Seduta n.108 del 16/06/2015 

CVIII Seduta

(POMERIDIANA)

Martedì 16 giugno 2015

Presidenza del Presidente Gianfranco GANAU

indi

del Vicepresidente Eugenio LAI

indi

del Presidente Gianfranco GANAU

La seduta è aperta alle ore 16 e 28.

FORMA DANIELA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 6 maggio 2015 (104), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Augusto Cherchi, Giorgio Oppi e Gavino Sale hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 16 giugno 2015.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Annunzio di proposte di legge

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria:

Moriconi - Cozzolino - Deriu:

"Interventi a favore delle persone affette da celiachia". (225)

(Pervenuta il 12 giugno 2015 e assegnata alla sesta Commissione.)

Moriconi - Cozzolino - Sabatini - Comandini:

"Installazione di sistemi di sorveglianza video a tutela dei minori, degli anziani, dei disabili e minori in situazioni di disagio negli stabili adibiti ad asili nido, scuole d'infanzia e strutture socio-assistenziali". (226)

(Pervenuta il 12 giugno 2015 e assegnata alla sesta Commissione.)

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio della interpellanza pervenuta alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria:

"Interpellanza Desini - Busia sulle ragioni del mancato finanziamento regionale di contratti di formazione medico specialistica per l'anno accademico 2014/2015, in aggiunta a quelli finanziati con risorse statali e sulle azioni attivate in merito". (130)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria:

"Mozione Zedda Paolo Flavio - Usula - Cherchi Augusto - Manca Pier Mario - Anedda - Sale - Unali - Busia - Desini - Solinas Christian - Piscedda - Deriu - Moriconi - Cocco Daniele Secondo - Pizzuto - Agus - Lai - Collu - Tendas - Arbau - Ledda sull'opportunità di ampliare gli spazi di sovranità della Regione inerenti la rete viaria situata nel proprio territorio, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (149)

"Mozione Pittalis - Zedda Alessandra - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis sull'attuazione della legge n. 162 del 1998 in Sardegna". (150)

"Mozione Pizzuto - Cocco Daniele Secondo - Agus - Lai sulla grave situazione di stallo in riferimento ai 155 alloggi dismessi dalla Marina militare nel comune di La Maddalena". (151)

"Mozione Moriconi - Cozzolino - Deriu sulla paventata chiusura del centro di controllo di Cagliari della società TERNA Spa". (152)

"Mozione Locci - Pittalis - Rubiu - Dedoni - Carta - Fenu - Cappellacci - Peru - Cherchi Oscar - Tocco - Randazzo - Fasolino - Tedde - Tunis - Truzzu - Zedda Alessandra sull'applicazione della legge regionale 15 maggio 2015, n. 12 (autorizzazione di spesa per anticipazione ammortizzatori sociali in deroga), con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (153)

"Mozione Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra sulla gravissima situazione generata dal mancato pagamento, da parte dell'ASL di Nuoro, dei canoni dei servizi erogati dalle società facenti capo al project financing di Nuoro presso la stessa ASL". (154)

"Mozione Busia - Desini - Cherchi Augusto - Lai - Agus - Pizzuto - Usula - Zedda Paolo Flavio - Sale - Arbau - Azara - Ledda - Perra - Anedda - Unali sull'adozione di azioni urgenti per risolvere le criticità e garantire la congruità dei costi riguardanti il contratto di concessione - e i suoi atti aggiuntivi - realizzato attraverso il progetto di finanza in corso di esecuzione presso l'Azienda sanitaria locale n. 3 di Nuoro, tutelare i diritti dei lavoratori impiegati, salvaguardare l'interesse pubblico collegato al completamento di opere di valenza strategica, attraverso l'adozione di atti ed iniziative che tengano conto del necessario contemperamento dei diversi interessi meritevoli di tutela, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (155)

Discussione della mozione Busia - Desini - Arbau - Azara - Ledda - Perra - Cherchi Augusto - Usula - Zedda Paolo Flavio - Cocco Daniele Secondo - Agus - Sale - Cozzolino - Deriu - Moriconi - Pinna Rossella - Tendas sulla richiesta di adempimento degli obblighi del Governo nazionale, sulla necessità di rispettare gli interessi pubblici di cui è portatrice la Regione autonoma della Sardegna e sulla richiesta di immediata assunzione di misure in merito alle questioni irrisolte riguardanti il territorio sardo, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento. (112)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 112.

(Si riporta di seguito il testo della mozione:

Mozione Busia - Desini - Arbau - Azara - Ledda - Perra - Cherchi Augusto - Usula - Zedda Paolo Flavio - Cocco Daniele Secondo - Agus - Sale - Cozzolino - Deriu - Moriconi - Pinna Rossella - Tendas sulla richiesta di adempimento degli obblighi del Governo, sulla necessità di rispettare gli interessi pubblici di cui è portatrice la Regione autonoma della Sardegna e sulla richiesta di immediata assunzione di misure in merito alle questioni irrisolte riguardanti il territorio sardo, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- dai dati emersi dalla rilevazione SVIMEZ 2014 (Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno), continua a registrarsi, nella Regione, una tendenza fortemente negativa che si riassume con i seguenti dati: diminuzione del PIL rispetto all'anno 2013 pari al 4,4 per cento, tasso di natalità inferiore di due punti percentuale rispetto al tasso di mortalità, ripresa delle emigrazioni con un saldo migratorio (-1,2 per cento), occupazione diminuita del 7,3 per cento nel biennio 2012- 2013, tasso di disoccupazione ufficiale pari al 17,5 per cento con tasso di disoccupazione giovanile (giovani con meno di 24 anni) pari al 54 per cento, un aumento della percentuale di laureati emigrati (21,6 per cento), percentuale di famiglie povere pari al 24,8 per cento, saldo fortemente negativo nell'immediato, ma con una pesante tendenziale conferma per quel che concerne il numero di cessazioni di imprese, procedure fallimentari e aziende avviate alla liquidazione;

- i dati suindicati, comuni peraltro alle regioni del centro sud dell'Italia, si inseriscono in una realtà già gravemente pregiudicata dalla mancata risoluzione di vertenze aperte da troppo tempo con lo Stato italiano e non ancora risolte;

- la situazione in cui versa la Regione è anche il frutto della mancanza, in passato, di una strategia e di un'idea di Sardegna;

- le responsabilità della classe dirigente sarda non possono però nascondere le colpe dello Stato italiano nella gestione e risoluzione di questioni centrali per l'economia isolana.

CONSIDERATE le seguenti vertenze:

- vertenza entrate: a fronte del riconoscimento statutario di quote di compartecipazione alle entrate erariali spettanti alla Sardegna, persistono tuttora difformità di interpretazione in merito ad alcuni tributi erariali e residua un debito statale da saldare nei confronti della Regione, ancora più insopportabile in un momento di forti tagli alla spesa pubblica e tenuto conto che la Sardegna è l'unica Regione che attuerà il pareggio di bilancio contribuendo al debito dello Stato per oltre 570 milioni di euro - anni 2013-2014. Lo Stato, su questo punto, è inadempiente e sarebbe necessario trovare urgentemente una soluzione condivisa che detti criteri certi di suddivisione delle quote e determini un maggior rafforzamento del ruolo della Regione per risolvere, anche per il futuro, la vertenza;

- vertenza servitù militari: in Sardegna oltre 30.000 ettari di territorio sono di proprietà dello Stato e sono impegnati dal Demanio militare, 13.000 ettari sono gravati da servitù militari, oltre 80 km di costa non sono accessibili ad alcuna attività produttiva, sono dislocati 3 poligoni di tiro (Capo Teulada, Capo Frasca e Salto di Quirra); i poligoni di Capo Teulada e Perdasdefogu sono i più vasti d'Europa, in essi si articola l'attività esercitativa, addestrativa e sperimentale più intensa di tutta Italia. La necessità di una riduzione della presenza militare nell'Isola è ormai stata riconosciuta in tutte le sedi. Il Consiglio regionale, con ordine del giorno n. 9 del 17 giugno 2014, ha impegnato la Giunta regionale a chiedere, tra gli altri punti, un riequilibrio in termini di compensazione economica rispetto ai danni ambientali, sanitari ed economici subiti nel corso degli anni a causa del gravame militare nell'isola e la progressiva diminuzione delle aree soggette a vincoli militari e la dismissione dei poligoni. Tuttavia, anche su questo tema, il Governo appare arroccato sulle sue posizioni, ritenendo prevalenti i supremi interessi nazionali rispetto agli interessi del territorio;

- Isola di Santo Stefano, rinnovo servitù militare: il Ministro della difesa Roberta Pinotti ha imposto, unilateralmente, per altri 5 anni i vincoli su Santo Stefano. Il Presidente Pigliaru ha presentato ricorso contro l'imposizione della servitù militare su Guardia del Moro alla Maddalena e chiesto al Consiglio dei ministri un riesame del decreto impositivo della servitù, ma resta il dato di fatto: nonostante la Regione, attraverso il suo Consiglio regionale e la sua popolazione, siano apertamente contro le servitù militari, nonostante il mancato rinnovo della servitù nei tempi consentiti e nonostante il contenzioso in atto con il Comune di La Maddalena, il Governo è andato avanti unilateralmente, anteponendo ancora una volta i supremi interessi della "difesa nazionale" alle esigenze dei territori. La procedura della reimposizione sarebbe, dal punto di vista amministrativo, improponibile in quanto lesiva dei principi di sussidiarietà e leale collaborazione introdotti dalla modifica del titolo V della Costituzione. Anche il TAR della Sardegna, con una pronuncia del 2012, ha stabilito che l'interesse alla Difesa non è superiore all'interesse della comunità locale, definendo entrambi di massimo rilievo e di natura sensibile e ricordando che " le servitù hanno carattere temporaneo proprio perché legate all'esigenza di valutare e rivalutare le situazioni, tenendo conto dei cambiamenti che vive il territorio su cui sono calate'';

- vertenza ambiente - bonifiche La Maddalena: lo Stato italiano non ha adempiuto ai propri impegni in occasione del G8 della Maddalena, privando, dapprima l'Isola della possibilità di una vetrina a livello internazionale trasferendo d'ufficio il meeting in altra Regione e, successivamente, non adempiendo agli obblighi di bonifica del territorio - impedendo conseguentemente la realizzazione dell'accordo del 2009 con imprese private (di recente, a causa di tale inadempimento la Protezione civile è stata condannata a pagare alla società aggiudicatrice circa 36 milioni di euro). Attualmente, pertanto, le acque che dovevano essere bonificate risultano ancora inquinate e le strutture costruite in stato di abbandono. In generale, il tema dell'ambiente è uno di quelli maggiormente colpiti dall'incuria statale in quanto sono diversi i siti inquinati che dovrebbero essere oggetto di attenzione da parte del governo italiano, anche attraverso un serio progetto di grandi bonifiche - si pensi anche alle aree del Sulcis, di Porto Torres e di Ottana;

- costruzione impianti e stoccaggio di scorie nucleari: nonostante il risultato del referendum consultivo del 2011, caratterizzato da un tasso di affluenza altissimo (il 97 per cento dei sardi votanti ha detto no al nucleare in Sardegna), considerati il sacrificio attuale in termini di sfruttamento da parte dello Stato italiano del territorio sardo (questione servitù militari), l'ordine del giorno n. 6 del 28 maggio 2014 del Consiglio regionale e la vocazione turistica dell'isola, il Governo non ha mai preso una posizione netta tale da escludere la Sardegna dal novero delle regioni in cui è possibile lo stoccaggio delle scorie nucleari e anche di recente - la decisione è attesa per gennaio 2015 - si è riparlato della Sardegna come possibile sede del deposito unico nazionale, nell'operazione di selezione delle aree possibili per ospitare il sito unico, portata avanti dalla Sogin (Società gestione impianti nucleari);

- trivellazioni Arborea - decreto sblocca Italia: l'articolo 38 del decreto legge n. 133 del 2014, rubricato "Misure per la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali", ha tolto di fatto agli enti locali, non solo sardi, il potere di veto su ricerca di petrolio e trivellazioni, trasferendo la competenza delle valutazioni di impatto ambientale su attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e di stoccaggio sotterraneo di gas naturale dalla Regione allo Stato. In Sardegna, l'effetto della norma si avrà sulla zona di Arborea, interessata dal cosiddetto Progetto Eleonora, rispetto al quale gran parte della popolazione è contraria. In un'area di eccezionale interesse naturalistico, a forte vocazione agricola, si vorrebbe autorizzare la trivellazione per la ricerca di giacimenti di gas naturale;

- le carceri e il trasferimento dei detenuti sottoposti al regime dell'articolo 41 bis della legge sull'ordinamento penitenziario: la Sardegna, con la difficoltà di visite per i familiari e le vie di fuga limitate dal mare, è sempre stata la destinazione ideale per il trasferimento dei detenuti pericolosi. Tale idea si è rafforzata con il pacchetto sicurezza del 2009 che vede le isole come territorio preferibile per scontare la pena detentiva, con le dichiarazioni dell'ex Ministro della giustizia Severino che confermava gli istituti di Sassari e Cagliari come idonei alla detenzione dei soggetti sottoposti al cosiddetto carcere duro e, infine, con i primi trasferimenti avvenuti nel corso dell'anno. Lo scenario è che la Sardegna sarà caratterizzata dal più alto rapporto tra detenuti e popolazione residente: 2.700 posti detentivi su un milione e seicentomila abitanti (per centomila sardi, a celle piene, ci saranno 168 detenuti, mentre nel resto del Paese post piano carceri la quota si fermerà a 97 (dati tratti da un'inchiesta del quotidiano Repubblica). Tuttavia, per riempire le quattro nuove carceri sarde moltissimi detenuti saranno trasferiti dalla Penisola, in contrasto con il principio della territorializzazione della pena sancita dall'ordinamento penitenziario, e quindi di un'espiazione giusta. Ancora una volta, gli interessi nazionali prevalgono sugli interessi del territorio e ancora una volta un nuovo peso si aggiunge a quelli già presenti sul territorio sardo;

- alluvione del 18 novembre 2013: lo Stato deve rispettare i propri impegni anche su tale versante tenuto conto che, a oggi, si registrano ritardi nei tempi e nelle entità dei risarcimenti dovuti. Spiace, peraltro, constatare una diversità di trattamento rispetto ad altre regioni che purtroppo hanno dovuto affrontare la stessa problematica, ad esempio, in Emilia Romagna lo Stato è intervenuto con il decreto legge n. 74 del 2014 recante disposizioni urgenti per l'Emilia Romagna. A fronte della catastrofe che ha colpito duramente il territorio sardo (19 morti, 2.700 sfollati e circa 700 milioni di danni) lo stesso Presidente della Regione ha pubblicamente ricordato che lo Stato non ha praticamente dato nulla alla causa sarda e che mancherebbero all'appello circa 474 milioni di euro; di recente la Commissione bilancio della Camera non ha approvato un emendamento presentato dall'On. Pili che prevedeva l'esclusione dal patto di stabilità di tutti gli stanziamenti per opere e interventi legati all'evento alluvionale del 18 novembre scorso, compresi i fondi avuti dai comuni in beneficenza, disposizione fondamentale se si considera che, a esempio, il sindaco di Olbia, pur avendo a disposizione 50 milioni, non può far partire alcuna opera per via dei limiti del patto di stabilità;

- concessioni di utilizzo delle centrali idroelettriche: in Sardegna la produzione di energia dall'uso idroelettrico è piuttosto diffusa e si concentra sui bacini dei fiumi principali, con modeste attività in alcune altre piccole centrali periferiche. La Regione, con legge regionale n. 19 del 2006 è subentrata nella titolarità delle concessioni inerenti l'utilizzo dell'acqua, ma la procedura di subentro non è stata completata per gli invasi sfruttati dall'Enel per uso idroelettrico. L'Enel continua a gestire impropriamente le centrali, confidando sull'applicazione del decreto legislativo n. 79 del 1999 che ha prorogato le concessioni fino al 2029. Le parti sembrerebbero vicine a un accordo per la gestione comune delle acque per evitare un contenzioso dovuto, ancora una volta, a una contraddizione, almeno lamentata da una delle parti, tra una legge statale e regionale. Occorre che lo Stato, anche su questo punto riconosca i torti subiti fino a oggi dalla Regione.

- vertenza energia - riconoscimento del regime di essenzialità: la Regione per soddisfare esigenze non proprie sta diventando una grande piattaforma di produzione di energia attraverso la costruzione di enormi impianti fotovoltaici, di enormi impianti eolici, lo scavo di pozzi marini per la ricerca del gas naturale. Ferme restando le responsabilità regionali per la mancanza di un piano energetico, la questione del costo dell'energia resta un problema irrisolto, trascurato che compromette pesantemente lo sviluppo economico dell'Isola. Sul punto spicca la questione del riconoscimento del regime di essenzialità per gli impianti di produzione sardi, in particolare per quello di Ottana: infatti, la Regione è in attesa della proroga anche per il 2015 e del parere dell'Autorità per l'energia e il gas. Il riconoscimento dell'essenzialità è fondamentale per permettere ai gestori delle centrali sarde di vedersi riconosciuti da Terna i costi di produzione dell'energia e garantire pertanto alle imprese sarde di poter fruire di prezzi dell'energia più bassi. Questo avviene in un contesto segnato dalla mancata metanizzazione e da costi per energia altissimi; occorre, infatti, ricordare, che la Sardegna è l'unica regione a non avere il metano (a seguito anche dell'uscita dal progetto Galsi, società sostenuta oltre che dalla Regione anche da Enel ed Edison) e che l'energia ha il costo più elevato d'Italia, 15 per cento in più, Paese peraltro in cui l'energia ha già un costo maggiore rispetto al resto d'Europa;

- vertenza trasporti: la mobilità è un diritto ancora non pienamente riconosciuto alla nostra Regione. Il diritto alla mobilità, riconosciuto dall'articolo 16 della Costituzione, deve essere inteso come garanzia per ogni cittadino di potersi muovere liberamente, indipendentemente dalla realtà geografica nella quale vive; la continuità territoriale deve eliminare gli svantaggi delle aree del Paese dovute a distanze o insularità. L'articolo 53 dello Statuto sardo dispone che la Regione sia rappresentata nella elaborazione delle tariffe ferroviarie e nella regolamentazione dei servizi nazionali di comunicazione e trasporti terrestri, marittimi ed aerei che possano direttamente interessarla. Fino a oggi, invece, anche su questo punto si deve registrare un atteggiamento poco rispettoso delle competenze regionali tanto che la Corte Costituzionale, in materia di trasporto marittimo, ha riconosciuto recentemente fondato il ricorso proposto dalla Regione volto al riconoscimento del diritto a una partecipazione effettiva al procedimento in materia di trasporto marittimo. Occorre, inoltre, vigilare, per evitare, come accaduto in passato, la creazione di pericolosi monopoli nei trasporti marittimi (si deve registrare il caso recente di una pericolosa scalata da parte del gruppo Moby all'interno della società CIN). Si deve, inoltre, ricordare che la Regione, a seguito dell'accordo stipulato con lo Stato, nel 2006 si è accollata interamente le spese sul trasporto pubblico locale che in altre regioni sono finanziate attraverso compartecipazioni a tributi erariali. La Provincia di Nuoro, insieme a quella di Matera. è l'unica provincia italiana non servita dalla linea principale a scartamento ordinario delle Ferrovie di Stato essendo coperta solo da un tratto a scartamento ridotto, gestito attualmente dall'Arst, società pubblica regionale e non rientrando nel novero delle grandi opere infrastrutturali dello Stato;

- vertenza lavoro: in questa materia le responsabilità non sono solo politiche in quanto è evidente che la produzione industriale rientra in un contesto di mercato e di competitività; sul punto, tuttavia, occorre ricordare l'assenza di una strategia nazionale industriale e il fatto che la chiusura di molti stabilimenti è la conseguenza degli alti costi di produzione (per tutti si cita il caso del silo industriale di Portovesme, uno dei più grandi poli di metallurgia non ferrosa, gestito fino a poco tempo fa da società private come Alcoa, leader mondiale nella produzione di alluminio, la quale ha comunicato la chiusura dello stabilimento sardo nel 2012);

- vertenza Meridiana: a oggi la soluzione positiva della vertenza appare ancora lontana e pertanto il rischio del licenziamento per i circa 1600 dipendenti del gruppo Meridiana (di cui fanno parte oltre la compagnia aerea anche Meridiana Maintenance, società di manutenzione, Geasar spa, società di gestione dell'aeroporto di Olbia) è sempre più alto; anche in questo caso l'atteggiamento del Governo italiano è apparso diverso da quello tenuto in situazioni analoghe; di fronte a un atteggiamento così irresponsabile del management (che ricordiamo continua ad assumere nell'ambito di un'altra controllata, Air Italy), il Governo potrebbe assumere un atteggiamento più duro, ad esempio si è suggerito già in altre sedi di rivedere o almeno minacciare di rivedere le concessioni sulle tratte aeree date a Meridiana o le concessioni sulle gestioni aeroportuali alle società partecipate anche da Meridiana.

- agricoltura, nuovo ciclo di refresh: anche in questo settore non sono state tenute in debita considerazione le specificità sarde, comuni peraltro anche ad altre regioni. AGEA, ente nazionale, incurante delle procedure stabilite e validate precedentemente, con un atteggiamento vessatorio verso le peculiarità della nostra agricoltura ha dato indicazioni operative ai suoi tecnici rilevatori per una riclassificazione che ha comportato per la Sardegna e per le altre regioni interessate dalla "Macchia Mediterranea'', la perdita di migliaia di ettari di superficie, 280.000 ettari circa di superficie coltivabile e finanziabile precedentemente riconosciuti, con la conseguenza che in tantissime domande presentate a valere sul PSR e sulla PAC oggi sono riscontrabili gravi anomalie particellari e, di conseguenza, il rischio reale che centinaia o migliaia di operatori del settore debbano restituire somme già percepite. Si è richiesto già al Governo, sia con mozione parlamentare che con mozione consiliare, un intervento presso l'organismo pagatore AGEA affinché sospenda gli effetti del nuovo ciclo di refresh evitando in particolare iscrizioni massive nella banca dati debitori di aziende che invece presentano titoli e requisiti per l'accesso ai premi comunitari;

- dimensionamento scolastico: il decreto legge n. 98 del 2011 ha fissato l'obbligo di fusione degli istituti comprensivi delle scuole dell'infanzia, elementari e medie con meno di 1.000 alunni, ridotti a 500 per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche; tale provvedimento ha causato la cancellazione in Italia di oltre 1.700 scuole, è stato dichiarato "costituzionalmente illegittimo" dalla Consulta con la sentenza 147 del 2012 e censurato dai tribunali che si stanno pronunciando in senso negativo contro la legge. Occorre, tuttavia, in questa sede rilevare come la legge non solo contrasta con ogni criterio didattico-pedagogico comportando la creazione di istituti scolastici abnormi, di difficile gestione e governabilità, ma che ha effetti ancora più negativi nel nostro territorio, costringendo a gravosi spostamenti intere famiglie e rappresentando un ulteriore deterrente alla prosecuzione del cammino scolastico degli studenti sardi;

- chiusura di presidi dello Stato: a fronte degli oneri e delle servitù gravanti sul territorio sardo, lo Stato italiano continua a dismettere presidi importanti per il territorio (caserme, uffici dei giudici di pace, Tribunali, uffici della motorizzazione civile, presidi di polizia), proponendo accorpamenti che ancora una volta non tengono conto delle specificità del territorio isolano, costituito da aree con scarsa densità di popolazione e da collegamenti molto spesso difficili.

- "Attentato" alla specialità sarda: l'emendamento presentato di recente al disegno di legge di riforma costituzionale in discussione alla Camera con il quale si è chiesta la cancellazione della specialità sarda rappresenta la degna conclusione del comportamento fin qui tenuto dallo Stato italiano nei confronti della Regione, che di fatto non ha mai visto riconosciuta pienamente tale specialità. La riproposizione odierna delle tante vertenze in atto e la presa d'atto della contrapposizione degli interessi dimostra, al contrario, la validità delle ragioni che ieri e ancora oggi giustificano la specialità sarda, della quale comunque i sardi stessi devono essere maggiormente e responsabilmente all'altezza;

RILEVATO che:

- gran parte delle problematiche parzialmente illustrate dimostrano la sussistenza di interessi pubblici spesso diversi e contrapposti;

- la persistente prevalenza dell'interesse nazionale rispetto a quello territoriale segna profondamente il modo di essere di una Regione e in taluni casi rischia di decretare la fine della sua vocazione naturale, turistica e culturale;

- sussiste pertanto una ''specificità" Sardegna che deve essere affrontata autonomamente e inserita con urgenza nell'Agenda dei lavori dal Governo italiano in modo tale da risolvere definitivamente problematiche che durano da troppo tempo, anche attraverso un ripensamento delle attuali competenze;

TENUTO CONTO che:

- nelle vertenze richiamate lo Stato non ha mostrato la sensibilità dovuta agli interessi territoriali e non ha contribuito a superare le criticità esistenti, lasciando di fatto irrisolte le grandi questioni in cui è coinvolta la Regione e violando in taluni casi il principio della leale collaborazione tra enti;

- con l'intervento in oggetto non si pretende un'attenzione diversa in termini di maggiore trasferimento di risorse rispetto ad altre regioni (fatte salve quelle legittimamente dovute e quelle collegate intrinsecamente alla condizione di insularità), ma un'attenzione "particolare" in termini di assunzione delle proprie responsabilità e di riconoscimento delle specificità della realtà e delle problematiche della Sardegna;

- la pendenza delle questioni suindicate compromette la possibilità di ripensare un nuovo modello di Regione, valorizzare le vocazioni principali, orientare e programmare conseguentemente la spesa,

impegna il Presidente della Regione

1) a pretendere dal Governo il rispetto dei propri obblighi, il rispetto degli interessi pubblici di cui è portatrice la Regione autonoma della Sardegna e l'immediata assunzione delle proprie responsabilità;

2) a inserire nell'agenda di lavoro del Governo la questione Sardegna, anche attraverso l'istituzione di un tavolo di lavoro congiunto per l'esame urgente delle vertenze ancora aperte e per definire, in particolare, tutte le iniziative utili a garantire la loro risoluzione in tempi certi.)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

BUSIA ANNA MARIA (Centro Democratico). La mozione, come lei ricordava, è stata presentata il 23 gennaio del 2015 con richiesta di convocazione straordinaria. Dalla data di deposito ad oggi bisogna dare atto di quanto è accaduto in Parlamento: sia alla Camera che al Senato, a seguito della presentazione di identiche mozioni da parte del senatore Uras, primo firmatario, del deputato Capelli, primo firmatario, alla Camera, si è conclusa la presentazione delle medesime mozioni con approvazione, senza modifiche e all'unanimità. Mozioni che impegnano il Governo ad affrontare la questione Sardegna. Io credo che oggi la discussione debba portare e ribadire quanto già espresso dai parlamentari sardi, da tutti i parlamentari che si sono espressi in ordine a questa mozione. Nel corso della discussione parlamentare è stato ribadito con forza che bisogna affrontare le problematiche evidenziate nell'atto e che esse debbano essere trattate unitariamente. Non è questo un modo e una mera elencazione, un cahiers de doléances, una serie di problemi che vengono elencati e che attendono una soluzione. È del tutto evidente però che la questione, che l'elencazione delle questioni irrisolte evidenziate nella mozione rendono appieno la difficoltà e la complessità della questione Sardegna, che deve essere considerata unitariamente perché è soltanto dal quadro complessivo delineato nell'atto che si comprende come la Sardegna è vero che è quasi un continente, ma è un continente che assomma su di sé i problemi di tutto il Paese, di tutto lo Stato italiano.

Voglio ricordare la battuta che il Presidente del Consiglio ha fatto in occasione della visita ad Olbia quando ha detto "vi darò la ferrovia"; a ripensare a quella battuta sembra di essere tornati indietro di qualche centinaio di anni, quando veramente nei territori della nostra Nazione si iniziava con la costruzione delle ferrovie, perché è vero che in Sardegna manca una rete ferroviaria seria che ci metta allo stesso livello delle altre regioni italiane, ed è vero che lo stesso sito della Regione, quando dà delle indicazioni sulla rete ferroviaria in Sardegna, aggiunge: "Viaggiare in treno in Sardegna sarà uno dei modi più suggestivi per scoprire territori spesso poco conosciuti ma ricchi di fascino". A questo serve la ferrovia nella nostra regione.

"Vi darò il metano" - è sempre una battuta di Renzi -, per ricordare che la Sardegna è l'unica regione d'Italia a non avere un servizio di metanizzazione di tutto il territorio. Ma queste battute, che forse hanno fatto sorridere qualcuno, ed è capitato anche nel corso alla discussione in Parlamento, fanno sorridere un po' meno noi, perché, ripeto, questo non è soltanto un elenco di lamentele, io credo che in un sistema statale organizzato, in un sistema complesso, devono essere riconosciuti… fa piacere che la minoranza non intenda seguire la mozione, che invece è stata seguita molto attentamente dai parlamentari appartenenti alla minoranza quando è stata discussa sia alla Camera che al Senato.

Riprendo il discorso e dico che devono essere riconosciuti i diritti ma devono essere rispettati anche i doveri, e questo la Sardegna - è stato già ricordato ma lo voglio ribadire anche in questa sede - l'ha fatto, forse lo ha fatto molto di più di altre Regioni. La Sardegna, è bene ricordarlo, ha sacrificato gran parte del suo territorio e delle sue coste perché occupato dallo Stato che ha gravato la Sardegna di pesanti servitù militari: 30 mila ettari sono di proprietà dello Stato e 13 mila ettari sono servitù militari, 80 chilometri di coste non accessibili, tre i poligoni militari più importanti d'Europa. Io non voglio tornare su ogni questione che è stata proposta nella mozione, la mozione spiega bene tutte le questioni che devono essere portate al tavolo, sulla cui composizione poi alla fine di questo intervento torneremo, quello che dobbiamo ricordare sono le cose che nel frattempo, dal 23 gennaio, data di presentazione della mozione, sono accadute. È accaduto che sta per scadere il termine che è stato indicato per l'individuazione dei siti nucleari, tra un po' sapremo cosa verrà deciso e se la Sardegna, nonostante ci sia stato un fermo e deciso "no" in diverse occasioni da parte della proporzione sarda, entrerà a far parte dei siti individuati per i depositi nucleari. La Sardegna certamente è diventata, ormai vi è la certezza visti i 99 arrivi delle persone detenute ex 41 bis a Bancali, è diventata colonia di detenuti, su questo, presidente Pigliaru e presidente Ganau, io voglio mettere l'accento perché mi ha inquietato che nel corso di un convegno che si è svolto la settimana scorsa Cagliari, convegno che aveva ad oggetto l'organizzazione alla medicina penitenziaria, un altissimo rappresentante del Ministero della giustizia abbia elogiato la Sardegna come "regione a vocazione penitenziaria": io trovo questa cosa di una gravità che va sottolineata, specie in questo momento quando stiamo spiegando le ragioni che impongono una considerazione di tutte queste problematiche nella loro interezza.

Nell'elencazione dei doveri e di ciò che la Sardegna ha fatto, accollandosi spesso delle situazioni che vanno a giovamento dell'intera popolazione italiana, bisogna ricordare anche il fatto che si sia accollata interamente la spesa sanitaria e il costo dei trasporti. Ebbene, la Sardegna ha fatto molto per l'Italia, molto di più di tante altre regioni; oltre alle questioni che abbiamo indicato penso anche al G8 de La Maddalena, indicato in un primo momento come luogo in cui svolgere un'importante attività che sarebbe stata volàno per tutta una serie di altre iniziative e che invece è stata lasciata a se stessa, con le conseguenze che si sono avute; penso alle mancate bonifiche che pesano come un macigno su tutti i nostri territori, e penso a tutto ciò che la Sardegna non ha avuto in cambio. Allora qui la riflessione si sposta e non si ferma alla sola elencazione delle questioni irrisolte e ancora aperte, la riflessione si sposta sul concetto di uguaglianza, di giustizia, di solidarietà e di sussidiarietà, e allora devo ricordare che ci sono tutti questi problemi da risolvere ma alla base c'è un malinteso senso di uguaglianza: noi siamo l'unica vera isola dell'Italia, lo diceva Emilio Lussu e ci tengo a ricordarlo, e intanto di questo che dobbiamo discutere, perché insieme al riconoscimento di ciò che noi abbiamo fatto per il nostro Paese abbiamo inteso sottolineare in questa mozione le ragioni di una specialità che impone un approccio diverso nella individuazione e soluzione dei problemi, perché la nostra specialità discende dal fatto di essere un territorio insulare, in un rapporto di corrispondenza biunivoca, e l'handicap che è creato da questa particolare condizione geografica deve essere superato ed eliminato, perché la specialità non va intesa nel senso più grave ma piuttosto di profonda diversità che ha come conseguenza il riconoscimento giuridico costituzionale di tale diversità e il riconoscimento di un forte senso di appartenenza ad una comunità. Questo è conseguenza di quel principio di uguaglianza di cui ho parlato; principio di uguaglianza che, ricordiamolo, postula l'omogeneità delle situazioni messe a confronto e che non può essere invocata quando trattasi di situazioni intrinsecamente eterogenee, tra l'altro questo concetto così importante è stato dimenticato proprio dal legislatore costituzionale che, con la riforma costituzionale del 2001, nell'articolo 119 ha cancellato ogni riferimento al Mezzogiorno e all'Isola, sempre per malinteso senso di uguaglianza. Ho parlato anche di sussidiarietà, come ulteriore sviluppo di questo ragionamento, ma per sussidiarietà intendo nel senso indicato dalla dottrina sociale della Chiesa e anche da quello che viene indicato come (…) dalla Costituzione tedesca: lo Stato interviene laddove non serve il singolo e laddove non basta la comunità locale. Bisogna superare quella connotazione ambigua che il principio di sussidiarietà porta con sé da troppo tempo, tutto questo lo dobbiamo pretendere e non può essere il frutto di una graziosa e pietosa concessione dello Stato, tutto questo ci è dovuto, questo è ciò che va fatto in ossequio al principi di uguaglianza, di solidarietà e di giustizia. Per fare questo è necessaria l'unità delle forze politiche e delle forze istituzionali a tutti i livelli, perciò chiedo a tutti i colleghi, chiedo al presidente Pigliaru di non cercare marchi di primogenitura su queste questioni poste dalla vostra attenzione oggi, vi chiedo di non limitarvi a criticare gli approcci fatti ai problemi che sono stati elencati, di non essere pessimisti ma neanche di far finta di essere ottimisti. Dobbiamo pretendere con forza e con decisione che si affronti la questione Sardegna e occorre farlo tutti quanti insieme uniti con un unico obiettivo. Concludo con una frase che mi ha molto colpito di Papa Francesco che ha detto ultimamente rivolgendosi ai giovani scout: "Costruiamo ponti, non alziamo muri". Grazie.

PRESIDENTE. Ricordo che consiglieri che devono prendere la parola che devono iscriversi a parlare non oltre la conclusione del primo intervento. Il tempo a disposizione è di sei minuti.

È iscritto a parlare il consigliere Marco Tedde. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Grazie signor Presidente, io ho letto attentamente questa mozione ponderosa, piena di elementi e devo dire che non disprezzo lo sforzo di approfondimento di memoria fatto da coloro che l'hanno redatta. Ci danno la possibilità, i nostri colleghi, di ricordare tante vertenze in atto, tante liti, sono liti con lo Stato, sono liti con lo Stato che ahimè certificano un atteggiamento inadempiente da parte del Governo regionale. Presidente Pigliaru, lei ha fatto bene a essere presente in aula questo pomeriggio nonostante i suoi impegni, perché politicamente indagato è lei, politicamente indagato è lei, l'atto di accusa viene mosso nei suoi confronti. Di fatto i proponenti la mozione accusano il Governo di non tenere la schiena dritta nei confronti del Governo nazionale, nei confronti di Renzi. Di fatto i proponenti accusano il Governo regionale di essere prono, di essere supino di essere comunque distratto rispetto a queste grosse e importanti vertenze nei confronti del Governo Renzi. Quindi sotto questo profilo credo che la posizione dei proponenti sia una posizione che ricordi più l'atteggiamento di forze di opposizione, forze di opposizione che fanno opposizione in modo molto determinato, molto deciso, abbiamo sentito delle parole forti dai proponenti, delle parole che vanno nella direzione di puntare il dito contro un Governo regionale che a loro dire è del tutto insufficiente, del tutto inadeguato.

Noi qualche perplessità ovviamente ce l'abbiamo rispetto a questo atteggiamento contraddittorio di forze di governo che fanno anche l'opposizione, forze di lotta e forze di governo, assistiamo a questo confronto con qualche perplessità però siamo qui in Aula a portare il nostro contributo, siamo all'opposizione, con grande attenzione seguiamo ciò che accade in aula ma soprattutto ciò che accade in maggioranza, e oggi in maggioranza stanno accadendo dei fatti che sinceramente mai e poi mai avremo potuto immaginare. Un atto d'accusa di quattro pagine nei confronti del Presidente della Giunta che la maggioranza-opposizione o l'opposizione-maggioranza chiede di votare. Qualche perplessità ce l'abbiamo ma siamo qui e vogliamo sentire che cosa ne pensano gli altri colleghi della maggioranza. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Luca Pizzuto. Ne ha facoltà.

PIZZUTO LUCA (SEL). Grazie Presidente, intanto voglio ringraziare sinceramente l'onorevole Busia per la relazione e l'impegno profuso in questa mozione e mi preme anche di ringraziare i parlamentari nazionali che hanno fatto la battaglia a livello nazionale perché la questione sarda diventasse una questione importante sul livello nazionale condivisa, evento mai successo nella storia della Repubblica la mozione viene approvata all'unanimità da tutte e due le camere con l'applauso finale, cosa non consueta.

E ne approfitto per tranquillizzare il collega e amico Tedde, nessuna violenta critica, polemica nei confronti del Governo regionale, nel modo più assoluto perché va riconosciuto che questo Governo regionale rispetto al precedente ha ottenuto delle risposte sul tavolo di contrattazione nazionale, vedi 300 milioni di euro che sono arrivati, e vedi gli accordi e le vertenze sarde che sono ben instradate sul livello nazionale ed europeo, vedi il caso Alcoa.

Però l'aspetto importante e rivoluzionario di quest'ordine del giorno è il punto di vista sui problemi della Sardegna; perché noi siamo abituati a pensare che la vertenza energia è una vertenza a se, che la vertenza dei trasporti e una vertenza a se, che la vertenza sulle bonifiche è una vertenza a se, la mozione non è una mozione contro il Governo regionale è una mozione che apre una strada per il Governo nazionale nei confronti del Governo nazionale che ha avuto la forza e la capacità di mettere insieme tutte le forze politiche che stanno in Parlamento e che hanno avuto la possibilità di dire che la vertenza Alcoa non è una vertenza localistica, è una vertenza nazionale perché è una vertenza sarda, perché il tema delle servitù militari in Sardegna non sono un problema della Sardegna ma sono problema nazionale, potrei continuare con i punti citati, e questo è uno strumento importante perché si crea un punto comune di discussione dei problemi e di ricerca delle soluzioni da questo punto di vista mettendo al centro il fatto che siamo un'isola e che la nostra insularità merita attenzione nazionalmente non possiamo continuare ad essere trattati come la periferia dell'impero, come una realtà che non ha niente che vedere con il resto dell'Italia.

Francesco il nostro Presidente questa battaglia la sto facendo dal primo giorno e i nostri parlamentari hanno voluto dargli in mano uno strumento fondamentale ed importante per cercare di scardinare questo atteggiamento che c'è verso la nostra Isola e io spero che qui non cadremo nel gioco delle parti; perché se si è riusciti ad evitarlo a livello nazionale e c'è stata la capacità di mettersi insieme tutti indipendentemente dagli schieramenti per dare alla Sardegna uno strumento migliore, uno strumento in più spero che noi in Sardegna avremo il coraggio, la forza, la capacità di fare la stessa cosa. Si è aperta una pista, si è aperta una strada, si è sollevato un problema nazionale e un'opportunità nazionale e quel problema e quello opportunità sono la Sardegna. Noi dobbiamo avere il coraggio in questa Aula di ribadirlo con forza e di dare al nostro Presidente, alla sua Giunta degli strumenti per poter interloquire ancora più autorevolmente con il Governo nazionale. E dobbiamo avere la forza e la capacità di dirlo anche chi sta fuori da quest'Aula che i problemi non possiamo continuare a guardarli in modo particolare divisi uno dagli altri sono problemi che vanno visti nel loro insieme che sono collegati gli uni agli altri e per questo dobbiamo cercare di occuparcene in maniera sistemica e non in maniera settoriale.

Quindi questo non è assolutamente un momento di critica nei confronti di nessuno, è un elemento di forza che deve dare forza anche ai lavori del Consiglio e a tutto il Consiglio regionale nel dire al nostro Presidente regionale di andare a testa bassa nei confronti del Governo nazionale e di richiedere soluzioni e risposte concrete. Allora il voto che noi chiediamo come sostenitori di questa mozione è un voto per la Sardegna e per costruire risposte organiche e di sistema. Per questo ti chiediamo, Francesco, porta avanti questa vertenza e insieme a te tutto il Consiglio regionale porterà la forza necessaria perché ci sia un cambio di passo profondo nella gestione nazionale ed'europea dei problemi della nostra terra. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Roberto Desini. Ne ha facoltà.

DESINI ROBERTO (Centro Democratico). Grazie Presidente, ero convinto ci fossero altri iscritti a parlare, colgo l'occasione perché l'invito fatto dal collega Pizzuto al collega Tedde, io lo estendo a tutti i colleghi di maggioranza e di minoranza, che forse è arrivato il momento che noi dobbiamo avere un atteggiamento completamente diverso nell'approcciarci nel confronto col Governo nazionale, e io ricordo benissimo in occasione delle dichiarazioni programmatiche le affermazioni del presidente Pigliaru quanto disse, mi piace ricordare questa frase: "Non ci sono governi amici o governi nemici", ci sono governi con i quali ci si confronta con uguale dignità, con la schiena dritta, dove bisogna avere un atteggiamento corretto, rispettoso, ma allo stesso tempo bisogna rivendicare con forza e con determinazione quelli che sono i diritti di noi sardi. Io invito tutti noi a cambiare anche alcune terminologie che abbiamo utilizzato sino ad oggi e anche in questo inizio di discussione sono state utilizzate quelle della vertenza Sardegna. Noi dobbiamo parlare della Sardegna, e il fatto che ci siano stati dei deputati sardi, e ringrazio i primi firmatari, ma anche tutti coloro i quali hanno sottoscritto e poi hanno votato la mozione, che come diceva il collega Pizzuto è un evento storico che entrambe le Camere del Parlamento italiano votano all'unanimità una mozione, perché evidentemente è arrivato il momento e c'è stata la maturità politica dei nostri rappresentanti in seno al Parlamento italiano di porre all'attenzione dell'agenda politica nazionale il problema della Sardegna. Noi non dobbiamo chiedere l'elemosina, noi non dobbiamo chiedere cortesie, noi non dobbiamo chiedere dei favori, noi non ci dobbiamo umiliare nella maniera più assoluta. Allora, se è vero che noi abbiamo questo gap da un punto di vista dell'isolamento, l'insularità, che è un limite per la nostra crescita, è un limite per la nostra vita quotidiana, io ritengo che ci siano le condizioni, al di là di quelle che sono le appartenenze politiche, al di là dei governi che adesso stanno amministrando la Regione Sardegna e il Governo nazionale. Io credo e penso che ci debbano far riflettere anche gli ultimi dati elettorali delle ultime amministrative e dei ballottaggi di domenica scorsa, dove ancora siamo sotto il 50 per cento della partecipazione degli elettori al voto, e stiamo parlando delle elezioni degli enti locali, delle comunali, dove ci sono i candidati e dove c'è una maggiore partecipazione e quindi coinvolgimento. Se la gente sta continuando ad allontanarsi sempre di più dalle istituzioni, quando la gente sta abdicando a un proprio diritto, che è quello del esprimere il proprio voto, di indicare i propri rappresentanti istituzionali, abbiamo uno scatto d'orgoglio, dimostriamo ai nostri cittadini, anche soprattutto a coloro i quali non si stanno più recando alle urne, che noi siamo una classe dirigente che ha l'onore e l'onere di rappresentare la Sardegna nella massima Assise istituzionale regionale, che ci sono veramente le condizioni per fare una politica diversa. Io invito il Presidente, la Giunta e tutti noi a proseguire su questa strada, perché abbiamo visto che i rapporti conflittuali anche di carattere istituzionale non ci portano molto lontano. Io condivido le scelte fatte sinora dal Presidente e questo atteggiamento propositivo, e a volte, così come nell'occasione, per quanto riguardava le servitù militari, in cui ha detto: "No, fermiamoci un attimino, io non firmo". Prima vediamo quanto la Sardegna ha dato, vediamo quello che non ci è stato riconosciuto in tutti questi anni, però, allo stesso tempo, ci dobbiamo ricordare che ci sono i diritti ma ci sono anche i doveri, e noi dobbiamo cercare di trasmettere questo principio e questo modo di pensare anche ai nostri cittadini. Quindi, io ringrazio tutti i colleghi che hanno sottoscritto questa mozione, ma anche sono sicuro che ci sia ampia condivisione, e mi auguro che noi possiamo eguagliare i due rami del Parlamento con un voto all'unanimità anche in questo Consiglio regionale, e mi auguro che con questo documento, con questa mozione, il nostro governatore, il nostro Presidente, la nostra Giunta possa avere maggiore forza di confronto nei confronti del Governo nazionale. Grazie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

PIGLIARU FRANCESCO, Presidente della Regione. Onorevole Tedde, io capisco poco il senso del suo intervento, mi pare che siamo di fronte ad una situazione che ci coinvolge tutti. Se lei sale su un treno per andare da Cagliari a Sassari ci mette lo stesso tempo che ci metto io, se prende un aereo ha gli stessi problemi che ho io, se accende il gas per farsi la pastasciutta ha gli stessi problemi che ho io. Quindi dovremmo avere tutti la disponibilità a capire che siamo di fronte ad un problema non di oggi, non dell'ultimo anno e due, tre mesi, ma a un problema di carenza soprattutto infrastrutturale della Sardegna che si è andato accumulandosi negli anni. In effetti, francamente, mi pare che possiamo dire di essere di fronte ad uno Stato distratto nei confronti della Sardegna, non a un governo Renzi, che avrà la sua quota di distrazione, cerchiamo noi di renderlo meno distratto come stiamo cercando di fare ogni giorno, e sono certo che ci riusciremo, ma credo che stiamo parlando di una distrazione piuttosto lunga, storica. Non mi pare infatti che in questi ultimi anni sia migliorato qualcosa nel trasporto per esempio ferroviario, che è un punto fondamentale di qualunque società civile, non mi pare che abbiamo fatto grandissimi passi avanti nella nostra continuità territoriale, non mi pare che abbiamo fatto passi avanti nella nostra politica energetica. Senza accusarci reciprocamente, sarà pur venuto il momento di dire che abbiamo un problema, mi pare che le mozioni di cui stiamo parlando, compresa quella che ha illustrato l'onorevole Busia, siano una fotografia che in gran parte tutti condividiamo, e di fronte al quale dobbiamo avere un piano di azione, un piano di azione forte e preciso. Dicevo che siamo in una situazione drammatica, perché non so se sono conosciuti i dati del nostro gap infrastrutturale, ne parliamo tutti, lo accettiamo, però forse ci dimentichiamo di segnare un punto che a me sembra piuttosto importante. Nel 2001, fatto pari a 100 il dato della rete ferroviaria nazionale, la Sardegna aveva un indice di 24,5. Mortificante, decisamente. Succede però che nel 2012 quel dato invece di salire, come sarebbe stato fisiologico, da un livello così basso come il 24 per cento ci si aspetta che ci si avvicini verso il 100 per cento, siamo andati al 17 per cento, siamo arretrati da una base già inaccettabilmente bassa. Se volete il dato sulle infrastrutture complessive, anche qui rimbocchiamoci le maniche, non stiamo a fare accuse reciproche, rendiamoci conto e rendiamo il Governo consapevole di quali cifre stiamo parlando. Fatto pari a 100 il dato della dotazione dell'indice generale infrastrutturale delle infrastrutture economiche, nel 2001 era del 74 per cento, Sardegna su Italia, nel 2012 siamo al 50 per cento, abbiamo perso 20 punti percentuali. Quindi direi che siamo di fronte all'evidente necessità di lavorare insieme, di renderci conto che l'Italia, e questo è certificato, non solo è distratta nei confronti di alcune fondamentali necessità economiche della Sardegna, ma è distratta in modo crescente, e questo vuol dire che dobbiamo avere una voce politica molto più forte, e questo vuol dire che dobbiamo avere anche molto chiaro, molto preciso qual è il punto di attacco. Io posso elencare tutti punti della mozione, magari lo faccio più tardi, perché credo di poter essere come è ovvio d'accordo sul fatto che questo è un elenco preciso, esaustivo dei nostri problemi. Preferisco però dire, ricordarmi qual è la base dei nostri problemi e qual è la base anche del nostro stato di regione autonoma, si chiama semplicemente insularità. Io penso che negli anni, o meglio, lasciamo perdere negli anni, penso che da questo momento in poi dobbiamo sbattere in faccia all'Italia, al Governo Renzi, a qualunque governo ci sarà dopo Renzi, come avremmo dovuto fare certamente e com'è stato fatto in alcune occasioni ai Governi precedenti, il fatto che l'insularità è una condizione molto particolare, e non credo che sia l'Italia interamente consapevole di questo aspetto, e invece questo aspetto va declinato in cose molto precise. Quindi apprezzo la mozione, il tenere insieme questi problemi dentro un titolo "Vertenza Sardegna", ma sono anche convinto che all'interno dei molti problemi elencati, tutti molto importanti, c'è un sottoinsieme che è particolarmente importante, che in cui è particolarmente utile andare alla carica della distrazione dello Stato italiano, e sono tutte le cose legate all'insularità. Allora noi, quando Renzi è venuto in Sardegna per l'inaugurazione dell'Ospedale di Olbia, che grazie al nostro lavoro e grazie anche al lavoro della Giunta precedente, dell'attuale opposizione, è un risultato che è stato portato a casa quindi col lavoro di tutti, quindi con la piena collaborazione di tutti, e mi pare che sia un buon esempio, allora, di fronte a questa situazione io credo che tutti insieme dobbiamo ricordare all'Italia cosa vuol dire insularità, con la massima concretezza e con la massima precisione. Quando Renzi è venuto a certificare la conclusione del periodo di acquisizione e quindi per dare il via libera finalmente all'investimento con certezza assoluta, quando è venuto a fare questo abbiamo portato al suo tavolo un documento, un semplice documento sull'insularità, ricordando con chiarezza che insularità vuol dire gravissimi problemi nella mobilità, che insularità significa gravissimi problemi nelle infrastrutture, abbiamo preferito sottolineare l'aspetto delle ferrovie, per un motivo che dirò fra un attimo, che insularità significa ovviamente che il metano non arriva in Sardegna, unica Regione in Italia, esattamente perché è un'Isola, perché arriva fino alla Calabria, la Puglia, persino a quell'Isola molto vicino al continente che si chiama Sicilia, ma non arriva in Sardegna, e i costi sommati di queste carenze sono giganteschi, quelli che si possono misurare, e sono ancora più grandi naturalmente quelli che non si possono misurare. Abbiamo detto al Governo italiano che questi danni dell'insularità vanno con urgenza mitigati, e siamo in interlocuzione, la più intensa e densa possibile, perché per settembre si possano avere le prime risposte dal Governo italiano, non tra 2 o 3 anni, ma per settembre. E se posso citare i punti sui quali noi stiamo insistendo e che mi piace condividere con quest'Aula, anche perché credo che sarà utile in futuro aprire esattamente un dibattito su questa parte della vertenza Sardegna, riguardano il fatto che non siamo più disposti a pagarci la continuità territoriale con i soldi nostri, soltanto con i nostri soldi, che abbiamo sicuramente bisogno di un contributo importante, significativo dello Stato italiano, perché non si capisce perché dobbiamo essere noi a pagare l'andata e il ritorno di sardi e non sardi da quest'Isola, che se fosse su un territorio sarebbe perfettamente raggiungibile nel modo che possiamo facilmente immaginare, e abbiamo bisogno di un vero e proprio ponte virtuale, facilmente utilizzabile da chiunque, per venire e andare via dalla Sardegna in tempi certi e con prezzi bassi. Secondo punto: non crediamo si possa vivere ancora in una Regione che ha un servizio ferroviario di questo livello, primo perché è uno scandalo in sé, secondo perché è uno scandalo che aggrava la nostra insularità, perché in qualunque posto dove le ferrovie funzionano, avremmo dei collegamenti nel giro di 2, 2 ore mezza per esempio tra i tre principali aeroporti della Sardegna, che è un punto fondamentale per mitigare la nostra condizione di insularità; avere i tre aeroporti in grado di lavorare sinergicamente fra di loro e quindi collegati in tempi ragionevoli fra loro è un punto essenziale del modo in cui noi possiamo interfacciarci con la mobilità nel resto della Nazione. È un punto essenziale, e quindi chiediamo che la rete ferroviaria venga rapidamente ammodernata, ovviamente che i treni che abbiamo comprato con i soldi nostri vengano messi il prima possibile a correre, nel senso letterale, sulle nostre ferrovie, è che i tre aeroporti siano collegati alle ferrovie, questo per consentire a noi sardi e ai nostri ospiti di potersi muovere con molta maggiore libertà tra gli aeroporti e poter quindi avere una rete di connessione con la mobilità nazionale molto più densa di quella che abbiamo avuto fino adesso. Terzo ed ultimo punto è il metano, altro indice essenziale dei costi dell'insularità. Stiamo ragionando, come tutti sapete abbiamo deciso di dare lo shock al discorso del metano dichiarando ostentatamente l'uscita dal progetto Galsi, se si farà saremo ancora lì, ma abbiamo voluto dichiarare che non vogliamo aspettare una cosa che sta diventando mitica e che non si sta traducendo in qualcosa di concreto. E allora stiamo ragionando su quale sia il modo migliore per portare il metano in Sardegna, siamo pronti a discutere con tutti su questo punto, naturalmente stiamo pensando al GNL, stiamo guardando, anche con l'autorità … quali sono le norme che governano la formazione del prezzo del metano in metodi di diffusione e di distribuzione che non sono quelli fino adesso tradizionali; anche questo è un tema sul quale possiamo tutti correre. Questo è un dossier che noi ci siamo permessi di portare a nome della Sardegna davanti al Governo nazionale che però siamo pronti a discutere in una occasione utile che possiamo decidere insieme. Credo che sia estremamente importante avere tutte le forze politiche della Sardegna concentrate su alcuni precisi, chiari obiettivi, di fronte ai quali nessuno può avere niente da dire, perché sono obiettivi fortemente agganciati al problema dell'insularità. Io credo che questa sia la strada, a me piace pensare che il Governo sarà in grado di rendersi conto di questo drammatico aspetto dell'insularità, le dichiarazioni di Renzi possono non essere piaciute, ma sono dichiarazioni che riconoscono pubblicamente il problema, per quanto riguarda la mobilità, metano, ferrovie, esattamente i tre temi che ho citato adesso, noi siamo pronti ad andare avanti in quale direzione, noi siamo pronti, insieme a voi, a fare una battaglia che inverta il drammatico dato delle infrastrutture che vi ho citato un attimo fa. Naturalmente a questo pacchetto di danni dell'insularità da mitigare vanno poi aggiunti gli altri aspetti certamente importantissimi del dialogo denso, serrato con lo Stato, a cominciare dalle servitù militari, di cui abbiamo parlato qui spesso, così il problema della vertenza sulle entrate, stiamo ragionando norme di attuazione che certamente porteremo alla discussione in quest'Aula, perché vogliamo che anche esse siano condivise, a tutti gli altri aspetti che vengono citati nella mozione, incluso, per esempio, il problema del refresh in agricoltura, sul quale stiamo interloquendo con forza con lo Stato, per superare una situazione del tutto paradossale. E voglio ancora citare alcune altre cose, che citava anche l'onorevole Pizzuto, il fatto che abbiamo qualche vertenza industriale in corso, e ne volevo citare 2. Una è la vertenza Alcoa: se risolveremo, io spero che lo faremo, quel problema con l'acquisizione da parte di un importante multinazionale, sarà perché la Sardegna si è mossa, non sarà certamente per gentile concessione da parte dello Stato, che invece ha accettato il nostro punto di vista e ci sta accompagnando nel passaggio finale, quello fondamentale, in Europa per avere la certificazione che la nostra soluzione è accettabile dal punto di vista degli aiuti di Stato. Infine la vertenza Meridiana. Anche lì abbiamo visto uno Stato che per un po' di tempo si è distratto, è stato chiamato all'ordine, è stato chiesto di mettere molta più attenzione e molta più energia su un tema fondamentale per la Sardegna e anche per l'Italia, mi pare che i passi avanti che abbiamo fatto negli ultimi mesi siano stati piuttosto importanti. Siamo pronti a dialogare, ma sappiamo quali sono i nostri diritti, e io penso che sui nostri diritti siamo tutti d'accordo, perché sono problemi che viviamo tutti insieme. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare la consigliera Anna Maria Busia. Ne ha facoltà.

BUSIA ANNA MARIA (Centro Democratico). Ringrazio il Presidente perché mi pare abbia colto perfettamente lo spirito con il quale è stata presentata questa mozione, una mozione non certamente contro il Presidente, non contro nessuno, l'ho detto nel corso dell'intervento di presentazione della mozione e lo voglio ribadire in questo momento. Credo che sia necessaria l'unità, credo che sia necessaria la collaborazione per cercare di trovare una soluzione a questa serie di problemi che discendono tutti dalla madre di tutti problemi, e cioè dal problema dell'insularità. Ecco perché ho spiegato e ho sviluppato la questione relativa al principio di uguaglianza e al mancato rispetto che fa derivare tutta la cattiva impostazione sulle questioni che abbiamo proposto. A questo voglio soltanto aggiungere che è proprio frutto di questa riflessione sull'insularità come ragione principale, genetica di questa serie di questioni o dell'intera questione che riguarda la Sardegna, sarà ripensare anche a una diversa normazione, a una diversa regolamentazione del sistema degli aiuti di Stato. Io credo che quello sia un punto fondamentale, Presidente, e lo dico anche rivolgendomi a tutti i colleghi e anche a quelli dell'opposizione perché, ripeto, io sto cercando veramente un incontro su questi punti. La questione degli aiuti di Stato credo che sia fondamentale perché pensiamo a tutte le conseguenze che ci sono state, per esempio per Alcoa, penso alla questione Saremar, andrebbero tutte diversamente impostate ripensando proprio a una diversa normazione a livello europeo del sistema degli aiuti di Stato, e questo deve essere fatto proprio pensando e ripensando alle zone insulari e comprendendo la Sardegna in questa condizione che deve far pensare a un diverso trattamento che consenta un riequilibrio e un recupero di quel gap che ha rispetto ad altre regioni europee. E allora aggiungo alle sollecitazioni che ho fatto nella presentazione che in questo tavolo ci si faccia portatori anche di un'iniziativa che il Governo italiano deve avere a livello europeo per ritornare sulla questione e sul problema dell'insularità e sulla riconsiderazione degli aiuti di Stato che forse potrebbero essere un elemento che potrebbe costituire un forte aiuto e un modo considerare queste diversità e questa eterogeneità che esiste tra le diverse regioni che compongono l'intera Unione europea.

PRESIDENTE. Metto in votazione la mozione numero 112. È stata richiesta la votazione nominale.

Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Abbiamo valutato all'interno del nostro Gruppo quale posizione assumere. Abbiamo sempre assunto posizioni di responsabilità sulle questioni che devono vedere unita la Sardegna, le forze politiche, in una sola voce soprattutto nel rapporto con il Governo nazionale e con lo Stato italiano, però qui siamo di fronte a un fatto rispetto al quale dobbiamo dirci con assoluta chiarezza le cose come stanno. Una mozione non risolve il problema delle questioni che sono sul tappeto e che avrebbero dovuto essere all'attenzione dell'agenda politica della Giunta regionale già nel corso del primo anno e mezzo di governo. Le questioni il Presidente del Consiglio Renzi le conosce, perché è al governo ormai da circa due anni, e io sono certo, e non ne faccio carico al presidente Pigliaru, che il presidente Pigliaru forse in una o più occasioni avrà e ha rappresentato al Presidente del Governo nazionale le questioni e le vertenze che sono sul tappeto. E allora noi se da un lato abbiamo anche valutato positivamente l'iniziativa dei parlamentari per scuotere il Governo nazionale, però non vogliamo essere corresponsabili di una situazione che ancora deve fermarsi al livello delle proposizioni per quanto nobili, per quanto accettabili nel merito, collega Busia, ma che sappiamo tutti non risolvono la questione. Se questo servisse per dare forza al presidente Pigliaru non ci sarebbe nessun dubbio ad approvarla. Noi vogliamo qui marcare una differenza: che non è più l'ora delle chiacchiere, non è più l'ora delle discussioni, non è più l'ora della carta che non serve a nulla. Servono i provvedimenti che diano attuazione concreta e operatività a quelle questioni, caro presidente Pigliaru, cui lei ha fatto riferimento. Noi saremo con lei quando noi vedremo davvero iniziare a battere i pugni sul tavolo, non qui a Cagliari ma a Roma, e noi saremo al suo fianco, ma è ora di smetterla con l'illusione che una mozione o un ordine del giorno sardo possa risolvere i problemi, ed è questa la ragione, tutta politica, per la quale riteniamo di non dover approvare questa mozione, perché significherebbe soltanto procrastinare una situazione che non avrebbe mai fine.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Sardegna). Presidente, io mi sto rendendo conto che probabilmente non c'è speranza, che continuiamo ad andare avanti con i sistemi che abbiamo conosciuto durante questo periodo. Non ci siamo resi conto che non viviamo in una società dai lenti mutamenti, ma viviamo in una società rapida, veloce, che cambia in continuazione, come d'altra parte lo stesso Renzi ha capito e portato avanti. Presidente, questa azione fatta dai parlamentari sardi, i quali ringraziamo, è un'azione di supplenza nei confronti del Governo regionale. Non sono i parlamentari sardi che vanno a trattare i problemi con il Governo e con lo Stato nazionale, è il Presidente della Regione che ha il diritto, il dovere e l'obbligo e le abbiamo sempre detto in quest'Aula che noi siamo pronti se lei marcia a venirle appresso, ma non con questi sistemucci fatti di teatrino. Io ho seguito tutta la discussione che c'è stata durante la presentazione dell'ordine del giorno dei parlamentari sardi e tutti quelli che sono intervenuti hanno detto: "Noi siamo d'accordo con i sardi perché abbiamo gli stessi problemi dei sardi", le stesse problematiche che sono state portate avanti qui…. Presidente, perché fa di no con la testa? Se vuole le do anche il resoconto di quello che è avvenuto a livello parlamentare.

Poi esiste qui, cari colleghi, un problema politico, perché non dirlo? Probabilmente questa mozione viene presentata subito dopo le elezioni amministrative che hanno dato un segnale forte e che vedono il Segretario regionale del PD contro il Presidente della Giunta, si parla di rivedere la composizione della Giunta. Esiste un problema politico serio! Credo che noi faremmo bene, come minoranza, a presentare una mozione e a discutere di questo problema politico che esiste. Io credo che non sia neanche più possibile andare avanti con questi sistemi, guardate, centrodestra, centrosinistra, uniti si vince, divisi si perde. Non è più così. Se i partiti vogliono in qualche modo tenere alta la fiamma del sentimento che ha prodotto questa proliferazione dei partiti politici, che comunque quelli primi che ci sono stati e che sono stati quelli che hanno salvaguardato anche la nostra Italia da tante cose, bisogna pensare ad un'altra cosa. Bisogna pensare a una aggregazione che stia un misto di Quattro mori e di Cinque stelle, non cambiare tanto per cambiare, e lo abbiamo sempre detto che non servono a niente queste mozioni e questi ordini del giorno. Abbiamo sempre detto in quest'Aula che questi ordini del giorno non si rifiutavano a nessuno, abbiamo detto di smetterla con gli ordini del giorno. Abbiamo invitato il Presidente a essere uniti, ma uniti nella sostanza. Non si è…

PRESIDENTE. Onorevole Floris, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Daniele Cocco per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE (SEL). Presidente, io non vorrei che questa mozione, per la quale io ringrazio l'onorevole Busia e i colleghi che sono intervenuti, venisse derubricata ad analisi del voto amministrativo perché così non è e così non può essere. Devo dire che mi ha stupito l'intervento dell'onorevole Pietro Pittalis perché trovo che non sia d'accordo con le posizioni assunte invece a livello nazionale dai suoi compagni o colleghi di partito, perché in quelle mozioni si è raggiunta una unitarietà di intenti e di proposte che sicuramente fa bene alla Sardegna. È vero quello che ha detto l'onorevole Floris: una mozione e un ordine del giorno non si nega a nessuno e sicuramente non risolve i problemi, però credo che oggi come non mai sia importante invece ribadire con forza che questa Assise, che rappresenta comunque il popolo sardo, pone ancora una volta il problema della Sardegna, rilancia la vertenza Sardegna rispetto alla quale mai sono state date risposte compiute. Abbiamo sempre detto che la Sardegna ha dato troppo e non deve andare oltre. Purtroppo questo sembra che voglia, quasi da processo ineludibile, continuare ad avvenire. Noi siamo qui per poter evitare questo e ribadiamo la nostra grande fiducia al presidente Pigliaru perché noi comunque crediamo che i suoi primi atti rispetto a un Governo o a uno Stato centrale che sempre, non spesso, sempre si dimentica delle criticità della nostra Isola, io credo che ancora una volta noi, col massimo della unitarietà, dobbiamo delegare lui a rappresentare con forza e a chiedere quelle risposte che vorremmo avere. Abbiamo sempre detto che quello che nel continente, come noi lo definiamo, è congiunturale da noi è strutturale. Abbiamo sempre detto che quello che lì è straordinario, in senso negativo, da noi è ordinario e credo che davvero tutto il popolo sardo di questa situazione non ne possa più e noi dobbiamo almeno provare a fare in modo che quel processo ineludibile di cui parlavo davvero non ci porti a situazioni ancora peggiori di quelle che viviamo adesso. Chiaramente dichiaro il voto a favore mio e del Gruppo SEL.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Anna Maria Busia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BUSIA ANNA MARIA (Centro Democratico). Rinuncio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Christian Solinas per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SOLINAS CHRISTIAN (PSd'Az). Presidente, grazie anche all'onorevole Busia per aver presentato questa mozione che comunque reintroduce questo tema all'interno dell'Aula e non è mai male discuterne. Mentre illustrava la mozione mi sovveniva una vecchia lettura di un valente magistrato di Ploaghe che era Giovanni Maria Lei-Spano che nel 1922 scrisse il testo il cui titolo dà poi seguito a una serie di nostre discussioni, cioè la questione sarda. È drammatico che questa questione sarda purtroppo si trascini ancora a distanza di oltre un secolo, purtroppo immutata per larga parte del suo perimetro. Questo io credo ci testimoni il fatto che l'approccio rispetto a questa questione (che la chiamiamo questione sarda o vertenza Sardegna poco cambia) purtroppo non riesce a generare i frutti sperati.

Dall'intervento del Presidente colgo alcune riflessioni su alcuni indicatori. Mi sovviene da dire oltreché l'insularità, Presidente, c'è anche un problema connesso che è quello della densità demografica. Il costo industriale di produzione di un trenokilometro in Sardegna non è lo stesso di un trenokilometro nella penisola, questo va detto e va introdotto perché poter sviluppare una pari intensità di servizi nella nostra isola abbisogna di maggiori risorse e qui torniamo alla partita centrale che è stata invece accantonata. Signori, questa mozione rappresenta una serie interessantissima di questioni, però l'approccio che si è voluto dare sulla vertenza delle entrate e sulla partita delle risorse è stato rinunciatario. Lei, Presidente, ha utilizzato un eufemismo, ha parlato di Stato distratto. Io e la mia forza politica usiamo utilizzare un termine forse più colorito che è quello di Stato coloniale perché solo nelle colonie si sfruttano i territori e gli si restituisce pressoché niente. Ma quando si parla di risorse, quando si parla di Stato distratto non dobbiamo dimenticare che abbiamo acceso un mutuo da 700 milioni che per larga parte finanzia la distrazione dello Stato perché grossa parte di quel mutuo va a finanziare le realizzazione di strade statali con l'ANAS che dovrebbe finanziare lo Stato. Allora ci vuole anche coerenza e non contraddittorietà nell'azione di governo, perché se da un lato noi chiediamo di rivendicare la distrazione dello Stato in termini di nuove risorse dall'altro non possiamo finanziare questa distrazione indebitando i sardi. Quindi io credo che la mozione da parte consiliare sia uno stimolo interessante, importante, però ci vuole coerenza poi nelle azioni che si portano avanti nel governo reale delle situazioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Cocco per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Presidente, anch'io credo che nessuna mozione risolva i problemi di una regione, così come il populismo, la demagogia, le parole buttate al vento non hanno risolto nei cinque anni passati i problemi di questa nostra Isola. Lo diceva adesso il collega Solinas: la questione sarda è una questione complessa, lontano nel tempo, della quale si discute e della quale questo Consiglio regionale ha l'obbligo, il diritto e il diritto di doverla discutere. Lo spirito della mozione è questo, i colleghi che l'hanno sottoscritta e l'hanno firmata l'hanno presentata in quest'ottica, hanno inquadrato 17 punti, li hanno centrati, li hanno analizzati, anche sull'onda di quello che è accaduto a livello nazionale durante il dibattito sulla quale i parlamentari hanno presentato il report sul problema della Sardegna. Per cui nessuna enfasi, le mozioni sono mozioni, sia quelle presentate dalla maggioranza sia quelle presentate dalla minoranza. Quello che conta sono i temi. Io vorrei dire che molti di questi 17 punti che sono stati scritti qua dentro sono parte fondante del programma di questa amministrazione regionale e su molti di questi punti il lavoro è già avanti più di quanto non lo sia stato fatto negli anni che sono passati precedentemente, mi riferisco ad esempio alla questione della vertenza entrate (e non sto qui adesso a dire in una dichiarazione di voto la questione nel dettaglio di che cosa si è portato avanti), così come il tema delle servitù militari è stato oggetto di discussione di quest'Aula nei mesi scorsi, tant'è vero che è stata indetta la seconda conferenza nazionale sulle servitù militari a distanza di trent'anni dalla prima, cosa che non è accaduta, mi pare, negli anni passati. Non lo dico per dire che l'amministrazione precedente è stata molto disattenta su tutte le questioni che riguardano i temi proposti qui all'ordine del giorno, così come l'isola di Santo Stefano di cui abbiamo detto anche nei giorni scorsi, la vertenza ambiente eccetera, eccetera. Così come la questione relativa alla vertenza energia, non solo il riconoscimento del regime di essenzialità, ma anche la questione della interrompibilità, della superinterrompibilità, del dispacciamento, la questione dell'Alcoa, l'ha detto il Presidente, le grandi vertenze industriali di questa nostra Isola che sono oggetto importante e all'attenzione dell'agenda di questa Giunta regionale.

Pertanto, colleghi dell'opposizione, va bene, la mozione è sempre una mozione, lo spirito è quello di voler sollecitare il dibattito anche sull'onda di quello che è accaduto a livello nazionale, per cui cerchiamo di tenere i piedi per terra tutti quanti ricordandoci che il Governo della Regione negli anni passati è stato oggetto di vostra questione e tutti questi temi non sono stati risolti, neanche uno. Il Governo regionale è attento a tutti i temi sapendo bene di che cosa si tratta, vi inviterei a riflettere ulteriormente e a dare l'assenso perché qui condivido, questo tema della questione sarda è un tema che riguarda noi tutti indistintamente dalla collocazione partitica a cui noi apparteniamo, ma proprio perché è un problema delicato, difficile e di grande prospettiva io credo che noi tutti dovremmo fare...

PRESIDENTE. Onorevole Cocco, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Roberto Desini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DESINI ROBERTO (Centro Democratico). Presidente, brevemente ovviamente per esprimere il voto favorevole alla mozione, ma per fare anche alcune osservazioni e considerazioni su quello che è stato il dibattito di questa mozione. Condivido pienamente, presidente Floris, che una mozione o un ordine del giorno non risolvono i nostri problemi, non li risolvono oggi, non li risolveranno domani come non li hanno risolti ieri, però mi preme precisare come è stata presentata questa mozione, in maniera così articolata, precisa, minuziosa, dettagliata. Non è stata una mozione come tante ne presentiamo, chiunque di noi, e che ha un significato particolare. Ecco il motivo per il quale, rispettando le posizioni - alcune non condividendole come quelle che hanno esternato il collega Pittalis o il collega Tedde - io ritengo che vi siano le condizioni per le quali in virtù di quanto è accaduto nei due rami del Parlamento italiano che si devono trovare e io invito tutti noi a fare uno sforzo per trovare un'unità di intenti anche con un atto concreto, con un provvedimento approvato unitariamente e appunto per questo chiedo se vi sono le condizioni, se è opportuno, se è necessario anche sospendere cinque minuti i lavori del Consiglio, se ci sono le condizioni per trasformare questa mozione anche in un ordine del giorno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Attilio Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Ci ho riflettuto un po' prima di prendere la parola, però io ritengo di dover affermare alcune cose. Ed è vero quello che ha detto l'onorevole Cocco poco fa, un ordine del giorno non si nega a nessuno. Allora la condizione è questa, da quando esiste il problema Sardegna nei confronti dello Stato e quanto lo Stato ha fatto nei confronti della Sardegna dal 1847 che è l'anno in cui graziosamente abbiamo dato la statualità al Parlamento piemontese affinché diventasse il Parlamento sardo o meglio dire il Parlamento italiano e il re di Sardegna re d'Italia. Io vi pregherei di guardare bene la storia, gli indici economici, le situazioni e se qualcuno ama la storia rileggersi quello che Giorgio Asproni nei suoi diari ha scritto, quanto Giorgio Asproni ha citato che uno Stato negletto nei confronti della Sardegna ha attuato e quanto di quello che dice, diceva meglio allora Giorgio Asproni può essere sovrapponibile a quello che diciamo oggi noi. Io vi prego solo di andare a rileggere un attimino, cioè non è cambiato niente. Allora io dico: bene che tutti i parlamentari della Sardegna finalmente si ritrovino uniti a chiedere allo Stato che presentino interrogazioni, mozioni, ordini del giorno ma concretamente qual è l'impegno del governo?

Onorevole Presidente lei oggi ha perso un'occasione perché ha fatto una rilettura di quello che è un anno e mezzo di attività o di proposizioni che erano elettoralistiche, ma in concreto qual è stata l'attività seria nei confronti di uno Stato che non certamente ci ha riconosciuto quelle che sono le cose che dovevano esserci riconosciute? Anzi ci siamo inchinati ancora una volta in più circostanze perdendo anche quelle possibilità di entrate che erano doverose, che erano l'esaltazione di uno statuto di un'autonomia che non viene attuato. Allora io credo che vada bene questa direzione ma non...

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 112.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Agus - Anedda - Arbau - Azara - Busia - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Collu - Comandini - Cozzolino - Demontis - Deriu - Desini - Fenu - Forma - Lai - Ledda - Lotto - Manca Gavino - Meloni - Moriconi - Perra - Pigliaru - Pinna Rossella - Piscedda - Pizzuto - Ruggeri - Sabatini - Solinas Antonio - Tendas - Unali - Usula - Zedda Paolo.

Rispondono no i consiglieri: Cappellacci - Cherchi Oscar - Crisponi - Dedoni - Fasolino - Locci - Peru - Pinna Giuseppino - Pittalis - Randazzo - Rubiu - Tedde - Tocco - Truzzu - Zedda Alessandra.

Si sono astenuti: il presidente Ganau - Floris - Solinas Christian.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 51

votanti 48

astenuti 3

maggioranza 25

favorevoli 33

contrari 15

(Il Consiglio approva).

Discussione della mozione Cappellacci - Pittalis - Cherchi Oscar - Tedde - Locci - Fasolino - Peru - Randazzo - Tunis - Tocco - Zedda Alessandra sull'emergenza migranti in Sardegna. (145)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca ora la discussione della mozione numero 145.

(Si riporta di seguito il testo della mozione:

Mozione Cappellacci - Pittalis - Cherchi Oscar - Tedde - Locci - Fasolino - Peru - Randazzo - Tunis - Tocco - Zedda Alessandra sull'emergenza migranti in Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- il 7 maggio 2015 al porto canale di Cagliari sono sbarcati oltre 200 migranti a bordo di una nave carica di propano;

- l'evento ha determinato una situazione di allarme e di emergenza tale che è stata decisa anche la chiusura della strada statale n. 195 in tutte le direzioni;

- la Sardegna risulta essere sempre più interessata dal fenomeno degli sbarchi di migranti;

- il 10 luglio 2014, in seno alla Conferenza unificata, la Sardegna ha prestato il suo assenso all'intesa tra il Governo, le regioni e gli enti locali sul piano nazionale "per fronteggiare il flusso straordinario di cittadini extracomunitari, adulti, famiglie e minori stranieri non accompagnati";

- a quasi un anno di distanza dalla stipula di tale atto, la situazione appare notevolmente peggiorata, anche e soprattutto a causa della chiusura degli altri paesi europei alla ricerca di soluzioni condivise per fronteggiare l'emergenza;

- in questo quadro i territori già piagati dalla crisi economica e quelli di frontiera, come la Sardegna, vengono lasciati soli a fronteggiare un fenomeno di proporzioni straordinarie;

- ciò determina uno stato di emergenza permanente che non solo non rappresenta una risposta alla disperazione dei migranti, ma lascia sole le popolazione interessate dal fenomeno;

- le forze dell'ordine, i sindaci e i volontari sono chiamati a fronteggiare una situazione senza avere a disposizione risorse e mezzi adeguati,

impegna il presidente della Regione

1) a chiedere l'immediata convocazione di un vertice urgente con il Governo;

2) a proporre la revisione degli accordi precedentemente sottoscritti al fine di rivendicare mezzi e risorse per affrontare l'emergenza;

3) a chiedere l'intervento del Governo al fine di un'equa distribuzione dello sforzo sostenuto da ciascuna Regione per assolvere ai doveri di accoglienza e scongiurare l'ipotesi che la Sardegna diventi in maniera tacita una sorta di grande centro di accoglienza nazionale. (145).)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

CAPPELLACCI UGO (FI). Il contenuto e la data di presentazione di questa mozione bastano per fugare ogni dubbio su possibili tentativi di contrabbandare questo dibattito come una disputa tra coloro i quali sono buoni per definizione da un lato e i cattivi, i razzisti dall'altro. Rimuoviamo subito questa impostura perché non esiste un partito della solidarietà ed uno dell'egoismo, ci sono delle forze politiche che chiedono che le scelte vengano fatte alla luce del sole, che chiedono che i doveri di solidarietà internazionali siano assolti ma a condizioni umane vere con particolare riguardo per gli aspetti relativi alla sicurezza, alla salute dei cittadini ma anche alle condizioni di vita dei migranti. Per questo signor Presidente non consentiamo a nessuno né a lei né tantomeno a qualche Assessore nominato come tecnico per motivi di colleganza, di additarci come speculatori di bassissimo livello.

In primo luogo perché le speculazioni di infimo livello sono altre e sono al vaglio di altre istituzioni, in secondo luogo perché non vi consentiamo di trattarci come una sparuta minoranza perché non siamo tali, perché i numeri non dicono questo e il risultato elettorale va rispettato in tutte le sue sfaccettature. Fatelo come l'abbiamo fatto noi da subito, lo abbiamo fatto non solo oggi ma anche nel passato. Presidente, sono trascorsi ormai due mesi dallo sbarco in Sardegna di 200 migranti giunti sino alla nostra terra a bordo di una nave gasiera, in quell'occasione abbiamo chiesto con forza un suo autorevole intervento perché l'evento rappresentava la conferma che siamo dinanzi ad un fenomeno che è davvero di proporzioni epocali. Un fenomeno inevitabile ma un fenomeno che o lo si gestisce o lo si subisce. Noi ci guarderemo bene dall'attribuire a lei o alla maggioranza responsabilità che valicano le funzioni della Regione, ma per quanto invece attiene agli aspetti che richiamiamo, riteniamo di dover sollecitare un'azione più incisiva, vi chiediamo di intervenire e di farlo quanto prima, vi chiediamo anche di interrompere il vostro silenzio politico interrotto solo da brevi comparsate all'indomani o sul momento degli sbarchi. Presidente, le do un suggerimento, glielo do con tutta sincerità in modo onesto, non si limiti ad andare allo sbarco ad accogliere i migranti, vada anche a vedere i luoghi dove vengono accolti, vada anche a vedere le condizioni di vita nelle quali vengono costrette queste persone che vivono questo dramma e hanno questo tipo di problemi. Perché vede abbiamo sentito alcuni Assessori dichiarare che hanno discusso la questione di sfuggita in occasione di un convegno oppure in occasione dello sbarco di massa di 900 migranti, dire che si è agito nel rispetto dell'accordo stretto con la Regione e lo Stato con l'assenso anche della sua Giunta nel luglio 2014 ma non è questo il tema, il tema è che quell'accordo è ormai superato nei numeri e nei fatti. A sostenerlo non sono io, non è Forza Italia, non è questa minoranza ma il capo del dipartimento immigrazione del Ministero dell'interno Mario Morcone che nell'audizione presso la Commissione d'inchiesta della Camera ha detto che i nuovi sbarchi sconvolgono tutti i progetti che uno può pensare di costruire in sede di accoglienza e ha aggiunto quella che abbiamo lanciato con la conferenza unificata 2014 una scommessa che abbiamo vinto sino al 31 dicembre 2014 e che adesso però stiamo giocando con molto, molto affanno. E queste affermazioni vengono confermate anche dai numeri perché dal 1 gennaio al 4 maggio di quest'anno gli sbarchi sono cresciuti del 15 per cento rispetto agli stessi mesi dell'anno precedente, in altre parole se dovesse confermarsi questa tendenza l'Italia supererà abbondantemente quello che l'anno scorso fu già un record, 170 mila e passa persone sbarcate. Dinanzi a questa situazione il Governo, a nostro modo di vedere, ha sbagliato impostazione perché è stato debole, è stato molle sul piano internazionale, questo non lo dico solo io, mi risulta sia emerso anche all'assemblea dell'ANCI di oggi e per voce non solo di sindaci del centrodestra. Il Governo ha consentito agli Stati europei di lavarsi la coscienza limitandosi a trasportare i profughi e anche i clandestini in Italia per poi schierare le forze armate per impedire l'ingresso nei propri confini, non solo, come testimoniato dal capo dipartimento, da un anno e mezzo dall'inizio del periodo di programmazione, l'Europa non ha ancora deciso le risorse da destinare all'Italia per gestire l'immigrazione. Lo riferisca a quell'altro signore che frequenta Bruxelles e che è apparso al porto canale per attaccare l'opposizione, tanto era elevata la sua pietas, lo riferisca che ci sono questi problemi in Europa. Se questo è il quadro, ed è questo, il Governo non può essere molle, non può essere rassegnato e sottomesso sul fronte internazionale e duro nei confronti dei Presidenti delle regioni e dei sindaci, vedete, questo è un problema molto serio e non si può liquidare con un sorrisino da niente come in questo momento qualcuno sta facendo, perché non si può pensare di scaricare il problema sui sindaci, sulle popolazioni, sulle forze dell'ordine e sui prefetti, se il piano B di Renzi consiste nell'accelerare i rimpatri, nel realizzare i cosiddetti HUB nelle varie regioni e utilizzare caserme nascoste, allora è un piano fallimentare perché in linea di principio l'accelerazione delle espulsioni sarebbe anche un fatto positivo, ma è inutile rimpatriare pochi clandestini, è del tutto inutile. Occorre limitare gli sbarchi perché sono questi la fonte della morte, della disperazione, del malaffare, delle conseguenze sulla sicurezza dei cittadini italiani, la via è quella di realizzare in Nord Africa con l'aiuto dell'Onu dei campi profughi. La via, se si vuole veramente affrontare la questione è quella di dare un diverso approccio sul piano politico, diversi anni fa qualcuno propose alle regioni del meridione insulari di essere parte di una nuova politica del Mediterraneo, l'idea era quella di un piano di progetti di sviluppo marittimo, stradali, piani energetici, fondati su fonti rinnovabili, aiuto allo sviluppo dell'allora piccola-media impresa, creazione di un grande progetto di istruzione europea euro-mediterranea come un gigantesco programma Erasmus Euro-mediterraneo, un progetto che offrisse un'alternativa di vita ai giovani svantaggiati del Nord Africa. In altre parole è una sorta di piano Marshall complessivo sostenuto dall'Unione europea, dal fondo monetario internazionale, dalla Banca mondiale e dalle maggiori potenze economiche. Ovviamente si evidenziò in quel caso la necessità di rendere questi aiuti funzionali a generare maggiore stabilità e, soprattutto, a diffondere presso i paesi beneficiari di quegli interventi il rispetto dei diritti, in particolare quelli delle donne, delle minoranze, dei singoli individui. Per quanto la logica dell'aiutiamoli a casa loro sia rifiutata, dalla sinistra del buonismo ipocrita noi riteniamo che sia l'unica via, a mio avviso questo sarebbe un modo giusto di investire risorse destinate ai migranti anziché farle mangiare da chi lucra sul sistema dei trafficanti uomini e perpetuare logiche che non superano il problema ma che aumentano il numero dei disperati e non li aiuta ad uscire dalla loro situazione. Se invece l'idea del Governo fosse addirittura quella di utilizzare la Sardegna come punto di passaggio allora la respingiamo ancor di più e con maggior forza da subito, in primo luogo perché non vogliamo essere il muro d'Europa, in secondo luogo perché significa portare qualche migliaia di immigranti che invece vogliono recarsi altrove con le facili immaginabili conseguenze sul piano della tensione sociale. Infine, in terzo luogo, perché una simile decisione purtroppo si conforma ad una visione della nostra terra come una sorta di colonia da parte di alcuni politici e burocrati romani. Ecco perché, Signor Presidente, con questa mozione noi le chiediamo tre azioni: la prima, l'immediata convocazione di un vertice urgente con il Governo, e da quello che leggo dalle agenzie di queste ore probabilmente sarà promossa una nuova riunione con i Presidenti di Regione, quindi è l'occasione per riaffermare questo tipo di richieste; La seconda, proporre da subito la revisione degli accordi precedentemente sottoscritti al fine di rivendicare mezzi e risorse per affrontare l'emergenza; La terza, chiedere l'intervento del Governo al fine di un'equa distribuzione dello sforzo sostenuto da ciascuna Regione per assolvere ai doveri di accoglienza e scongiurare l'ipotesi che la Sardegna diventi in maniera tacita una sorta di grande centro di accoglienza nazionale. In chiusura mi si permetta di rimarcare un altro aspetto, per essere credibile quando parla di solidarietà internazionale, un governo deve essere capace di dimostrare anche quella nazionale di solidarietà. Per quanto riguarda la nostra terra è stato detto negli interventi che hanno preceduto il mio nella trattazione della precedente mozione, mi spiace doverlo ricordare ma questa solidarietà non c'è stata, non c'è e non c'è stata neppure quando siamo stati colpiti da tragedie immani. Allora, Presidente, svolga il suo ruolo a pieno titolo perché lei non è qui di passaggio come coordinatore di un convegno, deve prendersi carico dei problemi di questa terra. Per quanto ci riguarda, con riferimento al problema specifico, per quanto questa affermazione possa urtare le anime belle e i fautori del "Je suis qualcun altro" e l'Italia dello "stile Boldrini", per noi è importante la solidarietà ai migranti ma prima di loro, di ciascuno e di tutti, vengono i sardi e gli italiani.

PRESIDENTE. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi non oltre la conclusione del primo intervento.

E' iscritta a parlare la consigliera Alessandra Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Presidente, è indubbio che alla mozione che oggi stiamo discutendo sia certamente di interesse ma soprattutto di grande attualità. Presidente Pigliaru, con l'altrettanta sincerità che le ha manifestato poco tempo fa il Presidente Cappellacci voglio dirle che mi è dispiaciuto alquanto essere indicata come una "meschina" per aver manifestato preoccupazioni in ordine ad un tema che non è solo una preoccupazione della sottoscritta o di pochi gli intimi, è un problema che stiamo affrontando a livello nazionale, che ha investito la nostra Regione, io ritengo in maniera pesante più di altre, perché in questa Regione non ci sono le condizioni ideali, necessarie e talvolta minime, della dovuta accoglienza e giusta solidarietà. Questi non sono principi che ci mancano e non amiamo farci fare la morale da nessuno su questo tema, le abbiamo semplicemente detto di prestare attenzione ad un Governo nazionale e che è bravissimo a scaricare sui sindaci, sui nostri territori, sui rappresentanti delle forze dell'ordine che quotidianamente ammettono di non essere organizzati, di essere impreparati ad affrontare veramente la grande migrazione che sta avvenendo dalle terre in difficoltà. Io lo sostengo da sempre e non mi vergogno di dirlo che vorrei davvero che potessimo avere un'azione in quei territori, nei territori di appartenenza, ma questo è un sistema di cui deve essere investito il mondo a 360 gradi, l'Europa che ci deve rappresentare a pieno titolo non deve essere solamente una questione di lana caprina, è una questione importante questa, il nostro Governo deve pretendere il sostegno europeo, ma soprattutto non deve investire le regioni, e in particolare quelle più in difficoltà, di un problema che non siamo in grado di affrontare. Spesso c'è stata l'improvvisazione, queste non sono delle mie considerazioni, ma può parlare benissimo con le nostre strutture sanitarie, con le prefetture, chiedere con che panico sono state affrontate certe notizie. Improvvisazione, incapacità, mezzi non sufficienti sono queste le nostre preoccupazioni, noi vorremmo poter accogliere chiunque e dargli però anche la giusta e corretta ospitalità, ma non fare delle azioni è solo perché dobbiamo apparire i buoni, i solidali, e mettere magari in difficoltà chi in questo territorio abita ma soprattutto in questi ultimi anni vive una crisi quotidiana che non è in grado neanche di badare a se stesso, quindi ha poca facilità di poter essere solidale nei confronti degli altri, però noi rappresentiamo le istituzioni, in questo senso soprattutto rappresentiamo le nostre popolazioni, le nostre genti, allora io credo che non sia corretto scaricare su queste popolazioni la disorganizzazione, la necessità di dover dire sì ad un Governo nazionale che è sordo, come abbiamo sentito anche negli interventi precedenti, alle richieste di una regione che non ce la fa più. La nostra è questo tipo di preoccupazione, noi crediamo che veramente su certi argomenti, ma qualcuno forse se ne renderà conto anche perché io credo che poi quando i cittadini vanno a valutarci queste cose incidono, anche le ultime elezioni per dare il giusto un'osservazione politica non credo che abbiano certamente apprezzato le politiche sull'immigrazione seguite dal governo Renzi, Renzi che per primo oggi ammette di dover cambiare strategia. Allora, veramente, noi ce lo auguriamo che il presidente Renzi vada per primo in Europa a pretendere quel sostegno europeo, quell'organizzazione, quello che serve realmente con azioni incisive che possano veramente metterci nelle condizioni di essere un paese accogliente, diversamente occorre trovare altre strategie che sono quelle di una politica di immigrazione che oggi ha necessità di avere una valenza mondiale, per quanto mi riguarda. Quindi, sinceramente Presidente, il suo silenzio credo che deve finire, oggi è l'occasione per poterne parlare, ma noi le chiederemo per argomenti così rilevanti anche in futuro di non lasciarci in assenza di notizie. Noi abbiamo necessità di capire che cosa avviene, per questi temi così importanti, nella nostra regione. Le problematiche sono tante ma io credo che lo sfogo prima di tutto dei sindaci, la stessa Anci stamattina chiede di rivolgerci all'Unione europea con diverso piglio, quindi sinceramente non è la preoccupazione di pochi, Presidente. Ovviamente, se lei come so, gira tutta la Sardegna ha modo di rendersi conto decentramento un malcontento generale, non solo oggi di chi ci vive e di chi ovviamente…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Luigi Lotto. Ne ha facoltà.

LOTTO LUIGI (PD). Voglio fare due brevissime considerazioni su questo tema che è molto drammatico e doloroso. Due considerazioni che vogliono partire da quello che accade oltre il Mediterraneo, non qua in Sardegna e in Sicilia, non nel resto dell'Italia. Quello che accade in quelle realtà è davvero qualcosa di epocale ci sono esseri umani che si ritrovano nelle condizioni di dover affrontare qualsiasi rischio, non ultimo quello di morire in mare, per uscire da una condizione o di difficoltà generate dal fatto di essere nel vortice di una qualche guerra, o molto più semplicemente, e questi vengono chiamati i cosiddetti migranti economici, i cosiddetti clandestini, quelli che non avrebbero diritto di asilo, molto semplicemente vogliono scappare da una situazione di povertà assoluta e di difficoltà a sopravvivere.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LAI

(Segue LOTTO LUIGI.) Io mi sento, davanti a quest'Aula, di partire da questa considerazione perché senza dubbio quello che accade là è molto più drammatico di quello che accade qui quando arrivano quella piccolissima percentuale di persone che da quella situazione di difficoltà riesce a scappare. Lo dico perché io come tanti di noi, siamo figli di una società che ha vissuto quell'esperienza guardandola dalle sponde dell'Africa. Allora le sponde dell'Africa erano i nostri territori. Oggi ci ritroviamo a dover fare i conti con dei nostri fratelli che ci chiedono di poter essere considerati come tali. Abbiamo un Governo che purtroppo, in eccessiva solitudine, rispetto a un contesto europeo che si dovrebbe far carico nel suo complesso di questo tema, cerca di affrontare nel migliore dei modi il problema. Lo fa come minimo coinvolgendo le Regioni.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GANAU

(Segue LOTTO LUIGI.) Coinvolgendo i Comuni, le Prefetture, ed è quello che dovrebbe fare. Che avrebbe dovuto fare e che sta facendo. E deve anche lavorare perché le Regioni tutte possano contribuire e collaborare ad affrontare nel migliore dei modi possibili questo problema che è doveroso che affrontiamo. Io vi dico la verità quando sento parlare di creare con la forza le condizioni perché questa gente non ci possa mettere in mare, per raggiungere le nostre coste, io non lo condivido. Non lo condivido perché noi stiamo impedendo con la forza, dichiarando una guerra a dei poveracci di poter tentare un futuro diverso. Allora, io sono assolutamente d'accordo che ogni Regione partecipi in proporzione alle proprie forze e alla propria popolazione ad affrontare questo tema e quindi il presupposto fondamentale è che tutte le Regioni partecipino con lo stesso spirito, questo è l'augurio e l'auspicio e quindi io non chiedo a Pigliaru di andare a chiedere un vertice al Governo particolare per la Sardegna, io chiedo al Presidente di partecipare, come penso che stia facendo, alla gestione, insieme agli altri Presidenti delle Regioni e al Governo, di questa partita drammatica. Noi abbiamo il privilegio a mio parere su questo fronte di poter affrontare questa questione con molta più facilità di altre Regioni. Certo abbiamo una situazione economica difficile, abbiamo tanta disoccupazione però abbiamo una condizione, la nostra isola per un problema specifico come quello, certo non ci consente di fare oltre quello che è il nostro dovere, ma quello che è all'interno del nostro dovere ci consente di poterlo fare con estrema severità e anche costruendo nella nostra gente la consapevolezza che non può essere e non deve essere vissuto come un dramma da, ad ogni costo, evitare. Anche a costo di dichiarare una guerra perché quello di impedire, affondando i barconi, è una guerra che io non credo che noi dobbiamo dichiarare.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Marco Tedde. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Leggo il passaggio di un'agenzia: "Purtroppo come forze dell'ordine ci dobbiamo fare carico del totale incapacità ed inerzia del nostro governo in materia di immigrazione, di gestione dell'emergenza profughi. Problemi che denunciamo da un anno e che oggi più che mai si scaricano sulle donne sugli uomini in divisa. La colpa della politica politicante è quella di avere da fatto credere a tanti milioni di disperati che qui da noi ci fosse la bubbana. Mentre la Francia fa legittimamente i propri interessi così come Svizzera, Austria, …". Non è il coordinatore regionale o nazionale di Forza Italia che fa queste affermazioni pesanti, ma è il segretario generale del sindacato di polizia. Ed è questo un problema immenso. Stiamo vivendo un'emergenza epocale che tendenzialmente può diventare biblica e questa emergenza viene gestita in modo assolutamente disastroso, dall'Europa e dall'Italia. Peraltro l'Europa credo che ci stia prendendo in giro, che stia prendendo in giro il Governo Renzi, perché sta disattendendo in modo assoluto l'agenda europea sull'immigrazione. L'8 di giugno Renzi, al termine del G7, ha fatto delle affermazioni forti, così com'è solito fare, e probabilmente avrebbe fatto meglio a riflettere prima di parlare, ci ha raccontato che verranno ricollocati in Europa 24 mila migranti, "ma non sono sufficienti" - ha soggiunto Renzi - "gliene manderemo molti di più"; ebbene, tutto questo non accadrà perché il Consiglio europeo, credo che si sia tenuto oggi, non credo che deciderà sulla redistribuzione dei richiedenti asilo sbarcati in Italia e in Grecia (ricordo che dal 1° gennaio in Italia sono sbarcati 54 mila richiedenti asilo). Ad aprile, dopo quella tragedia umanitaria nella quale persero la vita 900 uomini, l'Unione Europea ha triplicato i fondi per Triton, arrivando a 120 milioni, cioè la stessa cifra che veniva investita dall'Italia per l'operazione Mare nostrum, il problema è che Triton non è un'operazione di salvataggio e di soccorso ma è un'operazione di pattugliamento, allora succede che la nave inglese o tedesca che salva i profughi non è tenuta a soccorrere questi profughi portandoli nel Paese di origine della nave ma li sbarca in Italia, come se niente fosse, li prende e li sbarca in Italia. Non può peraltro affondare i barconi vuoti, che pian piano arrivano nuovamente a riva, vengono prelevati dagli scafisti e riutilizzati per gli stessi scopi. Tutta una serie di errori che probabilmente faranno diventare - speriamo di no, spero di essere smentito clamorosamente - faranno diventare questa emergenza da emergenza umanitaria a emergenza biblica. Questa missione Triton è del tutto insufficiente, a volte è risibile; diceva bene il presidente Cappellacci, questi sfortunati, questi migranti bisogna assisterli sulle coste libiche, in campi profughi sotto l'egida dell'Onu, è necessario tenerli lì, anche perché tra le altre cose ricordatevi che di questi immigrati che arrivano in Sardegna o in Italia per chiedere asilo politico, soltanto il 5-10 per cento al massimo ottengono l'asilo politico, tutti gli altri poi devono essere rispediti al loro Paese d'origine, ma è difficilissimo che ritornano nel loro Paese d'origine. Cosa fanno allora nella nostra Isola? Non lo sappiamo che cosa possono fare. Noi possiamo aiutare tutti, possiamo aiutare tutti invece sulle coste libiche, ecco quindi che è evidente che le dichiarazioni trionfalistiche che abbiamo sentito in questi giorni sono sbagliate, perché non siamo pronti ad accogliere migliaia e migliaia di migranti, perché questi migranti che arrivano in Sardegna devono essere accolti con dignità, devono avere delle condizioni di vita normale, non possiamo assolutamente ammassarli in ex convitti uno sopra l'altro senza materassi, senza letti, senza energia elettrica, senza acqua corrente, senza servizi igienici! Sono andato personalmente a constatare queste cose, e non ho fatto i selfy, sono andato personalmente a constatare queste schifezze, questi obbrobri! E quindi sì alla generosità, signor Presidente, sì alla solidarietà, ma con responsabilità!

(Interruzione)

PRESIDENTE. Onorevole Sabatini!

Prego, vada avanti, onorevole Tedde.

TEDDE MARCO (FI). Mi sembra di aver colto un senso di solitudine molto pesante: i Prefetti sono soli, gli enti locali sono soli. La Regione deve impegnarsi di più, dobbiamo tutti contribuire ad affrontare questa emergenza con raziocinio e non soltanto con la passione e col cuore, non possiamo assolutamente consentire che questi sfortunati vengano ammassati, così come sta accadendo, in strutture inadeguate, fatiscenti e molte volte pericolose. Ecco, questo noi le chiediamo, signor Presidente, le chiediamo anche un ruolo attivo, un ruolo diverso rispetto a quello che sta svolgendo oggi la Regione che si limita a fare dichiarazioni. Alle dichiarazioni facciano seguire fatti concreti. Aiutiamoli laddove è possibile aiutarli ma non illudiamo nessuno. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Paolo Truzzu. Ne ha facoltà.

TRUZZU PAOLO (Gruppo Misto). Io credo che abbia ragione l'onorevole Lotto: è sicuramente un problema più grande di noi, è un problema che nasce da lontano, che nasce dall'altra parte del Mediterraneo e sul quale ci dobbiamo sicuramente interrogare, perché le cose non capitano mai per caso, ci sono sempre delle motivazioni. Indubbiamente c'è una situazione di difficoltà in tutte quelle Nazioni che si trovano sulle coste dell'Africa mediterranea ma anche in altre Nazioni del centro dell'Africa e dell'Asia, perché arrivano un po' da tutte le parti. E dobbiamo anche interrogarci sul perché ci sia questa situazione di difficoltà, perché probabilmente il mondo occidentale e le Nazioni europee qualche responsabilità ce l'hanno, perché se in questi anni abbiamo favorito l'instabilità di quelle regioni è chiaro poi che, a fronte di questa instabilità, ci sia in parte un esodo biblico di persone che cercano una migliore fortuna dall'altra parte del Mediterraneo. Però dobbiamo anche dirla tutta ed essere onesti; il proverbio dice che tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, e in questo caso c'è un mercato prima del mare e un mercato dopo il mare, e non ce lo possiamo nascondere perché c'è chi lucra sul mercato di uomini dall'altra parte del Mediterraneo, che fa tanti soldi e facilità l'arrivare sulle nostre coste, e c'è chi lucra da questa parte del Mediterraneo, anche questo non ce lo possiamo dimenticare perché si è sviluppato un business intorno all'accoglienza, anche perché in questi anni in Italia in particolare si è fatto credere che potesse arrivare chiunque e circolare liberamente. Questo probabilmente è stato l'errore più grosso, perché ci dobbiamo chiedere come mai siamo l'unica Nazione europea che in questi anni non ha cercato di limitare gli accessi, siamo l'unica Nazione europea che in questi anni ha fatto credere che si potesse arrivare liberamente in Italia e fare quello che si voleva senza regole, tant'è che siamo un problema anche per le altre Nazioni europee, perché il problema delle suddivisioni è dovuto al fatto che noi non riusciamo a fare i riconoscimenti, è dovuto al fatto che noi non riusciamo a dare risposta alle richieste d'asilo…

(Interruzione)

Onorevole Sabatini, lei si potrà lamentare ma la Spagna e la Francia non consentono quello che consentiamo noi, perché se volessimo fare un ragionamento di buon senso e concreto le dico che la Corsica non è tanto lontana dalla Sardegna, e allora, come li accogliamo noi, li potrebbe accogliere la Francia in Corsica, invece questo non capita, e ci sarà un motivo.

A fronte di questo e di quella che è la situazione internazionale complessiva, io credo che ci sia stata una sottovalutazione del problema a livello nazionale e una sottovalutazione del problema a livello locale, perché è vero che noi, Presidente, di questo do atto al lavoro che avete fatto come Giunta e come Presidente che avete gestito il momento dell'accoglienza, il momento in cui sono arrivati i novecento profughi, l'avete gestito in maniera esemplare e assolutamente dignitosa, io di questo ne do sicuramente atto. Però a fronte di questo c'è il problema del dopo che è un problema che hanno sollevato, guardate, non il centrodestra o la destra razzista che alcuni di voi vogliono far credere, l'hanno sollevato anche illustri esponenti della vostra maggioranza. Perché le parole del sindaco di Sassari che non mi pare sia scritto a Fratelli d'Italia sono state abbastanza chiare, sono stata abbastanza chiare, il problema è il dopo perché non sappiamo come gestire queste persone. Il problema è stato anche un momento in cui le forze dell'ordine sono costrette a presidiare queste situazioni inevitabilmente quello che ne trae un danno è il servizio ordinario e si è creata una situazione di difficoltà per esempio per gli uomini della Questura di Cagliari perché, Presidente, io la invito non a parlare con il Questore, non a parlare con il Prefetto ma con il personale che effettua il servizio per capire quali sono le reali difficoltà, al fatto che la maggior parte di questi non si vuol far riconoscere perché sa benissimo che non avrebbe il diritto all'asilo. Al fatto che un centinaio di profughi si sono imbarcati sulla nave della Tirrenia senza documenti cosa che a nessuno di noi è permessa. E qui viene l'altro problema grosso, il problema delle regole e le regole che devono essere uguali per tutti. Perché mi insegnate, soprattutto chi ogni giorno ci ricorda che siamo tutti uguali giustamente, che siamo tutti i quali che un sistema funziona e si regge quando le regole sono uguali per tutti. Allora non è possibile che ci siano cittadini di serie A e cittadini di serie B perché quello che succede al di là della situazione di difficoltà di pietas umana che ognuno di noi può avere per questi disperati che arrivano dall'altra parte del mare e che ci sono una serie di cittadini sardi, cittadini italiani che sono sottoposti quotidianamente a delle regole giustamente e che devono rispettare, regole che per tutti gli altri non valgono, un sistema fatto in questo modo non funziona e genera quella difficoltà, quel disagio sociale e quell'odio razziale che può sfociare in ogni momento perché non si è stati capaci di gestire il problema. Allora se noi iniziamo ad invertire l'approccio e cercare di capire che il modo migliore per risolvere la questione è individuare un sistema di regole uguali per tutti e arrivare anche al sostegno e l'aiuto nel loro paese, perché guardate tutti noi, io penso che ognuno di noi abbia avuto situazioni di questo tipo…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Modesto Fenu. Ne ha facoltà.

FENU MODESTO (Sardegna). Grazie Presidente, ringrazio l'onorevole Cappellacci e il Gruppo di Forza Italia per aver presentato questa mozione. Avevo dei dubbi se intervenire o meno su questo punto. Perché io vengo da un comune che molto probabilmente verrà interessato da un flusso di immigranti di circa 1000-1200 persone. Io mi auguro che questo non si verifichi mai; diventa difficile affrontare questo tema quando solo il fatto di poter avere un pensiero diverso si rischia di essere tacciati di razzismo. Assicuro a tutti che, anche per quanto mi riguarda e penso per chiunque in quest'aula, che a nessuno venga meno il concetto di solidarietà nei confronti di queste persone, che nessuno venga meno il pensiero che queste persone debbano essere aiutate ma dobbiamo capire qual è il modo migliore per aiutarle. Certo, onorevole Lotto, anch'io sono contrario a scatenare una guerra o ad affondare i barconi carichi di migranti ovviamente per risolvere il problema ma sono anche contrario ad una vera e propria tratta di esseri umani. E non è che questo problema sia dal punto di vista della morale occidentale meno condannabile, anzi ritengo sia al pari dell'altro assolutamente dannoso per tutti noi.

Allora vorrei raccontare, perché vorrei arrivare alla questione pratica perché si è parlato quasi di politica estera ma a volte si dimenticano gli aspetti pratici, e gli aspetti pratici che noi dobbiamo entrare nell'ottica che queste persone devono potersi integrare, ma per potersi integrare nella nostra società abbiamo necessità di far percepire alle persone occidentali, ai nostri giovani, ai nostri disoccupati, alle persone che sono in difficoltà che lo Stato, che deve essere una madre, ha per loro le stesse premure che avrebbe e che ha per questi migranti. Allora come spiegare a un disoccupato che lo Stato, Unione europea spende 30-32 euro a persona per far gestire queste persone dalle cooperative e poi non ci sono le risorse per garantire un minimo di sussidio ai nostri disoccupati. Questo non favorisce l'integrazione, anzi questo favorisce le diseguaglianze, favorisce l'odio. In questo modo non ci sarà mai integrazione. Sinché lo Stato italiano non capisce e ragiona come una madre che prima di pensare ai figli degli altri deve pensare ai propri figli non otterremo mai un'integrazione di queste persone.

Guardate, io ho avuto modo di occuparmene di questa vicenda direttamente e purtroppo molte cose non arrivano manco sulla stampa perché vengono coperte, ma dove ci sono questi centri di accoglienza bisogna entrare nell'ottica giustamente che non sono dei prigionieri, non sono dei carcerati, sono persone libere, sono persone che non hanno niente e che escono e dove ci sono questi centri si verificano furti, aggressioni, anche situazioni come dire ridicole. Mi è capitata una denuncia di un pastore nel Molise che quando è finito il Ramadan sono usciti e gli hanno macellato il gregge delle pecore. Allora bisogna anche entrare nell'ottica che il concetto che hanno queste persone di proprietà privata è diverso da quello che abbiamo noi. Ma questo non per dire che non si accetta questo e non si deve dare solidarietà ma per dire che tutto ciò non favorisce l'integrazione. Per dire che l'integrazione non viene favorita dalla presenza dei centri di accoglienza dove lucrano chi ci lavora o le cooperative a cui vengono dati gli appalti, no. L'accoglienza viene favorita dalla parità di condizioni, l'accoglienza viene favorita dalla comprensione del fenomeno. E non sono certo i centri di accoglienza a risolvere il problema. Noi dobbiamo puntare ad avere centri di integrazione e non centri di stoccaggio, perché mantenere gli esseri umani stoccati, ammassati su queste strutture non è dignitoso per loro e non favorisce sicuramente l'integrazione.

Guardate, è normale dal punto di vista pratico che la Francia si stia opponendo all'ingresso nei loro confini per un motivo molto semplice, in Francia vige lo ius soli il che significa che ogni cittadino che viene riconosciuto, anche migrante che viene riconosciuto cittadino francese, ha diritto ad un sussidio e al diritto a poter ricamare tutti i suoi parenti nella patria che lo ha ospitato. Quindi di fronte ad una situazione di questo tipo la Francia si vedrebbe invasa, ecco perché non può permettersi questo.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Grazie Presidente, io intervengo perché sono sicuro e certo che nell'animo di ciascuno di noi albergano diversi sentimenti, quello che sarebbe stupido è che per una mozione che mette in discussione una tematica così ampia ci fosse un comportamento da curva sud. Non è il caso, parlando di problemi così toccanti il genere umano, pensare che ciascuno abbia la propria verità in tasca. Esistono dei problemi che vanno affrontati, non sono affrontabili certamente nella nostra isola, hanno necessità di essere affrontati a più largo respiro. Non può essere il Parlamento dei sardi che chiede solidarietà allo Stato centrale per le sue deficienze, o chiede aiuto all'Unione europea per le sue difficoltà sociali ed economiche a risolvere problemi di valenza internazionale e mondiale. Dovremmo entrare in quello che è il sistema di politica estera, capire quelli che sono i risvolti neanche chiari di tutto quello che porta questa gente a venire alla riva sud del Mediterraneo. Io aborro sicuramente qualunque presa di posizione che non sia umanitaria. Un poeta della vita ha detto che quando si salva una vita, si salva l'umanità, guai se questo non avvenisse, perché altrimenti saremmo veramente homo homini lupus, ancora una volta al di fuori di quello che è un sistema civile di convivenza, di diritti e di doveri. Ma da qui a dire che tutto va bene madama la marchesa ne passa di strada, ciascuno deve dare il proprio per la propria possibilità, e non ci può essere la richiesta di dare quello che non si può dare, ed è anche vero che bisogna cominciare a chiedere all'Unione europea uno sforzo maggiore in umanità, in compartecipazione a quelle che sono le esigenze. È certo che non posso essere mai d'accordo con un Salvini qualunque, non posso esserlo, non posso esserlo, il problema è altro, il problema è sapere come politica europea, come politica estera italiana cosa vogliamo fare, e il vecchio detto che è preferibile insegnare a pescare anziché dare un pesce probabilmente verrà fatto, e verrà fatto nei giusti termini, e bisognerebbe ripercorrere quello che è stato il tema dell'occupazione, qualcuno prima lo richiamava, dei territori del Nord Africa e non solo. Quindi bisogna capire qual è tutta la tematica e il trasportato, non si possono chiudere gli occhi nel senso che facciamo beneficenza e abbiamo la carità operosa, non guardare chi è che fa tratte di schiavi, che martirizza la gente, che compie stupri, che compra e vende questa gente, e dire che tutto va bene, e chiudere gli occhi, l'importante è che a casa nostra stiamo tranquilli, e più al Nord si va e sempre peggio è con quella dinamica egoistica. Ma da qui a far passare tutto ce ne vuole di strada, ce ne vuole abbondantemente. L'isola di Sardegna è un ponte naturale verso le sponde del Mediterraneo, l'ho sempre sostenuto, è una terra di pace e di accoglienza, ma non è che possa essere un'accoglienza senza capire ciò che poi si può offrire e dare, e quello che è il tanto che si può dare, e se è vero che facciamo bene nel dare soltanto a chi non vuole neanche stare nella nostra Isola. Ed è vero anche che ci sono diversi diritti in Europa che vengono sanciti oltre quello di un egoismo che è sfrenato secondo certe postazioni, ma debbo dire, e tutti abbiamo capito cosa vuol dire la presenza araba per la gran parte, ma di stranieri in Francia che sono stati naturalizzati, e i 3 milioni di turchi presenti per esempio in Germania, questi sono i dati veri. E allora bisogna cominciare a riflettere e a capire che non si può essere totalmente messi in una parte per poter dire fanno male gli altri, bisogna cominciare ad assumere responsabilmente e con serietà un aspetto diverso della politica dell'accoglienza, su questo non c'è dubbio. Allora, bisogna però fare quell'azione doverosa, giusta, di dare possibilità di sviluppo nella terra d'Africa, da dove scappano. Se ci sono dei delitti, vuol dire che qualcuno ha responsabilità, se ci sono situazioni di un capitalismo sfrenato di multinazionali che ha azzerato diritti all'interno del centro Africa, bisogna gridarlo…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Angelo Carta. Ne ha facoltà.

CARTA ANGELO (PSd'Az). Io direi che almeno dentro quest'Aula si possa dare per acquisito un concetto, cioè che il principio di solidarietà sia un concetto condiviso da tutti, anche per la natura stessa dei sardi che da sempre esercitano il concetto dell'accoglienza in una maniera unica. Il problema, rispetto alla questione dei migranti, è che ormai è inutile fare appello solo alla categoria della solidarietà, certo, l'accoglienza è un dovere morale, e credo che nessuno debba insegnarlo ai sardi, però viene dopo una serie di interventi che sono mancati. Mi viene in mente che cosa si è fatto con i governi e i paesi dell'altra sponda del Mediterraneo? Il nostro Governo, il Governo italiano, che cosa ha fatto, quali passi ha mosso verso l'altra sponda. Secondo, quanto ha contribuito a questa situazione di oggi il bombardamento della Libia fatto dai francesi e dagli americani e utilizzando le basi italiane. Terzo, perché non si stringono rapporti sul posto per sgonfiare questa massa di profughi che ormai nessuno riesce più a quantificare, 1 milione, 2 milioni, sono 3 milioni forse quelli che spingono dall'area subsahariana per venire in Europa attraverso l'Italia. Quale selezione viene fatta negli ingressi in Italia? Quale ruolo ha l'Europa? Cameron, Hollande, Rajoy. Il primo, Cameron, non sa nemmeno dov'è il Mediterraneo, Hollande schiera i gendarmi nella frontiera di Ventimiglia, e Rajoy spara direttamente ai barconi. L'unica speranza che hanno questi migranti che vengono trasportati in Italia è la solidarietà. Il Governo e l'Europa sono totalmente assenti. Come stupirsi quindi se la gente di fronte ad un fenomeno come questo dell'emigrazione totalmente non governato non accetta più questa convivenza forzata. La gente si sente sempre più insicura, e quando ci si sente minacciati, quando la gente ha paura, sappiamo quali reazioni ne scaturiscono, e l'assenza di sicurezza può diventare letale per la democrazia e per la civile convivenza. Poi ci sono le panacee proposte dallo sgonfiato Renzi, allentare il Patto di stabilità, un Patto che va azzerato a prescindere tout court, non è che lo azzeri perché qualcuno accoglie questi poveri che vengono portati giù o su dall'Africa. Come non ricordare e come non parlare di mafia capitale, che ci ha dimostrato come da tutte le parti dell'arco costituzionale i migranti vengono visti come un affare che rende più della droga. Allora, credo che pretendere ai nostri concittadini di essere ancora ulteriormente solidali, solo solidali senza avere nessun supporto da parte del Governo, credo che sia qualcosa di inaccettabile, qualcosa che ormai rischia di far scoppiare un conflitto all'interno delle nostre comunità che sicuramente va evitato. Quindi la mozione, quindi la richiesta nei confronti del Governo regionale non è una richiesta così, non è una richiesta di andare a chiedere, per l'ennesima volta, qualcosa che comunque il Governo non ci darà, è necessario assumere una posizione forte, una posizione chiara, dove, senza negare la solidarietà nei confronti dei migranti, si deve pretendere di avere di contro tutto il supporto che è necessario, tutte le garanzie che sono necessarie, e la prima garanzia che chiedono i cittadini è la sicurezza;, oggi non si sicure neanche quando si parcheggia, neanche quando si va a spasso. Allora credo che tutto questo e di tutto questo in Sardegna il Consiglio regionale se ne debba fare carico, la Giunta se ne debba fare carico, e senza fare il tifo da stadio come che sia una partita in corso fra immigrati e residenti, non è così, non è una partita, non è che qualcuno tiene per i migranti e meno per i bianchi, o meno per i residenti, o più per i residenti e meno per i migranti, credo che la solidarietà sia un principio e un sentimento che ci accomuna, però la razionalità e il raziocinio per cercare di sopportare questa solidarietà, ci deve indurre a pretendere dal Governo che si faccia forte in Europa, e la spinta che chiedono ai comuni credo che debba venire dalle regioni, perché il Governo vada in Europa a farsi rispettare, cosa che fino a oggi non è avvenuta.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Luca Pizzuto. Ne ha facoltà.

PIZZUTO LUCA (SEL). Presidente, io vorrei iniziare, stupirò qualcuno, però voglio iniziare ringraziando l'onorevole Dedoni, perché l'onorevole Dedoni inizia il suo intervento prendendo le distanze da una certa destra razzista e populista nazionale, e io devo dire che questo lo apprezzo molto, perché la prima parte del mio intervento sarà rivolta al razzismo strisciante che sta emergendo fuori da quest'Aula, e sarà rivolto a quelle forze politiche razziste, che per fortuna non sono rappresentate in questo Consiglio regionale, dove ci sono forze politiche di destra che hanno delle posizioni che io non condivido, ma che raggiungono per fortuna un livello di civiltà decisamente più alto. E vorrei iniziare citando un pericoloso testo marxista-leninista: "In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: quando il figlio dell'uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli, egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: venite, benedetti del padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi"… tutti sapete come finisce questo testo che è preso dal Vangelo secondo Matteo, e questo razzismo strisciante che c'è nella nostra società e che fastidiosamente rialza la testa, ha il coraggio di dire che noi abbiamo radici culturali profonde, diverse, che c'è un pericolo in questi immigrati che arrivano dal mondo.

Voglio raccontarvi brevemente la storia di un uomo che proveniva dalla Mauritania, che torturato nel suo Paese fu messo in una barca e arrivò col vento di levante nell'Isola di Sant'Antioco, Sant'Antioco martire, per l'appunto, patrono di Sardegna, se ci fossero state quelle forze politiche allora, l'avremmo respinto, avremmo minato le coste. Questo per dire che le radici culturali, a cui io non faccio esplicitamente riferimento, perché sono un pericoloso comunista sovversivo, hanno però un patrimonio comune nella storia dell'umanità. Anche Sant'Efisio arrivava dalla Siria e dalla Turchia, per esempio, perché i movimenti migratori sono naturali nella storia dell'uomo, e i popoli crescono e si rafforzano quando c'è la capacità di accogliere, e non quella di rimandare nelle proprie terre, e chi fa questo, chi rifiuta l'accoglienza, chi crea meccanismi pericolosi è fuori dalla Dichiarazione dei diritti universali dell'uomo e della Costituzione della Repubblica. Allora, io voglio dire con forza che sono orgoglioso dei due nostri Presidenti, che hanno avuto il coraggio di abbassare quelle bandiere quando c'è stata quella immane tragedia nel Mediterraneo, e sono orgoglioso del mio Presidente, che con grande umanità va ad accogliere quei migranti e vedere come è quella situazione, ed è un gesto che io non ho visto fare ad altri, nel passato e nella storia recente, perché l'umanità e la sensibilità della politica si dimostrano con le azioni quotidiane messe in campo giorno per giorno. Poi è vero, ha ragione l'onorevole Tedde, ci sono delle realtà che non stanno accogliendo bene in giro per la Sardegna, e vanno monitorate, vanno controllate, ma io qui voglio dire anche con forza che sono orgoglioso di essere cittadino di Carbonia e che sono orgoglioso della mia città; una delle città più povere e uno dei territori più poveri d'Europa ha accolto gli immigrati a Carbonia, tutta la città si è mobilitata per portare generi di primo conforto e aiuti umanitari, e a portare anche calore, sorrisi e possibilità di giocare con quelle persone. E voglio ringraziare pubblicamente chi ha gestito quell'emergenza a Carbonia, all'ENAP, ed alla presidente Steri che se ne sono occupati, e io li ci sono andato, senza fare selfie, guardate nel mio Facebook, non ho fatto selfie, sono andato a vedere per rendermi conto, e vi invito tutti ad andare a vedere nel silenzio dell'ascolto che cosa c'è lì, perché noi non stiamo parlando di persone che hanno fatto un viaggio in un aereo per arrivare, o hanno preso una nave, stiamo parlando di persone che hanno attraversato il deserto, che sono state nelle mani di aguzzini, che hanno rischiato la vita in mezzo al mare, andiamo a vedere le loro cicatrici, andiamo a sentire i loro racconti, andiamo a sentire dove sono i loro cari, famiglie spaccate, spezzate, persone morte in mare nella attraversata. Ed è vero, l'Europa sbaglia, sta sbagliando in questo momento, ma vi ricordo che la Turchia, per un prodotto che ha creato l'Occidente, l'Isis, sta accogliendo qualcosa come 1 milione 900 mila profughi in questo momento, e allora sì, io mi dichiaro, faccio parte di quella sinistra buonista ed ipocrita, ma ritengo che quando si dice che bisogna aiutarli a casa loro, si debba avere il coraggio di capire anche la storia di quel popolo, e se finisce il tempo concluderò nelle dichiarazioni di voto, perché noi abbiamo regalato a quel Continente 400 anni di schiavitù e 250 milioni di morti e 200 anni di colonialismo, l'Africa ha prodotto il 60 per cento dell'oro della storia dell'umanità, ed è il continente più povero ad oggi che non ha controllo su nessuna di quelle risorse. Allora volerli aiutare a casa loro non è fare i campi profughi nelle coste, e andare alle origini di quelle ingiustizie e cercare di cambiare quelle condizioni. I più grandi Paesi del mondo hanno trasformato l'immigrazione in un fenomeno positivo, come l'America e la Germania…

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gianluigi Rubiu. Ne ha facoltà.

RUBIU GIANLUIGI (Area Popolare Sarda). Dopo l'intervento dell'onorevole Pizzuto, che in qualche modo ha esposto rievocando anche il Vangelo, alcuni suoi passaggi importanti, devo cercare di riportare il discorso alla normalità. È arrivato poco fa un messaggio di agenzia che diceva testualmente: "Sì alla solidarietà, no all'improvvisazione". Queste parole le ha pronunciate qualche minuto fa il Presidente dell'ANCI Sardegna, sono dei termini corretti, che faccio anche miei, perché sicuramente dobbiamo sforzarci per essere solidali con gli altri, ma dobbiamo evitare di essere degli improvvisati. Preciso subito che gli immigrati non hanno alcun interesse a transitare in Sardegna, loro sono persone in alcuni casi preparate, arrivano qui con i telefonini di ultima generazione, come arrivano negli alberghi chiedono subito se c'è la rete wireless, e tengono i contatti in alcuni casi sia con il luogo di provenienza, ma anche con i vari centri distribuiti in Europa. Le loro mete, in realtà, sono il Nord Europa, principalmente la Francia, la Germania e l'Inghilterra. Conosciamo tutti il grande dibattito che in questi giorni tutta la politica sta sollevando nei confronti dell'Unione europea, che non intende sostenere costi e le difficoltà umanitarie nazionali, e che ignora gravemente un problema di rilevanza internazionale. Questo è il principale problema relativo all'immigrazione, un problema umanitario di dimensioni sproporzionate, fuori controllo e che espone l'Italia, e quindi anche la Sardegna, a pericolosi rischi di conflitti sociali. Per queste ragioni la Sardegna può solo offrire accoglienza temporanea - è quello che ci chiedono in realtà, non ci chiedono di stare qui in modo permanente - a coloro che vi transitano in attesa di essere trasferiti verso altre mete. Dobbiamo innanzitutto tutelare le esigenze dei sardi e non possiamo farci carico di un problema così immenso che una regione come la nostra non potrebbe affrontare da sola, perché non è che non ci sia la volontà di affrontarlo, vi è la difficoltà di affrontarlo. Per questa ragione dobbiamo valutare le nostre disponibilità e verificare che non si eccedano i nostri limiti a tutela dei nostri concittadini e di coloro che necessitano di un momentaneo sostegno umano e sociale. Il problema dell'immigrazione in Sardegna interessa la nostra isola in modo preoccupante da alcuni anni, ovvero da quando lo Stato italiano ha chiesto alla nostra regione di accogliere migliaia di immigrati sbarcati pochi giorni prima nelle coste di Lampedusa e che creano sulla piccola isola siciliana gravi difficoltà per una adeguata accoglienza. Ultimamente la regione sarda è stata interessata da sbarchi di centinaia di immigrati provenienti dall'Africa, ma pur essendo per numero di persone nettamente inferiore rispetto a quanti riescono ad arrivare nelle rive siciliane, dovuto ovviamente a questioni squisitamente di natura geografica e di distanze, la Sardegna ha più difficoltà di trasferimento di quanto, invece, avviene con più semplicità dalla Sicilia. La Sardegna, quindi, in ogni caso non deve farsi trovare impreparata e soprattutto deve essere capace di accogliere quelle migliaia di persone bisognose di una prima accoglienza. Anch'io, caro collega Luca, ho avuto modo di visitare un centro di accoglienza, più di uno, sono andato anche a Carbonia, e devo riconoscere che in questi centri ho riscontrato molta sensibilità e partecipazione da parte dei residenti. Questo ci fa onore come sardi, però in alcuni casi le difficoltà che abbiamo trovato anche da parte di chi si propone come volontario è quello che le risorse sono poche. In quelle famiglie vi erano comunque disoccupati, vi erano persone che avevano gli stessi problemi, in alcuni casi senza casa, senza lavoro, molto simili ai nostri ospiti e amici immigrati. Quindi questa forma di volontariato che noi dobbiamo cercare di intensificare va circoscritta a un momento, che è il momento della fase transitoria di queste persone. Questo è un aspetto fondamentale che non possiamo ignorare e che rappresenta la grande umanità e sensibilità dei nostri concittadini. Sono altresì convinto che il punto della questione non sia la solidarietà e l'accoglienza. Questo è sicuramente il primo aspetto da curare, la priorità durante le prime fasi di accoglienza, ma la politica, e quindi il Consiglio regionale, deve guardare oltre, deve attivarsi per gestire in modo efficace il fenomeno a tutela dei cittadini sardi e allo stesso tempo dei nostri ospiti.

Quindi, Presidente, l'invito che faccio anch'io è di attivare su tutti i tavoli i dialoghi per cercare di far arrivare in Sardegna quelle risorse in grado di supportare il grande peso che questi amici ospiti in difficoltà portano anche ai nostri amici concittadini.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pietro Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO PIETRO (PD). Presidente, mi è capitato, come credo sia capitato a molti colleghi qua dentro, di partecipare a convegni e a dibattiti sul tema dell'immigrazione, così come capita a tutti di sentire interventi più o meno autorevoli di tanti personaggi, politici e non politici, nei dibattiti televisivi, così come oggi ho ascoltato l'intervento del collega Cappellacci, intervento che mi è parso scontato più della mozione, ampiamente previsto, per certi aspetti banale, per altri in linea con il populismo imperante, privo di un efficace proposta risolutiva di un problema gigantesco, teso a toccare la pancia della gente, a fare accuse gratuite, fuori luogo, a puntare il dito accusatore. Allora io credo che, convinto di non avere la verità in tasca, non posso non rappresentare un sentimento di grande amarezza nel prendere atto che il tema dell'immigrazione in Europa, in Italia e a quanto pare anche in Sardegna pare essere funestato dalla confusione e da pregiudizi populisti che sono in modo molto prepotente e preoccupante tornati alla ribalta soprattutto in occasione di queste ultime elezioni. Lascio stare le dichiarazioni assurde, inesatte, di Salvini, di Maroni, di Toti, di Zaia e anche dei nostri rappresentanti isolani. Mi ricordo che Salvini aveva addirittura condannato l'operazione Mare nostrum senza conoscere i dati; l'operazione Mare nostrum aveva salvato 22 mila persone nel Mediterraneo e il Mediterraneo è la nostra casa, è la casa della Sardegna, la culla nella quale noi stiamo, verso la quale dobbiamo prestare attenzione, verso cui dobbiamo fare la nostra parte, non possiamo stare in mezzo al mare ed essere assolutamente menefreghisti.

Va detto che nel nostro Paese il fenomeno dell'immigrazione è abbastanza recente e anche qua va raccontata la storia, lo faceva il collega Pizzuto prima. In Italia il fenomeno dell'immigrazione importante è frutto di quello che è accaduto nella scomposizione dell'ex quadro sovietico del blocco dell'Est, con le immigrazioni degli anni Novanta provenienti dall'ex Jugoslavia, dall'Albania. Vi ricordate le navi cariche di uomini che approdavano nelle coste della Puglia e venivano ospitati nel campo sportivo di San Nicola di Bari? Quella è l'immagine che abbiamo dell'inizio dei grandi flussi migratori provenienti nel nostro Paese. Oggi secondo il rapporto che è stato fornito dalla Frontex, che è l'Agenzia europea per la gestione dei confini, la maggioranza degli sbarchi recenti provengono dalla Siria, dalla Somalia, dall'Eritrea, cioè da Paesi devastati dalla guerra. Scappano per questa ragione e non fornire assistenza, oltre che deplorevole dal punto di vista proprio umano, sarebbe un'evidente violazione delle leggi internazionali su questo tema. Per questo spero proprio che dal punto di vista umano, tema toccato, Renzi sappia fare valere in Europa questo concetto sulla dimensione umana del fenomeno dell'immigrazione, dimensione umana che voglio toccare solo qui perché non è soltanto un problema di dimensione umana. Non va scordato che una delle cause, forse la principale, dell'immigrazione sia l'attuale sistema economico, e anche qua non entro perché altri prima di me lo hanno toccato e non voglio attardarmi su analisi socio-economiche del problema, però i proclami e i populismi impediscono di centrare i nodi della questione. Questo ci impedisce di ragionare e cercare di trovare soluzioni.

L'immigrazione è uno dei fenomeni più travolgenti di questi tempi, ma purtroppo rimane prigioniero di slogan di parte senza che ci sia la possibilità di approfondire. Non bisogna dimenticare qua i dati, anche questo lo dicevano alcuni colleghi. L'Italia accoglie il 3 per cento dei rifugiati, cioè un quindicesimo di quelli accolti in Germania, ovvero un quarto di quelli accolti in Gran Bretagna, e ancora un quinto di quelli accolti dalla Francia. Certo, ora l'Italia sta affrontando più di altri Paesi la delicata questione. Coloro che giungono da noi vengono smistati attraverso progetti ad enti che hanno il compito di fornire vitto e alloggio provvisorio, con le conseguenze che ci sono trattamenti molto differenti tra loro, sia per l'uso dei soldi a disposizione, sia per i migranti stessi. Questa situazione non va bene ed è inadeguata sia per i migranti che per i contribuenti, visti anche gli episodi emersi a Roma con personaggi corrotti e quello che è accaduto. Bisogna rendere pertanto il servizio omogeneo.

L'Europa deve affrontare questa emergenza, lo si è detto e lo si vuole dire ancora con più forza, e sarà l'occasione per capire quale ruolo vorrà avere questa nostra Europa. Se è soltanto quello legato alle questioni economiche e del rispetto dei bilanci, del patto di stabilità, o anche quello del rispetto della dignità dell'uomo. Il 13 maggio 2015 la Comunità europea ha ufficialmente adottato l'Agenda europea della migrazione basata su quattro punti: ridurre l'incentivo alla migrazione irregolare, gestire le frontiere ovvero salvaguardare la vita degli uomini e rendere sicure le frontiere esterne, onorare il dovere morale di proteggere una politica comune europea di asilo e una nuova politica di migrazione legale.

L'ex presidente Cappellacci, presentatore della mozione, ci ha detto che vuole un confronto sulla questione e chiede che gli vengano risparmiate lezioni di buoni e di cattivi. Questo ha detto durante un'intervista sulla stampa e l'ha ribadito oggi durante il suo intervento. Badi, presidente Cappellacci, io per primo non voglio essere etichettato, né fra i buoni, né fra i cattivi, meno fra i buoni, non voglio essere proprio etichettato perché non è un problema di questa natura. È un problema che la Sardegna deve fare la sua parte, ora lo dirà il Presidente che interverrà dopo di me, e sono già previste alcune cose. In Sardegna che cosa abbiamo? Noi abbiamo un dato che anche io se non riesco a concludere dirò dopo. In Sardegna sono sbarcate due navi: 200 migranti il 7 maggio 2015 e 880 migranti il 30 e il 31 maggio 2015. Questo è quello che è avvenuto. Noi avevamo una quota prevista dalla conferenza unificata del 10 luglio 2014 in base alla quale dovevamo ospitare in tutto 2056 migranti. Oggi ne sono…

PRESIDENTE. Onorevole Cocco, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

PIGLIARU FRANCESCO (PD), Presidente della Regione. Presidente, prendo atto con soddisfazione che i toni del dibattito sono sui problemi, sulla gravità dei problemi, sulle soluzioni possibili. Al di là di qualche distinzione di tono mi pare che la componente comune sia utile per ragionare su un tema così complesso. Prima di tutto desidero iniziare ringraziando ancora adesso i molti volontari che hanno partecipato in quella giornata in cui non ho fatto nessuna comparsata, sono andato per rendermi conto della situazione, per capire quali sono i problemi sui quali possiamo migliorare, per renderci conto, per esempio, che le derrate alimentari erano in quel momento gravemente insufficienti e che andavano incrementate il più rapidamente possibile. Desidero ringraziare i volontari, tutti quelli che hanno lavorato quel giorno, la nostra Protezione civile, le Forze dell'ordine, la Croce Rossa, tutti gli operatori sanitari e desidero anche ringraziare le comunità della Sardegna che in queste settimane hanno dato una prova di grandissima maturità. L'onorevole Pizzuto citava giustamente Carbonia, ho ricevuto molti messaggi da tutta Italia dopo che una certa trasmissione televisiva ha mostrato il modo in cui Carbonia ha accolto i migranti. Qualche importante personaggio politico ha detto: "Questa è esattamente l'Italia che vorrei" e io credo che se ci pensiamo in una situazione di emergenza così grave, così drammatica, la Sardegna ha mostrato al resto d'Italia il suo volto migliore. Ha fatto, come si dice, una gran bella figura nel saper gestire con civiltà e umanità un'emergenza, perché naturalmente di emergenza parliamo. Io credo che dobbiamo riuscire a stare su questo sentiero, sul lato dell'emergenza.

Ma vediamo un attimo, un punto vorrei che fosse chiaro a tutti. In fondo ci stiamo interrogando su come si affronta quest'emergenza e per capire come si affronta quest'emergenza io penso che non ci siano ricette troppo facili ed ecco perché il dibattito di oggi è utile, perché non ci sono ricettine, scorciatoie, finzioni, soluzioni sempliciotte. Ho pensato: come fanno gli Stati Uniti di fronte ai flussi migratori? Gli Stati Uniti sono diventati certo molto grandi anche attraverso enormi flussi migratori, la California è diventata uno Stato importantissimo grazie ai flussi migratori, però certamente erano flussi migratori più controllati. L'America ha recentemente costruito dei muri per controllare la migrazione. Ha fatto bene? Ha fatto male? Io vi do soltanto un piccolo dato, perché quando si parla di queste cose bisogna avere un'idea precisa, io credo, dei fenomeni che sono alla base. La differenza di reddito tra un eritreo e un italiano (l'Italia ha il 75 per cento del reddito medio europeo quindi potrei usare il dato medio europeo e sarei ancora nel rapporto che sto per fare), la differenza di reddito tra un italiano medio e un eritreo è di un fattore di 50 volte, il reddito medio italiano è 50 volte superiore a quello di un eritreo che guadagna qualcosa come 600 dollari all'anno, in media. Questo è l'ordine di grandezza. Un abitante del Ghana guarda l'Italia come un Paese in cui un cittadino medio italiano ha 22 volte il suo reddito medio. Queste sono differenze enormi in uno spazio geografico relativamente piccolo. Torniamo un attimo agli Stati Uniti. Negli Stati Uniti la differenza tra il Messico e gli Stati Uniti il reddito medio non è di 50 volte, non è di 22 volte, è di 5 volte. Il flusso migratorio implicito in questi dati è chiaramente diversissimo. Gli Stati Uniti mettono un muro a fronte di una differenza di reddito che non è altrettanto drammatica rispetto a quella dell'Africa. L'Africa è in una situazione di assurda povertà. Questo è il primo dato con cui dobbiamo fare i conti. In più se anche qualcuno di noi quel muro volesse costruirlo è piuttosto ovvio, a parte il fatto che con questi numeri e con questi dati sarebbe eticamente inaccettabile costruirlo, ma è anche impossibile costruirlo per motivi geografici, quindi siamo di fronte ad un flusso enorme. Si dice di fronte a un flusso così grande, di fronte a un'Eritrea in cui un cittadino medio guadagna 600 dollari all'anno bisogna andare lì ed aiutarli. Certo, bisogna andare lì ad aiutarli però vorrei che tutti fossimo consapevoli che ci sono enciclopedie, quintalate di volumi di ricerca economica che hanno un punto essenziale e che dicono che i divari economici sono molto persistenti, che ci vuole moltissimo tempo per ridurli, figuriamoci quando si parte da 600 dollari da confrontare con i 30 mila dollari pro capite, che ci vuole moltissimo tempo. Ci sono premi Nobel che sono stati dati a studiosi che hanno mostrato quanto vischiosa è quella differenza di reddito, quanto poco sappiamo di come la si può dedurre, figuriamoci poi se in tempi rapidissimi.

Quindi, questo è lo stato delle cose e noi dobbiamo guardare la realtà in faccia da questo livello di conoscenza delle cose e sapere che i flussi migratori sono grandi, forti e dureranno molto a lungo e di fronte a questo dobbiamo organizzarci. È chiaro che dovendoci organizzare di fronte a questo ed essendo improbabili soluzioni immediate, alternative come quelle di dare e regalare lo sviluppo a questi Paesi, abbiamo tentato di farlo per decenni con l'unica soluzione spesso di avere arricchito classi corrotte di quei Paesi, col fatto di avere spesso messo soldi male e dando soldi nel modo sbagliato a classi dirigenti corrotte con soltanto la conseguenza di aver aggravato la situazione invece di averla migliorata.

È un problema complesso e di fronte a questo problema complesso dobbiamo muoverci con la massima umiltà, prepararci ad essere decenti e dignitosi nell'accoglienza dei flussi che continuano ad arrivare. Decenti e dignitosi, esattamente quello che non è l'Europa in questo momento. Io credo che lo scandalo più assoluto sotto gli occhi nostri è quello di un'Europa che, come dice Juncker, non lo dico io, come dice il commissario dell'Europa, il commissario europeo Juncker, è un'Europa che sta rischiando inaccettabilmente di essere chiusa ed egoista e questa è una situazione davvero inaccettabile. Ero a Bruxelles nei giorni scorsi al Comitato delle regioni, stavamo facendo passare una mozione sui migranti e ho visto quanta resistenza, la votazione della mozione è stata rinviata di qualche settimana, sarà votata a luglio, darà un piccolo aiuto, ma ho visto anche lì la vischiosità, la difficoltà, la voglia di mettere virgole, puntini, prendere le distanze, cercare di essere strutturalmente egoisti da parte di alcuni Paesi. È una grandissima battaglia che va fatta.

Mi permetto di dire che per fare questa battaglia dobbiamo essere tutti molto uniti, non scaricare poi le responsabilità tra noi verso il Governo nazionale, siamo tutti in grandissima difficoltà. È chiaro che c'è l'emergenza, c'è l'accoglienza e c'è l'improvvisazione, ma c'è improvvisazione perché siamo di fronte a una situazione difficile. Dobbiamo correre per non avere improvvisazione, dobbiamo certamente strutturare la nostra accoglienza e dobbiamo farlo nell'emergenza, ma dobbiamo farlo con l'idea molto chiara che o l'Europa apre le sue porte o questo problema non sarà governabile, non sarà gestibile. Ha ragione l'onorevole Cappellacci a dire che questi problemi o li si governano o li si subiscono, è chiaro, ma l'ordine di grandezza del problema richiede il governo di un Continente, non di una Nazione, tanto meno di una Regione. Poi ognuno naturalmente farà la sua parte, noi cercheremo di fare la nostra parte come abbiamo fatto nel caso degli 800 migranti.

Fatemi dire che questo è un punto importante, è stato citato in varie occasioni, il punto è esattamente questo: abbiamo un enorme bisogno di avere una buona accoglienza nell'emergenza e nel post emergenza. Questo punto è cruciale perché tutti gli studi sulle migrazioni mostrano che o si è molto bravi in questo o non si governa un sentimento negativo della popolazione residente che trova giustificazione nel fatto che le persone che vengono accolte vengono trattate male, messe a vivere in condizioni non umanamente accettabili, poi diventano dei paria, persone che sono escluse, isolate, viste con sensazione di pericolo e qualche volta di disprezzo da parte di sentimenti razzisti che possono instaurarsi, quindi bisogna stare estremamente attenti. Ora io credo che nell'emergenza sappiamo cosa fare, l'abbiamo già dimostrato, possiamo certamente migliorare, possiamo anche presentare il conto al governo perché abbiamo il nostro sistema sanitario in difficoltà, perché abbiamo per esempio la nostra protezione civile in difficoltà, perché i costi sono in proporzione a quello che dobbiamo fare e quindi certamente cercheremo di mettere ordine in questa situazione, non possiamo trovarci in una situazione in cui non si sa chi paga quei costi e questo certamente è uno dei punti che dovrà essere portato all'attenzione già domani davanti al ministro Alfano e questo è il primo punto. Ma l'altro punto è quello della finita l'emergenza dare dignità alla presenza dei migranti, è un punto fondamentale per evitare che ci siano circoli viziosi di disagio da parte della popolazione locale che può diventare sgradevolmente una vera e propria strutturata ostilità. E dobbiamo farlo con molta attenzione, in questo momento noi abbiamo il 2,7 per cento come quota dei migranti che devono arrivare, ma naturalmente siamo consapevoli che il 2 per cento di poco è poco, il 2 per cento di flussi molto crescenti rischia di diventare insostenibile, quindi io credo che tutti noi dobbiamo metterci un'idea chiara di qual è il livello di sostenibilità della popolazione straniera qui in Sardegna tendenzialmente. Ci sono dei dati che sono interessanti che credo di poter citare. In questo momento (...) abbiamo spazi piuttosto ampi si citava la Germania, si citava la Francia, ma guardiamo anche i dati italiani, la popolazione straniera direi extracomunitaria in Italia, i lavoratori di origine extracomunitaria in Italia sul totale dei lavoratori sono pari al 10,5 per cento del totale, su 100 lavoratori italiani 10 sono di origine straniera in Sardegna siamo al 4 per cento, siamo quindi in una situazione ognuno penserà più comoda, più scomoda comunque sia diversa al ribasso rispetto alla media italiana. E per quanto riguarda la popolazione, gli extracomunitari della popolazione in Italia la percentuale è del 6 per cento, molto più alta del 6 per cento nelle regioni del Nord, in Sardegna l'ultimo dato che noi abbiamo visto è pari all'1,5 per cento. Ci sono chiaramente ancora spazi, questi spazi non significano che noi dobbiamo accogliere disordinatamente extracomunitari, dobbiamo accoglierli molto ordinatamente, dobbiamo farlo con molta precisione, dobbiamo anche capire che oltre un certo livello non si potrà andare e su questo dobbiamo certamente stare tutti molto attenti. L'altro punto che è molto importante, ne toccherò solo altri due, è che noi crediamo che i flussi debbano essere molto rapidi, quando arrivano dei migranti questi migranti devono passare attraverso delle procedure e non si riesce a capire perché queste procedure devono essere così lente. Io penso che quando arrivano dei migranti arrivano perché stanno cercando lavoro ed è giusto che debbano cercare lavoro dove ritengono quel lavoro di trovarlo e se pensano che la Sardegna non sia un posto dove è facile trovare lavoro è giusto che possano passare dalla Sardegna ben accolti, ben indirizzati e siano liberi come sono i cittadini del mondo di andare dove c'è il lavoro perché dove c'è il lavoro si crea ricchezza e perché in questo modo i migranti possono essere una fonte di ulteriore ricchezza per sé e per gli altri. E se guardiamo la situazione attuale vediamo che nella situazione attuale il processo di trattamento burocratico dei migranti è assolutamente lento, chiederemo al governo italiano anche per la nostra condizione di insularità di essere molto aiutati nel rendere molto più brevi che nella situazione attuale questo trattamento burocratico perché i migranti alla fine abbiano una risposta chiara e perché questa risposta chiara poi consenta a loro di muoversi nelle direzioni, di unirsi con le famiglie, di cercare lavoro dove ritengono loro cercare, di rimanere in Sardegna nella misura in cui saranno in grado di essere assorbiti dal nostro sistema del lavoro. L'altro punto che non va dimenticato è che mentre i migranti aspettano di avere la possibilità di decidere cosa fare del loro destino lavorativo e umano in Sardegna o altrove, c'è la possibilità che queste persone vengano impiegate volontariamente in lavori utili per la comunità dalla quale sono ospitati. Io credo che questo sia un punto che non va sottovalutato, questo è un punto che può aiutare a riscrivere e a definire un'accoglienza più attiva, meno improvvisata, più strutturata e possa anche consentire un miglior accoglimento da parte delle comunità territoriali. Ci sono molte cose che noi dobbiamo fare e che da domani chiederemo in termini di organizzazione, in termini di risorse, ci organizzeremo meglio anche noi, come Sardegna lo stiamo già facendo, cercheremo di capire qual è il livello massimo di accoglienza che possiamo permetterci dando decenza e dignità all'accoglienza stessa, credo che avremo molto lavoro da fare, sarà mia cura riferire alla mia maggioranza ma anche a tutta l'aula quali sono gli stati di interlocuzione con il governo su un argomento così complesso perché sono certo che dovremo farlo frequentemente, perché sono certo che il problema andrà gestito e governato con la massima attenzione da parte di tutti noi fermo restando il fatto che dovremmo essere tutti uniti nel chiedere a gran voce che l'Europa prima di tutto faccia la sua parte.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Ugo Cappellacci. Ne ha facoltà.

CAPPELLACCI UGO (FI). Presidente, io credo che ciascuno di noi debba fare i conti con la propria coscienza e a tacitare la mia coscienza, ma credo la coscienza media non penso che basti qualche parola spesa in nome di un esempio, quello di Carbonia che può anche essere un esempio apprezzabile. Perché pensare al convitto dell'agrario di Santa Maria La Palma e alle condizioni veramente disumane nelle quali sono stati costretti questi uomini e queste donne, elimina qualunque pensiero di gratificazione, di orgoglio, anzi mi fa vergognare, la mia coscienza ripugna rispetto al semplice rischio che possano esistere condizioni di quel tipo. Quindi io non voglio prendere ad esempio il meglio perché temo che non sia la prassi o la maggioranza dei casi e comunque quando anche fosse la maggioranza, l'esistenza di una sola condizione di disumanità spegne qualunque moto di orgoglio e di soddisfazione e a quella situazione voglio pensare. Lei ha citato una serie di dati, è certamente apprezzabile il suo sforzo di affrontare in modo sistemico e andando alla radice del problema la situazione. La ringrazio di questo contributo, ma la situazione devo dire, non me ne voglia, è così chiara e sotto gli occhi di tutti che non c'è bisogno di fare ricorso a questi elementi pur utili al dibattito. Peraltro ho avuto la fortuna di vedere direttamente in quelle terre quali sono le condizioni di vita di queste persone e credo che basti questo a segnare l'esistenza di una persona con una coscienza media per rendersi conto e capire qual è il problema. Lei ha fatto riferimento anche a quelli che sono i numeri, i dati, ma sono dati relativi a lavoratori che sono integrati nella nostra società, non può essere neanche quello il parametro evidentemente, utile anche quello ma non può essere quello però venendo poi alla sostanza del problema e alla richiesta che io ho fatto, devo dire francamente avrei gradito una maggiore chiarezza perché lei ha fatto riferimento alla necessità di rivendicare maggiori risorse, io le chiedo un impegno a rivedere proprio quegli accordi, a chiedere formalmente la revisione degli accordi non una generica richiesta di maggiori risorse e confido nel fatto che in questa direzione si possa andare. Così come si possa andare in una direzione che consente una distribuzione equa del carico su tutte le regioni. Apprezzo anche il riferimento che lei ha fatto alla tempistica, tema dell'accordo di Dublino, alle difficoltà che questo genera sul passaggio e sul transito nel territorio italiano, è un tema altrettanto importante e caldo, quindi è estremamente utile e importante che venga sottoposto al Governo nazionale perché poi venga rimbalzato all'Unione europea perché è veramente una delle ragioni drammatiche ed indegne che stanno portando alle situazioni che abbiamo visto e a quelle situazioni che le immagini televisive hanno rimandato in queste ore di Ventimiglia che veramente sono un altro pugno sullo stomaco di tutti coloro i quali hanno una coscienza media. Peraltro, a proposito di dove finiscono questi migranti è interessante vedere sul sito del corriere che c'è la foto di un migrante che riporta la maglietta "Rally in Sardegna" che viene riconosciuto dal giornalista come uno dei migranti che è stato accolto dalla Caritas dieci giorni fa oggi e oggi o ieri era in quel di Ventimiglia, caricato sul pullman, con tutto quello che quelle immagini ci hanno dato, quindi, Presidente, accolgo positivamente, ma con il beneficio d'inventario perché avrei gradito una maggiore chiarezza, mi auguro che questa prova alla resa dei fatti avvenga rapidamente così come mi auguro, è stato un lapsus che lei poi ha corretto immediatamente che le notizie e la condivisione non avvenga solo con la sua maggioranza ma con tutta l'Aula perché questo non è un problema di una parte politica o dell'altra è un problema, neanche della Sardegna, è un problema dell'uomo nella sua accezione più alta, dell'uomo e della coscienza individuale e se vogliamo essere degni di essere su questo mondo, essere chiamati uomini e considerarci uomini dobbiamo affrontare in modo serio questo problema ed essere capaci di assumerci la responsabilità di condividerlo tutti quanti.

PRESIDENTE. Metto in votazione la mozione numero 145.

Ha domandato di parlare il consigliere Giuseppe Fasolino per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FASOLINO GIUSEPPE (FI). Presidente, anch'io ho apprezzato molto il modo e l'atteggiamento che il Presidente ha avuto nel discutere quest'argomento, perché ha proprio parlato quasi esclusivamente dell'argomento stesso per cercare di capire come si potesse risolvere e mi sono piaciuti sinceramente quasi tutti gli interventi. Faccio la stessa considerazione che ha fatto lei, hanno cercato di andare, tranne qualche dichiarazione, di entrare e di cercare di capire come si potesse affrontare questo problema, anche con alcuni cenni al Vangelo. Io che sono un cristiano praticante, convinto riscontro tutti i giorni, come giustamente ha detto l'onorevole Cappellacci, mi scontro tutti i giorni con la mia coscienza, ma anche nel quotidiano non soltanto in questa circostanza. Mi scontro tutti giorni quando mi si avvicina qualcuno a chiedermi l'elemosina, è giusto dargli quell'elemosina anche magari sapendo dove vanno a finire questi soldi? Ogni volta che mi chiedono da mangiare è giusto dargli o non dargli da mangiare in quel momento sapendo che magari non ne ha bisogno ed è un modo di approcciare alla vita, una cultura dell'approccio alla vita? E' uno scontro che ho tutti i giorni con la mia coscienza, sicuramente bisogna essere solidali e sicuramente bisogna cercare di accettare queste persone, però poi c'è lo scontro, lo scontro con la mia responsabilità di amministratore perché ognuno di noi ha la propria responsabilità anche di amministratore, quindi dobbiamo cercare di capire qual è il limite al quale la solidarietà deve arrivare, qual è quel limite oltre il quale non si può andare? Perché noi parliamo così oggi, parliamo in questa maniera, però se ci dovessimo trovare di fronte ai problemi che hanno altre zone dell'Italia ragioneremo ancora in questa maniera? Ancora cercheremo di dire che bisogna essere solidali? Dire che abbiamo il problema, dire che questo problema bisogna affrontarlo, dire che, come ha detto il Presidente, è un problema che stiamo affrontando come nazione, invece è un problema che dovrebbe essere affrontato da un continente, non vuol dire non essere solidale, non vuol dire essere razzisti, vuol dire che non si può affrontare questo problema in maniera disordinata, ma soprattutto che bisognava affrontarlo, non bisogna soltanto subirlo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Modesto Fenu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FENU MODESTO (Sardegna). Presidente Pigliaru, io ho molto apprezzato il suo intervento, soprattutto nel passaggio in cui ha citato il fatto che questo che sta avvenendo deve essere governato e non subito, non possiamo governare l'emergenza, dobbiamo entrare nell'ottica di governare il fenomeno, cercare di capire che questo è qualcosa che va al di là di un breve periodo. Governare il fenomeno significa anche e soprattutto agire non solo nell'interesse dei migranti ma anche nell'interesse soprattutto dei cittadini che rappresentiamo e di cui siamo espressione in quest'aula, se noi perdiamo di vista questo obiettivo non potrà mai esserci integrazione ma ci saranno solamente fenomeni speculativi che impediranno l'integrazione tra i popoli. Nella parte finale del suo intervento, Presidente, ha fatto proprio un cenno specifico alla necessità di favorire l'integrazione, allora mi permetto di lanciarle una sfida e un invito, Presidente, invece di creare a Monastir un centro di prima accoglienza disumano di 1000-1200 migranti impegniamo l'intera Regione, in accordo con lo Stato e con l'Unione europea, a creare un centro di eccellenza dell'integrazione euro mediterranea, questo aiuterebbe veramente la possibilità di integrazione tra i popoli, per questo motivo, Presidente, io credo che questa mozione dell'onorevole Cappellacci meriti di essere sostenuta da tutta l'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tedde per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Io credo che in questo o da questo dibattito franco al di là di qualche presa di posizione dogmatica, come tale orba e cieca, credo che ci sia una sostanziale unità di vedute, credo che tutti siano d'accordo che dobbiamo mettere in campo generosità, non ci sono dubbi sul fatto che dobbiamo agire in modo solidale nei confronti di questi nostri simili sfortunati, però ho apprezzato tantissimo, signor Presidente, una sua dichiarazione e un suo passaggio fatto nella conclusione, in coda al suo intervento che è molto interessante. Faccio una sintesi: sì all'accoglienza ma verificare e accertare il livello massimo di accoglienza, è questo il problema. Se noi dobbiamo accogliere dignitosamente questi migranti dobbiamo capire fino a dove possiamo arrivare, non possiamo far finta di pensare e di credere per fare un po' di gazzosa politica che in Sardegna non ci sono limiti, non è così, perché diversamente ci dovremmo, o quanto meno rischieremo di risvegliarci con gli incubi fra qualche mese. Se è vero com'è vero che sulle coste libiche si stanno ammazzando circa 400-500 mila potenziali migranti è anche vero che in Sardegna ne potrebbe arrivare qualche decina di migliaia e non siamo pronti ad accogliere 50, 40, 30 mila migranti, non siamo pronti, la Regione non è pronta, i Prefetti non sono pronti, i Sindaci non sono pronti ma soprattutto la Regione non è pronta, l'Amministrazione regionale non è pronta ad affrontare questa emergenza. Non ce la può fare. E comunque voglio concludere dicendo che questa mozione, al di là delle sfumature diverse nell'affrontarla e nell'argomentarla credo che questa mozione possa essere accolta da tutti, perché comunque sottolinea degli impegni che sono di buon senso, e gli impegni sono chiedere la convocazione di un vertice urgente col Governo, non mi sembra che sia una bestemmia, se è stato già fatto vuol dire che ho ragione che non è bestemmia. A proporre la revisione degli accordi sottoscritti in precedenza, al fine di rivendicare mezzi e risorse per affrontare l'emergenza. Ma chi può dire il contrario?

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Paolo Truzzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TRUZZU PAOLO (Sardegna). Anche io devo dire che ho apprezzato le parole del presidente Pigliaru quando dice che oggettivamente c'è un limite oltre il quale non possiamo andare, perché è vero che i fenomeni migratori sono sempre esistiti, però fanno anche i conti con le realtà territoriali e con le condizioni di ogni territorio. Sono un po' più preoccupato quando mi si dice che bisogna individuare delle soluzioni per rispondere alle esigenze di lavoro, non perché non ci siano soggetti che non devono avere il diritto a lavorare, ma perché mi pongo il problema che hanno oggi i tanti sardi che hanno difficoltà a trovare un'occupazione e una soluzione lavorativa e sinceramente pensare prima agli uni o agli altri, in questo caso, mi crea qualche difficoltà. Penso che sia discriminazione. Forse dovremmo impegnarci a trovare soluzioni per tutti, senza pensare che siano emigrati o sardi. Concordo per quanto ha detto il collega Pizzuto per quanto concerne il ruolo dell'Europa e del ruolo dell'Europa in Africa, però il collega ha fatto anche una citazione, si occupa di questioni immanenti, io invece mi occupo di questioni più terrene e voglio fare un'altra citazione, sempre per cercare di capire e di contestualizzare, senza agitare sempre lo spettro dell'odio razziale. "Sarà che ho 22 anni appena e già non vedo più la mia famiglia da mesi perchè sono all'Estero e non lo merito. Avrei meritato di frequentare un corso, ma non mi hanno mai accettata, in famiglia siamo stati tre mesi senza nemmeno i beni di prima necessità perchè dove lavorava mio padre mancavano i soldi e l'assistente sociale era disposta ad aiutarmi ed aiutarci solo per pagarci un biglietto per andar via. Tutto perfetto oserei dire. In modo ironico. Di conseguenza purtroppo l'accoglienza la sto un po' perdendo dal momento che tutto viene prima di me e come me tutti i miei conterranei. E non è una critica o un comizio, non sono del partito della Lega, anzi non sono di nessun partito. E non ce l'ho con nessuno. Ma voglio che mi si permetta di essere egoista dal momento in cui piango tutti i giorni e nessuno di loro ascolta, magari se ad oggi lo Stato dove sto mi mandasse via (ne hanno tutti i sacrosanti diritti) senza soldi e senza nulla e arrivassi in Sardegna con un barcone molto probabilmente mi aiuterebbero. E sicuramente per inserire delle piccole esperienze lavorative o comprarmi dei "desideri materiali" di prima necessità non mi servirebbe andare a 1500 km di distanza da casa mia.". Questa è la realtà con cui dobbiamo fare i conti ogni giorno e penso che ognuno di noi faccia i conti ogni giorno, per dire che la Sardegna è sicuramente una terra ospitale, e siamo tutti disposti all'accoglienza, però l'accoglienza è volontaria, non la possiamo subire, non ci deve essere imposta e siamo attenti ai fenomeni migratori, perché è vero che lo scambio va bene e l'integrazione va bene, ma noi oggi stiamo correndo il rischio della sostituzione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Antonio Solinas per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SOLINAS ANTONIO (PD). Ho assistito a molti interventi, devo dire anche molta demagogia, poche o pochissime proposte su come risolvere problemi all'ordine del giorno. Abbiamo assistito a qualcuno che ha cercato di indossare la felpa di Salvini in salsa sarda e credo di poter dire che non è con questi argomenti che si ridà una propria immagine, una nuova immagine del proprio operato. Il fenomeno dell'immigrazione non è iniziato certamente 14 mesi fa, lo abbiamo vissuto anche nella passata legislatura e devo essere sincero non ho assistito a sussulti di coscienza media, da parte del Presidente che allora aveva l'onore di guidare la Giunta regionale della Sardegna. Certamente non è un problema che va raffrontato al problema che attanaglia non solo la Sardegna ma il mondo intero, che è quello della disoccupazione, credo che sia il modo peggiore più demagogico possibile accostare il problema della immigrazione al problema della disoccupazione e del malessere che esiste oggi in Sardegna. Queste cose si fanno solo ed esclusivamente per attirarsi magari qualche manciata di voti, ma credo che il fenomeno dell'immigrazione è un problema non solo europeo ma mondiale e che necessita politiche di integrazione non solo nei paesi di provenienza dei migranti ma anche nei paesi europei. È un fenomeno che va governato e quindi anche noi, come Sardegna, dobbiamo fare la nostra parte, dobbiamo cercare di accogliere nel modo migliore, dobbiamo cercare di farli vivere questo passaggio della loro vita perché certamente la stragrande maggioranza non vuole venire Sardegna per fare qui. Però vorrei ricordare anche che noi siamo un popolo di migranti, chi lo ha vissuto come me in famiglia l'ha vissuto direttamente e credo che il rispetto che pretendevo per mio padre credo che lo dobbiamo pretendere anche per quelli che vengono in Sardegna. Altrimenti torniamo indietro di trenta, quarant'anni quando in Germania all'ingresso del bar c'era scritto: vietato l'ingresso ai sardi. Credo che stiamo correndo il rischio di ragionare in questi termini. Per questo Presidente annuncio il voto contrario di questa mozione che tutto ha tranne che cercare di dare una risoluzione a un problema come questo, anzi forse sarebbe meglio che fosse ritirata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Anna Maria Busia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BUSIA ANNA MARIA (Centro Democratico). Per annunciare il mio voto contrario a questa mozione, mozione per la quale non credo che ci sia stata uniformità di vedute e parlo e mi riferisco ai diversi interventi che si sono succeduti, credo che l'approccio e l'impostazione di questa mozione sia l'approccio che ha la parte peggiore del nostro paese, la parte peggiore della nostra politica, quella che si nutre e che alimenta un populismo che va crescendo. Credo che davanti a una situazione che è la più grande tragedia di questi anni il modo per affrontarlo debba essere diverso, debba essere maggiormente aperto, maggiormente rispettoso di un sistema solidale, che ho richiamato anche prima nel corso di una discussione del mio intervento. Io credo che di questa mozione non si abbia bisogno, che se è vero che le mozioni sono spesso inutili questa è più inutile delle altre, perché già l'impostazione giusta questo Governo e questa Giunta lo ha dato organizzando un sistema di accoglienza che è stato rispettoso e è valso il plauso delle altre Regioni. L'incontro c'è già stato, l'incontro è comunque la sollecitazione, la necessità che il Governo nazionale si confronti con i Governatori regionali è già stata sollevata, quindi è inutile anche questo punto. Credo che la strada che si debba intraprendere, che si debba seguire sia quella che è stata data dall'impostazione che è stata data dal nostro Presidente, tutto il resto è solo demagogia, tutto il resto alimenta un atteggiamento che trovo fastidioso, offensivo e al quale mi oppongo con forza votando contro questa mozione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Luigi Lotto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOTTO LUIGI (PD). Io parto in queste brevissime considerazioni dal finale dell'intervento del collega Fenu, che ha proposto, ed io lo apprezzo, che la Sardegna si caratterizzi per la capacità di realizzare nell'Isola un centro di eccellenza per l'integrazione dei migranti nella nostra società, questo mi sembra di aver capito.

FENU MODESTO (Gruppo Misto). Dilla tutta, però, non solo una parte.

LOTTO LUIGI (PD). Questo io colgo, questo mi fa piacere cogliere, e sono abbastanza d'accordo. Qualcuno dopo ha parlato di numeri a suo dire, ma anche a dire di tutti, preoccupanti, potrebbero arrivare in Sardegna 10-20 mila migranti, non lo so se questo accadrà o meno, se però dovessimo essere consapevoli di questo io dico a tutti noi che siamo qua il Consiglio regionale, ma anche ai 370 sindaci: prendiamone atto e prepariamoci. Perché non è che possiamo evitarlo evocando questo pericolo, se davvero siamo convinti che nell'arco di breve tempo arrivino 10-20 mila persone, organizziamoci prima per accoglierle, e se non troviamo una prospettiva per sistemarli altrove, organizziamoci per sistemarli in Sardegna, e non contrapponiamo i problemi che pure abbiamo, e che abbiamo anche se non vengono questi, dell'esigenza di combattere la disoccupazione, creare un'economia più ricca, dare risposte ai nostri concittadini. Questo è un problema che dobbiamo affrontare e dobbiamo avere la capacità di affrontarlo al meglio; se riusciamo ad affrontare questo probabilmente diventa un problema minore anche quell'altro, il giorno che dovessero arrivare con numeri così elevati. Senza dubbio però io, se dovesse essere presentato un ordine del giorno in cui si contrappone l'esigenza di 1 milione e mezzo di sardi ai problemi che possono procurarci 2000 migranti che arrivano, io quell'ordine del giorno non lo voto, perché non condivido che venga affrontato con questo spirito. In questo momento quello è un problema di quelle persone, non nostro, dobbiamo aiutarli a risolverlo perché se non lo risolviamo noi quelle persone sono destinate a morire, e questo non possiamo ignorarlo. Poi, se riusciremo a risolvere anche quell'altro problema, che è molto più grosso e molto più difficile (ci stiamo lavorando da tempo, prima ci lavoravate principalmente voi e adesso ci proviamo noi), se riusciamo a risolvere quello, diventa più facile anche questo, però noi dobbiamo…

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Lotto, il tempo a sua disposizione è terminato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ignazio Locci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOCCI IGNAZIO (FI). Da "rappresentante della parte peggiore di una certa politica" ho sottoscritto anch'io questa mozione; una mozione che peraltro non ha fatto altro che fare da apripista alle paure che sono state stamani manifestate anche dall'Anci nella sua assemblea. L'Anci stamattina ha chiaramente detto che la Sardegna ha ampiamente superato le quote del 2 per cento che erano state programmate dagli accordi con il Governo; l'Anci stessa ha detto che oggi siamo nel caos e forse allora bene fa questo Consiglio a richiamare l'attenzione del governatore e del Governo di quest'Isola affinché l'Unione Europea e lo Stato italiano ben governino queste dinamiche. Mi pare che siamo esattamente all'interno di questo binario. Io dico anche di più, lo dico personalmente, dico che sono favorevole, come tantissimi di voi, a considerare questa come un'opportunità per la Sardegna, per una Sardegna che si spopola e che quindi può forse trarre giovamento da questi fenomeni migratori, forse possono essere la risoluzione davvero dei problemi delle zone interne, dei problemi dello spopolamento. Abbiamo il coraggio di farlo? Benissimo, io credo che possiamo davvero spingerci in questo senso, abbiate voi oggi il coraggio di spingere in questa direzione perché oggi siete voi ad avere questa responsabilità di governo, siete voi che senza demagogie potete governare questa dinamica che non è secondo noi di poco conto. Noi pensiamo che comunque le paure richiamate dall'Anci non siano totalmente campate per aria, ed è per questo che mi pare che quello che noi abbiamo chiesto con questa mozione sia esattamente in linea con quelle che sono le preoccupazioni dei primi cittadini di quest'Isola. Poi, per carità, con l'atteggiamento e con l'approccio alla discussione di chi pensa che da questa parte ci sia "la parte peggiore di una certa politica", beh, credo che veramente sarà molto difficile tentare di trovarci a discutere seriamente di questi argomenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Luca Pizzuto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIZZUTO LUCA (SEL). Mi stavo dichiarando, come sinistra buonista e un po' ipocrita. Cerco di concludere facendo questo tipo di riflessione, intanto spero che il collega Locci non si riferisse a me perché io ho esplicitato il fatto che io invece benedico il fatto che ci sia, per quanto io non condivida le vostre posizioni, una destra più seria e sobria rispetto ad altre destre che stanno assumendo forme inquietanti a livello nazionale, però il punto è che noi non sentiamo di condividere questa mozione intanto per il presupposto che c'è alla base. Noi riteniamo che l'immigrazione possa essere una grande opportunità di sviluppo, dirò poi perché, e alla base della mozione ci devono essere gli assunti che stanno creando la crisi che non c'è stata quando l'accoglienza è stata fatta, per esempio, ed eravate voi in maggioranza, per la prima emergenza libica. Io allora ero assessore alle politiche sociali della mia Provincia e ho collaborato con voi alla costruzione di percorsi di accoglienza.

Quindi, che cosa fare? Rimandarli tutti quanti al mittente, oppure cercare di costruire soluzioni alternative? La prima cosa da fare è chiedere che la gestione del fenomeno non sia in capo alla Procura ma ritorni alla politica, quindi avere la possibilità di gestire il fenomeno, perché oggi il problema vero è che la Regione e gli enti locali sono estromessi da questo. Secondo, chiedere che lo Sprar possa avere sede ampia e diffusa nel territorio regionale della Sardegna, il che darebbe l'opportunità di costruire forme di accoglienza più strutturate e dare più possibilità anche di lavoro all'interno della nostra terra. L'altro elemento da tenere in conto è che l'immigrazione è elemento fondamentale per la crescita economica del nostro Paese e per l'economia, vale a dire che oggi l'Italia spende, includendo l'emergenza, 12 miliardi e 600 milioni per l'accoglienza degli immigrati ma gli immigrati producono 16 miliardi e 600 milioni di ricchezza, quindi c'è un attivo di 4 miliardi. Nella Provincia del Sulcis-Iglesiente io feci la stima che, togliendo i bambini immigrati nel nostro territorio, avremmo perso 13 posti di lavoro.

Quindi, noi vorremmo che l'assunto fosse che la Sardegna può essere capitale di un'accoglienza solidale e vera, in grado di far partire anche l'economia e la vita di quei popoli, per la costruzione della pace, contro ogni forma di razzismo strisciante che in questo Paese si sta sviluppando e all'avanguardia in Italia e in Europa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Attilio Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Io voterò a favore per un motivo molto semplice: è una mozione, al di là di quello che racconta nello scritto, che ha consentito all'Aula di dibattere un tema significativo e di non poco conto ancorché alcuni lo interpretino in un modo e altri in un altro, mi pare che si stava nel finale tornando alla curva sud.

È un tema che comunque sia chi governa o non governa dovrà valutare con attenzione per il prossimo futuro, nessuno può essere escluso da quelli che sono i fenomeni migratori e non è detto che i processi siano facilmente governabili e bisogna anche stare attenti, se qualcuno ancora non l'ha capito, che non bisogna far sì che la pancia di molti venga sollecitata da posizioni estreme ed è giusto che il presidente Pigliaru abbia detto ciò che è compatibile con l'accoglienza che si può offrire. Attenzione ai voli pindarici e soprattutto attenzione al fatto che si pensi, onorevole Busia, che è stato tutto fatto, tutto esaurito e non si debba fare nient'altro nei confronti del Governo centrale e dell'Unione europea. Abbiamo il diritto-dovere di rappresentare appieno l'Isola e la sua popolazione, di garantire per gli isolani, per i cittadini di Sardegna e quindi anche per gli ospiti la miglior accoglienza e la miglior permanenza, guai se pensiamo di risolvere i problemi solo dicendo la mia parte ha ragione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ugo Cappellacci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPELLACCI UGO (FI). Per dichiarare naturalmente il voto a favore e per osservare che resto veramente senza parole quando sento dichiarazioni come quella dell'onorevole Solinas, ma non è il solo, che si ammanta di democrazia e nello stesso tempo però dimostra una mente chiusa ed un razzismo ideologico. Come fate a proporvi come modello di tolleranza e apertura al mondo se siete incapaci anche di ascoltare chi sta a pochi metri da voi, perché il presidente Pigliaru nella sua replica salvo alcune sfumature ha sostanzialmente riconosciuto la necessità di porre questi problemi anzi ha dichiarato che questi problemi verranno posti al Governo e allora come si fa a mistificare al punto tale da far apparire le parole di chi ha presentato la mozione, la sostanza della mozione e argomenti seri come argomenti che non devono trovare accoglienza nel dibattito civile e in quello politico. E come si fa pensando a situazioni che esistono come quella che ho citato di Alghero a rallegrarsi e ritenersi soddisfatti per lo stato attuale dell'accoglienza di fronte a quelle situazioni veramente disumane. Questo è un qualcosa che mi fa veramente ribrezzo e mi fa ripugnare la coscienza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Roberto Desini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DESINI ROBERTO (Centro Democratico). Grazie Presidente, dopo le dichiarazioni adesso del presentatore della mozione l'onorevole Cappellacci ancora più convintamente voterò no a questa mozione, non foss'altro per i contenuti per l'approccio ideologico e noi non siamo mistificatori nella maniera più assoluta e quindi voto no convintamente, il nostro Gruppo vota no convintamente alla mozione ma per l'approccio che è stato fatto nell'illustrazione della stessa e soprattutto sono convinto che dopo che noi voteremo contro voi strumentalizzerete ricederete questo nostro voto ma sicuramente i migranti che stanno venendo in Sardegna sanno che c'è una Sardegna che le accoglierà a braccia aperte con tanto senso di ospitalità e amore che forse è al di là delle mozioni presentate hanno ben altro senso. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Angelo Carta per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CARTA ANGELO (Psd'Az). Sarò molto veloce, Presidente, perché in effetti tutta la discussione si è evoluta in una maniera inaspettata e noi voteremo a favore perché chiedere l'immediata convocazione di un vertice urgente con il Governo, proporre la revisione degli accordi sottoscritti al fine di rivendicare e mezzi e risorse per affrontare le emergenze, chiedere l'intervento del Governo al fine di un'equa distribuzione dello sforzo sostenuto da ciascuna Regione per assolvere ai doveri di accoglienza - ai doveri di accoglienza - e scongiurare l'ipotesi che la Sardegna diventi in maniera tacita una sorta di grande centro di accoglienza nazionale credo che sia non una posizione ideologicamente contro i migranti a favore dei migranti a favore dei sardi che questi migranti vogliono accogliere nelle condizioni di sicurezza, nelle condizioni più umane perché anche i migranti possano veramente trovare un futuro e a queste condizioni viene bruciato il nostro futuro e loro sicuramente non avranno uno.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 145.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Cappellacci - Carta - Cherchi Oscar - Crisponi - Dedoni - Fasolino - Fenu - Locci - Peru - Pinna Giuseppino - Randazzo - Rubiu - Solinas Christian - Tatti - Tedde - Tocco - Truzzu.

Rispondono no i consiglieri: Agus - Arbau - Azara - Busia - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Collu - Comandini - Cozzolino - Demontis - Desini - Ledda - Lotto - Manca Gavino - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Pinna Rossella - Piscedda - Pizzuto - Ruggeri - Sabatini - Solinas Antonio - Tendas - Unali.

Si sono astenuti: il Presidente Ganau - Forma.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 44

votanti 42

astenuti 2

maggioranza 22

favorevoli 17

contrari 25

(Il Consiglio non approva).

La seduta è tolta, il Consiglio è convocato per domani alle ore 10 e 30.

La seduta è tolta alle ore 19 e 50.



Allegati seduta

Testo dell'interpellanza e delle mozioni annunziate in apertura di seduta

Interpellanza Desini - Busia sulle ragioni del mancato finanziamento regionale di contratti di formazione medico specialistica per l'anno accademico 2014/2015, in aggiunta a quelli finanziati con risorse statali e sulle azioni attivate in merito.

I sottoscritti,

premesso che:

- a norma dell'articolo 35 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368 (Attuazione della direttiva 93/16/CEE in materia di libera circolazione dei medici e di reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati ed altri titoli e delle direttive 97/50/CE, 98/21/CE, 98/63/CE e 99/46/CE che modificano la direttiva 93/16/CEE), "le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, tenuto conto delle relative esigenze sanitarie e sulla base di una approfondita analisi della situazione occupazionale, individuano il fabbisogno dei medici specialisti da formare, comunicandolo al Ministero della sanità e dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica" e, sulla base del fabbisogno indicato, "il Ministro della sanità, di concerto con il Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica e con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, sentita la conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, determina il numero globale degli specialisti da formare annualmente, per ciascuna tipologia di specializzazione";

- il secondo comma della predetta disposizione stabilisce che il Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, acquisito il parere del Ministro della sanità, determina il numero dei posti da assegnare a ciascuna scuola di specializzazione accreditata, tenuto conto della capacità ricettiva e del volume assistenziale delle strutture sanitarie inserite nella rete formativa della scuola stessa;

- il decreto interministeriale 4 febbraio 2015, n. 68 ha disposto il riordino delle scuole di specializzazione di area sanitaria;

- sulla base del fabbisogno individuato dalla Regioni e dalle Province autonome di Trento e Bolzano, ex articolo 35, comma 1, del decreto legislativo n. 368 del 1999, con decreto del 20 maggio 2015, il Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e con il Ministro dell'economia e delle finanze, ha determinato in 6000 il numero globale degli specialisti da formare annualmente per l'anno accademico 2014/2015; il decreto ministeriale stabiliva che dei 6000 contratti di formazione specialistica complessivamente previsti, 5000 fossero coperti dalle risorse a legislazione vigente e 1000 fossero subordinati all'effettiva disponibilità delle risorse conseguenti all'approvazione del disegno di legge di assestamento del bilancio dello Stato per l'esercizio 2015, in quanto da coprire mediante riduzione dei capitoli di spesa dello stato di previsione del MIUR;

- con il decreto ministeriale 21 maggio 2015, n. 307, il MIUR ha proceduto alla ripartizione tra le diverse scuole di specializzazione istituite presso i singoli atenei dei richiamati 6000 contratti di formazione specialistica finanziati con risorse statali per l'anno accademico 2014/2015;

- con il medesimo decreto n. 307 del 2015, dato che l'articolo 5, comma 4, del decreto ministeriale 20 aprile 2015, n. 48 (Regolamento concernente le modalità per l'ammissione dei medici alle scuole di specializzazione in medicina, ai sensi dell'articolo 36, comma 1, del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368) prevede che le università possano attivare, in aggiunta ai contratti di formazione specialistica finanziati con risorse statali, ulteriori contratti con risorse derivanti da donazioni o da finanziamenti di enti pubblici o privati, purché i finanziamenti siano comunicati al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca prima della pubblicazione del bando per il relativo anno accademico, il Ministero ha ritenuto di far conoscere preventivamente alle Regioni le scuole di specializzazione che saranno effettivamente attivate dal MIUR e la ripartizione dei contratti nazionali, per poter garantire l'attribuzione di quelli aggiuntivi regionali nel proprio territorio in modo coerente, rispetto alle singole programmazioni dei fabbisogni;

- sempre il decreto ministeriale n. 307 del 2015 ha fissato alle Regioni il termine del 25 maggio 2015 per la comunicazione dei contratti aggiuntivi finanziati con risorse regionali, al fine di consentire alle stesse di porre in essere tutti gli adempimenti necessari affinché gli organi interessati potessero deliberare i contratti aggiuntivi tesi a soddisfare le rispettive specifiche esigenze in tempo utile per l'emanazione del bando di concorso;

- con il decreto ministeriale 26 maggio 2015, n. 315 il MIUR ha indicato i posti disponibili per l'anno accademico 2014/2015 per ciascuna scuola di specializzazione, prevedendo, in aggiunta ai posti coperti con contratti di formazione medica specialistica finanziati con risorse statali, l'assegnazione di posti coperti con contratti finanziati dalle Regioni e dalle Province Autonome che avevano comunicato tale intendimento;

rilevato che:

- nel decreto ministeriale n. 315 del 2015, la Sardegna non compare tra le Regioni che finanziano contratti di formazione medico specialistica per l'anno accademico 2014/2015, ivi facendosi riferimento esclusivamente ai posti aggiuntivi coperti con finanziamenti della Provincia autonoma di Trento, della Provincia autonoma di Bolzano e delle Regioni Puglia, Veneto e Valle d'Aosta;

- la legge regionale 31 marzo 1992, n. 5 (Contributo alle Università della Sardegna per l'istituzione di borse di studio per la frequenza delle scuole di specializzazione delle facoltà di medicina e chirurgia) autorizza l'Amministrazione regionale a erogare, a integrazione degli interventi statali, contributi annuali a favore delle Università di Cagliari e di Sassari per l'istituzione di borse di studio per la frequenza delle scuole di specializzazione delle facoltà di medicina e chirurgia; le Università di Cagliari e di Sassari destinano tali benefici ai medici ammessi alle scuole di specializzazione che siano nati in Sardegna o vi risiedano da almeno 6 anni, ovvero siano figli di emigrati sardi;

- la legge regionale 23 maggio 2013, n. 12 (legge finanziaria 2013) all'articolo 5, comma 46, come modificato dall'articolo 1 della legge regionale 7 maggio 2015, n. 9 (Norme per la formazione specialistica medica - Modifica del comma 46 dell'articolo 5 della legge regionale n. 12 del 2013) ha esteso i contributi annuali di cui alla legge regionale n. 5 del 1992 anche alla frequenza delle scuole di specializzazione aventi sede amministrativa presso università non sarde e sede aggregata presso le università degli studi della Sardegna e prevede che possono accedere ai contributi i medici abilitati all'esercizio della professione in possesso di almeno uno tra i seguenti requisiti:

a) siano nati nel territorio della Regione;

b) siano figli di emigrati sardi;

c) siano residenti nel territorio della Regione da almeno cinque anni alla data della richiesta di assegnazione del contratto di formazione specialistica o abbiano conseguito il diploma di laurea in Medicina e chirurgia in un uno degli atenei presenti in Sardegna, ovvero Sassari o Cagliari;

- tale disposizione prescrive, inoltre, che i beneficiari mantengano la residenza in Sardegna per tutto il periodo di frequenza;

- non si conoscono le ragioni della mancata previsione di contratti di formazione medico specialistica finanziati dalla Regione in aggiunta a quelli finanziati con risorse statali;

tenuto conto che:

- è la prima volta, dal 2005, che la Regione non finanzia le borse di studio per la frequenza delle scuole di specializzazione in medicina e chirurgia;

- come rilevato anche dall'Associazione italiana giovani medici, sede provinciale di Cagliari, la mancata previsione di finanziamenti regionali rischia di peggiorare la crisi occupazionale nella quale versano i giovani medici sardi, dato che il limitato numero di borse di studio statali e il blocco del turnover dei medici ospedalieri sta costringendo un numero sempre maggiore di giovani sardi ad emigrare in altre Regioni o altri Paesi per poter esercitare la loro professione;

- peraltro, nella nostra Regione, seconda in Italia per numero di dializzati, già negli ultimi anni è mancato il finanziamento regionale delle borse di studio per scuole di specializzazione cardine del nostro sistema sanitario come oncologia e nefrologia;

considerato che, pertanto, la previsione di posti aggiuntivi finanziati dalla Regione garantisce il diritto dei neolaureati sardi di proseguire la propria formazione specialistica medica in Sardegna, investendo, così, sul futuro della sanità sarda,

chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per conoscere i motivi del mancato finanziamento regionale di contratti di formazione medico specialistica per l'anno accademico 2014/2015 in aggiunta a quelli finanziati con risorse statali e quali azioni intenda intraprendere in proposito. (130)

Mozione Zedda Paolo Flavio - Usula - Cherchi Augusto - Manca Pier Mario - Anedda - Sale - Unali - Busia - Desini - Solinas Christian - Piscedda - Deriu - Moriconi - Cocco Daniele Secondo - Pizzuto - Agus - Lai - Collu - Tendas - Arbau - Ledda sull'opportunità di ampliare gli spazi di sovranità della Regione inerenti la rete viaria situata nel proprio territorio, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- l'Agenzia nazionale autonoma delle strade (Anas), istituita con decreto ministeriale del 27 giugno 1946, ha subito un lungo e complesso processo di riforma e rappresenta al giorno d'oggi l'ente nazionale cui è affidata, tra l'altro, la costruzione, gestione e manutenzione della rete stradale e autostradale di competenza, con il connesso diritto di esercitare tutti i poteri e le facoltà dell'ente proprietario;

- all'interno di tale processo di trasformazioni legislative, è stato dato contestualmente avvio al cosiddetto "decentramento autostradale", in particolare, con l'approvazione della legge 15 marzo 1997, n. 59 (cosiddetta Legge Bassanini), il Parlamento ha delegato al Governo, tra l'altro, il conferimento di funzioni e compiti agli enti territoriali;

- il processo di riorganizzazione del sistema viario in senso federalista è stato successivamente attuato con il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59);

- più nello specifico, l'articolo 98 del decreto succitato, nel normare la competenza statale in materia, affidava alcune funzioni fondamentali a Ministero dei lavori pubblici e Anas, tra le quali la pianificazione pluriennale della viabilità e la programmazione, progettazione, realizzazione e gestione della rete autostradale e stradale nazionale, costituita dalle grandi direttrici del traffico nazionale e da quelle che congiungono la rete viabile principale dello Stato con quella degli stati limitrofi;

- il medesimo articolo, al secondo comma, stabiliva un rinvio ad intese con la Conferenza unificata o, in caso di mancato accordo, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, con le quali si sarebbe dovuta individuare la rete stradale e autostradale nazionale, individuazione successivamente operata con decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 461;

- contestualmente, l'articolo 99 prevedeva il conferimento a regioni e enti locali di tutte le attività inerenti il "bene pubblico strada", tra le quale l'opera e la gestione del servizio di viabilità secondo i noti principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza;

- a partire dal 2002, l'Agenzia nazionale autonoma per le strade è stata trasformata in società per azioni con il Ministero dell'economia in qualità di unico socio;

PREMESSO, altresì che:

- il processo di "federalismo autostradale" ha trovato nuovo impulso in seguito all'approvazione della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008));

- in seguito all'entrata in vigore della legge n. 244 del 2007 si è proceduto, in alcune regioni d'Italia, alla costituzione di società miste regione-Anas, tra le quali Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio;

- per altro verso, alcune regioni a statuto speciale hanno optato per il trasferimento di funzioni per mezzo di norme di attuazione dello statuto;

- in particolare, il decreto legislativo 2 settembre 1997, n. 320, delega alle Province autonome di Trento e Bolzano "le funzioni in materia di viabilità stradale dello Stato quale ente proprietario e dell'ente nazionale per le strade (Anas)" e, contestualmente, prevede la soppressione del compartimento Anas di Trento con sede a Bolzano;

- con decreto legislativo 1° aprile 2004, n. 111, d'altra parte, sono state trasferite al Friuli, tra l'altro, "tutte le funzioni amministrative in materia di pianificazione, di programmazione, di progettazione, di esecuzione, di manutenzione, di gestione di nuove costruzioni o di miglioramento, nonché vigilanza delle reti stradali regionale e nazionale ricadenti nel territorio regionale";

- nella stragrande maggioranza del territorio dello Stato, quindi, si è provveduto ad utilizzare gli strumenti legislativi inerenti il decentramento stradale sia per ridurre la presenza dell'Anas, sia per garantire alle regioni un controllo maggiormente marcato del proprio territorio;

CONSIDERATO che:

- la Regione finora non sembra aver operato scelte strategiche definitive relative alla sovranità sulle proprie strade presenti e alla complessiva rete viaria e infrastrutturale di trasporto;

- i relativi accordi di programma non hanno ottenuto, ancorché attuati, risultati apprezzabili in termini di efficientamento infrastrutturale;

- nondimeno, l'Anas continua a gestire in Sardegna circa 3.000 km di strade statali;

- tale impostazione si è rivelata nel corso del tempo non solo insufficiente a colmare il gap infrastrutturale della Sardegna, con specifico riferimento al sistema stradale, ma anche del tutto inadeguata in ordine al mero servizio di vigilanza e manutenzione ordinaria e straordinarie delle strade;

CONSIDERATO, altresì che:

- nella classifica regionale dell'indice di dotazione generale delle infrastrutture economiche, elaborato dall'Istituto Tagliacarne, con una media nazionale pari a 100, la Sardegna risulta avere un indice al 2011 tra i più bassi in assoluto (51,14) addirittura in forte regressione rispetto al 2001 (74,08), dato superiore unicamente al Molise (44,03), Val d'Aosta (39,65) e Basilicata (37,90);

- secondo dati dell'UE Regional Competitiveness index, riportati dal Crenos nel rapporto 2014 sull'economia della Sardegna, l'Isola si posizionerebbe al 231° posto su 259 regioni per la perfomance dell'indicatore sintetico infrastrutturale, al di sotto anche di Campania (112°), Basilicata (184°), Sicilia (194°) e Calabria (211°);

- secondo il Trail (Portale nazionale delle infrastrutture di trasporto e logistica del sistema camerale), che riporta i dati elaborati dall'Istituto Tagliacarne, la Sardegna risulterebbe ultima con riferimento all'indice di dotazione stradale (47,15 contro una media nazionale di 107,53); il sistema viario della Sardegna si compone di una rete di circa 50.000 km, di cui circa 3.000 km di strade statali di interesse nazionale e regionale, secondo la definizione utilizzata con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 febbraio 2000, successivamente aggiornato il 21 settembre 2001; in base al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, si sarebbe già dovuto provvedere, mediante accordo con la Regione, al trasferimento in capo alla stessa del 58 per cento della rete stradale oggi gestita dall'Anas;

- l'attività dei diversi soggetti coinvolti, compreso l'ente gestore, sulle principale direttrici della rete stradale sarda non sembra aver ottenuto risultati apprezzabili in termini di ricadute sul sistema socio-economico sardo e sui collegamenti interni, né inciso in modo tangibili sulle storiche criticità inerenti il sistema viario della Sardegna con riferimento specifico ai seguenti profili:

- le caratteristiche geografiche dell'Isola, con il connesso "costo d'insularità", il quale oggettivamente influenza la resa economica del territorio e allo stesso tempo incide sullo sviluppo di una rete viaria interna, presupposto fondamentale per lo sviluppo economico-sociale dell'Isola;

- la marcata polarizzazione tra i poli urbani principali individuata dalla direttrice occidentale, parzialmente integrata da itinerari lungo la costa; il conseguente squilibrio territoriale entro tutto il sistema viario, che pare non accennare a diminuire neanche in seguito ai più recenti interventi infrastrutturali che, nondimeno, sembrano in realtà assecondare la tendenza demografica al progressivo spopolamento delle aree interne a favore di quelle costiere;

- tali criticità si traducono in una limitata accessibilità delle zone dell'interno;

- i dati sulla sicurezza stradale rilevano un tasso di mortalità di circa due punti percentuale superiore alla media nazionale, in cui le strade più pericolose in assoluto risultano essere quelle più importanti; dopo circa cinquant'anni dall'ideazione del sistema viario sardo, a partire dalla pianificazione del piano di rinascita, la densità infrastrutturale della Sardegna è dunque inferiore di circa il 20 per cento rispetto a quella nazionale;

- tale comparazione, tuttavia, risulta inadeguata a rappresentare la realtà delle rete stradale sarda, in quanto - caso unico in Italia - la Sardegna è priva di tronchi autostradali; utilizzando delle correzioni negli indici statistici si nota che la densità infrastrutturale sarda è meno della metà di quella italiana;

- dati non meno impietosi si registrano in termini di confronto tra la densità di rete e il prodotto interno regionale e nazionale; in alcuni settori, come quello dell'agricoltura, tale dato raggiunge a stento il 50 per cento del dato nazionale;

- tirando le somme, una valutazione generale delle rete viaria, svolta anche sulla base delle incoerenze insite nel decreto legislativo n. 461 del 1999, il quale non ha in alcun modo modificato gli squilibri regionali, presenta forti criticità in ordine alla marcata polarizzazione, scarsi collegamenti tra i centri minori e insufficienza di percorsi turistici, anche interni, al fine di promuovere l'immenso patrimonio ambientale e culturale locale;

RILEVATO che:

- dai dati presenti nel piano regionale trasporti relativi allo "stato di fatto" della rete, di cui alla deliberazione della Giunta regionale n. 66/23 del 27 novembre 2008, sarebbero risultati interventi programmati sulla rete stradale relativi grosso modo al decennio precedente alla sua adozione pari a euro 2.351.431.000, dei quali il 95,53 per cento destinati alla rete stradale di interesse nazionale;

- al di là dei finanziamenti spesso promessi e ancor più spesso negati, l'intesa istituzionale di programma Stato-Regione, e successiva integrazione, firmata a Roma il 21 aprile 1999, che avrebbe dovuto rappresentare lo strumento nel quale individuare gli obiettivi strategici al fine di consentire l'accelerazione e qualificazione del processo di sviluppo della Sardegna, individuava un piano di interventi da realizzarsi nell'Isola, per i quali il 23,37 per cento delle risorse programmate sono state impegnate nel settore della viabilità;

- in attuazione di tale intesa è stato stipulato, nel luglio del 2003, l'accordo di programma quadro sulla viabilità (APQ Viabilità), soggetto a diversi atti d'integrazione, il quale prevedeva, all'articolo 1 "la realizzazione di un programma di interventi, al fine di conseguire l'integrazione ed ottimizzazione dell'intera rete viaria sia nazionale che regionale, l'accrescimento della competitività del sistema produttivo regionale nonché il riequilibrio territoriale, anche con riferimento alle aree interne più svantaggiate" e che, a tal fine, poneva, tra l'altro, come obiettivi prioritari "ricondurre allo standard autostradale l'itinerario Cagliari-Porto Torres, Abbasanta-Nuoro-Olbia; Alghero-Sassari-Olbia; promuovere la "continuità territoriale interna", migliorando l'accessibilità ai nodi urbani e agli scali portuali e aeroportuali";

- gli interventi programmati in attuazione dell'APQ, e successive integrazioni, hanno comportato un finanziamento complessivo, secondo il rapporto annuale di esecuzione del 2013, pari a euro 1.143.095.538, di cui il 56,12 per cento finanziato con risorse a diverso titolo regionali (fondi FSC, fondi UE, fondi regionali in senso stretto);

- sennonché, proprio per colmare il persistente gap infrastrutturale dell'Isola, l'articolo 4 della legge regionale 9 marzo 2015, n. 5 (legge finanziaria 2015), autorizza la Regione a contrarre uno o più mutui per un importo complessivo di euro 700.000.000, in gran parte destinato, secondo la lettera dell'articolo 5, comma 13, a finanziare il piano regionale delle infrastrutture;

- ai sensi della citata legge, inoltre, la Giunta regionale ha provveduto ad adottare la delibera n. 22/1 del 7 maggio 2015 inerente il piano regionale delle infrastrutture, attualmente in attesa del parere della competente Commissione consiliare, ove si legge che gli interventi previsti per la rete viaria, complessivamente pari a euro 156.205.000, avranno come soggetto attuatore unicamente l'Anas per quel che riguarda la rete stradale principale;

RILEVATO altresì che l'Anas ha già dato irrimediabilmente prova della sua inadeguatezza in ordine all'ammodernamento della rete stradale, ai tempi per gli interventi programmati con particolare riguardo all'inusitato innalzamento dei costi, nonché alla percorribilità, allo stato di manutenzione straordinaria e ordinaria e alla sicurezza delle strade;

DATO ATTO che alcune delle fondamentali arterie stradali della Sardegna gestite dall'Anas presentano ormai da un decennio criticità tali da comprometterne in alcuni punti il transito ordinario e la sicurezza, con evidenti ripercussioni in termine di disagio degli automobilisti, per il sistema produttivo isolano nel suo insieme, per la stagione turistica oramai alle porte e per i conseguenti danni apportati all'immagine della Regione;

DATO ATTO, altresì, che alcune delle criticità sono emerse in questi giorni in tutti i media nazionali e regionali come veri e propri scandali, con interessamenti della procura di Cagliari per quanto riguarda l'inverosimile cedimento della strada sulla nuova strada statale n. 554;

CONSIDERATO che la Sardegna, nel complessivo obiettivo di delineare nuovi e più ampi spazi di sovranità, ha la necessità di operare in tempi rapidi scelte strategiche chiare in ordine al ruolo che si vuole assumere rispetto al proprio sistema viario, in particolare per quello che riguarda la proprietà e la gestione delle strade;

PRESO ATTO che il compartimento viabilità per la Sardegna dell'Anas si compone, secondo dati del bilancio integrato 2013, di 457 persone già formate e dotate di competenze specifiche e alta professionalità;

RICHIAMATI l'articolo 3, lettera e), dello Statuto sardo, per il quale la Regione ha competenza primaria in materia di "lavori pubblici di esclusivo interesse regionale", e l'articolo 56 che disciplina il meccanismo di formazione delle norme di attuazione dello Statuto;

RICHIAMATO, altresì, l'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo n. 461 del 1999, secondo il quale "Le disposizioni del presente decreto legislativo si applicano alle regioni a statuto speciale con le modalità stabilite dai rispettivi statuti e dalle relative norme di attuazione",

impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale

1) a individuare le modalità operative che si ritengano più adeguate per il passaggio alla gestione regionale del sistema viario stradale attualmente di competenza statale, in modo da permettere alle istituzioni sarde il pieno controllo del proprio territorio e delle proprie infrastrutture stradali;

2) a verificare, nell'ambito delle azioni previste al punto 1), i presupposti per promuovere la presentazione di uno schema di norme di attuazione dello statuto per il trasferimento alla Regione delle funzioni inerenti la complessiva rete stradale presente in Sardegna, individuando a tal fine i beni, le risorse finanziarie, umane, strumentali e organizzative connesse all'esercizio delle funzioni oggetto del trasferimento e al passaggio di proprietà alla Regione delle strade site nel territorio della Sardegna e appartenenti allo Stato;

3) a porre in essere, nel breve periodo, tutte le opportune attività di impulso e vigilanza al fine di ripristinare, anche in vista dell'imminente stagione estiva, le minime condizioni di percorribilità e sicurezza delle strade di competenza Anas in condizioni critiche, con particolare riguardo alle condizioni della nuova strada statale n. 554, anche con la previsione di un piano straordinario di manutenzione straordinaria e ordinaria delle strade. (149)

Mozione Pittalis - Zedda Alessandra - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis sull'attuazione della legge n. 162 del 1998 in Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- con la legge 21 maggio 1998, n. 162 (Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 104, concernenti misure di sostegno in favore di persone con handicap grave), lo Stato italiano ha compiuto un passo enorme nella legislazione nazionale, affermando in modo esplicito il diritto delle persone disabili a gestire in prima persona i finanziamenti che vengono loro assegnati, nonché i loro assistenti personali: cioè il diritto a vivere una vita indipendente;

- la legge n. 162 del 1998 si rivolge a tutti i tipi di disabilità fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che sia causa di difficoltà d'apprendimento, di relazione o d'integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione (legge n. 104 del 1992, articolo 3);

- è possibile realizzare programmi di aiuto alla persona gestiti dai disabili interessati e dalle loro famiglie, che potranno, quindi, richiedere degli specifici Piani personalizzati. Tali Piani sono orientati a sviluppare la domiciliarità dei servizi alla persona, il supporto delle responsabilità familiari e delle reti informali di sostegno, sia affiancando le famiglie nel lavoro di cura al fine di alleggerirne il carico assistenziale, sia puntando a una migliore qualità della vita con interventi mirati all'acquisizione di autonomia nella vita quotidiana e di abilità, che facilitino l'inserimento sociale;

- i Piani personalizzati sono finanziati dalla Regione attraverso i comuni. I soggetti interessati devono presentare apposita domanda al comune di residenza che predispone il progetto con la partecipazione del disabile e dei suoi familiari;

- annualmente i comuni inviano i dati di sintesi dei piani personalizzati all'Assessorato regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale, il quale predispone la graduatoria e assegna i finanziamenti con deliberazione della Giunta regionale. Successivamente, l'Assessorato comunica ai comuni interessati i progetti finanziati e l'importo assegnato;

RILEVATO che:

- il Comitato dei familiari per l'attuazione della legge n. 162 del 1998 in Sardegna esprime "forte preoccupazione" per i ritardi sulla tempistica dell'annualità 2015;

- lo stesso Comitato chiede che siano accolte le nuove domande relative all'annualità 2015, con contestuale semplificazione dell'iter burocratico, nelle more di avvio del nuovo sistema;

- il suddetto comitato segnala ritardi di diversi comuni nei rimborsi relativi all'annualità 2015;

CONSIDERATO che:

- la deliberazione della Giunta regionale n. 8/9 del 24 febbraio 2015 prevede un nuovo sistema di valutazione, del quale è stata avviata solamente una prima sperimentazione, da adottare dal prossimo mese di giugno, in concomitanza con l'avvio della presentazione dei Piani personalizzati per le persone con disabilità grave (legge n. 162 del 1998) relativi all'anno 2016;

- si ritiene indispensabile procedere alla sperimentazione su larga scala del nuovo sistema di valutazione, previsto dalla deliberazione della Giunta regionale n. 8/9 del 24 febbraio 2015, effettuata sui Piani in corso e con il coinvolgimento del Comitato dei familiari per l'attuazione della legge n. 162 del 1998 in Sardegna;

EVIDENZIATO che:

- non possono essere consentiti ritardi nella gestione della legge n. 162 del 1998;

- l'iter burocratico relativo alla gestione della legge n. 162 del 1998 deve essere facilitato e agevolato e non sono considerate tollerabili le eventuali complicazioni causate, addirittura, da avvio o sperimentazioni di nuovi sistemi procedurali;

- si ritengono strategici la valorizzazione e il rinforzo dei progetti di vita indipendente, nonché la necessità del controllo, il monitoraggio e l'accompagnamento della Regione per una migliore attuazione dei piani personalizzati;

- deve essere garantito il perfezionamento della coprogettazione dei "Piani", attraverso maggiore coinvolgimento e reciprocità di persone/famiglie, istituzioni e operatori dei servizi,

impegna il Presidente della Regione, la Giunta regionale
e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale

1) a riferire, con la massima urgenza al Consiglio regionale, sulla situazione relativa alla gestione della legge n. 162 del 1998 in Sardegna e sullo stato di attuazione della deliberazione della Giunta regionale n. 8/9 del 24 febbraio 2015;

2) a garantire la continuità e la puntualità nell'erogazione dei fondi destinati alla attuazione della legge n. 162 del 1998 in Sardegna;

3) a porre in essere tutte le azioni in ordine alle competenze della Regione in materia di misure di sostegno in favore di persone con handicap grave, garantendo la semplificazione burocratica della procedura per la gestione della legge n. 162 del 1998 in Sardegna. (150)

Mozione Pizzuto - Cocco Daniele Secondo - Agus - Lai sulla grave situazione di stallo in riferimento ai 155 alloggi dismessi dalla Marina militare nel Comune di La Maddalena.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- l'Amministrazione della difesa ha provveduto a trasferire in proprietà a favore della Regione autonoma della Sardegna i beni immobili non più utili ai fini istituzionali nel Comune di La Maddalena;

- in data 24 aprile 2004 è stata firmata una convenzione tra l'Amministrazione della difesa, la Regione autonoma della Sardegna e il Comune di La Maddalena che prevedeva la concessione in comodato d'uso di 187 alloggi allo stesso Comune di La Maddalena;

- in seguito alla convenzione del 2004, il Comune ha ottenuto la concessione in comodato d'uso di 32 alloggi e, con contratto del 17 dicembre 2004, ha provveduto ad assegnarli in uso abitativo all'Amministrazione della difesa fintanto che perdureranno le esigenze d'uso per fini istituzionali del Ministero;

- la parte della convenzione del 2004 che prevedeva la concessione in comodato d'uso dei restanti 155 alloggi al Comune di La Maddalena per soddisfare le esigenze abitative della popolazione non è stata attuata;

- successivamente, con la deliberazione n. 32/89 del 24 luglio 2012, la Giunta regionale ha dato mandato alla Direzione generale della Presidenza di procedere alla ricontrattazione della convenzione del 24 aprile 2004 nella parte in cui prevedeva la concessione in comodato al Comune di La Maddalena dei 155 alloggi da destinare ad esigenze abitative dello stesso Comune e, contestualmente, ha dato mandato alla Direzione generale degli enti locali, finanze e urbanistica di procedere alla vendita degli alloggi a' termini dell'articolo 1, comma 4, della legge regionale 5 dicembre 1995, n. 35, come modificato dalla legge regionale 15 marzo 2012, n. 6 (legge finanziaria 2012);

- l'articolo 5, comma 9, della legge regionale 23 maggio 2013, n. 12, ha previsto che "al fine della realizzazione nel Comune di La Maddalena delle opere di urbanizzazione presso le aree su cui insistono gli immobili di proprietà regionale, già oggetto di trasferimento da parte del Ministero della difesa e destinati all'alienazione, è autorizzata la spesa di euro 2.560.000" e che, in seguito alle variazioni di bilancio intervenute, tali somme sono state ripartite in euro 460.000 per il 2013 e euro 2.100.000 per il 2014;

- con la deliberazione della Giunta regionale n. 46/16 del 31 ottobre 2013 è stato approvato e sottoscritto dalle parti l'atto modificativo e integrativo della convenzione del 24 aprile 2004 tra la Regione autonoma della Sardegna, il Comune di La Maddalena e l'Amministrazione della difesa in cui si stabilisce il superamento del passaggio in comodato d'uso dei 155 alloggi al Comune di La Maddalena; lo stanziamento delle risorse di cui alla legge regionale n. 12 del 2013; l'impegno del Comune di La Maddalena a predisporre tutti gli atti necessari alla regolarizzazione urbanistica mediante approvazione di apposito piano di recupero urbanistico al fine di dotare le aree oggetto di intervento di urbanizzazione ed aree standard nonché alla definizione dei progetti esecutivi delle opere di urbanizzazione delle aree in cui risultano ubicati gli alloggi di proprietà regionale; l'ulteriore impegno del Comune di La Maddalena di acquisire tutti i pareri e le autorizzazioni necessarie per addivenire con celerità all'approvazione dei progetti esecutivi delle opere di urbanizzazione;

VALUTATO che gli inquilini dei 155 alloggi dismessi dalla Marina militare sono titolari di diritto di prelazione per l'acquisizione di immobili che rientrano nei beni dismissibili ai sensi della legge regionale n. 35 del 1995 e della legge 24 dicembre 1993, n. 560;

TENUTO CONTO che:

- la Giunta regionale con la deliberazione n. 45/19 del 12 novembre 2012 avente ad oggetto "L.R. n. 35/1995, art. 1, comma 4, come modificato dalla L.R. n. 6/2012. Deliberazione attuativa inerente le modalità di vendita degli alloggi e fabbricati di proprietà regionale adibiti ad abitazione" ha approvato gli indirizzi relativi alle modalità di vendita degli immobili regionali;

- nell'articolo 2 (determinazione del prezzo di vendita) del "Disciplinare di Vendita degli alloggi e dei fabbricati adibiti ad abitazione di proprietà dell'Amministrazione regionale" allegato alla deliberazione n. 45/19 del 2012 si prevede che gli immobili vengano sottoposti ad una "stima del valore tenendo conto degli indici e dei valori espressi da organismi indipendenti del mercato immobiliare, con particolare riferimento alla banca dati delle quotazioni immobiliari dell'Agenzia del Territorio, avvalendosi anche dei tecnici delle agenzie regionali" e che il valore stimato potrà essere decurtato dell'eventuale valore delle spese sostenute per le manutenzioni straordinarie;

- all'articolo 4 dello stesso disciplinare si dispone che "qualora ricorrano i requisiti specificati, al prezzo di vendita (...) verrà applicata una riduzione pari al 30% prevista dal primo periodo dell'art. 3, comma 8, del D.L n. 351/2001, convertito con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001 n. 410";

PRESO ATTO che ad oggi il Comune di La Maddalena non ha ancora approvato l'apposito piano di recupero urbanistico al fine di procedere agli interventi di urbanizzazione delle aree interessate secondo quanto previsto dalla deliberazione della Giunta regionale n. 46/16 del 2013;

CONSIDERATO che:

- l'applicazione del disciplinare di vendita allegato alla deliberazione n. 45/19 del 2012 porterebbe alla definizione di prezzi di vendita di mercato inaccessibili, anche con la detrazione della riduzione del 30 per cento, per gli inquilini attualmente occupanti i 155 alloggi del Comune di La Maddalena;

- visti i primari interessi pubblici di garantire il soddisfacimento delle esigenze abitative e di preservare il buon andamento dell'azione amministrativa sotto il profilo della razionale e coerente utilizzazione delle risorse patrimoniali pubbliche, sarebbe opportuno coinvolgere gli enti regionali che si occupano di edilizia popolare e, in particolare l'Agenzia regionale per l'edilizia abitativa (AREA) al fine di ottenere l'applicazione di un prezzo di vendita maggiormente in linea con i livelli di reddito degli inquilini, tale da non pregiudicarne l'acquisto;

- l'agenzia AREA, già con la deliberazione della Giunta regionale n. 71/46 del 16 dicembre 2008 relativa alla "Rimodulazione Piano di riqualificazione di iniziativa pubblica degli edifici con funzione residenziale presenti in La Maddalena, località Vaticano, Moneta e ex Caserma Sauro - Finanziamento complessivo euro 10.852.600", era stata interessata della questione della zona in oggetto presso il Comune di La Maddalena e, pertanto ha presumibilmente già effettuato degli studi sull'argomento,


impegna il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei lavori pubblici

1) a riferire in Consiglio sullo stato di attuazione delle delibere regionali e del Comune di La Maddalena, in particolare sullo stato di attuazione di tutti i procedimenti amministrativi in capo al Comune di La Maddalena in riferimento ai 155 alloggi dismessi dalla Marina militare;

2) a studiare e mettere in atto procedure più celeri ed efficaci per garantire il soddisfacimento delle esigenze abitative degli inquilini dei 155 alloggi;

3) a considerare e mettere in atto l'alternativa di trasferimento dei 155 ex alloggi militari del Comune di La Maddalena in capo ad AREA con la conseguente alienazione a prezzi parametrati a quelli degli alloggi popolari posseduti dalla stessa agenzia. (151)

Mozione Moriconi - Cozzolino - Deriu sulla paventata chiusura del centro di controllo di Cagliari della società TERNA Spa.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- la particolare condizione geografica della Sardegna di isola più lontana dalla terraferma di tutto il bacino del Mediterraneo non ha ancora ricevuto un adeguato riconoscimento giuridico all'interno dell'ordinamento dello Stato e, per questo motivo, i sardi si trovano a pagare un prezzo altissimo in termini di mancata continuità territoriale, energia, infrastrutture, servizi, attività d'impresa e industriali;

- da anni, la Regione lamenta la mancanza di un ponte costituzionale che la unisca alla penisola, attraverso un pacchetto di misure compensative che abbattano l'handicap della condizione geografica di perifericità e di isolamento rispetto al resto della Repubblica;

- spesso questa condizione è aggravata da scelte di livello governativo in materia di centralizzazione degli uffici, le quali scelte, con un'interpretazione meramente ragionieristica dei tagli necessari alla spesa pubblica, non tengono conto delle peculiari condizioni storiche sociali, culturali e geografiche della Sardegna, tutelate dallo Statuto di specialità, tagliando pesantemente la presenza di uffici, scuole e servizi pubblici e creando desertificazione nei territori;

- di fatto, i sardi, per effetto di queste decisioni, sono condannati a un'ulteriore marginalizzazione e a disagi aggiuntivi che li allontano dagli standard medi delle prestazioni che lo Stato, invece, garantisce ai cittadini delle altre regioni;

- ancora, con il decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, l'Italia recepiva la direttiva europea che introduceva la liberalizzazione del mercato elettrico;

- l'Enel, all'epoca monopolista statale del settore, costituiva società differenti e separate nelle filiere della produzione, trasmissione, distribuzione;

- il decreto sanciva che la proprietà della rete di trasmissione rimanesse all'Enel, mentre istituiva una società, denominata Gestore della rete di trasmissione nazionale (GRTN), con il compito della gestione e del controllo di tale rete;

- successivamente alla divisione societaria, nasceva una nuova società denominata TERNA, proprietaria della rete di trasmissione nazionale, quotata in borsa dal 2004, di cui l'Enel deteneva il 50 per cento della quota azionaria;

- l'ulteriore cessione delle quote azionarie da parte dell'Enel determinava, di fatto, l'inutilità della separazione tra proprietà (TERNA) e gestione della rete (GRTN), e le competenze del GRTN ritornano in TERNA verso la fine del 2005;

- con la gestione della rete di trasmissione nazionale a TERNA viene affidata anche la funzione di "dispacciamento", ovvero la gestione, in tempo reale, della produzione e dei flussi di energia;

- la società TERNA ha presentato, un mese fa, un piano di ristrutturazione con la riduzione delle sale da 11 (8 sale controllo e 3 di tele conduzione) a 3 sale integrate da ubicare a Torino, Venezia, Napoli, dove si accentreranno le funzioni di controllo con quelle di comando, teleconduzione;

- già l'Autorità per l'energia elettrica e il gas, nel rapporto della commissione d'indagine a seguito del blackout nazionale del 2003, aveva evidenziato a TERNA di "riconsiderare" l'accorpamento della teleconduzione "per gli elevati volumi di allarmi e manovra richiesti" in soli tre centri;

- con questa nuova struttura TERNA ignora quanto indicato dall'AEEG e, addirittura, accorpa anche gli 8 centri di controllo nelle tre sale tele conduzione;

DENUNCIATO CHE:

- sorgono forti dubbi sulla ristrutturazione del servizio di dispacciamento presentato da Terna perché, interpretando il rapporto AEEG, metterebbe a rischio la sicurezza della rete nazionale o, comunque, rallenterebbe la ripresa del servizio elettrico a seguito di gravi disservizi e, a maggior ragione, per la rete elettrica sarda con la sua specificità di isola;

- come emerso dalla relazione della Commissione d'indagine sul blackout nazionale del 2003, nel caso si procedesse alla ristrutturazione del servizio di dispacciamento, si ritiene che si avranno grandi difficoltà, in caso di blackout nazionale, ad attuare il piano di riaccensione, soprattutto della rete sarda, con un'unica sala controllo che segue le reti elettriche di Val d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria e Sardegna;

VALUTATO CHE:

- per effetto della ristrutturazione, l'Isola perderà un centro di eccellenza, dove i tecnici sardi hanno conoscenze, professionalità e sensibilità specifiche per la gestione di una rete elettrica come quella sarda: un "centro regionale di comando" con contatti stretti, diretti con le realtà produttive sarde, finendo, in questo modo, per subire un allontanamento geografico e forse non solo, poiché, già oggi, i rapporti dei produttori e utenti della rete alta tensione della Sardegna con TERNA dovranno essere tenuti con l'area dispacciamento nord-ovest con sede a Milano;

- la ristrutturazione comporta il trasferimento, o la messa in esubero del personale della sala controllo di Cagliari, andando ad aggravare la già alta disoccupazione della nostra Isola, ma questo non sembra che l'inizio, perché la fase successiva, oggi smentita dall'azienda, ma già in atto come sopra indicato, coinvolge il personale di back office che lavora a stretto contatto con la sala controllo e, con lo smantellamento della sede di Cagliari, si avrà la migrazione delle attività di staff verso le corrispondenti unità con sede in continente;

CONSIDERATO CHE:

- in questo territorio, già duramente provato dalla crisi economica, dove, anche le sale di telecomando delle centrali eoliche sono situate nella penisola, escluso forse un produttore, dove rimane quel poco di manutenzione degli impianti, ora anche TERNA mira a lasciare in Sardegna il minimo indispensabile;

- la nostra Regione dà consistenti quantità di energia al sistema elettrico della penisola, attraverso i collegamenti SAPEI e SACOI, dei quali TERNA evidenzia spesso il valore dell'investimento nell'opera del SAPEI, 800 milioni di euro, realizzato soprattutto per l'esportazione dell'energia rinnovabile prodotta con gli impianti eolici (circa 1200 MW) e fotovoltaici (oltre 700 MW) siti in Sardegna;

- il settore elettrico, in futuro, passerà da un sistema di produzione centralizzato a un sistema di generazione distribuita, in cui il dispacciamento della rete di trasmissione avrà, sempre più, un ruolo di controllo e di analisi della sicurezza del sistema elettrico sardo;

- è, ormai, chiaro l'orientamento della società TERNA: lasciare in Sardegna la sola manutenzione,

impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale

a intraprendere ogni iniziativa utile verso il governo centrale e verso l'azienda TERNA Spa, per scongiurare questa paventata ulteriore chiusura di un centro di eccellenza, in considerazione del fatto che la Sardegna offre il proprio territorio per generare una quantità di energia pulita da fonti rinnovabili, ricchezza per il Paese, redditività per l'azienda e salvaguardia della natura e non può essere trattata come una colonia, togliendo non solo posti di lavoro, ma patrimonio professionale per i futuri tecnici diplomati e laureati in Sardegna. (152)

Mozione Locci - Pittalis - Rubiu - Dedoni - Carta - Fenu - Cappellacci - Peru - Cherchi Oscar - Tocco - Randazzo - Fasolino - Tedde - Tunis - Truzzu - Zedda Alessandra sull'applicazione della legge regionale 15 maggio 2015, n. 12 (autorizzazione di spesa per anticipazione ammortizzatori sociali in deroga), con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- in data 28 aprile 2015, con delibera n. 19/19 la Giunta regionale ha approvato il disegno di legge n. 209, prevedendo l'autorizzazione all'anticipazione degli ammortizzatori sociali in deroga, con particolare riferimento alla mobilità relativa all'anno 2014;

- nella relazione di accompagnamento del disegno di legge sopra richiamato, la Giunta manifestava la volontà di voler risolvere i problemi determinati dai ritardi statali nell'assegnazione delle ri­sorse, e di conseguenza di volersi sostituire allo Stato nel pagamento dei trattamenti economici dovuti ai beneficiari (circa 17.000 lavoratori);

- nelle sedute della Seconda Commissione del 29 aprile 2015 era emersa con chiarezza la volontà politica di destinare le risorse economiche di cui al disegno di legge al pagamento della mobilità in deroga 2014;

EVIDENZIATO che, in ragione di tale volontà, in data 11 maggio 2015, la conferenza dei capigruppo aveva deciso di procedere alla discussione del disegno di legge n. 209, ai sensi dell'articolo 102 del Regolamento consiliare, approvando così la legge n. 12 del 2015;

RITENUTO che:

- occorra imprimere un'accelerata alla risoluzione definitiva del problema dei lavoratori interessati;

- in seguito all'accordo sindacale siglato in data 18 maggio 2015 l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale e le organizzazioni sindacali hanno sottolineato l'esigenza di destinare i 49 milioni di euro previsti dalla predetta legge regionale alle politiche attive del lavoro, invece che alla funzione preminente di cui alle volontà politiche espresse in sede di discussione e approvazione della norma ossia al pagamento delle mobilità in deroga 2014;

- i lavoratori in mobilità in deroga devono percepire ancora per l'anno 2014 ben 8 mensilità;

- l'erogazione degli ammortizzatori sociali è a carico dello Stato,

impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale

1) a voler garantire l'anticipazione delle indennità di mobilità in deroga per l'anno 2014 così come stabilito dalla legge regionale n. 12 del 2015;

2) a voler garantire il rispetto delle volontà politiche espresse dal Consiglio regionale. (153)

Mozione Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra sulla gravissima situazione generata dal mancato pagamento, da parte dell'ASL di Nuoro, dei canoni dei servizi erogati dalle società facenti capo al project financing di Nuoro presso la stessa ASL.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- è in vigore fra l'ASL di Nuoro e la società Concessionaria Polo Sanitario Sardegna Centrale, il contratto di concessione, in project financing, per l'esecuzione delle opere di ristrutturazione degli ospedali e l'erogazione dei servizi tecnici e ospedalieri non sanitari;

- tale contratto prevede l'obbligo di corresponsione dei canoni dei servizi, essenziale per la tenuta del progetto;

- fra i servizi regolarmente erogati presso l'ASL di Nuoro vi sono servizi di importanza essenziale quali pulizie, ausiliarato, CUP, smaltimento rifiuti a preponderante uso di manodopera;

EVIDENZIATO che:

- l'ASL di Nuoro, dall'avvento della gestione commissariale, non provvede a liquidare i canoni dei servizi erogati e, infatti, dall'esame delle deliberazioni dell'ASL di Nuoro, risulta che gli ultimi canoni corrisposti sono quelli del 5° bimestre 2014;

- tale situazione sta comportando serie difficoltà gestionali ai soggetti impegnati nell'erogazione dei servizi che, fino al mese di aprile, hanno regolarmente pagato gli stipendi ai lavoratori;

- il perdurare di tale situazione di inadempimento da parte dell'Azienda sanitaria di Nuoro, a causa dell'impossibilità di retribuire gli stipendi e far fronte alle spese correnti, potrebbe portare al blocco dei servizi stessi e dei cantieri;

- tale situazione esporrebbe l'ASL di Nuoro e la Regione a probabili e notevoli richieste di risarcimento da parte del concessionario, con conseguenti profili di danno erariale per la Regione;

- il blocco dei servizi, delle retribuzioni e il probabile licenziamento dei dipendenti avrebbero conseguenze disastrose dal punto di vista della gestione ospedaliera, dell'impatto sociale e dell'ordine pubblico;

CONSIDERATO che tale situazione non può essere oltremodo tollerata e occorre procedere immediatamente a individuare una soluzione,

impegna il Presidente della Regione, la Giunta regionale
e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale

1) a riferire, con la massima urgenza al Consiglio regionale, sulla gravissima situazione generata dal mancato pagamento, da parte dell'ASL di Nuoro, dei canoni dei servizi erogati dalle società facenti capo al project financing di Nuoro presso la stessa ASL;

2) a porre in essere tutte le azioni in ordine alle competenze della Regione, al fine di far sì che si sblocchi il pagamento dei canoni in tempi brevissimi, onde consentire le retribuzioni ai lavoratori, scongiurare l'interruzione dei servizi e le possibili azioni risarcitorie che potrebbero configurare danno erariale;

3) a impegnarsi a fornire le tempistiche necessarie per arrivare a una soluzione del grave problema. (154)

Mozione Busia - Desini - Cherchi Augusto - Lai - Agus - Pizzuto - Usula - Zedda Paolo Flavio - Sale - Arbau - Azara - Ledda - Perra - Anedda - Unali sull'adozione di azioni urgenti per risolvere le criticità e garantire la congruità dei costi riguardanti il contratto di concessione - e i suoi atti aggiuntivi - realizzato attraverso il progetto di finanza in corso di esecuzione presso l'Azienda sanitaria locale n. 3 di Nuoro, tutelare i diritti dei lavoratori impiegati, salvaguardare l'interesse pubblico collegato al completamento di opere di valenza strategica, attraverso l'adozione di atti ed iniziative che tengano conto del necessario contemperamento dei diversi interessi meritevoli di tutela, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- l'Azienda sanitaria locale n. 3 di Nuoro ha indetto nell'anno 2007 una procedura per l'affidamento in concessione dei lavori inerenti la ristrutturazione e il completamento dei presidi ospedalieri "San Francesco" e "C. Zonchello" di Nuoro, "San Camillo" di Sorgono e dei presidi sanitari distrettuali di Macomer e Siniscola, dei servizi riguardanti la fornitura e la manutenzione delle attrezzature e tecnologie sanitarie e di diversi di servizi commerciali quali pulizie, ristorazione degenti e dipendenti, raccolta e smaltimento rifiuti;

- in data 14 maggio 2008 è stato stipulato il contratto di concessione della durata di 27 anni tra l'amministrazione sanitaria e la Cofathec Servizi Spa, in qualità di capogruppo mandataria del consorzio costituito tra la società Cofathec Servizi e la INSO Sistemi per le infrastrutture sociali; tale contratto comporta un'esposizione complessiva della ASL di Nuoro pari a euro 925.400.774,18 a fronte di un finanziamento da parte dell'ATI di euro 51.780.351,80;

- in data 7 maggio 2009, per realizzare ulteriori lavori, non prevedibili al momento dell'approvazione della concessione, è stato stipulato il primo atto aggiuntivo con il quale le parti convenivano il corrispettivo di euro 5.077.000 (IVA esclusa), a titolo, ai sensi dell'articolo 3 del contratto, di contributo pubblico;

- in data 27 gennaio 2014 le parti convenivano un ulteriore adeguamento del contratto per riportare ad equilibrio il piano economico finanziario, prevedendo un adeguamento dei canoni di servizio (che aumentano di euro 5.383.579 annui), del canone di disponibilità (che aumenta di 250.000 annui), differenti modalità di erogazione degli stessi (ad esempio corresponsione anticipata dei canoni rispetto alle opere cui afferiscono), la modifica della complessiva durata del regime concessorio (decorrente dalla data di collaudo dell'ultimo lotto funzionale e non dalla stipula del contratto), il trasferimento della garanzia a copertura del valore delle apparecchiature elettromedicali in capo al concedente;

- la prima sezione del TAR della Sardegna, accogliendo il ricorso presentato dalla Polish House, società che già svolgeva il servizio di pulizia e di sanificazione per alcuni presidi ospedalieri presso la ASL n. 3 di Nuoro, dichiarava, con la sentenza n. 213 del 2011, la sussistenza di vizi del contratto ai sensi dell'articolo 1344 del Codice civile, annullando il bando di gara; di seguito si riporta uno stralcio significativo della sentenza richiamata: "Il contratto di concessione in esame si deve qualificare, infatti, come contratto nullo per illiceità della causa. L'operazione negoziale ed economica conclusa all'esito della procedura di affidamento in esame, si caratterizza per costituire uno strumento con il quale si elude l'applicazione delle norme e dei principi che disciplinano la concessione dei lavori pubblici e il project financing, facendo conseguire alle parti un risultato precluso dall'ordinamento", sentenza successivamente annullata dal Consiglio di Stato con pronuncia n. 919/2012 per rinuncia al ricorso della Polish House la quale, dopo aver rinunciato al ricorso presentato al TAR Sardegna, diveniva socia della Nuova Cofacons, società consortile costituita allo scopo di eseguire tutti i servizi previsti dal contratto di concessione originario;

RILEVATO che:

- il tratto distintivo della concessione di lavori (all'interno della quale si cala la complessa operazione finanziaria del project financing) rispetto all'appalto di lavori è rappresentato dal fatto che il corrispettivo consiste unicamente nel diritto a gestire l'opera o i servizi o in tale diritto accompagnato - in casi specifici - da un prezzo;

- l'elemento caratterizzante implica un trasferimento del rischio legato alla gestione dell'opera o dei servizi al concessionario, pertanto i servizi o l'opera da gestire devono avere una chiara natura imprenditoriale nel senso che si rivolgono ad un mercato composto da una pluralità di utenti che ne domandano le prestazioni;

- nel caso di specie le prestazioni oggetto dei servizi sono rivolte prevalentemente alla stessa amministrazione (salvo alcuni servizi commerciali peraltro non ancora realizzati) e il corrispettivo è pagato per intero dalla ASL; in ultimo non si rinviene alcun trasferimento del rischio in capo al concessionario;

- l'assessorato competente, ad oggi, non ha assunto alcuna decisione in merito, nonostante il procedimento in esame fosse stato già oggetto di attenzione anche nella passata legislatura;

PRESO ATTO che:

- con deliberazione n. 1/14 del 13 gennaio 2015 la Giunta regionale assegnava ai commissari straordinari delle ASL gli obiettivi generali di mandato e, in particolare, al commissario straordinario della ASL n. 3 di Nuoro, quale obiettivo specifico, la valutazione dei costi e delle eventuali criticità del contratto di concessione relativo alla progettazione, costruzione e gestione dei lavori di ristrutturazione e completamento mediante project finance con particolare riferimento al costo dei servizi oggetto dell'atto aggiuntivo n. 2 approvato dalla ASL di Nuoro con deliberazioni n. 293 del 4 marzo 2013 e n. 1824 del 19 dicembre 2013, alla definizione dei relativi margini di risparmio e all'adozione delle azioni conseguenti;

- le criticità della complessa operazione, rimarcate anche da recenti notizie di stampa, hanno riflessi negativi non soltanto sui risultati attesi in relazione alle opere e alle attrezzature oggetto del contratto di concessione, ma anche sui servizi affidati al concessionario, causando inevitabili riflessi negativi in termini di efficienza per l'utenza e gravi ripercussioni sui lavoratori coinvolti, di fatto utilizzabili impropriamente come elemento di pressione dalla società di progetto ed esposti al rischio di conflitti legali tra amministrazione e società concessionaria;

- l'atto aggiuntivo n. 2 ha ulteriormente sbilanciato il peso dell'operazione a favore della società di progetto e, diversamente dal contratto e dal primo atto aggiuntivo, non è stato accompagnato da una serie di controlli e certificazioni (ad esempio parere della SFIRS, parere dell'area legale della RINA industries);

CONSIDERATOche l'ordinamento riconosce in capo all'amministrazione il potere generale di annullare d'ufficio o in autotutela un atto invalido in presenza di ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole e tenuto conto degli interessi dei destinatari e dei controinteressati e che lo stesso contratto di concessione prevede rimedi specifici quali il recesso in danno del concessionario, la revoca e la risoluzione;

RITENUTO che indipendentemente dagli eventuali accertamenti in corso da parte delle autorità competenti, l'Amministrazione regionale debba intervenire per riportare l'intera operazione nell'ambito della cornice normativa della finanza di progetto, ponendo rimedio alle criticità palesate e adottando i provvedimenti necessari per la tutela dell'interesse primario in gioco, quello pubblico, anche attraverso la revisione dell'intero piano economico finanziario,

impegna il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene
e sanità e dell'assistenza sociale

a porre in essere con urgenza le azioni necessarie per risolvere le criticità evidenziate, garantire la congruità dei costi del contratto di concessione realizzato attraverso il progetto di finanza in corso di esecuzione presso la ASL n. 3 di Nuoro e tutelare i diritti dei lavoratori impiegati, nonché salvaguardando l'interesse pubblico collegato al completamento di opere di valenza strategica, attraverso l'adozione di atti ed iniziative che tengano conto del necessario contemperamento dei diversi interessi meritevoli di tutela. (155)