CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XV Legislatura

Ufficio Stampa

Nota stampa della seduta n. 342
Mercoledì 9 Gennaio 2019 - Antimeridiana

Mozione n. 470 (Moriconi e più): approvato l’ordine del giorno “sulle problematiche relative alla cessazione degli impianti a carbone ai fini della produzione termo elettrica”

Aperta la discussione sulla proposta di legge n. 405 (Meloni G. e più) per il riordino del sistema delle autonomie locali

 

Cagliari, 9 gennaio 2019 – La  seduta è stata aperta dal presidente Gianfranco Ganau. Dopo le formalità di rito il Consiglio ha iniziato l’esame dell’ordine del giorno con la mozione n.470 (Moriconi e più) “sulle problematiche relative alla cessazione degli impianti a carbone ai fini della produzione termo elettrica”.

Prima del dibattito sulla mozione, prendendo la parola sull’ordine dei lavori, il consigliere di Forza Italia Antonello Peru ha lamentato con forza che, a 4 mesi di stanza, «non c’è stata neanche la minima intenzione di predisporre la risoluzione della commissione Lavoro sui 50 lavoratori della Secur licenziati ingiustamente e da tempo accampati in piazza d’Italia a Sassari». C’è chi dorme in piazza da oltre un mese, ha protestato Peru, «e chi sta in poltrona senza far nulla, provo profonda amarezza e un po’ di vergogna, perché è inammissibile che da 4 mesi questa vicenda sia ancora aperta, a questo punto voglio conoscere i motivi di questa inadempienza e chi ha responsabilità pubbliche deve esercitarle con coscienza». Peru ha concluso annunciando la presentazione di uno specifico un ordine del giorno.

Sempre sull’ordine dei lavori il consigliere dell’Udc Giorgio Oppi, dopo aver ricordato di frequentare il Consiglio a differenza di molti ogni settimana dal lunedì al venerdì, ha invitato la presidenza al rispetto dell’ordine del giorno concordato. «Abbiamo tante cose da fare ma dobbiamo evitare di inserire sempre argomenti nuovi, non c’è alcun “cagliaricentrismo” e siamo attenti ai problemi di tutti i territori ma lavorando con serietà secondo gli accordi raggiunti in conferenza dei capigruppo».

Il Consiglio ha poi avviato il dibattito sulla mozione 430. Il primo firmatario Cesare Moriconi (Pd) ha richiamato l’attenzione dell’Aula sul decreto del Governo del novembre scorso riguardante, fra l’altro, il riesame delle autorizzazioni ambientali di grandi impianti energetici di Portovesme e Fiumesanto le cui domande dovranno essere presentare entro il 31 dicembre 2019, nel quadro della strategia energetica nazionale che prevede la cessazione definitiva carbone entro il 31 dicembre 2025. Ciò significa, ha sostenuto, «che chiusura delle centrali da programmare entro quest’anno e forse molti non hanno colto la portata di queste scadenze così ravvicinate per la Sardegna». E’un problema che ci riguarda oggi, ha aggiunto, e richiede un impegno forte della Regione nei confronti del Governo per fare chiarezza sullo scenario molto complesso della fuoriuscita obbligata dal carbone». Noi contestiamo, ha affermato Moriconi, «il decreto del Governo e dobbiamo mettere in campo azioni straordinarie ed urgenti per evitare danni irreparabili al nostro sistema, perché ad oggi la chiusura centrali non sarebbe possibile senza alternative e adesso queste alternative non sono né progettate né autorizzate, per cui bisogna decidere oggi quale deve essere la nostra strategia di rivendicazione». In primo luogo, ha proposto, «dobbiamo aumentare gli sforzi per il metano che ancora manca ed avrebbe potuto rappresentare una alternativa concreta ed incontra però ostacoli incomprensibili nel governo determinando grande preoccupazione per il sistema regionale». Secondo la strategia energetica nazionale di “de-carbonizzazione”, ha chiarito il consigliere, «ci sono percorsi obbligati e definiti: la sostituzione fra fonti energetiche fossili e rinnovabili al momento non è fattibile sul piano tecnico e gestionale, di qui la richiesta di convocazione urgente e straordinaria del Consiglio alla presenza di parlamentari, sindaci e sindacati, per avviare un tavolo di confronto col Governo finalizzato ad evitare una deriva pericolosa per la Sardegna che, fra l’altro comprometterebbe rilancio di grandi industrie come Euroallumina ed Alcoa».

Il capogruppo del Pd Pietro Cocco ha dichiarato che «la nostra mozione tocca problemi molto seri che richiedono un intervento straordinario della Giunta e del Consiglio per mettere al centro dell’agenda politica l’opposizione al decreto del Governo che riguarda da vicino la Sardegna, non solo le centrali di Portovesme e Fiumesanto ma soprattutto le possibilità di sviluppo futuro della Regione, a partire da Euroallumina ed Alcoa sulle quali si è lavorato moltissimo in questi anni per scongiurarne la chiusura e questi risultati, ora in pericolo, non possono essere vanificati». Noi siamo per il superamento del carbone impossibile, ha spiegato Cocco, «ma questo è impossibile senza alternative e soluzioni; abbiamo sempre detto, da questo punto di vista, che metano e gnl sono soluzioni possibili ma devono essere concretizzate in tempi rapidi». Il Governo, ha ricordato il capogruppo del Pd, «ha predisposto un piano nazionale energetico integrato che, al di là dei titoli roboanti, è lo stesso del precedente governo e questo rassicura perché dice sì al metano, ai depositi costieri ed al collegamento con la Sicilia, però bisogna vigilare perché non si facciamo cose diverse: chiediamo quindi che l’assessore industria prenda in mano il dossier e noi, per quanto ci riguarda, faremo quanto necessario per difendere gli interessi della Sardegna».

Il consigliere di Fdi Gianluigi Rubiu ha sottolineato che «la mozione unitaria vuole superare l’ennesimo ostacolo per sviluppo della Sardegna posto da un Governo che vuole andare in direzione diversa, abbandonando al loro destino non solo Portovesme ma grandi aziende come Euroallumina ed Alcoa». Tuttavia, ha osservato, «va bene il fronte unico però, oltre alla mozione ordinaria, occorre occupare il Consiglio solo su questo problema perchè, o oggi si fa una azione forte con l’aiuto ed il sostegno della comunità regionale, o perdiamo una battaglia di interesse vitale per la Sardegna».

Il consigliere di Art.1-Sdp Luca Pizzuto ha condiviso l’impostazione della mozione su problema di grande rilevanza, mettendo in evidenza che «gli apparati nazionali ed europei che non si rendono conto che scelte giuste come la sostituzione del carbone non si possono fare senza alternative concrete, altrimenti si traducono in crisi economica e perdita di posti di lavoro». Lo stesso riferimento fotovoltaico, ha lamentato Pizzuto, «è intriso di ipocrisia perché è fondato su processi industriali collocati in paesi in via di sviluppo e senza garanzie ambientali». La Sardegna ha pagato un prezzo troppo alto, ha detto ancora il consigliere, «noi vogliamo rilanciare il settore dell’alluminio ed arrivare ad un sistema industriale più forte invertendo la logica della “de-localizzazione dei posti di lavoro in paesi marginali, ma vogliamo soprattutto chiudere vertenze infinite come quella dell’Euroallumina».

Il capogruppo del Pds Gianfranco Congiu ha messo in luce il fatto che, con la mozione, «ci troviamo impegnati ancora una volta a difendere i fragili equilibri di questa terra come abbiamo fatto ieri con l’ordine del giorno sulla manovra finanziaria, per cui dobbiamo guardarci dentro per capire se stiamo facendo la cosa giusta anche nella nostra organizzazione interna». Come esempio emblematico di questo percorso, Congiu ha citato la modifica del regolamento delle zir sarde ora commissariate, che può consentire l’avvio di nuove imprese. Su questo tema che abbiamo posto, ha concluso, «attendiamo risposte da maggio».

Il capogruppo di Forza Italia Alessandra Zedda, a nome della minoranza, ha assicurato la volontà di arrivare subito all’ordine del giorno, «iniziativa necessaria perchè purtroppo la Ue e l’Italia trattano male la Sardegna anche sulla strategia del carbone a differenza di Francia e Spagna». Condividiamo la strategia ambientale di fuoriuscire dalle fonti fossili, ha proseguito, «ma diciamo no a provvedimenti spot che rischiamo di ammazzare il nostro sistema industriale che, lo ricordiamo, da 4 poli energetici, rischia anche la chiusura degli ultimi 2 con ricadute pesantissime anche sull’indotto a partire da Cagliari». Ora dobbiamo intervenire con estrema urgenza, ha sollecitato la Zedda, «perché l’autonomia energetica rende un popolo davvero sovrano, per questo respingiamo nuove discriminazioni che provocherebbero difficoltà enormi alle nostre imprese, così come ci opponiamo ad un atto scellerato che pretenderebbe di cancellare il carbone per decreto dopo non essere riusciti a salvare neanche una azienda». La Sardegna, ha detto infine la capogruppo di Forza Italia, «con la chiusura della Carbosulcis ha dimostrato di saper trovare soluzioni nuove a differenza di molti stati europei; chiediamo perciò un voto unanime del Consiglio, un atto forte per difendere non solo la strategia energetica nuova (e lo diciamo proprio noi che siamo senza metano) superando il mito delle rinnovabili che ad oggi non dà stabilità e sicurezza, evidenziando il diritto della Sardegna ad un trattamento diverso sul dopo-carbone».

Per la Giunta l’assessore dell’Industria Maria Grazia Piras ha espresso la piena condivisione della mozione che, ha detto, «rappresenta uno dei nostri obiettivi strategici per ridurre il costo dell’energia in Sardegna con una serie di misure molto importanti: un Piano energetico con una prospettiva di lungo periodo fino al 2050, la metanizzazione senza la quale i sardi continuano ad essere figli di Dio minore, il Patto per la Sardegna con i fondi per realizzare le nuove infrastrutture nella consapevolezza che anche il metano è una fonte di transizione, i progetti per la realizzazione dei depositi costieri e della dorsale per assicurare energia a costi competitivi e pari al resto dell’Italia». Dal nuovo governo, ha lamentato la Piras, «abbiamo indicazioni contrarie alla dorsale ed a questo dobbiamo ribellarci, non per contrastare i principi della strategia nazionale che prevede il superamento del carbone, ma per rafforzare quei principi i quali però non possono che prevedere la transizione collegata al metano; per questo chiediamo al Governo di confermare gli impegni precedentemente assunti, nero su bianco, assicurando la necessaria transizione».

In replica, il primo firmatario della mozione Cesare Moriconi ha ringraziato i colleghi del Consiglio e la Giunta e, condividendo la proposta di un ordine del giorno, ha chiesto una breve sospensione della seduta.

Alla ripresa dei lavori, è stato presentato un ordine del giorno che, fra l’altro, impegna il presidente della Regione e la Giunta «ad intervenire urgentemente ai massimi livelli istituzionali per adottare le iniziative atte a scongiurare la chiusura degli impianti sardi che utilizzando il carbone ai fini di produzione termo elettrica entro il 31 dicembre 2025». Inoltre, il documento auspica l’adozione di tutte le iniziative utili a «favorire la conclusione dell’iter autorizzativo per il progetto di riavvio degli impianti di Eurallumina, nei termini previsti dal contratto di sviluppo».

Prendendo la parola per dichiarazione di voto a titolo personale, il consigliere di Art-1-Sdp Paolo Zedda ha espresso forti dubbi «su una deroga di 6 anni per la “de-carbonizzazione” dando per scontato che in quel periodo non avremo progetti migliori». Zedda ha poi fornito, citando una ricerca dell’Università di Cagliari, alcuni dati sulla correlazione fra produzione del carbone e salute relativi all’rea di Portoscuso, definendoli «spaventosi per quanto riguarda deficit cognitivo dei bambini, incidenza dei tumori alla pleura ed al pancreas, per cui chiedere di proseguire la stessa strada fa emergere dubbi molto forti». Dovevano puntare di più, ha concluso, «su fonti rinnovabili e risparmio energetico perchè autonomia e specialità, che rivendichiamo, non devono servire per guardare indietro e non per andare avanti: per questi motivi annuncio la mia astensione».

Il consigliere Cesare Moriconi (Pd), favorevole, ha ribadito che «la de-carbonizzazione fondata sulle rinnovabili non è fattibile senza transizione e che la Sardegna è dentro piani strategici nazionali ed europei per uscita nel 2050 ma deve arrivarci a tappe: stiamo chiedendo proprio questa gradualità».

Non essendoci altri iscritti a parlare il presidente ha messo in votazione l’ordine del giorno, che il Consiglio ha approvato con 43 voti. (Af)

Il presidente Ganau ha quindi avviato l’esame della proposta di legge 405/A “Integrazioni all'articolo 25 della legge regionale 4 febbraio 2016, n. 2 (Riordino del sistema delle autonomie locali della Sardegna)”, sottoscritta dai consiglieri Giuseppe Meloni (Pd), Giuseppe Fasolini (Forza Italia), Giovanni Satta (Pd’Az-La Base) e Pierfranco Zanchetta (Cristiano popolari socialisti), che ha l’obiettivo di istituire la provincia del Nord Est.

Il presidente ha dato quindi la parola al relatore di maggioranza, Giuseppe Meloni (Pd), che ha affermato nella sua relazione: “La presente proposta di legge, che prevede l'istituzione della nuova provincia del nord-est Sardegna, trova solide motivazioni non solo in fattori territoriali, ma anche in esigenze economicoimprenditoriali e politico-culturali. È noto infatti che il territorio della istituenda nuova provincia del nord- est, oltre ad essere ricco di risorse naturali in diversi comparti quali il settore agricolo, il caseario, il lapideo, il sughericolo, il vitivinicolo, vanta una naturale vocazione nel campo ambientale, turistico e dell'accoglienza. Questo, in primis, mediante il marchio "Costa Smeralda" che rappresenta concretamente un brand di qualità esportato a livello mondiale, per continuare con il Monte Limbara (ossia la seconda vetta della Sardegna), il territorio del Monte Acuto, e non ultimo, l'Arcipelago di La Maddalena. E non è un caso se anche l'Osservatorio nautico nazionale colloca il territorio gallurese al primo posto in Italia nel settore del diportismo nautico”. Meloni ha poi proseguito: “Gli indicatori economico-sociali premiano la istituenda provincia come una tra le più competitive in termini di ritmi di sviluppo, di crescita e di iniziative imprenditoriali capaci di creare occupazione. Le stime presentano, infatti, un territorio con tassi di incremento demografico tra i più alti d'Italia, in controtendenza rispetto all'evoluzione regionale e, viceversa, tassi di invecchiamento della popolazione tra i più bassi. Le peculiarità e le potenzialità del territorio non sono sfuggite ai grandi gruppi imprenditoriali ed, in particolare, alla "Qatar Foundation Endowment" che gestisce il fondo sovrano dell'emirato, che attraverso un accordo con la Regione ha investito nel completamento e potenziamento dell'Ospedale "Ex San Raffaele" diventato "Mater Olbia", per farne un centro di eccellenza internazionale in campo medico. Non solo, la medesima fondazione – ha proseguito -  ha rilevato tutte le attività ricomprese nel brand "Costa Smeralda" oltre alla compagnia aerea Air Italy, già Meridiana”.L’on. Meloni ha quindi aggiunto che “La mancanza a livello istituzionale di una propria autonomia, non può che comportare un freno, e un danno, per l'imprenditoria del territorio, atteso che le difficoltà di operare a livello amministrativo con uffici o apparati istituzionali decentrati, e per questo lontani dalla realtà territoriale, comportano una perdita di competitività che può scoraggiare sia l'iniziativa locale che quella esterna e compromettere quel ruolo di programmazione che lo stesso territorio, indipendentemente dalla connotazione formale, è chiamato a svolgere sia in ambito socio-economico che politico-territoriale”. E’ ha ribadito che “l'istituzione della nuova provincia è, dunque, una necessità che, partendo dal territorio della Gallura e del Monte Acuto, interessa tutti quei comuni legati allo sviluppo ed al rilancio dell'imprenditoria che vi ruotano intorno. Una provincia che ha già tutte le più importanti peculiarità e caratteristiche strutturali necessarie a ricomprenderla ed individuarla come realtà a sé stante e non già come un territorio che deve ancora acquisire una fisionomia da renderla tale in un prossimo futuro. Parliamo dei porti tra i più dinamici d'Italia e dell'Aeroporto che, anno dopo anno, realizza numeri record di passeggeri e di traffico di aeromobili privati. Parliamo di un territorio che non si limita alle spiagge e al mare, peraltro tra i più belli del mondo, ma anche delle sue zone interne di alto pregio ambientale e paesaggistico, che circondano i suggestivi stazzi galluresi. La provincia, pertanto, esiste già nella realtà, ma occorre darle una nuova veste formale”. Infine, il consigliere ha ricordato che si tratta di una proposta di legge pienamente condivisa dal territorio interessato: “Tale proposta di legge, sulla quale si sono già espresse favorevolmente le amministrazioni comunali interessate, risulta complementare ad un macro progetto di sviluppo già in itinere e rappresenta una legittima pretesa da parte di un territorio che vuole riprendersi la propria dignità”.

L’on. Meloni ha ricordato che i galluresi non parteciparono al referendum per l’abolizione delle province, se non in minima parte, e che questa proposta di legge ha seguito un iter lungo, circa due anni, e ha ottenuto l’approvazione del Cal e della Prima commissione che si è espressa favorevolmente all’unanimità. Il relatore di maggioranza, infine, ha dichiarato il suo voto favorevole al passaggio agli articoli.

Il presidente Ganau ha dato poi la parola al relatore di minoranza, l’on. Giuseppe Fasolino (FI), che ha definito il testo una proposta di legge storica, non soltanto per un territorio ma per tutta la regione. Una proposta  che parte dal territorio e non dall’alto. Nel suo intervento, l’on. Fasolino, ha ripercorso alcuni dati enunciati dal collega Meloni, ricordando la solidità economica, sociale e culturale dei territori che entreranno della nuova provincia del Nord Est. Nel suo intervento ha chiesto al Consiglio regionale “di fare la cosa giusta” e che questo Consiglio “sia il Consiglio regionale di tutti i sardi e che non faccia figli e figliastri”. “Vi chiedo  - ha aggiunto rivolgendosi a tutti i colleghi - di pensare bene, di valutare e di dare importanza a questo voto, di votare pensando allo sviluppo sociale di tutta la Sardegna”. Il consigliere di Forza Italia ha ricordato l’iter lungo e articolato seguito per portare questa proposta di legge in Aula e ritenendo che la stessa opportunità di valutazione possa essere data anche ad altri territori che seguano l’iter percorso dai quelli galluresi. E ha concluso: “Dobbiamo dare il segnale che esiste una buona politica”.

Pierfranco Zanchetta (Cps) si è detto d’accordo con quanto affermato dai due colleghi che lo hanno preceduto e ha sottolineato che si tratta “di un territorio che è un unicum della Sardegna”, e che ha dimostrato “un capacità nella programmazione territoriale che altri territori non sono stati in grado di mettere in campo. Un unicum di Gallura e Monte Acuto che dal mare all’interno che sanno lavorare insieme”.  Per Zanchetta quello seguito per arrivare a portare in aula la proposta di legge per l’istituzione della Provincia del Nord Est è un percorso legittimo, con una gestazione piuttosto lunga partita nel 2017.

Il testo ripara – secondo Zanchetta - alle manchevolezze portate dalla legge di riordino delle Autonomie locali, che “è un’anatra zoppa” e offre ai territori la possibilità di autodeterminarsi. “Credo che l’istituzione della provincia sia la soluzione giusta”. Il consigliere regionale ha ricordato infine che in aula sono presenti tantissimi sindaci che rappresentano un territorio di oltre 170mila abitanti e che non vanno delusi.

Michele Cossa (Riformatori sardi) ha ribadito la contrarietà all’istituzione delle province, ricordando: “Quando abbiamo promosso il referendum per l’abolizione delle province lo abbiamo fatto con il sostegno delle altre forze politiche e ne eravamo convinti perché era un provvedimento all’interno di un impianto per ridurre i costi della politica”. Per Cossa “si respira un’aria di ritorno al passato”, sottolineando che le province non rappresentano la soluzione di problemi dei territori.

L’on. Cossa ha ricordato che la sfida oggi si gioca sull’efficienza e che le province, quindi un ulteriore livello istituzionale, non la migliorerebbero di certo. “Cinque livelli istituzionali sono troppi. Le province sono inutili”.

Il consigliere ha ricordato che le regioni a Statuto speciale, soprattutto quelle meridionali, sono malviste e  che il 15 gennaio le regioni più ricche d’Italia, la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna, andranno a Roma per ottenere più autonomia e risorse.

Per l’on. Cossa “la Sardegna deve arrivare a un assetto degli enti locali che sia moderno che veda veri protagonisti i Comuni, non soggetti anacronistici”. Secondo l’on. Cossa il nuovo ente comporterebbe tra l’altro ulteriori costi. “Il nostro obiettivo è abolire tutte le province”. Per l’esponente della minoranza la Sardegna del puntare sull’efficienza e sul riconoscimento dell’insularità.

Franco Sabatini (Pd) ha affermato: “Credo che un tema di questa portata vada affrontato con superficialità, dobbiamo pensare al bene di tutta la Sardegna”, ricordando che ci sono dei territori che sono rimasti ai margini della politica e per questo sono stati penalizzati. “Tutti i territori devono avere uguali opportunità di sviluppo”, ha detto, “sono inaccettabili i blitz a vantaggio di un solo territorio”, che rischia di fare cittadini di serie A e cittadini di serie B. L’on. Sabatini, parlando a nome del territorio dell’Ogliastra, ha chiesto che la stessa opportunità offerta con questa legge alla Gallura venga estesa che all’Ogliastra, al Sulcis e al Medio Campidano. Per Sabatini “la legge 2 del 2016 è ormai superata” e bisogna rivedere tutto l’impianto degli enti locali. Per il presidente della Terza commissione la Provincia dell’Ogliastra, nel periodo in cui era operativa, ha portato importanti vantaggi e opportunità di sviluppo per il territorio e ha aggiunto che “mandare i commissari è stata una vergogna” e che “oggi non riconoscere a tutti i territori le stesse opportunità sarebbe un’altra vergogna”. L’on. Sabatini ha poi affermato di aver presentato degli emendamenti che vanno in quella direzione e ha chiesto prenderli in esame in aula o velocemente in commissione.  

Giovanni Satta (Psd’Az-La Base) si è detto d’accordo con gli altri colleghi firmatari della proposta di legge, ricordando che la Gallura aspetta dal 1975 la possibilità di diventare provincia. “Nel 2001 facevo il sindaco – ha detto - e dal cilindro di questo Consiglio regionale uscì una proposta che lasciò tutti senza parole: si sarebbe dovuta istituire la provincia della Gallura e invece se ne inventarono altre quattro. E’ questo è stato il peccato originale”. Satta, affermando di non essere certo contro gli altri territori del Sulcis, dell’Ogliastra e del Medio Campidano, ha affermato che bisogna valutare la maturità di un territorio. “Ritengo che non dobbiamo commettere di nuovo l’errore di mischiare le carte, come venne già fatto”.

Per Satta non ci sono ora le condizioni per rivoluzionare la Legge 2, per adesso bisogna garantire ai territori del Nord Est la possibilità di autodeterminarsi. Il consigliere ha ricordato, inoltre, che si tratta di una proposta di legge approvata all’unanimità dalla Prima commissione e che è arrivata in aula con l’accordo di tutti i capigruppo tranne di quello del Pd. L’on. Satta ha poi risposto al collega Cossa affermando che l’istituzione del nuovo ente non comporterà spese aggiuntive per la Regione. Il firmatario del testo ha annunciato che il Psd’Az voterà a favore del passaggio agli articoli.

Il presidente della Prima commissione, Francesco Agus (Misto), si è detto favorevole alla proposta di legge in esame, ricordando che il testo ha seguito un iter lungo e articolato e che è meritevole di essere appoggiata.

“Le province non hanno più soldi e in più quelle sarde soffrono di sperequazione inaccettabile nei confronti delle altre province italiane”, e ha aggiunto che le province sono state “private del 100% degli introiti fiscali che fino a qualche anno fa sostenevano le province, derivanti dalla rca e dall’imposta provinciale di trascrizione. Le altre province, però, possono partecipare alla distribuzione dei fondi destinati alla viabilità provinciale e all’edilizia scolastica, fondi destinati soltanto alle province delle regioni a statuto ordinario”. Per Agus “questa sperequazione causa un disastro nella nostra regione. Di fatto i 40-45 milioni che la Regione destina alle province non servono più per lo sviluppo, servono per pagare stipendi e bollette di enti che non hanno più un euro per sostenersi”. Per l’on. Agus “la legge 2 avrà bisogno di una revisione complessiva, ma dopo che saranno chiare le intenzioni del governo nazionale”.  Per quanto riguarda gli emendamenti presentati è stato chiaro: “Siamo in grado di approvare solo il testo approvato in commissione”, e ha aggiunto che se passassero gli oltre 63 emendamenti “ci troveremo con una regione divisa in dieci enti territoriali, otto province, due città metropolitane e 16 capoluoghi di provincia: diventeremo la barzelletta del Paese”. (eln)

 

Giorgio Oppi (Udc), in apertura del suo intervento,  ha ricordato l’incontro avvenuto nei mesi scorsi in Gallura nel quale tutti i sindaci si sono espressi a favore della ricostituzione della provincia del Nord Est: «Bisogna essere coerenti, per questo sono favorevole alla ricostituzione della provincia Gallura – ha detto Oppi – per 12 anni sono stato presidente del Consorzio industriale del Sulcis, un territorio che allora era il motore di sviluppo della Sardegna con le industrie che occupavano 6000-7000 dipendenti. Oggi il motore economico è la Gallura. Quel territorio ha dimostrato di avere un ruolo centrale nel settore del turismo e delle iniziative economiche. Mi dispiace per Sabatini, capisco le sue osservazioni per l’Ogliastra, altro territorio che merita attenzione, ma dobbiamo essere coerenti». Oppi ha poi puntato l’indice contro il referendum che ha cancellato le province: «Noi eravamo contrari, la loro scomparsa ha portato una carenza di servizi. Per questo siamo favorevoli alla ricostituzione della provincia gallurese. Credo che in questo momento non sarebbe corretto venire meno agli impegni presi. Se così facessimo la gente non avrebbe più fiducia nelle istituzioni. Questa legge deve essere approvata, fermo restando che altre situazioni meritano un approfondimento».

Anche per Marco Tedde (Forza Italia) il progetto di legge in discussione va sostenuto: «Prevede una decisione scontata, giusta, che poggia su motivazioni profonde di carattere sociale, economico e culturale. Il territorio del Nord-Est è vitale per la Sardegna, è popolato da gente laboriosa, ha asset imprenditoriali e turistici unici, competitivi a livello internazionale. Questo progetto di legge ci dà però l’opportunità di riparare gli errori della legge 2 del 2016 che è servita solo per istituire la Città Metropolitana di Cagliari – ha sottolineato Tedde – Allora anche Sassari aveva i requisiti per fregiarsi del titolo di Città Metropolitana, condizioni che permangono anche adesso». Il consigliere di Forza Italia ha ricordato che il riconoscimento del rango di Città Metropolitana non rappresenta solo un titolo onorifico ma dà accesso a risorse pubbliche e private e consente di trattare direttamente con Bruxelles. «Molto spesso parliamo di cagliaricentrismo, - ha affermato Tedde  -  ma  sbagliamo,  loro tutelano giustamente il loro territorio, siamo noi che non facciamo altrettanto. Non è solo responsabilità della politica ma di tutta la classe dirigente del Nord Sardegna. Non c’è la capacità di capire che siamo in una brutta china e occorre reagire con forza. Stiamo vivendo una fase di degenerazione politica e culturale. Oggi abbiamo l’occasione di riscattare una legislatura deficitaria». Il consigliere di minoranza ha poi snocciolato alcuni dati significativi: «Cagliari, quando ancora si parlava dell’ipotesi di creare la Città Metropolitana, ha ottenuto 40 milioni.  Successivamente ha incassato 29 milioni per interventi di sistemazione idraulica a Pirri. Il giorno dopo l’insediamento della Città Metropolitana, il sindaco Zedda ha ottenuto 176 milioni di euro per opere fondamentali. Essere città metropolitana significa essere centro di crescita economica e di attrazione di investimenti».  Tedde, infine, ha ricordato l’esito del voto della legge 2 del 2016: «Molti consiglieri di centrosinistra del Nord Sardegna non hanno mantenuto le promesse e si sono accodati accettando i diktat del presidente Pigliaru. Oggi abbiamo la possibilità di eliminare questa grande ingiustizia e di perequare il territorio del Nord Sardegna con quello del Sud. Per questo abbiamo proposto alcuni emendamenti che puntano all’istituzione della Città Metropolitana di Sassari».

Luigi Lotto (Pd) ha ricordato il clima che portò all’approvazione della legge 2 del 2016: «Eravamo allora in una fase controversa circa i nuovi equilibri degli enti locali. Si andava verso la cancellazione delle province, individuate come il male assoluto. Tre anni prima c’era stato un referendum che aveva dato un colpo mortale all’assetto degli enti locali in Sardegna. Il presidente Cappellacci fece una campagna elettorale personale a favore di quel referendum, c’era un’ubriacatura generale, chi si permetteva di dire il contrario veniva preso a fischi. Le province di nuova istituzione furono sciolte, si pensava che sarebbero state sciolte anche quelle storiche ma il referendum costituzionale ha avuto esito negativo. Il quadro era controverso allora ed è controverso anche adesso. E’ possibile affrontare di nuovo la materia? Certo, è anche doveroso ma non si può farlo in modo parziale». Lotto ha poi chiarito i suoi dubbi sulla proposta in campo: «I ragionamenti fatti circa i meriti acquisiti in campo economico dalla Gallura non mi convincono, anche i territori più poveri hanno diritto ad avere un ente che gli organizzi la vita. Anzi, questo può rappresentare un’opportunità di crescita e di sviluppo. Se è vero quello che ha detto Agus sulla mancanza di condizioni per una revisione organica della legge n.2 è allora chiaro che occorra aspettare per non fare l’ennesima riforma che poi viene rimessa in discussione tra sei mesi. Nel 2016 si è fatta una legge che rispondeva ad alcune esigenze. Io sostenevo che dovesse essere creata la Città Metropolitana di Sassari, oggi si può ridiscutere ma non in modo parziale. Se si rimette mano alla legge 2 lo si deve fare in modo complessivo. Occorre avere la capacità di rispondere a tutti i territori della Sardegna, non si risponde solo in base alle sollecitazioni. Serve capire se davvero le province sono utili e se è il caso di rimettere in discussione tutto. Se c’è da ripensare lo si faccia, se si va in quella direzione non si può tener conto che c’è un territorio, quello sassarese, che con la stessa forza richiede l’istituzione della Città Metropolitana. Se questo obiettivo non si può conseguire in Aula si torni in Commissione. Non è obbligatorio farlo oggi, possiamo approfondire i temi e dare una risposta che non lasci nessuno inascoltato. Se si decide di fare altrimenti io voterò contro».

Favorevole a una rivisitazione complessiva della legge 2 del 2016 anche Luca Pizzuto (Art1-Mdp): «Sono contento che oggi si discuta un tema così importante – ha detto Pizzuto – finora, a causa di un’ideologia feroce che mette in discussione i principi democratici,  a pagare la crisi non sono stati i soggetti che l’hanno causata ma le strutture democratiche dell’autogoverno delle varie realtà territoriali. Si sono chiuse le circoscrizioni e le province con un referendum-truffa. Ciò ha determinato un danno incredibile alle periferie e ai lavoratori. E’ vero: il 90% di un 30% ha votato a favore, ci si dimentica però che il 70% degli elettori non è andato a votare e che in alcune province non si è raggiunto il quorum. Non si ricorda che a livello nazionale è stato bocciato un referendum che massacrava gli enti locali. Sono state cancellate istituzioni democraticamente elette, un fatto vergognoso che non capita nemmeno nella Repubblica delle banane». Pizzuto si è dichiarato favorevole alla ricostituzione della provincia della Gallura ma a condizione che non si cada in una trappola, «quella dei polli di Renzo, le rivendicazioni del Nord Est sono anche quelle di altri territori. Noi abbiamo bisogno di un grande centro a Cagliari e di poteri più ampi per Sassari, diciamo però no ai buchi neri, C’è bisogno di 16 piccoli centri che funzionino. C’è bisogno di una legge di avanguardia. Abbiamo necessità di ripristinare principi democratici, di riaffermare che la democrazia è il potere di scegliere i nostri rappresentanti. E’ un potere irrinunciabile. Abbiamo anche il dovere di rispondere alla demagogia, all’assunto che solo i ricchi possono fare politica. La Provincia del Sud Sardegna non funziona, nel Sulcis tutti i sindaci si sono espressi per riavere una provincia propria. Serve una votazione unanime che segni una giornata di festa per tutti i territori. Non cadiamo nel tranello, non bisticciamo tra poveri. Sediamoci e ragioniamo come portare a casa questo risultato».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Raimondo Cacciotto (Pd) : «Ritengo giusta la proposta di far nascere la Città Metropolitana del Nord Sardegna. E’ una richiesta che arriva da tutto il territorio. Il decentramento amministrativo consentirebbe di affrontare in modo più incisivo le problematiche locali. La Gallura ha tutte le caratteristiche per essere provincia, con la stessa logica è doveroso dire che anche il Nord Sardegna porta avanti una rivendicazione corretta. 67 comuni appoggiano la scelta che garantirebbe l’unità territoriale». Secondo Cacciotto la costituzione della Città Metropolitana di Sassari darebbe l’opportunità di riequilibrare Nord e Sud dell’Isola e di distribuire equamente le risorse europee. «Anche il Nord Ovest dell’isola ha funzioni che sono attribuite a una Città Metropolitana – ha concluso Cacciotto - c’è lo spazio per la provincia del Nord Est, per due Città metropolitane e per la rappresentatività degli altri territori. Valutiamo la scelta più opportuna. O si vota la proposta all’ordine del giorno ritirando tutti gli emendamenti o la si rimandi in Commissione».

Antonello Peru (Forza Italia) ha esordito con un appello all’Aula: «Siamo alle ultime battute di questa legislatura, ieri ho detto che quando il Consiglio non si divide riesce a produrre provvedimenti importanti. Spero che lo si faccia anche oggi. Quando c’è una visione organica e si vede una Sardegna unita le cose possono andare in modo diverso. Oggi però si sta certificando ciò che non si è fatto in 5 anni. La legge 2 del 2016 non ha avuto una visione organica della Sardegna. Quella legge ha messo contro i sardi. Stiamo parlando di un provvedimento importante che punta alla ricostituzione della Provincia Gallura, territorio che produce e che reclama più autonomia e funzioni. Questo però è necessario farlo in una Sardegna unita. Sono convinto che lo stesso ragionamento meritano anche altri territori. Auspichiamo che il Consiglio sia sensibile sia per la costituzione della provincia della Gallura ma anche sulla richiesta di costituzione della Città metropolitana di Sassari. Nel 2016 si è commesso un grave errore – ha concluso Peru – oggi qualcuno ha riflettuto e ha capito di aver perso un’occasione storica. Noi di Forza Italia apriamo una sfida: diciamo sì alla Provincia Gallura ma con un emendamento chiediamo la creazione della Città Metropolitana del Nord Sardegna».(Psp)