«Così ho sconfitto il bullismo»: le storie di chi è uscito dall’incubo

(Fonte: Nuova Sardegna)

Studenti del Liceo Scientifico Marconi sul palco del Teatro comunale di SassariNon ha mai capito perché le sia successo tutto questo. Sa solo che per due anni «anzi due anni e mezzo» quando camminava per strada la gente smetteva di parlare, tutti si spostavano di lato e la guardavano. Alcuni ridevano, altri la insultavano. Alessia, che oggi ha 16 anni, inizialmente non ci ha fatto caso. Poi quando tutti i suoi amici le hanno voltato le spalle, ha capito che qualcuno aveva deciso di rovinarle la vita. Un compagno di scuola, un ragazzo ripetente, l'aveva scelta come vittima ai tempi delle Medie.

Forse perché Alessia, bella, longilinea, capelli lunghi e il fisico modellato dalla ginnastica, non lo guardava. Due anni e mezzo dopo Alessia, studentessa delle Superiori in un Liceo, è salita su un palco davanti a circa 700 ragazzi per dire che di bullismo si può morire ma anche guarire. Lei ce l'ha fatta. Grazie a una lettera, grazie all'abbraccio interminabile e soffocante di una madre che vedeva appassire sua figlia senza capire perché. Solo poche settimane fa ha scoperto che la sua bambina era diventata per tutti "la poco di buono che fa sesso con chiunque".

Una poesia per dire basta. Un testo lungo, in cui Alessia chiede agli altri di calarsi nel suo incubo: "Provaci tu a camminare nel cortile, folla aperta per farti passare sentendo di te i pensieri più brutti..." La poesia Alessia l'ha spedita a Luca Pagliari, il giornalista e comunicatore diventato il nemico numero 1 di bulli e cyberbulli. Pagliari era stato a Sassari a febbraio, per il primo incontro della campagna "Socialmente consapevoli". Quel giorno tra il pubblico del teatro comunale c'era anche Alessia, con il suo sorriso triste e un terribile segreto nel cuore. Ieri mattina Luca Pagliari era ancora a Sassari e la lettera di Alessia l'ha letta a voce alta. Ma non era la prima volta: la sua testimonianza forte sta facendo il giro dei teatri di mezza Italia. Alla fine Alessia è salita sul palco. E il suo sorriso si è aperto, perché il segreto è stato svelato e inizia a fare meno paura.

Un incubo durato due anni. «Ho buttato fuori il dolore per la prima volta – racconta Alessia –. Una professoressa ci aveva chiesto di scrivere una poesia sulla nostra città, io ho messo dentro anche la mia storia. E mi è servito tanto, è stata la mia salvezza». Quando Luca Pagliari l'ha chiamata al telefono, Alessia ha capito che era arrivato il momento di rompere il silenzio. E ha parlato degli insulti, delle telefonate, degli sms, delle chat su whatsApp in cui lei era "la puttana che la dà a tutti". Ha parlato del peso degli sguardi appiccicati addosso, della solitudine, dell'essere rimasta, nell'età delle mega comitive, «con una sola amica che ha sempre creduto in me». E ha raccontato anche della voglia di farla finita, dei gesti di autolesionismo, della disperazione di una madre tagliata fuori dall'inferno che la figlia aveva dentro. Poi la poesia, la telefonata di Pagliari, la necessità di confrontarsi, di fronte a una storia così terribile, con la famiglia di Alessia. La verità è venuta fuori. Ed è iniziata la risalita.

Maria, la rinascita. Non solo Alessia. Prima di lei c'era stata Maria. Che a febbraio, durante il primo incontro con Pagliari, aveva alzato la mano e iniziato a parlare dalla platea. Poi lui l'aveva invitata ad andare sul palco. Maria, una ragazza piccola e gracile, vittima dei bulli e dell'anoressia, aveva raccontato la sua storia. «Anche a me qualcuno ha cercato di rovinare la vita - aveva detto – con un video hard girato nel bagno di una discoteca. Non ero io quella ragazza ma tutti lo pensavano, il video l'hanno visto centinaia di persone. Poi ho avuto coraggio, ho denunciato tutto. Così mi sono salvata». Maria, maglietta bianca e fuseax neri, in attesa del processo contro i suoi molestatori ha ricominciato a mangiare e a guardare avanti senza vergogna. Di nuovo sul palco, questa volta insieme ai compagni di classe, per suggerire – con video e immagini – come si fa a reagire.

Nessun movente. Alessia, Maria ma anche la ragazzina di Nuoro che a febbraio fu etichettata come "portajella": vittime di bullismo senza un "movente". È il caso probabilmente peggiore, perché non sai per quale motivo sei finito nel mirino. Ma la regola, dice Pagliari «è sempre la stessa: parlarne con qualcuno, sfogarsi, vuotare il sacco». Condividere il peso prima che diventi un fardello insopportabile.