CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XV Legislatura

Ufficio Stampa

Nota stampa della seduta n. 7
Mercoledì 9 Aprile 2014 - Pomeridiana

Comunicazioni del Presidente della Regione sul disegno di legge di revisione costituzionale approvato dal Consiglio dei Ministri ex articolo 121 del Regolamento. 

Mozione n. 7 Dedoni e più “sull’innovazione del Titolo V della Costituzione ed in particolare sulla modifica della composizione del Senato, nella quale è contemplata anche l’abolizione del regime di autonomia speciale della Sardegna, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell’articolo 54 del Regolamento.

Mozione n. 8 Cocco Pietro e più sul disegno di legge del Governo recante “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi del funzionamento delle istituzioni, la revisione del Titolo V della Costituzione”, con richiesta di convocazione straordinaria ai sensi dei commi 2 e 3 dell’articolo 54 del Regolamento.

Cagliari 9 Aprile 2014 – La seduta si è aperta sotto la presidenza dell’on. Gianfranco Ganau. All’oridine del giorno: Comunicazioni del Presidente della Regione sul disegno di legge di revisione costituzionale approvato dal Consiglio dei Ministri ex articolo 121 del Regolamento; Mozione n. 7 Dedoni e più “sull’innovazione del Titolo V della Costituzione ed in particolare sulla modifica della composizione del Senato, nella quale è contemplata anche l’abolizione del regime di autonomia speciale della Sardegna, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell’articolo 54 del Regolamento; Mozione n. 8 Cocco Pietro e più sul disegno di legge del Governo recante “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi del funzionamento delle istituzioni, la revisione del Titolo V della Costituzione”, con richiesta di convocazione straordinaria ai sensi dei commi 2 e 3 dell’articolo 54 del Regolamento.
In apertura di seduta il presidente del Consiglio, Gianfranco Ganau, ha comunicato all'Aula l'avvenuta costituzione del nuovo gruppo consiliare "Sardegna". Ne fanno parte i consiglieri Modesto Fenu (presidente), Mario Floris, Edoardo Tocco e Paolo Truzzu.
Il presidente Ganau ha dato la parola al presidente della Regione, Francesco Pigliaru, per le comunicazioni sul disegno di legge di revisione del Titolo V della Costituzione, approvato dal Consiglio dei Ministri. 
La riforma del Titolo V della Costituzione mette a rischio la specialità della Sardegna ed espande la potestà legislativa dello Stato. Lo ha affermato il presidente Pigliaru, il quale ha evidenziato come questa riforma aumenti le competenze esclusive dello Stato, tra cui Urbanistica, scuola e tutela del paesaggio. Un intervento che non riguarda le Regioni a Statuto speciale per adesso, ma che tende a destrutturare il regionalismo e l’idea autonomistica, relegando le Regioni a una funzione di sola programmazione e di gestione. 
Per il presidente ci sono materie che non devono e non possono essere tolte all’esercizio delle Regioni come l’autonomia finanziaria, il governo del territorio, l’ordinamento degli enti locali e lo sviluppo economico della Sardegna. Per il capo dell’Esecutivo è fondamentale puntare sulla sovranità come esercizio di responsabilità, facendo vedere al Governo «che siamo in grado di offrire i servizi ai cittadini e garantire i diritti dei sardi meglio di come potrebbe fare il Governo centrale. «Non ci sono riforme del Titolo V – ha affermato – che ci faranno indietreggiare su questi punti». L’on. Pigliaru propone di lanciare una sfida al Governo sulla trasparenza tra la qualità dei nostri servizi e quelli erogati nelle altre regioni. 
Per domani – ha comunicato il presidente – è stata convocata la Conferenza Stato – Regioni in seduta riservata. Mentre il 14 aprile è previsto a Roma l’incontro delle delegazioni dei Consigli regionali e delle Regioni. 
Il presidente del Consiglio, on. Ganau, ha concesso quindi la parola al capogruppo dei Riformatori, on. Dedoni, per illustrare la mozione n. 7, “sulla innovazione del titolo V della Costituzione ed in particolare sulla modifica della composizione del Senato, nella quale è contemplata anche l’abolizione del regime di autonomia speciale della Sardegna, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio, ai sensi dei commi 2 e 3 dell’articolo 54 del Regolamento”.
Il capogruppo dei Riformatori, on. Dedoni, si è detto “perplesso” nell’aver appreso nella giornata di ieri della decisione del presidente della Giunta di rendere comunicazioni all’Aula mentre era stata già presentata la mozione della minoranza e la maggioranza si accingeva a presentare il proprio documento sulla materia.
L’on. Dedoni ha criticato in apertura del suo intervento la decisione della Camera dei Deputati di bocciare il collegio sardo per garantire alla Sardegna una adeguata rappresentanza nel Parlamento europeo.
Il primo firmatario della mozione n.7 ha domandato al presidente della giunta e all’intero Consiglio se davvero si sia preso coscienza della gravità della situazione riferita alla considerazione che il governo centrale e lo Stato riservano all’Autonomia sarda. L’on. Dedoni a questo proposito ha ricordato i padri costituenti che hanno concesso la specialità alla nostra Regione perché ne avevano compreso le difficoltà e le aspirazioni.
Il consigliere dei Riformatori ha invitato il Consiglio a qualificare la propria battaglia per la difesa delle prerogative autonomistiche, rendendola unitaria, e non ha mancato di evidenziare le difficoltà nel percorso politico verso l’autogoverno.
L’on. Dedoni ha ricordato inoltre la battaglia a suo tempo condotta per le entrate e ha sottolineato la sua partecipazione alla protesta che si era svolta a Roma, ma ha anche espresso il rammarico per il risultato ottenuto: solo 1 miliardo e 600 milioni di euro a fronte degli iniziali 10 miliardi previsti e con l’aggravio dei costi di sanità e trasporti per il bilancio regionale.
Il capogruppo dei Riformatori ha ribadito inoltre come la condizione di insularità continui a rappresentare una difficoltà oggettiva per la Sardegna a cui si è aggiunta la cronica difficoltà ad ottenere dallo Stato le risorse e i denari che gli spettano.
L’on. Dedoni ha quindi dichiarato il favore per la concessione di un mandato al presidente della giunta per ottenere dallo Stato ciò che all’isola spetta.
Il consigliere Dedoni ha ricordato, in conclusione, gli errori e gli sprechi consumati nel corso degli oltre sessant’anni di Autonomia ma ha affermato con durezza che «mai si può accettare che sia Roma a dettare ciò che dobbiamo fare». «Lavoriamo per il riscatto dei sardi – è l’invito del consigliere dell’opposizione – e lavoriamo per il futuro della nostra terra».
«Innovare – ha spiegato l’on. Dedoni – non significa distruggere ma rendere più efficaci le nostre istituzioni democratiche». Il capogruppo dei Riformatori ha ribadito le critiche verso le riforme in discussione nel Parlamento («appiattisce tutte le Regioni e mortifica la nostra specialità») e ribadito l’impegno al presidente, alla giunta e per tutte le forze politiche rappresentante al Parlamento, per la difesa della specialità sarda e degli interessi del popolo sardo («stella polare del nostro agire politico»).
Il presidente del Consiglio, on. Ganau, ha quindi invitato il capogruppo del Pd, Pietro Cocco, ad illustrare la mozione n.8, “sul disegno di legge del Governo recante disposizioni urgenti per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la revisione del titolo V della Costituzione, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell’articolo 54 del Regolamento
L’on. Pietro Cocco ha spiegato, in premessa, il contesto politico in cui si inserisce il documento del centrosinistra in Consiglio che punta alla difesa della specialità sarda, mentre è in atto non solo una profonda revisione dello Stato ma anche la destrutturazione del regionalismo così come fino ad oggi l’abbiamo conosciuto. «Non solo serve tutelare la nostra Autonomia – ha dichiarato l’on. Cocco – ma è necessario rinforzarla e rilanciarla».
L’on. Cocco ha infatti ribadito che è necessario difendere il valore della nostra specialità ma soprattutto procedere con l’approvazione di un nuovo Statuto per la Sardegna. Il capogruppo del Partito Democratico ha invitato il Consiglio e le forze politiche a scongiurare però il rischio di battaglie di retroguardia o peggio a dare spazio politico alle iniziative di stampo conservatore o xenofobo che sembrano prendere piede in Europa e anche in certe parti d’Italia. «Rilanciare l’idea autonomistica – è l’auspicio dell’on. Cocco – senza però chiedere elemosine». «Rilanciare il regionalismo – ha dichiarato il consigliere del Pd – e condurre una battaglia difficile, dando così forza al presidente della giunta nella trattativa con lo Stato».
Il primo firmatario della mozione del centrosinistra ha quindi fatto sintesi degli impegni contenuti nel documento della maggioranza, dal far salve le competenze statutarie, con il recepimento delle norme di maggior favore nello Statuto sardo, fino al necessario consenso da parte della Regione alle modifiche statutarie avanzate dal Parlamento. (A.M.)
Il presidente ha dato la parola al primo iscritto a parlare, l’on. Edoardo Tocco (Sardegna), il quale ha evidenziato come la Riforma del Titolo V tenda ad accentrare sempre più i poteri in capo allo Stato. Molti settori strategici dovrebbero essere invece affidati alle regioni. «L’autonomia dovrebbe essere anche maggiore, soprattutto su materie quali energia, acqua, trasporti locali, cultura, ambiente ed entrate fiscali». Secondo L’on. Tocco accettare passivamente questa riforma «sarebbe come affidare ad altri, persone che non conoscono il territorio, il futuro della Sardegna e dei sardi, aumentando la distanza tra cittadini e Istituzioni». 
Ha poi preso la parola l’on. Busia (Cd) , la quale ha auspicato che la seduta di oggi si concluda con una mozione unitaria tra maggioranza e opposizione e che sia l’occasione per riflettere sulla riscrittura dello Statuto. 
«Lo Statuto ha subito in questi anni una compressione da parte dello Stato», ma anche internamente perché non è stato applicato quanto previsto dallo Statuto. L’on. Busia ha ricordato quanto accaduto con le norme attuattive e con i punti franchi, definendoli uno svilimento dell’autonomia. L’esponente del Centro democratico ha auspicato una nuova Carta de logu scritta con tutte le forze che fanno parte di questo Consiglio regionale. Secondo l’esponente della maggioranza la specialità della Sardegna è unica e questo deve essere evidenziato con forza. In conclusione, l’on. Busia haproposto l’istituzione dell’Assemblea costituente per la riscrittura dello Statuto. (E.L.N.)
L’on. Michele Cossa ha ribadito il favore per le riforme («ci sono pochi dubbi circa la loro necessità per riammodernare le nostre istituzioni») sottolineando però come il presidente del consiglio dei ministri «proceda a farle anche con l’uso dell’accetta».
Il consigliere dei Riformatori ha ricordato i provvedimenti in discussione nel Parlamento e ha dichiarato di condividere la proposta del Senato delle Regioni. Soluzione contestata però dalle stesse Regioni che sembrano preferire un Senato composto su base proporzionale.
L’on. Cossa ha spiegato come sia in atto un vero e proprio rovesciamento della piramide che si era edificata nel 2001, quando con una serie di importanti provvedimenti legislativi ai vertici della piramide dell’organizzazione dello Stato erano stati messi i Comuni, mentre oggi si assiste ad un ritorno delle logiche centraliste, quelle cioè che riportano in cima lo Stato. «Oggi – ha precisato l’on. Cossa – c’è in discussione una norma che giustifica qualunque intervento senza che sia presente alcun bilanciamento e senza che sia garantita la nostra specialità autonomistica».
L’esponente dell’opposizione ha quindi ribadito il suo convinto favore per l’abolizione delle province, ma ha sottolineato il rischio che con l’introduzione delle città metropolitane, definite enti intermedi, si possa ricreare un momento istituzionale, invece di riconfermare le città metropolitane soltanto come enti di coordinamento.
L’on. Cossa ha concluso con l’invito al Consiglio perché si proceda con la riforma degli Enti Locali e con una dura critica, rivolta in particolare al Pd («ha blindato al legge che ieri si discuteva alla Camera») per la bocciatura del collegio unico sardo per l’elezione del Parlamento europeo.
Il presidente del Consiglio ha dunque concesso la parola al capogruppo del gruppo “Sardegna Vera”, Efisio Arbau.
L’esponente del movimento “La Base” ha affermato in apertura del suo intervento come «dal governo Renzi arrivi un’opportunità per la Sardegna» perché si possano ribadire le ragioni della sua specialità e possa essere affrontato il nodo centrale delle riforme istituzionali. L’on. Arbau ha rivolto apprezzamento per la posizione espressa dal presidente della giunta, on. Francesco Pigliaru, nel corso delle sue comunicazioni all’Aula, quando ha affermato che «la giunta e la maggioranza non arretreranno di un millimetro nel confronto con lo Stato».
Il consigliere Arbau ha ricordato come in Sardegna, insieme con i temi delle riforme in discussione nel Parlamento, «resta aperto il grande problema dell’abrogazione delle province». Il Consiglio regionale – a giudizio del consigliere della maggioranza – non ha infatti proceduto nell’approvazione di un vero e proprio codice delle autonomie per disciplinare correttamente funzioni, compiti e ruoli degli Enti Locali. L’on. Arbau ha, dunque, preannunciato la presentazione a breve di una bozza del codice delle autonomie da sottoporre anche al confronto dell’opposizione, per passare, sul delicato tema degli Enti Locali, «dalle parole ai fatti».
In riferimento alla modifica del Titolo V della Costituzione il capogruppo di “Sardegna Vera” ha espresso favore per l’eliminazione della “competenza concorrente” e ha definito “centralista” il disegno “renziano” che ha l’obiettivo di garantire «più potere legislativo allo Stato e meno alle Regioni».
L’on Arbau ha concluso auspicando una evoluzione dell’Autonomia sarda all’interno di un’Italia federale e ha invitato il Consiglio regionale all’impegno: «Renzi lavora, dimostriamo di saperlo fare anche noi». (A.M.)
Il presidente Ganau ha dato poi la parola al capogruppo dell’Udc, on. Gianluigi Rubiu, il quale ha evidenziato come il premier Renzi stia apparentemente alleggerendo la macchina amministrativa, ma di fatto indebolisce le province senza però eliminarle e, in più, stia istituendo le città metropolitane. Va difeso, ha affermato, quanto previsto nell’articolo 116 della Costituzione, articolo compreso nel Titolo V, che nella modifica costituzionale del 2001 ha scritto che le Regioni “dispongono di Statuti” e non come era scritto prima alle Regioni “sono attribuiti” Statuti. Una modifica significativa che ha riconosciuto lo Statuto come un diritto acquisito e non concesso. 
Ha poi preso la parola l’on. Angelo Carta (Psd’Az), il quale ha elencato le tante volte che la Sardegna è stata beffata dal Governo di turno in materia di trasporti, della tutela della lingua sarda, in materia paesaggistica e culturale. «Siamo spettatori e stiamo finendo sotto il rullo compressore Renzi», ha affermato l’on. Carta. «Presidente Pigliaru le domani deve andare a Roma sapendo di rappresentare un’intera regione, una popolazione intera, una nazione». Per il consigliere del Psd’Az quello di oggi deve essere un punto di partenza per rivedere il modo in cui la Sardegna sta in Italia e in Europa, non avendo paura di parlare di sovranità. (E.L.N.)
L’on. Pier Mario Manca ha espresso soddisfazione per i «numerosi e positivi spunti emersi nel corso del dibattito» e ha affermato: «Ben vengano le riforme, ma tuteliamo la nostra specificità costituzionale». L’esponente del Partito dei sardi ha più volte declinato il concetto della salvaguardia delle prerogative autonomistiche e ha denunciato come: «Il venir meno della specialità riporterebbe la Sardegna indietro di quarant’anni».
«Non vogliamo entrare in conflitto con lo Stato – ha concluso l’on. Manca – sulla riforma dello Stato italiano, sono pronto a entrare in conflitto con lo Stato italiano per difendere l’Autonomia della Sardegna». (A.M.)
L’on. Marco Tedde (FI) si è soffermato sul cambiamento del lessico politico regionale. Siamo passati, ha detto, da una fase in cui si parlava di autonomismo e specialità al discorso sull’indipendenza e, ora, ad un salto all’indietro in cui il princpio stesso di autonomia viene messo in discussione”. Abbiamo vissuto in un’altra epoca? Si è chiesto l’on. Tedde: “Ora c’è una smania di sforbiciare che rischia di mandare all’aria decenni di battaglie, per un furto che lo Stato sta tentando di compiere, con una certa destrezza”. Siamo, secondo l’esponente di FI, di fronte ad un attacco inaccettabile, perché rivolto anche all’identità; la nostra specialità non è regalia né privilegio, è un piccolo tentativo di riequilibrare una situazione difficile ed un pesante handicap”. Un attacco dello Stato, ha continuato Tedde, che “si esprime in molte forme, compresi i vincoli del patto di stabilità”. Presidente, ha concluso Tedde rivolgendo un appello all’on. Pigliaru, “difenda l’autonomia anche contro il suo partito e convochi gli stati generali della Sardegna, per far sentire forte la sua voce e le sue proposte.”
L’on. Marco Tunis (FI) ha affermato di apprezzare “il metodo del Presidente della Regione, che ha voluto ricevere dall’Aula il più ampio mandato politico per affrontare un dibattito di grande importanza per la Sardegna, sotto ogni profilo”. Tuttavia, l’on. Tunis si è detto pessimista sull’esito del confronto: “difficilmente saranno ascoltate le ragioni dell’autonomia sarda: dalla riforma del 2001 in poi, passando per il federalismo, c’era un treno in corsa che nessuno riusciva a fermare, ma ora si è arrivati a un nuovo centralismo”. Il legislatore, secondo Tunis, “ha ancora la febbre alta, il problema della spesa delle Regioni è appesantito da inchieste di grande impatto mediatico e tutto questo fa male all’autonomia regionale”. Condividendo alcuni passaggi dell’intervento dell’on. Busia, Tunis ha proseguito affermando che “non si tratta di concordare, si tratta di fermare lo Stato che vuole di nuovo la supremazia nazionale praticamente su tutte le materie. Invece dobbiamo dimostrare che le regioni sanno amministrare bene e sconfiggere l’opinione che qui si annida la corruzione: dobbiamo scrivere una pagina di verità per arrivare alla devoluzione e autonomia”.
L’on. Daniele Cocco (Sel) ha condiviso e sottolineato positivamente che il Presidente ha voluto il confronto con l’Assemblea in vista dell’incontro di Roma. “Le ultime notizie, ha avvertito, “purtroppo sono cattive: fra tutte la riduzione delle cattedre e la mancata approvazione della riforma della legge elettorale per le europee. Ma noi, ha annunciato Cocco, “vogliamo disturbare il manovratore e contrastare con forza ogni tentativo di comprimere i nostri spazi di autonomia e assumerci le nostre responsabilità, perché i Sardi devono essere protagonisti di tutti i passaggi che li riguardano.” L’on. Cocco ha poi affermato di condividere la mozione del Pd, che il suo gruppo ha sottoscritto, “ma questo non ci impedisce di criticare la scelta del governo centrale, è vero che non ci sono governi amici o nemici, ma essendo questo governo omologo ad una parte politica dobbiamo porci il problema”. Non c’è alternativa, ha concluso il consigliere di Sel: “Lo Stato deve riconoscere i nostri diritti, vogliamo le riforme ma la Sardegna deve accrescere i suoi spazi di autonomia, senza destrutturare il sistema democratico solo per un presunto motivo di taglio di spesa.”(A.F.)
Ha preso dunque la parola l’on Alessandra Zedda (Forza Italia). Dietro la spending review si nasconde la volontà di ledere l’autonomia delle Regioni - ha detto - la Sardegna deve difendere la sue prerogative. In passato - ha aggiunto l'esponente di Forza Italia - abbiamo difeso con forza l’articolo 10 dello Statuto (che assicura alla Regione la possibilità di disporre esenzioni e agevolazioni fiscali nei limiti della propria competenza tributaria). Mi auguro che anche lei sappia interpretare la volontà del popolo sardo. «E’ giusto che lei vada domani a Roma alla Conferenza Stato-Regioni portandosi il consenso di tutti i sardi perché questa è la nostra vera battaglia. In questi anni ci si è spostati dai dettami dello Statuto. Se dobbiamo rivedere i contenuti della specialità è per ampliarli non per cancellarli o restringerli». Noi - ha concluso l'on Zedda - le affidiamo un ampio mandato, ma sappia che dietro la disponibilità apparente dei governanti di turno si nasconde la volontà di penalizzare le Regioni autonome.

Subito dopo è intervenuto l’on. Luigi Crisponi. «Lei, ha detto rivolgendosi al Presidente Pigliaru richiamando l'antica lotta sarda, si appresta domani ad affrontare un’istrumpa istituzionale. Un’istrumpa che la vedrà accompagnata da tutto il popolo sardo. Si ricordi che all’origine dell’antica lotta sarda c'è il valore dell'appartenenza». 
Il Governo nazionale ha un atteggiamento invasivo, ha aggiunto l'ex assessore al turismo. Quando è intervenuto in materia di trasporti, fisco, paesaggio, beni culturali ha ritardato lo sviluppo della nostra isola. In Sardegna c’è la volonta di combattere il tentativo di un governo “illusionista” - ha proseguito l'on. Crisponi - che cerca di dimostrare l’indimostrabile. Se andasse avanti quel progetto, ha concluso l’esponente dei Riformatori - un settore come il turismo, per fare un esempio, tornerebbe nelle competenze statali e le conseguenze sarebbero nefaste.

«La sorte ci offre oggi l’occasione di passare dalle parole ai fatti. C’è la possibilità di mettersi tutti a disposizione quando si trattano argomenti decisivi per il futuro dell’Isola». Lo ha affermato in apertura del suo intervento l'ex presidente della Regione Ugo Cappellacci. «Apprezzo la sua decisione di arrivare in Aula per proporre un dibattito su un argomento così importante - ha detto rivolgendosi al presidente Pigliaru - la situazione è difficilissima: la questione sarda è una questione ancora aperta a oltre 150 anni dall’unità d’Italia. Energia, trasporti, infrastrutture sono nodi irrisolti: la Sardegna continua a scontare forti ritardi rispetto ad altre regioni d'Italia e d'Europa». 
Dal rapporto con lo Stato dipende molta parte dei nostri impegni finanziari - ha ricordato l'on. Cappellacci. Lo Stato non ha tenuto un atteggiamento leale con la Regione. «Lo ricordo perché lei sappia che lo Stato non fa concessioni. Chi difende i diritti della Sardegna dovrà affrontare queste difficoltà». L’on. Cappellacci ha poi parlato di “centralismo irresponsabile” riferendosi al disegno di riforma costituzionale. «Da una parte lo Stato avoca a se poteri, funzioni e risorse ma dall’altra non assolve ai propri doveri, scappa dalle sue responsabilità e non rispetta gli accordi sottoscritti solennemente. Siamo dovuti ricorrere alla Corte Costituzionale per veder rispettata l’intesa sulle entrate fiscali».
Ci deve essere un riequilibrio dei poteri - ha concluso l'ex governatore - per metterci alla pari delle altre Regioni. (PSP)
Il presidente ha dato la parola al capogruppo di Soberania e Indipendentzia, Emilio Usula, il quale si è detto soddisfatto del clima di condivisione che si è creato in Aula in un momento «in cui in qualche modo sono sotto attacco i nostri programmi e le nostre prerogative». L’on. Usula ha affermato che questo attacco debba essere respinto con forza e fermezza. «Nessuna crisi economica – ha detto – può negare spazi di democrazia. Vogliamo essere un popolo sovrano e contrastrare la deriva centralistica e ridare il suo ruolo alla Regione, magari aumentandone le prerogative». 
Il capogruppo del Psd’Az, Christian Solinas, ha espresso apprezzamento per il metodo utilizzato dal presidente Pigliaru nel voler riferire all’Aula quanto stava accadendo a Roma. «Presidente vada a Roma domani con un ampio mandato di quest’Aula a tutela dell’autonomismo». Secondo l’on. Solinas l’azione dello Stato sembra voler scaricare le responsabilità della crisi sulle Regioni. (E.L.N.)
Il presidente del Consiglio, on. Ganau, ha quindi invitato l’ultimo iscritto nel dibattito, l’on. Pietro Pittalis, a prendere la parola per il suo intervento.
Il capogruppo di Forza Italia ha dichiarato fin nelle premesse il proprio favore per un ordine del giorno unitario «è la risposta più eloquente ai signori tribunalizi d’oltre Tirreno che pretendono di cancellare la nostra Autonomia, in ossequio alla tendenza allo statalismo e al culto dell’uniformità». L’on. Pittalis ha ribadito le distanze politiche verso tali tendenze e ha ribadito di riconoscersi, invece, nei principi del liberalismo e di sentirsi convinto nell’appartenere «ad una nazione sovrana con una sua lingua e un suo popolo».
Il capogruppo di Fi ha invitato il Consiglio a non limitarsi al dibattito in Aula ma a promuovere e favorire azioni e iniziative con il coinvolgimento dell’intero sistema sociale e culturale sardo.
L’on. Pittalis ha invitato alla prudenza sugli esiti dell’incontro del presidente della giunta, in programma per domani a Roma, in ordine ai risultati circa gli interessi della Sardegna e ha denunciato come «le grandi burocrazie ministeriali continuino a lavorare contro l’Isola» e il tutto si aggiunge all’assenza di una autentica cultura federalista.
«Con la democrazia e la dialettica – ha concluso il capogruppo di Forza Italia – dobbiamo contrastare il disegno centralista dello Stato italiano e in questa battaglia il presidente Pigliaru può contare anche sul nostro convinto sostegno». (A.M.)
Dopo un breve sospensione dei lavori, il presidente Ganau ha comunicato che la conferenza dei capigruppo ha predisposto un ordine del giorno unitario di cui dà lettura all’Assemblea. Nel documento, diviso in 4 punti, si impegna la Giunta “a ricercare ogni sede di confronto con il Governo perché venga salvaguardata la specialità autonomistica della Sardegna, sollecitando nel contempo tutte le rappresentanze sarde nel Parlamento italiano affinchè si battano nel modo più efficace possibile contro la cancellazione dell’autonomia regionale”. 
La giunta ha espresso parere favorevole sul documento. Il presidente ha dato quindi la parola ai consiglieri per le dichiarazioni di voto.
L’on. Mariolino Floris (Sardegna) ha annunciato la sua astensione ritenendo il documento “inutile” nell’attuale contesto politico nazionale e istituzionale. Non è la prima volta, ha ricordato, «che bocciano la proposta di riforma della legge elettorale per le europee che garantirebbe rappresentanza alla Sardegna». Qui, ha aggiunto Floris, «servono risposte chiare perché ci stiamo gicando il futuro della Sardegna e quella di non votare non può essere una soluzione: facciamo invece una lista di sardi e votiamo i sardi». Esaminando il contenuto dell’ordine del giorno unitario, l’on. Floris ha detto che, più che un confronto col Governo «dobbiamo chiedere un incontro col Presidente della Repubblica che, proprio qui in Sardegna, si era speso a favore dell’autonomia regionale”. Semmai, ha concluso, «serve la nostra presenza fisica a Roma, non solo della classe politica ma anche del mondo produttivo e sindacale, degli amministratori locali: non possiamo mandare il presidente da solo”.
L’on. Gavino Sale (Misto) ha sostenuto che «dal dibattito in Aula si rafforza l’impressione che in Sardegna c’è davvero un aria nuova». La fusione delle due mozioni, a suo avviso, è indice di maturazione di una certa coscienza, che qui c’è un popolo e una nazione viva. Dopo essersi detto d’accordo con l’on. Floris sul fatto che il confronto non sortirà grossi effetti, l’on. Sale ha aggiunto che «i nodi di tanti anni stanno arrivando al pettine, la coscienza di nazione e di popolo sta superando la capacità di risposta della classe politica». Il punto, secondo Sale, «non è quanto ci possono concedere o quanto possiamo chiedere ma quanto la Sardegna saprà essere protagonista del proprio destino e lo stesso referendum sulle province parla, al punto di 6, di costituente e di riforma dello Statuto». Per l’esponente del gruppo Misto, dunque, bisogna partire da questo: «il presidente non è più un banale governatore ma il presidente della nazione sarda, questo processo è più ampio della destra e della sinistra, a questo processo dobbiamo dare una accelerata, mettendo in moto una forza che il popolo sardo ha espresso dall’interno e passando da una identità depressiva alla consapevolezza dei valori che rappresentiamo». 
L’on. Pizzuto, citando il giurista Piero Calamandrei che parlava della Costituzione, ha ricordato che «quando la nave va in fiamme non ci si può fermare sulle appartenenze». E qui, ha proseguito Pizzuto, «c’è il pericolo che la nostra autonomia sia travolta da spinte disgregatrici che mettono in pericolo la democrazia nel nostro Paese».
Conclusi gli interventi e non essendoci altri iscritti a parlare, il presidente Ganau ha messo in votazione l’ordine del giorno, che è stato approvato con una sola astensione.
Successivamente ha chiuso la seduta, comunicando l’organizzazione dei lavori per la prossima settimana. Mercoledì, 16 aprile, alle 10.30, si riuniranno tutte le Commissioni per l’elezione dei presidenti. Il Consiglio riprenderà i suoi lavori nella stessa giornata di mercoledì 16 alle 16. (A.F.)