CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVI Legislatura

Ufficio Stampa

Nota stampa della seduta n. 13
Martedì 9 Luglio 2019 - Pomeridiana
  • Approvato il rendiconto generale della Regione per l’esercizio finanziario 2017  
    (Dl n.12 –Giunta);
  • Approvato un ordine del giorno unitario sulla riclassificazione del porto di Arbatax (Mozione n. 13 – Ganau e più);
  • Rinviata la votazione della mozione n.19 (Tunis e più) su riforma agraria e rifinanziamento legge 15/2010.

La seduta del Consiglio regionale è stata aperta dal presidente Michele Pais. Il primo punto all’ordine del giorno è stato il Disegno di legge 12/A “Approvazione del Rendiconto generale della Regione Sardegna per l'esercizio finanziario 2017 e del Rendiconto consolidato della Regione Sardegna per l'esercizio finanziario 2017”. Il presidente del Consiglio ha dato la parola al relatore di maggioranza, Paolo Truzzu (FdI), presidente della Commissione Bilancio.
Il relatore ha ricordato all’Aula che la Terza commissione, nella seduta del 26 giugno scorso, ha approvato all’unanimità il Rendiconto generale della Regione Sardegna per l'esercizio finanziario 2017. “Possiamo notare che il risultato di amministrazione è negativo per 1 miliardo e 496 milioni di euro e c’è un netto peggioramento rispetto alla gestione finanziaria del 2016, - ha affermato Truzzu - dovuto principalmente all’accantonamento delle perdite delle aziende sanitarie, che ha comportato in quell’anno l’individuazione di una cifra pari a 680 milioni di euro per cercare di coprire il debito del settore sanitario”. Il relatore di maggioranza ha poi aggiunto che “ciò che è importante è il ragionamento dei rapporti con lo Stato e l’analisi della cosiddetta Vertenza entrate, o meglio la partita sugli accantonamenti”. E ha evidenziato che anche l’approvazione del Rendiconto e tutto il sistema contabile e finanziario della Regione Sardegna risente della situazione non ancora definita sulla partita degli accantonamenti, che lo Stato continua a richiedere a fronte di una sentenza del marzo 2019 che, invece, “riconosce il diritto alla Sardegna di non aver un sistema di partecipazione ai riequilibri di finanza, ma deve essere frutto di un’intesa con la Regione Sardegna che purtroppo non c’è stata in questi anni”.
Per Truzzu il tema è ancora più importante visto quello che sta accadendo nelle altre Regioni: da un lato il Friuli, “che ha creato un sistema di regionalizzazione dei tributi e della finanza locale, che lascia ampi margini di manovra anche per quanto attiene alla tassazione, in deroga alle norme nazionale” e dall’altro la Sicilia, “a cui lo Stato ha riconosciuto una riduzione degli accantonamenti per 100 milioni di euro e un contributo alla finanza locale di circa 150 milioni di euro”. Per Truzzu “di fronte a situazioni di questo tipo dobbiamo trovare un accordo con lo Stato per chiudere la partita di 258 milioni, relativa agli accantonamenti degli anni passati e all’anno in corso, in modo da garantire una piena operatività al bilancio regionale e per consentire il pieno esercizi dei diritti dei cittadini sardi”.
Il presidente Pais ha poi dato la parola al relatore di minoranza, Cesare Moriconi (Pd), vice presidente della Commissione Bilancio, il quale ha ricordato che la Corte dei Conti, il 14 maggio scorso, ha verificato la correttezza e la regolarità contabile delle scritture, evidenziando una gestione amministrativa virtuosa, con risparmi e riduzione del disavanzo. Anche Moriconi ha sottolineato “l’impatto devastante dalla complessa vicenda dei rapporti finanziari tra lo Stato e la Regione che incide da troppi anni sull’ampiezza della manovra di bilancio, determinando una situazione di incertezza con tutte le conseguenze politiche e socio economiche che tutti conosciamo”, nonostante una serie di sentenze della Corte Costituzionale chiariscano i diritti della Sardegna.
Per Moriconi siamo davanti a un atteggiamento incomprensibile del Governo centrale nei confronti della Sardegna che renderà necessario condividere le iniziative di grande mobilitazione che dovranno vedere tutti i rappresentanti istituzionali sardi a tutti i livelli uniti per ottenere quanto alla Sardegna è dovuto. Moriconi ha richiamato, quindi, l’attenzione dell’Aula sulla Risoluzione sugli accantonamenti, approvata la scorsa settimana dalla Terza commissione. e che sarà discussa in Consiglio domani. Sul disavanzo ha condiviso quanto già affermato da Truzzu, ricordando che i 680 milioni di euro sono relativi a perdite pregresse del Servizio sanitarie risalenti alle ultime due legislature. Va segnalato che nel corso del 2017 la Regione ha dimezzato il disavanzo sanitario rispetto al 2016, e ridotto l’incidenza della spesa sanitaria sul bilancio regionale da 43,95% al 34,30%  dal 2013 al 2017. Nonostante questo, il disavanzo pro capite è il più alto d’Italia, su cui incide molto la spesa farmaceutica, con una quota importante relativa ai farmaci ad alto costo, che per le Regioni a statuto ordinario sono a carico dello Stato.
Il presidente ha dato al parola alla Giunta e, in particolare all’assessore regionale del Bilancio Giuseppe Fasolino. “Il rendiconto che andiamo ad approvare è relativo al 2017 che non attiene a questa maggioranza ed è quindi soltanto una valutazione tecnica”. L’assessore ha ricordato che la Corte dei conti ha sancito una corretta gestione dei conti pubblici e si evince che, per la prima volta, nel 2017, è stato chiesto di inserire le perdite pregresse relative alla sanità, diversamente ci sarebbe stato un miglioramento del bilancio rispetto al 2016.
Anche per Fasolino la vertenza con lo Stato condiziona i bilanci della nostra Regione. Il lavoro che verrà fatto, già da domani, con l’esame della Risoluzione  sarà importante per tutti e per i bilanci futuri, ha detto l’assessore. “Non riusciamo a fare rispettare quanto dovuto alla nostra regione”, ha affermato, “nei mesi scorsi ci sono stati degli incontri che hanno sancito che quei soldi sono dovuti alla Regione, ma non siamo ancora riusciti a definire come questi fondi dovranno essere restituiti alla Sardegna”. Fasolino ha, infine, auspicato che domani la Risoluzione sia approvata all’unanimità, per chiudere una partita che non deve avere un colore politico ma “che serve alla nostra terra”.
Il presidente ha chiuso la discussione generale e ha messo in votazione il passaggio agli articoli che è stato approvato. L’Aula ha dato il via libera in rapida sequenza agli articoli fino al numero 6 per alzata di mano. Dall’articolo 7 la votazione è avvenuta attraverso il sistema elettronico. Approvati l’articolo 7 (47 sì, 7 astenuti), l’8 (47 sì, 7 astenuti), il 9 (45 sì, 8 astenuti), il 9 (47 sì, 7 astenuti) e il 9 bis (47 sì, 7 astenuti). La legge infine è stata approvata con 47 voti favorevoli e 7 astenuti.
Il presidente Pais ha poi aperto la discussione sul secondo punto all’ordine del giorno: la mozione n. 13 (Ganau e più) “sullo stato di attuazione della corretta riclassificazione del Porto di Arbatax ai fini del suo inserimento all'interno dell'Autorità di sistema del Mare di Sardegna”.
Ha preso la parola il consigliere del Pd, Salvatore Corrias, il quale ha ricordato che l’iniziativa nasce dalla necessità di avere notizie sullo stato di attuazione sull’iter sulla riclassificazione del Porto di Arbatax da "scalo rifugio" a "porto di seconda categoria e seconda classe", in relazione al suo inserimento all'interno dell'Autorità di sistema del Mare di Sardegna ai sensi dell'articolo 6, comma 2 bis della legge n. 84 del 1994, così come modificata dal decreto legislativo n. 169 del 2016.
Corrias ha ricordato che quando era stata avviata la proceduta il Ministero non aveva sollevato eccezioni e che la corretta classificazione dello scalo ogliastrino consentirebbe di farne un porto di seconda classe. “Ci auguriamo che questo avvenga”, ha affermato, ricordando che questo porterebbe importanti investimenti ed evidenti ricadute per tutta l’Ogliastra e il Nuorese. Corrias ha anche aggiunto che questa iniziativa arricchirebbe l’offerta marittima della regione Sardegna e creerebbe le condizioni per farlo rientrare nella Zes. Il riconoscimento porterebbe, secondo Corrias, al rilancio dell’area, all’aggiornamento del piano regolatore portuale, a investimenti “che quel porto merita”, vista anche la sua vocazione commerciale, con il trasporto di merci e persone, e per la sua vocazione turistica. Un riconoscimento, quello chiesto, che porterebbe una ricaduta positiva non solo per i territori dell’Ogliastra e del Nuorese, ma a tutta la Sardegna.
Il capogruppo del Psd’Az, Franco Mula, ha chiesto al presidente una sospensione di cinque minuti, dopo la risposta della Giunta, per valutare un ordine del giorno unitario.
Il presidente Pais ha dato la parola all’assessore dei Trasporti, Giorgio Todde. L’esponente dell’Esecutivo ha ricordato che c’è una delibera di Giunta, votata all’unanimità, che chiede la corretta riclassificazione del Porto di Arbatax. “Il porto di Arbatax è un punto strategico tra Cagliari e Olbia, ed è strategico per tutta l’Ogliastra. Ci sono delle realtà industriali insediate nell’area che hanno assoluta necessità di avere un porto efficiente e collegato con la Penisola. E attualmente non è adeguato, perché è un porto di prima categoria”. E ha aggiunto: “Appena insediato ho trovato questa delibera di Giunta e ho preso a cuore la riqualificazione corretta del Porto di Arbatax sia come Assessore dei Trasporti sia come ogliastrino”. L’assessore ha poi informato l’Aula di aver avuto un incontro a Roma dove ha chiesto delucidazioni in merito. Todde ha spiegato che “il MiT ha inviato la pratica all’ufficio legislativo, che pare non abbia sollevato eccezioni, ma non sarà un iter breve, in quanto prevede altri sette passaggi”. L’assessore Todde ha, infine, assicurato: “Seguirò con attenzione l’iter della pratica perché credo molto nella riqualificazione del Porto di Arbatax”.
Il presidente Pais ha, poi, sospeso la seduta per cinque minuti.  (eln)
Alla ripresa dei lavori, il presidente Pais ha annunciato la presentazione di un ordine del giorno unitario. Il documento, concordato da maggioranza e opposizione, impegna la Giunta a riferire in Aula sulle iniziative che intenderà assumere nei confronti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per accelerare l’iter di riclassificazione del porto di Arbatax.
Per dichiarazioni di voto è intervenuta la capogruppo del Movimento 5 Stelle Desirè Manca che ha confermato l’adesione del suo gruppo all’ordine del giorno e annunciato il voto favorevole.
Il relatore della mozione Salvatore Corrias (Pd) ha ribadito la necessita di arrivare a una soluzione positiva per la riqualificazione dello scalo ogliastrino. «Spero che quanto dichiarato dall’assessore venga realizzato. Servono tempi rapidi, siamo fiduciosi nell’impegno dell’esecutivo regionale».
Ottenuto il parere favorevole della Giunta, il presidente Pais ha messo in votazione l’ordine del giorno che è stato approvato all’unanimità (51 voti su 51 votanti).
L’Aula è quindi passata all’esame della mozione n.19  (Tunis – De Giorgi) “sugli interventi finalizzati alla predisposizione di una legge di riforma del sistema agricolo regionale e al finanziamento della legge regionale n. 15 del 2010».
Il primo firmatario, Stefano Tunis (Sardegna 20Venti), ha esordito indicando l’obiettivo della mozione:  «Il documento nasce dalla sensibilità di vedere in termini sistemici la vita nelle campagne e nel mondo rurale. Abbiamo visto, nella crisi del prezzo del latte, una dissociazione tra aree rurali e urbane. Non può esserci questa dissociazione. Per questo c’è la necessità di risolvere la questione in termini integrati».
Tunis ha quindi ricordato le crisi cicliche del prezzo del latte: quella più grave del 2010, determinata dalle dinamiche del mercato globale, e quella più recente del 2018 dovuta a una sovraproduzione di pecorino romano. «Lo scorso anno c’è stato un intervento legislativo e finanziario per provare a superarla. Si riuscì in quel momento storico a dare una dimensione sistemica ottenendo il via libera dall’Unione Europea che ci diede la possibilità di finanziare una crisi di mercato senza incorrere in una procedura di infrazione. Questo avrebbe dovuto incoraggiare l’amministrazione a proseguire su quella strada. Ciò non è avvenuto. Non mi interessa stabilire perché. Oggi è importante capire a che punto siamo. La mozione punta a dare un contributo come Consiglio per individuare strumenti e azioni in grado di contrastare crisi future, speriamo il più lontano possibile, del prezzo del latte. Servono strumenti efficaci – ha affermato Tunis – c’è bisogno di un riconoscimento adeguato, economico e culturale del pastoralismo da parte dello Stato, dell’Europa e del mondo internazionale».
Il presentatore della mozione ha quindi proseguito il suo intervento sottolineando la necessità di guardare al mondo delle campagne con occhi diversi: «Se pensiamo di risolvere la crisi del mondo rurale con i metodi del passato non andiamo da nessuna parte. Occorre avvicinare gli stili di vita delle campagne e della città, l’attività dell’agricoltore è oggi più legata all’uso della tecnologia che della terra, non possiamo fermarci a visioni archeologiche. C’è chi pensa che bastino tre ettari o che in campagna non ci possa essere una piscina. Questo indigna solo chi ha una visione pauperistica. Per vivere bene la campagna non c’è bisogno di dissociarsi dalle città. Servono servizi adeguati, infrastrutture e possibilità di vivere con le stesse comodità dei centri urbani».
Nel suo intervento, Tunis ha avanzato una proposta operativa: «L’idea è quella di utilizzare l’impianto legislativo esistente e rifinanziare la legge 15 del 2010 che prevedeva la creazione di centrali di raccolta e la polverizzazione del latte in eccesso. Se il mercato non è in grado di assorbire il latte lo si polverizza. Ciò consentirebbe di affrontare le crisi di mercato. E’ indispensabile che il nostro sistema possa tenere sul piano finanziario anche quando c’è troppo formaggio. Il prodotto deve poter sostare nei magazzini per non essere svenduto sui mercati».
Da Tunis, infine, una richiesta precisa sulla necessità di una riorganizzazione complessiva della burocrazia regionale, in particolare delle agenzie agricole. «Le campagne non devono avere un antagonista, non devono confrontarsi con un baluardo dell’inefficienza. Hanno invece bisogno di un soggetto capace di assecondarne le ambizioni e garantirne la sopravvivenza – ha concluso il consigliere di maggioranza – serve un nuovo impegno finanziario per la legge 15 del 2010. Con questo impegno si può tracciare una rotta che consenta al pastoralismo di trionfare e alle campagne di prosperare».
Gianfranco Satta (Progressisti) in apertura del suo intervento ha ripercorso la storia delle riforme agrarie varate dallo Stato per la Sardegna:  «Correva l’anno 1947 quando un nostro conterraneo, Antonio Segni, allora ministro dell’Agricoltura varò la riforma agraria con un piano infrastrutturale finanziato dalla Cassa del Mezzogiorno. Ciò che stimolò la riforma fu una mozione che oggi non risulta agli atti perché probabilmente venne ritirata e passata alle commissioni. Il periodo storico ha delle coincidenze: anche questa mozione è vaga e superficiale. La questione della ripresa della crisi del prezzo del latte non si capisce. Tunis fa proposte e indica soluzioni salvo poi non avanzare una straccio di proposta nella Commissione competente. Dal 2000 al 2017 il valore delle produzioni agricole sarde è calato del 7% contro il 4% della media nazionale. In Europa si registra una crescita del 14%. A metà degli anni ’90 esportavamo l’80% del pecorino romano prodotto negli Usa, oggi il 60%. Quali sono le vostre proposte?».
Satta ha poi proseguito elencando alcuni dati del Psr: «L’ultimo Piano di sviluppo rurale stanziava 1,2 miliardi di euro, a oggi si è speso solo il 30% delle risorse impegnate. Il sistema burocratico è inefficiente, il sistema delle imprese debole. Di questo non si fa cenno nella mozione. Si chiede invece di rifinanziare una legge del 2010 che una nota associazione agricola ha definito una “legge truffa”. Mi chiedo: si vuole avvantaggiare qualche sistema produttivo e qualche produttore rispetto al sistema complessivo? Questa non può essere la soluzione».
Per Elena Fancello (M5S) «le comunità rurali sono la colonna portante della Sardegna, salvaguardano l’ambiente e la nostra identità culturale. La comunità dove risiedo (Dorgali) è un modello da seguire: artigianato, agricoltura e turismo sono perfettamente integrati e producono reddito. La riforma agraria dovrà tenere conto di cosa serve per fare sistema: un progetto da condividere, paese per paese e azienda per azienda. Occorre creare una rete tra i paesi rurali e formare un’economia di filiera».
La consigliera pentastellata ha poi elencato sei priorità di intervento: 1) la tutela dei prodotti e dei marchi per evitare lo svilimento dei prodotti tipici; 2) la programmazione dei finanziamenti 3) l’individuazione, nella stesura dei bandi, di gruppi di lavoro che prevedano professionalità in grado di superare ostacoli burocratici con bandi semplici e spazio propositivo riservato alle aziende; 4) il completamento dell’iter dell’ente pagatore regionale; 5) la creazione di una linea d’azione per l’infrastrutturazione elettrica e irrigua delle campagne, 6) la formazione professionale. «Manca da tempo in Sardegna una riforma agraria – ha concluso Fancello – occorre l’impegno di tutta la politica sarda. Ben venga una legge organica di settore condivisa».
Giuseppe Talanas (Forza Italia) ha condiviso, con i presentatori della mozione, la necessità di procedere al più presto a una riforma. «Gli allevatori si aspettano una risposta dalla politica – ha detto – la crisi del prezzo del latte non si è verificata solo nel 2010, quando i pastori stremati sono scesi in piazza, ma va avanti da oltre 50 anni, si è interrotta solo quando, occasionalmente, il prezzo a litro è salito a un euro. Il problema dell’agricoltura è però più ampio, riguarda la necessità di ammodernamento delle campagne, i ritardi nei pagamenti dei premi. Speriamo che la riforma e l’introduzione dell’ente pagatore regionale serva a qualcosa. anche il divieto di movimentazione del bestiame porta difficoltà».
Talanas ha quindi insistito sull’urgenza di una nuova riforma agraria: «Oggi più che mai necessaria altrimenti, a settembre o ottobre, ci ritroveremo i pastori sotto il palazzo della Regione».
Secondo Giovanni Satta (Psd’Az) sono due i problemi che affliggono l’agricoltura: la mancanza di programmazione e la scarsa efficienza delle agenzie regionali: «Su 1700 domande presentate da giovani per il primo insediamento in agricoltura, 1000 chiedevano di produrre latte di pecora – ha sottolineato Satta – questo indica un’assenza totale di programmazione. Occorre pensare a una economia agricola variegata. Abbiamo terre e zone in grado di produrre eccellenze. Faccio un esempio: ad Arborea perché produrre latte e non erba medica? Nel 2014 il pecorino romano veniva pagato 9 euro al chilo e il latte 1,20/1,30 a litro. Successivamente, quando la produzione è aumentata, le cooperative hanno venduto a 4,70 al chilo. Per questo il prezzo è andato giù. Riguardo alle agenzie  Argea, Laore e Agris è chiaro a tutti che sono state un fallimento: si studi un sistema che permetta di programmare le produzioni. Nella riforma deve essere dato un sostegno economico alle cooperative che possano pagare mese per mese il latte ai pastori senza essere costrette a svendere il formaggio. (Psp)
Il consigliere Eugenio Lai (Leu) ha ricordato che tante volte si è discusso di mozioni sull’argomento ed ha ragione il collega Satta quando definisce la mozione superficiale perchè non affronta in modo corretto i problemi centrali nel mondo agricolo. Siamo di fronte, invece, ad un problema complesso che non può essere esaurito in un documento del Consiglio, così come la questione del prezzo del latte non può trovare soluzione dopo un dibattito in commissione come è recentemente accaduto. In concreto, ha sostenuto, sono passati cinque mesi di governo e la maggioranza, se vuole davvero dare corso ad una volontà riformatrice ha tutti gli strumenti per farlo. Riformare l’agricoltura si può, ha concluso, ed anche gli enti agricoli non sono esenti da responsabilità ma è vero, per esempio, che non siamo ancora arrivati all’ente regionale pagatore nonostante il gran lavoro della precedente legislatura, nessuno parla del nuovo Psr e di azioni reali per il rilancio del settore.
Il consigliere Massimo Zedda (Progressisti) ha criticato l’approccio insufficiente della mozione che presenta molte zone d’ombra a cominciare, tanto per citare una questione dimenticata, dall’acqua potabile utilizzata in agricoltura a costi non più sostenibili. Manca in sostanza, ha affermato, un approccio credibile mentre si rilancia l’idea di abitare in campagna con una Sardegna in pieno spopolamento dove, come in tutto il mondo, le persone si riversano nelle città. Una cosa è, ha dichiarato, riqualificare i vecchi casali in chiave turistica, altro è lavorare su un tessuto di case sparse nell’agro, e di cantine che si trovano dentro i centri abitati, a testimonianza di una realtà regionale molto parcellizzata.
Il consigliere Laura Orrù, sempre dei Progressisti, ha detto di essersi trovata in difficoltà nel trovare un senso alla mozione anche se il rilancio dell’agricoltura è necessario; serve piuttosto una riflessione su criticità ed obiettivi, un progetto chiaro anche su una nuova agricola e sull’alta formazione, altro che ampliamenti volumetrici e magari piscine, un modello vecchio appartenente ad un modo che non c’è più. Va poi affrontata, ha auspicato, la problematica degli uffici che gestiscono i fondi europei che sono inefficienti e però è troppo facile scaricare su altri le responsabilità. Manca insomma una pianificazione forte, ha concluso e la volontà di progettare un piano tecnologicamente innovativo, ma questa responsabilità è della maggioranza.
Daniele Cocco, capogruppo di Leu, ha messo l’accento sul fatto che stare nell’obiettivo 1 non può essere una grande soddisfazione per la Sardegna e tuttavia la mozione di Tunis convince più sull’analisi che sulle proposte. L’agricoltura, ha ricordato, attende da troppo tempo risposte forti dalla politica ed è vero che i problemi della situazione attuale vengono da molto lontano, però la mozione ha il limite di proporre il rifinanziamento della legge 15/10 ed una generica riorganizzazione del mondo agricolo, dimenticando che la maggioranza ha in mano tutti gli strumenti per intervenire, così è inutile e non voterò a favore.
Il consigliere Valerio De Giorgi (Misto) si è detto convinto che all’agricoltura sarda serva una strategia, già peraltro tracciata nel programma di governo dove si è parlato di strategia rurale nazionale, ciò significa che i nostri Comuni rurali devono diventare un interlocutore della Regione al pari della Città e della Città metropolitana, che bisogna costruire una struttura inter-assessoriale che comprenda anche industria e turismo e soprattutto aggredisca la burocrazia trasformandola in uno strumento al servizio degli imprenditori agricoli. In passato, ha lamentato, molti progetti sono rimasti bloccati e potrebbero essere ripresentati ma servono, tornando al programma di governo, tempi certi, i super caf di assistenza agricola, Argea ente pagatore, il latte considerato come prodotto e non come ingrediente che ha come mercato il mondo, una sovranità alimentare con un progetto rivolto a tutte le comunità delle Sardegna dalle compagnie marittime alle Università, che sancisca una alleanza fra produttori e consumatori.
Il consigliere Michele Cossa (Riformatori) ha affermato che all’inizio della legislatura è utile affrontare un tema delicato come quello dell’agricoltura, e la stessa  vertenza latte dimostra che per molto tempo si è pensato soprattutto a fronteggiare le emergenze. Ora però, ha auspicato, è necessario un approccio sistemico perché in questi anni è cambiato il mondo e la politica deve fare per intero la sua parte, ponendo al centro della sua azione alcuni elementi: agricoltura significa anche turismo, agro alimentare con l’importazione di nuovi consumatori, urbanistica pensando all’utilizzo della campagna a fini produttivi, infrastrutture e vie di comunicazione, cultura ed una inversione di indirizzo nella programmazione comunitaria: l’Europa non è un nemico ma lo diventa se non ci sappiamo parlare.
Il capogruppo del Psd’Az Franco Mula ha osservato che forse qualcuno non ha letto bene la mozione che, anzi, ha suscitato spunti molto interessanti, fra i quali il riferimento all’efficienza degli enti agricoli, istituiti da Soru che poi ammise di aver sbagliato. L’assessore attuale non può avere alcuna responsabilità, ha aggiunto, e va ricordato anche che la legge 15/10, approvata durante un lotta durissima del mondo delle campagne, resta comunque l’unico riferimento che abbiamo in campo e nessuno ha fatto niente per cambiarla: siamo qui per lavorare ma non si può distorcere la realtà e piuttosto chiediamo una breve sospensione per modificare alcuni punti del documento.
Il capogruppo della Lega Dario Giagoni ha detto che fa un po’ sorridere l’intervento del collega Lai che dimentica il mancato utilizzo di oltre 1 miliardo per il Psr. Noi, ha continuato,  stiamo iniziando a fare qualcosa in una Regione che la Ue considera svantaggiata, la riforma agricola è necessaria e la riforma della legge 10 darà una grossa mano alle aziende del comparto. Gli enti agricoli regionali non sono efficienti e mortificano tante professionalità, occorre una spinta alla semplificazione, il comparto agro alimentare non è mai decollato nonostante le potenzialità: c’è molto dare fare, cominciando dalla costituzione di una unità operativa permanente per gestire in modo continuativo i rapporti con gli organi dello Stato e della Ue che operano in agricoltura, e poi ancora bisogna semplificare strumenti ed enti, favorire la mobilità del personale, sburocratizzare ed arrivare  presto all’organismo pagatore regionale: non abbiamo la bacchetta magica ma chi ha operato nei precedenti cinque anni non ha fatto niente.
Successivamente ha preso la parola l’assessore dell’Agricoltura Gabriella Murgia che ha condiviso l’esigenza di una legge organica di riforma agraria, una azione risolutiva per il comparto che sta attraversando moltissime difficoltà e deve essere trasformato in modo competitivo e moderno, recuperando anni di arretratezza. La riforma, ha aggiunto, dovrà puntare fra l’altro sul miglioramento capitale umano, il ripensamento delle funzioni di trasferimento di conoscenza, innovazione di consulenza, favorendo il rinnovo generazionale nelle aziende, aprendo l’accesso alle terre, introducendo un sistema di buone pratiche di gestione e facilitando la ripartenza delle zone interne. La legge 15/10, ha ricordato, affrontava la crisi di comparto ovino ma non risolve bisogno di riforma strutturale, che invece va fatta a cominciare dalla riorganizzazione degli enti; abbiamo in corso una ricognizione  e a breve presenteremo i risultati, in modo da operare al meglio per ridefinire la governance di agenzie regionali.
In replica il proponente della mozione Stefano Tunis (Sardegna 20/20) ha messo in luce che in realtà è stato affrontato un problema complesso molto sentito in Sardegna; tutto si può migliorare ed approfondire ma la legge 10 è un buon punto di partenza per una riforma organica di cui la Sardegna ha particolarmente bisogno.
Per dichiarazione di voto, il consigliere Francesco Agus (Progressisti) ha espresso una posizione contraria, al di là dell’ampio dibattito, comunque insufficiente. Su temi che impattano in modo trasversale sul sistema Regione, ha spiegato, non si può passare leggeri, a parte il metodo di una maggioranza che parla per mozioncine e non invece con un disegno di legge da proporre alle commissioni ed al Consiglio.
Il consigliere Eugenio Lai di Leu, contrario, dopo alcuni interventi a suo giudizio apprezzabili ed altri meno, ha sosetnuto in ogni caso l’iniziativa non soddisfa perché non incide sui veri problemi dell’agricoltura sarda. Noi non siamo il partito del no, ha concluso, ed infatti abbiamo depositato proposte su riordino fondiario, costi delle aziende agricole ed investimenti per l’irrigazione.
Il consigliere ha chiarito di non aver alcun intento polemico nei confronti dell’assessore.
Il capogruppo del Psd’Az. Franco Mula, ha ribadito la sua richiesta di sospensione per modificare in alcuni punti la mozione, proponendo il rinvio del voto a domani.
Il consigliere dei Progressisti Francesco Agus ha ricordato che nella seduta di domani è prevista la discussione di due argomenti importanti con tempi contingentati, per cui se si aggiungesse un altro punto non si potrebbero rispettare i tempi.
Il presidente Pais, ha ricordato al Consiglio che occorre pronunciarsi sulla proposta di rinvio.
Il capogruppo di Leu Daniele Cocco ha proposto il rinvio ad altra seduta.
Il presidente Pais, ritenendo la proposta di buon senso e registrando l’assenza di opinioni contrarie, ha disposto il rinvio della mozione ad altra data confermando che il Consiglio si riunirà domani alle 15.00 con all’ordine del giorno la discussione del Dl n.19 e della risoluzione sugli accantonamenti. Successivamente ha tolto la seduta. (Af)