CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XV Legislatura

Ufficio Stampa

Nota stampa della seduta n. 193
Mercoledì 28 Settembre 2016 - Pomeridiana

Respinta la mozione n. 253 (Cappellacci e più) “Sugli sbarchi di migranti nell'Isola e sul superamento della quota prevista per la Regione”

Approvata la mozione n. 220 (Agus e più) “Sul coordinamento delle attività di prima e seconda accoglienza e della gestione dei servizi per le persone richiedenti asilo e i cittadini stranieri”

Respinta la mozione n. 168 (Tedde e più) “circa lo stato di attuazione del protocollo d'intesa per la "Chimica Verde" a Porto Torres”

Approvato l’ordine del giorno unitario (Cocco Daniele e tutti i capigruppo) per esprimere la condanna verso gli ultimi gravissimi atti intimidatori nei confronti degli amministratori dei Comuni di Orotelli, Nannino Marteddu, e Mandas, Umberto Oppus

Approvata la mozione n. 126 (Deriu e più) “sugli interventi urgenti in materia di diritto allo studio e in merito alle modalità d'accesso alla fruizione dei benefici erogati dagli enti regionali per il diritto allo studio universitario”

 

La seduta si è aperta sotto la presidenza del vice presidente Eugenio Lai. Dopo le formalità di rito il Consiglio ha proseguito il dibattito sulle mozioni n. 253 – Cappellacci e più – “sugli sbarchi dei migranti nell’Isola ed il superamento della quota prevista per la Regione” e n. 220 – Agus e più – “sul coordinamento delle attività di prima e seconda accoglienza e della gestione dei servizi per le persone richiedenti asilo e i cittadini stranieri”.

Intervenendo nella discussione generale, il vice capogruppo di Forza Italia Alessandra Zedda ha ribadito che «accoglienza e solidarietà sono da sempre nelle corde del popolo sardo e del popolo italiano ma non possiamo far finta di non vedere ciò che abbiamo di fronte ogni giorno; siamo stati accusati di incitare all’odio ma i fatti confermano le nostre previsioni e le cose andranno sempre peggio senza un radicale cambiamento delle politiche dell’immigrazione». Noi abbiamo parlato fin dall’inizio, ha ricordato, «di scarsa organizzazione, di corsa di molte coop a svolgere certi servizi, di rapporto ambiguo fra lo Stato e l’Unione europea, di mancanza di una politica unitaria inquadrata in una visione mondiale del fenomeno, ed alla fine sono emersi i veri problemi a cominciare dal buco di 600 milioni per la copertura delle attività già svolte, determinando un indotto problema di occupazione». La Sardegna è ormai sotto stress a cominciare dalle comunità locali, soprattutto le più piccole, ha concluso la Zedda, «sulle quali è stato scaricato il problema, così come è stato a lungo ignorato il malessere dei sardi nei confronti della deriva assunta dal problema dell’immigrazione».

Il consigliere dell’Udc Gianni Tatti ha espresso in apertura il suo apprezzamento per le recenti dichiarazioni del presidente Pigliaru relative al rilancio delle zone interne, peccato però, ha osservato, «che questi buoni propositi vadano in direzione opposta rispetto all’idea di ripopolare l’Isola con i migranti, definiti nuove braccia e cervelli assegnando ben 4000 euro mensili per ogni nucleo familiare formato da migranti, con i fondi destinati al programma di sviluppo della Marmilla, individuata dal Governo come zona svantaggiata». Sarebbe opportuna, ha sollecitato Tatti, «una smentita della Giunta perchè a questo punto la misura è colma e si sta portando acqua al sistema di coop dell’accoglienza e dei salotti radical-chic, mentre è necessario ridare fiducia al popolo sardo con un processo di sviluppo sostenibile facendo rientrare i nostri tanti emigranti, creando le condizioni per un vero processo di integrazione». 

Il capogruppo di Cps Piefranco Zanchetta ha affermato che «forse è venuta meno un po’ di tensione etica rispetto alla portata universale dell’argomento di cui anche come Regione dobbiamo essere all’altezza, perché siamo nel pieno di fenomeno che mette in discussione i diritti umani fondamentali, quegli stessi diritti che ispirano l’Uganda ad ospitare centinaia di migliaia di migranti pur essendo uscita da poco dalla guerra». l’Italia, ha ricordato Zanchetta, «chiederà alla Ue 3.5 miliardi per l’emergenza migranti e su questo dobbiamo inserirci per creare le condizioni per una migliore accoglienza nell’interesse dei sardi e delle persone che accogliamo; è giusto far sentire la nostra voce nei confronti del Governo ma conquistandoci un ruolo da protagonista, noi non ci vogliamo rinchiudere ma pretendere la nostra specificità anche in tema di accoglienza».

Il consigliere di Sel Luca Pizzuto ha auspicato che dalla discussione arrivi «un contributo di verità anche verso i sardi, il cui malessere non è causato dalla presenza dei migranti ma dalla mancanza di lavoro e di garanzie sociali e non è accettabile la posizione di chi respinge gli immigrati poveri e plaude a quelli che arrivano a bordo di mega yacht». Ragioniamo piuttosto, ha suggerito Pizzuto, «sulle cause che spingono queste persone ad attraversare il mare rischiando la vita, per responsabilità occidentali ben precise, di politiche che hanno devastato l’Africa per secoli (l’Africa non possiede una miniera d’oro ma il 70% dell’oro viene da quel continente); di qui il dovere comune di solidarietà, di integrazione culturale, di benessere, fermo restando che la questione principale, molto complessa, è l’esclusione dei poveri dalla gestione delle risorse del pianeta».

Il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni ha messo l’accento sul fatto che «l’argomento merita una riflessione alta che forse non siamo stati in grado di assicurare, perché il problema tocca da vicino tutta la politica a patto che sia libera da pregiudizi ideologici; è vero che un terzo del mondo rappresenta la totalità degli interessi economici, ma non si può dire stiamo stati colonizzatori come occidente dimenticando altre responsabilità come quelle della Cina e non solo». Restando ai fatti, ha proseguito, «non è corretto gestire presenza di così tante persone senza sapere che fine faranno domani, infatti molti di loro sono davanti ai nostri supermercati a chiedere l’elemosina; come insegnava un vecchio detto è meglio insegnare a pescare anziché regalare un pesce e, nello stesso tempo, teniamo presente che 35 euro al giorno in Africa sarebbero molto più utili agli stessi migranti che forse diventerebbero quasi ricchi». Va bene l’accoglienza, ha concluso Dedoni, «ma poi ci vuole una politica per l’Africa, perché così stiamo creando altri disoccupati che potranno essere reclutati dalla malavita».

Il capogruppo del Pd Pietro Cocco ha evidenziato «il dramma di chi fugge dalla fame e spesso trova la morte, una situazione di fronte alla quale il nostro compito è restituire dignità a queste persone senza trasformare il problema in facile consenso elettorale, perchè comunque dobbiamo dare risposte con realismo e maturità di fronte ad un problema inarrestabile, sapendo bene che i fenomeni storici non possono mettere in secondo piano le grandi questioni sociali». Non sarà qualche delinquente, ha continuato, «a farci perdere il nostro carico di umanità e non saranno certamente i migranti a togliere il lavoro agli italiani ed ai sardi». E’indecente piuttosto, secondo Cocco, «parlare di sforamento di quote che peraltro non c’è, una classe dirigente deve fare altro che pensare a tenere lontano questa gente dai nostri occhi; non vogliamo ripercorrere la storia tragica del ‘900, noi italiani e noi sardi abbiamo una storia di emigrazione, chi ha vissuto quelle esperienze ha il dovere di essere accogliente e fare la nostra parte».

A nome della Giunta l’assessore della Sanità Luigi Arru ha ritenuto opportuno chiarire in apertura che «nessuno ha pensato ad una sostituzione dei sardi con i migranti, il ragionamento è un altro e parte dall’invecchiamento della popolazione in crescita che vede la Sardegna al di sotto della media italiana». Arru ha poi invitato il Consiglio «a guardare i fatti in modo costruttivo, tenendo presente che la Regione ha messo in campo una organizzazione efficiente ed gruppo di lavoro inter-assessoriale, ha predisposto un piano per accoglienza per il 2016, fra le poche Regioni d’Italia». Nella nostra Regione, ha aggiunto, «sono arrivati dal giugno 2014 oltre 14000 migranti pari al 2.96% ed oggi sono presenti circa 5000 migranti». Siamo attenti al rispetto delle quote, ha detto ancora Arru, «e proprio nei giorni scorsi abbiamo chiesto al prefetto Morcone, responsabile del Governo per l’immigrazione, più certezze per Comuni ed una accoglienza programmata, più efficienza nel meccanismo di distribuzione presso Regioni con adeguati preavvisi». Avviandosi alla conclusione, l’assessore Arru ha smentito che la prsenza dei migranti abbia prodotto un aumento della criminalità, comunicando che anzi «rispetto ai primi 8 mesi del 2015 c’è stato un significativo decremento». Noi puntiamo, ha detto infine, «su un modello di accoglienza diffusa e non sulle concentrazioni grandi centri o in zone isolate, ritenendo che questa sia la via più giusta per trasformare l’immigrazione da problema a risorsa».

Prendendo la parola per la replica il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha registrato con soddisfazione «un dibattito franco anche se con qualche voce stonata come quella del capogruppo del Pd che non ha portato un contributo utile». Non sono soddisfatto invece, ha precisato, «delle dichiarazioni dell’assessore e non per partito reso; ha elencato le cose fatte ma senza una visione di prospettiva diventata ormai realtà, dimenticando che c’è forte preoccupazione nei governi nazionali di tutta Europa rispetto ai 235000 migranti segnalati in arrivo in Italia e in parte anche in Sardegna, perciò non si può dire che tutto va bene tenendosi alla larga da ogni critica al governo nazionale». La realtà, a suo giudizio, «è che il Governo sta scaricando sulle Regioni sia i costi economici del fenomeno che quelli sociali, ed inoltre sarebbe necessario soffermarsi sul ruolo dei Comuni, perché i problemi stanno emergendo con grande drammaticità e i Sindaci non possono reggere a lungo questa situazione». Se vogliamo fare accoglienza mandandoli in stabili fatiscenti come è accaduto a Sassari, ha concluso il capogruppo di Forza Italia, «questa non è accoglienza ma una vergogna, se questi fenomeni non vengono governati esploderà il conflitto sociale ed il conflitto fra poveri».

Ancora in sede di replica il consigliere di Sel Francesco Agus ha definito «una buona notizia il dibattito in Consiglio con una forte attenzione ad un risultato particolarmente importante, ferme restando le differenze politiche, così come sono importanti gli impegni presi dall’assessore anche per il futuro, con particolare riferimento al superamento del sistema di accoglienza concentrato sui principali centri urbani rivelatosi fallimentare, mentre il modello dell’ospitalità diffusa appare l’unica strada per risolvere il problema». Dobbiamo arrivare ad un clima di rapporti con gli stranieri che vada al di là dell’emergenza, ha concluso Agus, «un clima in cui, senza togliere nulla agli obblighi dello Stato, dovrà essere la Regione ad esercitare un ruolo di coordinamento e metterci la testa, come Istituzione più adatta a gestire meglio su territorio una politica di condivisione con le amministrazioni locali e la popolazione, per colmare distanza fra decisioni centrali e locali». Agus ha infine auspicato che il dibattito si concluda con un ordine del giorno unitario.

Per dichiarazione di voto, il consigliere di Forza Italia Giuseppe Fasolino ha apprezzato «la discussione positiva finalizzata al raggiungimento di un risultato, anche se con interventi non condivisibili a causa di un approccio eccessivamente politicizzato e simile a quello delle tifoserie contrapposte; lo stesso assessore ha risposto presentando un programma da realizzare, dimenticando che lo stesso Renzi ha detto di aver capito che il vero intervento va fatto nei territori di provenienza, dei migranti». Fasolino ha infine criticato il paragone fra i migranti e turisti, «quasi che si volesse cacciare via i turisti dalla Sardegna» e respinto il paragone fra «la nostra emigrazione storica e quella attuale, due fenomeni profondamente diversi».

Il consigliere dell’Udc Gianni Tatti ha ripreso le dichiarazioni del vice presidente della Giunta Paci, smentite solo informalmente, «sui 4000 euro per ogni famiglia di migranti con i fondi per lo sviluppo assegnati alla Marmilla», spiegando che «questo è un progetto della Cgil che su questo organizza incontri sul territorio, rivolgendo alle comunità locali un messaggio molto negativo».

Il consigliere del Pd Franco Sabatini, dichiarandosi a favore della mozione Agus e contro quella Cappellacci ha comunque auspicato un documento unitario, «superando luoghi comuni che gravano sul problema dei migranti». Quanto al ruolo delle Regioni, Sabatini ha ricordato la distinzione fra le strutture pubbliche destinate ai richiedenti asilo (i cosiddetti Sprar) e quelle private per la prima accoglienza. Ebbene, ha concluso, «in Sardegna ci sono solo 8 Spar con 171 ospiti, mentre 5000 migranti sono convogliati dalle prefetture in strutture dove poi può succedere di tutto; sono le prime strutture che vanno potenziate e sviluppate sul territorio».

Il vice capogruppo di Forza Italia Alessandra Zedda ha ribadito che, al di là della posizione sulle mozioni e ferma restando la preferenza per un documento unitario, ha ribadito che il suo gruppo «ha espresso preoccupazione analizzando i fatti di ogni giorno, perché occorre chiedersi che forma di integrazione stiamo garantendo, che salute e che sicurezza; molto meglio intervenire nei paesi di origine come stanno dicendo in molti a posteriori, la maggioranza sta vedendo una realtà della Sardegna diversa da quella che è».

L’altro vice capogruppo di Forza Italia Marco Tedde si è detto «sgomento di fronte ad alcune dichiarazioni, noi stiamo stati molto attenti a trattare il tema con grande garbo mentre la maggioranza ha risposto con argomenti fuori luogo, forse perché si era preparata ad un dibattito dagli accenti viscerali che però non c’è stato». Il problema di fondo resta, ha concluso, «quale l’integrazione si vuole assicurare a chi ne ha diritto, in un quadro di diritti e doveri che non possono essere un optional». Tedde si è dichiarato infine a favore della mozione del suo gruppo pur auspicando un ordine del giorno unitario. (Af)

Dopo l’on. Tedde ha preso la parola l’on. Pizzuto, che ha detto: “Non diamo agli immigrati 35 euro ma servono per i servizi che paghiamo ai sardi. E’ vero, come ha detto l’on. Pittalis, che non dobbiamo creare ghetti ma esistono altri modelli possibili per l’accoglienza”.

Per l’on. Giancarlo Carta (Forza Italia) “sarebbe la fine della nostra cultura se masse senza limiti di persone invadessero il nostro territorio. Non ce lo possiamo permettere e un governo normale deve prima di tutto pensare alla propria popolazione.

Per l’on. Tendas (Pd) “il voto è favorevole per la mozione Agus anche se avrei preferito che si andasse a una sintesi con l’opposizione. Il vero problema è però quello della gestione dei minori non accompagnati, assegnati ai sindaci che da quel momento diventano amministratori di sostegno. Solo con il sistema di protezione degli Sprar si può gestire una situazione così grave e sono convinto che anche l’assessore alla Sanità ne sia al corrente. Parecchi comuni non ce la fanno più a gestire quindici, anche venti minori”.

L’on. Zanchetta (Upc) ha sollecitato la condivisione di “una sola mozione per tutta l’Aula, visto che l’Italia chiederà all’Europa 3 miliardi e mezzo per l’emergenza migranti e la Sardegna deve fare la sua parte di richieste”. L’on. Daniele Cocco (Sel) ha sollecitato ugualmente un solo documento politico”. +

Anche il Psd’az con il suo segretario Cristian Solinas ha invitato il Consiglio regionale a una posizione unitaria “e in difetto ci asterremo da entrambe le mozioni, visto il rischio di strumentalizzazioni molto forti e avendo ben presente che c’è un processo internazionale che sfrutta il sentimento generale di accoglienza”.

Per il Pd l’on. Roberto Deriu ha constatato ironicamente “il nostro stato di invasi. Persino sotto il consiglio regionale ci sono bambini invasori, figli di varie etnie, che giocano tra di loro e conoscono il dialetto cagliaritano. Chi è profugo ha sempre diritto di accoglienza, così come la ebbero i miei genitori e familiari durante la seconda guerra. Non invochiamo mai lo scontro di civiltà: è davvero fuori luogo”.  

L’on. Anedda (Sinistra Sarda) si è associato alla richiesta di un voto unitario e ha aggiunto: “I centri di accoglienza sono diventati un luogo di speculazione. C’è molto da vigilare su associazioni e cooperative”.

La Giunta è intervenuta col presidente Pigliaru, che ha difeso la mozione 250 (Agus) e sulla mozione Cappellacci ha detto: “Siamo tutti d’accordo sugli interventi diretti in Africa ma questo impiegherà molto tempo. Nel breve periodo dobbiamo lavorare per distribuire i migranti che arrivano in modo controllato e governato. La Sardegna non è Lampedusa perché stiamo rispettando le quote ma ci sono parti della mozione Cappellacci che non sono coerenti tra di loro”.

Per l’on. Dedoni (Riformatori) “il parlamento dei sardi deve decidere pensando prima di tutto all’interesse dei sardi. Certo che i bambini che giocano qui sotto sono una cosa bellissima ma devo considerare anche i disoccupati e cassintegrati che suonano le trombe, sempre qua sotto”.

L’on. Pittalis (Forza Italia) ha detto in replica al presidente Pigliaru che “gli ordini del giorno unitari si fanno se si è d’accordo sugli obiettivi. Siamo partiti tutti dallo spirito solidaristico e di accoglienza. Prendiamoci anche il tempo, possiamo approvarlo anche lunedì un ordine del giorno unitario e chiediamo al presidente Pigliaru di porre a Roma le questioni e il rischio di un’emergenza ancora più grande”.

Per l’on. Luigi Lotto (Pd) “il ragionamento di Pittalis è condivisibile: non è detto che si debba per forza approvare un documento unitario. Se il ragionamento è generale, se parte dal fatto che qui ci sono migliaia di persone che hanno rischiato la vita per arrivare sino a qui, allora ne parliamo”.

Il presidente del Consiglio ha sospeso per cinque minuti la seduta.   Al termine, in mancanza di un accordo, l’Aula ha respinto la mozione 253 Cappellacci e più mentre ha invece approvato la mozione 250 di maggioranza a firma di Agus e più. (C.C.)

 

Mozione n. 168 (Tedde e più) “circa lo stato di attuazione del protocollo d'intesa per la "Chimica Verde" a Porto Torres”

L’Aula è quindi passata all’esame della mozione n.168 (Tedde e più) sullo stato di attuazione del protocollo d’intesa per la “Chimica verde” a Porto Torres.

Il consigliere Marco Tedde (Forza Italia) ha ripercorso la storia del documento firmato nel 2011 da Governo, Regione, Enti Locali e sindacati per favorire la riconversione industriale del sito petrolchimico di Porto Torres. «Quel protocollo – ha detto Tedde – prevedeva la produzione di materiale ecocompatile, la realizzazione di una centrale elettrica alimentata a biomasse, la riqualificazione del personale  e le bonifiche ambientali del sito di Porto Torres. Un progetto da 700 milioni di euro con una ricaduta occupazionale di circa 700 addetti». Il consigliere azzurro ha poi ricordato che tra i punti chiave del progetto “Chimica verde” vi era l'integrazione con la filiera agricola e lo sviluppo delle piccole e medie imprese interessate alle produzioni "bio". Il protocollo – ha aggiunto l’esponente della minoranza – era accompagnato da un addendum che impegnava la Regione alla definizione di un progetto integrato per lo sviluppo locale con interventi di incentivazione per la creazione di nuove imprese, l'auto impiego, la formazione e riqualificazione del personale e agevolazioni per l'accesso al credito.

«Quel protocollo è stato in gran parte disatteso, Matrica nata nel 2011 dalla jont venture tra Novamont e Polimeri Europa (oggi Versalis), ha realizzat i primi tre impianti che oggi danno lavoro a circa 500 persone tra dipendenti e indotto. Un quadro insufficiente rispetto agli impegni istituzionali assunti  - ha rimarcato Tedde – i ritardi sono evidenti. La filiera agricola non si è sviluppata, le imprese non si sono insediate, l'Eni ha annunciato la cancellazione dal programma d'investimenti della realizzazione della centrale a biomassa integrata al sito industriale di Porto Torres».

Una situazione preoccupante, secondo Tedde. «La Regione deve intervenire per rimuovere i ritardi e pretendere il rispetto degli impegni assunti– ha concluso il primo firmatario della mozione -  la Giunta chiarisca i motivi che hanno portato Eni a rinunciare a una parte dei progetti».

Ha quindi preso la parola il consigliere Peppino Pinna (Udc) che ha sottolineato l’importanza della chimica verde per il rilancio dell’economia del Nord Sardegna. «Il protocollo d’intesa firmato nel 2011 ha creato aspettative – ha detto Pinna - tra le linee di progetto rientravano anche le bonifiche, uno strumento indispensabile per migliorare la qualità della vita delle popolazioni che vivono in un territorio altamente inquinato. La mancata attuazione del progetto rappresenta l’ennesimo fallimento nelle politiche di sviluppo. Occorre profondere il massimo sforzo per dare piena attuazione al protocollo d’intesa del 2011».

Salvatore Demontis (Pd) si è detto d’accordo con le premesse della mozione. «E’ vero che esistono ritardi da parte di Eni, la Regione invece non ha nessuna colpa. I lavori si sono fermati ai primi tre impianti per i quali sono stati spesi circa 250 milioni dei 450 previsti. Il progetto si è fermato quando è circolata la voce che Eni intendeva dismettere Versalis società che, in joint venture con Novamont, costituì Matrica. Senza la presenza di Eni era impensabile portare avanti il progetto».

Secondo l’esponente del Pd la priorità della Giunta era dunque scongiurare la dismissione di Versalis: «Per quanto ne so l’obiettivo sembra raggiunto, la vendita di Versalis sembra tramontata, senza questo passaggio tutto sarebbe stato inutile».

Demontis ha quindi concluso l’intervento auspicando la rivisitazione del protocollo del 2011: «Il documento va aggiornato , non si può chiedere di realizzare entro fine anno  i 4 impianti mancanti. Ha senso invece chiarire che l’importo dell’investimento deve rimanere lo stesso. Inutile, infine,  insistere sulla realizzazione di una centrale a biomasse non più competitiva».

Giudizio condiviso da Luigi Lotto (Pd): «Per la realtà industriale del Nord Sardegna il progetto ha una valenza importante. Comprendo lo spirito con cui centrodestra ha presentato la mozione per stimolare Governo e Regione. Tutto però è partito da Eni quando ha deciso di dismettere la chimica tradizionale. Eni ha l’onere di dare una prospettiva. Ciò che si deve chiedere alla Regione è di continuare ad insistere perché Eni rispetti gli impegni e garantisca il programma di sviluppo. Se il progetto fallisce la responsabilità è tutta di Eni. Ho fiducia che alla fine si raggiungerà un risultato positivo».

L’Assessore all’Industria Maria Grazia Piras ha ringraziato il centrodestra per aver presentato la mozione ma ha difeso con forza l’operato dell’esecutivo.

«Nel 2011 la Regione ha firmato il protocollo d’intesa con Eni. Di quel documento è stata attuata una parte del piano industriale, con un investimento di 210 milioni di euro per la chimica verde e 250 milioni per interventi ambientali – ha detto Piras - è stata poi ridiscussa la centrale a biomasse progettata da Enipower che dopo un approfondimento tecnico-economico ha ritenuto non sostenibile l’investimento. Matrica ha previsto di realizzare una caldaia a biomasse cofinanziata dalla Regione. Il progetto va avanti. Con la metanizzazione, Eni sta pensando a un rilancio della centrale a cogenerazione. Di questo si discute».

L’assessore ha poi ricordato le difficoltà incontrata nel momento in cui Eni pensava alla dismissione di Versalis. «Lo Stato stava pensando a un disimpegno sul fronte della chimica, senza Eni il progetto per Porto Torres andava a farsi benedire – ha detto Piras – il pericolo è stato sventato, con Eni ora si ragiona su una rivisitazione del protocollo. La prossima settimana probabilmente si chiuderà una nuova intesa».

Piras ha poi elencato i risultati raggiunti dalla Giunta per l’attuazione di altre parti del protocollo finalizzate alla riconversione e allo sviluppo del sito di Porto Torres, tra questi la realizzazione della rete del gas e di uno scalo di alaggio. «Abbiamo inoltre operato per creare opportunità di occupazione con azioni di supporto all’autoimprenditorialità, alla ricerca e all’innovazione – ha concluso Piras – in quest’ottica è stata avviata la rivisitazione del protocollo in modo che Eni mantenga gli impegni, condizione irrinunciabile per garantire la rinascita di Porto Torres».

Marco Tedde nella replica si è dichiarato insoddisfatto: «L’attivismo della Giunta non è orientato ad attuare il protocollo d’intesa e dell’addendum del 2011 – ha detto il consigliere azzurro – si parla di altre cose rispetto a quanto chiesto dalla mozione.

Abbiamo sentito affermazioni bizzarre. Versalis non è stata dismessa per l’intervento della Regione ma perché non è stato trovato l’accordo sulla governance. Voi siete alla finestra da quando governate la Sardegna. Sostanzialmente non avete fatto nulla. Oggi dite che volete rivisitare il protocollo ma questo deve essere fatto con il consenso di tutti i soggetti che lo hanno sottoscritto. Finché non vedo una bozza del nuovo protocollo non ci credo».

Per dichiarazioni di voto è intervenuto il consigliere di Forza Italia Stefano Tunis.

«La Regione non conosce le ragioni che portarono alla firma del protocollo. Nel 2011 Eni decise di sostenere la chimica verde perché perdeva decine di milioni di euro con la chimica tradizionale. Ad oggi ha sostenuto meno della metà degli investimenti per i quali aveva assunto gli impegni – ha detto Tunis – il tema centrale dal punto di vista industriale è che non è stata realizzata la fabbrica di ecoplastiche per un conflitto di interessi con il partner di Eni (Novamont) che è andato in sovraproduzione nei siti umbri. Non sapere questo significa non essere in grado di svolgere i propri compiti. La Giunta doveva incatenarsi al sito di Porto Torres e pretendere il rispetto degli impegni».

Salvatore Demontis (Pd) dopo aver  annunciato il voto contrario ha difeso l’operato della Giunta regionale. «Per decenni ci si è incatenati e si sono fatti grandi manifestazioni contro Eni che alla fine ha dismesso ciò che voleva dismettere. Il centrodestra parla di un metodo che è fallito clamorosamente. Non si è cercato un modello alternativo, ci si è illusi che le manifestazioni potessero bloccare Eni. Il protocollo deve essere aggiornato perché le condizioni sono cambiate – ha concluso Demontis – è evidente che ci sono cose da modificare».

Luigi Lotto (Pd) si è detto dispiaciuto che il centrodestra abbia presentato una mozione sul tema scaricando le responsabilità sulla Giunta regionale. «Avrei preferito un documento che individuasse i veri responsabili. Conosciamo come è partita la storia, come è stata gestita la situazione. Non voglio tornare a quei tempi, voglio lavorare alla realizzazione di un  progetto che possa dare lavoro a centinaia di persone. Non è polemizzando con la Regione che si risolvono i problemi».

Marco Tedde (Forza Italia) ha espresso meraviglia per le dichiarazioni della maggioranza. «Siamo consapevoli delle responsabilità di Eni ma anche del fatto che ci sono impegni che devono essere rispettati. La Giunta non ha detto nulla sui mancati adempimenti: ha parlato d’altro arrampicandosi sugli specchi. Solo adesso si sta accorgendo della gravità dei ritardi».

Il presidente Lai ha quindi messo in votazione la mozione n.168 che è stata respinta con 28 voti contrari e 14 a favore.  (Psp)

 

Mozione n. 216 (Deriu e più) “sugli interventi urgenti in materia di diritto allo studio e in merito alle modalità d'accesso alla fruizione dei benefici erogati dagli enti regionali per il diritto allo studio universitario”

Il consigliere del Pd, Roberto Deriu, invitato dal presidente di turno dell’assemblea a illustrare la mozione n. 216 in materia di istruzione ha dichiarato di rimettersi al testo del documento ed il capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis, intervenendo sull’ordine dei lavori, ha invitato la presidenza dell’Aula a porre in votazione l’ordine del giorno unitario in materia di attentati agli amministratori locali.

Non essendoci contrarietà alla proposta avanzata da Pittalis, la segretaria dell’Aula, Daniela Forma (Pd) ha dato lettura del documento che esprime ferma condanna “verso i gravissimi atti intimidatori nei confronti degli amministratori locali” nonché solidarietà al sindaco del Comune di Orotelli, all’ex sindaco di Mandas e ai carabinieri colpiti. Il dispositivo impegna inoltre il presidente della Regione a intervenire “in maniera incisiva nei confronti del Governo al fine di aiutare la Sardegna e le sue istituzioni ad affrontare concretamente il fenomeno e ad adottare i provvedimenti necessari per assicurare maggiori risorse finanziarie per la realizzazione delle Reti per la sicurezza del cittadino e del territorio”

Posto in votazione l’ordine del giorno unitario (Cocco Daniele e tutti i capigruppo consiliari) è stato approvato con voto unanime.

La discussione sulla mozione 126 è dunque ripresa con l’intervento dell’assessore della Pubblica Istruzione, Claudia Firino, che ha ribadito centralità e priorità del tema dell’istruzione in generale e del diritto allo studio in particolare. L’esponete dell’esecutivo ha ricordato gli impegni della Giunta in tal senso ed ha ribadito contrarietà ai parametri Isee e Ispe che fino al 2016 sono stati adottati in sede ministeriale. «Tali indicatori – ha spiegato l’assessore – hanno comportato la riduzione del 22% degli studenti idonei beneficiari di borse di studio e una diminuzione del 15% delle domande per le borse di studio».

«Accogliamo dunque positivamente – ha proseguito Claudia Firino – l’innalzamento dei parametri Isee e Ispe stabilita dal ministero perché consentirà l’ampliamento della platea degli studenti idonei beneficiari».

Sul terzo punto del dispositivo, l’assessore ha confermato la volontà “di premiare merito ed eccellenze” ed ha affermato che i cosiddetti “assegni di merito” non hanno registrato il rifinanziamento perché “la Giunta ha scelto di dare priorità al diritto allo studio così da consentire anche ai più deboli e a chi è economicamente svantaggiato l’accesso all’istruzione universitaria”.

Intervenendo in sede di replica, il consigliere primo firmatario della mozione n. 126, Roberto Deriu (Pd), si è detto soddisfatto “dei propositi e dell’atteggiamento mostrato dalla Giunta regionale” ed ha affermato che “l’istruzione è un tema chiave che deve essere condiviso dall’intero Consiglio”. «Serve investire in istruzione – ha concluso Deriu – servono sì nuove risorse ma soprattutto serve una nuova mentalità».

Posta in votazione la mozione n. 126 è stata approvata per alzata di mano.

Il presidente Eugenio Lai ha quindi dichiarato conclusi i lavori dell’Aula ed ha comunicato la convocazione del Consiglio regionale per lunedì 3 ottobre alle 16.30 in seduta statutaria, con all’ordine del giorno le comunicazioni del presidente della Regione sul patto per la Sardegna e il Dl in materia di semplificazione amministrativa, nonché il Dl n. 246 per l’istituzione dell’agenzia sarda delle entrate. (A.M.)