CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XV Legislatura

Ufficio Stampa

Nota stampa della seduta n. 138
Martedì 12 Gennaio 2016 - Pomeridiana

Il Consiglio approva il Disegno di legge di autorizzazione all’esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l’anno 2016. Via libera anche all’esercizio provvisorio del bilancio interno del Consiglio regionale.

Prosegue la discussione sul Dl n.176 (Riordino degli Enti Locali)

 

Cagliari 12 gennaio 2016 – La seduta si è aperta sotto la presidenza del presidente Gianfranco Ganau. Dopo le formalità di rito, il Consiglio ha iniziato l’esame dell’ordine del giorno con il Dl n.296 -Giunta regionale- “Autorizzazione all’esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l’anno 2016”, che arriva in Aula in base all’art. 102 del regolamento con l’accordo di tutti i capigruppo.

Aprendo la discussione generale, il vice capogruppo di Forza Italia Alessandra Zedda ha ricordato di aver avuto il testo da pochissimo tempo, sottolineando che «è vero che c’è per la prima volta il bilancio armonizzato ma è vero anche che abbiamo appena approvato una norma che introduce un aumento dell’addizionale Irpef e l’azzeramento dello sconto Irap che per noi è illegittimo; quindi ci potrebbero essere ricadute sull’approvazione dell’esercizio provvisorio, su questo quesito abbiamo sollecitato chiarimenti che non ci sono stati forniti».

Il consigliere del Psd’Az Marcello Orrù ha affermato che «la richiesta di esercizio provvisorio in se non può vedere posizioni contrarie ma la situazione che la Sardegna sta vivendo è molto preoccupante e nei territori c’è un profondo malessere, provocato da un modo confuso di far politica di Giunta e maggioranza». Nella legislatura precedente, ha ricordato, «il centro sinistra gridava allo scandalo per qualche giorno di ritardo nella presentazione della finanziaria, mentre ora a parti rovesciate succede la stessa cosa e però si chiede la collaborazione della minoranza». In realtà, ha sostenuto Orrù, «si parla di istruzione e si chiudono le scuole, si annuncia sviluppo ma si aumentano le tasse, si blandiscono gli Enti locali ma poi si taglia il fondo unico, si difendono i servizi sanitari ma si chiudono molti punti nascita nelle zone più svantaggiate dell’Isola, mentre le contestazioni sull’operato dell’esecutivo crescono anche all’interno della stessa maggioranza, come testimoniato dai recenti interventi dell’on. Roberto Capelli». Sono tutti temi, ha concluso il consigliere, «che affronteremo compiutamente a breve con il dibattito sulla legge finanziaria, che per la Sardegna non promette niente di buono».

Il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni ha ripreso alcune argomentazioni della consigliera Zedda, con riferimento alla possibilità che con l’esercizio provvisorio si possano spendere le risorse disponibili solo per dodicesimi, osservando che «col bilancio armonizzato il pareggio è implicito, essendo stato costruito comprendendo al suo interno la manovra fiscale, per cui i dubbi di legittimità sulla manovra si estendono necessariamente anche al provvedimento sull’esercizio provvisorio ed alla sua veridicità». Pertanto, ha concluso, «non ritengo che si possa procedere oltre ed anzi sarebbe necessario un parere di legittimità degli uffici».

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha dichiarato che «l’esercizio provvisorio viene definito un atto tecnico ma sul piano politico non può passare sotto silenzio il fatto che la manovra finanziaria arriva in Consiglio l’11 gennaio nonostante le ripetute assicurazioni della Giunta sul rispetto dei termini, ritardo che peraltro si somma a quello dell’esercizio precedente». Questo dato, ha lamentato, «non può essere derubricato ad un fatto tecnico, emerge invece che non c’è la capacità di affrontare le emergenze e nemmeno quella di sbrigare gli affari correnti; noi abbiamo dato il nostro assenso all’applicazione dell’art.102 per senso di responsabilità ma questo non può nascondere evidenti responsabilità politiche, le stesse responsabilità che restano in capo alla Giunta e non possono essere scaricate sul Consiglio come fa il presidente Pigliaru con le consuete dichiarazioni alla stampa». Se ritenete urgente la finanziaria, ha proseguito Pittalis lanciando una sorta di provocazione, «cominciamo domani ad esaminarla e sospendiamo il percorso della riforma sugli Enti locali ma, al di là di questo c’è poi un problema di merito che sottoporremo anche al Governo nazionale perché le maggiori entrate provenienti dalla manovra fiscale, a nostro giudizio, non potevano essere inserite in bilancio». Se non volete ascoltare la nostra voce, ha esortato il capogruppo di Forza Italia, «ascoltate almeno quella di alcuni sindacati e delle categorie produttive che invitano la Giunta a fermarsi perché sta imboccando una strada sbagliata per la Sardegna».

A nome della Giunta l’assessore della Programmazione Raffaele Paci, ha definito il dibattito sviluppatosi in Consiglio una specie di «assaggio» del dibattito sulla finanziaria che nella seduta odierna non è all’ordine del giorno. La manovra, ha ricordato, «è stata presentata da pochissimo e l’esercizio provvisorio è una necessità, se poi si rendessero necessarie correzioni saranno introdotte durante la finanziaria». Quanto alla manovra non presentata a settembre, ha proseguito Paci, «è accaduto anche in passato e forse occorre chiedersi se ha senso presentare una manovra quando ancora non si conoscono i contenuti della finanziaria nazionale da cui quella regionale dipende».

Dopo l’intervento dell’assessore, il presidente ha dichiarato chiusa la discussione generale ed ha messo in votazione il passaggio agli articoli, che il Consiglio ha approvato.

Successivamente l’Assemblea ha iniziato l’esame dell’art.1

Il consigliere dei Riformatori Michele Cossa ha ricordato che l’assessore Paci ha annunciato «una finanziaria di sviluppo per l’economia sarda ma per noi è il contrario, è invece una mazzata molto pesante per il sistema produttivo regionale in un quadro di forte aumento delle tasse». Inoltre, ha detto ancora Cossa, «al danno si aggiungerà la beffa perché a nostro avviso anche i calcoli sono sbagliati perché il gettito sarà di molto inferiore a quello previsto e precipiterà da oltre 100 a circa 19 milioni».

Il consigliere Marco Tedde (Forza Italia) ha criticato con forza quella che ha definito “la vulgata” di questi giorni secondo la quale in Sardegna «c’è una Giunta che va al massimo ed un Consiglio lumaca, questa è una lettura distorta che contraddice la realtà e va sottolineato fra l’altro che il Consiglio rappresenta i sardi mentre la Giunta è composta da nominati». Nei fatti, inoltre, Tedde ha rilevato molte contraddizioni, perché «i consiglieri non hanno neppure la disponibilità del testo del disegno di legge riguardante l’esercizio provvisorio e tantomeno della finanziaria». Di questi documenti fondamentali si conosce solo quanto appreso dagli organi di stampa, ha protestato il consigliere, «ma c’è comunque una certezza: la manovra è stata criticata in modo molto pesante dalle organizzazioni sindacali per la sua incapacità di trovare una risposta alla crisi economica e si muove in una cornice è molto asfittica, dove sono presenti pesantissime stangate fiscali su famiglie ed imprese che avranno un forte effetto depressivo sul sistema regionale». (Af)

Il consigliere del gruppo Misto, Paolo Truzzu (FdI), in premessa del suo intervento ha osservato - sul metodo -  che l’Aula discute un provvedimento che prevede l’autorizzazione all’esercizio provvisorio senza però avere la possibilità di conoscere la proposta di legge della finanziaria approvata dalla Giunta regionale.

A giudizio del consigliere di minoranza  non si seguono “le più elementari regole di correttezza istituzionale e si procede in maniera poco chiara e corretta”. «In questi giorni – ha proseguito l’esponente di Fratelli d’Italia - le dichiarazioni di Paci e Pigliaru sono le stesse dello scorso anno e si incentrano su rigore e sviluppo». «Termini – ha proseguito Paolo Truzzu - a cui nessuno crede perché lo s corso anno siete stati smentiti dai fatti». Truzzu ha quindi sottolineato come, con la legge degli Enti Locali ancora da approvare, il termine del 29 febbraio, indicato nel provvedimento, non è congruo ed ha così concluso: «Non è vero che il Consiglio non ha voglia di lavorare ma è la Giunta che non rispetta i tempi e non consente al consiglio di lavorare».

Il consigliere del gruppo Misto, Mario Floris (Uds), ha evidenziato come “per la prima volta nella storia dell’Autonomia la richiesta di autorizzazione all’esercizio provvisorio arrivi all’esame dell’Aula con la procedura d’urgenza e cioè con il ricorso all’articolo 102 del regolamento interno del Consiglio”. L’esponente della minoranza ha quindi invitato la Giunta a posticipare i termini da febbraio a marzo 2016.

Il presidente del Consiglio ha quindi posto in votazione l’articolo 1 (Esercizio provvisorio) che è stato approvato con 29 voti favorevoli, 7 contrari e 14 astenuti.

Posto in votazione anche l’articolo 2 (Entrata in vigore) è stato approvato con 31 voti a favori, 16 no e 5 astenuti. Il presidente Ganau ha quindi dichiarato aperta la votazione finale sul testo di legge che è stato approvato con 31 sì, 19 no e un astenuto.

Il consigliere questore, Pier Mario Manca (Sovranità, democrazia e lavoro) ha quindi illustrato a nome del collegio dei questori l’esercizio provvisorio del bilancio interno del Consiglio regionale ed ha svolto alcuni brevi considerazioni. «Un bilancio stringato e senza orpelli – ha dichiarato il questore Manca - che rispetto al 2015 non rappresenta variazioni di rilievo: in aumento il capitolo per espletamento dei concorsi (più 300mila euro) e il fondo per l’ottimizzazione del uffici: 400mila euro». «L’avanzo dell’amministrazione – ha concluso Pier Mario Manca è pari a 2.300.000 euro»

Aperta la discussione, non essendoci iscritti a parlare, il presidente del Consiglio, Gianfranco Ganau, ha posto in votazione l’articolo unico di approvazione dell’esercizio provvisorio del bilancio del Consiglio che è stato approvato con 50 favorevoli e 2 astensioni. (A.M.)

L’Aula è quindi passata all’esame del Disegno di legge di riordino degli enti locali, la cui discussione era stata sospesa nella seduta del 17 dicembre 2015 e il testo rinviato in Commissione Autonomia.

Su questo aspetto è intervenuto il consigliere dell’Uds Mario Floris che ha chiesto chiarimenti sull’esito delle interlocuzioni in Commissione e sul raggiungimento di eventuali accordi tra maggioranza e opposizione.

Alla sollecitazione del consigliere Floris ha risposto il presidente del parlamentino dell’Autonomia Francesco Agus: «Non era compito della Commissione trovare una sintesi ma fare chiarezza su alcuni emendamenti sostitutivi totali presentati dalla maggioranza – ha detto Agus – le differenze sul testo permangono ma rimane ferma la volontà della maggioranza di arrivare ad una riforma condivisa».

Il presidente Ganau ha quindi messo in votazione l’emendamento (n.2300 Truzzu-Lampis) all’emendamento 1947 che è stato respinto con 32 voti contrari e 20 a favore.

Si è poi passati all’esame dell’emendamento (n.2347 Pittalis e più) all’emendamento n. 1947. Ignazio Locci (Forza Italia) ha bocciato il testo dell’art.1 e dell’emendamento sostitutivo totale presentato dal centrosinistra. «Questa legge non contiene grandi riforme economiche e sociali – ha detto Locci – si tratta di un semplice appiattimento della maggioranza sulle posizioni del governo nazionale, la risposta ad un ordine preciso del presidente Renzi. Se non cade questo presupposto non si può avviare un confronto serio sulle grandi questioni».

Michele Cossa (Riformatori) ha criticato la formulazione del comma 4 dell’emendamento n.1947. «Vorremmo capire il senso di questa proposta – ha detto Cossa – cosa significa riconoscere l’autonomia, l’autodeterminazione, l’associazionismo e la partecipazione democratica? Per affermare questi principi non c’è bisogno di una norma, il testo va asciugato eliminando i barocchismi».

Mario Floris (Uds)  ha annunciato il suo voto contrario a tutti gli emendamenti: «E’ l’unico modo di manifestare la mia contrarietà alla legge – ha rimarcato Floris –è un provvedimento non emendabile che legifera su una materia che sta per essere oggetto di una riforma costituzionale. Questa legge porterà gravi danni alla nostra economia. Prima di pensare agli Enti locali occorre definire un nuovo modello di Regione».

Secondo Marco Tedde (Forza Italia) il comma 4 dell’emendamento n.1947 va abolito perché «non si capisce cosa disciplini. E’ una fattispecie astratta, eterea. La norma va cassata perché utilizza una tecnica legislativa che non può produrre buoni frutti».

Alessandra Zedda (Forza Italia) ha dichiarato di comprendere l’imbarazzo dell’on. Floris ma, ha sottolineato, “gli emendamenti sono l’unico strumento per tentare di convincere la maggioranza a confrontarsi. C’è forte preoccupazione di dover esaminare un articolo 1 che contravviene totalmente alla nostra autonomia. Si cita la Costituzione ma non si tiene conto dello Statuto. Non c’è un senso logico in tutto l’articolo 1, l’emendamento 1947 stravolge inutilmente il testo originario».

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha bocciato senza mezzi termini il contenuto dell’emendamento n.1947. «Non se ne capisce la ratio – ha detto Pittalis - il comma 4 sembra voler esaltare l’autodeterminazione e l’autonomismo. In realtà tutte le funzioni rimangono in capo alla Regione, non si attua il decentramento amministrativo ma si afferma il principio centralistico. Dov’è l’autodeterminazione?».

Il presidente Ganau ha quindi messo un votazione l’emendamento n. 2347 che è stato respinto con con 30 voti contrari e 18 a favore.

Si è passati poi all’esame dell’emendamento (n.2349) all’emendamento n.1947.

Ignazio Locci (Forza Italia), dopo aver ribadito che la norma non contiene principi di grande riforma economica e sociale, ha accusato la maggioranza di aver rinunciato ad andare oltre la cornice imposta dalla riforma Del Rio. «Come può il relatore di maggioranza caricare la croce sulla minoranza – ha detto Locci - certi gruppi politici che chinano il capo davanti alla imposizioni romane dovranno fare i conti con la propria coscienza indipendentista. Qui si rinuncia alla discussione e non si tiene conto nemmeno delle peculiarità orografiche della nostra Regione».

Michele Cossa (Riformatori)ha suggerito di modificare l’articolo nella parte in cui si parla di città e paesi. «Non ha senso parlare di paesi e non di comuni. Si fa un miscuglio di tante cose rischiando di produrre danni seri».

Gianni Tatti (Udc) ha annunciato il suo voto favorevole all’emendamento n.2347. «E’ assurdo dichiarare che si vuole semplificare la relazione tra enti e puntare sull’uniformità dei livelli dei servizi essenziali. Il Consiglio deve fare un passo indietro. Conoscete la Sardegna? Qui si rischia di continuare a spopolare le zone interne e creare una regione per poli. Basta con questa presa in giro per le popolazioni».

Marco Tedde (Forza Italia) ha invitato la maggioranza a parlare chiaro: «L’emendamento sostitutivo totale dell’art 1 presentato dal centrosinistra è contraddittorio – ha sottolineato Tedde – prevede un esercizio a titolo gratuito di alcune funzioni ma di fatto, attraverso una formula fumosa, introduce un rimborso spese».

Secondo il capogruppo dell’UDC Gigi Rubiu, il comma 5 dell’emendamento n.1947 rappresenta degnamente «una legge archeologica, imbarazzante e offensiva per la Sardegna e soprattutto per i Comuni. La Regione non valorizza le comunità locali ma impone obblighi».

Mario Floris (Uds) ha invece chiesto chiarimenti sul Disegno di legge approvato dalla Giunta nel 2014 che istituisce l’Osservatorio regionale per il riordino delle funzioni delle autonomie locali. «Da chi è formato questo Osservatorio – ha chiesto Floris – quale attività ha svolto?»

Christian Solinas (Psd’Az) ha invitato la maggioranza a pensare ad un testo di legge più snello. «Non è tempo di pensare a un sistema complessivo di riordino – ha detto Solinas – facciamo oggi un testo di legge che adempia alle esigenze di questa particolare fase storica e rimandiamo la riforma di senso più compiuto al momento in cui si parlerà di riassetto degli enti locali». Il consigliere sardista ha poi chiesto chiarimenti sull’interpretazione dell’art.34, comma 3, del Regolamento consiliare che prevede l’apertura della sessione di bilancio dopo la trasmissione della legge finanziaria al Consiglio regionale. «Se il DL della Giunta è stato trasmesso – ha affermato Solinas – la discussione della riforma degli enti locali deve essere sospesa». A Solinas ha replicato il presidente Ganau: «La sessione di bilancio si aprirà al momento dell’assegnazione della finanziaria alla Commissione competente. Sul testo si faranno prima le opportune verifiche per la valutazione di eventuali norme intruse».

E’ quindi intervenuto il consigliere Luigi Crisponi (Riformatori) secondo il quale l’articolo 1 della legge va soppresso. «Questa norma afferma il falso quando parla di servizi uniformi in tutto il territorio regionale. La realtà è diversa, ci sono territori lontani dal capoluogo che sono ulteriormente penalizzati».

Di “enfatizzazione del nulla” ha parlato invece il capogruppo di FI Pietro Pittalis. «Affermate di voler tutelare città e paesi – ha detto Pittalis – siate almeno un po’ originali e chiamatele biddas, utilizzate il sardo, lingua dimenticata dal centrosinistra. L’assessore Demuro, professore di valore, farà fatica a spiegare ai suoi studenti questa norma scritta con i piedi».

Il presidente Ganau ha quindi messo in votazione l’emendamento n.2349 che è stato respinto con 30 voti contrari e 20 a favore.(Psp)

Aperta la discussione sull’emendamento all’emendamento n. 2477 è intervenuto il primo firmatario e capogruppo del Psd’Az, Angelo Carta, che ha spiegato come l’obiettivo della modifica proposta sia l’introduzione al comma 1 dell’articolo 1 dell’emendamento 1947 le disposizioni di cui all’articolo 10 comma 1 lettera a) dello Statuto, per garantire interventi adeguati sul piano della fiscalità.

La consigliera Alessandra Zedda (Fi) ha dichiarato voto a favore e ha definito “importante” la proposta avanzata da Carta. «Riflettete – ha concluso l’esponente della minoranza rivolta al centrosinistra - e non utilizzate l’articolo 10 dello Statuto solo per aumentare imposte e tasse ai cittadini sardi».

Posto in votazione l’emendamento 2477 non è stato approvato dall’Aula con 18 favorevoli e 29 contrari.

Annunciata la discussione sull’emendamento n. 2354, il presentatore Augusto Cherchi (Sovranità, democrazia e lavoro) ne ha comunicato il ritiro ma l’emendamento è stato fatto proprio dal capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis. Il capogruppo del Psd’Az, Angelo Carta, ha dichiarato voto a favore ed ha affermato che il ritiro della modifica e la bocciatura dell’emendamento 2477 “certifica l’indifferenza della giunta verso qualunque ipotesi di modifica anche minima al provvedimento in discussione”

Posto in votazione, l’emendamento 2354 non è stato approvato con 31 contrari, 17 favorevoli e 3 astenuti.

Aperta la discussione sull’emendamento 2345 (Marco Tedde e più) il consigliere di Forza Italia, Ignazio Locci ha dichiarato il voto favorevole e ha rivolto un richiamo alla maggioranza: con questa norma state azzoppando il sistema degli Enti Locali.

Il consigliere Marco Tedde (Fi) ha dichiarato voto  a favore: puntiamo ad integrare una norma “monca” che laddove avrebbe dovuto citare la legge Delrio non lo fa.

Il capogruppo dei Riformatori, Attilio Dedoni, ha dichiarato voto a favore ed ha espresso apprezzamento per il comportamento tenuto dall’opposizione:è giusto puntualizzare con forza gli argomenti oggetto degli emendamenti.

Posto in votazione, l’emendamento 2345, non è stato approvato con 30 contrari e 19 a favore.

Aperta la discussione sull’emendamento n. 2346, il consigliere Mario Floris (Misto-Uds) ha richiamato l’attenzione della Giunta sul contenuto dell’articolo 30 della legge Delrio che incide – a suo giudizio - sulle competenze regionali.

Il consigliere Marco Tedde (Fi) ha dichiarato voto favorevole all’emendamento che mira – a suo giudizio - a conferire ai comuni della Sardegna quella libertà che la proposta della giunta nega. «Vogliamo dare ai comuni la possibilità di aggregarsi intorno a concetti tematici e concreti», ha concluso il consigliere della minoranza.

Posto in votazione, l’emendamento 2346, non è stato approvato con 28 contrari, 19 favorevoli e 1 astenuto.

Aperta la discussione sull’emendamento 2352 (Augusto Cherchi e più), il presidente ha richiamato  il parere favorevole della commissione ed il capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis, è intervenuto per richiamare l’attenzione sull’emendamento presentato dal consigliere Augusto Cherchi, perché aggiunge al comma 3 dell’emendamento n. 1947 i termini “la città metropolitana”. «Cioè – ha dichiarato Pittalis rivolto alla maggioranza - avete già stabilito che in Sardegna ci debba essere una sola città metropolitana e così coloro che nutrivano aspettative per la città metropolitana del centro nord vedono vanificare tale l’ipotesi». Il capogruppo della minoranza ha concluso con l’invito al ritiro dell’emendamento.

Il consigliere Marco Tedde (Fi) ha dichiarato di fare proprie le considerazioni del capogruppo Pittalis: «Siamo sgomenti perché la maggioranza non vuole tenere conto delle volontà dei sindaci e denota assoluta mancanza di rispetto verso i territori, introdurre con un “emendamentino” una sola città metropolitana significa assumersi una grande responsabilità politica nei confronti del Nord e del centro della Sardegna».

Il consigliere Marcello Orrù (Psd’Az) ha dichiarato voto contrario ed ha rivolto l’invito a tutti gli eletti nel sassarese a votare contro l’emendamento: «E’ evidente che c’è chi vuole solo Cagliari città metropolitana escludendo il resto della Sardegna». (A.M.)

Il consigliere Ignazio Locci (Forza Italia) ha affermato che «la maggioranza ha fatto orecchie da mercante dopo le finte aperture manifestate più volte, ha riposto con la logica del muro contro muro alla proposta di un riequilibrio territoriale; il governatore, in particolare, si è appiattito sulle posizioni del presidente del Consiglio e le cosiddette reti metropolitane, sotto questo profilo sono una funzione, questa è la riposta tombale alle aspettative di sviluppo e di equità del Nord Sardegna».

Il capogruppo dell’Udc Gianluigi Rubiu ha annunciato il voto contrario rimarcando che «una sola città metropolitana per la Sardegna è un danno per i sardi, si potrebbe semmai scrivere della Sardegna e non di Cagliari come ha fatto il Friuli ma così è un atteggiamento di netta chiusura che è inaccettabile perché divide la comunità regionale e rappresenta una ingiustizia palese per tutti i sardi».

Il consigliere Angelo Carta, del Psd’Az, ha detto che, per certi aspetti, «un articolo plurale o singolare ci conduce chissà dove ma non si tratta di un errore, è voluto e vuol dire che la maggioranza ha trovato la quadra ma allora lo dica al Consiglio e si proceda in un altro modo, è un gesto dovuto ed un dovere di chiarezza verso tutti i sardi, dopo tutti gli incontri che si sono fatti in tutta l’Isola».

Il consigliere Mario Floris (Misto) ha ricordato che «l’opposizione ha fatto molte proposte in commissione ma non sono state accolte con motivazioni pretestuose; la maggioranza ha invece preferito procedere in modo opposto, partendo da città metropolitana ed altre definizioni più o meno simili che, in realtà, concorrono a creare del tessuto istituzionale della Sardegna un mostro di cui nessuno conosce compiti e competenze.

Non essendoci altri iscritti a parlare, il presidente ha messo in votazione l’emendamento n.2352 (che aggiunge al comma 4 dell’art. 1 su oggetto e finalità le parole “la città metropolitana”) che il Consiglio ha approvato con 27 voti favorevoli e 19 contrari.

Successivamente l’Aula ha iniziato l’esame dell’emendamento n.2319 che sancisce la volontà della Regione di “evitare le disparità fra i territori”.

Il consigliere Ignazio Locci, di Forza Italia, ha parlato di una pezza con cui la norma cerca di dire una cosa per far dimenticare che agisce in modo contrario. Sfugge fra l’altro, ha sostenuto, «che il Governo ha deciso con il cosiddetto mille proroghe di prolungare di un anno l’entrata in vigore delle gestioni associate dei servizi, col risultato della ulteriore marginalizzazione dei piccoli comuni, in controtendenza rispetto al principio di sussidiarietà, e dell’aumento dell’antipolitica».

Il consigliere Marco Tedde, anch’egli di Forza Italia, ha messo in evidenza che la proposta «è uno spunto per rilevare la contraddizione terminologica fra città e paesi, mentre nel merito inoltre si parla da un lato di pari opportunità per i comuni nell’accesso ai servizi, creando in realtà nuova confusione».

Il capogruppo dell’Udc Gianluigi Rubiu ha definito «velleitario e generico il principio enunciato di superare le disparità fra i territori, il solito buon proposito che non ha significato in una legge di riforma che manca completamente della concretezza legislativa che si attendono i cittadini».

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis, ha affermato che l’emendamento «può anche avere finalità nobili ma va in netto contrasto con quanto approvato prima, quando è stato piantato un paletto che crea una vera disparità fra territori ed un reale disequilibrio fra sud, centro e nord della Sardegna, un qualcosa di cui il centro sinistra deve vergognarsi».

Il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni ha criticato l’ennesima imposizione di una norma che «cerca di mettere un rattoppo alla disparità fra territori sancita per legge, non si capisce perché si voglia proseguire con ostinazione a dividere i sardi che, soprattutto in questo momento, hanno molto bisogno di grande unità».

Non essendoci altri iscritti a parlare, il presidente ha messo in votazione l’emendamento n. 2353, che l’Aula ha approvato con 29 voti favorevoli e 20 contrari.

Subito dopo il Consiglio ha esaminato l’emendamento n.2301 che inserisce nella legge un passaggio riservato ai piccoli comuni.

Il consigliere Paolo Truzzu (Misto-Fdi) ha spiegato che lo scopo della proposta «rispetto alla formulazione originaria della legge che parlava di valorizzare città e paesi è quello di fare un passo in avanti nel senso di garantire lo sviluppo economico delle diverse comunità locali, con una attenzione particolare alle più piccole e marginali».

L’emendamento n.2301 è stato approvato con 47 voti favorevoli ed 1contrario.

Dopo lo scrutinio, l’Assemblea ha iniziato la discussione dell’emendamento n.2302 che contiene un preciso riferimento alle zone interne della Sardegna.

Il consigliere Ignazio Locci (Forza Italia) ha rilevato che «l’orientamento contrario della maggioranza a questa proposta dimostra che con questa legge ci si sta davvero dimenticando delle piccole comunità, dove è fra l’altro molto importante contenere la tendenza allo spopolamento; non basta affermare principi ma servono contenuti rivolti soprattutto ai giovani sardi»

Il consigliere Gianni Lampis (Misto-Fdi) ha voluto chiarire che «la ratio della proposta non è certo quella di ripopolare le zone interne della Sardegna con i migranti, non è certo questo il futuro che vogliamo per la Sardegna; i nostri paesi, al contrario, devono essere presidi di identità attraverso buone politiche e servizi efficienti per giovani e famiglie».

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis, ha messo in luce che «forse alcuni argomenti sono sottovalutati come quello della crescita demografica che è invece fattore decisivo di sviluppo e non si capisce perché la maggioranza sia contraria; o meglio, se ha questa volontà meglio che dica chiaramente che vuole sopprimere i piccoli comuni e forse non è un caso che questo nostro emendamento sia l’unico dove si parla di zone interne».

Il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni ha osservato con rammarico che «ormai ci sono due Sardegne, una isolata e povera che non riesce ad inserirsi nei processi di sviluppo e un’altra dove questi fenomeni hanno una intensità diversa; a molti sfugge che si sta radicando una situazione gravissima di squilibrio sociale definito da qualcuno “a ciambella” che oggi è stata certificata purtroppo anche dal Consiglio regionale».

Il consigliere Marco Tedde (Forza Italia), favorevole, ha salutato positivamente «l’introduzione nella legge di un principio rivoluzionario, la presenza delle zone interne e dei piccoli comuni, in un contesto che invece dovrebbe rappresentare la normalità, anche come fatto di cultura, identità e e tradizione; la Sardegna deve essere una e proprio alle zone interne deve essere riservata una attenzione particolare».

Il consigliere Angelo Carta (Psd’Az), si è chiesto retoricamente «che cosa potrebbe sostenere la maggioranza per votare contro la proposta; forse sarebbe considerato troppo restrittivo affrontare il problema della zone interne con un emendamento ma, se non lo facciamo ora quando arriverà il momento giusto ed il contesto giusto, visto che si parla di enti locali?». (Af)

Luigi Crisponi (Riformatori) ha elogiato il primo firmatario dell’emendamento Gianni Lampis. «Pur essendo il consigliere più giovane mostra grande saggezza – ha detto Crisponi – saggezza che non sembra appartenere alla maggioranza. L’emendamento si preoccupa del problema dei problemi: lo spopolamento delle zone interne. E’ un fenomeno che riguarda il 60% dei comuni dell’Isola, la provincia di Nuoro, negli ultimi anni, ha perso 20mila abitanti».

Gigi Rubiu Capogruppo dell’UDC ha sottolineato la necessità di tutelare sardità, cultura, valori e tradizioni che vengono custoditi nelle zone interne dell’Isola. «Questa legge sembra non volersi occupare dei piccoli comuni – ha detto Rubiu -  si mostra attenzione solo verso le città metropolitane. L’emendamento in discussione è una grande opportunità per trovare un punto d’incontro».

L’emendamento n.2302 che è stato respinto dall’Aula con 30 voti contrari e 20 a favore.

Si è poi passati all’esame dell’emendamento (n.2299 Truzzu-Lampis) all’emendamento n.1947. Giannji Lampis (Fd’I)  ha spiegato il senso della proposta: «Nella legge si parla di tante cose ma non del ruolo dei destinatari della legge: i cittadini. Che tipo di servizi si vogliono garantire – ha chiesto Lampis – se si vuole assicurare efficacia ed efficienza della pubblica amministrazione lo si fa diffondendo la cultura della legalità e incentivando la formazione dei dipendenti pubblici». L’emendamento n.2299 è stato respinto con 30 voti contrari e 19 a favore.

Il presidente Ganau ha quindi messo in discussione l’emendamento n.1947. Ignazio Locci (Forza Italia) ha ricordato che con la modifica di questo emendamento sostitutivo totale presentato dal centrosinistra si è tentato di riaprire il dialogo tra maggioranza e opposizione. «L’accordo non c’è stato – ha spiegato Locci – la maggioranza non ha voluto ascoltare le nostre richieste e ha preferito andare per la propria strada».

Alessandra Zedda (Forza Italia) ha parlato di “metodo poco usuale di legiferare e di norme con contenuti schizofrenici”. «Questo emendamento è eclatante, peggiora una proposta con un testo incomprensibile e inutile. Non c’è bisogno di scrivere che la Regione esercita le sue funzioni tramite gli enti locali».

Per Michele Cossa (Riformatori), l’emendamento fa lo sforzo di migliorare il testo originario ma in realtà fa emergere il compromesso raggiunto dalla maggioranza che usa la proposta correttiva come una foglia di fico. «Il provvedimento rischia di creare disastri – ha insistito Cossa – non affronta alcuni nodi come quello delle competenze turistiche che andrebbero accentrate e non parcellizzate».

Giudizio negativo anche da parte di Marco Tedde (Forza Italia) e di Angelo Carta (Psd’Az) che hanno ribadito la propria contrarietà a un articolo che non risolve nessun problema e non dice nulla sul rilancio della Sardegna.

Gianni Tatti (Udc) ha evidenziato il rischio che la riforma ripeta gli stessi errori della legge 9 che trasferì competenza ai comuni senza mettere a disposizione adeguate risorse finanziarie. Critiche da Tatti anche alla decisione di imporre la gratuita delle cariche associative senza lasciare libertà di scelta ai sindaci.

Perplessità anche da parte di Edoardo Tocco (Forza Italia) secondo il quale la legge parla di principio di sussidiarietà ma non lo applica. «Perché i sindaci-consiglieri non parlano? Perché non dicono nulla sul rischio di perdita dell’identità dei loro paesi?»

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha concluso gli interventi sull’emendamento 1947 annunciando il voto contrario della minoranza. «Abbiamo cercato di spiegarvi le ragioni della nostra contrarietà – ha detto Pittalis – le modifiche lo rendono peggiore rispetto alla scrittura originaria». Rivolgendosi al presidente Pigliaru ha poi aggiunto: «Avete fatto un capolavoro, ve ne dovrete assumere tutte le responsabilità politiche. E’ un testo vergognoso dal quale sono stati eliminati tutti i riferimenti ai piccoli comuni e al problema dello spopolamento delle zone interne».

L’Aula ha quindi votato l’emendamento n.1947 che è stato approvato con voti 29 favorevoli e 16 contrari. Il presidente Ganau, dopo aver annunciato che a seguito dell’approvazione dell’emendamento sostitutivo totale decadranno tutti gli emendamenti all’art 1 del Disegno di legge n.176, ha dichiarato chiusa la seduta e aggiornato i lavori del Consiglio a domani mattina alle 10. (Psp)