CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XV Legislatura

Ufficio Stampa

Nota stampa della seduta n. 9
Mercoledì 23 Aprile 2014

Respinta la mozione n.4 (Dedoni e più) sul trasferimento della quota di accise spettante alla Regione ai sensi dell’art. 8 dello Statuto speciale della Sardegna 

Cagliari 23 Aprile 2014 – La seduta si è aperta sotto la Presidenza dell’ on. Gianfranco Ganau. All’ordine del giorno le mozioni n.4 (Dedoni e più “sul trasferimento della quota delle accise spettante alla Regione ai sensi dell’articolo 8 dello Statuto speciale della Sardegna”) e n.5 (Fasolino e più “sulla mancata erogazione da parte del Governo dei fondi necessari alla ripresa economica e sociale dopo l’alluvione del 18 novembre 2013”) 
Dopo la lettura del processo verbale e le comunicazioni all’Aula sulla presentazione delle proposte di legge, interpellanze e interrogazioni da parte dei diversi gruppi consiliari, il presidente Ganau ha dato la parola al consigliere Attilio Dedoni, primo firmatario della mozione n.4 per l’illustrazione del documento.
In apertura del suo intervento, il capogruppo dei Riformatori ha ricordato il voto unanime sulle accise da parte del Consiglio Regionale nella scorsa legislatura, norma che consentirebbe alla Sardegna di aver un miliardo in più nel bilancio regionale. «Auspico – ha detto Dedoni - che alla fine del dibattito si arrivi a un ordine del giorno unitario».
Secondo il consigliere della minoranza, «occorre che la Regione faccia subito opposizione presso la Corte Costituzionale all’impugnativa del Governo della legge finanziaria regionale nella parte riguardante le accise sui carburanti». C’è la concreta possibilità – ha affermato Dedoni – «che la Sardegna riesca a vincere questa storica battaglia e disporre così di entrate fiscali autonome». 
Nella finanziaria, ha ricordato l’esponente dei Riformatori, era stato previsto che l’esigibilità delle accise venisse riferita alla fabbricazione dei prodotti petroliferi e non al loro consumo. «Nelle entrate spettanti alla Regione, ha aggiunto Dedoni, sono comprese anche le imposte di fabbricazione (su tutti i prodotti che ne siano gravati) generate nel territorio regionale anche se riscosse nel restante territorio dello Stato». Una previsione, ha detto il consigliere di minoranza, confermata dalla più recente normativa europea e da una sentenza della Corte Costituzionale. «Su questo punto il Parlamento italiano ha votato quasi all’unanimità un’analoga richiesta proveniente dalla Regione Sicilia». 
Non ci sono dunque più scuse, ha detto ancora Dedoni, «la Regione dica chiaramente che cosa intende fare ai centomila sardi che hanno firmato la petizione per la riduzione del costo dei carburanti». Secondo l’esponente dei Riformatori occorre dare un segnale forte allo Stato che da tempo «non ci riconosce quasi mai i nostri diritti, anzi la Regione anticipa le risorse per le scuole e il sociale». 
Se avete dei dubbi, ha concluso Dedoni rivolgendosi alla Giunta, «chiamate un valido tributarista e fatevi consigliare. Solo così si potranno difendere i diritti dei sardi». (PSP)
Efisio Arbau, capogruppo di Sardegna Vera, ha condiviso in apertura la decisione della Giunta di affidarsi a consulenze legali. Nello stesso tempo, ha annunciato il voto contrario alla mozione, « perché bisogna fare una valutazione molto accurata dei complessi aspetti tecnico giuridici della questione». Peraltro, ha proseguito Arbau, «in materia di tributi e sistema fiscale regionale, è stato proprio il centro destra a scegliere di non andare verso un sistema fiscale interamente sardo». Ricordo, ha osservato ancora il capogruppo di Sardegna Vera ricostruendo alcuni passaggi politici della precedente legislatura; «che fummo fra i sostenitori di un emendamento dell’allora Assessore della Programmazione Alessandra Zedda che, in due punti, inquadrava all’interno della zona franca integrale un articolato sistema fiscale regionale comprendente la fiscalità di vantaggio». Quella, secondo Arbau, è stata una occasione persa. Ora, ha concluso, «la Giunta ha una posizione seria su tutta la materia fiscale è c’è una precisa priorità sull’agenzia delle entrate sarda coerentemente con una scelta indicata già nel programma; siamo passati dalle chiacchiere alle azioni concrete».
Edoardo Tocco, del gruppo Sardegna, ha richiamato l’attenzione dell’Assemblea su quanto fatto nella precedente legislatura. «I i dati citati da Dedoni – ha affermato – non solo sono veri ma hanno una grande attualità in materia di entrate fiscali autonome, sempre importanti ma a maggior ragione in questo grave momento di crisi, quando occorre rilanciare i settori trainanti dell’economia regionale». I carburanti prodotti in Sardegna, ha detto ancora Tocco, «non possono generare interessi privati esterni alla regione e l’art. 8 dello Statuto, sul punto, è molto chiaro: la presenza della Saras ha pochi benefici per la Sardegna a fronte di costi molto pesanti, anche di tipo ambientale, accumulatisi in decenni». Commentando lo stato degli accordi fra Stato e Regione, Tocco ha tracciato un bilancio non positivo mentre ora, ha suggerito, «E’il momento di decidere e dare certezze ai sardi: sotto questo profilo Presidente ed esecutivo hanno la responsabilità importante, di fronte alla Sardegna, di continuare la battaglia nei confronti dello Stato iniziata nella precedente legislatura».
A nome di Sel, Francesco Agus si è detto convinto che non si possano fare passi indietro nel rapporto fra Stato e Regione soprattutto in materia di fiscalità diretta e indiretta. Ma questo, ha precisato, «significa essere credibili, lasciandosi alle spalle definitivamente il clima di campagna elettorale di questi ultimi anni; la Sardegna non si salva con gli slogan, che forse sono sufficienti qualche volta per vincere le elezioni, ma separando le cose che si possono fare da quelle che non si possono fare». In altre parole, per l’esponente di Sel, «bisogna puntare ad ottenere risultati senza dimenticare alcune esperienze nelle quali certe bocciature sono meritate». Su accise, in particolare, ad avviso di Agus, «la Sardegna rischia di andare in una direzione sbagliata perché le norme costituzionali possono essere modificate solo da norme dello stesso rango». Dopo aver ricordato che l’accordo Prodi – Soru del 2006 riguardava solo i redditi delle persone fisiche e non le accise, disciplinate invece da norme europee, si è soffermato in particolare dalla direttiva 96/2003 che parla chiaramente di formazione progressiva, cioè di «una imposta che si genera in fase di fabbricazione ma diventa esigibile solo all’atto del consumo». La strada seguita fin qui della Sardegna, quindi, per Agus «non è corretta ed il Consiglio regionale è andato a sbattere contro un muro, alimentando nuove illusioni fra i cittadini». La soluzione, ha indicato, «e’ solo quella di una legge dello Stato in accordo con la Regione, il resto è perdita di tempo: la Giunta non deve essere mai arrendevole verso lo Stato ma operare in modo serio, perché è solo sul miglioramento delle condizioni di vita dei sardi che saremo giudicati».
(Af)
Il presidente del Consiglio, Gianfranco Ganau, ha dunque dato la parola al consigliere del gruppo Partito Sardo d’Azione, Marcello Orrù. L’esponente del Psd’Az ha dichiarato che la mozione in discussione è un’occasione per approfondire l’argomento delle “entrate” e valutare con attenzione la proposta di legge nazionale, presentata nel corso della scorsa legislatura, dai consiglieri dei Riformatori.
Marcello Orrù ha ricordato come il Consiglio regionale con votazione unanime abbia introdotto nella legge finanziaria la norma sulle accise che stabilisce che i 9/10 delle imposte di fabbricazione su tutte le produzioni, comprese quelle dei carburanti, siano destinati alla Regione sarda.
Per il consigliere sardista l’interpretazione data dal governo, che ha proceduto all’impugnazione del provvedimento dinanzi alla Corte costituzionale, non solo non è corretta ma contraddice il dettato della legge finanziaria 2007 dello Stato italiano, laddove recepisce il contenuto dell’intesa istituzionale Prodi-Soru.
A giudizio del consigliere Orrù il legislatore statale nel normare l’imposta di fabbricazione si riferiva alla produzione e non già al consumo mentre l’introduzione dei depositi fiscali della Saras ha consentito la succesiva trasformazione dell’imposta di fabbricazione in un’imposta al consumo. 
Marcello Orrù, nell’esprimere condivisione per la mozione presentata dai gruppi dell’opposizione, ha invitato il presidente e la giunta ad impegnarsi in ogni sede «perché non venga leso il diritto dei sardi ad ottenere le somme ad essi dovute».
Il consigliere del gruppo Psd’Az ha concluso citando l’ex assessore regionale Massimo Dadea che in un suo recente intervento ha affermato che “l’Autonomia è morta”, “l’Autonomia è finita perché lo Stato ha disatteso il patto costituzionale contratto tra lo Stato e la Sardegna”. Marcello Orrù ha dunque invitato la giunta e il presidente Francesco Pigliaru a rivendicare e difendere i diritti dei sardi davanti alla Corte Costituzionale («oppure sarà la fine della nostra Autonomia»).
Il presidente del Consiglio, proseguendo con l’alternanza degli interventi tra consiglieri della maggioranza e dell’opposizione, ha quindi invitato l’esponente del Partito democratico, Salvatore Demontis, a svolgere il suo intervento. Il consigliere Demontis ha richiamato il principio espresso dal presidente Pigliaru in occasione dell’illustrazione delle sue linee di programma in Aula, con riferimento alla responsabilità di gestione tra entrate e spesa. «E’ questo il principio che sta alla base dell’intesa sulle entrate stipulata dal governo Soru», ha affermato Salvatore Demontis, che ha sottolineato come sia stato proprio il presidente Soru ad accorgersi che fin dal 1991 lo Stato italiano non versava alla Regione sarda le somme dovute per le entrate.
L’esponente del Pd ha così sintetizzato il principio fondante dell’intesa: «Lo Stato riconosce le nostre entrate e noi gestiamo responsabilmente le nostre uscite». «Ma – ha ammonito il consigliere Demontis – dobbiamo richiedere ciò che davvero ci spetta, se non vogliamo perdere credibilità». 
L’onorevole Demontis ha dunque dichiarato di concordare con quanto affermato dal capogruppo di “Sardegna Vera”, Efisio Arbau e cioè di valutare con attenzione se sia il caso di resistere all’impugnazione del governo per la norma sulle accise.
Il consigliere della maggioranza ha quindi affermato che la vertenza entrate è in antitesi alla zona franca integrale. «Una cosa – ha dichiarato Demontis – è rivendicare le nostre entrate e un’altra è rinunciare alla riscossione di accise e imposte». Il consigliere del Partito democratico ha invece espresso favore per tutte le iniziative che assicurano l’utilizzo della leva fiscale alla Regione sarda. 
La parola è dunque passata al consigliere dei Riformatori, Luigi Crisponi. L’esponente della minoranza ha replicato a quanto affermato da alcuni colleghi del centrosinistra e ha dichiarato: «Il tema delle accise non vale uno spot, né serve chiamare stregoni per evocare presunti salti nel buio». 
Il consigliere Crisponi ha sottolineato come in un periodo di forte crisi e di stretta fiscale per famiglie e imprese, il tema delle accise si associ al “segnale di allarme” che “lampeggia” nei bilanci delle famiglie come in quello della Regione.
L’esponente dell’opposizione ha denunciato una situazione di vero e proprio «ostracismo dello Stato nei confronti della Sardegna» e ha ricordato come l’Isola non riesca a colmare i gap che la separano dal resto dell’Europa. «Alle criticità generali – ha dichiarato Crisponi – si aggiunge il governo nazionale che nega le entrate dovute alla Regione sarda».
L’onorevole Crisponi ha dichiarato di non comprendere perché nella battaglia per le accise non ci sia il coinvolgimento della giunta al fianco del Consiglio ed ha rimarcato come per la norma sulle accise si siano già espressi favorevolmente numerosi esperti che ne hanno assicurato l’efficacia e la correttezza.
Il consigliere dei Riformatori ha invitato la giunta a riaffermare la grande opportunità politica rappresentata dall’iniziativa sulle accise («una grande iniziativa popolare») e ha sottolineato come per la politica sia «arrivato il tempo delle scelte ambiziose e coraggiose».
Ha quindi preso la parola il consigliere del Partito dei Sardi Augusto Cherchi che ha focalizzato il suo intervento sul difficile rapporto Stato-Regione.
Fino ad oggi – ha esordito Cherchi – «la Sardegna ha manifestato una cronica incapacità a difendere i suoi interessi». Cherchi ha ricordato la battaglia sulle servitù militari, sulla fiscalità di vantaggio, sugli oligopoli energetici di Enel e Terna, sull’assoluto dominio dell’Anas nelle infrastrutture, sul monopolio di Tirrenia nel sistema dei trasporti, per finire con la mancata istituzione del collegio unico elettorale per l’elezione del Parlamento europeo. «E’ arrivato il momento – ha detto l’esponente del PdS – di creare le condizioni per difendere i nostri diritti». La strada – ha aggiunto Cherchi – è quella della Costituente, solo così si potrà discutere di sovranità e di un rapporto competitivo con lo Stato.
«La gente ha fame, ha concluso Cherchi, è nostro dovere pensare allo Stato sardo e alla tutela del suo popolo».
Modesto Fenu (Zona Franca), in apertura del suo intervento, ha invece accusato la Giunta e i consiglieri del centrosinistra di non proporre soluzioni alternative a quelle votate dal consiglio nella scorsa legislatura. 
All’interno della maggioranza – ha detto – ci sono divergenze sulla fiscalità di vantaggio e sulla istituzione della zona franca integrale. 
«Si dice che con un nuovo sistema fiscale si rischia di avere minori entrate – ha detto Fenu – ma non si capisce che se si va avanti così nessuno sarà più in grado di pagare le tasse». La Sardegna ha maturato un diritto nei confronti dello Stato italiano, ha ricordato Fenu citando i sacrifici della Brigata Sassari nella prima guerra mondiale, «oggi ha l’autorità di fare le sue scelte in campo economico e sociale». Occorre aprire una vertenza complessiva con il Governo, ha concluso l’esponente del Movimento Zona Franca e «trattare con lo Stato, eventualmente, la copertura finanziaria per le regioni che decidono di passare da un sistema fiscale ad un altro».
Per Eugenio Lai (Sel) in questi ultimi anni la Sardegna «è stata bombardata da troppi spot elettorali come quelli sulle accise, sulla zona franca integrale e sulle province». I movimenti per una nuova fiscalità di vantaggio, ha ricordato Lai, si nono trasformati in forze politiche organizzate e le province oggi sono governate da commissari, ma di fatto continuano ad operare.
L’alto costo dei carburanti – ha proseguito l’esponente di Sel – è sotto gli occhi di tutti – «ma non basta ragionare sulle accise, occorre pensare a un nuovo sistema di vita favorendo la diffusione delle energie rinnovabili e della mobilità pubblica». 
Lai si è detto favorevole ad aprire una vertenza con il governo centrale «che ogni tanto tenta di svuotare i nostri poteri. Su questo fronte la partita sull’energia è quella più importante». In conclusione del suo intervento, Lai ha chiesto alla Giunta regionale di presentare un disegno di legge per impedire agli speculatori di fare profitti sulla pelle dei sardi con i grandi impianti per il termo-solare e il fotovoltaico. (PSP)
Per Forza Italia Antonello Peru ha cominciato il suo intervento ricordando che il Consiglio regionale si era espresso all’unanimità sul problema delle accise. Adesso, ha sottolineato, «Qualcuno ha cambiato idea e del resto nessuno dell’attuale maggioranza si è speso finora per dire che avrebbe sostenuto questa battaglia, certamente difficile». Tuttavia Peru ha auspicato che dal confronto possa scaturire una posizione più ragionata ed equilibrata. Come opposizione, ha però avvertito, «Non arretreremo di un millimetro, su questo come su tutti gli altri problemi della Sardegna; quella sulle accise, anzi, è una straordinaria occasione per rilanciare il confronto con lo Stato, è il fulcro di una nuova fiscalità sarda e non sarà facile spiegare perché il carburante che la Saras produce qui realizza utili che vanno all’esterno». La Regione, ha aggiunto Peru, «Perde un miliardo di entrate ma ha tutto il peso ambientale di queste produzioni industriali e le accise erano nate, fra l’altro, proprio per compensare l’inquinamento, senza dimenticare che per colpa della Saras siamo usciti dall’obiettivo 1 e perso ingenti risorse europee». Presidente e giunta, ha concluso il consigliere di Forza Italia, «devono impegnarsi a fondo perché su questo problema si giocano tutte le rivendicazioni sulla fiscalità regionale; questa battaglia non ha colore ed è coerente col progetto di zona franca, l’unico che potrebbe far rinascere la Sardegna».
Daniele Cocco, a nome del gruppo di Sel, ha dichiarato che è giusto ricordare ad ogni governo che esiste la Sardegna, condividendo le dichiarazioni del consigliere Arbau. Presidente e giunta, ha affermato, «Sanno bene quando e come usare la leva della vertenza con lo Stato, dando risposte ed operando con serietà». Piuttosto, ha continuato, «ci sono molti problemi che attendono soluzione a cominciare da quelli di migliaia di persone in cassa integrazione, dei precari, degli enti locali colpiti dai tagli alle risorse del fondo unico». Rispetto al possibile ricorso alla Corte Costituzionale, per Cocco è più importante «la bocciatura di tutti i programmi di lavoro della cosiddetta cantieristica verde; ora le commissioni sono insediate, smettiamo di fare mozionismo e lavoriamo su temi che interessano davvero i sardi». 
Ugo Cappellacci, esponente di Forza Italia, ha definito il dibattito sulle accise la naturale prosecuzione del recente dibattito sulla specialità sarda e sulla riforma del titolo V e del patto di stabilità. Un dibattito nel quale il presidente Pigliaru ha ben rappresentato il Consiglio regionale, ha riconosciuto Cappellacci, «ma non ha trovato la giusta considerazione ed è esagerato parlare di risultati positivi perché invece si è tornati indietro di quasi un anno; difendere l’autonomia inoltre non vuol dire difendere l’esistente ma cercare di andare oltre, ci sono situazioni in cui non si può stare in silenzio è questa è una di quelle». Sul piano politico, Cappellacci ha polemizzato con L’Assessore della Programmazione, «che non può limitarsi ad accusare l’avversario di aver detto frottole o rivendicare il monopolio della serietà; vedremo la sinistra alla prova a cominciare dall’alluvione dopo aver promesso di tutto salvo occuparsi occupati di tutt’altro». Il consigliere di Forza Italia non ha comunque chiuso la porta al dialogo: «Facciamo finta di non aver sentito ma sono parole che non avremmo voluto sentire; al di là del gioco della politica, la Sardegna si aspetta risposte e atti conseguenti sulla difesa dell’autonomia perchè siamo ad un bivio, o la giunta resiste o la bandiera autonomistica è stata ammainata e messa in naftalina». 
(Af)
Il presidente del Consiglio ha quindi dato la parola al capogruppo del Pd, Pietro Cocco. Il consigliere Cocco ha invitato i colleghi ad affrontare il tema delle accise senza pregiudizi e senza il ricorso a discutibili affermazioni ed ha esortato ad abbandonare gli «atteggiamenti superficiali e propagandistici».
Il capogruppo del Pd ha ricordato come in sede di approvazione della legge finanziaria «in tanti avevano sollevato dubbi e perplessità sulla correttezza della norma sulle accise». A giudizio del consigliere Cocco, i dubbi sulla legittimità dell’iniziativa sono gli stessi che hanno impedito allo stesso presidente Ugo Cappellacci di inserire le maggiori entrate previste dalla norma nel bilancio della Regione.
L’onorevole Cocco ha poi evidenziato che i consiglieri dei Riformatori, nella scorsa legislatura, avevano presentato una proposta di legge nazionale per normare la questione delle accise, riconoscendo così la necessità di una legge dello Stato per definire correttamente le maggiori quote di accise spettanti alla Regione in riferimento alla produzione dei carburanti e non già al consumo.
Il capogruppo del Partito democratico ha concluso l’intervento con l’invito rivolto all’intero Consiglio «per battersi, nel confronto aperto con lo Stato, per la modifica dei tetti di spesa del patto di stabilità».
Conclusi gli interventi nel dibattito sulla mozione n. 4 il presidente del Consiglio ha dato la parola all’assessore regionale della Programmazione, professor Raffaele Paci, per la replica della Giunta. L’assessore Paci con riferimento alla legittimità della forma legislativa (la norma sulle accise è stata inserita nella legge finanziaria della Regione) ha sottolineato come la stessa deve ricondursi alle norme interpretative, o attuative, o modificative dell’articolo 8 dello Statuto speciale e che dunque la parte della finanziaria relativa alle accise è destinata ad essere bocciata dalla Consulta. L’assessore ha ricordato il rango costituzionale dello Statuto sardo e evidenziato come le modifiche del Titolo terzo dello Statuto debbano avvenire con legge ordinaria dello Stato, su proposta o sentita la Regione sarda.
La posizione della giunta – ha dichiarato l’assessore alla Programmazione – è confortata dal parere dei diversi dirigenti regionali competenti per materia («sono gli stessi che lavoravano negli assessorati anche qualche mese fa e non ne abbiamo nominato di nuovi»), da quello dell’ufficio legale, oltre al sostegno di esperti giuristi e costituzionalisti che fanno parte dell’esecutivo regionale. 
Sul merito l’assessore ha rimarcato la complessità dell’argomento delle accise e ha affermato: «Se ci saranno elementi di confronto con lo Stato, la giunta è pronta a fare la sua parte anche in questa materia ma le cose si devono fare con serietà e non si può aprire un conflitto con lo Stato senza che esistano ragioni valide e i necessari presupposti di legittimità».
L’assessore, in riferimento ad alcune dichiarazioni fatte dai consiglieri dell’opposizione, ha precisato che le accise «non sono una tassa di scopo» e dunque non possono essere considerate come una tassa per aiutare la Sardegna ad abbattere l’inquinamento, così come, per come è stata formulata la norma dell’ultima finanziaria del governo Cappellacci, appare evidente il rischio di conflitti con altre Regioni e altri enti, in quanto la Sardegna non può “compartecipare” alle entrate già compartecipate da altri enti.
Il professor Paci ha sottolineato come tali questioni abbiano forse impedito all’allora presidente della giunta l’inserimento, nella predisposizione del bilancio regionale, della posta relativa alle entrate derivanti dalla quota parte di accise sui carburanti prodotti in Sardegna.
Nella parte conclusiva del suo intervento l’assessore alla Programmazione ha svolto una serie di valutazioni ribadendo che l’obiettivo primario della giunta regionale è quello di dare attuazione all’intesa istituzionale sulle entrate. Nell’occasione l’assessore Paci ha sottolineato anche la volontà dell’esecutivo di procedere con l’istituzione dell’agenzia sarda delle entrate.
«L’adeguamento del patto di stabilità – ha dichiarato l’assessore – è invece il problema prioritario ed è la battaglia che ci deve vedere uniti nel confronto con lo Stato».
L’assessore ha annunciato l’attivazione di tutti i rapporti istituzionali ed ha chiarito le ragioni per le quali nella giornata di domani si terrà un ulteriore “tavolo tecnico” Regione – ministero: «Nell’occasione chiederemo alla ragioneria dello Stato di formulare la sua proposta, di quantificare cioè l’anomalia nelle entrate che è stata riconosciuta alla Regione sarda».
Il responsabile della Programmazione e del Bilancio ha evidenziato la necessità di conoscere nel dettaglio le cifre dell’aumento del patto di stabilità e i tempi per l’attuazione.
«Il limite del patto – ha proseguito Paci – è di 2,4 miliardi di euro a fronte di stanziamenti disponibili di circa 4 miliardi di euro». «Il problema – ha dunque ammonito l’assessore – non è ricercare maggiori voci di entrata quanto poter spendere i nostri soldi che abbiamo in cassa».
L’assessore ha concluso assicurando il massimo impegno per la difesa dei diritti dei sardi e della Sardegna ma ha aggiunto: «Nella trattativa con lo Stato bisogna dimostrare di essere seri e credibili e per rendere credibile la nostra istituzione non bisogna continuare nelle rivendicazioni senza che queste abbiano fondamento giuridico». 
Il presidente Ganau ha quindi dato la parola al consigliere Attilio Dedoni, primo firmatario della mozione, per una breve replica.
Dedoni ha giudicato “insoddisfacente” il parere fornito dalla Giunta regionale, contestando le argomentazioni “tecniche” dell’assessore alla Programmazione Raffaele Paci. Il capogruppo dei Riformatori ha chiesto alla Giunta di chiarire in Aula a quanto ammontano le entrate che la Sardegna doveva incamerare in base all’accordo con lo Stato scaturito dalla vertenza entrare.
«Oggi – ha detto Dedoni – voi sostenete che in Sardegna non c’è un problema di entrate fiscali. Così voi non difendete il popolo sardo». 
In conclusione del suo intervento, Dedoni ha invitato la Giunta a chiedere un parere autorevole ai migliori tributaristi sulla piazza per verificare la bontà o meno della norma sulle accise.
Chiusa la discussione generale sulla mozione n. 4, il presidente Ganau ha dato la parola al capogruppo di Sel, Daniele Cocco, per le dichiarazioni di voto.
Cocco, apprezzando l’intervento dell’assessore Paci, ha annunciato il voto contrario del suo gruppo.
E’ dunque intervenuta Alessandra Zedda (Forza Italia) che ha confermato il suo voto a favore alla mozione e chiarito che «l’inserimento della norma sulle accise in finanziaria aveva un obiettivo: indicare la strada per consentire alla Sardegna di incamerare più risorse». Se questa non è la strada da percorrere – ha concluso Zedda – «la Giunta indichi la soluzione per consentire di ottenere la miglior interpretazione dalla lettura degli articoli 8 e 9 dello Statuto». (PSP)
Il democratico Salvatore Demontis, ha respinto l’accusa di autonomismo di facciata rivolta al suo schieramento, «che non esiste quando si rivendica ciò che non è rivendicabile: riteniamo che la credibilità sia un punto irrinunciabile, senza forzare la mano su questioni cose che non possono essere portare a risultati concreti».
Da parte del presidente della commissione Finanze Franco Sabatini, sempre del Pd, la considerazione polemica che «se si fanno spot elettorali con cose prive di fondamento ci si espone all’accusa di aver detto bugie». Ripercorrendo l’iter della legge finanziaria approvata nella legislatura precedente, approvata all’unanimità anche nella parte che conteneva il riferimento alle accise, Sabatini ha tenuto a precisare che «si è trattato di un voto complessivo che non permetteva di separare le questioni e, del resto, avevamo avvertito sui rischi della scelta di forzare la mano su quel tema». 
Per Sardegna Vera, il capogruppo Efisio Arbau ha ribadito ha ribadito il voto contrario ricordando che «quando si alzano i temi emerge che la nuova generazione di politici è stanca del rivendicazionismo perenne: piuttosto parliamo di agenzia sarda delle entrate, fermo restando che il nocciolo del problema, come ha spiegato bene l’Assessore Paci, è l’allineamento delle entrate al patto di stabilità».
Anche per Roberto Desini, del centro democratico, la strada maestra resta quella di un approccio concreto alla realtà quotidiana, ha detto citando una donna del suo paese che pensava che il prezzo della benzina fosse calato dopo aver visto uno spot in tv. Sulla mozione, ha aggiunto, «non ero convinto prima e confermo tutte le mie perplessità dopo la replica dell’Assessore Paci». E’certamente molto più utile, ha proseguito, «rivendicare l’allentamento del patto di stabilità, superando il paradosso di avere danari in cassa senza poterli spendere».
Marco Tunis, di Forza Italia, ha polemizzato nei confronti di quanti, all’interno della maggioranza, ha invocato una sorta di «Temporanea infermità di chi ha votato a favore della norme sulle accise: è evidente che vince la linea del cappello in mano, accogliamo con stupore e prendiamo atto, ma archiviazione della lotta contro lo Stato fa a pungi con i proclami rivoluzionari rivolti alla società sarda per vincere le elezioni».
Con un paradosso Emilio Usula, capogruppo di Soberania e Indipendentzia, ha dichiarato che «la campagna elettorale è davvero finita, ma purtroppo siamo passati alla campagna post elettorale, ma con la stessa acredine verbale». Non si deve puntare il dito contro i sovranisti, ha ammonito, «E dire: se non votate questa mozione non siete sovranisti, respingiamo al mittente questo modo di agire». Abbiano discusso di questa mozione e l’abbiamo giudicata impraticabile, ha concluso Usula, «noi invece abbiamo chiesto e ottenuto fiducia perché abbiamo detto che avremmo sostenuto proposte concrete e raggiunto risultati reali».
(Af)
Il consigliere del Pd Antonio Solinas ha invece annunciato il suo voto contrario alla mozione convinto – ha detto - «dalle parole dell’assessore Paci, e dal suo intervento di grande credibilità».
Oggi – ha aggiunto Solinas – la minoranza cerca di recuperare ciò che non ha fatto in cinque anni. «Per questo votiamo contro la mozione, ma siamo comunque disposti a portare avanti unitariamente le battaglie nei confronti dello Stato per difendere i diritti dei sardi».
Cesare Moriconi (Pd) ha apprezzato nel suo intervento le questioni di legittimità sollevate dalla Giunta «che impediscono di difendere la norma sulle accise». Oggi la priorità – ha aggiunto Moriconi – è la rimodulazione del Patto di stabilità. «Altrimenti – ha concluso l’esponente del Pd annunciando il suo voto contrario – non potremo spendere nessuna delle risorse a disposizione».
Luigi Crisponi (Riformatori) ha difeso il contenuto della mozione e ricordato all’Aula l’alto prezzo pagato dalla Sardegna sul fronte della salute pubblica per la presenza della raffineria Saras. E’ vero che l’industria petrolifera ha creato migliaia di posti di lavoro - ha detto Crisponi – ma ha causato nel corso degli anni diversi problemi al territorio. Non si può immaginare che questo Consiglio non abbia il coraggio di affrontare un tema così delicato e pretendere un ristoro dei danni per i cittadini – ha concluso Crisponi - che ha annunciato il suo voto favorevole alla mozione n. 4.
Luigi Lotto, del Partito Democratico, ha evidenziato che «quando un tema è molto serio e lo si mette in campo a poco tempo dalla campagna elettorale alla fine si scopre il bluff; gli ultimi due anni della legislatura precedente sono stati di campagna elettorale e questi sono i risultati». Secondo Lotto «è giusto perseguire una politica di nuove entrate per la Sardegna ma non si può tornare indietro a due anni fa, quando vennero agitati problemi come accise e zona franca, che si sono rivelate due illusioni: oggi dobbiamo ripartire da nuove basi».
Il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni, primo firmatario della mozione, ha respinto le accuse di strumentalizzazione del problema delle accise a fini elettorali, assicurando il suo gruppo «evidenzierà dal primo giorno l’incapacità della maggioranza e dell’esecutivo a trovare risposte reali ai gravissimi problemi della Sardegna». Dedoni ha poi consegnato alla Giunta un parere giuridico dell’ex presidente della sezione tributaria della corte di cassazione Enrico Altieri, «che sostiene il contrario dell’Assessore Paci».
Ad avviso di Modesto Fenu, del movimento Zona Franca, «al di là dei tecnicismi, è un dato di fatto che la Sardegna subisce a causa della presenza della Saras un inquinamento ambientale rilevante; è un dato di fatto che una quota significativa della produzione di carburanti destinati ai mercati nazionali ed esteri avviene in Sardegna; è un dato di fatto, infine, che queste produzioni hanno contribuito all’uscita dall’obiettivo 1 con ingente perdita di risorse per la nostra Regione.» Norme, regole ed interpretazioni possono cambiare nel tempo, ha affermato Fenu, «Ma abbiamo cinque anni davanti e non possiamo sempre nasconderci dietro al fatto che questo su può fare e questo no». 
(Af)
Il consigliere del gruppo Soberania e Indipendentzia Piermario Manca, ha dichiarato il voto contrario alla mozione n. 4 e ha sottolineato la differente impostazione di maggioranza e opposizione nell’affrontare il tema delle accise: «A noi interessa vincere la guerra e non farci notare in una battaglia». «Basta rivendicazioni – ha concluso il consigliere Manca – bisogna lavorare seriamente e contrapporci allo Stato italiano». L’esponente della maggioranza ha inoltre espresso soddisfazione per la volontà della giunta di procedere con l’istituzione dell’agenzia sarda delle entrate.
Il capogruppo del Pd, Pietro Cocco, ha dichiarato il voto contrario alla mozione n.4 e replicato alle dichiarazioni di alcuni singoli consiglieri dell’opposizione ed in particolare ai consiglieri Dedoni (Riformatori) e Tunis (Fi). Il consigliere della maggioranza ha ribadito la necessità di una legge statale per poter correttamente modificare la parte dello Statuto riguardante le entrate e la compartecipazione della Regione alla quota parte delle accise.
Il consigliere di Irs (Gruppo Misto), Gavino Sale ha dichiarato il voto contrario alla mozione n. 4 e si è detto sorpreso di come nel corso del dibattito «gli statalisti sembrano diventare indipendentisti e gli indipendentisti sembrano trasformati in statalisti». Per il consigliere Sale la realtà è che «si è rotto il rapporto strutturale Regione – Stato e il centrodestra nei suoi cinque anni al governo non è stato in grado di stravolgere quei rapporti di forza». «Ora spetta a noi assumerci le responsabilità – ha concluso Gavino Sale – per centrare gli obiettivi strategici, ad incominciare dalla riscrittura dello Statuto che forse potrà contenere la soluzione anche al problema delle accise».
Ha quindi preso la parola il capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis. Oggi – ha esordito Pittalis – assistiamo a una svolta nei rapporti della Regione con lo Stato. L’assessore Paci ha sostenuto in Aula le stesse ragioni portate avanti all’inizio della scorsa legislatura dal Presidente Cappellacci che aveva difeso la necessità di un confronto a tutto campo con lo Stato in modo da superare il mero “rivendicazionismo”. «Queste buone intenzioni – ha ricordato Pittalis – sono però venute meno di fronte all’atteggiamento ostile dei vari governi che si sono succeduti in questi anni e, in alcune circostanze, all’assenza totale dello Stato».
La norma sulle accise è una proposta – ha detto ancora l’esponente della maggioranza – «per sottolineare che la Regione non avrà un atteggiamento rinunciatario». La Sardegna - ha concluso Pittalis annunciando il voto favorevole alla mozione – oggi si trova nelle condizioni di poter trattare con lo Stato grazie alla decisione favorevole della Corte Costituzionale in materia di entrate fiscali arrivata dopo la dura opposizione legale della Regione.
Al termine dell’intervento del capogruppo di Forza Italia, il presidente Ganau ha messo in votazione la mozione n.4 che è stata respinta dall’aula con 29 voti contrari (21 quelli a favore). Subito dopo il presidente ha sospeso la seduta e convocato una breve conferenza dei capigruppo che ha deciso di aggiornare i lavori del Consiglio a lunedì 28 aprile alle ore 11. All’ordine del giorno, le celebrazioni per “Sa Die de sa Sardigna” e l’esame di alcune mozioni. (PSP)