Seduta n.121 del 06/10/2015 

CXXI Seduta

Martedì 6 ottobre 2015

Presidenza del Presidente Gianfranco GANAU

La seduta è aperta alle ore 16 e 25.

FORMA DANIELA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta del 5 agosto 2015 (117), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Antonio Gaia e Alessandro Unali hanno chiesto congedo per la seduta del 6 ottobre 2015.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:

Cozzolino - Cocco Pietro - Moriconi - Comandini - Deriu - Forma - Pinna Rossella - Tendas - Perra:

" Interventi a sostegno della famiglia". (260)

(Pervenuta il 25 settembre 2015 e assegnata alla sesta Commissione.)

Tedde - Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tocco - Tunis - Alessandra Zedda:

"Intervento di messa in sicurezza, bonifica e ripiantumazione della Pineta Mugoni sul litorale di Alghero". (261)

(Pervenuta il 28 settembre 2015 e assegnata alla quarta Commissione.)

Risposta scritta a interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

Interrogazione Tedde - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra in relazione alle norme regolamentari contenute nel Codice di regolamentazione del diritto di pubblicazione dei documenti/comunicati sindacali nella bacheca elettronica sindacale denominata "Sito sindacati" presso l'Agenzia LAORE Sardegna. (233)

(Risposta scritta in data 26 settembre 2015.)

Interrogazione Cherchi Oscar sulle iniziative politiche adottate dall'Assessorato regionale dell'agricoltura e della riforma agro-pastorale per consentire la movimentazione di carni suine dalla Sardegna in vista dell'Expo di Milano. (308)

(Risposta scritta in data 26 settembre 2015.)

Interrogazione Sale sull'abbattimento dei bovini in località Coluccia nel Comune di Palau. (361)

(Risposta scritta in data 26 settembre 2015.)

Interrogazione Locci - Tunis sulla situazione del porticciolo turistico di Sant'Antioco di proprietà regionale. (429)

(Risposta scritta in data 26 settembre 2015.)

Interrogazione Cherchi Oscar - Tocco - Locci sul mancato funzionamento del collettore sotterraneo dei reflui nei paesi a ridosso dello Stagno di Cabras. (466)

(Risposta scritta in data 26 settembre 2015.)

Interrogazione Pizzuto sulla preoccupante situazione della fabbrica di estrazione e lavorazione di bentonite a Piscinas, provincia di Carbonia-Iglesias. (470)

(Risposta scritta in data 29 settembre 2015.)

Interrogazione Rubiu in merito alla vertenza dei lavoratori della Polar Srl a Piscinas. (474)

(Risposta scritta in data 29 settembre 2015.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria:

"Interrogazione Comandini - Cocco Pietro - Cozzolino - Solinas Antonio - Tendas, con richiesta di risposta scritta, sulla funzionalità dell'ambulatorio di allergologia dell'Azienda ospedaliera Brotzu di Cagliari". (508)

"Interrogazione Agus - Pizzuto - Cocco Daniele Secondo - Lai, con richiesta di risposta scritta, sul rispetto degli oneri di servizio previsti per i vettori che operano in regime di continuità territoriale". (509)

"Interrogazione Comandini - Tendas - Cocco Pietro - Collu - Cozzolino - Demontis - Forma - Lotto - Manca Gavino - Meloni - Moriconi - Pinna Rossella - Piscedda - Sabatini - Solinas Antonio, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione creatasi negli stagni e nelle lagune della Sardegna a causa della massiccia presenza di cormorani". (510)

"Interrogazione Comandini, con richiesta di risposta scritta, sulla riorganizzazione e paventata chiusura di alcune sedi territoriali INPS". (511)

"Interrogazione Ledda, con richiesta di risposta scritta, sull'insostenibile situazione verificatasi presso la scuola media di Fonni e sulle azioni che si intendono intraprendere nell'immediato". (512)

"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sui beni immobili del patrimonio disponibile regionale per i quali è stata avviata, nell'anno 2015, la procedura di alienazione ai sensi della legge regionale 5 dicembre 1995, n. 35". (513)

"Interrogazione Truzzu - Lampis, con richiesta di risposta scritta, sulla carenza di dirigenti medici presso il pronto soccorso dell'ospedale Giovanni Paolo II di Olbia e il conseguente rischio per la salute dei cittadini". (514)

"Interrogazione Rubiu, con richiesta di risposta scritta, in merito alla chiusura dello sportello decentrato di Carbonia della Camera di commercio di Cagliari". (515)

"Interrogazione Tedde, con richiesta di risposta scritta, sulla mancanza di interventi di manutenzione straordinaria e riparazione del manto stradale del molo Lo Frasso presso il porto di Alghero". (516)

"Interrogazione Cossa, con richiesta di risposta scritta, sulla gestione provvisoria della Provincia di Carbonia-Iglesias da parte dell'amministratore straordinario". (517)

"Interrogazione Cossa, con richiesta di risposta scritta, sulle gravi carenze nel servizio di guardia medica a Sestu". (518)

"Interrogazione Tedde - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra, con richiesta di risposta scritta, sull'effettiva titolarità delle competenze a svolgere il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani presso l'area portuale del Comune di Alghero". (519)

"Interrogazione Cossa - Dedoni - Crisponi, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione della Saremar e sul possibile licenziamento dei lavoratori". (520)

"Interrogazione Tocco, con richiesta di risposta scritta, in merito alla realizzazione di un muraglione in piazza San Michele, davanti al sagrato della parrocchia Medaglia Miracolosa". (521)

"Interrogazione Tocco, con richiesta di risposta scritta, sugli incarichi professionali di progettazione di cui all'articolo 90 del decreto legislativo n. 163 del 2006, alla luce degli ultimi fatti di cronaca giudiziaria e delle recenti statistiche pubblicate su un quotidiano regionale". (522)

"Interrogazione Truzzu - Lampis, con richiesta di risposta scritta, in ordine ai gravi disservizi causati da RFI e Trenitalia il 29 settembre 2015 ai passeggeri diretti da Cagliari a Carbonia e Iglesias, a seguito dei guasti dei sistemi automatici di controllo e sull'intero sistema infrastrutturale della rete ferroviaria sarda". (523)

"Interrogazione Unali, con richiesta di risposta scritta, sulle problematiche dei lavoratori Saremar". (524)

"Interrogazione Unali, con richiesta di risposta scritta, sull'introduzione sperimentale di titoli di viaggio integrati nel territorio regionale". (525)

"Interrogazione Tocco, con richiesta di risposta scritta, in merito al futuro della reggia nuragica di "Barru", nel territorio ricompreso tra i comuni di Guasila e Guamaggiore". (526)

"Interrogazione Tocco, con richiesta di risposta scritta, in merito all'utilizzo dei defibrillatori semiautomatici nell'ambito della pratica fisica e sportiva, con obbligo di dotazione degli strumenti all'interno degli impianti sportivi". (527)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria:

"Mozione Cossa - Dedoni - Crisponi - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Randazzo - Tocco - Tedde - Tunis - Zedda Alessandra - Carta - Orrù - Solinas Christian - Floris - Truzzu - Lampis - Rubiu - Oppi - Pinna Giuseppino - Tatti sulla procedura di infrazione applicata dalla Commissione europea per violazione del regime di aiuti di Stato a favore dell'industria alberghiera, a seguito dell'entrata in vigore della legge regionale 11 marzo 1998, n. 9, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (180)

"Mozione Crisponi - Dedoni - Cossa - Pittalis - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Randazzo - Tocco - Tedde - Tunis - Zedda Alessandra - Carta - Orrù - Solinas Christian - Truzzu - Lampis - Rubiu - Pinna Giuseppino - Tatti sulla possibile chiusura della Camera di commercio di Nuoro e sull'accorpamento del sistema camerale della Sardegna, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (181)

"Mozione Truzzu - Pittalis - Rubiu - Dedoni - Carta - Lampis - Solinas Christian - Floris - Tocco - Zedda Alessandra - Tedde - Fasolino - Locci - Cappellacci - Randazzo - Peru - Cherchi Oscar - Tunis - Oppi - Pinna Giuseppino - Tatti - Orrù - Cossa - Crisponi, sull'introduzione di ideologie destabilizzanti e pericolose per lo sviluppo degli studenti, quali l'ideologia gender nelle scuole della Sardegna, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (182)

"Mozione Agus - Cocco Daniele Secondo - Pizzuto - Lai per l'individuazione di un centro regionale di screening neonatale e di un centro clinico di riferimento". (183-C6)

Discussione congiunta delle mozioni Solinas Antonio - Tendas - Cherchi Augusto - Cocco Pietro - Desini - Cocco Daniele Secondo - Anedda - Usula - Comandini - Cozzolino - Demontis - Deriu - Forma - Manca Gavino - Lotto - Meloni - Moriconi - Pinna Rossella - Piscedda - Ruggeri - Sabatini - Agus - Pizzuto - Lai - Busia - Manca Pier Mario - Unali - Ledda - Perra - Gaia - Zanchetta - Collu - Zedda Paolo Flavio su "Interventi urgenti a difesa della Prefettura di Oristano, ufficio territoriale del Governo, e contro l'ipotesi di soppressione avanzata dal Ministero dell'interno", con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (176) e Cherchi Oscar - Dedoni - Tatti sulla chiusura della Prefettura di Oristano e l'accorpamento della stessa con quella di Nuoro (177) abbinate all' interpellanza Solinas Antonio - Cocco Pietro - Tendas sulla ventilata ipotesi di chiusura della Prefettura - Ufficio territoriale del Governo di Oristano (95/A) e approvazione di ordine

del giorno

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta delle mozioni numero 176 e 177 abbinate all'interpellanza numero 95.

(Si riporta di seguito il testo delle mozioni e dell'interpellanza:

Mozione Solinas Antonio - Tendas - Cherchi Augusto - Cocco Pietro - Desini - Cocco Daniele Secondo - Anedda - Usula - Comandini - Cozzolino - Demontis - Deriu - Forma - Manca Gavino - Lotto - Meloni - Moriconi - Pinna Rossella - Piscedda - Ruggeri - Sabatini - Agus - Pizzuto - Lai - Busia - Manca Pier Mario - Unali - Ledda - Perra - Gaia - Zanchetta - Collu - Zedda Paolo Flavio su "Interventi urgenti a difesa della Prefettura di Oristano, ufficio territoriale del Governo e contro l'ipotesi di soppressione avanzata dal Ministero dell'interno", con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- le prefetture, uffici territoriali del Governo, svolgono nei territori provinciali la funzione di motore della vita economica e sociale e rappresentano lo Stato per l'esercizio delle funzioni a livello periferico;

- in capo alla prefettura, un ruolo importante lo esercita la conferenza permanente, un organismo istituito con legge per coadiuvare il prefetto nel coordinamento delle attività degli uffici periferici dello Stato e nella leale collaborazione con le autonomie locali;

- ai prefetti sono attribuite numerose funzioni quali, per esempio, quelle di curare i rapporti con il sistema degli enti locali, vigilare sulle funzioni svolte dalle stesse amministrazioni locali in relazione ai servizi di competenza statale quali anagrafe, stato civile, servizi elettorali, svolgere attività relative alle vertenze in materia di lavoro ed esercitare un ruolo per garantire i servizi pubblici essenziali, concessione dello status di cittadino italiano, riconoscimento di persone giuridiche, svolgere il compito di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, di applicazione del sistema sanzionatorio amministrativo, affari legali, contenzioso e rappresentanza in giudizio, diritti civili, cittadinanza, condizione giuridica dello straniero, immigrazione e diritto di asilo, difesa civile e coordinamento del soccorso pubblico;

- il prefetto è anche autorità provinciale di pubblica sicurezza e, nell'ambito della protezione civile, sovrintende al coordinamento degli interventi di immediato soccorso in situazioni di emergenza;

- in Sardegna le prefetture, uffici territoriali del Governo, operano nelle quattro province storiche di Cagliari, Sassari, Oristano e Nuoro e quella di Oristano nacque nell'agosto del 1974, con la nomina del primo prefetto dopo l'istituzione della Provincia di Oristano, avvenuta con legge n. 306 del 16 luglio 1974 e, da allora, sino al 4 gennaio 2015, si sono succeduti altri 14 prefetti;

- dal 4 di gennaio 2015, il Ministero dell'interno ha disposto il trasferimento del Prefetto di Oristano, in carica dal 30 dicembre 2013, alla sede vacante di Crotone, senza che sia stato, fino a oggi, nominato il suo sostituto;

CONSIDERATO che:

- nei giorni scorsi, si è appresa la notizia che il Ministero dell'interno ha predisposto uno schema di decreto che riorganizza la struttura periferica dello Stato, con la chiusura di 23 prefetture tra le quali vi è la Prefettura di Oristano;

- questo provvedimento non fa altro che penalizzare zone già deboli economicamente e con forte disagio sociale, come avvenuto in Sardegna e nell'oristanese, che ha visto negli anni interventi penalizzanti degli ultimi quattro governi tesi a ridurre drasticamente la presenza dello Stato in territori già minati dalla piaga dello spopolamento, solo in nome del risparmio di spesa e che arriva oggi, in un momento di massima emergenza, in materia di gestione dell'immigrazione e della sicurezza, un problema che interessa anche la Provincia di Oristano, in tema di accoglienza di migranti e di profughi e il comportamento del Governo è assolutamente inaccettabile, perché significa ulteriormente impoverire un territorio già ampiamente minato dalla crisi economica e sociale che si aspetta, di contro, un rafforzamento della presenza dello Stato e non il suo arretramento e il suo abbandono, com'è avvenuto con scuole, caserme dei carabinieri, uffici postali, uffici statali ecc.;

- queste scelte discutibili, al pari di quelle fatte per gli altri uffici dello Stato, rischia di far precipitare nel caos centinaia di lavoratori e le loro famiglie che, sino a oggi, hanno maturato professionalità e un servizio serio alle dipendenze dello Stato, che rischiano, oggi, di essere trasferiti altrove, con notevoli preoccupazioni da parte dei cittadini che vedono in un colpo solo cancellare i servizi;

EVIDENZIATO che l'abbandono dello Stato, con la chiusura della Prefettura di Oristano, determina la massima preoccupazione degli organi di governo locale, delle forze sindacali, delle associazioni di categoria, delle forze imprenditoriali ed economiche e dei cittadini che ogni giorno assistono allo smantellamento dello Stato in questa provincia che ha conquistato la sua autonomia nel 1974 e che rischia di abbattere anche le deboli speranze di risalita da una crisi che non ha precedenti nella storia di questi territori e che, invece, si aspettava dalla Stato una fortissima risposta in tema di rilancio economico;

PRESO ATTO che, invece, il Governo e il Ministro dell'interno tengono conto solamente del contenimento della spesa e non delle preoccupazioni di carattere economico e sociale, dell'ordine pubblico e della sicurezza che deve essere garantita con la massima presenza dello Stato attraverso la massima carica costituita dal prefetto e preso atto che con la soppressione della prefettura verrebbero ridimensionati gli altri uffici dello stato come le questura, la polizia stradale, i comandi provinciali dei Carabinieri, Guardia di finanza, Vigili del fuoco, Guardia costiera, Polizia penitenziaria, uffici ministeriali, interessando centinaia di lavoratori che potrebbero essere trasferiti in altra provincia andando a incidere anche nel tessuto economico dell'oristanese in forte ritardo di sviluppo;

RILEVATO che il tentativo è quello di accorpare la Prefettura di Oristano a quella di Nuoro che non trova riscontri dal punto di vista logico in quanto questa scelta comporterebbe gravi disagi ai residenti del territorio oristanese, costringendo questi ultimi a dover percorrere 270 km per poter raggiungere la Prefettura di Nuoro;

RITENUTO che, in Sardegna, il Governo deve mantenere intatto il suo assetto corrispondente alle quattro prefetture di Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano, coincidente con le quattro province storiche e che lo Stato deve intervenire per il superamento delle condizioni di forte crisi economica e sociale che interessa notevolmente tutto il territorio regionale e principalmente il territorio di Oristano;

RIBADITO che è auspicabile un rafforzamento dei presidi statali e non il loro assottigliamento con decisioni politiche mai discusse né condivise con le forze politiche, sindacali e sociali,

impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale

1) a rivolgere formale richiesta al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro dell'interno per chiedere di ridiscutere immediatamente lo schema dei tagli che riguardano la Prefettura di Oristano;

2) attivarsi immediatamente per l'apertura di un tavolo negoziale Stato-Regione per garantire la presenza dello Stato in tutta la Sardegna e, soprattutto, nelle aree più deboli come l'oristanese, chiedendo con forza di ripristinare la Prefettura di Oristano e provvedendo alla nomina del Prefetto, anche e soprattutto, in un momento in cui i flussi migratori stanno interessando la Sardegna e la provincia di Oristano. (176)

Mozione Cherchi Oscar - Dedoni - Tatti sulla chiusura della Prefettura di Oristano e l'accorpamento della stessa con quella di Nuoro.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che con la legge 16 luglio 1974, n. 306, in seguito ad una lunga fase di rivendicazioni popolari, veniva istituita la Provincia di Oristano che è attualmente composta da circa 168.000 abitanti divisi tra gli 88 comuni (di cui ben 65 sotto i 2.000 abitanti) che la compongono; dal punto di vista economico il territorio si caratterizza per la presenza di un'importante filiera agro-alimentare e per l'elevata vocazione terziaria; in particolare è presente un elevato peso della pubblica amministrazione che, nei periodi di recessione come quello attuale, costituisce un fattore di stabilizzazione dell'economia locale; nello specifico, grazie alla massiccia presenza di un apparato amministrativo importante, l'80,8 per cento della ricchezza è prodotta dal settore terziario;

APPRESO che:

- il 7 agosto 2015 il Senato della Repubblica approvava in via definitiva la legge n. 124 (Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche) con la quale all'articolo 8, comma 1, lettera e), è stato dato mandato al Governo di provvedere, entro 12 mesi, alla "razionalizzazione della rete organizzativa e revisione delle competenze e delle funzioni attraverso la riduzione del numero" delle prefetture;

- l'articolo 10 della legge n. 124 del 2015 attribuisce delega al Governo per la riforma dell'organizzazione, delle funzioni e del finanziamento delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura stabilendo che la "ridefinizione delle circoscrizioni territoriali, con riduzione del numero dalle attuali 105 a non più di 60 mediante accorpamento di due o più camere di commercio";

RILEVATO che la bozza di decreto attuativo dell'articolo 8 della legge n. 124 del 2015, presentato dal Ministro per la semplificazione e pubblica amministrazione, dispone la chiusura della Prefettura di Oristano con conseguente accorpamento della stessa con quella di Nuoro;

CONSIDERATO che l'attuazione dell'articolo 10 della legge n. 124 del 2015 porterà ad un analogo provvedimento per quanto riguarda la Camera di Commercio di Oristano, con una conseguente chiusura della stessa;

RICORDATA:

- la peculiarità della realtà sarda penalizzata dall'insularità, dalla vastità del proprio territorio e dalla forte polverizzazione dei centri abitati;

- la funzione economica di primaria importanza svolta dalla pubblica amministrazione nel contesto provinciale oristanese;

- la necessità che lo Stato mantenga i suoi presidi sul territorio in un momento caratterizzato dal perdurare di una grave crisi economica e dall'eccezionale ondata migratoria che possono portare ad un inasprimento della tensione sociale,

invita il Presidente della Regione e la Giunta regionale

ad aprire un confronto col Governo per far valere la specialità dello statuto della Regione per impedire la chiusura della Prefettura e della Camera di Commercio di Oristano. (177)

Interpellanza Solinas Antonio - Cocco Pietro - Tendas sulla ventilata ipotesi di chiusura della Prefettura - Ufficio territoriale del Governo di Oristano.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- in Sardegna operano attualmente quattro Prefetture - Uffici territoriali del Governo aventi sede nelle quattro province storiche di Cagliari, Sassari, Nuoro ed Oristano;

- tali articolazioni del Ministero dell'interno sono uffici di rappresentanza governativa nel territorio e la loro attività pervade numerosi aspetti dell'amministrazione e gestione del territorio assumendo competenze in materia di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, di raccordo con gli enti locali e consultazioni elettorali, di applicazione del sistema sanzionatorio amministrativo, affari legali, contenzioso e rappresentanza in giudizio, di diritti civili, cittadinanza, condizione giuridica dello straniero, immigrazione e diritto di asilo, protezione civile, difesa civile e coordinamento del soccorso pubblico;

APPRESO che il Ministero dell'interno ha disposto il trasferimento del Prefetto di Oristano, in carica dal 30 dicembre 2013, alla sede vacante di Crotone, senza che sia stato, fino ad oggi, nominato il suo sostituto;

CONSIDERATO che:

- tali notizie alimentano la preoccupazione che il ritardo del Ministero nel designare il nuovo Prefetto di Oristano possa costituire solo il preludio alla chiusura dell'importante presidio istituzionale;

- in tempi di razionalizzazione della pubblica amministrazione, finalizzata talvolta al solo contenimento della spesa, si debba scongiurare il rischio che la riorganizzazione si attui senza una adeguata concertazione con le rappresentanze delle locali istituzioni al fine di evitare un ulteriore abbandono dello Stato di servizi essenziali per la cittadinanza in un territorio già caratterizzato da un precario equilibrio socio-economico per via della grave crisi in atto;

EVIDENZIATO come la delicatezza e la complessità delle competenze affidate dalla legge a questi uffici governativi sia di rilevanza tale che la loro assenza dal territorio debba suscitare la massima preoccupazione negli organi di governo locale,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per sapere quali iniziative intenda adottare al fine di scongiurare l'ulteriore assottigliamento della presenza dello Stato nel territorio regionale ed in particolar modo nel territorio oristanese. (95).)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.

Uno dei presentatori della mozione numero 176 ha facoltà di illustrarla.

SOLINAS ANTONIO (PD). Presidente, io illustrerò sia la mozione, sia l'interpellanza numero 95 che ho presentato il 17 dicembre del 2014, in tempi per qualcuno allora non sospetti. Purtroppo i fatti ci hanno dato ragione. Con quell'interpellanza del 17 dicembre 2014 chiedevo al Presidente e alla Giunta di verificare le motivazioni per le quali, dopo quasi due mesi dalla notizia che il prefetto di Oristano sarebbe stato trasferito a Crotone, non si aveva nessuna notizia di una sua eventualità. È trascorso un anno e mezzo e il prefetto di Oristano non è stato ancora nominato. Nel frattempo, una ventina di giorni fa, è stato pubblicato il decreto del Governo nazionale dove, nella razionalizzazione delle prefetture, si individua anche la prefettura di Oristano nelle 23 prefetture da sopprimere, e per queste ragioni tutto il centrosinistra, tutta la maggioranza di questo Consiglio regionale, ma poi anche la minoranza del Consiglio, abbiamo presentato la mozione per chiedere alla Giunta regionale alcune azioni che, secondo noi, sono opportune.

Signor Presidente, onorevoli Assessori, con la presentazione della mozione numero 176 abbiamo voluto mettere in condizioni quest'Aula di esprimere e di affrontare il tema della presenza dello Stato nella nostra isola. Voglio precisare intanto che non è un fatto localistico che riguarda solo la provincia di Oristano, oggi purtroppo suo malgrado è interessato solo questo territorio, ma l'esperienza di questi ultimi anni consiglierebbe a tutti di non sottovalutare tali scelte. Nel recente passato si è assistito alla cosiddetta razionalizzazione della presenza dei servizi pubblici statali che ha coinvolto tutto il territorio regionale. Il termine razionalizzazione ha purtroppo via via assunto sinonimo di chiusura. La chiusura delle carceri mandamentali, delle preture, delle caserme dei carabinieri, degli uffici della Banca d'Italia, degli uffici postali ha di fatto smantellato, soprattutto nelle aree interne, la presenza dello Stato. Oggi è il turno delle prefetture.

Dal 1° gennaio 2014, come dicevo nell'illustrazione dell'interpellanza, il prefetto di Oristano è stato trasferito a Crotone e da allora non è stato mai sostituito. Già il 17 settembre sollevai il problema con l'interpellanza nella speranza si trattasse di un problema più di nomine che non di altro. Cosa era altro l'abbiamo appurato circa un mese fa quando abbiamo preso visione del decreto del Governo con il quale decide di sopprimere 23 prefetture. Inizialmente erano 30 e tra le quali purtroppo vi è la prefettura di Oristano. Tutto il territorio provinciale, a partire dagli amministratori locali, dai sindacati di tutte le forze imprenditoriali hanno espresso grande preoccupazione per le conseguenze che questa decisione può comportare. Tale scelta può portare a un ridimensionamento della questura, magari derubricandola a un semplice commissariato, così come il comando provinciale dei vigili del fuoco e tutte le presenze statali conseguenti alla presenza delle prefetture rischiano di fare la stessa fine. Quali sono le motivazioni che hanno portato il Governo nazionale ad inserire la prefettura di Oristano nelle 23 prefetture da sopprimere? Purtroppo abbiamo appurato anche, da uno studio fatto dalla segreteria nazionale di Cgil-Cisl-Uil, che tra le prefetture confermate ci sono molti territori molto più piccoli della provincia di Oristano, ci sono prefetture che sovrintendono un territorio di soli 50 comuni contro gli 88 della nostra provincia e magari la prefettura più vicina dista 30 kilometri di autostrada e un treno che passa ogni 15 minuti. Ci sono territori che non sono interessati al fenomeno dell'immigrazione, Oristano ha da gestire anche questo problema. Ci dicono che Oristano è il territorio più sicuro d'Italia, certo, magari questo è dovuto anche al buon lavoro che l'istituzione prefettura ha fatto in questi quarant'anni. Il territorio della provincia di Oristano con questo decreto viene accorpato alla prefettura di Nuoro. Niente da dire nei confronti del territorio della provincia di Nuoro e dei nuoresi in modo particolare, ma sulla carta tutto è possibile. Chi ha assunto questa decisione non conosce minimamente la realtà dei nostri territori. La città di Oristano dista dalla città capoluogo di Nuoro ben 90 kilometri. Alcuni comuni, quelli più marginali del nostro territorio, distano dal capoluogo nuorese 130, 140 kilometri. Significa, per esempio, che i cittadini di Genoni o di San Nicolò d'Arcidano debbano percorrere 280 kilometri per recarsi negli uffici della prefettura di Nuoro. Per poterci arrivare devono magari prendere la loro auto, se ce l'hanno, oppure un taxi poiché non c'è né un collegamento ferroviario né un collegamento di trasporto pubblico locale che unisca la città di Oristano, il suo territorio alla città di Nuoro.

Per queste motivazioni non chiediamo semplicemente l'apertura o il mantenimento dell'ufficio distaccato da Nuoro, ma il mantenimento dell'istituzione prefettura. Fiduciosi ci rivolgiamo a voi, onorevoli Assessori e a lei Presidente del Consiglio regionale affinché chieda al presidente Renzi e al Ministro dell'interno Alfano di ridiscutere lo schema dei tagli che riguardano le prefetture, aprendo un tavolo negoziale Stato-Regione paritario per garantire la presenza dello Stato in tutta la Sardegna ed in particolare nelle aree più deboli della nostra isola. Non è accettabile che lo Stato con prepotenza continui a imporre le servitù militari nei nostri territori e contemporaneamente venga meno il diritto fondamentale dei cittadini sardi che è quello di poter usufruire dei servizi statali al pari dei cittadini delle altre regioni.

Ne approfitto e colgo l'occasione di questo dibattito per ringraziare in questa sede gli amministratori locali, le forze sindacali, provinciali e regionali che per la prima volta si sono trovati uniti su una battaglia che è una battaglia di civiltà per salvaguardare il diritto anche dei cittadini dell'oristanese a poter usufruire dei servizi statali. Questa battaglia va fatta tutti insieme, mi riferisco a tutti i colleghi consiglieri. Ripeto che questa non è la battaglia dell'oristanese, ma è una battaglia di tutta la Sardegna per riaffermare i principi costituzionali della nostra autonomia.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 177 ha facoltà di illustrarla.

CHERCHI OSCAR (FI). Presidente, Assessori, onorevoli colleghi, credo che sia nuovamente da sottolineare che la data di oggi sia un momento storico. Io vorrei partire un po' più da lontano. Siamo nel 1974, è esattamente il 2 luglio quando la Camera dei deputati, esattamente la seconda Commissione, approva una norma che finalmente riconosce a Oristano la propria provincia. Cito uno dei relatori di allora, uno dei proponenti di allora, l'onorevole Pietro Riccio che a chiusura di quei lavori disse: "Oltre che essere presentatore di una delle proposte di istituzione della provincia di Oristano sono anche cittadino di Oristano e come tale ringrazio il Parlamento e il Governo per la sensibilità dimostrata nell'accogliere le istanze e le esigenze di questa popolazione. Istanze ed esigenze che non trovano la loro meta nell'approvazione di questo provvedimento che rappresenta solo una tappa", lo ripeto, "solo una tappa per il raggiungimento di un autentico sviluppo di questa provincia che merita di avere affidata a se stessa l'amministrazione anche periferica dei suoi interessi". I giornali di allora titolavano a grandi lettere e a grandi caratteri la riuscita di una grande operazione che era quella di staccare e quindi evitare di affrancarsi all'allora provincia di Cagliari e quindi diventare autonomi.

Siamo nel 2015 (a prescindere dal ragionamento e dal discorso delle province che chiaramente ha un percorso completamente diverso) mi sembra che storicamente siamo tornati a prima del 1974. Io credo che questa ultima mannaia che cade sulla provincia di Oristano sia da respingere in modo unanime, non solo dal Parlamento dei sardi, ma da tutta la Sardegna e da tutto il territorio che noi rappresentiamo per quanto noi siamo sardi nel cuore e nella nostra anima. Ma credo ancora di più che sia necessario prima di tutti capire per quale motivo una prefettura di tutto il territorio regionale debba essere cancellata. Lo dico in anticipo: o si cancellano tutte e allora è una riforma dello Stato italiano che cancella le prefetture, e ragioniamo in una forma completamente differente, o la Prefettura di Oristano non può assolutamente essere chiusa. Lo dico anche per altri tipi di ragioni, proprio in questo momento storico, che noi stiamo affrontando. Quindi proviamo ad individuare innanzitutto quelle che sono le funzioni fondamentali della Prefettura che rivestono un particolare interesse nei confronti dei cittadini e per i cittadini: parliamo di immigrazione, parliamo di emergenze della protezione civile, parliamo di ordine pubblico e sicurezza. Io credo che quanto all'immigrazione in questi ultimi giorni insomma ne stiamo discutendo e ne sentiamo in tutte le salse, quindi insomma non è che sia il caso di inserirsi oggi in questo tipo di discorso e in questo tipo di ragionamento. Però nel territorio di Oristano sono già ospitati alcuni migranti, il Comune di Cabras, al Comune di Palmas Arborea, e credo che lo scenario che ha delineato, che è stato delineato dal Governo e dalle varie autorità sovranazionali lascia supporre che il territorio comunque sarà chiamato presto ad un ulteriore sforzo piuttosto importante. Nondimeno è la questione della Protezione Civile. Abbiamo ancora tutti negli occhi quei famosi giorni del 18 novembre, ma non ultimi questi della settimana che è appena passata. Credo che non sia necessario francamente aggiungere altro per spiegare perché tali funzioni sono attribuite ad un Prefetto e quindi non possono essere cancellate o attribuite ad altri territori che distano magari a chilometri di distanza. In modo chiaro, la proposta è quella di trasferire la Prefettura di Oristano in quella di Nuoro, quindi credo che i chilometri siano piuttosto importanti, ma soprattutto significa non riconoscere ad un territorio l'importanza istituzionale che deve avere. Nondimeno, dicevo prima, è quello sicuramente dell'ordine pubblico, colleghi, e faccio un esempio che credo sia oramai nella mente di tutti, o perlomeno tutti conosciamo. A Massama è presente un carcere che ospita diversi condannati per mafia, camorra e 'ndrangheta. E' noto che nelle città dove esistono questi penitenziari, quindi queste strutture carcerarie, e che ospitano questo genere di detenuti siano quelle più esposte al rischio di infiltrazioni mafiose all'interno del proprio territorio, fenomeno che fino ad oggi è totalmente assente nel nostro territorio, e per scongiurare questo pericolo naturalmente è necessario non indebolire la presenza dello Stato all'interno del nostro territorio. E non ultime poi le novità degli ultimi giorni, cioè quelle legate chiaramente a motivi di emergenza, una su tutte è la messa in sicurezza dei siti nucleari. E dato che Oristano è stata più volte indicata come sede del deposito nazionale unico dei rifiuti radioattivi, non vorrei vivere il paradosso di vedere soppressa la Prefettura e vedere realizzato il deposito unico proprio nell'Oristanese. E allora, a me preoccupano negli ultimi giorni oltretutto alcune dichiarazioni che sono state rilasciate dal governo in prima persona del sottosegretario Giampiero Bocci, ma anche da chi rappresenta il territorio regionale all'interno del Parlamento italiano. Leggo testualmente le ultime dichiarazioni di Giampiero Bocci, sottosegretario come vi dicevo prima al Ministero degli interni: "Oggi siamo ancora ad una fase iniziale, ci sarà un confronto serio con i territori, perché ci sono cose che vanno riviste. Non prenderemo decisioni frettolose per il territorio. Il personale non verrà per nessuna ragione penalizzato". Credo che questo sia, e l'ha fatto poc'anzi insomma, qualche minuto fa, in riunione dei Capigruppo, l'ha fatto il Sindaco di Oristano: "A noi interessa il mantenimento dei servizi". Io da questo punto di vista non mi trovo assolutamente d'accordo. A noi interessa che rimangono gli stessi identici servizi che hanno anche gli altri territori. Quindi se il territorio e la Provincia di Nuoro mantiene la Prefettura, Oristano deve mantenere la Prefettura. Se il territorio di Nuoro, Cagliari e Sassari hanno la Questura, ad Oristano deve rimanere la Questura. Se in quei territori sono presenti il comando provinciale dei Vigili del Fuoco, anche Oristano della mantenere quel comando. E così via a cascata, Camera di Commercio e tutto il resto insomma dei servizi che sono legati allo Stato che rappresenta e che sta sul territorio per dare servizi ai cittadini. C'è una contraddizione però da parte del sottosegretario, perché poi alla fine scarica chiaramente la responsabilità al Governo Monti, è il Governo Monti che l'ha fatto, però la delega che è stata votata nel 2014 con il Governo Renzi di quella ci si dimentica naturalmente perché si fa parte di quel Governo e quindi non si deve ricordare. Io quella delega, lo dico a voce alta colleghi consiglieri, io quella delega se fossi stato un deputato eletto nel territorio di Oristano non l'avrei mai votata, non si sarebbe dovuta votare, questo è l'aspetto importante che probabilmente oggi noi dobbiamo metabolizzare, il riferimento nazionale ha dato delega al Governo per cancellare le prefetture. Quindi già nella mente di chi votava probabilmente c'era un'altra idea ed un altro percorso. Ma quello che mi lascia perplesso è che chiaramente rimane l'aspetto di mantenere in piedi gli stessi servizi, quindi il personale non si tocca, quindi di conseguenza gli stessi servizi rimangono uguali identici. Se cancelliamo la Prefettura, se cancelliamo la Questura, i servizi non possono rimanere identici e le unità presenti nel nostro territorio non potranno essere le stesse. Quindi è inutile che ci facciamo convincere o promettere un qualcosa che ha già fatto questo Governo e che non potrà mai mantenere, perché automaticamente la riduzione sarà logica e quindi sarà matematica. Ripeto, l'aspetto che lascia perplessi è proprio questo, perché poi lo stesso Giampiero Bocci dichiara: "Faremo la cosa giusta nell'interesse dei cittadini e dei lavoratori che saranno penalizzati", che significa che qualcuno sarà cacciato, significa che qualcuno ad Oristano non rimarrà, quindi vuol dire che noi quei servizi non li avremo più. E allora, poiché oggi è successo anche una foto molto grave all'interno del Comune di Oristano, una mozione che doveva essere unitaria non ha trovato invece l'accordo, è stata votata solo da una parte e l'altra parte ha preferito non votarla, io credo che davanti a questi momenti importanti della vita politica soprattutto che riguarda i propri territori, ma non riguarda solo il territorio di Oristano, perché la battaglia oggi è per Oristano ma domani potrà essere per Cagliari, per Sassari, per Nuoro, per tutta la Gallura, e dicevo nel momento in cui non si trova un'unitarietà, non si trova un modo per restare uniti, partendo addirittura dalla città capoluogo, credo che questo non sia un messaggio che ci fa iniziare bene questa nostra discussione. E allora io credo invece che quest'Aula consiliare, che rappresenta tutto il popolo sardo indistintamente, perché ognuno di noi rappresenta all'interno di quest'Aula il popolo sardo, e per chi soprattutto rappresenta anche quella quota di territorio che è propria nel momento in cui noi veniamo eletti e rappresentiamo all'interno del Parlamento sardo quel territorio, dovrà essere unitaria. Io non credo che ci possano essere altri tipi di vie e altri tipi di soluzioni, quindi auspico nella chiusura del nostro dibattito che ci sia un ordine del giorno unitario e che abbia un obiettivo chiaro, diretto:

Noi non vogliamo che la prefettura di Oristano possa essere trasferita, o perlomeno cancellata e quindi trasferita come competenze in un'altra Provincia. Noi non vogliamo che a cascata tutto il resto delle istituzioni che rappresentano lo Stato possano fuggire dal territorio oristanese. Anche perché già abbiamo visto ultimamente che questo territorio non ha un'attenzione così particolare anche da parte della Giunta regionale che è distratta, e che ultimamente si sta facendo scappare tutta una serie di finanziamenti da restituire, o perlomeno tutta una serie di posizioni che non sono chiaramente concordi con il lavoro fatto da tanti negli anni precedenti. Faccio un esempio per tutti, legato per esempio al problema degli operatori sociosanitari, lo faccio parlando del Santa Maria Bambina, anche se riconosco che ieri mattina c'è stato importante impegno da parte dell'Assessore della Sanità, ma la fuga, per esempio, da parte della Regione autonoma della Sardegna dalla Sfirs nei confronti delle quote nelle (…) porte di Oristano tutta una serie di messaggi che lasciano chiaramente ad ognuno di noi un po' di amaro in bocca, quindi credo che da stasera, da oggi, sia arrivato il momento e sia necessario che tutti insieme, una volta per tutte, dimostriamo che questo è un Consiglio regionale di tutta la Sardegna e tutti insieme difendiamo non solo la prefettura di Oristano ma tutti i servizi che sono presenti nel proprio territorio.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Francesco Sabatini. Ne ha facoltà.

Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi non oltre la conclusione del primo intervento.

SABATINI FRANCESCO (PD). Sì Presidente, sono d'accordissimo con quanto ha affermato poc'anzi l'onorevole Cherchi, ma credo che stasera interveniamo a difesa di un presidio importante per la provincia di Oristano, ma il tema che ci si pone davanti è ben più importante, credo che la presenza dei sindaci abbia un significato più rilevante in difesa dei territori marginali della Sardegna. La chiusura della prefettura è solo l'ennesimo segnale, è l'ultima campanella che ci avvisa che in quelle aree marginali lo Stato, la Regione, i servizi, vanno arretrando e lasciando un territorio privo di servizi, il segnale che si manda ai sardi è sempre lo stesso: "Cittadini sardi trasferitevi nelle grandi città perché nelle grandi città avete più sicurezza, avete più servizi, avete più salute, avete una scuola migliore, non ci fate niente lì!". Mentre si fanno i convegni, mentre ci riempiamo la bocca, mentre si rilasciano dichiarazioni contro lo spopolamento delle zone interne delle aree marginali della Sardegna si marcia in senso contrario e questo è l'ennesimo segnale di questo arretrare dei servizi e nel disconoscere le stesse possibilità per tutti i sardi. C'è un analogo problema a livello nazionale che è stato posto nelle scorse settimane che è la questione meridionale, tutti siamo coscienti che se non si recupera il meridione, se nel meridione non si creano le condizioni di sviluppo l'Italia intera non può avere quel riscatto, non può avere la crescita e quello sviluppo che necessitano per stare all'interno dell'Europa e nell'economia globale. In Sardegna i termini della questione sono identici. Se la Sardegna continua spopolare le zone interne, se in Sardegna non riusciamo a garantire gli stessi diritti, gli stessi servizi, le stesse possibilità per le imprese di svilupparsi, di crescere, di creare economia, la Sardegna non si riscatterà dal sottosviluppo! La Sardegna non riuscirà ad agganciare le regioni più avanzate dell'Europa. Quindi questa è la questione vera, la Sardegna riuscirà solo ad agganciare le opportunità che oggi si presentano se daremo opportunità marginali di crescere e di svilupparsi, e invece tutto continuiamo a concentrare nella città di Cagliari e nella città di Sassari, tutti: i presidi militari i presidi statali, i presi amministrativi i servizi finanziari e persino la Regione e non è che in Regione sia mancato il tentativo di decentrare i servizi, io voglio ricordare la "9", faccio un esempio, con la "9" ad esempio dovevano essere trasferite tutte le competenze riguardo la formazione professionale, altre regioni l'hanno fatto da tempo, la formazione professionale veniva decisa dalle province, qui non si è riusciti a farlo, lo si è scritto ma ci si è rifiutati e le stesse province, le quattro province regionali, checché ne dica qualcuno, erano il tentativo di decentrare i servizi, di demandare a quelle province, di dare la possibilità a quelle aree marginali di decidere il proprio futuro, di avere più servizi, di dislocare lì i servizi della Regione, ma sono accadute troppo velocemente e troppo in fretta a quel progetto è sfumato. Ma io dico ancora: che cosa ci fa la sede centrale dell'Ente foreste a Cagliari? Cosa ci fa il Comando del Corpo forestale a Cagliari? Cosa ci fa la sede della Protezione civile qui a Cagliari? Sono servizi che chiunque capisce bene che sarebbe meglio decentrare e dislocare in altre sedi della Sardegna, ma c'è una resistenza, io lo denunciai dopo le dichiarazioni del Presidente Pigliaru, quando fece le dichiarazioni programmatiche, c'è un concatenarsi, c'è un sistema che aggancia la burocrazia regionale, parte del potere politico e parte del potere economico che si mettono insieme per guidare altre interessi, non gli interessi generali dei sardi, ma i interessi particolari che si concentrano qui a Cagliari. Qualcuno sui corridori mi diceva ma le province, le prefetture non servono più a niente? Ma se le prefetture non servono più a niente perché non si è chiusa la prefettura di Cagliari? Non se ne sarebbe accorto nessuno, in mezzo a decine di uffici dislocati in questa città non se ne sarebbe accorto nessuno, si è ancora una volta preferito intervenire in un'area marginale della Sardegna, ecco perché concordo con le conclusioni della mozione che chiede un impegno straordinario al Presidente della Giunta regionale perché presso la Presidenza del Consiglio e il Ministro degli interni ponga il problema e ponga rimedio all'ennesimo fatto di arretramento dei servizi dello Stato della nostra…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Ignazio Giovanni Battista Tatti. Ne ha facoltà.

TATTI IGNAZIO GIOVANNI BATTISTA (Area Popolare Sarda). Innanzitutto le chiedo di ripristinare quello che c'era quando sono diventato sindaco io nel 1993, cioè un tesserino per i sindaci per entrare tranquillamente nel Consiglio regionale e in tutti gli uffici della Regione Sardegna. Il dispositivo della legge delega del Governo sulla accorpamento delle prefetture è di quelli che fanno tremare i polsi e destano forte inquietudine nella popolazione delle sedi interessate, probabilmente non c'è più tempo per tentare di individuare quali siano i reali motivi che hanno indotto il Governo ad accorpare o sopprimere le prefetture fra cui quella di Oristano. Bisogna però chiedersi se oltre alle mancate responsabilità politiche che hanno finito per propiziare questo tipo di scelta estremamente penalizzante per una realtà come quella del nostro territorio, siano intervenute negligenza e comportamenti che hanno concorso a mettere in ginocchio la funzione dell'Ufficio territoriale di governo. Sembra quasi scontato riaffermare il ruolo chiave della prefettura di Oristano quale rappresentante generale del Governo nel territorio, soprattutto come abbia contribuito in questi ultimi tempi, grazie alla piena d'eccellente disponibilità e competenza della struttura, ad affrontare con più convinzione e capacità organizzativa i molteplici problemi che hanno interessato il nostro territorio e che continuano a preoccupare la popolazione nelle sue più disparate articolazioni. Per questo occorre ribadire che la prefettura di Oristano rappresenta l'autorità dello Stato nel territorio e, allo stesso tempo, un baluardo di legalità per i cittadini. La prefettura in sostanza ha svolto, e ci auguriamo continui a svolgere, un ruolo essenziale colmando spesso anche lacune messe in mostra dalle amministrazioni locali, senza dimenticare che l'iniziativa della prefettura è stata sempre rivolta a stimolare soprattutto i comuni della provincia ad impegnarsi nel più pieno rispetto della legalità. Come non si può non tener conto che anche grazie alla presenza e all'operato degli uffici della prefettura il nostro territorio non presenta i fenomeni dilaganti della criminalità organizzata? Com'è possibile dimenticare il ruolo essenziale che la prefettura svolge nella mediazione e nel raffreddamento dei conflitti sociali, in particolare delle quotidiane vertenze in materia di lavoro? Quante indicazioni utili sono state messe in campo dalla prefettura per salvaguardare il posto di lavoro a chi lo ha perso o lo sta perdendo. Il Governo centrale non può disconoscere e non apprezzare la positiva attività della Prefettura di Oristano, che permette a tanti cittadini di crescere in una speranza. E possiamo continuare così a porci tante domande che avranno un'unica risposta, ovvero che la Prefettura di Oristano deve mantenere la propria sede e continuare la propria attività ad Oristano e nel territorio della provincia. Soprattutto in un periodo come quello che stiamo vivendo di crisi socio-economica, in cui la fiducia dei cittadini verso le Istituzioni viene meno e di emergenza nella gestione dell'immigrazione e della sicurezza, che assistere a un arretramento dello Stato nel territorio diventa inaccettabile. Non possiamo lasciare nel caos cittadini e lavoratori dei territori interessati. Il dispositivo del provvedimento che interessa le prefetture pare sbagliato e quantomeno intempestivo. A dispetto degli annunci, nei fatti, questo Governo adotta misure di vero e proprio ridimensionamento dei presidi di legalità e di sicurezza del territorio. Disinteressandosi completamente dei lavoratori e soprattutto dei cittadini delle comunità locali, che saranno lasciati più soli. Si adottano provvedimenti spot, in nome del contenimento della spesa pubblica e dell'interesse della cittadinanza, ma che nei fatti si rilevano contro cittadini e lavoratori. Senza peraltro conseguire alcun risparmio sulla spesa pubblica, risparmi che invece possono essere conseguiti adottando seri provvedimenti di razionalizzazione e riorganizzazione della spesa pubblica, mediante l'eliminazione di inutili centri di costo e delle relative spese superflue. Insomma, ci troviamo alquanto disorientati dalle scelte operate dal Governo centrale di concerto col Governo regionale. Perché se da una parte lo Stato smobilita i propri presidi, dall'altra si attiva contro lo spopolamento del territorio proponendo l'attuazione di una strategia nazionale per le aree interne, il cosiddetto Snai, al fine di realizzare un nuovo piano di sviluppo capace di creare lavoro, realizzare inclusioni sociali e ridurre i costi dell'abbandono del territorio. La stessa Giunta regionale con la delibera 6 del 10/2/2015 ha preso atto e individuato l'intesa con lo Stato il territorio…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Roberto Deriu. Ne ha facoltà.

DERIU ROBERTO (PD). Grazie signor Presidente, signor Presidente della Regione e onorevoli colleghi. Penso che possa stupire che da qua, dall'estrema sinistra, venga lo stesso messaggio che può provenire da quegli altri banchi, io da qua non riesco neanche a distinguere i vostri volti, però credo che in questo caso possiamo coincidere nella valutazione. E lo dico da consigliare eletto proprio a Nuoro, che, nella visione bieca e gretta con la quale a volte si maneggiano questi delicati argomenti, potrebbe essere visto come chi ci guadagna. In realtà da un accanimento come quello che si paventa perderemo tutti, la Sardegna perderebbe dalla diminuzione di una presenza articolata dello Stato sul suo grande territorio. Quello della Sardegna è un territorio molto vasto, il governo Monti, il professor Monti che doveva far quadrare tutti i conti della Nazione, aveva fatto un calcolo rispetto al quale le province nella Sardegna, secondo i parametri territoriali, sarebbero dovute essere nove e, secondo i parametri della popolazione, sarebbero potute essere cinque. Questo per dire che anche in un'ottica di razionalizzazione, la metto fra virgolette perché sotto questo termine si fanno passare tante altre operazioni che in questo momento altro non sono che di saccheggio dei territori per far fronte a una cattiva gestione dello Stato, per pagare il debito dello Stato, ebbene anche in quest'ottica di razionalizzazione in realtà la Sardegna resta sempre un territorio da presidiare con una articolazione territoriale. Non possiamo essere indifferenti rispetto al fatto che lo Stato ci ingiunge di semplificare e ridurre l'articolazione territoriale, locale e regionale e poi diminuisce la propria presenza su questo territorio. Alla fine è un'idea di abbandono dell'isola che infatti abbiamo visto scomparire da talune cartine geografiche, seppur soltanto in informazioni commerciali e promozionali. Fatto sta che della Sardegna si parla di meno, della Sardegna non si coglie la specialità, e noi stessi a volte cediamo mentalmente, culturalmente a questa narrazione. Noi dobbiamo, signor Presidente della Regione, invece tenere alto il vessillo dell'Autonomia. Laddove anche lo Stato, in una visione che da questa sinistra repubblicana e costituzionale, comprende lo Stato tra le componenti attive a promuovere il bene pubblico, anche lo Stato deve fare la sua parte in questa Sardegna che noi vorremmo governata da noi stessi. E proprio perché la vogliamo governare noi stessi non possiamo dimenticare il glorioso passato di quelle terre che oggi si vedono sottratto un rappresentante istituzionale. Ma io dico, quella Arborea che è stata Stato sovrano e ha dato il contributo che ha dato, in termini di diritto europeo e di tradizione storica, ispirando anche nella sua più famosa sovrana una grande zarina di tutte le russe. Bene questa terra oggi si deve trovare a elemosinare una presenza titolata dello Stato per riferire, capire ed eventualmente coordinare gli sforzi per lenire i propri dolori e i propri affanni? Questo è il segno del degrado di una civiltà giuridica, di una civiltà amministrativa e di una cultura del governo. Quindi, da nuorese, da consigliere regionale, da uomo della sinistra, da repubblicano e da innamorato della Costituzione io prego il Governo della nostra Regione, prego il Signor Presidente della nostra regione, di essere fortissimo nel ribadire, davanti al Governo della Repubblica, le necessità e le peculiarità della Sardegna senza il timore che questo avvenga in un nostro ritorno alle lamentazioni e a un atteggiamento poco costruttivo. Nel dire la verità non faremo nessun torto né alla nostra intelligenza, né alla nostra reputazione. Semmai salvaguarderemo il nostro onore di popolo dentro la Costituzione, dentro la Repubblica in una visione democratica e capace di intravedere il futuro. Se ci vergogniamo di Sturzo, se qui qualcuno non lo approva o se ne vergogna, voglio almeno chiedervi una rilettura di Tocqueville. Ma insomma questa America com'è diventata grande? Con un grande governo centrale che tutto domina e tutto comprende e tutto vede? O forse, invece, non con lo sviluppo delle comunità e delle libertà. Allora da questa sinistra che vi viene il ricordo di Tocqueville e il richiamo all'onore della Sardegna.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Marco Tedde. Ne ha facoltà

TEDDE MARCO (FI). Senza scomodare Tocqueville credo che il collega Sabatini abbia detto delle cose molto vere e molto giuste. Noi oggi parliamo della Prefettura di Oristano, del problema della soppressione o dello spostamento delle funzioni di servizi della Prefettura di Oristano verso Nuoro, ma il vero tema è la desertificazione istituzionale della nostra Regione. In Italia ci sono due isole, due grandi isole, ma c'è una sola isola isolata e questa è la Sardegna. Stiamo vivendo un momento terribile per quanto riguarda le difficoltà nei trasporti, nei collegamenti col continente, stiamo vivendo un momento terribile in relazione all'arretramento dello Stato in questa Regione. Inps, motorizzazioni varie, tribunali, giudici di pace, ora prefetture, camere di commercio, lo Stato arretra pericolosamente, e la preoccupazione diventa ancora più forte perché i rappresentanti dei territori, di questo territorio di cui oggi parliamo invece di difendere a spada tratta, e se necessario con le maniere forti, la Prefettura di Oristano hanno votato la delega, è stato un grosso errore. È stato un errore da non ripetere, non si può essere proni a tal punto nei confronti di Renzi, non lo si può essere. E non si può a discolpa, non si può a giustificazione di questo atteggiamento remissivo nei confronti di Renzi, non si può parlare di conservazione delle funzioni, non si conservano tutte le funzioni che oggi la Prefettura di Oristano esercita, non si conservano i servizi che oggi la Prefettura di Oristano dà al pubblico. No, assolutamente no.

Quindi questa noi sappiamo è una Regione che ha necessità di una presenza capillare delle istituzioni perché è una Regione di grandissime dimensioni, la terza Regione d'Italia come estensione, 24.000 kilometri quadrati, oltre 24.000 kilometri quadrati ed è allo stesso tempo la terz'ultima come densità abitativa. Ecco che si pone un'esigenza di infrastrutture, di collegamenti, di presenza assidua dello Stato nel territorio per accorciare le distanze fra i comuni, per accorciare le distanze fra i cittadini così purtroppo non è; assolutamente non è così. Lo Stato lo vediamo da lontano, ci dobbiamo pagare la sanità, ci paghiamo la continuità territoriale aerea tutte le appendici più importanti vanno via, come facevo rilevare poc'anzi, e oggi anche la Camera di Commercio e la Prefettura di Oristano, anche e stiamo parlando di un'area territoriale che è provata da una crisi economica probabilmente senza precedenti ma fortissima di difficile soluzione, un territorio che non può assolutamente tollerare cancellazione di altri servizi essenziali, un territorio che ha bassissimi indici di criminalità ma laddove lo Stato arretra, là dove la Prefettura arretra gli spazi, che vengono lasciati vengono occupati, vengono occupati non da buontemponi, non da ragazzotti in vena di divertirsi, no vengono occupati dalla micro e dalla media criminalità se va bene, se va bene.

E poi i disagi dei cittadini sono veramente pesantissimi, non si può pensare che un vecchietto o comunque un cittadino di Oristano vada a Nuoro non so quanto ci voglia ci vuole più di un'ora non è pensabile non tutti hanno mezzi propri, non ci sono collegamenti sufficienti, sarebbe veramente un disastro, sarebbe veramente un disastro. Però debbo anche dire che stiamo rischiando di chiudere le porte della stalla quando i buoi sono già scappati. La legge è di agosto di quest'anno è vero ma c'è stato un campanello d'allarme forte il 24 dicembre 2014 quando il Consiglio dei Ministri non ha sostituito il Prefetto di Oristano ma ha sostituito il Prefetto di Napoli. Ecco quel campanello di allarme che ha suonato fortissimo non è stato ascoltato da nessuno o quantomeno è stato ascoltato da pochi o è stato sentito da pochi. Ora io credo che il Presidente della Regione, il governo regionale, questa Assise debba contrastare con tutti i mezzi, con tutte le forze questo ulteriore tentativo di impoverire la Sardegna non soltanto Oristano perché nel momento in cui Oristano si impoverisce sotto il profilo istituzionale si impoverisce la Sardegna non piange soltanto Oristano, quando piange Oristano piange tutta la comunità isolana, siamo un tutt'uno. Ecco perché signor Presidente è indispensabile che lei faccia sentire alta la voce del Governo regionale nei confronti del Presidente del Consiglio. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gianmario Tendas. Ne ha facoltà.

TENDAS GIANMARIO (PD). Grazie Presidente, innanzitutto credo che sia doveroso ringraziare la Conferenza dei Capigruppo e lo stesso Presidente per aver portato con sollecitudine e tempestività questo argomento all'attenzione del Consiglio. Una vertenza che credo che sia superfluo ricordarlo ma che è particolarmente avvertita nel territorio provinciale e non solo per la presenza dei sindaci e dei rappresentanti sindacali ma anche per il fatto che tutti indistintamente su questo argomento hanno avuto modo di esprimere la loro ferma contrarietà. Una contrarietà che viene vista come un arretramento dello Stato sul territorio. Una scelta che lo diceva qualcuno prima è figlia della spending rewiew, della legge numero 135 che come si ricorda si imponeva di operare tutta una serie di tagli per cercare di risanare alcuni che sono i problemi di bilancio dello Stato. Io credo che pur condividendo l'impianto della riforma che prevede la riorganizzazione degli enti territoriali, la necessità di sburocratizzare e digitalizzare la pubblica amministrazione nell'ottica dell'efficienza amministrativa e dei servizi offerti dal cittadino, il processo normativo di riduzione delle prefetture non può e non deve assolutamente affievolire e indebolire la presenza delle istituzioni nel nostro territorio.

Credo che su un punto dovremo essere chiari, e sul quale chiedo al Presidente di prestare particolare attenzione, ovverossia nel taglio che è stato fatto in questa riduzione dalle 103 a 80 prefetture si utilizzano dei criteri che non tengono in debita considerazione diciamo così gli aspetti legati alla popolazione, alla criminalità, agli insediamenti produttivi, al fenomeno dell'immigrazione, e questo è giusto, però non si tiene in debito conto quello che è l'estensione territoriale della nostra provincia. Lo dico perché andando a vedere così molto velocemente alcune delle province che sono state tagliate che sono contemplate nella tabella A dell'articolo 10 pensare che Chieti si annetta a Pescara non crea grossi problemi e grosse difficoltà, stiamo parlando di 20 kilometri di distanza, che Lodi sia accorpato a Pavia stiamo parlando di 34 kilometri di distanza. Se parliamo di Rovigo con Padova parliamo di 44 kilometri di distanza. Prato e Pistoia - per restare in Toscana - parliamo di 20 kilometri.

Allora dico questo perché credo che uno degli elementi fondamentali è proprio questo l'estensione territoriale, 3000 kilometri quadrati, gli 88 paesi che fanno parte la nostra provincia avrebbero delle difficoltà enormi per recarsi a Nuoro se uno malauguratamente vive ad Asuni dovrebbe partire alle 6 e 20 scendere a Cagliari e poi da Cagliari arrivare a Nuoro. Questi sono i mezzi e i sistemi di comunicazione, se poi si prendano altre realtà tipo Sini la situazione non cambia, non ci sono mezzi di comunicazioni che mettano anche in contatto questi territori con la realtà di Nuoro. E credo che questo aspetto non possa essere sottaciuto; è uno degli elementi che caratterizza e che diciamo così consente di inquadrare quelle che sono le possibili difficoltà.

Dicevo in premessa che il discorso di fondo e questi tagli sono figli della spending rewiew, però credo che anche sul discorso del contenimento della spesa valga la pena andare a fare un'analisi dettagliata e appropriata di quelli che sono i costi legati alla gestione della prefettura nel territorio provinciale. Perché se dovessimo andare a fare anche un discorso di natura strettamente economica credo che già anche soluzioni e ipotesi sotto questo punto di vista siano state avanzate dalle amministrazioni comunali, e in particolar modo dal comune capoluogo. Sono dati pubblici, però solo il costo dell'affitto del palazzo della Prefettura che si sviluppa su sei piani è l'equivalente di circa 1 miliardo di vecchie lire. Se il problema è di natura economica, credo che ci siano le condizioni per una revisione, una gestione più oculata di quelle che sono le spese che vengono affrontate attualmente per ciò che riguarda i canoni e gli affitti. Credo che su questi aspetti, sull'estensione territoriale, sui costi ci siano tutte le condizioni per riaprire un tavolo e per evidenziare che questo territorio, così come hanno reclamato a gran voce le amministrazioni locali, la chiesa, ma anche soprattutto i sindacati, che giustamente chiedono anche di sapere qual è il futuro dei lavoratori, perché…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Augusto Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI AUGUSTO (Sovranità, Democrazia e Lavoro). Da tempo lo Stato italiano, nel nome della già citata spending review, sta mettendo in atto, ha ideato, in parte iniziato ad attuare un piano di dimagrimento della pubblica amministrazione e in generale della pachidermica macchina dello Stato. La riduzione del numero delle Province rientra in questo progetto, che prevede la cancellazione di enti inutili, la revisione di centinaia di agenzie, la razionalizzazione delle ragionerie, commissioni, archivi e altro ancora. Intento nobile, con presupposti chiari, ma con criteri di attuazione incomprensibili e finalizzati ad una fuga accentratrice dei servizi e funzioni che traspare in ogni atto e che sempre più mira allo spirito di riforma federalista del Titolo V della Costituzione del 18 ottobre del 2001. Nello specifico, la cancellazione della Prefettura di Oristano impone ad un territorio difficile e con problemi importanti un ulteriore disagio amministrativo e gestionale, cercando tra l'altro di addolcire la pillola con il basso indice di criminalità. Il punto primo che voglio mettere in evidenza con questo intervento è sull'opportunità di un provvedimento come questo, considerando sia la stagione di riforma degli enti locali che la nostra Regione sta affrontando, sia la legge di riforma del Titolo V della Costituzione che prevede la soppressione delle province. Questo inopportuno intervento dello Stato italiano tende a colpire servizi e funzioni comunque utili per i cittadini, che vedono scaricato sulle loro spalle tutto il peso di queste scelte, e che sempre nel nome della spending review, a suo nome si sbandierano risparmi per 1,5 miliardi di euro, ben sapendo ad esempio che l'80 per cento di queste spese sono incomprimibili perché spese per il personale, o forse incomprimibile è la locazione in un'ipotesi di un trasloco. Si accorpano, dicevo, come riportato nella tabella A del decreto legge, due Prefetture distanti tra loro più di 80 chilometri, e per inciso, tra le province accorpate, quella di Oristano, all'interno dello Stato italiano, è la provincia più lontana da quella che dovrebbe essere la provincia di riferimento. L'idea e quella di eliminare le province? Bene, eliminiamo le Prefetture, però eliminiamole tutte, come diceva nel suo discorso introduttivo l'onorevole Cherchi, eliminiamole tutte e ridistribuiamo le funzioni e i servizi dei territori, ridistribuiamo la responsabilità di governo a chi di fatto governa il territorio, prendendo spunto anche da chi da oltre cinquant'anni fa a meno delle province e delle prefetture, come la Regione Valle d'Aosta, attribuendo alla Presidenza della Regione le competenze prefettizie e avvalendosi del personale delle strutture regionali. Ancora, ridisegniamo le funzioni e i servizi prendendoci carico di governare noi il nostro territorio, ed esercitare noi le funzioni che ci competono e ci appartengono, così come dovremmo fare sulla scuola, così come dovremmo fare sui trasporti, così come dovremmo fare sulla sanità e così come spero faremo nella riscossione dei nostri tributi.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Giuseppe Meloni. Ne ha facoltà.

Non è in aula.

È iscritto a parlare il consigliere Gianni Lampis. Ne ha facoltà.

LAMPIS GIANNI (Gruppo Misto). Ritengo opportuno intervenire su questo tema anche per cogliere nel segno le parole espresse dall'onorevole Solinas nel momento in cui afferma che la discussione di oggi non può essere una discussione che vede al centro dell'attenzione solo ed esclusivamente l'oristanese, non può essere così. È una discussione in cui si parla di Sardegna, e quando si parla di Sardegna non si può e non si deve ragionare per compartimenti stagni. Permettetemi, in primis, di porgere la mia solidarietà innanzitutto ai sindaci qui presenti, e mi rivolgo ai sindaci perché rappresentano coloro i quali ancora una volta dovranno vedere i loro uffici pieni di persone che si lamentano per ulteriori disagi, per ulteriori lamentele che proverranno dei cittadini, cittadini che ancora una volta saranno i veri penalizzati, i veri penalizzati da un sistema troppo spesso ragionieristico e troppo poco spesso umano. Perché dico questo? Perché è facile, come qualcuno ricordava, abolire forse la Prefettura di Monza che è collegata non con quattro, ma con otto corsie a Milano. Questo ragionamento in Sardegna non si può fare per tanti motivi, e prima di tutto i motivi a cui dobbiamo fare riferimento sono quelli dei trasporti pubblici, i motivi di una viabilità completamente carente per tanti motivi. Qualcuno ha citato esempi, io mi sono permesso stamattina di fare una telefonata all'ARST, all'ARST ho detto che ero un cittadino di San Nicolò d'Arcidano e avevo per domani un appuntamento alle 9 e 30 a Nuoro in Prefettura. Gentilmente, l'operatore mi ha risposto che per poter essere con un mezzo pubblico a Nuoro alle 9 e 30 e partire da San Nicolò d'Arcidano avrei dovuto prendere il pullman delle 20 e 52 del giorno prima e dormire di notte nella stazione di Macomer. Questo è il risultato dei cosiddetti tagli fatti a tavolino a Roma. Ma la solidarietà deve essere rivolta anche alle forze sindacali che oggi sono qui presenti, altri lavoratori sono fuori da questo palazzo, a quei lavoratori che quotidianamente vestono una divisa per difendere la nostra sicurezza, per difendere la nostra vita, anche loro sono vittime di questo tipo di sistema di tagli che viene fatto senza raziocinio. Oggi io intervengo, porto l'esperienza e la voce di un territorio cuscinetto che si trova al centro tra i due poli, tra Cagliari e Oristano, una sorta di terra di mezzo, come la potrebbe definire Tolkien. Ecco, nel medio Campidano oggi, e soprattutto nei paesi così centrali, e parlo di Sanluri, San Gavino, Guspini, si registra, stando ai dati provenienti dagli uffici competenti, un maggior numero di reati riconducibili per esempio allo spaccio di sostanze stupefacenti. Cosa significa questo? Che nel momento in cui si creano dei territori marginali, in questi territori si ha un aumento, un incremento dei reati, e oggi si vorrebbe creare con questa nuova riprogrammazione della presenza dello Stato in Sardegna un'ulteriore terra di mezzo tra Cagliari e Nuoro, che si allarga, quindi che non è più solo quella del medio Campidano, ma che potrebbe diventare anche quella dell'oristanese. Oggi si abolisce la Prefettura, e quando si vuole abolire la Prefettura, di fatto, si dequalifica anche la Questura. È il primo passo per veder sparire i vigili del fuoco, altri uffici dello Stato. Ma è questo il futuro che quest'Aula vuole per la Sardegna? Io penso di no. Purtroppo, e dico purtroppo, non posso dire che la Regione sia di esempio, non lo posso dire perché anche da poco, nel mio territorio la protezione civile non opera più come operava prima, con una grande organizzazione capillare, c'è una struttura a Villacidro chiusa, si paga ancora l'affitto per questo locale, e lì dentro ci sono attrezzature per 700 mila euro, ma nessuno ci opera più, nonostante la volontà delle associazioni di volontariato, della Protezione civile, di volerla gestire in proprio. Oggi no, si deve dipendere da Cagliari e magari quando scoppia l'incendio a Sant'Antonio di Santadi arrivano prima i militari di Capo Frasca piuttosto che la Protezione civile o la Forestale, e questo lo dico perché è già successo.

Quindi oggi, come dicevo, quest'Aula può dare l'esempio, e l'esempio si dà nell'unità di intenti. Per una volta quest'Aula può decidere se essere unita e dire che una scelta sbagliata è sbagliata per tutti, è sbagliata per quelli di destra, è sbagliata per quelli di sinistra, e invece può essere una scelta giusta ugualmente per tutti. La prefettura noi riteniamo che vada difesa perché rappresenta un presidio del territorio, rappresenta lo Stato all'interno di questa isola, rappresenta quella speranza che non vogliamo che domani venga meno, la speranza di poter dire che in questa terra anche le nuove generazioni possono costruirsi un futuro. Ecco perché noi auspichiamo un voto unanime di tutte le forze politiche su questo ordine del giorno.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Christian Solinas. Ne ha facoltà.

SOLINAS CHRISTIAN (PSd'Az). Presidente, signori della Giunta, colleghe e colleghi, ringrazio i presentatori delle mozioni che ci daranno l'opportunità di discutere anche un ordine del giorno credo condiviso, ma non me ne vorranno se mi sottrarrò alla retorica dell'unanimismo. Non me ne sottrarrò un po' per ossequio alla storia pluridecennale del mio partito, che di sicuro non è mai stato uno strenuo difensore delle prefetture, anzi le ha sempre aspramente contestate come luogotenenza dello Stato. Noi siamo fortemente convinti che lo Stato in Sardegna dobbiamo essere noi e noi dobbiamo garantire presenza e articolazioni sul territorio.

Fatta questa premessa però è chiaro che la nostra posizione non è quella della desertificazione della presenza pubblica sull'isola, e io credo che molto bene abbia fatto il collega Sabatini a impostare la discussione non solo e non tanto sul tema della prefettura di Oristano, quanto piuttosto sull'idea complessiva che si ha di Paese e di Regione in questo momento storico dell'Italia. Non possiamo neanche abbandonarci, signori, alla dialettica dell'oblio perché questa idea di Paese, questo rigurgito di centralismo che tende a tagliare sempre più le periferie, ad accentrare non tanto verso la Regione ma verso Roma, non è un disegno che si afferma dal niente; è una precisa idea di Paese che questo Governo sta portando avanti. E allora chiedo, soprattutto ai colleghi che militano in questa idea di Paese, se c'è una condivisione di questo progetto. Perché questo progetto che oggi penalizza il territorio di Oristano è lo stesso che ha penalizzato tanti territori della Sardegna nel mondo della scuola; è la stessa idea che ha penalizzato e sta penalizzando tanti territori di quest'isola e dell'intero Stato italiano sotto il profilo sanitario; è la stessa idea di Paese che - consentitemi - noi non solo non condividiamo, ma proprio non comprendiamo e crediamo che con noi non la comprenda la maggioranza dei sardi. Non si capisce dove si sta conducendo la navicella dello Stato, in questo caso della Regione, nel nostro più specifico.

E allora qual è la nostra riflessione su questo tema? Noi crediamo che non si debbano allontanare i servizi dai cittadini, quindi la solidarietà verso i lavoratori dei servizi connessi alla presenza delle prefetture c'è senz'altro e c'è a prescindere. Crediamo però che la Regione debba per prima dare il buon esempio, e cioè la Regione debba censurare questo atteggiamento dello Stato che taglia indiscriminatamente, ma deve assumersi la responsabilità di essere presente per prima su questi territori, ritagliandosi il ruolo che le è dovuto. Prima il collega faceva riferimento alla Valle d'Aosta, che da tempo esercita direttamente le funzioni sul proprio territorio attraverso la Presidenza della Regione, ma io credo anche che dovremmo fare una rivisitazione della struttura complessiva della nostra Regione. Perché gli enti agricoli devono stare a Cagliari? Io credo che Oristano, per esempio, in quella materia abbia tanto da dire e possa essere la sede che ospita il baricentro di quelle attività. Io credo che altri segmenti dell'amministrazione non necessariamente devono stare nella città di Cagliari, e lo dico da cagliaritano.

Credo, quindi, che il problema di oggi sia quello di dimostrare che questa Aula, questo Governo regionale davanti allo Stato italiano ha un'idea di presenza della Regione nel suo territorio che non escluda nessuno, che non marginalizzi Oristano, come non marginalizzi l'Ogliastra, come non marginalizzi il Medio Campidano e tutte le altre realtà che rischiano di patire in maniera forte una cattiva distribuzione della presenza pubblica su questa regione. Per cui - cercando di fare sintesi di queste digressioni delle quali mi perdonerete - il tema non è, dal nostro punto di vista, conservare l'ufficio territoriale del Governo in sé; é conservare la presenza pubblica, i servizi, i posti di lavoro, la presenza delle istituzioni nei territori, noi crediamo non attraverso la presenza dello Stato, ma attraverso la presenza della Regione, che deve acquisire quelle funzioni per poterle programmare meglio, così come nel settore della pubblica istruzione e della sanità, e poter garantire ai sardi la propria presenza e non quella dello Stato italiano.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Presidente, io debbo ringraziare innanzitutto i colleghi delle altre province che si sono espressi in questa serata, ringraziarli perché hanno colto il senso vero per il fatto che sparirebbe dalla Sardegna una prefettura. E io capisco bene quello che diceva il rappresentante del Partito sardo; a me interessa però capire qual è la possibilità di autogoverno che la Sardegna si può dare, anche perché è una contraddizione in se stessa il fatto che uno Stato che si vuole fare centralista, unitario come è, voglia sopprimere una sua rappresentanza. È il contrario! Io, infatti, mi chiedo qual è la logica che ha spinto questo Governo centrale a togliere queste prefetture, lo vorrei capire. Non riesco a cogliere il nesso. A meno che, come ha ricordato l'onorevole Deriu, lo Stato unitario si è servito molto della Sardegna. Infatti era Regno di Sardegna, poi cambiato nel 1860 in Regno d'Italia, ma tutto è avvenuto come processo, e non sto citando Cesare Casula, altro oristanese. Ma perché è avvenuto questo? Perché si sono creati i presupposti, perché si è realizzato uno Stato unitario in cui la Sardegna era avanti. E nei colloqui tra Asproni e Mazzini, diceva Mazzini (l'ho detto parecchie volte): "Troppo dobbiamo alla Sardegna e male la abbiamo trattata sempre attraverso le azioni del Governo". Ora, se questo è vero è una tradizione italica trattare male la Sardegna in questi modi.

Per me è importante dire che la prefettura di Oristano resti, e non lo dico perché sono oristanese, lo dico perché fa parte di un sistema, di un corollario che vede l'articolazione istituzionale in Sardegna maturata in un certo modo e oggi si sta cercando di lederla in qualche sua posizione. Salvaguardare i dipendenti è un'opera a dir poco meritoria, ma a me interessa che i cittadini siano salvi dall'arroganza che un sistema pone a dire: "Vai a Nuoro". Non è che ha detto: "Vai a Cagliari", che perlomeno ci sono più treni, ci sono più possibilità. No, vai a Nuoro, dove non c'è nessun collegamento. Io quindi non sto auspicando per Cagliari, beninteso, ma in un posto dove si ragiona si dovrebbe perlomeno pensare cosa è la Sardegna orograficamente, il sistema della viabilità, i trasporti che non funzionano; già è difficile uscire ed entrare in Sardegna! Quali sono le possibilità, tra l'altro, di vederci articolati in tutti i nostri trasporti quando da Cagliari a Sassari ci vogliono perlomeno quattro ore per arrivare in treno? Ora voi capite che dietro questo c'è tutto, ma quando si fa la misura per la scuola e per tutti i servizi pensando che l'Italia sia il lombardo-veneto, perché questo avviene, allora sì che la Sardegna è penalizzata in tutte le sue essenze perché la misura è quella dove non c'è soluzione di continuità tra un paese e l'altro e qui invece abbiamo paesi distanti 14, 15, 20 chilometri l'uno dall'altro, per non parlare della difficoltà a connettersi. Dov'è lo Stato quando ti deve garantire connessione? Ma qual è stata la nostra capacità di risposta come rappresentanti del popolo sardo, noi, qui, che dovremmo rappresentarlo? Siamo stati mai all'altezza di un confronto serio, forte nei confronti del Governo nazionale? O abbiamo accettato passivamente tutto quello che ci calavano dall'alto? Pensiamoci, e allora vediamo che non c'è né maggioranza, né opposizione, non ci sono colori quando si difende la Sardegna e i suoi cittadini.

Presidente, bisogna confrontarci con forza con un Governo che è negletto in tutte le circostanze nei confronti della nostra Isola e dei suoi cittadini. Dobbiamo rivendicare attraverso questa posizione (che è per mantenere la prefettura di Oristano) tutto ciò che il Governo ci toglie, i presidi delle scuole, soprattutto presidio di civiltà e di cultura nei nostri paesi. Perché no, dovrei ricordare anche quello che di recente avviene attraverso la Bper che fa sparire attraverso la Banca Popolare di Sassari, attraverso il Banco di Sardegna, e si contrae e la Sardegna ha sempre meno occupati, la Sardegna si chiude e sappiamo anche che tra le cose che danno la possibilità di sviluppo sono il credito e il credito quando viene tolto anche dal giro più largo succedono quelle cose che succedono. Allora io dico e insisto che ci deve essere un confronto a tutto largo con il Governo, non solo per questo. Questa sia la scusa e ci faccia...

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, il tempo a sua disposizione è terminato.

È iscritto a parlare il consigliere Daniele Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE (SEL). Presidente, onorevole Dedoni non cerchi logica dove logica non c'è e non può esserci perché ricordiamo tutti che qualche mese fa il ministro Alfano venne in Sardegna per incontrare i sindaci, per portare la sua solidarietà a tutti quegli amministratori locali che erano stati oggetto di gravi intimidazioni. Ebbene, in quell'occasione lui assunse degli impegni, fece delle promesse e abbiamo visto come queste hanno voluto, come si sono perpetrate: chiusure di caserme, chiusura dell'unica scuola di polizia interforze a cavallo, unica in Sardegna e seconda in Italia, mi riferisco alla scuola di polizia di Foresta Burgos, chiusura di una serie di altri servizi, paventate chiusure di Camera di commercio, di uffici postali e di altro. Ora, in ultimo, la chiusura di una prefettura, a caso la prefettura di Oristano. La prefettura di una zona interna della Sardegna, le zone interne, i deficit, le emergenze e le criticità sono sempre sulla bocca dei vari Ministri e del con Presidente del Consiglio e la politica, quale politica fare per eliminare quel gap strutturale, congiunturale che ci tiene sempre più lontano da quelli che sono i livelli dell'Italia, del continente come noi lo chiamiamo? Il taglio lineare e verticale dei servizi nel nome di una spending review che porta ad eliminare quello che di poco rimane di un'isola martoriata, ferita. Io non so, non riesco a capire, non riesco a vedere un barlume di luce in un tunnel perché anche quel barlume di luce ormai è diventato un'illusione. Troppe volte in quest'Aula noi abbiamo fatto degli ordini del giorno, io non chiedo neanche che l'ordine del giorno sia congiunto perché è chiaro, è indifferibile che sarà congiunto perché stiamo dicendo tutti le stesse cose, stiamo chiedendo tutti le stesse cose, ma sono cose che chiediamo da sempre, da troppo tempo rispetto a uno Stato, a un Governo che non è padre ma neanche patrigno, è solo carnefice della carne martoriata del popolo sardo. Questo lo stiamo vivendo sulla nostra pelle, sulla nostra carne viva da troppo tempo. Noi 60 consiglieri che in questo momento abbiamo l'onere oltreché l'onore di rappresentare tutta l'Isola credo, sono convinto che anche con quest'ordine del giorno poco potremo fare a delle decisioni che sono di fatto già assunte e sulle quali nessuno sicuramente potrà tornare indietro. Lo dice uno che fa parte di un partito che, purtroppo o per fortuna, non fa parte di quella maggioranza che in questo momento sostiene il Governo Renzi, ma io credo - lo abbiamo sentito - che tutti i colleghi la pensano allo stesso modo. Quindi che fare? Abbiamo detto che dobbiamo riaffermare quelli che sono i valori dell'autonomia, della specificità della nostra Isola ma io, cari colleghi (ringrazio tutti per la passione con cui avete manifestato le vostre intenzioni, nonostante proveniamo tutti da estrazione territoriali e geologiche differenti) abbiamo portato la solidarietà a questi sindaci che poi sono davvero l'ultimo baluardo, l'ultimo presidio non solo di legalità che rimane nella nostra isola, ma credo che non se ne facciano proprio niente della nostra solidarietà perché troppe volte in altre occasione abbiamo portato la nostra solidarietà come l'ha portata il ministro Alfano. Se poi non ci sono atti che si traducano in fatti concreti credo che noi possiamo assistere solo a un processo che sembra quasi ineludibile, che è il processo che ci porta allo spopolamento delle zone interne non solo, all'invecchiamento della popolazione, alla disoccupazione, ai cassintegrati. Non dimentichiamo che la Sardegna ha gli indicatori più drammatici di tutta l'Italia. Siamo 400 mila sardi che viviamo sotto la soglia di povertà. A livello giovanile abbiamo percentuali che sfiorano il 52 per cento di disoccupati. Quindi, se questo ancora non basta a far capire a chi deve capire che non si può continuare a tagliare la polpa dove polpa più non c'è, io credo che poco potremo fare.

Che dire, è inutile questo Consiglio, è inutile questo ennesimo allarme che noi vogliamo mandare in maniera forte tutti insieme al Governo centrale? No, non è inutile, ci proviamo ancora una volta. Io sono per il pessimismo della realtà e non per l'ottimismo della volontà che oggi ci ha contraddistinto tutti, però non vorrei che ancora una volta la nostra legittima, sacrosanta richiesta possa naufragare nelle onde del Mare nostrum.

Aggiungo un'altra cosa. Abbiamo parlato tanto di voler spostare i servizi da Cagliari nelle altre parti della Sardegna per far sentire ancora di più la presenza della nostra Regione, non dello Stato, in quei territori che sono da troppo tempo abbandonati a loro stessi. Io mi ricordo che qualche anno fa era certo il trasferimento dell'ente foreste della Sardegna...

PRESIDENTE. Onorevole Cocco, il tempo a sua disposizione è terminato.

È iscritto a parlare il consigliere Angelo Carta. Ne ha facoltà.

CARTA ANGELO (PSd'Az). Presidente, oggi stiamo sollevando una voce forte, unanime verso qualcun altro che dovrebbe assumersi una responsabilità, che dovrebbe dare una risposta e trovare una soluzione. I sindaci si rivolgono al Consiglio regionale, il consenso più alto di rappresentanza del popolo sardo, e il Consiglio regionale si rivolge quindi allo Stato. Stato che, come sempre ha fatto, rimarrà cieco e sordo alle nostre richieste e farà esattamente quello che ha deciso nella totale solitudine e disconoscendo quelli che sono i nostri assoluti diritti. Quando - è stato accennato dall'onorevole Daniele Cocco - è venuto il ministro Maroni o quando è venuto il ministro Alfano a portare la solidarietà umana e istituzionale verso gli amministratori sono state fatte delle promesse importanti, sono state fatte delle promesse e assunti degli impegni che sono rimasti totalmente lettera morta perché non si è visto nulla di quanto avevano promesso. Allora questo è il segno di una politica sarda che ha fallito, è una politica sarda che è destinata a fallire anche oggi, perché quello che noi facciamo oggi che non porterà a nessun risultato, e sono d'accordo di nuovo con l'onorevole Cocco, è un fallimento. Allora dobbiamo assumere delle decisioni, dobbiamo rivendicare per noi stessi responsabilità e non chiedere ad altri che se le assumano. Occupare gli spazi vuoti lasciati dallo Stato è un compito di questa Regione, e quegli spazi o li riempie la Regione, o non li riempie nessuno e rimarranno vuoti e continueranno a svuotarsi ancor di più. Quindi è stato già ricordato, è stato già ribadito, ma perché questa Regione non decide di decentrarsi? Perché ad una prefettura che se ne va non si risponde con l'Assessorato all'agricoltura che si sposta ad Oristano, o con l'Assessorato all'ambiente che si sposta a Nuoro? O le riforme perché non le facciamo studiare a Sassari? O il turismo che si sposta ad Alghero o Olbia? Perché continuiamo a non fare questo? Perché continuiamo a fare vittime le zone interne anche di un Cagliari centrismo spinto, che toglie qualunque velleità alle zone marginali che oggi certo stiamo rappresentando, oggi stiamo dicendo qual è la loro difficoltà, ma se la Regione stessa non assume impegni e non prende decisioni coraggiose credo che quello che facciamo oggi serva esattamente a niente. Quindi lo Stato abbandona le zone marginali della nostra isola, bene che la Regione vada ad occuparle. Primo aspetto.

Secondo aspetto. Quando si apre la trattativa con lo Stato non possiamo aprire una trattativa una volta per i trasporti, oggi per la prefettura di Oristano. Perché non apriamo la trattativa con lo Stato a rivendicare verso noi stessi la responsabilità che oggi è in mano allo Stato? La responsabilità ambientale, la responsabilità fiscale, la responsabilità marittima, le responsabilità doganale, la tutela dei nostri beni culturali. Abbiamo le sovrintendenze che sono i viceré della Sardegna senza le quali non si muove nulla, non riusciamo ad essere padroni in casa nostra. Chiediamolo con coraggio. Io quello che dico al Presidente è chiedere con coraggio. Ma non chiediamo risarcimenti dei vincoli in termini monetari, non chiediamo ancora l'elemosina, chiediamo la compensazione di quei vincoli con vincoli nuovi determinati da noi sardi con l'azzeramento dei vincoli statali. Quindi la trattativa con lo Stato non deve essere per la Prefettura di Oristano e basta, deve essere per ridefinire il rapporto che ribalti il centralismo vecchio e quello nuovo, per dare alla Sardegna quella dignità che fino ad oggi è stata letteralmente calpestata.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gianluigi Rubiu. Ne ha facoltà.

RUBIU GIANLUIGI (Area Popolare Sarda). Presidente, Assessori, colleghe e colleghi, bene noi come Gruppo vogliamo dare un segnale forte a questo incontro di stasera, perché riteniamo che sia giunto il momento di passare anche ai fatti, perché non possiamo continuare a fare l'elenco delle cose che non vanno bene e soprattutto non possiamo ripeterci nel parlare della centralità dello Stato, della fuga dello Stato, di quel tutte quelle attività che lo Stato non fa, ma soprattutto di quello che noi sardi non facciamo nei confronti di questo Stato, così come detto da qualcuno, patrigno. Prendendo spunto dal sollecito arrivato dal collega Tatti, che proviene dalla Provincia di Oristano, ma dall'intero gruppo, bene noi Presidente annunciamo che da oggi non facciamo più parte dell'Area Popolare che è rappresentata nel governo italiano da Alfano, che ha tradito prima di tutto noi, ha tradito la Sardegna, e per questo motivo noi prendiamo le distanze. Noi domani presenteremo la comunicazione scritta col nuovo gruppo, anche se in realtà ritorniamo al gruppo UDC Sardegna, autonomo, non un UDC che appartiene al partito nazionale, pur ritrovandoci su alcuni aspetti anche di natura politica, ma pronti anche con questo partito a prendere le distanze qualora il Ministro Galletti non rispetti gli impegni sulle scorie. Perché non possiamo essere succubi di nessuno e ostaggio dei partiti nazionali, dobbiamo come sardi prenderci la nostra dignità e dimostrare la nostra indipendenza, soprattutto la nostra autonomia, questo termine spesso qui abusato ma mai in pratica realizzato e soprattutto utilizzato nel modo opportuno. Quindi questo nostro abbandono dell'Area Popolare è in segno di protesta nei confronti del Ministro dell'interno che è venuto qui ripetutamente a fare delle promesse mai mantenute. Questa della Prefettura di Oristano in realtà ci dà lo spunto per in qualche modo allontanarci da un partito che a livello nazionale non ci rappresenta più, ma vuole essere anche l'invito ai colleghi della maggioranza, e ai colleghi della minoranza, qualora i partiti nazionali utilizzino dei comportamenti non conformi a quelli che sono gli ideali, non conformi a quelli che sono anche le esigenze di un'isola, e qui i colleghi che mi hanno anticipato hanno spiegato quali difficoltà nel difendere i nostri territori, difendere le province, in questo caso difendere le prefetture. Quando parlo di province intendo quella identificazione di quelle zone della Sardegna che sino a ieri venivano identificate appunto come province. Quindi questo allontanamento dello Stato in qualche modo non ci rappresenta e noi lo respingiamo totalmente. La fuga della Prefettura da Oristano non è solo un abbandono di un'istituzione, ma rappresenta la lenta decadenza storica sociale ed economica di un intero territorio, uno spettro da evitare, soprattutto per salvaguardare un pezzo di storia della Sardegna. Ecco perché si reputa che la Regione debba utilizzare tutto il suo peso politico per riconsegnare ad Oristano la sua Prefettura. Un breve excursus è d'obbligo. I primi segnali dell'arretramento dello Stato sono stati evidenti lo scorso 17 dicembre con la decisione del Consiglio dei Ministri per il trasferimento del Prefetto di Oristano, Vincenzo De Vivo, a Crotone senza la nomina del sostituto. Una scelta che poi non è stata adottata neppure il successivo 24 dicembre con la casella della Prefettura di Oristano lasciata desolatamente vuota. Unica certezza è che l'ex prefetto ha lasciato ufficialmente la sede di Oristano lo scorso 4 gennaio. Una sorta di de profundis dunque. Da allora la sede è rimasta vacante almeno sino a quando non è stata resa nota la soppressione dell'Ufficio territoriale del governo ad Oristano. Il disegno del Governo sull'abolizione della Prefettura è stato confermato agli inizi di settembre con informativa inviata dal Ministro dell'interno alle organizzazioni sindacali, un atto dovuto in base alle disposizioni normative sul piano di riordino delle prefetture. Sulla base di questa nota il territorio che ora è di competenza della Prefettura di Oristano dovrebbe passare mediante un accorpamento alla Prefettura di Nuoro. Siamo convinti che sia una scelta illogica ed irragionevole. La Regione dovrebbe contrastare questa decisione per una serie di motivi. Non si comprende infatti il criterio che ha con condotto alla soppressione della Prefettura con un criterio che ha messo sullo stesso piano il territorio di Oristano, 88 comuni, con i distretti di Teramo 47 comuni, o Chieti, o ancora come mai si scelga di privilegiare gli uffici territoriali di Forlì, di Cesena con 30 comuni e Rimini 26 comuni, che pure traggono beneficio da maggiori collegamenti anche stradali e per via ferroviaria. Altre incongruenza alla fusione con Nuoro. Appare un'assurdità la scelta di accorpamento con Nuoro viste le difficoltà di collegamenti stradali e l'assoluta mancanza di tratte ferroviarie verso il capoluogo barbaricino. Sarebbe stata più razionale invece una unificazione con Cagliari, ovviamente solo per fare dei commenti, non è questo il nostro augurio. E' comunque un'eliminazione da contrastare con tutti i modi per le pesanti conseguenze che ricadrebbero sul territorio. Si tenga presente in tal senso che le prefetture non rappresentano solo un argine…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pietro Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Presidente, Presidente della Regione, Assessori e colleghi, io ho ascoltato con interesse gli interventi di tutti i colleghi e non posso non condividere le preoccupazioni manifestate e la netta reazione contro l'ipotesi di chiusura dell'ufficio della Prefettura di Oristano e conseguente accorpamento con Nuoro così come è già stato detto. Condivido le preoccupazioni emerse durante l'incontro con i sindaci della provincia di Oristano, preoccupati per il continuo e progressivo smantellamento di servizi in un'area della Sardegna composta da 88 comuni, 160 mila abitanti, frazionata con una condizione territoriale certamente non semplice. Comprendo le preoccupazioni dei lavoratori interessati dalla soppressione dell'attività della prefettura, significa ancora una volta togliere servizi, significa ancora una volta accorpare, in tutto questo, badate, non c'è niente di straordinario, è chiaro che è in un momento straordinario invece com'è quello in cui lo Stato ha necessità di portare a sintesi molte cose delle quali noi abbiamo avuto storia in questi ultimi anni, in cui bisogna tagliare, bisogna far quadrare i conti dello Stato, in cui bisogna mettere mano alla disoccupazione galoppante, ad aumentare i posti di lavoro, si intervenga per ridurre. La riforma che è nato a livello nazionale è questa, però ovviamente bisogna fare il setaccio delle cose. Quando si interviene in aree, come in questo caso, della Sardegna in cui lo spopolamento è fortemente presente, quando si interviene in un momento storico nel quale è necessario invece unire le forze e fare in modo che i servizi, i presidi territoriali dello Stato mantengano il loro posizionamento, io credo che queste siano battaglie che vale la pena di fare e noi le dobbiamo fare fino in fondo, questo Consiglio regionale unito, che ha mostrato la sua unità anche quando abbiamo ricevuto le delegazioni dei rappresentanti del territorio oristanese, ma la battaglia di Oristano ovviamente è la battaglia di tutta la Sardegna perché questi sono problemi che si sono verificati un po' ovunque, quindi non è soltanto la battaglia di quello, e dirò di più, questo è un momento straordinario nel quale anche noi Regione Sardegna siamo impegnati in una riorganizzarsi degli enti locali, quindi in una riforma importante che non può non guardare alla situazione che la Sardegna sta traversando, che è quella di un territorio fortemente afflitto e in grande difficoltà, quindi la riorganizzazione degli enti locali deve prevedere che si metta in piedi l'area metropolitana di Cagliari, con i comuni ad essa circostanti, ma deve prevedere che non ci siano cittadini di serie A e cittadini di serie B, ecco questa è l'ottica con la quale guardiamo, quindi non è la difesa delle prefetture fine a se stessa, perché sulle prefetture potremmo dire tante cose, ognuno di noi può dire la sua, io potrei dire che in tanti anni non sono mai andato in prefettura, nonostante faccia anche il sindaco di un comune della Sardegna, però sono presidi che lo Stato deve mantenere nei luoghi per cui, quando si fa un ragionamento complessivo, adesso in Italia le prefetture sono 103, 23 vengono cancellate dalla proposta ne rimangono 80 significa razionalizzare, questa è una di quelle storiche ovviamente, non può essere messa in un calderone generale senza ragionare su cosa si sta facendo, da Oristano ad andare a Nuoro, francamente noi che la Sardegna la conosciamo significa dire che stai mettendo in difficoltà tantissima gente che già vede smantellare molti servizi, significa dire che in un territorio in cui lo Stato sta smantellando la sua presenza, anche attraverso l'erogazione di contributi, dei finanziamenti e delle cose che vengono inviate ai comuni è chiaro che qua bisogna intervenire, non si può far finta di niente, ecco questa è la ragione della mozione che noi abbiamo presentato con il centrosinistra, questa è la ragione della mozione che i colleghi del centrodestra hanno presentato, che si concluderà, io credo, con un ordine del giorno che tutti abbiamo sottoscritto per dare mandato al Presidente della Regione e agli assessori competenti affinché con il Governo si intavoli un discorso serio, importante, e non perché una volta chiusi i lavori di quest'Aula ognuno di noi si dimentichi sul lavoro che si è fatto e che questo discorso la prefettura di Oristano rimanga carta vuota e la lettera vuota. Noi dobbiamo andare fino in fondo e dobbiamo non portare avanti e a casa il risultato, questo è l'obiettivo, questa è la forza data anche dalla presenza di coloro che rappresentano le istituzioni, è stato detto, però io lo ribadisco, i sindaci sono quelli in prima fila che hanno dei rapporti costanti con i cittadini, con coloro che vengono i diritti, anche quelli che non sono di competenza delle amministrazioni pubbliche ma che ritrovano nel sindaco del comune nell'amministrazione degli enti locali un punto di riferimento a cui rivolgersi per chiedere conforto per le proprie ragioni. Per cui Presidente, mi rivolgo al lei in questo momento, la Giunta è al completo, per cui credo che anche quello che si vuole significare con la presenza di tutti rappresentanti dell'Esecutivo regionale oggi significa dire che oggi c'è una presenza importante e particolare, ecco partendo da questo e rappresentando le preoccupazioni che sono emerse da tutti gli interventi di questa sera, così come quelle che provengono da quel territorio credo che valga la pena fare una battaglia fino in fondo e portare a casa il risultato.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). I mezzi di informazione hanno dato conto oggi di una visita dell'Assessore dei trasporti in un'isola della nostra regione e della calorosa accoglienza che gli è stata riservata, non perché quei cittadini siano non sensibili e non abbiano quell'ospitalità che è connaturata anche ai cittadini di quell'isola, ma è stato il gesto emblematico, il voltare anche le spalle di chi si sente non adeguatamente tutelato. Il primo problema che dobbiamo porci, lo pongo alle forze politiche presenti in quest'aula, lo pongo soprattutto ai rappresentanti della Giunta regionale, allo stesso Presidente, quale credibilità abbiamo nel rapporto e nel confronto con lo Stato e con il Governo nazionale quando non siamo capaci di tutelare al nostro interno gli interessi dei sardi. Lo pongo come riflessione, lo pongo come riflessione evidenziando, non per farne motivo di polemica, perché non è questo il caso, ma per evidenziare quel silenzio assordante che spesso caratterizza anche l'azione di questo Governo regionale rispetto a questa sorta di arbitrio che pervade ormai l'azione del Governo nazionale nel fare tutto ciò che le aggrada, allora noi in ordine di tempo subiamo oggi la chiusura dei presidi dello Stato in una provincia come quella di Oristano, ma c'è il pericolo domani che avremo le scorie radioattive, c'è il pericolo che sulla vicenda della scuola, ne abbiamo già parlato, che si consumino ulteriori pasticci rispetto a quelli che già abbiamo denunciato, in un crescendo di situazioni che danno l'idea di una sorta di stato lontano dagli interessi di questa Regione, di un Governo che ha un'idea egoista, un'idea centralista, che tarda a morire, anche in questo che doveva rappresentare invece la modernizzazione ed è solo una modernizzazione che passa attraverso la scure. Siccome siamo tutti d'accordo e siamo convinti che l'obiettivo debba essere quello di dare voce forte a quest'Assemblea, di dare un mandato forte al Presidente della Giunta perché non deve subire queste situazioni, perché il Presidente della Giunta avrebbe dovuto chiedere di essere audito presso il Consiglio dei ministri, di essere audito dal Presidente del Consiglio dei Ministri, porre la questione sarda anche sotto questo aspetto, veramente è simpatico l'atteggiamento anche di qualche parlamentare che con un modo, un malvezzo veramente della pessima politica, mi si consenta, di dire in Sardegna una cosa e di fare un'altra cosa invece a Roma, quando non si è d'accordo su un provvedimento, ancorché si faccia parte della stessa parte politica, sia ha e si deve avere il coraggio, si deve avere la serenità, il senso di responsabilità di difendere anche il proprio territorio e di dire anche no! Di dire un no chiaro, se veramente si crede, non pulirsi la coscienza con qualche incontro estemporaneo, con qualche Sottosegretario o andando a dire ai sindaci: guardate il problema l'ho posto. Il problema l'ho posto, ma con quale risultato? Che oggi Oristano perde la rappresentanza della prefettura e di questo passo perderà anche altri autorevoli, importanti presidi dello Stato. Allora, ben venga quest'ordine del giorno unitario, ma venga subito un moto di orgoglio, di resipiscenza, svegliamoci, svegliati Sardegna! Svegliati Giunta! E si svegli signor Presidente nel portare all'attenzione del Governo nazionale una vertenza, quella sarda, che non può essere relegata ai margini dell'agenda di governo, perché sono importanti le infrastrutture, sono importanti tutte le cose che avete…

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, il Presidente della Regione, Francesco Pigliaru.

PIGLIARU FRANCESCO (PD), Presidente della Regione. Si svegli lei, onorevole Pittalis. E cerchi di non mischiare cose che tra loro c'entrano pochissimo.

PITTALIS PIETRO (FI). Io sono sveglissimo.

PIGLIARU FRANCESCO (PD), Presidente della Regione. Il riferimento a Saremar è un riferimento del tutto gratuito, fatto da chi dovrebbe essere consapevole di cosa c'è all'origine di una crisi: un uso del tutto improprio e sbagliato di Saremar, in un momento in cui governavate voi. Si possono fare appelli a fare l'ordine del giorno insieme, ma allora bisogna usare le parole con attenzione, con molta attenzione e bisogna essere sereni e leali. Quanto a governi negletti noi siamo in dialogo costante col governo e certamente aspettiamo risultati su aspetti fondamentali. Sarò velocissimo perché non è questo ciò di cui stiamo parlando adesso, aspettiamo e guardiamo con fiducia alla possibilità di avere in tempi molto rapidi risultati sulle cose di cui abbiamo parlato. Cioè sulla mitigazione del problema della insularità e, per non essere generici: continuità territoriale; treni, tempi di percorrenza degni di un paese e di una regione civile, quale noi stiamo, ma certamente non sull'aspetto dei treni per colpa di decenni di governi centrali che hanno ignorato la pessima qualità delle nostre infrastrutture ferroviarie, per il semplice fatto che la pessima qualità della nostra struttura ferroviaria è un problema solo per i sardi e non danneggia la rete nazionale, e quindi ci hanno scaricato addosso in questo caso certamente il problema della insularità nella forma di ferrovie disastrose e incivili; e il metano. Noi continuiamo con testardaggine e determinazione a dialogare con un governo che siamo certi saprà ascoltare e cogliere l'occasione storica di portare a casa risultati che mitigheranno in modo netto, preciso, comprensibile, immediatamente percepibile dai cittadini problemi di cui nei decenni scorsi si è parlato senza trovare alcun risultato. Vediamo se riusciamo a farlo entro l'anno e mezzo o poco più del nostro governo regionale. Ciò detto, per venire al punto in questione oggi, ho già sostenuto in molte occasioni, la prendo larga perché è un punto di vista che non è necessariamente uguale a quello che ho sentito in molti interventi, ho già sostenuto in molte occasioni che senza il mezzogiorno l'Italia non riparte e ho anche sostenuto che il mezzogiorno, come tutti sappiamo, è incastrato in un equilibrio molto basso e sfavorevole, caratterizzato da un'indegna, non accettabile distanza rispetto alla parte più ricca del paese. Ho anche cercato di contribuire al cruciale dibattito in corso in queste settimane su come si può riuscire a superare questo drammatico divario in cui, in parte, siamo incastrati anche noi. Ho cercato di semplificare al massimo davanti alla direzione del Partito per il quale voto e in numerose altre occasioni, semplificare per provare a concentrarci sui punti fondamentali per dare una speranza al mezzogiorno di uscire dalla trappola nella quale si trova da decenni, non da ieri, e quindi per dare una speranza all'Italia, che senza il mezzogiorno non va da nessuna parte. Come non sarebbe andata la Germania senza portarsi dietro i lander dell'est, cosa che è riuscita a fare diversamente da noi. Ho detto che non ci sono non 25 cose, ma forse ce ne sono tre sulle quali vale la pena concentrarci con la massima attenzione: istruzione, abbiamo avuto occasione di parlarne recentemente in quest'Aula, mi sarebbe piaciuto e mi farà piacere parlare nel dettaglio del progetto Iscola, che parte in questi giorni con le delibere adottate oggi, è già partito per alcuni aspetti, ma ha un'accelerata importante oggi con le nostre delibere adottate in giornata; l'istruzione; la legalità; e le infrastrutture di mobilità, come dicevo prima, decenti. Cose che sono fondamentali per generare e attrarre attività economiche, per generare in loco e attrarre verso le regioni del mezzogiorno attività economica, investimenti. Cose fondamentali anche per convincere le popolazioni del sud che il clima è finalmente cambiato, che le istituzioni centrali e locali difendono i cittadini per bene e anche i cittadini che magari, venendo da comportamenti in alcune regioni, non in Sardegna, censurabili decidono che è giunto il momento di fare il salto e fidarsi e comportarsi per bene. Perché questo succeda serve fiducia nelle Istituzioni. Serve fiducia nelle Istituzioni perché altrimenti non ci saranno investimenti, serve fiducia nelle Istituzioni perché senza difesa di comportamenti virtuosi da parte dei cittadini non si va da nessuna parte, senza fiducia non ci sarà crescita, senza fiducia non ci sarà nessuna possibilità per il mezzogiorno di generare e attrarre attività economica capace di chiudere il divario economico, senza fiducia non si va davvero da nessuna parte. C'è bisogno di una enorme garanzia della legalità, la legalità è uno dei punti essenziali per generare fiducia. Questo è il grande problema che è stato ignorato per decenni. Sono stati spesi un sacco di soldi, sono state fatte un sacco di cose, ma in parte del mezzogiorno questi soldi hanno soltanto alimentato, in realtà, più il malaffare che le infrastrutture utili. Abbiamo bisogno di fiducia e la fiducia passa per esempio moltissimo dalla credibilità delle Istituzioni e quindi dalla legalità. Sarò brevissimo voglio dire solo una cosa, l'ho già detto per la scuola, in occasione del dibattito che abbiamo avuto qui e lo ripeto anche adesso che parliamo di legalità. In Italia, e qui sto parlando naturalmente al Governo non a quest'Aula, non si può usare alcuno schema lineare per decidere tagli, ridimensionamenti, allocazioni, ho già detto che non ha senso calcolare il numero degli insegnanti che servono nelle scuole, usando gli stessi parametri in Emilia come in Calabria, in luoghi in cui non c'è dispersione scolastica e gli apprendimenti sono alti, rispetto a luoghi dove invece c'è bisogno di un intervento straordinario per superare, per combattere la dispersione scolastica e per migliorare gli apprendimenti. L'Italia non è lineare, almeno fino a quando il mezzogiorno non avrà raggiunto il resto del paese, e fino a quando il mezzogiorno non avrà raggiunto il resto del paese il mezzogiorno ha bisogno di investimenti addizionali nell'istruzione, nella legalità e in alcune fondamentali infrastrutture. Da questo punto di vista, io condivido lo spirito di molti interventi in quest'Aula che sarebbe un errore grave ridurre il presidio di legalità nella nostra Regione, inclusa naturalmente nell'area dell'oristanese.

PRESIDENTE. Poiché nessuno dei presentatori ha domandato di replicare, dichiaro chiusa la discussione.

È stato presentato l'ordine del giorno, chiedo che se ne dia lettura.

(Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno numero 1:

Ordine Del Giorno Cocco Pietro - Pittalis - Desini - Cocco Daniele Secondo - Anedda - Usula - Dedoni - Rubiu - Zanchetta - Carta - Solinas Antonio - Cherchi Augusto - Cherchi Oscar - Tatti - Tendas sugli interventi urgenti a difesa della Prefettura di Oristano, ufficio territoriale del Governo, e contro l'ipotesi di soppressione avanzata dal Ministero dell'interno.

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione della discussione delle mozioni n. 176 e n. 177 in materia di azioni urgenti a difesa della Prefettura di Oristano e contro l'ipotesi di soppressione da parte del Ministero dell'interno,

PREMESSO che con la legge 7 agosto 2015, n. 124, il Parlamento, a completamento di una profonda modifica della rete organizzativa dello Stato, ha stabilito una revisione delle competenze e una riduzione delle funzioni e degli enti periferici "in base a criteri inerenti all'estensione territoriale, alla popolazione residente, all'eventuale presenza della città metropolitana, alle caratteristiche del territorio, alla criminalità, agli insediamenti produttivi, alle dinamiche socio-economiche, al fenomeno delle immigrazioni sui territori fronte rivieraschi e alle aree confinarie con flussi migratori" e la trasformazione delle prefetture-uffici territoriali del Governo in Uffici territoriali dello Stato con la confluenza nell'Ufficio territoriale dello Stato di tutti gli uffici periferici delle amministrazioni civili dello Stato;

EVIDENZIATO che:

- a seguito delle leggi approvate dal Parlamento, il Ministero dell'interno ha proposto, con una bozza di decreto del Presidente della Repubblica, l'immediato avvio della chiusura di 23 prefetture in tutta Italia, compresa quella di Oristano, con relativo accorpamento alla Prefettura di Nuoro;

- questa decisione rischia di portare anche alla declassificazione della Questura, ma anche al ridimensionamento della presenza dello Stato in tutto il territorio della Provincia di Oristano, che in questo momento, vista anche l'emergenza dei flussi migratori provenienti dall'Africa e dal medio Oriente che stanno interessando la Sardegna e la Provincia di Oristano, necessita invece di un potenziamento, garantendo ai cittadini i necessari servizi e livelli di sicurezza garantiti attualmente dai presidi di Polizia che invece verrebbero meno;

SOTTOLINEATO che:

- l'accorpamento a Nuoro della prefettura significherebbe mettere i cittadini in condizioni di non poter accedere a quei livelli minimi di garanzia dei servizi a causa del lungo tragitto di circa 100 km dal capoluogo oristanese privo di qualsiasi collegamento pubblico, aggravando i costi per i cittadini costretti a spostarsi nel capoluogo nuorese;

- le dinamiche di impoverimento del tessuto economico e sociale con la chiusura di scuole, caserme dei carabinieri, uffici postali, banche e uffici dello Stato aggraverebbero enormemente le difficoltà di questa parte della Sardegna che invece necessita di una attenzione straordinaria del Governo nazionale con interventi urgenti di sostegno all'economia e all'occupazione,

impegna il Presidente della regione e la Giunta regionale

a mettere in campo tutte le azioni necessarie atte a:

1) impedire la chiusura della Prefettura di Oristano;

2) attivare immediatamente un tavolo di confronto con il Governo al fine di ridiscutere l'assetto organizzativo dell'amministrazione periferica pubblica, mantenendo e potenziando il miglioramento dei servizi ai cittadini, tenuto conto delle condizioni d'insularità di questa Regione e affermando i principi costituzionali dell'autonomia della Sardegna sanciti dallo statuto.(1).)

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

PIGLIARU FRANCESCO (PD), Presidente della Regione. Il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1.

Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Grazie Presidente, io voterò ovviamente a favore di quest'ordine del giorno, anche se ripeto le cose che ho sempre detto in questa aula da un anno a mezzo a questa parte. Questi ordini del giorno non servono a nulla. Non siamo più in tempi di ordini del giorno, siamo in tempi di aprire la grande vertenza che ci deve essere tra lo Stato nazionale e la Regione autonoma della Sardegna; e questo la si ha non con un ordine del giorno, intanto rispettando il nostro Statuto, che prevede che quando si discutono problemi inerenti la Regione sarda il Presidente della Regione deve essere presente nel Governo nazionale per dire la propria opinione. E intanto per dire che noi siamo arretrati rispetto alla tabella di marcia, noi aspettiamo sempre che ci sia il morto per dire: facciamo un ordine del giorno che non ci toglie sicuramente dal niente, dalle sacche in cui siamo caduti.

Vede il problema della continuità territoriale, Presidente, non è un problema legato all'Assessore, alla dignità dell'Assessore, poveraccio che viene accusato di chissà quale… Dipende dal fatto che noi abbiamo venduto e svenduto la nostra continuità territoriale. Quando Renato Soru è andato a Roma e ha venduto per quattro lire la continuità territoriale, il trasporto pubblico locale e la sanità ci siamo resi conto che a quel punto noi non potevamo fare più nulla; il bilancio dello Stato deve contenere i fondi necessari per la continuità territoriale sarda che non è soltanto un problema di allocazione delle risorse ma è un problema che da soli noi non possiamo affrontare la continuità territoriale, la continuità territoriale va affrontata con il contributo dello Stato, è lo Stato che deve insieme a noi andare in Europa a fare le cose che dobbiamo fare. Ma queste cose ce le siamo dette tante volte.

Quindi io voto a favore per non turbare questo clima di unità, ma se andiamo a vedere in questa legislatura sono più gli ordini del giorno unitari che abbiamo firmato che tutto il resto. Che non hanno prodotto assolutamente nulla.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Zanchetta per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ZANCHETTA PIETRO (Cristiano Popolari Socialisti). Grazie Presidente, signor Presidente della Regione, colleghe e colleghi, intervengo in dichiarazione di voto perché il badge non funzionava per prenotarmi negli interventi precedenti, ma per affermare soltanto un concetto, Presidente e colleghi, io sono il più lontano dalle prefetture e non ho mai sentito la mancanza ad esempio, però capisco in considerazione del fatto che ci sono i sindaci che rappresentano le comunità di quei territori quanto possa essere importante il mantenimento di un importante Ufficio dello Stato. Mi preme però sottolineare un aspetto e non posso accettare dai colleghi che hanno richiamato l'importanza della prefettura come l'organo, che garantisce la presenza dello Stato, perché chi garantisce la presenza dello Stato in Sardegna è la sua rappresentanza elettiva vale a dire la Regione autonoma della Sardegna. Se noi dimentichiamo questo concetto e ci richiamiamo allo Stato con le sue rappresentanze anche periferiche sviliamo la nostra funzione, sviliamo il nostro ruolo, sviliamo la costituzione che richiama all'autonomia come principio fondamentale sul quale costruire le nostre prospettive e nostro futuro.

Concludo, signor Presidente, nell'affermare certamente il voto favorevole del mio Gruppo dicendo che quando i commentatori politici all'indomani delle azioni di rivendicazione della Catalogna hanno fatto delle analisi non hanno mai richiamato la Sardegna, vorrei che la Sardegna ritornasse all'attenzione delle cronache proprio perché si sta riaprendo una stagione di rivendicazioni certamente leali e corrette nei confronti dello Stato ma sempre con ben chiaro il principio che garantisce la nostra presenza qui, che è quella di un autonomismo vero, di una Regione capace di far valere i propri diritti, di garantire i propri cittadini senza dover richiamarsi e in extremis a dover salvare le prefetture. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Cocco per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Presidente, io intervengo innanzitutto per esprimere il mio voto favorevole sull'ordine del giorno, cosa che avevo già fatto. Però gli interventi di alcuni colleghi non possono non chiamarci a dire la nostra su alcune vicende che francamente pesano non poco. Perché se l'ordine del giorno è un ordine del giorno su questo tema e su questo abbiamo dibattuto va bene, siamo tutti d'accordo e su questo noi votiamo, ma sulle cose tirate fuori dal collega Pittalis e dal collega Floris qual cosa va detta e ho due minuti per dire questo. La prima è che noi col Governo già da maggio sulla questione della continuità territoriale stiamo cercando di mitigare le grande difficoltà che abbiamo ereditato, cercando denari, facendo partecipare lo Stato della questione della continuità territoriale. Altra questione Soru non ha svenduto nulla perché ha deciso di trattare con lo Stato 1.600 milioni di euro per la Sardegna, milioni di euro per la Sardegna, per cui… Io non ricordo che il collega Floris, impegnato moltissimo nei cinque anni di governo precedente in cui lui era Assessore di grandi vertenze con lo Stato, non ne ricordo una. Non ricordo il collega Pittalis, capogruppo di maggioranza relativa che governava la Regione Sardegna nei cinque anni precedenti con il presidente Cappellacci impegnato in grandi vertenze con lo Stato che hanno dato soluzione questa nostra Isola sia sulla continuità territoriale che sulla vertenza con lo Stato con le vertenze con lo Stato, non me ne ricordo una e non credo che sia un problema mio credo che se un problema della Sardegna dei sardi che si sono accorti della situazione. Noi abbiamo ereditato una situazione complicata, non ce lo ha ordinato il medico di prenderci in carico questa situazione complicata ma ognuno rimanga nel suo cortile, nel suo cortile, perché di questo si deve occupare e pensare per lo meno che deve avere il pudore prima di dire qualcosa e pensare quello che ha fatto, qua non ci sono verginelle che si prendono la briga di dire le cose in una maniera così come vengono dette utilizzando oltretutto una vertenza che è quella della Prefettura di Oristano su cui noi abbiamo dato nostro punto di vista e su questo vogliamo stare e su questo votiamo e su questo esprimiamo il nostro voto favorevole. Per le altre questioni avremo altre occasioni per intervenire e dire sia sulla continuità territoriale che sulle vertenze con lo Stato, avremmo sicuramente più da dire di loro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (FI). Presidente, io voterò con grandissima convinzione quest'ordine del giorno. Anche se dopo l'intervento non ultimo del capogruppo che ha cercato in qualche modo di aggiustare, sistemare l'intervento del presidente Pigliaru, commissionato probabilmente dal Presidente, non lo so abbiamo visto un movimenti qui…

(Interruzioni)

Una battuta la posso fare? Credo che sia… Mi sembra però, presidente Pigliaru, che l'obiettivo di oggi sia solo ed'esclusivamente uno: quello dell'unitarietà, cioè tutti uniti e tutti compatti solo d'esclusivamente per raggiungere un obiettivo. Poi per carità le elezioni universitarie può continuare a farle quando vuole, le sue lezioni noi le ascoltiamo, siamo qua, bravissimi e continuiamo su questa linea. Però a noi interessa avere oggi un Presidente convinto, certo che quando si siederà a Roma a trattare l'argomento e il problema della legalità e della difesa del territorio regionale sardo ne sia veramente convinto e che abbia veramente la forza per difendere e per difendere tutti i sardi. Io credo che sia solo questo l'aspetto importante. Che non ci siano oggi all'interno di questo Consiglio regionale casacche politiche. Onorevole Cocco, non è pensabile che si possa continuamente e ogni volta che si interviene in questo Consiglio regionale rivangare il passato e ogni volta accusare i Governi precedenti, perché la prossima volta vi accuseremo noi, ma ai sardi non diamo risposte, noi i sardi, in questo modo, rischiamo solo di prenderli in giro. Quindi, come ha fatto oggi l'onorevole Antonio Solinas, che ha messo l'abito uguale e identico al mio colore, perfettamente identico, dobbiamo essere noi oggi qua uniti nello stesso modo per evitare che ogni volta l'obiettivo che vogliamo raggiungere, come altre battaglie, quelle fiscali, quelle della continuità territoriale, quella della sanità non sono andate in porto, perché probabilmente non eravamo uniti, perché molto probabilmente non c'era la consapevolezza che solo uniti, e voi siete, noi siamo i rappresentanti del popolo sardo, noi siamo la Sardegna. Se riusciamo a capire questo, molto probabilmente qualche risultato noi riusciremo ad ottenerlo. Presidente Pigliaru, noi questo oggi le stiamo chiedendo e questo noi oggi votiamo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Molto brevemente per preannunciare, come ha già fatto il collega Oscar Cherchi, il voto favorevole per l'ordine del giorno, un ordine del giorno che non so che produttività può avere. Se quest'ordine del giorno, e questo è nelle nostre intenzioni Presidente Pigliaru, è perché l'intera assemblea le dà un forte mandato, le dà un forte mandato per capire se è ancora possibile, noi riteniamo che sia ancora possibile, perché la politica è confronto, è dialogo e anche confronto, perché lei faccia valere davanti al Governo nazionale la possibilità, io colgo positivamente quello che lei ha detto sul ruolo del Mezzogiorno sulla necessità che non si debba procedere con i tagli lineari. E qui è la sostanza della vertenza proprio che noi oggi dibattiamo. Su questo, Presidente Pigliaru, ci troverà a sostenerla, a prescindere dal colore della mia giacca politica, non è questo il problema, il problema è che però la Sardegna deve avere un ruolo che non sia marginale, un ruolo che non appaia agli occhi del Governo nazionale come residuale, un ruolo che non sia di mera acquiescenza di tutto ciò che a Roma si fa. Caro collega Cocco, proprio su questo tema io veramente ti chiederei di riflettere. Se tu ricordi quanti ricorsi, e sono ventinove se tu non lo ricordi, che questa amministrazione regionale, presieduta dall'onorevole Cappellacci, ha proposto davanti alla Corte costituzionale, perché non si può certo andare ad imbracciare il fucile a Roma, lo fai con gli strumenti della democrazia, lo fai difendendoti su tutte le vertenze. Poi le questioni le sappiamo, sappiamo come sono andate a finire, noi avevamo un'idea di autonomia identitaria, voi ne avete un'altra, su questo si può discutere, voi avete ritirato quei ricorsi, voi avete sacrificato quello che avevamo introdotto in Sardegna sul Patto di stabilità per il fondo unico dei comuni, avete detto sì il ministro Padoan, cancellandolo con un colpo di matita. Questo è, e su questo è il confronto, e questa è la ragione del mio intervento, prendendo a pretesto la visita dell'assessore Deiana, che non voleva apparire una dissacrazione né del ruolo né di quella funzione, ma è quello che siamo capaci di fare anche all'interno di questo…

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Daniele Cocco per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE (SEL). Non avevo dubbi che anche oggi avremmo perso un'occasione per presentarci uniti rispetto a una vertenza che vorremmo proporre al Governo, che secondo noi, secondo tutto quello che abbiamo detto, ci sta danneggiando anche questa volta. Però io vorrei rimarcare che la preoccupazione nostra dall'arretramento dello Stato, in questo caso con la soppressione della Prefettura nel Comune di Oristano, è la stessa preoccupazione della Giunta, che vedo presente qui con tutti i suoi componenti, e debbo dire, non per fare dietrologia, non per fare polemica, che io nell'altra legislatura la Giunta presente nei banchi del Consiglio con tutti i suoi componenti l'ho vista pochissime volte.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Christian Solinas per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SOLINAS CHRISTIAN (PSd'Az). Dando seguito alle considerazioni che abbiamo svolto in precedenza, sia il collega Carta che io, non vogliamo sicuramente infrangere l'unitarietà delle posizioni del Consiglio regionale. Voteremo a favore con una postilla, e cioè precisando che il nostro voto a favore è nel senso di aprire quella grande vertenza che veda la possibilità di redistribuire la presenza pubblica sulla nostra regione con una delega piena alla stessa regione. Non me ne voglia la Giunta regionale, però in realtà nella replica io non ho colto quale sia la posizione della Giunta sulla prefettura di Oristano, perché abbiamo sentito una serie di considerazioni che peraltro per alcuni versi apprezziamo riguardo al metano, riguardo alla continuità territoriale, però sullo specifico tema in verità non abbiamo colto quale sia la posizione. Per cui votiamo una delega a difendere le posizioni che non capiamo se sarà interpretata in questo senso. Non è certo mio compito difendere le posizioni del collega Floris, che perfettamente ha illustrato quale sia il punto di vista che lo contraddistingue, però vorrei ricordare che, in materia di continuità territoriale, i primi biglietti di continuità territoriale li abbiamo comprati grazie ad una presa di posizione della Giunta regionale di allora, che era presieduta peraltro dal collega Floris. Quindi, non credo che nell'eredità pesante delle Giunte successive ci sia un danno, quanto piuttosto un elemento a favore. Un'ultimissima postilla me la si consenta, voglio esprimere tutta la mia solidarietà all'assessore Deiana per i fatti che invece abbiamo letto sulla cronaca, con un invito però a non mischiare troppo due piani distinti, perché vorrei ricordare che la Siremar, la Caremar, la Toremar sono state privatizzate senza bisogno che siano state fatte flotte campane, flotte siciliane o flotte toscane. La privatizzazione, e lo sa bene l'Assessore e anche il Presidente, viene privatizzata perché la legge quello prevede, non tanto per il debito che semmai aggrava una procedura, ma di fatto non è la causa della privatizzazione, quindi finiamola di miscelare due piani che sono distinti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione. Ne ha facoltà.

PIGLIARU FRANCESCO (PD), Presidente della Regione. Perché mi sembra di capire che l'onorevole non ha colto la mia posizione, quindi mi dispiace per l'onorevole Oscar Cherchi, dovrò rifare in un minuto la mia lezioncina universitaria, che per la verità mi sembrava pochissimo universitaria e molto data da concretissimi fatti. Cioè il Mezzogiorno è fermo, il Mezzogiorno per muoversi ha bisogno di almeno tre cose, io dico tre perché non voglio dirne venticinque, dico le principali: istruzione, legalità, infrastrutture seriamente costruite soprattutto per la mobilità, punto. Ho detto che non ha senso, come ha colto bene l'onorevole Pittalis, applicare parametri lineari in un'Italia che lineare non è per niente, quindi non ha senso applicare criteri che si applicano per il centro-nord ricco nello stesso modo per il sud, ho detto che il sud, il Mezzogiorno, e in quota parte anche la Sardegna, che un po', non interamente, fa parte di quest'area più sfortunata del Paese, ha bisogno di fiducia, e la fiducia si costruisce con interventi in quelle tre cose, in quelle tre cose c'è la legalità. Quindi, sono profondamente convinto che fare passi indietro in termini di presenza della legalità in quest'area del Paese sia un grave errore, quindi sarebbe un grave errore fare un passo indietro anche nella zona di Oristano di cui stiamo parlando oggi. L'ho messo in un contesto appena più generale, ma il punto mi sembra chiaro, infatti ha dato parere favorevole alla mozione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Paolo Truzzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TRUZZU PAOLO (Gruppo Misto). Per esprimere il voto favorevole ovviamente a quest'ordine del giorno da parte dei Fratelli d'Italia. Devo dire che avendo letto l'ordine del giorno e soprattutto avendo seguito il dibattito in aula e avendo sentito gli interventi di tanti colleghi, voterei, voto anzi, votiamo convintamente. Ho invece qualche dubbio in più rispetto all'intervento del Presidente, perché mi è sembrato che non si riesca a cogliere il nocciolo della questione. Come alcuni colleghi ben più onorevoli di me hanno messo in luce, oggi la Prefettura di Oristano è un esempio, è un simbolo, è un simbolo di quell'arretramento dello Stato nei confronti dei territori più periferici, nei confronti della Sardegna, delle autonomie regionali. E ci sono stati alcuni colleghi che hanno detto chiaramente che probabilmente questo rapporto con lo Stato va ricostruito e ripensato, e quando si dice che va ricostruito e ripensato allora probabilmente bisogna cercare di interloquire con Roma e con chi prende le decisioni in maniera diversa. Perché vede, Presidente, io non ho difficoltà a riconoscere che l'istruzione, le infrastrutture e la legalità siano elementi importanti, ma penso che nessuno nella sua Giunta, come in qualsiasi Giunta, come in qualsiasi Consiglio regionale, avrebbe difficoltà a dire che questi sono elementi fondamentali per la crescita, e non ho nemmeno difficoltà a dire che è importante la credibilità delle istituzioni, però quello che secondo me è sbagliato - e glielo ripeto per l'ennesima volta - è forse questo continuare sulla logica della leale collaborazione che poco ha prodotto o sta producendo. Perché per poter fare una leale collaborazione occorre essere in due e se dall'altra parte non c'è leale collaborazione è inutile continuare ad andare avanti. E mi verrebbe da ricordare un detto che dice: "A brigante brigante e mezzo", perché non ci può essere leale collaborazione laddove si interviene con risorse proprie, per esempio - pensiamo al mutuo - per realizzare le infrastrutture regionali, risorse che invece dovrebbe mettere lo Stato per le nostre strade, per la nostra mobilità e anche per le infrastrutture ferroviarie. E ancora non si può pensare che ci sia leale collaborazione quando noi, unica regione in Italia, cerchiamo l'equilibrio di bilancio, che doveva risolvere tanti problemi della finanza pubblica negli enti locali, e oggi ci troviamo ingessati con gli stessi problemi del patto di stabilità. E poi la credibilità delle istituzioni, caro Presidente - lo dico per l'assessore Deiana in questo caso - c'è laddove si pensa a fare qualche comunicato stampa in meno e qualche fatto in più, perché non si può accettare di sentire ancora oggi che nella continuità territoriale bisogna intervenire anche nei confronti di quei cittadini che magari non riescono a prendere l'aereo e mettere una penalità perché hanno avuto magari una difficoltà e non possono partire.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tedde per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Signor Presidente, sicuramente voterò in modo convinto a favore di quest'ordine del giorno non foss'altro perché comunque emerge da una mozione presentata dal Gruppo di Forza Italia, primo firmatario Oscar Cherchi. Onorevole Cocco, collega Cocco, noi non siamo uniti in questa battaglia, siamo un'unica cosa, siamo completamente fusi nel percorso che dobbiamo fare e negli obiettivi che ci poniamo, anche se debbo sottolineare che un intervento particolarmente riottoso e stizzito che è arrivato dalla maggioranza rischiava e rischia, spero di no, di far incrinare questa unità. Credo che questi interventi in quest'Aula in questi momenti siano pericolosissimi, non si debbono fare, perché non è semplice trovare l'unità anche su questi temi; quando si trova deve essere conservata, deve essere tutelata, deve essere coccolata gelosamente, e così qualcuno ha ritenuto di non dover fare, ed è un errore.

L'ordine del giorno comunque è importante, è una prova di unità, come diceva Daniele Cocco, ma debbo rimarcare che il campanello d'allarme è suonato tanto tempo fa, è suonato a dicembre e chi lo doveva sentire o chi lo doveva ascoltare non lo ha né ha ascoltato, né sentito. Oggi ci troviamo qui probabilmente perché quel campanello ha suonato inutilmente, e quella leale collaborazione di cui parlavano il Presidente e il collega Truzzu non può essere unidirezionale. Non si può continuare a parlare di leale collaborazione con il Governo Renzi e con lo Stato quando da parte del Governo Renzi e dello Stato non c'è leale collaborazione, ci sono atteggiamenti prevaricatori, chiari, che in quest'Aula più volte sono stati discussi. Ricordo le trivelle, ricordo la buona scuola, ricordo il fatto che non abbiamo avuto il coraggio di impugnare davanti alla Corte costituzionale, così come ha fatto la Puglia e altre regioni, queste leggi. È evidente che questa leale collaborazione non è bidirezionale e a questa leale collaborazione monca noi dobbiamo rispondere, il Governo regionale deve rispondere con un atteggiamento più determinato, più vigoroso a difesa della comunità sarda. Non continuiamo a parlare di leale collaborazione evanescente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Augusto Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI AUGUSTO (Sovranità, Democrazia e Lavoro). Intervengo per esprimere naturalmente il voto a favore del Gruppo Sovranità, Democrazia e Lavoro e per rimarcare la speranza di una mancanza di strascichi in una mozione che da una parte ci vede uniti e dall'altra qualcuno dice ci vede fusi, però comunque sia tutti d'accordo per portarla assieme in una salvaguardia di funzioni e di servizi soprattutto nel territorio di Oristano.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ignazio Giovanni Battista Tatti per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TATTI IGNAZIO GIOVANNI BATTISTA (Area Popolare Sarda). Presidente, a nome del Gruppo voglio esprimere il nostro voto favorevole a quest'ordine del giorno e io ringrazio il presidente Floris che ha rimarcato una volta ancora il fatto che l'ordine del giorno conta sino a un certo punto, ma ritengo che oggi debbo ringraziare concretamente il mio Gruppo che ha mandato un segnale forte al Governo nazionale dicendo al Ministro dell'interno che non facciamo più parte del suo partito politico.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Luigi Crisponi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole, convinto, mio personale e del Gruppo dei Riformatori Sardi a quest'ordine del giorno, ma anche per ricordare al presidente Pigliaru che ha anche uno strumento fra le mani. Ricordo a lei, Presidente, a tutti i colleghi, che il 3 giugno scorso una mozione unitaria presso la Camera, presso il Parlamento nazionale, si è occupata delle mozioni sulla questione Sardegna; di quella vertenza fa parte anche la questione e la vertenza di Oristano. Tutte queste piccole situazioni che si sono venute a creare sono un tradimento rispetto a quello che è stato ribadito in sede parlamentare. Quelle vicende riguardano la Sardegna intera, riguardano ogni territorio, ma riguardano in modo particolare i territori più vulnerabili come è Oristano, così come è Nuoro e tanti altri piccoli comuni del territorio regionale che aspettano risposte dal Governo certamente al quale fa riferimento su questo territorio, ma soprattutto da quello nazionale. È vero, gli amici di Oristano potranno venire a Nuoro alla prefettura di Nuoro. Prendete il jolly come Nuoro. Il 30 ottobre chiuderà anche la vostra Camera di commercio come probabilmente verrà chiusa la Camera di commercio di Nuoro. Verrete quindi in una città monca, in una città dove hanno già chiuso la Banca d'Italia, la Ragioneria dello Stato, dove hanno chiuso tutti quei presidi che lo Stato, invece, dovrebbe garantire. Ma da nuorese posso anche dirvi che probabilmente non ne sento la mancanza, semmai da amministratore, da cittadino, sento la mancanza della legge del contrappeso. Non c'è la restituzione in altri servizi di quello che ci viene tolto. È questa la vertenza che viene, quindi, affidata al presidente Pigliaru. È questa la vertenza sulla quale dovremmo naturalmente confrontarci. Però magari venendo nella nostra città, a Nuoro, troverete aperti gli uffici dell'amministrazione provinciale che, per appunto, invece, avrebbero dovuto venire chiusi. Vedete com'è talvolta la politica.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alessandro Collu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COLLU ALESSANDRO (Soberania e Indipendentzia). Presidente, chiaramente per annunciare il mio voto favorevole e non solo per l'importanza della prefettura di Oristano, ma perché registro oggi un cambio di mentalità rispetto al passato. Io ho sentito parlare di arretramento dello Stato, ma non è la prima volta. Ne ricordo uno del 2012, la chiusura delle sezioni staccate dei tribunali, e devo ammettere che c'è stato un cambio di mentalità perché allora, per un servizio che sicuramente non ha inciso meno nella vita di tutti i sardi - perché solo la sezione staccata del mio comune riguardava 130 mila utenti ed è stata chiusa -, non ricordo un dibattito come questo in Consiglio regionale. Non si è mosso niente, nonostante la pressione dei comuni e dei cittadini, e, ripeto, i cittadini sicuramente hanno risentito della chiusura del servizio almeno quanto la chiusura della prefettura di Oristano. Quindi speriamo che sia la volta buona, che si cambi passo, che si cambi la mentalità e sono contento di quest'ordine del giorno votato in maniera unitaria.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Antonio Solinas per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SOLINAS ANTONIO (PD). Presidente, intervengo intanto per esprimere il parere favorevole sull'ordine del giorno, non foss'altro perché assieme ai colleghi consiglieri della provincia di Oristano ho partecipato alla stesura. Io vorrei ringraziare tutti i colleghi, di maggioranza e di minoranza, perché si è riusciti finalmente ad andare al di là del proprio territorio, diceva bene il collega Collu che non si era mai vista una discussione su un argomento come questo che portasse all'unità di tutto il Consiglio regionale. Io credo che questa unità ritrovata, anche con molte difficoltà, non lo nascondo, si è partiti con due mozioni separate ma siamo partiti separati per colpire uniti... io voglio esprimere anche (ha fatto bene il Presidente della Giunta a rimarcare quello che è stato il significato del suo intervento) io credo che quando si voglia cercare il pelo nell'uovo, fare comunque polemica politica, ci si riesce sempre. Credo che il Presidente abbia fatto un intervento molto chiaro su quella che sarebbe stata la posizione della Giunta regionale nei confronti del Governo nazionale. Mettere oggi in discussione altri temi come hanno già fatto alcuni colleghi della minoranza consiliare credo che sia la cosa più sbagliata. Noi dobbiamo confermare pieno mandato al Presidente della Giunta, un mandato forte che gli consenta di rappresentare non solo la maggioranza ma tutto il Consiglio regionale e quindi tutta la Sardegna. Se ci imbarchiamo in polemiche politiche, lo dico in amicizia a Pietro Pittalis, ma anche all'onorevole Floris, se devo valutare le scelte fatte nella passata legislatura potrei parlare per ore, non lo faccio perché oggi in discussione abbiamo un argomento specifico. Quando vogliamo parlare o quando volete parlare di argomenti specifici (come giustamente ci avete chiesto di parlare del problema della scuola sarda) siamo a vostra completa disposizione perché, onorevole Floris, ripetere oggi le accuse nei confronti di Soru o della Giunta di Renato Soru nei confronti del Governo nazionale relativo al problema delle entrate diventa non accettabile, mi consenta, perché potrei ricordare che il centrosinistra nella passata legislatura ha dovuto occupare l'aula per due giorni interi per convincervi che era necessario fare una battaglia forte nei confronti del Governo nazionale per mantenere in piedi quell'accordo che la Giunta del centrosinistra aveva concluso. Quindi, io mi rivolgo nuovamente a tutto il Consiglio perché, ripeto, non ci siamo mai tirati indietro a discutere argomenti specifici, quando...

PRESIDENTE. Onorevole Solinas, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Paolo Zedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ZEDDA PAOLO (Soberania e Indipendentzia). Presidente, noi Rosso Mori voteremo a favore di questo ordine del giorno, ma voteremo a favore con una visione non entusiastica dell'orientamento e del senso che si vuole dare. Consideriamo le prefetture dei servizi per il cittadino e in questa accezione è giusto che vengano conservate e consideriamo che le prefetture contengono dei posti di lavoro. Difendiamo la presenza dello Stato e la carenza di infrastrutture nella nostra regione, difendiamo la carenza dello Stato nella scuola, difendiamo la carenza dello Stato nei presidi per la sicurezza, difendiamo i sardi nei confronti della carenza dello Stato per i trasporti e per le carenze che abbiamo fortissime nel campo dell'energia. Difendiamo le prefetture come servizi per il cittadino, non come presidi per lo Stato. Noi preferiremmo che la Sardegna seguisse il modello della Val d'Aosta e della provincia di Trento e di Bolzano che conferiscono queste funzioni alla Presidenza della Regione. Questo è il modello a cui noi guardiamo con speranza e come una prospettiva verso il futuro. Voteremo quindi questo ordine del giorno con un sì, ma con un sì non pienamente convinto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Cappellacci, Cossa, Fasolino e Locci hanno votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: Agus - Anedda - Busia - Cappellacci - Carta - Cherchi Augusto - Cherchi Oscar - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Collu - Comandini - Congiu - Cossa - Cozzolino - Crisponi - Dedoni - Demontis - Deriu - Desini - Fasolino - Floris - Forma - Ganau - Lai - Lampis - Ledda - Locci - Lotto - Manca Gavino - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Oppi - Orru' - Perra - Peru - Pigliaru - Pinna Giuseppino - Pinna Rossella - Piscedda - Pittalis - Pizzuto - Randazzo - Rubiu - Ruggeri - Sabatini - Solinas Antonio - Solinas Christian - Tatti - Tedde - Tendas - Tocco - Truzzu - Usula - Zanchetta - Zedda Alessandra - Zedda Paolo.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 57

Votanti 57

Maggioranza 29

Favorevoli 57

(Il Consiglio approva).

Chiedo conferma dell'inversione dell'ordine del giorno.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Va bene.

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per qualche minuto in attesa che i lavoratori e le rappresentanze dell'IPAB arrivino in Consiglio.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 03, viene ripresa alle ore 19 e 15.)

Discussione della mozione Tedde - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra in relazione alla grave situazione economico-finanziaria in cui versa l'IPAB Fondazione San Giovanni Battista con sede a Ploaghe (107) abbinata alle interpellanze Tedde - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra sull'aggravarsi della precaria situazione economico-finanziaria in cui versa l'IPAB Fondazione San Giovanni Battista con sede a Ploaghe, già oggetto della mozione n. 107 del 13 gennaio 2015 (112/A); Azara - Arbau - Ledda - Perra sulla gravissima situazione in cui si trova ad operare l'istituzione pubblica di assistenza e beneficenza (IPAB), Fondazione San Giovanni Battista con sede a Ploaghe, a seguito del fallimentare reiterarsi del commissariamento regionale, avviato nel lontano 2007, con l'obiettivo di procedere alla trasformazione della ex IPAB in Azienda di servizi alla persona (ASP) (125/A) e Desini - Busia ai sensi dell'articolo 108, comma 5, del regolamento per conoscere i motivi che hanno giustificato la nomina di un nuovo commissario straordinario nella gestione dell'Ipab Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe (126/A).

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. L'ordine del giorno reca la discussione unificata della mozione numero 107 e delle interpellanze numero 112, 125 e 126.

(Si riporta di seguito il testo della mozione numero 107 e delle interpellanze numero 112, 125 e 126:

Mozione Tedde - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra in relazione alla grave situazione economico-finanziaria in cui versa l'IPAB Fondazione San Giovanni Battista con sede a Ploaghe.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- l'IPAB Fondazione San Giovanni Battista con sede a Ploaghe è una struttura socio-sanitaria ed assistenziale la cui attività è finalizzata all'offerta di numerosi e qualificati servizi di sostegno alla persona, con eccellenze nel campo specifico della riabilitazione, delle RSA e della psichiatria, svolta ricorrendo all'impiego di 165 dipendenti, di cui 134 a tempo indeterminato e 31 a tempo determinato;

- altresì, l'importante struttura è dal 2007 sottoposta a commissariamento da parte dell'Assessorato regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale e da allora si sono succeduti 3 commissari, i cui obbiettivi sono stati la riduzione dell'indebitamento ed il risanamento aziendale, in applicazione dell'articolo 44 della legge regionale n. 23 del 2005 e del suo regolamento di attuazione che ne prevedono la trasformazione in azienda pubblica di servizi alla persona (ASP);

CONSIDERATO che al fine di procedere alle operazioni di risanamento prodromiche alla trasformazione dell'IPAB in ASP la Regione Sardegna ha stanziato, con la legge finanziaria per il 2012 risorse per 25.000.000 di euro destinate al ripianamento delle perdite pregresse ed al contestuale pagamento dei debiti nei confronti dell'erario, dell'INPS e del personale dipendente;

ACCERTATO che a seguito della suddetta iniezione di risorse, e dopo aver risanato la situazione debitoria nei confronti del personale, dell'INPS e dell'Erario, è ora necessario procedere alla trasformazione in ASP e attenuare le criticità gestionali che determinano la cronica debolezza della struttura economica e di conseguenza finanziaria della Fondazione San Giovanni Battista, il cui equilibrio finanziario, reso instabile dall'elevato costo del personale che supera l'80 per cento del totale dei costi, occorre stabilire con politiche ed iniziative che consentano d'incrementare la produzione, la produttività ed i ricavi con il pieno utilizzo della capacità produttiva delle strutture disponibili;

CONSIDERATO che dal 2007 ad oggi sono state presentate diverse ipotesi di ristrutturazione dai commissari straordinari nominati alla guida dell'ente, ritenute non congrue dalla Regione, e che dopo il ripianamento delle perdite fatto nel 2012 occorre promuovere azioni di riorganizzazione dell'IPAB che puntino a portare in equilibrio la gestione, attraverso misure di razionalizzazione delle attività e dei servizi da inserire nel quadro dell'offerta sanitaria regionale;

OSSERVATO che per quanto sopra rappresentato la Fondazione produce perdite il cui valore è stimabile in 80-100 mila euro mensili derivanti dalla sola gestione caratteristica, a causa soprattutto del ridotto utilizzo dei posti letto e dei volumi accreditati, e della conseguente sproporzione tra costi necessari per il mantenimento degli standard regionali e ricavi derivanti dalle prestazioni effettivamente erogate;

VALUTATO che, nelle more della trasformazione in ASP, al fine di consentire la sopravvivenza di una struttura di eccellenza nel sistema socio-sanitario ed assistenziale regionale è necessario procedere ad una rigorosa riorganizzazione dell'azienda e, soprattutto, al suo inserimento nel quadro del servizio sanitario regionale, rendendola il primo fornitore di riferimento delle ASL della Sardegna, garantendole in tal modo un budget annuo che consenta una programmazione di medio e lungo periodo ed il mantenimento di tutte le attività secondo criteri di economicità, efficacia ed efficienza;

CONSIDERATO che preoccupano non poco le notizie di questi giorni secondo le quali la Fondazione avrebbe ripreso a realizzare perdite importanti con una rapidità tale che se non contrastata con provvedimenti urgenti, strutturali ed immediati, porterà presto allo stato d'insolvenza una delle più preziose realtà della sanità sarda, con le note conseguenze che ciò determinerà in termini di perdita di posti di lavoro e, non meno importante, in termini di offerta sanitaria e sociale,

impegna il Presidente della Regione

1) affinché intervenga con tempestività e con soluzioni definitive al fine di porre in essere ogni azione necessaria al salvataggio dell'IPAB Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe, attivando le procedure che ne consentano la rapida trasformazione in azienda pubblica di servizi alla persona, in ossequio a quanto previsto dall'articolo 44 della legge regionale n. 23 del 2005 e dal suo regolamento d'attuazione;

2) affinché riferisca successivamente al Consiglio regionale circa lo stato attuale in cui versa la Fondazione San Giovanni Battista, indicando quali azioni l'Amministrazione regionale abbia intrapreso o intraprenderà a salvaguardia di una delle strutture d'eccellenza della sanità sarda. (107)

Interpellanza Tedde - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra sull'aggravarsi della precaria situazione economico-finanziaria in cui versa l'IPAB Fondazione San Giovanni Battista con sede a Ploaghe, già oggetto della mozione n. 107 del 13 gennaio 2015.

I sottoscritti,

PREMESSO che, a seguito delle preoccupanti notizie circa la grave e difficile situazione economico-finanziaria in cui versa l'Ipab Fondazione San Giovanni Battista con sede a Ploaghe, il Gruppo di Forza Italia aveva presentato, lo scorso mese di gennaio, la mozione n. 107, nella quale si impegnava il Presidente della Regione a procedere al salvataggio dell'Ipab, rappresentando l'importanza dei servizi di sostegno alla persona nel campo specifico della riabilitazione, delle RSA e della psichiatria, resi alla collettività dalla suddetta struttura socio-sanitaria e, contestualmente, la necessità che si dia seguito a quanto previsto dall'articolo 44 della legge regionale n. 23 del 2005 e del suo regolamento che prevedono la trasformazione in azienda pubblica di servizi alla persona (Asp);

OSSERVATO che, contestualmente, si chiedeva al Presidente della Regione di riferire al Consiglio circa lo stato in cui versa la Fondazione San Giovanni Battista, indicando quali azioni l'Amministrazione regionale avesse intrapreso o avesse intenzione d'intraprendere a salvaguardia di una delle strutture d'eccellenza della sanità sarda;

RILEVATO che, alcuni mesi fa, l'Amministrazione regionale ha fornito notizie rassicuranti circa la situazione gestionale dell'Ipab che lasciavano intendere che la soluzione delle problematiche inerenti la trasformazione in Asp era stata individuata e sul punto di essere attuata, con ampie e pubbliche assicurazioni dell'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale che l'operazione si sarebbe conclusa di lì a un mese, così come previsto dalla deliberazione della Giunta regionale n. 4/24 del 27 gennaio 2015;

RILEVATO, altresì, che da allora sono passati due mesi e che la situazione è ulteriormente peggiorata in modo preoccupante con l'impossibilità, da parte della Fondazione, di onorare i debiti verso il personale, da mesi senza stipendio e quelli verso i fornitori che si trovano nella spiacevole e difficile condizione di non poter pagare i propri dipendenti e rischiano la chiusura;

RIBADITO che la Fondazione continua a produrre perdite il cui valore è stimabile in 80/100 mila euro mensili derivanti dalla sola gestione caratteristica, a causa soprattutto del ridotto utilizzo dei posti letto e dei volumi accreditati e della conseguente sproporzione tra costi necessari per il mantenimento degli standard regionali e ricavi derivanti dalle prestazioni effettivamente erogate;

OSSERVATO che quanto disposto dalla legge regionale n. 23 del 2005, le richieste contenute nella mozione n. 107 del 13 gennaio 2015 a firma degli scriventi consiglieri regionali, le accorate e disperate richieste d'intervento dei sindacati e dei lavoratori e, da ultimo, le disposizioni contenute nella stessa deliberazione n. 4/24 del 27 gennaio 2015 adottata dalla Giunta regionale sono rimaste "lettera morta", in un clima caratterizzato dall'inerzia della Regione rispetto alla concreta possibilità di chiusura di una delle eccellenze della sanità sarda e della perdita del posto di lavoro da parte di circa 170 dipendenti e di un'importante fonte di reddito per altrettante famiglie;

CONSIDERATO che il tempo a disposizione dell'Amministrazione regionale è terminato e che l'ennesimo mancato intervento da parte della massima istituzione regionale si tradurrebbe con ogni probabilità nell'irreversibile tracollo della Fondazione,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per sapere quali siano le soluzioni e i tempi, che auspichiamo brevissimi, previsti dall'Amministrazione regionale per avviare il salvataggio dell'Ipab Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe, attivando le procedure che ne consentano la rapida trasformazione in azienda pubblica di servizi alla persona, in ossequio a quanto previsto dall'articolo 44 della legge regionale n. 23 del 2005 e dal suo regolamento d'attuazione. (112)

Interpellanza Azara - Arbau - Ledda - Perra sulla gravissima situazione in cui si trova ad operare l'istituzione pubblica di assistenza e beneficenza (IPAB), Fondazione San Giovanni Battista con sede a Ploaghe, a seguito del fallimentare reiterarsi del commissariamento regionale, avviato nel lontano 2007, con l'obiettivo di procedere alla trasformazione della ex IPAB in Azienda di servizi alla persona (ASP).

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- l'IPAB Fondazione San Giovanni Battista con sede a Ploaghe è una struttura socio-sanitaria ed assistenziale che comprende: una RSA da 32 posti letto, una RSA che ospita pazienti con gravi menomazioni psicofisiche da 20 posti letto, un centro di riabilitazione residenziale con 20 posti letto, un centro socio-riabilitativo da 20 posti letto, una comunità terapeutica psichiatrica con 23 posti letto, una casa protetta con 30 posti letto, un centro diurno socio-riabilitativo con 40 posti, un servizio ambulatoriale/domiciliare di riabilitazione con circa 70 prestazioni/die;

- tali attività impiegano 165 dipendenti, di cui 134 a tempo indeterminato e 31 a tempo determinato oltre a circa 30 professionisti in regime di convenzione;

- la legge regionale 23 dicembre 2005, n. 23, prevede che le ex IPAB debbano essere trasformate in ASP, o ove tale ipotesi non sia realizzabile, si proceda alla soppressione delle stesse, disponendo che beni, personale, funzioni, patrimonio passino al comune dove ha sede la struttura;

- in attuazione della legge regionale che disciplina il riordino delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB), le ASP (aziende di servizi alla persona) sono enti di diritto pubblico dotati di autonomia statutaria, contabile, tecnica e gestionale; seppur operanti nell'ambito del diritto pubblico devono adottare una forma di gestione basata sulla contabilità e sul controllo di gestione tipici delle società di capitale;

PRESO ATTO che:

- da luglio 2007 la Fondazione è sottoposta a commissariamento da parte della Regione, con l'obiettivo di dare attuazione alla legge regionale n. 23 del 2005 per la trasformazione delle ex IPAB in ASP;

- negli otto anni di gestione commissariale si sono succeduti quattro commissari, ciascuno dei quali ha svolto più mandati, nel corso dei quali sono stati presentati diversi piani di ristrutturazione e industriali, prospettando diverse soluzioni possibili, talvolta concordate con lo stesso Assessorato competente;

- ad oggi nessuna ipotesi ha portato all'autorizzazione definitiva alla trasformazione, in quanto l'ente deve preventivamente raggiungere il pareggio di bilancio, requisito essenziale per l'ASP, secondo quanto disposto dalla stessa legge regionale n. 23 del 2005;

CONSIDERATO che:

- nonostante con la finanziaria 2012 siano stati attribuiti alla Fondazione San Giovanni Battista 25 milioni di euro, risorse gestite direttamente dal commissario dell'epoca, per il risanamento della situazione debitoria nei confronti del personale, dell'INPS e dell'erario, negli otto anni la gestione commissariale dell'ente non ha raggiunto l'obiettivo di invertire la direzione del conto economico che ogni anno fa registrare perdite superiori ad un milione di euro; infatti, l'azione dei commissari si è sostanziata prioritariamente in una significativa riduzione dell'organico, tanto che per poter rispettare gli standard minimi e l'operatività dei turni H24, si deve ora far ricorso a contratti a tempo determinato e a rapporti di convenzione con professionisti, permanendo comunque criticità importanti, principalmente dovute al costo del personale che tuttora supera l'80 per cento dei ricavi;

- a due mesi dalle assicurazioni dell'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale sulla imminente trasformazione della Fondazione San Giovanni Battista in azienda, la situazione dell'ente è ulteriormente precipitata, come risulta dalla mancata erogazione degli stipendi al personale, e dall'arretrato di diversi mesi dei pagamenti ai fornitori e prestatori di servizi all'interno della struttura;

- a rendere ancora più allarmante la drammatica situazione in cui versa la Fondazione San Giovanni Battista sono intervenute le ventilate dimissioni dell'attuale commissario reincaricato, Costantino Foddai, già nominato nel 2007, a conferma dei fondati e legittimi dubbi riguardo la possibile conclusione positiva dell'annosa vicenda;

RITENUTO che:

- l'indifferibile necessità di definire il percorso legislativo previsto dalLa legge regionale n. 23 del 2005 ed avviato nel 2007 per la Fondazione San Giovanni Battista renda ormai improponibile l'ulteriore pedissequo ricorso allo strumento del commissariamento, sulla stregua degli otto anni trascorsi che hanno lasciato irrisolta la situazione di grave deficit dell'ente comportando enormi spendite di risorse pubbliche;

- sia indispensabile prospettare soluzioni alternative e che consentano il superamento delle difficoltà estrinsecatesi nel lungo tempo trascorso,

chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere se non ritenga:

1) opportuno, considerando l'importanza delle attività svolte dalla Fondazione San Giovanni Battista, ed in particolare quelle svolte per la ASL di Sassari, e visto il particolare momento di riforma dell'intera offerta sanitaria regionale, affidare al Commissario della ASL il compito di verificare la fattibilità dell'acquisizione della Fondazione San Giovanni Battista, al fine di consentirNe un effettivo snellimento, garantendo al contempo il mantenimento dei servizi essenziali, dei livelli occupazionali ed un miglioramento dell'offerta del territorio;

2) in alternativa, utile ed opportuno procedere alla verifica delle possibilità di creare una struttura interna al distretto per garantire continuità delle prestazioni necessarie al territorio e tutelare i diritti dei lavoratori. (125)

Interpellanza Desini - Busia ai sensi dell'articolo 108, comma 5, del regolamento per conoscere i motivi che hanno giustificato la nomina di un nuovo commissario straordinario nella gestione dell'Ipab Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- la Fondazione San Giovanni Battista è un'istituzione pubblica di assistenza e beneficienza (Ipab), con sede a Ploaghe, convenzionata con il Sistema sanitario nazionale che fornisce una pluralità di servizi in diverse aree di intervento (riabilitazione, residenza sanitaria assistenziale, comunità terapeutica psichiatrica e casa protetta);

- con legge regionale 15 marzo 2012, n. 6 (legge finanziaria 2012), è stata autorizzata la spesa di 25 milioni di euro a favore dell'Ipab Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe per il risanamento dei debiti relativi al personale e per la successiva trasformazione in ASP San Giovanni Battista di Ploaghe;

- con interrogazione n. 95/A, gli odierni interpellanti hanno richiesto all'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale informazioni precise in merito all'utilizzo, da parte dell'ente, dell'importo di 25 milioni, trasferito nel corso dell'esercizio finanziario 2012, in merito all'attuale situazione finanziaria dell'ente, con particolare riferimento all'estinzione totale dei debiti pregressi e in merito alla mancata trasformazione in ASP dell'Ipab Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe;

- con nota n. 2489 del 17 ottobre 2014, n. 2489, pervenuta agli interessati con pec del 29 ottobre, il direttore generale dell'Assessorato dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale ha dato conto della destinazione delle somme trasferite dalla Regione e delle ragioni che non hanno consentito la trasformazione in ASP;

PRESO ATTO che:

- il commissario straordinario nominato dall'attuale Giunta, rag. Foddai, ha presentato una prima relazione sulla situazione economico-finanziaria e strutturale dell'ente, delle relazioni integrative e, in data 7 gennaio 2015, una relazione conclusiva;

- dall'analisi della relazione conclusiva emerge, in particolare e nonostante l'ingente finanziamento regionale, una situazione economico patrimoniale grave (perdita presumibile di euro 1.620.000 al 31 dicembre 2014, perdita complessiva bilancio 2013 di euro 2.586.969,63), una struttura dell'organico superiore a quella prevista dagli standard necessari per l'accreditamento delle struttura, una l'esigenza di razionalizzazione della struttura per il raggiungimento dell'equilibrio della gestione;

RILEVATO:

- che, come segnalato anche dal commissario straordinario, l'equilibrio gestionale dipende, in particolare, dalla capacità gestoria di condurre le attività della Fondazione, dalla necessità di migliorare gli aspetti manageriali nelle funzioni più elevate e dalla necessità di porre fine alla prolungata situazione di commissariamento, non funzionale ad un virtuoso sviluppo delle linee strategiche e gestionali aziendali;

- la perdurante necessità di promuovere la trasformazione della Fondazione in ASP;

PRESO ATTO che, con deliberazione n. 16/15 del 14 aprile 2015, la Giunta regionale ha proceduto alla nomina di un nuovo commissario straordinario;

RITENUTO che:

- tale scelta non appare coerente con le indicazioni segnalate nella relazione conclusiva presentata dal precedente commissario straordinario;

- è opportuno conoscere le ragioni che hanno portato la Giunta alla nomina dell'ennesimo commissario straordinario e, in particolare, se lo stesso abbia le competenze necessarie per risolvere la crisi della fondazione e consentire la necessaria trasformazione in ASP;

- appare opportuno investire della questione l'intero Consiglio regionale,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per conoscere i motivi che hanno giustificato la nomina di un nuovo commissario straordinario nella gestione dell'Ipab Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe. (126).)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. La parola all'onorevole Tedde che ha facoltà di illustrare la mozione numero 107 e l'interpellanza numero 112.

TEDDE MARCO (FI). Presidente, cercherò di impiegare meno di quindici minuti perché abbiamo in Aula molti lavoratori sindacalisti e cittadini che devono ritornare in provincia di Sassari. Finalmente arriva in Aula questo tema, un tema molto delicato del quale discutiamo con atti di sindacato ispettivo da tempo, ma che non abbiamo mai avuto occasione invece di discutere nella massima assise dei Sardi. Sappiamo che la fondazione San Giovanni Battista è una struttura sociosanitaria e assistenziale che offre importanti e qualificati servizi di sostegno alla persona, anche con alcune eccellenze nel campo della riabilitazione, della psichiatria della RSA, una struttura con 165 dipendenti quanto meno all'epoca in cui abbiamo proposto la mozione, quindi gennaio del 2015. Questa struttura è dal 2007 sottoposta a commissariamento da parte dell'Assessorato della sanità, da allora si sono succeduti credo cinque commissari che avevano l'obiettivo di ridurre l'indebitamento e risanare l'azienda così come prevede peraltro l'articolo 44 della legge 23, che prevede la trasformazione della fondazione o delle fondazioni in ASP, azienda pubblica al servizio della persona. La Regione Sardegna proprio per avviare i passaggi prodromici per arrivare alla ASP nel 2012, con la finanziaria del 2012, erogò un finanziamento di 25 milioni di euro che servì per ripianare perdite e debiti nei confronti dell'Inps, del personale e dell'erario. Era necessario dopo questa importante iniezione di risorse e indispensabile procedere alla trasformazione della fondazione in azienda per i servizi alla persona. E' sicuramente una struttura debole, una fondazione debole, ha un equilibrio finanziario molto delicato che è reso particolarmente instabile dal costo del personale che incide per oltre con l'80 per cento sul totale dei costi, e quindi occorre per controbilanciare questo peso del personale incrementare la produzione. Lo abbiamo detto più volte, lo ribadiamo in questa assise, in questo contesto, occorre incrementare la produzione, non tanto produttività, quanto la produzione e quindi i ricavi utilizzando le capacità produttive di questa struttura che sono significative se non importanti o anche straordinari a volte. Dal 2007 ad oggi sono state proposte varie ipotesi di ristrutturazione che non sono state congrue evidentemente dalla Regione se oggi siamo qui, e dopo il ripianamento delle perdite fatto nel 2012 ora occorre prendere il toro per le corna e quindi riorganizzare questa IPAB, questa fondazione, fino a portare in equilibrio la gestione attraverso misure strutturali di razionalizzazione dell'attività e di introduzione di nuovi servizi all'interno di questo ente. Purtroppo oggi la fondazione perde circa 80 - 100 mila euro al mese e queste perdite derivano soprattutto dal ridotto utilizzo dei posti letto e dei volumi che vengono accreditati, e quindi c'è una sproporzione sensibile fra i costi necessari per il mantenimento dei costi standard regionali e i ricavi che derivano dalle prestazioni che vengono effettivamente erogate ed eseguite. Quindi è necessario come dicevo poc'anzi riorganizzare strutturalmente questa IPAB inserendola nel quadro del servizio sanitario regionale, rendendola primo fornitore delle ASL della Sardegna, in modo da garantire un budget annuo che consenta una programmazione quantomeno di medio periodo, di medio termine, e il mantenimento di tutte le attività secondo criteri di economicità, secondo criteri di efficienza. E credo che sia possibile, siamo convinti tutti che ciò sia possibile. E siamo molto preoccupati perché abbiamo notizie secondo le quali la fondazione ha ripreso a produrre debiti in maniera considerevole e probabilmente ha incrementato la capacità di produrre debiti, che derivano però da ciò che abbiamo detto, da quei vizi di cui abbiamo parlato poc'anzi. E si rischia, se non si mette mano velocemente, si rischia far arrivare, perché poi la responsabilità sarebbe nostra, di far arrivare la fondazione allo stato d'insolvenza, e questo non è assolutamente accettabile. E quindi con questa mozione, e con l'interpellanza ovviamente, noi puntavamo e ambivamo ad impegnare il Presidente della Regione, quindi il Governo regionale, affinché finalmente si chiuda questa riflessione molto lunga che è stata avviata qualche anno fa che viene proseguita oggi e che deve trovare una conclusione. Bisogna decidere che cosa deve fare la fondazione, bisogna decidere che cosa noi vogliamo di questa fondazione, bisogna decidere che cosa devono fare questi 175 padri e madri di famiglia. Non possiamo continuare a discutere per mesi, per anni, e anche di più, è necessario che il Governo regionale assuma un'iniziativa forte magari, ma oggi, la doveva assumere ieri, però oggi facciamo ancora a tempo, domani non so se faremo ancora a tempo. Quindi, signor Assessore, credo che a lei spetti il compito in virtù delle sue funzioni di tracciare questo nuovo percorso, di disegnare il nuovo orizzonte della fondazione San Giovani Battista, noi crediamo che lei abbia la capacità per farlo, e crediamo pure che se c'è qualche burocrate che si frappone tra lei e la conclusione di questo percorso, che deve essere una conclusione positiva, lei debba sostituire questo burocrate, perché non si può assolutamente continuare sulla strada che questa fondazione sta percorrendo. Stiamo davvero rischiando di fare brutte figure tutti e di gettare nello sconforto tante famiglie oltre che impedire che i servizi di eccellenza che fino ad oggi vengono erogati dal personale che ha dimostrato, nonostante sia in credito credo di quattro mensilità e mezzo, ha dimostrato grande senso di responsabilità, continua ad erogare i servizi, continua a erogare servizi, continua ad essere presente sul luogo di lavoro e continua a quindi a far fare alla fondazione le sue funzioni caratteristiche, ecco mi sento di ringraziare il personale per questo, perché in una situazione di questo tipo il personale si dovrebbe o si potrebbe comunque sentire poco interessato a lavorare in una struttura che non dà e non ha per adesso un futuro. Mi riservo di intervenire poi per replica grazie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Gaetano Ledda per illustrare la sua interpellanza.

LEDDA GAETANO (Gruppo Misto). Innanzitutto un saluto ai colleghi, alle colleghe, ai signori della Giunta, e alla folta rappresentanza che c'è qua del San Giovanni Battista. Su questa vicenda vorrei dare anch'io il mio piccolo contributo, per portare a casa il risultato e risolvere il grosso e annoso problema. Anch'io con il mio precedente gruppo consiliare avevo sottoscritto una interpellanza e precisamente la numero 125 del 21 aprile 2015, non entro in merito ai dati forniti poco fa, onorevole Tedde, ma volevo essere preciso su alcune cose indispensabili per il risultato, premesso che la legge regionale 23 dicembre 2015, la numero 23, prevede che le istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza debbano essere trasformate in aziende servizi alla persona, oggi nulla ha portato all'autorizzazione definitiva per alta formazione in quanto l'ente deve preventivamente raggiungere il pareggio di bilancio, requisito essenziale per l'azienda di servizi alla persona, ove disposto dalla legge regionale numero 23 del 2005, a quanto mi risulta il commissario Foddai, che peraltro svolgeva le mansioni a titolo gratuito, aveva predisposto e presentato un progetto-relazione e, sottolineo, concordato con il direttore generale e con lo staff dell'Assessorato alla sanità, nel quale era previsto anche il pareggio di bilancio, non avendo avuto nessuna risposta in merito si è dimesso dall'incarico. Non sarebbe il caso che la commissione sanità prenda in mano il progetto presentato a suo tempo dal dottor Foddai per poterlo esaminare, d'altronde pare che l'attuale commissario stia presentando alla struttura un progetto quasi fotocopia di quello del dottor Foddai, mai preso in considerazione. Tutto questo conferma ancora una volta la scarsa funzionalità dell'assessorato alla sanità e del suo staff, quindi chiedo al Presidente che intervenga con soluzioni definitive al fine di porre in essere ogni azione necessaria al salvataggio e alla formazione del San Giovanni Battista di Ploaghe.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Roberto Desini per illustrare la sua interpellanza.

DESINI ROBERTO (Sovranità, Democrazia e Lavoro). Presidente, onorevoli colleghi, signori assessori. Noi abbiamo presentato questa interpellanza assieme alla collega Busia,ci siamo occupati della San Giovanni Battista ad iniziare da luglio del 2014, cioè da quando eravamo in quest'aula da solo qualche mese. Ebbene, il fatto che oggi stiamo discutendo questa interpellanza unificata alle mozioni dei colleghi Tedde e più, interpellanza che, Signor Presidente, le ricordo è stata presentata il 22 aprile del 2015, cioè qualche giorno dopo in cui era stato nominato il nuovo commissario del San Giovanni Battista, che come tutti sappiamo da lì a qualche giorno invece a chi era stato conferito l'incarico di commissario aveva rinunciato perché vi erano delle incompatibilità e non poteva coprire quel ruolo. L'interpellanza chiedeva il motivo per il quale era stato nominato un nuovo commissario, ma soprattutto l'interpellanza aveva e ha una finalità ben precisa e chiara: è mai possibile, è mai concepibile che l'Italia e in particolar modo nella nostra Regione avvenga una cosa che sta dell'incredibile, e cioè quest'istituto è commissariato dal 2007, si può continuare ad andare avanti così, perché c'è un dato che è incontrovertibile, perché se siamo in regime di commissariamento dal 2007 è una situazione di precarietà nei confronti soprattutto dei lavoratori ai quali esprimiamo la totale solidarietà, soprattutto umana e soprattutto come genitore, però per essere molto chiari e per dircela tutta questa è una situazione di precarietà che fa comodo alla politica, a tutta la politica. Io non voglio fare accuse al centrodestra e al centrosinistra perché nel 2007 governava il centrosinistra, poi ha governato il centrodestra, ma c'è un dato di fatto che questa situazione di precarietà fa comodo alla politica perché in questa condizione si possono tenere i lavoratori dipendenti quindi gli elettori in una determinata condizione, diciamocelo chiaramente, si tengono al guinzaglio le persone, sono facilmente ricattabili, sono facilmente condizionabili, allora ecco il motivo per il quale noi abbiamo posto questa interpellanza perché non accettiamo assolutamente che si possa proseguire questa gestione di precarietà dove i denari pubblici, non ultimo i 25 milioni che erano stati destinati nella finanziaria del 2012, che sono andati a ricoprire i debiti commerciali e che a tutt'oggi non hanno risolto il problema, allora io chiedo a quest'Aula, chiedo all'Assessore, al Presidente, siamo chiari, siamo sinceri, siamo corretti, diciamo le cose come stanno, non illudiamo ancora la gente, lo so che è brutto sentirsi dire, non è quello che i lavoratori si vogliono sentir dire, ma vedete la mia esperienza da sindaco mi dice che quando vengono i cittadini in comune non li puoi prendere in giro, devi dire le cose come stanno, nel bene e nel male, allora noi riteniamo che sia arrivato il momento per il quale non si possa proseguire in questa situazione, allora non c'è commissario che tenga, dobbiamo sapere chiaramente qual è la volontà della Giunta regionale, qual è la volontà dell'Assessore, che cosa si voglia fare. Anche poc'anzi nella Conferenza dei Capigruppo è emerso chiaramente che i numeri così come stanno ogni giorno produciamo dei debiti e se noi non troviamo un limite a questa emorragia non si sanerà mai questa situazione. Allora l'intendimento della nostra interpellanza, signor Assessore, è quello che vogliamo sapere una volta per tutte cosa si voglia fare del San Giovanni Battista di Ploaghe.

PRESIDENTE. È aperta la discussione generale.

Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi non oltre la conclusione del primo intervento.

È iscritta a parlare la consigliera Rossella Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA ROSSELLA (PD). Prendo la parola e chiedo di intervenire in merito alla vicenda San Giovanni Battista di Ploaghe non perché ne conosca tutti dettagli ma per aver seguito la vicenda di riflesso nel momento in cui si discuteva contemporaneamente della fine impietosa di un'altra fondazione, lasciata morire nell'indifferenza dell'allora Amministrazione regionale, sto parlando della Fondazione Guspini per la vita, una fondazione e una struttura nata per dare risposte ai cittadini, soprattutto quei cittadini che dovevano prendere la nave, prendere l'aereo per andare a rincorrere la speranza di essere curati fuori dalla propria Regione, sto parlando di un centro di riabilitazione che ha dato la possibilità a tanti cittadini a tanti sardi, e non solo sardi, di curarsi, di uscire non dico guariti, ma sicuramente in una condizione migliore rispetto a quella in cui sono entrati all'interno della struttura e soprattutto di poter avere la possibilità di curarsi nella propria terra. Ero tra il pubblico quel giorno in cui, nel 2012 durante l'approvazione della legge finanziaria la maggioranza di allora, di centrodestra, propose questo salvataggio incredibile della fondazione di Ploaghe, 25 milioni di euro che dovevano servire a risanare completamente la situazione debitoria del San Giovanni Battista. Qui ho sentito parlare di pareggio di bilancio, ho sentito parlare di incrementare la produzione, di varie ipotesi di ristrutturazione per portare in equilibrio la fondazione, soprattutto per consentire questo passaggio, dovuto e auspicato, da fondazione ad ASP. Credo però che non sia stato detto tutto, non è stato detto che è stata una scelta irresponsabile allora, lo dico davanti agli oltre 160 lavoratori, non perché i 160 lavoratori non andavano salvati, ma perché trattandosi di denaro pubblico prima di mettere delle risorse pubbliche in un pozzo senza fondo dobbiamo prima di tutto preoccuparci di chiudere quel fondo, prima di tutto dobbiamo preoccuparci di sapere dove stanno andando i soldi pubblici e in che modo vengono spesi. Questa è la prima necessità e la prima urgenza, è stata una scelta irresponsabile perché prima di mettere a disposizione 25 milioni di euro che servivano a salvare i posti di lavoro, anche se temporaneamente, bisognava avere chiara la strada da seguire, bisognava avere chiaro il piano di ristrutturazione. E mi meraviglia molto che qualcuno dei colleghi oggi si dimentichi che dal 2009 al 2014 ci sono stati cinque anni di tempo per mettere fine a queste perdite irreversibili e incredibili della fondazione. Ci sono stati cinque anni di tempo per trasformare l'IPAB in ASP. Oggi io credo che noi dobbiamo avere chiara qual è la soluzione che si prospetta per il San Giovanni Battista, dobbiamo averla chiara soprattutto all'interno di un quadro dei servizi sanitari e dei servizi sociali, dei servizi alla persona all'interno della regione Sardegna. Io credo che di questo ci dobbiamo occupare immediatamente, e propongo che la Commissione sanità si preoccupi di progettare, di proporre, di studiare, insieme chiaramente all'Assessore competente, una rete di riabilitazione sul modello hub and spoke, perché si possa rispondere ai bisogni dei sardi, prima di tutto, e secondariamente anche ai bisogni giustamente dei lavoratori che domani, dopo un'altra iniezione di euro, potrebbero trovarsi esattamente nella situazione in cui si trovano oggi.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Antonello Peru. Ne ha facoltà.

PERU ANTONELLO (FI). Le numerose interrogazioni, interpellanze e mozioni presentate sia dalla maggioranza, sia dalla minoranza preoccupano tutto il Consiglio regionale sulla situazione alquanto drammatica che versa la fondazione San Giovanni Battista e i suoi 160 lavoratori, che da circa quattro mesi non percepiscono stipendio. Io spero vivamente che in questo dibattito possa oggi assumersi una decisione chiara e coraggiosa e che si adotti un provvedimento per porre fine a questa situazione così angosciosa. Io non vorrei finalizzare il mio intervento per difendere i lavoratori, anche se sono il cuore dell'ente, ma vorrei concentrare tutti gli elementi a mia conoscenza per trovare, se possibile insieme a quest'Aula, la soluzione migliore affinché questa struttura possa crescere, svilupparsi e fornire le migliori prestazioni nel sistema sanitario assistenziale regionale. I problemi logistico-strutturali, un ridotto utilizzo dei posti letto, e l'assenza di una sua autonomia, sono la causa maggiore del problema del San Giovanni Battista. A questo punto rimangono poche strade da percorrere, forse due. La trasformazione in ASP, soluzione che vede convergere gran parte del Consiglio regionale visto le interpellanze, le mozioni, che vede in prima linea l'Assessore che ha espresso una volontà chiara sull'ASP, che vede il consiglio comunalle anche di Ploaghe, minoranza e maggioranza, e che vede anche i sindacati in prima linea su questa proposta. Ma la trasformazione in ASP io dico è un'ottima soluzione ma è indispensabile chiarire, dettagliare che non deve essere solo sulla carta, non deve essere solo lo stato giuridico che cambia, non deve essere l'insegna di un negozio ma rimanere negozio con la stessa merce e con la stessa struttura. Per consentire la sopravvivenza della struttura nel sistema socio-assistenziale sono necessari tempi brevissimi, volontà forte e risorse finanziarie importanti. Per procedere sono necessarie, e qui tutti lo sanno, una rigorosa riorganizzazione dell'azienda, è necessario stabilire politiche certe e iniziative che consentano di incrementare. Aumentare la produzione significa rivisitare in tutto la struttura, la messa a norma, gli impianti e l'aumento dei posti letto. Caro Assessore è possibile questo? Uno sviluppo sostenibile dell'ASP deve basarsi sulla condizioni di autonomia per l'espansione della propria attività, ma soprattutto come risolvere il problema in questa visione futura. Per esempio, il problema delle entrate non può più esistere il pagamento attraverso fatture, è necessario un sistema di finanziamenti diretti da parte della Regione all'ASP. È possibile questo, caro Assessore? Questi bisogni per l'ASP richiedono: nuove disposizioni istituzionali, azione legislativa che normi questa volontà politica, ed è necessario un notevole sforzo economico e finanziario da parte della Regione, diciamo che per sollevare la serranda dell'ASP occorrono da subito 10 milioni di euro, tra perdite già accertate e nuovi investimenti. Questo è possibile? Vorrei che l'Assessore rispondesse. Personalmente, ho analizzato a fondo il problema e sono convinto che il progetto ASP è di altissimo valore, ma in questa precisa realtà il progetto ASP è di difficile attuazione, caro Assessore. Cito solo tre punti perché se non convergono questi tre punti il progetto ASP salta, non vedo di facile attuazione indirizzare all'ASP tutte le prestazioni delle committenti ASL, non vedo di facile attuazione che l'ASP si segga con i comuni per quanto riguarda il plus, non sarà di facile attuazione il corrispondere attraverso i finanziamenti diretti da parte della Regione all'ASP e per centrare l'obiettivo generale, quindi il pareggio di bilancio, è necessario raddoppiare le prestazioni e i conseguenti ricavi dell'ASP, dai 7 milioni e mezzo si deve arrivare almeno ai 14 milioni di euro di bilancio. Allora, alla luce di questa analisi io propongo che l'Assessorato, attraverso una pianificazione, individui un percorso idoneo al problema, avocando una parte a sé e trasferendo anche a terzi l'attività dei servizi, propongo che assorba nell'organico della ASL le risorse umane attraverso la modifica dell'articolo 44 della 23 del 2005 e nell'ottica di ridurre i costi, ottimizzando le risorse per dare continuità all'attività, dovrà acquisire le strutture necessarie per esempio, acquisirle in maniera affine a quelle che potrebbero essere domani le specialità o l'alta specialità tipo la psichiatria della riabilitazione e più efficace e meno oneroso quindi convenzionare i privati per esempio la parte delle RSA, questa è la proposta nella logica di una linea di principi sulla rete ospedaliera che tanto ha sempre dichiarato… La parte riguardante la comunità protetta…

PRESIDENTE. Grazie onorevole Peru, ha finito il tempo…

È iscritto a parlare il consigliere Luigi Ruggeri. Ne ha facoltà.

RUGGERI LUIGI (PD). Grazie Presidente, io ho acquisito le informazioni dalle relazioni dei colleghi e da qualche intervento relativamente alla situazione della fondazione San Giovanni Battista, ne sono profondamente spaventato, e la considero paradigmatica di come si muovono le questioni intorno alla sanità in Sardegna e più in generale in tutto il sistema che viene retto dalla mano pubblica per il quale si produce una spesa, si genera un servizio senza nessuna attenzione all'equilibrio tra costi e ricavi e poi si propone nel momento in cui questo squilibrio si evidenzia in tutta la sua drammaticità e deflagra alla mano pubblica il compito di riparare le storture che sono insite nella generazione e nel meccanismo di produzione di questo servizio.

Non è in discussione la qualità dell'offerta sanitaria, ho la fortuna di conoscere qualche professionista che lavora nella fondazione e si tratta di colleghi di grandissima qualità, è il dato che questo tipo di offerta sta maturando in maniera totalmente avulsa da meccanismi di programmazione, di controllo, di rendicontazione di una qualsiasi prassi che consideri l'attività sanitaria obbligata ad inserirsi nel novero della buona amministrazione, come se fosse un'attività totalmente svincolata da dover dare di conto. Stiamo parlando di cifre pazzesche, 25 milioni profusi in un pozzo senza fondo solo pochi anni fa e cifre come quelle che ha citato il collega adesso, 7-8 milioni per riequilibrare i conti sono condizioni che ci ripropongono a dimensioni così drammatiche cui fanno da contraltare anche situazioni obblighi di conoscenza di altre situazioni nel territorio, ne ha accennato la collega Pinna, ma ce ne sono di vigenti, ce ne sono anche di consolidate situazioni di relazioni della Regione e del sistema sanitario regionale con i privati che non hanno soddisfazione nei pagamenti. Sappiamo che alcune strutture private non ricevono pagamenti legittimati da due anni e mantengono a proprio carico gli eventuali squilibri della loro attività definiti dal computo dei costi e dei ricavi.

Io credo che noi a cuor leggero non potremo far niente su questa vicenda credo che serva un'analisi, una conoscenza approfondita di questa vicenda su cui è drammatico che un commissario spedito lì a ristrutturare i conti sia da sette - otto anni in una condizione che continua a produrre disavanzi, è una contraddizione in termini. Io chiedo che la Commissione sanità venga investita rapidamente di questo problema, che le soluzioni che devono essere evidentemente rispettose di un problema di rappresentazione dei lavoratori che sono quelli che pagano lo scotto di una gestione totalmente scoordinata rispetto alle esigenze del nostro sistema sanitario, chiedo che questa situazione venga approfondita nella Commissione, che lo sforzo dell'Assessorato e del Consiglio sia quello di rientrare nel senso della tutela dei lavoratori, la soluzione di questo problema verso un approdo definitivo che metta la parola fine da qualsiasi punto di vista a carrozzoni che sono incapaci di far corrispondere allo sforzo finanziario un'analoga razionalità della presenza dei servizi sul territorio.

La Regione qui deve intervenire non come ufficiale pagatore di ultima istanza ma come programmatore in una logica di copertura territoriale, una logica di rete e come armonizzatore dei diversi erogatori di servizi sanitari; senza questo io penso che sia impossibile richiedere alla Regione dei ruoli che siano quelli di pagatori ad occhi bendati. Penso che sia impossibile e lesivo della dignità degli stessi lavoratori. Credo che vadano cercate delle soluzioni analizzando, individuando le responsabilità e conoscendo.

Credo che sia necessario portare questa vicenda dentro la Commissione sanità con investitura di responsabilità che almeno pari alla quantità di soldi che oggi vengono richiesti al servizio sanitario regionale e che già il sistema sanitario regionale ha profuso in quella situazione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Giorgio Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI GIORGIO (Area Popolare Sarda). Grazie Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, io vorrei intervenire nella discussione della mozione numero 107 in merito alla situazione della IPAB Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe. Si tratta di un IPAB istituto pubblico di assistenza per il quale da tempo si attende la trasformazione in ASP, azienda di servizi per la persona. Questo passaggio giuridico è fondamentale ma soprattutto è previsto dall'articolo 44 della legge regionale 23 dicembre 2005 numero 23 "Sistema integrato dei servizi alla persona". Al di là di questi riferimenti giuridici quello che a me preoccupa dire è che occorre fare in fretta la trasformazione in azienda dei servizi per le persone in quanto stiamo parlando delle vite di circa 200 lavoratori ai quali non vengono pagati regolarmente gli stipendi e circa quattrocento malati assistiti con gravi patologie neurologiche. Ad oggi il bilancio della Fondazione e ancora in perdita e la gestione continua ad andare di commissario in commissario cinque o sei negli ultimi otto - nove anni alcuni rimossi anche perché non avevano titolo, l'ultimo un certo (Boboi) si è insediato il 14 luglio del 2014.

Oggi vorrei portare la vostra attenzione sul perché si producono i debiti da bilancio in bilancio e le cause a mio giudizio ostative della trasformazione della fondazione in ASP o altra azienda sanitaria. Primo, costo del personale incide per il 90 per cento. Secondo, i posti letto sono coperti solo per il 70 per cento, la restante parte rimane scoperta e dovrebbe essere coperta dal libero mercato ma ciò non avviene, ecco spiegato il deficit sempre in aumento con le conseguenze di bilancio tra persone impiegate e numero di pazienti assistiti. Terzo, i ritardi nel pagamento, Assessore, delle prestazioni sanitarie da parte della ASL. Quarto, vi è una sanzione da sanare, oltre i 25 milioni, c'era una sanzione che va pagata ed è rimasta come debito in più, il quinto, praticamente sono gli interessi Inps. Il sesto è un mutuo ventennale che è stato contratto molti anni fa e che ovviamente deve essere regolarmente pagato. Settimo, la struttura non è conforme agli standard regionali. Il mio appello va quindi a questa Giunta che si assuma la sua responsabilità e, Assessore, lei avantieri o ieri a Carloforte ha detto una battuta che forse non era il caso di dire…

ARRU LUIGI, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Non sono mai stato a Carloforte.

OPPI GIORGIO (Area Popolare Sarda). A Carloforte non è mai andato? Chiedo venia, lei però recentemente aveva detto che aveva speso 30 milioni per le povertà e qui 25 milioni. Benissimo, saranno 25 milioni di euro quelli cui ha fatto riferimento, però se lei avesse fatto praticamente un qualche atto, per esempio, io ho sempre detto che probabilmente la quota soprattutto per le RSA è troppo gravosa per gli utenti perché il 50 per cento, 47 milioni delle vecchie lire l'anno non ce le ha nessuno, quindi sarebbe giusto che una parte incrementate un po' la Regione e forse ci sarebbe la possibilità di avere anche più spazio. E soprattutto ci possono essere altre soluzioni per quel 30 per cento (cambi) Perché di fatto da qualche anno a questa parte dopo 2012 il deficit è 1.000.000 più queste tre voci e quindi ammonterà grosso modo a 7 milioni, perché praticamente ci sono queste tre voci che riguardano il passato, qualcuno ha detto che è troppo, non abbiamo fatto altre cose, eccetera, ma quante cose non abbiamo fatto. Io penso che con una gestione più oculata della fondazione tutte le cause possano essere sanate. A questo punto però lei sa perfettamente che vi era un orientamento per fare il Rems, farlo a San Giovanni Battista, sono andati i funzionari, eccetera. Siccome vi è anche una difficoltà che riguarda soprattutto la struttura che non è a norma, si è ritenuto di farla invece in quel di San Gavino, momentaneamente a Capoterra. Ecco, quella poteva essere la soluzione che avrebbe potuto sanare la situazione, non la si è fatta, non certamente per responsabilità dei dipendenti, non si è fatta perché si è preferito fare una cosa in un'altra realtà territoriale, perché quella non ha le caratteristiche strutturali che probabilmente erano necessarie. Piuttosto, io ho sentito stasera, e non vorrei scimmiottare gli altri, per esempio parlare molto del passato. Io vorrei fare per esempio, ma lo farò qualche volta, alla qui presente assessore Piras, errori quanti ne abbiamo fatti, quando nell'89 per esempio si decise, l'ENI, da questo momento in poi puoi mollare tutto il settore estrattivo, si deve dedicare per esempio all'industria, e abbiamo fallito da una parte e dall'altra, per cui l'industria l'ENI l'ha ceduta a tre privati. Quando un suo concittadino, e mi riferisco all'assessore dell'industria Gabriele Satta, fu pressato, sempre in quegli anni, per poter acquisire le bauxiti di Olmedo, sapete benissimo che, per quanto riguarda le bauxiti, si va sotto terra, si scava eccetera, arrivano dall'australia e costano un terzo rispetto alle bauxiti di… Ma questi problemi li abbiamo fatti, li avete fatti voi, ma noi siamo sempre disponibili a fare battaglie nei confronti dei lavoratori, nel trovare delle soluzioni alternative. Attenti a quello che fate perché chi l'ha comprato per una lira purtroppo ha pulito il cappellaccio e poi se n'è andato via, non è Cappellacci, è il cappellaccio…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Salvatore Demontis. Ne ha facoltà.

DEMONTIS SALVATORE (PD). Io credo che la strada sia quella che l'Assessore ha dichiarato di voler seguire, cioè la trasformazione da IPAB in ASP, anche perché se così non fosse per la legge che tutti abbiamo ricordato, se si dovesse sopprimere l'IPAB dovrebbe essere poi trasferito al Comune di Ploaghe, non credo sia nemmeno immaginabile che il Comune di Ploaghe possa farsi carico di una struttura di questo tipo. Non è per voler fare processi al passato, però la domanda a me viene spontanea: perché non ci si è riusciti fino ad oggi? Stiamo parlando di 25 milioni di euro, 25 milioni di euro, lo hanno ricordato i colleghi, sono una somma importante. Perché, pur avendo stanziato dal 2012 25 milioni di euro, non si è riusciti a risanare l'IPAB e anche a fare la trasformazione. È evidente, credo, che sia riferibile a un problema di governance, altrimenti non riesco davvero a spiegarmelo. Io non conosco nemmeno uno dei commissari, non conosco i loro nomi, però mi sembra evidente che tutti i commissari abbiano fallito l'obiettivo che gli è stato assegnato. Quindi, questo intendo quando dico problema di governance, e davvero mi viene difficile pensare che l'Assessorato della sanità possa essere chiamato in causa rinfacciandogli di non avere esaminato un piano di rilancio, di ristrutturazione efficace nell'azienda, per quale motivo. Io immagino che fino adesso sia mancata la visione, la visione da parte di chi era incaricato nel ruolo di commissario. Allora, quando la governance non funziona, quando non si raggiungono gli obiettivi evidentemente il management si cambia. Detto questo, Assessore, mi sembra di ricordare che qualche giorno fa lei avrebbe dichiarato di essere riuscito a individuare delle fonti di finanziamento statale che potrebbero consentire oggi il passaggio da IPAB a azienda di servizi alla persona, se è così, sarà l'Assessore che risolverà il problema, piuttosto che invece essere accusato di crearlo. Circa il futuro dell'azienda, è chiaro, come si diceva prima, il passaggio da IPAB a azienda per servizi alla persona, ma è anche evidente che se la ASL dovrà affidare maggiori servizi, se la ASL potrà anche in questo caso assumere personale qualora fosse carente il personale della ASL, occorre però prima che l'azienda venga risanata. Se ho un secchio bucato e lo voglio riempire d'acqua, non continuo a buttarci dentro l'acqua, cerco di tappare i buchi prima. Questo credo sia l'intento dell'assessore Arru e dell'Assessorato della sanità in questo caso, e questa credo sia la strada che occorre seguire. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Luigi Lotto. Ne ha facoltà.

LOTTO LUIGI (PD). Io ho avuto modo di partecipare al Consiglio regionale che qualche anno fa decise di mettere a disposizione di questa importante struttura sanitaria del nord Sardegna una cifra rilevante per affrontare la gran parte dei problemi di esposizioni che aveva con diverse realtà, per evitare la chiusura di quella struttura. È stata messa in campo una cifra rilevante, è stato richiamato da diversi, l'idea era allora di trovare comunque una soluzione definitiva, perché effettivamente non può essere che il Consiglio regionale o la Giunta regionale venga chiamata ogni cinque, sei, sette anni a rimettere in campo nuove cifre per tappare nuovi buchi, nuove esposizioni. Io, a dire il vero, ho assistito di recente ad un incontro promosso dall'attuale sindaco di Ploaghe, non mi è capitato nelle situazioni precedenti, al quale incontro sono stati invitati tutti i consiglieri regionali di quel territorio, c'era la gran parte delle persone che hanno parlato in questa occasione, e in quell'occasione c'era anche l'Assessore, che assieme al commissario ha fatto un ragionamento che suonava pressappoco così, poi eventualmente l'Assessore sarà più chiaro nell'esporre qual è il disegno che si intende realizzare. Noi vogliamo risolvere il problema guardando, sì, all'interesse della salvaguardia dei posti di lavoro di una realtà che esiste e che non vorremmo che chiuda, però vogliamo cercare di trovare una via che dia a questa struttura un ruolo nella sanità di quel territorio e un ruolo che gli dia una prospettiva e una continuità, individuando anche dei percorsi originali, delle soluzioni che possano dare in quel territorio dei servizi che in questo momento non vengono dati. Io ho visto nel commissario che rappresenta quella riunione, l'unica persona che ho conosciuto in quell'occasione, non ho conosciuto gli altri commissari che hanno più volte preso in mano, anche tornando sullo stesso posto a distanza di tempo, la situazione, senza però riuscire, per colpa o no non è il caso di metterlo qua in evidenza e non ci serve, a dare una prospettiva definitiva. Io credo che oggi il messaggio che deve venire da questo Consiglio regionale alla Giunta sia trovare una soluzione che consenta, da una parte, ai lavoratori che fanno parte di quella struttura di continuare ad avere un ruolo lì in futuro, dall'altro, a questo Consiglio regionale di non doverci ritornare, se non in un quadro generale quando si parla dell'intera sanità della regione Sardegna. Solo se noi riusciamo a dare questa prospettiva, a costruire questo percorso e a dare al commissario attuale questo obiettivo unico e principale, riusciremo a fare un servizio serio perché diversamente io capisco che non può essere che tra due anni ritorniamo a parlare degli stessi problemi che nel frattempo si sono maturati, si sono aggravati e creano ulteriore difficoltà, anche ad affrontare semplicemente il tema.

Sono convinto che noi dobbiamo dare un segnale politico forte l'Assessore. Io sono convinto anche che per quello che lui ha espresso nelle occasioni degli incontri ufficiali nel territorio ci siano le condizioni per darla questa risposta, facciamolo e diamo certezze sapendo che noi non possiamo avere una comunità di oltre 150 lavoratori che ogni qualche mese devono venire a chiedere a questo o a quello che gli venga pagato il servizio prestato. Non è certamente facile se in passato non è stato fatto, però abbiamo il compito e l'obbligo di risolvere la situazione. L'appello che io faccio all'Assessore è di andare avanti nella strada che lui stesso ha individuato, utilizzare quelle risorse che anche da fondi nazionali sembrano essere disponibili e crei un percorso che ci consenta di dire "l'abbiamo risolta" e non ne parliamo più.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Fabrizio Anedda. Ne ha facoltà.

ANEDDA FABRIZIO (Gruppo Misto). Presidente, in Conferenza dei Capigruppo prima e dalle relazioni dei colleghi in Aula ho avuto modo di capire qualcosa della vicenda di San Giovanni Battista di Ploaghe. In queste circostanze, in presenza o meno dei dipendenti della struttura, è quello di sostenere la salvaguardia del posto di lavoro e il pagamento degli arretrati dovuti lavoratori. Ma l'idea che mi sono fatto di questa vicenda è di un grande contenitore semivuoto che crea debiti e non fa profitti, quindi un contenitore o lo si riempie di contenuti o un contenitore vuoto non serve a niente, non fa bene ai cittadini e non fa bene ai lavoratori. Io auspico che nella riorganizzazione della rete ospedaliera dei servizi si possa fare qualcosa per usufruire di questa struttura esistente che sia al servizio per le cure dei cittadini.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Presidente, quando abbiamo incontrato i sindacati in Capigruppo e ho sentito la relazione del sindaco e gli interventi dei sindacalisti, dopo aver approvato nell'altra legislatura un finanziamento di 25 milioni per sanare definitivamente l'ex IPAB, io ho chiesto: "Per favore, fatemi avere i bilanci, a partire da quello che ha consentito di dare 25 milioni a suo tempo". Qui non si tratta di destra o sinistra, e che ci giochi qualcuno o ci marci, qui si tratta di trovare le soluzioni adeguate affinché intanto siano tranquillizzati i lavoratori, ma si trovi anche una soluzione che veda il sistema sanitario regionale coinvolgere in maniera larga questa istituzione insieme alle altre. Io vorrei ricordare che esiste il Santa Maria bambina di Oristano che ha avuto problemi seri di bilancio ma che la Regione non ha sanato, se li sta sanando rateizzando con le banche avendo fatto un mutuo. Esiste il Santa Maria Assunta di Guspini che non ha avuto sovvenzioni e ha chiuso, mi pare che l'onorevole Pinna nello scorso bilancio avesse proposto una soluzione per lo meno in Commissione bilancio di circa 10 milioni. Poi esiste il centro di Villamar che in effetti non ha mai decollato, ma esistono altre realtà nel territorio. Ora, io mi chiedo, non possiamo andare a sanare tutte le situazioni, però possiamo fare una cosa meritoria, e cominciare a studiare l'inserimento di queste realtà e strutture in una rete per cui la rete diventi servizio sanitario regionale. Intendete cosa intendo dire? Vuol significare che oltre a quelle prestazioni che danno oggi possono essere allargate, ma devono essere funzionali e torno al discorso dei bilanci. Io voglio capire come sono stati utilizzati i danari perché sono danari pubblici e devo saperlo! Perché qui si vota e ciascuno ha responsabilità personali e collettive davanti alla Corte dei conti, quindi abbiamo necessità di capire dove si va.

Parlavo del ragionamento attorno al servizio sanitario regionale perché credo che una rete costituita fra queste strutture possa essere efficiente, capace di rispondere ai servizi che devono essere erogati e soprattutto attuare nuovi servizi anche di avanguardia in Sardegna come può essere il risveglio che non esiste in tutta l'isola. Ma non basta. Inseriti nel sistema hanno la possibilità di avere una potenzialità di risposta e di adeguamento a quelli che sono i canoni, a quelle che sono le necessità e le qualificazioni. Ora, io capisco tutto però, scusatemi, quando sono stati dati 25 milioni non è che siano stati dati così, ci sarà stato un bilancio per cui diceva: "Servono 25 milioni per poter chiudere e far rilanciare la ex IPAB". Se così non è qualcuno ce lo spieghi. E se oggi si parla di circa 9, 10 milioni di ulteriore sforamento e i dipendenti restano senza disponibilità di stipendio, bisogna capire come sono stati utilizzati perché ho sentito l'Assessore dire che si paga fuori termine delle ASL, anzi, in 12 giorni i pagamenti avvengono su quella struttura contro un anno per la struttura di Oristano. Assessore, c'è la necessità di fare chiarezza ma di dare risposte positive, certe, incanalate in una condizione che sia vera e viva e che dia risposte in positivo per l'utenza e questo va fatto oggi che lei ha in mano il piano di ristrutturazione del sistema ospedaliero. Credo che possa essere anche quella un'occasione per riaprire un dibattito, ma all'interno di un sistema che faccia rete e che dia risposte. Senza questo noi continueremo a illudere la gente, a trascinarla e non avere occasioni di poter ristrutturare seriamente il sistema sanitario.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Anna Maria Busia. Ne ha facoltà.

BUSIA ANNA MARIA (Sovranità, Democrazia e Lavoro). "Cado dalle nubi" diceva qualcuno. Onorevole Dedoni, la risposta alla domanda che lei ha posto, cioè perché sono stati dati 25 milioni a San Giovanni Battista, l'ha data molto candidamente l'onorevole Oppi. Ricordiamo tutti che la struttura era stata individuata per trasformarla in REMS, cioè una struttura che presentava una serie di carenze che aveva delle grossissime perdite, era stata individuata per farne la residenza per i dismessi dagli OPG, e il fatto che lì non sia stata realizzata la REMS non è una scelta che deriva da un capriccio o da una scelta territoriale che ha prevalso, cioè la Provincia di Cagliari sulla Provincia di Sassari, ma sono ragioni ben diverse, nel senso che l'Assessore sa bene, sono stati fatti e bene ha fatto ad organizzare una serie di tavoli di concertazione che hanno portato ad individuare la struttura che doveva accogliere i dismessi dagli OPG con tutto ciò che ne è derivato, non entro sulla questione ulteriore che si è sviluppata perché quello è un altro tema. Certo è che lì al San Giovanni Battista, per tutta una serie di ragioni, la REMS non poteva essere realizzata, perché la struttura è fatiscente, perché aveva subito un incendio qualche tempo prima, perché il personale non consentiva di trasferire lì i dismessi dagli OPG, e soprattutto perché lo spirito della legge, quella che aveva disposto la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, diceva che le strutture dovevano essere delle strutture semplici, con pochi posti e quindi il San Giovanni Battista non si adattava a questa situazione. Però era stata individuata quella, tant'è vero che a seguito dei 25 milioni di euro che erano stati stanziati con finanziaria, io sono andata a guardarmi i resoconti di quel dibattito e guarda caso gli argomenti e la discussione vertevano esattamente sugli stessi temi su cui si verte stasera, le cose che sono state dette in Aula nel 2012, l'IPAB, la trasformazione in ASP, la situazione di crisi, esattamente la stessa cosa. Speravo di non sentire questo, invece si ripete puntualmente. Ma dicevo, a seguito dello stanziamento dei 25 milioni di euro c'era un'altra delibera, una delibera del allora Assessore alla sanità che aveva disposto che i denari che dovevano essere destinati dallo Stato, riservati per la trasformazione della REMS, dovessero andare lì. Quindi c'era un'idea politica, per carità discutibile, però un'idea di mandare lì tutti questi denari, di sistemare la REMS, di trasformare il San Giovanni Battista in REMS e mandare lì tutti i denari a disposizione. Quel progetto ha fallito. Però, Assessore, per quanto io abbia vantato le sue capacità nell'aver immediatamente, prontamente, facendoci salire nella classifica delle regioni italiane che hanno realizzato la REMS e si sono messi in riga fra tutte le regioni italiane, devo però ricordarle che il percorso da seguire per rimettere a posto il San Giovanni Battista lo aveva individuato già nel 2014, la relazione è datata gennaio 2015, Costantino Foddai, che era stato il primo commissario che era stato indicato da questa Giunta per sistemare le questioni e per verificare come erano stati spesi quei 25 milioni di euro, su cui chiarezza assoluta ancora non c'è. Mi sono permessa di effettuare un controllo dei bilanci, se vuole gliene do copia, e tutta questa chiarezza non c'è. Certo è che Costantino Foddai aveva individuato la strada, aveva detto delle cose che imponevano scelte coraggiose che adesso, Assessore, io la invito a prendere. E cioè l'attuale struttura dell'organico della fondazione è superiore a quella prevista dagli standard necessari per l'accreditamento delle strutture, questa differenza somma 32, 3 unità, c'è un'eccedenza complessiva delle figure di OSS, si determina un maggior costo del personale pari a 1 milione e 21 mila euro, il peggioramento è dovuto al continuo reiterarsi dei commissariamenti. E soprattutto è assolutamente indispensabile l'adozione di idonee politiche e strategie di comunicazione da parte del management. E soprattutto è necessario che venga individuata una figura che possa indicare la strada per risolvere una questione che non possiamo ancora continuare ad affrontare in quest'aula nel rispetto della Sardegna e dei lavoratori che sono qui presenti, che pretendono delle risposte precise e delle scelte coraggiose.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Daniele Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE (SEL). Presidente, io credo che in questi sette anni ci siamo persi qualcosa. L'8 luglio 2010 veniva presentata qui un'interpellanza a nome di diversi firmatari nel territorio della Provincia di Sassari in cui si chiedevano le stesse cose che si chiedono oggi. Io credo alla luce di quello che ho appena ascoltato che alla fine quei 25 milioni di euro siano stati l'ostacolo maggiore alla risoluzione del problema IPAB di Ploaghe, però noi abbiamo il dovere oggi non politico ma morale di dare risposta a queste persone che sono arrivate qui con progetti futuri loro, delle loro famiglie, interrotti da quattro mesi senza stipendio, interrotti da un futuro che chiamare incerto è quasi pleonastico direi. Io ho assistito prima all'incontro in Conferenza dei Presidenti dei Gruppi, e credo che la proposta fatta dal Presidente Gianfranco Ganau in questo momento sia quella più praticabile. L'onorevole Presidente Ganau ha proposto che nelle more della risoluzione del problema che si capisce, ben si è capito, non è facile, riuscire a pagare subito gli stipendi arretrati dei dipendenti, e riuscire a garantire almeno i prossimi due o tre mesi, e io credo che poi con l'impegno della Giunta, dell'Assessore, si cercherà, vogliamo essere positivi, di risolvere in maniera definitiva il problema. Io sono sempre un po' ottimista. Credevo che il problema si sarebbe potuto già risolvere dopo l'incontro avuto a Ploaghe il 3 agosto di quest'anno. Mi sembrava che ci fossero le condizioni per poter proporre delle soluzioni ragionevoli che andassero incontro non alle aspettative, ma a quelli che erano i diritti certi non solo dei dipendenti degli operatori della fondazione, ma di tutti quei pazienti, che sappiamo quanti sono, che giornalmente afferiscono a quella struttura per poter avere risposte di salute pubblica che probabilmente la sanità pubblica non è riuscita e non riesce a dare nel territorio di Sassari. Quindi ripeto, noi oggi, io non voglio parlarmi addosso perché ripeterei tutte le cose che sono risapute che abbiamo detto, che stiamo dicendo da sette anni a questa parte, e rispetto alle quali non siamo riusciti a trovare un percorso che avesse un punto di caduta che andasse a sintesi e a risoluzione. Io credo che oggi l'Assessore nella sua replica debba dire se ci sono le condizioni sulla proposta fatta dal Presidente Ganau, che è una risposta chiaramente temporanea che comunque darebbe un sollievo importante in questo momento. Dopodiché noi credo che dobbiamo ripartire da quelle enunciazioni, dichiarazioni programmatiche, che abbiamo fatto tutti nostre quanto ci siamo presentati in quest'Aula, in cui abbiamo detto che il nostro punto di partenza era quello della non perdita di alcuna busta paga. Questo era il nostro impegno e questo deve essere il percorso che ci dovrà accompagnare da qui ai prossimi anni del nostro governo. Io credo che sia serio, dobbiamo essere tutti seri oggi che rispetta a quell'interpellanza e rispetto a quella mozione, per le quali ringrazio i firmatari perché il problema visto che non si è riuscito a risolverlo in altra maniera abbiamo oggi l'opportunità di poter dare delle risposte spero certe in questo consesso, io credo che il nostro Assessore oggi, adesso, debba dire se è praticabile o meno la proposta, non voglio ripetermi, fatta dal Presidente Ganau, e quali possono essere le vie di uscita che lui in parte ha accennato sia il giorno a Ploaghe, sia stasera in Conferenza dei Capigruppo perché davvero credo che quei signori lì non abbiano bisogno della solidarietà nostra, perché non se ne fanno proprio niente, hanno bisogno di risposte certe che da troppo tempo non arrivano. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Sì, è arrivato proprio il momento, collega Cocco, di fare chiarezza e di assumersi ciascuno la propria responsabilità, e se ce la vogliamo assumere davvero per intero tutti insieme noi siamo disponibili a fare la nostra parte, però nella chiarezza, non nell'equivoco. Io ho ascoltato stasera con davvero preoccupazione le posizioni che sono state espresse da alcuni autorevoli esponenti del Partito Democratico perché se il problema lo dobbiamo affrontare in modo liquidatorio, come mi è parso di cogliere, parlando, come dall'onorevole Ruggeri, di carrozzone o di scelte responsabili, come ho sentito dalla collega Pinna, allora chiudiamo qui questa riunione, diciamo con chiarezza ai lavoratori, diciamo con chiarezza ai rappresentanti delle amministrazioni locali che il problema, secondo l'ottica di alcuni esponenti della maggioranza, deve essere liquidato in questo modo. Se questo però vi pare il modo di risolvere problemi che investono un'area territoriale, lo dico a due cagliaritani, a due persone che sono di quest'area, se voi pensate che tutto si fermi a Cagliari state sbagliando! State sbagliando! Perché questa è una realtà del nord Sardegna che per ragioni che non sono campanilistiche, ma perché strutture di quella portata non ve ne sono altre, vivaddio, ha la ragion d'essere, ma non la ragion d'essere per questioni che non attengono alla funzione propria di quella struttura. Allora se è questo il metodo per affrontare le questioni noi non ci stiamo, noi riteniamo che quando è stata fatta la scelta di individuare, e non è stato semplice, 25 milioni per quella struttura non è stata una scelta irresponsabile, è stata una scelta responsabile che ha consentito a padri e madri di famiglia di poter continuare a lavorare, se questo vi pare poco e se voi pensate di liquidare la questione con poche battute noi non ci stiamo. Allora ecco perché io invece plaudo, e lo dico con la stessa serietà con la quale ho detto le cose poc'anzi, plaudo all'iniziativa che il Presidente del Consiglio ha assunto nel convocare una Conferenza dei capigruppo ad hoc con una rappresentanza delle organizzazioni sindacali, delle amministrazioni dei rappresentanti dell'amministrazione locale, dei lavoratori, dove mi è parso di cogliere in quella sede uno spirito costruttivo perché sulla proposta che è partita da me e che è stata fatta in sintesi poi dal Presidente Ganau che era quella e che rimane quella intanto nell'emergenza per risolvere il problema della contingenza che non è la soluzione del problema dell'Ipab San Giovanni di Ploaghe, ma oggi c'è un problema contingente di lavoratori che non ricevono gli stipendi, allora lo vogliamo affrontare con serietà e con chiarezza questo problema? Siamo disponibili a mettere su un provvedimento, anche domani mattina, senza necessità di fare giri in commissione perché portare il problema in commissione significa metterlo in un cassetto e nel dimenticatoio? No! Stiamo per una soluzione pronta e celere, Assessore, ci vogliamo occupare intanto del problema di come mettere a disposizione le risorse che servano da qui ad un paio di mesi, non a rinviare il problema perché può darsi che si sia anche sbagliato nel passato, che ci siano responsabilità dei commissari, ma questo non m'importa, colleghi, perché se si è sbagliato prima non dobbiamo continuare a sbagliare ora, vi ricordate che siete due anni al Governo? Perché rinvangare solo ed esclusivamente errori del passato, se ci sono stati, dobbiamo perseverare nell'errore? Allora ecco perché, Assessore, noi la invitiamo nella chiarezza e vorremmo sentire le risposte, le risposte per la contingenza a tutela dei lavoratori e le risposte per la prospettiva perché quella non è una struttura che può essere liquidata, non è una struttura che può essere cancellata, sono state ipotizzate delle soluzioni, si valuti, si faccia un programma serio ma nel frattempo si dia non soltanto una speranza ma si dia la certezza che questi lavoratori continueranno e potranno ricevere con gli arretrati anche le retribuzioni che a loro spetta di diritto per l'attività che andremo a fare in una struttura per noi essenziale.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pietro Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Io pensavo addirittura di non dover neanche intervenire, ma è bene farlo per una regione molto semplice, perché bisogna fare chiarezza sulle cose che si devono sostenere soprattutto per ricordare, anche a colui che prima di me intervenuto poco fa, che noi abbiamo fatto una riunione dei Capigruppo nella quale abbiamo detto delle cose, credevo che durante la riunione di oggi le cose da portare avanti fossero quelle condivise con la presenza del sindaco del comune di Ploaghe, con i rappresentanti sindacali e i rappresentanti dei lavoratori che abbiamo incontrato alle ore 16 questo pomeriggio prima di arrivare in aula e non credo che le cose siano cambiate per cui il tentativo di dire, il Partito Democratico ha posizioni differenti su una questione eccetera, dire che il Partito Democratico vuole approfondire l'argomento che riguarda questa strutture e altre strutture così come mi è parso di capire abbia detto anche l'onorevole Dedoni, per esempio, mi pare che sia abbastanza normale, mi pare che sempre l'onorevole Dedoni abbia detto e condivido l'idea che bisogna avere contezza, certezza sulle risorse, come sono state erogate, come sono state spese, credo che questo sia un dovere oltre che un diritto di ogni amministratore pubblico e quindi come consigliere regionale noi questo dobbiamo fare, però da qui a dire che si vuole speculare anche su questa vicenda, ecco credo che francamente sia una forzatura inaudita che il collega si poteva assolutamente risparmiare perché non ci sono i buoni e cattivi anche perché ve lo voglio ricordare onorevole Pittalis che io l'8 luglio 2010 sono firmatario di una mozione, di una interpellanza, la 123/A sulla quale non vedo la sua firma in cui c'era sulla trasformazione dell'Ipab San Giovanni Battista di Ploaghe in azienda pubblica di servizi alla persona, il primo firmato il era Mario Bruno, consigliere regionale della scorsa legislatura, suo collega, per cui Mario Bruno primo firmatario e io fra i firmatari di questa interpellanza, chiedevo che potesse essere rifatto un'operazione di questo tipo, non ricordo che dai banchi della maggioranza di allora l'onorevole Pittalis se si alzasse sostenendo un'idea di questo tipo, forse sono io che ricordo male, ma mi pare che non accadesse nulla di tutto questo, tant'è vero che sono state fatte altre cose, ricordo invece che sulla partita di 25 milioni di euro erogati ci fosse una condivisione dell'Aula all'unisono che sull'idea di salvare duecento lavoratori innanzi tutta in un'azienda che funziona in un certo modo, però siccome io credo che per primi lavoratori, non vogliano continuare questo teatrino e venire da Ploaghe tutte le volte qua a Cagliari a discutere delle loro condizioni di lavoro, credo che abbiano bisogno di certezza e di prospettiva e anche noi dobbiamo aver un'idea precisa del sistema sanitario regionale, sia che questo riguardi le aziende pubbliche sia che riguardi le aziende private. Quindi io, qua nessuno propone di riportare in commissione le cose, di discutere altrove, noi abbiamo preso un impegno Presidente del Consiglio chiedo che si rispetti l'impegno che abbiamo preso. Qua emerso in particolare l'idea che ci sono quattro mensilità arretrate sulle quali occorre dare certezza proprio perché i lavoratori hanno bisogno di sistemare le questioni che riguardano gli arretrati, dopodiché avere tempo sufficiente per ragionare, il Consiglio regionale e l'Esecutivo regionale, la Giunta e quindi l'Assessore della sanità sulle questioni che riguardano questa struttura, naturalmente con un costante rapporto con le forze sociali che devono avere parte importante in questa vicenda, ognuno di noi con il ruolo che ha e che merita di avere che deve rispettare, consapevoli che dobbiamo disegnare un futuro certo per l'azienda e per i diritti ai lavoratori. Per cui il Partito Democratico è su questa posizione, caro collega, e non è su posizioni differenti, così come il Partito Democratico ritiene che debbano essere chiarite le posizioni di tutte le aziende sanitarie delle quali ha parlato l'onorevole Dedoni, che adesso non cito una ad una perché condivido l'impianto che ha dato al suo intervento, così come non esistano figli di un Dio maggiore e figli di un Dio minore, esistono condizioni che ne dobbiamo tenere presenti su questa vicenda noi abbiamo detto e a quello restiamo, condividendo un percorso che deve essere portato avanti. Per cui, sistemare la vertenza delle quattro mensilità, avere un po' di tempo nei mesi condiviso con loro, perché questo era l'accordo che noi abbiamo fatto e che portiamo in quest'Aula, e io vorrei che venisse rispettato.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.

(Interruzioni dai banchi della minoranza)

Son d'accordo con lei, l'ho detto più di una volta, l'iscrizione è venuta dopo, lo dovremo affrontare una volta per tutte in Conferenza dei Capigruppo sennò per me valgono le regole generali… non c'è scritto da nessuna parte nel Regolamento che i Capigruppo intervengono dopo, è una prassi consolidata che io rispetto. Ho detto più volte che l'ordine andava fatto prima, ancora una volta c'è stata questa successiva iscrizione, risolviamolo una volta per tutte.

ARRU LUIGI, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Io ho ascoltato con molta attenzione e ovviamente… intanto dico ai lavoratori che da quando sono stato nominato e mi sono insediato il San Giovanni Battista è stato tra le mie priorità, in un contesto difficilissimo storico. Storico per tutta la Sardegna non solo per Ploaghe, per quanto riguarda la situazione finanziaria, quello che stiamo cercando di fare sulla rete ospedaliera riguarda strettamente il discorso che dovremmo fare anche per Ploaghe. Perché anche Ploaghe deve rientrare in un discorso di rete. Inizialmente non ho mai rimosso o sfiduciato nessun commissario, quindi bisogna leggere bene gli atti, il commissario, il ragionier Foddai, alla fine ha rinunciato, io mi sono messo il problema di vedere cosa faceva quella struttura, che tipo di servizi dava, gli operatori presenti, e non ho mai avuto un atteggiamento di chiusura, nessuno me lo può contestare. Né sono abituato a ricattare i lavoratori, a utilizzare situazioni di disagio per ricattare i lavoratori, non fa parte della mia cultura. Continuare a parlare dell'UPG vuol dire che secondo i dati ministeriali avevamo 16 pazienti negli ospedali psichiatrici del continente, quindi ne abbiamo chiesto 45, avremmo dovuto creare 35 malati mentali con problemi giudiziari per ricoverarli lì. Non aveva le caratteristiche, è un lavoro che abbiamo fatto con la magistratura, non l'ho fatto da solo, è un'esigenza della magistratura che mi ha sollevato dei problemi e gestita dal DAP, questo per chiarire che non è un atto solo di politica sanitaria. Io agli ultimi commissari ho chiesto in particolar modo come poter inserire, in un progetto Sardegna, Ploaghe. Continuare a ragionare, come io sto sentendo ragionare girando negli ospedali della Sardegna, con la convinzione dell'autosufficienza, non ci porterà in nessun posto. Allora io penso che ci siano le caratteristiche, questo l'ho detto ai lavoratori, l'ho detto ai sindacati, per inserire a pieno titolo Ploaghe in una rete di servizi. Faccio un esempio banale: è assurdo che nella ASL del Nord Sardegna ci possono essere 50 persone, mi riferisco nelle barelle, perché non si crea una rete e un percorso assistenziale che permetta al paziente che ha superato la fase acuta di essere portato, per esempio, in un ospedale di comunità o di poter svolgere attività di riabilitazione all'interno del San Giovanni Battista. Quindi, assolutamente c'è la massima attenzione. C'è la massima attenzione però ai conti, i conti rispetto a tutta la Sardegna, io non ho fatto una battuta sulla povertà, mi vengono i brividi pensare che la Giunta venerdì ha deliberato 30 milioni per il sostegno alle povertà estreme, alle famiglie numerose che meriterebbero molto di più. Allora, bisogna farlo nell'ambito di un ragionamento complessivo di bilancio. Allora c'è la massima attenzione per i lavoratori, è uscita fuori finalmente dagli uffici l'ipotesi che il passaggio dall'IPAB, o l'estensione dell' IPAB, permetterebbe di accedere a dei fondi nazionali che sono molto di più di quelli della possibile trasformazione in Rems, perché sono circa 16 milioni di fondi nazionali. Io sto facendo di tutto per allineare l'eventuale estinzione dell' IPAB rispetto alle trasformazioni in ASP, che è fondamentale perché non è la stessa personalità giuridica, cambia la personalità giuridica, cambiano i centri di costo, cambia l'analisi. Il commissario paradossalmente non mi parla di riduzione di personale, se vogliamo rispettare gli standard anche in relazione alla tipologia di RSA, dobbiamo cambiare, dobbiamo assumere e potenziare paradossalmente il personale, se lo dobbiamo accreditare secondo gli standard. Ovviamente, questo richiede però una capacità di gestione del rischio di impresa come è stato fatto da altre parti. Allora, prendo l'impegno perché capisco il disagio concreto, quotidiano dei lavoratori e dei loro familiari che non hanno tre mensilità, quattro mensilità di stipendio e questo è l'impegno che ha preso la Giunta, che ha sollecitato tutti i comuni, non avendo una potestà diretta, in relazione alle quote sociali, che i comuni devono trasferire poi all' IPAB. Così come abbiamo scoperto che ci sono, io li ho chiamati poveretti i figli di un dio minore, persone che sono ricoverate negli ex manicomi, della zona Nord della Sardegna, in cui non si sapeva chi fossero le persone che dovevano prendere le quote. Quindi, in termini di entrate e uscite risultava sempre uno squilibrio perché risultavano queste persone che veramente meritano molta attenzione, molta attenzione ai lavoratori però quando sono andato lì a vedere questi ricoverati, devo dire, mi ha colpito moltissimo. Questa è la presenza di queste persone che rende impossibile, oltre alla presenza dei lavoratori, la possibilità della estinzione e la chiusura, assolutamente nessuno lo vuol fare. Però ha una responsabilità di fronte a una visione complessiva sui conti, che non sono conti astratti, perché io devo rispondere alle ASL, devo dare liquidità alle ASL, anche in questo momento qui. Quindi io sto cercando di fare un ragionamento per accelerare, rispetto all'accesso a questi fondi nazionali, trovare una soluzione con la massima pressione, così come ho fatto trasferendo i soldi al comune di Ploaghe, lo sto chiedendo a tutti i comuni che hanno dei debiti nei confronti della fondazione San Giovanni Battista. Così come sto sollecitando le ASL, com'è stato sottolineato, e questo penso che bisogna darne atto, abbiamo cercato di accelerare i tempi del dovuto al San Giovanni Battista ma questo non è il problema, il problema è la visione che vogliamo avere del San Giovanni Battista in relazione a una rete. Una rete in cui si daranno servizi socio-sanitari ci sono operatori della riabilitazione qualificati, che devono essere inseriti in un percorso in cui in Sardegna dobbiamo dare delle risposte tempestive e governabili. È quello che stiamo cercando di fare. Il mio impegno pubblico è quello di trovare prima di tutto una soluzione agli arretrati che devono essere pagati, però penso che abbiamo necessità di trovare nuovi fondi e ci sarà quindi il massimo impegno perché questi fondi arrivino dal livello statale, attraverso la misura dell'estinzione dell' IPAB e trasformazione in ASP. Io ho quello che dice il commissario, ho l'analisi dei debiti che è stata molto precisa ed è a disposizione dell'Aula. Il commissario mi dice che ci deve essere una razionalizzazione della RSA attraverso ipotesi di accorpamento delle strutture attualmente esistenti, riclassificazione degli ospiti presenti nelle RSA, che mi richiede tra l'altro dei lavori per permettere, per esempio, i canali dell'ossigeno per poter accettare alcune tipologie di pazienti; aumento dei volumi di attività. Anche qui c'è un equivoco: se si fa un percorso integrato in cui le strutture, che sono state citate, stanno non in un rapporto non generico pubblico e privato, ma in un rapporto di integrazione rispetto al bisogno della cittadinanza questo è quello che sto chiedendo, però io non posso obbligare un cittadino di Sassari ad andare, aumentare il 60 percento l'occupazione di Ploaghe, ma lo potrò fare nel momento in cui c'è un percorso, in cui dico c'è una qualificazione personale che ti dà questo tipo di risposta, che evidentemente non è percepito, indipendentemente dall'Assessorato alla sanità. Così come ho proposto di dare delle risposte del Nord Sardegna, in un'ottica di rete, a cittadini che hanno delle patologie e dare un sostegno ai familiari di queste persone che hanno patologie tipo la sindrome dello spettro del comportamento autistico oppure l'Alzheimer, cercando di fare un ragionamento in rete. Quindi mi impegno a trovare una soluzione per gli stipendi dei lavoratori, chiedo un attimo di poter avere accesso e trovare una soluzione giuridica attraverso il parere che abbiamo chiesto a degli avvocati che hanno della competenza specifica sul problema del diritto amministrativo della trasformazione, estinzione dell'IPAB e passaggio in ASP. Così come chiedo la possibilità, visto che adesso noi presenteremo la rete territoriale insieme alla rete ospedaliera, di fare un discorso complessivo in cui ci sarà finalmente una risposta strutturale e non ci ritroveremo qui tra un anno a ridiscutere che non sono stati pagati i lavoratori. Quindi c'è il massimo impegno e troveremo la soluzione, ripeto, per, a questo punto, una mensilità e mezzo penso dal calcolo che mi è stato fatto ed è stato dato con la delibera che abbiamo fatto due settimane fa passando i soldi al Comune di Ploaghe e adesso ci impegniamo per risolvere i problemi dei lavoratori.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Marco Tedde. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Io ho ascoltato con molta attenzione tutto il dibattito, e abbiamo necessità sicuramente dall'esito di questo dibattito approfondito di un minuto di sospensione in aula in modo da concordare per il prosieguo di questa seduta. Grazie.

PRESIDENTE. Sospendo i lavori per qualche minuto.

(La seduta, sospesa alle ore 20 e 46, viene ripresa alle ore 20 e 56.)

PRESIDENTE. Invito i colleghi a prendere posto. Riprendiamo la seduta.

Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Allora molto brevemente, Presidente, mi pare che questa vertenza sia una di quelle che non può assolutamente vedere la politica divisa. E allora abbiamo cercato di fare uno sforzo di sintesi, uno sforzo che, appunto, tenga conto di tutte le cose che sono state dette anche delle criticità e anche delle cose che possono anche nel cammino futuro trovare non semplice e facile soluzione. E proprio per la delicatezza del problema, per le questioni che investono, abbiamo detto, i lavoratori, l'importanza della localizzazione di una struttura nel centro nord della Sardegna, l'attività che in concreto viene prestata in favore, appunto, di persone che come ricordava l'assessore Arru sono meritevoli di assistenza, di attenzione, anzi di un'assistenza e di un'attenzione ancora sul piano qualitativo rafforzata.

Ragioni tutte che dunque portano questo Consiglio regionale a ipotizzare una soluzione che veda l'impegno a portare alla prossima riunione di Consiglio regionale il provvedimento che intanto metta in sicurezza gli stipendi, le retribuzioni dei lavoratori, che cioè possa recuperare sia l'arretrato che devono ricevere e che possa dare la soluzione per il tempo strettamente necessario che noi riteniamo debba svolgersi in un arco temporale non superiore ai due - tre mesi e che in questo periodo siano quindi recuperate le risorse anche per far fronte agli stipendi dei lavoratori. Logicamente il periodo di due - tre mesi serve per dare una soluzione che tutti auspichiamo strutturale, completa e definitiva. E siccome l'Assessore sul punto ha detto anche delle parole chiare e tutti quanti noi siamo, proprio perché su questa questione, sulla quale spesso troviamo anche altre ragioni per dividerci, ci fa piacere se quindi da parte della maggioranza c'è la condivisione, perché mi pare che sia un modo quello che valutiamo positivo o comunque adeguato e sufficiente per dare una prospettiva alla Fondazione San Giovanni di Ploaghe e soprattutto per dare prospettiva ad una struttura ma anche ai tanti lavoratori che dalla politica aspettano, appunto, risposte soprattutto serie e certe.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Grazie Presidente, ho già avuto modo di intervenire poco fa e di dire cosa penso e ribadisco il concetto espresso molto sinteticamente ascoltando anche le parole espresse dall'Assessore della sanità che raccoglie questa idea che noi dobbiamo mettere in sicurezza gli stipendi arretrati, questo è l'impegno che prendiamo come Aula consiliare maggioranza e opposizione anche rispetto alle parole che sono state espresse dal collega che è intervenuto, e naturalmente l'impegno nei prossimi mesi di discutere della questione che riguarda la struttura di Ploaghe così come delle altre strutture la struttura di Ploaghe per fare un ragionamento che vada a vedere la trasformazione da IPAB in ASP, questo è l'obiettivo che noi dobbiamo avere come punto di riferimento, ci siamo dati due - tre mesi di tempo per fare la valutazione, con risorse che possono arrivare anche dal servizio sanitario nazionale, l'Assessore ha parlato anche di risorse ben definite, 16 milioni di euro che potrebbero essere messe a disposizione per affrontare un discorso di questo tipo. Per cui l'impegno dell'Assessore, così come è stato detto, è quello di pagare immediatamente, trovare il modo di arrivare in aula e fare un provvedimento che metta in sicurezza gli stipendi arretrati, questo è l'impegno che abbiamo preso durante la riunione anche dei Capigruppo e questo è l'impegno che ribadiamo adesso e vedere di fare un ragionamento avendo tempo a disposizione per mettere in discussione quello che è emerso nel dibattito di questa sera, un dibattito assolutamente proficuo e sul quale noi ci dovremmo concentrare nei lavori dei prossimi giorni e nei prossimi mesi.

PRESIDENTE. Mi pare di capire che ci sia un accordo per la presentazione di un ordine del giorno unitario su queste basi. Quindi io prendo atto domani mattina sarà quindi presentato l'ordine del giorno unitario e sarà votato domattina. Quindi ci aggiorniamo direttamente a domani. La seduta è tolta. Il Consiglio è convocato domani mattina alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 21 e 02.



Allegati seduta

Risposta scritta a interrogazioni

Risposta scritta dell'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale all'interrogazione Tedde - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra in relazione alle norme regolamentari contenute nel Codice di regolamentazione del diritto di pubblicazione dei documenti/comunicati sindacali nella bacheca elettronica sindacale denominata "Sito sindacati" presso l'Agenzia LAORE Sardegna. (233)

In merito all'interrogazione in oggetto si evidenzia preliminarmente che il Codice di Regolamentazione del diritto di pubblicazione dei documenti/comunicati sindacali nella bacheca elettronica sindacale denominata "Sito sindacati" presso l'Agenzia LAORE Sardegna non contiene alcuna norma regolamentare ma trattasi di un codice di condotta autonomamente definito dalle medesime organizzazioni sindacali finalizzato a garantire un corretto esercizio del diritto di affissione garantito dallo Statuto dei lavoratori e dai contratti collettivi di lavoro.

In particolare il Codice nasce dall'esigenza più volte rappresentata da alcune organizzazioni sindacali di prevenire piuttosto che di reprimere possibili abusi relativi all'affissione nella bacheca di documenti non consentiti dalla vigente normativa (art. 25 L. 20 maggio 1970, n. 300. art. 16 del CCRL per il personale dipendente sottoscritto il 15.05.2001 e art. 14 del CCRL per il personale dirigente sottoscritto il 19.03.2008), quando non anche vietati dalla legge penale.

Recependo tali richiesta, la direzione di Laore ha dato quindi impulso alla definizione di un codice di autoregolamentazione che è stato quindi autonomamente definito da tutte le organizzazioni sindacali operanti presso l'Agenzia, ivi compresa l'unica che non lo ha poi sottoscritto. Il testo concordato dalle OO.SS. è stato quindi sottoposto in data 25 novembre 2014 all'amministrazione, cui è stato chiesto di aderire sottoscrivendo il testo così predisposto.

Si rappresenta inoltre che il Codice in argomento è solo uno degli esempi rinvenibili nel panorama italiano, giacchè anche presso altre aziende e amministrazioni sono stati sottoscritti analoghi accordi e che alcune organizzazioni sindacali hanno proposto all'Amministrazione regionale di attivare una bacheca sindacale elettronica, da estendere anche alle altre amministrazioni del comparto, citando ad esempio l'esperienza dell'Agenzia Laore Sardegna.

Ciò premesso, è sufficiente la lettura del testo del Codice allegato alla presente per rilevare che lo stesso è pienamente rispettoso delle libertà e prerogative sindacali e del diritto di espressione e manifestazione del pensiero. Viene anzi espressamente ribadito e garantito il libero utilizzo della bacheca da parte delle organizzazioni sindacali.

Gli onorevoli interroganti potranno essere anche rassicurati tramite l'esame del testo del Codice sull'inesistenza di qualsivoglia forma di censura, paventata nell'interrogazione.

Non è previsto infatti alcun intervento dell'amministrazione né alcun esame preventivo sui documenti da pubblicare, ma solo un esame successivo fatto, nell'ambito del Comitato di garanzia, dalle stesse OO.SS. e su loro impulso. È infatti previsto che ogni soggetto sindacale rappresentativo possa chiedere l'intervento del Comitato sui comunicati ritenuti in contrasto con lo Statuto dei lavoratori, con i contratti collettivi di lavoro, con la dignità delle persone o aventi contenuto illecito.

Contrariamente a quanto ritenuto dagli interroganti, anche in tali ipotesi nessun ruolo attivo è svolto dall'Amministrazione che, quando un soggetto sindacale ne faccia richiesta denunciando i presunti abusi, è chiamata solo a convocare il Comitato di garanzia e ad attuarne le conseguenti decisioni.

I documenti allegati sono agli atti del Consiglio

Risposta scritta dell'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale all'interrogazione Cherchi Oscar sulle iniziative politiche adottate dall'Assessorato regionale dell'agricoltura e della riforma agro-pastorale per consentire la movimentazione di carni suine dalla Sardegna in vista dell'Expo di Milano. (308)

In merito all'interrogazione in oggetto si comunica che la Giunta al completo e la scrivente Assessore dell'agricoltura e Riforma Agro-Pastorale, si erano tempestivamente attivati in merito alla deroga sul divieto, in generale, di esportazione delle carni suine, con effetto dell'impedimento alla degustazione del tradizionale maialetto sardo all'Expo di Milano.

Grazie al via libera all'uso del maialetto sardo specificatamente destinato alla degustazione datato 14 aprile u.s. mediante firma di protocollo d'intesa tra il Ministero della salute nella persona del Direttore Generale della sanità animale e dei farmaci veterinari, e la Regione Sardegna, nella persona del responsabile dell'unità di progetto per l'eradicazione della peste suina Africana, si è potuto esportare il maialetto dopo anni di divieti che ne hanno impedito la diffusione fuori dai confini dell'Isola.

Pertanto grazie all'avvenuta formalizzazione del predetto protocollo il maialetto sardo nella modalità "termizzata" è stato e continuerà ad essere degustato dai tantissimi visitatori di Expo 2015.

Grazie a questa modalità si è potuto raggiungere un importante obiettivo, nel rispetto degli standard sanitari e dell'innovazione tecnologica (rappresentata dal pretrattamento delle carni ad alte temperature) non screditando la tradizione ma garantendo la sicurezza del maialetto sardo e mantenendo intatto il gusto di un prodotto tipico, sicuro e di grande qualità.

Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Sale sull'abbattimento dei bovini in località Coluccia nel Comune di Palau. (361)

In relazione ai contenuti dell'interrogazione in oggetto, si rappresenta quanto segue.

In riferimento al primo quesito (se intendano procedere con una verifica degli uffici dei propri assessorati su quanto accaduto a Palau), per quanto di competenza dell'Assessorato della difesa dell'ambiente non si possiedono elementi di risposta in quanto la specie in questione (bovini) non appartiene alla fauna selvatica,

In riferimento al secondo quesito (se intendano predisporre una piano che trovi una soluzione alternativa all'abbattimento per i bovini selvatici che si trovano nella stessa situazione di quelli sopra descritti), si rimanda a quanto rappresentato dalla Direzione generale del corpo forestale e di vigilanza ambientale con nota prot. n. 54547 del 13.08,2015 i cui contenuti sono di seguito riportati:

"in data 16.04,2015 il Sindaco di Palau, con Ordinanza Contingibile e Urgente N. 3, disponeva l'abbattimento di capi bovini pericolosi per la pubblica incolumità.

Il Sindaco stesso ha disposto che tali abbattimenti dovessero eseguirsi previi accordi con il Servizio Veterinario della A.S.L di Olbia, mediante l'impiego di "Selecontrollori" abilitati al tiro con carabina a canna rigata, muniti di tessera di riconoscimento rilasciata dall'Ente Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena, alla presenza del personale A.S.L e della forza pubblica.

In occasione dell'abbattimento era presente il Dr. DESSENA Giovanni, veterinario ASL. Dell'operazione era stata preavvertita la Polizia Locale di Palau, ma non i reparti locali del CFVA.

Il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, struttura operativa dell'Assessorato della Difesa dell'Ambiente, ha provveduto alla ricostruzione dei fatti e alle segnalazioni di competenza all'Autorità Giudiziaria".

Risposta scritta dell'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica all'interrogazione Locci - Tunis sulla situazione del porticciolo turistico di Sant'Antioco di proprietà regionale. (429)

In merito all'interrogazione in oggetto si forniscono i seguenti elementi di risposta.

Gli interroganti hanno chiesto notizie in ordine alla situazione del porto turistico di Sant'Antioco ed in particolare in merito ai seguenti punti:

1. regolarità del pagamento del canone demaniale marittimo annuale della concessione del porto da parte del comune di Sant'Antioco;

2. correttezza o meno nell'uso della concessione;

3. se e quando l'Assessorato interpellato intenda esperire la gara per individuare un soggetto privato idoneo alla gestione del bene.

Prima di dare risposta ai suddetti quesiti. per meglio inquadrare l'oggetto dell'interrogazione in argomento, si premette quanto segue.

Innanzitutto, preme rammentare che è stata trasferita in capo alla Regione Autonoma della Sardegna la sola gestione del porto di Sant'Antioco, rimanendo la proprietà del bene demaniale in capo allo Stato, ai sensi dell'art. 105 del D.L. 31.03.1998, n. 112, che conferisce alle Regioni ed agli Enti Locali funzioni e compiti amministrativi dello Stato, in attuazione del capo I della Legge 15.03.1997, n. 59, come modificato dall'art. 9 della Legge n. 88/2001 e dalle norme di attuazione di cui al decreto legislativo 17.04.2001, n. 234.

Il Servizio Centrale Demanio e Patrimonio, nel settembre 2005, a seguito della decadenza del concessionario del porto, (Soc. PA.VI. s.r.L, decaduta ex art. 47 del Codice della Navigazione, per aver affidato a terzi, in assenza di autorizzazione ex art. 45 bis del predetto codice, la gestione della concessione e per l'omesso pagamento dei canoni dovuti per il periodo dal 2003 al 2008), al fine di evitare innegabili disagi per l'utenza nautica e al fine di garantire la continuità dei servizi portuali, ha rilasciato il titolo concessorio n. 1406/D del 27.09.2005, per la gestione del porto di Sant'Antioco, in favore del Comune di Sant'Antioco, in applicazione dell'art. 3 dell'allegato della determinazione n. 2221/D det. 29.12.2003 (deroghe alla procedura concorsuale), nelle more del termine delle procedure di affidamento dei porti con procedure di evidenza pubblica. Tale titolo è stato negli anni prorogato, fino ad arrivare al 31.12.2015 (determinazione n. 20304, rep. n. 1001, del 05.06.2012), sempre in attesa di espletare le dovute procedure di gara.

Il Comune di Sant'Antioco in data 2.04.2015 ha presentato istanza di proroga, sino al 31.12.2020, della concessione demaniale n. 37/2005 del porto turistico, in scadenza al 31.12.2015.

Il Servizio competente, previa comunicazione dei motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza di proroga (nota n. 20303 del 29.05.2015), ha concluso il procedimento con determinazione n. 23534, rep. n. 1322 del 22.06.2015, denegando l'istanza di proroga al 31.12.2020 ed evidenziando la improrogabile necessità di procedere alla procedura di evidenza pubblica per individuare il soggetto gestore del porto. Pertanto la concessione in argomento scadrà definitivamente il 31.12.2015.

Tutto ciò premesso, per quanto riguarda i punti precedentemente enunciati, si rileva che:

1) il Comune ha versato regolarmente i canoni demaniali richiesti dal Servizio Centrale Demanio e Patrimonio nelle casse dello Stato (ente proprietario a cui spetta il pagamento del canone).

Il contenzioso sui canoni riguarda invece il rapporto tra il Comune concessionario e la Soc. Global Gestioni a cui lo stesso Comune ha affidato, con contratto privatistico, la gestione del porto dopo aver ottenuto l'autorizzazione del suddetto Servizio, ai sensi dell'art. 45 bis del Codice della Navigazione.

2) risulta l'uso corretto della concessione, considerato che il contenzioso tra il Comune concessionario e la Società Global Gestioni, che finora ha gestito il porto, riguarda esclusivamente il rapporto tra i due soggetti citati, al quale la Regione è rimasta estranea.

3) Si ritiene improcrastinabile l'indizione della procedura concorsuale finalizzata all'individuazione di un nuovo soggetto che gestisca il porticciolo turistico a far data dal 1 gennaio 2016.

Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Cherchi Oscar - Tocco - Locci sul mancato funzionamento del collettore sotterraneo dei reflui nei paesi a ridosso dello Stagno di Cabras. (466)

In relazione ai contenuti dell'interrogazione in oggetto, tenuto anche conto di quanto rappresentato dalla Direzione Generale della difesa dell'Ambiente, si rappresenta che la tematica in questione esula dalle competenze dell'Assessorato della difesa dell'ambiente, fermo restando che ci si dichiara disponibili a fornire ogni collaborazione in relazione alle tematiche ambientali.

Ulteriori informazioni sulla tematica in oggetto possono essere reperite presso la Direzione Generale Agenzia Regionale del Distretto Idrografico della Sardegna (ADIS).

Risposta scritta dell'Assessore dell'industria all'interrogazione Pizzuto sulla preoccupante situazione della fabbrica di estrazione e lavorazione di bentonite a Piscinas, provincia di Carbonia-Iglesias. (470)

La vertenza dei lavoratori della Polar srl di Piscinas ha visto sin dalle fasi iniziali un fattivo interessamento da parte dell'Assessorato dell'Industria, a seguito della richiesta di convocazione delle parti, presentata dalle OO.SS. Territoriali di categoria e dalla RSU dello stabilimento e dell'avvio di una manifestazione di protesta presso lo stabilimento in data 27 luglio.

In occasione dell'incontro, svoltosi alla presenza dell'Assessore il successivo 30 luglio, le OO.SS. motivavano la protesta in atto con la preoccupazione sul mantenimento dei livelli occupazionali a seguito della mancata discussione del piano industriale, del licenziamento di un lavoratore dipendente diretto dell'Azienda e della revisione dei rapporti con i subfornitori, segnalando inoltre il ritardo nel pagamento ai lavoratori della mensilità di luglio.

L'Azienda ribadiva la propria volontà di assicurare una prospettiva di medio-lungo periodo alla Polar, anche attraverso indispensabili interventi di razionalizzazione della spesa - come quello relativo all'attività di confezionamento in sacchi del prodotto affidata al fornitore esterno SO.GE.PRO. - e riorganizzazione interna, alla quale affermava essere dovuto il licenziamento del responsabile di produzione.

Quanto alle modalità di pagamento delle retribuzioni, l'Azienda affermava che il ritardo maturato nel primo mese di lavoro deriva dal passaggio ad un nuovo software gestionale delle paghe e che l'inconveniente non avrebbe avuto occasione di ripetersi in futuro. Ciò premesso, l'Amministratore della Polar srl sottolineava la volontà dell'azienda di mantenere i livelli occupazionali pre-esistenti anche in ragione della maggiore redditività dell'attività generata dagli interventi citati e lamentava le difficoltà incontrate nelle relazioni con parte dei dipendenti.

A conclusione dell'incontro, le Parti, anche attraverso propri atti formali, davano atto del ruolo attivo svolto dall'Assessore, apprezzando il suo invito a rimuovere le ragioni di reciproca diffidenza e ad intraprendere una leale collaborazione nel comune interesse dell'intrapresa e dei lavoratori.

A questi segnali distensivi faceva seguito un nuovo inasprimento della vertenza causato dal persistere dei blocchi all'ingresso dello stabilimento e dal successivo avvio di procedimenti disciplinari culminati, in data 12 agosto, con il licenziamento per motivi disciplinari e con effetto immediato di 13 lavoratori della Polar srl.

Alla base dei gravi provvedimenti, l'Azienda poneva un insieme di elementi concorrenti:

- Insubordinazione

- indebita conoscenza e diffusione di documenti riservati (atto di cessione del ramo d'azienda)

- contenuti e motivazioni della impugnazione della cessione del contratto di lavoro e del ramo d'azienda comunicata alle società cedente SSB srl e Polar srl

I licenziamenti decisi dalla Polar suscitavano una immediata reazione di una parte dei lavoratori e dei sindaci del Basso Sulcis. Alla richiesta di incontro pervenuta all'Assessore da parte delle OO.SS., si aggiungeva presto quella dell'Unione dei Comuni.

Le parti venivano quindi convocate, con incontri separati, per il giorno 24 agosto.

Nei giorni precedenti la nuova riunione, i lavoratori ancora in forza all'azienda ed altri appartenenti alle società SO.GE.PRO e Metalmeccanica SMI, facevano pervenire all'Assessorato un comunicato con 18 firme in calce per dissociarsi dalla protesta dei colleghi e manifestare le proprie preoccupazione per le possibili conseguenze del protrarsi della protesta sull'ordine pubblico e sul loro posto di lavoro.

Il 24 agosto avevano quindi luogo gli incontri separati con le parti dai quali emergeva, in primo luogo, la ferma volontà della Polar srl di confermare i licenziamenti per le asserite e sopra riportate ragioni disciplinari. A fronte di tale affermazione, l'Assessore formulava comunque la richiesta di ritiro dei provvedimenti e l'auspicio che, con la mediazione istituzionale della Regione, la vicenda potesse trovare una equa composizione.

Le OO.SS. oltre a ribadire la insussistenza delle ragioni addotte dalla Polar srl, rappresentavano all'Assessore le proprie perplessità in merito alla reale volontà dell'impresa di portare avanti il programma di produzione inizialmente allegato e ribadivano le ragioni di mancata fiducia nel progetto imprenditoriale già espresse in fase di consultazione sindacale obbligatoria ex art 47 L. 228 espletata presso Confindustria.

L'Unione dei Comuni manifestava il grave disagio venutosi a creare nel territorio a causa dei licenziamenti e sottolineava i gravi rischi per l'ordine pubblico cagionabili dal persistere della situazione di tensione presso lo stabilimento e dalla conferma dei provvedimenti.

In tutte le sedi sopra indicate, l'Assessore riconfermava la richiesta alla Polar srl di una rivalutazione dei fatti e delle procedure conseguentemente poste in essere, al fine di non pregiudicare così gravemente la situazione dei lavoratori oggetto dei licenziamenti, le relazioni sindacali ed il rapporto con il territorio, anche in considerazione del delicato contesto socio-economico locale.

L'Assessore ricordava, tuttavia, che, trattandosi di licenziamenti di natura disciplinare, la valutazione delle motivazioni addotte è rimessa all'organo giurisdizionale competente - il Giudice del Lavoro - e, conseguentemente l'organo politico non può sostituirsi ad esso come un grado ulteriore di giudizio o una giurisdizione alternativa.

Agli incontri con l'Azienda e con le OO.SS. sono intervenuti su richiesta dell'Assessore il Direttore generale dell'Assessorato f.f., il Direttore del Servizio Attività Estrattive ed un Funzionario del medesimo servizio, i quali hanno fornito ampi ragguagli in merito alle fasi della procedura amministrativa che ha portato al trasferimento dei titoli minerari dalla SSB spa alla Polar srl a seguito della cessione del ramo d'azienda ad esse legato.

In particolare, come riferito dagli Uffici, con determinazioni n. 308 e 309 del 25.06.2015, il Servizio Attività Estrattive e Recupero Ambientale dell'Assessorato dell'Industria ha autorizzato, ai sensi del RD 1443/27, il trasferimento delle concessioni minerarie di prima categoria Santa Era' e Rio Palmas, ricadenti nei comuni di Ciba, Piscinas e più, dalla SSB spa alla Polar srl, come richiesto dalle parti con istanza del 01.07.2014.

Giova precisare che, in via generale, sono oggetto di concessione mineraria, quindi suscettibili di eventuale trasferimento, i diritti di sfruttamento della miniera costituita dal giacimento riconosciuto coltivabile e dalle sue pertinenze. Nella fattispecie, le miniere trasferite alla Polar srl, sono costituite dai giacimenti residui delle pregresse coltivazioni e dalla prima sezione dell'impianto di lavorazione del minerale (dalla pesa all'estrusore) sito all'interno della concessione Santa Brà.

Per tale ragione non fanno parte della concessione mineraria gli impianti e le aree industriali non pertinenziali alla miniera nonché il personale ivi impiegato, la cui cessione, atto volontario tra le parti, non è soggetta per legge (R.D. 1443/27) alla preventiva autorizzazione di questo Servizio.

In relazione all'opportunità di "revoca" della concessione (o rectius decadenza ai sensi degli artt. 40, 25, 26 e 27 del R.D. 1443/27), è opportuno ricordare che la stessa si verifica esclusivamente alle condizioni previste dalla norma sopra citata, ovvero qualora il concessionario non adempia agli obblighi imposti nell'atto di concessione, non paghi i canoni, interrompa immotivatamente la coltivazione o non coltivi la miniera con adeguati mezzi tecnici ed economici.

Allo stato degli atti, gli uffici non hanno rilevato alcuna delle condizioni previste e non vi sono pertanto ragioni perché possa essere considerato il ricollocamento del titolo minerario attraverso l'apertura di una procedura ad evidenza pubblica.

In merito, poi, alle questioni relative alla capacità tecnico economica della Polar srl, si rappresenta che l'Amministrazione nell'ambito del processo di autorizzazione al trasferimento delle concessioni minerarie Rio Palmas e Santa Brà dalla SSB Srl ai sensi della Legge 1443/1927 e ss.mm.ii. ha provveduto alla verifica delle capacità tecniche economico del cessionario attraverso l'analisi del piano industriale contenente dati relativi al mercato di riferimento ed allo scenario commerciale, proposte di efficientamento tecnico organizzativo e risparmio energetico, oltre ad un piano economico finanziario triennale. L'assetto societario proposto appare in grado di garantire una adeguata gestione tecnico produttiva mentre il trasferimento alla Polar Srl del personale diretto e dei contratti d'appalto, è ritenuto dagli uffici in grado di assicurare la continuità dell'attività aziendale.

Per quanto attiene, infine a possibili interlocuzioni tra l'Assessorato dell'Industria e la società Laviosa minerals Spa, occorre precisare che non avendo le asserite trattative commerciali tra la società suddetta e la società Clariant per la cessione del ramo d'azienda avuto esito positivo, a nessun titolo in tale fase o altra successiva, l'Assessorato avrebbe potuto trattare temi relativi alle concessioni minerarie oggetto dell'interrogazione con un soggetto formalmente terzo rispetto alle stesse.

Si rappresenta infine che gli importi dei lavori di recupero ambientale sono stati valutati sulla base di computi metrici estimativi, redatti ai sensi della DGR 47/42 dell4.11.2013.

Risposta scritta dell'Assessore dell'industria all'interrogazione Rubiu in merito alla vertenza dei lavoratori della Polar Srl a Piscinas. (474)

La vertenza dei lavoratori della Polar srl di Piscinas ha visto sin dalle fasi iniziali un fattivo interessamento da parte dell'Assessorato dell'Industria, a seguito della richiesta di convocazione delle parti, presentata dalle OO.SS. Territoriali di categoria e dalla RSU dello stabilimento e dell'avvio di una manifestazione di protesta presso lo stabilimento in data 27 luglio.

In occasione dell'incontro, svoltosi alla presenza dell'Assessore il successivo 30 luglio, le OO.SS. motivavano la protesta in atto con la preoccupazione sul mantenimento dei livelli occupazionali a seguito della mancata discussione del piano industriale, del licenziamento di un lavoratore dipendente diretto dell'Azienda e della revisione dei rapporti con i subfornitori, segnalando inoltre il ritardo nel pagamento ai lavoratori della mensilità di luglio.

L'Azienda ribadiva la propria volontà di assicurare una prospettiva di medio-lungo periodo alla Polar, anche attraverso indispensabili interventi di razionalizzazione della spesa - come quello relativo all'attività di confezionamento in sacchi del prodotto affidata al fornitore esterno SO.GE.PRO. - e riorganizzazione interna, alla quale affermava essere dovuto il licenziamento del responsabile di produzione.

Quanto alle modalità di pagamento delle retribuzioni, l'Azienda affermava che il ritardo maturato nel primo mese di lavoro deriva dal passaggio ad un nuovo software gestionale delle paghe e che l'inconveniente non avrebbe avuto occasione di ripetersi in futuro. Ciò premesso, l'Amministratore della Polar srl sottolineava la volontà dell'azienda di mantenere i livelli occupazionali pre-esistenti anche in ragione della maggiore redditività dell'attività generata dagli interventi citati e lamentava le difficoltà incontrate nelle relazioni con parte dei dipendenti.

A conclusione dell'incontro, le Parti, anche attraverso propri atti formali, davano atto del ruolo attivo svolto dall'Assessore, apprezzando il suo invito a rimuovere le ragioni di reciproca diffidenza e ad intraprendere una leale collaborazione nel comune interesse dell'intrapresa e dei lavoratori.

A questi segnali distensivi faceva seguito un nuovo inasprimento della vertenza causato dal persistere dei blocchi all'ingresso dello stabilimento e dal successivo avvio di procedimenti disciplinari culminati, in data 12 agosto, con il licenziamento per motivi disciplinari e con effetto immediato di 13 lavoratori della Polar srl.

Alla base dei gravi provvedimenti, l'Azienda poneva un insieme di elementi concorrenti:

- Insubordinazione

- indebita conoscenza e diffusione di documenti riservati (atto di cessione del ramo d'azienda)

- contenuti e motivazioni della impugnazione della cessione del contratto di lavoro e del ramo d'azienda comunicata alle società cedente SSB srl e Polar srl

I licenziamenti decisi dalla Polar suscitavano una immediata reazione di una parte dei lavoratori e dei sindaci del Basso Sulcis. Alla richiesta di incontro pervenuta all'Assessore da parte delle OO.SS., si aggiungeva presto quella dell'Unione dei Comuni.

Le parti venivano quindi convocate, con incontri separati, per il giorno 24 agosto.

Nei giorni precedenti la nuova riunione, i lavoratori ancora in forza all'azienda ed altri appartenenti alle società SO.GE.PRO e Metalmeccanica SMI, facevano pervenire all'Assessorato un comunicato con 18 firme in calce per dissociarsi dalla protesta dei colleghi e manifestare le proprie preoccupazione per le possibili conseguenze del protrarsi della protesta sull'ordine pubblico e sul loro posto di lavoro.

Il 24 agosto avevano quindi luogo gli incontri separati con le parti dai quali emergeva, in primo luogo, la ferma volontà della Polar srl di confermare i licenziamenti per le asserite e sopra riportate ragioni disciplinari. A fronte di tale affermazione, l'Assessore formulava comunque la richiesta di ritiro dei provvedimenti e l'auspicio che, con la mediazione istituzionale della Regione, la vicenda potesse trovare una equa composizione.

Le OO.SS. oltre a ribadire la insussistenza delle ragioni addotte dalla Polar srl, rappresentavano all'Assessore le proprie perplessità in merito alla reale volontà dell'impresa di portare avanti il programma di produzione inizialmente allegato e ribadivano le ragioni di mancata fiducia nel progetto imprenditoriale già espresse in fase di consultazione sindacale obbligatoria ex art 47 L. 228 espletata presso Confindustria.

L'Unione dei Comuni manifestava il grave disagio venutosi a creare nel territorio a causa dei licenziamenti e sottolineava i gravi rischi per l'ordine pubblico cagionabili dal persistere della situazione di tensione presso lo stabilimento e dalla conferma dei provvedimenti.

In tutte le sedi sopra indicate, l'Assessore riconfermava la richiesta alla Polar srl di una rivalutazione dei fatti e delle procedure conseguentemente poste in essere, al fine di non pregiudicare così gravemente la situazione dei lavoratori oggetto dei licenziamenti, le relazioni sindacali ed il rapporto con il territorio, anche in considerazione del delicato contesto socio-economico locale.

L'Assessore ricordava, tuttavia, che, trattandosi di licenziamenti di natura disciplinare, la valutazione delle motivazioni addotte è rimessa all'organo giurisdizionale competente - il Giudice del Lavoro - e, conseguentemente l'organo politico non può sostituirsi ad esso come un grado ulteriore di giudizio o una giurisdizione alternativa.

Agli incontri con l'Azienda e con le OO.SS. sono intervenuti su richiesta dell'Assessore il Direttore generale dell'Assessorato f.f., il Direttore del Servizio Attività Estrattive ed un Funzionario del medesimo servizio, i quali hanno fornito ampi ragguagli in merito alle fasi della procedura amministrativa che ha portato al trasferimento dei titoli minerari dalla SSB spa alla Polar srl a seguito della cessione del ramo d'azienda ad esse legato.

In particolare, come riferito dagli Uffici, con determinazioni n. 308 e 309 del 25.06.2015, il Servizio Attività Estrattive e Recupero Ambientale dell'Assessorato dell'Industria ha autorizzato, ai sensi del RD 1443/27, il trasferimento delle concessioni minerarie di prima categoria Santa Era' e Rio Palmas, ricadenti nei comuni di Ciba, Piscinas e più, dalla SSB spa alla Polar srl, come richiesto dalle parti con istanza del 01.07.2014.

Giova precisare che, in via generale, sono oggetto di concessione mineraria, quindi suscettibili di eventuale trasferimento, i diritti di sfruttamento della miniera costituita dal giacimento riconosciuto coltivabile e dalle sue pertinenze. Nella fattispecie, le miniere trasferite alla Polar srl, sono costituite dai giacimenti residui delle pregresse coltivazioni e dalla prima sezione dell'impianto di lavorazione del minerale (dalla pesa all'estrusore) sito all'interno della concessione Santa Brà.

Per tale ragione non fanno parte della concessione mineraria gli impianti e le aree industriali non pertinenziali alla miniera nonché il personale ivi impiegato, la cui cessione, atto volontario tra le parti, non è soggetta per legge (R.D. 1443/27) alla preventiva autorizzazione di questo Servizio.

In relazione all'opportunità di "revoca" della concessione (o rectius decadenza ai sensi degli artt. 40, 25, 26 e 27 del R.D. 1443/27), è opportuno ricordare che la stessa si verifica esclusivamente alle condizioni previste dalla norma sopra citata, ovvero qualora il concessionario non adempia agli obblighi imposti nell'atto di concessione, non paghi i canoni, interrompa immotivatamente la coltivazione o non coltivi la miniera con adeguati mezzi tecnici ed economici.

Allo stato degli atti, gli uffici non hanno rilevato alcuna delle condizioni previste e non vi sono pertanto ragioni perché possa essere considerato il ricollocamento del titolo minerario attraverso l'apertura di una procedura ad evidenza pubblica.

Testo delle interrogazioni e mozioni annunziate in apertura di seduta

Interrogazione Comandini - Cocco Pietro - Cozzolino - Solinas Antonio - Tendas, con richiesta di risposta scritta, sulla funzionalità dell'ambulatorio di allergologia dell'Azienda ospedaliera Brotzu di Cagliari.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- nel 1991, per volontà del dott. Giovanni Piu, allora primario della microbiologia, nasce presso l'ospedale Brotzu di Cagliari il centro allergologico;

- lo scopo del centro è quello di far fronte alle numerose richieste di pazienti che, affetti da allergia al veleno di vespe, calabroni e api, sarebbero stati costretti a recarsi presso i centri della penisola;

- nel 2007, il centro rischia la chiusura ma l'attività continua grazie alla disponibilità di medici e paramedici che prestano la propria opera come "attività aggiuntiva";

- attualmente, su incarico verbale dell'attuale primario, l'ambulatorio allergologico continua a trattare, in orario di servizio, i "vecchi pazienti" ma senza accettarne di nuovi;

PRESO ATTO che:

- dal 1991 a oggi, sono stati esaminati circa 500 pazienti, la maggior parte provenienti da Cagliari e hinterland ma numerosi anche dal nord e centro Sardegna;

- tutti i pazienti sono stati sottoposti a un'accurata anamnesi, molti di loro non hanno risposto ai requisiti necessari per essere sottoposti all'immunoterapia specifica (ITS), altri invece, più sensibili al veleno, sono stati sottoposti a ITS, usando un protocollo denominato "rush terapia";

- dal 1991 a oggi, i pazienti sottoposti a ITS sono stati circa 130, nell'arco del tempo solo una paziente ha dovuto sospendere la terapia per effetti collaterali, altri invece l'hanno sospesa poiché non potevano sostenere l'onere economico;

- attualmente vengono seguiti 17 pazienti, i quali vengono periodicamente controllati dal punto di vista anamnestico, evidenziando che, dopo circa sette anni di trattamento, presentano un netto miglioramento;

CONSIDERATO che:

- lo scopo dell'ITS è quello di indurre una tolleranza immunologica in modo da correggere le reazioni verso uno o più allergeni specifici, ottenendo così un netto miglioramento dello stato di sensibilizzazione allergica personale;

- come per altre procedure terapeutiche controllate, anche l'ITS si svolge a cicli e con la massima sorveglianza sui rischi di effetti avversi e ogni trattamento è personalizzato in funzione del tipo e grado di allergia e del tipo di individuo; per questo motivo il paziente viene assunto in cura diretta;

SOTTOLINEATO che, pur essendo sempre in funzione, l'ambulatorio di allergologia da circa otto anni non è in grado di prendere in carico nuovi pazienti,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:

1) se siano a conoscenza della situazione su esposta e se non ritengano opportuno e doveroso rilanciare l'attività dell'ambulatorio di allergologia dell'Azienda ospedaliera Brotzu, così da dare una pronta risposta alle numerose richieste di pazienti affetti da allergia al veleno da vespe, calabroni e api;

2) quali siano i criteri che l'Assessorato intende seguire per porre rimedio a questa grave situazione che genera disservizi per i pazienti, costringendoli a recarsi in strutture specializzate della penisola, sostenendo non pochi costi e disagi. (508)

Interrogazione Agus - Pizzuto - Cocco Daniele Secondo - Lai, con richiesta di risposta scritta, sul rispetto degli oneri di servizio previsti per i vettori che operano in regime di continuità territoriale.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- la continuità territoriale è espressione del diritto fondamentale alla mobilità del cittadino, in quanto assicura che soggetti appartenenti alla stessa collettività possano beneficiare di condizioni tendenzialmente omogenee di circolazione su tutto il territorio nazionale; il diritto alla mobilità, tutelato anche a livello europeo, è espressione di diritti costituzionalmente garantiti quali il diritto alla libera circolazione (articolo 16 Cost.) e il principio di uguaglianza (articolo 3 Cost.);

- la continuità territoriale deve essere, pertanto, intesa come capacità di garantire un servizio di trasporto che non penalizzi cittadini residenti in territori meno favoriti e si inserisce nel quadro più generale di garanzia dell'uguaglianza sostanziale dei cittadini e di coesione di natura economica e sociale, promosso in sede europea;

- il principio della continuità territoriale implica che i collegamenti fra la terraferma e le isole (ovvero fra isole) debbano svolgersi a condizioni - anche economiche - quanto più possibile equivalenti, e dunque non discriminatorie, rispetto a quelle riscontrabili per collegamenti analoghi sulla terraferma;

CONSIDERATO che:

- l'attuale sistema, varato nel 2013 dalla Giunta Cappellacci, si basa su una convenzione della durata di quattro anni a decorrere dal 27 ottobre 2013 e scade nell'ottobre del 2017;

- all'articolo 1, comma 837, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, il legislatore nazionale ha previsto il trasferimento in capo alla Regione, tra le altre, delle funzioni relative alla continuità territoriale, prevedendo al successivo comma 840, la copertura finanziaria a carico del bilancio dello Stato per le sole annualità 2007, 2008 e 2009;

- l'Amministrazione regionale, nell'ambito della propria autonomia statutaria e nel rispetto delle competenze legislative statali, disciplina con propri provvedimenti l'esercizio delle funzioni trasferite e le relative modalità organizzative e, a partire dall'esercizio 2010, si è dovuta far carico degli oneri derivanti dall'esercizio dei collegamenti aerei da e per la Sardegna al fine di garantire il concreto esercizio del diritto alla mobilità dei cittadini;

RILEVATO che:

- tale sistema prevedeva anche i collegamenti aerei minori in regime di continuità territoriale (la cosiddetta CT2), con specifiche condizioni per lo svolgimento del servizio di trasporto aereo secondo determinati criteri di continuità, regolarità, capacità e tariffazione sulle rotte dall'aeroporto di Cagliari verso gli aeroporti di Bologna, Torino, Verona, Firenze, Napoli e Palermo, dall'aeroporto di Olbia verso gli aeroporti di Bologna e Verona e dall'aeroporto di Alghero verso gli aeroporti di Bologna e Torino;

- le condizioni della CT2 erano definite dalla deliberazione della Giunta regionale n. 2/20 del 22 gennaio 2014, avente ad oggetto: "Legge n. 144/1999, art. 36 e Regolamento CE n. 1008. Individuazione dei nuovi oneri di servizio pubblico per la continuità territoriale minore (CT2)", in seguito alla quale, il 14 marzo 2014, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha emanato il decreto relativo all'imposizione degli oneri di servizio pubblico individuando nel 26 ottobre 2014 la data entro cui tali oneri sarebbero dovuti entrare in vigore;

- entro la data del 28 luglio 2014 nessun vettore comunitario ha accettato di operare, senza compensazione finanziaria, i collegamenti onerati Alghero-Bologna e viceversa, Alghero-Torino e viceversa, Cagliari-Bologna e viceversa, Cagliari-Napoli e viceversa, Cagliari-Torino e viceversa, Cagliari-Verona e viceversa, Olbia-Bologna e viceversa, Olbia-Verona e viceversa, alle condizioni imposte dal sopracitato decreto ministeriale n. 83 del 14 marzo 2014 e, pertanto, il Ministero ha richiesto alla Regione autonoma della Sardegna un parere sull'opportunità di abrogare il regime onerato imposto sulle rotte minori sarde;

- a tale richiesta la Regione ha risposto chiedendo l'abrogazione degli oneri di servizio pubblico sulle rotte della cosiddetta CT2, confermando, però, l'intendimento di elaborare un nuovo regime di oneri di servizio pubblico sulle rotte minori sarde;

- la soppressione della continuità territoriale con gli scali minori, ha determinato un eccessivo appesantimento delle due tratte principali, Roma e Milano; è dei giorni scorsi la notizia che Meridiana ridurrà prima del previsto (ottobre) la frequenza sugli scali minori del nord Italia e che le tratte che verranno garantite faranno scalo a Napoli, che diventerà un nuovo aeroporto di riferimento per la compagnia;

CONSTATATO che:

- anche quest'estate si sono verificate numerose problematiche in riferimento alle possibilità dei residenti in Sardegna di spostarsi dall'Isola, ma anche di turisti provenienti dalla Penisola di raggiungere la Sardegna;

- in caso di urgenti necessità - anche nel corso dell'anno - non è possibile trovare soluzioni alternative per raggiungere la Penisola;

- diverse squadre sportive hanno dovuto rinunciare a partecipare alle partite dei campionati nazionali, perché non sono riuscite a trovare posti disponibili sui voli di linea;

- il Presidente Pigliaru ha annunciato di essere al lavoro per una continuità diversa e molto migliore di quella attuale, rilevando l'importanza strategica del comparto aereo nel settore turistico;

- gli esiti del recente incontro con il Ministro Del Rio aprono nuovi scenari sulle possibilità di movimento da e per l'Isola;

EVIDENZIATO che:

- i sei collegamenti con la Penisola rappresentano appena un quarto del numero complessivo di transiti negli scali dell'Isola: a trascinare il settore dei trasporti aerei sono soprattutto le compagnie low cost e i voli charter, mentre le tratte verso Roma e Milano registrano una flessione, che stride con il tutto esaurito della stagione estiva e che si ripercuoterà sul servizio futuro in previsione della destagionalizzazione dei flussi turistici;

- i dati Sogaer rivelano che nell'aeroporto di Cagliari a luglio si sono registrati 465mila transiti, tra cui solo 154mila passeggeri della continuità territoriale (-6,5 per cento rispetto ad agosto 2014; il calo medio nei primi sette mesi dell'anno è stato addirittura del 9 per cento rispetto al 2014); crescono, invece, sulle tratte nazionali, i viaggiatori delle compagnie low cost, che di fatto si stanno sostituendo ai vettori della continuità (+3,1 per cento);

- l'aeroporto di Olbia registra, invece, un flusso crescente, ma non certo grazie ai voli della continuità territoriale;

- anche ad Alghero i voli in regime di continuità territoriale sono meno di un quarto di quelli complessivi: solo 14 su 64 sono destinati a Milano e Linate;

- le compagnie aeree low cost, i cui voli non sono disponibili quotidianamente, non possono sostituire i vettori di linea che devono soddisfare le esigenze di spostamento dei residenti in Sardegna per questioni lavorative più che di svago;

- i collegamenti garantiti dalla CT2 non possono essere sostituiti con destinazioni europee, che non garantirebbero ai lavoratori sardi di raggiungere la Penisola e poter rientrare a casa in giornata;

- in questa stagione estiva Alitalia ha massimizzato i suoi profitti attraverso la vendita di biglietti per l'aeroporto di Linate - con scalo a Fiumicino - riservati a non residenti a costi stellari (oltre 400 euro) contro i 55 euro (prezzo agevolato tasse escluse),

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei trasporti per sapere:

1) se i vettori che gestiscono il servizio di trasporto aereo in regime di continuità territoriale stiano a oggi rispettando gli oneri di servizio previsti dal decreto di imposizione del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti n. 61 del 21 febbraio 2013, come modificato dal decreto ministeriale n. 133 del 2 aprile 2013;

2) quali siano le ragioni che hanno portato l'Amministrazione ad abrogare gli oneri di servizio pubblico sulle rotte della continuità territoriale con gli scali minori;

3) se si ritenga che l'abolizione della CT2 abbia inciso negativamente sulla CT1 e se ne stia valutando il ripristino;

4) se le politiche tariffarie applicate da Alitalia siano coerenti con gli oneri di servizio previsti dalle regole della continuità territoriale, considerato che il par. 3.3.1 dell'allegato tecnico al decreto ministeriale n. 61 del 2013 - sulla parte riguardante la tariffa applicabile ai non residenti in estate - prevede che: "Nel trimestre 15 giugno - 15 settembre, ai passeggeri non residenti (e a quelli non appartenenti alle categorie equiparate ai residenti) sarà applicata una tariffa ad articolazione libera, la cui media trimestrale non potrà superare il doppio della tariffa agevolata, con un tetto massimo comunque non superiore al triplo della tariffa agevolata stessa";

5) se sia previsto o sia comunque possibile riservare alcuni posti per le urgenze per chi non ha alternative per arrivare nella Penisola;

6) quali siano i nuovi criteri individuati dalla Giunta regionale per rendere la continuità territoriale realmente efficiente. (509)

Interrogazione Comandini - Tendas - Cocco Pietro - Collu - Cozzolino - Demontis - Forma - Lotto - Manca Gavino - Meloni - Moriconi - Pinna Rossella - Piscedda - Sabatini - Solinas Antonio, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione creatasi negli stagni e nelle lagune della Sardegna a causa della massiccia presenza di cormorani.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- gli ambienti umidi della Sardegna sono un elemento paesaggistico di elevato valore naturalistico e sono tra i più estesi d'Europa;

- nei siti umidi produttivi, che sono localizzati nella zona della Sardegna meridionale del Cagliaritano, dell'Ogliastra-Sarrabus-Gerrei, della Sardegna occidentale, dell'Oristanese, della Gallura-Baronia, del Sulcis-Iglesiente e della Sardegna nord occidentale, le cooperative di pescatori locali hanno, in questi anni, realizzato importanti opere per lo sfruttamento e la lavorazione delle risorse ittiche;

PRESO ATTO che, da molto tempo ormai, la pescosità degli stagni si è considerevolmente ridotta a causa della massiccia presenza di uccelli ittiofagi (cormorani);

CONSIDERATO che, nei periodi tra ottobre e marzo, circa mille cormorani assalgono le lagune cibandosi dei pesci più prelibati e consumandone circa trenta tonnellate al mese;

ATTESO che, più volte, è stato sollecitato dai pescatori l'intervento dell'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente per provvedere all'abbattimento selettivo di questi uccelli specializzati nel pescare grandi quantità giornaliere della produzione degli stagni;

interpretato il grave stato di disagio e preoccupazione manifestato dagli operatori del settore che più volte hanno ribadito che la forte presenza di cormorani mette, indiscussamente, a repentaglio la sopravvivenza di specie ittiche presenti nelle acque interne, con conseguenti ripercussioni sull'economia delle aziende produttive;

VISTI i ritardi nella liquidazione dei pagamenti degli indennizzi da parte delle province dovuti alla fase di riforma degli enti locali,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere:

1) se siano a conoscenza della grave situazione che affligge gli operatori ittici che, negli ultimi anni, hanno visto le loro produzioni seriamente compromesse dalla massiccia presenza dei cormorani, i cui danni alle produzioni sono sempre più consistenti al punto da mettere a rischio l'economia delle imprese;

2) se e quali iniziative intendano intraprendere per risolvere l'annoso problema;

3) se non si ritenga opportuno e doveroso prevedere la rivalutazione economica degli indennizzi e programmare il pagamento degli stessi con maggiore puntualità. (510)

Interrogazione Comandini, con richiesta di risposta scritta, sulla riorganizzazione e paventata chiusura di alcune sedi territoriali INPS.

Il sottoscritto,

PREMESSO che:

- l'Istituto nazionale di previdenza sociale (INPS) è tra i più grandi e complessi enti previdenziali d'Europa, gestisce la quasi totalità della previdenza italiana ed èsottoposto alla vigilanza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali;

- è assicurata all'INPS la maggior parte dei lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato e dei lavoratori autonomi;

- l'INPS è nato allo scopo di garantire i lavoratori dai rischi di invalidità, vecchiaia e morte; l'istituto ha assunto nel tempo un ruolo di crescente importanza, fino a diventare il pilastro del sistema nazionale del welfare;

- le attività dell'INPS sono principalmente di natura previdenziale e assistenziale, rivolte ad oltre 40,7 milioni di utenti, di cui:

- 23,4 milioni di lavoratori (l'82 per cento della popolazione occupata in Italia);

- 1,4 milioni di imprese;

- 16 milioni di pensionati;

- 21 milioni di pensioni erogate ogni mese, compresi i trattamenti agli invalidi civili;

- 4,4 milioni di persone che ricevono prestazioni a sostegno del reddito:

- 10,4 miliardi di euro spesi ogni anno per il sostegno alla famiglia;

- 22,7 miliardi di euro spesi ogni anno per il sostegno del reddito;

APPRESO che:

- la volontà dell'istituto di rimodulare la presenza di alcune agenzie in Sardegna, in particolare a Cagliari città le sedi di Sant'Elia, Mulinu Becciu e Pirri, e nei Comuni di Giba, Isili e Senorbì, è giustificata dall'esigenza di contenere i costi di gestione delle strutture;

- i sindaci di Isili e Senorbì hanno messo a disposizione dell'INPS, in comodato d'uso, locali nuovi e ben strutturati;

CONSIDERATO che:

- la chiusura avrebbe una ricaduta negativa su alcuni territori interessati, territori che da tempo pagano un alto prezzo in ordine al ritiro delle sedi statali o di pubblica utilità quali poste, banche e scuole, già sofferenti per la carenza di trasporti pubblici e di una adeguata rete stradale, con la conseguenza di una progressiva e forte dispersione della popolazione;

- gli uffici oggetto del piano di ridimensionamento svolgono, per l'offerta delle prestazioni INPS, un importante servizio sociale rivolto spesso a cittadini appartenenti alle fasce più deboli i quali, per usufruire di tali servizi dovrebbero recarsi in sedi più lontane sostenendo costi e disagi;

- si evidenzia quindi la necessità di comprendere con chiarezza i programmi di ridimensionamento aziendale che l'INPS ha tracciato per la Sardegna,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere se:

1) siano stati informati in modo organico e complessivo del progetto di riorganizzazione e ridimensionamento di alcune sedi territoriali dell'INPS;

2) ritengano opportuno, all'interno dei rapporti istituzionali con l'INPS, istituire un apposito tavolo presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con l'INPS, con le organizzazioni sindacali e con le amministrazioni locali interessate dalla riorganizzazione del servizio, per affrontare la situazione che si sta venendo a creare e apportare nel caso i necessari correttivi ai fini di evitare l'incidenza negativa del provvedimento sulla vita complessiva dei cittadini, garantire la qualità del servizio, nonché la tutela dei lavoratori. (511)

Interrogazione Ledda, con richiesta di risposta scritta, sull'insostenibile situazione verificatasi presso la scuola media di Fonni e sulle azioni che si intendono intraprendere nell'immediato.

Il sottoscritto,

PREMESSO che:

- il decreto ministeriale del 18 dicembre 1975 prevede che le aule delle scuole materne, delle elementari e delle medie siano di altezza non minore a tre metri e che il rapporto alunni superficie sia di 1.80 mq/alunno;

- la prima media del comune di Fonni è formata da 28 alunni;

- dall'inizio del nuovo anno scolastico l'intera comunità barbaricina si è opposta alla cosiddetta "classe pollaio", anche con manifestazioni pubbliche eclatanti, anche perché il locale che dovrebbe ospitarla non rispetta i criteri stabiliti per legge, con conseguenti rischi per la sicurezza e l'incolumità;

- la situazione è confermata anche a seguito di una recente ispezione dei vigili del fuoco, con l'inadeguatezza sia degli spazi che dell'uscita di sicurezza, dichiarandola troppo piccola e quindi inidonea a garantire una fuga immediata in caso di evacuazione;

CONSIDERATO che tale situazione ha creato una situazione insostenibile per tutti gli alunni frequentanti la scuola media di Fonni,

chiede di interrogare il Presidente delle Regione e l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere se sono a conoscenza della insostenibile situazione verificatasi presso la scuola media di Fonni e quali azioni intendano intraprendere nell'immediato. (512)

Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sui beni immobili del patrimonio disponibile regionale per i quali è stata avviata, nell'anno 2015, la procedura di alienazione ai sensi della legge regionale 5 dicembre 1995, n. 35.

Il sottoscritto,

PREMESSO che, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, della legge regionale 5 dicembre 1995, n. 35, i beni immobili di proprietà della Regione che non siano funzionalmente utilizzabili per i servizi regionali, degli enti strumentali, delle agenzie regionali e delle società in house, che non siano destinabili agli enti locali territoriali, ovvero che non rivestano interesse ambientale o culturale, sono di norma alienati;

CONSIDERATO che:

- la Giunta regionale, con la deliberazione n. 5/28 del 6 febbraio 2015, ha approvato l'elenco dei beni immobili per i quali avviare le procedure di alienazione nell'anno in corso;

- altresì, con determinazione n. 30217 del 4 agosto 2015, il Servizio demanio e patrimonio di Cagliari della Direzione generale enti locali e finanze dell'Assessorato regionale degli enti locali, finanze e urbanistica ha disposto l'avvio di una gara pubblica per l'alienazione di una prima parte degli immobili siti nei Comuni di Cagliari e Sant'Antioco di cui alla citata deliberazione n. 5/28 del 2015;

VERIFICATO che nell'elenco degli immobili in alienazione figurano numerosi appartamenti siti nella città di Cagliari, assegnati in locazione dalla Regione a propri dipendenti per ragioni di servizio e che oggi risultano occupati dagli stessi dipendenti, il cui servizio è nel frattempo cessato, o da loro familiari subentrati nei contratti di locazione così come disciplinato dalla legge 27 luglio 1978, n. 392;

RAMMENTATO che:

- l'articolo 1, comma 1, della legge 24 dicembre 1993, n. 560, definisce come alloggi di edilizia residenziale pubblica "quelli acquisiti, realizzati o recuperati, ivi compresi quelli di cui alla L. 6 marzo 1976, n. 52, a totale carico o con concorso o con contributo dello Stato, della Regione o di enti pubblici territoriali, nonché con i fondi derivanti da contributi dei lavoratori ai sensi della L. 14 febbraio 1963, n. 60, e successive modificazioni, dallo Stato, da enti pubblici territoriali, nonché dagli Istituti autonomi per le case popolari (IACP) e dai loro consorzi comunque denominati e disciplinati con legge regionale";

- altresì, l'articolo 1, comma 3, della suddetta legge esclude dalla definizione di alloggi di edilizia residenziale pubblica "gli alloggi di servizio oggetto di concessione amministrativa in connessione con particolari funzioni attribuite a pubblici dipendenti, gli alloggi realizzati con mutuo agevolato di cui all'art. 18 della L. 5 agosto 1978, n. 457, e successive modificazioni, nonché quelli soggetti ai vincoli di cui alla L. 1 giugno 1939, n. 1089, e successive modificazioni";

EVIDENZIATO che l'articolo 1, comma 7, della suddetta legge stabilisce che gli assegnatari degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, "se titolari di reddito familiare complessivo inferiore al limite fissato dal CIPE ai fini della decadenza dal diritto all'assegnazione, ovvero se ultrasessantenni o portatori di handicap, qualora non intendano acquistare l'alloggio condotto a titolo di locazione, rimangono assegnatari del medesimo alloggio, che non può essere alienato a terzi";

RICONOSCIUTA:

- l'esigenza per l'Amministrazione regionale che si proceda all'alienazione dei beni immobili non indispensabili per l'esercizio delle proprie funzioni, laddove ciò si dimostri compatibile con la legislazione vigente, e che, per quanto concerne i beni non alienabili, la loro gestione sia improntata a principi di razionalità ed economicità;

- altresì la necessità di evitare di esporre l'Amministrazione regionale a contenziosi legali che potrebbero risolversi in un ulteriore aggravio di costi a danno della collettività,

chiede di interrogare l'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica per sapere:

1) se, non rientrando nelle clausole di esclusione di cui all'articolo 1, comma 3, della legge n. 560 del 1993, gli appartamenti di cui alla premessa devono essere considerati ricadenti pienamente nella definizione di cui al comma 1 dell'articolo 1 della legge n. 580 del 1993, vale a dire alloggi di edilizia residenziale pubblica, e pertanto assoggettati alle sue disposizioni;

2) se, prima di adottare l'elenco dei beni immobili in alienazione allegato alla deliberazione della Giunta regionale n. 5/29 del 2015, si sia provveduto a verificare che tutti gli immobili fossero in possesso dei requisiti di legge necessari perché si potesse procedere alla loro alienazione ed in particolare se, negli appartamenti di cui alla premessa, non risiedano soggetti tutelati ai sensi dell'articolo 1, comma 7, della legge n. 560 del 1993;

3) se non ritenga che la deliberazione della Giunta regionale n. 5/29 del 2015 e la determinazione n. 30217 del 4 agosto 2015, del Servizio demanio e patrimonio di Cagliari, possano pertanto presentare vizi di legittimità e che sia necessario procedere ad una nuova ricognizione del patrimonio immobiliare regionale alienabile;

4) se la Regione abbia provveduto con puntualità, nel corso degli anni, agli interventi di manutenzione a suo carico e alla rimozione delle barriere architettoniche negli appartamenti di cui alla premessa;

5) se risultino situazioni di degrado e depauperamento tali da non consentire l'alienazione degli appartamenti alle vigenti condizioni di mercato, anche alla luce del fatto che, se fosse verificata la sussistenza dei vincoli di legge di cui sopra, gli unici soggetti in grado di accedere all'alienazione sarebbero gli attuali locatari, i quali si trovano in molti casi in condizioni di oggettivo disagio economico;

6) se non ritenga che gli appartamenti, qualora venisse riconosciuta la loro natura di alloggi di edilizia residenziale pubblica, siano da ritenersi funzionalmente utilizzabili per i servizi gestiti dall'agenzia AREA e pertanto da escludere dall'elenco dei beni immobili alienabili, così come disposto dall'articolo 1, comma 1, della legge regionale n. 35 del 1995;

7) se non ritenga che il permanere di alloggi di edilizia residenziale pubblica nel patrimonio disponibile della Regione e la loro gestione da parte di un apposito Servizio dell'Assessorato degli enti locali, finanze e urbanistica non costituiscano una duplicazione di servizi e centri di spesa, e pertanto una gestione del patrimonio regionale non improntata a principi di razionalità ed economicità, dal momento che l'agenzia AREA è stata costituita con il preciso scopo di gestire gli alloggi di edilizia residenziale pubblica;

8) quali misure la Giunta regionale intenda adottare al fine di stanziare le somme necessarie per realizzare un programma straordinario di manutenzioni e di rimozione delle barriere architettoniche negli appartamenti non soggetti ad alienazione. (513)

Interrogazione Truzzu - Lampis, con richiesta di risposta scritta, sulla carenza di dirigenti medici presso il pronto soccorso dell'ospedale Giovanni Paolo II di Olbia e il conseguente rischio per la salute dei cittadini.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- il pronto soccorso dell'ospedale Giovanni Paolo II di Olbia si trova a vivere un'incontestabile condizione di drammaticità, a causa della permanente carenza di dirigenti medici, che non ha eguali in nessun Servizio di urgenza-emergenza della Regione;

- il pronto soccorso di Olbia affronta un continuo e imponente afflusso di pazienti per le più svariate patologie, a cui si deve aggiungere, durante i mesi estivi, il consistente afflusso dell'utenza turistica, con appena nove dirigenti medici, di cui uno in malattia e un altro in orario ridotto;

- nell'arco dell'anno vengono sottoposti a visita, trattati e stabilizzati, spesso trasferiti a cura del pronto soccorso in ospedali Hub di riferimento per la mancanza di specialità di base quali neurochirurgia, urologia, neurologia, chirurgia maxillo-facciale, oculistica ecc., circa 36.000 pazienti;

CONSIDERATO che:

- sono numerosi i pazienti con dignità di ricovero, a causa delle gravi patologie di cui soffrono, che vengono seguiti in pronto soccorso per diversi giorni, sempre con le stesse risorse umane;

- da oltre un anno sono stati inviati accorati appelli e richieste, ai massimi dirigenti dell'ASL, affinché provvedessero a espletare il necessario concorso per il reperimento di dirigenti medici, possibilmente prima dell'emergenza estiva;

- a oggi, tale concorso non è stato espletato e solo recentemente sono stati convocati sei dirigenti medici dalla graduatoria concorsuale dell'ASL n. 1 di Sassari che hanno preso servizio nel mese di settembre;

DATO ATTO che:

- solo grazie all'abnegazione e alla professionalità dei dirigenti medici che operano nel pronto soccorso dell'ospedale Giovanni Paolo II di Olbia è stato possibile evitare gravi condizioni dì pericolosità per la salute e la salvezza di numerosi pazienti in condizioni critiche;

- il carico di lavoro per i suddetti dirigenti medici, e per tutto il personale del Servizio urgenza-emergenza di Olbia, è decisamente superiore a quello di qualsiasi altro servizio della Regione, con la conseguenza di subire da parte dei dirigenti medici una spiccata condizione di burnout e surmenage lavorativo;

- una simile situazione finisce per generare senza alcuna ombra di dubbio situazioni di considerevole pericolo per la salute dei pazienti della Gallura e per i tanti turisti che ogni anno scelgono Olbia e i comuni circostanti come meta preferenziale per trascorrere le proprie vacanze;

- qualora dovesse accadere qualcosa di spiacevole si andrebbe a generare un consistente danno all'immagine non solo della Gallura ma dell'intera Sardegna, con evidenti ricadute negative anche dal punto di vista turistico,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e dell'assistenza sociale per sapere:

1) se siano informati della grave situazione di difficoltà in cui versa il Servizio di emergenza urgenza dell'ospedale Giovanni Paolo II di Olbia;

2) quali azioni intendano intraprendere per fornire al pronto soccorso dell'ospedale Giovanni Paolo II di Olbia il personale necessario a garantire livelli di assistenza congrui e condizioni lavorative in linea con gli altri servizi di pronto soccorso dell'isola. (514)

Interrogazione Rubiu, con richiesta di risposta scritta, in merito alla chiusura dello sportello decentrato di Carbonia della Camera di commercio di Cagliari.

Il sottoscritto,

PREMESSO che da ormai alcune settimane si è consumata un'ulteriore mazzata ai danni del territorio del Sulcis Iglesiente, in quanto all'ingresso della sede della Camera di commercio di Carbonia - con la filiale sita in via Fertilia - è stata esposta al pubblico (senza alcun preavviso) la seguente comunicazione "Avviso all'utenza: prosecuzione chiusura della sede di Carbonia. Gli uffici territoriali della Camera di commercio resteranno chiusi per tutto il mese di settembre"; di fatto, un'amara sorpresa; la serrata dell'ente camerale sta continuando con una grande preoccupazione per le attività produttive;

ACCERTATO che, quindi, mentre il periodo dedicato alle ferie estive si è esaurito, non altrettanto si può dire per gli uffici di Carbonia della Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Cagliari, che così resteranno chiusi ancora per tutto il mese di settembre; non solo, nella locale sede di via Fertilia a Carbonia - vecchio complesso della provincia - non emerge nessuna notizia in più sulla data di riapertura degli uffici;

RILEVATO che, con delibera n. 32/19 del 23 giugno 2015, si è disposto lo scioglimento del consiglio camerale e la nomina del commissario straordinario della Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Cagliari;

VALUTATO che, con decreto n. 74 del 25 giugno 2015, prot. n. 12467, il Presidente della Regione ha disposto lo scioglimento del consiglio camerale e la contestuale nomina del commissario straordinario;

ANNOTATO che tali decisioni sono state adottate in virtù della legge n. 580 del 1993, che impone alle regioni la vigilanza sul sistema della camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura;

DATO ATTO che è stato manifestato il malessere del mondo imprenditoriale del Sulcis Iglesiente, con una lettera al Presidente della Regione e al commissario straordinario della Camera di commercio di Cagliari per esprimere il disappunto del Movimento partite IVA, in seguito alla chiusura della succursale dell'ufficio camerale;

APPRESO che, con la sospensione dell'attività dell'ufficio camerale, sembra si stia tralasciando il preminente interesse pubblico al corretto funzionamento dei servizi camerali, con l'evidente pregiudizio per la collettività ed in particolare per le imprese ed i loro consulenti professionisti operanti nella circoscrizione di Carbonia Iglesias;

CONSTATATO che da ormai parecchi anni la succursale della Camera di commercio assicura il corretto ed indispensabile servizio di assistenza alla struttura imprenditoriale del Sulcis Iglesiente, nell'ambito del quale operano oltre 9 mila imprese nei diversi settori; la chiusura di tale servizio appare come un abbandono istituzionale nei confronti del territorio; una fuga che produce parecchi danni all'universo imprenditoriale del distretto;

OSSERVATO che appare evidente il fatto che, dopo il commissariamento della provincia, il Sulcis Iglesiente stia subendo un arretramento progressivo delle presenze istituzionali; l'eliminazione dei servizi essenziali per i cittadini e le imprese suona come l'ennesima beffa per un territorio già logorato da una crisi economica e sociale senza precedenti;

SOTTOLINEATO che i cittadini e le imprese si trovano tuttora costretti a recarsi a Cagliari per tutte le pratiche da espletare negli uffici camerali, con un enorme dispendio di risorse che potrebbe essere evitato per attività burocratiche che rientrano nella normalità; la situazione aumenta il disagio e le difficoltà delle oltre 9 mila imprese, con oltre 22 mila addetti, già logorate da una stagnante assenza di domanda;

RIMARCATO che ancora non è emersa nessuna certezza riguardo i motivi della chiusura della succursale della Camera di commercio; sembra che la sospensione del servizio sia dovuta alla necessità di riorganizzazione degli uffici, visto il forte impulso verso la l'innovazione mediante la digitalizzazione e la valorizzazione della rete; in quest'ottica appare comunque la necessità di salvaguardare un servizio indispensabile per cittadini e imprese, con la riapertura della sede di Carbonia della Camera di commercio di Cagliari;

TENUTO CONTO che la Camera di commercio svolge indispensabili funzioni sul territorio del Sulcis Iglesiente erogando servizi vitali per le attività delle imprese sparse nel distretto; in particolare, nell'ambito della circoscrizione territoriale, la Camera di commercio è obbligata alla tenuta del Registro delle imprese (dove sono iscritti tutti gli imprenditori individuali e le società che hanno sede nella provincia); altre funzioni fondamentali: la gestione di albi, ruoli ed elenchi; la pubblicazione di listini prezzi; il rilascio di certificazioni, licenze e autorizzazioni per attività di varia natura in Italia e all'estero, la pubblicazione degli elenchi dei protesti cambiari; ci sono inoltre le attività promozionali come gli interventi a sostegno delle attività delle imprese, l'assistenza a varie categorie di operatori e le iniziative che tendano a stimolare e sostenere la crescita economica e sociale della provincia;

EVIDENZIATO che fra le competenze della Camera di commercio alcune appaiono di particolare rilievo per il sistema imprenditoriale, ovvero: predisporre contratti-tipo nel rapporto tra imprese (e loro associazioni) e consumatori (e loro associazioni); promuovere controlli sulla presenza di clausole inique nei contratti; formulare pareri e proposte alle amministrazioni dello Stato, alla Regione, agli enti locali, su questioni che interessino le imprese; promuovere la costituzione di commissioni arbitrali e conciliative che facilitino la risoluzione delle controversie fra le imprese, o fra queste e i consumatori/utenti; costituirsi parte civile nei giudizi relativi a delitti contro l'economia pubblica, l'industria e il commercio; promuovere l'azione per la repressione della concorrenza sleale, in base all'articolo 2601 del Codice civile,

chiede di interrogare il Presidente della Regione per:

1) conoscere le reali motivazioni che hanno portato la Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Cagliari a procedere alla chiusura della succursale di Carbonia per tutto il mese di settembre;

2) valutare la possibilità di una ripresa immediata dei servizi erogati agli uffici camerali, indispensabili al funzionamento dell'universo delle imprese del territorio del Sulcis Iglesiente già soffocato da una pesante crisi economica;

3) sapere se sia possibile rafforzare la presenza sul territorio dei servizi indispensabili alle imprese - quali la Camera di commercio di Cagliari - onde evitare la mortificazione dei settori produttivi, strategici per la ripresa economica del Sulcis;

4) verificare la possibilità di salvaguardare gli impatti positivi sulle imprese dati dalla presenza della Camera di commercio nella sede di Carbonia. (515)

Interrogazione Tedde, con richiesta di risposta scritta, sulla mancanza di interventi di manutenzione straordinaria e riparazione del manto stradale del molo Lo Frasso presso il porto di Alghero.

Il sottoscritto,

PREMESSO che, all'inizio dello scorso mese di luglio l'Uffìcio circondariale marittimo di Alghero informava l'Assessorato regionale competente in materia di demanio e patrimonio del cedimento di una porzione di manto stradale in prossimità del molo Lo Frasso, presso il porto di Alghero, in corrispondenza di una concessione demaniale marittima, e dell'urgenza di disporre un intervento di riparazione del tratto di strada danneggiato che veniva temporaneamente transennato a salvaguardia dell'incolumità pubblica;

CONSIDERATO che, sempre nel luglio scorso, a seguito di sopralluogo, la Regione pare avesse concordato con il Comune di Alghero i termini relativi all'avvio dei lavori di manutenzione del manto stradale in prossimità del molo Lo Frasso;

PREMESSO altresì che, dopo circa due mesi dalla segnalazione, l'Autorità marittima di Alghero sollecitava il Servizio demanio e patrimonio e autonomie locali di Sassari dell'Assessorato regionale degli enti locali, finanze e urbanistica affinché ripristinasse il manto stradale danneggiato, evidenziando l'alta pericolosità del sito per l'elevato numero di persone che nel periodo estivo frequentano e transitano in area portuale;

RILEVATO che, stante l'inerzia della Regione e del Comune di Alghero e della necessità di scongiurare possibili incidenti che potessero mettere a repentaglio l'incolumità delle persone a metà del corrente mese di settembre, l'Ufficio circondariale marittimo di Alghero emanava un'ordinanza d'interdizione di accesso e transito presso la porzione di area portuale interessata dal cedimento;

OSSERVATO che dopo circa due mesi e mezzo dalla prima segnalazione l'Autorità marittima di Alghero chiedeva un sopralluogo ai vigili del fuoco e contestualmente sollecitava nuovamente la Regione a intervenire ribadendo l'urgenza e la necessità d'individuare le cause del danno;

PRESO ATTO che, in data 17 settembre 2015, una turista di 75 anni originaria di Rieti rimaneva vittima di un grave incidente occorso mentre transitava sulla banchina del porto di Alghero, causato da una buca presente sul manto stradale del molo e che solo il tempestivo soccorso di un cittadino, lì presente al momento dell'incidente, evitava che l'episodio si concludesse con conseguenze tragiche e definitive;

PRESO ATTO, altresì, che l'anziana turista a seguito dell'incidente riportava gravi lesioni tali da richiederne il ricovero in rianimazione dove veniva tenuta in coma farmacologico;

EVIDENZIATO che le condizioni delle infrastrutture primarie del porto di Alghero destano particolare preoccupazione non solo alla luce del recente grave incidente occorso in area portuale, ma anche in relazione alle ripetute segnalazioni formulate dall'Autorità marittima di Alghero, puntualmente e inspiegabilmente ignorate dal Regione;

EVIDENZIATE, altresì, le gravissime responsabilità che incombono in capo alla Regione e al Comune di Alghero per l'incolumità delle persone, adulti, anziani e bambini, le cui presenze e transiti aumentano notevolmente durante la stagione estiva, anche per la presenza in area portuale di un noto parco divertimenti autorizzato dalla Regione;

CONSIDERATO che la mancanza di interventi di manutenzione straordinaria fa il paio con le indecorose condizioni igienico-sanitarie in cui versa l'intera area portuale, le cui responsabilità sono state di recente oggetto di una interrogazione sul defatigatorio e imbarazzante rimpallo di responsabilità tra Regione e Comune di Alghero, certificando lo stato di abbandono del porto turistico di Alghero, una delle più grandi e incantevoli strutture da diporto del Mediterraneo;

RILEVATO infine che, a oggi, nessun intervento di ripristino è stato effettuato nonostante le segnalazioni, i solleciti e il grave incidente occorso poco tempo fa,

chiede di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica e il dirigente regionale in materia di demanio e patrimonio per conoscere:

1) quali siano le iniziative che l'Assessorato del demanio patrimonio della Regione intende intraprendere al fine di fare in modo che il Comune di Alghero avvii i lavori concordati nel luglio scorso, oggetto di ripetute segnalazioni e i solleciti dell'Ufficio circondariale marittimo di Alghero circa il cedimento del manto stradale del molo Lo Frasso presso il porto di Alghero, ancora oggi in condizioni preoccupanti;

2) quali siano le cause che da tempo stanno determinando le lesioni e il danneggiamento in diversi punti del manto stradale che insiste presso l'area portuale di Alghero;

3) quali siano le iniziative ed i rimedi che l'Amministrazione regionale intende porre in essere per mettere in sicurezza e rendere completamente fruibile una delle strutture diportistiche più frequentate e rinomate del Mediterraneo, le cui presenze aumentano notevolmente specie nel corso della stagione estiva. (516)

Interrogazione Cossa, con richiesta di risposta scritta, sulla gestione provvisoria della Provincia di Carbonia-Iglesias da parte dell'amministratore straordinario.

Il sottoscritto,

PREMESSO che la Giunta regionale, con propria deliberazione n. 14/8 del 8 aprile 2015, ha nominato gli amministratori straordinari delle soppresse Province di Olbia-Tempio, Carbonia-Iglesias, Medio Campidano e Ogliastra;

PRESO ATTO che in data 15 maggio 2015 con deliberazione n. 21, l'amministratore straordinario della Provincia di Carbonia-Iglesias ha nominato il proprio ufficio di supporto amministrativo, individuando due dipendenti dell'ente;

RITENUTO che il citato atto amministrativo ha determinato la costituzione di un ufficio ex novo rispetto all'organizzazione attuale dell'ente senza una preliminare concertazione con le organizzazioni sindacali;

CONSIDERATO che l'interrogante ritiene giustificate le perplessità sul ruolo che tale personale dovrebbe avere nell'ufficio, in considerazione della particolare condizione di ente abrogato che rende incongruente la nomina da parte di questo di organi di indirizzo e controllo politico, e delle ricadute che lo spostamento del personale assegnato all'ufficio di nuova istituzione avranno sull'organizzazione complessiva del lavoro;

VISTA la nota dell'amministratore straordinario (prot. n. 15439 del 25 maggio 2015) che ritiene che non si tratta di istituzione di un ufficio ex novo, ma di costituzione di un ufficio già previsto negli atti regolamentari (e cita l'ordinamento generale degli uffici e dei servizi approvato con deliberazione della Giunta provinciale n. 21 del 31 maggio 2006), a seguito di assegnazione di due impiegati dell'ente che verrebbero utilizzati a tempo parziale e rinvia ogni altra eccezione ribadendo che sia "di tutta evidenza l'utilità per quest'ultimo di poter disporre di personale direttamente impegnato in attività di supporto all'esercizio delle funzioni in indirizzo e di controllo particolarmente importanti e delicate nella presente fase di riforma in atto", secondo quanto contenuto nella delibera provinciale n. 21 del 15 maggio 2015 e nella delibera regionale n. 14/8 dell'8 aprile 2015;

appreso che l'Unione sindacale di base, in occasione dell'incontro tenutosi con l'amministratore in data 9 giugno 2015 per discutere del piano di razionalizzazione della spesa del personale nel biennio 2015-2016, ha espresso chiaramente il proprio parere circa l'inopportunità delle nomine, sia per il ruolo che è stato attribuito ai componenti dell'ufficio sia proprio in ragione della dichiarazione di esubero, in quanto un'unità lavorativa, appena eletta nelle RSU del 6 marzo 2015, è stata distratta dall'ufficio CSL di Iglesias, dove svolgeva attività di sportello, e dove andranno in prepensionamento ben 3 dipendenti, un quarto è già andato in pensione anticipata senza essere mai stato sostituito e altri due dipendenti, ancora in servizio, usufruiscono dei permessi ai sensi della legge n. 104 del 1992 per gravi problematiche familiari; si fa presente inoltre che questa è una delle motivazioni che hanno portato l'Unione sindacale di base a proclamare lo stato di agitazione dei dipendenti ad essa aderenti davanti al prefetto;

EVIDENZIATO che tale nomina, oltre a risultare inopportuna in questa fase di liquidazione, comporterà un aumento di spesa perché il compenso della segretaria dovrà essere adeguato per le nuove funzioni nel rispetto del CCNL,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica per sapere se:

1) siano a conoscenza di quanto sopra esposto;

2) non ritengano che l'amministratore straordinario per la gestione provvisoria della Provincia di Carbonia-Iglesias stia attuando una gestione "politica" dell'ente, che sembrerebbe andare oltre il mandato affidatogli;

3) ritengano opportuno, visto lo stato in cui versano le finanze pubbliche, far gravare sulle stesse l'indennità dovuta per l'esercizio delle funzioni di direttore generale soprattutto alla luce della soppressione di tale figura e alla mancanza di risorse ad essa destinate;

4) non ritengano di dover intervenire perché la gestione amministrativa sia rapportata e finalizzata all'incarico conferito, e cioè quello di provvedere alla dismissione dell'ente soppresso. (517)

Interrogazione Cossa, con richiesta di risposta scritta, sulle gravi carenze nel servizio di guardia medica a Sestu.

Il sottoscritto,

PREMESSO che la tutela della salute è un diritto fondamentale dell'individuo e un interesse della collettività che deve essere assicurato garantendo livelli di cura essenziali e uniformi nel rispetto, tra gli altri, del principio dell'equità nell'accesso alle cure;

CONSIDERATO che uno degli obiettivi annunciati della tanto auspicata riorganizzazione del sistema sanitario regionale riguarda la necessità di limitare l'uso eccessivo e improprio del pronto soccorso, sia per ragioni di costi sia per migliorare e rendere più efficace il servizio di assistenza;

RITENUTO che le postazioni di guardia medica, così come gli ambulatori dei medici di base, dovrebbero offrire una prima assistenza medica e, quindi, ridimensionare gli accessi ai pronto soccorso a quelle casistiche che necessitano effettivamente un'assistenza ospedaliera;

RILEVATO che, nel comune di Sestu, l'ambulatorio della guardia medica risulta sprovvisto delle attrezzature necessarie a fornire la pur minima assistenza agli utenti, come riportato anche dalla stampa locale nei giorni scorsi;

EVIDENZIATO che anche i locali della guardia medica di Sestu risultano inidonei e richiedono un adeguamento strutturale per rispondere adeguatamente alle esigenze dell'utenza e alle norme urbanistiche e igienico sanitarie;

EVIDENZIATO che l'attuale sindaco del Comune di Sestu ha provveduto a segnalare i disservizi al direttore generale,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:

1) se siano a conoscenza di quanto su esposto;

2) se non ritengano di dover predisporre una verifica delle situazioni di disagio su elencate;

3) se non ritengano di dover intervenire per porre termine ai disservizi segnalati e perché sia garantita su tutto il territorio regionale un'adeguata assistenza medica, determinando in tal modo una doverosa equità di trattamento e un risparmio per l'Amministrazione regionale. (518)

Interrogazione Tedde - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra, con richiesta di risposta scritta, sull'effettiva titolarità delle competenze a svolgere il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani presso l'area portuale del Comune di Alghero.

I sottoscritti,

PREMESSO che da tempo e da più parti viene segnalata, sia per le vie ufficiali che per quelle ufficiose, l'indecorosa condizione in cui versa l'area portuale del Comune di Alghero, per via dell'accumulo di rifiuti di ogni genere che lì rimangono per giorni, con immaginabili devastanti effetti sia sotto il profilo turistico e dell'immagine sia, soprattutto, sotto l'aspetto igienico-sanitario;

PREMESSO, altresì, che a seguito degli enormi disagi causati dalla mancata erogazione del servizio di nettezza urbana di raccolta dei rifiuti presso l'area portuale del Comune di Alghero e dell'imbarazzante indifferenza mostrata dall'amministrazione comunale, numerosi cittadini hanno denunciato sulla stampa e anche attraverso i social network profondo disappunto e tutta la loro preoccupazione e contrarietà rispetto all'assenza di un fondamentale servizio a fronte del quale l'ente locale riscuote regolarmente la relativa tassa, la cui entità, peraltro, ha raggiunto nel territorio della Riviera del corallo livelli elevatissimi;

OSSERVATO che a fronte delle suddette denunce e sollecitazioni rivolte all'indirizzo dell'amministrazione comunale, il Comune di Alghero affermava la competenza dell'ente regionale attribuendo alla Regione la responsabilità della mancata prestazione del servizio di pulizia e di raccolta dei rifiuti urbani presso l'area portuale sulla scorta del fatto che l'approdo algherese ricade in area demaniale;

OSSERVATO, altresì, che la Regione, per bocca dell'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica, replicava smentendo categoricamente il Comune di Alghero ed evidenziando che responsabilità e competenza in ordine allo svolgimento del servizio di raccolta dei rifiuti e di pulizia dell'area portuale di Alghero è in capo all'ente locale;

RILEVATO che inspiegabilmente a seguito della ferma e chiara presa di posizione dell'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica, la Regione, sempre per bocca del suo Assessore, smentiva sé stessa qualche ora dopo diramando un secondo comunicato congiunto con il Comune di Alghero dal quale si apprendeva che "l'area portuale è e resta di esclusiva competenza demaniale e gli interventi di rimozione dei rifiuti effettuati straordinariamente dall'Amministrazione comunale sono solo dettati dalle emergenze che si verificano nella zona a causa della presenza di decine di sacchetti di rifiuti imprudentemente abbandonati, pur in assenza di contenitori e cassonetti. Il Comune di Alghero garantisce il servizio di raccolta rifiuti e nettezza urbana al margine della zona demaniale portuale, con un efficiente posizionamento delle campane per il vetro e dei cassonetti per l'indifferenziato";

VALUTATO che le dichiarazioni sclerotiche e contraddittorie dell'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica, oltre che ledere l'immagine istituzionale della Regione, espongono l'ente regionale a rilevanti responsabilità minandone la credibilità, l'affidabilità e l'integrità delle decisioni e delle posizioni le quali dovrebbero essere informate a principi di diritto e neutralità istituzionale anziché essere influenzate da ragionamenti di "colore e vicinanza politica" all'amministrazione territoriale di turno, specie quando si tratta di servizi pubblici essenziali pagati a caro prezzo dalla collettività, come quello di raccolta dei rifiuti urbani;

VALUTATA, altresì, la necessità che rispetto all'inspiegabile recesso dell'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica dalle proprie dichiarazione al riguardo, la Regione chiarisca definitivamente l'ambito delle responsabilità relative allo svolgimento del servizio di nettezza urbana di raccolta dei rifiuti presso l'area portuale del Comune di Alghero, anche alla luce dell'articolo 41 della legge regionale 12 giugno 2006, n. 9, e della deliberazione della Giunta regionale n. 18/31 del 20 aprile 2009 contenente l'intesa con l'Ufficio circondariale marittimo di Alghero sul Piano di gestione dei rifiuti dei porti di Alghero, Porto Conte e Fertilia del circondario marittimo di Alghero;

CONSIDERATO che le norme che disciplinano la riscossione della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani oggi denominata TARI, individuano quale soggetto attivo l'ente locale ovvero il Comune di Alghero il quale ha diritto di accertare ed introitare la tassa e sul quale incombe l'obbligo di rendere il relativo servizio;

CONSIDERATO, altresì, che esiste un orientamento giurisprudenziale della Cassazione sul servizio portuale di pulizia e raccolta e rifiuti, condiviso dalla dottrina, che va consolidandosi, secondo il quale è esclusa l'applicazione della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani nei porti turistici e nelle aree demaniali site all'interno della circoscrizione territoriale dell'autorità portuale, in quanto la gestione dei rifiuti spetta per legge all'autorità portuale e non al comune, che è quindi privo del potere impositivo fiscale in quanto tale potestà trova il suo fondamento nella legge e non nell'espletamento di una mera attività di fatto da parte di un soggetto, al quale peraltro la stessa legge non attribuisce la relativa competenza funzionale;

DATO ATTO che i concessionari per i servizi portuali corrispondono al Comune di Alghero la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani senza ricevere in contropartita il relativo servizio che continua a non essere svolto o ad essere erogato malamente, in un contesto nel quale Comune e Regione scaricano vicendevolmente la competenza senza di fatto risolvere il problema con gravi ed incalcolabili danni per l'immagine turistica di Alghero e, soprattutto, preoccupanti conseguenze sotto il profilo igienico-sanitario,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione per conoscere:

1) quali siano le ragioni alla base delle dichiarazioni contraddittorie dell'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica relative al problema del mancato svolgimento del servizio di pulizia e raccolta dei rifiuti presso l'area portuale del Comune di Alghero, che oltreché gettare discredito sull'immagine istituzionale della Regione minandone la credibilità, l'affidabilità e l'integrità, equivalgono ad un'ammissione grave di responsabilità in ordine all'erogazione di un servizio pubblico di fondamentale importanza;

2) su chi ricada effettivamente l'obbligo a svolgere il servizio di pulizia e raccolta dei rifiuti urbani presso l'area portuale del Comune di Alghero, anche alla luce dell'articolo 41 della legge regionale n. 9 del 2006 e della deliberazione della Giunta regionale n. 18/31 del 20 aprile 2009 contenente l'intesa con l'Ufficio circondariale marittimo di Alghero sul Piano di gestione dei rifiuti dei porti di Alghero, Porto Conte e Fertilia del circondario marittimo di Alghero;

3) quali siano le azioni che l'Amministrazione regionale intende porre in essere al fine di risolvere il grave problema igienico-sanitario e d'immagine che insiste nell'area portuale del Comune di Alghero, tenuto conto anche del fatto che la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani continua ad essere riscossa dall'ente locale senza che gli utenti ricevano in contropartita il relativo servizio che continua a non essere svolto o ad essere erogato malamente. (519)

Interrogazione Cossa - Dedoni - Crisponi, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione della Saremar e sul possibile licenziamento dei lavoratori.

I sottoscritti,

PREMESSO che il diritto al trasporto nelle isole minori, così come la sorte dei 167 lavoratori interessati, non può essere trattato come un generico problema dei trasporti isolani, ma deve essere affrontato come argomento prioritario e di straordinaria importanza per la Sardegna;

APPRESO che i lavoratori marittimi della Saremar inizieranno lo sciopero della fame per difendere il loro posto di lavoro minacciato da un paventato licenziamento;

CONSIDERATO che i lavoratori stanno difendendo non solo il loro posto di lavoro e la dignità delle 167 famiglie che di tale reddito possono vivere, ma anche il diritto al trasporto degli abitanti nelle isole minori;

RITENUTO che tale licenziamento non può passare inosservato, ma deve vedere la pubblica amministrazione impegnata nella difesa dei livelli occupazionali attuali;

VALUTATO che l'attuale Amministrazione regionale ha un atteggiamento bipolare quando non contesta i licenziamenti della Saremar, giustificandosi con l'inesistenza di alternative alla gara internazionale e alla privatizzazione, ma continua a finanziare Abbanoa per evitarne la bancarotta;

RIBADITO che il trasporto marittimo tra le isole non può essere considerato "trasporto locale", in quanto anche il Piano regionale dei trasporti impone di garantire i collegamenti, in qualunque condizione di domanda, e la tutela di uno schema tariffario che tenga conto degli aspetti sociali dei residenti e di sviluppo economico legati al turismo,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei trasporti per sapere:

1) se ritengano di dover urgentemente approfondire l'attuale situazione dei collegamenti effettuati dalla Saremar, con particolare attenzione ai livelli occupazionali e alle ricadute economiche sul territorio isolano;

2) se ritengano, inoltre, di valutare con la dovuta attenzione la soluzione di una gestione pubblico-privata (51 per cento pubblico) coinvolgendo l'Azienda Arst che già garantisce i trasporti via terra;

3) se intendano adottare e attuare urgenti e necessari provvedimenti, anche straordinari, per bloccare il licenziamento dei 167 lavoratori. (520)

Interrogazione Tocco, con richiesta di risposta scritta, in merito alla realizzazione di un muraglione in piazza San Michele, davanti al sagrato della parrocchia Medaglia Miracolosa.

Il sottoscritto,

PREMESSO che sin dagli scorsi giorni sono partiti i lavori per la riqualificazione della piazza San Michele a Cagliari; gli interventi, approvati dall'amministrazione comunale, prevedono la realizzazione di un muro attorno alla parrocchia della Medaglia Miracolosa;

ACCERTATO che il cantiere per la realizzazione dell'opera è di fatto ancora aperto, con gli operai edili che sono impegnati nel portare a termine l'intervento; sembrano dunque esserci tutti i presupposti per il blocco immediato dei lavori o, ancora, per la demolizione di una muraglia contestata da tutti;

RILEVATO che infatti tale muraglia appare un ecomostro di proporzioni devastanti per il sito, visto che l'opera si presenta come un monumento all'inciviltà - realizzata in cemento armato, dello spessore di 60 centimetri, oltre cinque metri d'altezza per quasi 25 metri di lunghezza - sembra un bastione smisurato davanti ad una struttura pubblica come la parrocchia della Medaglia Miracolosa, che si propone di accogliere la grande fetta di fedeli e turisti che transitano nei pressi del rione;

VALUTATO che contro la realizzazione del muraglione si è già schierato un comitato di cittadini, che ha ormai superato le mille firme in una petizione contro la costruzione dell'opera; un disagio che dunque parte dal basso;

ANNOTATO che la costruzione di tale muraglione di fatto divide e separa la chiesa dalla piazza, mettendo così un'opera divisoria tra i cittadini e la struttura; una situazione che rende ancor più incomprensibile l'approvazione di tale progetto, destinato ad aumentare di fatto la distanza tra un complesso che dovrebbe tendere all'accoglienza e gli abitanti del quartiere;

DATO ATTO che anche le autorità ecclesiali hanno contestato la realizzazione dell'opera, sollecitandone una revisione immediata; un intervento che rende la piazza una vera e propria oscenità dal punto di vista dell'immagine turistica, in quanto priva gli abitanti della vista dell'imponente struttura della chiesa;

APPRESO che con la realizzazione dell'opera appare riprodursi l'odioso muro di Betlemme o quelli che alcuni paesi europei stanno costruendo per arginare l'attuale ondata migratoria; una costruzione che sembra in contrasto con lo slogan di Cagliari "città aperta" al dialogo e all'accoglienza proprio per essere quella porta aperta sul Mediterraneo, capitale dell'Isola e del Mediterraneo, dunque crocevia di flussi non solo crocieristici, ma anche culturali e religiosi;

CONSTATATO che non si comprende il motivo per cui è stato ideato e disegnato un muro che, di fatto, trasforma la parrocchiale della Medaglia Miracolosa di piazza San Michele in una sorta di "chiesa-bunker", inaccessibile e lontana da fedeli, cittadini e turisti; occorre solo il filo spinato lungo tutta la muraglia in cemento armato, per trasformarla in un fortino blindato;

OSSERVATO che il muraglione ha portato non solo una rivolta popolare all'interno del quartiere, ma anche degli operatori economici - ambulanti e commercianti - e non solo, che soggiornano (in occasione delle loro attività quotidiane) nella piazza; il quartiere appare chiuso dal muro che cinge la chiesa, ribattezzato da tanti il "muro di Berlino", facendo intravedere una marginalizzazione sociale e politica rispetto al resto della città;

SOTTOLINEATO peraltro che sinora l'amministrazione comunale sembra indifferente a tutte le manifestazioni di disagio per la costruzione di questo ecomostro in una delle piazze più affascinanti all'interno della città, un sito inglobato in una delle periferie di Cagliari maggiormente frequentate e percorse dagli automobilisti;

RIMARCATO che si considera necessaria una netta presa di posizione della Regione sulla realizzazione di questo monumento osceno che rovina l'immagine della capitale della Sardegna,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei lavori pubblici:

1) per valutare tutti gli interventi atti a bloccare la realizzazione della muraglia, evitando la costruzione di un monumento osceno;

2) per verificare se sia possibile anche la demolizione completa dell'opera, disegnando un altro progetto in grado di riqualificare l'immagine della piazza e non offendere così uno dei siti più frequentati dagli abitanti;

3) per sapere se non sia possibile venire incontro alle richieste delle autorità ecclesiastiche, tese a costruire una porta di dialogo con la piazza e non realizzare un intervento urbanistico non adeguato davanti alla parrocchia della Medaglia Miracolosa, edificio nato per accogliere i cittadini e non creare divisioni tra i cittadini;

4) per verificare la possibilità di collaborare con l'amministrazione comunale alla riqualificazione della piazza, con un tavolo di confronto con il sindaco e l'assessore competente;

5) per esaminare un nuovo disegno volto a abbellire la piazza, senza il "muro del pianto" davanti alla chiesa. (521)

Interrogazione Tocco, con richiesta di risposta scritta, sugli incarichi professionali di progettazione di cui all'articolo 90 del decreto legislativo n. 163 del 2006, alla luce degli ultimi fatti di cronaca giudiziaria e delle recenti statistiche pubblicate su un quotidiano regionale.

Il sottoscritto,

PREMESSO che:

- le recenti vicende di cronaca giudiziaria regionale, nell'ambito dell'indagine denominata "Sindacopoli" e non solo, impongono una seria riflessione sull'efficacia dell'attuale normativa nazionale e regionale sul tema degli appalti pubblici, con particolare riferimento agli incarichi professionali di cui all'articolo 90 del decreto legislativo n. 163 del 2006, e successive modifiche e integrazioni;

- nonostante i principi fondamentali del codice degli appalti, recepiti dalle direttive europee, siano quelli dell'economicità, efficacia, tempestività, correttezza, libera concorrenza, parità di trattamento, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità, nonché quello di pubblicità con le modalità indicate nel codice, si apprende dagli organi di informazione che, troppo spesso e con molta facilità, gli stessi vengono elusi dalle stazioni appaltanti innescando un sistema clientelare, una barriera all'ingresso del mercato del lavoro di giovani professionisti e un abbassamento della qualità progettuale proposta;

- una recente statistica pubblicata su un quotidiano regionale, ha collocato gli enti pubblici della Sardegna tra i primi utilizzatori delle cosiddette "procedure negoziate" nell'ambito dell'affidamento dei servizi di ingegneria e architettura, procedure previste dal codice degli appalti, ma che non garantiscono la massima trasparenza, l'economicità, la concorrenza e la pubblicità;

- gli ordini professionali, ingegneri, architetti, geometri e più, da anni richiedono al legislatore nazionale e regionale un importante intervento di modifica e integrazione dell'apparato normativo di riferimento, inserendo dei sistemi di maggior controllo nelle fasi di affidamento dei servizi di cui all'articolo 90 del codice degli appalti, nonché la concretizzazione di procedure unificate che permettano una maggior rotazione e trasparenza degli affidamenti;

ACCERTATO che l'articolo 267 "Affidamento dei servizi di importo inferiore a 100.000,00 euro", al comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica n. 207 del 2010, al fine di garantire, in fase di scelta degli operatori da invitare nelle gare pubbliche, il rispetto dei principi di non discriminazione, parità di trattamento, proporzionalità e trasparenza, prevede l'individuazione degli stessi tramite elenchi di operatori economici;

DATO ATTO che lo stesso decreto del Presidente della Repubblica n. 207 del 2010 prevede nel suo dispositivo, le modalità di formazione degli elenchi e gli schemi tipo di "domanda" per l'inserimento dei professionisti;

CONSTATATO che diversi enti pubblici della Sardegna, comuni, province e la stessa Regione hanno negli anni istituito "autonomamente" degli elenchi di professionisti, tra di essi non collegati, non permettendo pertanto una verifica sulla reale attuazione dei principi sopra indicati, richiedendo un elevato impegno temporale ed economico da parte degli operatori, obbligati a compilare prolisse modulistiche sempre diverse da ente a ente che tuttavia, come oggi si apprende, non hanno garantito i risultati attesi dalla norma;

DATO ATTO che:

- le recenti modifiche del codice degli appalti hanno istituito le centrali uniche di committenza, con il fine di risparmiare nelle procedure di gara e di amplificare i controlli negli affidamenti;

- questa Giunta intende legiferare in materia di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e la Giunta regionale:

1) per conoscere quali siano le azioni che l'Amministrazione regionale intende intraprendere per una corretta applicazione delle normative esistenti;

2) per sapere se non ritengano opportuno valutare:

- la creazione di un elenco unico regionale sopprimendo tutti gli elenchi fino a oggi istituiti dai comuni, provincie ed enti pubblici in genere operanti nel territorio regionale;

- la possibilità dell'utilizzo obbligatorio per tutti gli enti locali regionali ed enti pubblici operanti nel territorio dell'eventuale elenco unico regionale;

- la possibilità dell'istituzione di un elenco unico regionale sotto forma di "sportello interattivo", così da garantire una reale rotazione negli incarichi, un'immediata verifica in tempo reale delle gare in corso e degli affidamenti effettuati;

5) per conoscere quali siano le azioni che l'Amministrazione regionale intende intraprendere per la tutela dei professionisti operanti nel territorio regionale, fortemente svantaggiati dall'insularità della regione Sardegna e talvolta costretti, soprattutto nel caso di giovani professionisti e piccoli studi associati, a operare esclusivamente nel territorio regionale. (522)

Interrogazione Truzzu - Lampis, con richiesta di risposta scritta, in ordine ai gravi disservizi causati da RFI e Trenitalia il 29 settembre 2015 ai passeggeri diretti da Cagliari a Carbonia e Iglesias, a seguito dei guasti dei sistemi automatici di controllo e sull'intero sistema infrastrutturale della rete ferroviaria sarda.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- un buon servizio di trasporto pubblico su rotaie è fondamentale per una numerosa e diversificata utenza: i lavoratori pendolari, gli studenti, i turisti, ma anche i cosiddetti pendolari della sanità ossia i malati costretti a viaggiare per potersi sottoporre alle terapie necessarie per curare la propria patologia;

- rendere più efficiente il sistema ferroviario contribuisce a garantire alla collettività un miglioramento delle condizioni economico-sociali in quanto permette di ridurre l'inquinamento prodotto dal trasporto su gomma, limita gli incidenti stradali e i costi sanitari e sociali che derivano dagli stessi e assicura un'alternativa più economica per la mobilità delle fasce sociali meno abbienti;

- sono quotidiani i reclami, anche a mezzo stampa, che l'utenza rivolge nei confronti di RFI e Trenitalia Spa per i disservizi, con i viaggiatori che lamentano: ritardi, malfunzionamento di condizionatori, scarsa pulizia delle carrozze, assenza di posti a sedere per tutti i passeggeri ecc.;

CONSIDERATO che:

- un intervento della Giunta regionale già nelle scorse legislature è stato richiesto da numerosi consiglieri regionali con interrogazioni, lettere, articoli, note sulla stampa ecc., in cui sono stati denunciati limiti e criticità del sistema ferroviario isolano;

- a quanto pare nella tratta Cagliari-Iglesias è sufficiente un piccolo temporale per mandare in tilt i sistemi automatici di controllo del traffico, mettendo fuori uso tutti i passaggi a livello automatizzati;

APPURATO che:

- nella giornata del 29 settembre 2015 l'intera rete ferroviaria del Sulcis è andata in cortocircuito a causa dei motivi sopraccitati;

- nella stessa giornata del 29 settembre 2015 il treno delle 14,45 diretto da Cagliari a Iglesias, sul quale viaggiano anche i passeggeri diretti a Carbonia che cambiano a Villamassargia, risultava regolarmente in partenza al binario 8 della stazione di Cagliari;

- solo due minuti prima dell'orario previsto i passeggeri vengono informati a voce che il treno sarebbe partito dal binario 3, senza alcuna comunicazione né di eventuali ritardi, né della contestuale partenza del treno delle 14,20 che aveva intanto accumulato 25 minuti di ritardo;

- alle 15,20 il capotreno invita tutti i passeggeri ad abbandonare le carrozze e a salire sul treno diretto a Oristano, informandoli che dovranno scendere alla stazione di Decimomannu e da li prendere i bus messi a disposizione da Trenitalia per Iglesias e Carbonia;

- arrivati a Decimomannu i passeggeri vengono informati che non c'è alcun bus a disposizione e vengono invitati a salire sul treno delle 14,20 e partito alle 14,45 che era fermo a Decimomannu, caricando pertanto su un unico convoglio i passeggeri di due dei treni più frequentati;

- il treno riesce a partire da Decimomannu solo alle ore 16,15, per poi fermarsi a Siliqua, dapprima secondo informazioni sommarie fornite dagli operatori di Trenitalia, in attesa di un altro treno e successivamente in attesa della riparazione di un guasto;

- il treno riparte, ma viene nuovamente fermato per alcuni minuti nelle campagne tra Siliqua e Villamassargia, e ancora alla stazione di Villamassargia, per giungere a destinazione alla stazione di Iglesias alle ore 18,00;

DATO ATTO che:

- intorno alle 17,40 RFI diramava un comunicato dichiarando che la difficoltà di circolazione sarebbe ulteriormente perdurata e il servizio bus veniva esteso da Iglesias e Carbonia a Decimomannu;

- la Sardegna è tra le poche regioni italiane che non dispone di una rete ferroviaria elettrificata e che presenta un tracciato risalente a fine '800 e pertanto non in grado di assicurare livelli di performance di esercizio in linea con quelli presenti in altre regioni italiane;

- il contratto di programma 2012-2016 tra Governo e RFI, a fronte di una previsione di interventi pari a 1,457 miliardi di euro, assegna alla Sardegna una cifra definita dallo stesso Assessore Deiana "ridicola",

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei trasporti per sapere:

1) se siano a conoscenza dei gravi disservizi e dei continui disagi che devono subire i pendolari che viaggiano da Carbonia e Iglesias verso Cagliari, e dei fatti incresciosi verificatasi il 29 settembre 2015;

2) se sia pensabile nel 2015 affrontare un viaggio di oltre 3 ore un quarto per coprire appena 55 Km;

3) quali iniziative intenda assumere la Regione nei confronti di RFI e Trenitalia per riconoscere ai passeggeri un congruo risarcimento per i disagi subiti, e per obbligare il proprietario della rete e il gestore del servizio ferroviario ad attivare tempestivamente un servizio navetta sostitutivo tramite bus ogni qualvolta si verifichino guasti alla rete;

4) per garantire livelli di efficienza del sistema ferroviario sardo e in particolare per migliorare le condizioni di viaggio e il rispetto degli orari. (523)

Interrogazione Unali, con richiesta di risposta scritta, sulle problematiche dei lavoratori Saremar.

Il sottoscritto,

PRESO ATTO:

- che la Saremar, di proprietà della Regione, ha avviato la procedura di liquidazione;

- della ormai datata protesta dei lavoratori marittimi della Saremar e delle loro famiglie, tesa a scongiurare i licenziamenti e alla salvaguardia dei posti di lavoro;

CONSTATATO che:

- gli stessi lavoratori, esasperati, dopo aver intrapreso uno sciopero della fame, hanno deciso di occupare i traghetti e l'aula del Consiglio comunale di La Maddalena;

- desta particolare preoccupazione la situazione drammatica vissuta dai lavoratori, come peraltro evidenziato dall'amministrazione comunale di La Maddalena in una nota inviata al Presidente della Regione;

CONSIDERATO, inoltre che, oltre alla perdita dei posti di lavoro, si mette a rischio tutto l'indotto legato all'uscita del servizio pubblico che finora ha garantito le tratte coperte dalla continuità territoriale marittima e tutti i collegamenti con l'Isola,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei trasporti per sapere quali urgenti provvedimenti intendano intraprendere per porre fine alla drammatica situazione in cui si trovano i lavoratori marittimi della Saremar che hanno ricevuto la lettera di licenziamento. (524)

Interrogazione Unali, con richiesta di risposta scritta, sull'introduzione sperimentale di titoli di viaggio integrati nel territorio regionale.

Il sottoscritto,

VISTA la legge regionale n. 21 del 2005 che prevede la costruzione di un sistema di trasporto pubblico locale attraverso l'integrazione delle reti, dei modi, dei servizi e delle informazioni di trasporto e che la stessa norma attribuisce all'integrazione tariffaria un ruolo decisivo nella promozione del trasporto pubblico locale;

RICHIAMATA la deliberazione della Giunta regionale n. 14/24 dell'8 aprile 2015 avente ad oggetto "Modifica del Sistema tariffario mediante l'introduzione sperimentale di titoli di viaggio integrati nel territorio regionale. Legge regionale 7 dicembre 2005, n. 21";

CONSIDERATO che:

- con tale deliberazione si prosegue il percorso sperimentale di integrazione tariffaria già avviato con le deliberazioni della Giunta regionale n. 31/18 del 5 agosto 2014, n. 44/16 del 7 novembre 2014 e n. 1/15 del 13 gennaio 2015 rispettivamente per l'area conurbata di Cagliari, la Provincia di Nuoro e la Provincia di Oristano;

- si introduce la sperimentazione di titoli di viaggio integrati anche nell'area conurbata di Sassari;

- con tale abbonamento i cittadini risparmiano fino al 25 per cento sulla somma dei singoli prezzi;

- rimangono esclusi i comuni oltre l'area conurbata di Sassari e Cagliari, mentre risultano inseriti nella sperimentazione tutti i comuni della Provincia di Nuoro ed Oristano,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei trasporti:

1) per conoscere le motivazioni che hanno portato all'esclusione della sperimentazione dei titoli di viaggio integrati i comuni dei territori provinciali di Cagliari e Sassari;

2) per sapere quali urgenti provvedimenti intendano intraprendere al fine di integrare i comuni della Provincia di Cagliari e Sassari esclusi dalla sperimentazione. (525)

Interrogazione Tocco, con richiesta di risposta scritta, in merito al futuro della reggia nuragica di "Barru", nel territorio ricompreso tra i comuni di Guasila e Guamaggiore.

Il sottoscritto,

PREMESSO che:

- nella località denominata "Barru", ai confini tra il comune di Guasila e quello di Guamaggiore, è stato rinvenuto un sito nuragico di rilevante importanza;

- la prima campagna di scavi è iniziata nel 2006, a seguito di un progetto nato nel 2002, su iniziativa del Comune di Guamaggiore e finanziato, poi, dalla Regione con fondi PIA CA10-NU15 "Consorzio dei laghi e turismo fluviale";

- con il primo finanziamento sono stati realizzati i primi scavi archeologici sulla parte di monumento ricadente all'interno del territorio comunale di Guamaggiore, il parco è stato attrezzato per la fruizione del sito da parte dei turisti, recintato nelle aree acquisite dal Comune di Guamaggiore e costruito un centro servizi;

- la prima campagna scavi è stata ultimata nel mese di novembre del 2009 per l'esaurimento dei fondi a disposizione, portando comunque alla luce un monumento molto interessante sotto il profilo scientifico, costituito da un nuraghe polilobato, dotato di mastio centrale e cinque torri laterali, situato sulla sommità della collina con annesso villaggio sul versante est;

- la struttura e le dimensioni imponenti del complesso nuragico sono paragonabili a "Su Nuraxi" di Barumini, ma la particolarità, di notevole interesse scientifico, è data dal villaggio;

- nel 2012, a seguito del decreto del Presidente della Regione n. 122 del 30 settembre 2012, è stato approvato il V atto aggiuntivo della PIA CA10-NU15 "Consorzio dei laghi e turismo fluviale", contenente un ulteriore programma di finanziamenti per la campagna di scavi della reggia nuragica di "Barru";

- nell'anno 2014, sono state avviate le procedure per l'apertura della seconda campagna di scavi che hanno consentito un importante progresso sulla scoperta del nuraghe di "Barru", mettendo alla luce un'opera di straordinaria importanza;

- i lavori della seconda campagna di scavi volgono oramai al termine e le risorse finora stanziate non hanno consentito il completamento dei lavori e, soprattutto, la consegna del sito ai visitatori;

- un'eventuale sospensione degli scavi, in attesa di ulteriori finanziamenti, comporterebbe un abbandono temporaneo del sito, con notevole pericolo di furti e danneggiamenti;

CONSTATATO che, come già affermato nelle premesse e come ben visibile nel sito, il nuraghe di "Barru" ha confermato tutte le positive aspettative degli esperti della Sovraintendenza dei beni culturali, giustificando a pieno titolo la denominazione di "Reggia";

ACCERTATO che, oltre alla naturale valenza scientifica e storica, la scoperta del nuraghe e la sua consegna ai visitatori aprirebbe per i comuni di Guasila e Guamaggiore importantissimi scenari di economia basata sul turismo archeologico;

RITENUTO necessario sostenere quanto di positivo sta nascendo dalla scoperta della reggia nuragica di "Barru" attraverso la previsione di ulteriori risorse economiche per il completamento degli scavi, per la consegna del sito ai visitatori e per la promozione del territorio della Trexenta, in particolar modo dei comuni di Guasila e Guamaggiore, interessati dalla presenza del nuraghe,

chiede di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport e l'Assessore regionale del turismo, artigianato e commercio per conoscere:

1) quali iniziative e interventi intendano programmare per completare la campagna degli scavi e apertura del sito ai visitatori;

2) se sono state programmate ulteriori risorse economiche per il completamento degli scavi archeologici , l'ammontare delle stesse e la tempistica per l'erogazione dei fondi;

3) quali iniziative e interventi intendano programmare per sostenere il rilancio economico, legato al turismo, della zona interessata agli scavi, dei Comuni di Guasila e Guamaggiore, fortemente colpiti dalla "depressione economica" di questi ultimi anni;

4) quali iniziative intendano mettere in atto per la promozione delle aree geografiche interne, nel caso la Trexenta. (526)

Interrogazione Tocco, con richiesta di risposta scritta, in merito all'utilizzo dei defibrillatori semiautomatici nell'ambito della pratica fisica e sportiva, con obbligo di dotazione degli strumenti all'interno degli impianti sportivi.

Il sottoscritto,

PREMESSO che gli scorsi giorni si è consumata una nuova tragedia su un campo di calcio amatoriale della nostra Isola, con la scomparsa di un giovane atleta durante una partita del torneo amatoriale; una morte avvenuta durante una fase di gioco per arresto cardiaco, una situazione che purtroppo non è nuova negli impianti sportivi della Sardegna, con i partecipanti alle diverse discipline che corrono il rischio durante le manifestazioni sportive;

ACCERTATO che, con il decreto ministeriale del 26 aprile 2013 dell'allora Ministro della salute Renato Balduzzi, si impone la dotazione e l'utilizzo dei defibrillatori semiautomatici e di eventuali altri dispositivi salvavita all'interno delle strutture interessate dagli eventi sportivi;

RILEVATO che l'entrata in vigore di tale normativa è stata prorogata, anche per i rilievi mossi dalla Corte dei conti, al 2016; secondo tale regolamentazione le società sportive dilettantistiche e quelle professionistiche, tranne quelle che svolgono attività a ridotto impegno cardiocircolatorio, dovevano dotarsi di defibrillatori, le prime entro ottobre 2013, le seconde entro ottobre 2015, con oneri a loro carico; la giurisdizione contabile ha però mosso dei rilievi, gli organismi federali hanno contestato la legge soprattutto per il costo di un operatore in grado di utilizzare questo presidio salvavita e delle spese ingenti per i corsi di formazione per l'utilizzo dei suddetti apparecchi;

VALUTATO che in virtù di questa dilazione alcune regioni, ad esempio la Toscana (con legge n. 22 dell'8 maggio 2013) si sono dotate di apposita normativa sulla diffusione dei defibrillatori semiautomatici esterni nell'ambito della pratica fisica e sportiva;

ANNOTATO che il campo di applicazione del provvedimento riguarda non solo gli impianti pubblici gestiti da soggetti pubblici o aperti al pubblico, previo pagamento di un corrispettivo per l'utilizzo dell'impianto stesso, ma anche le strutture destinate a qualunque titolo all'utilizzo da parte di associazioni o società, dilettantistiche o professionistiche;

DATO ATTO che la legge prevede che la dotazione di defibrillatori è requisito essenziale per l'apertura stessa degli impianti; una novità interessante, in quanto in tal modo si obbligano i gestori a dotarsi di defibrillatore automatico (DAE); obbligatoria anche la formazione di personale per l'uso del defibrillatore durante l'attività quotidiana;

APPRESO che in caso di inosservanza all'obbligo di dotazione dei defibrillatori sono applicate delle sanzioni, non solo pecuniarie, che possono arrivare sino alla chiusura degli impianti;

CONSTATATO che la finalità primaria ed irrinunciabile è dotare tutte le strutture sarde di un defibrillatore semiautomatico nel corso degli eventi sportivi, con il personale per l'utilizzo dello strumento, in modo da aumentare il livello di sicurezza e prevenzione degli atleti nei campi da gioco;

OSSERVATO che l'importanza di avere a disposizione un defibrillatore automatico è provata da tempo; si tratta dell'unico trattamento efficace in seguito ad un arresto cardiaco; in moltissimi casi applicare subito il defibrillatore può salvare la vita; tale strumento è più che mai indispensabile nel mondo dello sport dove purtroppo non sono rari i casi di arresto cardiaco a volte mortali;

SOTTOLINEATO peraltro che non possono essere lasciati alle società sportive isolane gli oneri per dotarsi di un defibrillatore e di un operatore per il suo utilizzo; a tal proposito sarebbe auspicabile prevedere, sin dalla prossima manovra finanziaria regionale, un contributo alle società sportive per l'acquisto di tali apparecchi;

RIMARCATO che si considera lo sport come un importante vantaggio per il benessere fisico delle persone, che però non deve portare al rischio della vita in tutti i campi,

chiede di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport e l'Assessore regionale all'igiene e sanità e dell'assistenza sociale:

1) per sapere quante strutture sportive della Sardegna e/o società sportive siano dotate di un defibrillatore, utile nei casi di emergenza, con apposito operatore pronto all'utilizzo dello strumento;

2) per valutare la possibilità di una legge regionale che obblighi le associazioni sportive e società dilettantistiche e professionistiche della Sardegna a dotarsi di un defibrillatore in occasione degli eventi sportivi programmati nel corso della stagione;

3) per esaminare la possibilità di un adeguato riconoscimento finanziario alle società per l'acquisto di tali apparecchi;

4) per verificare la possibilità di salvaguardare gli impatti positivi dello sport sulla salute delle persone fisiche evitando così altre tragedie sui campi da gioco delle diverse discipline. (527)

Mozione Cossa - Dedoni - Crisponi - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Randazzo - Tocco - Tedde - Tunis - Zedda Alessandra - Carta - Orrù - Solinas Christian - Floris - Truzzu - Lampis - Rubiu - Oppi - Pinna Giuseppino - Tatti sulla procedura di infrazione applicata dalla Commissione europea per violazione del regime di aiuti di Stato a favore dell'industria alberghiera, a seguito dell'entrata in vigore della legge regionale 11 marzo 1998, n. 9, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- la legge regionale 11 marzo 1998, n. 9, aveva lo scopo di promuovere l'attività turistica e la valorizzazione delle risorse naturali e culturali della regione Sardegna, considerate tra i principali fattori di sviluppo della nostra isola, disponendo contributi in conto capitale, sia per l'esecuzione di lavori di adeguamento e di potenziamento delle strutture e degli impianti che per il rinnovo delle attrezzature e degli arredi ovvero per la realizzazione di strutture e infrastrutture complementari;

- attraverso essa, la Regione si proponeva di incoraggiare da una parte la diversificazione dell'offerta di prodotti turistici, per evitare concentrazioni nel tempo e nello spazio e migliorare la competitività dell'offerta turistica regionale, dall'altra lo sviluppo della capacità ricettiva esistente, rappresentata all'epoca da circa 600 impianti alberghieri e altrettanti impianti extralberghieri, che, pur essendo potenzialmente idonea ad avvicinarsi alle medie nazionali di distribuzione sul territorio, risultava e risulta sottoutilizzata in particolare a causa della marcata stagionalità dell'offerta;

- l'articolo 9 della legge prevedeva che "per la parte di investimento già realizzata ma non ammissibile alle agevolazioni previste ai termini del comma 2 del presente articolo, le imprese aventi titolo possono chiedere ed ottenere, con istanza da presentare ai fini dell'art. 8 entro 90 giorni dall'entrata in vigore della presente norma, le provvidenze previste dall'articolo 3";

- il regime di aiuto è stato approvato dalla Commissione europea con nota del 12 novembre 1998 n. 9547;

- la Giunta regionale ha adottato le direttive di attuazione del regime di aiuti, che sono state rese esecutive, oltre un anno dopo la pubblicazione delle legge, con il decreto dell'Assessore regionale del turismo, artigianato e commercio (n. 285 del 29 aprile 1999);

- in sede di approvazione delle direttive di attuazione, la Giunta regionale ha approvato una norma transitoria che recitava: "in sede di prima applicazione delle presenti direttive, nella formulazione del Primo programma di intervento, sono ammissibili gli interventi e le spese effettuate o sostenute successivamente alla data del 5 aprile 1998 (data di entrata in vigore della legge)" (articolo 17);

- disposizioni di questo genere erano comuni a diversi regimi di aiuto ed erano conformi alla normativa europea vigente prima dell'approvazione dei nuovi Orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale, entrati integralmente in vigore nel 2000, con la previsione di diverse deroghe, che potevano presumersi applicabili al regime di cui alla legge regionale n. 9;

- dopo avere presentato richiesta di agevolazioni finanziarie previste da norme (nazionali o regionali) per la ristrutturazione e l'ampliamento di strutture ricettive e aver contratto ingenti debiti per la realizzazione degli interventi, confidando sull'ottenimento del contributo e al fine di evitare ulteriori oneri derivanti dall'indebitamento a breve termine, diversi operatori del settore rinunciavano alle precedenti domande e richiedevano l'accesso alle agevolazioni di cui alla legge in questione;

- successivamente, in data 27 luglio 2000, con apposita deliberazione della Giunta regionale, rilevata la sussistenza di vizi formali e sostanziali nelle direttive in precedenza adottate, le stesse sono state espressamente annullate;

- in pari data, la Giunta regionale ha approvato quindi nuove direttive di attuazione della legge regionale n. 9 del 1998, notificate alla Commissione europea il 20 settembre 2000;

- sulla base delle nuove direttive, la Commissione europea ha richiesto, con nota del 28 febbraio 2001, ulteriori chiarimenti al fine della valutazione di compatibilità del regime con il mercato comune, invitando in particolare le autorità regionali, per quanto riguarda le agevolazioni previste nell'articolo 9, a impegnarsi a rispettare le disposizioni previste dal regolamento (CE) n. 69/2001 della Commissione del 12 gennaio 2001 relativo all'applicazione degli articoli 87 e 88 del Trattato agli aiuti di importanza minore (cosiddetto de minimis);

- a seguito dei chiarimenti forniti dall'Assessore regionale del turismo, artigianato e commercio con nota del 16 marzo 2001 prot. n. 4055, con la quale sono stati comunicati gli adeguamenti apportati al regime al fine di renderlo compatibile con gli Orientamenti in materia di aiuti di Stati a finalità regionale, la Commissione europea ha constatato la conformità del regime medesimo al mercato comune (nota del 17 maggio 2001 n. D/52027);

- alcune domande relative all'ammissione a contributo, rientranti nel campo oggettivo e soggettivo di applicazione del regime di aiuto, risultavano relative a interventi la cui realizzazione era stata parzialmente avviata, successivamente all'entrata in vigore della legge regionale n. 9 del 1998, prima della ripresentazione della domanda a seguito delle nuove direttive;

- gli "Orientamenti in materia di aiuti a finalità regionale" e, in particolare, il paragrafo 4.2., stabiliscono che "i regimi di aiuto devono stabilire che la domanda di aiuto sia presentata prima che inizi l'esecuzione dei progetti", principio fedelmente riprodotto nelle direttive di attuazione del 27 luglio 2000, il cui articolo 6 prevede che "sono ammissibili le spese effettuate successivamente alla richiesta dei previsti benefici";

- la pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione delle originarie direttive, adottate immediatamente dopo l'approvazione della legge da parte della Commissione europea avvenuto il 22 dicembre 1998 e successivamente annullate con la deliberazione della Giunta regionale del 27 luglio 2000 n. 33/3, ha comportato per l'Amministrazione regionale la necessità di tener conto delle aspettative ingenerate nei potenziali beneficiari;

- dalla data della pubblicazione e fino all'annullamento, infatti, le direttive avevano avuto piena efficacia e vigore, ponendo i privati cittadini in una posizione di affidamento particolarmente fondata, anche alla luce della preventiva approvazione comunitaria del regime;

- sulla base di tale affidamento alcuni imprenditori, proprio allo scopo di anticipare l'effetto incrementale dell'attesa applicazione del regime di aiuto, avevano avviato l'esecuzione dei progetti, pur in pendenza della pubblicazione del bando di selezione delle iniziative ammissibili, assumendo impegni finanziari considerevoli, a condizioni ben poco competitive e pesantemente gravanti sui bilanci delle singole imprese;

- a fronte del rischio, per tali imprese, di non avere più la capacità di proseguire nell'esercizio della propria attività nell'ipotesi di esclusione tout court dall'ammissione ai benefici, nel valutare le domande in questione, l'Amministrazione regionale ha ritenuto di dover adottare, limitatamente alla prima applicazione della legge regionale n. 9 del 1998, una linea interpretativa ragionevole ed equa che ha ammesso al beneficio anche le imprese partecipanti al primo bando di selezione che avessero effettuato attività esecutive dei progetti prima della presentazione della domanda ma dopo la pubblicazione della legge ovvero (la maggioranza) dopo l'approvazione della stessa da parte della Commissione europea;

- le iniziative ritenute ammissibili sono risultate 100;

- nel caso di 28 di queste iniziative, una parte di investimenti è stato eseguito prima della proposizione della domanda, ma in ogni caso per circa la metà (precisamente per complessivi euro 32.103.993,78) dopo la pubblicazione della legge regionale n. 9 del 1998 e per l'altra metà (per euro 28.605.927,85) dopo l'approvazione della legge regionale n. 9 del 1998 da parte della Commissione europea;

- l'Amministrazione regionale ha appurato che i contributi richiesti sono stati destinati a coprire esclusivamente gli oneri finanziari funzionali alla realizzazione delle opere nella loro interezza;

- la quasi totalità degli interessati, allo scopo di dare inizio agli investimenti, ha contratto finanziamenti e/o ottenuto dalle banche aperture di credito a tassi ordinari, di regola estremamente rilevanti (a causa dello strutturale sovracosto del denaro in Sardegna rispetto al mercato nazionale), in taluni casi addirittura superiori al 10 per cento;

- l'accensione di tali finanziamenti e/o linee di credito è stata effettuata dalle imprese all'esclusivo scopo di anticipare la realizzazione degli investimenti oggetto delle agevolazioni, nel periodo di vigenza delle originarie direttive di attuazione, poi revocate con la deliberazione della Giunta regionale del 27 luglio 2000, il cui articolo 17 prevedeva espressamente l'ammissibilità al contributo;

- con la decisione C (2008) 2997 del 2 luglio 2008, la Commissione europea ha dichiarato l'incompatibilità con il mercato comune degli aiuti concessi a seguito della deliberazione della Giunta regionale n. 33/6, peraltro mai notificata alla Commissione, e l'obbligo di restituzione da parte delle imprese beneficiarie;

- molte di queste ultime e la stessa Regione hanno fatto ricorso alla Corte di giustizia europea e all'autorità giudiziaria italiana al fine di evitare la revoca dei benefici, ricorsi che sono stati definitivamente respinti nei mesi scorsi;

- malgrado i provvedimenti giurisdizionali negativi emerge in modo evidente da tutta la vicenda l'esistenza di atti e comportamenti della Regione tali da indurre gli operatori a confidare nei benefici anche in presenza dell'avvenuto inizio dell'investimento e per le opere già eseguite;

- detta circostanza potrebbe legittimare le imprese a esperire azioni legali nei confronti dell'Amministrazione regionale al fine di vedersi riconosciuto il risarcimento dei danni conseguenti alla restituzione delle somme percepite, maggiorate degli interessi e per il mancato accesso a seguito della rinuncia, indotta dalla Regione, ad altre misure di aiuto (quali quelle disposte dalla legge n. 488 del 1992 e dalla legge regionale n. 40 del 1993);

- il recupero coattivo degli aiuti determinerebbe senza alcun dubbio contestazioni in ordine alla liquidazione degli importi richiesti, i quali non sono stati calcolati al netto delle somme pagate a titolo di imposta, giacché si produrrebbe un aggravio per i beneficiari, che su tali somme hanno già subito l'imposizione tributaria;

- la stessa Commissione europea, nella comunicazione 2007/05 cap. 3.2.2., n. 50, ha fissato il principio in base al quale "qualora il beneficiario dell'aiuto abbia pagato imposte sull'importo ricevuto, le autorità nazionali possono, in forza della propria normativa interna, tenere conto del pagamento già effettuato a titolo d'imposta, recuperando soltanto l'importo netto ricevuto dal beneficiario";

- inoltre, in casi analoghi (legge regionale n. 44 del 1988, relativa a misure di aiuto a favore delle imprese agricole, non notificata all'Unione europea) la Regione, all'atto del calcolo delle somme da restituire, ha tenuto conto della quota legittimamente erogabile entro il quantum dei contributi "de minimis", decurtandoli dalle somme da restituire;

- una soluzione in grado di conciliare il rispetto della normativa comunitaria con il minore impatto economico potrebbe individuarsi nel considerare almeno in parte i contributi erogati come agevolazioni concesse ai sensi delle disposizioni comunitarie relative agli aiuti de minimis in virtù del regolamento 1998/2006; ciò limiterebbe per le imprese beneficiarie il rischio di fallimento;

- qualora venisse portata a conclusione la procedura di recupero dell'intero importo le imprese alberghiere sarebbero costrette a cessare la loro attività, con drammatiche conseguenze anche sotto il profilo occupazionale e sociale;

- tutta questa complessa vicenda incrina in modo grave il senso di fiducia che il cittadino, in questo caso l'imprenditore, deve avere nei confronti dell'Istituzione, la quale non può non tener conto della sua buona fede;

CONSIDERATO che:

- vi è ulteriormente da valutare la condizione di insularità, che forma oggetto di statuizioni di diritto internazionale, in specie pattizio, e comunitario;

- l'insularità è una tematica non confinabile alla sola disciplina costituzionale nazionale, ma forma oggetto di statuizioni di diritto internazionale, in specie pattizio, e comunitario. Tra le norme internazionali che disciplinano le realtà insulari, si collocano, per mero esempio, la convenzione delle Nazioni unite sul diritto del mare, firmata a Montego Bay il 10 dicembre del 1982, che definisce, tra gli altri, il regime giuridico degli arcipelaghi e delle isole, e la dichiarazione delle Barbados, in cui si riconosce una condizione deficitaria delle realtà insulari, dovuta al loro essere aree geografiche dall'estensione ridotta, dalle risorse limitate, molto vulnerabili al rischio dei cambiamenti climatici, per le quali occorrono politiche che ne valorizzino le risorse energetiche e che ne proteggano i bacini idrici. La normativa comunitaria ha disciplinato, invece, la condizione giuridica delle isole in modo molto graduale. Il trattato istitutivo della Comunità europea fa riferimento alle isole solo indirettamente. A seguito dell'adesione alla Comunità europea, nel 1973, di Irlanda e Gran Bretagna, il fenomeno insulare riceve una considerazione diversa. Il trattato di Maastricht del 1992 si occupa della situazione di notevole ritardo strutturale di talune regioni ultraperiferiche, acconsentendo a un regime di aiuti e di sostegni ulteriori e specifici a loro favore, in cui si ravvisa l'eco del principio di sussidiarietà;

- il successivo trattato di Amsterdam non è stato mai applicato, nonostante riconosca all'insularità una posizione di debolezza che giustifica l'adozione di misure speciali di sostegno. Da ultimo, il trattato costituzionale europeo assicura peculiari forme di sostegno a favore di Guadalupa, Martinica e delle Azzorre, con possibilità di derogare, in tema di aiuti di Stato, al regime giuridico comunitario,

impegna la Giunta regionale

1) a verificare ogni possibile percorso per evitare alle imprese destinatarie dei provvedimenti in premessa la possibilità del fallimento, anche attraverso una forte interlocuzione con il Presidente del Consiglio, On. Matteo Renzi;

2) ad applicare i principi sanciti dalla Commissione europea che permettono di decurtare dal quantum da restituire:

a) le somme versate a titolo di imposta;

b) la quota corrispondente ai contributi de minimis;

3) ad avviare con il Governo e con la Commissione europea un confronto serrato, teso a far valere i diritti delle famiglie e delle imprese sarde a vedere applicati i provvedimenti adottati dall'Assemblea regionale sarda;

4) ad avviare con il Governo e con la Commissione europea un confronto serrato, teso a evitare il fallimento di decine di imprese sarde, anche tenendo conto del principio di insularità. (180)

Mozione Crisponi - Dedoni - Cossa - Pittalis - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Randazzo - Tocco - Tedde - Tunis - Zedda Alessandra - Carta - Orrù - Solinas Christian - Truzzu - Lampis - Rubiu - Pinna Giuseppino - Tatti sulla possibile chiusura della Camera di commercio di Nuoro e sull'accorpamento del sistema camerale della Sardegna, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- le camere di commercio rientrano nel perimetro delle amministrazioni pubbliche indicato dall'Istat ed è intendimento del Governo procedere come previsto nell'approvazione del recente disegno di legge di stabilità, con la modifica dell'attuale sistema camerale, che verrebbe, fra l'altro, pesantemente indebolito dal minor introito sui diritti a carico delle imprese;

- in tale ottica di spending review verrebbe, fra le altre, colpita la Camera di commercio di Nuoro;

CONSIDERATO che la soppressione della Camera di commercio di Nuoro andrebbe a seguire, in uno stillicidio lento e insopportabile, la sorte di altri uffici governativi danneggiando soprattutto le micro, piccole e medie imprese e gli stessi cittadini, in cambio di lievi e impercettibili risparmi per lo Stato;

VALUTATO che si sta letteralmente demolendo la nervatura degli uffici di specifico interesse per le popolazioni nuoresi, ogliastrine, della bassa Gallura e della Planargia, con un conseguente ulteriore isolamento del territorio e imponendo l'inaccettabile obbligo futuro per gli utenti ad accollarsi i disagi e gli oneri per il raggiungimento di altra sede per il disbrigo e rilascio delle pratiche;

RITENUTO assurdo che si possa colpire indiscriminatamente una camera di commercio, quale quella nuorese, che può vantare, in ambito regionale, positivi parametri di efficienza in termini di costo complessivo del personale, inclusi tutti gli oneri contributivi rispetto ai ricavi generali e di numero di dipendenti (ventidue), rispetto al numero delle imprese servite (27.000), oltre, naturalmente, all'insieme di servizi erogati al sistema delle imprese, degli investimenti e interventi a favore delle filiere produttive;

TENUTO CONTO che, come rimarcato dalle stesse organizzazioni sindacali del territorio, non può essere assolutamente dimenticato il preoccupante impatto occupazionale sugli addetti della camera di commercio che, oltre ad aggiungersi all'effetto recessivo locale, produrrebbe beffardamente ulteriori oneri allo Stato, unitamente all'assenza di prospettive certe per tutto il personale e per le loro famiglie;

APPRESO che la soppressione della Camera di commercio di Nuoro potrebbe trovare attuazione dal prossimo 31 ottobre 2015,


impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale

1) ad adottare ogni iniziativa presso il Governo per verificare quali effetti abbia sulla Sardegna il riordino del sistema camerale;

2) ad adottare senza indugio le iniziative utili ed improrogabili finalizzate al concreto mantenimento della sede camerale nuorese. (181)

Mozione Truzzu - Pittalis - Rubiu - Dedoni - Lampis - Solinas Christian - Floris - Tocco - Zedda Alessandra - Tedde - Fasolino - Locci - Cappellacci - Randazzo - Peru - Cherchi Oscar - Tunis - Oppi - Pinna Giuseppino - Tatti - Orrù - Cossa - Crisponi, sull'introduzione di ideologie destabilizzanti e pericolose per lo sviluppo degli studenti, quali l'ideologia gender nelle scuole della Sardegna, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- l'articolo 26, terzo comma, della Dichiarazione universale dei diritto dell'uomo, prevede che "I genitori hanno il diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli";

- l'articolo 2 della Convenzione europea sulla Dichiarazione dei diritti dell'uomo dispone che "Lo Stato nel campo dell'insegnamento deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche";

- l'articolo 30 della Costituzione italiana stabilisce che "È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare figli";

- l'articolo 14 della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza (UNICEF) sancisce che "Gli Stati rispettano il diritto e il dovere dei genitori oppure, se del caso, dei tutori legali, di guidare il fanciullo nell'esercizio della libertà di pensiero, di coscienza e di religione";

RICORDATO che:

- le norme che regolano la scuola italiana ben riconoscono il diritto/dovere educativo dei genitori, tra le quali citiamo:

a) il regolamento dell'autonomia del 1999: "Le istituzioni scolastiche devono rispettare la libertà di scelta educativa delle famiglie e devono intervenire in base alla domanda delle famiglie";

b) il patto di corresponsabilità educativa decreto del Presidente della Repubblica n. 235 del 1997: "La scuola deve programmare e condividere con gli studenti e con le famiglie il percorso educativo da seguire";

c) le linee di indirizzo sulla Partecipazione dei genitori e corresponsabilità educativa, MIUR, 22 novembre 2012;

- ogni scuola ha il suo Piano offerta formativa (POF), in cui si esplicita la progettazione educativa, organizzativa curricolare ed extracurricolare, tenuto conto anche delle proposte delle Associazioni di genitori;

- la raccomandazione dei Ministri del Consiglio d'Europa rispetto alla lotta alla discriminazione in base al proprio orientamento sessuale afferma esplicitamente che tutte le misure adottate devono "tenere conto del diritto del genitore di curare l'educazione dei figli nel predisporre e attuare politiche scolastiche e piani d'azione per promuovere l'uguaglianza e la sicurezza e garantire l'accesso a formazioni adeguate o a supporti e strumenti pedagogici appropriati per combattere le discriminazioni'';

- la lettera del Forum nazionale genitori nella scuola (FONAGS) al Ministro dell'istruzione, datata 12 novembre 2013, rivendica il diritto dei genitori come responsabili primi dell'educazione dei figli in materia di educazione all'affettività e la necessità di svolgere l'azione educativa da parte della scuola verso gli studenti in pieno accordo con le famiglie;

- la Repubblica Italiana, all'articolo 29 della Costituzione, privilegia la "famiglia come società naturale fondata sul matrimonio" della quale riconosce gli speciali diritti, diversamente da ogni altro tipo di unione;

- la famiglia fondata sull'unione tra un uomo e una donna rappresenta l'unica istituzione naturale aperta alla trasmissione della vita;

- la "famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società" e, in quanto tale, "ha il diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato", così come stabilito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 10 dicembre 1948 (art. 16, terzo comma);

CONSIDERATO che:

- oggi più che mai ci troviamo di fronte ad un'emergenza educativa, in modo particolare per quanto concerne le tematiche dell'educazione all'affettività. In alcuni casi purtroppo l'educazione all'affettività è diventata sinonimo di educazione alla genitalità, priva di riferimenti etici e morali, discriminante per la famiglia fatta da un uomo e da una donna, che induce una sessualizzazione precoce dei ragazzi;

- in paesi dove simili strategie sono state applicate, come in Inghilterra e in Australia, questo ha portato a una sessualizzazione precoce della gioventù, con conseguente aumento degli abusi sessuali (anche tra giovani), dipendenza dalla pornografia, all'attività sessuale prematura con connesso aumento di gravidanze e aborti già nella prima adolescenza, e all'aumento della pedofilia;

- errate convinzioni vorrebbero equiparare ogni forma di unione e di famiglia e giustificare e normalizzare qualsiasi comportamento sessuale;

- sovente questi progetti educativi e persino la Strategia nazionale dell'UNAR sono stati redatti con la collaborazione esclusiva di associazioni LGBT, senza l'adeguato coinvolgimento di associazioni ed enti rappresentativi dei genitori e quindi, sia per modalità che per contenuti, elaborati e diffusi in palese violazione degli articoli sopra premessi e sottolineati, così come si è già verificato con il caso dei libretti "Educare alla diversità a scuola" ;

- in questi libretti la famiglia composta da una donna e da un uomo è vista come uno stereotipo da superare e l'omofobo viene identificato in base al grado di religiosità;

- in alcuni casi sì è arrivati alla deriva dell'ideologia di gender. Attualmente i progetti educativi vengono spesso presentati richiamando l'esigenza di contrastare la discriminazione. L'intento in sé potrebbe essere lodevole se ciò significasse educare gli studenti a rispettare ogni persona e a non rendere nessuno oggetto di bullismo, violenze, insulti, discriminazioni. Ciò, tuttavia, non si è sempre verificato. In alcuni casi è stato il cavallo di Troia con il quale si sono introdotti progetti di chiara ispirazione ideologica gender;

- la teoria gender sostiene che l'identificarsi come uomini o donne non dipende dai caratteri biologici che determinano un corpo maschile piuttosto che un corpo femminile. Secondo questa teoria si nasce maschio o femmina per questioni genetiche, ma si diventa uomo o donna (o nessuno dei due) in base a fattori esclusivamente culturali;

- la persona deve invece essere ritenuta un tutt'uno di corpo e mente: non può esistere un corpo contenitore e un io sganciato dalla dimensione corporea; non si può scindere la componente biologica sessuata dalla componente psicologica relazionale;

- la concezione del corpo come contenitore apre la strada a scenari inquietanti quali la pratica dell'utero in affitto;

- la scissione tra il dato biologico e il dato psicologico non è solo impossibile, ma è anche pericolosa per lo sviluppo del bambino perché crea confusione, incertezza, doppiezza, laddove invece i minori chiedono certezza di ruoli e regole condivise;

- l'ideologia gender è, non solo pericolosa in quanto porta alla disintegrazione della personalità con conseguente fragilità psichica, instabilità emotiva ed affettiva, bassa autostima, senso di inadeguatezza, ma totalmente inutile; esiste infatti un paradosso che dimostra come nei paesi in cui si è maggiormente investito nella cosiddetta impostazione di genere paritario, quali la Norvegia, le differenze uomo-donna sono molto più accentuate. Ciò significa che quando una persona è libera di seguire le proprie inclinazioni sceglie quelle tipiche del sesso di appartenenza;

- riconoscere la diversità tra uomini e donne non significa discriminare; il vero principio dell'eguaglianza non nega l'esistenza delle differenze, non le azzera, ma le accoglie e le valorizza in quanto portatrici di ricchezza e di complementarietà;

PRESO ATTO che:

- il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, nella recente circolare n. 1972 del 15 settembre 2015, avente a oggetto "Chiarimenti e riferimenti normativi a supporto dell'art. 1 comma 16 legge 107/2015" (la cosiddetta "Buona scuola"), ha precisato che "La finalità del suddetto articolo non è, dunque, quella di promuovere pensieri o azioni ispirati ad ideologie di qualsivoglia natura, bensì quella di trasmettere la conoscenza e la consapevolezza riguardo i diritti e i doveri della persona costituzionalmente garantiti, anche per raggiungere e maturare le competenze chiave di Cittadinanza, nazionale, europea e internazionale, entro le quali rientrano la promozione dell'autodeterminazione consapevole e del rispetto della persona, così come stabilito pure dalla Strategia di Lisbona 2000. Nell'ambito delle competenze che gli alunni devono acquisire, fondamentale aspetto riveste l'educazione alla lotta a ogni tipo discriminazione, e la promozione a ogni livello del rispetto della persona e delle differenze senza alcuna discriminazione. Si ribadisce, quindi, che tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né "ideologie gender" né l'insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo",

impegna la Giunta regionale

a intervenire nelle scuole di ogni ordine e grado della Sardegna affinché:

1) non venga in alcun modo introdotta la teoria del gender;

2) venga rispettato il ruolo prioritario della famiglia nell'educazione all'affettività e alla sessualità, riconoscendo il suo diritto prioritario ai sensi dell'articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e dei decreti che riconoscono le scelte educative dei genitori (artt. 1.2, 3.3 e 4.1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 27 del 1999, art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica n. 235 del 1997, artt. 2.3, 2.6 e 3 del decreto del Presidente della Repubblica n. 235 del 2007 e il Prot. AOODGOS n. 3214 del 22 novembre 2012). La famiglia rappresenta l'ambiente più idoneo ad assolvere l'obbligo di assicurare una graduale educazione della vita sessuale, in maniera armonica, prudente e senza traumi;

3) siano coinvolti gli enti rappresentativi dei genitori e delle famiglie in ogni strategia educativa della scuola rispettando, sia nei contenuti che nelle modalità di elaborazione e diffusione, questo diritto fondamentale della famiglia;

4) siano coinvolte le famiglie nella predisposizione dei progetti sull'affettività e sulla sessualità e nell'opera di educazione, rendendo i loro contenuti trasparenti ed evitando il contrasto con le convinzioni religiose e filosofiche dei genitori;

5) l'azione educativa della scuola sia ispirata a due principi: il principio di sussidiarietà (per cui il diritto-dovere dei genitori di educare è insostituibile e va sostenuto dallo Stato) e il principio di subordinazione (l'intervento della scuola deve essere soggetto al controllo da parte dei genitori);

6) sia oggetto di spiegazione e di studio la ragione per la quale la nostra Costituzione, all'articolo 29, privilegia la famiglia come "società naturale fondata sul matrimonio", della quale riconosce gli speciali diritti, diversamente da ogni altro tipo di unione;

7) si educhi a riconoscere il valore e la bellezza della differenza sessuale e della complementarietà biologica, funzionale, psicologica e sociale che ne consegue. (182)

Mozione Agus - Cocco Daniele Secondo - Pizzuto - Lai per l'individuazione di un centro regionale di screening neonatale e di un centro clinico di riferimento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- la Fibrosi cistica (FC) è una grave malattia ereditaria con un'incidenza di 1/2.500 nati; in Italia vengono diagnosticati all'anno circa 200 nuovi casi di FC;

- evidenze scientifiche hanno dimostrato che la diagnosi precoce permette di attuare un programma di prevenzione e cura delle complicanze, ritardando il più possibile l'evoluzione della malattia e, quindi, il danno irreversibile di organi e apparati;

- numerosi studi dimostrano che il decorso clinico della malattia è migliore nei pazienti diagnosticati per screening alla nascita rispetto a quelli diagnosticati più tardivamente per sintomi; in particolare lo stato nutrizionale e la crescita sono avvantaggiati nei primi anni di vita e il trattamento mirato delle infezioni respiratorie condiziona una prognosi migliore;

- un ulteriore vantaggio dello screening neonatale è dato dalla possibilità di poter fornire precocemente ai genitori di un bambino affetto e ai familiari un'adeguata consulenza genetica, essendo disponibile la diagnosi prenatale per la FC;

- lo screening neonatale esteso delle malattie metaboliche ereditarie è in grado di porre precoce diagnosi di malattie che se tardivamente diagnosticate comportano un grave e irreversibile danno del sistema nervoso e di altri organi ed apparati.

- lo screening neonatale è regolamentato in Italia dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate), che all'articolo 6, comma 2, prevede nel periodo neonatale, gli accertamenti utili alla diagnosi precoce delle malformazioni e l'obbligatorietà del controllo per l'individuazione e il tempestivo trattamento dell'ipotiroidismo congenito, della fenilchetonuria e della fibrosi cistica;

- la legge 23 dicembre 1993, n. 548 (Disposizioni per la prevenzione e la cura della fibrosi cistica) prevede che le regioni, nell'ambito dei rispettivi piani sanitari, predispongano progetti-obiettivo, azioni programmate e altre iniziative diretti a fronteggiare la fibrosi cistica, da considerarsi malattia di alto interesse sociale e istituiscano, a livello ospedaliero o universitario, un centro regionale specializzato di riferimento, con funzioni di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione dei malati, orientamento e coordinamento delle attività sanitarie, sociali, formative e informative e, dove ne esistano le condizioni adeguate, di ricerca sulla fibrosi cistica;

- il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 9 luglio 1999, n. 170 (Atto di indirizzo e coordinamento alle regioni e alle province autonome di Trento e Bolzano in materia di accertamenti utili alla diagnosi precoce delle malformazioni e di obbligatorietà del controllo per l'individuazione e il tempestivo trattamento dell'ipotiroidismo congenito, della fenilchetonuria e della fibrosi cistica) definisce l'obbligatorietà dello screening neonatale dell'ipotiroidismo congenito, della fenilchetonuria e della fibrosi cistica;

- il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 170 del 1999 definisce, inoltre, che l'individuazione dei centri di screening deve essere effettuata dalle regioni e dalle Province autonome di Trento e Bolzano;

- le linee guida nazionali e internazionali evidenziano e sottolineano che il laboratorio di screening neonatale deve lavorare in stretta collaborazione con il centro clinico di riferimento per lo screening neonatale, che ha il compito di prendere immediatamente in carico i neonati positivi al test di screening, valutando la gravita della patologia in base ai risultati del test al fine dell'immediata terapia e successivo follow-up;

RILEVATO che:

- a tutt'oggi i nuovi nati in Sardegna non vengono sottoposti a screening neonatale della fibrosi cistica e i neonati affetti da fibrosi cistica sono presi in carico dal centro di riferimento regionale individuato e operante presso il Presidio ospedaliero S. Michele dell'Azienda ospedaliera Brotzu;

- con deliberazione n. 16/12 del 29 marzo 2011, la Giunta regionale ha approvato il programma regionale di screening neonatale esteso delle malattie metaboliche ereditarie per tutti i nuovi nati della Sardegna;

- con deliberazione della Giunta regionale n. 49/13 del 9 dicembre 2014 sono state poste le basi per l'implementazione dello screening neonatale per la fibrosi cistica in Sardegna;

- il Piano nazionale malattie rare 2013-2016 approvato in data 10 ottobre 2014 al comma 2.10.2 "Prevenzione secondaria e diagnosi precoce", specifica che la legge di stabilità 2014, dispone, all'articolo 1, comma 229, nel limite di 5 milioni di euro, sia effettuato lo screening neonatale per la diagnosi precoce di patologie metaboliche ereditarie per la cui terapia, farmacologica o dietetica, esistano evidenze scientifiche di efficacia terapeutica o per le quali vi siano evidenze scientifiche che una diagnosi precoce in età neonatale comporti un vantaggio in termini di accesso a terapie in avanzato stato di sperimentazione, anche di tipo dietetico;

- la legge di stabilità 2015, all'articolo 1, comma 167, prevede un incremento dello stanziamento per lo screening neonatale esteso di ulteriori 5 milioni di euro annui;

EVIDENZIATO che:

- gli screening della fenilchetonuria e dell'ipotiroidismo congenito vengono attualmente eseguiti per tutti i nuovi nati della Sardegna presso il Presidio Microcitemico della Azienda ospedaliera Brotzu; questi test di screening vengono eseguiti in laboratori distinti operanti entrambi nello stesso presidio, ma ognuno con una propria autonomia e in nessun modo mai identificati con alcun atto formale come centri di screening neonatale;

- tali laboratori lavorano in modo disgiunto tra loro, senza condividere le strumentazioni e le procedure operative e dunque con percorsi distinti; questo comporta dispersione delle risorse economiche disponibili; infatti ogni neonato viene sottoposto a due distinti prelievi ematici, che pervengono ai laboratori in modi e tempi differenti (corrieri postali duplicati), sono sottoposti a differenti registrazioni informatizzate (accettazione di laboratorio) e allo stesso tempo strumentazioni analitiche in grado di eseguire più test non vengono adeguatamente utilizzate; lo stesso dicasi per il personale amministrativo e tecnico;

- per i neonati risultati positivi al primo test di screening sono inoltre necessari esami di secondo livello al fine di confermare o escludere la diagnosi; questi test sono eseguiti al Presidio Microcitemico, nei rispettivi laboratori, dotati della strumentazione analitica e di personale specializzato per la conferma diagnostica dell'ipotiroidismo congenito, della fenilchetonuria e della fibrosi cistica;

- vista la particolare situazione geografica della nostra Regione è indispensabile che lo screening neonatale e la presa in carico del neonato malato siano attuati da parte di strutture in loco, evitando costi aggiuntivi per il trasferimento dei neonati fuori dall'Isola;

- parallelamente a due laboratori esistono anche due centri clinici di riferimento uno per l'ipotiroidismo congenito e uno per la fenilchetonuria e malattie metaboliche ereditarie, entrambi operanti presso il Presidio ospedaliero Microcitemico, fatto che determina un ulteriore spreco di risorse;

- appare evidente come l'individuazione di un unico centro regionale di screening neonatale e un unico centro clinico di riferimento per fenilchetonuria e ipotiroidismo congenito, razionalizzando tutti i percorsi e le procedure, possa permettere il recupero di risorse economiche utilizzabili per lo screening della fibrosi cistica;

tutto ciò premesso e considerato, al fine di razionalizzare i costi, migliorare l'efficacia delle procedure dì screening e, conseguentemente, permettere l'avvio dello screening neonatale della fibrosi cistica in Sardegna,

impegna il Presidente e la Giunta regionale

1) ad individuare il Centro regionale di screening neonatale presso il Presidio Microcitemico della Azienda ospedaliera Brotzu con il compito:

- di eseguire i test per lo screening neonatale dell'ipotiroidismo congenito, della fenilchetonuria e della fibrosi cistica a tutti i nuovi nati della Sardegna;

- di eseguire tutti gli altri screening neonatali previsti dalle direttive regionali o dalle nuove disposizioni nazionali;

2) ad individuare/unificare un centro clinico di riferimento, per le patologie endocrino-metaboliche (fenilchetonuria, malattie metaboliche ereditarie e ipotiroidismo congenito) presso il Presidio ospedaliero Microcitemico della Azienda ospedaliera Brotzu; il centro clinico dovrà operare in stretta collaborazione con il centro screening e avrà il compito di prendere immediatamente in carico i neonati positivi al test di screening, valutando la gravità della patologia in base ai risultati del test, iniziare terapia e successivo follow-up;

3) ad adeguare il programma regionale di diagnostica neonatale alla normativa nazionale in materia di screening;

4) a garantire idonea copertura finanziaria per il programma regionale di screening neonatale esteso delle malattie metaboliche ereditarie. (183-C 6)