CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XV Legislatura

Ufficio Stampa

Nota stampa della seduta n. 23
Mercoledì 23 Luglio 2014

Approvato odg unitario sulla difesa della biodiversità sarda

Cagliari 23 luglio 2014 – La seduta si è aperta sotto la presidenza del presidente Ganau. Dopo le formalità di rito l’Aula ha iniziato l’esame dell’ordine del giorno con la mozione n°41 sulla biodiversità.
Il capogruppo dei Riformatori sardi Attilio Dedoni ha chiesto di intervenire sull’ordine dei lavori.
Il presidente Ganau ha ritenuto di togliergli la parola perché l’intervento intendeva riproporre surrettiziamente un argomento in una sede non adatta, in quanto la conferenza dei capigruppo, che si è appena conclusa, ha deciso l’ordine del giorno.
Alla ripresa, il consigliere Dedoni ha chiarito che la sua richiesta ha la finalità di portare all’attenzione dell’Assemblea la proposta di legge in materia di riordino degli Enti Locali a seguito dell’abolizione delle Province, nemmeno arrivata alla commissione di merito. Ha chiesto pertanto di inserirla nella programmazione bimestrale dei lavori del Consiglio.
Il presidente Ganau, a norma di Regolamento, ha disposto la votazione per alzata di mano, che ha dato esito negativo: l’Assemblea non approva.
Il consigliere Dedoni, nel prendere atto del risultato dello scrutinio, ha affermato fra l’altro che «il Pd ha dimostrato per l’ennesima volta di essere il luogo della conservazione». Ha comunicato infine la decisione, sua e del gruppo, di abbandonare l’Aula in segno di protesta.
Il capogruppo del Pd Pietro Cocco ha affermato che Dedoni, «pur presente alla conferenza dei capigruppo, non ha formulato alcuna proposta in merito». Il Consiglio regionale, ha aggiunto, «non deve pagare una tassa per sentire il consigliere Dedoni che sbraita; per questo il Pd ha votato contro».
Il presidente Ganau, riprendendo l’esame dell’ordine del giorno, ha messo in votazione l’ordine del giorno unitario formulato a seguito della discussione generale sulla mozione n°41 in materia di biodiversità: il Consiglio ha approvato il documento all’unanimità. Nel documento, si impegna la Giunta e l’Assessore dell’Agricoltura a tutelare semenze e biodiversità tipiche della Sardegna, come prescritto dal Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura della Fao che, in particolare, vieta l’utilizzo delle semenze per scopi chimici, farmaceutici e industriali e lo consente, al contrario, solo per scopi di ricerca, alimentazione ed agricoli.

Provvidenze per l’artigianato. Approvato il Dl n.62/A della Giunta regionale.

Successivamente, il presidente ha avviato la discussione del Disegno di Legge n°62 (Giunta regionale) dando la parola al relatore Mario Tendas, del Pd.
Nel suo intervento, Tendas ha affermato che il provvedimento risponde alla necessità di prorogare i termini relativi alle provvidenze, per l’abbattimento di interessi e nuovi investimenti, al settore artigianale per l’annualità 2009 previste dalle legge 51. Occorre evitare la scadenza della rendicontazione al 30 giugno, ha detto Tendas, «come peraltro sollecitato dalle associazioni di categoria, perché servono almeno altri 6 mesi per completare l’iter burocratico e amministrativo delle domande». Dall’analisi dei dati inoltre, ha continuato il consigliere del Pd, «sono emersi due problemi di fondo: uno legato alla complessità dell’iter burocratico delle pratiche e, in secondo luogo, la realtà determinatasi negli 82 paesi della Sardegna colpiti da calamità naturale nei quali, oggettivamente, è stato necessario affrontare altre priorità. E’opportuno quindi che la nuova scadenza venga fissata al prossimo 31 dicembre». (Af)
Il presidente del Consiglio regionale ha dato, quindi, la parola al rappresentante della Giunta, l’assessore del Turismo, Artigianato e Commercio, Francesco Morandi. L’esponente dell’esecutivo ha confermato la relazione fatta dal consigliere del Pd, Mario Tendas, evidenziando che si tratta di un provvedimento apparentemente molto semplice ma che ha un grande significato per le imprese artigiane. L’assessore ha infatti ricordato la situazione di crisi in cui versa il comparto con circa 5000 imprese perse a causa della crisi, 597 da gennaio a oggi. Un settore che rappresenta il 12,5 per cento del Pil della Sardegna, ha affermato, deve avere un sostegno importante per il rilancio del settore con interventi più complessi.
Il presidente Ganau ha messo, quindi, in votazione il passaggio agli articoli che è stato approvato dall’Aula. Sull’unico articolo della legge ha preso la parola il consigliere del gruppo Misto, Fabrizio Anedda, il quale si è detto favorevole alla legge augurandosi, però, più attenzione da parte della Giunta verso il settore. Voto favorevole è stato annunciato anche dal consigliere di Forza Italia, Marco Tedde, perché si tratta «di un sostegno alle imprese sul solco tracciato dalla Giunta Cappellacci con molti altri interventi». Per Tedde non basta una proroga di 6 mesi, servono interventi più ampi tra cui la sburocratizzazione e la proroga del piano casa, con alcune modifiche, che ha prodotto già tantissimi interventi. Il presidente Gianfranco Ganau ha quindi messo in votazione la legge che è stata approvata (51 favorevoli, 1 astenuto). (E.L.N.)

Approvata la risoluzione n. 2 della Seconda Commissione sulla situazione dei lavoratori delle biblioteche 

Il presidente del Consiglio ha dunque invitato il consigliere relatore, Piero Comandini (Pd), a illustrare la risoluzione n.2 sul sistema bibliotecario, approvata all’unanimità nella Seconda commissione consiliare.
Comandini ha rimarcato l’importanza dell’iniziativa che affronta anche le criticità, più volte denunciate dagli operatori. Negli ultimi anni – ha affermato il consigliere della maggioranza – i fondi per il settore sono state ridotte e il taglio delle risorse ha spinto le cooperative e le aziende che erogano i servizi a competere nelle gare per gli affidamenti, con il cosiddetto sistema del massimo ribasso. «Sistema – ha proseguito Comandini – che ha portato penalizzazioni e disagi per i lavoratori che hanno registrato non corrette applicazioni contrattuali, meno remunerative e poco rispettose delle loro professionalità». La situazione - a giudizio di Comandini - soprattutto negli ultimi anni è sensibilmente peggiorata e non è neppure in linea con le norme regionali che regolano il settore. Il consigliere del Partito democratico ha dunque elencato le premesse, le constatazioni e le prese d’atto contenute nella risoluzione n. 2, per poi dare lettura integrale degli impegni rivolti all’esecutivo regionale e contenuti nel documento approvato all’unanimità lo scorso 18 giugno nella commissione consiliare Lavoro e Cultura. 
La risoluzione n. 2 impegna il presidente della Regione e la Giunta:
- a subordinare il trasferimento delle risorse ordinarie agli enti locali per la costituzione, il funzionamento, l’incremento e la gestione delle biblioteche di enti locali oltre che al possesso dei requisiti biblioteconomici, anche a quello dei requisiti amministrativi tra i quali devono essere ricompresi:
a) l’applicazione e il rispetto del contratto CCNL per i dipendenti delle imprese dei servizi pubblici per la cultura, il turismo, lo sport e il tempo libero che tenga conto del livello di professionalità posseduto e dell’inquadramento giuridico del personale addetto alle biblioteche; 
b) il rispetto, in sede di aggiudicazione dell’appalto del servizio, dell’articolo 82, comma 3 bis, del decreto legislativo n. 163 del 2006;
- a incrementare i finanziamenti a favore delle biblioteche e dei sistemi bibliotecari della Sardegna anche al fine di adeguare i trasferimenti relativi al personale al contratto di categoria; 
- a emanare direttive rivolte agli enti locali al fine di uniformare l’applicazione dei modelli di contrattazione per il personale delle biblioteche e dei sistemi bibliotecari da parte delle imprese operanti nel settore;
- ad assicurare una verifica e un adeguamento continuo degli standard relativi al personale, alle strutture e ai servizi offerti al pubblico nell’ottica di un miglioramento progressivo e coordinato;
- a garantire la vigilanza sul rispetto della normativa sugli appalti nell’intero comparto;
- a procedere in tempi brevi a una riorganizzazione complessiva e organica del sistema dei beni culturali in una prospettiva dinamica volta a puntare sulle strategie innovative nel settore della comunicazione e dell’informazione e con una rinnovata attenzione alla domanda culturale;
- a procedere a un monitoraggio dell’intero sistema bibliotecario della Sardegna volto in particolare ad accertare: l’entità del personale attualmente impiegato nei progetti finanziati ai sensi della legge regionale n. 14 del 2006, i relativi livelli di inquadramento, la quantità delle ore effettivamente lavorate, il costo reale annuale di ciascun lavoratore e il livello di servizi offerto.
Il consigliere Comandini ha concluso il suo intervento auspicando un positivo accoglimento della risoluzione da parte dell’intero Consiglio.
Il consigliere Eugenio Lai, (Sel) ha espresso soddisfazione per la risoluzione unitaria della Seconda commissione e ricordato la mozione dei consiglieri regionali del gruppo Sel in materia di sistemi bibliotecari. In particolare, il vice presidente del Consiglio, ha evidenziato i problemi che penalizzano gli operatori e ha sottolineato come l’assenza dei controlli e di azioni di monitoraggio dell’intero sistema abbia compromesso, in molti casi, il corretto operare nelle biblioteche della Sardegna. Eugenio Lai ha inoltre ribadito il fondamentale ruolo svolto dalle biblioteche nei piccoli centri e nelle periferie ed ha citato ad esempio le esperienze del territorio della Trexenta-Sarcidano.
L’esponente della maggioranza ha dunque denunciato che ormai da 8 anni non si adeguano i contributi ai Comuni, né è mai esistito un elenco apposito degli operatori. «Le tensioni registrate nel settore e tra i lavoratori negli ultimi anni – ha spiegato Lai – derivano anche da tali carenze, nonché dalla necessità di soluzioni adeguate che tengano conto anche dei tanti precari che hanno acquisito professionalità e capacità». La risoluzione n. 2 – ha proseguito il consigliere di Sel – tenta di “mettere una pezza” alle tante manchevolezze di un sistema che dimostra tutti i suoi limiti sia in riferimento alle coop e alle aziende e sia in ordine alle garanzie e alle retribuzioni dei lavoratori. Nel ricordare il dispositivo approvato nella Seconda commissione consiliare, Eugenio Lai ha auspicato l’approvazione di una legge organica del settore e invitato la Giunta a procedere nelle azioni di monitoraggio e nelle necessarie iniziative per assicurare il rispetto delle direttive impartite dalla Regione. (A.M.)
Marco Tedde (Forza Italia) ha sottolineato, in apertura del suo intervento, la validità dell’iniziativa assunta con la risoluzione a favore degli operatori delle biblioteche appartenenti a cooperative o società di servizi segnalando, però, la mancanza di una analoga previsione per valorizzare il lavoro svolto dai dipendenti comunali nelle biblioteche gestite direttamente dalle amministrazioni civiche dove spesso mancano le professionalità richieste dalla legge. «Con questa risoluzione – ha detto Tedde – si intende dare una regolamentazione a un sistema finora governato dall’incertezza, occorreva uno sforzo ulteriore per dare risposte a tutti gli operatori. Nel documento in discussione manca questo passaggio fondamentale».
Per Stefano Tunis (Forza Italia), la valorizzazione del sistema bibliotecario «è un tema sentito e condiviso. Chi ha avuto l’onore di amministrare un ente locale è consapevole dell’importanza assunta dalle biblioteche nei piccoli centri e del ruolo svolto dagli operatori che vi lavorano, spesso autentici punti di riferimento per le comunità». Proprio per questo, secondo il consigliere di Forza Italia, serve un cambio di rotta nella gestione del sistema. «Occorre lavorare a una mappatura dei servizi che consenta poi ai comuni di operare allo stesso modo – ha detto Tunis – l’auspicio è che attraverso l’assessorato alla Cultura ci sia un monitoraggio che favorisca un intervento ad ampio raggio».
Paolo Zedda (Rossomori), che come di consueto ha svolto il suo intervento in lingua sarda, ha evidenziato l’azione svolta dalla coalizione di centrosinistra. «Uno dei punti qualificanti è stato quello di incrementare il livello di cultura, conoscenza e informazione poita sa cultura aggiudat a si moviri mellus in su mundu e donat una manu a ndi pesai su livellu economicu de sa sotziedadi aundi biveus (perché la cultura aiuta a muoversi meglio nel mondo e dà una mano ad alzare il livello economico della società nella quale viviamo)». Zedda ha poi evidenziato il ruolo svolto dalle biblioteche nelle città e nei paesi della Sardegna: «sono spesso centri polifunzionali dove si svolgono convegni, mostre, presentazioni di libri, laboratori per bambini e attività concordate con le scuole. Gli operatori svolgono inoltre un ruolo sociale offrendo aiuto ai disoccupati e agli studenti». Eppure, ha ricordato Zedda – la spesa per garantire il sistema (circa 6400 euro a biblioteca) è al di sotto della media nazionale. Gli investimenti nel 2013 sono calati nonostante gli ottimi servizi garantiti. «Questa risoluzione – ha concluso l’esponente dei Rossomori – si pone un obiettivo: normare il sistema e ottenere, una volta per tutte, il rispetto delle leggi di settore e l’applicazione del contratto nazionale di lavoro per gli operatori». (Psp)
L’assessore della Cultura, Claudia Firino, in apertura, ha voluto ringraziare il Consiglio per il contributo al dibattito, già emerso durante l’esame del provvedimento in commissione. Le biblioteche, ha proseguito, «sono una parte importante del tessuto sociale delle comunità sarde, specialmente di quelle più decentrate, ed un valore da preservare e consolidare». Il monitoraggio del sistema regionale, ha poi annunciato, «è quasi concluso e sarà fornito alla commissione: i dati parziali ma comunque molto recenti ci dicono che ben 74 progetti di gestione sono finanziati dalla Regione, di cui 52 riguardano le biblioteche, con risorse che assorbono il 100% dei costi del personale ed appena il 5% per le attrezzature». Per quanto riguarda la tipologia delle società impegnate nel settore, in prevalenza di tratta di cooperative, ma in questo ambito, ha proseguito l’Assessore «emergono con chiarezza alcune criticità: deresponsabilizzazione degli Enti Locali, mancanza di un progetto di formazione ed aggiornamento del personale (poco più di 300 operatori), scarsa imprenditorialità». L’orizzonte che abbiamo di fronte, ha concluso l’assessore della Cultura, «è il 2016, quando verrà meno anche l’ultima proroga; la Giunta regionale vuole arrivare preparata a quella scadenza, garantendo stabilità al personale delle biblioteche e degli archivi, assicurando la continuità del servizio, migliorando la professionalità degli operatori, coinvolgendo altri Enti Locali e dove possibile anche soggetti privati, in un quadro omogeneo dei contratti di categoria». (Af)
Il presidente ha quindi dato la parola al presidente della Commissione Cultura, Gavino Manca, il quale ha ringraziato i consiglieri Comandini e Lai perché con le loro proposte hanno consentito di portare all’attenzione dell’Aula un problema molto importante, che riguarda tanti lavoratori sardi. Manca ha voluto ringraziare anche la minoranza per aver collaborato attivamente e aver consentito di portare la risoluzione in Consiglio con celerità. Secondo Manca è necessario un ragionamento complessivo sulla legge n. 14, riconoscendo il lavoro che sta facendo la Giunta sul settore della cultura. Il presidente della Seconda Commissione ha auspicato che maggioranza e opposizione, con le loro diverse posizioni, lavorino insieme per consentire al settore della Cultura di fare un salto in avanti e di creare nuove opportunità. Il presidente Ganau ha messo in votazione la risoluzione che è stata approvata dall’Aula.

Approvata la risoluzione n. 3 della Prima Commissione “sul percorso delle riforme”.

Il Consiglio regionale ha, poi, preso in esame il successivo punto all’ordine del giorno: la Risoluzione n. 3 della Prima commissione “sull’organizzazione regionale degli enti locali e del personale, polizia locale e rurale, partecipazione popolare”. Il testo evidenzia l’urgenza di avviare la riforma dello Statuto e scrivere una nuova legge Statutaria. Una riforma che preveda “l’individuazione degli ambiti e delle disposizioni dello Statuto la cui revisione garantisca una più efficace declinazione della specialità e dell’autonomia quale premessa per poter conseguentemente procedere, previo confronto con la Giunta e con i Parlamentari sardi o eletti in Sardegna, l’elaborazione di una idonea procedura e di una organica proposta di revisione statutaria”. La risoluzione prevede anche “l’elaborazione e approvazione di una legge statutaria che, valorizzando la specificità dell’ordinamento regionale, configuri una autonoma disciplina in materia di forma di governo della Regione (ruolo e funzioni del Consiglio regionale, del Presidente della Regione, della Giunta e dei suoi componenti); in materia di sistema di elezione del Consiglio e del Presidente della Regione e di nomina e configurazione della Giunta; in materia di cause di ineleggibilità, incompatibilità, incandidabilità, conflitti di interessi dei componenti degli organi di governo regionale; in materia di principi di organizzazione amministrativa regionale; in materia di principi sul ruolo e le funzioni del Consiglio delle autonomie locali; in materia di principi di bilancio regionale e degli enti locali; in materia di semplificazione e di contenimento dei costi degli organi istituzionali; in materia di controllo dell’attuazione delle leggi e della valutazione degli effetti delle politiche regionali da parte del Consiglio, finalizzato a realizzare - tramite l’inserimento di clausole e missioni valutative nei processi decisionali consiliari - un efficace sistema di interventi per il miglior soddisfacimento delle esigenze collettive”. La Commissione propone anche che “nell’approvazione di mirate riforme, con l’avvio da parte delle Commissioni consiliari, avvalendosi della collaborazione della Giunta, della ricognizione degli ambiti nei quali più urgente si ravvisa un nuovo e più efficace intervento normativo della Regione al fine di portare a termine fasi transitorie mai concluse, ovvero più urgente si manifesta l’esigenza di semplificazione e snellimento della legislazione, delle procedure e delle strutture amministrative al fine di superare duplicazioni di funzioni e stratificazioni normative”.
Il presidente Ganau ha dato la parola al presidente della Commissione Autonomia e Riforme, Francesco Agus (Sel), il quale ha in primo luogo ringraziato i commissari per il lavoro fatto finora e per essere arrivati all’approvazione di questa risoluzione all’unanimità. Agus ha ricordato all’Aula cosa sta accadendo in queste ore in Senato, dove si sta ridisegnando l’autonomia delle Regioni e degli enti locali. Per Agus bisogna agire velocemente per difendere la specialità della Sardegna, in primo luogo utilizzando al meglio i poteri in capo all’Istituzione sarda, applicando lo Statuto in maniera decisa ed efficace. Agus propone una riforma dell’assetto degli enti locali a cui deve seguire una più complessa riforma della Regione, valorizzando le situazioni positive esistenti ed eliminando quelle che creano un blocco al decollo dell’economia della Sardegna. Serve una Statutaria che detti i principi, perché l’obiettivo è di valorizzare l’autonomia e la specificità dello Statuto e valutare in che modo estenderli. Agus ha ricordato che le riforme richiedono coraggio, devono essere condivise e non devono essere dettate dagli umori del momento che si percepiscono nel bar vicino a casa propria. Il presidente della Commissione ha esortato maggioranza e opposizione a lavorare, ognuno con le sue specificità, per raggiungere l’obiettivo di far decollare la Sardegna nell’interesse di tutti i cittadini. (E.L.N.)
Il consigliere del gruppo “Sardegna”, Mario Floris, ha evidenziato le innumerevoli occasioni in cui il Consiglio ha discusso del tema delle riforme e rimarcato un generale clima “di confusione” nel dibattito odierno. «Non c’è una linea e non c’è un programma», ha dichiarato il leader dell’Uds, nel lamentare la mancata informazione riguardo ai contenuti degli accordi sottoscritti dalla Regione in sede di conferenza delle Regioni. «Vogliamo che non si modifichi niente dei diritti acquisiti in Costituzione – ha proseguito il consigliere dell’opposizione – ma la Giunta non ha acquisito gli elementi fondamentali della riforma dello Statuto sardo». Floris ha ribadito ruolo e centralità della massima assemblea sarda per quanto attiene i contenuti del nuovo Statuto. «Dobbiamo riscrivere la nostra Carta fondamentale – ha proseguito – per rafforzare i poteri di sovranità e autogoverno del popolo sardo». Il consigliere dell’opposizione ha definito “due percorsi distinti anche se convergenti” quelli riguardanti la riforma interna (Enti Locali) e la grande riforma che riguarda la specialità sarda (Statuto). Il leader dell’Uds ha manifestato perplessità sull’ipotesi di procedere con l’approvazione della legge statutaria «Se dovessimo procedere con la statutaria, che è ancorata allo Statuto di Autonomia, e se nel frattempo le modifiche all’esame del Parlamento italiano dovessero concretizzarsi in modifiche anche per il nostro Statuto, approveremo infatti una Statutaria monca e superata».
Il consigliere di Forza Italia, Stefano Tunis, ha ripercorso le varie fasi del dibattito nella Prima commissione e sottolineato di aver sottoscritto, seppur come consigliere dell’opposizione, il documento all’esame dell’Aula. «Infatti, nelle discussioni in commissione – ha dichiarato Tunis – ci si è resi conto che il valore del nostro Statuto va sostenuto con l’azione e ciò ritengo possa realizzarsi con l’approvazione di una legge statutaria rafforzata». «Cioè – ha spiegato il consigliere della minoranza – con una legge che non contenga soltanto contenuti di meccanica costituzionale ma soprattutto valori e temi forti della nostra storia autonomistica». A giudizio del consigliere Tunis, la risoluzione approvata dalla Prima commissione chiede al Consiglio un’assunzione di responsabilità («scrivere il nuovo strumento operativo della nostra specialità costituzionale») senza voler estromettere dall’iniziativa l’esecutivo regionale. Tunis ha invitato l’intero Consiglio ad affrontare il tema delle riforme senza steccati e posizionamenti di schieramento e senza vincoli di maggioranza o opposizione. «Se oggi si decide di procedere nel verso indicato dalla risoluzione – ha concluso il consigliere di Forza Italia – si devono mettere da parte le rigidità delle rispettive appartenenze, in caso contrario, è meglio lasciare perdere già da oggi il tema delle riforme e della statutaria».
Il consigliere del Pd, Salvatore Demontis, ha ricordato il tema affrontato nel corso dei lavori della commissione in ordine alla rinegoziazione con lo Stato della nostra specialità costituzionale. L’esponente della maggioranza ha affermato la necessità di riforme che impattino immediatamente nella società e nelle istituzioni della Sardegna e che – a questo proposito - sono da evitare gli errori commessi anche nel recente passato con le dissertazioni e le lungaggini sulle questioni di metodo. Demontis ha ricordato l’istituzione prima e l’abrogazione poi, delle nuove province in Sardegna, per evidenziare alcune pratiche autonomistiche non produttive e dannose per l’Isola, ed ha poi dichiarato che «il governo nazionale si dimostra poco sensibile ai temi dell’Autonomia regionale». «Non sono d’accordo - ha proseguito l’esponente della maggioranza – con le modifiche proposte dal governo per il Titolo V della Costituzione, perché svuotano le Regioni di competenze primarie». Salvatore Demontis ha quindi definito “migliorative” le modifiche avanzate al disegno di legge Del Rio soprattutto per quanto attiene le misure di salvaguardia riservate alle Regioni speciali. «Il contenuto del nuovo testo in discussione al Senato – ha affermato Demontis – è il massimo risultato che si può ottenere e per questo sono convinto che la difesa della nostra Autonomia siamo solo noi stessi». «Per tali ragioni – ha concluso il consigliere del Pd – più che ribadire che il nostro statuto è intoccabile sono convinto che serva procedere con l’approvazione di una legge statutaria “pesante”». (A.M)
Per Roberto Deriu (Pd), la risoluzione approvata dalla Prima Commissione è la migliore risposta alla domanda di cambiamento proveniente dalla società sarda. «Non sembra casuale –ha affermato Deriu - l’assenza dei Riformatori in Aula quando si parla di riforme. Li ricordiamo nella scorsa legislatura mentre tenevano in scacco la loro maggioranza, mentre ricattavano il Presidente Cappellacci costringendolo a sostenere iniziative che hanno provocato un cortocircuito istituzionale, costituzionale e giuridico: il più grande disordine amministrativo che l’Autonomia abbia mai conosciuto». Ecco perché, secondo il consigliere del PD, il percorso delle riforme non può che essere meditato e nascere dalla riflessione su una Sardegna reale. «Una Sardegna – ha detto Deriu - che è stata uno Stato sovrano, che ha dentro di se il portato storico della sovranità e ora deve disegnare regole comuni e consegnare alle nuove generazioni un progetto basato sulle regole fondanti della convivenza civile. Serve una visione lungimirante, basta con la denuncia dei propri errori attribuendoli agli altri». Deriu ha quindi avanzato una proposta all’Aula perché venga avviato da subito un percorso condiviso per il varo di una nuova legge Statutaria che dia attuazione ad un disegno complessivo di riforma della Sardegna. «Quanto allo Statuto – ha concluso Deriu – occorre pensare a una sua revisione ma senza mettere a rischio le conquiste del passato».
Paolo Zedda (Rossomori), nel suo intervento, ha messo in evidenza i due punti fondamentali della risoluzione: «si parla della revisione dello Statuto e della nuova Statutaria, da una parte si discute di regole interne dall’altra si definiscono i confini tra i poteri dello Stato e della Regione». Quest’ultimo è il punto centrale, secondo Zedda, «Nello Statuto diciamo cosa vogliamo essere, quali sono i valori fondanti della nazione sarda, quali i rapporti tra noi e lo Stato italiano. Noi crediamo che in questa legislatura sia centrale la riscrittura dello Statuto, siamo convinti che oggi si debba affermare il concetto di nazione sarda, il sentimento culturale, identitario e storico del nostro popolo». L’esponente dei Rossomori ha quindi sottolineato la necessità di affermare in modo più chiaro l’autonomia scolastica e l’identità linguistica della Sardegna. “Le minoranze linguistiche sono riconosciute da tutte le organizzazioni internazionali, queste peculiarità sono gli elementi su cui si fondano le ragioni della nostra specialità». Per Zedda, occorre inoltre riaffermare il principio di autonomia fiscale e dare gambe al progetto dell’Agenzia Sarda delle Entrate. “E’ urgente – ha concluso Zedda - definire subito un percorso e una tabella di marcia. Nel referendum del 2009 il 95% dei sardi si è espresso a favore dell’Assemblea Costituente. La volontà popolare va rispettata».
Secondo Giuseppe Meloni (Pd), la risoluzione voluta dalla Prima Commissione, al termine di una lunga serie di audizioni, rappresenta l’avvio di una stagione di riforme che non può non portare a una nuova legge statutaria e dare l’impulso per la riscrittura dello Statuto. «E’ da almeno 25 anni che si parla di riscrivere lo Statuto, alcuni interventi fatti in passato in quest’Aula possono essere riproposti anche oggi. Il risultato però non è stato raggiunto, le riforme sono necessarie per far ripartire l’Isola, non possiamo permetterci di fallire. Se oggi la situazione della Sardegna è così grave molto è dipeso dalle mancate riforme». Meloni si è poi espresso a favore di un percorso rapido per la definizione di una nuova legge Statutaria mentre per la riscrittura dello Statuto non è oggi possibile pensare all’Assemblea Costituente, progetto affascinante ma oggi non praticabile. (Psp) 
Il consigliere del Psd’Az Angelo Carta ha rivendicato in apertura il ruolo del Consiglio che discende dalla legittimazione elettorale ricevuta. Si sono dette cose molto giuste, ha osservato, «ma occorre intervenire complessivamente su tutto lo Statuto, con una riforma profonda sia all’interno della Regione sia per ciò che concerne i rapporti della Regione con lo Stato». Nel nuovo statuto, ha precisato, «ci devono essere le questioni fondanti che stanno a cuore ai sardi; per questo la scelta dell’assemblea costituente non significa allungare i tempi ma restituire vera centralità al ruolo del Consiglio, sono ragioni che ci spingono a dire No a questa risoluzione».
Il consigliere Emilio Usula, di Soberania e Indipendetzia, ha dato alla commissione di aver fatto un lavoro molto serio, «e per questo non riesco a capire le contraddizioni appena espresse dal consigliere Carta, soprattutto perché ha mostrato di aver molto chiaro l’obiettivo di assegnare al nuovo Statuto sardo uno specifico ruolo identitario nello scenario nazionale ed europeo». Su questo le forze politiche sarde devono essere coese, ha affermato Usula, «mentre sulla riforma del titolo quinto della Costituzione c’è bisogno di sconfiggere una tendenza troppo centralista della quale cui non convincono gli scopi apparenti di snellire le procedure e dare risposte efficaci alla crisi». Secondo Usula è ben altra la posta in gioco: «sono a rischio gli spazi di democrazia, di diritti, di partecipazione dei cittadini alla vita democratica, in particolare per i sardi, per la loro rappresentanza politica, non c’è chiarezza su cosa si intenda per riforme e ancor meno sugli obiettivi che si vogliono raggiungere; anzi si scomunicano quelli che osano dissentire, un clima che a noi sovranisti non piace». Un clima, ha concluso Usula, «dove maturano scelte profondamente sbagliate; su tutte le riforme delle pensioni, della scuola, del sistema delle autonomie».
Il capogruppo del Psd’Az Chrstian Solinas ha apprezzato in apertura la qualità del lavoro della commissione Autonomia ma il prodotto finale di questo lavoro, ha spiegato, «appare debole perchè non basta dire che le riforme devono partire dal confronto fra le forze politiche presenti in Consiglio; in realtà, le elezioni ci hanno detto che questo Consiglio rappresenta in termini reali appena il 52% dei sardi, quindi bisogna guardare anche fuori ed anche altrove». I referendum? A giudizio di Solinas «non li si può interpretare ad intermittenza, scegliendo quali attuare e quali no come ci si trovasse di fronte al menu di un ristorante». Il popolo sardo, ha sostenuto Solinas, «ha detto che intende esprimersi attraverso la costituente e questa indicazione non può essere annacquata, anche perchè ci troviamo in un contesto in cui lo Stato ha avviato la più profonda disarticolazione delle istituzioni mai avvenuta, senza sapere a quale nuovo modello di Stato andiamo incontro, l’unica certezza è lo svuotamento delle autonomia regionale». Noi sardi, ha detto ancora il capogruppo sardista, «dobbiamo sollevare l’asticella e possiamo farlo solo se usciamo fuori dal Consiglio regionale, non possiamo avviare per l’ennesima volta il processo di riforme ma dobbiamo farle: quindi voteremo contro le risoluzione perché non ci riconosciamo nelle conclusioni». (Af)
Il presidente Ganau ha dato, quindi, la parola all’assessore delle riforme, Gianmario Demuro. L’esponente della Giunta ha espresso parere favorevole sulla risoluzione e ha elogiato la Prima commissione per il lavoro svolto. Demuro ha ricordato la teoria costituzionale inglese in cui l’idea della Costituzione è più importante della Costituzione stessa e ha evidenziato che quella sentita in quest’aula è un’idea di Costituzione forte, un’idea della autonomia della Sardegna forte che non può essere sradicata. Un’idea determinate per il rapporto futuro con lo Stato e che dà alla Sardegna la serenità per presentare le istanze dell’Isola nei tavoli romani. Per Demuro la legge Statutaria è importante e rafforzerà l’autonomia regionale. L’assessore ha assicurato che la Giunta farà la sua parte presentando una statutaria moderna.
Il presidente Ganau, prima di dare la parola al consigliere del gruppo Sardegna, Mario Floris, ha sospeso i lavori per cinque minuti su richiesta di Francesco Agus (Sel) per valutare l’opportunità di trasformare la risoluzione in un ordine del giorno condiviso. Alla ripresa dei lavori il presidente ha dato la parola a Mario Floris (Sardegna) per dichiarazione di voto, il quale ha evidenziato come sia inutile approvare la risoluzione senza essere in possesso degli atti che prevedono la riforma del Titolo V. Secondo Floris è necessario convocare una seduta straordinaria del Consiglio regionale, allargato ai deputati e senatori sardi, affinché venga decisa una linea unitaria da portare all’attenzione del presidente della Repubblica, della Camera e del Senato. E’ poi intervenuto il presidente della Prima commissione, Francesco Agus, il quale ha ribadito che la risoluzione non deve essere un ostacolo ma un avvio dei lavori sulle riforme che deve vedere il Consiglio regionale protagonista. «La risoluzione – ha affermato - non è un punto d’arrivo». (E.L.N.)
Il capogruppo del Psd’Az, Christian Solinas, ha ribadito la richiesta di tempo per per procedere, entro il prossimo martedì, con la votazione di un ordine del giorno che rafforzi i contenuti della risoluzione n. 3. Solinas, in riferimento alle dichiarazioni del consigliere Agus, ha spiegato che le aperture politiche a cui si riferisce il Psd’Az , sono rivolte non solo al Movimento 5 Stelle («non ha partecipato alle ultime regionali») ma a quelle forze che alle elezioni per il rinnovo del Consiglio hanno raccolto consensi importanti e non sono rappresentate in Regione («Unidos, Gentes, Comunitades»). L’esponente dell’opposizione ha inoltre ricordato il pronunciamento dei sardi per l’assemblea costituente e ha concluso dichiarando il voto contrario alla risoluzione, qualora la maggioranza dimostri di procedere senza tener conto delle osservazioni emerse nel dibattito in Aula. 
Il consigliere del gruppo “Soberania”, Augusto Cherchi, ha annunciato il voto a favore della risoluzione e ha rimarcato la necessità di dare avvio al percorso di riforme e di modifica dello Statuto. «Dobbiamo incominciare a percorrere il cammino delle riforme nel verso dell’autodeterminazione e della sovranità», ha proseguito il consigliere della maggioranza, «per dare risposta al quel 40% dei sardi che si dichiara favorevole alla Sardegna indipendente e per mettere un argine all’ondata neocentralista che vuole cancellare la nostra specialità costituzionale». 
Il consigliere del Pd, Salvatore Demontis, ha ricordato quello che, a suo giudizio, è il messaggio contenuto nella risoluzione n. 3: «constatato che la riforma del Titolo V minaccia la nostra Autonomia, la Sardegna reagisce approvando una nuova legge statutaria e con la riforma, non blanda, dello Statuto speciale». Il consigliere della maggioranza denuncia il rischio di una divisione sul metodo e ha affermato che «non ci siano più i tempi per l’assemblea costituente». «Serve trovare forme di partecipazione e di consenso diverse dall’assemblea costituente», ha spiegato Salvatore Demontis, che ha invitato il Consiglio a procedere con il percorso che prevede l’approvazione della statutaria e la riforma dello Statuto, in tempi compatibili con la riforma del Titolo V in discussione nel Parlamento.(A.M) 
Per Gavino Sale (Irs) la risoluzione in discussione rappresenta l’inizio di un percorso. «E’ stata la reazione naturale alla riforma del Titolo V della Costituzione che voleva affossare la nostra specialità – ha detto Sale – il documento ha i suoi limiti ma ha anche il pregio di scatenare il dibattito in quest’Aula e fuori dal Palazzo. C’è il rischio, però, di una nuova stagione unionista. Siamo certi che il presidente Pigliaru e l’assessore Demuro non si prenderanno la responsabilità di firmare la resa allo Stato italiano». Sale ha quindi ribadito che le necessità e le aspirazioni della Sardegna sono diverse da quelle dell’Italia. “La priorità – ha detto l’esponente indipendentista – è la riscrittura dello Statuto. La richiesta di sovranità che arriva dal popolo sardo va oltre l’attuale Carta Costituzionale dell’Isola». Per questo – ha concluso Sale – è necessario convocare una seduta solenne del Consiglio alla presenza di tutti i parlamentari sardi per dare una risposta chiara e netta allo Stato italiano.
Stefano Tunis (Forza Italia), condividendo le osservazioni espresse dai consiglieri sardisti e dal consigliere dell’Uds Mario Floris, ha chiesto al presidente Agus di valutare la possibilità di sospendere i lavori per arrivare a un documento quanto più condiviso.
Paolo Zedda (Rossomori) ha ribadito l’importanza dell’avvio del dibattito in Consiglio che individua un percorso riformista chiaro «che ci porterà verso il nostro obiettivo». Il consigliere della maggioranza ha poi sottolineato il dato più importante, a suo avviso, della legislatura: l’ampio consenso ottenuto dai partiti sovranisti e indipendentisti con il 22% dei voti, considerando anche le forze rimaste fuori dal Consiglio regionale. «Noi abbiamo un mandato chiaro – ha concluso Zedda - i sardi chiedono un nuovo Statuto, più autonomia, più autodeterminazione, più sovranità. Se falliamo in questo incarico domani possiamo restituire le chiavi dei nostri uffici» (Psp) 
Per il consigliere di Roberto Desini, di Sardegna Vera-Cd, «il Consiglio regionale ha una grande opportunità, siamo all’inizio della legislatura, al centro di un processo nazionale di riforme senza precedenti, un contesto che richiede a tutte le forze politiche di riscoprire il loro ruolo». La coalizione di centro sinistra è troppo eterogenea? Secondo Desini «certe diversità sono una risorsa, i sovranisti sono un valore aggiunto, sono cose che dimostreremo con i fatti». Sull’assenza dei Riformatori dal dibattito, Desini è stato ironico: «mi sembra di essere alle scuole medie, quando bloccavamo i cancelli per uno sciopero, prima eravamo 10 poi di meno ma lo sciopero riuscì, andremo avanti anche senza di loro».
Il consigliere Angelo Carta, del Ps’Az, ha detto di non ritiene giusto il tono di chi sostiene «che andrà avanti comunque per la sua strada; non era questo, fra l’altro, il tono del presidente della commissione. Diciamo piuttosto che vogliamo cambiare lo Statuto ed avviamo un percorso per l’Assemblea costituente, altrimenti confermiamo il nostro no».
Il consigliere di Forza Italia Giuseppe Fasolino ha confessato la sua difficoltà perché «qualcosa è cambiato rispetto al dato di partenza, eppure siamo tutti consapevoli che il documento è incompleto pur avendo un grande valore: è sbagliato infilarsi in un vicolo cieco, il documento va rafforzato proprio per la sua importanza».
Il capogruppo d forza Italia Pietro Pittalis ha dichiarato che «se il proposito è quello dell’esercizio muscolare anche sul tema delle riforme, già di per se più complicate se confinate nell’aula del Consiglio, la maggioranza può farlo; noi sulle riforme abbiamo un’altra idea e, in questo caso, ritiriamo la nostra firma dalla risoluzione». Sulla strada del confronto noi ci siamo e ci saremo, ha proseguito Pittalis, «se l’impostazione è quella di Agus noi ci siamo, altrimenti no». Il capogruppo di Fi ha chiesto in conclusione una breve sospensione in attesa di un chiarimento. (Af)
Per dichiarazione di voto è intervenuto Modesto Fenu, presidente del gruppo Sardegna, il quale ha esortato la maggioranza a coinvolgere, vista l’importanza del dibattito, tutti i sardi attraverso l’Assemblea Costituente, rispettando l’esito del referendum. 
Annamaria Busia (Cd) si è detta allibita per come è andata la discussione. «Quello di oggi doveva essere soltanto un punto di partenza. E’ diventata invece una discussione muscolare». Busia ha poi affermato che non avrebbe senso rinviare una discussione su una risoluzione che è soltanto l’inizio di un dibattito.
Marco Tedde (Fi) ha esortato la maggioranza a condividere il percorso insieme all’opposizione. «Le riforme non si fanno da soli, le deve fare tutta la Sardegna. Stiamo uniti - ha detto - facendo un passo per volta, diversamente rischiamo di fallire prima di partire». 
Daniele Secondo Cocco, capogruppo di Sel, ha esortato la minoranza a condividere il percorso iniziato in Commissione che ha portato al voto unanime della Risoluzione. (E.L.N.)
Il capogruppo del Pd, Pietro Cocco, ha invitato i colleghi dell’opposizione a considerare che «il documento in votazione rappresenta una semplice risoluzione, votata all’unanimità nella Prima Commissione, che segna l’avvio di un percorso che si auspica condiviso e partecipato». «Vogliamo fare insieme le riforme che servono alla nostra Regione – ha dichiarato l’esponente della maggioranza – e ci impegniamo a lavorare insieme sui contenuti ma l’opposizione voti insieme a noi la risoluzione unitaria approvata nella Prima Commissione».
Non essendoci altri consiglieri iscritti a parlare per dichiarazione di voto, il presidente del Consiglio, Gianfranco Ganau, ha posto in votazione la risoluzione n. 3 sul percorso delle riforme, con procedura di voto elettronico palese. A conclusione delle votazioni, il presidente del Consiglio ne ha proclamato l’esito: «Presenti 49 consiglieri, votanti 48; favorevoli 32; contrari 16; astenuti 1; il Consiglio approva». 
Il presidente Ganau ha dunque dichiarato conclusi i lavori e ha annunciato la convocazione del Consiglio per domani mattina alle 10. (A.M.)