Seduta n.156 del 17/03/2016 

CLVI SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

Giovedì 17 marzo 2016

Presidenza del Presidente Gianfranco GANAU

La seduta è aperta alle ore 9 e 58.

FORMA DANIELA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta del 2 febbraio 2016 (151), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Ugo Cappellacci, Giuseppe Meloni e Marco Piscedda hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 17 marzo 2016.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria. Sono state presentate le interrogazioni numero 684, 685, 686, 687 e 688.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Roberto Desini. Ne ha facoltà.

DESINI ROBERTO (Sovranità, Democrazia e Lavoro). Presidente, a nome del Gruppo Sovranità, Democrazia e Lavoro mi appello alla sua sensibilità istituzionale per cercare di invertire la rotta che sta portando alla conduzione dei lavori del Consiglio. Non è possibile, non è concepibile, Presidente, ieri sera abbiamo lavorato soltanto mezz'ora, ci si è aggiornati a stamane alle 9 e 30, sono le 10, i lavori stanno iniziando solo adesso, la invito, sicuro della sua sensibilità in merito, ad invitare i colleghi consiglieri ad un ordine dei lavori un po' più consono all'Assemblea che abbiamo l'onore di rappresentare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Alessandra Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Presidente, proprio per questo ricorderei al collega Desini che non più tardi di ieri il Presidente, correttamente, ci ha invitato tutti ad essere presenti alle 9 e mezzo ed è stata convocata per le ore 9 e 30 l'Aula. Alle 9 e 30 in aula eravamo pochissimi e devo dire che di certo non avete brillato per la vostra presenza. Quindi, ancora adesso stiamo trattando un argomento di una rilevanza che forse per qualcuno non è considerata tale, per noi lo è, e non ci siete! Quindi, di che cosa vogliamo parlare? È anche una forma di rispetto, anche nei confronti di chi come noi è qui dalle 9 e mezzo. Quindi, onorevole Desini, iniziamo i lavori quando voi lo consentite a questo punto per il rispetto e l'autorevolezza che si deve avere in quest'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tedde. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Presidente, bene farebbe l'onorevole Desini a parlare di queste cose con i compagni di maggioranza. Noi abbiamo ieri sconvocato una conferenza stampa che avevamo convocato per stamattina alle 10 meno un quarto, abbiamo rinviato la conferenza stampa perché era indispensabile iniziare a discutere alle 9 e mezza di questo importante strumento finanziario. Quindi apprezziamo lo sforzo fatto dal Presidente, non è al Presidente che deve essere rivolto l'invito, ma l'invito deve essere rivolto ai banchi della maggioranza, consigliere onorevole Desini.

Continuazione della discussione generale congiunta del "Documento di economia e finanza regionale 2016". (Doc. n. 15/A), del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione per l'anno 2016 e per gli anni 2016-2018 (legge di stabilità 2016) e relativi allegati" (297/S/A) e del disegno di legge: "Bilancio di previsione per l'anno 2016 e bilancio pluriennale per gli anni 2016-2018" (298/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale congiunta dei documenti di bilancio: Documento numero 15/A, disegno di legge numero 297/S/A, disegno di legge numero 297/A.

Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi non oltre la conclusione del primo intervento.

E' iscritto a parlare il consigliere Luigi Lotto. Ne ha facoltà.

LOTTO LUIGI (PD). Quando ci accingiamo a ragionare sulla finanziaria ci stiamo apprestando a discutere di una legge che più di qualsiasi altra determina del futuro prossimo della nostra Isola, quindi abbiamo il dovere di farlo tutti con la massima attenzione e consapevolezza della responsabilità che incombe su di noi. In una situazione finanziaria estremamente difficile, con disponibilità molto rigide, con difficoltà a fare scelte importanti, abbiamo però degli obblighi a cui non possiamo mancare. Da una parte abbiamo una regione in crisi, una popolazione che soffre, abbiamo delle condizioni di vita dei cittadini che negli ultimi anni hanno subito un grave attacco da parte di una crisi che interessa non solo la nostra Isola, ma in particolare la nostra Isola e abbiamo la necessità, con risorse che invece di crescere stanno col tempo diminuendo, di mantenere e se possibile migliorare il livello dei servizi ai nostri cittadini. L'esempio della spesa sanitaria in Sardegna ne è un esempio eclatante, abbiamo un deficit che negli anni si è gonfiato sempre di più, ci siamo posti l'obiettivo di invertire la tendenza, ci siamo posti l'obiettivo di azzerarlo nell'arco dei prossimi anni, è un obiettivo nobile assolutamente importantissimo da conseguire e però è anche allo stesso tempo un obiettivo che ci impone di non farlo a costo di diminuire la qualità dei servizi dati ai cittadini. È una scommessa molto difficile, e però credo che come impegno della Giunta e del Consiglio ci possiamo riuscire, così anche come possiamo riuscire a tenere il livello di assistenza alle classi più povere che hanno purtroppo bisogno di un intervento consistente del bilancio regionale e però l'unico modo per diminuire nel tempo l'impegno su quel fronte sarà quello di riuscire nell'altra scommessa che è quella di promuovere lo sviluppo economico dell'isola, quella di creare le condizioni, come si dice a livello nazionale, di una situazione di crescita economica perché se c'è crescita economica c'è crescita di posti di lavoro, c'è diminuzione di richieste per assistenza. Questo della crescita e della creazione di posti di lavoro è un binomio inscindibile, serve certamente salvare il lavoro esistente, le fabbriche, le poche che stanno ancora funzionando, salvare quelle che sono sull'orlo della chiusura e serve però crearne di nuovi, individuare nuovi comparti produttivi sui quali investire e ai quali affidare il compito di tirare fuori l'isola dalla crisi economica. E creare posti nuovi di lavoro non lo si può certo fare pensando alla pubblica amministrazione, non lo si può certo fare pensando di gonfiare una situazione che già lo è e anche abbastanza. Bisogna farlo con investimenti, noi abbiamo fatto a partire dallo scorso anno con un grosso mutuo di 700 milioni, ne parlava bene il collega Sabatini nella sua introduzione, per intervenire nelle infrastrutture principali che sono comunque la premessa del rilancio economico dell'isola e però dobbiamo riuscire a farlo subito anche con gli investimenti privati. E qua la scelta fatta dalla Giunta, dall'Assessore della programmazione, dall'Assessorato dell'agricoltura di impostare un ragionamento che porti alla spendita dei fondi comunitari in tempi ridotti e possibilmente in anticipo rispetto alla scadenza del 2020 e quindi spenderli prima significa mettere in campo risorse, promuovere l'economia in anticipo, ma significa anche spenderli meglio. Io non posso dimenticare che noi stiamo uscendo da un settennio di utilizzo di fondi europei dove la gran parte, almeno oltre il 50 per cento dei soldi, sono stati spesi nell'ultimo anno, questo ha comportato una situazione di difficoltà estrema nel conseguire l'obiettivo di investire questi quattrini, ma questo ha comportato un altro risultato negativo che è insito nella situazione data e cioè che quando si spende cercando di forzare i tempi e comunque con l'obbligo delle scadenze imminenti, le scelte che si fanno non sono mai quelle che si sarebbero volute fare. Questo significa che le ingenti somme messe a correre non conseguono l'obiettivo che ci si propone, questo significa non utilizzare al meglio le pur poche risorse di cui possiamo disporre. Noi abbiamo impostato un ragionamento fin dallo scorso anno e confermato quest'anno, di invertire questa tendenza e siccome le disponibilità finanziarie nel tempo non tendono ad aumentare ma a diminuire, la scelta fatta, la scommessa fatta di utilizzare meglio quello che si ha è assolutamente la scelta principale e da confermare. Ora noi abbiamo fatto, tenendo conto della crisi economica dell'isola, una scelta ben precisa, evitare, pur avendo fatto a dicembre una scelta contraria, di andare incontro ad un aumento del carico fiscale per le nostre popolazioni e per le nostre imprese, è una scelta importante, è una scelta che abbiamo fatto consapevoli che sarebbe stato utile per l'economia dell'isola andare in quella direzione. Se però vogliamo evitare che tra un anno ci si ritrovi di nuovo di fronte a questo problema, altri passi dovranno essere fatti affinché il livello delle entrate tributarie alla regione aumenti, cresca senza un aumento della tassazione generale. Ora abbiamo alcuni programmi importanti da conseguire quest'anno, e secondo me sarà utile far sì che a questo obiettivo ci si arrivi preparati, ci si arrivi convinti che non li possiamo mancare. Il varo di questa finanziaria è solo l'inizio di una stagione che ci deve portare a conseguire obbligatoriamente alcuni risultati perché la disoccupazione è ancora troppa, noi dobbiamo far sì che alla fine di quest'anno si possa invertire quel segno che fino adesso è stato di crescita dei disoccupati e dobbiamo invece far sì che così...

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Stefano Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (FI). Mi scuso per essere stato fuori posto. È un momento politico questo nel quale ci corre l'obbligo di ragionare e fermarci a discutere, non aiuta i problemi che la maggioranza sta trasferendo sul sistema regione, sul sistema amministrativo, sugli enti locali, è comprensibile che partiti anche importanti vivano momenti di travaglio, è normale ed è democrazia che ci siano anche accesi momenti di dibattito, è più grave che questi si ripercuotano nella capacità del cuore di questa regione, cioè l'amministrazione regionale, di svolgere il proprio compito. La gran parte della ricchezza prodotta in Sardegna passa dalla spesa della regione, la visibile difficoltà nella quale versa la maggioranza, il comprensibile travaglio che vivono i suoi dirigenti sta però creando dei danni che finiscono per incidere in maniera drammatica in un tessuto economico che via via si sta riducendo. Non siamo qui per lucrare sulle difficoltà degli altri, siamo qui per dare un nostro contributo intellettualmente onesto, a dispetto del silenzio degli azionisti occulti di questa maggioranza. Sono mesi, anche provocatoriamente, che invochiamo nel dibattito la Cgil, è scomparsa. Nella scorsa legislatura abbiamo visto scioperi e manifestazioni per qualunque cosa, li ho visti personalmente stracciarsi le vesti perché i piani di inserimento professionale non garantivano una percentuale del 30 per cento di lavoro stabile dopo il progetto, si fermava al 23 per cento nei numeri che davamo noi, non arrivava al 30, si stracciavano le vesti. C'è un silenzio assordante accompagnato dal fatto che le aziende, le associazioni datoriali stanno versando nella più grave crisi dal dopoguerra. Siamo in una circostanza in cui è la stessa impostazione di questa norma che è sbagliata, perché è rovesciata nel suo punto di vista. Sobriamente gli stessi indicatori riferiti suggeriscono un approccio al momento che è errato. Nella situazione che noi viviamo vantare 30 mila o 31 mila occupati in più in Sardegna, cifra che non è rinvenibile da nessuna parte, neanche nell'indagine più accurata, indica la volontà di non aprire gli occhi rispetto al presente. Non si offenderà l'assessore Paci, visto e considerato che affezionatissimo com' è al dato Istat, siamo andati persino a rivolgerci a quello, e gli proponiamo a saldo e stralcio, così non ne parliamo più e gli indicatori li mettiamo da una parte e parliamo solamente di politica, di prendere in considerazione il saldo 2014 e il saldo 2015 degli occupati riferito dall'Istat, e concediamo alla maggioranza un più 15 mila, guardate un po'. Allora concesso questo, e messo da parte il fatto che questa amministrazione comprensibilmente ottimista per quello che è il suo ruolo cerca di dipingere un quadro economico in ripresa, dobbiamo aprire gli occhi su una realtà che ci racconta un sistema delle imprese, un sistema del lavoro che non sta sopravvivendo alla grave crisi che tutto il resto dell'Europa sembrerebbe lasciarsi alle spalle, e dico Europa perché il resto dell'Italia francamente non appare crescere di più e crescere meglio della Sardegna. Lo dico perché è un problema che non è della maggioranza, è un problema che è anche nostro ed è un problema di tutti i sardi. Ecco, ragionando in termini seri non possiamo non lamentare il rovesciamento delle responsabilità. Cioè, la Regione, le regioni, la nostra Regione, affamata, si deve preoccupare per cassa di risanare la spesa pubblica e la spesa pubblica viene a sua volta devastata dal "non votato" attraverso delle misure che non hanno il respiro di un anno. Non è trascorso un anno tra il combinato disposto della finanziaria 2014 e il jobs act, quello che ha semplicemente drogato i dati del mercato del lavoro, ma avrebbe dovuto dare un rilancio all'occupazione, che già gli indicatori cominciano a rilevare che la spinta di queste misure va cessando, si va riducendo. Abbiamo drenato una quantità enorme di spesa pubblica dalle Regioni che producono economia per riversarla sul sistema lavoro, immaginato dal "non votato", e poi alla scadenza di un anno questo sta già cominciando ad evidenziare il fallimento. Ci sono sentenze della Corte costituzionale che vanno nella direzione di adeguare le pensioni, di adeguare gli stipendi dei dipendenti pubblici, che dovrebbero essere norma e che vengono ignorate, dall'altra parte si continua a spendere per misure la cui rilevanza è misurabile con il segno meno davanti. Adesso con tranquillità andremo ad esaminare con i tempi che occorrono, con l'approfondimento che serve, pezzo per pezzo di questa legge finanziaria. Ma se noi non abbiamo la capacità di renderci conto che il ragionamento va rovesciato, che noi dobbiamo attuare una seria rivendicazione nei confronti dello Stato, dobbiamo ripensare alla nostra autonomia, dobbiamo ribellarci rispetto al giogo di un sistema partito - Stato che sta soggiogando tutto quanto il sistema delle Regioni e delle autonomie locali, o altrimenti non stiamo facendo nostro mestiere. L'auspicio che questo sia l'ultimo documento di finanza che ci viene proposto da questa Giunta e da questa maggioranza ci rasserena, perché l'orizzonte della devastazione che state producendo dell'amministrazione regionale potrebbe essere assai più corto e assai più limitato di quello che si poteva immaginare solamente qualche mese fa. Fate in modo di passare su questa Regione leggeri, fate in modo per quelli che auspichiamo che siano gli ultimi mesi della vostra amministrazione di evitare di produrre danni irreparabili, fate in modo che chi voi non ci si ricordi.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Alessandra Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Presidente, onorevoli colleghi, la legge finanziaria e il bilancio 2016 sono entrambi ingessati da un'azione politica, la vostra, talmente schizofrenica sia nei modi, che nei contenuti del modo di legiferare, sia nella strategia di governo che state portando avanti oramai da tre finanziarie. Devo rilevare però l'assoluta coerenza che avete nel massacrare i sardi e nel confondere la realtà. Continuate a guardare il dito e non la luna. Mentre fate proclami e annunci, ogni giorno utilizzate la politica del gambero, un passo avanti e tre indietro. I sardi tutti non riescono a superare la drammatica crisi ad avere una speranza di stare meglio domani. Ad oggi non avete approvato una legge che non sia arrivata in Commissione, e addirittura in Aula, con lo stesso testo con cui poi è diventata davvero legge. I disegni della Giunta sono sempre stati stravolti, nel minimo modificati sostanzialmente. Mi chiedo, ma perché non sostituite gli assessori? Non hanno la fiducia del Presidente e neanche della maggioranza e a dire il vero, il dato che più ci preoccupa ora, neanche della maggioranza dei sardi. Questo certamente il dato che dovrebbe farvi riflettere. Pochissime le leggi applicabili per motivi vari, e soprattutto si ritorna spesso e volentieri per correggerle o modificarle. E per dimostrarvi che non sto raccontando delle favole vorrei citare le norme per la semplificazione e il riordino delle disposizioni in materia urbanistica, la riforma sanitaria, la tanto sbandierata centrale unica che andava incontro alla spending review, le modifiche urgenti della legge per l'istituzione dell'ente di governo dell'ambito della Sardegna (che manco a dirlo deve governare l'acqua, bene primario), per ultima ma non da ultima quella sul riordino del sistema delle autonomie locali della Sardegna della quale non più tardi di ieri avete proposto una modifica con il procedimento di urgenza, e ancora siamo agli inizi della correzione degli errori. La politica, colleghi, deve essere azione per cambiare ciò che non va bene, o migliorare la realtà che ci circonda, e non la si deve inseguire secondo le convenienze del momento. Dovreste provare anche a compiere l'esercizio di non nascondere i problemi che ci sono e sono gravi. Continuare a entusiasmarvi per ciò che fra l'altro è anche magari stato già fatto da noi nella passata legislatura, o piccole insignificanti manifestazioni, convegni accordi che state facendo senza alcun risultato. Dovete individuare e focalizzare le soluzioni e le alternative corrette per aiutare la nostra terra ad affrontare le difficoltà che impediscono una vita oramai anche dignitosa alle nostre famiglie, ai più deboli, e a quelle piccole medie imprese che annaspano e che invece sono sempre state il volano della nostra economia. Per ciò che ho appena detto, vorrei citare, ieri la Cisl, per la prima volta, ha convocato la propria assise più rappresentativa sotto il Consiglio regionale, pensate che non sia un fatto rilevante o pensate che siano esagerati? Le continue manifestazioni in viale Trento, il continuo grido d'aiuto di quasi tutte le categorie produttive, la sofferenza dei più deboli e sofferenti in via Roma, sotto l'Assessorato alla sanità, gli innumerevoli disagi dei trasporti aerei arrivati allo zero assoluto, il trasporto merci lasciato ai signori del mare, un settore il turismo in cui vantate dei risultati, frutto solo di disgrazie altrui, ma non certo di una decisa ed efficace politica di investimento nel settore; che a detta di tutti, al pari di agricoltori e artigianato deve essere il cuore pulsante del nostro sistema economico. Ma non importa se tutti soffrono si lamentano, vi chiedono di agire e in fretta, per tutti siamo tutti dei visionari. Vi è sufficiente andare in otto ore a Sassari col nuovo treno, assessore Deiana, al suo posto proverei un minimo imbarazzo e vergogna la sua azione di gestione dei trasporti, e mi creda nulla di personale ma sono i fatti a dirlo, è la peggiore della storia della nostra regione; il mondo vola, Assessore, ma a lei basta andare in gita in Corsica. Siete assenti nei settori chiave: lavoro, famiglia, imprese. Cosa state pensando di fare con questa finanziaria? Ma credete davvero che sia lo strumento che fa svoltare la Sardegna? Come ogni volta ci hanno annunciato l'assessore Paci? Che risultati volete raggiungere? Perché fino ad oggi quasi tutti coloro che hanno esaminato le vostre posizioni sono basiti, e basiti è un eufemismo, siete una preoccupazione e una seria minaccia per tutti quanti. Pur di far quadrare le esigenze e gli appetiti di consiglieri, sindaci amici e amici dei conoscenti, ma rigorosamente a voi graditi, sacrificate le famiglie, i deboli, le imprese e i disoccupati lasciandoli ad elemosinare, questo vi piace molto, le risorse comunitarie che chissà quando e come le spendere davvero. L'agricoltura, a totale carico dei fondi comunitari, così come la azioni per il lavoro, a valore sul fondo sociale, le attività produttive e lo sviluppo. Tutti, a partire dal saggio Presidente onorevole Sabatini, che vorrei ricordare esponente autorevole della vostra maggioranza, insieme a noi e a tanti altri parla di strappare e riscrivere l'accordo sulle entrate. Come bene ha evidenziato il collega, l'onorevole Locci, oramai Roma ci sottrae, per ragioni di Stato, che per carità vogliamo continuare a sostenere, ma per quanto possiamo, siamo arrivati ad un miliardo di euro tra accantonamenti e riserve. E non finisce qua. Nonostante i vostri rapporti idilliaci col governo Renzi, questo influenza pesantemente le misure di politica finanziaria che la nostra Regione può e deve mettere in campo in questi anni difficili, sia per contrastare la crisi che per realizzare le condizioni di sviluppo. Questo non è solo il nostro pensiero, ma sia a livello nazionale che in quest'Aula è stato evidenziato come il governo stia arrecando un gravissimo danno alla nostra terra. Entrate, trasporti, infrastrutture, servitù militari, macigni che ci mettono oramai agli ultimi posti, per la Sardegna le mancate entrate sono fondamentali siamo penalizzati già dai primissimi anni 90, mediante un'applicazione del regime finanziario non corrispondente alla volontà del legislatore costituente, e basterebbe citare un concetto: l'insularità. Da anni le casse regionali sono indebitamente depauperate a causa di restrittive interpretazioni unilaterali delle disposizioni statutarie e dagli svantaggi dei meccanismi di calcolo adottati dall'Amministrazione statale. È infatti di chiara evidenza che proprio il principio irrevocabile dell'equilibrio di bilancio, in sede appunto di bilancio di competenza, comporta che non possono permanere indipendenti e non coordinati nel proprio ambito i profili della spesa e quelli della entrata. Avete scelto di sottoscrivere un accordo che chiede di rinunciare ai ricorsi contro lo Stato, ci chiediamo ancora in ragione di quale beneficio proprio perché, per vostra stessa ammissione, anche le risorse di questa manovra sono insufficienti. Avete fatto annunci e dichiarazioni quasi da crisi finita, avremmo tutti i nostri soldi, si diceva, e siamo la prima regione ad avere un bilancio in pareggio. Ad oggi il sociale, il sistema produttivo, i sofferenti, le politiche sul lavoro, la formazione professionale, l'occupazione, gli alluvionati, i servizi più importanti degli enti locali, come magari anche il trasporto degli alunni disabili, la manutenzione della strade e degli edifici scolastici sono assolutamente lettera morta per voi. Ci auguriamo che in quest'Aula si possano aprire canali del dialogo e del confronto proprio su tutti i temi citati. Sulla fiscalità di sviluppo e sull'alleggerimento delle posizioni della imposizione fiscale, per ora, nessuna apertura da parte vostra, avete introdotto le logiche del rinvio e del continuo indebitamento con mutui con la farsa dei fondi comunitari che vorrei ricordare, in particolare all'assessore Paci, sono ancora fermi e sono passati gli anni 2014, 2015 e siamo ancora in stato avanzato, da questo punto di vista, per l'anno 2016. Tre anni di programmazione comunitaria! La Giunta utilizza la parola zona franca, ma in due anni avete solo aumentato le tasse. Ricordo che grazie alla nostra opposizione vi siete ravveduti e stoppato la iattura delle nuove per il 2016. Ma avendo lasciato in vigore la legge ho paura che ci ripensiate da subito per il 2017. Le dichiarazioni della Giunta regionale riguardo ad una eventuale delibera di zone franche e doganali, per quanto riguarda queste, nei porti sardi, l'Esecutivo regionale ha trovato già un lavoro in stato avanzato e con metodo collaudato, l'ha messo prima in congelatore per poi oggi contrabbandarlo come proprio, se chi finora ha vessato l'idea che qualsiasi zona franca, arrivando a definirla un inganno o un incubo, ha cambiato orientamento, siamo felici, ma c'è una sola cosa da fare: attivare velocemente la Commissione già prevista dal Consiglio regionale, più di un anno fa. Abbiamo provveduto con l'onorevole Pittalis a chiedere formalmente al presidente Ganau, che ovviamente c'ha risposto che sarà fatto con assoluta sollecitudine, però ecco noi abbiamo sempre sostenuto…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Edoardo Tocco. Ne ha facoltà.

TOCCO EDOARDO (FI). Molto più breve dei colleghi che hanno messo in luce, per l'ennesima volta, una situazione drammatica e non posso che essere d'accordo ma non perché io stia da questa parte dell'Aula con loro, non posso essere che d'accordo perché la situazione reale è questa. Ci siamo impegnati, tutti quanti, a leggere questa manovra e ahimè siamo anche talvolta rimasti sorpresi da certe affermazioni riportate dalla relazione sia della Giunta che dalla maggioranza. I segnali di questa crisi che hanno elencato anche, non solo i miei colleghi dell'opposizione, ma anche l'ultimo intervento dell'onorevole Lotto, quindi credo che questo la dica lunga, si parla del mercato del lavoro in ripresa. Io onestamente questo mercato del lavoro in ripresa non lo vedo, questa iniezione di soldi europei e quelli che provengono dalla contrazione di questo mutuo, di cui ha parlato anche ieri l'onorevole Sabatini, quindi io credo che questo sia un ulteriore indebitamento. Descrivere che cosa? L'anno di svolta per lavoro, istruzione, ricerca, infrastrutture, settori dell'impresa, non meno di ieri o l'altro ieri la Cisl era qui sotto affatto e ha allestito un centinaio di sedie e ha fatto una riunione, quindi se lo dice anche un sindacato come la Cisl veramente dov'è la ripresa non lo so. Molto spesso io anche le altre volte mi sono rivolto ai colleghi della maggioranza, molti di loro sono amministratori comunali, appartengano come me a consigli comunali e quindi credo che tutti i giorni ascoltino le persone che vivono nel territorio. Io non credo che ci sia questo grande ottimismo e questa grande ripresa, a me non risulta. Io continuo a ricevere messaggi e telefonate di persone che hanno necessità di sapere qualcosa sui cantieri comunali, quindi sui cantieri regionali ovviamente, hanno bisogno di sapere se c'è qualche problema relativo all'inizio di alcune cooperative sociali, non solo, ma che hanno necessità di avere un contatto col servizio sociale. Se questa è ripresa, allora sto dicendo un sacco di fesserie. Quindi io credo che questo che dipingete voi sia un quadro totalmente diverso da quello che vediamo noi. E non voglio parlare di alcuni settori della nostra regione, qui c'è l'assessore Deiana, l'amico Deiana, ci conosciamo da tanti anni però purtroppo, nulla di personale, credo che anche lui si renda conto della situazione drammatica che c'è nei nostri cieli, della situazione drammatica che c'è all'interno degli aeroporti, quando per arrivare nel Nord Italia molto spesso bisogna prendere due aerei e perdere magari 8-10 ore, quando va bene. Mi sono permesso ultimamente di visitare, come fanno anche alcuni di voi, i piccoli ospedali della Sardegna, quelli che saranno devastati dai tagli, e in questo settore, quello della sanità, credo che si possa ascoltare il personale di questi piccoli ospedali. Se questa è ripresa economica, allora sto ancora dicendo fesserie.

Vogliamo parlare del comparto degli artigiani? Confartigianato: assessore Paci, non possiamo che dare ragione a questa gente. La Confartigianato continua a pubblicare, non più tardi della settimana scorsa, dati preoccupanti sul saldo negativo tra le imprese che aprono e quelle che chiudono, e questo lo vediamo ogni giorno, Cagliari in primis è devastata: 1300 attività imprenditoriali chiuse nell'hinterland negli ultimi due anni, o nell'ultimo anno. Questa è la ripresa economica che e documentata nelle vostre relazioni.

Io credo che la Giunta, voi colleghi di maggioranza, possiate e dobbiate ascoltare anche l'opposizione, ascoltarla nelle interpellanze, nelle interrogazioni e nelle proposte di legge che abbiamo presentato, che molte volte rimangono nei cassetti per un anno, non vengono mai portate in aula. Probabilmente non ve ne importa niente, però io credo che ascoltandoci tutti insieme e cercando di collaborare tutti insieme, valutando anche quello che diciamo noi come opposizione, io credo che probabilmente qualche passo in più si può fare, magari non oggi perché forse siamo in ritardo, ma c'è ancora una parte di legislatura da portare avanti. Io credo che insieme possiamo fare ancora un pezzo di strada, soltanto insieme, però.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marco Tedde. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Soprattutto in questa occasione nella quale discutiamo della legge finanziaria emerge con forza la forbice tra l'azione di propaganda della Giunta e i fatti concreti che la Giunta riesce a realizzare. È sempre più evidente che c'è un'attenzione spasmodica verso una comunicazione aggressiva di cose non fatte, con scarsissima attenzione verso azioni, magari anche piccole ma concrete. Azioni di sostegno alle imprese, azioni di sostegno alle famiglie, azioni di sostegno al mondo del lavoro, azioni di sostegno agli enti locali non ce n'è, non ce n'è. Comunicazione e propaganda, stop, non c'è altro.

Un altro dato pericoloso che emerge poi dall'azione complessiva di questa amministrazione regionale è la scarsa o inesistente attenzione verso lo spopolamento delle zone interne, la crisi, o le crisi al plurale, delle zone interne; una crisi che avrebbe dovuto essere affrontata dalla riforma del sistema degli enti locali ma così non è stato, e dobbiamo tristemente prendere atto. Una riforma che era stata propagandata come una riforma che avrebbe visto i Comuni e le Unioni di Comuni protagoniste, e così assolutamente non è stato. La riforma si è incentrata, ahimè, su questa colonna portante della Città metropolitana di Cagliari e ha completamente trascurato tutti gli altri temi rilevanti del sistema degli enti locali della nostra Isola. È vero che era una riforma non procrastinabile, ce la imponeva al referendum del 2012, bisognava in qualche modo adeguare la nostra normativa alla legge Del Rio, ma questo fulcro della riforma che avrebbe dovuto essere costituito dagli enti locali, è stato completamente dimenticato. Il fulcro della riforma - ribadisco il concetto - è la Città metropolitana di Cagliari, ma il fulcro della riforma è stato anche il mancato riconoscimento della città metropolitana di Sassari, nonostante avesse tutti i requisiti, anzi avesse più requisiti di quanti non ne abbia Cagliari: nel Nord Sardegna ci sono due distretti industriali, che non ci sono Cagliari, ci sono più aeroporti, ci sono più porti, ci sono più turisti, ci sono più passeggeri, c'era tutto ciò che avrebbe dovuto contribuire a realizzare questa benedetta città metropolitana, ma così non è stato, abbiamo avuto la Rete metropolitana, rete a maglie molto strette che è servita soltanto per catturare i consiglieri riottosi del centrosinistra che minacciavano di non votare la Città metropolitana di Cagliari. Ovviamente la Rete non potrà fungere da calamità delle risorse, non potrà assolutamente fungere da accentratore di possibilità di sviluppo; la Rete metropolitana è nulla, è una rete assolutamente stramata.

La capacità di spesa della Regione purtroppo, lo hanno già evidenziato i colleghi, è scarsissima: 681 milioni di accantonamenti ingessano la spesa, ma questi accantonamenti sono imposti dal Governo amico, sono imposti dal Governo Renzi, non sono imposti dal Governo Berlusconi; Renzi che continua, questo è palese, a non capire qual è il peso dell'insularità, quali sono gli handicap di questa regione, quali sono gli handicap che gravano sui cittadini sardi. Renzi continua a non capirlo. E questa situazione purtroppo è destinata a peggiorare perché voi sapete che la legge stabilità del 1016 prevede pesantissimi accantonamenti per le Regioni a statuto speciale e delle Province autonome: nel 2017 circa 4000 milioni di euro, nel 2018 e nel 2019 5480 milioni di euro, complessivamente. E allora occorre pretendere dallo Stato maggiori spazi finanziari, bisogna picchiare i pugni sul tavolo, non bisogna presentarsi col cappello in mano come fa qualcuno, occorre chiedere con forza la riduzione degli accantonamenti, occorrono risorse importanti per finanziare tutti i costi aggiuntivi, che non sto ad elencare in questo momento.

E poi abbiamo la spesa sanitaria, una spesa sanitaria che non si arresta, secondo alcuni è aumentata di 57 milioni, secondo un autorevolissimo esponente del centrosinistra sardo, l'onorevole Deriu, la spesa sanitaria in dodici mesi di governo del centrosinistra è aumentata di 250 milioni di euro. Ebbene, nonostante l'aumento della spesa sanitaria, nonostante questo tappo per lo sviluppo, nonostante questo strumento che vi ha spinti anche ad aumentare il carico fiscale, cosa succede? Succede che i commissari straordinari, fingendo che nulla stia accadendo, aumentano la spesa, inventano primariati, inventano consulenti siciliani che arrivano a Sassari, inventano strumenti di spesa ulteriore, nel frattempo l'Assessore della sanità sta a guardare, nel frattempo il presidente Pigliaru sta a guardare. Ne stanno accadendo di cotte e di crude nelle ASL di tutta la Sardegna e il Governo regionale finge di non accorgersi; è evidente che c'è qualche disegno alla base di tutto ciò, è evidente che si sta cercando di attuare la riorganizzazione del sistema ospedaliero prima ancora che venga approvata da questo Consiglio, perché altrimenti non si spiega per quale motivo il Governo regionale stia silente: non c'è spiegazione, soltanto questo può essere il motivo. Questo Consiglio è abbondantemente valicato dai commissari straordinari, questo non è dignitoso per nessuno di noi.

Per colmare il buco della sanità avete cercato di aumentare le tasse in corsa salvo fare un dietro-front repentino due ore o un'ora dopo che il centrodestra, che Forza Italia ha presentato un'istanza al Governo affinché impugnasse davanti alla Corte costituzionale la legge che ha aumentato il carico tributario per colmare il deficit della sanità. Perché è una legge che è comunque evidentemente è contraria allo Statuto, agli articoli 3 e 43 dello Statuto e se il Governo non l'ha impugnata, non l'ha impugnata per motivi politici, per motivi partigiani. Nel giro di due ore, di un'ora avete fatto una marcia indietro forzata, però il gesto che avete fatto ovviamente rimane negli annali di questo Consiglio regionale.

Anche questo strumento, questo bilancio e questa legge di stabilità vengono confermati grandi annunci sulla programmazione unitaria che dovrebbe garantire questa benedetta programmazione omogenea, un collegamento stretto intersettoriale, propaganda, propaganda. Non evitate assolutamente le sovrapposizioni, doppioni perché fate propaganda, questa programmazione unitaria ad oggi ha fallito, lo ha rilevato con grande attenzione il collega Locci. Avete prodotto delibere di indirizzi inutili, non siete riusciti a fare una valutazione ex ante delle ricadute degli investimenti fatti e delle azioni politiche messe in campo, avete sbandierato di fatto questa valutazione ex ante assieme ai quaderni di Harvard come diceva il collega Locci, ma a me questi quaderni di Harvard sembrano di più i quaderni di Hazzard, che era quella contea che era rappresentata efficacemente in una serie televisiva americana in cui c'erano i cugini Duke che con salti mortali e peripezie varie al bordo della loro Dodge scappavano dallo sceriffo Rosco. Ecco, quindi, non quaderni di Harvard ma quaderni di Hazzard, vicepresidente Paci. La verità è che voi non capite le esigenze dei sardi, non avete il polso della situazione, siete rinchiusi in una sorta di fortino accademico, aristocratico, ma la Sardegna non ha necessità di aristocrazia al governo, ha necessità di gente che capisca i problemi dei sardi, che capisca i problemi delle imprese, che capisca i problemi delle famiglie e voi non li capite questi problemi, assessore Paci. Occorrono interventi forti, coraggiosi, occorre semplificare la burocrazia, stare a fianco delle imprese, sostenerli nell'accesso al credito…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Marcello Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' MARCELLO (PSd'Az). Grazie Presidente, Assessori e onorevoli colleghi, Assessore ultimamente in questi ultimi due mesi si è parlato molto di finanziaria, ci sono state tantissime sue dichiarazioni sia sulle tv locali che sulla carta stampata e mi consenta di soffermarmi qualche secondo su una sua dichiarazione dove diceva, appunto, che oltretutto mi hanno fatto notare alcuni miei elettori, dove diceva che lei avrebbe raggiunto un'intesa con l'opposizione. Io sono costretto a chiarire la mia posizione, perché contro un umile voto all'interno dell'opposizione, ma faccio parte dell'opposizione, sinceramente con me non c'è stata nessuna intesa, non che sia contrario alle intese anzi quando le intese sono ricche di contenuti ben vengano le intese, però trovare un'intesa dove l'unica cosa certa di questa finanziaria sono le uscite mentre le entrate restano in forse mi viene un po' difficile.

Questa è una finanziaria che fa tagli indiscriminati soprattutto ai comuni, con questo documento a mio modo di vedere state veramente condannando la Sardegna all'arretratezza perché manca la parte dello sviluppo. Non c'è nessuna novità, vi siete dimenticati delle imprese, dell'agricoltura, dei disoccupati, vi siete dimenticati degli artigiani, non esiste nessuna iniziativa in grado di produrre ricchezza e non c'è niente, non c'è nessuna iniziativa che possa spingere i nostri giovani a sperare in un futuro migliore.

Non solo i comuni dell'Isola avranno sicuramente difficoltà a chiudere i bilanci e saranno costretti a lasciare i poveri sempre più poveri, i precari sempre più precari. Voi in questi anni di governo avete fatto venire qui diversi esponenti politici del Governo nazionale ad iniziare insomma dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi che è stato qui per risolvere i problemi dell'ALCOA, ha fatto tante promesse ma purtroppo l'ALCOA rimane ancora così e gli operai sono sempre più disperati. Avete fatto venire qui la Presidente della Camera, la terza carica dello Stato Laura Boldrini, io quella sera lì sono rimasto ad ascoltarla per rispetto del Presidente del Consiglio regionale che aveva esteso l'invito anche a noi, ma sono rimasto qui quella sera da ascoltarla convinto che avesse portato le soluzioni per i problemi della Sardegna, invece ha parlato per 55 minuti dei problemi della Grecia.

Poi c'è un'altra cosa che voglio dire, troppe volte sento dire da voi: la coperta è troppo corta, ci sono poche risorse, ed è una frase molto antipatica. I veri motivi a mio modo di vedere sono due: il primo è che non siete in grado di trovare risorse nonostante ci siano settori dove poter attingere, come ad esempio l'edilizia, ma di questo ne vorrei parlare in altro momento. L'altro motivo serio, quello più preoccupante è che la Sardegna è stata completamente abbandonata dallo Stato, ogni giorno viene presa a calci sui denti dallo Stato, e la dimostrazione è stata proprio quella sia del Presidente della Camera e la visita di Matteo Renzi dove non hanno dato alcuna risposta concreta ai problemi dell'Isola e mai come in questo momento la Sardegna ha avuto un Governo nazionale così distante dagli interessi dei sardi.

Un Governo che sta smantellando i suoi presidi nella nostra Regione, che sta chiudendo le scuole, le stazioni di polizia e dei carabinieri, sta chiudendo le Camere di commercio e addirittura minaccia di cancellare l'autonomia della nostra Regione, altro che chiacchiere. Qui in Sardegna vogliono veramente risposte concrete sul fronte della vertenza con lo Stato, soprattutto sulla grande situazione di difficoltà in cui versano le famiglie sarde, le aziende che sono in ginocchio e con tanti giovani disoccupati costretti a lasciare la propria terra. Tutto ciò, vedete, non sono solo io a dirlo perché l'ha detto anche Confindustria ha criticato fortemente questa Giunta dicendo che fino ad ora sono stati anni di nulla della vostra azione politica. Addirittura anche il Presidente nazionale di Confindustria Giorgio Squinzi durante la sua visita in Sardegna aveva detto che questa Giunta regionale deve ascoltare l'accorato grido che viene dagli imprenditori e ha chiesto, io sono d'accordo con lui, di mettere le imprese al centro dell'azione politica regionale, perché soltanto attraverso l'iniziativa privata e il sostegno alle realtà produttive si creano le opportunità e si rilancia l'occupazione.

Tante volte ugualmente ho sentito dire la Sardegna si sta riprendendo, la Sardegna ha agganciato, non so che cosa, però vedete non è corretto dire che la Sardegna si sta riprendendo, perché la Sardegna non ha agganciato nessuna ripresa anzi è tutto fermo, diciamocelo chiaramente, le infrastrutture sono inesistenti, lo stato dei trasporti è comatoso con una continuità territoriale che non esiste, l'edilizia è ancora bloccata e potrei continuare ancora perché l'elenco è lungo. E dei tantissimi annunci fatti veramente da questa Giunta in tutti questi anni di governo è stato fatto veramente poco, anzi diciamo niente di concreto. Quindi, Assessore, io credo che sia veramente arrivato il momento di dare una svolta alla legislatura e pretendere dal Governo nazionale quanto spetta alla Sardegna. A mio modo di vedere si dovrebbe fare leva sulle condizioni di insularità per ottenere da quello che dovrebbe essere un Governo amico dell'attuale Giunta regionale quanto alla Sardegna è dovuto cioè un piano sulle infrastrutture sui trasporti che consenta di realizzare quelle minime condizioni di sviluppo per settori cardine come l'agroalimentare, come il turismo e quella qualità della vita che sono grandi potenzialità della nostra Regione e che sono frenate dalle tante carenze strutturali e non dimentichiamoci anche che ci vuole il rilancio del progetto del metano al fine di abbattere i costi energetici per imprese e famiglie, e inoltre anche un piano di sostegno all'edilizia, che rappresenta quel settore cardine in grado di rilanciare economia e occupazione al territorio. A riguardo dell'occupazione, Assessore, non voglio tralasciare le lamentele continue che arrivano da parte degli artigiani; un settore che sta soffrendo, un settore che non va trascurato, e la Giunta regionale ha il dovere di dare risposte concrete ad un settore che ha sempre rappresentato un traino fondamentale per la nostra economia regionale e che offre occupazione a quasi 80.000 sardi. Negli ultimi anni, vedete, le imprese artigiane, in particolar modo per quelle edili, è stato un massacro, dove il comparto ha perso imprese e posti di lavoro. Quindi ritengo veramente fondamentale che nel corso di questa discussione si possano inserire incentivi diretti alle aziende artigiane, finalizzati a rilanciare l'economia. Ma è anche arrivato il momento, io credo, di lavorare ad una grande legge di settore, come lo fu ai tempi la legge numero 51. La Giunta regionale non può lasciare sole le imprese sarde che costituiscono la primaria fonte di reddito e occupazione per la nostra Regione, quindi mi auguro veramente che al termine di questa discussione su questo documento si arrivi a delle cose concrete che vadano a favore dei sardi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ignazio Locci. Ne ha facoltà.

LOCCI IGNAZIO (FI). Uno dei temi che a mio modesto avviso deve essere trattato dalla politica regionale, resta quello della revisione della spesa. Le norme che recentemente abbiamo applicato anche in Sardegna sulla contabilità armonizzata, il decreto legislativo numero 118 del 2011, oltre alla questione del pareggio di bilancio pongono anche nuovi obiettivi, o meglio, lasciano in mano alla politica la possibilità di operare, qualora ce ne fosse la volontà politica, la revisione della spesa pubblica. Noi credo che anche in questo bilancio assistiamo in parte a un'allocazione di risorse che ha più il carattere stanco e storico, e che continuiamo a premiare anche dove forse non solo non c'è necessità, ma forse addirittura dove non si meritano le risorse pubbliche dei sardi. Quindi non può la politica subire la pressione di qualche lobby, di qualche gruppo di pressione, ovvero ancora l'azione d'ufficio delle parti sociali e del sindacato, che su questa partita ha una responsabilità di carattere storico che gli va attribuita tutta, almeno in compartecipazione con la classe politica che ha governato la Regione in questi cinquant'anni. E quindi l'azione di innovazione che si vuole portare certamente con la pianificazione unitaria e quindi con la messa a sistema delle varie fonti di finanziamento, con uno spirito propositivo rispetto alla chiusura del rapporto sulle entrate con lo Stato, sono tutte questioni ovviamente che vanno risolte e vanno risolte in fretta. Però c'è un tema, che è quello della spesa, cioè della disponibilità delle risorse che abbiamo, che deve essere rimessa in discussione. Se noi, Assessore, andiamo a scorrere l'elenco della spesa dentro il bilancio, dentro il documento di bilancio, ci accorgeremo di come l'incisione della spesa corrente, delle spese fisse, certamente quella della spesa sanitaria, ma del supporto per esempio alle numerose partecipate di cui non si riesce a definire la liquidazione, di quelle partecipate su cui invece continuiamo a investire e di fatto manteniamo esclusivamente la spesa per tenerle in vita, la spesa per l'esempio che noi destiniamo all'ENAS per i maggiori costi energetici, e di contro invece destiniamo solo 1 milioni di euro alla ristrutturazione delle infrastrutture idriche dell'ENAS, quindi vi è un'evidente sproporzione tra le risorse pubbliche che vengono spese per mantenere in vita la macchina, e quelle invece che finiscono nell'economia reale. Allora, su questo ci deve essere un impegno, ci deve essere una forte spinta della politica innovatrice. Oltre alla questione quindi delle spese fisse, che sicuramente possono recuperare risorse per lo sviluppo, per le politiche, che noi sempre richiamiamo e che poi siamo un po' costretti, o meglio, la maggioranza è costretta poi a tenere sulla corda il Governo e l'Assessore al bilancio per far rientrare le esigenze e le richieste che arrivano dai territori, o esigenze legittime che vengono dal mondo dell'università e della scuola. Ecco, però ci sono modelli su cui dobbiamo intenderci e confrontarci, per capire che non sempre andare incontro alle richieste che vengono sempre più forti, sempre più urlate in qualche segmento della società, o qualche segmento dell'Amministrazione dello Stato sono sempre cosa buona e giusta rispetto all'impatto che poi possono avere sull'efficacia delle politiche. E quindi io invito ancora a fare attenzione, per esempio, a quanto intendete fare sulle borse di studio, o sulle leggi per la ricerca, quindi per il sostegno ulteriore che intendete dare con gli eventuali emendamenti al mondo dell'università. Io penso che si debba guardare invece di più a quel settore della società sarda, a quei lavoratori per esempio espulsi dal mondo del lavoro, che sono già avanti con l'età e che non trovano una soluzione, se non quella di bussare sempre più forte alle porte dei sindaci, senza però avere nessuna risposta. Quindi il tema dell'efficacia della spendita di risorse deve essere assolutamente preso in esame. Noi non possiamo accontentarci stancamente di mantenere viva l'istituzione regionale e l'amministrazione regionale, con tutte le sue diramazioni, dobbiamo pretendere da questa amministrazione il massimo possibile per la società sarda; ogni euro, ogni centesimo che questa Regione, che questa Istituzione immette nella società sarda, deve produrre spesa virtuosa, non può continuare a foraggiare rendite di posizione che vengono da 30-40 anni, e che hanno dimostrato di essere fallimentari, che hanno dimostrato di essere soprattutto un fardello ormai insopportabile per i cittadini. Quindi già da questa finanziaria deve essere cambiato l'approccio, deve essere cambiato l'atteggiamento della politica. Noi continueremo nel dibattito, a proporre anche i nostri disegni alternativi alla nostra percezione di società, vogliamo portarla in quest'Aula e cercare di andare incontro in una maniera più umana, forse anche più semplice, ma non semplicistica, Assessore, e quindi durante questo dibattito, durante questo confronto abbiamo la speranza di convincere la maggioranza che si possa anche cambiare direzione e soprattutto atteggiamento rispetto a ciò che veramente chiedono i cittadini sardi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Michele Cossa. Ne ha facoltà.

COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). C'è una cosa che mi ha incuriosito di questa legge finanziaria, che ripropone una tara atavica di questa Regione, una tara alla quale certo questa Giunta non sta ponendo rimedio, anzi, ed è quella che ha appena sottolineato il collega Locci, al quale volevo anche fare i complimenti per l'approfondimento sia nella relazione di minoranza, sia in questo intervento. La tara è la mancata valutazione delle politiche, cioè la Regione fa delle cose e nessuno si preoccupa di verificare a cosa servono le cose che fa la Regione. Per esempio in materia di politica del lavoro si continuano a percorrere vecchie, inutili strade senza che portino a ricadute effettive, se non in maniera assolutamente casuale, in termini di incremento dell'occupazione. È vero, il problema fondamentale è quello della revisione della spesa, io direi di più, della moralizzazione della spesa, capire qual è l'efficacia dell'orientamento della spesa, delle scelte che si fanno, per esempio, anche in materia di investimenti in termini di ricadute immediate e in termini di sviluppo e quindi di ricadute future. È vero che c'è un fondamento ideologico in questo approccio, fondamento ideologico che parte dal presupposto che i problemi economici si risolvono aumentando la spesa pubblica. Aumentiamo la spesa pubblica, introduciamo un elemento forte per la crescita del PIL, contestualmente aumentiamo le tasse - che ha effetti, come ben sappiamo, devastanti sull'economia - e così con questi cicli si va avanti e si continuano a fare scelte sbagliate o funzionali a chissà quali logiche, per esempio in materia di edilizia e in materia di enti locali. La tanto celebrata città metropolitana, vituperata da quelli che ne sono fuori e amata così tanto dal sindaco di Cagliari, è davvero un elemento di sviluppo e di razionalizzazione degli interventi o è il tentativo di mettere le mani sul territorio? Io me lo sto incominciando a chiedere questo, visti i movimenti che si stanno consolidando riguardo alla città metropolitana.

L'Assessore nella sua relazione, a proposito di enti locali, parla di graduale riduzione di alcune spese, e cita le compagnie barracellari, le pro loco, le scuole civiche di musica, le bande musicali. Io vorrei richiamare l'attenzione dei colleghi che si girano la Sardegna con le compagnie barracellari e con le pro loco perché scelte di questo genere derivano da una scarsa conoscenza del territorio e da una scarsa conoscenza di come con pochi euro - perché io credo che complessivamente queste quattro voci non superino i 10 milioni di euro - si riesce a movimentare migliaia di persone: compagnie barracellari, che presidiano il territorio e soltanto chi ha esperienza di amministrazione comunale può rendersi conto di come con poche decine di miglia di euro un comune riesce a presidiare un territorio che altrimenti sarebbe abbandonato a se stesso; le pro loco, che riescono efficacemente a svolgere una politica turistica facendo quello che i comuni non sono in grado di fare; le scuole civiche di musica e le bande musicali che riescono a mantenere un minimo, non un massimo, un minimo di cultura musicale nei territori che altrimenti non saprebbero nemmeno di cosa si tratta. A questa graduale riduzione delle spese non corrisponde un adeguamento del fondo unico perché oggi ci accontentiamo del fatto che il fondo unico degli enti locali rimanga così com'è. Allora, colleghi della maggioranza che vi girate la Sardegna a caccia di pro loco e di compagnie barracellari, io vorrei sentire qualcosa anche da voi su questo, perché se no non si può andare in giro a dire determinate cose se poi non si è conseguenti. E, badate, non stiamo parlando di cifre, ripeto, che sconvolgono la manovra finanziaria, stiamo parlando di pochi milioni di euro che incidono di uno zero rispetto alle cifre di cui stiamo parlando. Però c'è la spesa sanitaria. E beh, certo, la manovra finanziaria è tutta preordinata a tappare il deficit della spesa sanitaria rispetto alla quale si fanno le scelte più incoerenti che si possa immaginare. Si dice: ridurremo i primariati. Ma allora mi volete spiegare perché - ha fatto bene il collega Tedde a sottolinearlo - nelle ASL i commissari continuano a nominare i primari? Uguale per la nomina di responsabili di strutture complesse. Perché? Magari servono. Certo che servono, ma in tempi di riduzione della spesa ha un senso fare questo? Io vorrei delle risposte, cari colleghi della maggioranza, perché se da una parte ci si avvia verso l'aumento delle tasse e dall'altra la festa continua, perché nelle ASL la festa sta continuando più di prima e in certi Assessorati la festa continua, allora ai sardi qualcosa si dovrà pure dire. Oppure le scelte che si fanno nella rete ospedaliera, di cui nessuno ha capito la logica. Nessuno ha capito la logica della proposta di rete ospedaliera che sta mandando avanti la Giunta e non si riesce a venirne a capo. Badate, io ero più imbarazzato dell'assessore Demuro l'altro giorno quando, nella riunione congiunta della prima e della seconda Commissione, è stato costretto ad ammettere di non riuscire ad avere i dati del personale dei soggetti che sono collegati all'amministrazione regionale, società partecipate, agenzie e ASL in primis. La Regione non riesce a conoscere se stessa! Ogni soggetto fa quello che ritiene, come se fosse una Repubblica indipendente. Questo è quello che sta succedendo. E rispetto a questo, assessore Paci, da questa Giunta sarebbe stato lecito attendersi qualcosa di più, che non si intravede a due anni di distanza. È sempre come se ci fosse una lotta epica tra la Giunta che vuole moralizzare e la maggioranza che, invece, vuole seguire le solite vecchie logiche. Ecco quello che manca, Assessore: manca la semplificazione, manca la moralizzazione, manca l'alleggerimento della spesa pubblica, mancano quelle scelte importanti che oggi bisognerebbe fare nei rapporti con lo Stato e nei rapporti con i cittadini.

Abbiamo scoperto oggi che l'Italia è al cinquantesimo posto nel mondo per quanto attiene all'indice di felicità. Sarei curioso di sapere a che posto si trova la Sardegna in Italia e nel mondo perché non si fanno quelle cose che dovrebbero dare una prospettiva alla nostra isola, ai tanti giovani che vanno altrove a cercare opportunità, ai tanti laureati che non avendo la possibilità di trovare uno straccio di lavoro qui se ne vanno a fare i camerieri a Londra o a Parigi o a Berlino. Scelte che diano prospettive anche a quelli che sono costretti a restare, che spesso restano perché ci credono, perché non vogliono arrendersi ad una Sardegna che scivola inesorabilmente in questo piano inclinato. Scelte che qui non ci sono e scelte che qui non si intravedono.

Qual è la conseguenza, assessore Paci? È che si profila incombente l'aumento delle tasse, sempre presente, perché la legge è vigente e se non vogliamo che il pericolo scampato per quest'anno si ripresenti l'anno prossimo è necessaria una decisa inversione di rotte perché la legge che avete approvato, non impugnata dal Governo amico, e lì a dirci che i sardi rischiano un ulteriore flagello fiscale che sarebbe il colpo mortale per l'economia della Sardegna e per qualsiasi prospettiva di ripresa economica e occupazionale.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Giampietro Comandini. Ne ha facoltà.

COMANDINI GIAMPIETRO (PD). Presidente, onorevoli colleghi, devo dire che io apprezzo sempre molto volentieri gli auguri e gli auspici del mio amico Tunis, però questa volta faccio a meno di questi auguri, anche di cuore, perché mi sembrano più mazzine che auspici che possa andare bene. Concordo con lui che probabilmente i dati non sempre rappresentano la realtà di una situazione economica, però invito lui e gli altri colleghi di minoranza che sono intervenuti a leggere meglio questi dati dell'Istat, i dati economici della Banca d'Italia, quello che sta accadendo intorno a noi, perché la Sardegna non vive sulla luna, non è una regione d'Italia, d'Europa, del mondo che sta sulla luna, la Sardegna sta in questo momento economico congiunturale che interessa l'Italia, l'Europa, il mondo che è molto difficile e sappiamo quello che sta capitando nel Paese, che sta affrontando nuove sfide, che sta cambiando moltissimo. Come anche il problema del terrorismo in qualche modo condiziona l'economia, fenomeno con cui non eravamo abituati a convivere ma che conviviamo nel cuore dell'Europa e questo non è che non abbia ripercussioni in negativo per quanto riguarda quelle che sono le sensibilità economiche e gli investimenti in un Paese o in una regione. Come lo stesso problema dei flussi migratori, altro fenomeno che in qualche modo condiziona sempre di più l'economia e anche la nostra qualità e il modo di vivere nelle città. Per non parlare poi della situazione congiunturale economica bancaria e la crisi europea che stiamo vivendo.

Per cui una situazione congiunturale molto difficile, che la Sardegna sta cercando di affrontare, che questo Governo regionale sta cercando di affrontare con molta serietà e anche con molta concretezza. Noi non dobbiamo mai dimenticare da dove siamo partiti, dal novembre del 2011, quattro anni fa, quando il Parlamento ha votato sotto dettatura un bilancio che doveva rimettere a punto i conti dell'Italia e dove una letterina non era stata sufficiente a convincere la Commissione europea che quei conti si potevano in qualche modo truccare e che erano necessarie riforme strutturali e una politica finanziaria seria per il Paese che in qualche modo poteva riportare il Paese stesso a vivere un ruolo da protagonista a livello europeo; e bene sta facendo il Governo con le riforme strutturali a rispondere seriamente a politiche di riforme che pongono l'Italia allo stesso livello europeo delle altre nazioni.

Allora, si è detto più volte negli interventi dei colleghi di minoranza: "ripresa timida". Io devo dire, cari colleghi, che è meglio una ripresa timida che ha un segno più, piuttosto che anni di ripresa inesistente, di segni meno. In questi giorni, oltre i dati Istat, i dati economici (che anche il presidente Sabatini ha illustrato nella precedente relazione di maggioranza) anche agenzie internazionali indipendenti, come l'agenzia Fitch che ha pubblicato qualche giorno fa quello che è un incremento del PIL e dell'occupazione, ha confermato questa ripresa. Allora, noi lo diciamo prima, noi dobbiamo abituarci che la ripresa economica non è più una ripresa a due cifre, è una ripresa zero-virgola, uno-virgola, perché è cambiata e sta cambiando completamente quella che è l'economia. Io credo che in questa ripresa anche dell'uno-virgola, le politiche che questa Regione, questa maggioranza sta mettendo in campo sono prima di tutto politiche che vogliono riportare fiducia nei confronti degli investitori perché è questo che dobbiamo pensare, che il bilancio di una Regione non è più sufficiente per creare investimenti. Noi non possiamo più pensare che attraverso soltanto le risorse proprie si può creare investimento, dobbiamo raggiungere un livello di fiducia nei confronti di investitori stranieri che in qualche modo vedono nella burocrazia che funziona, nella credibilità di chi governa, la possibilità di mettere le proprie aziende, le proprie imprese sul suolo sardo. Allora le cose stanno cambiando, c'è un rapporto di fiducia non soltanto da quello che dicono le agenzie e da quello che dice l'Istat, ma anche dagli investimenti di aziende internazionali che vengono in Sardegna. Potrei citarne qualcuno anche di questi giorni: Amazon con oltre 300 occupati entro la fine del 2018; Huawei che creerà il centro di sviluppo nel polo tecnologico di Pula, un accordo firmato qualche giorno fa, unica regione d'Italia in cui Huawei, una grossissima multinazionale ha intenzione di investire; Accenture, 300 occupati entro il 2016. Aziende tecnologiche multinazionali che scelgono di venire a investire in Sardegna perché si rendono conto che nella nostra regione le cose stanno cambiando e ci sono le condizioni sociali, economiche e politiche per poter venire a investire. Ma come lo stesso rafforzamento di imprese storiche che in questi anni, nel 2005, hanno visto cambiare i propri conti, passare da conti in rosso in conti in positivo: la Saras nel 2015 ha fatturato in positivo sicuramente grazie alla grande capacità degli investimenti privati, al management, ma ha una forza e volontà di continuare a lavorare in Sardegna anche se nei confronti della Saras questa Regione non sempre è stata tenera e generosa, non ha permesso a questo grosso e importante polo industria della Sardegna di avere le stesse condizioni e attenzioni che forse avrebbe meritato di più.

Settore agro-alimentare. Ieri ha fatto sessant'anni la 3A di Arborea. Io credo che questo sia un risultato positivo per tutto l'intero Consiglio regionale, per tutte le forze politiche, sia un importante risultato positivo di un'azienda italiana, sarda e sappiamo bene che nel settore agro-alimentare le multinazionali sempre di più fanno in qualche modo saccheggio e acquistano le azioni per poi impadronirsene, devo dire che la 3A di Arborea, che anche adesso vede in questa Regione, in quest'amministrazione regionale, un punto di riferimento fermo e certo, festeggia sessant'anni e ha intenzione di investire di più. Dico questo perché noi possiamo pensare ed è giusto che nelle varie parti, nei ruoli che ognuno di noi riveste in questo Consiglio regionale, di definire una finanziaria di luci e ombre e c'è da parte della minoranza sempre di più, nel proprio ruolo di guardare quelle che sono le ombre, però sono estremamente convinto, lo diceva il Capogruppo Pittalis proprio nella discussione della riforma degli enti locali, che soprattutto le forze democratiche elette di questo Consiglio regionale devono sempre di più guardare con attenzione all'antipolitica che fuori da quest'Aula sempre di più è agguerrita e propone soluzioni demagogiche e che sono al di fuori dei partiti democratici eletti. Noi dobbiamo sempre di più, nei confronti di chi cavalca l'antipolitica, nei confronti di quei giovani che non credono né a noi, ma non crederanno neanche a voi se continuate in qualche modo a non guardare quelle luci che ci sono oggi in Sardegna, cavalchiamo quello che c'è di positivo che viene fatto nella nostra Isola, perché non tutto viene fatto in termini negativi, non tutto è sbagliato. Concedetecelo, qualcosa di positivo, ve l'ho detto nei numeri, è stato fatto e continueremo a farlo e quei numeri positivi appartengono alla democrazia, ai partiti che sono stati eletti e voi che siete rappresentati del polo e non rappresentate l'antipolitica che anche voi dovete combattere.

Continuiamo anche a dare questa fiducia perché insieme riusciremo sempre di più a catturare gli investitori privati che in qualche modo vogliono credere nella nostra Isola. Da questo punto di vista criticamente, perché non tutto funziona, vi è la necessità di continuare nella politica degli investimenti, assessore Paci, e di avere più coraggio nella politica delle riforme. Noi anche da parte del Partito Democratico nelle riunioni di maggioranza sempre di più crediamo che bisogna spingere, correre sulle riforme perché un bilancio da solo non è sufficiente per creare sviluppo. Nessun bilancio crea occupazione perché creavano occupazione i bilanci che davano assistenzialismo, che davano in qualche modo incentivi ai lavoratori per stare a casa o fare corsi di formazione. A noi serve un bilancio che dia sviluppo e quindi bisogna correre sulle riforme sanitarie, per cui anche il piano di rientro che va benissimo perché in qualche modo rappresenta la possibilità di liberare risorse per lo sviluppo, così però è importante anche la riforma della Regione, una Regione che guarda indietro di cinquant'anni e non è pronta ad affrontare le sfide future del mercato di un'economia che funziona. Allora io credo che come diceva un vecchio maestro comunista che presentava il bilancio in Parlamento, il bilancio è sempre la politica trasformata in numeri, sono i numeri che devono in qualche modo rappresentare la politica. Io credo che questa finanziaria ha bisogno di più politica, ce n'è molta, sono convinto che anche gli emendamenti che verranno presentati creeranno più politica nei confronti di alcuni settori che sono un investimento strutturale per il sistema Sardegna, che sono l'università sulla quale una grandissima risorsa dell'intera Sardegna è la cultura. Perché, è vero, di cultura...

PRESIDENTE. Onorevole Comandini, il tempo a sua disposizione è terminato.

E' iscritto a parlare il consigliere Luigi Crisponi. Ne ha facoltà.

CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, come spesso accade nei momenti di rilievo, di grande importanza, ci si ritrova in pochi intimi all'interno dell'aula del Consiglio regionale della Sardegna, se il Presidente volesse contare gli ospiti seduti ai loro banchi siamo una trentina, quindi il 50 per cento di coloro i quali dovrebbero essere qui a difendere la nostra terra, la nostra gente, forse anche le nostre imprese delle quali naturalmente vorrei parlare a breve. Ma c'è anche un altro dato sul quale dovremo fare un'attenta riflessione, scomoda riflessione, ed è innanzitutto la mistificazione dei dati che a piè sospinto vengono riportati, l'ho sentito anche oggi in Aula, ma da alcuni giorni sui media che sanno anche di un insolito ed incredibile trionfalismo. Ma di quali dati si sta parlando? Di incrementi effimeri? Di questioncine da niente che riguardano il numero dei nuovi occupati della Sardegna? Del rilancio delle filiere produttive? Della serenità finalmente raggiunta dalle famiglie, dai giovani, dalle donne, dagli studenti, dai giovani universitari che sanno che c'è un futuro luminoso? A me tutto questo non risulta, ma non perché il sistema della mistificazione poi sia semplicemente una sorta di mimetizzazione, una sorta di travestimento che si vuole attribuire ai fascicoli nei quali sono ridotte e richiamate tutte le serie numeriche che vengono elaborate in questi momenti e ancora in precedenza con le analisi che sono state portate avanti dalla stessa Regione Sardegna. Ebbene il fascicolo sul quale si poggiano tutte quelle mistificazioni, quegli atteggiamenti camaleonteschi nei quali si vogliono nascondere le notizie scomode che sono contenute dentro quei fascicoletti dove il servizio a questo delegato per l'elaborazione della statistica regionale e quindi con riferimento al rapporto di tutto ciò che avviene nel mercato del lavoro, nasce dentro casa vostra, casa nostra, dentro la casa della Regione Sardegna, nei suoi uffici, eppure stranamente non l'opposizione, non il sottoscritto, non il gruppo dei Riformatori o chissà quale altro gruppo politico, c'è un'importante associazione di categoria che bolla il tutto con una frase straordinaria: "Ma la ripresa dov'è?" La ripresa non è quella che si può raccontare né in televisione né attraverso i media, la ripresa è quella che certifica il risollevare la schiena, la possibilità della nostra terra e della nostra gente di vedere qualche bagliore di speranza che è il sole che si riaffaccia sulla soglia delle famiglie, delle loro abitazioni, delle attività di impresa, di tutte le filiere produttive che possa effettivamente dirsi: "La ripresa c'è." Invece Confindustria dice che questi numeri confermano un trend pericoloso, è un trend talmente negativo che è in peggioramento con performance peggiori degli scenari nazionali ed è un percorso questo che naturalmente fa il paio con gli altri richiami che sono stati fatti ad ogni piè sospinto dalle altre associazioni di categoria, citiamo la Confartigianato, la Confcommercio, l'API SARDA, tutte le associazioni che rappresentano un mondo sfiancato che è quello degli imprenditori che invece lamentano un autentico sconvolgimento della loro esistenza e della loro difficoltà ancor di più per poter rimanere in piedi e poter salvaguardare il capitale, la fatica di una vita che è servita a mettere insieme i piccoli pezzi di attività d'impresa che magari oggi orgogliosamente ancora resistono sugli scenari di un sempre più terribile mercato locale, nazionale ed internazionale. E quando Confindustria dice che c'è una grande difficoltà, va verificata anche la posizione che assume un particolare elemento sui vari territori e in quella gara che quasi si è scatenata in questi giorni dove tutti quanti nel rappresentare le istanze e le esigenze del proprio territorio hanno fatto, come dicevo, una sorta di gara di chi è ultimo, dal Marghine alla Barbagia, ai monti del Gennargentu per passare al Sulcis, ritornare a La Nurra e attraversare, a parte la più che fortunata zona metropolitana della città di Cagliari che riguarda di fatto tutto il nostro territorio regionale, e qui vediamo che le parole di quelle associazioni di categoria si racchiudono con delle frasi brevi, parlano di profondo rosso e non è certamente il rosso al quale voi altri amici dalla maggioranza siete appassionati e parlano ancora di uno scenario incredibile mai visto, parlano di un autentico bagno di sangue, nella fattispecie per il territorio del nuorese dove tutti e dico tutti gli indicatori risultano negativi e in fortissimo peggioramento. Il tasso di disoccupazione nel 2015 rispetto all'anno precedente è del 14.7 per cento, nel 2014 era dell'11.8. Insomma i disoccupati sono aumentati da 7200 a 8800, è crollo in tutti i comparti, nell'industria, nel commercio, anche calano gli occupati nei settori che dovrebbero restituire quelle certezze sulle quali affannosamente siamo quotidianamente alla ricerca, parlo del settore alberghiero e della ristorazione, anche lì una contrazione. Ancora una volta però perché accade tutto questo? Oltre ai benefici delle vicende che hanno riguardato il Nord Africa e quindi che hanno riportato e scaricato numeri sostanziosi sulle presenze in Sardegna, ma tutto il resto è fatto di incertezze e qui mi riferisco anche alla sciagurata idea nel corso del 2015 di non fare finanziare quel famoso bando dell'Assessorato del lavoro che ha negato 3 milioni di euro alle filiere produttive che andavano dal piccolo commercio fino a quello delle attività ricettive alberghiere con il bando della "Lunga estate". E che quest'anno è stato rimesso in modo certamente inconsueto e sicuramente inadeguato con un altro vestitino, ma questi non sono vestiti taylor made, sono vestiti dozzinali, abborracciati e sistemati alla bell'e meglio sulle spalle sempre più incurvate del sistema produttivo che è effettivamente reso nella sua difficile posizione a esercitare in modo vivace, coraggioso, corposo quel sistema operativo che davvero è capace di riportare al lavoro tanti nostri giovani. Però di questo di fatto non se ne parla e quindi si perpetua che cosa? Se attraverso il sistema del raccontare bugie in continuazione, numeri farlocchi, questioni che davvero non hanno alcuna attinenza con la realtà, allora io dico che c'è un inganno che non è presunto, ma è vero. E quando si vuole mistificare il dato concreto che è quello numerico, mimetizzandolo attraverso tutta una serie di azioni che dovrebbero essere quelle che nascondono di fatto le verità, allora c'è un effettivo disegno, è un disegno che naturalmente dobbiamo combattere, è un disegno che nasconde, semmai attribuisce le risorse a settori, a luoghi, a persone, a questioni ben note che di fatto non possono assicurare nulla dove ci sia lo sviluppo della nostra terra, nulla dove si possa individuare un percorso agile che possa restituire qualità, valore, capacità alla nostra gente. Qui non si parla mica di fiscalità di vantaggio, non si parla di zona franca ma si parla semplicemente sbagliando ancora una volta dei danni e dei deficit che state facendo nei comparti della sanità e sui quali volete intervenire con un pronto soccorso economico, il 118 dell'economia pronto a proteggere e a risanare quei buchi che state di fatto facendo e sui quali invece avete riportato tutta una serie ancora una volta di dati mimetizzati che invece hanno voluto semplicemente celebrare il fallimento delle vostre politiche.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Salvatore Demontis. Ne ha facoltà.

DEMONTIS SALVATORE (PD). Intanto in che contesto predisponiamo questo bilancio di previsione? In un contesto di leggera ripresa, certo leggerà ma pur sempre ripresa, ripresa a livello nazionale e ripresa a livello regionale. Per la prima volta dal 2011 il Pil è positivo, è stato positivo nel 2015 dello 0,9 per cento, si prevede che lo sia a livello nazionale dell'1,6 per cento nel 2016. Su questo scommette il Governo nazionale e su questo scommette il governo regionale. Il governo nazionale lo fa chiedendo alla Comunità europea maggiore flessibilità, e quindi di fatto ricorrendo all'indebitamento per sostenere questa ripresa che pur piccola c'è, e motiva con le riforme in atto e con quelle che dovranno essere ancora fatte. In Sardegna abbiamo 30 mila occupati in più, la disoccupazione scende dal 19 per cento al 16 per cento, ripeto è sempre poco, la disoccupazione al 16 per cento è un tasso altissimo evidentemente, ma più basso di quello precedente. Noi vogliamo sostenere questa ripresa, come lo facciamo? Intanto non riuscendo a non incrementare le tasse. Non è stato facile evidentemente, perché 350 milioni di euro costi della sanità in più rispetto gli standard CIPE, che evidentemente non abbiamo contribuito a creare noi, sono tanti e non è, ripeto, stato facile non affrontarli con l'incremento Irpef e l'incremento Irap. Lo facciamo ancora investendo il più possibile nelle politiche attive nell'istruzione, nell'ambiente, nel lavoro, nell'impresa, nella competitività, utilizzando la programmazione unitaria, 1 miliardo di euro di fondi europei, evidentemente però lo possiamo fare nei limiti concessi dalle nostre entrate e dalle spese che per la maggior parte sono di fatto obbligate, perché abbiamo una struttura regionale, un sistema Regione che tutto è meno che efficiente ed è quindi molto costoso. La possibilità di manovra vera del bilancio, come sappiamo tutti, è purtroppo molto limitata. E allora che cosa abbiamo trovato due anni fa, e che cosa c'è oggi? Perché le valutazioni vanno fatte considerando ciò che si è trovato e ciò che si è riusciti a migliorare, o anche ciò che eventualmente si è peggiorato. Due anni fa non c'erano le norme di attuazione sulla vertenza entrate, sono importanti, dovranno essere approvate a breve, evidentemente ancora non lo sono, dal Consiglio dei Ministri, ma sono importanti perché ci danno certezza delle nostre entrate, ci danno certezza dei nostri arretrati, e ci danno anche la certezza che le entrate tributarie, di fatto sono la totalità delle entrate correnti, vengano corrisposte con una certa continuità durante l'esercizio provvisorio, anche questo è previsto nelle norme di attuazione. E allora siamo passati da un sistema basato sui residui attivi e passivi e sul patto di stabilità, senza evidentemente equilibrio di bilancio, ad un sistema basato invece sul bilancio armonizzato, nessun patto di stabilità e l'equilibrio di bilancio. Siamo passati cioè da un bilancio virtuale, perché per certi versi lo era, ad un bilancio vero. Le entrate potranno essere spese tutte, già nel 2015 il consuntivo del 2015 ha dimostrato che abbiamo speso qualcosa come 350 milioni di euro in più rispetto al precedente anno, e nel 2016 sarà così rispetto al 2015. Stiamo parlando di somme liquidate, non impegnate o mandate a residui. E questa è secondo me la prima grande riforma. Rimane il tema toccato da tanti altri colleghi, sul quale sono perfettamente d'accordo, degli accantonamenti: 680 milioni evidentemente sono troppi in rapporto agli abitanti della Sardegna, evidentemente va rinegoziato questo aspetto con il Governo nazionale. Va negoziato secondo me e non invece, come dire, si deve arrivare ai ricorsi davanti alla Corte costituzionale, perché poi di fatto le varie sentenze hanno dimostrato che all'accantonamento devono provvedere anche le Regioni a statuto speciale. Ora tante volte viene criticata in quest'Aula la vertenza entrate così come era in origine. Io vorrei fare una riflessione. Ora, seppur con 680 milioni di accantonamenti, 200 milioni di riserve erariali, 350 o 400 milioni in più di costi della sanità rispetto gli standard CIPE, e quindi di fatto con 1 miliardo di risorse sottratte al bilancio, riusciamo comunque ad avere un bilancio in attivo e non in default, lo dobbiamo a quella che allora è stata la vertenza entrate, che al netto di un terzo dei costi della sanità, della continuità territoriale, ci dava qualcosa come 1 miliardo, o 2 miliardi, a seconda degli anni, in più rispetto all'intero bilancio. Cioè stiamo parlando, seppure consideriamo 1 miliardo, del 15 per cento, di risorse molto importanti. Continuando sulle riforme, abbiamo avviato una delle riforme più importanti di tutte che è quella evidentemente della sanità, la rete ospedaliera, la rete territoriale che ancora non è pronta ma arriverà a breve, ed il piano di rientro. Vogliamo rientrare della differenza rispetto ai costi standard, vogliamo fare in modo che si spendano 350 milioni di euro in meno e che questi possano essere utilizzati liberando altre risorse quindi per altri investimenti. Io credo che sia molto importante la riforma sulle società partecipate, che arriverà a breve in aula, così come sono importanti altre riforme che stiamo portando a compimento, che stiamo studiando, ma credo che sia strategica la riforma della legge 1 per avere una macrostruttura che possa davvero funzionare, e non l'attuale suddivisione arcaica in assessorati. E davvero io non riesco a capire come si possa pensare con una macro struttura di questo tipo di raggiungere gli obiettivi strategici del programma di mandato, perché diventa davvero difficile. Ma anche i processi, è stato ricordato in aula da diversi colleghi, di valutazione delle policy sia ante che post, sono evidentemente strategici. Così come ritengo che sia importante molto più di quanto non si pensi il processo di open data e quindi di trasparenza totale. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (FI). Presidente, Assessore, carissimi colleghi, il momento della finanziaria è un momento in cui in Aula si discute il livello più alto della pianificazione e del progetto politico della maggioranza che governa, e noi siamo chiamati eventualmente ad evidenziare quelle che sono le differenze tra il nostro progetto degli anni scorsi, e quello che abbiamo in mente ancora oggi, rispetto al vostro che però, ahimé, in questa circostanza e in questa situazione, così come è stato definito dal relatore di minoranza l'onorevole Locci, la vostra politica si è dimostrata miope e strabica. La Giunta che è quella che è demandata a dare l'indirizzo principale dal Presidente a tutti i suoi Assessori, che dirigono assessorati importanti per lo sviluppo e il futuro del territorio regionale, si sono dimostrati non all'altezza del loro ruolo, ma soprattutto hanno dimostrato di non conoscere le reali esigenze del Popolo sardo. L'ultimo intervento, onorevole Demontis, ha tracciato chiaramente nel ruolo che riveste quali sono stati i successi, perlomeno da qui a due anni, rispetto a quello della passata legislatura. Ahimé, però, probabilmente con qualche piccola omissione, perché in qualche modo dare importanza alle norme di attuazione della vertenza delle entrate, dopo che è stato fatto un pasticcio e avete distrutto tutto quello che era stato fatto negli anni precedenti, e vi siete venduti al Governo nazionale, francamente questo credo che sia veramente da nascondere e non certamente da elogiare. Io non lo avrei neanche citato non l'avrei neanche nominato, poi la seconda parte invece è quella che il centrosinistra ogni legislatura pone all'attenzione non solo dell'Aula ma chiaramente del suo progetto politico, che sono le grandi riforme, ogni volta il progetto politico sono le grandi riforme, poi chi arriva dopo deve sistemare e aggiustare queste grandi riforme che ogni volta fanno acqua da ogni parte perché se pensiamo all'ultima, quella degli enti locali, con il popolo in rivoluzione, o meglio i sindaci in rivoluzione, credo che questa sia da sottolineare eda tenere sotto controllo, ma soprattutto da tenere in grande considerazione. Secondo aspetto, ho citato la riforma della sanità, ancora non l'abbiamo capito perché non c'è ancora una riforma neanche depositata non è pensata probabilmente da parte dell'Assessore da parte del Presidente, credo anche che la commissione non abbia mai visto niente se non quelle due modifiche che erano necessarie per creare qualcosa di importante a qualcuno che serviva in quella circostanza, non certo per risanar i debiti della sanità e ne tanto meno per aiutare ad uscire dalla mala gestione così viene oramai da anni considerata la sanità, solo esclusivamente per creare una rete ospedaliera e per creare un'altra direzione generale che probabilmente aveva bisogno di soddisfare qualche esigenza personale e non certamente utile a tutto il Sistema sanitario regionale, oltrettutto con la grande contribuzione che il popolo sardo sta mettendo a disposizione, cioè i sardi sono tenuti a pagare in una forma esagerata un debito pubblico nazionale non regionale, perché se fosse per il debito pubblico regionale saremmo tutti pronti a fare grandissimi sacrifici, ma quello nazionale noi sardi non lo possiamo certamente accettare. Poi vanno viste anche le politiche singole presentate all'interno di questa finanziaria che porta al pareggio di bilancio ma non è un percorso e una necessità, perché né questa Giunta, né tanto meno questa maggioranza, ma bensì è un percorso che era già iniziato da tempo e sapevamo tutti perfettamente che saremmo dovuti arrivare alla gestione di un bilancio che vada in pareggio, non com'era gestito negli anni precedenti, su questo siamo tutti perfettamente d'accordo, non c'è una novità, c'è semplicemente un lavoro iniziato negli anni precedenti che viene portato a termine, o perlomeno si porta a regime, inizia a diventare un regime, già da quest'anno. Io dovrei entrare più nel merito delle singole esperienze assessoriali, perché vedete avete iniziato, e questo mi dispiace perché la cecità del Presidente Pigliaru non ha aiutato a risolvere strada facendo questi piccoli problemi perché io sono certo e sono convinto, colleghi e consiglieri della maggioranza sono sicuramente in grandissima difficoltà nell'accettare una Giunta che non è all'altezza della situazione, mi dispiace anche molto che il Presidente Pigliaru non si sia messo a disposizione della sua maggioranza per cercare di trovare soluzioni importanti per dare spinte e dare forza alla stessa Giunta, quindi alla parte esecutiva perché se andiamo singolarmente a vedere il lavoro fin qui svolto dai vari assessorati,così per caso mi viene in mente quello dell'agricoltura, e ringrazio il mio Presidente di gruppo che ha ben sottolineato nel suo intervento di ieri mattina la totale assenza di politiche agricole da due anni a questa parte perché si è iniziato con un tecnico che doveva essere colui che avrebbe risolto tutti i problemi dell'agricoltura sarda perché è esperto, perché è imprenditore agricolo, è amico dalle associazioni professionali agricole, invece si è dimostrato un totale fallimento. Ma non lo dico io che chiaramente posso essere considerato di parte e colui che avevo un ruolo negli anni precedenti, lo dicono ad alta voce, questo è anche negli ultimi giorni le stesse associazioni amiche professionali e di categoria, quando a fine marzo ancora non si sono pagati gli aiuti il problema non può essere scaricato da un assessore semplicemente agli uffici e quindi parte ad AGEA e soprattutto con responsabilità nazionale di AGEA, perché la capacità e la bravura di un assessore politico e qui non abbiamo un assessore politico quindi lo capisco e probabilmente la giustifichiamo. Un assessore politico si sarebbe seduto o avrebbe viaggiato costantemente a Roma fino a quando non avessero risolto il problema non si sarebbe dovuto alzare dalla sedia invece stranamente le critiche erano degli anni precedenti quando a qualche tavolo non si era presenti perché si era magari a Cagliari o nel territorio regionale perché quegli aiuti arrivassero ad ottobre e sfido chiunque a non ammettere e a non ricordare che gli aiuti nella passata legislatura, soprattutto nella parte finale, dopo che grande fatica fu fatta con un grande lavoro di mediazione con gli uffici di AGEA e quelli di AGEA, gli aiuti venivano pagati ad ottobre, non venivano pagati o iniziati a pagare a marzo e quindi ad aprile, con grandissima difficoltà voi potete immaginare da parte del mondo agricolo anche perché, quello che fu sottolineato in quel momento era proprio il fatto di avere un'anticipazione finanziere ed economica da parte delle aziende agricole che poteva portare soprattutto il mondo ovicaprino ad una contrattazione del prezzo del latte non con l'acqua alla gola, quindi senza avere risorse finanziarie dirette da parte degli allevatori, ma bensì con le tasche piene quindi non avere la necessità di dover chiudere i contratti a prezzi esagerati e a prezzi stracciati da parte del mondo industriale, fu fatto tutto un lavoro che invece negli ultimi due anni è stato completamente distrutto per poi ogni volta leggere comunicati stampa dove si evidenziano grandi risultati che non possono essere grandi risultati ma semplicemente la normalità di un assessorato che deve lavorare per il bene del mondo agricolo e degli allevatori, in senso generale per poi dover entrare nel merito anche di altri assessorati, altrimenti sembra quasi che l'attacco sia solo nei confronti dell'assessore all'agricoltura che spero l'assessore Pigliaru dimetta nel più breve tempo possibile, per lo meno tolga l'incarico nel più breve tempo possibile, ma per il bene dei sardi, della Sardegna e della stessa maggioranza.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Paolo Truzzu. Ne ha facoltà.

TRUZZU PAOLO (Gruppo Misto). Presidente, assessori, onorevoli colleghi, io volevo iniziare l'intervento oggi ringraziando pubblicamente i tre colleghi della maggioranza che ci hanno degnato della loro partecipazione al dibattito, cioè l'onorevole lotto, è l'onorevole de Montis, lo dico senza piaggeria, lo dico con sincerità perché penso che oggi abbiamo perso un'altra occasione nel senso che il confronto su una legge così importante, è stato ricordato anche oggi da numerosi colleghi che è la legge principale, quella che stabilisce i diritti per i cittadini è sempre utile e il confronto si fa tramite la partecipazione, poi è chiaro, possiamo avere visioni diverse, notavo anche che tutti portiamo gli occhiali ma probabilmente questi occhiali ci portano a leggere la realtà in modo differente. Sono forse le lenti diverse che utilizziamo. Ma dicevo la partecipazione è importante perché ci porta al confronto politico sulle cose, sui temi e sulle scelte che si vogliono fare e io invece ho paura che anche oggi ci sia stata una fuga dalla politica, ci sia stata una volontà di non affrontare le questioni che caratterizzano lo sviluppo di quest'isola, se dovessi scegliere una parola per descrivere il clima nel quale è avvenuto il dibattito, anche in commissione in questi mesi, io utilizzerei la parola "rassegnazione", ho l'impressione che questa maggioranza, questa Giunta e questo Consiglio siano ormai rassegnati a subire quello che succede altrove, e quello che viene deciso altrove e questa rassegnazione deriva anche dalle parole dei colleghi di maggioranza, ieri l'onorevole Sabatini ha detto alcune cose importanti: ci ha detto che questa manovra è in perfetta linea con quella del 2015, ci ha detto che sostanzialmente non ci sono grandi cambiamenti, ci ha detto che le cose su cui si basa questa manovra sono la programmazione in Italia, Iscola e il mutuo. Tre cose che erano contenute nella manovra dell'anno scorso. Sostanzialmente questa manovra è una manovra senza novità, è una fotocopia di quello che è già successo, che mi porta a dire che quel domani che, doveva incominciare due anni fa, è già finito o forse non è mai partito. È una finanziaria che si ripete stancamente, che non presenta nemmeno novità rispetto a quello che avveniva con il centrodestra, se noi andiamo a guardare le voci di bilancio principali all'interno della finanziaria si vede che da 10 anni sono sempre le stesse. Se andiamo a controllare quello che riesce a fare la Regione con la sua spesa, ci rendiamo conto che non c'è niente di innovativo. Noi spendiamo sempre le cifre sulle stesse cose. Sugli stessi argomenti. Riusciamo solo a spendere quelle cifre che siamo obbligati a spendere, non riusciamo a spendere alcuna cifra per gli investimenti. Noi oggi stiamo celebrando stancamente un rito, stiamo celebrando una finanziaria che purtroppo ha un aspetto meramente ragionieristico, che si presta semplicemente a una elencazione delle spese, e che in realtà sembrerebbe quasi che non abbia più ragione d'essere perché si basa, come c'è stato detto più volte, anche dall'Assessore, principalmente sui fondi europei, perché quelli sono la nostra forza. Ma allora che senso ha fare una sessione di bilancio di due mesi se poi tutto si basa sui fondi europei? Si discuta dei fondi europei, si facciano le delibere, ed evitiamo di perdere tempo con questo stanco rito. Sembra quasi che tutto succeda per il destino cinico e baro, perché c'è il fatto. Ho scoperto ieri dalle dichiarazioni di alcuni colleghi del centrosinistra che purtroppo si voleva fare di più ma ci sono le contingenze, come se queste contingenze fossero arrivate in questi giorni. Io credo invece che ci sia una profonda e precisa responsabilità politiche e, come dicevo prima, ci sia un mancato esercizio di scelte politiche. Noi stiamo decidendo di non decidere, stiamo facendo decidere altri. Badate, se ragioniamo sui temi principali della manovra e delle discussioni che abbiamo fatto anche in questi anni, lo possiamo oggettivamente certificare. Pensiamo alle entrate. Oggi si dice da più parti che le cifre che abbiamo a disposizione non sono sufficienti per orientare lo sviluppo. Qualcuno, addirittura in Commissione, ci ha detto che la finanziaria stessa non è più in grado di orientare lo sviluppo. Che lo sviluppo si deve orientare con altri sistemi, utilizzando magari anche altre fondazioni, esterne al consesso politico, che hanno risorse disponibili. Allora se penso alla vertenza delle entrate io mi trovo a ragionare su una situazione di illogica follia. Perché noi alla fine siamo costretti a indebitarci e a contrarre un mutuo di 700 milioni per poter fare quegli investimenti infrastrutturali, che dovrebbe fare lo Stato, avendo in cassa 682 milioni che lo Stato non ci consente di utilizzare perché ci dice che le dobbiamo accantonare. Quindi rinunciamo ad utilizzare le nostre risorse, e nessuno si solleva per questo fatto, e siamo costretti ad indebitarci. Allora forse, tutta la questione delle entrate, al di là dei successi che sono stati sbandierati anche oggi, andrebbe ragionata in maniera diversa e dovremmo incominciare a dire, come qualcuno di voi sta dicendo, che gli accordi non sono poi così proficui, che probabilmente la reale collaborazione non ha prodotto quei grandi effetti che ci aspettavamo, e che probabilmente bisognava avere il coraggio di non attivare un rapporto unidirezionale con il governo, ma bisognava coinvolgere tutto il popolo sardo in una battaglia sociale, coinvolgere questo Consiglio tutto e la popolazione. Perché, Assessore, non è pensabile che poi ci sia una levata di scudi personali e ci si dica laddove il Governo facesse determinate cose c'è, da parte mia, la disobbedienza civile. Bisogna muovere il popolo per reclamare i nostri diritti e anche l'accordo sulle norme di attuazione, tanto sbandierato, non è altro che l'accettazione di rateizzare dei crediti, quindi di portarli al futuro, a fronte di debiti e di oneri che sono invece certi e crescenti ogni anno e che noi ci troviamo ogni anno sul groppone gli lasciamo ai nostri concittadini. Abbiamo addirittura meno risorse delle Regioni ordinarie, in questi giorni la Campania ha approvato il suo bilancio e ha disposto 15 milioni sul trasporto pubblico locale per consentire a tutti gli studenti di viaggiare gratuitamente sui mezzi pubblici; e noi non abbiamo un euro di risorsa per poter pensare di organizzare un sistema di trasporti decenti. Questa è la realtà. La razionalizzazione e la visione della spesa, che citava prima l'onorevole Locci anche qualche altro collega, dov'è? In finanziaria non si vede. Perché ci sono sempre le stesse voci, alcune voci sono anche anacronistiche, non è stato fatto nessun lavoro per cercare di moralizzare e razionalizzare quella spesa. Siamo nella situazione in cui qualcuno oggi evoca il riordino delle partecipate e qualche Assessore in questi giorni propone di trasformare società private in società in house. Viaggiate nella più profonda confusione. Dovete mettervi d'accordo tra voi stessi e dovete mettervi d'accordo tra voi e la vostra maggioranza. L'altro elemento è che anche se avessimo più soldi, caro Assessore e cari colleghi, rimane il dubbio che sapremmo utilizzarli bene. Perché anche tutta la questione che è stata partorita nel corso di questa finanziaria relativa all'aumento delle tasse per cercare di ridurre il disavanzo della sanità è, come dire, l'emblema della confusione che vivete perché alla fine avete ritirato l'aumento delle tasse perché siete stati costretti, ma avevate fatto delle scelte sbagliate. Allora mi viene mente la famosa citazione di Seneca che dice: non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare. La situazione nella quale stiamo navigando purtroppo è questa perché tutti problemi che c'erano sul tavolo all'inizio della consiliatura sono ancora oggi sul tavolo, sono sul tavolo i problemi dei trasporti, sia quelli interni con la continuità territoriale che ancora non è partita, non è assolutamente pensabile che si voglia presentare una riforma della rete ospedaliera, che risolve i problemi della sanità, quando i costumi e i sistemi della sanità sono sempre gli stessi. Allora, cari colleghi, tutto ciò accade perché è ineluttabile o perché lo vogliamo noi? Abbiamo voglia di opporci o vogliamo fare qualcosa di diverso? Io ho l'impressione che invece vi siate abituati a questo tran tran quotidiano e non vogliate assolutamente cambiare e che ci sia una profonda distanza anche all'interno della vostra coalizione, perché la Giunta non ha la stima della maggioranza e la maggioranza non ha la stima di questa Giunta. Così in soli due anni, esattamente in 715 giorni, siamo riusciti a passare dalla Sardegna schifosamente felice dell'onorevole Pizzuto alla Sardegna di oggi, alla Sardegna di oggi che descriverei, e della situazione dei rapporti all'interno della maggioranza e tra maggioranza e opposizione, con una canzone di Costanzo: se telefonando chi potessi dire addio io te lo direi; e diceva anche: quell'amore appena nato è già finito.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Giuseppino Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA GIUSEPPINO (UDC Sardegna). Ripartiamo dalla legge approvata ieri sul pane, sia chiaro che nei tempi di carestia, anche il pane duro è buono da mangiare, ma masticare questa finanziaria non è cosa facile, troppe discriminazioni a partire dal poco interesse delle zone interne che, come già espresso in quest'Aula, vengono scarsamente considerate e abbandonate ad uno squallido impoverimento sempre a favore del Cagliari-centrismo. Possiamo aggiungere anche che quanto messo in campo per il sociale e le povertà estreme non risponde esattamente alla reale situazione che attraversa la nostra isola o il poco interesse anche al mondo del lavoro, soprattutto a quelli che non lo hanno e a quelli non più giovani, per finire col dramma della spesa sanitaria, sempre più senza controllo, ma soprattutto senza una prospettiva di miglioramento. Spero che durante la discussione si possano trovare i giusti equilibri per un miglioramento di questa finanziaria, soprattutto cercando di trovare risorse in ogni dove da investire in occupazione. Puntando il dito su artigianato, turismo, mondo agricolo, trasporti e via di questo passo. Bisogna assolutamente riaprire la vertenza entrate con lo Stato, perché forse da quella rivisitazione può nascere un spinta per lo sviluppo della Sardegna.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Siamo alla terza manovra finanziaria, al di là, Assessore, delle dichiarazioni programmatiche fatte dalla Giunta, che sono come tutti i libri dei sogni, ci troviamo ad analizzare questa manovra finanziaria convinti, come siamo, che manchi una strategia complessiva e vera per quanto riguarda la entrate e per quanto riguarda lo sviluppo, non c'è. Non si può avere autonomia politica senza l'autonomia finanziaria. Una autonomia finanziaria che non c'è. Quella della Sardegna non è una libera contrattazione con lo Stato, ma è un diritto acquisito con lo Statuto sardo e col riconoscimento della specialità. Per decenni noi siamo stati privati dei fondi che lo Stato doveva dare alla Regione, poi abbiamo fatto un primo passo nel 1983, ma era un primo passo. Io ricordo ancora il ministro Andreatta, seduto con is gambalis dietro una scrivania settecentesca, che diceva " Mariolino, chiedimi tutto quello che mi vuoi chiedere ma non chiedermi di darvi soldi tutti gli anni così, perché lo Stato ne ha", io rispondevo "Ti chiedo quello che lo Statuto dice che mi devi dare". Ma è stata la mia arguzia ottenere questo risultato? No, è stato il fatto che in Sardegna fino ad allora i comunisti, i democristiani, i socialisti, tutti gli appartenenti ai partiti politici, prima di essere comunisti, democristiani o socialisti, erano sardi, e non avevano paura di proclamare la loro sardità, era un biglietto da visita che portavano in tutte le sedi nazionali ed europee, perchè anteponevano all'appartenenza politica e partitica l'interesse dei sardi, cosa che non mi pare che noi stiamo facendo: andiamo lì vestiti bene, andiamo lì per non disturbare il manovratore, andiamo lì come se fossimo dei questuanti. Lo "studio Santoro", che è lo studio sulle entrate, ha chiaramente indicato quali sono i fondi che la Regione deve avere perché lo Stato glieli deve, e gli errori che abbiamo commessone nell'accollarci certe cose che non ci saremmo dovuti accollare, li dobbiamo correggere. Oggi noi, Presidente, è inutile che diciamo qua "abbiamo dato pochi soldi", abbiamo dato soldi che non ci sono, perché non li abbiamo, perché lo Stato non ci dà i fondi che ci deve dare e per averli è necessario sviluppare un'azione politica di fondo. Io credo che noi abbiamo bisogno di un nuovo piano di rinascita, dobbiamo chiedere che lo Stato concorra allo sviluppo economico e sociale della Sardegna, e dobbiamo fare in modo che lo Stato venga Sardegna: questo è l'unico governo, credo, nella storia dell'autonomia che non ha ancora fatto visita ufficialmente in Sardegna per rendersi conto di quali sono i bisogni della nostra terra, e non so se lo farà mai.

Quindi io credo che occorra mobilitare, occorra combattere, occorra fare quello che dobbiamo fare come sardi e come appartenenti a questa terra. Le nostre scelte devono essere volte a conseguire l'unità delle forze autonomistiche, che esalti i valori e i contenuti della specialità, che non è una condizione di privilegio ma il riconoscimento di peculiarità proprie di un popolo, della sua storia, della sua cultura, delle sue tradizioni, del contributo che il popolo sardo ha dato nei secoli alle conquiste della società civile soprattutto nella cultura e nella civiltà giuridica, nella costituzione statuale. La forza di questi obiettivi sta nella capacità che avremo, che la Giunta avrà nel trovare un denominatore comune come coesione di intenti, l'unità sostanziale delle forze politiche e sociali - non andare a Roma con un ordine del giorno -, a cominciare dalla comunità locale, fulcro della crescita civile e dello sviluppo, motore delle idee che camminano soprattutto da quei comuni di dimensioni demografiche minori, quelli più interni alla nostra Isola, dove il sentimento di appartenenza è più vissuto, plasmato, corroborato dalle stesse difficoltà della vita e dalla lotta quotidiana spesso anche per sopravvivere. Da quelle comunità, dove oggi più che mai si manifestano gli effetti devastanti di una crisi non solo economica ma anche di valori, che non è stata mai affrontata con attenzione e che non viene affrontata, da quelle comunità nasce la voglia di unità e di cambiamento che dobbiamo assecondare con tutto il nostro impegno morale, civile e politico. Dobbiamo subito porre un freno alla crisi economica e occupativa, l'emorragia di forze vive giovani che hanno ripreso la triste via dell'emigrazione come unica ancora di salvataggio. Stiamo assistendo a un nuovo spopolamento delle zone interne. Siamo chiamati a mobilitare con le nostre proposte e con le nostre iniziative il ruolo della politica nella sua più alta funzione di regolatrice di progresso di civiltà. Se questo dovessimo fare, saremmo sulla buona strada e potremmo riaprire il cuore dei sardi e della Sardegna alla speranza. Questo nuovo e rinnovato impegno politico necessario e indispensabile ha anche un altro obiettivo, quello di allargare gli spazi di democrazia e di libertà, ridando fiducia alla gente, ai giovani soprattutto e alle fasce deboli della società, gli esclusi dal mondo del lavoro, che porta con sé l'esclusione anche dalla partecipazione, e quindi dalla politica e dalla democrazia. Una nuova politica quindi, signor Presidente del Consiglio, alla quale lei sta dando anche una mano, per una nuova Regione, un patto sociale tra quanti hanno il comune sentire autonomistico, un grande accordo sulle scelte strategiche della volontà comune di superamento di tutte le barriere e di tutti gli squilibri economici, sociali e territoriali. Altro che uomo solo al comando.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giorgio Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI GIORGIO (UDC Sardegna). Dal Documento di economia e finanza regionale 2016 emerge con chiarezza la grave situazione finanziaria della Sardegna. Dai dati riportati sembra che ci si trovi di fronte, in alcuni settori, a una situazione di arretramento dell'Isola rispetto alle Regioni meridionali, per le quali infatti si prevede un aumento del Pil dello 0,6 per cento, superiore, anche se di poco, allo 0,5 della Sardegna. L'indice di povertà della Sardegna è pari al 24,8 per cento, a fronte del dato nazionale del 12,6 per cento, ed inoltre siamo la Regione italiana con il più alto tasso di abbandono scolastico: 27,5 per cento contro il 17 per cento nazionale. Il 28 per cento dei giovani tra i 15 e i 19 anni non riesce ad entrare nel mondo del lavoro, e solo il 17 per cento degli iscritti all'Università riesce a laurearsi nei tempi prescritti dai vari piani di studio.

L'innovazione delle imprese sarde è pari al 17,8 per cento, molto lontano dal 31,5 a livello nazionale. La capacità brevettuale registrata nell'Isola del 10,2 per milione di abitanti è molto lontana dal corrispondente dato nazionale che è pari al 62,4 per cento. Tali dati non incoraggianti dimostrano le difficoltà per la ripresa economico-finanziaria della Sardegna che non sembra in grado di recuperare gli handicap sopracitati. Tale prospettiva è avvalorata anche dal sempre maggior numero di giovani, la maggior parte qualificati in quanto dotati di titoli e curriculum importanti, costretti a trasferirsi nella Penisola o all'estero per trovare un lavoro e un adeguato futuro. In tale quadro va visto anche il primato negativo nazionale di natalità che l'Isola ha registrato nel 2015. Se poi allargassimo lo spettro di analisi dei dati sui settori trainanti, come quello manifatturiero per esempio, non possiamo non riscontrare che la nostra Isola è tornata indietro di sessant'anni fa, in quanto ci siamo trasformati in un'isola di piccoli produttori e consumatori di prodotti altrui. Per quanto riguarda gli occupati nel settore industriale, rispetto al 35 per cento del fiorente boom economico di cinquant'anni fa, oggi abbiamo dati che li danno crollati sotto 19 per cento. Per non parlare del settore agricolo, sempre più abbandonato a se stesso e alla libera iniziativa di pochi imprenditori coraggiosi.

Continuando l'analisi del documento ci si sarebbe aspettati adeguate risposte alla grave situazione, invece quello presentato ripropone prevalentemente, con il solito rituale, prospettive da concretizzarsi in anni futuri: si parla di programmi 2016-2020 FESR e Programmi di sviluppo rurale 2014-2020 e di principali risultati attesi.

Tra le speranze per il futuro non sostenute da chiare e adeguate risposte finanziarie regionale, statali e comunitarie vanno evidenziati: il programma di completamento delle grandi infrastrutture di accumulo dalle acque, cioè le dighe, e dell'adeguamento normativo e strutturale degli impianti idrici che si prevede siano a carico della finanza pubblica, interventi per le infrastrutture stradali, basta ricordare al riguardo lo stato disagiato delle strade sarde e la lentezza dei lavori attualmente in corso presso la Sassari - Olbia. La prospettiva dell'adeguamento della rete ferroviaria per la quale prescindendo dalla mancanza di elettrificazione delle tratte è emerso che i treni veloci ATR 365, acquistati in Spagna, non sono stati in gradi di ridurre i tempi di percorrenza a causa della inadeguatezza delle linee rotabili; occorrerebbero circa 800 milioni di cui praticamente non abbiamo la disponibilità.

La rete per la distribuzione capillare dei gas metano nell'eventualità che venga deciso il modo di poterne disporre nell'Isola.

Appare molto debole la parte del documento dedicata ai trasporti marittimi e aerei che rivestono un'importanza strategica per lo sviluppo della Sardegna. Sui trasporti marittimi Sardegna-continente tempi di percorrenza uguali, Assessore, se non inferiori a cinquant'anni fa, nessuna indicazione viene fornita su come affrontare il problema del monopolio di fatto esistente e della prospettiva di rendere più competitivi i costi dei biglietti in modo tale da favorire l'avvio nell'Isola di un sempre maggior numero di turisti.

Arriviamo al settore che dovrebbe essere trainante il turismo. Abbiamo una filiera incompleta dove si vede tutta la debolezza del settore, abbiamo strutture ricettive ma siamo carenti nei servizi di qualità per l'accoglienza sul territorio. Un esempio su tutti, pensate alla mancanza del turismo congressuale. Pur avendo un clima invernale mite ed essendo a meno di due ore da Londra non abbiamo alberghi che puntano su questo mercato e per dircela tutta non abbiamo neanche costruito dei servizi nel territorio. Sui trasporti si parla di sviluppo delle infrastrutture della qualità dei servizi aeroportuali manca invece un qualsiasi accenno al problema dell'abbandono da parte Ryanair di molte rotte da e per la Sardegna dimenticando che l'incremento delle presenze turistiche nell'Isola nel 2015 è stato sicuramente determinato proprio dai voli low cost che hanno collegato direttamente a prezzi competitivi l'Isola con resto d'Italia e d'Europa. È evidente che il disimpegno annunciato da Ryanair creerà dei problemi certamente quest'anno dal punto di vista turistico. Inoltre non si fa alcun riferimento al problema vitale della continuità territoriale. Sul problema delle presenze turistiche forse sarà necessario confrontare la politica turistica nostra, visto che c'è stato un incontro recentemente, con l'isola delle Baleari che riescono ad attrarre un numero di presenze triplo rispetto alla Sardegna distribuito, questo è di estrema importanza, in tutto l'anno.

Nel settore della ricerca manca l'indicazione di una politica tendente a coinvolgere nella programmazione le imprese e le fondazioni, ma ci pensa il Mater Olbia se un eminente personaggio del PD recentemente ha dichiarato che ci saranno senz'altro entro poco tempo 1000 ricercatori che assumerà il Mater Olbia.

Il documento della manovra finanziaria si scontra come già osservato con l'annoso problema delle risorse. È evidente che per reperire nuove risorse per le sempre maggiori necessità e la comunità è quasi impossibile stante la pesante situazione finanziaria e la rigidità del bilancio.

Ora io vorrei fare una semplice osservazione, ma praticamente la rifarò in modo puntuale all'articolo 4 quando parleremo di sanità, ora il clou di questa legge è la sanità. Quest'anno abbiamo un budget di 3.600.000.000 che è il più alto, Assessore, rispetto a tutti gli anni precedenti. Ebbene noi siamo partiti da un presupposto, riduciamo i costi e miglioriamo la qualità, non abbiamo ridotto i costi, e ve lo posso dimostrare, e abbiamo peggiorato la situazione. Tutte le comunità sono in subbuglio, mancano infermieri professionali, mancano le strutture, ma soprattutto abbiamo sbagliato anche l'accorpamento. Noi con una mozione lo abbiamo detto, l'accorpamento bisognava essere preparati, non si possono togliere i fondi che erano dati per il Microcitemico e per l'Oncologico, ridurre del 50 per cento e mettere quindi sul lastrico una struttura come quella del Brotzu che è una struttura di eccellenza. Allora che cosa manca, mancano gli infermieri, mancano (…), Mancano medici, ma soprattutto la cosa più grave è questa che bisogna fare controlli e bisogna controllare tutto quanto. Noi in Sardegna abbiamo delle malattie particolari ma se dovessimo esaminare la sclerosi sono 3700 coloro i quali fanno visita, non 5700 come dice l'Assessore, però se si fanno male i protocolli abbiamo nel 2012 12 milioni, nel 2013-14 22 milioni, nel 2015 abbiamo 36 milioni e questo praticamente è dato sì dal fatto che noi abbiamo una percentuale molto alta 25 per cento rispetto all'Italia, e questo vale anche per i microcitemici. I microcitemici per esempio se non si tratta il nuovo chelante del ferro il cui costo è passato da 20 euro 500 euro, va bene che si vuole curare meglio e quindi arrivare anche, sto parlando praticamente del muscolo cardiaco, però sta di fatto che questi dati sono veramente negativi; e ne cito due per finire: per quanto riguarda la spesa farmaceutica mentre c'è stato un passo positivo forse i membri della Commissione non sono stati messi neanche nelle condizioni di avere questi documenti, nel mese di gennaio di febbraio per quanto riguarda la convenzionata nel settore farmaceutico si sono risparmiati circa 3 milioni che poi si ridurranno a due, sia un mese che nell'altro mese. Mentre invece per quanto riguarda la spesa farmaceutica, soprattutto relativa ovviamente alla ospedaliera, noi eravamo la terza Regione d'Italia come ovviamente carenti dopo la Toscana e dopo praticamente le Puglie con 5,1 per cento, oggi siamo secondi e siamo saliti a 5,9 per cento. Il che vuol dire che incrementeremo, se continuiamo su questa falsa riga, di circa 2 milioni l'anno, quindi se guadagnamo da una parte perdiamo dall'altra. Siccome chi ha i documenti sa che ci sono anche le strutture per esempio, molto bene è andata Sassari, male sono andate altre strutture, allora si tratta di verificare puntualmente e contrattare, perché anche i prezzi quando abbiamo fatto riferimento prima per esempio al protocollo per quanto riguarda per esempio sia coso, sia anche per l'artrite reumatoide, si tratta di trattare con le industrie farmaceutiche. Abbiamo ottenuto degli sconti notevoli in passato che ci hanno portato a delle riduzioni, facciamoci forti di questi e soprattutto dobbiamo far riconoscere dal CIPE la criticità della Sardegna per queste patologie, perché ce le abbiamo noi in modo percentuale molto più alto e di conseguenza non possiamo non essere tenute nella dovuta considerazione. Una Regione, e sto finendo, che è quella della Liguria, quando le furono tolti 200 milioni a suo tempo, bene la Liguria fece un caos generalizzato, fece uno sciopero generale ebbene ottenne che quei 200 milioni, perché se mancano gli anziani…

PRESIDENTE. Grazie. Ricordo che al termine del Consiglio è convocata alla Giunta delle elezioni. Questo pomeriggio riprenderemo con gli interventi dei Capigruppo. Poiché è previsto questo pomeriggio il voto sul passaggio agli articoli invito tutti coloro che fossero interessati a presentare emendamenti, definirli e presentarli entro tale adempimento.

Il Consiglio è convocato stasera alle ore 16.

La seduta è tolta alle ore 12 e 22.



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