CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVI Legislatura

Ufficio Stampa

Nota stampa della seduta n. 8
Martedì 21 Maggio 2019 - Antimeridiana

Dibattito sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione.

 

Cagliari, 21 maggio 2019 – La seduta è stata aperta dal presidente Michele Pais. Dopo le formalità di rito e prima di procedere con l’ordine del giorno, il presidente ha convocato la conferenza dei capigruppo.

Alla ripresa dei lavori, il Consiglio ha iniziato l’esame dell’ordine del giorno con la prosecuzione del dibattito sulle dichiarazioni programmatiche del presidente della Regione Christian Solinas. Il presidente ha comunicato che il Consiglio si riunirà martedì prossimo 28 maggio alle 16.00 e mercoledì 29 alle 9.30 per eleggere i segretari d’Aula e discutere una serie di mozioni fra cui quella su Radio radicale. «Per questo – ha affermato il presidente – invito il collega Deriu a sospendere lo sciopero della sete, assicurando che l’esame della sua proposta non subirà alcun ritardo».

Avviando il dibattito sul programma di governo del presidente Solinas, ha preso la parola il capogruppo dell’Udc Gian Filippo Sechi, ribadendo in apertura che «la nuova maggioranza è espressione di una chiara volontà dei sardi che guardano alla nuova legislatura con grande attenzione e molte aspettative che non possono essere deluse». La Sardegna va rilanciata premiando meriti e competenze, ha sostenuto Sechi,  «con una azione forte concreta ed immediata in grado di liberare energie e risorse e ridare speranza alla comunità regionale e soprattutto ai giovani, ai quali va rivolta una attenzione particolare su formazione, scuola, post-università ed inserimento nel mercato del lavoro di qualità». Ai problemi storici della nostra Regione, ha poi ricordato l’esponente dell’Udc, «si sono purtroppo aggiunte le gravi inefficienze della sanità sarda al centro di una presunta razionalizzazione che ha allontanato i cittadini dal servizio e vanno riportati al centro del sistema». Contro la crisi, ha esortato, «serve una Regione forte e riformista, nuovo modello aperto all’innovazione fondato sulla valorizzazione delle risorse e delle vocazioni locali, capace di combattere lo spopolamento di persone e servizi ripensando parametri che non possono essere quelli delle grandi città; una Regione che però ha bisogno di un nuovo piano di rinascita con interventi straordinari al termine di un confronto serrato con lo Stato e la Ue nell’ottica di una visione comune della Sardegna che dovrà essere sostenuta anche da una riforma interna della Regione».

Ha assunto la presidenza dell’Assemblea il vice presidente Giovanni Antonio Satta.

Daniele Cocco, presidente del gruppo Leu, all’inizio del suo intervento si è dichiarato d’accordo col presidente Solinas sulla necessità di sottrarsi ad un rito ripetitivo che cristallizza un certo gioco delle parti, ed è vero che i problemi dell’Isola sono da tempo ben individuati ma i risultati ancora non si vedono. Apprezzabile la strategia globale dell’identità, ha aggiunto Cocco, «e tuttavia la realtà della Sardegna ci richiama ad altri obiettivi e ad una complessiva accelerazione, perché la situazione generale è migliorata ma certo non brillante e noi vogliamo dare contributo». Esaminando alcuni contenuti del documento programmatico, Cocco ha preso le distanze dalla proposta di un nuovo Statuto elaborato da una Assemblea costituente «che non sembra così rivoluzionaria visto che lo stesso Psd’Az non la fece andare avanti in passato» e, sulle entrate, ha detto che «le rivendicazioni sono condivisibili purché si tenga conto della sentenza della Corte costituzione e dell’impugnazione di ben quattro finanziarie dello Stato; siamo quindi ad un punto di non ritorno ed ora ci sono le condizioni per ottenere un grande risultato, quei 700 milioni che se non arrivano lasceranno allo stato di idee le tante proposte contenute nel programma».  Come Sindaco di campagna, ha poi affermato il consigliere di Leu, «chiedo chiarezza sulla riforma degli Enti locali perché, nei fatti, vedo che due territori come Sassari e Nuoro sono esclusi dalla Giunta ed è un errore cui porre rimedio; comunque noi non saremo il partito del no, sulla legge elettorale che va cambiata perché discrimina minoranze e territori, e non lo saremo sulla sanità perché crediamo nella centralità dell’assessorato come luogo di garanzia nella corretta assegnazione delle risorse».

Per Fdi il capogruppo Francesco Mura ha fatto i complimenti al presidente Solinas per la forma e la sostanza del programma, che esprime una visione importante per portare la Sardegna verso un futuro migliore, una idea forte di cui la Regione ha molto bisogno perché è arrivato il tempo di agire trasformando le idee in azioni, sfidando il quotidiano e proponendo ai sardi un nuovo approccio ai problemi di oggi ed alle sfide, marciando ad una velocità adeguata a quella del mondo che cambia».

Da sindaco di un piccolo Comune, ha auspicato Mura, «è necessario rimetterli al centro dopo una stagione tagli selvaggi, perché i piccoli Comuni rappresentano una specie di quinta Sardegna che rischia di scomparire, dove vivere è al tempo stesso eroismo e testimonianza della forza della nostra identità; la riforma del 2016 ha tradito queste comunità e bisogna correggerla e le Unioni non sono da cancellare ma semmai da rifondare». Per quanto riguarda la nuova identità economica prospettata dal programma del presidente, secondo Mura «la globalizzazione non deve considerata il male assoluto ma quella del piano industriale è senz’altro una buona risposta, così come quella di portare le imprese fuori dall’annoso conflitto con il sistema pubblico grazie ad una profonda riforma della Regione». In materia di ambiente il consigliere di Fdi ha assicurato il pieno rispetto di questa identità ricordando tuttavia che «l’adesione ad una certa idea di paesaggio è stata pagata con il crollo del comparto edilizio che va invece considerato una risorsa per proporre al mondo la bella diversità della Sardegna, anche della Sardegna turistica che ha un potenziale ambientale e culturale inutilizzato e di quella reale, che ha bisogno di un nuovo sistema di mobilità e di infrastrutture». La nostra Regione, ha concluso, «deve superare al più presto il digital divide anche per lanciare ai giovani il messaggio che è finita la stagione dell’assistenza e dei cantieri comunali, e se ne apre un’altra, quella del ritorno all’economia reale».

A nome del Riformatori, il presidente del gruppo Michele Cossa ha ricordato che «nella prima fase della repubblica l’autonomia ha avuto un valore positivo e per la Sardegna ha rappresentato molto di più come affermazione della propria identità ma oggi molta parte dell’entusiasmo di allora è andata scemando perché oggi le Regioni sono percepite dai cittadini come troppo distanti, luoghi di privilegi e di cattiva amministrazione. Per superare stato di cose, secondo Cossa, «l’Assemblea costituente è necessaria, nonostante le obiezioni note ma senza dimenticare che i sostenitori di altre soluzioni non hanno ottenuto; il momento storico, insomma, va colto senza divisioni concentrandosi sull’obiettivo comune di vincere la sfida del nuovo regionalismo, opportunità che dovrebbe interessare anche la minoranza senza stroncature a priori, ricordando anche che gran parte della sinistra ha lavorato molto sulla storia autonomia». Ora, ha continuato Cossa, «bisogna impegnarsi sul riconoscimento dell’insularità, grande battaglia trasversale di merito che va assolutamente combattuta di fronte a nuovi equilibri regionali che rischiano di aprire la strada a nuovi egoismi territoriali che colpiranno le aree più deboli come la Sardegna». Inoltre, ha detto ancora il capogruppo dei Riformatori, «la sfida è anche chiudere per sempre la pagina dell’assistenzialismo e puntare all’incremento del Pil che passa per il riconoscimento di pari opportunità della Sardegna rispetto ad altri insieme alla sua specificità su accantonamenti, accise e continuità, tema che non deve essere a carico dei sardi ma della comunità nazionale». Il problema in altre parole, ha detto Cossa avviandosi alla conclusione, «non è solo quello delle entrate ma di essere più bravi degli altri a creare sviluppo ed economia; i sardi ci chiedono di ripartire e dobbiamo farlo al più presto, anche migliorando la qualità legislativa del Consiglio accorpando molte leggi in nuovi testi unici e rilanciando il ruolo dell’assemblea con un efficiente servizio studi e supporto a gruppi e consiglieri». La Sardegna è ad una svolta, ha concluso, e non possiamo girarci dall’altra parte. (Af)

 

Valerio De Giorgi (capogruppo del Misto), in apertura del suo intervento ha citato l’articolo 1 della Costituzione (L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione)  e il secondo comma dell’articolo 3 (“… E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale. Che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”). Per il consigliere del gruppo Misto è da queste parole che tutti i consiglieri dovrebbero trarre ispirazione per il loro agire politico, con azioni sempre tese al bene comune, per far diventare la Sardegna un luogo sempre più bello e prospero. De Giorgi ha evidenziato le novità di questo Consiglio: rinnovato, a guida sardista e che conta su un’ampia maggioranza. “Non possiamo che dare il massimo affinché questa sia la legislatura della svolta” e ha aggiunto: “Vorrei che questa Giunta parlasse meno e facesse di più”, stando tra la gente e ascoltando i problemi del popolo sardo  per farsene portavoce.

Rivolgendosi all’opposizione, ha ricordato ai colleghi della sinistra che non hanno contezza della situazione drammatica in cui versa la Sardegna:  l’Isola è in ginocchio, ha affermato De Giorgi, la disoccupazione è elevatissima come il tasso di dispersione scolastica. “Non possiamo sbagliare, né la maggioranza né la minoranza”. Il capogruppo ha voluto focalizzare, poi, il suo intervento su tre punti:  la crisi del Porto canale, la zona franca e l’agricoltura.

Per quanto riguarda il primo punto, De Giorgi ha evidenziato la crisi che investe il Porto Canale e che rischia di cancellare 700 posti di lavoro. Il Porto Canale è una grande opportunità per l’Isola e deve essere salvato e valorizzato con interventi e investimenti, che negli ultimi anni sono mancati e che non l’hanno reso competitivo con gli altri hub. “Bisogna far tornare l’area del Porto Canale una piattaforma logistica al centro del mediterraneo”. La zona franca, poi, per De Giorgi, “deve essere uno strumento e non un obiettivo” e deve attrarre nuove imprese. Il consigliere ha evidenziato che bisogna puntare sul fatto che la Sardegna, per la sua condizione di isola e i relativi problemi, deve ottenere una compensazione per gli svantaggi attraverso l’istituzione delle zone franche, deputate non solo al commercio ma anche alla produzione. “La Sardegna si appelli al Dpr 633 del 1972, invochi la sua extra territorialità come isola e come territorio disagiato. Usiamo con coraggio le leve fiscali per creare sviluppo per il nostro popolo”.

Per quanto riguarda l’agricoltura, per De Giorgi “dobbiamo essere protagonisti della riforma della Pac”. “La Sardegna deve lavorare con il ministero delle Politiche agricole che sarà portavoce in Europa del sistema Italia”. Per il capogruppo del Misto se gli incentivi finanziari diminuissero chiuderebbero tante aziende sarde con gravi ricadute sull’occupazione, sulle produzioni e sull’ambiente.

Per Angelo Cocciu (capogruppo di Forza Italia) c’è tanto da fare e si è detto molto onorato di far parte di questo Consiglio regionale. In apertura del suo intervento ha ringraziato il presidente della Regione, Christian Solinas, per il lavoro che sta portando avanti per Air Italy e per il Porto canale. Per Cocciu bisogna inaugurare un nuovo ciclo della politica: lavorare uniti per tutta la Sardegna senza campanilismi. Il consigliere di maggioranza ha evidenziato il grande rinnovamento che c’è stato nella composizione del nuovo Consiglio, con tanti neo eletti e giovani, e ha auspicato una proficua collaborazione con i consiglieri che hanno più esperienza. Cocciu ha esortato maggioranza e opposizione a dare il proprio contributo per il bene della Sardegna, senza polemiche sterili e critiche fini a se stesse. Il capogruppo di Forza Italia ha ricordato l’importanza di lavorare per lo sviluppo di tutti i territori, per le province, per valorizzare le eccellenze sarde in campo sanitario, ma anche per dare un ruolo di primo piano alla Sardegna sul tema delle accise e della zona franca. Bisogna promuovere i prodotti tipici sardi, le innovazioni tecnologiche, l’imprenditoria giovanile e lo sviluppo turistico, sempre nel rispetto dell’ambiente. E sulla continuità territoriale ha affermato che è necessario assolutamente trovare una soluzione, sottolineando che il presidente Solinas se ne sta già occupando. Nel suo intervento non è mancata l’attenzione al mondo dell’agricoltura e alla necessità di risolvere il problema del pagamento dei premi, agire sul costo del latte e snellire le pratiche burocratiche. Da assessore comunale all’Urbanistica ha poi fatto un affondo su questo tema: è prioritario rivedere la legge urbanistica e il Piano casa per approvare leggi snelle di immediata applicazione. Cocciu ha ricordato favorevolmente il Piano casa approvato dalla Giunta Cappellacci, auspicando piccoli interventi di urbanistica rurale e nelle zone F.

Desiré Manca (capogruppo del Movimento 5 Stelle) ha sottolineato che le 92 pagine delle dichiarazioni programmatiche del Presidente Solinas sono ricche di buone intenzioni, ma non contengono le soluzioni per realizzarle. Si parla di identità, questione sarda, Statuto, riforma degli enti locali, ripristino delle province (“in torto ai cittadini che si sono espressi attraverso il referendum”) senza però dire in che modo vuole realizzare le sue idee.

La consigliera ha annunciato che il suo gruppo lavorerà per il bene della Sardegna, senza fare sterile opposizione, e che appoggerà le iniziative della Giunta se queste andranno nella direzione di migliorare le condizioni di vita dei sardi e della Sardegna. Manca ha però ricordato al presidente che se le azioni dovessero essere ritenute non in linea con il benessere dei cittadini il gruppo sarà per la Giunta la peggior spina nel fianco.

Secondo Manca “la demonizzazione o delegittimazione della politica da parte degli avversari politici non è la causa del più drammatico deterioramento dei rapporti politici e sociali di oggi. La causa, a nostro avviso, - ha detto - è da ricercare nei privilegi medioevali e sprechi, fino ad arrivare ad azioni da codice penale, delle quali in un passato neanche tanto remoto, diversi membri dell’allora Consiglio regionale si sono resi tristemente protagonisti”.

Manca si è detta contraria alla cancellazione delle Unione comuni e al ripristinino delle Province e ha ricordato che la Sardegna e le sue zone rurali prima di poter proporre un “turismo esperienziale” devono essere collegate con strade percorribili, avere scuole, presidi sanitari, servizi e occupazione per i propri abitanti.

Il capogruppo del M5S Si è stata critica sulla gestione della “vertenza latte”, affermando che in campagna elettorale il centrodestra aveva annunciato una risoluzione immediata del problema e che, invece, sono state “solo bugie per prendere più voti”, e sulla gestione della continuità territoriale e degli scali sardi (“lo scalo della mia zona che serve 300mila abitanti è stato trasformato in uno scalo balneare”). La consigliera ha ricordato che la Sardegna è una delle regioni più povere d’Europa con un tasso di disoccupazione al 23% e di quello giovanile al 50%, con 6500 aziende sarde chiuse in 7 anni, di cui 2215 nell’ultimo anno, aggiungendo che per adesso non sono state prospettate soluzioni concrete. Sul tema sanità, la consigliera ha evidenziato che “tutto ciò che erano eccellenze in 3 anni è stato distrutto”, portando i sardi ad andare in altre regioni o a non curarsi. Tante le criticità del settore: dalla mancanza di antibiotici e strumentazioni basilari alle liste interminabili, tutte dovute a una politica incentrata su un risparmio che ha portato i cittadini a doversi far curare altrove. Manca ha poi sollecitato il presidente Solinas affinché non consenta al direttore generale dell’Ats di compiere ancora atti al limite dell’ordinaria amministrazione “e qualcuno di straordinaria”. Il capogruppo ha, infine, rilevato che nelle 92 pagine non sono contenuti cenni di azioni a sostegno dell’occupazione femminile, della parità e contro il femminicidio. 

Gianfranco Ganau (capogruppo del Pd) ha ricordato al presidente che, in assenza dei rappresentanti della Giunta, il Consiglio e le commissioni erano impossibilitate a lavorare. L’ex presidente del Consiglio ha ritenuto condivisibile il progetto di un nuovo lavoro di collaborazione tra Regione ed Enti locali, condividendo anche la volontà di istituire le province, ma dichiarando di non essere d’accordo con l’eliminazione dell’Unione dei Comuni. Ganau ha valutato la riforma dello Statuto un progetto ambizioso, ma pericoloso vista la situazione politica nazionale e le pressioni che arrivano dalle altre regioni. Ha poi proposto che la revisione sia affidata al Consiglio regionale, in particolare a una commissione istituita per questo lavoro, e che nel frattempo si applichi al meglio il Statuto vigente.

Critico invece sulla continuità territoriale e ha auspicato una sempre più forte rivendicazione, in sede europea, della condizione di insularità, azione che sarà appoggiata dal suo gruppo. Importante per l’esponente del Pd non abbandonare il lavoro fatto sul gasdotto e ha accolto favorevolmente le dichiarazioni dell’assessora dell’Industri, Anita Pili, sulla dorsale sarda. Ganau ha poi ricordato che la chimica verde non inquina e che è stata voluta dal Governo Berlusconi e approvata dalla allora Giunta di centrodestra. E’ poi stato critico sulle affermazioni rilasciate sul piano di eradicazione della Peste suina e ha chiesto al presidente di fornire in Aula i chiarimenti necessari affinché non si infici l’importante lavoro fatto finora. Il consigliere del Pd ha, inoltre, chiesto al capo dell’Esecutivo chiarimenti sugli interventi previsti per i due atenei sardi, sulle azioni a favore del diritto allo studio, sulla messa a norma degli istituti scolastici e sulla lotta alla dispersione scolastica. Ganau ha poi affrontato il tema della sanità e ha raccomandato al presidente la massima attenzione affinché venga valutata la situazione in modo cauto, salvaguardando quanto di buono è stato fatto e migliorando alcuni aspetti. Ganau ha ricordato che la riforma è nata dalla necessità di mettere sotto controllo una spesa fuori controllo. La Sardegna, ha continuato il capogruppo del Pd, ha dimezzato il fabbisogno sanitario rispetto al 2016 e ha creato un sistema unico che prima era diviso in otto repubbliche indipendenti con disparità di gestione. L’esponente della minoranza ha ricordato che è stata avviata la risoluzione della carenza di organico e che la non applicazione del DM 70 ha salvaguardato le realtà locali. Per Ganau c’è ancora un parte del percorso da compiere e migliorie da fare, tra queste il capogruppo del Pd ha proposto una maggiore autonomia delle aziende sanitarie, mantenendo la centralità, per esempio, per la gestione del personale. Bisogna, inoltre, completare la riforma con il potenziamento delle cure territoriali, in modo alleggerire gli ospedali, e si è detto d’accordo con la convocazione agli Stati generali della Sanità. (eln)

Dopo l’on. Ganau ha preso la parola il capogruppo del Psd’az, on. Franco Mula, che ha detto: «Chi governa risponde delle proprie scelte politiche e solo per queste sarà giudicato dagli elettori. E’ però già un buon punto di partenza il fatto che le linee programmatiche esposte dal presidente Solinas siano state apprezzate anche da alcuni esponenti dell’opposizione. Noi ripartiamo dall’eredità non facile che abbiamo trovato».

L’oratore ha parlato dei problemi della provincia di Nuoro e del fatto che non derivano dall’assenza o dalla presenza di politici nuoresi nella Giunta. E sul lavoro ha aggiunto: «I numeri che indicate parlando della vostra crescita della Sardegna sotto il governo Pigliaru sono numeri fittizi: avete creato posti di lavoro precari, che non possono essere considerati tali. E tutto questo nonostante nel 2018 la Sardegna abbia perso 9 mila abitanti oltre alle migliaia di sardi che si sono trasferiti all’estero». Per il sardista «può capitare a tutti di perdere le elezioni ma non avete cambiato la legge elettorale e avete perso lo stesso, indicando per giunta il sindaco di Cagliari a presidente della Regione».

Sulla riforma sanitaria l’on. Mula ha detto: «E’ necessaria perché i costi sono aumentati eppure il servizio dato ai cittadini non è certo efficiente». Sull’urbanistica: «Avevate una proposta e l’avete ritirata. Oggi non abbiamo una legge urbanistica e dovremo riapprovare il piano casa ma rivisitando una volta per tutte anche il Ppr». Sulla continuità territoriale: «Mi auguro si trovi una soluzione per Olbia tra Air Italy e Alitalia, sembra che ci sia uno spiraglio».

Il presidente Pais ha salutato la presenza in Aula di una scolaresca di Bonorva e ha dato la parola all’on. Dario Giagoni (Lega), che ha detto: «Non c’è soltanto il turismo balneare ma anche quello delle zone interne.  Da promuovere mettendo però in sicurezza i trasporti interni della nostra isola. Abbiamo purtroppo strade carenti dal punto di vista strutturale e spesso incompiute che si avvicinano all’età del pensionamento». Il capogruppo della Lega ha poi aggiunto: «Il lavoro deve tornare ad essere di tutti e consentire al singolo di condurre una vita dignitosa. In pari al diritto alla salute, che deve essere garantito e non essere invece più un calcolo matematico, come è stato sino a oggi». Sui temi agricoli: «Gli addetti al settore meritano risposte certe e un’amministrazione più trasparente di quella alla quale sono stati sinora assoggettati. Questo è il settore primario, non va dimenticato, e la tragica vicenda del latte ci insegna che il dialogo diretto con i protagonisti è fondamentale. Questo concetto dovrà essere applicato anche nella relazione con l’Ue, che spesso non ci ha mai ascoltato né preso in considerazione. Tocca a noi battere i pugni sul tavolo del Parlamento europeo per far riconoscere i diritti della Regione Sardegna, territorio con permanente svantaggio naturale e demografico. Solo con la fiscalità di vantaggio la Sardegna uscirà dal tunnel della crisi». Rivolto all’opposizione e in particolare agli onorevoli Zedda e Comandini: «Prima i sardi non è uno slogan elettorale come avete provato a far credere ma è la nostra linea guida: noi difendiamo le nostre radici etniche e culturali, amalgamandole con l’orgoglio patriottico. Il centrosinistra faccia autocritica e sappia che la gente è stanca delle nefandezze della sua classe dirigente. Se per voi darci dei populisti è un insulto noi arriveremo alla fine della legislatura e guarderemo i risultati che avremo portato a casa».

Per i Progressisti il capogruppo Francesco Agus ha esordito: «Questa seduta è solenne e importante perché avvia formalmente la legislatura ma la discussione avviene a quasi tre mesi dal voto dei sardi e mai si era registrato un ritardo simile. Per questo non ci auguro buon lavoro perché sarebbe come dire buon anno a qualcuno il dieci gennaio». Rivolto al presidente Solinas ha detto: «Per arrivare agli obiettivi delle grandi riforme servono grandi capacità politiche e non basterà dire no alla Asl unica come voi fate: è più difficile dire se farne quattro o cinque oppure otto, una per ogni provincia. Per demolire basta un quarto d’ora, per costruire può non bastare una legislatura. Le azioni compiute da voi sinora parlano più forte delle vostre dichiarazioni e l’unica scelta appena affrontata è quella della Giunta che il presidente Solinas ha operato, in maniera drammaticamente patetica. La maggioranza che ci ha battuto alle urne ha rinunciato  a godere della sua luna di miele e oggi il presidente della Regione è più debole. Avete messo in piedi una squadra di governo nella quale molti collaboratori non sono all’altezza dell’incarico e voi stesso al vostro interno lo sapete e parlate di “giuntina” e non di giunta. Se fossimo cinici ci siederemmo sulla riva del fiume ma questo non è il nostro ruolo. Preferiamo dare alcuni consigli, a cominciare dall’invito a dimettersi da senatore della Repubblica e di nominare subito un vicepresidente, visto che la Giunta ne è priva». L’on. Agus ha rivolto al presidente del Consiglio un invito al rispetto della forma istituzionale e anche a un uso sobrio dell’istituzione consiliare, “che non è una tavernetta per gli amici”. Poi ha aggiunto: «Raccomando prudenza e consiglio di ripartire dalla nostra funzione, a cominciare dalla riforma degli enti locali che avevamo concepito come un ponte e che ha generato l’ottimo avvio della città metropolitana di Cagliari». (C.C.)

Ad Agus ha replicato il presidente del Consiglio Michele Pais: Onorevole Agus stia sereno – ha detto – continuerò a garantire le prerogative di tutti».

Conclusi gli interventi dei capigruppo ha preso la parola per la replica il presidente della Regione Christian Solinas che in premessa ha espresso ferma condanna per l’attentato contro un carabiniere in servizio nella stazione di Orgosolo. Solinas ha poi espresso il suo personale cordoglio nei confronti dell’ex consigliere regionale Sergio Milia per la scomparsa del padre Dino, politico di lungo corso, avvocato di fama e decano del foro di Sassari, ex sindaco di Ploaghe e presidente della Dinamo Sassari per oltre 30 anni. Infine, il presidente ha ringraziato il consigliere Deriu (Pd) per la sua battaglia in difesa della libertà di stampa.

Solinas è quindi entrato nel merito del dibattito sviluppatosi in aula: «Accolgo le osservazioni in modo costruttivo – ha detto – la sfida è quella di avanzare una proposta che sia figlia di un confronto a tutto campo e guardi a una prospettiva di carattere generale». Il presidente ha quindi difeso l’impianto del suo programma: «Comprendo l’esigenza dell’opposizione di rimarcare l’assenza di alcuni argomenti nelle dichiarazioni programmatiche che per ovvie ragioni di tempo sono stati tralasciati – ha sottolineato il presidente – ciò che abbiamo voluto proporre è prima di tutto una questione di metodo: avanzare proposte all’aula per una loro valutazione complessiva».

Solinas ha quindi risposto ad alcune osservazioni emerse nel corso del dibattito, prima fra tutte la contrarietà a un ripristino delle province: «E’ vero che nel 2012 un referendum le cancellò – ha ricordato Solinas – ma è altrettanto vero che nel 2016 sì è votato per un altro referendum costituzionale che è stato bocciato. Il popolo sardo si è espresso chiaramente e dà piena legittimità all’apertura di una nuova riflessione».

Il capo dell’esecutivo ha quindi affrontato il delicato tema dei trasporti: «L’ex presidente del Consiglio Ganau parla di disastro e mi offre l’opportunità di fare chiarezza: i bandi non sono stati fatti perché saremmo incorsi in una sicura procedura di infrazione da parte dell’Unione europea con un ritiro coatto degli stessi. Ciò avrebbe provocato un danno reale perché d’estate non avremmo avuto nessuna continuità. La situazione di Olbia è diversa da Cagliari e Alghero: nell’ultimo caso la continuità dall’aeroporto gallurese si basava sull’accettazione delle rotte da parte di un vettore senza compensazioni. Aprire un nuovo bando avrebbe potuto configurare un danno erariale. Al momento è in atto una contrattazione per cercare di preservare il patto occupazionale: non si può dire che la gestione della continuità è un disastro quando, per 5 anni, non si è riusciti a delineare un nuovo modello».

Sulla sanità, Solinas ha ribadito il giudizio negativo sulla riforma: «Non si può continuare a raccontare un mondo che non esiste. Se c’è la percezione negativa da parte dei cittadini la politica ha il dovere di interrogarsi. E’ sbagliato parlare di deficit e di conti economici. Il deficit del 2016 è stato maggiore di tutti quelli delle altre regioni italiane ed è stato ripianato attraverso la contrazione di un mutuo».

Riguardo alla contestazione sulla mancanza di un riferimento ai giovani nel documento programmatico, Solinas ha ringraziato i consiglieri che hanno sollevato la questione assicurando grande attenzione per il tema: « Servono azioni e progetti inediti, i giovani oggi sono sempre connessi, la comunicazione innesta nuove dinamiche che investono i social. Questo propone nuovi problemi, i grandi network non danno solo informazioni ma formano i giovani. Sono tematiche di rilevanza mondiale. E’ un questione che investe tutti: famiglia, scuola, chiesa. Ci si deve chiedere quale sia oggi l’educazione di un giovane: la scuola è in una condizione drammatica. Serve coinvolgere gli insegnanti, principali artefici del cambiamento della scuola sarda. Occorre creare un nuovo percorso che metta insieme programmazione didattica ed educazione digitale». Secondo il presidente occorrerebbe ridefinire i programmi ministeriali che non danno nessuna rilevanza alla storia, alla cultura e alla lingua sarda. «La civiltà nuragica nasce mille anni prima della romana, i giganti di Monte Prama anticipano la statuaria greca. E’ necessario riorganizzare l’intero sistema formativo».

Sulla presunta genericità delle dichiarazioni programmatiche Solinas ha risposto così: «E’ inevitabile in un discorso di inizio legislatura tralasciare alcune questioni, ma se sono bastate alcune decine di pagine per un contratto di governo non capisco perché non possano bastare 92 pagine di dichiarazioni. E’ un giudizio ingeneroso».

Solinas, rivolgendosi all’on. Agus (Progressiti), che aveva definito l’iter per la scelta della Giunta “drammaticamente patetico”, lo ha invitato ad utilizzare un lessico che favorisca un clima di collaborazione. «Non voglio richiamare atti del passato drammaticamente patetici – ha detto Solinas – non mi ritengo politicamente indebolito, sono orgoglioso della Giunta proposta e chiedo di valutare tutti gli assessori per quello che faranno e non in base ai pregiudizi che si sono impossessati di molti commentatori. La competenza che ho valutato non è quello della supertecnica ma è il saper fare della politica che è la capacità di cogliere e interpretare le domande che arrivano dalla società».

Il presidente ha quindi concluso il suo intervento ribadendo piena fiducia al suo esecutivo: «Questa è la Giunta più giovane dalla storia dell’Autonomia, io sono il presidente più giovane. la Giunta è un inno alla vita: l’assessore Satta sarà mamma. non ci saranno sostituzioni, saremo in grado di gestire tutto insieme. A una donna non deve essere pregiudicata la possibilità di ricoprire ruoli importanti. Vi chiedo e chiamo tutto il Consiglio e la società sarda a una saldatura di sistema. I tempi che ci attendono sono difficili, ma credo che con l’impegno e la partecipazione di tutti riusciremo a dare una prospettiva a questa isola. Rem tene verba sequentur. Grazie e Fortza Paris»

Il presidente Pais ha quindi dichiarato chiusa la seduta e convocato il Consiglio per martedì prossimo alle ore 16. (Psp)