Seduta n.89 del 27/03/2015 

LXXXIX Seduta

(ANTIMERIDIANA)

Venerdì 27 marzo 2015

Presidenza del Presidente Gianfranco GANAU

indi

del Vicepresidente Eugenio LAI

indi

del Presidente Gianfranco GANAU

La seduta è aperta alle ore 9 e 01.

FORMA DANIELA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 20 marzo 2015 (85), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Pietro Cocco, Eugenio Lai, Marcello Orrù e Alessandro Unali hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 27 marzo 2015.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Norme per il miglioramento del patrimonio edilizio e per la semplificazione e il riordino di disposizioni in materia urbanistica ed edilizia" (130/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 130.

Poiché non è presente la Giunta facciamo una sospensione e sollecitiamo l'arrivo della Giunta.

(La seduta, sospesa alle ore 9 e 03, viene ripresa alle ore 9 e 28.)

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. Passiamo all'esame dell'articolo 5. All'articolo 5 è stato presentato l'emendamento soppressivo numero 245.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 5 e del relativo emendamento:

Art. 5

Interventi di ristrutturazione edilizia

1. All'articolo 10, comma 1, della legge regionale n. 23 del 1985, le parole "dalla lett. d) del primo comma dell'articolo 31 della legge 5 agosto 1978, n. 457" sono sostituite dalle seguenti "lettera d) del comma 1 dell'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, e successive modifiche".

EMENDAMENTO 245.)

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Antonio Solinas, relatore di maggioranza.

SOLINAS ANTONIO (PD), relatore di maggioranza. Presidente, la Commissione ha espresso parere contrario sull'emendamento soppressivo totale numero 245.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dei trasporti.

DEIANA MASSIMO,Assessore tecnico dei trasporti. La Giunta esprime parere conforme a quello della Commissione.

Sull'ordine lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Presidente, solo sull'ordine dei lavori. Intanto perché noi confidiamo nella competenza dell'assessore Deiana, sappiamo che l'assessore Erriu è assente giustificato, quindi non è una questione per fare polemica fine a se stessa, ma speriamo che l'assessore Deiana possa dare quel contributo che, sia pure anche quando non ci convince, l'assessore Erriu però se sollecitato le risposte le ha date. Quindi se ritenete di dover procedere in questo modo, con un Assessore che sulla materia mi pare, senza togliere niente alla competenza e all'intelligenza dell'assessore Deiana, ma non so quanto di urbanistica e di edilizia possa essere edotto. Quindi questa è una valutazione che rilasciamo proprio perché non vogliamo fare polemica fine a se stessa sull'argomento.

C'è un'altra questione, presidente Ganau, sulla quale noi insistiamo come opposizione. È la questione Tossilo, sulla quale noi sollecitiamo, Presidente, che il presidente Pigliaru, o l'assessore Spano, nella mattinata venga e dia comunicazione al Consiglio sullo stato della vicenda Tossilo. Non è possibile che ogni giorno i quotidiani riempiano le pagine di notizie e il Consiglio regionale sia esautorato. Io mi rendo conto che ci sono norme regolamentari, che la questione deve essere preceduta con i formalismi della mozione e di quant'altro, ma non è possibile. Noi ci appelliamo, assessore Deiana, faccia una telefonata al presidente Pigliaru, alla sua sensibilità perché sappiamo che stamattina c'è una Giunta sull'argomento. Riferisca urgentemente al Consiglio perché vogliamo essere edotti di quello che sta succedendo su questo argomento delicato, anche per le implicazioni che pone questa questione. Quindi noi vorremmo che stamattina il Presidente, anche cinque minuti, lo faccia a fine seduta, lo faccia durante l'ora di pranzo per non perdere tempo nei lavori, siamo d'accordo su tutto, ma non che ci sia questo atteggiamento reticente su un aspetto fondamentale come la vicenda Tossilo.

PRESIDENTE. Sì, onorevole Pittalis, faccio mia la sua richiesta che trasmetterò ovviamente alla Giunta perché evidentemente deve essere la Giunta, in questo caso, a chiedere l'audizione al Consiglio secondo la procedura dell'articolo 101, comunque lo facciamo immediatamente e intanto procediamo con i lavori.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Norme per il miglioramento del patrimonio edilizio e per la semplificazione e il riordino di disposizioni in materia urbanistica ed edilizia" (130/A)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (FI). Presidente, l'articolo 5 è uno di quegli articoli che ha fatto parlare non solo la Sardegna ma addirittura l'Italia, in questi giorni di più la Sardegna, ma è un articolo che definisce e dovrebbe definire all'interno della legge numero 23 il concetto intrinseco in sé del che cosa è una ristrutturazione edilizia. Stiamo assistendo in questi giorni proprio a un dibattito molto aperto con alcune considerazioni molto personalistiche di che cosa significa la reale ristrutturazione di un fabbricato. Abbiamo tantissima giurisprudenza in merito, tante sentenze, che raccontano e spiegano esattamente che cosa è l'istituto della ristrutturazione rispetto a quello, per esempio, della demolizione, e siccome però nella considerazione più ampia del termine di ristrutturazione si sono costruite scene tragiche per alcune situazioni particolari nel mondo dell'edilizia, credo che di queste ne dobbiamo davvero tenere conto, perché senza queste considerazioni noi non possiamo assolutamente approvare e decidere di modificare, così come viene modificata, la legge numero 23 recependo l'ultima norma nazionale, cioè quella del 380, legata all'anno 2001. Perché dico che anche in questi giorni c'è un po' di chiacchiericcio su cosa è una ristrutturazione edilizia o non lo sia? Credo che l'esempio più semplice sia quando si parla all'interno della definizione di ristrutturazione anche del fatto della sostituzione delle componenti strutturali. Nel caso specifico significa che se io devo realizzare in un fabbricato, supponiamo di civile abitazione, quindi con destinazione abitativa, la sua ristrutturazione devo, nell'attività di miglioramento del fabbricato stesso, devo agire molto probabilmente non solo sugli elementi igienico-sanitari, non solo quelli legati al dimensionamento delle superfici finestrate, non solo alla sostituzione di pavimenti e non solo alla sostituzione eventuale di intonaci e o tegole o cose varie, ma bensì alla demolizione e ricostruzione - e lo sottolineo - demolizione e ricostruzione di parti strutturali del fabbricato. Quindi, se io decido di demolire anche un muro o più muri che possono essere determinanti, strutturalmente portanti, come tecnicamente vengono definiti, non significa che io sto eseguendo un abuso o eventualmente sto modificando quella che è l'autorizzazione rilasciatami, il cosiddetto permesso di costruire, con tutte le regolari autorizzazioni. È per questa ragione che lascia molto perplessa l'indifferenza nella gestione di questo articolo. Noi non dimentichiamo e non dobbiamo dimenticare mai che siamo Regione autonoma e nella considerazione più ampia proprio della specificità della nostra terra a questo punto dobbiamo agire. Considerate che ancora oggi all'interno di regolamenti edilizi e quindi di interpretazioni di uffici tecnici e, dove è necessario, anche di altri enti che devono dare parere su un eventuale attività di ristrutturazione, ancora oggi ci sono libere interpretazioni, quelle libere interpretazioni che sono lasciate alla discrezionalità amministrativa nel semplice caso in cui bisogna determinare o stabilire se quelle demolizioni sono ristrutturazioni o se quella ristrutturazione non rientra in una fattispecie che non è quella della ristrutturazione edilizia. Sembra un gioco di parole, sembra un girare intorno a una terminologia senza arrivare a un reale significato, ma vi posso garantire che per chi si siede dietro un computer (perché oggi si lavora così, utilizzando i nuovi programmi di progettazione, non più il famoso tavolo da disegno col tecnigrafo e quindi disegnare per poi presentare il progetto sul lucido, copie eliografiche e trasmetterlo all'ufficio tecnico per la sua approvazione, oggi si lavora dietro un computer) vi posso garantire che le difficoltà interpretative sono davvero tantissime. È per questa ragione che da un po' di giorni noi vi stiamo chiedendo su questi aspetti, che non sono tralasciabili, che non sono di bassa considerazione, è necessario fermarsi almeno con quella parte di Commissione, con i tecnici che hanno capacità interpretativa chiara di quello che stiamo andando ad approvare, almeno quella capacità tecnica che permette a qualcuno di valutare caso per caso per evitare che ci siano ancora una volta casi in Sardegna di case bianche, di white house.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Angelo Carta. Ne ha facoltà.

CARTA ANGELO (PSd'Az). Presidente, in effetti per cercare di capirne un po' la portata di questo articolo 5 conviene andare a leggere quello che la Giunta ci scrive nella sua relazione, dove dice: "L'articolo 5 detta condizioni di ammissibilità degli interventi di incremento volumetrico previsti nel Capo Il del disegno di legge", introducendo poi una serie di limitazioni. Limitazioni in quanto non sono ammessi negli edifici privi di titolo abilitativo, in quelli completati nell'ingombro volumetrico successivamente al 31 dicembre 2013, in quelli non compatibili con la destinazione di zona, in quelli vincolati ai sensi della parte II del decreto legislativo del Codice dei beni culturali e del paesaggio, in quelli collocati in aree dichiarate ai sensi del Piano di assetto idrogeologico, negli edifici... insomma, una serie di limitazioni che sostanzialmente non fanno altro che ingrossare il livello e aumentare il livello di illogicità di una legge che nasce per dare una semplificazione e che sostanzialmente complica ulteriormente il lavoro e la vita degli uffici tecnici, dei tecnici, degli imprenditori e di tutti i cittadini.

Una illogicità quindi di questa legge che naturalmente la dice lunga sul livello di strategicità che questa legge dovrebbe avere, perché se non si semplifica non si capisce qual è la strategia. Se non c'è strategia non si capisce dove questa legge vuole arrivare, perché sostanzialmente quando la gente legge che la maggioranza si contrappone alla minoranza, che la minoranza utilizza tutti gli strumenti regolamentari per poter, in qualche maniera, dire la sua, la minoranza non sta facendo altro che cercare di dare un proprio contributo per migliorare un corpo normativo che onestamente né di semplificazione né di strategia ha.

La maggioranza d'altro canto invece difende, ma allora sembrerebbe che qui ci sono due corpi che si muovono autonomamente che vanno contro gli interessi di chi poi sono destinatari di questa legge e null'altro che i sardi. Io non credo né che la maggioranza stia andando contro l'interesse dei sardi e tanto meno lo sta facendo la minoranza. Allora, qual è la materia del contendere, qual è il nodo nel quale noi ci troviamo divisi? Credo che l'articolo 5 rappresenti uno dei tanti nodi nei quali non riusciremo a trovare un'intesa perché nel momento in cui si aumentano i limiti, nel momento in cui sembra che si tema che un privato cittadino voglia modificare modestamente, anche in modo non significativo la propria abitazione, sembra che lo voglia fare per consumare suolo, sembra che lo voglia fare a dispetto di tutti, del comune, degli uffici tecnici e anche dei santi, sembra che stia facendo qualcosa contro l'interesse generale collettivo, sembra che stia andando a creare un problema che praticamente potrebbe determinare non si sa quale danno enorme all'ambiente, quale danno enorme all'economia, quale danno enorme alla civile convivenza. Allora io credo che su questo bisogna che ci si fermi e si riveda come l'impostazione sia stata data in maniera vincolistica, come sia stata data troppo rigida, come sia stata data quasi a voler punire chi vuole investire dei soldi, chi vuole migliorare la vivibilità della propria casa, del proprio albergo, di chi vuole effettivamente dare un contributo a migliorarlo invece il sistema urbanistico ed edilizio che noi abbiamo. Su questo credo che siamo tutti d'accordo, l'obiettivo è quello di migliorare l'utilizzazione del suolo e migliorare il patrimonio urbanistico che abbiamo, ma non lo si può fare se non si semplifica effettivamente, se non si ha una strategia di questo tipo - sulla quale credo che tutti siamo d'accordo - e si continua invece muscolarmente a dire: "Questa legge va bene" mentre tutto il mondo che sta fuori da quest'Aula, a parte l'opposizione che lo fa, dice: "Questa legge è illogica, questa legge non va bene, questa legge creerà problemi, questa legge produrrà un freno all'economia". Questa legge non permetterà di fare anche quegli interventi minimi che rappresentano invece un investimento economico e un miglioramento delle condizioni di vita anche delle persone che sono nelle loro case e che attraverso elementi diversi rispetto a quelli che sono vincolistici di questa legge potrebbero coniugare le loro esigenze con quella che tutti noi vogliamo di tutelare l'ambiente e di non incrementare il nostro patrimonio edilizio se non di migliorarlo e aumentarlo solo per reali esigenze, nel rispetto sempre dell'ambiente e nel rispetto sempre delle regole. Non queste però e non queste dell'articolo 5.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Stefano Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (FI). Presidente, questo è un articolo importante, o almeno avrei sperato che fosse un articolo importante, lo sarebbe stato se cogliendo l'essenzialità di un concetto come quello di ristrutturazione, di un'azione come quella della ristrutturazione rispetto al nostro patrimonio immobiliare, ci si fosse sforzati di entrare nel merito e di trovare soluzioni concrete per chi deve muoversi all'interno di questo istituto. Così purtroppo non è e spiegheremo come. Purtroppo devo anche dire non mi pare si sia modificando l'atteggiamento né della maggioranza né tantomeno della Giunta rispetto a questo provvedimento. Io speravo, come dicevo ieri, che la goccia piano piano cominciasse a scavare la pietra, però anche davanti all'obiettiva difficoltà di affrontare questo testo in assenza dell'Assessore competente ci troviamo nella circostanza di dover sperare che la vocazione per la materia urbanistica edilizia dell'assessore Deiana superi, e non dovrebbe essere un enorme problema, rispetto a quella sinora espressa in materia di trasporti. Ora qual è il punto? Che qui non si tratta di talenti, non si tratta di passioni, si tratta piuttosto di cercare di comprendere come interloquire tra di noi. Facciamo l'esempio dell'articolo che stiamo esaminando in questo momento. Questo è un articolo assolutamente deficitario anche rispetto alla giurisprudenza costante perché è giurisprudenza costante che si possa intervenire sulla struttura, è nella parola ristrutturazione, dovrebbe consentire di poter agire sulla struttura. Perché? Perché sovente essendo modificate le tecniche costruttive, potendo accedere ad una tipologia e ad una qualità di materiali profondamente diversa rispetto a quella cui magari si è avuto accesso qualche decennio fa, si potrebbe davvero modificare il valore del patrimonio edilizio esistente e di conseguenza della quantità di territorio già utilizzato, se ci si potesse muovere in maniera non così stretta all'interno di regole che poi noi però ci rifiutiamo di modificare. Qua avremmo avuto un'occasione, se si fosse stato l'assessore Erriu in questo momento probabilmente tra di noi avremmo avuto anche l'apporto della Giunta per inserire attraverso un emendamento orale, un emendamento condiviso, un qualche cosa che se voi poteste parlare direste anche voi, direste che si può fare meglio questo articolo, si possono inserire degli elementi che liberino i cittadini dalle forche caudine dell'interpretazione e del dover sempre passare da una giurisprudenza che per quanto gli dia ragione non lo fa certamente nei tempi, nei termini e nelle modalità che gradirebbe il cittadino. Qua stiamo abdicando, lo diremo meglio più avanti perché oggi purtroppo ci sono anche vicende raccontate sui giornali della politica che abdica al proprio ruolo. Ma possibile che noi adesso non possiamo trovare in sede di discussione generale pochi minuti per condividere un emendamento che probabilmente sarebbe sacrosanto? Assessore, lei se la sente di darci l'avallo della Giunta rispetto a delle modifiche che sono sacrosante magari affidandosi all'aula? Questo le chiedo, ma glielo chiedo anche per rispetto verso la sua figura, io non vorrei che lei dovesse trascorrere qui la giornata... è arrivato l'Assessore, questa è una bella notizia soprattutto per l'assessore Deiana! Facciamo il punto. Assessore Erriu, stavo invocando la Giunta rispetto a un punto, l'articolo 5 è scarico, non ci consente di utilizzare la nostra competenza e la nostra autonomia rispetto alla soluzione del problema della ristrutturazione soprattutto in chiave giurisprudenza consolidata. La sua presenza è determinante probabilmente per condividere una soluzione rispetto a questo, invoco che l'aula, che i colleghi, che il Presidente della Commissione insieme a lei si prendano pochi minuti per vedere questo argomento. Nell'obiettivo che questa maggioranza, ma noi stessi ci siamo reciprocamente dati, cioè quello di ridare valore, consentire di ridare valore non solo al patrimonio edilizio ma soprattutto alla quantità di territorio già consumato, la ristrutturazione rappresenta un elemento chiave. Allora poiché è un elemento chiave, dedichiamo quei pochi minuti che occorrono, anche durante questa discussione generale, per condividere una soluzione che secondo me è alla portata di questo Consiglio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ignazio Locci. Ne ha facoltà.

LOCCI IGNAZIO (FI). Con questa proposta si vuole in buona sostanza ridefinire in Sardegna un concetto che è il concetto di ristrutturazione edilizia che nella nostra Regione era determinato nella legge regionale numero 23 del 1985. Noi oggi con questa norma sembrerebbe che si stia dando un contributo di semplificazione al quadro interpretativo perché proprio sugli equivoci su cui si sono dovuti confrontare tecnici, avvocati e giudici su questo concetto, questo sembrerebbe essere un elemento di chiarezza. Io mi permetto Assessore di fare una segnalazione rispetto a questa esigenza, diciamo in buona sostanza, di recepire tout court la definizione data al testo unico per l'edilizia, mi permetto di segnalare che queste definizioni che sono poi quelle che vengono prese come riferimento, vengono anche richiamate negli strumenti urbanistici quindi nei PUC e nei regolamenti edilizi dei comuni.

Quindi non abbiamo solo un recepimento del concetto di ristrutturazione edilizia nella norma edilizia ma ci troviamo a confrontarci anche con la medesima definizione riportata negli atti amministrativi di programmazione generale e nei regolamenti edilizi dei comuni anche con ipotesi di interpretazioni differenti o addirittura di scritture differenti di questi due concetti. Allora noi avremmo potuto probabilmente anche integrare la proposta con una prevalenza della disposizione regionale sulle disposizioni regolamentari così come prevede lo stesso testo di legge nazionale, il testo unico, noi oggi non so se sia possibile farlo con un emendamento orale, però sarebbe un buon elemento di chiarezza e di superamento di possibilità di confusione quello di precisare che questa definizione deve prevalere sulle definizioni portate negli strumenti urbanistici e nei regolamenti edilizi, perché diversamente potremmo trovarci nel momento in cui questi verranno adeguati, verranno approvati, nella ipotesi in cui non abbiamo completato il lavoro che era probabilmente nell'intenzione del proponente di semplificare questa definizione. Per cui siccome vedo che nel proseguo della discussione non abbiamo, ci siamo fatti sfuggire questa occasione, valutiamo se c'è l'opportunità di correggere, di completare questo ragionamento nell'unica esigenza che potrebbe ricondurci alla chiarezza della scrittura della norma e quindi anche a una sua relativa interpretazione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marco Tedde. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Io credo che bruci ancora l'accusa che ingiustamente è stata portata all'opposizione di aver scientemente rallentato i lavori di questa norma. Perché la scansione temporale della delibera di Giunta, dei lavori della Commissione e dell'arrivo in Consiglio depone a favore invece della tesi opposta, cioè depone a favore della tesi secondo la quale l'opposizione ha lavorato, ha stimolato l'Assessore e la maggioranza affinché questa norma venisse esitata al più presto e depone a favore invece di lungaggini non so se artatamente o volontariamente consumate dall'Assessore, dalla Giunta e dalla maggioranza. Il disegno di legge è stato approvato in Giunta il 10 ottobre, è arrivato in Commissione l'11 novembre, non sappiamo cosa sia accaduto nelle more, non sappiamo che cosa abbia fatto la maggioranza tranne poi vedere che la maggioranza in Commissione rivoluziona il disegno di legge, fa delle accuse molto precise, delle censure pesantissime nei confronti del disegno di legge della Giunta. Ma non è finita, non è finita perché non possiamo assolutamente dimenticare il fatto che la maggioranza e la Giunta hanno preferito impallare il Consiglio regionale su una finta rivoluzione della sanità sarda, che a detta della Giunta e della maggioranza sarebbe servita a ridurre i costi (e poi parleremo di questa riduzione dei costi nei prossimi giorni) e migliorare la sanità sarda, mentre invece abbiamo visto che è servita soltanto questa finta riforma, questa riforma simulata, è servita solo ed esclusivamente per nominare i signori commissari che nominano facenti funzione con 100.000 euro di contratto privato, si mettono in aspettativa mentre invece non si possono mettere in aspettativa e devono essere dirigenti facenti funzioni, ecco che la riduzione dei costi non esiste. E allora cosa succede? Maggioranza e Giunta, impegnati in tante altre faccende, non riescono ad ipotizzare un articolato normale, perché noi stiamo parlando di un articolato che è un minestrone, è una norma quella che noi stiamo discutendo minestrone, si finge di parlare di semplificazione, si simula di parlare di urbanistica, si finge di parlare di edilizia, si parla di un po' di questo e un po' di quello e si fa un minestrone che per la verità sarà molto indigesto per i cittadini sardi, un minestrone poco saporito, un minestrone molto purtroppo dannoso. E tutto questo si fa con una tecnica normativa bizzarra: questo articolato è fatto soltanto di modifiche di norme, aggiunta di norme, non c'è alcunché di originale, ma basta leggere la norma di cui stiamo parlando per capire che il cittadino sardo, o il tecnico, o comunque l'uomo della strada, o il padre di famiglia quando legge questa norma si strappa i capelli che gli sono rimasti. La norma recita: 'L'articolo 10, comma 1, della legge regionale numero 23 del 1985, le parole "dalla lettera d) del primo comma dell'articolo 31 della legge, del 5 agosto 1978, numero 457 sono sostituite dalle seguenti "lettera d) del comma 1 dell'articolo 3 del DPR..."'. Ma insomma volete che il padre di famiglia capisca che cosa legge? Ma questa legge è fatta soltanto per gli avvocati amministrativi, per gli urbanisti, per i magistrati del Tar, del Consiglio di Stato. Ma ci voleva molto invece ad abrogare quella legge ormai obsoleta, che risponde al nome della 23 del 1985 e fare una legge fatta con un minimo di raziocinio, comprensibile, non raffazzonata, non caleidoscopica. Non ci voleva molto, il problema è che eravate affaccendati in tutte altre faccende. E purtroppo mi dispiace dire che più andiamo avanti e più mi accorgo che il bue dice cornuto all'asino, per quanto riguarda le accuse che la maggioranza ha fatto al disegno di legge della Giunta, perché mi avvedo andando avanti che le modifiche proposte dalla maggioranza in commissione sono peggio dell'articolato modificato, sono peggio dei passaggi che la maggioranza ha censurato e che ha modificato. Detto questo credo che la proposta che ieri ha fatto l'onorevole Floris sia una proposta di buon senso, una proposta ragionevole che meriterebbe di essere accolta per andare ad incidere in modo positivo, in modo condiviso su quei tre, quattro punti che costituiscono core business di questo articolato. Non è possibile che si continui a discutere di questa legge così disarticolata che poco ha di articolato in questo modo. Noi non siamo in grado di capire che cosa stiamo discutendo, che cosa stiamo votando, ma quel che è peggio è la Sardegna che poi una volta che questa norma dovesse essere esitata non capirà quello che noi abbiamo discusso e abbiamo votato. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Michele Cossa. Ne ha facoltà.

COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Presidente, ma questa norma così come tante altre non fa che adeguare la normativa esistente al testo unico sull'edilizia, che conferma la nostra idea che forse tanto valeva fare un articolo unico di rinvio. Il problema che io vorrei porre all'Assessore, lo pregherei di chiarire questo aspetto perché riguarda questo articolo, ma soprattutto riguarda gli articoli successivi, è che fine fanno le cosiddette opere interne. Siccome non se ne fa menzione da nessuna parte, queste opere interne rientrano tra le ristrutturazioni? Sarà il caso di chiarirlo per evitare che ci siano dubbi interpretativi su questo? Perché noi siamo bombardati da spot del Governo che dicono che viene tutto semplificato, che tutta una serie di interventi si possono fare liberamente eccetera, però nell'articolato che noi stiamo approvando io non ho trovato menzione delle opere interne, che si presume che siano le cose che per definizione uno a casa sua debba poter fare senza nessuna formalità. E' questo quello che ci lascia perplessi, una delle cose che ci lascia perplessi in questo provvedimento. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Paolo Truzzu. Ne ha facoltà.

TRUZZU PAOLO (Sardegna). Presidente, ma voglio innanzitutto ringraziare l'onorevole Cossa perché ha appena posto un problema a mio parere importante. Perché poi la differenza tra ristrutturazione edilizia ed opere interne è spesso oggetto di discussione all'interno degli uffici tecnici ed è oggetto di discussione tra i cittadini che magari hanno il desiderio di portare alcune modifiche all'interno della propria abitazione e l'apparato burocratico, e molto spesso genera questioni di difficile interpretazione che non garantiscono poi la soddisfazione di legittime esigenze credo. L'articolo sugli interventi di ristrutturazione edilizia, come hanno giustamente detto i colleghi, richiamano sostanzialmente quella che è la normativa nazionale. Però volevo soffermarmi su un altro ragionamento, perché gli interventi di ristrutturazione edilizia sono stati praticamente l'elemento cardine del Piano casa che ha caratterizzato poi gran parte dell'attività edilizia che è stata fatta negli ultimi anni in Sardegna, e come ben sappiamo tutti, e come avete riconosciuto anche voi, alcuni dei colleghi perlomeno, della maggioranza non è che questo maledetto Piano casa abbia portato delle grandi distruzioni all'ambiente e alle condizioni del territorio della Sardegna, come spesso si vuole fare credere, ma in realtà si è caratterizzato per piccoli o modesti potremmo definirli interventi di ristrutturazione, che hanno permesso a tanti cittadini di poter adeguare le proprie abitazioni. E allora possiamo dire che è una legge che ha comunque prodotto dei risultati positivi e che in qualche modo ha funzionato. E questo è importante, perché vedete, colleghi, soprattutto voi su questi temi siete stati molto attenti, io ricordo che per esempio la prima legge che il centrosinistra ha depositato in quest'Aula è una legge, la numero 1 esattamente, firmata credo dai colleghi Manca, Comandini, Moriconi e Sabatini, è una legge che propone giustamente di introdurre il principio di valutazione delle norme, quindi valutazione ed efficacia delle norme che noi andiamo ad approvare. Qual è l'obiettivo? Quello di valutare l'impatto, poi di capire se le leggi che noi approviamo producono un risultato e producono soprattutto un risultato positivo, se i soldi laddove sono leggi che prevedono un intervento finanziario sono stati ben spesi e hanno portato una ricaduta positiva per il territorio, e hanno creato occasioni di sviluppo. Ed è un elemento talmente importante per la vostra maggioranza che lo stesso presidente, il Presidente Pigliaru, la settimana scorsa, esattamente una settimana fa fra l'altro, nella visita che cortesemente ci ha concesso il Presidente della Camera, la onorevole Boldrini, ha ricordato il valore e l'importanza di questa legge, perché permetterebbe fra l'altro anche alle istituzioni, ad una istituzione autonomistica come la nostra di fare un passo in avanti e di mettersi anche all'avanguardia a livello nazionale. Nel caso specifico, e cioè nel caso del Piano casa, abbiamo già in luce nei fatti una valutazione e voi fate finta di non riconoscerla e questo è un po' una contraddizione in termini, perché se andiamo a guardare gli elementi che ha prodotto il Piano casa e i dati che ci forniscono le associazioni di categoria, ma ci forniscono anche le istituzioni, possiamo parlare di circa 40 mila interventi che sono avvenuti in questi anni, quindi cifre assolutamente non eclatanti, un intervento medio di 30 mila euro che ci fa capire che non parliamo ovviamente di opere di grande speculazione, la costruzione di nuove lottizzazioni o di nuove colate di cemento, come spesso si ama dire, che hanno generato fra l'altro un ritorno economico e un valore economico di circa 800 milioni di euro. Nel momento in cui voi avete davanti ai vostri occhi una valutazione effettiva di quello che una legge può produrre ci rinunciate e fate finta di chiudere gli occhi. Quindi l'invito che rivolgiamo, ancora una volta, è quello di abbandonare l'aspetto ideologico, di soffermarci sulle questioni concrete, di ragionare con buon senso sulle cose pratiche, perché poi anche sul Piano casa sicuramente c'erano elementi che potevano essere modificati e che dovevano anche essere modificati, non era sicuramente una legge perfetta, ma una legge che ha prodotto dei risultati importanti, sicuramente non dei risultati di sviluppo, qualcuno ci ha ricordato in quest'aula che non è sicuramente grazie al Piano casa che la Sardegna ha conosciuto il nuovo sviluppo, certo non è stato il Piano casa la panacea di tutti i mali, ma sicuramente ha consentito ad un settore importante di sopravvivere, quindi io rinnovo ai colleghi, soprattutto ai colleghi della maggioranza, l'invito ad incontrarci su questi temi, a riflettere e ad andare sugli aspetti concreti che ci permettono di fare una buona legge perché quello che ci chiedono i sardi, quello che ci chiedono le persone che comunque stanno al di fuori di quest'aula, come ho detto diverse volte, non è tanto far sì che una legge venga approvata ma, sempre ritornando a quel principio di valutazione che noi facciamo, quindi di valutazione dell'impatto che le leggi producono, di far sì che si riesca a produrre e ad esitare delle buone leggi, non leggi qualsiasi.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Sardegna). Presidente, colleghi del Consiglio, io ringrazio i Capigruppo della maggioranza che ieri hanno voluto dare una risposta, anche se negativa, ma l'hanno fatto con garbo e molte volte è una forma di meta sostanza, ringrazio anche coloro che non hanno parlato, non hanno parlato evidentemente perché non hanno avuto il coraggio di dire le cose che pensavano o per chissà quali altri motivi. Io credo che questo provvedimento risenta uno scontro politico in atto ormai da dieci anni nella Regione Sardegna, uno scontro politico che porta a delle scelte che sono delle scelte di parte che non guardano la Sardegna nella sua globalità e nella sua interezza, finché noi non la finiamo di pensare che l'impatto dei problemi e delle tematiche riguardanti l'urbanistica e l'ambiente possano avere un impatto con risultato elettorale noi non finiremo mai di litigare in quest'aula. Ma non è così perché queste materie non hanno mai avuto un impatto elettorale, se avessero avuto l'impatto elettorale Soru, che si è dimesso per nobili principi urbanistici e ambientalisti, avrebbe vinto a man bassa le elezioni invece le ha perse. Quindi vuol dire che noi dobbiamo guardare alle cose con un'altra ottica. Assessore questo provvedimento diciamo la verità perché nasce? Nasce dall'esigenza della maggioranza di dare una risposta, quale? Una qualunque risposta, una risposta a che cosa? Al Piano casa. Cos'è il Piano casa? Lo dobbiamo dimenticare, infatti lo urlano, tutti urlano: "il Piano casa è finito - come se fosse finita la guerra - il Piano casa non c'è più!", e siccome non c'è il Piano casa dobbiamo fare qualche cosa che lo sostituisca, che complica le cose, come vedremo, e che denota anche che questa legge è stata scritta dalle persone che di urbanistica non hanno mai trattato, poi lo vedremo, non hanno mai neanche saputo il posto dove stanno, perché ci sono delle incongruenze che fanno spavento, ma lo dite voi stessi, lo dice l'Assessore, cosa dice l'Assessore? L'assessore dice: "Tra 60 giorni vi presenterò una legge urbanistica generale che metterà un punto fermo su tutte le questioni!". Ma allora, se tra 60 giorni ci presenta la legge organica urbanistica che urgenza c'è di approvare questo provvedimento? Cosa succede se questo provvedimento non viene approvato? Qual è l'urgenza? Succede qualche cosa, un cataclisma o una rivoluzione? Qual è non si capisce e non sa che inibisce qual è perché è un provvedimento nato nel buio del palazzo, nelle nostre stanze, non abbiamo ancora capito che la politica deve cambiare, che noi dobbiamo trasformarci da elite come siamo in una classe dirigente e non riusciamo a trasformarci in una classe dirigente, la classe dirigente oggi non può non capire che c'è un'esigenza fondamentale della gente che sta fuori che vuole contare di più, che vuole mobilitarsi, che vuole essere informata, che è padrona del proprio territorio, che tutela il proprio territorio, che lo assiste, che lo abbellisce non siamo noi a dettare le norme così come vogliamo, le norme più strampalate, confondendo il residenziale con l'agricolo, come vedremo, confondendo il cambio di destinazione d'uso come una modifica dell'impianto, e come una modifica sostanziale anche della ristrutturazione, e quindi confondendo la ristrutturazione con il cambio di destinazione d'uso, come se io dovessi modificare il piano terra di casa mia da abitabile in industriale, quella è una ristrutturazione, quella non è niente, la ristrutturazione segue le sue leggi, le sue norme regionali, nazionali. Quindi io credo e io sto prendendo questa posizione perché noi dobbiamo ritornare ad un concetto che è nella tradizione della Sardegna, quando i provvedimenti arrivano qui devono avere il conforto, l'assenso e l'avallo di tutte le categorie sociali perché noi non possiamo agire contro le categorie sociali, dobbiamo per forza sentirle perché forse sono anche migliori di noi, se è vero come è vero che siamo qui con il 50 per cento del popolo sardo che ci ha eletto, che c'è una rivoluzione e che c'è un sentimento di avversione nei confronti della classe politica, invece noi facciamo le cose come se tutto fosse come prima, come se andasse a votare il 90 per cento della gente e come se noi fossimo qui riveriti, non è più così, quando passiamo nelle strade ci fanno le pernacchie! Allora se questo è possiamo trovare su questo argomento, oltre che su altri argomenti, un'intesa senza farla partire da questo pregiudizio, "noi facciamo una cosa per cancellare il ricordo di un'altra", non ha senso, non ha nessun senso guardate se voi avete…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Antonello Peru. Ne ha facoltà.

PERU ANTONELLO (FI). L'hanno ribadito i miei colleghi che mi hanno preceduto che l'articolo 5 "interventi sulle ristrutturazioni", un articolo importante, poteva essere recepito con l'intera "380". Il concetto di ristrutturazione nel settore edilizio è uno dei concetti più importanti, il concetto di ristrutturazione è un istituto che agisce, riqualifica e riordina le strutture esistenti, in una Sardegna dove di queste strutture esistenti negli anni '60 e '70 anni ne abbiamo tantissimi, quindi un articolo importantissimo che non aveva senso assolutamente di essere inserito in una legge edilizia, perché esiste già, l'Assessore già da tempo ci dice che siamo in attesa della legge urbanistica, noi la stiamo aspettando perché la legge urbanistica deve pianificare la Sardegna, questa minoranza, e in particolare forza Italia, ha depositato sin dai primi giorni dell'inizio di questa legislatura un provvedimento di pianificazione della legge urbanistica, con all'interno l'articolo 51 che recepiva in toto le leggi statali ad integrazione di quelle regionali. Noi sosteniamo che l'articolo 5 è importante, su un provvedimento per il fatto che riqualifica, riordina, ripristina, recupera l'esistente, tutti ci riempiamo la bocca sul non consumo del territorio e allora noi diciamo che questo articolo è importante, questo articolo avrebbe funzionato se fosse in sinergia con quelli che erano i provvedimenti del precedente piano casa. Allora sì che l'istituto della ristrutturazione poteva dare veramente delle aspettative importanti e una riqualificazione di riordino dell'edilizia in Sardegna, al rilancio dello stesso settore. Allora sì se all'interno dei centri storici si dava la possibilità, attraverso l'istituto della ristrutturazione quella rivisitazione che dettava il precedente piano casa con tutti i crismi delle rispetto architettonico del nostro patrimonio edilizio. Allora sì che l'istituto della ristrutturazione edilizia aveva un senso, se si dava l'ampliamento nelle zone di espansione C e B e in sinergia con quelli che erano gli incentivi nazionali dei 50 e del 65 percento dell'incentivo, allora sì che potevi veramente mettere in condizione questo articolo di mettere in moto l'edilizia in questo settore. La stessa identica cosa nelle zone E dove abbiamo detto ad alta voce, abbiamo gridato, che in Sardegna ci vivono cittadini sardi, nelle zone E ci lavorano cittadini sardi, perché non dare la possibilità a loro di riqualificarsi, di riordinarsi la struttura di immobili sicuramente non funzionali alle esigenze di oggi, sicuramente costruite con tecniche diverse e quindi questo articolo poteva essere importante e sinergico se poteva integrarsi con quelle che erano le aspettative, con quelle che erano le proposte fatte dalla minoranza. Così come nelle zone dell'attività ricettiva alberghiera, perché non dare la possibilità ai nostri imprenditori del settore in una Sardegna turistica e siamo convinti che il turismo non si arrivi attraverso i volumi e attraverso le cubature, ma perché non dare la possibilità attraverso anche questo istituto della ristrutturazione poter mettere in campo ampliamenti e riordini in quel settore? Allora noi diciamo e vi preghiamo di riflettere. Di riflettere sulla nostra proposte, perché lasciare quello che è l'aspetto ideologico e rivedere, accettare le nostre proposte perché questo articolo è molto importante per quanto riguarda il settore, solo se può essere integrato con quelle che sono le nostre proposte emendate nei successivi articoli.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Il collega Cossa nella sua esposizione ha fatto presente che questo articolo è inutile, anzi l'intera legge è inutile, basterebbe fare un'unica norma di rinvio alla legislazione nazionale e non avremmo problemi di sorta. Sia perché così non ci disturbiamo a richiedere la salvaguardia di quelle che sono le prerogative di una Regione a Statuto speciale, né perché ci cureremmo d'altronde di veder analizzate, definite e quindi inserite in norma le particolarità abitative dei nostri territori e quindi qualificarli in maniera adeguata. Ora, se tutto questo è vero, è per noi una perdita di tempo e noi lo perdiamo anche volentieri, perché c'è la volontà manifesta di voler portare a compimento un'azione efferata nei confronti della gente di Sardegna che vorrebbe costruire o ristrutturare. Sulla ristrutturazione siamo giustappunto all'articolo 5, dove non è qualificato quale, che tipologia, come, ma si fa un rimando puntuale, ancora una volta, alle norme nazionali. Io suggerirei, all'onorevole Solinas, di presentare per lo meno un emendamento orale o qualcosa che identifichi puntualmente quelle che sono le necessità. Vorrei anche ricordarle è possibile che noi dobbiamo per forza andare al potere giudiziario per poter avere conoscenza di quelle che sono le cose da fare? Questa è l'abdicazione della politica, Floris, io sono perfettamente d'accordo col tuo discorso e ragionamento, ma non sono d'accordo sul discorso dell'èlite, almeno fosse un'èlite questo Consiglio regionale, perché capirebbe propri limiti e avrebbe le proprie capacità per poter dichiarare qual è il futuro per la Sardegna, ma non è un'èlite. Ancor meno classe dirigente se si continua a demandare e a delegare e a far sì che siano altri a legiferare per suo conto, soprattutto rispetto all'ordinamento giudiziario a cui supinamente ormai, soprattutto una classe politica di sinistra, si affida. Abbiamo sentenze recenti, anche ad Oristano dove si assolve persona che ha fatto una ristrutturazione globale, mi intendete! Ci sono le casistiche giurisprudenziali che l'evidenziano. Ma possibile che non comprendiate manco questo! Ma perché cosa credete che vi teniamo qui in Aula per gioco? Perché vogliamo tutelare la gente. Una cosa vissuta da una mia parente a Lunamatrona, che si è vista respingere tre volte un progetto poi si è stufata, dove c'era in zona B una struttura dove dovevano essere solo realizzate le scale per poter adire al piano superiore, tutto realizzato, e poter fare un bagno! Mi capite cosa sto dicendo? Ma voi vi mettete nella condizione di quelle che sono i poveri cristi che sono fuori di qui? Allora, se non vi mettete nelle loro condizioni non potete essere non solo un'èlite ma neanche una classe dirigente. Ma gente che va anzi che manda al macello altri, in una burocrazia che non si capisce dove poi ti porta. Su queste cose sono pronto a restare qui ancora 20 giorni, perché è vergognoso che si resti in questa condizione e la gente fuori non capisca, e i mass media non dicano la verità su tutto! Su cose che sono qui e che tocchiamo con mano e che voi sapete bene, ma per ordini superiori dovete eseguire. Non c'è responsabilità, non c'è capacità di ascolto, non c'è possibilità di capire, vi rifiutereste tutti di andare a leggere qualche libro di Max Weber, davvero qualcosa che vi farebbe anche bene, dove probabilmente capireste qualcosa sulla sociologia e le cose che essa dice. È ignoranza innanzitutto!

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gian Luigi Rubiu. Ne ha facoltà.

RUBIU GIANLUIGI (Area Popolare Sarda). Grazie Presidente, prima di tutto prima di iniziare l'intervento un messaggio per l'assessore Erriu, Assessore sono stato chiamato poco fa dal giornalista di Radio Gamma di Carbonia e in diretta mi ha fatto sentire una richiesta di alcuni imprenditori, imprenditore è un termine esagerato, di alcuni artigiani in difficoltà economica della zona di Carbonia, San Giovanni Suergiu, Giba e di Masainas e in diretta mi hanno detto questo per lei, io riferisco che probabilmente lunedì mattina verranno qui con le betoniere in via Roma e scaricheranno una colata di cemento in segno di protesta perché ritengono questa legge ingiusta, restrittiva e limitativa, questo è il messaggio di Radio Gamma del giornalista Luciano Lamantia che io integralmente faccio solo da postino trasferisco a lei.

Nel merito dell'intervento, gli interventi di ristrutturazione sono tra quelli che hanno assunto la maggiore importanza negli ultimi tempi anche grazie alla vecchia legge sul piano casa e perché no anche grazie alle detrazioni fiscale che questa legge in qualche modo e i benefici di questa legge. La definizione di ristrutturazione edilizia, tenendo conto anche delle interpretazioni che negli anni scorsi… Presidente se non interessa sto zitto… Tenendo conto anche delle interpretazioni che negli anni scorsi sono state date al termine della giurisprudenza più significativa. Iniziamo a dire che gli interventi di ristrutturazione edilizia sono alla pari di quelli del restauro e del risanamento conservativo, è qui l'equivoco la giurisprudenza sotto questo profilo si è espressa e si esprime ripetutamente con una serie di sentenze, che poi andrò ad elencare alcune di queste, ma soprattutto il testo unico sull'edilizia richiama e chiarisce nei suoi punti quali sono tutte quelle attività che sono previste nella ristrutturazione edilizia; a differenza del restauro e del risanamento tuttavia gli interventi di ristrutturazione sono rivolti alla trasformazione degli organismi edilizi fino a giungere ad un'organizzazione edilizia in tutto o in parte, gli interventi di ristrutturazione sono: uno il ripristino e la sostituzione di alcuni elementi, due l'eliminazione, la modifica o l'inserimento di nuovi elementi. Quindi una netta differenza da quelli che possiamo definire lavori straordinari o lavori ordinari. L'interpretazione della giurisprudenza nella ristrutturazione edilizia, che si è più volte espressa, comprende quindi anche la demolizione seguita dalla ricostruzione purché la riedificazione assicuri la piena conformità di sagome, di volumi, questo richiama tra l'altro quanto apparso in modo ingiusto qualche giorno fa relativamente a un collega del Consiglio per un presunto pseudo abuso edilizio. Tutto questo detto dal TAR Sicilia con la sentenza 11114 del 2010. I lavori di demolizione e ricostruzione di un edificio quindi non rientrano nell'attività di manutenzione straordinaria, risanamento e restauro conservativo bensì rientrano in quelli di ristrutturazione, il TAR Calabria con la sentenza 2015 del 2010 elemento distintivo della ristrutturazione rispetto al risanamento conservativo. Tutto questo, tutte queste attività hanno inoltre il vantaggio fiscale dell'Iva al 10 per cento. Un intervento di demolizione e di ristrutturazione di un bene immobile preesistente con riduzione di volume e modifica del prospetto non influente sulla sagoma dell'edificio ma frutto soltanto di diversa predisposizione degli interni rientra in un concetto di ristrutturazione edilizia, questa definizione all'articolo 3 del testo unico. Assessore, questa legge dimostra anche nell'articolo 5 tutte le sue lacune e occorre assolutamente nell'interesse comune del popolo sardo metterci mano e di accogliere favorevolmente quelli che saranno i nostri emendamenti per cercare di migliorare la legge stessa. Grazie.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento soppressivo totale numero 245… C'è soltanto un soppressivo quindi direttamente il testo dell'articolo 5. Sono aperte le dichiarazioni di voto.

Ha domandato di parlare il consigliere per Luigi Crisponi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). È inevitabile votare contro questo tipo di articolo, anche perché porta una riflessione semplicissima: siamo ad uno snodo fondamentale perché stiamo entrando, come si vedrà al successivo articolo 6, alle imperfezioni, alle esagerazioni, alle dimenticanze di questa legge. In realtà mi stavo concentrando su quale possa essere il vero nome da dare a questo disposto legislativo, pensavo a legge gabbia oppure legge sbarra, legge pollaio; è una legge che di fatto regimenta, racchiude ed impedisce di fatto le sue funzioni mettendo in condizioni chi deve materialmente operare che esso sia un semplice cittadino, un tecnico abilitato a presentare l'apposita documentazione o a chi materialmente dovrà sbrogliare la intricatissima matassa, gli uffici tecnici comunali. Proprio qui emergono tutte quante le contraddizioni proprio su questo articolo e quello che seguirà. D'altronde se si volesse immaginare un percorso in cui la politica si svolge solo ed esclusivamente all'interno di questa aula avremmo fallito tutti miseramente il nostro compito. La politica vera, e quindi anche nel caso in cui c'è all'esame uno dei pilastri della nostra democrazia che poi diventa pian pianino patto sociale e diventa poi economia e quindi deve guardare e saper ascoltare che cosa accade che cosa richiede e di cosa necessita il nostro territorio. Se la politica fa esclusivamente esercizio su se stessa la politica si distanza, si allontana sempre di più creando ancora di più una frattura con la società civile. La società civile, che è anche quella che più si è fatta sentire, con tutte le iniziative che ci sono state fin dal momento della presentazione della legge poi totalmente stravolta in modo incomprensibile, inconcepibile dalla Commissione è passata per valutazioni che erano mediamente di accettazione positiva delle forze sociali e quindi parlo delle associazioni di categoria più rappresentative e delle stesse organizzazioni sindacali a quelle che poi oggi in continuazione con comunicati stampa che si susseguono uno dietro l'altro mettono il dito nell'occhio a chi nella maggioranza ostinatamente ad iniziare dalla Giunta vuole portare a casa un progetto di legge che ha davvero poco nella lettura delle esigenze del territorio.

È impensabile continuare ad andare avanti in questo modo, è impensabile racchiuderci qui dentro per una discussione che diventa sterile se essa non sa affacciarsi, ascoltare con libertà, con…

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Alessandra Zedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Grazie Presidente, intanto mi ha confortata notevolmente l'illustrazione e le perplessità dell'onorevole Tedde, perché credo anche che sia persona esperta di termini giuridici e sostanzialmente di diritto amministrativo e di norme. Io credo che veramente con questo articolo 5 noi stiamo ritornando ai tempi dell'azzeccagarbugli e siamo noi nel contempo come legislatori degli azzeccagarbugli. Perché invece che facilitare la comprensione, voi parlate di semplificazione io dico la mera comprensione di questo testo ai cittadini facciamo di tutto per ingarbugliarli, non solo invece che rendere come qualcuno ha osservato più chiaro, addirittura evitare di fare dei riporti, quando si vuole imbrogliare qualcheduno si mischiano termini giuridici e soprattutto si concatenano leggi per poi arrivare al nulla. Allora qui vogliamo far capire al povero cittadino, anche a quello che ha pochi mezzi da un punto di vista giuridico e normativo, di comprendere cosa può fare, cosa deve fare, perché sinceramente questo articolo 5 per noi veramente va cassato, perché non solo non facilita, ma rende veramente di difficile comprensione ogni parola contenuta in questo testo. A fronte di una legge, o meglio di leggi datate, noi non siamo stati in grado di scrivere un pensiero compiuto che potesse essere, che possa essere compreso anche dall'agricoltore, anche da chi sostanzialmente non tutti i giorni si confronta con delle leggi. Allora, veramente, perché non abbiamo un sussulto anche, come ci faceva osservare l'onorevole Floris, che credo abbia qualche anno di esperienza più di me nel rapporto con i cittadini, e proviamo a riscrivere questo articolo 5 in maniera chiara? Al fine anche di evitare quelle pernacchie di cui parlava poc'anzi l'onorevole Floris. Quindi, assolutissimamente credo che questo sia un tratto di confusione, così come ce ne sono stati già e ce ne sono ancora in questa legge. Se noi continuiamo veramente in questo percorso tortuoso, credo che non facciamo un buon servizio a nessuno, e io lo ammetto neanche a noi stessi, perché anche io ho difficoltà a capire.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (FI). È chiaro che è un articolo determinante, perché nel momento in cui si definisce, si stabilisce che nel recepimento del "380" in effetti è abbastanza chiaro, l'unico dubbio si recepisce quindi la definizione di ristrutturazione edilizia. Ed è chiaro però che, come già detto precedente, la preoccupazione vera nasce dal fatto che poi ci possono essere libere interpretazioni o eventuali discrezionalità di tipo amministrativo. Ma devo dire che avevo anche intenzione di proporre un emendamento orale su questo articolo, che però si sarebbe agganciato male in quanto questo è un articolo che recepisce, quindi va in riferimento diretto a una norma nazionale, quindi non il testo proprio della norma. Ma va bene un emendamento che viene proposto dalla maggioranza all'articolo 19, e quindi chiarisce esattamente il concetto di ristrutturazione edilizia soprattutto nei centri storici, che era l'aspetto per noi più importante o perlomeno in aree vincolate che determina e dà sicuramente la possibilità di demolire e ricostruire il fabbricato ove eventualmente questo fosse necessario per una reale e completa ristrutturazione del fabbricato stesso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Paolo Truzzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TRUZZU PAOLO (Sardegna). Per esprimere il mio voto favorevole all'emendamento presentato dai colleghi di Forza Italia e per approfittare di questi tre minuti e invitare comunque i colleghi della maggioranza ancora una volta a riflettere anche sulle cose che ci ha appena detto il presidente Floris, perché penso che siano delle valutazioni assolutamente di buon senso, è quello che dovremmo utilizzare nel momento in cui ci apprestiamo ad approvare delle norme, che sono delle valutazioni che poi vanno incontro a quelle che sono le esigenze delle nostre comunità, delle persone poi che sono carne e ossa, che vivono al di fuori di questo palazzo, e che chiedono delle risposte che permettano di semplificare e di rendere più semplici le proprie attività, perché poi spesso ne parliamo, diciamo che vogliamo semplificare, vogliamo ridurre la burocrazia, ma con interventi come questi non facciamo altro che invece incrementare e creare confusione come hanno detto bene i colleghi. Quindi, io credo che l'invito dell'onorevole Floris a ragionare anche in Commissione, c'è stata un'apertura sotto questo punto di vista per valutare come poter migliorare e capire quali sono gli elementi che possono consentire di rendere questa legge accettabile e digeribile, quindi ancora una volta lo rivolgiamo ai colleghi della maggioranza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tedde per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Il voto su questo articolo non può che essere negativo dopo tutte le considerazioni che abbiamo svolto, e con le sottolineature tecniche e politiche tutte negative che abbiamo fatto. Però, credo che occorra anche evidenziare che un aspetto positivo la legge, l'articolato nel suo complesso, ce l'ha, e viene in qualche modo esemplificato o comunque viene in qualche modo valorizzato da queste norme che stiamo discutendo dell'articolo 5, e l'aspetto positivo, singolare è che è una norma che mette d'accordo tutti, l'articolato complessivamente mette d'accordo tutti, e questo articolo 5 mette d'accordo tutti, tutti, mette d'accordo la maggioranza che si scaglia contro la Giunta che censura quindi il disegno di legge perché è contraddittorio, mette d'accordo il segretario del PD, Mastro Don Gesualdo, prima costruttore poi ambientalista di facciata che censura il presidente Pigliaru, mette d'accordo gli artigiani, mette d'accordo i commercianti, mette d'accordo le famiglie, mette d'accordo tutta la filiera dell'edilizia e non solo, sul fatto che questa legge è un guazzabuglio di norme in qualche modo affastellate, affastellate anche male. Badate bene, colleghi della maggioranza, queste non sono disposizioni straordinarie che sono tese a provocare uno shock economico utilizzando la leva dell'edilizia così com'era la legge numero 4, queste sono disposizioni che in teoria dovrebbero andare a regime, sono disposizioni che in teoria per un tempo più o meno lungo produrranno tanti danni che ci faranno pentire di non esserci fermati un attimo ad ascoltare i suggerimenti del nostro onorevole Floris, del presidente Floris. Quello che balza agli occhi con forza è che la cornice argomentativa o se vogliamo la cornice politica è un vero e proprio minestrone di concetti. La matrice, la cifra di questa norma sarebbe dovuta essere la semplificazione. Ma non si può assolutamente semplificare introducendo norme che si affastellano l'una sopra l'altra, che modificano altre norme, che aggiungono norme ad altre norme, che recepiscano modificando, quando si vuol semplificare si semplifica.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Angelo Carta per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CARTA ANGELO (PSd'Az). Siamo in votazione di un articolo che fa parte del corpo normativo di una disposizione generale per la semplificazione e il riordino, e recita all'articolo 10, comma 1 della legge regionale numero 23 dell'85 le parole: "la lettera d) del primo comma dell'articolo 31 della legge 5 agosto '78 numero 457" sono sostituite dalle seguenti: "lettera d) del comma 1 dell'articolo 3 del DPR numero 380 e successive modifiche". E semplificare è semplice, credo che qualunque lo apra e lo legga capisce al volo di che cosa sta parlando, capisce al volo quali conseguenze ha nella propria attività, capisce al volo quale peso ha nella semplificazione, capisce sicuramente subito che questo articolo parla di qualcosa, però non si sa che cosa, è incomprensibile, e credo che nella tecnica legislativa, fermo restando il riferimento normativo, nulla vieti a chi propone una norma di renderla intelleggibile da subito e immediatamente, di renderla quindi comprensibile ai suoi destinatari. Invece qui sembra che noi stiamo invitando i cittadini, i tecnici, gli uffici tecnici a fare una specie di gioco dell'oca, dove prima vai su una norma, poi ti sposti su un'altra che ti rinvia alla successiva, la successiva ti riporta alla prima, la primati rinvia a un'altra ancora, e così in un gioco infinito al quale noi ci stiamo prestando, con delle norme di questo tipo che nel recepire una norma nazionale potevano ben dire di che cosa parlavano, e cioè parlavano di mettere ulteriori vincoli, di limitare ancora di più l'attività dei cittadini, l'attività delle imprese, di infierire, una volta ancora, contro i destinatari di questa norma. Quindi il voto sarà contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gianluigi Rubiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RUBIU GIANLUIGI (Area Popolare Sarda). Per esprimere il voto favorevole su questo emendamento. Il tema della ristrutturazione, come già abbiamo detto nei precedenti interventi è un po' il cuore della legge, è l'attività principale della legge stessa, il "ristrutturare" nella legge, nel vecchio Piano casa, ma anche nella legge che stiamo trattando adesso, è l'attività principale. E alla voce "ristrutturazione" rientrano una serie infinita di attività, e gran parte della legge ruota attorno a questo aspetto: "La demolizione e ricostruzione di un edificio non è un'attività di manutenzione straordinaria, ma bensì un'attività di manutenzione ordinaria"; da questo concetto noi non ci possiamo spostare. Tra l'altro basterebbe recepire una legge dello Stato per rendere applicabile e applicata immediatamente la stessa legge. Quindi, se vogliamo veramente che questa legge funzioni, che sia di facile utilizzo per i nostri concittadini, che sia di facile utilizzo per gli uffici tecnici, che sia di facile utilizzo per gli stessi studi professionali, dobbiamo assolutamente modificare l'articolo 5, cercare di renderlo più chiaro o, quantomeno, recepire la legge dello Stato. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Attilio Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Il mio collega Crisponi ha parlato di "pollaio" con l'idea di una recinzione in ferro, quel libro che ho citato, invece, parla anche di un uccellino chiuso in una gabbia, però è d'oro quella gabbia, ma era sempre una gabbia. Quindi vorrei che capisse, qualcuno, che anche se è d'oro la gabbia, è sempre una gabbia, la libertà di spirito e d'animo e quindi la libertà di intelligenza non deve essere mai svenduta, e la stiamo svendendo nel momento in cui approviamo passivamente. Abbiamo detto l'onorevole Solinas di presentare anche, se vuole, l'emendamento orale, ma che renda chiarezza, nel vostro stesso interesse. Ma l'onorevole Paci nella terza Commissione, e poi qui in Aula, ha detto che era importante, sollecitato anche da me, devo dire, perché sono pienamente d'accordo, che le vostre prossime politiche sono indirizzate anche al rinverdire un centro storico, a farne albergo diffuso. Beh, signori, delle due l'una! Siete perché restino queste norme inconciliabili e incapaci di dare una risposta? Soprattutto a quelli che andranno a prendere dei finanziamenti per poter far sì che ci sia la ristrutturazione di quelle case nel centro abitato? Io mi vergognerei, se fossi in voi, e mi vergognerei fortemente non solo perché c'è una contraddizione precisa e puntuale, ma perché si offende la coscienza della gente dove si propinano solo parole e poi non seguono i fatti.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 5.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 5.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio approva).

Passiamo all'esame dell'articolo 6. All'articolo 6 sono stati presentati i seguenti emendamenti: i soppressivi totali numero 49 e 243; i parziali numero 53, 157, 158, 159, 160, 161, 162, 51, 163, 164, 91, 165, 54, e 168, 167, 166, 169, 171, 172 e 173. Al numero 158 c'è un sostitutivo totale, il numero 513. Ancora: i sostitutivi parziali numero 491, 434; gli aggiuntivi numero 435, 48, 52, 490, 489, 25 e 50.

(Si riporta il testo dell'articolo 6 e dei relativi emendamenti:

Art. 6

Opere soggette a Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA)

1. Dopo l'articolo 10 della legge regionale n. 23 del 1985, è aggiunto il seguente:
"Art. 10 bis (Opere soggette a segnalazione certificata di inizio attività (SCIA))
1. Sono soggetti a segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) i seguenti interventi:
a) opere di manutenzione straordinaria;
b) opere di restauro non comportanti interventi ai sensi dell'articolo 2, comma 3, della legge regionale 2 agosto 2013, n. 19 (Norme urgenti in materia di usi civici, di pianificazione urbanistica, di beni paesaggistici e di impianti eolici) e di risanamento conservativo;
c) opere di eliminazione delle barriere architettoniche in edifici esistenti, consistenti in rampe o ascensori esterni, ovvero in manufatti che alterino la sagoma dell'edificio;
d) muri di cinta e cancellate;
e) aree destinate ad attività sportive e ricreative senza creazione di volumetria;
f) opere costituenti pertinenza ai sensi dell'articolo 817 del Codice civile;
g) revisione o installazione di impianti tecnologici al servizio di edifici o di attrezzature esistenti e realizzazione di volumi tecnici che si rendano indispensabili, sulla base di nuove disposizioni;
h) varianti a permessi di costruire già rilasciati che non incidano sui parametri urbanistici e sulle volumetrie, che non cambino la destinazione d'uso e la categoria edilizia e non alterino la sagoma e non violino le eventuali prescrizioni contenute nel permesso di costruire;
i) opere di demolizione;
j) opere oggettivamente precarie, tali da poter essere immediatamente rimosse alla cessazione della necessità, dirette a soddisfare obiettive esigenze di carattere non ordinario e temporalmente definite;
k) serre mobili stagionali provviste di strutture in muratura e serre fisse, funzionali allo svolgimento dell'attività agricola;
l) tettoie di copertura, anche dotate di pannelli per la produzione di energia elettrica.
2. La SCIA è accompagnata dalla documentazione prevista dai regolamenti edilizi comunali e da una specifica relazione, a firma di un progettista abilitato, che asseveri che le opere da realizzare sono conformi agli strumenti urbanistici approvati e non in contrasto con quelli adottati e ai regolamenti edilizi vigenti e attesti il rispetto delle leggi di settore con particolare riferimento, laddove applicabili, alle norme di sicurezza statica, antisismica, antincendio, igienico/sanitarie, sicurezza stradale, barriere architettoniche.
3. L'avvio dei lavori è condizionato all'ottenimento di tutti gli atti di assenso, comunque denominati, necessari per l'intervento edilizio prescritti dalla normativa sui vincoli paesaggistici, idrogeologici, ambientali, di tutela del patrimonio storico, artistico ed archeologico e dalle altre normative di settore, da acquisire, ove costituito, per il tramite dello Sportello unico per l'edilizia.
4. Nei casi di cui alle lettere a), b), c), f), h), i), j), k), nonché alla lettera l) ove l'intervento riguardi opere di superficie superiore a 25 mq, di cui al comma 1, i lavori sono eseguiti sotto la supervisione del direttore dei lavori, che entro trenta giorni dalla conclusione degli stessi presenta apposita dichiarazione di fine lavori, attestante il rispetto di tutte le norme e delle previsioni della relazione di asseverazione. Il mancato invio della dichiarazione di fine lavori comporta l'applicazione di una sanzione amministrativa pari a euro 500.
5. Nei casi di cui al comma 1, lettera h), la SCIA è presentata prima della dichiarazione di ultimazione dei lavori oggetto del permesso di costruire.".

EMENDAMENTI

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Antonio Solinas, relatore di maggioranza.

SOLINAS ANTONIO (PD), relatore di maggioranza. La Commissione ha espresso parere contrario per i soppressivi totali numero 49 e 243. Per i soppressivi parziali parere contrario sui numeri 53, 157, 158, al quale è stato presentato un emendamento all'emendamento numero 513 con invito al ritiro, perché quanto proposto dal sostitutivo totale previsto da un emendamento della maggioranza. Parere contrario ai numeri 159, 160, 161, 162, 51 e 163. Sull'emendamento numero 91 è stato espresso parere favorevole. Sull'emendamento numero 165 parere favorevole. Contrario sui numeri 154, 168, 167, 166, 169, 171, 172 e 173. Sul numero 491 c'è un invito al ritiro. Parere contrario sul numero 434. Sugli aggiuntivi: parere contrario sui numeri 435, 48 e 52. C'è un invito al ritiro sul numero 490. Parere favorevole sul numero 489. C'è un invito al ritiro sul numero 25 e parere contrario sull'emendamento numero 50.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

ERRIU CRISTIANO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il parere è conforme a quello della Commissione.

PRESIDENTE. Onorevole Solinas, non ha espresso il parere della Commissione sull'emendamento numero 164, che a me risulta contrario.

SOLINAS ANTONIO (PD), relatore di maggioranza. Sull'emendamento numero 164 il parere è contrario.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento numero 164, ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

ERRIU CRISTIANO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Anche per la Giunta il parere è contrario.

PRESIDENTE. Comunico che è rientrato dal congedo l'onorevole Lai.

È aperta la discussione sull'articolo 6 e sui relativi emendamenti. È iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi, ne ha facoltà.

Ricordo ai colleghi che intendono intervenire che devono iscriversi a parlare entro la fine dell'intervento dell'onorevole Cherchi.

CHERCHI OSCAR (FI). La prima considerazione è che, a nome di tutta l'opposizione, il voto mancato precedente è un voto chiaramente politico, quindi non abbiamo partecipato al voto per quella ragione.

In merito invece all'articolo 6, entriamo in un ginepraio, perché tecnicamente diventa poi difficile la sua reale applicazione, anche qui per effetto della discrezionalità delle valutazioni della pubblica amministrazione.

La Segnalazione certificata di inizio attività. Al primo comma tutte le lettere indicano chiaramente quali sono le attività che possono essere rilasciate con questo nuovo strumento che dovrebbe aiutare la semplificazione amministrativa, ma già al punto a), il primo dubbio viene a tutti (non solo a me ma soprattutto a chi opera nel settore), perché si indicano genericamente "opere di manutenzione straordinaria", e qui si apre la grande discussione interpretativa del concetto di "opera di manutenzione straordinaria". Tutto è "opera di manutenzione straordinaria", se non semplicemente quello legato alle opere di manutenzione ordinaria, che sono pitture ed eventualmente piccoli rifacimenti o sostituzioni di pavimenti, di intonaci, ma proprio piccole attività, tutto il resto rientra nelle opere di manutenzione straordinaria. Badate, c'è addirittura chi sostiene che l'opera di manutenzione straordinaria rientra nel concetto di ristrutturazione edilizia, quindi immaginate com'è ampio il concetto e come si aprono tutta una serie di scenari interpretativi legati a questo termine, e quindi a questo concetto. Ma un elemento fondamentale che a me lascia onestamente perplesso, e che credo debba essere recepito all'interno di questo articolo 6, è quello legato alla costituzione di nuove unità immobiliare. Al momento in cui io richiedo la suddivisione di una unità immobiliare in più unità immobiliari, che possono essere due o più di due, con quale tipo di strumento io ne faccio richiesta? Con la SCIA? Ecco, questo mi sembra forse da chiarire e da definire all'interno dell'articolo stesso, perché altrimenti diventa di libera interpretazione da parte degli Uffici tecnici, lasciando come dicevo prima alla libera discrezionalità. Questo è un emendamento che chiedo di fare in modo orale, ma eventualmente poi lo ragioniamo insieme ai colleghi, se siete d'accordo, durante la discussione dell'articolo 6. Quello che però a me lascia veramente in toto perplesso riguarda sicuramente il comma 4 dell'articolo, cioè nel momento in cui l'intervento è necessario, con relativa indicazione di responsabile dell'esecuzione dei lavori, cioè il direttore dei lavori, su superfici superiori a 25 metri quadri, ecco, questo onestamente lascia perplessi perché non si capisce se la responsabilità, quindi la necessità di indicare un responsabile di cantiere, è legato ad una superficie o alla pericolosità eventuale, o all'importanza dei lavori che si vanno realizzare all'interno di quel cantiere. Tra l'altro quei 25 metri quadri possono essere 25 metri quadri in termini chiaramente di superficie, ma voi immaginate se devo realizzare un volume tecnico, un semplice esempio può essere un ascensore esterno che serve ad abbattere le barriere architettoniche, alto in un caso 5 metri e in un altro caso magari 20 metri, il che significa che la struttura non è di 25 metri quadri come importanza ma bensì si determina sulla base del suo volume. Io, Assessore, non lo metterei proprio, eliminerei i 25 metri quadri e direi che comunque è necessario, per realizzazioni legate all'autorizzazione SCIA, sempre e comunque la supervisione costante della direzione dei lavori; questo è un recepimento però noi, come Regione Sardegna, possiamo tranquillamente evitarlo e non inserirlo. Oltretutto, sempre il punto 4 chiude dicendo "il mancato invio della dichiarazione di fine lavori" - che è obbligatoria - "determina l'applicazione della sanzione amministrativa pari a 500 euro: no, la dichiarazione di ultimazione dei lavori è obbligatoria, il direttore dei lavori la deve fare, non ci sono sanzioni che tengano, non esiste sostituire una dichiarazione di fine lavori con una sanzione, questo è veramente terribile. Quindi, chiedo all'Aula di cassarlo e di lasciare invece in modo perentorio che la dichiarazione di fine lavori deve essere rilasciata dal professionista direttore dei lavori, che si assume tutta la responsabilità.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Michele Cossa. Ne ha facoltà.

COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Io credo che questa sia una norma che fa fare un passo indietro rispetto anche a quel po' di semplificazione che c'era in precedenza. La SCIA rappresenta la traslazione della responsabilità da quegli uffici che rilasciano le autorizzazioni, in particolare l'Ufficio tecnico, nel caso della legge lo Sportello unico per l'edilizia, al progettista. Cioè il progettista dichiara, attraverso una Segnalazione certificata di inizio attività, che le opere che si vanno a realizzare sono conformi alla normativa vigente, questo comporta naturalmente una serie di cose, che alla fine rischiano di non rendere effettiva quella semplificazione che teoricamente è legata alla Segnalazione certificata di inizio attività. Per cui una serie di verifiche inerenti alla legittimità dell'opera vengono complicate da questa norma, la quale dice: c'è tutta una serie di opere che possono essere fatte attraverso non un permesso di costruire ma una semplice, tra molte virgolette, Segnalazione certificata di inizio attività, dopodiché al comma 3 si dice che l'avvio dei lavori è condizionato all'ottenimento di tutti gli atti di assenso, comunque denominati, necessari per l'intervento edilizio e prescritti dalla normativa sui vincoli paesaggistici, idrogeologici, ambientali, di tutela del patrimonio storico, artistico ed archeologico, e dalle altre normative di settore, da acquisire, ove costituito, per il tramite dello Sportello unico per l'edilizia. Ecco, un primo problema che io vorrei porre è questo (l'altro riguarda le opere interne): se comunque devono essere ottenuti tutti gli atti di assenso comunque denominati, ha senso parlare di SCIA? Tanto vale che uno chieda direttamente il permesso di costruire. Capite, colleghi, che cosa voglio dirvi? Cioè noi, da una parte stiamo dicendo che non serve il permesso di costruire mo che basta la Segnalazione certificata di inizio attività, dopodiché a quello gli stiamo dicendo: bada che però tu devi comunque produrre tutti gli atti di assenso comunque denominati, e devi chiederli allo Sportello unico per l'attività edilizia. Allora, potrà anche sembrare che stiamo semplificando, ma onestamente a me non sembra che stiamo semplificando granché.

L'altro problema che io vorrei sollevare - lo sollevo anche in relazione a questo articolo - è che noi stiamo andando, con un articolo successivo, a sopprimere l'articolo 15 della legge numero 23, a sopprimerlo e a sostituirlo. Nell'articolo 15 della legge numero 23 si dice che "non sono soggette a concessione né ad autorizzazione le opere di manutenzione ordinaria e le opere interne"; dopodiché al comma 2 dell'articolo 15 si dice: "sono opere interne quelle realizzate in costruzioni esistenti che non siano in contrasto…" e viene data una definizione puntuale delle opere interne, in maniera che sia chiaro che le opere interne sono semplicemente quelle che hanno determinate caratteristiche, che non debbono mettere a rischio la stabilità dell'edificio (caso che probabilmente si è verificato nel famoso palazzo che è stato sgomberato a Cagliari nelle scorse settimane), e però almeno si sa quali sono le opere interne che non sono soggette né ad autorizzazione, né a niente, nel filone che finalmente sembra prendere corpo a livello nazionale per cui uno è padrone a casa sua e a casa sua, a meno che non si tratti di opere che mettono a repentaglio la sicurezza dello stabile o ne mutano in maniera sostanziale la destinazione d'uso, può fare quello che gli pare. Allora noi abbiamo presentato anche un emendamento in questo senso, Assessore, e ci sembra che questa cosa debba essere presa in considerazione. Quindi, riepilogando, i punti su cui noi vorremmo chiarimenti sono due: il discorso dell'effettiva semplificazione rappresentata dalla SCIA e il discorso delle opere interne, che secondo me, comunque, andrebbe in uno degli articoli successivi, quelli cosiddetti ad edilizia libera.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Luigi Crisponi. Ne ha facoltà.

CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). Presidente, questo articolo 6 genera tutta una serie di riflessioni che però sfociano inevitabilmente, osservando la sua distribuzione lungo tutto l'articolo e tutti i suoi commi e le tante lettere che vi si sono volute inserire, in come ci sia davvero un impedimento allo svolgimento naturale da parte del progettista e anche del proprietario dell'abitazione. In modo particolare non si comprende bene per quale motivo, essendovi già, come per tanti altri articoli precedentemente valutati da quest'Aula, tutta una serie di interventi di carattere nazionale che già in modo chiaro e limpido intervengono per dimostrare quali sono gli strumenti messi a disposizione del cittadino o del progettista. I decreti legislativi numero 40, 133 e 69 sono già abbondantemente esaustivi nel raccontare qual è il perimetro di riferimento per chi intende avviare un'attività edilizia e fa specie che in modo particolare si voglia intervenire su quegli elementi che poi, di fatto, non modificano le sagome e quindi le strutture, e lo stesso sistema che viene individuato parla con chiarezza degli interventi della SCIA. Ma per quale motivo, se esiste la SCIA e viene messa a disposizione, non per una invenzione del legislatore, ma per una sacrosanta valutazione del legislatore nazionale, la mette evidentemente a disposizione anche dei cittadini della Sardegna che, fino a prova contraria, fanno ancora parte della Repubblica italiana, per quale motivo vogliamo inserire un elemento fastidioso quando ci sono sistemi organizzativi all'interno delle leggi nazionali che permettono in modo fluido, in modo meno articolato, in modo meno rognoso, in modo che non abbia quel vincolo di quella benedetta gabbia di quel benedetto pollaio al quale abbiamo fatto riferimento in più occasioni stamattina, per quale motivo si debba ingessare un intervento che vuole mettere semplicemente a disposizione dell'utenza o del progettista quegli elementi che naturalmente gli servono per dare una migliore organizzazione alla propria abitazione? Non è davvero comprensibile in termini generali per quale motivo se da un lato il Governo nazionale, che recita continuamente, anche con delle provocatorie e simpatiche pubblicità che quotidianamente accompagnano i cittadini davanti alla televisione, dove si dice che ognuno è padrone in casa propria e in casa propria fa quello che gli pare e gli piace, per quale motivo voi volete intervenire a gamba tesa su un articolato già ben chiaro ed esistente. Anche in questo caso l'articolo 6, così come l'articolo 5, così come l'articolo 4, interviene maldestramente appesantendo drammaticamente tutte quelle che sono le attività di carattere burocratico e amministrativo. Ancora una volta, per concludere, le norme per il miglioramento del patrimonio edilizio vanno tranquillamente a farsi benedire, mentre la semplificazione e il riordino invece è un mero esercizio verbale, è un mero esercizio dialettico che naturalmente non fa bene al dibattimento in corso in quest'Aula e non fa certamente bene ai territori e soprattutto in capo a chi avrà interesse e la responsabilità di presentare un progetto per la propria abitazione e la propria casa presso gli uffici comunali.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Ignazio Locci. Ne ha facoltà.

LOCCI IGNAZIO (FI). Presidente, con l'introduzione della SCIA in buona sostanza stiamo cambiando nome a quella che in Sardegna era ed è qualificata come dichiarazione di inizio attività, quindi sembrerebbe non esserci nessuna modifica. Ci stiamo adeguando anche effettivamente al testo unico dell'edilizia. Io per certi versi non condivido i riferimenti anche al cosiddetto decreto sviluppo, secondo me noi dobbiamo tenere come punto di riferimento normativo sempre questo.

È utile fare questa premessa perché la Regione Sardegna inizia, ma lo vedremo dopo quando discuteremo sull'articolo 10, già con un indirizzo preso nel settembre 2013, a introdurre il concetto di sperimentazione dello sportello unico per l'edilizia, poi effettivamente posto in essere nel 2014, a dicembre, e precisamente nei Comuni di Alghero, Burcei, Nuoro, Olbia, Oristano, Quartu Sant'Elena, Sant'Antioco, Selargius, Valledoria e nell'Unione dei Comuni dei Fenici. Dico questo perché lo strumento che si utilizza e che hanno a disposizione i cittadini e i tecnici per rivolgersi allo sportello unico per l'edilizia, mutuato - e lo vedremo bene come, anche con qualche errore di copia incolla, mi viene da dire - dallo sportello unico per le attività produttive, e poi dentro le delibere e le linee guida di funzionamento di questo sportello indichiamo qual è l'oggetto della SCIA, e per che cosa può essere utilizzato lo strumento della SCIA, quindi le dichiarazioni dei tecnici, dichiarazioni che devono essere fatte ovviamente da tecnici abilitati, con firma digitale, utilizzando i moduli telematici messi a disposizione dallo sportello, eccetera. Noi però non capiamo come mai nella sperimentazione che è in atto in questa regione, quindi nei comuni che ho appena citato, vi è più libertà in questa sperimentazione, e quindi più possibilità e una gamma più ampia di interventi consentiti con la semplice dichiarazione, rispetto a quelli che oggi stiamo normando, perché non si riesce a capire che cosa cambia dalla sperimentazione avviata nel dicembre 2014 rispetto a quello che noi vogliamo fare con questa legge. Non capisco, infatti, più precisamente come mai non sarebbe più consentito con la SCIA prevedere, per esempio, la realizzazione di vasche di approvvigionamento idrico oppure pozzi. Non capisco per quale motivo i parcheggi di pertinenza realizzati nel sottosuolo nel lotto in cui insiste il fabbricato non sarebbero più consentiti e non mi pare che sia consentito nemmeno con l'ipotesi di quell'emendamento della Giunta all'articolo 11 dove si parla di parcheggi, non si capisce per quale motivo non sarebbero realizzabili con la SCIA pergolati e grigliati, mentre sono consentite invece opere che sono oggettivamente precarie e temporanee. Voglio dire, credo che se già da una parte questa Regione ha in qualche modo tentato di avviare un sistema, non capisco per quale motivo ci debba essere una differenza di trattamento tra la sperimentazione in atto e quello che invece vogliamo normare. Io so per certo, ma lo sapete anche voi, lo sanno certamente gli Uffici della Regione che, per esempio, sono a disposizione con il cosiddetto desk office a cui non risponde nessuno al telefono, io ho provato a fare cento telefonate a quei numeri di assistenza e nessuno risponde a quei numeri perché sono gli stessi numeri di assistenza del SUAP. Quindi, bisogna fare attenzione quando si fa, perché una cosa è celebrare un portale e una cosa è che poi invece questo deve funzionare e deve essere precisamente al servizio dei cittadini che invece sono gli unici soggetti che potranno usufruire di questi strumenti.

Quindi, è assolutamente necessario, secondo me, allineare il sistema della sperimentazione con quello che vogliamo fare con questa norma e non possiamo perdere l'occasione di semplificare un sistema per renderlo invece ancora più complesso e semmai ancora più foriero di confusione e complicazioni che dovranno subire i cittadini. Perché qui siamo in due campi di applicazioni differenti, qui non parliamo delle attività produttive che invece già oggi per interventi edilizi si devono rivolgere ai SUAP, ma parliamo invece di interventi che potranno essere posti in essere solamente da cittadini che non sono...

PRESIDENTE. Onorevole Locci, il tempo a sua disposizione è terminato.

E' iscritto a parlare il consigliere Stefano Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (FI). Presidente, parlando di semplificazione è evidente che questo sarebbe un articolo - e lo è - da prendere nella dovuta considerazione. Vi accorgerete dai toni che comunque sia non c'è da parte nostra una posizione pregiudiziale, un chiudersi completamente alla vostra proposta. Oltretutto qui, trattandosi dell'ulteriore recepimento, la sintesi tra le buone intenzioni vostre e le nostre buone idee poteva portare a migliorare in maniera sensibile, e auspico ancora, così com'è successo nell'articolo precedente, questo testo.

Peraltro però, senza che la cosa voglia assumere un tono intimidatorio perché davvero non intende essere questo, credo che plasticamente ciò che abbiamo fatto sino a questo momento sia di queste dimensioni, per i pochi che stanno osservando, stiamo parlando di circa mezzo centimetro di emendamenti e, torno a dire senza nessuna intenzione intimidatoria, questo è ciò che ci resta da fare. Ora, colleghi, noto, non posso dire dalle vostre parole perché non vi è dato il dono della parola, ma dalla gestualità, dai vostri comportamenti, che si sta spargendo una certa volontà di migliorare questo testo. Però se voi osservate ancora una volta il volume dell'attività che abbiamo davanti - come ci ha sempre detto il presidente Pigliaru sin dal suo insediamento le misure contano, mi pare avesse detto una cosa di questo tipo, la misurazione del nostro lavoro, dei nostri risultati - bisognerebbe rendersi conto che questo è un lavoro che più facilmente si fa in Commissione, così come ieri il presidente Floris ha proposto, o comunque in una sede in cui il dialogo si possa praticare con maggiore facilità. Questo non è un appello però è un'altra piccola gocciolina.

Questo articolo, per stare sul pezzo, è un articolo che, come dicevo, reca delle buone intenzioni. La semplificazione, la certezza degli adempimenti è sicuramente una cosa buona, però sono convinto che si possa migliorare rendendolo più esplicito, splittando meglio le responsabilità, non facendo necessariamente ricadere... non sono tra chi pensa che continuare a vessare il libero professionista sia un elemento che aggiunge efficienza al sistema. Io credo che noi dobbiamo creare complicità tra gli attori di questo sistema e i professionisti sono uno degli attori principali. Noi dobbiamo creare un meccanismo che funzioni e che funzioni per tutti, non funzioni per qualcuno a discapito di qualcun altro. Noi dobbiamo eliminare esattamente questo vizio che purtroppo è endemico nel nostro sistema normativo, non ci deve essere uno sconfitto quando si fa una norma, non ci deve essere qualcuno che soccombe rispetto a qualcosa, ci deve essere la possibilità di trovare all'interno di un testo normativo la soluzione che va bene per tutti, ognuno all'interno delle proprie responsabilità.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Alessandra Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Presidente, io non voglio addentrarmi nelle parti tecniche di questo articolo 6, però mi limito a fare un esercizio di chiarezza e soprattutto anche forse di buon senso. Io mi sto chiedendo in questo momento se siamo riusciti a far capire a chi poi deve applicare e eseguire questa norma, se c'è una sostanziale differenza per esempio tra il permesso di costruire e le manutenzioni straordinarie, perché (per quanto anche sottolineato dal collega Cherchi che certamente ha più competenze di me da questo punto di vista) mi pare di non coglierne totalmente la ratio differenziale. Non solo, credete anche che ad oggi i regolamenti edilizi dei comuni in Sardegna siano assolutamente tutti uguali? Oppure pensate che veramente ci sia a questo punto la necessità di iniziare una SCIA che dovrebbe semplificare quando andiamo a dire comunque che dobbiamo avere ottenuto (e a questo è condizionato l'avvio dei lavori) tutti gli atti di assenso necessari per l'intervento edilizio prescritti dalla normativa sui vincoli paesaggistico-idrogeologici eccetera, eccetera? Ecco, io mi chiedo sinceramente se noi stiamo migliorando il lavoro di chi è impegnato in questi settori. In passato sostanzialmente, o meglio con la normativa tutt'ora vigente, si potevano iniziare senza aspettare che ci fosse il consenso. Quindi, io credo che veramente anche la parte finale, al di là di 25 metri che non discuto, credo che non innoviamo niente su ciò che dobbiamo fare sulla fine attività, quindi sinceramente anche in questo articolo avremmo dovuto e potuto, mi pare che ci siano anche degli emendamenti che addirittura vadano a rafforzare posizioni di chiusura nelle procedure, si vuole addirittura anche superare il regolamento edilizio che già come ho detto sono differenti fra i vari comuni della nostra Sardegna, parliamo anche di altri atti amministrativi che sinceramente non condivido e non capisco. Però certamente io, risottolineo, non sono un'esperta, ho veramente, colleghi, difficoltà a capire queste differenze e quindi mi farebbe anche piacere se nel corso del dibattito, oppure se per bocca dell'Assessore si riuscisse a cogliere quali sono le differenze. Perché guardi, Assessore, io avrei volentieri scritto qual è la differenza sostanziale tra un permesso di costruire e una SCIA per manutenzioni straordinarie o per le altre opere che comportano apertura di veri e propri cantieri.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marco Tedde. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Presidente, stiamo parlando di un istituto, la SCIA che ha visto la sua origine risiedere in una legge del 2010, è stata poi modificata nel 2013 che come faceva rilevare il collega Cossa ha il pregio e il grande difetto di traslare la responsabilità delle richieste di provvedimenti amministrativi tesi a realizzare opere o attività edilizie, di traslarla a carico del cittadino e del progettista ovviamente. E' sicuramente un titolo edilizio innovativo, lo è stato, adesso sono passati alcuni anni e probabilmente ha necessità di una rivisitazione. Ma così come questa norma viene presentata non fa altro che confermare la nostra tesi secondo la quale in quest'aula noi stiamo esercitandoci in atti di vassallaggio normativo nei confronti dello Stato. Ed è un errore per i motivi che già abbiamo esplicitato perché noi abbiamo competenza esclusiva, perché abbiamo comunque delle prerogative singolari, abbiamo anche la voglia di emergere come soggetti politici differenti rispetto al resto del continente. E così invece noi non stiamo facendo, scopiazziamo la legge nazionale introducendo qualche piccola novità che però non fa altro che contraddire il corpo normativo che stiamo discutendo. Molti pasticci, molti elementi che vengono in qualche modo affastellati in modo confuso che creeranno un corpo di norme, creeranno un mostriciattolo che difficilmente potrà essere interpretato, ma soprattutto difficilmente potrà essere applicato, è questo il vero dramma. Questo è il vero dramma, questa non è una norma come dicevo poc'anzi che deve dare uno shock all'economia, è una norma che deve semplificare, è una norma che deve semplificare, è il mantra della semplificazione, e lo spirito mantrico della semplificazione ha aleggiato in quest'aula insieme ad altri spiriti per varie sedute. La differenza fra lo spirito della semplificazione e lo spirito che aleggia in quest'aula è che lo spirito della semplificazione non c'è, è etereo, è inesistente, è vapore acqueo, mentre invece lo spirito che aleggia in quest'aula e che condiziona pesantemente i lavori soprattutto della maggioranza c'è, è esistente, è concreto, è tangibile, si fa sentire telefonicamente e non. E allora se è vero com'è vero che questa norma avrebbe dovuto semplificare, non semplifica alcunché. Per quale motivo non avete accolto le nostre proposte di prorogare la legge numero 4, la legge sul Piano casa per poi discutere tutti assieme in modo pacato, in modo sereno, in modo approfondito di una norma che potesse veramente semplificare? Guardate, quando questa norma uscirà da quest'Aula, quando questa norma uscirà da quest'Aula saremo costretti, sarete costretti a correre ai ripari e riportarla in Aula, faremo delle figure non poco edificanti perché ci saranno delle correzioni pesantissime da fare. E io credo che i rappresentanti del popolo sardo debbano stare molto attenti a non fare figure poco edificanti di questo tipo. Credo che all'interno di quest'Aula, all'interno della maggioranza ci siano quelle competenze e quelle intelligenze che possano costruire un corpus organico che abbia un qualche significato, che abbia anche degli obiettivi che possano essere raggiunti. Oggi questo corpus che noi stiamo discutendo, non ha la capacità di raggiungere il benché minimo obiettivo che ci siamo posti. Non può semplificare, non può dettare norme in materia di urbanistica perché quelle poche norme che detta sono pasticciate, non detta norme in materia edilizia, non dà lo shock all'economia perché quello che si era sempre detto è che era necessario, sarebbe stato necessario comunque fare delle norme con un periodo di tempo limitato quanto a vigenza che potessero fungere da leva per far crescere l'economia immediatamente. Ebbene questa norma qui, questo corpus, questa legge, questo disegno di legge, questa proposta di legge non ha neanche un termine perché c'è quel termine lapalissiano se non ricordo male dell'articolo 26 che prevede che la norma avrà vigenza fino a che non verrà modificata.

Ecco, capite bene che una norma di questo tipo che ricorda il famoso generale La Palice non è una norma seria, non è una norma che può essere votata. Non si può assolutamente dire ai cittadini sardi: "Guardate, noi facciamo una legge regionale che è in vigore finché non verrà modificata". Io credo che bisogna cercare di guardarci negli occhi e di capire che la serietà deve governare i lavori di quest'Aula assieme alla competenza, assieme alla capacità di ragionare sulle cose...

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Christian Solinas. Ne ha facoltà.

SOLINAS CHRISTIAN (PSd'Az). L'articolo 6 introduce nell'ordinamento della Regione Sardegna la segnalazione certificata di inizio attività, introduce quindi il superamento di quella che è stata la diarchia storica tra concessione edilizia e autorizzazione edilizia nelle norme regionali. In questo superamento però con la cancellazione dell'autorizzazione edilizia il riposizionamento delle categorie di intervento tra SCIA e permesso di costruire determina in alcuni casi alcuni appesantimenti. Noi abbiamo cercato anche con alcuni emendamenti di proporre all'attenzione dell'aula e dei colleghi soprattutto questi passaggi che non sono passaggi su tematiche eccezionalmente grandi, ma riguardano la vita del quotidiano. E faccio subito alcuni esempi. Nel momento in cui si va ad introdurre la SCIA vengono meno le possibilità di andare, ed è un fatto comune a molti dei centri storici dei comuni minori, all'autorizzazione edilizia per il ripristino ad esempio di un tetto crollato che prima era soggetto ad autorizzazione edilizia, ora passa da autorizzazione a ristrutturazione e quindi a permesso di costruire perché nella SCIA non è ricompreso. Questo significa nella sostanza un aggravio nelle procedure e un aggravio nei costi per chi presenta questo tipo di domande. Badate bene, un aggravio che riguarda non grandi speculazioni, riguarda i nostri centri storici e chi, e ciascuno di noi lo fa, gira i centri storici della Sardegna sa perfettamente che il nostro problema in quelle zone non è di speculazione edilizia, è di spopolamento.

Cioè noi stiamo apparecchiando un ordinamento e un sistema normativo come se dovessimo proteggere quei centri storici dall'assalto degli speculatori. In parallelo proponiamo anche intelligentemente norme per cercare di cedere ad un euro quelle case e quindi incentivare la gente a tornare. Noi siamo d'accordo sulla sfida di contenere il consumo di territorio attraverso il riutilizzo dei centri storici, ma perché questi centri storici rivivano dobbiamo dare una forma di incentivo alla gente perché torni a insediarsi lì e invece dal punto di vista normativo ci troviamo davanti spesso e volentieri ad una normativa complicata, contraddittoria che siamo chiamati a semplificare davvero, a semplificare ed a mio avviso incentivare. Questa posizione trova un ulteriore punto e so che la maggioranza ci sta riflettendo, anche sui cambi di destinazione d'uso. I centri storici hanno bisogno non solo di continuità di tetti per abitazioni, hanno bisogno anche di servizi, hanno bisogno della piccola bottega, hanno bisogno dell'artigiano che ci si insedi. Ma se io artigiano, io piccolo commerciante per insediarmi in centro storico e ottenere un cambio di destinazione d'uso di quel fabbricato ho bisogno di un permesso di costruire e non più di un'autorizzazione o meglio di una SCIA anche se non devo realizzare opere edilizie, perché questo stiamo prevedendo, che ancorché in assenza di opere edilizie il semplice cambio di destinazione d'uso per un artigiano che voglia insediarsi in un fabbricato del centro storico è prescritto il permesso di costruire. Ecco, io credo che in una situazione di sofferenza, di crisi qual è quella che la Sardegna sta attraversando, se si vuole dare un segno di apertura, di fiducia ai piccoli proprietari, alla gente comune, io mi riferisco alla misura del cittadino comune non degli speculatori o chi deve fare grandi investimenti, ma chi deve fare queste piccole cose trova assolutamente appesantito ed ingiusto dover affrontare procedure più lunghe e costi maggiori. Ed allora riflettiamoci e riflettiamo tutti assieme che in questo passaggio, in questo superamento dell'autorizzazione edilizia, in questa ripartizione nuova tra SCIA e permesso di costruire ci sia attenzione soprattutto per i piccoli centri, per i piccoli proprietari, per le persone che quotidianamente si devono confrontare con un apparato normativo che si complica di giorno in giorno, e che spesso è volentieri, me lo consenta Assessore questo, ci trova alle volte su una frontiera che non è più un'avanguardia, perché mentre noi introduciamo la SCIA il Governo è già sulla CILA, sulla comunicazione di inizio lavori. Quindi non abbiamo paura di prenderci il tempo di una riflessione in più, non tanto sui grandi temi sui quali discuteremo a lungo per questa legge, ma anche sulle piccole cose che incidono sulla vita quotidiana dei sardi. Io credo che da queste osservazioni si possa trovare spunto per recuperare quel buon senso che ha richiamato anche l'onorevole Floris nel suo intervento e che ci porti a trovare una sintesi di posizioni e di interessi che credo che riguardo ai cittadini sardi debbano trovarci tutti concordi

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Presidente, forse qualcuno si ricorderà che qualche giorno fa io parlai delle "Gilde", dei costruttori di cattedrali, e mi si chiedeva questi oggi cosa avrebbero dovuto chiedere, la SCIA, o arrivare allo sportello unico per l'edilizia? Perché questa è l'interrogazione che si pone all'articolo 6, punti 1 e 2, e poi andate al punto 3 dove parla di sportello unico. Ma si vuole semplificare? Si vuole creare o fare la moltiplicazione dei pani e dei pesci, cosicché la burocrazia ci possa sguazzare? Vogliamo replicare ulteriori istanze? Vogliamo far sì che la gente si perda negli androni dei municipi? Vogliamo che il povero artigiano, contadino, agricoltore, imprenditore debba fare la fila e la trafila per capire dove deve avere riscontro alla propria esigenza? Io francamente leggendo quest'articolo non lo capisco. Proprio non capisco niente di questa norma, di questa proposta di legge perché è una contraddizione in termini continuamente. Vi abbiamo detto che è una legge malfatta, abbiamo cercato di aiutarvi a cambiarla, vi abbiamo detto che siamo disponibili a far sì che venga migliorata perché il nostro interesse è arrivare ai sardi e dargli una buona legge. Vi abbiamo detto mille e una volta della nostra disponibilità e voi imperterriti continuate. Quando passo a Ghilarza, o leggo che il Partito Sardo si è riunito a Ghilarza, alla torre aragonese, mi viene sempre in testa quale SCIA avrà avuto, o quale autorizzazione avrà avuto quell'altra torre in cemento armato affianco alla torre aragonese di Ghilarza, ma la conoscete? L'avete mai vista? Eppure è la sopraintendenza che l'ha fatta. Quale Suap? Stiamo arrivando a condizioni del genere! E chissà, i costruttori delle cattedrali gotiche avranno chiesto il permesso alla SCIA, o al Suap? Perché tanto andiamo a sigle. E avranno ottenuto quei risultati così evidenti, così eclatanti… Faccio questi richiami anche storici ed artistici, così da farvi rimembrare e cercare di farvi capire che c'è qualcosa di più, anche di spirituale, quando cerchiamo di dare delle nozioni più attinenti a quelle che sono le esigenze della gente. Perché la gente si qualifica anche come singola persona umana che si riunisce in quel consorzio societario, che è quello che dovremmo rappresentare. E ogni persona umana ha dignità e deve essere trattato con coscienza. Ecco perché la costruzione di una cattedrale aveva importanza, perché doveva accogliere l'uomo che andava a ritrovare se stesso, che andava cercare Dio e vedeva in quella altezza, in quella meraviglia, tutto quello che era possibile, ed era un'educazione con le vetrate che raccontavano le scene bibliche ed evangeliche. Ma forse a Ruggieri non gliene frega niente perché ha abitato sempre a Quartu ed è sempre stato in mezzo alle condizioni che conosciamo di Quartu che lui ci ha raccontato, ma anche per poter ricreare condizioni diverse è necessario proporre cose diverse. Si dice sempre che una buona scuola aiuta a far sì che siano migliori gli alunni e gli insegnanti, riproporre le solite porcherie cubiche porta ad essere alienati, distanti, non attenti alle esigenze dell'uomo. Più avanti vi racconterò di che cosa contengono alcune cattedrali gotiche, almeno vi possa insegnare che cosa vuol dire percorrere un labirinto.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Angelo Carta. Ne ha facoltà.

CARTA ANGELO (PSd'Az). Presidente, nei giorni scorsi abbiamo voluto manifestare in modo diretto ma rispettoso la nostra preoccupazione e contrarietà riguardo all'approvazione del D.L. 130, norme per il miglioramento del patrimonio edilizio e per la semplificazione e il riordino di disposizioni in materia urbanistica ed edilizia, e la situazione inerente le vicende del cosiddetto Piano casa. Come a voi noto l'intera Sardegna sta attraversando una crisi generalizzata e senza precedenti, che colpisce indistintamente tutti i settori dell'economia, riemergere da questa drammatica situazione richiede uno sforzo unitario per non farci sopraffare dallo scoramento e dall'arrendevolezza che certamente non ci appartengono. I dati dell'ultimo rapporto sulle costruzioni vedono uno spiraglio di ripresa nell'occupazione in edilizia, che ininterrottamente presentava valori negativi da ben sette anni, ma che solo per fortuna nei primi nove mesi del 2014 ha finalmente migliorato il saldo di ben 4100 unità, con una tendenza positiva destinata si spera a consolidarsi e non ad invertirsi. Certamente questi numeri sono da attribuire in gran parte all'utilizzo del Piano casa che, ormai è chiaro a tutti, non ha causato i tanto temuti scempi del nostro territorio, ma semplicemente è andato incontro alle esigenze di miglioramento della qualità della vita dei nostri conterranei in qualsiasi contesto, da nord a sud, dai centri urbani alle campagne. Da parte nostra quindi ribadiamo non c'è alcuna intenzione di favorire disastri ambientali che possano compromettere il territorio, anzi vogliamo assolutamente preservarlo nel migliore dei modi, tantomeno vogliamo una cementificazione selvaggia o il consumo indiscriminato del suolo, cose che peraltro non potrebbero tecnicamente essere realizzate con il vecchio Piano casa. Al contrario chiediamo dei provvedimenti chiari e condivisi che producano ricadute positive sull'economia di tutta la Regione. Un territorio che si fregia di regole e principi normativi che lo tutelano certamente favorisce gli interessi di tutti i cittadini, compresi quelli degli imprenditori che in quel territorio operano e vivono. C'eravamo espressi a favore del disegno di legge approvato dalla Giunta, da integrarsi e modificarsi con il documento proposto a suo tempo, unitario e congiunto, condiviso per la prima volta da tutte le organizzazioni imprenditoriali e sindacali operanti in Sardegna. Con la stessa chiarezza ribadiamo che invece non ci troviamo assolutamente d'accordo con il provvedimento licenziato dalla Commissione IV, e che viene discusso in Aula in questi giorni, in quanto lo riteniamo dannoso sia ai fini del miglioramento del patrimonio edilizio, obiettivo che si intende raggiungere con questo disegno di legge, sia per l'intero comparto delle costruzioni, comunque certamente sperequativo. Ribadiamo la nostra contrarietà al DL 130 concepito in un'ottica esclusivamente politica, senza minimamente considerare la situazione di grave crisi di un intero settore che in Sardegna è sempre strategico visto che ha un peso del 10 per cento sul PIL dell'Isola. Per questa ragione, vi chiederemo di considerare le posizioni del mondo economico e produttivo, ma anche della società civile che in questi giorni stanno pubblicamente manifestando e che non possono passare inosservati e di contribuire, con la vostra autorevolezza politica, alla possibilità di apportare sostanziali modifiche al DL 130 che riteniamo comunque difficilmente emendabile. A questo proposito, comunque sempre spinti dal più ampio spirito collaborativo, inviamo le nostre ultime proposte migliorative del testo in discussione, questa è una lettera della Confindustria Sardegna centrale, l'ANCI Sardegna centrale, firmata dal Presidente Roberto Bornioli e dal Presidente Giuseppe Mastio. Spesso abbiamo sentito le associazioni e non solo scagliarsi contro i provvedimenti della Giunta regionale, spesso gli assessori, la Giunta sono stati fatti oggetto di critiche per il loro operato, non condiviso o perché fatto male o perché non fatto, Tossilo ne è un esempio in questi giorni, stamattina parrebbe che avesse dovuto licenziare il provvedimento e quindi dare l'autorizzazione, spero che questo non sia avvenuto, anche perché c'è da parte delle organizzazioni una manifestazione in procinto di essere stata per domani mattina, bene nel caso del DL 130 la Giunta regionale, grazie alla serietà e all'impegno dell'assessore Erriu, è riuscita a raggiungere un obiettivo eccezionale: presentare un disegno di legge che era stato condiviso dalle associazioni, condiviso dal mondo imprenditoriale, condiviso dalla minoranza, quindi anche dalla maggioranza immaginavamo del Consiglio regionale, se non che questo lavoro egregio, importante e giusto fatto dalla Giunta è andato perduto, perché? Questa è la domanda che si pongono le associazioni, che si pongono gli imprenditori, e alla domanda non si può che rispondere: vuol dire che dall'esterno sono arrivate richieste diverse da quelle che avevano ispirato la Giunta, l'Assessore a stilare un provvedimento che era condiviso: L'altra domanda è: ma perché non tornare al provvedimento condiviso piuttosto che continuare imperterriti a voler imporre un provvedimento che non lo è, che non è condiviso e che sta arrecando veramente preoccupazione per il momento e che in futuro potrebbe arrecare seri danni alla nostra economia?

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gianluigi Rubiu. Ne ha facoltà.

RUBIU GIANLUIGI (Area Popolare Sarda). Presidente, annunciamo come Gruppo di Area Popolare Sarda, che ritiriamo gli emendamenti numero 49, 53, 51 e 54. Sono emendamenti soppressivi dell'articolo 6, questo gesto non è un gesto di sola apertura al ragionamento è un gesto che vuole in qualche modo cercare di far capire che siamo pronti a discutere le proposte, però per fare questo non è sufficiente discutere in aula, noi proponiamo, quello che è stato detto ieri dal Presidente Floris, che si discutano in Commissione: l'articolo 6, e stiamo entrando in uno degli articoli più importanti della legge, poi ci sarà l'articolo 9, così come tutti gli altri sino arrivare al 17 che è il clou gli articoli di questa legge, è un articolo dove la maggioranza e la minoranza, ma la politica sarda, uscendo da questi schemi veramente banali di maggioranza di minoranza, deve in qualche modo sedersi e ragionare. Però se da parte nostra iniziamo con un gesto di apertura gradiremo che lo stesso gesto di apertura arrivasse anche da parte della maggioranza perché se non ci sediamo in Commissione, una Commissione convocata ufficialmente, Presidente Deriu, non in modo ufficioso così come ha accennato negli anditi, in questo modo riusciamo a trovare punti d'incontro perché ci sono i commissari, si può tranquillamente parlare e si possono fare le con le proposte. Sull'articolo 6 ci sono un'infinità di cose da raccontare, Assessore, la norma assoggettata a SCIA, interventi di manutenzione straordinaria, come previsto dalla normativa statale a seguito delle novità introdotte dal decreto legislativo numero 40 del 2010, recentemente dal decreto legge numero 133 del 2014: "Gli interventi di manutenzione straordinaria solo qualora tocchino le parti strutturali sono eseguibili tramite SCIA", quindi anche l'articolo 6, che parla solo di SCIA, è un articolo monco, manca una parte più importante che è quella indicata nel D.L. 183 che è della famosa CILA, la comunicazione di inizio dei lavori asseverata. Ho avuto modo di interloquire con l'Assessore, mi ha spiegato quali sono le difficoltà anche di fare propria la legge come Sardegna, però ritengo che la CILA sia uno strumento indispensabile, oltre che, dal punto di vista normativo, utile. Pertanto è necessario allinearsi a quanto previsto dalla normativa statale.

Revisione ed esternazione di impianti tecnologici, anche qui in questo caso non si condivide la scelta di far ricadere sulla SCIA ponendo tali interventi ad essere qualificati come interventi di manutenzione straordinaria eseguibili con comunicazione, così come le varianti, così come le opere precarie, così come tutti gli interventi di edilizia libera. Occorre assolutamente che in qualche modo facciamo nostra la legge nazionale ma, soprattutto, occorre che la politica si sieda in Commissione e riveda questi articoli che sono di determinante importanza anche per il proseguo della discussione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Roberto Deriu. Ne ha facoltà.

DERIU ROBERTO (PD). Credo che questo possa essere considerato un intervento sull'ordine dei lavori perché il Presidente Rubiu ha fatto riferimento ad una possibilità di modifica dell'ordine dei lavori, in un certo senso, allora Presidente Rubiu, noi vogliamo cogliere la disponibilità adesso annunciata dal Gruppo di Area Popolare, non è un segnale che sottovalutiamo, non lo consideriamo semplicemente un ribadire concetti già espressi, lo consideriamo un ulteriore passo avanti, è uno spirito che accogliamo, sugli strumenti non possiamo in questo momento concordare, nel senso che per noi la legge è adesso in Aula, ci sono strumenti regolamentari anche diversi, pur non rientrando nella ufficiosità che giustamente forse è stata in questo momento respinta dal Presidente Rubiu, rimanendo nell'ufficialità dell'Aula è possibile, magari con altri strumenti che sono nel Regolamento, che potrebbero essere concordati ed individuati, ottenere quegli stessi effetti. La maggioranza è disponibile ad un colloquio e ad un confronto, abbiamo però richiesto la modalità ad oltranza perché siamo ben decisi a mantenere in aula il provvedimento e ad affrontare con le opposizioni un confronto sul merito. Non è una chiusura, cogliamo l'elemento di novità, vorremmo però selezionare gli strumenti adeguati, ci sembra che andare in Commissione possa costituire in questo momento un rallentamento anziché un'accelerazione, come da tutti auspicata.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). I colleghi hanno posto bene in evidenza quali sono le perplessità in relazione all'articolo 6 che stiamo discutendo, da una prima lettura devo dire con molta franchezza che avevo salutato anche positivamente una previsione, tra l'altro articolata, che però poi si scontra con quel principio che sottintende la segnalazione certificata di inizio attività e cioè che per una serie di interventi, non particolarmente impegnativi, sia sufficiente la segnalazione, segnalazione che però poi si scontra con tutti gli adempimenti e gli atti di assenso che vengono richiesti e che quindi vanificano, dal nostro punto di vista, la finalità stessa dell'istituto. Ma vi sono soprattutto delle contraddizioni che non tengono conto della normativa statale anche recentemente introdotta, cui faceva riferimento da ultimo l'onorevole Angelo Carta, perché nella normativa statale, ad esempio, per quanto riguarda gli interventi di manutenzione straordinaria, le parti strutturali sono eseguibili tramite SCIA, tutti gli altri casi, compresi anche gli interventi di frazionamento e accorpamento, sono eseguiti tramite la comunicazione di inizio lavori asseverata. E allora, questa è una prima contraddizione e dovete dirimere questo contrasto sul quale mi pare si stia sorvolando senza la dovuta attenzione, così come per quanto riguarda la revisione e l'installazione di impianti tecnologici, anche in questo caso si sta facendo ricadere in SCIA, potendo invece questi interventi essere qualificati come interventi di manutenzione straordinaria eseguibili con comunicazione. Così come anche per quanto riguarda le varianti, perché a tal riguardo la norma non è propriamente coerente anche con le modifiche che sono state apportate al provvedimento n. 69 del 2013 che ha previsto che ricadano nelle cosiddette varianti minori anche quelle che modifichino alla sagoma, fatta eccezione per gli interventi vincolati ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 2004.

Sono alcune delle questioni che noi vi sottoponiamo e che danno l'idea, Assessore, lo diciamo con preoccupazione, che si stia creando una sorta di sovrapposizione tra la "380", tra la legge regionale n. 23 dell'85, quello che state andando a scrivere, e creerà non pochi problemi anche interpretativi.

Pongo solo un accento su qualche emendamento, che non so se verrà mantenuto. Ce n'è uno dei colleghi Desini e Busia, a proposito delle cosiddette "pinnete". Io spero, per non fare un torto anche alla tradizione sarda, che si corregga l'emendamento, perché esiste sa pinnetta e, al plurale, sas pinettas, ma non esiste il termine "pinnete", e la cosa ancora più singolare è che in questo emendamento, probabilmente perché non si conosce qual è la realtà delle capanne a secco in Sardegna, si presume di dare una definizione di pinnetta come se sia la stessa dappertutto, addirittura ponendo in evidenza che la muratura a secco non deve essere alta più di 1 e 30: ma dove sta scritto, chi l'ha detto? Ma lo conoscete il mondo della campagna? Ma per cortesia, ritiratelo che fate più bella figura!

PRESIDENTE. L'emendamento soppressivo numero 49 è stato ritirato, rimane quindi l'emendamento soppressivo numero 243, che è uguale al numero 49, con parere contrario della Commissione. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

È stato ritirato l'emendamento numero 53, rimane il numero 157.

PITTALIS PIETRO (FI). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 157.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio non approva).

Passiamo all'emendamento numero 513, sul quale c'è un invito al ritiro della Commissione. Si tratta di un emendamento sostitutivo totale dell'emendamento numero 158.

Ha domandato di parlare il consigliere Christian Solinas. Ne ha facoltà.

SOLINAS CHRISTIAN (PSd'Az). Questo emendamento si pone in continuità con le riflessioni che facevo poc'anzi nell'intervento, e cioè cerca di porre rimedio a quell'appesantimento che si vorrebbe a creare nel passaggio alla SCIA e al permesso di costruire in luogo dell'autorizzazione edilizia. Mentre, fino all'approvazione di questa legge gli interventi di restauro e risanamento conservativo, anche nei piccoli centri storici che stanno andando a spopolarsi, erano soggetti ad autorizzazione edilizia, con l'articolo 6, comma primo, lettera b), molti di questi interventi andranno a ricadere nell'ambito del permesso di costruire. Questo rappresenta un aggravio, non solo in termini procedurali ma anche in termini di costi, e, come dicevo prima, il problema dei nostri piccoli centri storici non è quello delle grandi speculazioni edilizie, è quello dello spopolamento, quindi se vogliamo evitare questo spopolamento, se vogliamo semplificare ai cittadini la vita, dobbiamo adottare anche politiche di incentivo per chi intende restaurare e risanare questi piccoli immobili. Con questo emendamento sostanzialmente si proponeva di far transitare dall'autorizzazione edilizia alla SCIA questi interventi; io ho proposto questo tema a diversi colleghi, so che c'è una sensibilità sul tutto, qualcuno mi diceva che ci sarebbe anche un emendamento della maggioranza che risolverebbe alla radice il problema; per cui, se l'Assessore mi dà rassicurazione in questo senso, si potrebbe valutare un ritiro, o, se vogliamo prenderci una riflessione in più, chiedere di sospenderne un attimo la votazione per vederlo dopo.

PRESIDENTE. Assessore, intende intervenire su questo emendamento?

Sospendiamo la votazione dell'emendamento numero 158 e del numero 513, perché sono collegati.

Passiamo quindi all'emendamento numero 159.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 159.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Crisponi ha votato a favore.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio non approva).

Passiamo all'emendamento numero 160 a pagina 41. Chiedo se c'è la richiesta di votazione elettronica, no.

Ha domandato di parlare il consigliere Ignazio Locci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOCCI IGNAZIO (FI). Grazie Presidente, io vorrei ribadire un concetto che ho espresso nella discussione generale dell'articolo, intanto annuncio il voto favorevole all'emendamento; ma qui c'è un'attività, la SCIA che è in sperimentazione presso una serie di comuni della Sardegna prevede tutta una serie di interventi, oggi stiamo andando ad approvare una norma invece che è ancora più restrittiva rispetto alle possibilità date dalla sperimentazione che è in atto. Non si capisce per quale motivo vi siano delle previsioni di differenza così marcate, che cos'è successo, qual è il motivo per cui durante la sperimentazione è possibile presentare la SCIA per pergolati, grigliate, vasche di approvvigionamento idrico e pozzi, parcheggi nel sottosuolo in cui insiste il fabbricato, durante la sperimentazione è possibile dal momento in cui verrà approvata questa norma non sarà più possibile. È chiaro che ci sarà una diversità di trattamento, e che probabilmente si è già consumata, cioè cittadini che avranno avuto l'opportunità di operare con dei limiti molto più larghi tra gennaio e aprile e altri che invece dal mese prossimo si troveranno con delle limitazioni che sono previsti in questa norma. Quindi anche per questo abbiamo voluto esporre le nostre titubanze non rispetto a una semplice adozione di una norma nazionale ma rispetto al fatto che noi come al solito tentiamo di utilizzare la nostra autonomia, un'autonomia come al solito al ribasso nelle cose che invece servono per semplificare la vita dei cittadini stessi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (FI). Grazie Presidente, questo credo che sia davvero un emendamento che debba essere accolto e per questa ragione che voterò sicuramente a favore. Il collega Locci ma prima anche il collega Pittalis il mio Capogruppo, il nostro Capogruppo ha sottolineato e ha posto alcuni dubbi su quelle che sono le necessità del rilascio o perlomeno della procedura di segnalazione certificata di inizio attività per quanto riguarda determinati tipi di attività. L'esempio concreto ce lo abbiamo adesso qui nel punto d), realizzazione di muri di cinta, così li chiama o comunque muri di confine, realizzazione quindi del perimetro di confine o addirittura cancellate, cioè fino ad oggi da sempre per la realizzazione e l'autorizzazione di un muro di confine era prassi e utilizzo una semplice autorizzazione, non era necessario attivarsi con tutta questa procedura e quindi con la procedura di SCIA. Credo che questo davvero non sia necessario, per carità, capisco e poi lo dirò eventualmente per quanto riguarda il punto e) cioè quelle che sono attività nelle aree edilizie destinate ad attività sportiva e dove è la realizzazione, anche se non si realizzano volumetrie, e quindi fabbricati nel caso specifico, però è un tipo di attività specifica che ha necessità almeno comunque di una procedura o per lo meno di una professionalità e quindi di un percorso autorizzativo differente rispetto a quello per la realizzazione di un muro di confine perché veramente se no non diventa una semplificazione ma diventa realmente un aumentare, un aggiungere, un creare ulteriori difficoltà. Ed è per questa ragione che da questo punto di vista credo che l'Aula possa accogliere senza nessun tipo di problema l'emendamento numero 160 ma non per una ragione come vi dicevo prima di mera necessità di tipo politico ma veramente per arrivare realmente ad una risposta semplificativa che aiuta soprattutto chi deve, libero cittadino, deve avere autorizzazioni semplici per normali realizzazioni di attività edilizia che non sono considerate fino ad oggi non sono mai state considerate di attività vera edilizia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Stefano Tunis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (FI). Grazie Presidente, io devo dire nell'annunciare il voto sicuramente favorevole a questo emendamento, credo che questo sia un punto che è un po' scappato dalla penna dell'autore, un eccesso di zelo, un moto di necessità di regolamentare proprio tutto, di sottoporre al giogo del procedimento amministrativo anche le operazioni più elementari, mi riesce anche difficile immaginare chi possa aver pensato una cosa di questo tipo anche se ho, mi rincresce, qualche sospetto al riguardo. Però ciò che mi dispiace di più è constatare che nonostante alcuni cenni di disponibilità anche importante da parte di alcuni esponenti dell'opposizione, purtroppo non ci sia da parte della maggioranza l'atteggiamento che la consapevolezza della situazione suggerirebbe ci fosse. Perché è evidente che non c'è contezza di quanto contenuto qua dentro e di quanto sia importante anche per la buona riuscita improbabile di questa norma. E non c'è neanche contezza del fatto che purtroppo tutta questa analisi rischia di essere dolorosa oltre il limite necessario.

Quindi perché non riflettere rispetto a questo, perché non in un'altra sede individuare tanti punti come questi da rimuovere o da migliorare. È un invito, un invito educato, però è un invito che naturalmente mantiene perché avviene in questo momento, perché avviene a ridosso di una proposta seria come quella avvenuta dal collega Rubiu proprio per significarvi che questa disponibilità va data, è una richiesta cortese, educata ma era una richiesta ferma è necessario che da parte vostra vengano evidenti segni di disponibilità non soltanto la disponibilità che a parole viene dal collega Deriu e nel comportamento questo non lo stiamo apprezzando. Quindi vi invito, date un segno, datelo su questo punto, è facile votate verde; è il tasto più esterno a sinistra. Potete farlo perché comunque sia se non proprio questo fine settimana che magari resteremo assieme il prossimo tornerete e incontrerete lo sguardo dei vostri concittadini che vi chiederanno conto anche di questo e sapete poter camminare a testa alta anche rispetto a certe decisioni a casa propria è un fatto importante, qua ci sono tante cose che vanno contro l'interesse del cittadino, questa è una di queste…

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gian Luigi Rubiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RUBIU GIANLUIGI (Area Popolare Sarda). Grazie Presidente, pur avendo ritirato qualche minuto fa l'identico emendamento da noi proposto, votiamo in modo convinto e convinti a favore di questo emendamento proposto dai colleghi di Forza Italia perché abbiamo capito che stiamo discutendo tra sordi e visto che discutiamo tra sordi a questo punto noi andiamo avanti con la nostra battaglia. Si sappia, l'Aula sappia ma soprattutto l'opinione pubblica sappia che la minoranza è perfettamente allineata e coesa e lavora in perfetta sintonia pur avendo preso un'iniziativa mia personale ma lungi da me il pensiero da voler andare contro o creare spaccature nella minoranza. Tutto questo non esiste e faremo le nostre battaglie oggi, domani, domenica delle palme, sino a quando troveremo in qualche modo la quadra per capire se questo tipo di legge può essere modificata. L'articolo 6 è un articolo molto interessante, ci sono spunti anche intelligenti, però ci sono anche cose che vi portano al ridicolo, perché io l'ho accennato qualche giorno fa, lo rileggo stamattina, qualcuno non mi ha ancora spiegato cosa sono le serre mobili, le serre mobili. Cosa sono le serre mobili? Noi stiamo discutendo di una legge dove all'interno della legge ci sono le serre mobili. Stiamo parlando di una carriola che è coperta da qualche telo? Vi rendete conto che non l'avete letta la legge? Perché una persona intelligente che legge la legge non può lasciare questa porcheria di serre mobili stagionali provviste di strutture di muratura. Se sono mobili non sono provviste di strutture di muratura. Di cosa stiamo parlando? Probabilmente non avete idea di cosa sia una serra, e allora noi dobbiamo votare e allinearci ad una schifezza di legge come questa? Riportiamola in Commissione, non lo stiamo facendo per disturbarvi e per farvi perdere tempo, lo stiamo facendo perché siamo ridicoli di fronte all'opinione pubblica, questo è un esempio di tante altre cose. Qui andiamo avanti con la storia della SCIA quando abbiamo già detto altre volte che il Governo nazionale è già passato oltre, è una legge vecchia, una legge antica, e ancora stiamo discutendo di una legge che è superata dai tempi. Troviamo un punto di incontro, tutta la minoranza ripete la solita frase, non lo stiamo facendo nell'interesse di chicchessia, di questo partito, di questo gruppo politico, lo stiamo facendo nell'interesse della Sardegna, nell'interesse dei sardi, degli imprenditori, che siano questi imprenditori edili, che siano imprenditori agricoli, i liberi cittadini…

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tedde per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). È evidente che è un peccato che la maggioranza non abbia accolto le intelligenti istanze e i concreti segnali di distensione che sono stati formulati dal presidente Floris e dal collega Gigi Rubiu. Ce ne dispiace, ma continuiamo a fare ciò che avevamo già deciso di fare, cioè fare opposizione, lavorare in Aula anche di sabato, di domenica e di lunedì, cosa magari inusuale, che però in questo momento storico sicuramente è doverosa, perché noi dobbiamo necessariamente cercare di contrastare o di migliorare, laddove è possibile, anche se secondo me non è possibile, dobbiamo cercare di contrastare una legge che provocherà soltanto danni, che non è neanche finalizzata la semplificazione, anche se c'è una rubrica che richiama la semplificazione, e questo emendamento che noi stiamo discutendo va ad incidere in modo soppressivo proprio su una norma che è la quintessenza dell'incapacità di pensare, non di fare, di pensare alla semplificazione. Muri di cinta e cancellate devono essere sottoposti a SCIA secondo noi, allorché provochino una trasformazione urbanistica ed edilizia significativa. Non si può assolutamente aggravare il procedimento, aggravare i compiti dei tecnici, appesantire gli oneri per i cittadini, che allorché s'imbattono comunque con una struttura, con un servizio che tratta di urbanistica edilizia, laddove questo servizio funziona bene i cittadini prendono l'esaurimento nervoso, laddove invece funziona male o è obbligato il servizio a gestire norme di difficile interpretazione, oltre all'esaurimento nervoso magari si beccano qualcos'altro. Io credo che il compito di questo Consiglio sia quello di migliorare la qualità della vita dei nostri cittadini, di semplificare le procedure, di rendere loro i compiti più facili allorché si debbono imbattere in una struttura amministrativa che già di per sé è elemento di appesantimento in Italia, perché siamo molto legati a procedure borboniche, perché comunque la normativa italiana è molto complicata, è molto affastellata, possiamo dire che è molto contraddittoria sotto certi profili, anzi sotto molti profili, e noi ci mettiamo del nostro, noi, il Parlamento dei sardi, ci mettiamo del nostro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Angelo Carta per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CARTA ANGELO (PSd'Az). Io credo che il metodo ad oltranza sia un metodo che quando arriva un disegno di legge si debba adottare sempre, perché c'è una maggioranza seduta, non scende mai sotto i ventinove, si vedono bene tutti gli articoli, si osservano tutte le particolarità di quanto viene proposto, e in questo caso stiamo cercando di non fare la fine della Commissione europea che norma la circonferenza dei pomodori, perché quando noi intendiamo normare i muri di cinta e le cancellate, credo che siamo più o meno come la Commissione europea che certifica la circonferenza dei pomodori. Perché? Io mi rivolgo anche ai colleghi sindaci, quando un cittadino deve fare una recinzione, richiudersi un terreno, aggiustare la recinzione di una casa, cosa fa? Fa una domanda, l'ufficio tecnico la esita in fretta e si dà l'autorizzazione. Con questo provvedimento credo che gli complichiamo un po' la vita rispetto ad una banalità come questa, perché quell'attesa dell'artigiano che deve fare il muro, del fabbro che fa la cancellata, del muratore che deve sistemarlo, con la complicazione che stiamo inserendo con questo articolo 6 con la lettera d), credo che sia inutile, credo che sia superflua. Quindi, sopprimere la lettera d), come si chiede nell'emendamento al quale annuncio il voto favorevole, credo che non rappresenti uno snaturamento di questa legge che tanto ostinatamente la maggioranza sta imponendo con tutti i metodi possibili e anche in qualche maniera denegando, in alcuni casi come nel caso dell'apertura del presidente Capogruppo Rubiu, anche quanto affermato precedentemente. Vogliamo discutere? Voi non volete discutere, qualunque segnale di apertura che proviene da questa parte fallisce miseramente perché non c'è la volontà, perché in questo caso togliere dall'obbligo della SCIA muri di cinta e cancellate credo che sia un atto veramente di buon senso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Luigi Crisponi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). Stavo pensando che probabilmente a questa legge, se si volesse assicurare un po' di buonsenso, bisognerebbe anche assicurare una certificazione di un bravo neurologo, che farà sicuramente schizzare e saltare il cervello ai tecnici soprattutto degli uffici comunali. Forse una buona norma potrebbe essere quella di regalare, una volta che verrà esitato questo malloppo, questa specie di legge, anche una bella confezione di Nurofen che dovrebbe essere un buon prodotto per chi soffre di disturbi nervosi, che sicuramente saranno alimentati dal sistema incomprensibile che viene via via sviluppato con l'articolato in discussione. Fa specie anche non solo le questioni che riguardano i muri di cinta e le cancellate, ma addirittura pensando alla lettera c) si vuole intervenire su un'operazione che è abbondantemente normata dalla legislazione nazionale, sulle barriere architettoniche c'è di tutto e di più, e addirittura qua si fa con tranquillità, con libertà, si assimilano le rampe agli ascensori esterni, ciò che modifica il profilo di un'abitazione o di un palazzo viene assimilato a una piccola rampa per l'accesso di un disabile. Vedete in quali inciampi e in quali scivoloni si va ad incorrere? Vedete anche che state facendo una confusione dove già invece interviene il legislatore nazionale che con tutta una serie di leggi e di decreti, fatti addirittura quelli risalenti al 1989, già parlavano delle deroghe rilasciate dal responsabile del SUE, e quindi dello sportello unico dell'edilizia. Quindi vedete che si sta andando oggi a riscrivere esattamente, sbagliando, con un autentico pasticcio legislativo, andando anche ad impedire con le facilitazioni delle quale hanno necessità fra l'altro persone che hanno invece bisogno di aiuto, di necessità non solo pratiche, ma anche di una semplificazione legislativa. Invece questo intervento va ancora una volta ad intervenire a gamba tesa creando non solo disequilibrio e disfunzioni organizzative, pratiche, amministrative e burocratiche, ma addirittura aiuta delle sperequazioni che vengono utilizzate con questa specie di obbrobrio, che è questa legge che avete scritto in modo davvero disarticolato. Ancora una volta l'intervento che suggeriamo è proprio quello di rivedere completamente la materia che avete portato, osato portare in discussione nell'Aula, e verificare che non vi siano le condizioni davvero per eliminare tutta una serie di punti che sono assolutamente di ostacolo a una normale prassi sociale nei confronti dei cittadini e degli uffici tecnici delle amministrazioni locali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Paolo Truzzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TRUZZU PAOLO (Sardegna). Per esprimere il parere favorevole all'emendamento e per dire che, oggettivamente, non avevo avuto modo di leggere al meglio l'articolato e non mi ero accorto di questa lettera d) che, come hanno appena detto alcuni colleghi, Carta prima e Crisponi poi, è un po' paradossale, nel senso che poi è oggettivamente difficile pensare che per poter creare un muro di cinta e una cancellata si debba complicare la vita ai cittadini e a chiunque ovviamente abbia un pezzo di terreno in qualche modo da chiudere. E anche la lettera precedente, con l'ipotesi degli ascensori esterni, mi lascia qualche dubbio, perché forse non ci rendiamo conto di quella che è la realtà nelle nostre comunità, cioè dell'invecchiamento della popolazione, quindi delle necessità che ci sono spesso di dover intervenire soprattutto su edifici vecchi e che hanno 40, cinquant'anni di vita, e quindi non hanno l'ascensore, con delle soluzioni che consentano di risolvere problemi veramente sociali, spesso, perché parliamo magari di anziani che abitano agli ultimi piani e che hanno grosse difficoltà di deambulazione, e non ci rendiamo conto delle difficoltà a cui vanno incontro con gli uffici tecnici, di quello che significa poi dover affrontare una pratica per poter andare ad attivare e realizzare un ascensore esterno. Per questi motivi, quindi, ribadisco il mio voto favorevole all'emendamento presentato dai colleghi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Attilio Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Badate, se non fossimo a Scherzi a parte, ancora una volta direi che veramente c'è da ridere. Io non sono voluto entrare nel dettaglio di queste cose, ma chi è l'intelligente che ha inventato queste cose e le ha messe per iscritto? Esca fuori! Perché così, almeno a lui, lo faremo davanti a tutto il popolo e gli diremo che cosa rappresenta come intelligenza, dà dimostrazione di artista, di cultore, insomma, guarda, proprio uno che osserva la misura aurea, il Michelangelo della situazione; ma come si fa! Arriverei a dire che c'è mente malata in qualcuno. Ma capite quello che state facendo? E poi vi rifiutate anche di correggere le aberrazioni che mettete in campo. Voi siete veramente chiusi in una gabbia, e non dico altro, perché in altri momenti e in altri termini si poneva questo problema. E se foste vissuti nei tempi in cui un Presidente c'era, e anche l'onorevole Cossa l'altra sera a presentare quel libro, non so dopo quella gabbia se vi avessero appeso ad asciugare all'ingresso del Castello di Cagliari. Ma mi capite cosa state facendo? State ponendo in una grave condizione chi deve usare questa legge di arrampicarsi negli specchi, altro che ascensori esterni! È arrampicarsi proprio negli specchi! Cioè, stiamo parlando di una legge che serve alla gente, o davvero siamo a Scherzi a parte? E' vergognoso! Voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

ERRIU CRISTIANO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. La fattispecie in esame, che è senz'altro oggetto, è stato oggetto ed è, a seguito anche degli interventi e della presentazione dell'emendamento di cui alla lettera b) comma 1, comprende opere di restauro e di risanamento conservativo che possono essere anche molto rilevanti in quanto ci sono degli edifici - il Chiostro di S. Francesco di Cagliari in via Mameli, tanto per fare un esempio, Planus artu a Buggerru - dove ci sono dei ruderi, che comportano non la sistemazione di due sassi o la sistemazione di un muro, ma l'intera ricostruzione con piani, tetti di edifici, che sarebbe abbastanza bizzarro considerare sottoposto a una semplice SCIA e non ha un permesso di costruire. È del tutto evidente che siamo in presenza non solo di interventi che richiedono una ricostruzione filologica, che sarebbe anche questa sottoposta comunque alla valutazione delle sovraintendenze, così come chiarito dalla legge del 2013, ma vi sono opere che non sono di semplice impatto o risultato, ma si tratta anche di interventi di rilevanza urbanistica ed edilizia che non possono non essere sottoposti ad un permesso di costruire, e cioè a una valutazione degli uffici tecnici. E poi, badate, se il problema riguarda i tempi e i costi della concessione, perché anche questo è un tema assolutamente rilevante, si tratta di costi del tutto equiparabili per i cittadini. I tempi sono i tempi della valutazione di 30 giorni, quindi, da questo punto di vista, credo che la norma non presenti le criticità e i problemi che sono stati detti. C'è un punto su cui io credo si possa ragionare, riguarda gli incentivi a fare in modo che all'interno dei centri storici, in modo particolare quelli che presentano edifici e che hanno necessità di restauro e di risanamento conservativo, di introdurre delle norme che incentivino attraverso la riduzione dei costi legati al permesso e quindi degli ulteriori costi che potrebbero in questo caso, con una norma di tipo finanziario, essere introdotti a titolo di incentivo. Quindi si tratta di una norma che senz'altro è stata oggetto di valutazione, che potrebbe essere oggetto di un ulteriore dettaglio, nel senso di individuare quelle tipologie di edificio rispetto ai quali è indubbio… e una valutazione un minimo attenta e razionale non può convenire sulla necessità di obbligare a orientare verso il permesso di costruire e non verso la SCIA, perché si tratta di edifici completamente nuovi, ripeto, con piani, pilastri e interventi che non sono riconducibili ad una semplice Segnalazione certificata di inizio attività.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 160.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 160.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 161.

Ha domandato di parlare il consigliere Ignazio Locci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOCCI IGNAZIO (FI). Presidente, intanto annuncio il voto favorevole all'emendamento, ma non è assolutamente accettabile che si possa prevedere un recepimento nella norma o si voglia far credere che stiamo recependo una norma nazionale quando poi in realtà quando la norma nazionale prevede che il cittadino che si presenta al cosiddetto sportello unico per l'edilizia deve farlo almeno 30 giorni prima di iniziare i lavori. Ovviamente questo perché? Perché si ritiene che alla fine dei 30 giorni un normale ufficio efficiente, come lo vorrebbe l'onorevole Demontis, che farebbe subito addirittura una nota per valutare la performance, qui nella nostra norma non è così assolutamente. Non è vero nemmeno quello che ha detto l'Assessore, ma basta andare a vedere che cosa abbiamo previsto per le sperimentazioni, cioè nella nostra legge non si garantisce ai cittadini nei 30 giorni l'inizio dei lavori, nonostante la presentazione della SCIA, perché gli uffici tecnici si terranno sempre il tempo di valutare, guardare, vedere, chiedere integrazioni, eccetera, però chiediamo che siano rispettati i 30 giorni per i tecnici per presentare la dichiarazione di fine lavori, e lo sanzioniamo pure, così come prevede il testo unico per l'edilizia. Su questo siamo bravissimi! Abbiamo recepito i 30 giorni da una parte, cioè quelli che sanzionano i tecnici che non presentano alla fine dei lavori, anzi sulla norma nazionale ti chiedono addirittura il collaudo, qui ci accontentiamo della comunicazione di fine lavori con la asseverazione di aver rispettato tutte le norme, tutto lo scibile del diritto edilizio, urbanistico, del procedimento amministrativo, ma la pubblica amministrazione no. La pubblica amministrazione - lo vedremo anche negli articoli successivi - potrà tranquillamente scrivere al cittadino: "Guarda, io non posso. Siccome ho un carico di lavoro elevato non posso risponderti efficientemente nei 30 giorni. Caro cittadino, aspetta 90 giorni, anzi posso decidere di arrivare a 120", però noi possiamo tranquillamente qui, invece, declamare il fatto che in 30 giorni... 30 giorni non è vero che sono previsti. È prevista una norma nazionale, che il cittadino almeno entro 30 giorni depositi la SCIA alla SUE, però non è garantito per i cittadini sardi che questi termini siano rispettati.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tedde per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Signor Presidente, più andiamo avanti e più viene confermato che queste norme sono, nel migliore dei casi, delle scopiazzature fatte male che generano aborti normativi che andranno a incidere negativamente sulla vita dei cittadini sardi. E questo è il motivo per cui questo emendamento credo debba essere approvato e vi chiedo di prestare un attimo di attenzione su questi passaggi contraddittori. Stiamo parlando della SCIA sempre, stiamo parlando di interventi soggetti a segnalazione certificata di inizio attività, interventi e quindi opere di manutenzione straordinaria, opere di restauro, opere di eliminazione delle barriere architettoniche, muri di cinta, che sono ovviamente un intervento, e poi all'improvviso arrivano le aree destinate ad attività sportive e ricreative senza creazione di volumetria. Ecco, credo che in questo passaggio sarebbe stato meglio aggiungere "utilizzo" di aree destinate ad entità sportive e ricreative senza creazione di volumetria perché un'area non è un'opera, è l'utilizzo dell'area, la destinazione impressa a una determinata area che rileva, ma non l'area. È vero che questa locuzione è utilizzata anche in altre norme, ma per quale motivo dobbiamo scopiazzare pedissequamente e pedestremente norme fatte male, incomprensibili? È questo che vi chiedo! E ritorno sempre alla proposta fatta dall'onorevole Floris e dall'onorevole Rubiu: ma perché non ci fermiamo un attimo per mettere sotto i riflettori su queste scopiazzature fatte male, contraddittorie? Ma perché non riflettiamo con un po' di raziocinio? Ma perché non ci guardiamo negli occhi seduti intorno a un tavolo e ragioniamo non soltanto sotto il profilo politico, che vi porta correre per approvare una legge che non serve a niente, ma mettiamo sul tavolo anche dei profili tecnici che voi, soprattutto voi, siete capaci di utilizzare? Non brandite la vostra forza numerica in questo modo, non serve a niente, perché una volta che l'Aula esita questa legge la legge andrà pubblicata, la leggeranno tutti e tutti si faranno un'idea dei lavori che sono stati fatti in quest'Aula: chi l'ha proposta, chi l'ha modificata e chi li ha lavorato per esitarla. Noi non siamo tra questi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (FI). Sì, Presidente, l'ho annunciato prima nel mio intervento che anche la lettera e) effettivamente qualche dubbio, per come è stata scritta, lo lascia. È vero che è sempre il recepimento di una norma nazionale, però siccome noi abbiamo - lo ripeterò all'infinito - potestà di modificare, di recepire un qualcosa scritto in un italiano un attimino più consono, possiamo permetterci eventualmente di accogliere tutte le modifiche per dare risposte importanti.

Io non farò tutto il ragionamento dei 30 giorni, perché francamente da questo punto di vista poi subentra la praticità, anche perché la semplificazione amministrativa non avviene solo ed esclusivamente attraverso la scrittura di norme e leggi. La semplificazione amministrativa arriva anche nel momento in cui si riesce a formare tecnici e professionisti della pubblica amministrazione che siano elastici, che abbiano voglia di lavorare e che abbiano voglia di dare risposte veloci e urgenti. Se così fosse state tranquilli che i 30 giorni sarebbero comunque rispettati e tutti saremmo felici e contenti di avere una pubblica amministrazione che dà risposte e lavora per il suo cittadino. Nel caso specifico però mi piace riprendere le considerazioni fatte testé dall'onorevole Tedde. L'onorevole Tedde, che è molto acuto, ma soprattutto per la sua forma mentis e, più che altro, formazione culturale, è portato a indicare e a individuare gli aspetti più importanti nel momento in cui parola per parola ne determina il risultato successivo della sua reale interpretazione, e qui effettivamente ci lascia tutti perplessi. Aree destinate ad attività sportiva. Faccio un progetto, una realizzazione di opera, in un'area destinata a una attività sportiva. L'area è la destinazione urbanistica, e questo lo sappiamo, l'attività è la realizzazione di opere inerenti attività sportive, quindi non ci vuole niente a modificare il termine e a inserire "opere", sarebbe un aspetto molto semplice e molto chiaro. Ma questo, ripeto, è un modo di lavorare che all'interno di quest'Aula non troverà sicuramente la nostra posizione favorevole. Ve lo stiamo dicendo, ve lo stiamo chiedendo: aspettiamo, fermiamoci un attimo davvero e correggiamo tutte queste piccole cosettine che porteranno sicuramente ad avere un risultato positivo e migliore per chi dovrà utilizzare la legge, per chi dovrà vivere quotidianamente questa legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Stefano Tunis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (FI). Presidente, questo non sembrerà così a una prima lettura, ma è un emendamento importante perché vi dà una grande opportunità, cioè quella di far capire che il lavoro che noi stiamo svolgendo qui sta cominciando a dare i suoi frutti. Io non sono tra quelli che pensano che siate afflitti da una specie di sindrome di Stoccolma o qualche impulso masochista per cui vi piace stare qui a farvi raccontare la vita e le questioni del mondo, penso di no, penso che non sia questo.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE EUGENIO LAI

(Segue TUNIS STEFANO.) Penso invece che tra di voi ci siano quelle personalità autorevoli dotate di consenso che sono a un certo punto in grado di prendere in mano la situazione. Oggi, vedete, stiamo parlando di un punto, di un elemento che potrebbe sembrare anche di secondaria importanza rispetto all'enormità delle questioni che andiamo ad affrontare, però se noi ci pensiamo e se rapportiamo la distrazione con cui affrontiamo un punto di questo tipo e lo rapportiamo al vuoto che stiamo lasciando nella nostra azione legislativa e regolamentare, ci rendiamo conto che poi abbandoniamo i nostri interlocutori, i cittadini, i professionisti, le imprese a un ginepraio di regole non bene esplicitate, di necessità di procedimenti amministrativi troppo articolati che rendono poi il clima quasi irrespirabile. Ne sono pieni i giornali. Oggi torna alla ribalta della cronaca una vicenda che è quella legata allo sviluppo energetico della Sardegna che si dovrebbe realizzare attraverso delle opere e delle perforazioni nell'agro di Arborea e che, a causa dell'assoluta deficienza nell'attività del livello regionale, a causa della mancata volontà di assumersi la propria responsabilità, viene abbandonata a quasi uno scontro tra bande, soggetti tutti quanti legittimamente portatori di interessi privati, anche se pure in chiave pubblica, che sono costretti per la totale assenza di questo livello amministrativo e legislativo a confrontarsi con degli strumenti che raggiungono momenti di efferatezza altissima, con l'utilizzo di parole, con un livello di scontro che noi non vorremmo vedere. Ma questo non possiamo attribuirlo a loro, lo dobbiamo attribuire alla nostra scarsa volontà di partecipare a questo livello decisionale. È nostro dovere, è nostro dovere mettere...

PRESIDENTE. Onorevole Tunis, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Luigi Crisponi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CRISPONI LUIGI (Riformatori Sardi). Presidente, premesso che dall'intervento dell'assessore Erriu che non ho ben capito quel passaggio in cui diceva e faceva riferimento ai costi equiparabili per i cittadini, equiparabili a cosa? Allora, se noi dovessimo immaginare, visto che si parla di aree destinate ad attività sportive e ricreative senza creazione di volumetria, se io dovessi operare per installare un groviglio di tubi aperti a compasso, mantenuti da una serie di funi con un asse al centro che serve per favorire un movimento oscillatorio di un soggetto con un attore esterno che opera nell'attività ludico ricreativa (questo è puro burocratese) e stiamo parlando semplicemente di un'altalena, se io questa altalena la dovessi installare in un'area ricreativa mi debbo rivolgere agli uffici comunali attraverso un tecnico o un professionista allo scopo delegato, che dovrà presentare una SCIA ad un ufficio tecnico che, abbiamo già detto, avrà sicuramente avuto bisogno di interventi per cure nervose, e dovrebbe attendere per la semplice installazione di questo gioco per bambini un tempo medio, come calcolato in Italia per la restituzione delle autorizzazioni attraverso la SCIA, di 75 giorni. È possibile questo? È possibile che noi stiamo entrando a normare ciò che invece potrebbe essere realizzato con una semplicissima comunicazione di una attività che viene svolta dal cittadino o per lui da un libero professionista in un'area che è definita area ricreativa? È pensabile che lui possa utilizzare una normativa regionale quando invece insistono nei 370 comuni della Sardegna regolamenti edilizi chiari che sono stati adottati in tempi in cui la burocrazia non si sapeva nemmeno cosa fosse e che semmai accelerava e dava quelle risposte alle quali il cittadino attendeva e che invece oggi la supponenza e l'arroganza della Regione Sardegna vorrebbe imporre balzelli, vincoli e ostacoli di ogni tipo? È pensabile che si possa procedere così, anche se stiamo parlando di piccoli elementi destinati al gioco dei bambini? È possibile che vogliamo intervenire con tutta una serie di ... che stanno facendo diventare...

PRESIDENTE. Onorevole Crisponi, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Giuseppe Fasolino per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FASOLINO GIUSEPPE (FI). Presidente, per annunciare il voto favorevole e per notare che realmente più andiamo avanti e più si capisce quanta confusione c'è. C'è confusione perché probabilmente ormai vi siete fatti prendere dalla fretta, ormai vi siete accorti di essere in una situazione paradossale e quindi con tanta fretta cercate di approvare un provvedimento incasinato, ma lo dovete approvare. Perché lo dovete approvare? Perché quando vi abbiamo chiesto di prorogare il piano casa avete promesso che avreste prorogato o avreste presentato una nuova legge, una proroga del piano casa, perché così l'aveva chiamato allora, al massimo entro dicembre, con la promessa da parte dell'A ssessore il quale, devo dire la verità, aveva rispettato quella promessa perché in Commissione i tempi c'erano tutti. Dove nasce il problema? Nasce quando qualcuno all'esterno ha visto quella legge. Quella proposta di legge presentata dall'Assessore è passata in Commissione, non è piaciuta a qualcuno e allora lì sono cominciati i problemi, lì è stato fatto il lavoro di confusione che noi oggi andiamo a cercare di migliorare.

È una situazione drammatica quella che stiamo vivendo, ma è una situazione drammatica quella che stanno vivendo fuori, l'attesa degli artigiani, l'attesa degli imprenditori, la speranza che il tempo che sta passando vi porti un po' di consiglio e soprattutto la forza che stanno cercando di dare a noi per non mollare, con la speranza di una riflessione da parte vostra. Guardate, soprattutto negli ultimi giorni ho apprezzato, lo apprezzo sempre, ma soprattutto negli ultimi giorni, ho apprezzato gli interventi del presidente Melis... Floris, scusate, il quale nei suoi interventi esprime grande saggezza e vi dà sempre consiglio. Accettate alcuni di questi consigli che vengono da un uomo saggio, ex Presidente della Regione, perché probabilmente alcuni di questi consigli vi possono essere utili per migliorare questa legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Angelo Carta per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CARTA ANGELO (PSd'Az). Presidente, io ho apprezzato il chiarimento prima dell'Assessore che giustamente diceva "una recinzione o un muro di cinta non è solo semplicemente richiudere un terreno vuoto o una cosa anche di poca importanza" e sono d'accordo, ci sono degli interventi che riguardano edifici che sono sottoposti a tutela e quindi hanno necessità sicuramente di essere salvaguardati e anche la recinzione in quei casi, anche il rifacimento di un'opera accessoria in quei casi è giusto che sia sottoposta a una vigilanza. Poi ha parlato della riduzione dei costi di costruzione che potrebbero in qualche maniera rappresentare un incentivo.

Anche in questo caso credo che si stia parlando di una delle poche entrate dei comuni perché i costi di costruzione sono una di quelle entrate che i comuni hanno che naturalmente sono in funzione della possibilità o meno di fare attività edificatoria e con questa legge, in effetti stiamo andando a limitare anche questa capacità edificatoria.

L'ipotesi di prevedere degli incentivi con una riduzione dei costi in legge, credo che non sia una cosa condivisibile in considerazione appunto che sono dei costi determinati dai consigli comunali e sono dei costi sui quali i comuni sicuramente contano e sono destinati credo nella stragrande maggioranza dei casi a interventi comunque di utilità pubblica e sicuramente non destinati a cose secondarie per la gestione del paese e del luogo dove essi abitano e amministrano. Nel caso specifico dell'area destinata ad attività sportive e ricreative senza creazione di volumi è uno di quei casi dove effettivamente un cittadino, un'associazione, un qualcuno che intende fare delle attività non entra nelle casse dei comuni praticamente nulla perché gli oneri concessori vengono calcolati sui volumi e sulla superficie. Se non si crea volume, se non si copre superficie anche il costo che è a carico del richiedente è pari a zero. Quindi direi che queste sono cose che vanno preservate perché chi intende fare un intervento leggero com'è su aree sportive e ricreative credo che non debba essere sottoposto a pagamenti, anche perché quelle aree sicuramente hanno una destinazione di utilità pubblica che è di gran lunga superiore al costo che eventualmente si potrebbe andare a chiedere di pagare ai richiedenti. Quindi annuncio il voto favorevole sull'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Antonio Solinas. Ne ha facoltà.

SOLINAS ANTONIO (PD), relatore di maggioranza. Volevo, prima di continuare la discussione, annunciare qualche emendamento orale se l'aula è d'accordo tenuto conto anche degli interventi della minoranza che come vedete non siamo sordi, ascoltiamo quelle proposte che siano accoglibili. Mi verrebbe da dire che qualche intervento è inutile anche ascoltarlo perché qualcuno che è stato fatto il primo giorno ad oggi modifica solo il numero dell'articolo e basta, però per quegli interventi che sono interventi seri e propositivi e sono finalizzati al miglioramento della norma vengono certamente accolti da questa maggioranza. Il primo emendamento orale sarebbe questo: il punto d) dell'articolo 6 al primo comma "muri di cinta e cancellate" di toglierlo dalla SCIA e spostarlo ad "interventi di edilizia libera". Quindi diventerebbe il punto g) del comma 2 dell'articolo nove. Poi per quanto riguarda la lettera k) sempre del comma 1 dell'articolo 6 dove c'è scritto "serre mobili stagionali", cassare le parole "mobili stagionali" e quindi il punto k) diventerebbe "serre provviste di strutture in muratura e serre fisse funzionali allo svolgimento dell'attività agricola".

Accogliendo anche al punto 4) sempre dell'articolo 6 dopo la lettera i) cassare le parole "ove l'intervento riguardi opere di superficie superiore a 25 metri quadri".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Sardegna). Io prendo la parola perché vorrei che lei rassicurasse l'aula e me stesso in ordine a questi emendamenti che vengono presentati di volta in volta. Non so chi è che tiene la regia di questo provvedimento, penso che questo provvedimento abbia una logica e una sequenza, man mano che stiamo andando avanti nell'approvare gli articoli, alcuni di questi articoli confliggono con gli emendamenti che vengono presentati negli articoli successivi. Per esempio l'articolo 7 con l'articolo 19 hanno un'interrelazione, sono coordinati perché trattano la stessa materia, l'articolo dice una cosa, se approviamo l'emendamento presentato all'articolo 7 non possiamo più approvare l'emendamento o l'articolo 19. Poi in alcuni di questi emendamenti, Presidente, c'è scritto che non si prevede aumento di spesa, sono tutti così. Chi è che sta valutando l'aumento di spesa? Perché nonostante ci sia la Regione perché io non parlo degli emendamenti sostitutivi e degli emendamenti aggiuntivi, ma quelli dove c'è l'impegno della Regione, dove si modificano le procedure e le procedure portano sicuramente ad un esborso maggiore, vorrei (...) chi è che deve vidimare che non servono soldi per applicare quel determinato emendamento sulla legge. E' un giudizio che deve esprimere la Presidenza della Regione. Per il resto onorevoli Assessori della maggioranza sappiamo tutti dove esistono i contrasti, voi conoscete quali sono le nostre proposte, noi conosciamo quali sono le vostre proposte, molti di voi condividono le nostre proposte, non possono dirlo ufficialmente, ma è così. Chi deve fare le proposte per uscire dall'impasse è la maggioranza di governo, io non voglio insegnare niente a nessuno ma mi sembra il minimo. E' inutile stare lì a cincischiare, a dire vedremo vedremo vedremo, o siete in condizioni di fare la proposta o non siete in condizioni di farla. Ma è inutile dire come sento dire: "Vi abbiamo chiesto tante volte quali sono le vostre..." Le conoscete benissimo come noi conosciamo le vostre.

PRESIDENTE. Solo per rispondere e rassicurarla sul suo intervento, la Presidenza sta controllando tutti gli emendamenti che sono stati presentati e quindi se ne valutata l'ammissibilità e valuta le coperture di spesa, così come valuta l'altra questione che ha posto giustamente lei: i rapporti tra i vari emendamenti. Questa questione è tutta considerata nell'ammissibilità.

Ha domandato di parlare il consigliere Gianluigi Rubiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RUBIU GIANLUIGI (Area Popolare Sarda). Apprezziamo i gesti della maggioranza quando rendendosi conto di aver commesso un errore porta le sue dovute correzioni, le persone intelligenti fanno così, per questo ci complimentiamo con il collega Solinas per averlo fatto. Però alcune considerazioni, più leggiamo questa legge più scopriamo che non è stata sicuramente letta da persone esperte ma probabilmente è stata scritta anche con molta fretta e la fretta regna nelle cose che voi maggioranza state facendo. Devo fare degli esempi. Mi riferisco al PSR, il PSR è stato inviato il 24 luglio del 2014 alla Commissione europea e nel mese di novembre la Commissione europea ha risposto alla Regione Sardegna. In quest'Aula non è ancora emerso il perché ha risposto ma soprattutto quanti sono gli errori, perché di errori si tratta, che sono indicati nel PSR. Bene, la Commissione europea ha formulato 346 formulazioni, quindi sono errori, riportati nel PSR, 346 errori. Quindi voglio dire, ma noi dobbiamo lavorare con la fretta pensando di fare porcate per poi venire ridicolizzati dalla Commissione europea in questo caso, ma impugnata la legge sull'agricoltura qualche mese prima, perché la fretta, adesso con la legge sull'edilizia stiamo commettendo lo stesso identico errore. La fretta, questo ci porterà a commettere anche qui una serie di ingenuità. Quella che citava il collega Tedde è anche questa ridicola, manca la parola chiave delle opere altrimenti su aree sportive cosa dobbiamo fare? Qual è l'aggettivo, qual è il motivo, qual è l'oggetto? Non si capisce, è proprio scritta con i piedi, senza fermarsi un attimo a ragionare di che cosa stiamo parlando. Ecco perché insistiamo ancora una volta nel proporre: fermiamoci, riportiamo questa legge in Commissione, facciamo le dovute considerazioni, cerchiamo di velocizzarci, ci diamo dei tempi almeno per la Commissione, però va riporta in Commissione e riletta come stiamo facendo adesso, articolo per articolo, a meno che non ufficializziamo una volta per tutte che questa è una riunione di commissione allargata l'intero Consiglio, allora forse riusciamo anche a lavorare con più serenità. Ecco, domani mattina non convochiamo il Consiglio, Presidente, faremo una riunione di commissione allargata a tutti i consiglieri regionali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Efisio Arbau per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARBAU EFISIO (Sardegna Vera). Presidente, colleghi, giusto anche per spezzare un po' il clima perché l'onorevole Fasolino legge spesso gli sms, io in questi giorni ho ricevuto una sola telefonata, e per assurdo era di un signore, sto parlando di un fatto vero, di un signore che mi ha detto: "Bravissimi, tenete fermo il lotto dei 3 ettari, così affianco non avrò nessuno che mi disturba con costruzioni nuove". È un povero operaio che è riuscito a costruirsi una casa in zona E. Lei, onorevole Cherchi, è sempre malizioso, le piacciono le case bianche, ma questa è una casa gialla. Per dire come le aspettative da fuori questo palazzo sono tantissime, sono plurime, e noi dobbiamo trovare la sintesi per interessi generali ed astratti, e questo stiamo provando a fare nonostante sia difficile. Con questo intervento però voglio sottolineare per l'ennesima volta che è una cosa brutta, che non qualifica quest'Aula utilizzare dei termini che sono squalificanti. Non tanto tra di noi, possiamo dirci quello che vogliamo, ma non facciamo riferimenti a chi ha lavorato alla legge che sapete benissimo che sono persone valide, che conoscono la materia e che rispondono naturalmente al linee direttive politiche di cui noi ci assumiamo le responsabilità. E' inutile dire cerchiamo chi ha scritto, questo genio, questo e quest'altro, perché se andiamo a vedere cosa hanno scritto altri in quest'Aula nos ponimos a pranghere puru! E nos appunzamos, si narada in sardu, come se fosse morto qualcuno. Quindi teniamo un comportamento che sia lineare, sereno e discutiamo degli argomenti. E onorevole Cherchi, tanto lei è diventato il mio punto di riferimento anche perché è stato Assessore all'agricoltura e sa il mio debole per il settore, io non mi ricordo grandi iniziative dove avete esercitato questa potestà legislativa sarda con forza, e che avete determinato questo cambiamento epocale in Sardegna, non lo ricordo, siete stati… Eh, sa legge 4 este una cosa de dettatura de Berlusconi, pogaridade. Ajò! Dai non scherziamo, perché lo hanno fatto anche le regioni rosse. Quindi riportiamo i termini sulle questioni fondamentali, discutiamo del merito, abbiamo tempo oggi, domani e domenica!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pietro Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Allora, ma ogni parte politica risponde del proprio operato, noi rispondiamo del nostro, per rispondere all'onorevole Arbau, degli effetti che il Piano casa varato dalla Giunta di centrodestra ha prodotto, a detta non solo della opposizione ma di tutte le associazioni interessate, perfino di quei cittadini. Sono d'accordo con l'onorevole Arbau quando dice che dobbiamo legiferare in termini generali, in termini astratti. Vivaddio, questa è la funzione della legge, ci mancherebbe altro che si ritorni alla legislazione che tenga conto della costruzione di qualcuno che intende abbattere boschi, o intenda ampliarsi la casa, o non essere disturbato nell'agro che lui ha già edificato perché qualcuno lo possa disturbare, e ci mancherebbe altro. Noi siamo per tutelare indistintamente il patrimonio urbanistico ed edilizio, migliorarlo anche qualitativamente, ma non possiamo certamente però arretrare, non possiamo ipotizzare di intervenire facendo, guardate, un'operazione ve ne renderete conto se come sarà probabile, fra una settimana, un mese, non so quando vi approverete questa legge, voi vi troverete e farete trovare i sardi nella condizione veramente di non capire nulla in materia, perché ci sarà una sovrapposizione e una confusione delle norme che state approvando che creerà non pochi problemi interpretativi. Cioè voi state con questa norma sottoponendo ad una procedura macchinosa anche la possibilità che uno installi una caldaia. Ma vi rendete conto di che cosa state facendo? L'onorevole Solinas, in un attimo giustamente di resipiscenza, dice ma togliamo i muri di cinta, le cancellate, ma guardate anche le cose che state facendo dopo. Ci sono i colleghi di SEL che hanno presentato un emendamento per eliminare le lettere i) e k) giustamente, ma onorevole Solinas, lei in un emendamento ha proposto l'eliminazione dell'inciso, al punto 4, ove l'intervento riguardi opere…

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Attilio Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Presidente, ma all'onorevole Arbau volevo dire che quando mi sento di dare poca fiducia a qualche personaggio che scrive, non mi riferisco ai ghostwriters, per carità, quelli scrivono su commissione, io mi riferisco a chi invece, dicendo che spreme le meningi, propone a chi scrive materialmente cosa scrivere. Il povero cristo, come l'ho detto all'inglese, che si mette lì a scrivere da amanuense, o forse se conoscitore dalla materia cercando di raddrizzare un po' le cose, ma quando parte con la mente storta da chi la propone è difficile poi raddrizzare anche quella materia che viene estesa. Quindi è qualcosa di diverso proprio che dà l'idea di quello che… E se così non fosse non si capirebbe come mai ci sono tanti emendamenti non ostruttivi nel dibattito, ma che vogliono portare un attimino di saggezza, che vogliono portare un po' di tranquillità nella gente che in futuro andrà per necessità a trovare soluzioni in quella norma, norma oggi impossibile da interpretare, difficilissima da capire, con contraddizioni nei termini e nei riferimenti, con copiature così fatte a casaccio sulle norme nazionali. Non si capisce, este propriu su casu de du narrede, su babbu con su fillu. Non si cumprennede! Cioè voglio dire che se qui non incominciamo a fare tabula rasa di tanta imbecillità di cui ci riempiamo la testa e avere tranquillità d'animo, e ragionamento fisso a quello che è il tema che si discute, non avremo nessuna possibilità di dare risposte serie per il futuro.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 161.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 162.

Ha domandato di parlare il consigliere Ignazio Locci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOCCI IGNAZIO (FI). Dichiaro il voto favorevole all'emendamento e mi corre anche l'obbligo di segnalare che gli emendamenti, quegli orali che dovevano servire per mettere ordine, venire incontro alle esigenze, alle segnalazioni, alla collaborazione, qua si rischia di peggiorare la norma, ovviamente questo è un mio personalissimo punto di vista, ci mancherebbe altro, da una parte non rispettiamo i limiti che ci vengono imposti, quelli temporali quelli che devono dare certezza del procedimento amministrativo o che si trovano ad affrontare i cittadini, noi siamo sempre pronti a richiamare, alla certezza, all'efficienza, all'efficacia del procedimento amministrativo, siamo sempre pronti a scrivere che quando vengono violati questi principi generali che ormai dovrebbero essere già assorbiti non solo da noi ma nella cultura comune di tutti i dipendenti pubblici, tutti i funzionari, noi poi cosa facciamo? Facciamo un recepimento di una norma nazionale, lo facciamo solo in parte, lo facciamo nella parte in cui dobbiamo invece stringere le maglie sulla discrezionalità che hanno i nostri funzionari, quelli che non riescono a dare certezze ai nostri cittadini, quei funzionari che qualche volta lasciano il dubbio ai nostri cittadini che la nostra pubblica amministrazione non applichi il principio dell'imparzialità o comunque non lo applichi allo stesso modo per tutti, lo stiamo facendo non dandogli dei limiti certi di applicazione della legge, lo stiamo facendo lo vedremo dopo, lo vedremo anche quando cercheremo addirittura di dare delle competenze per dare certe autorizzazioni ai consigli comunali, quindi in qualche modo addirittura peggiorando la cosa, ma qui cosa facciamo? Qui addirittura nel comma quarto eliminiamo praticamente la libertà dei tecnici, dei cittadini di dover presentare la dichiarazione di fine lavori per quelle piccole opere al di sotto dei 25 metri quadrati, quindi questo è proprio sintomatico del fatto che volete certamente recepire tutto quello che c'è, non tanto di sbagliato ma quanto certamente di oppressivo il più possibile nei confronti dei cittadini, non pensiamo che sia questo l'atteggiamento da utilizzare per un'Assemblea legislativa nel dover.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (FI). Signor Presidente, questo emendamento dove troverà sicuramente un voto favorevole mi ricorda una favola di Esopo, per lo meno attribuita ad Esopo, la rana e lo scorpione, per chi non la ricordasse la voglio ricordare all'interno di quest'aula. Un giorno una rana incontra uno scorpione, la rana doveva superare, era lì vicino ad uno specchio d'acqua e lo scorpione invece doveva passare da una parte all'altra dello specchio d'acqua stesso e chiede alla rana un passaggio sulla sua groppa, sulla sua schiena, la rana in quello circostanza preoccupata disse: "No, io non ti posso dare assolutamente un passaggio sulla mia schiena, non ti posso portare dall'altra parte perché tu mi potresti pungere e se tu mi pugili poi io muoio". Lo scorpione che aveva davvero la necessità di passare dall'altra parte per poterla convincere utilizzò un'intelligente stratagemma, se io dovessi avere il tuo passaggio e quindi la possibilità di andare sulla tua schiena e se ti dovessi pungere tu moriresti e automaticamente anche io andrei in acqua e quindi annegherei, siccome io non voglio morire non ti pungerò, di conseguenza la rana, convinta dalle parole dello scorpione, fece salire lo scorpione stesso e iniziò la traversata, ad un certo punto la rana però sentì un dolore fortissimo capii che lo scorpione l'aveva punta, si rivolse allo scorpione e gli chiese: "Ma perché mi hai punto, perché mi colpito, così morirai anche tu! Lo scorpione in modo naturale rispose: perché questa è la mia natura. Ecco perché da parte vostra e da parte del centro sinistra non possiamo pretendere di avere risposte di fiducia né tanto meno aperture che possano dare grandi risultati, da questo punto di vista credo che siccome sia la vostra natura noi da questo punto di vista proseguiamo, andiamo avanti e questo emendamento avrà sicuramente il nostro voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Stefano Tunis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (FI). Presidente, nel corso del mio ultimo intervento mi era piaciuto sottolineare alcuni elementi di novità che stavano sorgendo dal dibattito e anche quelle che ho considerato le prime aperture di credito rispetto al fatto che noi non siamo qui per perdere tempo o per fare un cattivo servizio ai sardi, mi rincresce poi negli interventi successivi aver registrato dopo la mia invocazione, prendete la parola, dite qualcosa, invece segni diametralmente opposti, al di là di qualche battuta che io mi posso scambiare con qualche estimato collega con cui c'è anche una frequentazione più assidua in Commissione io so molto bene che non c'è stata da parte dei colleghi della maggioranza un'enorme partecipazione alla redazione di questo testo, più o meno come noi lo avete subito però voi assieme a noi avete una grandissima responsabilità che è quello che senza di noi questo testo non diventa legge, allora visto e considerato che nonostante tutta la buona volontà, nonostante stiamo cercando di venirvi incontro in tutti i modi nell'accelerazione dei lavori, nel cercare di avere un percorso a tappe forzate, questo tempo va usato in maniera più fruttuosa, collega Solinas non è come dice lei, non sono soltanto alcuni interventi, alcuni spunti che possono, è tutto il dibattito, in se, nella sua interezza nella sua complessità e anche nella sua difficoltà che contribuisce a migliorare la norma, io sono convinto che se non fosse data dal dibattito l'opportunità di stare a lungo a riflettere su ogni singolo articolo molto più complicato sarebbe coglierne invece gli spunti migliori, quindi colleghi io credo che ci troviamo ad un bivio, proprio stamattina, proprio quando ci prepariamo a comunicare alle nostre famiglie che resteremo qui per l'intero fine settimana, cerchiamo di essere fruttuosi nell'utilizzo del nostro lavoro perché il tempo che noi abbiamo non c'è stato regolato, è un tempo che abbiamo guadagnato ma del quale dobbiamo rispondere e ne risponderemo soprattutto se faremo ogni sforzo possibile per migliorare ogni parola, ogni virgola di questa norma che andiamo ad approvare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tedde per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Presidente, io credo che questo emendamento vada votato ad occhi chiusi, è uno di quegli emendamenti che costituisce la massima espressione di liberalismo rispetto al dirigismo che invece, al greto dirigismo, che invece esprime la norma nel suo complesso, credo che la norma che con questo emendamento noi andiamo modificare sia una norma fuori dal tempo, sia una norma che nell'ipotesi in cui voi avete avuto il tempo e il modo di riflettere avreste proposto in altro modo perché vi sareste potuti addestrare nell'opera di proposizione di qualcosa di sardo, di qualcosa di originale, di qualcosa di specifico, di qualcosa che esaltasse, che potesse esaltare le prerogative del popolo sardo, bene così non è stato, così non è stato! Stiamo trasformando, o meglio sul solco di una dottrina dirigistica, stiamo continuando a tenere in considerazione le pertinenze in modo abnorme, forse perché c'è qualcuno, o qualche fantasma che aleggia nell'aria, che utilizza la maggioranza o parte di essa come pertinenza; questo è sbagliato, questo è sbagliato. Perché credo voi dobbiate sentirvi liberi di decidere, di scegliere e di normare, di dettare le regole per il popolo sardo non potete assolutamente, io ritengo, consentire a qualcuno che vi tratti da pertinenze, quelle che sono disciplinate dal codice civile, quelle che stiamo discutendo adesso che sono delle cose poste ad ornamento della cosa principale. La cosa principale siete voi mentre altri sono pertinenza e comunque io credo e sono convinto di questo che quest'Aula in relazione alle pertinenze debba mostrare un sussulto di orgoglio, un sussulto di liberalismo sardo che oggi, ma anche ieri nei giorni precedenti non siamo riusciti a dimostrare. Voi avete le capacità, le competenze per farlo se doveste riuscire a liberarvi da questo giogo di colui che vi tratta da pertinenze sicuramente potreste fare anche in relazione a questa norma un buon servizio al popolo sardo. Vi invito ad approvare l'emendamento insieme a noi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Paolo Truzzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TRUZZU PAOLO (Sardegna). Grazie Presidente, per esprimere il mio parere favorevole ovviamente all'emendamento presentato dai colleghi, e anche per approfittare di questi tre minuti per fare una comunicazione di servizio. Presidente, in aula la temperatura è particolarmente bassa, non vorrei che fosse una tecnica per eliminare l'opposizione, non lo voglio pensare, però effettivamente diventa difficile per tutti, e lo dico anche perché la settimana scorsa mi sono beccato l'influenza, quindi vorrei evitare di fare il sabato la domenica a casa ma vorrei passarlo con voi in quest'aula.

Ritornando invece alle questioni che poneva prima il collega Arbau, io penso che abbia ragione e non è giusto dire, richiamare continuamente al fatto che la legge è stata scritta non si sa chi l'abbia scritta, e come l'abbia scritta insomma dare a qualcuno dell'incompetente, però allo stesso tempo è giusto e corretto dire che ci sono delle situazioni, delle caratteristiche all'interno della norma che non sono chiare e quindi il compito anche nostro è quello di andare ad affrontare le questioni cercare di migliorarla e risolverla e le stesse osservazioni e gli emendamenti orali che sono stati fatti più volte in aula in questi giorni sono una testimonianza del fatto che probabilmente si è proceduto con fretta e sarebbe stato meglio affrontare un po' più a fondo le questioni proprio per evitare che poi si scrivano male le cose. E su questo punto di vista vorrei dire che gli emendamenti orali che ha presentato il collega Solinas adesso forse dovrebbero farci accettare la proposta che ha fatto l'onorevole Floris, perché tutte queste cosettine che creano scompiglio potrebbero tranquillamente essere riviste e in qualche modo essere corrette in Commissione che penso che sia il luogo più opportuno dove affrontarle.

Un'ultima cosa serre mobili stagionali, il collega Solinas ha appena chiesto di cancellare la parte mobile stagionale. Io volevo dire invece al collega Rubiu che a me è capitato di vedere delle serre mobili stagionali quand'ero piccolo due piani sotto casa mia abitava un ragazzo, ero il figlio di un militare tedesco, e non passava giorno che non chiedessi ai miei genitori di poter andare a giocare a casa sua perché aveva una collezione di quegli omini piccolini che c'erano un tempo i Playmobil con i quali io mi divertivo molto. Ecco io in quell'occasione ho visto una serra mobile stagionale.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Truzzu, gli Uffici stanno già provvedendo per quanto riguarda la temperatura dell'aula.

Ha domandato di parlare il consigliere Gian Luigi Rubiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RUBIU GIANLUIGI (Area Popolare Sarda). Grazie Presidente, ovviamente favorevole al comma 1 lettera F dell'articolo 6 perché il tema della pertinenza è un termine complicatissimo dove le pertinenze sono in assoluto il tema più difficile e dove più di tutti si presta a quella discrezionalità che i funzionari degli Uffici comunali o chi per loro spesso interpretano e quindi dobbiamo cercare di cancellare assolutamente questa norma. Per fare un po' di sintesi su cosa è la pertinenza sotto l'aspetto del codice civile: la destinazione deve essere caratterizzata dal requisito della durevolezza intesa nel senso che pur non essendo necessaria la permanenza o rapporto pertinenziale non può essere né occasionale e né temporanea, la pertinenza è caratterizzata dall'oggettiva destinazione di una cosa a servizio o ad ornamento di un'altra e dalla volontà del titolare della cosa principale ad esso legittimato o orientata dalla costituzione di un rapporto di complementarietà o strumentalità. Come possiamo vedere è una materia estremamente complessa. Quindi questo è uno dei motivi che mi spinge sicuramente a votare favorevolmente per l'emendamento, per la soppressione di questo articolo che non ha nulla a che vedere con l'articolo 6 con questa norma urbanistica. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Angelo Carta per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CARTA ANGELO (Psd'Az). Grazie signor Presidente, annuncio il voto favorevole all'emendamento soppressivo della lettera F del comma 1 dell'articolo 6 e nel frattempo però approfitto anche perché la cosa che ci ha ricordato l'onorevole Arbau che dobbiamo improntare i nostri interventi agli interessi generali e astratti credo che sia un richiamo corretto e giusto, è un richiamo al quale dovremo fare tutti quanti attenzione. Se tutti facessimo attenzione prendessimo questo come orientamento per i nostri interventi credo che bene farebbe la maggioranza anche a cogliere quello che l'onorevole Floris ha prima proposto, cioè che la maggioranza faccia una proposta sulla base della quale si possa discutere con la minoranza e sulla base della quale si possa trovare un accordo per esitare questo disegno di legge modificandolo nelle parti nelle quali, appunto, per interessi generali e astratti che devono guidare la nostra azione si possa veramente fare l'interesse di tutti i sardi.

Per quanto riguarda gli emendamenti orali fatti dall'onorevole Solinas Presidente della Commissione credo che il suggerimento dell'onorevole Truzzu sia da prendere alla lettera e averli scritti anche così che si possano vedere, valutare e capire dove vanno a incidere ed evitare che si complichi ulteriormente una legge che già di per se stessa è già abbastanza complicata.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Carta provvederò per il tramite degli Uffici a far consegnare gli emendamenti orali dell'onorevole Solinas a tutti i consiglieri.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 162 soppressivo parziale.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio non approva).

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Stefano Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (FI). Presidente, sull'ordine dei lavori. Proprio i lavori si svolgono in aula; siccome pochi minuti fa su sua indicazione siamo stati richiamati a rientrare perché si stava per votare non mi sembra un comportamento ritualmente perfetto. Quindi chiedo la cortesia alla Presidenza di lasciare che l'Aula svolga le sue dinamiche interne e adiacenti senza ingerenza…

PRESIDENTE. Grazie onorevole Tunis, siete stati richiamati perché si sentiva brusio.

TUNIS STEFANO (FI). Scusi, Presidente, siamo stati richiamati testualmente perché stavamo per votare.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge: "Norme per il miglioramento del patrimonio edilizio e per la semplificazione e il riordino di disposizioni in materia urbanistica ed edilizia". (130/A)

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 163.

Ha domandato di parlare il consigliere Ignazio Locci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOCCI IGNAZIO (FI). Intanto annuncio il voto favorevole all'emendamento, Presidente. Mi pare che qui non si voglia, quest'Aula non voglia comprendere un aspetto, la SCIA sarà da domani il procedimento per tutti che dovrà essere attivato presso lo sportello unico per l'edilizia, che da sperimentazione in Sardegna diventerà anche qua finalmente una conquista di modernità per tutto il settore dell'edilizia. Non vogliamo capire questa cosa, perché penso io? Perché mi pare veramente strano che abbiamo voluto fare questa rivoluzione di cui voi siete i guardiani attenti e però non vogliamo far entrare nel nostro ordinamento, a vantaggio dei nostri concittadini e conterranei, i tempi che invece scandisce la legge nazionale. Non si vuole capire, almeno io non lo capisco, come mai a Milano devono avere tempi certi e a Cagliari invece noi e i nostri uffici pubblici consentiamo una larghezza tale che non ha più rispondenza nei tempi che richiedono i nostri cittadini. I nostri cittadini chiedono quantomeno, quando noi declamiamo la guerra alla burocrazia, che è tanto richiamata anche nei programmi del centrosinistra, addirittura c'è un tavolo tecnico presso il Governo regionale che mette dentro tutti i funzionari, niente di più burocratico di quella struttura che intenderebbe sburocratizzare tutto, però poi qui quando veniamo chiamati ci viene data l'opportunità di semplificare le cose, quando ci viene data l'opportunità di dare un contributo di chiarezza alle norme di legge, noi rinunciamo e scriviamo direttive e circolari che lasciano il più ampio arbitro…

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tedde per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TEDDE MARCO (FI). Io più mi addentro nei meandri oscuri di questa legge o di questa proposta di legge, questo disegno di legge, e più mi accorgo che questo Consiglio regionale non ha la volontà di fare qualcosa di originale, di fare qualcosa di sardo, di fare qualcosa di specifico, di fare qualcosa che rappresenti la nostra specificità e la nostra singolarità, anche in relazione a questa norma che noi cerchiamo di emendare… sento un brusio molto interessante, ma che probabilmente non interessa tutti ma solo qualcuno… anche in relazione a questo emendamento, o meglio alla norma che noi cerchiamo di emendare, devo essere sincero, ci cascano le braccia. Non traspare la benché minima volontà di fare qualcosa di sardo, diteci qualcosa di sardo sotto il profilo normativo, ditecelo. Una volta si diceva diciamo qualcosa di sinistra, dite qualcosa di sinistra, no, non vi chiediamo di dire qualcosa di sinistra, anche se vedo che oggi è sbocciata la rivoluzione dei garofani, diteci qualcosa di sardo quando facciamo le leggi. Voi avete la medesima, la stessa originalità nel proporre le leggi che ha un fotocopiatore o uno scanner, avete la medesima originalità, e io credo che il popolo sardo meriti una rappresentanza parlamentare di ben altro tipo, di ben altra caratura, non perché voi non ce l'abbiate la caratura, quella caratura l'avete, avete le competenze, avete la professionalità, la capacità, l'intelligenza, l'esperienza, ma avete sempre purtroppo questo fantasma che aleggia e che vi da l'imprimatur del fotocopiatore o dello scanner. Non è assolutamente giusto e corretto che voi accettiate di essere trattati come pertinenze. Annuncio il voto favorevole ovviamente a questo bellissimo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (FI). Ringrazio soprattutto l'onorevole Tedde per aver definito, visto che sono il primo firmatario, questo bellissimo emendamento. Bellissimo non certamente in termini estetici, ma sicuramente in termini tecnici, anche perché anche qui dobbiamo dire che effettivamente non è necessario questo genere di autorizzazione a farlo transitare attraverso la procedura della SCIA. Stiamo parlando della realizzazione di impianti tecnologici, stiamo parlando della realizzazione in strutture dove non esistono impianti di riscaldamento, in strutture dove invece vanno rivisti i nuovi impianti di tipo tecnologico magari a livello solare, stiamo parlando di attività che non sono e non hanno necessità del tipo di attività di procedura certificata, perché la procedura certificata ha un suo percorso differente rispetto a quello che può essere invece attivato con una semplice dichiarazione di inizio attività, fatta da un tecnico professionista abilitato. È semplicissimo, diventa tutto molto più veloce, molto più pratico. Quindi non ne capiamo davvero la necessità a questo punto. Io non voglio citare né scanner né tantomeno fotocopiatori, però francamente da questo punto di vista almeno l'aspetto legato alla sardità mettiamolo, almeno noi decidiamo che cosa vogliamo fare, noi sardi, almeno noi che abbiamo voglia di avere una procedura semplificata e rendere l'azione della procedura autorizzativa molto più snella e molto più veloce, almeno da questo punto di vista condividiamola. Non stiamo andando a chiedere qualcosa di particolare o diverso che possa modificare o entrare in contrasto con una norma nazionale, al contrario, queste sono decisioni e libere decisioni perché è potestà del Consiglio regionale e allora accettiamole, prendiamole ad esempio. Quindi quella sardità che è tanto stata utilizzata nella precedente legislatura, soprattutto per rientrare nel ragionamento insieme all'amico Efisio Arbau, l'onorevole Arbau per quanto riguarda le citazioni sull'agricoltura, è stato per noi per anni grande esempio di volontà del portare avanti la promozione dei nostri prodotti con il famoso slogan "mangia sardo e compra sardo", e su questo noi continuiamo a ragionare e continuiamo a lavorare. Continueremo a dire che siamo sardi e abbiamo bisogno di continuare a rimanere sardi nel cuore e nella nostra mente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Attilio Dedoni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). A proposito di ghost writer, di quelli che scrivono per conto di, pensavo se è più colpevole, che ormai è morto, il pilota o il copilota dell'aereo o chi l'ha fatto volare. Io mi chiedo questo, se non si fa il controllo effettivo di ciò che un altro deve fare, si rischia proprio di mettere mano a un copilota la vita di tante persone. Qui siamo alla stessa stregua, diamo in mano a terzi lo scrivere una legge, questa proposta di legge viene scritta come sappiamo che è stata scritta, ma dietro mandato, dietro volontario invito di chi lo manda scrivere, le chiede di scrivere, le impone di scrivere, e abbiamo le contrapposizioni nette, puntuali, precise, come sicuramente stiamo constatando vedendo le contraddizioni interne a questa norma, l'impossibilità e incapacità forze dell'utenza di poterla usare. Siccome non vedo più il Presidente del Consiglio, e a lui volevo rivolgermi, e mi rivolgerò a lui, al di là del dibattito che abbiamo in corso, io apprezzo il momentaneo Presidente, ma non mi può dare la risposta che vorrei, e la risposta che io vorrei è se il presidente Ganau è stato contattato dal Presidente della Giunta per dirci quando viene a farci visita graziosamente qui, a parlare di Tossilo, perché è inutile che si vada a fare chiacchere!... insomma, sai com'è, vorremmo capire, e siccome non riusciamo a capire, forse lui riuscirà a dipanare queste nebulose che ogni tanto coprono e velano il cielo e non ci fanno vedere esattamente come stanno le cose, se non attraverso delle notizie tramite mass media. Quindi auspichiamo che al più presto, come rientra, ci dica quello che è successo: se è riuscito a parlare, se i due Presidenti colloquiano in qualche circostanza. Grazie, Presidente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Christian Solinas per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SOLINAS CHRISTIAN (PSd'Az). Anche in questo caso, stiamo parlando della lettera g): "Revisione o installazione di impianti tecnologici"… chiedo scusa ai colleghi se disturbo… volevo capire se la lettura che do è corretta. Cioè, "revisione di impianti tecnologici", Assessore, se ho un'unità esterna di una pompa di calore interna che difetta e devo sostituirla, questo si traduce in una revisione, la dovrei assoggettare a SCIA? Ecco, io credo che su queste cose vale la pena metterci un attimino una valutazione in più, perché probabilmente è anche un'opera irrilevante, sia sotto il profilo urbanistico che edilizio. Diverso potrebbe essere il ragionamento sulla realizzazione dei volumi tecnici, che sicuramente hanno bisogno di un passaggio in più, ma proviamo un attimo tutti a ragionare sulla portata di questo articolo, perché se devo mettere su una SCIA per sostituire l'unità esterna delle pompe di calore, o lo scaldabagno a gas che sta nella piccola veranda, diventa veramente un appesantimento eccessivo. Quindi io direi, se ci sono gli elementi per rassicurare rispetto ad una cattiva lettura da parte mia del testo normativo, oppure fermiamoci davvero un attimo per modificarlo in termini più consoni all'entità dei lavori che si dovrebbero fare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Angelo Carta per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CARTA ANGELO (PSd'Az). Grazie, signor Presidente. Annuncio sicuramente il voto favorevole a questo emendamento, e in merito alla lettera g), ma anche in merito a quant'altro riportato in questo articolo della legge, io parto da un presupposto di una una certezza: conoscendo lo staff dell'Assessore, conoscendo i dirigenti dell'Assessorato non ho dubbio alcuno che la legge sia stata scritta bene, conforme e assolutamente inattaccabile dal punto di vista formale, perché loro fanno quel mestiere, fanno quel lavoro, fanno dei testi di legge che siano perfetti. Naturalmente il testo di legge discende da una volontà politica, è chiaro, visto come è arrivato in Commissione, anche la volontà politica dell'Assessore che ha trasferito i suoi collaboratori era corretta, perché quello che è arrivato in Commissione andava bene. Ora veniamo alle modifiche e alle conseguenze che esse comportano. Allora, alla lettera g) credo che quando uno la legge dica: "Come! Revisione e installazione di impianti tecnologici al servizio di edifici e attrezzature esistenti e realizzazione di volumi tecnici", che si rendano indispensabili, tra l'altro, sulla base di nuove disposizioni, ma come è che stiamo andando a complicare la vita! C'è questa volontà politica? Hanno sbagliato a scriverla? Non hanno sbagliato a scriverla, e la volontà politica non era questa. Allora, visto che stiamo andando a complicare la vita, cerchiamo di modificarla, cerchiamo di fare di questa legge una legge più semplice, di escludere dalla SCIA quelli che sono gli interventi che possono essere fatti, che sono stati sempre fatti senza una comunicazione certificata, come quella che stiamo in questo caso introducendo per interventi che sono assolutamente giusti, appropriati e in alcuni casi indispensabili e necessari per la vivibilità degli immobili sui quali si vanno ad effettuare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Roberto Deriu. Ne ha facoltà.

DERIU ROBERTO (PD). Presidente, volevo dirle che anche noi dell'estrema sinistra abbiamo diritto a chiedere la parola, quindi se lei guarda solo a destra, difficilmente ci può vedere. Volevo dire che, secondo quanto stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo a me risulta che alle ore 14 la seduta debba essere interrotta, quindi volevo chiedere conferma di questa eventualità.

PRESIDENTE. Sì, onorevole Deriu, alle 14 la seduta verrà interrotta, sta tornando il presidente Ganau per le comunicazioni.

Metto in votazione l'emendamento numero 163.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 163.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 164.

Ha domandato di parlare il consigliere Ignazio Locci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOCCI IGNAZIO (FI). Io insisto, insisto e insisto ancora perché, caro onorevole Demontis, mi rivolgo a lei, mi scusi, perché so che a lei è caro il tema della certezza del diritto ed è caro a lei anche il tema dell'efficienza.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GIANFRANCO GANAU

(Segue LOCCI IGNAZIO.). Allora, colleghi, mi pare che vogliamo da una parte predicare e tentare di dare un vestito anche a questi principi che noi condividiamo in pieno, ma nella pratica, nel momento in cui siamo chiamati a legiferare e a tentare di dare sostanza a questi principi, noi non ci facciamo trovare pronti. Non è assolutamente possibile, ma non è altrettanto accettabile che non siano dati tempi certi a questi procedimenti con una norma di legge. Non è sufficiente richiamarci ai termini generali dati dalla legge sul procedimento e provvedimento amministrativo, che ha ormai 25 anni, perché ogni volta abbiamo la porta aperta a direttive, circolari, regolamenti comunali che non mancano mai, che regolano poi il procedimento amministrativo. Non è possibile che una pratica o un avvio di procedimento amministrativo, determinato a distanza di parte come quello della SCIA, non abbia una risposta in tempi brevi, perché, come voi stessi avete detto si tratta di piccoli interventi, piccole opere eccetera eccetera, però vogliamo lasciare i lacci e lacciuoli che invece più precisamente sarebbero per le procedure del permesso di costruire. E lo scriviamo anche, io vi invito colleghi ad andare a guardarvi le circolari e le direttive che sono state emanate dalla Giunta regionale nel dicembre 2014 per le sperimentazioni. Voi troverete che con questo articolo e con quelli che verranno dopo non stiamo facendo altro che complicare le cose rispetto ai termini e ai tempi che vengono dati per gli stessi procedimenti dalla norma nazionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (FI). Presidente, il voto è sicuramente favorevole. La norma nazionale, per proseguire la considerazione del collega Locci, effettivamente individua nel caso specifico la possibilità e quindi, da questo punto di vista, devo dire è un percorso anche molto semplificativo, dà la possibilità, anziché di utilizzare una variante in corso d'opera, quindi tutta la procedura per un rilascio di un ulteriore permesso di costruire, la possibilità di utilizzare la procedura della SCIA onde ci fossero delle varianti o variazioni in corso d'opera; l'importante è però che non modifichino né i parametri urbanistici, quindi la dimensione in sé del fabbricato stesso, cioè il dimensionamento delle volumetrie, della superficie coperta, eccetera, e soprattutto quello della destinazione d'uso. Praticamente questo, per dirlo in parole molto semplici, dà la possibilità, ove ci fossero delle semplici variazioni interne al fabbricato, e quindi spostamento di tramezzature o nuova formazione di eventuali locali all'interno della struttura stessa, di procedere, anziché attraverso una variante, semplicemente attraverso una procedura SCIA. Quindi su questo credo che non ci siano grandi considerazioni in più da aggiungere. Quello che però mi lascia perplesso, e lo dico già in anticipo, in modo che così poi quando proseguiranno questo pomeriggio i lavori d'Aula e si avrà la possibilità nel frattempo di ragionare anche sul punto i), proponiamo - e lo dico al Presidente della Commissione, onorevole Solinas -, nel frattempo, poi ci sarà il periodo di pausa pranzo, così viene definita, la possibilità di inserire anche negli emendamenti orali il punto i), cioè quello che verrà poi dopo, legato alle opere di demolizione. L'opera di demolizione non ha bisogno di una procedura SCIA. L'opera di demolizione ha bisogno, come si faceva un tempo, di una semplice autorizzazione, quindi di una dichiarazione, perché può essere utilizzata e molto spesso viene utilizzata magari per accelerare i lavori di realizzazione di un qualsiasi tipo di progetto in attesa dell'approvazione del progetto stesso, soprattutto quando si devono realizzare o parziali demolizioni o l'eventuale demolizione totale per la ricostruzione del fabbricato. Quindi anche questo può essere utilizzato come attività di semplificazione, recepito dall'Aula e spostato, così come il punto d), all'articolo 9, comma 2, della lettera f).

PRESIDENTE. Il Consiglio è convocato questo pomeriggio alle ore 15.

La seduta è tolta alle ore 13 e 58.