CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XV Legislatura

Ufficio Stampa

Nota stampa della seduta n. 318
Martedì 18 Settembre 2018 - Pomeridiana

Testo Unificato N. 19-409-418-438/A “Disciplina generale per il governo del territorio”. Presentate le relazioni di maggioranza e di opposizione
Respinto l’Ordine del giorno (Congiu e più) in merito alla mancata applicazione del documento di ridefinizione della rete ospedaliera della Regione autonoma della Sardegna
Approvata la Proposta di legge (Pietro Cocco e più) “Disposizioni urgenti in materia di elezione dei presenti delle province e dei consigli provinciali. Modifiche alla legge regionale 4 febbraio 2016, n.2 (Riordino del sistema delle autonomie locali)
Il Consiglio regionale si riunirà martedì, 25 settembre, alle 10

La seduta si è aperta sotto la presidenza del presidente Gianfranco Ganau. Al primo punto dell’ordine del giorno l’esame della nuova legge urbanistica (Testo unificato n.19-409-418-438/A “Disciplina generale per il governo del territorio”). 
Sull’ordine dei lavori ha chiesto di intervenire il consigliere dei Rossomori, Emilio Usula, che ha comunicato all’Aula di aver depositato in mattinata presso il tribunale di Cagliari, per iniziativa del movimento “Autodeterminazione”, le firme per la richiesta di un referendum popolare sulla legge urbanistica. 
Il presidente Ganau ha quindi dato la parola al presidente della Commissione “Governo del Territorio” Antonio Solinas (Pd), relatore di maggioranza della legge.
In apertura del suo intervento, Solinas ha sottolineato l’importanza del provvedimento, la cui istruttoria in Commissione è andata avanti per oltre un anno. «La presente proposta – ha detto – porta a compimento un disegno di complessiva riforma della disciplina del governo del territorio e delle norme di tutela paesaggistica iniziato nella tredicesima legislatura con l'approvazione del Piano paesaggistico regionale e con la mancata approvazione in aula delle norme sul governo del territorio durante la Quattordicesima legislatura».
Il presidente della IV Commissione ha poi ringraziato i commissari di maggioranza e opposizione per il lavoro svolto e lo spirito costruttivo mostrato durante la fase istruttoria: «Ho sempre pensato che una legge di tale portata non possa essere una legge di parte. Per questo è sempre cercato di lavorare con spirito unitario».
Solinas è poi entrato nel merito del provvedimento ricordando come la disciplina urbanistica risenta di un’impostazione, risalente agli anni ’80, caratterizzata dalla “zonizzazione rigida” e da una prospettiva volta all’incremento e allo sviluppo delle costruzioni piuttosto che al contenimento del consumo del suolo. «Inoltre – ha rimarcato l’esponente del Pd - l'approvazione del PPR, avvenuta nell'ormai lontano 2006, impone il riassetto della disciplina di governo del territorio anche per consentire ai comuni un celere adeguamento degli strumenti urbanistici ai nuovi principi contenuti nel PPR».
Per arrivare a un testo condiviso, Solinas ha messo in evidenza il percorso scelto da Giunta e Commissione che hanno promosso numerosi incontri sul territorio e con le associazioni di categoria: «Mai una proposta di legge è stata discussa come questa, chi afferma il contrario è in malafede».
Il presidente della IV Commissione ha poi indicato gli obiettivi perseguiti dalla legge, a partire dal «superamento della zonizzazione rigida a favore di una suddivisione del territorio in ambiti finalizzata alla riduzione del consumo di suolo e all'eliminazione della rendita fondiaria». 
Tra gli obiettivi anche «il miglioramento dell’esistente attraverso la riqualificazione urbana, la rigenerazione e la ricucitura delle periferie e tutti gli strumenti della perequazione, della compensazione e del trasferimento dei diritti edificatori». Confermati, inoltre, gli stanziamenti a favore dei Comuni per l’adeguamento dei Puc.
Solinas si è poi soffermato sulle modifiche apportate al testo anche alla luce del dibattito pubblico sviluppatosi nei territori e sui quotidiani locali. «Abbiamo provveduto a un potenziamento del ruolo pianificatorio degli enti locali – ha detto Solinas – per questo è stato soppresso l’articolo che prevedeva programmi e progetti ecosostenibili di grande interesse sociale ed economico che potevano apparire come esperienze calate dall’alto. Le scelte saranno di esclusiva competenza dei consigli comunali. Stessa considerazione è stata fatta per gli ampliamenti volumetrici delle strutture ricettive esistenti localizzate in fascia costiera. Anche questi saranno ricondotti all'interno del contesto pianificatorio comunale e ridisciplinati in un'ottica di contenimento delle volumetrie privilegiando il miglioramento della qualità dell'offerta turistica, escludendo inoltre dal beneficio coloro che ne avessero già usufruito in passato. Previsti, infine, piani di riconversione e riqualificazione urbanistica delle borgate marine o dei borghi caratteristici, finalizzati principalmente alla riconversione totale o parziale delle residenze per il tempo libero in strutture alberghiere o extra-alberghiere al fine di incrementare l'offerta turistica esistente senza ulteriore consumo di suolo». 
Tra gli obiettivi della legge, secondo Solinas, anche la semplificazione delle procedure di adozione dei Piani urbanistici comunali e sovracomunali in modo da evitare “lungaggini e farraginosità”.
Un accenno infine alla disciplina dell’agro, da sempre oggetto di discussioni e polemiche sulla titolarità ad edificare in campagna, da riservare, secondo alcuni, all’imprenditore agricolo professionale e, secondo altri, al semplice imprenditore agricolo che non eserciti la professione a titolo principale. «La Commissione – ha detto Solinas - ha ritenuto di dover privilegiare la figura del semplice imprenditore agricolo per garantire l'afflusso di capitali privati nell'agricoltura e il presidio umano nelle campagne».
Una bacchettata, infine, al Consiglio delle Autonomie Locali. «Con l’assessore Erriu abbiamo partecipato a una riunione del Cal a Oristano per chiarire alcuni punti del Disegno di legge. In quell’occasione sono state proposte modifiche, alcune delle quali sono state accolte. Nonostante questo il Cal non si è riunito nei termini e non ha espresso il parere».
Ha quindi preso la parola il relatore di minoranza, Antonello Peru (Forza Italia), che ha esordito evidenziando quella che, a suo avviso,  è una delle caratteristiche principali del testo: «La tutela del territorio appare prevalente sul concetto di sviluppo – ha detto Peru -  ciò è chiaramente evidente fin nella impostazione dell'articolo 3. Esso identifica in 13 punti gli scopi della pianificazione urbanistica: 8 sono dichiaratamente di tutela e solo in uno compare la parola sviluppo, nella lettera i) del comma 1. Ma anche qui l'obiettivo non è lo sviluppo in sé, ma piuttosto garantire che esso sia equilibrato. Considerato come le finalità della pianificazione trovano strumento applicativo nei PUC, la cui normazione è il cuore della presente legge, appare quantomeno strano ritenere che la finalità dei medesimi sia la mera tutela. Essa è senza dubbio una condizione non aggirabile nell'utilizzo del territorio e nessuno sviluppo, sociale, economico e culturale sarebbe altrimenti oggi possibile in quanto non rispetterebbe le condizioni di sostenibilità».
Peru si è poi concentrato sulle novità introdotte dalla legge come il superamento della zonizzazione rigida per la regolamentazione dell’uso del suolo all’interno dei piani comunali. «La governance di tali processi implicherà un forte impegno da parte sia dei Comuni che della Regione ed è senza dubbio un elemento di grande criticità per una norma che vorrebbe essere di semplificazione».
Il vicepresidente del Consiglio ha poi giudicato positivamente la parte della legge che intervenendo sulle tutele del PPR nella fascia dei 300 metri dal mare «disciplina finalmente le attività di recupero ambientale e paesaggistico legate alla modifica ed al riuso delle volumetrie già legittimamente presenti su tali aree, anche in parte riprendendo quanto già previsto dalla legge regionale n. 8 del 2015». 
Secondo Peru, dopo aver stigmatizzato gli interventi lesivi dell’ambiente «è un dovere morale favorirne la riqualificazione e agevolare le trasformazioni e il recupero. Questa attività rischia però di rimanere impigliata nei laccioli delle norme tecniche del PPR. La speranza è che questa legge riesca a superare questi limiti interpretativi per consentire lo sviluppo dell’economia turistica».  
Peru, infine, si è soffermato sugli ambiti rurali. Secondo il relatore di minoranza, la norma mira giustamente a una tutela delle campagne introducendo il vincolo dell’edificabilità legato alla conduzione di un fondo produttivo e alle necessità abitative di un imprenditore agricolo. «Ciò però non risolve il problema – ha detto Peru – i danni nelle campagne sono spesso causati dall’assenza di controlli e di pianificazione. Forse si dovrebbe pensare non tanto (o non solo) all'utilizzo di soluzioni già discusse, come il lotto minimo (sia esso di uno, tre ettari o più), ma meglio alla opportunità, all'interno dei PUC, di prevedere, dove fondatamente motivata, la realizzazione di quote di insediamento residenziale in agro, in aree opportunamente individuate e dettagliatamente studiate, slegate dall'attuale assetto fondiario catastale delle proprietà. Il rischio altrimenti è un impoverimento del territorio». (p.p.)

Dopo le relazioni di maggioranza e di opposizione, ha preso la parola l’on. Gianfranco Congiu (PDS) per illustrare l’ordine del giorno Congiu, Cherchi e più sulla riforma della rete ospedaliera.
L’on. Congiu ha detto: “Il 25 ottobre 2017 in quest’Aula veniva approvato il documento di riorganizzazione della legge ospedaliera. E’ stato per noi un documento che ha voluto rappresentare un paziente lavoro di cucitura del bisogno di salute dei territori, vincolato dall’input del nostro partito: impegnarci per far funzionare tutti i pronto soccorso della rete ospedaliera  e le modalità di gestione dei servizi nella rete territoriale, a oggi inesistente. Noi rappresentiamo qui dentro il popolo sardo nell’adozione di atti legislativi di suo interesse e oggi scorgiamo invece i segnali di una applicazione di un modello contrario, frutto di atti attuativi antitetici rispetto al documento di riforma da noi approvato”.
L’oratore ha proseguito chiedendosi: “Perché dopo un anno questa rete non viene attuata? Dal nostro punto di vista la risposta del ministero, giunta nei giorni scorsi, mi ha lasciato del tutto indifferente perché non è idoneo a bloccare l’entrata in vigore della rete ospedaliera. Dove è finito però il lavoro che abbiamo svolto nei mesi scorsi? Dove è finita la rete territoriale della sanità sarda e dov’è la rete dell’emergenza urgenza? Ci paghiamo da soli i costi della Sanità: il governo italiano non ha titolo per impedirci di applicare la nostra riforma e la Valle d’Aosta ha già ottenuto soddisfazione costituzionale su questo, la giurisprudenza lo testimonia. Non capisco però perché prima abbiamo chiesto un parere non obbligatorio al ministro e poi ci stupiamo di come risponde. Il vero stupore è un altro, quello per la mancata attuazione della rete ospedaliera”.
Per la Giunta ha replicato l’assessore Luigi Arru, secondo cui “da ottobre, quando la rete è stata approvata, abbiamo cercato di applicare una serie di atti e abbiamo cercato con tutti voi di ragionare sulle cose necessarie. Abbiamo fatto analizzare il DM70 dall’ufficio legale: si tratta in buona sostanza di un decreto che riguarda gli standard qualitativi della rete ospedaliera e riprende il decreto Balduzzi del 2012 e prima ancora con la legge Mariotti del 1968”.
Per l’esponente della giunta, medico oltre che assessore, “il diritto alla salute si esplica nella tutela del cittadino con appropriatezza: noi dobbiamo garantire che un cittadino operato per una patologia oncologica riceva le migliori prestazioni. Maggiore è dunque il volume della casistica di quell’ospedale, migliori sono gli esiti: questo è un dato di evidenza assoluta, sul quale non ci sono dubbi. Per questo abbiamo individuato nella riforma ospedali di primo e di secondo livello. E abbiamo rispettato la legge anche in relazione alla storia sanitaria della nostra isola, non rispetto a fatti burocratici. Per avere un Dea di primo livello ci deve essere un’unità di trattamento dell’ictus e dell’infarto nei 90 minuti. Vi risulta che Ghilarza disti più di 90 minuti da Nuoro o da Oristano? No: su questo abbiamo operato con la razionalizzazione con la proposta di modello organizzativo che oggi ci viene contestato. E difenderemo questa razionalizzazione. Non partiamo da zero, voglio che sia chiaro. Dal primo luglio l’elisoccorso è in funzione con oltre 300 interventi e questo lo abbiamo fatto noi. Tutta la maggioranza era consapevole della situazione che abbiamo trovato e ha affermato la autonomia della Sardegna con la riforma che stiamo attuando, evitando di mettere ticket sui farmaci e continuando a garantire il servizio sanitario pur in un momento difficile per l’economia”.
Al termine, la capogruppo di Forza Italia, on. Alessandra Zedda, ha chiesto al presidente Ganau una breve sospensione dei lavori, che è stata accordata.  Alla ripresa, l’on. Forma (Pd) ha detto che “la nota ministeriale giunta nei giorni scorsi in assessorato è quanto di peggio la burocrazia potesse sfornare, visto che la Sardegna paga da sola con i suoi soldi tutti i costi della sanità. Ha voglia il ministero di dire che il modello organizzativo che il Consiglio regionale ha adottato non è coerente con il DM 70. E non è accettabile che il Governo italiano composto da Lega, Psd’Az e Cinque stelle dica di non voler tagliare i servizi sanitari sardi e al tempo stesso non contestino però la posizione espressa dal ministero”.
Per l’on. Zanchetta “è giunto il tempo di chiudere il teatrino. E’ chiaro che a una riforma che razionalizza il sistema e dare migliore qualità soprattutto alle zone disagiate non è seguita la volontà di applicazione di questa riforma ma abbiamo invece assistito a taglio violentissimi specie nelle aree disagiate. Io chiedo che sia attuato immediatamente   questa riforma perché non esistono governi amici della Sardegna. E chiedo all’assessore Arru di dare corpo ai suoi giuramenti, quello di medico e quello di assessore, dando applicazione alla riforma”.
L’on. Cherchi (Pds) ha annunciato di “limitarsi all’ordine del giorno di censura politica” e ha aggiunto: “Non è facile censurare un assessore della tua maggioranza, ma l’assessore Arru è da censurare perché la sua riforma non è stata attuata. Non è ancora entrata in vigore e non ci conoscono le ragioni di questa mancata applicazione della riforma: la condotta dell’assessore Arru ha provocato confusione negli operatori, che ancora non capiscono per quale ragione non sia stata ancora applicata la volontà del parlamento dei sardi trasfusa in una norma legittima”.
Dai banchi del Pd  è intervenuto il vicecapogruppo on. Roberto Deriu, che si è rivolto all’assessore Arru: “Prima lei è stato mostrificato e adesso la martirizzano con una montatura tardiva. Se non fossi costretto dai miei doveri me ne andrei per non partecipare a questa messa in scena.  
Non c’è un solo approfondimento, non c’è un solo studio: siamo tutti bravi a dire un giorno che mancano le medicine e un giorno si ritarda sbarellando i pazienti nel pronto soccorso. Ma da qui a dire che è tutta colpa dell’assessore è dargli troppa importanza e io non le farò il favore di martirizzarla, assessore Arru”.
Per Forza Italia l’on. Zedda (FI) ha ricordato alla maggioranza “le nostre critiche sulle vostre proposte di legge e le denunce su ciò che non va nella Sanità sarda”. E ha detto: “Voi avete mortificato la Sardegna e non si capisce come facciate a parlare di rispetto del DM 70 se le Asl continuano a mettere in campo atti contrari alle deliberazioni in materia di rete ospedaliera. Per queste ragioni e per il vostro modo di gestire la sanità noi non possiamo che criticare l’operato dell’assessore Arru”. (c.c.)
Il consigliere Fabrizio Anedda (Misto), contrario, ha messo in evidenza «la gravità del comportamento del governo nazionale che comunica alla Sardegna il mancato rispetto del il Dm 70 per aver mantenuto i piccoli ospedali della Sardegna ignorando, nello stesso tempo, le 1200 assunzioni, la riduzione del numero delle Asl, e la lotta alla peste suina; cose che non ha fatto la precedente maggioranza che ha dissestato i conti del sistema sanitario per ragioni politiche e clientelari». La sinistra, ha sostenuto, «non può accettare lezioni di buon governo, anzi è ora di spiegare ai cittadini che la destra è sempre la stessa e non tutela la povera gente del sud, altro che sfiducia all’assessore  promossa da pezzi di maggioranza opportunista».
Il consigliere Luca Pizzuto (Art.1-Sdp) ha sostenuto che «non si può utilizzare l’iniziativa del Pds lasciando in ombra un atto del governo, che non è disfunzione di comunicazione ma un gesto grave contro la sovranità della Sardegna; vorrei perciò che il ministro venisse qua con i suoi tecnici a spiegare le cose perché non abbiamo niente da nascondere». Abbiamo salvato le piccole strutture e messo in ordine conti che erano al collasso, ha proseguito specificando di essere in polemica con l’assessore su alcuni contenuti della riforma «ma certamente non gli si possono imputare 40 anni di clientele e di un sistema di chi ha messo le mani nella sanità per ottenere vantaggio e carriere, un sistema che abbiamo provato a smantellare con la riforma».
Il consigliere del Misto, Emilio Usula, ha definito la richiesta di censura fantasiosa perché «i problemi non nascono oggi ma anzi assessore e Giunta devono rispondere, a mio avviso, di una serie di inadempienze e di atti aziendali che stanno determinando gravi danni in Sardegna dove sono in discussione i Lea e gli extra Lea, come liste d’attesa, screening, emergenza-urgenza, rete territoriale che doveva accompagnare quella ospedaliera». Se siano in questa situazione, ha detto Usula, «è perché abbiamo sposato la filosofia del Dm 70 con paramenti che non vanno bene per la Sardegna, inoltre avremmo dovuto imporre al governo una nostra visione dato che ci paghiamo per intero la sanità».
Il consigliere Pier Mario Manca, del Pds, ha evocato «il vecchio che avanza, per cui l’assessore può stare tranquillo perché nessuno vuole disturbare il manovratore; noi però abbiamo il dovere di dire quello che pensiamo, cioè che la rete ospedaliera approvata dal Consiglio non è stata applicata e questo è il vero problema». Più che criticare il governo, ha suggerito Manca, «dovremmo guardarci in casa, e questo vale per maggioranza e minoranza, il Consiglio invece deve ritrovare un sussulto di dignità e cambiare passo, sgomberando il campo dai buonisti cresciuti a ridosso delle elezioni».
Il capogruppo del Pds, Gianfranco Congiu, ha ribadito che «la mancata attuazione della rete ospedaliera ha conseguenze negative pratiche a Nuoro, dove le gestanti sono trasferite a Sassari e costrette a dichiarare che rifiutano il trasferimento se intendono rimanere a casa, ed altre se ne determineranno, a Nuoro e non solo, a cominciare dal mancato risparmio di 63 milioni». Il nostro non è certo un teatrino o una scelta opportunista, ha concluso, «ma è in gioco il rispetto della volontà del popolo sardo».
Il consigliere Roberto Desini (Pds) ha dichiarato di non voler stare «nel club degli ipocriti che ha tanti iscritti in quest’Aula, non difendiamo nessuno e non attacchiamo l’assessore Arru per sport, però la censura c’è perché ha disatteso una legge votata dal Consiglio, questo è il punto». Presidente Pigliaru, ha aggiunto rivolto al presidente della Regione, «si faccia un giro per la Sardegna e veda come vanno le cose; il nostro ordine del giorno è stato presentato prima dei rilievi del ministero in tempi non sospetti, anche se ora qui dentro tutti parlano nei corridoi ma poi nessuno ha il coraggio di dire la verità».
La consigliera del Pd, Rossella Pinna, provocatoriamente, ha proposto un emendamento orale  per stralciare il paragrafo riferito alla censura nei confronti dell’assessore sostituendolo con il Ministro della salute, perché in realtà «il nemico dei sardi e del Consiglio è il Governo che non vuole rispettare la volontà dei sardi, ed è evidente che chi vuole chiudere gli ospedali della Sardegna è a Roma».
Il consigliere di Campo Progressista Francesco Agus ha affermato che «il vero tema in discussione è la difesa dell’autonomia del Consiglio per cui l’ordine del giorno dovrebbe essere ritirato». Non ho votato la riforma, ha ricordato Agus, «ma oggi il ruolo del Consiglio va difeso dai governi accentratori e dalle burocrazie romane e sarde, da tempo sorde alle nostre richieste: noi non siamo in Giunta e non per nostra scelta, per cui il presidente della Regione dovrebbe chiedersi se il suo governo è diventato un governo di minoranza».
La consigliera Anna Maria Busia (Misto) ha ribadito il voto contrario alla riforma espresso a suo tempo, «sia perché non ne ho condiviso l’impostazione sia perché non ritenevo e non ritengo necessario l’adeguamento Dm 70». Tuttavia, ha proseguito, «oggi non posso votare un ordine del giorno che crea ulteriore confusione e non incide sui temi posti dal Ministero, così è un atto di bullismo politico che respingo».
Il consigliere Paolo Zedda (Art.1-Sdp), contrario, ha osservato che «tenere aperti i piccoli ospedali non è un successo, perché il problema non è combattere lo spopolamento o sostenere il campanilismo ma tutelare la salute e i pazienti; sotto questo profilo la nostra specialità è a rischio ma noi non facciamo niente per farla rispettare perché, per esempio, non abbiamo fatto norme di attuazione dello Statuto in materia di sanità». Sarebbe stato meglio, ha terminato, «contrattare prima le nostre deroghe, così avremmo evitato il rimpallo delle osservazioni e portato a casa la riforma». 
Sempre per Art.1-Sdp, il capogruppo Daniele Cocco ha ricordato che «in tempi non sospetti abbiamo criticato molte parti della riforma ed anche votato contro un emendamento che dava troppo potere decisionale alla Giunta sui posti letto nel pubblico e nel privato, però l’ordine del giorno capita nel momento sbagliato perché dobbiamo difendere la nostra riforma che forse lo stesso assessore non condivideva del tutto, in particolare sui piccoli ospedali, mentre il Consiglio ha deciso che nessuna struttura doveva essere chiusa ma possibilmente potenziata». Questo finora non è visto, ha detto infine, «e per questo abbiamo sollecitato la verifica puntuale e un cambio di passo nell’attuazione della riforma».
Il consigliere del Pd, Luigi Lotto, ha ricordo la discussione sulla rete ospedaliera «con il grande lavoro dell’assessore e della maggioranza, dello stesso partito dei sardi e minoranza, che hanno contribuito a superare un rapporto non facile con i territori su problematiche oggettivamente molto complesse, nella consapevolezza che il Dm 70 avrebbe portato davvero alla chiusura di molte strutture». Allora qualcuno cavalcò lo scontento di tante realtà, ha aggiunto Lotto, «mentre il Pds ha profuso molto impegno per trovare soluzioni, ed oggi lamenta che nuova rete non è attiva; è una esigenza comprensibile, ma bisogna tener conto che ci vuole tempo».
Ancora per il Pd il consigliere Luigi Ruggeri ha parlato di «una discussione difficile su una censura che somiglia ad un atto di fede assumendo da un lato che la rete non viene applicata compiutamente, ma riguarda soprattutto Nuoro come Dea di secondo livello ma questo nella riforma non c’è». In generale, ha proseguito, «manca la chiara assunzione di responsabilità di un lungo percorso legislativo che ha portato ad una riforma con elementi sostanzialmente identici a tante ipotesi formulate nel passato, insomma un processo in divenire che ha alcuni limiti, altrimenti c’è solo strumentalità».
Sempre per il Pd il consigliere Antonio Solinas ha sottolineato che «urbanistica e sanità vivono in qualche modo destini paralleli all’interno dei quali ognuno a seconda della posizione cambia idea, dimenticando la grande vertenza sul governo autonomo della sanità in Sardegna, con significative differenze rispetto al resto della penisola». Forse ci sarà qualcosa da rivedere dopo il confronto col ministero, ha ammesso Solinas, «ma diritto va rivendicato e lo dice pure il senatore Solinas che oggi fa parte di un governo contro la Sardegna;  questa è una battaglia di autonomia che non ammette divisioni e l’ordine del giorno del Pds è un atto non usuale, perché i problemi ci sono sempre stati ma vanno affrontati in modo più sereno, senza dimenticare che abbiamo salvato e messo in sicurezza i piccoli ospedali, risultato che va difeso e sostenuto».
Il capogruppo del Pd, Pietro Cocco, ha definito l’ordine del giorno paradossale «dopo aver respinto in precedenza una mozione di sfiducia mentre ora il Ministero dice che nostra rete è troppo sarda, a conferma del fatto che non abbiamo chiuso nulla ma rinforzato presidi e questo è un dato indiscutibile». Il Pds, ha continuato, «deve comprendere che sulla sanità bisogna avere un approccio differente; è falso dire che non abbiamo applicato la riforma, non è cosi perché gli ospedali sono tutti in piedi con le loro strutture principali e, dopo vent’anni, esiste una rete ospedaliera che magari può essere migliorata ma è un patrimonio della Regione: forse questo non pagherà in campagna elettorale ma le scelte difficili meritano classi dirigenti di alto livello e non sempre è così».
A nome della Giunta il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, ha affermato che, dopo una analisi approfondita dell’ordine del giorno, «la censura non è accettabile, perché i termini del confronto con il Governo sono molto chiari e riguardano solo i Lea mentre le scelte organizzative spettano alla Regione, per cui riteniamo che il Ministero abbia oltrepassato la sua competenza». A questo sconfinamento di competenze ci opponiamo, ha aggiunto il presidente, «e restiamo convinti che possiamo introdurre deroghe rispetto a parametri che non consentono di garantire Lea adeguati ai sardi perché la sanità la paghiamo noi». Nel merito, ha detto ancora Pigliaru, «abbiamo fatto una riforma importante coraggiosa e inevitabile che andava fatta perché i fonti erano fuori controllo e la qualità del servizio molto bassa, arriverà il momento di verificarne lo stato di attuazione e siamo pronti a farlo, stiamo introducendo un nuovo modello e l’assessore Arru non merita nessuna censura perché ha lavorato con impegno e passione a una nuova rete ospedaliera che è parte integrante della riforma».
Non essendoci altri iscritti a parlare il presidente ha messo in votazione l’ordine del giorno che il Consiglio ha respinto con 25 voti contrari, 5 favorevoli e 4 astenuti. L’opposizione ha abbandonato l’Aula. (Af)
Annunciato l’esame della Proposta di legge n. 547 per la proroga della data delle elezioni di secondo grado nelle amministrazioni comunali, la consigliera del gruppo Misto, Anna Maria Busia, riferendosi all’esito della votazione dell’ordine del giorno di censura dell’operato dell’assessore della Sanità, ha dichiarato: «Prendiamo atto di quanto accaduto e invitiamo il presidente della Giunta a procedere nel ritiro delle deleghe all’assessore dei Lavori pubblici, Edoardo Balzarini». Il consigliere Pizzutto (Art.1-Sdp) ha chiesto di intervenire sull’ordine dei lavori per esprimere solidarietà ai sardi “accusati di terrorismo” ma è stato interrotto dal presidente del Consiglio che ha concesso la parola alla capogruppo di Forza Italia, Alessandra Zedda che ha precisato che l’assenza dal voto dei consiglieri della minoranza è stata un atto politico.
Il consigliere del Pd, Roberto Deriu, ha invece aperto la serie di interventi in discussione generale sulla Pl 547 e si è rivolto in particolare ai rappresentanti del gruppo de Riformatori invitandoli “ a riconoscere l’errore storico fatto con il referendum per l’abolizione delle province”. «Cari Riformatori – ha affermato il consigliere della maggioranza - dovete ammettere l’errore di aver condotto una campagna demagogica e sbagliata che non rappresenta affatto una riforma». Deriu ha inoltre criticato il termine del 31 dicembre (proposto dai Riformatori) quale nuovo termine, in luogo di ottobre, per lo svolgimento delle elezioni di secondo grado ed ha auspicato un ritorno alla elettività negli enti costituzionalmente riconosciuti («sulle province hanno sbagliato i Riformatori, l’allora presidente Cappellacci e anche il centrosinistra che si è fatto prendere la mano da una certa frettolosità nel voler smantellare gli enti intermedi»). 
Francesco Agus (CP-Misto): «Gli organi elettivi di secondo livello sono un retaggio di una stagione di riforme costituzionali finita contro un muro». Così il presidente della commissione Riforme ha aperto il suo intervento critico verso coloro che, a suo tempo, hanno proposto il referendum abrogativo in Sardegna ed ha ricordato la riforma Del Rio e la vittoria del “No” al referendum voluto dall’allora premier Renzi, per affermare che “Le Province erano e sono all’interno della Carta costituzionale”. Agus ha quindi ricordato le difficoltà finanziarie degli enti provinciali in Sardegna e l’anomala situazione che vede le province ricorrere ai soli finanziamenti regionali attraverso il cosiddetto fondo unico. «Le Province, in Sardegna – ha concluso Agus – sono commissariate perché commissariato è il loro bilancio». L’esponente della maggioranza ha quindi ricordato la proposta di legge, sottoscritta anche dall’attuale ministro dell’Interno, Matteo Salvini, perché siano ripristinate le elezioni dirette dei presidenti e dei consigli provinciali. 
Il capogruppo dei Rifromatori, Attilio Dedoni, ha replicato alle dichiarazione del consigliere Deriu e anche a quelle del consigliere Agus, ricordando che, sul tema dell’abolizione delle province, ai tempi del referendum in Sardegna anche il Pd e Forza Italia si erano espressi per la cancellazione degli enti intermedi. «Il Pd guardi al suo interno – ha affermato l’esponente della minoranza – e ricordi che il Pci e la sinistra italiana hanno combattuto da sempre le province che il centrosinistra sardo non ha saputo riformare neppure nella legislatura in corso con la riforma degli Enti Locali». «Siamo disposti a discutere un nuovo assetto delle autonomie locali – ha concluso Dedoni – perché non siamo qui a testimoniare il vecchio ma per confrontarci per il futuro mentre voi invece vivete di vedovanze».
Il capogruppo dell’Udc, Gianluigi Rubiu, ha ricordato il suo “no” all’abolizione delle province in Sardegna e si è detto favorevole al provvedimento in discussione ma soprattutto ha auspicato “l’introduzione della elezione diretta degli amministratori degli enti provinciali”.
L’assessore del Bilancio, Raffaele Paci, ha dichiarato il parere favorevole della giunta e il consigliere dei Riformatori, Michele Cossa, in sede di dichiarazione di voto sul passaggio agli articoli, ha rilanciato la polemica con il collega del Pd Roberto Deriu. «Quello che Deriu ritiene una colpa – ha dichiarato Cossa -  io la rivendico come un merito perché faremo sempre di tutto per mettere un freno al malcostume». «Le province – ha aggiunto il consigliere della minoranza - erano diventate macchine di clientela e sprechi, un  po’ come sta accadendo oggi nella sanità sarda». 
Oscar Cherchi (Fi) ha invece dichiarato il voto contrario alla proposta di legge: «Non voglio allungare i tempi e la permanenza dei commissari nel governo delle province sarde e mi chiedo perché si sia proceduto con elezioni di secondo grado solo per la città metropolitana di Cagliari». 
Roberto Deriu (Pd) si è rivolto ancora una volta ai consiglieri dei Riformatori («non capisco gli attacchi personali perché serve una discussione sulle cose») evidenziando le ragione di “un dissenso politico forte” verso le scelte operate da chi “con mezzucci ha cercato di soffocare un ente costituzionalmente riconosciuto”. 
Giuseppe Fasolino (FI) ha invitato l’Aula alla riflessione: «Le province come funzionano e come sono organizzate oggi erano l’obiettivo che si voleva raggiungere col referendum o con la riforma degli enti locali?». Il sindaco di Golfo Aranci ha quindi concluso con l’auspicio che presto si possa tornare al voto con l’elezione diretta del presidente del consiglio provinciale. 
Giuseppe Meloni (Pd): «Voto a favore nonostante non condivida il termine del 31 dicembre per lo svolgimento delle elezioni di secondo grado perché serve un termine più ampio». L’esponente gallurese del Pd ha quindi criticato l’ex governatore Cappellacci («ha sponsorizzato il referendum abrogativo con i soldi dei sardi») ed ha auspicato il ripristino degli enti provinciali. 
Stessa posizione espressa dal presidente della commissione Bilancio, Franco Sabatini (Pd) che ha definito gli atti posti in essere dalla Giunta Cappellacci all’indomani del referendum abrogativo “un blitz, un attentato che ha cancellato organismi eletti dal popolo per sostituirli con i commissari nominati dalla Giunta”. 
Gianni Lampis (FdI) ha invece insistito sulle responsabilità del centrosinistra per “il fallimento della riforma degli Enti Locali” e ha ricordato alcune discutibili iniziative a suo tempo e a suo giudizio assunte dalla provincia del Medio Campidano («sul giudizio negativo espresso dai sardi verso le provincia hanno responsabilità anche coloro che governavano sette province su nove»). 
Giovanni Satta (Psd’Az) ha dichiarato voto favorevole al provvedimento e ha ricordato la protesta dei sindaci galluresi che hanno minacciano di disertare le urne: «Protestano contro gli errori della sinistra e della destra, perché l’unica provincia legittimata ad esistere è la Gallura».
Roberto Desini (Pds) ha criticato l’elezione di secondo livello («si rischia di avere in provincia consiglieri che continuano a fare solo i sindaci del proprio paese») ed ha auspicato chiarezza sul futuro della provincia Gallura. (A.M.)

Rossella Pinna (Pd) ha annunciato il suo voto favorevole e ha auspicato le elezioni dirette dei rappresentanti della provincia. La consigliera del Pd ha ricordato che sulla manutenzione delle scuole la provincia del Medio Campidano ha usato un metodo, che è stato poi riutilizzato da altre province, e che prima dell’istituzione della provincia del Medio Campidano, il territorio era praticamente dimenticato dalla provincia di Cagliari da cui dipendeva. 
Luigi Lotto (Pd) ha condiviso le affermazioni dei colleghi di partito Deriu e Pinna, sottolineando inoltre di capire la posizione assunta a suo tempo dai Riformatori sardi, ma ha criticato l’atteggiamento assunto dall’allora presidente della Regione. “E’ stato un errore fare di tutta l’erba un fascio” e ha aggiunto,  “è stato commesso un grave errore a livello nazionale”. 
Non essendoci più iscritti a parlare, il presidente Ganau ha messo in votazione il passaggio agli articoli che è stato approvato con 50 voti favorevoli e 1 contrario. 
Sull’articolo 1 ha preso la parola Antonio Solinas (Pd), che ha ribadito l’importanza delle funzioni che aveva la provincia e che oggi, soltanto nel territorio di Oristano, anziché esserci una sola Istituzione provinciale ci sono otto Unioni dei Comuni. Solinas ha anche ricordato che le province, oggi, sono nella totale impossibilità di provvedere alla manutenzione delle scuole e delle strade. Il consigliere del Pd ha proposto di allungare la proroga fino alla prossima legislatura affinché se ne occupi il nuovo governo regionale, anche alla luce delle discussioni in atto a livello nazionale.   
Michele Cossa (Riformatori sardi) ha proposto di arrivare all’approvazione della legge, necessaria per gli adempimenti burocratici imminenti, perché se si vuole affrontare il discorso delle province, Cossa ha ricordato che è un tema caro ai Riformatori e che se ne potrebbe parlare per parecchio tempo. 
Il presidente ha poi aperto le votazioni: l’Aula ha approvato l’articolo 1, l’emendamento aggiuntivo all’articolo 1 di Pietro Cocco e più (“All’articolo 1, dopo il comma 1, è aggiunto il seguente: “1bis. Sono conseguentemente privi di efficacia gli atti adottati ai fini di elezioni provinciali del 13 ottobre 2018”), l’articolo 2, e infine il testo finale della legge che ha avuto il via libera con 49 sì e 1 no.
La seduta è stata chiusa e il Consiglio regionale è stato convocato per martedì 25 settembre, alle 10. (eln)