regionale in mano ad una sola persona. Ovviamente avrà molti più poteri dell'attuale Assessore alla sanità ma, perché no, anche del Presidente della Giunta e, sicuramente, toglierà tutti poteri all'intero Consiglio regionale. Ancora una volta dunque ci troviamo davanti ad una legge pensata non per migliorare la vita dei sardi o per modificare le sorti del bilancio della sanità che proprio oggi alcuni quotidiani sardi puntualmente riportano il disastro dei conti delle ASL, ma bensì per la distribuzione di cariche e poltrone che poca attenzione ripone in realtà alla salute dei cittadini della Sardegna. Un progetto che dovrebbe portare a una cura dimagrante della sanità sarda con di risparmi in grado di risparmiare il deficit del comparto, semplicemente un'utopia. Unico risultato sarà il peggioramento del settore con i tagli dei reparti soprattutto nelle periferie, il rischio che possano chiudere i così detti piccoli ospedali, si pensi al CTO di Iglesias, che fornisce dei veri e propri servizi di eccellenza, peraltro ridotto ad uno ospedaletto con il famoso week surgery, cioè il venerdì tutti a casa chi sta bene o chi sta male non ce ne frega niente tutti a casa. Quindi, questo è il sistema della nuova riforma sanitaria, complimenti. Ancora, l'ospedale di Carbonia con il pericolo concreto di un declino dell'attività medica e dei presidi che attengono alla salute dei cittadini, sono solo degli esempi ma potremo citare anche il San Giuseppe di Isili, il San Marcellino di Muravera, con dei numeri di pazienti durante le stagioni estiva pari a quelli del Brotzu e agli altri ospedali del capoluogo. La riduzione dell'agenzia sanitaria pare finalizzata a rafforzare l'egemonia, ancora una volta, degli ospedali cagliaritani su tutto il resto dell'isola. Non solo, il nuovo assetto favorirà la sanità privata che si vedrà consolidare gli spazi in virtù della debolezza del pubblico. Eccellenze cliniche, garanzia di appropriatezza e certezza dei costi a carico del sistema sanitario sono le parole mancanti di questo vostro grande processo riformatore. L'ordinamento prevede l'istituzione di aree sociosanitari e distretti che sostituiscono le vecchie a ASL, sarebbe necessario comprendere meglio le competenze di questi nuovi tasselli, di quale autonomia amministrativa e finanziaria sono dotati, occorre chiarire meglio il raccordo con il direttore dell'azienda sanitaria unica. Potrebbero generarsi conflitti su diversi territori, un rompicapo insomma. In questa fotografia i direttori delle aree sociosanitarie sono nominati dal direttore Asur ed a questo dovranno rispondere. Il progetto farà saltare la capillarità del territorio con un'assistenza sanitaria di qualità inadeguata ai veri bisogni dei cittadini. Assessore, la nostra isola soffre di un problema atavico, strutturale, cioè la difficoltà alla mobilità, e quando parliamo di mobilità intendo parlare della difficoltà di movimento dei sardi, sia per la carenza cronica di strade, ma soprattutto sulla difficoltà di raggiungere stazioni per l'utilizzo dei mezzi pubblici e con questi poi con l'utilizzo di questi per recarsi presso i centri dove si possono in qualche modo apportare le prime cure. Altra nota dolente è la mancanza di confronto con i territori sardi, questa è una legge che è stata imposta, una legge che anche in Commissione non è stata discussa pur avendo consultato diverse forze sociali, senza dare a queste però la possibilità di esprimersi e tantomeno la possibilità di proporre seriamente delle novità. Non a caso che in questi mesi sotto il Palazzo si siano alternate le proteste del Sarrabus, del Sulcis Iglesiente, con la costituzione di comitati per la salute, è di questi ultimi giorni un comitato della salute regionale che è fatto di uomini e donne che in qualche modo vogliono rappresentare i disagi del territorio che sono preoccupati per il venir meno della sanità dislocata sui territori. È possibile anche la chiusura dei presidi medici che garantiscono una importante funzione sociale sugli stessi. Sarebbe per cui indispensabile un ulteriore approfondimento per comprendere gli effetti negativi di questa riforma. Assessore, noi come UDC Sardegna abbiamo presentato una nostra proposta di legge, questa proposta di legge prevede tre ASL e una di area vasta. Noi siamo altrettanto convinti, fermamente convinti che sia indispensabile una centrale unica di committenza, sia per gli appalti che per i concorsi, e altrettanto siamo convinti della centrale unica dei centri di costo, con una contabilità analitica. Riteniamo che questa possa essere in qualche modo la strada, ci faremo carico con gli emendamenti di presentare quali saranno le nostre reali proposte nella speranza di ritrovarci tra una settimana con una legge diversa.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Roberto Desini. Ne ha facoltà.

DESINI ROBERTO (Sovranità, Democrazia e Lavoro). Affrontare questa discussione di questa riforma sanitaria in un'Aula che è un po' stanca, distratta, e anche un po' disinteressata non è il massimo degli stimoli, però per quanto possibile cercherò di dare il mio modesto contributo a questo dibattito. Noi ci siamo proposti, due anni e mezzo fa la nostra coalizione di centrosinistra sovranista, con l'intento di migliorare le condizioni di vita dei nostri concittadini, di migliorare la qualità della vita ai nostri cittadini e soprattutto uno degli elementi fondamentali quello di migliorare la qualità del servizio sanitario della nostra regione. Nell'affrontare questa discussione, chiedo scusa al collega Pizzuto ma ha un timbro di voce un po' alto, non posso non fare alcune considerazioni riflessioni, e ritenere, e penso di non essere smentito da alcuno, sul fatto che c'è un dato certificato che è quello che la politica tutta ha fallito per quanto riguarda le politiche sanitarie in Sardegna. Perché dico questo? Perché non partecipo all'esercizio di ricordare e di scaricare le colpe sugli uni o sugli altri, perché se andiamo ad analizzare i dati statistici degli ultimi quindici o vent'anni possiamo dimostrare e riscontrare che si sono alternati governi di centrodestra a governi di centrosinistra e possiamo riscontrare che puntualmente nel periodo imminente, nell'anno prima, alle elezioni regionali la spesa del sistema sanitario ha dei picchi in aumento. Perché succede questo? Perché vi sono due elementi fondamentali che incidono sulla spesa sanitaria che è la spesa farmaceutica, che è palesemente sotto controllo, e la spesa del personale e guarda caso nell'anno precedente a quello a cavallo delle elezioni regionali sistematicamente questa spesa aumenta. Questo cosa significa? Che poi si verificano determinati fenomeni, come quello che più volte ho riportato nelle discussioni in quest'aula, che la ASL di Sassari ha oltre 120 amministrativi in più del fabbisogno di quanto riportato nella pianta organica, e dove paradossalmente abbiamo, in alcune aziende, il personale medico-sanitario in numero inferiore a quello amministrativo. Dove la politica continua nel suo fallimento e nelle sue ingerenze infischiandosene altamente di quelle che sono l'erogazione dei servizi, infischiandosene altamente di quelli che sono i risultati nei confronti del cittadino-paziente. Anche perché la politica non se lo pone il problema di quando i cittadini aspettano mesi per le liste di attesa prima di poter effettuare un esame. La politica non si pone il problema di quando nei reparti ci sono dei pazienti ricoverati e il medico, l'ho visto con i miei occhi al Santissima Annunziata di Sassari il due gennaio di quest'anno, chiedono al paziente di portarsi i medicinali da casa. Allora, con estrema chiarezza, con estrema sincerità e onestà intellettuale, io ritengo presidente Pigliaru, che lei, che noi, la nostra maggioranza, ma io ritengo tutto il Consiglio regionale abbiamo una responsabilità dalla quale non possiamo scappare, al di là del gioco delle parti; ma io penso che abbiamo il dovere morale, istituzionale, il dovere di poter compiere tutti gli sforzi possibili e immaginabili perché noi possiamo portare e approvare una legge e una riforma sanitaria seria che produca dei risultati ai nostri concittadini. Soprattutto di mettere da parte quello che è un limite culturale di noi sardi che pensiamo sempre alle bandierine, che pensiamo sempre a quello che fa il vicino, una volta per tutte mettiamo da parte queste logiche, una volta per tutte dimostriamo ai nostri amministrati che siamo all'altezza del compito per il quale c'hanno delegato, una volta per tutte la politica dia risposte e dia dimostrazione di quello che è il senso più nobile della politica stessa. E allora, in questi anni abbiamo dimostrato come Centro democratico Sardegna, assieme agli amici del Partito dei sardi e al nostro Gruppo, che molte volte siamo entrati sul merito delle questioni, che è quello che ci interessa, al di là delle appartenenze, su questo noi vogliamo focalizzare la discussione, è su questo che il nostro partito ha fatto delle proposte in termini propositivi, costruttivi, a volte anche provocatoriamente, facendo, così come qualcuno ha detto, una controriforma o una riforma alternativa, ma lo abbiamo fatto per stimolare il dibattito, per vedere quelle che sono le criticità e per mettere a disposizione di tutti il nostro contributo in termini assolutamente propositivi. Lo abbiamo manifestato più volte, non lo neghiamo anche oggi, seppure condividiamo lo spirito con il quale il Presidente ha chiesto di affrontare questa avventura sull'azienda unica, noi per esempio sull'Areus non siamo convinti, lo abbiamo dimostrato, perché noi riteniamo che istituire una nuova azienda quando stiamo costituendo l'azienda unica non ha senso, ma riteniamo importante e soprattutto non vogliamo venir meno quello che è un servizio essenziale come l'elisoccorso. E allora su queste cose noi dobbiamo entrare sul merito, non sull'azienda o meno, sul direttore generale, sanitario o amministrativo, a me interessa che se un cittadino ha un problema o un incidente in una zona disagiata venga messo subito nelle condizioni di potersi salvare la vita o di poter avere delle conseguenze meno invasive possibile per il futuro della sua vita. E il caso strano ha voluto che, ogni qualvolta abbiamo fatto delle rimostranze e abbiamo fatto delle osservazioni in tema di sanità, si sono sempre rivelate fondate. E allora quello che dico a me stesso innanzitutto, a tutti i colleghi, all'Assessore e al Presidente è: badate, la disaffezione che c'è nei confronti della politica, che quotidianamente i cittadini ci stanno dimostrando e certificando, così com'è avvenuto nelle ultime amministrative, la gente ha il rigetto nei nostri confronti perché gli esempi che stiamo dando non sono assolutamente all'altezza. Ecco, siamo su un banco di prova, qui noi siamo ad un bivio, siamo ad uno spartiacque, perché se falliamo qui falliamo noi ma soprattutto fallisce la politica, aldilà di quelli che sono i destini di ciascuno di noi, di eventuali rielezioni o meno, ma soprattutto ci perderanno 1 milione e 600 mila abitanti.

Per non farla troppo lunga, io ho sempre detto ai miei figli di avere una sana ambizione, di essere coraggiosi e soprattutto di essere dei sognatori. Io sono un sognatore convinto perché ritengo che se nella vita non si hanno dei sogni non si ha lo stimolo per andare avanti, e allora c'è un amico che mi ha fatto conoscere un noto poeta e scrittore brasiliano, Paulo Coelho, e faccio mie le parole dello scrittore: "Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni". Presidente Pigliaru, signor Assessore e colleghi consiglieri, cerchiamo di avere questo coraggio. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pierfranco Zanchetta. Ne ha facoltà.

ZANCHETTA PIERFRANCO (Cristiano Popolari Socialisti). Sarò rapidissimo, Presidente, mi verrebbe da dire, dopo la citazione dell'onorevole Desini, I have a dream, ma io ho un sogno perché mantengo comunque i miei dubbi che vorrei fossero dissipati e dipanati. In parte il Presidente della Regione è stato convincente sulla riforma ma vorrei che fosse l'Assessore a farmi comprendere che questa riforma rappresenta davvero lo sviluppo della Sardegna mediante il più alto livello di tutela della salute. Ecco, io sarei soddisfatto se i contenuti veramente fossero questi, e, mutuando da quanto la Regione virtuosa del Veneto in materia di sanità riesce a fare, dico che si costruisce su pilastri che sono: universalità, equità, umanizzazione, integrazione sociosanitaria. Io vorrei che fosse questo lo spirito, la mission che anima questa riforma e che poi deve essere contemplato e sviluppato attraverso la riforma della rete ospedaliera.

Credo che arrivare, come sto facendo io, con qualche dubbio, debba rappresentare un elemento di maggiore stimolo per il Governo della Regione per trasferire poi sui cittadini questa, come dire, certezza che noi stiamo procedendo verso la direzione giusta; una direzione che è dettata certamente dal rigore della spesa ma che deve essere accompagnata dall'aumento della qualità dei servizi sociosanitari.

Noi abbiamo in Italia 139 ASL, 89 Aziende ospedaliere; le Regioni modello come il Veneto hanno, sì, l'azienda sanitaria numero zero, ma ne hanno ancora 9, quindi c'è qualcuno che controlla gli aspetti organizzativi ma nel merito della sanità ci sono ancora le unità socio sanitarie locali. Ecco, io credo che questa riforma che vede la Sardegna, come qualcuno ricordava, con un'ASL unica che governa più di 1 milione e 600 mila abitanti, è un impegno importante, che va oltre ogni considerazione modesta che io posso fare, ed è per quello che questo impegno deve essere accompagnato da un'altissima offerta di qualità. Quando parlo di riforma come elemento di sviluppo della Sardegna io credo che noi stiamo toccando uno dei punti focali dell'impianto sul quale costruiamo questo nostro nuovo modello di sanità; un modello di sanità, Assessore, che non può essere però affidato a un manager che verrà, come io leggo, selezionato con una selezione pubblica di carattere non comparativo. Che cosa vuol dire non comparativo? Che non ha comparazioni con altri perché è così bravo, o che non si può confrontare con altri, perché non vorrei che fosse come accade in alcune Aziende ospedaliere che bandiscono concorsi dove si assegnano 30 punti per i titoli e 60 per il colloquio, ecco allora forse qua ci sarebbe qualcosa da rivedere. Credo che questi siano elementi sui quali noi dobbiamo fare attenzione, e vorrei capire meglio che cosa è la selezione pubblica di carattere non comparativo.

Io entro nel merito perché la preoccupazione che sto rappresentando, che ho già rappresentato e che ho avuto modo di rappresentarle circa le mie paure sulla gestione affidata, non dico a un uomo solo al comando, perché quello lo diceva Mario Ferretti quando parlava di Fausto Coppi nelle cronache dei giri d'Italia, ma di un supermanager, è un elemento che deve mettere noi in condizione di esercitare un controllo, perché la politica ha questo dovere, di controllare chi esercita per conto della politica gli interessi generali. Questo è un elemento sul quale io mi sono permesso adesso di sottolineare e di attendere anche le sue risposte, comprese quelle che mi attendo che sono molto più importanti che riguardano la capacità che la riforma deve avere di andare a dare risposte ai nostri cittadini.

Concludo richiamandomi a quanto diceva anche l'onorevole Cocco in merito alla perequazione perché ne ravvedeva in questa riforma un elemento positivo sul riconoscimento ai territori di funzioni e il ruolo che i territori devono avere. Sono anch'io d'accordo su questo aspetto, sono molto d'accordo e mi chiedo però se anche quei territori che questa perequazione non l'hanno avuta e che subiscono oggi il peso grande di avere magari vedersi in questo periodo triplicata la popolazione residente possono essere perequati in qualche modo anche in maniera sanitaria, dal punto di vista sanitario. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pietro Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Presidente, noi oggi presentiamo una proposta di legge sulla sanità che ha come punto saliente l'istituzione dell'azienda unica regionale. La sanità è stato detto in quasi tutti gli interventi di coloro che mi hanno preceduto ha raggiunto costi ormai insostenibili totalmente fuori controllo su cui non si può non intervenire. Lo diciamo tutti da molto tempo, lo ha detto il centrodestra quando governava fino al 2014 senza peraltro intervenire concretamente, lo diciamo noi dall'inizio della legislatura avendolo previsto nel programma elettorale ed oggi presentiamo alla discussione io credo una proposta seria e concreta.

Oggi i giornali regionali hanno aperto la discussione parlando di un maxi buco della sanità certificato dalla Corte dei conti relativamente agli anni 2013-2014. Lo dico per evidenziare ancora, se ce ne fosse bisogno, l'urgente necessità di mettere mani immediatamente alla legge di riordino della sanità della nostra Isola, non lo dico per commentare le parole inopportune dell'ex Presidente della Regione Cappellacci che scarica sull'attuale amministrazione responsabilità sue e dei suoi direttori generali che hanno amministrato la sanità negli anni 2013-14. Naturalmente noi abbiamo le nostre responsabilità alle quali non ci sottraiamo ma in quegli anni la Corte dei conti ha certificato responsabilità che non sono di questa Amministrazione per cui le dichiarazioni fatte dal collega francamente sulla stampa oggi e sulle agenzie di stampa di ieri hanno, non dico, lasciato di stucco perché siamo abituati a un vedere scaricare su altri responsabilità che non gli appartengono le dichiarazioni del collega Cappellacci.

Dunque, colleghi, i presupposti ci sono tutti, c'è bisogno di un nuovo modello organizzativo e l'azienda unica sarà importante non solo perché crediamo capace di generare buone percentuali di economia ma anche e soprattutto perché potrà garantire ad esempio un'agenda unica generale per due cardiochirurgie, tre radioterapia, sarà oltremodo importante perché le strutture ospedaliere potranno dialogare tra di loro con un unico governo clinico e procedure concordate, ci sarà un 118 unico in tutta la Sardegna che forte delle esperienze e del lavoro svolto in questi anni dal 1999 anno della fondazione potrà meglio dispiegare e organizzare il suo lavoro a servizio della collettività. Dunque il nuovo modello organizzativo per garantire al meglio il diritto alla salute dei cittadini e non certo, colleghi, alcuni colleghi sono stati a mio avviso un po' duri, per levare i diritti. Per questo è importante comunicare per bene gli obiettivi della riorganizzazione per evitare strumentalizzazioni su un tema sensibile, delicato come quello della sanità. Un'azienda unica regionale che tuteli la salute di tutti cittadini che dovranno avere pari dignità e servizi sia che vivano nei principali centri urbani che nelle periferie e sia che appartengano a comunità residenti fra i monti e nelle isole minori, la qualità dell'offerta sanitaria non dovrà venir meno, la salute dovrà essere garantita in egual misura in ogni luogo della nostra Isola, questo credo che sia l'obiettivo principale che noi ci dobbiamo mettere come stella polare che ci guida nelle cose e non soltanto per dirlo e tracciarlo negli scritti e nei discorsi che facciamo, ma davvero questo deve essere l'obiettivo consapevoli delle difficoltà che ci sono nel portare la salute, i diritti che devono essere rappresentati a tutti anche nei posti più difficili. È stato oggetto della discussione che abbiamo avuto in maggioranza tra di noi, e coloro che testardamente insistono su queste cose hanno ragione perché la sanità è un diritto inalienabile di ogni cittadino e noi dobbiamo fare il possibile perché questo diritto venga garantito.

Noi abbiamo già approvato la legge di riforma numero 23 del novembre del 2014 con la quale abbiamo previsto i primi interventi sulla sanità in cui abbiamo scritto le case della salute, gli ospedali di comunità, la centrale unica di acquisto, l'agenzia regionale delle emergenze - urgenze, ovvero il 118 unico regionale, e abbiamo anche scritto di intervenire attraverso l'elisoccorso. La nostra Isola è stata oggetto di attenzioni particolari per fatti gravi accaduti in questo periodo, e non è la prima volta, su cui non si può rimanere insensibili, noi abbiamo previsto in una legge di intervenire attraverso l'elisoccorso, abbiamo le risorse per affrontare un tema come questo, dobbiamo intervenire con forza perché l'elisoccorso in Sardegna possa essere dispiegato e possa essere operativo da subito. Per cui l'occasione di approvazione di questa legge e l'organizzazione che attraverso la AREUS, l'agenzia regionale delle emergenze - urgenze della nostra Isola, possa davvero fare in modo che l'elisoccorso prenda funzione e possa svolgere il suo ruolo in ogni angolo della sua Isola per garantire il proprio diritto e la tutela della salute della gente e dei suoi cittadini di Sardegna. L'obiettivo quindi è fornire una sanità migliore includente prestazioni specialistiche capaci di arginare fortemente il fenomeno della mobilità passiva verso altri luoghi della penisola o comunque fuori dall'Isola perché questo accade e sono parecchi milioni di euro che non ci possiamo permettere di perdere, dobbiamo tenerli in Sardegna, abbiamo personale qualificato dal punto di vista medico sanitario, abbiamo personale qualificato, fra coloro che aiutano i medici nello svolgere le proprie funzioni e noi dobbiamo utilizzare e sforzarci di fare in modo che questa gente possa operare al meglio nella nostra Isola e nelle strutture ospedaliere organizzate che ci sono, dando valore alle competenze, tutto questo lavoro deve essere, come dire, anche questo una cosa che ci guida del nostro cammino.

Intanto possiamo dire che oggi dopo oltre vent'anni la Regione Sardegna si è dotata di un piano regionale di servizi sanitari con regole certe e una vera e propria riorganizzazione dell'assistenza della rete ospedaliera. Un piano fatto sulla base dei parametri nazionali basato sul rapporto posti letto e numero di abitanti per consentire di garantire i livelli di assistenza su tutto il territorio regionale. Oggi anche coerentemente con le norme del riordino del sistema degli enti locali proponiamo la riduzione delle attuali aziende territoriali sanitarie da otto a uno, cioè le aziende territoriali da otto a uno, questo era l'obiettivo di altri rappresentanti politici di questo con nostro Consiglio regionale che oggi ho sentito intervenire su cui ovviamente bisogna trovare dei punti di intesa perché la riforma sia una riforma che includa tutti. Concludo naturalmente non avendo certezza sulle cose ma avendo, sono stati utilizzati in quest'Aula dai colleghi che mi hanno preceduto dei riferimenti ai sogni che le cose possono funzionare, è evidente che la riforma della sanità non può non essere se fatta bene un obiettivo che nobilita tutti quanti e non solo coloro che fanno parte della maggioranza e questo Consiglio regionale tanto vilipeso e tanto attaccato per il ruolo che non riesce a svolgere e per i diritti che non riesce a garantire. Io credo che sia necessario uno sforzo da parte di tutti che vada e che superino le diatribe che pure rimangono sulle opinioni differenti che devono essere confrontati in questo Consiglio regionale ma non può essere solo questo, ci sono momenti nei quali la gente deve mettersi a lavorare per raggiungere i risultati e quale obiettivo più di questa legge di riordino della sanità ci deve vedere uniti tutti quanti. Era un obiettivo del centrodestra e non vi è riuscito per diverse ragioni complicate perché le ragioni della politica molte volte non riescono a spiegare perché non sono spiegabili a coloro che aspettano di vedere riconosciuti i diritti ma che noi conosciamo bene e quindi ci dobbiamo sforzare oltremodo perché queste cose possane essere fatte.

Allora sarà la ASL unica soluzione ai problemi dell'Isola oppure sarà capace di ridurre i costi attuali e passati e contemporaneamente garantire e migliorare l'offerta di salute dei cittadini, io credo di sì almeno ci spero per avere il contenimento di efficienza certo non basteranno pochi mesi, ci sarà bisogno di tempo però cominciamo, oggi si comincia a dire che c'è la possibilità seria e concreta di mettere mano ad una riforma della sanità ebbene questo testo che abbiamo fatto, saranno giusti gli emendamenti che presenteremo domani, io credo che ognuno di noi è un pezzo di verità sia che esso sia del centrosinistra e sia del centrodestra, la verità dev'essere messa assieme da parte di noi tutti, sforziamoci, facciamo questo tentativo dopo di che ognuno rimane delle sue posizioni, le porta avanti, naturalmente gli interessi e i pezzi di società che ognuno rappresenta, perché ognuno di noi qua rappresenta ovviamente un pezzo di società che gli ha dato la possibilità di essere rappresentato eleggendolo. Però su temi come questi la forza di noi tutti deve essere quella non solo di accusarci, di scambiarci battute pesanti sulle cose ma dev'essere soprattutto quello di unire le forze e raggiungere un obiettivo importante che è la sanità nell'interesse della Sardegna e dei suoi abitanti.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). L'onorevole Cocco ha fatto bene, come era suo dovere, a richiamare la sua maggioranza a seguire le indicazioni della Giunta regionale, perché dopo il dibattito che si è svolto, penso che qualche giornalista che oggi ha dato sui quotidiani locali la notizia di un accordo all'interno della maggioranza si debba ricredere; il dibattito ne è la dimostrazione, io, come il collega Cocco, abbiamo seguito i passaggi, sono state poste questioni di valenza fondamentale come richiede l'importanza di una riforma di questa natura, ma non vorremmo, badate, lo dico senza polemica, non vorremmo che questa riforma risentisse troppo dei problemi che i partiti e il partito anche di maggioranza relativa, l'assenza del suo Segretario, hanno determinato nella dialettica interna, è un problema vostro, ma non vorremmo che questioni legate alla contingenza politica e dei partiti dovesse negativamente influire sull'esame di un testo che ha e porta con sé tutte le debolezze che sono state, prima che dall'opposizione dalla stessa maggioranza, evidenziate. E allora mi viene subito da tornare al momento in cui voi avete ritenuto come primo atto giustamente, nella responsabilità di governo che vi hanno affidato i sardi, che la cosa più urgente era mandare a casa i direttori generali delle Aziende sanitarie locali e sostituirli con i commissari Si poneva un problema di risparmio, di contenimento della spesa, doveva essere una misura temporanea, straordinaria, come è il commissariamento, ma i commissari sono ancora in carica, li avete prorogati fino al 31 di agosto, e qualcuno forse dice, perché ormai noi non stiamo dibattendo, discutendo su un testo, stiamo dibattendo solo su impressioni, solo su manifestazioni di buoni intenti, perché si sa che il testo che abbiamo all'esame è ormai superato, e si dice anche che vi sarebbe un'ulteriore proroga dei commissariamenti che denoterebbe, questo già di per sé, il fallimento del processo riformatore che voi state proponendo a quest'Aula. Perché l'avete giustificato con il mancato controllo della spesa, quello che ci ricorda la Corte dei conti in questi giorni è che non può, senza scadere in un ragionamento meramente ragionieristico di tipo economicistico, ma sono anche questi elementi che rendono ancora più necessaria la riforma del sistema. Ma una riforma non può essere fatta però come la state proponendo voi, Assessore, in un'interlocuzione chiusa fra di voi. Vedete, la riforma degli enti locali, che è stata fatta grosso modo con quel sistema, con quel metodo, ma voi pensate che chi assumerà la responsabilità di governo non ci rimetta mano? Questa è una riforma? Questa è una pezza! Questa non è una riforma, una riforma, per essere tale, deve avere la capacità di resistere e persistere in una dimensione di medio e lungo tempo, e una riforma di questa portata non può essere fatta nel chiuso dell'interlocuzione tra le forze della sola maggioranza. Noi ve l'abbiamo detto, a voi la responsabilità della proposta, perché siete al governo, a voi la responsabilità di individuare anche un sistema che possa da un lato portare ad un contenimento della spesa, ad una razionalizzazione da un lato, e dall'altro, però, che sono questi gli elementi sul quale l'opposizione vi incalza e farà le proprie proposte, quella di non dimenticarsi che il problema non è la ASL unica o più ASL, non è la ASL a Sassari, piuttosto che a Cagliari, ma è la qualità di sanità che si intende offrire al cittadino, perché in tutto questo dibattito il diritto alla salute, il diritto alla salute del cittadino io, cari colleghi della maggioranza, non l'ho assolutamente sentito dire da nessuno, non l'ho sentito sottolineare da nessuno, non l'ho sentito enfatizzare come deve essere enfatizzato. Questo è il problema. Assessore, a noi interessa perché abbiamo anche l'ambizione di tornare al Governo della Sardegna, ecco perché vorremmo partecipare con questo spirito, perché non è e non può essere una riforma di chi pensa che può sistemarsi le cose proprie in questa contingenza, è una riforma che deve davvero garantire innanzitutto ai territori, quelli più disagiati in primo luogo, ai cittadini che non hanno le possibilità economiche, che non hanno le possibilità di muoversi, da Sorgono, da Desulo, dall'entroterra, dai paesi dell'oristanese piuttosto che del sassarese o del Sulcis, di avere le stesse identiche possibilità e condizioni che ha il cittadino che vive a Cagliari o che vive a Sassari. Questo noi chiediamo, Assessore, che in un processo e in un progetto di riforma, vengano garantite uguali opportunità per il cittadino di vedersi assicurato, riconosciuto e tutelato il diritto alla salute. E allora vedete, noi non intendiamo imporre nessun modello, ripeto, perché a voi la responsabilità della proposta, però, Assessore, non possiamo non evidenziare che, pur consapevoli che nessun modello può essere perfetto, non possiamo però non tenere conto e non si può non tenere conto della realtà sarda, non si può pensare che quello che è stato fatto in Lombardia, o è stato fatto in altri contesti regionali si possa applicare pedissequamente al modello regionale sardo, perché sono altre le esigenze, sono altri i bisogni, sono altre le difficoltà, i deficit anche strutturali della viabilità che debbono essere valutati nel momento in cui si pensa di cancellare, eliminare strutture sanitarie periferiche o si pensa comunque di ridimensionarle drasticamente. E allora io penso che la sfida si vinca con l'attenzione alle esigenze e alle specificità dei territori, e io spero, presidente Pigliaru, che questa non sia "politichetta", glielo dico veramente perché il compito nostro è questo, non è certamente quello di prefigurare sistemi che siano soltanto dettati da un pregiudizio di appartenenza politica perché dobbiamo fare l'opposizione a tutti i costi, no, noi vi stiamo rappresentando problemi e anche soluzioni, e allora recuperiamo il ruolo degli enti locali, recuperiamo un sistema serio ed efficiente di controlli, ad iniziare da quello deficitario anche dello stesso Consiglio regionale in sede di verifica…

PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'assessore Arru, sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 44, viene ripresa alle ore 18 e 47.)

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta.

Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.

ARRU LUIGI, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Presidente, onorevoli consiglieri, come stile mi piace la sobrietà, io non ho mai parlato di rivoluzioni né di una sanità che va bene, quindi mi dispiace contraddire l'onorevole Tedde e stiamo cercando di mettere a posto un sistema sanitario che è complesso e su cui dobbiamo confrontarci, penso, al di là di contrapposizioni sterili, ideologiche per cui accetto il discorso che ha fatto l'onorevole Tunis che dice: "Confrontiamoci apertamente". Quali sono le motivazioni per cui rapidamente noi dobbiamo cercare di arrivare a modificare l'architettura facendo una proposta di una ASL unica? Avete citato diverse volte la Bocconi. Io non mi sono limitato a studiare i testi della Bocconi, ma sono stati nostri ospiti diverse volte, il 30 maggio, ci siamo confrontati sui modelli e sulle problematiche del sistema sanitario nazionale e perché no, anche internazionale, perché facciamo parte di un sistema occidentale che ha delle caratteristiche comuni. Se è vero quello che è stato pubblicato un mese fa in una rivista di medicina interna, i sistemi sanitari occidentali sono destinati, tra cui l'Italia e, perché no, la Sardegna, a raddoppiare i costi entro trenta, quarant'anni. Questo quindi pone un problema di sostenibilità e questo vuol dire che il sistema sanitario italiano dovrebbe passare dai 114 miliardi su cui si è mantenuto costantemente in questi ultimi anni a 228 miliardi. Voi capite che c'è un serio problema di sostenibilità economica. Ma perché questo aumento? Quando ci siamo confrontati con la Bocconi, quindi l'Osservatorio del master, ci hanno detto che ci sono dinamiche demografiche ed epidemiologiche che stanno colpendo in pieno la Sardegna, saldo negativo dal 2001 vorrei ricordare, non è una questione di due, tre anni fa, dal 2001 il rapporto tra decessi e natalità si è invertito, quindi impone e ci richiede rapidamente delle politiche che però non avranno un effetto entro un quinquennio, ma dovremo avere una capacità di prospettiva. Abbiamo un rapido invecchiamento della popolazione, l'abbiamo già detto diverse volte in diverse sedi, che entro dieci anni il 25 per cento della popolazione sarda avrà più di 65 anni. Cosa vuol dire in termini pratici? Se non cambiamo il modello, quello che diceva l'onorevole Dedoni, della prevenzione, questa Giunta ha recepito rapidamente il piano nazionale della prevenzione con un investimento di 42 milioni in cui ci mettiamo il problema di mantenere in buone condizioni (invecchiamento attivo) tutta la nostra popolazione, ma non solo con misure di alta tecnologia o con l'ingresso di nuovi farmaci, introducendo stili di vita che hanno caratterizzato una delle nostre zone della Sardegna, delle zone interne che viene classificata a livello internazionale come la blue zone che sarebbe l'Ogliastra, dove abbiamo una caratteristica particolare, quella di avere gli ultracentenari. Se voi andate a parlare con gli ultracentenari, con zia Consolata o con i fratelli di zia Consolata (lei è morta a 107 anni, il fratello più piccolo 99 anni) certamente non mi hanno detto che sono andati all'ospedale o che hanno utilizzato farmaci, hanno utilizzato stili di vita che facevano parte delle caratteristiche del nostro popolo e in particolar modo del popolo di quella zona lì: un'attività fisica costante, un'alimentazione corretta e hanno evitato abusi del fumo e l'eccesso di alcol. Quindi noi avremmo un problema di cambiare gli stili di vita per rendere sostenibile e poter affrontare l'invecchiamento.

Dinamiche macroeconomiche. Mi fa piacere che tutti abbiate letto il rapporto della Corte dei conti. Il rapporto della Corte dei conti è interessante perché indubbiamente certifica quello che questa Giunta, col tavolo di monitoraggio trimestrale in fase preconsuntivo del 2015, aveva evidenziato tanto che proponiamo un piano di rientro formale. Oggi il nostro direttore generale è al MEF perché siamo chiamati, nonostante il finanziamento esclusivamente a nostro carico del sistema sanitario nazionale, a dimostrare che rispettiamo le leggi e a saldare quindi i debiti con i nostri fornitori. Allora se si va a leggere il documento della Corte dei conti intanto c'è un ragionamento complessivo che viene evidenziato, che c'è una proposta di riforma complessa e complessiva del sistema sanitario sardo che ha circolarità. Non è che abbiamo costruito prima la rete ospedaliera, la rete ospedaliera eravamo obbligati - continuo a dirlo - a proporla perché c'è una legge del 2012 che imponeva di rivedere tutti gli standard ospedalieri pena non poter accedere al fondo ex articolo 20 di 250 milioni di ristrutturazione dei nostri ospedali. Vogliamo andare a vedere qual è stata la spesa di investimento in conto capitale nei nostri ospedali in termini di attrezzature, di struttura? È a disposizione un documento che dimostra che dobbiamo colmare un gap, un ritardo. Leggendo tutto il documento noi non abbiamo mai fatto calcoli ragionieristici o basati esclusivamente sull'economia, tanto che abbiamo garantito a tutti i sardi i farmaci per l'epatite C, circa 52 milioni come certificato dalla Corte dei conti. Stiamo continuando a garantire una Regione con caratteristiche demografiche ed epidemiologiche particolari, per cui abbiamo pazienti con malattie autoimmuni che hanno una prevalenza superiore ad altri territori e stiamo continuando a garantire quei farmaci. Non è vero che stiamo togliendo diritti ai piccoli ospedali, perché chiudere una sala operatoria che non ha standard è un buon gesto, stiamo cercando di colmare ritardi mettendo le sale operatorie a posto per poterle fare funzionare. La week surgery viene utilizzata in tutto il mondo, non è un qualcosa che ha inventato un commissario. La week surgery ci dice che in maniera intelligente può essere esercitato quello che di fatto fanno tutti gli ospedali che prevalentemente hanno un'attività programmata. Bisogna farli in termini di sicurezza. Onorevole Usula, io mai mi sono permesso di qualificare i medici che lavorano nei piccoli ospedali come di caratura o di qualità minore, non fa parte della mia cultura, ho fatto un altro ragionamento che è documentato dalla scienza medica che dice che esiste un rapporto volume-esiti, maggiore è la casistica maggiore sarà la sicurezza. Per la prima volta in questa regione tutti i chirurghi della Sardegna, ospedalieri, universitari si stanno sedendo per fare una rete condivisa, separata per gradienti di complessità decidendo per la prima volta che la casistica per i tumori più gravi che richiedono un'alta chirurgia deve essere fatta in ambiti di massima tutela, quindi non ci sono calcoli di economia di scala. Stiamo cercando di fare un disegno in cui c'è l'emergenza urgenza, abbiamo fatto una proposta delle cure territoriali che è straordinariamente importante. Questi commissari non hanno risposto, hanno creato… ma leggiamo tutto il documento della Corte dei conti, il documento della Corte dei conti ci dice che quando è arrivata questa Giunta i costi per consulenze sono diminuiti, i costi vari del personale sono diminuiti, questo è il documento della Corte dei conti, però leggiamo tutto il documento. Però non è questo, io penso che dobbiamo concentrarci pensando di rispettare la tradizione del sistema sanitario italiano dalla "833" che garantiva la territorialità con il coinvolgimento degli enti locali, delle associazioni dei cittadini. La nostra proposta di legge prevede di aggregare e concentrare le funzioni su cui si possono fare economie di scala che sono l'acquisizione di beni e servizi sia sanitari che non sanitari, vi ricordo che una ASL, la ASL numero 1 ha completato come ASL capofila tutta la gara unica regionale per la protesica maggiore dimostrando una riduzione di circa il 50 per cento dei costi. Allo stesso tempo noi consapevoli che non esiste un modello che può essere applicato in maniera standardizzata perché non abbiamo visto quello che ci dice la Bocconi, ci siamo confrontati con la Lombardia e parliamo della ASL di Brescia un milione 200 mila cittadini con caratteristiche orografiche per molti aspetti simili a quelle della Sardegna perché ci sono zone di montagna, zone pianeggianti, è vero c'è un'alta percentuale di industrializzazione con problematiche diverse, ci siamo confrontati con i colleghi della ASL della Romagna un milione 300 mila cittadini. Il problema è aggregare le funzioni che permettono di efficientare un sistema che avrà un trend naturale di crescita per l'invecchiamento, per l'acquisizione di farmaci innovativi e nuove tecnologie, quindi non possiamo permetterci di avere doppioni, ridondanze e sprechi e questo ci permetterà di garantire in maniera uniforme in tutto il territorio della Sardegna il diritto alla salute. Il diritto alla salute non viene garantito esclusivamente riproducendo in scala minore i piccoli ospedali, quello che succede a Cagliari, ma si potrà fare in maniera reticolare, ripeto, distribuendo per complessità nelle zone che sappiamo sono a rischio e qui cito e penso di tranquillizzare anche l'onorevole Zanchetta. Noi abbiamo ben chiaro il riferimento al documento della conferenza Stato-Regioni che ha individuato tre regioni capofila per assicurare il diritto alla salute nelle isole minori e nelle zone disagiate di montagna. Zone disagiate di montagna sono zone che hanno tempi di accesso superiori, nettamente superiori ai 60 minuti rispetto al LEA di riferimento, però il documento della conferenza Stato regioni dice: "Sì, devi garantire i servizi che corrispondono alle tre macro aree dei LEA, assistenza collettiva, assistenza distrettuale, assistenza ospedaliera, se esistono i numeri per avere un ospedale."

Però arriva con una prescrizione molto chiara e precisa, sistema di elisoccorso e di elitrasporto integrato col nuovo sistema dell'emergenza urgenza e questo è uno dei motivi per cui abbiamo insistito per la nascita dell'AREUS, dell'azienda regionale dell'emergenza urgenza per il soccorso. Perché abbiamo insistito? Una scommessa che a breve dovremo affrontare come Sardegna, come Italia, alcune regioni l'hanno già fatto è il 112, il numero unico dell'emergenza urgenza, dovremmo garantire il trasporto primario e secondario cioè sia l'emergenza urgenza sia il trasporto una volta che il paziente è stato stabilizzato in un ospedale di riferimento, viene trasferito in una sede in cui c'è la maggior garanzia per affrontare la complessità. Noi dobbiamo garantire ai nostri cittadini in Sardegna che le patologie…

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli.

Ha domandato di parlare il consigliere Piermario Manca per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANCA PIERMARIO (Sovranità, Democrazia e Lavoro). La discussione di oggi ci porta a considerare questa legge in termini politici principalmente. Questa è una legge che va a caratterizzare tutta la legislatura, è una legge che deve dare risposte nel tempo a un milione e mezzo di sardi, non può essere una riforma banale, le riforme non sono banali, quindi ci apprestiamo a votare ed entrare nel merito di una legge che ci coinvolge anche da un punto di vista morale. Su una cosa Assessore sono d'accordo, questa legge non è più rinviabile e dovrà questa legge secondo me risolvere il dilemma principale che poi è un dilemma italiano, principalmente sardo anche per le motivazioni che ha detto lei, cioè limitare gli sprechi, questi specchi che ancora oggi vediamo, però garantire contemporaneamente il diritto alla salute, un diritto alla salute di tutti i sardi considerando sardi anche quelli che vivono nella periferia delle periferie, ovvero di tutti quei sardi che vivono nelle zone interne. Vede Assessore, i dati che noi apprendiamo dalla Corte dei conti non sono tutti rosei, li possiamo leggere anche in molti modi, ma di sicuro non sono stati teneri neanche con noi. Io ho dato molta fiducia a lei già un anno mezzo fa quando abbiamo votato i commissari, ho già fatto questo tipo di argomento a suo tempo e vede la Corte dei conti scrive: "Aumento delle perdite, dei costi e minori garanzie per i cittadini." Adesso io non credo che esistano delle responsabilità da implicare a una persona o ad un'altra, esiste un sistema invece che sicuramente ha delle grosse falle, delle grosse falle che però dobbiamo risolvere, dobbiamo risolvere limitando anche gli steccati ideologici dando un contributo sicuramente a questa legge in tutti i termini che stiamo andando a discutere e ad approvare. Quindi qualche cosa Assessore secondo me non ha funzionato. Io le posso assicurare che non voto mai solamente per spirito di appartenenza, voto anche perché ho una coscienza, sono stato votato, le ho detto l'altra volta dai cittadini, rispetto i cittadini e ho un debito morale verso i cittadini, approvare questa legge significa dare conto della sanità per il futuro di un milione e mezzo di persone. Quindi non lo faccio a cuor leggero, non voglio partecipare quindi solamente per spirito di appartenenza. Ebbene Assessore, questa legge secondo me ha dei grossi limiti, io non mi posso permettere di alzare la mano solamente perché questa è la prima stesura, non voglio più votare solamente a scatola chiusa delle cose. Guardi l'articolo 1 è un articolo, mi permetta, che secondo… io mi astengo.

PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Faccio il riepilogo. Il termine della presentazione degli emendamenti è spostato dalle ore 10 alle ore 11 di domani, la sesta Commissione per il parere sugli emendamenti si riunirà giovedì alle ore 10. Ricordo inoltre che domani è convocato alle ore 12 l'Ufficio di Presidenza e sono convocate la quarta Commissione alle ore 12 e la quinta Commissione alle ore 11 e 30.

Il Consiglio è convocato per martedì 26 alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 19 e 03.