Seduta n.130 del 16/12/2015 

CXXX Seduta

(Antimeridiana)

Mercoledì 16 dicembre 2015

Presidenza del Presidente Gianfranco GANAU

La seduta è aperta alle ore 10 e 31.

FORMA DANIELA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 25 novembre 2015 (126), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Daniele Secondo Cocco, Roberto Desini e Antonio Gaia hanno chiesto congedo per la seduta del 16 dicembre 2015.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di disegni di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni di legge:

"Disposizioni urgenti in materia fiscale". (291)

(Pervenuto il 10 dicembre 2015 e assegnato alla terza Commissione.)

"Ulteriore proroga del commissariamento di cui all'articolo 9 della legge regionale 17 novembre 2014, n. 23 (Norme urgenti per la riforma del sistema sanitario. Modifiche alle leggi regionali n. 23 del 2005, n. 10 del 2006 e n. 21 del 2012)". (293)

(Pervenuto il 15 dicembre 2015 e assegnato alla quinta Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:

Pietro Cocco - Desini - Anedda - Daniele Cocco - Usula - Zanchetta:

"Disposizioni urgenti per interventi sul patrimonio culturale e la valorizzazione dei territori, occupazione, opere pubbliche e rischio idrogeologico e disposizioni varie". (292)

(Pervenuta il 10 dicembre 2015 e assegnata alla terza Commissione.)

Forma:

"Disposizioni per il salvataggio del cineteatro Costantino di Macomer". (294)

(Pervenuta il 16 dicembre 2015 e assegnata alla seconda Commissione.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria:

"Interrogazione Lampis - Truzzu, con richiesta di risposta scritta, sul ridimensionamento dell'Ufficio postale ricadente nel comune di Tuili". (596)

"Interrogazione Pizzuto, con richiesta di risposta scritta, sulla vertenza dei lavoratori della Polar Srl nella fabbrica di Piscinas, Provincia di Carbonia-Iglesias". (597)

"Interrogazione Cocco Daniele Secondo, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di provvedere con urgenza ai lavori di manutenzione e messa in sicurezza della strada provinciale 33, ricadente nel territorio della provincia di Nuoro". (598)

"Interrogazione Cossa - Dedoni - Crisponi, con richiesta di risposta scritta, sulle disposizioni in materia di requisiti acustici passivi degli edifici, di cui alla deliberazione della Giunta regionale n. 50/4 del 16 ottobre 2015". (599)

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria:

"Interpellanza Forma - Comandini - Cozzolino - Deriu - Lotto - Manca Gavino - Meloni - Tendas - Piscedda sulla possibilità di recupero dei fondi anticipati dai comuni per realizzare opere delegate, definanziati dai commi 9 e 10 dell'articolo 5 della legge regionale n. 5 del 2015 (legge finanziaria 2015)". (185)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria:

"Mozione Cherchi Oscar - Pittalis - Cappellacci - Locci - Zedda Alessandra - Tedde - Randazzo - Tunis - Fasolino - Peru - Tocco sull'adeguamento delle tariffe per le prestazioni di assistenza protesica elencate nel Nomenclatore tariffario di protesi, ortesi e ausili di cui al decreto ministeriale n. 332 del 1999". (210)

"Mozione Pizzuto - Agus - Cocco Daniele Secondo - Lai sulle problematiche relative alla professione di assistente sociale". (211)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 176/A…

Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Iniziamo l'esame dell'articolato del disegno di legge sul riordino del sistema delle autonomie locali della Sardegna con i soli emendamenti agli articoli numero 1, 2, 3 e 5. Si tratta di un articolato molto più voluminoso, noi apprendiamo tra l'altro, delle bufale a mio avviso, dalla stampa di certe modifiche di sostanza che sarebbero state introdotte, a maggior ragione abbiamo la necessità, per poter fare una discussione seria, completa e organica, una discussione degna anche della natura della riforma che trattiamo, con tutti gli emendamenti che devono essere messi a disposizione dei consiglieri regionali. Non è pensabile che noi facciamo una discussione limitandoci ad esaminare alcuni articoli con un modo di legiferare che può avere effetti sulla stessa tecnica legislativa, Ci interessa avere il quadro di insieme, questo è l'aspetto più importante per quanto ci riguarda, avere cioè contezza di tutti quegli emendamenti che sono stati tra l'altro preannunciati e sbandierati dalla maggioranza, dalla stessa Giunta, di presunti accordi con il sistema delle autonomie locali, ma non è questo il modo per poter capire se noi dobbiamo procedere in un certo modo, con un esame analitico di ogni emendamento, oppure se ci sono delle modifiche di sostanza che possono anche indurre l'opposizione ad avere un approccio differente rispetto alla questione oggi all'esame. Allora, Presidente, io pongo un problema, lo pongo formalmente, di sospensiva, completi la Commissione autonomia il suo lavoro dell'esame di tutti gli emendamenti e quando la Commissione ha esaurito il suo compito, quando noi abbiamo contezza di tutti gli emendamenti si può affrontare il tema, perché così non facciamo una buona cosa, al di là delle questioni di maggioranza ed opposizione a me interessa fare la migliore riforma possibile sul sistema degli enti locali, io penso che questo debba essere non solo il sentimento ma proprio la ragione del nostro ufficio, quello di fare la migliore riforma possibile. È un problema dell'opposizione e, a maggior ragione, della stessa maggioranza, ecco perché io ritengo, Presidente, che noi dobbiamo avere lo strumento cioè tutti gli emendamenti presentati compresi quelli soprattutto della Giunta e della maggioranza, per capire esattamente su che cosa stiamo discutendo e quale può essere l'atteggiamento che questa opposizione potrà assumere nel corso dei lavori all'esito di una presa visione e di una contezza di quello che andremo ad esaminare. Questo problema Presidente che noi poniamo, lo poniamo non solo ai termini di Regolamento, ma lo poniamo come opportunità politica, qui sta mancando la politica, colleghi della maggioranza. Qui si sta andando solo a forza di "esprimi parere sì o no", senza guardare al merito delle questioni. A noi interessa fare la migliore riforma possibile e per fare questo metteteci nelle condizioni di poter esaminare tutti gli emendamenti nella loro interezza.

PRESIDENTE. Quindi c'è una proposta… Sull'ordine dei lavori ha domandato di parlare il consigliere Michele Cossa. Ne ha facoltà.

COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Il tema è lo stesso che è stato sollevato dal collega Pittalis, ieri la maggioranza ha deciso all'interno della Commissione di concedere, una scelta opinabile e molto per le spicce, l'esame di una parte degli emendamenti, adesso il problema che noi abbiamo Presidente, lo pongo a lei come Presidente del Consiglio, non vorrei porla tanto in termini regolamentari quanto in termini di sostanza, e prego i colleghi della maggioranza di intendere in questo senso il mio intervento, così come anche l'intervento del collega Pittalis, è che a questo momento il Consiglio non ha un'idea di che cosa sta venendo fuori. Sappiamo che la maggioranza ha presentato una serie di emendamenti che riscrivono la legge, sono stati preannunciati sulla stampa anche emendamenti della Giunta di cui onestamente non si ha notizia, sappiamo che verrà fuori un testo che è completamente diverso da quello che è stato depositato agli atti. In parte conosciamo le modifiche, in parte ci sembrano anche migliorative, molte sono peggiorative, devo dire, quello che manca è la visione complessiva della riforma che viene fuori. Siccome non mi non stiamo parlando di una cosa da poco, ma stiamo parlando del disegno dell'intero sistema degli enti locali della Sardegna che è un pezzo fondamentale del nuovo disegno del sistema regione, io prego anzitutto il Presidente ma soprattutto i colleghi della maggioranza di valutare l'importanza e la rilevanza delle cose che noi siamo dicendo. Noi oggi non sappiamo di che cosa stiamo parlando, conosciamo un pezzo del problema, non abbiamo la visione, probabilmente neanche voi ce l'avete, quindi rischiamo di fare una riforma fondamentale, non importante, a colpi di maggioranza, senza neanche sapere di che cosa stiamo parlando, con tutti i rischi che questo comporta. Quindi colleghi veramente io vi chiedo di valutare questo e di capire se non sia il caso di fermarci a ragionare, poi farete quello che riterrete più opportuno nelle scelte di merito ma dateci almeno la possibilità di capire e di dare il nostro contributo alla riforma.

PRESIDENTE. C'è una proposta, riassumo, di sospensiva fino al completamento dei lavori della Commissione dell'onorevole Pittalis, c'è stato un intervento a favore dell'onorevole Cossa, è possibile intervenire sulla base dell'articolo 82 con un intervento invece contrario.

(Interruzioni del consigliere Mario Floris)

Dopo continuiamo sulle questioni di merito, adesso risolviamo questo primo problema che è stato posto.

Ha domandato di parlare il consigliere Roberto Deriu. Ne ha facoltà.

DERIU ROBERTO (PD). Contrari perché la Commissione ha già potuto esaminare e fornire pareri sui primi articoli per cui non è sconosciuto all'organo istruttore questa parte della legge, così come potrebbe venire configurata da emendamenti. Per cui l'Aula può andare avanti nell'esame di questi e poi è opportuno riunire la Commissione semmai per proseguire nell'elaborazione dei pareri.

(Interruzioni dai banchi della minoranza)

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Gli emendamenti esitati dalla Commissione stanno arrivando, nel senso che sono in preparazione e arriveranno tra poco, quindi saranno distribuiti. Io devo mettere in votazione la proposta dell'onorevole Pittalis sulla sospensiva dei lavori fino al completamento dei lavori della Commissione.

Chi approva la proposta alzi la mano. Chi non la approva alzi la mano.

(Non è approvata)

Sul Regolamento

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Lei ha fatto questa votazione senza dare l'opportunità di chiarire un aspetto che mi sembra meriti particolare attenzione da parte dell'Aula e da parte anche del prosieguo dei lavori del Consiglio regionale e di come organizzare i lavori all'interno del Consiglio regionale. Noi ieri ci siamo trovati in Commissione e la maggioranza ha ritenuto che noi non dovessimo discutere di nessun emendamento in Commissione rinviando all'Aula; adesso si rinvia in Commissione, io credo che sia opportuno riunire la Giunta per il Regolamento in modo che il Presidente dica se questo iter che è stato seguito è valido. Io non lo ritengo valido, si è fatto riferimento ad una prassi che non esiste, noi non abbiamo mai fatto una riforma… noi per esempio abbiamo fatto una riforma costituzionale e abbiamo discusso emendamento per emendamento in Commissione, si dice che la prassi è questa per cui è una fase di passaggio formale. Nel senso che il Consiglio regionale aperto ha delegato la Commissione quindi le discussioni devono avvenire in Aula. Ecco perché sto portando la discussione in Aula. Presidente del Consiglio, a norma del Regolamento ma tutto il Regolamento è incentrato su questo, garantisce il Consiglio regionale e garantisce i singoli consiglieri regionali di votare tenendo presente la conoscenza degli atti. Tutto è coordinato così, se non è così dobbiamo modificare ma se dobbiamo modificare, allora Presidente, le chiedo di ritenere inutile questa cosa viziosa di riunire la Commissione, perché mettere contrario o mettere favorevole lo possiamo fare ognuno di noi, senza perdere soldi pubblici per andare in una Commissione che non ha fatto nulla, che ha rimbalzato, senza che noi volessimo fare ostruzionismo, o perlomeno il sottoscritto, ma se su questa cosa che è cambiata 50 volte questo che stiamo per approvare è cambiata ancora ci volete dare la possibilità di intervenire su qualche emendamento, non su tutti gli emendamenti, per portare nostro contributo? C'è stato detto di no. Io credo che ci voglia un chiarimento non dico per questa legge gli enti locali ma lo dico in generale, perché a me sembra che ci siano una tale confusione, un tale atto di ingordigia istituzionale di maggioranza che io non ho mai visto. Perché una cosa di questo genere io non l'ho mai vista. Andare a dare un bicchiere d'acqua al Presidente della Commissione che dice contrari, favorevoli e astenuti.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Lei ha detto che sarebbero arrivati in Aula gli emendamenti, io ho fatto la verifica degli emendamenti e mancano quelli che hanno presentato il Gruppo dei Riformatori, prima considerazione. Seconda considerazione…

PRESIDENTE. Sono stati presentati dopo i termini.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Allora voglio ricordare due cose soltanto: primo per educazione chi ha depositato gli atti non è entrato in una stanza in cui c'erano altri rappresentanti, e cioè di Forza Italia, essendo lì fuori all'angolo è passato l'onorevole Mariolino Floris e sono stati presi quelli dell'onorevole Floris e quelli dei Riformatori no. Tre, devo dire un'altra cosa, qual è il termine scritto nel Regolamento? All'ora della convocazione o allora dell'inizio dei lavori? Si è iniziato alle ore 10 e 32 quindi questo è un abuso, se la votazione di ieri in Ufficio di Presidenza ha voluto dire un taglio netto verso una posizione esclusiva di maggioranza e settarismo sappiano che questo non sarà! E se un expresidente del Consiglio regionale ha fatto entrare per la prima volta i carabinieri sarà la seconda volta che lo chiederò io personalmente. Terza cosa…

(Interruzioni dai banchi della maggioranza)

Voi zitti che siete cagnolini…

(Interruzioni dai banchi della maggioranza)

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, si calmi!

(Interruzioni dai banchi della maggioranza)

Silenzio! Per cortesia! Stiamo calmi tutti quanti!

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Non ci sono cacciatori adatti tra di voi per prendere il cinghiale!

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, ritorni all'argomento, grazie.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Se non trovo personaggi che squittano, quanto meno, volevo dire che se l'arroganza passa sotto la maggioranza, Presidente, io le chiedo, se lei ha coscienza e ha un Ufficio di Presidenza, di mettere al vaglio del Consiglio, sapendo che c'è una maggioranza precostituita, i problemi di ritualità e di comportamento all'interno di questa assise. E le voglio dire un'altra cosa, che si metta a verbale che io, come la buona parte dei consiglieri di quest'Aula, non sono stato messo in condizioni di esplicitare tutta la capacità che uno deve mettere nel fare leggi per la regione Sardegna, e non di parte, non di gruppo, né di interessi personali.

PRESIDENTE. Grazie, le ricordo che la scadenza per la presentazione degli emendamenti era lunedì alle ore 10, per accordo dei Capigruppo comunicato in Aula. Per gli emendamenti agli emendamenti invece all'inizio della seduta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Presidente, noi prendiamo atto del voto della maggioranza, e la maggioranza si assume tutta la responsabilità sull'andamento e sulle iniziative che l'opposizione assumerà in relazione a questo procedimento, sia chiaro. Perché questa prova muscolare, senza guardare l'essenza di problemi, è una scelta della maggioranza, ne prendiamo atto, però, Presidente, debbo dire, lo sa, l'ho sempre apprezzata e ho dato pubblica manifestazione del senso di responsabilità e anche di correttezza da parte sua nell'espletamento della sua funzione, vorrei però, Presidente, che sia chiaro una cosa: ci sono troppe deroghe, per una sorta di stampella che si vuole dare alla maggioranza ci sono troppe convocazioni straordinarie di Commissioni, per provvedimenti straordinari; ecco, riportiamo tutto all'ambito della normalità, Presidente, non costringa l'opposizione ad assumere posizioni che renderebbero davvero inagibile quest'Aula. Io lo dico con senso di responsabilità: si assumano le iniziative secondo lo schema ordinario, perché non è pensabile che, per ritardi della maggioranza, si debba stravolgere il Regolamento e le leggi di questa Regione. Quindi, l'eccezionalità è comprensibile in relazione a fatti rispetto ai quali anche l'opposizione è d'accordo, siccome noi non siamo d'accordo su nulla, poste queste premesse e poste le premesse di questo dibattito, le chiedo, Presidente, anche sulla convocazione delle Commissioni, molta ma molta attenzione, perché non è questo il clima per poter concedere deroghe e inserire provvedimenti che non sono all'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Alessandra Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Io userò dei decibel più bassi dell'onorevole Dedoni, ma la sostanza è la stessa: noi non siamo stati messi in grado di poter lavorare. Per ultimo dico che gli emendamenti agli emendamenti, che sono di sostanza, sono arrivati adesso; allora, siccome su questa proposta di legge si sta discutendo da un anno e la maggioranza e la Giunta sostanzialmente si sono presi la libertà di cambiare tante versioni, di fare modifiche, di consultare, eccetera, allora noi chiediamo esclusivamente di poterci dare la possibilità di dare il nostro contributo, perché abbiamo questo diritto. Qui in quest'Aula si sta utilizzando un metodo normativo che non esiste, io credo che l'onorevole Floris e l'onorevole Oppi siano scandalizzati perché in tanti anni non si è mai visto un comportamento di questo tipo, ma le devo dire la verità non l'ho visto neanche io che non ho di certo la loro esperienza.

Quindi, vi chiediamo, per un provvedimento così importante, di essere veramente seri, come dite sempre di essere, e di essere conseguenti, perché non si può assolutamente derogare al nostro ruolo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ignazio Locci. Ne ha facoltà.

LOCCI IGNAZIO (FI). Non facendo parte della prima Commissione, credo che io personalmente, ma anche tanti colleghi, non siano nella condizione di conoscere nella sua interezza l'impianto legislativo…

PRESIDENTE. No, scusate, sennò non ci capiamo. Il Consiglio si è espresso, questa cosa non è più in discussione. Il Consiglio si è espresso nel senso che si può andare avanti così e che non si sospende, quindi se c'è un intervento sull'ordine dei lavori diverso da questo…, perché sennò stiamo facendo una discussione su una cosa già decisa dal Consiglio.

LOCCI IGNAZIO (FI). Presidente, sull'ordine del lavori. Presidente, siccome qui state facendo saltare i rapporti anche istituzionali tra Giunta e Consiglio, ma in particolare tra maggioranza e opposizione in quest'Aula, state dando un grande contributo a questo, voglio richiamare, così come ha fatto stamattina il senatore Uras al Senato proprio su questi temi dei rapporti istituzionali tra Governo e Parlamento e a maggior ragione con i contrappesi dell'opposizione, che forse sarebbe il caso, Presidente, che utilizzi bene anche lei il Regolamento che utilizzi le sue prerogative, e, stante questa situazione, riapra i termini per la presentazione degli emendamenti, come le consente il Regolamento, visto e considerato che le opposizioni non sono nella condizione di conoscere precisamente tutto ciò che viene portato dal famoso "gnomo della cartelletta", ad horas, a modificare questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tedde. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Sull'ordine dei lavori. Sono giunti adesso gli emendamenti agli emendamenti, è evidente che la maggioranza è decisa ad andare avanti a testa bassa, tutto ciò a discapito dei lavori di quest'Aula, ma soprattutto a discapito della qualità della legge che andrà ad essere esitata. Una legge che non è una legge ordinaria, se possiamo definirla straordinaria la definiamo straordinaria, perché è una legge che segnerà il percorso delle comunità isolane per i prossimi venti, trent'anni. Non è possibile che soltanto adesso noi abbiamo contezza di un articolo e degli emendamenti su un articolo che dovranno essere ricollegati in qualche modo anche agli emendamenti relativi ai prossimi articoli, perché una legge non si valuta e non si approfondisce soltanto sul primo articolo, dobbiamo avere una visione complessiva e generale altrimenti rischiamo di fare un cattivo servizio ai sardi …

PRESIDENTE. Onorevole Tedde, chiedo scusa, è lo stesso argomento: il Consiglio ha già deciso, lei sta riproponendo il tema che non ci sono tutti gli emendamenti ma il Consiglio ha deciso a maggioranza di andare avanti così. Non stiamo aprendo la discussione su questo; c'è stato un intervento a favore ed uno contro, e il Consiglio poi ha deciso.

TEDDE MARCO (FI). Qui si tratta di un'altra fattispecie, sono gli emendamenti agli emendamenti, è un altro caso, è un altro fatto.

PRESIDENTE. Gli emendamenti agli emendamenti possono essere presentati fino ad un'ora prima, sono stati preparati e sono stati consegnati in aula, come da prassi.

TEDDE MARCO (FI). Io mi sto appellando alla sua sensibilità, alla sua ragionevolezza, affinché quest'Aula capisca che non si può procedere in questo modo muscolare, perché diversamente…

PRESIDENTE. Questo è il suo parere, non aveva titolo per esprimerlo, per cui, grazie, onorevole Tedde.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Angelo Carta. Ne ha facoltà.

CARTA ANGELO (PSd'Az). Io parlo proprio dei lavori. I lavori sono stati aperti il 9 dicembre con un testo, questo testo è stato emendato. Sono in circolazione 66 emendamenti presentati dalla maggioranza, io, da consigliere regionale, per poter conoscere questi emendamenti ho dovuto far ricorso ad una fonte esterna, perché questi emendamenti qui in Consiglio regionale non li ho trovati, nessuno li aveva e nessuno li conosceva, e ho dovuto ricevere questi emendamenti da una fonte esterna al Consiglio regionale. Ottenuti questi emendamenti li ho poi trasferiti anche ad altri colleghi della minoranza che, al pari mio, non li avevano, e si è dovuto lavorare su emendamenti che forse erano stati presentati. Io chiedo se a termini di Regolamento questo è un modo giusto di procedere oppure se ci stiamo sbagliando e così non va bene. La questione è che io, come consigliere regionale, non sono stato messo nelle condizioni di conoscere gli emendamenti che presumibilmente sono stati presentati dalla Giunta in tempo utile per poterci lavorare e capire come questi emendamenti trasformavano, come di fatto trasformano, il testo che noi abbiamo qui dal 9 di dicembre. Oggi è il 16 di dicembre e sostanzialmente io dovrei partecipare a un dibattito su un testo del 9 dicembre che è stato trasformato da emendamenti che ieri io ho dovuto cercare fuori del Consiglio regionale. Se questa è una questione che le consente di mandare avanti una discussione veda un po' lei, per me è veramente assurdo.

PRESIDENTE. Grazie, gli emendamenti erano in Commissione ieri quando si è riunita la Commissione c'erano tutti gli emendamenti. Quelli che non sono pervenuti sono gli emendamenti agli emendamenti che sono stati presentati anche stamattina. Questi sono stati fotocopiati e distribuiti in Aula come da prassi, come sempre. Possiamo quindi procedere alla discussione dell'articolo 1 e degli emendamenti.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Riordino del sistema delle autonomie locali della Sardegna" (176/A)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1. All'articolo 1 sono stati presentati gli emendamenti numero 72 totale che è uguale al numero 1056 e al numero 1448 soppressivi totali, i sostitutivi totali numero 1947 e 2225, i soppressivi parziali numero 73, numero 1120 e numero 1449 che sono uguali, il numero 74, 75, 76 uguale al numero 1129 uguale al numero 1450, 77 uguale al 2110, 78, 79, 80 uguale al numero 1451, 81, 82, 83 a pagina 22, 84 pagina 23 che è uguale al numero 1136 a pagina 24, al 1452 pagina 25, l'emendamento numero 85 a pagina 26, 86 pagina 27, 87 pagina 28, 88 pagina 29 uguale al numero 1137 uguale al numero 1453 a pagina 31, l'emendamento numero 89 pagina 32, l'emendamento numero 90 a pagina 33, 91 pagina 34, 92 che è uguale al numero 1138, 1454 e 1567 e 2111 pagine 35-39, il 93 a pagina 40, i 1426 pagina 41, il 94 pagina 42, il 95 a pagina 43. I sostitutivi parziali numero 1 pagina 44, 4 pagina 45. Gli aggiuntivi numero 2 pagina 46, numero 3 pagina 47, 2040 pagina 48, 2084 pagina 49, 2273 pagina 50, 1464 pagina 51.

Gli emendamenti agli emendamenti emendamento numero 2298, 2299, 2300, 2301, 2302, 2355, 2336, 2337, 2338, 2339, 2340, 2341, 2342, 2343, 2344, 2345, 2346, 2347, 2348, 2349, 2350, 2351, 2352, 2353, 2354.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo e dei relativi emendamenti:

Titolo I

Finalità e principi

Capo I

Disposizioni generali

Art. 1

Oggetto e finalità

1. La presente legge, in applicazione del principio dell'articolo 5 della Costituzione, ai sensi degli articoli 3, comma 1, lettera b) e 44 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna) e in armonia con i principi di cui all'articolo 118, comma 1, della Costituzione, disciplina l'articolazione territoriale, l'ordinamento e lo svolgimento delle funzioni delle autonomie locali della Sardegna nel rispetto del principio di leale collaborazione.

2. La Regione, al fine di sostenere il processo di riforma delle autonomie locali, individua nei comuni, singoli o associati i soggetti deputati allo svolgimento delle funzioni amministrative secondo i principi di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione.

3. La Regione promuove la gestione associata delle funzioni e dei servizi di competenza comunale e sovracomunale, incentivando le unioni di comuni.

4. Allo scopo di garantire lo sviluppo e l'equilibrio socio-economico delle comunità locali, gli ambiti territoriali ottimali costituiscono il riferimento territoriale per lo svolgimento delle funzioni di competenza degli enti locali, in considerazione della memoria storica e culturale dei territori e della conformazione delle regioni storiche della Sardegna.

5. L'articolazione territoriale, l'ordinamento e lo svolgimento delle funzioni delle autonomie locali della Sardegna sono disciplinati assicurando la semplificazione delle relazioni tra gli enti e la coesione tra i territori, l'uniformità dei livelli essenziali delle prestazioni sull'intero territorio regionale e la parità di accesso ai servizi da parte dei cittadini.

6. Al fine di assicurare ai cittadini l'effettivo accesso alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, gli enti locali dispongono le adeguate misure giuridiche e finanziarie, individuando, a valere sui trasferimenti ad essi assegnati del Fondo unico di cui all'articolo 10 della legge regionale 29 maggio 2007, n. 2 (legge finanziaria 2007), equivalenti riduzioni della spesa, secondo le modalità previste dalla presente legge.

Emendamento soppressivo totale Christian Solinas. (72)

Emendamento soppressivo totale Tunis - Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Alessandra Zedda. (1056)

Emendamento soppressivo totale Truzzu - Lampis. (1448)

Emendamento all'emendamento numero 1947 soppressivo totale Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Alessandra Zedda. (2343)

Emendamento all'emendamento numero 1947 sostitutivo totale Christian Solinas. (2298)

Emendamento all'emendamento numero 1947 soppressivo parziale Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Alessandra Zedda. (2348)

Emendamento all'emendamento numero 1947 soppressivo parziale Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Alessandra Zedda. (2344)

Emendamento all'emendamento numero 1947 soppressivo parziale Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Alessandra Zedda. (2351)

Emendamento all'emendamento numero 1947 soppressivo parziale Truzzu - LAMPIS. (2300)

Emendamento all'emendamento numero 1947 soppressivo parziale Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Alessandra Zedda. (2347)

Emendamento all'emendamento numero 1947 soppressivo parziale Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Alessandra Zedda. (2349)

Emendamento all'emendamento numero 1947 sostitutivo parziale Carta. (2477)

Emendamento all'emendamento numero 1947 sostitutivo parziale Augusto Cherchi - Congiu - Busia - Pier Mario Manca - Desini - Unali. (2354)

Emendamento sostitutivo totale Deriu - Agus. (1947)

Emendamento all'emendamento numero 1947 aggiuntivo Tedde - Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tocco - Tunis - Alessandra Zedda. (2345)

Emendamento all'emendamento numero 1947 aggiuntivo Tedde - Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tocco - Tunis - Alessandra Zedda. (2346)

Emendamento all'emendamento numero 1947 aggiuntivo Tedde - Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tocco - Tunis - Alessandra Zedda. (2350)

Emendamento all'emendamento numero 1947 aggiuntivo Augusto Cherchi - Pier Mario Manca - Unali - Congiu - Desini - Busia. (2352)

Emendamento all'emendamento numero 1947 aggiuntivo Congiu - Desini - Unali - Busia - Pier Mario Manca - Augusto Cherchi. (2353)

Emendamento all'emendamento numero 1947 aggiuntivo Truzzu - Lampis. (2301)

Emendamento all'emendamento numero 1947 aggiuntivo Truzzu - Lampis. (2302)

Emendamento all'emendamento numero 1947 soppressivo totale Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Alessandra Zedda. (2335)

Emendamento all'emendamento numero 1947 aggiuntivo Truzzu - Lampis. (2299)

Emendamento all'emendamento numero 2225 soppressivo totale Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Alessandra Zedda. (2336)

Emendamento all'emendamento numero 2225 soppressivo parziale Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Alessandra Zedda. (2337)

Emendamento all'emendamento numero 2225 soppressivo parziale Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Alessandra Zedda. (2338)

Emendamento all'emendamento numero 2225 soppressivo parziale Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Alessandra Zedda. (2339)

Emendamento all'emendamento numero 2225 soppressivo parziale Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Alessandra Zedda. (2340)

Emendamento all'emendamento numero 2225 soppressivo parziale Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Alessandra Zedda. (2341)

Emendamento all'emendamento numero 2225 soppressivo parziale Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Alessandra Zedda. (2342)

Emendamento sostitutivo totale Congiu - Cherchi A - Manca P - Desini - Busia - Unali. (2225)

Emendamento soppressivo parziale Christian Solinas. (73)

Emendamento soppressivo parziale Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Alessandra Zedda. (1120)

Emendamento soppressivo parziale Truzzu - Lampis. (1449)

Emendamento soppressivo parziale Christian Solinas. (74)

Emendamento soppressivo parziale Christian Solinas. (75)

Emendamento soppressivo parziale Christian Solinas. (76)

Emendamento soppressivo parziale Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Alessandra Zedda. (1129)

Emendamento soppressivo parziale Truzzu - Lampis. (1450)

Emendamento soppressivo parziale Christian Solinas. (77)

Emendamento soppressivo parziale Cossa. (2110)

Emendamento soppressivo parziale Christian Solinas. (78)

Emendamento soppressivo parziale Christian Solinas. (79)

Emendamento soppressivo parziale Christian Solinas. (80)

Emendamento soppressivo parziale Truzzu - Lampis. (1451)

Emendamento soppressivo parziale Christian Solinas. (81)

Emendamento soppressivo parziale Christian Solinas. (82)

Emendamento soppressivo parziale Christian Solinas. (83)

Emendamento soppressivo parziale Christian Solinas. (84)

Emendamento soppressivo parziale Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Alessandra Zedda. (1136)

Emendamento soppressivo parziale Truzzu - Lampis. (1452)

Emendamento soppressivo parziale Christian Solinas. (85)

Emendamento soppressivo parziale Christian Solinas. (86)

Emendamento soppressivo parziale Christian Solinas. (87)

Emendamento soppressivo parziale Christian Solinas. (88)

Emendamento soppressivo parziale Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Alessandra Zedda. (1137)

Emendamento soppressivo parziale Truzzu - Lampis. (1453)

Emendamento soppressivo parziale Christian Solinas. (89)

Emendamento soppressivo parziale Christian Solinas. (90)

Emendamento soppressivo parziale Christian Solinas. (91)

Emendamento soppressivo parziale Christian Solinas. (92)

Emendamento soppressivo parziale Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Alessandra Zedda. (1138)

Emendamento soppressivo parziale Truzzu - Lampis. (1454)

Emendamento soppressivo parziale Ledda. (1567)

Emendamento soppressivo parziale Cossa. (2111)

Emendamento soppressivo parziale Christian SOLINAS. (93)

Emendamento soppressivo parziale Gaia - Perra - Zanchetta. (1926)

Emendamento soppressivo parziale Christian Solinas. (94)

Emendamento soppressivo parziale Christian Solinas. (95)

Emendamento sostitutivo parziale Carta. (1)

Emendamento sostitutivo parziale Carta. (4)

Emendamento aggiuntivo Carta. (2)

Emendamento aggiuntivo Carta. (3)

Emendamento aggiuntivo Pittalis - Zedda A - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis. (2040)

Emendamento aggiuntivo Tedde - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra. (2084)

Emendamento aggiuntivo Zedda P - Usula - Lai. (2273)

Emendamento aggiuntivo Lampis - Truzzu. (1464).)

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Roberto Deriu, relatore.

DERIU ROBERTO (PD), relatore. Grazie signor Presidente, sugli emendamenti agli articoli: numero 72 contrario, 1056 contrario, 1448 contrario, 1947 favorevole, 2225 invito al ritiro o alla conversione in ordine del giorno, 73 contrario, 1120 contrario, 1449 contrario, 74 contrario, 75 contrario, 76 contrario, 1129 contrario, 1450 contrario, 77 contrario, 2110 contrario, 78 contrario, 79 contrario, 80 contrario uguale al 1451, 81 contrario, 82 contrario, 83 contrario, 84 uguale al 1136 e al 1452 contrario, 85 contrario, 86 contrario, 87 contrario, 88 uguale al 1137 uguale al 1453 contrario, 89 contrario, 90 contrario, 91 contrario, 92 uguale al 1138 al 1454 e al 2111 contrario, il 1567 invito al ritiro, 93 contrario, 1926 invito al ritiro, 94 contrario, 95 contrario, il numero 1 si chiede di trasformarlo in ordine del giorno comunque contrario, numero 4 contrario, numero 2 Carta si chiede di trasformarlo in ordine del giorno altrimenti contrario, ugualmente emendamento numero 3 Carta si chiede la trasformazione in ordine del giorno, 2040 contrario, 2084 contrario, 2273 Zedda e più invito al ritiro con accettazione come ordine del giorno, 1464 Lampis si accetta come ordine del giorno… 96 contrario, 1057 contrario chiedo scusa sono quelli all'articolo 2. Passiamo agli emendamenti agli emendamenti. Chiedo scusa. 2298 contrario, 2299 invito al ritiro e disponibilità per un ordine del giorno, 2300 contrario, 2301 favorevole, 2302 contrario, 2335 contrario, 2336 contrario, 2337 contrario, parere contrario sugli emendamenti numero 2338, 2339, 2340, 2341, 2342, 2343, 2344, 2345, 2346, 2347, 2348, 2349, 2350, 2351, parere favorevole sugli emendamenti numero 2352, 2353, per l'emendamento numero 2354 si accetta il concetto, però si richiede una riformulazione, o altrimenti contrario.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

ERRIU CRISTIANO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica.Conforme a quello della Commissione.

PRESIDENTE. È aperta la discussione sull'articolo sugli emendamenti.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Christian Solinas. Ne ha facoltà.

SOLINAS CHRISTIAN (PSd'Az). Due osservazioni sull'ordine dei lavori, la prima in realtà è una domanda, cioè quando si è riunita la Commissione per esprimere il parere sugli emendamenti agli emendamenti, la seconda è che, avendo presenziato all'inizio dei lavori della prima Commissione ieri, conservo memoria del fatto che il parere espresso almeno sui primi cento emendamenti che sono stati declarati qua in Aula era di semplice invito al ritiro e non di trasformazione in ordine del giorno, quindi se vi è stata una seduta ulteriore nella quale si è modificato il parere.

PRESIDENTE. Non c'è stata nessuna ulteriore riunione della Commissione, il parere viene espresso in Aula dal relatore sugli emendamenti agli emendamenti, non c'è una Commissione che si esprime sugli emendamenti.

Sul Regolamento

Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Lei non mi ha risposto per quanto riguarda l'applicazione del Regolamento, glielo chiederò per iscritto, ma è una cosa fondamentale, perché la legge che noi abbiamo discusso in aula non è quella che abbiamo approvato in Commissione. Questo la dice lunga su questi meccanismi, per cui, da un passaggio all'altro, non si sa più dove va a finire, se è quella approvata o se è un'altra inventata dai relatori, dai controrelatori, è una cosa che non può andare, questa è la casa del vetro della Sardegna, così non può andare, Presidente, qui siamo alle denunce penali.

PRESIDENTE. Sì, onorevole Floris, la Giunta del Regolamento si è già riunita e c'eravamo dati un termine per la presentazione delle proposte di correzione al Regolamento. Credo che anche questo possa essere oggetto di questa ulteriore specificazione, e quindi, se ci sono proposte, qualsiasi consigliere può sottoporre all'attenzione della Giunta le proposte correttive che modificano eventualmente cose che sono suscettibili di eccessiva interpretazione e che non sono esplicitate nella maniera migliore.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Interverrà per il Gruppo sulla questione posta dall'onorevole Solinas all'onorevole Tunis. Presidente, siccome sto ricevendo sollecitazioni, io volevo solo capire esattamente per gli operai ALCOA, che stanno chiedendo al Consiglio una delegazione, di essere ricevuti, se e quando possiamo dare loro la disponibilità.

PRESIDENTE. Per gli operai ALCOA è stato comunicato ieri che entro le 10 gli avremmo confermato la disponibilità della Giunta a partecipare all'incontro, e che l'incontro si poteva svolgere nella pausa del Consiglio tra le due e le quattro. Quindi al termine del Consiglio riceveremo gli operai ALCOA, sempre che ci sia la disponibilità della Giunta o che abbiamo notizie di questo genere.

Ha domandato di parlare il consigliere Stefano Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (FI). Ho la sensazione che la difficoltà del punto che stiamo attraversando in questo momento abbia condotto il relatore ad una certa fase di transagonistico. Occorrerebbe non confondere il parere della Commissione con il parere del relatore, le due posizioni andrebbero splittate. La Commissione non ha mai affrontato l'eventualità che emendamenti fossero eventualmente accolti come ordine del giorno. Quindi vorrei pregare il collega Deriu di procedere nel distinguere ciò che è parere della Commissione da ciò che è parere esclusivamente personale.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Riordino del sistema delle autonomie locali della Sardegna" (176/A)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). La campagna elettorale è finita, diceva circa due anni fa il Presidente Pigliaru nelle sue dichiarazioni programmatiche: "Oggi sono il Presidente di tutti i sardi, di chi ha votato per noi e di chi ha votato per proposte alternative alle nostre. Cercherò di dare risposte credibili, risolvendo i problemi della gente, riusciremo in questi obiettivi" - diceva ancora il Presidente Pigliaru - "se la dialettica tra maggioranza e minoranza li metterà al centro del confronto politico in maniera seria e concreta, rifuggendo da contrapposizioni demagogiche e populiste". Ho voluto iniziare con queste considerazioni proprio per mettere al bando tali contrapposizioni demagogiche e populiste, che hanno purtroppo contrassegnato questi primi due anni di legislatura e che si sono accentuati in questi ultimi giorni sui temi fondamentali per la vita dei sardi quali la sanità, i trasporti, le risorse finanziarie, le riforme, segnatamente quella degli enti locali oggi alla nostra attenzione. È ora di usare una parola forte, colleghe e colleghi del Consiglio, Assessori e Presidente del Consiglio, è ora di dire basta alle facili, preconcette, strumentali contrapposizioni che hanno segnato in maniera negativa l'impegno e il lavoro di questa Assemblea sia nei rapporti con lo Stato che sul piano delle riforme, oltre che nella ricerca delle migliori soluzioni ai problemi più pressanti della nostra comunità. È ora di mettere da parte e di dimenticare la nota favola del lupo e dell'agnello, veda Presidente Pigliaru, che non c'è. Anche io ho avuto l'onore e l'onere, per due volte a distanza di dieci anni l'una dall'altra, di guidare la Regione, la Giunta regionale, ho conosciuto e comprendo il peso delle difficoltà del passato e gli inganni del Governo amico, ma ho avuto modo anche di apprezzare le iniziative positive e quelle ereditate che sono state portate avanti con eguale impegno e determinazione. Voglio ricordare una per tutte la vertenza entrate della Giunta Palomba, che si avvalse dello studio del professor Santoro, che la Giunta da me preceduta portò a compimento nei primi anni '90, per non parlare di …, del rapporto con le isole del Mediterraneo, delle norme di attuazione sul commercio con l'estero. È un dovere, è una responsabilità primaria per governare. Alla Sardegna e ai sardi, dunque, dobbiamo guardare per sapere le difficoltà contingenti e cercare ad un tempo prospettive future condivise di crescita civile economica e sociale, tassello dopo tassello, opportunità dopo opportunità, lasciando alle spalle concezioni e contrapposizioni di retroguardia, lo dico alla Giunta dei docenti, dannosi nei rapporti reciproci negativi sul piano dei risultati. Così è stato purtroppo finora in questa prima fase della XV legislatura, e ho paura che così si voglia continuare tra le due opposizioni anche con questo provvedimento, che tutto è fuorché una riforma del sistema Regione-Enti locali. Si prospetta infatti causa e confusione di ruoli, di competenze, di responsabilità, lo stop, l'altro che è stato imposto mortificando il ruolo e la responsabilità di questa Assemblea, in ordine al procedimento costituzionale di modifica dello statuto di autonomia non solo è un cedimento delle nostre prerogative autonomistiche, ma ha fatto emergere un pericoloso metodo, chiamiamolo così, di superficialità istituzionale, che tende a semplificare e non ad approfondire, "andiamo avanti", "abbiamo i numeri", la nostra democrazia autonomistica e partecipativa nei rapporti interistituzionali, sia locali che internazionali. Ne è la testimonianza la fretta che la Commissione ha posto nel licenziare con audizioni di facciata, senza avere svolto un approfondito confronto, le proposte di modifica dello Statuto e la sospensione del loro esame in Aula imposto, anche per tali ragioni, da fattori estranei al nostro lavoro in Assemblea.

Allora non sono sufficienti i numeri e non è indifferente ripercorrere la genesi di questo provvedimento che non piace a nessuno, anche perché è nato in stanze segrete, dopo che non ha trovato consensi il testo approvato dalla Giunta regionale il 15 gennaio 2015, in forte ritardo sulla tabella di marcia segnata dalle dichiarazioni programmatiche del presidente Pigliaru e dalla legge numero 56 Delrio dell'aprile 2014, che dava tempo un anno alle Regioni a Statuto speciale, quindi alla Sardegna, per adeguare il proprio ordinamento degli enti locali. Non è esimente a giustificare tale ritardo l'impegno assunto da Pigliaru con le stesse dichiarazioni programmatiche di essere rispettoso delle prerogative del Consiglio regionale, al quale di fatto aveva scaricato il dovere di iniziativa legislativa sulle riforme, come è scritto testualmente, limitandosi la Giunta regionale e il Presidente ad auspicare che l'adozione delle riforme essenziali fossero fra le prime che verranno da discusse in quest'Aula.

Per la verità la prima Commissione autonomia alla fine di maggio del 2014 ha individuato i punti prioritari della propria attività e ha avviato il confronto con le istituzioni locali, con le rappresentanze sociali ed economiche sul tema delle riforme.

Il prosieguo lo dirò nel prossimo intervento, perché qui bisogna intervenire dando un senso logico a quello che uno pensa su tutta la riforma.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Marcello Orrù. Ne ha facoltà.

ORRÙ MARCELLO (PSd'Az). Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi, intanto mi dispiace che non sia presente il Presidente della Giunta Pigliaru per due motivi ben precisi: il primo è perché stiamo trattando un argomento molto importante, il secondo è perché la presenza del presidente Pigliaru avrebbe comunque qualificato il dibattito in Aula, per il semplice fatto che lui è l'unica persona eletta dal popolo che siede nei banchi della Giunta. Dico questo perché su La nuova Sardegna di qualche giorno fa, che io ho qui fra le mani, erano riportate alcune dichiarazioni dell'assessore Erriu in risposta a dei cittadini che chiedevano appunto delle informazioni riguardo a questa legge, in particolar modo chiedevano delle informazioni sugli enti locali intermedi. Ebbene, lui ha risposto che "gli enti locali intermedi con organi eletti direttamente dai cittadini non esisteranno più e chi ha nostalgie in questo senso se le tenga". Quindi, Assessore, una risposta data anche in maniera un po' arrogante, perché tenga presente che il 90 per cento dei cittadini ha nostalgia della democrazia e preferisce essere governato da persone che sono state elette e non da nominati o da tecnici, anche perché non se ne può più di essere governati da tecnici o da nominati perché abbiamo visto il danno che è stato creato a partire dal Governo di Mario Monti fino ad arrivare a questo attuale della Giunta regionale, dove siete tutte persone nominate. Oltretutto la sua riforma, Assessore Erriu, andrebbe bocciata, a mio modo di vedere, in maniera sonora e in maniera chiara e netta da questo Consiglio regionale, anche a costo di mettere fine a questa esperienza di governo che è stata fallimentare su tutti i fronti, dai trasporti, con le compagnie low cost che stanno abbandonando l'isola, intrappolando i sardi e facendoci ritornare indietro di oltre vent'anni, alla sanità, dove si cancellano i diritti e i servizi essenziali, soprattutto nelle periferie, all'industria e al mondo delle imprese, completamente abbandonati da una Giunta all'interno della quale ciò che manca, diciamocela tutta, è la politica e sono i politici.

Allora, ciò che è accaduto in questi mesi è gravissimo. Lei, Assessore, negli ultimi mesi non ha fatto altro che affermare, sempre con la stessa arroganza di cui ho parlato prima, che non erano ammesse modifiche. La Giunta su questo si è anche resa responsabile di aver portato in Aula un testo blindatissimo, senza tenere minimamente conto delle tantissime prese di posizione contrarie da parte dei territori, e poi oltretutto mai come questa volta i sindaci della Sardegna si sono fatti sentire per gridare a gran voce, e in maniera oltretutto unitaria, il loro no a una riforma sbagliata e ingiusta, tanto è vero che adesso avete portato in Aula delle modifiche attraverso gli emendamenti.

La sua visione di Sardegna, assessore Erriu - diciamola tutta -, è cagliaricentrica e discriminatoria nei confronti degli altri territori, e questo lei non lo ha mai nascosto, la vostra riforma accentra tutto su Cagliari attraverso il riconoscimento dello status di città metropolitane che consentirà solo a Cagliari di beneficiare dei fondi ad hoc per le città metropolitane. Però, Assessore, io vorrei che anche Sassari con il suo territorio diventasse città metropolitana, tanto è vero che io presentato degli emendamenti, che poi andremo a votare, per chiedere l'istituzione di Sassari città metropolitana e per chiedere che anche Sassari abbia lo status di città metropolitana, perché così com'è la vostra riforma, assessore Erriu, è una soluzione pasticciata, che va a introdurre paradossi giuridici come le unioni dei comuni metropolitani, le città medie, le aree metropolitane, che sono solo dei meri sotterfugi concessi per togliere dall'imbarazzo i consiglieri regionali sassaresi della sinistra che si apprestano a votare a favore di questa pessima legge. Qualcuno l'altro giorno, nella seduta precedente, aveva citato il professor Parisi; io invece voglio citare il professor Mariotto Segni e debbo dargli anche ragione quando dice che se a Sassari non sarà concesso lo stato di città metropolitana la responsabilità sarà da individuarsi in grossa parte nella resa concessa alla Giunta Pigliaru dai consiglieri regionali sassaresi del Partito Democratico. Persino il Sottosegretario agli affari regionali Bressa ha smentito le dichiarazioni del presidente Pigliaru e dell'assessore Erriu, dicendo che Sassari città metropolitana sarebbe stata una scelta possibile e assolutamente compatibile con la legge Delrio.

La verità, cari colleghi, è che non c'è mai stata la volontà politica da parte di questa Giunta regionale di valorizzare Sassari e il Nord Sardegna attraverso il riconoscimento di un ruolo che oltretutto Sassari ha già, cioè la guida di un territorio che va da Olbia, da Alghero fino alla Sardegna centrale e che ha tutti i requisiti per diventare area metropolitana. Per cui io mi auguro che nel corso della discussione e nel corso del dibattito Sassari possa avere riconosciuto lo status di città metropolitana.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Stefano Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (FI). Signor Presidente, colleghi, sono, prima di iniziare, ben consapevole e oltretutto un estimatore delle capacità e qualità di intrattenitore del collega Deriu, però credo che dovere svolgere i lavori di quest'Aula con un continuo capannello, onestamente fastidioso, in una parte di questo emiciclo sia un qualche cosa che il Presidente si dovrà prima o poi incaricare di risolvere.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi invito a prendere posto. Per parlare per cortesia uscite dall'aula. Grazie.

TUNIS STEFANO (FI). È pacifico che la discussione su questa norma darà anche a me tutto il tempo che occorre per sviluppare qualunque tipo di ragionamento. Come avrete potuto intuire dalle azioni preliminari all'inizio di questa norma, non sarà breve, non sarà semplice per voi far passare inosservati tutti gli errori marchiani contenuti all'interno di questa norma, tutte le sue contraddizioni, lo spirito profondamente prono nei confronti dell'opinione pubblica, piuttosto che dei vari portatori di interesse a tutti i livelli, che ha condotto, durante il periodo di tutta la sua istruzione, alla profonda, radicale modifica del testo che poi finalmente è arrivato in Aula. Devo dire che siamo stati facili profeti nel non partecipare ai lavori della Commissione, nel prevedere questa sarebbe stata una legge tutta nuova da esaminare all'interno dell'Aula perché radicalmente cambiata prima dell'inizio della discussione e quindi ci troviamo qui senza sorpresa a dover prendere nota dell'ennesimo comportamento istituzionalmente scorretto, politicamente discutibile da parte della maggioranza. Qui, in questo primo intervento, voglio iniziare soltanto dall'apice parlando del perché ci troviamo qui a cercare di approvare quello che è stato un tentativo, per quanto onesto da parte dell'assessore Erriu, di applicare una norma che in realtà andava disapplicata. Perché il tema centrale è che l'indebolimento della nostra funzione autonomistica, la nostra possibilità di esercitare questa nostra autonomia risiede nel fatto che questa Giunta, così ostentatamente genuflessa verso il Governo nazionale, non ha preso in prima istanza in esame il fatto che questa norma si calerà come una mannaia sul nostro sistema degli enti locali, indipendentemente dalle parole che verranno utilizzate per farlo o indipendentemente dal modo in cui sarà declinata sul territorio perché è una norma fatta per territori, per città, per municipalità, per un sistema degli enti locali profondamente diverso dal nostro. Quindi, il combinato disposto dell'indebolimento della nostra capacità autonomistica e della possibilità di organizzare i nostri enti locali è quello di doversi, in maniera supina, offrire ad una norma nazionale presentata come grande riforma economica e sociale, creerà in qualunque circostanza applicandola un disastro nei nostri enti locali.

Devo dire con rammarico, essendoci persone che conoscono la materia, colte e intelligenti, che avrei auspicato che questo tema molto prima fosse nell'agenda della politica ed è estremamente tardivo il tentativo che state facendo in questo momento e poggia non sulla convinzione e sulla necessità di intervenire sugli enti locali, ma semplicemente in quello di conservare un'articolazione amministrativa e di potere che consenta di proiettare nel futuro quel sistema di piccola bottega, di clientele che nel corso degli anni avete incardinato all'interno di queste strutture. Spiace constatare poi, lo vedremo con più comodità nel prosieguo del dibattito, che il tema non è stato l'autonomia, la capacità che hanno gli enti locali di intervenire sulla vita della gente, ma semplicemente una questione di perequazione economica. Tutto è stato risolto in questo: nella modalità, nel quantum le risorse devono proiettarsi sui territori, facendo esplodere le più becere tra le guerre di campanile, mettendo da parte la reale profondità che avrebbe richiesto questo dibattito in materia istituzionale e offrendosi semplicemente all'opinione pubblica come quelli che sono stati indirizzati a lavorare presso questa Assemblea per difendere interessi estremamente particolari. Ora, questi istinti un pochettino atavici che sono emersi anche, mi spiace constatarlo, dal comportamento dei colleghi della maggioranza credo almeno per le settimane che ci separano dall'approvazione di questa legge debbano essere messi da parte perché comunque sia...

COCCO PIETRO (PD). Quattro.

TUNIS STEFANO (FI). Se saranno solamente quattro settimane io sarò contento per voi, collega Cocco, se dovesse essere qualcuna di più avremo pazienza però impieghiamolo bene, impieghiamolo bene perché tutto il lavoro svolto sino a questo momento è stato inutile, e lo certifica il fatto che la norma che avete approvato in Commissione e che è stata oggetto della relazione del relatore della norma è una norma diversa da quella che oggi ci presentate in Aula.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Luca Pizzuto. Ne ha facoltà.

PIZZUTO LUCA (SEL). Presidente, io oltre a fare delle osservazioni sulla legge che stiamo andando ad approvare, vorrei ricordare ai colleghi della destra un po' le responsabilità che ci sono su questo testo, perché è vero che noi commettiamo errori perché chi fa sbaglia e questo vale per tutti, però non dimentichiamoci che nella precedente legislatura c'è stato un grande referendum truffa che ha avuto la capacità di annientare enti democraticamente eletti e di mettere in discussione migliaia di posti di lavoro senza che chi poi avesse accuratamente creato questo disastro abbia avuto la capacità di mettere in campo soluzioni. Questo per non dimenticarcelo e lo ricorderò più volte durante questa seduta.

Riguardo alla legge, io personalmente ritengo che l'impostazione nazionale che viene data all'assetto delle riforme degli enti non sia condivisibile, perché nazionalmente si continua nella linea in cui possiamo dire che il centrodestra in questa regione è stata precursore, di annientare le forme di democrazia diretta per gli organismi della gestione pubblica e per mettere in difficoltà gli enti intermedi che sono strumenti di sviluppo per le comunità locali. Allora, io ho fiducia nella legge e nel lavoro che è stato fatto e spero anche che negli emendamenti e negli emendamenti agli emendamenti noi avremo la capacità di costruire non solo il riscatto dell'area metropolitana di Cagliari ma anche dei territori e delle periferie, cercando anche di fugare notizie della stampa che arrivano in queste ore, perché per esempio gira sui social network e sui giornali che Carbonia - Iglesias è stata declassata nell'impianto generale della norma. Io spero che non sia così chiaramente, spero che da questo punto di vista ci siano reali e concrete soluzioni che possono dare la speranza al mio territorio martoriato, ma anche agli altri territori periferici della regione.

Devo dire che di questo primo articolo ritengo molto importante il comma 5 perché nel comma 5 si parla della capacità che deve esserci della semplificazione delle relazioni tra gli enti e la coesione tra i territori. Perché non ci nascondiamo che uno dei problemi maggiori quando si deve fare una rotonda o quando si deve fare una strada o quando si deve fare un marciapiede è l'enormità di permessi e di richieste da enti diversi che ci devono essere per poter portare avanti progetti, dal banalissimo marciapiede o addirittura da progetti più importanti di sviluppo. Siccome stiamo parlando di aree vaste e aree intermedie diventa necessario, io credo, far sì che dentro questa riforma ci sia uno strumento che consenta dello sviluppo in questo senso. Non vorrei che rischiassimo di frammentare ulteriormente le aree in altri enti, perché ne abbiamo eliminato uno che era brutto e cattivo, quello della provincia, non vorrei che ne stessimo andando a costituire un paio che poi devono raccordarsi fra loro per fare i progetti, con tutti i rallentamenti e le difficoltà del caso di cui sappiamo. Perché le province tanto vituperate avevano anche qualche pregio, raccoglievano le funzioni e avevano lo scopo di coordinare politiche di sviluppo di quei territori nell'autonomia, di quei territori che non dovevano dipendere da altri enti, ecco, io spero che nella nuova impostazione che stiamo dando questo rimanga, altrimenti è chiaro che ci sono delle difficoltà in questo senso.

Io ho altamente fiducia nella nostra maggioranza, nei colleghi che hanno lavorato da questo punto di vista e spero che ci siano anche i margini per lavorare agli emendamenti degli emendamenti per costruire la migliore norma possibile che capisco essere una norma temporanea, ma siccome la temporaneità è un fattore quanto meno instabile in questa epoca, abbiamo riforme temporanee che sono durate decenni, io spero che questa possa essere la migliore riforma possibile anche sul lungo termine.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Ignazio Locci. Ne ha facoltà.

LOCCI IGNAZIO (FI). Presidente, noi pensavamo inizialmente che questa potesse essere la legge di riforma "Delriu" e poi in realtà abbiamo visto che col tempo questa si è trasformata in altro, ha coinvolto il famoso gnomo della cartelletta, ha coinvolto anche altri personaggi del passato del governo di questa Regione che non hanno neanche dato una grande prova del loro passaggio, stante il fatto che siamo ancora qui a discutere di crisi e di disordine delle istituzioni di questa Regione. Peraltro pensiamo che siano solo rappresentativi di una parte del mondo degli enti locali che invece, come sappiamo, è maggiormente rappresentato anche da altre associazioni, però avete voluto raccordarvi esclusivamente con una parte di quel mondo. Io credo che con questa norma già nei principi generali portati all'articolo 1 ci sia con molta precisione una creazione di presupposti per aumentare la conflittualità, per escludere da questa organizzazione tutta quella parte dei piccoli comuni, dei comuni delle zone interne, dei comuni delle zone montane, di tutte le periferie della Sardegna che voi, tra l'altro in pericolo gravissimo di spopolamento ma addirittura proprio di sparizione dal panorama degli enti locali, lo stesso famosissimo professor Bottazzi in una recente ricerca e studio pubblicata anche da Repubblica, sul Venerdì di Repubblica ci dice che nel giro di 25 anni circa 160 comuni sono a rischio. Questo disegno di riordino che non vede richiamate nemmeno nei suoi principi generali, nelle finalità, uno spirito di salvaguardia di questi territori, di questa realtà che sono l'ossatura della Regione Sardegna. Qualche tempo fa qualche esponente che oggi guida questo cocktail o cerca di mischiare al meglio questo cocktail di proposte, parlava proprio di una Sardegna che doveva guardare al mondo globalizzato ma con un'ottica sempre di conservazione dei nostri localismi, della nostra ricchezza locale. Bene, stiamo andando in un'altra direzione, stiamo accettando la logica della legge nazionale Delrio che peraltro è una norma di fatto di riordino dei conti pubblici e noi su questa scorta stiamo andando a sacrificare le nostre comunità svuotandole di competenza, svuotandole di contenuti, lasciando ormai solamente che i nostri sindaci e i nostri consiglieri comunali governino l'anagrafe e lo stato civile. Noi pensiamo che se questi sono i principi generali che animeranno e che animano questo riordino, pensiamo che lo gnomo della cartelletta non stia facendo un buon servizio alla Sardegna. Abbiamo la necessità invece di scrivere adesso che cosa vogliamo fare nei principi generali, nell'oggetto, nelle finalità che vogliamo raggiungere, dobbiamo dirlo adesso che vogliamo salvaguardare le zone interne, che vogliamo conservare le nostre tradizioni e non invece lasciarle in balia di una logica tecnocratica, tecnocratica che vedrà solamente la città metropolitana come soggetto traino delle politiche locali della Sardegna.

Ecco, su questo assolutamente non avete voluto nemmeno affrontarla una riflessione, siete voluti andare in questa direzione pensando che ciò che ci è stato impacchettato dalla legge Delrio, dalle norme della spending review del 2010 fossero la risoluzione dei nostri problemi e invece non faranno altro che acuirli e creare conflittualità all'interno delle nostre comunità senza nessun contrappeso, senza nessuna importanza alle opposizioni all'interno delle comunità locali con servizi che saranno sempre più lontani dai nostri cittadini che costeranno sempre di più e che non daranno certamente futuro ai nostri paesi. Ci dovremo a breve accontentare di vedere forse qualche anziana probabilmente ancora in costume seduta con le loro sedie di legno a fianco dell'uscio di casa a raccontare la storia che fu dei nostri piccoli centri, ma con questa legge senza richiamarli neanche nei principi generali, noi li stiamo proprio condannando all'oblio dal principio e li condannerete voi alla sparizione con l'applicazione di questa norma. Noi pensiamo che i colleghi Usula e Zedda che hanno anche proposto una norma di principio in tal senso debbano in qualche modo sbattere i pugni sul tavolo perché la protezione delle nostre comunità locali e dei piccoli paesi sono questi gli avamposti delle nostre tradizioni. Se noi oggi abdichiamo a questa nostra prerogativa e la lasciamo entrare in una logica comunitaria, tecnocratica, dettata esclusivamente da logiche romane su questo veramente...

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Cesare Moriconi. Ne ha facoltà.

MORICONI CESARE (PD). Aldilà delle schermaglie vorrei continuare a sperare in un sussulto di alta responsabilità da parte di quest'aula. La discussione sul riassetto dei livelli istituzionali intermedi è una discussione che nella nostra Regione va avanti da tanto tempo, forse va avanti da troppo tempo. Ora senza scomodare le esperienze più controverse degli anni 60 e 70 quando pure già si discuteva di zone omogenee, comprensori, comunità montane e quant'altro, va menzionato il dibattito sulla "142" del 90 quando già si parlava esplicitamente di città metropolitana di Cagliari, quello sulla legge regionale numero 4 del 97 finché si arrivò nel 2001 con la legge numero 9 all'istituzione delle nuove province, quelle che ahimè appena 11 anni dopo, solo 7 dal loro primo insediamento furono spazzate via dal clamoroso referendum celebrato per la loro soppressione e promosso anche o soprattutto da quelle stesse forze politiche e anche da quegli stessi attori e protagonisti che solo pochi anni prima interpretavano il sentimento popolare opposto, quello appunto a sostegno dell'istituzione dei nuovi enti. Oggi qualcuno comincia a dire e anche a scrivere che forse le forze politiche sociali che su questo tema si sono battute di più sono state un po' troppo sbrigative e che probabilmente avrebbero dovuto mettere in campo prima e non dopo almeno un'ipotesi alternativa di strumento di governo delle autonomie locali che con quel referendum si andavano a disarticolare.

Colleghi, viviamo la nostra responsabilità immersi nei drammi di una società che attende risposte dalla politica in un terribile clima di odio, di ostilità popolare e di sfiducia. Eppure certe volte sembra quasi che non ci accorgiamo di ciò intenti come siamo a rappresentare ciascuno il proprio sdegno per le presunte colpe degli altri dimenticando le proprie. Io ho la vaga sensazione che nelle grandi sacche del malcontento popolare non ci sia più niente da grattare e se non arriveranno rapidamente risposte all'altezza del dramma socioeconomico che si sta consumando fuori di qui, non ci sarà fuori di qui distinzione alcuna per nessuno di noi, né per la maggioranza di oggi ma neppure per la maggioranza di ieri. Colleghi, il disastro della finanza regionale e gli effetti conseguenti è pacifico che venga da molto lontano, non è di oggi e il buco della sanità è palese che vada risanato, anzi andava risanato prima con riforme strutturali efficaci e in grado di eliminare gli sprechi di sempre e non solo di oggi, razionalizzare la spesa e migliorare il servizio ed è giusto che su questi temi ci si confronti e ci si scontri ma non scaricandoci il barile l'un l'altro. Bisogna che arrivino rapidamente a discutere in quest'aula della riforma sanitaria così come della finanziaria, dei problemi della mobilità, dell'energia, dell'industria, dell'urbanistica ed è lì che stanno le risposte principali ai drammi della nostra società. Che senso ha allora caricare oltre di ansia, di aspettative, di tensioni e di ostruzionismo questo disegno di legge che evidentemente ha un'altra missione e che non potrà risolvere tutti i problemi, e a chi giova far saltare il banco colleghi dell'opposizione, 2200 emendamenti? Anche nel 2001 quando il livello della crisi socioeconomica anche nel 2001 e chi c'era se lo può ricordare quando il livello della crisi socioeconomica era ben diverso rispetto all'attuale, in occasione della discussione della legge regionale numero 9, quella con cui vennero istituite le nuove quattro province, le tensioni locali e quelle territoriali superarono il limite di sopportazione, sono le parole utilizzate in quel dibattito. È una materia difficile questa, eppure allora le forze politiche interpretarono il senso di responsabilità che a loro veniva affidato in un delicato momento della vita della nostra Regione e riuscirono a compiere uno sforzo positivo di dialogo al proprio interno tra loro e soprattutto riuscirono a costruire una coscienza unitaria all'interno dell'assemblea regionale. Lo fecero senza confondersi tra loro e senza toglier nulla alla diversità dei ruoli che li distinguevano.

Governava il centrodestra nel 2001, il Presidente della Giunta era l'onorevole Mario Floris e all'opposizione stava il centrosinistra, anche quel progetto di riforma come questo non piaceva a tutti, ma nessuno si sognò di strumentalizzare la situazione in quel particolare e difficile momento. Non si fece però l'alimentare lo scontro tra le istituzioni e la società. Quei giorni il Consiglio lavorò con l'obiettivo comune di unire le popolazioni, e non di dividerle, per creare le migliori condizioni politiche e favorire un'opportuna pianificazione della gestione delle strutture amministrative che si andavano ad istituire. Colleghi, questo Consiglio regionale in tanti decenni di errori ne ha fatti tantissimi ed è inutile che ce li rifacciamo ogni volta a vicenda, ai sardi appassiona poco scoprire a chi devono essere attribuite le maggiori colpe del passato, ma ci sono anche buoni esempi che possono e devono essere ricordati. L'opposizione di allora, colleghi e colleghi dell'opposizione di oggi, nonostante tutto votò quella legge rifuggendo dalla retorica, senza alcun ricorso ai proclami, alle facili parole roboanti con cui si sarebbero potuti scrivere i titoli dei giornali il giorno dopo. È stata una pagina complicata della storia della nostra autonomia, ma anche la riprova del fatto che ci siano ragioni strutturali di oggettiva difficoltà in questa discussione, di insufficienza gestionale complessiva, forse di inadeguatezza politica generale lunga decenni, e che un piccolo passo avanti fatto insieme vale molto di più di qualsiasi piccola o grande sceneggiata politica. Allora, colleghi, io con un po' di pazienza invito anche voi a provare insieme a lasciare un segno…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Marco Tedde. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Presidente, credo che ci sia un assunto che viene condiviso da tutta l'Aula da tutto l'emiciclo che è quello secondo il quale questa legge è la legge più importante di questa legislatura ed è sicuramente la legge più importante dall'inizio dell'autonomia di questa Regione, dopo lo Statuto che è una legge costituzionale, ma dico anche se il rango di questa legge non è costituzionale va da sé che ha un peso che si avvicina tantissimo al rango costituzionale. E quindi non ci saremmo assolutamente aspettati che, pur condividendo tutti, maggioranza, opposizione e Giunta, il presidente Pigliaru, pur condividendo tutti quest'assunto, non ci saremmo aspettati che questa legge potesse avere un iter legislativo così contorto. Un iter legislativo che noi ci saremmo aspettati che si sarebbe bloccato al gioco delle quattro carte, quattro stesure una diversa dall'altra, che non hanno fatto altro che creare confusione, creare sconcerto, ma non soltanto fra coloro che partecipano ai lavori di quest'Aula, ma anche fra coloro che invece sono calati tutti i giorni nella realtà dura degli enti locali, dei territori, i sindaci, gli amministratori locali, che hanno seguito con grande meraviglia l'incedere di questo disegno di legge, un incedere quanto meno bizzarro, che ha mortificato non soltanto il legislatore isolano, non soltanto la maggioranza e l'opposizione, ma ha mortificato anche soprattutto i territori di chi li rappresenta. Questo disegno di legge, questo iter legislativo, ci ha veramente depauperati della forza di fare una norma che potesse andare incontro alle esigenze dei territori. Ci ha mortificati! Ebbene, non paghi coloro che hanno proposto il gioco delle quattro carte, hanno anche prodotto sul tavolo la quinta carta, i maxi emendamenti sostitutivi della Giunta che ricostruiscono di fatto la struttura della legge, non consentono all'opposizione di lavorare serenamente, e non consentono quindi di fare ciò per cui siamo stati votati o non votati, cioè opposizione. Opposizione che deve partire dalla necessità di approfondire i temi, che deve partire dalla necessità di studiare e di confrontarsi anche con i territori, questo non c'è stato concesso. E questo articolo 1 credo che sia il compendio dell'iter legislativo bislacco di questa norma. Il tutto parte da un'impuntatura del presidente Pigliaru, in relazione alle colonne portanti, o alla colonna portante di questa riforma, di questa pseudo riforma, che dice: "No, non si può pensare a due città metropolitane", non si può pensare ad equiparare il Nord al Sud della Sardegna, bisogna favorire il Sud dando delle compensazione che però non possiamo scrivere, non possiamo assolutamente trasporre in legge, delle compensazioni future se e quando ci saranno. Ecco, questo credo che sia il nocciolo di questo iter legislativo che è un'epopea all'incontrario. Un iter legislativo che fa di questa norma, o di questo disegno di legge, una norma in crisi d'identità che non sa dove vuole andare, né che cosa vuol fare. Mi ricorda molto quella canzone di Giorgio Gaber: "L'uomo che sto cercando", un uomo banale che non si sa dove vada, non si sa cosa stia cercando. Ecco, questa è una norma che non si sa dove vuole andare, non si sa che cosa cerca, però sappiamo purtroppo quali sono gli effetti nefasti che produrrà: una confusione totale. Ebbene tra le altre cose questo iter è stato costellato da tentativi di coartare la volontà non dell'opposizione, ma della maggioranza. Colleghi della maggioranza, io sinceramente al vostro posto qualche riflessione sulle minacce di dimissioni che sono state fatte l'avrei fatta. Non è possibile che ci sia sui lavori d'Aula, sui lavori del legislatore sardo questa spada di Damocle della minaccia delle dimissioni dell'assessore e del presidente Pigliaru. Non è corretto, non è giusto, non è costruttivo, non serve a migliorare la legge, è servito soltanto per mettere una maggioranza all'angolo, però la legge non verrà assolutamente migliorata. E poi non possiamo non ricordare gli assunti molto simpatici, e comunque privi di fondamento, che sono stati branditi come spade per cercare di giustificare questa legge bislacca. Partiamo dal numero degli abitanti di Sassari, per arrivare alle densità abitativa, per arrivare al fatto che a Sassari ci sono gli orti e quindi non ci può essere città metropolitana, tutte argomentazioni completamente destituite di fondamento…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Francesco Sabatini. Ne ha facoltà.

SABATINI FRANCESCO (PD). Presidente, credo che innanzitutto sia doveroso ringraziare l'Assessore, il Presidente della Commissione, il Relatore, tutti i componenti della Commissione I per il grande lavoro che è stato fatto in queste settimane, la tenacia, la costanza e anche il risultato di essere arrivati in Aula con un grande sforzo e con un grande lavoro. Leggo dagli interventi, capisco dagli interventi dell'opposizione che c'è un richiamo ad una più stretta collaborazione all'interno di quest'Aula tra tutte le forze politiche, e faccio a loro stessi un appello perché quella richiesta sia accolta positivamente e si possa all'interno di quest'Aula avviare un dibattito più serrato per entrare nel vivo dei problemi, e poter correggere e migliorare una riforma, e poterla per lo più condividere, perché una riforma poi riguarda tutte le forze politiche, non può essere la riforma della sola maggioranza. Questa, auspico per il Centrosinistra, sia la prima delle tante importanti riforme che potremo approvare, e a auspico che le riforme non siano animate, come va di moda di questi tempi, da un calcolo ragionieristico, che non sia animate da calcoli di tipo economico, che non sia animate dai burocrati e dalla sola evidenza dei numeri. Mi sovviene un apologo che vorrei raccontarvi che esprime bene questa condizione patologica della politica italiana, che racconta di un direttore generale di una grande società che è invitato a partecipare ad un grado concerto, all'esibizione della sinfonia numero 8 di Schubert che si intitola Incompiuta. Il direttore generale si trova occupato per mille motivi e per mille ragioni e chiama a delegare la rappresentanza della società il responsabile del personale: un giovane, molto preparato, massimi voti, laurea alla Bocconi, un master alla London school, questo giovane si occupa anche di politica, soprattutto dell'efficienza della politica e dei numeri, così viene incaricato di recarsi presso questo concerto a rappresentare la società. Il giorno dopo rientra, il direttore lo incontra e gli chiede come gli è sembrato il concerto. "Direttore - risponde - le presenterò una relazione articolata sull'esecuzione dell'orchestra". A mezzogiorno, puntualmente, il direttore generale riceve la relazione in cinque punti, la guarda con molta curiosità: primo punto, durante considerevoli spazi di tempo i quattro oboi non fanno nulla, si dovrebbe ridurre il numero e distribuire il lavoro fra il resto dell'orchestra, in modo da ridurre i picchi dell'impiego; punto due, i dodici violini suonano la medesima nota, quindi il numero dei violini dovrebbe essere drasticamente ridotto; terzo punto, non serve a nulla che gli ottoni che ripetano le stesse armonie che sono state eseguite dalle viole; quarto punto, se tali passaggi fossero eliminati potremmo ridurre il tempo del concerto di un quarto; quinto punto, se Schubert avesse tenuto conto delle mie osservazioni sarebbe riuscito a terminare la sinfonia così non l'avrebbero chiamata "Incompiuta".

Questo racconto mi pare molto significativo per farci capire come troppo spesso la filosofia che anima le scelte politiche provenga da scelte di numeri, io vorrei vivere in un mondo in cui si possa ascoltare, piacevolmente per intero, così come Schubert lo pensò, la sinfonia numero 8 dal titolo "Incompiuta".

L'altro tema che vorrei porre alla vostra attenzione è che non possiamo dimenticarci di ciò che è successo nel passato. Spesso si parla assolutamente male delle quattro province regionali, io non sono di questo parere. Le quattro province regionali le avrei sicuramente pensate diversamente, le avrei pensate magari con una elezione di secondo livello, le avrei snellite nell'apparato politico e burocratico, ma quelle province hanno lasciato un segno nei territori marginali della Sardegna, hanno dato un'occasione di riscatto, di diventare protagonisti del proprio sviluppo e della propria programmazione e gli hanno dato una possibilità fondamentale che è quella di trattare direttamente con la Regione. Non è stato un fatto negativo, quindi credo che di questo bisogna tener conto, tener conto che non può essere un duello tra le aree forti della Sardegna ma si debba tener conto anche delle aree marginali della Sardegna. Questa riforma nasce in un quadro difficilissimo, un quadro legislativo incerto a livello nazionale, lo stato confusionale è dovuto al dopo referendum, io sarei partito sicuramente dalla revisione del nostro Statuto prevedendo l'approvazione di tutte le province, avrei pensato ristrutturare in un sistema nuovo.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Christian Solinas. Ne ha facoltà.

SOLINAS CHRISTIAN (PSd'Az). Grazie Presidente, avevo predisposto alcune righe ma avremo tempo di sviluppare in questa discussione diversi concetti, non posso esimermi, dopo l'intervento del collega Sabatini da una considerazione, cioè che si è avventurato in un apologo piuttosto insidioso perché questo giovane iper qualificato, super preparato, penso che nella percezione di quest'aula, e forse anche all'esterno di quest'aula sia molto sovrapponibile alla competenza al potere richiamata dal Presidente Pigliaru all'inizio di questa legislatura. Alle volte la troppa competenza, come tutti gli eccessi, finisce per delineare anche scenari non propriamente compatibili con il ragionamento che lei faceva e che io condivido peraltro. Qui si sta procedendo su un terreno di riforme annunciate in diversi settori, si è avviata la riforma della sanità, si è avviata la riforma dell'urbanistica, si avvia la riforma degli enti locali, che dobbiamo chiamare riordino e non riforma, qui si fanno annunci di riforme, si aprono cantieri ma marciano tutti su linee parallele che non si incontrano. Una delle ragioni per le quali abbiamo fortemente richiamato sia la maggioranza, sia la Giunta all'esigenza di una tregua, di un confronto, di un attimo di riflessione in più su questa riforma è proprio questo, l'esigenza che ci sia alla base un'idea di Sardegna complessiva, che ci sia un coordinamento tra le diverse fasi di riforma avviate, che non necessariamente ci troveranno tutti concordi su tutti punti, ma che sicuramente riporterebbero anche quest'Aula ad un lavoro più proficuo. Sotto questo profilo, mi consenta anche il Presidente del Consiglio per la stima personale che ho nei suoi confronti, ho presentato una gran mole di emendamenti e l'ho fatto per due ordini di ragioni delle quali sento di dover dar conto a quest'Aula. La prima ragione è quella che testé richiamavo, cioè l'esigenza di richiamare tutti, nel momento in cui si va ad incidere non solo sull'architettura istituzionale, sull'assetto degli enti locali, ma sull'architettura sociale ed economica di quest'Isola, ad uno studio, ad un confronto, ad una discussione molto più ampia. Badate, è anche di questi giorni anche il proliferare di contributi, tutti importantissimi, dall'onorevole Soddu, a Federico Francioni, a Salvatore Cubeddu, a tutti gli intellettuali di quest'Isola che si occupano del progetto di riforma che quindi è non è solo un problema di contenimento dei costi, non può essere solo un problema o di technicalities istituzionali, è un problema più ampio che riguarda tutti. Quindi da un lato l'esigenza di richiamare ad una riflessione più ampia, dall'altro l'esigenza di stigmatizzare ancora una volta una tecnica legislativa che sta debordando sempre di più in una prassi Presidente che non vorrei si consolidasse. Perché, è vero, l'onorevole Floris lo richiamava prima, qui costantemente i disegni di legge costringono tutti a lavorare, a fare considerazioni su articoli che si sa già dall'inizio che non saranno quelli su cui dovremmo confrontarci realmente, allora che senso ha far lavorare dei consiglieri con proposte di emendamento studiate e concrete su articoli che sono usa e getta. Allora anche gli emendamenti diventano usa e getta, allora si degrada completamente il lavoro dell'Aula, meglio sarebbe avere dei testi che affrontino fin dal principio qual è la vera idea che si deve portare avanti. Su questo profilo, Assessore, mi rivolgo a lei per conto della Giunta, anche se in verità il testo che poi qui abbiamo in discussione ha perso per larghi tratti quella filosofia compiuta che aveva, condivisibile o meno che fosse, data dalla sua penna. Però mi sarei aspettato, soprattutto in sede di approfondimento, perché la Commissione è la sede che istruisce il tutto, oltre il richiamo prezioso del relatore all'onorevole Tessori, ad uno dei padri dell'articolo 5 dell'autonomia friulana e dell'autonomia dentro la Costituzione, anche il mutuare la prassi che ha seguito per esempio la regione Friuli Venezia Giulia prima di adottare la sua riforma e cioè, prima di andare ad incidere sull'architettura istituzionale vi è un corposo esempio di analisi socio-economica per lo sviluppo dei progetti di organizzazione sovra comunale, cioè si studia l'impatto sotto il profilo demografico, sociale ed economico che la riforma avrà. Faccio riferimento per esempio all'audizione della Corte dei Conti in sede di Commissione affari istituzionali della Camera dei deputati del primo dicembre, noi basiamo questa riforma sull'Unione dei comuni e la Corte dei Conti ci dice che la prima verifica del funzionamento dell'Unione dei comuni genera maggiori costi, non dà contenimento della spesa. Mi riferisco ancora, lo svilupperemo meglio nelle discussioni successive, per esempio a quello che sta facendo l'Unione europea in termini di analisi degli scenari per l'Europa verso il 2050. Ipotizza tre scenari sulla rete degli enti locali, uno scenario che è quello che si basa sulle grandi città, le cosiddette Mega, uno sulla promozione delle città metropolitane e l'altro sulla promozione delle realtà regionali, lo scenario C.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Michele Cossa. Ne ha facoltà.

COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Presidente e onorevoli colleghi, stiamo perdendo un'occasione preziosa, quella di introdurre una vera novità rispetto all'esistente e di innovare veramente l'assetto amministrativo e degli enti locali. La maggioranza decide di muoversi nell'ambito de su connottu si prende atto dell'abolizione delle province, ma non si traccia un percorso chiaro e con uno sbocco preciso per l'abolizione anche delle vecchie, pur essendo questa una strada già segnata dalla riforma costituzionale del governo Renzi e ancor prima in Sardegna del referendum del 2012. Si imposta una proposta come un riordino complessivo del sistema delle autonomie locali in Sardegna ma non la si coordina con la riforma del sistema regione, di cui l'assetto degli enti locali rappresenta la parte fondamentale. Non la si indirizza verso una modernizzazione del sistema, nel senso della sua semplificazione e razionalizzazione, prevedendo meccanismi in grado di rendere virtuosa la spesa, di migliorare e far diventare più efficienti i servizi resi ai cittadini, di promuovere la fluidità nei rapporti tra le istituzioni. Non si muove nella direzione del complessivo alleggerimento di quel carico burocratico che soffoca il nostro sistema sociale ed economico, alleggerimento di cui da così lungo tempo si avverte assolutamente il bisogno. C'è gente, come l'onorevole Pizzuto, ma devo dire che non è certo solo a pensarla così come dimostrano molti degli interventi che si sono susseguiti e soprattutto quello dell'intervento dell'onorevole Sabatini con il suo apologo che è molto significativo, dicevo c'è gente che pensa ancora, che i posti di lavoro possano venire dalla provincia. Noi rivendichiamo la scelta referendaria, onorevole Moriconi, perché solo uno strumento demolitorio, come il referendum, era in grado di dare quella spallata al sistema che altrimenti, come dimostrano le vicende di questi anni, e sono d'accordo con lei quando dice che non è una storia che inizia adesso, non sarebbe mai stato toccato, se non ci fosse stata la spallata referendaria oggi non staremmo neanche a parlarne di questo. Noi pensiamo che opportunità di lavoro e sviluppo non possano venire che dal dinamismo e dalla creatività dell'iniziativa privata, non dalla spesa pubblica improduttiva, quella che produce posti di lavoro inutili e clientelari a spese del contribuente. Invece, come sappiamo, la maggioranza si sta indirizzando verso un aumento dell'IRPEF, fatto per aumentare la spesa pubblica non per razionalizzarla, non interviene sugli sprechi, sulle duplicazioni, sulle sovrapposizioni, sulle occasioni di malaffare, non interviene su questo. Noi abbiamo denunciato anche in quest'Aula come ancora oggi nelle ASL si stiano buttando quattrini, si stiano buttando quattrini con strani accordi come quello che abbiamo denunciato tra la nuova azienda ospedaliera unica e l'azienda 8 per la gestione del personale, a 25.000 euro al mese, 25.000 euro al mese!, lavoro che prima veniva fatto gratis. Consulenze e incarichi che continuano ad essere dati nella sanità, come affrontiamo noi il problema? Non intervenendo su questo, lo affrontiamo aumentando l'IRPEF, una scelta che non esitiamo a definire folle, insensata, in grado di dare la mazzata finale alle imprese e alle famiglie sarde, di stroncare sul nascere quei timidi barlumi di ripresa economica che appena si stanno affacciando. Una scelta fra l'altro in controtendenza non soltanto con tutto il mondo civilizzato, quello che probabilmente all'onorevole Pizzuto e ai colleghi dell'estrema sinistra non piace, ma rispetto alle stesse scelte del governo Renzi, governo amico, che si sta muovendo esattamente in quella direzione, perlomeno a dichiarazioni. Ecco, tutto questo avrebbe richiesto scelte forti sulle prospettive da dare al sistema, che non escludevano un approccio originale e innovativo anche rispetto a quello indicato dal Governo nazionale, che ha approvato una legge, la legge Delrio, che ha imposto una legge approssimativa e poco meditata, che ha imposto un freno di fatto, la Sardegna l'ha accettato senza batter ciglio rinunciando a far valere le sue prerogative, sia durante il suo iter sia oggi presentando un testo che pedissequamente segue la legge Delrio. Devo dire per onestà che il testo uscito dalla Commissione è peggiorativo rispetto al testo presentato dall'assessore Erriu che era sicuramente bisognevole di miglioramenti, ma era assai più coerente al suo interno e anche più chiaro, e vedremo nel corso dell'esame del testo tanti esempi di come si possa, attraverso una legge, complicare la vita non soltanto degli amministratori locali ma anche dei cittadini e delle imprese.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Luigi Crisponi. Ne ha facoltà.

CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). È vero quello che diceva il collega Cossa, riflettevo proprio sul fatto che le scaramucce e i piccoli parapiglia delle stanze della maggioranza, che hanno accompagnato l'esitazione di questa legge che da oggi inizia il suo percorso in discussione in quest'Aula, ha fatto dimenticare che ieri mattina a quest'ora c'era uno plotone di esecuzione che era stato schierato in sede della terza Commissione, dove con un voto sciagurato questa stessa maggioranza ha osato decidere l'aumento del IRPEF che determinerà sicuramente la dipartita delle tante imprese, le difficoltà delle famiglie, e che ancora una volta si troveranno non un Parlamento o una Giunta regionale alle esigenze e a quelle sofferenze, ma che invece mette ulteriori sgambetti o addirittura decide di affossarne l'esistenza. Questo naturalmente fa il paio con quello che sta accadendo quest'oggi all'inizio, con l'inizio della discussione sul progetto di legge numero 176. Di fatto c'è da essere scontenti e lo sappiamo bene tutti quanti, minoranza e maggioranza dove tanti sono i motivi di dissenso. Innanzitutto perché è saltato quel patto che avrebbe dovuto orgogliosamente legare i cittadini col Parlamento dei sardi, i cittadini attraverso naturalmente la funzione libera e democratica esercitata da quei sindaci che invece, guarda caso, in più di un'occasione si sono ritrovati uniti e coesi nell'alzare la voce e nel battere i pugni sul tavolo per dire che non ci stavano a questo tipo di riforma e a questo tipo di impostazione della legge. Pure questo avrebbe dovuto rappresentare uno dei momenti più alti di questa legislatura, con le tante riforme che avevate in mente di fare, che avete più sbandierato più per notizie da dare alla stampa, piuttosto che da dare direttamente agli amministratori locali o direttamente gli stessi cittadini che naturalmente attendono risposte e certezze su un inquadramento democratico innovativo, una nuova governance che va naturalmente a vantaggio dei territori. Invece il risultato qual è? È un risultato maldestro, è un risultato che incespica sul territorio della governance e dell'ordinamento istituzionale, questo lo vedremo non sono in sede di valutazione e votazione qui in Aula, ma lo vedremo nella sua applicazione perché tanti sono i motivi di scontentezza democratica, all'esterno ma anche all'interno di questa Aula parlamentare. Anche perché quando si vede escluso un solo territorio della riforma complessiva è la sconfitta dalla norma in discussione. Io naturalmente posso citare, con assoluta tranquillità, un territorio che conosco molto bene, è un territorio poverissimo, è quello del cuore della Sardegna e che magari da una riforma istituzionale, da una riforma democratica, aspetta anche di essere rimesso alla pari, di essere riequilibrato in termini di economia, di attività, di forza del consorzio civile che racconta e raccoglie la forza dei suoi cittadini, degli stessi amministratori e che vorrebbe essere messa in condizione di parità, di riequilibrio, perché mancano le condizioni, da quelle del collegamento sulla rete ferroviaria, guarda caso l'ex Provincia di Nuoro è l'unica provincia ad essere esclusa dal passaggio di questo nuovo fantomatico Pendolino, un ATR che sfreccia, a modo suo naturalmente, incespicando anch'esso - come vedete tutto vi viene particolarmente difficile -, e che non si degna nemmeno di avere un'idea, in tutte le programmazioni future, di poter immaginare che anche a quei territori finalmente si possa attribuire una ferrovia degna di questo nome, e non ancora a scartamento ridotto come le regie ferrovie del 1800. Un insulto al territorio di quella provincia, povera e lasciata povera, impoverita e svuotata anche nelle sue più alte funzioni democratiche, alla quale non si riesce nemmeno a dare risposta con tutte le attività che un ragionamento proficuo avrebbe potuto garantire anche a quei territori una risposta certa su quelli che potevano essere i risultati da portare a vantaggio dei propri cittadini, vengono decisamente a mancare. Ma mancano tante altre cose, di fatto noi abbiamo innalzato delle barriere, stiamo costruendo dei percorsi, una sorta di Risiko che non va certamente a vantaggio della nostra gente e del nostro territorio. Insomma, la riforma è un fallimento fin d'ora, ne avremo contezza ancor di più nel corso della discussione, ma lo vedremo sicuramente alla fine della sua approvazione finale, che naturalmente, vi assicuriamo, non sarà semplice e nemmeno senza dolori.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (FI). Dall'inizio della mattinata tutti gli interventi hanno bene o male avuto un unico obiettivo, in senso generale, cioè quello di provare a sviluppare qualsiasi tipo di ragionamento legato alla proposta di legge che entra oggi in Aula con un unico comune denominatore che è quello della insoddisfazione totale della stessa legge che entra in Aula. È il dettato di un lavoro che oramai è da tempo in discussione nelle stanze di questo Consiglio regionale ma, ahimè, ancor di più nelle stanze della Giunta, e, giusto per parafrasare un passo del Vangelo quando dice che "in principio era il Verbo", qua mi pare che siamo in una situazione completamente differente: in principio era il caos, e il caos siete voi, è in voi, è all'interno della Giunta regionale, che in questo momento è il maggior responsabile nella situazione in cui ci troviamo in quest'Aula. C'è chi è partito con delle considerazioni iniziali del tipo "non capiamo quale sia il testo corretto, se quello della Giunta o quello che invece esce dalla Commissione", la risposta è stata che il testo in discussione in Aula è sicuramente quello della Commissione, ma, ahimè, siccome è prassi come tecnica legislativa… oramai dentro questo Consiglio regionale quando le regole non sono scritte parliamo di prassi, e così risolviamo velocemente qualsiasi tipo di problema. Quindi è prassi, anche in questo caso, dover inserire e giocare sull'annullamento di tutta una serie di emendamenti che vengono presentati in quest'Aula, il gioco è facile: si presentano gli emendamenti da parte della minoranza o di chi vuole presentare emendamenti, poi, furbescamente, se ne presenta un'altro che approvato farebbe decadere tutti gli altri emendamenti, e poi c'è chi invece passa la notte a riscrivere emendamenti agli emendamenti per evitare che quell'emendamento eventualmente possa essere discusso prima degli altri, e quindi ci sia la possibilità almeno di rivedere gli emendamenti che sarebbero decaduti. Credo che questo sia davvero il caos più totale nella gestione, nella evidenziazione in questo caso specifico della incapacità legislativa, perché se ci fosse stato semplicemente un accordo di maggioranza, una linea chiara di quella che doveva essere la legge, e quindi da parte della Giunta si fosse espressa in modo chiaro, senza quella contraddizione a monte che è il ricorso alle polemiche dell'opinione pubblica all'esterno e quindi tentare di trovare soluzioni per modificare la norma stessa, aspettando tutti qua, fermi, in attesa, degli emendamenti di sintesi che forse arriveranno dalla Giunta, e quindi così annulliamo anche tutto il resto degli emendamenti che noi invece abbiamo chiesto di discutere. Questo chiaramente è un modo per non conoscere esattamente qual è la posizione vera e la contrapposizione vera che esiste tra la maggioranza, che deve subire, e una posizione della Giunta che invece è completamente differente. Anche quella famosa riunione che fu fatta qui all'interno del Consiglio regionale per fare sintesi e trovare un accordo insieme all'ANCI e ai presidenti delle unioni dei piccoli comuni, tentando di trovare soluzioni per capire cosa sarebbe meglio per la Sardegna per il futuro degli enti locali.

Allora qui è chiaro che bisogna partire dal contenuto reale della norma stessa, cioè di quello che realmente si vuole fare, in cui si evidenzia un'altra contrapposizione, una contrapposizione che è interna alla maggioranza. Lo stesso intervento dell'onorevole Sabatini e chiarissimo, non c'è chiaramente una linea comune all'interno alla maggioranza che è completamente contrapposta a quella della Giunta, del Presidente e dell'Assessore che in questo momento rappresenta la Giunta stessa e che quindi segue i lavori per quanto riguarda il riordino degli enti locali. Una contrapposizione chiara nella visione di come deve essere gestita realmente la Sardegna all'interno degli enti locali. Noi la visione ce l'abbiamo addirittura ancora completamente diversa, perché noi vediamo la Sardegna come unico territorio che gioca, che si contrappone, che discute e che dialoga con i maggiori centri regionali in aggregazione con tutto il resto degli enti locali della regione, era questo che noi volevamo spiegare ed è per questa ragione che abbiamo rinunciato alla discussione generale, perché senza un'idea chiara di quello che realmente si vuole fare alla Sardegna questa legge sarà una legge che non porterà da nessuna parte e che non darà certamente risposte a nessun ente locale, quindi non sarà certamente una riforma, ma soprattutto non darà risposte ai sardi e allo sviluppo della Sardegna.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Paolo Truzzu. Ne ha facoltà.

TRUZZU PAOLO (Gruppo Misto). Io devo dire che ho molto apprezzato il richiamo di alcuni colleghi della maggioranza a superare le visioni di parte e anche a cercare una forma di collaborazione. Ho apprezzato in particolare gli interventi dell'onorevole Moriconi e dell'onorevole Sabatini, e devo dire che soprattutto l'intervento dell'onorevole Sabatini mi verrebbe di sottoscriverlo tutto, perché sembrava più un intervento fatto da un consigliere di opposizione che non da un consigliere di maggioranza. Alcuni aspetti li ha messi in evidenza anche il collega Solinas, il primo è il richiamo alla tecnica che oggi domina: che cosa c'è di più tecnico se non la Giunta che oggi governa la Regione Sardegna, che ricorda tanto quella deriva burocratica di weberiana memoria. Il secondo ragionamento che ha fatto il collega Sabatini, che ci deve far riflettere, è che lui sarebbe partito da un altro punto: anziché portare il riordino degli enti locali, sarebbe partito dallo Statuto, quindi avrebbe rovesciato completamente il sistema. E badate non è un'osservazione di secondo piano o un piccolo errore, come succede nelle leggi che stiamo andando ad analizzare (anche in questa: per esempio nell'emendamento all'emendamento dell'articolo 1 ci sono due commi 5, ovviamente con le modalità che perseguite questo può capitare), questa è una questione di sostanza perché ne va dell'esistenza delle comunità di tutta l'Isola, ne va dell'esistenza e dello sviluppo della Sardegna. E il terzo elemento che ha riconosciuto l'onorevole Sabatini molto importante è sostanzialmente che questa, questa potrebbe essere la prima riforma importante del centrosinistra, come a dire che sino ad oggi non avete fatto nulla, anzi avete fatto solo disastri e reso la vita dei cittadini sardi un po' più complicata di quello che era.

Dicevo che ho apprezzato anche l'invito dell'onorevole Moriconi a superare le divisioni, però mi sembra uno di quegli inviti che arriva sempre tardi e mi ricorda un po' quei giocatori di calcio che dopo aver bighellonato in campo per gran parte della partita quando si rendono conto che il giocatore del suo stesso ruolo sta incominciando a scaldarsi hanno paura della sostituzione, si affrettano e fanno quelle due - tre azioni nella speranza che l'allenatore non li cambi. Quindi è un invito che arriva fuori tempo massimo ma perché? C'è un vecchio adagio che dice sostanzialmente che chi ben comincia è a metà dell'opera, voi questo lo avete completamente dimenticato e avreste avuto più interesse di noi a tenerlo presente perché avete l'onere e l'onore di portare avanti le riforme, avete l'onere e l'onore di governare la Sardegna e di dare risposte in primis voi ai cittadini. E invece avete dimenticato totalmente, prima l'onorevole Floris diceva, Presidente le faccio un invito, Presidente, mi permetto di fare un invito che non è a lei in particolare, che non è più un aspetto procedurale ma un aspetto politico, prima l'onorevole Floris ci diceva che non è mai successo che all'interno di questa Aula nei processi legislativi si lavorasse come si sta lavorando oggi. Bene, io sono la prima legislatura, devo dirle che a me è successo esattamente il contrario cioè ogni volta lavoriamo in questo modo. Allora in qualità di Presidente di garante delle opposizioni e di Presidente di questo Consiglio io le chiedo di fare attenzione perché questo metodo legislativo che non funziona che ci porta fare degli errori, a rendere un pessimo servizio a tutti i nostri concittadini e lo vediamo bene anche analizzando l'emendamento completamente sostitutivo dell'articolo 1. Certo non cambiano tante cose però ci sono alcuni passaggi che leggendolo mi hanno fatto ragionare.

Il primo è nell'articolo originario c'era un riferimento alla leale collaborazione che tanto vi piace e invece nell'emendamento numero 1947 l'avete fortunatamente eliminato, speravo per migliorare e invece il richiamo non è più alla leale collaborazione ma ai principi di grande riforma economica e sociale contenuti nella legislazione statale che sono quelli che hanno devastato le autonomie locali, che sono quelli che stanno creando i più grandi disastri all'interno delle autonomie locali che sono quelli che sta utilizzando il governo Renzi per eliminare gli enti intermedi e per far sì addirittura di eliminare le Regioni e questo ce lo dobbiamo dire, non lo possiamo certo nascondere.

L'altro aspetto che volevo mettere in evidenza ritornando sempre all'adagio che chi ben comincia è a metà dell'opera, è che questa essendo una riforma quasi costituzionale della Sardegna e degli enti locali avrebbe richiesto un approccio totalmente diverso, avrebbe richiesto un approccio di partecipazione di condivisione che avete fatto solo in quest'ultimo periodo perché per nove mesi, per un anno, l'avete tenuta congelata in un cassetto, l'avete discusso tra di voi tant'è che siamo arrivati alla quinta versione conoscendone praticamente sempre a spizzichi e a mozzichi solo una parte e questo è un fatto molto, molto grave. Perché non permette ad ognuno di noi di fare al meglio il nostro lavoro ma soprattutto lascia ai sardi una pessima di vita.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gianni Lampis. Ne ha facoltà.

LAMPIS GIANNI (Gruppo Misto). Grazie Presidente, se dovessi riassumere con poche parole gli interventi che si sono fino a questo momento susseguiti userei una frase che Seneca scrisse oltre 2000 anni fa: non esiste vento favorevole per un marinaio che non sa dove andare. Qui c'è vento di burrasca, qui c'è un allerta meteo, qui c'è un codice rosso, il presidente Pigliaru ha detto: se non passa la riforma che faccio io andiamo tutti a casa. Vedete, quando si parla di riforma si presuppone che ci sia la volontà di addivenire a soluzioni più efficienti, più efficaci rispetto alla situazione preesistente, ed è esattamente il contrario quello che sta avvenendo in quest'Aula, questa riforma oltre a non migliorare la situazione degli enti locali in Sardegna di fatto peggiora la situazione di quelli che dovranno essere i fruitori dei servizi erogati dagli enti locali e cioè i cittadini, quei cittadini che di fatto nell'articolo 1 non vengono neanche menzionati, visto che siamo sulla discussione dell'articolo 1.

Ecco in questo articolo si cita lo Statuto della Sardegna, dispiace constatare che ancora una volta in nome di un principio di leale collaborazione quest'Aula si genuflette rispetto ad una legge che il Governo centrale ha approvato e che di fatto invade con prepotenza rinnovata arroganza l'ambito primario di competenza che lo statuto assegna a quest'Aula, abbiamo noi competenza primaria nella organizzazione degli enti locali in Sardegna; e invece noi supinamente decidiamo ancora una volta di chinare la testa perché c'è un principio di leale collaborazione, non è così, non è purtroppo così. Ecco perché noi pensiamo che ancora una volta qui dentro i veri sconfitti oltre ai cittadini sardi, la vera sconfitta sia la Giunta regionale che di fatto ha visto stravolto il suo testo ben tre, quattro volte gli amministratori locali hanno tentato con innumerevoli sforzi, innumerevoli sacrifici di modificare quello che voi avete partorito. Non è stato semplice, non è stato semplice per niente. Ecco perché oggi la Giunta regionale è veramente, come dicevo prima, la prima sconfitta.

E io mi sarei aspettato dall'assessore Erriu molta più, come posso dire, solidarietà nei confronti degli enti locali e dico questo perché lei è stato Presidente dell'ANCI in quest'Isola. Certo non potevo aspettare da chi, dai suoi colleghi che magari in consiglio comunale non sono mai entrati, non si sono mai seduti cosa voglia dire amministrare un comune, cosa voglia dire il patto di stabilità, cosa voglia dire chiudere un bilancio, cosa voglia dire erogare servizi ai cittadini, dagli altri forse non me l'aspettavo, da lei invece sì, perché lei lo ha vissuto in prima persona. Oggi i comuni vengono delegittimati, i consigli comunali vengono trattati da ultima ruota del carro, per non parlare delle minoranze che siedono all'interno dei consigli comunali e che non troveranno alcuna rappresentanza all'interno delle unioni dei comuni. Questi organi saranno oggi più che mai settari, espressione soltanto di una maggioranza all'interno dei comuni che non avranno sicuramente dei contrappesi. Ecco perché oggi i servizi efficienti dei comuni sono quelli che voi ritenete che debbano andare per forza all'interno dell'unione, oggi chi ha servizi efficienti li deve mettere dell'unione dei comuni, oggi per un cittadino per parlare con il responsabile del servizio della polizia locale forse dovrà percorrere kilometri sempre che non si chiudano tutte le strade provinciali, come sta avvenendo nel medio Campidano, dove Sanluri e Sardara non sono più collegate perché le strade provinciali sono chiuse. E a proposito del medio Campidano voglio dire un'altra cosa, oggi forse i sindaci consultati preventivamente avrebbero potuto contribuire anche in maniera più forte, più proficua alla stesura di questa legge, di fatto tutte le riunioni preliminari su questo testo si sono svolte nelle segrete stanze dei partiti, non una riunione istituzionale. Dove è stata nel medio Campidano la riunione istituzionale dei sindaci, non c'è stata! Dove è stata la concertazione? Non c'è stata! Ecco perché noi oggi riteniamo di dover combattere all'interno di quest'aula con gli emendamenti. Certo vi dico la verità, ho lavorato, abbiamo lavorato per presentare tanti emendamenti migliorativi rispetto a questo testo, e poi con uno stratagemma, con un'alchimia purtroppo prevista dal Regolamento, tutto il lavoro che le opposizioni hanno svolto cade…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Edoardo Tocco. Ne ha facoltà.

TOCCO EDOARDO (FI). Io, nel riguardare il primo articolo di questo disegno, esattamente il comma 2, quando si fa riferimento ai principi di sussidiarietà, di adeguatezza, di economicità, io credo che questi principi vengano completamente sfatati, perché se questo è il procedimento e il modo di portare avanti questo tipo di provvedimento e di disegno mi sa che questi principi veramente non hanno assolutamente un senso d'essere. Io non credo che l'assessore Erriu abbia, con molta onestà, tutta questa certezza su questo disegno, sono convinto che lui abbia qualche dubbio, anche perché è stato sindaco di un piccolo comune, e quando si è sindaci di un piccolo comune, e ci si vede sottratti quei piccoli poteri che sono alla base del contatto coi cittadini, alla base di quelli che sono la sanità, i servizi sociali, le piccole cose che sono oggi fondamentali più che mai in un periodo storico come questo, mi sembra di rivivere - qui ho dei colleghi, c'è Alessandra, Paolo Truzzu - il periodo delle circoscrizioni, quando le circoscrizioni praticamente non contavano niente, erano utilizzate come passa carte. Chi ha vissuto a Cagliari, Sassari, chi vive ancora, sicuramente sa bene di cosa sto parlando. Questo è lo stesso tipico esempio di quel periodo particolare che erano le circoscrizioni, praticamente uguale a zero, cioè non servivano a niente. Il cittadino arrivava lì è tutto si fermava in quel punto. Questo è credo il senso del pericolo onestamente che io avverto, passatemi il termine pericolo in questo momento, perché ovviamente qui, alle piccole realtà civiche, vengono sottratte tutte quelle piccole identità di territorio, viene snaturata completamente quella figura di piccolo protagonista che è il comune di quel territorio, come sosteneva Lampis prima, cioè veramente, qui alla fine sarà difficilissimo dover interloquire con gli uffici di questi grandi enti che dovranno sovrapporsi ai piccoli comuni. Quindi, queste piccole realtà rischiano di essere fagocitate da questi enti che saranno completamente distanti e separati dei territori, dai territori che onestamente, secondo me, a mio avviso, già non hanno nessun tipo di possibilità, ma di questo passo veramente non esisteranno neanche più. Quindi, a questo punto, non so fino a che punto serva portare avanti questo tipo di procedimento, bastava semplicemente redigere un atto amministrativo, probabilmente avremmo fatto meglio a non saremmo rimasti qua in Aula, e probabilmente rimarremo ancora per molto tempo. Quindi, questa legge è stata riproposta e riproposta ancora, rivista ancora, ma a mio avviso deve essere ancora riveduta, completamente, perché di questo passo veramente non si arriva da nessuna parte. I sindaci saranno tagliati fuori completamente da questo procedimento e da questo disegno, perderanno tutta quella che è la loro piccola autonomia, o quella che speravano di avere. Allora che cosa ha questo Consiglio, cosa è questo Consiglio se non la voce della Sardegna, la voce dei sardi, e la voce dei piccoli comuni, di quei piccoli sindaci che gridano la loro autonomia, che gridano un minimo di indipendenza, che gridano la possibilità di poter agire per i loro territori.

PRESIDENTE. I consiglieri Peru, Randazzo, Zedda, Congiu, Tatti e Pinna si sono iscritti dopo i termini, do la parola all'onorevole Dedoni come Capogruppo.

Scusate, c'è una stampa elettronica dopo il primo intervento, il primo che si è iscritto è l'onorevole Peru, che si è scritto dopo la stampa, quindi si sono tutti iscritti dopo, mi dispiace.

La sequenza è la seguente: Truzzu, Lampis, Rubiu, Tocco, dopodiché si iscrive l'onorevole Peru, poi si iscrive l'onorevole Randazzo, poi si iscrive l'onorevole Zedda, l'onorevole Congiu e l'onorevole Tatti, tutti fuori termine.

È iscritto a parlare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà

DEDONI ATTILIO (Riformatori sardi). Io capisco…

PRESIDENTE. Chiedo scusa, è Zedda Paolo che non è iscritto, ho saltato l'onorevole Zedda, ha ragione lei.

DEDONI ATTILIO (Riformatori sardi). Quindi mi devo sedere nuovamente.

PRESIDENTE. Sì, tocca a lei. Chiedo scusa, è l'onorevole Zedda Paolo che si è iscritto dopo l'onorevole Zedda Alessandra, era iscritta e l'ho saltata.

È iscritta a parlare la consigliera Alessandra Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Grazie all'onorevole Forma pubblicamente, e grazie anche al Presidente, ma questa è un'attestazione che bisogna sempre dire la verità ed è un'altra dimostrazione di questa verità.

Comunque, veniamo all'argomento di oggi. Io credo, signor Presidente, colleghe e colleghi, che veramente non è un'affermazione forte dire che ci sentiamo profondamente offesi, offesi nel nostro ruolo di legislatori. Purtroppo, anche l'andazzo di questa norma è registrato come un vostro modus operandi che poco ha a che fare con i procedimenti legislativi, e purtroppo a poco serve continuare a parlare del passato, mi riferisco agli amici Moriconi e Sabatini in particolare, perché chi fa dietrologia da questo punto di vista siete stati voi e siete ancora voi. Noi registriamo le vostre aperture al dibattito e anzi siete tra quelli intervenuti, però forse è il caso che la si finisca tutti. Noi ci stiamo limitando a dirvi da due anni, oramai, che certi comportamenti non fanno bene a questo Consiglio, ma soprattutto crediamo che ciò che è venuto fuori da quest'Aula, la vostra azione di governo, non faccia bene alla Sardegna e ai nostri cittadini. E quando dico che ci sentiamo mortificati lo dico con delle prove, non è ultima la prova, Assessore, che nonostante ci sia un dato politico inconfutabile, lei è stato nei fatti sfiduciato dalla sua maggioranza, così pure come tutta la Giunta, perché dalla sua proposta iniziale e dalla vostra proposta iniziale oggi discutiamo un ennesimo testo che è stato profondamente modificato. Quindi, io credo che di questo dato politico debba prenderne atto lei, la Giunta e in primis il presidente Pigliaru, e sul fatto che bisogna ragionare e discutere in quest'Aula, e lo risottolineo siamo ancora mortificati, ne è prova anche un convegno che vi siete organizzati ancora per venerdì, dove credo che lei non potrà neanche andare, Presidente, né lei, né l'onorevole Deriu, né gli altri, perché si deve lavorare in quest'Aula. E le dirò di più, che la sua azione è ancora più sconfessata dagli emendamenti di qualche ora fa a firma Deriu e Agus, ossia il relatore e il presidente della Commissione. Quindi, Assessore, può anche tranquillamente non venire, perché io non chiedo le sue dimissioni perché non ce n'è il tanto, nei fatti lo hanno fatto altri, ho stima di lei e quindi mi dispiace che stiamo vivendo questa situazione. Credo anche che noi abbiamo, e sull'articolo 1 poi ci ritorneremo, però, guardi, molte domande in questi giorni ci stanno angosciando, a me in particolare e lo dico, perché, cosa volete fare con questa riforma che è ancora un pastrocchio? Prima l'amico Sabatini parlava di un concerto. Qui stanno suonando fuori tempo tutti gli strumenti di cui ha parlato l'onorevole Sabatini, figuriamoci che concerto ne sta venendo fuori! State facendo una confusione terrificante! State veramente ammazzando tutti i comuni della Sardegna e questo non ve lo possiamo consentire, useremo qualsiasi strumento. Purtroppo ci tacciate di ostruzionismo, ma non è così. Stiamo utilizzando qualsiasi strumento per farvi riflettere, perché stiamo vivendo un periodo storico profondamente importante per la nostra terra e ancora non ve ne siete resi conto, perché potrei dirvi che risultati volete raggiungere perché oggi tutti coloro che hanno esaminato in particolare questa proposta, ma anche le altre, vi stanno dicendo che non va bene, sono basiti e basiti è un eufemismo, Assessore. Non solo, siete diventati veramente per ogni cosa che mettete in campo una seria minaccia per tutti, una preoccupazione continua. L'ultima trovata, quella dell'IRPEF, ve la siete sognata di notte o vivete su Marte? Veramente siamo allibiti dalle proposte che vengono da voi, perché o è vero che dovete integrare il bilancio con le nuove entrate di cui tanto si vanta l'assessore Paci, e avreste potuto allora fare scelte diverse, o se no ci state raccontando delle bugie. State ancora andando a prelevare il sangue dei sardi, per rimanere in tema di sanità. Anche su quell'argomento avete fatto una pseudo riforma, di cui tanto vi siete vantati, e anche lì a suonare strumenti devastanti: mischiate case della salute con ospedali di periferia, con concentramenti di cui ancora non si è visto un bel nulla se non aumentare veramente il disavanzo della sanità.

Io credo che sinceramente una riflessione la dobbiate fare. Fatela adesso, fatela con questa legge, trovate l'occasione per riunirvi, fare delle riflessioni approfondite invece che andare a fare convegni. I sindaci vi hanno dato lezioni non più tardi dell'altro giorno. Però noi sosteniamo ovviamente i ragionamenti dei sindaci, ma sappiate che anche con il discorso dei sindaci accontentate qualcheduno della vostra parte politica, con a capo il presidente Pier Sandro Scano, ma non di certo il resto dei sindaci della Sardegna, perché questa legge contiene una serie di devastazioni, per quanto riguarda le nostre comunità, di cui parleremo approfonditamente.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Noi stiamo affrontando un tema, come abbiamo ricordato in più circostanze, che riguarda non solo il momento attuale che viviamo, ma quello che è la prospettiva. Io non posso costruire una congerie di istituzioni, un ammasso di istituzioni, una distante dall'altra o in contrapposizione o comunque sia non in sintonia con quello che è la Sardegna intera, ma soprattutto non posso costruire delle istituzioni serie se io non ho in testa quello che voglio che sia la Sardegna, quale tipo di sviluppo, quale possibilità dare per il futuro ai tanti giovani e ai tanti non giovani che aspettano un posto di lavoro.

Se è vero che si dà priorità alla prima cellula della società che da sempre sono stati i comuni, magari in maniera campanilistica ma è il campanile a raffigurare quello che è il presidio di un determinato territorio, è il municipio, qui stiamo sovvertendo tutto. In nome di che cosa? Di un facciamo presto, di un qualcosa che vuole raccogliere di tutto e di più semplicemente per il fatto che una maggioranza deve dimostrare di avere più voti dell'opposizione? Ma guardatevi bene. A proposito di enti locali abbi modo di stare con l'onorevole Cossutta in Viareggio un paio di volte, quando si parlava seriamente di enti locali; è morto! È morto Gelli! È morta un'epoca! Sono caduti tutti i fronti che avevamo davanti. Voi imperterriti continuate in una direzione che vi vede perdenti per la storia, perdenti perché non rappresentate innovazione, non date un futuro alle nostre genti, vi state ricacciando dentro un qualcosa che non esprime niente.

Ora, se fossimo in altra circostanza affonderei di più il coltello dentro la ferita che voi avete inferto a questa istituzione, non consentendo un dibattito aperto. Vi è stato chiesto all'inizio qual è la sintesi, il punto di arrivo della vostra proposta di legge. Non c'è, non esiste. Tanto non esiste che ve la state costruendo passo per passo, momento per momento. Ma si fa così? Si costruisce così il bene della gente per cui qui stiamo a scrivere leggi? Si fanno così le leggi? Si risponde così alla fiducia della gente? E a proposito del fatto che è stata citata l'IRPEF, vorrei ricordare che è bugiardo anche il ragionamento per cui serve per la sanità. Non è vero che serve solo per la sanità, vi serve anche per tappare buchi all'interno delle autonomie locali che state mortificando ulteriormente perché non avete i denari sufficienti per poter dare, e questa è colpa di Paci, di Pigliaru, che si sono inchinati a tappeto sul Governo di Roma. Perché non ci pensate un attimino? Perché non pensate ai danni dell'Alcoa, di tutte le industrie energivore? Perché non pensate al tormento di quei sindaci, come organizzare quei territori? Siete qui, incapaci di dare una linea seria, proficua, intelligente per quello che è il futuro della Sardegna. E non ci venga qualcuno a difendere nei giornali quello che ha detto Renzi, e che ci ha difeso e che ci ha dato la grande libertà di andare dalla Sardegna in continente e viceversa. Ma ci conosciamo bene? Gavino, poveraccio, ha detto quello che deve dire come capogruppo di una posizione forse massimale da una parte, ma minoritaria spero qui, perché non ho capito bene che cosa vuol significare difendere l'indifendibile quando la Sardegna sta retrocedendo su tutto, dove non c'è difesa di quelli che sono gli interessi sardi, né con il Governo, né ancor di meno in Europa, farci valere. Allora, se noi continuiamo a dare l'esempio, come lo stiamo dando davanti alla gente, di non essere un'istituzione credibile fanno bene gli altri a dire che è ora di finirla con questo Governo e con questo Consiglio regionale. Non ci facciamo niente quando si fa spezzatino di porco di quelle che sono le leggi che sono…

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, il tempo a sua disposizione è terminato.

È iscritto a parlare il consigliere Emilio Usula. Ne ha facoltà.

USULA EMILIO (Soberania e Indipendentzia). Signor Presidente, il periodo che stiamo vivendo si caratterizza come una stagione di riforme a livello regionale e nazionale, in particolare per ciò che concerne il sistema di governo degli enti locali. Le riforme che oggi si propongono riprendono un percorso iniziato nel 1990 con la legge numero 142 e mai conclusosi, anzi per molti aspetti rimasto disatteso. Procediamo verso uno stravolgimento del sistema delle autonomie locali che vedrà sostanzialmente due soli livelli di governo: i comuni e la Regione.

La sfida della Regione Sardegna è grande, in quanto autonomia speciale con competenza primaria in materia di enti locali e dunque in grado di operare non una semplice applicazione delle normative nazionali, ma di ripensare il sistema in un'ottica di specialità. Forse questa occasione non è stata colta appieno, non perché non ci fosse la convinzione di farlo o non si sia provato a farlo con alcune soluzioni previste anche in questa legge, ma perché nei precedenti ventidue anni, ovvero dal 1993, cioè da quando l'articolo 3 dello Statuto speciale è stato modificato con l'inserimento della competenza primaria in materia di enti locali, non è mai iniziato un vero processo di riforma autonomo e di sicuro oggi che ci troviamo a dover seguire delle linee di principio che ci arrivano direttamente dal Governo di Roma, siamo ancora più legati nella nostra azione riformatrice.

In questo contesto il partito dei Rosso Mori che nella sostanza approva il disegno di legge numero 176 che stiamo discutendo, non può però non sollevare forti preoccupazioni per il futuro dei territori interni, delle aree rurali, per la sopravvivenza delle piccole comunità delle aree marginali. La Sardegna è un grande contenitore di cultura, saperi, tradizioni, arti e differenze linguistiche diffuse in tutta la regione che trovano grande difficoltà non solo a diffondersi come dovrebbe naturalmente essere, ma addirittura garantirsi una continuità nell'essere tramandate. Considerato che questo riordino ha come cardine l'ente Comune, elemento fondante della nostra società e principale centro di erogazione dei servizi al cittadino, la nostra preoccupazione è che proprio questi enti demograficamente più piccoli siano maggiormente esposti a un ridimensionamento col nuovo sistema di governo. Ricordiamoci, infatti, che già attualmente moltissimi Comuni vivono una condizione di crisi impossibilitati a fare investimenti e spesso anche a liquidare i servizi essenziali, prime vittime di una società globale che non solo spopola i centri più grandi, ma contribuisce a cancellare quelli più piccoli, determinando una progressiva desertificazione di territori interni. Si va - come ha detto e come scrive Federico Francioni - verso il pericolo di un suicidio demografico. Piccoli comuni in Sardegna: 313 su 377, 258 comuni al di sotto di 3 mila abitanti, 31 a rischio nei prossimi trenta, quaranta, cinquant'anni di estinzione completa. La risposta che si sta dando a questa condizione è un sistema che avrà il suo asse principale nella gestione associata delle funzioni fondamentali con le divisioni del territorio in Unioni dei comuni e la nascita della città metropolitana di Cagliari. Tutte soluzioni che hanno come obiettivo dichiarato uno sviluppo strategico del territorio nel suo insieme, che però presenta delle peculiarità al suo interno molto diversificate che necessitano quindi di analisi e proposte altrettanto diversificate.

L'ulteriore livello di governo, quello regionale, deve realmente assolvere sempre più il ruolo di programmazione e di destinazione di fondi ponendo tra i suoi obiettivi fondamentali e strategici il principio di salvaguardare tutte le comunità locali dell'isola e porre in essere un programma di sviluppo che non lasci indietro nessuno. Questo indirizzo politico deve essere chiaro ed esplicitato tra gli obiettivi primari di questo riordino, che altrimenti potrebbe esso stesso contribuire a determinare una forte carenza di ruolo politico derivato dalla rappresentanza di secondo grado in cui i sindaci rischiano di perdere la loro centralità come decisori nella capacità di progetto e programmazione dello sviluppo locale per ricoprire una funzione di mera gestione amministrativa. Ecco dunque che in un quadro come quello che ho appena descritto l'azione propositiva che Rosso Mori vuole portare avanti si focalizza sulla salvaguardia delle nostre comunità e sulle loro rappresentanza nel processo decisionale. Chiediamo che la Regione assuma già con questo riordino l'impegno di promuovere ogni azione possibile tesa alla tutela della nostra ricchezza più grande, ovvero le specificità diffuse. Proponiamo dunque delle linee guida...

PRESIDENTE. Onorevole Usula, il tempo a sua disposizione è terminato.

È iscritto a parlare il consigliere Angelo Carta. Ne ha facoltà.

CARTA ANGELO (PSd'Az). Presidente, in apertura un invito all'onorevole Usula di venirsene qua, perché in effetti dice cose che nel testo non ci sono, dice cose che il testo rinnega.

In secondo luogo io vorrei leggere un passaggio del programma dell'onorevole Pigliaru, che così parlò: "Un programma riformista non può che proporsi la diversificazione delle politiche su base territoriale per mantenere coesi sistemi altrimenti destinati ad agire in modo inefficace. Partire da questa consapevolezza costituisce la base per riaffermare il valore e le potenzialità di una specialità sostenibile fondata sulle politiche per lo sviluppo e sulla razionalizzazione della governance locale nel rispetto del sistema 'policentrico' delle autonomie. Il sistema degli enti locali in Sardegna è stato gravemente e colpevolmente trascurato a favore del consolidamento di un nuovo centralismo regionale gonfio di competenze amministrative e di risorse e, al tempo stesso, privo della capacità di legiferare, programmare e regolare. Con la nostra azione di governo intendiamo porre rimedio alle disfunzioni generate da questa carenza di attenzione e dalla errata individuazione delle priorità. Questo passaggio, al fine della più ampia condivisione, avverrà grazie alla concertazione con i soggetti politici locali e con responsabilità organizzative che condizionano fortemente i percorsi di cambiamento". Io credo che scrivere una cosa e farne un'altra sia ormai la specialità di questa Giunta regionale, perché l'obiettivo che si pone questa riforma (parliamo dell'articolo 1, dove dovrebbero esserci gli strumenti per realizzare questa riforma) in effetti andiamo a vedere che lo Statuto viene usato parzialmente: viene usato l'articolo 3 dove parla delle competenze della Regione a legiferare in questa materia, viene utilizzato l'articolo 44 dove si parla di deleghe ai Comuni. Mancano due altri articoli secondo me importanti, il "10" dove si parla delle agevolazioni fiscali che possono essere date ai Comuni e il "12" dove si parla delle zone franche. Sostanzialmente quindi viene a mancare uno strumento come quello dello Statuto utilizzato integralmente per consentire a questa riforma di poter dare risposte che invece non sta dando. La rete metropolitana che è stata inserita al posto delle Unioni dei comuni di area metropolitana in effetti nel premiare Sassari come titola a tutta pagina La Nuova Sardegna di oggi in effetti pone un altro problema, pone il problema del vaso di coccio che si viene a creare, di tutti i Comuni che sono stretti fra la rete metropolitana, così come viene definita, e la città metropolitana di Cagliari. Qual è l'alternativa che viene data ai comuni per poter sopravvivere? Come diceva l'onorevole Usula: qual è il ruolo che questi comuni svolgono, quali sono le risorse che vengono date a questi comuni ee quali sono gli strumenti che vengono dati a questi comuni? Nessuno. Che Nuoro diventi città media o che Oristano diventi città media è ben poca cosa considerando che non ha nessuna funzione. La rete urbana che viene prevista possibile solo con il raggiungimento di 50 mila abitanti è un'altra bufala perché non dà alcuna possibilità che questo possa avvenire. Rimane l'Unione dei comuni che sì avete riscritto, ma che resta sempre uno strumento vuoto perché nel momento in cui manca la rappresentanza politica a poter rappresentare i problemi di quei territori in maniera pregnante, in maniera qualificante, costringerete quei territori ancora una volta a presentarsi a Cagliari col cappello in mano, dovranno di nuovo i sindaci continuare la processione che si è vista fino a oggi. Stiamo parlando di riordinare questo sistema, stiamo parlando di dare un ruolo a questi comuni, stiamo parlando di una pari dignità che essere data perché la Costituzione che voi richiamate, l'articolo 5, di questo parla, i comuni sono organi, sono strumenti previsti dalla Costituzione. Con questa proposta di riordino, con questo disegno di legge purtroppo i comuni delle aree centrali rimarranno senza nessuna rappresentanza politica. Quando dovranno accedere o dovranno chiedere i fondi comunitari, quando dovranno programmare il loro futuro, quando dovranno dire agli amministrati che cosa intendono fare in quel territorio quando voi parlate di valorizzare questo territorio, quali strumenti hanno a disposizione?

Nessuno, non c'è nessuno strumento. Ecco perché nel momento in cui è necessaria una riforma che avrebbe dovuto vederci tutti quanti uniti, costringete pur con la condivisa esigenza di fare una riforma a schierarci totalmente contro perché io rappresentando un territorio mortificato con questa legge non posso che dirvi: "Questa riforma non è assolutamente accoglibile e non è condivisibile perché non risponde alla pari dignità di tutti i comuni e di tutti i sardi, sardi di serie A, serie B, C, D e via per le categorie inferiori."

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Francesco Agus. Ne ha facoltà.

AGUS FRANCESCO (SEL). Io non posso non iniziare il dibattito che si preannuncia lungo e che ci accompagnerà nei prossimi giorni con un ringraziamento all'Assessore che durante tutto il periodo che ha accompagnato la fase istruttoria del testo di legge e quella subito successiva al dibattito in Commissione e in pubblico non si è mai sottratto al dibattito e non ha mai fatto mancare il suo contributo alle modifiche sostanziali che il testo ha subito. Ringrazio poi i componenti della Commissione e ringrazio le minoranze che in Commissione, eccezion fatta forse per le ultime sedute, non hanno mai fatto mancare il contributo propositivo e positivo al dibattito su una legge necessaria e quanto mai urgente. Urgente perché il corpo su cui stiamo operando è un corpo vivo, in mutamento e sofferente. È vivo perché sono ancora attribuite alle province e agli enti di area vasta funzioni importantissime, è vivo perché vi operano più di 2000 dipendenti, è vivo perché oltre ai 2000 dipendenti ci sono 500 occupati nelle società in house, società create su impulso di norme statali e oggi su impulso di norme statali in seria difficoltà finanziaria ed economica e ci sono una moltitudine di soggetti che precariamente lavorano in quelli che sono enti pubblici molto deboli e bistrattati da normative nazionali tuttora in divenire. È un corpo in mutamento perché il combinato disposto di leggi statali non ci dà la possibilità oggi di intervenire con una piattaforma stabile. La legge che ci accingiamo a discutere, che discuteremo anche nei prossimi giorni è gioco forza una legge ponte, la normativa prevista della legge Delrio, dal DL numero 78, le sentenze costituzionali sui ricorsi presentati da altre regioni, le norme sull'accentramento di funzioni alle unioni dei comuni mai definite perché è ancora in corso un dibattito a livello nazionale sul fatto che siano 2 o 10 le funzioni da gestire obbligatoriamente nel quadro dell'unione rende il quadro su cui siamo intervenendo in divenire. Ancora di più rende questo quadro precario la discussione sulla legge di riforma costituzionale che come sappiamo bene eliminerà il termine provincia dalla Costituzione e correntemente anche dal nostro Statuto con le norme di modifica dell'articolo 43. È un corpo in grande sofferenza dicevo perché le norme statali in materia di coordinamento e contenimento della spesa pubblica ci obbligano oggi a fare i conti con un lato finanziario preoccupante che rischia di mettere in difficoltà servizi e posti di lavoro. Su questo tema voglio essere chiaro e vorrei lasciare agli atti anche in questa apertura di dibattito alcune cifre che sono quelle comunicateci dai commissari delle province nel corso delle diverse audizioni che si sono svolte in Commissione. Per sintetizzare al massimo il tema, le norme di contenimento della spesa pubblica contenuta nella legge numero 190 e nelle leggi che hanno anticipato e iniziato a togliere l'acqua ai pesci come si è detto, a fronte di 86 milioni di entrate ancora garantite dalle tasse riscosse dalle province, nel 2015 la quasi totalità degli incassi delle tasse provinciali sono stati riversati allo Stato in quanto previsto appunto dalle normative statali. Nel 2016, l'anno che sta per iniziare, non sarà sufficiente restituire allo Stato l'intero ammontare delle imposte, le province saranno costrette a restituire anche la stragrande maggioranza del fondo unico che viene erogato dalla regione alle province. Il fondo unico non finanzierà più enti locali ma andrà direttamente allo Stato, pagheremo una tassa nel 2016 per l'esistenza stessa delle province. Nel 2017 a causa del meccanismo progressivo contenuto nella legge di stabilità numero 190, i milioni da restituire allo Stato oltre tutto l'ammontare delle tasse riscosse dalle province salirà a 90 milioni. Se entro il 2017 la nostra Regione non sarà capace di sostituire le province noi dovremo pagare oltre l'intero ammontare delle tasse che non rimarrà più nel territorio ma andrà a Roma, altri 90 milioni che dovremo sottrarre al sistema ampio dei servizi pubblici erogati dalla Regione Sardegna.

Questi dati pesantissimi pesano oggi sul nostro operato, in più a livello nazionale è in corso di discussione una legge di stabilità che a tratti è offensiva per la nostra Regione, mi riferisco in particolar modo...

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gianluigi Rubiu. Ne ha facoltà.

RUBIU GIANLUIGI (UDC). La discussione del disegno di legge di riordino degli enti locali potrebbe essere un momento strategico e fondamentale per la svolta della Sardegna dato il grave peso della crisi economica e occupazionale in cui è riversa la nostra Isola che necessita di importanti e concrete manovre. I buoni propositi riportati nella finalità della legge delle autonomie locali individuando nei comuni, singoli e associati i soggetti deputati allo svolgimento delle funzioni allo scopo di garantire lo sviluppo e l'equilibrio socio-economico delle comunità è in perfetto contrasto con quanto invece riportate negli articoli successivi marginalizzando e mortificando i comuni che sono e rimangono il nucleo della società sarda. La Giunta ha voluto assicurare che questa norma contenesse tutti i connotati tipici e caratteristici dell'attuale governo regionale e infatti pare evidente il grande sforzo di mantenere con coerenza e decisione una linea politica e normativa totalmente inefficace, sbagliata e inconcludente che per nulla riesce a rispondere alle grandi e importanti necessità domandate dai vari e diversi territori della Sardegna. È evidente che gli obiettivi principali di questo testo sono principalmente due, uno è individuare una città metropolitana che consente di accedere a importanti finanziamenti, è questo il vero obiettivo, e aggirare il grande problema relativo alle province che con invenzioni fantasiose le avete battezzate con il nome di ambiti territoriali strategici depauperando i territori dalle loro funzioni e mortificando i lavoratori che di volta in volta vengono utilizzati come pacchi postali. Per quanto concerne la città metropolitana io credo che non bisogna essere astrologi o veggenti per capire che se viene candidata una sola città posta in un polo specifico della regione, questo crei degli scompensi e dei malumori evidenti. Le accuse di Cagliari-centrismo sono del tutto fondate, palesi, legittime e prevedibili, non ultimo il fatto che probabilmente le elezioni comunali a Cagliari condizionano anche queste scelte. Le richieste dalla Sardegna sono tanto chiare e rispecchiano ciò che noi chiamiamo città metropolitana del nord e città metropolitana del sud, ovvero una città metropolitana individuata in Cagliari e una in Sassari, capace di riequilibrare i vantaggi e soprattutto le risorse nelle due città sarde più importanti, e consentirebbe loro di godere di pari benefici per ambire a pari opportunità coinvolgendo poi tutti i Comuni della Sardegna dal nord al sud. Se utilizzati in modo astuto infatti questi strumenti possono migliorare in modo incisivo la vivibilità, i servizi e le opportunità lavorative in Sardegna. Pensate invece di scrivere una norma in modo rigido, testardo, puntando i piedi, che porterà ovviamente ad un testo che non risponde alle esigenze dei sardi, che non è efficace sul territorio, che non produce alcun vantaggio per chi applicherà la legge, cioè i cittadini stessi. Presidente, Assessore, il travaglio prima, il parto poi, ha evidenziato che avete messo al mondo una legge che al momento, non ricordo più se la quarta, la quinta o la sesta versione, è figlia della confusione, di divisioni, che ha raggiunto sicuramente un grandissimo risultato e del quale dobbiamo darvi il merito: siete riusciti a scontentare tutti. C'è voluta l'ANCI Sardegna a ricondurvi alla retta via, che inizialmente ha sonoramente bocciato il decreto legislativo e successivamente vi ha impartito lezioni politiche e amministrative. Qui colgo l'occasione per complimentarmi con tutti i Sindaci e con l'ANCI che per giorni ha lavorato in modo silenzioso, egregio, e ha portato anche ad alcune proposte che riteniamo abbastanza serie. Con gli emendamenti che abbiamo presentato, seguono una logica condivisa peraltro da molti Comuni, cioè garantire la massima flessibilità e libertà di decisione. Questo è l'altro tema cruciale che noi come opposizione andremo a contrastare e a proporre. L'adesione all'unione da parte dei Comuni deve essere facoltativa, questo sarà un tema di discussione in capo ai Comuni stessi, esattamente come emerse durante le numerose riunioni svolte con la partecipazione dei Sindaci. Tutti i 377 Comuni sardi hanno delle caratteristiche proprie, di valorizzazione, tutela dell'identità storica, culturale e territoriale e veri punti di forza di ogni Comune. Questo è il punto più delicato della norma perché il Comune rappresenta il primo destinatario…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pietro Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Presidente, ma cerchiamo insomma di inquadrare il tema di cui stiamo parlando. Perché è il mantra dei colleghi del centrodestra, ovviamente legittimo e all'unisono. Basterebbe un intervento per dire che tutto va male, che niente va bene, che noi siamo dei folli, che si disegna un testo che non racconta nulla, che non tiene conto della Sardegna e della sua storia, delle sue radici, che nessuno di noi ha rapporti con i sindaci, dimenticando che molti di noi sono sindaci, dimenticando che noi abbiamo cercato di capire che cosa bisogna fare per la riforma. Perché si fa la riforma degli enti locali? Innanzitutto bisogna capire la ragione per cui si fa una riforma ed è necessario farla. Uno, perché voglio dire bisogna sempre tenere conto del tempo che cambia e della normativa nazionale che disegnano uno stato differente rispetto a come l'abbiamo conosciuto prima. L'altra questione riguarda naturalmente l'abolizione delle Province, e l'abolizione delle Province non arriva per caso, arriva a seguito di un referendum indetto da un gruppo politico che si chiamano "Riformatori" a parole, ma riformatori poco nei fatti. Perché noi abbiamo scritto in campagna elettorale che dovevamo fare le riforme e stiamo lavorando per farle, questo è un primo punto, contro coloro che vogliono conservare lo stato delle cose. Ci sono coloro che vogliono progredire, andare avanti, e ci sono coloro che vogliono conservare. Naturalmente è più facile fare i conservatori, perché non bisogna volgere lo sguardo avanti, bisogna tenere lo stato delle cose, conservare le esistenze, le proprie rendite di potere, conservare i privilegi che si sono messi in piedi, poi ci sono quelli che si sono avventurati a lanciare un referendum convinti che il referendum non avrebbe raggiunto il quorum, invece gli è sfuggito di mano e non hanno saputo che cosa fare. Tant'è vero, che cos'è accaduto? È accaduto che le riforme loro non le hanno fatte, Riformatori, ma le riforme non le hanno fatte, hanno governato dal 2012 fino al 2014 di riforme neanche l'ombra, hanno commissariato ogni provincia, ogni luogo possibilmente commissariabile, anche quelli che noi non sappiamo che potevano essere commissariati, loro li hanno commissariati. E sono andati a firmare tutti, compreso l'ex Presidente della Regione, Cappellacci, ha firmato il referendum per l'abrogazione delle Province. Naturalmente poi uno presuppone che abbiano un'idea di che cosa fare di questa nostra Sardegna, cancelliamo le Province che sono gli enti intermedi che fungono, come dire, da ente che fa la mediazione nella strategia di programmazione fra i comuni e la Regione. E invece che cosa fanno? Niente, silenzio assoluto. Però non hanno pudore nel lanciare accuse pesanti contro di noi, non ne hanno pudore, glielo ricordiamo almeno per testimoniarlo per iscritto che un po' di pudore bisognerebbe averlo quando s'interviene su temi come questi, su cui si ha una responsabilità pesante, pesantissima. E allora proviamo a capire perché vogliamo fare questa riforma, che cosa vogliamo dire, diciamo che le Province vanno abolite, attraverso un referendum abrogativo e attraverso un referendum consultivo che ha detto che le Province devono essere abolite. E allora che fare? Esiste un rapporto diretto fra i 377 Comuni e Regione, questo è lo schema che noi vogliamo mettere in piedi. La legge nazionale ci dà la possibilità di istituire una città metropolitana, vogliamo cogliere quest'occasione? Forse sì, forse no, magari l'accogliamo. Ci dà delle risorse questa possibilità e le prendiamo. Abbiamo detto che esiste un luogo con la densità di popolazione importante come quello di Cagliari e lo vogliamo fare. Che cosa emerge? Emerge naturalmente che non ci devono essere in Sardegna cittadini di serie A e cittadini di serie B, e questo lo vogliamo tutti. Lo dice uno che non è di Cagliari, che è sindaco, oltreché consigliere regionale, di un Comune della Sardegna, di uno dei 377 Comuni della Sardegna, e che vuole che il suo Comune, il suo territorio possa essere rappresentato al pari di qualsiasi altro luogo della Sardegna, compreso Cagliari. Però, vivaddio, in Sardegna dire che devono esistere uno, due, tre, quattro città metropolitane, quando in tutta Europa ne esistono dieci! No, guardiamo alla sostanza, al di là dei nomi, guardiamo alla sostanza! Noi vogliamo dire che tutti i territori devono essere rappresentati. E allora, anche qua colleghi ho sentito l'ultimo intervento prima del mio dire che l'ANCI ha fatto un sacco di cose eccetera, l'ANCI vi ha costretto a cambiare. Noi abbiamo un rapporto con l'ANCI come è normale che sia. Delle due l'una, cari colleghi, o dell'ANCI non dobbiamo tenerne conto, o se dell'ANCI teniamo conto, l'ANCI modifica le cose. Voglio dire l'ANCI rappresenta i comuni, non è un ente così campato in aria. L'ANCI rappresenta i comuni e siccome questa legge è fatta per disegnare un nuovo assetto costituzionale della nostra Regione Sardegna nei prossimi anni, una legge importante, il contributo dell'ANCI è normale che ci sia. E va detto ancora che l'Assessore si sta occupando di girare l'isola in lungo e in largo da un anno a questa parte, e l'espressione dell'ANCI era stata anche positiva in una prima fase se avessimo deciso di procedere senza sentire nessun altro. Per cui quando cascate dalle nuvole, o fate finta di cascare dalle nuvole, francamente almeno il pudore di conservare l'idea delle cose che non avete fatto e quelle che noi stiamo tentando di fare. E ci metteremo due giorni, tre giorni, quattro settimane, o cinque, noi la legge la approveremo, la approveremo con l'idea che faremo bene, naturalmente sempre disposti ad accogliere e ad ascoltare le voci provenienti da tutti i luoghi, compresi quelli della minoranza, che piuttosto di chiudersi a riccio e non fare nessuna proposta, e fare soltanto propaganda, farebbe bene a contribuire a dare una mano per migliorare quest'isola. Non l'avete fatto quando eravate in maggioranza, vi chiediamo di farlo contribuendo dalla posizione che avete adesso, quella della minoranza consiliare.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Delrio, Erriu, Deriu, c'è una certa assonanza fonetica anche, ma c'è qualcosa di più, di sostanza, c'è un filo conduttore unico che vi lega, perché questa riforma non è una riforma scritta, fatta, ideata e pensata in Sardegna, questa è una riforma che risente di quel clima nazionale e di quegli input nazionali che vi vengano dati e ai quali questa Giunta regionale, sistematicamente, e questo centro sinistra sardo, sistematicamente, sono chini e proni. Questa è la prima questione politica forte che noi poniamo perché questa riforma, e l'articolo 1 di questa riforma lo dice chiaramente, non è ideata tenendo conto della situazione sarda, non tiene conto della realtà dei comuni, non tiene conto della realtà territoriale, non tiene conto delle esigenze dei fabbisogni di aree che voi continuate a tenere marginalizzate, soprattutto quelle deindustrializzate, quelle delle aree interne, quelle che hanno ancora gravi deficit di sviluppo. Questo è il primo neo evidente che non può essere sottaciuto, Assessore, ed è questa la questione che noi poniamo a quelle forze che sostengono la maggioranza di centro sinistra e che, sia pure con l'imbarazzo che noi comprendiamo, che hanno cercato anche in queste settimane di evidenziare in un dibattito interno alla maggioranza qual è il limite, è un invito che noi facciamo a quelle forze sardiste, identitarie, autonomiste, sovraniste, a calare in questa riforma il peso, se c'è, del loro sentire, del loro essere, della loro appartenenza, perché altrimenti significa essere consegnati soltanto alle formule di rito. Allora qui non sussultò veramente di sardità, torniamo a ragionare in termini nostri, propriamente sardi, e a concepire una riforma che tenga conto non delle esigenze romane, non di quello che ci dice Delrio ma di quello che noi effettivamente vogliamo e possiamo e dobbiamo fare per le nostre realtà territoriali, allora ragionare in questi termini significa anche evitare di consegnare a una riforma che io senza mezzi termini, guardate, definisco la riforma dell'odio perché questa riforma crea, genera odio, genera non sana competizione fra i territori ma fa riesplodere antiche rivalità tra il Nord e il sud dell'isola passando per il centro, altro che creare un sistema di equilibrio tra i territori, altro che creare un sistema armonico, questo crea un sistema di disequilibri, chiamarle ingiustizie sarebbe anche riduttivo, a coloro che ci dicono che noi protestiamo, che ci chiedono cosa proponiamo in alternativa, noi proponiamo proprio quello che nell'intento nobile dell'onorevole Sabatini è l'invito che anche noi gli facciamo, non fate una riforma soltanto sulla base di calcoli ragionieristici, Assessore, non è questo, allora cosa proponiamo? Noi la proposta ve la formuliamo, noi vogliamo Cagliari città metropolitana, nessuno lo nega, ma noi vorremo la Sardegna area metropolitana, noi avremmo voluto fare qualcosa di nuovo e di diverso rispetto a quello che succede anche negli altri territori italiani perché scimmiottare quello che fanno gli altri e non avere la capacità di fare qualcosa di nuovo in positivo per la nostra Sardegna? Io non so quale sia la camomilla che vi ha somministrato il presidente dell'ANCI, cari sindaci della Sardegna, una cosa è certa che un conto è la città metropolitana, altro sono le reti metropolitane. Questa è una bufala! Una bufala! Signori sindaci di Sassari, di Olbia, del centro e del nord Sardegna, svegliatevi! Che differenza fa? C'è una differenza ed è di sostanza, vi spiegheremo qual è il limite, il divieto, l'impedimento a chiamare anche Sassari, Olbia e il centro nord città metropolitana, se non c'è differenza, ma le differenze ci sono e ci sono tutte quelle altre soluzioni che si stanno discutendo…

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

ERRIU CRISTIANO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Presidente, consiglieri, il dibattito ha consentito di mettere in evidenza alcuni spunti che naturalmente io voglio riprendere, quelli che considero più rilevanti in questa fase della discussione, ci sarà poi tempo per approfondire. Voglio dire che gli obiettivi della riforma, l'obiettivo del lavoro della Giunta, della discussione paziente, della ricerca paziente, altro che odio onorevole Pittalis, di una concordia nella ricerca di un punto di equilibrio, di convergenza e non di separatezza tra Nord e sud, tra piccoli e grandi, tra zone interne o zone costiere. Noi siamo di fronte ad un'esigenza richiestissima da tutti che è quella di procedere ad una semplificazione, ad un incremento della capacità di accelerazione nella pubblica amministrazione locale che va messa nelle condizioni di migliorare la propria efficienza, l'efficacia della risposta, l'economicità dell'azione amministrativa, tutto a vantaggio dei cittadini e delle imprese. Questa semplificazione è richiestissima da tutti, dai cittadini e far finta che non esista sarebbe sbagliato. Poi, certamente, ci sono esigenze di risparmio in termini di spesa pubblica, esigenze di riduzione delle sovrapposizioni dei livelli istituzionali, di decisione di gestione, il referendum di soppressione delle province è stato votato con maggioranze bulgare, come giustamente l'onorevole Cossa ha ricordato. C'è un'urgenza, l'urgenza è data dalla riduzione delle risorse a disposizione degli enti locali che impone di sostenere la capacità di governo e di responsabilità degli amministratori locali e dei dirigenti che non riescono a fronteggiare oggi neppure l'ordinaria amministrazione, la gestione delle funzioni fondamentali degli enti locali. Questo vale per le province, l'ha ricordato l'onorevole Agus, ma vale anche per i comuni, e sarà sempre più così. Io ho fatto il sindaco, ci sono molti sindaci presenti, i comuni costituiscono e devono continuare a costituire un importante fenomeno identitario di specificità, di vivacità culturale, ma nello stesso tempo richiedono una revisione complessiva alla luce della normativa esistente e delle leggi di grande riforma economico sociale come la Delrio per porre tutti i comuni, piccoli e grandi, nelle medesime condizioni e tutti cittadini che vivono nei comuni nelle medesime condizioni. L'erogazione di servizi standard che ora non vengono assicurati in modo omogeneo. L'idea di puntare sulle unioni, di utilizzare in modo flessibile lo strumento delle convenzioni sono tutte norme, lo vedremo, presenti all'interno dell'articolato, questo consente di incentivare strumenti che fanno salvo il principio fondamentale di autodeterminazione dei comuni, anche di quelli più piccoli ad esistere, a presidiare il territorio, ma va anche detto con forza che soltanto attraverso lo sviluppo concreto delle forme associative sovra comunali sarà possibile raggiungere quel livello di adeguatezza, quel principio costituzionale, rispetto al principio costituzionale di adeguatezza, senza il quale non possono essere garantiti gli spazi di autonomia, senza che si sottraggano le competenze di cui gli stessi sono titolari. Io, a differenza di altri, sono contrario ai processi di dimensionamento coatto, sono contrario ai processi di fusione. Ecco, questo deve portare tutti quanti i comuni che hanno caratteristiche metropolitane, urbane, con una densità di popolazione elevate ed i comuni dove queste caratteristiche non ci sono, ad individuare gli ambiti territoriali strategici nei quali esercitare quelle funzioni di governo di area vasta e di esercizio delle funzioni fondamentali, che in termini di adeguatezza non possono essere svolti nei livelli territoriali inferiori. Nei fatti, il punto di partenza di individuazione degli ambiti di ottimalità, dove pure bisogna fare riferimento, e non è un peccato dirlo, a quei principi anche ragionieristici che devono portarci ad individuare un punto di equilibrio nel quale il servizio standard sappiamo che può essere garantito, in presenza di certe condizioni e in altri contesti non può essere garantito. Se vogliamo che nei fatti si raggiungano politiche efficaci di sviluppo locale, se vogliamo che si attivino processi di semplificazione e di omogeneità in ambiti territoriali più vasti, dobbiamo innescare quei meccanismi di autodeterminazione, di vera autonomia nei processi di aggregazione che devono essere incentivati e allevati con intelligenza. Io dico anche con l'opportuna gradualità. Il superamento delle province, l'abitudine di considerare le province come enti territoriali intermedi, che ci portiamo appresso da decenni, da molti anni e che deve essere superata in un'ottica di cooperazione intercomunale che va nella direzione di salvaguardare il diritto-dovere dei sindaci di rappresentare, non solo le istanze dei cittadini amministrati che li hanno eletti, ma anche quelli legati a una governance

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'articolo 1.

Metto in votazione l'emendamento numero 72, che è uguale all'emendamento numero 1056 e al 1448.

Ha domandato di parlare il consigliere Ignazio Locci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOCCI IGNAZIO (FI). Ovviamente il mio voto è favorevole all'emendamento presentato dal nostro Gruppo e dal collega Solinas, ma è proprio dal dibattito su questo articolo, e a maggior ragione anche dalla chiosa dell'Assessore sul dibattito, che ci stiamo convincendo sempre di più che la ricetta che state proponendo per questo riordino va esattamente nella direzione opposta rispetto agli obiettivi che vi siete posti. Vi state veramente dimenticando delle piccole comunità e siete forse anche convinti di poter guidare politicamente un processo di governo degli enti locali e dell'area vasta non tenendo conto di quello che è invece sta avvenendo fuori da questo Palazzo e rispetto a come nelle comunità locali stanno sempre più soffrendo le politiche regionali e nazionali. E di come i cittadini si stanno realizzando per spazzare via questo modo di ragionare che ha come visione Bruxelles, Strasburgo e poi a cascata Roma e Cagliari. Quindi, se questa è l'alba della discussione di questo disegno di riordino e, anche rispetto al grave intervento del Capogruppo del partito di maggioranza, ci determiniamo sempre più nella convinzione che questa sia la strada sbagliata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Michele Cossa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Per annunciare il voto favorevole agli emendamenti soppressivi gli dell'articolo 1, e siccome l'onorevole Pietro Cocco ha ricorso all'esercizio del bispensiero di orwelliana memoria, cioè la riscrittura della storia. Allora, forse è bene ricordare quello che è successo, perché l'onorevole Cocco faceva parte di quella maggioranza strisciante che ha cercato proprio di fare in modo che il referendum fallisse non parlandone, l'unico che aveva avuto il coraggio di parlare dei referendum è stato l'allora Presidente della Provincia di Nuoro, nonché presidente del U.P.S., attuale onorevole DERIU, che ha preso posizione su questo e ha cercato di far capire dal suo punto di vista, ovviamente da me non condiviso ma efficacemente dal suo punto di vista, la nefandezza di questi referendum. L'onorevole Pietro Cocco, come tanti altri, ha cominciato a parlare della nefandezza del referendum dopo che i referendum sono stati stravinti, ringrazio l'assessore Erriu per avere richiamato questo dato, ponendo la classe politica sarda davanti a una scelta, una scelta, onorevole Cocco, che è stata boicottata da una maggioranza trasversale che si è creata in quest'Assemblea di cui lei non era un capo, perché non le riconosco questa dignità, ma di cui lei sicuramente faceva parte. Quindi oggi noi siamo in questa situazione. Da qui a voler giustificare una legge che noi riteniamo destinata a rendere la vita delle amministrazioni e dell'intero sistema istituzionale sardo al di là delle intenzioni dell'Assessore, estremamente complicata se non addirittura confusa, e lo vedremo discutendo i singoli emendamenti che voi avete presentato, ne passa. Però non mancheremo di sottolineare nel dettaglio questi aspetti durante tutta la discussione di questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tedde per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Il nostro voto ovviamente rispetto a questi emendamenti è favorevole, credo che questi emendamenti rappresentino il valore che noi diamo alla presunta riforma e soprattutto all'articolo 1. Articolo 1 che deve essere visto soprattutto nel primo comma, che è paradigmatico di un certo modo di incedere, è paradigmatico di una tecnica legislativa abnorme, perché l'articolo 1 è quello che menziona le fonti. Questo articolo 1 si dimentica di individuare le fonti che oggi probabilmente sono le più importanti, partendo dall'articolo 43 dello Statuto che menziona le tre province di Cagliari, Sassari e Nuoro, quindi che continueranno ad esistere nonostante questa finta riforma, e dovranno coesistere con province del sud, con città metropolitane, con aree di vario ordine e tipo. Quindi l'articolo 43 dello Statuto. La legge Delrio, assessore Erriu, ha ragione il collega Pittalis, il mio Capogruppo, questo assonanze sono veramente pericolose, Delrio, Erriu, Deriu, sono in qualche modo tre soggetti che si confrontano ma che si scontrano perché Erriu e Deriu si scontrano con Delrio, perché la legge Delrio pone principi di grande riforma economica e sociale che in buona sostanza dicono, e la faccio molto breve, il principio più importante è quello che dice che le città metropolitane hanno lo stesso ambito territoriale delle attuali province. Ebbene, Deriu ed Erriu schiaffeggiano Delrio e ci dicono che invece la città metropolitana di Cagliari non ha lo stesso ambito territoriale, è un ambito territoriale ristretto e quindi va a contraddire il disposto della legge Delrio. Evidentemente, il Governo non potrà non impugnare questa norma per questo motivo e anche per altri. Tra le fonti poi non viene citata assolutamente l'Unione Europea che con le sue decisioni ha sempre detto che le città metropolitane o meglio che le aree metropolitane su cui si deve basare lo sviluppo della Sardegna devono stare una a Nord e una a Sud, la decisione originaria dell'Unione Europea è sempre stata confermata, tranne che in quest'Aula. In quest'Aula ci si dimentica che esiste l'Unione Europea, soprattutto quando l'Unione Europea dice delle cose sensate, ci si dimentica che esiste una legge che pone principi di grande riforma economica e sociale, ci si dimentica che esiste il nostro Statuto, che esiste l'articolo 43 e che l'articolo 43 continua a far vivere le tre Province, delle quali noi ci siamo dimenticati.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Stefano Tunis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (FI). Nell'annunciare il voto favorevole a questo emendamento soppressivo mi duole dover rimarcare che in realtà questa riforma è profondamente coerente con l'atteggiamento che ha la maggioranza, il sistema che la sostiene, il sistema di rappresentanza dei Comuni da cui nasce la proposta e che l'ha articolata e da cui nasce questa specie di cultura dell'insofferenza nei confronti del consenso. Perché, leggendo la riforma e guardandola nel suo insieme, si percepisce questo fastidio nei confronti della rappresentanza, quando tutto si vuole risolvere in un sistema di relazioni semplificato come gli organi di secondo livello, quando, come dice l'onorevole Cocco, "sì, discutete quanto volete, parliamo quanto volete, però non è questo il luogo in cui si decide", il luogo in cui si decide è piuttosto una riunione ristretta con rappresentanti di Comuni che non sono in grado di rappresentare nessuno. Sono molto vicino, umanamente, agli amici dell'ANCI, alle persone che, già dal loro livello nazionale, hanno dettato la linea della Delrio, hanno dettato la linea di questa norma, nel non sapere come giustificare agli occhi dei loro rappresentati questo modo indegno di gestire il tema, perché poi alla fine è una riforma che si avvita su se stessa, che si spalma su una pessima norma nazionale come la Delrio, che, se non disapplicata, rischia di moltiplicare e accentuare in Sardegna quelli che saranno gli effetti perniciosi che sta producendo sull'intero sistema degli enti locali.

Poche cose erano fondamentali e credo che queste poche cose siano state messe in sicurezza, purtroppo mi rincresce annunciare già da oggi che queste cose, fondamentali e messe in sicurezza, saranno le stesse che causeranno il completo dissesto del sistema degli enti locali. Per quanto vi siate affannati per cercare di formulare, da bravi affabulatori, delle formule che possono manifestare ciò che è, avete creato una Sardegna a due velocità, avete accentuato la polarizzazione degli interessi sul sud della Sardegna senza preoccuparvi di ciò che sarebbe successo al resto. Ve lo abbiamo detto, ve ne siete infischiati in Commissione, ve ne infischierete in Aula, non potrete domani infischiarvene davanti al sistema degli enti locali che vi chiederà conto di questo scempio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (FI). Proseguendo nel ragionamento del collega Tunis. Il mio voto è sicuramente favorevole per questi emendamenti, proprio perché sottolineano la necessità di cancellare un articolo che, così come definito in chiusura dal collega Tunis, nel sistema generale è tutto uno scempio. Lo dicevo nella discussione generale sull'articolo, in principio era il caos, e il caos è in voi, siete voi, nella risposta dell'assessore Erriu prosegue ed è certificata questa sensazione iniziale che avevamo e che porta a non dare nessun tipo di giustificazione o risposte necessarie a capire perché questo testo entra in Aula in questo modo e perché ci sono tutta una serie di emendamenti che invece lo vorrebbero trasformare. Una delle risposte più importanti sono gli obiettivi della Giunta, un problema economico, un problema di riduzione dei trasferimenti nei confronti degli enti locali. Ma non sarebbe stato molto più semplice razionalizzare il sistema di gestione, guardando come un unico territorio tutta la nostra Isola, tutto il nostro territorio che viene gestito in rete sia dei Comuni del Nord, passando per Olbia, scendendo sulla zona di Oristano, passando per Nuoro e portandoci nella zona meridionale della Sardegna, per poter avere comunque davvero poi un risultato non solo di gestione ma di qualità, legata sicuramente ai servizi, legata sicuramente alle infrastrutture, legata sicuramente a tutto ciò che ruota intorno allo sviluppo del benessere dell'uomo, che è concentrato all'interno delle città, che non possiamo definire probabilmente "metropolitane", perché probabilmente non esiste nessuna città metropolitana in Sardegna e probabilmente è una forzatura anche per Cagliari, ma è giusto che venga individuata ed è giusto che venga concentrata sulla parte principale del territorio regionale, ma non è possibile escludere gli altri territori.

Fondamentalmente questo è l'errore che state commettendo ed è per questa ragione che noi riteniamo, lo confermo, di votare questi emendamenti che sono stati accorpati e che cancellerebbero completamente l'articolo 1.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giuseppe Fasolino per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FASOLINO GIUSEPPE (FI). Per annunciare il voto favorevole alla soppressione dell'articolo 1 è per andare invece un po' contro quel che diceva la mia collega Zedda, quando diceva che l'Assessore è stato sfiduciato dagli emendamenti che sono stati presentati. Assolutamente, al contrario, perché l'Assessore e la Giunta hanno tenuto una linea che è la linea che li ha portati a presentare questo disegno di legge e a non tenere per niente conto, nei fatti, di quello che i sindaci e l'ANCI aveva suggerito a questa Giunta. Il problema non è e non può essere la città metropolitana di Cagliari, il problema è riuscire ad avere pari dignità per tutto il territorio regionale, il problema è riuscire a dare lo stesso valore ai principi del Nord della Sardegna come lo si sta dando al sud della Sardegna. Questo è il vero problema di questa norma.

Io ho cercato di approcciare a questa norma nel modo più asettico, cercando cioè di non essere condizionato dall'appartenenza ad un territorio; ho cercato di avere un approccio che fosse il più oggettivo possibile, che fosse un approccio da consigliere regionale di tutta la Sardegna, e allora il paragone che mi viene da fare è quello di un corpo: se io ad un corpo gli tagliassi un braccio, soffrirebbe lo stesso? Penso proprio di sì. Questa riforma sta tagliando una parte della Sardegna fondamentale, sta tagliando una parte della Sardegna che dà economia e che potrebbe continuare a dare economia alla Sardegna, quindi si sta facendo un danno alla Sardegna tutta, e questa è una cosa grave. Ma la cosa più grave è l'atteggiamento veramente incomprensibile dei consiglieri regionali del centrosinistra di Sassari, perché sanno che cosa si sta facendo con questa norma eppure lo continuano a fare, questo per me è veramente incomprensibile e mi auguro e spero che nel prosieguo questi cambieranno il loro modo di lavorare. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, la seduta è tolta e il Consiglio è convocato questo pomeriggio alle ore 16.

Adesso è convocata la Conferenza dei Capigruppo per l'incontro con i lavoratori dell'ALCOA.

La seduta è tolta alle ore 13 e 58.



Allegati seduta

Testo delle interrogazioni, interpellanza e mozioni annunziate in apertura di seduta

Interrogazione Lampis - Truzzu, con richiesta di risposta scritta, sul ridimensionamento dell'Ufficio postale ricadente nel Comune di Tuili.

I sottoscritti,

PREMESSO che il ridimensionamento dell'Ufficio postale di Tuili ha colpito un numero assai rilevante di utenti e che la scelta di Poste italiane Spa non trova giustificazioni tra i cittadini che non possono accettare che le loro esigenze siano calpestate dalla "legge del profitto";

APPURATO che, attualmente, l'Ufficio postale del comune di Tuili è aperto il lunedì, il mercoledì e il venerdì, esclusivamente nelle ore della mattina;

RILEVATO che lo stesso Ufficio postale, oltre ai residenti del comune di Tuili, offre servizio a favore dei cittadini provenienti dai paesi limitrofi presenti nel territorio della Marmilla;

CONSIDERATO che non è ammissibile che scelte che incidono sulla vita e sul lavoro di una comunità e di un intero territorio vengano compiute senza un serio confronto con le istituzioni locali;

PRESO ATTO che:

- l'attività dell'Ufficio postale di Tuili, da sommaria indagine, conta centinaia di depositi e conti correnti attivi;

- la maggioranza degli utenti ha un'età superiore ai 60 anni;

- l'attuale orario di apertura risulta insufficiente a soddisfare l'utenza, in considerazione delle lunghe code di diverse ore, in particolare nella prima decade del mese, per la concomitanza del pagamento pensioni;

CONSIDERATO, infine, che precise direttive comunitarie, leggi nazionali (carta-qualità Poste italiane, contratto di programma tra il Ministero sviluppo economico e Poste italiane) prevedono specifici contributi per garantire i servizi universali quale è quello offerto dagli uffici postali, tenuti ad assicurare continuità, qualità ed efficienza;

VISTO l'articolo 23 della proposta di legge sulla riforma degli enti locali della Sardegna che annovera gli uffici postali tra i servizi di prossimità relativi a funzioni di interesse pubblico, erogati da servizi pubblici privati che risultano essenziali per la buona qualità della vita delle comunità locali,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica per sapere:

1) se sono a conoscenza della problematica su esposta;

2) se non ritengano opportuno istituire e coordinare un tavolo di confronto con il comune di Tuili e gli altri comuni del territorio interessati, unitamente alle direzioni nazionale, regionale e provinciale di Poste italiane Spa, al fine di addivenire al potenziamento del servizio offerto dall'Ufficio postale di Tuili. (596)

Interrogazione Pizzuto, con richiesta di risposta scritta, sulla vertenza dei lavoratori della Polar Srl nella fabbrica di Piscinas, Provincia di Carbonia-Iglesias.

Il sottoscritto,

PREMESSO che:

- in data 30 luglio 2015 interrogava l'Assessore regionale dell'industria sulla preoccupante situazione della fabbrica di estrazione e lavorazione di bentonite a Piscinas, Provincia di Carbonia-Iglesias.

- in data 29 settembre 2015 l'Assessore forniva risposta scritta alla interrogazione;

- sono emersi ulteriori elementi circa lo svolgersi dei fatti e lo stato attuale della fabbrica di bentonite, ora Polar Srl subentrata alla Clariant Spa, multinazionale proprietaria della Società sarda di bentonite Srl;

CONSIDERATO che, nella fabbrica di Piscinas erano impiegati sia lavoratori dipendenti della Società sarda di bentonite Srl e sia lavoratori dipendenti delle ditte esterne per l'espletamento dei servizi accessori all'attività estrattiva, di trasformazione e trasporto, per un totale di circa 35 unità e che con l'ingresso della Polar Srl, con provvedimenti successivi, la nuova proprietà ha progressivamente ridotto il personale diretto e indiretto di diciannove unità in totale;

TENUTO CONTO che dalla risposta all'interrogazione 470 del 30 luglio 2015 si evince che:

- gli uffici abbiano valutato compiutamente il piano industriale prima dell'assenso al trasferimento delle concessioni minerarie dalla SSB Srl (Clariant) alla Polar Srl;

- gli uffici abbiano ritenuto la compagine societaria della Polar Srl in grado di garantire una adeguata gestione tecnico-produttiva;

- gli stessi uffici abbiano ritenuto che la continuità dell'attività aziendale era fatta salva dal trasferimento dalla SSB Srl alla Polar Srl del personale diretto e dei contratti d'appalto;

RITENUTO, tuttavia, che i punti sopra evidenziati presentano degli elementi poco chiari in merito:

- alla mancata conoscenza da parte delle organizzazioni sindacali, dei lavoratori e degli altri operatori istituzionali in campo del dettagliato piano industriale che è stato compiutamente analizzato dagli uffici;

- alla mancata precisazione dell'esatta composizione della compagine societaria della Polar Srl esaminata e avallata dagli uffici regionali, stante la defezione del socio Cinicola nel marzo 2014, che garantiva con l'esperienza maturata nel settore la presumibile adeguata gestione tecnico­produttiva;

- al venir meno dell'elemento della solidità aziendale derivante dalla continuità dei rapporti di lavoro dipendente e dei contratti d'appalto, vista la riduzione di 19 addetti diretti e indiretti;

TENUTO CONTO che:

- nella risposta alla interrogazione n. 470 si faceva riferimento all'esatta delimitazione delle concessioni minerarie di Santa Brà e Rio Palmas "costituite dai giacimenti residui delle pregresse coltivazioni e dalla prima sezione dell'impianto di lavorazione del minerale (dalla pesa all'estrusore) sito all'interno della concessione Santa Brà";

- dai documenti facilmente reperibili dalla Camera di commercio, si evince che nell'atto di cessione di ramo di azienda alcune parti ricadenti nell'ambito della concessione mineraria di cui sopra non sono state trasferite dalla precedente proprietà alla Polar (in particolare la pesa e l'estrusore);

APPRESO che:

- non risultano operazioni di manutenzione e nuovi investimenti da parte della Polar Srl;

- risulterebbe che la Polar Srl si sta avvalendo dell'aiuto di terzi per la produzione del granulato e/o per l'essicazione del materiale grezzo (in particolare si tratterebbe dei siti di Santa Giusta e Carbonia, non di proprietà della Polar Srl);

- ci sono insistenti voci circa la dismissione della produzione e dell'essicazione e, comunque, dello svolgimento dell'intero ciclo lavorativo presso la fabbrica di Piscinas;

CONSIDERATO che già l'articolo 28 della legge regionale n. 30 del 1989 definiva come elementi determinanti per la decadenza delle autorizzazioni e delle concessioni regionali, in particolare, la sopravvenuta incapacità tecnico-economica del titolare e la persistente inadempienza ai contratti di lavoro ed alle norme che regolano la sicurezza e l'integrità fisica dei lavoratori,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'industria per:

1) sapere se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali provvedimenti stia mettendo in campo per il monitoraggio costante della situazione della fabbrica Polar Srl di Piscinas;

2) richiedere la pubblicizzazione e il dettaglio del piano industriale presentato dalla Polar Srl;

3) capire se attualmente sussistano le condizioni produttive, tecniche, economiche e finanziarie tali da giustificare la concessione mineraria e, in particolare:

a) se la attuale compagine societaria è titolata per garantire la corretta gestione dell'attività produttiva;

b) se l'attuale organigramma del personale permette la realizzazione del piano industriale presentato. (597)

Interrogazione Cocco Daniele Secondo, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di provvedere con urgenza ai lavori di manutenzione e messa in sicurezza della strada provinciale 33, ricadente nel territorio della provincia di Nuoro.

Il sottoscritto,

PREMESSO che:

- la strada provinciale 33, ricadente interamente nel territorio della provincia di Nuoro, costituisce un'importante infrastruttura viaria di collegamento tra la strada statale 131, all'altezza del bivio per Borore e le strade statali 129 (trasversale sarda), in prossimità della fermata ferroviaria "Iscra" e la strada statale 131 dcn, in corrispondenza del bivio per Ottana;

- la strada provinciale 33 rappresenta una fondamentale arteria di comunicazione per le regioni del Goceano e del Marghine, consentendo il collegamento dei territori sia lungo le direttrici Ottana-Nuoro-Olbia e Macomer-Oristano-Cagliari, sia di attraversare il territorio del Monte Acuto, lungo la direttrice Bono-Buddusò-Monti;

CONSIDERATO che:

- la strada provinciale 33 versa in disastrose condizioni di manutenzione ordinaria e straordinaria, con evidenti buche, dissesti e asportazioni del manto stradale e assenza di segnaletica orizzontale e verticale, in diversi tratti della carreggiata determinando, in particolar modo in condizioni atmosferiche di pioggia e gelo, una grave situazione di pericolo;

- il flusso veicolare della strada è costituito da pendolari del Goceano e del Marghine, studenti e lavoratori che, quotidianamente, si spostano per raggiungere i maggiori centri del territorio e da un rilevante flusso di mezzi pesanti su gomma per il trasporto delle merci che, in alternativa alla strada statale 131 dcn, si spostano lungo la direzione Ottana-Borore;

- le situazioni di disagio che si verificano durante gli spostamenti dei cittadini e degli operatori economici del Goceano e del Marghine rappresenta, oltre che una situazione di pericolo, anche un'ulteriore penalizzazione, in un territorio già pesantemente colpito della crisi economica e occupazionale;

VALUTATA l'estrema urgenza di un intervento di manutenzione straordinaria e messa in sicurezza della sovrastruttura stradale, al fine di eliminare le situazioni di pericolo per la circolazione dei veicoli,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei lavori pubblici per sapere:

1) quali iniziative intendano adottare, anche intervenendo sugli enti competenti, al fine migliorare le condizioni di sicurezza stradale e di percorribilità della strada provinciale 33;

2) se ritengano opportuno destinare delle risorse straordinarie aggiuntive per gli interventi di messa in sicurezza e di manutenzione straordinaria del manto stradale della strada provinciale 33. (598)

Interrogazione Cossa - Dedoni - Crisponi, con richiesta di risposta scritta, sulle disposizioni in materia di requisiti acustici passivi degli edifici, di cui alla deliberazione della Giunta regionale n. 50/4 del 16 ottobre 2015.

I sottoscritti,

PREMESSO che la legge n. 447 del 1995 definisce come competenza dello Stato, tramite decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, la determinazione dei requisiti acustici delle sorgenti sonore e dei requisiti acustici passivi degli edifici e dei loro componenti, allo scopo di ridurre l'esposizione umana al rumore;

considerato che il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 1997, in attuazione di quanto richiamato sopra, ha definito dei valori limite, ovvero delle grandezze che determinano i requisiti acustici passivi dei componenti degli edifici e delle sorgenti sonore interne;

EVIDENZIATO che le grandezze di riferimento per le quali sono definiti i limiti, devono essere rilevate attraverso dei metodi di calcolo che fanno riferimento a specifiche norme UNI, ognuna delle quali descrive il calcolo attraverso delle misurazioni in opera e non solo attraverso calcoli analitici progettuali;

RICORDATO che il Consiglio regionale, con l'articolo 28 della legge regionale 23 aprile 2015, n. 8, ha previsto che "la Regione, con apposita deliberazione della Giunta regionale, da emanarsi entro centocinquanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, modifica, in attuazione delle norme UNI, le direttive vigenti in materia di prestazioni acustiche passive degli edifici e definisce le classi acustiche delle unità immobiliari";

CONSTATATO che l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente, come contenuto nella deliberazione della Giunta regionale n. 50/4 del 16 ottobre 2015, ha rilevato che di recente sono state segnalate problematiche legate all'applicazione delle norme succitate e che a tutt'oggi un notevole numero di edifici, sebbene siano stati costruiti in data successiva all'entrata in vigore della norma, risultano carenti sotto l'aspetto del rispetto dei requisiti acustici passivi e spesso sprovvisti di certificato di agibilità;

APPRESO che lo stesso rappresentante della Giunta regionale ha evidenziato che "per sanare i suddetti immobili spesso sussistono difficoltà di carattere tecnico ed aggravi economici, e inoltre l'impossibilità di dotarsi di certificato di agibilità, senza il quale l'immobile risulta anche difficilmente alienabile, nonché, in ultimo, l'impossibilità di rivalersi economicamente sul costruttore-venditore (in applicazione della legge n. 88 del 2009)";

VISTO l'aggiornamento delle direttive regionali in materia di requisiti acustici passivi degli edifici (allegato alla deliberazione della Giunta n. 50/4 del 16 ottobre 2015) che al punto 3, iter procedurale, fase post operam riporta: "Ad opera ultimata, il direttore dei lavori assevera la conformità dell'opera realizzata al progetto acustico presentato e conseguentemente il rispetto dei parametri tecnici indicati nel suddetto decreto. È facoltà del direttore dei lavori allegare all'asseverazione apposita relazione tecnica di collaudo acustico, effettuata da un Tecnico competente in acustica ambientale";

RITENUTO che quanto disposto dalla Giunta regionale possa aprire alla possibilità di sanare le carenze di quegli edifici costruiti senza la necessaria qualità, mascherando difetti altrimenti evidenziabili col collaudo acustico, prescritto peraltro dalla normativa nazionale;

VALUTATO che la prescrizione indicata nelle direttive regionali riversa sul direttore di lavori la responsabilità del rispetto della normativa in materia di requisiti acustici passivi;

EVIDENZIATO che l'eliminazione dell'obbligo delle verifiche acustiche in opera potrebbe apparire come una sorta di condono in favore di quei costruttori che decidessero di non rispettare le norme previste dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 1997 oltreché una riduzione delle doverose tutele igienico-sanitarie ed economiche in favore del cittadino-consumatore,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere se:

1) l'abolizione dell'obbligatorietà del collaudo acustico degli edifici a fine lavori sia stata motivata soltanto dalla necessità di sanare le difficoltà di carattere tecnico ed evitare i conseguenti aggravi economici segnalati per gli immobili che non rispettano i parametri di legge in materia;

2) abbiano considerato che la possibilità di sostituire il collaudo acustico con una semplice asseverazione del direttore dei lavori non offra una maggiore tutela per il cittadino, ma anzi, se risultasse vero quanto asserito circa il fatto che ad oggi molti edifici non rispettano i limiti, si avrebbe solo un moltiplicarsi dei contenziosi tra acquirente e venditore, con un notevole dispendio a carico degli acquirenti che si vedranno costretti a farsi assistere da un legale;

3) non ritengano che la salute umana (in questo caso con la riduzione dell'esposizione al rumore) e la salvaguardia dei diritti del cittadino-consumatore debbano essere sempre mantenuti in primo piano rispetto agli interessi di costruttori e/o venditori poco riguardosi delle norme già applicate in tutta Europa con ottimi risultati;

4) non ritengano di dover valutare la possibilità di modificare le direttive, mantenendo l'obbligo del collaudo acustico post operam prevedendo, in caso di mancato rispetto dei requisiti minimi di legge, l'attribuzione di una classe acustica inferiore, così da garantire agli acquirenti la giusta e dovuta tutela, anche dal punto di vista economico. (599)

Interpellanza Forma - Comandini - Cozzolino - Deriu - Lotto - Manca Gavino - Meloni - Tendas - Piscedda sulla possibilità di recupero dei fondi anticipati dai comuni per realizzare opere delegate, definanziati dai commi 9 e 10 dell'articolo 5 della legge regionale n. 5 del 2015 (legge finanziaria 2015).

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- La legge regionale 12 marzo 2015, n. 5 (legge finanziaria 2015) all'articolo 5, comma 9 e seguenti, dispone il disimpegno dei residui presenti in bilancio e la cancellazione di quelli in perenzione amministrativa con l'estinzione della relativa obbligazione al verificarsi di specifiche condizioni;

- una delle condizioni, così come previsto dalla lettera c) del comma 9 dell'articolo 5, stabilisce che nel termine dei trecentosessanta giorni precedenti e i novanta giorni successivi all'entrata in vigore della legge, i comuni beneficiari debbano far pervenire le relative richieste di pagamento secondo le modalità stabilite negli atti di finanziamento;

CONSIDERATO che tale norma aveva un duplice scopo: stimolare gli enti locali, delegati alla realizzazione delle opere di loro competenza, a produrre la richiesta delle quote di finanziamento maturate, consentendo così agli assessorati regionali competenti di ridurre la mole di residui passivi presente sui loro capitoli di spesa, come pure quello di poter riprogrammare le risorse non richieste per nuovi investimenti;

ATTESO che:

- numerosi sindaci lamentano di essere venuti a conoscenza della norma in argomento attraverso una comunicazione dell'ANCI Sardegna del 22 maggio 2015, pochi giorni prima dunque della scadenza fissata per le dovute comunicazioni;

- le note carenze di personale del comparto degli enti locali non hanno consentito a molte amministrazioni comunali di ottemperare al dettato normativo regionale nei termini dovuti;

- la prevista revoca dei finanziamenti, nei casi di cui sopra, creerebbe grave pregiudizio ai comuni interessati sia sul fronte del rispetto del patto di stabilità che su quello degli equilibri di bilancio;

CONSIDERATO che:

- è stata depositata la proposta di legge n. 282 del 2015 per concedere una proroga del termine di novanta giorni stabilito dall'articolo 5, comma 9, lettera c), della legge regionale n. 5 del 2015, portandolo al 31 dicembre 2015;

- su tale proposta di legge, data la concreta preoccupazione di numerosissimi comuni, è stata richiesta l'iscrizione immediata all'ordine del giorno del Consiglio regionale della Sardegna in forza dell'articolo 102 del Regolamento interno;

RITENUTO non più procrastinabile il rinvio dell'esame del provvedimento in Aula, considerato anche il sostegno unanime dei capigruppo consiliari,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio e l'Assessore regionale dei lavori pubblici per sapere se:

1) si sia provveduto a revocare finanziamenti agli enti locali che non abbiano avanzato nei termini di cui alla lettera c) del comma 9 dell'articolo 5 della legge finanziaria 2015 le relative richieste di pagamento secondo le modalità stabilite negli atti di finanziamento;

2) ritengano ragionevole che i comuni che abbiano già ultimato e collaudato le opere possano ottenere una proroga per richiedere agli uffici regionali i finanziamenti dovuti;

3) ritengano pertanto ragionevole avvallare la proposta formulata in sede di conferenza dei capigruppo per l'iscrizione immediata del provvedimento in questione nel prossimo ordine del giorno dei lavori dell'Aula. (185)

Mozione Cherchi Oscar - Pittalis - Cappellacci - Locci - Zedda Alessandra - Tedde - Randazzo - Tunis - Fasolino - Peru - Tocco sull'adeguamento delle tariffe per le prestazioni di assistenza protesica elencate nel Nomenclatore tariffario di protesi, ortesi e ausili di cui al decreto ministeriale n. 332 del 1999.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- la nostra Costituzione enuncia il principio di uguaglianza all'articolo 3; il primo comma dell'articolo 3 è dedicato al principio di uguaglianza formale ed enuncia il divieto di discriminazione, mentre il secondo comma enuclea il principio dell'uguaglianza sostanziale, in virtù del quale è compito della Repubblica e delle sue articolazioni (Stato, regioni ecc.) creare le condizioni di eguaglianza sostanziale fra i cittadini, ovvero, porre in essere delle azioni positive per rimuovere quelle barriere di ordine naturale, sociale ed economico che non consentirebbero a ciascun individuo di realizzare pienamente la propria personalità;

- proprio il secondo comma dell'articolo 3 è di fondamentale importanza in quanto consente di affermare che le differenze di fatto, o le posizioni storicamente di svantaggio, possono essere rimosse anche con trattamenti di favore che altrimenti sarebbero discriminatori; attraverso l'uguaglianza sostanziale, lo Stato e le sue articolazioni si assumono l'impegno di rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l'uguaglianza dei cittadini; il compito dello Stato è quello di agire concretamente per metter tutti nelle stesse condizioni di partenza, dotando ognuno di pari opportunità per sviluppare e realizzare pienamente e liberamente la propria personalità;

CONSIDERATO che:

- proprio al fine di dare piena attuazione al secondo comma dell'articolo 3 della Costituzione, il Servizio sanitario nazionale garantisce ai cittadini affetti da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali, dipendenti da qualunque causa, l'erogazione di protesi e di ausili (pannoloni, cateteri, carrozzine, letti, materassi antidecubito, montascale, ecc.) al fine di favorire l'autonomia personale;

- l'elenco dei presidi erogabili sono indicati nel "Nomenclatore tariffario per protesi e ausili" approvato con decreto del Ministro della sanità del 27 agosto 1999, n. 332 e finalizzato a compensare al massimo livello la perdita di abilità determinate da un evento invalidante;

- il "Nomenclatore tariffario", varato nel 1999, consiste pertanto in una lunga lista di codici e prezzi, insomma un prontuario; questo prontuario elenca quali strumenti, dalle carrozzine, alle stampelle, passando per ginocchi artificiali e protesi di ogni tipo, ciascun disabile può (e deve) ottenere gratuitamente dallo Stato; il Servizio sanitario, nell'acquistare tali strumenti per poi erogarli ai pazienti, è tenuto a osservare i prezzi ivi indicati;

- il "nomenclatore tariffario" doveva essere un elenco provvisorio, ma è vigente da 16 anni e non è mai stato aggiornato, nonostante la legge preveda che ciò debba avvenire ogni due anni; il suo aggiornamento si rende necessario per fornire agli utenti i migliori strumenti disponibili, tenuto conto del miglioramento della loro qualità e dell'avanzamento della tecnologia, e per adeguare i prezzi indicati nel prontuario a quelli di mercato che mutano col passare del tempo; attualmente, infatti, se i costi per l'ausilio necessario superano il prezzo indicato dal "nomenclatore tariffario" tale differenza grava sui pazienti e sulle rispettive famiglie;

TENUTO CONTO che:

- la Sardegna è l'unica regione italiana a non aver recepito quanto disposto dall'articolo 2, comma 380, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), che prevedeva un aumento del 9 per cento delle tariffe massime per la remunerazione delle prestazioni sanitarie fissate ai sensi dell'articolo 4, comma 1, del decreto ministeriale del 12 settembre 2006, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta ufficiale n. 289 del 13 dicembre 2006, nel quale rientrano anche le prestazioni di assistenza protesica; nello specifico, l'articolo 2, comma 380, della legge n. 244 del 2007 prevede che: "Nell'anno 2008, a livello nazionale e in ogni singola regione, la spesa per l'erogazione di prestazioni di assistenza protesica relativa ai dispositivi su misura di cui all'elenco 1 allegato al regolamento di cui al decreto del Ministro della sanità 27 agosto 1999, n. 332, non può superare il livello di spesa registrato nell'anno 2007 incrementato del tasso di inflazione programmata. Al fine di omogeneizzare sul territorio nazionale la remunerazione delle medesime prestazioni, gli importi delle relative tariffe, fissate quali tariffe massime dall'articolo 4 del decreto del Ministro della salute 12 settembre 2006, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 289 del 13 dicembre 2006, sono incrementati del 9 per cento";

- questa omissione comporta che i pazienti sardi, già penalizzati dal mancato aggiornamento del nomenclatore tariffario da parte del Ministero della sanità, debbano sostenere un esborso superiore del 9 per cento rispetto a quello dei pazienti del resto d'Italia, qualora abbiano la necessità di acquistare strumenti, apparecchiature e protesi il cui prezzo di mercato sia superiore a quello indicato nel già citato prontuario;

PRESO ATTO che, anche nella nostra isola sussistono situazioni che richiedono l'utilizzo di ausili per patologie gravi e invalidanti e che il mancato adeguamento della Sardegna alle disposizioni dell'articolo 2, comma 380 della legge finanziaria del 2008 arreca un pregiudizio ai cittadini sardi che, per le famiglie meno abbienti, può portare addirittura la rinuncia dell'acquisto delle protesi o degli ausili necessari a favorire l'autonomia personale dei pazienti vanificando, di fatto, quanto dispone la nostra Costituzione all'articolo 3,

impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale,

a recepire quanto disposto dall'articolo 2, comma 380, della legge del 24 dicembre 2007, n. 244, aumentando del 9 per cento le tariffe massime per la remunerazione delle prestazioni sanitarie, adeguandosi così a quella prevista nel resto del territorio nazionale per le medesime prestazioni. (210)

Mozione Pizzuto - Agus - Cocco Daniele Secondo - LAI sulle problematiche relative alla professione di assistente sociale.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- gli assistenti sociali con il loro lavoro quotidiano e professionale concorrono ad alleviare i disagi e agiscono in difesa soprattutto delle fasce più deboli della popolazione, attraverso il rapporto costante con gli utenti al fine di promuovere condizioni di maggiore diritto e equità;

- attualmente in Italia, ma ancor più nella Regione sarda, il numero di famiglie e nuclei monopersonali a rischio di esclusione sociale è in continuo aumento ed è necessario un continuo monitoraggio a livello locale delle situazioni di maggiore criticità;

VALUTATO che lo sviluppo e l'operatività delle politiche sociali regionali a livello locale sono attuati per il tramite degli assistenti sociali, operanti sia nei singoli enti locali che a livello di distretto, e che il raccordo tra gli strumenti regionali e il singolo cittadino è assicurato dal lavoro degli assistenti sociali;

PRESO ATTO che:

- con l'aumentare delle situazioni di disagio sia personale che sociale, il lavoro svolto da questi professionisti è notevolmente aumentato e il numero di operatori è spesso sottodimensionato per ragioni di bilancio e di vincoli normativi alle nuove assunzioni;

- il settore del sociale prevede numerose norme e strumenti, tra loro spesso non coordinati, relativi ai temi minorili, familiari, dei disabili fisici e psichici, degli anziani non autosufficienti, degli stranieri e degli extracomunitari e, in generale, di supporto alle situazioni di grave indigenza;

TENUTO CONTO della progressiva diminuzione delle risorse subite dagli enti locali, che devono far fronte alle emergenze sociali con un numero insufficiente di operatori specializzati e quadri normativi sempre più complessi;

CONSIDERATO che gli assistenti sociali, al pari di tutti gli operatori che operano a stretto contatto con utenti disagiati dal punto di vista economico, sociale o patologico, sono soggetti alla cosiddetta sindrome da burn out,

impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale

1) a instaurare un tavolo di confronto tra l'Ordine degli assistenti sociali e l'Assessorato regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per addivenire a soluzioni congiunte circa l'efficienza e l'efficacia del lavoro degli assistenti sociali operanti negli enti locali e in tutte le strutture pubbliche, unitamente alla tutela della dignità e della sicurezza sul lavoro;

2) a monitorare e interagire con il sistema universitario regionale per un rafforzamento dei corsi di laurea specifici per la professione di assistente sociale;

3) a mettere in campo strumenti di ausilio al lavoro degli assistenti sociali, quali l'affiancamento di tirocinanti per periodi non inferiori ai sei mesi, il supporto di un servizio regionale unico che curi il coordinamento delle politiche sociali regionali, il raccordo e la condivisione a livello territoriale di procedure ordinarie e straordinarie di gestione delle pratiche del sistema sociale, un sistema di supporto di personale a carico degli enti sovraordinati (unioni dei comuni) dai quali i comuni possano attingere in caso di riduzione o carenza di dipendenti negli propri uffici dei servizi sociali;

4) a istituire un'assemblea permanente tra la Regione, in particolare l'Assessorato regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale, e i rappresentanti della professione di assistente sociale in Sardegna;

5) a istituire un fondo nel bilancio regionale per supportare coloro che si trovino affetti da sindrome da burn out. (211)