Lo Stato regionale

Ultimo aggiornamento del 16/06/05


L'organizzazione regionale dello Stato italiano, ossia il riconoscimento delle Regioni quali Enti territoriali ed autonomi dotati di propri poteri e funzioni, è stata introdotta dalla Costituzione entrata in vigore il 1° gennaio 1948.

L'"idea regionale" era già stata proposta (ad opera di Minghetti) quasi subito dopo l'unificazione nazionale, ma non ebbe fortuna per il timore che un simile progetto potesse avere conseguenze negative per l'unità dello Stato e significare di fatto un ritorno alle antiche circoscrizioni politiche.

dis01.gif (12166 byte)Durante il Risorgimento si era sviluppato un ampio dibattito sulla forma dello Stato. La sinistra del tempo - fortemente influenzata dalla Rivoluzione francese ma non dal modello imperiale napoleonico - era per una forma repubblicana e federalista, ritenuta più coerente con la storia delle varie regioni geografiche e culturali del Paese che avevano avuto storie e amministrazioni le più diverse nel corso dei secoli, pur conservando un intimo legame unitario nella lingua e nelle matrici culturali.

L'influenza delle grandi potenze del tempo ed anche l'abilità diplomatica della monarchia sabauda fecero prevalere la soluzione monarchica e la graduale annessione al Piemonte, con plebiscito, dei vari Stati nei quali era divisa la Penisola. L'unificazione venne, pertanto, realizzata con l'estensione a tutto il Paese del modello accentratore piemontese, fondato sulle prefetture, di origine napoleonica.

Il dibattito, peraltro mai venuto meno, si riaccese dopo la Seconda Guerra mondiale. Acquisirono nuova forza le argomentazioni di coloro che propugnavano una riforma in senso regionalistico ritenendola espressione di garanzia per la libertà locale e strumento idoneo allo sviluppo e all'adeguamento delle strutture amministrative alle diverse realtà del Paese.

Nell'Assemblea Costituente - che elaborò sia la Costituzione, sia gli Statuti delle Regioni a ordinamento speciale come la Sardegna (gli Statuti, infatti, vennero promulgati come leggi costituzionali) - prevalse la scelta regionalista, cioè il convincimento che il potere politico-amministrativo viene esercitato meglio se più vicino alle esigenze degli amministrati e se controllato da questi.

Ma fu determinante anche la considerazione che il fascismo, nel 1922, aveva potuto vincere "occupando" Roma e quindi il centro dello Stato. Un'articolazione dello Stato in organismi sub-statuali sparsi nel territorio avrebbe costituito una rete di poteri tali da garantire le istituzioni democratiche da colpi di stato.

Pertanto l'Italia, sorta come Stato unitario e accentrato nel 1861, si è trasformata nel 1948 in uno Stato regionale. La scelta regionalista venne realizzata in tempi differenziati. Fu data la precedenza ad alcune Regioni che, per la loro particolare condizione - o geografica (Regioni di confine con popolazioni alloglotte) o storica o economica o sociale - avrebbero goduto di uno status particolare e quindi di un'autonomia più pronunciata.

Tra queste vi fu la Sardegna che, pur essendo stata un "socio fondatore" dello Stato italiano, era stata trascurata e malgovernata dai poteri centrali. In Sardegna, inoltre, fin dal secolo scorso, si era sviluppato un forte spirito autonomista che era riapparso quando ancora era in corso la Prima Guerra mondiale e si era poi organizzato nel movimento degli ex combattenti. Tal movimento si era pronunciato per uno Stato repubblicano e federalista, riprendendo motivi risorgimentali e inquadrandoli nell'Europa del tempo, uscita profondamente ferita dai massacri e dalle distruzioni di quella guerra fratricida. Ebbero, invece, la meglio gli eventi che portarono al fascismo e, più tardi, al nazismo, al franchismo e ad una nuova e più distruttiva guerra mondiale.

Il principio su cui lo Stato regionale si basa è quello del decentramento alle Regioni di una serie di funzioni che prima esercitava lo Stato. Mentre quindi nello Stato accentrato tutti i poteri sono espletati dallo Stato stesso, per cui alle popolazioni locali manca ogni possibilità di decidere sul come essere amministrate, nello Stato regionale, ferma restando l'unitarietà dello Stato medesimo, viene concesso un certo grado di autonomia alle singole Regioni.

Quest'ultima caratteristica è uno degli elementi distintivi dello Stato regionale rispetto a quello federale che, invece, nasce dall'unione di Stati antecedentemente sovrani che si danno una Costituzione nella quale sono fissati i diritti e i doveri degli Stati federati verso lo Stato federale, e quelli fra gli stessi Stati federati: in tal caso tutti i poteri che la Costituzione non attribuisce espressamente allo Stato federale, sono riservati ai singoli Stati federati che hanno un proprio Parlamento e un proprio Governo.
Nello Stato regionale, al contrario, i poteri delle Regioni sono tassativamente indicati dalla Costituzione, sono cioè ben definiti, per cui tutti gli altri poteri rimangono allo Stato.

Un'altra importante differenza concerne il controllo: nello Stato regionale è più penetrante si possono impugnare o impedire che entrino in vigore gli atti legislativi incompatibili coi principi generali della legislazione statale o contrari agli interessi dello Stato, anche se non violano la Costituzione.

Nello Stato federale, invece, possono non entrare in vigore solo gli atti che siano contrari ad una esplicita disposizione costituzionale.

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