Seduta n.101 del 28/04/2015 

CI Seduta

Martedì 28 Aprile 2015

Presidenza del Presidente Gianfranco GANAU

La seduta è aperta alle ore 16 e 19.

FORMA DANIELA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta del 9 aprile 2015 (97), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Roberto Deriu, Gaetano Ledda, Gavino Sale, Christian Solinas, Edoardo Tocco, Alessandro Unali, Emilio Usula e Paolo Zedda hanno chiesto congedo per la seduta del 28 aprile 2015.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di disegno di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:

"Disposizioni in materia di attestati di prestazione energetica degli edifici e di impianti termici civili nel territorio della Sardegna". (201)

(Pervenuto il 17 aprile 2015 e assegnato alla quinta Commissione.)

Annunzio di presentazione di proposta di legge statutaria

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge statutaria:

Busia - Desini - Pinna Rossella - Forma - Cherchi Augusto - Manca Pier Mario - Cocco Daniele Secondo - Lai - Pizzuto - Zedda Paolo Flavio - Usula - Modifiche della legge regionale statutaria 12 novembre 2013, n. 1 (Legge statutaria elettorale ai sensi dell'articolo 15 dello Statuto speciale per la Sardegna). (2/STAT)

(Pervenuta il 17 aprile 2015 e assegnata alla prima Commissione.)

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione Cozzolino - Deriu sull'appalto dei servizi di automazione della logistica farmaceutica e della gestione della distribuzione in dose unitaria dei farmaci stipulato dall'Azienda ospedaliera Brotzu per un periodo di nove anni". (224)

(Risposta scritta in data 17 aprile 2015.)

"Interrogazione Solinas Christian, con richiesta di risposta scritta, sull'osservanza delle disposizioni relative al riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni del comparto regionale nonché di contenimento della spesa di cui alla deliberazione della Giunta regionale n. 48/23 dell'11 dicembre 2012". (247)

(Risposta scritta in data 17 aprile 2015.)

"Interrogazione Pizzuto - Cocco Daniele Secondo - Agus - Lai in merito alla colonia felina di "Su Pallosu"". (249)

(Risposta scritta in data 17 aprile 2015.)

"Interrogazione Tendas - Solinas Antonio sulla necessità di un intervento urgente e inderogabile in merito alle precarie condizioni dei laboratori ARPAS di Oristano". (307)

(Risposta scritta in data 17 aprile 2015.)

"Interrogazione Cherchi Oscar - Tatti - Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sulla distribuzione territoriale dei corsi socio-assistenziali per operatori sanitari in regime di autofinanziamento disposta dalla deliberazione n. 38/24 del 30 settembre 2014". (172)

(Risposta scritta in data 24 aprile 2015.)

"Interrogazione Ledda - Arbau - Azara - Perra sull'impossibilità di procedere alla presentazione delle domande per il bando OSS conseguenti alla richiesta della certificazione ISEE 2015". (256)

(Risposta scritta in data 24 aprile 2015.)

"Interrogazione Pizzuto, con richiesta di risposta scritta, sulla possibilità di fruizione da parte dei disabili psichici di tutti gli strumenti di collocamento mirato disposti dalla legge n. 68 del 1999". (279)

(Risposta scritta in data 24 aprile 2015.)

"Interrogazione Carta sullo stato dei pagamenti ai lavoratori cassintegrati". (280)

(Risposta scritta in data 24 aprile 2015.)

"Interrogazione Cocco Daniele Secondo - Agus - Lai - Pizzuto sulle persistenti difficoltà alla presentazione delle domande per i corsi di operatore socio sanitario". (292)

(Risposta scritta in data 24 aprile 2015.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria:

Interrogazione Rubiu, con richiesta di risposta scritta, in merito ai ritardi nel pagamento dei tirocini e dei rapporti di lavoro inseriti all'interno del progetto europeo denominato "Garanzia giovani"". (348)

"Interrogazione Zedda Alessandra - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tunis - Tocco, con richiesta di risposta scritta, sullo stato della spesa per la telefonia dell'Amministrazione regionale". (349)

"Interrogazione Moriconi, con richiesta di risposta scritta, sugli effetti del mantenimento dei posti di lavoro e dei livelli retributivi del servizio di vigilanza armata, custodia, portierato e manutenzione impianti degli immobili della Regione". (350)

"Interrogazione Arbau - Azara - Ledda - Perra, con richiesta di risposta scritta, sui gravi problemi causati dalla chiusura della caserma dei carabinieri di Ollolai". (351)

"Interrogazione Tedde - Peru - Pittalis, con richiesta di risposta scritta, sulle azioni che la Giunta regionale intende svolgere a seguito della decisione della società S&B Industrial Minerals S.A. di cessare l'attività produttiva presso la miniera di bauxite di Olmedo, con contestuale e conseguente licenziamento dei dipendenti e dismissione degli impianti". (352)

"Interrogazione Manca Pier Mario - Cherchi Augusto - Unali, con richiesta di risposta scritta, sui gravi ritardi nell'erogazione del carburante agevolato per il comparto agricolo isolano". (353)

"Interrogazione Desini - Busia, con richiesta di risposta scritta, sulle misure da adottare, nell'ambito delle procedure di riconversione e di accreditamento della rete ospedaliera alla luce dei criteri indicati nel regolamento firmato dal Ministro per la salute il 25 marzo 2015 e recante la definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera, al fine di evitare la chiusura dei centri cardiochirurgici dell'Ospedale civile SS. Annunziata di Sassari e dell'Azienda ospedaliera Brotzu di Cagliari". (354)

"Interrogazione Locci - Zedda Alessandra - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis, con richiesta di risposta scritta, sulla nomina dell'amministratore unico di Carbosulcis Spa". (355)

"Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sui controlli del Comando Carabinieri politiche agricole e alimentari sulle produzioni a Identificazione Geografica Protetta (IGP) dell'agnello di Sardegna". (356)

"Interrogazione Cappellacci - Zedda Alessandra - Pittalis - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde- Tocco - Tunis, con richiesta di risposta scritta, sulle conseguenze della legge di stabilità 2015 per la Sardegna". (357)

"Interrogazione Zedda Alessandra - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis sull'istituzione del poliambulatorio a Tonara". (358)

"Interrogazione Tendas - Forma - Pinna Rossella - Deriu - Moriconi - Comandini - Demontis - Piscedda - Lotto - Solinas Antonio, con richiesta di risposta scritta, sul mancato finanziamento dei progetti a valere sul programma relativo al Piano integrato sul paesaggio". (359)

"Interrogazione Arbau - Ledda - Azara - Perra, con richiesta di risposta scritta, sui gravi problemi generati dai ritardi nell'aggiornamento dei sistemi informatici che hanno bloccato le assegnazioni del gasolio agricolo". (360)

"Interrogazione Sale, con richiesta di risposta scritta, sull'abbattimento dei bovini in località Coluccia nel Comune di Palau". (361)

"Interrogazione Ledda - Arbau - Azara - Perra, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di procedere allo scorrimento delle graduatorie relative alle selezioni interne per l'accesso al IV livello impiegati dell'Ente foreste, svolte nel 2006". (362)

"Interrogazione Pinna Rossella - Arbau - Solinas Antonio - Forma - Deriu - Sabatini - Tendas - Comandini, con richiesta di risposta scritta, sul mancato scorrimento delle graduatorie vigenti ed approvate a partire dal 1° gennaio 2007, relative al concorso indetto dalla ASL n. 7 di Carbonia, per titoli e colloquio, per il conferimento di 2 incarichi libero professionali di "Dirigente psicologo" per l'Unità operativa di neuropsichiatria infantile". (363)

"Interrogazione Arbau - Azara - Ledda - Perra, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione in cui si sono venuti a trovare i titolari di bed and breakfast aventi sede nei piccoli paesi dell'interno della Sardegna, a seguito delle richieste di pagamento del canone di abbonamento per i diritti di "esecuzione musicale" inviate dall'Agenzia SIAE". (364)

"Interrogazione Truzzu, con richiesta di risposta scritta, sul rinnovo del Comitato regionale per l'emergenza-urgenza sanitaria". (365)

Annunzio di interpellanze

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria:

"Interpellanza Zedda Alessandra - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis sulla vertenza KELLER Elettromeccanica". (122)

"Interpellanza Usula - Zedda Paolo Flavio - Anedda - Cocco Daniele Secondo - Desini - Arbau - Forma - Busia - Sale - Cherchi Augusto - Manca Pier Mario - Pizzuto - Lai - Agus - Perra - Ledda - Azara - Unali sulle criticità e gli eventuali profili di illegittimità inerenti la composizione del consiglio di amministrazione dell'Istituto zooprofilattico della Sardegna (IZS) e delle delibere da esso adottate, con particolare riguardo alle presunte dimissioni del dott. Romano Mirabelli in seguito alla scandalo blue tongue". (123)

"Interpellanza Pinna Rossella - Cocco Pietro - Collu - Pizzuto - Deriu - Forma - Comandini - Meloni - Tendas su valorizzazione e gestione del compendio minerario di Montevecchio (Guspini-Arbus) e dei siti "ex minerari" già ricompresi nel Parco geominerario storico ambientale della Sardegna". (124)

"Interpellanza Azara - Arbau - Ledda - Perra sulla gravissima situazione in cui si trova ad operare l'istituzione pubblica di assistenza e beneficenza (IPAB), Fondazione San Giovanni Battista con sede a Ploaghe, a seguito del fallimentare reiterarsi del commissariamento regionale, avviato nel lontano 2007, con l'obiettivo di procedere alla trasformazione della ex IPAB in Azienda di servizi alla persona (ASP)". (125)

"Interpellanza Desini - Busia ai sensi dell'articolo 108, comma 5, del regolamento per conoscere i motivi che hanno giustificato la nomina di un nuovo commissario straordinario nella gestione dell'Ipab Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe". (126)

"Interpellanza Zedda Alessandra - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis sulla situazione logistica degli uffici dell'Amministrazione regionale". (127)

"Interpellanza Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Alessandra Zedda sulla rimozione del direttore amministrativo dell'Azienda sanitaria di Nuoro." (128)

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria:

"Mozione Deriu - Comandini - Solinas Antonio - Piscedda - Forma - Usula - Zedda Paolo - Manca Pier Mario - Cherchi Augusto - Agus - Cocco Daniele Secondo - Pizzuto - Lai - Fenu sul bando Progetti pronta cantierabilità finanziabili con le linee di attività del POR FESR 2007-2013". (127)

"Mozione Cherchi Oscar - Pittalis - Dedoni Cossa - Rubiu - Oppi - Pinna Giuseppino - Tatti - Tunis - Peru - Fenu - Truzzu - Carta - Solinas Christian - Locci - Zedda Alessandra - Tedde - Fasolino sulle misure poste in essere dall'Assessorato regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per salvaguardare il patrimonio olivicolo sardo dai rischi derivanti da un eventuale contagio dovuto alla Xylella fastidiosa e sulle modalità con cui dovrà essere espletato il monitoraggio straordinario finanziato dall'Unione europea, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (135)

"Mozione Sale - Zedda Paolo Flavio - Usula - Manca Pier Mario - Deriu - Pizzuto - Agus - Cocco Daniele Secondo - Lai - Piscedda - Moriconi - Azara - Unali - Arbau - Ledda - Perra - Carta - Solinas Antonio sull'opportunità di candidare la Sardegna quale Regione d'Italia capofila di un progetto sperimentale/pilota per la legalizzazione, la coltivazione e la regolamentazione del mercato della cannabis e dei suoi derivati a fini terapeutici e ludici, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (136)

"Mozione Pittalis - Dedoni - Carta - Rubiu - Fenu - Truzzu - Zedda Alessandra - Peru - Tedde - Cappellacci - Cossa - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Randazzo - Solinas Christian - Tocco - TUNIS sulle questioni riguardanti lo stabilimento E.On di Fiumesanto". (137)

"Mozione Peru - Pittalis - Carta -Dedoni - Rubiu - Fenu - Cappellacci - Oscar Cherchi - Cossa - Crisponi - Fasolino - Locci - Oppi - Orrù - Giuseppino Pinna - Randazzo -Christian Solinas - Tatti Tedde - Tocco -Truzzu - Tunis - Alessandra Zedda sulla necessità di misure straordinarie per rimediare ai danni della calamità avvenuta in Romangia nel maggio 2014, con richiesta di convocazione straordinaria del consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento. (138)

Celebrazione de "Sa die de sa Sardinia"

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca le comunicazioni del Presidente sulla ricorrenza de "Sa die de sa Sardinia".

Prevede, inoltre, la discussione congiunta delle mozioni numero 111, 121, 122, 130 e 133 sul tema del deposito delle scorie nucleari ventilata in Sardegna.

La Conferenza dei Capigruppo ha inoltre stabilito di inserire all'ordine del giorno il Documento numero 5/A, relatore, legge regionale 15 gennaio 1991, numero sette, articolo 24 e seguenti proposta al Consiglio regionale per la nomina di tre esperti in seno alla Consulta regionale per l'emigrazione, il relatore è il consigliere Raimondo Perra.

Presidente Pigliaru, onorevoli colleghe e colleghi, Assessore e Assessori, oggi si celebra in tutta la Sardegna Sa Die de Sa Sardigna, giornata della festa nazionale dei Sardi, che proprio questo Consiglio Regionale ha istituito nel 1993.

Giornata che, come noto, ricorda quella lontana data del 28 aprile 1794, passata alla storia per l'insurrezione dei Sardi e la cacciata dei dominatori Piemontesi.

Si tratta di un episodio storico che trae origini complesse da uno stato di malessere profondo del popolo sardo cui concorsero molteplici cause.

Il peso progressivo dell'imposizione fiscale, l'aumento dei costi delle materie prime e al consumo, uno stato diffuso di corruzione, unitamente al malcontento per le mancate risposte alle richieste di compartecipazione alle scelte e al governo dell'Isola, rappresentate dalle famose cinque domande degli Stamenti, costituirono nell'insieme la base di quel clamoroso moto antidispotista ed anti piemontese.

Quella data del 28 Aprile 1794, e l'episodio storico ricordato, che ha rappresentato un vero e proprio atto rivoluzionario, sono oggi simbolo dell'orgoglio sardo e il riferimento di un percorso non ancora compiuto che trova le ragioni più profonde nella ricerca di autonomia, nella sua difesa e nel suo ampliamento verso il pieno riconoscimento della sovranità e della piena autodeterminazione del popolo Sardo.

Non sfuggirà a nessuno che molte di quelle condizioni che furono all'origine di quel moto popolare sono ancora oggi drammaticamente presenti nella società sarda, seppur in chiave moderna.

La gravissima crisi sociale ed economica, l'aumento dell'imposizione fiscale, l'aumento delle povertà, la progressiva e minore autonomia degli Enti Locali e la perdita di capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini, il tentativo di limitare ulteriormente l'autonomia del governo regionale, la sfiducia nella politica e nelle classi dirigenti, il persistere dei gravi motivi di diseguaglianza e penalizzazione rispetto al resto della nazione, costituiscono elementi di grave preoccupazione cui siamo chiamati a dare risposte con il massimo della decisione, chiarezza e rapidità.

Nel '97 seguiva un altro importante atto, dopo l'istituzione nel '93 de Sa Die, l'approvazione da parte di questo Consiglio della legge numero 26 sulla promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna, legge di grandissimo valore dal punto di vista identitario.

Entrambe sono state pensate come fondamenta di un percorso che deve ancora trovare piena attuazione ed efficacia.

Perché la specialità non è solo una condizione da difendere quanto un risultato da conseguire, l'esito di un processo fondamentalmente endogeno, aperto a contenere le esigenze di una società complessa e dinamica, un progetto - processo che deve essere capace di innescare un percorso di conoscenza e valorizzazione dell'identità e delle risorse regionali e locali.

Se vogliamo veramente che questo percorso si compia dobbiamo avere il coraggio di rilanciare la questione linguistica e identitaria, e bene ha fatto la Giunta a chiedere la gestione autonoma delle risorse statali sulle minoranze linguistiche.

Ora non ci resta che auspicare che il Governo proceda in tempi celeri all'adozione dello schema di trasferimento di funzioni già approvato dalla Commissione paritetica e sollecitare per un concreto impegno in termini economici.

Ecco, credo che questi temi, unitamente alle rivendicazioni di correzione delle disequità e degli storici ritardi, debbano essere riproposti con forza anche e soprattutto in momenti come questo.

Oggi ci troviamo di fronte ad una riforma dell'assetto istituzionale della Repubblica che, giustificata da motivazioni prevalentemente di natura economico finanziaria, legate al contenimento della crisi, modifica l'assetto dello Stato in senso fortemente centralista.

Una riforma che cancella ogni speranza di un percorso federalista, perseguito, seppur contraddittoriamente, per qualche decennio e che sembrava irreversibile con la riforma del 2001.

Una riforma quella attuale che si sta compiendo che, di fatto, sottrae e condiziona pesantemente le funzioni e l'autonomia regionale, e che solo apparentemente salva le autonomie speciali, con una scelta che appare più motivata dalla necessità di rinviare le lungaggini dei percorsi costituzionali previsti per la riforma degli statuti speciali, piuttosto che da una reale convinzione della necessità del persistere delle specialità.

Da una parte si rinvia l'adeguamento degli statuti prevedendo lo strumento dell'intesa tra Stato e Regione, dall'altra un indebolimento così forte del regionalismo e delle Regioni a Statuto ordinario, non rafforza ma indebolisce, di fatto, anche quelle a Statuto speciale.

Per questo sbaglia chi, tra le altre Regioni ordinarie, pensa che dall'abolizione delle specialità ci siano vantaggi per le Regioni a Statuto ordinario.

È per questo il prossimo mese qui a Cagliari si riunirà la conferenza dei Presidenti delle Regioni a Statuto speciale e delle province autonome, che nella consapevolezza del persistere delle ragioni che hanno portato al riconoscimento delle specialità, definirà un documento comune e aprirà un confronto a tutto campo con le altre Regioni nella convinzione che la specialità sia un elemento da valorizzare per rivendicare il mantenimento di un sistema regionale realmente differenziato e non un privilegio da difendere.

È evidente, e lo abbiamo già detto con grande chiarezza, che non siamo disposti a fare un solo passo indietro sulle ragioni della nostra specialità, ma credo che, proprio perché in tutto il popolo sardo è cresciuta ed è oggi comune la consapevolezza dei propri diritti, noi dobbiamo accettare la sfida che lo Stato propone, rilanciando la vertenza Sardegna, nel senso di una maggiore autonomia ed autodeterminazione. Aprendo una fase nuova, seppur difficile, di ricontrattazione con lo Stato, che dia risposte al mancato riconoscimento di diritti paritari rispetto al resto della nazione.

Mancato riconoscimento di diritti fondamentali che si configura nel deficit infrastrutturale, dei trasporti interni ed esterni, nell'assenza di energia a basso costo che impedisce sviluppo e competitività ma anche necessità di sostegno alle politiche identitarie come quelle citate a sostegno della lingua e della cultura.

E proprio nell'accettare la sfida che lo Stato propone che oggi a più di 20 anni dalla sua istituzione il parlamento sardo ha il dovere di riempire di significato "Sa Die de Sa Sardigna" perché non sia una vuota celebrazione di un episodio storico ma diventi occasione per ribadire la nostra unità di popolo .

E ha deciso di farlo affrontando un tema delicato quello del deposito unico nazionale per le scorie nucleari.

Tema che ha in sé tutte la caratteristiche per rappresentare il senso attuale Sa Die de Sa Sardigna, giornata dell'orgoglio sardo ma anche giornata di lotta di un popolo che si riconosce non solo nella propria cultura, nella propria lingua ma anche nella propria Terra.

Oggi questo Consiglio vuole ribadire il proprio diritto all'autodeterminazione, alla piena sovranità, alla libera scelta del modello di sviluppo.

Mettendo in discussione scelte del passato che concentrano il 68 per cento delle servitù militari nella nostra Regione e confermando il diritto di decidere liberamente dell'utilizzo del proprio territorio.

Oggi discutiamo un tema su cui la Sardegna si è espressa da tempo in maniera unitaria dandogli sino in fondo il senso dell'importanza che diamo al diritto all'autodeterminazione. Lo discutiamo per ribadire in forma unitaria ed univoca il no all'utilizzo del nostro territorio per lo stoccaggio delle scorie nucleari. Spetta al Parlamento sardo rappresentare con convinzione queste istanze e condurre questa difficile vertenza decisiva per il futuro della Sardegna. Presidente Pigliaru, stia sicuro che su questi temi troverà la compattezza e l'unità di tutto il Consiglio.

Discussione congiunta delle mozioni Rubiu - Oppi - Pinna Giuseppino - Tatti - Pittalis - Dedoni - Truzzu - Tedde - Solinas Christian - Tocco - Orrù - Crisponi - Carta - Cappellacci - Fasolino - Randazzo - Fenu - Locci - Tunis - Cherchi Oscar sulla contrarietà al progetto sulle aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (111); Cappellacci - Pittalis - Dedoni - Cossa - Crisponi - Rubiu - Fenu - Truzzu - Floris - Solinas Christian - Carta - Orrù - Tatti - Pinna Giuseppino - Oppi - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra sul rischio che la Sardegna sia scelta come deposito unico delle scorie nucleari italiane, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (121); Dedoni - Cossa - Crisponi sul rischio che la Sardegna possa essere individuata dal governo nazionale come sito per la realizzazione del Parco tecnologico contenente il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi (122); Pizzuto - Cocco Daniele Secondo - Agus - Lai sulla possibile scelta della Sardegna quale sito per il deposito unico delle scorie nucleari italiane (130); Cocco Pietro - Sabatini - Comandini - Tendas - Forma - Lotto - Ruggeri - Piscedda - Meloni Giuseppe - Demontis - Pinna Rossella - Cozzolino - Collu - Manca Gavino - Moriconi - Manca Pier Mario - Cherchi Augusto - Usula - Zedda Paolo Flavio - Anedda - Sale - Desini - Busia - Cocco Daniele Secondo - Pizzuto - Agus - Lai - Azara - Ledda - Arbau - Perra - Deriu - Solinas Antonio - Unali sulla contrarietà a ospitare nel territorio della Sardegna la sede del deposito nazionale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (133) e approvazione di ordine del giorno

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta delle mozioni numero 111, 121, 122, 130 e 133.

(Si riporta di seguito il testo delle mozioni:

Mozione Rubiu - Oppi - Pinna Giuseppino - Tatti - Pittalis - Dedoni - Truzzu - Tedde - Solinas Christian - Tocco - Orrù - Crisponi - Carta - Cappellacci - Fasolino - Randazzo - Fenu - Locci - Tunis - Cherchi Oscar sulla contrarietà al progetto sulle aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che gli scorsi giorni è stata resa nota una comunicazione dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) in merito al deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, secondo cui emerge che lo scorso 2 gennaio l'ISPRA ha ricevuto dalla SO.G.I.N. Spa la proposta della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (CNAPI) alla localizzazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Nei 60 giorni previsti dalla legge, l'Istituto effettuerà una verifica di coerenza con i criteri della Guida tecnica n. 29 "Criteri per la localizzazione di un impianto di smaltimento superficiale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività", emanata nel giugno 2014 e dei criteri dell'A- genzia internazionale per l'energia atomica (IAEA), unitamente ad una validazione dei risultati cartografici. Lo stesso istituto predisporrà una relazione che sarà trasmessa ai ministeri competenti (Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e Ministero dello sviluppo economico) sulla cui base, nei successivi 30 giorni, gli stessi potranno comunicare alla SO.G.I.N. il proprio nulla osta, con eventuali rilievi, alla pubblicazione della Carta secondo quanto stabilito al comma 3 dell'articolo 27 del decreto legislativo n. 31 del 2010, e successive modifiche;

CONSIDERATO che in base alle indicazioni contenuti nei documenti dell'ISPRA, la Sardegna potrebbe essere una tra le regioni ad ospitare il deposito permanente delle scorie nucleari, rifiuti delle vecchie centrali nucleari italiane. Di fatto una relazione dell'istituto, pur non ufficializzando ancora la Sardegna, l'ha implicitamente indicata come regione ideale e priva di rischi per il deposito delle scorie nucleari. Il deposito dovrebbe sorgere in Italia nei prossimi anni con lo scopo di conservare i resti delle scorie, in attesa dello smaltimento. Gli studi indicano tutte le aree geologiche a rischio d'Italia arrivando alla conclusione che la terra più sicura per le scorie nucleari sarebbe la nostra Isola;

ANALIZZATO che dopo la consegna della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (CNAPI), l'ISPRA avrà 60 giorni per verificare la corretta applicazione dei criteri da parte della SO.G.I.N. e validare la Carta; successivamente è previsto che entro un mese il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell'ambiente comunichino il loro nulla osta affinché SO.G.I.N. pubblichi la CNAPI. Seguirà quindi una fase di consultazione pubblica e di condivisione che culminerà in un seminario nazionale. Sembra dunque evidente che la Sardegna debba fare di tutto per evitare che la scelta del sito unico per il deposito delle scorie ricada nel territorio isolano;

ESAMINATO che in base al progetto è prevista la dislocazione sul deposito unico di 90 mila metri cubi di rifiuti radioattivi, di cui il 60 per cento deriverà dalle operazioni di smantellamento degli impianti nucleari e il 40 per cento dalle attività di medicina nucleare, industriale e di ricerca, che continueranno a generare rifiuti anche in futuro;

RIMARCATO che la Sardegna soffre per l'enorme peso delle servitù militari, visto che sono oltre 35 mila gli ettari di territorio sardo sotto il vincolo di tali servitù, negando di fatto la possibilità di ottenere utilità da enormi fette di territorio regionale, per cittadini e produttori. Ciò rimarca il caro prezzo che la Sardegna sta pagando nei confronti dello Stato per mantenere la piattaforma di difesa dell'Italia e che pertanto i cittadini e le imprese sarde, sono contrari a cedere pezzi di territorio per nuove attività che possano portare danno alla Regione;

RICORDATO che, con l'ordine del giorno n. 6 - approvato il 28 maggio 2014 - a conclusione della mozione n. 32, il Consiglio regionale ha approvato all'unanimità un documento che ha sancito la contrarietà ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Il provvedimento impegna il Presidente della Regione a respingere la possibilità che la Sardegna venga inserita tra le aree idonee ad ospitare il sito;

APPURATO che il 15 e 16 maggio 2011 è stato indetto un referendum consultivo, proposto dai movimenti indipendentisti, sull'eventuale costruzione di centrali elettronucleari o deposito di scorie nell'Isola, con il decreto n. 1 del 30 gennaio 2011. Il quorum veniva raggiunto con il 33 per cento degli aventi diritto richiesto dalla legge regionale n. 20 del 1957 di un terzo degli elettori. Il quesito era incentrato sull'installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti. Il 97,13 per cento degli elettori si è espresso senza tentennamenti contro il deposito delle scorie nucleari in Sardegna. Una consultazione che deve essere presa in forte considerazione dal Governo;

CONSTATATO che già nella XII legislatura di questo Consiglio regionale è stata peraltro approvata la mozione n. 110 sul reale pericolo che alcuni territori della Sardegna fossero identificati come siti idonei a conservare le scorie radioattive provenienti dagli impianti nucleari della penisola, con l'impegno di ricorrere (qualora le informazioni confermassero la scelta del territorio della Sardegna quale sede del deposito unico delle scorie nucleari) in tutte le sedi legali contro la violazione delle prerogative statutarie della Regione;

PRESO ATTO che:

- in data 16 aprile 2014 il Ministro dell'ambiente Galletti ha ripercorso, nel rispon­dere ad un'interpellanza del Deputato Pili, tutto il processo sulla via della definizione dei criteri per l'individuazione del sito unico, ricordando altresì come, su incarico del Ministero dello sviluppo economico, l'ISPRA avesse predisposto già nel dicembre 2012, una versione preliminare dei criteri richiesti, elaborandoli in una guida tecnica, sottoposta poi al vaglio dei Ministeri dello sviluppo economico e dell'ambiente e a un processo di revisione internazionale, affermando che la versione aggiornata della guida tecnica è stata trasmessa nel dicembre 2013 ai Ministeri dello sviluppo economico e dell'ambiente e agli altri enti coinvolti e che le ultime osservazioni sono giunte alla fine di marzo 2014;

- è stata avanzata la procedura di mappatura dei territori atti ad ospitare il deposito unico delle scorie radioattive. Le linee guida propedeutiche ed i criteri sono stati elaborati tenendo conto che il sito dovrà essere sismicamente stabile, lontano dalle dighe e dalle falde acquifere, al di fuori dalle aree naturali protette, al almeno dieci chilometri dalle coste marine e dalle grandi città. Peraltro lo stesso Istituto per la protezione e la ricerca ambientale ha ribadito - davanti alle Commissioni permanenti 10° e 13° del Senato - i criteri in base a cui sarà effettuata la scelta del sito ovvero: stabilità geologica, geomorfologica ed idraulica; confinamento dei rifiuti radioattivi mediante barriere naturali offerte dalle caratteristiche idrogeologiche e chimiche del terreno; com­patibilità della realizzazione del deposito con i vincoli normativi di tutela del territorio e di conservazione del patrimonio naturale e culturale; isolamento del deposito da infrastrutture antropiche e attività umane, da risorse naturali del sottosuolo già sfruttate o di prevedibile sfruttamento, protezione del deposito da condizioni meteorologiche estreme;

ASSODATO che appare chiaro il tentativo di dislocare il deposito unico delle scorie radioattive in Sardegna; un progetto che va ostacolato in ogni modo, viste le strategie dell'Isola che puntano su un rafforzamento della vocazione turistica per uscire dall'attuale crisi economica, anche con la promozione delle attività produttive. La Sardegna rischierebbe di trasformarsi nella pattumiera nucleare dell'Italia, un piano che pregiudicherebbe in modo deleterio e senza via d'uscita l'immagine della nostra Isola, come meta preferita dall'esercito di vacanzieri;

CONDIVISE le preoccupazioni per la possibile individuazione del territorio isolano come sito unico delle scorie radioattive, visto l'immenso patrimonio naturalistico, ambientale e culturale presente in tutti gli angoli della Sardegna. L'intero territorio del Sulcis Iglesiente è peraltro ancora gravato dalle ferite provocate dalla dismissione delle miniere, che hanno lasciato interi angoli incontaminati senza la necessaria bonifica, il Campidano interessato da un patrimonio agricolo senza eguali, il Nuorese lacerato dalla chiusura delle fabbriche, la Gallura che vanta un immenso tesoro paesaggistico dato dai paradisi marini. Insomma, appare chiaro che nessuno spazio della Sardegna possa essere idoneo ad ospitare il sito unico delle scorie radioattive. Non è un caso che in questi giorni si stiano verificando diverse manifestazioni di dissenso generalizzato portate avanti da diversi comitati spontanei,

impegna il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente

1) a salvaguardare e tutelare con ogni mezzo possibile la specificità e specialità derivante dallo Statuto sardo e dalle peculiarità geografiche tipiche della Regione, per preservare le diverse aree della Sardegna da un possibile rischio e pericolo di tipo ambientale e sanitario;

2) a predisporre in tempi certi un progetto per contrastare eventuali assalti del Governo attraverso le decisioni dell'ISPRA e della SO.G.I.N. - al territorio isolano;

3) a mettere in campo tutte le azioni necessarie - anche con un tavolo di confronto con il Governo - per scongiurare che il deposito unico delle scorie radioattive sia localizzato in Sardegna, anche mediante le necessarie azioni legali. (111)

Mozione Cappellacci - Pittalis - Dedoni - Cossa - Crisponi - Rubiu - Fenu - Truzzu - Floris - Solinas Christian - Carta - Orrù - Tatti - Pinna Giuseppino - Oppi - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra sul rischio che la Sardegna sia scelta come deposito unico delle scorie nucleari italiane, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- già nel maggio del 2009 la Regione autonoma della Sardegna, insieme alle altre, si oppose in sede di Conferenza delle regioni alle disposizioni contenute nella legge n. 99 del 2009 relative alla localizzazione nel territorio di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché dei sistemi per il deposito definitivo di materiali e rifiuti radioattivi, ritenendo inaccettabile che in materia di nucleare il Governo assumesse le decisioni semplicemente sentendo le regioni;

- la Regione ribadì tale posizione il 27 gennaio 2010, quando la Conferenza delle regioni ha espresso parere negativo, a maggioranza, sullo schema di decreto legislativo recante: "Localizzazione ed esercizio di impianti di produzione elettrica e nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio, nonché misure compensative e campagne informative";

- la sentenza della Corte costituzionale n. 33 del 2011 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31 "nella parte in cui non prevede che la Regione interessata, anteriormente all'intesa con la Conferenza unificata, esprima il proprio parere in ordine al rilascio dell'autorizzazione unica per la costruzione e l'esercizio degli impianti nucleari";

- il 28 maggio 2014 il Consiglio regionale, a seguito della discussione della mozione n. 32, approvava l'ordine del giorno n. 6, che impegnava il Presidente della Regione a respingere ogni possibilità che la Sardegna venga inserita tra le aree idonee ad ospitare il sito sul quale sorgerà il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, nel rispetto dell'esito referendario del 15 e 16 maggio 2011;

- nel gennaio 2015 la Sogin ha consegnato la mappa all'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), al quale poi spettava il compito di verificare entro due mesi il rispetto dei criteri indicati nella Guida tecnica per la localizzazione e poi validarla;

- con la riposta trasmessa dal Presidente della Regione in data 26 gennaio 2015 all'interrogazione del gruppo Forza Italia, primo firmatario Marco Tedde, l'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente, dopo aver dichiarato di disporre solo delle notizie diffuse dai media perché non coinvolto a nessun titolo, si impegnava ad assumere assieme al Presidente della Regione tutte le azioni necessarie per avviare un confronto con il Governo;

- a distanza di otto mesi dall'impegno sollecitato dal Consiglio regionale il tenore della risposta dell'Assessore lascia intendere che alla fine di gennaio, a due mesi dalla decisione definitiva e nonostante l'iniziativa della Sogin, la Giunta regionale, contravvenendo agli impegni previsti nell'ordine del giorno, non abbia avviato nessun confronto con il Governo;

- alla luce della gravità della posta in gioco, è necessario tenere aperto il dibattito affinché il Consiglio regionale sia correttamente e costantemente informato sia sulla effettiva apertura di un confronto, sia sugli sviluppi, affinché si possano prendere decisioni condivise e prendere le opportune contromisure per contrastare eventuali decisioni calate dall'alto;

RILEVATO che, proprio in corrispondenza di tale scadenza, da notizie provenienti da fonti ministeriali risulta che la procedura di scelta del sito ove collocare il deposito unico di scorie nucleari si è concentrata su due regioni: la Sardegna e il Lazio;

CONSIDERATO:

- l'atteggiamento del Governo e della politica nazionale nel suo complesso inducono a pensare che ci siano pressioni per escludere il Lazio e far cadere pertanto la scelta sulla nostra isola;

- che sempre dalle stesse fonti ministeriali si apprende che l'eventuale trasferimento di scorie verrebbe programmato secondo modalità tendenti a mantenere la massima segretezza fino al compimento delle operazioni;

RICHIAMATO che:

- la scelta della Sardegna come deposito delle scorie nucleari sarebbe un nuovo episodio di quella slealtà di Stato e la manifestazione più odiosa di una subcultura, ancora troppo diffusa nei palazzi romani, che vede la nostra terra come potenziale destinataria di carichi "scomodi";

- la Sardegna ha invece intrapreso una scelta diversa, puntando su un'idea di sviluppo sostenibile, condivisa al di là delle appartenenze partitiche, che punti sul paesaggio, sull'ambiente, sulla cultura;

- i sardi hanno democraticamente espresso la netta opposizione sia alle centrali nucleari che ai depositi di scorie con il referendum del 2011, rispondendo "Sì" con percentuali che arrivano al 97,13 per cento al quesito "Sei contrario all'installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti?";

- qualsiasi decisione calata dall'alto sarebbe una profanazione della nostra terra, un atto di violenza verso l'autonomia e l'autodeterminazione del popolo sardo,

impegna il Presidente della Regione:

1) a notificare immediatamente una diffida al Governo contro qualsiasi ipotesi di trasferimento in Sardegna delle scorie nucleari;

2) a chiedere un incontro urgente in Sardegna con il presidente del Consiglio dei ministri per ottenere chiarimenti circa le notizie sopra riportate ed esprimere il netto dissenso del popolo sardo contro un'ipotesi scellerata che rappresenterebbe un'insanabile rottura dei rapporti Stato-Regione;

3) a domandare sia la copia sia la pubblicazione di tutti gli atti riguardanti l'ipotesi di realizzare in Sardegna il deposito delle scorie nucleari. (121)

Mozione Dedoni - Cossa - Crisponi sul rischio che la Sardegna possa essere individuata dal governo nazionale come sito per la realizzazione del Parco tecnologico contenente il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) ha pubblicato la Guida tecnica n. 29 (Criteri per la localizzazione di un impianto di smaltimento superficiale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività), nella quale sono indicati i requisiti fondamentali e gli elementi di valutazione per la definizione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (CNAPI), da parte della Società dello Stato responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi (SO.G.I.N. spa);

- in data 2 gennaio 2015, la SO.G.I.N., secondo quanto stabilito dal decreto legislativo n. 31 del 2010 e successive modificazioni, ha provveduto a consegnare all'ISPRA la CNAPI con l'elenco dei siti che hanno le caratteristiche per accogliere le scorie nucleari italiane;

- dal momento della consegna, l'Istituto ha due mesi di tempo per verificare la corretta elaborazione della CNAPI e trasmetterla al Ministero dello sviluppo economico e al Ministero dell'ambiente, che, entro i successivi 30 giorni, dovranno provvedere al rilascio del nulla osta alla pubblicazione;

- la pubblicazione della CNAPI aprirà la fase di individuazione, tra le aree considerate idonee, del sito definitivo che dovrà ospitare il deposito nazionale destinato ad accogliere i rifiuti radioattivi provenienti da attività pregresse di impianti nucleari e similari, incluso in un parco tecnologico comprensivo di centro studi e sperimentazione;

- il deposito nazionale è finalizzato alla sistemazione definitiva di circa 75mila mc di scorie nucleari di bassa e media attività e allo stoccaggio temporaneo di circa 15mila mc di scorie ad alta attività, residuo della stagione nucleare italiana conclusasi con il referendum del 1987;

- la Sardegna, per le sue caratteristiche di stabilità geologica, geomorfologica e per l'assenza di attività sismica, potrebbe essere indicata nella CNAPI tra le Regioni idonee a ospitare il deposito nazionale;

VALUTATO che:

- le scorie ad alto contenuto di radioattività richiedono lunghi tempi di isolamento, compresi indicativamente tra i trecento ed il milione di anni, per cui la "servitù nucleare" sarebbe permanente con pesanti ricadute sulle future generazioni;

- nonostante lunghi anni di ricerche e consistenti investimenti, nessuno Stato è ancora riuscito a trovare un sito idoneo allo stoccaggio definitivo delle scorie che possa garantire l'incolumità dell'ambiente e della salute pubblica;

- il deposito nazionale, se costruito in Sardegna, arrecherebbe un notevole danno economico nonché un oltraggio all'immagine dell'isola, che basa sulla qualità del suo ambiente e delle sue produzioni agroalimentari l'offerta turistica nazionale e internazionale;

- la Sardegna ha da tempo adottato un progetto di sviluppo sostenibile, che verrebbe ad essere annientato da un'imposizione centralista e irrispettosa delle prerogative dello Statuto sardo;

- la Sardegna verrebbe ad essere ulteriormente gravata da nuove servitù militari, da sommarsi a quelle presenti e che hanno già determinato ingenti danni al territorio, alla salute ed all'economia;

CONSIDERATO che:

- la legge regionale n. 8 del 3 luglio 2003, anche se dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale, aveva dichiarato la Sardegna territorio denuclearizzato e vietato il transito e la presenza, anche transitoria, di materiali nucleari non prodotti nell'isola;

- con il referendum consultivo regionale del 15 e 16 maggio 2011 il popolo sardo ha detto no all'installazione di centrali nucleari e di siti di stoccaggio delle scorie nucleari, con il voto favorevole della quasi totalità dei votanti (97 per cento);

TENUTO CONTO che:

- è compito della Regione autonoma della Sardegna tutelare e riaffermare l'indisponibilità del territorio sardo a ospitare la presenza, anche transitoria, di materiali nucleari non prodotti nell'isola, come già sancito nella citata legge regionale n. 8 del 2003;

- è compito del Presidente e della Giunta regionale difendere con forza e senso di responsabilità il risultato del referendum del 15 e 16 maggio 2011, espressione della volontà dei cittadini sardi;

- il popolo sardo non intende accettare, a nessuna condizione, che la nostra isola possa diventare una pattumiera radioattiva, con conseguenti ulteriori e pesanti danni all'economia e alla salute dei cittadini,

impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale

1) a rappresentare, in tutte le sedi, la totale contrarietà del popolo sardo alla scelta della Sardegna come sede del parco tecnologico, comprendente il deposito nazionale per i rifiuti radioattivi, e ad assumere una forte e determinata presa di posizione contro qualsiasi tentativo di stoccaggio, anche temporaneo, o di transito di scorie nucleari;

2) a intraprendere presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri tutte le azioni istituzionali, ed eventualmente anche amministrative e giudiziarie, utili a rappresentare la volontà sovranamente espressa dal popolo sardo con il referendum del 15 e 16 maggio 2011. (122)

Mozione Pizzuto - Cocco Daniele Secondo - Agus - Lai sulla possibile scelta della Sardegna quale sito per il deposito unico delle scorie nucleari italiane.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- ai sensi della direttiva 2011/70/EURATOM sulla gestione in un'ottica comunitaria del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi, ogni Stato membro è obbligato a individuare un sito per il deposito unico dette scorie nucleari;

- nel caso italiano, si tratterebbe di un deposito che dovrebbe accogliere oltre novantamila metri cubi di rifiuti radioattivi ad alta attività, composti per il 60 per cento da materiali relativi allo smantellamento degli impianti nucleari e per il 40 per cento da quelli derivanti da attività industriali, di medicina nucleare e di ricerca;

- la mappa di siti idonei (Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee - Cnapi) è stata già consegnata dalla Sogin all'autorità di controllo Ispra e che questa carta, dopo essere stata controllata dall'istituto, dal Ministero dello sviluppo economico e dal Ministero dell'ambiente, nel mese di aprile verrà resa pubblica;

- la Regione, in diverse occasioni ufficiali, si è pronunciata negativamente a qualsiasi decisione sovraordinata di ospitare siti di deposito scorie;

- nella presente legislatura, il Consiglio regionale si è già espresso negativamente sulla possibilità di individuare la Sardegna quale deposito unico delle scorie nucleari, attraverso l'approvazione di un ordine del giorno che chiedeva al Presidente della Regione l'impegno a opporsi all'inserimento della stessa Regione nell'elenco delle aree idonee;

- nei primi mesi del 2015, la Sogin ha provveduto alla consegna della mappa delle aree idonee all'Ispra, al quale, poi, spettava il compito di verificare, entro due mesi, il rispetto dei criteri indicati nella guida tecnica per la localizzazione e poi validarla;

APPRESO che, visto l'approssimarsi della scadenza di aprile 2015, sono insistenti le voci che vorrebbero la Sardegna quale sito scelto per il deposito unico;

CONSIDERATO che la Sardegna, attraverso la consultazione popolare referendaria del 2011, si è espressa in maniera assolutamente contraria sia alle centrali nucleari che ai depositi di scorie, con percentuali superiori al 90 per cento;

TENUTO CONTO che la questione in argomento non può prescindere da un serio confronto tra istituzioni nazionali e regionali e deve necessariamente tenere conto dell'opinione espressa sia a livello popolare che politico regionale,

impegna il Presidente della Regione

1) a farsi portavoce del dissenso popolare e politico della Sardegna tutta circa l'ipotesi della scelta della Sardegna quale deposito unico delle scorie nucleari italiane;

2) a ribadire nelle sedi istituzionali nazionali la ferma contrarietà a una decisione calata dall'alto circa la scelta della Sardegna quale sede del deposito unico;

3) a promuovere un'azione congiunta con i parlamentari sardi per scongiurare il pericolo della costruzione del deposito unico delle scorie nucleari in Sardegna. (130)

Mozione Cocco Pietro - Sabatini - Comandini - Tendas - Forma - Lotto - Ruggeri - Piscedda - Meloni Giuseppe - Demontis - Pinna Rossella - Cozzolino - Collu - Manca Gavino - Moriconi - Manca Pier Mario - Cherchi Augusto - Usula - Zedda Paolo Flavio - Anedda - Sale - Desini - Busia - Cocco Daniele Secondo - Pizzuto - Agus - Lai - Azara - Ledda - Arbau - Perra - Deriu - Solinas Antonio - Unali sulla contrarietà a ospitare nel territorio della Sardegna la sede del deposito nazionale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che è imminente la pubblicazione da parte del Governo della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (CNAPI) alla localizzazione del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, sulla base dello studio effettuato dalla SOGIN spa e consegnato all'ISPRA il 2 gennaio 2015, il quale, dopo la verifica di coerenza del documento con i criteri dettati nella Guida tecnica n. 29 "Criteri per la localizzazione di un impianto di smaltimento superficiale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività", lo trasmette al Ministero dello sviluppo economico che, entro i successivi 30 giorni, darà il proprio nullaosta per la pubblicazione della CNAPI;

CONSIDERATO che anche la Sardegna potrebbe risultare inserita nella CNAPI tra le potenziali sedi di detto deposito nazionale;

TENUTO presente che la Sardegna ha sempre affermato con forza il proprio dissenso alla realizzazione di un sito di raccolta e stoccaggio di rifiuti radioattivi nel proprio territorio, con azioni e dimostrazioni della popolazione e delle istituzioni;

CONSIDERATO che in occasione del Referendum consultivo regionale, svoltosi il 15 e il 16 maggio 2011, recante il seguente quesito: "Sei contrario all'installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti", la popolazione sarda, con 848.634 "SI", corrispondenti al 97,13 per cento dei votanti, affermò la ferma volontà di non volere nel proprio territorio installazioni di questo tipo;

PRESO ATTO delle dichiarazioni pronunciate dallo stesso Assessore regionale della difesa dell'ambiente che ha manifestato la assoluta contrarietà della Regione a qualunque ipotesi di installazione del Deposito nazionale di rifiuti radioattivi nel proprio territorio, per una serie di precise motivazioni, tra le quali quella della grave penalizzazione che la Sardegna già subisce a causa degli oneri eccessivi rappresentati dalle servitù militari, le quali occupano oltre 35 mila ettari di terreno, con conseguenti compromissioni di tipo ambientale; inoltre, la posizione di insularità della Sardegna determina una penalizzazione per la popolazione in ordine alle ben note difficoltà dei trasporti che potrebbero determinare gravi problemi in potenziali situazioni di emergenza e messa in sicurezza delle persone, considerati anche i reali pericoli del trasporto dei materiali radioattivi via mare che potrebbero determinare implicazioni catastrofiche in caso di incidente, come denunciato a suo tempo dallo stesso ENEA;

TENUTO CONTO della posizione assunta dall'ANCI Sardegna il 19 gennaio 2015 che, all'unanimità, ha deliberato di "dire NO a ogni ipotesi di dislocazione e deposito di materiale nucleare in Sardegna";

RITENUTO che è sempre stato parte del programma di governo dell'attuale Giunta regionale la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio ambientale e naturalistico della Sardegna nella sua unicità e specificità, come elemento di crescita e sviluppo dell'economia e della valorizzazione turistica del territorio;

VALUTATI gli effetti negativi che si ripercuoterebbero sulla già grave situazione di crisi industriale in atto in Sardegna e di gap economico rispetto ad altre regioni in cui versa l'Isola e la sua popolazione, senza contare i potenziali effetti negativi sulle persone a livello sanitario,

impegna il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente

1) a condividere le preoccupazioni manifestate con la presente mozione e a porre in essere tutte le azioni che verranno ritenute opportune e necessarie per avviare un leale confronto con il Governo affinché sia rispettata la scelta effettuata dai cittadini della Sardegna, in occasione del Referendum consultivo del maggio 2011, di non volere nel proprio territorio installazioni di depositi e stoccaggio di scorie nucleari, evitando, pertanto, che la Sardegna venga individuata quale sede idonea ad ospitare il Deposito nazionale di rifiuti radioattivi;

2) a difendere in ogni sede e ambito la specificità dell'Isola, così come stabilito e riconosciuto nello Statuto speciale della Regione autonoma della Sardegna. (133).)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione numero 111 ha facoltà di illustrarla.

RUBIU GIANLUIGI (Area Popolare Sarda). Non posso che iniziare l'argomento anche sulle mozioni e sulle scorie non partendo dalla giornata importante che è quella di oggi. Nella giornata odierna si celebrano i 221 anni da quella storica vittoria ottenuta da un popolo che rimarcava e rivendicava con grande orgoglio e una forte identità, che impedirono al Governo centrale di imporre le proprie decisioni, da questo dobbiamo ripartire. Presidente e componenti della Giunta, credo più che mai che quest'oggi la storia della Sardegna si stia ripetendo e stavolta i protagonisti dobbiamo essere noi, i nostri concittadini e la Sardegna intera. Infatti, a seguito di studio e valutazioni è emerso che la Sardegna rientra nel Cnapi, cioè nella Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee per la localizzazione di un deposito unico e permanente dei rifiuti da scorie nucleari prodotte in Italia, grazie soprattutto al basso coefficiente di rischio dovuto alla stabilità sismica e idrogeologica della Sardegna. Personalmente, mi sento di dire che questo rischio è assai remoto, in quanto in occasione di un convegno tenutosi a Cagliari il 7 aprile di questo mese il Ministro dell'ambiente ha ribadito il concetto che nulla è ancora definitivo, e che comunque, in assenza del consenso della popolazione, non si potrà calare dall'alto nessuna imposizione, escludendo quindi l'ipotesi di destinare il deposito nucleare in Sardegna. Se così non fosse, avremmo un enorme danno, perché il parco tecnologico con il deposito dei rifiuti radioattivi dovrà ospitare ben 90 mila metri cubi di scorie, ma non per la nostra isola, a questo dato dobbiamo necessariamente sommare i milioni di metri cubi di materiali inquinanti presenti nei bacini dei principali poli industriali della Sardegna, i siti minerari che da oltre vent'anni attendono le bonifiche, e naturalmente le migliaia di ettari di terreno occupati dalle servitù militari, che vietano qualsiasi tipo di attività civile al loro interno. Stiamo parlando di porzioni della Sardegna che minacciano in maniera pressante la salute e la sicurezza pubblica, la qualità dell'ambiente e limitano fortemente le produzioni, complicano una già lenta e difficile crescita del settore turistico. Inoltre, la realizzazione del deposito nucleare sarebbe una scelta scellerata, calata dall'alto, in quanto i vespri sardi si sono già espressi il 15 e il 16 maggio del 2011, quando a seguito di un referendum il popolo sardo è insorto con oltre il 97 per cento delle preferenze contro la costruzione di centrali nucleari, ma soprattutto di deposito di scorie radioattive in Sardegna. Il nostro obiettivo deve essere quello di salvaguardare incondizionatamente la volontà dei nostri concittadini e la tutela delle produzioni locali, perché sono questi i principali input necessari per una crescita del settore turistico, agricolo, ambientale, che potrebbe diventare la via di fuga dalle grandi difficoltà economiche attuali. Questa è un'opportunità per tutti noi di conquistare una seconda die de sa Sardinia, e dobbiamo quindi far risvegliare in noi quell'orgoglio che tutti i cittadini sardi hanno e ci consenta per la seconda volta nella storia di raggiungere i nostri obiettivi senza dover subire le decisioni di uno Stato sovrano. Buena die de sa Sardinia.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 121 ha facoltà di illustrarla.

CAPPELLACCI UGO (FI). Partiamo dagli eventi più recenti per parlare di questo tema, gli eventi più recenti io li individuerei nelle parole ultime, nelle ultime dichiarazioni del ministro Galletti. Il ministro Galletti è sicuramente persona perbene, ma io mantengo forti perplessità, purtroppo non ho la stessa fiducia del mio collega Rubiu. Il Ministro parla di un percorso trasparente, parla di un percorso partecipato, ma francamente queste parole riferite al processo per l'individuazione del deposito nazionale unico per le scorie mi ricordano gli slogan stampati sulla facciata del Ministero della Verità nel famoso romanzo 1984 di George Orwell, si diceva la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l'ignoranza è forza. Poiché il procedimento seguito per l'individuazione del sito è tutt'altro che trasparente, anzi è avvolto nelle segretezza, è nascosto, è fumoso, io nutro forti preoccupazioni e perplessità. E ce lo ricorda lo stesso Galletti, che con le sue prime dichiarazioni nel marzo di quest'anno disse che c'è una procedura in atto con dei documenti secretati e quindi io non li ho ancora visti perché sono ancora in mano all'Ispra. Per la cronaca, le carte arrivarono sul tavolo del Ministro esattamente il giorno dopo. Allora è possibile che il Ministro non fosse a conoscenza neanche di questo passaggio? E credo che sia anche risibile l'affermazione secondo la quale sarebbe un percorso partecipato. Come, dove, quando? Perché se l'iter è quello illustrato dal ministro Galletti e dal ministro Guidi, io mi sento di dire altro che partecipazione, mi sembra la solita decisione calata dall'alto, si parla di un seminario nazionale, si parla di un comitato interministeriale, e si dice che verrà scelto in modo volontario con la partecipazione volontaria dei territori. Ma dico io, se per ipotesi nessuno si dovesse offrire volontario che succede? Una cosa molto semplice, e quest'ipotesi mi sembra tutt'altro che fantasiosa, deciderà il Consiglio dei Ministri. Allora, incominciamo a mettere i puntini sulle i, perché, vedete, a nostro avviso, secondo la giurisprudenza costituzionale loro non possono decidere niente contro la nostra volontà. La Regione Sardegna ha già detto no al deposito sulle scorie nucleari, l'ha detto nel 2009, l'ha ribadito nel 2012 in sede di conferenza delle regioni, e questa posizione ha una forza in più, perché nel 2011, e tutti quanti noi lo ricordiamo, alla domanda "sei contrario all'installazione in Sardegna di centrali nucleari, di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti?", il 97 per cento dei sardi, il 97 per cento dei Sardi ha risposto sì, esprimendo quindi la propria contrarietà all'istituzione del deposito in Sardegna. Allora, esiste una forma di partecipazione più ampia di questa? Esiste una consultazione più trasparente di questa? Esiste una decisione più democratica di questa? Io credo proprio di no. Allora, cari colleghi, credo che sia evidente a tutti che non esiste comitato, seminario o altro capannello di burocrati e politici romani che possa sostituirsi al popolo sardo, tantomeno lo può fare un governo di eletti da nessuno, nato da un gioco di palazzo e non da un'espressione chiara di voto popolare. Non credo che questa nostra posizione nasca dalla solita logica del … cosiddetto, dovunque ma non nel giardino di casa mia, perché la Sardegna ha già dato, lo ha fatto in termini di servitù militari, perché la Sardegna ha un'idea diversa, ha un'idea che si basa su un modello di sviluppo che punta sulla valorizzazione del paesaggio, dell'ambiente, del turismo, sulla green economy, sulle energie rinnovabili, un modello che cera occupazione senza chiedere ulteriori sacrifici al territorio. Allora questa è una battaglia che dobbiamo fare tutti, la dobbiamo fare insieme e noi siamo pronti a farla, perché non ci appartiene la logica del tanto peggio tanto meglio. Però, Presidente, in tutta franchezza, occorre farla anche nella verità, perché, vede, è inaccettabile che di fronte all'interrogazione di un nostro collega, il nostro vicecapogruppo di Forza Italia Marco Tedde, si risponda propinando un copia e incolla delle dichiarazioni pronunciate in quest'aula dell'assessore Demuro un anno fa. Se lo avessimo fatto noi, ci avreste ridicolizzato sino allo sfinimento. Purtroppo la verità è che in un anno la Giunta non ha avviato il confronto con il Governo promesso un anno fa dopo la mozione promossa addirittura dai colleghi della maggioranza. E allora, poiché la polemica veramente ci interessa poco e vogliamo chiudere qua questo tipo di riflessione, oggi, Presidente, noi le chiediamo di chiedere immediatamente quel confronto, di pretendere un incontro con il Presidente del Consiglio e significare a Renzi la contrarietà netta del popolo sardo a qualunque ipotesi di questo tipo. Combattiamo insieme i viceré di oggi e quelli di domani, senza timori reverenziali, interpretando in senso attivo e non semplicemente celebrativo o evocativo Sa die de sa Sardigna.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 122 ha facoltà di illustrarla.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Credo che non mi attarderò molto nel presentare la mozione, anche perché forse si tratta di aggiungere più parole di quelle che necessitano, quando si ha la fermezza nei comportamenti e in quelle che sono le azioni che vanno messe in campo.

Non entro neanche minimamente in polemica con rappresentanti governativi di varia taglia, io oggi festeggio Sa dia de sa Sardigna e emblematicamente la Conferenza dei Capigruppo ha scelto una serie di mozioni che hanno un momento di unità e di unificazione della volontà del popolo sardo esplicitate in un referendum, e, devo dire, se dovessi fare colui il quale risponde a sollecitazioni personalistiche, noi abbiamo in anteprima, come Riformatori, significativamente occupato la piazza del Parlamento in data vecchia, quando forse poco si parlava ancora i rischi del nucleare. Noi non siamo per niente d'accordo che si ponga neanche in discussione, per vie consociative o meno, la scelta del sito Sardegna per le scorie nucleari: siamo "no e basta". Ed è anche ora di finirla di dire che questa è una terra non sismica, perché è una delle vie per dire che la Sardegna può diventare ricettacolo di tutte le porcherie, e in ultima di questa del nucleare, perché fa comodo dire che non è sismica. Forse ci si dimentica che nel 1948 Tempio ha avuto un sisma, lo si è sentito fortemente, e anche in altre circostanze la Sardegna ne ha avuto, forse a causa di eruzioni sottomarine o per altre ragioni, ma non è vero che una terra non sismica! E abbiamo l'aggravante che siamo in mezzo al mar Mediterraneo, e abbiamo l'aggravante che questa è un'isola, che dovrebbe tra l'altro fare da ponte naturale tra la mittelEuropa e il Nord Africa, per questo ci candidiamo, e certamente non vogliamo che dentro la nostra isola ci siano queste scorie maledette che resteranno per milioni di anni impedendo di toccare quel poco di terra coltivabile che abbiamo! Non è tollerabile, per cui il Governo regionale faccia fronte con tutte le forze politiche che oggi qui manifestano la volontà ferma di dire no al Governo nazionale e che sono a testa alta davanti al popolo sardo che lo rifiuta!

Non credo che ci siano altre parole da dire, bisogna compiere fatti, essere orgogliosi di essere sardi, in questa giornata e nelle altre a venire, ricordare che abbiamo un compito, quello di governare al meglio e di dare il meglio per questa civiltà sarda, per quello che ha rappresentato, rappresenta e rappresenterà, e quindi anche a tutela dei giovani e delle nuove generazioni che vedranno un no deciso e determinato alle scorie.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 130 ha facoltà di illustrarla.

PIZZUTO LUCA (SEL). "Poche mani non sorvegliate da controllo tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora perché non se ne preoccupa", questa è una delle importanti frasi dette da uno dei più importanti intellettuali che l'umanità abbia partorito, Antonio Gramsci, di cui ieri cadeva l'anniversario della morte, o dell'assassinio determinato dalle condizioni di vita nelle carceri fasciste. Oggi celebriamo la giornata del popolo sardo e noi ci interroghiamo su come l'autonomia di un popolo si dimostri nella quotidianità del vivere, e ci interroghiamo sul tema delle scorie, per questo abbiamo presentato una mozione, perché può sembrare un tema di natura ambientale e di salute pubblica, cioè dove mettiamo 90 mila scorie nucleari in modo tale che la vita delle persone non sia compromessa e non sia nemmeno compromesso troppo l'ambiente, ma in realtà questo problema nasconde ben altri problemi e ben altri tipi di pericolo. In primo luogo il solito ricatto con cui vengono poste condizione alla nostra terra: la presenza di un deposito di scorie può creare posti di lavoro, in una condizione in cui non ce n'è in questo momento. Ma un altro tema ancora più importante, più delicato e più sostanziale, di cui si discute anche in queste ore in Parlamento, che riguarda la vita delle persone, e permettetemi di fare un raffronto perché la dinamica e la scelta culturale di come si determina un deposito di scorie nucleari o qualsiasi altra scelta che determina la vita delle persone ha similitudini profonde con la ragione per cui migliaia di cittadini si imbarcano in terribili barconi e cercano speranza altrove. E io, nel citare e nel ricordare quei 950 morti e tutti quegli esseri umani che nel Mar Mediterraneo sono purtroppo caduti, voglio ringraziare il Presidente della Giunta il Presidente del Consiglio regionale per il gesto di mettere a mezz'asta le bandiere, come gesto di grande umanità e di solidarietà tra i popoli di cui le nostre istituzioni devono essere portatrici. Ma voi direte "cosa c'entra questo con la scelta di mettere qua un deposito di scorie nucleari?", c'entra perché è il tema su cui si determina la reale applicazione della democrazia, o una finta democrazia che in realtà maschera un totalitarismo in cui poche mani decidono sulla vita degli altri, ed è lo stesso meccanismo che determina in altri Paesi e in altri continenti scelte drammatiche che costringono le popolazioni a scappare dalla povertà, dalla guerra e dalla miseria. Non c'è differenza tra una scelta totalitaria in cui vengono poste in un territorio scorie nucleari senza che ci sia il consenso di quel popolo, e scelte che fanno inserite in altri multinazionali o governi dittatoriali che schiavizzano e distruggono la vita delle persone.

Per cui questo è un problema profondo di cultura, perché stiamo vivendo in un'epoca in cui, se noi lasciassimo andare le cose, tutto ciò che è democratico e tutto ciò che è elettivo verrebbe sostituito da strane monarchie e oligarchie che avrebbero un potere illimitato sulla vita delle persone. Come è possibile che un governo nazionale prenda scelte di questa natura senza consultarsi e senza coinvolgere i rappresentanti democraticamente eletti di quelle comunità? È una scelta aberrante e incostituzionale a cui noi ci dobbiamo opporre profondamente, non solo nel senso di un diniego e di una lotta di popolo ma in modo culturale strategico. Noi per troppo tempo come forze politiche abbiamo subito, a volte anche passivamente, un'egemonia culturale che dice che noi non serviamo a niente, che noi siamo il problema della società, che noi siamo la ragione per cui non funziona nulla in questa Regione, in questo Paese e in quest'Europa, e noi supinamente subiamo questa egemonia. Per cui il tema a parere nostro non è semplicemente quello di dire no ad un deposito di scorie, ma di ribaltare sul Governo nazionale il come e il perché si fanno scelte di natura democratica sullo sviluppo e la vita delle persone, in questo caso dei cittadini e delle cittadine sarde.

Siamo noi come popolo e come rappresentanza delle forze politiche e sociali in grado di opporci culturalmente e impegnarci in modo collettivo per rivendicare la nostra sovranità in modo pratico? Questa è la domanda che noi affidiamo alla mozione che abbiamo depositato e alla discussione di quest'Aula; cioè vale a dire che fra di noi, aldilà delle differenze, dobbiamo avere la capacità di riconnetterci e ridare autorevolezza alle istituzioni che rappresentiamo, e forza e capacità di governo e di scelta democratica, a prescindere dalla forza politica che ognuno di noi rappresenta. Il problema è la democrazia e come si sta svilendo e massacrando la democrazia in questo Paese, e bene ha fatto a ricordarlo nella sua relazione iniziale il Presidente del Consiglio. Per cui poniamoci un interrogativo, non su come impedire semplicemente, e lo faremo con tutte le nostre forze, un deposito di scorie in Sardegna, ma come possiamo ripristinare i principi di democrazia stabiliti nella Costituzione della Repubblica in questo Paese. Grazie.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 133 ha facoltà di illustrarla.

COCCO PIETRO (PD). La presentazione da parte del Partito Democratico e di tutti i Gruppi consiliari di questa Aula con una mozione relativa al tema del nucleare, con riferimento specifico allo stoccaggio di materiale radioattivo in Sardegna, sta a significare il fatto che c'è un senso forte di preoccupazione che questo argomento riveste per la nostra Isola e per i suoi abitanti. Presentazione che questo Consiglio regionale ha voluto enfatizzare presentandola in una giornata come quella attuale, in cui si ricorda la cacciata dei piemontesi nel 1794, nel 1793, il Presidente del Consiglio l'ha raccontato molto bene, ci sono i fatti che hanno anticipato quello accaduto successivamente. E proprio in quegli anni c'era un movimento, quello francese, che aveva monopolizzato la cultura che, come dire, riscaldava gli animi, e proprio quei francesi furono cacciati dai sardi e i piemontesi non mossero un dito perché questo potesse essere portato avanti. Ora noi ci troviamo, ancora una volta, a rivendicare le nostre ragioni di sardi, di cittadini di quest'Isola, e a difendere i diritti. Anch'io condivido molto l'idea che noi non dobbiamo fare battaglie contro, dobbiamo fare battaglie "per": per sostenere un'idea, che è quella della nostra autonomia, del nostro Statuto speciale, di un'idea che la Sardegna deve rivendicare con forza i suoi diritti. E lo deve fare non andando lì a pietire le cose, utilizzando un termine che in italiano non esiste, al massimo è un neologismo, ma a pietire e con il cappello in mano l'idea che noi dobbiamo a tutti i costi non vede riconosciuto in Sardegna un deposito unico nazionale per raccogliere le scorie radioattive. Il presidente Cappellacci si è mostrato quasi sorpreso che anche la maggioranza presentasse una mozione in tal senso. La battaglia su questi temi è una battaglia storica che appartiene alla sinistra, che appartiene al Centrosinistra, che ha fatto di battaglie di questo tipo un sacrosanto diritto da rivendicare in ogni luogo e in ogni senso, e lo vuole fare ancora oggi, anche se al Governo nazionale c'è un Governo cosiddetto "amico", verso il quale noi mostriamo costantemente la nostra lealtà, e lo vogliamo fare ancora una volta, tant'è vero che non andiamo con il cappello in mano, noi diciamo che la Sardegna ha già dato; sappiamo di essere parte di una Nazione, che è la Nazione italiana, sappiamo che facciamo parte di un progetto complessivo di sviluppo e di crescita, e in un mondo che si vuole aprire e che non si vuole chiudere, di un'idea rivoluzionaria che guarda avanti rispetto al passato, non le corti che si chiudono fini a se stesse, ma noi siamo una Regione a statuto speciale, con un'idea ben precisa dello sviluppo che dobbiamo avere, vogliamo decidere in casa nostra qual'é l'idea di programmazione che la Sardegna deve avere, che va dalla tutela del paesaggio alla tutela di tutto il territorio regionale, e lo vogliamo fare decidendo in casa nostra come programmare. E non siamo neanche dietro rispetto al senso di solidarietà nazionale, perché questa Sardegna ha dato 35 mila ettari di territorio regionale alle servitù militari, per cui abbiamo dato, abbiamo dato molto, e anche su quella partita lo abbiamo fatto noi e l'ha fatto chi ci ha preceduto nel governo della Regione. Si è aperta una battaglia importante nei confronti dello Stato per rivendicare maggiore autonomia, maggiori decisioni, e per liberare gran parte dei nostri territorio occupato dalle servitù militari, perché in sessant'anni abbiamo dato tantissimo e quindi ancora non possiamo dare. Non sto neanche a discutere sulle questioni tecniche cosiddette, che la Società incaricata, la Sogin SpA, ha avuto come ruolo per poi trasferire all'ISPRA per le verifiche tecniche, il fatto che siamo un'Isola, l'insularità che è anch'essa un problema per il trasporto delle scorie nucleari, tutte queste cose sono dettagli e sono sostanza importante, che certamente deve essere messa in conto, e che loro, coloro che sono incaricati di fare le verifiche, utilizzeranno. Però questa è una battaglia politica, di difesa di un territorio, di difesa di valori e di rivendicazione, quindi non una battaglia di retroguardia, ma di rilancio di un'idea forte e importante. È stato detto in una giornata come quella de sa Die de sa Sardigna, istituita nel 1993 da questo Consiglio regionale, noi dobbiamo credere di più nei valori e nella forza che questo Consiglio regionale deve e può esprimere, nell'idea che questa Sardegna, questa Isola e la sua gente può e deve assolutamente esprimere. Molte volte anche noi siamo costretti in battaglie di difesa, piuttosto che in battaglie di rilancio di un'idea forte della Sardegna e delle sue potenzialità. Questa è un'occasione importante, noi non la dobbiamo sfuggire, e per questa ragione, Presidente, la invitiamo a sostenere con forza, e sono sicuro che lei lo farà, l'idea che la Sardegna non dovrà e non potrà ospitare le scorie radioattive, non perché in qualche luogo non si debbano mettere, ma perché la Sardegna ha già fatto la sua parte importante per questa Nazione, e credo che sia opportuno rivendicare con forza il diritto all'autodeterminazione e alla crescita programmata, che questo Consiglio regionale e il suo Esecutivo decideranno da qui in avanti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gianmario Tendas. Ne ha facoltà.

TENDAS GIANMARIO (PD). Personalmente ritengo che l'idea di discutere le diverse mozioni in merito alla contrarietà al progetto sulle aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi in occasione de sa Die de sa Sardinia costituisca un proposito, peraltro condiviso dai Capigruppo, apprezzabile, oltre che meritorio. La giornata del popolo sardo, come ricordava in apertura del Consiglio il Presidente, è una ricorrenza che vuole ricordare la sommossa dei Vespri sardi del 28 aprile del 1794, che costrinse alla fuga da Cagliari il Viceré e i funzionari Sabaudia, proprio in seguito al rifiuto di soddisfare le richieste che giungevano dal popolo sardo. Si trattò, per dirla molto in sintesi, di una festa di liberazione da chi negava ai sardi i loro diritti. Ecco, io credo che fondamentalmente tra quella ricorrenza storica e quella che è una preoccupazione vivissima, quale quella di individuare il sito dove dovranno essere depositate le scorie, ci sono molti elementi in comune. In quella battaglia, lo ricordava molto bene il Presidente del Consiglio emergevano chiaramente la dignità, la fierezza, l'orgoglio, il riscatto e la liberazione del popolo sardo. Ecco, io credo che nella contrarietà, la possibilità che vengano stoccate le scorie radioattive nel nostro territorio debba emergere anche in questa occasione proprio quell'elemento di forza, di dignità, di rispetto e considerazione del popolo sardo. Si badi bene, faccio riferimento a questi elementi non perché c'è da parte dei sardi l'affezione di quella malattia che spesso, in termini tecnici, viene chiamata "nimby", ogni volta che si parla di rifiuti c'è questa sorta di rifiuto a fare in modo che qualcosa di non piacevole, in questo caso le scorie radioattive, vengano sistemate nel cortile di qualche altro, ma non sul nostro territorio. Io credo che non si tratti assolutamente di questo, perché, come ricordava molto bene il Capogruppo nella presentazione della sua mozione, credo che la Sardegna abbia già dato tanto. In Sardegna, per essere chiari, grava oltre il 60 per cento delle servitù militari, e ci sono i tre Poligoni più importanti d'Europa. Si tratta, per essere chiari, di oltre 35.000 ettari di territorio sardo che è sotto vincolo di servitù militare, oltre al fatto che la nostra Isola ospita anche infrastrutture al servizio delle forze armate, sia italiane che della Nato, con i Poligoni missilistici di Perdasdefogu, quelli per le esercitazioni aeree di Capo Frasca, e quelli a fuoco di Capo Teulada. Credo che anche questa sia una partita aperta che non può essere dimenticata, dove è necessario rivendicare e individuare misure di riequilibrio e armonizzazione in termini di riduzione quantitativa e qualitativa delle incidenze delle attività militari. Ecco, non si può insistere in un'attività di sfruttamento del nostro territorio a senso unico, credo che la Sardegna ha dato, e ha dato già abbastanza. Ma ci sono anche altri aspetti che non possono essere ignorati, a partire da quello legato al referendum del 15 e 16 maggio del 2011, nel corso del quale oltre il 97 per cento degli elettori si era espresso chiaramente contro il deposito delle scorie nucleari nella nostra isola. Credo che questo aspetto non possa essere e non debba essere tralasciato se è vero, come è vero, che nell'iter che dovrà portare all'individuazione del sito, come veniva ricordato, è prevista una consultazione aperta, pubblica e trasparente. La Sogin, la società di Stato incaricata della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi provenienti dalle…

PRESIDENTE. Onorevole Tendas, il tempo a sua disposizione è terminato.

È iscritto a parlare il consigliere Augusto Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI AUGUSTO (Soberania e Indipendentzia). Presidente, ci ritroviamo oggi a parlare di un argomento, le scorie nucleari, che tutti abbiamo sviscerato e discusso in più sedi. Naturalmente lo facciamo oggi in una giornata particolare per la Sardegna, che è quella della celebrazione di Sa die de sa Sardigna, che non deve essere naturalmente, lo abbiamo più volte detto, una celebrazione rituale, ma deve essere solo una celebrazione di presa di coscienza, di conoscenza e di consapevolezza della possibilità che uno Stato sardo può esistere, coscienza che uno Stato sardo deve esistere, consapevolezza del diritto all'autodeterminazione del popolo sardo naturalmente. Parliamo di scorie nucleari in questa occasione.

Ho ascoltato con attenzione le parole dette durante la presentazione delle mozioni e ho ascoltato anche l'onorevole Cappellacci, che parlava di procedura non trasparente e di dubbi nutriti per quanto riguarda la procedura e la possibilità della Sardegna di essere scelta come sito di stoccaggio. Anche per me ci sono dei grossi dubbi, anch'io ho dei grossi dubbi e delle grosse paure che questa cosa succeda, ma non tanto perché, come diceva l'onorevole Cappellacci, non si sappia cosa succede se non si presenta nessun volontario. La mia paura è riuscire a capire che cosa succede se si presenta qualche volontario. Questa è una paura che mi porto dietro, anche perché pensando a quella che è stata la procedura della scelta dei siti di stoccaggio mi vengono e si acuiscono queste perplessità.

Il dottor Casale, che è l'amministratore delegato della Sogin, parla di una procedura partecipata, di partecipazione popolare come strumento per costruire il consenso. La partecipazione popolare in Sardegna c'è già stata quando nel 2011 il 97 per cento dei sardi ha detto che non vuole scorie nucleari e quindi non è necessaria una nuova partecipazione popolare perché l'abbiamo già. Abbiamo in mente uno sviluppo diverso per la Sardegna, non vogliamo e non dobbiamo cadere nell'illusione delle facili chimere del miliardo e mezzo di investimenti, degli ottocento posti di lavoro promessi. Non è questo lo sviluppo che deve pretendere la Sardegna, è un altro lo sviluppo che dobbiamo chiedere, e questo confido, come ha più volte affermato il nostro presidente Pigliaru, anche in occasione della visita del Presidente della Camera, la signora Boldini, è un no convinto, fermo e deciso al deposito di scorie nucleari in Sardegna.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Angelo Carta. Ne ha facoltà.

CARTA ANGELO (PSd'Az). Signor Presidente, oggi mentre venivo Cagliari ero in compagnia di una studentessa, alla quale davo un passaggio, la quale mi ha chiesto: "Zio - mi chiama zio perché probabilmente ho l'età - ma il Partito sardo vuole l'indipendenza della Sardegna?". "No", le ho risposto, "non la vuole il Partito sardo, la vogliono tutti i sardi. Bisogna intenderci su cosa intendiamo per indipendenza". L'indipendenza può essere intesa come uno Stato che batte moneta, che ha la sua politica estera, che ha il suo esercito. L'indipendenza può essere intesa come una vertenza Sardegna, nella quale rivendichiamo più infrastrutture, più trasporti, più energia, più cura alla lingua e alla nostra cultura, più autodeterminazione, piena sovranità, libero utilizzo del nostro territorio, e sto utilizzando parole prese dall'intervento del presidente Ganau, perché sostanzialmente l'indipendenza questo è: aprire una vertenza, essere capaci di portare avanti le nostre istanze, le nostre richieste, essere capaci di essere veramente autodeterminati e autodeterminanti, perché l'autodeterminazione della Sardegna degli ultimi settant'anni, quella prevista, è fallita su tutta la linea. È fallita quando pensiamo ai ricordati 35 mila ettari di servitù, quando pensiamo al 60 per cento del totale delle servitù militari in Italia che ricadono nel nostro territorio, è fallita con l'industrializzazione portata qui a demolire il nostro tessuto troppo brigante e troppo dedito ai sequestri di persona, e solo con il proletariato dell'industria potevamo risolverlo, è fallita Ottana, è fallita Portovesme, è fallito Porto Torres, è fallita tutta l'industrializzazione in Sardegna. Sono fallite le ferrovie, noi non abbiamo una ferrovia; abbiamo una provincia, quella di Nuoro, dove il ferro c'è solo nei fabbri, non c'è certo nelle ferrovie. Abbiamo trasporti da dimenticare. Siamo stati traditi nella continuità territoriale, siamo stati traditi nel trasporto marittimo, siamo stati traditi nella cultura. Non c'è un libro di testo nel quale si accenni alla nostra storia e quello che i bambini ricordano della storia della Sardegna è frutto della buona volontà di maestri e insegnanti delle elementari o delle medie che con progetti speciali, anche finanziati dalla Regione, hanno insegnato qualcosa di buono e di sardo nelle scuole. Quindi è un fallimento che abbiamo alle spalle. Io non ricordo i moti angioini, non ricordo i moti della liberazione del Piemonte, è inutile ricordare il passato. È giusto ricordarlo, ma è necessario guardare al futuro. Guardare al futuro partendo da chi oggi rappresenta il popolo sardo e siamo qua dentro, questo Parlamento sardo, come lo ha definito giustamente e correttamente il presidente Ganau, che deve farsi carico delle istanze del popolo sardo, e oggi questo Parlamento sardo sta faticosamente affermando un diritto di 848 mila e 634 sardi che hanno detto: "Non vogliamo né il nucleare, né essere deposito di scorie nucleari". Stiamo, quindi, dando voce a 848 mila e 634 sardi che sono andati alle urne a dire: "Non vogliamo queste scorie". Allora iniziamo da oggi, iniziamo da questo, iniziamo dall'ordine del giorno unitario ad affermare la piena sovranità e il libero utilizzo del nostro territorio, ma dobbiamo difenderlo con i denti perché da questo si inizia non solo ad avere la autodeterminazione, ma a essere non più dipendenti dalla volontà di altri, ma dalle nostre libere scelte.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). In queste settimane la Sardegna si trova, come è stato ricordato, nella condizione di dover dire a chiare lettere un no a un Governo, quello nazionale, che si accorge dell'esistenza della Sardegna solo quando c'è da collocare rifiuti o da alloggiare pericolosi detenuti mafiosi. E allora bene ha fatto, presidente Ganau, a invitare la Conferenza dei Capigruppo ad approfittare di questa giornata della celebrazione de "Sa die de sa Sardigna" per dare ancora di più un significato, attribuendo cioè dignità alla questione come sempre abbiamo attribuito dignità storica a quegli eventi rivoluzionari dei quali il popolo sardo si rese protagonista avverso all'allora ordine costituito dei piemontesi. Oggi vogliamo dire un no chiaro avverso l'ordine costituito di qualcuno che pensa di utilizzare la Sardegna come una sorta di pattumiera. Al Presidente del Governo in primo luogo, ma anche a qualche riottoso Ministro e a qualche distratto rappresentante in Parlamento di questa Regione vorremmo dire e ricordare che la Sardegna si è già pronunciata contro il deposito, non solo contro le centrali, con un referendum celebrato nel 2011 che ha visto il popolo sardo unito come forse non lo è mai stato.

Vorremmo che su questa vicenda non ci sia una sorta di apertura di fiducia verso un Governo che ha dimostrato e sta dimostrando di fare solo ed esclusivamente l'interesse che può essere, sotto il profilo della opportunità e sotto il profilo utilitaristico, solo funzionale alle logiche centralistiche romane e che nulla hanno a che vedere con la salvaguardia degli interessi che noi abbiamo più volte rappresentato. L'abbiamo già ricordato in altre occasioni, la Sardegna ha già vissuto lo sbarco dei rifiuti campani, questo bisogna ricordarlo e nonostante le assicurazioni allora date che non sarebbero arrivati, ci siamo trovati il giorno dopo la sorpresa dentro casa. Oggi parliamo di carichi ancora più rilevanti e di rifiuti radioattivi e non vogliamo pertanto essere colti di sorpresa.

Allora, ben venga un ordine del giorno unitario che faccia sintesi delle mozioni che sono state presentate dai diversi Gruppi politici presenti in Consiglio regionale e non vorremmo che, com'è accaduto anche nel caso delle servitù militari, dopo tante iniziative assunte e anche promesse non mantenute da parte dei rappresentanti del Governo nazionale, ci ritrovassimo le scorie in Sardegna con tanti ringraziamenti del Governo Renzi. A lei, presidente Pigliaru, rappresentare con forza e con decisione questa istanza, un'istanza che deve vedere la Sardegna e quindi lei protagonista anche nello stesso Consiglio dei Ministri per dire con un chiaro no il no dei sardi a questa ipotesi che rischia di prendere consistenza...

PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, il tempo a sua disposizione è terminato.

E' iscritto a parlare il consigliere Modesto Fenu. Ne ha facoltà.

FENU MODESTO (Sardegna). Presidente, un plauso va alla sua intuizione, presidente Ganau, voler associare questa giornata che mira a risvegliare l'orgoglio dei sardi e della Sardegna e associarla ad una vertenza così importante per la nostra terra e per il nostro popolo. Però, devo essere sincero, come rievocazione di un fatto storico d'orgoglio per i sardi, come giornata mi sembra un po' sommessa, un po' distratta, quasi la gente affronta questi temi con poca voglia. Devo essere sincero, questo mi dispiace. In quell'occasione i sardi dimostrarono coraggio, Presidente, coraggio di ribellarsi ad un invasore che prendeva delle decisioni impopolari sulla testa dei sardi e decisero di cacciarlo. Lo cacciarono letteralmente. Allora, c'è da chiedersi se noi rappresentiamo tutti i sardi, se i sardi hanno ancora l'orgoglio di volersi autodeterminare il loro futuro, di fronte ad una ipotesi di decisione nefasta in questo caso nei confronti della Sardegna, i sardi avranno il coraggio di cacciare il Governo italiano dalle terre della Sardegna? Avranno il coraggio di cacciare le persone che pensano di poter decidere del futuro del popolo sardo senza ascoltarlo? Io mi auguro francamente di sì, però questa decisione va stimolata, questa posizione va conquistata.

La Sardegna, come qualcuno ha ricordato, si candida come piattaforma culturale in mezzo al Mediterraneo, si candida per svolgere un ruolo economico importante nel Mediterraneo, si candida per svolgere un ruolo di unione tra i popoli del Mediterraneo, come piattaforma di dialogo, come base di discussione, di sviluppo di tutte le sponde del Mediterraneo. È questo il futuro che noi abbiamo, questo è il futuro che noi vogliamo per i nostri figli. Non è pensabile concepire che altri pensino alla Sardegna, un'isola in mezzo al Mediterraneo, come la cloaca dell'Italia, come il punto dove scaricare tutte le porcherie e le negatività di territori che non appartengono a noi, per azioni che non appartengono a noi.

Mi dispiace aver sentito qualcuno parlare di battaglia della sinistra. Queste non sono né battaglie di destra né battaglie di sinistra. Giustamente c'è stato il presidente Cappellacci che in quel momento di pressione ha voluto avere il supporto di tutta la Sardegna su quella battaglia, ha promosso il referendum e i sardi, non la destra o la sinistra, i sardi si sono espressi contro questa ipotesi dando il supporto necessario al Presidente che c'era in quel momento, così come su questi temi tutto il Consiglio sta facendo con l'attuale Presidente. Perché questo è giusto fare in questi momenti, non dividerci fra destra e sinistra, non ricordare che esiste una destra e una sinistra, ricordiamo che esiste un popolo! Un popolo che ha di diritto la possibilità di chiedere all'Europa la sua indipendenza, la sua totale possibilità di autodeterminazione. Questo dobbiamo avere il coraggio di ricordare. Questo è quello che dobbiamo rivendicare e pretendere che venga rispettata: la nostra volontà di autodeterminazione che i sardi hanno espresso con il referendum.

Allora, presidente Pigliaru la prego, mi ascolti, non era un rimprovero né un richiamo, solamente la mia volontà di esprimerle la mia vicinanza in un momento in cui lei deve rivendicare un diritto dei sardi. Con tutta l'autorevolezza che gli compete dal suo mandato, con tutta la dignità e l'orgoglio che gli compete da sardo...

PRESIDENTE. Onorevole Fenu, il tempo a sua disposizione è terminato.

E' iscritta a parlare la consigliera Anna Maria Busia. Ne ha facoltà.

Onorevole Busia, può intervenire solo in qualità di Capogruppo.

BUSIA ANNA MARIA (Centro Democratico). Presidente, grazie per aver colto questa occasione per tornare su un tema così importante. Un tema così importante sia per noi sardi perché ci siamo espressi su questa questione in maniera chiara e precisa e l'abbiamo ribadito in più occasioni, ma anche per essere italiani perché credo che questo sia un problema così ampio e così esteso da riguardare l'intera popolazione italiana. Troppe ombre ci sono su questa questione dello smaltimento delle scorie nucleari, sono troppi i reattori ormai al limite, a fine vita e che di conseguenza devono essere smaltiti e con loro tutta una serie di combustibile, infrastrutture e tutte quelle scorie che con esse devono essere portate nel sito nazionale per essere poi smaltite. Questa questione che è sempre stata gestita dalla SOGIN è stata gestita in maniera poco trasparente, quindi io ritengo che questa occasione, presidente Pigliaru, deve essere l'occasione per fare sentire la voce della Sardegna ma la voce anche di una regione italiana che pretende su una questione come questa estrema trasparenza. Trasparenza che non c'è mai stata, trasparenza che non c'è stata neanche nella gestione di questi ultimi tempi perché è vero che il 2 gennaio la carta delle aree potenzialmente idonee è stata consegnata ed è vero che i rifiuti radioattivi in Italia sono distribuiti in 23 depositi, è vero che si conoscono già le regioni e i siti che possono essere considerati idonei perché queste strutture, questi rifiuti possano essere smaltiti, ma è vero che si è deciso di procrastinare l'ufficializzazione di questa individuazione e tutto l'iter che deve seguire di consultazione delle popolazioni interessate perché di mezzo ci sono le elezioni regionali. Questa decisione conferma una mancanza di trasparenza nella gestione di questa questione che a me preoccupa come sarda ma anche come italiana. Ecco perché, presidente Pigliaru, la invito non soltanto a ribadire quanto è già chiaro e quanto risulta anche pacifico secondo quanto ha espresso lo stesso presidente della SOGIN in audizione in Commissione camerale, un mese fa mi pare, e cioè che comunque senza la condivisione delle popolazioni le scorie non possono essere accolte, è anche vero però che non c'è soltanto questo da precisare ma anche la necessità che venga sottolineato quest'obbligo di trasparenza in una procedura che è risultata essere opaca da diverso tempo. La SOGIN come sappiamo è stata oggetto di attenzione perché nel corso delle sue operazioni, nel corso della sua attività è stata molto spesso attenzionata in quanto non dritta nel percorso che stava facendo. E allora nonostante sia una società interamente partecipata dallo Stato attraverso il Ministero dell'economia, io credo che nonostante questo sia assolutamente necessario porre un'attenzione particolare su come condurrà questa partita.

Perché, ripeto, la vera questione non è soltanto l'individuazione o la mancata individuazione della Sardegna come sito idoneo, ma è la gestione di tutta la distribuzione, lo stoccaggio di tutte le scorie che l'Italia produce che guarda caso al 60 per cento sono prodotte dalla SOGIN.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, il Presidente della Regione.

PIGLIARU FRANCESCO (PD), Presidente della Regione. Onorevoli colleghi e colleghe, aver dedicato questa giornata di lavori al tema del sito per il deposito nazionale delle scorie nucleari e aver così potuto ribadire con voce unica, direi che si può anticipare, un secco no all'eventualità che la scelta ricada sulla Sardegna, è per noi un atto estremamente significativo. Con particolare concretezza, infatti, oggi diamo spessore istituzionale alla celebrazione di Sa die de sa Sardigna. Per tutti noi questa giornata rappresenta un simbolo di responsabilità, autodeterminazione e coraggio.

Un anno fa in quest'Aula abbiamo celebrato Sa die subito dopo l'insediamento di questo Consiglio e di questa Giunta, allora mi capitò di dire che assumersi con coraggio le proprie responsabilità significa innanzitutto richiedere con forza a tutti i livelli di governo di cui facciamo parte la partecipazione a pieno titolo a tutti i processi decisionali che ci riguardano e aggiunsi che questa sarebbe stata la linea di questo governo, autonomia, sovranità come assunzione di responsabilità. Oggi più che mai ci troviamo ad attuare i principi enunciati, in questa direzione avanziamo quando affrontiamo giorno dopo giorno tutte le questioni aperte che riguardano il nostro rapporto della Sardegna con lo Stato italiano. La leale collaborazione tra le istituzioni che abbiamo avviato e portato avanti in questo anno di lavoro ci ha portato a raggiungere alcuni risultati importanti su vari fronti, abbiamo ottenuto risorse rilevanti con cui stiamo dando risposte ai territori, istituzioni, categorie sociali, risorse che ci spettano e per le quali ci siamo battuti con determinazione. Su altri temi il dialogo diventa confronto diretto, aperto, senza timidezze, fronteggiamo le questioni anche più complesse con il coraggio che oggi celebriamo e che si rafforza nella voce unica e unitaria di tutta la Sardegna nell'esprimere il comune e condiviso rifiuto al deposito delle scorie nucleari. E' confronto, lo sappiamo bene, anche sul tema delle servitù militari, tema aperto su tutti i tavoli con l'obiettivo preciso del riequilibrio di questa presenza eccessiva nella nostra Regione rispetto al resto d'Italia.

Comprendiamo le esigenze del Paese in questo momento di crisi internazionale, ma (...) che il carico non può essere sproporzionatamente nostro. In poco tempo abbiamo fatto alcuni passi in avanti dal momento in cui abbiamo negato la firma all'intesa lo scorso giugno e preteso l'apertura di tavoli negoziali per il riequilibrio. La ministra Pinotti si è impegnata a valutare la percorribilità dell'avvio del processo di graduale dismissione di parte dei poligoni e l'individuazione di misure di mitigazione, alcune di queste, piccole, sono già diventate realtà. Abbiamo un calendario di esercitazioni con pause estive più lunghe, piani antincendio all'interno dei poligoni, tavoli di lavoro funzionanti sulla trasparenza e per l'implementazione degli osservatori ambientali. Ma è ancora pochissimo rispetto a ciò che rivendichiamo, dobbiamo fare ancora tanto e tantissimo c'è da ottenere in tempi certi dopo un'attesa inaccettabilmente lunga. Nostra volontà è disporre pienamente del nostro territorio, di un territorio sano che non sia irreversibilmente danneggiato con tutto ciò che ne consegue per l'ambiente, la nostra vera ricchezza, e per la salute nostra e dei nostri figli. Come ho già avuto modo di dire in quest'Aula alla presenza della Presidente della Camera Boldrini nel suo ruolo di terza carica dello Stato, l'imposizione del deposito di scorie sarebbe l'imposizione di una nuova servitù nel momento in cui tutto il nostro impegno è concentrato per realizzare un riequilibrio di quantità e qualità di queste servitù non c'è alcuna possibilità neanche di contemplare un'ipotesi di deposito di scorie nucleari. La nostra posizione è dunque un no, un no chiaro, secco, deciso già espresso dalla Giunta e ribadito dal Consiglio. Non ci sono compensazioni che possano convincerci a cambiare idea, il nostro patrimonio ambientale, naturalistico è tale da poter diventare volano di crescita economica e noi questo ribadiamo nel nostro programma di governo. La Sardegna è una terra sulle cui ricchezze facciamo il primo e l'ultimo passo, dobbiamo solo imparare ad usarle meglio queste ricchezze e in questo naturalmente siamo tutti impegnati. Certo non ne facciamo solo una questione economica, negli anni abbiamo imparato a dare valore al paesaggio che abitiamo, alla qualità della nostra terra, dell'acqua e dell'aria, abbiamo capito per averlo pagato a volte con la crudezza di uno sviluppo distorto che ha prodotto disastri ambientali e malattie, che beni quali l'alta qualità dell'ambiente che abitiamo non sono barattabili. Il Ministro dell'ambiente che ho incontrato poche settimane fa conosce bene l'indisponibilità dei sardi a ospitare questo deposito, lo abbiamo scritto chiaramente in una nota ufficiale inviata anche al Ministro dello sviluppo economico. Una indisponibilità che quest'oggi ribadiamo ancora una volta senza titubanze e senza indugi, tenendo da conto la sensibilità espressa dal Governo nei confronti delle richieste della nostra comunità. Trasparenza e condivisione ha annunciato il Ministro Galletti nella scelta del sito, ebbene noi a quei presupposti di lealtà vogliamo credere, ricordando al Ministro anche la volontà, ricordata già più volte oggi, la volontà espressa dal 97 per cento dei votanti in occasione del referendum del 2011 relativo alla possibilità di simili installazioni nel nostro territorio. La Sardegna è una Regione generosa, abbiamo partecipato agli interessi della difesa nazionale più di qualunque altra Regione, siamo generosi e solidali e l'abbiamo dimostrato in ogni occasione, ma della generosità non si può approfittare facendo confluire su un'unica isola una quota spropositata di gravami. Vogliamo vederli questi gravami ridursi nell'arco di una legislatura, certamente dunque non siamo disposti ad accettarne altri. La generosità che caratterizza il popolo sardo riserviamola a ciò per cui è giusto riservarla, il nostro ambiente, la nostra salute e non ultimo quanto accade continuamente intorno a noi sulle nostre coste, con sempre maggior frequenza sbarcano persone disperate in fuga da guerre e carestie nella più grande immigrazione di popoli che le nostre generazioni abbiano conosciuto. Responsabilità e coraggio, 221 anni fa come oggi, vuol dire anche avere la consapevolezza di vivere dentro la storia e in questo ugualmente saper fare la nostra parte.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.

Comunico che è stato presentato un ordine del giorno.

(Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno numero 1:

Ordine del giorno Cocco Pietro - Pittalis - Rubiu - Arbau - Desini - Fenu - Usula - Dedoni - Cocco Daniele Secondo - Carta - Anedda sulla totale indisponibilità alla dislocazione nel territorio della Sardegna della sede del deposito nazionale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività.

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione della discussione delle mozioni n. 111, 121, 122, 130, 133, relative al rischio che la Sardegna sia scelta quale sede del deposito unico delle scorie nucleari italiane,

PREMESSO che:

- è imminente la pubblicazione da parte del Governo della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (CNAPI) alla localizzazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, sulla base dello studio effettuato dalla SOGIN Spa e consegnato all'ISPRA il 2 gennaio 2015, il quale, dopo la verifica di coerenza del documento con i criteri dettati nella Guida tecnica n. 29 "Criteri per la localizzazione di un impianto di smaltimento superficiale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività", lo trasmette al Ministero dello sviluppo economico che, entro i successivi trenta giorni, darà il proprio nullaosta per la pubblicazione della CNAPI;

- la pubblicazione della CNAPI aprirà la fase di individuazione, tra le aree considerate idonee, del sito definitivo che dovrà ospitare il deposito nazionale;

CONSIDERATO che anche la Sardegna, per le sue caratteristiche di stabilità geologica, geomorfologica e per l'assenza di attività sismica, potrebbe essere indicata nella CNAPI tra le regioni idonee a ospitare il deposito nazionale;

RICORDATO che:

- il 28 maggio 2014 il Consiglio regionale, a seguito della discussione della mozione n. 32, approvava l'ordine del giorno n. 6, che impegna il Presidente della Regione a respingere ogni possibilità che la Sardegna venga inserita tra le aree idonee ad ospitare il sito sul quale sorgerà il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, nel rispetto dell'esito referendario del 15 e 16 maggio 2011;

- inoltre, la legge regionale 3 luglio 2003, n. 8, anche se dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale, aveva dichiarato la Sardegna territorio denuclearizzato e vietato il transito e la presenza, anche transitoria, di materiali nucleari non prodotti nell'Isola;

CONSIDERATO che:

- in occasione del referendum consultivo regionale, svoltosi il 15 e il 16 maggio 2011, recante il seguente quesito: "Sei contrario all'installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti", la popolazione sarda, con 848.634 "SI", corrispondenti al 97,13 per cento dei votanti, affermò la ferma volontà di non volere nel proprio territorio installazioni di questo tipo;

- inoltre, la posizione di insularità della Sardegna determina una penalizzazione per la popolazione in ordine alle ben note difficoltà dei trasporti che potrebbero determinare gravi problemi in potenziali situazioni di emergenza e messa in sicurezza delle persone, considerati anche i reali pericoli del trasporto dei materiali radioattivi via mare che potrebbero determinare implicazioni catastrofiche in caso di incidente, come denunciato a suo tempo dallo stesso ENEA;

TENUTO CONTO della posizione assunta dall'ANCI Sardegna il 19 gennaio 2015 che, all'unanimità, ha deliberato di dire NO a ogni ipotesi di dislocazione e deposito di materiale nucleare in Sardegna;

VALUTATI gli effetti negativi che si ripercuoterebbero sulla già grave situazione di crisi industriale in atto in Sardegna e di gap economico rispetto ad altre regioni in cui versa l'Isola e la sua popolazione, senza contare i potenziali effetti negativi sulle persone a livello sanitario;

TENUTO CONTO della grave penalizzazione che la Sardegna già subisce a causa degli oneri eccessivi rappresentati dalle servitù militari, le quali occupano oltre 35 mila ettari di terreno, con conseguenti compromissioni di tipo ambientale, che fanno della Sardegna la Regione maggiormente gravata da servitù militari;

CONSIDERATO che la Sardegna ha invece intrapreso una scelta diversa, puntando su un'idea di sviluppo sostenibile, condivisa al di là delle appartenenze partitiche, che punti sul paesaggio, sull'ambiente, sulla cultura;

VALUTATO che la questione in argomento non può prescindere da un serio confronto tra istituzioni nazionali e regionali e deve necessariamente tenere conto dell'opinione espressa sia a livello popolare che politico regionale;

CONSIDERATO che alla luce della gravità della posta in gioco, è necessario tenere aperto il dibattito affinché il Consiglio regionale sia correttamente e costantemente informato sia sulla effettiva apertura di un confronto, sia sugli sviluppi, affinché si possano prendere decisioni condivise e assumere le opportune contromisure per contrastare eventuali decisioni calate dall'alto;

RITENUTO che qualsiasi decisione imposta sarebbe un intollerabile atto di violenza verso l'autonomia e l'autodeterminazione del popolo sardo,

afferma

la totale indisponibilità alla dislocazione nel territorio della Sardegna la sede del deposito nazionale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività,

e impegna il Presidente della Regione

1) a proseguire nell'azione intrapresa ponendo in essere tutte le azioni istituzionali, ed eventualmente anche amministrative e giudiziarie, che verranno ritenute opportune e necessarie per avviare un confronto con il Governo affinché sia rispettata la volontà sovranamente espressa dal popolo sardo in occasione del referendum consultivo del maggio 2011, di non volere nel proprio territorio installazioni di depositi e stoccaggio di scorie nucleari, evitando, pertanto, che la Sardegna venga individuata quale sede idonea ad ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi;

2) a promuovere un'azione congiunta con i parlamentari sardi per scongiurare il pericolo della costruzione del deposito unico delle scorie nucleari in Sardegna;

3) a difendere in ogni sede e ambito la specificità dell'Isola, così come stabilito e riconosciuto nello Statuto speciale della Regione autonoma della Sardegna.(1).)

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'ordine del giorno ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

PIGLIARU FRANCESCO (PD), Presidente della Regione. Il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giorgio Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

OPPI GIORGIO (Area Popolare Sarda). Per dichiarare che io mi asterrò da quest'ordine del giorno, anche perché aspettavo che il Presidente, l'ha fatto, ha avuto un incontro successivo alla riunione fatta recentemente, organizzata dagli ex parlamentari, nella quale ha avuto modo di parlare con il Ministro, ha parlato di quello e anche di altro se è per questo, e ha parlato dicendo, da persona seria e leale ha evidenziato qual è la linea. È inutile che noi continuiamo a dire che in effetti abbiamo il quadro di riferimento, non abbiamo niente! Noi purtroppo abbiamo avuto anche altri momenti in cui avevamo uomini molto autorevoli, per esempio quando c'era ministro Parisi e sottosegretario Casula, e abbiamo fatto battaglia per quanto riguarda le servitù militari, non abbiamo ottenuto niente. Siamo nati purtroppo come un popolo di servi, quando abbiamo accettato per esempio che l'ENI andasse via dalle miniere e attivassero tutte le procedure per l'industria, le industrie con gli operai che erano silicotici, ebbene hanno preso impegni e l'ENI li ha disattesi tutti quanti. Le battaglie le abbiamo fatte. Siamo un popolo per esempio che ha una produzione formidabile di sale, beh quel sale forse voi non lo sapete veniva gestito dall'Ente minerario siciliano e il prezzo era uguale sia che fosse fronte Milano, Torino o Cagliari. Tutte queste cose hanno un significato! Le bonifiche non si fanno, non ci hanno dato le risorse finanziarie, purtroppo questo non va. Allora non si tratta di impegnare il Presidente, sono tutti uguali, ecco perché io mi astengo, sono uguali praticamente le mozioni, l'obiettivo non è quello di impegnare il Presidente, ma è quello di impegnare tutte le forze politiche perché qui si faccia questa battaglia. Non è la prima volta, del resto in un'altra circostanza, quando c'era ministro Giovanardi, molti, fummo noi, fu Pili, fu Sale eccetera, e impedimmo… e soltanto alla fine per un atto di generosità il presidente Soru accettò una quota di residui, e lo fece con grande senso di responsabilità. Quindi noi siamo sempre disponibili ad aiutare, ad essere disponibili nei confronti delle altre Regioni italiane, dobbiamo una volta per sempre impedire questo! Non ci sono elementi, il ciclo si chiude a fine anno, ci sono ingenti risorse finanziarie, e certamente per il rapporto che mi lega al Ministro Galletti non c'è nessun tentativo di portarlo in Sardegna. Poi dico a qualcuno che evidentemente non ha una grande nozione in alcune materie, che eventualmente questi residui, il tentativo sarebbe di portarlo a bocca di miniera, cioè in modo sotterraneo, perché praticamente l'unica zona che garantisce da un punto di vista geomorfologico è il Sulcis, è il "cambrico", perché abbiamo avuto delle onde sismiche invece nella zona del Nord Sardegna, per esempio la zona di Olbia eccetera. Quindi io mi astengo, ma ovviamente darò tutto l'impegno a tutti i livelli perché noi impediremo con tutte le forze…

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Agus ha votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: Agus - Anedda - Arbau - Azara - Busia - Cappellacci - Carta - Cherchi Augusto - Cherchi Oscar - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Collu - Comandini - Cossa - Cozzolino - Crisponi - Dedoni - Demontis - Desini - Fenu - Forma - Lai - Locci - Lotto - Manca Gavino - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Orru' - Perra - Peru - Pigliaru - Pinna Giuseppino - Pinna Rossella - Piscedda - Pittalis - Pizzuto - Randazzo - Rubiu - Ruggeri - Solinas Antonio - Tatti - Tedde - Tendas - Truzzu - Tunis - Zedda Alessandra.

Si sono astenuti: il Presidente Ganau - Oppi.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 49

votanti 47

astenuti 2

maggioranza 24

favorevoli 47

(Il Consiglio approva).

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Roberto Desini. Ne ha facoltà.

DESINI ROBERTO (Centro Democratico). Presidente, chiedo scusa, un ragguaglio sull'ordine dei lavori, siccome in Conferenza dei Capigruppo ci siamo lasciati che bisognava verificare con i Capigruppo se c'era la disponibilità per discutere la proposta di legge numero 126, e da una sua comunicazione mi pare che i Capigruppo di minoranza non intendono accogliere la proposta di discutere il PL 126. E allora io Presidente, se lei mi conferma quanto io sto affermando…

PRESIDENTE. Sì è così!

DESINI ROBERTO (Centro Democratico). Allora io le dico, voglio pubblicamente dichiarare che la minoranza non ci sta dando la possibilità di discutere una legge per salvaguardare gli interessi degli studenti sardi e pertanto, Presidente, abbandono i lavori dell'Aula perché non ritengo che sia corretto, perché le altre Regioni l'hanno fatto, noi dimostriamo di non saper tutelare i nostri interessi.

PRESIDENTE. Grazie. Lei è libero di fare quello che ritiene opportuno, evidentemente lei sa che l'inserimento di ordini del giorno aggiuntivi sono legati al fatto che ci sia un accordo unitario, il che evidentemente non è stato raggiunto. La proposta di legge sarà evidentemente iscritta nel prossimo ordine del giorno essendo già stata esitata.

Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Presidente, sull'ordine dei lavori. Il problema non è come lo ha riassunto testè l'onorevole Desini, e che non aiuta a risolvere né il problema dell'ingresso in Aula di questo provvedimento, né quello spirito di collaborazione che è necessario rispetto a problemi che hanno anche una rilevanza. Stiamo parlando di un provvedimento esitato all'unanimità in Commissione, stiamo parlando di un provvedimento rispetto al quale qualche Gruppo ha chiesto qualche pausa di riflessione, se lei onorevole Desini, e glielo dice chi su questo provvedimento non ha opposto nessuna questione preclusiva, se lei ne fa però una questione come l'ha posta lei le assicuro che ha ragione l'onorevole Oppi quando dice che non si possono portare in Aula all'ultimo momento i provvedimenti. Allora, se lei la pone in quei termini, perché questo è un provvedimento che è pervenuto in Aula neppure qualche secondo o minuto fa, perché non tutti fanno parte di quella Commissione, onorevole Desini. Si trattava allora di avere un attimo di pazienza, verificare se sussistevano le condizioni e non fare un intervento come ha fatto lei, quasi a voler sottolineare che c'è qualcuno che va contro la possibilità che i sardi interessati dal provvedimento abbiano il beneficio previsto da quella legge. Non è così onorevole Desini, e non si fa molta strada se le questioni vengono affrontate in questo modo.

DESINI ROBERTO (Centro Democratico). Per fatto personale Presidente.

PRESIDENTE. No, onorevole Desini non c'è nessun fatto personale.

(Interruzioni del consigliere Desini Roberto)

PRESIDENTE. Io faccio intervenire perché è intervenuto in merito all'ordine dei lavori ed è legittimo.

(Interruzioni del consigliere Desini Roberto)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Angelo Carta. Ne ha facoltà.

(Interruzioni del consigliere Desini Roberto)

CARTA ANGELO (PSd'Az). Sull'ordine dei lavori, Presidente perché…

PRESIDENTE. Onorevole Desini, grazie.

(Interruzioni del consigliere Desini Roberto)

PRESIDENTE. Onorevole Desini la richiamo. Grazie.

(Interruzioni del consigliere Desini Roberto)

PRESIDENTE. Onorevole Desini la richiamo per la seconda volta. Grazie, onorevole Desini.

(Interruzioni del consigliere Desini Roberto)

PRESIDENTE. Onorevole Desini la espello dall'Aula. Grazie.

(Il consigliere Desini Roberto abbandona l'Aula.)

PRESIDENTE. Prego onorevole Carta.

CARTA ANGELO (PSd'Az). Il suo provvedimento di espulsione mi evita di intervenire. Grazie, Presidente.

Discussione del documento Giunta Regionale legge regionale 15 gennaio 1991, n. 7, articolo 24 e seguenti. Proposta al Consiglio regionale per la nomina di tre esperti in seno alla Consulta regionale per l'emigrazione e approvazione di ordine del giorno

PRESIDENTE. Il successivo punto all'ordine del giorno reca la discussione del documento numero 5, "Legge regionale 15 gennaio 1991, n. 7, articolo 24 e seguenti. Proposte al Consiglio regionale per la nomina di tre esperti in seno alla Consulta regionale per l'emigrazione".

Ha facoltà di parlare il consigliere Gavino Sale, relatore.

Poiché non è in Aula, decade.

Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Per dire che abbiamo dato accoglienza che si discuta l'argomento in Aula, ma le opposizioni si asterranno dal voto per due ordini di motivi: il primo, anche come ben sa il presidente Pigliaru, si tratta semplicemente di una ratifica inutile da parte del Consiglio regionale per una delibera ormai esecutiva da parte della Giunta e quindi è un passaggio in più, una superfetazione che non ha ragion d'essere, e giustamente è da annotare tra le cose da modificare. L'altro motivo è che c'è pervenuto poco fa, noi diamo la disponibilità a portarlo e a discuterlo perché avvenga, ma non parteciperemo al voto, tutta la minoranza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Approfitto della presenza del presidente Pigliaru, Presidente volevo attirare la sua attenzione su un aspetto che, devo dire francamente mi è stato suggerito dalla saggezza dell'onorevole Oppi, cioè avete provveduto alla nomina dei componenti della consulta regionale dell'immigrazione e guarda caso sono tre rappresentanti del sesso maschile, Carlo Manca, Francesco Angelo Siddi ed Elio Tunis. Voi che siete tanto sensibili ai problemi della parità di genere, che qualche giorno fa le consigliere regionali hanno posto il problema perché si ponga il problema anche con riferimento alla legge elettorale e quant'altro, e poi… quindi se dovete, da questo punto di vista, rivedere le cose, ritirate il provvedimento, rivedetelo in giunta a fate una proposta che tenga conto, in questo caso, del principio che è tanto caro almeno ad una parte di questo Emiciclo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Ne ha facoltà.

MURA VIRGINIA, Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Un'informazione per rispondere all'onorevole Pittalis, perché è un argomento che abbiamo a cuore particolarmente anche noi e quindi questo rientra. Diciamo che sono i tre esperti i quali rientrano in un organismo nel quale ci sono però delle donne altrimenti… sono stati proposti questi soprattutto da parte degli emigrati sono stati proposti questi e noi abbiamo avuto anche un momento di discussione su questo argomento, l'abbiamo superato ricordando che nella consulta sono presenti numerose donne. Quindi c'è una compensazione perché anche i componenti della consulta hanno espresso questo parere favorevole.

OPPI GIORGIO (Area Popolare Sarda). Quindi noi siamo servi, ci comandano tutti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gianluigi Rubiu. Ne ha facoltà.

RUBIU GIANLUIGI (Area Popolare Sarda). Intendevo porre la questione che ha sollevato il collega Pittalis, sul fatto che all'interno di queste nomine non ci siano rappresentanze di sesso femminile, anche qui spesso e volentieri parliamo di quote rosa, parliamo di rappresentanza anche del, così chiamato, sesso debole, poi però quando dobbiamo negli atti nominare le persone escludiamo questa categoria importantissima della società. Quindi, il suggerimento che diamo noi, ci permettiamo molto umilmente, è di chiedere il ritiro dell'atto e di ripresentarlo con l'integrazione di un nominativo di sesso femminile.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Daniele Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE (SEL). Chiedo due minuti di sospensione in Aula, se è possibile.

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 57, viene ripresa alle ore 17 e 59.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori, prego i colleghi di prendere posto.

Comunico che è stato presentato un ordine del giorno.

(Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno numero 1:

Ordine del giorno Cocco Pietro - Arbau - Cocco Daniele Secondo sulla nomina di tre esperti nella Consulta regionale dell'emigrazione.

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione della discussione del documento n. 5/XV/A relativo alla nomina di tre esperti nella Consulta regionale dell'emigrazione,

CONSIDERATO che, ai sensi dell'articolo 25 della legge regionale 15 gennaio 1991, n. 7, al Consiglio spetta la nomina, su proposta della Giunta, di tre esperti in materia di emigrazione nella Consulta regionale dell'emigrazione;

VISTO che la Giunta, con deliberazione n. 45/5 dell'11 novembre 2014, ha proposto per la nomina i signori Carlo Manca, Francesco Angelo Siddi e Elio Turis, allegando alla proposta i rispettivi "curricula";

VISTA la relazione della Seconda Commissione permanente la quale, nella seduta del 22 aprile 2015, a seguito di un attento esame delle competenze in materia di emigrazione attestate dai candidati, ha ritenuto di poter condividere la proposta della Giunta;

RITENUTO di poter condividere la valutazione della Seconda Commissione, in accoglimento della proposta della Giunta regionale,

nomina

componenti della Consulta regionale dell'emigrazione:

- il Sig. Carlo Manca

- il Sig. Francesco Angelo Siddi

- il Sig. Elio Turis.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1. Chi lo approva alzi la mano. Chi non lo approva alzi la mano.

(È approvato)

Abbiamo esaurito l'ordine del giorno, il Consiglio sarà convocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 18.



Allegati seduta

Risposta scritta ad interrogazioni

Risposta scritta dell'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale all'interrogazione Cozzolino - Deriu, sull'appalto dei servizi di automazione della logistica farmaceutica e della gestione della distribuzione in dose unitaria dei farmaci stipulato dall'Azienda ospedaliera Brotzu per un periodo di nove anni. (224)

In riferimento all'interrogazione indicata in oggetto, si trasmette la relazione predisposta dall'ufficio competente per materia di questo Assessorato di cui si allega copia.

Per quanto riguarda il terzo quesito si precisa che, dai controlli approvati con determinazione n. 1135 del 15.10.2014, non sono state rilevate dagli uffici violazioni di legge.

In riscontro alla nota n. 30849 del 18.12.2014 di pari oggetto, è necessario precisare che il controllo che la Regione esercita sugli Atti delle Aziende sanitarie è unicamente quello assegnatole dalla Legge Regionale n. 10/2006 che all'art. 29, commi 1c, e 3 dispone il controllo preventivo da parte della Regione su "atti o contratti che comportino impegni di spesa su base pluriennale per un importo complessivo superiore a euro 5.000.000; il controllo deve avvenire entro quindici giorni lavorativi, trascorsi i quali gli atti si intendono approvati, il controllo di cui al comma 1 è di legittimità e di merito. Il controllo di legittimità consiste nel giudizio circa la conformità dell'atto rispetto a disposizioni legislative e regolamentari. Il controllo di merito ha natura di atto di alta amministrazione e consiste nella valutazione della coerenza dell'atto adottato dall'azienda rispetto agli indirizzi della programmazione regionale, alle regole di buona amministrazione e alle direttive della Giunta regionale nella materia oggetto dell'atto",

Per quanto non previsto dalla normativa vigente le Aziende hanno completa autonomia nella organizzazione del Servizio e nell'adozione degli atti.

Si comunica ancora che, al fine di completare l'istruttoria relativa al parere di merito, con nota n. 20707 del 18.08.2014 è stato chiesto al Direttore Generale dell'AO Brotzu di specificare:

» risparmio quantificato con l'allestimento in dose unitaria dei farmaci;

» costo relativo ai personale impiegato;

» se allestimento era previsto per tutti i reparti o in caso contrario per quali reparti e numero posti letto.

Con nota n. 22198 del 30.09.2014 l'AO Brotzu ha inviato una dettagliata relazione in cui vengono riportati sia i risultati ottenuti nei due anni di sperimentazione del progetto con i risparmi rilevati sui reparti inseriti sia la valutazione complessiva costi/benefici del progetto. Dall'esame effettuato su quanto dichiarato dall'Azienda il progetto è stato ritenuto valido da un punto di vista sia economico, con risparmi rilevanti sulla spesa farmaceutica, sia della qualità dell'assistenza dovuta ad una verifica dell'appropriatezza terapeutica sul singolo paziente e riduzione del rischio clinico per errori nella somministrazione della terapia a livello dei reparti.

Il Servizio competente, con Determinazione n. 1135 del 15 ottobre 2014, ha approvato la Deliberazione n. 1378 del 4 agosto 2014 dell'AO Brotzu in quanto non presenta rilievi sotto profili della legittimità e del merito, unici controlli posti in capo alla Regione dalla normativa attualmente in vigore.

Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Solinas Christian sull'osservanza delle disposizioni relative al riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni del comparto regionale nonché di contenimento della spesa di cui alla deliberazione della Giunta regionale n. 48/23 dell'11 dicembre 2012. (247)

In relazione ai contenuti dell'interrogazione in oggetto, tenuto conto delle considerazioni della Direzione Generale della Difesa dell'Ambiente, si rappresenta quanto segue,

I siti istituzionali di Ente Foreste, ARPAS e Conservatoria delle Coste contengono tutti l'apposita sezione "Amministrazione Trasparente". Le varie voci delle tante sottosezioni appaiono costantemente aggiornate, probabilmente non tutte con la stessa tempestività.

Si può affermare che, nel complesso, l'adempimento all'obbligo, per quanto perfettibile, è da considerarsi rispettato. In ogni caso, sarà cura della Direzione Generale della Difesa dell'Ambiente continuare a sollecitare costantemente i diretti interessati a un presidio più puntuale dei rispettivi siti web.

Il Portale Partecipazioni RAS, dove la Direzione Generale della Difesa dell'Ambiente cura l'inserimento dei dati contabili e di bilancio, è aggiornato al 24 febbraio per ARPAS, al 18 febbraio per l'Ente Foreste e al 22 dicembre 2014 per la Conservatoria delle Coste (commissariata dal 2014).

Si osserva, altresì, che le disposizioni dell'art. 22 del d.lgs. n. 33/2013 sono state sempre rispettate dagli Uffici della Direzione Generale della Difesa dell'Ambiente, come richiesto regolarmente dalla Ragioneria regionale in occasione dell'invio di provvedimenti di impegno e spesa.

In merito ai punti 3), 4) e 5) dell'interrogazione in oggetto, infine, si rimanda alla Direzione Generale del Personale, competente per materia ai sensi di quanto disposto dalle LL.RR, 14/95 e 5/09 e dalla Deliberazione della Giunta Regionale n. 21/44 del 3 giugno 2010.

Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Pizzuto - Cocco Daniele Secondo - Agus - Lai in merito alla colonia felina di "Su Pallosu". (249)

In relazione ai contenuti dell'interrogazione in oggetto, tenuto conto delle considerazioni della Direzione Generale della Difesa dell'Ambiente, si rappresenta quanto segue,

Quesito 1. Se siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali provvedimenti urgenti di competenza, nel rispetto delle prerogative statutarie della Regione, intendano adottare al fine di impedire la chiusura della colonia felina che costituisce chiaramente un argine volto a fronteggiare il fenomeno dei randagismo, finalizzato alla tutela degli animali, dell'ecosistema nonché dell'igiene pubblica in un area di elevato pregio naturalistico.

Per inquadrare la problematica in oggetto è necessario premettere che la colonia felina di Su Pallosu si trova localizzata in prossimità del Sito di Importanza Comunitaria "Stagno di Putzu Idu -Salina Manna e Pauli Marigosa", istituito per la presenza di numerose specie di uccelli di importanza comunitaria che qui vi trovano ricovero e spazi per riprodursi.

A tal proposito, secondo il parere del Servizio della sostenibilità ambientale, valutazione impatti e sistemi informativi ambientali - SAVI (nota prot. n. 3121 del 07/02/2013) e quello dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale - ISPRA (nota prot. n. 1628 del 13/01/2015), la presenza dei gatti a Su Pallosu potrebbe determinare delle interferenze negative su molte specie di importanza comunitaria, soprattutto su quelle avifaunistiche presenti nello Stagno di Putzu Idu.

Il SAVI, in risposta ad una richiesta da parte del Comune di San Vero Mìlis (nota n. 28650 del 05/12/2012 e con nota integrativa n.1861 del 23 gennaio 2013), avente ad oggetto "il riconoscimento della colonia felina, loc. Su Pallosu, Comune di San Vero Miiis", afferma che "A seguito dell'analisi della documentazione fornita e di approfondimenti bibliografici si rileva che studi in merito all'attività predatoria dei gatti ancorché domestici e/o tenuti allo stato semi domestico evidenziano che il gatto può risultare il principale predatore di un'area naturale arrivando a predare da un minimo di 14 a 56 prede l'anno tra mammiferi, anfibi, rettili e uccelli... La colonia si trova ad una distanza di 200 metri dal SIC che comprende stagni ed aree umide che sono luoghi di nidificazione e riproduzione per specie di interesse comunitario, gli studi sopra citati evidenziano che i gatti domestici lasciati liberi possono percorrere alcuni chilometri per le attività di predazione": La nota conclude: "nel rilevare che il riconoscimento della colonia felina non è direttamente connesso o necessario alla gestione del sito e che la stessa colonia potrebbe avere effetti significativi sulle specie animali dell'area interessata è necessario procedere alla valutazione d'incidenza".

L'ISPRA interpellato dal Comune dì San Vero Milis circa la presenza della colonia felina risponde che "la presenza della colonia felina a breve distanza dai siti di nidificazione di specie ornitiche di interesse comunitario può determinare gravissimi impatti sulla biodiversità del sito. In particolare la zona umida di Sa Salina Manna essendo caratterizzata da regolari fasi di prosciugamento estivo, può risultare accessibile in ogni sua parte al predatore, determinando quindi un rischio di predazione particolarmente elevato. Al fine di prevenire tali impatti si raccomanda lo spostamento della colonia felina presso altra sede, escludendo in particolare aree prossime a siti di pregio faunistico, assicurando una separazione spaziale superiore alla distanza di percorrenza nota per il gatto domestico".

Al fine di valutare il contemperamento delle diverse esigenze, la Direzione Generale della difesa dell'ambiente sta provvedendo a promuovere gli opportuni incontri tra i soggetti interessati per valutare soluzioni condivise. Tuttavia si può prevedere che per mantenere la colonia felina in tale area sia necessario, anche alla luce di quanto rappresentato dall'ISPRA e dal Servizio SAVI, la predisposizione di una apposita procedura di valutazione d'incidenza ambientale di cui al DPR 357/97 e ss.mm.ii,, da cui si evincerà in maniera definitiva se la presenza della stessa possa avere effetti significativi su habitat e specie presenti nel SIC "Stagno di Putzu Idu - Salina Manna e Pauli Marigosa".

Quesito 3. Se l'Assessore della difesa dell'ambiente non ritenga opportuno e urgente esprimere un parere di merito sulle motivazioni a fondamento della richiesta della scheda IA09 dei Piano di gestione del sito comunitario SIC ITB 030038 Stagni di Putzu Idu-Salina Manna e Pauli Marigosa, che sembrerebbero basarsi su studi generici realizzati in altri continenti e non sul reale esame della particolare condizione, su appropriate osservazioni e analisi effettuate in loco, e soprattutto se non ritenga utile attivarsi al fine dì individuare le soluzioni istituzionali più idonee a respingere la richiesta di finanziamento per la delocalizzazione della colonia felina incompatibile con gli obiettivi di tutela e salvaguardia del sito SIC in oggetto.

A tale riguardo si specifica che il Servizio tutela della natura della Direzione Generale della Difesa dell'Ambiente attraverso la misura 3.2.3. del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) ha finanziato l'aggiornamento dei Plani di gestione dei Siti di importanza Comunitaria tra cui anche quello relativo al SIC "Stagno di Putzu Idu - Salina Manna e Pauli Marigosa".

Si ritiene importante precisare che i Piani di gestione sono strumenti di pianificazione del territorio che hanno come obiettivo fondamentale la salvaguardia degli habitat e la conservazione a lungo termine delle specie di importanza comunitaria presenti, tenendo al contempo in adeguata considerazione i fattori socio-economici che insistono in ambito locale.

Tali Piani sono infatti finalizzati all'individuazione delle misure di conservazione necessarie per garantire il "mantenimento ovvero, all'occorrenza, il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, dei tipi di habitat naturali e degli habitat delle specie" di interesse comunitario, e all'individuazione di tipologie di azioni ammissibili (in quanto compatibili con la tutela del sito) che potrebbero essere finanziate, tra l'altro, attraverso strumenti di finanziamento pubblici comunitari, nazionali e regionali.

Il Piano di gestione riveste quindi un ruolo chiave per il perseguimento degli obiettivi di conservazione, in quanto è specifico per il sito per cui viene redatto, e inoltre fornisce un quadro generale per la definizione di dettaglio delle necessarie misure di conservazione sito-specifiche.

Il Piano di gestione si articola fondamentalmente in due parti.

La prima parte (Studio generale) contiene una caratterizzazione del sito da cui deriverà una valutazione generale delle valenze naturalistiche, dei fattori di pressione (in atto e potenziali) e degli effetti di impatto (puntuali e diffusi). La seconda parte (Quadro di gestione) contiene l'identificazione degli obiettivi, delle azioni e degli indicatori per la valutazione dell'attuazione del Piano.

In questo contesto si deve collocare l'azione "IA9 Delocalizzazione gatti presenti nell'area di Su Pallosu" come una delle numerose azioni che nel piano viene proposta allo scopo di rimuovere una minaccia o per minimizzarne l'effetto .

Dev'essere chiaro innanzitutto che anche se l'azione è quantificata dal punto di vista dei costi non è stata né finanziata né approvata in quanto il Piano deve ancora concludere il suo iter.

L'azione IA9 risulta giustificata dalla necessità di "limitare la predazione delle specie di interesse comunitario da parte di predatori alloctoni (gatti)" e prevede le seguenti attività (da scheda):

1. identificazione, da parte del Comune di San Vero Milis, di un'area idonea ad ospitare una colonia felina,

2. Attrezzare l'area sulla base delle normative vigenti e di un apposito Regolamento Comunale che disciplini la gestione della Colonia felina.

3. Affidamento della gestione della Colonia felina a un'associazione legalmente riconosciuta.

4. Cattura e spostamento di tutti i gatti presenti nell'area di Su Pallosu".

Sarà dunque compito del Servizio tutela della natura, non appena il Piano verrà presentato ufficialmente con tutti gli allegati, valutarne i contenuti e concludere l'istruttoria per la successiva approvazione, e sarà compito del Servizio SAVI effettuare la relativa valutazione d'incidenza. Saranno oggetto di valutazione, come per tutti i piani, anche le azioni proposte che dovranno essere principalmente finalizzate alla tutela degli habitat e delle specie di importanza comunitaria.

Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione Tendas - Solinas Antonio sulla necessità di un intervento urgente e inderogabile in merito alle precarie condizioni dei laboratori ARPAS di Oristano. (307)

In relazione ai contenuti dell'interrogazione in oggetto, si rimanda nota prot. n. 9325 del 25.03.2015 trasmessa dalla Direzione Generale dell'ARPAS.

Si riscontra la vostra nota, prot n. 787/Gab del 18 marzo u.s., per rappresentare quanto segue:

la nuova organizzazione dell'ARPAS ha l'obiettivo, in ottemperanza alla normativa legislativa vigente in materia ed agli indirizzi strategici della Giunta Regionale (Deliberazione N° 1/8 del 13.1.2015), di razionalizzare le proprie strutture operanti sul territorio al fine di un mantenimento dei propri mandati di servizio alla popolazione e alle Autorità Competenti e con l'applicazione di misure organizzative di contenimento della spesa.

La riorganizzazione della rete dei laboratori è finalizzata ad implementare i servizi e le funzioni volte a migliorare le scelte di politica ambientale degli enti territoriali di riferimento (Sistema Regione ed Enti Locali) e della tutela/promozione della salute della popolazione. In tal senso la scelta di ridurre il numero di laboratori presenti sul territorio prevede l'istituzione di un servizio analitico concentrato su tre strutture laboratoristiche che dovranno essere specializzate e accreditate. Pertanto il trasferimento delle attività analitiche in strutture che, oltre ad essere a norma e quindi aspirare all'accreditamento ed alla certificazione, consente l'erogazione di un miglior servizio specifico al territorio in termini qualitativi, di tempi di risposta e di completezza delle tipologie di analisi offerte.

Nello specifico il Laboratorio di Oristano, infatti, pur avendo un costo di esercizio annuo di circa 1,5 M€, attualmente non copre tutte le esigenze analitiche necessarie al monitoraggio e alla tutela ambientale del suo territorio di competenza, limitando fortemente l'attività analitica all'ambito "sanitario" e appoggiandosi in misura consistente agli altri laboratori della rete ARPAS per l'attività analitica "ambientale". L'interrogazione enfatizza quello che è solo un Servizio e lo porta quasi a rango di Dipartimento: il Laboratorio dipartimentale è, per sua natura, un servizio di supporto alle attività che il Dipartimento svolge sul territorio. La chiusura del laboratorio, consentendo la riconversione del personale, fatta salva la prerogativa dei lavoratori che manifestano la volontà di essere ricollocati nelle strutture laboratoristiche previste dalla riorganizzazione agenziale, nelle linee di attività di monitoraggio e valutazione (previo un periodo di formazione specifica) avrà un impatto positivo sul presidio del territorio tramite il forte rafforzamento delle unità lavorative dedicate ai controllo delle pressioni sul territorio, al monitoraggio dello stato dell'ambiente e alle attività di valutazione (tramite istruttorie e l'espressione di pareri e/o osservazioni e produzione di relazioni sullo stato dell'ambiente). Tutte queste attività, attualmente, soffrono nel Dipartimento di Oristano di cronica carenza di personale.

La previsione, nella riorganizzazione dell'Arpa Sardegna di istituire il Servizio Rete Laboratori nasce, oltre che dall'obbligo di ottemperare agli indirizzi della Giunta della Regione Autonoma della Sardegna, da un'attenta e ponderata analisi del funzionamento del Sistema delle Arpa nel territorio nazionale dove i laboratori sono organizzati al di fuori dei Dipartimenti territoriali. Lo stesso percorso programmato da Arpa Sardegna è stato attivato da diverse altre Agenzie Regionali come Toscana (da 10 strutture laboratoristiche a 3 laboratori di area vasta nel 2013), Lombardia (passaggio da 12 strutture laboratoristiche a 2 in 40 mesi), Veneto (passaggio da 7 strutture laboratoristiche a 2 dal 2007 al 2013), Friuli Venezia Giulia (da 4 laboratori a 1 entro la fine dell'anno), Emilia Romagna (da 9 a 4 laboratori territoriali + alcune strutture tematiche).

Per quanto attiene le specificità regionali rappresentate dal CRRA e dal Centro di riferimento regionale Legionella, nella nuova organizzazione non è prevista né la chiusura né lo spostamento.

Riguardo poi all'annosa e oramai non più procrastinabile questione della sede del Dipartimento di Oristano (la ricerca di una soluzione è in piedi dal 2009) si è avuta solo recentemente (febbraio 2015) la disponibilità, da parte dell'Ass. EELL, di locali destinati a uffici che in parte consentirebbero di collocare la maggior parte del personale.

Rimarrebbe comunque necessaria la ricerca, peraltro già in fase avanzata, di spazi attrezzati per i laboratori "Amianto", "Legionella" e ricevimento campioni, nonché di locali tecnici destinati alle attrezzature e materiali per le attività di campo.

Sulla base di tali premesse è ipotizzabile il trasferimento del dipartimento in nuovi locali idonei in tempi rapidi e comunque in linea con la scadenza dei contratti di locazione in corso.

Si rimane a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento e si coglie l'occasione per porgere distinti saluti.

Risposta scritta dell'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale all'interrogazione Cherchi Oscar - Tatti - Dedoni sulla distribuzione territoriale dei corsi socio-assistenziali per operatori sanitari in regime di autofinanziamento disposta dalla deliberazione n. 38/24 del 30 settembre 2014. (172)

In relazione all'interrogazione in oggetto, con la quale si chiede di interrogare l'Assessore regionale del Lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale su quali parametri siano stati adottati, nello specifico, al fine della ripartizione territoriale dei corsi da avviare, si comunica quanto segue:

sulla base delle risorse disponibili e delle ricognizioni effettuate sul territorio da parte degli uffici dell'Assessorato dell'igiene e sanità, l'Assessore scrivente e quello dell'igiene e sanità, hanno individuato un fabbisogno compreso tra i 1200 ed i 1500 destinatari, nel settore privato ed in quello pubblico. A tale criterio si è aggiunta la necessità di destinare un maggior numero di occasioni formative alle realtà caratterizzate non solo da una più elevata percentuale di popolazione residente, ma anche da una più alta richiesta di accesso al programma Garanzia Giovani e soprattutto a quelle caratterizzate da un elevato numero di lavoratori in uscita dagli ammortizzatori sociali. I corsi risultano quindi, articolati in 4 categorie:

1. Disoccupati e inoccupati residenti in Sardegna, di età non inferiore ai 18 e non superiore ai 29 anni che abbiano conseguito la licenzia media e non siano impegnati in alcun corso di istruzione e formazione.

2. Occupati con esperienza pregressa certificata da 120 a 600 ore (Delib. G.R. n.47/43 del 4/11/2013),

3. Disoccupati e inoccupati di età non inferiore a 18 anni in possesso della licenza media,

4. Lavoratori che nel 2012/2013/2014 sono stati destinatari di ammortizzatori sociali, in possesso della licenza media.

Tale fabbisogno, risulta essere articolato nella realizzazione di n.4 corsi per ciascuna delle predette categorie nella provincia di Cagliari, n.3 corsi nella provincia di Sassari. n. 2 corsi nelle province di Nuoro e Carbonia-lglesias e n.1 corso nelle province di Oristano, Villacidro-Sanluri, Olbia-Tempio, Ogliastra.

Oltre ai predetti criteri, la ripartizione territoriale dei corsi, si è basata innanzitutto su un criterio oggettivo, ovvero, assicurare a tutti i territori individuabili nelle 8 province sarde, la presenza di almeno un corso per ognuna delle 4 predette categorie.

Risposta scritta dell'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale all'interrogazione Ledda - Arbau - Azara - Perra sull'impossibilità di procedere alla presentazione delle domande per il bando OSS conseguenti alla richiesta della certificazione ISEE 2015. (256)

In relazione all'interrogazione in oggetto, con la quale si chiede di interrogare l'Assessore regionale del Lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere se sia a conoscenza delle difficoltà incontrate dai richiedenti in ordine all'acquisizione della nuova documentazione ISEE, per significare quanto segue.

Il bando OSS che inizialmente prevedeva un termine di scadenza per il giorno 16/02 è stato prorogato, una prima volta fino al 2 di Marzo e successivamente fino al 16 dello stesso mese.

Non è stato possibile concedere ulteriori proroghe a causa della necessità di certificare il finanziamento -in parte- ascrivibile alla programmazione 2007/2013 del F.S.E. entro l'anno in corso, pena la perdita delle risorse.

Risposta scritta dell'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale all'interrogazione Pizzuto sulla possibilità di fruizione da parte dei disabili psichici di tutti gli strumenti di collocamento mirato disposti dalla legge n. 68 del 1999. (279)

In relazione all'interrogazione in oggetto, con la quale si chiede di interrogare il Presidente della Regione e per competenza, l'Assessore regionale del Lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale, per sapere se siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali provvedimenti di competenza, nel rispetto delle prerogative statutarie della Regione intendano adottare al fine di favorire l'inclusione dei disabili psichici nel mercato del lavoro attraverso l'utilizzo degli strumenti di cui alla legge n.68 del 1999; per sapere se non ritengano opportuno proporre al Parlamento una modifica dell'art. 9 della legge 68/1999 per offrire maggiori possibilità di collocamento ai disabili psichici, si comunica quanto segue:

Il numero degli avviamenti delle persone con disabilità vede confermato negli ultimi anni un trend negativo a livello nazionale che aveva precedentemente determinato il minimo storico nel 2009, con un calo degli avviamenti che colpisce in maniera più acuta le donne (i cui avviamenti diminuiscono complessivamente del 6% contro il 3% degli uomini).

La crisi economica e occupazionale si ripercuote anche sulle tipologie contrattuali utilizzate per l'assunzione in generale dei lavoratori con disabilità, determinando un processo di progressiva precarizzazione: le posizioni a tempo indeterminato scendono infatti al 35,1% del totale mentre quelle a tempo determinato salgono al 57,7%.

A ciò si aggiunga che si registra una contrazione delle quote di riserva (ossia dei posti riservati alle assunzioni di persone con disabilità), tanto nel settore privato quanto in quello pubblico.

Per quanto concerne specificamente gli avviamenti delle persone con disabilità psichica, considerando i valori assoluti in serie storica, la richiesta nominativa e le convenzioni, come risulta dalle ultime rilevazioni, si sono di nuovo collocate al di sotto della precedente soglia minima del 2009, mentre la chiamata numerica sperimenta una ulteriore flessione. In sostanza, i due istituti che hanno rappresentato in maniera più completa il portato fortemente innovativo della riforma, rispetto alla normativa precedente, cioè la richiesta nominativa e lo strumento della convenzione, mostrano di aver risentito in maniera pesante della conclusione del periodo di espansione occupazionale che aveva caratterizzato la fase immediatamente successiva al varo della legge 68/99.

Quanto poi ai provvedimenti di competenza di questo Assessorato, si rammenta che la legge regionale n. 20/2005 attribuisce all'Amministrazione regionale compiti di programmazione e coordinamento, demandando le funzioni amministrative e gestionali alle province.

Proprio nell'esercizio di tali compiti di programmazione e coordinamento, è da tempo attivo in Assessorato del lavoro un tavolo tecnico, composto oltre che da funzionari regionali, da rappresentanti delle province, che affronta problematiche operative sorte in sede di applicazione della legge 68. Tale tavolo, ha poi il compito di porre all'attenzione delta Commissione regionale per i servizi e le politiche del lavoro le questioni che richiedono un intervento di coordinamento a livello regionale.

Proprio di recente, in occasione di una seduta della Commissione tenutasi nel mese di febbraio, è stata affrontata, tra le altre, la questione degli avviamenti dei disabili psichici, che incontra particolari ostacoli per il fatto che, spesso, nei verbali rilasciati dalla Commissione medica integrata INPS/INAIL non viene specificata la natura della disabilità.

La mancata indicazione delle minorazioni psichiche non solo crea problemi nella predisposizione delle graduatorie per gli avviamenti numerici (dai quali i disabili psichici sono esclusi), ma impedisce di attivare efficacemente gli strumenti che la legge 68 destina specificamente a questa categoria di lavoratori.

Su questa come su altre questioni relative agli aspetti della certificazione della disabilità e delle capacità lavorative residue, è in corso di predisposizione un Protocollo d'intesa tra gli Assessorati del lavoro e della sanità, INPS ed INA1L al fine di consentire un più efficace raggiungimento di un reale "collocamento mirato".

Con riferimento all'invito formulato dall'interrogante per sapere se la Giunta non ritenga opportuno proporre al Parlamento una modifica dell'art. 9 della legge 68 per offrire maggiori possibilità di collocamento ai disabili psichici, si segnala che la recente legge delega lavoro (Legge n. 183/2014, meglio nota come Jobs Act), contempla un generale riordino della materia. La norma, infatti, prevede che, entro sei mesi dalla sua entrata in vigore, vengano emanati decreti attuativi che, nello specifico, disciplinino la razionalizzazione e revisione delle procedure e degli adempimenti in materia di inserimento mirato delle persone con disabilità di cui alla legge 68/99 - e quindi anche dell'articolo 9 - al fine di favorirne l'inclusione sociale, l'inserimento e l'integrazione nel mercato del lavoro, avendo cura di valorizzare le competenze delle persone.

Inoltre, sempre in sede di decreti attuativi del Jobs Act, con il riordino dei servizi per l'impiego e la costituzione dell'Agenzia Unica per l'Occupazione si ritiene verrà definito un nuovo e diverso ruolo dei servizi per il collocamento mirato.

Risposta scritta dell'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale all'interrogazione Carta sullo stato dei pagamenti ai lavoratori cassintegrati. (280)

In relazione all'interrogazione in oggetto, con la quale si chiede di interrogare l'Assessore regionale del Lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale, per conoscere da quando l'INPS abbia sospeso il pagamento degli assegni ai lavoratori cassintegrati; per sapere a quanto ammonti il fabbisogno finanziario per pagare i lavoratori cassintegrati; per conoscere quali somme il Governo aveva promesso per la copertura degli arretrati da pagare ai lavoratori sardi in cassa integrazione e per quali periodi; per conoscere quali concrete ed incisive azioni l'esecutivo abbia messo in atto verso il Governo per ottenere finalmente ciò che promette e che finora non mantiene disconoscendo addirittura un accordo scritto e sottoscritto, si comunica quanto segue:

Le richieste di accesso agli ammortizzatoci sociali in deroga relative all'anno 2014 interessano, complessivamente, in Sardegna, 9.494 lavoratori in cassa integrazione.

Le risorse necessarie per l'integrale copertura del fabbisogno 2014 ammontano ad €59.156.733 per i trattamenti di Cassa Integrazione in deroga. Il Ministro Poletti ha preannunziato un ulteriore DI per la ripartizione dei fondi tra le Regioni, ed in seguito a stringenti trattative nei confronti del Ministero stesso e delle altre Regioni beneficiarie dei trattamenti è stato possibile recuperare 55 milioni (in luogo dei 10 milioni spettanti in base alle regole ordinarie).

Con le risorse già assegnate, come da accordo con le Parti Sociali, sono state pagate due mensilità dei trattamento di CIGS in deroga. Nel mese di dicembre 2014, l'INPS ha iniziato a corrispondere altre due mensilità di trattamenti di CIGS, ma dai primi di febbraio 2015 ha sospeso i pagamenti per l'esaurimento dei fondi.

Il Ministro Poletti, per il completamento dei pagamenti relativi al 2014 (per il quale sono necessari ancora circa 165 milioni di euro per C.I.G.S e Mobilità in deroga, dai quali vanno decurtati i 55 milioni di cui al precitato emanando DI), nello scorso mese di dicembre, aveva rappresentato al presidente Pigliaru ed all'Assessore Mura la possibilità di reperire altre risorse statali a fronte della disponibilità da parte della Regione Sardegna di mettere a disposizione fondi propri.

La Regione Sardegna ha reperito consistenti risorse (Fondi P.A.C.) ma, in occasione di un incontro tenutosi in data 12 febbraio 2015, il Ministro Potetti ha comunicato che, a seguito di una modifica della normativa, i fondi individuati dalla Regione non potranno essere più dirottati per il pagamento degli ammortizzatori sociali per i lavoratori sardi. Comunque, in considerazione della eccezionale gravità della situazione sarda, cosi come più volte rappresentato con forza dall'Assessore scrivente, ha comunicato di aver avviato interlocuzioni con il Ministro Del Rio, già sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che ha assicurato il suo impegno per una positiva soluzione della questione.

Corre l'obbligo di evidenziare che il problema della copertura solo parziale dei pagamenti degli ammortizzatori in deroga 2014 non costituisce una peculiarità della Sardegna, ma un problema di livello nazionale. E' stato infatti calcolato che, per il completamento dei pagamenti per il 2014 servono, a livello nazionale, 950 milioni di euro.

Risposta scritta dell'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale all'interrogazione Cocco Daniele Secondo - Agus - Lai - Pizzuto sulle persistenti difficoltà alla presentazione delle domande per i corsi di operatore socio sanitario. (292)

In relazione all'interrogazione in oggetto, con la quale si chiede di interrogare l'Assessore regionale del Lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere se sia a conoscenza dei fatti esposti in oggetto e quali provvedimenti urgenti di competenza intenda adottare al fine di agevolare gli utenti attualmente impossibilitati a presentare la domanda nei termini stabiliti.

Si precisa che questo Assessorato è a conoscenza delle difficoltà incontrate dai richiedenti in ordine all'acquisizione della nuova documentazione ISEE, per significare quanto segue.

Il bando OSS che inizialmente prevedeva un termine di scadenza per il giorno 16/02 è stato prorogato, una prima volta fino al 2 di Marzo e successivamente fino al 16 dello stesso mese.

Non è stato possibile concedere ulteriori proroghe a causa della necessità di certificare il finanziamento -in parte- ascrivibile alla programmazione 2007/2013 del F.S.E. entro l'anno in corso, pena la perdita delle risorse.

Testo delle interrogazioni, interpellanze e mozioni annunziate in apertura di seduta

Interrogazione Rubiu, con richiesta di risposta scritta, in merito ai ritardi nel pagamento dei tirocini e dei rapporti di lavoro inseriti all'interno del progetto europeo denominato "Garanzia giovani".

Il sottoscritto,

PREMESSO che, ormai da qualche mese, diversi giovani hanno iniziato un percorso lavorativo all'interno del progetto denominato "Garanzia giovani", mediante tirocini con voucher e bonus assunzionale e altre modalità di inserimento nella galassia dell'occupazione (tra cui il sostegno all'auto-impiego ed all'auto-imprenditorialità). Si tratta, peraltro, di una prima risposta alla crisi dell'occupazione giovanile anche nella nostra Isola; attenzione particolare è infatti dedicata alla lotta alla dispersione scolastica e alle misure volte a favorire l'incontro tra i giovani e le imprese;

ACCERTATO che in Sardegna il programma si è proposto di favorire nuove politiche attive del lavoro, con l'intento di incentivare l'ingresso dei giovani nel mondo delle professioni. A tal proposito, con deliberazione n. 13/13 dell'8 aprile 2014 è stato deciso di dare il via al Programma operativo nazionale per l'attuazione dell'iniziativa europea finalizzata all'occupazione dei giovani denominata infatti "Garanzia giovani". In particolare, con tale provvedimento sono stati siglati convenzione e piano finanziario inerenti l'iniziativa;

RILEVATO che, per dare attuazione al progetto, con la deliberazione n. 30/6 del 29 luglio 2014 è stata approvata la determinazione del Direttore generale dell'Assessorato del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale n. 28589-3793 del 17 luglio 2014, inerente il Programma summenzionato, con l'autorizzazione per l'utilizzo delle economie di spesa da parte dell'Agenzia regionale per il lavoro per la realizzazione delle attività propedeutiche al progetto "Garanzia giovani";

VALUTATO che la Regione dispone di oltre 54 milioni di euro, comprensivi di cofinanziamento nazionale e quota a carico del Fondo sociale europeo, per l'attivazione di misure rivolte ai giovani non occupati e non in istruzione e formazione. Maggiori fondi sono destinati alla formazione, accompagnamento al lavoro, tirocini e bonus assunzionale. La Regione ha come obiettivi anche la valorizzazione dell'apprendistato per la qualifica e il diploma professionale e l'apprendistato di terzo livello;

ANNOTATO che, nonostante il programma sia decollato da qualche mese anche nell'Isola, con i tirocini e l'ingresso nel mondo del lavoro di diversi giovani, già si segnalano ritardi e lungaggini nella corresponsione delle retribuzioni ai ragazzi impegnati nei diversi programmi. Si tenga conto che la grande fetta dei giovani che hanno iniziato il loro progetto a febbraio non ha ancora percepito la prima mensilità. La situazione porta a produrre una pesante incertezza sui tempi con cui saranno messe a disposizione tutte le risorse necessarie a sostenere i progetti delle imprese e il lavoro dei giovani. Si tratta di un'inerzia che appare dannosa e non confacente ai tempi dei giovani, molti dei quali devono affrontare delle spese per recarsi nel luogo di lavoro e per sostenere la vita quotidiana;

DATO ATTO che, peraltro, diversi giovani impegnati nei progetti hanno già inviato le relative comunicazioni all'Inps e all'agenzia regionale del lavoro sul ritardo dei pagamenti relativi alle prime mensilità, ricevendo sempre risposte che rendono evidente l'incertezza e la preoccupazione sulla corresponsione delle retribuzioni per i progetti già avviati;

APPRESO che tanti ragazzi isolani nel limbo della disoccupazione hanno trovato in queste misure di sostegno una speranza per una fonte di guadagno e un impegno quotidiano. Peraltro, il sistema delle imprese aveva già messo l'accento sui gravi ritardi nell'erogazione dei finanziamenti, con alcuni punti ancora irrisolti riguardo al progetto "Garanzia Giovani";

OSSERVATO che era stato garantito ai giovani lo sblocco dei fondi per assicurare l'avvio dei progetti ed il pagamento delle retribuzioni. Si assiste, invece, a incomprensibili ritardi nell'erogazione degli stipendi. Si pensi che si tratta di giovani disoccupati privi di reddito che dovrebbero ricevere una mensilità pari a 470 euro; è un ennesimo segnale di sfiducia verso il mondo giovanile.

CONSTATATO che appare, dunque, necessario velocizzare tutte le procedure per garantire l'effettivo pagamento delle risorse necessarie a garantire una giusta retribuzione ai giovani impegnati nei progetti;

SOTTOLINEATO che:

- tale strumento appare come una scommessa importante per far ripartire l'economia, ma sinora è stata persa l'occasione a causa delle inefficienze mostrate per assicurare una vera garanzia ai ragazzi inclusi negli interventi;

- in Sardegna si registrano, in un contesto di deboli prospettive economiche di lungo periodo con una recessione senza freni, dati preoccupanti relativamente all'occupazione under 30, visto che secondo le ultime statistiche un giovane su cinque non studia e non lavora; la dispersione scolastica è pari al 25,8 per cento e, al primo trimestre 2014, risultavano iscritti ai servizi per il lavoro oltre 53 mila giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni. Queste statistiche pongono degli interrogativi e gettano un'ombra preoccupante sul futuro della nostra Isola. In particolare, parecchi centri del Sulcis Iglesiente, del Medio Campidano e dell'Ogliastra rischiano una vera e propria desertificazione, con la fuga di giovani specializzati o figure di specializzandi verso la Penisola o l'estero. D'altra parte anche le imprese, di fronte ai ritardi evidenti, non trovano altro che emigrare o, peggio ancora, cessare l'attività. Va, dunque, incoraggiata la misura relativa al progetto "Garanzia Giovani", spazzando via però i ritardi e le inadeguatezze del sistema;

APPURATO che il progetto "Garanzia giovani" appare come una delle poche misure che, se ben attuata, potrebbe, quindi, assicurare qualche speranza alla galassia dei ragazzi in cerca prospettive occupazionali. Da non trascurare anche l'alto tasso di disoccupazione delle donne che richiederebbe altri interventi, oltre a dette misure ed ai (pochi) sostegni per l'imprenditoria femminile;

ANALIZZATO che il cattivo stato di salute delle nostre politiche per la formazione e il lavoro è ben dimostrato dalle difficoltà nell'attivazione del programma "Garanzia giovani". Oltre all'evidente problema della debolezza dei servizi per l'impiego e del sistema delle agenzie per il lavoro accreditate, ancora lontane dalla capacità di realizzare efficaci interventi di sistemazione dei soggetti deboli che necessitano di adeguati e più efficienti sistemi. Le difficoltà emerse dal progetto "Garanzia giovani" evidenziano problemi del tutto politici. La disoccupazione che trova origine non dalle difficoltà della congiuntura economica, ma dal mancato funzionamento delle istituzioni del mercato del lavoro è in crescita, soprattutto in Sardegna. Una grande fetta dei disoccupati non trova un impiego a causa dei mancati investimenti e dell'inefficacia del sistema che interviene sul capitale umano, sugli incentivi, sul mercato del lavoro,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale:

1) per sapere la causa dei ritardi nel pagamento delle retribuzioni ai giovani inseriti nel progetto "Garanzia giovani"

2) per valutare la possibilità di una velocizzazione nella corresponsione delle mensilità ai ragazzi impegnati nei progetti;

3) per conoscere i motivi delle lungaggini relative al pagamento degli stipendi, con arretrati che ammontano a due mesi;

4) per stabilire una riforma dei sistemi di accesso al mercato del lavoro con l'ammodernamento delle strutture atte a favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro;

5) per verificare la possibilità di favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro tracciando un percorso chiaro e implementando l'eventuale intesa tra le maggiori aziende isolane e le professionalità esistenti in Sardegna;

6) per esaminare la possibilità di riconoscere alle imprese le opportune agevolazioni per l'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, senza le inadeguatezze cui si sta assistendo anche per il progetto "Garanzia giovani".

7) per analizzare se siano stati intrapresi nuovi metodi per favorire la permanenza degli studenti nelle scuole, visto l'alto tasso relativo alla dispersione scolastica giovanile. (348)

Interrogazione Zedda Alessandra - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tunis - Tocco, con richiesta di risposta scritta, sullo stato della spesa per la telefonia dell'Amministrazione regionale.

I sottoscritti,

PRESO ATTO che:

- l'Amministrazione regionale della Sardegna è proprietaria di un complesso sistema telefonico privato che collega internamente tutti gli uffici della Regione connettendo circa seimila utenti per mezzo di una rete di centrali telefoniche;

- tale sistema telefonico è stato progettato e avviato alla fine degli anni 80 e sino all'anno 2009 non ha praticamente mutato le proprie caratteristiche tecniche se non in termini di adeguamenti indispensabili, a fronte dell'evoluzione del mondo delle telecomunicazioni;

- negli anni 2000 l'Amministrazione regionale spendeva annualmente circa 700 mila euro per garantirne la gestione e la manutenzione, attraverso l'affidamento a primarie e certificate aziende nazionali;

- nell'anno 2009 l'Amministrazione regionale della Sardegna ha adottato una strategia di adeguamento del suddetto sistema telefonico, oramai tecnologicamente superato ed economicamente svantaggioso, in un'ottica di ammodernamento, ottimizzazione e contenimento della spesa nel medio/lungo periodo;

- tale progetto prevedeva, nell'arco di un biennio circa, la sostituzione totale di tutte le centrali telefoniche di vecchia generazione con l'inserimento graduale dei nuovi moduli del sistema che avrebbero permesso considerevoli economie di spesa in termini di gestione e manutenzione degli stessi;

- l'Assessorato regionale degli enti locali, finanze e urbanistica, acquistò una nuova centrale telefonica prodotta dall'azienda leader mondiale del settore e realizzata secondo le più moderne tecnologie telefoniche, equipaggiata per sostituire oltre mille utenze telefoniche interne esistenti, che costò circa 600 mila euro;

- delle suddette mille potenziali utenze telefoniche ne furono utilizzate circa 400 e le restanti oltre 600 non furono mai installate e risultano inspiegabilmente tuttora inutilizzate;

- negli anni seguenti il 2009 e a tutt'oggi il competente servizio tecnico della Direzione generale degli enti locali e finanze dell'Assessorato degli enti locali, finanze e urbanistica della Regione ha interrotto ogni forma di adeguamento del vecchio e antieconomico sistema telefonico interno;

CONSIDERATO che:

- la Regione, come tutte le pubbliche amministrazioni, avrebbe dovuto avviare un processo virtuoso di contenimento e ottimizzazione di tutti i costi volto a migliorare efficienza ed efficacia della spesa pubblica;

- se nell'anno 2009 fossero state utilizzate tutte le oltre mille utenze acquistate col nuovo sistema e se si fosse proseguito nel progetto di sostituzione globale di tutto il vecchio sistema telefonico, reinvestendo le economie di spesa ottenute sulla gestione e manutenzione per l'acquisto di ulteriori e moderni moduli, ad oggi tutto il sistema telefonico regionale sarebbe totalmente basato sulle nuove tecnologie;

- i costi attuali per la gestione e manutenzione del sistema telefonico regionale sembrerebbero ammontare a circa 500 mila euro l'anno;

- il costo valutato per la gestione e manutenzione del sistema telefonico regionale aggiornato totalmente alle nuove tecnologie, potrebbe essere attualmente inferiore di oltre il 50 per cento della corrispondente spesa sostenuta;

RITENUTO che:

- lo stallo, dall'anno 2009 al 2015, del processo di ammodernamento del sistema telefonico dell'Amministrazione regionale ha causato un consistente danno economico facilmente valutabile e continuerà, comunque, a causarlo nei prossimi anni;

- appare immotivato il mancato utilizzo delle oltre 600 utenze telefoniche interne già in possesso dell'Amministrazione regionale dall'anno 2009;

- appare ingiustificabile disattendere ancora l'adeguamento tecnologico del sistema telefonico regionale, la cui attuale spesa media per utenza per il mantenimento, rapportata con il corrente costo medio di acquisto per utenza di un nuovo sistema, è straordinariamente sfavorevole e antieconomica;

- ogni mese di ritardo dalla ripresa del progetto di adeguamento tecnologico del sistema telefonico regionale causerà ancora di più un rilevante danno economico per l'Amministrazione regionale;

- dall'anno 2009 ad oggi il competente servizio tecnico della Direzione generale degli enti locali e finanze dell'Assessorato degli enti locali, finanze e urbanistica della Regione ha palesemente dimostrato non adeguate capacità tecniche e poca oculatezza nella gestione delle risorse finanziarie assegnate;

- sarebbe opportuno, necessario e improcrastinabile affrontare e risolvere definitivamente il problema nella sua complessità e con il coinvolgimento di tutte le parti interessate;

- appare indispensabile individuare le responsabilità e calcolare il considerevole danno erariale arrecato,

chiedono di interrogare il Presidente dalla Regione, l'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica e l'Assessore regionale della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio per sapere:

1) se siano a conoscenza dei fatti esposti;

2) come si intenda procedere e quali urgenti iniziative si intendano adottare per porre fine agli ingiustificati e gravi ritardi ed agli inaccettabili sprechi di risorse finanziarie;

3) come si intenda procedere per individuare tutte le responsabilità e riorganizzare le strutture regionali competenti per portarle all'altezza di un incarico che richiede conoscenze tecniche adeguate nonché sensibilità e oculatezza nella gestione delle risorse finanziarie. (349)

Interrogazione Moriconi, con richiesta di risposta scritta, sugli effetti del mantenimento dei posti di lavoro e dei livelli retributivi del servizio di vigilanza armata, custodia, portierato e manutenzione impianti degli immobili della Regione.

Il sottoscritto,

PREMESSO che:

- nel giugno 2014 è stata indetta una gara, suddivisa in tre lotti, per l'affidamento dei servizi di vigilanza armata, portierato, custodia, manutenzione impianti di sicurezza presso gli immobili della Regione autonoma della Sardegna e lavaggio autoveicoli;

- il capitolato speciale d'appalto prevedeva la suddivisione in tre lotti diversi, tenendo conto dell'articolazione territoriale dei beni immobili della Regione Sardegna, e in particolare: lotto 1 (Sedi e immobili della Regione dislocate nelle Province di Cagliari, Carbonia Iglesias e Medio Campidano), lotto 2 (Sedi e immobili della Regione dislocate nelle Province di Oristano, Nuoro e Ogliastra), lotto 3 (Sedi e immobili della Regione dislocate nelle Province di Sassari e Olbia Tempio);

- il criterio di aggiudicazione stabilito era quello del prezzo più basso ai sensi dell'articolo 82 del decreto legislativo n. 163 del 2006 e dell'articolo 283 del decreto del Presidente della Repubblica n. 207 del 2010;

- a ottobre del 2014, il Servizio provveditorato della Direzione generale degli enti locali e finanze ha aggiudicato in via definitiva i lotti 1, 2 e 3 a tre diversi raggruppamenti di imprese;

- ai primi di aprile del 2015 è stato stipulato il contratto d'appalto per i lotti 1 e 2;

- nel servizio di vigilanza armata sono impiegati attualmente diversi lavoratori che prestano la loro attività lavorativa nei beni immobili di proprietà della Regione e che rischiano una sensibile riduzione della retribuzione a causa della modifica delle attività prestazionali richieste non riconducibili all'attuale contratto di vigilanza armata,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale enti locali, finanze e urbanistica per sapere:

1) quali siano state le motivazioni che hanno indotto l'amministrazione regionale a prevedere nel capitolato speciale di gara sia i servizi di portierato che di vigilanza armata, anziché il solo servizio di vigilanza armata;

2) quale tipo di contratto le ditte risultate aggiudicatarie abbiano dichiarato, in sede di gara, di applicare ai lavoratori impiegati nel servizio di portierato;

3) se scaturiranno differenze retributive tra il contratto applicato dalle ditte risultate aggiudicatarie, rispetto al precedente CCNL applicato;

4) quali misure siano state poste in essere dall'amministrazione regionale per la salvaguardia dei livelli occupazionali e per garantire parità dei livelli retributivi rispetto al precedente contratto. (350)

Interrogazione Arbau - Azara - Ledda - Perra, con richiesta di risposta scritta, sui gravi problemi causati dalla chiusura della caserma dei carabinieri di Ollolai.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- nonostante gli sforzi compiuti dall'amministrazione comunale, che ha tentato di scongiurare l'ennesimo scippo di un importante presidio statale, portando avanti concrete proposte tese all'accorpamento ed efficientamento del servizio, compresa l'offerta di un idoneo locale pubblico a titolo gratuito, ad Ollolai chiude anche la caserma dei carabinieri;

- la notizia, ormai ufficiale, ha destato forte preoccupazione in un territorio lacerato da una profonda crisi economica e che, a fronte di una esponenziale crescita di fenomeni di micro-criminalità, deve assistere alla "fuga" dei carabinieri dal paese;

CONSIDERATO che:

- l'arretramento dello Stato si ripercuote in forma esponenziale sui fenomeni di spopolamento e desertificazione delle zone interne;

- il Governo centrale assume decisioni fondamentali per la vita delle comunità senza alcuna interlocuzione e considerazione della volontà dei territori, svuotando e svilendo il senso delle istituzioni che rappresentano le popolazioni,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione per sapere se:

1) sia a conoscenza del progressivo programma di chiusura delle stazioni dei carabinieri nella nostra Regione stabilito unilateralmente dal Governo statale;

2) non ritenga necessario l'immediato avvio di un'interlocuzione con il Ministro competente al fine di stabilire le modalità con le quali definire la presenza militare sul territorio;

3) in tale prospettiva non ritenga opportuno procedere al fattivo coinvolgimento delle associazioni dei comuni, portatori delle reali esigenze delle comunità e reali protagoniste delle nefaste conseguenze dell'arretramento dello Stato nella Regione. (351)

Interrogazione Tedde - Peru - Pittalis, con richiesta di risposta scritta, sulle azioni che la Giunta regionale intende svolgere a seguito della decisione della società S&B Industrial Minerals S.A. di cessare l'attività produttiva presso la miniera di bauxite di Olmedo, con contestuale e conseguente licenziamento dei dipendenti e dismissione degli impianti.

I sottoscritti,

PREMESSO che, con lettera raccomandata recapitata qualche giorno fa, l'amministratore della società S&B Industrial Minerals S.A., titolare della concessione estrattiva di bauxite presso il sito minerario di Olmedo, ha comunicato ai propri dipendenti l'imminente decisione di procedere alla cessazione dell'attività produttiva con conseguente e contestuale dismissione degli impianti e licenziamento dei 35 dipendenti attualmente occupati presso la sede di Olmedo;

PRESO ATTO che le motivazioni addotte dalla società per mezzo del proprio rappresentante legale quali cause fondanti l'infausta decisione di chiudere il sito minerario di Olmedo, sono la presunta riduzione dei margini di profitto determinata dall'andamento dei prezzi sempre più bassi per la presenza di grandi giacimenti mondiali presso i quali i costi di estrazione sono più competitivi, rendendo possibile accrescere notevolmente i livelli di produttività rispetto a quelli del giacimento di Olmedo;

PRESO ATTO, ALTRESÌ, che le perdite operative e le difficoltà di penetrazione dei mercati rappresentate dalla società non paiono in linea con i risultati fino a oggi ottenuti attraverso lo svolgimento dell'attività produttiva presso il sito minerario sardo di bauxite, l'unico esistente in Italia, i quali, al contrario, tracciano una situazione economico-aziendale florida e coerente con i principali indicatori di competitività, corroborata dagli incoraggianti recenti traguardi raggiunti in termini di produttività, numero crescente di commesse e ricevute risultati economici ben lontani da quelli caratteristici di una crisi aziendale;

RILEVATO che l'inaspettata e ingiustificata cessazione dell'attività produttiva determinerà il licenziamento di 35 lavoratori dipendenti con conseguenze che nell'immediato si ripercuoteranno negativamente sulle famiglie dei lavoratori, per molte delle quali la miniera costituisce l'unica fonte di reddito e di sostentamento, con un impatto negativo sotto il profilo sociale ed economico sul territorio e esiti al momento difficilmente calcolabili;

RILEVATO, ALTRESÌ, che, sul medio-lungo periodo, la decisione contribuirà ad arricchire il novero di eventi che stanno negativamente caratterizzando la storia e l'andamento del sistema produttivo sardo, soggetto con sempre maggiore frequenza a fenomeni d'impoverimento, sferrando l'ennesimo duro colpo all'economia della Sardegna e alla serenità di numerosi sardi il cui futuro è sempre più incerto e privo di speranza;

OSSERVATO che l'inattesa decisione e la rapidità dei tempi entro i quali la stessa è destinata ad esplicare i propri effetti, assume contorni ancora più preoccupanti ed allarmanti in considerazione della mancanza di indizi prodromici che potessero anche solo lasciare intendere o presagire un simile epilogo, con conseguenze particolarmente drammatiche per i 35 lavoratori e le relative famiglie che rischiano di trovarsi letteralmente da un giorno all'altro senza lavoro e senza un reddito che consenta loro di sopravvivere;

OSSERVATO, ALTRESÌ, che, come sopra accennato, i dati e le informazioni sull'andamento della gestione confliggono con quanto rappresentato dai vertici della società rendendo, pertanto, impossibile comprendere le reali ragioni che hanno indotto la società greca ad assumere una decisione tanto drastica quanto improvvisa e priva di fondate giustificazioni;

CONSIDERATE, invece, le enormi potenzialità del sito minerario di bauxite di Olmedo, anche alla luce dei brillanti risultati aziendali recentemente conseguiti, che costituiscono un'opportunità per l'intero territorio regionale e, in particolare, per l'economia della Sardegna nord-occidentale,

chiede di interrogare il Presidente della Regione per sapere:

1) quali siano le iniziative che l'Amministrazione regionale intende intraprendere al fine di salvaguardare il valore economico-produttivo e occupazionale del sito minerario di bauxite di Olmedo, nel quadro delle azioni di politica industriale che la Regione intende attuare;

2) quali siano nell'immediato gli interventi presso i vertici della società S&B Industrial Minerals S.A per scongiurare la chiusura della miniera e il conseguente e contestuale licenziamento di 35 lavoratori sardi. (352)

Interrogazione Manca Pier Mario - Cherchi Augusto - Unali, con richiesta di risposta scritta, sui gravi ritardi nell'erogazione del carburante agevolato per il comparto agricolo isolano.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- la normativa nazionale prevede per gli operatori del settore primario una notevole riduzione delle accise sui derivati del petrolio al fine di permettere agli agricoltori di operare con costi energetici ridotti nelle fasi di produzione e trasformazione delle produzioni primarie;

- i consumi medi standardizzati di gasolio da ammettere all'impiego agevolato di cui al decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali del 26 febbraio 2002 sono stati ridotti del 25,64 per cento con la legge di stabilità 2013, 2014 e 2015;

- considerato che la Regione per il 2015 ha assegnato un acconto del 40 per cento del carburante sul totale annuo che, come denunciato dalle associazioni di categoria, rappresenta una quantità assolutamente insufficiente alle esigenze delle aziende isolane e in particolare delle aziende e delle cooperative che lavorano il latte ovino, che nei primi mesi dell'anno hanno il picco di produzione;

CONSIDERATO che:

- il settore primario da anni vive una gravissima crisi e i danni derivanti dai ritardi, ovvero dalla mancata erogazione in tempi rapidi del gasolio agevolato, comportano un'ulteriore e ingiustificata perdita di competitività del settore rispetto al resto delle regioni italiane;

- il quantitativo assegnato secondo i parametri nazionali è stato decurtato del 25,64 per cento rispetto al 2012 (fatto pari a 100 il quantitativo assegnato nel 2012 è diventato 90 litri nel 2013, 85 litri nel 2014 e 74,36 nel 2015) e gli agricoltori e i trasformatori si trovano a sostenere spese non previste e non prevedibili per le normali attività aziendali;

EVIDENZIATO che:

- la mancata erogazione della restante quota è dovuta essenzialmente a lungaggini burocratiche e in particolare a ritardi da imputare in modo esclusivo all'agenzia regionale Argea che non ha preventivamente aggiornato i programmi informatici alle nuove procedure derivanti dalla riduzione dei quantitativi assegnati a seguito delle disposizioni nazionali;

- l'Assessorato regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale non è intervenuto, nonostante l'evidente ritardo dell'agenzia, al fine di mettere in mora l'Argea che aveva l'obbligo di fare con largo anticipo la convenzione con Sardegna.it per implementare il nuovo programma di gestione dei carburanti agevolati,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere:

1) se sia a conoscenza dei gravi ritardi nell'erogazione della quota rimanente del 60 per cento dei carburanti agevolati derivati dall'ingiustificabile ritardo nella implementazione del nuovo programma di gestione;

2) quali siano le motivazioni che hanno impedito di fare un contratto con Sardegna.it in modo tempestivo al fine di non arrecare disguidi e costi ingiustificati agli operatori del settore primario;

3) quali urgenti provvedimenti intenda adottare al fine di evitare il protrarsi del ritardo nella erogazione del carburante al settore primario, dovuto unicamente a inefficienze e appesantimenti burocratici, ovvero intervenire per dare immediatamente un ulteriore acconto del carburante dovuto sul totale annuo. (353)

Interrogazione Desini - Busia, con richiesta di risposta scritta, sulle misure da adottare, nell'ambito delle procedure di riconversione e di accreditamento della rete ospedaliera alla luce dei criteri indicati nel regolamento firmato dal Ministro per la salute il 25 marzo 2015 e recante la definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera, al fine di evitare la chiusura dei centri cardiochirurgici dell'Ospedale civile SS. Annunziata di Sassari e dell'Azienda ospedaliera Brotzu di Cagliari.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- risulta imminente l'entrata in vigore del regolamento firmato dal Ministro per la salute il 25 marzo 2015 e recante la "Definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera, in attuazione dell'articolo 1, comma 169, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e dell'articolo 15, comma 13, lettera c), del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135";

- l'Allegato 1 allo schema del predetto regolamento prevede l'accreditamento esclusivamente dei centri cardiochirurgici che effettuino almeno 200 interventi di bypass aortocoronarico all'anno e che abbiano una mortalità a 30 giorni (aggiustata per rischio) inferiore al 4 per cento, sia sul bypass aortocoronarico isolato che sulla sostituzione o riparazione valvolare isolata;

- tale conclusione discende dalla premessa, esplicitamente accolta nel regolamento, secondo la quale per le procedure chirurgiche di bypass aortocoronarico "sono disponibili prove, documentate dalla revisione sistematica della letteratura scientifica, di associazione tra volumi di attività e migliori esiti delle cure (ad esempio mortalità a 30 giorni, complicanze od altri esiti)" e "sono misurabili sistematicamente [...] gli esiti e possono essere identificati valori di rischi di esito al di sotto (per gli esiti positivi) o al di sopra dei quali alle strutture [...] non possono essere riconosciuti i requisiti di accreditamento specifici";

- pertanto, nel regolamento, pur ammettendosi espressamente che per le linee di produzione ospedaliera per le quali è definita l'associazione volumi-esiti "la letteratura scientifica non consente di identificare in modo univoco soglie di volume al di sotto delle quali non possono aversi sufficienti garanzie di efficacia e sicurezza", si ritiene di poter, comunque, individuare soglie di volumi sulle quali fondare i criteri per l'accreditamento e la riconversione della rete ospedaliera;

- nelle more della definizione dei valori soglia per volumi di attività specifici e delle soglie per rischi di esito ad opera di un tavolo tecnico appositamente istituito presso l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) e composto da rappresentanti del Ministero della salute, Agenas, Regioni e pubblica amministrazione, il regolamento in questione individua direttamente la soglia minima del volume di attività in 200 interventi/anno per le procedure chirurgiche di bypass aortocoronarico e la soglia massima di rischio di esito (mortalità aggiustata per gravità a 30 giorni) nel 4 per cento sia per gli interventi di bypass aortocoronarico isolato, che per gli interventi di valvuloplastica o sostituzione di valvola isolata;

- entro sei mesi dalla data di approvazione del regolamento, nell'attuazione delle procedure di riconversione e di accreditamento della rete ospedaliera in applicazione dei criteri di cui sopra, le Regioni dovranno identificare, in relazione alle risorse disponibili, le strutture che possono garantire le soglie di volume e di esito come sopra individuate, definire le modalità e i tempi di attuazione degli interventi di riconversione e identificare le strutture per le quali, invece, non sono determinabili condizioni e interventi che consentano il rispetto dei requisiti di volume ed esito;

RILEVATO che:

- nella "Position paper sui futuri criteri governativi di accreditamento delle cardiochirurgie italiane" pubblicata sul sito www.sicch.it, la Società italiana di chirurgia cardiaca (SICCH) ha constatato che, applicando i criteri di accreditamento contenuti nello schema di regolamento ai dati pubblicati dal Programma nazionale esiti (PNE) di Agenas e riguardanti il volume di attività e le performance di esiti per gli anni 2012-2013 di tutte le cardiochirurgie italiane per gli interventi di bypass aortocoronarici e per gli interventi di valvuloplastica o sostituzione valvolare isolata, solamente sedici ospedali in tutto il territorio nazionale (corrispondenti a circa il 27 per cento di tutta l'attività cardiochirurgica italiana) rispondono ai requisiti richiesti;

- sempre sulla base dei dati relativi al biennio 2012-2013, tra i centri cardiochirurgici che verrebbero accreditati non risultano l'Ospedale civile SS. Annunziata di Sassari e l'Azienda ospedaliera Brotzu di Cagliari che, pur rispondendo al requisito della soglia di mortalità (aggiustata per rischio) a 30 giorni inferiore al 4 per cento (il centro di cardiochirurgia di Sassari presenta addirittura una percentuale di mortalità inferiore alla media), non raggiungono il volume di attività richiesto (potendo vantare rispettivamente 322 e 270 interventi di bypass aortocoronarico nel biennio considerato);

CONSIDERATO che:

- come osservato dalla SICCH nella succitata "Position paper", i criteri di accreditamento contenuti nello schema di regolamento si basano sul presupposto, peraltro relativamente controverso in letteratura, che la performance di un ospedale o di un'equipe chirurgica sia legata al numero di procedure eseguite;

- la SICCH ha rilevato che, soprattutto per gli interventi di bypass aortocoronarico singoli, porre dei limiti minimi di volume può essere fuorviante, sia per quanto riguarda le evidenze scientifiche in merito che per quanto concerne la complessa realtà del panorama sanitario italiano, dato che la terapia medica e lo stile di vita dei pazienti sono sensibilmente migliorati nell'ultimo decennio;

- in particolare, negli ultimi anni hanno fatto il loro ingresso nuovi mezzi di trattamento delle malattie cardiovascolari, come ad esempio l'impianto di valvola aortica per via percutanea, con la conseguenza che il fabbisogno di interventi cardiochirurgici è diminuito su tutto il territorio nazionale; inoltre, è mutato il profilo clinico dei pazienti che vengono sottoposti ad intervento cardiochirurgico, poiché si tratta, in media, di soggetti più anziani che presentano, quindi, un numero maggiore di comorbidità di tipo medico e patologie cardiache più complesse, con il conseguente incremento di interventi combinati (ad esempio: sostituzione valvolare più bypass coronarico), che, tuttavia, parrebbero non stimati nel regolamento ai fini dell'accreditamento;

- inoltre, come dimostrato nel documento "Esiste un rapporto volume/outcome nei centri cardiochirurgici italiani?" del Comitato outcomes in cardiochirurgia del 31 marzo 2015, nel caso degli interventi di bypass aortocoronarico isolato non vi è un chiaro rapporto tra volume di interventi del centro cardiochirurgico e mortalità a 30 giorni, dato che i tassi di mortalità rilevati nel biennio 2012-2013 nei centri italiani non risultano clinicamente diversi tra centri a basso, medio, medio-alto e alto volume di interventi di bypass coronarico per anno;

- pertanto, la proposta, formulata nel regolamento in discussione, di usare come criterio di accreditamento il volume degli interventi di bypass aortocoronarici isolati non pare trovare un valido fondamento nei dati relativi alla performance dei centri italiani;

- del resto, le linee guida attualmente in vigore che forniscono raccomandazioni sull'eventuale livello minimo di interventi di bypass coronarico che devono essere effettuati in un centro cardiochirurgico, vale a dire le Linee guida statunitensi AHA/ACC (American Heart Association/American College of Cardiology) del 2011 e le Linee guida europee ESC/EACTS (European Society for Cardiology/ European Association for Cardio-Thoracic Surgery) del 2014, non sono nemmeno concordi circa il numero minimo di interventi suggeriti per anno e non precisano se debba trattarsi di bypass singoli o anche in associazione con altri interventi;

- inoltre, dalla simulazione effettuata dalla SICCH si evince che anche alcuni ospedali rinomati per la cardiochirurgia e diversi centri che, come l'Ospedale civile di Sassari, hanno mortalità inferiori alla media non soddisfano i requisiti di volume stabiliti nel regolamento;

- qualora, come apparente conseguenza dei criteri recepiti nel regolamento, i due centri cardiochirurgici attualmente esistenti in Sardegna fossero chiusi, verrebbe gravemente leso il diritto alla salute degli abitanti dell'Isola e gli stessi risulterebbero, così, discriminati, giacché ai cittadini sardi con problemi di salute tali da richiedere un intervento cardiochirurgico non verrebbe garantita la possibilità di ricevere le cure necessarie nel territorio regionale, costringendoli a recarsi in altra regione per sottoporsi a procedure chirurgiche salvavita;

- tra l'altro, come sopra rilevato, si tratta per lo più di pazienti in età avanzata, frequentemente affetti da patologie cardiache complesse che necessitano di interventi combinati, per i quali affrontare i disagi di un viaggio rappresenterebbe fonte di ulteriori rischi;

- inoltre, tali interventi vengono, spesso, effettuati in condizioni di urgenza, sicché l'impossibilità di sottoporsi all'intervento in Sardegna dilaterebbe la tempistica con la quale i pazienti fruirebbero della prestazione sanitaria, esponendoli, in tal modo, ad una maggiore percentuale di rischio e di mortalità e, quindi, in un certo senso rendendo vane le soglie prescritte nel regolamento;

- appare evidente il fatto che si porrebbe un problema di costi del trasferimento dei pazienti presso un centro cardiochirurgico accreditato della Penisola, che, se posto a carico del paziente stesso, determinerebbe un'evidente violazione del principio di eguaglianza per quelle persone che non dispongono dei mezzi necessari per affrontare viaggio e ricovero presso un centro cardiochirurgico in territorio extraregionale; se, invece, addebitato al Servizio sanitario pubblico, rischierebbe di frustrare gli obiettivi che animano la spending review;

- se è vero che la Corte costituzionale ha riconosciuto che nel bilanciamento dei valori costituzionali che il legislatore compie nel dare attuazione al diritto ai trattamenti sanitari non può non tenersi conto delle esigenze relative all'equilibrio della finanza pubblica (sicché il diritto alla salute deve essere bilanciato con il principio della regolarità dei conti pubblici, anch'esso costituzionalmente previsto nell'articolo 81), ha anche precisato che esiste, in ogni caso, un limite invalicabile che nemmeno rigide esigenze di contenimento dei costi possono scavalcare (ex plurimis, Corte costituzionale, sentenze n. 309 del 1999 e n. 509 del 2000), rappresentato dal nucleo essenziale del diritto alla salute connesso all'inviolabile dignità della persona umana;

- l'obiettivo del raggiungimento dell'equilibrio economico finanziario deve essere, quindi, perseguito nel rispetto della garanzia della tutela della salute di cui all'articolo 32 della Costituzione, assicurando l'effettiva erogazione dei Livelli essenziali di assistenza;

- al contrario, i criteri dettati nel regolamento in esame mettono in discussione la garanzia dei Livelli essenziali di assistenza sanitaria per i cittadini sardi e incidono irragionevolmente sul loro diritto di scegliere liberamente il luogo di cura (sentenza della Corte costituzionale n. 236 del 2012);

- da ultimo, le conseguenze dell'entrata in vigore dei suddetti criteri potrebbero riflettersi negativamente anche sui livelli di occupazione, tenuto conto dei lavoratori impegnati nelle strutture attualmente accreditate;

PRESO ATTO che:

- sullo schema di regolamento in data 5 agosto 2014 è stata raggiunta l'intesa della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano;

- non risulta che tra gli emendamenti allo schema di regolamento proposti dalle regioni in sede di Conferenza permanente vi siano anche modifiche dell'Allegato 1 nella parte in cui subordina l'accreditamento dei centri alle soglie di volumi e di esiti come sopra riportate,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale sulle misure che intendono adottare, nell'ambito delle procedure di riconversione e di accreditamento della rete ospedaliera alla luce dei criteri indicati nel suddetto regolamento, al fine di evitare la chiusura dei centri cardiochirurgici dell'Ospedale civile SS. Annunziata di Sassari e dell'Azienda Ospedaliera Brotzu di Cagliari. (354)

Interrogazione Locci - Zedda Alessandra - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis, con richiesta di risposta scritta, sulla nomina dell'amministratore unico di Carbosulcis Spa.

I sottoscritti,

PRESO ATTO che:

- la società Carbosulcis Spa, controllata interamente dalla Regione, gestisce la miniera di carbone di Nuraxi Figus, sottoposta attualmente al piano di chiusura autorizzato con decisione definitiva n. C (2014) 6836 della Commissione europea del 1° ottobre 2014 sull'aiuto di Stato n. S.A. 20867 (ex 2012/NN), recepito dalla legge regionale 4 dicembre 2014, n. 29, e reso esecutivo dalle deliberazioni della Giunta regionale n. 52/21 del 23 dicembre 2014 e n. 8/22 del 24 febbraio 2015;

- la gestione oculata degli ultimi anni ha consentito di riportare la società entro un percorso di sostenibilità e maggiore efficienza operativa, oltre che assicurare la positiva conclusione della procedura europea con l'adozione della decisione della Commissione europea che ha ritenuto l'aiuto di Stato garantito alla Carbosulcis Spa in accordo con il piano di chiusura presentato;

- lo scorso 27 febbraio 2015 il dott. Luigi Zucca ha rassegnato le dimissioni dalla carica di amministratore unico della Carbosulcis Spa, ritenendo concluso il proprio mandato a seguito dell'approvazione del piano di chiusura;

- la Giunta regionale, con la deliberazione n. 14/26 dell'8 aprile 2015, ha nominato quale amministratore unico il dott. ing. Antonio Martini, attuale direttore della Divisione programmazione e gestione delle risorse finanziarie presso la Direzione generale per gli incentivi alle imprese (DGIAI) del Ministero dello sviluppo economico;

CONSIDERATO che:

- il dott. ing. Antonio Martini è stato nominato per tre esercizi, 2015-2016-2017, e comunque sino all'approvazione del bilancio d'esercizio che si chiuderà alla data del 31 dicembre 2017;

- il compenso determinato dalla Giunta regionale per l'amministratore unico di Carbosulcis Spa corrisponde ad un importo onnicomprensivo pari ad euro 120.000 lordi annui;

- la Giunta regionale ha deliberato di riconoscere all'amministratore unico di Carbosulcis Spa una indennità di risultato, in misura del 30 per cento rispetto al medesimo compenso;

RITENUTO che:

- sia indispensabile la massima chiarezza e trasparenza nelle procedure di nomina degli organi di governo delle società controllate dalla Regione;

- sia opportuno ridurre al minimo le spese per il mantenimento della macchina regionale ed in particolare delle società partecipate dalla Regione, in un'ottica di efficienza ed efficacia,

chiedono di interrogare il Presidente dalla Regione e l'Assessore regionale dell'industria per sapere:

1) quali siano stati i criteri che hanno determinato la scelta del dott. ing. Antonio Martini quale amministratore unico della Carbosulcis Spa;

2) in base a quali disposizioni sia stato determinato il compenso e l'indennità di risultato riconosciuti dalla Giunta regionale al dott. ing. Antonio Martini;

3) che posizione giuridica ed economica abbia mantenuto il dott. ing. Antonio Martini nei confronti del Ministero dello sviluppo economico per il quale, secondo la Giunta regionale, è attualmente il direttore della Divisione programmazione e gestione delle risorse finanziarie presso la Direzione generale per gli incentivi alle imprese (DGIAI). (355)

Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sui controlli del Comando Carabinieri politiche agricole e alimentari sulle produzioni a Identificazione Geografica Protetta (IGP) dell'agnello di Sardegna.

Il sottoscritto,

PREMESSO che la grave e perdurante crisi economica non ha risparmiato alcun settore produttivo, ma ha, in particolar modo, aggravato le criticità del sistema agropastorale sardo;

CONSIDERATO che l'obbligatorietà dei numerosi adempimenti amministrativi derivanti dalle vigenti normative comunitaria, nazionale e regionale costringe le aziende agricole sarde a chiedere aiuto e assistenza a enti e associazioni di categoria, dietro compenso economico una tantum o come quota annuale;

EVIDENZIATO che la legge istitutiva delle agenzie agricole Argea, Agris e Laore indicava tra gli obiettivi della politica agricola regionale la promozione dello sviluppo economico del sistema agricolo e agro-alimentare regionale attraverso l'utilizzo e la valorizzazione dei mezzi di produzione e del progresso tecnologico in modo razionale e sostenibile, garantendo la qualità e la sicurezza alimentare dei prodotti agricoli, tutelando e promuovendo i prodotti tipici e a denominazione di origine della Sardegna nonché il sostegno e l'affermazione della centralità delle aziende agricole quale indispensabile strumento di gestione, tutela e salvaguardia del territorio e del paesaggio rurale;

CONSTATATO che, a seguito di controlli da parte dell'autorità giudiziaria competente, centinaia di aziende sarde hanno ricevuto la notifica di constatazione di violazione amministrativa per indebita percezione di finanziamenti comunitari in assenza di idonea certificazione da parte degli organismi preposti ai controlli di qualità per le produzioni a Identificazione Geografica Protetta (IGP) dell'agnello sardo, con obbligo di restituzione dell'ammontare del finanziamento percepito;

SOTTOLINEATO che nella maggior parte dei casi le aziende sono perfettamente in regola mentre sono invece gli enti di tutela a essere carenti sotto l'aspetto organizzativo e funzionale, determinando di conseguenza notevoli disagi economici e forti preoccupazioni per gli operatori del settore;

VALUTATO che la Regione deve controllare l'operato delle agenzie regionali per verificare se siano efficienti ed efficaci nello svolgimento delle funzioni a esse assegnate e, in particolare, nel supporto ai settori di competenza per favorirne lo sviluppo e mitigare gli effetti della crisi economica,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere:

1) se siano a conoscenza dei disagi creati alle aziende del settore agropastorale sardo;

2) se non ritengano di dover immediatamente intervenire presso gli enti regionali per conoscere le motivazioni di tali disservizi;

3) se non ritengano, inoltre, di dover provvedere a individuare nel bilancio le risorse necessarie al ristoro dei danni creati alle attività economiche che, con sacrifici e dedizione, cercano di sopravvivere e superare la grave crisi. (356)

Interrogazione Cappellacci - Zedda Alessandra - Pittalis - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde- Tocco - Tunis, con richiesta di risposta scritta, sulle conseguenze della legge di stabilità 2015 per la Sardegna.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- l'articolo 1, comma 400, della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di stabilità 2015) prevede che "le Regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano, in conseguenza dell'adeguamento dei propri ordinamenti ai prìncipi di coordinamento della finanza pubblica, introdotti dalla presente legge, assicurano, per ciascuno degli anni dal 2015 al 2018, un contributo aggiuntivo alla finanza pubblica, in termini di indebitamento netto e in termini di saldo netto da finanziare";

- per quanto riguarda la Regione autonoma della Sardegna, tale contributo viene indicato nella misura di 97 milioni di euro ogni anno fino al 2018;

- la legge sopracitata, al comma 402, prevede altresì che: "La Regione Sardegna assicura il contributo di cui al comma 400 del presente articolo attraverso il conseguimento del pareggio di bilancio, secondo le modalità previste dall'articolo 42, comma 10, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164";

- il 5 marzo 2015 la Regione Valle d'Aosta, il cui contributo è fissato nella misura di 10 milioni di euro annuali, ha presentato ricorso alla Corte costituzionale per violazione delle competenze costituzionalmente e statutariamente garantite in capo alla Regione nonché per violazione degli articoli 117, comma 3, e 119, della Costituzione, in combinato disposto con l'articolo 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001, e per lesione dei principi costituzionali di leale collaborazione e ragionevolezza;

- per quanto riguarda la Regione autonoma della Sardegna, l'articolo 1, comma 400, della legge di stabilità 2015 configura una nuova sottrazione di risorse e pertanto rappresenta un'ulteriore condotta sleale da parte dello Stato che, anziché sanare la vertenza entrate e rispettare l'articolo 8 dello Statuto nonché le sentenze della Corte costituzionale, sottrae per oggi e per l'avvenire quasi 400 milioni di euro;

- il risultato conferma l'iniquità dell'accordo stipulato nel 2014 tra il Presidente Pigliaru ed il Ministro Padoan, in quanto di fatto la riduzione delle risorse a disposizione rende irrilevante il passaggio dal patto di stabilità al pareggio di bilancio: la maggiore disponibilità di risorse che dovrebbe conseguire al superamento del patto infatti resta lettera morta, se queste vengono ridotte nel momento immediatamente successivo;

- la Giunta regionale non solo non ha presentato nessun ricorso, ma ha altresì deliberato di ritirare quelli promossi nella precedente Legislatura, esperiti anche sulla base di un orientamento espresso dal Consiglio regionale oltre che dal precedente Esecutivo;

- al confronto e alla rivendicazione delle risorse nei confronti del Governo la Giunta regionale ha preferito una scelta, come il mutuo da 700 milioni di euro previsto nella finanziaria del 2015, che indebita la Sardegna e rinuncia alle giuste pretese nei confronti dello Stato centrale;

- tale atteggiamento accondiscendente non solo priva nell'immediato la Sardegna di risorse fondamentali per sostenere le azioni a favore delle famiglie, delle imprese e dei territori, ma offre altresì il destro per ulteriori prelievi unilaterali del Governo dalle casse regionali,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione per conoscere:

1) quali siano gli intendimenti della Giunta regionale per rimediare allo scippO di 97 milioni di euro ogni anno dal 2015 al 2018 perpetrato dallo Stato centrale a danno della Regione autonoma della Sardegna;

2) quale sia lo stato dell'arte della cosiddetta trattativa sulle entrate fiscali;

3) quali siano i risultati dell'accordo sul patto di stabilità siglato dal Presidente Pigliaru con il Ministro Padoan;

4) se, alla luce dei successivi "scippi" di risorse, non ritenga necessario richiedere con urgenza la modifica in senso compensativo dell'accordo sopra citato. (357)

Interrogazione Zedda Alessandra - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis sull'istituzione del poliambulatorio a Tonara.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- Tonara è un comune del territorio della Provincia di Nuoro;

- il suo territorio è localizzato nella zona montana della Barbagia-Mandrolisai;

RILEVATO che:

- il numero degli abitanti è pari a 2.027, per una superficie territoriale di 52.02 kmq;

- i comuni confinanti sono Belvì, Desulo, Sorgono, Tiana e Austis;

- il più vicino poliambulatorio si trova a Desulo, a circa 13 km e il presidio sanitario di Sorgono è a circa 11 km;

- è, quindi, presente un forte pendolarismo sanitario che comporta maggiori spese, tempi di attesa e prenotazioni più lunghi;

DATO ATTO che:

- il territorio di Tonara è prevalentemente di media montagna, con prevalenza di boschi e è tra i centri più elevati in Sardegna;

- la popolazione, di cui un 25 per cento di età significativamente avanzata, è già costretta ai gravi disagi dovuti alla perifericità;

- il disagio diventa massimo nei mesi invernali, a causa della rigidità del clima e della difficoltà di collegamenti;

CONSIDERATO che sarebbe importante istituire nel suddetto territorio un riferimento sanitario, valutata la conformazione geografica, il numero degli abitanti, la inadeguatezza della rete stradale, dei collegamenti in generale con Sorgono, comune col più vicino presidio ospedaliero e soprattutto l'assenza di qualsiasi struttura sanitaria,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per sapere:

1) se siano a conoscenza della situazione di grave disagio sopra esposta e se, alla luce di quanto evidenziato, non ritengano opportuno intervenire ai fine di assicurare una maggiore razionalità nelle scelte di politica delle strutture sanitarie da porre in essere in Barbagia-Mandrolisai e, in particolare, per il comune di Tonara;

2) quali azioni e o interventi strutturali siano previsti in tale territorio, anche ai sensi della legge regionale n. 23 del 17 novembre 2014, ciò al fine di evitare che i cittadini debbano ancora sopportare i disagi già citati nella premessa. (358)

Interrogazione Tendas - Forma - Pinna Rossella - Deriu - Moriconi - Comandini - Demontis - Piscedda - Lotto - Solinas Antonio, con richiesta di risposta scritta, sul mancato finanziamento dei progetti a valere sul programma relativo al Piano integrato sul paesaggio.

I sottoscritti,

DATO ATTO che:

- con la determinazione n. 2886/PIAN del 30 dicembre 2009 è stato approvato il bando "Premio per i programmi integrati del paesaggio. Invito rivolto ai Comuni compresi nei 27 ambiti di paesaggio a presentare proposte in attuazione degli indirizzi progettuali del Piano Paesaggistico Regionale" e nel contempo sono stati impegnati euro 2.350.000 a favore delle reti di comuni partecipanti al bando;

- con la determinazione n. 5468/PIAN del 20 dicembre 2011 venivano approvati i verbali della commissione e la graduatoria finale dei beneficiari;

- con la determinazione n. 5499/PIAN del 21 dicembre 2011 è stato integrato nella misura di euro 1.000.000 l'impegno di spesa a favore dei programmi integrati del paesaggio portando l'ammontare complessivo dello stanziamento a euro 3.350.000 e sono stati altresì individuati i soggetti beneficiari di finanziamento;

- in data 27 febbraio 2012 presso la sala convegni della Promocamera in Via Predda Niedda, 18, a Sassari i rappresentanti legali delle unioni dei comuni ed i sindaci dei singoli comuni beneficiari del contributo hanno sottoscritto il protocollo d'intesa nel quale veniva formalmente riconosciuta l'erogazione di un contributo pari alla somma di euro 3.350.000 a gravare sul capitolo di bilancio SC04.2442 - UPB S04.09.003;

CONSIDERATO che, a distanza di oltre tre anni, i suddetti finanziamenti non sono stati ancora erogati benché i comuni e/o le reti dei comuni, oltre ad un intenso lavoro di pianificazione e programmazione hanno dovuto sostenere delle ingenti spese per la formazione dell'ufficio di coordinamento;

DATO ATTO che il contributo di che trattasi è finalizzato alla costruzione di idee per un progetto di paesaggio che attui gli indirizzi del Piano paesaggistico regionale (PPR),

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale degli enti locali finanze e urbanistica per:

1) conoscere quali siano le motivazioni che hanno portato al mancato finanziamento del premio per i programmi integrati del paesaggio;

2) sapere in che modo e con quali tempistiche la Regione intenda onorare gli impegni assunti e recuperare il lavoro di programmazione al fine di dare continuità ed attuazione ai progetti;

3) valutare, in caso le risorse disponibili o reperibili nel breve-medio termine, non dovessero consentire di soddisfare la totalità delle richieste ammesse a finanziamento, se non sia comunque il caso di procedere in maniera graduale, tenendo in debito conto la graduatoria finale del bando. (359)

Interrogazione Arbau - Ledda - Azara - Perra, con richiesta di risposta scritta, sui gravi problemi generati dai ritardi nell'aggiornamento dei sistemi informatici che hanno bloccato le assegnazioni del gasolio agricolo.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- in Sardegna, si rilasciano, in attuazione del decreto ministeriale n. 454 del 14 dicembre 2001 e del decreto dell'Assessore dell'agricoltura e della riforma agro-pastorale del 28 novembre 2006, n 1152, ogni anno 18.900 libretti Uma, per un'assegnazione totale di circa 112 milioni di litri di gasolio agricolo;

- nell'anno in corso si registra un pesantissimo ritardo nell'assegnazione dei suddetti libretti agli agricoltori sardi;

- sono stimati in milioni di euro i costi aggiuntivi per gli imprenditori agricoli dovuti alle mancate assegnazioni del gasolio agricolo;

- già lo scorso anno, la Regione aveva omesso di applicare le riduzioni del 15 per cento nelle assegnazioni imposte dalla legge di stabilità, rischiando di far pagare la differenza ai beneficiari;

CONSIDERATO che:

- gli agricoltori stanno pagando il gasolio 0,64 centesimi in più: 1,47 euro anziché 0,83, soldi che non si vedranno restituire;

- ovviamente le macchine agricole non si possono fermare, soprattutto in questo periodo, che per chi lavora in campagna è uno dei più impegnativi;

EVIDENZIATO che:

- l'agricoltura in Sardegna è un settore progressivamente messo in ginocchio dalla crisi;

- pagare il carburante a 0,64 centesimi in più significa un aggravio dei costi di circa 71.680.000 euro;

- l'attuale situazione, ereditata dalla precedente gestione assessoriale, dovuta a una sospensione del servizio informatico competente, causa, dunque, il blocco delle assegnazioni di gasolio agricolo;

- chi lavora la terra è obbligato ad andare a rifornire i propri trattori nei distributori, con un consistente aggravio dei costi,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere:

1) se sia venuto a conoscenza dei gravi problemi derivati agli agricoltori a seguito dell'ingiustificabile ritardo nella distribuzione dei libretti Uma;

2) quali siano le motivazioni che per l'ennesima volta hanno impedito una tempestiva e regolare distribuzione degli stessi;

3) quali urgenti azioni e provvedimenti intenda adottare al fine di evitare il protrarsi del ritardo nella distribuzione dei libretti Uma, limitando ulteriori danni alle aziende del comparto agricolo, già in ginocchio per la crisi economica, e che si trovano spesso a dover subire conseguenze negative dovute a inefficienze e appesantimenti burocratici proprio da parte di apparati regionali che dovrebbero, invece, garantire il massimo sostegno e il necessario supporto nella realizzazione delle misure che si ritengono necessarie per la tutela dell'importantissimo settore su cui si basa gran parte dell'economia della nostra regione. (360)

Interrogazione Sale, con richiesta di risposta scritta, sull'abbattimento dei bovini in località Coluccia nel Comune di Palau.

Il sottoscritto,

PREMESSO che:

- nel 1992 la legislazione svizzera fu modificata per riconoscere agli animali lo status di esseri anziché cose; nel 2002, la Germania votò per aggiungere le parole "e degli animali" alla clausola della Costituzione che obbliga lo Stato a rispettare e proteggere la dignità degli esseri umani;

- in Italia la normativa di riferimento è regolata dalla legge 20 luglio 2004, n. 189 (Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate);

VALUTATO che:

- l'articolo 544 bis della legge n. 189 del 2004, stabilisce che "Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi";

- l'articolo 544 ter della legge n. 189 del 2004 recita che "Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche ecologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell'animale.";

CONSIDERATO che:

- con l'ordinanza contingibile e urgente n. 3 del 16 aprile 2015 il sindaco di Palau ordina, previa sua autorizzazione e/o del responsabile del Settore vigilanza, prevede ed autorizza l'abbattimento dei bovini selvatici riconducibili ad una stessa mandria in stato di abbandono proveniente verosimilmente da località Coluccia del Comune di Santa Teresa di Gallura e che vivono allo stato brado nelle aree comprese fra l'abitato di Barabissa, Angolo Azzurro, Porto Pollo fino al confine territoriale con Santa Teresa di Gallura;

- le barbare modalità con cui sono stati effettuati gli abbattimenti e quanto si legge sul sito istituzionale del Comune di Palau ovvero che "in merito all'abbattimento di capi bovini nel territorio del comune di Palau, il sindaco precisa che l'amministrazione ha avviato un'inchiesta interna per verificare se ci siano state delle inadempienze nell'applicazione dell'ordinanza comunale da parte dei "Selecontrollori" abilitati e incaricati dell'abbattimento dei suddetti bovini per ragioni di pubblica sicurezza e incolumità";

- lo stesso problema si sta verificando a Palmadula nella zona di S'Eremitu, Signaddoggiu, Melzi e Pedru Siligu,

chiede di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere se, alla luce di quanto sopra esposto, intendano procedere con una verifica degli uffici dei propri assessorati su quanto accaduto a Palau e se intendano predisporre una piano che trovi una soluzione alternativa all'abbattimento per i bovini selvatici che si trovano nella stessa situazione di quelli sopra descritti. (361)

Interrogazione Ledda - Arbau - Azara - Perra, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di procedere allo scorrimento delle graduatorie relative alle selezioni interne per l'accesso al IV livello impiegati dell'Ente foreste, svolte nel 2006.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- le rilevanti e perduranti carenze dell'organico dell'Ente foreste hanno reso necessario, già da diversi anni, il ricorso all'assegnazione del personale operaio allo svolgimento di mansioni superiori di impiegato, per garantire il regolare svolgimento delle funzioni cui l'Ente è preposto;

- la legge regionale 9 giugno 1999, n. 24, istitutiva dell'Ente foreste, all'articolo 9 stabilisce che: "Al personale dell'Ente, che costituisce un comparto di contrattazione distinto dal comparto del personale dell'Amministrazione regionale e degli altri enti regionali, si applica il contratto collettivo nazionale di lavoro degli operai forestali ed impiegati agricoli addetti ai lavori di sistemazione idraulico forestale.... e il contratto integrativo regionale";

- la dotazione organica di impiegati, quadri e dirigenti dell'Ente foreste, revisionata con deliberazione del Consiglio di amministrazione n. 133 del 21 ottobre 2013, stabilita in complessive 758 unità, è rimasta immutata rispetto al 2001;

- ai sensi dell'articolo 13 della legge istitutiva "per le mansioni di operaio qualificato o superiore e per le funzioni impiegatizie e dirigenziali l'ente deve preliminarmente attivare procedure di selezione interne del personale dipendente, nella misura del 50 per cento, secondo le modalità stabilite dal regolamento interno";

PRESO ATTO che:

- nell'anno 2006 l'Ente, pertanto, ha proceduto, per superare i gravissimi impedimenti al regolare svolgimento delle proprie funzioni istituzionali, a espletare le selezioni interne per titoli ed esami per la copertura del 50 per cento dei posti vacanti nel IV livello impiegati, per un totale di 80 posti, così suddivisi: 25 nell'area amministrativo-contabile e 55 nell'area tecnica;

- le procedure selettive hanno consentito di coprire il 50 per cento delle vacanze presenti nella dotazione organica, mentre per gli ulteriori posti vacanti dovevano essere avviate procedure concorsuali pubbliche, che non sono mai state svolte in ragione degli stringenti vincoli finanziari e dei limiti normativi alle assunzioni nelle pubbliche amministrazioni;

- per sopperire alle vacanze di organico prioritarie nell'ambito del IV livello impiegati, sia nell'area tecnica che amministrativa-contabile, l'Ente ha attinto dalle graduatorie degli idonei nelle selezioni interne svolte per l'accesso al predetto livello e, con decorrenza dai primi mesi del 2008, il personale così individuato è stato assegnato a mansioni superiori di IV livello impiegati, ma non è stato inquadrato definitivamente nel livello assegnato;

CONSIDERATO che:

- l'assegnazione di mansioni superiori ha riguardato prevalentemente operai che, in possesso del titolo di studio necessario o di titoli superiori (laureati), hanno superato le prove selettive risultando essere idonei, ma non vincitori;

- in base alle disposizioni di legge sul pubblico impiego, che prevedono l'uso di questo istituto solo in via temporanea, in questi ultimi mesi molti di questi lavoratori si sono visti revocare le mansioni superiori e da capi cantiere, assistenti tecnici, amministrativi e contabili, sono stati costretti a ritornare al ruolo di operaio generico presso i cantieri forestali di origine;

RILEVATO che:

- il sostanziale demansionamento di cui sono stati oggetto ha creato enormi disagi per i lavoratori, causato comprensibili tensioni e disfunzioni nell'ambito lavorativo, oltre a costituire uno spreco di risorse pubbliche e di professionalità, competenze acquisite e perfezionate nel corso di anni di lavoro, anche con la partecipazione a percorsi formativi e di aggiornamento professionale nelle materie attinenti ai compiti svolti;

- il percorso individuato nel recentissimo "piano triennale", proposto dal commissario straordinario dell'Ente foreste, risulterebbe oltremodo penalizzante per i lavoratori citati, laddove prevede l'assegnazione di 18 posti di impiegati del IV livello tramite concorso pubblico, mortificando le legittime aspirazioni dei "demansionati", lasciando di fatto persistere l'insufficienza di organico nel livello stesso;

- in analogia alla soluzione normativa adottata nel 2008 per i dipendenti dell'Amministrazione regionale, idonei, ma non vincitori nelle selezioni interne svolte nel 2005 per l'accesso alla categoria B, sul modello del comma 13 dell'articolo 3 della legge regionale n. 3 del 2008 (legge finanziaria) può essere individuato un percorso normativo che consenta all'Ente di scorrere le graduatorie relative alle selezioni interne svolte nel 2006 per il IV livello impiegati, fino a copertura di ulteriori n. 80 posti vacanti: n. 25 nell'area amministrativo-contabile e n. 55 nell'area tecnica,

- tale soluzione verrebbe a coprire solo una parte delle carenze presenti nel IV livello impiegati, precisamente n. 80 posti a fronte di 225 posti vacanti, come emerge dalla vigente dotazione organica dell'Ente, ma, comunque, superiori ai 18 posti previsti nel citato piano triennale, che comporta oneri finanziari molto più elevati;

- sono state già avviate numerose azioni per far valere in sede giudiziaria lo scorrimento di fatto delle predette graduatorie, che, qualora si concludessero con il definitivo inquadramento di questi lavoratori sin dal 2008, potrebbero comportare pesanti oneri per le casse regionali;

- i dipendenti dell'Ente foreste si trovano a subire una grave sperequazione rispetto ai dipendenti dell'Amministrazione regionale che, in situazioni analoghe, hanno beneficiato della disposizione contenuta nella predetta legge finanziaria del 2008,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente e l'Assessore regionale del degli affari generali, personale e riforma della Regione per sapere:

1) se siano a conoscenza della situazione suesposta e se intendano adottare i provvedimenti necessari al fine di garantire il definitivo inquadramento di questo personale nel livello contrattuale ricoperto da anni;

2) se non ritengano, a tal fine, possibile il ricorso a una soluzione normativa in analogia a quella adottata nel 2008 per i dipendenti dell'Amministrazione regionale, che consenta all'Ente di scorrere le graduatorie relative alle selezioni interne svolte nel 2006 per il IV livello impiegati, fino alla copertura di ulteriori 80 posti vacanti, 25 nell'area amministrativo-contabile e 55 nell'area tecnica, consentendo all'Ente di far fronte, a costo zero, alle carenze organiche prioritarie e, nel contempo, di riconoscere le professionalità acquisite. (362)

Interrogazione Pinna Rossella - Arbau - Solinas Antonio - Forma - Deriu - Sabatini - Tendas - Comandini, con richiesta di risposta scritta, sul mancato scorrimento delle graduatorie vigenti ed approvate a partire dal 1° gennaio 2007, relative al concorso indetto dalla ASL n. 7 di Carbonia, per titoli e colloquio, per il conferimento di 2 incarichi libero professionali di "Dirigente psicologo" per l'Unità operativa di neuropsichiatria infantile.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- il decreto legge n. 101 del 2013, convertito con modificazioni dall'articolo 1, comma 1, della legge 30 ottobre 2013, n.125, introduce una serie di disposizioni innovative in relazione all'immissione in servizio di idonei e vincitori dì concorsi, e di limitazioni a proroghe di contratti e all'uso del lavoro flessibile nel pubblico impiego;

- in particolare, l'articolo 4 della citata norma, al comma 1 dispone modifiche all'articolo 36 del decreto legislativo n. 165 del 2001, restringendo ulteriormente le ipotesi per le quali è possibile fare ricorso a contratti a tempo determinato, che pertanto potranno essere stipulati solo "per rispondere ad esigenze di carattere esclusivamente temporaneo o eccezionale";

- il comma 2 del medesimo articolo dispone che "per prevenire fenomeni di precariato, le amministrazioni pubbliche, nel rispetto delle disposizioni del presente articolo, sottoscrivono contratti a tempo determinato con i vincitori e gli idonei delle proprie graduatorie vigenti per concorsi pubblici a tempo indeterminato";

- il comma 3 stabilisce che fino al 31 dicembre 2016, per le amministrazioni pubbliche che vogliano avviare procedure concorsuali per l'assunzione di personale, l'autorizzazione sia subordinata:

a) alla verifica della avvenuta immissione in servizio presso l'amministrazione di tutti i vincitori di concorso collocati in graduatorie vigenti per assunzioni a tempo indeterminato per qualsiasi qualifica, salvo comprovate necessità organizzative, non temporanee ed adeguatamente motivate;

b) alla assenza di idonei collocati in graduatorie vigenti dal 1° gennaio 2007, relative alle professionalità necessarie anche secondo un criterio di equivalenza;

- il comma 3 ter, prevede, altresì, l'applicazione dell'articolo 3, comma 61, terzo periodo, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (legge finanziaria 2004) ossia la possibilità di effettuare assunzioni, anche utilizzando le graduatorie di pubblici concorsi approvate da altre amministrazioni, previo accordo tra le amministrazioni interessate, ferma restando la salvaguardia della posizione occupata nella graduatoria dai vincitori e dagli idonei per le assunzioni a tempo indeterminato;

CONSIDERATO che:

- la ratio del provvedimento risponde ad esigenze sociali e di equità, ed esonera l'amministrazione dalle spese, dai costi e dai tempi di attesa connessi ad un nuovo concorso, secondo il principio costituzionale di buon andamento;

- il recente intervento normativo ha configurato un vero e proprio diritto all'immissione in servizio, in capo non solo ai vincitori collocati nelle graduatorie, ma anche agli idonei inseriti nelle graduatorie vigenti ed approvate a partire dal 1° gennaio 2007, e subordina espressamente l'autorizzazione all'avvio di nuove procedure concorsuali all'avvenuta immissione in servizio di tutti i vincitori collocati nelle graduatorie e degli idonei presenti nelle graduatorie vigenti al 1° gennaio 2007;

- a ciò si aggiunge che anche la giurisprudenza di merito ha assunto un orientamento analogo al Consiglio di Stato, secondo il quale, a fronte di una graduatoria valida ed efficace, la pubblica amministrazione non può non considerare la sussistenza di soggetti qualificabili come idonei, quanto meno, in assenza di valide ragioni giustificatrici; in questo senso si pongono le pronunce: TAR Sardegna 19 ottobre 1999, n. 1228; TAR Lazio 30 gennaio 2003, n. 536; TAR Lombardia 15 settembre 2008, n. 4073; TAR Lazio 15 settembre 2009, n. 8743; TAR Sardegna 20 giugno 2013, n. 00478 e n. 00481;

- il legislatore ha pertanto inteso volgere "un atto di giustizia e un segnale di rispetto per quei tanti italiani, la maggior parte dei quali giovani, che da anni attendono una collocazione nella P.A. dopo aver sostenuto e superato un regolare concorso" (Ministro D'Alia - guida al decreto-legge 101 del 2013, in www.funzionepubblica.gov.it);

PRESO ATTO:

- della deliberazione di Giunta n. 28/17 del 17 luglio 2014 "Indirizzi in merito all'applicazione degli atti aziendali delle Aziende Sanitarie ed Ospedaliere, in materia di personale e di acquisti di beni e servizi" che dispone, conseguentemente, che le aziende sanitarie e ospedaliere rispettino le previsioni normative che impongono, per le assunzioni a tempo determinato, ferme restando le esigenze di carattere esclusivamente temporaneo o eccezionale, piuttosto che l'indizione di procedure selettive per assunzioni a tempo determinato, l'utilizzo, nel rispetto dell'ordine di posizione, delle graduatorie vigenti nelle aziende per concorsi pubblici a tempo indeterminato;

- del comma 1 dell'articolo 4 della legge regionale 12 marzo 2015, n. 7 (Proroga dell'efficacia delle graduatorie dei concorsi per assunzioni di personale ASL) che stabilisce che alle aziende sanitarie, alle aziende ospedaliere e alle aziende ospedaliero-universitarie della Sardegna, poiché rientrano tra le amministrazioni pubbliche che hanno subito limitazioni delle assunzioni, si applica l'articolo 4, comma 4, del decreto legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125;

CONSIDERATO che:

- la ASL n. 7 di Carbonia ha indetto una nuova procedura comparativa per titoli e colloquio, per il conferimento di 2 incarichi libero professionali di Dirigente psicologo per l'Unità operativa di neuropsichiatria infantile;

- a parere degli interroganti, detta procedura contrasta con l'articolo 4 del decreto legge 31 agosto 2013, n. 101, che prevede la validità delle graduatorie vigenti al 31 dicembre 2016 e il loro scorrimento;

- ciò si pone, peraltro, in contrasto con l'articolo 97 della Costituzione, che sancisce che la pubblica amministrazione deve ispirarsi al principio del buon andamento;

- per i medesimi profili professionali richiesti dalla ASL n. 7 risultano ancora valide ed efficaci due graduatorie dalle quali attingere (Azienda sanitaria locale n. 3 di Nuoro e Azienda sanitaria n. 6 di Sanluri);

CONSIDERATO INOLTRE che:

- l'avvio di nuove procedure concorsuali è motivo di nuovi oneri a carico del bilancio della ASL n. 7;

- lo scorrimento delle graduatorie si pone come una modalità ordinaria di reclutamento del personale che si giustifica in relazione alla necessità di ridurre i costi gravanti sulle amministrazioni, nel rispetto dei principi di trasparenza e di imparzialità,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:

1) se sia a conoscenza del fatto esposto;

2) se tale procedura di assunzione sia in contrasto con la previsione normativa richiamata in premessa (articolo 4 del decreto legge 31 agosto 2013, n. 101, legge regionale n. 7 del 2015 e delibera di Giunta n. 28/17 del 17 giugno 2014);

3) quali iniziative ritenga opportuno adottare per incentivare gli accordi tra le amministrazioni, le aziende sanitarie, le aziende ospedaliere e le aziende ospedaliero-universitarie della Sardegna circa la possibilità di utilizzare, prima di indire nuovi concorsi, le graduatorie relative ai concorsi approvate da altre amministrazioni, per profili analoghi o equivalenti, ai sensi dell'articolo 3, comma 61, terzo periodo, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 e dell'articolo 4, comma 3-ter, del decreto legge n. 101 del 2013, anche ai fini del contenimento della spesa sanitaria. (363)

Interrogazione Arbau - Azara - Ledda - Perra, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione in cui si sono venuti a trovare i titolari di bed and breakfast aventi sede nei piccoli paesi dell'interno della Sardegna, a seguito delle richieste di pagamento del canone di abbonamento per i diritti di "esecuzione musicale" inviate dall'Agenzia SIAE.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- si è diffusa, in questi giorni, la notizia che diversi titolari di bed and breakfast, esercenti l'attività saltuaria di servizio di alloggio e somministrazione della prima colazione in piccoli comuni della Barbagia, sono stati raggiunti da una richiesta di pagamento del canone di abbonamento per i diritti di "esecuzione musicale" inviate dall'Agenzia SIAE di Nuoro;

- nella richiesta si specifica che l'abbonamento, normalmente a validità annuale, deve essere corrisposto anticipatamente con un versamento pari a 168 euro annui, da rinnovarsi entro il 28 febbraio dell'anno successivo;

RILEVATO che:

- la SIAE ha evidentemente ritenuto i bed and breakfast inquadrabili, senza alcun criterio inerente le dimensioni economiche delle attività, fra i "pubblici esercizi" soggetti al canone previsto dall'articolo 58 della legge n. 633 del 1941;

- da tale inquadramento, oltre all'obbligo al pagamento dei diritti SIAE, deriverebbe anche analogo obbligo al versamento annuale del canone televisivo Rai speciale, per un importo minimo di 203,70 euro, dovuto da "coloro che detengono uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radio televisive in esercizi pubblici, in locali aperti al pubblico o comunque fuori dell'ambito familiare o che li impegnano a scopo di lucro diretto o indiretto";

- i titolari dei bed and breakfast aventi sede in Sardegna si troverebbero, pertanto, a dover sostenere, nell'immediato, un esborso, non preventivato né preventivabile, pari a un totale di 371,70 euro;

CONSIDERATO che:

- si tratta di costi con tutta evidenza non commisurati alle realtà delle attività familiari ricettive che operano nei piccoli comuni delle nostre zone interne, non interessati da importanti flussi turistici, ma, al contrario, attanagliati da crescenti problemi di spopolamento e desertificazione; piccole comunità che ancora popolano e sopravvivono in territori svantaggiati della nostra regione;

- l'arrivo di simili richieste non fa altro che acuire il senso di abbandono e di risentimento per la mancata percezione, da parte delle istituzioni, della drammatica situazione vissuta dalle piccole comunità che ancora popolano e sopravvivono in territori svantaggiati della nostra regione;

EVIDENZIATO che:

- la legge regionale n. 27 del 1998 (Disciplina delle strutture ricettive extra alberghiere) e le linee guida per l'esercizio saltuario dei bed and breakfast, approvate dalla Giunta regionale con deliberazione n. 10/43 del 21 febbraio 2013, stabiliscono che l'attività, così come definita all'articolo 6 della stessa legge, si caratterizza primariamente per l'assenza di servizi tipici di una struttura ricettiva a carattere imprenditoriale e, per tale motivo, non rappresenta e non deve essere intesa come una versione in scala dimensionale ridotta di una struttura ricettiva alberghiera, ma come, un modello di accoglienza basato sulla formula dell'alloggio familiare;

- oltre alla mancanza del carattere di imprenditorialità connaturata al tipo di attività, le disposizioni impositive dovrebbero tener conto delle peculiarità delle attività stesse che, se esercitate in territori svantaggiati, subiscono ovviamente tutti gli svantaggi delle realtà in cui si trovano a operare;

RITENUTO che:

- la palese insostenibilità del peso dell'ulteriore balzello comporterebbe, con attendibile previsione, la chiusura della gran parte dei bed and breakfast che, con coraggio e speranza, sono stati aperti in tanti paesi dell'interno, peraltro spesso privi di alberghi o altre attività ricettive;

- alcuni operatori hanno già cessato l'attività e altri manifestato l'intenzione di arrendersi, davanti all'arroganza di uno Stato esattore che sembra voler vanificare tutti gli sforzi di quanti non vogliono lasciar morire i paesini dove sono nati e dove chiedono di poter continuare a vivere,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale del turismo, artigianato e commercio per sapere:

1) se sia a conoscenza della situazione suesposta e quali azioni intenda avviare con urgenza per evitare un ulteriore aggravio della situazione in cui si sono venuti a trovare i titolari di bed and breakfast, esercenti l'attività saltuaria di servizio di alloggio e somministrazione della prima colazione nei piccoli comuni della Barbagia e delle altre zone interne della Sardegna, a seguito delle richieste di pagamento del canone di abbonamento per i diritti di "esecuzione musicale" inviate dall'Agenzia SIAE;

2) se non ritenga necessario avviare un'interlocuzione con il Ministero competente, al fine di evitare l'indiscriminata richiesta di un ulteriore onere, insostenibile dai proprietari di abitazioni nei piccoli paesi dell'interno, che, per pochi giorni all'anno, mettono a disposizione dei turisti di passaggio la propria casa familiare;

3) se non ritenga di concordare con la valutazione che il perdurare della suddetta richiesta di un esborso di svariate centinaia di euro, porterebbe gran parte dei titolari dei bed and breakfast delle zone svantaggiate della Sardegna a cessare la propria attività, con un evidente danno che si ripercuoterebbe tanto sulle casse dello Stato che sulla già drammatica crisi economica e occupazionale che attanaglia con maggior intensità le nostre piccole comunità, prima causa di quei fenomeni di desertificazione e spopolamento che le Istituzioni democratiche sono chiamate a combattere e arginare. (364)

Interrogazione Truzzu, con richiesta di risposta scritta, sul rinnovo del Comitato regionale per l'emergenza-urgenza sanitaria.

Il sottoscritto,

PREMESSO che:

- con delibera di Giunta regionale n. 19/11 del 24 aprile 1998 è stata prevista l'istituzione del Comitato sanitario regionale per l'emergenza-urgenza, con compiti di consulenza tecnica in materia di organizzazione e gestione dell'emergenza sanitaria;

- con delibera di Giunta regionale n. 19/8 dei 12 maggio 2010, al fine di rendere più aderente la funzionalità dell'organo tecnico consultivo alle esigenze di riorganizzazione e riqualificazione del sistema, si è previsto di integrare la composizione del citato comitato con l'inserimento di ulteriori figure professionali di comprovata esperienza e capacità nell'ambito del sistema emergenza-urgenza;

RILEVATO che:

- la legge regionale 17 novembre 2014, n. 23, prevede l'istituzione dell'Azienda regionale di emergenza-urgenza a cui è affidato lo svolgimento dei compiti relativi all'emergenza-urgenza attualmente svolti dalle centrali 118, il servizio di elisoccorso, nonché le funzioni di coordinamento nel trasporto delle persone, degli organi e dei tessuti, di scambio e compensazione di sangue ed emocomponenti, ed assicura il coordinamento con tutte le aziende del sistema sanitario regionale e le istituzioni coinvolte al fine di garantire l'efficacia della risposta sanitaria di emergenza e urgenza tenuto conto della rete ospedaliera dell'emergenza sanitaria, dell'offerta territoriale di prestazioni d'urgenza, delle caratteristiche geomorfologiche del territorio e della rete viaria di collegamento;

- con delibera di Giunta regionale n. 52/26 del 23 dicembre 2014 si è ritenuto opportuno rinnovare il Comitato sanitario regionale per l'emergenza-urgenza sanitaria, istituito con decreto assessoriale n. 2964 del 17 settembre 1998, e successive modifiche ed integrazioni, prevedendo la partecipazione di figure tecniche professionali di comprovata esperienza nell'ambito del sistema dell'emergenza-urgenza sanitaria, comitato che avrà il compito di formulare le proposte finalizzate alla riorganizzazione e riqualificazione del sistema di emergenza-urgenza regionale;

CONSIDERATO che:

- il precedente Comitato sanitario regionale per l'emergenza-urgenza, nominato con decreto assessoriale n. 51 del 28 ottobre 2010, risultava composto dall'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale, dai responsabili delle centrali operative 118, da un rappresentante dell'area emergenza-pronto soccorso, da un rappresentante dell'area anestesia e rianimazione, da un rappresentante dell'emergenza territoriale, da un responsabile DEA di 1° livello, da un responsabile DEA di 2° livello, da un rappresentante del servizio regionale del Corpo nazionale di soccorso alpino e speleologico, da un rappresentante dell'area della dirigenza infermieristica, da un rappresentante della Protezione civile regionale, da due rappresentanti delle associazioni di volontariato e da un rappresentante delle cooperative sociali;

- con decreto n. 8 del 5 febbraio 2015 l'Assessore ha provveduto a nominare il nuovo Comitato sanitario regionale per l'emergenza-urgenza, che risulta composto dall'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale, dal direttore del Servizio della medicina di base, specialistica, materno-infantile, residenziale, riabilitativo e dell'assistenza farmaceutica, dai responsabili delle centrali operative 118, da 4 rappresentanti dell'area emergenza-pronto soccorso, dal presidente regionale della Società italiana di medicina di emergenza urgenza (Simeu), da 2 rappresentanti dell'area anestesia e rianimazione, dal referente regionale della Società italiana sistema (SIS) 118, da un rappresentante dell'area della dirigenza infermieristica e da una coordinatrice infermieristica della centrale operativa 118;

DATO ATTO che:

- nella nuova composizione del Comitato sanitario regionale per l'emergenza-urgenza sono scomparsi i rappresentanti delle associazioni di volontariato, dell'emergenza territoriale, della protezione civile regionale e delle cooperative sociali, del Corpo nazionale di soccorso alpino e speleologico;

- sia nella delibera di Giunta regionale n. 52/26 del 23 dicembre 2014 che nel decreto assessoriale n. 8 del 5 febbraio 2015, non sono evidenziate le ragioni che hanno determinato il mancato inserimento dei rappresentanti delle categorie sopraccitate;

ATTESO che:

- il sistema 118 in Sardegna è composto da 2 centrali operative, 24 medicalizzate e circa 200 presidi del soccorso di base gestiti da associazioni e/o cooperative, che assicurano circa il 75 per cento dei servizi, garantendo l'assistenza soprattutto nei centri più periferici;

- la nascita dell'AREUS non può prescindere da uno studio sul soccorso di base e dalla partecipazione delle sue rappresentanze (CRI, ANPAS, Misericordie e associazioni libere oltre alle cooperative), dai rappresentanti del soccorso avanzato e delle guardie mediche, principali conoscitori delle esigenze, problematiche, risorse e delle più efficienti ed efficaci migliorie organizzative e gestionali del sistema dell'emergenza territoriale,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere quali siano le ragioni tecniche e organizzative in virtù delle quali ognuna delle categorie sopraccitate debba essere esclusa dal Comitato sanitario regionale per l'emergenza-urgenza, anche in considerazione dell'importante fase di riforma che l'intero sistema deve intraprendere. (365)

Interpellanza Zedda Alessandra - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis sulla vertenza KELLER Elettromeccanica.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- la Corte d'appello del Tribunale di Cagliari, sezione civile, ha decretato il fallimento dell'azienda KELLER con stabilimento primario a Villacidro;

- la stessa Corte d'appello ha rigettato il ricorso contro la sentenza di primo grado presentato da 420 lavoratori, organizzazioni sindacali, Ministero dello sviluppo economico, Regione Sardegna e Regione Sicilia;

CONSIDERATO che:

- la Corte d'appello del Tribunale di Cagliari, sezione civile, ha di fatto stabilito che non esistono i requisiti per cercare una soluzione alla crisi aziendale attraverso l'amministrazione straordinaria da parte di un commissario;

- non hanno prodotto risultati i tentativi del commissario liquidatore di trovare acquirenti per l'azienda KELLER;

EVIDENZIATO che:

- i 276 lavoratori di Villacidro perderanno definitivamente il posto di lavoro;

- ci si trova dinanzi a una emergenza occupazionale,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'industria per sapere:

1) se siano a conoscenza del seguente fatto;

2) quali azioni urgenti abbiano intenzione di porre in essere per la tutela dei lavoratori;

3) quali attività abbiano programmato al fine di creare le condizioni per la ripresa delle attività della fabbrica e dello stesso polo produttivo di Villacidro. (122)

Interpellanza Usula - Zedda Paolo Flavio - Anedda - Cocco Daniele Secondo - Desini - Arbau - Forma - Busia - Sale - Cherchi Augusto - Manca Pier Mario - Pizzuto - Lai - Agus - Perra - Ledda - Azara - Unali sulle criticità e gli eventuali profili di illegittimità inerenti la composizione del consiglio di amministrazione dell'Istituto zooprofilattico della Sardegna (IZS) e delle delibere da esso adottate, con particolare riguardo alle presunte dimissioni del dott. Romano Mirabelli in seguito alla scandalo blue tongue.

I sottoscritti,

PREMESSO:

- l'articolo 7 della legge regionale 4 agosto 2008, n. 12 (Riordino dell'istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna "Giuseppe Pegreffi", ai sensi del decreto legislativo 30 giugno 1993, n. 270, e abrogazione della legge regionale 22 gennaio 1986, n. 15), il quale prevede che "Il consiglio di amministrazione, composto da tre componenti di cui uno designato dal Ministro della salute e due eletti dal Consiglio regionale con voto limitato, è nominato con decreto del Presidente della Regione";

- il decreto del Presidente della Giunta regionale n. 114 del 1° dicembre 2009, con il quale è stato nominato il consiglio di amministrazione in carica nelle persone del dott. Romano Mirabelli (designato del Ministero della salute), del dott. Giovanni Maria Carboni e del dott. Michele Pala (designati dal Consiglio regionale);

- l'articolo 7, comma 3, della succitata legge regionale n. 12 del 2008 per il quale "il consiglio di amministrazione dura in carica cinque anni ed i componenti possono essere rinominati per non più di una volta. In caso di dimissioni, decadenza, impedimento o morte di uno o più consiglieri, il Presidente della Regione provvede alla sostituzione, su designazione o elezione dell'ente di competenza";

- l'articolo 11 del decreto legislativo 28 giugno 2012, n. 106, recepito della legge regionale 17 dicembre 2012, n. 25 (Disposizioni urgenti in materia di enti locali e settori diversi), che ha ridotto la durata della carica dei consiglieri d'amministrazione degli IZS a 4 anni;

RILEVATO che:

- nel corso dell'estate del 2014, è scoppiato lo scandalo legato all'utilizzo dei "vaccini killer" per combattere la lingua blu e, dalle cronache giudiziarie diffuse dai principali mezzi di comunicazioni, è emerso che tra i destinatari degli avvisi di garanzia notificati della Procura di Roma che indaga sulla vicenda ci sarebbe anche il dott. Romano Mirabelli, già alto dirigente del Ministero della salute, sul quale graverebbero pesanti indizi di responsabilità e colpevolezza anche penalmente perseguibili;

- nello specifico, il dott. Mirabelli sarebbe accusato di corruzione, rivelazione del segreto d'ufficio e falsità ideologica per aver imposto, attraverso una gestione dispotica, personalistica e autoreferenziale dell'emergenza blue tongue, la vaccinazione contro il virus della febbre catarrale su tutto il territorio nazionale e per aver disposto, in assenza di un'effettiva emergenza sanitaria, l'acquisto in esubero da parte del Ministero della salute di 3.578.800 dosi di vaccino non utilizzate per le campagne 2006-2007, 2007-2008, 2008-2009, tutte operazioni che si tradurrebbero in un danno per l'erario, quantificato in 2 milioni e mezzo di euro solo per la Regione;

- sempre secondo notizie di cronaca apprese da media nazionali e regionali, che riportano i rilievi mossi dalla Procura di Roma, il dott. Mirabelli avrebbe avuto il ruolo di favorire gli interessi della ditta farmaceutica Merial Italia Spa attraverso accordi illeciti con i suoi dirigenti;

- le notizie riportate hanno comportato gravi ripercussioni sulla credibilità e affidabilità di un ente pubblico quale è appunto lo IZS Sardegna, ente preposto, con interventi scientificamente validati, a salvaguardare e garantire la sanità animale e con questa la salute di operatori, allevatori e aziende agricole;

- tale scandalo ha irrimediabilmente minato il rapporto di fiducia tra l'ente e i cittadini direttamente interessati alla sua azione;

DATO ATTO che:

- in seguito ai fatti descritti, l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale hanno ripetutamente e opportunamente invitato il dott. Mirabelli alle dimissioni dal consiglio di amministrazione dell'ente;

- in particolare, dalla sessione notizie del sito della Regione, si registra che le dimissione del dott. Mirabelli - avvenute il 18 luglio 2014 - non sarebbero state "mai comunicate alla Presidenza della Regione";

- conseguentemente, i suindicati assessorati avrebbero in modo del tutto irrituale appreso dalla stampa le avvenute dimissioni dal consiglio di amministrazione dell'IZS Sardegna del dott. Mirabelli, già autosospesosi dalla carica ministeriale;

- nel medesimo comunicato, l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale esprimeva inoltre l'intenzione, ove ne ricorressero i presupposti, di proporre alla Giunta regionale la costituzione di parte civile nell'eventuale processo legato alla scandalo blue tongue, onde "garantire la massima tutela ai pastori della Sardegna che hanno duramente pagato quella campagna di vaccinazione";

RILEVATO che:

- nelle delibere n. 3.5, 3.6 e 3.7 del 25 agosto 2014 si fa riferimento, all'interno del preambolo, alla "nota prot. n. 10498 del 1.08.2014 con la quale sono state comunicate dal Ministero della salute le dimissioni del dott. Romano Mirabelli dal consiglio di amministrazione dell'ente dal 18 luglio 2014";

- nel periodo tra agosto e novembre 2014, il consiglio di amministrazione dell'IZS Sardegna avrebbe dunque funzionato in composizione limitata a due sole componenti e in condizioni di dubbia legittimità;

- sennonché, dai verbali delle ultime delibere adottate dal consiglio di amministrazione dell'IZS Sardegna e pubblicate nel sito dell'ente si apprende, in modo del tutto singolare, che il dott. Romano Mirabelli risulta essere "assente giustificato";

- in particolare, nell'ultima delibera n. 4.9 del 28 novembre 2014 avente ad oggetto "Programmi di attività ed obiettivi raggiunti dalla Direzione Generale: annualità 2012, 2013 e 2014", dal cui verbale risulta l'assenza giustificata del dott. Mirabelli e dunque la sua "risurrezione" amministrativa, il consiglio di amministrazione delibera all'unanimità nella parte dispositiva di "prendere atto delle attività espletate e del raggiungimento di tutti gli obiettivi ministeriali regionali ed aziendali elencati in premessa" e "di dare atto all'attuale Direzione Generale dell'istituto della gestione virtuosa sino ad oggi operata, che ha consentito il raggiungimento degli obiettivi oggetto di valutazione della presente";

- nella delibera succitata si legge testualmente che "è necessario ed opportuno, nell'imminente scadenza di questo CDA valutare l'attività svolta dalla Direzione Generale dell'istituto anche per il 2014, in quanto verosimilmente, da qui alla fine dell'esercizio le risultanze gestionali attualmente conosciute non subiranno significativi cambiamenti (circa 10 gg lavorativi disponibili)", dando dunque atto della conclusione del procedimento di valutazione anche per l'esercizio ancora in corso;

- inopinatamente, nella medesima delibera n. 4.9, il relativo verbale attesta la partecipazione alla seduta "su invito del Presidente", del direttore generale, del direttore sanitario e del direttore amministrativo, ovvero gli stessi dirigenti dell'ente per il quale il consiglio di amministrazione si riunisce al fine di certificare gli obiettivi raggiunti dalla direzione generale negli anni 2012, 2013 e 2014, come da oggetto di delibera;

RILEVATO ALTRESÌ:

- lo sdegno e lo sconcerto che hanno provocato le vicende ricordate, anche in considerazione del fatto che l'IZS Sardegna rappresenta l'ente deputato alla cura dell'interesse pubblico relativo alle malattie animali e alla tutela della salute della zootecnia sarda;

- la situazione creatasi all'interno del consiglio di amministrazione dell'IZS Sardegna - per la quale il contenuto della delibera n. 4.9 del 21 novembre 2014 appare come una vera e propria beffa - tale da suscitare un sentimento di rivolta diffuso tra gli allevatori sardi, alterando conseguentemente il principio di trasparenza e collaborazione tra cittadini e pubblica amministrazione;

CONSIDERATO:

- il rilievo anche economico delle delibere adottate da un consiglio di amministrazione decimato tra le quali occorre ricordare, oltre la delibera succitata, la cui concreta attuazione porterà ad un ingente esborso di pubbliche risorse al fine di liquidare i premi di risultato, la delibera n. 4.8 del 28 novembre 2014 avente ad oggetto "approvazione bilancio d'esercizio 2013", per la quale viene utilizza la medesima formula dell'assenza giustificata per il dott. Romano Mirabelli;

- l'insieme dei principi che regolano l'organizzazione e l'attività della pubblica amministrazione, tra i quali quelli costituzionalizzati della legalità, imparzialità e buon andamento;

- l'articolo 10, comma 1, della legge regionale n. 12 del 2008, per il quale "Il consiglio di amministrazione può essere sciolto con provvedimento del Presidente della Regione, nel caso di dimissioni della maggioranza dei componenti o di ripetute e gravi violazioni delle disposizioni normative e statutarie o per il verificarsi di situazioni tali da compromettere il regolare funzionamento dell'istituto",

chiedono di interpellare il Presidente della Regione per sapere se:

1) sia mai stata data comunicazione formale delle presunte dimissioni del dott. Mirabelli e, in caso di risposta affermativa, se non si sia valutata l'opportunità di intraprendere le necessarie azioni presso il Ministero della salute propedeutiche alla sua sostituzione;

2) intenda verificare la reale situazione giuridica del consiglio di amministrazione dell'Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna, in particolar modo per quanto riguarda la sua attuale composizione;

3) intenda, nel caso in cui il dott. Mirabelli risultasse ancora in carica, provvedere, di concerto con il Ministero della salute, alla sua immediata rimozione dal consiglio di amministrazione dell'IZS Sardegna;

4) intenda valutare la possibilità e l'opportunità di provvedere allo scioglimento del consiglio di amministrazione dell'ente;

5) non intenda, nel contempo, invalidare tutte le delibere e gli atti conseguenti adottati dall'IZS Sardegna a far data dal 18 luglio 2014;

6) non ritenga, infine, opportuno segnalare alla Corte dei conti i fatti in oggetto per un'eventuale ricognizione sulle responsabilità e quantificazione dei danni, anche in previsione di richieste di risarcimento da parte di allevatori, agricoltori e aziende oggettivamente danneggiate. (123)

Interpellanza Pinna Rossella - Cocco Pietro - Collu - Pizzuto - Deriu - Forma - Comandini - Meloni - Tendas su valorizzazione e gestione del compendio minerario di Montevecchio (Guspini-Arbus) e dei siti "ex minerari" già ricompresi nel Parco geominerario storico ambientale della Sardegna.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- il compendio minerario di Montevecchio (Guspini-Arbus) con i suoi oltre 150 anni di storia estrattiva, rappresenta una delle più significative testimonianze di storia e cultura dell'industria mineraria che conserva, ancora oggi, edifici di grande pregio architettonico, destinati nel passato alle attività produttive e al vasto sistema residenziale e sociale;

- nel 1991, a seguito della chiusura dell'attività estrattiva di piombo, argento e zinco, venne sottoscritta un'intesa di programma per avviare un processo di riconversione della miniera, riconosciuta come una delle più importanti d'Europa;

- tale progetto, denominato "Montevecchio-Ingurtosu", che avrebbe dovuto restituire al territorio la possibilità di una nuova economia in chiave turistica e di attività a esso collegate, non è mai decollato;

- per salvaguardare i fabbricati dall'azione impietosa del tempo e conservare la memoria storica di una terra e della sua gente laboriosa, le amministrazioni comunali di Guspini e di Arbus, con un impegno di eccezionale portata, hanno puntato alla valorizzazione del compendio, recuperando un considerevole patrimonio, grazie all'investimento di fondi europei, del Ministero dei beni culturali e dell'industria, di fondi regionali e di bilancio comunale;

- in coerenza con tali impegni è stato possibile realizzare diversi percorsi turistici, particolarmente suggestivi, che si snodano attraverso quelli che un tempo furono cantieri minerari, officine e falegnamerie, trasformate oggi in musei di se stessi, con il fiore all'occhiello costituito dalla "Palazzina della Direzione", inserita tra le dimore storiche della Sardegna e oggetto di un parziale e delicato intervento di restauro;

- nel 2011 Montevecchio, è stato insignito, dalla Commissione europea, del premio EDEN, come migliore destinazione italiana nell'ambito del turismo sostenibile;

CONSIDERATO che:

- la società Igea, proprietaria di buona parte degli immobili, ha provveduto alla messa in sicurezza della nota galleria sotterranea "Anglosarda", mantenendo la gestione per le visite turistiche guidate sino allo scorso 2014;

- da allora, con il supporto del Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna, dell'Igea e delle amministrazioni comunali, sono state spese le migliori energie per raggiungere standard sempre più elevati di sicurezza e studiare forme di gestione sempre più sostenibili sotto il profilo economico e qualitativo;

CONSIDERATO INOLTRE che:

- gli sforzi convergenti delle amministrazioni locali sono stati ampiamente ricompensati dal crescente numero di presenze turistiche, registrando il record di ingressi (+ 65 per cento) nel mese di luglio del 2014, rispetto al precedente anno, e oltre 900 in occasione delle recenti festività pasquali (soltanto nei siti del comune di Guspini);

- l'eccellente dato, in un momento di grande crisi come quello attuale, si pone in controtendenza rispetto ad altri comparti turistici, mostrando tutte le potenzialità, espresse e inespresse, di un territorio che per la sua storia e la sua specificità merita la massima attenzione;

- numerose produzioni audiovisive, cinematografiche, televisive e multimediali hanno scelto Montevecchio come location ideale, conferendogli, concretamente, un ruolo di fucina culturale e turistica per ogni tipo di evento o manifestazione;

ATTESO che la valorizzazione dei compendi "ex minerari" rappresenta una grande opportunità di sviluppo e di concreta possibilità di lavoro, come dimostrato da tanti altri stati dell'Unione europea che hanno riconvertito i siti con evidenti e positive ricadute per le popolazioni dei vecchi bacini minerari (la Ruhr in Germania, il Nord Pas de Calais in Francia, la Cornovaglia in Inghilterra, la Catalogna in Spagna ecc.);

VERIFICATO che:

- l'Assessore dell'industria ha messo in atto un'apprezzabile iniziativa a fini turistici con i Comuni di Iglesias e Lula, in sinergia con il Parco geominerario e con la società in house Igea, per rendere fruibili i siti ex minerari in occasione delle festività pasquali;

- la stampa ha riportato la notizia secondo cui l'Assessorato considera questo, solo l'inizio di un percorso virtuoso per lo sviluppo dei territori, la cui valorizzazione, in chiave turistica dei tesori dell'industria mineraria, costituisce un elemento di forte richiamo;

- che è altresì intendimento della Regione svincolare da logiche stagionali l'accesso a un patrimonio di notevole valore per la Sardegna;

- secondo quanto appreso ancora dagli organi di stampa, si prevede per il mese di maggio 2015, un ulteriore apertura della Galleria Henry, a Buggerru, e che non si annunciano medesime iniziative per la galleria Anglosarda di Montevecchio,

chiedono di interpellare l'Assessore dell'industria affinché si pronunci:

1) sull'intenzione o meno di voler includere Montevecchio, in particolare la nota "Galleria anglosarda", nell'elenco dei siti fruibili al pubblico, di concerto con la società Igea e il Parco geominerario, allo scopo di completare l'offerta degli itinerari di visita già disponibili;

2) quali siano le azioni che la Regione intende mettere in campo per creare un disegno organico di valorizzazione e gestione del complesso dei siti ex minerari, già ricompresi nel Parco geominerario storico ambientale della Sardegna, per far si che questi siano una reale occasione di sviluppo. (124)

Interpellanza Azara - Arbau - Ledda - Perra sulla gravissima situazione in cui si trova ad operare l'istituzione pubblica di assistenza e beneficenza (IPAB), Fondazione San Giovanni Battista con sede a Ploaghe, a seguito del fallimentare reiterarsi del commissariamento regionale, avviato nel lontano 2007, con l'obiettivo di procedere alla trasformazione della ex IPAB in Azienda di servizi alla persona (ASP).

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- l'IPAB Fondazione San Giovanni Battista con sede a Ploaghe è una struttura socio-sanitaria ed assistenziale che comprende: una RSA da 32 posti letto, una RSA che ospita pazienti con gravi menomazioni psicofisiche da 20 posti letto, un centro di riabilitazione residenziale con 20 posti letto, un centro socio-riabilitativo da 20 posti letto, una comunità terapeutica psichiatrica con 23 posti letto, una casa protetta con 30 posti letto, un centro diurno socio-riabilitativo con 40 posti, un servizio ambulatoriale/domiciliare di riabilitazione con circa 70 prestazioni/die;

- tali attività impiegano 165 dipendenti, di cui 134 a tempo indeterminato e 31 a tempo determinato oltre a circa 30 professionisti in regime di convenzione;

- la legge regionale 23 dicembre 2005, n. 23, prevede che le ex IPAB debbano essere trasformate in ASP, o ove tale ipotesi non sia realizzabile, si proceda alla soppressione delle stesse, disponendo che beni, personale, funzioni, patrimonio passino al comune dove ha sede la struttura;

- in attuazione della legge regionale che disciplina il riordino delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB), le ASP (aziende di servizi alla persona) sono enti di diritto pubblico dotati di autonomia statutaria, contabile, tecnica e gestionale; seppur operanti nell'ambito del diritto pubblico devono adottare una forma di gestione basata sulla contabilità e sul controllo di gestione tipici delle società di capitale;

PRESO ATTO che:

- da luglio 2007 la Fondazione è sottoposta a commissariamento da parte della Regione, con l'obiettivo di dare attuazione alla legge regionale n. 23 del 2005 per la trasformazione delle ex IPAB in ASP;

- negli otto anni di gestione commissariale si sono succeduti quattro commissari, ciascuno dei quali ha svolto più mandati, nel corso dei quali sono stati presentati diversi piani di ristrutturazione e industriali, prospettando diverse soluzioni possibili, talvolta concordate con lo stesso Assessorato competente;

- ad oggi nessuna ipotesi ha portato all'autorizzazione definitiva alla trasformazione, in quanto l'ente deve preventivamente raggiungere il pareggio di bilancio, requisito essenziale per l'ASP, secondo quanto disposto dalla stessa legge regionale n. 23 del 2005;

CONSIDERATO che:

- nonostante con la finanziaria 2012 siano stati attribuiti alla Fondazione San Giovanni Battista 25 milioni di euro, risorse gestite direttamente dal commissario dell'epoca, per il risanamento della situazione debitoria nei confronti del personale, dell'INPS e dell'erario, negli otto anni la gestione commissariale dell'ente non ha raggiunto l'obiettivo di invertire la direzione del conto economico che ogni anno fa registrare perdite superiori ad un milione di euro; infatti, l'azione dei commissari si è sostanziata prioritariamente in una significativa riduzione dell'organico, tanto che per poter rispettare gli standard minimi e l'operatività dei turni H24, si deve ora far ricorso a contratti a tempo determinato e a rapporti di convenzione con professionisti, permanendo comunque criticità importanti, principalmente dovute al costo del personale che tuttora supera l'80 per cento dei ricavi;

- a due mesi dalle assicurazioni dell'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale sulla imminente trasformazione della Fondazione San Giovanni Battista in azienda, la situazione dell'ente è ulteriormente precipitata, come risulta dalla mancata erogazione degli stipendi al personale, e dall'arretrato di diversi mesi dei pagamenti ai fornitori e prestatori di servizi all'interno della struttura;

- a rendere ancora più allarmante la drammatica situazione in cui versa la Fondazione San Giovanni Battista sono intervenute le ventilate dimissioni dell'attuale commissario reincaricato, Costantino Foddai, già nominato nel 2007, a conferma dei fondati e legittimi dubbi riguardo la possibile conclusione positiva dell'annosa vicenda;

RITENUTO che:

- l'indifferibile necessità di definire il percorso legislativo previsto dalLa legge regionale n. 23 del 2005 ed avviato nel 2007 per la Fondazione San Giovanni Battista renda ormai improponibile l'ulteriore pedissequo ricorso allo strumento del commissariamento, sulla stregua degli otto anni trascorsi che hanno lasciato irrisolta la situazione di grave deficit dell'ente comportando enormi spendite di risorse pubbliche;

- sia indispensabile prospettare soluzioni alternative e che consentano il superamento delle difficoltà estrinsecatesi nel lungo tempo trascorso,

chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere se non ritenga:

1) opportuno, considerando l'importanza delle attività svolte dalla Fondazione San Giovanni Battista, ed in particolare quelle svolte per la ASL di Sassari, e visto il particolare momento di riforma dell'intera offerta sanitaria regionale, affidare al Commissario della ASL il compito di verificare la fattibilità dell'acquisizione della Fondazione San Giovanni Battista, al fine di consentirNe un effettivo snellimento, garantendo al contempo il mantenimento dei servizi essenziali, dei livelli occupazionali ed un miglioramento dell'offerta del territorio;

2) in alternativa, utile ed opportuno procedere alla verifica delle possibilità di creare una struttura interna al distretto per garantire continuità delle prestazioni necessarie al territorio e tutelare i diritti dei lavoratori. (125)

Interpellanza Desini - Busia ai sensi dell'articolo 108, comma 5, del regolamento per conoscere i motivi che hanno giustificato la nomina di un nuovo commissario straordinario nella gestione dell'Ipab Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe.

I sottoscritti,

PREMESSO che:

- la Fondazione San Giovanni Battista è un'istituzione pubblica di assistenza e beneficienza (Ipab), con sede a Ploaghe, convenzionata con il Sistema sanitario nazionale che fornisce una pluralità di servizi in diverse aree di intervento (riabilitazione, residenza sanitaria assistenziale, comunità terapeutica psichiatrica e casa protetta);

- con legge regionale 15 marzo 2012, n. 6 (legge finanziaria 2012), è stata autorizzata la spesa di 25 milioni di euro a favore dell'Ipab Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe per il risanamento dei debiti relativi al personale e per la successiva trasformazione in ASP San Giovanni Battista di Ploaghe;

- con interrogazione n. 95/A, gli odierni interpellanti hanno richiesto all'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale informazioni precise in merito all'utilizzo, da parte dell'ente, dell'importo di 25 milioni, trasferito nel corso dell'esercizio finanziario 2012, in merito all'attuale situazione finanziaria dell'ente, con particolare riferimento all'estinzione totale dei debiti pregressi e in merito alla mancata trasformazione in ASP dell'Ipab Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe;

- con nota n. 2489 del 17 ottobre 2014, n. 2489, pervenuta agli interessati con pec del 29 ottobre, il direttore generale dell'Assessorato dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale ha dato conto della destinazione delle somme trasferite dalla Regione e delle ragioni che non hanno consentito la trasformazione in ASP;

PRESO ATTO che:

- il commissario straordinario nominato dall'attuale Giunta, rag. Foddai, ha presentato una prima relazione sulla situazione economico-finanziaria e strutturale dell'ente, delle relazioni integrative e, in data 7 gennaio 2015, una relazione conclusiva;

- dall'analisi della relazione conclusiva emerge, in particolare e nonostante l'ingente finanziamento regionale, una situazione economico patrimoniale grave (perdita presumibile di euro 1.620.000 al 31 dicembre 2014, perdita complessiva bilancio 2013 di euro 2.586.969,63), una struttura dell'organico superiore a quella prevista dagli standard necessari per l'accreditamento delle struttura, una l'esigenza di razionalizzazione della struttura per il raggiungimento dell'equilibrio della gestione;

RILEVATO:

- che, come segnalato anche dal commissario straordinario, l'equilibrio gestionale dipende, in particolare, dalla capacità gestoria di condurre le attività della Fondazione, dalla necessità di migliorare gli aspetti manageriali nelle funzioni più elevate e dalla necessità di porre fine alla prolungata situazione di commissariamento, non funzionale ad un virtuoso sviluppo delle linee strategiche e gestionali aziendali;

- la perdurante necessità di promuovere la trasformazione della Fondazione in ASP;

PRESO ATTO che, con deliberazione n. 16/15 del 14 aprile 2015, la Giunta regionale ha proceduto alla nomina di un nuovo commissario straordinario;

RITENUTO che:

- tale scelta non appare coerente con le indicazioni segnalate nella relazione conclusiva presentata dal precedente commissario straordinario;

- è opportuno conoscere le ragioni che hanno portato la Giunta alla nomina dell'ennesimo commissario straordinario e, in particolare, se lo stesso abbia le competenze necessarie per risolvere la crisi della fondazione e consentire la necessaria trasformazione in ASP;

- appare opportuno investire della questione l'intero Consiglio regionale,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per conoscere i motivi che hanno giustificato la nomina di un nuovo commissario straordinario nella gestione dell'Ipab Fondazione San Giovanni Battista di Ploaghe. (126)

Interpellanza Zedda Alessandra - Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis sulla situazione logistica degli uffici dell'Amministrazione regionale.

I sottoscritti,

PRESO ATTO che:

- la Giunta regionale con la deliberazione n. 11/1 del 24 marzo 2015 ha approvato le disposizioni in materia di razionalizzazione dell'assetto logistico degli uffici regionali, con particolare riferimento alla sede dell'Assessorato del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale;

- la succitata deliberazione dispone l'immediato trasferimento degli uffici dell'Assessorato del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale dalla sede di via XXVIII febbraio nei non meglio definiti "locali ubicati lungo la direttrice viale Trieste - viale Trento - Santa Gilla, già in uso da parte dell'Amministrazione regionale;

- la Giunta regionale, con la deliberazione n. 11/1 del 24 marzo 2015, ha altresì deliberato di disporre l'immediato trasferimento, a conclusione dei necessari adeguamenti in corso, degli uffici dell'Assessorato dell'industria in via XXIX novembre ed i conseguenti trasferimenti del Servizio Genio civile in viale Trento e del Servizio Idrografico in via Mameli;

RILEVATO che:

- in data 13 aprile 2015 cinque sindacati, unitariamente, hanno sollecitato puntuali chiarimenti sulla effettuazione e sulle modalità di esecuzione dei lavori di adeguamento dello stabile di via XXIX novembre a Cagliari, individuato per ospitare i dipendenti dell'Assessorato dell'industria, chiedendo di conoscere se siano state adottate tutte le misure di prevenzione e salvaguardia della salute dei lavoratori, e se gli interventi siano stati eseguiti da ditta abilitata a seguito delle autorizzazioni rilasciate da parte dell'azienda sanitaria competente;

- la Direzione generale enti locali e finanze in data 16 aprile 2015 ha dato avvio alle operazioni di trasloco dettagliando gli spostamenti di diverse strutture regionali, comunicando la conclusione dei lavori di adeguamento dei locali siti nella via XXIX novembre;

CONSIDERATO che:

- sui locali di via XXIX novembre, individuati per ospitare i dipendenti dell'Assessorato dell'industria, i sindacati dei lavoratori regionali hanno manifestato forti perplessità in termini di prevenzione e salvaguardia della salute dei lavoratori, in particolare per quanto riguarda i materiali presenti nella pavimentazione;

- a fronte di oltre 100 unità di personale dell'Assessorato dell'industria, sembrerebbe siano state individuate soltanto 69 postazioni di lavoro nei locali di via XXIX novembre;

RITENUTO che:

- la dislocazione e distribuzione degli uffici regionali dovrebbe rispondere a principi di omogeneità in termini di assessorato di appartenenza, in un'ottica di ottimizzazione funzionale e di contenimento della spesa;

- sia quindi indispensabile approvare un adeguato piano della logistica per garantire soluzioni definitive e valide nel tempo, al fine di evitare inutili, frequenti e repentini trasferimenti di personale da una sede ad un'altra;

- debba essere definito un piano economico quale strumento che consenta di operare scelte ponderate sulla eventualità di acquisire sedi di proprietà regionale piuttosto che locali in locazione a lungo termine, anche a fronte di permute con altri immobili del patrimonio regionale;

- sia indispensabile garantire la massima sicurezza e salubrità dei locali di lavoro;

- i lavorati dell'Assessorato dell'industria devono poter disporre, come tutti gli altri lavoratori regionali, di idonei locali e tutto quanto necessario per lo svolgimento dell'attività lavorativa,

chiedono di interpellare il Presidente dalla Regione e l'Assessore regionale degli enti locali finanze e urbanistica per sapere:

1) se ritengano adeguate le scelte e le azioni poste in essere per la risoluzione delle criticità sopravvenute in alcune sedi regionali;

2) quali parametri oggettivi siano stati utilizzati per determinare le scelte dei locali individuati per ospitare gli assessorati in oggetto e per identificare la miglior soluzione possibile che garantisse equamente economie, rispetto per la salu­te dei lavoratori e funzionalità delle sedi;

3) quali azioni di razionalizzazione, accorpamento e ottimizzazione logistica delle sedi dell'Amministrazione regionale la Giunta intenda avviare, in considerazione della attuale non funzionale dislocazione degli uffici regionali nell'area di Cagliari;

4) se la Giunta regionale intenda affrontare e risolvere definitivamente il problema relativo alla non funzionale e, conseguentemente, dispendiosa situazione logistica degli assessorati regionali distribuiti nell'area urbana di Cagliari e talvolta non accorpati razionalmente, e se intenda impegnarsi per realizzare la concentrazione di tutti gli uffici regionali di Cagliari nella direttrice viale Trieste - viale Trento - via Santa Gilla, anche a fronte di cessioni, permute e nuove acquisizioni di immobili. (127)

Interpellanza Pittalis - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra sulla rimozione del direttore amministrativo dell'Azienda sanitaria di Nuoro.

I sottoscritti,

PRESO ATTO che il Commissario straordinario della ASL di Nuoro, con la deliberazione n. 441 del 18 aprile 2015, ha nominato un nuovo direttore amministrativo dell'Azienda sanitaria di Nuoro;

CONSIDERATO che, con la medesima deliberazione, il commissario straordinario della ASL di Nuoro ha disposto la contestuale risoluzione, con conseguente decadenza, del contratto stipulato con il direttore amministrativo in carica, in ragione del venir meno del rapporto fiduciario;

RITENUTO che:

- non siano state debitamente esplicitate le motivazioni che hanno portato il "venir meno del rapporto fiduciario" del direttore amministrativo in carica dell'Azienda sanitaria di Nuoro;

- il direttore amministrativo rimosso dell'Azienda sanitaria di Nuoro abbia diritto a percepire le dovute competenze sino alla scadenza contrattuale;

- tale situazione possa determinare un danno erariale ove si accertasse l'illegittimità degli atti,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per conoscere:

1) quali criteri siano stati utilizzati per la nomina del nuovo direttore amministrativo dell'Azienda sanitaria di Nuoro e, in particolare, quali siano state le disposizioni applicate in base alla "normativa vigente";

2) quali siano, nel concreto, le cause che abbiano determinato il venir meno del rapporto fiduciario con il direttore amministrativo in carica dell'Azienda sanitaria di Nuoro;

3) quali iniziative intendano porre in essere, con estrema urgenza, al fine di evitare che l'amministrazione venga chiamata a rispondere del pagamento degli emolumenti spettanti al direttore amministrativo rimosso, sino alla scadenza contrattuale, onde evitare che si possa determinare un danno erariale. (128)

Mozione Deriu - Comandini - Solinas Antonio - Piscedda - Forma - Usula - Zedda Paolo - Manca Pier Mario - Cherchi Augusto - Agus - Cocco Daniele Secondo - Pizzuto - Lai - Fenu sul bando Progetti pronta cantierabilità finanziabili con le linee di attività del POR FESR 2007-2013.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- in data 25 novembre 2014, con la deliberazione n. 47/16, la Giunta regionale definiva "Accelerazione della spesa. Avviso multilinea per la presentazione di progetti per opere pubbliche di pronta cantierabilità";

- in data 3 dicembre 2014, veniva pubblicato sul sito della Regione l'avviso pubblico avente a oggetto "Presentazione progetti di pronta cantierabilità finanziabili con le linee di attività del POR FESR 2007-2013" con struttura di riferimento Assessorato lavori pubblici - Direzione generale dei lavori pubblici - Servizio interventi nel territorio;

- in data 13 marzo 2015, con la determinazione prot. n. 9985/641 dell'Assessorato dei lavori pubblici, veniva approvata la graduatoria finale con l'elenco di tutte le richieste pervenute;

CONSIDERATO che:

- la dotazione finanziaria messa a bando non è stata sufficiente a garantire a tutti i comuni, pur con progetti coerenti in graduatoria, di poter beneficiare del finanziamento;

- non si conosce quale sia la cifra necessaria per finanziare tutte le richieste coerenti non ancora finanziate;

- altri Comuni non hanno partecipato al bando presentando progetti di pronta cantierabilità,

impegna l'Assessore dei lavori pubblici

per conoscere se e quali misure intenda adottare per:

1) dare copertura finanziaria sufficiente affinché possano essere finanziati tutti i progetti che risultano coerenti, fino a esaurimento della graduatoria.

2) attivare nuove procedure affinché, nella programmazione 2014-2020, vengano individuate risorse con le stesse finalità per attuare un riequilibrio a favore dei Comuni che non abbiano presentato istanza nel bando in oggetto. (127)

Mozione Cherchi Oscar - Pittalis - Dedoni Cossa - Rubiu - Oppi - Pinna Giuseppino - Tatti - Tunis - Peru - Fenu - Truzzu - Carta - Solinas Christian - Locci - Zedda Alessandra - Tedde - Fasolino sulle misure poste in essere dall'Assessorato regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per salvaguardare il patrimonio olivicolo sardo dai rischi derivanti da un eventuale contagio dovuto alla Xylella fastidiosa e sulle modalità con cui dovrà essere espletato il monitoraggio straordinario finanziato dall'Unione europea, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che il batterio della Xylella fastidiosa è un agente patogeno dannoso per le coltivazioni agricole trasmesso alle piante da un insetto; questo microrganismo, originario del continente americano, si è propagato in Puglia distruggendo migliaia di piante di ulivo e costringendo le autorità regionali ad intervenire in modo drastico attraverso abbattimenti di ulivi secolari; il batterio in questione è in grado di causare la malattia di Pierce nella vite e la clorosi variegata (CVC) degli agrumi; innesca anche malattie in altre piante quali il mal di pennacchio nel pesco, la bruciatura delle foglie di oleandro, il cancro degli agrumi; è stata segnalata una notevole incidenza anche su prugno, ciliegio e mandorlo;

CONSIDERATO che l'arrivo della Xylella fastidiosa nella nostra Isola potrebbe mettere a rischio non solo il sistema agricolo isolano infettando ulivi, viti, frutteti e piante di agrumi, ma anche il vasto patrimonio boschivo di cui la Sardegna gode;

CONDIVISE le preoccupazioni esternate delle associazioni di categoria che rappresentano il mondo agricolo nelle pagine dei quotidiani isolani in questi giorni;

TENUTO CONTO di quanto dichiarato dall'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale che ha affermato: "Con le strutture dell'Assessorato e delle agenzie agricole stiamo facendo tutto il possibile per ridurre i rischi di ingresso dell'organismo nocivo Xylella fastidiosa, il batterio che sta decimando gli oliveti del sud Italia. Lo stiamo facendo sia attraverso i controlli nei porti sia attraverso quelli effettuati nei vivai. Stiamo predisponendo - ha aggiunto l'esponente della Giunta Pigliaru - una serie di ordinanze che nel rispetto della normativa vigente ci consentano di facilitare tale lavoro di controllo. Il Servizio produzioni dell'assessorato è riuscito ad ottenere anche uno specifico finanziamento dell'Unione europea che ci consente di fare, per quest'anno e per quelli a seguire, un ulteriore monitoraggio straordinario su 250 ettari, con 1200 analisi di laboratorio, oltre al monitoraggio ordinario già previsto dal Piano regionale di contrasto alla Xylella. Un impegno a 360 gradi - ha concluso Falchi - che implementa i piani già esistenti e che si muove all'interno delle numerose disposizioni nazionali e comunitarie",

impegna il Presidente della Regione, il Presidente del Consiglio regionale, l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale

a predisporre e comunicare al Consiglio regionale un piano dettagliato di salvaguardia nel quale venga specificato:

1) in quali porti e aeroporti isolani sia istituito il cordone sanitario volto a scongiurare l'approdo del batterio nell'Isola; a quali autorità sia stato devoluto il compito di effettuare i controlli fitosanitari, le modalità di espletamento, quanti operatori siano stati impiegati nell'operazione, la durata, la frequenza e l'attendibilità degli stessi;

2) quali vivai, quanti esemplari e quanti ettari siano stati controllati in seguito all'attivazione dei controlli ordinari annunciati dall'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale; a quali autorità sia stato devoluto il compito di effettuare i controlli fitosanitari, le modalità di espletamento, quanti operatori siano stati impiegati nell'operazione, la durata, la frequenza e l'attendibilità degli stessi;

3) le modalità di espletamento del monitoraggio straordinario che dovrà realizzarsi in seguito al riconoscimento di risorse aggiuntive da parte dell'Unione europea, indicando quali compiti saranno assunti dall'Assessorato e quali dalle agenzie agricole; a quali autorità sarà devoluto il compito di effettuare i controlli fitosanitari, le modalità di espletamento, quanti operatori sono stati impiegati nell'operazione, la durata e la frequenza degli stessi. (135)

Mozione Sale - Zedda Paolo Flavio - Usula - Manca Pier Mario - Deriu - Pizzuto - Agus - Cocco Daniele Secondo - Lai - Piscedda - Moriconi - Azara - Unali - Arbau - Ledda - Perra - Carta - Solinas Antonio sull'opportunità di candidare la Sardegna quale Regione d'Italia capofila di un progetto sperimentale/pilota per la legalizzazione, la coltivazione e la regolamentazione del mercato della cannabis e dei suoi derivati a fini terapeutici e ludici, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- secondo il rapporto 2013 dell'Ufficio delle Nazione Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC), nei paesi dell'Unione europea si registra una forte tendenza al consumo di cannabis e all'autoproduzione mediante coltivazione domestica;

- nella relazione annuale 2014 svolta dal Dipartimento politiche antidroga si attesta che, tra le sostanze psicotrope utilizzate dalla popolazione italiana tra i 15 e i 64 anni che ha dichiarato di averne fatto uso negli ultimi 12 mesi, la cannabis risulta essere la più utilizzata con il 79,44 per cento;

- nell'ultima relazione della Direzione nazionale antimafia (DNA) presentata alla Camera dei Deputati, i dati relativi al periodo 2012-2013 riportano il sequestro di 63.132 kg di cannabis, sintomo di un mercato in crescita e di una auto-produzione alimentata anche da micro-piantagioni domestiche diffuse; nel periodo luglio 2013-giugno 2014, inoltre, la stessa DNA registra un significativo aumento dei sequestri di cannabis con un picco relativo altissimo, intorno al 120 per cento e valori assoluti pari a 147.132 kg;

- il quantitativo complessivo di cannabis effettivamente consumato, valutato a partire dai sequestri effettuati, corrisponde verosimilmente ad una immissione nel mercato di 10/20 volte superiore a quello sequestrato: in base alle proiezioni statistiche, quindi, si stima una massa circolante di cannabis compresa fra 1,5 e 3 milioni di kg all'anno, all'interno di un mercato in continua espansione;

- dall'analisi delle acque reflue, nel 2013 si osserva una massiccia presenza di cannabinoidi, mediamente corrispondente a circa 39,3 dosi giornaliere ogni 1000 abitanti, in sostanziale aumento rispetto al dato riscontrato nel 2002;

- la legge 21 febbraio 2006, n. 49, che ha modificato il testo unico in materia di stupefacenti di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, ha sostanzialmente aggravato le criticità che caratterizzavano le disposizioni vigenti, equiparando il trattamento sanzionatorio a prescindere dalla tipologia degli stupefacenti;

- è possibile trarre un compiuto bilancio degli effetti della suddetta legge n 49 del 2006 che rilancia il principio quasi esclusivamente repressivo adottato dall'assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1998; secondo i dati forniti dal Ministero degli interni per i servizi antidroga, infatti, si riscontrerebbe un incremento delle operazioni dal 2005 in poi di circa il 16 per cento, con aumenti riportabili a carico dei cannabinoidi e risultati deludenti, dunque, in termini di deterrenza;

- dalla relazione annuale per gli anni 2011 e 2012 sullo stato delle tossicodipendenze, redatta dal Dipartimento politiche antidroga, si evince che i costi imputabili alle attività di contrasto alle sostanze psicotrope illegali sono ammontati a circa 2 miliardi di euro e che tutta questa mastodontica attività repressiva (nella quale una parte cospicua è rappresentata dalle azioni finalizzate a contrastare la diffusione della cannabis e dei suoi derivati) non ha portato significativi risultati sotto il profilo della riduzione dei consumi, né decrementi sostanziali nel flusso di denaro di cui si appropriano annualmente diversi sodalizi criminali, stimato complessivamente in circa 60 miliardi di euro;

- anche in seguito alla sentenza della Corte costituzionale n. 32 del 2014, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale degli articoli 4 bis e 4 vicies ter del decreto legge 30 dicembre 2005, n. 272, convertito, con modificazioni, dall'articolo 1, comma 1, della legge 21 febbraio 2006, n. 49, che avevano previsto l'equiparazione tra droghe pesanti e droghe leggere, è stata approvata dal Parlamento la legge 20 maggio 2014, n. 79, la quale mantiene sostanzialmente l'indirizzo ideologicamente proibizionista, pur nella riproposizione della sola depenalizzazione del consumo personale di sostanze stupefacenti;

CONSIDERATO che è in atto la tendenza di molti paesi a dotarsi di strumenti legislativi che depenalizzano l'uso personale delle droghe leggere e/o la coltivazione prodromica all'uso personale, sino alla vendita da parte di esercenti autorizzati; più nello specifico:

1) in California una commissione dell'assemblea legislativa ha approvato una proposta di legge (AB 390/ 2010) per legalizzare il consumo, la vendita e la produzione di cannabis per i maggiorenni;

2) in Colorado, Washington DC, Washington State, Oregon, Alaska e Distict of Columbia si sono approvati con referendum degli emendamenti alla Costituzione che riguardano la marijuana, permettendone possesso, consumo, coltivazione e vendita al dettaglio;

3) dati del Colorado Department of revenue affermano che, solo nel mese di marzo 2014, gli incassi hanno raggiunto 19 milioni di dollari, 5 milioni in più rispetto a febbraio e le autorità annunciano di aver incassato 2 milioni di dollari in tasse a gennaio che vanno ad aggiungersi al milione e mezzo di dollari ricavato dalla marijuana venduta a scopi terapeutici;

4) lo Stato del Colorado ha calcolato che la liberalizzazione del commercio della marijuana ha già creato complessivamente 10 mila nuovi posti di lavoro (considerando anche l'indotto); il governatore del Colorado Hickenlooper ha dichiarato che riutilizzerà le nuove entrate fiscali per scopi sociali e che i primi 40 milioni di dollari generati dalla tassazione sulla vendita della cannabis dovranno essere utilizzati per finanziare la costruzione di nuovi istituti scolastici;

5) negli stati USA succitati, ove il periodo di applicazione della legge ha consentito il monitoraggio per la valutazione dei primi effetti, si è avuto un riscontro positivo ìn termini di diminuzione del tasso di criminalità, riduzione dei sequestri di stupefacenti, del traffico illegale e dei conseguenti profitti per il mercato nero e, al contrario, un incremento significativo in termini di occupazione e entrate all'erario;

6) l'Ururguay ha approvato una legge sulla legalizzazione della marijuana anche a scopo ricreativo, sancendo un vero e proprio diritto all'autocoltivazione in capo a ogni individuo per un massimo quantitativo di 6 piante, a fini di consumo personale o condiviso; tale legge prevede una serie di istituti fortemente innovativi, tra i quali:

- la possibilità di fondare "cannabis social club", autorizzati da apposito ente, formati da un minimo di 15 a un massimo di 45 membri, i quali possono coltivare fino a 99 piante, salvo il limite generale dei 480 grammi annui per ogni utente;

- la facoltà di acquistare un massimo di 10 grammi a settimana presso il sistema delle farmacia autorizzate, ad un prezzo di meno di 70 centesimi al grammo, poco meno di 70 centesimi di euro;

- la gestione della produzione della cannabis, interamente a carico dello stato, il quale ha già effettuato la stima di destinare 10 ettari di terreno alla coltivazione, prevedendo un raccolto di 20 tonnellate;

- la possibilità della produzione anche per le società private, con il vincolo della vendita allo stato del raccolto;

- un sistema di sanzioni e limitazioni all'uso che colpiscono duramente condotte relative alla spaccio, abuso di consumo in determinate condizioni, limitazione all'acquisto e il consumo ai soli residenti;

7) in molti paesi europei è in atto una profonda riflessione sul tema sulla scorta di esperienze come quella olandese e spagnola;

RILEVATO che nella sua ultima relazione, il Dipartimento nazionale antimafia giunge a delle conclusioni estremamente indicative per la storia giuridica e culturale del paese in tema di droghe leggere arrivando a formulare, in particolare, le seguenti osservazioni:

- per quanto riguarda il consumo di droghe leggere, "i dati statistici e quantitativi nudi e crudi, segnalano, in questo specifico ambito, l'affermarsi di un fenomeno oramai endemico, capillare e sviluppato ovunque, non dissimile, quanto a radicamento e diffusione sociale, a quello del consumo di sostanze lecite (ma il cui abuso può del pari essere nocivo) quali tabacco ed alcool";

- per quanto riguarda l'assetto normativo, "senza alcun pregiudizio ideologico, proibizionista o antiproibizionista che sia, si ha il dovere di evidenziare che, oggettivamente e nonostante il massimo sforzo profuso dal sistema nel contrasto alla diffusione dei cannabinoidi, si deve registrare il totale fallimento dell'azione repressiva. Il sistema repressivo e investigativo nazionale è nella impossibilità di aumentare gli sforzi per reprimere meglio e di più la diffusione dei cannabinoidi. Dunque davanti a questo quadro, che evidenzia l'oggettiva inadeguatezza di ogni sforzo repressivo, spetterà al legislatore valutare se, in un contesto di più ampio respiro (almeno europeo) sia opportuna una depenalizzazione della materia, tenendo conto del fatto che, nel bilanciamento di contrapposti interessi, si dovranno tenere presenti da una parte le modalità e le misure più idonee a garantire il diritto alla salute dei cittadini e dall'altra, le ricadute che la depenalizzazione avrebbe in termini di deflazione del carico giudiziario, di liberazione delle risorse disponibili delle forze dell'ordine e della magistratura per il contrasto di altri fenomeni criminali e infine di prosciugamento di un mercato che, almeno in parte, è di appannaggio di associazioni criminali agguerrite.";

- un intergruppo parlamentare, che raccoglie l'adesione di quasi 80 parlamentari di diversa estrazione politica, si riunisce in questi giorni per affrontare il tema della legalizzazione dei derivati della cannabis con un approccio ispirato a una rigorosa analisi costi/benefici e con l'obbiettivo di elaborare una proposta di legge per la legalizzazione, sull'assunto strategico che occorre disciplinare, limitare e disincentivare l'uso delle droghe leggere sul modello di quanto già previsto per alcool e tabacco;

DATO ATTO che:

- secondo le relazione annuale 2014 del Dipartimento politiche antidroga emerge la massiccia presenza della cannabis nelle acque reflue tra i centri urbani sardi presi in considerazione (Cagliari e Nuoro) che lascerebbero ipotizzare un consumo superiore alla media nazionale;

- secondo l'ultimo report della Direzione nazionale antimafia, la produzione di cannabis sarda supererebbe il quantitativo per l'autoconsumo e l'Isola sarebbe oramai un punto di snodo strategico per i traffici illegali nel Mediterraneo;

- le notizie di cronaca ci consegnano uno scenario inedito, nel quale spicca la confisca negli ultimi 4 anni di circa 30.500 piante di cannabis, con alcuni casi di vere e proprie piantagioni presidiate da una organizzazione per il controllo del territorio di tipo militare;

- secondo l'ultimo report della Direzione nazionale antimafia, nella parte inerente la Sardegna, "Come emerge in diversi procedimenti, le piantagioni sequestrate negli ultimi anni dimostrano (avuto riguardo alle dimensioni, alla capacità produttiva, ai presidi messi in campo per garantirne la sicurezza) che l'attività si è trasformata in business e che, in assenza di un efficace controllo del territorio, l'intero ciclo (dalla produzione al commercio) è destinato a essere gestito dalla criminalità organizzata";

DATO ATTO, altresì, che:

- per le sue caratteristiche morfologiche, ambientali e climatiche la Sardegna si presta in modo ottimale alla coltivazione della cannabis e che la condizione insulare può efficacemente rappresentare l'esigenza di circoscrivere l'ambito sperimentale di un eventuale progetto pilota;

- la sperimentazione nel territorio della Sardegna potrebbe portare, alla luce dei dati suesposti, benefici in termini di diritto alla salute, concentrazione delle azioni repressive sulle condotte di maggiore pericolosità, riduzione del sovraffollamento carcerario, contrasto alla possibilità per le organizzazioni criminali di lucrare sul mercato delle droghe leggere, risparmio di risorse pubbliche, controllo del territorio, incremento delle entrate erariali con relativo aumento della spesa regionale programmabile e nuove possibilità di intervento in percorsi di prevenzione e investimenti sui temi sociali;

RITENUTO OPPORTUNO che la Regione si ponga alla guida nell'ambito del contesto nazionale di siffatte tendenze,

impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale

1) a portare avanti, nelle opportune sedi istituzionali, ogni azione utile alla candidatura della Sardegna quale Regione d'Italia destinataria di un progetto sperimentale/pilota per la legalizzazione, la coltivazione e la regolamentazione del mercato della cannabis e dei suoi derivati a fini terapeutici e ludici;

2) a valutare la possibilità e l'opportunità di istituire un'unità di progetto alla quale partecipino rappresentanti dei rami dell'amministrazione competenti nella materia (agricoltura, sanità, ambiente, bilancio e turismo) al fine di predisporre la candidatura di cui al punto 1. (136)

Mozione Pittalis - Dedoni - Carta - Rubiu - Fenu - Truzzu - Zedda Alessandra - Peru - Tedde - Cappellacci - Cossa - Cherchi Oscar - Fasolino - Locci - Randazzo - Solinas Christian - Tocco - Tunis sulle questioni riguardanti lo stabilimento E.On di Fiumesanto.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- l'accordo del giugno 2009 sottoscritto fra la Regione e la società E.On prevedeva, fra l'altro, la demolizione dei gruppi 1 e 2, con la restituzione di una importante porzione di spiaggia alla collettività sarda e l'apertura di una prospettiva di riduzione dell'impatto dell'attività industriale sull'ambiente e sulla fruibilità del territorio;

- nella scorsa legislatura, in ordine al rispetto di tali impegni, la Giunta regionale ha più volte sollecitato sia l'azienda che il Ministero, considerando, come scritto in una delle comunicazioni, "inaccettabile qualsiasi decisione che non preveda la costruzione della nuova Unità" e "irrinunciabile la difesa dell'ambiente e l'opportunità di occupare 1.000 lavoratori nei cinque anni necessari per la realizzazione dell'opera";

- all'inizio del 2014, a seguito delle pressioni della Regione, la società E.On ha finalmente dismesso i gruppi 1 e 2, obsoleti e altamente inquinanti;

- la società ha presentato l'istanza per la demolizione dei gruppi di cui sopra, ma l'autorizzazione da parte della Regione non è ancora arrivata;

- ciò finora ha pregiudicato il recupero ambientale della porzione di spiaggia sulla quale insistono gli impianti e contribuisce ad aggravare il degrado dell'area in questione;

- come sottolineato già in precedenza, i gruppi 3 e 4, ancora operativi, sono anch'essi datati e fra qualche anno occorrerà fermarli;

- la multinazionale tedesca ha finora disatteso il comma 3 dell'intesa, ove si sancisce che il gruppo E.On si impegna a sviluppare la realizzazione degli impianti di produzione di energia rinnovabile in aggiunta all'investimento sul gruppo a carbone di 410 Mw;

- il fotovoltaico è stato realizzato, ma la centrale a carbone ancora no;

- sarebbe pertanto necessaria la realizzazione del quinto gruppo di Fiumesanto;

- in materia di imposte e di utili occorre verificare il rapporto tra E.On produzione e E.On energy trading in ordine ai gruppi 3 e 4;

- in data dicembre 2014 è scaduta la proroga per la costruzione del quinto gruppo a carbone presso Fiumesanto, concessa dal Ministero dello sviluppo economico;

- E.On ha presentato la richiesta di autorizzazione per la demolizione dei gruppi 1 e 2;

- è oramai risaputo che E.On non intende più porre in essere alcun investimento in Sardegna;

- il Governo nell'ultimo anno è rimasto assente sul piano politico e operativo;

- alla luce delle notizie riportate dalla stampa e riguardanti i provvedimenti dell'autorità giudiziaria per l'inquinamento ambientale causato dalla centrale termoelettrica di Fiumesanto occorre richiamare il Governo ad esercitare un ruolo attivo, con particolare riguardo agli aspetti della tutela ambientali delle aree circostanti gli stabilimenti,

impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale

1) ad attivare un confronto immediato con il Governo per fronteggiare quella che appare una situazione di grave emergenza ambientale;

2) a riferire sui soggetti preposti ai controlli e se siano state accertate omissioni o inadempienze al riguardo;

3) a richiamare l'esecutivo nazionale a svolgere un ruolo attivo e di vigilanza circa gli impegni assunti con l'accordo del 2009 e per fronteggiare e offrire un'alternativa a 1.000 operai che rischiano di rimanere senza futuro. (137)

Mozione Peru - Pittalis - Carta - Dedoni - Rubiu - Fenu - Cappellacci - Cherchi Oscar - Cossa - Crisponi - Fasolino - Locci - Oppi - Orrù - Pinna Giuseppino - Randazzo - Solinas Christian - Tatti - Tedde - Tocco - Truzzu - Tunis - Zedda Alessandra sulla necessità di misure straordinarie per rimediare ai danni della calamità avvenuta in Romangia nel maggio 2014, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- il 18 giugno 2014, il territorio della Romangia, in particolare le comunità di Sorso e Sennori, è stato colpito da un'alluvione che ha gravemente danneggiato le famiglie, le imprese e le infrastrutture;

- il fabbisogno complessivo rilevato dai comuni interessati è stato stimato intorno ai 36 milioni di euro;

- la strada per Platamona è risultata gravemente danneggiata, con conseguenze disastrose, sia perché intere comunità risultano ancora non adeguatamente collegate, sia perché le imprese, soprattutto quelle operanti nel campo del turismo, risultano isolate;

- durante il cosiddetto ponte pasquale la viabilità alternativa provvisoria è risultata, come ampiamente prevedibile, insufficiente e si è assistito a quella che può essere definita una "prova generale" di quello che sarà il caos dei mesi estivi;

- nonostante gli impegni pubblicamente assunti, la Giunta regionale ha previsto stanziamenti irrisori nella legge finanziaria;

- la maggioranza ha respinto gli emendamenti finalizzati ad aumentare tali stanziamenti;

- a oggi non solo non esistono stanziamenti adeguati, ma non risulta ancora alcun programma di interventi nei territori interessati dalla calamità del 2014;

- a quasi un anno dall'alluvione, pertanto, non emerge ancora una volontà politica di recuperare il tempo perduto,

impegna il Presidente della Regione

1) a stanziare le risorse per ristorare il territorio della Romangia dei danni subiti a causa della calamità del 2014;

2) a intervenire con la dovuta urgenza per il ripristino delle infrastrutture e, in particolare, della strada provinciale n. 81 che conduce a Platamona;

3) a convocare un incontro urgente con le amministrazioni locali interessate per condividere le azioni necessarie a limitare i danni nelle more degli interventi infrastrutturali sopra citati e non più rinviabili. (138)