CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XV Legislatura

Ufficio Stampa

Nota stampa della seduta n. 128
Mercoledì 2 Dicembre 2015 - Antimeridiana

Nota Aula

Seduta n. 128 – Antimeridiana - del 2 dicembre 2015

 

Via libera del Consiglio alla copertura del deficit della Sanità.

Approvata all’unanimità la proroga del contratto di servizio di continuità territoriale marittima tra la Sardegna, le isole minori e la Corsica.

 

Cagliari 2 dicembre 2015 –  La seduta si è aperta sotto la presidenza del presidente Gianfranco Ganau. Dopo le formalità di rito il Consiglio ha iniziato l’esame dell’ordine del giorno con il Dl n.277 (Disposizioni in materia di sanità pubblica. Prime misure per la copertura delle perdite pregresse) che sarà illustrato, per la maggioranza, dal relatore Raimondo Perra (Psi), presidente della commissione Sanità.

Nel suo intervento Perra ha sottolineato le finalità del provvedimento, «dalla necessità di garantire la regolarità dei pagamenti delle Asl ai fornitori al riallineamento dei conti delle aziende, tenendo sotto controllo i conti della sanità senza diminuire il livello dei servizi ai cittadini». Esistono però alcune perplessità, ha ricordato Perra, «sulle coperture individuate che gravano su alcune voci di bilancio piuttosto significative, perplessità attenuate ma solo in parte dalle assicurazioni fornite dalla Giunta sulla temporaneità dell’intervento ed il ripristino della quadratura successiva a cominciare dalla prossima manovra finanziaria». Restano insomma, ad avviso del relatore, «questioni aperte di non poco conto per quanto concerne le misure del rientro dal disavanzo e le coperture fin qui individuate che, anche per queste ragioni, le commissioni Sanità e Bilancio hanno ritenuto di sottoporre all’attenzione del Consiglio».

Il consigliere Ignazio Locci (Forza Italia) ha osservato in apertura che, come al solito, «in Consiglio si parla non tanto di politica sanitaria quanto di economia sanitaria e ad un anno dalla riforma ci si aspettava ben altro che un intervento per la copertura di perdite pregresse che hanno numeri preoccupanti, 274milioni per il disavanzo del 2014 e si tratta solo dei primi urgenti interventi perché poi verranno gli altri, almeno 390 milioni secondo la stima tendenziale dell’assessorato». Questi numeri dicono, a parere di Locci, «che la situazione è molto preoccupante mentre la maggioranza continua ad attribuirne la responsabilità alle passate gestioni del centro destra ma la realtà dimostra il contrario; l’attuale Giunta non ha realizzato uno dei suoi principali obiettivi di legislatura perché l’assistenza sanitaria non è migliorata e la spesa è fuori controllo». Lo stesso adeguamento dei costi agli standard indicati dal Ciper per 2.8 miliardi, ha protestato il consiglierete di Fi, «è largamente sottostimato perché non tiene conto della specificità della situazione sarda e, in termini reali, tale sottovalutazione produce una drastica riduzione di liquidità per le aziende che sfonderanno il tetto di 60 giorni per i pagamenti, cui si sommeranno nuovi interessi passivi». Questi numeri, ha concluso Locci, «sono i frutti avvelenati dell’accordo del 2006 Prodi-Soru che portò la sanità a totale carico della Regione senza alcuna contropartita, in un contesto in cui i bisogni di salute sono in continua crescita con grandi ripercussioni sui costi, come i farmaci innovativi, che ad altre Regioni lo Stato rimborsa ed alla Sardegna no; in conclusione, si va verso una montagna di debiti per almeno 400 milioni».

Il consigliere Giorgio Oppi (Udc) ha ricordato la posizione contraria assunta dal suo gruppo in commissione perché, per esempio, «in alcune realtà come Sassari si continua ad esagerare con le consulenze e questo non ha senso se si vuole risparmiare; su questo ed altri episodi fra breve presenteremo a breve interpellanze e mozioni». Il disavanzo previsto per la sanità sarda, ha aggiunto Oppi, «si aggira sui 400 milioni ma in concreto sarà di più tenendo conto anche del Mater Olbia dove ancora senza accordo su telemedicina ma aspetto più preoccupante è la scelta del metodo seguito di misurare la spesa sanitaria pro-capite perché ciò distorce la realtà della spesa sanitaria». Oppi, in conclusione, ha criticato con forza l’elusione delle graduatorie ed il conseguente ricorso alle convenzioni «lasciando per strada vincitori di concorso», invitando l’assessore ad intervenire per eliminare sacche di inefficienza e di spreco ed alcune anomalie, come quelle di alcune posizioni apicali occupate da persone prive di titoli.

Il consigliere Paolo Truzzu (Misto-Fdi) ha sottolineato che «la discussione in Consiglio su questa materia avviene in un clima surreale, perché siamo di fronte ad un provvedimento sul disavanzo del 2014 ed altro con coperture molto dubbie che toccano risorse destinate a fronteggiare necessità forti per l’economia sarda, aspetto emerso anche dal dibattito in commissione». Per quanto riguarda il dato politico, ha detto ancora Truzzu, «si sta andando a tappare buchi dopo che per due anni la maggioranza ha promesso di mettere a regime la spesa sanitaria, liberando risorse per rilanciare investimenti destinati allo sviluppo ed all’occupazione; invece non si sa nemmeno quant’è il disavanzo della sanità risalente a due anni fa, la situazione delle asl è fuori controllo, il polo sanitario pubblico di Cagliari parte con buco di 70 milioni altro che contrasto al Mater Olbia». Il bilancio della sanità sarda, ha concluso il consigliere, «è un bilancio da incoscienti, anche perchè l’anno prossimo la situazione sarà molto peggiore, altro che rispondere alle esigenze dei più deboli». (Af)

Il consigliere Edoardo Tocco (Fi) ha riaffermato che il Dl in discussione propone la coperture di perdite pregresse per oltre 217 milioni di euro, con un programma – ha dichiarato l’esponente della minoranza - che non è in linea con gli obiettivi della riforma sanitaria e con le politiche tese alla riduzione dei costi.

«L’unico risultato ottenuto – ha aggiunto Tocco - è la solita spartizione delle poltrone attraverso i vari commissariamenti e con una nuova cura dimagrante dei servizi essenziali in tutti i territori dell’Isola». Il consigliere di Forza Italia ha criticato l’ipotizzato taglio dei piccoli ospedali a Isili, Sorgono e Muravera («così si aggravano soltanto  i problemi dei nostri concittadini»).

«La  maggioranza – ha concluso Tocco - non ha centrato l’obiettivo di garantire l’erogazione dei servizi essenziali nei vari territori della Sardegna ed è per questo che invito l’assessore a cambiare rotta, evitando i tagli e ritrovando una strategia per la sanità isolana».

Il consigliere di Forza Italia, Alberto Randazzo, si è detto imbarazzato per non aver ottenuto i dati a suo tempo richiesti per esaminare nel dettaglio i cosiddetti debiti pregressi della Asl. L’esponente della minoranza ha insistito sui debiti pregressi per contenziosi andati a sentenza, alcuni dei quali risalirebbero al 1994, prima cioè del varo della norma che nel ’95 ha trasformato le vecchie Usl in Asl.

Randazzo ha insistito sul fatto che nel Dl in discussione si parli di “disavanzo presunto” per il 2014: «Non si è in grado cioè di dire con esattezza quale sia lo sbilanciamento del sistema sanitario». Il consigliere di Fi ha quindi concluso rivolgendo l’auspicio che la commissione d’inchiesta sui costi della sanità sarda “possa raggiungere i risultati attesi”.

Il consigliere, Gianni Lampis (Misto-Fdi), ha citato il testo della lettera trasmessa dall’assessore Paci ai presidenti di Anci e Cal lo scorso 6 novembre in cui si annunciava  “la temporanea riduzione di 50 milioni” nelle risorse destinate agli Enti Locali (fondo unico) per “la copertura delle perdite pregresse del sistema sanitario regionale”. «Ancora una volta – ha tuonato il consigliere della minoranza – a farne le spese sono dunque i Comuni sardi che sono chiamati ancora una volta a tappare i buchi del bilancio regionale».  Lampis ha quindi evidenziato le difficoltà economico finanziarie che penalizzano le amministrazioni locali ed ha invitato l’esecutivo regionale a  trovare soluzioni efficaci per gli Enti Locali. Il consigliere di Fdi ha concluso annunciando il voto contrario al Disegno di legge.

Il capogruppo di Sel, Daniele Cocco, ha dichiarato in apertura del suo intervento che “il deficit della sanità va risanato e che l’approvazione del Dl 277  è un atto indifferibile”  ed ha preannunciato il voto a favore al provvedimento. Daniele Cocco ha inoltre richiesto una breve sospensione dei lavori in occasione della discussione degli emendamenti sull’Ipab di Ploaghe.

Quindi il capogruppo di maggioranza si è rivolto all’assessore della Sanità per criticare l’atteggiamento («insopportabile») di quelli che ha definito “battitori liberi”, riferendosi ad alcuni dirigenti Asl che “dinanzi alla riduzione dei servizi per i cittadini rispondono affermando che una delibera della Giunta impedisce loro di garantire servizi essenziali, non potendo sostituire tecnici, operatori o medici”.

Il consigliere di Sel ha inviato quindi l’assessore a considerare le situazioni che si vanno creando nei diversi territori («stanno ritornando le lungaggini delle liste d’attesa») con la riduzione delle dotazioni organiche.  Daniele Cocco ha quindi criticato in maniera anche aspra la decisione dei commissari delle Asl di indire gare per l’affidamento dei servizi tramite le agenzie interinali. «Da sempre – ha spiegato l’esponete del centrosinistra – chiediamo di porre fine a questo strumento clientelare e chiedo che queste agenzie attingano dalle graduatoria Csl stilate in base a parametri trasparenti, equi e precisi».

Daniele Cocco ha concluso con una richiesta di intervento perché siano modificati i parametri adottati dalla Giunta per la ripartizione delle risorse per le “povertà estreme”: «Moltissimi Comuni della Sardegna registrano una riduzione dei trasferimenti rispetto all’anno precedente nonostante i poveri non siano affatto diminuiti».  (A.M.)

Forti perplessità sulla situazione della sanità sarda sono state espresse Emilio Usula, capogruppo di Soberania e Indipendentzia: «Dopo aver sentito parlare di miglioramento della spesa ed efficientamento dei servizi oggi ci troviamo a fare i conti, banalmente e miseramente, con un deficit della sanità che si allarga mentre i servizi non migliorano. Dobbiamo approvare il provvedimento di ripiano con urgenza ma questo non può essere il modo di operare all’infinito».

Usula ha poi espresso apprezzamento per lo “sforzo formidabile” dell’assessore Arru, “che purtroppo si scontra con logiche di potere e resistenze che impediscono di raggiungere i risultati sperati”.

Il capogruppo sovranista ha rimarcato l’abbassamento della qualità delle prestazioni sanitarie in molte realtà dell’Isola. «A Nuoro – ha affermato Usula – stiamo assistendo a un netto peggioramento dei servizi, cresce il disagio degli operatori e c’è una forte preoccupazione per il futuro. E’ necessario un cambio di passo con una governance che assicuri controlli più puntuali sulla gestione personalistica di alcune Asl. Basta con le spese fuori controllo, auspico una gestione più onesta del denaro pubblico».

Secondo Attilio Dedoni, capogruppo dei Riformatori, il livello raggiunto dalla spesa sanitaria “fa rizzare i capelli”.

L’esponente della minoranza ha criticato duramente la gestione della Sanità in Sardegna. «Mi pare che tutto si faccia eccetto mettere al centro il malato – ha detto Dedoni – le Asl dovrebbero essere strutture funzionali a dare servizi di medicina e di igiene pubblica. Chi è malato deve trovare risposte e assistenza. Questo non avviene, anziché dare un sorriso ai pazienti si pensa spesso a monetizzare la prestazione».

Dedoni ha stigmatizzato il modus operandi adottato dalla politica negli ultimi decenni:  « Il superamento dei limiti di spesa è dovuto anche al fatto che si inventano strutture complesse pur di dare incarichi dirigenziali – ha attaccato il consigliere dei Riformatori – la Commissione d’inchiesta non può risolvere nulla se non c’è disponibilità da parte di tutti. Basta vedere cosa succede a Sassari dove il Commissario della Asl 1 ha indetto una gara d’appalto per gli interinali e lo stesso si appresta a fare quello di Olbia».

Dedoni ha quindi rimarcato l’atteggiamento ostile da parte di alcuni funzionari dell’assessorato (“riesumano vecchie delibere per contrastare la politica”) e di alcuni Commissari delle Asl che non hanno fornito alla Commissione d’inchiesta i dati sull’andamento della spesa. «C’è un disegno dietro questo atteggiamento – ha concluso Dedoni - mi assumo la responsabilità di quello che dico, su questo argomento andremo fino in fondo».

Il capogruppo di “Sovranità Democrazia e Lavoro” Roberto Desini, in apertura del suo intervento, ha ricordato che uno dei capisaldi del mandato elettorale del centrosinistra era quello di cambiare la sanità in Sardegna. «Con grande rammarico debbo dire che purtroppo non sono stati raggiunti i risultati auspicati. Questo è avvenuto perché non è cambiato nulla rispetto a prima».

Desini ha criticato duramente le gestione delle Asl da parte di alcuni commissari. «A Sassari – ha detto il capogruppo di SDL – nonostante la richiesta di bloccare l’assunzione di personale interinale, la Asl 1 ha fatto una gara da 9 milioni di euro fino al 2020. Non c’è differenza tra la gestione del centrodestra e del centrosinistra.  Con questo impegno di spesa stiamo sottraendo risorse al bilancio del 2016. Tutto questo nonostante la qualità dei servizi non sia migliorata».

Il consigliere della maggioranza ha poi ricordato l’interpellanza presentata sull’acquisto di una risonanza magnetica obsoleta da parte della Asl di Sassari e denunciato che si prendano 56 milioni di euro dal Fondo unico per ripianare il debito. « La sanità è un tumore in metastasi che sta mangiando il corpo della Regione. Se si va avanti così bisognerà aumentare le tasse e introdurre i ticket. Serviva un effetto shock che non c’è stato. Ciò che mi addolora è che manca la volontà politica per cambiare le cose. Lo dico con convinzione e grande delusione. Quali sono le politiche per invertire la rotta? Stiamo vivendo alla giornata. Il 31 dicembre – ha concluso Desini – scadranno i mandati dei Commissari, servirà un’ulteriore proroga. Non condivido questa impostazione, non posso fare lo struzzo e mettere la testa sotto la sabbia».  

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha esordito sottolineando l’importanza politica dell’intervento del capogruppo di SDL Roberto Desini: « Ha svolto  in maniera egregia l’intervento dell’opposizione  –ha detto Pittalis – le sue dichiarazioni sono una sfiducia politica nei confronti dell’assessore della Sanità. Lo rimarco non perché voglia buttare benzina sul fuoco ma perché, quando si pongono questioni in modo aperto e chiaro, non possiamo rimanere spettatori davanti a qualcosa che si sta consumando all’interno della maggioranza».

Pittalis è poi passato al contenuto del provvedimento in esame. «Come si affronta il nodo della spesa sanitaria? Avete avuto buon gioco nel denunciare, in avvio di legislatura, il disavanzo. Oggi toccate con mano qual è il vero problema: il deficit non dipende dall’assessore di turno, ci sono questioni di natura strutturale da affrontare. Se non si toccano questi problemi il disavanzo rimarrà tale».

Il capogruppo azzurro, rivolto all’assessore Arru, ha poi chiesto lumi sulle iniziative della Giunta. «Quali sono le reali azioni che si stanno ponendo in essere per governare il disavanzo? Vediamo tagli indiscriminati, un’aggressione della sanità nelle periferie, il ridimensionamento dei presidi sanitari nei piccoli centri e nelle aree disagiate. Vorremmo capire se ci sono le condizioni per avviare una seria ristrutturazione del sistema sanitario».

Pittalis ha infine criticato le scelte della Giunta per ripianare il deficit della sanità. «Voi andate ad intaccare il Fondo Unico degli Enti Locali, il fondo delle perenzioni, il capitolo sulla programmazione negoziata e il piano di sviluppo. Capiamo che la coperta è corta ma questa situazione potrebbe determinare effetti  nefasti sugli investimenti. State defraudando il sistema degli enti locali, state sottraendo 60 milioni di euro alle politiche di sviluppo per le annualità 2015-2016».

Il capogruppo di Forza Italia ha quindi sollecitato un cambio di rotta alla Giunta e alla maggioranza: «Non bastano i miglioramenti sulla spesa farmaceutica, serve ben altro – ha concluso Pittalis – il provvedimento in esame non è assolutamente sostenibile».(Psp)

A nome della Giunta l’assessore Raffaele Paci, che ha tenuto a chiarire che il suo intervento sarà formulato d’intesa con l’assessore della Sanità Luigi, ha in prima battuta rinnovato piena fiducia nell’operato di Arru «e del lavoro che sta facendo assieme alla Giunta per riportare in equilibrio il sistema sanitario regionale». Sarebbe facile, ha aggiunto Paci, «dire chi ha generato il disequilibrio ma non è questo il punto, c’era piuttosto accordo fra i capigruppo per qualificare il Disegno di legge in esame come provvedimento di emergenza perché è evidente che c’è un problema della sanità, come ha detto il consigliere Desini, che si trascina da anni con mille elementi intrecciati fra loro». Ci dobbiamo mettere le mani, ha assicurato il vice presidente della Regione, «ci stiamo lavorando ed occupo gran parte del mio tempo per ragionare con Arru sui contenuti del piano di rientro che analizzeremo nelle sedi opportune a breve scadenza». Il tema riguarda tutti noi, secondo Paci, «perché tutti noi e tutta la società sarda vi abbiamo in qualche modo contribuito e non abbiamo altra scelta che quella di arrivare alla sostenibilità del sistema, perché i costi è facile farli aumentare ma difficile farli diminuire perché ci sono molte rigidità e nessuno ha la bacchetta magica, ma dobbiamo intervenire per evitare il rischio che la sanità  si mangi tutto il bilancio della Regione». Soffermandosi poi sullo specifico del Disegno di legge in discussione, l’assessore Paci ha difeso la scelta di attribuire al fabbisogno sanitario i parametri Cipe ma sapendo che sarebbe stato insufficiente». Avevamo di fronte due strade, ha spiegato: «o intervenire in sede di assestamento con tagli lineari sulle altre voci, oppure fare quello che stiamo proponendo, un semplice anticipo di liquidità e tesoreria per garantire il pagamento degli stipendi e dei debiti commerciali (a parità di entrate), avviando contemporaneamente un piano di rientro da portare avanti nel tempo». Questo è quindi un provvedimento-ponte, ha concluso, «in attesa della manovra finanziaria, poi vedremo come affrontare nel 2016 il piano di rientro della sanità».

Il consigliere di Forza Italia Ignazio Locci ha definito l’intervento dell’assessore Paci «illuminante». E’chiaro, ha sostenuto, «che si vuole mettere ordine nel triennale per evitare le sanzioni di bilancio armonizzato e va da se che ci sarà nuovo indebitamento; noi pensiamo che queste modalità non portino chiarezza e non possiamo dare un voto favorevole».

Il consigliere Marco Tedde, anch’egli di Forza Italia, ha affermato che «da Paci è arrivata la conferma la fiducia nei confronti di Arru e ciò contraddice in modo chiaro buona parte della maggioranza che invece non la concede ed anzi ne ha chiesto le dimissioni». Oggi, ha detto ancora Tedde, «con meraviglia abbiamo ascoltato l’intervento demolitorio del consigliere Desini, che fa a pezzi non solo Arru ma tutte le politiche della Giunta sulla sanità e, in effetti, oggi è l’anniversario della legge 23 con cui si era annunciata una grande riforma della sanità sarda che doveva ridurre il disavanzo e migliorare efficienza, affidando questo compito ai commissari; dei tre obiettivi in programma, è stato raggiunto solo quello di nominare i commissari, poi prorogati addirittura con una legge».

Il consigliere Paolo Truzzu (Misto-Fid) ha ricordato che «dopo tante comprese fatte a partire dalla campagna elettorale di correggere lo squilibrio del bilancio regionale e favore del sanità per impostare nuove politiche di sviluppo, la realtà dice il contrario: avete fatto un abbozzo di riforma che non ha prodotto nessun risultato e ci si poteva accorgere prima della situazione, perché non è credibile scoprire dopo due anni che i conti della sanità sono un problema».

Il consigliere Augusto Cherchi (Sdl) ha messo in luce che discutere di sanità «genera naturalmente passioni e contrasti forti, e se è sbagliato dire che tutto va bene rispetto a problemi che vengono da molto lontano, sono condivisibili solo in parte le affermazioni che Desini ha fatto, a titolo personale». Sul merito del provvedimento, Cherchi si è detto convinto che «tende a risanare i debiti avviando una azione di governo molto forte che porterà ad un piano di rientro che sarà presentato fra breve; è chiaro che il debito non può essere risolto nell’immediato ma richiede impegno e coesione da parte di tutti, mostrando serietà e buon senso».

Non essendoci altri iscritti a parlare il presidente ha messo in votazione il passaggio agli articoli del Disegno di legge, che il Consiglio ha approvato con 31 voti favorevoli e 21 contrari.

Al termine dello scrutinio, il presidente ha sospeso la seduta e convocato la conferenza dei capigruppo.

Alla ripresa dei lavori, il presidente ha aperto la discussione sull’art.1 che il Consiglio ha approvato e a seguire l’Aula ha espresso anche il voto favorevole sull’art,2.

Sull’articolo 3 è stato presentato emendamento di sintesi che unifica altre tre proposte ed ha ottenuto il parere favorevole della commissione della Giunta. Si tratta del futuro delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficienza (Ipab) e prevede fra l’altro che «le strutture che svolgono prevalentemente attività di erogazione di servizi socio-sanitari che non sono più in grado di funzionare, hanno espresso la volontà di sussistere e non hanno ancora completato il processo di trasformazione, sono soppresse. I beni e le funzioni delle stesse sono trasferiti all’azienda sanitaria locale nel cui ambito territoriale hanno la sede legale».

Sullo stesso articolo è stato presentato anche un emendamento aggiuntivo riguardante la struttura di riabilitazione “Santa Maria Bambina” di Guspini, di cui è prima firmataria la consigliera del Pd Rossella Pinna.

La consigliera Rossella Pinna, del Pd, ha ribadito in primo luogo la fiducia nell’assessore Arru, sostenendo che «la terapia d’urto è necessaria ma non si può buttare la croce solo su una persona chiunque sia, deve invece prevalere il senso di responsabilità condividendo anche le scelte più dolorose». Il problema oggetto dell’emendamento, l’acquisizione al patrimonio della Regione del centro di riabilitazione “Santa Maria Bambina” di Guspini, arriva da lontano dopo alcuni tentativi della Giunta Cappellacci, in particolare con riferimento alla perizia sul valore della struttura, chiusa dal 2012 ed ora abbandonata al degrado». Ma la cosa più importante, ha affermato la Pinna, è che gli sforzi fatti fino a questo punto siano ancora aumentati; sono disponibile al ritiro dell’emendamento in cambio di assicurazioni, non è una questione territoriale ma il frutto della consapevolezza del valore della struttura e di quanto può dare a tutti i cittadini della Sardegna con evidenti ricadute positive in termini di qualità dell’assistenza e di risparmio di risorse pubbliche».

Il consigliere Gianni Lampis (Misto-Fdi) ha condiviso le considerazioni della collega Pinna, ribadendo che «si tratta non di piante bandierine ma di dare risposte in un’area dove la crisi concentra maggiormente i suoi effetti negativi». La proposta di riforma sanitaria in quel territorio, ha ricordato Lampis, «è condivisa in parte dalle amministrazioni locali ma il giudizio positivo non può prescindere dalla corretta dislocazione dei servizi, traguardo da cui siamo ben lontani; l’esperienza di Guspini deve trovare il giusto riconoscimento, quindi accogliamo l’invito di ritirare l’emendamento perché preferiamo concentrarci sul risultato, a condizione che la Giunta assuma impegni precisi davanti alla comunità».

L’assessore della Sanità Luigi Arru ha accolto l’invito della consigliera Pinna relativo alla struttura di Guspini, affermando che «è un problema che si è cercato di affrontare nell’ottica della rete che sta caratterizzando l’azione complessiva della Giunta, con lo scopo cioè di creare valore convivendo esperienze». La struttura, ha osservato, «ha senso se dà risposte anche al di fuori dell’ambito locale ed anche sulla lungo-degenza dove il nostro sistema ha ancora eccedenze». Il nostro impegno, ha concluso, «è quello di lavorare per il suo inserimento nella casa della salute, punto cardine della riforma come strumento di integrazione per ospedale; su queste basi ritenendo che si possa arrivare ad una soluzione positiva in tempi brevi».

L’emendamento è stato ritirato.

Successivamente è stato approvato l’art 3 comprensivo dell’emendamento di sintesi e, a seguire, anche gli articoli 4 e 5.

Il presidente ha quindi messo in votazione il testo finale del Disegno di legge, che il Consiglio ha approvato con 29 voti favorevoli e 19 contrari. (Af)

Il consigliere di Forza Italia, Ignazio Locci, ha illustrato l’ordine del giorno sull’assistenza domiciliare integrata (Adi) nel territorio della Asl di Carbonia. L’esponente della minoranza ha ricordato le proteste dei malati di Sla, dei loro familiari e dell’associazione dei malati contro il nuovo sistema di assistenza varato dal commissario della Asl 7 lo scorso 16 ottobre. Protesta che è proseguita nonostante le rassicurazione fornite dall’assessore e dal commissario e che è sfociata in un sciopero della fame.  In sintesi: i pazienti affetti da Sla e i loro familiari chiedono il mantenimento del vecchio sistema di assistenza con i medici e gli infermieri del reparto di rianimazione di Carbonia e chiedono pertanto l’accesso diretto alla rianimazione. Locci ha ricordato le diverse audizioni svolte nella commissione sanità (associazione dei malati, commissario Asl e assessore Arru) ed ha invitato il Consiglio regionale a votare l’ordine del giorno che impegna la Giunta al ripristino del vecchio sistema Adi e risolvere positivamente la questione.

Il presidente della commissione Sanità, Mondo Perra, ha dichiarato il parere contrario della commissione all’ordine del giorno, mentre l’assessore Luigi Arru ha preannunciato la definizione della questione che ha contrapposto l’associazione dei malati di Sla con il commissario della Asl 7. «Abbiamo avuto la disponibilità dei rianimatori per assistere i malati con il vecchio modello di assistenza – ha spiegato Arru – e la nuova Adi di terzo livello proposta dal commissario, in linea con le disposizioni ministeriali, può andare avanti per il resto dei pazienti».

L’assessore ha giudicato positivo il confronto svolto in commissione e in Consiglio sul tema dell’assistenza domiciliare e si è mostrato soddisfatto per l’intesa raggiunta a Carbonia che consente di andare incontro alle esigenze dei malati ed allo stesso tempo permette l’introduzione del nuovo modello di Adi.

La consigliere del Centro democratico, Anna Maria Busia, è intervenuta in tono polemico sull’’inutilità degli ordini del giorni approvati dal Consiglio regionale. L’esponente della maggioranza ha affermato che si tratta di “impegni disattesi” ed ha fatto riferimento all’ordine del giorno approvato in Aula lo scorso 7 ottobre che conteneva l’impegno per la Giunta a proceder con il pagamento degli stipendi arretrati ai dipendenti Ipab e ha definire il passaggio dell’Ipab alla Asl. La consigliere Busia, riferendosi all’emendamento approvato in precedenza sulla materia nel Dl sulla Sanità, ha parlato di “passo indietro”, di “sciocchezza” ed ha denunciato il rischio di impugnazione da parte del Governo. «Si è regalato l’illusione ai lavoratori Ipab di passare alle Asl – ha concluso Busia – e si è aggravato il disequilibrio del sistema sanitario sardo».

Gli odg non vengono rispettati: oggi abbiamo assistito all’ennesima sciocchezza.

Il consigliere di Sel, Luca Pizzuto, ha riconosciuto la gravità della situazione nella Asl 7 in riferimento all’Adi di terzo livello nonché l’impegno dell’assessore e del commissario per risolvere in termini positivi la questione. L’esponente della maggioranza ha quindi chiesto una breve sospensione dei lavori per “limare” alcuni punti dell’ordine del giorno.

Il consigliere Ignazio Locci (Fi) ha acconsentito che l’ordine del giorno passasse in coda ai lavori dell’Aula e così il presidente del Consiglio, Gianfranco Ganau, ha potuto invitare il consigliere, Giuseppe Meloni (Pd), a svolgere la relazione sull’altro punto all’ordine del giorno: il disegno di legge 286 “Proroga del contratto di servizio di continuità territoriale marittima tra la Sardegna, le isole minori e la Corsica”. L’esponente della maggioranza ha sottolineato l’urgenza del provvedimento che consentirà una proroga fino al 31 marzo 2016 dei servizi della Saremar, interessata dal bando ad evidenza pubblica per l’assegnazione delle rotte ai privati. (A.M.)

E’ quindi intervenuto il consigliere di Sel Luca Pizzuto che ha espresso apprezzamento per l’azione intrapresa dalla Giunta e annunciato il suo voto favorevole al provvedimento: «Sono stati fatti importanti passi in avanti nella vicenda – ha detto Pizzuto – la delibera prodotta dalla giunta qualche settimana fa ha cambiato molto il quadro: sono stati messi in campo gli strumenti perché il bando possa essere il meno traumatico possibile per il territorio. Decisiva l’introduzione di misure per la salvaguardia di tutti i posti di lavoro diretti e indiretti».

Voto favorevole anche da parte dei “Cristiano Popolari Socialisti”. Il capogruppo Pier Franco Zanchetta ha dato un giudizio positivo sul provvedimento in esame. «Anche La Maddalena - ha detto – comincia ad intravedere una navigazione più tranquilla anche se il percorso dovrà essere monitorato attentamente».

E’ quindi intervenuto l’assessore alla Programmazione Raffaele Paci che ha auspicato un pronunciamento favorevole da parte dell’Aula: «Si tratta di una proroga all’interno di un procedimento con bando che prevede clausole sociali e il mantenimento di un fondo per coprire eventuali lavoratori che, per qualsiasi motivo, non potessero rientrare negli organici dei nuovi operatori – ha affermato Paci -  nella delibera di Giunta approvata la scorsa settimana è prevista una procedura che rispetta le regole europee e fa fronte all’esigenza di una tutela dei lavoratori».

Il presidente Ganau ha messo in votazione il passaggio agli articoli che ha ottenuto il via libera dell’Aula.  Il Consiglio ha quindi votato in rapida successione i tre articoli del Disegno di legge e approvato all’unanimità il testo finale.

Ha poi preso la parola il consigliere Ignazio Locci (Forza Italia) che ha annunciato il ritiro dell’ordine del giorno sull’assistenza domiciliari integrata nella Asl 7 riservandosi di riproporlo all’Aula dopo una verifica in Commissione.

Il presidente ha dichiarato chiusa la seduta e convocato il Consiglio per il prossimo 9 dicembre alle ore 16.00. (Psp)