Seduta n.289 del 26/01/2012 

CCLXXXIX SEDUTA

Giovedì 26 gennaio 2012

Presidenza della Presidente LOMBARDO

La seduta è aperta alle ore 17.

COCCO DANIELE SECONDO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 17 novembre 2011 (281), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Gianfranco Bardanzellu, Marco Espa, Massimo Mulas, Sergio Obinu, Paolo Terzo Sanna, Edoardo Tocco e Pierpaolo Vargiu hanno chiesto congedo per la seduta del 26 gennaio 2011.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Assenza per motivi istituzionali

PRESIDENTE. Comunico, ai sensi del comma 5 dell'articolo 58 del Regolamento, che il Vicepresidente Michele Cossa è assente nella seduta del 26 gennaio 2012 per motivi istituzionali.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico di aver nominato, in data 23 gennaio 2012, l'onorevole Pitea componente della Giunta delle elezioni in sostituzione dell'onorevole Alessandra Zedda.

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

COCCO DANIELE SECONDO, Segretario.:

"Mozione Moriconi - Diana Giampaolo - Cuccu - Porcu - Sabatini sull'emergenza sicurezza, incertezza finanziaria e adeguatezza progettuale che riguardano la strada statale n. 554, snodo fondamentale per il traffico dell'intero territorio provinciale di Cagliari e importante raccordo tra la strada statale n. 131 e la strada statale n. 125". (159)

"Mozione Zuncheddu - Uras - Sechi - Cugusi - Salis - Cocco Daniele Secondo - MarianI sulle urgenti misure e azioni che il Presidente della Regione deve intraprendere rispetto alla diplomazia e agli organi internazionali (Farnesina, Nazioni unite, Cooperazione internazionale, ONG presenti nei territori interessati) attivandosi in prima persona e in tempi celeri presso i governi degli Stati africani interessati e presso le capitali del Magreb e del Sahel, per perorare la causa della liberazione di Rossella Urru, cooperante sarda del Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli (CISP) e degli altri colleghi spagnoli rapiti". (160)

"Mozione Porcu - Diana Giampaolo - Uras - Salis - Capelli - Agus - Barracciu - Ben Amara - Bruno - Cocco Daniele Secondo - Cocco Pietro - Corda - Cucca - Cuccu - Cugusi - Espa - Lotto - Manca - Mariani - Meloni Marco - Meloni Valerio - Moriconi - Sabatini - Sanna Gian Valerio - Sechi - Solinas Antonio - Zuncheddu sulle problematiche occupazionali, sociali ed ambientali conseguenti all'annuncio, da parte dell'ALCOA, di voler di procedere alla chiusura dello smelter di Portovesme e sulle prospettive e ricadute per l'intera filiera dell'alluminio e per lo sviluppo del territorio del Sulcis-Iglesiente, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (161)

PRESIDENTE. Poiché è in corso un incontro dei Capigruppo con una delegazione di sindaci e sindacati del Sulcis, sospendo la seduta sino alle ore 17 e 40.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 01, viene ripresa alle ore 17 e 59.)

Dimissioni di consigliere regionale

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Silvestro Ladu ha rassegnato le dimissioni da consigliere regionale dichiarando di aver optato per il mandato di Senatore della Repubblica, a seguito della sua proclamazione avvenuta in data 21 dicembre 2011, con la seguente nota, pervenuta il 19 gennaio 2012:

"Le comunico che, a seguito della mia proclamazione a Senatore della Repubblica, avvenuta in data 21dicembre 2011, è scaturita l'incompatibilità fra la carica di Consigliere regionale e quella nuova di Parlamentare.

Per queste motivazioni, dopo approfondita riflessione, ho optato per proseguire il mio impegno politico in qualità di Senatore.

Pertanto, con questa mia lettera comunico le dimissioni, con effetto immediato, da Consigliere regionale.

Confesso che la decisione non è stata semplice, ma sofferta e combattuta. Tanti anni passati in Consiglio regionale non potranno mai essere dimenticati, anche perché hanno rappresentato un momento importante dal punto di vista personale e politico.

Per me è stata una grande soddisfazione e soprattutto una lezione di vita. Spero che l'esperienza che ho maturato in questi anni in cui ho avuto l'onore di ricoprire l'incarico di Consigliere regionale, Assessore, Presidente di quattro diverse Commissioni e Capogruppo, possa essere utile in questa nuova esperienza parlamentare, nel supremo interesse della Sardegna che continuerò a servire e difendere con l'abnegazione e l'impegno di sempre.

In questi anni ho dato e ricevuto tanto, forse più di quanto mi aspettassi avendo avuto ruoli di grande responsabilità e prestigio.

Ho tentato di fare il possibile, anche se mi rendo conto che si poteva fare di più, ma la situazione ed i tempi non sono stati facili.

Per il percorso che abbiamo intrapreso assieme e che ci ha visto protagonisti, ringrazio tutte le colleghe e i colleghi del Consiglio regionale, il personale della Regione e dei Gruppi che mi hanno sostenuto in questi anni di difficile e impegnativo lavoro.

Rivolgo, di cuore, i migliori auguri di buon lavoro al Presidente del Consiglio Regionale e a tutta l'Assemblea, i quali potranno contare sempre sul mio contributo in questa nuova responsabilità che mi vede impegnato nel Parlamento italiano.

Silvestro Ladu".

L'Assemblea prende atto dell'opzione effettuata dal consigliere Ladu, al quale auguriamo buon lavoro nella sua nuova veste di Senatore della Repubblica.

Prego, quindi, il Presidente della Giunta delle elezioni di convocare immediatamente la Giunta stessa affinché, esaminati gli atti degli Uffici circoscrizionali, si pronunci circa il candidato che subentra al consigliere Ladu.

Sospendo a questo fine la seduta per 10 minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 02, viene ripresa alle ore 18 e 12.)

Proclamazione e giuramento di consigliere

PRESIDENTE. Do lettura della lettera inviatami dal Presidente della Giunta delle elezioni: "Comunico alla S.V. onorevole, che la Giunta delle elezioni si è riunita in data 26 gennaio 2012 per esaminare la situazione determinatasi a seguito della presa d'atto del Consiglio delle dimissioni del consigliere regionale Silvestro Ladu eletto Senatore della Repubblica.

La Giunta stessa fa presente che dall'esame degli atti redatti dall'ufficio centrale circoscrizionale di Nuoro, relativo alle elezioni del 15 e 16 febbraio 2009, risulta che l'onorevole Silvestro Ladu era stato eletto nella lista del collegio di Nuoro avente il contrassegno "Il Popolo della Libertà". I candidati della stessa lista e del medesimo collegio che seguono immediatamente l'ultimo eletto sono nell'ordine: Lunesu Galizia Michelina con cifra elettorale 1604; Sulis Giovanni Salvatore, con cifra elettorale 1441; Selloni Nicola con cifra elettorale 1427; Rocca Francesco con cifra elettorale 1403; Corrias Pietro con cifra elettorale 1165.

La Giunta delle elezioni, a seguito delle verifiche effettuate, prende atto che al consigliere regionale dimissionario, l'onorevole Silvestro Ladu, subentrerà Michelina Lunesu Galizia".

Sulla base di quanto comunicatomi dal Presidente della Giunta delle elezioni, proclamo eletto consigliere regionale Michelina Lunesu. Constatatane la presenza, la invito ad entrare in aula e a prestare il giuramento prescritto dall'articolo 23 dello Statuto speciale per la Sardegna e dall'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1949, numero 250.

Invito l'onorevole collega a presentarsi di fronte al banco della Presidenza.

Do lettura della formula del giuramento previsto dall'articolo 3 del citato DPR; al termine risponderà: "Lo giuro":

"Giuro di essere fedele alla Repubblica e di esercitare il mio ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione".

LUNESU. Lo giuro.

(Applausi e auguri da tutti i consiglieri.)

Discussione e approvazione del disegno di legge: "Bollettino ufficiale digitale della Regione autonoma della Sardegna" (312)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca ora la discussione del disegno di legge numero 321, richiamato in Aula ai sensi dell'articolo 102 del Regolamento.

Dichiaro aperta la discussione generale.

Poiché nessuno è iscritto a parlare, la dichiaro chiusa. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 1 e del relativo emendamento.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 e del relativo emendamento:

Articolo 1

Oggetto e finalità

1. Il Bollettino ufficiale della Regione autonoma della Sardegna, di seguito denominato BURAS, é lo strumento legale di conoscenza delle leggi e dei regolamenti regionali, degli atti amministrativi della Regione e di tutti gli atti in esso pubblicati. Restano salve le altre forme di conoscenza e di pubblicità riconosciute dall'ordinamento vigente.

2. Con la pubblicazione di cui al comma 1, la Regione favorisce il diritto di informazione e di accesso agli atti amministrativi di cui alla legge regionale 22 agosto 1990, n. 40 (Norme sui rapporti fra i cittadini e l'Amministrazione della Regione Sardegna nello svolgimento dell'attività amministrativa), nel rispetto delle norme vigenti a tutela della riservatezza dei terzi.

3. Il BURAS è redatto in forma digitale e pubblicato on-line su apposita sezione del sito internet ufficiale della Regione autonoma della Sardegna.

4. A far data dal 1° gennaio 2012, il BURAS è pubblicato esclusivamente in forma digitale e diffuso in forma telematica con modalità volte a garantire l'autenticità, l'integrità e la conservazione dei documenti digitali ivi contenuti.

Emendamento sostitutivo parziale Giunta regionale.

Articolo 1

Nel comma 4 dell'articolo 1, le parole: "dal 1° gennaio 2012" sono sostituite dalle seguenti: "dal 1° aprile 2012". (1).)

Poiché nessuno è iscritto a parlare, metto in votazione l'emendamento numero 1.

Ha domandato di parlare il consigliere Salis. Ne ha facoltà.

SALIS (I.d.V.). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 1.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Cherchi, Contu Felice, Corda, Dessi', Diana Giampaolo, Lunesu, Mariani, Milia, Piras, Solinas Antonio e Soru hanno votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: Agus - Amadu - Artizzu - Barracciu - Ben Amara - Biancareddu - Bruno - Campus - Capelli - Cappai - Cherchi - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Contu Felice - Contu Mariano - Corda - Cucca - Cuccu - Cuccureddu - Cugusi - Dedoni - Dessi' - Diana Giampaolo - Diana Mario - Floris Rosanna - Fois - Gallus - Greco - Lai - Locci - Lotto - Lunesu - Manca - Maninchedda - Mariani - Meloni Francesco - Meloni Valerio - Milia - Moriconi - Mula - Murgioni - Oppi - Peru - Petrini - Piras - Pitea - Pittalis - Planetta - Porcu - Randazzo - Rassu - Rodin - Sabatini - Salis - Sanjust - Sanna Giacomo - Sanna Gian Valerio - Sechi - Solinas Antonio - Solinas Christian - Soru - Steri - Stochino - Uras - Zuncheddu.

Si è astenuta: la Presidente Lombardo.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 66

votanti 65

astenuti 1

maggioranza 33

favorevoli 65

(Il Consiglio approva).

Metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 2.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 2:

Articolo 2

Validità degli atti pubblicati

1. La pubblicazione degli atti sul BURAS ha valore legale. )

Poiché nessuno è iscritto a parlare sull'articolo 2, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 3.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 3:

Articolo 3

Articolazione del BURAS

1. Il BURAS si articola in tre parti i cui contenuti sono specificati nei commi 3, 4 e 5. Per atti complessi o per omogeneità di materia, a discrezione della redazione, è prevista la pubblicazione di supplementi alla parte prima e seconda.

2. Sono pubblicati nella parte prima del BURAS:

a) le modificazioni alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna) e le norme di attuazione dello Statuto;

b) le leggi e i regolamenti regionali;

c) le sentenze e le ordinanze della Corte costituzionale relative a leggi della Regione e a leggi statali incidenti sulla normativa regionale; le decisioni relative a conflitti di attribuzione tra lo Stato e la Regione, nonché i ricorsi della Giunta regionale e i ricorsi del Governo o di altre regioni su questioni di legittimità costituzionale; le ordinanze di organi giurisdizionali che sollevino questioni di legittimità delle leggi regionali;

d) gli atti relativi ai referendum da pubblicarsi in base alle previsioni della normativa vigente in materia;

e) le deliberazioni e i decreti emanati dagli organi del Consiglio regionale;

f) i decreti del Presidente della Regione;

g) i decreti assessorili;

h) le deliberazioni della Giunta regionale;

i) le determinazioni degli organi di direzione amministrativa della Regione;

j) comunicati o avvisi del Presidente della Regione, del Consiglio regionale e degli assessori di interesse generale;

k) comunicati o avvisi dei dirigenti e ogni altro atto della Regione la cui pubblicazione è prevista in leggi o regolamenti statali o regionali;

l) ogni altro atto o provvedimento che gli organi della Giunta e del Consiglio regionali ritengano opportuno pubblicare.

3. Sono pubblicati nella parte II del BURAS gli annunci e gli altri avvisi prescritti da leggi e regolamenti vigenti nella Regione.

4. Sono pubblicati nella parte III del BURAS:

a) i bandi di concorso della Regione, degli enti locali e di altri soggetti pubblici;

b) i bandi e gli avvisi di gara della Regione, delle agenzie regionali, degli enti locali e di altri enti pubblici per l'attribuzione di contributi, sovvenzioni, borse e in genere di benefici economici o finanziari, nonché gli esiti delle gare e le graduatorie dei concorsi;

c) gli annunci e gli avvisi per i quali era prevista la pubblicazione nel Foglio annunzi legali delle province. )

Poiché nessuno è iscritto a parlare sull'articolo 3, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 4.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 4:

Articolo 4

Periodicità della pubblicazione

1. La pubblicazione del BURAS avviene, di norma, con cadenza settimanale, ogni giovedì. Nel caso di festività la pubblicazione avviene il primo giorno feriale successivo.

2. In caso d'urgenza o di necessità la pubblicazione avviene in edizione straordinaria.)

Poiché nessuno è iscritto a parlare sull'articolo 4, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 5.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 5:

Articolo 5

Modalità e termini di pubblicazione

1. Le strutture regionali e gli altri soggetti pubblici e privati interessati alla pubblicazione di propri atti sul BURAS hanno accesso all'area riservata del sito internet per il caricamento degli atti da pubblicare.

2. Le richieste di pubblicazione e gli atti da pubblicare devono pervenire alla redazione del Bollettino in formato digitale, mediante accesso all'area riservata di cui al comma 1.

3. L'atto o l'estratto da pubblicare è redatto dal soggetto pubblico o privato che ne fa richiesta, con indicazione della normativa che prescrive la pubblicazione. Del contenuto dell'atto pubblicato è responsabile il soggetto che ha disposto la richiesta di pubblicazione.

4. La pubblicazione è effettuata nel testo integrale. La pubblicazione per estratto, con omissione del preambolo e degli allegati, è eseguita solo su richiesta e previa predisposizione del testo in tale forma da parte del soggetto richiedente. Gli avvisi e i comunicati sono redatti e pubblicati in forma concisa.

5. Gli atti pubblicati nel BURAS devono essere conformi ai testi trasmessi per la pubblicazione.

6. Qualora si rilevino difformità tra testo inviato per la pubblicazione e testo pubblicato, si provvede a immediata errata-corrige inserita nel primo bollettino utile successivo al momento dell'avvenuta conoscenza dell'errore.

7. Qualora si rilevino difformità tra testo originario e testo inviato per la pubblicazione, si provvede alla correzione mediante avvisi di rettifica. L'avviso di rettifica è richiesto, con nota scritta alla redazione del Bollettino, dal soggetto che ha chiesto la pubblicazione del testo errato. L'avviso di rettifica indica la parte errata del testo pubblicato e il testo corretto; se necessario, è disposta la ripubblicazione dell'intero atto.

8. Le leggi regionali e i regolamenti sono pubblicati entro dieci giorni dalla ricezione della richiesta di pubblicazione.

9. La pubblicazione di atti, avvisi e comunicati avviene, di norma, entro quindici giorni dalla ricezione della richiesta di pubblicazione. Per pubblicazioni complesse o particolarmente voluminose i tempi di pubblicazione sono concordati tra la redazione e il soggetto che ne fa richiesta.

10. Gli ulteriori criteri, condizioni, modalità e termini di pubblicazione sono stabiliti con provvedimento del dirigente della struttura competente.)

Poiché nessuno è iscritto a parlare sull'articolo 5, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 6.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 6:

Articolo 6

Consultazione e diffusione del BURAS

1. La consultazione del BURAS sul sito internet della Regione autonoma della Sardegna è libera e gratuita.

2. La consultazione gratuita del BURAS sul sito della Regione è garantita presso gli uffici per le relazioni con il pubblico (URP) della Regione, le biblioteche della Regione e degli enti locali. A richiesta degli utenti le amministrazioni rilasciano copia stampata del Bollettino, previo pagamento di un contributo stabilito con le modalità di cui all'articolo 7, comma 2.

3. Gli utenti che risiedono in una zona del territorio regionale ove non sono disponibili servizi di connessione alla rete in banda larga, possono chiedere alla redazione del BURAS l'invio a mezzo posta di una copia del Bollettino o di parti di esso, previo pagamento di un contributo per l'invio, fissato con provvedimento della struttura competente.)

Poiché nessuno è iscritto a parlare sull'articolo 6, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 7.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 7:

Articolo 7

Oneri di pubblicazione

1. I costi di pubblicazione per gli atti regionali sono a carico della Regione. Gli atti di altri enti o amministrazioni per i quali la pubblicazione sul BURAS è prevista obbligatoriamente per disposizione normativa o regolamentare é effettuata senza oneri per i richiedenti. Ove la pubblicazione non sia obbligatoria, il costo è a carico del richiedente.

2. Le tariffe di pubblicazione delle inserzioni e i diritti per ottenere copie cartacee del Bollettino ufficiale sono fissati con provvedimento del dirigente preposto alla competente struttura organizzativa.

3. È autorizzata la spesa relativa all'eventuale completamento della formazione del personale, agli oneri di adeguamento e aggiornamento delle procedure telematiche, nonché ogni altra spesa imprevista necessaria per avviare e tenere a regime il Bollettino ufficiale digitale.)

Poiché nessuno è iscritto a parlare sull'articolo 7, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 8.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 8:

Articolo 8

Ordinamento del BURAS

1. La pubblicazione del BURAS telematico è a cura della struttura organizzativa della Presidenza della Regione cui competono la direzione, la redazione e l'amministrazione del Bollettino ufficiale, secondo quanto disposto dall'articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1949, n. 250 (Norme di attuazione dello Statuto speciale per la Sardegna).

2. Con provvedimento del direttore della struttura amministrativa competente sono determinati la composizione, la veste grafica e i criteri di pubblicazione.

3. Le regole tecniche sono fissate in un apposito manuale di gestione del procedimento di pubblicazione, approvato con deliberazione della Giunta regionale. In particolare, sono disciplinate le modalità per la trasmissione elettronica degli atti da pubblicare, le modalità che garantiscono l'integrità e l'autenticità dei testi pubblicati, le garanzie da adottare a tutela della sicurezza delle procedure di formazione e trasmissione degli atti da pubblicare, le garanzie di manutenzione e aggiornamento del sistema informativo e della sua operatività continua.)

Poiché nessuno è iscritto a parlare sull'articolo 8, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 9 e del relativo emendamento.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 9 e del relativo emendamento:

Articolo 9

Copertura finanziaria

1. Agli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge, valutati in euro 100.000 annui, si fa fronte per gli anni 2012-2013 con le risorse già stanziate in conto dell'UPB S01.03.008 (capitolo SC01.0587) del bilancio regionale per gli stessi anni e, su quelle corrispondenti dei bilanci per gli anni successivi.

Emendamento sostitutivo totale Giunta regionale.

Articolo 9

L'articolo 9 è sostituito dal seguente:

"Art. 9

Copertura finanziaria

1. Gli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge sono valutati in euro 100.000 annui.

2. Il bilancio della Regione, per gli anni 2012 e successivi, tiene conto della spesa di cui al comma 1." (2).)

Poiché nessuno è iscritto a parlare metto in votazione l'emendamento sostitutivo totale.

Ha domandato di parlare il consigliere Salis. Ne ha facoltà.

SALIS (I.d.V.). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 2.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Porcu e Milia hanno votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: Agus - Amadu - Artizzu - Barracciu - Ben Amara - Biancareddu - Bruno - Campus - Capelli - Cappai - Cherchi - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Contu Felice - Contu Mariano - Corda - Cucca - Cuccu - Cuccureddu - Cugusi - Dedoni - Dessi' - Diana Giampaolo - Diana Mario - Floris Rosanna - Fois - Gallus - Greco - Lai - Locci - Lotto - Lunesu - Manca - Maninchedda - Mariani - Meloni Francesco - Meloni Valerio - Milia - Moriconi - Mula - Murgioni - Oppi - Peru - Petrini - Piras - Pitea - Pittalis - Planetta - Porcu - Randazzo - Rassu - Rodin - Sabatini - Salis - Sanjust - Sanna Giacomo - Sanna Gian Valerio - Sechi - Solinas Antonio - Solinas Christian - Soru - Steri - Stochino - Uras - Zuncheddu.

Si è astenuta: la Presidente Lombardo.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 66

votanti 65

astenuti 1

maggioranza 33

favorevoli 65

(Il Consiglio approva).

Passiamo all'esame dell'articolo 10 e del relativo emendamento.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 10 e del relativo emendamento:

Articolo 10

Abrogazioni

1. Con decorrenza 1° gennaio 2012, i regolamenti regionali di cui al decreto del Presidente della Giunta regionale 31 ottobre 1986, n. 139 (Norme per la pubblicazione del Bollettino Ufficiale della Regione) e al decreto del Presidente della Giunta regionale 31 ottobre 1986, n. 140 (Capitolato d'oneri per la stampa del Bollettino Ufficiale della Regione) sono abrogati.

EMENDAMENTO sostitutivo parziale GIUNTA REGIONALE.

Articolo 10

Nell'articolo 10, le parole: "1° gennaio 2012" sono sostituite dalle seguenti: "1° aprile 2012". (3).)

Poiché nessuno è iscritto a parlare, metto in votazione l'emendamento numero 3.

Ha domandato di parlare il consigliere Salis. Ne ha facoltà.

SALIS (I.d.V.). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 3.

(Segue la votazione)

Prendo atto che la consigliera Zuncheddu ha votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: Agus - Amadu - Artizzu - Barracciu - Ben Amara - Biancareddu - Bruno - Campus - Capelli - Cappai - Cherchi - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Contu Felice - Contu Mariano - Corda - Cucca - Cuccu - Cuccureddu - Cugusi - Dedoni - Dessi' - Diana Giampaolo - Diana Mario - Floris Rosanna - Fois - Gallus - Greco - Lai - Locci - Lotto - Lunesu - Manca - Maninchedda - Mariani - Meloni Francesco - Meloni Valerio - Milia - Moriconi - Mula - Murgioni - Oppi - Peru - Petrini - Piras - Pitea - Pittalis - Planetta - Porcu - Randazzo - Rassu - Rodin - Sabatini - Salis - Sanjust - Sanna Giacomo - Sanna Gian Valerio - Sechi - Solinas Antonio - Solinas Christian - Soru - Steri - Stochino - Uras - Zuncheddu.

Si è astenuta: la Presidente Lombardo.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 66

votanti 65

astenuti 1

maggioranza 33

favorevoli 65

(Il Consiglio approva).

Metto in votazione l'articolo 10. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 11 e del relativo emendamento.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 11 e del relativo emendamento:

Art. 11

Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore il 1° gennaio 2012.

Emendamento sostitutivo parziale Giunta regionale.

Articolo 11

Nell'articolo 11, le parole: "1° gennaio 2012" sono sostituite dalle seguenti: "1° aprile 2012". (4) .)

Poiché nessuno è iscritto a parlare, metto in votazione l'emendamento numero 4. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'articolo 11. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo ora alla votazione finale della legge.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge numero 312.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Uras e Sechi hanno votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: Agus - Amadu - Artizzu - Barracciu - Ben Amara - Biancareddu - Bruno - Campus - Capelli - Cappai - Cherchi - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Contu Felice - Contu Mariano - Cucca - Cuccu - Cuccureddu - Cugusi - Dessi' - Diana Giampaolo - Diana Mario - Floris Rosanna - Fois - Gallus - Greco - Lai - Locci - Lotto - Lunesu - Manca - Maninchedda - Mariani - Meloni Francesco - Meloni Valerio - Milia - Moriconi - Mula - Murgioni - Oppi - Peru - Petrini - Piras - Pitea - Pittalis - Planetta - Porcu - Randazzo - Rassu - Rodin - Sabatini - Salis - Sanjust - Sanna Giacomo - Sanna Gian Valerio - Sechi - Solinas Antonio - Solinas Christian - Soru - Steri - Stochino - Uras - Zuncheddu.

Si è astenuta: la Presidente Lombardo.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 65

votanti 64

astenuti 1

maggioranza 33

favorevoli 63

(Il Consiglio approva).

Discussione e approvazione del disegno di legge: "Autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno 2012" (355/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca ora la discussione del disegno di legge numero 355.

Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il consigliere Fois, relatore.

FOIS (Riformatori Sardi), relatore. Mi rimetto alla relazione scritta..

PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.

Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 1.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1:

Articolo 1

Esercizio provvisorio

1. Ai sensi e per gli effetti dell'articolo 29 della legge regionale 2 agosto 2006, n. 11 (Norme in materia di programmazione, di bilancio e di contabilità della Regione autonoma della Sardegna. Abrogazione della legge regionale 7 luglio 1975, n. 27, della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11 e della legge regionale 9 giugno 1999, n. 23), è autorizzato l'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno 2012 per un periodo non superiore a un mese, dal 1° gennaio al 31 gennaio 2012.

2. Negli impegni di spesa la Giunta regionale non può superare un dodicesimo dello stanziamento previsto per ciascuna unità previsionale di base dello stato di previsione della spesa.

3. Il limite di cui al comma 2 non si applica ove si tratti di spese obbligatorie e tassativamente regolate dalla legge e non suscettibili di impegno o di pagamento frazionati in dodicesimi; tale deroga è da intendersi riferita a tutti i casi in cui le norme vigenti dispongono in ordine all'entità e alla scadenza delle erogazioni.

4. Il limite di cui al comma 2 non si applica ai fondi per la riassegnazione dei residui perenti di cui all'articolo 26 della legge regionale n. 11 del 2006, nonché agli altri fondi di riserva di cui all'articolo 24 della stessa legge regionale.

5. Nei pagamenti di spesa la Giunta regionale è autorizzata al pagamento dell'intero ammontare dei residui nonché degli impegni di spesa assunti in conto competenza a' termini dei commi 2, 3 e 4. )

Poiché nessuno è iscritto a parlare sull'articolo 1, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 2.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 2:

Articolo 2

Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione autonoma della Sardegna (BURAS) con effetti giuridici dal 1° gennaio 2012. )

Poiché nessuno è iscritto a parlare sull'articolo 2, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo ora alla votazione finale della legge.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge numero 355/A.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Cappai ha votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: Agus - Amadu - Artizzu - Biancareddu - Campus - Capelli - Cappai - Cherchi - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Contu Felice - Contu Mariano - Cuccureddu - Dedoni - Dessi' - Diana Mario - Floris Rosanna - Fois - Gallus - Greco - Lai - Locci - Lunesu - Maninchedda - Mariani - Meloni Francesco - Milia - Mula - Murgioni - Oppi - Peru - Petrini - Piras - Pitea - Pittalis - Porcu - Randazzo - Rassu - Rodin - Sanjust - Sanna Giacomo - Solinas Christian - Steri - Stochino.

Rispondono no i consiglieri: Ben Amara - Cugusi - Salis - Sechi - Uras - Zuncheddu.

Si sono astenuti: la Presidente Lombardo - Barracciu - Bruno - Corda - Cucca - Cuccu - Diana Giampaolo - Lotto - Manca - Meloni Valerio - Moriconi - Sabatini - Sanna Gian Valerio - Solinas Antonio - Soru.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 65

votanti 50

astenuti 15

maggioranza 26

favorevoli 44

contrari 6

(Il Consiglio approva).

Discussione della mozione Zuncheddu - Uras - Sechi - Cugusi - Salis - Cocco Daniele Secondo - Mariani sulle urgenti misure e azioni che il Presidente della Regione deve intraprendere rispetto alla diplomazia e agli organi internazionali (Farnesina, Nazioni unite, Cooperazione internazionale, ONG presenti nei territori interessati) attivandosi in prima persona e in tempi celeri presso i governi degli Stati africani interessati e presso le capitali del Magreb e del Sahel, per perorare la causa della liberazione di Rossella Urru, cooperante sarda del Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli (CISP) e degli altri colleghi spagnoli rapiti (160) e approvazione di ordine del

giorno

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca ora la discussione della mozione numero 160.

(Si riporta di seguito il testo della mozione:

MOZIONE ZUNCHEDDU - URAS - SECHI - CUGUSI - SALIS - COCCO Daniele Secondo - MARIANI sulle urgenti misure e azioni che il Presidente della Regione deve intraprendere rispetto alla diplomazia e agli organi internazionali (Farnesina, Nazioni unite, Cooperazione internazionale, ONG presenti nei territori interessati) attivandosi in prima persona e in tempi celeri presso i governi degli Stati africani interessati e presso le capitali del Magreb e del Sahel, per perorare la causa della liberazione di Rossella Urru, cooperante sarda del Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli (CISP) e degli altri colleghi spagnoli rapiti.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- da oltre due mesi, tra il 22 e il 23 ottobre 2011, Rossella Urru, la cooperante sarda del Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli (CISP), veniva sequestrata, con altri due colleghi spagnoli, nel campo profughi per rifugiati saharawi a Tindouf in Algeria;

- dopo la missione ufficiale della Farnesina, con la visita lampo dell'inviato speciale Margherita Boniver, a Bamako, in Mali e in Burkina Faso, sul rapimento della cittadina sarda, ufficialmente, non si è saputo più niente; le uniche notizie ufficiose sono quelle già trapelate, prima della visita della Boniver, da fonti maliane a cui hanno fatto seguito le immagini trasmesse dall'emittente francese France Press il 12 dicembre 2011, che attestavano che la ragazza, con i due colleghi spagnoli, sarebbe nelle mani di aderenti, o presunti tali, di un gruppo scissionista di Al Qaeda per il Maghreb islamico;

- secondo le dichiarazioni del Fronte del Polisario (movimento politico e militare del popolo Saharwi: gli autoctoni del Sahara occidentale), che lotta da oltre trent'anni per la propria indipendenza dal Marocco, i tre sequestrati, dopo le notizie secondo cui sarebbero tenuti in quel lembo di frontiera del Sahara fra Algeria, Mauritania e Mali, si troverebbero in una zona desertica tra Mali e Niger; la prima notizia era già trapelata, con discrezione, subito dopo il rapimento, da fonti italiane, riconducibili ai Tuareg che da sempre risiedono nel deserto sahariano e che hanno manifestato la loro solidarietà e vicinanza ai rapiti e ai sardi;

VISTO che:

- in Sardegna e in diverse sedi europee si registrano grandi mobilitazioni popolari, mentre a tutt'oggi da parte delle istituzioni regionali c'è un incomprensibile e preoccupante silenzio, un silenzio che va oltre il normale riserbo dovuto alle trattative internazionali in atto per la liberazione degli ostaggi;

- alla famiglia della rapita, e a tutti i sardi, è dovuta una forte presa di posizione da parte della Regione, che rompa la situazione di stallo sulla vicenda e l'imbarazzante silenzio che rischia di essere un alibi pericoloso per la stessa incolumità degli ostaggi; è noto, in questi casi, che maggiore è la mobilitazione e la solidarietà internazionale e prima si concludono positivamente queste vicende;

- i fatti ci dicono che sul caso di Rossella Urru la Regione non ha manifestato nessun tipo di iniziativa autonoma e ancor meno il Presidente Cappellacci si è distinto per atti che lo mettessero al centro della stampa locale e internazionale per il suo interessamento alla liberazione della cittadina sarda e dei suoi colleghi;

CONSTATATO che per le istituzioni sarde, la delega incondizionata allo Stato italiano per la risoluzione dei problemi della Sardegna, purtroppo è diventata la norma, tale da essere una condanna a cui non ci si può sottrarre e con costi elevatissimi per noi sardi,

impegna il Presidente della Regione

1) affinché assolva al proprio ruolo di rappresentante del popolo sardo, dei suoi interessi, dei suoi bisogni e delle sue emergenze, facendosi parte attiva in tutte le fasi della vicenda, sollecitando costantemente e con forti pressioni la diplomazia e gli organi internazionali, dalle relazioni con la Farnesina, alle Nazioni unite, alla Cooperazione internazionale, alle ONG presenti nei territori interessati;

2) si attivi in prima persona e in tempi celeri presso i governi degli stati africani in qualche modo interessati, da Algeri, a Rabat, a Bamako, a Ougadougou e presso le altre capitali del Maghreb e del Sahel, per perorare la causa della nostra concittadina, contribuendo sicuramente in questo modo alla buona riuscita della liberazione di tutti gli ostaggi. (160))

Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

ZUNCHEDDU (Gruppo Misto). Presidente, colleghi, il presidente Cappellacci purtroppo, con l'ennesima assenza dai lavori dell'Aula, continua di fatto a declinare responsabilità su temi che dovrebbero riguardarlo molto da vicino, per cui io credo che farebbe bene, una volta per tutte, ad assumersi almeno la responsabilità di rinunciare al suo ruolo.

Ad oltre tre mesi dal rapimento della cooperante sarda Rossella Urru e di due suoi colleghi spagnoli - avvenuto nel campo profughi saharawi a Tindouf in Algeria, dove operavano per conto del Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli, una organizzazione non governativa che coopera da tempo con il governo del fronte Polisario - a tutt'oggi non si hanno notizie certe. Nonostante la mobilitazione dell'opinione pubblica sarda internazionale… Presidente. io sono dell'avviso che sia meglio sospendere la discussione, perché è umiliante trattare un tema di questo rilievo in questo clima, rinunciamo.

PRESIDENTE. Colleghi, chi deve conversare o parlare al telefono per cortesia lo faccia fuori dall'aula. Prego, onorevole Zuncheddu.

ZUNCHEDDU (Gruppo Misto). E' impensabile questo senso di irresponsabilità di fronte a temi di questa portata; mi auguro che veramente i sardi non sappiano. Nonostante la mobilitazione dell'opinione pubblica sarda internazionale per manifestare la solidarietà alle famiglie e alla collettività di Samugheo, si comincia a nutrire preoccupazione e apprensione sulla reale sorte dei rapiti.

Nonostante l'iniziativa diplomatica della Farnesina con la missione dell'onorevole Boniver in Mali e Burkina Faso ad oggi sulla sorte dei cooperanti incombe un silenzio a dir poco inquietante, un silenzio a cui le istituzioni sarde purtroppo non hanno ancora dato le giuste e dovute risposte e assicurazioni. Le uniche notizie sino ad oggi trapelate riportate da "France press" e da fonti maliane sono antecedenti alla visita della Boniver e davano Rossella e due cooperanti spagnoli nelle mani di aderenti o presunti tali di un gruppo scissionista di al Qaeda per il Maghreb islamico.

Secondo le dichiarazioni del fronte Polisario, che è un movimento politico e militare del popolo Sawari, che lotta da oltre trent'anni per la propria indipendenza dal Marocco, i tre sequestrati dopo le notizie secondo cui sarebbero tenuti in quel lembo di frontiera del Sahara tra l'Algeria e la Mauritania e il Mali, si troverebbero in una zona desertica tra il Mali e il Niger.

La prima notizia era già trapelata con discrezione da fonti maliane subito dopo il rapimento ed era riconducibile ai Tuareg che da sempre risiedono nel deserto sahariano e che hanno manifestato la loro solidarietà e vicinanza ai rapiti e ai sardi.

Presidente, io mi assumo la responsabilità di interrompere, dopodiché mi affido all'Aula per decidere la prossima scadenza quando parlarne. Credo che prima o poi con questi argomenti dovremmo farci i conti. E' incredibile. Questo è un circo!

PRESIDENTE. Colleghi, prendete posto per cortesia. Onorevole Steri, onorevole Fois, grazie.

ZUNCHEDDU (Gruppo Misto). Mi dica quando posso riprendere, Presidente.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Zuncheddu.

ZUNCHEDDU (Gruppo Misto). Grazie. Perché, io credo che forse il presidente Cappellacci faccia bene ad assentarsi, tanto non serve a nulla.

PRESIDENTE. Onorevole Zuncheddu, prego.

ZUNCHEDDU (Gruppo Misto). Bene, la crisi libica, a tutt'oggi irrisolta, con i contraccolpi geopolitici che sta creando negli stati limitrofi del Sahel, non contribuisce a rasserenare la situazione. La mozione presentata da diversi consiglieri e sicuramente condivisa dall'Assemblea (almeno credo, spero) fa propria la richiesta della collettività sarda di avere certezze e rassicurazioni sulla sorte di Rossella Urru e dei suoi amici spagnoli. Con ciò si intende coinvolgere tutta l'Assemblea dei sardi su questo caso umanitario che vede partecipe in prima persona una cittadina sarda che con il suo impegno di volontariato contribuisce a portare all'estero il buon nome di noi sardi, compreso quello delle nostre istituzioni, manifestando con ciò concretamente le doti di solidarietà e fratellanza che fanno parte della storia e della tradizione del nostro popolo.

La mozione intende sollecitare il presidente Cappellacci, l'eterno assente, e l'istituzione della RAS, affinché si attivino e intraprendano urgentemente, anche in modo autonomo, misure e azioni per accelerare la liberazione degli ostaggi nei confronti delle diplomazie e degli organismi internazionali, a partire dalla Farnesina per arrivare poi alle Nazioni Unite, agli stati coinvolti da questo problema, alla cooperazione internazionale, alle ONG presenti in tutta la regione sahariana dal Maghreb alla fascia del Sahel.

Il presidente Cappellacci deve o dovrebbe (non lo so) predisporre azioni e attivarsi urgentemente, anche in prima persona, presso i governi degli Stati africani interessati, quindi da Algeri a Bamako, con ciò tutelando l'interesse della collettività sarda per la liberazione di Rossella Urru e dei suoi colleghi. Alla famiglia della rapita, a tutti i sardi ma anche all'opinione pubblica internazionale, è dovuta questa forte presa di posizione da parte della Regione autonoma sarda, rompendo con ciò la situazione di stallo sulla vicenda e l'imbarazzante silenzio che rischia di essere un alibi pericoloso per la stessa incolumità degli ostaggi. E' noto che, in questi casi, maggiore è la mobilitazione e la solidarietà internazionale prima si concludono positivamente queste vicende.

Per le istituzioni sarde la rinuncia all'assunzione di responsabilità e la delega incondizionata allo Stato italiano per la soluzione dei nostri problemi purtroppo è diventata la norma, con conseguenti risultati tragici per la società e l'economia sarda ormai al tracollo. Purtroppo la mobilitazione in corso in tutta l'Isola per la difesa dell'economia e dei territori è anche il risultato di deleghe incondizionate e di non assunzioni di responsabilità in prima persona da parte delle istituzioni sarde, con conseguenti costi economici e sociali elevatissimi sul benessere delle nostre collettività.

I fatti ci dicono che sul caso di Rossella Urru la Regione autonoma della Sardegna ad oggi ufficialmente non ha manifestato nessun tipo di iniziativa autonoma, e ancor meno il presidente Cappellacci si è distinto per atti che lo mettessero al centro della stampa locale e internazionale per il suo interessamento alla liberazione della cittadina sarda e dei suoi colleghi spagnoli. Auspichiamo che l'Assemblea della Regione autonoma della Sardegna faccia proprio il tema della liberazione della cooperante e dei suoi colleghi. Per cui chiediamo l'impegno al presidente Cappellacci (sperando che gli riferiscano fedelmente la richiesta) che in qualità di rappresentante del popolo sardo, dei suoi interessi, dei suoi bisogni e delle sue emergenze, si faccia parte attiva in tutte le fasi della vicenda sollecitando costantemente e con forti pressioni la diplomazia e gli organi internazionali, dalla Farnesina alle Nazioni Unite alla cooperazione internazionale e alle ONG presenti nei territori interessati.

Chiediamo quindi che si attivi in prima persona e in tempi celeri presso i governi degli stati africani in qualche modo interessati, quindi da Algeri a Rabat a Bamakò e così via e presso le altre capitali del Maghreb e del Sahel. Tutto questo per perorare la causa della nostra concittadina contribuendo sicuramente, in questo modo, alla buona riuscita della liberazione di tutti gli ostaggi.

Vorrei anche aggiungere che la situazione richiede un intervento molto celere perché c'è anche il rischio che, a livello internazionale, dei governi un po' leggeri scelgano di tentare dei blitz (perché di questo si sta parlando) con costi elevati per gli stessi ostaggi. Grazie per l'attenzione ai colleghi che hanno seguito con grande interesse.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.

Ricordo ai consiglieri che intendono prendere la parola che devono iscriversi a parlare non oltre la conclusione dell' intervento dell'onorevole Maninchedda, che ha a disposizione dieci minuti.

MANINCHEDDA (P.S. d'Az.). No io ne userò di meno, Presidente, però vorrei ricordare ai colleghi di che cosa stiamo parlando e per capirlo bisogna comprendere che cosa significhi, quando si viene rapiti in Africa, che il proprio Governo taccia.

Quando qualche occidentale viene rapito in Africa, due sono i silenzi possibili: il silenzio della trattativa e il silenzio del disimpegno. Il silenzio del disimpegno- e lo dico con parole dedotte da ciò che ha detto la collega Zuncheddu, ma che sono vere - il silenzio del disimpegno ha un prezzo che è la vita dell'ostaggio. Sono argomenti che non interessano evidentemente le persone che ai sequestri hanno fatto il callo culturalmente, ma sono invece evidentemente argomenti che toccano chi si muove pensando che la legalità internazionale debba essere garantita.

Nella fattispecie del caso Urru, bisogna che diciamo con chiarezza una cosa: lo Stato italiano non è impegnato. Cosa determina il disimpegno dello Stato italiano? Che la fazione che ha rapito la nostra concittadina può essere tentata di creare un'escalation sulla pelle della nostra concittadina, per porre con più forza il problema politico che hanno tentato di sollevare con questo gesto.

In altre circostanze, lo Stato italiano ha fatto due cose: ha pagato i riscatti e ha attivato le diplomazie, confrontandosi con gli altri Stati dell'Unione europea, in particolare la Francia, ha cercato di negoziare con queste potenze le mediazioni politiche necessarie per salvare una vita umana. Sarà una sensazione sbagliata, ma si ha l'impressione che l'interesse della Farnesina sui propri cittadini dipenda dalla provenienza, dal peso, dalle relazioni che hanno attivato, dai circuiti a cui appartengono.

Noi non abbiamo la percezione del pericolo di vita di questa donna, non l'abbiamo, non l'abbiamo perché il suo caso non è all'ordine del giorno del Governo italiano, non è all'ordine del giorno di iniziative della Farnesina, ed è sintomatico che questo accada quando l'Italia vanta sullo scacchiere internazionale relazioni privilegiate nell'area libica e nell'area algerina. Noi trattiamo col Governo algerino del gasdotto, non trattiamo di un ostaggio rapito nel loro territorio. Noi addirittura riceviamo i complimenti del Governo libico perché l'ENI ha ripreso a esportare petrolio, ma l'ENI, che è il nostro vero ambasciatore in quell'area, non ha all'ordine del giorno la liberazione della nostra concittadina, e non ce l'ha perché i sardi non la difendono, non la difendono!

Se un Consiglio regionale accoglie una mozione di questo genere - che è di tipo umanitario, ma è di tipo nazionale, colleghi - con il disinteresse vergognoso che si registra stasera, secondo me le bombe intelligenti troveranno un altro obiettivo da colpire, troveranno un altro obiettivo, perché noi le attireremo con certezza, perché in genere colpiscono dove l'intelligenza non c'è.

Noi stasera non stiamo discutendo di una gazzarra politica. O il Consiglio regionale iscrive all'agenda di questo Ministro degli esteri inesistente questo caso, o questa donna rischia la pelle. Se non lo facciamo noi chi lo fa? Non lo può fare il comune di residenza o la famiglia. Chi lo dice a un Ministro della Repubblica che viaggia sulle vette siderali dell'Europa che ci teniamo alla vita di una nostra concittadina? Chi lo dice? Questa sta rischiando la pelle sul silenzio dell'Italia, e l'Italia può muovere l'ENI, perché non la muove? Perché non la muove? Può parlare con la Francia. O con la Francia si parla solo dell'euro?

Chi è che non sa che sono i servizi segreti francesi ad avere il controllo di quel territorio, chi non lo sa? Basta leggere un po' di riviste internazionali. E lo deve dire un consigliere regionale questo? Riusciamo a iscrivere nella nobilissima agenda del premier Monti un problema che ha il nome della nostra concittadina? Ci riusciamo, o siamo a distanze superiori da quelle del Papa? Ecco, forse la mozione può servire a questo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ben Amara. Ne ha facoltà.

BEN AMARA (Gruppo Misto). Io sono un po' imbarazzato per questa interpretazione, soprattutto per l'ultima interpretazione, che ha praticato un approccio che chiamerei "orientalista", cioè l'occidentale che si considera il grande detentore di verità sull'Oriente, confondendo governi con bande terroristiche. Non c'entra, io lo dico francamente per onestà intellettuale.

Io so che ci sono tantissime organizzazioni che stanno lavorando, perché io ho il merito anche di capire cinque lingue e sei dialetti, dunque sento tantissime notizie alla televisione sulla nostra concittadina Rossella Urru. Ma vedo che c'è una confusione anche nella valutazione di questo rapimento, e non confondiamo le regole con la mancanza delle regole. Io non penso che il governatore Cappellacci sia la persona adatta per prendere un aereo e andare a liberare Rossella Urru, non fa parte purtroppo dei servizi segreti italiani, ma neanche i servizi segreti francesi hanno fatto qualcosa quando sono stati rapiti i giornalisti ed è stato effettuato quel famoso blitz, dove al-Qaeda ha ammazzato due persone.

E' bello essere solidali, ma è bello anche attenersi a una certa realtà, e soprattutto bisogna anche conoscere il territorio, non dell'Africa ma del Nord Africa: c'è una differenza nell'uso della terminologia. Io penso che liberare Rossella Urru non sia compito del Consiglio regionale, noi non possiamo liberare niente, noi non possiamo neanche chiedere ciò che ci spetta al Governo centrale, figuriamoci se possiamo avanzare questa richiesta, però chiediamo comunque, forse perché ciò conferisce anche un po' di visibilità al nostro Consiglio regionale, che apparentemente è bloccato in un cul-de-sac per ciò che concerne altri problemi anche molto interessanti. Io non vorrei dilungarmi, mi fermo qui per non provocare ancora.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cuccureddu. Ne ha facoltà.

CUCCUREDDU (Gruppo Misto). Io voterò a favore della mozione, perché ritengo invece che le regioni, la nostra Regione in maniera particolare, possano far qualcosa, certo non istituire un servizio segreto regionale,così come non sono completamente convinto che non ci si stia muovendo, come affermava l'onorevole Maninchedda. Dai pochi segnali che ci arrivano, infatti, diverse trattative sono state avviate, alcune sono false piste, come sempre capita, ma come capita anche nei sequestri sardi, non c'è necessità di andare nel Nord Africa per capire che prima di trovare l'emissario giusto a volte passano mesi.

Però noi abbiamo un ruolo, abbiamo una responsabilità nel Mediterraneo, una responsabilità che spesso questo Consiglio regionale, la Giunta regionale e il Presidente della Regione forse non hanno ben compreso, ma che invece hanno ben compreso nel Maghreb, nel Medio Oriente, nei Paesi europei che non sono inseriti nell'Unione europea. Cioè, noi siamo l'autorità di gestione dell'ENPI, di quella struttura europea che deve curare i rapporti e le relazioni tra l'Unione Europea e il Maghreb, tra l'Unione europea e il Medio Oriente, tra l'Unione europea e gli altri Paesi (Montenegro, Croazia e così via) bagnati dal Mar Mediterraneo che non sono inseriti nell'Unione europea.

Di recente abbiamo ottenuto ulteriori 26 milioni e 400 mila euro per sostenere la governance nelle regioni, anche quelle della zona sahariana, per consentire la strutturazione di un sistema efficiente di autonomie locali in quell'area, e li abbiamo ottenuti, certo, anche grazie al fatto che abbiamo opportunamente approvato una "leggina" che ha permesso di costituire una direzione generale che rendesse autonomo l'ENPI rispetto a com'era sino a poco tempo fa, e cioè un servizio della presidenza che poca autonomia garantiva agli occhi dell'Unione europea.

Però un ruolo lo possiamo giocare, un ruolo forte, perché - io l'ho detto in più occasioni - forse il più grande merito nella gestione della precedente Giunta regionale è stato quello di riuscire a ottenere quell'autorità di gestione battagliando con la Puglia e oggi con la regione PACA (Provence-Alpes-Côte d'Azur) che sta conducendo una battaglia fenomenale per riportare verso la Francia la gestione di quelle risorse, di quelle relazioni, di quei rapporti. Tutto ciò anche per le ragioni che ricordava l'onorevole Maninchedda, di una presunta supremazia francese su quegli Stati (perché loro vorrebbero averla, ma così non è).

Oggi l'ENPI ce l'ha detto chiaramente: "non abbiamo bisogno di tutori per portare avanti i nostri processi di democrazia, siamo in grado di governarcela noi; quello che ci serve, semmai, è un aiuto per strutturare i nostri enti, le nostre autonomie locali" (dove di autonomie si può parlare, non certo se ne può parlare in Algeria). Allora, noi abbiamo ottime relazioni con alcune Regioni dell'Algeria, abbiamo ottime relazioni col Marocco, e io vorrei ricordare (ma tutti probabilmente lo sappiamo) che la personalità politica più autorevole in questo momento in Marocco (molto vicina al giovane Re, parla l'italiano benissimo, è sposato con un avvocato di Sassari, viene in Sardegna, i figli frequentano qui le scuole, è una delle personalità più influenti del Maghreb in questo momento) si è attivata personalmente dietro nostra richiesta.

Quindi io credo che le relazioni ci siano, però credo che, parallelamente ai rapporti che necessariamente devono viaggiare sotto traccia (perché se i servizi non fossero segreti, probabilmente non servirebbero a niente) serva una pressione mediatica per mantenere viva l' attenzione, come serve nei sequestri che abbiamo vissuto in Sardegna, o che si sono vissuti in Calabria con il caso Casella e così via. Per cui concordo con la mozione presentata dalla collega Zuncheddu e voterò a favore perché credo che la Regione Sardegna, nel suo insieme (il presidente Cappellacci che la rappresenta, il Consiglio regionale e la Giunta) abbia un ruolo importante (lo hanno chiesto, lo hanno ottenuto) nelle relazioni del Mediterraneo.

Dobbiamo quindi utilizzare anche questo ruolo, anche l'autorità di gestione dell'ENPI, anche le risorse che diamo, anche i progetti che abbiamo in corso, per effettuare tutte le pressioni politiche del caso, e sul Governo italiano, e sull'Europa, e sui Governi di quell'area. Poi concordo naturalmente con quanto sosteneva Ben Amara: non si può che condividere il fatto che stiamo parlando di bande di terroristi, quindi i governi, per quanto si possano impegnare, è evidente che non si riusciranno a risolvere il problema, perché non possono trattare con bande terroristiche, però dobbiamo mantenere alta la pressione, dobbiamo mantenere un livello di attenzione anche mediatica forte non sulla stampa locale, che serve a poco, ma sui Mass Media nazionali e internazionali.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Soru. Ne ha facoltà.

SORU (P.D.). Signor Presidente, intervengo per dire che concordo con la mozione. Basta andare in giro per la Sardegna e nelle piazze per notare che in molte finestre e in molti balconi appaiono delle scritte che ci riportano e ci responsabilizzano su questo argomento. Quindi suonava effettivamente strano e certamente colpevole che il Consiglio regionale non si fosse ancora occupato del caso, e forse dobbiamo anche alla sensibilità tutta al femminile della collega l'aver posto - con molta fatica, purtroppo, data la nostra distrazione - questo argomento all'attenzione dell'Aula.

La collega Zuncheddu ha una conoscenza specifica di quei territori, gliene va dato atto; ha svolto lei stessa un'attività di volontariato, qualificata, in quei territori e zone di confine tra Mali, Algeria, Marocco. Io non sono un esperto di questioni mediorientali; certamente si tratta di bande di terroristi che, quanto meno, usano gli strumenti del terrorismo nella loro vicenda politica. Concordo con quanto è stato detto: il silenzio può equivalere a una mezza condanna, nel senso che è un elemento di incitazione all'esasperazione ulteriore della conflittualità e quindi aumenta i pericoli per l'ostaggio. Non possiamo fare molto, se non tenere altissimo il livello di attenzione soprattutto fuori dalla Sardegna, e io credo che il Presidente della Regione lo debba fare. Non è velleitario, ma le vite umane, e soprattutto le vite umane sottoposte a questo tipo di tortura, meritano rispetto e meritano ogni sforzo, anche quando questo dovesse sembrare velleitario

. Il Presidente della Regione ha titolo per recarsi in Marocco, per recarsi in Algeria, ha titolo per parlare direttamente col Presidente Bouteflika e ha titolo per parlare col Re di Algeria. Ha titolo per i rapporti economici che intercorrono, e anche per la responsabilità che l'Unione europea ha riconosciuto a questa Regione nei rapporti di vicinato euromediterranei. E ha titolo, quindi, per far sapere che c'è una comunità intera, in questa Regione, che ha a cuore le vicende, le sorti di Rossella.

Va dato atto che ci sono state altre occasioni in cui lo stesso tipo di vicenda ha sollevato ben più ampia attenzione e solidarietà da parte internazionale. Evidentemente Rossella appartiene a una ONLUS non particolarmente importante, visibile o potente, evidentemente non appartiene al grande mondo del giornalismo, delle importanti testate internazionali, fatto sta che questa vicenda non è stata trattata adeguatamente.

Io mi chiedo anche, signor Presidente, se, parallelamente alle azioni che il Presidente della Regione dovrebbe portare avanti, il Consiglio regionale non possa anche delegare un qualche ruolo, una qualche responsabilità a Claudia Zuncheddu, che credo già personalmente svolga alcune attività in quella regione, abbia delle relazioni importanti, delle attività tuttora in corso, e quindi, credo, titolo per poter parlare e far sentire il nostro interesse e la nostra vicinanza.

Questa Regione è stata vicina in tante vicende a tante famiglie e a tante situazioni, e credo pertanto (anzi, sono certo) che questa vicenda meriti tutta la nostra attenzione e tutti i nostri sforzi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Presidente, intervengo per testimoniare la mia solidarietà - come peraltro hanno fatto tutti i consiglieri della Provincia di Oristano - verso questa concittadina di Samugheo. Credo che neanche il Consiglio regionale, per quanto distratto spesso possa apparire, sia lontano dai sentimenti di solidarietà nei confronti di una persona che è stata rapita in terra straniera. Ritengo che facciano male le istituzioni, ancora una volta, a colpevolizzarsi, ancorché non sia richiesto.

E' vero che ci sono profondi conoscitori dei rapporti con il Maghreb e con il Nord Africa, ma non tutti conoscono nei dettagli i rapporti interni, le difficoltà e le differenze che sussistono tra quei territori. Se un Targi dovesse rapire una cittadina sarda, probabilmente la Dottoressa Zuncheddu sarebbe la persona più adatta ad occuparsene, giacché ha lavorato tra i Tuareg. Se invece (ma nessuno lo sa) questa cittadina sarda fosse stata rapita in una zona in cui vi è un conflitto, come per esempio la regione oggetto di contesa da parte del Fronte Polisario (con cui abbiamo rapporti) e del Marocco (con cui dovremmo avere rapporti) regione che si trova ai confini dell'Algeria (con cui abbiamo altresì rapporti) io sono convinto che qualche iniziativa possa essere posta in campo. Abbiamo forse dimenticato che molte organizzazioni non governative lavorano lì, finanziate dalla Regione sarda, ed in primis dalla Presidenza della Giunta regionale? Ricordo qualche iniziativa che mi pare abbia posto in essere anche il presidente Soru.

Io vorrei dire, comunque, che non colpevolizzo il presidente Cappellacci per essere stato magari poco appariscente, lo colpevolizzo per tante altre cose, per tante altre inefficienze ma non certo per questo. Probabilmente, anzi, il presidente Cappellacci sarebbe stato soddisfatto di portare a casa una concittadina e conquistare la prima pagina di tutti i giornali; credo che sia un'ambizione più che umana! Ritengo, invece, a questo riguardo, che sia opportuna una breve sospensione della seduta perché si abbia la possibilità di redigere un ordine del giorno unitario, così che tutte le forze politiche e tutto il Consiglio possano esprimere il loro sostegno a quelle iniziative che necessariamente non possono essere intraprese alla luce del sole.

Perché è vero, è stato già ricordato qui, non sono i Governi a trattare con le bande armate, credo che intervengano forme di contatto molto più sottili, molto più indirette di quelle che potrebbe promuovere un governo con i normali strumenti della diplomazia. Come hanno ricordato le forze sociali, sindacali, la Chiesa in prima istanza, ma anche tutti gli uomini di buona volontà, le amministrazioni comunali dell'Oristanese, in primis quella di Samugheo, tutti i consiglieri provinciali e regionali della provincia di Oristano, è necessario che questo Consiglio regionale attivi idonee iniziative verso il Governo nazionale. In questo auspicio va visto il dibattito, in questa direzione va profuso ogni sforzo.

Vi è quindi la necessità, Presidente - e rinnovo la richiesta - che venga approvato un ordine del giorno unitario col quale si chieda al Governo nazionale di porre in essere tutte le iniziative più utili e opportune perché venga liberata al più presto Rossella Urru da quella posizione scomoda, difficile in cui si trova, in mezzo a queste bande armate che probabilmente altro non vogliono se non danaro.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (Gruppo Misto). Presidente, la mozione è stata presentata con una motivazione che certamente non è sfuggita ai colleghi del Consiglio e che non sfuggirà assolutamente ai tanti sardi e anche agli organi di informazione che si sono mostrati solidali nei confronti della giovane donna impegnata in attività operative di sostegno e di solidarietà in realtà che di questo tipo di intervento, come è noto, hanno particolare bisogno. I cooperanti, infatti, svolgono una funzione sicuramente importante, soprattutto in ragione delle difficoltà di vita delle popolazioni di paesi meno fortunati del nostro, meno fortunati dell'Occidente industrializzato.

La motivazione è semplice: con questa mozione si intende richiamare l'attenzione delle autorità, impegnare chi svolge la funzione di rappresentanza più elevata dell'amministrazione regionale e della Regione nel suo insieme, così come viene ricordato dalla stessa mozione (cioè il Presidente della Regione in ragione del ruolo di rappresentante del popolo sardo, dei suoi interessi, dei suoi bisogni e delle sue emergenze, tra cui anche questa) ad esercitare una costante, significativa pressione nei confronti del Governo e di chi altri ha la possibilità e la competenza a svolgere iniziative atte a liberare la cooperante sarda dalla condizione di prigionia e di rischio nella quale si trova.

Io non so come le autorità che sono preposte gestiscano queste vicende; so solo che in altri casi simili l'attenzione generale, la sollecitazione sistematica, la continua informazione di dettaglio gli interventi nelle televisioni, nei telegiornali, nei giornali, nelle manifestazioni di maggior rilievo, hanno sortito esito positivo. Si pensi, per esempio, alla recente liberazione di un cooperante aderente a Emergency, imprigionato in Afghanistan.

Allora noi questo dobbiamo fare e questo dobbiamo chiedere al Presidente della Regione che faccia, questo noi dobbiamo chiedere che faccia il Governo italiano e chi ha la responsabilità degli esteri e non solo degli esteri, ma a chi ha la responsabilità prima del Governo, cioè al Presidente del Consiglio dei ministri. Possiamo chiedere un intervento? Certo. Io credo, Presidente, che lei stessa, a nome di questo Consiglio, potrebbe indirizzare una lettera al Presidente della Repubblica perché si sappia che non è solo questa Istituzione, ma è quello che rappresenta questa Istituzione, cioè un intero popolo, che chiede che non si possa mai dire, anche per queste vicende, che i cooperanti che nascono, vivono e sono originari di questa terra siano cooperanti di serie B, che anche nelle situazioni di criticità sono più dimenticati di altri, sono più trascurati di altri, sono meno sostenuti di altri. E questo dipende anche da noi, dipende dalla nostra capacità di far sentire la nostra voce da quelle parti, per questa vicenda e per altre vicende che poi tratteremo anche stasera.

Non si può dimenticare questa questione, non solo perché riguarda la vita di una persona, non solo perché riguarda l'apprensione di una famiglia, l'ansia di quella famiglia, di quella comunità di Samugheo, ma perché riguarda il popolo sardo che deve stare nella considerazione del Governo nazionale, del Presidente della Repubblica, dei media e delle organizzazioni tutte che sono competenti in questa materia.

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Espa è rientrato dal congedo.

E' iscritto a parlare il consigliere Mario Diana. Ne ha facoltà.

DIANA MARIO (P.d.L.). La collega Zuncheddu, in una delle poche occasioni che abbiamo avuto dal giorno del sequestro di Rossella Urru, ha ritenuto di presentare una mozione: un fatto assolutamente positivo. Non si capisce però perché, nel presentare questa mozione, affermi "che i fatti ci dicono che la Regione non ha manifestato..." . La Regione è anche lei, collega, siamo tutti. Quindi lei per prima non ha manifestato, se non oggi, la volontà di sollevare il problema. Per cui questa parte probabilmente è meglio che ce la dimentichiamo tutti, mentre tutti dovremmo ricordarci dell'impegno che dovremmo profondere a salvaguardia dell'incolumità di una nostra concittadina e conterranea.

Io comincio col dire anche al collega Paolo Maninchedda, ferme le motivazioni che lo inducono a esprimere considerazioni di tipo politico, che questo governo che probabilmente è talmente preso dagli impegni a cui è sottoposto da parte dei governi europei (Germania e Francia tra i primi) che non si preoccupa molto neanche di nominare i responsabili di settori strategici, ha avuto però un grande merito: ha chiamato Margherita Boniver e le ha chiesto immediatamente di recarsi sul posto.

Come tutti sanno Margherita Boniver è stata Sottosegretario agli affari esteri del governo Berlusconi, quindi non è più in carica, però il governo Monti, anzi il primo ministro Monti le ha riconosciuto questa grande capacità di mediazione. Non è infatti la prima volta che la Boniver agisce in totale silenzio, ma con grande capacità. Voglio ricordare che mai nessuno dei sequestrati italiani dei quali si è interessata la Boniver, che si trattasse di soggetti che prestavano opera umanitaria, che si trattasse di navi mercantili sequestrate o altro, mai nessuno è stato liberato prima di quattro, cinque mesi.

Allora, io prendo per buono il silenzio di cui ha parlato Paolo Maninchedda, sono sicuro che la Farnesina stia lavorando, sono sicuro che Margherita Boniver stia lavorando.

Ho avuto modo di leggere altri ordini del giorno che sono stati votati in altre parti d'Italia: nessuno ha impegnato il proprio Presidente della Regione, nessuno ha impegnato il proprio Consiglio regionale, tutti quanti hanno impegnato il Governo nazionale perché le questioni estere sono di competenza nazionale. Al di là del manifestare noi la preoccupazione, la vicinanza nei confronti dei familiari, degli amici, non si può, in una mozione nella quale si riconosce il proprio colpevole ritardo, andare ad accusare altri: questo non è assolutamente comprensibile. Noi non siamo contrari alla mozione, siamo contrari ad alcune parti della mozione, spero che ci sia il tempo di presentare un ordine del giorno, e se raggiungiamo un accordo su questo il P.d.L. avrà certamente la possibilità di esprimere il voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.

CHERCHI (P.d.L.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.

Credo che dall'ultimo intervento del Capogruppo del P.d.L. , dell'onorevole Diana, emerga molto chiara la posizione della Giunta. A me sembra che accusare il Presidente della Giunta di non essere presente oggi per discutere un argomento, sia solo un modo per fare demagogia e penso che sia giunto il momento di dire basta a questo genere di demagogia. Non è né utile, non aiuta i lavori del Consiglio né tanto meno serve a trovare soluzioni o a risolvere un determinato tipo di problema. Del resto, dalla presenza continua e costante del Presidente Capellacci nel territorio - registrata anche dai mass media - dai rapporti stretti tenuti con la famiglia e da tutte le azioni e interlocuzioni della Presidenza della Giunta nei confronti del Governo italiano (e quindi, nel caso specifico, della Farnesina) non si può che evincere un forte interesse da parte della Giunta regionale, ma anche, come ha ben sottolineato il collega Diana, da parte di tutto il Consiglio regionale e quindi di tutta la Regione per la soluzione del caso.

Non è possibile, ecco - e così condivido anche questo aspetto - iniziare una mozione con l'affermazione che la Regione che non si interessa ad un problema come questo. La nostra posizione è quella di condividere tutti insieme un ordine del giorno (che poi è sicuramente l'obiettivo di questo Consiglio regionale) non di condividere una mozione che parte e termina con un'accusa nei confronti di una Giunta regionale che, da questo punto di vista, non ha niente di cui essere accusata.

Come voi ben sapete - e alcuni interventi dei colleghi l'hanno sottolineato - queste non sono azioni che può svolgere una parte politica. La parte politica può solo ed esclusivamente interloquire con il resto di chi è preposto a gestire questo genere di attività. Chi interloquisce quotidianamente con familiari - e voi sapete di chi sto parlando e quindi a chi mi sto rivolgendo - ha detto più volte che è necessario solo ed esclusivamente pazientare, attendere l'arrivo di informazioni importanti ma non certamente pretendere azioni che possano risolvere il problema. Stiamo parlando dei servizi segreti, stiamo parlando di un'azione di lavoro che viene svolta in totale segretezza o comunque da chi direttamente è in rapporto quotidiano con quelle problematiche e quei territori.

Quindi io credo che da parte della Giunta regionale non ci sia altro da aggiungere se non la disponibilità a condividere con il Consiglio regionale un ordine del giorno che sia improntato alla solidarietà, nella speranza che questo questo rientro sia imminente e che possa aiutare comunque a risolvere un dramma che è solo ed esclusivamente personale e della famiglia. Credo che solo loro capiscano qual è il vero dramma che stanno vivendo quotidianamente.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare la consigliera Zuncheddu. Ne ha facoltà.

ZUNCHEDDU (Gruppo Misto). Sono d'accordo per preparare in modo congiunto un ordine del giorno, e comunque io non attacco nessuno, io non attacco il presidente Cappellacci, lamento il fatto che il popolo sardo ha necessità di una rappresentanza che purtroppo non ha. Ha avuto qualche sprazzo di rappresentanza forse in Afghanistan per fine anno (perché vediamo ancora la proiezione di un filmato che documenta la presenza appassionata del nostro Presidente in quel territorio) però è molto triste che non abbia speso un messaggio pubblico sul rapimento di una nostra concittadina che, da quello che ha detto qualcuno, è il meglio che la nostra società possa esprimere.

Voglio anche aggiungere che, sin dai primi del novecento, qui a Cagliari si stampavano quattro testate giornalistiche in lingua araba , e questo dimostra che sin da allora le relazioni commerciali e gli scambi culturali con questi Paesi erano molto intensi, per cui reputo necessario ritagliarci la nostra fetta di autonomia anche nelle relazioni internazionali. Non si può pensare che i governi possano organizzare o che siano responsabili di rapimenti (quando mai!) però è anche vero che, ad esempio, il governo algerino ha un controllo del territorio molto importante per cui, anche alla luce di ciò, io penso che il nostro Presidente debba impegnarsi in quella direzione oltre ad esercitare pressioni sul Governo italiano. Comunque concordo sull'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione. Nel frattempo che i Gruppi si confrontano per pervenire alla stesura di un ordine del giorno unitario proseguiamo con i successivi punti all'ordine del giorno.

Discussione e approvazione della deliberazione di autorizzazione all'esercizio provvisorio del Bilancio interno del Consiglio regionale per l'anno 2012

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca ora la discussione della deliberazione di autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio interno del Consiglio regionale per l'anno 2012.

Dichiaro aperta la discussione generale. Poiché nessuno è iscritto a parlare la dichiaro chiusa.

Passiamo all'esame dell'articolo unico

(Segue lettura del testo dell'articolo unico)

Poiché la deliberazione è composta di un unico articolo, e non essendoci iscritti a parlare, metto in votazione direttamente il testo della deliberazione

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della deliberazione di autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio interno del Consiglio regionale per l'anno 2012.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Bruno e Zuncheddu hanno votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri : Agus - Artizzu - Barracciu - Ben Amara - Bruno - Campus - Capelli - Cappai - Cherchi - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Contu Felice - Corda - Cucca - Cuccu - Cuccureddu - Cugusi - Dedoni - Dessi' - Diana Giampaolo - Diana Mario - Espa - Floris Rosanna - Fois - Greco - Lai - Locci - Lombardo - Lotto - Lunesu - Manca - Maninchedda - Mariani - Meloni Francesco - Meloni Marco - Meloni Valerio - Moriconi - Mula - Murgioni - Peru - Petrini - Piras - Pittalis - Planetta - Porcu - Randazzo - Rodin - Sabatini - Salis - Sanjust - Sanna Giacomo - Sanna Gian Valerio - Sanna Matteo - Sechi - Solinas Antonio - Solinas Christian - Soru - Steri - Stochino - Uras - Zuncheddu.

Si è astenuto il consigliere: Pitea.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 62

votanti 61

astenuti 1

maggioranza 31

favorevoli 61

(Il Consiglio approva).

Discussione e approvazione della risoluzione sulle iniziative urgenti ed immediate finalizzate a fronteggiare la situazione di assoluta emergenza in cui versa il trasporto marittimo locale tra l'Isola de La Maddalena e il porto di

Palau. (10)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca ora la discussione della risoluzione numero 10.

(Si riporta di seguito il testo della risoluzione numero 10:

QUARTA COMMISSIONE ASSETTO GENERALE DEL TERRITORIO - PIANIFICAZIONE TERRITORIALE REGIONALE - URBANISTICA - VIABILITÀ E TRASPORTI - NAVIGAZIONE E PORTI - EDILIZIA - LAVORI PUBBLICI

composta dai Consiglieri

SANNA Matteo, Presidente - LOTTO, Vice presidente - PERU, Segretario - CUGUSI, Segretario - BARDANZELLU - MELONI Francesco - MELONI Valerio - MORICONI - MURGIONI - SANNA Giacomo - STOCHINO

approvata il 12 gennaio 2012

RISOLUZIONE

sulle iniziative urgenti ed immediate finalizzate a fronteggiare la situazione di assoluta emergenza in cui versa il trasporto marittimo locale tra l'Isola de La Maddalena e il porto di Palau

La Quarta Commissione permanente,

SENTITI nella seduta del 19 gennaio 2012 il sindaco, l'Assessore dei trasporti e un consigliere dei gruppi di minoranza del Comune de La Maddalena;

PRESO ATTO delle comunicazioni fornite circa l'attuale situazione di assoluta insostenibilità in cui versa l'intera comunità locale, a causa del drastico abbandono della tratta La Maddalena-Palau da parte di una società armatrice, che determina un inaccettabile ed ingiustificato aumento delle difficoltà nello svolgimento delle normali e quotidiane relazioni economiche, sanitarie, lavorative, scolastiche della comunità locale e di parte rilevante della Provincia della Gallura;

RIBADITO il contenuto della deliberazione della Giunta regionale n. 48/63 del 1° dicembre 2011 e condivise totalmente le sue finalità ed obiettivi;

CONCORDATO sull'assoluta necessità di risolvere in tempi rapidissimi l'attuale insostenibile situazione della comunità de La Maddalena e dell'intera Gallura, nelle more dell'adozione di provvedimenti normativi più idonei a garantire la continuità territoriale marittima delle isole minori,

invita la Giunta regionale

a procedere all'immediata attuazione della deliberazione n. 48/63 del 10 dicembre 2011 e, in particolare, a dare disposizioni affinché si proceda, mediante l'istituto del nolo anche tramite il supporto di broker specializzati, all'immediato reperimento di idonei traghetti aventi caratteristiche tecniche tali da soddisfare le attuali esigenze della comunità maddalenina,

dispone

l'invio, ai sensi dell'articolo 51, comma 1, del Regolamento consiliare, all'Assemblea consiliare, affinché questa proceda alla sua discussione ed approvazione.)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della risoluzione ha facoltà di illustrarla.

SANNA MATTEO (U.D.C.-FLI). Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, signori e signore Assessori, in data 12 gennaio 2012 la Quarta Commissione, da me presieduta, all'unanimità ha approvato questa risoluzione e, ai sensi dell'articolo 51 comma primo del Regolamento consiliare, l'ha inviata all'assemblea odierna affinché questa proceda nella sua discussione ed approvazione.

Colgo anche l'occasione della presenza dell'Assessore, che ben conosce l'argomento e che è subito stato interessato a questa grave problematica che attanaglia l'isola di La Maddalena, per dire che poco fa noi abbiamo discusso di un ostaggio sardo, adesso invece dobbiamo affrontare il problema di un'isola, quella di La Maddalena, che è ostaggio delle compagnie di navigazione, o meglio di alcune compagnie di navigazione di cui, come ben sapete, una addirittura ha abbandonato, in modo del tutto autonomo e ingiustificato, la tratta La Maddalena - Palau e viceversa.

La compagnia di bandiera, la Saremar, invece, ha mandato il suo traghetto, l'unico traghetto decente, in manutenzione, e l'ha sostituito con un traghetto denominato "Arbatax" che può trasportare a malapena venti auto. Vi è poi un altro traghetto, che è quello della compagnia Delcomar, che garantisce un servizio decente, ancora per poco, dopodiché non ci sono altri traghetti. Ciò comporta disagi non solo economici e sociali, ma anche di carattere sanitario. A La Maddalena, infatti, vi è una struttura ospedaliera importante, vi è anche una camera iperbarica, e quindi non solo da La Maddalena ma anche per La Maddalena sono tanti coloro i quali quotidianamente, sia per motivi professionali (si pensi a tutti coloro che gravitano attorno al Tribunale) sia per motivi spesso legati alla salute, si trovano a dover prendere il traghetto.

Con questa risoluzione noi chiediamo innanzitutto che si dia rapida attuazione al contenuto della deliberazione della Giunta regionale numero 48/63 del 1 dicembre 2011, che condividiamo totalmente, sia nelle finalità sia negli obiettivi, e che quindi, come abbiamo concordato in Commissione, si risolva in tempi rapidissimi l'attuale insostenibile situazione della comunità di La Maddalena e dell'intera Gallura, nelle more dell'adozione di provvedimenti normativi più idonei a garantire la continuità territoriale da e per le isole minori.

Pertanto invitiamo la Giunta regionale a procedere all'immediata attuazione della deliberazione che ho appena menzionato, e in particolare a dare disposizioni affinché si proceda mediante l'istituto del nolo, anche tramite supporto di un broker specializzato, all'immediato reperimento di idonei traghetti, aventi caratteristiche tecniche tali da soddisfare le attuali esigenze della comunità maddalenina. Questo è quanto approvato dalla Commissione.

Io ho già parlato con l'Assessore, l'Assessore è stato audito anche in Commissione e devo dire che siamo soddisfatti da quanto ha illustrato in quella sede e per le rassicurazioni che ha fornito. Noi, Assessore, la invitiamo a sollecitare la struttura affinché questo problema venga risolto nel più breve tempo possibile, considerato che il broker, stando a quello che abbiamo potuto ascoltare durante l'audizione del sindaco di La Maddalena, aveva già individuato dei traghetti. Quindi la struttura, l'Assessorato, deve solo scegliere il traghetto idoneo per fronteggiare questa emergenza.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Lotto. Ne ha facoltà.

Ricordo ai colleghi che intendono intervenire che si devono iscrivere entro la fine dell'intervento dell'onorevole Lotto che ha a disposizione dieci minuti.

LOTTO (P.D.). Presidente, utilizzerò molto meno del tempo che mi è concesso. Intervengo semplicemente per ribadire che questa risoluzione è stata predisposta e approvata dalla Commissione a seguito dell'accorato appello che gli amministratori della cittadina di La Maddalena ci hanno rivolto durante un'audizione in Commissione dopo averci dipinto un quadro drammatico.

I cittadini di questa comunità, già da tempo si ritrovano ad affrontare, in condizioni di estrema difficoltà, una situazione determinata anche da scelte operate in passato. Gli amministratori di La Maddalena, venuti in forze e in rappresentanza di tutte le forze politiche, ci hanno sollecitato affinché chiedessimo l'applicazione della delibera della Giunta. Noi non siamo contrari a che questo venga fatto, anzi ci associamo alla richiesta che gli amministratori di La Maddalena ci hanno avanzato, e non vogliamo neanche entrare nel merito dei problemi che possono essere sorti tra le scelte della Giunta, l'organo esecutivo, e coloro che invece devono "dare gambe" ai provvedimenti che si richiedono.

Noi nel merito di questi problemi non vogliamo entrare e non ci entriamo; sollecitiamo la Giunta però, se è convinta della giustezza delle proprie scelte, a fare in modo che trovino gambe per camminare, perché dalla indecisione dell'organo politico possono derivare soltanto disagi per i cittadini incolpevoli. Quello che a noi interessa è che alla richiesta formulata dai cittadini di La Maddalena venga data prima possibile risposta. Del resto, non è per mancanza di fondi che non si risolve il problema. Chiediamo quindi all'assessore che si faccia carico del problema, e in proprio, nei rapporti con la sua struttura, lo risolva.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione. Metto in votazione la risoluzione numero 10.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della risoluzione numero 10.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Cappai e Zuncheddu hanno votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: Agus - Barracciu - Biancareddu - Bruno - Campus - Capelli - Cappai - Cherchi - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Contu Felice - Cucca - Cuccu - Cuccureddu - Cugusi - Dedoni - Dessi' - Diana Mario - Espa - Floris Rosanna - Fois - Greco - Lai - Lotto - Lunesu - Manca - Maninchedda - Mariani - Meloni Francesco - Meloni Marco - Meloni Valerio - Moriconi - Mula - Murgioni - Peru - Petrini - Piras - Pitea - Pittalis - Planetta - Porcu - Randazzo - Rodin - Sabatini - Salis - Sanjust - Sanna Giacomo - Sanna Gian Valerio - Sanna Matteo - Solinas Antonio - Solinas Christian - Steri - Stochino - Zuncheddu.

Si è astenuta: la Presidente Lombardo.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 55

votanti 54

astenuti 1

maggioranza 28

favorevoli 54

(Il Consiglio approva).

Poiché l'ordine del giorno reca la continuazione della discussione della mozione e non è ancora presente l'Assessore all'industria, sospendo la seduta sino alle ore 19 e 35.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 30, viene ripresa alle ore 19 e 37.)

PRESIDENTE. Convoco una Conferenza dei Presidenti di Gruppo e sospendo la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 38, viene ripresa alle ore 20 e 31.)

Continuazione della discussione della mozione Zuncheddu - Uras - Sechi - Cugusi - Salis - Cocco Daniele Secondo - Mariani sulle urgenti misure e azioni che il Presidente della Regione deve intraprendere rispetto alla diplomazia e agli organi internazionali (Farnesina, Nazioni unite, Cooperazione internazionale, ONG presenti nei territori interessati) attivandosi in prima persona e in tempi celeri presso i governi degli Stati africani interessati e presso le capitali del Magreb e del Sahel, per perorare la causa della liberazione di Rossella Urru, cooperante sarda del Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli (CISP) e degli altri colleghi spagnoli rapiti (160) e

approvazione di ordine del giorno

PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame della mozione Zuncheddu e più, che si intende ritirata in quanto è stato presentato un ordine del giorno, se ne dia lettura.

(Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno numero 1 :

Ordine Del Giorno Diana Mario - Steri - Uras - Diana Giampaolo - Zuncheddu - Salis - Dessì - Dedoni sul rapimento della cooperante di Samugheo, Rossella Urru, avvenuto in Algeria.

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione della discussione della mozione n. 160 sulle urgenti misure e azioni che il Presidente della Regione deve intraprendere nei confronti della diplomazia e degli organi internazionali (Farnesina, Nazioni unite, Cooperazione internazionale, ONG presenti nei territori interessati) attivandosi in prima persona e in tempi celeri presso i governi degli stati africani interessati e presso le capitali del Magreb e del Sahel, per perorare la causa della liberazione di Rossella Urru, cooperante sarda del Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli (CISP) e degli altri colleghi spagnoli rapiti,

PREMESSO che Rossella Urru, originaria di Samugheo, insieme ad altre due persone è stata rapita nel campo di rifugiati vicino Tindouf, in Algeria, e che da circa tre mesi non se ne hanno notizie;

CONSIDERATO che si tratta dell'ennesimo caso di rapimento di persone che prestano la loro opera in territori martoriati dalle guerre e dalla povertà;

ESPRESSA la massima solidarietà alle famiglie delle persone rapite ed alle associazioni con le quali collaborano;

RITENUTA di fondamentale importanza l'opera svolta dai volontari e dai cooperanti delle ONG impegnate in operazioni umanitarie volte ad assistere le vittime della violenza e del terrorismo senza discriminazione alcuna;

ASSUNTO l'impegno a sensibilizzare i cittadini sardi e italiani relativamente a tale gravissimo episodio,

impegna il Presidente della Regione affinché

1) solleciti il Governo italiano a continuare nell'impegno diplomatico, ponendo in opera tutte le azioni necessarie per ottenere la liberazione degli operatori umanitari coinvolti;

2) con tutti gli strumenti possibili, sia diplomatici che mediatici, faccia pervenire ai responsabili dei governi dei paesi interessati il messaggio che Rossella Urru è figlia di una terra che vuole distinguersi come terra di pace e di ospitalità e che auspica la cooperazione e la solidarietà fra i popoli come strumento di progresso e di democrazia. ).

PRESIDENTE. Faccio presente all'Aula che nell'ordine del giorno che è stato distribuito devono essere eliminate dal punto due del dispositivo le parole: "per ogni popolo, etnica e di espressione dell'identità locale". Quindi la mozione si conclude on le parole: "come strumento di progresso e di democrazia".

Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1.

Ha domandato di parlare il consigliere Salis. Ne ha facoltà.

SALIS (I.d.V.). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Cappai e Greco hanno votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: Agus - Artizzu - Ben Amara - Biancareddu - Campus - Capelli - Cappai - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Contu Felice - Corda - Cucca - Cuccu - Cuccureddu - Dedoni - Dessi' - Diana Giampaolo - Diana Mario - Espa - Floris Rosanna - Fois - Greco - Lai - Locci - Lombardo - Lotto - Lunesu - Manca - Mariani - Meloni Francesco - Meloni Marco - Meloni Valerio - Milia - Moriconi - Mula - Murgioni - Oppi - Peru - Petrini - Piras - Pitea - Planetta - Porcu - Randazzo - Rodin - Sabatini - Salis - Sanjust - Sanna Gian Valerio - Sanna Matteo - Sechi - Solinas Antonio - Soru - Steri - Stochino - Uras - Zedda Alessandra - Zuncheddu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 58

votanti 58

maggioranza 30

favorevoli 58

(Il Consiglio approva).

Discussione e approvazione del disegno di legge: "Autorizzazione alla partecipazione del rilancio della Keller Elettromeccanica Spa

- Intervento finanziario della SFIRS Spa". (356)

PESIDENTE. L'ordine del giorno reca ora la discussione del disegno di legge numero 356.

Dichiaro aperta la discussione generale. E' iscritto a parlare il consigliere Cuccu. Ne ha facoltà.

Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi non oltre la conclusione del primo intervento e comunico che abbiamo ridotto i tempi del cinquanta per cento per tutti.

CUCCU (P.D.). Presidente, colleghi, penso che a tutti sia noto cos'è la Keller elettromeccanica; sicuramente per il Medio Campidano è la più importante delle industrie, ma penso che anche per l'intera Sardegna non sia da sottovalutare l'importanza di un'azienda elettromeccanica come questa. Gli occupati sono circa 400, tra diretti ed indiretti, e cosa significhino 400 posti di lavoro per le famiglie e per il territorio credo non sfugga a nessuno.

Non è da oggi che questo argomento è all'attenzione del Consiglio regionale e della Giunta: addirittura è di gennaio 2008 la prima mozione che riguardava, seppur indirettamente, la Keller. Allora parlavamo del trasporto marittimo dal Golfo Aranci a Civitavecchia. In questi quattro anni si è registrato un crescendo di difficoltà che ha riguardato i traghetti, come ho appena detto, la soppressione progressiva del collegamento con il "continente", Golfo Aranci-Civitavecchia, a cui si sono aggiunte difficoltà di natura aziendale, che inizialmente apparivano solo finanziarie ma che probabilmente non erano solo tali..

Con queste difficoltà siamo andati avanti ma siamo andati avanti molte volte anche nel disinteresse e nelle ostilità del Governo nazionale. Perché parlo di disinteresse e ostilità? Perché un'azienda - la voglio chiamare ancora con questo termine, brutto e desueto - un'Azienda di Stato quale è il gruppo Ferrovie dello Stato, piano piano ha soppresso il traghetto, piano piano, nel momento in cui stavamo risolvendo i problemi, cancellato le commesse, ha addirittura escluso la Keller dagli appalti con una clausola contenuta nei bandi che appare perfino offensiva per la nostra Isola: il gruppo Ferrovie dello Stato dichiarava che, per inderogabile esigenze operative di Trenitalia, le prestazioni dovevano essere eseguite presso impianti industriali ubicati nel territorio italiano eccetto le isole.

Quindi, Keller elettromeccanica è esclusa dalla partecipazione agli appalti, addirittura cancellata dal sistema di selezione dei fornitori dei beni e servizi. Questo disinteresse c'è stato anche da parte della Giunta, lo devo dire, perché c'è stata una sottovalutazione del problema del trasporto ferroviario attraverso il traghetto. Un certo ritardo ce l'abbiamo perché poi è intervenuta questa decisione di spostare il collegamento da Golfo Aranci a Porto Torres, e per Porto Torres non siamo ancora pronti, quindi il collegamento da Golfo Aranci è l'unico che oggi ci consente di trasportare i treni oltre Tirreno.

Ci sono ovviamente responsabilità che sono da addebitare anche all'azienda, perché questa, in un primo momento, ci aveva detto che il problema era importante ma non vitale per il futuro, successivamente invece ci disse che la crisi e la cassa integrazione dipendevano dalla saturazione delle linee produttive e dalla discontinuità dei collegamenti marittimo ferroviari nella tratta Golfo Aranci - Civitavecchia.

C'è una responsabilità dell'Azienda anche per le notizie frammentarie che ci sono state fornite, perché solo il 30 luglio dell'anno scorso la Keller ci rivelò che aveva problemi di liquidità (i veri problemi emersero quindi solo in quella data) e solo a due anni di distanza dalla cassa integrazione (che è datata settembre 2009) quando il 6 settembre 2011 la Keller ci disse che cercava un socio, si provò a lavorare su una ipotesi alternativa. Quindi, insomma, abbiamo perso 2 anni e mezzo di tempo e qualche responsabilità è da addebitare a qualcuno. Si arriva così alla messa in liquidazione dell'azienda, una messa in liquidazione che doveva essere propedeutica al concordato preventivo, per l'avvio del quale, però, manca la liquidità. Nessun giudice, infatti, acconsentirà ad un'ipotesi di concordato preventivo se l'azienda non ha le risorse per pagare, seppur parzialmente, i creditori. Quindi serve certezza di risorse all'interno dell'azienda.

E arriviamo al punto in cui siamo oggi, perché serve certezza nel subentro di un'azienda importante nella gestione della Keller. Oggi finalmente abbiamo un impegno di Skoda, una multinazionale che pensa addirittura ad investimenti che vanno al di là di quelle che potrebbero essere le più rosee aspettative: si parla di un orizzonte temporale addirittura di vent'anni. Finalmente, quindi, siamo arrivati al punto in cui possiamo dare certezze a questa azienda, possiamo dare certezze a questi lavoratori, però c'è anche un'altra cosa da fare: la liquidità deve essere garantita dalla cessione anche dello stabilimento di Carini.

Noi interveniamo, ma interveniamo solo in Sardegna e solo per Keller elettromeccanica, stabilimento di Villacidro. Noi con Carini non vogliamo averci nulla a che fare, e quindi l'altra liquidità che deve entrare in Keller deve provenire dalla dismissione del ramo aziendale della Sicilia.

Oggi siamo ad un passo dalla soluzione, colleghi; e non è neanche utile al prosieguo che qualcuno di noi ci metta la bandierina, perché se questa operazione va in porto ognuno di noi avrà fatto solo ed esclusivamente il proprio dovere. Io penso che, se ci dovranno essere vincitori, alla fine saranno sicuramente i lavoratori, quelli che da due anni e mezzo si trovano in cassa integrazione; molti stavano ancora lavorando fino a qualche settimana fa senza percepire stipendi. E perché sono i veri vincitori? Perché se Skoda subentra in Keller è perché c'è anche un patrimonio che è rappresentato da quella forza lavoro.

Alla luce di tutto ciò va vista la correzione che ho chiesto - non so se sia stata apportata, immagino di sì - alla lettera d) dell'articolo 2, affinché venisse precisato che la forza lavoro da assorbire fosse solo ed esclusivamente quella dello stabilimento e del ramo d'azienda di Villacidro. Ecco, questo è il preludio all'immediato riavvio della fabbrica e al rilancio produttivo, perché non possiamo pensare che si aprano i cancelli e che tutto sia posto, non può essere tutto a posto. Sono necessarie delle fasi successive e non possiamo abbassare la guardia, non possiamo pensare di aver risolto tutti i problemi, perché problemi ce ne sono ancora in campo: un'azienda per funzionare deve avere i contratti.

L'altro passo successivo, quindi, colleghi, Assessore, deve essere quello di garantire a quest'azienda il ripristino dei contratti che aveva, specie quelli con le aziende pubbliche (e mi riferisco ai diversi contratti con Trenitalia, con l' ARST e anche ad appalti che eventualmente possono esser banditi per nuovi rotabili, perché ritengo che la Regione debba fare qualche investimento anche in questa direzione).

Quindi è importante non abbassare la guardia sul fronte dei contratti, ripristinare le certificazioni, e non abbassare neanche la guardia sul fronte del collegamento ferroviario, perché se puntiamo al collegamento con Porto Torres abbiamo bisogno di tempo e nel frattempo deve funzionare il collegamento con Golfo Aranci: quando sarà pronto Porto Torres potremo pensare di dismettere Golfo Aranci, ma sino a quel momento non possiamo avviare un'azienda di questo tipo senza che ci sia la garanzia che i treni arrivino dal Continente e poi possano essere riconsegnati.

Quindi, un passo importante è questo, e la disponibilità che hanno dato i Gruppi di opposizione - chiamiamoli di minoranza perché forse è il termine migliore - di accedere all'immediato arrivo in Aula di una legge come questa, appena approvata dalla Giunta, penso che sia un segnale importante. Ma altrettanto importante è che la Giunta non abbassi la guardia su tematiche rilevanti, perché questo è solo il primo passo ma ci sono passi successivi che sono fondamentali.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Agus. Ne ha facoltà.

AGUS (P.D.). Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, voglio anch'io sottolineare l'importanza anche politica di quest'atto, della volontà della Giunta e della compartecipazione della minoranza. Non voglio ripercorrere la storia di questa azienda, già sintetizzata dal collega Cuccu, ma intendo semplicemente affermare che questo importante atto che oggi discutiamo in Aula è un atto che ridà fiducia anche al territorio, un territorio che ha una storia industriale centenaria, iniziata con lo sfruttamento delle miniere, che con questo atto speriamo di rilanciare.

Del resto l'intervento riguarda aree compromesse dell'Isola e l'industria non può sacrificare ulteriori aree territoriali ma deve continuare in quelle aree dove si era già insediata. E' sicuramente un bene per l'economia della regione Sardegna che le attività industriali persistano nelle aree che già in passato hanno avuto questa vocazione, perché comunque lì ci sono persone (i figli degli operai) che hanno ereditato dai genitori la cultura operaia e industriale Siamo pertanto di fronte ad un atto politico e sociale fortemente importante.

Io mi ricollego brevemente anche alla discussione che abbiamo svolto per Rossella Urru: è vero che questo atto aiuta l'economia della regione Sardegna, però è anche vero, visto e considerato che la che la Keller ha commesse con l'Egitto, che può aiutare anche una ripresa del dialogo internazionale, in modo particolare nell'area del Nord Africa che, come abbiamo già detto altre volte, attraversa una fase difficile ma speriamo preliminare ad una possibile immediata ripresa economica e infrastrutturale. Queste regioni guardano alla Sardegna con attenzione proprio in virtù delle radici comuni, e quindi è naturale che, nel proiettarsi verso le aree industrializzate dell'Europa, accettino la collaborazione di un paese amico che con loro ha affinità culturali.

Quindi io saluto con estremo favore quest'atto della Giunta e spero venga ratificato dal Consiglio, perché la partecipazione della Regione dà speranze per un rilancio concreto del territorio, un territorio che in questo periodo, pur non lamentandosi, ha subìto numerosi tracolli economici: dalla chiusura delle miniere all'abbandono delle partecipazioni industriali con l'industria tessile e l'industria chimica. Quindi voteremo sicuramente con entusiasmo a favore, chiedendo alla Giunta di non perdere ulteriore tempo e di dare una risposta concreta alle 400 famiglie che attendono dalla nostra risoluzione la speranza di un futuro migliore.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Salis. Ne ha facoltà.

SALIS (I.d.V.). Signora Presidente, intervengo solamente per esprimere la speranza che questa iniziativa possa dare finalmente stabilità alla ripresa di una delle attività produttive più importanti della Sardegna, sicuramente la più importante del medio Campidano. Una fabbrica peraltro impegnata in un settore che attraversa in Italia, e in Sardegna in particolare, problemi assolutamente non compatibili con un moderno sistema dei trasporti. La crisi di questa fabbrica cade in un momento in cui è infatti necessario accentuare la presenza del trasporto pubblico, e del trasporto pubblico su rotaia in particolare.

A livello nazionale i problemi di Trenitalia, la soppressione dei treni a lunga percorrenza nella Penisola, la lotta condotta dai lavoratori di Trenitalia espulsi dalle corse notturne e, in questo quadro, la crisi di questi ultimi anni della Keller, hanno dato proprio il senso dell'abbandono, della sottovalutazione e della scarsa importanza che la politica del trasporto pubblico locale ha attribuito al trasporto ferroviario.

Quindi noi esprimiamo la nostra soddisfazione perché si è riusciti a definire questa ipotesi di transazione, di acquisizione di una importante fabbrica del medio Campidano, di un'importante impresa industriale in un settore innovativo. Auspichiamo che l'iniziativa della Regione tramite la SFIRS possa sortire sviluppi ulteriori in un settore che, anche dal punto di vista della tecnologia innovativa, è assolutamente da sostenere. Crediamo che questo impegno, che è stato reclamato dai lavoratori prima di tutto ma anche dalle istituzioni sia locali sia regionali, possa e debba essere premiato da una ripresa produttiva che interessi non solo i lavoratori che attualmente operano nella Keller elettromeccanica ma anche tutti coloro che gravitano in quell'area travagliata dal punto di vista occupazionale.

Quindi esprimiamo la nostra soddisfazione e ci predisponiamo a votare favorevolmente questo disegno di legge.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Diana. Ne ha facoltà.

DIANA MARIO (P.d.L.). Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole e per esprimere tutto l'apprezzamento per questo risultato, che mi pare si stia profilando, e per rimarcare l'assoluta necessità di ripristinare ogni e qualsiasi collegamento utile per il trasporto ferroviario da e per la Sardegna. Credo che questo sia un punto assolutamente determinante, indispensabile vorrei dire, perché se come si preannuncia la NEWCO andrà a costruire non solo vagoni ferroviari ma anche elettrotreni e tutta una serie di prodotti che comunque debbono viaggiare su rotaia, beh credo che la Sardegna non potrà e non dovrà assolutamente rinunciare all'opportunità di un collegamento così importante. Per il resto ovviamente siamo estremamente soddisfatti e annunciamo il voto favorevole.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.

ZEDDA (P.d.L.), Assessore dell'industria. Preliminarmente, in qualità di Assessore, ma anche come collega - è vero che non si devono appuntare le bandierine, in questo sono d'accordo con lei, consigliere Cuccu - mi sento in dovere di ringraziare i colleghi del Consiglio e la Presidente per aver compreso il momento particolare e acconsentito tutti a esaminare questo disegno di legge in tempi rapidissimi.

Proprio perché il momento è particolare credo che dobbiamo quanto meno parlare di lavoro. Intanto vorrei sottolineare che dal 6 settembre ad oggi sono passati appena 4 mesi, e la SFIRS non ha perso veramente un giorno. Assieme all'attività di scouting è stato predisposto tutto il percorso che sappiamo, che non è solo un percorso di diritto pubblico ma comprende diritto commerciale e tutte le operazioni internazionali ad esso collegate.

E' vero, questa legge nasce anche da una spinta forte, da un coinvolgimento che viene dal territorio, viene da quei lavoratori, da quelle famiglie che con grandissima dignità hanno continuato a manifestare le loro ragioni sempre con cura e attenzione supportati da un'azione congiunta degli enti locali, dei sindacati, della Regione e di tutti quanti. Devo anche aggiungere che spesso mi è capitato di trovare l'articolo 18, in particolare i commi 42 e 43 della legge numero 16, un po' vincolante. Oggi invece mi fa piacere che dobbiamo osservarlo, perché è giusto che il Consiglio regionale partecipi attivamente, con una posizione chiara, ad un percorso che riteniamo possa essere veramente quello vincente per il rilancio dello sviluppo nel territorio e soprattutto per garantire l'occupazione a questi quattrocento lavoratori e alle loro famiglie.

Però, purtroppo, per quanto riguarda il prosieguo, le procedure sono lunghe, sono complesse. La prima a cui dovremo prestare molta attenzione è proprio quella del concordato preventivo. In questo senso devo dire che la SFIRS ha già predisposto una serie di operazioni e di programmi di sostegno alla società Keller in liquidazione e pertanto lo stesso concordato sarà fatto con tutti i crismi che noi ci auguriamo lo portino ad essere accettato dal giudice. A questo proposito, consigliere Cuccu, voglio precisare che il patrimonio di Carini rientrerà nelle attività del concordato e, tra l'altro, l'attività di Carini è completamente conclusa. Quindi oggi è presente solo lo stabilimento Keller di Villacidro con i suoi lavoratori.

Volevo anche fornire delle rassicurazioni in ordine al discorso dei trasporti perché l'assessore Solinas e il presidente Cappellacci hanno già trattato questo tema con il Governo e si sta valutando la possibilità di confermare il porto di Golfo Aranci. Nel contempo, però, c'è un approfondimento da parte della nuova società sulla possibilità di un trasporto diverso da quello su rotaie.

Volevo anche confermare che si sono riaperte le trattative a livello nazionale con la società Trenitalia, l'ARST e il vicepresidente di Skoda presente in questi giorni, e quindi crediamo di poter sperare nel futuro.

Andiamo al contenuto dell'articolo 1 della norma: contiene l'autorizzazione, alla partecipazione al capitale sociale della costituenda società per azioni a seguito, ovviamente, della trasformazione societaria dell'attuale srl SK ferroviaria.

Dalla lettera a) dell'articolo 2 si evince che l'investimento è pari a 10 milioni di euro, e che è prevista la partecipazione della SFIRS per il 40 per cento. Nelle lettere successive si precisano le operazioni ulteriori. Per quanto riguarda i 24 mesi della durata dell'affitto, voglio precisare che è intenzione della società Skoda restare in Sardegna, con investimenti duraturi. Infatti, non a caso, la richiesta manifestata anche dal vicepresidente, in occasione dell'incontro col Presidente dall'altro giorno, è quella di un impegno ventennale. In seguito, poi, ovviamente le operazioni saranno seguite direttamente dalla SFIRS e verranno definite con successive delibere di Giunta.

Credo che sia importante sottolineare che, da luglio, da quando sono iniziati i problemi, abbiamo seguito ogni giorno le operazioni in corso, ma soprattutto c'è stato un confronto continuo, nonché un supporto all'attività dei lavoratori. In questo senso devo dire che, è vero, quando passa tanto tempo alla fine il tempo non è una variabile indipendente, però sicuramente in questi mesi non abbiamo rallentato alcunché. Siamo sempre riusciti a rispettare ciò che abbiamo detto e concordato con i sindacati e con i lavoratori.

Io non mi presto a facili ottimismi, voglio solo essere realista e pensare che questo è un giorno di lavoro importante per tutti noi. Stiamo contribuendo in maniera importante a salvare un'azienda che è un'azienda specializzata: il polo di Villacidro non a caso è stato scelto ma è stato scelto per le sue maestranze, per le sue tecnologie, per i suoi know-out, e per la potenzialità dello stabilimento.

Io, tra l'altro, vorrei anche invitare i colleghi a compiere una riflessione più ampia, che investa il carattere internazionale della crisi. E' sotto gli occhi di tutti la crisi del settore metalmeccanico in Italia. Il fatto che Skoda, una grande società multinazionale, abbia scelto noi, credo che debba indurci a riflettere e a lavorare ancora più seriamente, a mettere in atto tutte le operazioni che io mi auguro possano davvero rilanciare non solo la Keller, ma tutto lo sviluppo del polo metalmeccanico, e arrivare magari ad una importante filiera nella nostra regione che possa costituire un volano per lo sviluppo futuro di tutto il territorio.

Volevo, come ultimo contributo, fare un'osservazione importante che riprendo dall'intervento del collega Mario Diana. Le nuove produzioni della società SK Ferroviaria saranno nuove sia in termini qualitativi che quantitativi. In termini qualitativi perché ci sarà un apporto di nuove tecnologie nelle produzioni di metropolitane di superficie e nelle manutenzioni, che saranno di carattere tecnologicamente più avanzato. In termini quantitativi perché le commesse che attualmente derivano da portafoglio clienti di Skoda, saranno da subito trasferite nel territorio di Villacidro. Credo che anche questi siano dei segnali importanti.

Sappiamo che Skoda non aspetta altro che riaprire la fabbrica velocemente. Noi ci auguriamo, invece, che ci siano dei tempi ridotti per poter poi accettare il concordato preventivo. Sarà compito della Giunta aggiornare il Consiglio sugli eventi importanti di questa vicenda. In questo senso comunque credo che per noi sia una garanzia importante - e non solo per noi, forse ancora più per Skoda - che la Regione possa essere presente come istituzione da un lato, ma soprattutto con la sua società in house

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Dichiaro chiusa la discussione generale. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 1.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1:

Articolo 1

Finalità

1. Ai sensi dell'articolo 18, comma 43, della legge regionale 30 giugno 2011, n. 12 (Disposizioni nei vari settori di intervento), si autorizza la partecipazione della SFIRS Spa, in veste di società unipersonale soggetta a direzione e coordinamento della Regione autonoma della Sardegna, alla sottoscrizione del capitale sociale, delle azioni della costituenda società per azioni, a seguito della trasformazione della società denominata SK Ferroviaria Srl di Villacidro.).

Poiché nessuno è iscritto a parlare sull'articolo 1, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 2.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 2:

Articolo 2

Criteri programma operativo e modalità della costituzione e capitalizzazione
della nuova impresa

1. Il programma operativo, in ordine alle modalità della costituzione e della capitalizzazione della nuova impresa, è attuato secondo i seguenti criteri:

a) aumento del capitale sociale dagli attuali euro 10.000 fino a euro 10.000.000, trasformazione della società a responsabilità limitata in società per azioni con potenziale sottoscrizione delle azioni da parte di SFIRS entro una quota del 40 per cento del capitale sociale, con obbligo di riscatto;

b) affitto del ramo d'azienda di Villacidro (VS) di Keller Elettromeccanica Spa in liquidazione per un periodo di ventiquattro mesi a fronte di canoni annui definiti dalla Giunta regionale, con al termine un'opzione di acquisto che è esercitata qualora la nuova società raggiunga i prefissati risultati commerciali, industriali ed economico/finanziari;

c) apporti di capitale definiti con deliberazione della Giunta regionale;

d) assorbimento, in successive fasi, della forza lavoro attuale della Keller Elettromeccanica Spa, stabilimento di Villacidro, all'interno della nuova cornice aziendale ed eventuale ampliamento del personale compatibilmente con l'accrescimento del flusso di commesse.).

E' iscritto a parlare il consigliere Soru. Ne ha facoltà.

SORU (P.D.). Intervengo per dire che l'Assessore regionale ha ragione: stiamo facendo una cosa importante, credo che l'Aula se ne renda conto, stiamo facendo una cosa che in altri tempi, anche non troppo lontani, quest'Aula ha paventato come un rischio: il rischio di rifare le partecipazioni statali in Sardegna. Qui stiamo infatti facendo le partecipazioni statali della Sardegna: la Sardegna sta decidendo di intervenire nel capitale sociale delle aziende in crisi. Allora io mi domando: è, questo che stiamo facendo, un tipo di intervento che vorremmo fare sempre nel futuro?

In altri tempi abbiamo discusso di come uscire dal capitale delle aziende in cui eravamo presenti. Pensiamo alla Carbosulcis, che aspetta ancora il progetto di privatizzazione, pensiamo alle altre aziende dove ancora vantiamo una qualche partecipazione. Dopo tutti gli sforzi che sono stati fatti per uscire da una pletora di piccole aziende su cui era stata attiva la partecipazione della Regione (premesso che io sono totalmente d'accordo che in questi tempi di crisi la Regione possa investire 4 milioni di euro per cercare di rilanciare un'azienda) è importante essere consapevoli di quello che si sta facendo.

Peraltro devo dire che non è stata necessaria una grande attività di scounting, perché la Skoda era già presente in Sardegna da diversi anni, avendo realizzato la metropolitana di superficie del Comune di Cagliari, su un progetto inizialmente avviato dalle Ferrovie della Sardegna e successivamente dall'ARST (in cui le Ferrovie della Sardegna sono confluite). La Skoda interviene pertanto portando le tecnologie della metropolitana di superficie.

Comunque, al di là di alcuni piccoli emendamenti orali che proporrei per chiarire il testo, suggerisco alla Giunta, qui rappresentata dall'Assessore dell'industria, di stare attenta. Occorre, nel momento in cui verrà decisa la destinazione di 380 milioni di euro di fondi POR che abbiamo perso, e che in questo momento sono alla discussione del Governo, fare in modo che una parte rilevante di quei fondi possa essere destinata non alle Ferrovie dello Stato che, come ho detto, ci ha cancellato dall'albo dei fornitori, non per rimodernare la segnaletica delle Ferrovie dello Stato (se la rimoderni a spese sue) ma eventualmente per investire nella metropolitana di superficie del Comune di Cagliari e del Comune di Sassari, che queste tecnologie possono utilizzare.

Allo stesso modo vorrei capire a che punto sono i progetti sulle ferrovie ex complementari, che oggi sono dell'ARST, che collegano Cagliari con Isili, fino a Mandas. Per quanto ne so sono stati già terminati i lavori di sostituzione o rafforzamento dei binari, e quindi stiamo aspettando il nuovo materiale rotabile, le nuove carrozze, alla fornitura del quale dovrebbe partecipare anche la Keller, sempre che i fondi non vengano dirottati da un'altra parte, e sempre che questi bandi siano portati a compimento.

Quindi la Keller resiste in Sardegna, ci sono importanti dirigenti che hanno già da qualche anno una casa a Cagliari o una casa al mare qui vicino, hanno effettivamente un rapporto di affezione verso quest'Isola, e con quest'Isola vogliono collaborare, purché siano messi in condizioni di farlo. Credo che, se non verranno effettuati gli investimenti di cui ho appena accennato, nel futuro torneremo a parlare di questo stabilimento. Quindi, consiglio di monitorare gli investimenti.

Propongo, signor Presidente, se possibile (ne ho parlato anche con qualche collega) due emendamenti orali all'articolo 2. Intanto vorrei che si chiarisca che l'obbligo di riscatto è a capo dell'imprenditore privato. Pertanto, alla lettera a) dopo la parola "riscatto" propongo di aggiungere le parole " per l'imprenditore privato". Così come, dopo le parole: "Entro una quota del 40 per cento del capitale sociale" propongo di aggiungere le parole: "contestualmente alla sottoscrizione della rimanente parte del capitale sociale", per fare in modo che la SFIRS non si ritrovi a essere l'unico socio di questa società con il 40 per cento del capitale. Quindi proporrei questi due emendamenti orali.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dell'industria.

ZEDDA (P.d.L.), Assessore dell'industria. Presidente, io volevo precisare che proprio l'espressione "con obbligo di riscatto" si riferisce alla posizione di SFIRS, e quindi è oggetto di successive delibere di Giunta. Tra l'altro l'espressione "con obbligo di riscatto" è stata proprio suggerita dall'Avvocatura della Regione, quindi questa è una formula corretta.

SORU (P.D.). Riscatto da parte di chi?

ZEDDA (P.d.L.), Assessore dell'industria. Da parte della SFIRS. Riguarda la possibilità della SFIRS di riscattare le proprie… No, scusatemi, mi correggo: il socio privato ha la possibilità di riscattare il 40 per cento.

SORU (P.D.). E' esattamente quello che ho precisato con l'emendamento orale che ho proposto.

ZEDDA (P.d.L.), Assessore dell'industria. Va bene! L'altro emendamento orale lo vorrei vedere però scritto, perché potrebbe essere oggetto di successive deliberazioni, mi sembra più un atto gestionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Soru. Ne ha facoltà.

SORU (P.D.). Provo a leggere l'intero capoverso: "Aumento del capitale sociale dagli attuali euro 10 mila fino a 10 milioni, trasformazione della società a responsabilità illimitata in S.p.A., con potenziale sottoscrizione delle azioni da parte di SFIRS entro una quota del 40 per cento del capitale sociale, contestuale alla sottoscrizione del rimanente 60 per cento". oppure si può scrivere: "Quota del capitale sociale effettivamente sottoscritto".

PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni le proposte di emendamento orale vengono accolte. Metto in votazione l'articolo 2 nella nuova formulazione proposta dall'onorevole Soru.

Ha domandato di parlare la consigliera Zedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ZEDDA (P.d.L.). Mi scuso da subito, ma utilizzo la dichiarazione di voto perché non ho avuto modo di rispondere all'onorevole Soru che, però, mi permette col suo intervento di pronunciare delle osservazioni importanti, anche a garanzia dell'intero Consiglio. La partecipazione al capitale sociale di SFIRS non è una partecipazione statale, onorevole Soru. Io vorrei invece fosse prevalente lo spirito dell'investimento in una nuova società, considerato che, tra l'altro, anche l'Unione europea ci impone di evitare gli aiuto di Stato.

La SFIRS sta, infatti, intervenendo come avrebbe fatto qualsiasi investitore in regime di concorrenza, valutando la bontà dell'operazione alla luce della sua redditività. Il mio voto è favorevole.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 2.

(Segue la votazione)

Prendo atto che il consigliere Lotto ha votato a favore.

Rispondono sì i consiglieri: Agus - Ben Amara - Biancareddu - Campus - Capelli - Cappai - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Contu Felice - Contu Mariano - Corda - Cucca - Cuccu - Cuccureddu - Cugusi - Dedoni - Dessi' - Diana Giampaolo - Diana Mario - Espa - Greco - Lai - Locci - Lotto - Lunesu - Manca - Mariani - Meloni Marco - Meloni Valerio - Moriconi - Murgioni - Oppi - Petrini - Piras - Pitea - Planetta - Porcu - Randazzo - Rodin - Sabatini - Salis - Sanjust - Sanna Gian Valerio - Sanna Matteo - Sechi - Solinas Antonio - Soru - Steri - Stochino - Uras - Zedda Alessandra - Zuncheddu.

Si è astenuta: la Presidente Lombardo.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 53

votanti 52

astenuti 1

maggioranza 27

favorevoli 52

(Il Consiglio approva).

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 3.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 3:

Articolo 3

Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione autonoma della Sardegna (BURAS). ).

Poiché nessuno è iscritto a parlare sull'articolo 3, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo alla votazione finale della legge.

Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (Gruppo Misto). Il mio voto è favorevole a questo provvedimento. Oggi, Presidente, questo Consiglio ha approvato l'esercizio provvisorio, una mozione a sostegno della cooperante sarda ostaggio di movimenti terroristici, questo progetto di legge che salva una situazione compromessa per il comportamento inqualificabile adottato da un Ente di Stato, cioè Trenitalia, perché la crisi di Keller, noi lo dobbiamo dire, è frutto delle disastrose politiche industriali del Governo nazionale…

(Interruzioni)

… non so se sia solo dell'ex, la maggioranza che sostiene questo Governo è una maggioranza partecipata anche dagli artefici di quella politica industriale.

Oggi, in questa giornata, si poteva approvare, in quell'indecente provvedimento mille proroghe, anche un intervento normativo a sostegno della soluzione di crisi del Sulcis e delle sue industrie, invece si è concluso con un ordine del giorno, perché ogni volta che si tratta di questioni che attengono questa Regione, la grande coalizione produce danni. Questo lo dico perché chi si attarda su disegni di legge per la riduzione del numero dei consiglieri regionali, dovrebbe invece impegnarsi magari un po'di più in quel Parlamento per difendere gli interessi dei nostri territori e della nostra economia.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge numero 356.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: Agus - Ben Amara - Biancareddu - Campus - Capelli - Cappai - Cocco Daniele - Cocco Pietro - Contu Felice - Contu Mariano - Corda - Cucca - Cuccu - Cuccureddu - Cugusi - Dedoni - Dessi' - Diana Giampaolo - Diana Mario - Espa - Greco - Lai - Locci - Lombardo - Lotto - Lunesu - Manca - Mariani - Meloni Marco - Meloni Valerio - Moriconi - Murgioni - Oppi - Petrini - Piras - Pitea - Planetta - Porcu - Randazzo - Rodin - Sabatini - Salis - Sanjust - Sanna Gian Valerio - Sanna Matteo - Sechi - Solinas Antonio - Soru - Steri - Stochino - Uras - Zedda Alessandra - Zuncheddu.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 53

votanti 53

maggioranza 27

favorevoli 53

(Il Consiglio approva).

Discussione della mozione Porcu - Diana Giampaolo - Uras - Salis - Capelli - Agus - Barracciu - Ben Amara - Bruno - Cocco Daniele Secondo - Cocco Pietro - Corda - Cucca - Cuccu - Cugusi - Espa - Lotto - Manca - Mariani - Meloni Marco - Meloni Valerio - Moriconi - Sabatini - Sanna Gian Valerio - Sechi - Solinas Antonio - Zuncheddu sulle problematiche occupazionali, sociali ed ambientali conseguenti all'annuncio, da parte di ALCOA, di voler di procedere alla chiusura dello Smelter di Portovesme e sulle prospettive e ricadute per l'intera filiera dell'alluminio e per lo sviluppo del territorio del Sulcis-Iglesiente, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento (161) e approvazione di

ordine del giorno

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 161.

(Si riporta di seguito il testo della mozione:

Mozione Porcu - Diana Giampaolo - Uras - Salis - Capelli - Agus - Barracciu - Ben Amara - Bruno - Cocco Daniele Secondo - Cocco Pietro - Corda - Cucca - Cuccu - Cugusi - Espa - Lotto - Manca - Mariani - Meloni Marco - Meloni Valerio - Moriconi - Sabatini - Sanna Gian Valerio - Sechi - Solinas Antonio - Zuncheddu sulle problematiche occupazionali, sociali ed ambientali conseguenti all'annuncio, da parte di ALCOA, di voler di procedere alla chiusura dello smelter di Portovesme e sulle prospettive e ricadute per l'intera filiera dell'alluminio e per lo sviluppo del territorio del Sulcis-Iglesiente, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIOREGIONALE

PREMESSO che:

- la multinazionale dell'alluminio ALCOA (Aluminum company of America) è il leader mondiale nella produzione di alluminio primario (3,6 milioni di tonnellate all'anno) e secondario, nonché il maggiore raffinatore di allumina ed estrattore di bauxite (la materia prima dalla quale si ricava l'alluminio); ALCOA è presente nel mondo con circa 59.000 dipendenti in oltre 200 sedi, distribuite in 31 paesi, di cui 2 in Italia;

- ALCOA ha annunciato, il 5 gennaio 2012, l'intenzione di ridurre o fermare le capacità produttive di tre suoi impianti di produzione di alluminio primario in Europa tra cui gli impianti di La Coruña e Avilés in Spagna e lo stabilimento di Portovesme nel Comune di Portoscuso, Provincia di Carbonia-Iglesias; l'azienda ha dichiarato che il progetto rientra all'interno di un piano di ristrutturazione del proprio business nel mercato globale volto a ridurre del 12 per cento, circa 531.000 tonnellate, la propria capacità di produzione di alluminio primario; secondo ALCOA il piano è indispensabile per migliorare la propria posizione competitiva nell'attuale condizione di recessione economica internazionale e di volatilità dei prezzi del mercato dell'alluminio, diminuiti di oltre il 27 per cento dal picco del 2011;

- le riduzioni delle capacità produttive o le fermate degli stabilimenti (inclusi i due stabilimenti spagnoli che fanno capo ad ALCOA) corrispondono a 240.000 tonnellate, ovvero circa il 5 per cento della capacità totale di produzione di ALCOA; la capacità di Portovesme è di 150.000 tonnellate, mentre quelle di La Coruña e Avilés sono rispettivamente pari a 87.000 e 93.000 tonnellate all'anno; a queste fermate si aggiungono, nell'ambito del sistema ALCOA, le chiusure permanenti di uno smelter in Tennessee e di due linee produttive dello smelter di Rockdale in Texas;

- nello specifico di Portovesme, ALCOA ha dichiarato, il 9 gennaio 2012, di voler avviare il processo di consultazione per chiudere permanentemente lo stabilimento di Portovesme - che conta oggi circa 500 dipendenti diretti più oltre 200 addetti indiretti che operano negli appalti di manutenzione ed altri servizi - motivando tale decisione con l'affermazione che Portovesme sia uno degli stabilimenti ALCOA per la produzione di alluminio primario con i più alti costi di produzione, in particolare per le alte tariffe energetiche, con le perdite operative sopportate dal 2009 e con l'impossibilità di prevedere inversioni di tendenza delle attuali condizioni di mercato;

RICHIAMATO che:

- lo stabilimento ALCOA fa parte di una più ampia filiera dell'alluminio frutto della riconversione all'alluminio, negli anni '70 e '80, del polo industriale minerario del Sulcis-Iglesiente; la privatizzazione del sistema delle partecipazioni statali (Alsar ed Eurallumina a Portoscuso, la Sardal di Iglesias, facenti parte della Efim, insieme alla Comsal - gruppo Eni) ha lasciato, di fatto, in Sardegna un'industria basata sull'importazione della materia prima (la bauxite) e sull'utilizzo di elevatissime quantità di energia;

- con la chiusura di ALCOA verrebbe meno l'ultimo tassello per il rilancio della filiera dell'alluminio, l'ultima ancora operante in Italia, con oltre 1.000 addetti diretti, che comprende: la raffinazione della bauxite per la produzione di allumina nello stabilimento Eurallumina oggi controllata dalla Rusal, fermo dal 1° aprile 2009 ed in attesa di un via libera per la riqualificazione degli impianti termici, l'elettrolisi dell'allumina per la produzione dell'alluminio primario nello stabilimento ALCOA, infine, la trasformazione in semilavorati nella ex ILA oggi del Gruppo Otefal, impianto a sua volta fermo dal 2008;

- nell'ultimo anno di piena attività, il 2008, la filiera dell'alluminio di Portovesme ha assorbito oltre 2.500 GWh di energia elettrica pari al 22 per cento del totale dei consumi elettrici della Sardegna (usi civili inclusi) ed il 40 per cento del totale dei consumi elettrici dell'intero settore industriale regionale; per la sola produzione di 1 tonnellata di alluminio primario sono necessari, durante il processo elettrolitico, circa 15 MWh di energia il cui costo incide per oltre il 25 per cento su quello finale di prodotto;

- proprio per rendere compatibile questa produzione con l'alto costo dell'energia in Sardegna, ALCOA ha a lungo beneficiato di un regime tariffario speciale per l'energia elettrica prorogato fino al 31 dicembre 2012 con il decreto legge 25 gennaio 2010, n. 3 (Misure urgenti per garantire la sicurezza di approvvigionamento di energia elettrica nelle isole maggiori);

- dal 2005 tale regime tariffario preferenziale ha trovato dei limiti, anche per la mancata preventiva comunicazione alla Commissione europea da parte del Governo italiano, nell'attività di controllo dell'Unione europea che, in data 21 luglio 2011, con sentenza n. 2011/C 269/03 della Corte di giustizia ha dichiarato le tariffe preferenziali riconosciute alla multinazionale americana per i due stabilimenti di Portovesme (in Sardegna) e Fusina (in Veneto), quali aiuti di Stato illegittimi, imponendo ad ALCOA una sanzione di oltre 300 milioni di euro più le spese;

RILEVATO che:

- nonostante la decisa reazione da parte delle istituzioni locali e di tutte le rappresentanze sindacali regionali, territoriali e aziendali, il 13 gennaio 2012 ALCOA, nel tavolo di crisi convocato a Roma presso il Ministero per lo sviluppo economico, ha confermato la sua indisponibilità a congelare la procedura di mobilità e ribadito la volontà di procedere, in tempi brevi, alla chiusura dello stabilimento;

- la decisione di ALCOA di chiudere lo stabilimento determinerà di fatto la disoccupazione di un migliaio di persone, andando ad incidere negativamente sulla situazione di un territorio, il Sulcis, già provato da altre situazioni di crisi e che, complessivamente, dal 2009 e nel giro di soli due anni, ha visto passare dall'11,8 per cento al 19 per cento il tasso di disoccupazione, un calo degli occupati del 10 per cento ed un crollo del reddito industriale del 27 per cento;

- ALCOA ha potuto beneficiare per quasi 15 anni di condizioni di agevolazione sulle tariffe energetiche che le hanno consentito di raggiungere, per molti anni, performance finanziarie di ottimo livello come risulta da un'analisi dei bilanci fino al 2008, che riportano utili per oltre 50 milioni di euro con ritorni sul capitale (ROE) del 25 per cento e sugli investimenti (ROI) del 15 per cento;

- ALCOA nel momento del subentro nel 1996 alle attività di Alumix Spa (ex Efim), ha ottenuto nell'acquisto condizioni di particolare favore ricevendo attività, al netto di qualsiasi pendenza debitoria - come beni immobiliari, scorte e crediti verso clienti - di un valore superiore, per almeno 300 milioni di euro, al prezzo di acquisizione;

- il decreto del Ministero dell'ambiente del 18 settembre 2001, n. 468 (Programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati) include l'area del Sulcis iglesiente tra i SIN (siti di interesse nazionale);

- dalle osservazioni alla Direzione del territorio del Ministero dell'ambiente sulla nota della società ALCOA, prot. 19425/TRI/DI del 15 ottobre 2011 risulta che la società non abbia ottemperato alle misure necessarie per la messa in sicurezza di suoli e sottosuoli e dai sondaggi eseguiti dall'ARPAS si evince contaminazione da cadmio, zinco e fluoro dei quali non c'è traccia nei risultati della caratterizzazione presentati dalla società;

VALUTATO che:

- pur in presenza di un processo di riorganizzazione globale del mercato dell'alluminio, con la progressiva enfasi sulle attività di riciclo a basso impatto energetico e con la crescente migrazione delle attività di produzione dell'alluminio primario in prossimità di paesi esportatori netti di energia, come Islanda, Russia o gli Emirati Arabi, sia di natura idroelettrica che da combustibili fossili convenzionali, non possa venir meno, alle prime difficoltà di mercato o di singoli contenziosi con l'Unione europea, la responsabilità sociale di una azienda come ALCOA che ha potuto, per quasi 15 anni, contare su una notevolissima mole di agevolazioni e sussidi;

- il Sulcis-Iglesiente è oggetto di proposte di bonifica e ripristino ambientale dei siti minerari e industriali dismessi finalizzati alla riconversione turistica del territorio che richiederanno necessariamente tempo per rappresentare un'alternativa strategica credibile, in termini di occupazione e sviluppo, a quella rappresentata per decenni dall'industria mineraria prima e da quella metallurgica negli anni più recenti,

impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale

1) a richiedere al Governo nazionale la conferma della valenza strategica nazionale della filiera dell'alluminio e, conseguentemente, dello smelter di Portovesme;

2) a richiedere ad ALCOA l'immediata sospensione delle procedure di mobilità e il mantenimento in attività degli impianti almeno per tutto il 2012 in modo da consentire alla Regione ed al Governo un periodo di tempo adeguato a valutare soluzioni alternative in grado di garantire la prosecuzione dell'attività e il riavvio di tutta la filiera dell'alluminio;

3) a richiedere, in ogni caso, alla società ALCOA l'osservazione scrupolosa delle prescrizioni previste dal piano di bonifica del sito di Portovesme con interventi adeguati a consentire il totale ed integrale ripristino dello stato dei terreni, dei sottosuoli e delle falde;

4) a promuovere il potenziamento delle infrastrutture del sito industriale, in particolare del porto e della viabilità, quale condizione minima per assicurare competitività internazionale agli impianti industriali di Portovesme;

5) a studiare le soluzioni strutturali, commerciali, tecniche e normative che possano consentire, per le imprese energivore del polo metallurgico di Portovesme, condizioni di acquisto più competitive dell'energia elettrica, sia nel medio lungo termine, come per il progetto integrato miniera-centrale a carbone a cattura di CO2 al vaglio dell'Unione europea, sia nel breve termine come il sistema dell'interconnector per l'accesso virtuale al mercato europeo dell'energia;

6) a mettere in campo immediatamente un "Piano Sulcis" che, in linea con le scelte del Piano strategico territoriale della Provincia di Carbonia-Iglesias, possa costruire per il futuro un'alternativa all'attuale sistema produttivo, eccessivamente incentrato sulle industrie energivore e su materie prime d'importazione, con lo sviluppo di filiere in industrie diverse da quella metallurgica oltre che nei servizi, nel turismo e nell'agro-alimentare. (161).)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

PORCU (P.D.). Presidente - credo che l'abbia detto anche il Capogruppo - l'obiettivo di questa mozione era rendere il Consiglio partecipe del dibattito sul futuro di ALCOA, un pezzo importantissimo dell'industria in Sardegna. Avremmo voluto parlare, vogliamo parlare dell'emergenza, ma vorremmo parlare anche del futuro dell'industria sarda e di politiche industriali. Dobbiamo farlo oggi alle 21 e 20, dopo una lunga giornata, anche fruttuosa, ma anche in una condizione di stanchezza. Io proverò comunque a farlo nei tempi che ci siamo dati, ma l'auspicio che formulo, e spero che sia accolto (e sono convinto che sarà accolto) è quello che quest'Aula rimandi la discussione dell'argomento a un successivo appuntamento, a un'occasione di discussione più ampia. Credo che ce ne sia bisogno per uscire da una logica dell'emergenza, che ci impone di predisporre provvedimenti tampone nei confronti di realtà nate anche in anni molto lontani, come ALCOA, che oggi mostrano dei limiti e che dobbiamo affrontare pensando all'oggi ma anche al domani.

Sul caso specifico di ALCOA si è acceso un dibattito importante sui giornali - e credo che questo Consiglio debba dare una risposta - tra coloro che ritengono inutile buttare altri "soldi buoni" (in finanza si dice "buttare i soldi buoni dietro a soldi cattivi", ormai persi) e coloro che ritengono che difendere un pezzo del patrimonio industriale di questa regione sia importante. Io credo che noi dobbiamo andare al merito di questa questione e dobbiamo dare una risposta.

Io proverò a farlo ma non ripercorrerò la storia delle partecipazioni statali, dell'Efim, degli anni 60 quando nasceva l'industria di Stato, quando è nata in Sardegna un'industria dai caratteri esogeni (la filiera dell'alluminio vive sull'importazione delle materie prime, vive su un altissimo consumo di energia di cui la Sardegna è deficitaria, e quindi è chiaro che oggi noi non faremmo le stesse scelte degli anni 70) perché credo che sia importante non guardare indietro, ma sia importante ottimizzare quello che abbiamo.

Io sono anche presidente di un forum sulla green economy del mio partito. Certamente questa non è una industria green, è un'industria pesante, è un'industria che è migliorata nell'impatto ambientale ma è un'industria che ancora in termini di emissioni di polveri, solfati, nitrati, di impatto sui suoli e sui sottosuoli con il cadmio, con lo zinco e con il fluoro ha (lo afferma anche la ASL numero 7, che ha emanato delle raccomandazioni in proposito) delle ripercussioni non trascurabili sull'ambiente.

Certamente si è fatto molto, e molto si deve ancora fare, però oggi che questa industria c'è (lo dico anch'io che certamente ho una sensibilità ambientalista) va difesa. Ci sono gli stabilimenti, c'è una cultura produttiva, c'è manodopera specializzata, c'è una cultura industriale che va difesa, rilanciata, forse riconvertita ma certamente può dare e deve dare ancora molto. Il concetto di recupero, di riconversione, di riciclo va esteso forse anche a questo settore. E' una filiera che ha un impatto importante (le cifre le conosciamo) è una filiera di cui l'ALCOA è l'ultimo pezzo, una filiera che dà ancora lavoro a 500 addetti ALCOA più quelli indiretti, ma che complessivamente (fino al 2008) valeva oltre 1000 addetti diretti con un impatto importante anche sul PIL della Sardegna. Sono realtà che sono arrivate a fatturare in anni recentissimi oltre 1 miliardo di euro e che hanno la prerogativa di essere (in Italia e per molti aspetti anche nel resto dell'Europa) l'ultimo pezzo della filiera dell'alluminio.

Credo che sia anche importante ricordare che è vero che questa realtà è un pezzo importante dell'industria sarda, ma occorre anche sottolineare che insiste su un territorio, il Sulcis, che è già stato provato da altre crisi importanti e che oggi vede un tasso di disoccupazione che è raddoppiato nel corso degli ultimi due anni. L'ho detto all'Assessore in Commissione e glielo ripeto in Aula: io credo che per affrontare il tema di ALCOA oggi occorra anche capire comunque dove va il mercato globale; non possiamo illuderci che la soluzione sarà facile. Oggi le produzioni di alluminio per via elettrolitica, gli smelter si stanno trasferendo sempre più in quelle parti del mondo che sono esportatrici nette di energia; lo smelter di Portovesme ha consumato nel 2010 - sono dati che ci fornisce il gestore del servizio elettrico - una quantità di energia che è pari al 22 per cento del totale dei consumi elettrici isolani.

Ora gli smelter si stanno trasferendo dove l'energia è a basso costo, si stanno trasferendo dove c'è molta energia idroelettrica, in paesi che esportano. L'alluminio sta diventando un immagazzinatore di energia, un modo per accumulare energia e non disperdere produzioni energetiche che non possono essere immesse sul mercato. Sta partendo una fortissima filiera del riciclo; in Europa la produzione è rimasta costante, Assessore e colleghi, a 3 milioni di euro nell'arco degli ultimi trent'anni, anche se i consumi sono più che raddoppiati, perché è partita una filiera del riciclo (l'alluminio è riciclabile all'infinito) che ha costi energetici che sono solo il 5 per cento di quelli della produzione dell'alluminio primario. E ALCOA è una multinazionale che ragiona con queste ottiche globali.

Qualcuno dice che forse questa discussione è inutile perché basta un fax di Pittsburgh per decidere la chiusura di uno stabilimento (si minaccia la chiusura di ALCOA a Portovesme, si bloccano gli impianti in Spagna, si bloccano e si chiudono anche impianti negli Stati Uniti) ma va anche detto però che questo ragionamento di ALCOA, totalmente di breve termine, è inaccettabile da parte di un'azienda che ha avuto un sostegno finanziario, negli ultimi 15 anni, pari a oltre 2 miliardi di euro. E' inaccettabile che questa azienda, nonostante questo aiuto, nonostante un costo dell'energia (30-35 euro) che è pari a quasi un terzo di quello sostenuto da molte altre aziende, alle prime difficoltà di mercato decida di lasciare la Sardegna. Io credo che ciò sia assolutamente inaccettabile e voglio dedicare l'ultima parte del mio intervento per decidere cosa fare a questo punto.

Io ritengo che ALCOA debba mantenere gli impegni presi, tenere aperti gli impianti almeno fino alla sussistenza degli effetti del "decreto salva ALCOA", cioè fino alla fine dell'anno, periodo entro il quale può ancora usufruire di tariffe incentivate, per dare il tempo alla Regione e al Governo di trovare soluzioni alternative. Se si spengono quegli impianti il riavvio diventa impossibile o difficilissimo, come ci insegna il caso dell'Eurallumina.

Dobbiamo utilizzare questi mesi in cui l'ALCOA rimane aperta per far capire che il Governo è determinato ed è determinata la Regione anche a chiedere i danni ambientali. Dobbiamo essere durissimi nel metterli di fronte alle loro responsabilità, dobbiamo creare una grande data room, Assessore, per capire il business, per capire dove si possono economizzare i costi, per fare quel lavoro che una grande multinazionale che ha già deciso di chiudere non vuole e non può più fare.

E poi dobbiamo capire, Assessore, che non basterà la proroga della tariffa incentivata o dell'interrompibilità, che regala ad ALCOA, ogni anno, tra i 50 e i 70 milioni di euro ( e guardate che 50 e 70 milioni di euro sono gli utili che ALCOA ha realizzato nel 2008, perché è andata in perdita solo nell'ultimo anno) non basterà, ci vuole una filiera energetica che si affianchi alle tariffe incentivate di cui bisogna avere certezza.

Bisogna dire con chiarezza al Governo che deve battersi non per una proroga, ma per un orizzonte temporale lungo entro il quale quelle industrie possono rimanere in campo. Ci vuole una filiera energetica, forse occorre una centrale termoelettrica, forse bisogna ripensare anche al progetto della miniera integrato come un fattore, una filiera energetica e dell'alluminio che possa stare insieme per un periodo più lungo.

Bisogna guardare a partner internazionali ma bisogna, se è possibile, tenere la mente e il cuore in Sardegna, anche con imprenditori locali che entrino, magari con quote di minoranza, ma abbiano la determinazione di tenere questa attività nell'Isola .Dobbiamo smettere di regalare i soldi a qualcuno che ha la testa e il cuore altrove e magari va via alle prime difficoltà. Dobbiamo essere decisi, far seguire alle parole i fatti, dobbiamo infrastrutturare il porto, intraprendere quelle iniziative che dipendono da noi, dobbiamo sposare anche le filiere alternative, non dobbiamo aspettare che si debba vivere solo di industria energivora, dobbiamo creare le alternative, la speranza in altri settori importanti come possono essere la filiera turistica, agroalimentare, i servizi - io sto cercando di stare sui dieci minuti, Assessore, per rispettare i limiti di tempo - insomma bisogna capire il mondo, capire quello che succede nel mondo, capire il sistema locale, prepararsi non solo a fare scouting, ma a fare…

PRESIDENTE. Prego, onorevole Porcu.

PORCU (P.D.). Bisogna farlo conoscendo i dati, conoscendo i numeri e ritenere l'attenuazione dell'impatto sociale, la cassa integrazione, come l'ultima risorsa, come l'ultima possibilità. Ecco, se si farà questo, se saremo determinati a chiedere al Governo quello che riteniamo giusto, anche inserendolo nella vertenza entrate, anche l'opposizione, anche la minoranza farà la sua parte come l'ha fatta anche in queste ore. E allora io credo che ALCOA potrà essere non la fine di un pezzo dell'industria sarda, ma un'occasione di rilancio.

Io so che si sta preparando un ordine del giorno unitario, che molte di queste richieste sono accolte, speriamo che questa giornata si chiuda con un'altra pagina positiva dove il Consiglio si esprima unitariamente per il bene della Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pietro Cocco. Ne ha facoltà.

Ricordo ai colleghi che intendono intervenire che si devono iscrivere entro la fine dell'intervento dell'onorevole Cocco che ha a disposizione dieci minuti.

COCCO PIETRO (P.D.). Presidente, Assessore e colleghi, oggi ci ritroviamo a discutere di una mozione sulle problematiche occupazionali e sociali, l'ennesima mozione, da tre anni a questa parte, sui problemi del lavoro e sulla deindustrializzazione della Sardegna. Oggi discutiamo la mozione sulla annunciata chiusura di un altro stabilimento della nostra Isola, l'ennesimo nel Sulcis-Iglesiente. Non si tratta di una "fabbrichetta" ma di un colosso multinazionale che ha deciso di lasciare la nostra Isola.

Nel 2009 è stata discussa la mozione sull'Eurallumina, Assessore (400 dipendenti diretti) per la quale erano stati assunti impegni direttamente dal presidente Berlusconi (si ricorda, assessore?). Peccato che fossimo in campagna elettorale e che la fabbrica sia ancora chiusa.

Poi è stato il turno della ex ILA (166 dipendenti diretti) e della Rockwool (70 dipendenti). Su entrambe abbiamo discusso delle mozioni ed entrambe sono state chiuse. Oggi discutiamo su ALCOA. ALCOA, come abbiamo scritto nella mozione, è leader mondiale nella produzione di alluminio primario. Un colosso che conta 59 mila dipendenti distribuiti in 200 sedi, in 31 Paesi. A Portovesme conta 504 dipendenti diretti, fino a qualche tempo fa erano circa 1200. Personale qualificato, preparato a cui va aggiunto l'indotto legato alle imprese d'appalto che ruotano intorno a quella fabbrica.

Come ampiamente detto in numerosi incontri svolti a vari livelli in quest'ultimo periodo, secondo gli esperti per ottenere l'incidenza della perdita di posti di lavoro nel Sulcis a causa della chiusura di ALCOA il moltiplicatore va quantificato in 2,5: 1500 persone circa. Per il Sulcis sarebbe un colpo mortale che affosserebbe le residue speranze di rilanciare una ristrutturazione assolutamente percorribile della filiera dell'alluminio che lega l'Euroallumina (che trasformava la bauxite in allumina) e l'ALCOA che trasforma l'allumina in alluminio e la vende a diverse aziende nel mondo, e fra queste c'era anche la piccola fabbrica dell'ILA che trasformava l'alluminio in laminati super sottili per il commercio.

Oggi, Assessore, io credo che non vada svolto il solito compitino della discussione di una mozione, oggi vanno concordate azioni e vanno assunti impegni seri e concreti. Io credo che il presidente Cappellacci avrebbe dovuto essere presente in Aula per discutere questa mozione; va bene che ci sia lei, assessore, non le voglio mancare assolutamente di rispetto dicendo questo, ma credo che questa sia una di quelle vertenze che meritino la presenza del Presidente della Regione nonostante i molti impegni che credo debba affrontare, perché ritengo che questo sia uno di quelli importanti che avrebbe dovuto tenere nella dovuta considerazione.

Certamente non è la discussione di una mozione che risolve i problemi ma è l'attenzione che un Presidente deve dimostrare in Consiglio su temi come questo. L'Italia, badate bene, è in subbuglio, la Sardegna è attraversata da una rivolta ingente, per certi aspetti inedita: movimenti delle cosiddette partite IVA, pastori, pescatori, artigiani, eccetera hanno bloccato l'Isola. Il Sulcis è l'epicentro anche di queste manifestazioni, a testimonianza (se ce ne fosse bisogno) che la situazione è esplosiva. I sindaci sono in trincea, costretti a gestire il disastro economico e sociale di un territorio lacerato, profondamente ferito dalla mancanza di lavoro. Nel Sulcis la percentuale di disoccupati è maggiore di molti punti percentuali rispetto al resto dell'Isola, non parlo dell'Italia.

A tale proposito, Assessore, vorrei dire questo, anche perché è bene dire le cose per quelle che sono: secondo L'ISTAT - ho qua in mano il documento - per gli anni 2008 e 2009 il tasso di disoccupazione per la provincia di Carbonia e Iglesias si attestava ad un livello inferiore sia alla media regionale sia a quella dell'intero Mezzogiorno. Nel 2008 il tasso provinciale era al 10 per cento contro il 12,2 per cento della Sardegna e il 12 per cento del Mezzogiorno. Nel 2009 il dato provinciale inizia a crescere attestandosi all'11,8 per cento ma cresce anche in Sardegna portandosi al 13,3 per cento e nel Mezzogiorno al 12,5 per cento. Il dato nazionale invece è nettamente inferiore: 6,7 per cento nel 2008 e 7,8 per cento nel 2009. La situazione è diventata critica nel 2010.

La provincia di Carbonia-Iglesias, infatti, è passata ad un tasso di disoccupazione del 19,1 per cento, nettamente al di sopra di quello di tutte le province sarde (quella che più si avvicina al dato regionale del 14,1 è l'Ogliastra con il 17,1 per cento) di quello del Mezzogiorno, rimasto pressoché invariato al 13,40 e di quello complessivo dell'Italia che si attesta all'8,40. Questo è un segno incontestabile della profonda crisi che attraversa quel territorio.

Esiste quindi una vertenza Sulcis non più rinviabile, non più esclusivo oggetto delle raffinate discussioni intellettuali che hanno dilatato i tempi e hanno fatto scappare le imprese. E' tempo di agire ed è tempo di decidere quale futuro disegnare per la nostra Sardegna. In questi ultimi anni la crisi si è talmente ingigantita che non è pensabile continuare così. L'impressione, Assessore, è che questo Governo regionale sia in balia degli eventi come un pugile suonato incapace di reagire che barcolla un po' qua e un po' là ma non riesce a schiarirsi le idee. Un Governo regionale che, per quanto si agiti, non riesce a mettere a fuoco le drammatiche situazioni in cui si trova la Sardegna, non padrone delle scelte che bisogna fare.

Questa è l'impressione che si è avuta anche nei colloqui che ci sono stati a Roma e nei tavoli di trattativa aperti ai vari livelli: debole con il Governo nazionale, supino rispetto a quanto accade. Oggi si dirà e si dice: è il momento di unire le forze. E va bene, concordo, scusa Luciano. Concordo ma non possono essere taciute responsabilità oggettive, perché è bene dire le cose per come stanno.

I dati che ho letto prima rappresentano bene una situazione per com'era, per come l'avete ereditata e per come la state portando avanti. Quindi concordo che bisogna intraprendere delle azioni unitarie ma non possono essere taciute le responsabilità oggettive e lo scarso peso politico avuto in gran parte delle questioni irrisolte della nostra Isola. Anche per ALCOA le cose stanno così, con l'aggravante che, quando è stato siglato a Roma due anni fa l'accordo, si è perso tempo rispetto al da farsi perché qualcuno si era convinto che i problemi fossero stati risolti. E invece in questi due anni non è stato fatto nulla per cercare di risolvere le questioni che oggi stanno alla base della decisione di ALCOA di lasciare la Sardegna. In primo luogo il costo energetico.

ALCOA è un grande produttore di alluminio ed è un grandissimo consumatore di energia elettrica: da sola consuma quasi un terzo dell'energia elettrica consumata in Sardegna, sommando i carichi sia industriali sia domestici. Serve a poco dire che in tutti gli anni passati l'ALCOA avutola goduto di sconti e agevolazioni notevoli che gli hanno consentito di realizzare utili giganteschi. A poco serve dire che la proprietà di ALCOA dovrebbe mettersi la mano sulla coscienza e avere riguardo e riconoscenza per quanto ha avuto.

L'ALCOA è un'impresa, non ha sentimenti, per lei valgono solo le leggi del mercato. La finanza regola la nostra vita e decide il destino di uomini e di donne e noi siamo stati per troppo tempo narcotizzati da un sistema che ha divorato un territorio bellissimo. Ora pretende di mollare gli ormeggi senza pagare pegno, senza riqualificare il territorio, incurante finanche di rispettare gli accordi sottoscritti di un impegno per almeno tre anni. Con un anno in anticipo comunicano la ritirata, secondo me già decisa da tempo, con la volontaria riduzione (perché di questo si tratta) della produzione di formati di alluminio, le billette, completamente fuori mercato, fuori dagli standard soliti che vengono prodotti, giustificando l'uscita con la motivazione delle sofferenze di bilancio. Però non ci sono giustificazioni per questo Governo troppo debole e poco incisivo.

Oggi è tempo di prendere decisioni, di essere conseguenti rispetto agli impegni che si prenderanno. La filiera dell'alluminio deve continuare ad esistere in Italia, la produzione deve continuare a marciare a Portovesme. In questi giorni pare esserci un interessamento di un possibile acquirente, la Glencore svizzera, già proprietaria della Portovesme S.r.l. Staremo a vedere.

Io ho avuto modo di parlare personalmente con l'amministratore delegato della Portovesme S.r.L. e devo dire che l'ho trovato entusiasta della possibilità di acquisire l'ALCOA.. Devo dire anche questo ad onor di verità: che se le condizioni che loro chiedono (ed è giusto che le chiedano) sono quelle che metteremo negli accordi che voteremo probabilmente alla fine della riunione di quest'Assemblea, probabilmente anche l'ALCOA potrebbe essere interessata a rimanere in Sardegna. Io non escluderei questa possibilità, così senza sondare il terreno.

Le soluzioni potrebbero essere diverse, come ho già detto in altre occasioni: si tratta di copiare scelte già fatte. In tutti gli incontri che abbiamo avuto, Assessore, lei è stata presente, non dobbiamo inventarci nulla, ci sono riferimenti a livello internazionale che possono essere presi ad esempio…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. E' iscritto a parlare il consigliere Planetta. Ne ha facoltà.

PLANETTA (P.S.d'Az.). Presidente, colleghi, per quanto riguarda la vertenza ALCOA ho maturato la convinzione che ciascuno degli attori in scena cerchi di attribuire ad altri la responsabilità ultima del fallimento. La strada della mozione, a mio giudizio, è una strada sbagliata, pericolosa, dannosa per tutti. E' una mozione ricca di dati, di cifre sulla multinazionale, sullo stabilimento di Portovesme, che abbiamo già letto e appreso anche dalle recenti cronache dei giornali. Però in questa mole di dati riferita all'energia, ai suoi costi, ho trovato purtroppo una grave omissione, e cioè non si fa riferimento al fatto che la nostra produzione energetica annua si aggira sui 12-13 mila gigawattora, che è circa l'8 per cento in più del nostro fabbisogno.

Per essere più chiari: la Sardegna esporta energia, o meglio qualcuno esporta energia prodotta in Sardegna, e dunque qualcuno ricava degli utili sfruttando la nostra terra, le nostre risorse, lasciando dietro effetti economici devastanti, ripercussioni gravissime sulla salute delle persone, distruggendo l'ambiente per inquinamento da composti chimici e da metalli pericolosi.

Allora, mentre in questo Consiglio si vorrebbe ancora celebrare l'ennesimo de profundis per l'ennesima chiusura di uno stabilimento, per l'ennesima perdita di posti di lavoro, creando a mio giudizio ad arte le premesse per un conflitto tutto interno alla Sardegna, magari solo in vista delle prossime elezioni, il Governo italiano dorme e pensa ad altro e ci riceve attraverso i propri sottosegretari. Forse è troppo impegnato a pensare alla Sardegna in funzione delle lobby dei petrolieri, fra cui la Saras, che si apprestano indisturbati a trivellare indiscriminatamente le nostre coste, proprio grazie al decreto di Monti sulle liberalizzazioni. E questo solo il nostro partito lo ha denunciato!

A Roma ci troviamo di fronte ai soliti finti tentativi di soluzioni parziali di questo Governo di tecnici, che la mozione richiama quasi incidentalmente e con sospetta e complice pacatezza. Come se l'impegno richiesto al Presidente della Regione dalla Giunta regionale fosse da solo sufficiente, e persino già abbastanza per trovare tutte le soluzioni della vertenza. Invece noi Sardisti, come ha dichiarato a chiare lettere anche il nostro segretario nazionale, crediamo che il vero interlocutore sia proprio lo Stato italiano, primo responsabile del fallimento dei passati modelli di governo delle nostre risorse, fondati sullo sviluppo para coloniale e distruttivo nato con le partecipazioni statali.

A questo Stato italiano colpevole dobbiamo chiedere i conti, non solo quelli della vertenza delle entrate, ma di tutto quello che ci ha rapinato in anni di sfruttamento coloniale. Insomma, a mio giudizio il Piano Sulcis che chiedete nella mozione non risolve il problema, perché questo è un problema di tutta la Sardegna, e alla Sardegna occorre solo più sovranità, occorre (già da tempo lo diciamo) l'indipendenza, occorre impegno sui fatti concreti, lontano dagli steccati ideologici, ma soprattutto lontano da ipocrisie e da reticenze.

E a proposito di cose concrete, di tariffe energetiche, di fabbriche para coloniali che non fanno il bene della Sardegna, chiedo al Presidente della Regione, alla sua Giunta, di rispondere del perché, per esempio, non si elimina ancora quella vera e propria turbativa di mercato relativa all'acquisto di energia a tariffa incentivata da parte del gestore del servizio elettrico, dall'operatore dominante che in Sardegna è la Saras (e qui voglio ricordare che è circa il doppio del prezzo corrente attraverso il CIP6 ed i certificati verdi). Lo chiedo anche a voi, colleghi, soprattutto a quelli che supportano questo governo Monti-Napolitano al grido: "Non disturbiamo il manovratore", come anche ho visto fare in maniera vergognosa in televisione da alcuni deputati e senatori sardi che sembravano tanti "zio Tom", distanti anni luce, forse per effetto della vicinanza dei loro padroni, dalla realtà drammatica che vive la Sardegna. Ma la Sardegna presto dimostrerà, ne sono certo, che non ha bisogno di loro.

E allora vi invito a trovare tutti insieme un modello di sviluppo diverso da quello che ormai è tramontato, che ha disperso un'enorme quantità di risorse pubbliche, un modello di sviluppo nuovo, perché ci troviamo di fronte ad una crisi drammatica, e noi classe politica dobbiamo trovare nuove soluzioni, non dobbiamo certo proseguire nei percorsi vecchi che sono essi stessi alla base del fallimento di questa e di altre imprese industriali in Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Locci. Ne ha facoltà.

LOCCI (P.d.L.). Presidente, quando ci sono discussioni di mozioni come questa c'è sempre il rischio di ripetersi e di dire cose già dette. Io vorrei esprimere solo alcune brevi osservazioni. Una di ordine politico, perché quando ci troviamo di fronte ad una situazione di questo tipo, dove c'è una sostanziale unità rispetto all'obiettivo che dobbiamo raggiungere, e dove c'è già un ordine del giorno sottoscritto da tutti i Gruppi, credo che dobbiamo lasciare da parte le polemiche. Perché, se proprio dobbiamo fare delle polemiche, ci riesco a farle anch'io che peraltro provengo da quel territorio.

Vorrei ricordare che queste industrie il Sulcis purtroppo le ha subite alla fine degli anni sessanta, e su questo c'è una responsabilità di tutta la politica sarda. La maggior parte delle responsabilità ricade purtroppo - e lo dico, credetemi, senza spirito polemico - sulla classe politica che ha governato la Sardegna in quegli anni, che ci ha imposto un modello industriale violentando una delle zone più belle della nostra Isola, sapendo che quelle imprese erano in deficit anche prima di entrare in produzione, perché con le partecipazioni statali c'era sempre "Pantalone" che doveva pagare.

Negli anni 90 si è passati alla fase successiva, quella delle privatizzazioni, privatizzazioni però fittizie, perché sostanzialmente gli imprenditori privati facevano finta di comprare industrie che di fatto noi gli abbiamo regalato. E non solo gli abbiamo regalato le industrie, gli abbiamo regalato anche il territorio, gli abbiamo regalato fior di incentivi.

Infine siamo arrivati alla terza fase, quella dei nostri giorni, dei privati che hanno venduto ai privati.

Pertanto non è accettabile sentire in quest'Aula che il presidente Cappellacci è il responsabile del tracollo dell'industria del Sulcis. Ma vogliamo scherzare? Questa è fantapolitica! Cerchiamo di essere seri e parliamo di cose concrete. Se poi vogliamo essere anche costruttivi, magari indichiamo due o tre suggerimenti che possono essere dati al Presidente e al Consiglio regionale perché con forza portino avanti le nostre ragioni. In parte sono stati anche indicati, io la mozione presentata dal centrosinistra che vede come primo firmatario Chicco Porcu l'ho letta, francamente non ho trovato niente di particolare e niente di strano, nella sostanza devo dire molto onestamente che la condivido, al punto che potrei anche votarla.

Ben venga il fatto che sia stato stilato un ordine del giorno, però dobbiamo ricordare anche al Governo regionale di dire al Governo nazionale che il primo intervento che abbiamo posto in essere nel 2009, quando c'erano gli operai per strada che non ci facevano nemmeno entrare in Consiglio e c'era la gente disperata, ha riportato questi operai in fabbrica, e questo è stato il primo risultato. La soluzione adottata dal Governo purtroppo non ha avuto l'avallo dell'Unione europea che ha inflitto una sanzione di 300 milioni per violazione delle regole della concorrenza.

Allora io avanzo una proposta che da un po' di tempo circola in giro, che però non ho sentito avanzare negli interventi che mi hanno preceduto: noi dobbiamo dire al Governo nazionale che faccia quello che ha fatto la Spagna, quello che ha fatto la Francia, quello che ha fatto la Germania, cioè che invogli un accordo tra privati, tra i produttori di energia dei singoli paesi (e se parliamo dell'Italia dobbiamo parlare dell'Enel) un contratto tra privati per vendere l'energia ad ALCOA e anche alle altre industrie energivore dell'Isola e di Portovesme ad un costo politico attraverso un accordo, perché questa è l'unica strada per non incorrere negli strali della Unione europea che altrimenti ci potrebbe riaccusare di aiuto di Stato. Questa strada è stata già seguita dagli altri paesi europei ed è questo che dobbiamo chiedere al Governo!

Io aggiungo anche che oggi c'è un nuovo Governo, non c'è più il Governo Berlusconi, e c'è un sottosegretario allo sviluppo economico che si chiama De Vincenti. Ora io mi sono informato e devo dire che il professor De Vincenti non è certo un trovatello, è l'ex consulente economico del ministro Visco (Governo D'Alema e Governo Prodi) e mi risulta che stia avendo atteggiamenti di apertura. Quindi l'aspetteremo alla prova dei fatti. Però credo che noi dobbiamo portare avanti questa posizione perché se formulassimo proposte diverse non ne usciremmo. Questo è il primo punto.

Il secondo punto che è stato invece già citato, lo vorrei sottolineare, è il deficit infrastrutturale che oggi patisce il polo industriale di Portovesme, in particolare il suo porto, dove ci sono dei progetti che sono fermi da anni, ma anche l'intero territorio del Sulcis, che sconta un deficit infrastrutturale legato ad una viabilità paurosa, da terzo mondo. Quindi su questo secondo punto credo che debba intervenire la politica regionale, e le vie brevi esistono perché ne abbiamo già parlato. Non c'è da inventare niente: c'è da fare un accordo di programma che ci eviti bandi e quindi lungaggini. I fondi ci sono, basta andarli a cercare.

Andiamo a vedere, per esempio, l'articolo 5 della legge numero 5 del 2009, che stanzia 100 milioni di euro fino al 2014, stanziamento reiterato dalla legge numero 1 del 2011. Da lì potremo avere già qualcosa. Se poi a questo aggiungessimo ciò che ci può arrivare dai fondi POR con un accordo di programma (che poi va in linea con le richieste delle province del Sulcis) riusciremmo anche a colmare un deficit infrastrutturale a vantaggio non solo dell'industria di quel territorio ma - e sono d'accordo con l'onorevole Porcu - delle nuove possibilità di sviluppo del Sulcis. Sviluppo che non deve essere basato sull'industria metallurgica primaria, ma su un turismo pensato in maniera seria, sull'industria del turismo, con tutta la filiera agroalimentare.

Se noi da una parte facessimo le dovute pressioni a Roma, al sottosegretario De Vincenti, ex consulente del ministro Visco, tanto per precisare, e a livello regionale ci impegnassimo tutti per colmare il deficit infrastrutturale del Sulcis, credo che potremmo scrivere una pagina nuova della politica sarda, diversa da quella brutta scritta finora nel Sulcis.

Oggi chiunque va nel Sulcis vede le pale dell'Enel che occupano una enorme estensione di territorio. Quindi l'Enel oggi non solo produce giustamente energia, la esporta e fa profitto, ma "si becca" anche i certificati verdi sulle pale eoliche. Quindi la risoluzione del problema esiste già: è' lì a 100 metri dall'ALCOA e si chiama Enel. Ci vuole solo la volontà del Governo per stipulare l'accordo. Mi auguroo che su questo argomento veramente si raggiunga un'unità sostanziale, costruttiva, lasciando da parte le polemiche, altrimenti anche io ho molti sassolini nelle scarpe che mi potrei togliere.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Randazzo. Ne ha facoltà.

RANDAZZO (P.d.L.). Presidente, io ho letto con attenzione la mozione e ringrazio l'opposizione per aver così richiamato l'attenzione dell'Aula su una tematica importante come la chiusura dell'ALCOA.

Sul sito dell'ALCOA, il giorno 13 gennaio, la multinazionale americana ringraziava la Regione Sardegna per un meeting organizzato dal Ministero dello sviluppo economico per discutere sulle tematiche della situazione di Portovesme. Mi stupiscono i toni dei colleghi, in particolare dell'amico Cocco, quando afferma che la Giunta sembra un pugile suonato, perché non mi pare che così facendo offra un contributo al raggiungimento di una posizione unitaria. Siamo qua per discutere di un futuro ordine del giorno, speriamo che sia un ordine del giorno unitario, e questi non sono toni appropriati per un'Aula parlamentare.

Quando partecipiamo ad una manifestazione e ci accodiamo alle problematiche della gente, non guardiamo certo il colore politico; io firmo un ordine del giorno perché sono solidale quanto se non più dei colleghi che sono presenti in quest'aula, non appongo una firma su un documento tanto per apporla se non lo condivido. Però quando parliamo di 500 lavoratori diretti, e 200 nell'indotto, ci siamo dimenticati di dire che quando viene meno il reddito, non possono nemmeno essere onorati gli impegni economici, il mutuo per la casa, la rata della macchina. Questi sono i problemi che si deve porre il sistema parlamentare. La solidarietà da parte di tutti è piena anche se qualcuno ha meno spazio sulla stampa rispetto ad altri.

E' inutile discutere oggi di chi sono le colpe dell'attuale crisi industriale. Dobbiamo invece unirci per trovare le possibili soluzioni al problema. Quelle tariffe agevolate di cui beneficiava l'ALCOA, prima che la Unione europea avviasse la procedura di infrazione, onorevole Cocco, erano frutto di accordi, non sono state volute da una parte e dall'altra contrastate. Lei ha ricordato che per tutto il 2012 l'ALCOA godrà ancora del regime tariffario agevolato. Io proporrei, allora, che certe garanzie venissero assicurate anche alle imprese esistenti, perché non vorrei che, a seguito delle interlocuzioni che abbiamo con industrie che consumano energia alternativa, si inventassero soluzioni diverse per coloro che vengono a investire, con la motivazione che"sono sempre portatori di investimenti grossi", "hanno voglia di investire nel territorio" etc.

Se le imprese già operanti non avranno le stesse garanzie che ha chiesto ALCOA, sulla portualità (cioè sul trasporto del prodotto finito) sul costo dell'energia, se non ottengono le garanzie per le spese per la concorrenza del prodotto rischieranno di chiudere anche loro. Investire e produrre in Sardegna non è facile, e coloro che hanno effettuato investimenti nell' Isola non stanno chiedendo di arricchirsi con soldi dalla Regione per chiudere i bilanci in attivo, stanno chiedendo di avere certezze, stanno chiedendo che non entrino organismi esterni alla Regione e allo Stato italiano, e soprattutto stanno chiedendo di allungare i tempi per la mobilità, di avere il tempo per concludere quelle discussioni ancora in atto e che l'Assessore dell'industria oggi ci ha dimostrato di voler portare a conclusione. Perché oggi la bellissima discussione sulla Keller mi va bene, però le perplessità c'erano fino a ieri.

In Commissione, quando abbiamo discusso del famoso collegamento delle Ferrovie a chiamata, abbiamo discusso per due sedute su queste tematiche. Sulla metropolitana di superficie abbiamo richiamato anche le posizioni dell'allora presidente Soru, sposandole in pieno, sperando e auspicando che poi le ripercussioni economiche favorevoli di queste decisioni ricadessero anche in Sardegna.

Oggi dobbiamo offrire soluzioni certe al disagio delle famiglie dei lavoratori dell'ALCOA. E' stato citato il famoso CO2, il gassificatore del Sulcis, il carbone del Sulcis: oggi servono risposte concrete in tempi accelerati; il piano per il Sulcis è un piano perfetto, e nell'ordine del giorno spero venga ribadito, però riterrei opportuno estendere le agevolazioni a tutti i casi che si stanno venendo a creare. Vi cito solo una problematica, che probabilmente porterà alla presentazione di una mozione: il disagio che hanno creato oggi gli autotrasportatori. Alla Commissione commercio sono arrivate segnalazioni per delle zone bloccate nella SS 131, ex 131; "Podda legnami" e altre attività commerciali ci hanno segnalato il disagio per una manifestazione e una rivendicazione giusta. Sono peraltro tematiche che la Regione Sicilia è riuscita a mettere all'ordine del giorno nazionale, ottenendo l'apertura di un tavolo di trattativa e una risoluzione che prevede una stanziamento di 400 milioni di euro per attutire una parte di quei problemi sollevati dalle manifestazioni.

Naturalmente io voterò l'ordine del giorno sull'ALCOA, perché sono convinto che non vi è differenza sulle problematiche che oggi vive quel territorio particolarmente danneggiato. Come scrive "L'Espresso", quella di Carbonia - Iglesias è l'ultima provincia d'Italia per reddito. Oggi abbiamo la possibilità di aiutarla dando piena fiducia alla Giunta, che con il nostro sostegno avrà sicuramente un peso maggiore nella discussione al tavolo nazionale, affinché trovi una soluzione con l'esistente, oppure con la Glencord, visto che c'è una trattativa aperta. L'importante è quei 500 lavoratori (importanti come erano importanti prima i 320 dalla Keller) trovino finalmente una continuità lavorativa e garanzie per poter domani affrontare la vita quotidiana.

Gradiremmo davvero avere risposte a quelle tematiche importanti che possono incontrare il consenso unanime in Consiglio, senza lasciare feriti o caduti, e senza usare termini impropri per quest'Aula parlamentare dove si devono discutere tematiche rilevanti che hanno ripercussioni, dal punto di vista occupativo, non solo per una provincia ma per tutta la Sardegna. Abbiamo la certezza che i primi punti la Giunta li stia già portando avanti, e anzi abbiamo la certezza, considerate le interlocuzioni che ci sono state anche col Governo in queste ore, che verrà confermata la possibilità di mantenere qua lo smelter, e di avere soprattutto qualcuno che porti capitali o reinvesta la parte che serve per tenere aperta con efficienza quel poco di industria rimasta nella nostra Isola.

ALCOA può essere bella o brutta, possiamo criticarla quanto vogliamo, ma ha investito dei capitali che hanno permesso dal 1972, quando ha aperto la fabbrica, di ottenere un incremento occupazionale senza creare le problematiche che abbiamo discusso per altre industrie della stessa zona del Sulcis che a oggi non hanno avuto la fortuna di poter riavviare l'attività.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Salis. Ne ha facoltà.

SALIS (I.d.V.). Non interverrò sulla mozione, su quella rinvio totalmente alla relazione introduttiva del collega Porcu. Intervengo invece sulla bozza unitaria di ordine del giorno che è stata definita e sottoscritta, anche perché questo ordine del giorno richiama la discussione che è intervenuta questo pomeriggio prima dell'avvio dei lavori del Consiglio tra i Capigruppo e la delegazione dei sindaci, i rappresentanti sindacali e i pescatori del Sulcis. Dentro quest'ordine del giorno è inserita tutta una serie di problematiche che sia i lavoratori dell'ALCOA sia i sindaci, i sindacati e le forze produttive del Sulcis, hanno posto alla nostra attenzione: oltre la difesa del tessuto produttivo sulcitano, ampiamente sotto attacco a causa della crisi e degli errori nella gestione di questi stabilimenti, in primis la richiesta forte, che è venuta dai sindaci, di approvare, con una discussione che interessi i territori del Sulcis, una legge speciale, un "piano Sulcis" che tenga conto del Piano strategico territoriale della provincia di Carbonia-Iglesias.

Parlo con molto interesse di questo Piano strategico territoriale perché fortunatamente in esso non solo è prevista la difesa del tessuto produttivo e delle industrie energivore presenti nel Sulcis, ma vi è anche una proposta di nuovo progetto di sviluppo del Sulcis-Iglesiente che punta anche alle risorse locali, al tessuto industriale che purtroppo è stato definito sulla base di scelte di lavorazione di prodotti non direttamente legati alle produzioni sarde. Ecco perché uno degli elementi che m'interessa sottolineare in questa discussione è la preoccupazione espressa dal sindaco di Santadi per il fatto che nel Sulcis stanno crollando non solo le produzioni industriali e l'occupazione legata alle attività industriali, ma anche e soprattutto - lo sottolineo con grande preoccupazione - le attività imprenditoriali agricole e della pesca. Anche stasera i rappresentanti dei pescatori del Sulcis hanno manifestato una grande preoccupazione per il loro futuro.

Quindi agricoltura, pesca, turismo, sviluppo dei prodotti locali e delle produzioni che possono essere legate alle nostre tradizioni e alla nostra storia sono, a mio modesto parere, gli elementi su cui battere, oltre alla difesa strenua del tessuto industriale (e dell'occupazione che riesce ancora a garantire) che non possiamo in questo momento assolutamente abbandonare. Ecco perché io approfitto di questo intervento per annunciare il voto convintamente favorevole all'ordine del giorno, che accompagna questa mozione, che concluderà questo dibattito, e manifesto la totale disponibilità del Gruppo dell'Italia dei Valori in Consiglio regionale a sostenere tutte le battaglie che possano essere necessarie per far uscire il Sulcis dalla crisi che lo attanaglia e per lavorare per un nuovo modello di sviluppo che possa interessare tutta la nostra Regione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Presidente, la mozione che abbiamo in discussione ci pone all'attenzione problemi enormi il cui esame non credo si possa esaurire in una serata così, in questo clima, con qualche effluvio di parole in più.

Abbiamo parlato con i sindaci, abbiamo parlato con le organizzazioni sindacali, abbiamo parlato con i pescatori, abbiamo sentito quali sono le difficoltà che attraversa la Provincia del Sulcis. Abbiamo toccato con mano le difficoltà che vive, che incarna quella società civile. E' quindi inutile perdersi in tante parole. Però, bisogna riconoscere che il presidente Soru a mo' di battuta ha detto: ricordatevi che stiamo riparlando di partecipazioni statali o partecipazioni regionali; è il tema che ci vedrà impegnati più avanti, quando dovremo con serietà affrontare i problemi dello sviluppo in Sardegna, decidere quale tipo di sviluppo vogliamo dare alla Sardegna e, all'interno di quel progetto di sviluppo, decidere quale sarà lo spazio riservato al settore dell'industria.

Il ruolo che deve rivestire il settore dell'industria viene visto spesso, da una parte, come un tema vecchio, superato; invece uno Stato serio, una Regione altrettanto seria deve porsi questo problema se mira a una innovazione e a uno sviluppo concreto legato ad altre attrattive e ad altre possibilità.

Ebbene, su queste priorità credo che ci si dovrà battere, ma il problema è tutto politico e il rapporto della Sardegna con lo Stato, il rapporto di questo Governo regionale con il Governo dello Stato è un rapporto che sino ad oggi ci ha visto soccombere. Non abbiamo avuto quell'autorevolezza che dovrebbe avere una Regione che rivendica un proprio ruolo. Non possiamo ancora una volta guardare quello che avviene con la Regione Sicilia, non possiamo pensare che abbiamo perso tempo a chiacchierare tra di noi senza avere un punto preciso d'approdo. Dobbiamo rivendicare un ruolo nuovo, veramente (al di là dei discorsi indipendentisti) di sovranità per la nostra Isola, di sovranità nel governare i nostri destini.

E allora è strano parlare di accise quando abbiamo pensato ad una proposta di legge nazionale che avrebbe dovuto dare alla Sardegna altro respiro e abbattere i costi della stessa benzina per chi la utilizza in Sardegna, considerato che viene prodotta qui. E' strano non ricordarci dell'insieme della vertenza Sardegna all'interno della vertenza sulle entrate: è una serie di proposizioni che dovranno vedere questo Consiglio seriamente impegnato.

Ma chiudo qui, aggiungo semplicemente che, per i problemi che abbiamo oggi davanti, basta l'ordine del giorno unitario che verrà proposto al voto in Aula. Questo darà certamente tranquillità alle istituzioni locali del Sulcis, perché dimostra che, a fianco della Giunta regionale nel cercare di risolvere quei temi e quelle problematiche che attanagliano quella provincia, c'è l'impegno dell'intero Consiglio regionale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dessì. Ne ha facoltà.

DESSI' (P.S. d'Az.). Presidente, io non sono abituato a intervenire, di solito ascolto molto ma oggi non posso esimermi. Intervengo perché non vorrei che quest'ordine del giorno conseguente alla mozione fosse l'ennesimo ordine del giorno. Io oggi sto vivendo in questa Aula un clima quasi surreale, credo che forse sarebbe stato meglio che, al posto del televisore dove adesso compaio io che parlo, ci fossimo sintonizzati sulle due trasmissioni che stanno andando in onda su La 7 e sul servizio pubblico, che stanno rappresentando (credo, perché io non le sto vedendo, ma me le stanno registrando) le lamentele di un territorio che di tutto ha bisogno tranne che della dimostrazione di quanto in questo Consiglio si sappiano sciorinare numeri.

E' da decenni, non da giorni, che il problema dell'energia, del polo industriale di Portovesme (per non dire di tutta l'industria in Sardegna, per non dire dell'industria che viene portata avanti dal Governo nazionale) è oggetto di discussioni che non portano mai ad alcuna soluzione. E' chiaro che in assenza di strumenti veri, quindi di politiche industriali, qualsiasi provvedimento che venga preso è ben accetto perché interviene in un momento molto particolare. L'ALCOA chiude, infatti, in uno forse dei momenti storicamente più critici che questa Regione, che il territorio del Sulcis abbiano mai attraversato. Lo testimoniano i numeri che cito (anzi neanche li cito) i numeri che conosciamo tutti quanti sulla disoccupazione che affligge la provincia più povera d'Italia (solo la Provincia di Agrigento è sotto la Provincia di Carbonia Iglesias nella graduatoria delle province più povere).

E in questo contesto noi adesso dobbiamo andare a rivendicare l'autonomia di questa Sardegna, a rivendicare con autorevolezza, un'autorevolezza, ahimè, che oggi manca in un contesto dove la politica ha perso di credibilità. Io richiamo me stesso e l'intera Aula sulla necessità di assumere un ruolo incisivo e importante, rispetto a situazioni come quelle che oggi la vertenza ALCOA pone alla nostra attenzione per la sua drammaticità, per evitare di ottenere risultati come quello che abbiamo ottenuto nel maggio del 2010, risultato che tutti sapevamo probabilmente non risolutivo, anzi pericoloso perché ci ha portato dove ci ha portato.

Quello che mi preoccupa è l'assenza della politica, l'assenza di iniziative in questi due anni, assenza che ha prodotto un disastro. Il Sulcis in questi giorni è epicentro di una grave manifestazione di disagio sociale iniziata con le mobilitazione delle "partite IVA" ma che sta raccogliendo enormi consensi nella popolazione, addirittura si sono verificati dei presìdi spontanei composti da giovani studenti, da casalinghe, da tutta la popolazione. Presìdi che non sono controllabili, presìdi che sicuramente, ripeto, se oggi fossimo collegati con le trasmissioni televisive, forse avrebbero indotto qualcuno in questa aula a cominciare, invece di sciorinare numeri, a rimboccarsi le maniche, oltre che adoperarsi per quei piani industriali di cui si è parlato e soprattutto per i piani per l'agricoltura, perché in questo territorio manca qualsiasi tipo di piano di sviluppo serio e concreto.

Mi riesce pertanto difficile rimanere concentrato e mettere in piedi un discorso e disquisire a che livello si attesti il potenziale produttivo dell'Eurallumina. A me interessa che noi veramente rivendichiamo i nostri diritti da chi ha la vera responsabilità di questa situazione, esercitando ognuno i propri ruoli, e non lasciando cadere nessun tipo di iniziativa politica forte che faccia sentire vicina l'Istituzione regionale, vicina soprattutto a quella popolazione che oggi è lì in piazza, che è accampata nelle tende nei vari incroci. Non bisogna farla sentire sola, invece oggi si sente sola, si sentono soli.

Occorre adoperarci affinché la politica cambi, riacquisti la vicinanza col territorio, ponendo rimedio a quel corto circuito umano e politico che ha prodotto il risultato che abbiamo tutti sotto gli occhi. C'è stata una politica industriale sbagliata, è vero, ma adesso non serve individuare colpevoli, adesso si tratta di mettersi nelle condizioni di dare delle risposte e cercare di trovare delle soluzioni, soluzioni che sicuramente abbiamo in mano, soluzioni che possono venire dalla messa in marcia del polo industriale di Portovesme, inchiodando il Governo sulle sue dichiarazioni circa la strategicità di questo polo. Se è strategico per l'Italia, compia gli atti conseguenti, non può rimanere lì a fare enunciazioni e poi lasciare il cerino a chi non ha le soluzioni a portata di mano; bisogna fare altre scelte, e sicuramente altre scelte ci sono in campo.

Io credo che tutta la Sardegna, tutte le province abbiano predisposto dei piani strategici per poter uscire dalla crisi, la provincia del Sulcis ha delle linee guida che sicuramente potrebbero offrire qualche prospettiva. Ma non sto qui oggi ad elencare tutte le questioni che sono in piedi e che possono mettere la Sardegna, soprattutto un territorio che conosco molto bene, nella condizione di ripartire. Ricordo a quest'Aula che sono dodici anni che ricopro la carica di sindaco, quindi conosco profondamente quel territorio e le sue potenzialità, conosco le capacità dei nostri lavoratori. L'unica cosa che manca, lo sottolineo per l'ennesima volta, è la vicinanza della politica.

Le popolazioni si sentono abbandonate, probabilmente la nostra non è una politica adeguata a dare risposte. Ma allora, se non siamo adeguati a dare risposte, non so quale sia la funzione di questo Consiglio, mi viene difficile immaginarla. Chiaramente, se si parla di polo industriale che deve ripartire, le risposte non possono essere immediate.

Una risposta immediata potrebbe essere quella di mantenere in attività l'ALCOA per evitare l'effetto domino, perché l'ALCOA è stata l'elemento scatenante di una protesta che stava montando da parecchio tempo, è stata l'elemento che ha mandato nel panico il territorio, ha creato quella polveriera che ci ha messo nelle condizioni di non governare più. Da amministratori, soprattutto da sindaci, non riusciamo più a gestire il quotidiano e l'ordine pubblico. Su tutto questo, un ruolo importante potrebbe esercitare la Regione. La Regione Sardegna deve snellire le procedure per assegnare le risorse ai comuni, in modo che siano immediatamente spendibili, e bisogna sicuramente portare a casa la modifica del patto di stabilità.

E' chiaro che tutto questo non può concretizzarsi se non c'è un'unità di intenti, se ancora continuiamo a discutere su di chi è la colpa o di chi sono i meriti. Io mi sarei aspettato che nell'ordine del giorno venisse fatto almeno un accenno al caso della Sicilia, che ha ottenuto un incontro col Governo e ha conseguito anche dei risultati. Noi questi risultati dobbiamo andarceli a prendere, e dobbiamo andarli a prendere insieme a tutte le categorie.

La gente si aspetta una forte presa di posizione nei confronti del Governo nazionale, lasciando da parte i campanilismi, lasciando da parte anche, per quanto mi riguarda, la poca passione che ho per il polo industriale. Ricordiamoci che non abbiamo mai messo nel conto col Governo la qualità della vita di quel territorio. Basta leggere oggi - e concludo, visto che il tempo, a mia disposizione è terminato - i titoli dei giornali: "Preoccupazione dopo l'analisi dell'Istituto superiore di sanità sui terreni del centro industriale del Sulcis. La frutta di Portoscuso fa paura. La ASL: meglio non darla tutti i giorni ai bambini".

Fin qui

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (Gruppo Misto).Presidente, a conclusione dell'ordine del giorno è inserito un punto, il punto 7, che impegna il Presidente della Regione e la Giunta a presentare al Governo nazionale con urgenza un piano redatto dalla Regione in linea con le scelte del piano strategico territoriale della Provincia Carbonia-Iglesias. Questo lo dico perché questa discussione non sia una discussione tradizionale nel suo svilupparsi, cioè una sorta di autocritica che poi neppure ci apparterrebbe, perché non abbiamo l'età, come si suol dire, per fare quel tipo di autocritica sulle scelte che hanno determinato il processo di industrializzazione prima e di deindustrializzazione dopo dell'area del Sulcis-Iglesiente.

Io non sono tra coloro che esprimono un giudizio negativo in assoluto sulle partecipazioni statali, penso che ogni stagione abbia meriti e abbia anche limiti. Penso che la Sardegna non avrebbe avuto uno sviluppo importante se non avesse avuto il Piano di rinascita, penso che quel territorio non avrebbe avuto uno sviluppo significativo se non ci fosse stato progressivamente un intervento pubblico, anche massiccio, per la costruzione di un apparato industriale, di un polo energetico industriale significativo a livello nazionale.

Per decenni hanno lavorato tanti lavoratori, sono cresciute tante famiglie. I figli di quella stagione sono arrivati a posizioni anche di prestigio personale, hanno fatto carriera, si sono costruiti una casa, hanno messo su una famiglia. Direi che, se dovessi giudicare tra quel tempo e questo tempo, mi verrebbe da promuovere quello e da bocciare questo, perché questo è un periodo di declino, che non è solo un declino economico, è un declino anche culturale, è un declino anche morale, ed è un declino accompagnato da un grande problema, cioè la rinuncia progressiva a ragionare, a elaborare, a progettare, a costruire sulla base di idee.

Oggi domina la sceneggiata caratterizzata dalle seguenti accuse reciproche: "E' colpa tua"; "non è colpa mia, c'eri tu"; "c'ero prima io, ma dopo sei venuto tu"; "quello che hai fatto tu perché lo rimproveri a me che lo sto facendo adesso?". Così noi passiamo il tempo della discussione.

Questo è il piano strategico provinciale della Provincia Carbonia-Iglesias. Ovviamente, come tutti i piani strategici che fanno le province, che elaborano le pubbliche amministrazioni, sono "mallopponi" da 1200 pagine, che è anche difficile sfogliare, perché presentano una parte di analisi, che serve anche ad "ingrassare" i consulenti, che impegna le prime 1000 pagine, e poi ci sono le altre 200 che contengono una proposta, un'ipotesi di lavoro. In queste ipotesi di lavoro non c'è la conservazione dell'esistente come elemento caratteristico, come peculiarità principale, al contrario c'è una sorta di sistema "a stella", dove si colgono più questioni: dallo sviluppo turistico, ad interventi specifici in materia di sviluppo locale, alla riqualificazione urbana, all'infrastrutturazione del territorio a tanti altri interventi. Io penso comunque che ci siano elementi sui quali valga la pena lavorare per costruire una proposta da presentare al Governo.

Detto questo noi abbiamo un dovere: quello di intervenire anche sulla questione sociale. Del resto l'abbiamo fatto per la Keller, che vorremmo crescesse anche come industria, nel futuro, e diventasse uno dei punti nevralgici del settore industriale della Sardegna. Credo, infatti, che la Sardegna non debba rinunciare ad avere un'industria, ma che questa, però, debba essere un'industria sostenibile, ecosostenibile, un'industria il più possibile avanzata, un'industria assolutamente produttiva, sicuramente capace di competere; io sono per un'industria di questo tipo.

Però adesso abbiamo una questione immediata di fronte: abbiamo, cioè, il dovere di intervenire anche sulla condizione sociale e, soprattutto, abbiamo il dovere di non smantellare, ma, casomai, di riconvertire, casomai di modificare e capire quali sono i tempi, le modalità attraverso le quali operare le necessarie evoluzioni. Per questa ragione io voto a favore dell'ordine del giorno.

Certo, ci sarebbe piaciuto che il Presidente fosse stato presente in Aula, e questo non lo dico per polemica, lo dico perché uno degli elementi caratteristici del declino è questo. Negli anni 80 un Presidente come Mario Melis non avrebbe mai disertato dibattiti di questa natura, sarebbe stato un protagonista di ogni seduta del Consiglio regionale, avrebbe accettato, sviluppato, migliorato il confronto tra le forze politiche, si sarebbe rappresentato lui come condottiero di una battaglia per l'affermazione dello sviluppo della Sardegna, e non avrebbe ceduto il suo ruolo da protagonista a nessun altro, a nessuno di noi!

Questo è un limite, disastroso, che io credo sia derivato dell'elezione diretta del Presidente, dal fatto, cioè, che il Presidente si sente organo parallelo, che si deve dimenticare dell'Assemblea parlamentare dei sardi. Detto questo, noi siamo disponibili a collaborare, a costruire insieme, lo dico all'assessore Zedda perché martedì noi ci dovremo incontrare con il Presidente anche per discutere su questi argomenti. Cioè, se l'atteggiamento è: "Vi facciamo la lezione", andate pure! Se l'atteggiamento è, invece: "Ci sediamo e vi ascoltiamo e prendiamo atto anche delle cose che ci dite", può darsi che si crei un clima positivo, come si è creato tra i consiglieri regionali in Commissione bilancio, e si possa operare insieme per mettere in piedi alcuni strumenti anticrisi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.-FLI). Presidente, avevo dichiarato durante l'incontro con le maestranze, quando parlavano i sindaci eccetera, che sarei intervenuto nell'arco della mozione. Purtroppo dovrò dire qualcosa che potrà anche dar fastidio, ma parto da lontano.

Esisteva una Provincia, quella del Sulcis-Iglesiente-Guspinese, al cui interno non c'erano e non ci sono molte differenze: se il Sulcis sta male il Guspinese non sta certo molto meglio. Ebbene, in tutti questi anni ci siamo mossi, abbiamo avuto delle crisi cicliche, sempre, costanti, e le abbiamo superate, e errori ne hanno fatto un po' tutti. Siamo nati, cresciuti in un'area geografica che ha grandi tradizioni (i moti operai del 1904 a Buggerru lo dimostrano) e una sensibilità diversa, ma abbiamo sempre cercato di trovare l'unità, unità che ci portava le maestranze, i minatori che venivano a Cagliari e non hanno mai perso un posto di lavoro, che si battevano per il mantenimento dei posti di lavoro.

E allora, carissimi, scelte ne hanno sbagliato tutti. Faccio un esempio fra tutti. Io, più di altri, ho vissuto l'esperienza, della nascita di queste aziende, che sono sorte perché era scomparso il settore carbonifero, e uomini illuminati hanno costruito con intelligenza, come pochi, quel grosso colosso che, se avessi voluto (io che ero presidente del consorzio) avrei potuto far chiudere in 3 giorni. Oggi si parla di malattie invalidanti, e allora c'erano. Pensiamo, per esempio a quando l'Alsar scaricava 32 metri cubi al secondo di acqua calda per raffreddamento, quando le celle non erano coperte e quindi il fluoro fuoriusciva creando problemi; pensiamo alle conseguenti battaglie con gli agricoltori. E, amici cari, noi abbiamo cercato di fare, però le responsabilità sono di tutti.

Un giorno si inventarono in questa sede che era opportuno utilizzare la bauxite di Olmedo: la più grossa stupidità della storia. Si sapeva che la bauxite di Olmedo costava 3 volte di più di quella proveniente dall'Australia, per cui abbiamo solo sperperato denaro pubblico. Ha ragione lei, onorevole Soru, quando afferma: "tutte queste aziende, dalla Carbosulcis, alla Mineraria Silius, alla Keller, alla Sardamag…" Però erano tempi diversi, la gente si batteva unitariamente. Le industrie di Portovesme non avevano ragion d'essere perché mancava l'acqua, l'acqua veniva portata via agli agricoltori da Monte Pranu, e quando c'era la siccità una società come la SAMIM, Portovesme cosa faceva? Portava le navi cisterna dalla Tunisia e dalla Spagna. Diciamole queste cose, perché sono delle verità!

Il porto; non tocchiamo le responsabilità del porto: il porto non doveva essere costruito. Perché sia chiaro a tutti: i 50 miliardi sarebbero dovuti servire per realizzare una ferrovia di collegamento fra il polo di Portovesme e Carbonia. Si ritenne, invece, che si potesse utilizzare il gommato e così recuperammo 50 miliardi per il porto. Perdemmo due anni per responsabilità dell'allora assessore regionale e poi il ministro Pecoraro Scanio fece la sua parte. Adesso il porto è ancora lì.

Ora per l'ALCOA ci vorranno degli incentivi, però stiamo attenti, perché se c'è una società, che ha avuto tutto, da parte di tutti, perché aveva amici e conoscenze dappertutto, è proprio l'ALCOA. L'unica cosa che nell'ALCOA è rimasta della vecchia Alsar è un mio vecchio amico d'infanzia, l'ingegner Toia, ormai privo di ogni tipo di responsabilità (anche se è un manager a livello europeo, ma questo non conta) tutto il resto è pervenuto all'ALCOA ex novo: ha avuto terreni (però non si è interessata delle bonifiche, perché delle bonifiche se n'è interessata la Alumix) e ha avuto costantemente agevolazioni (perché ai tempi in cui c'erano le partecipazioni statali si producevano 20 mila tonnellate, non 150 mila, c'erano passivi ma tutti contribuivano). Ebbene, io devo dire soltanto questo: che al di là dei privilegi che hanno avuto gli hanno dato tutto.

Pensate che oggi l'Alumix è l'unica che si è interessata di bonifiche, l'Alumix, la società che poi ha potuto cedere il tutto. Ebbene, cosa fatto l'ALCOA? L'ALCOA per l'energia pagava anche recentemente 35 euro a megawatt; la Portovesme ne paga 70! La Portovesme ha fatto investimenti! Abbiamo stretto un accordo con tutti i sindacati, hanno investito 20 milioni di euro per fare nuovamente la fonderia San Gavino e per utilizzare il polo dello zinco.

Quindi le crisi le abbiamo sempre e costantemente superate. Certo, la crisi del comparto ha creato una serie di disfunzioni nel territorio, è tutto determinato da questo, ma è una scelta che abbiamo fatto noi, non è una scelta che hanno fatto altri. Ho sentito dire che illuminati medici, professionisti, eccetera si sono occupati del problema. Non è vero! L'unico medico che ha effettuato degli studi appropriati al riguardo è il dottor Sanna Randaccio, il direttore della scuola di medicina del lavoro, e devo dire che le condizioni di oggi sono dieci volte superiori al passato.

Certo, dovevamo effettuare delle scelte e abbiamo scelto di mantenere in vita 7000 lavoratori. Certo, abbiamo sacrificato uno stagno, che è Su Stangioni, che è stato ricoperto dai fanghi rossi. Certo, abbiamo concesso 100 ettari che dovevano essere destinati a creare industrie a chi invece ha costruito una grande cattedrale (e io sono il responsabile) ma, altrimenti, lo stabilimento avrebbe dovuto chiudere perché i fanghi rossi venivano portati con le bettoline fra la Vacca e il Toro di Sant'Antioco. Quindi si sono fatte queste scelte.

Ma ci sono stati momenti particolari. C'è stato un momento nel quale un ingegnere, direttore dell'Eurallumina, ha approfittato del fatto che sul mercato spot l'allumina costasse 2 lire per comprarne 10 miliardi; successivamente il prezzo dell'allumina è aumentato e così ha conseguito un doppio vantaggio: ha rivenduto a un prezzo più alto e non ha spento i motori dell'Eurallumina.

Ma voglio fornirvi alcune informazioni. Sapete voi che l'ALCOA porta navi da 7-8 mila tonnellate e che l'Enel - perché a questo voglio arrivare - fa pagare un fitto? Sapete voi che, per esempio, la medesima società ha avuto persino due impianti, uno eolico a Portovesme e uno fotovoltaico nel nord Sardegna? E che l'Enel ha una responsabilità grossa, perché avrebbe dovuto creare condizioni diverse in quel territorio e non l'ha fatto? Oggi abbiamo una società, la Glencore, che dice: "Benissimo, io sono disponibile". Ma tanto non torna! Non sono pessimista: lo so! Me lo hanno detto un anno fa i miei amici che lavorano all'interno di quelle strutture. I direttori generali mi hanno detto che l'ALCOA sarebbe andata via e va via.

Sapete che la Glencore ha stabilimenti che producono 120 milioni di tonnellate di carbone? Sapete che l'Enel compra il carbone dalla Glencore? Sapete che la Glencore ha impianti di alluminio? Certo, bisogna dare le garanzie strutturali per quanto riguarda il carbone. Sapete voi che delle due centrali da 160 megawatt dell'Alumix una è ferma, e quindi bloccata dall'Enel, e che l'altra, di 160 mila tonnellate, è ugualmente ferma (è praticamente una centrale di riserva) e che lo Stato gli dà i soldi senza produrre? Ci sono anche queste situazioni che ovviamente vanno valutate con molta attenzione.

Allora, se c'è un interesse muoviamoci in questa direzione. Certo, occorre vincolare l'ALCOA, occorre metterci nelle condizioni di impedire che una società come l'ALCOA vada via così, dopo che ha avuto gli immobili, dopo che ha ottenuto mille vantaggi. In questa situazione io credo che noi abbiamo ancora la forza per poter reagire come abbiamo sempre reagito in passato per creare quelle condizioni che ci possano mettere ovviamente…

PRESIDENTE. Assessore Oppi, il tempo a sua disposizione è terminato.

E' iscritto a parlare il consigliere Giampaolo Diana. Ne ha facoltà.

DIANA GIAMPAOLO (P.D.). Lo diceva il collega Porcu: noi abbiamo presentato la mozione e l'obiettivo della mozione era anche quello di discutere di politica industriale in quest'Aula. Ora l'attenzione non mi pare permetta di farlo. Dovremmo comunque farlo, assessore Zedda, prima o poi dovremmo tentare di cimentarci in quest'Aula in una riflessione seria sulla politica industriale, perché o facciamo questo oppure stiamo scegliendo di accompagnare il feretro dell'industria in questa Sardegna, perché di questo si tratta.

L'assessore Oppi è intervenuto con competenza e anche con passione, però attenzione, assessore Zedda, io glielo dico, anche riconoscendole un impegno in questi mesi in cui lei è Assessore: la chiusura di ALCOA rischia di essere davvero un fatto che cancella una politica economica durata circa 35-40 anni in questa regione. Io non sono tra coloro che condannano le scelte di industrializzazione che si sono fatte in questa regione perché se non si fossero fatte quelle scelte oggi noi saremmo una regione molto più povera, e non soltanto economicamente.

Oggi sento parlare anche in quest'Aula - assessore Zedda, mi dispiace che lei sia sola a rappresentare la Giunta - di nuovo modello di sviluppo, di un modello di sviluppo alternativo. Io vorrei chiedere anche ai colleghi che ne parlano con tanta enfasi di dirci, per cortesia, qual è "lo straccio" di idea che avete relativamente al modello di sviluppo alternativo a quello esistente. Ne sento parlare da anni, non ho ancora sentito un cane - scusate per l'offesa, parlo per me stesso - che ci dica in che cosa si estrinseca questa magica parola, questo magico proponimento di nuovo modello di sviluppo economico. Dov'è? Chi lo propone? In che cosa consiste? Consiste nel turismo? Consiste nell'industria turistica? Bene, per cortesia qualcuno ci presenti un piano, una proposta di industria turistica capace di valorizzare forse la parte più nobile che abbiamo ancora in questa regione, senza deturparla, e magari che riesca anche a produrre un minimo di ricchezza.

Non c'è tempo, io non voglio dirvi qual è il contributo che dà il turismo, che dà l'industria turistica come valore aggiunto in questa regione, ma conosciamo tutti questi indicatori. E ancora: ma chi è che impedisce in questa regione la realizzazione di questo modello di sviluppo basato sull'industria turistica? Qualcuno mi vuol dire che questa grande idea, questo grande progetto, questo nuovo modello di sviluppo è impedito dall'attuale presenza dell'industria?

Io ricordo a tutti, molto umilmente, che il peso, il contributo di valore aggiunto dell'industria in senso stretto in questa regione oggi è meno del 10 per cento, l'agricoltura è al 4 per cento, il resto è tutto terziario, servizi. Certo nei servizi c'è tutto, anche gli istituti di credito, i trasporti, c'è tutto, però attenzione: il peso che in Sardegna ha questo settore merceologico è di dieci punti superiore a quello che ha nella Regione Lombardia. Senza contare che in Lombardia i servizi convivono con un apparato produttivo appena appena più robusto e consolidato di quello che abbiamo in Sardegna. Io vorrei capire di cosa parlate, di cosa parliamo quando evochiamo questo nuovo modello di sviluppo!

Chi impedisce a questi statisti, a questi grandi economisti di presentare questo nuovo modello di sviluppo? Lo impedisce l'ex petrolchimico di Porto Torres? Lo impedisce l'industria metallifera dei minerali non ferrosi del Sulcis? Lo impedisce il cloro soda di Assemini? Lo impedisce la Keller? Non mi pare. Allora, per cortesia, smettiamola, non nascondiamoci, dietro queste parole non nascondiamo la nostra incapacità di saper offrire a questa Regione un futuro economico migliore di quello che abbiamo finora.

Io vorrei dire questo, lo dico così, quasi provocatoriamente: io vorrei che questa Regione riuscisse - e in questi ultimi anni purtroppo non ci sta riuscendo - a tenersi quello che ha. Altro che nuovo modello di sviluppo! Io sarò tra i primi che staranno dietro a questi professori, a questi economisti, a questi Presidenti di Regione, Assessori, Giunte e quant'altro quando ci proporranno questo modello di sviluppo, io sarò dietro. Però chiederei a questi, assessore Zedda (anche a lei per la responsabilità che ha) di fare l'impossibile per non perdere quello che abbiamo.

Non prendetevela, lo dico alla Giunta, in questi tre anni (assessore Zedda lei, me ne rendo conto, non ha tutta la responsabilità però anche lei appartiene a questa maggioranza anche se da poco è Assessore regionale dell'industria) in questi tre anni non si parla e non si è parlato di politica industriale; non ci avete fatto vedere uno straccio di politica industriale. La politica industriale non è soltanto affrontare le emergenze (che pure vanno affrontate, e avrete il nostro plauso ogni qual volta riuscirete a risolverne una come questa della Keller).

Io faccio un esempio, assessore Zedda: tra le politiche industriali ci sono anche le politiche fattoriali, e tra i fattori della produzione in Sardegna ahinoi c'è quello dell'energia sia elettrica sia termica, è un elemento di grande diseconomia per le nostre produzioni. Oggi ho sentito parlare di accordi bilaterali, mi pare dal collega Locci, si è parlato di altre regioni in cui sono stati stretti accordi bilaterali. Ricordo a noi tutti (però non affondando la memoria nel tempo come può fare l'assessore Oppi, lo dico ovviamente con affetto, senza nessuna vena polemica, mi riferisco agli ultimi 6-7 anni) che la Sardegna è stata la prima a realizzare accordi bilaterali. Io vi voglio ricordare quelli realizzati con l'ENEL a vantaggio dell'industria energetica del Sulcis e quello realizzato con Endesa che doveva andare a vantaggio del territorio, delle attività produttive nel Sassarese, e che invece non siamo riusciti ad attuare.

Ma sapete perché si sono fatti gli accordi bilaterali? Lo sa bene l'assessore Oppi: perché per fare gli accordi bilaterali (perché un contraente è la Regione l'altro può essere l'ENEL, può essere Endesa) ci vuole credibilità, cosa che in tre anni si è persa totalmente e nessuno ci dà più credito. La ragione vera è questa! Se questa Regione si presenta col suo Presidente (così come fa col Governo nazionale) all'ENEL o a Endesa o ad E.ON oggi, se è fortunata, verrà ricevuta dall'ultimo commesso, con tutto il rispetto per i commessi.

Ecco perché anche sul terreno dei fattori noi siamo in tre anni tornati indietro di venti anni, questa è la ragione vera; non ci sono esempi da guardare oltre confine, sono esempi che noi abbiamo messo in essere...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dell'industria.

ZEDDA (P.d.L.), Assessore dell'industria. Mi rendo conto che l'ora è tarda però è necessario avere ancora un po' di lucidità per chiarire alcuni passaggi che ritengo siano importanti, soprattutto per evidenziare dei fatti.

Intanto rassicuro l'onorevole Diana: il discorso sulla politica industriale è un discorso che ci appassiona e, se si decidesse di affrontare un dibattito, io non mi tirerei indietro. voglio inoltre confermare che quanto affermato dall'assessore Oppi in maniera appassionata sulla posizione di ALCOA è assolutamente vero. Dopo aver annunciato la chiusura permanente di un proprio smelter in Tennessee e di due linee produttive del Texas (poi conosciamo benissimo anche la posizione della Spagna) ALCOA a gennaio ha infatti comunicato la chiusura dello smelter di Portovesme. Ciò - hanno detto - rientra all'interno di un piano di ristrutturazione di business (che risponde a una strategia impostata a livello internazionale) che ha come obiettivo la riduzione del 12 per cento delle produzioni, ovvero 531 mila tonnellate.

Ora, mentre le attività negli stabilimenti spagnoli verranno sospese da noi è prevista la chiusura definitiva degli impianti attraverso un percorso che si prevede di definire entro i primi sei mesi del 2012. L'azienda ha giustificato le riduzioni delle capacità produttive o le fermate degli stabilimenti con le difficoltà determinate dalla posizione energetica non competitiva combinata con i costi delle materie prime crescenti e con il crollo dei prezzi dell'alluminio. Le determinazioni assunte da ALCOA, come i colleghi sanno, non sono state né concertate con la Regione, né tantomeno ovviamente condivise, e sono state anche apprese in un incontro mattutino col Governo proprio il giorno 9 gennaio.

In quell'occasione c'è stato un incontro con i sindacati e le rappresentanze degli enti locali, dove abbiamo manifestato tutto il nostro disappunto e abbiamo provato anche a definire da subito, con ovviamente la disponibilità e l'impegno del governo nazionale, un percorso che prevedeva: la conferma della valenza strategica dell'industria dei minerali non ferrosi con particolare riferimento alla produzione e trasformazione dell'alluminio (ovviamente per il polo di Portovesme); il riconoscimento dell'urgenza di interventi strutturali sulle questioni energetiche e infrastrutturali; la presa d'atto che la decisione di ALCOA comporta un acuirsi della crisi sociale del Sulcis e un contestuale indebolimento di un settore industriale tutt'altro che obsoleto.

Il Governo ha garantito un'azione nei confronti dell'azienda finalizzata ad una possibile rivisitazione delle decisioni assunte. Ancora, è stato chiesto in quell'occasione il ritiro e la sospensione delle procedure di mobilità già attivate ai sensi della "223" del '91, l'attivazione di un tavolo di confronto presso la Presidenza della Regione al fine di definire l'utilizzo degli ammortizzatori sociali per i lavoratori diretti e dell'indotto, le modalità di mantenimento in esercizio e in efficienza dell'impianto e il percorso necessario a garantire il futuro industriale del sito di Portovesme.

Come potete capire, da subito si è compresa la difficoltà della crisi e io sinceramente (anche se non è oggi la giornata in cui dovremmo parlare a 360 gradi di sviluppo industriale) devo dire che la Regione ha messo in campo una serie di azioni e strumenti. Sono d'accordo con lei in questo, onorevole Diana: non dobbiamo scoprire nuovi piani di sviluppo, non dobbiamo inventarci niente, dobbiamo soltanto abbinare tutto ciò che abbiamo creato in questi anni, che stiamo portando avanti, alle risorse finanziarie che purtroppo in questo momento scarseggiano. In questo momento chiediamo con forza che ci sia, ad ottemperare questo, la presenza ovviamente concreta del Governo insieme anche alle amministrazioni locali.

E chi dice che non è stato preso in considerazione il piano strategico della provincia Carbonia-Iglesias? E' stato uno dei primi documenti, se non il primo, che abbiamo preso in considerazione nel tavolo dell'area di crisi, attivato in un mese, che ha lavorato speditamente ed era pronto per affrontare tutte le vertenze che qualcuno dei colleghi ha citato. Voglio anche aggiungere: qualcuno può dire che era prevedibile la posizione di ALCOA, che ALCOA sarebbe andata via? Ovviamente quando noi abbiamo attivato gli strumenti dell'area di crisi ALCOA era pienamente in funzione, e quindi io non provo assolutamente nessun imbarazzo a dire che, considerata la straordinarietà dell'evento, la Regione da subito ha provato a ragionare in maniera diversa, e a pensare ad un Piano Sulcis. Perché non si può non tenere conto che la posizione di ALCOA determinerà non meno di 1500 nuovi disoccupati.

E' vero le garanzie, compresa quella dell'interrompibilità fino al 2012, date ad ALCOA come ad altri (abbiamo il riferimento delle isole) sono delle garanzie che da sole non bastano, ma sicuramente hanno abbattuto il costo dell'energia, che è pari a 35 euro. E non è un costo così improponibile. Il presidente Cappellacci, a margine della riunione di stasera, è impegnato a livello internazionale per la ricerca direttamente di nuovi imprenditori, perché questi sono gli accordi che abbiamo deciso di intraprendere da subito con il Governo, anche a seguito della disponibilità manifesta da ALCOA, con una lettera ufficiale, a voler cedere gli asset. Questo è un passaggio su cui bisogna prestare attenzione.

ALCOA ha infatti manifestato formalmente di voler abbandonare, anzi chiudere la produzione per quanto la riguarda nello Smelter di Portovesme, ma ha anche dichiarato la sua disponibilità a ragionare per la vendita dell'intero Smelter. Quindi in questo senso ci siamo attivati da subito, insieme ovviamente al Governo e anche alla Provincia, sul mercato internazionale per cercare imprenditori interessati all'acquisizione degli impianti, e abbiamo riscontrato una prima manifestazione di interesse da parte della Glencore.

Noi portiamo veramente grande rispetto per la Glencore, crediamo che sia una delle più importanti aziende in Sardegna e quindi la loro manifestazione di interesse non può che farci piacere, devo anche dire però che oltre alla Glencore ci sono altri imprenditori interessati. Imprenditori che non ritengono lo smelter di Portovesme così devastato. È in questo senso quindi che deve rivolgersi ancora il nostro impegno.

Volevo anche aggiungere che dal giorno in cui ALCOA ha rifiutato di firmare quelle condizioni di cui ho parlato in apertura del mio intervento, il Governo italiano ha definito un tavolo tecnico che si riunisce abbastanza velocemente, a volte nel giro di poche ore. Ecco a cosa è dovuto il mio ritardo qui oggi. E' un tavolo che sta lavorando continuamente, e oggi si è deciso il no fermo alla chiusura degli impianti, lo stop ai licenziamenti e la necessità di prevedere da subito le forme alternative, nonché la necessità di una maggiore formalizzazione, nei prossimi incontri, della disponibilità di ALCOA alla cessione degli asset .

E' vero, qualcuno oggi ha osservato che si poteva da subito emanare un provvedimento importante per noi, che era quello della conferma della interrompibilità fino al 2015; è una forte richiesta che abbiamo avanzato e alla quale non intendiamo sottrarci. Ma non intende sottrarsi, e di questo siamo convinti, neanche il coordinatore di questa vertenza che è il sottosegretario professor De Vincenti. In questo senso credo, ma insomma anche l'impegno di altri su questa materia…

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di replicare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (P.D.). Dal dibattito che c'è stato in questa lunga serata ritengo che l'opposizione possa dire di essere soddisfatta di aver portato la discussione in Consiglio. C'era il rischio che questa mozione scivolasse via un po' nell'indifferenza generale, forse saturi di discussioni che stanno avvenendo anche in tanti altri tavoli. Io credo che almeno l'obiettivo di riattribuire centralità al Consiglio e di suscitare una discussione, che per forza di cose è incompleta, la mozione l'abbia colto.

Se vogliamo trovare degli spazi comuni tra maggioranza e minoranza dobbiamo concentrarci su singoli punti molto specifici. Diventa molto difficile se allarghiamo il discorso, le differenze si ampliano, siamo diversi, abbiamo visioni diverse, non soltanto sulla politica industriale, ma anche sul paesaggio, sull'urbanistica, nei rapporti con lo Stato. Quello che abbiamo voluto fare con questa mozione, spero che sia apprezzato, è di "stare sul pezzo" singolo, cercando di offrire un contributo e di portare una riflessione.

Certo se ci mettiamo a parlare di energia, Assessore, potremmo dire che l'occasione offerta dalle energie rinnovabili è stata un'occasione persa, perché non sempre, infatti, abbiamo utilizzato gli incentivi per dare forza a chi voleva fare impresa in Sardegna. Sono d'accordo con l'onorevole Oppi che ha richiamato il problema a proposito dell'Enel, e lo ringrazio anche per aver contribuito al dibattito facendo un excursus storico, perché ha aiutato persone come me a capire ancora meglio. E'stata - dicevo- una grande occasione persa che forse avremmo dovuto veramente mettere al servizio di tutte le imprese, e non soltanto dell'impresa energivora.

Non sarà facile stringere accordi con privati - lo dico all'onorevole Locci - perché se andiamo a guardare sul sito del gestore del servizio elettrico il costo dell'energia è di 70 euro circa (scende a 70 la notte, sale a 90 euro a megawatt ore di giorno) ed è difficile dire a un privato rinuncia. Probabilmente quello che dobbiamo fare - è stato detto - è mettere una filiera energetica al servizio dell'industria, con impianti propri, con forme di autoconsumo.

Su questo punto l'assessore non si è pronunciato, mentre noi vorremmo che, magari in un altro dibattito, si pronunciasse. Perché se cominciamo ad illuderci che la soluzione sia troppo a portata di mano, e poi magari quella soluzione non si realizza (io mi auguro che si realizzi, che Glencore prenda in mano ALCOA, che magari con l'interrompibilità che va al 2015 accetti un rischio che, come dire, dia continuità a questo processo produttivo) se non pensiamo in un'ottica più lunga di cinque anni, di dieci, di quindici, noi rischiamo, anno dopo anno, di dover riaffrontare gli stessi problemi.

Io, da questo punto di vista, credo che il dibattito non sia conclusivo, certamente l'industria può e deve avere un ruolo importante, ma all'industria dovremmo affiancare tutte le filiere produttive (che non sono solo quelle strettamente industriali) che saremo capaci di attivare. Si può fare molto in proposito.

Credo, in conclusione, che arrivare ad approvare un ordine del giorno unitario potrebbe essere un pannicello caldo, potrebbe essere inutile, potrebbe non cambiare il destino del mondo o gli effetti della globalizzazione, però potrebbe dare un senso di forza unitaria, di sostegno ad un'azione che noi vi chiediamo sia incisiva. Noi vogliamo una Giunta autorevole, non siamo contenti quando il presidente Cappellacci non è autorevole, quando rimanda, rinvia, aspetta, quando perde credibilità.

Noi vogliamo dirvi che ci siamo quando affrontiamo i problemi concreti della Sardegna. L'abbiamo dimostrato stasera, lo dimostreremo in futuro. Accontentiamoci di "stare sul pezzo", per le cose più ampie vedremo strada facendo, ma intanto perseguiamo l'interesse dei sardi tutti insieme!

PRESIDENTE. E' stato presentato un ordine del giorno ed è stata ritirata la mozione.

(Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno numero 1:

Ordine Del Giorno Porcu - Diana Mario - Diana Giampaolo - Uras - Steri - Capelli -Dedoni - Sanna Giacomo - Salis - Ben Amara - Bardanzellu - Biancareddu - Cocco Pietro - Dessì - Floris Rosanna - Mulas - Peru - Vargiu - Tocco - Agus - Mariani - Locci - Greco - Randazzo - Murgioni - Oppi sulle problematiche occupazionali, sociali ed ambientali conseguenti all'annuncio, da parte di ALCOA, di voler procedere alla chiusura dello smelter di Portovesme e sulle prospettive e ricadute per l'intera filiera dell'alluminio e per lo sviluppo del territorio del Sulcis-Iglesiente.

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione della discussione della mozione n. 161 sulle problematiche occupazionali, sociali ed ambientali conseguenti all'annuncio, da parte di ALCOA, di voler di procedere alla chiusura dello smelter di Portovesme e sulle prospettive e ricadute per l'intera filiera dell'alluminio e per lo sviluppo del territorio del Sulcis-Iglesiente,

impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale

1) ad ottenere dal Governo nazionale la conferma della valenza strategica nazionale della filiera dell'alluminio e, conseguentemente, dello smelter di Portovesme;

2) a richiedere ad ALCOA l'immediata sospensione delle procedure di mobilità e il mantenimento in attività degli impianti almeno per tutto il 2012 in modo da consentire alla Regione ed al Governo un periodo di tempo adeguato a valutare soluzioni alternative in grado di garantire la prosecuzione dell'attività e il riavvio di tutta la filiera dell'alluminio;

3) a richiedere, in ogni caso, alla società ALCOA l'osservazione scrupolosa delle prescrizioni previste dal piano di bonifica del sito di Portovesme con interventi adeguati a consentire il totale ed integrale ripristino dello stato dei terreni, dei sottosuoli e delle falde;

4) a promuovere il potenziamento delle infrastrutture del sito industriale, in particolare del porto e della viabilità per assicurare competitività internazionale agli impianti industriali di Portovesme;

5) a studiare le soluzioni strutturali, commerciali, tecniche e normative che possano consentire, per le imprese energivore del polo metallurgico di Portovesme, condizioni di acquisto più competitive dell'energia elettrica, sia nel medio lungo termine, come per il progetto integrato miniera-centrale a carbone a cattura di CO2 al vaglio dell'Unione europea, sia nel breve termine con il sistema dell'interrompibilità o dell'interconnector per l'accesso virtuale al mercato europeo dell'energia;

6) ad attivare un tavolo di confronto con Enel per il riavvio della centrale a vapore da 240 MW e contestualmente promuovere eventuali accordi bilaterali con le aziende energivore del territorio;

7) a presentare al Governo con urgenza un "Piano Sulcis" redatto dalla Regione in linea con le scelte del Piano strategico territoriale della Provincia di Carbonia-Iglesias;

8) ad attivare, immediatamente, un'azione di pressante ricognizione per la sensibilizzazione e il coinvolgimento, sul mercato internazionale, di potenziali imprenditori favorevoli a rilevare la produzione di alluminio di ALCOA.).

Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1.

Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

I lavori del Consiglio riprenderanno mercoledì 1° febbraio alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 23 e 10.



Allegati seduta

Testo delle mozioni annunziate in apertura di seduta

Mozione Moriconi - Diana Giampaolo - Cuccu - Porcu - Sabatini sull'emergenza sicurezza, incertezza finanziaria e adeguatezza progettuale che riguardano la strada statale n. 554, snodo fondamentale per il traffico dell'intero territorio provinciale di Cagliari e importante raccordo tra la strada statale n. 131 e la strada statale n. 125.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PRESO ATTO che:

- costituisce parte fondamentale della programmazione generale della Regione l'adeguamento della propria maglia viaria, di rilevanza nazionale, agli standard europei; l'ottimizzazione dell'accessibilità dei territori più periferici per favorire l'interazione con le economie costiere; l'ottimizzazione della viabilità di accesso ai nodi urbani, a partire dai contesti più congestionati, al fine di ridurre l'incidentalità, l'inquinamento e i tempi del pendolarismo;

- ancora, si attribuisce alle infrastrutture viarie, tra le quali emerge la strada statale n. 554, un importante ruolo d'impulso e sostegno allo sviluppo economico e territoriale della Sardegna e, nel caso specifico, di strategico rilievo, visto il ruolo di raccordo dell'intera area vasta di Cagliari, oltre che di collegamento tra la strada statale n. 131 con la strada statale n. 125;

CONSIDERATO che rimane ancora ad oggi senza risposta l'interrogazione (Moriconi) n. 706 del 18 ottobre 2011, con la quale si sollecitava la Giunta regionale a dare risposte concrete circa la realizzazione delle opere previste nell'accordo di programma siglato il 4 luglio 2008 da Regione Sardegna, Provincia di Cagliari, Comuni di Cagliari, Monserrato, Quartu S. Elena, Selargius e ANAS;

REITERATA la denuncia di condizione di estrema criticità di questo rilevante asse viario, classificato di interesse nazionale dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 settembre 2001, sul quale si registra la più alta densità di traffico automobilistico dell'Isola (in alcuni suoi segmenti transitano sino a 3.500 auto/ora) e che, purtroppo, presenta un indice di gravità altissimo secondo gli indicatori statistici degli incidenti sulle strade statali della nostra Regione;

CONSIDERATO che:

- la risultanza delle notizie avute sia in sede di audizione dell'Assessore dei lavori pubblici presso la competente Commissione consiliare che a seguito di accesso agli atti sullo stesso argomento, autorizza ad affermare che, attualmente, c'è la certezza di risorse per un importo di 44 milioni di euro, di cui 20 milioni impegnati sul tratto Quartucciu-Quartu S. Elena, prossimo ad essere declassificato a strada comunale, e 24 milioni destinati al collegamento della viabilità locale di Is Corrias (Selargius) con la strada provinciale n. 8 (zona Policlinico Monserrato);

- ancora, il costo complessivo per la realizzazione dell'intera opera, calcolato nel 2009, era di circa 233,2 milioni di euro e l'aggiornamento ad oggi fa lievitare i costi sino a una stima superiore ai 251 milioni di euro; acquisito, inoltre, da fonti ufficiose, che la Corte dei conti, il 21 dicembre 2011, avrebbe dato il via libera ai 122,13 milioni di euro del Piano nazionale per il Sud, assegnati con delibera CIPE N. 62 del 3 agosto 2011, delibera della quale facevano parte, tra l'altro, anche i 406.494.000 di euro destinati alla Sassari-Olbia, scomparsi nel provvedimento della Corte dei conti, si deduce che mancherebbero all'appello più di 84 milioni di euro per i quali si farebbe affidamento su non meglio identificate "risorse liberate" dal bilancio regionale e su fondi POR 2007/2013, che nel frattempo sono stati ridotti di 16 milioni di euro circa, per essere dirottati ad altre linee di intervento;

RITENUTO che permane anche nei passaggi procedurali un'aura di estrema incertezza che alimenta il ragionevole dubbio, o timore, che le risorse per la strada statale n. 554, o parte di esse, possano essere dirottate altrove, così come già successo per i 16 milioni di euro di cui sopra, per non citare le numerose altre opere pubbliche che da troppi anni attendono, invano, di essere realizzate, dopo annunci e proclami di imminenti inizio lavori; oltre la preoccupazione che gli interventi programmati sulla stessa strada statale si riducano anche considerevolmente rispetto all'intero progetto di cui all'accordo di programma del 2008;

VISTO il progetto elaborato e rilevata, in esso, la modifica progettuale preferita dai progettisti all'intervento 6 dell'accordo di programma del 2008, riguardante l'incrocio tra a strada statale n. 554 e la strada provinciale n. 15, direttrice dalla quale defluisce il più imponente flusso automobilistico proveniente dai Comuni di Sinnai, Settimo San Pietro e Maracalagonis;

RILEVATA, più in particolare, l'esclusione progettuale, nello stesso incrocio, sia della rotatoria che del cavalcavia inizialmente ipotizzato quale migliore soluzione al problema, unico caso rispetto a tutti gli altri crocevia della strada statale n. 554 per i quali, invece, si è adottata la soluzione complessa a rotatoria e viadotto;

CONSTATATO che tale soluzione comporterebbe l'obbligo di svolta a destra (direzione Monserrato) per gli automobilisti in uscita dalla strada provinciale n. 15 e l'impossibilità di svoltare a sinistra verso la strada provinciale n. 15 per gli stessi automobilisti in transito sulla strada statale n. 554 (direzione Quartu S. Elena);

RITENUTA tale soluzione meritevole di adeguato e opportuno approfondimento da effettuarsi attraverso il coinvolgimento preliminare delle amministrazioni comunali di Sinnai, Settimo San Pietro e Maracalagonis, escluse dall'accordo di programma, in quanto non confinanti direttamente con la strada statale n. 554, ma fortemente interessate dalle soluzioni prossime ad essere attuate,

impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale

1) a riferire al Consiglio regionale sulla esatta entità dei finanziamenti di cui si dispone per la definitiva messa in sicurezza della strada statale n. 554 e dei tempi di realizzazione della stessa, nonché riferire sulle azioni urgenti che si intendono intraprendere qualora le risorse sin qui accertate non siano sufficienti a soddisfare il costo dell'intera opera;

2) a riferire, inoltre, nel merito delle soluzioni progettuali adottate e delle priorità in considerazione delle quali verranno spese le risorse disponibili;

3) a riferire, infine, gli esiti delle consultazioni degli enti locali direttamente interessati dalla realizzazione dell'importante opera viaria in oggetto. (159)

Mozione Zuncheddu - Uras - Sechi - Cugusi - Salis - Cocco Daniele Secondo - MARIANI sulle urgenti misure e azioni che il Presidente della Regione deve intraprendere rispetto alla diplomazia e agli organi internazionali (Farnesina, Nazioni unite, Cooperazione internazionale, ONG presenti nei territori interessati) attivandosi in prima persona e in tempi celeri presso i governi degli Stati africani interessati e presso le capitali del Magreb e del Sahel, per perorare la causa della liberazione di Rossella Urru, cooperante sarda del Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli (CISP) e degli altri colleghi spagnoli rapiti.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- da oltre due mesi, tra il 22 e il 23 ottobre 2011, Rossella Urru, la cooperante sarda del Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli (CISP), veniva sequestrata, con altri due colleghi spagnoli, nel campo profughi per rifugiati saharawi a Tindouf in Algeria;

- dopo la missione ufficiale della Farnesina, con la visita lampo dell'inviato speciale Margherita Boniver, a Bamako, in Mali e in Burkina Faso, sul rapimento della cittadina sarda, ufficialmente, non si è saputo più niente; le uniche notizie ufficiose sono quelle già trapelate, prima della visita della Boniver, da fonti maliane a cui hanno fatto seguito le immagini trasmesse dall'emittente francese France Press il 12 dicembre 2011, che attestavano che la ragazza, con i due colleghi spagnoli, sarebbe nelle mani di aderenti, o presunti tali, di un gruppo scissionista di Al Qaeda per il Maghreb islamico;

- secondo le dichiarazioni del Fronte del Polisario (movimento politico e militare del popolo Saharwi: gli autoctoni del Sahara occidentale), che lotta da oltre trent'anni per la propria indipendenza dal Marocco, i tre sequestrati, dopo le notizie secondo cui sarebbero tenuti in quel lembo di frontiera del Sahara fra Algeria, Mauritania e Mali, si troverebbero in una zona desertica tra Mali e Niger; la prima notizia era già trapelata, con discrezione, subito dopo il rapimento, da fonti italiane, riconducibili ai Tuareg che da sempre risiedono nel deserto sahariano e che hanno manifestato la loro solidarietà e vicinanza ai rapiti e ai sardi;

VISTO che:

- in Sardegna e in diverse sedi europee si registrano grandi mobilitazioni popolari, mentre a tutt'oggi da parte delle istituzioni regionali c'è un incomprensibile e preoccupante silenzio, un silenzio che va oltre il normale riserbo dovuto alle trattative internazionali in atto per la liberazione degli ostaggi;

- alla famiglia della rapita, e a tutti i sardi, è dovuta una forte presa di posizione da parte della Regione, che rompa la situazione di stallo sulla vicenda e l'imbarazzante silenzio che rischia di essere un alibi pericoloso per la stessa incolumità degli ostaggi; è noto, in questi casi, che maggiore è la mobilitazione e la solidarietà internazionale e prima si concludono positivamente queste vicende;

- i fatti ci dicono che sul caso di Rossella Urru la Regione non ha manifestato nessun tipo di iniziativa autonoma e ancor meno il Presidente Cappellacci si è distinto per atti che lo mettessero al centro della stampa locale e internazionale per il suo interessamento alla liberazione della cittadina sarda e dei suoi colleghi;

CONSTATATO che per le istituzioni sarde, la delega incondizionata allo Stato italiano per la risoluzione dei problemi della Sardegna, purtroppo è diventata la norma, tale da essere una condanna a cui non ci si può sottrarre e con costi elevatissimi per noi sardi,

impegna il Presidente della Regione affinché

1) assolva al proprio ruolo di rappresentante del popolo sardo, dei suoi interessi, dei suoi bisogni e delle sue emergenze, facendosi parte attiva in tutte le fasi della vicenda, sollecitando costantemente e con forti pressioni la diplomazia e gli organi internazionali, dalle relazioni con la Farnesina, alle Nazioni unite, alla Cooperazione internazionale, alle ONG presenti nei territori interessati;

2) si attivi in prima persona e in tempi celeri presso i governi degli stati africani in qualche modo interessati, da Algeri, a Rabat, a Bamako, a Ougadougou e presso le altre capitali del Maghreb e del Sahel, per perorare la causa della nostra concittadina, contribuendo sicuramente in questo modo alla buona riuscita della liberazione di tutti gli ostaggi. (160)

Mozione Porcu - Diana Giampaolo - Uras - Salis - Capelli - Agus - Barracciu - Ben Amara - Bruno - Cocco Daniele Secondo - Cocco Pietro - Corda - Cucca - Cuccu - Cugusi - Espa - Lotto - Manca - Mariani - Meloni Marco - Meloni Valerio - Moriconi - Sabatini - Sanna Gian Valerio - Sechi - Solinas Antonio - Zuncheddu sulle problematiche occupazionali, sociali ed ambientali conseguenti all'annuncio, da parte di ALCOA, di voler di procedere alla chiusura dello smelter di Portovesme e sulle prospettive e ricadute per l'intera filiera dell'alluminio e per lo sviluppo del territorio del Sulcis-Iglesiente, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- la multinazionale dell'alluminio ALCOA (Aluminum company of America) è il leader mondiale nella produzione di alluminio primario (3,6 milioni di tonnellate all'anno) e secondario, nonché il maggiore raffinatore di allumina ed estrattore di bauxite (la materia prima dalla quale si ricava l'alluminio); ALCOA è presente nel mondo con circa 59.000 dipendenti in oltre 200 sedi, distribuite in 31 paesi, di cui 2 in Italia;

- ALCOA ha annunciato, il 5 gennaio 2012, l'intenzione di ridurre o fermare le capacità produttive di tre suoi impianti di produzione di alluminio primario in Europa tra cui gli impianti di La Coruña e Avilés in Spagna e lo stabilimento di Portovesme nel Comune di Portoscuso, Provincia di Carbonia-Iglesias; l'azienda ha dichiarato che il progetto rientra all'interno di un piano di ristrutturazione del proprio business nel mercato globale volto a ridurre del 12 per cento, circa 531.000 tonnellate, la propria capacità di produzione di alluminio primario; secondo ALCOA il piano è indispensabile per migliorare la propria posizione competitiva nell'attuale condizione di recessione economica internazionale e di volatilità dei prezzi del mercato dell'alluminio, diminuiti di oltre il 27 per cento dal picco del 2011;

- le riduzioni delle capacità produttive o le fermate degli stabilimenti (inclusi i due stabilimenti spagnoli che fanno capo ad ALCOA) corrispondono a 240.000 tonnellate, ovvero circa il 5 per cento della capacità totale di produzione di ALCOA; la capacità di Portovesme è di 150.000 tonnellate, mentre quelle di La Coruña e Avilés sono rispettivamente pari a 87.000 e 93.000 tonnellate all'anno; a queste fermate si aggiungono, nell'ambito del sistema ALCOA, le chiusure permanenti di uno smelter in Tennessee e di due linee produttive dello smelter di Rockdale in Texas;

- nello specifico di Portovesme, ALCOA ha dichiarato, il 9 gennaio 2012, di voler avviare il processo di consultazione per chiudere permanentemente lo stabilimento di Portovesme - che conta oggi circa 500 dipendenti diretti più oltre 200 addetti indiretti che operano negli appalti di manutenzione ed altri servizi - motivando tale decisione con l'affermazione che Portovesme sia uno degli stabilimenti ALCOA per la produzione di alluminio primario con i più alti costi di produzione, in particolare per le alte tariffe energetiche, con le perdite operative sopportate dal 2009 e con l'impossibilità di prevedere inversioni di tendenza delle attuali condizioni di mercato;

RICHIAMATO che:

- lo stabilimento ALCOA fa parte di una più ampia filiera dell'alluminio frutto della riconversione all'alluminio, negli anni '70 e '80, del polo industriale minerario del Sulcis-Iglesiente; la privatizzazione del sistema delle partecipazioni statali (Alsar ed Eurallumina a Portoscuso, la Sardal di Iglesias, facenti parte della Efim, insieme alla Comsal - gruppo Eni) ha lasciato, di fatto, in Sardegna un'industria basata sull'importazione della materia prima (la bauxite) e sull'utilizzo di elevatissime quantità di energia;

- con la chiusura di ALCOA verrebbe meno l'ultimo tassello per il rilancio della filiera dell'alluminio, l'ultima ancora operante in Italia, con oltre 1.000 addetti diretti, che comprende: la raffinazione della bauxite per la produzione di allumina nello stabilimento Eurallumina oggi controllata dalla Rusal, fermo dal 1° aprile 2009 ed in attesa di un via libera per la riqualificazione degli impianti termici, l'elettrolisi dell'allumina per la produzione dell'alluminio primario nello stabilimento ALCOA, infine, la trasformazione in semilavorati nella ex ILA oggi del Gruppo Otefal, impianto a sua volta fermo dal 2008;

- nell'ultimo anno di piena attività, il 2008, la filiera dell'alluminio di Portovesme ha assorbito oltre 2.500 GWh di energia elettrica pari al 22 per cento del totale dei consumi elettrici della Sardegna (usi civili inclusi) ed il 40 per cento del totale dei consumi elettrici dell'intero settore industriale regionale; per la sola produzione di 1 tonnellata di alluminio primario sono necessari, durante il processo elettrolitico, circa 15 MWh di energia il cui costo incide per oltre il 25 per cento su quello finale di prodotto;

- proprio per rendere compatibile questa produzione con l'alto costo dell'energia in Sardegna, ALCOA ha a lungo beneficiato di un regime tariffario speciale per l'energia elettrica prorogato fino al 31 dicembre 2012 con il decreto legge 25 gennaio 2010, n. 3 (Misure urgenti per garantire la sicurezza di approvvigionamento di energia elettrica nelle isole maggiori);

- dal 2005 tale regime tariffario preferenziale ha trovato dei limiti, anche per la mancata preventiva comunicazione alla Commissione europea da parte del Governo italiano, nell'attività di controllo dell'Unione europea che, in data 21 luglio 2011, con sentenza n. 2011/C 269/03 della Corte di giustizia ha dichiarato le tariffe preferenziali riconosciute alla multinazionale americana per i due stabilimenti di Portovesme (in Sardegna) e Fusina (in Veneto), quali aiuti di Stato illegittimi, imponendo ad ALCOA una sanzione di oltre 300 milioni di euro più le spese;

RILEVATO che:

- nonostante la decisa reazione da parte delle istituzioni locali e di tutte le rappresentanze sindacali regionali, territoriali e aziendali, il 13 gennaio 2012 ALCOA, nel tavolo di crisi convocato a Roma presso il Ministero per lo sviluppo economico, ha confermato la sua indisponibilità a congelare la procedura di mobilità e ribadito la volontà di procedere, in tempi brevi, alla chiusura dello stabilimento;

- la decisione di ALCOA di chiudere lo stabilimento determinerà di fatto la disoccupazione di un migliaio di persone, andando ad incidere negativamente sulla situazione di un territorio, il Sulcis, già provato da altre situazioni di crisi e che, complessivamente, dal 2009 e nel giro di soli due anni, ha visto passare dall'11,8 per cento al 19 per cento il tasso di disoccupazione, un calo degli occupati del 10 per cento ed un crollo del reddito industriale del 27 per cento;

- ALCOA ha potuto beneficiare per quasi 15 anni di condizioni di agevolazione sulle tariffe energetiche che le hanno consentito di raggiungere, per molti anni, performance finanziarie di ottimo livello come risulta da un'analisi dei bilanci fino al 2008, che riportano utili per oltre 50 milioni di euro con ritorni sul capitale (ROE) del 25 per cento e sugli investimenti (ROI) del 15 per cento;

- ALCOA nel momento del subentro nel 1996 alle attività di Alumix Spa (ex Efim), ha ottenuto nell'acquisto condizioni di particolare favore ricevendo attività, al netto di qualsiasi pendenza debitoria - come beni immobiliari, scorte e crediti verso clienti - di un valore superiore, per almeno 300 milioni di euro, al prezzo di acquisizione;

- il decreto del Ministero dell'ambiente del 18 settembre 2001, n. 468 (Programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati) include l'area del Sulcis iglesiente tra i SIN (siti di interesse nazionale);

- dalle osservazioni alla Direzione del territorio del Ministero dell'ambiente sulla nota della società ALCOA, prot. 19425/TRI/DI del 15 ottobre 2011 risulta che la società non abbia ottemperato alle misure necessarie per la messa in sicurezza di suoli e sottosuoli e dai sondaggi eseguiti dall'ARPAS si evince contaminazione da cadmio, zinco e fluoro dei quali non c'è traccia nei risultati della caratterizzazione presentati dalla società;

VALUTATO che:

- pur in presenza di un processo di riorganizzazione globale del mercato dell'alluminio, con la progressiva enfasi sulle attività di riciclo a basso impatto energetico e con la crescente migrazione delle attività di produzione dell'alluminio primario in prossimità di paesi esportatori netti di energia, come Islanda, Russia o gli Emirati Arabi, sia di natura idroelettrica che da combustibili fossili convenzionali, non possa venir meno, alle prime difficoltà di mercato o di singoli contenziosi con l'Unione europea, la responsabilità sociale di una azienda come ALCOA che ha potuto, per quasi 15 anni, contare su una notevolissima mole di agevolazioni e sussidi;

- il Sulcis-Iglesiente è oggetto di proposte di bonifica e ripristino ambientale dei siti minerari e industriali dismessi finalizzati alla riconversione turistica del territorio che richiederanno necessariamente tempo per rappresentare un'alternativa strategica credibile, in termini di occupazione e sviluppo, a quella rappresentata per decenni dall'industria mineraria prima e da quella metallurgica negli anni più recenti,

impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale

1) a richiedere al Governo nazionale la conferma della valenza strategica nazionale della filiera dell'alluminio e, conseguentemente, dello smelter di Portovesme;

2) a richiedere ad ALCOA l'immediata sospensione delle procedure di mobilità e il mantenimento in attività degli impianti almeno per tutto il 2012 in modo da consentire alla Regione ed al Governo un periodo di tempo adeguato a valutare soluzioni alternative in grado di garantire la prosecuzione dell'attività e il riavvio di tutta la filiera dell'alluminio;

3) a richiedere, in ogni caso, alla società ALCOA l'osservazione scrupolosa delle prescrizioni previste dal piano di bonifica del sito di Portovesme con interventi adeguati a consentire il totale ed integrale ripristino dello stato dei terreni, dei sottosuoli e delle falde;

4) a promuovere il potenziamento delle infrastrutture del sito industriale, in particolare del porto e della viabilità, quale condizione minima per assicurare competitività internazionale agli impianti industriali di Portovesme;

5) a studiare le soluzioni strutturali, commerciali, tecniche e normative che possano consentire, per le imprese energivore del polo metallurgico di Portovesme, condizioni di acquisto più competitive dell'energia elettrica, sia nel medio lungo termine, come per il progetto integrato miniera-centrale a carbone a cattura di CO2 al vaglio dell'Unione europea, sia nel breve termine come il sistema dell'interconnector per l'accesso virtuale al mercato europeo dell'energia;

6) a mettere in campo immediatamente un "Piano Sulcis" che, in linea con le scelte del Piano strategico territoriale della Provincia di Carbonia-Iglesias, possa costruire per il futuro un'alternativa all'attuale sistema produttivo, eccessivamente incentrato sulle industrie energivore e su materie prime d'importazione, con lo sviluppo di filiere in industrie diverse da quella metallurgica oltre che nei servizi, nel turismo e nell'agro-alimentare. (161)