Seduta n.180 del 19/07/2016 

CLXXX Seduta

Martedì 19 luglio 2016

(ANTIMERIDIANA)

Presidenza del Presidente Gianfranco GANAU

La seduta è aperta alle ore 10 e 26.

FORMA DANIELA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta del 28 giugno 2016 (176), che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Giovanni Satta ha chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 19 luglio 2016.

Poiché non vi sono opposizioni, il congedo si intende accordato.

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le proposte di legge numero 349, 350, 351.

Risposta scritta a interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle interrogazioni numero 493, 605, 615, 657, 658, 713, 724, 732.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria: Sono state presentate le interrogazioni numero 793, 794, 795, 796, 797, 798, 799.

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria: Sono state presentate le interpellanze numero 237, 238, 239, 240.

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria: E' stata presentata la mozione numero 242.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Emilio Usula. Ne ha facoltà.

USULA EMILIO (Soberania e Indipendentzia). Sull'ordine dei lavori, Presidente. Intanto la ringrazio per avermi dato la parola, chiedo l'attenzione anche di tutta l'Aula, di tutti i colleghi. Voglio richiamare l'attenzione di quest'Aula su un fatto di una gravità fuori dal comune di cui si è avuta notizia oggi dagli organi di stampa e dai media, mi riferisco alla vendita all'asta, per la misera cifra di 258 mila euro, lo stipendio di un funzionario regionale, di un patrimonio di dati biologici provenienti da prelievi e studi eseguiti sulla popolazione ogliastrina, la parte di popolazione sarda forse più geneticamente omogenea. 230 mila campioni biologici provenienti da 13 mila cittadini sardi studiati con annessi i consensi informati sull'utilizzo di questi dati. Una società londinese quotata in borsa, che da quest'affare ha visto subito un balzo in avanti di 11 punti in borsa, nel più completo e colpevole silenzio della politica, il nostro silenzio, ha acquistato all'asta provette con liquidi biologici, cartelle cliniche, referti di visite specialistiche e un insieme di altri dati finalizzati a ricerche in campo oncologico, in particolare nella ricerca di farmaci innovativi per il trattamento di malattie neoplastiche particolarmente maligne e aggressive. E' lecito, ed è chiaro, l'uso scientifico-commerciale, non è chiaro, né ritengo lecito, che un patrimonio di dati riguardanti la nostra stessa identità biologica di sardi possa essere messo nella disponibilità esclusiva di una società estera, per una cifra da elemosina e per una esclusiva finalità di business.

Stiamo aprendo le porte a presunte, e ancora non dimostrate…

PRESIDENTE. Onorevole Usula, la sto lasciando parlare perché capisco l'importanza dell'argomento, però, da un punto di vista formale, non è un intervento sull'ordine dei lavori.

USULA EMILIO (Soberania e Indipendentzia). Chiedo di poter parlare ancora mezzo minuto.

PRESIDENTE. Concluda, per cortesia. Grazie.

USULA EMILIO (Soberania e Indipendentzia). Stiamo aprendo le porte a presunte, ma non ancora dimostrate e tutte da dimostrare, eccellenze sanitarie straniere, non solo adesso vendiamo anche i dati sulla nostra stessa identità biologica.

Denuncio questo fatto, appreso oggi dalla stampa, per richiamare l'attenzione della Giunta e della politica tutta affinché il danno sia, se possibile, mitigato da garanzie e obblighi affinché le nostre Università non vengano estromesse da ruoli e competenze in materia di ricerche in questo campo e con quei dati. Certo, stiamo facendo una battaglia per mitigare un danno che rimane un danno incalcolabile, ed è sicuramente una battaglia colpevolmente tardiva; stiamo mettendo all'asta la nostra stessa identità di popolo. Grazie.

PRESIDENTE. Onorevole Usula, evidentemente non era un intervento in merito all'ordine dei lavori. Lo diamo per acquisito agli atti e ovviamente la invito a trasformare la sua denuncia in un ordine del giorno, in una mozione o in altra formula che possa essere discussa da tutto il Consiglio.

Discussione generale del disegno di legge: "Istituzione dell'Azienda sanitaria unica regionale (ASUR) e disposizioni di adeguamento dell'assetto istituzionale e organizzativo del servizio sanitario regionale. Modifiche alla legge regionale 28 luglio 2006, n. 10 (Tutela della salute e riordino del servizio sanitario della Sardegna. Abrogazione della legge regionale 26 gennaio 1995, n. 5). (321/A)

PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno. L'elezione del Vicepresidente del Consiglio regionale è rinviata, quindi abbiamo all'ordine del giorno l'esame del disegno di legge numero 321.

Ricordo che i lavori sono programmati con la discussione generale sino alla votazione del passaggio all'esame degli articoli nella giornata odierna, domani mattina sospensione dei lavori in Aula per consentire il riordino degli emendamenti e alle ore 12 riunione della Commissione, dalle ore 16 ripresa sugli articoli.

Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il consigliere Raimondo Perra, relatore di maggioranza.

PERRA RAIMONDO (Cristiano Popolari Socialisti), relatore di maggioranza. Consentitemi innanzitutto di dire che oggi è un giorno importante, lo è per me, lo è per questa maggioranza e ritengo che debba esserlo per tutto il Consiglio regionale. Arriva, infatti, finalmente all'attenzione di quest'Aula un disegno di legge, il numero 321, che si inserisce nel percorso di riordino del Servizio sanitario regionale già avviato con la legge regionale numero 23 del 17 novembre 2014 e ne attua uno degli aspetti più importanti, ossia l'adeguamento dell'assetto istituzionale e organizzativo, prevedendo una riduzione del numero delle Aziende sanitarie locali, rispetto all'attuale, in coerenza con le norme di riordino del sistema degli enti locali.

Il disegno di legge numero 321 mira a una rivisitazione della normativa vigente, e in particolare della legge regionale numero 10 del 2006, che viene adattata all'impattante novità dell'Azienda unica, mantenendone al contempo inalterati i capisaldi.

Il disegno di legge di riforma è stato accompagnato, sin dalla sua presentazione, da un acceso dibattito tra favorevoli e contrari all'istituzione di un'unica ASL in Sardegna: dibattito tra consiglieri regionali, tra i diversi Gruppi consiliari, tra i partiti politici, tra i diversi enti, associazioni, sindaci, sindacati. Tuttavia è normale, ed è comprensibile, che una riforma così rilevante alimenti la discussione e ingeneri così tante contrapposizioni.

Al di là dei conflitti, un aspetto non va certamente trascurato: questa è una riforma che è stata richiesta e sollecitata dai cittadini, i quali, sempre più numerosi, lamentano le inefficienze e i disagi che si trovano ad affrontare quando hanno a che fare con le strutture e i servizi delle Aziende sanitarie, siano esse territoriali che ospedaliere, a causa della frammentazione della gestione della sanità sarda.

Certo, sono consapevole che un provvedimento così importante avrebbe meritato qualche riflessione in più, qualche ulteriore approfondimento, ma il tempo è tiranno e allora, laddove non ha potuto la Commissione, potrà essere l'Aula a dare quel contributo migliorativo ad una riforma coraggiosa (come è solito chiamarla il presidente Pigliaru) che questa maggioranza sta portando avanti, senza esitazioni; perché, badate, non siamo stati eletti per conservare ciò che funziona male, noi siamo stati eletti per governare, per fare scelte e soprattutto scelte coraggiose, forse anche impopolari, ma che si prefiggono l'obiettivo di rispondere in modo sempre più appropriato a quelli che sono i bisogni di salute espressi dai cittadini tutti.

Non è più tempo di indugiare, né di sperare che le cose si aggiustino da sole, è tempo di agire e di assumersi delle responsabilità. Riformare vuole dire cambiare e il cammino sulla strada del cambiamento è sempre difficile da percorrere; è un percorso irto di ostacoli, quelli frapposti da chi vuole mantenere lo status quo per il timore di perdere ruoli e privilegi che nulla hanno a che vedere con la salute dei cittadini.

Ricordo anche che il lavoro non finisce qui in quest'Aula, perché la riforma potrà funzionare solo se chi la attua avrà voglia di mettersi in gioco e di affrontare il cambiamento con lo spirito di innovazione che è indispensabile per stare al passo con i tempi e dimostrare che le cose si possono cambiare.

L'attuale assetto istituzionale e organizzativo del Servizio sanitario regionale, che abbiamo ereditato, è disomogeneo e dispersivo: si compone di undici "staterelli", indipendenti tra loro, ciascuno con un proprio atto aziendale, ciascuno con un proprio bilancio, ciascuno con una propria mission, ciascuno con regole differenti per quanto riguarda acquisti di beni e servizi. Tutto ciò crea frammentazione organizzativa e disomogeneità anche sul versante sanitario, e il tutto a discapito dei servizi rivolti ai cittadini.

L'aumento dei costi e la progressiva crescita del disavanzo che abbiamo ereditato e che hanno messo in serio pericolo la sostenibilità del sistema, ci hanno imposto di correre immediatamente ai ripari uscendo dall'immobilismo che ha caratterizzato la politica sanitaria nella precedente legislatura.

All'inizio di questa legislatura, la spesa, è bene ricordarlo, superava di 400 milioni di euro il fabbisogno calcolato dal CIPE; non solo, la Sardegna nel 2010 è uscita dal Piano di rientro del disavanzo dopo che la verifica annuale del 2009 ha dato esito negativo, e sempre dal 2010, essendo uscita dal Fondo sanitario nazionale, non è più presa in considerazione nei processi di monitoraggio dei LEA. Circostanze, queste, che sollecitano ulteriormente quel senso di responsabilità di cui parlavo prima e dal quale non ci saremo potuti sottrarre. E in questo momento la responsabilità di decidere grava principalmente, anche se non esclusivamente, in capo alla maggioranza che governa questa Regione e che in virtù del mandato conferitogli dagli elettori, ha il preciso dovere di fare le scelte.

Punto centrale della riforma è, infatti, la soppressione delle otto Aziende sanitarie locali adesso esistenti e la loro sostituzione con un'Azienda sanitaria unica regionale che subentra nei rapporti attivi e passivi, nel patrimonio e nelle funzioni delle Aziende sanitarie locali soppresse.

All'Azienda unica competono, oltre alle funzioni delle soppresse ASL, anche funzioni di: programmazione aziendale e gestione complessiva dell'erogazione dei servizi sanitari e socio-sanitari; omogeneizzazione e armonizzazione dei processi gestionali; definizione degli accordi con strutture pubbliche ed equiparate e stipula dei contratti con quelle private e con i professionisti accreditati; accentramento, dei processi di aggregazione della domanda di beni e servizi e di approvvigionamento degli stessi; gestione accentrata, secondo gli indirizzi della Giunta regionale, per tutte le Aziende sanitarie della Sardegna, di una serie di procedure e servizi che attualmente sono gestiti in autonomia da ciascuna azienda, come ad esempio le procedure concorsuali, il trattamento economico del personale, i magazzini e la relativa logistica.

L'Azienda unica è gestita da un direttore generale nominato dalla Giunta regionale nel rispetto della normativa vigente e che ha un ruolo fondamentale nella fase transitoria; ad esso infatti l'articolo 14 assegna il compito di procedere alla ricognizione della consistenza del patrimonio, dei rapporti giuridici attivi e passivi e dei rapporti di lavoro delle Aziende soppresse, nonché di adottare, per il primo anno di operatività, il bilancio pluriennale e il bilancio preventivo economico annuale.

Al suo interno l'Azienda è articolata in Aree socio-sanitarie locali che ne costituiscono una partizione organizzativa, dotate di autonomia gestionale ma non economico-finanziaria e rappresentano il luogo nel quale si realizza la partecipazione degli enti locali e dei cittadini alla programmazione socio-sanitaria e al coordinamento con le attività socio-sanitarie e sociali. Gli ambiti territoriali delle ASSL che dovranno essere individuati dal direttore generale nell'atto aziendale dell'Azienda unica corrispondono, nella prima fase di applicazione della legge, con gli ambiti delle soppresse ASL. Il direttore dell'Area socio-sanitaria locale è nominato dal direttore generale dell'Azienda sanitaria unica regionale, ed è scelto, a seguito di una procedura di selezione pubblica di carattere non comparativo, tra i soggetti che possiedano alcuni specifici requisiti indicati dal disegno di legge.

A loro volta le ASSL sono articolate in Distretti socio-sanitari, il cui numero e le eventuali modifiche sono stabiliti dal direttore generale dell'ASUR, d'intesa con la Conferenza Regione - enti locali che acquisisce i pareri delle Conferenze territoriali socio-sanitarie.

Questi, onorevoli colleghi, i punti salienti della riforma, che si prefigge di riorganizzare il sistema sanitario regionale, prevedendo una maggiore razionalizzazione e soprattutto un maggiore coordinamento delle procedure, delle attività e dei servizi, e una maggiore omogeneizzazione territoriale, il tutto con l'ulteriore obiettivo, non secondario visto lo stato dei conti, di operare dei consistenti risparmi. Risparmi che potranno e soprattutto dovranno essere reinvestiti in ammodernamento strutturale, tecnologico di strumentazione all'avanguardia per dare ai sardi un servizio sanitario di qualità e di efficienza, ma soprattutto che sia in grado di bloccare la corsa all'emigrazione sanitaria. Non è accettabile assistere all'emigrazione di un consistente numero di pazienti sardi alla ricerca di una buona sanità in altre Regioni italiane con una spesa, tra l'altro, a carico del servizio sanitario sardo di circa 60 milioni di euro.

La finalità è assolutamente lodevole, cari colleghi, quest'occasione, più unica che rara, auspico che sia accolta da tutti noi attraverso un dibattito costruttivo, pur all'interno di differenti posizioni politiche e ideologiche per portare a compimento un lavoro di omogeneizzazione territoriale veramente fondamentale per il sistema sanitario sardo e per i cittadini tutti della nostra Regione.

Ho concluso, Presidente, grazie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Marcello Orrù, relatore di minoranza.

ORRÙ MARCELLO (PSd'Az.), relatore di minoranza. Grazie Presidente, Assessore e onorevoli colleghi, questo disegno di legge veramente appare come piano di un impianto strategico studiato e messo in pratica dalla Giunta regionale dalla maggioranza che lo sostiene.

Un disegno di legge strategico, perseguito fin dall'inizio di questa legislatura, che mira ad occupare con celate manovre i posti di comando e controllo, nella totalità dei segmenti societari sardi.

Dico questo perché l'esecuzione dissimulata consiste nello scalzare, attraverso la ripetuta pratica dei colpi di mano, gli assetti dirigenziali preesistenti, sostituendoli con la moda imperante dell'uomo solo al comando, costui utilizzato strumentalmente e sostituito, di volta in volta, quando rendasi necessario.

Mentre, in precedenza, si è assistito all'utilizzo spregiudicato dell'arma commissariale, limitata, per sua natura, alla sola gestione ordinaria, ora, la strategia della maggioranza cambia marcia salendo di tono ed entrando in una fase politica nuova.

Fase, questa, nella quale si perfeziona l'originario disegno strategico attraverso la pratica sistematica dell'accentramento del potere. Il potere, stavolta quello vero, che decide tutti gli assetti decisionali ed organizzativi di un settore di vitale importanza quale è quello della sanità pubblica regionale.

Il potere, consegnato nelle mani di una sola persona, nel caso di specie, il direttore generale della costituenda ASUR. Vedete, una sola persona con poteri pressoché illimitati che, a sua volta, risponde al potere politico, che può essere defenestrata e sostituita a piacimento, non può essere liquidata come una conquista democratica di cui vantarsi.

E colpisce che questa involuzione democratica provenga da ambienti politici che fino all'altro ieri hanno essenzializzato la propria ragione politica sul vessillo dei più alti valori di condivisione. Evidentemente fasulli e strumentali alla sola presa di potere.

Nascondersi dietro il paravento del risanamento del settore sanitario regionale utilizzando uno strumento, forte e debole allo stesso tempo, quale può essere una singola persona dotata di poteri incondizionati, non sottrae la Giunta e la sua maggioranza dalla responsabilità politica di un evidente arretramento democratico.

Peraltro, la proposta di accentramento della sanità sarda attraverso l'istituzione dell'azienda sanitaria unica regionale è priva di serio ragionamento strategico, monca di obiettivi politici, intrisa di mere, quanto opinabili, considerazioni di parte che rimandano ad una presunta, confusa e non meglio specificata, qualificazione della spesa regionale. Sostanzialmente la proposta colloca il sistema sanitario regionale fuori dalla realtà connotandolo di caratteri irrazionali e predisponendolo per un ulteriore deterioramento.

Unico punto sul quale non si può non concordare con quanto afferma la Giunta regionale in carica, è quello che raffigura il fallimento delle politiche strategiche ed organizzative messe in opera dalla stessa.

È lo stesso organo esecutivo che, dopo oltre ventisette mesi di governo, dipinge, attraverso la relazione di maggioranza sull'istituzione dell'ASUR, la propria inadatta strategia di governance delle politiche sanitarie. L'operato della Giunta regionale veramente brilla per assenza di risultati raggiunti.

Esplicita appare l'ammissione di incapacità quando si afferma che non si è riusciti a garantire i livelli essenziali delle prestazioni sanitarie, né vi è stata uniformità di offerta dei livelli essenziali di assistenza sull'intero territorio regionale. La Giunta stessa rappresenta un quadro inadeguato e disomogeneo della qualità dei servizi sanitari offerti ai cittadini. La difficoltà della Giunta regionale di controllare la spesa storica è ormai veramente tristemente nota.

Il tentativo di scaricare la responsabilità del disastro sanitario regionale sulle aziende sanitarie e sulle articolazioni organizzative appare maldestro e confuso nei confronti degli operatori sanitari. Irricevibile, quando proviene veramente da una classe politica che, dopo oltre due anni di governo, mostra la propria incapacità nella gestione della sanità sarda.

Ma soprattutto unite nel silenzio, appaiono le palesi complicità politiche dei consiglieri della maggioranza di centrosinistra che inerti e silenti voltano lo sguardo consentendo alla Giunta regionale di dilatare i poteri discrezionali. Solo alcuni flebili accenni di ribellione, provenienti da settori politici che strategicamente, e solo ad esclusivo uso interno, si dichiarano minoranza all'interno della maggioranza, al solo fine di distogliere l'attenzione dalle scelte accondiscendenti sulle quali sono soliti appiattirsi nella sostanza.

Ciò che si tenta di vendere ai sardi, spacciandolo come una riforma di sviluppo, una politica di equilibrio e coesione tra territori, deve fare i conti con la brutalità dei tagli lineari insiti nel progetto di legge in questione. Tagli indiscriminati che nei prossimi mesi impatteranno violentemente sulle realtà locali. In particolar modo su quelle delle zone interne, già duramente provate dalla crisi economica e preda di fenomeni di spopolamento. Esodo che non potrà che accentuarsi a causa degli effetti deleteri di cui è foriero il provvedimento in esame.

Il disegno di legge proposto che, peraltro, risulta agganciato al traballante riordino del sistema delle autonomie locali di cui alla legge regionale 4 febbraio 2016, numero 2, appare come un semplice tentativo di ridistribuzione di poltrone dirigenziali, attraverso consolidati criteri clientelari. Non risulta alcuna dimostrazione sperimentale circa la capacità del disegno proposto di risolvere, migliorandoli, i gravi problemi esistenti. Unica citazione scientifica quella relativa ad uno studio recente che ha registrato, a detta della Giunta, notevoli risparmi economici dovuti all'accorpamento di aziende sanitarie. Bella forza! Scomodare l'Università di Venezia Ca' Foscari, per giungere alla luminare scoperta per cui, se la massaia non fa la spesa al mercato la famiglia risparmia.

Citazione censurabile quella dell'Esecutivo regionale, sia per la caduta di stile di componenti, i quali, seppur provenienti da prestigiosi atenei sardi citano una pur prestigiosa università della Penisola sia, e soprattutto, perché la relazione nulla dice sui risultati dello studio a proposito delle negative conseguenze sociali che le comunità locali coinvolte subiscono a causa di tali laceranti riforme.

Peraltro, il progetto di legge proposto, appare in difetto anche sul versante del risparmio. Confusa ed ambigua la relazione. Non si comprende se per incapacità o malafede, nulla dice di concreto sui costi reali e sul rapporto tra gli stessi ed i benefici negati. Il disegno di legge proposto si affretta a precisare, in maniera inusuale, che la Regione non seguirà i criteri statali di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19 luglio 1995, numero 502, nel disciplinare il trattamento economico dei direttori generali del costituendo assetto del sistema socio-sanitario regionale. Date queste premesse, è facile concludere che l'organo esecutivo avrà carta libera nell'adottare parametri e pesi che oggi sfuggono alla comprensione del Consiglio regionale.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Presidente, poco fa mi è stata chiesta la firma per consentire la convocazione nella giornata di domani dell'Assessore dei trasporti. Io non ho ritenuto di accedere a questa ipotesi perché non vorrei che si verificasse quello che si è verificato anche questa mattina che noi abbiamo in aula iniziato i lavori mentre era convocata ed era in corso la Commissione bilancio. Quindi tenuto conto anche della delicatezza dell'argomento trattato direi che, Presidente, li invito è a soprassedere su queste richieste anche in deroga, perché non è assolutamente ammissibile che si sovrappongano poi sedute di Commissione e d'Aula. Quindi su questo, eventualmente, se c'è la necessità si convochi una Conferenza dei Capigruppo e si stabilisca un calendario dei lavori ad evitare l'inconveniente che si è verificato questa mattina, soprattutto colleghi di questo Gruppo che avrebbero voluto anche partecipare attivamente nel momento in cui veniva svolta la relazione di maggioranza e quella di opposizione.

PRESIDENTE. Sì, anch'io ho preso atto che c'è stato questo sfasamento, nel senso che la Commissione evidentemente non poteva continuare i lavori una volta che abbiamo aperto l'Aula. Ho parlato anche con il Presidente della Commissione per sottolineare che questa cosa ovviamente non è ammissibile, e mi ha detto che c'è stato uno sfasamento, nel senso che erano convintissimi di essere nei tempi, però questa cosa non va bene, quindi credo che dovremmo regolamentare meglio anche le deroghe delle Commissioni da questo punto di vista. Riprendiamo i lavori, sapendo che le deroghe devono passare in qualche maniera per motivazioni che sono fortemente stringenti e non per accelerare di uno o 2 giorni, o di qualche ora, un parere su un provvedimento di legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gianluigi Rubiu. Ne ha facoltà.

RUBIU GIANLUIGI (UDC). Intervento sull'ordine dei lavori. Presidente, quanto è accaduto stamattina è molto grave, è molto grave soprattutto perché andiamo a trattare un argomento delicatissimo che riguarda tutti i Gruppi, che riguarda la Sardegna intera. Quindi, l'idea che stamattina i lavori siano iniziati con la relazione di maggioranza senza la presenza di un numero, passatemi il termine, quindi della maggioranza dei consiglieri all'interno dell'Aula, è indubbiamente una situazione imbarazzante che ci preoccupa, partiamo sicuramente male. Dimostra, soprattutto, la poca sensibilità anche ad un problema così delicato. Grazie.

Discussione generale del disegno di legge: "Istituzione dell'Azienda sanitaria unica regionale (ASUR) e disposizioni di adeguamento dell'assetto istituzionale e organizzativo del servizio sanitario regionale. Modifiche alla legge regionale 28 luglio 2006, n. 10 (Tutela della salute e riordino del servizio sanitario della Sardegna. Abrogazione della legge regionale 26 gennaio 1995, n. 5). (321/A)

PRESIDENTE. Grazie, procediamo. Primo intervento per la discussione generale. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola, devono iscriversi non oltre la conclusione del primo intervento.

E' iscritto a parlare il consigliere Luigi Ruggeri. Ne ha facoltà.

RUGGERI LUIGI (PD). Il dibattito su questo disegno di legge si inserisce in un filone noto che è quello della ricerca dell'equilibrio possibile, da una parte tra quale sia il livello dell'efficienza che è possibile perseguire in sanità attraverso fenomeni di accorpamento, di fusione, dall'altra quale sia il livello più adeguato della prossimità sulla quale si esercita la funzione del servizio sanitario. In Sardegna siamo passati da 22 ASL a 8 sulla scorta di questo processo logico, in Italia è un processo che sta ulteriormente andando avanti, gli ultimi 15 anni siamo arrivati a contrarre circa il 25 per cento del numero delle aziende, oggi siamo intorno a 240 aziende sanitarie distribuite su tutta la Penisola. Va detto che è un processo che si è ulteriormente incrementato in questi ultimi anni, ci sono esperienze che si sono appena completate, per esempio quella del Friuli Venezia Giulia, che è passata da 9 a 5 Aziende, accorpando anche le Aziende ospedaliere, c'è il processo che riguarda il disegno di legge della Lombardia, che passa a 8 ATS, 8 aziende che, a loro volta, rappresentano su base provinciale lo schema organizzativo su cui precipitano le diverse aziende ospedaliere e le aziende territoriali locali. Abbiamo l'Emilia-Romagna con la costruzione della ASL unica romagnola che fonde 4 ASL, abbiamo la Toscana, per esempio, che passa da 12 a ASL a 3 e sta a tre ambiti territoriali in cui, attraverso accoppiamenti di governance, pilota nell'insieme un'azienda ospedaliera e un'azienda territoriale, quindi 3 doppie. Abbiamo l'Azienda veneto, che passa da 21 aziende ad un'azienda zero che si occupa dei servizi generali, e a 7 aziende che si occupano invece di servizi territoriali. Dentro questo sistema non è possibile trovare un modello comune, e anche le risultanze sono abbastanza ambigue; se pensiamo a quello che è successo nelle Marche, 13 ASL che sono fuse in un'unica e hanno condotto una transizione piuttosto lunga perché non hanno abbandonato un modello di mantenimento in periferia di sistemi di potere decisionali. Se non ci sono evidenze, noi abbiamo provato a fare una lettura originale del sistema. Il nostro sistema ha delle peculiarità; in questo momento è quello più costoso in termini relativi, in termini assoluti lo è costoso solamente dopo quello del Lazio e a pari merito con quello della Campania. Però è anche un sistema tra i meno efficienti, un sistema che produce meno dal punto di vista dei bilanci di …, un sistema che ha delle grossissime carenze. E allora il problema dell'ASUR è una risposta coerente, nel senso che noi pensiamo che rispetto a questa situazione l'accorciamento della catena di comando, la produzione di una governance unica del sistema possa produrre dei risultati efficaci dal punto di vista del controllo dei costi e dei bilanci e dal punto di vista dei processi che sottintendono l'erogazione dei servizi sanitari e sociosanitari. Questo non significa evidentemente che ci aspettiamo dall'ASUR un sistema di risparmi basato su rarefazione di servizi e su sistemi …, ci attendiamo evidentemente un sistema che lavora soprattutto su omogeneità dei LEA, quindi sull'efficacia delle azioni di Governo che devono rispondere alla logica del patto per la salute, il patto della salute ci ha messo gli obiettivi sfidanti che non possiamo più eludere, e sono quelli della riorganizzazione e ristrutturazione dell'offerta ospedaliera, della riorganizzazione territoriale, sono i problemi collegati al modello della Chronic ear, sono i modelli legati all'umanizzazione della cura, al controllo del dolore, sono sistemi su cui dobbiamo fare dei passi avanti partendo da una realtà che abbiamo il dovere di modificare. È c'è un problema legato al fatto che non è etico che sprechiamo tanti soldi, li sprechiamo perché non è un problema, lo diciamo, di governance di un momento, anche oggi leggo del fatto che intorno ai deficit della sanità si sono costruite delle polemiche su come si gestiscono… questo sistema o cambia strutturalmente, oppure potrà essere solo corretto in maniera cosmetica, non efficace, e quindi inevitabilmente produrrà, continuerà a produrre degli scompensi dal punto di vista dell'equilibrio finanziario. È un dato innegabile. I vantaggi che ci aspettiamo nell'immediato sono anche dal punto di vista finanziario, sono soprattutto dal punto di vista finanziario, nell'immediato, nel breve, perché ci si attende vantaggi dal punto di vista finanziario che sono collegati alla massa critica, quindi ci si aspetta… La massa critica vuol dire ottimizzazione di acquisti, ma anche ottimizzazione di produzione di servizi. Però anche lì bisogna stare attenti, perché se ci si concentrasse solo su questi, … dei risparmi e lavorerebbero soprattutto nel breve, e invece si trascorrerebbero gli obiettivi di salute. In realtà il vero risparmio che si spera di produrre dentro questo sistema di riforma è quello collegato alla diffusione delle conoscenze. Stiamo parlando di aziende professionali, quindi la produzione della conoscenza, quello che gli inglesi chiamano knowledge management, la distribuzione della conoscenza, dei migliori modelli, che significa dei migliori modelli di best practice, dei modelli di benchmark, i migliori modelli traducibili nelle migliori esperienze attraverso la diffusione delle informazioni e applicati nella reingegnerizzazione nella ricostruzione dei processi sono la garanzia di questa riforma. Questo tipo di processi non si può fermare solamente ad una costruzione di architetture istituzionali, e anzi è illusorio che questo succeda, anche se è tipico della pubblica amministrazione che viva di un paradigma giuridico formale per cui quello che ispira il proprio principio, ispira il proprio funzionamento alla norma, cioè pensa che il cambiamento possa avvenire attraverso determinazione di atti amministrativi, legislativi, e non piuttosto attraverso un miglioramento dell'azione di Governo, con azioni di supporto, con azioni di orientamento al cambiamento. E' necessario certamente nel momento in cui c'è un cambiamento determinarne un ancoraggio su requisiti strutturali, ma se non c'è uno sforzo continuo di produzione di cambiamento, di adeguamento, questo non sarà, e quindi lo sforzo sarà, attraverso l'accorciamento della catena di comando soprattutto produrre una variazione della cultura dei comportamenti in tutta la struttura. Ecco perché bisognerebbe fare anche parallelamente già a partire dalla prossima finanziaria un investimento sulla cultura, che è un investimento sulle persone. Noi abbiamo un sistema sanitario regionale che è fatto di persone che sono vecchie, sono invecchiate, tant'è che se noi andiamo a guardare le esenzioni dal servizio, le diminuzioni di funzionalità piena, soprattutto attraverso il ricorso alla legge numero 104, vediamo delle percentuali, dentro il nostro sistema sanitario, che sono esorbitanti. Dobbiamo probabilmente ricostruirne gli elementi, a partire dai soggetti che vi sono impiegati, facendo anche delle scelte coraggiose che tengano le conoscenze dentro il sistema, ma concedano magari dei meccanismi di tempo parziale che parallelamente in uscita e parallelamente ai meccanismi di tempo parziale in entrata producano un effettivo rinnovamento e ringiovanimento del nostro sistema.

Ora, noi ci abbiamo provato laicamente, non c'è l'evidenza che questo sistema sia una panacea, non lo può dire nessuno ma nessuno può dire nemmeno il contrario. Possiamo dire con efficacia però che se non c'è un rinnovamento noi siamo condannati a soccombere sotto il peso di un sistema che non funziona più. Siamo obbligati al cambiamento e o accettiamo questa sfida oppure rimpiangiamo un tempo perduto di una democrazia che non esiste associata a meccanismi di livello di governo territoriale che producono non democrazia ma disfunzioni. Io a quel tipo di democrazia, onorevole Orrù, non sono affezionato. Penso che la scommessa di un Governo riformista sia quello di innovare rischiando, dentro il sistema di innovazione, anche la possibilità di sbagliare ma rimanere ancorati ai meccanismi del conosciuto e non voler cambiare perché dobbiamo mantenere semplicemente in piedi sistemi di potere nei quali siamo più rassicurati è quanto di peggio potremo fare alla società sarda che da noi si aspetta la possibilità di garantire un governo del sistema di salute che sia più economico, liberi di risorse, ma sia contemporaneamente più efficiente e dia risposte più generali.

PRESIDENTE. È stata chiesta una sospensione di qualche minuto. La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 06, viene ripresa alle ore 11 e 25.)

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta.

E' iscritto a parlare il consigliere Edoardo Tocco. Ne ha facoltà.

TOCCO EDOARDO (FI). Presidente, il disegno in atto in quest'Aula è anche un atto dovuto, nel senso che come ho ascoltato il collega Ruggeri da lui traggo anche qualche buon pezzo di intervento, nel senso che trovo che una riforma e un rinnovamento in questo caso debba essere fatto. Però credo anche che al di là di tante problematiche si ravvisano sempre alcune criticità. Il disegno sarebbe dovuto partire inizialmente dalla riorganizzazione e dal rafforzamento del territorio per poi passare all'emergenza-urgenza, quindi soltanto dopo si sarebbe dovuto procedere, a mio avviso, alla riorganizzazione totale della rete ospedaliera. Quindi, trovo che è un limite voler riordinare in questo modo anche la rete sanitaria perché io credo che, Assessore, sia intravista anche come un costo e non come un investimento. Io credo che proprio la strategia, la visione e la pianificazione del nuova sistema sarebbe dovuto essere visto inizialmente come un investimento, invece ci troviamo a dover fare questa razionalizzazione così veloce e immediata senza ottimizzare le risorse economiche soprattutto quelle del personale. Faccio riferimento, Assessore, a che cosa? Faccio riferimento a tutte le problematiche che sono relative - che lei ben conosce e come sa -ai presidi ospedalieri dei piccoli territori dove ovviamente il problema a questo punto diventa più che altro periferico, cioè questo modello disegnato io trovo che attualmente in questo momento, per come è stato visto da voi, io credo che sia un po' confuso e rischi di rimanere inadeguato. Lei sa bene che la problematica più importante per quanto riguarda l'ambito sanitario è quella relativa all'efficienza e l'efficacia dei servizi ai cittadini nei territori meno popolosi per via della distanza, per via della tortuosità delle strade e io credo che a questo punto si sarebbe dovuto fare un ragionamento un po' differente, Assessore, partire probabilmente da quelle esigenze per poi arrivare alla fine alla riorganizzazione totale. Invece vedo che si è già programmata una sede per l'emergenza-urgenza, per l'Areus, si è già programmata la sede della ASL unica (credo che probabilmente queste siano cose campate per aria e forse sono cose puramente giornalistiche, me lo auguro che non siano cose ancora entrate nel dettaglio) però credo che alla fine di tutto ci sia anche da valutare qual è la reazione negativa da parte dei presidi a questa ASL unica che voi state portando avanti.

Un'altra cosa che volevo far emergere è il problema delle aree sociosanitarie che verranno create. Queste si dice debbano avere un'autonomia gestionale. Ecco, io voglio sapere, Assessore, fino a che punto, qual è il tetto, il limite di questa autonomia gestionale? Ci saranno, come credo, delle direzioni, ci saranno degli organi amministrativi e sanitari e il tutto dipenderà da un ordine verticistico che è quello del supermanager, questa fatidica figura di cui se ne parla tanto, questo mi sembra di capire che voglia esautorare questa figura, voglia esautorare l'Assessore della sanità perché se tutti i poteri vanno in mano a questa figura è chiaro che l'Assessorato della sanità a questo punto ha un compito molto minore rispetto a quello che dovrebbe avere sempre che chiaramente questo direttore generale, questo supermanager venga scelto come credo dalla Giunta regionale. Allora Assessore, alla fine io penso che in questo momento sia probabilmente ancora il caso di meditare un attimino certe scelte, io sono dell'avviso che la sanità in Sardegna a causa ovviamente del disavanzo, a causa del monte spese che è diventato abnorme, sia necessario un rinnovamento, di questo sono d'accordo, però credo che il rinnovamento probabilmente sarebbe dovuto essere più graduale, forse sarebbe dovuto essere studiato in maniera più minuziosa e forse è troppo affrettato quello che si sta concludendo oggi qui in quest'Aula.

Probabilmente avremmo dovuto discuterne più animatamente in Commissione mentre invece ho notato che la Commissione da tante cose è stata esautorata, probabilmente non è stata data l'importanza alla Commissione più di quanto le si dovesse dare e credo che abbia avuto un ruolo molto marginale mentre invece mi sarei aspettato proprio dalla mia Commissione della quale faccio parte dall'inizio di questa legislatura, un compito molto più importante cioè quello di fare delle scelte, di collaborare anche con l'opposizione e di entrare a far parte probabilmente di questo disegno che voi porterete a termine sicuramente anche per la forza muscolare che vi contraddistingue in questa legislatura.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Roberto Deriu. Ne ha facoltà.

DERIU ROBERTO (PD). Alcune brevi considerazioni, la prima di carattere politico-generale. Io penso che il Presidente della Regione ci stia offrendo in questo momento la possibilità assumendo su di sé la responsabilità di questa riforma, cioè chiedendoci sostanzialmente di andare avanti travolgendo alcuni anche importanti elementi di dettaglio e approvando il corpo della riforma, ci stia dando la possibilità di essere protagonisti in una svolta della legislazione tout court regionale ma soprattutto la legislazione in materia sanitaria. Penso che sia condivisa dall'opinione pubblica e anche da tutte le forze politiche l'analisi secondo la quale c'è la necessità impellente di un intervento sulla sanità perlomeno per contenerne i costi abnormi, realizzare su tutto il territorio regionale una uniformità di servizi e di realizzazione, ottemperamento dei diritti, diritto alla salute di ciascun cittadino, e consentire alla sanità sarda di restare competitiva dal punto di vista dell'aggiornamento tecnologico e delle tecniche mediche. Questa condivisa analisi deve tramutarsi in una serie di provvedimenti, in un complesso di provvedimenti e questo è forse il principale della legislatura.

Trattiamo soprattutto dell'assetto di governo dell'apparato sanitario però contemporaneamente disegniamo un nuovo percorso anche culturale che impegna e impegnerà soprattutto nel futuro l'intera classe medica, tutti gli operatori sanitari, tutti gli operatori sociali, complessivamente le istituzioni pubbliche della Sardegna. È una riforma che non termina con la sua approvazione ma semmai inizia con la sua approvazione, sarà un durissimo lavoro per l'Assessorato della sanità, sarà un durissimo lavoro per i responsabili tecnici della nuova governance, sarà anche un impegno per tutti i cittadini quello di cambiare mentalità rispetto ad un sistema centrato sull'ospedale e che adesso noi cerchiamo di indirizzare invece verso il concetto più moderno, più duttile dell'intensità di cura e della distribuzione sul territorio dei servizi utili e della concentrazione anche in alcune strutture di eccellenza, di servizi di qualità. Quindi la considerazione politica è che molte delle resistenze, dei dissensi rispetto a questa proposta vengono travolti proprio dall'urgente necessità che ha la Regione autonoma di dotarsi di un apparato sanitario più efficiente e quindi di iniziare il cammino della riforma non tanto di concludere l'iter di una legge, quanto, come ho detto prima, iniziare questo grande cambiamento culturale e procedurale. Da un punto di vista invece del dettaglio, entrando un pochino anche nei meccanismi, devo dire che ancora trovo non convincente uno degli elementi che invece è purtroppo un elemento cardine, quindi io su questo invito anche l'Assessore e tutte le forze politiche a cominciare dalla mia, a una valutazione ed eventualmente a un ripensamento, cioè la possibilità che il direttore della struttura unica soprattutto nella fase d'avvio sia anche responsabile di un'azienda nel contempo. La vedo come una grande difficoltà, lo vedo come un grosso problema che non potrà essere risolto neanche dalle qualità eccezionali di quello che l'onorevole Tocco nell'intervento precedente ha chiamato supermanager per quanto super possa essere, quello di avere una doppia responsabilità così intensa e così importante mi pare insuperabile e irraggiungibile per qualunque persona o personalità di qualunque rilievo possa essere. Credo che invece le aziende debbano avere il loro responsabile finché non saranno incorporate mentre l'autorità incorporante debba essere in qualche modo distinta, poi ci sono mille modi e mille tecniche per arrivare a questo risultato, però a me ancora risulta particolarmente ostico un argomento che mi dice che sostanzialmente non ci sono problemi, mi pare che invece questo sia uno dei problemi. Ancora, sulla scelta di chi governerà queste strutture. Mi pare che si sia indirizzati a un doppio regime di selezione, cioè due albi sostanzialmente, uno per la struttura di vertice e uno per le strutture periferiche, credo che si possa invece realizzare una selezione sulla base di un unico albo anche perché restringere il numero delle persone selezionabili soprattutto per le strutture periferiche ai soli esperti in materia sanitaria mi pare una chiusura che ha un vago sapore corporativo e di casta. Noi non possiamo consegnare tutta la spesa pubblica soltanto a tecnici provenienti da quel mondo perché questa è un'affermazione un po' esagerata rispetto alla quale soltanto chi è dentro quel mondo può capirne qualcosa e può dirigerlo, questo è un principio che è molto dubbio sotto il profilo democratico che è dubbio anche sotto il profilo tecnico e amministrativo, chi sa condurre un apparato amministrativo lo sa fare anche in forza di altro tipo di competenze, una specifica esperienza potrà anche essere richiesta e potrà anche essere utile ma non può essere un ostacolo insuperabile nel momento in cui le Giunte regionali che via via amministreranno e governeranno il tema vorranno invece imprimere una o un'altra direzione di governo a questo sistema. Per cui anche su questo io chiedo un ripensamento, non so se verranno presentati emendamenti, questo magari dipenderà anche da che tipo di atteggiamento vorrà tenere la Giunta regionale, però penso che questi due aspetti possano essere ancora e debbano essere ancora valutati perché mi paiono veramente fondanti e condizionanti anche in un certo senso il sistema di governo della struttura sanitaria, che poi è l'oggetto fondamentale di questo provvedimento, quindi è forse necessario porci una attenzione specifica. Sui contenuti ancora ho detto, e voglio però ribadire altri contenuti, c'è una grande responsabilità del Governo, c'è una grande responsabilità delle giunte regionali che dovranno gestire questa grande riforma, nel senso che noi sulla carta adesso possiamo anche predisporre un sistema che però non si potrà auto applicare. Servirà un grande lavoro e una grande lungimiranza politica, e una grande sapienza tecnica per portare in porto la nave della sanità sarda verso quegli obiettivi che abbiamo detto. Cioè una nuova impostazione culturale, ma anche una nuova presenza nel territorio a massimizzare nei confronti di ciascun cittadino delle isole, dell'interno, delle coste, delle città, delle campagne, massimizzare l'effettivo godimento del diritto alla salute. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marco Tedde. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Presidente, ma mi pare che sia un'Aula piuttosto sonnacchiosa quella che sta dibattendo su un tema di straordinaria importanza come quello della ASL unica. Un'Aula sonnacchiosa che non rispecchia comunque il clima politico che avvolge la discussione di questa importante, importantissima, straordinariamente importante tematica. E' un clima politico in cui credo che l'agibilità del Consiglio regionale sia gravemente minata. C'è stata e c'è, è in atto un'azione della Giunta regionale, del Presidente, mira a turbare la libertà dei consiglieri regionali, minacce di dimissioni, ultimatum, penultimatum e terzultimatum. Avvertimenti pesanti, molto pesanti, con accuse esplicite nei confronti dei consiglieri di centrosinistra, accuse che parlano di ritorno a su connottu, accuse che sottolineano furbizie in atto, cose gravi. Non sono cose che diciamo noi, sono cose che riporta la stampa in virgolettato e mai sono state smentite da alcuno. Questo sta a significare che qualcuno ritiene che questo Consiglio regionale debba svolgere un ruolo notarile, o meglio ancora ragionieristico, e così non è, e così, Assessore, non deve essere. È una sorta di procedimento normativo quello che noi stiamo vivendo e stiamo affrontando di stampo staliniano. Stiamo lavorando, o state lavorando colleghi del centrosinistra, sotto la cappa grigia delle purghe. La Giunta regionale propone, dispone, modifica, emenda, cambia, integra e io mi chiedo dov'è la maggioranza di centrosinistra, c'è la Giunta, la sentiamo, la vediamo, è palpabile, è evidente, ma dov'è la maggioranza di centrosinistra? Dov'è il Consiglio? Dove sono le nostre prerogative? Dov'è la Commissione? Qual è il lavoro svolto dalla Commissione? Non lo sappiamo. Ecco che da tutto questo deriva una qualità normativa purtroppo scadente. La situazione è molto delicata, e tutto ciò accade peraltro mentre un autorevole esponente di maggioranza, un capogruppo, chiede a gran voce sulla stampa "Si cancelli il marcio dalla sanità". Ma non l'illegittimità o le negligenze, si cancelli il "marcio". E ancora "La sanità sarda è una schifezza". Lo dice un capogruppo di maggioranza, non lo dice il capogruppo di Forza Italia. "E' una porcata". Evidentemente questi consiglieri o questi capigruppo che dicono queste cose sono diversamente consiglieri del centrosinistra, diversamente facenti parte della maggioranza, ma hanno il coraggio di dire le cose così come le vedono. Ora auspichiamo anche che queste cose le ripetano in Aula, speriamo che le ripetano in Aula, in modo da animare il dibattito, che è un dibattito che mi pare sonnacchioso. Nel frattempo l'assessore Arru esalta l'operato dei commissari, esalta questa sanità attuale: "Una sanità sarda oggi straordinaria", ha detto nell'ultima seduta. Ma io mi chiedo se è straordinaria perché dobbiamo riformarla, perché dobbiamo riorganizzarla? Se va bene così ma lasciamola stare così, non perdiamo tempo. Ma evidentemente non va bene così, e l'ha detto anche la Corte dei Conti, e dopo arriveremo. La riorganizzazione è necessaria, anche perché comunque stanno riorganizzando tutto i commissari con incarichi triennali a bizzeffe, con nuove strutture semplici e complesse, con consulenze siciliane e di altre isole, evidentemente i nostri medici o i nostri dirigenti non hanno la capacità di dare queste consulenze, non ottemperando alle direttive della Giunta regionale, non rispettando graduatorie, non rispettando i principi della mobilità, in barba anzi a questi principi. E nel frattempo il buco si allarga, il buco della sanità purtroppo si allarga. E il quesito che sorge è spontaneo, considerato che da poco abbiamo, o avete prorogato per l'ennesima volta i Commissari. Il cui esito è ma avete prorogato i Commissari, o sono i Commissari che stanno prorogando la vita di questa Giunta? E' un quesito legittimo fondato su ciò che effettivamente sta accadendo in questo campo. Eppure ricordiamo che il programma di Pigliaru sottolineava l'esigenza di creare servizi e strutture, anzi l'impegno di creare servizi e strutture al servizio degli ammalati, al servizio dei pazienti, al servizio dei cittadini, quindi in funzione dei bisogni, e non in funzione di chi dirige i servizi e le strutture. E ancora il programma parlava di riduzione degli sprechi e inefficienze, si proponeva di arginare la crescita della spesa sanitaria e abbiamo visto che non c'è neanche tentato, ed evidenziava che era necessario che la gestione della sanità fosse indipendente dalla politica. E abbiamo visto che così non è. I Commissari sono la longa manus della politica, tutto è gestito dalla politica. Oggi ho letto un titolo, su un quotidiano regionale, un titolo che parlava delle poltrone. Tante poltrone, una sola sede. O meglio ancora, una sola sede e tante poltrone. E quindi l'accordo secondo questo quotidiano, ma secondo me sono soltanto delle supposizioni, l'accordo viene fatto sulle poltrone, e non tanto sulla ASUR. Questo è il quadro, questo è il clima, e questo quadro è aggravato da un evidente aumento della perdita di esercizio, dei costi di produzione, delle spese farmaceutiche, lo dice la Corte dei Conti, non lo dice assolutamente Forza Italia. Nel 2014 c'è un trend di incremento delle perdite che passano a 213 milioni. Le spese farmaceutiche aumentano del 3,1 per cento, i costi di produzione aumentano del 2,4 per cento. Qualcuno ovviamente cerca di giocare a poker e di ascrivere le responsabilità di questo aumento delle spese 2014 alla Giunta Cappellacci, in funzione del fatto che i direttori generali erano stati nominati dall'allora Governo regionale, dimenticando però che la responsabilità politica è una cosa, la responsabilità di gestione è un'altra cosa. La responsabilità politica di questi aumenti, Assessore e Presidente - che non c'è, però per me è sempre presente anche se non è presente - caro Presidente e caro Assessore, la responsabilità è vostra! Nel 2014 avete vinto le elezioni, avete iniziato governare, avete creato tante aspettative del tutto inevase! Poi, tra le altre cose, il giudizio della Corte dei conti è uno ma c'è anche il giudizio della maggioranza che non è positivo, non è assolutamente positivo! A parte quel giudizio che ho menzionato prima, che punta il dito contro porcate, contro schifezze, ci sono anche gli altri giudizi che, anche se fatti ed esposti con toni felpati o molto garbati, sono pesantissimi, pesano come macigni: lo stesso giudizio del Presidente della Commissione sanità, per esempio, è un giudizio di censura nei confronti dei ritardi della Giunta regionale su questa benedetta Riforma della sanità e, così continuando, è pur sempre un giudizio di censura quello fatto dalla Prima commissione nei confronti della Giunta regionale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gianfranco Congiu. Ne ha facoltà.

CONGIU GIANFRANCO (Sovranità, Democrazia e Lavoro). Signor Presidente, colleghi consiglieri. Iniziamo oggi un dibattito parlamentare su un tema, non solo a noi molto caro, e dico a noi come parte politica di riferimento che già a maggio del 2014 chiedemmo a viva voce che del tema sanitario se ne occupasse o venisse inserito nell'agenda politica, ma caro a tutti cittadini della regione sarda, perché abbiamo la consapevolezza di partecipare ad un processo di rinnovamento ineludibile? Forse sì, anzi sicuramente sì, che necessita di una riscrittura di una riorganizzazione, certamente, ma il problema e quindi anche l'atteggiamento che vincola questa parte politica è da quale angolo prospettico guardiamo il riordino del Sistema sanitario in Sardegna. Certamente da un angolo prospettico che nella nostra isola non siamo all'anno zero sulla sanità, vi è un tessuto di solidarietà sociale, vi è un tessuto eroga ed è in grado di erogare servizi sanitari, non si annoverano casi di malasanità, anzi vi sono delle isole felici all'interno della nostra regione, con questa consapevolezza che non si sta scrivendo un sistema sanitario od un sistema che parte dall'anno zero, noi ci avviciniamo a rilanciare su temi che hanno già trovato una sintesi della nostra proposta di legge e che partono da un'attenzione verso coloro che sono i fruitori del servizio sanitario, mi dissociarlo da qualsiasi tipo di contributo che sia finalizzato solo ed esclusivamente a disciplinare i processi di governance, a rispondere a logiche puramente economistiche, a vedere la sanità come luogo di sperimentazione di quei risparmi che possono essere poi utilizzati nel bilancio regionale in altro modo, assolutamente no! Queste sono tutte conseguenze. Guarderò il riordino del Sistema sanitario dal punto di vista di coloro che utilizzano i servizi, ed è ovvio che la prima attenzione che noi dobbiamo avere quella di verificare qual è la presenza di servizi essenziali nei territori. L'approccio ai territori per noi è fondamentale e vincolante: fondamentale perché la presenza della popolazione Sardegna e non omogeneamente distribuita, abbiamo dei poli urbani, abbiamo dei poli rurali. Bene, in entrambe queste ripartizioni vi è necessità di servizi sanitari. Come possono essere garantiti? Non essendo un appassionato di processi di governance è ovvio che il decisore il pubblico sia esso un organo monocratico, sia esso un organo collegiale, dovrà relazionarsi con i territori, dovrà ricevere dai territori degli input, dovrà dai territori avere delle indicazioni, il primo livello di attenzione che noi proponiamo è proprio nel mantenere integro il livello di comunicazione fra il decisore pubblico, ripeto sia esso monocratico o collegiale e i territori all'interno dei quali si erogano i servizi. Riteniamo che nella logica di dare risposte sanitarie di qualità la relazione che c'è tra i territori e le decisioni deve essere attiva e fattiva, un punto da scandagliare è esattamente quello di mantenere attivi dei canali, tra le vecchie aree e le nuove aree socio-sanitarie ed il livello di decisione, ma abbiamo anche la consapevolezza che oggi la Sanità è una struttura bicefala dove abbiamo l'erogazione di servizi sanitari e ospedalieri in senso stretto da una parte, ma abbiamo anche un grande bisogno d'ordine nel sistema del welfare sanitario, ed è un secondo livello di attenzione questo, conosciamo tutti il bisogno di assistenza per delle fasce deboli, come possono essere gli anziani, come possono essere i deospedalizzati eccetera, è copiosissima la produzione di leggi oggi in Sardegna e in Italia che èrogano servizi assistenziali nel tema del welfare sanitario a queste categorie. Dobbiamo convincerci che è fondamentale innovare il sistema proprio sotto il profilo dell'assicurare un livello di governance separato all'erogazione del welfare sanitario. Chi si occupa di, faccio l'esempio della legge numero 162, ha in testa delle politiche di governance diverse rispetto a chi si occupa di un acquisto su tutto il territorio di apparecchi medicalizzati, chi allestisce una sala operatoria ragiona con una logica differente da chi eroga un servizio di ospedalizzazione, un livello di attenzione particolare va messo per la creazione di un luogo di governance che si occupi espressamente le livello socio-sanitario. Vi sono dei temi che impongono un'immediata razionalizzazione che sono i temi delle figure professionali, degli infermieri, un esercito di 1600 persone mai ricondotte a nessun tipo di organizzazione dipartimentale quantomeno, bene, queste figure professionali devono essere ricondotte ad un sistema che con loro dialoghi, questa è la riscrittura di un sistema sanitario che guarda all'erogazione di quel servizio, ritenendo che siano fondamentali anche quelle figure professionali, e soprattutto quelle figure professionali, nelle erogazioni di un servizio sanitario. Poi l'ultimo livello di attenzione, nel momento in cui abbiamo condiviso questa piattaforma di discussione e arriviamo alla fase decisionale che sia chiaro qual è il livello del bilanciamento dei poteri tra il decisore pubblico, o meglio la verifica dei poteri, tra il decisore pubblico e gli altri interlocutori, perché il decisore pubblico deve avere interlocutori: che siano i territori più o meno dimensionati, che siano i collegi di direzione, che siano le altre occasioni di confronto, vi deve essere un luogo di verifica dell'operato del decisore pubblico e un sistema di riequilibrio dei poteri nel momento in cui esiste una deriva verticistica non coincidente con le aspettative, con gli atti di indirizzo e con le indicazioni che provengono dal territorio. Con questo livello di consapevolezza noi ci siamo avvicinati proponendo tutta una serie di attenzioni e di riscritture degli articoli, di commi sui quali do atto al Presidente e all'Assessore che ha aperto con questa parte politica un momento di confronto, spero costruttivo, siamo nella fase degli auspici, questi sono i nostri auspici, speriamo di arrivare fino in fondo ad un percorso nel rispetto dei paradigmi che vi ho indicato.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Ignazio Locci. Ne ha facoltà.

LOCCI IGNAZIO (FI). Io devo dire che mi sono sforzato di trovare elementi di riforma in questo disegno di legge e devo dire che, con questo disegno di legge, in realtà, si prova a rivedere la governance del sistema sanitario, si cerca di un po' di implementare il modello dei quasi mercati previsto dalla legislazione nazionale, ma in realtà non si riforma nulla. Non si riforma nulla perché la sanità non si può riformare se non si riforma il modello economico di organizzazione ed evidentemente, non solo quello di riorganizzazione sanitaria, ma anche di modello di finanziamento. Quindi, se noi rimaniamo ancorati ancora al sistema contrattuale a cui siamo affezionati, cioè la Regione che individua il budget che viene individuato sulla base evidentemente del gettito tributario della Regione Sardegna, e continuiamo a coprire la spesa sanitaria con una logica di spesa storica, non possiamo riformare il sistema, perché il nostro sistema non gode di buona salute finanziaria perché non è un modello che cerca di essere nemmeno competitivo. Quindi con questo disegno di legge, Assessore, probabilmente si rivedrà un po' la macchina di governo, passeremo a cinque sole aziende, poi abbiamo scoperto dall'intervento dell'onorevole Deriu che ancora dovete trovare la modalità amministrativa del processo, quindi che voi nell'articolo 1 parlate di istituzione di azienda unica, insieme alla conferma di quelle universitarie e dell'azienda annunciata nell'emergenza-urgenza, e mai istituita, del 2014, ma non individuate, e non lo fate mai, qual è il processo amministrativo che dovrà portare all'istituzione dell'azienda. Mi pare che dall'intervento dell'onorevole Deriu scegliate la strada dell'incorporazione, almeno quella che lui ha detto e noi abbiamo scoperto stamattina, forse un po' leggendo tra le righe degli articoli di giornale, può essere forse la strada meno pericolosa per chi dovrà gestire questo sistema, ma si sappia da subito che non sarà una riforma del sistema, perché il sistema di finanziamento rimarrà lo stesso. Allora noi non avevamo bisogno di leggere i giornali per conoscere il livello di incremento della spesa sanitaria e del relativo disavanzo, questo ci conferma ancora di più che probabilmente dovremo andare a iniziare a sperimentare magari dei sistemi misti di finanziamento, dei sistemi integrati, andrebbero testati per capire se io non sono affezionato o innamorato di teorie di mercato molto spinte, sono per continuare a conservare un sistema accettabile per tutti, un sistema di servizi sanitari accettabile per tutti, però mi rendo conto che è necessario metterci le mani, ma metterci le mani in maniera convinta, in maniera seria perché affermare che questa è una riforma storica veramente ha, non dico del ridicolo, ma lasciatemi dire che non è assolutamente così e ne troverete la dimostrazione probabilmente tra qualche mese, quando impatteranno su questa revisione di modella organizzativo i costi di transazione dei due sistemi. Quindi con ogni probabilità le economie di scala nel no core come vengono definite nella famosa ricerca di Ca' Foscari probabilmente scopriremo che nell'immediato rischieremo di avere addirittura maggiori costi di gestione, quindi maggiori costi di produzione del servizio sanitario. Assistiamo con un po' di disincanto e prendiamo atto della volontà di questa maggioranza che intende modificare il sistema senza in realtà cambiare un granché. Addirittura, nella relazione tecnica, piuttosto scarna, si mette nero su bianco che non ci sarà nessun aumento di costi, ma che forse ci sarà un risparmio di un milione e mezzo di euro a fronte di una spesa sanitaria che ormai vola a tre miliardi e trecento milioni di euro. Io faccio solo queste considerazioni perché francamente ho capito che la partecipazione al dibattito non è gradita, mi rendo conto che lo facciamo anche tutti quanti, come classe politica regionale, anche un po' scarichi, forse senza neanche un granché di entusiasmo, perché arriviamo come al solito a cavallo delle vacanze per affrontare temi così importanti. Penso piuttosto che avremmo dovuto badare molto di più agli ambiti territoriali strategici, avremmo dovuto forse individuare questi sistemi, o meglio questa suddivisione della Regione, per poi concentrarci forse di più sulla riorganizzazione della rete ospedaliera e quindi sui circuiti di cura e sulle reti di cura. Perché il governo dei processi di cura forse riesce in misura maggiore a dare quella percezione di salute migliore ai cittadini, da una parte, e forse, dall'altra, ci aiuta anche a invertire la tendenza dell'aumento della spesa. Su questo io capisco che talvolta siamo più entusiasmanti dal pensare a quanto e dove è la sede dell'azienda, quante ne facciamo, quanti dipartimenti, quante strutture complesse, sono convinto che siano temi assolutamente da discutere, ma l'approfondimento della politica deve provare ad andare anche oltre. Devo dire che non ho la speranza che entro questa legislatura si riusciranno a cambiare visione e quindi anche modello di finanziamento del nostro sistema sanitario, pertanto ritengo che nel breve, né questa né altre norme riusciranno a dare il risultato sperato da una parte di percezione di un sistema sanitario e della salute che funziona, dal punto di vista dei cittadini, e dall'altro difficilmente riusciremo a tenere in equilibrio i conti, ma saremo comunque sempre costretti a dover rincorrere emergenze e a rivendicare forse risorse al Governo nazionale per evitare che questa spesa invece aumenti ancora.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Ignazio Giovanni Battista Tatti. Ne ha facoltà.

TATTI IGNAZIO GIOVANNI BATTISTA (UDC). Innanzitutto vorrei sollevare una questione che mi hanno sollecitato alcuni sindaci, e cioè che non è stato espresso il parere del CAL, come vediamo scritto qua nella relazione al disegno di legge in quanto il CAL ormai è scaduto, anche se a loro questo disegno di legge è pervenuto all'8 giugno quando ancora erano in carica, però non avevano i numeri per poter deliberare. Ritengo che sia una cosa molto grave arrivare oggi in Aula a parlare di una cosa così importante come la legge di riforma sanitaria senza avere il parere delle amministrazioni locali. Penso che sia davvero molto grave e molto preoccupante, perché sappiamo benissimo qual è il sentore e che cosa ne pensano le amministrazioni locali di questa riforma.

Poi andiamo a vedere questa riforma e mi chiedo: a cosa serve riformare qualcosa se già si sta attuando e si stanno facendo delle cose; i commissari stanno prendendo iniziative, ultimamente abbiamo visto che vengono affidate delle posizioni organizzative, vengono espletati i concorsi, a dieci giorni dall'approvazione di questa legge? Io mi chiedo oggi se questa maggioranza deve approvare questa legge o meno, però, da quello che sta succedendo con i commissari che sono stati prorogati non più di quindici giorni fa, veramente non riesco a capire se si devono già fare le cose oggi, se appunto la legge la stiamo approvando.

Il nuovo modello di Servizio sanitario regionale proposto con l'istituzione dell'Azienda sanitaria unica regionale vede aumentare ancora ulteriormente l'ospedalocentrismo, con l'accentramento dell'offerta sanitaria sulle grosse strutture ospedaliere di Cagliari. Presidente della Commissione, quando lei dice che questa legge serve per bloccare la corsa all'immigrazione sanitaria della Sardegna, va bene, però non serve a bloccare l'emigrazione alle risposte sanitarie che hanno quei centri che resteranno senza servizi sanitari, quindi aumenterà l'emigrazione delle zone interne verso quei centri che sono Cagliari, il Mater Olbia e quant'altro.

Il progetto dell'Azienda sanitaria unica regionale pare basato su pochi e inappropriati indicatori, che conducono ad una erronea scelta di soluzioni migliorative, al contrario invece occorre una territorializzazione dell'offerta sanitaria, in associazione alle mutate esigenze del contesto di riferimento e quelle proprie delle popolazioni locali, che ora più che mai stanno facendo sentire il loro disappunto su una riforma sanitaria che non piace nessuno e crea solo malcontento sociale. Inoltre, la prospettiva sulla quale pare orientata questa riforma è quella prettamente economicistica, che vede la sanità come un costo da tagliare per dare fiato ad altre voci di spesa, secondo una pericolosa e deformata visione amministrativa che può far perdere di vista quello che è il fine ultimo dell'assistenza sanitaria, ovvero mantenere, potenziale e recuperare lo stato di salute delle popolazioni.

Per non parlare del pericoloso accentramento di potere, come già evidenziato nella relazione di minoranza al disegno di legge, nelle mani di una sola persona, con poteri pressoché illimitati, che a sua volta risponde al potere politico il quale ne può disporre a suo piacimento, uso e consumo.

La riforma parla di razionalizzazione, adeguamento ed efficientamento, ma dietro ad essa si celano meccanismi per posti di comando e controllo, e tutto sembra fuorché una riforma, infatti il novellato normativo parla di cinque aziende sanitarie in Sardegna: l'istituenda Azienda sanitaria unica regionale; l'Azienda ospedaliera "Brotzu"; l'Azienda ospedaliera universitaria di Cagliari; l'Azienda ospedaliera universitaria di Sassari e l'istituenda Azienda regionale dell'emergenza urgenza della Sardegna. Se ci addentriamo nell'istituenda Azienda sanitaria unica regionale, la stessa sarà composta da Aree sociosanitarie locali e queste ultime articolate in Distretti sociosanitari, questa articolazione comporta un direttore generale per l'Azienda sanitaria unica regionale, un direttore per le Aree sociosanitarie locali, con relative capacità di spesa: mi domando dove sia la razionalizzazione e la semplificazione, alla luce del fatto che nella riforma proposta si trattano tanti argomenti tranne quello che dimostri la sostenibilità economica e i relativi risparmi di spesa conseguibili.

Altro elemento censurabile e la mancata acquisizione del parere delle autonomie locali. Io ci ritorno un attimo e chiederei davvero…, Presidente del Consiglio, adesso mi ha detto che ha indetto le elezioni del CAL ma ritengo che prima di discutere una legge del genere io chiederei di mettere mano su questa cosa perché è assurdo che non ci sia il parere delle amministrazioni locali che rappresentano tutti territori della Sardegna.

PRESIDENTE. Semplicemente un chiarimento. Il CAL ha avuto i tempi tecnici per esprimere la risposta, ma era a fine mandato e ha deciso di non riunirsi, dopodiché è caduto per cui non c'è più possibilità di….

E' iscritta a parlare la consigliera Rossella Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA ROSSELLA (PD). Mi limiterò ad alcune brevi considerazioni nel mio intervento, partendo da una premessa. Consentitemi una battuta, mi ha stupito e mi ha colpito il pessimismo cosmico del collega Locci, questa ineluttabilità del triste destino delle riforme sulla sanità che lui vede in una maniera così pessimistica e così negativa mi fanno quasi paura.

Detto questo, siamo qui a confrontarci su una proposta di provvedimento legislativo che, non a torto, la Giunta regionale nella relazione che accompagna il disegno di legge 321 indica come uno dei profili più importanti del progetto riformatore avviato e delineato nella legge regionale numero 23 del 2014, perché, chiamati a governare la Sardegna, siamo qui ad assumerci la responsabilità di trovare adeguate soluzioni tecniche e politiche alle criticità che fanno della nostra sanità la cenerentola delle Regioni italiane, non certo per le migliaia di professionalità che operano nel sistema sanitario pubblico o privato.

La sanità della Sardegna è malata, vittima di un'assenza di coordinamento e di controllo, questo non è un giudizio politico di chi appartiene ad uno schieramento avverso a quello precedente, ce lo dicono i principali sistemi di monitoraggio e di controllo, quali l'Atlante della mortalità evitabile, il Piano nazionale esiti, e ieri la sezione di controllo della Corte dei conti che ha esaminato la spesa relativa al triennio 2013-2015. Proprio quest'ultima sottolinea gli sforzi messi in campo da parte del Governo regionale, e, pur richiamando ad un maggior controllo della spesa, riconosce tuttavia che il Sistema sanitario regionale - cito testualmente - "è attualmente interessato da un impegnativo processo di riforma avviato con la legge numero 23 del 2014, che dispongono la soppressione dell'agenzia regionale della sanità, l'istituzione dell'azienda regionale di emergenza-urgenza della Sardegna, delle case di salute e degli ospedali di comunità, l'incorporazione nell'azienda ospedaliera universitaria di Sassari del presidio ospedaliero Santissima Annunziata e l'incorporazione nell'azienda ospedaliera Brotzu dei presidi Microcitemico, Oncologico e Busico. E se è vero che la Regione Sardegna è tra tutte le regioni e Province autonome quella nella quale negli ultimi anni si è registrata la più alta incidenza della spesa farmaceutica complessiva, netta sul fondo sanitario regionale la stessa Corte riconosce da un lato che sull'incremento della spesa farmaceutica hanno inciso in modo significativo i farmaci innovativi sia in ambito oncologico che nell'ambito delle patologie autoimmuni, il trattamento farmacologico per il diabete e per la talassemia. Inoltre deve considerarsi che da dicembre 2014 sono stati resi disponibili in Italia anche i farmaci innovativi che hanno un altissimo costo per l'epatite C e dall'altro quindi la Corte sottolinea invece che a fine 2015 la Giunta regionale ha approvato una serie di interventi di razionalizzazione e contenimento della spesa farmaceutica ospedaliera fissando ai commissari specifici obiettivi sulle classi di farmaci con documentati livelli di inappropriatezza. Dunque questo governo regionale prosegue mettendo in atto un'intensa e profonda azione riformatrice in sanità non limitandosi a meri annunci né ha trattamenti placebo. La terapia in questa sanità malata passa attraverso la ridefinizione di un nuovo assetto organizzativo e la riforma dell'architettura delle aziende sanitarie in coerenza con una domanda di salute più diversificata e complessa rispetto al passato. Dobbiamo garantire ad ogni cittadino sardo ciò che oggi non è garantito, un'assistenza di qualità e omogenea su tutto il territorio regionale, un'integrazione dei processi di presa in carico del malato evitando ridondanze e inadempienze e con una spesa efficiente e sostenibile.

Il nuovo modello istituzionale della sanità che riforma, appunto, la legge numero 10 del 2005 è in linea con le esperienze positive già realizzate in altre Regioni italiane secondo un trend che dal 2001 ad oggi ha caratterizzato il sistema sanitario nazionale pervaso da una profonda fase di ingegneria istituzionale. La dinamica dei processi di fusione, lo ha ricordato prima di me il collega Ruggeri, che ha portato il numero delle aziende sanitarie pubbliche da 330 quali erano nel 2001 a 245 nel 2015 sembra destinato a intensificarsi. La scelta del nuovo modello istituzionale per la Sardegna che prevede la fusione delle otto aziende sanitarie in un unico soggetto è suffragata da elementi di valutazione tecnica offerti al legislatore che ne ha sposato la filosofia. Il centro del dibattito politico che ha animato questi mesi di confronto interno alla maggioranza e aperto a tutte le parti sociali è stato senza dubbio la prospettiva strategica e non la retorica politica col consenso a tutti i costi.

Tra gli aspetti normativi che merita di essere sottolineato nel nuovo quadro organizzativo di istituzione della ASL unica è il mantenimento, se non è il rafforzamento, della relazione tra il centro e la periferia attraverso l'istituzione di otto aree sociosanitari locali che consentono l'equilibrio tra la spinta della concertazione istituzionale avanzata e la prossimità territoriale dei servizi e delle strutture garantita dalla partecipazione degli enti locali, dei cittadini alla programmazione sanitaria, socio-sanitarie e sociale. La fusione delle otto aziende in un unico soggetto è una parte rilevante dello scenario della sanità sarda che non vuole però, lo sottolineo, limitarsi ad una mera riperimetrazione istituzionale, sono indubbi i vantaggi e benefici attesi e legati alla centralizzazione delle funzioni che consentirà attraverso economie di scala risparmi significativi. Il raggiungimento di queste economie di scala porterà sicuramente efficienza nella spesa e risparmi. Ma io credo che per quanto sia urgente e indifferibile raggiungere gli obiettivi di contenimento della spesa e di risparmio sulla finanza pubblica nella sanità regionale sarebbe tuttavia riduttivo limitare a questo aspetto l'entità dei vantaggi che il nuovo modello istituzionale porterà alla Sardegna. Se lo facessimo perderemmo di vista una serie di benefici non meno stringenti dei primi data dalla creazione di reti di cooperazione e dall'integrazione del governo clinico che un'unica governance può dare. Non limitiamoci dunque a vedere l'allargamento del perimetro aziendale ma guardiamo alle sinergie positive che il nuovo assetto potrà dare per migliorare la qualità dell'assistenza sanitaria, per rendere il sistema sanitario sardo più efficace, più equo, più sostenibile, faremo degli errori, forse sì, forse no, di sicuro non faremo l'errore di stare fermi e accettiamo la sfida del cambiamento.

La sfida sarà anche quella di concentrarsi sugli obiettivi a lungo termine, cosa che purtroppo la politica non sempre è capace di fare, perché guarda al consenso immediato, e si tratta qui di avviare un complesso disegno di cooperazione, di integrazione, di sinergia tra organizzazioni che purtroppo non hanno mai dialogato tra loro. Questi risultati non potranno essere differiti nel tempo ma dovranno essere accompagnati da un puntuale master plan della riforma. Solo questo secondo noi potrà garantire ai sardi veramente un diritto alla salute, una sanità di qualità e accessibile a tutti. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Michele Cossa. Ne ha facoltà.

COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Grazie Presidente, il collega Ruggeri ha detto una cosa assolutamente condivisibile cioè la riforma della sanità non è un'opzione ma una scelta necessitata perché oggi ci troviamo di fronte, forse per la prima volta in maniera così drammatica, a un dilemma: regge ancora il sistema? Io credo che esempi di come il sistema ormai non regga più ce ne siano tutti i giorni, fa parte dell'esperienza di vita quotidiana di ciascuno di noi direttamente o indirettamente: liste d'attesa, ospedali dove i letti vengono cannibalizzati nel senso che da due letti si cerca di farne almeno uno per fare maniera che il paziente non cada, capita anche per pazienti traumatizzati gravi, la difficoltà a fare radioterapia, posti letto che vengono chiusi perché non ci sono infermieri e l'esempio potrebbe continuare all'infinito. Uguale, tutto questo negazione nei fatti del principio universalistico, quel principio universalistico che viene solennemente proclamato nelle leggi viene vanificato dalla realtà ecco perché parlare di una riforma della sanità non è un'opzione, è una necessità.

Da qui è nata la nostra idea di una ASL unica che è stata oggetto di un progetto di legge nel 2009 reiterato nella presente legislatura e sposato dalla Giunta regionale. Principio di base la politica si deve ritrarre dalla sanità, continuare a pensare che la sanità sia un territorio di incursioni politiche finalizzate unicamente a produrre clientele e quindi ricerca del consenso oggi è follia. La politica deve esercitare una funzione nobile che è la funzione di stabilire degli obiettivi, obiettivi sempre con standard sempre più elevati anche eccellenze, anche eccellenze, perché no. Però principalmente standard elevati di assistenza ordinaria. La politica deve controllare e la politica deve verificare che gli obiettivi assegnati a chi gestisce la sanità siano perseguiti con efficienza, efficacia ed economicità. Ecco perché noi abbiamo immaginato una gestione centralizzata degli acquisti e del personale: un soggetto, la ASL unica, che offre, fornisce, a chi eroga le prestazioni sanitarie, il servizio di gestire principalmente il personale e gli acquisti, personale e acquisti che sono i luoghi dove si esercita principalmente la clientela, dove si produce grande quantità di sprechi, e dove, ahimè, si annida anche la corruzione. Devo dire che a noi la nostra proposta piaceva di più di quella che si sta discutendo oggi: più semplice, più agile. Poi noi non è che ci affezioniamo all'una o all'altra proposta, il nostro obiettivo è ottenere il risultato. Certo è che l'obiettivo non può che essere quello di ridisegnare il sistema sanitario sulla base dell'esigenze e della specificità della Sardegna, qualche collega ne ha parlato anche stamattina, la Sardegna non è la Lombardia, la Sardegna ha problemi di viabilità, a territori che sono difficilmente accessibili, ed è naturale che la riforma sanitaria debba sposarsi e debba andare di pari passo con la riforma della rete ospedaliera. A noi pare che, come già abbiamo avuto modo di denunciare, il processo che ha portato alla formazione del testo che oggi discutiamo si sia sviluppato male, che si sia sviluppato male principalmente a livello territoriale, perché appena è risultato chiaro che si stava andando verso la ASL unica nei territori si è verificato lo scatenamento della corsa agli incarichi, con l'idea di prefigurare, di precostituire, di far trovare la dirigenza della futura ASL unica di fronte al fatto compiuto, cioè di fronte ad una serie di situazioni già consolidate, non sempre consolidate in base a meriti, a capacità, ma semplicemente in base ad appartenenza politica, e torna la clientela, per condizionare quello che dovrà nascere, e questo è gravissimo, è gravissimo ed è un indicatore del livello di degenerazione a cui è giunto il sistema. Il collega Congiu prima diceva: "Io voglio guardare al problema dal punto di vista del fruitore della sanità"; magari riuscissimo a fare questo, caro collega. Perché quello che si è scatenato in questi mesi in Sardegna, non ha nulla a che vedere con chi fruisce servizi, che sono pazienti, ma anche la pazienza ha un limite, e io credo che l'Assessorato, l'Assessore, chi controlla, chi è deputato a verificare queste cose, ci debba mettere un occhio, e debba azzerare tutto quello che c'è stato in questi in mesi Sardegna, perché nuova ASL, nuova sanità, significa anche nuova mentalità nell'affrontare il problema. Io credo che l'elemento culturale sia quello più difficile da aggredire in questa situazione. Ecco perché noi siamo convinti che la riforma avrà bisogno di un processo di ampio coinvolgimento, di tutti quelli che vi operano e anche dei pazienti. Ecco, questa era la nostra idea, che dovrebbe sfociare nella nomina non di un luminare, non di uno scienziato, ma di un manager, di uno che sa far girare le cose, di un Marchionne, tanto per capirci, tanto vituperato che però intanto ha riportato l'industria automobilistica italiana agli antichi fasti. Ecco su quali basi noi ci regoleremo rispetto a questo disegno di legge. Non siamo ottimisti, Assessore, glielo dico molto francamente, le notizie che leggiamo sui giornali non sono confortanti, perché se l'approccio è di accontentare un po' Sassari, un po' Nuoro, un po' Oristano, un pochettino Cagliari, ci sembra che quello scatenamento di appetiti territoriali e di lobby, e di arte politica che ha così negativamente condizionato la vicenda della sanità sarda, non sia sullo sfondo, ma sia presente pesantemente anche in quello di cui stiamo parlando oggi. Allora, noi aspettiamo di vedere gli emendamenti, perché se gli emendamenti che il centrosinistra presenterà sono, saranno, come temiamo, e come si è intravisto anche da qualche intervento stamattina, non espressione di volontà di riformare profondamente il sistema in senso virtuoso, accentrando funzioni per ottimizzare la spesa e per far sì che la spesa sanitaria vada in sanità e non in altre cose, se gli emendamenti che verranno presentati sono espressione della volontà di mettere ancora una volta le dita nella marmellata, di salvaguardare piccoli e grandi potentati, di salvaguardare piccoli e grandi interessi particolari, noi saremo ferocemente contrari, e faremo una battaglia feroce contro questa legge. Speriamo di essere smentiti. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Christian Solinas. Ne ha facoltà.

SOLINAS CHRISTIAN (PSd'Az). Il dibattito di oggi si svolge in una coincidenza che forse definirei nefasta o beffarda, perché mentre noi discutiamo qui, oggi, della riforma sanitaria, le agenzie di stampa, gli organi, i mass media danno conto di una vicenda veramente importante, che dovrebbe interessare tutti noi e soprattutto l'Esecutivo regionale, e cioè il fatto che il DNA di 13.000 sardi sia stato venduto per qualche centinaio di migliaia di euro, e quindi il patrimonio genetico di quest'Isola, di ciascuno di noi, sia andato all'interno di una procedura fallimentare e addirittura si sia consentito di dilapidare anni di ricerca e di mercimoniare di fatto del materiale biologico. Al netto tutte le valutazioni sulla legittimità e sulla legalità anche della vendita di questo patrimonio. Io credo che la Giunta, e la invito, Assessore, in questo senso a coinvolgere il Presidente della Regione, chiedo anche al Presidente del Consiglio che si facciano parti zelanti, perché la Regione Sardegna non può rinunciare a questo grande patrimonio, credo che vi siano altre istituzioni territoriali peraltro come il parco genetico dell'Ogliastra che possono detenere, perché già detengono avendo fatto tutti prelievi, questo patrimonio, e credo che ci voglia un'attenzione e un rispetto maggiore, anche soprattutto nel momento in cui facciamo un disegno di legge, il numero 283, dove autorizziamo l'Azienda Brotzu ad acquisire rami di azienda di fase uno per diventare un Istituto di ricerca e di eccellenza. Allora, nel momento in cui si dà attenzione a dei rami aziendali di fase uno, non capisco perché la parte di DNA possa invece andare dispersa. Ma torniamo all'argomento principale all'ordine del giorno. Nella dissertazione del collega Ruggeri, che è stata molto puntuale, si è dato atto, di fatto, di un processo iniziato già da tanti anni, che è quello di sincretismo sanitario, consentitemi questa definizione, e cioè del fatto che le diverse aziende in tutta Italia, già da diversi decenni a questa parte, cominciano ad essere riaggregate. Questo sulla base di un modello, che è il modello anglosassone; già dagli anni 90 il National Health sistem britannico ha cominciato questo processo. Questo fa sì che noi abbiamo già degli scenari consolidati, e sappiamo che nonostante le aziende si siano ridotte da 2001 2015 in Italia da 330 a 244, in verità la spesa sanitaria è aumentata e le perdite al 2015 del sistema nel complesso ammontano a 33, 7 miliardi di euro. È vero che esiste uno studio di Ca' Foscari che ci dice che l'accorpamento del no core può generare a medio termine dei risparmi di sistema che però sono attorno al 4, 5 per cento, mentre esistono studi altrettanto qualificati, non ultimi quelli della Bocconi, studi a livello internazionale anche negli Stati Uniti, che ci dicono che ad esempio la reingegnerizzazione di un ospedale può determinare fino al 20 per cento del risparmio nel breve termine. Quindi, siccome sono molto d'accordo sulle osservazioni che faceva il collega Cossa e cioè noi non possiamo scegliere "se" riformare la sanità ma "come", io credo che sul come dovremmo porci questi interrogativi. Allora, se è vero che tutti gli scenari ci dicono che il risparmio ottenibile, che l'armonizzazione di questi costi ci porterebbe ad un risparmio a regime del 4-5 per cento nel medio termine con il rischio addirittura che nel breve termine vi siano degli aumenti di costi, perché vi sono costi spesso e volentieri difficilmente stimabili delle fusioni tra dipartimenti, dalle fusioni tra strutture diverse, spesso e volentieri tra sistemi che dialogano in maniera completamente differente, quindi noi che abbiamo bisogno in verità, di iniziare a razionalizzare e risparmiare da subito, forse qualche interrogativo in più sul modello dovremmo porcelo.

Credo che ci sia un'ulteriore questione e cioè che forse gli spazi per la razionalizzazione della spesa in quanto tale sono veramente ridottissimi perché veniamo da anni di riduzione della spesa. Forse dovremmo superare anche la retorica del "costo della siringa", scusate se lo dico in questi termini perché ormai ha impegnato i dibattiti a tutti i livelli. È da tempo che abbiamo aziende capofila che fanno acquisti come centrale di committenza unica, quindi anche questa retorica va superata, a mio avviso. Io credo - e recupero in questo il senso dell'intervento del collega Congiu - che non dobbiamo impostare sotto il profilo esclusivo delle technicalities la riforma del sistema sanitario. La vera sfida probabilmente è una riorganizzazione che consenta di far fronte al cambiamento del quadro epidemiologico, l'ha detto l'Assessore più volte in questa sede. Un quadro epidemiologico che è andato sviluppandosi con un aumento dirompente della cronicità e della popolazione anziana. Credo che sotto questo versante invece gli interventi che stiamo mettendo in campo siano di tipo semplicemente istituzionale e stiano, cioè, mirando a rivedere i perimetri aziendali piuttosto che riprogettare i servizi. Allora dico, se il modello al quale stiamo facendo riferimento è il modello anglosassone bisognerebbe prenderlo tout court e cioè affiancare al ragionamento sul perimetro aziendale, per esempio, un ragionamento di clinical governance e cioè andare ad incidere sulla formazione, sull'audit clinico, andare ad incidere sull'efficacia clinica perché immagino che fuori da quest'Aula la preoccupazione dei cittadini sardi non sia riferita all'assetto che noi diamo in termini complessivi e cioè se ci sarà un manager unico o ce ne saranno quattro, il cittadino sardo oggi vuole capire se all'indomani di questa riforma in un pronto soccorso si dovranno aspettare 12 ore o si potrà ragionevolmente essere assistiti in tempi decenti, vuole capire se la medicina diagnostica ha bisogno di tempi così lunghi o se si potranno abbattere le liste d'attesa, ha bisogno di capire, insomma, quello che dicevamo prima in termini forse più complicati, qual è la risposta di sistema alla domanda sanitaria e di qualità sanitaria. Mentre dal punto di vista dell'ingegneria di questa riforma è vero, il collega Ruggeri richiamava un accorciamento della catena di comando che nell'aspettativa dovrebbe dare migliori risultati, lo riprendeva anche il collega Cossa, in verità però dalla relazione che accompagna la riforma noi vediamo che viene addirittura auspicato uno sviluppo dell'autonomia economico-finanziaria dei presidi unici di area omogenea, viene affermata un'autonomia tecnico-gestionale dei distretti, cioè la preoccupazione è che dietro la veste piuttosto iridescente di questa ASL unica si celi una moltiplicazione dei centri decisionali che stanno al di sotto dotati di autonomia tecnico-gestionale o di autonomia economica-finanziaria e cioè il rischio è che al di là di tutto poi in questa moltiplicazione di ciò che sta sotto l'area di indirizzo unitario che dovrebbe dare la ASL unica si trasformi poi in una pluralità di interpretazioni territoriali che, questo è il dato dell'esperienza, di fatto rischia di aumentare la spesa non di comprimerla.

Sono stati annunciati una serie di correttivi da parte della Giunta per dare quindi una valutazione definitiva, come spesso sta accadendo non possiamo che aspettare di poter leggere se questi emendamenti correggeranno il tiro per alcuni aspetti anche perché, come dicevo prima, laddove seppure si tratti di uno scenario questa riforma è già stata messa in campo in alcune Regioni italiane, i correttivi sono piuttosto profondi e mirano addirittura a rivedere lo stesso modello iniziale. Quindi sospendiamo attualmente il giudizio definitivo sull'intero complesso fino a vedere quale sarà l'assetto definitivo che la Giunta avrà inteso dare a questa riforma.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Anna Maria Busia. Ne ha facoltà.

BUSIA ANNA MARIA (Sovranità, Democrazia e Lavoro). Presidente, colleghi, come è stato già ricordato da qualcuno che mi ha preceduto, in un'epoca di difficile sostenibilità economica-finanziaria dei servizi sanitari nazionali, inclusi quelli dei Paesi ed elevato reddito, la Sardegna si appresta ad affrontare una riforma macro del proprio servizio sanitario. La riforma del servizio sanitario regionale rappresenta un importante processo politicamente e socialmente rilevante e che il servizio sanitario regionale della Sardegna richieda un cambiamento è assolutamente evidente. La percezione comune della gente, ma soprattutto quella più obiettiva basata su dati regionali e ministeriali disegnano un sistema di sofferenza necessitante un'evidente restyling organizzativo strutturale e funzionale. Abbiamo un'ulteriore necessità, l'attuale geografia del servizio sanitario regionale vede uno spiccato ospedalocentrismo vigente ormai da diverse decadi non accompagnato negli anni più recenti da una territorializzazione dell'offerta sanitaria nonostante il mutato contesto epidemiologico. Conosciamo molto bene il crescente numero e il peso delle malattie croniche che, ahimè, affliggono in un modo particolare la nostra Isola. Però c'è un problema di sostenibilità, come ho detto in premessa. L'attuale problema della sostenibilità potrebbe trovare una risposta, ma non necessariamente una soluzione nella trasparente descrizione quantitativa del contesto sanitario. Purtroppo però la deficitaria gestione e implementazione di sistemi di rilevazione sistematica e continua nel territorio sardo non permette una valutazione comprensiva e realizzabile dell'attuale condizione. La visione parziale ed eventualmente distorta basata su pochi e inappropriati indicatori potrebbe condurre ad un'erronea scelta di soluzioni migliorative. Inoltre la prospettiva sulla quale spesso ci si orienta - questo non solo nel nostro contesto regionale - è quella prettamente economicistica che vede la sanità come un costo da tagliare per dar fiato ad altre voci di spesa. La pericolosa e deformata visione amministrativa quindi può far perdere il controllo di quello che è il fine ultimo dell'assistenza sanitaria e cioè mantenere lo stato di salute della popolazione. Solo tenendo conto di ciò che è il risultato, cioè della stretta relazione esistente tra quella che è la proposizione di salute e il suo costo, si può valutare l'appropriatezza dell'impegno di spesa nel settore sanitario. Sappiamo molto bene come, al di là di costi diretti, la valutazione in economia sanitaria debba avere un fine basato sul benessere prodotto nella popolazione a breve, medio e lungo termine.

Il modello della ASL unica prospettato nel disegno di legge regionale, orientato a una semplificazione e centralizzazione gestionale, potrebbe, potrebbe, rappresentare una scelta valida e migliorativa. Un cambiamento radicale così prospettato però richiede coraggio e merita l'attenzione non pregiudiziale di tutti gli attori coinvolti nel sistema. Tuttavia il cambiamento di modello deve spingere anche a un cambiamento di logica con l'attivazione di un sistema di valutazione e monitoraggio che possa permettere cambi in corsa di fronte all'evidenza di distorsione o deficit del sistema. Il Centro Democratico Sardegna ha sin dal principio supportato l'idea del modello della ASL unica ma orientando la propria visione ad una nuova e dinamica gestione dell'ambito macro della sanità. Precondizione però per il successo di una riforma di questa portata dovrebbe e dovrebbe essere la concertazione del sistema guidata attraverso una stretta relazione della sfera tecnica e di quella politica con un occhio attento alle dinamiche degli indicatori di salute oltre che di quelli economici. La nuova prospettiva di azione associata ad una semplificazione e organizzazione funzionale, ad esempio quella che noi abbiamo proposto delle tre aree sanitarie omogenee, decentralizzazione delle funzioni attualmente in capo all'Assessorato in ambito aziendale, potrebbe permettere di entrare in una nuova era della sanità sarda. Ecco perché noi, noi del Centro Democratico Sardegna abbiamo proposto di partire da una qualificata riforma organizzativa proponendo anche noi la ASL unica con il fine di creare le successive condizioni di cambiamento. La nostra, la mia analisi del disegno di legge in discussione non può prescindere da queste considerazioni e dallo studio tecnico che si è svolto e che è stato eseguito in questi mesi. In sintonia con la Giunta circa il comune denominatore della ASL unica ci siamo quindi seduti ad un tavolo a più riprese con la volontà di presentare oggi come maggioranza una vera riforma organica e sostanziale. Il mio personale approccio insieme appunto a coloro che con me rappresentano il Centro Democratico Sardegna è stato attivo e sono conscia di evidenti lacune tecniche però presenti nel testo iniziale e predisposto invece a cambiare in meglio il contenuto dell'articolato. Per questo abbiamo presentato in Commissione e presenteremo emendamenti che riteniamo possano migliorare il sistema. L'azienda sanitaria unica deve portare ad una riduzione delle troppe aziende sanitarie presenti seguendo quello che è un trend nazionale in atto da circa 10 anni con il vantaggio di creare economia di scala, avere disponibilità di maggiori risorse, condivisione di costi, accesso economicamente più vantaggioso ai mercati. In poche parole occorre centralizzare e semplificare il processo assistenziale da un punto di vista organizzativo, ridurre l'impatto di una frammentazione aziendale ad oggi inefficiente in più ambiti favorendo un'omogeneità ed eguaglianza garantite innanzitutto dalla Carta costituzionale e nei fatti spesso assenti nella quotidiana erogazione dei livelli essenziali di assistenza in Sardegna. Azienda unica significa dunque nuove funzioni in capo ad un'azienda ad estensione regionale evitando il sistema decisionale funzionalmente ingessato, quello avuto fino ad ora. Ma non posso, non posso pensare che quel tavolo tecnico che è stato costituito, quel momento importante di ragionamento non sia servito, che non sia servito immaginare una ASL unica sub articolata organizzativamente con tre aree sanitarie omogenee capaci di coprire Nord, Centro e Sud Sardegna. E lì lo abbiamo detto, noi vediamo le tre aree prive del bilancio sociale ma orientate a interfacciarsi col welfare, la commistione delle due componenti così come impostato dalla Giunta appesantirà il sistema, tanto per fare un esempio, ma approfondiremo nel corso della discussione che riguarderà questo disegno di legge. Ancora. Certamente non siamo favorevoli all'AREUS e l'abbiamo detto, no a questa nuova azienda che non porterebbe nessun vantaggio, non abbiamo bisogno di aziende mono funzioni, illogiche oltretutto nella filosofia aziendale. Vogliamo la coerente semplificazione che deriva da questa nuova impostazione, la costituzione di una nuova azienda andrebbe sicuramente nel verso contrario alla volontà di partenza, a quella che ha impostato questa nuova idea. Infine sicuramente non ci trova d'accordo la fase transitoria verso la ASL unica, la fase transitoria in tutti processi epocali come quello di cui parliamo e parleremo in questi giorni ha necessità di una fase transitoria ben gestita su cui occorre prestare una grandissima attenzione e non mi pare che questa attenzione sia stata data finora e sia riconosciuta nella prospettazione della Giunta. È evidente che dal mio intervento le divergenze tra la nostra proposta e quella della Giunta ci siano e soprattutto siano sostanziali almeno fino ad ora e non lo nego. Non accetto con favore l'esito di un tavolo tecnico servito a nulla se non a peggiorare aspetti cruciali come la gestione della fase transitoria. La riforma del servizio sanitario deve proiettare la nostra Regione verso una dimensione nuova, come accennato inizialmente, capace di cambiare realmente in positivo il contesto organizzativo e istituzionale. L'attuale articolato soffre di evidenti lacune di strategia che condurrebbero ad una mancata ridefinizione funzionale dei processi e dei percorsi con un finale non gradito e già da subito indesiderato, ma io ancora confido.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giancarlo Carta. Ne ha facoltà.

CARTA GIANCARLO (FI). Noi oggi siamo qui riuniti per parlare finalmente del progetto di legge numero 321, progetto di legge che avremmo voluto discutere bene in Commissione, avremmo voluto migliorare perché Forza Italia è una forza di opposizione però è una forza di opposizione costruttiva che avrebbe voluto realmente dare il proprio contributo. E invece siamo qui a discutere un progetto di legge, colleghi, che invece sappiamo già qual è il finale, che verrà completamente stravolto dalle discussioni infinite che ormai portate avanti da mesi e che ancora oggi, ancora stamattina abbiamo ascoltato le dichiarazioni di importanti e autorevoli esponenti del centrosinistra, ancora oggi questo progetto di legge viene criticato in maniera sostanziale. Quindi ci chiediamo quale sarà e con grande curiosità, Assessore, anzi direi, se posso fare una piccola critica, io ho visto la Giunta al completo solo per difendere l'Assessore dei trasporti, oggi vedo un assessore Arru completamente solo e devo dire che essendo questo il progetto di legge più importante di tutta la legislatura, penso, che questo Consiglio regionale dovrà affrontare, almeno la presentazione avrei avuto penso il piacere come tutti i colleghi, di vedere almeno il Presidente della Regione presente, comunque questo era un piccolo dettaglio. Ritorniamo al progetto di legge, cioè noi stiamo quindi discutendo e stiamo oggi tutti noi dando la nostra opinione su qualcosa che però verrà completamente stravolto, allora facciamo solo delle considerazioni di carattere politico Assessore cioè le considerazioni di carattere politico noi ci siamo trovati a discutere con i colleghi dei Riformatori su una ASL unica completamente unica e non cinque ASL come adesso state proponendo perché di fatto avete pubblicizzato su tutti i giornali bene, la comunicazione vostra è veramente un punto di eccellenza, avete pubblicizzato la ASL unica ma di fatto sono cinque, di fatto ho guardato il risparmio per esempio che si creerebbe con questa nuova riforma sanitaria, ho fatto i conteggi, anzi l'avete scritto anche voi nella vostra relazione, sono 500 mila euro all'anno, di fatto è il 2 per cento dell'intera dotazione finanziaria del bilancio annuale delle ASL, quindi veramente poca roba. Se vogliamo risparmiare diminuendo quindi i costi mi sembra che non stiamo partendo benissimo, la situazione non la vedo così importante allora a questo punto tagliare le ASL perché le ASL dal punto di vista territoriale sono molto più vicine per esempio ai cittadini, sono vicine ai loro problemi, una mega ASL unica allontanerà ancora di più quello che è il management da quelle che invece sono le reali necessità della popolazione, questa è la mia opinione. E circa la diminuzione delle ASL, ripeto, a nostro parere a questo punto era giusto fare anche un'unica ASL per tutta la Sardegna, e non cinque come voi state proponendo, a questo punto noi avremmo preferito una divisione che moderava un attimino questo abbatimento del numero delle ASL, quindi portarlo ad esempio a tre. Con tre ASL che poi territorialmente potevano essere suddivise Nord, Centro e Sud, o est, ovest e sud, e avrebbe dato un senso ecco a questa riforma. Di fatto poi entrando nel merito della proposta di legge di fatto con la nomina di un mega direttore generale, di fatto questo mega direttore generale sta sostituendo l'Assessore alla sanità, questo è il dato che viene più alla luce leggendo la riforma, questo mega direttore generale che avrà poteri assoluti sul personale, sugli acquisti, sulla vita dei nostri concittadini è un mega direttore generale che… a me spaventano questi direttori generali. Adesso torno anche ad alcune considerazioni che hanno fatto sempre degli autorevoli consiglieri di maggioranza, dove tutti denunciavano per esempio il fatto che questi commissari fanno quello che vogliono, bandiscono concorsi, fanno acquisti, fanno cose veramente fuori dell'ordinaria amministrazione nel totale silenzio dell'Assessorato. L'Assessorato che invece avrebbe dovuto controllarli, avrebbe dovuto dirgli ma scusate cosa state facendo? Stiamo per approvare la ASL unica e voi continuate a fare quello che credete? Continuate a fare i fatti vostri? E questo non va bene, non va bene Assessore, non va bene perché ci preoccupa se non lo fa già con normali commissari che ci sono già oggi in carica, figuriamoci con il mega super direttore galattico, avrebbe detto Fantozzi. Cioè ci sembra veramente preoccupante questa situazione. Quindi, Assessore, noi oggi veramente viene anche difficile discutere su un qualcosa che dai giornali, dalle chiacchiere con i colleghi di maggioranza, sappiamo che tra qualche ora verrà completamente stravolta. Allora Assessore, ci faccia sapere al più presto, perché le ripeto Forza Italia è una forza che vuole essere partecipe nelle riforme, vuole essere partecipe dei cambiamenti, perché penso che la riforma sanitaria sarà la riforma sanitaria di tutti, non solo della maggioranza. Voi avete voluto fare una riforma solo di maggioranza, tagliando le ali al dibattito in Commissione, voi avete voluto fare una riforma totalmente senza coinvolgere l'intero Consiglio regionale. Noi oggi vi stiamo dicendo che vorremmo conoscere queste vostre modifiche, qualora ci fosse la possibilità vorremmo anche contribuire a migliorarla questa riforma, certo è che vista così com'è oggi questa proposta di legge 321 a mio parere è totalmente da bocciare, totalmente da rimandare al mittente, così come ho sentito autorevoli esponenti di questa maggioranza dire anche stamattina. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Stefano Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (FI). Presidente, colleghi, sento aleggiare sempre più forte sopra questa assemblea lo spettro dell'ennesima soluzione finale proposta dalla Giunta in presenza di grandi riforme. Do per scontato, chiedo all'Assessore, responsabilizzo in questo il Presidente del Consiglio regionale affinché un fatto di questo tipo sia assolutamente scongiurato, perché sarebbe incredibile se in presenza di una riforma di questa portata e di questa importanza strategica, a valle di un dibattito che in Commissione è andato avanti con alti e bassi, che sta iniziando a muovere i suoi primi passi in quest'assemblea, ci si trovasse di fronte all'ennesimo comportamento oltraggioso da parte della Giunta regionale. E mi secca rimarcare che già in importanti riforme è avvenuto che la Giunta abbia integralmente modificato il disegno di legge dopo il lavoro fatto in Commissione. Io credo che se avvenisse un fatto di questo tipo dopo la discussione generale ci troveremo davanti ad un oltraggio che la Giunta fa nei confronti del Consiglio regionale rispetto al quale nessuno potrebbe rimanere inerte. Quindi do per scontato, accingendomi ad iniziare il mio intervento sulla discussione generale, che questo intervento sia sulla riforma che poi andremo ad esaminare dopo il passaggio all'esame degli articoli. Ora, tornando di conseguenza al merito della questione, e prendendo atto del fatto che anche responsabilmente i colleghi stanno evidenziando più di una criticità e più di un dubbio rispetto a questa riforma, sospenderò il giudizio politico perché è necessario vedere come va a finire. E rinnovo da Consigliere regionale, da forza politica responsabile, da forza che intende candidarsi a forza di governo, rinnovo la disponibilità a partecipare in maniera attiva alla costruzione di questa norma, perché vi sono elementi sui quali ci possiamo trovare, perché stiamo discutendo di quello che è probabilmente l'argomento più importante del quale possiamo discutere in chiave organizzativa e amministrativa di questa Regione. E qui devo prendere spunto mettendo in una colonna quelli che sono gli elementi positivi e a mio avviso in questa fase condivisibili, cioè quelli che recano non una minore spesa in via assoluta, ma una migliore qualità della spesa, perché io ritengo che quando i soldi sono spesi per la salute dei cittadini, quando i soldi sono spesi per far stare meglio i cittadini, è un fatto da iscrivere tra quelli positivi. Quindi non domandiamoci se in valore assoluto si stia spendendo troppo, o troppo poco, domandiamoci prima di tutto se quello che stiamo spendendo lo stiamo spendendo bene, lo stiamo spendendo razionalmente, lo stiamo spendendo nell'interesse appunto dei cittadini. Quindi questo è il primo punto rispetto al quale intendo ragionare. Il sospetto che non sia questa la pulsione risiede nell'origine di questa idea, perché non dimentichiamoci che non si parlò mai di una ASL unica sino a quando la Giunta regionale non si trovò alla fine del 2015 nella necessità di proporre un vistoso aumento delle imposte, perché è stata soltanto la necessità di dare come si disse un segnale rispetto a questo problema, a tirar fuori l'elemento della ASL unica come quello capace di rimettere finalmente sotto controllo la spesa sanitaria. Ora, colleghi, in tutta fretta nel presentare questo provvedimento la Giunta regionale ha fatto quel che ha potuto per raccogliere le evidenze di tipo scientifico che servono per fare una proposta di questa dimensione, ed è andata in realtà a trovare quel poco che c'è rispetto alla proposta di ridurre il numero delle ASL. Voglio ricordare che è un tema antico e che tutte le regioni hanno affrontato responsabilmente quello della riconduzione ad una misura congrua della rapporto tra politica della sanità e territorio, ed è degli anni novanta che quasi tutte le regioni, quasi contemporaneamente, si riparametrizzano attraverso un rapporto tra Aziende sanitarie e territori che colloca, così come oggi la Sardegna, questo rapporto intorno a 400.000 abitanti per azienda sanitaria. Qualche Regione è più avanti di noi in questo percorso, nell'ultimo decennio ha accorciato questo rapporto, e oggi Regioni che stanno producendo risultati significativi sposano il principio che noi stessi prendiamo seriamente in considerazione, e portano questo rapporto a 400.000, quindi un rapporto di un'azienda sanitaria a 400.000 abitanti. Per fare questo sarebbe sufficiente nell'attuale nostra articolazione ridurre più meno della metà, ma facciamo un passo avanti, arriviamo a tre e studiamo un modello basato sulle tre aziende sanitarie, stiamo sposando lo stesso principio, stiamo condividendo un pezzo importante dell'azione politica di questo mandato legislativo, ma stiamo ragionando su fatti se si applicabili non rappresentino un salto nel buio. Voglio ricordare che il working paper che voi citate nella presentazione del disegno di legge da parte della Giunta non ha neppure delle valutazioni scientifiche perché non è mai stato pubblicato, di conseguenza si basa sull'unica esperienza empirica delle Marche che è l'unica che ha un rapporto di un'azienda di 1 milione di abitanti dove però non ci sono dei risultati apprezzabili o sensibilmente apprezzabili rispetto a quelli delle altre regioni. Oltretutto, nella stessa proiezione che voi fate, sembrerebbe che il risultato positivo dal punto di vista economico si esaurisca abbastanza in fretta, e venga piuttosto assorbito velocemente in quelli che sono gli aumenti fisiologici del costo della sanità. Allora, possiamo noi giocarci oggi la carta della riorganizzazione della sanità, dal punto di vista amministrativo, senza aver ragionato sulla sanità a 360 gradi? Possiamo farlo senza parlare di tariffe? Possiamo dire che stiamo inserendo elementi di quasi il mercato senza ragionare sulle tariffe? Possiamo parlare di razionalizzazione senza parlare della rete ospedaliera? Possiamo giocarci tutte le fiches in questo momento, la stessa credibilità della Giunta, senza andare ad intervenire su due elementi così centrali per raggiungere l'obiettivo? Io ritengo di no, sono in attesa di sentire argomenti da parte della Giunta e dalla parte della maggioranza che mi convincano del contrario, ora, stiamo sul punto, ha suggerito come elemento di riflessione l'intervento del collega Ruggeri, stiamo puntando su una organizzazione snella, sul fatto di accorciare la catena di comando, così come l'ha chiamata lui, secondo me non è un termine molto appropriato però rende l'idea, però rende l'idea anche il fatto che - per ha dei rudimenti di qualche applicativo comune nei pc - se uno passa dall'attuale organizzazione, che vede la Regione, vede le aziende sanitarie nell'attuale organizzazione territoriale, riesce difficile pensare che, sullo stesso foglio di calcolo compaia la Regione, la ASL unica, le aree socio-sanitarie, i distretti. È plasticamente dimostrato che voi questa che definite catena di comando o comunque sia organizzazione la state allungando, state creando delle problematiche operative nella quotidianità del lavoro della sanità che rischiano di impattare in maniera decisiva sull'utenza. Poi quale (…) c'è per fare questa proposta? Il sospetto, e non mi iscrivo tra quelli che vogliono allontanare la gestione della sanità dalla politica, anzi io vorrei che la politica fosse assolutamente protagonista in positivo della gestione della sanità, devo anche dire che sembrerebbe il tentativo da parte della maggioranza di riequilibrare il fatto che la ASL unica di fatto surroga l'Assessorato alla sanità nel rapporto con i territori.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Giorgio Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI GIORGIO (UDC). Signor Presidente del Consiglio, colleghi e colleghe. Non avrei mai creduto in questa legislatura che mi vede all'opposizione di essere concorde con la Giunta regionale. Eppure non vedo come non esserlo quando si afferma che il Servizio sanitario della Sardegna, da voi condotto da ventisette lunghissimi mesi, non garantisce i livelli di qualità dell'assistenza adeguati e uniformi sull'intero territorio regionale, così come evidenziano i principali sistemi di monitoraggio e valutazione definiti a livello nazionale. Come non essere in sintonia quando è lo stesso Assessore a dire che la spesa sanitaria manifesta aumenti ed inefficienze, è la stessa Giunta regionale che dichiara il suo fallimento, più onesti di così francamente non si poteva essere. Purtroppo quest'onestà intellettuale non è durata a lungo, se avesse proseguito infatti avremmo evitato di realizzare questo grande errore delle continue proroghe dei commissari delle ASL, in particolare l'ultima relativa ai soli mesi estivi, una norma stupida che servirà solo a creare altre incertezze, altro lavoro inutile per l'Aula, altra confusione, lo sappiamo tutti che la proroga di agosto è inutile, è un uccellino verde che però avete voi confermato oggi che si agita per i corridoi del Consiglio ci ha fatto sapere che è in arrivo un emendamento, a cui ancora non abbiamo contezza, che dispone che i rinvii dei commissari arrivino grosso modo sino a dicembre, attraverso procedure che vedremo. Quanti colleghi, anche dalla maggioranza, sono consapevoli di questo? Del Mater Olbia ho già detto sino alla nausea e ancora continuano i silenzi e gli imbarazzi, vi ripeto, ma le domande che ho posto e le riflessioni che ho fatto continuano a rimanere senza risposta. Colleghi, la sanità è un settore molto pericoloso per chi governa, politicamente parlando di sanità si vive ma si può anche morire, le alternanze dei governi sono quasi sempre frutto delle politiche sanitarie più o meno giuste, più o meno sbagliate, siete al terzo anno di Governo e la situazione è peggiorata, così come la spesa che è fuori controllo, la Corte la definisce oggi una voragine, è peggiorata l'assistenza che ha posto la Sardegna all'ultimo posto per la mortalità evitabile, è peggiorato il livello di Governo della sanità, viviamo nell'incertezza totale, fra commissari prorogati di mese in mese, uffici che vivono nell'indecisione delle procedure, e lo spettro della ASL unica, annunciata da mesi e imposta alle commissioni e al dibattito con una fretta che è a dir poco sospetta. Nel mio precedente intervento ho già elencato la marea delle procedure tecnico amministrative che dovranno essere realizzate, altro che proroga allo Stato. Noi abbiamo governato la sanità dal 1999 al 2004, e a noi è succeduto un luminare della materia, così voi l'avete sempre definito, la dottoressa Dirindin, che come primo atto ha chiuso un ospedale e con un accertamento ha risolto i problemi dell'Isola e infatti il centrosinistra ha perso le elezioni successive. Vedo che voi oggi volete accelerare quest'alternanza e chiudere i conti con il popolo sardo, ma veniamo al merito. Un giudizio sommario, politicamente miope, amministrativamente folle, scientificamente approssimativo, una legge che nasce male, con gli emendamenti della maggioranza e della Giunta ritirati di forza, la Commissione non ha potuto esaminare nessun emendamento anche se si annuncia che in aula saranno riproposti, sempre che le varie anime del centrosinistra trovino una sintesi, in primo luogo occorrerà precisare che non stiamo costituendo un ASL unica, ma la ASUR. più il Brotzu, più le due aziende universitarie, più la REUS, sempre che non cambiate idea - come sembrerebbe -portando ad essere un dipartimento, io lo spero, sono quattro o cinque aziende, non una, ma quello che è più sbagliato di questo disegno di legge e di questa idea di fare un ASL unica è che soppianta agli attuali aziende e l'unica cosa che avevano di positivo: il radicamento territoriale. Siamo talmente d'accordo con le esigenze di razionalizzare la spesa e di porre un freno alle spese selvagge con gli appalti folli che per amore della verità siamo stati i primi a predisporre la legge perché alla (..) nei primi anni 2000 e ci sono due leggi, così come siamo d'accordissimo a centralizzare lo svolgimento delle attività amministrative comuni, perché non soffermare l'attenzione solo sulla gestione del personale, sulla resa dei bilanci, sulla realizzazione dei concorsi, sugli acquisti, avremmo così lasciato alle attuali ASL ridotte perché ci sono anche delle proposte delle tre ASL i compiti di assistenza sanitaria e di rapporto con il territorio, delle autonomie locali e le istituzioni periferiche, con la ASL unica infatti chi è che dovrà accertare le esigenze di accreditare una struttura? Che dovrà stabilire tetti di spesa? La verità, signor Presidente, e caro assessore Arru è che neppure voi vi siete resi conto di quale grosso caos state creando, purtroppo il Consiglio regionale è costretto a discutere questo disegno di legge solo con pregiudizi, i pregiudizi della maggioranza favorevoli, quelli dell'opposizione contrari, ma si tratta comunque di pregiudizi, non abbiamo avuto un solo dato scientifico che riguardi la spesa, i risparmi ottenibili con la centralizzazione, non un solo computo sulla unificazione dell'assistenza, non un solo dato puntuale sulla spesa farmaceutica, puntuale da precisare, la citazione di un fantomatico studio dell'Università di Venezia e irrilevante, le riforme non si fanno a sentimento, ma dopo uno studio, una riflessione, una discussione che coinvolge i territori, le realtà sociali, gli enti intermedi, il Consiglio regionale. Non si riforma in fretta e in furia, tutti coloro che sono stati convocati per le audizioni hanno avuto pochissimo tempo, nessun dibattito, ma tutti hanno manifestato la loro contrarietà, ma se questa legge non è frutto di un'esigenza, non è frutto di uno studio, non è frutto di un dibattito, a quale distanza è dovuta? Bene dice il collega onorevole Orrù, nella relazione di minoranza, questa legge è figlia di un'idea malsana dell'uomo solo al comando. Ebbene fa il collega a parlare di un evidente arretramento democratico. Onorevole Assessore ha valutato poi, una volta che avrà nominato il nuovo direttore della ASL chi sarà davvero al comando? Non si rende conto che toglie il giusto e legittimo potere agli eletti, al Consiglio la sua capacità di indirizzo politico del manager nominato senza alcun controllo del cittadino? Mi si dirà che questo accade anche con gli attuali otto manager, ma è ben diverso il potere concentrato nelle mani di una persona sola, da cui è ripartito in aree territoriali. Io insisto sul controllo democratico delle autonomie locali è il fulcro della nostra vita pubblica e mi batterò contro tutti provvedimenti che limitano il controllo pubblico dell'amministrazione in ossequio a un'idea precotta e non verificata di efficienza. Richiamo tutti i colleghi di quest'Aula al di là dei ruoli temporanei ad avere a cuore le ragioni della rappresentanza democratica e il controllo pubblico sulle burocrazie, della prevalenza delle ragioni della politica. Assessore, nei suoi interventi ha richiamato diverse volte la bontà di un'unica azienda, riportando l'esperienza di altre regioni. Le ASL uniche esistono in realtà territoriali minime, certo che la Val d'Aosta, la provincia di Bolzano, hanno una sola azienda, sono quattro gatti; ma dove la ASL unica è stata gestita come nella regione Marche il dibattito politico, è durato otto anni, è ancora forte. Le dico di più che ci sono cinque, hanno realizzato una struttura e un ospedale in ogni provincia, nelle cinque province, per poi accorparle successivamente rendendoli unici, perché attualmente sono più ospedali. Noi dopo ritardi su ritardi abbiamo oggi un progetto che è fallimentare in partenza e non adeguatamente discusso, perché non dare al Consiglio e alla Commissione competente il tempo di approfondire, discutere, fare audizioni serie e con possibilità di repliche e dibattito che non c'è stato, affidare studi e capire verso quale direzione si sta ostinatamente portando la Sardegna e la sanità? Che fine farà, Assessore, l'Areus? Ho detto qual è il mio parere, io spero che venga istituita entro pochi mesi, che verrà fatta una legge e che sarà come un dipartimento e meno come una struttura a sé stante. Non entro Assessore nei dettagli delle gestioni degli ospedali, del centro trapianti ad esempio, solo ieri ho ricevuto la documentazione dalla quale si evince che il dottor Lorenzo d'Antonio, indicato quale nuovo direttore del centro trapianti, non ha ancora firmato alcun contratto con l'Azienda 8, alla luce della criticità, dice la lettera, evidenziate dal commissario straordinario cui si è dato mandato di sottoscrivere un 15 septies, pur se questa formula è stata politicamente messa al bando da tutte le forze politiche, compresa la vostra. Né entro ancora sui dettagli del funzionamento delle ASL con i commissari, alcuni dei quali sono anche delle brave, oneste e competenti persone, mentre altri non avevano e non hanno i titoli necessari, più volte ribadito, ma vedo che si fanno orecchie da mercante. Assessore, se non rispondono alla politica otto commissari di otto diverse ASL come pensiamo che possa rendere conto un manager unico seduto su una sedia di circa tre miliardi di euro? L'ho già dichiarato, io penso che il potere politico debba essere sovraordinato al potere burocratico e a quello finanziario. Sono l'Assessore e il Consiglio che devono essere gli unici responsabili, questa è una mia valutazione, della conduzione della politica, abbandonare questa strada sarà davvero molto pericoloso e devo dire che le strutture territoriali siano valide lei lo ha riscontrato anche l'altro giorno, perché, sia lei che il commissario, vi siete meravigliati che una struttura come quella di Ozieri potesse essere una struttura efficiente che in passato…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Luigi Crisponi. Ne ha facoltà.

CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). Molto brevemente, Assessore le riconosciamo linearità, trasparenza, anche competenza in virtù del suo lavoro, della sua professione; riconosciamo a lei anche quel minimo filo di fiducia che va rilasciato proprio alla luce del lavoro che sta per essere sviscerato e affrontato dall'Aula. Però non siamo ottimisti perché d'altro canto dovremo assicurare medesima fiducia, a lei che rappresenta una Giunta e una maggioranza, a questo insieme di soggetti che fino ad oggi davvero non hanno dimostrato nessun buon motivo per rilasciare la nostra personale fiducia. In verità tutto ciò che è accaduto, così come si è sviluppato nel periodo che voi siete al governo ha dimostrato che ebbene non darvene e assicurarvene fiducia, perché tutti gli inciampi, tutti i balbettii legislativi che riguardano non solo il comparto legislativo, ma che riguardano anche altri importanti iniziative legislative, che la vostra maggioranza e quindi la vostra Giunta, ha adottato non ultima questa della riforma sugli enti locali, ha dimostrato di non incontrare in assoluto né il favore complessivo dell'Aula, compresa anche parte della vostra maggioranza, così come non lo ha incontrato nei rispettivi territori. E proprio sul tema della sanità i territori mi sembra che siano stati anche abbastanza chiari altrimenti non si sarebbe mai dovuti arrivare in Aula con un fardello importantissimo di proteste che si sono levate in continuazione dai vari territori. Non possiamo non dimenticare altrimenti con quale veemenza la gente e i primi cittadini che sono si sono mossi dal Barigadu, dal Mandrolisai, dalla Barbagia, dai luoghi dimenticati in quelle fasi di discussione, adesso ancora di più, visto che prendiamo atto di con me non si dia conto a quelle preoccupazioni legittime, che sono state sollevate con durezza da quei primi cittadini e dai loro stessi amici abitanti di quei territori dimenticati nella vostra riforma sanitaria. Insomma è proprio per questo che non vogliamo assicurarvi la nostra fiducia e il nostro ottimismo anche se, come è stato già detto poc'anzi dei miei colleghi, noi Riformatori in tempi non sospetti, e quindi quasi sette anni fa, abbiamo già immaginato che probabilmente a fronte di un continuo innalzarsi della spesa sanitaria, a fronte di un'offerta complessiva dei servizi che certamente non era favorevole all'utente finale e quindi purtroppo al cittadino che trova sempre a sbattere il naso su una mala sanità, sulle liste d'attesa, su tutto quello che è quotidianamente riportato dai media. Bene, davanti a tutto questo noi abbiamo immaginato un percorso differente che era quello della proposta di un ASL unica. Il fatto è che in questo sistema che noi presentiamo, abbiamo in qualche modo cercato di accompagnare in un percorso irto di difficoltà, perché naturalmente le aspettative di ogni territorio sono anche quelle parimenti alla messa a disposizione di quelle orribili poltrone che non sono esattamente la risposta migliore che si deve assicurare ai nostri cittadini, bene noi abbiamo cercato di spiegare in ogni momento, in ogni occasione, in ogni luogo dove c'è stata l'opportunità di dare un giudizio e soprattutto una discrezione della sanità che noi volevamo è stata quella anche oggetto della piccola protesta che abbiamo voluto fare qua sotto stamane, abbiamo detto che la sanità deve essere gestita da chi la sanità la conosce, la sa gestire, perché ne è professionalmente coinvolto quotidianamente, e che vi sia un sistema in cui la politica veramente rimanga fuori dalla sua organizzazione. Questo sarebbe il risultato più importante, sarebbe il risultato più alto e sarebbe la restituzione della credibilità, in questo caso sì, della politica verso i propri cittadini. In questo caso ovviamente ritornerebbe alla luce quel filo di fiducia quelle sapere che probabilmente con un impegno, e lei ne è direttamente coinvolto e ritorno sulla sua persona e sulla sua figura, assicuriamo quel filo di fiducia, quella percezione che abbiamo di ottimismo che vagheggia proprio leggendo ancora una volta l'articolato legislativo, la rimettiamo proprio nella sua persona. Sappia con vigore e con rigore respingere gli assalti dei suoi compagni di squadra, di quelli che anche oggi l'hanno abbandonata lasciandola qui da solo nell'Aula ad ascoltare le doglianze o tutto quello che viene rimarcato quest'oggi dai colleghi consiglieri. Richiami semmai il Presidente ad essere affianco a lei, dimostri che non come ha schierato a favore del collega Deiana tutta la sua composita Giunta, faccia in modo allora, ha capito, che probabilmente se la dovrà giostrare da solo questa partita severissima e durissima. Tiri fuori tutta la sua grinta, tutta la sua conoscenza e faccia in modo che non venga saccheggiato quello che lei ha in testa. Per il resto sono sicuro che l'Aula saprà dare anche un contributo se davvero vogliamo restituire alla nostra terra, alla nostra gente e ai nostri cittadini una sanità del livello che merita.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Paolo Truzzu. Ne ha facoltà.

TRUZZU PAOLO (Gruppo Misto). Devo dire che la tentazione, prima di entrare in quest'aula, di fare un intervento a zero contro la ASL unica era forte, e devo anche dire che alcuni dei colleghi della maggioranza che sono intervenuti hanno in qualche modo solleticato questa tentazione, perché non ho visto nessuno che ha difeso con convinzione la proposta. La tentazione era forte sia per motivi di merito, nel senso che ci stiamo avventurando verso una strada che non si sa quali risultati darà e sappiamo bene invece quali risultati hanno dato le soluzioni uniche, ne cito una per tutte, Abbanoa, giusto per lasciarla come memoria, ma anche per il metodo con cui siete arrivati a questa soluzione, che è una soluzione direi non tanto di convinzione quanto di conversione, nel senso che noi abbiamo affrontato in questi due anni una serie di dibattiti, una serie di proposte… sembra una di quelle tappe del Tour, per rimanere ad un tema di attualità in questi giorni, in cui all'ultimo tornante si cambia idea e si cerca una soluzione differente. Siete arrivati - dicevo - alla ASL unica non per convinzione ma perché la situazione è disastrosa: è una scelta per riparare ai disastri che si sono susseguiti in questi anni e anche ai rischi di aumento delle tasse che abbiamo affrontato nei mesi scorsi.

Come dicevo però non vorrei cedere a questa tentazione e invece vorrei cercare di portare il dibattito su un confronto un po' più ragionato, facendo questa prima osservazione: non c'è una parte dell'Aula o una parte politica che vuole innovare e una parte politica che vuole conservare, perché non si può accettare il principio che bisogna cambiare a prescindere, bisogna cambiare tout court, qua nessuno vi ha chiesto di stare fermi, e nessuno fuori, tutti vi hanno chiesto di fare qualcosa, ma se vogliamo fare qualcosa per risolvere i problemi della sanità dovremmo interrogarci non tanto sul numero delle ASL ma sul sistema che vogliamo creare, ovvero come garantire diritti dei cittadini, come garantire la salute dei cittadini, come garantire i principi di universalità, di equità, di uguaglianza, che sono i principi base del Sistema sanitario nazionale, come garantire una omogeneità di prestazioni (che, come dice la stessa Giunta nella sua relazione al disegno di legge, non è assolutamente garantita in Sardegna), come riuscire a creare una rete di cure e anche come riuscire a creare un sistema di prevenzione, che significa sostanzialmente, Assessore, creare quel risparmio vero che poi ci può permettere di utilizzare i soldi del bilancio regionale per altri interventi urgenti. Per fare tutto ciò dovremmo farci delle domande, e solo dopo aver risposto a queste domande saremo in grado probabilmente di individuare il modello organizzativo migliore, senza cedere ai falsi miti, senza cedere ai totem (come ha scritto qualcuno in questi giorni sul principale quotidiano locale) e senza cedere alla convinzione che esista un'unica salvifica panacea, che esista la possibilità che la ASL unica risolva tutti i problemi della sanità in Sardegna, anche perché la realtà che noi quotidianamente viviamo è una realtà ben diversa. Le cronache regionali, Assessore, ci raccontano ogni giorno un'altra sanità, ci raccontano dei conti fuori controllo, come ha ricordato adesso il collega Oppi che ha parlato della voragine certificata ieri dalla Corte dei conti, ci ricordano anche un continuo taglio ai servizi e un'applicazione della riforma della rete ospedaliera senza che il Consiglio l'abbia ancora approvata, fatto gravissimo, ancora una volta - cito l'esempio dell'ospedale di Isili - si chiudono due sale operatorie in nome di non si sa che cosa. E c'è ancora oggi un assalto alla diligenza, perché nel momento in cui, Assessore, questo è un fatto gravissimo, noi discutiamo di questa riforma, ci sono dei commissari che si permettono di attribuire centinaia di incarichi di posizioni organizzative, che potrebbe essere una cosa normale, una cosa di routine, ma non lo fanno per i prossimi sei mesi bensì per i prossimi tre anni. Questi danni li pagheranno i cittadini, li pagheremo tutti.

Allora, se la situazione è questa, davanti a questo sfacelo avete ceduto per disperazione alla ASL unica, perché l'elemento primo che viene in mente leggendo il disegno di legge è che non c'è la capacità di governare il sistema, si arriva alla ASL unica perché siamo in una situazione di totale emergenza che non siete riusciti a controllare, che non riuscite a gestire. Ma siamo sicuri che affidare 2 miliardi e mezzo o 3 miliardi di euro ad un monarca unico, ad un direttore generale, sia l'unica soluzione possibile? Siamo sicuri che affidare ad un monarca, per quanto illuminato, una cifra di questo tipo e un potere di questo tipo, sia l'unica soluzione possibile? Siamo sicuri che sarà quest'Aula, questa Giunta a scegliere chi sarà il monarca, siamo sicuri che la scelta del monarca rimarrà in quest'isola e non avverrà in altre parti d'Italia, rispondendo ad altre logiche e ad altri poteri? Queste sono le domande che quest'Aula si dovrebbe fare, perché la politica in sanità è importante, certo non quella politica che cerca di controllare i primari e cerca di scegliere chi deve vincere un concorso, ma quella politica che risponde ai territori, alle esigenze dei cittadini. Perché se è già oggi ognuno di voi, che siete maggioranza, ha difficoltà a parlare con un "califfo", vi immaginate che cosa succederà domani, quali risposte potrete ottenere da un direttore generale che sarà ben più potente e più forte dell'Assessore?

Allora dobbiamo ritornare alla politica, e la politica oggi ci dice che sicuramente razionalizzare il sistema aiuta a creare dei risparmi, sicuramente aiuta a trovare quelle risorse che potrebbero permetterci, forse, di garantire una sanità migliore ai nostri cittadini, ma forse questo lo possiamo già fare e lo stiamo già facendo, Assessore, perché badate che poi alla fine tutto si riduce a tre voci, il personale, gli acquisti e il patrimonio. Nei comunicati di quest'ultima settimana avete citato due situazioni in cui la Regione è riuscita a realizzare un risparmio concreto con due gare uniche, allora la Centrale di committenza c'è già, sfruttatela, non c'è bisogno di creare un nuovo moloch, e lì a portata di tutti. E se l'altro problema è il personale, allora la selezione e la gestione del personale si può fare accentrando una struttura in Assessorato. La vera riforma non è creare un nuovo mostro, una nuova Abbanoa, ma a rinforzare l'Assessorato che in questi anni è stato totalmente sguarnito, anzi da sempre è sguarnito, perché forse sul sistema sanitario non si deve controllare, non si deve avere una gestione centralizzata. Allora era molto semplice, bastavano due articoletti, anziché andare a partorire un disegno di legge che ci porterà su un sentiero molto pericoloso.

Dall'altro lato dobbiamo anche dire che non c'è nessuna evidenza scientifica, come hanno detto alcuni colleghi, che ci sia questo grande risparmio, perché un conto è scendere da 8 a 3, e allora magari il risparmio è significativo, ma da 3 a 1: il risparmio probabilmente è infinitesimale, per un costo organizzativo e un costo di risposte che non siamo più in grado di dare ai territori che sarà notevole, quindi un costo sociale molto forte.

E ancora una volta la domanda che io mi faccio è: siamo sicuri che questa semplificazione sia assolutamente necessaria? Anche perché poi alla fine ci riempiamo la bocca di belle parole, diciamo tante belle cose, però lo spettacolo che offriamo ai cittadini, che offrite ai cittadini, è diverso. Quindi, colleghi, io vi invito a riflettere, perché anche quello che abbiamo letto oggi sulla stampa regionale non ci fa onore, lo dico a tutti, non vi fa onore e non ci fa onore, perché l'impressione che io ho leggendo il giornale - nessuno mi potrà smentire - è che, ancora una volta, davanti ad una grande riforma di sistema ci stiamo trovando di fronte ad un compromesso al ribasso, dove è più importante scegliere la sede della prossima Azienda unica piuttosto che capire quale servizio sanitario saremo in grado di offrire ai nostri cittadini.

Allora, Assessore, colleghi, io vi invito ad una riflessione e mi avvalgo anche, come dire, dell'insegnamento della storia e della mitologia. Qualcuno oggi prima di me ha citato Panacea, che è una figura mitologica che aveva la capacità di curare tutti con le sue forze, una cura praticamente onnipotente, così si diceva, però vede, Assessore, anche Panacea molto spesso non agiva da sola, aveva cinque fratelli e tutti che operavano in ambito "medico", allora probabilmente otto sono troppi, forse anche cinque, ma il figlio unico proprio no.

È iscritto a parlare il consigliere Augusto Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI AUGUSTO (Gruppo Misto). Iniziamo oggi il percorso di questa riforma del nostro servizio sanitario, o meglio vediamo uno dei quattro tasselli che compongono questa riforma, pensando che una parte l'abbiamo per il momento accantonato che è la riforma della rete ospedaliera e le altre due che dovremo riprendere che sono la riforma della emergenza-urgenza e della rete territoriale. Quindi un disegno complessivo che ancora non abbiamo nella sua interezza ma che si dovrà comporre.

Iniziamo a parlarne in aula dopo tante parole dette fuori da questa aula e lo facciamo per necessità di riformare un servizio sanitario che mostra evidenti lacune di qualità, lacune di gradimento, lacune di sicurezza, universalità e accesso ma anche di sostenibilità economica e finanziaria e di consumo smisurato di risorse e soprattutto in funzione dell'efficienza e dell'efficacia prodotta. Come anche quest'anno, appunto, anzi pochi giorni fa, notizie di oggi, ci ricorda anche la Corte dei conti. Non voglio soffermarmi sul debito che è stato prodotto e neanche su chi lo ha prodotto, convinto come sono che sia un esercizio inutile soprattutto se come me si è convinti che sia un sistema malato a produrre il debito e poco importa se per cinque anni si iper finanzia e si riduce il deficit e per i cinque anni successivi si riduce il finanziamento e si aumentano i deficit. È un sistema malato che negli ultimi 15 anni pur avendone avuto le occasioni non abbiamo saputo curare, e mi riferisco alla prima riforma del Titolo quinto e all'accordo Soru - Prodi del 2006. Rimanendo al palo e continuando a gestire la sanità in Sardegna con regole scritte nella Penisola e calate nella nostra realtà forzatamente con esplicita evidenza di inapplicabilità; bisogna cambiare, c'è bisogno di un servizio sanitario realmente calato nelle nostre esigenze, c'è bisogno di un servizio sanitario che cambi senza esporci a rischi di ulteriori tracolli o fallimenti, c'è bisogno di un cambiamento ragionato e non lasciato alla estemporaneità che valuti i rischi e benefici e che possa essere corretto in corsa qualora i rischi superino i benefici. Il modello che nel 2014 come Partito dei sardi abbiamo proposto poteva avere questa caratteristica di transizione che avrebbe garantito una fase di passaggio che pur avendo come punto di caduta la ASL unica permetteva una gradualità dei processi ed una maggior garanzia di successo.

Negli interventi che si sono preceduti al mio si è parlato di questa deriva accentratrice cui stiamo assistendo in tutto il territorio nazionale e cioè della riduzione del numero delle ASL negli ultimi 10 anni; io più che soffermarmi sulla riduzione progressiva del numero delle ASL mi soffermerei sulla reale efficacia che questa riduzione progressiva ha prodotto vista l'esponenziale crescita lontana dalla crescita fisiologica del servizio sanitario di spesa che ha avuto negli ultimi anni. Accorpare non sempre significa risparmiare e non sempre si accresce il livello di efficacia e di efficienza e di qualità del servizio. Noi siamo assolutamente d'accordo sull'accentramento dei servizi della gestione del personale, sul patrimonio, sulle gare ma crediamo che possano non essere centralizzati i servizi sanitari, i servizi sanitari che nei territori soprattutto nelle periferie devono erogare. Rimango comunque favorevole al cambiamento anche radicale e che possa provocare anche uno shock terapeutico ma chiedo che le regole vengano scritte da chi è stato eletto in Consiglio regionale e non demandato da atti attuativi, atti o atti aziendali che con questa legge stiamo facendo nascere. Stiamo facendo nascere una ASL probabilmente la più grande d'Italia con 1.600.000 assistiti, con un totale di 22.000 circa dipendenti del servizio sanitario, quindi una ASL che non è difficile pensare con poco meno di 15.000 dipendenti, con più o meno 30 presidii ospedalieri, con 23 distretti, con 24 PLUS, insomma una cosa grande, forse troppo grande. Il rischio è il caos organizzativo, è forte questo rischio, il rischio di squilibri di responsabilità è reale e la necessità della regolazione dei contrappesi allo strapotere del singolo è pericolosa se non attuato. Il nostro apporto alla legge è finalizzato a cercare di migliorare la proposta della Giunta convinti come siamo che il pericolo che si possano annidare in norme non scritte e in eccessi di delega, rivendichiamo la necessità di affermare la prerogativa del Consiglio e delle competenti Commissioni così come la giusta responsabilità che sono l'Esecutivo, la Giunta regionale può e deve assumersi.

Presenteremo in Commissione, in Aula alcuni emendamenti soprattutto finalizzati a cercare di mettere, di correggere alcune norme di questa legge e soprattutto per quanto riguarda la nostra contrarietà alla nascita dell'esempio di una nuova azienda che è la AREUS convinti come siamo che l'azienda AREUS possa essere incardinato all'interno di un dipartimento intra aziendale. Cercheremo di rispondere a quegli squilibri a cui mi riferivo prima tra i diversi attori nella catena di comando e proporremo anche all'istituzione di nuovi dipartimenti all'interno dell'azienda cercando di migliorare l'efficacia e l'operatività di questa azienda come il dipartimento del farmaco e il dipartimento delle professioni sanitarie. Cercheremo in poche parole di dare il nostro contributo a migliorare questa legge convinti come siamo che possa e debba essere migliorata. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Luca Pizzuto. Ne ha facoltà.

PIZZUTO LUCA (SEL). Grazie Presidente, siamo alle soglie di un cambiamento epocale per la sanità sarda che cerca di coniugare la gestione della spesa oggettivamente fuori controllo da molto tempo e la qualità dei servizi sanitari nei territori. Noi abbiamo preso parte attivamente alla discussione di questa legge che riteniamo debba essere fatta nel senso che così con questo tipo di modello sanitario evidentemente non è possibile continuare perché gli eccessi nelle spese sanitarie, nelle gestioni di alcuni aspetti locali sono difficili da contrastare, da gestire, però al contempo noi riteniamo che nella legge si debbano dare gli strumenti al grande per poter gestire le cose più piccole ma alla stessa maniera dobbiamo dare gli stessi strumenti alle cose più piccole per non essere schiacciati dalle cose più grandi. A cosa mi riferisco, mi riferisco al fatto che noi dobbiamo creare un equilibrio di potere fra chi gestirà un domani l'azienda regionale e le piccole realtà locali, le piccole realtà comunali e devono esserci dei chiari elementi di equilibrio da questo punto di vista a nostro avviso, ci devono essere elementi forti di garanzie su un minimo di autonomia gestionale che devono essere garantite dalle realtà cosiddette (ASL) e soprattutto va messo un freno al potere gestionale di un uomo solo al comando che rischia di poter gestire per conto suo quasi metà del bilancio regionale della Sardegna.

Per cui noi vediamo in questa legge sicuramente un'opportunità di cambiamento notevole ma alla stessa maniera dobbiamo fare in modo che all'interno della legge ci siano tutele ed equilibri tali che non consentiranno un domani anche a chi verrà dopo di noi, perché le leggi non si fanno semplicemente per la gestione del presente ma si fanno anche per la gestione del futuro, di poter avere strumenti di controllo, di equilibri e di valutazione sulle cose che vengono fatte. Sinistra ecologia e libertà in questo presenterà una serie di emendamenti che hanno questa finalità e che hanno questo indirizzo, che abbiano l'indirizzo di rendere chiara la geografia dei territori che verranno amministrati dall'Azienda regionale unica, che abbia chiara la tutela delle Isole e delle realtà montane, che abbia chiaro il sistema di riequilibrio di potere per un direttore generale che è a capo di molto e che possa quindi sostanzialmente andare a creare una legge che sia in grado di fare un'azione forte di riduzione degli sprechi e di accentramento dei costi per cercare di ridurli, ma che alla stessa maniera possa tutelare e garantire le realtà periferiche e le realtà minori. Lo sforzo di SEL sarà questo in queste giornate di discussione e di dibattito, gli emendamenti di SEL e su cui SEL non retrocederà di un passo sono quelli che andremo a depositare fra qualche ora, nella convinzione che questo momento di discussione e di riforma possa essere un momento di cambiamento epocale positivo, e positivo vuol dire non solo che creiamo una mega struttura in grado di gestire e controllare tutto, ma creiamo una megastruttura che è in grado di gestire insieme alle piccole realtà e di tutelare anche le piccole realtà nella gestione della sanità pubblica. Per questo lavoreremo e ci batteremo in queste giornate di lavoro. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie. Era l'ultimo intervento della mattinata, la seduta è tolta, il Consiglio è convocato questo pomeriggio alle ore 16.

La seduta è tolta alle ore 13 e 51.