Seduta n.120 del 23/09/2015 

CXX Seduta

Mercoledì 23 settembre 2015

Presidenza del Presidente Gianfranco GANAU

indi

del Vicepresidente Eugenio Lai

indi

del Presidente Gianfranco GANAU

La seduta è aperta alle ore 10 e 36.

FORMA DANIELA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 4 agosto 2015 (116), che è approvato.

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato la seguente proposta di legge:

Solinas Antonio - Cocco Pietro: "Proroga dei termini per la conclusione e la definitiva rendicontazione degli interventi riguardanti le procedure a bando di cui alla legge regionale 27 febbraio 1957, n. 5, e alla legge regionale 7 settembre 2009, n. 3, articolo 2, comma 39, per gli anni 2010, 2011, 2012, 2013 e 2014". (259)

(Pervenuta il 22 settembre 2015 e assegnata alla quinta Commissione.)

Annunzio di interrogazione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della interrogazione pervenuta alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria:

"Interrogazione Locci - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra sulla procedura aperta dall'ASL di Cagliari per l'affidamento del servizio di assistenza domiciliare integrata (ADI), in un unico lotto, della durata di due anni più opzione di rinnovo per un anno, del valore complessivo presunto della fornitura pari a 37.726.845 euro più IVA". (507/C-6)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria:

"Interpellanza Lai - Agus - Cocco Daniele Secondo - Pizzuto, sul piano di riordino e riorganizzazione di alcune sedi territoriali dell'INPS". (150)

"Interpellanza Tedde - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra in relazione all'esclusione dalla RAI delle lingue minoritarie sarda e catalana di Alghero". (151)

"Interpellanza Crisponi - Dedoni - Cossa, sulla scadenza del bando Misura 126 del PSR 2007-2013 relativo al sostegno al comparto agricolo a seguito dell'alluvione del 18 novembre 2013". (152)

"Interpellanza Pizzuto sullo stato di attuazione dell'ordine del giorno del Consiglio regionale del 6 maggio 2015, n. 40, sulle problematiche relative al servizio e alla gestione del trasporto marittimo infraregionale". (153/C-4.)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria:

"Mozione Agus - Lai - Cocco Daniele Secondo - Pizzuto sulla revisione dei criteri e delle linee guida sull'inquinamento acustico (articolo 4 della legge quadro 26 ottobre 1995, n. 447) relativamente alle attività rumorose". (175)

"Mozione Solinas Antonio - Tendas - Cherchi Augusto - Cocco Pietro - Desini - Cocco Daniele Secondo - Anedda - Usula - Comandini - Cozzolino - Demontis - Deriu - Forma - Manca Gavino - Lotto - Meloni - Moriconi - Pinna Rossella - Piscedda - Ruggeri - Sabatini - Agus - Pizzuto - Lai - Busia - Manca Pier Mario - Unali - Ledda - Perra - Gaia - Zanchetta - Collu - Zedda Paolo Flavio su "Interventi urgenti a difesa della Prefettura di Oristano, ufficio territoriale del Governo e contro l'ipotesi di soppressione avanzata dal Ministero dell'interno", con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (176)

"Mozione Cherchi Oscar - Dedoni - Tatti sulla chiusura della Prefettura di Oristano e l'accorpamento della stessa con quella di Nuoro". (177)

"Mozione Cocco Pietro - Pittalis - Desini - Rubiu - Anedda - Usula - Zanchetta - Dedoni - Orrù - Cocco Daniele Secondo sulla richiesta di referendum abrogativo, ai sensi dell'articolo 75 della Costituzione e dell'articolo 29 della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa popolare), degli articoli 38, commi 1, 1-bis e 5, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 (Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive), convertito con modificazioni dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, nonché dell'articolo 57, comma 3-bis, del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo), convertito con modificazioni dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, e dell'articolo 1, comma 8-bis, della legge 23 agosto 2004, n. 239 (Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia), introdotto dal decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134". (178)

"Mozione Cocco Pietro - Pittalis - Desini - Rubiu - Anedda - Usula - Zanchetta - Dedoni - Orrù - Cocco Daniele Secondo sulla richiesta di referendum abrogativo, ai sensi dell'articolo 75 della Costituzione e dell'articolo 29 della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa popolare), dell'articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), come sostituito dall'articolo 35, comma 1, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134". (179)

Discussione e approvazione della mozione COCCO Pietro - PITTALIS - DESINI - RUBIU - ANEDDA - USULA - ZANCHETTA - DEDONI - ORRÙ - COCCO Daniele Secondo sulla richiesta di referendum abrogativo, ai sensi dell'articolo 75 della Costituzione e dell'articolo 29 della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa popolare), degli articoli 38, commi 1, 1-bis e 5, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 (Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive), convertito con modificazioni dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, nonché dell'articolo 57, comma 3-bis, del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo), convertito con modificazioni dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, e dell'articolo 1, comma 8-bis, della legge 23 agosto 2004, n. 239 (Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia), introdotto dal decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134 (178) e approvazione di ordine del giorno.

PRESIDENTE. Comunico che l'Ufficio di Presidenza stamane ha preso atto nella richiesta di gruppi: Gruppo Misto, U.P.S., Partito Sardo d'Azione per l'integrazione con i Segretari nell'Ufficio di Presidenza, per cui al termine dell'ordine del giorno, della discussione della mozione sulla sanità, si procederà alla votazione dei Segretari. Quindi procediamo con ordine del giorno.

L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 178 firmata da tutti i Capigruppo "sulla richiesta di referendum abrogativo, ai sensi dell'articolo 75 della Costituzione e dell'articolo 29 della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa popolare), degli articoli 38, commi 1, 1-bis e 5, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 (Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive), convertito con modificazioni dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, nonché dell'articolo 57, comma 3-bis, del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo), convertito con modificazioni dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, e dell'articolo 1, comma 8-bis, della legge 23 agosto 2004, n. 239 (Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia), introdotto dal decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134.".

(Si riporta di seguito il testo della mozione numero 178:

Mozione Cocco Pietro - Pittalis - Desini - Rubiu - Anedda - Usula - Zanchetta - Dedoni - Orrù - Cocco Daniele Secondo sulla richiesta di referendum abrogativo, ai sensi dell'articolo 75 della Costituzione e dell'articolo 29 della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa popolare), degli articoli 38, commi 1, 1-bis e 5, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 (Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive), convertito con modificazioni dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, nonché dell'articolo 57, comma 3-bis, del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo), convertito con modificazioni dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, e dell'articolo 1, comma 8-bis, della legge 23 agosto 2004, n. 239 (Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia), introdotto dal decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134.

IL CONSIGLIO REGIONALE

VISTO l'articolo 38, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 (Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive), convertito con modificazioni dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, il quale dichiara che la prospezione, la ricerca e la coltivazione di idrocarburi, nonché lo stoccaggio di gas naturale sono attività di interesse strategico, urgenti e indifferibili da realizzare e, a questi fini, stabilisce l'apposizione del vincolo preordinato all'esproprio dei beni in essa compresi;

VISTO l'articolo 38, comma 1 bis, del medesimo decreto-legge, introdotto dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, come modificato dall'articolo 1, comma 554, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2015)", il quale prevede che il Ministro dello sviluppo economico, sentito il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, predisponga con proprio decreto un piano delle aree in cui siano consentite le attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi, nonché di stoccaggio sotterraneo di gas naturale, e che lo adotti previa intesa con la Conferenza unificata, limitando, tuttavia, l'accordo con gli enti territoriali alle sole attività da esercitare su terraferma e stabilendo comunque che in caso di mancato raggiungimento dell'intesa si provveda con le modalità di cui all'articolo 1, comma 8-bis, della legge 23 agosto 2004, n. 239;

VISTO l'articolo 38, comma 1-bis, del medesimo decreto-legge, introdotto dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, come modificato dall'articolo 1, comma 554, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2015), il quale consente che nelle more di approvazione del piano siano comunque rilasciati titoli abilitativi all'esercizio delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, nonché di stoccaggio di gas sotterraneo;

VISTO l'articolo 38, comma 5, del medesimo decreto-legge, come modificato dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, il quale consente che, a seguito del rilascio di un "titolo concessorio unico", la "fase della ricerca'' abbia la durata di sei anni e sia prorogabile due volte e per un periodo di tre anni nel caso sia necessario completare le opere di ricerca e che la ''fase di coltivazione" abbia la durata di trenta anni e sia prorogabile per una o più volte per un periodo di dieci anni ove il giacimento sia ancora coltivabile;

VISTO l'articolo 57, comma 3-bis, del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (Disposizioni in materia di semplificazione e di sviluppo), convertito con modificazioni dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, come modificato dall'articolo 1, comma 552, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2015), che, al fine di semplificare la realizzazione di opere strumentali alle infrastrutture e insediamenti strategici dispone che, nel caso di mancato raggiungimento delle intese, si provveda con le modalità di cui all'articolo 1, comma 8-bis, della legge 23 agosto 2004, n. 239;

VISTO l'articolo 1, comma 8-bis, della legge 23 agosto 2004, n. 239 (Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia), introdotto dal decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, il quale stabilisce che, nel caso di mancata espressione da parte delle amministrazioni regionali degli atti di assenso o di intesa concernenti le determinazioni inerenti la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, il Ministero dello sviluppo economico possa attivare la procedura ivi prevista al fine di consentire alla Presidenza del Consiglio di provvedere in merito;

VISTO l'articolo 75 della Costituzione ove si prevede che cinque consigli regionali possano richiedere l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge;

VISTO l'articolo 29 della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo), ove si stabilisce che, nel caso di richiesta di referendum di cui all'articolo 75 della Costituzione da parte di non meno di cinque consigli regionali, la richiesta stessa deve contenere, oltre al quesito e all'indicazione delle disposizioni di legge delle quali si propone l'abrogazione, l'indicazione dei consigli regionali che abbiano deliberato di presentarla, della data della rispettiva deliberazione, che non deve essere anteriore di oltre quattro mesi alla presentazione e dei delegati di ciascun consiglio, uno effettivo e uno supplente;

VISTO l'articolo 30 della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo), ove si prescrive che la deliberazione della richiesta di referendum deve essere approvata dal Consiglio regionale con il voto della maggioranza dei consiglieri assegnati e deve contenere l'indicazione della legge o della norma della quale si proponga l'abrogazione, in conformità alle disposizioni dell'articolo 27 della medesima legge;

VISTA la "Breve illustrazione della proposta referendaria" allegata;

VISTA la determinazione assunta in proposito e all'unanimità dalla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome in data 11 settembre 2015;

per quanto esposto in narrativa, e con il voto della maggioranza dei consiglieri assegnati alla Regione,

delibera

1) di presentare richiesta di referendum abrogativo degli articoli 38, commi 1, 1-bis e 5, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 (Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive) convertito con modificazioni dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, nonché dell'articolo 57, comma 3-bis, del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo), convertito con modificazioni dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, e dell'articolo 1, comma 8-bis, della legge 23 agosto 2004, n. 239 (Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia), introdotto dal decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, secondo i seguenti quesiti:

«Volete voi che sia abrogato l'art. 38, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, "Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive", convertito con modificazioni dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, limitatamente alle seguenti parole: "Al fine di valorizzare le risorse energetiche nazionali e garantire la sicurezza degli approvvigionamenti del Paese"; "rivestono carattere di interesse strategico e"; ", urgenti e indifferibili"; ", indifferibilità ed urgenza dell'opera e l'apposizione del vincolo preordinato all'esproprio dei beni in essa compresi, conformemente al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, recante il testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità"?»

«Volete voi che sia abrogato l'art. 38, comma 1-bis, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, "Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive", introdotto dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, come modificato dall'art. 1, comma 554, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015)", limitatamente alle parole: ", per le attività sulla terraferma,"; "In caso di mancato raggiungimento dell'intesa, si provvede con le modalità di cui all'articolo 1, comma 8-bis, della legge 23 agosto, n. 239. Nelle more dell'adozione del piano i titoli abilitativi di cui al comma 1 sono rilasciati sulla base delle norme vigenti prima della data di entrata in vigore della presente disposizione."?»

«Volete voi che sia abrogato l'art. 38, comma 5, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, "Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive", convertito con modificazioni dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, limitatamente alle seguenti parole: "prorogabile due volte per un periodo di tre anni nel caso sia necessario completare le opere di ricerca," ", prorogabile per una o più volte per un periodo di dieci anni ove siano stati adempiuti gli obblighi derivanti dal decreto di concessione e il giacimento risulti ancora coltivabile,"?»

«Volete voi che sia abrogato l'art. 57, comma 3-bis. del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, "Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo", convertito con modificazioni dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, come modificato dall'art. 1, comma 552, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, '"Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015)", limitatamente alle seguenti parole: "con le modalità di cui all'art. 1, comma 8- bis, della legge 23 agosto 2004, n. 239, nonché"?»;

«Volete voi che sia abrogato l'art. 1, comma 8-bis, della legge 23 agosto 2004, n. 239, "Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia", introdotto dal decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 "Misure urgenti per la crescita del Paese", convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, limitatamente alle seguenti parole: "7 e"?»

2) di disporre la pubblicazione della presente deliberazione nel Bollettino ufficiale della Regione autonoma della Sardegna (BURAS).)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

COCCO PIETRO (PD). Molto rapidamente noi siamo oggi qua riuniti per proporre all'attenzione del Consiglio due atti di delibera riguardanti una proposta referendaria articolata in sei quesiti sul tema della prospezione, ricerca, coltivazione di idrocarburi, che attraverso il decreto legge numero 133 del 2014, il cosiddetto "sblocca Italia" e anche altre norme, sono diventate materia su cui è stata dichiarata la strategicità e l'indifferibilità. In pratica si voler porre rimedio, la sostanza della cosa che dobbiamo discutere oggi, è che si vuole porre rimedio al depotenziamento del ruolo delle Regioni e degli Enti locali in sede di approvazione del piano delle aree per le attività di ricerca e di estrazione. Questo è il tema sul quale noi oggi dobbiamo esprimerci per indire un referendum articolato in sei quesiti, perché la materia che è stata accentrata nelle mani dello Stato possa essere nuovamente messa nelle mani delle Regioni e degli Enti locali. Perché ci sono Governi che intervengono, quindi non si sta dicendo che non si deve fare questo o quello, si sta dicendo esclusivamente che bisogna indire un referendum perché le Regioni e gli Enti locali possano esprimere parere e avere ruolo in merito a cose di questo tipo. Basti pensare in Sardegna, noi siamo un'isola, se nei nostri mari si dovesse arrivare a fare scelte di trivellazioni o di qualsiasi altra natura… quindi, non si sta esprimendo un giudizio su questo, perché ognuno di noi ha il suo parere in merito a operazioni di questo tipo, si sta dicendo che però la Regione Sardegna non può non essere coinvolta, deve poter dire la sua, deve poter esprimere un parere e con il decreto di legge 133 del 2014 questo viene in qualche modo inibito e offuscato, ed è questa la ragione per la quale noi riteniamo opportuno, insieme ad altre Regioni d'Italia, partecipare ad un referendum con i sei quesiti che ci dia la possibilità di avere voce in capitolo, così come l'abbiamo avuta in altre occasioni.

La proposta di cui stiamo discutendo è stata sottoscritta da tutti i Capigruppo, sia di maggioranza che di minoranza, è una questione che deve essere sottoposta a referendum e per poter essere sottoposta a referendum deve essere sottoscritta da almeno cinque Regioni con lo stesso testo: noi oggi stiamo deliberando, se deliberiamo, e saremo la quinta Regione fra le nove, mi pare, complessivamente che hanno aderito a sottoporre a quesiti referendari i testi dell'articolo 38 e dell'articolo 35, per cui si potrà procedere in questa direzione. Quindi non è un'azione nel suo complesso dello "Sblocca Italia", ovviamente, e ci tengo a dirlo personalmente, si tratta soltanto di impugnarlo nei punti relativi alle materie di cui ho detto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Presidente, per formalizzare l'aggiunta della firma mia, in qualità di Capogruppo del Gruppo Forza Italia, perché noi avevamo necessità stamattina di una riunione di Gruppo per deliberare l'adesione alle mozioni, e quindi, tenuto conto anche della ristrettezza dei tempi, formalizziamo soltanto in questo momento la nostra adesione e quindi la mia firma alle mozioni.

PRESIDENTE. Quindi c'è la sottoscrizione di tutti i Capigruppo consiliari.

Dichiaro aperta la discussione congiunta sulle mozioni 178 e 179.

E' iscritto a parlare il consigliere Stefano Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (FI). Mi tocca l'onere di iniziare a esporre…, spero oltretutto di essere di stimolo per tanti altri colleghi a non sottrarsi alla discussione rispetto ad un tema così complicato, rispetto ad una questione che va oltre la semplice questione dell'autonomia ma va inquadrata anche in un sistema economico che ha sofferto, soprattutto negli ultimi lustri, del principio "Not in my garden". Cosa ha bloccato spesso l'economia in Italia? Il fatto che qualunque buona iniziativa economica potesse essere presa in considerazione, veniva costantemente bloccata dal principio che va tutto bene, purché non sia nel giardino di casa mia. Io credo che si sia fatto in alcuni casi un uso non eccellente di un principio invece assolutamente da salvaguardare, che è quello dell'autonomia, perché molto spesso sarebbe stato necessario fermarsi a pensare, capire quali tipi di interessi si stavano affrontando in quel momento, capire qual era il livello decisionale all'interno del quale una determinata iniziativa doveva essere inclusa, e questo non è avvenuto. Se noi ci troviamo in questa situazione, con le autonomie regionali fortemente messe in discussione in materia ambientale e in materia di gestione del territorio, è perché molto spesso negli ultimi decenni le politiche delle Amministrazioni regionali e degli enti locali in questi temi hanno fallito, non hanno saputo dare risposte certe, non hanno saputo dare risposte tempestive, hanno avuto il demerito di causare la perdita di importanti opportunità di sviluppo. Questo è alla base di un atto estremamente forte come quello "Sblocca Italia" che ha creato forse la più ampia divaricazione tra il livello statale e quello regionale e degli enti locali, e su questo, con sobrietà, ci dobbiamo interrogare. Ci sono casi concreti, ne abbiamo vissuto uno di recente, in cui essendosi questa Giunta, ahilei, trovata a confronto con una decisione complicata come quella di prendere in considerazione progetti di ispezione del sottosuolo che dovessero valutare la presenza di materie prime, si è dovuta nascondere dietro la sibillina decisione di un ufficio di burocrati che dice: questa cosa non si può fare perché non può essere messa in relazione con il Piano urbanistico regionale. Il fatto di aver visto questa Amministrazione regionale nascondersi, impaurita, dietro questa decisione di un ufficio di burocrati, onestamente mi ha reso necessario interrogarmi rispetto al corretto utilizzo che in determinate materie facciamo dell'autonomia, ma qui noi rappresentiamo quell'autonomia e quell'autonomia è un valore sacro, quel valore sacro che è frutto di lotta, che è frutto della storia politica della nostra Regione, di chi ci ha preceduto, di chi ha tirato su le mura di questa Assemblea, ed è comunque un valore che allo stesso modo dobbiamo salvaguardare.

Non sono un appassionato del referendum come strumento, ma probabilmente in questa circostanza è l'unico strumento che possiamo utilizzare, ma non sia un'indicazione di merito ma solamente un'indicazione di metodo, perché è vero che noi dell'autonomia di cui siamo stati spogliati dobbiamo saperci riappropriare, ma lo dobbiamo fare anche attraverso norme illuminate, attraverso una corretta gestione amministrativa che sia in grado di dare risposte concrete e tempestive a chi voglia proporre delle iniziative economiche sul suolo regionale, che voglio offrire opportunità di sviluppo e finalmente di benessere alle tante persone che aspettano da noi anche risposte, non solamente dichiarazioni di principio.

Io comprendo che non sia semplice, soprattutto quando, per ragioni che tutti noi affrontiamo quotidianamente nella nostra azione politica, noi che abbiamo un contato molto diretto con il territorio, dobbiamo confrontarci con le paure, con la carente informazione, con la difficoltà che si ha nel gestire il rapporto con amministratori locali, che ce l'hanno ancora più prossima della nostra, però è anche vero che se siamo qui è perché siamo investiti di responsabilità politiche alte, e se quella su cui siamo chiamati ad esprimerci oggi è altissima, perché ha a che fare con l'autonomia della nostra terra, è anche vero che noi dobbiamo nel tempo, e ci sono delle proposte di legge che dovremmo portare all'interno di quest'Aula, dobbiamo dimostrare di avere la capacità di saper interpretare il momento politico, il momento dello sviluppo in maniera non annichilita dalle ideologie, non resa distrofica dalla paura che abbiamo del confronto con il territorio, ma con la visione del benessere che abbiamo l'obbligo di garantire a tutti cittadini sardi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Salvatore Demontis. Ne ha facoltà.

DEMONTIS SALVATORE (PD). Il collega Tunis faceva riferimento al principio "Not in my garden", è vero, ed è vero che spesso le Regioni hanno assunto atteggiamenti dilatori, che spesso le Regioni non hanno saputo dire sì o no, che poi è questo quello che si aspetta chi vuole investire, però ci sono anche degli altri aspetti. Io ad esempio credo che il punto più importante dei quesiti referendari sia l'articolo 35 del decreto sviluppo, perché si tratta di considerare la riapertura di concessioni di coltivazione, di titolo concessorio unico o anche di permesso di ricerca, entro le dodici miglia dalla fascia costiera oppure dal perimetro esterno delle aree marine protette, allora stiamo parlando non di nuovi interventi ma degli interventi presentati alla data di entrata in vigore del decreto Monti che nel 2010 li ha bloccati. Qual è il punto su questo aspetto? Il punto è che dodici miglia sono effettivamente una distanza talmente ridotta dalla fascia costiera e delle aree marine protette che non c'è valutazione di impatto ambientale che tenga, nel senso che, pur con una buona valutazione di impatto ambientale ci sono evidentemente, ci possono essere errori umani sia nella fase di progettazione che nella fase di realizzazione e successivamente nella fase di gestione per cui io non credo che si possa correre un rischio del genere.

Come dicevo non stiamo parlando di nuovi interventi stiamo parlando di interventi limitati, per limitati non sto intendendo pochi, sto intendendo finiti, come dicevo prima non si possono presentare nuove iniziative; però l'aspetto è decisamente troppo delicato e io non credo che si possa correre il rischio di mettere a repentaglio l'ambiente nelle 12 miglia dalla fascia costiera.

Sono anche importanti altri aspetti, importante ovviamente la competenza delle Regioni non perché debba decidere le Regioni ma perché ci si augura una negoziazione e un confronto vero tra Regione e Stato, quindi questo è lo spirito dei quesiti referendari. Perché un referendum e non invece un ricorso, perché evidentemente si vuole avere un rapporto leale con lo Stato e noi siamo del parere che non serva a nulla la polemica con lo Stato. Un rapporto leale con lo Stato significa avere anche credibilità e poter negoziare con lealtà con lo Stato e i referendum ha questo obiettivo ha l'obiettivo di dare uno strumento di negoziazione importante pur ripeto nella lealtà del rapporto con lo Stato. Ci si augura evidentemente che al referendum non si arrivi proprio, ci si augura che considerato che diverse Regioni anzi molte Regioni hanno raccolto l'invito di comitati di cittadini e di ambientalisti o di personaggi noti a favorire l'indizione del referendum ci sia augura che tutto questo porti poi a poter modificare insieme allo Stato sia lo sblocca Italia che lo sviluppo Italia solo nei punti in cui si sono rilevate queste criticità che abbiamo evidenziato.

C'è anche un'altra importante valenza di questo referendum che per la prima volta molte Regioni pur ripeto in un rapporto leale con lo Stato si coordinano per arrivare a portare un punto di vista unico su un aspetto di questo tipo. Quindi io credo che il referendum sia la forma giusta, credo anche che i punti che i quesiti referendari toccano siano effettivamente da modificare. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Francesco Agus. Ne ha facoltà.

AGUS FRANCESCO (SEL). Grazie Presidente, non me ne vogliano gli onorevoli Tunis e Demontis ma credo che nella nostra Regione il problema non sia dire no nel nostro giardino, la domanda che dovremmo porci al massimo dovrebbe essere: perché sempre nel nostro giardino. Visto i precedenti che hanno visto più volte esternalità negative ricadere nel nostro territorio negli anni.

Ecco io credo che il referendum che con un nostro ordine del giorno unitamente a quello degli altri nove Consigli regionali daremo la possibilità di cerebrare non tolga e aggiunga spazi di economia alla nostra autonomia regionale. Noi godiamo già di una salvaguardia statutaria, è quella contenuta nell'articolo 51 del nostro Statuto, che prevede che la Giunta regionale quanto constati che l'applicazione di una norma dello Stato o di un provvedimento in materia economica e finanziaria risulti manifestamente dannosa per l'Isola può chiederne la sospensione al Governo ai sensi dell'articolo 77 della Costituzione. Ecco quello spazio di autonomia e di salvaguardia potrebbe non bastare, è uno spazio conquistato anche, appunto, ai tempi della costituente, più volte è stato utilizzato è stato chiamato in causa, un referendum che quindi nasce dalla spinta popolare rafforza questo spazio che per noi porta qualcosa in più rispetto alle Regioni a Statuto ordinario. Quello che però deve essere chiaro è che ogni scelta strategica per il futuro dell'Isola e per la sua economia non può essere presa sopra la testa dei sardi e sopra la testa di questa assemblea. Riacquistiamo sovranità piena, riacquistiamo protagonismo nelle decisioni strategiche per il futuro dell'Isola a partire da questo referendum e dalla sua celebrazione. Esprimo il voto favorevole all'ordine del giorno anche da parte del gruppo SEL.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (FI). Grazie Presidente, il tema che discutiamo oggi è un tema abbastanza delicato perché anche negli anni precedenti è stato oggetto di grandi attenzioni ma soprattutto di scelte che la Regione stessa non ha potuto portare avanti determinare per le non competenze dirette che la Regione non ha mai avuto ma bensì per scelte di tipo universale, del nostro Stato che ha condizionato il percorso legato alle scelte di tipo energetico, multinazionali che si sono presentate nel nostro territorio regionale e che hanno predisposto e chiesto autorizzazioni che ancora oggi sono in corso.

Il Governo nazionale in questo momento decide attraverso la norma del settembre 2014, quindi dell'anno scorso il famoso sblocca Italia la numero 133, decide di mettere un cappello su tutto il territorio nazionale e decidendo per quelle che invece dovrebbero essere le scelte autonomistiche in senso generale ma ancora più determinanti per noi che l'autonomia la gestiamo da oramai oltre settant'anni, ottanta anni e decidendo su quelle scelte territoriali strategiche che sono legate allo sviluppo della nostra economia, del guardare nel passato quindi nella nostra storia e comunque nel determinare scelte che sono condizionabili per quanto riguarda il futuro di un territorio. Io non ho mai amato i referendum, lo dico in modo sincero, chiaro, diretto ma per una semplice ragione perché il popolo decide nel momento in cui si ha e si deve fare una scelta elettorale e sceglie i propri rappresentanti, rappresentanti del proprio popolo, lo fa a livello nazionale determinando quindi la composizione di un Parlamento diviso come tutti sappiamo nei due rami della Camera dei deputati e quello del Senato, lo decide a livello regionale nel momento in cui sceglie i propri rappresentanti all'interno del Consiglio regionale. Quindi devono essere i rappresentanti del popolo a svolgere un ruolo di interlocuzione e di scelta sia di tipo politico, ma chiaramente di tipo legislativo, nel momento in cui si va a rappresentare il proprio popolo. Quindi non è un referendum che può dare risposte e può dare forza di tipo politico ad una Assemblea legislativa sia di tipo regionale che chiaramente di tipo nazionale.

Credo che dovremmo essere noi con la nostra forza, con il nostro agire, con le nostre interlocuzioni, con il nostro peso di rappresentanza dovremmo far valere le nostre ragioni. Ed è qui credo che sia l'elemento di difficoltà che fino ad oggi si è sviluppato o per lo meno si è evidenziato meglio con il rapporto Stato-Regioni. Quelle grandi battaglie che da anni abbiamo sempre sollevato tutti insieme nella difesa della nostra sovranità, della nostra autonomia nei confronti di uno Stato tiranno, di uno Stato che non ha mai guardato agli interessi reali dei propri territori delegati e quindi nel caso specifico della nostra Regione Sardegna. Lo abbiamo sempre fatto in modo molto dismesso, in alcuni casi anche subdolo nel tentativo di difendere la posizione politica, la casacca politica di chi governa livello nazionale rispetto a chi governa a livello regionale. Se le casacche coincidono il silenzio è d'obbligo, se le casacche non coincidono, è allora grande battaglia, grande rumore e grandi accuse reciproche nei confronti di chi governa i vari territori, ripeto, sia a livello nazionale che a livello regionale. Ritornando quindi al ragionamento sul referendum, in questo momento questo effettivamente è uno strumento che dobbiamo anche noi utilizzare probabilmente per far valere ancora di più la nostra forza, ma soprattutto per individuare un elemento di forza proprio nel momento in cui si fa pressione sul piano politico. Quindi anche questo è un percorso che noi dovremmo utilizzare, però, giusto per parafrasare e riprendere il concetto del collega che ha aperto i lavori nella discussione, Stefano Tunis, l'onorevole Tunis, quel concetto noto in my garden, legato proprio al fatto che io non voglio guardare e non voglio niente all'interno del mio giardino, ma l'importante è che sia fatto all'esterno, debba essere restituito a chi in questo momento per noi sta decidendo, cioè il Governo nazionale, e non accettare questo percorso. Ciò non significa però che la chiarezza, soprattutto dell'attività non solo di tipo amministrativo, ma chiaramente anche di tipo legislativo, quindi di scelta di tipo politico, debba essere comunque delegata ai vari territori, e visto che comunque non siamo soli, ma anche tutto il resto delle regioni italiane si sta, diciamo così, vestendo di questa necessità, seguiamo anche noi questo percorso perché vorremmo capire quale può essere il risultato finale nel momento in cui noi ci contrapponiamo una volta per tutte nella difesa della nostra sovranità al Governo centrale.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Augusto Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI AUGUSTO (Sovranità, Democrazia e Lavoro). In questi giorni molte regioni italiane presentano ricorso in parte alla Corte costituzionale e in parte deliberano per aderire alla consultazione referendaria di cui stiamo discutendo. Questi articoli contestati del decreto blocca Italia permettono l'attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi e di stoccaggio sotterraneo di gas naturali, senza che si prevedano le necessarie acquisizioni d'intesa con le regioni interessate come prevede l'articolo 117 della Costituzione, prevedendo l'intesa con le regioni, necessaria quindi al rilascio del titolo concessorio, solo se l'attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquido-gassosi si svolgono nella terraferma e non anche nel mare, ledendo così le competenze legislative regionali previste dagli articoli 117 118 della Costituzione stessa. Questo tentativo di rimettere in mano allo Stato centrale competenze finora regionali coinvolge anche le regioni a statuto speciale, confermando quindi quei timori che lei stessa, Assessore, ha espresso recentemente circa le norme di salvaguardia di cui la Sardegna gode in virtù del suo status, timori che non possono essere fugati a nostro giudizio, e, se permette, dalla mal riposta speranza di leale collaborazione da parte dello Stato italiano. Noi partiamo dal presupposto, confermato in tante occasioni da troppi interessi in gioco, che il tentativo di aggirare le norme in materia sia già in atto, queste norme elaborate, rese in legge con sospetta velocità, consentono di applicare le procedure semplificate e accelerate senza che vengano individuate le priorità e senza chiarire se si applica il VAS, cioè la valutazione d'impatto ambientale strategica, e trasferendo al Ministero il VIA, la valutazione di impatto ambientale, forzando come già detto il Titolo V della Costituzione, che prevede forti intese tra lo Stato e le regioni. Queste stesse norme prevedono una concessione unica per ricerca e coltivazione, contravvenendo a precise disposizioni comunitarie che distinguono le concessioni per le due attività. Tutto ciò, considerando gli interessi dei sardi e della Sardegna, il Gruppo Sovranità, Democrazia e Lavoro chiede alla Giunta regionale di affidare immediatamente ad un ente terzo che deciderà la Giunta, individuato per competenza, capacità e affidabilità, uno studio per determinare l'effettiva presenza nel sottosuolo della Sardegna di risorse energetiche di qualsiasi tipo. Il Gruppo Sovranità, Democrazia e Lavoro chiede nel contempo che la nostra Giunta si faccia promotrice davanti al Governo italiano di una moratoria che blocchi qualsiasi autorizzazione relativa all'attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi previste dal decreto Sblocca Italia, una moratoria che duri quanto meno fino all'avvenuta realizzazione delle nostre indagini, il tutto al fine di difendere al meglio gli interessi dei sardi e riaffermare la sovranità dei sardi sul proprio territorio, sulle risorse in esso contenute, sulle scelte strategiche da adottare in futuro, in conformità con le prospettive di sviluppo e prosperità che il popolo sardo riterrà più opportune. Siamo favorevoli come Gruppo alle due mozioni di esclusione che rafforzano il principio di una tutela comune a tutte le regioni, ma con forza riaffermiamo un principio di sovranità e di capacità di decidere delle nostre risorse, per assumerci il coraggio di prendere decisioni e di avere il controllo delle nostre azioni e della nostra capacità di essere protagonisti, non come spesso, troppo spesso accade, spettatori innocenti. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Marco Tedde. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Il tema è molto interessante e di grande rilievo, anche perché pone di fatto due sub-temi, o meglio i temi sono due, questo tema sulle trivellazioni e sulle prospezioni, coltivazioni in tema di ricerca di idrocarburi pone anche il tema dei rapporti dello Stato con la Regione, o meglio ancora della Regione con lo Stato. È noto che ci sono nei banchi della maggioranza non poche incertezze, c'è un po' di confusione. Passiamo da chi ritiene che non si dovesse impugnare davanti alla Corte costituzionale perché è più serio promuovere referendum, questa è un'affermazione veramente singolare e bizzarra, e c'è invece chi in modo più cristallino dice che dobbiamo conservare la nostra autonomia, dobbiamo tutelare le nostre prerogative, e quindi dobbiamo dire allo Stato: "No, così non va bene", e mi sembra un atteggiamento più onesto intellettualmente e culturalmente. Comunque c'è questa confusione che aleggia in quest'aula, ci sono queste incertezze. L'assemblea plenaria ha approvato i quesiti referendari su queste norme, quindi punta evidentemente a espungere dall'ordinamento giuridico queste norme, e quindi l'assemblea delle regioni e anche noi riteniamo che queste norme siano illegittime, o quanto meno vadano a ferire l'autonomia, l'indipendenza, le prerogative e le competenze delle regioni. Questo credo che sia incontestabile, indubitabile. Ma allora la confusione, l'incertezza e l'incapacità di decidere mi pare che emerga in modo prepotente, perché io ricordo molto bene, e ho conservato gelosamente questa rassegna stampa, che l'assessore Spano diceva che, parlo del periodo in cui la Puglia si accingeva ad impugnare davanti alla Corte costituzionale, anzi forse l'ha già impugnato, e l'assessore Spano all'interno di un ambito polemico diceva che la Sardegna, in quanto Regione autonoma a Statuto speciale, non ha motivo di fare ricorso alla Corte costituzionale, in quanto grazie alle iniziative intraprese nelle sedi istituzionali sin dalla discussione iniziale delle prime bozze del disegno di legge, lo scorso meglio di luglio, o meglio del decreto, le regioni a statuto speciale godono di una protezione diversa, così come da noi proposto in termini di clausole di salvaguardia. Ed è vero, c'è l'articolo 43 bis dello "Sblocca Italia" che dice che le disposizioni dello "Sblocca Italia" sono applicabili alle Regioni a Statuto speciale compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti. Allora, io mi chiedo, se queste norme non si debbono applicare e non si applicano alle regioni a statuto speciale, per quale motivo noi ci accodiamo a questa proposta referendaria? Detto per inciso, io non sono assolutamente contrario alla trivellazione, prospezione, ricerca di idrocarburi, non sono contrario assolutamente a tutte queste iniziative che disegnano l'orizzonte della nostra Regione, disegnano un percorso di sviluppo. Condivido appieno ciò che ha detto Tunis, è troppo semplice essere d'accordo con la ricerca, con le trivellazioni, o meglio con la possibilità che questa ricerca dia ricadute economiche, è troppo semplice essere d'accordo quando si fanno nel giardino dei vicini. Bisogna essere sempre d'accordo, però bisogna avere la capacità di autodeterminarsi, soprattutto noi, di scegliere. Siamo noi che dobbiamo scegliere cosa fare e dove fare, non può essere Renzi. Con lo "sblocca Italia" è Renzi, con questo atteggiamento prepotente. Con lo "sblocca Italia" Renzi, con il suo atteggiamento, schiaccia le prerogative e le competenze della Regione Sardegna perché Renzi può fare un piano delle prospezioni, Renzi può fare un piano delle coltivazioni ed ecco che viene in qualche modo ferito il paesaggio, ferito l'ambiente laddove magari noi vorremmo non fosse ferito. Ecco, è questo il problema. Sì al piano per le trivellazioni, sì al piano per le prospezioni, sì alla ricerca di idrocarburi, sì alle trivelle, ma lo dobbiamo decidere noi, lo deve decidere la Sardegna, lo deve decidere la comunità isolana, non lo deve decidere il Governo centrale. Il problema vero è questo. È questo il tema e mi meraviglia che in questa querelle non si siano inseriti, così come fanno molto spesso, e in modo anche autorevole, gli ambientalisti che a volte sono ambientalisti di facciata. Sinceramente non ricordo, in questi mesi, interventi forti dell'ambientalismo sardo e questo mi dà da pensare un attimino.

Vado a concludere velocemente. Quindi va bene anche il referendum come estrema ratio, però se qualcuno riteneva che queste norme non fossero in linea con le nostre prerogative doveva impugnare per tempo…

PRESIDENTE. Onorevole Tedde, il tempo a sua disposizione è terminato.

È iscritto a parlare il consigliere Antonio Solinas. Ne ha facoltà.

SOLINAS ANTONIO (PD). Presidente, anch'io non è che sia molto favorevole a che scelte così importanti debbano essere decise da un referendum, però la situazione che si è venuta a creare con lo "sblocca Italia" credo non ci lasci nessuna scelta. Io credo che sia opportuno che un Consiglio regionale, un'Assise Regionale come questa, debba necessariamente intervenire per difendere quello che è ancora resta da difendere della specialità di una Regione come la nostra, soprattutto in un settore così importante come quello dell'energia, per esempio, dove tutto viene lasciato alla libertà di pochi e per fortuna non si tratta di burocrati che decidono o che vietano. Io dico per fortuna, e tra l'altro certamente non furono norme che approvò il centrosinistra a livello nazionale, ma la valutazione di impatto ambientale sino ad oggi ha svolto un ruolo fondamentale, almeno in Sardegna, per evitare che il tutto diventasse un Far West totale. In Sardegna abbiamo assistito in questi ultimi anni ad avventurieri che arrivano in Sardegna e presentano le richieste presso l'amministrazione regionale. Le amministrazioni locali non è che si sono rifiutate di esprimersi su autorizzazioni questo tipo; le amministrazioni locali vengono interessate solo ed esclusivamente da una comunicazione che l'Assessorato dell'industria magari manda per affiggere l'avviso sull'albo pretorio del Comune ed entro 15 giorni i cittadini possono presentare eventuali osservazioni.

Io credo che l'amministrazione regionale debba dire la sua, deve fare la propria programmazione nel proprio territorio, ma anche le amministrazioni locali, i sindaci, debbono essere messi in condizione di poter decidere lo sviluppo del proprio territorio perché i sindaci non servono certamente solo ed esclusivamente a far pagare le tasse ai cittadini e magari essere soggetti a qualche attentato di altra natura. Tra l'altro credo che parlare di sviluppo con interventi come quelli che sono stati richiesti sino ad oggi in Sardegna sia spropositato. Abbiamo assistito a delle società costituite ad hoc con capitali sociali irrisori e vorrei capire qual è lo sviluppo, qual è il vantaggio economico di iniziative come queste e come possano agevolare e avvantaggiare la Sardegna. Tra l'altro è capitato in Commissione di avere udito nei mesi scorsi interi territori; mi sembra che fossero 22 amministrazioni locali che si lamentavano, appunto, di essere inondate di richieste di affissione all'albo pretorio senza poter dire minimamente la propria. Negli anni scorsi abbiamo assistito anche a una richiesta che è ancora in corso, mi auguro che si concluda positivamente, per quei territori, di una società anche quella costituita ad hoc sulla trivellazione in un'area molto delicata dal punto di vista economico, in area SIC per esempio. È un territorio dal punto di vista agricolo ed economico molto rinomato in Sardegna, che correva, e corre purtroppo ancora oggi, il rischio di essere messo in pericolo da interventi di questo tipo.

Io nella passata legislatura, quando in quei giorni… e mi dispiace smentire il collega Tedde: non è assolutamente vero che le associazioni ambientaliste su questo fronte non sono state presenti, anzi in alcuni casi bisogna proprio ringraziarle perché grazie alla loro attività, grazie alla loro disponibilità e anche grazie alla loro esperienza si è riusciti in qualche modo a frenare questo tipo di investimenti.

Io credo che la Sardegna si debba dotare di un Piano di sviluppo e di un Piano energetico regionale e capire quali devono essere le vie da poter percorrere, altrimenti, guardate, il rischio è che le stesse multinazionali del vento, quelle che hanno fatto gli impianti eolici o che volevano fare gli impianti offshore a mare, per esempio - ricordo la polemica degli anni scorsi -, ritornino in Sardegna e possano tranquillamente fare i propri affari.

Provocatoriamente nella passata legislatura presentai una proposta di legge - lo dico all'amico Cherchi - di moratoria di un settore come questo, sapendo comunque che è un settore talmente importante che non potevamo certamente permetterci una moratoria di quel tipo perché sarebbe stata soggetta ad annullamento da parte del Governo nazionale, ma fu una cosa provocatoria per cercare di sollevare il problema in Sardegna e dire che finalmente lo sviluppo del nostro territorio lo decidiamo noi e non lo decidono le multinazionali o qualche società di avventurieri che vuole venire solo ed esclusivamente a sfruttare la Sardegna.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gianni Lampis. Ne ha facoltà.

LAMPIS GIANNI (Gruppo Misto). Presidente, ritengo opportuno intervenire su questo tema molto importante sul quale peraltro, come qualcuno già precedentemente ricordava, le comunità locali ma soprattutto i consigli comunali hanno già ampiamente dibattuto non da pochi mesi. Naturalmente il mio intervento su questo tema non può che essere influenzato da una esperienza diretta personale in qualità di amministratore comunale. Ricordo che ero Vicesindaco del Comune di Arbus quando circa due anni fa, così come ricordava il collega Solinas, una società inviò una comunicazione e su questa comunicazione, che poi venne affissa all'albo pretorio, il Consiglio comunale decise di discutere, decise di avviare una riflessione, e la riflessione verteva sul fatto che occorreva capire in quel momento se quel tipo di sviluppo, quel tipo di economia poteva essere compatibile con le ambizioni, con le aspettative, con i sogni di un territorio, di una comunità e dell'intera Sardegna. Mi ricordo che in quella stessa sede, in quello stesso Consiglio comunale feci questo tipo di riflessione. Qui in quest'Aula tanti provengono da esperienze da sindaco, da assessore, da consigliere comunale. È sempre stata buona prassi per un imprenditore presentarsi alla Giunta, presentarsi al Consiglio qualora la volontà fosse quella di investire in un territorio. Anche in questo caso si presenta un imprenditore ma di fatto questo imprenditore non lo conosce nessuno, ha ritenuto di non dover degnare le comunità locali su un tema così importante di considerazione e di coinvolgimento. Per questo motivo le notizie siamo andati a cercarcele da soli e abbiamo scoperto non senza perplessità, non senza motivo di quasi preoccupazione che il presidente della Tosco Geo Srl con sede in Barberino Val d'Elsa (parlo della Tosco Geo perché è quella che di fatto interessa il mio territorio con due progetti sicuramente) questo signor Stefano Boco, anzi, chiedo scusa, onorevole Stefano Boco, risulta essere stato un parlamentare dello Stato italiano, senatore della Repubblica per due legislature, deputato per una legislatura, e casualmente eletto nella Federazione dei Verdi. Lo stesso Boco, a margine del risultato sul referendum del nucleare di qualche anno fa, dichiarava: "È dunque l'ora di puntare con decisione sulle fonti rinnovabili che siano però anche una garanzia per l'ambiente". Questo diceva l'onorevole Boco. Però forse non ha mai letto cosa i suoi colleghi ambientalisti scrivono, faccio un esempio, a proposito della centrale di Bagnolo (...) in Toscana dove lui stesso ha messo la sede legale della sua società. Negli anni 2002-2012 la centrale ha prodotto in media oltre 3 tonnellate al giorno di ammoniaca con punte che nel 2005 hanno addirittura raggiunto le 13 tonnellate. L'Arpat (la cosiddetta Arpas in Toscana) ritiene che questo tipo di inquinamento rappresenti la maggiore fonte inquinante di ammoniaca a livello regionale. Io ritengo che è preoccupante.

L'onorevole Solinas parla di avventurieri, forse è stato troppo buono perché il termine avventuriero ci ricorda i cosiddetti soldati di avventura, coloro che sfidavano la sorte con coraggio per ottenere risultati. Io ho paura, una forte paura che in questo caso si parli di speculatori che più o meno velatamente si nascondono dietro al consenso politico. Quindi, questi cinque permessi di cui è già titolare la Tosco Geo di fatto potrebbero farci pensare proprio questo. Ecco, Fratelli d'Italia ritiene che se questo tipo di società hanno trovato il semaforo verde a Roma non è detto che lo debbano trovare anche in Sardegna, anche perché riteniamo, come qualcuno ha detto precedentemente, che l'interesse nazionale in questo caso non corrisponda con l'interesse della nostra Sardegna. E se è vero com'è vero che l'Italia è la nostra patria dobbiamo ribadire che la Sardegna è la nostra terra e abbiamo il dovere di difenderla da questo tipo di speculazione. Quindi, noi voteremo favorevolmente a queste due mozioni, lo facciamo con convinzione, questo perché quel detto che dice che la terra su cui muoviamo i nostri passi non è un'eredità avuta dai nostri padri, ma è un prestito avuto per i nostri figli...

PRESIDENTE. Onorevole Lampis, il tempo a sua disposizione è terminato.

E' iscritta a parlare la consigliera Alessandra Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Presidente, io vorrei fare una premessa anche perché non utilizzerò tutto il tempo a disposizione e spero che magari i colleghi possono cogliere il contributo che voglio dare sulla mia personale preoccupazione sull'atteggiamento da parte dello Stato del Governo nazionale nei confronti delle Regioni. Non più tardi di un anno fa, forse il presidente Ganau lo ricorda meglio di tutti, ma c'era anche il presidente Pigliaru, siamo andati a Roma e abbiamo partecipato ad una riunione assolutamente voluta, partecipata e richiesta da tutti i Consigli regionali proprio per esaminare la situazione di prevaricazione da parte dello Stato nei confronti delle Regioni, io dico in particolare dei Consigli regionali. Anche con questo maldestro tentativo di parlare di governo del territorio a livello nazionale si sta sostanzialmente cercando di minare nel nostro caso addirittura l'autonomia e la nostra specificità e io credo che facciamo bene, fanno bene tutte le Regioni (perché ovviamente il segnale è questo, ci si è un po' svegliati) a decidere di richiedere un referendum. Io sono totalmente nelle posizioni dei consiglieri Tunis e Tedde, sia per quanto riguarda la parte dell'impugnativa ma soprattutto anche su contenuti di sviluppo che devono esserci nella nostra Regione così come ben evidenziati dal collega Tunis. Però sono anche molto preoccupata di questo stile, di questo metodo che sta attivando il nostro Governo nazionale proprio per minare la specificità e l'autonomia delle Regioni, talvolta citandoci come le casse vuote, come gli spendaccioni che non fanno altro che ridurre il bilancio nazionale e quindi ci impongono delle sottrazioni di risorse, talvolta con riserve, talvolta con partecipazione al debito pubblico, altre volte con partecipazione al servizio del debito pubblico, insomma, in tutti i modi cercano proprio di limitare l'azione delle Regioni, nascondendovi sempre su principi generali sacri quali appunto quelli che ho citato, come può essere quello del governo del territorio o addirittura la parte che riguarda proprio la finanza pubblica. Io credo che noi, colleghi, un sussulto lo dobbiamo avere nei campi e nei settori più importanti, quelli vitali per la nostra regione, e non a caso ieri abbiamo parlato della scuola, non abbiamo saputo utilizzare nulla, l'ho detto ieri, l'articolo 5 del nostro Statuto. Ma abbiamo tanti altri settori di intervento e soprattutto voglio fare un piccolo approfondimento dal punto di vista del settore industriale: il Governo italiano è da anni, non è ascrivibile solo a questo Governo, manca di una politica industriale. Quindi mi chiedo come è possibile che oggi ci possa imporre una politica tout court, una scienza esatta per la scelta dello sviluppo nel nostro territorio. Io credo che questa scelta spetti assolutamente alla nostra Regione. Hanno ben detto i colleghi quando dicono che a determinare queste scelte deve essere in primis la politica, in primis le norme, anche perché spesso e volentieri, così come non vogliamo che ci siano dei vincoli a livello nazionale, non voglio neanche, io personalmente, che ci possano essere dei vincoli a livello amministrativo perché spesso e volentieri i cavilli e gli impedimenti sono nati da decisioni esclusivamente di carattere burocratico, mi piace definirlo così. Quindi allora qual è il nostro sforzo? Ben venga il nuovo piano energetico regionale ambientale dove avremo la possibilità di inserire quei paletti che poi portano a quelle azioni che devono dare lo sviluppo del nostro territorio, di qualunque settore si parli.

In ordine alle trivellazioni io voglio anche dire che credo che da un punto di vista produttivo e della ricerca non dobbiamo lasciare nulla al caso e non dobbiamo soprattutto dire no a priori, soprattutto questo deve nascere ovviamente dopo un approfondito esame di ciò che può essere realmente lo sviluppo e soprattutto quali possono essere le reali fonti energetiche del nostro territorio. Ben vengano le trivellazioni se nascono da un processo assolutamente serio, condiviso, articolato e soprattutto che possa veramente nel breve periodo trovare quella risoluzione energetica di cui tanto la Sardegna ha bisogno.

Quindi, noi voteremo convinti a favore di queste mozioni, soprattutto perché siamo convinti che nessuno, neanche il Governo nazionale con una legge che rappresenta come appunto un cappuccetto rosso possa privarci veramente di quella che è la nostra autonomia e la nostra specificità. E colleghi il mio vuole essere un contributo per dire: "Stiamo attenti ad ogni episodio di questo genere perché dietro veramente magari una norma che appare anche la salvezza e la panacea per tutto si nascondono invece delle insidie che stanno portando ultimamente semplicemente a minare il potere, la rappresentatività, l'autonomia e le specificità come nel nostro caso della nostra Regione".

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Emilio Usula. Ne ha facoltà.

USULA EMILIO (Soberania e Indipendentzia). In materia di politiche e tematiche energetiche in Sardegna da troppo tempo si muovono allo scoperto e ancora più spesso seguendo percorsi e strategie da malaffare, personaggi e gruppi di potere che nulla hanno a che fare con una seria politica di sviluppo lungimirante e rispettosa degli interessi della comunità sarda. Ancora meno questi gruppi di potere e queste lobby mettono non al centro del loro operare ma piuttosto in nessun conto il rispetto del territorio e in primo luogo la salute dei cittadini. Lo Sblocca Italia su questi temi purtroppo in continuità con politiche precedenti a questo governo si muove in una direzione che da sardi, da rappresentanti di una terra già devastata da politiche industriali scellerate non possiamo non contrastare. Non possiamo permettere che la nostra terra venga individuata come una piattaforma energetica in dispregio alla nostra vocazione primaria per uno sviluppo basato su agricoltura e produzione agroalimentare, turismo, sulla valorizzazione e fruizione del nostro patrimonio culturale.

Non possiamo dimenticare mai che siamo la regione con l'estensione di siti SIN più vasta d'Italia, territori cioè dove sono stati rilevati livelli di inquinamento insostenibili causa certa di malattie croniche degenerative e tumorali che in Sardegna appunto stanno toccando picchi di incidenza significativamente più elevati che nel resto del territorio nazionale, per non parlare di servitù militari e della possibilità ancora attuale che la Sardegna venga individuata come sito unico nazionale di stoccaggio di scorie nucleari sempre e ancora nel nome di fantasiosi interessi generali. È ora di dire basta, ora scelte che possono avere una ricaduta importante sul nostro ambiente e sulla nostra salute, sulla salute dei nostri figli e chiedo per favore di essere ascoltato, io sto zitto quando parlano gli altri, che possono avere una ricaduta sulla salute dei nostri figli e delle generazioni future vengono messe con lo Sblocca Italia nel contenitore delle scelte di pubblica utilità urgenti e indifferibili. Mettere temi come la costruzione di nuovi inceneritori, progetti di trivellazione del territorio e del mare, la ricerca e lo stoccaggio di idrocarburi come temi prioritari e urgenti che in quanto tali lo Stato centrale decide di gestire unilateralmente è per noi e per la Sardegna una sfida che non può vederci indifferenti, non può vederci deboli o titubanti. Lasciare che leggi e norme che tutelano l'ambiente, il paesaggio inteso come patrimonio indisponibile, le nostre ricchezze naturalistiche, la vocazione stessa di interi territori possono essere scavalcate e bypassate e non rispettate in nome e per conto di una presunta pubblica utilità significa perdere e rinunciare a qualsiasi autorevolezza e dignità decisionale programmatoria del nostro sviluppo e del nostro stesso futuro. E a proposito di concessioni alla trivellazione ha un sapore lievemente osceno quando si parla di percorsi di semplificazione con il titolo concessorio unico. È un escamotage per evitare anche le disposizioni attuali che prevedono almeno due permessi, uno per i sondaggi e uno per la trivellazione produttiva. E se i progetti di trivellazione fossero in contrasto con le disposizioni urbanistiche? Nessun problema, in nome della semplificazione un'eventuale autorizzazione assume e assumerebbe di fatto il valore di variante urbanistica. Ancora. Se sinora le autorizzazioni in materia erano prerogative delle regioni e della Regione Sardegna a maggior titolo in base al nostro status di regione a statuto speciale, ora con lo Sblocca Italia le autorizzazioni o titoli concessori vanno in capo allo Stato cioè al governo centrale alla faccia della nostra sovranità e delle prerogative che ci derivano dalla nostra specialità e alla faccia quindi della volontà popolare. Ebbene spetta alla Sardegna, spetta ai sardi, spetta a noi il diritto-dovere di decidere se e ribadisco se e poi come, dove e quando permettere ricerca e attività in campo energetico nel nostro territorio. Per questo si deve partire inderogabilmente da un nostro piano energetico regionale coerente e in sintonia con il programma elettorale del centrosinistra di questa maggioranza. E all'interno di questo piano che si dovrà valutare la pubblica utilità e le scelte conseguenti, spetta alla Sardegna e ai sardi valutare questa pubblica utilità per la Sardegna e per i sardi. E non si ripeta la pappardella trita e ritrita di promessa, di costi energetici più bassi per i sardi in futuro, l'esempio della raffinazione del petrolio in casa nostra e del costo della benzina dei rifornitori sardi anche nel rifornitore più vicino alla raffineria stessa ne è una clamorosa smentita. Per questo...

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Angelo Carta. Ne ha facoltà.

CARTA ANGELO (PSd'Az). Solo per confermare il voto convinto da parte del Partito sardo d'azione verso queste due mozioni e per ricordare che la quinta Commissione sta cercando di lavorare per mettere un po' d'ordine in tutta questa materia che attraverso l'eolico, attraverso il geotermico potrebbe veramente diventare ancora più complicata. La risposta che il Consiglio regionale oggi sta dando mettendosi a fianco dei comuni anche, credo che sia importante perché com'è stato già rilevato dall'onorevole Lampis ci sono, io riesco a definirli pescecani in giro, proprio pescecani che stanno cercando di calpestare anche la dignità delle comunità non solo l'autorità dei comuni. Noi siamo stati vittime insieme ad altri comuni di un tentativo di questo genere, 202 chilometri quadrati che si chiedeva di vincolare a delle prospezioni per un permesso di ricerca per acque termali andando a insistere questa richiesta in un'area come quella di San Giovanni su Anzu a Dorgali e in altri 202 chilometri quadrati tutti intorno che comprendevano i comuni di Onifai, di Galtellì, di Loculi, di Oliena, Orosei, Irgoli e Dorgali appunto per un'estensione oscena alla quale abbiamo risposto no, noi non siamo d'accordo. Senza questo intervento per quanto riguarda la riforma di questo Sblocca Italia credo che la nostra opinione non varrà proprio nulla mentre la dignità delle comunità non può essere calpestata, deve essere riservata e preservata e credo che il Consiglio regionale bene faccia oggi ad unirsi ad altre quattro regioni per chiedere che vengano modificate queste norme e che venga riconosciuta la tutela del territorio anche da parte dei comuni e delle regioni sia nella stesura dei piani sia nel rilascio delle successive concessioni. Quindi un voto assolutamente favorevole.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Daniele Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE (SEL). Per ribadire a nome mio e a nome del gruppo SEL l'adesione convinta e la firma convinta a queste mozioni che chiedono il referendum. Noi speriamo che il consigliere Solinas si allontani dal banco della Giunta, lo speriamo davvero di cuore anche perché c'è un Regolamento che non lo permette. Sperando che questi referendum possano non tenersi perché noi auspichiamo che il legislatore nazionale o chi per lui possa modificare quelle parti dello "Sblocca Italia" che ancora una volta hanno ferito l'autonomia di diverse regioni e della Regione Sardegna particolare. Credo che la proposta di referendum vada intesa sia nel merito che nel metodo. Diceva bene in parte il collega Tunis quando parlava di entrare più sul metodo che sul merito, io credo che occorra entrare sia sul merito che sul metodo. Una volta tanto vengono prese in considerazione le istanze che arrivano dal basso, perché questa richiesta sappiamo benissimo è arrivata da moltissimi cittadini non solo in Sardegna. Il fatto stesso che altre Regioni d'Italia abbiano approvato delle mozioni per indire il referendum sta a significare molto su alcuni atteggiamenti abbastanza autoritari da parte del Governo che vorrebbero inserirsi in quelle che sono le competenze delle Regioni. Questo a noi fa ancora più male, considerando che siamo una Regione a statuto speciale e quindi è sicuro e certo che dovrà ancora una volta essere alta la voce di dissenso rispetto a questi atti che ci sono pervenuti e che non accettiamo. Condivido in pieno il penultimo intervento del collega Usula, quelle situazioni che lui ha illustrato e ben rappresentato credo che siano situazioni reali sotto gli occhi di tutti, e di cui bene faremmo tutti ad indugiare, a riflettere seriamente su quello che potrà avvenire sullo sviluppo energetico delle risorse della Sardegna. Ribadisco il voto favorevole di tutto il Gruppo e la convinzione sul voto.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Ma noi abbiamo convintamente sottoscritto le due mozioni, intanto perché respingiamo un'idea centralistica che affiora soprattutto nelle azioni di questo Governo nazionale in maniera ancora più marcata ed evidente. L'idea che cioè dopo aver ridotto, come lui stesso ha avuto modo di dire, mi riferisco al presidente Renzi, il Senato a mo di un museo delle cere, pensa di poter entrare a gamba tesa negli ordinamenti regionali addirittura limitando le prerogative, quelle fondamentali, ma non solo delle Regioni a statuto ordinario, ma le prerogative che la Costituzione assegna in via primaria alle Regioni a statuto speciale come la Sardegna. E allora, Presidente Ganau, lei ha fatto bene a presentarsi alla conferenza dei Consigli regionali, ha fatto bene ad impegnare il Consiglio regionale della Sardegna perché unisca la propria voce a quella di altre regioni, e questo però denota ancora una volta l'assenza di questa Giunta regionale. A me dispiace, non per farne motivo di polemica, ma mi chiedo la Giunta regionale dov'era all'indomani dell'approvazione dello "Sblocca Italia"? Questo atteggiamento rinunciatario, remissivo, che state portando avanti da quando vi siete insediati! Avreste dovuto voi impugnare davanti alla Corte costituzionale questo provvedimento, avreste dovuto farlo per la salvaguardia delle prerogative di questo Consiglio e di questo Governo, e non perché si trattava di fare qualche cosa che contro il Governo nazionale, ma a tutela di prerogative e di principi che sono di ordine costituzionale e che non sono nella vostra disponibilità, signori Assessori e signor Presidente della Giunta regionale, non sono nella vostra disponibilità! Perché in questo modo, questo atteggiamento remissivo poi porta sì a fare in modo che se nessuno protesta, se nessuno alza la voce, questo sì porta poi qualcuno a Roma, qualche boiardo di Stato, qualche burocrate ministeriale a decidere che in Sardegna si possano mandare le scorie radioattive, che in Sardegna si può fare tutto perché tanto c'è il silenzio assordante del Governo regionale. E questo che noi critichiamo, e consentitecelo nella fermezza di una posizione che abbiamo assunto a favore delle due mozioni. E c'è un aspetto che forse da questo punto di vista dovreste fare, perché si tratta anche di fare la doverosa informativa che manca anche su questi temi, cosa che avrebbe dovuto fare il Governo regionale nel corso di questi mesi, perché non è uscita una sola parola, un solo comunicato stampa, una sola virgola. E ne avete fatto, viva dio, di comunicati stampa e di conferenze stampa, e su questo tema siete stati assolutamente silenti. Ecco perché noi avremo molte cose da dire, poi sul merito delle questioni che vanno affrontate, ma innanzitutto dobbiamo riportare al governo e al controllo della Regione Sardegna temi importanti, fondamentali come questo. Ed ecco perché, Presidente Ganau, sottolineo ancora in termini positivi la sua azione, che quindi noi convintamente sosteniamo, ma davvero con una critica, mi si consenta, non fine a se stessa, non per fare polemica fine a se stessa, nei confronti di un Governo regionale che ancora una volta su un tema importante e delicato come questo si è dimostrato assolutamente rinunciatario e latitante.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore della difesa dell'ambiente.

SPANO DONATELLA, Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. Grazie Presidente. Io raccolgo alcuni spunti che sono emersi da questa discussione, ma soprattutto vorrei sottolineare il fatto che gli interventi della Giunta, miei personali nelle sedi istituzionali dove chi governa, e quindi chi deve governare i processi, è intervenuto. Allora quello che è stato così definito come un articolo di salvaguardia, un piccolo elemento che porta la Sardegna in una posizione diversa in quanto Regione a statuto speciale ha comportato un lavoro intenso e un lavoro di grande fatica e di grande interlocuzione politica. E' un lavoro che è iniziato nella sede istituzionale più giusta che è quella della Conferenza delle regioni quando è arrivato la prima bozza dello "Sblocca Italia", e allora su questo voglio ricordare il momento, era il 24 settembre del 2014, dove si è discusso soprattutto il punto centrale, che è stato toccato anche qua, il fatto del trasferimento della competenza regionale a quella nazionale per le procedure di valutazione d'impatto ambientale. Su questo moltissime regioni, ma la Sardegna per prima si è espressa in termini molto negativi, e il 2 ottobre 2014 la Sardegna, insieme ed Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia ha chiesto l'abrogazione dell'articolo 35 dello "Sblocca Italia" e l'abrogazione dei commi 3 e 4 dell'articolo 38, in quanto ritenuti da moltissime regioni gravemente limitanti dell'autonomia regionale in materia ambientale. Arriviamo al 13 ottobre dello scorso anno, ancora Commissione ambiente della Conferenza Stato regioni, per l'articolo 38 la Sardegna arriva a chiedere l'abrogazione dell'intero articolo, il 16 ottobre del 2014 la Conferenza Stato regioni recepisce tutte le richieste che abbiamo proposto, sia nelle materie relative all'articolo 35, sia quella dell'articolo 38, cioè trivellazione per ricerca di idrocarburi. A questo punto, finita quella fase, abbiamo continuato la nostra opera attraverso le interlocuzioni con i nostri parlamentari, con la Commissione ambiente della camera tanto che nella conversione in legge del DL numero 133, come legge numero 164 del 2014 è stato introdotto l'articolo 43 bis che dice che le norme della presente legge si applicano alle regioni a statuto speciale e alle province autonome compatibilmente con i propri statuti e le relative leggi di attuazione. Siccome la Sardegna ha competenza primaria in attività estrattiva questa rappresenta per noi comunque la norma di salvaguardia. Esiste e forse questo è un compito che abbiamo tutti, quello dell'aggiornamento e della rivisitazione di una legge attuativa, perché è chiaramente molto vecchia, si tratta della legge numero 20 del 19 dicembre 1959 che disciplina l'indagine, la ricerca e la coltivazione degli idrocarburi. Su queste materie, su questo punto credo che si debba lavorare con assenza di polemiche ma con spirito costruttivo. La Giunta d'altra parte, oltre tutto il lavoro fatto, come dicevo sull'articolo 38 a garanzia del nostro potere decisionale, ha preso una posizione molto chiara quando ha approvato le linee guida per il nuovo Piano energetico regionale, ha preso una decisione molto chiara per quanto riguarda le scorie radioattive, ha preso una posizione molto chiara sulle servitù militari, ma noi siamo qua per governare i processi, siamo qua per avere comunque un rapporto leale con lo Stato e su questo punto noi continueremo. Per quanto riguarda le domande referendarie ci rimettiamo al parere dell'Aula.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pietro Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Rinuncio.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Passiamo alla votazione, è possibile intervenire per dichiarazione di voto.

Ha domandato di parlare il consigliere Paolo Truzzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TRUZZU PAOLO (Gruppo Misto). In maniera molto breve per dichiarare ovviamente il mio voto favorevole, come ha già dichiarato anche il collega Lampis sulla mozione, mi ricollego brevemente a quanto ha appena detto l'Assessore, in particolare al fatto che abbia richiamato la legge numero 20 del 1959, penso che sia il momento, visto la discussione di questi temi per fare un passo in avanti anche sulla base di quelle che sono state le dichiarazioni di alcuni colleghi. Dobbiamo avere un approccio non ideologico al tema ma ragionare su quelli che sono gli interessi della nostra comunità su quelle che sono le opportunità che si possono cogliere e ricordo all'Assessore e a tutta l'Aula che sulla legge numero 20 del 1959 c'è una proposta di legge presentata dal sottoscritto da oltre un anno che mira a rivedere le royalties che spetterebbero alla Regione Sardegna nel caso in cui ci fossero delle operazioni di sfruttamento di questi giacimenti, siccome sino ad oggi sono veramente 4 lire, non dico nemmeno 2 euro ma veramente 4 lire, quelle che arriverebbero alle comunità e ai territori là dove ci fosse questa possibilità, penso che sia interesse di tutta l'Aula e di tutti i sardi incominciare a discutere di questo tema. Ovviamente è una proposta aperta al contributo di tutti, però volevo ricordarlo perché il Consiglio regionale, o qualcuno in Consiglio regionale, su queste cose è già intervenuto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Stefano Tunis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (FI). Una dichiarazione di voto sofferta, ho deciso al termine del dibattito, ho deciso dopo aver ascoltato tutti, ho deciso perché ho unito i puntini di ciò che ci ha portato a questo voto. Non è stato secondario ciò che ho sentito dire dall'Assessore dell'ambiente, è stato fondamentale che abbia potuto intendere che non c'è la medesima idea rispetto all'utilizzo che si farà di questo voto, ma questo ancora di più mi convince nell'esercizio di questo voto all'interno di quest'aula, perché il mio sarà un sì ma sarà un sì a Lussu, sarà un sì al Partito sardo d'Azione, a chi ha portato l'autonomia all'interno della nostra Regione, a chi ha scritto le pagine più importanti. È un sì al fatto che alcuni Presidenti di Consiglio regionale devono superare l'insipienza delle Giunte regionali che sono state nulle e incapaci davanti a queste vicende perché dobbiamo riequilibrare le cose, perché occorre con un gesto politico forte riaprire la partita con il Governo nazionale soltanto su questo livello perché il mio voto non è uguale a quello del rispettabile collega Usula, perché io non voglio che la mia regione sia lasciata alla capacità di ricatto di partitini e di movimenti dello 0,… che non fanno altro che ricattare sulla base delle paure delle persone i sistemi economici regionali e i sistemi di sviluppo. Il mio voto è uguale a quello di Usula ma non è uguale nella sostanza perché sono profondamente diversi nell'obiettivo che dobbiamo raggiungere, noi oggi mettiamo in evidenza il fatto che il Consiglio regionale è costretto a surrogare la Giunta rispetto al ruolo che non ha saputo svolgere e soprattutto deve intervenire a favore di una maggioranza che non sarebbe stata in grado di approcciare in maniera unitaria rispetto a queste tematiche.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Luigi Crisponi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). Questo credo possa essere il risultato di una risposta convinta alla sfrontatezza e all'arroganza governativa. Questo è sicuramente un momento di coesione, è vero, ci possono essere davvero tanti distinguo mi viene difficile non immaginare che potevano esserci degli approfondimenti quando si vanifica la volontà popolare o quando addirittura si mette in discussione le prerogative di un'amministrazione che governa i propri territori, com'è stato abbondantemente richiamato nei vari interventi dei colleghi durante la giornata odierna, si va a vanificare anche il diritto a poter governare i propri territori e quindi i propri futuri, i propri paesaggi, il proprio ambiente, le esigenze della nostra gente. Quindi questo credo che possa essere un voto corale, anche un atteggiamento che pacifica l'Aula e l'assemblea con i territori, con i nostri amici amministratori locali, è un momento nel quale la coesione ritengo debba essere accompagnata però anche da ulteriori riflessioni, sono state quelle richiamate poc'anzi nell'assenza totale del Governo regionale in un confronto in cui bisognava alzare la voce prima e sbattere i pugni sul tavolo prima con un Governo che è stato così sfrontato e arrogante con la nostra terra. Quindi questo per dichiarare senz'altro il mio voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere marco Tedde per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Il mio voto favorevole, lo dichiaro in anticipo perché, come sottolineavo poc'anzi, sono favorevole allo sviluppo, sono favorevole al progresso, sono favorevole al disegno di una Sardegna nuova, di un'Italia nuova, che basa la propria economia anche sulla ricerca, anche ma non solo, di idrocarburi. Però questo mio voto favorevole è favorevole con riserva perché i dubbi che ho posto non sono stati sciolti, continuo a non capire per quale motivo alcuni Presidenti di Regione hanno impugnato tempestivamente davanti alla Corte costituzionale, continuo a non capire perché noi invece, o meglio il Governo regionale ha sostenuto che non era necessaria l'impugnazione davanti alla Corte costituzionale, e oggi il Governo regionale ritiene che si debba invece andare al referendum, per ottenere lo stesso obiettivo che avremmo raggiunto con l'impugnazione alla Corte costituzionale: sono due cose identiche ma secondo alcuni è evidente che il referendum è "più identico" dell'impugnazione davanti alla Corte costituzionale. È evidente che c'è confusione, che c'è incertezza, che c'è incapacità di capire tempestivamente cosa bisogna fare e quando bisogna farlo; è il tema dei rapporti del Governo regionale con lo Stato che si pone in modo forte anche oggi, questo è il tema, il tema della schiena dritta, il tema della tutela delle prerogative di quest'Isola, della rappresentanza fiera e determinata della comunità isolana, un tema che troppo spesso viene dimenticato, che troppo spesso viene declinato in modo incoerente o comunque imbelle.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Emilio Usula per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

USULA EMILIO (Soberania e Indipendentzia). Solo per ribadire che il nostro Gruppo e il partito dei Rossomori dà assolutamente il pieno e convinto appoggio a questi referendum. Devo dire che sono contento, e mi piace sottolinearlo, che questa adesione è un'adesione che viene convintamente dalla Giunta, che viene dal Presidente del Consiglio, che viene dall'Assessore e che viene anche da tutto questo Consiglio regionale; certo, il mio voto non sarà uguale a quello di Tunis, non ha lo stesso significato, e devo dire la verità ne sono anche contento, mi sarei preoccupato del contrario, se cioè fossimo qui a dire esattamente la stessa cosa.

Per i Rossomori oggi, con questa adesione unanime, si fa un altro passo avanti verso la sardizzazione della politica, che è nel nostro programma politico, che è il programma politico che ha sempre avuto Emilio Lussu, quello di sardizzare le politiche da portare avanti, perché sia il popolo sardo a decidere sull'uso del territorio, esercitando in pieno il suo diritto e la sua capacità di autodeterminazione.

Sono contento di dare un voto per certi versi simile a quello di Tunis, ma sicuramente diverso nel contenuto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Angelo Carta per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CARTA ANGELO (PSd'Az). Io non so a chi assomiglia il mio voto, però parto da un assunto: prima di andare a scavare sotto terra, credo che debba essere normata e utilizzata tutta l'energia che riusciamo a produrlo in superficie, parlo dell'acqua, parlo dal vento e parlo del sole. Quando poi si andrà a scavare sotto terra, sarà necessaria una approfondita analisi dei costi-benefici per il territorio in cui il progetto insiste; dovrà essere fatta la valutazione sulle conseguenze sulla salute pubblica, in particolare per quantificare il valore delle emissioni di idrogeno solforato, che è sempre connesso a questo tipo di perforazione; dovrà essere fatta l'analisi dell'impatto sulla salute e sull'ambiente derivante dall'utilizzo dei fanghi liquidi di perforazione, che contengono principi altamente inquinanti; dovrà essere fatta l'analisi sul sistema idrogeologico, perché faccio un buco e non so dove va a finire (posso bucare la bacinella a far andare tutto disperso); dovrà essere fatta l'analisi sulle ricadute del geotermico sui sistemi produttivi agricolo e zootecnico e dovrà essere fatta l'analisi capillare sui sistemi di valenza archeologica, perché noi abbiamo anche un patrimonio, sopra la terra, di valenza archeologica che naturalmente credo che debba essere salvaguardato. Mi fa piacere la trasversalità "lussiana", ma credo che oggi stiamo parlando di qualcosa che riguarda l'oggi e soprattutto riguarda il futuro, e quindi il nostro voto significa: prima di andare a scavare sotto terra, vediamo di sfruttare bene quello che sopra la terra già abbiamo in abbondanza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Roberto Desini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DESINI ROBERTO (Sovranità, democrazia e lavoro). Brevemente per esprimere il voto favorevole del Gruppo Sovranità, democrazia e lavoro per le motivazioni che il collega Cherchi ha illustrato poc'anzi nel suo intervento, ma soprattutto per ribadire il concetto di carattere politico e soprattutto di identità della nostra Regione. Forse, cari colleghi, cari concittadini sardi, questa è l'ennesima dimostrazione che se noi alle parole non facciamo seguire delle azioni, dei comportamenti e degli atteggiamenti concreti nei confronti dello Stato e del nostro Governo centrale, noi continuamente vedremo soprusi e continuamente dovremo subire delle ingiustizie. E allora, siccome spesso ci riempiamo la bocca della sovranità e dell'indipendentismo, e la nostra coalizione di centrosinistra, così eterogenea, ha anche dei forti connotati sovranisti e indipendentisti, a maggior ragione deve esprimere un voto favorevole a questa proposta di referendum. Così come ci hanno dato dimostrazione anche le associazioni ambientaliste che hanno raccolto 8000 firme del mese di giugno ad oggi, io penso che non ci sia cosa migliore che coinvolgere… io non vorrei prendere ad esempio Tsipras che negli ultimi anni ha sottoposto i greci a tre tornate referendarie, ma penso che allo stesso tempo sia una dimostrazione che quando il popolo viene chiamato da assumersi determinate responsabilità, quando si ha la partecipazione popolare, si ha una forza e un'azione completamente diversa. Quindi, è con questi presupposti che il nostro Gruppo vota a favore della mozione in oggetto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Piermario Manca per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANCA PIERMARIO (Sovranità, democrazia e lavoro). Naturalmente va bene per i referendum ma sto intervenendo come dichiarazione di voto per dire chiaramente "no" alle trivellazioni, "no" allo "Sblocca Italia", e quando dico "no" alle trivellazioni significa che non voglio andare contro una politica di questo Consiglio regionale e dei precedenti Consigli regionali, perché noi abbiamo fatto una scelta, 1 milione e 600 mila persone che vogliono un'economia sostenibile, che vogliono andare verso una tutela dell'ambiente. Non si può pretendere oggi di stravolgere le nostre idee e il futuro della nostra programmazione consentendo di trivellare sotto le 12 miglia, consentendo quindi di stravolgere i nostri territori, non è concepibile, non voglio addentrarmi negli aspetti legislativi, nelle proposte concrete e nei suggerimenti del nostro Gruppo alla Giunta, ma voglio dire che la Sardegna ha fatto delle scelte, queste scelte non possono essere scippate, e le scelte sono quelle di andare, sì, verso l'energia, ma l'energia che esiste già, l'energia eolica che abbiamo e che va sicuramente normata, l'energia del fotovoltaico e l'energia anche della geotermia. Noi abbiamo fatto una scelta ambientalista, con i parchi, abbiamo dato questa immagine, non da ultimo all'Expo dove abbiamo presentato una Sardegna verde, una Sardegna ecologica, non può venire il Governo nazionale come al solito a dire che la nostra programmazione non esiste. Siamo consapevoli che noi siamo i creatori del nostro futuro, per cui per me non esistono né i "ma" ne i "se", esiste solo il "no" alle trivellazioni, e a maggior ragione se sono decise all'esterno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ignazio Locci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOCCI IGNAZIO (FI). Anche io per annunciare il voto favorevole a queste mozioni, perché, come è stato espresso da tutti i colleghi in quest'Aula, in questo momento il valore dell'autonomia e soprattutto delle prerogative della Regione Sardegna deve prevalere talvolta anche sull'esigenza di un interesse strategico nazionale, che rischia qualche volta di calpestare le vere esigenze delle popolazioni locali. Su una cosa però dobbiamo intenderci, nel merito: in quest'Aula ci sono evidentemente molte sensibilità, molte diversità di pensiero su come deve essere incarnata la logica dello "Sblocca Italia" per riportarlo magari ad una norma sblocca Sardegna. Qui, rispetto alle dichiarazioni che si leggono quotidianamente sui giornali, magari del nostro Assessore dei lavori pubblici, l'assessore Maninchedda, che rivendica sempre semplificazione, rivendica sempre la possibilità di dare un'accelerazione alle nostre prerogative, alle nostre potestà, eccetera, poi ovviamente non possiamo invece andare a sbattere in un'autonomia che viene talvolta declinata e utilizzata come la foglia di fico per non prendere mai nessuna decisione. Quindi, sì a questi referendum e a queste mozioni ma assolutamente deve essere intrapresa una nuova strada che vada verso lo sblocca Sardegna e non invece non è più possibile assistere a fenomeni di politica che frena.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gavino Manca per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANCA GAVINO (PD). Grazie Presidente, colleghi, Assessori, io mi dissocerò da questo Consiglio regionale, io voterò contro queste mozioni, voterò contro non sul merito delle cose che vengono trattate in queste mozioni, voterò contro la modalità. Io sono sempre stato del parere avendo partecipato anche a un momento referendario importante quello di Mario Segni che alcune questioni sono delegabili ai cittadini altre sono delegabili alla politica. Noi siamo stati votati all'interno di quest'Aula per assumerci delle responsabilità, l'opportunità di fare i ricorsi c'era alla Corte costituzionale se avessimo voluto avremmo dovuto confrontarci su questi temi non mettere a disposizione, permettetemi i termini, pretestuosa anche di alcuni che su queste cose speculano come in molti casi gli interventi degli amici del centrodestra anche qualcuno della mia coalizione su temi dove oggettivamente si deve valutare se e come la nostra Sardegna può ripartire e come se la nostra Sardegna ha l'opportunità di confrontarsi con il Governo. Io non so se i colleghi della maggioranza tutti in maniera condivisa con questa azione pensano che dobbiamo fare un'azione contro il Governo per tutelare i nostri diritti, io penso dell'Assessore l'abbia detto chiaramente, l'articolo 43 bis fortemente voluto dall'assessore Spano e dalla Giunta regionale tutelava la nostra Sardegna. Io mi assumo questa responsabilità, mi assumo la responsabilità di dire che sono dentro questa aula per fare delle scelte e prendere delle decisioni e ci sono le opportunità istituzionali e legislative per esercitare questo ruolo. La chiamata ai cittadini si fa su altri temi non si fa su questi temi. Quindi da questo punto di vista con grande rammarico anche per la gestione, purtroppo, anche per la gestione. Questi sono temi talmente importanti che non possono essere discussi e definiti in discussioni di pochi. Vedo che l'onorevole Pittalis mi guarda con affetto e sorride, ma la verità è questa, poi lei è bravo a speculare politicamente su questi temi e lo fa nel rispetto della propria funzione politica, questo è vero. Però secondo me da questo punto di vista non si può agire così in questa occasione in un rapporto con il Governo serio che sta dando risposte a questa nostra Regione e dovrà darne nei tempi futuri. Io voterò contro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Zanchetta per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ZANCHETTA PIETRO (Cristiano Popolari Socialisti). Grazie Presidente, per dichiarazione di voto chiaramente il nostro nuovo Gruppo voterà a favore anche se personalmente esprimo un rammarico perché considero che l'utilizzo dello strumento referendario sia un rifugio in corner o in calcio d'angolo. Perché non facciamo valere i veri valori autentici costituzionali della nostra autonomia e in materie delicate come questa noi dovremo assumere iniziative di governo molto più forti e responsabili. Mi riferisco anche all'Assessore che ha citato gli atteggiamenti nei confronti del Governo sulle servitù militari, sono abbastanza esperto di servitù militari ma ritengo che il governo del territorio debba essere considerato un unicum dal quale non può che discendere un'azione seria di governo. E questo vale anche per i parchi nazionali, Assessore, dove la Regione ancora non fa valere la sua autorevolezza del governo dei territori che sono affidati a proconsoli romani che fanno soltanto disastri e guardando a casa mia posso dirle che ormai siamo da un decennio che subiamo l'inefficienza e l'incapacità altro che trivellazioni, la non si fa neanche tutela della biodiversità e dei valori assoluti che abbiamo come ambiente o di prim'ordine di qualità riconosciuta dall'Unione europea. Quindi per concludere certamente voto favorevole ma mi auguro che l'Aula riprenda in mano le questioni con l'obiettivo di un piano energetico autonomo davvero che tenga conto delle peculiarità che abbiamo e di elementi naturali che sono ancora inespressi, poco sfruttati e sui quali si cannibalizzano sistemi che potrebbero invece per noi dare grande risorse opportunità di crescita ed economia. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Antonio Gaia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

GAIA ANTONIO (Cristiano Popolari Socialisti). Grazie signor Presidente, anche io per associarmi alle dichiarazioni di voto che poc'anzi ha fatto il collega Zanchetta ma non mi esimo dal fare alcune considerazioni. Io ritengo che questo Consiglio oggi più che mai debba assumere una decisione chiara e forte su un problema non dico importante ma dico essenziale altrettanto quanto quello che si è discusso ieri sera qui. Diciamo tutti ed è bello dire contro qualcosa io qui per fortuna oggi ho sentito alcune analisi serie e costruttive. Voglio solo dire una cosa che se chi prima di noi l'Arabia Saudita grandissimo se non il più grande sicuramente il secondo a livello di produzione di petrolio sta abbandonando la produzione del petrolio perché sa benissimo che è in fase di estinzione nel senso che comunque è destinato a terminare noi vogliamo addirittura iniziare la trivellazione. E allora io mi auguro che veramente questo Consiglio, che è l'organo sovrano, il quale deve assolutamente legiferare in merito a un problema così delicato che è l'energia, possa una volta per tutte prendere una posizione chiara al di là della casacca politica che indossiamo, no alle trivellazioni, no a qualunque tipo di energia che sia inquinante anche se poco, sì invece all'investimento in ricerca, in tecnologia sulle rinnovabili a 360 gradi, vietando assolutamente le speculazioni ma diventando noi attori e protagonisti se necessari bypassando lo Stato e comunicando direttamente con la comunità europea. È per queste ragioni che mi auguro veramente che vi sia un testo unico così come la quinta Commissione sta elaborando che metta chiarezza una volta per tutte su ciò che vogliamo in materia di energie in Sardegna. Grazie Presidente.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 178.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Cossa, Ledda e Zanchetta hanno votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: Agus - Anedda - Busia - Carta - Cherchi Augusto - Cherchi Oscar - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Collu - Congiu - Cossa - Cozzolino - Crisponi - Dedoni - Demontis - Deriu - Desini - Fasolino - Forma - Gaia - Lai - Lampis - Ledda - Locci - Lotto - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Oppi - Orru' - Perra - Peru - Pinna Giuseppino - Pinna Rossella - Piscedda - Pittalis - Pizzuto - Randazzo - Rubiu - Ruggeri - Solinas Antonio - Solinas Christian - Tatti - Tedde - Tendas - Tocco - Truzzu - Tunis - Unali - Usula - Zanchetta - Zedda Alessandra - Zedda Paolo.

Risponde no il consigliere: Manca Gavino.

Si sono astenuti: il Presidente Ganau - Floris.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 56

votanti 54

astenuti 2

maggioranza 28

favorevoli 53

contrari 1

(Il Consiglio approva).

E' stato presentato l'ordine del giorno numero 1 sulla mozione numero 178 che leggo, l'impianto finale: "delibera di designare quali delegati effettivi e supplenti ai sensi dell'articolo 10 comma 3 della legge numero 352 del 1970 rispettivamente il Presidente del Consiglio regionale onorevole Gianfranco Ganau e il consigliere onorevole Pietro Pittalis". Si tratta della presentazione poi formale dell'atto.

(Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno numero 1:

Ordine del giorno Cocco Pietro - Pittalis - Desini - Rubiu - Anedda - Usula - Zanchetta - Dedoni - Carta - Cocco Daniele Secondo sulla nomina dei delegati del Consiglio regionale ai fini del referendum abrogativo ai sensi dell'articolo 75 della Costituzione e dell'articolo 29 della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa popolare).

IL CONSIGLIO REGIONALE

VISTA la mozione n. 178, approvata il 23 settembre 2015, con la quale si chiede l'indizione del referendum abrogativo ai sensi dell'articolo 75 della Costituzione e dell'articolo 29 della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa popolare),

delibera

di designare quali delegati effettivo e supplente, ai sensi del terzo comma dell'articolo 10 della legge n. 352 del 1970, rispettivamente il Presidente del Consiglio regionale, Onorevole Gianfranco Ganau, e il Consigliere Onorevole Pietro Pittalis.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Discussione e approvazione della mozione COCCO Pietro - PITTALIS - DESINI - RUBIU - ANEDDA - USULA - ZANCHETTA - DEDONI - ORRÙ - COCCO Daniele Secondo sulla richiesta di referendum abrogativo, ai sensi dell'articolo 75 della Costituzione e dell'articolo 29 della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa popolare), dell'articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), come sostituito dall'articolo 35, comma 1, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134 (179) e approvazione di ordine del giorno.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 179.

(Si riporta di seguito il testo della mozione numero 179:

MOZIONE COCCO Pietro - PITTALIS - DESINI - RUBIU - ANEDDA - USULA - ZANCHETTA - DEDONI - ORRÙ - COCCO Daniele Secondo sulla richiesta di referendum abrogativo, ai sensi dell'articolo 75 della Costituzione e dell'articolo 29 della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa popolare), dell'articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), come sostituito dall'articolo 35, comma 1, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134.

IL CONSIGLIO REGIONALE

VISTOl'articolo 35, comma 1, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, secondo il quale:
"1. L'articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è sostituito dal seguente:
«17. Ai fini di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, all'interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni dell'Unione europea e internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l'intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette, fatti salvi i procedimenti concessori di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge n. 9 del 1991 in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29 giugno 2010 n. 128 ed i procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi, nonché l'efficacia dei titoli abilitativi già rilasciati alla medesima data, anche ai fini della esecuzione delle attività di ricerca, sviluppo e coltivazione da autorizzare nell'ambito dei titoli stessi, delle eventuali relative proroghe e dei procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi.
Le predette attività sono autorizzate previa sottoposizione alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli 21 e seguenti del presente decreto, sentito il parere degli enti locali posti in un raggio di dodici miglia dalle aree marine e costiere interessate dalle attività di cui al primo periodo, fatte salve le attività di cui all'articolo 1, comma 82-sexies, della legge 23 agosto 2004, n. 239, autorizzate, nel rispetto dei vincoli ambientali da esso stabiliti, dagli uffici territoriali di vigilanza dell'Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse, che trasmettono copia delle relative autorizzazioni al Ministero dello sviluppo economico e al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Dall'entrata in vigore delle disposizioni di cui al presente comma è abrogato il comma 81 dell'articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, i titolari delle concessioni di coltivazione in mare sono tenuti a corrispondere annualmente l'aliquota di prodotto di cui all'articolo 19, comma 1 del decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625, elevata dal 7% al 10% per il gas e dal 4% al 7% per l'olio. Il titolare unico o contitolare di ciascuna concessione è tenuto a versare le somme corrispondenti al valore dell'incremento dell'aliquota ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato, per essere interamente riassegnate, in parti uguali, ad appositi capitoli istituiti nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministero dello sviluppo economico, per assicurare il pieno svolgimento rispettivamente delle azioni di monitoraggio e contrasto dell'inquinamento marino e delle attività di vigilanza e controllo della sicurezza anche ambientale degli impianti di ricerca e coltivazione in mare»";

CONSIDERATOche l'articolo 35, comma 1, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, ha introdotto il divieto di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi entro il limite delle 12 miglia marine dalle linee di costa e dal perimetro esterno alle aree marine e costiere protette, facendo, al contempo "salvi i procedimenti concessori di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge n. 9 del 1991 in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29 giugno 2010 n. 128 ed i procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi", con ciò consentendo il riavvio dei procedimenti per l'innanzi interrotti dal decreto legislativo 29 giugno 2010, n. 128 (Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale, a norma dell'articolo 12 della legge 18 giugno 2009, n. 69);

CONSIDERATOche la maggior parte dei procedimenti riavviati per effetto dell'articolo 35, comma 1, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 e ricadenti entro le 12 miglia marine, risulta tuttora in corso e che tali procedimenti si concluderanno a breve con il rilascio dei corrispondenti titoli minerari (permessi di ricerca, concessione di coltivazione oppure titolo concessorio unico - che ricomprende ad un tempo la "fase di ricerca" e la "fase di coltivazione" - qualora le società petrolifere interessate abbiano richiesto la conversione dei procedimenti in itinere nei nuovi procedimenti disciplinati dal decreto Sblocca Italia);

CONSIDERATOche le ricadute delle attività previste dai corrispondenti progetti di ricerca ed estrazione degli idrocarburi liquidi e gassosi saranno tali da produrre notevoli impatti ambientali, sociali ed economici;

VISTOl'articolo 75 della Costituzione ove si prevede che cinque consigli regionali possano richiedere l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge;

VISTOl'articolo 29 della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo), ove si stabilisce che, nel caso di richiesta di referendum di cui all'articolo 75 della Costituzione da parte di non meno di cinque consigli regionali, la richiesta stessa deve contenere, oltre al quesito e all'indicazione delle disposizioni di legge delle quali si propone l'abrogazione, l'indicazione dei consigli regionali che abbiano deliberato di presentarla, della data della rispettiva deliberazione, che non deve essere anteriore di oltre quattro mesi alla presentazione e dei delegati di ciascun consiglio, uno effettivo e uno supplente;

VISTOl'articolo 30 della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo), ove si prescrive che la deliberazione della richiesta di referendum deve essere approvata dal Consiglio regionale con il voto della maggioranza dei consiglieri assegnati e deve contenere l'indicazione della legge o della norma della quale si proponga l'abrogazione, in conformità alle disposizioni dell'articolo 27 della medesima legge;

VISTA la "Breve illustrazione della proposta referendaria" allegata;

per quanto esposto in narrativa, e con il voto della maggioranza dei consiglieri assegnati alla Regione,

delibera

1) di presentare richiesta di referendum abrogativo dell'articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), come sostituito dall'articolo 35, comma 1, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, secondo il seguente quesito:
«Volete voi che sia abrogato l'articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, "Norme in materia ambientale", come sostituito dall'articolo 35, comma 1, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, "Misure urgenti per la crescita del Paese", convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, limitatamente alle seguenti parole: "procedimenti concessori di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge n. 9 del 1991 in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29 giugno 2010 n. 128 ed i procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi, nonché l'efficacia dei"; "alla medesima data, anche ai fini della esecuzione delle attività di ricerca, sviluppo e coltivazione da autorizzare nell'ambito dei titoli stessi, delle eventuali relative proroghe e dei procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi. Le predette attività sono autorizzate previa sottoposizione alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli 21 e seguenti del presente decreto, sentito il parere degli enti locali posti in un raggio di dodici miglia dalle aree marine e costiere interessate dalle attività di cui al primo periodo, fatte salve le attività di cui all'articolo 1, comma 82-sexies, della legge 23 agosto 2004, n. 239, autorizzate, nel rispetto dei vincoli ambientali da esso stabiliti, dagli uffici territoriali di vigilanza dell'Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse, che trasmettono copia delle relative autorizzazioni al Ministero dello sviluppo economico e al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare"?»;

2) di disporre la pubblicazione della presente deliberazione nel Bollettino ufficiale della Regione autonoma della Sardegna (BURAS).)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare, indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 179.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Ledda ha votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: Agus - Anedda - Busia - Carta - Cherchi Augusto - Cherchi Oscar - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Collu - Congiu - Cossa - Cozzolino - Crisponi - Dedoni - Demontis - Deriu - Desini - Fasolino - Forma - Gaia - Lai - Lampis - Ledda - Locci - Lotto - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Oppi - Orru' - Perra - Peru - Pinna Giuseppino - Pinna Rossella - Piscedda - Pittalis - Pizzuto - Randazzo - Rubiu - Ruggeri - Solinas Antonio - Solinas Christian - Tatti - Tedde - Tendas - Tocco - Truzzu - Tunis - Unali - Usula - Zanchetta - Zedda Alessandra - Zedda Paolo.

Si sono astenuti: il Presidente Ganau - Floris.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 55

votanti 53

astenuti 2

maggioranza 27

favorevoli 53

(Il Consiglio approva).

Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1 alla mozione numero 179, che è lo stesso del precedente, designare quali delegati effettivi e supplenti, ai sensi del terzo comma dell'articolo 10 della legge numero 352/70, rispettivamente presidente del Consiglio regionale onorevole Gianfranco Ganau e consigliere Pietro Pittalis.

(Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno numero 1:

Ordine del giorno Cocco Pietro - Pittalis - Desini - Rubiu - Anedda - Usula - Zanchetta - Dedoni - Carta - Cocco Daniele Secondo sulla nomina dei delegati del Consiglio regionale ai fini del referendum abrogativo ai sensi dell'articolo 75 della Costituzione e dell'articolo 29 della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa popolare).

IL CONSIGLIO REGIONALE

VISTA la mozione n. 179, approvata il 23 settembre 2015, con la quale si chiede l'indizione del referendum abrogativo ai sensi dell'articolo 75 della Costituzione e dell'articolo 29 della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa popolare),

delibera

di designare quali delegati effettivo e supplente, ai sensi del terzo comma dell'articolo 10 della legge n. 352 del 1970, rispettivamente il Presidente del Consiglio regionale, Onorevole Gianfranco Ganau, e il Consigliere Onorevole Pietro Pittalis.)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Discussione e non approvazione della mozione OPPI - PITTALIS - RUBIU - FLORIS - TUNIS - CHERCHI Oscar - PINNA Giuseppino - ZEDDA Alessandra - LOCCI - TEDDE - FASOLINO - CARTA - SOLINAS Christian - TATTI - TOCCO - DEDONI - CRISPONI sulla procedura di incorporazione nell'Azienda ospedaliero-universitaria di Sassari del presidio ospedaliero SS. Annunziata, e dei presidi ospedalieri Microcitemico e Oncologico Businco nell'azienda ospedaliera Brotzu, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento. (165)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 165.

(Si riporta di seguito il testo della mozione:

Mozione Oppi - Pittalis - Rubiu - Floris - Tunis - Cherchi Oscar - Pinna Giuseppino - Zedda Alessandra - Locci - Tedde - Fasolino - Carta - Solinas Christian - Tatti - Tocco - Dedoni - Crisponi sulla procedura di incorporazione nell'Azienda ospedaliero-universitaria di Sassari del presidio ospedaliero SS. Annunziata, e dei presidi ospedalieri Microcitemico e Oncologico Businco nell'azienda ospedaliera Brotzu, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO e CONSIDERATO che:

- con deliberazione n. 33/27 del 30 giugno 2015 (L.R. n. 23/2014 "Norme urgenti per la riforma del sistema sanitario regionale". Incorporazione presidi ospedalieri. Recepimento documento congiunto di scorporo e incorporazione dei PP.OO. Businco e Microcitemico dalla ASL n. 8 all'A.O Brotzu e indirizzi operativi), la Giunta regionale ha deliberato "di approvare il documento congiunto di scorporo ed incorporazione di cui in premessa, che costituisce parte integrante e sostanziale alla presente deliberazione (Allegato A), unitamente ai seguenti indirizzi operativi….";

- in tale modo è stata disposta l'incorporazione nell'azienda ospedaliero-universitaria di Sassari del presidio ospedaliero SS. Annunziata, attualmente facente capo all'ASL n. 1 di Sassari e l'incorporazione nell'azienda ospedaliera di rilievo nazionale G. Brotzu dei presidi ospedalieri Microcitemico ed Oncologico - A. Businco, attualmente facenti capo alla ASL n. 8 di Cagliari;

- a fondamento di quanto disposto la Giunta regionale ha richiamato le disposizioni contenute nella legge regionale 17 novembre 2014, n. 23;

- la citata legge regionale n. 23 del 2014 però ha solo disposto l'avvio delle procedure e la predisposizione degli atti necessari al successivo scorporo, ma non anche la concreta incorporazione come sarebbe stato necessario;

- tale deliberazione è, pertanto, palesemente illegittima in quanto detta incorporazione non può essere disposta con mera delibera; invero, al fine di procedere al concreto incorporamento sarebbe stata necessaria: 1) la previa adozione di una disposizione di legge ovvero l'approvazione del piano sanitario; 2) per quanto concerne l'incorporazione nell'azienda ospedaliero-universitaria di Sassari del presidio ospedaliero SS. Annunziata l'adeguamento del relativo protocollo d'intesa; 3) per quanto concerne l'incorporazione nell'azienda ospedaliera di rilievo nazionale G. Brotzu dei presidi ospedalieri Microcitemico ed Oncologico - A. Businco l'accordo con il competente Ministero, essendo il Brotzu stato costituito con provvedimento ministeriale ai sensi del decreto legislativo n. 502 del 1992;

- l'illegittimità di quanto deliberato espone a gravi evidenti conseguenze; è sufficiente considerare che ogni atto posto in essere è suscettibile di impugnazione per tale solo motivo,

impegna la Giunta regionale e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale

a provvedere con urgenza a ritirare la deliberazione n. 33/27 del 2015. (165)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

OPPI GIORGIO (Area Popolare Sarda). La mozione numero 165 oggi all'ordine del giorno del Consiglio non dovrebbe avere bisogno di un'illustrazione troppo accurata, considerata la chiarezza del testo, infatti la Giunta regionale ha, secondo il nostro parere e secondo il giudizio diffuso di esperti di diritto della pubblica amministrazione, adottato lo scorso 30 giugno una deliberazione che è gravemente carente di un adeguato supporto normativo e che potrebbe essere in contrasto con diverse disposizioni di legge. Se la volontà politica appare chiara, le procedure adottate non possono essere condivise, ed è alto il rischio che la Regione si trovi a pagare ancora una volta, come quasi sempre sta avvenendo, il prezzo delle sue imprecisioni, ovviamente con ciò scaricando nei costi sulla collettività isolana, già abbastanza provata da una discutibile gestione della macchina amministrativa. Non intendo entrare eccessivamente nel dettaglio tecnico, ma per consentire a tutti i colleghi di formarsi una conoscenza tale da consentire una valutazione consapevole riassumo i fatti. La legge regionale numero 23 del 2014, "Norme urgenti per la riforma del sistema sanitario regionale", dispone nei suoi articoli 1 e 9 l'avvio del processo di adeguamento dell'assetto istituzionale ed organizzativo delle aziende sanitarie locali della Sardegna con, tra l'altro, l'incorporazione del Santissima Annunziata nell'azienda ospedaliero-universitaria di Sassari e l'incorporazione dei presidi Microcitemico e Oncologico all'interno dell'azienda ospedaliera di rilievo nazionale Brotzu di Cagliari. Ora, le parole che ho letto sono esattamente il testo della legge e sono di una chiarezza cristallina, avvio del processo di adeguamento, questo dice la legge. La legge infatti non dispone la realizzazione dell'incorporazione, ma chiede che si comincino le procedure per un fine così complesso di riorganizzazione, ossia si è in presenza di norme programmatiche volte ad individuare le attività propedeutiche che devono essere compiute, ma non è in alcun modo stato autorizzato questo incorporamento. D'altro canto, la norma è inserita in una legge che è rubricata non a caso "riforma del sistema sanitario regionale", e che prevede la preliminare approvazione di una serie di indirizzi di assetto globale, basta vedere l'articolo 1. Credo sia inutile richiamare la legge numero 10 del 2006, che dettando disposizioni in tema di programmazione sanitaria regionale prevede che il Piano regionale dei servizi sanitari abbia durata triennale, e rappresenta il piano strategico degli interventi di carattere generale per il perseguimento degli obiettivi di salute e di qualità del servizio sanitario regionale. Infatti, è in questo importantissimo documento che sono fissate le aree prioritarie di intervento ai fini del raggiungimento degli obiettivi di salute, anche attraverso la predisposizione di progetti obiettivo. E sempre in legge il piano definisce la rete ospedaliera riguardo l'esclusione dei posti letto, nonché l'individuazione dei centri di riferimento di livello regionale. È del tutto evidente, colleghi, che disporre un provvedimento così importante senza invece aver approntato il piano non è possibile, se non al prezzo di porre in essere procedure illegittime. Un'ulteriore argomentazione logica che illustra come sia forte il dubbio di legittimità sulla deliberazione numero 33/27 in oggetto, è rappresentato dalle norme previste sempre nella legge numero 23 del 2014, per l'istituzione dell'AREUS, azienda regionale di emergenza urgenza, in cui è normato, sì, nel dettaglio come dovrà essere configurata la nuova azienda per le emergenze. La legge ne dispone la personalità giuridica di diritto pubblico, l'autonomia patrimoniale, organizzativa, gestionale e contabile, la certosina elencazione dei compiti della nuova azienda, gli organi e ogni aspetto di gestione. È evidente che se il legislatore, cioè noi, avesse voluto disporre le incorporazioni del Santissima Annunziata all'Azienda mista a Sassari e del Microcitemico e Oncologico al Brotzu, lo avrebbe fatto con le medesime modalità e non invece prevedendo soltanto l'avvio delle procedure. Potevano scriverlo. Non solo, per quanto riguarda l'incorporazione del Santissima Annunziata nell'Azienda mista sassarese, va rammentato per chi non lo sa, che la legge, il decreto legislativo numero 517 del 1999 e la legge regionale numero 10 del 2006 dispone che i rapporti tra Regione e aziende ospedaliere universitarie siano disciplinati da appositi protocolli d'intesa. Non ci risulta che il protocollo tra la Regione e l'Università di Sassari sia stato adeguato alla bisogna, e anzi va ricordato che il protocollo esistente, poi lo spiegherò, è stato adottato illegittimamente dalla Giunta regionale, quello precedente, e non come per Statuto dal Consiglio regionale, peraltro sanato con il piano dei servizi sanitari peraltro annullato dal TAR. Spieghiamo: la Dirindin fece questo tipo di impostazione, si accorse, glielo mettemmo in evidenza con una mozione, che aveva sbagliato, ha riconosciuto di aver sbagliato, ci ha pregato di sottacere e ha cercato di sanare la situazione attraverso questa procedura che vi ho detto, che poi è stata peraltro annullata dal TAR. Ancora, relativamente all'incorporazione del Microcitemico e dell'Oncologico al Brotzu, devo ricordare alla Giunta che l'ospedale cagliaritano è classificato dalla legge come azienda ospedaliera di rilievo nazionale, queste aziende sono disciplinate dal decreto legislativo numero 502 del '92 che prevede una complessa serie di requisiti, che non possono certo essere sottaciuti né trascurati, tra i quali la presenza almeno di tre unità operative di alta specializzazione, cioè al Brotzu, che non esistevano queste tre, è che ha richiesto l'adozione di deroghe speciali, tant'è che, siccome la legge prevedeva, era del '93, che ci dovessero essere tre strutture, il Brotzu cosa fece? Segnalò la cardiochirurgia, segnalò i trapianti e fece un tentativo maldestro di dire cardiochirurgia pediatrica. Sennonché, nella legge era previsto che la cardiochirurgia fosse considerata ivi compresa la pediatrica, però è stata concessa la deroga e si è sanata questa situazione. Quindi, per procedere all'incorporazione sarebbe stato necessario quantomeno sentire lo Stato. Inoltre, per maggiore precisione, ai sensi dell'articolo 2 sexies del decreto legislativo sempre numero 502, sono escluse competenze della Regione per ospedali di alta specialità. Va letto, va verificato se così è. Così come non sono stati convocati tutti gli operatori interessati quanto meno per un loro parere di merito. Mi fermo qui, colleghi, per ciascuno degli argomenti che ho tratteggiato ho omesso di approfondire ulteriormente alcuni aspetti giuridici per evidenti limiti di tempo, ma sarà fatale che tutti gli atti che verranno posti in essere dalle nuove aziende, dopo una così frettolosa e malfatta incorporazione, possano essere annullati perché discendenti dall'evidente illegittimità dell'atto deliberativo per mancanza dei suoi presupposti giuridici. Non oso immaginare quante cause dovremo sostenere davanti al TAR per ciascun … sostituito o per ciascuna procedura di gara intrapresa nella nuova azienda. Signor Presidente, il bravo marinaio, si dice sempre così, di solito sa uscire dalla tempesta, ma quello più bravo in effetti nelle tempeste evita di entrarci. Mi sia consentito, per il lasso di tempo che ho a disposizione, di utilizzare questo poco tempo che mi rimane per dare alcuni suggerimenti all'Assessore. Per quanto riguarda i policlinici universitari, gli stessi sono qualificati, gliel'ho detto un'altra volta, Assessore, per legge come di alta specialità, e quindi classificati di secondo livello e non di primo, come è avvenuto per Cagliari, e non come previsto nella bozza di piano sanitario in circolazione, salvo che sia stata modificata, ma nella prima stesura è direzione di primo livello, mentre la legge prevede che i policlinici, siccome sono considerati per legge, debbano essere valutati come secondo livello. Ho già avuto modo di rimarcare che, finalizzato ad un modesto risparmio, il progetto trapianti è stato ridotto del 20 per cento, ovviamente dal commissario. Al riguardo è opportuno informare che attualmente ci troviamo una lista d'attesa enorme, oltre 300 casi di tumori. Il mancato utilizzo del robot, non viene utilizzato la sera perché costerebbe forse qualche lira, ma poi arriviamo a una certa cosa, mette a repentaglio tante vite umane. Vi è qui oggi una riduzione notevole sui trapianti. Ad oggi, con riferimento allo stesso periodo dell'anno precedente, i trapianti di rene sono 22 contro i 35 dell'anno precedente. Altro caso emblematico: all'Oncologico l'anatomia patologica per esami istologici in estemporanea non garantisce servizi H12, dalle 14 alle 20, ovvero non si può svolgere attività di chirurgia oncologica. Non si comprende perché, anche questo sarà un piccolo risparmio.

Approfitto dell'occasione per dire, Assessore, che ci vuole come minimo un rapporto di coerenza con le cose che si dicono. È uscita una vostra delibera dove si parla di eliminare 64 primari, però contestualmente fate…

(Interruzione dell'assessore Luigi Arru)

OPPI GIORGIO (Area Popolare Sarda). Sì, è uscita sulla stampa, però voi dite che contestualmente fate concorsi per primari. Lo fate persino al Brotzu dove c'è già un primario che è all'Oncologico; se è la stessa cosa, che significato avrebbe? Forse l'avete sospeso. È che la Commissione è stata fatta a livello nazionale e quindi non poteva ottenere quel risultato che qualcuno si era prefisso. Ovviamente parlo di concorsi, ma parlo anche dei concorsi già fatti. Assessore, non si può utilizzare le graduatorie quando servono e non utilizzarle quando non servono. Anche qui ci vuole quella coerenza che è fondamentale.

Voglio poi dirle due cose sul REMS di Capoterra. Abbiamo avuto una discussione: io le ho detto che non avremmo aperto il primo, non avremmo aperto il 6, poi non abbiamo aperto il 6 e abbiamo aperto il 20. Voglio dirle al riguardo che è stata fatta una battaglia che è durata oltre dieci anni e c'è stato anche un cittadino che nel territorio di Ussana - ero io allora Assessore - fece una donazione per fare una casa di cura e custodia per gli OPG, per evitare che i sardi dovessero andare in continente con mille gravami a trovare i propri congiunti e si è verificato che poi la Dirindin - per carità, io sono sempre andato d'accordo con lei - ha ritenuto, appena è arrivata, che fosse un manicomio criminale e di conseguenza ha preferito che quelle risorse che avevamo messo, un paio di miliardi di vecchie lire, servissero per comprare Gumirato, TAC e qualche altra strumentazione. Questo è il fatto, però la Dirindin si è rifatta, perché poi è stata una protagonista nel realizzare la legge relativa ai REMS.

Quindi ci sono tante cose che non vanno bene che vanno riviste e corrette. Siccome diciamo sempre le cose positive e mai le cose negative, siccome io mi dilettavo sempre a dare i dati relativi alla farmaceutica, ho detto sempre: "Guardate che stiamo pagando i farmaci alle industrie farmaceutiche con lo sconto del 30 per cento, mentre in tutta Italia si pagava con lo sconto del 50 per cento". La Regione è intervenuta e ha ottenuto questo risultato. Abbiamo anche detto che per i farmaci innovativi di norma se non andavano bene poteva essere fatta una richiesta di rimborso di risorse; questo lo avete fatto e l'anno scorso avete avuto 10 milioni di rimborso, però voglio dirle che la farmaceutica è migliorata l'anno scorso, quest'anno si è stabilizzata, ma ha perso qualche cosa. Ma quello che va male, andava male ieri ed eravamo la Regione canaglia, va male oggi e non riusciamo a toccare, è l'ospedaliera, che è molto alta. Lei sa bene che l'ospedaliera ha raggiunto anche oltre il 6, prima Regione d'Italia come scarsità. Anche quest'anno, ahimè, sta peggiorando, siamo al 5,7 contro la media nazionale del 3,5, e qui le ho detto alcune cose, gliene avrei potuto dire altre, ma mi riservo - e glielo voglio dire - di chiedere che l'Assessorato provveda. L'Assessorato, non i commissari! Io ho fatto una richiesta di accesso agli atti; la Presidenza della Giunta mi ha risposto che in effetti non aveva la documentazione dei commissari e quindi ha delegato l'Assessorato della sanità che ha tempestivamente provveduto, però non ha provveduto per i direttori amministrativi. È stato detto negli ambienti dell'Assessorato: "Pensateci voi". Il 7-8 di agosto ho ricevuto via PEC alcuni dati dai direttori, ma a me non interessano. Io voglio contestare alcuni direttori che secondo una valutazione non avrebbero i titoli, quindi il mio referente è l'Assessorato della sanità, non riconosco questo ruolo a commissari messi, alcuni molto bravi, alcuni meno bravi, alcuni con i titoli, altri senza i titoli, almeno per quanto ne pensiamo noi, poi potremmo sbagliare, per carità. Quindi credo che sia corretto, visto che sono passati circa due mesi, che tutti questi argomenti possano essere trattati e l'Assessorato si faccia carico di raccoglierli e ce li mandi, perché se no il Consiglio perde la sua credibilità perché io ho fatto la richiesta in base a una norma del Consiglio regionale.

Assessore, io non devo dirle altro. Devo dirle soltanto di valutare lei con coscienza la possibilità eventuale di sanare le illegittimità, se no ognuno si assumerà le sue responsabilità.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Alessandra Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Presidente, io intanto ringrazio l'onorevole Oppi per avere sollevato un problema, seppure da un punto di vista giuridico, di un argomento che è, invece, a noi molto caro e credo che debba essere caro a tutti e soprattutto di grande interesse. Assessore, non più tardi di qualche ora dopo l'approvazione della legge che avete chiamato di riforma sanitaria, avete parlato di un cambio della vita della sanità in Sardegna e avete anche detto che lo avreste fatto in pochi mesi. Per carità, vi riconosciamo le difficoltà del caso e soprattutto tutte le discrasie del sistema che di certo non aiutano, però è passato ben più di qualche mese e l'unico dato che noi riscontriamo oggi è una semplice nomina di commissari che stiamo appunto prorogando di tempo in tempo, senza vedere nessun risultato, perché potrei dirle che l'argomento oggi in discussione, l'accorpamento del Brotzu con l'Oncologico e il Microcitmico, ma potrei parlarle dell'altro argomento di Sassari, ma mi piacerebbe parlare - non è questo l'argomento, avremo modo di riparlarne - di cosa sono queste fantomatiche case della salute, gli ospedali di periferia, ma la stessa AREU che avete ritenuto essere un argomento qualificante. Però, Assessore, io non voglio invece scendere nel banale e voglio provare a ragionare con lei e con i colleghi e a dare un contributo che secondo me deve andare sotto l'egida dell'eccellenza. Io vorrei capire che cosa intendete voi per eccellenza e soprattutto vorrei capire quali sono state le azioni che fino ad oggi possono dire di avere fatto delle cose eccellenti. Allora, io credo che sia importante intanto far uscire il concetto di eccellenza e contrapporlo sostanzialmente a parole come marketing, perché, guardate, andando avanti così non faremo di certo un buon servizio. Io credo anche che c'è una innegabile differenza fra un centro, tra un ospedale e un altro, tra una ASL e un'altra, e che, mi creda, ovviamente nel caso di specie stiamo parlando di un'azienda ospedaliera e due ospedali di un'altra ASL che certamente non è facile mettere insieme. Lo dico da subito: noi non vogliamo parlare contro l'accorpamento, sia ben chiaro questo. Vogliamo però dare un significativo apporto a questo processo che deve portarci all'eccellenza, ad un cambio di servizio nella sanità pubblica, davvero ad una riduzione dei costi che non deve essere però la maschera dietro la quale vi siete nascosti fino adesso, ma che non ha prodotto sostanzialmente risultati, visto che non vorrei parlare della spesa sanitaria e di quanto questa sia straordinariamente aumentata. Però, ecco, se noi abbiamo come cartina di tornasole il concetto di eccellenza e di miglioramento della qualità della salute pubblica, allora dobbiamo fare delle considerazioni diverse. E allora, Assessore, mi consenta di dirle che noi non possiamo parlare di un processo di accorpamento se manchiamo nelle cose fondamentali. Noi, per esempio, abbiamo a che fare con tre strutture che difficilmente, da un punto di vista strutturale, possono dialogare oggi come oggi. Non solo. Io credo anche che abbiamo altri elementi. Le faccio il caso del senso unico: ma le pare che si possa andare solo in una direzione? Ma come vengono messi in comunicazione i tre ospedali devono fare il giro della città? Assessore, le garantisco che lei può andare con un senso di marcia verso il Brotzu ma non può uscire dal Brotzu e andare verso l'oncologico e il Microcitemico nell'opposto senso di marcia, quando lì basterebbe a quel punto... se si devono fare certe operazioni si deve intervenire anche strutturalmente. Quindi, ecco perché credo che eccellenza significa dare risposte adeguate di qualità alla domanda che viene posta, sia essa di alta o di bassa complessità e soprattutto un centro di eccellenza è quello dove si esegue un piccolo intervento al pari di un grande intervento.

Mi voglio soffermare, non foss'altro anche perché sono una donna e credo di avere anche più cognizione di causa di alcuni problemi, farle l'esempio di un'eccellenza che è la parte che riguarda l'oncologico per quello che è definito il "sistema donna" o meglio tutte le patologie che sono di fatto racchiuse nelle malattie oncologiche che sono seguite principalmente dall'ospedale oncologico. Io mi chiedo: è pensabile che per venti giorni d'estate si chiuda il reparto di oncologia dell'ospedale oncologico? Che addirittura la ginecologia oncologica possa avere solo sette posti letto se la dobbiamo considerare un'eccellenza? È pensabile che proprio i medici più titolati, quelli che addirittura vanno ricercati a livello internazionale, sono sardi, mi creda, possano essere non messi nelle condizioni di operare per dare questa eccellenza? Ecco perché io credo che così...

PRESIDENTE. Onorevole Zedda, il tempo a sua disposizione è terminato.

E' iscritto a parlare il consigliere Ignazio Tatti. Ne ha facoltà.

TATTI IGNAZIO (Area Popolare Sarda). Presidente, innanzitutto un ringraziamento all'onorevole Oppi per aver voluto portare in Aula questo argomento che va a toccare delle cose molto importanti che pensavo venissero discusse con il Piano di riordino della rete ospedaliera. Non capisco tutta questa fretta di anticipare questi accorpamenti, questi scorporamenti e incorporamenti. Per me sono parole molto pesanti, però penso che stiamo mettendo in risalto che la Regione sarda oggi voglia usare i cittadini della Sardegna come cavie per vedere se questa sperimentazione può andare bene o meno. Dico queste cose perché sinceramente prima di portare a un accorpamento di queste strutture che penso che siano all'avanguardia della sanità a livello non solo regionale, parliamo del Brotzu, sappiamo cos'è il Brotzu, cosa c'è dentro il Brotzu, io non vorrei che il tutto sia avvenuto per altre motivazioni, non voglio neanche pensarci, perché io spero che la Regione sarda pensi davvero alla salute dei nostri concittadini. Io dico che con quello che si sta facendo in questo momento si stanno distruggendo alcune cose buone che c'erano in sanità. Io ho elogiato l'Assessore in diverse occasioni, però quando vedo, un esempio per tutti, che tutta la piana di Arborea è rimasta ed è sino a oggi senza un servizio di 118, comune di Arborea, comune di Terralba, non c'è più una postazione di 118, una cosa secondo me gravissima, una cosa che dobbiamo affrontare seriamente. Cerchiamo di razionalizzare, cerchiamo di tagliare, ma tagliamo gli sprechi, cosa che non sta succedendo. Posso fare l'esempio dell'ospedale di Isili - sa benissimo che mi sta a cuore questo, appartiene alla ASL numero 8 - con quattro tecnici di laboratorio ci sono quattro medici e penso che il rapporto tra tecnici e medici sia uno a quattro, uno a cinque, anzi, le do un consiglio, volendo potremmo fare anche la validazione on line direttamente da Cagliari quindi medici ne servirebbero uno o due in tutto il laboratorio di Isili, quindi mancano altre figure, per esempio il sottoscritto che non è stato sostituito, per la prima volta nella storia della Sardegna un consigliere regionale non viene sostituito nel posto di lavoro. È una cosa molto, molto strana, però forse si vuole accorpare tutto a Cagliari, tutto in pochi centri però, Assessore, io le devo dire che a Cagliari oggi questi presidi di cui stiamo parlando stanno scoppiando. I tempi d'attesa per le prestazioni sanitarie stanno aumentando e questo non dobbiamo permetterlo. Dobbiamo cercare di dare veramente risposte ai nostri concittadini.

Quando l'onorevole Oppi ci ha proposto la sottoscrizione di questa mozione sinceramente mi ha fatto un piacere enorme e mi auguro veramente che almeno qualche sindaco sia a conoscenza di quello che sta succedendo, di questa delibera, che gli abbia dato l'ok, Assessore. Stiamo facendo diversi incontri in tutti i territori della Sardegna, e mi auguro che qualche sindaco gli abbia dato l'ok per fare questa operazione perché altrimenti se la deve fare solo la Giunta mi sembra che le varie leggi sulla sanità non vengono rispettate, giustamente come diceva l'onorevole Oppi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ignazio Locci. Ne ha facoltà.

LOCCI IGNAZIO (FI). Presidente, nel ringraziare l'onorevole Oppi per aver portato finalmente all'attenzione dell'Aula il tema dell'accorpamento dei tre ospedali più importanti della Sardegna, ovviamente porta anche il tema dell'accorpamento dei due ospedali di Sassari che, come sappiamo, non hanno subito la velocizzazione del processo di accorpamento che invece ha subito Cagliari, nonostante le delibere e le direttive della Giunta regionale abbiano scandito dei tempi precisi si è agito in maniera diversa tra Cagliari e Sassari, le direttive di accorpamento si sono applicate in maniera diversa. Forse i manager del Nord Sardegna sono più saggi, forse sono più esperti nella gestione dei rapporti nella sanità e quindi forse hanno voluto vedere più chiaramente quali dovessero essere i tempi effettivi di questo processo che noi comunque condividiamo. Noi non condividiamo il fatto però che si sia utilizzato una sorta di percorso parallelo, da una parte l'accorpamento delle strutture ospedaliere, dall'altra il riordino della rete ospedaliera. Noi pensiamo che questo sistema debba essere trattato congiuntamente, non si può procedere alla rivisitazione della rete ospedaliera senza tenere conto di questo accorpamento, ma soprattutto dell'offerta sanitaria che c'è in questi presidi ospedalieri perché rischieremo davvero di creare dei cortocircuiti all'offerta cosiddetta territoriale-periferica rispetto invece all'offerta sanitaria dei grandi ospedali cittadini. Non c'è dubbio sul fatto che il processo non sia stato secondo noi governato a dovere, tant'è che le lamentele che arrivano in particolare che poi si ripercuotono ovviamente sui cittadini, sono soprattutto nella caduta di riferimenti certi del governo, delle aziende e degli ospedali. Da un giorno all'altro non si capiva più bene da chi dovessero dipendere certi processi, quindi sembra quasi che ci siamo trovati davanti ad una forzatura di tipo amministrativo o forse questo accorpamento è solo e soltanto sulla carta e forse abbiamo ingrandito o abbiamo espanso la sfera di potere di qualche manager ma certamente non abbiamo creato e tenuto i circuiti dei reparti ospedalieri e degli ospedali in equilibrio e soprattutto in armonia fra loro. Anzi io credo che forse questa mozione arriva anche in ritardo rispetto ormai anche un rodaggio che probabilmente si è riusciti a superare. Noi riteniamo comunque che sia fondamentale che si chiarisca una volta per tutte quale deve essere la riorganizzazione dell'offerta sanitaria di questi ospedali che vanno ad accorparsi, vogliamo soprattutto che si sia conseguenti rispetto alle delibere, alle enunciazioni di principio che si fanno con le delibere di Giunta quando invece poi vediamo le corse magari a raddoppiare, a triplicare strutture, a moltiplicare strutture semplici e dall'altra parte invece facciamo la propaganda rispetto alla razionalizzazione e all'esigenza di diminuzione di strutture complesse sanitarie, ma invece poi per contro non tocchiamo nulla rispetto alle strutture complesse invece amministrative. Quindi questo è un equilibrio che va ritrovato, questo Assessore è senza dubbio uno dei compiti più difficili che è in capo al suo Assessorato ma non possiamo correre il rischio che questi due poli che sono quelli centrali anche nel disegno che voi state proponendo nella rete ospedaliera siano trattati con una...

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marco Tedde. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Sicuramente bene ha fatto l'onorevole Oppi a porre all'attenzione di quest'aula ciò che sta accadendo o ciò che non sta accadendo nel pianeta sanità e nella gestione complessiva della sanità sarda, Io capisco, noi capiamo assessore Arru la difficoltà del compito o dei compiti che a lei è stata affidata, gestire la sanità oggi è sicuramente uno degli impegni più forti che deve assumere il governo regionale per un'infinità di motivi ma anche perché comunque quando si parla di sanità si parla di benessere dei cittadini, di salute, della vita nostra e dei nostri conterranei. Mi dispiace che a volte qualche suo collega di maggioranza chiede le dimissioni dell'onorevole Arru, dell'assessore Arru, ma è un onorevole Assessore comunque su tutti i profili perché riesce ad affrontare questi problemi in modo non dignitoso ma autorevole. Mi dispiace che a ogni piè sospinto chiedano le dimissioni dell'assessore Arru nonostante il suo impegno che però non è corroborato da risultati diciamo sufficienti, i risultati sono a nostro avviso, a nostro modo di vedere insufficienti. Il tutto parte credo da quelle famose direttive o meglio i risultati insufficienti partono da quelle famose direttive dell'Assessore secondo le quali i direttori generali non avrebbero potuto compiere atti di un certo tipo. Direttive errate perché andavano a ledere le competenze dei direttori generali che erano nel pieno delle loro funzioni ma poi si prosegue, si prosegue con la legge numero 23, una legge che cerca di abbozzare una riforma del sistema sanitario che serve solo ed esclusivamente per dissimulare la volontà ferma dell'amministrazione e della maggioranza di andare a reperire qualche posto dei direttori generali inserendo al posto dei direttori generali i signori commissari che avrebbero dovuto lavorare per quattro mesi per riorganizzare la sanità, che hanno lavorato per altri quattro mesi perché sono stati prorogati dalla Giunta e sono stati prorogati per altri quattro mesi con legge. E' dovuto intervenire il Parlamento dei sardi per prorogare per altri mesi, per qualche mese fino a dicembre i signori commissari che o non sono stati posti nelle condizioni di fare le cose che avrebbero dovuto fare per legge o non sono stati capaci di fare quelle cose che la legge demandava loro. Ma non finisce qui, questi signori commissari poi nominano i direttori amministrativi, i direttori sanitari che avrebbero dovuto essere dirigenti interni perché avrebbero dovuto di fatto svolgere le funzioni, no, si va all'esterno, si cercano altri soggetti, gli si corrispondono indennità che non è prevista dalla legge numero 23 e si prosegue, si prosegue a fare tante cose che non sono coerenti con il dettato normativo.

E arriviamo poi alla cosiddetta proposta di riorganizzazione della rete ospedaliera che presenta tutti i problemi che voi tutti colleghi di maggioranza conoscete, avete rappresentato all'Assessore, una riorganizzazione del tutto inadeguata che finge, simula di poggiare su un quadro normativo di un certo tipo costituito dalla legge numero 21 del 2012, dalla legge numero 23 del 2014, dal decreto numero 70 che pone il regolamento governativo. Ecco sono tutte norme che non necessariamente debbono essere applicate alla Regione Sardegna e nella Regione Sardegna perché è proprio il "70" che dice che le regioni che si pagano la sanità non sono tenute a osservare quelle prescrizioni e quegli standard qualitativi. Nonostante tutto si contrabbanda questa proposta di organizzazione come una proposta di riorganizzazione dovuta, vincolata da un quadro (...) di un certo tipo che viene supportato dagli studi dell'Agenas che non sono assolutamente cucibili sulla Regione Sardegna e con quant'altro tutti voi conoscete. Ecco quindi questo per dire che credo che la sanità debba essere gestita in altro modo, debba mettersi, debba porsi tutto il territorio isolano nelle condizioni di poter scegliere e di poter decidere il futuro degli ospedali, dell'organizzazione, ma soprattutto questa riforma, questa riorganizzazione deve essere decisa e discussa dopo la riforma del sistema delle autonomie locali così come prevede peraltro la legge numero 23. Oggi noi stiamo anticipando una riorganizzazione che avrebbe dovuto invece essere ricalcata, che avrebbe dovuto essere intessuta sulla riforma del sistema degli enti locali. Così non è stato e stiamo rischiando di fare un pasticcio, qualcuno si dovrà assumere delle responsabilità.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.

ARRU LUIGI, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Ringrazio l'onorevole Oppi per la mozione, non lo dico ironicamente, è perché mi dà la possibilità di intervenire nello specifico del discorso di incorporamento e quindi sui meccanismi di legge che prevedono questo incorporamento e poi mi dà anche la possibilità di intervenire su altri argomenti che mi stanno particolarmente a cuore. Noi con la "23" all'articolo 9 comma 1 abbiamo messo le disposizioni in merito all'adeguamento organizzativo delle aziende sanitarie, abbiamo avviato indubbiamente il processo istituzionale dettato secondo precise prescrizioni. La legge ha individuato due principali linee di programmazione che si differenziano sotto il profilo dei vincoli temporali richiesti e a raccordo con ulteriori norme di riordino complessivo. Infatti come diceva l'onorevole Tedde mentre alla lettera a) la legge rinvia l'adeguamento dell'assetto delle aziende sanitarie locali alla definizione del numero degli ambiti territoriali delle stesse in coerenza con le previsioni di riordino del sistema degli enti locali, e le successive lettere B e C invece parlano di incorporazione dei presidi ospedalieri, rispettivamente della O.U. di Sassari e A.O. Brotzu, e definiscono precise prescrizioni senza condizionarne l'esecutività all'approvazione di ulteriori norme. La stessa legge regionale al successivo comma 3 all'articolo 9 dà mandato alla Giunta regionale, entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della stessa legge, di approvare con apposita delibera le linee di indirizzo volte a definire gli atti amministrativi propedeutici al trasferimento dei presidi ospedalieri delle ASL alle aziende ospedaliere interessate. Ne discende che la legge delega alla Giunta regionale, il mandato prescritto, ne dispone la piena esecutività. Non si evidenziano quindi limiti o condizioni previsti in legge che richiamano la necessità di una successiva norma di legge per la conclusione del processo d'incorporazione. Quindi coerentemente con quanto prescritto la Giunta regionale ha approvato con la D.G.R. 31/9 del 17 giugno le direttive e le linee di indirizzo per l'incorporazione dei presidi ospedalieri, dando mandato ai commissari delle aziende interessate di predisporre il piano di incorporazione, dando atto che il piano e il processo di incorporazione saranno oggetto di valutazione da parte dell'Assessorato. Le valutazioni condotte quindi hanno consentito di recepire con successiva D.G.R. il documento congiunto di scorporo e incorporazione dei presidi Businco e Microcitemico dalla ASL 8 al Brotzu, dando formalmente avvio ad una incorporazione. Peraltro, sempre nella D.G.R. 31 si dà atto che l'incorporazione del Santissima Annunziata alla A.U. rende necessaria l'esigenza di procedere ad una revisione - aggiornamento del protocollo d'intesa attualmente in vigore tra Regione e Università, quindi è giusto che bisogna rivedere il protocollo d'intesa della 517. Per quanto riguarda infine il punto sollevato, relativo all'ipotetica esigenza di precisare che l'incorporazione del presidio ospedaliero di Cagliari richieda un apposito provvedimento ministeriale, si precisa che la 502 individua i criteri per il riconoscimento degli ospedali di interesse nazionale, come diceva l'onorevole Oppi, e che in base a tale norma tale riconoscimento si è già perfezionato per l'ospedale San Michele, la legge 23 però disponeva che solo a seguito di incorporazione dei presidi ospedalieri Microcitemico e Businco la Regione avrebbe avviato uno specifico piano di valorizzazione e di sviluppo dell'attività assistenziale e di ricerca, al fine di verificare il possibile riconoscimento quale istituto di ricovero e cura di carattere scientifico.

Finisco questa parte che avevo preparato con un documento, perché adesso vado a braccio sulle cose che lei ha chiesto e sugli interventi dei consiglieri.

Quando io sento parlare di eccellenza, quando sento parlare che l'attuale Giunta ha modificato uno stato eccellente della nostra sanità ho difficoltà perché ci sono dati oggettivi. Noi siamo l'ultima Regione come uso degli ospedali in Sardegna. C'è il peso, quello che è un indicatore, il case mix, sul peso dell'uso degli ospedali ci mette ben ultimi tra le Regioni italiane. Per intenderci il riferimento e dall'Emilia-Romagna e la Toscana. Questo non vuol dire, lo dico per chiarezza, che i colleghi medici del sistema regionale sardo non siano altamente professionali, vuol dire che noi non abbiamo avuto la capacità di organizzare un sistema integrato di emergenza - urgenza che non è stato riformato, e quindi rispondo all'onorevole Tatti, dalla sua istituzione e che vede 50 automedicalizzati in meno rispetto agli standard nazionali. Non abbiamo saputo creare una rete territoriale nei cinque anni precedenti, perché la rete territoriale, al di là della Casa della salute, richiede un percorso integrativo. Quindi l'Agenas non è un covo di burocrati, l'Agenas è fatto da professionisti che, al di là dei numeri che indubbiamente sono fatti per una realtà territoriale di 2 milioni di abitanti come minimo, come soglia minima, però dice l'articolo 3 che bisogna adattare alla situazione regionale, indipendentemente dalla capacità di finanziamento autonomo. Bene, noi ci stiamo adattando, assolutamente stiamo facendo una proposta. Ringrazio oggi pubblicamente chi ha scritto un bellissimo articolo nel quotidiano sardo dicendo che noi abbiamo necessità di specializzazione, perché l'Agenas ci dice che noi siamo affetti da nanismo, vogliamo fare tutto e dappertutto, perché andiamo contro una legge scientifica della sanità: basse casistiche - alto rischio del paziente. Noi vogliamo fare tutto senza avere avuto il coraggio di esaltare capacità professionali che abbiamo diffuse nel territorio regionale, ma non hanno avuto un riconoscimento pubblico. L'eccellenza si dichiara non per atto amministrativo politico, ma per atto scientifico tra pari, quindi non con l'autoreferenzialità. Quindi stiamo cercando di superare questo con una proposta di legge che vede il riconoscimento formale dei nodi della rete che si interlacciano con ospedali che servono ad integrarsi. Noi non abbiamo ancora capito che stiamo parlando di rete, condivisione di competenze, condivisione di esperienze, è superato il modello di autosufficienza degli ospedali. Ha ragione, onorevole Oppi, noi vogliamo inserire il policlinico universitario tra i DEA, però la legge stessa che lei ha citato dice, sono ospedali a rilievo nazionale di alta specializzazione i policlinici universitari che devono essere inseriti però nel sistema di emergenza sanitaria, cosa che non è stata fatta, e noi stiamo cercando con la nostra proposta di inserirli. Quindi è vero cambiare in un anno e mezzo quello che non è stato fatto in cinque anni è difficilissimo. La reus è un tentativo di dare una risposta all'emergenza - urgenza, finalmente stiamo concludendo il capitolato per l'elisoccorso e l'elitrasporto. Finalmente questa Regione avrà integrata con il sistema dei vigili del fuoco un elisoccorso, un elitrasporto che dovrà dare una garanzia entro venti minuti ai cittadini sardi di avere una risposta competente ed appropriata per le patologie che lo richiedono. Cambiare, non si cambia per legge se non si accompagnano i processi. Quindi noi stiamo cercando di rilanciare i trapianti. Le ho già risposto, onorevole Oppi, associare la riduzione del numero dei trapianti ad una riduzione del finanziamento, io spero che non passi un messaggio del genere perché andrebbe contro la deontologia dei medici, i medici penso che vanno perché come principio sanno che devono aiutare la persona in sofferenza. Noi abbiamo avuto un aumento delle opposizioni che è periodico fluttuante, stanno riaumentando, andremo a nominare a breve il coordinatore dei trapianti della Sardegna per darci un altro modello, mettendo in rete tutte le rianimazioni della Sardegna. La REMS, è vero siamo arrivati un po' in ritardo, ma siamo la prima regione italiana ad aver dato un modello non solo strutturale, ma ha creato un equipe che ha visto la visita finalmente non dei sardi verso l'Emilia Romagna e la Toscana, ma l'Emilia-Romagna e la Toscana che sono venuti in Sardegna per vedere il modello di una equipe multiprofessionale che si è fatto carico anche di casi gravissimi, anche di casi ahimè che molto probabilmente non dovevano essere trattati in Sardegna, ma sono arrivati in Sardegna perché la Sardegna è stata tra le prime regioni che ha rispettato una legge.

Spesa farmaceutica. E' vero quello che dice, però quello che ci preoccupa è che non sia stato messo in atto, lo stiamo mettendo adesso, un sistema che controlli quella ospedaliera su cui c'è da fare un ragionamento complessivo. I costi maggiori tuttora sull'ospedaliera sono legati ai costi per i farmaci oncologici e i farmaci per immunosoppressori. Per la prima volta questa Giunta documenta che abbiamo 5000 sardi con la sclerosi multipla che non hanno un'assistenza a rete, stiamo cercando di provvedere. Quindi il sentire dire che stiamo facendo un esperimento e i sardi sono delle cavie non sono d'accordo e lo rigetto completamente. I sardi sono delle cavie se vanno a leggere cosa succede nel Piano nazionale ESI, i sardi sono cavie quando vedono che c'è il rischio per una donna sarda di morire tre volte di parto perché non abbiamo avuto il coraggio di fare delle scelte che non sono legate da criteri ragionieristici, sono legati da criteri di sicurezza, perché 500 parti non sono una norma ragionieristica, sono già una deroga ai 1000 parti dell'organizzazione mondiale della sanità. Noi stiamo cercando di chiedere ai sardi e agli operatori di fare una differenziazione di competenze, garantendo nei punti più isolati che ci sia un accesso ai sistemi di emergenza - urgenza nei tempi previsti dalla legge, cosa che non è avvenuta sino ad adesso, perché non abbiamo avuto la capacità e il coraggio di fare delle scelte. Quindi teniamo molto conto della salute dei sardi, l'eccellenza la vogliamo documentare con un accordo che faremo con la direzione generale delle professioni del Ministero e l'Argenas. Prima regione che andrà a misurare le competenze, dando un log book ai professionisti, lo faremo in maniera sperimentale ma non in maniera burocratica. Noi vogliamo che in un reparto di chirurgia non ci sia un solo operatore che operi, ma se ce ne sono sette, sette che siano in grado di fare l'intervento medio. Poi decideremo che negli hub, nei nodi che abbiamo scelto e all'oncologico vogliamo dare quello che storicamente era stato riconosciuto, quello di essere un punto di riferimento regionale per evitare che ci siano tuttora l'emigrazione passiva. Quindi stiamo cercando di fare un ragionamento che è complesso, legato alle funzioni e ai risultati. Quindi siamo molto attenti alle vostre osservazioni, però noi siamo qui per migliorare non per creare disagio ai nostri cittadini, lo vogliamo fare con competenza, serietà e assoluta trasparenza, quindi vanno bene le osservazioni però diamo un messaggio ai sardi che non si può dare tutto sotto casa, non si può giustificare una programmazione sanitaria chiedendo di aprire reparti per patologie che hanno quattro casi su 10 mila nascite, questo è inammissibile, dobbiamo avere il coraggio di distribuire nel territorio regionale le competenze per garantire professionisti seri.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Giorgio Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI GIORGIO (Area Popolare Sarda). Abbiamo una visione diversa però obiettivamente io apprezzo anche le sue osservazioni, la ringrazio perché lei giustamente ha detto che il protocollo d'intesa di Sassari non è stato fatto, andava fatto prima e anche prima non andava bene, vi avevamo preavvertito, perché c'eravate voi, io prendo atto che però nella "23" si parla di avvio delle procedure ed è invece sistematicamente precisato quali sono le funzioni della RSU questo non c'è nel testo, inutile che si voglia dire. Qual è l'obiettivo? Lei ha parlato anche di elisoccorso, io quando parlo di trapianti dico che è Sassari e Nuoro hanno fatto un grossissimo sforzo per le donazioni però i trapianti sono diminuiti, soltanto perché una sera non si può mettere a disposizione i robot? E' chiaro che di queste 300 persone molti non possono andare in continente perché non avendo i soldi devono essere messi anch'essi nelle liste d'attesa, qui noi mettiamo a rischio 200-300 persone perché dobbiamo spendere 2 lire, questa è la verità, per una sera alla settimana. Credo che così come lei ha detto noi sappiamo da sempre che c'è la sclerosi multipla, ci sono malattie che sono per la Sardegna fondamentali, ma si tratta anche di mettere il culo dalla sedia e lavorare. Io un giorno ho verificato che in Gallura c'era un emofilico, e gli emofilici costano cifre iperboliche, e la ASL comprava i farmaci in farmacia e in farmacia costano il doppio! Qui si tratta di fare dei rigorosi controlli per raggiungere un obiettivo, che noi siamo terra di conquista lo sappiamo, stiamo facendo una battaglia per quanto riguarda le scorie, ci troviamo anche (…) quando la nostra battaglia è stata fatta per realizzare una struttura che fosse destinata ad alleviare le sofferenze dei sardi. L'obiettivo è portare benefici, il suo Assessore è ridurre il deficit razionalizzando, però i servizi non sono migliorati, bisogna ovviamente con grosso sforzo arrivare a questo risultato. Mi permetto di fare un'osservazione per quanto riguarda l'elisoccorso. Poi faccio riferimento per quanto riguarda l'emergerza. Quando noi attivammo le procedure io ero Assessore, nominai responsabile di Sassari il qui presente Presidente Ganau non avevamo i ponti radio, utilizzavamo quelli della Croce Rossa, le difficoltà erano enormi perché la Sardegna è talmente variegata che ad un certo punto non c'erano le condizioni. Ma attenti all'elisoccorso! Siamo andati alla Cisalpina eccetera, abbiamo preso i vigili del fuoco mica per altro,perché era un pericolo pubblico. Il pericolo pubblico è che si devono mettere persone competenti per quanto riguarda quello, se prendiamo uno strumento con certe caratteristiche si dice già che è quella ditta, quindi c'è il pericolo di incorrere in responsabilità di tipo penale, per quanto riguarda l'elisoccorso, è uno dei motivi per i quali per tanti anni non si è fatto e si è ricorso invece a dei sistemi, come la Cisalpina eccetera, che aveva già dei rapporti con la Regione e con la ASL di appartenenza, che era la ASL 8 di oggi. Io credo però che poiché abbiamo una visione diversa voi impegnatevi e verificate se esistono le possibilità, tutto si può modificare, tutto può essere corretto. Lei mi dice che è vero che c'è in legge che i policlinici universitari sono di alta specializzazione, possono mancare piccoli presupposti come si è fatto per il Brotzu che non avevi requisiti, bisogna cercare di trovare una soluzione per rendere giustizia anche al Policlinico perché la legge prevede che abbia un certo ruolo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salvatore Demontis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEMONTIS SALVATORE (PD). Per dire che voterò contro la mozione, per esprimere invece tutto il mio apprezzamento per l'operato dell'Assessore alla sanità. Io ho idea che il clima che si sta creando intorno alla riforma sia quello al quale assistiamo tutte le volte che si attua una riforma strutturale che per interesse collettivo porterà anche ad interessi di parte di qualcuno. Si dice che ci siano ancora tante risposte che devono essere date, intanto il riordino della rete ospedaliera è uno stralcio di un piano socio-sanitario che non c'è e che avreste dovuto fare voi nel precedente mandato. È evidente che non ci possono essere tute le risposte, risale al mandato della Dirindin, si dice che deve essere calata sulla riforma e sul riordino degli enti locali ma sarà così? La legge di riordino degli enti locali sarà approvata entro il 30 novembre da questa aula, è evidente che saranno poi definite delle ASL e che con un metodo circolare in questo caso e non lineare si potrà poi aggiornare il riordino della rete ospedaliera, è evidente stiamo cercando un metodo il più rapido possibile vista l'inerzia del precedente mandato. Non si può chiedere in un anno e mezzo di dare risposte che non si sono date in cinque anni, non lo si può chiedere, è evidente! Quanto poi alla proposta di riordino della rete ospedaliera io non sono un esperto di sanità però vedo che lo studio è basato su indicatori di risultato su performance sanitarie, quelle le so leggere pure io e so leggere anche fra le altre cose che la ha Sardegna la durata più alta della degenza con bassa complessità della casistica, cosa vuol dire per uno come me che capisce poco di sanità? Che gli ospedali fanno tutto e fanno bassa complessità, che mancano le eccellenze, come ci diceva prima l'Assessore. Così come l'accorpamento del Santissima Annunziata con l'Azienda ospedaliero universitaria, sono anni che se ne discute finalmente ed è una cosa che si sta facendo.

OPPI GIORGIO (Area Popolare Sarda). Non si sta facendo!

DEMONTIS SALVATORE (PD). No, che si sta facendo! Lo si sta facendo nei tempi che occoreranno ma lo si sta facendo consigliere Oppi! Questo è il punto, è facile sparare e cercare di avvelenare tutto il clima dimenticandosi però le proprie responsabilità. Io invito l'Assessore ad andare avanti su questa ottima riforma, tutti insieme cercheremo di migliorarla ancora e vedrete che i cittadini sardi ne avranno dei vantaggi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Alessandra Zedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Credo che il consigliere Demontis dovrà aspettare ancora qualche tempo, magari anche questa sua iniezione di fiducia speriamo possa accontentarci. Comunque, al di là di tutto, ritorno sul concetto espresso di eccellenza, mi fanno piacere le ultime notizie che ci ha dato l'Assessore su questo tema. Assessore io credo che se noi vogliamo arrivare davvero a parlare di eccellenza e di una sanità che funziona non possiamo prescindere da certi concetti cioè che il malato non è un pacco postale, che l'alta specializzazione va lasciata dove queste esiste senza smantellare tutto, ma che anzi nel caso dei tre ospedali cagliaritani debba essere proprio potenziato e sono d'accordo con lei, non solo ce ne devono essere sette di chirurghi ma i chirurghi forse essi devono anche spostare e non succede niente se vanno ad operare nell'altro ospedale a fianco. Quindi evitare che siano invece le logiche di alcune lobby, di alcuni primari, addirittura di alcuni facenti funzioni che immaginano forse una sanità a loro uso e consumo, invece devono continuare a percorrere quelle strade che cercano di migliorare veramente la salute e la sanità pubblica arrivando ovviamente anche a chi è più in difficoltà e a chi è più lontano,senza dover, sono d'accordo con lei, aprire altri ospedali e a mantenere in vita quegli ospedali che hanno dimostrato di non raggiungere neanche i minimi livelli di assistenza. L'ultima osservazione è solo questa, noi ovviamente voteremo a favore per gli aspetti giuridici che contiene questa mozione però io credo che invece nel merito e nei contenuti, Assessore, sia una riforma importante. Se vi rendete conto che il sistema non è stato oleato al punto giusto, che occorre un attimo fermarsi, io vi dico prendiamoci quel tempo in più, tanto si sta andando a rilento, però si deve andare in una direzione corretta, quindi qualsiasi imprevisto e qualsiasi criticità non trattiamo la con banalità perché stiamo parlando di sanità pubblica.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Luigi Crisponi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). Per annunciare il mio voto a favore della mozione che è stata poc'anzi presentata dal collega Oppi, anche per dire all'assessore Arru, che naturalmente porta addosso una scorza barbaricina, perché spesso la sua attività, l'onorevole attività, che sta portando in tutta la Sardegna tocca temi e valori che sono naturalmente nel cuore di tutti noi e soprattutto da professionista medico quale è. Quella scorza barbaricina io spero la possa aiutare anche a respingere il fuoco amico, che spesso incrocia la sua stessa attività e il suo ambito, il suo perimetro operativo e naturalmente con quella forza e quel coraggio che ha dimostrato fino a oggi la invitiamo ad andare avanti nell'interesse comune della nostra terra e dei nostri concittadini. Invece, nell'ambito dell'elisoccorso le volevo anche ricordare che ancora una volta quest'anno il nucleo elicotteri di istanza ad Alghero ha meravigliosamente effettuato i suoi interventi portando soccorso dove era necessario, salvando decine e decine di vite umane e intervenendo con la consueta professionalità per la salvaguardia dei cittadini in difficoltà, degli ammalati, degli infermi e tutti coloro i quali si sono rivolti al 118 regionale. Quell'elisoccorso, Assessore, è un presidio di grande rilievo e di grande importanza, la ringrazio per l'assistenza che ha voluto dare anche con l'intervento economico che è stato necessario, ma mi serve anche per rammentare a lei e a tutti i colleghi che quel trabocchetto che si sta aprendo con il bando dell'elisoccorso con le due sedi, può essere una trappola nella quale ci si infilano i lunghi arti grifagni che spesso si avventurano dove ci sono economie importanti e che dimenticano invece la salvaguardia del territorio e dei nostri cittadini o degli ammalati. Magari potrebbe essere utilizzata, proprio con il concorso dei vigili del fuoco, una formula già adottata in altre Regioni in Italia dove la Regione, con un risparmio notevolissimo, ha acquistato semplicemente gli aeromobili allo stesso corpo nazionale dei vigili del fuoco, che essendo istituzione terza ha esclusivamente l'autorevolezza e soprattutto l'autonomia e l'indipendenza di intervento. Evitando invece che ci siano signori che si vogliono approfittare e che mi ricordano, guarda caso, tutti coloro i quali sono stati richiamati proprio con quell'atteggiamento furbesco per poter individuare nella cassaforte regionale quegli strumenti che sono solo di carattere economico e non invece di carattere di salvaguardia e di pronto intervento…

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Michele Cossa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Oggi abbiamo, forse era naturale che fosse così, allargato il ragionamento rispetto alla mozione presentata dal collega Oppi, io credo che in molte cose avremo modo di riparlarne, dell'aumento della spesa sanitaria determinata dal regime commissariale, una cosa stranissima, credo unica al mondo, vengono nominati dei commissari per risparmiare e la Regione è costretta a mandare ben due lettere per costringere le ASL a rientrare nella spesa. Noi voteremo a favore della mozione presentata dal collega Oppi, Assessore lei ha davanti un Gruppo che quando si tratta di razionalizzare il sistema sanitario e di intervenire per eliminare sprechi, duplicazioni, occasioni di malaffare o di corruttela troverà sempre al suo fianco. In questa prospettiva doveva essere anche l'accorpamento, solo che l'accorpamento sta avvenendo in modo singolare. E sta avvenendo in modo che noi non stiamo accorpando nulla fino adesso, parlo per lo meno di Cagliari, ma stiamo semplicemente sommando tre entità che continuano ad agire come tre entità separate, con meccanismi distorsivi che comunque avremmo modo di evidenziare in un secondo momento. Quindi bene ha fatto il collega Oppi a presentare questa mozione, che noi voteremo convintamente perché siamo convinti che si stia procedendo male sulla strada dell'accorpamento, sottolineando una cosa Assessore rispetto alle cose che lei ha detto, per rafforzare ragionamenti che lei ha fatto, a volte dietro la sollevazione delle popolazioni, quando si tratta di intervenire per migliorare la sanità, non corrisponde poi la realtà dei fatti è capitato anche che dopo la manifestazione alla quale hanno partecipato politici locali, vescovi, messe in piazza eccetera è uscita sui giornali la notizia che una signora ha partorito in macchina perché non ha voluto partorire nell'ospedale che aveva dietro casa, perché evidentemente aveva paura della sua incolumità, ma ha partorito in macchina mentre stava andando in un ospedale più sicuro a Cagliari. Cosa manca nella sua proposta, Assessore? Manca la coerenza interna, manca la applicazione di un ragionamento che tutti possano capire e che tutti possano condividere e questo determina la sollevazione delle popolazioni. Però, ripeto, di questo avremo modo di parlare successivamente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Rossella Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PINNA ROSSELLA (PD). Intervengo perché leggendo la mozione numero 165, ho osservato una incongruenza, forse dipende dalla mia inesperienza lo ammetto, ma mi sembra di trovare di fronte a una mozione che assomiglia un po' a un cavallo di Troia. Si pone una questione circoscritta, e si pone soprattutto dal punto di vista giuridico e non dal punto di vista politico, per invece affrontare un dibattito che di giuridico non ha niente e di politico invece ha tanto. Se dovessi tornare al mio lavoro di professoressa, direi che nel giudizio si è andati abbondantemente fuori tema, tant'è che ho sentito pochissimi interventi, se non l'ultimo dell'onorevole Cossa, fare riferimento all'argomento specifico che era il tema della mozione, che voglio ricordare, sulla procedura di incorporazione nell'azienda ospedaliera universitaria di Sassari eccetera eccetera. Perciò, annuncio il mio voto contrario ed esprimo il mio sostegno convinto verso il lavoro della Giunta, in particolare verso l'attività che con coraggio e molta competenza l'assessore Arru sta portando avanti e che porterà la sanità sarda verso la qualità e l'efficienza che da anni i sardi attendono.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Luigi Lotto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOTTO LUIGI (PD). Anche io Presidente voglio soffermarmi soltanto sull'argomento della mozione e non della riscossione che c'è stata dopo, che ha toccato tantissimi argomenti, tutti importanti, ma che hanno bisogno di una sede per discuterne con la necessaria possibilità di approfondire e verificare. Relativamente all'argomento dell'unificazione e dell'accorpamento delle due strutture cagliaritane sassaresi, all'Assessore mi permetto di dirle che se c'è un problema è che c'è ritardo, nelle strutture interessate, nel prendere con forza l'indirizzo della Giunta portarlo a compimento. Quindi, l'incoraggiamento da parte mia è: faccia tutti gli atti possibili affinché chi si sta prendendo anche la responsabilità di non fare nei tempi giusti, ciò che deve fare nei tempi giusti, lo faccia. Lo faccia perché la scelta politica che è stata fatta, qua mi rivolgo ovviamente alla situazione di Sassari già che Cagliari nonostante qualcuno lo veda un fatto negativo io lo vedo un fatto positivo che abbiano già chiuso, poi ci saranno tante cose da aggiustare e si aggiustino, l'Assessore poi ci metta mano e ci metta occhio, eventualmente faccia che le cose vadano per il meglio se così ancora non è, però su Sassari se qualcosa che non va c'è è che si è in ritardo, ci non perché è in ritardo l'Assessore, ma perché sono in ritardo i protagonisti di questa vicenda. Allora, da qui da questo Consiglio, non può venire un invito a restare fermi, deve venire un invito ad andare avanti in maniera celere, quello che si sta facendo a Sassari è di grandissima rilevanza, si toccano anche interessi, anche comprensibile quindi è anche difficile trovare la soluzione finale che veda un po' la soddisfazione più ampia possibile. Però è una scelta di fondo enorme, di grandissima portata per la città di Sassari va incoraggiato l'Assessore e la Giunta affinché vada nella direzione scelta e ci va con il nostro assolutamente convinto consenso. E quindi non possiamo votare questa mozione, non è un giudizio su collega Oppi o su quello che lui… ha posto un problema ed è giusto che se ne discuta, io per quell'argomento mi sento di dire, e non lo posso fare votando questa mozione perché sarebbe il contrario, di dire all'Assessore: vada avanti e se ci sono ostacoli lavori per rimuoverli, noi siamo al suo fianco.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Roberto Desini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DESINI ROBERTO (Sovranità, democrazia e lavoro). Per esprimere a nome del Gruppo il voto contrario a questa mozione e contestualmente fare anche una considerazione di carattere politico. Come sapete io ho, anche pubblicamente, manifestato alcune volte il dissenso su alcune azioni e decisioni prese anche dall'Assessorato, in questo caso dall'assessore Arru, però non si può negare e non si può non dare atto a questa maggioranza e alla nostra coalizione che con la legge n. 23 abbiamo avviato un processo di riforma del sistema sanitario che ormai è avviato e che, per logiche che ci hanno portato al risultato in cui si trova oggi la sanità in Sardegna, non possiamo assolutamente ritornare indietro. Così come ci vuole un atto di maturità, sia dalla classe politica che ha la sua massima espressione in quest'Assemblea, così ci deve essere anche da coloro i quali hanno dei ruoli all'interno dei presìdi ospedalieri, così come lo devono avere anche le organizzazioni sindacali, perché è inammissibile che si facciano delle battaglie per conservare lo status quo per salvaguardare determinate posizioni di potere e soprattutto per non fare dei ragionamenti nell'interesse dei cittadini.

Quindi, ben venga l'accorpamento sia a Cagliari che a Sassari; a Sassari c'è il paradosso di viale San Pietro, dove ci sono sul lato sinistro il Santissima Annunziata e sul lato destro l'Università, ebbene ci sono due presìdi ospedalieri che parlano lingue diverse, dove ci sono medesimi reparti e medesimi primari, dove in alcuni reparti ci sono venti ricoverati e nell'altro reparto corrispondente due ricoverati, è inammissibile, ci sono dei carichi di lavoro completamente sbilanciati. Allora, in questa direzione vogliamo andare e convintamente votiamo "no" a questa mozione, e ci auguriamo che in termini assolutamente propositivi continuiamo questo processo di riforma che a mio avviso deve essere molto, ma molto, ma molto migliorato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Attilio Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Io voterò certamente a favore della mozione dell'onorevole Oppi, ma prendo la parola non tanto perché adesso qui, ancora una volta, ci sono i contraltari di maggioranza e opposizione, senza guardare con intelligenza a quelle che sono le cose che emergono con la dovuta attenzione verso le esigenze della gente. Io non so se vi è capitato di leggere che circa 180 prestazioni diagnostiche verranno cancellate dal Governo. Io mi chiedo: noi come Sardegna ci paghiamo la sanità, che cosa vorremmo fare? Anche perché non credo che tutti oggi in un momento di crisi in cui una parte della popolazione è in povertà possiamo permetterci il lusso di dire che, secondo quelle che sono le indicazioni nazionali, pur di razionalizzare non teniamo conto di quelle che sono le esigenze della popolazione. Certo che questo è lontano da quel che si discuteva prima, ma ci sono razionalizzazioni e razionalizzazioni, ci sono efficientamenti da fare ma non si può trascurare quel che credo sia l'obiettivo comune di ricercare politiche alte che possono dare un significato alla sanità nella nostra Sardegna; se questo non facciamo e ci sforziamo di fare, al di là di metterci in scudo da una parte e dall'altra, noi non riusciremo mai a costruire qualcosa di positivo per la Sardegna. Su questo incominciate ad aprirvi, perché forse è importante cercare di ascoltarci, l'ho voluto dire anche ieri per la scuola, e mi fa piacere che il Presidente abbia ripreso grossa parte di quelle che sono state le indicazioni che ho prospettato nel ragionamento; è l'apertura mentale che sta mancando nel dibattito e nel dialogo complessivo all'interno di quest'Aula, per dare prospettive per un futuro che sia diverso da quello che oggi viviamo.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione la mozione numero 165.

COCCO PIETRO (PD). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 165.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Cherchi Oscar - Cossa - Crisponi - Dedoni - Fasolino - Floris - Lampis - Locci - Oppi - Orru' - Peru - Pinna Giuseppino - Pittalis - Randazzo - Solinas Christian - Tatti - Tedde - Truzzu - Tunis - Zedda Alessandra.

Rispondono no i consiglieri: Agus - Anedda - Busia - Cherchi Augusto - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Collu - Comandini - Congiu - Cozzolino - Demontis - Desini - Forma - Gaia - Lai - Ledda - Lotto - Manca Gavino - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Perra - Pinna Rossella - Piscedda - Pizzuto - Ruggeri - Sabatini - Solinas Antonio - Tendas - Unali - Usula - Zanchetta - Zedda Paolo.

Si è astenuto il Presidente Ganau.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 54

votanti 53

astenuti 1

maggioranza 27

favorevoli 20

contrari 33

(Il Consiglio non approva).

Elezione di tre Segretari del Consiglio

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca ora l'elezione di tre Segretari del Consiglio.

I Gruppi Misto, Cristiano Popolari Socialisti e PSd'Az, non rappresentati nell'Ufficio di Presidenza, hanno chiesto, ai sensi del secondo comma dell'articolo 4 del Regolamento interno, che si proceda all'elezione di un Segretario per ciascun Gruppo. L'Ufficio di Presidenza, secondo il dettato del terzo comma dell'articolo 4, ha deliberato di accogliere tali richieste in quanto legittime e regolarmente espresse. Il Consiglio può pertanto procedere alle relative votazioni.

Verrà consegnata una scheda nella quale ciascun consigliere potrà scrivere un solo nominativo per ogni Gruppo. Risulteranno eletti i consiglieri che, essendo iscritti ai Gruppi Misto, Cristiano Popolari Socialisti e PSd'Az, ottengano il maggior numero di voti. A parità di voti verrà eletto il più anziano di età.

Votazione a scrutinio segreto per l'elezione di tre Segretari

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto per schede per l'elezione di tre Segretari. Invito i Segretari a procedere all'appello.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE EUGENIO LAI

(Seguono la votazione e lo spoglio delle schede)

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GIANFRANCO GANAU

Risultato delle votazioni

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione per l'elezione di un Segretario in rappresentanza dei Gruppi Cristiano Popolari Socialisti, Misto e Partito Sardo d'Azione:

Presenti 54

Votanti 54

Schede bianche 7

Schede nulle 1

Hanno ottenuto voti: GAIA, 35; LAMPIS, 21; ORRÙ, 18; LEDDA, 5; CARTA, 1.

Vengono proclamati eletti Segretari del Consiglio: GAIA, per il Gruppo Cristiano Popolari Socialisti, LAMPIS, per il Gruppo Misto e ORRÙ, per il Gruppo Partito Sardo d'Azione.

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: Agus - Anedda - Busia - Cherchi Augusto - Cherchi Oscar - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Collu - Comandini - Congiu - Cossa - Cozzolino - Crisponi - Dedoni - Demontis - Desini - Fasolino - Floris - Forma - Gaia - Ganau - Lai - Lampis - Ledda - Locci - Lotto - Manca Gavino - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Oppi - Orru' - Perra - Peru - Pigliaru - Pinna Giuseppino - Pinna Rossella - Piscedda - Pittalis - Pizzuto - Randazzo - Ruggeri - Solinas Antonio - Solinas Christian - Tatti - Tedde - Tendas - Truzzu - Tunis - Unali - Usula - Zanchetta - Zedda Alessandra - Zedda Paolo.)

La seduta è tolta, il Consiglio verrà convocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 14 e 02.



Allegati seduta

Testo delle interrogazioni, interpellanze e mozioni annunziate in apertura di seduta

Interrogazione Locci - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra sulla procedura aperta dall'ASL di Cagliari per l'affidamento del servizio di Assistenza domiciliare integrata (ADI), in un unico lotto, della durata di due anni più opzione di rinnovo per un anno, del valore complessivo presunto della fornitura pari a 37.726.845 euro più IVA.

I sottoscritti,

premesso che:

- il commissario straordinario dell'ASL di Cagliari, con la deliberazione n. 913 del 16 luglio 2015, ha indetto una procedura aperta per l'affidamento del servizio di Assistenza domiciliare integrata (ADI), della durata di due anni, eventualmente rinnovabile per un anno;

- la base d'asta del suddetto appalto ammonta a euro 19.347.100, IVA esclusa;

- il valore complessivo presunto, comprensivo di eventuale aumento, ripetizione e proroga della fornitura, sarebbe pari a euro 37.726.845, IVA esclusa;

- il commissario straordinario dell'ASL di Cagliari ha ritenuto opportuno articolare la procedura per l'affidamento del servizio di Assistenza domiciliare integrata (ADI) in un unico lotto;

dato atto che:

- il capitolato speciale di gara della procedura indetta dal commissario straordinario dell'ASL di Cagliari con la deliberazione n. 913 del 2015, per l'aggiudicazione di servizi infermieristici, riabilitativi, assistenziali e servizi ausiliari di supporto, necessari agli aventi diritto, nell'ambito del servizio di cure domiciliari, al punto 7) stabilisce le condizioni di partecipazione alla procedura di appalto e le relative prescrizioni generali;

- i requisiti di carattere economico-finanziario necessari per la partecipazione alla suddetta procedura di appalto richiedono in particolare:

a) un fatturato globale di impresa realizzato negli ultimi tre esercizi finanziari il cui bilancio, o altro documento fiscale o tributario equivalente, sia stato già approvato al momento della pubblicazione del bando, complessivamente non inferiore a 1,5 volte il valore del lotto;

b) in caso di raggruppamenti temporanei, consorzi ordinari di concorrenti, aggregazioni tra imprese aderenti al contratto di rete e GEIE, di cui rispettivamente all'articolo 34, comma 1, lettere d), e), e bis) ed f) del decreto legislativo n. 163 del 2006, il requisito di cui al punto a) precedente dovrà essere posseduto, a pena di esclusione, da ciascun componente dell'operatore plurisoggettivo;

considerato che:

- il capitolato speciale di gara della procedura indetta dal commissario straordinario dell'ASL di Cagliari, con la deliberazione n. 913 del 2015, in caso di raggruppamenti temporanei di imprese, richiede per ciascun componente un fatturato globale di impresa realizzato negli ultimi tre esercizi finanziari non inferiore a 1,5 volte il valore del lotto;

- la mancanza di tale suddetto requisito, che dovrà essere posseduto da ciascun componente del raggruppamento, ne causerebbe l'esclusione dalla gara;

ritenuto che:

- l'istituto del raggruppamento trova la sua ratio nell'esigenza di consentire il cumulo dei requisiti, consentendo così anche alle imprese di minori dimensioni di prendere parte a gare dalle quali sarebbero altrimenti escluse e accrescendo, per tale via, la concorrenza per il mercato;

- la prescrizione di non cumulabilità dei requisiti di fatturato globale dell'ultimo triennio, stabilita nel capitolato speciale di gara della procedura indetta dal commissario straordinario dell'ASL di Cagliari con la deliberazione n. 913 del 2015, non sia in linea con la normativa di settore e con i principi di proporzionalità, libera concorrenza e parità di trattamento;

- sia da considerare illegittima la clausola del bando suddetto che, in caso di raggruppamenti temporanei di imprese, richiede per ciascun componente un fatturato globale di impresa realizzato negli ultimi tre esercizi finanziari non inferiore a 1,5 volte il valore del lotto, a pena di esclusione;

- la gara, indetta dal commissario straordinario dell'ASL di Cagliari con la deliberazione n. 913 del 2015, per l'affidamento del servizio di Assistenza domiciliare integrata (ADI) debba essere annullata;

- si debba procedere tempestivamente ad effettuare una segnalazione all'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), competente in materia di vigilanza dei contratti pubblici,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:

1) se siano a conoscenza della procedura aperta per l'affidamento del servizio di Assistenza domiciliare integrata (ADI), della durata di due anni, eventualmente rinnovabile, indetta dal commissario straordinario dell'ASL di Cagliari con la deliberazione n. 913 del 2015;

2) quali azioni intendano avviare per richiamare l'ASL di Cagliari al rispetto della normativa di settore che sancisce inequivocabilmente i principi di proporzionalità, libera concorrenza e parità di trattamento nelle procedure di gara;

3) quali iniziative intendano porre in essere, con estrema urgenza, al fine di annullare la gara indetta dal commissario straordinario dell'ASL di Cagliari con la deliberazione n. 913 del 2015, per l'affidamento del servizio di assistenza domiciliare integrata (ADI). (507)

Interpellanza Lai - Agus - Cocco Daniele Secondo - Pizzuto, sul piano di riordino e riorganizzazione di alcune sedi territoriali dell'INPS.

I sottoscritti,

premesso che:

- l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) è il principale ente previdenziale del sistema pensionistico pubblico italiano, sottoposto alla vigilanza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali;

- lo stesso nasce e svolge la sua attività con lo scopo precipuo di tutelare fasce deboli della popolazione, tramite l'erogazione di pensioni e altre prestazioni previdenziali;

- tale funzione fa sì che l'utenza sia in maggioranza compresa tra le fasce più anziane della popolazione o altre categorie sociali che necessitano dell'intervento previdenziale per compensare carenze di tipo economico;

considerato che:

- sulla base delle politiche di "spending review" è programmato il ridimensionamento di alcune agenzie della Provincia di Cagliari;

- tale scelta è giustificata con l'esigenza di contenere i costi di gestione delle strutture;

- le agenzie esposte sono quelle di Sant'Elia, Mulinu Becciu, Pirri, Giba, Isili e Senorbì;

- la finalità dichiarata è in sé meritoria e degna di attenzione, ma allo stesso tempo non risulta suffragata da elementi che ne giustifichino la economicità e sostenibilità complessiva;

preso atto che:

- le conseguenze negative della chiusura comporterebbe la perdita di un importante servizio sociale a danno di tantissimi cittadini che, per usufruire delle prestazioni INPS, dovrebbero recarsi in sedi più distanti e disagiate, con un aumento di costi e disagi a danno degli stessi, per lo più appartenenti alle fasce più deboli per età e condizione economico-sociale;

- la chiusura ricadrebbe negativamente su territori già provati sia per la dislocazione geografica che per la condizione di precarietà economica generale, privando alcuni di loro di uno dei pochi presidi pubblici e rendendo ancor più difficile la fruizione dei servizi considerata la precarietà dei collegamenti stradali e ferroviari;

- tale atto avrebbe inoltre un impatto negativo sul livello occupazionale;

considerato, altresì, che, a fronte di tanti disagi e diseconomie complessive, non risultano aspetti positivi per i territori citati,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere:

1) se sia a conoscenza dei piani di riordino e riorganizzazione dell'INPS per quanto riguarda la provincia di Cagliari;

2) come intende impegnarsi presso il Governo e l'INPS regionale per la rivalutazione del piano di ridimensionamento/chiusura delle Agenzie di Sant'Elia, Mulinu Becciu, Pirri, Giba, Isili e Senorbì, che comporterebbe gravi disagi per le popolazioni dei territori già colpite da forti difficoltà. (150)

Interpellanza Tedde - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra in relazione all'esclusione dalla RAI delle lingue minoritarie sarda e catalana di Alghero.

I sottoscritti,

premesso che l'Unione europea tutela e promuove la valorizzazione e l'uso delle lingue minoritarie e che è in atto un percorso teso a favorire ogni iniziativa finalizzata alla loro preservazione, cominciato con l'approvazione del Trattato internazionale delle lingue regionali o minoritarie;

premesso, altresì, che il predetto trattato, entrato in vigore nel marzo del 1998 con la ratifica da parte dei principali stati membri della comunità europea, tra i quali manca ancora l'Italia che ha firmato il trattato nel giugno del 2000, ma ad oggi non ha provveduto alla ratifica, prevede la protezione e la promozione delle lingue storiche regionali e di minoranza col fine di conservare e preservare le tradizioni e il patrimonio culturale europeo;

evidenziato che il Trattato internazionale delle lingue regionali o minoritarie stipulato nel novembre del 1992, all'articolo 11, rubricato "Mezzi di comunicazione di massa", prevede specifici impegni degli stati membri firmatari del documento affinché sia promossa e facilitata, in maniera regolare, l'emissione di programmi e trasmissioni audio e audiovisivi nelle lingue regionali o minoritarie parlate sui territori in cui sono usate tali lingue;

considerato che la legge regionale 15 ottobre 1997, n. 26, recante disposizioni in materia di promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna, costituisce un importante e consolidato presidio normativo attraverso il quale si riconosce pari dignità alle lingue sarda e catalana di Alghero rispetto alla lingua italiana, in un ottica di valorizzazione ed esaltazione delle diversità culturali quale prezioso elemento di coesione sociale e reciproco riconoscimento delle peculiarità identitarie dei popoli europei;

considerato, altresì, che con la suddetta legge la Regione assume l'impegno di conformare la propria azione politica ai principi di pari dignità e del pluralismo linguistico sanciti dalla Costituzione e a quelli che sono alla base degli atti internazionali in materia, e in particolare nella Carta europea delle lingue regionali e minoritarie del 1992, e nella Convenzione quadro europea per la protezione delle minoranze nazionali del febbraio 1995;

richiamata la legge 15 dicembre 1999, n. 482 che, nel dettare disposizioni in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche, all'articolo 12 introduce specifiche norme che stabiliscono l'utilizzo delle lingue minoritarie ammesse alla tutela nell'ambito del servizio pubblico radiotelevisivo per trasmissioni giornalistiche o programmi regionali, prevedendo a tal fine che le regioni possono stipulare apposite convenzioni con la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo;

osservato che nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente Pigliaru è fatto esplicito riferimento alla centralità della nostra identità e della lingua sarda, non solo per rispetto della storia e delle tradizioni culturali della Sardegna, ma anche in funzione "di prospettive di sviluppo nel campo della scuola, del lavoro e della rappresentanza politica", assicurando che avrebbe affrontato il tema della lingua sarda, e quindi del catalano di Alghero ad essa equiparato dalla vigenti norme, non "con sterili slogan e dubbie politiche ma riconoscendo con coraggio un bilinguismo reale in ossequio alla politica dell'UE nei confronti delle lingue regionali in attuazione dell'articolo 22 della Carta europea dei diritti fondamentali";

dato atto della preoccupante ed inaccettabile esclusione prevista con la proposta di riforma della RAI in discussione in questi giorni in Parlamento, dalla programmazione e realizzazione di trasmissioni in lingua sarda e catalana sul territorio isolano, certificata dal voto contrario del PD in Senato dell'emendamento che nel quadro della suddetta riforma, pur dimenticando quella catalana, prevedeva la possibilità di inserire anche la lingua sarda nelle trasmissioni radiotelevisive dell'Isola;

valutato che la cassazione di tale proposta da parte della principale forza di governo di fatto annulla e sconfessa in un colpo solo gli straordinari esiti dei traguardi raggiunti in termini di civiltà e valorizzazione delle diversità culturali come valore aggiunto del processo di coesione ed integrazione dei popoli europei, in contraddizione non soltanto con i principi che da decenni la comunità europea promuove e tutela ma, addirittura, sconfessando un quadro normativo che fino ad oggi è andato nella direzione indicata dall'Europa, ma anche incoraggiato e sostenuto dalla Regione che negli scorsi anni si è fatta portatrice ed interprete di un'azione politica decisamente orientata alla preservazione delle lingue minoritarie regionali, come sancito dalla legge regionale 15 ottobre 1997, n. 26;

valutato, altresì, che negare oggi il diritto del popolo sardo a esprimere la propria identità e le proprie peculiarità culturali equivale a sopprimere un patrimonio sociale intimamente legato alle sue radici, alle sue vicende storiche che hanno caratterizzato la crescita e lo sviluppo delle diverse realtà che lo compongono e lo costituiscono;

osservato che il processo di coesione nazionale, ancora oggi in corso, passa necessariamente attraverso l'accettazione, la comprensione, la valorizzazione e la promozione di tali diversità piuttosto che attraverso la "formattazione" delle identità regionali e la loro fusione in un soggetto informe, artificiosamente prodotto che non ha alcun legame con la storia delle "genti" e dei territori da esse abitati;

osservato, altresì, che una simile barbara decisione sarebbe anche in contrasto anche con i fondamentali principi costituzionali della Repubblica i quali, nel prevedere l'introduzione delle entità regionali nel nostro ordinamento costituzionale così come le conosciamo oggi, tutela e salvaguarda i fondamentali diritti dei cittadini che le abitano a potersi esprimere secondo le rispettive peculiarità culturali e sociali,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per sapere:

1) se sia intenzione dell'Amministrazione regionale intervenire presso il Governo e la maggioranza che lo sostiene affinché nel quadro delle disposizioni relative alla riforma della RAI siano previste specifiche misure che contemplino la programmazione e la realizzazione di trasmissioni radiotelevisive anche in lingua sarda e catalana, coerentemente con quanto previsto nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente Pigliaru nelle quali è fatto esplicito riferimento alla centralità della nostra identità e della lingua sarda, non solo per rispetto della storia e delle tradizioni culturali della Sardegna, ma anche in funzione di "prospettive di sviluppo nel campo della scuola, del lavoro e della rappresentanza politica", e in applicazione del Trattato internazionale delle lingue regionali o minoritarie, della legge regionale n. 26 del 1997, e della legge n. 482 del 1999;

2) quali siano le iniziative che la Giunta regionale intende porre in essere per favorire fattivamente la diffusione e la valorizzazione delle lingue minoritarie dell'Isola e del patrimonio culturale di loro riferimento, con particolare riguardo al sardo ed al catalano di Alghero. (151)

Interpellanza Crisponi - Dedoni - Cossa, sulla scadenza del bando Misura 126 del PSR 2007-2013 relativo al sostegno al comparto agricolo a seguito dell'alluvione del 18 novembre 2013.

I sottoscritti,

premesso che, a seguito dell'evento alluvionale del 18 novembre 2013, è stato avviato dalla Regione un bando di finanziamento specifico di sostegno alle aziende agricole colpite dal ciclone;

rilevato che tale bando è stato attribuito all'Assessorato regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale e per esso alle agenzie ARGEA e LAORE, con una dotazione iniziale di 30 milioni di euro;

valutato che la gran parte delle aziende agricole ammesse al finanziamento, oltre alla complessità delle progettazioni richieste per l'istruttoria, ha dovuto avviare i lavori con tempistica ridossata alla scadenza del bando prevista per il prossimo mese di ottobre;

considerato che la gran parte delle aziende sono state letteralmente messe in ginocchio dalla furia distruttrice dell'alluvione, che ha causato non solo la sospensione delle attività agricole, ma ha anche obbligato gli operatori ad avviare indifferibili lavori di ripristino con fondi e mezzi propri e con tempistiche straordinariamente ristrette,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere:

1) se non ritengano opportuno lo slittamento dei termini previsti dal bando per l'esecuzione dei lavori per almeno un ulteriore trimestre;

2) se non ritengano di dover erogare, con ogni consentita urgenza, le anticipazioni previste dalla Misura 126 del PSR 2007-2013 in favore delle aziende agricole colpite dall'evento calamitoso. (152)

Interpellanza Pizzuto sullo stato di attuazione dell'ordine del giorno del Consiglio regionale del 6 maggio 2015, n. 40, sulle problematiche relative al servizio e alla gestione del trasporto marittimo infraregionale.

Il sottoscritto,

premesso che:

- con la legge 20 novembre 2009, n. 166, che convertiva il decreto legge 25 settembre 2009, n. 135, era stato stabilito il trasferimento della Sardegna regionale marittima (Saremar) Spa, a titolo gratuito, dallo Stato alla Regione e, specificamente, nell'articolo 19 ter si stabiliva, tra le altre cose, che la Saremar sarebbe dovuta essere privatizzata in conformità alle disposizioni nazionali e comunitarie vigenti in materia, attraverso procedure di gara aperte, non discriminatorie, atte a determinare un prezzo di mercato, che potevano riguardare sia l'affidamento dei servizi marittimi sia l'apertura del capitale ad un socio privato;

- la Saremar Spa, essendo stata interessata da una procedura di infrazione per illegittimi aiuti di Stato in seguito alla decisione della Commissione europea (relativa al contributo ex legge regionale n. 15 del 2012, articolo 1, comma 3, per i collegamenti Sardegna-Continente e all'aumento del capitale sociale del luglio 2012) che ha imposto la restituzione di circa 11 milioni di euro, in data 15 gennaio 2015 è stata ammessa dal Tribunale di Cagliari al concordato preventivo liquidatorio, per il quale aveva presentato domanda;

- le procedure previste dalla citata legge n. 166 del 2009, relative alla privatizzazione della Saremar Spa, hanno dovuto subire una battuta d'arresto in forza della procedura di infrazione comunitaria e del concordato preventivo liquidatorio;

- in ogni caso, permane l'interesse primario di salvaguardare i livelli occupativi diretti e indiretti della Saremar Spa e i servizi di collegamento da e per Carloforte e La Maddalena alla Sardegna, sia per i residenti che per i turisti;

tenuto conto che in data 6 maggio 2015 il Consiglio regionale ha approvato un ordine del giorno che impegnava il Presidente della Regione e la Giunta regionale:

a) a mettere in atto tutte le azioni e gli strumenti finalizzati ad evitare la privatizzazione totale del servizio e della gestione del trasporto marittimo infraregionale e/o mantenere pubblica la proprietà, in particolare riconoscendo la funzione sociale del trasporto marittimo con le isole minori e la necessaria permanenza del servizio in ambito pubblico;

b) ad aprire un tavolo tecnico di confronto e coordinamento regionale per agevolare lo studio della procedura della eventuale parziale privatizzazione del servizio di trasporto marittimo, evidenziando la centralità di una soluzione che tuteli l'utenza e tutti i posti di lavoro fissi e stagionali;

c) a comunicare ufficialmente gli atti di cui alla deliberazione regionale al Governo e alla Commissione europea, unitamente alla relazione sulle motivazioni sociali, economiche e giuridiche che sono alla base della sua adozione;

d) a costruire, inoltre, una conseguente azione congiunta del Consiglio regionale della Sardegna, di tutti i parlamentari e gli europarlamentari sardi, al fine di aprire un tavolo di confronto con il Governo nazionale:

- volta a non vincolare la gestione del trasporto marittimo infraregionale;

- finalizzata ad inserire nella modifica dell'articolo 19 ter una clausola sociale, che preveda il trasferimento dei lavoratori attualmente impiegati da Saremar Spa al nuovo soggetto gestore del servizio di trasporto marittimo infraregionale;

e) a verificare presso il Governo nazionale se ci siano le condizioni per ottenere il contributo statale di euro 13.686.441 e che lo stesso possa essere ancora erogato per dodici anni;

f) ad avviare le procedure pubbliche formali per la ricerca del partner privato da inserire nella eventuale società mista pubblica/privata che possa partecipare alle procedure di gara per l'affidamento del servizio di trasporto marittimo infraregionale il servizio;

g) a programmare e rendere operativa, prima delle procedure di gara per il contratto di servizio, una soluzione di tutela di tutti i posti di lavoro attualmente attivi (a tempo indeterminato, determinato, stagionale, e dei servizi connessi) anche attraverso il collocamento mirato dei lavoratori, eventualmente in esubero, presso altre aziende preliminarmente individuate;

h) a istituire un apposito organismo di controllo, in cui siano presenti anche rappresentanti delle comunità locali interessate, al fine di monitorare la gestione del servizio di trasporto marittimo infraregionale;

appreso che il Parlamento ha approvato un emendamento per garantire l'erogazione del contributo pubblico statale per coprire i costi netti del servizio pubblico, che recita testualmente: "Le risorse di cui al comma 16, lettera c) dell'art. 19-ter del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, convertito con modificazioni dalla legge 20 novembre 2009, n. 166, possono essere utilizzate a copertura degli oneri annuali di servizio pubblico relativi al contratto di servizio stipulato all'esito dell'affidamento del predetto servizio sulla base di una procedura di gara aperta e non discriminatoria, nel rispetto delle norme nazionali e europee di settore e nei limiti di quanto necessario per coprire i costi netti determinati dall'adempimento degli obblighi di servizio pubblico individuati dallo stesso contratto";

considerato che alla data del 31 dicembre 2015 cesseranno i contratti di servizio con la società Saremar Spa, in concordato preventivo liquidatorio, e che è necessario avviare con urgenza tutte le procedure per garantire continuità al trasporto marittimo infraregionale nelle tratte La Maddalena-Palau e Carloforte-Calasetta/Carloforte-Portovesme;

ribadito, anche in questa sede, che sussiste il potenziale rischio che la privatizzazione totale o maggioritaria del servizio esponga l'utenza al rischio di disservizi e generi tagli e licenziamenti per il personale attualmente impiegato;

preso atto che:

- la Giunta regionale ha approvato in data 7 agosto 2015 la deliberazione n. 40/29 su "Disposizioni di indirizzo politico-amministrativo per l'affidamento con procedura concorsuale dei servizi minimi di trasporto pubblico marittimo in continuità territoriale con le isole di San Pietro e di La Maddalena e sulla linea Santa Teresa di Gallura-Bonifacio";

- sulla base della suddetta deliberazione la Direzione generale dell'Assessorato regionale dei trasporti avvierà le procedure di gara per l'affidamento della gestione del servizio di cabotaggio marittimo infraregionale con le Isole di San Pietro e La Maddalena;

tenuto conto che:

- non risulta sia stato avviato il tavolo tecnico di confronto e coordinamento regionale per agevolare lo studio della procedura della eventuale parziale privatizzazione del servizio di trasporto marittimo - punto 2) dell'ordine del giorno n. 40;

- non risulta avviato il tavolo di confronto tra il Governo nazionale e i rappresentanti politici sardi (consiglieri regionali, parlamentari ed europarlamentari) - punto 4) dell'ordine del giorno n. 40;

- non sono state avviate le procedure per la ricerca di un partner privato per una eventuale società mista - punto 6) dell'ordine del giorno n. 40;

- non si ha notizia circa l'approntamento di una soluzione di tutela di tutti i posti di lavoro attualmente attivi (a tempo indeterminato, determinato, stagionale, e dei servizi connessi) anche attraverso il collocamento mirato dei lavoratori, eventualmente in esubero, presso altre aziende preliminarmente individuate - punto 7) dell'ordine del giorno n. 40,

chiede di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei trasporti per sapere:

1) quali siano le motivazioni della mancata applicazione dei contenuti dell'ordine del giorno n. 40 del 6 maggio 2015;

2) per quali ragioni si stia procedendo nell'esclusiva direzione dello svolgimento di una gara aperta per l'affidamento del servizio di cabotaggio marittimo infraregionale, senza considerare i percorsi alternativi, sulla quale analisi la Giunta era stata impegnata dall'Assemblea consiliare;

3) se non ritengano urgente e indifferibile riferire al Consiglio circa la situazione attuale e i presumibili sviluppi della situazione del trasporto infraregionale marittimo. (153)

Mozione Agus - Lai - Cocco Daniele Secondo - Pizzuto sulla revisione dei criteri e delle linee guida sull'inquinamento acustico (articolo 4 della legge quadro 26 ottobre 1995, n. 447) relativamente alle attività rumorose.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- le funzioni amministrative relative al controllo sull'inquinamento acustico sono attribuite al comune competente per territorio e alle province per quanto riguarda i territori sovra comunali;

- l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (ARPAS), come organo di supporto tecnico agli enti, può essere chiamata a effettuare controlli di tipo strumentale;

- attualmente l'Agenzia effettua sopralluoghi e misure relative al supermento dei limiti di emissione acustica nei territori delle Province di Carbonia-Iglesias e di Oristano; negli altri territori provinciali si fa riferimento ai dipartimenti di prevenzione delle A-Usl laddove attrezzati;

- la legge quadro sull'inquinamento acustico 26 ottobre 1995, n. 447, pone in capo alle regioni la disciplina delle procedure e dei criteri che i comuni devono applicare per:

1) la classificazione acustica dei territori di propria competenza;

2) la predisposizione e l'adozione dei piani di risanamento acustico, ove necessari;

3) il rilascio delle autorizzazioni per lo svolgimento di attività temporanee e di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico;

- la legge n. 447 del 1995 prevede, inoltre, che la Regione definisca i criteri per:

1) la valutazione dell'impatto acustico e del clima acustico;

2) l'istituzione, presso il competente assessorato, dell'albo regionale dei tecnici competenti in acustica ambientale;

- in assenza di una legge organica in materia, che in base a quanto disposto dalla legge n. 447 del 1995 sarebbe dovuta entrare in vigore entro un anno, la Giunta regionale ha provveduto a emanare apposite direttive tramite le deliberazioni n. 31/7 del 18 luglio 2000, n. 34/71 del 29 ottobre 2002, n. 12/10 del 12 marzo 2004 e n. 7/4 del 22 febbraio 2005, atti non sufficienti a normare la materia;

- con deliberazione del 9 marzo 2005, n. 9/9, la Giunta regionale ha approvato il disegno di legge concernente "Norme in materia di inquinamento acustico", trasmesso al Consiglio regionale in data 16 marzo 2005; tale disegno di legge prevedeva che, entro novanta giorni dall'approvazione del Consiglio regionale, la Giunta regionale emanasse le apposite direttive attuative;

- nelle more dell'approvazione del disegno di legge e considerata l'urgenza dell'applicazione di alcune importanti disposizioni, gli uffici competenti dell'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente hanno provveduto a rielaborare tutte le direttive fino a quel momento emanate dalla Giunta regionale, apportandovi le necessarie modifiche e integrazioni, e a riunirle in un unico documento tecnico denominato "Criteri e linee guida sull'inquinamento acustico";

- con deliberazione n. 30/9 dell'8 luglio 2005, la Giunta regionale ha, quindi, approvato i "Criteri e linee guida sull'inquinamento acustico (art. 4 della legge quadro 26 ottobre 1995, n. 447)";

- le linee guida prevedevano che i comuni entro sei mesi avrebbero dovuto adeguare i propri regolamenti alle disposizioni del documento tecnico, con particolare riferimento a quelle riguardanti l'impatto acustico, il clima acustico e le attività temporanee in luogo pubblico o aperto al pubblico;

- il documento tecnico allegato ha lo scopo di:

- fornire una metodologia generale per la classificazione acustica dei territori comunali della Regione e assegnare a ciascuna porzione omogenea di territorio una delle sei classi individuate dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° marzo 1991;

- prevenire il deterioramento di zone non inquinate e fornire uno strumento di pianificazione, prevenzione e risanamento dello sviluppo urbanistico, commerciale, artigianale e industriale;

- allo stato attuale la Regione non dispone di una norma organica in materia di inquinamento acustico, per quanto la legge regionale 12 giugno 2006, n. 9 (Conferimento di funzioni e compiti agli enti locali), alla sezione VI (Inquinamento acustico) disciplini le funzioni della Regione (articolo 56) e i conferimenti agli enti locali (articolo 57);

CONSIDERATO che:

- per impatto acustico si intende la variazione delle condizioni sonore, preesistenti in una determinata porzione di territorio, nonché gli effetti indotti, conseguenti all'inserimento di nuove opere, infrastrutture, impianti, attività e/o manifestazioni;

- per clima acustico si intende la valutazione dello stato delle emissioni sonore presenti sul territorio prima che vengano realizzate nuove opere e infrastrutture;

- la documentazione di impatto acustico deve prevedere, per quanto possibile, gli effetti acustici conseguenti alla realizzazione di una nuova opera e al suo esercizio per verificarne la compatibilità con le esigenze di uno standard di vita equilibrato della popolazione residente, al fine di una corretta fruibilità dell'area e nel rispetto degli equilibri naturali; deve contenere elementi relativi alla quantificazione degli effetti acustici in prossimità dei ricettori, in particolare di quelli sensibili, quali scuole, asili nido, ospedali, case di cura e di riposo; deve inoltre prevedere eventuali interventi di mitigazione;

- la documentazione di impatto acustico, costituita da una relazione tecnica e da una planimetria predisposte da tecnico competente in acustica ambientale e sottoscritta dal proponente, deve essere tanto più dettagliata quanto più è rilevante il potenziale inquinamento acustico derivante dalla realizzazione dell'opera e/o attività in progetto;

EVIDENZIATO che:

- per attività rumorose temporanee si intendono quelle attività che, limitate nel tempo, impiegano macchinari e/o impianti rumorosi, quali manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, di­scoteche all'aperto, attività all'interno di impianti sportivi, cantieri edili ecc;

- tutte le attività sopra citate sono soggette a specifica autorizzazione da parte dell'autorità comunale competente a eccezione delle feste religiose e laiche e dei comizi elettorali, nonché delle attività di cantieri edili a carattere di estrema urgenza che comunque dovranno essere immediatamente comunicate e motivate al comune competente dal responsabile dei lavori;

- l'autorità comunale, con proprio regolamento, può prevedere, in ambito autorizzatorio, per le attività sopra citate, eventuali deroghe al rispetto dei valori dei livelli sonori previsti dalla normativa vigente;

- la domanda di autorizzazione per lo svolgimento delle attività di cui sopra dovrà essere corredata da una planimetria in scala opportuna, nonché da apposita relazione tecnica che evidenzi:

- la durata, in termini di numero di ore o di giorni, dell'attività di cui si chiede l'autorizzazione;

- le fasce orarie interessate;

- le relative caratteristiche tecniche dei macchinari e degli impianti rumorosi utilizzati, ivi compresi i livelli sonori emessi;

- la stima dei livelli acustici immessi nell'ambiente abitativo circostante ed esterno;

- la destinazione d'uso delle aree interessate dal superamento dei limiti di rumore consentiti;

- l'autorità comunale, in caso di autorizzazione con deroga dei limiti, rilascia il provvedimento previo parere favorevole dell'ARPAS;

- l'autorizzazione comunale potrà stabilire tra l'altro:

a) valori limite da rispettare;

b) disposizioni per il contenimento delle emissioni sonore;

c) limitazioni di orario allo svolgimento dell'attività;

RILEVATO che:

- l'attuale disposizione regionale prevede che, se i limiti acustici sono superati, sia necessario acquisire il parere dell'ARPAS per poter concedere le autorizzazioni in deroga;

- l'Agenzia regionale, per poter decidere, esamina il regolamento acustico comunale e, in sua assenza, non si esprime;

- questo iter costituisce, di fatto, un appesantimento burocratico e una dilatazione dei tempi di rilascio dell'autorizzazione anche perché l'ARPAS non è il soggetto che riceve l'istanza e, quindi, si determina un passaggio burocratico ulteriore;

POSTO che:

- spesso, per difficoltà organizzative, operative e burocratiche, le richieste di autorizzazione vengono presentate dagli organizzatori con un anticipo ridotto, situazione che potrebbe condurre a non riuscire ad avere per tempo il parere e le eventuali prescrizioni dell'ARPAS;

- occorre snellire i procedimenti burocratici e favorire le attività di animazione culturale del territorio, intervenendo al fine di ridurre le problematiche e gli sforzi, anche economici, degli operatori,

invita il Presidente della Regione e la Giunta regionale

1) a predisporre una norma organica in materia di inquinamento acustico;

2) nelle more della predisposizione del testo normativo, ad aggiornare la parte VI - Attività rumorose temporanee - dell'allegato tecnico alla deliberazione n. 30/9 dell'8 luglio 2005 (Criteri e linee guida sull'inquinamento acustico) prevedendo:

a) che l'ARPAS debba rilasciare il parere in un arco temporale ridotto (cinque giorni al massimo);

b) per i comuni che intendano avvalersi di una figura di esperto in acustica, che detto esperto sostituisca, per ciò che attiene le autorizzazioni rumorose temporanee, le funzioni dell'ARPAS;

Nell'ipotesi a) la procedura si configurerebbe in questo modo:

1) presentazione dell'istanza corredata da relazione di impatto acustico;

2) se l'impatto acustico è nei limiti il comune rilascia l'autorizzazione;

3) se l'impatto acustico non è nei limiti l'Amministrazione comunale trasmette l'istanza all'ARPAS entro 5 giorni dalla presentazione;

4) l'ARPAS rilascia il proprio parere nei successivi 5 giorni;

5) l'Amministrazione comunale rilascia la propria autorizzazione nei successivi 5 giorni;

In questo modo il procedimento avrebbe una durata massima di 15 giorni.

Nell'ipotesi b) la procedura si configurerebbe, invece, in questo modo:

1) presentazione istanza corredata da relazione di impatto acustico;

2) se l'impatto acustico è nei limiti il comune rilascia l'autorizzazione;

3) se l'impatto acustico non è nei limiti l'Amministrazione comunale rilascia un'autorizzazione in deroga - di carattere eccezionale e non ordinario - comprendente le prescrizioni dell'esperto in acustica nominato dall'Amministrazione stessa. (175)

Mozione Solinas Antonio - Tendas - Cherchi Augusto - Cocco Pietro - Desini - Cocco Daniele Secondo - Anedda - Usula - Comandini - Cozzolino - Demontis - Deriu - Forma - Manca Gavino - Lotto - Meloni - Moriconi - Pinna Rossella - Piscedda - Ruggeri - Sabatini - Agus - Pizzuto - Lai - Busia - Manca Pier Mario - Unali - Ledda - Perra - Gaia - Zanchetta - Collu - Zedda Paolo Flavio su "Interventi urgenti a difesa della Prefettura di Oristano, ufficio territoriale del Governo e contro l'ipotesi di soppressione avanzata dal Ministero dell'interno", con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- le prefetture, uffici territoriali del Governo, svolgono nei territori provinciali la funzione di motore della vita economica e sociale e rappresentano lo Stato per l'esercizio delle funzioni a livello periferico;

- in capo alla prefettura, un ruolo importante lo esercita la conferenza permanente, un organismo istituito con legge per coadiuvare il prefetto nel coordinamento delle attività degli uffici periferici dello Stato e nella leale collaborazione con le autonomie locali;

- ai prefetti sono attribuite numerose funzioni quali, per esempio, quelle di curare i rapporti con il sistema degli enti locali, vigilare sulle funzioni svolte dalle stesse amministrazioni locali in relazione ai servizi di competenza statale quali anagrafe, stato civile, servizi elettorali, svolgere attività relative alle vertenze in materia di lavoro ed esercitare un ruolo per garantire i servizi pubblici essenziali, concessione dello status di cittadino italiano, riconoscimento di persone giuridiche, svolgere il compito di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, di applicazione del sistema sanzionatorio amministrativo, affari legali, contenzioso e rappresentanza in giudizio, diritti civili, cittadinanza, condizione giuridica dello straniero, immigrazione e diritto di asilo, difesa civile e coordinamento del soccorso pubblico;

- il prefetto è anche autorità provinciale di pubblica sicurezza e, nell'ambito della protezione civile, sovrintende al coordinamento degli interventi di immediato soccorso in situazioni di emergenza;

- in Sardegna le prefetture, uffici territoriali del Governo, operano nelle quattro province storiche di Cagliari, Sassari, Oristano e Nuoro e quella di Oristano nacque nell'agosto del 1974, con la nomina del primo prefetto dopo l'istituzione della Provincia di Oristano, avvenuta con legge n. 306 del 16 luglio 1974 e, da allora, sino al 4 gennaio 2015, si sono succeduti altri 14 prefetti;

- dal 4 di gennaio 2015, il Ministero dell'interno ha disposto il trasferimento del Prefetto di Oristano, in carica dal 30 dicembre 2013, alla sede vacante di Crotone, senza che sia stato, fino a oggi, nominato il suo sostituto;

CONSIDERATO che:

- nei giorni scorsi, si è appresa la notizia che il Ministero dell'interno ha predisposto uno schema di decreto che riorganizza la struttura periferica dello Stato, con la chiusura di 23 prefetture tra le quali vi è la Prefettura di Oristano;

- questo provvedimento non fa altro che penalizzare zone già deboli economicamente e con forte disagio sociale, come avvenuto in Sardegna e nell'oristanese, che ha visto negli anni interventi penalizzanti degli ultimi quattro governi tesi a ridurre drasticamente la presenza dello Stato in territori già minati dalla piaga dello spopolamento, solo in nome del risparmio di spesa e che arriva oggi, in un momento di massima emergenza, in materia di gestione dell'immigrazione e della sicurezza, un problema che interessa anche la Provincia di Oristano, in tema di accoglienza di migranti e di profughi e il comportamento del Governo è assolutamente inaccettabile, perché significa ulteriormente impoverire un territorio già ampiamente minato dalla crisi economica e sociale che si aspetta, di contro, un rafforzamento della presenza dello Stato e non il suo arretramento e il suo abbandono, com'è avvenuto con scuole, caserme dei carabinieri, uffici postali, uffici statali ecc.;

- queste scelte discutibili, al pari di quelle fatte per gli altri uffici dello Stato, rischia di far precipitare nel caos centinaia di lavoratori e le loro famiglie che, sino a oggi, hanno maturato professionalità e un servizio serio alle dipendenze dello Stato, che rischiano, oggi, di essere trasferiti altrove, con notevoli preoccupazioni da parte dei cittadini che vedono in un colpo solo cancellare i servizi;

EVIDENZIATO che l'abbandono dello Stato, con la chiusura della Prefettura di Oristano, determina la massima preoccupazione degli organi di governo locale, delle forze sindacali, delle associazioni di categoria, delle forze imprenditoriali ed economiche e dei cittadini che ogni giorno assistono allo smantellamento dello Stato in questa provincia che ha conquistato la sua autonomia nel 1974 e che rischia di abbattere anche le deboli speranze di risalita da una crisi che non ha precedenti nella storia di questi territori e che, invece, si aspettava dalla Stato una fortissima risposta in tema di rilancio economico;

PRESO ATTO che, invece, il Governo e il Ministro dell'interno tengono conto solamente del contenimento della spesa e non delle preoccupazioni di carattere economico e sociale, dell'ordine pubblico e della sicurezza che deve essere garantita con la massima presenza dello Stato attraverso la massima carica costituita dal prefetto e preso atto che con la soppressione della prefettura verrebbero ridimensionati gli altri uffici dello stato come le questura, la polizia stradale, i comandi provinciali dei Carabinieri, Guardia di finanza, Vigili del fuoco, Guardia costiera, Polizia penitenziaria, uffici ministeriali, interessando centinaia di lavoratori che potrebbero essere trasferiti in altra provincia andando a incidere anche nel tessuto economico dell'oristanese in forte ritardo di sviluppo;

RILEVATO che il tentativo è quello di accorpare la Prefettura di Oristano a quella di Nuoro che non trova riscontri dal punto di vista logico in quanto questa scelta comporterebbe gravi disagi ai residenti del territorio oristanese, costringendo questi ultimi a dover percorrere 270 km per poter raggiungere la Prefettura di Nuoro;

RITENUTO che, in Sardegna, il Governo deve mantenere intatto il suo assetto corrispondente alle quattro prefetture di Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano, coincidente con le quattro province storiche e che lo Stato deve intervenire per il superamento delle condizioni di forte crisi economica e sociale che interessa notevolmente tutto il territorio regionale e principalmente il territorio di Oristano;

RIBADITO che è auspicabile un rafforzamento dei presidi statali e non il loro assottigliamento con decisioni politiche mai discusse né condivise con le forze politiche, sindacali e sociali,

impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale

1) a rivolgere formale richiesta al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro dell'interno per chiedere di ridiscutere immediatamente lo schema dei tagli che riguardano la Prefettura di Oristano;

2) attivarsi immediatamente per l'apertura di un tavolo negoziale Stato-Regione per garantire la presenza dello Stato in tutta la Sardegna e, soprattutto, nelle aree più deboli come l'oristanese, chiedendo con forza di ripristinare la Prefettura di Oristano e provvedendo alla nomina del Prefetto, anche e soprattutto, in un momento in cui i flussi migratori stanno interessando la Sardegna e la provincia di Oristano. (176)

Mozione Cherchi Oscar - Dedoni - Tatti sulla chiusura della Prefettura di Oristano e l'accorpamento della stessa con quella di Nuoro.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che con la legge 16 luglio 1974, n. 306, in seguito ad una lunga fase di rivendicazioni popolari, veniva istituita la Provincia di Oristano che è attualmente composta da circa 168.000 abitanti divisi tra gli 88 comuni (di cui ben 65 sotto i 2.000 abitanti) che la compongono; dal punto di vista economico il territorio si caratterizza per la presenza di un'importante filiera agro-alimentare e per l'elevata vocazione terziaria; in particolare è presente un elevato peso della pubblica amministrazione che, nei periodi di recessione come quello attuale, costituisce un fattore di stabilizzazione dell'economia locale; nello specifico, grazie alla massiccia presenza di un apparato amministrativo importante, l'80,8 per cento della ricchezza è prodotta dal settore terziario;

APPRESO che:

- il 7 agosto 2015 il Senato della Repubblica approvava in via definitiva la legge n. 124 (Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche) con la quale all'articolo 8, comma 1, lettera e), è stato dato mandato al Governo di provvedere, entro 12 mesi, alla "razionalizzazione della rete organizzativa e revisione delle competenze e delle funzioni attraverso la riduzione del numero" delle prefetture;

- l'articolo 10 della legge n. 124 del 2015 attribuisce delega al Governo per la riforma dell'organizzazione, delle funzioni e del finanziamento delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura stabilendo che la "ridefinizione delle circoscrizioni territoriali, con riduzione del numero dalle attuali 105 a non più di 60 mediante accorpamento di due o più camere di commercio";

RILEVATO che la bozza di decreto attuativo dell'articolo 8 della legge n. 124 del 2015, presentato dal Ministro per la semplificazione e pubblica amministrazione, dispone la chiusura della Prefettura di Oristano con conseguente accorpamento della stessa con quella di Nuoro;

CONSIDERATO che l'attuazione dell'articolo 10 della legge n. 124 del 2015 porterà ad un analogo provvedimento per quanto riguarda la Camera di Commercio di Oristano, con una conseguente chiusura della stessa;

RICORDATA:

- la peculiarità della realtà sarda penalizzata dall'insularità, dalla vastità del proprio territorio e dalla forte polverizzazione dei centri abitati;

- la funzione economica di primaria importanza svolta dalla pubblica amministrazione nel contesto provinciale oristanese;

- la necessità che lo Stato mantenga i suoi presidi sul territorio in un momento caratterizzato dal perdurare di una grave crisi economica e dall'eccezionale ondata migratoria che possono portare ad un inasprimento della tensione sociale,

invita il Presidente della Regione e la Giunta regionale

ad aprire un confronto col Governo per far valere la specialità dello statuto della Regione per impedire la chiusura della Prefettura e della Camera di Commercio di Oristano. (177)

Mozione Cocco Pietro - Pittalis - Desini - Rubiu - Anedda - Usula - Zanchetta - Dedoni - Orrù - Cocco Daniele Secondo sulla richiesta di referendum abrogativo, ai sensi dell'articolo 75 della Costituzione e dell'articolo 29 della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa popolare), degli articoli 38, commi 1, 1-bis e 5, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 (Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive), convertito con modificazioni dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, nonché dell'articolo 57, comma 3-bis, del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo), convertito con modificazioni dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, e dell'articolo 1, comma 8-bis, della legge 23 agosto 2004, n. 239 (Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia), introdotto dal decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134.

IL CONSIGLIO REGIONALE

VISTO l'articolo 38, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 (Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive), convertito con modificazioni dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, il quale dichiara che la prospezione, la ricerca e la coltivazione di idrocarburi, nonché lo stoccaggio di gas naturale sono attività di interesse strategico, urgenti e indifferibili da realizzare e, a questi fini, stabilisce l'apposizione del vincolo preordinato all'esproprio dei beni in essa compresi;

VISTO l'articolo 38, comma 1 bis, del medesimo decreto-legge, introdotto dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, come modificato dall'articolo 1, comma 554, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2015)", il quale prevede che il Ministro dello sviluppo economico, sentito il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, predisponga con proprio decreto un piano delle aree in cui siano consentite le attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi, nonché di stoccaggio sotterraneo di gas naturale, e che lo adotti previa intesa con la Conferenza unificata, limitando, tuttavia, l'accordo con gli enti territoriali alle sole attività da esercitare su terraferma e stabilendo comunque che in caso di mancato raggiungimento dell'intesa si provveda con le modalità di cui all'articolo 1, comma 8-bis, della legge 23 agosto 2004, n. 239;

VISTO l'articolo 38, comma 1-bis, del medesimo decreto-legge, introdotto dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, come modificato dall'articolo 1, comma 554, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2015), il quale consente che nelle more di approvazione del piano siano comunque rilasciati titoli abilitativi all'esercizio delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, nonché di stoccaggio di gas sotterraneo;

VISTO l'articolo 38, comma 5, del medesimo decreto-legge, come modificato dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, il quale consente che, a seguito del rilascio di un "titolo concessorio unico", la "fase della ricerca'' abbia la durata di sei anni e sia prorogabile due volte e per un periodo di tre anni nel caso sia necessario completare le opere di ricerca e che la ''fase di coltivazione" abbia la durata di trenta anni e sia prorogabile per una o più volte per un periodo di dieci anni ove il giacimento sia ancora coltivabile;

VISTO l'articolo 57, comma 3-bis, del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (Disposizioni in materia di semplificazione e di sviluppo), convertito con modificazioni dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, come modificato dall'articolo 1, comma 552, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2015), che, al fine di semplificare la realizzazione di opere strumentali alle infrastrutture e insediamenti strategici dispone che, nel caso di mancato raggiungimento delle intese, si provveda con le modalità di cui all'articolo 1, comma 8-bis, della legge 23 agosto 2004, n. 239;

VISTO l'articolo 1, comma 8-bis, della legge 23 agosto 2004, n. 239 (Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia), introdotto dal decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, il quale stabilisce che, nel caso di mancata espressione da parte delle amministrazioni regionali degli atti di assenso o di intesa concernenti le determinazioni inerenti la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, il Ministero dello sviluppo economico possa attivare la procedura ivi prevista al fine di consentire alla Presidenza del Consiglio di provvedere in merito;

VISTO l'articolo 75 della Costituzione ove si prevede che cinque consigli regionali possano richiedere l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge;

VISTO l'articolo 29 della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo), ove si stabilisce che, nel caso di richiesta di referendum di cui all'articolo 75 della Costituzione da parte di non meno di cinque consigli regionali, la richiesta stessa deve contenere, oltre al quesito e all'indicazione delle disposizioni di legge delle quali si propone l'abrogazione, l'indicazione dei consigli regionali che abbiano deliberato di presentarla, della data della rispettiva deliberazione, che non deve essere anteriore di oltre quattro mesi alla presentazione e dei delegati di ciascun consiglio, uno effettivo e uno supplente;

VISTO l'articolo 30 della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo), ove si prescrive che la deliberazione della richiesta di referendum deve essere approvata dal Consiglio regionale con il voto della maggioranza dei consiglieri assegnati e deve contenere l'indicazione della legge o della norma della quale si proponga l'abrogazione, in conformità alle disposizioni dell'articolo 27 della medesima legge;

VISTA la "Breve illustrazione della proposta referendaria" allegata;

VISTA la determinazione assunta in proposito e all'unanimità dalla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome in data 11 settembre 2015;

per quanto esposto in narrativa, e con il voto della maggioranza dei consiglieri assegnati alla Regione,


delibera

1) di presentare richiesta di referendum abrogativo degli articoli 38, commi 1, 1-bis e 5, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 (Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive) convertito con modificazioni dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, nonché dell'articolo 57, comma 3-bis, del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo), convertito con modificazioni dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, e dell'articolo 1, comma 8-bis, della legge 23 agosto 2004, n. 239 (Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia), introdotto dal decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, secondo i seguenti quesiti:

«Volete voi che sia abrogato l'art. 38, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, "Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive", convertito con modificazioni dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, limitatamente alle seguenti parole: "Al fine di valorizzare le risorse energetiche nazionali e garantire la sicurezza degli approvvigionamenti del Paese"; "rivestono carattere di interesse strategico e"; ", urgenti e indifferibili"; ", indifferibilità ed urgenza dell'opera e l'apposizione del vincolo preordinato all'esproprio dei beni in essa compresi, conformemente al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, recante il testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità"?»

«Volete voi che sia abrogato l'art. 38, comma 1-bis, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, "Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive", introdotto dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, come modificato dall'art. 1, comma 554, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015)", limitatamente alle parole: ", per le attività sulla terraferma,"; "In caso di mancato raggiungimento dell'intesa, si provvede con le modalità di cui all'articolo 1, comma 8-bis, della legge 23 agosto, n. 239. Nelle more dell'adozione del piano i titoli abilitativi di cui al comma 1 sono rilasciati sulla base delle norme vigenti prima della data di entrata in vigore della presente disposizione."?»

«Volete voi che sia abrogato l'art. 38, comma 5, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, "Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive", convertito con modificazioni dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, limitatamente alle seguenti parole: "prorogabile due volte per un periodo di tre anni nel caso sia necessario completare le opere di ricerca," ", prorogabile per una o più volte per un periodo di dieci anni ove siano stati adempiuti gli obblighi derivanti dal decreto di concessione e il giacimento risulti ancora coltivabile,"?»

«Volete voi che sia abrogato l'art. 57, comma 3-bis. del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, "Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo", convertito con modificazioni dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, come modificato dall'art. 1, comma 552, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, '"Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015)", limitatamente alle seguenti parole: "con le modalità di cui all'art. 1, comma 8- bis, della legge 23 agosto 2004, n. 239, nonché"?»;

«Volete voi che sia abrogato l'art. 1, comma 8-bis, della legge 23 agosto 2004, n. 239, "Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia", introdotto dal decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 "Misure urgenti per la crescita del Paese", convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, limitatamente alle seguenti parole: "7 e"?»

2) di disporre la pubblicazione della presente deliberazione nel Bollettino ufficiale della Regione autonoma della Sardegna (BURAS). (178)

ALLEGATO alla mozione n. 178 del 23 settembre 2015

Breve illustrazione della proposta referendaria

La proposta referendaria si articola in cinque quesiti aventi ad oggetto alcune disposizioni del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 (Sblocca Italia), del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (sulle semplificazioni) e della legge 23 agosto 2004, n. 239 (riordino del settore energetico).

Il primo quesito è relativo all'art. 38, comma 1, del decreto Sblocca Italia e concerne anzitutto la dichiarazione di strategicità, indifferibilità ed urgenza delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi liquidi e gassosi. Che tali attività siano anche di pubblica utilità non è, invece, una novità: da questo punto di vista tutte le leggi che in materia sono ancora in vigore rendono una dichiarazione analoga. In secondo luogo, esso riguarda anche l'apposizione del vincolo: eliminando questa previsione non si elimina di per sé la possibilità che i terreni siano espropriati a seguito di dichiarazione di pubblica utilità, in quanto, per questa sua parte, lo Sblocca Italia non ha implicitamente abrogato la disciplina previgente, ma ha esteso il vincolo preordinato all'esproprio alla "fase di ricerca", contemplata dal nuovo "titolo concessorio unico": il che costituisce un problema, in quanto il vincolo concernerebbe non solo - com'è stato finora - le attività di estrazione, ma persino quelle di ricerca, rispetto alle quali era prevista l'occupazione d'urgenza dei fondi. Eliminando questa disposizione, resterebbe comunque intatta la previsione della dichiarazione di pubblica utilità: quindi l'espropriazione seguirebbe l'iter amministrativo consueto senza però che i diritti del proprietario siano compressi prima ancora del rinvenimento del giacimento. La disposizione, tra l'altro, solleva dubbi di legittimità costituzionale, che, tuttavia, le Regioni che hanno impugnato l'art. 38 dinanzi alla Corte non hanno potuto far valere, in ragione del fatto che il ricorso in via principale presuppone che si produca una invasione della competenza regionale da parte della legge dello Stato.

Il secondo quesito investe l'art. 38, comma 1-bis, dello Sblocca Italia, in relazione al c.d. piano delle aree, previsto al fine di pervenire - per la prima volta - ad una razionalizzazione delle attività di ricerca ed estrazione degli idrocarburi. Si tratta di una previsione che è stata inserita in sede di conversione in legge dello Sblocca Italia e sulla quale è successivamente intervenuta la legge di stabilità 2015. Scopo dell'abrogazione referendaria è, per un verso, quello di lasciar esprimere la Conferenza unificata sul piano nella sua interezza (terraferma e mare) e, per altro verso, di evitare che, in caso di mancato raggiungimento dell'intesa, si ricorra all'esercizio del potere sostitutivo seguendo la procedura semplificata prevista dall'articolo l, comma 8-bis, della legge 23 agosto, n. 239 (anch'essa, comunque, oggetto di apposito quesito referendario). Il quesito, infine, riguarda anche la disciplina transitoria introdotta dalla legge di stabilità 2015, in base alla quale - nelle more dell'approvazione del piano - il rilascio dei titoli abilitativi sarebbe consentito sulla base delle norme ormai abrogate dallo Sblocca Italia. Eliminando questa disposizione si avrebbe, per un verso, che le attività di ricerca e di coltivazione degli idrocarburi già autorizzate continuino ad essere esercitate e, per altro verso, però, che fino all'adozione del piano (chiamato a razionalizzare l'esercizio di quelle attività) non possano essere rilasciati nuovi titoli.

Il terzo quesito ha ad oggetto la durata delle attività previste sulla base del nuovo "titolo concessorio unico", ma non anche la previsione del nuovo titolo in sé, destinato a sostituire i permessi di ricerca e le concessioni di coltivazione. L'art. 38 dello Sblocca Italia, infatti, ha tacitamente abrogato la previsione legislativa dei permessi e delle concessioni e, secondo il consolidato orientamento della Corte costituzionale, una eventuale abrogazione referendaria delle disposizioni concernenti il titolo concessorio unico non farebbe "rivivere" quelle sui permessi e sulle concessioni ormai abrogate. Ciò non toglie che si possa intervenire sulla durata dei titoli concessori unici.

Il quarto quesito è relativo all'art. 57 del decreto-legge n. 5 del 2012 sulle semplificazioni, che reca disposizioni per le infrastrutture strategiche. La legge di stabilità 2015 ha modificato alcune previsioni di detto decreto, stabilendo che tanto per le infrastrutture e gli insediamenti strategici, quanto per le opere necessarie al trasporto, allo stoccaggio, al trasferimento degli idrocarburi in raffineria e, più in generale, per le opere strumentali allo sfruttamento degli idrocarburi - quand'anche localizzate al di fuori del perimetro delle aree date in concessione di coltivazione - le autorizzazioni relative siano rilasciate d'intesa con le Regioni interessate. Tuttavia, nel caso di mancato raggiungimento dell'intesa si provvede con le modalità stabilite dalla legge n. 239 del 2004 e dalla legge n. 241 del 1990. La proposta referendaria mira unicamente ad abrogare la possibilità che, per le ipotesi citate, si possa esercitare il potere sostitutivo secondo la procedura semplificata disciplinata dalla legge n. 239 del 2004.

Il quinto quesito completa logicamente il secondo e il quarto, dal punto di vista della partecipazione degli Enti territoriali. Mentre, infatti, il secondo e il quarto quesito si propongono, rispettivamente, di porre rimedio al depotenziamento del ruolo delle Regioni e degli Enti locali in sede di approvazione del piano delle aree per le attività di ricerca e di estrazione degli idrocarburi e di far fronte alla scarsa incidenza che le Regioni avrebbero in relazione alle opere strumentali a dette attività, il quinto quesito mira a far sì che l'intesa sul rilascio dei titoli minerari torni ad essere - come auspicato dalla stessa Corte costituzionale - un "atto a struttura necessariamente bilaterale'', e cioè "superabile" dallo Stato solo a seguito di effettiva "trattativa" con le Regioni interessate. Ciò concernerebbe unicamente le determinazioni inerenti la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi. In questo caso, abrogando l'art. 1, comma 8-bis, limitatamente alle parole: "7 e", troverebbe comunque applicazione ai procedimenti sulla ricerca e l'estrazione degli idrocarburi la disciplina prevista dalla legge n. 241 del 1990. Tanto più che trattasi solo di un comma "aggiunto" nel 2012 alla disciplina originaria del 2004. D'altra parte, è la stessa legge n. 239 del 2004 che, nel disciplinare i procedimenti, rinvia alla legge generale sul procedimento; e di "procedimento unico" e "conferenza di servizi" discorre comunque oggi anche il decreto Sblocca Italia (art. 38, comma 6).

Mozione Cocco Pietro - Pittalis - Desini - Rubiu - Anedda - Usula - Zanchetta - Dedoni - Orrù - Cocco Daniele Secondo sulla richiesta di referendum abrogativo, ai sensi dell'articolo 75 della Costituzione e dell'articolo 29 della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa popolare), dell'articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), come sostituito dall'articolo 35, comma 1, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134.

IL CONSIGLIO REGIONALE

VISTO l'articolo 35, comma 1, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, secondo il quale:
"1. L'articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è sostituito dal seguente:
«17. Ai fini di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, all'interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni dell'Unione europea e internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l'intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette, fatti salvi i procedimenti concessori di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge n. 9 del 1991 in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29 giugno 2010 n. 128 ed i procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi, nonché l'efficacia dei titoli abilitativi già rilasciati alla medesima data, anche ai fini della esecuzione delle attività di ricerca, sviluppo e coltivazione da autorizzare nell'ambito dei titoli stessi, delle eventuali relative proroghe e dei procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi.
Le predette attività sono autorizzate previa sottoposizione alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli 21 e seguenti del presente decreto, sentito il parere degli enti locali posti in un raggio di dodici miglia dalle aree marine e costiere interessate dalle attività di cui al primo periodo, fatte salve le attività di cui all'articolo 1, comma 82-sexies, della legge 23 agosto 2004, n. 239, autorizzate, nel rispetto dei vincoli ambientali da esso stabiliti, dagli uffici territoriali di vigilanza dell'Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse, che trasmettono copia delle relative autorizzazioni al Ministero dello sviluppo economico e al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Dall'entrata in vigore delle disposizioni di cui al presente comma è abrogato il comma 81 dell'articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, i titolari delle concessioni di coltivazione in mare sono tenuti a corrispondere annualmente l'aliquota di prodotto di cui all'articolo 19, comma 1 del decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625, elevata dal 7% al 10% per il gas e dal 4% al 7% per l'olio. Il titolare unico o contitolare di ciascuna concessione è tenuto a versare le somme corrispondenti al valore dell'incremento dell'aliquota ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato, per essere interamente riassegnate, in parti uguali, ad appositi capitoli istituiti nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministero dello sviluppo economico, per assicurare il pieno svolgimento rispettivamente delle azioni di monitoraggio e contrasto dell'inquinamento marino e delle attività di vigilanza e controllo della sicurezza anche ambientale degli impianti di ricerca e coltivazione in mare»";

CONSIDERATO che l'articolo 35, comma 1, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, ha introdotto il divieto di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi entro il limite delle 12 miglia marine dalle linee di costa e dal perimetro esterno alle aree marine e costiere protette, facendo, al contempo "salvi i procedimenti concessori di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge n. 9 del 1991 in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29 giugno 2010 n. 128 ed i procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi", con ciò consentendo il riavvio dei procedimenti per l'innanzi interrotti dal decreto legislativo 29 giugno 2010, n. 128 (Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale, a norma dell'articolo 12 della legge 18 giugno 2009, n. 69);

CONSIDERATO che la maggior parte dei procedimenti riavviati per effetto dell'articolo 35, comma 1, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 e ricadenti entro le 12 miglia marine, risulta tuttora in corso e che tali procedimenti si concluderanno a breve con il rilascio dei corrispondenti titoli minerari (permessi di ricerca, concessione di coltivazione oppure titolo concessorio unico - che ricomprende ad un tempo la "fase di ricerca" e la "fase di coltivazione" - qualora le società petrolifere interessate abbiano richiesto la conversione dei procedimenti in itinere nei nuovi procedimenti disciplinati dal decreto Sblocca Italia);

CONSIDERATO che le ricadute delle attività previste dai corrispondenti progetti di ricerca ed estrazione degli idrocarburi liquidi e gassosi saranno tali da produrre notevoli impatti ambientali, sociali ed economici;

VISTO l'articolo 75 della Costituzione ove si prevede che cinque consigli regionali possano richiedere l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge;

VISTO l'articolo 29 della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo), ove si stabilisce che, nel caso di richiesta di referendum di cui all'articolo 75 della Costituzione da parte di non meno di cinque consigli regionali, la richiesta stessa deve contenere, oltre al quesito e all'indicazione delle disposizioni di legge delle quali si propone l'abrogazione, l'indicazione dei consigli regionali che abbiano deliberato di presentarla, della data della rispettiva deliberazione, che non deve essere anteriore di oltre quattro mesi alla presentazione e dei delegati di ciascun consiglio, uno effettivo e uno supplente;

VISTO l'articolo 30 della legge 25 maggio 1970, n. 352 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo), ove si prescrive che la deliberazione della richiesta di referendum deve essere approvata dal Consiglio regionale con il voto della maggioranza dei consiglieri assegnati e deve contenere l'indicazione della legge o della norma della quale si proponga l'abrogazione, in conformità alle disposizioni dell'articolo 27 della medesima legge;

VISTA la "Breve illustrazione della proposta referendaria" allegata;

per quanto esposto in narrativa, e con il voto della maggioranza dei consiglieri assegnati alla Regione,

delibera

1) di presentare richiesta di referendum abrogativo dell'articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), come sostituito dall'articolo 35, comma 1, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (Misure urgenti per la crescita del Paese), convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, secondo il seguente quesito:
«Volete voi che sia abrogato l'articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, "Norme in materia ambientale", come sostituito dall'articolo 35, comma 1, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, "Misure urgenti per la crescita del Paese", convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, limitatamente alle seguenti parole: "procedimenti concessori di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge n. 9 del 1991 in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29 giugno 2010 n. 128 ed i procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi, nonché l'efficacia dei"; "alla medesima data, anche ai fini della esecuzione delle attività di ricerca, sviluppo e coltivazione da autorizzare nell'ambito dei titoli stessi, delle eventuali relative proroghe e dei procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi. Le predette attività sono autorizzate previa sottoposizione alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli 21 e seguenti del presente decreto, sentito il parere degli enti locali posti in un raggio di dodici miglia dalle aree marine e costiere interessate dalle attività di cui al primo periodo, fatte salve le attività di cui all'articolo 1, comma 82-sexies, della legge 23 agosto 2004, n. 239, autorizzate, nel rispetto dei vincoli ambientali da esso stabiliti, dagli uffici territoriali di vigilanza dell'Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse, che trasmettono copia delle relative autorizzazioni al Ministero dello sviluppo economico e al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare"?»;

2) di disporre la pubblicazione della presente deliberazione nel Bollettino ufficiale della Regione autonoma della Sardegna (BURAS). (179)

ALLEGATO alla mozione n. 179 del 23 settembre 2015

Breve illustrazione della proposta referendaria

Una abrogazione totale dell'art. 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006. n. 152, "Norme in materia ambientale'", come sostituito dall'art. 35, comma 1, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, "Misure urgenti per la crescita del Paese", convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, non sarebbe possibile e comunque neppure auspicabile, giacché, quand'anche possibile, abrogandolo interamente si andrebbe ad abrogare anche il divieto di ricerca e di estrazione del gas e del petrolio entro le dodici miglia marine.

Il quesito proposto mira ad eliminare la previsione della non applicabilità del divieto ai procedimenti amministrativi in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29 giugno 2010 n. 128, destinati a concludersi con il rilascio del titolo minerario. D'altra parte, l'art. 35 del decreto legge 22 giugno 2012, n. 83 è intervenuto proprio al fine di rimuovere tale divieto, introdotto con il d.lgs. 29 giugno 2010, n. 128, a seguito del disastro petrolifero del Golfo del Messico.

Al fine di rispettare la "matrice razionalmente unitaria" del quesito, oggetto della proposta referendaria è anche la disciplina della valutazione di impatto ambientale che risulta collegata alla disposizione sui procedimenti in corso: se dall'abrogazione referendaria discende il divieto dei procedimenti in corso, anche la disciplina della valutazione di impatto ambientale va, infatti, eliminata, poiché, diversamente, la disposizione resterebbe priva di efficacia.

L'abrogazione non riguarda, invece, e non potrebbe riguardarli, i titoli abilitativi già rilasciati, in quanto, in questo caso e diversamente dall'abrogazione della previsione legislativa sui procedimenti in corso, la Corte dichiarerebbe certamente l'inammissibilità del quesito, stante il limite della tutela del legittimo affidamento che la discrezionalità del legislatore (e quindi anche della proposta referendaria) incontra.

Anche le disposizioni dell'ultima parte dell'art. 35 non potrebbero essere sottoposte ad abrogazione, in ragione del limite della non reviviscenza della norma abrogata e del limite delle «leggi tributarie», secondo l'interpretazione che ne dà la Corte costituzionale.

*****

Decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, come convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134

Art. 35 - Disposizioni in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi

1. L'articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è sostituito dal seguente: "17. Ai fini di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, all'interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni dell'Unione europea e internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l'intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette, fatti salvi i procedimenti concessori di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge n. 9 del 1991 in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29 giugno 2010 n. 128 ed i procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi, nonché l'efficacia dei titoli abilitativi già rilasciati alla medesima data, anche ai fini della esecuzione delle attività di ricerca, sviluppo e coltivazione da autorizzare nell'ambito dei titoli stessi, delle eventuali relative proroghe e dei procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi. Le predette attività sono autorizzate previa sottoposizione alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli 21 e seguenti del presente decreto, sentito il parere degli enti locali posti in un raggio di dodici miglia dalle aree marine e costiere interessate dalle attività dì cui al primo periodo, fatte salve le attività di cui all'articolo 1, comma 82-sexies, della legge 23 agosto 2004, n. 239, autorizzate, nel rispetto dei vincoli ambientali da esso stabiliti, dagli uffici territoriali di vigilanza dell'Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse, che trasmettono copia delle relative autorizzazioni al Ministero dello sviluppo economico e al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Dall'entrata in vigore delle disposizioni di cui al presente comma è abrogato il comma 81 dell'articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, i titolari delle concessioni di coltivazione in mare sono tenuti a corrispondere annualmente l'aliquota di prodotto di cui all'articolo 19, comma 1 del decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625, elevata dal 7% al 10% per il gas e dal 4% al 7% per l'olio. Il titolare unico o contitolare di ciascuna concessione è tenuto a versare le somme corrispondenti al valore dell'incremento dell'aliquota ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato, per essere interamente riassegnate, in parti uguali, ad appositi capitoli istituiti nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministero dello sviluppo economico, per assicurare il pieno svolgimento rispettivamente delle azioni di monitoraggio e contrasto dell'inquinamento marino e delle attività di vigilanza e controllo della sicurezza anche ambientale degli impianti di ricerca e coltivazione in mare".