Seduta n.78 del 11/03/2015 

LXXVIII Seduta

(ANTIMERIDIANA)

Mercoledì 11 Marzo 2015

Presidenza del Presidente Gianfranco GANAU

La seduta è aperta alle ore 10 e 27.

FORMA DANIELA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 27 febbraio 2015 (75), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Fabrizio Anedda, Efisio Arbau, Anna Maria Busia, Raimondo Perra, Luca Pizzuto e Paolo Zedda hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana dell'11 marzo 2015.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Annunzio di interrogazione

PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interrogazione pervenuta alla Presidenza.

FORMA DANIELA, Segretaria:

"Interrogazione Carta, con richiesta di risposta scritta, sulle richieste di pagamento inviate in questi giorni da Abbanoa ai sardi e sugli accordi di conciliazione non attuati". (314)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gianluigi Rubiu. Ne ha facoltà.

RUBIU GIANLUIGI (Area Popolare Sarda). Ieri al secondo punto all'ordine del giorno c'era la mozione numero 92 sul Refresh. Non c'è traccia stamattina, non si vede l'Assessore, ci preoccupa perché soprattutto ancora una volta il Consiglio regionale disattende quelli che sono i problemi legati al mondo dell'agricoltura. Credo che questa non sia una volontà da parte di nessuno, però gradirei capire il motivo che ha indotto anche lei nella scelta di modificare l'ordine del giorno di ieri e soprattutto il perché questo tipo di mozione non è stata trattata.

PRESIDENTE. Sì, avevamo concordato in Conferenza dei Capigruppo che avremmo dedicato alle mozioni la giornata di ieri. In realtà le mozioni si sono prolungate rispetto ai tempi che ci eravamo dati, abbiamo deciso di proseguire oggi e oggi non c'era la disponibilità dell'Assessore dell'agricoltura, per cui la mozione non è stata messa in discussione e abbiamo dato priorità alle mozioni sul dimensionamento scolastico e poi procediamo con la legge numero 130, così come d'accordo, e la mozione che riguarda l'agricoltura va in coda a questi argomenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Daniele Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE (SEL). Presidente, io vorrei chiedere dieci minuti ulteriori prima di iniziare perché so che alcuni colleghi hanno avuto dei problemi per la manifestazione dei sindaci di Abbanoa e ancora non sono riusciti ad arrivare. Dieci minuti e poi iniziamo.

PRESIDENTE. Siamo già in ritardo di mezz'ora, consigliere. Io credo che quando il Consiglio è convocato alle ore 10 cinque minuti di tolleranza siano anche troppi.

COCCO DANIELE (SEL). Ha ragione.

PRESIDENTE. Quindi inizierei con i lavori e arriveranno dopo, visto che c'è questo problema.

Discussione congiunta e non approvazione delle mozioni PITTALIS - DEDONI - RUBIU - FENU - SOLINAS Christian - CAPPELLACCI - CHERCHI Oscar - FASOLINO - COSSA - CRISPONI - LOCCI - PERU - RANDAZZO - TEDDE - TOCCO - TUNIS - ZEDDA Alessandra sul piano di dimensionamento delle istituzioni scolastiche, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento. (114), DEDONI - COSSA - CRISPONI - ZEDDA Alessandra - TEDDE - FASOLINO - RANDAZZO - TRUZZU - FENU - SOLINAS Christian - PITTALIS - CAPPELLACCI - PERU - CHERCHI Oscar - TUNIS - RUBIU - OPPI - PINNA Giuseppino - TATTI - FLORIS - LOCCI - TOCCO - CARTA - ORRÚ sul piano di dimensionamento scolastico regionale, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento. (118) abbinate all'interpellanza ARBAU, sulla convocazione di conferenze programmatiche sulla scuola, quale azione propedeutica alla definizione delle linee guida relative al dimensionamento della rete scolastica regionale 2015-2016. (48/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta delle mozioni numero 114 e 118 e dell'interpellanza numero 48 sul tema del dimensionamento scolastico.

(Si riporta di seguito il testo della mozione numero 114, della mozione numero 118 e dell'interpellanza numero 48:

Mozione Pittalis - Dedoni - Rubiu - Fenu - Solinas Christian - Cappellacci - Cherchi Oscar - Fasolino - Cossa - Crisponi - Locci - Peru - Randazzo - Tedde - Tocco - Tunis - Zedda Alessandra sul piano di dimensionamento delle istituzioni scolastiche, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- secondo quanto si apprende dalla stampa, con la delibera n. 5/26 del 2015 "Piano di dimensionamento delle istituzioni scolastiche e di ridefinizione della rete scolastica e dell'offerta formativa per l'anno scolastico 2015/2016", la Giunta regionale ha soppresso le cosiddette "pluri-classi" in 29 comuni della Sardegna;

- il primo punto del programma elettorale del Presidente Pigliaru intitolato "Più scuola e più opportunità", attribuiva al dimensionamento scolastico una condizione di incertezza e disagio per famiglie e insegnanti;

- durante la campagna per le regionali del 2014 lo stesso Presidente, durante un incontro con gli studenti, affermò: "Se la legge sulla scuola ci dà la sovranità per intervenire, dobbiamo farlo per non subire il caos e le problematiche di ridimensionamenti scolastici fatti da altri senza criteri comprensibili";

CONSIDERATO che, secondo la "Ricerca valutativa sull'impatto delle politiche regionali contro la dispersione scolastica", pubblicata nel luglio del 2011, dal Nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblici della Regione autonoma della Sardegna in collaborazione con l'Università degli studi di Cagliari, "Le distanze tra i centri abitati e l'organizzazione del sistema del trasporto pubblico spesso inadeguata per le esigenze della popolazione studentesca costringono i giovani ad affrontare lunghi spostamenti, con orari di collegamento tra l'abitazione e la scuola non sempre coerenti con la programmazione degli orari dei corsi di studio";

RILEVATO che:

- il presunto risparmio per le casse pubbliche, peraltro singolare per una Giunta regionale che nel suo programma ha indicato la scuola come una priorità, in concreto si traduce in un aggravio delle spese e dei disagi per le famiglie sarde coinvolte;

- la Giunta regionale non ha ancora spiegato i criteri seguiti per la selezione delle classi da sopprimere;

- pertanto le scelte operate, analogamente a quanto già avvenuto per quanto attiene alle opere cantierabili, rischiano di determinare delle disparità tra territori e territori, tra comuni e comuni;

- è necessaria la convocazione di una seduta straordinaria del Consiglio regionale, aperta alla partecipazione dei sindaci interessati, delle associazioni degli enti locali, dei sindacati e delle associazioni di categoria,

impegna il Presidente della Regione

1) a ritirare il piano di dimensionamento scolastico, approvato con la delibera n. 5/26 del 2015;

2) a prevedere già nella finanziaria 2015 gli stanziamenti per scongiurare la chiusura delle classi per l'anno scolastico 2015-2016. (114)

Mozione Dedoni - Cossa - Crisponi - Zedda Alessandra - Tedde - Fasolino - Randazzo - Truzzu - Fenu - Solinas Christian - Pittalis - Cappellacci - Peru - Cherchi Oscar - Tunis - Rubiu - Oppi - Pinna Giuseppino - Tatti - Floris - Locci - Tocco - Carta - Orrù sul piano di dimensionamento scolastico regionale, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- il report sulla dispersione scolastica del Servizio statistico del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca pubblicato nel giugno del 2013, basato su dati relativi all'anno scolastico 2012-2013, evidenzia la situazione drammatica dell'istruzione in Sardegna tra le peggiori in Italia;

- nella fascia di età compresa tra i 18 e i 24 anni, l'indice di abbandono scolastico in Sardegna è del 25,8 per cento, il più alto in Italia, a fronte di una media nazionale del 17,6 per cento e del 12,8 per cento nei paesi membri dell'Unione europea;

- per quanto riguarda le percentuali degli studenti a rischio di abbandono, la Sardegna si piazza al penultimo posto in Italia per quanto riguarda l'istruzione secondaria di primo grado, con lo 0,41 per cento, e all'ultimo posto per quanto riguarda l'istruzione secondaria di secondo grado, con il 2,64 per cento;

- i dati dell'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione (Invalsi), relativi al 2014 mostrano, per quanto riguarda la Sardegna, livelli di apprendimento inferiori alla media nazionale in tutte le classi valutate, con un divario che va aumentando con l'avanzare delle classi osservate; nella classe II primaria, le risposte esatte nella prova di italiano sono state il 58,47 per cento contro il 61 per cento della media nazionale, quelle nella prova di matematica il 54,67 per cento contro il 54,60 per cento della media nazionale; nella classe V primaria, il risultato in italiano è il 60,40 per cento contro il 60,99 per cento nazionale, in matematica il 61,53 per cento contro il 62,92 per cento nazionale; nella classe III secondaria di primo grado, il risultato in italiano è il 59,65 per cento contro il 61,37 per cento nazionale, in matematica il 53,89 per cento contro il 57,32 per cento nazionale; nella classe II secondaria di secondo grado, il risultato in italiano è il 60,69 per cento contro il 65,33 per cento nazionale, in matematica il 41,06 per cento contro il 49,24 per cento nazionale;

- i dati del Programme for International Student Assessment dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Pisa-Ocse) relativi al 2012 rilevano negli studenti sardi un livello di apprendimento della matematica di 458 contro il 485 nazionale, un livello di lettura di 464 contro il 490 nazionale, un livello di apprendimento nelle scienze di 473 contro il 494 nazionale;

CONSIDERATO che:

- con deliberazione n. 5/26 del 6 febbraio 2015, la Giunta regionale ha approvato il Piano di dimensionamento scolastico regionale per l'anno scolastico 2015-2016;

- nel piano di cui sopra si contano circa ottanta tra accorpamenti di istituti siti in comuni diversi e all'interno degli stessi comuni, con particolare riferimento in quest'ultimo caso ai centri più popolosi e ai comuni capoluogo, e soppressioni di sedi scolastiche;

- gli accorpamenti e le soppressioni si concentrano principalmente nei comuni più piccoli delle aree periferiche, in cui il costante calo demografico che sta determinando lo spopolamento e la desertificazione di intere zone della Sardegna, ha portato alla diminuzione del numero degli iscritti negli istituti;

PRESO ATTO che:

- i sindaci dei numerosi comuni interessati dagli accorpamenti e dalle soppressioni hanno espresso la loro contrarietà al piano già in fase di elaborazione;

- la Direzione scolastica regionale non ha espresso parere contrario alle proposte alternative avanzate dai sindaci di cui sopra;

- nei comuni interessati dagli accorpamenti e dalle soppressioni, all'indomani dell'approvazione della delibera, è immediatamente partita la mobilitazione degli studenti e delle loro famiglie, contrari al piano imposto dalla Giunta regionale;

- la Seconda Commissione consiliare, titolata a esprimere il proprio parere non vincolante sul Piano di dimensionamento scolastico regionale, il 24 febbraio u.s. ha sentito in audizione l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport;

- nel corso dell'audizione, anche da parte dei commissari della maggioranza, sono stati mossi numerosi rilievi sia ai contenuti del piano che al metodo adottato per la sua elaborazione;

EVIDENZIATO che:

- le soppressioni e gli accorpamenti previsti nel piano sono stati decisi senza tener conto di criteri oggettivi come l'orografia dei territori, le condizioni della rete viaria, la disponibilità dei mezzi di trasporto pubblico e le caratteristiche degli edifici scolastici;

- la Giunta regionale ha promesso, a mezzo stampa, l'acquisto di scuolabus da destinare ai comuni che perderanno le sedi scolastiche, ma allo stato attuale non risulta alcun atto concreto in attuazione di tale dichiarazione;

- non si registra alcun impegno da parte della Giunta regionale relativamente agli altri investimenti necessari per poter dare effettiva attuazione al piano, vale a dire interventi di sistemazione della rete viaria, di potenziamento del trasporto pubblico locale e di ampliamento degli edifici scolastici;

- oltre a una riduzione quantitativa e qualitativa dell'offerta formativa, il piano è destinato a produrre un calo dell'occupazione, poiché comporterà la perdita di posti di lavoro tra il personale docente e amministrativo e tra i collaboratori scolastici, oltre che nell'indotto;

- se anche dovessero essere fatti salvi i diritti del personale dipendente statale con contratto a tempo indeterminato, non si può dire altrettanto del personale precario, in particolare dei docenti non di ruolo e dei supplenti, i quali vedranno notevolmente ridotta la possibilità di trovare un'adeguata collocazione lavorativa nelle scuole sarde;

VALUTATO che

- non può passare inosservato il rapporto tra l'elevato tasso di abbandono scolastico e il ritardo nello sviluppo economico della Sardegna, in particolare per quanto riguarda le zone interne e periferiche e i piccoli comuni;

- non può, altresì, passare inosservata la relazione tra il ritardo di sviluppo di suddette zone e la loro tendenza allo spopolamento, che rischia di determinare la scomparsa di interi paesi e di ridurre a un deserto disabitato, abbandonato e incolto ampie zone dell'Isola;

- la disponibilità di un'offerta formativa diffusa e di qualità è una delle poche armi con cui si può pensare di combattere lo spopolamento e, più in generale, il sottosviluppo dei comparti produttivi, perché è facilmente dimostrabile come un più alto livello di istruzione porta a una maggiore competitività delle imprese in tutti i settori dell'economia;

- la chiusura di numerosi istituti scolastici in tutti i territori determinerà un generale impoverimento della Sardegna, perché si tradurrà in un aumento dell'abbandono scolastico, in una minore efficacia dell'istruzione, in un'ulteriore involuzione del tessuto economico, in un incremento del tasso di disoccupazione e in un decremento del reddito medio dei cittadini;

- prima ancora che un freno allo sviluppo economico, una disponibilità non uniforme dell'offerta formativa determina una sostanziale violazione del diritto allo studio costituzionalmente riconosciuto, poiché crea una disparità nella possibilità di accesso alle istituzioni scolastiche da parte di cittadini residenti in comuni diversi o in aree diverse;

SOTTOLINEATO che:

- il disegno di legge finanziaria per il 2015 presentato dalla Giunta regionale prevedeva tagli agli stanziamenti a favore dell'istruzione per complessivi euro 13.500.000, concentrati in particolare sulla formazione universitaria (euro 8.700.000), sulla scuola dell'infanzia (euro 3.000.000) e sui due enti regionali per il diritto allo studio (euro 2.000.000);

- il disegno di legge è stato pesantemente modificato durante il passaggio nella Terza Commissione attraverso l'accoglimento di diversi emendamenti presentati dalla minoranza, con un incremento complessivo di euro 26.000.000 nelle voci relative all'istruzione;

- si evidenzia una visione politica, da parte della Giunta regionale, che considera l'istruzione principalmente come una fonte di spesa su cui risparmiare, laddove possibile, e non come un investimento in grado, in una prospettiva di medio-lungo periodo, di rilanciare lo sviluppo economico della Sardegna,

impegna il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport affinché

1) sia annullata o quantomeno sospesa la deliberazione n. 5/26 del 6 febbraio 2015 con cui la Giunta regionale ha adottato il piano di dimensionamento scolastico regionale;

2) siano immediatamente avviate le procedure di concertazione con i rappresentanti degli enti locali, degli studenti e delle loro famiglie, dei sindacati di categoria e di tutti gli altri soggetti eventualmente interessati, al fine di apportare al piano i correttivi necessari a soddisfare le istanze di tutti i territori della Sardegna;

3) sia adottato, contestualmente al nuovo piano di dimensionamento scolastico, un programma di investimenti relativi alla sistemazione della viabilità, al potenziamento del trasporto pubblico locale e all'ampliamento degli edifici scolastici, ricorrendo, se necessario, alla variazione di bilancio per recuperare le risorse necessarie, stornandole dalle decine di voci di spesa microscopiche, immotivate e palesemente clientelari inserite nella legge finanziaria per il 2015;

4) pur senza voler percorrere vie eversive, sia presentata una nuova proposta di bilancio di previsione che azzeri ogni possibile voce di spesa e dirotti le relative risorse sugli interventi finalizzati a potenziare l'offerta formativa e l'accesso al diritto all'istruzione, riconoscendo l'essenzialità degli investimenti sull'istruzione e sulla formazione in una logica programmatoria finalizzata al superamento della crisi economica e del sottosviluppo. (118)

Interpellanza Arbau sulla convocazione di conferenze programmatiche sulla scuola, quale azione propedeutica alla definizione delle linee guida relative al dimensionamento della rete scolastica regionale 2015-2016.

Il sottoscritto,

PREMESSO che:

- la Regione è responsabile dell'emanazione delle linee guida sul dimensionamento della rete scolastica, della convocazione del tavolo regionale di confronto interistituzionale e della definizione del procedimento a seguito del raccordo e coordinamento con i piani provinciali;

- in passato, a prescindere dalla casacche politiche, questa funzione è stata spesso esercitata in modo formale, all'ultimo momento e senza una preventiva consultazione dei territori che, anche se non prevista dalla procedura e dalla tempistica imposta dalla legge, appare parte necessaria e sostanziale di un vero piano di dimensionamento;

- come più volte affermato dal Presidente dalla Regione e dalla sua maggioranza, l'istruzione e la conoscenza sono, infatti, alla base di qualsiasi progetto comunitario e, nello specifico, per una regione-nazione come quella sarda rappresentano gli strumenti per costruire un futuro fondato sulle nuove generazioni e sulla propria identità;

- appare, pertanto, necessario tracciare una nuova strada, una nuova visione, con un'attività propedeutica, non prevista per legge, alla formale procedura per la definizione del piano di dimensionamento della rete scolastica regionale, che possa incidere sostanzialmente sulle linee guida che province e comuni, con il supporto degli uffici scolastici, dovranno discutere nelle sedi competenti;

- l'iniziativa dovrebbe essere assunta dall'Assessorato regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, attraverso la convocazione di assemblee aperte a tutti i cittadini e, quindi, anche agli addetti ai lavori nei territori nei quali operano unioni di comuni e comunità montane, al fine di costruire una rete di conferenze programmatiche sulla scuola che pongano al centro della discussione l'offerta formativa e quindi la persona,

chiede di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere:

1) quale sia lo stato di elaborazione delle linee guida in materia di dimensionamento della rete scolastica 2015-2016;

2) se non ritengano necessario e urgente intraprendere, in senso propedeutico alla definizione delle linee guida, l'iniziativa di convocare conferenze programmatiche sulla scuola nei territori governati da unioni di comuni e comunità montane, al fine di porre al centro della discussione l'offerta formativa e quindi la persona. (48).)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione numero 114 ha facoltà di illustrarla.

PITTALIS PIETRO (FI). Anche se in un'aula semivuota, ma è presente l'assessore Firino, alla quale non possiamo che con grande preoccupazione rivolgere un appello perché rimediate urgentemente al disastro che avete posto in essere. Avete fatto un gravissimo pasticcio sul piano di dimensionamento delle istituzioni scolastiche, innanzitutto operando una scelta d'autorità, espressione veramente del più bieco centralismo regionale che non si conosce a memoria di chi frequenta i banchi di questa Regione. Avete cioè fatto calare dall'alto un piano senza avere minimamente avuto la sensibilità di coinvolgere il sistema dei comuni interessati, ma, cosa ancora più grave, è che nella bozza di piano di dimensionamento, nella prima bozza, erano indicati circa 40- 47 comuni e poi d'incanto questi comuni diventano 29, il che sta a significare che c'è qualcosa, anche nel meccanismo che avete approntato, che sicuramente non funziona o comunque c'è qualcosa di molto strano che dovreste spiegarci, perché se esiste un sistema di regole certe allora non si capisce perché il numero sia stato ridotto o forse capiamo molto bene che la selezione dei comuni sia stata fatta a seconda del colore della casacca di quella amministrazione comunale, ed è un fatto gravissimo. È un fatto gravissimo perché avete esposto centinaia di famiglie, avete esposto amministratori locali, sindaci, che debbono giustamente poi contrastare questa situazione, li avete lasciati completamente soli, avete portato a giustificazione le solite motivazioni che davvero stridono però anche con il buonsenso. Allora, Assessore, vede, lo dico a lei, lo dico al presidente Pigliaru che è assente, lo dico alla maggioranza, avete posto l'istruzione e la scuola come primo punto del vostro programma elettorale. Avete pomposamente detto, durante la campagna elettorale, che se la legge sulla scuola ci dà la sovranità per intervenire dobbiamo farlo per non subire il caos e le problematiche per ridimensionamenti scolastici fatti da altri senza criteri comprensibili. Questo l'avete detto voi, l'ha detto il presidente Pigliaru. Oggi voi invece non solo, scusi l'espressione, ve ne fregate, vi disinteressate di quello che avete promesso in campagna elettorale, ma fate piombare il caos in una situazione nella quale dal nord, passando per il centro, fino al sud della nostra isola tutti i sindaci interessati protestano. Protestano per l'ingiusta discriminazione; protestano perché non avete concordato con loro nulla; protestano perché non tenete conto soprattutto di alcune circostanze che sono quelle geografiche, del territorio (non avete assolutamente tenuto conto che i 12 kilometri in alcune realtà non abbiamo le autostrade, non abbiamo le superstrade); non avete approntato un sistema di supporto attraverso anche mezzi pubblici per poter consentire ed eventualmente cercare di limitare il disagio; avete fatto tutto in perfetta solitudine nel chiuso delle ovattate stanze di villa Devoto. Questo, assessore Firino, non va bene e allora noi vi chiediamo di ritirare oggi stesso questo piano. Io mi rivolgo ai settori della maggioranza che pure hanno presentato una interpellanza sul punto perché per quest'anno almeno si consenta una moratoria perché si possa ipotizzare un piano dopo averlo concertato e concordato.

Allora, Presidente anche della Commissione istruzione che ricevette i sindaci ai quali date le pacche sulle spalle, ai quale avete dato assicurazioni che il problema sarebbe stato risolto, bene, stamattina questo Consiglio regionale deve avere un sussulto di dignità perché deve trovare le forme, il modo, attraverso il quale dare un indirizzo all'Assessore e alla Giunta regionale perché si operi in una situazione nella quale si possa avere la garanzia che tutte le famiglie possano mandare i loro figli senza i disagi che questo piano sta creando e determinerà ancor peggio nell'immediato futuro.

Allora, noi la invitiamo, Assessore, a rimeditare quello che avete fatto e a tenere conto che tutti dobbiamo, soprattutto in quei territori dove già lo Stato fa venir meno la sua presenza con la soppressione di importanti uffici pubblici, non vogliamo che anche la Regione (in ossequio ad un principio ragionieristico di contenimento dei costi punto e basta) possa sacrificare soprattutto quei comuni di frontiera, quei comuni delle zone più disagiate che non hanno altri servizi e dove l'istituzione scolastica rimane ancora un importante baluardo della presenza di uno Stato civile, di uno Stato che non si deve disinteressare delle popolazioni. Soprattutto, assessore Firino, smettete di sostituirvi in questo allo Stato centralista, smettete di assumere gli stessi atteggiamenti dei boiardi di Stato. Finitela anche voi con questo centralismo regionale perché è il male che ancora condiziona la vita democratica di questa regione. Pensateci perché state consumando una delle situazioni di disastro che incide sulla formazione soprattutto delle future generazioni e su questo vi invitiamo a rimeditare con urgenza su quello che avete fatto.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori della mozione numero 118 ha facoltà di illustrarla.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Presidente, chi ipotizzava che stamane io sarei venuto qui a fare le "bucce" al lavoro della Giunta non ha capito granché il perché e il per come sia strutturata questa mozione che chiedeva un dibattito in Consiglio su quelle che sono le tematiche relative alla scuola. Vedete, quando ci si azzarda a fare una scelta, così ci pareva... quando finisce l'onorevole Cocco Secondo va bene... dicevo, quello che interessa è che quando si fanno delle scelte, e così pareva nella programmazione della maggioranza: "Scuola, istruzione, università. Primo punto: risorse umane da costruire e da migliorare", io sposo in pieno quella che è questa dichiarazione. Peccato che a tutte queste dichiarazioni iniziali non seguono le attività inerenti e diano un costrutto serio e possibile a questa iniziativa e a quest'idea programmatica.

Vedete, la scuola ha bisogno di essere vista con più attenzione non perché non sia stata prestata attenzione in questa o in altre circostanze, probabilmente non si è colto quello che la scuola vuol significare effettivamente come presenza nei territori della Sardegna, soprattutto quelli più lontani, più interni, con più difficoltà di relazione. Assessore, lei probabilmente non era neanche nata, ma questa è una storia che inizia negli anni '70. Molti non lo sanno e quando si affronta un tema senza conoscere quella che è la storia di quel tema si rischia di andare fuori tema, o perlomeno di non cogliere tutti quelli che sono gli aspetti salienti nella costruzione di una programmazione scolastica attenta e calata nella realtà in cui si vive. Devo dire che negli anni '70 anche i sindacati forse non si accorsero di quello che stavano avallando, sto parlando a livello nazionale come a livello locale. Era il primo dimensionamento scolastico con l'aumento del numero degli alunni all'interno delle classi. Era la prima contrazione di classi che si effettuò all'intero della scuola. Poi si andò mano a mano nel restringere sempre di più. È anche un fattore semantico che quando io parlo di razionalizzazione io penso che sia qualcosa da mettere in ordine, da riorganizzare, ma qui si intende soltanto il restringimento, l'intruppamento, la riduzione sostanziale di quelle che sono le energie finanziarie necessarie a dipanare un sistema produttivo quale quello che la scuola dovrebbe essere in una avanzata società che si richiama alla civiltà e alla cultura. Ora, se questo è vero com'è vero, poi negli anni '80 si è cominciato a calare in Sardegna, e cala oggi e cala domani si è sempre più ristretta. Vedete non si può accettare sempre e tutto, anche nelle vostre delibere io ho letto dei numeri massimi per plesso scolastico o per istituto che non sono quelli più adeguati, vi debbo dire che non è vero che quelli dove c'erano le comunità montane o dove c'erano le zone più toccate sotto l'aspetto sociale ed economico fossero quelli, addirittura si è abbattuto a 300 anziché a 400 e da 900 a 600. Ma bisogna capire esattamente dove io vado ad allocare queste cose. Però mi consenta Assessore anche un richiamo ed una parentesi a quello che non si è fatto come maggioranza di oggi, ma è quello forse che mancava anche ieri di una seria programmazione che veda le istituzioni scolastiche allocate all'interno del sistema degli enti locali e delle autonomie locali, sono due cose diverse, se noi avessimo oggi le Unioni dei comuni formalizzate avremmo certamente un punto di riferimento nel territorio preciso e puntuale e potremmo calare in quella direzione, in quel sito, la scuola con tutte le sue articolazioni. E quando si sa e le assicuro, ero Presidente io della Commissione cultura, feci una lettera alla Giunta regionale chiedendo che allocasse all'interno un finanziamento relativo ai bus, ai pulmini se vogliamo in modo da poter aiutare e sostenere quella che è l'aggregazione scolastica. Non si è fatto allora e non si è fatto adesso e non si conosce quali siano le prospettive in questa direzione.

Cioè io voglio far emergere delle condizioni che non sono quelle che si vanno a rappresentare e vorrei anche dire, non vedo il Presidente della Commissione cultura qui, probabilmente ha altro di più interessante da fare, ma vorrei ricordare che non si può chiudere all'interno di una commissione un dibattito giustappunto neanche dando pacchette sulle spalle a chi viene a protestare legittimamente. Ma quali sono gli indirizzi che ha dato questo Consiglio regionale o questa maggioranza? E non mi sto riferendo agli indirizzi come applicare il dimensionamento scolastico che voi avete fatto. E allora qui apriamo un'altra parentesi, quali sono i rapporti con lo Stato, quali sono le occasioni di dibattito e del capire com'è? Anni 1970-80, dimensionamento delle classi ha voluto significare che hanno preso un'etichetta che spesso il governo nazionale prende da molte cose cioè la Padania, l'Emilia-Romagna dove ci sono paesi che non hanno soluzioni di continuità, uno attaccato all'altro e non è Pompu, e non è Baradili, e non è Soddì o Bidonì con 100 e passa abitanti, sono paesi di 15-20 mila abitanti, uno dietro l'altro. Quello è stato il paradigma che si è poi proposto a livello nazionale, queste sono le difficoltà, ma io lo devo calare nella mia Sardegna, nell'orografia della mia Sardegna, nella viabilità della mia Sardegna, nei trasporti della mia Sardegna e allora sì che i sindaci si imbestialiscono e dicono: "Come faccio io a trovare la soluzione nell'accompagnare i ragazzi da un paese all'altro quando distano minimo 15 chilometri l'uno dall'altro?" Con strade che sono impraticabili, ingovernate dalle province fino a ieri. Ma ci vogliamo rendere conto, trasporti che non sono rispondenti non solo alla scuola, non solo nel dare un servizio alla scuola, ma neanche alla sanità viva Dio, non ci sono trasporti verso i distretti sanitari ancor meno a quelli scolastici. Come si può pensare di fare aggregazioni senza avere una programmazione seria e completa? Vede io non sono venuto qui ad attaccare lei Assessore, me ne guardo bene, perché lei avrà cercato di fare il suo dovere, io voglio attaccare invece un'insensibilità che attraversa tutto il Consiglio sul sistema della scolarità, nel metterla al centro la cultura come crescita civile, come crescita democratica o (...) in queste cose o passiamo a fare dell'altro. E ripeto non si può fare in una commissione in cui non vi sono tutte le forze politiche rappresentate, e considerare che quello che si decide lì sia il Vangelo. C'è necessità come per tutti i grandi problemi che ci sia un dibattito aperto, franco, largo, senza paura di dibattere in modo che si intrecci maggioranza e opposizione, dove si trovino le soluzioni più opportune, dove si diano le indicazioni alla Giunta e all'Assessore di competenza. Ma qui non c'è stato niente e si voleva anche rifiutare un dibattito all'interno del Consiglio pensando di risolvere tutto all'interno della Commissione convocata in fretta e furia perché c'era una mozione da discutere in aula? E' vergogna, è vergogna, questo sì che è vergogna! Che si rifiuti il dibattito in Aula, che si tentino le stradine più oscure dove si può fare di tutto e di più. Siamo franchi e dibattiamo delle cose qui dentro e vediamo di trovare le soluzioni perché siamo pagati per questo e siamo stati eletti dal popolo per non tradirlo nelle sue essenze e nelle sue valutazioni. Allora se queste cose sono vere come sono vere, io invito ad un ripensamento serio, non è una vergogna dire alt mi fermo, verifico, vado a vedere, mi rimetto a contrattare con lo Stato. Con lo Stato si contratta non si ritirano i ricorsi perché si dice per adesso va bene, per adesso va bene che cosa? Stiamo attenti a quello che stiamo facendo, stiamo svendendo l'autonomia, la specificità, la Sardegna siamo svendendo e ce ne accorgeremo quando sarà il momento di vedere l'assestamento di bilancio quanto sarà vero se il risultato sarà quello che qualcuno auspica oppure fa solo campagna elettorale anzitempo. Andiamo a trovare le soluzioni e caliamo i problemi della scuola all'interno del territorio della Sardegna e la Sardegna abbiamo detto e sappiamo com'è fatta e sappiamo le difficoltà che ha, su questo dobbiamo lavorare riscuotendo dal Parlamento nazionale un'attenzione diversa della Sardegna e incentrando in un dibattito serio con il governo quelle che sono le attenzioni necessitate per la nostra Sardegna. Non è soltanto entrate, è una cosa più diffusa, il ragionamento del confronto Stato-regione è molto più ampio, riguarda migliaia di cose non ultimo il fatto che ci sia la decisione che vengano il nucleare o altre scorie qui in Sardegna! Vergogna, non siamo capaci di una posizione di dignità! La scuola se è così viene inquinata e distrutta da un atteggiamento passivo, lassivo, incapace, incoerente di dare risposte e proposizioni per un futuro degno di questo nome. Ma voi, voi siete stati all'altezza? All'interno avete dormito quant'altri perché non si sono risolti e non si risolvono i problemi della scuola. Continuate a dormire, stiamo tranquilli lasciamo che le scelte nazionali siano quelle che governano tutto nella nostra Sardegna, dimentichiamoci che abbiamo questo sistema orografico, dimentichiamoci che non abbiamo strade, dimentichiamoci che non abbiamo trasporti interni ed esterni e poi la gente continuerà ad emigrare senza avere neanche una qualifica, e guardatevi e lo leggo: "Scuola e lavoro, formazione professionale e lavoro, il metodo dell'alternanza, ma ne avete mai discusso?". Lasciate che altre Regioni lo facciano e si facciano pubblicità, è incapacità. Non c'è una proposta di nuova scuola, una proposizione che dica: "Voglio la scuola di domani così", su questo vi sfidiamo, sulle cose che sono alte e hanno ragion d'essere perché parlano di etica e di morale nei confronti di chi ha avuto i voti, di chi è pagato per dare risposte alla gente e dare risposte le più positive possibili.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gianluigi Rubiu. Ne ha facoltà.

RUBIU GIANLUIGI (Area Popolare Sarda). Grazie Presidente. Assessore, lei oggi è qui sola, è stata abbandonata dal Presidente, dai suoi colleghi assessori, tra l'altro in una discussione così importante, molto delicata, che mi permetto di dire la espone anche a una serie di critiche e di considerazioni che non fanno onore né a lei, né all'intera Giunta. La Giunta Pigliaru si è proposta ai cittadini con degli slogan, basati sul ridimensionamento, sull'unificazione e sulla centralizzazione di numerosi servizi pubblici per perseguire i fini di risparmio delle risorse pubbliche e per raggiungere maggiori margini di efficienza. Questo termine efficienza poi ce lo ritroviamo ripetutamente nel vostro programma. Questa Giunta quindi ha nel proprio mirino il terzo settore, quello dei servizi pubblici, quello in sostanza che viene destinato alla fruizione pubblica, cioè coloro che dovrebbero garantire benefici e sostegno ai cittadini. Proprio stamattina ho ricevuto la mail anche di Usala, che ancora una volta contesta quanto fatto da questa Giunta e sui ritardi relativamente al contributo "Tornare a casa", ma questa è una notizia di oggi, fa parte comunque anche questo del sostegno ai cittadini, dello sbandierato sostegno alle famiglie. Durante la discussione sulla sanità abbiamo sottolineato come il dimensionamento delle strutture, gli accorpamenti, la costituzione di poli rappresentano probabilmente la miglior scelta economica per la gestione delle risorse pubbliche, ma allo stesso tempo produce numerosi effetti negativi, diseconomie ed inefficienze per i beneficiari dei servizi, ovvero i cittadini. A noi sfugge questo aspetto, Assessore, che i beneficiari non sono persone estranee, non sono persone extraterrestri, sono i nostri concittadini, i nostri fratelli, i nostri parenti, i nostri amici che devono subire esattamente questo tipo di atteggiamento. In termini d'istruzione la Sardegna ha un grande disequilibrio nel bilancio della dispersione scolastica secondo cui circa 25 ragazzi su 100 non portano a termine il proprio percorso formativo, precludendosi in numerosi casi le opportunità professionali e di crescita per il proprio futuro, ma per l'intera Sardegna direi. Se si considera che la media nazionale si attesta sul 17 per cento si capisce la drammaticità della situazione, per questo bisogna di certo intervenire tempestivamente con urgenza e con attenzione soprattutto ai bisogni dei ragazzi e ai bisogni delle loro famiglie. Per questa ragione, Assessore, ci battiamo sulla difesa delle ventidue pluriclassi situate al centro della Sardegna, più precisamente nei comuni di: Belvì, Torpè, Martis, … Santa Maria Coghinas, … Cordongianus, Erula, Nugheddu San Nicolò, Chilivani, Siligo, Segariu, Piscinas, San Nicolè Gerrei, Gesico, Morgongioli, Siamaggiore, Tramatza, …, Osini e Bassacutena. Ho voluto nominarli non per perdere tempo, ma perché tutti meritano la dovuta attenzione, sono quei Comuni che sono all'interno della Sardegna dove in alcuni casi noi ci battiamo per evitare lo spopolamento di questi territori, invece con questo tipo di atteggiamento non facciamo altro che agevolare lo spopolamento, allontanare i ragazzi dalla scuola e soprattutto farli allontanare dalla politica. Questi Comuni che permettono a 620 ragazzi di ottenere una formazione primaria stando nel proprio comune o nei comuni vicini, garantendo poche spese per le loro famiglie e perché no anche per la comunità. La soppressione e gli accorpamenti delle scuole hanno subito provocato una grossa movimentazione degli studenti. Ahimè, anche domani Cagliari sarà invasa da docenti e da studenti e dalle loro famiglie, e dei sindaci dei Comuni interessati, in accordo con la Direzione scolastica, e questo mostra che la decisione presa dal Governo regionale non persegue affatto l'interesse pubblico e l'efficacia delle risorse, bensì crea maggiori costi e maggiori sacrifici per i cittadini. Insomma è una manovra che non accontenta nessuno e che produce maggiori oneri per la Regione che deve riorganizzare il settore trasporto pubblico (la viabilità poi dalla nostra Sardegna sappiamo tutti com'è) per le famiglie e per i ragazzi, nonché minori entrate per i Comuni. Assessore, questo è vergognoso! Ma il disegno messo in atto dalla Giunta Pigliaru e dal suo Assessore colpisce anche l'università, in particolare abbiamo avuto la testimonianza degli studenti della Facoltà di Architettura di Alghero, sono dovuti ricorrere alla manifestazione sotto il palazzo regionale di qualche giorno fa. Questo fenomeno causerà ritardi o abbandoni dello studio, aggravando le statistiche relative alla nostra Regione, soprattutto rallentando i processi di sviluppo economico legati all'impiego di capitale umano, formato cresciuto e specializzato nella nostra terra. Con queste manovre stiamo palesemente chiedendo ai nostri giovani di scappare dalla Sardegna…

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cesare Moriconi. Ne ha facoltà.

MORICONI CESARE (PD). Presidente, io sono d'accordo con Matteo Renzi quando dice che un dirigente a capo di un'autonomia scolastica è come un sindaco a capo di un'autonomia locale, poi ci sono i sindaci dei grossi centri e quelli dei centri minori e i problemi sono evidentemente diversi l'uno dall'altro. E così anche i problemi delle scuole, le scuole di un centro maggiore hanno problemi diversi rispetto alle scuole dei centri minori, ma non è sempre colpa della spending review. Chiudono le poste, le banche, le caserme, chiudono i piccoli ospedali laddove ci sono, chiude un po' tutto, tutto viene razionalizzato perché ci sono meno soldi, ma non è soltanto un problema di soldi. Per le operazioni bancarie basta un clic, non serve più uno sportello, i giornali si comprano on-line, così come i biglietti aerei, i biglietti dei pullman, ci sono le applicazioni sugli smart phone. Le nuove tecnologie e i loro straordinari vantaggi costano un prezzo e spesso il prezzo maggiore da pagare è un prezzo sociale. Anche nelle scuole le tecnologie digitali stanno producendo una rivoluzione epocale, perché incidono e modificano e rafforzano anche i modelli più avanzati di didattica. Cambia il modo di lavorare, colleghi, lo sappiamo tutti, cambia il modo di viaggiare, di leggere, di produrre cultura, di comunicare, di collaborare anche a distanza. Il mercato elettronico piaccia o non piaccia contribuirà, e lo dico nel senso negativo, a svuotare ulteriormente i nostri piccoli comuni più delle scuole che chiudono. Insidierà le nostre abitudini, il commercio locale e le piccole attività, quelle che animavano ed in parte animano la vita sociale ed economica delle nostre comunità locali. Non è insomma semplicemente lo Stato che sta arretrando, colleghi, è la organizzazione della nostra società che cambia, eppure non ci rassegniamo, e forse facciamo anche bene, e resistiamo, ci ribelliamo ogni volta, un po' come stiamo facendo anche oggi, senza riuscire però a fare niente per cambiare il verso delle cose. Sotto il campanile vorremmo continuare a rivendicare tutto, proprio tutto.

Queste mozioni, collega Pittalis, collega Dedoni, collega Rubiu, sono grosso modo le stesse mozioni degli anni scorsi a parti invertite, e non mi risulta negli anni passati, fatte salve le solite forzature nei piani di dimensionamento di turno, non mi risulta che sia stata mai prodotta a favore della scuola sarda alcuna risposta né strutturale, né di prospettiva, né di cambiamento, mai nessuna risposta. Gli indicatori della nostra scuola ce li raccontiamo tutti i giorni, mattina e sera, e sono i peggiori d'Italia, e sono i peggiori d'Europa. E questo piano di dimensionamento, oggi tanto contestato, non c'entra assolutamente nulla, e noi potremmo anche stravolgerlo questo piano di dimensionamento perché non cambierà assolutamente nulla. Resterà però un dato certo, che è confermato anche dalle indagini di Eurostat, che certifica come il titolo di studio non dà ai nostri ragazzi maggiori opportunità e probabilità di occupazione, non dà maggiori chances di affermazione e di successo nella vita, non dà maggiori rassicurazioni per il loro futuro e non dà praticamente nessun futuro. Forse questo è il problema della scuola, forse c'entra il fatto che il massimo sforzo di politica regionale, in materia di istruzione, si è sempre sostanziato qui in questa discussione, sul piano di dimensionamento, nel tentativo disperato di incastrare nei parametri fissati dallo Stato i nostri ragazzi, inconsapevoli però di ciò che stava succedendo tutto intorno, dell'inadeguatezza generale della nostra scuola, delle inadeguatezze e delle distanze che crescevano tra il nostro sistema di istruzione e quello delle altre regioni d'Italia e d'Europa.

Io sono convinto del fatto che debba essere salvato il salvabile, forse, ma credo che soprattutto occorra cambiare la mira, occorra cambiare gli obiettivi, occorra cambiare il metodo, occorra cambiare i tempi e, forse, occorra cambiare calendario e programma. La proposta che vi faccio, colleghi, la proposta che le faccio, Assessore, e la faccio anche al Presidente della Commissione che non vedo in aula, è di aprire una sessione straordinaria dei lavori in Commissione prima dell'estate - non in autunno, prima dell'estate! - per farci stare, da subito, la discussione del futuro piano di ridimensionamento, o meglio di una legge sul dimensionamento della scuola sarda, da subito, prima dell'estate, da condividere con tutti, con gli operatori del mondo della scuola, con i rappresentanti delle associazioni, degli enti locali, con tutti, però ponendolo al centro di un progetto più complessivo, organico e di riorganizzazione della scuola sarda. Prima dell'estate, non in autunno! Prima dell'estate per decidere se salvare, riaprire o anche chiudere, se proprio fosse necessario, altre pluriclassi o altri plessi se serve, ma sapendo e dicendo con chiarezza, in anticipo, che la Regione Sardegna laddove chiude una pluriclasse, un plesso, non lo fa per chiudere la scuola ma lo fa per aprirne una nuova, più moderna, più funzionale e più adatta ad un fabbisogno che evidentemente è cambiato nei territori e negli ultimi decenni, ce ne dobbiamo fare una ragione, è cambiato il mondo. Allora, per decidere prima dell'estate che le autonomie scolastiche non possono essere la mera sommatoria di plessi, non possono essere la mera sommatoria di alunni, sparsi un po' di qua e un po' di là, ma chiari progetti strategici di istruzione, di formazione, di orientamento che siano coerenti con le esigenze di istruzione di un mondo globalizzato, tecnologicamente cambiato, straordinariamente mutato, ma anche coerenti con le potenzialità e le ambizioni di sviluppo dei nostri territori e della nostra scuola.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ignazio Locci. Ne ha facoltà.

LOCCI IGNAZIO (FI). Io vorrei usare i primi trenta secondi, se mi è consentito, per difendere i lavori della Commissione, sul piano del dimensionamento scolastico. Lo dico senza problemi, la Commissione seconda che è composta di solo sette componenti è da novembre che ha iniziato a discutere e a lavorare sul dimensionamento scolastico della Regione Sardegna. Lo ha fatto poi in maniera più intensa ovviamente nelle ultime settimane perché si è posto all'attenzione di tutto il Consiglio con l'evidente pressione che viene dai territori su ciascuno di noi, il problema più pressante della previsione e della soppressione di alcuni punti di erogazione di servizio, in particolare nei piccoli comuni. Quindi la Commissione lo ha fatto addirittura utilizzando giornate intere ad ascoltare comitati di genitori, amministratori locali, insegnanti, dirigenti scolastici. Insomma il lavoro che è stato fatto, tra l'altro non solo in sede politica, ma anche in sede tecnica con la prima stesura del piano, che poi ieri dovrebbe aver corretto alcuni errori materiali su solo quattro situazioni, ha fatto credo un lavoro che va invece preso nella giusta considerazione perché è stato un grande lavoro politico, un tentativo di dare un contributo alla stesura di questo documento. Poi, probabilmente, questa Commissione che come ha detto bene l'onorevole Dedoni è composta di solo da sette consiglieri regionali, io non so come leggere questo dato perché sappiamo come vengono optate le appartenenze alle commissioni, non so se perché è stata ritenuta meno importante di altre, però questi sette consiglieri regionali che ne fanno parte lo hanno fatto con serietà e con la convinzione di dare un contributo di buon lavoro. Veniamo invece al piano di dimensionamento scolastico, dice delle cose sacrosante l'onorevole Moriconi, forse ci siamo arrivati in tempi troppo ristretti, i pareri che si dovevano dare sulle linee guida, oppure sul piano stesso non erano precedute da quel lavoro che è prescritto nelle stesse linee guida che è tutto quel lavoro che è difficile e complesso di mettere insieme tutte le esigenze dei comuni, dei territori rispetto alla formazione primaria, e comunque a tutto l'insieme del sistema scolastico. Questo non è stato fatto un po' forse anche qualche volta per responsabilità di qualche amministratore locale che forse non ha avuto la vista lunga e andiamo sempre ad inseguire i temi nella contingenza. Un po' è vero questo, ma è anche vero, forse, che si è voluto affrontare il tema, secondo il mio punto di vista, in maniera forse troppo ideologica rispetto alla soppressione dei punti di erogazione dei servizi laddove erano presenti le pluriclassi. Noi in Sardegna sappiamo che le pluriclassi sono quarantacinque circa nei piccoli comuni e ne vengono soppresse, secondo il piano di dimensione (…) ne verranno soppresse ventisei. Saremmo curiosi, siamo anche tentati di conoscere linee guida alla mano, possibilità di deroga alla mano, saremmo anche tentati di voler capire com'è stata determinata esattamente la scelta di soppressione di questo o quel punto di erogazione scolastica. Noi questo lo possiamo solo immaginare, ma rimane come sempre in quella materia misteriosa che guida qualche volta le mani di chi deve prendere le decisioni. Rispetto al dimensionamento scolastico forse avremmo potuto anche utilizzare, cercare di capire se la presenza della scuola, anche con le pluriclassi, con questo problema se sia o meno un valore per queste comunità oppure se è più importante la soppressione delle pluriclassi rispetto alla presenza dell'istruzione scolastica e a tenere in equilibrio anche le abitudini delle famiglie rispetto alla frequentazione degli istituti storici dei piccoli comuni. Ci sono regioni che hanno affrontato il tema, posso citare l'esempio del Piemonte, ho l'esempio dell'Umbria che attraverso un grande impegno dell'associazione nazionale dei comuni è riuscita a far capire all'amministrazione regionale che forse era il caso…

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giampietro Comandini. Ne ha facoltà.

COMANDINI GIAMPIETRO (PD). Devo dire che ho ascoltato con molta attenzione e interesse l'esposizione della mozione da parte dei colleghi del centrodestra, ne riconosco dal punto di vista propositivo il tratto che in qualche modo anche loro intendono la scuola come uno degli elementi più importanti, cardine di qualsiasi amministrazione, in quanto attraverso scuola passa qualsiasi investimento, è sicuramente l'infrastruttura principale di una comunità, di una regione, di una per cui sulla scuola c'è un'attenzione particolare, importante, importantissima. Non solo nella nostra Isola ma devo dire anche nel Paese. Il tema della scuola si può affrontare con le mozioni, lo sappiamo tutti, per aprire un dibattito, con le emozioni che in qualche modo arrivano dai territori che hanno riguardato le famiglie, perché poi quando parliamo di scuola parliamo di famiglie, che si vedono in qualche modo modificare anche il rapporto che esiste tra studente e insegnante. Però si può e si deve affrontare anche con la politica, la politica che probabilmente è mancata in questi anni sulla scuola. Perché se noi arriviamo a oggi con i dati, che tutti noi conosciamo, e che sono stati anche rappresentati dall'ultima Commissione d'indagine del Parlamento italiano, e che questi dati mettono la scuola sarda, in termini di dispersione scolastica, al 24,7 percento, cioè in Sardegna abbiamo un tasso di dispersione scolastica che è superiore a qualsiasi altra Regione italiana. E se in qualche modo questo dato di dispersione scolastica, almeno questo ce lo dovete concedere, non è un risultato di questa maggioranza di centrosinistra, non è un risultato di questa Giunta, ma il problema della dispersione scolastica è il frutto di un atteggiamento, di una situazione che nasce nel corso degli anni. E su cui tutti dobbiamo cercare di combatterla perché non ci può essere nessuna politica di sviluppo in una Regione in cui il 25 percento degli studenti non va più a scuola. Ma soprattutto in una Regione in cui i giovani cosiddetti nello stato di limbo, cosiddetti giovani NEET sono il 30 percento, cioè giovani che non sentono più la scuola attrattiva che in qualche modo non seguono più corsi di formazione professionale, che non sono più interessati a nulla. Beh questo è il punto di partenza, il punto in cui in maniera responsabile la politica deve occuparsene, di questi giovani. Allora ce ne possiamo occupare in due modi, seguendo le emozioni, seguendo la protesta, oppure cercando di dare le risposte. Noi come centrosinistra, come Giunta, due risposte le abbiamo già date, perché problema della dispersione scolastica parte anche attraverso il problema della qualità della scuola in termini di infrastrutture, bisogna ricordare che già dall'inizio della legislatura, in termini di infrastrutture scolastiche, questa maggioranza ha investito oltre 30 milioni di euro, il Governo centrale richiamato più volte in quest'Aula, che in qualche modo vede sempre la nostra isola in maniera negativa e che non riconosce la nostra autonomia, voglio ricordare che ha finanziato già concesso ai Comuni 43 milioni di euro, per quanto riguarda le scuole belle, le scuole sicure, le scuole nuove. Quindi c'è stato un intervento massiccio su quella che è la qualità della scuola, per evitare che gli studenti che vanno a scuola in qualche modo si possano trovare quei soffitti che crollano. È chiaro che questo non è sufficiente e il piano di dimensionamento scolastico è il piano ulteriore che può permettere ai giovani di studiare meglio, di avere un'offerta scolastica in qualche modo nuova, o contemporanea con i tempi che stiamo vivendo. Quindi un'offerta scolastica di qualità. Ed è questo il tentativo di questo piano di dimensionamento scolastico che sicuramente ha creato tantissime critiche, ha aumentato in qualche modo la discussione. Però sul quale bisogna dire, lo ricordava bene il collega Locci, la Commissione se n'è occupata sin dal primo momento, non in una maniera burocratica, se n'è occupata in maniera politica, di ascolto. Ma, non solo di ascolto anche producendo un ottimo lavoro, un ottimo parere che sicuramente andremo a discutere la prossima settimana e che ha colto molte delle osservazioni che sono arrivate dai Comuni, dal mondo scolastico, molte delle opportunità che possono permettere di migliorare il piano di dimensionamento scolastico approvato dalla Giunta in un rapporto di collaborazione, di giusto riconoscimento dei ruoli fra quello che la Giunta propone, quello che le Commissioni in qualche modo possono migliorare attraverso l'ascolto e attraverso la condivisione, però tutto all'interno di quelle che sono le linee guida. Perché è da lì che si deve partire e dalle linee guida che in Commissione abbiamo approvato all'unanimità e delle linee guida che in qualche modo determinavano scelte importanti strategiche, soprattutto quelle che dovevano andare a combattere la dispersione scolastica, che partivano dal ruolo del Comuni, importantissimi e collaborativi, che partivano dal non chiudere le scuole ma nel riaprire le scuole diverse in cui il territorio diventa elemento determinante per l'offerta scolastica e non più il singolo Comune. Allora, condividendo appieno che sulla scuola deve continuare a essere uno degli elementi politici e programmatici più importanti, e non parlare di scuola solo quando parliamo di dimensionamento scolastico ma cercare di parlare di scuola sempre. In qualche modo per migliorare l'offerta scolastica. Quello della possibilità di discutere, attraverso una sessione estiva, proposto dalla collega Moriconi, sicuramente pone di utilizzare tempi migliori, ma dobbiamo cercare anche, io credo che questo sia l'altro elemento che poi in conclusione del dibattito può essere portato all'attenzione, salvare e valorizzare quello che all'interno della Commissione seconda è stato fatto raccogliendo tutte le osservazioni che in qualche modo dal territorio e dalle istituzioni arrivano.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Angelo Carta. Ne ha facoltà.

CARTA ANGELO (PSd'Az). Io partirei da una domanda: cos'è la Regione per i Comuni? Cosa rappresenta la Regione per le comunità. Cosa le comunità e i Comuni si aspettano dalla Regione? Diciamo che quello che le comunità e i Comuni si aspettano della Regione dipende da quello che è stato proposto in campagna elettorale, dai documenti che in campagna elettorale si sono scritti, dagli impegni che in campagna elettorale si sono assunti. Uno degli impegni che a me sembra di poter cogliere nella proposizione che il centrosinistra fece ai Comuni sardi è quello di dare un ruolo ai Comuni, cioè quello di concertare con i Comuni le iniziative migliori per il territorio, tutto ciò oltre che nel programma elettorale è scritto anche nel Piano regionale di sviluppo, che sono appunto le linee strategiche alle quali la Giunta si deve attenere. Ora, dopo un anno di permanenza al governo della regione di questa Giunta direi che i Comuni possono a pieno titolo e le comunità possono a pieno titolo ritenersi totalmente insoddisfatte sull'applicazione di principi e di promesse nelle quali d essere protagonisti, visto che gli atti li relegano a un ruolo esclusivamente di comparse. Fondo unico, che è lo strumento finanziario principale perché i Comuni possono agire: tagliato. Ex accise Enel, che era comunque un'entrata di 49 milioni ai Comuni: tagliate. Eventuali dipendenti della comunità montana che andranno ai Comuni: a carico del fondo unico. Il dimensionamento scolastico fatto senza nemmeno ascoltare i Comuni. Tagli di linee di pullman, non mi ricordo, mi sembra il comune di Nulvi nella provincia di Sassari che protestò vivamente perché gli alunni perché si trovavano senza il collegamento con la scuola. Il commissariamento delle ASL. Il commissariamento delle Province storiche di ieri. Il cambio dei commissari delle Province che erano state già tolte. Il taglio della scuola. Il definanziamento delle opere pubbliche. Il disegno di legge sul riordino degli enti locali. Il piano casa mai prorogato che praticamente sta producendo danni reali alla nostra economia.

Io credo che dopo un anno di tempo dato alla Giunta Pigliaru per poter dimostrare che effettivamente voleva che le comunità e i Comuni potessero ergersi al ruolo di protagonisti, possiamo dire che oggi c'è un dirigismo regionale, c'è un neocentralismo della Regione che però si manifesta forte con i deboli e debole con i forti. Perché se questo neocentralismo fosse stato applicato sempre, anche nei confronti dello Stato, probabilmente le cose sarebbero andate diversamente. E arriviamo alla scuola. Quale scuola vogliamo? Chi tipo di scuola stiamo immaginando? È la seconda domanda: con chi la vogliamo fare, con chi vogliamo discutere per avere la scuola migliore per i nostri figli? L'Assessore ha dichiarato che le pluriclassi non sono il luogo adatto, non sono il luogo migliore dove i ragazzi, i bambini possono avere l'istruzione necessaria per far sì che, con la scuola, con l'istruzione, possano in qualche maniera avere gli elementi per poter affrontare gli studi successivi e poi la vita. I Comuni, le famiglie, dicono: è peggio togliere le pluriclassi se poi costringiamo i nostri ragazzi a cambiare ambiente nel quale essi sono cresciuti, modificare i rapporti interpersonali che hanno fino ad allora avuto. Stiamo parlando di un periodo della vita, quello delle elementari e delle medie, dove in effetti rapporti interpersonali si creano partendo dal vicinato e allargandosi alla propria comunità. Ora, io credo che debba tenersi conto anche di questo aspetto nel momento in cui si tagliano le pluriclassi, si costringono i ragazzi a sradicarsi dalla propria comunità e li costringiamo a modificare anche le loro abitudini e la loro vita quotidiana.

L'altra domanda quale ruolo effettivamente i comuni, che hanno subito i tagli, hanno avuto. Io ho letto le dichiarazioni dei sindaci, ho visto le proteste che hanno fatto i sindaci e non è emozione quella che mi spinge a dire che quei sindaci hanno protestato soprattutto perché sono stati esclusi da una decisione che colpisce le loro comunità e sono stati esclusi nella misura in cui si sono ritrovati un ridimensionamento in delibera senza aver avuto la possibilità né di contrastare e né di dimostrare il perché quel dimensionamento, quei tagli potevano essere fatti. Allora io credo che la Giunta, lei Assessore, dovrebbe in qualche maniera tornare sui suoi passi, ripartire non per cancellare quella che è l'idea che la Giunta ha, che lei ha rispetto al dimensionamento scolastico ma per confrontarsi e per arrivare ad una soluzione condivisa con le comunità. Senza questa condivisione, senza questo coinvolgimento credo che non si possa andare da nessuna parte e che i comuni abbiano ben ragione a protestare e a pretendere di essere ascoltati e di annullare questo dimensionamento per farne uno condiviso e uno che risponda a tutto tondo alle esigenze dei bambini e che non si limiti a dire le pluriclassi non vanno bene. A parte che è tutto da dimostrare, tutto da vedere perché possono esserci i casi nei quali le pluriclassi non vanno bene…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Eugenio Lai. Ne ha facoltà.

LAI EUGENIO (Centro Democratico). Grazie Presidente, sinceramente sono un po' in una situazione di imbarazzo perché anche io come l'onorevole Comandini ho ascoltato con attenzione gli interventi dei colleghi del centrodestra, ho sentito con attenzione gli interventi dei presentatori delle mozioni e se non fosse che sono stato eletto sindaco cinque anni fa e presidente della comunità montana quattro anni fa e fino all'anno scorso, due anni fa lo ero ancora, avrei pensato che il centrodestra rappresenta il baluardo della scuola, avrei pensato che il centrodestra rappresenta quell'idea di sviluppo che anche io ho in testa, quell'idea di sviluppo che parte dai piccoli centri, che parte dei piccoli comuni, che parte da quelle che il mio amico sindaco di Seulo tante volte dice le cinque S, cita le cinque e S: scuola, strade, sanità, sviluppo e sopravvivenza anche dei nostri piccoli comuni.

Peccato sono stato eletto, ho vissuto appieno la stagione dei ridimensionamenti scolastici dell'assessore Milia, ho vissuto appieno le stagioni del ridimensionamento scolastico della Giunta Cappellacci, ho vissuto appieno i piani di ridimensionamento scolastico che venivano giustificati da chi oggi attacca il piano di ridimensionamento scolastico, ossia il sindaco di Fonni che a suo tempo era capo di gabinetto dell'assessore Milia. Trovo assurdo che oggi si tenta di fare demagogia su un tema così importante e lo spiego, lo spiego perché oltre al Piano di dimensionamento che abbiamo subito, il mio territorio, Sarcidano, Barbagia di Seulo da sette dirigenze scolastiche è stato costretto ad arrivare a due dirigenze scolastiche con otto - nove comuni all'interno di una dirigenza scolastica. Il mio stesso Comune è stato oggetto di dimensionamento scolastico oppure ribaltiamo il tavolo, il mio stesso Comune ha anticipato i piani di dimensionamento scolastico del centrodestra creando i piani di cooperazione con il comune vicino che è quello di Serri costruendo la scuola itinerante, costruendo un percorso di scuola è un percorso di vivibilità della stessa istruzione. E il mio stesso Comune ha subito i continui tagli alle borse di studio, il mio stesso comune ha subito i continui tagli al trasporto scolastico, i tagli che il trasporto scolastico che prima veniva garantito per il 75 per cento nel corso della legislatura del centrodestra è stato garantito per il 25 per cento circa. Quindi trovo quanto meno demagogico oggi un attacco all'assessore Firino sui piani di ridimensionamento scolastico, ma non perché non condivido la lotta della sopravvivenza dei piccoli comuni, perché penso, e mi auguro che in Sardegna si arrivi ad una legge sulla scuola, che sfruttiamo per una volta la nostra autonomia, che riusciamo a condividere un percorso condiviso ed è per questo che sposo in pieno il ragionamento che faceva prima l'onorevole Moriconi di una sessione di lavoro stabile in Commissione che studi il problema della scuola in Sardegna, che studi l'orografia della nostra Isola e che pensi a costruire una scuola seria e un diritto all'istruzione per tutti. Ma permettetemi ancora, questo piano di dimensionamento scolastico che non è nato dal nulla, anche qui l'onorevole Locci lo ha sottolineato, è nato da un lavoro della Commissione, è nato da un lavoro se non sbaglio da ottobre che l'Assessore ha iniziato a mettere in campo con l'ANCI, è nato da piani di condivisione che le stesse province dovevano mettere in moto, province che commissariate dal centrodestra in quel determinato periodo non hanno svolto il loro lavoro di filtro, non hanno svolto il loro lavoro di proposta propositiva nei confronti della Regione e per assurdo ci siamo trovati anche a vedere i casi del medio Campidano e del vicino Comune di Villanovafranca che pur non essendo d'accordo nel piano di ridimensionamento scolastico nella proposta della provincia risultava che avesse votato a favore di quel dimensionamento scolastico e quindi a favore della chiusura della sua scuola. Quindi questo è stato poi chiarito, è stato poi risolto ma ciò non toglie che quel ruolo che le province dovevano avere, quel ruolo che i comuni dovevano avere di proposizione della propria idea di scuola non è stato svolto. E non è stato svolto non per colpa dell'Assessore, badate bene, ci siete passati prima di noi, non per colpa dell'Assessore ma perché non sia una visione in questo momento di scuola in Sardegna da parte di tanti. Si rincorrono i problemi, si rincorrono i problemi di continuo.

E ritorno a quello che ho detto in precedenza Escolca e Serri sono un esempio, quest'anno abbiamo avuto San Nicolò Gerrei con Ballao che hanno avuto lo stesso percorso di accorpamento e divisione comune, abbiamo avuto il caso di Nuragus e Genoni che hanno avuto la stessa situazione. È vero allo stesso tempo che bisogna aprire una questione, bisogna aprire una questione delle zone interne della Sardegna perché se è pur vero che non si risolve tutto ed esclusivamente con il piano di dimensionamento scolastico è altrettanto vero che bisogna dare il diritto a tutti i cittadini che vivono all'interno della nostra Sardegna, nelle nostre zone interne, i nostri piccoli comuni di rimanerci a vivere e di sopravvivere in quei determinati Comuni. Ma questo non si ha solo con la scuola, certo la scuola rappresenta un baluardo, la scuola rappresenta un punto fermo di questo ma questo si deve avere con un piano serio sulla viabilità, cosa che l'assessore Maninchedda ha già messo in campo, si deve avere con un piano serio sul lavoro, cosa che l'assessore Mura sta iniziando a mettere in campo; si deve avere cioè con una visione complessiva della zona interna, non si può vedere solo, non si può andare solo…

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gianni Tatti. Ne ha facoltà.

TATTI GIANNI (UDC). Grazie Presidente, io sono un po' sconcertato da come stanno andando i lavori non solo in Aula ma anche in Commissione. Dico questo perché ho partecipato all'ultima seduta della Commissione perché allarmato da quanto ha fatto il direttore regionale della pubblica istruzione che aveva già comunicato la soppressione dei PES quindi dei punti di erogazione di servizio ai dirigenti scolastici. E però la Commissione doveva e deve ancora dare un parere, quindi non capisco come mai si continua a parlare di questa problematica in Commissione se si è già presa una decisione definitiva.

Con questo non voglio dire che sono completamente in disaccordo con il riordino soprattutto dei plessi scolastici nel territorio, io sono contrarissimo, se è possibile, ad avere le pluriclassi nel nostro territorio regionale anche se in molti comuni devo riconoscere che la scuola è l'unica presenza dello Stato. E naturalmente non sono d'accordo con quanto ha fatto la Giunta senza parlare con i comuni, soprattutto i comuni interessati, e soprattutto con i criteri che ha adottato, a partire dalla distanza chilometrica, a partire da questo criterio che vuole adottare come una previsione di incremento della popolazione scolastica, cioè salviamo le pluriclassi in alcuni comuni se, in previsione, c'è un aumento di popolazione scolastica. Conosciamo tutti qual è la situazione soprattutto nei centri minori delle zone interne della Sardegna, quindi prima di portare una cosa del genere in delibera avrei pensato di rivedere alcune prospettive, rilanciare veramente l'economia delle zone interne, e non sto accusando l'Assessore della pubblica istruzione, ma vedere veramente di far sì che questa tendenza cambi. Su questo mi trova d'accordo l'onorevole Lai, la scuola non si deve vedere da sola, ma si deve vedere con le altre problematiche che ci sono soprattutto nelle zone interne della Sardegna. Ritengo altresì che in Giunta non ci si parla, perché quando mi si dice per esempio che non viene concesso il globalizzato di Ales perché la zona di Ales non è una zona a rischio di spopolamento, e invece poi col cosiddetto "Piano barca" viene detto che la Marmilla è una zona di spopolamento, io invito la Giunta a mettersi d'accordo per vedere se quella zona marginale della Sardegna è una zona isolata o meno. Altre considerazioni che si devono fare sicuramente portano a dire che con la riorganizzazione del sistema scolastico in Sardegna non può non essere preso in considerazione anche il riordino degli enti locali. È una cosa assurda, cerchiamo di affrontarlo seriamente, perché quando vedo che ci sono per esempio nel territorio della Marmilla, del Sarcidano alcuni comuni che ancora gravitano sulla Provincia di Nuoro o Cagliari addirittura, sto parlando di Genoni, di Laconi, e adesso anche diversi alunni di Senis e Nureci, che vengono a mancare a quelle zone interne della Provincia di Oristano, questi numeri mancano e fanno sì che non ci siano gli alunni per poter avere un globalizzato nella Marmilla. Poi quando si parla di distanza chilometrica, Assessore, si parla di 12 chilometri di distanza…

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Rossella Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA ROSSELLA (PD). Devo dire che è un piacere che finalmente in quest'aula si parli di scuola, e lo dico perché negli interventi di cui si parla di istruzione spesso si finisce per parlare di scorie, di strade e di chissà che cos'altro. Certo, è vero che molte questioni sono collegate tra loro, ma è anche vero che se non fosse stato perché si è levata la protesta da parte di alcuni territori, probabilmente in quest'aula nessuno o pochi avrebbero sentito il bisogno di parlare di scuola. Ho avuto modo di leggere con attenzione la mozione presentata dall'onorevole Dedoni, e devo dire che mai come in quella mozione ho osservato che gli indicatori della qualità dell'istruzione, dall'abbandono scolastico alle prestazioni, alle capacità e alle competenze nelle varie discipline, nella matematica, nella comprensione della lingua italiana, attestano una incapacità e una debolezza del nostro sistema scolastico tale che l'onorevole Dedoni probabilmente non si è reso conto che stava facendo un autogol, perché imputare questi risultati al dimensionamento scolastico o a questa Giunta o a questa maggioranza, veramente diventa una cosa da far sorridere. Se oltre agli indicatori della qualità dell'istruzione, ragazzi che non completano il corso di studi, ragazzi che non riescono a competere con i coetanei di altre regioni italiane, andassimo ad esaminare anche i casi di analfabetismo di ritorno, probabilmente la situazione sarebbe ancora più grave. Ho sentito negli interventi che mi hanno preceduto, devo dire anche in maniera così semplicistica, banalizzare il dimensionamento scolastico e la proposta fatta dall'assessore Firino con la compensazione, ma non una compensazione diretta, una compensazione possiamo chiamarla collaterale di scuolabus, questa semplificazione è stata proprio tale da rimettere in discussione tutto quello che probabilmente è stata la polemica di questi giorni, che è basata essenzialmente su un elemento, l'elemento è che, qualcuno prima di me l'ha detto, il ruolo delle province in molti casi non è stato un ruolo attivo, non è stato propositivo, non c'è stato coordinamento, non c'è stata una guida politica che sia stata capace di coinvolgere affettivamente tutti i territori o probabilmente alcuni territori e alcuni sindaci, lo dico anche assumendomi la responsabilità di quello che dico, hanno sottovalutato il contenuto delle linee guida e non avendole probabilmente lette ed esaminate in maniera approfondita si sono ritrovati poi a dover subire e patire le conseguenze di una decisione che alcuni affermano sia passata sulla loro testa. Abbiamo visto in Commissione, durante le audizioni, emergere anche maniera forte la conflittualità tra territori, la conflittualità tra sindaci, piuttosto che, purtroppo, la volontà di cooperare. Naturalmente non tutta la Sardegna si muove allo stesso modo, naturalmente non tutti i sindaci non hanno la volontà di cooperare, anzi esattamente il contrario. Vorrei soffermarmi un attimo sulle questioni che sono state sollevate dai consiglieri del centrodestra, quando quasi vedono come una deportazione dei bambini della scuola primaria o della scuola secondaria di primo grado lo spostamento di pochi chilometri dalla scuola del proprio comune verso la scuola del comune vicino. Io credo che questo invece non sia una deportazione, sia un modo per consentire ai bambini, ai ragazzi di allargare i propri orizzonti, di vedere che cosa c'è oltre la finestra della propria casa e la finestra del proprio comune sia invece opportuno e non invece pericoloso per la crescita dei bambini, ma esattamente il contrario, cambiare ambiente, aprirsi al mondo, modificare le abitudini, e modificare le abitudini è quello che chiede la società, una società dinamica, una società in continuo cambiamento. Anzi, credo che questo…

PRESIDENTE. Grazie. E' iscritto a parlare il consigliere Paolo Truzzu. Ne ha facoltà.

TRUZZU PAOLO (Sardegna). Io credo che oggi stiamo discutendo un tema fondamentale per il futuro dell'Isola, perché, come ci avete ricordato in campagna elettorale nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente, dal livello di istruzione dipende anche il livello della qualità delle classi dirigenti e il livello della qualità istituzionale. E non ultimo oggi il presidente Pigliaru ha detto, davanti a degli studenti, che il primo diritto-dovere di tutti è avere un'istruzione, perché il tasso di occupabilità sale proporzionalmente al livello del titolo di studio; è necessaria una scuola più creativa, innovativa e interconnessa. Ora, io non so se fosse stato qua presente oggi il presidente Pigliaru, se sarebbe stato contento del dibattito che stiamo facendo, perché io ho qualche dubbio, e rimango in particolare colpito dal fatto che si dica che il Centrodestra ha fatto disastri, ed è probabile, non nascondo che non sia una cosa lontana dal vero, anzi, diamo per assodato che abbia fatto disastri e che il disastro della scuola sarda sia imputabile al Centrodestra, però non capisco perché si voglia continuare con il disastro, perché non si può accusare gli altri di aver fatto disastri, e poi cercare di portare avanti delle soluzioni che non risolvono i problemi. Quindi non è una logica che si può utilizzare, e invece l'invito che rivolgo a tutti è quello di utilizzare la logica e il buon senso, perché sappiamo benissimo che la discussione è molto più complessa di come la vogliamo rappresentare, e sappiamo benissimo che a tutti i consiglieri di questo Consiglio regionale non piace in toto il piano di ridimensionamento scolastico, quindi dobbiamo avere l'onestà di dirlo, di renderci conto che ci sono delle cose che non vanno bene, e, laddove è possibile, di correggerle. Ho apprezzato l'intervento di alcuni colleghi del Centrosinistra, e lo dico perché la scuola è un elemento sul quale non ci si può dividere; anziché dividerci, dovremmo trovare invece quegli elementi che ci consentono di unirci per far sì di avere una scuola migliore, che non può essere declinata solo in termini di numeri. So benissimo che le tabelle ministeriali ci danno delle indicazioni, ma come ci ha detto una mamma in Commissione, "i bambini non sono numeri", e allora noi non possiamo porci solo il problema della scuola a livello quantitativo, e quindi di quanti bambini ci sono in un plesso scolastico, ma dobbiamo porcelo soprattutto a livello qualitativo, e penso che sotto questo punto di vista il piano di dimensionamento scolastico abbia numerose pecche, sulle quali sarebbe opportuno che tutti ci fermassimo a riflettere e a cercare di capire quali soluzioni porre in essere, perché l'obiettivo deve essere, come ha detto qualche collega, non quello di chiudere le scuole, ma di aprirne nuove. E allora, tanto per fare un esempio, ricordo quello che ha appena detto il collega Comandini, e cioè che dobbiamo avere scuole belle, sicure e nuove, però il dato di fatto è che è con la programmazione regionale avremo scuole belle, sicure, nuove… e chiuse, perché i soldi che abbiamo messo nell'arco anche di questa consiliatura con Iscola, in alcune scuole, e parlo di quella di Belvì piuttosto che di quella di Osini, fanno sì che quelle scuole le andremo a chiudere. L'altro elemento che voglio sottolineare è che siamo tutti favorevoli al superamento delle pluriclassi, nessuno difende le pluriclassi; le pluriclassi sono, a mio parere, un falso problema, sono diventate l'argomento di discussione fondamentale su questo piano di dimensionamento scolastico, però è chiaro che tutti siamo favorevoli al superamento, ciò che non è accettabile è che si possa chiudere completamente una pluriclasse, una scuola, un punto di erogazione di un servizio in un paese, per poi trasferire i bambini in un'altra pluriclasse. Questo, ancora una volta, non ha una logica, non è buon senso, quindi anche questo elemento va superato. L'altro ragionamento che vorrei fare con tutti voi, perché è un ragionamento che è stato fatto con alcuni territori, con gli amministratori di alcuni territori in Commissione, è che ci sono già tanti processi avanzati di programmazione territoriale che fanno sì che si arrivi a ridisegnare quella che è la geografia degli istituti scolastici nelle zone interne della Sardegna, però siccome stiamo andando incontro a una riforma degli enti locali mi chiedo se non sarebbe più logico ragionare tutti assieme con una programmazione territoriale che veda magari i comuni che si associano, per cui il comune che mantiene la scuola media non avrà più la scuola elementare, che mantiene un altro comune, e un altro comune ancora avrà il servizio postale, e un altro avrà il servizio bancario. Allora, l'invito che faccio a tutti, siccome la logica è quella della qualità e del buon senso, è quello di arrivare a una moratoria, soprattutto per la soppressione dei punti di erogazione del servizio, soprattutto per le scuole primarie, arriviamo alla riforma degli enti locali, e poi, nel momento in cui si andrà a riorganizzare il territorio, si faccia la riorganizzazione della rete scolastica, perché se no il rischio che corriamo è quello di arrivare a una riforma oggi che dovrà essere completamente stravolta l'anno prossimo, creando disagi alle famiglie, agli istituti, perché comunque i bambini vedranno nel corso di un anno e mezzo cambiare due volte gli stessi docenti, e mi chiedo se questo sia la volontà di costruire una scuola di qualità, la volontà di costruire una buona scuola. Allora, l'invito che vi rivolgo, ancora una volta, colleghi, Assessore, è quello di riflettere su questo aspetto, di non cedere all'ideologia, ma di ragionare tutti insieme, ricordando anche quello che diceva Francesco Petrarca, e cioè che "il saggio cambia consiglio, lo stolto no".

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gianmario Tendas. Ne ha facoltà.

TENDAS GIANMARIO (PD). Io credo che alle due mozioni come primi firmatari Dedoni e Pittalis vada riconosciuto il merito di aver portato all'attenzione del Consiglio un argomento che è strategico, è fondamentale anche per lo sviluppo e la crescita della nostra Isola. L'hanno detto alcuni prima, soffermandosi anche in merito alla composizione della seconda Commissione consiliare, un numero molto ristretto di sette componenti, dove un argomento così importante e strategico è stato confinato. Io credo che vada dato atto a queste due mozioni invece di aver esteso ovviamente il confronto e il dibattito all'interno di quest'Aula consiliare, e quindi cercare di discuterne in maniera più ampia. Io volevo partire da alcune considerazioni e premesse che sono prima di tutto di ordine burocratico-amministrativo, ovverosia cercare di riprendere quello che è l'iter che solitamente segue il piano di dimensionamento scolastico, che è quel procedimento finalizzato alla razionalizzazione e programmazione, secondo quanto stabilito da un decreto legislativo nazionale, peraltro anche datato. Qualche d'uno l'ha ricordato prima di me, all'interno di questo iter un ruolo importante e fondamentale lo svolgono le amministrazioni provinciali, ovvero quell'ente intermedio che dovrebbe fungere da raccordo tra Regione ed enti locali. Però sappiamo tutti in che condizioni versano le province: commissariate o in fase di smantellamento. E ovvio che il ruolo e anche la funzione stessa di un ente che nell'ambito del progetto di dimensionamento aveva un ruolo fondamentale, è sicuramente venuto meno, e questo lo dico per evidenziare uno degli elementi critici che sicuramente ha condizionato in negativo quello che è l'intero iter procedurale. Questa ovviamente non è una scusante, ma un dato di fatto che ci pone di fronte alla necessità e all'esigenza, che qualcheduno ha anche manifestato, di cercare di riavviare un percorso che sia in grado di ridefinire anche quelli che sono gli iter gestionali di un percorso di questo tipo, e credo che fondamentalmente mi auguro che dalla discussione e dal confronto di oggi emerga proprio questa esigenza, quella cioè di sfruttare a pieno anche quel ruolo di autonomia di cui la nostra isola gode per portare avanti un processo organico di riorganizzazione della scuola, riorganizzazione che significa fare in modo che l'istruzione non venga vista e concepita come un settore a sé stante, ma che sia un elemento in grado di essere raccordato meglio alla formazione e al lavoro. Istruzione, formazione e lavoro non possono essere esaminati, discussi e affrontati in maniera distinta e separata, ma devono far parte di un progetto organico strutturato e organizzato diversamente. Però per tornare al dimensionamento scolastico che adesso è stato preso in esame dalla Commissione, io credo che al momento siamo anche in grado sostanzialmente di fare tesoro del lavoro che la Commissione ha fatto. Io credo che si sia trattato di un lavoro serio, al quale spesso ha avuto modo di avere un ruolo attivo anche l'Assessore, che ha partecipato e che quindi ha svolto un ruolo ugualmente di condivisione all'interno della Commissione. Si è cercato di portare avanti un'attività finalizzata in primis all'ascolto, ascolto nei confronti degli enti territoriali, degli enti locali, un ascolto rivolto ai dirigenti scolastici, un ascolto rivolto il più delle volte anche a comitati che si sono costituiti in alcune realtà. Io credo che quel tipo di attività non debba essere disperso. Credo, conoscendo anche la sensibilità e la disponibilità dell'Assessore, che alcune di quelle proposte che sono proposte operative, che hanno l'obiettivo di migliorare e di dare un contributo propositivo per cercare di venire incontro a esigenze diffuse che sono state manifestate nei vari territori, possano essere in qualche modo fatte proprie, però ciò che m'interessa, mi riferisco in modo particolare alla proposta che faceva il collega Moriconi, io credo ci sia la necessità di andare a un superamento di una carenza normativa che abbiamo. L'unica norma in essere è la legge regionale 31/84, per quel che riguarda l'attività studentesca, che è una norma, quindi, che ha oltre quarant'anni e che ovviamente non prende in esame tematiche fondamentali quali quella del dimensionamento scolastico. C'è necessità, quindi, di una sessione straordinaria - concordo su questo - che ponga subito la Commissione in condizione di avviare un lavoro in termini di prospettiva.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Antonello Peru. Ne ha facoltà.

PERU ANTONELLO (FI). Presidente, colleghe e colleghi, Assessore, le pluriclassi non sono il miglior modello didattico, chiudere le scuole però è il rimedio che è peggio del male. Il piano di ridimensionamento scolastico della Giunta Pigliaru sta tutto dentro queste due affermazioni, entrambe vere ed entrambe meritevoli di approfondimenti e di valutazioni, due affermazioni che segnano un contrasto profondo perché il piano approvato dalla Giunta è interpretato come la riproposizione di principi ideologici o, peggio, come una decisione calata dall'alto sui territori dell'isola. La verità è, infatti, che il piano di ridimensionamento scolastico della Giunta Pigliaru è fallito prima ancora di essere approvato. È fallito perché nasce senza il confronto con i tanti sindaci della Sardegna che oggi vedono la scuola chiudere i battenti, informati solo dai giornali, senza neppure una spiegazione dall'Assessore della pubblica istruzione. Basterebbe questo dato per convincere Assessore e Presidente che una prova di forza con i territori più deboli della Sardegna è proprio ciò che non serve alla scuola, alla politica, alla società sarda. Non ascoltare i sindaci, i territori, gli studenti, gli insegnanti e i sindacati non è, infatti, una dimostrazione di forza, ma molto più semplicemente è un segno di debolezza di una scelta politica dannosa e ingiusta. Fermarsi un attimo ad aprire un confronto vero con gli amministratori e gli operatori del mondo della scuola sarebbe, invece, una dimostrazione di autorevolezza e di credibilità su un tema chiave del futuro di questa nostra terra. Perché la scuola non è un pulmino della Regione che ti porta in un altro paese a fare lezione, caro Assessore, è molto di più. É la vita stessa di quel paese che scommette contro i tagli dei servizi per riaffermare un'isola delle zone interne, che altro non è che la Sardegna stessa. Non c'è differenza, infatti, tra l'Assessore della pubblica che chiude le scuole e l'amministratore di Poste italiane che chiude gli sportelli per la pensione o il direttore della banca che chiude le filiali. Entrambi, infatti, ragionano anche bene sui numeri, dimenticandosi però le persone, dimenticandosi cioè che i piccoli paesi delle zone interne non sono luoghi dell'anima ma sono paesi veri, dove sopravvivono tanti sardi e dove vive la nostra identità di sardi. Chiudere 27 pluriclassi su circa 90 esistenti non risolve il problema della didattica, ma aumenta solo la sfiducia e la rabbia di quei territori della Sardegna dove invece è necessario mostrare più disponibilità, solidarietà e speranza. Infatti il danno vero di questo piano di dimensionamento costruito a tavolino nelle stanze dell'Assessorato, lasciando fuori dalla porta i sindaci, è quello di togliere la speranza nei piccoli centri della Sardegna, allontanare la Regione dai bisogni e dalle necessità dei territori più deboli.

Per questa ragione noi chiediamo di fermarvi, di ascoltare i vostri sindaci, gli insegnanti, i genitori degli studenti e preparare un nuovo piano che sia condiviso perché partecipato, un nuovo piano che restituisca un po' di giustizia, di speranza in tutta l'isola e ci eviti la beffa di vedere le stesse scuole ristrutturate con i soldi della Regione chiuse e senza alunni per una decisione della Regione stessa.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Roberto Deriu. Ne ha facoltà.

DERIU ROBERTO (PD). Signor Presidente, abbiamo sentito il presidente Pittalis e adesso il vicepresidente Peru evocare un piano scritto in isolamento dall'Assessore, a tavolino, è stato detto anche a Villa Devoto, però è un hotel che non è frequentato dall'Assessore, nemmeno dal Presidente in realtà.

Questi provvedimenti sono stati studiati. L'Assessore, secondo me, e da quello che sappiamo anche dalle istituzioni statali della scuola, sta facendo un lavoro in realtà molto profondo di ricognizione e di valutazione dei problemi, e svilire questo lavoro è ingiusto e ci porta lontano da una valutazione oggettiva del problema. Semmai - riprendo le valutazioni che hanno fatto gli onorevoli Moriconi, Comandini, Rossella Pinna e Tendas - è necessario un anticipo del dibattito e un allargamento del dibattito. Questo è stato richiamato da molti intervenuti, anche da un estremista moderato come l'onorevole Truzzu, che ci ha detto: "Fate un confronto vero, allargate il confronto". Non possiamo non sottoscrivere questa valutazione e questo richiamo che però ovviamente non sfugge alla Giunta e all'Assessore. È una necessità, forse, quella che abbiamo, di volgere l'attenzione dell'intero Consiglio verso la materia scolastica e in questo credo possa registrarsi il primo successo politico del centrosinistra. Siamo stati rimproverati di averlo portato come vessillo, questo argomento della scuola; bene, siamo contenti che in questo momento tutto il Consiglio viva il problema dell'istruzione e voglia dare un contributo significativo. Facciamo un passo avanti verso il riconoscimento di diritti di persone che non sono uomini di domani, ma bambini e ragazzi di oggi, e oggi hanno diritto a una scuola di qualità, qualità estrema che vogliamo guadagnare evidentemente attraverso un dibattito pedagogico, un dibattito sulla didattica, un dibattito sulle strutture, che non deve fermarsi all'evento di cronaca, deve invece agire nel profondo e in questo senso penso sia utilissimo il parere della seconda Commissione, e anche qui mi sembra ingiusto svilire il lavoro che fa il presidente Manca a guida di questa Commissione, dato che è stato formulato un parere molto corposo, molto articolato che è all'attenzione dell'Assessore e, secondo me, deve essere base del futuro lavoro. È stato richiamato in particolare dall'onorevole Tendas un aspetto, cioè la necessità di una legge quadro, di una legge regionale, una legge sarda, attuazione delle disposizioni statutarie in Sardegna rispetto alla scuola, attuazione che è assolutamente indispensabile per avere noi a disposizione uno strumento di qualità, una scuola di qualità e all'altezza delle nostre esigenze, pensata per la Sardegna, realizzata in Sardegna e disciplinata in Sardegna. Qui ci attende come Consiglio un grandissimo lavoro, un lavoro veramente di profondità, di intensità e di interesse, penso che l'Assessore possa, vedendo i frutti del suo lavoro, fare una proposta in questo senso. Potranno confluire anche le nostre eventuali proposte di origine consiliare, tutte quante insieme per realizzare ciò che la Sardegna attende da troppi anni, ormai da decenni, cioè una scuola sarda, migliore dell'offerta statale, che dia diritto ai bambini e ai ragazzi di oggi e non soltanto sia la retorica speranza degli uomini di domani.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Alessandra Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA ALESSANDRA (FI). Rinuncio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pier Mario Manca. Ne ha facoltà.

MANCA PIER MARIO (Soberania e Indipendentzia). Presidente, colleghi, ben vengano queste mozioni della minoranza perché ci permettono di portare all'interno di quest'Aula un argomento sempre attuale, per quanto ostico e difficile da trattare. Noi, signori onorevoli, abbiamo ereditato - senza dare attribuzioni politiche - un modello che non funziona, un modello scolastico che in Sardegna non funziona. Non lo dico perché è una battuta, lo dicono i dati: il 18 per cento di dispersione scolastica e oltre 120 pluriclassi. Cosa sta a significare questo? Che noi sicuramente stiamo facendo un torto ai nostri figli. Questo modello che ci mette agli ultimi posti nella situazione scolastica italiana è da correggere. Questo, signori, è quello che abbiamo ereditato, su connottu, e bisogna, secondo me, avere la capacità e la possibilità di invertire questa tendenza. Ben venga, quello che dico io, anche una proposta organica da parte della Giunta che cambia radicalmente questo modo di vedere la scuola e partendo da un principio fondamentale senza sì né ma dire a voce alta: "Siamo contro le pluriclassi". Le pluriclassi sono la negazione della cultura, le pluriclassi sono un modello che non esiste, sono un'emergenza nelle zone montane in situazioni particolari che non può essere codificato a nome e a beneficio di sindaci o quant'altri per salvare posizioni. Quello che interessa me, l'ho già detto pubblicamente, è l'interesse dei nostri figli in senso lato, i figli di questa terra. Quando parliamo quindi di sardità significa che stiamo andando incontro ai nostri figli, garantendo ai nostri figli in senso lato la giusta istruzione.

Però questo argomento, signori, effettivamente portato qua non è solamente, Assessore, mi permetta, un problema di pluriclassi. Io credo che questo argomento vada snocciolato su tre livelli di discussione.

Il primo livello di discussione è quello che abbiamo detto delle pluriclassi.

Il secondo è quello degli accorpamenti degli istituti. Perché accorpamento degli istituti? Vede, Assessore, lei sta facendo anche da questo punto di vista un'opera di ricollegamento nei territori, però ci scontriamo in una situazione contingente particolare. Purtroppo le province non hanno funzionato e molte indicazioni dei territori non sono passate, non per colpa sua, quindi io credo che al di là di avere un'impronta netta e contraria contro le pluriclassi si può rivedere tutta la situazione per quanto riguarda l'accorpamento degli istituti, tendendo a valutare quelle che sono le indicazioni degli amministratori locali.

La terza posizione, che non può essere rigida, è quella di verificare la possibilità degli istituti globali. Vedete, questo degli istituti globali (per quanto ci sia in questo momento una chiusura da parte della Giunta) è un argomento che secondo me va rivalutato perché l'istituto globale in se stesso non è negativo per l'educazione da un punto di vista pedagogico, è una questione solamente di organizzazione interna e di capacità dei dirigenti scolastici di portare avanti una programmazione come istituto globale. Quindi potrebbe essere anche questa una linea d'intervento.

Io credo, Assessore, che questa sia la linea. Lei non è andata giustamente a chiudere tutte le pluriclassi, sta dando una prima indicazione, andiamo in quella direzione, e qui mi associo - l'ho fatto anche in Commissione - alla proposta che abbiamo fatto e l'ha fatta oggi l'onorevole Tensas, di rivedere effettivamente tutta la situazione con una legge organica della Sardegna, mi ricollego anche a Truzzu, perché questo è un problema fondamentale. Noi non abbiamo le stesse problematiche del resto dell'Italia, viviamo in una situazione con popolazione dispersa e sicuramente bisogna garantire l'istruzione e eliminare le pluriclassi, ma bisogna trovare delle soluzioni ideali che possano salvare sia la pedagogia e l'educazione, ma allo stesso tempo la sopravvivenza delle comunità locali. Per fare questo abbiamo tutto il tempo per organizzarci con una legge da portare qua e discutere e concordare il tutto con quelli che sono gli amministratori locali.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Pregherei il Presidente, con la sua autorevolezza, di chiedere al Presidente della Giunta se per gentilezza rende cliccabile la delibera che non appare relativamente al ritiro dei ricorsi, perché vorremmo capire e avere contezza del lavoro svolto dalla Giunta e di quali sono i ricorsi ritirati.

PRESIDENTE. Sarà fatto.

Discussione congiunta e non approvazione delle mozioni PITTALIS - DEDONI - RUBIU - FENU - SOLINAS Christian - CAPPELLACCI - CHERCHI Oscar - FASOLINO - COSSA - CRISPONI - LOCCI - PERU - RANDAZZO - TEDDE - TOCCO - TUNIS - ZEDDA Alessandra sul piano di dimensionamento delle istituzioni scolastiche, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento. (114), DEDONI - COSSA - CRISPONI - ZEDDA Alessandra - TEDDE - FASOLINO - RANDAZZO - TRUZZU - FENU - SOLINAS Christian - PITTALIS - CAPPELLACCI - PERU - CHERCHI Oscar - TUNIS - RUBIU - OPPI - PINNA Giuseppino - TATTI - FLORIS - LOCCI - TOCCO - CARTA - ORRÚ sul piano di dimensionamento scolastico regionale, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento. (118) abbinate all'interpellanza ARBAU, sulla convocazione di conferenze programmatiche sulla scuola, quale azione propedeutica alla definizione delle linee guida relative al dimensionamento della rete scolastica regionale 2015-2016. (48/A)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà.

(Interruzione del consigliere Lai)

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Onorevole Lai, nonché sindaco di Escolca, e il povero Cristo che gli sta a fianco... guarda che ho un'altra ripassata dopo, per cui vi grazio davvero. Io capisco tutto, e capisco anche un'altra cosa, che molta gente oggi è arrivata in ritardo e probabilmente non ha avuto modo di sentire quello che si è detto. Se avesse colto quello che si è detto, in particolare dal sottoscritto che non ha voluto fare nessun attacco diretto all'Assessore, l'ho precisato e specificato, né si è voluto fare pura demagogica potendolo fare, basta andare in braccio ad alcuni sindaci e si fa demagogia. La verità vera è un'altra, cioè quali sono i comportamenti per il prossimo futuro che si intendono porre in essere per realizzare non solo il dimensionamento ma una scuola e un'istruzione in Sardegna che sia adeguata alla circostanza e a quelle che sono le situazioni particolare della nostra isola. Allora io mi chiedo: sino a oggi, a un anno di distanza, giacché qualcuno ha ripreso il mio ragionamento, non c'è una proposta della maggioranza che parli di scuola! Esiste solo la mia proposta depositata. Siccome voi, come usualmente fate, non vi battete, la sola delibera, Presidente la prego di ascoltarmi e anche la Segretaria generale che forse le serve, che se anche c'è una sola proposta di legge la Commissione è obbligata a dibatterla, anche se è di minoranza e si rispettino le prerogative consiliari, io vorrei che qualcuno, con coraggio, presentasse una nuova proposta di legge almeno per appaiarla e dibatterne sulla scuola, io aggiungo sulla formazione professionale perché vanno di pari passo, perché qui formazione professionale e scuola che sia legata al mondo del lavoro non esiste niente. Poi ci lamentiamo e diciamo se sono maggioranza io che ho fatto bene, se è maggioranza l'altro l'indomani che ha fatto ancora meglio, criticandoci l'un l'altro ma senza costruire niente di positivo e insieme. Credo invece si debba costruire positivamente per la scuola in Sardegna. Lo ribadisco è importante, è importante. All'interno della scuola c'è non solo il dimensionamento che è base per dare partecipazione ai comuni e alle autonomie locali e quindi alle famiglie che hanno necessità di essere sentite. In questa circostanza molte cose non hanno funzionato, si chiede una deroga, quando ci sarà una deroga vedremo se tutti insieme vogliamo collaborare e chiederò anche al Presidente che sia integrata la Commissione seconda perché mancano forze politiche e allora andiamo ad integrarle in qualche modo per le cose urgenti e importanti. Dico ancora di più, c'è tutta la buona volontà a collaborare e a lavorare perché è un interesse comune e l'abbiamo detto, ma se si vuole ancora continuare con l'andazzo per cui sono maggioranza faccio quello che voglio, non diamo nessuna risposta corretta al popolo sardo, di questo dobbiamo esserne coscienti tutti, tutti. Allora un impegno civile di un dibattito serio, corretto che ci dia una scuola in Sardegna, per la Sardegna tenendo conto anche di quelli che sono i momenti importanti di storia della cultura e della lingua sarda. Non è una cosa mandata a vanvera, è importante, non ci accontentiamo più di quei pochi secondi che vengono dedicati alla nostra storia, alla nostra cultura e al fatto che siamo sardi e siamo una nazione che ha bisogno di tutta la sua specificità per esprimersi. Poi come ho fatto la richiesta prima si possono ritirare mille e un ricorso nei confronti della Corte costituzionale, non ci facciamo del bene, delle promesse dello Stato centrale fatte sino ad oggi a tutte le maggioranze e di qualunque colore non hanno sortito un beneficio alla nostra Isola. Dirò anzi che inizio da qui un percorso che ci deve portare alla Corte di giustizia dell'Unione europea per chiedere che alla Sardegna venga riconosciuto quello che sinora non è stato riconosciuto dallo Stato centrale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Francesco Agus in qualità di Capogruppo. Ne ha facoltà.

AGUS FRANCESCO (SEL). Pur non condividendo i contenuti delle mozioni, sono contento che un argomento così importante e così fondamentale per il futuro dell'isola arrivi in Aula e ci arrivi adesso quindi al termine di un percorso che ha portato alla prima fase del piano di dimensionamento scolastico e che dovrà aprire quella che sarà la scuola che questo Consiglio regionale dovrà costruire insieme alla Giunta, al Presidente e all'Assessore nei prossimi cinque anni. Ho sentito nel dibattito tante cose che ho condiviso e alcune cose strane. In particolare trovo strano sentir dire all'interno della stessa frase una condanna ferma delle pluriclassi e contemporaneamente la difesa della presenza scolastica in tutti i comuni. Ecco, delle due l'una: o vogliamo un modello scolastico che eviti la presenza nella stessa classe di bambini di sei, sette, otto o nove anni, o vogliamo un modello che invece salvi la scuola in ogni comune e tolleri anche che nei comuni dove magari gli iscritti alla prima sono soltanto due o tre, si studi insieme ai bambini di sei, sette, dieci anni e la maestra contemporaneamente si è impegnata ad insegnare a leggere e scrivere a un bambino, a insegnare le tabelline a un altro bambino e magari insegnare anche le capitali del mondo e d'Europa a qualcuno più grande e magari anche più portato. Ecco i due modelli non sono compatibili, o vogliamo l'uno o vogliamo l'altro. Anche perché il secondo, intanto non c'è un ragionamento di costi, non per forza il primo è più economico del secondo, portare i bambini con lo scuolabus che tra l'altro è stato assicurato anche grazie all'utilizzo di fondi europei, non è più economico di tenere aperte le scuole nei piccoli comuni, non è quello il ragionamento. E' un ragionamento di qualità dell'istruzione che quest'aula e la Commissione competente deve avere la maturità di fare. Questo perché in Sardegna abbiamo una situazione che vede il 30 per cento dei comuni sotto i 1000 abitanti e il 15 per cento sotto i 500. Non è possibile mantenere servizi identici in tutti i comuni, si possono fare però altre cose e in alcuni centri già si stanno facendo, in alcuni centri è già iniziato un ragionamento per territorio teso a superare i campanilismi inutili principalmente alle popolazioni che abitano in quei comuni.

Cito i casi di Nuragus e Genoni, di Gesturi e Tuili, di San Nicolò Gerrei e Ballao dove ci si è messi d'accordo tra comunità e si è deciso di tenere in un comune aperta la scuola elementare e nel comune a fianco la scuola media. E non si parli di deportazione per cortesia, primo perché è un termine che ritengo appropriato solo in contesti molto più gravi di quello di cui stiamo discutendo, secondo perché la mia generazione, la maggior parte dei miei compagni di scuola delle superiori e dell'Università in questo momento sta lavorando fuori dalla nostra terra, in altri Paesi d'Europa e del mondo e non perché sia stata costretta a fare le scuole elementari a 2 chilometri da casa propria, è stata costretta dalla crisi economica a lasciare questa terra che mai aveva immaginato di dover abbandonare. Questi sono i problemi di cui dobbiamo discutere e il problema della scuola va affrontato con serietà perché quello è il problema, il problema dei veri deportati è il problema di chi alla mia età è costretto a prendere un aereo e andare a lavorare in Inghilterra, in Olanda, in Australia.

Il problema oggi non è andare a scuola a 2 chilometri da casa propria, il problema è non avere un futuro nell'isola dove vogliamo vivere ed è di questo che questo Consiglio deve occuparsi non trascendendo dall'importantissima questione che stiamo discutendo in questo momento. Per la scuola i cui problemi sono enormi probabilmente i parametri ministeriali mal si adattano alla nostra realtà, lo sappiamo, questo Consiglio non deve essere inerme e non deve essere inerte, deve lavorare a una legge organica sull'istruzione e deve, condivido la proposta dell'onorevole Moriconi, iniziare in Commissione l'istruttoria di quello che sarà il nuovo piano di dimensionamento scolastico. Sono certo che per le condizioni date, il piano della Regione del presidente Pigliaru che oggi non è in Aula ma di cui conosco bene l'orientamento e dell'assessore Firino sia il più avanzato possibile e credo che anche sul confronto mancato con gli enti locali sia da sfatare un mito perché a me è capitato di vedere in televisione i sindaci barricaderi pensare forse più alla propria campagna elettorale piuttosto che ai diritti della comunità che in quel momento rappresentavano, in alcuni casi aizzare la folla nonostante il piano di dimensionamento in alcuni casi scaturisca anche da verbali firmati e sottoscritti dagli stessi sindaci. Per cui su questi punti io penso che il lavoro fatto sinora sia positivo, credo però e concludo che tutto quello che riguarda l'istruzione debba essere inserito in un piano di sviluppo per le zone interne che ancora non c'è su cui dobbiamo lavorare che deve essere il primo...

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Belvì, Martis, Tergu, Padru, Padria, Santa Maria Coghinas, Torpè, Cossoine, Codrongianos, Erula, Nughedu San Nicolò, Chilivani, Siligo, Segariu, Piscinas, San Nicolò Gerrei, Gesico, Morgongiori, Siamaggiore, Tramatza, Flussio e Osini sono i comuni interessati dall'argomento che trattiamo questa mattina e ancora Torpè, Codrongianos perdono pure la pluriclasse delle medie insieme a Santa Maria Coghinas, Villanovafranca, Ballao e Osini. Per la verità e approfitto anche della presenza del presidente Pigliaru, avete detto di inaugurare una nuova era all'insegna della trasparenza, ancora non si leggono, non si possono cliccare le delibere che approvate, lo ricordava ch mi ha preceduto prima, ma non si clicca neppure questa delibera. E solo indiscrezioni ci dicono che poi avete introdotto modifiche per quanto riguarda i comuni di Fonni, Santu Lussurgiu, Villanovafranca e Campanedda. Fateci conoscere qualcosa! Io non ho capito poi perché si chiami e si tiri in ballo la seconda Commissione consiliare quando neppure questa delibera è giunta in Consiglio, si parla di pareri quando pareri non ne sono stati espressi, quando cioè la Giunta regionale ha fatto tutto in assoluta autonomia e d'imperio, d'autorità, infischiandosene totalmente sia del parere dei Sindaci che non sono stati auditi, neppure consultati, sia del Consiglio regionale. E allora vedete io capisco da un lato il problema che avete che è tutto interno alla maggioranza, è tutto interno al PD, del vostro segretario regionale, Renato Soru, che vi bacchetta anche su questo perché vi ha detto chiaramente che non è d'accordo, lo hanno riportato tutte le notizie di stampa, e ci sono i difensori di questa tesi, e ci sono quelli che logicamente non mettono in discussione un'attività che la Giunta con l'assessore Firino e il Presidente Pigliaru hanno già posto in essere. Ed è una battaglia, una lotta interna vostra che però passa sulle teste di famiglie, di alunni, e consentitemi sulle teste anche degli amministratori locali, molti espressione anche della vostra parte politica, assumetevene tutta la responsabilità. Ha un gran parlare l'onorevole Eugenio Lai, certo il suo Comune non è interessato, hanno un gran parlare gli altri sindaci i cui comuni non sono interessati, è un modo questo di creare discriminazioni tra comuni e comuni, tra territori e territori, questo state introducendo con questo modo di procedere altroché. Questo è un sistema di metodo sbagliato a prescindere poi dal merito del contenuto ugualmente sbagliato, perché sono d'accordo con l'onorevole Moriconi quando propone di poter affrontare l'argomento anche con una sessione straordinaria del Consiglio, noi siamo d'accordo, perché è un problema più vasto, più complesso, che non si può limitare soltanto al discorso del dimensionamento delle pluriclassi, però l'argomento in questione è questo, il problema è questo che noi dobbiamo oggi affrontare e trattare. E allora vedete, io chiedo che vi fermiate veramente, vi fermiate su questo e quanto meno fate una approfondimento perché non è vero che nella scorsa legislatura sono stati fatti i piani di dimensionamento nel silenzio assoluto, voglio ricordare che quella stessa maggioranza, l'allora Assessore in carica aveva chiaramente rispedito al mittente un Piano che non andava, dove avevamo messo bene in chiaro alcuni aspetti, e non dimenticate anche qualche iter giudiziario davanti ai giudici amministrativi che qualche piano ha subito anche l'annullamento, proprio per un modo di procedere che non è assolutamente, Aassessore, conforme ad un'idea anche di Regione attenta ai bisogni dei territori. State inaugurando, e ve lo ripeto, una nuova fase del neocentralismo regionalista che…

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Ne ha facoltà.

FIRINO CLAUDIA, Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Presidente, onorevoli consigliere e consiglieri, Presidente della Giunta, io sono molto contenta che il dibattito sia arrivato oggi in Aula perché questo dà l'occasione non solo di un positivo confronto, ma anche dà l'occasione alla Giunta e all'Assessorato di spiegare alcune parti che forse sono sfuggite del percorso che ha portato all'adozione del piano di dimensionamento attualmente all'attenzione della Commissione che esprimerà penso a breve il parere che ovviamente, lo premetto all'inizio del mio parere, verrà preso in grande considerazione. Il percorso che ha portato a quest'adozione è stato un percorso lungo, partecipato e complesso, un percorso in cui la Regione si è spesso dovuta sostituire alle province, non solo quelle commissariate, ma anche alle province che hanno spesso rinunciato ad esercitare il loro ruolo di mediazione tra il livello regionale e il livello degli enti locali. Per questo in ogni interlocuzione in cui noi siamo stati presenti, e noi siamo stati presenti in tutte le interlocuzioni delle conferenze provinciali, in ogni interlocuzione noi abbiamo cercato di spingere ad una soluzione che guardasse alle unioni dei comuni e alla collaborazione tra comuni come l'ambito privilegiato in cui portare avanti le scelte. Abbiamo cominciato questo percorso l'11 settembre e l'abbiamo concluso il 29 gennaio, portando avanti una serie di incontri, solo per i tavoli istituzionali 6 incontri, 4 quelli che hanno portato all'adozione delle linee guida, e 2 quelli che hanno condiviso infine il piano di dimensionamento scolastico. Ricordo per chi eventualmente fosse meno pratico sul tema che del piano interistituzionale fanno parte le Province, fa parte l'Anci, fa parte l'UPS, cui noi abbiamo aggiunto una rappresentanza dei Presidi delle nostre scuole ed un confronto parallelo e costante con i sindacati, dopo questa fase abbiamo partecipato, o personalmente o come gabinetto, ad ogni Conferenza provinciale proprio per evitare i problemi che sapevamo potevano sorgere in merito alla non mediazione portata avanti dal livello provinciale. Questo per dire del metodo, ma vorrei entrare un attimo nel merito delle scelte che si riflettono su questo Piano di dimensionamento, scelte che sono state ratificate dalla Commissione consiliare che ha approvato le linee guida all'unanimità. In quelle linee guida erano presenti le scelte che sottostanno a questo piano: si parlava di pluriclassi, tema che peraltro è stato portato avanti con forza anche in campagna elettorale dal Presidente Pigliaru, si parlava di un'organizzazione della rete scolastica in poli territoriali. Questo perché volevamo e vorremmo e perseguiremo nel futuro questo obiettivo che il territorio sia protagonista di questa riorganizzazione, che il territorio, soprattutto le aree con maggiori difficoltà, soprattutto le aree a rischio di spopolamento, credano, investano in una scuola di qualità, in una scuola che abbia una prospettiva di lungo periodo. Perché nel momento in cui ci si richiede una proroga di un anno, nel momento in cui ci si dice: "Va bene, non chiudeteci quest'anno, chiudeteci l'anno prossimo" come io mi sono sentita dire da alcuni Sindaci, io mi chiedo perché si decida in quel caso di dire ai propri alunni, ai ragazzi delle proprie comunità: "quest'anno è un anno perso, poi dall'anno prossimo si cambia, ci sarà una nuova organizzazione, però per quest'anno resistiamo". Noi vogliamo investire da subito in un cambio di passo, vogliamo investire da subito in una scuola che soprattutto nelle aree interne sia una scuola di prospettiva, una scuola di qualità, una scuola in cui investiremo come mai prima. E su questo mi soffermo tra qualche minuto. Tra l'altro a proposito di alcune dichiarazioni che ho sentito oggi, non me ne voglia l'onorevole Dedoni, però voglio citare una sua frase pronunciata proprio in questa solenne Aula il 17 giugno del 2014, in cui l'onorevole Dedoni diceva: "Comincio a sottoscrivere che sono contro le pluriclassi che è quanto i più aberrante ci sia nel dare educazione". Io sono d'accordo con l'onorevole Dedoni, sono d'accordo con una scelta coraggiosa, con una scelta di cambiamento che ovviamente pone sempre delle problematiche, ma delle problematiche a cui noi abbiamo dato ascolto dal primo momento, non richiudendoci né a Villa Devoto, dove io peraltro non potrei nemmeno entrare, quindi sarebbe proprio difficile per me, né nelle stanze del mio assessorato. Alle cifre che sono state citate oggi sulla dispersione scolastica io aggiungo un altro dettaglio, cioè le cifre che riguardano il rendimento dei ragazzi che hanno frequentato una pluriclasse in Sardegna, dove dopo tre anni in terza media vi è il 15 per cento dei bocciati contro il 5 della media regionale, ovviamente io non sono particolarmente affezionata, non guardo ai numeri come una religione, però i numeri a volte ci aiutano a leggere uno scenario che nella nostra Regione è sicuramente drammatico e che ha bisogno di scelte forti, di scelte coraggiose adesso. Il piano di ridimensionamento scolastico non è certamente l'unica scelta, l'unica azione della Giunta regionale nei confronti della scuola. Io auspico che un dibattito ricco come questo avvenga anche in occasione di altri temi, come per esempio il piano di dispersione scolastica e di potenziamento delle competenze dei nostri ragazzi che proporremo nei prossimi giorni. Si tratta di un piano, faccio solo un'anticipazione, che prevede un investimento non inferiore ai 50 milioni di euro fra fondi regionali, fondi comunitari e fondi statali. C'è una cifra in un anno mai investita prima su questo tema, tengo anche a sottolineare che questa finanziaria ha dato dei segnali chiari perché si parla di trasporto e io rispondo che per quanto riguarda il trasporto noi abbiamo investito milioni in più nel trasporto che sarà destinato ai comuni oggetto di dimensionamento scolastico, aggiungo che abbiamo aumentato di 1 milione la dotazione a disposizione del trasporto e dell'assistenza per gli studenti con disabilità, aggiungo che dopo tanti anni è stato rifinanziato il capitolo sulle autonomie didattiche con un finanziamento che consentirà progetti specifici, dopo tanti anni da portare avanti da parte delle autonomie, e aggiungo che sulle borse di studio, con il contributo importante del Consiglio, si è investito anche in questo caso in aumento. Tutto questo dimostra che l'istruzione è realmente una delle priorità più importanti di questa Giunta, questo non lo dimostriamo con le parole ma con i fatti che ho appena esposto, a proposito del diritto, dato che è stato citato, si è parlato di università, io ricordo che abbiamo trovato una situazione in cui circa il 45 per cento degli studenti che hanno diritto ad una borsa di studio la otteneva effettivamente, questa percentuale noi l'abbiamo alzata 75 per cento, quindi penso che sia davvero molto difficile venirci a rimproverare qualcosa sul diritto allo studio, sia scolastico che universitario. Io penso che questo dibattito avremmo probabilmente dovuto farlo in occasione dell'elaborazione delle linee guida perché in quel caso il giusto indirizzo del Consiglio si sarebbe potuto probabilmente dispiegare in tutta la sua forza e, in ogni caso, questo lo dico senza assolutamente sottovalutare il grande lavoro che è stato fatto dalla Commissione, sia sull'elaborazione sul contributo alle linee guida, sull'approvazione delle linee guida, sia sull'analisi della situazione attuale. Io penso che tutto questo sia veramente riduttivo in un tema importante come la scuola, prendere un caso come quello del piano di dimensionamento e fare sì, a volte è facile demagogia e a volte una contrapposizione che non fa bene nell'azione politica complessiva della Regione, né agli studenti, soprattutto a quelli con le difficoltà maggiori. Si è parlato dei comuni che hanno protestato, a volte legittimamente, a volte manifestando magari tardi una situazione che conoscevano, io però vorrei citare qui, come ha fatto anche prima l'onorevole Lai, alcuni comuni che nel silenzio hanno operato scelte coraggiose e che hanno ovviamente portato avanti una scelta che non è meno difficile, anzi che è più difficile, che costerà in termini politici, ma hanno portato avanti una scelta di prospettiva anticipando i tempi, in alcuni casi, o decidendo che era giunto il momento di lavorare assieme, di superare le contrapposizioni, di pensare che magari un appuntamento elettorale è meno importante di una prospettiva di lungo periodo per i ragazzi delle loro comunità. Io penso che questa sia la strada che la politica regionale, tutta, non solo la Giunta, non solo un Assessore, ma l'azione della Giunta e del Consiglio nel suo insieme debba promuovere, debba portare avanti, debba accompagnare, in questo modo e solo in questo modo, che noi possiamo fare il bene non solo degli studenti di domani, ma anche di cittadini di domani che hanno tutto il diritto di studiare nella nostra regione e di avere qualsiasi scelta facciano la scuola migliore, e di avere un domani un futuro probabilmente più roseo, perché da bambini e da ragazzi hanno avuto delle opportunità migliori del loro genitori e a volte dei loro fratelli maggiori.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Pietro Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS PIETRO (FI). Brevemente, Assessore, non lo dico per partito preso ma avrei voluto dirle che sono soddisfatto perché lei mi ha convinto, purtroppo no e me ne dispiace, prima di tutto perché dal suo intervento le assicuro forse per limite mio, probabilmente, ma non ho capito qual è il disegno complessivo perché lei parla di scelte forti e coraggiose, qual è il vostro disegno complessivo in materia di scuola, di istruzione, perché finora ad un anno dall'insediamento della Giunta abbiamo visto soltanto interventi occasionali, tra l'altro le ricordo il primo intervento, 30 milioni per l'edilizia scolastica, non sappiamo che fine abbiano fatto questi 30 milioni, anzi abbiamo visto nell'ultima finanziaria che li avete ridimensionati ad appena 14 milioni, quindi c'è qualcosa probabilmente che non funziona nell'attività anche di supporto che avete in quell'assessorato sui dati che vi mettono a disposizione. Voi ancora una volta insistete su un tema, ma davvero senza calarlo nel concreto, nelle realtà territoriali della scuola di qualità, Assessore, si parla di scuola di qualità quando la scuola rimane nei territori, quando la scuola rimane anche nei piccoli comuni, qui di qualità non ne possiamo parlare perché manca il presupposto, state chiudendo le scuole, questo è il risultato definitivo. Quindi di qualità se ne può parlare laddove le scuole continuano ad esistere ed è il segnale che anche nel comune di Belvì, che è un comune dell'interno la Regione si ricorda che ci sono persone, ci sono famiglie, c'è una comunità che ha lo stesso diritto di quelli che sono qui a Cagliari, di quelli che vivono a Sassari, a Nuoro o a Oristano, ed è questo, secondo me, il problema che vi sfugge: state facendo una classifica dei territori creando quello che ho detto prima: una grave discriminazione. Forse non è nelle sue intenzioni Assessore, perché io non sono tra quelli che pensano che lei o il Presidente vogliate discriminare, però il risultato concreto di un'azione che calate nella realtà oggettivamente porta a questa situazione, cioè di una oggettiva discriminazione tra i territori e tra Comune e Comune. Ecco perché noi su questo vi invitiamo ancora una volta ad una seria riflessione, l'avete già fatta, avete prima inserito più di 40 Comuni in questo piano di ridimensionamento e lei ancora stamattina, Assessore, non ci ha spiegato perché poi l'avete riportato a 27 o 29. Vuol dire che vi siete posti il problema. Cioè anche in quei Comuni che avete eliminato vuol dire che una qualche soluzione l'avete trovata, o vi siete posti un problema di rinviare forse per verificare, perché non farlo nei confronti di tutti i Comuni, cioè di quei Comuni che non avete coinvolto. Di quei Comuni rispetto ai quali non avete avuto la sensibilità di invitarli, se non a Villa Devoto, nel suo Assessorato, assessore, invitarli a sedersi intorno a un tavolo e ragionare in concreto. Così avreste fatto cosa saggia per il Comune di Cossoine, piuttosto che con quello di Belvì e così via discorrendo. È anche una questione di metodo, di forma, che però diventa questione di sostanza. Cioè avete dimostrato in questa circostanza, nei fatti forse andando anche oltre le vostre reali intenzioni, che purtroppo rimane ancora forte questa sorta di tendenza al neocentralismo, a non considerare il sistema delle realtà territoriali e su questo devo dire, la Sardegna che smobilita, che si spopola che rinuncia ad abitare il suo interno, è il campanello d'allarme che nelle vostre riunioni interne al PD vi ha lanciato il vostro segretario Soru. Ma lo volete capire sì o no? State nei fatti sfiduciando anche il vostro segretario, colleghi del Partito Democratico, che, su questo tema per la verità, vi ha tutti richiamati ad un dovere solidaristico che vedo non vi stà questa mattina scalfendo né toccando minimamente. È un problema di responsabilità vostra, è un problema rispetto al quale noi minoranza non abbiamo i numeri per ribaltare questa situazione, ciò non di meno il problema lo porremmo e continueremo a porlo in quest'Aula, nelle Commissioni perché non lasceremo soli i sindaci, anche quelli del PD che varranno a manifestare a Cagliari giovedì.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Attilio Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI ATTILIO (Riformatori Sardi). Io lascio il giudizio sospeso, anche se devo dire negativo perché nella replica dell'Assessore non c'è stato un punto preciso di dire facciamo un momento di sospensione e andiamo a verificare. Io avrei gradito molto che ci fosse stata questa determinazione, ma non perché lo chiede uno della minoranza o dell'opposizione, perché è un dato reale, è un dato necessitato. Fare una seria riflessione su questo esempio di ricostruzione del sistema scolastico è necessaria, perché i primi cittadini di ciascun Comune, anche se una piccola entità, non può essere trascurato perché rappresenta istanze, necessità, desideri, aspirazioni di quell'ambiente. Io la ringrazio che mi ha citato, ma le ribadisco quel concetto e l'ho ribadito anche oggi: io sono contro le pluriclassi. Lo affermo, con tutta coscienza, con piena libertà e non l'ho fatto solo nel 2014, l'ho fatto prima. Siccome mi sento un'anima libera, e mi tollera così anche il mio Partito, quando c'era altra maggioranza, e cioè il presidente Cappellacci, non ho avuto dubbi a mettere nero su bianco che non condividevo alcune cose, ero Presidente della Commissione, l'ho messo nero su bianco. Non si può essere supini a una maggioranza, a un'idea, forse un'idea guida che appalesa la volontà di trasformare, di cambiare, di dare nuovo impulso per il domani lo capisco. Non si faccia confusione, ho sentito qualcuno che si vuole un nuovo dimensionamento scolastico e lasciare le pluriclassi nei piccoli comuni, vorrei e lo invito a leggersi con attenzione le mozioni perché non l'ha letta chi ha fatto questa affermazione. E vorrei anche però ricordare che è vero che si va a lavorare fuori, a Londra, ma noi abbiamo perso da tempo, con tutte le scuse di centrodestra di centrosinistra che hanno fatto cinque anni di qui cinque anni là, sistematicamente a governare la Sardegna, che non hanno guardato quei dati schifosi della dispersione scolastica, che non hanno guardato quali erano i risultati dell'università. Se l'università e tutto quello che dava è inadeguato alle necessità di occupazione in Sardegna e credo che potrebbe dirlo il presidente Pigliaru qui e dirmi: abbiamo una bassa percentuale di laureati in Sardegna che non ci pone in maniera assimilata alle altre ragioni dove ci sono più i laureati c'è occupazione, più c'è possibilità di sviluppo. E se c'è questo mondo che richiama anche fuori facciamolo, ma abbiamo certamente la possibilità di avere una scuola, il sistema scolastico adeguato e un'università altrettanto profondamente buona. Parlavo di formazione professionale, non ce ne vergogniamo, ho visto un servizio in tv dove una regione, coraggiosamente saltando tutto, ha detto: bene, facciamo l'alternanza scuola-lavoro, facciamo formazione professionale. Quando ho visto quei ragazzi che venivano guidati per far sì che venissero buoni agricoltori - attenzione io ho sempre sostenuto in tutte le circostanze, se lo segni Assessore, che un agricoltore con la quinta elementare può avere anche esperienza, ma un agricoltore con la laurea in agraria è due volte meglio perché segue l'esperienza e c'ha la laurea che lo specifica. Allora io vedevo questi che andavano a farsi insegnare come fare il buon agricoltore nei campi, Mamuntanas, Surigheddu, la SPS possono essere utilizzati da voi, a me non interessa avere la primogenitura, utilizzateli lì a insegnare come si fa il buon agricoltore. Date l'opportunità ai giovani che sono fuori a far sì che ci sia una scuola di Agraria lì a vedere come si lavora, per poter dare poi l'opportunità che un domani non veda la campagna fuori da ogni logica di occupazione. Ma potrei continuare, la formazione professionale legata alla scuola e al lavoro è alla base, è l'importanza e dobbiamo ridiscutere con serietà di quelle che sono le prospettive dell'istruzione e legarle poi a dimensionamenti che vanno a loro volta legati alla programmazione delle unioni di comuni, dei nuovi aggregati che verranno fuori dalla nuova trasformazione di quelle che sono la soppressione delle province e le nuove istituzioni locali che dovranno fare da sovracomune per gestire, al meglio, quelle che sono le esigenze dei servizi della scuola e di tutto quello che è contorno alla scuola e ai servizi che devono essere erogati. Questo sì che serve.

PITTALIS PIETRO (FI). Presidente, votazione elettronica. Grazie.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 114.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Cappellacci - Carta - Cherchi Oscar - Cossa - Crisponi - Dedoni - Fasolino - Fenu - Floris - Locci - Orrù - Pinna Giuseppino - Pittalis - Randazzo - Rubiu - Solinas Christian - Tatti - Tedde - Tocco - Truzzu - Tunis - Zedda Alessandra.

Rispondono no i consiglieri: Agus - Azara - Cherchi Augusto - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Collu - Comandini - Cozzolino - Demontis - Deriu - Desini - Forma - Lai - Ledda - Lotto - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Peru - Pigliaru - Pinna Rossella - Piscedda - Ruggeri - Sabatini - Solinas Antonio - Tendas - Usula.

Si è astenuto il Presidente Ganau.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 50

Votanti 49

Astenuti 1

Maggioranza 25

Favorevoli 22

Contrari 27

(Il Consiglio non approva).

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 118.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Cappellacci - Carta - Cherchi Oscar - Cossa - Crisponi - Dedoni - Fasolino - Fenu - Floris - Locci - Orrù - Peru - Pinna Giuseppino - Pittalis - Randazzo - Rubiu - Solinas Christian - Tatti - Tedde - Tocco - Truzzu - Tunis - Zedda Alessandra.

Rispondono no i consiglieri: Agus - Azara - Cherchi Augusto - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Collu - Comandini - Cozzolino - Demontis - Deriu - Desini - Forma - Lai - Ledda - Lotto - Manca Pier Mario - Meloni - Moriconi - Pigliaru - Pinna Rossella - Piscedda - Ruggeri - Sabatini - Sale - Solinas Antonio - Tendas - Usula.

Si è astenuto il Presidente Ganau.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio non approva).

La seduta è tolta, c'è un incontro con i sindaci per la gestione dell'acqua nella sala della Commissione bilancio. Il Consiglio è convocato questo pomeriggio alle ore 16.

La seduta è tolta alle ore 12 e 56.



Allegati seduta

esto della interrogazione annunziata in apertura di seduta

Interrogazione Carta, con richiesta di risposta scritta, sulle richieste di pagamento inviate in questi giorni da Abbanoa ai sardi e sugli accordi di conciliazione non attuati.

Il sottoscritto,

premesso che:

- il rapporto fra i sardi e Abbanoa non è iniziato sotto i migliori auspici essendo da subito sorti conflitti con i Comuni a causa della gestione dei depuratori, delle reti esauste e a colabrodo, di interventi lenti e a volte promessi e mai fatti, di bollette mai arrivate e quando arrivate comprensive di annualità pregresse con importi al di sopra delle possibilità di pagamento degli utenti, richieste di bollettazione fatte da cittadini preoccupati del ritardo, mai evase;

- quanto sopra onestamente non si può addebitare esclusivamente all'ente gestore del servizio idrico integrato qual è Abbanoa spa;

- in questo quadro molta responsabilità ricade su ATO per troppo tempo più un mostro con inestinguibile fame di danaro e, successivamente, commissariato inutilmente visti i risultati sugli indirizzi per la gestione invariati rispetto al passato;

- giova ricordare la situazione sia dei depuratori che delle reti ereditate da Abbanoa in molti casi non funzionanti e già "colabrodo" con l'esigenza di interventi mai attuati soprattutto per l'inerzia di ATO;

- in questi ultimi mesi Abbanoa aveva avviato una campagna di riconciliazione con i cittadini promuovendo e partecipando a numerose assemblee con i cittadini presso i rispettivi comuni;

- in questi incontri si sono affrontati i temi soprattutto legati alla fatturazione dei consumi del SII, alla mancata fatturazione, alle letture dei contatori, alla sostituzione degli stessi anche all'insaputa dei cittadini;

- questi incontri avevano l'obbiettivo dichiarato di riavvicinare i cittadini ad Abbanoa e farla sentire come un'entità propria, non estranea o addirittura nemica;

- a questo fine sono stati proposti i patti di conciliazione con i Comuni e con i cittadini con una parte attiva dei Comuni che, oltre aver sottoscritto l'accordo con Abbanoa, hanno raccolto le adesioni dei cittadini e, successivamente, inviate ad Abbanoa secondo le sue stesse istruzioni;

- questa operazione in molti comuni si è conclusa entro il 13 dicembre 2014 e, da allora, nulla è stato fatto nel merito: nessun contatto con i cittadini, nessuna modifica delle richieste in fattura, nessuna comunicazione di avvio di qualunque procedimento che potesse scaturire dalla sottoscrizione dell'accordo;

- a tutt'oggi sono molti i cittadini che aspettano di sapere cosa intende fare Abbanoa in merito a questi accordi e quali benefici possono ragionevolmente attendersi;

- nel frattempo sono in riscossione il deposito cauzionale che tanto malcontento ha creato negli utenti;

- oltre quanto sopra in questi giorni stanno recapitando le bollette con i conguagli regolatori;

considerato che:

- gli accordi di conciliazione sono ad oggi lettera morta;

- i cittadini già devono sobbarcarsi il deposito cauzionale;

- sono in consegna le bollette per i conguagli regolatori;

- la situazione economica della Sardegna è disastrata,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dei lavori pubblici:

1) per conoscere se l'Esecutivo abbia contezza di quanto più su esposto;

2) per conoscere quali iniziative la Regione e per essa codesto Assessorato ha posto in essere o intende porre in essere per:

a) dare attuazione agli accordi di conciliazione sottoscritti dai cittadini con Abbanoa;

b) verificare la richiesta di deposito cauzionale generalizzata come è stata imposta da Abbanoa e chiedere la sospensione della riscossione;

c) verificare i conteggi alla base delle richieste di conguaglio retroattivo e chiedere la sospensione della riscossione. (314)