Seduta n.92 del 31/03/2015 

XCII Seduta

(ANTIMERIDIANA)

Martedì 31 marzo 2015

Presidenza del Presidente Gianfranco GANAU

indi

del Vicepresidente Eugenio LAI

indi

del Presidente Gianfranco GANAU

La seduta è aperta alle ore 10 e 21.

FORMA DANIELA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta del 26 marzo 2015 (88), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Anna Maria Busia, Valter Piscedda, Christian Solinas e Alessandro Unali hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 31 marzo 2015.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Norme per il miglioramento del patrimonio edilizio e per la semplificazione e il riordino di disposizioni in materia urbanistica ed edilizia" (130/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 130.

Passiamo all'esame dell'articolo 17. All'articolo 17 sono stati presentati gli emendamenti soppressivo totale numero 216; il 124 sostituito dal 590; il 486; il 104 e il 495.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 17 e dei relativi emendamenti:

Capo IV


Salvaguardia dei territori rurali e disposizioni per le zone turistiche

Art. 17

Disposizioni di salvaguardia dei territori rurali

1. Nei comuni non ricadenti negli ambiti di paesaggio costieri individuati dal Piano paesaggistico regionale, al fine di consentire un corretto e razionale utilizzo del territorio agricolo che miri a contemperare l'esigenza di salvaguardia delle aree agricole da un improprio sfruttamento, nelle zone omogenee urbanistiche E si applica il decreto del Presidente della Giunta regionale 3 agosto 1994, n. 228 (Direttive per le zone agricole), le cui disposizioni prevalgono in caso di contrasto con quanto previsto dagli strumenti urbanistici comunali. L'edificazione per fini residenziali è riconosciuta unicamente agli imprenditori agricoli e alle aziende svolgenti effettiva e prevalente attività agricola. In sede di redazione dello strumento urbanistico comunale, o sua variante, i comuni definiscono la zonizzazione del territorio agricolo in funzione delle caratteristiche agropedologiche e stabiliscono, conseguentemente, i parametri urbanistico-edilizi per ogni sottozona agricola individuata.

Emendamento soppressivo totale Peru - Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Alessandra Zedda

Articolo 17

L'articolo 17 è soppresso. (216)

Emendamento sostitutivo totale Giunta regionale

Articolo 17

L'articolo 17 è sostituito dal seguente:

"Art. 17. Disposizioni di salvaguardia dei territori rurali

1. Fatte salve le specifiche disposizioni dettate dal Piano paesaggistico regionale, al fine di consentire un corretto e razionale utilizzo del territorio agricolo che miri a contemperare l'esigenza di salvaguardia delle aree agricole da un improprio sfruttamento, in tutte le zone omogenee urbanistiche E si applica il decreto del Presidente della Giunta regionale 3 agosto 1994, n. 228 (Direttive per le zone agricole), le cui disposizioni, unitamente a quelle del presente articolo, sono immediatamente operative e prevalgono con quanto previsto dagli strumenti urbanistici comunali, salvo che gli stessi non contengano disposizioni più restrittive.

2. Ai fini della realizzazione degli interventi previsti dalle Direttive per le zone agricole, gli strumenti urbanistici comunali prevedono la possibilità di raggiungere la superficie minima di intervento con l'utilizzo di più corpi aziendali separati. Il volume realizzabile è, in ogni caso, calcolato utilizzando esclusivamente la superficie effettiva del fondo sul quale si edifica, ferma la possibilità di utilizzare particelle catastali contigue.

3. L'edificazione per fini residenziali è riconosciuta unicamente agli imprenditori agricoli e alle aziende svolgenti effettiva e prevalente attività agricola e la superficie minima di intervento è fissata in 3 ettari.

4. Non è consentita la realizzazione dei punti di ristoro di cui all'articolo 10 delle Direttive per le zone agricole.

5. In sede di redazione dello strumento urbanistico comunale i Comuni definiscono la zonizzazione del territorio agricolo in funzione delle caratteristiche agro pedologiche e della capacità d'uso dei suoli e stabiliscono, conseguentemente, i parametri urbanistico-edilizi per ogni sottozona agricola individuata.". (124)

Emendamento sostitutivo totale Giunta regionale

Articolo 17

L'emendamento n. 124 è così sostituito:

L'articolo 17 è sostituito dal seguente:

"Art. 17. Disposizioni di salvaguardia dei territori rurali

1. Fatte salve le ulteriori e specifiche disposizioni dettate dal Piano paesaggistico regionale, al fine di consentire un corretto e razionale utilizzo del territorio agricolo che miri a contemperare l'esigenza di salvaguardia delle aree agricole da un improprio sfruttamento, in tutte le zone omogenee urbanistiche E del territorio regionale si applica il decreto del Presidente della Giunta regionale 3 agosto 1994, n. 228 (Direttive per le zone agricole), come integrate dalle disposizioni di cui ai commi successivi.

2. In sede di redazione dello strumento urbanistico comunale i Comuni definiscono la zonizzazione del territorio agricolo in funzione delle caratteristiche agro pedologiche e della capacità d'uso dei suoli e stabiliscono, conseguentemente, i parametri urbanistico-edilizi per la realizzazione degli interventi consentiti nelle sottozone agricole individuate.

3. Ai fini della realizzazione degli interventi previsti dalle Direttive per le zone agricole, gli strumenti urbanistici comunali disciplinano la possibilità di raggiungere la superficie minima di intervento con l'utilizzo di più corpi aziendali, che in caso di edificazione a fini residenziali devono essere contigui. Il volume realizzabile è, in ogni caso, calcolato utilizzando esclusivamente la superficie effettiva del fondo sul quale si edifica, ferma la possibilità di utilizzare particelle catastali contigue.

4. Nelle more dell'aggiornamento della disciplina delle trasformazioni ammesse nelle zone agricole, l'edificazione per fini residenziali nelle zone omogenee urbanistiche E del territorio regionale è consentita unicamente agli imprenditori agricoli e alle aziende svolgenti effettiva e prevalente attività agricola e la superficie minima di intervento è fissata in 3 ettari.

5. Negli ambiti di paesaggio costieri, fino all'adeguamento dei Piani urbanistici comunali al Piano Paesaggistico Regionale, non è consentita la realizzazione dei punti di ristoro di cui all'articolo 10 delle Direttive per le zone agricole.

6. Le disposizioni contenute nelle Direttive per le zone agricole, come integrate dalle disposizioni di cui ai commi precedenti sono di immediata applicazione e prevalgono sule disposizioni contenute negli strumenti urbanistici comunali, salvo che queste ultime non siano più restrittive nella fissazione dei parametri o delle condizioni per la realizzazione degli interventi."(590)

Emendamento sostitutivo totale Fenu - Truzzu - Carta - Rubiu

Articolo 17

L'articolo 17 è così sostituito:

1. Al fine di consentire un corretto e razionale utilizzo del territorio agricolo che miri a contemperare l'esigenza di salvaguardia delle aree agricole da un improprio sfruttamento, nelle zone omogenee urbanistiche E si applica il decreto del Presidente della Giunta regionale 3 agosto 1994, n. 228 (Direttive per le zone agricole), le cui disposizioni prevalgono in caso di contrasto con quanto previsto dagli strumenti urbanistici comunali. L'edificazione per fini residenziali è riconosciuta unicamente agli imprenditori agricoli e alle aziende svolgenti effettiva e prevalente attività agricola. In sede di redazione dello strumento urbanistico comunale, o sua variante, i comuni definiscono la zonizzazione del territorio agricolo in funzione delle caratteristiche agropedologiche e stabiliscono, conseguentemente, i parametri urbanistico-edilizi per ogni sottozona agricola individuata. (70)

Emendamento sostitutivo parziale Pietro Cocco - Antonio Solinas - Demontis - Meloni - Collu

Articolo 17

All'articolo 17, comma 1 le parole "agli imprenditori agricoli e alle aziende svolgenti effettiva e prevalente attività agricola" sono sostituite dalle seguenti: "agli imprenditori agricoli e alle aziende svolgenti effettiva e prevalente attività agricola e la superficie minima d'intervento è fissata in 3 ettari. Non è consentita la realizzazione di punti di ristoro di cui all'art. 10 delle direttive sulle zone agricole".

Copertura finanziaria.

Non prevede aumento di spesa. (486)

Emendamento aggiuntivo Piermario Manca - Augusto Cherchi - Unali

Articolo 17

Al comma 1, dopo il periodo "agli imprenditori agricoli e alle aziende svolgenti effettiva e prevalente attività agricola", è aggiunto il seguente: "e la superficie minima d intervento è fissata in 2 ettari." (104)

Emendamento aggiuntivo Desini - Busia

Articolo 17

Nel comma 1 dell'articolo 17, dopo le parole "e prevalente attività agricola" sono aggiunte le seguenti parole: "e la superficie minima di intervento è fissata in un ettaro". (495).)

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Antonio Solinas, relatore di maggioranza.

SOLINAS ANTONIO (PD), relatore di maggioranza. Presidente, all'articolo 17 sul soppressivo totale numero 216 il parere è contrario. Sul sostitutivo totale numero 124, al quale è stato presentato l'emendamento numero 590, il parere è favorevole. Sull'emendamento numero 70 il parere è contrario. Sul sostitutivo parziale 486 il parere è favorevole. Sugli aggiuntivi 104 e 495 c'è un invito al ritiro.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

ERRIU CRISTIANO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il parere della Giunta è conforme a quello della Commissione.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Sull'ordine dei lavori, Presidente, perché in tempi ordinari e normali va bene iniziare anche con venti minuti di ritardo. Io sono qua, come lei, Presidente, dalle ore 10 perché la seduta era fissata alle ore 10. Poi non si pretenda di dilatare il tempo per i comodi dei consiglieri della maggioranza perché su questo l'opposizione è inflessibile. Allora, se è alle ore 10 e si vuole fare a oltranza si deve iniziare alle ore 10, perché io tempo da perdere non ne ho. Venti minuti sprecati qui seduto senza fare niente, non lo consento a nessuno di utilizzare il mio tempo in questo modo. È una mancanza di rispetto, Presidente. Quindi, staremo a vedere se la maggioranza ha il buon senso di porre problemi sulle oltranze o sulla dilatazione dei tempi oltre il normale orario. Su questo sia chiaro, Presidente, perché non va bene assolutamente.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Norme per il miglioramento del patrimonio edilizio e per la semplificazione e il riordino di disposizioni in materia urbanistica ed edilizia" (130/A)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (FI). Presidente, come abbiamo già annunciato ieri, fino all'articolo 16 nella proposta di legge si è previsto solo ed esclusivamente un adeguamento o un'integrazione di norme successive all'entrata in vigore sia della 45 che della 23. Con l'articolo 17 invece inizia una parte, il capitolo IV del testo che in realtà più si avvicina a quella che è la parte specifica legata alla reale pianificazione del territorio regionale. Nel caso specifico l'articolo 17 individua e dispone sulla salvaguardia delle aree rurali, del territorio rurale. Questo è un punto che ha condizionato e sta condizionando ancora l'attività consiliare, che ha condizionato in modo particolare l'attività della stessa Commissione e che così come viene definito da alcuni colleghi della maggioranza, questo è uno degli elementi che porta a quello ostruzionismo che secondo voi l'opposizione sta portando avanti. Non è ostruzionismo come vi ho già detto più volte, si tratta più che altro di garantismo nei confronti di chi poi dovrà utilizzare questa norma e quindi dovrà gestire il territorio nella pianificazione del territorio regionale. Quindi sia dall'utente di base, il piccolo proprietario o il grande imprenditore, sia chi invece dovrà attivarsi per attività professionali come gli iscritti agli ordini professionali, ma ancora di più quelli che dovranno interpretare le norme all'interno degli uffici tecnici, insieme all'Assessorato regionale dell'urbanistica.

Nel caso particolare del territorio rurale come sempre è il caos più totale, ma non nel contenuto perché poi entrerò nel merito, bensì nella gestione dell'attività dell'Aula. Con l'articolo 17 la Commissione ha deciso di entrare in discussione all'interno di quest'Aula con un testo. Poi la Giunta, non felice del contenuto del testo, presenta un emendamento e inserisce alcuni elementi ancora più caratterizzanti e sicuramente molto più restrittivi rispetto al testo principale che viene introdotto in Aula. Poi emendamenti agli emendamenti che non si trovano, poi cercheremo di raccapezzarci un pochino all'interno di questo ragionamento nel capire esattamente qual è l'obiettivo che si vuole raggiungere. Per noi credo che uno degli aspetti più importanti sia sicuramente quello dettato dalla dimensione del lotto minimo, per poter pianificare, quindi poter edificare in zone omogenee urbanistiche definite agricole, quindi indicate con la lettera e) per convenzione all'interno dei piani urbanistici.

Si fa riferimento al Piano paesaggistico regionale, a quel Piano paesaggistico regionale che è diventato fino a oggi uno dei problemi, è il problema numero uno per la gestione e la pianificazione del territorio regionale, indicandone quindi come riferimento principale dove sappiamo perfettamente tutti che il Piano paesaggistico regionale stabilisce il lotto minimo per essere edificato pari a 3 ettari. Non felici comunque delle prescrizioni indicate all'interno del PPR, all'interno dell'emendamento 124, ma non solo perché poi tutta una serie di attività emendale che è stata presentata indica e individua dimensioni differenti anche all'interno della maggioranza, quindi la stessa maggioranza è divisa da questo punto di vista, la Giunta comunque indica in modo puntuale e preciso che l'intervento per la superficie minima, l'intervento edificatorio è pari a 3 ettari. Lo prevede già il PPR quindi scriverlo o non scriverlo non sarebbe cambiato assolutamente niente, è pleonastico. È chiaro che se non lo si modifica rispetto al PPR rimarrebbero comunque fissati nei 3 ettari. Quello che ci colpisce è sicuramente quello di indicare esattamente chequei famosi punti di ristoro che sono indicati nel "228" non sono più possibili, non è più possibile individuare in zone agricole anche la possibilità di realizzare eventuali punti di ristoro che fino ad oggi sono stati utilizzati molto spesso nelle zone di completamento soprattutto vicino alle aree urbane o in quelle delle zone turistiche e che però negli emendamenti che si presentano e che presentano gli altri colleghi, si ha una visione differente cioè si passa dai 3 ettari per arrivare ai 2 ettari così come presentato dall'onorevole Piermario Manca, la proposta dell'onorevole Piermario Manca, ma addirittura della parte capeggiata in questo caso dall'onorevole Desini che invece in modo chiaro e a noi ci trova da questo punto concordi, indica il lotto minimo pari ad 1 ettaro. Credo che questo sia l'elemento fondamentale per poter definire esattamente il proseguo dei lavori all'interno di quest'Aula, questo è l'elemento che ci condiziona e ci porta eventualmente ad aprire un ragionamento con voi in modo chiaro, sereno, sincero senza...

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ignazio Locci. Ne ha facoltà.

LOCCI IGNAZIO (FI). Io credo che ci stiamo facendo sfuggire un'occasione, stiamo parlando ancora di edilizia in agro e urbanistica nell'agro con concetti superati dalla storia. Voglio fare subito un riferimento alle norme paesaggistiche edilizie approvate in questi giorni in Toscana dove si è superato il concetto, ma lo era anche con la vecchia norma, superato il concetto del metro quadro e del metro cubo nell'intervento nell'agro e nelle zone agricole. Ovviamente sappiamo tutti che l'agricoltura è cambiata, il sistema d'insediamento del tipo anche di imprenditoria agricola nelle campagne è cambiato e si è evoluto tantissimo, si potrebbe e si sarebbe dovuto forse avere un occhio più attento alla sostenibilità dei progetti aziendali piuttosto che all'estensione territoriale delle aziende e quindi a un approccio ancora oggi da misurare in metri cubi e in metri quadri. Quello che dovrebbe essere invece premiato è la sostenibilità del progetto aziendale e quindi le considerazioni che l'imprenditore agricolo fa rispetto alla produttività della sua azienda. E solo questa dovrebbe essere presa come punto di riferimento e non invece piuttosto gli indici volumetrici. Faccio un esempio. Se una cantina o meglio un imprenditore agricolo che vuole impiantare una cantina e quindi vuole tentare di entrare nel mercato del vino dovrà ovviamente prevedere la grandezza e l'ampiezza della sua azienda sulla base dell'estensione di vigneto che lui possiede. Ecco oggi è possibile evidentemente avere delle produzioni enormi certamente in spazi piccoli, ma è anche vero che oggi l'offerta che l'imprenditore agricolo vuol dare ai possibile acquirenti delle proprie materie è di vario tipo. Cioè all'interno della stessa azienda si coniuga non solo la produzione ma anche la ricettività, la ristorazione e anche la vendita al dettaglio dei prodotti. Quindi mi pare che sia superato proprio concettualmente l'approccio metro quadro-metro cubo. Diverso il discorso invece che dovremo invece affrontare rispetto alle residenze in agro. Noi abbiamo avuto negli anni la polverizzazione della proprietà fondiaria, quindi la riduzione anche dell'estensione e in molte zone della Sardegna, soprattutto in quelle costiere dove c'è stato uno spopolamento delle campagne, il riutilizzo di quei volumi esistenti cioè quindi di tutti quegli edifici che già sussistono in quelle zone oppure il ritorno anche per certi versi all'occupazione di aree dell'agro per utilizzarle a scopi residenziali, è l'unico sistema oggi per continuare a mantenere il presidio e per continuare a mantenere anche vive certe produzioni che rimangono solamente di caratura familiare e che hanno una distribuzione forse più per i mercati interni dei nostri piccoli villaggi piuttosto che i mercati magari nazionali o addirittura regionali. Quindi dovremmo trattare la partita secondo me su due binari differenti: uno quello della produzione tout court e l'altro delle residenze in agro. Io credo che 3 ettari siano assolutamente spropositati ma soprattutto avremmo potuto pensare di chiedere a questi piccoli proprietari di questi piccoli casali, di chi vuole realizzarsi anche la residenza in agro, gli avremmo potuto consentire consentendo loro di realizzare magari anche della piccola ricettività rurale. Quindi non parlo ovviamente di strutture agrituristiche, di strutture ricettive così come sono descritte nella norma delle direttive agricole ma parlo proprio di una ricettività diffusa nelle residenze nell'agro. Quindi ecco secondo me dovremmo fare uno sforzo di modernizzazione di questa norma e uscire dalla logica del metro cubo e del metro quadro...

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Alessandra Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Io nell'esaminare questo articolo 17 colgo la confusione e il metodo assolutamente non organico alla stesura delle leggi che ha condizionato e soprattutto a cui si è improntato veramente la scrittura di questa legge. E infatti ne è prova che l'articolo 17 viene completamente modificato dalla Giunta che ovviamente va proprio ad intervenire in modo e in maniera proprio repressiva anche sulle piccole possibilità che si intravedevano nel testo iniziale quasi come se ovviamente la Giunta volesse tornare sulle proprie posizioni che erano quelle iniziali e la proposta che è stata completamente ovviamente stravolta dalla Commissione in maggioranza. Devo dire tra le altre cose che ovviamente noi parliamo di salvaguardia dei territori rurali ma indicando tra l'altro il lotto minimo per la pianificazione delle zone E. Io credo che forse ci sta un po' sfuggendo qual è oggi la situazione del mondo agricolo e delle zone agricole in Sardegna, ma anche soprattutto ci sfugge leggendo sia questo articolo 17 e in particolare poi la proposta di emendamento da parte della Giunta, ci sfugga anche che cosa vogliamo fare sostanzialmente per il bene dell'agricoltura sarda, e lo sottolineo per il bene dell'agricoltura sarda. Perché oltre che parlare di consumo del territorio e sfruttamento improprio, non siamo invece in grado di capire e di far emergere cos'è realmente oggi il nostro mondo agricolo. Allora colleghi, nuove tecniche sono all'avanguardia oggi e quando leggiamo di emendamenti della maggioranza che ci trovano d'accordo come quello proposto dal collega Desini che parla della riduzione ad 1 ettaro è perché forse il collega Desini e anche chi propone la riduzione è andato anche a verificare che oggi ci sono delle nuove tecniche che permettono di non consumarlo il territorio, ma di fare aziende agricole importanti anche con un solo ettaro. Mi sto riferendo al sistema aeroponico che è quello che consente di praticare appunto l'attività dell'agricoltura senza consumare spazi, senza appunto bisogno di avere utilizzo di territorio, perché assolutamente il processo di sviluppo avviene nelle serre. Quindi questo io credo che ci debba far riflettere, perché con le nuove tecniche che si stanno utilizzando proprio di recente probabilmente la parola sfruttamento del territorio, e sfruttamento improprio in particolare, forse potremmo anche evitarla. Per di più poi andiamo a vedere la situazione anche economico finanziaria e sociale di chi oggi ha le aziende agricole in Sardegna e allora, a maggior ragione, dovremmo entrare in un'ottica di salvaguardare proprio queste realtà. E lo dico anche chiarendo che io non sono per le lottizzazioni abusive, oppure per il proliferare di lottizzazioni per le quali spesso e volentieri i sindaci si trovano in difficoltà, ma questo non significa che dobbiamo assolutamente mettere dei vincoli impositivi facilmente superabili da chi invece vuole semplicemente portare avanti una delle attività produttive che è la più caratterizzante del nostro sistema produttivo in generale. Quindi io credo, colleghi, che forse su questo articolo potremmo avere insieme la possibilità di confrontarci in modo tale che veramente lo rendiamo molto più accessibile e utile a quello che oggi è il sistema agricolo in Sardegna, senza parlare aprioristicamente di vincoli e di consumo del territorio improprio. Quindi io credo che da parte nostra c'è tutta la disponibilità ad esaminare gli emendamenti, ma in particolare, lo dico già, abbiamo una disposizione a voler discutere quelli che facilitano veramente gli insediamenti produttivi in agricoltura.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Stefano Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (FI). Presidente, sento veramente l'importanza di questa discussione perché questo è uno degli articoli che maggiormente caratterizzerà questa norma e soprattutto la possibilità di dare un senso ad alcune cose. Procedo in senso cronologico e finalmente ritrovo in quest'articolo un qualche cosa che mi aveva lasciato perplesso nel momento in cui leggevo le dichiarazioni programmatiche della Giunta Pigliaru, in cui si creava una relazione che in quel momento a me sembrava incomprensibile tra l'elemento paesaggistico e l'elemento produttivo dell'agricoltura. Capite bene che in quel momento era difficile intuire questo, se non si fosse avuta già l'idea che tutto in Sardegna può essere prodotto, tutto in Sardegna può diventare attività produttiva, a condizione che non incida in nessuna maniera sul paesaggio. Di conseguenza la vostra visione contemplativa della Sardegna, la vostra visione di sognatori, di persone che amano contemplare il paesaggio prima ancora di essersi preoccupati di produrre quanto occorre per potersi mantenere a contemplare il paesaggio, si ritrova, trova parte del suo significato proprio in questo articolo. Io mi domando chi di voi prima di votare questo articolo, prima di votare l'ultimo emendamento sostitutivo della Giunta, si sia mai chiesto che cosa significhi intervenire in questo modo sulla proprietà dell'agro in Sardegna. Se qualcuno si preoccupasse di creare una relazione tra l'Imu agricola ed una iniziativa di questo tipo, sarebbe impossibile da dimostrare che non c'è un intento speculativo sull'agro della Sardegna, nel momento in cui non siamo neanche in grado di capire che la regione per cui i sardi hanno mantenuto la proprietà di appezzamenti, sovente al di sotto dell'ettaro, era semplicemente poggiata sulla speranza di continuare ad attribuirgli un valore materiale e la possibilità eventualmente nel futuro di utilizzarli anche a scopo abitativo. Nel corso dell'ultimo secolo sono successe due cose, che i processi successori non hanno fatto altro che parcellizzate le proprietà, in quest'ottica e in secondo luogo che l'agricoltura è diventata un elemento di reddito accessorio per tantissime famiglie sarde. Nel momento in cui voi andate così pesantemente ad incidere sul patrimonio dei sardi, sul patrimonio consolidato di centinaia di migliaia di famiglie sarde, voi state di fatto avvalorando la tesi che il sardo non deve essere più una persona che occupa il proprio agro per produrre agricoltura, ma il sardo è una persona, così come avvenuto nel commercio, così com'è avvenuto in qualsiasi altro tipo di servizio, deve diventare servo della propria terra, deve diventare dipendente della propria terra. L'idea di consentire la residenza soltanto ove si tratti di attività prevalente, cioè significa che un comune reddito familiare, al di fuori di quello agricolo, eccede il reddito che è in grado di produrre tre ettari di terra, significa che non stiamo tenendo in nessuna considerazione la condizione produttiva della Sardegna, la condizione occupazionale e stiamo di fatto impedendo di godere beni che sino a questo momento hanno potuto consentire un sostentamento seppure minimo, una prospettiva di futuro seppure minima, l'idea di poter avere una casa propria seppure minima in gran parte del territorio regionale. Voi dite di avere una idea produttiva della Sardegna? Esiste soltanto una norma sino a questo momento, presentata da noi, presentata dal collega Tocco col capogruppo Pittalis, che punta a mettere a reddito l'agro, ed è quella sulle fattorie agricole, giace da otto mesi. Ma chi volete prendere in giro? Chi pensate di avere davanti? A voi non ve ne frega nulla di quello che può produrre la terra della Sardegna, a voi, ai vostri dante causa, interessa la contemplazione del paesaggio, interessa sognare, poetare, interessa questo, non interessa produrre, non interessa produrre ricchezza, sostentamento e libertà per i cittadini sardi, perché li volete soggiogati, perché probabilmente tra i vostri dante causa ci sono anche quelli che hanno intenzione e interesse di speculare sul crollo evidente che, dopo questa norma, avrà un'enorme quantità di agro in Sardegna. Ma chi pensate, nel combinato disposto tra l'Imu agricola e questa porcheria, che si tenga 5000 metri di terreno? Chi pensate che conservi ancora una prospettiva? Cari colleghi, io capisco che le campagne sono un luogo che frequentate poco e l'agricoltura un'idea di produzione che frequentate ancora meno. E non allargate le braccia, perché purtroppo è così, perché io torno a casa e ho detto questo…

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marco Tedde. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Presidente, siamo arrivati finalmente ad esaminare discutere uno degli articoli che costituisce una colonna portante di questo corpus contradditorio è profondamente errato. Quest'articolo 17 prende le mosse dell'articolo ventisei del vecchio testo del disegno di legge proposto dalla giunta che viene radicalmente modificato dalla maggioranza e dalla commissione si passa dai tre ettari all'ettaro che si elimina la possibilità tra le altre cose di prevedere nelle zone agricole anche attività legate al turismo punti di ristoro. Ora l'articolo ventisei che era particolarmente corposo, particolarmente articolato, ritorna in ballo con l'emendamento della Giunta. È evidente che quel famoso fantasma, quel famoso ghost, ha ripreso a svolazzare in quest'Aula e a creare nella maggioranza e nella Giunta quella crisi di identità alla Vitangelo Moscarda, di cui più volte abbiamo parlato. Oggi noi non sappiamo se prevarrà la tesi del fantasma di mastro Don Gesualdo assieme alla Giunta, o la tesi invece di una maggioranza che ha dimostrato anche con significativi emendamenti, e cito per tutti quello di Desini e Busia, ha dimostrato di avere una visione chiara di ciò che si deve e si può fare in agro. Colleghi, stiamo combattendo, state combattendo una battaglia di retroguardia. L'agro è visto diversamente in tutta Italia, in tutto il mondo, solo pochi di voi, perché non siete moltissimi, continuano a concepire l'agro con me un'area vasta da mettere sotto cellofan, sotto una cappa, sotto una sorta di tetto che non consente assolutamente l'utilizzo. Ci sono due visioni dell'agro: quella vostra, contemplativa, incellofanante; e poi c'è quella nostra, con l'uomo al centro della campagna che realizza, produce, conserva e custodisce l'agro. Perché senza l'uomo nell'agro, l'agro viene devastato. Occorre invece che l'uomo abbia la possibilità, che le famiglie abbiano la possibilità di conservare l'agro, ma per conservare l'agro bisogna esserci. Non bisogna essere ha 40 o 50 chilometri dall'agro, bisogna essere nell'agro allora, solo allora, quest'agro potrà essere preservato. Quindi, dicevo, si scontrano queste due visioni dell'agro, anche in maggioranza, una parte della maggioranza vede nell'ettaro una superficie ideale per arrivare a un intelligente utilizzo, sfruttamento, conservazione e custodia dell'agro; dall'altra parte invece si va indietro nel tempo a rispolverare il PPR, l'articolo 83, quindi i tre ettari. Ecco che ritorna il PPR. Ecco che ritorna quello strumento che ha ostacolato l'economia della Sardegna. Ecco che ritorna quello strumento che permeato da conservatorismo sterile, gretto, dannoso, che io credo che non debba prevalere in quest'Aula, credo che in quest'Aula debbano prevalere quelle intelligenze, invece, che vedono il PPR sotto la lente di ingrandimento, che avevano il PPR non con gli occhi foderati di prosciutto, ma con grande realismo, con grande concretezza. Io e noi saremo a fianco di quella parte più sensibile nei confronti dell'agro abitato che anche in maggioranza alberga, perché quella parte più sensibile della maggioranza che ha una visione moderna e prospettica dell'agro, quella parte ha bisogno di essere sostenuta e noi siamo qui per dare una mano, perché coloro che hanno la capacità di leggere il futuro in materia di agro, in maniera intelligente e finalizzato a fare gli interessi dei sardi devono essere sostenuti anche dall'opposizione.

PRESIDENTE. Comunico al Consiglio che è rientrata dal congedo la consigliera Anna Maria Busia.

È iscritto a parlare il consigliere Fasolino. Ne ha facoltà.

FASOLINO GIUSEPPE (FI). Non ci si deve stupire, parlo dei colleghi della maggioranza, quando ogni tanto si parla del fantasma, perché questo articolo 17 e quando si parla in generale delle zone agricole, è uno di quei chiodi fissi di questo fantasma. Allora non si può non parlare, non si può non rievocare questo modo di vedere le zone agricole, lo vediamo subito dall'inizio dal testo dell'articolo, quando parliamo di paesaggi costieri individuati dal piano paesaggistico regionale. Qua c'è già la prima divisione, ci sono zone agricole di serie A e zone agricole di serie B. Già questa è la prima divisione è il primo pensiero, primo passaggio che ci fa capire qual è l'ideologia che vi ha portato a partorire una norma di questo tipo. Si vede l'agro nella fascia costiera come gli speculatori, come quelli che vogliono assolutamente portare avanti solo ed esclusivamente lottizzazioni abusive. E non è così. Non è così. C'è anche un problema culturale oltretutto, ci sono delle zone agricole dove sono nati dei borghi intorno all'agricoltura. Noi abbiamo delle zone che conosciamo benissimo, come ad esempio la zona di Rudalza, che è cresciuta negli anni e che ha dato spazio a piccoli agricoltori che hanno fatto crescere le loro famiglie, sono agricoltori che dalle zone agricole dell'interno si sono spostati nelle zone agricole costiere e hanno fatto nascere delle attività agricole, alcune di queste anche legate al turismo, ma perché no? Alcune di queste zone sull'ettaro hanno fatto deve nascere delle vere e proprie attività turistiche agricole, ma come allora da una parte ogni volta diciamo che il turismo deve servire anche per far crescere l'interno, diciamo che il turismo deve servire anche per valorizzare quelle che sono le nostre culture, quella che è l'agricoltura della nostra Sardegna, poi dall'altra parte condanniamo e li consideriamo degli speculatori. Delle due l'una. Oppure la vera teoria che dobbiamo smetterla con l'idea di cominciare a creare o a progettare partendo dai vincoli. Questo è il vero errore. Ogni volta ci creiamo dei veri fantasmi e cominciamo a creare dei vincoli, ma perché non viviamo l'idea di un progetto di campagna, l'idea di un progetto di agricoltura come fanno nelle altre parti dell'Italia. Dove addirittura in alcune zone della Toscana - dove tutto possiamo dire ma possiamo soltanto toglierci il cappello per come hanno valorizzato loro le loro campagne - o alcune regione dell'Umbria vengono premiate solo per la scelta di andare a vivere in campagna, solo per la scelta di andare a creare una piccola attività che potrà e può sfruttare il turismo nelle zone agricole. Allora, cerchiamo di modificare il modo, l'approccio che si ha a questa legge. Che non deve essere un approccio assolutamente allegato ai vincoli, ma che può essere anche, per quanto riguarda le zone agricole, un approccio legato allo sviluppo agricolo anche legandolo al turismo. Questo è quello che si deve fare per cercare di migliorare questa norma, ho visto che ci sono alcune forze della maggioranza che l'hanno cominciato a vedere in questa maniera, non facciamo l'errore del passato per poi rimpiangerlo, com'è stato fatto con il PPR, dove lo scopo era quello di disabitare le campane per poi piangere su quell'errore, adesso abbiamo l'opportunità di modificare il tiro, nei banchi della maggioranza abbiamo visto che c'è qualcuno che ha le stesse intenzioni dell'opposizione, diamo forza a queste idee per migliorare questo articolo.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Angelo Carta. Ne ha facoltà.

CARTA ANGELO (PSd'Az). Leggendo l'articolo 17 e vedendo gli sforzi che comunque si notano dagli emendamenti della Giunta, che sono nel frattempo seguiti, mi sembra effettivamente che all'interno della maggioranza si stia svolgendo un dibattito abbastanza serrato, con l'intento di confermare gli obiettivi e limitare i divieti. Gli obiettivi di salvaguardia di un utilizzo razionale e corretto del suolo agricolo, i volumi che devono essere calcolati solo sul fondo dove si va a costruire, evitando quindi l'asservimento, il discorso dei punti di ristoro, e la prevalenza di queste norme su quanto deciso dei Comuni, credo che sia uno sforzo che riporta alla memoria non tanto chi in questi giorni si è adombrato, a me riporta alla memoria il ministro Ronchi, e riporta alla memoria la legge n. 394 del 1992 con la quale quel Ministro decise che in Sardegna, soprattutto nelle aree centrali, c'erano dei territori che erano meritevoli di essere salvaguardati, dei territori per i quali era necessaria una normativa rigida per salvaguardarli. Non sto qui a ricordare le battaglie che si sono fatte contro quel Ministro, contro quella legge, contro quella imposizione, però ricordo il comune denominatore di tutti i Comuni, di tutti i sindaci, di tutti i consigli comunali, di tutte le associazioni, di tutti i cittadini e di tutti i comitati che nel frattempo si erano costituiti e che combattevano perché si pretendeva di lasciare alle comunità la loro autodeterminazione, di riconoscere alle comunità di essere state esse stesse quelle che avevano portato fino ad allora, fino ad accorgersi il ministro Ronchi che quelli erano terreni salvaguardati, valorizzati, vigilati, erano le comunità che avevano reso possibile questa cosa. Allora, a me sembra che l'articolo 17 riporti alla memoria quel tipo di atteggiamento, non ho infatti capito perché alle comunità che li abitano, alle comunità che li hanno salvaguardati da secoli e fino ad oggi si voglia dire "bada che questo non lo puoi più fare". Che cosa? Permettere a un pastore di costruirsi l'alloggio, permettere alla campagna di essere abitata, permettere al nostro territorio di essere presidiato? Che cosa non vogliamo consentire, qual è il pericolo che stiamo correndo, qual è il rischio che il nostro territorio sta correndo, lasciando alle comunità il destino del loro territorio? Io non dico che la Regione non deve occuparsene, ci mancherebbe, il Consiglio regionale se ne deve occupare, è materia importante, è un patrimonio di tutti, ma non se ne può occupare con l'intento di tutelare dei minus habens, perché i sindaci delle comunità hanno il diritto di poter incidere nelle loro decisioni, se noi andiamo a vedere oggi le direttive che i consigli comunali si sono dati e non c'è nessuno che è sceso sotto l'ettaro. Perché l'ettaro? Perché noi non abbiamo grandi latifondisti, perché da noi non esistono i grandi proprietari terrieri, da noi esiste la parcellizzazione del territorio, esiste quel pezzo di terreno che è stato passato dal nonno, dal babbo, che oggi è dei figli e che domani andrà ai nipoti, quel pezzo di terreno che è un valore che si vuole preservare perché è un patrimonio di famiglia, come c'è chi tutela i propri gioielli così dalle nostre parti si tutelano gioielli che sono rappresentati da un pezzo di terra, che è un valore importante ed è un patrimonio che la famiglia non intende assolutamente mettere a rischio, che salvaguarda a prescindere da Ronchi e a prescindere dal nostro articolo 17, pardon, dal vostro articolo 17. Allora credo che sia necessario tornare un attimino con i piedi per terra, sia necessario non imporre norme che vanno contro la storia, che vanno contro l'identità, che vanno contro i comportamenti che fino ad oggi si sono tenuti, che vanno contro le delibere dei consigli comunali, che vanno contro il valore stesso che sembriamo qui non riconoscere al proprietario di quelle terre. Noi dobbiamo salvaguardare il territorio ma dobbiamo salvaguardare anche la dignità di quelle comunità, perché imporre tre ettari, perché imporre che l'asservimento non è possibile se non sono contigui, perché non consentire le soluzioni che sino ad oggi hanno permesso di avere questo territorio salvaguardato, credo che sia un errore madornale che si sta facendo, un errore che sicuramente verrà pagato perché è contro la storia, contro la cultura e contro la nostra identità.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giorgio Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI GIORGIO (Area Popolare Sarda). La materia oggetto di questo articolo è una delle più delicate e va affrontata con attenzione e consapevolezza, purtroppo, anche attraverso le norme proposte in questo articolo, è invece evidente l'incapacità di affrontare e risolvere i problemi con i corretti strumenti, ci si affida quindi alla filosofia che possiamo riassumere con il concetto: chiudiamo tutto a chiave con un bel lucchetto, e quando saremo capaci o ne avremo voglia ne riparleremo. Infatti in questo articolo si vorrebbe normare l'edificazione in agro, e più in particolare in quelle zone dell'interno in cui non si applica il Piano paesaggistico, invece che affrontare lo sviluppo dei territori agricoli in maniera coerente ed esaustiva predisponendo il Piano paesaggistico delle zone interne ed individuando quindi quali territori siano da proteggere, ci si affida ancora una volta all'individuazione dei requisiti relativi ai proprietari dei terreni per concedere l'edificazione di volumetrie residenziali che consentano il presidio del territorio. Se non si è imprenditori agricoli e non si possiede aziende svolgenti effettiva e prevalente attività agricola si può fare poco o niente, questo probabilmente è ovviamente in ottemperanza al regolamento CEE 1307 del 2013, è la conservazione dello status quo. Ma la domanda che vi voglio fare è: questa situazione, soprattutto nelle zone interne della nostra terra, ha portato lo sviluppo dell'agricoltura, ha portato la salvaguardia del territorio, ha portato il rafforzamento dell'economia? Quali sarebbero gli effetti dell'approvazione di questo articolo, se non quello di dire che ciò che esiste, se riesce, resta vivo, e ciò che non esiste non esisterà mai?

Presidente Pigliaru, assessore Erriu, siete consapevoli che la Regione Sardegna aveva sottoscritto un accordo con il Ministero dei beni culturali per completare la redazione del Piano paesaggistico delle zone interne entro il 1° settembre 2014, cioè, per essere ancora più precisi, 540 giorni a partire dal 1° marzo 2013? Si tratta di un atto amministrativo che dovrà essere siglato dal direttore generale del Ministero e dal direttore generale dell'Assessorato dell'urbanistica. A che punto siete? Perché continuate a proporre norme a pezzetti sulle zone interne e non vi preoccupate invece di fare ciò che è necessario per avere un quadro legislativo chiaro e trasparente per tutti i sardi?

Un'ultima annotazione. Io non parlo di 3 ettari, 2 ettari, un ettaro, io so soltanto, per una mia esperienza personale, e ho potuto verificare in un territorio, che un territorio turistico, l'acquisto di magari centinaia di ettari, lottizzati poi in lotti di un ettaro, creando poi obiettive difficoltà, nel momento stesso in cui si costruisce, come è avvenuto per esempio nel territorio di Arzachena, e nei Comuni vicini non era un ettaro ma era qualcosa di diverso. Io credo che la normativa deve essere rigida e deve stabilire criteri uguali per tutti i territori. La verità vera è che poi i Comuni, che sono di per sé già in uno stato di disagio, devono garantire servizi, quindi una serie di costi che sono infiniti, io in un territorio particolare ho potuto riscontrare che un imprenditore ha comprato 100 ettari, poi li ha suddivisi creando mille problemi alla comunità. Credo quindi che sia opportuna una valutazione attenta per arrivare alla conclusione che, sia che siano 3 ettari, sia che siano 2 ettari, sia che sia un ettaro, con i requisiti che si riterranno più opportuni, però si uniformino i criteri in modo tale che si possono dare delle risposte che siano esaurienti, chiare e univoche.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Paolo Truzzu. Ne ha facoltà.

TRUZZU PAOLO (Gruppo Misto). Gli antichi romani dicevano che repetita iuvant, lo dico perché sicuramente riprenderò alcuni concetti che hanno già espresso i colleghi, nella speranza che la ripetizione ulteriore in qualche modo possa essere utile a far maturare un convincimento diverso tra i colleghi della maggioranza e nei confronti dell'Assessore e della Giunta. La prima cosa che mi sembra opportuno sottolineare è il modo attraverso cui si è arrivato a questo articolo 17, e cioè l'attività normativa che si è tenuta per giungere alla stesura finale; nel senso che non abbiamo avuto un articolo che era quello presentato dalla Giunta nella prima stesura che poi è andato in Commissione e che ha visto una nuova stesura, a questo articolo 17 poi c'è stato un emendamento sostitutivo totale della Giunta che se non erro è il numero 124, 15 giorni fa, e oggi ne arriva un altro il numero 590 che praticamente lo modifica ulteriormente. Quindi sostanzialmente possiamo dire che ogni 15 giorni il testo è stato totalmente cambiato, totalmente modificato. Come già abbiamo detto altre volte, lo ricordo per esempio sull'intricato controverso percorso della legge sulla sanità, penso che questo non sia il modo migliore per procedere perché non c'è innanzitutto certezza per i colleghi ma non c'è nemmeno certezza per il cittadino, per le associazioni e chi vuole partecipare al processo di produzione normativo. Non è sicuramente il modo migliore per poter fare una buona norma, una norma di qualità. Gli altri elementi che invece voglio prendere in considerazione sono quelli che entrano nel merito e che hanno in qualche modo sollevato alcuni colleghi. La prima osservazione che faccio, è che penso che tutti noi conosciamo quale sia la condizione delle nostre campagne, quale mutamento c'è stato in questi anni, non credo che voi, colleghi del centrosinistra, non abbiate piena coscienza di quella che è la realtà della nostra Isola, del fatto che per lo più gli appezzamenti di terreno sono divisi tra tanti proprietari c'è una proprietà come diceva qualche collega prima estremamente polverizzata. Quindi questo tentativo di tenere fermo il vincolo dei tre ettari è a mio parere una soluzione non dico illogica ma comunque in qualche modo un po' punitiva di quella che è la realtà. Perché sappiamo benissimo che ci sono tanti piccoli proprietari, ovviamente non i grandi proprietari terrieri ma tanti piccoli proprietari che hanno dei piccoli appezzamenti e che vorrebbero realizzare in questi appezzamenti magari un piccolo ricovero, anche una piccola casa; e talvolta anche tanti giovani che hanno magari la difficoltà di poter intervenire sulle case all'interno dei centri storici dei nostri comuni e sempre più spesso si stanno spostando sull'agro. Quindi invito a riflettere su questa opportunità perché stiamo andando a punire con questa norma chi ha la volontà invece di tenere una presenza nelle campagne, quindi di far sì che le nostre campagne rimangano in qualche modo ordinate e pulite come sono state nel tempo e non più in questi ultimi anni. E soprattutto anche perché si corre veramente il rischio di generare questa volta sì dei fenomeni speculativi perché nel momento in cui c'è la possibilità solo di costruire per chi ha un'estensione superiore ai tre ettari capite bene che se continua anche questo processo di tassazione come dicevano poco fa alcuni colleghi sulla proprietà agricola è chiaro il rischio che poi chi ha i soldi possa acquistare le terre e possa fare avviare dei processi di creazione del famoso e del noto latifondo.

L'altro elemento che hanno messo in luce alcuni colleghi è quello legato al fatto che oggi è possibile sviluppare aziende agricole anche in lotti di piccole dimensioni, l'hanno citato i colleghi Locci e Zedda per esattezza, e su questo aspetto mi ricollego a quanto detto alla collega Zedda perché ha citato il caso per esempio della possibilità di sviluppare anche su terreni di un solo ettaro delle culture intensive sfruttando le serre. Bene io non so, penso che lo sappiate, però siamo nel 2015 a livello internazionale, nazionale e anche sardo si stanno sviluppando importanti progetti di ricerca per la produzione di serre che si sviluppano in altezza, che consentano anche in poderi di piccola entità di sfruttare, addirittura fino a nove metri, di sfruttare la luce e vari livelli e quindi di creare addirittura delle produzioni su due o tre livelli. Allora vogliamo negare magari a chi ha la capacità di fare progetti di qualità, di investimento e magari ha un ettaro, un ettaro e mezzo di terreno la possibilità di poter anche collegare come si dice casa e chiesa, o casa e bottega in questo caso, case e azienda. Rifletteteci, colleghi, perché è importante passare anche da una logica, come ha detto il collega Locci, puramente quantitativa a una logica qualitativa. Quello che noi dobbiamo riuscire a fare è capire cosa può essere produttivo, cosa può essere bello, cosa può fornire qualità al nostro paesaggio e uscire da una logica puramente contemplativa che troppo spesso si addensa all'interno della vostra maggioranza e far sì che invece si punti a una logica qualitativa perché progetti di qualità fanno sì che non solo…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Sardegna). Grazie Presidente, colleghi del Consiglio, cari compagni, io credo che su questo argomento bisogna che un attimino ci intendiamo. Lasciamo perdere gli abusi e quanto è avvenuto, le distorsioni, stiamo parlando delle zone agricole, tutto il resto non serve, le strumentalizzazioni, i fraintendimenti che ci sono stati, gli abusi come Monte Ricciu dove sono stati trasformati ettari di terra in ville con piscina, dimentichiamo tutto questo, noi siamo legislatori regionali che stiamo legiferando su una materia che è una materia importante per la Sardegna e per i sardi. Intanto devo dire che per quanto riguarda l'IMU, i colleghi sanno che l'IMU è differenziata, c'è l'IMU che riguarda la montagna, che riguarda le zone svantaggiate, c'è l'IMU che riguarda la media montagna, c'è l'IMU che riguarda i coltivatori diretti e coloro che operano a titolo principale, e c'è un IMU che viene pagata da tutti quando va da 0 a 280 metri. Lì non c'è scampo, tutti devono pagare l'IMU, e questo mi ricorda, onorevole Arbau, quello che sta avvenendo per quanto riguarda i grandi castelli italiani, dove questi nobili decaduti si sono ritrovati questi castelli, devono pagare l'ICI ma vogliono regalare allo Stato, dico allo Stato prendetevelo, io non sono in condizioni di pagare, non vorrei che tutto questo si riducesse anche per quanto riguarda i terreni, prendeteli, Regione, noi non siamo in condizione di pagare non ce ne facciamo nul-la e quindi bisogna credo stare attenti. Allora la domanda che io voglio porre ai colleghi e in particolare ai colleghi sindaci che sono presenti in quest'Aula e che mi sembrano veramente fuori dal mondo; noi abbiamo diversi gradi di legislazione, abbiamo le norme di carattere comunitario, abbiamo le norme di carattere nazionale e ambientale, abbiamo la tutela delle acque, il sistema idrogeologico, la tutela delle coste, la tutela delle zone interne, la tutela delle zone industriali. Oltre a questo abbiamo la Giunta regionale, la Giunta regionale che opera nell'ambito di tutti questi comparti attraverso le cosiddette direttive. Le direttive che superano abbondantemente le leggi che noi facciamo, basta vedere i ricorsi e le vittorie che ci sono, e che sono, come dice l'articolo 17, le direttive per le zone agricole le cui disposizioni prevalgono in caso di contrasto con quanto previsto dagli strumenti urbanistici comunali.

Allora la domanda mia è: ma la Regione ha veramente tutto questo potere, ha il potere di annullare la presenza dei comuni della Sardegna e di legiferare come ritiene come vuole. Io credo di no e lo dicono i tanti ricorsi al TAR, e i tanti ricorsi al consiglio di Stato che abbiamo perso. Ma perché ricorrere al Consiglio di Stato e perché ricorrere al TAR quando possiamo legiferare in maniera un po' più prudente.

Io mi ricordo il master plan quando lo firmai avevamo fatto certamente una forzatura nel prenderci compiti e responsabilità che non erano nostre e il TAR ce la diede in testa pur essendo noi convinti di aver fatto bene, di aver risposto ad un imprenditore che da 25 anni aspettava una nostra richiesta, però ci siamo resi conto che questo non era possibile portarlo avanti. Allora, la domanda che noi ci dobbiamo porre è questa, noi abbiamo indicato un ettaro di terra, non così a capocchia, lo abbiamo indicato guardando la Sardegna, prendendo tutti i proprietari terrieri e vedendo che la Sardegna era fatta da fazzoletti di terra, fazzoletti di terra, come ho detto tante volte, che anche se erano ridotti come estensione sono stati capaci di allevare intere generazioni e di dare risposte alle esigenze di intere famiglie. Io non ne farei di 1 ettaro, 2 ettari, 3 ettari un problema di stato, cercherei di mantenere intatta la legislazione riguardante le zone agricole, non la toccherei per niente, perché ci sono dei mutamenti che sono avvenuti, c'è una nuova richiesta da parte dei giovani di occuparsi di agricoltura e bisogna aiutare indipendentemente dalla rigidità sulla quantità di territorio, aiutarli a fare in modo che l'agricoltura che non si regge di per sé abbia a supporto tutta una serie di iniziative che negli anni avevamo dato facendo in modo che coloro che si occupano di agricoltura potessero alleviare le proprie sofferenze o comunque adeguare i propri guadagni con altre attività, come per esempio quelle dei punti di ristoro, io l'ho sempre detto, ma come si fa a togliere i punti di ristoro?

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Antonello Peru. Ne ha facoltà.

PERU ANTONELLO (FI). Anche questo articolo, l'articolo 17, che disciplina le zone agricole della Sardegna, come l'articolo 16 è un articolo arrogante, è un articolo che non premia assolutamente, che non stimola i cittadini sardi, ma li punisce. E noi non riusciamo a capire per quale motivo la maggioranza vuole punire i cittadini sardi, perché l'articolo 17 già al primo comma differenzia i comuni negli ambiti costieri con i comuni delle zone interne, e questo non riusciamo a capirlo. Anche perché nella cartografia del PPR, del Piano paesaggistico regionale, l'ambito costiero è un ambito con una profondità anche di 30, 40, 50 chilometri, quindi l'ambito costiero non è la fascia costiera . Quindi l'articolo 17 sottolinea in maniera forte che c'è un blocco totale per quanto riguarda la "228" che disciplinava le zone agricole, quindi chi risiede nell'ambito costiero ha un blocco totale. L'urbanistica siamo convinti che debba dettare delle regole per tutti i cittadini sardi, non per una parte dei cittadini sardi. Io pensavo che voi potevate sforzarvi per riuscire ad utilizzare la campagna, cioè l'agro, per renderla produttiva, per dare possibilità veramente alle nuove generazioni di poterla utilizzare, invece qui c'è un blocco totale, chi risiede negli ambiti costieri ha un blocco totale, non può fare niente, non può fare quello che disciplinava la "228", cioè non può fare gli agriturismi con i 3 ettari per dare quell'equilibrio sociale anche alle famiglie, non può realizzare punti di ristoro che chi mi ha preceduto lo ha sottolineato in maniera molto chiara, cioè quei punti di ristoro dove i venti posti letto senza un progetto di lottizzazione, ma con una concessione diretta, davano la possibilità di attività dei centri sportivi, davano la possibilità di posti letto nelle campagne e tutto questo non è più possibile, tutto questo con questo articolo 17 non è più possibile. Sicuramente poi arrivano emendamenti che trasformano ancora, che trasformano ancora come è stato fatto con l'articolo 16, cioè ad personam o ad paesem, cioè qualcuno sicuramente ha stimolato in questi giorni la maggioranza, qualcuno dovrà realizzare, è possibile, anche negli ambiti costieri a 3 ettari qualche attività o qualche punto di ristoro, e allora ecco un emendamento che varia. Quindi non c'è assolutamente un'idea di Sardegna, un'idea di agro, non c'è, perché se ci fosse ci sarebbe veramente una pianificazione per tutti. Io allora dico che dovete riflettere, ve lo stiamo dicendo, dovete riflettere in maniera seria, perché non si può pianificare la Sardegna a macchia di leopardo. Noi vi abbiamo detto già dai primi giorni avevamo presentato una legge urbanistica che dava una disciplina organica a questa Sardegna, e anche in quel testo di legge che nessuno ha preso in esame ancora, e quindi faccio un appello all'Assessore, agli articoli dal 38 al 44, dove disciplina le zone agricole, dove veramente dà un'idea di Sardegna in relazione a tutta la campagna della Sardegna, dategli uno sguardo a quel testo di legge che è possibile che vi faccia riflettere. Ma io mi rivolgo principalmente ai miei colleghi del sassarese e non capisco questa demonizzazione dell'agro quando la tradizione proprio della popolazione del sassarese risiede nella stragrande maggioranza delle borgate, e avete fatto anche le battaglie per le borgate. Quindi non capisco questo blocco totale, questo voler intervenire per punire anche i vostri elettori, anche chi vi ha dato il consenso per questo. Perché non lo avete detto in campagna elettorale che bloccavate l'intero agro di Sassari? Perché Sassari città in particolare è un ambito costiero, quindi c'è il blocco totale. Allora perché non glielo avete detto in campagna elettorale questo? Perché glielo dite oggi con questo provvedimento e forse per volete rimediare in parte con emendamenti? Lo sapete anche che c'è stato uno studio nella Provincia di Sassari, dove tanti cittadini si trasferiscono in agro perché chi ha più di due figli non ha sufficientemente le risorse per acquistare una casa nel centro urbano. Quindi studiamo le cose, diamo la possibilità di rendere una vita più funzionale e più chiara ai cittadini di Sassari in particolare. Per voi è veramente un totem ideologico questo, che utilizzate per dare in testa ai vostri amministrati e soprattutto a chi vi ha eletto.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Francamente, ancora una volta, devo registrare che anziché guardare il panorama generale dove si svolge un contenzioso è preferibile guardare anche da parte dei mass media i due galli che si affrontano. Poi del fatto che ci sia un contesto complessivo ove questa gara si svolge poco importa. Ancora una volta si registra il fatto che il problema della campagna viene affrontato in maniera inadeguata, in modo improprio, e certamente non guardando l'insieme dei problemi della campagna, del territorio, di chi ci vive e di chi partecipa al lavoro in campagna. È una maniera che non consente di fare buone leggi. Quando c'è la necessità di fare aggregazione di terreni perché ci siano sufficienti momenti e spazi per operare, la Giunta e il Consiglio regionale si rifiuta di dare incentivazione perché questo avvenga. Sto dicendo per esempio che dopo decenni, sto facendo l'arco costituzionale, di amministrazione in Regione neanche le prove sperimentali del consorzio di bonifica della Sardegna meridionale sono riuscite a realizzare aggregazioni per creare lotti di aziende sufficientemente ampie per poter fare un certo tipo di agricoltura. Ma scusatemi, l'agricoltura non è tutta estensiva, l'agricoltura non si vive in maniera univoca: ci sono territori che hanno vocazioni per realizzare una buona cerealicoltura, ci sono territori che hanno la vocazione naturale, quasi tutta la Sardegna, per la pastorizia o l'agro pastorizia, ci sono territori in Sardegna dove c'è tradizionalmente attorno ai paesi la zona degli orti, c'è la tradizione, in molti paesi della Sardegna, che si realizzano delle produzioni arboree, con produzione di frutti; Che siano …, che siano agrumi, sia quel che sia. Io mi chiedo, è una politica, quella che stiamo ponendo in capo con l'articolo 17, sufficientemente ragionata e meditata per quello che è il calare nel territorio? E' vero che spesso e volentieri ci interroghiamo se è il caso di richiamare giovani all'agricoltura? E' vero che noi forse vorremmo che quei giovani intraprendessero prima in piccolo e poi in grande in maniera sufficiente? E il fatto di consentire che ci fosse anche una casa d'abitazione all'interno di quel piccolo agro è una cosa impossibile da pensare, che magari è il primo passo di avvicinamento all'agricoltura? Eppure abbiamo, per chi si dimentica, Mamuntanas e Surigheddu che certamente non sono utilizzate, e poi sentiamo ampi margini della sinistra che va a dire che bisogna andare dare degli orti cittadini, cioè posti dove poter costruire un orticello. Poi sentiamo parti della sinistra che vanno a dire che bisogna inserire i giovani in quella direzione: o si è coerenti, o si ha l'idea ben chiara di quello che si vuole realizzare, altrimenti è meglio tacere, fermarsi, riflettere, non essere condizionati dalle ideologie. Ed è pur vero che a Sassari è un modo di essere e di vivere nell'agro. Guardate, fate quello che volete, tanto pagherete care, in termini elettorali, queste cose, le pagherete una ad una. A me non interessa, a me interessa amministrare bene la Sardegna, dare risposte ai cittadini, a chi vuole lavorare in campagna, a chi vuole avere in conoscenza la parte delle … che qualcuno si azzarda ancora a dire ai consiglieri regionali per poter dare risposte positive a quello che è l'aspetto di un'agricoltura nuova, intelligente, capace di accogliere occupazione, senza crearsi farsi problemi, senza andare a chiudersi in una nicchia, dove c'è solo ideologia e contrarietà a quello che è un aspetto più che positivo di avere…

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rubiu Gianluigi. Ne ha facoltà.

GIANLUIGI RUBIU (Area Popolare Sarda). Siamo finalmente arrivati all'articolo 17. Questo è l'articolo più interessante, quello più simpatico, quello che ci farà sicuramente vincere le elezioni, perché su questo articolo, statene certi, daremo battaglia, e su questo articolo, statene certi, l'opinione pubblica è con noi, così come è con noi relativamente all'argomento sull'Imu. La prima cosa che voglio dire, non se la prenda l'Assessore, è che questa legge è stata scritta da delle persone incompetenti; è il termine più educato che trovo per spiegare come una persona di una certa cultura possa scrivere una certa legge. Parto da un concetto: cosa significa un ettaro, cosa significa due ettari, cosa significa tre ettari; non significa assolutamente niente! Il sistema per calcolare quanta terra serve ad un'azienda agricola per produrre è la redditività aziendale, un concetto che è stato approvato dall'Unione europea, un concetto che vige nella Regione Sardegna con l'istituzione del reddito standard lordo. Questo è il concetto di un ettaro, di 3 ettari, di 5 ettari, tutto resto sono stupidaggini. E' ora di smetterla di proporre una legge che serve solo a bastonare le persone che vogliono svolgere un'attività agricola, quando in realtà le leggi dicono cose completamente diverse, le leggi comunitarie, le leggi della Regione Sardegna, le leggi dello Stato. La PAC 2014-2020, quindi stiamo parlando di tempi recentissimi, cose che la Regione Sardegna non ha neanche ancora istituito, ha in qualche modo creato questa nuova figura dell'agricoltore attivo. Chi è l'agricoltore attivo? L'agricoltore attivo è colui che è diverso dal coltivatore diretto, è diverso dall'imprenditore agricolo a titolo principale, ma è colui che ha un'azienda agricola e produce un reddito da questa attività agricola, quindi parlare di una superficie minima è una stupidaggine, è una cosa che non ha assolutamente nessun senso. Il reddito standard lordo, per esempio, dice che un'azienda, un'orticola irrigua può guadagnare 46 mila euro ad ettaro. Quindi, cosa significa? Che la superficie di una serra o di un'orticola deve essere di 3 ettari? Ma dove c'è scritto? Questa è pazzia allo stato puro! Non si può assolutamente pensare che un'azienda debba avere tre ettari per poter costruire la casa dell'agricoltore che risiede nell'azienda, del giovane imprenditore agricolo; questo è l'aiuto che state dando all'agricoltura sarda, questo è l'aiuto che state dando alle imprese, questo è l'aiuto che state dando al mondo del lavoro. Questa è una vergogna pubblica, e di questo noi ce ne faremo vanto e andremo avanti perché la battaglia è solo agli inizi, stamattina stiamo semplicemente dando l'introduzione a quella che è la nostra battaglia futura. Basta leggere, vi invito a leggere sulla Regione Veneto, cosa ha istituito la Regione Veneto. Noi abbiamo chiamato questa legge "Salvaguardia dei territori rurali", i sinonimi di salvaguardia sono "conservazione, custodia, difesa, preservazione protezione". Sapete in Veneto come hanno chiamato la legge? "Semplificazione del procedimento per l'edificabilità in zona agricola"… semplificazione! Favorendo e istituendo che cosa? Il principio della redditività, ed è l'unico principio al quale noi ci possiamo in qualche modo agganciare, altrimenti non ha senso parlare di un ettaro, di 20 ettari o di 3 ettari; il lotto minimo, la proposta che facciamo noi, poi presenterò anche un emendamento orale, proponiamo il lotto minimo di un ettaro, perché vogliamo dare anche un po' di dignità alle aziende agricole, però non possiamo non tener conto della redditività aziendale, che è un principio sancito dal Regolamento CEE numero 1347, quindi non stiamo inventando niente, stiamo, ancora una volta, così come abbiamo detto nei giorni scorsi… copiate! Copiate bene, ci sono le regole nazionali, ci sono le regole comunitarie, perché dovete inventare da competenti cose che non hanno né capo né coda, cose che vanno in perfetto contrasto con quelle che sono le aziende agricole e le attività. Vi voglio dare l'ultimo dato. In Italia il dato Istat il 30, 9 per cento, quindi il 31 per cento delle aziende agricole, dichiarate tali e ufficialmente riconosciute, sono sotto l'ettaro, il 30 per cento delle aziende agricole, andate a vedervi i dati Istat, e noi siamo qui a fare che cosa? La guerra per parlare di 3 ettari, di 5 ettari, o di altre cose? E' una vergogna pubblica e dimostra, ancora una volta, l'inefficienza e l'incompetenza di questa maggioranza.

PRESIDENTE. Onorevole Fenu, le do la parola però, ancora una volta, invito i Capigruppo a iscriversi per tempo, immediatamente dopo magari le iscrizioni ordinarie, in maniera tale che si possa fare una programmazione corretta degli interventi secondo le sequenze che sono quelle del numero dei partecipanti di ciascun gruppo.

E' iscritto a parlare il consigliere Modesto Fenu. Ne ha facoltà.

FENU MODESTO (Sardegna). Io ritengo che quando si parla di agricoltura, se pensiamo ad un albero, a una pianta che cresce nel terreno pensiamo a un fatto biologico, eventualmente assistito da aspetti tecnici, niente a che fare con la politica. Se noi parliamo di produttività aziendale - e qui mi riferisco e mi appello anche a persone competenti che stanno nella maggioranza - non parliamo sicuramente di aspetti politici, ma parliamo di aspetti gestionali dell'azienda, parliamo di produttività aziendale, di razionalità delle scelte, di redditività aziendale che è data da diversi parametri, da diversi fattori, e di questi fattori non ce n'è neanche uno politico, sono tutti fattori tecnici. E allora vorrei basare questo mio intervento cercando di spiegare al Consiglio che in questa materia non possiamo assolutamente inserire elementi politici che non hanno niente a che vedere con l'aspetto prettamente tecnico della materia stessa, e quindi spogliamoci per una volta del ruolo di maggioranza e di opposizione. Mi creda, Assessore, non è mio intento fare un intervento polemico e strettamente politico, ma mi appello alla vostra capacità di sintetizzare razionalmente i concetti, perché dovete farlo voi nei documenti che poi proponente al voto.

C'è uno sforzo, Assessore, nel comma 2 di questo emendamento, dove c'è la volontà di richiamare la scelta, l'individuazione delle aree maggiormente vocate, la produttività aziendale, al discernimento dei comuni in fase di approvazione dei piani urbanistici, e qui io leggo la volontà di trovare una soluzione percorribile. Però, Assessore, lei sa benissimo quanto sia insidiosa e difficoltosa in questo momento l'approvazione dei piani urbanistici comunali, quindi già scritta in questo modo comunque sia ne deriva un blocco, che è un dato di fatto, non è un mio enunciato politico, è un dato di fatto, Assessore. Avrei però apprezzato ancora di più, e spero di poter fare un emendamento orale in tal senso, se è in questo comma 2 ci fosse scritto che ai comuni, in base alla zonizzazione agricola, viene demandata anche la possibilità di individuare il lotto minimo e la superficie minima di intervento -questa sarebbe già un'innovazione importante - al di là del blocco dei 3 ettari, perché il blocco dei 3 ettari, Assessore, non sta né in cielo, né in terra! È scritto da persone che in campagna non ci sono mai state, che non capiscono nulla di agricoltura! Ma se l'agricoltura è un elemento pregnante della nostra economia, della nostra vita rurale, è possibile che ancora dobbiamo ragionare in termini di stereotipi e fissare in un numero, un mero e freddo numero, quello che invece è una cultura millenaria di utilizzo dei suoli? Non ha senso. È possibile che gli aspetti più semplici non vengano accolti? Ma è possibile, secondo voi, che in un'azienda serricola che si sviluppa in 5 mila metri e che produce redditi anche di 200 mila euro all'anno, o ha produttività, PLV, almeno per 200 mila euro all'anno, e che magari ha quattro o cinque operai, questi non sappiano dove andare a fare la pipì? È possibile concepire questo? È possibile concepire che non ci sia un vano appoggio che dia dignità a questi lavoratori? Io ritengo questo un aspetto non politico, ma pratico, razionale. Non ne sto facendo una questione politica. E allora prima di andare a votare questo emendamento, e vorrei concludere, io all'Assessore e anche agli esponenti tecnici della maggioranza mi appello affinché ci si fermi un attimo e si riscriva quest'emendamento, ma si riscriva in modo razionale e non politicizzato.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Efisio Arbau. Ne ha facoltà.

ARBAU EFISIO (Sardegna Vera). Lo stimato antropologo Bachisio Bandinu spesso sottolinea che nella lingua sarda non esiste la parola "ambiente" e di solito l'ambiente viene indicato da tutti noi con sa tanca, su terrinu, su monte. La natura poi sappiamo che cosa è in sardo, non è appunto riferita a questioni ambientali. Questo per dire che per uno come me, che è un cittadino, che non conosce la pastorizia, che è un fighettino di quelli che non sa distinguere una pecora da un cane, è difficile pensare di ragionare su lotti minimi e su questioni del genere perché per noi l'ambiente è incontaminato, non ci deve essere costruito niente, deve essere lasciato alla contemplazione. L'altro giorno casualmente di domenica mi trovavo a versare il latte in un caseificio del Marghine e dicevamo proprio, insieme a dei pastori, che meno male che c'era l'onorevole Tunis che era lo strenuo difensore di questo mondo agricolo e pastorale.

Uscendo però dal gioco e dalla retorica, dalla filosofia fine a se stessa, che non serve a nessuno, parliamo delle cose concrete, e cioè del fatto che la disciplina delle zone agricole, dell'agro, sino ad oggi è data dalle direttive per le zone agricole, che distinguono due tipi di iniziative agricole, che sono quelle a fini edificatori e a fini residenziali. Sono due distinti tipi di attività edilizia; nelle direttive è previsto che il lotto minimo è di un ettaro sia in un caso che nell'altro. Nell'emendamento all'emendamento, quello che approveremo, l'emendamento numero 590, è precisato che ai soli fini residenziali il lotto minimo è di 3 ettari. Questa che cosa è? La disciplina urbanistica che reggerà, diciamo così, le regole del gioco nell'agro da qui a cinque anni? No, è una misura di salvaguardia, una misura temporanea che ci serve per arrivare alla legge urbanistica dove, onorevole Fenu, si andrà nella direzione che diceva lei. Quella è la scelta che ha fatto questa maggioranza e che cercherà di portare avanti, ma non il 30 di dicembre, il giorno prima delle elezioni, come avete fatto voi, ma possibilmente entro l'anno, dove appunto si andrà in un'ottica di dare la competenza di disciplinare il lotto minimo ai comuni, perché la situazione della Sardegna varia da una zona all'altra. Però questa storia del lotto minimo, diciamocelo anche apertamente, è anche fastidiosa, perché noi abbiamo comuni della Sardegna, anche dell'interno, che si sono dovuti pagare i costi aggiuntivi per urbanizzare zone agricole perché ci sono, magari, i furbetti che per non pagare gli oneri di urbanizzazione si sono spostati e non hanno costruito nelle zone C, che erano delle vere e proprie praterie, perché nei paesi dell'interno le zone C sono praterie. Forse non a Sassari, ma a Ollolai, a Lodine, a Gavoi, e se poi ci spostiamo e andiamo magari ad Aggius, a Laerru, oppure scendiamo a Tratalias, le zone C sono delle praterie, sono delle zone E dove pascolano le pecore oppure degli animali selvatici, dove non hanno cultura agricola. Quindi parliamo delle cose come stanno. Questa misura di salvaguardia ci serve come passaggio per arrivare a una legge urbanistica che disciplini in modo chiaro questa cosa e dia le competenze ai comuni. Nel mentre la Giunta ha scelto di fare la misura di salvaguardia. Il nostro Gruppo Sardegna Vera riteneva, lo dico pubblicamente, che la stesura iniziale dell'articolo fatto dall'Assessorato fosse quello più giusto perché fondamentalmente metteva in chiaro queste cose: il PPR nelle zone costiere, le direttive per le zone agricole nell'agro. Era molto più chiara la scelta. Si è deciso, lo ha proposto la Giunta, lo ha proposto in particolar modo il Presidente e lo ha accolto tutta la maggioranza, di inserire questa misura di salvaguardia. Non credo che per sei mesi noi stiamo bloccando l'attività agricola in Sardegna, anche perché quelle cosette che servono alle piccole attività edificatorie possono essere fatte. Infine, dico questo, in tutti gli emendamenti che siano votati segreti, pubblici o con sedute spiritiche il Gruppo di Sardegna Vera voterà nella direzione della maggioranza, quindi rassegnatevi perché a noi piace votare pubblicamente le cose.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Oggi trattiamo dell'agro che è materia...

PRESIDENTE. Onorevole Tunis!

PITTALIS PIETRO (FI). ... che in qualche modo si ricollega a quella che abbiamo esitato nella giornata di ieri e sulla quale voglio anche ritornare per mettere in evidenza intanto un aspetto (spero che chi deve fare informazione la faccia in maniera corretta come è solito fare), ancora ribadendo un aspetto, a scanso di equivoci ieri noi abbiamo denunciato un fatto gravissimo e rimaniamo sempre della stessa opinione e il giudizio non muta perché è stata fatta una violazione palese, si è introdotta per legge una deroga al Piano paesaggistico regionale che anche le sentenze del TAR dicono non essere ammissibile. L'avete fatto cercando di strumentalizzare la posizione assunta dalle opposizioni con il San Raffaele di Olbia che non c'entra assolutamente nulla e questo lo vogliamo ribadire subito. Il San Raffaele non c'entra nulla, centrano altri tipi di interessi sui quali non spetta certo a me sindacare la liceità, la legittimità, non mi interessa, mi interessa però come espressione di questo Consiglio e penso che debba interessare tutta la politica capire, comprendere quali sono gli interessi veri che sono sottesi alle iniziative che con la sanità, col polo sanitario del San Raffaele non hanno nulla a che fare. Lo sappiano anche i galluresi, non hanno nulla a che fare, ma hanno a che fare con altri tipi di interessi, chi c'è dietro, a cosa mirano, quali sono gli interventi, quali sono i fondi russi che in quel territorio stanno mettendo le mani per la trasformazione edilizia (che è già esistente), turistica-alberghiera, la politica se ne deve occupare per capire chi siamo e dove andiamo, per capire chi c'è dietro queste iniziative perché altrimenti bene fa come sempre ad intervenire prima la magistratura, guarda caso a scoperchiare anche le pentole. Non è questo l'aspetto che a noi interessa, come espressione di questo territorio interessa a chi stiamo mettendo in mano parti importanti del territorio, soprattutto costiero. Quando si trattava di parlare di Costa Turchese c'era una levata di scudi da parte del Partito Democratico, da parte del centrosinistra. Oggi nessuno più di voi si scandalizza, oggi nessuno più di voi si scandalizza a sapere che ci sono società, fondi di investimento stranieri che stanno letteralmente puntando l'attenzione su quel versante. Ripeto, non ho elementi per dire che ci siano illecità o fatti che possano essere in qualche modo denunciati all'autorità giudiziaria ma, ripeto, compito nostro, compito della politica è capire chi c'è e perché e che cosa si deve fare.

Detto questo, io non capisco perché parlando di agro invece vi sia un interesse diametralmente opposto. Voi vi state dimenticando che l'agro è abitato, che nell'agro vi esercita l'attività il pastore, il contadino, l'agricoltore, non i grandi capitali della finanza internazionale o italiana e questo è il trattamento che voi state riservando a quel mondo. Altro che provvisorietà, onorevole Arbau! Qui non c'è nulla di provvisorio, voi state introducendo un principio chiaro che è quello della penalizzazione, perché lo sapete benissimo di che cosa si tratta. Voi state punendo gravemente un settore che è già agonizzante, che ha già di per sé tanti problemi, che è oberato da IMU, che è oberato da problemi di concorrenza con il sistema delle altre Regioni e in un contesto europeo che a noi è sfavorevole e voi state oggi penalizzando quel comparto addirittura prevedendo non che siano i comuni interessati a stabilire anche caso per caso a seconda delle vocazioni veramente agropastorali, no, state facendo in modo che sia la Regione come sempre che detta una direttiva e che impone i 3 ettari. Ve l'hanno detto, ma com'è possibile? Voi vi rendete conto di cosa significa? Vi rendete conto? Dove vivete? Vivete nei salotti della politica o vivete tra la gente?

PRESIDENTE. Non ho altri iscritti sulla discussione dell'articolo 17.

Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Presidente, in relazione all'emendamento numero 590 vorrei che venisse votato per parti. Dal punto 1 al punto 3 con votazione palese, compreso anche il punto 6 con voto palese. Per i punti 4 e 5 chiediamo il voto segreto.

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento numero 216.

Ha domandato di parlare il consigliere Stefano Tunis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (FI). Presidente, questo ritengo sia l'ultimo momento di riflessione e le riflessioni si fanno in silenzio, si fanno ascoltando le ragioni soprattutto se si dovesse riconoscere che queste sono ragioni che vengono esposte non per una questione partigiana, non per una questione di colore politico, ma per una questione di buon senso. Noi siamo dalla parte di chi ha scelto nel passato e vuole continuare a scegliere di vivere la campagna, di vivere l'agro. Noi siamo dalla parte di chi sino ad oggi, spesso senza nessuna redditività, senza nessuna adeguata produttività, ha continuato a utilizzare le proprie risorse, il proprio patrimonio, per mantenere vivo l'agro della Sardegna. Noi siamo dalla parte di chi vi sta chiedendo oggi, sono tanti e non sono organizzati, vi stanno chiedendo di non archiviare definitivamente e per sempre la possibilità di continuare a vivere la campagna. Noi siamo dalla vostra parte nella misura in cui voi vorrete abdicare ad un principio che avete attuato sempre dall'inizio della legislatura, quel detto anche scherzosamente: "Cominciamo domani". La vostra risposta oggi arrivata per bocca del collega Arbau è quella solita che sentiamo su qualunque argomento dall'inizio della legislatura, cominciamo domani. Stiamo facendo questo ma non è questo che vedete voi, poi quello vero, l'atto vero lo facciamo domani, lo facciamo la prossima volta, lo facciamo col piano urbanistico, lo facciamo, però poi lo facciamo fare ai comuni. Non farete nulla, non farete nulla come sino a questo momento non avete fatto nulla. Presidente, mi appello a lei perché in Aula ci sono dei vertici, ci sono delle situazioni che non consentono di portare avanti la discussione. Ho il dovere di dirglielo, ho il dovere di farglielo presente perché capisco tutto, ma non capisco perché una norma che dovrebbe essere ancora in Commissione, che dovrebbe essere ancora oggetto di riunioni di maggioranza, che dovrebbe essere ancora oggetto di direzioni del PD, che dovrebbe essere oggetto di altro e invece è in Aula dove ancora si discutono le cose. Presidente, mi dica lei se è una cosa ortodossa per la politica regionale, mi dica il Presidente, mi dica l'Assessore se questo qua, questo che sto indicando col dito è il modo per affrontare un tema che coinvolge migliaia di sardi. Voterò a favore dell'emendamento soppressivo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ignazio Locci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOCCI IGNAZIO (FI). Intanto annuncio il voto favorevole all'emendamento soppressivo numero 216. Io ho grande rispetto per gli interventi che fa sempre molto pacati, corretti e soprattutto concreti l'onorevole Arbau e si possono condividere anche le linee di fondo, è verissimo quello che ha detto, cioè noi oggi con questa norma si sta tentando in qualche modo di restituire più competenze, più poteri anzi forse restituire là dove deve essere allocata la competenza della pianificazione territoriale quindi all'ente locale la funzione di stabilire liberamente quale possa essere il lotto minimo. Quello che però non può essere condiviso, collega Arbau, è il fatto che su ogni cosa dobbiamo sempre frapporre la norma di salvaguardia. Cioè dire ai comuni, comunque mandare un messaggio che è una norma di legge e quindi non è proprio un sms ma sono delle indicazioni a cui gli uffici tecnici si devono attenere scrupolosamente, dirlo in un momento in cui non siamo in grado di dire: "Fra 30 giorni sarà approvata a norma organica, fra 60 giorni i comuni saranno in grado di approvare i loro PUC adeguati al famigerato PPR e quindi noi oggi diamo le norme di salvaguardia".

Avremo invece dovuto fare uno sforzo opposto che era quello se mai di orientarci in particolare alla previsione del lotto minimo in 1 ettaro che ci pare che sia quella più ragionevole politicamente e anche se vogliamo giuridicamente perché dobbiamo prendere atto della storia dell'edificazione delle campagne, io lo dico in particolare, non sono un esperto né di agricoltura né tantomeno di zootecnia, però ho gli occhi, vedo quello che succede in tutti i comuni della Sardegna e vedo che tutte le nostre famiglie, le famiglie sarde hanno nel tempo quasi tutte realizzato dei piccoli manufatti in agro e lo hanno fatto anche in seguito alla polverizzazione...

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Alessandra Zedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Le disposizioni che riguardano l'articolo 17, intanto voteremo a favore dell'emendamento, ma per dire quanto siamo fermamente convinti delle nostre posizioni.

Dicevo che le disposizioni che riguardano questo articolo 17 sono molto restrittive e di fatto vanno anche a cancellare precedenti disposizioni che noi riteniamo assolutamente più flessibili e anche più aderenti, come ho detto in apertura, alle esigenze dei nostri comuni. E sono state proprio introdotte queste disposizioni col Piano casa, in particolare invito i colleghi di andare a guardare anche la legge numero 21 del 2011 poi esplicitata anche con la deliberazione della Giunta regionale numero 20/29 del 2012. Ecco perché io credo che come abbiamo chiesto se noi intanto iniziamo a sopprimere ciò che non condividiamo dell'articolo 17...

PRESIDENTE. Chiedo scusa onorevole Zedda. Per cortesia!

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Guardi Presidente è una dimostrazione di decisioni già...

Possiamo anche concludere qui.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (FI). Io non rinuncio assolutamente, se i colleghi della maggioranza hanno il piacere di ascoltare ascoltino pure, non c'è problema. Per noi quello che interessa è che si senta la voce all'esterno di quest'Aula e sta arrivando. Sta arrivando in modo forte e in modo importante anche perché probabilmente qualche collega lo dimentica ma le sedute del Consiglio regionale sono in diretta e molte persone ma soprattutto molti addetti ai lavori stanno seguendo punto per punto proprio questa legge. Per quanto riguarda l'emendamento in discussione è sicuramente un emendamento che avrà la mia approvazione, avrà la mia approvazione per un semplice ragionamento che credo sia stato oramai diffuso e amplificato all'interno di quest'aula e come dicevo prima spero anche all'esterno come sono certo che sta arrivando. Il ragionamento è limitare l'utilizzo delle aree agricole, limitare l'utilizzo delle aree agricole e circoscriverle solo ed esclusivamente ai soli IAP o ai soli coltivatori diretti. Questo fondamentalmente è il concetto e il concetto è legato anche alla dimensione minima di utilizzo dell'area e quindi del terreno. Questo è l'aspetto fondamentale. Se esiste un briciolo di apertura, un briciolo di considerazione da parte della maggioranza su questo aspetto, io sono certo e convinto che l'emendamento sarà approvato, se invece il ragionamento continua a rimanere fossilizzato su posizioni che risalgono e lo vediamo poi nel prossimo articolo alla famosa legge numero 8, alla famosa legge così chiamata salva coste da qualcuno ma per noi blocca sviluppo, e lo ha dimostrato poi nella sua attuazione, credo che da questo punto di vista non si andrà da nessuna parte. E quando qualche collega che siede nella parte posteriore della mia posizione solleva aspetti importanti come quelli del perché su alcuni emendamenti si portano avanti e si aprono strade differenti rispetto a quelle che invece sono le necessità reali del popolo sardo e quindi nel caso specifico delle aree agricole? Perché si può fare su alcuni aspetti quel richiamo legato all'articolo 14 quando molto probabilmente oggi la stampa regionale punta il dito su posizioni che non sono e quindi la direzione e la prua è puntata su un qualcosa che non è probabilmente quello? Probabilmente e sicuramente non si parlava di San Raffaele, molto probabilmente si parla di altri investimenti in zone vicine con magari partecipazioni di qualche esterno o di qualche fondo di investimento che però in realtà all'interno di quest'Aula non si ha il coraggio di dirlo in modo chiaro e in modo diretto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salvatore Demontis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEMONTIS SALVATORE (PD). Intanto chiariamo un punto perché le zone agricole, lo avete detto tutti, sono destinate ad attività agricola, agropastorale. Ora il lotto minimo dei 3 ettari che l'onorevole Arbau ha chiarito bene, resta solo sino alla legge urbanistica, stiamo parlando di una norma di salvaguardia nelle more della legge urbanistica. E' relativo esclusivamente alle residenze in agro non alle opere connesse all'attività agricola, per le quali si applicano le direttive agricole del 94. Che cosa si vuol dire? E qui rispondo anche al collega Peru che ci citava prima come sassaresi. Si vuol dire che le zone E non possono essere considerate come delle zone C, le zone C sono le zone di espansione residenziale, non lo sono le zone E, c'è una distinzione abissale. Le zone C sono contigue alle zone B, cioè sono quindi contigue al centro urbano, sono attraverso i piani di lottizzazione approvati in Consiglio comunale urbanizzate: ci sono le fogne, c'è l'acqua, c'è la luce, c'è il telefono, c'è il gas dove c'è, ci sono le strade. Quello che è successo nell'agro antropizzato il Comune di Sassari è un disastro, altro che tradizione, è un disastro! Ci sono falde inquinate per cui non si può più attingere e mungere nemmeno l'acqua dalle falde, ci sono strade talmente strette per cui non passano le autobotti, non ci sono fogne, non c'è luce, ci vorrebbe una finanziaria regionale per rimediare a quel disastro. Quello è un disastro, e lo abbiamo detto in campagna elettorale, consigliere Peru, in campagna elettorale e anche nei nove anni in cui personalmente ho amministrato la Città di Sassari, come assessore ovviamente. Questo è il punto, non si può come dire essere ambigui su questo aspetto. Quanto a un modo diverso di vivere la campagna, anche quello abbiamo considerato e sarà affrontato nella legge urbanistica. Pensiamo che anche un non imprenditore agricolo a titolo principale possa realizzare un'azienda, ma sempre di azienda stiamo parlando, non di residenza fine a se stessa, quella non è possibile, non è consentita in agro, altrimenti non è agro, è un'altra cosa. E quindi continuiamo a ribadire che il lotto minimo di 3 ettari non è una misura evidentemente, come dire, che si attaglia alle varie realtà della Sardegna, ma è una misura che stiamo utilizzando esclusivamente come salvaguardia nelle more, e c'è scritto nell'emendamento, dell'approvazione della legge urbanistica. Quanto poi agli ambiti di paesaggio ai quali invece faceva riferimento il consigliere Tunis, noi non abbiamo mai detto che gli ambiti di paesaggio, o comunque che il paesaggio debba rimanere intatto in ogni sua forma, abbiamo detto che ci sono…

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rubiu, che rinuncia.

E' iscritto a parlare il consigliere Desini, che rinuncia.

Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 216.

(Segue la votazione)

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Carta - Cherchi Oscar - Crisponi - Dedoni - Fasolino - Fenu - Floris - Locci - Oppi - Orru' - Peru - Pinna Giuseppino - Pittalis - Randazzo - Tatti - Tedde - Tocco - Truzzu - Tunis - Zedda Alessandra.

Rispondono no i consiglieri: Agus - Anedda - Azara - Busia - Cherchi Augusto - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Collu - Comandini - Cozzolino - Demontis - Deriu - Desini - Forma - Lai - Ledda - Lotto - Manca Gavino - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Perra - Pinna Rossella - Pizzuto - Ruggeri - Sabatini - Sale - Solinas Antonio - Tendas - Usula - Zedda Paolo.

Si è astenuto: il Presidente Ganau.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 52

votanti 51

astenuti 1

maggioranza 26

favorevoli 20

contrari 31

(Il Consiglio non approva).

Passiamo all'emendamento sostitutivo totale numero 590. La votazione avverrà per parti separate, con votazione palese per quanto riguarda i commi 1, 2, 3 e 6. Quindi in questo momento stiamo mettendo in votazione i commi 1, 2, 3 e 6.

Ha domandato di parlare il consigliere Locci per dichiarazione di voto, che rinuncia.

Ha domandato di parlare il consigliere Piermario Manca per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANCA PIERMARIO (Soberania e Indipendentzia). Una curiosità, ma vengono anche a decadere anche gli emendamenti che c'erano sempre sul…?

PRESIDENTE. Se viene approvato certamente sì!

MANCA PIERMARIO (Soberania e Indipendentzia). Preferisco però parlare anche degli emendamenti che sono stati presentati, prima di passare comunque al voto sul…

PRESIDENTE. No, adesso deve parlare per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 590 e basta. Prima poteva parlare su tutti gli emendamenti…

MANCA PIERMARIO (Soberanzia e Indipendentzia). Va bene parlo per dichiarazione di voto. Presidente, vede su questo articolo, in particolare sul punto 3, sono stati presentati a suo tempo anche vari emendamenti…

PRESIDENTE. Chiedo scusa, le ricordo che non può parlare dei commi 4 e 5 perché sono soggetti a voto segreto.

MANCA PIERMARIO (Soberanzia e Indipendentzia). No, sto parlando del comma 3.

PRESIDENTE. Perfetto. Sì, ma era un'avvertenza per tutti!

MANCA PIERMARIO (Soberanzia e Indipendentzia). Sono stati presentati vari emendamenti anche da me in particolare, e dal nostro nostro gruppo, che riguarda la possibilità di edificare in modo residenziale nelle zone agricole, passarlo a 2 ettari. Io credo che vada motivata anche la scelta di presentare anche come maggioranza degli emendamenti, al di là che poi questi vengano accettati o non accettati, ma dare una ratio a quello che viene fatto. Quando io nel momento stesso che abbiamo deciso di presentare un emendamento, ancora non era presente l'emendamento numero 590, che comunque ribadisce i 3 ettari, c'era una logica, in parte legata al fatto che a mio parere, e a parere anche di molti, in realtà non si può parlare di numeri: 3, 4, 1, 0, 5, 6, ma credo che come legislatori bisogna invece sempre partire dal fatto di ancorare il numero ad un dato oggettivo. Il dato oggettivo secondo me poteva essere individuato, nel bene o nel male, nel numero 2. Ma perché nel numero 2? Tenete conto che qua stiamo parlando delle campagne e non sto parlando di campagne che sono state stravolte dall'insediamento di serre, ovvero da colture idroponiche e quant'altro, di campagna tal quale. Allora 2 ettari perché? Perché il reddito lordo standard di 2 ettari, di ortive e di pieno campo, è superiore al reddito minimo per essere considerato imprenditore agricolo professionale, quindi un'azienda orticola di 2 ettari è considerata autonoma e autosufficiente dalla Comunità europea. Allora siccome a me non interessa penalizzare nessuno, pensavo che 2 ettari potesse essere anche una misura equa da inserire all'interno. Ma se è vero com'è vero che stiamo andando da qui a otto mesi a rivedere il tutto, e quindi con la legge urbanistica, si può anche soprassedere in questo momento ma rimane sempre valido questo discorso a mio parere dei 2 ettari. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Daniele Cocco per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE (SEL). Presidente, anch'io riprendono l'intervento, non potendo parlare chiaramente dei commi 4 e 5, del collega Manca. Io dico subito che il gruppo di SEL si adegua volentieri al voto dell'intera maggioranza, e si adegua a questo voto perché c'è l'impegno dell'Assessore che è qui in Aula che la legge urbanistica, Pier Mario parlava di otto mesi, l'Assessore parlava di sei mesi, speriamo che siano sei mesi, andrà poi a riconsiderare nei diversi territori della Sardegna, che dobbiamo ricordare che la nostra isola per la sua eterogeneità territoriale ha necessità di norme un po' diverse rispetto a quelle che possono essere stabilite per le città e per i paesi costieri, e quelle che devono essere per forza stabilite per le zone interne. Quindi noi siamo convinti che i 3 ettari vanno bene solo ora come norma di salvaguardia, per cui siamo assolutamente del parere che dovremo tornarci subito con la legge urbanistica, con le leggi sull'agricoltura che andranno in discussione spero a breve nelle commissioni di riferimento, perché credo che non possiamo lasciare il lotto minimo dei 3 ettari all'infinito. Questo sicuramente credo che non ce lo possiamo permettere. Per cui noi in questo momento votiamo questa norma per come è stata proposta dalla Giunta, ma ricordo all'Assessore l'impegno che ha assunto sia in maggioranza che in Commissione, e anche in Aula, di tornare sul argomento al più presto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Roberto Desini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DESINI ROBERTO (Centro Democratico). Presidente, intervengo non con qualche difficoltà, ma soprattutto penso che debba intervenire in qualità di rappresentante di questa maggioranza di cui il mio partito, il Centro Democratico, è parte integrante, che ha contribuito perché la Coalizione di centrosinistra sovranista vincesse le elezioni delle scorse elezioni regionali. Noi abbiamo presentato un emendamento abbiamo una posizione politica molto chiara e netta su quella che deve essere il lotto minimo che è indicato in un ettaro. Abbiamo questa indicazione anche dalla recente direzione regionale del partito riunitasi venerdì scorso, che mi rendo conto in termini numerici non può essere paragonata a quella del Partito Democratico, però anch'essa ha la sua validità e la sua dignità. Detto questo voglio fare un invito a tutta la maggioranza che su determinate materie, come quelle che stiamo discutendo, quella che riguarda l'edilizia, di avere un atteggiamento e un approccio laico nelle discussioni. Perché dico questo? Perché ritengo che con un approccio obiettivo e laico noi possiamo intraprendere, votare e legiferare nel miglior modo possibile nell'interesse dei nostri amministrati. Detto questo e ringrazio della disponibilità, dell'apertura e anche della maturità, del confronto che c'è all'interno della nostra maggioranza, checché se ne dica una maggioranza eterogenea, composita e allo stesso altamente democratica, dove ci si confronta, dove alle volte ci si scontra, però si ha la vera capacità di fare sintesi al nostro interno. Ecco perché noi diamo credito all'apertura della nostra stessa maggioranza, dell'impegno assunto dall'assessore Erriu che nell'arco entro quest'anno porteremo in quest'Aula e approveremo la nuova legge urbanistica e in quell'occasione daremo le risposte, così anche visto il mio ruolo di Sindaco, daremo la possibilità ai Comuni che possano decidere all'interno del proprio contesto comunale, del proprio territorio quelle che sono le decisioni migliori e più opportune per i propri concittadini. Quindi, noi, per chiarire le posizioni qualcuno, siamo in questa maggioranza e rimaniamo allineati alla stessa.

PRESIDENTE. Colgo l'occasione per salutare gli studenti e gli insegnanti dell'istituto comprensivo di Uras San Nicolò d'Arcidano, che sono venuti a visitarci, a far visita al Consiglio regionale, benvenuti buona visita. Procediamo.

Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Sardegna). Ho sempre detto che su determinati argomenti, in particolare questo argomento relativo all'urbanistica, non c'è nessuna differenza tra la maggioranza e la minoranza. Sono leggi fondamentali che abbiamo approvato all'unanimità alla radice, quando li abbiamo approvati, siamo stati i primi in Italia ad approvare determinate leggi, come quella delle 150 metri dal mare, dove lo Stato è arrivato con due anni di ritardo. Quindi non abbiamo nulla da rimproverarci. Quindi questa sensibilità nella maggioranza che dice avete ragione voi della minoranza però questa è una norma emergenziale, che dura soltanto lo spazio di un mattino, denota una forte sensibilità. Però io l'altra volta ho votato l'ordine del giorno che faceva riferimento al fatto che se la legge sulla casa non fosse stata presentata entro il mese di novembre si sarebbe procrastinato la legge sulla casa. Questo non è avvenuto, quindi questo impegno, che è stato assunto solennemente qui, non è stato mantenuto. Vogliamo trovare una soluzione? La soluzione è che quello che avete detto a voce lo scriviamo in legge, lo scriviamo in legge, così siamo tutti garantiti, voi mantenete fede ai vostri impegni e noi manteniamo fede alla nostra posizione. Ma se non lo scriviamo in legge non sappiamo neanche che del domani non c'è certezza, non sappiamo neanche se la Corte costituzionale abolirà le elezioni del Consiglio regionale, o ci saranno altre cose. Non lo sappiamo, ipotizzare il futuro è una cosa che non sta né in cielo, né in terra.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Antonio Solinas per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SOLINAS ANTONIO (PD). Per esprimere il mio voto favorevole all'emendamento numero 590, ma per dire anche all'Aula che la Commissione su questo articolo si è confrontata e ha discusso anche abbondantemente, io credo di poter dire che anche se dovessimo inserire oggi l'emendamento che riduce la possibilità di inserimento nell'agro a un ettaro, il tutto verrebbe vanificato dall'articolo 83 del PPR, dove dice che sono eseguibili solo interventi dove si ha l'iscrizione come imprenditore agricolo, e che comunque siano interventi indispensabili per la conduzione del fondo. Io credo che la parte finale dell'articolo 17, del disegno di legge numero 130, dica chiaramente qual è la filosofia, che è quella che quanto prima tutti i Comuni si dotino di piano urbanistico comunale e infatti diciamo: in sede di redazione dello strumento urbanistico comunale, o sue varianti, i comuni definiscono la zonizzazione del territorio agricolo in funzione delle loro caratteristiche. Quindi, credo che l'impegno che ha già detto qualche mio collega, ma l'ha ripetuto più volte l'assessore Erriu sia quello che in questa fase non possiamo intervenire perché andremo a modificare il PPR. Credo che rimandare il problema dell'agro alla legge urbanistica e successivamente anche alla rivisitazione del PPR, all'adeguamento del PPR alla nuova legge urbanistica, io credo che sia una cosa indispensabile, vanificando anche oggi un lavoro che poi non potrebbe neanche essere applicato dalle norme del PPR.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alessandro Collu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COLLU ALESSANDRO (PD). Preannuncio il mio voto favorevole e visto che i nostri colleghi dell'opposizione ci hanno offerto molti spunti di riflessione volevo offrirne anche io qualcuno a loro. Ad esempio, mi pare che concordiamo tutti sul fatto che uno dei grossi problemi dell'agricoltura sarda sia l'eccessiva frammentazione, benissimo, pensiamo forse che la presenza di innumerevoli case favorisca forse il riordino fondiario? Voglio vedere chi inizia fare l'agricoltore oggi e magari vuole fare bene la sua azienda e a fianco alla sua azienda c'è una casa costruita, di fatto sarà impossibile ampliare l'azienda. Bisogna dire anche un'altra cosa ai cittadini però, che qualcuno sfugge, che le case in campagna impoveriscono i comuni e i cittadini sono costretti a pagare più tasse, sapete perché? Perché per esempio, pensate cosa sono disposti di gestione dei rifiuti, con il ritiro porta a porta, dove spesso una macchina deve percorrere cinque o sei chilometri per andare a ritirare l'immondezza, sapete quanto grava sulle tasche di tutti cittadini e alla collettività? Quanti comuni stanno rinunciando agli scuolabus perché non possono più permetterseli, perché è troppo costoso. E il diritto allo studio in qualche modo i comuni lo devono garantire. Secondo voi i soldi che i comuni hanno a disposizione per la manutenzione delle strade, dove vanno a finire? Vanno a finire in quelle pochissime strade dove ci sono case presenti. La rete fognaria, la rete idrica, inesistenti in campagna. Dove scaricano le case? Sono cittadini che vengono trattati che poi dopo richiedono la rete idrica e costerebbe quanto al comune, o al pubblico, portare la rete in idrica e soprattutto la fognaria? Un'altra cosa, spesso le case, di fatto, visto che stiamo parlando di agricoltura oggi e non case, impediscono l'agricoltura perché chi ha la casa in campagna spesso non è agricoltore e si lamenta delle lavorazioni, si lamenta dei trattamenti, dei rumori e delle polveri. Quindi, Presidente, io volevo dire che sono due cose diverse le residenze dall'agricoltura. Se parliamo di hobbysti, dove tutti possono avere la casa in campagna, è un'altra cosa. Ma se parliamo di agricoltura, certamente la presenza di case non favorirà assolutamente lo sviluppo dell'agricoltura, che in Sardegna non mi pare sia nelle migliore delle condizioni. Oltre tutto, è solamente negli ultimi anni che si è cominciato a costruire davvero case in campagna e guarda caso sono arrivate con la crisi dell'agricoltura, non quando l'agricoltura era fiorente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Emilio Usula per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

USULA EMILIO (Soberania e Indipendentzia). Anche io per dichiarazione di voto sui commi 1, 2 e 3 di questo emendamento. Io non credo che ci siano tantissimi pastori, tantissimi agricoltori che si lamentano e avranno da piangere per l'approvazione di questo articolo di legge, non ci credo perché da questo articolo di legge io non vedo davvero un particolare nocumento per questa categoria, forse si lamenteranno e dovremo valutare se è un lamento giusto o meno, qualche professionista, qualche pensionato che pensava di costruire la propria casa, forse anche legittimamente in certi territori, la propria casetta per poter continuare a coltivare l'hobby della campagna. Ma io credo come legislatori dobbiamo pensare all'interesse generale e l'interesse generale non è solo verso la salvaguardia dei territori ma deve essere in primo luogo verso la salvaguardia di quella categoria che dalla campagna, dall'agricoltura, dalla pastorizia, dall'allevamento fa reddito. Quindi ricordando anche un vecchio slogan di quando ero più giovane ribadisco anche qui: la terra a chi la lavora. Questo deve essere il principio che guida la nostra opera legislativa, poi avremo modo e forse potremo trovare anche nella prossima legge urbanistica anche la possibilità di tutelare anche quei legittimi, ma devono essere veramente vagliati con attenzione, interessi di chi vuole farsi la casetta in campagna fermo restando che chi fa casa in campagna deve della campagna avere reddito, avere davvero un impegno per lavorarla. Grazie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

ERRIU CRISTIANO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Per considerare assolutamente ragionevole in linea con la ratio della norma quella di agganciare alla legge urbanistica o legge di governo del territorio a un certo punto nella legge si fa riferimento nelle more della modifica della direttiva sulle zone agricole. È evidente che la direttiva delle zone agricole deve essere agganciata a una legge organica di governo del territorio. I temi che sono stati evocati sono tema, preoccupazione di tutti quanti noi.

Io ho apprezzato molto l'intervento soprattutto dell'onorevole Fenu e dell'onorevole Rubiu che essendo molto attenti a chi la terra la coltiva e la vive in prima persona, introducendo anche argomenti interessanti, il reddito lordo standard o il concetto di imprenditore attivo, che è la nuova figura professionale introdotta dalla legislazione europea che però impone una analisi molto attenta ribaltando il ragionamento dal suolo agricolo alla persona, alla figura dell'imprenditore che la terra coltiva. E manca un elemento che però è un'analisi di suscettibilità dei suoli. Siccome la direttiva per le zone agricole proprio in ragione di quello che ho detto, cioè che si tende a considerare il solo come suolo edificabile prima che coltivabile, la direttiva per le zone agricole è stata adottata da pochissimi comuni in Sardegna, questo porta a un risultato che neppure l'ettaro è rispettato, in moltissimi comuni la mancanza dell'applicazione delle direttive comporta che si edifichi in 5000 metri, ma non parliamo di serre, parliamo di terreni nei quali ci sono quattro piante di ulivo. E andando a vedere la tabella con i redditi lordi standard, a cui faceva riferimento l'onorevole Manca, vediamo come in moltissime coltivazioni legnose, adesso lasciando perdere le coltivazioni ad alta redditività, il florovivaismo eccetera, in tutti gli altri casi siamo ben al di sotto della redditività minima che consente ad una famiglia agricola di vivere, non è un caso se in Umbria, in Toscana dove si sono agganciati a questi elementi hanno introdotto per tipo di coltivazione una edificabilità che arriva sino a 50 ettari quando c'è attività di silvicoltura, tre ettari per le vigne e poi 0,80 quando ci sono coltivazioni specializzate in pieno campo o coltivazioni in coltura protetta.

Per fare questo noi abbiamo necessità di una legge che governi, di nuove direttive per le zone agricole coerenti con il ragionamento e anche con le politiche di incentivazione e di sviluppo di cui non possiamo prescindere, di qui la necessità di una norma di salvaguardia. L'impegno mio personale e della Giunta è quello di introdurre questi elementi, la riforma della legge urbanistica e la nuova direttiva per le zone agricole in tempi compatibili, in sei mesi a cui si faceva riferimento, con le esigenze che sono state rappresentate.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gianmario Tendas per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TENDAS GIANMARIO (PD). Grazie Presidente, era solo per evidenziare alcuni aspetti che in parte ha ripreso in maniera molto chiara adesso l'Assessore. Nel senso che dagli interventi che si sono susseguiti molti hanno posto il problema della redditività aziendale che è uno dei nodi cruciali a cui faceva giustamente riferimento nel suo intervento l'Assessore. Io vorrei richiamare che alcune Regioni, non ultimo il Veneto, hanno posto come elemento diciamo così di riferimento quello del reddito aziendale andando ad inserire dei redditi soglia che bisogna superare ovviamente per poter beneficiare della possibilità di realizzare e quindi di poter edificare. Oltre a tutta una serie di adempimenti che riguardano l'apposita iscrizione ad un'anagrafe regionale, l'occupazione di almeno un'unità lavorativa a tempo pieno iscritta all'Inps, quindi ci sono delle norme eccessivamente restrittive che condizionano molto e non poco l'attività edificatoria.

Quello che invece credo di poter dire con questo emendamento numero 590, viene fissato un principio che è fondamentale quello di democraticità, nel senso che la Regione sta andando in questa fase, in questo momento a dire: stiamo utilizzando delle norme di salvaguardia, è vero, però viene riconosciuta la potestà decisionale all'ente locale, è il Comune che con il suo piano urbanistico comunale nell'ambito delle zone agricole può andare ad individuare delle sottozone e specificare dove può essere realizzato e quanto deve essere il lotto minimo. Io credo che questo sia un principio di democrazia che riconosce a tutti gli effetti quella che è una potestà di pianificazione del territorio che deve essere necessariamente riconosciuta all'ente locale. Diversamente se fosse la Regione ad applicare e definire queste regole credo che anche l'attività di pianificazione, che è una delle poche competenze che è rimasta in capo gli enti locali, verrebbe meno. Quindi credo che sia un grosso passo in avanti che ovviamente per potersi concretizzare in toto ha necessità di disporre di quella che è la norma regionale urbanistica cui tutti hanno fatto riferimento e che credo che sia uno degli elementi per i quali la Giunta e l'intero Consiglio regionale dovrà lavorare proprio per fare in modo che queste potestà e queste decisioni in ambito locale possano essere ovviamente gestite dagli enti locali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Modesto Fenu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FENU MODESTO (Sardegna). Sarò brevissimo, Presidente, e mi rivolgo all'Assessore. Assessore, mi scusi perché rinviare a domani o fra sei mesi, otto mesi ciò che possiamo fare oggi almeno negli enunciati. Se lei ha riconosciuto come valide e razionali alcune proposte che sono arrivate da parte nostra almeno nell'articolato e come enunciato accetti l'inserimento. Io penso sia ragionevole, lei stesso ha riconosciuto questi aspetti utili e migliorativi e che non lasciano spazio a difficoltà interpretative nella fase successiva quando andremo ad affrontare la legge. Io penso che sia giusto e razionale nei confronti dei sardi, Assessore, fare oggi ciò che stiamo rinviando a domani. Mi appello alla sua volontà, Assessore.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dei commi 1, 2, 3 e 6 dell'emendamento numero 590.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Agus - Anedda - Arbau - Azara - Busia - Cherchi Augusto - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Collu - Comandini - Cozzolino - Demontis - Deriu - Desini - Forma - Lai - Ledda - Lotto - Manca Gavino - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Perra - Pinna Rossella - Pizzuto - Ruggeri - Sabatini - Sale - Solinas Antonio - Tendas - Usula - Zedda Paolo.

Rispondono no i consiglieri: Carta - Cherchi Oscar - Crisponi - Dedoni - Fasolino - Fenu - Floris - Locci - Oppi - Orru' - Peru - Pinna Giuseppino - Pittalis - Randazzo - Rubiu - Tatti - Tedde - Tocco - Truzzu - Tunis - Zedda Alessandra.

Si è astenuto: il Presidente Ganau.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 54

votanti 53

astenuti 1

maggioranza 27

favorevoli 32

contrari 21

(Il Consiglio approva).

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dei commi 4 e 5 dell'emendamento numero 590.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 53

votanti 52

astenuti 1

maggioranza 27

favorevoli 29

contrari 23

(Il Consiglio approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: Agus - Anedda - Arbau - Azara - Busia - Carta - Cherchi Augusto - Cherchi Oscar - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Collu - Comandini - Cozzolino - Crisponi - Dedoni - Demontis - Deriu - Fasolino - Fenu - Floris - Forma - Ganau - Lai - Ledda - Locci - Lotto - Manca Gavino - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Oppi - Orru' - Perra - Peru - Pinna Giuseppino - Pinna Rossella - Pittalis - Pizzuto - Randazzo - Rubiu - Ruggeri - Sabatini - Sale - Solinas Antonio - Tatti - Tedde - Tendas - Tocco - Truzzu - Tunis - Usula - Zedda Alessandra - Zedda Paolo.

Si è astenuto: il Presidente Ganau.)

Decadono gli emendamenti numero 486, 104 e 495.

Metto pertanto in votazione il testo dell'articolo. Non c'è l'articolo da votare perché abbiamo fatto il sostitutivo.

Passiamo all'esame dell'articolo 18. All'articolo 18 sono stati presentati l'emendamento soppressivo totale numero 217 che è uguale al numero 485, l'aggiuntivo numero 16.

Riassumo. Articolo 18: emendamento soppressivo totale numero 217 che è uguale al numero 485 e l'aggiuntivo numero 16.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 18 e dei relativi emendamenti:

Art. 18

Modifiche alla legge regionale n. 8 del 2004
in materia di zone turistiche

1. All'articolo 6, comma 1, della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8 (Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la pianificazione paesaggistica e la tutela del territorio regionale), sono apportate le seguenti modifiche: la parola "ammissibile" è sostituita dalla parola "ammissibili" e le parole "per la suddetta zona" sono sostituite dalle parole "per il calcolo della fruibilità ottimale del litorale".

Emendamento soppressivo totale Peru - Pittalis - Cappellacci - Oscar Cherchi - Fasolino - Locci - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Alessandra Zedda

Articolo 18

L'articolo 18 è soppresso. (217)

Emendamento soppressivo totale Pietro Cocco - Antonio Solinas - Demontis - Meloni - Collu

Articolo 18

L'articolo 18 è soppresso. (485)

Emendamento aggiuntivo Ruggeri

Articolo 18

Nell'articolo 18 sono introdotte le seguenti modifiche:

dopo il primo comma è aggiunto il seguente:

1 bis. All'art. 12 comma 1, lettera a) dell'allegato alla Delibera G.R. n°36/7 del 5 settembre 2006 BURAS n.30 del 2006 - (Norme Tecniche di attuazione del Piano Paesaggistico Regionale L R n° 8 del 25/11/2004) sono soppresse le parole:

"ed il numero delle unità immobiliari". (16).)

PRESIDENTE. È aperta la discussione sull'articolo e sugli emendamenti.

Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Antonio Solinas, relatore di maggioranza.

SOLINAS ANTONIO (PD), relatore di maggioranza. Sull'emendamento numero 217 il voto è contrario, sull'emendamento numero 485 il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Riassumiamo. I soppressivi sono gli emendamenti numero 217 e 485 che sono uguali. Il parere è?

SOLINAS ANTONIO (PD), relatore di maggioranza. Contrario. Scusi Presidente. Sull'emendamento numero 485 il parere è favorevole, sull'aggiuntivo c'è un invito al ritiro.

PRESIDENTE. Invito al ritiro. L'emendamento numero 217 è uguale al numero 485, quindi il parere è favorevole.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

ERRIU CRISTIANO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il parere della Giunta è contrario sugli emendamenti numero 217 e 485, per il resto è conforme alla Commissione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (FI). Dopo la débacle dell'articolo 17 dove la maggioranza ha provato a giustificare il perché del voto favorevole all'emendamento sostitutivo, quindi alla necessità di avere nelle aree agricole quella dimensione minima del lotto di 3 ettari, ma probabilmente qualche collega non segue nel ragionamento generale che il vero problema rimane e rimarrà il Piano paesaggistico regionale, senza il Piano paesaggistico regionale probabilmente avremmo potuto ragionare tutti in modo molto più sereno e in modo molto più produttivo perché avremmo dato probabilmente risposte molto importanti. La legge urbanistica probabilmente aiuterà, se arriverà e quando arriverà, a oggi abbiamo votato e l'Aula ha votato un qualcosa di osceno e di veramente terribile nei confronti dell'attività pianificatoria delle aree agricole della Sardegna. Per quanto riguarda, e quindi entriamo nel merito dell'articolo 18, io provo a rimanere sempre tecnicamente all'interno del contenuto dell'articolato, l'articolo 18 prevede alcuni recepimenti e modifiche quindi della famosa legge numero 8, quella legge che qualcuno chiamò salvacoste, noi in Aula per giorni e giorni e più di un mese tenemmo inchiodata la maggioranza cercando di dimostrare e spiegando a tutto il popolo sardo che non era una legge salvacoste ma era bensì una legge blocca sviluppo. Così è stato, così è stato dimostrato poi nell'approvazione del PPR, così abbiamo vinto le elezioni nel 2009, contro quella legge blocca sviluppo e contro il Piano paesaggistico regionale. Poi i sardi si sono dimenticati che probabilmente nei cinque anni successivi quel modo di ragionare sarebbe potuto tornare, ed eccoci qua, siamo di nuovo tornati a rifare gli stessi tipi di ragionamenti che si facevano esattamente quasi dieci anni fa. Nel caso specifico e per entrare nel merito dell'articolo 18, io credo che l'aspetto fondamentale non sia la modifica dei termini ammissibile, inammissibile, oppure il metodo di determinazione delle volumetrie legate al dimensionamento delle zone F, il modo tecnico utilizzato della fruizione ottimale del litorale, perché così si calcola e così si calcolerà sempre, quindi non penso che ci sia nessun tipo di problema. L'aspetto vero e fondamentale che probabilmente l'Aula non coglie o non vuole cogliere è quel 50 per cento di riduzione del dimensionamento, è su quello che naturalmente bisogna ragionare e discutere, non semplicemente entrare nel merito di due concetti, di due aspetti, di due parole che non cambiano tecnicamente assolutamente niente, perché io il dimensionamento delle zone F l'ho sempre calcolato così e così saranno sempre dimensionate, su questo non c'è dubbio. Il problema è che le dobbiamo ridurre del 50 per cento nel momento in cui verranno applicate, è su quel 50 per cento che allora probabilmente l'Aula deve iniziare a ragionare e deve entrare realmente nel merito. Ecco perché ci sono gli emendamenti numero 217 da noi presentato e il numero 485 presentato anche dalla maggioranza, probabilmente è questo il ragionamento, probabilmente è su questo non si vuole entrare nel merito e nella discussione, però non capiamo perché la Commissione dà parere favorevole sui due emendamenti che sono identici, però la Giunta in realtà si esprime in modo contrario. Quindi qua vorremmo capire per quale motivo esiste questa differenza e il perché si vuole sopprimere. Noi chiaramente siamo perché l'articolo non venga inserito all'interno di questa norma e di questa legge, ma siamo perché venga eventualmente discusso quando verrà messo quell'ulteriore tassello nella legge urbanistica, perché il concetto vero non è certamente quello della modifica di due termini, ma il concetto vero è quello del reale ragionamento sul dimensionamento delle zone turistiche, e su questo credo che il ragionamento sarà sicuramente molto più ampio, molto più profondo e decisamente più produttivo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Antonio Solinas. Ne ha facoltà.

SOLINAS ANTONIO (PD), relatore di maggioranza. In effetti chiedo scusa all'Aula, ho fatto un po' di confusione. Sull'articolo numero 485 inizialmente la Commissione si era espressa favorevolmente, però successivamente a una serie di approfondimenti aveva deciso di ritirare l'emendamento. Quindi, come firmatario dell'emendamento, l'emendamento numero 485 lo ritiriamo.

PRESIDENTE. Rimane l'emendamento numero 217.

È iscritto a parlare il consigliere Marco Tedde. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). C'era un famoso romanzo di Stephen King, il mago dell'horror, A volte ritornano, e a volte ritornano anche quelle norme orribili, orripilanti, che hanno creato danni e che sono state un esempio di ciò che non si deve fare, allorché si disciplinano attività edilizie urbanistiche. Oggi stiamo parlando, anche se ci sono soltanto dei piccoli rilievi terminologici, oggi con questo articolo 18 ritorniamo indietro nel tempo, ritorniamo indietro a quel periodo infausto, al novembre del 2004, alla legge salvacoste o blocca sviluppo, come qualcuno l'ha definita, quella norma comunque oscurantista, bizantina, che ricordava le dispute fra i teologi dell'odierna Istanbul, fra i teologi cristiani, i teologi greci, una norma che ha prodotto soltanto danni da allora e che ha fatto crollare il Centrosinistra a livelli minimi nelle successive elezioni, evidentemente era stata apprezzata nei dovuti modi dalla comunità isolana. E credo che questa norma ci dia l'occasione per ricordare tutto ciò che di negativo è stato fatto in quel periodo, perché ovviamente non era soltanto questa la norma che ha affossato l'economia, ma siamo costretti a ricordare il famosissimo, tristemente famoso PPR, Piano paesaggistico regionale, che tanti danni ha fatto, e li ha fatti nei comuni, li ha fatti nelle campagne, poc'anzi abbiamo discusso della norma che ha trasformato per l'ennesima volta l'agro in amaro, ricollegandosi al PPR. Ecco, questo PPR viene comunque riesumato e, assieme a quelle norme vecchie e obsolete che non sono capaci di guardare la prospettiva del popolo sardo, oggi crea altri danni. Io sono preoccupato, così come molti di noi e molti di voi sono preoccupati, perché quei due volti a nostro favore che con il voto segreto sono emersi, sono indice di una sofferenza, di un disagio, che per quanto riguarda l'agro emerge, ma che evidentemente è un disagio politico più profondo. Io credo che il richiamo fatto dal nostro decano, dal nostro maestro, l'onorevole Mario Floris, sia sempre più attuale; un richiamo alla riflessione su quello che stiamo facendo e su ciò che potrebbe accadere nel momento in cui questa legge dovesse essere esitata in questo momento, un richiamo a ragionare mettendo in campo il buon senso piuttosto che lo spirito di parte, che ci deve sempre essere, che però, quando va a ostacolare ipotesi di sviluppo, quando va ad affossare un'economia che ha necessità di choc benefici, anche lo spirito di parte credo debba mettersi a latere e far prevalere, e consentire di far prevalere invece le ragioni dei sardi. Ecco, voi non state facendo alcunché di tutto questo, avete lanciato un segnale forte, preciso di disagio, però non avete avuto il coraggio di andare fino in fondo, al di là delle argomentazioni di facciata, nel voto segreto pochi di voi sono stati coerenti rispetto alle dichiarazioni fatte alla stampa o fatte in quest'Aula negli sgabuzzini. Questo mi dispiace, spero comunque che nel proseguo della discussione da parte vostra ci sia un risveglio, che sarebbe sicuramente indice della possibilità di miglioramento di questa legge, laddove è possibile migliorarla, nei prossimi articoli.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giuseppe Fasolino. Ne ha facoltà.

FASOLINO GIUSEPPE (FI). Grazie, signor Presidente. Qualche collega mi chiedeva: "Ma allora, hanno deciso di approvarlo o no questo articolo 18?". E io gli ho detto: "Aspetta un attimo, adesso stanno chiamando Soru, secondo quello che deciderà il Segretario del Partito Democratico, poi faranno"… non credo che sia lei, onorevole Busia, a chiamare Soru, perché non ci voglio credere, anche se dopo la votazione dell'articolo che abbiamo appena votato, qualche dubbio, a dir la verità, mi è rimasto. Però si parte dalla numero 8 del 2004, che, come diceva giustamente il mio collega Tedde, non è la "salvacoste", ma probabilmente la "blocca sviluppo", e si parte da questa legge, anche come modo di ragionare, anche come tipologia di ragionamento che questa maggioranza sta continuando a fare. E questo è un altro dubbio, è un'altra incertezza che ci viene in mente con il modo di ragionare che avete e il modo di ragionare che, chi ha partorito quella legge nel 2004, ha avuto. E allora, come era nata quella legge? Quella legge era nata dicendo: "Per il momento blocchiamo tutto, per il momento blocchiamo lo sviluppo, poi vedrete, in futuro, entro un determinato periodo, le cose le sistemeremo"… in peggio!... e così state facendo voi! Vi hanno convinto a non bocciare l'articolo 17, o a non modificare l'articolo 17 dicendovi, riflettete! Dicendovi che a breve si farà una legge dove introdurranno le cose che voi chiedevate. Così vi hanno convinto! Vi hanno convinto dicendovi: "State tranquilli, entro fine anno verrà approvata quella legge"… che doveva essere approvata nei programmi prima dell'estate, che poi doveva essere approvata entro l'estate, che adesso forse verrà approvata prima della fine dell'anno e che probabilmente farà la fine del vecchio Piano casa, che non si riuscirà ad approvare entro fine anno, però voi temporeggerete. E allora abbiamo ragione! Quando diciamo, onorevole Arbau, lei mi è veramente simpatico, gliel'ho detto anche… vede, io sono coerente con quello che dico sempre, lei mi è simpatico davvero, e quando le dico e quando le ho detto la volta scorsa: "Fate bene - nel suo caso - a rientrare nel Partito Democratico", forse non sbagliavo, vi siete completamente appiattiti, vi state appiattendo al Partito Democratico. Noi abbiamo notato, durante la discussione dell'articolo precedente, durante le dichiarazione di voto dell'articolo precedente, notavamo le piccole riunioni dove cercavano di calmarvi, di appiattirvi, e ce l'hanno fatta; questa è la realtà. Le votazioni che voi state portando avanti, stanno dimostrando che siete completamente appiattiti. Questa è la realtà. E la logica è quella dell'articolo precedente, è quella che ormai è diventata una costante in questa legge. Abbiamo trattato le zone agricole come le zone… fra un po' le zone agricole sono diventate le zone F! Cioè, stiamo facendo un progetto alle intenzioni, e non vi state accorgendo di quello che state facendo, secondo me. Vi stanno facendo passare tutto come una cosa leggera, come una cosa semplice: "Non preoccupatevi, guardate che non è così!", e invece bisogna urlarlo fuori, bisogna dirlo fuori. Avete modificato il vostro pensiero anche sulle zone agricole, state facendo un danno all'interno della Sardegna, state facendo un danno agli agricoltori che non potrete sistemare entro fine anno. Rimandiamo tutto! Siccome stiamo vivendo un periodo economico talmente positivo, che ci possiamo permettere di rimandare ancora un qualcosa, di rimandare ancora un incentivo all'economia. Siccome stiamo vivendo talmente bene, siccome le nostre aziende agricole stanno lavorando in maniera impeccabile, stanno lavorando senza nessun problema, rimandiamo ancora la possibilità di aiutarli, rimandiamo ancora la possibilità di aiutare le imprese sarde, rimandiamo ancora! Questo state dicendo! Da una parte avete detto tutti, sia voi che la Giunta avete detto: "E' necessario fare qualcosa". E dall'altra parte, siccome dovete rispettare le parole che ha detto il Segretario del Partito Democratico, vi hanno detto: "Però non ora". E quando, se non ora? Quando, se non adesso? Adesso c'è bisogno, non dopo, ora dovete risolver i problemi, non più avanti!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Stefano Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (FI). Io devo esser sincero, invece il mio sarà un intervento solidale nei confronti della maggioranza e di un comportamento che non posso non definire un po' fantozziano, senza offesa per nessuno, quello del "vorrei ma non posso", quello del "mi piacerebbe farlo, però arriva il capo e me le suona". Addirittura non arriva neanche mai a suonarle, perché di solito è sufficiente minacciarle. Persino i bambini, e neanche quelli troppo ribelli, ogni tanto arrivano a prendersi uno sculaccione, qua basta arrivare a contare sino a uno. Io devo dire che questo è un elemento che suscita in me, sicuramente non rabbia, neanche risentimento, certamente solidarietà nei vostri confronti. Io lo comprendo e onestamente, devo anche dire, mi manca l'esperienza di aver fatto parte di un'Assemblea come questa in maggioranza, quindi non sono quello che può dire: "Io mi sarei comportato in maniera diversa", però di sicuro so che se mi dovessi discostare da una mia idea, anche molto radicata, da un mio principio, questo sarebbe sicuramente doloroso e io penso che sia stato doloroso anche per voi.

Andate adesso a votare un emendamento surreale, un emendamento in funzione del quale voi stabilite che la parte di attività, per esempio, turistiche che devono essere svolte, la capacità ricettiva che deve essere svolta a ridosso delle spiagge deve essere il 50 per cento del carico antropico. Perché non il 20? Perché addirittura il 50? Perché infestare le nostre spiagge, i nostri litorali, di questi batteri chiamati turisti? Perché immaginare che si possa fare un po' di sviluppo economico laddove la nostra terra è appetibile? Teniamoci per noi le spiagge, teniamoci tutta la spiaggia libera, teniamoci nelle condizioni di poterne usufruire esattamente quanto vogliamo. Io comprendo che questi sono argomenti che sarebbero interessanti se aveste un minimo di voce in capitolo. Badate bene, non vi do torto. Se voi foste qui con libertà di pensiero, libertà di parola, libertà di voto, anzi libertà di parola, ha fatto scuola il collega Anedda, un pochettino si può riconoscere che c'è, ma libertà di voto per carità non sia mai! Allora, devo dire che anche io, essendo estraneo alla discussione della norma che stiamo andando ad approvare, probabilmente sarei distratto rispetto a queste cose, però invito i pochi fortunati di voi che siederanno nei banchi dell'opposizione nella prossima legislatura, a fare tesoro di queste situazioni e sappiate che il nostro atteggiamento sarà diverso, perché in presenza di una buona idea noi saremo aperti a raccoglierla. Questo tenetelo presente perché quelli che, soprattutto quelli indiziati, avendo raggiunto questo scranno con una manciata di preferenze, è evidente che potrebbero non avere l'ebbrezza di stare da questa parte…

ARBAU EFISIO (Sardegna Vera). Gli ultimi saranno i primi!

TUNIS STEFANO (FI). Sì, può darsi, è vero che siamo in Quaresima, dimenticavo, però è anche vero che fa scuola perché magari lo si farà in un consiglio comunale, lo si farà in un'altra circostanza. È importante apprendere da queste situazioni, e quello che abbiamo appreso oggi è che indipendentemente dalla qualità di quello che viene proposto, indipendentemente dalla passione con cui vi viene proposto, indipendentemente da quanto lo condividete - questo è l'aspetto più surreale -, per voi è irrilevante perché vale quello che dice la madrina dei massoni. Ho citato madrina non con intento sessista, ma perché il termine padrino avrebbe evocato altre questioni, quindi lo lasciamo da una parte e per questo periodo sopporterà quello di madrina. Allora siccome la madrina ha detto questo, si proceda, a questo punto direi anche speditamente, in questo modo nell'avvicinamento al sacrificio pasquale.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Alessandra Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Presidente, sinceramente non nascondo un certo imbarazzo a dover esaminare soprattutto i comportamenti di quest'Aula, anche perché credo che nella vita poi alla fine contino i fatti che si portano avanti e non certo le buone o cattive intenzioni. Io credo che oggi avevamo la possibilità di fare qualcosa per i nostri concittadini e nello specifico per questa materia o attività produttiva come è l'agricoltura, e invece avete deciso di rimandare in ragione forse di qualche comandamento. Ho sentito citare il periodo di Quaresima e la fede cristiana; io credo che proprio non c'entri niente. Voi avete altri comandamenti che vi vengono dati da altri e che sono più che altro imposizioni e veti, anche a parlare o addirittura ad assumere certi atteggiamenti in Aula, e credo che questo non vi faccia molto onore e non porti neanche nulla di buono per quanto stiamo facendo in quest'Aula. Credo anche che in questa occasione avremmo avuto non solo per fede cristiana, che è la mia, la possibilità di fare qualcosa per gli altri, ma dobbiamo fare, per il ruolo che abbiamo come legislatori, qualcosa di buono per gli altri che ci hanno mandato qui a rappresentarli. Credo che quello che abbiamo appena fatto adesso con l'articolo 17 - guardi, collega Ruggeri, non ho neanche il tempo di stare ad ascoltarla - già è stato un cattivo servizio, ma con questo articolo 18, che veramente è insignificante, continuiamo a perdere tempo, a dialogare su cose che non hanno veramente nulla di rilevante, neanche su questa fattispecie di normativa che stiamo cercando di propinare come qualcosa di utile per i sardi. Allora proviamo quanto meno a sopprimere, così evitiamo anche di chiacchierarci addosso, le cose che non hanno proprio nessuna utilità.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Luigi Crisponi. Ne ha facoltà.

CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). Presidente, nel mio giudizio si sta ripercorrendo una storia, si sta rivedendo un remake, viene proiettato il film, orribile, al quale abbiamo assistito nel corso del 2004. Quella legge che, ricordo, venne richiamata spesso dal mondo delle associazioni di categoria come una legge canaglia è stretta parente di quella che abbiamo in approvazione in questi giorni, in queste settimane, qui in Aula, quindi un'altra legge canaglia, perché è esattamente distante dalle esigenze del nostro territorio. Lo è ancora di più quando una legge di questo tipo va a trattare argomenti fondamentali, sensibili, utili allo sviluppo della nostra gente e dei nostri territori, e li tratta in modo disarticolato, non compiuto, addirittura dedica due righe a passaggi che, invece, rappresentano certificazioni e momenti assolutamente di valutazione e di approfondimento, quali quelli, per esempio, riguardanti il mondo dell'economia turistica, un'economia industriale poderosa, necessaria e che invece vengono banalizzati e semmai addirittura azzoppati con tutta una serie di interventi accessori che si susseguono a quelli che hanno pesantemente frenato e ferito il comparto turistico. Ricordo all'Aula, ricordo a voi altri, che nel corso del 2004 e di quel dibattito folle e feroce che ci fu in quel periodo, si iniziò a scrivere una delle pagine più tristi per quanto riguarda lo sviluppo turistico. Di fatto nulla è cambiato da allora fino ad oggi. L'arretramento delle strutture ricettive rispetto alle richieste, ai passi da gigante fatti dai mercati mondiali, è stato esemplificato dalle perdite di clientela, di utenza, in milioni e milioni di turisti che ogni anno venivano in questa terra straordinariamente baciata dal sole, dal cielo, una terra incredibilmente di grande attrattività che diventava un'offerta singolare nello scenario e nei panorami mondiali e che invece veniva banalizzata per l'arretratezza delle proprie strutture, vincolate e alle quali veniva impedita, soprattutto, la possibilità di essere rinfrescate, riaggiornate, reincentivate verso un turismo moderno. Ebbene, tutto quello ha creato allora in Aula, e lo sta ribadendo adesso, pregiudizio e ignoranza nei confronti di una tematica così delicata. Non si ha nemmeno la possibilità di approfondire su un tema così importante e fondamentale per lo sviluppo della nostra gente e soprattutto dei nostri giovani, che si vorrebbero affacciare all'economia turistica con maggior compiutezza, con maggior certezza, con regole chiare, e invece viene tutto quanto banalizzato, quasi che i turisti facciano paura. Eppure ricordo che quell'8 e mezzo di prodotto interno lordo è prodotto proprio dall'economia turistica, che è molto più virtuosa di tante altre che beneficiano di interventi a pioggia, di attenzioni, di approfondite discussioni e di tanti articoli, anche in queste leggi, che invece nel caso specifico vengono derubricate alla materia turistica con un articolato davvero leggero, quasi impalpabile, e praticamente invisibile, come tutta la materia che abbiamo trattato in questi giorni. E quindi viene facile facile chiedere che questo emendamento che viene portato all'attenzione, il residuo emendamento, che racconta anche di indecisioni e di strane valutazioni fra maggioranza e Commissione, venga approvato per la sua soppressione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gianluigi Rubiu. Ne ha facoltà.

RUBIU GIANLUIGI (Area Popolare Sarda). Presidente, la più sensibile differenza urbanistica è oggi forse rinvenibile non già tra le aree edificabili ad iniziativa privata ed aree assoggettate ad esproprio, bensì tra aree suscettibili di trasformazioni urbanistica e aree a destinazione agricola. Infatti, mentre il proprietario di un terreno vincolato da esproprio per pubblica utilità ha pur sempre il diritto di conseguire dalla pubblica amministrazione un'indennità, che può essere in alcuni casi anche raddoppiata nel momento in cui lui riveste una qualifica professionale, in base al valore di mercato, quasi sempre la destinazione agricola viene impressa dai piani regolatori generali o dal PPR, come nel caso della Regione Sardegna. Non tanto per riconoscere l'utilizzo effettivamente in atto di grande aree nel territorio comunale, quanto per impedire che le stesse siano interessate dallo sviluppo edificatorio con la motivazione, seppur infondata, perché questo dobbiamo dire, di compromissione dell'equilibrio tra aree urbane ed aree libere. In tale modo, avendo riguardo ai due fondi dotati delle medesime caratteristiche di edificabilità teorica (accessibilità, distanza dal centro urbano, possibilità di urbanizzazione, assenza di vincoli fisici o tecnologici) è possibile che l'uno sia considerato dal pennarello dell'urbanista del caso parte delle aree edificabili e siano esse attivabili all'iniziativa pubblica ovvero privata, mentre l'altro sia legittimamente destinato a verde agricolo senza la previsione di alcuna indennità.

Con i vincoli proposti dall'attuale maggioranza in Sardegna si vuole istituire un nuovo concetto che è questo: il verde pubblico agricolo. Cioè, voi avete istituito con l'articolo 17 il verde pubblico agricolo dove non si può fare niente, le zone agricole sono vincolate, non si può edificare e comunque sia le regole sono dettate da questa maggioranza, cioè aree private nelle quale apporre vincoli e gravami più vicini a Stati dittatoriali che a Stati democratici e liberi in totale disprezzo dei lavoratori della terra, del mondo delle campagne e di tutto il mondo agropastorale.

Anche con l'articolo 18 in realtà state facendo la stessa cosa, anche l'articolo 18 rappresenta degnamente la vostra corrente di pensiero, il filo conduttore delle vostre scelte politiche orientate più al blocco di tutte le iniziative imprenditoriali che siano queste turistiche, agricole o artigianali.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Presidente, io non sono proprio un grande estimatore del voto segreto, non mi è mai interessato anche perché amo dire pane al pane, vino al vino. Però, quando si è svolto questo voto segreto poc'anzi ho visto che si è realizzata una partecipazione attiva dei consiglieri regionali della maggioranza, alcuni con qualche distinguo, altri con accentuazioni, qualcun altro ha richiamato: "Ma sai, è una cosa transitoria, arriverà Godot". È un classico Godot, ma non importa. Volevo dire che arriverà l'urbanistica quando si dovrà discutere, ma chissà quando arriverà, Godot non arriva mai nella commedia, tanto perché lo si sappia. Non credo che arriverà presto neanche la legge sull'urbanistica. Allora quello che generalmente in Italia viene detto che è una cosa provvisoria, la provvisorietà diventa sempre una cosa definitiva. L'avete voluto, come volete fortemente tutta questa legge che state ponendo all'attenzione dell'Aula, io vi auguro di godervela bene davanti agli elettori. Credo che sapranno discernere con attenzione tutte le belle proposte che avete fatto, in particolare questo di cui stiamo trattando, cioè del modo con cui affrontare l'agro.

Io ho cercato di essere onesto nella proposizione e dire che ci sono molte Sardegna, non una, e la legge urbanistica che interessa l'agro va guardata con attenzione e calata nei territori, nella cultura e per quel che serve. Siccome una coltivazione, Assessore, qualunque sia la sua lettura, qualunque sia, anche se non è florovivaistica, se in un ettaro uno riesce a creare proficuamente, le ricordo solo lo zafferano, bisogna stare attenti a dire qualche cosa in più, bisogna capire quando si parla di cose dell'agricoltura che sono molteplici le attività che si possono fare in un ettaro di terreno e che possono essere anche opportune per dare quel reddito necessario al sostentamento di una famiglia. Dico di più, al sostentamento di un giovane che forse deve accontentarsi, io preferisco che faccia quello, del sussidio minimo garantito, cosa che non c'è, ma che se ci fosse è una pura regalia che non dà neanche lo stimolo ad iniziare un'attività. Allora riprendo ancora che c'è Mamuntanas e Surigheddu che non vengono utilizzate, perlomeno non vengono utilizzate per quello che dovevano essere, prima per il Monte Pascoli e non ha funzionato, dopo per altre sperimentazioni e ancora ce l'hanno in mano grossi pastori che se la sono appezzata. Benissimo tutto, ma sono terreni di proprietà della Regione e non siamo stati capaci neanche di gestire quello che è di possesso e proprietà della Regione. Andiamo a regolamentare che cosa, come e per chi? Ma siamo tanto bravi da dire che nel sassarese per un tipo di cultura che esiste lì io debbo divietare che si costruisca nell'agro all'interno di un ettaro? Vabbè, c'è chi è stato sindaco di Sassari e chi è stato assessore di Sassari che conoscerà meglio di me sicuramente i problemi e quindi avranno ragione loro. In bocca al lupo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Oggi c'è poco da aggiungere rispetto al disastro che avete propinato ai sardi con l'approvazione di una norma di cui vi assumete tutta la responsabilità. Il mondo agricolo sardo deve sapere cosa oggi è stato fatto dalla Giunta Pigliaru e dalla maggioranza di centrosinistra, nessuno escluso. Anche coloro che timidamente hanno provato in qualche modo a giustificarsi: "Ma, vedete, tanto con la legge urbanistica queste cose le supereremo, si tratta di una misura provvisoria, si tratta di qualcosa che, vedrete, strada facendo si aggiusterà", tutte balle, tutte bugie sempre nel solco di quella disinformazione che su questo, devo dire francamente, siete abilissimi a propinare ai sardi. Allora, siccome ci sarà anche il momento nel quale dovete rendere il conto, così come è già passato più di un anno da quando siete al Governo e sembra che siano altri a gestire il governo di questa Regione, no, siete voi, ricordatelo. Come si fa a credervi? Come si fa onorevole Arbau a credere che possa essere portata nel giro di qualche giorno, settimana o anche mese la legge urbanistica quando sono già passati sei mesi dalla preannunciata riforma della sanità e ancora non si è vista neppure l'ombra di un progetto di riforma? E allora guardate, io penso che quello che voi avete fatto oggi sia un gravissimo danno all'economia agropastorale isolana, sia veramente un gravissimo danno per coloro che anche in quell'ambiente avevano intenzione di investire anche per mettere a frutto il sapiente lavoro dell'allevamento, delle colture anche attraverso la previsione di agriturismi, quelli seri, quelli che si integrano veramente con la nostra tradizione locale. E tutto questo voi oggi l'avete vanificato sull'altare di che cosa, di un pregiudizio ideologico che avete verso il mondo del lavoro, quello serio, quello imprenditoriale, quello del mondo agricolo e oggi ve n'è una prova chiarissima. Mi sono chiesto chi sa cosa la contessa Crespi dirà, chissà se per quello che avete approvato ieri avrà la stessa sensibilità di tuonare lei e quelli che come lei invece avevano i fucili puntati per ogni cosa, anche la migliore che si facesse per tutelare l'ambiente destinava a parti politiche invertite. Certo che non inciderà sulle aziende agricole quelle delle contesse, della grande impresa, di chi non ha necessità di faticare come fanno i pastori, a quelli voi non avete pensato, gli agricoltori, i contadini, a quelli voi non avete pensato e anzi vi disinteressate. Ma quando andranno a chiedere una qualche autorizzazione per poter fare un intervento di ristrutturazione nei loro ovili, nelle loro case coloniche, nelle case agricole anche quelle che utilizzano per il deposito, anche quelle che utilizzano proprio per l'attività, per l'esercizio dell'attività agropastorale, si troveranno con i dinieghi e i dinieghi sono il frutto di un'azione del centrosinistra e della Giunta Pigliaru. Questo noi lo diremo anche contro la controinformazione sulla quale voi pensate ancora di poter serenamente e tranquillamente viaggiare. Ma noi lo diremo nelle piazze perché questa legge che state approvando noi faremo il sacrificio di quotarci perché la distribuiremo noi a tutti i sardi perché capiscano il grave danno che voi avete posto in essere con l'approvazione e cercate ora di interessarvi anche delle zone turistiche. Addirittura con un emendamento l'onorevole Ruggeri, ma ci arriveremo a quell'emendamento, prevedete anche di cassare con legge un allegato ad una delibera di Giunta regionale. Ma il contenuto l'avete letto?

Onorevole Ruggeri anche qui siamo per la doppia, la tripla, la quinta morale a seconda di chi propone l'emendamento e a seconda di chi fa la proposta! Ma l'avete letto questo emendamento? Poi lo spiegheremo quando ci arriveremo.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 18.

Ha domandato di parlare il consigliere Ignazio Locci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOCCI IGNAZIO (FI). Intanto per annunciare il voto contrario al testo dell'articolo che certamente con questa norma, con questo intervento sulle diciture delle zone F ma quello che a noi ci preme anche segnalare è il tentativo di emendare con un testo di legge una norma di attuazione che invece è adottata o meglio viene confermata con un atto amministrativo, con la delibera di Giunta, le norme tecniche di attuazione del PPR. E' chiaro che questa proposta che seppure può essere discussa nel merito ma lo vediamo dopo, mostra effettivamente anche le insofferenze che ci sono nell'altro campo rispetto a un PPR che evidentemente ha normato talmente tanto e precisamente la materia che di fatto ha creato dei lacci che talvolta sono inspiegabili da comprendere, sono inspiegabili poi da far capire a chi si deve eventualmente servire di queste regole, ma figuriamoci se addirittura ha creato dei dubbi nel proponente, l'onorevole Ruggeri, è assolutamente la prova provata di quello che noi abbiamo detto fino a qui. E ci dispiace quindi prendere atto che davanti a questa insofferenza abbiamo trovato anche la prova di come vi sia poi un acritico allineamento invece al verbo più preciso che questo è quello che dovete fare, non dovete nemmeno pensarci, cioè della serie nei secoli fedele ci sediamo qui per votare, punto e basta, quello che ci viene propinato da altre sedi. Lo avete dimostrato con le zone agricole, qui c'è un tentativo secondo me maldestro di modificare attraverso una norma di legge un atto amministrativo che però presuppone ben altro iter l'avete sempre detto anche quando lo sventurato tentativo del centrodestra di modificare il PPR si è arenato sotto i colpi delle vostre delibere di annullamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (FI). Come già ben specificato e spiegato durante l'intervento della discussione generale, questo è sicuramente un articolo che non può avere la mia approvazione ma neanche l'approvazione di tutta l'opposizione.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LAI EUGENIO

(Segue CHERCHI OSCAR.) Tra l'altro con quel gioco degli emendamenti favorevoli e poi soppressivi e poi il cambio probabilmente di registro e con il metodo del mettiamo prima in votazione il testo dell'articolo, così poi decadono automaticamente, eventualmente fosse approvato, i relativi emendamenti. Credo che davvero da questo punto di vista non si possa non sottolineare un aspetto che a mio avviso diventa determinante durante la discussione di questo provvedimento di legge che è quello della necessità di continuare a dire no, di continuare a denunciare in modo forte, importante che questa legge, questa norma non porterà assolutamente nessun risultato al mondo dell'edilizia ma continuerà invece a dare, a creare meglio, difficoltà per chi dovrà interpretare e chi dovrà utilizzare lo strumento che il legislatore oggi all'interno di quest'Aula sta e metterà a disposizione del mondo esterno, il popolo sardo e di tutti quelli che dovranno usufruire di questa legge. Perché com'è già stato detto e com'è stato sottolineato, noi non ci fermiamo semplicemente ad una discussione dell'aula, noi non possiamo rallentare semplicemente dei lavori perché è il nostro lavoro, è il nostro modo di operare all'interno di quest'Aula. Per noi è diverso, è il concetto del legiferare e del costruire norme e leggi che non danno risposte e che non possono dare risposte all'esterno. E quindi noi ribadiamo ancora una volta il perché, e lo sottolineiamo, il perché sarebbe stato molto più semplice prorogare il Piano casa, nel frattempo in tutti questi mesi lavorare, voi, per proporre una legge urbanistica, una legge urbanistica diversa da quella del 2008 che vi fece cadere, e che probabilmente anche questa, l'approvazione di questa norma farà cadere questo Governo perché già i primi scricchiolii di difficoltà li abbiamo visti, ma soprattutto dettato dal fatto che chi molto spesso suggerisce era colui che qualche anno fa utilizzava la speculazione edilizia per fare forte la propria economia, ma soprattutto il proprio successo nel campo imprenditoriale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Alessandra Zedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Presidente, per esprimere e anticipare il voto contrario a quest'articolo 18 e anche per ricordare che un noto filosofo, storico e giurista italiano, Giambattista Vico, parlava di "corsi e ricorsi", voi oggi ancora una volta decidete di ripercorrere assolutamente corsi e anche ricorsi negativi che vi hanno già portato verso cattive strade, ma praticamente non ci badate e volete ripercorrere assolutamente queste strade tortuose, ma purtroppo tortuose anche per i sardi. Allora, colleghi, io vi ho ricordato che oltre a essere storico e filosofo, Giambattista Vico era anche un giurista, e certamente si sta rivoltando nella tomba, come l'amico Mostarda del collega Tedde, perché anche il modo di legiferare, quando addirittura con norma vogliamo cassare circolari, ma dove vogliamo andare? Non ci sembra di certo un metodo per la composizione delle norme. Cerchiamo veramente di attivare le procedure corrette. Dobbiamo fare leggi e probabilmente saremo più apprezzati se facciamo leggi utili.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giuseppe Fasolino per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FASOLINO GIUSEPPE (FI). Presidente, realmente non sappiamo più come dirvi di modificare questa legge, stiamo provando in tutte le maniere, stiamo cercando di farvelo capire perché sono istanze che non stiamo portando soltanto noi, ma sono istanze che stanno arrivando anche dall'esterno di quest'aula. Modificate questa legge, cercate di dare risposte a chi vi ha dato la fiducia e a chi vi ha dato l'opportunità di essere qui. Badate, quello che abbiamo detto fino ad adesso, e anche i cenni alla recente storia di qualche anno fa, alla legge 8 del 2004, alle elezioni successive del 2009, ormai forse a forza di dirle stanno diventando un qualcosa che vi rimbalza e a cui non state dando importanza e invece è fondamentale. Lo stesso effetto stanno facendo le dichiarazioni che costantemente arrivano delle associazioni di categoria. Siccome ormai ve le stanno dicendo da quando avete pubblicato questa legge, da quando gli avete dato l'opportunità di dare un contributo che non avete ascoltato, di dare un contributo che avete completamente ignorato, da allora vi stanno arrivando queste critiche e le state completamente ignorando. Perché poi probabilmente diventano una consuetudine, non è così, quelle critiche leggetele, è probabile che quando vi arrivino anche nei vostri telefoni le notizie Ansa, vedendo da chi arrivano magari passate oltre, no, leggetele attentamente perché quello è un grido di disperazione delle associazioni di categoria, è un grido di disperazione che sta arrivando dagli imprenditori, è un grido di disperazione che sta arrivando dai padri di famiglia che non hanno lavoro, che hanno bisogno di un'opportunità e di credere nel futuro, voi glielo state levando con la scusa "vedrete più avanti faremo qualcosa". Questo non possiamo consentirlo!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tedde per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Presidente, annunzio il voto contrario ovviamente a questa norma cavillosa, pedantesca e contraddittoria. Colleghi del centrosinistra mi pare proprio che vi stiate assumendo una responsabilità grossissima, state lavorando per deprimere l'edilizia, state lavorando per affossare l'economia, ma non lo diciamo noi, lo dice Confindustria, lo dice l'ANCE, lo dice la Confartigianato. State annichilendo l'urbanistica, anche se di urbanistica in quest'Aula, urbanistica con la "u" maiuscola ne abbiamo vista purtroppo molto poca. Avete trasformato, come dicevo poc'anzi, l'agro in amaro, tra un po' trasformerete invece il centro storico in periferia storica delle città, arriveremo fra qualche ora a discutere del centro storico. State mettendo in campo, e questo è singolare, la politica del rinvio, sempre e comunque. Riforma delle ASL, riformiamo le ASL, riformate le ASL, non si riformano le ASL invece, si commissariano le ASL, per ridurre i costi? No, per aumentare i costi, e di questo parleremo più in là. Oggi invece cosa si fa? Oggi si commissaria l'urbanistica, perché di commissariamento si tratta, si commissaria l'urbanistica e l'edilizia, oggi l'urbanistica e l'edilizia in Sardegna sono commissariate da quel famoso mastro Don Gesualdo che aleggia in quest'Aula. Siamo commissariati, anzi siete commissariati perché noi abbiamo ancora la libertà di esprimere dei giudizi razionali e liberi, voi siete commissariati, e questo è un problema, è un problema per l'Aula, è un problema per la Sardegna. Bene avreste fatto a sentire le nostre sollecitazioni finalizzate a prorogare la legge 4 e a ragionare serenamente invece su norme urbanistiche con una prospettiva seria, non norme urbanistiche invece dettate dal commissario che aleggia in quest'aula. Così avete voluto, o meglio, non è che l'abbiate voluto voi, non vi ha consentito di riflettere il commissario dell'Urbanistica e dell'edilizia in Sardegna, quel mastro Don Gesualdo che sta conducendo i lavori di quest'Aula e di questo Consiglio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Stefano Tunis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (FI). Presidente, mi stavo inutilmente interrogando su quale fosse la vostra idea di sviluppo e devo dire che mi ha soccorso anche con una dose di ottimismo la conversazione che ho fatto con alcuni di voi, che non potendo esporre le proprie idee all'interno dell'assemblea lo fanno però più facilmente se approcciati in un discorso individuale e devo ammettere che, così come mi è capitato di constatare durante tutto il corso dell'esame di questa norma sino a questo momento, poi gli elementi che distinguono la nostra visione dalla vostra non sono poi tantissimi, e sembrerebbero essere un po' meno divaricati rispetto a quelli che abbiamo verificato in questo momento.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GANAU GIANFRANCO

(Segue TUNIS STEFANO.) Di qui la mia sensazione che alla fine la goccia stia in qualche maniera, in qualche forma, piano piano cominciando a scavare quella pietra che è rappresentata dall'organicità con cui voi sembrate dover portare a termine l'esame di questa norma, senza nessun tipo di variazione. Francamente non sono gli abboccamenti che sono arrivati dalla vostra parte quelli che personalmente, ma credo la mia stessa parte politica, possa giudicare più interessanti, ma possiamo comunque sia considerarli un'apertura. Però, mi corre l'obbligo di richiamarvi rispetto ad un'assunzione di responsabilità, perché se noi constatiamo il ritmo dei lavori dell'Aula, la necessità di esaminare i testi in commissione, le tante cose che dobbiamo per necessità esaminare in questo periodo, è evidente che non può essere presa in considerazione l'ipotesi che voi esitiate un testo di urbanistica da portare all'interno di quest'Aula nei termini che occorrerebbero perché il sistema economico legato all'edilizia abbia una qualche speranza di ripresa dopo lo stop dell'ultimo anno. Quindi, partiamo da questo, partiamo dal fatto che sono migliaia ancora gli addetti che siamo nella condizione di poter salvare se noi individuiamo una formula ponte, per dare a questa Assemblea tutto il tempo che gli occorre per intervenire sul tema strategico dell'urbanistica. Io sono convinto che alla fine questo tema sta a cuore esattamente come sta a cuore a noi, perché dovete continuare a stare inchiodati su questioni che è anche difficile ricondurre a sistema, perché le norme in sé se le si guarda tutte da un unico punto di vista, sembrerebbero anche abbastanza disarticolate tra di loro. Perché continuare a farlo? Io sto cercando inutilmente dall'inizio dell'esame di questo articolo di trovare qualcuno che mi spieghi che senso ha non dare agli attori economici del settore turistico la possibilità di fare un adeguamento delle loro strutture, che li possa rendere commerciabili in questo momento e sostenerli con l'unica…

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giuseppino Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PINNA GIUSEPPINO (Area Popolare Sarda). Presidente, Assessore, colleghe e colleghi, giusto per annunciare il voto contrario, mio e del Gruppo di Area Popolare Sarda. Vedete colleghi della maggioranza, capisco che per antipatia politica vi ostiniate a non considerare le nostre osservazioni, sulla discussione di questo provvedimento, riflettiamo ancora. Non pretendiamo di avere ragione a tutti i costi, però vi invitiamo, per l'ennesima volta, ad ascoltare le critiche che vi sono arrivate da: Confindustria, Anci, CAL, Confagricoltura, Confartigianato, Federalberghi, sindacati, ambientalisti, ma soprattutto dalla gente comune quindi senza accontentare nessuno. Anche perché in questa legge non si intravede molto della tanto decantata semplificazione, né del riordino delle disposizioni in materia urbanistica, ma soprattutto del rilancio del comparto edilizio e ricettivo. Io ieri ho apprezzato molto il voto favorevole plebiscitario dell'emendamento numero 76, che prevedeva, oltre alle linee elettriche di bassa tensione, anche quelle di media attenzione, consentendo così di elettrificate da subito i siti interessati. Senza ricorrerci in un secondo momento con oneri decisamente superiori. Ma soprattutto consente agli utenti utilizzatori finali di abbreviare i tempi di allacciamento, quindi questo è il classico esempio, che quando i provvedimenti sono accompagnati dal buon senso le due parti trovano l'accordo. Per quanto concerne l'articolo 17, visto il fallimento industriale del Sulcis, Portotorres, Macchiareddu, Ottana, Villacidro eccetera diciamo ai sardi che il futuro è in agricoltura? Ma se a questi piccoli imprenditori non abbiamo la possibilità, vincolandoli, un insediamento a tre ettari non si ottiene assolutamente niente. Quindi, esorto ancora una volta la maggioranza a perseverare sulla linea all'insegna dei contenuti, diversamente si rischia di portare a casa una scatola vuota.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gianluigi Rubiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RUBIU GIANLUIGI (Area Popolare Sarda). Per annunciare il voto contrario all'articolo 18 e per ringraziare gli amici della maggioranza perché ci state dando una grandissima opportunità, si sono risvegliati gli animi dei nostri elettori, stiamo ricevendo decine di messaggi tutti, ci chiedono incontri per il fine settimana, i sindacati, i liberi cittadini, e questo è vostro merito, noi a questo punto siamo ben felici di poter in qualche modo riaprire la campagna elettorale perché poi in realtà dobbiamo rimanere sempre allenati, perché con l'aria che tira siamo convintissimi che non arriverete a cinque anni. Probabilmente, non arriverete neanche alla fine del 2015. Politicamente parlando. Perché è chiaro che questa maggioranza che è attaccata con un collante che non è tra i migliori, non ha la possibilità di avere una vita politica lunga sotto l'aspetto legislativo. Quindi, è una grande opportunità che ci state dando e noi la utilizzeremo appieno. Tra l'altro, non stiamo facendo nessun sacrificio, nessuno sforzo, ci arrivano dalla base, dall'esterno per fortuna sia i collegamenti in diretta, sia con le agenzie di stampa l'opinione pubblica informata e si è fatta un'idea ben chiara di quali sono i vostri propositi e i vostri intendimenti. Tutto questo agevola, soprattutto, far capire alla gente quanto e che tipo di spessore aveva questa proposta politica, quanto erano vere quelle proposte, e quanto nel tempo sono cambiate. Sono cambiate per quello che erano in propositi del presidente Pigliaru, molto meno per quelle che erano le idee della politica e le idee urbanistiche dell'innominabile, perché l'innominabile ha un concetto ben chiaro di quelle che sono i concetti delle autorizzazioni urbanistiche sia nell'agro, sia nelle coste e sia dalle altre parti. Mi fa sorridere l'idea che si debba sempre rinviare, a novembre abbiamo detto rinviamo di una settimana per la legge urbanistica, adesso parliamo di sei mesi per riscrivere le regole anche dell'agro, andiamo avanti con questa strategia. La politica del rinvio vi premerà, soprattutto farà felice i sardi e farà crescere l'economia della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Angelo Carta per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CARTA ANGELO (PSd'Az). Annuncio il voto contrario all'articolo 18 e la mia dichiarazione di voto non è come quella di prima della maggioranza chiedere scusa perché stiamo votando, perché in effetti come dicevano i latini excusatio non petita, accusatio manifesta, da noi si dice … quando si cerca di giustificare un vuoto a tutti i costi. Credo che abbiamo assistito stamattina proprio al vano tentativo di spiegare perché si vota l'articolo 17. Perché lo votiamo, perché comunque è una legge urbanistica fra otto mesi, otto!, verranno regolamentate meglio le cose. Allora, credo che dovremmo includere anche l'articolo 18, fra le cose che vanno regolamentate meglio, e, senza sentirci colpevoli per votare contro, credo che una volta di più si debba ragionare all'interno della maggioranza se effettivamente stiamo facendo una legge utile, stiamo facendo una legge che effettivamente serve alla Sardegna, stiamo regolamentando bene norme che complicano la vita con norme che anziché vedere il sovranismo dall'alto, sopprimono anche quello dal basso. Perché ai comuni stiamo dicendo quello che devono fare e gli stiamo dicendo anche che si devono uniformare a quello che facciamo noi, altrimenti prevalgono le cose che decidiamo qua dentro, non quelle che si decidono nei consigli comunali. Credo che sia un susseguirsi di norme e un coacervo di obblighi, divieti e di prescrizioni che naturalmente hanno avuto necessità, soprattutto l'articolo 17, di tutte le scuse che sono state espresse nelle dichiarazioni di voto da parte della maggioranza, senza scuse il nostro voto sull'articolo 18 è contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Anche il voto del gruppo di Forza Italia è contrario a questo articolo e lo è ancora più responsabilmente di quanto gli stessi colleghi del Partito Democratico, che hanno presentato analogo emendamento, e poi lo ritirano. Quindi, se un emendamento è stato presentato dai colleghi del Partito Democratico, che reca la firma anche del Capogruppo, qualche ragione ci sarà ed è questo modo così schizofrenico di procedere che rende ancora più inquietante l'iter di questo provvedimento. Non si capisce perché a distanza di qualche giorno si decide invece di ritirare l'emendamento soppressivo. Ce lo siamo posti noi il problema, così come ve lo siete posto voi e insieme abbiamo cercato, in Commissione, anche di riflettere e ragionare sull'argomento, non si vede poi questa ritirata che avete fatto. Ma si capisce bene. Voi state inaugurando una nuova stagione, guardate, io penso che ormai anche in Sardegna abbiamo i nuovi Attila, perché dopo di voi davvero non crescerà più erba in questo nostro territorio. Non crescerà più erba perché voi state rendendo arido il terreno, state desertificando il terreno da ogni potenziale iniziativa, da ogni potenziale anche possibilità, togliendola prima ai lavoratori del mondo agro pastorale ora state anche intervenendo sul settore turistico. Tanto chi le ville le ha se le tiene, se mai anche pensando se assume anche una nuova iniziativa turistica di fare opera di disboscamento, perché tanto a certuni con le leggi che state facendo è consentito tutto e state vietando anche le cose più insignificanti alla povera gente, ai sardi che lavorano, quelli sì seri e non quelli che fanno le speculazioni finanziarie, quelli state tutelando voi, voi state tutelando direi i magnati per non dire i magnacci veramente dello sfruttamento, vergognatevi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Attilio Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Veramente è una condizione difficile da capire, e non ci si attiene più neanche alla logica e alla capacità di portare a compimento un disegno. Ognuno è libero di fare quello che meglio ritiene opportuno, poi saranno gli elettori a giudicare, noi non siamo, ma per lo meno non siamo giustizialisti o perlomeno non lo siamo in maniera o meglio a corrente alternata a seconda di chi governa. Se si vuole specificare anche che cosa significa magnaccia possiamo farlo, comunque sia è qualcuno che lucra su un corpo umano ed è comunque una schiavista in tutti i modi e non è pensabile dare una qualificazione di quella qualifica che questo personaggio può avere, squallido sicuramente. Siccome ho detto questo, perché sento anziché ascoltare che si parla ancora di questo termine usato poco fa. Io preferirei scendere maggiormente in quelli che sono i compiti di un'Assemblea legislativa, fare buone leggi, a cercare di contemperare le esigenze di chi sta fuori non solo da questa istanza che dovrebbe essere la più alta istituzione parlamentare isolana ma essere anche al di fuori dico di quelli che sono al di fuori di segrete stanze, di quelli che possono sperare, auspicare che qualche, come dice il Vangelo, qualche briciola di pane cala per terra perché il cane possa perlomeno mangiarlo e rifiutandolo a quello che ne ha bisogno e capacità. Bisogna cominciare a capire se si fa l'interesse complessivo o si fanno gli interessi di pochi, su queste cose bisogna stare attenti. La doppia morale non serve a nessuno, bisogna veramente riprendere la schiena dritta e cercare di essere onesti prima di tutto con se stessi e poi verso gli altri, perché non c'è amore per gli altri se non si ha amore per se stessi e io dubito che qui circoli amore nel senso anche personale.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Anna Maria Busia. Ne ha facoltà.

BUSIA ANNA MARIA (Centro Democratico). Sull'ordine dei lavori, chiederei, Presidente, si sollecitassero e si invitassero i signori colleghi consiglieri ad evitare di usare un linguaggio che non trovo consono per questa Aula e di carattere fortemente sessista. Sia in relazione all'ultimo termine che è stato utilizzato dal collega Dedoni ma anche nel corso della discussione della finanziaria e precisamente…

(Interruzioni del consigliere Dedoni.)

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, scusi…

BUSIA ANNA MARIA (Centro Democratico). E precisamente il termine più volte utilizzato di marchette. Grazie.

PRESIDENTE. Credo che sia più opportuno l'appello a un linguaggio più consono, mi fermerei qui. Sull'ordine dei lavori.

Ha domandato di parlare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Siccome la collega, che giustamente ha sollevato un problema, ha sbagliato mira, perché probabilmente era attenta a fare altro anziché quello che compete fare in aula. E allora il termine è stato usato da un altro…

(Interruzione del consigliere Ruggeri.)

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Tu zitto che sei uno di quelli…

PRESIDENTE. Sull'ordine dei lavori! Grazie, le tolgo la parola, onorevole Dedoni. Onorevole Dedoni la richiamo. Onorevole Dedoni grazie.

(Interruzione del consigliere Dedoni.)

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, le ho tolto la parola, la richiamo per la seconda volta, onorevole Dedoni l'ho richiamata due volte. Grazie, grazie onorevole Dedoni. Andiamo avanti.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Norme per il miglioramento del patrimonio edilizio e per la semplificazione e il riordino di disposizioni in materia urbanistica ed edilizia". (130/A)

PRESIDENTE. Metto in votazione il testo dell'articolo 18.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 18.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Agus - Anedda - Arbau - Azara - Busia - Cherchi Augusto - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Collu - Comandini - Cozzolino - Demontis - Deriu - Desini - Forma - Lai - Ledda - Locci - Lotto - Manca Gavino - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Perra - Pinna Rossella - Pizzuto - Ruggeri - Sale - Solinas Antonio - Tendas - Usula - Zedda Paolo.

Rispondono no i consiglieri: Carta - Cherchi Oscar - Crisponi - Dedoni - Fasolino - Floris - Oppi - Orru' - Peru - Pinna Giuseppino - Pittalis - Randazzo - Rubiu - Tatti - Tedde - Tocco - Truzzu - Tunis - Zedda Alessandra.

Si è astenuto: il Presidente Ganau.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 52

votanti 51

astenuti 1

maggioranza 26

favorevoli 32

contrari 19

(Il Consiglio approva).

L'emendamento numero 16 è stato ritirato.

PITTALIS PIETRO (FI). Lo facciamo nostro.

PRESIDENTE. Andiamo allora avanti con la messa in votazione dell'emendamento numero 16.

Ha domandato di parlare il consigliere Ignazio Locci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOCCI IGNAZIO (FI). Quest'emendamento numero 16 è veramente interessante. Io spero che l'intemperanza dell'onorevole Ruggeri non fosse legata più a questo emendamento che non alle dichiarazioni del collega Dedoni che ha cercato semplicemente di rimettere ordine nelle dichiarazioni precedenti.

È veramente singolare, io non sono certo che con questa norma di legge, o meglio con questa proposta di legge non che non sia possibile modificare una fonte addirittura sottordinata ma è singolare che si tenti di intervenire sulle norme tecniche di attuazione del PPR famoso di Soru laddove, appunto, è prevista che negli ambiti di paesaggio o salva l'applicazione di diverse disposizioni previste dal presente PPR sono in tutti i casi ammessi: gli interventi edilizi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di consolidamento statico, ristrutturazione, restauro che non alterino lo stato dei luoghi, profilo esteriore, la volumetria degli edifici, la destinazione d'uso e il numero delle unità immobiliari. Eccetera eccetera eccetera. Ecco sarebbe curioso capire che cosa ha di generale e astratto la soppressione di questa piccola frase "numero delle unità immobiliari", cioè qual è la logica del proponente nel voler addirittura intervenire quando potrebbe tranquillamente con i suoi poteri… Ritirato… L'ha ritirato ma io comunque siccome l'ha messo in votazione il Presidente quindi mi sto esprimendo per dichiarazione di voto su questo e quindi sulla singolarità di questo emendamento. Quindi veramente, noi a questo punto pensiamo che questo emendamento sia davvero invotabile molto più invotabile di certi provvedimenti che sono stati bollati in questo modo dal proponente odierno dell'emendamento numero 16, noi pensiamo che non sia questo il modo di dire al vostro partito al vostro guru che non vi piace il PPR, abbiate il coraggio di affrontare organicamente la materia e di modificarla perché non è certamente a spizzichi e bocconi che possiamo mettere mano…

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (FI). Abbiamo fatto nostro questo emendamento perché credo che sia davvero il momento di chiarire e di dare contezza di quella che è la tecnica legislativa all'interno di quest'aula, perché francamente probabilmente già negli articoli precedenti si è creato il caos più totale, ma addirittura modificare un atto amministrativo e l'atto amministrativo lo si trasforma e lo si modifica attraverso una norma di legge, credo che da questo punto di vista sia proprio il massimo della tecnica legislativa. Credetemi, sono un po' di anni all'interno di quest'aula, non avevo mai visto una proposta di questo tipo, anzi se fossi stato il Presidente del Consiglio l'avrei addirittura reso inammissibile, perché francamente non ha nessun tipo di significato tecnico questo emendamento, è veramente incredibile. Se poi proviamo addirittura a capire il perché diventa ancora più incredibile, non si capisce per quale motivo poi all'interno si chieda di sopprimere quelle parole e il numero delle unità immobiliari creando ancora più caos nell'interpretazione poi eventualmente delle norme tecniche, dell'attuazione delle norme tecniche inserite nel Piano paesaggistico proposto da chi a suo tempo lo approvò, nel 2006, e quello che è successo. Quindi credo veramente che probabilmente sia arrivato il momento, forse per effetto della pausa pranzo, ma io credo che non possa essere solo quella, è arrivato il momento proprio di fermarci e capire veramente dove vogliamo arrivare, perché così, onestamente, non andremo molto avanti, anzi così stiamo dimostrando che all'interno di quest'aula consiliare non ci sono molti legislatori, ma si suggerisce probabilmente un emendamento senza però sapere neanche che cosa si sta proponendo e come eventualmente deve essere tecnicamente proposto per la sua modifica.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Attilio Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Vorrei anche ricordare al Presidente che se segue l'aula avrà ben inteso che non ho usato quel termine, ma ne ho dato specificazione affinché altri della maggioranza che lo stavano usando mentre io parlavo non lo usassero, tanto per essere precisi, quindi vorrei attenzione anche dal Presidente non solo da chi è distratto per fatto suo. Per quel che riguarda questo comma, siccome c'è un detto "il cane dell'ortolano che abbaia perché non mangia e non lascia mangiare", e siccome di cagnolini a volte ce ne sono tanti, incluso qualcuno in più, non so se voglia mangiare o far mangiare, mi pare colui il quale gridava molto poco fa nei miei confronti senza capire o forse pensando solo ai suoi interessi e di quella città che disgraziatamente ha amministrato. Ma ha il tempo di presentare l'emendamento per cui se quella città è conosciuta per avere grandi possibilità di registrare abusi e sovrabusi, mi pare che questa sia un'altra perla che vada ad inanellarsi nella collana che già … quella cittadina. Tra l'altro, oltre al fatto che si è ritirato, dispiace il fatto che sia stato presentato e che significhi anche non solo la poca attenzione, la poca capacità di ragionare sugli elementi, ma anche il fatto che i cagnolini dell'ortolano non mangiano e non lasciano mangiare, o a volte cercano solo di far mangiare qualcuno che gli interessa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tedde per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Credo che sia stato oltremodo opportuno fare nostro questo emendamento per sottolineare che da parte di colleghi competenti esperti è stato presentato un emendamento abnorme, orrido, orripilante. Più volte lo abbiamo fatto nostro per mettere in evidenza l'incapacità di presentare un emendamento con la e minuscola, qui non c'è neanche la e, è un "mendamento". Abbiamo più volte scomodato in quest'aula Verga allorché abbiamo richiamato il fantasma che aleggia in quest'aula, il Mastro Don Gesualdo della situazione, oggi siamo costretti a scomodare, in quest'istante siamo costretti a scomodare quel sant'uomo di Virga, un grande giurista che tanto ha scritto sulle fonti del diritto amministrativo. Questo poveraccio di Virga adesso si sta rivoltando, contorcendo nella tomba, perché tutti i principi, anche quelli più basilari, quelli più elementari in materia di gerarchia delle fonti, con questo tentativo abortito di emendamento, vengono rivoluzionati. Io credo che un attimo di attenzione, allorché si discute di questi temi, bisogna porlo. Se qualche attenzione suppletiva fosse stata messa nella discussione e nei lavori dell'aula relativi a quest'articolato, sicuramente o con grande probabilità saremmo riusciti a produrre una norma che avrebbe tentato quanto meno di funzionare così come ci proponevamo all'inizio. Questa norma purtroppo, poiché voi non avete riflettuto, poiché voi non avete ragionato, poiché voi vi siete fatti in qualche modo imbavagliare, non funzionerà. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Stefano Tunis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (FI). Io che ho preso atto del ritiro dell'emendamento, onestamente nel momento in cui è successo sono rimasto un pochettino dispiaciuto, perché, nonostante il mio Capogruppo si sia impegnato a cercare di farmi capire che cosa voleva dire, ammetto di aver avuto serie difficoltà a comprenderlo. Diversamente da altri, credo di essere non dico proprio un estimatore, però una persona che si confronta spesso col collega e non ho dubbi rispetto al fatto che ci fosse, al di là di un caso concreto, anche la buona fede nell'affrontare una questione dietro questo emendamento. Devo dire che mi ha lasciato abbastanza perplesso la metodologia, cioè intervenire su un atto amministrativo con una delibera di Giunta attraverso un atto legislativo, questo probabilmente è un aspetto che dovremmo calibrare bene. Però, siccome è capitato anche a me, io ho presentato un emendamento, me lo avete tra l'altro votato tutti quanti, che partiva da casi concreti, non posso escludere che dietro questo emendamento ci sia effettivamente qualche cosa da curare e di cui farsi carico, che però per la tipologia di mestiere che facciamo noi andrebbe esplicitato un pochettino di più, nel senso che se effettivamente ci sono delle circostanze che da un caso concreto si possono estendere in maniera ampia all'interesse collettivo, queste comunque vanno presentate all'Aula, così è obiettivamente sibillino, difficile da votare e di dubbia legittimità amministrativa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Lo dico senza retorica, sono d'accordo con l'invito che ha formulato la collega Busia a moderare i toni e soprattutto ad evitare anche espressioni fuori dalle righe. Però, riesce difficile molte volte dare il giusto aggettivo per esempio ad un emendamento come questo che stiamo trattando. Allora in politica ci sta anche tutto, nel senso che nella discussione possono essere utilizzati a volte il termine marchetta, perché nell'uso comune si semplifica bene, anche se può essere un termine… così come quando si usa il termine magnaccio, "magnaccia della politica" disse un giorno alla Camera dei Deputati Pannella, in un bellissimo discorso che vi invito a leggere. Era un modo per richiamare e dare il significato non tanto nel senso proprio… magnaccio è quell'uomo che si prende i soldi dalle prostitute, lo sappiamo, è scritto in ogni vocabolario, inteso in quel caso, e quando si usa anche in un'Aula parlamentare, non si allude certo a quel significato, ma al significato corrente e comune dell'approfittatore, che è qualcosa d'altro. Quindi, anche quando vengono utilizzate espressioni forti, forse anche colorite e colorate, non si intende mai, e questo è l'unico limite veramente che dobbiamo imporci tutti, a iniziare da chi vi parla, che non deve mai offendere l'altrui decoro, onore, reputazione personale, e sul quale quindi ci sta il sistema confronto, anche utilizzando espressioni forti. E su questo, onorevole Ruggeri, tutti i colleghi che sono intervenuti glielo hanno fatto notare, si capisce chiaramente la ragione per la quale abbiamo voluto fare nostro questo emendamento, perché volevamo evidenziare un aspetto che, senza mezzi termini, almeno consentitecelo, costituisce davvero un'iniziativa vergognosa, di cui difficilmente comprendiamo la ratio. Quindi, almeno questa parte lasciatecela fare, anche quando dobbiamo intervenire per dire cose che possono essere sgradite, e ci dispiace se qualche volta suscitiamo anche la sensibilità altrui.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Luigi Ruggeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RUGGERI LUIGI (PD). Io sono un consigliere di prima nomina e devo dire che quando ho iniziato questa attività sono rimasto anche un po' stupito da alcune modalità delle sedute consiliari che avevano questo aspetto un po' teatrale, un po' circense, un po' da circo, e devo dire… per carità, lo dico con molta tranquillità, nel senso della teatralizzazione delle cose, e devo dire che vale per alcuni che accentuano questo aspetto teatrale la fulminea definizione che ne fece l'onorevole Sale in questa sala, per l'appunto, dove disse che a qualcuno particolarmente … in questa attività di esplicitazione, si confaceva un ruolo che non era, nell'ambito circense, né quello di acrobata, né quello di domatore. Detto questo volevo solo dire sull'emendamento presentato probabilmente con modalità certamente non particolarmente ortodosse, che il senso dell'emendamento è semplicemente quello di riferirsi ad una modalità che l'articolato ripropone all'articolo 25, quando propone la possibilità del frazionamento delle unità immobiliari ampliate dell'incremento volumetrico dal Piano casa, e mette un limite a 70 metri quadri. Questa norma potrebbe confliggere, secondo alcune interpretazioni, con la norma del "Salvacoste" che impedisce, la norma del PPR che impedisce il frazionamento delle unità immobiliari. Posto che una volta presentato l'emendamento gli Uffici hanno rassicurato su una linea interpretativa che non faceva confliggere quella disposizione di legge con le norme del PPR, valeva la pena ritirare l'emendamento che non ha più ragione di sussistere. È chiaro che non ho altre maniere per spiegarlo, chi pensa male, e perché vive male.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Presidente, siccome non mi sento parte di un circo, e quest'Aula non è un circo, la pregherei di invitare i colleghi… insomma, se parla per se stesso e per casa propria, va bene, ma che riduca quest'Assemblea ad un circo, anche sia pure sotto metafora… per seguire l'esempio che ci viene da quei banchi.

PRESIDENTE. Io non posso che invitare tutti quanti a ritornare sui temi, a mantenere un linguaggio e un comportamento più consono all'Aula, e questo vale per tutti.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Norme per il miglioramento del patrimonio edilizio e per la semplificazione e il riordino di disposizioni in materia urbanistica ed edilizia" (130/A)

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 16.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 16.

Prendo atto che il consigliere Desini ha votato contro.

Rispondono no i consiglieri: Agus - Anedda - Arbau - Azara - Busia - Carta - Cherchi Augusto - Cherchi Oscar - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Collu - Comandini - Cozzolino - Crisponi - Dedoni - Demontis - Deriu - Desini - Fasolino - Forma - Lai - Ledda - Locci - Lotto - Manca Gavino - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Oppi - Orru' - Perra - Peru - Pinna Giuseppino - Pinna Rossella - Pittalis - Pizzuto - Rubiu - Ruggeri - Solinas Antonio - Tatti - Tedde - Tendas - Tocco - Truzzu - Tunis - Usula - Zedda Alessandra - Zedda Paolo.

Si è astenuto: il Presidente Ganau.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 49

votanti 48

astenuti 1

maggioranza 25

favorevoli 0

contrari 48

(Il Consiglio non approva).

Il Consiglio è convocato questo pomeriggio alle ore 16.

La seduta è tolta alle ore 14 e 15.



Allegati seduta