CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVLegislatura

Interrogazione n. 985/A

BUSIA - USULA - ZEDDA Paolo Flavio, con richiesta di risposta scritta, in merito alla misura del compenso attribuito al Direttore generale dell'Azienda di tutela della salute per conoscere i motivi che hanno giustificato lo scostamento dai parametri massimi previsti dalla normativa nazionale.

***************

I sottoscritti,

premesso che:
- l'articolo 10, comma 1, della legge regionale 28 luglio 2006, n. 10 (Tutela della salute e riordino del servizio sanitario della Sardegna. Abrogazione della legge regionale 26 gennaio 1995, n. 5) dispone che "La nomina, la conferma e la revoca, nonché lo stato giuridico e il trattamento economico del direttore generale sono disciplinati dagli articoli 3 e 3 bis del decreto legislativo n. 502 del 1992 nel testo vigente al 31 dicembre 2005, avendo precipuo riguardo ai criteri di valutazione e all'assegnazione degli obiettivi di cui al comma 1 dell'articolo 16";
- l'articolo 3 bis del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421) dispone che "Il trattamento economico del direttore generale, del direttore sanitario e del direttore amministrativo è definito, in sede di revisione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19 luglio 1995, n. 502, anche con riferimento ai trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva nazionale per le posizioni apicali della dirigenza medica e amministrativa";
- il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19 luglio 1995, n. 502 e successive modifiche e integrazioni (Regolamento recante norme sul contratto del direttore generale, del direttore amministrativo e del direttore sanitario delle unità sanitarie locali e delle aziende ospedaliere) stabilisce nella misura massima di euro 154.937 la retribuzione del direttore generale di un'azienda sanitaria e che a tale cifra è possibile, eventualmente, sommare fino a euro 5.165 in relazione a corsi di formazione manageriale e a iniziative di studio e aggiornamento, promosse dalla Regione e alle quali il direttore generale debba partecipare per esigenze connesse al proprio ufficio e un bonus, nella misura massima del 20 per cento, in relazione al conseguimento degli obiettivi assegnati;
- l'articolo 17 della legge regionale n. 17 del 2016, innovando rispetto al passato, dispone che "Il trattamento economico dei direttori generali delle aziende sanitarie della Sardegna è determinato dalla Giunta regionale, tenuto conto dei livelli remunerativi del settore, ed è graduato in relazione a parametri relativi al numero di assistiti, di posti letto e al numero di dipendenti, per tipologia di azienda sanitaria, e può essere integrato di una ulteriore quota, fino al 20 per cento dello stesso, previa valutazione relativa al raggiungimento degli obiettivi di cui all'articolo 16, comma 1, della legge regionale n. 10 del 2006, e successive modifiche e integrazioni nel rispetto del limite massimo al trattamento economico del personale pubblico e delle società partecipate, di cui all'articolo 13, comma 1, del decreto legge n. 66 del 2014, convertito con modificazioni dalla legge n. 89 del 2014";
- la relazione al disegno di legge n. 321 (poi legge n. 17 del 2016) prevede espressamente che, nel disciplinare il trattamento economico dei direttori generali delle aziende sanitarie della Sardegna, la Regione lo affranchi dai criteri di cui alla normativa statale (tra cui il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 19 luglio 1995, n. 502) e che tale autonomia normativa trovi il suo fondamento nella circostanza che la Regione provvede al finanziamento della spesa sanitaria senza alcun apporto a carico del bilancio dello Stato e che, conseguentemente, a essa spetta individuare in modo autonomo le modalità per la copertura degli oneri del servizio sanitario regionale nel suo complesso, ivi compreso l'ammontare dei compensi degli organi delle aziende sanitarie.

rilevato che:
- secondo il parere del Dipartimento della ragioneria generale dello Stato presso il Ministero dell'economia e delle finanze "l'assenza di riferimento al rispetto di quanto previsto in materia dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 502 del 1995, attuativo dell'articolo 3, comma 6, del decreto legislativo n. 502 del 1992, le cui disposizioni costituiscono principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica, è suscettibile di determinare oneri non quantificati e non coperti, quindi in contrasto con gli articoli 81 e 117, comma 3, della Costituzione";
- secondo il parere dell'Ufficio legislativo del Ministero della salute "l'abrogazione operata dal legislatore regionale appare foriera di un'ampia discrezionalità in capo alla Regione poiché svincolata dai parametri stabiliti a livello nazionale nella determinazione dei compensi attraverso il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 502 del 1995, in attuazione dell'articolo 3, comma 6, del decreto legislativo n. 502 del 1992";

preso atto che:
- con deliberazione della Giunta regionale n. 51/1 del 2016, la retribuzione del direttore generale dell'Azienda per la tutela della salute è stata determinata nella misura di euro 200.000 prevedendo un massimale di euro 240.000 ben al di sopra dei limiti imposti dalla normativa vigente e che, analogamente, risultano al di sopra dei limiti stabiliti dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 502 del 1995 e successive modifiche e integrazioni anche i compensi determinati per il direttore generale dell'Azienda ospedaliera universitaria di Sassari, di Cagliari e dell'Azienda ospedaliera "Brotzu" di Cagliari;
- conseguentemente, risultano sopra i limiti imposti dalla normativa vigente anche i compensi determinati per i direttori sanitari e amministrativi di tutte le aziende sanitarie citate;
- in data 3 ottobre 2016, è stato stipulato, conformemente con i contenuti della deliberazione suindicata, il contratto tra la Regione autonoma della Sardegna e il dott. Moirano;
- con interrogazione a risposta scritta 4-15262 depositata alla Camera dei deputati il 20 gennaio 2017, è stato chiesto al Ministro della salute di intervenire per correggere tale scelta, sollecitando un approfondimento sul tema;
- il Ministro della salute, in risposta all'interrogazione suindicata, ha comunicato l'intenzione di richiedere un intervento del Ministro per gli affari regionali, tenuto conto che lo stesso ministero aveva desistito dall'impugnazione della legge regionale a seguito dell'impegno della Regione di apportare le dovute modifiche alla legge regionale;

considerato che:
- il decreto legge 24 aprile 2014, n. 66 (Decreto convertito, con modificazioni dalla legge 23 giugno 2014, n. 89 (Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale)) richiamato dalla nuova normativa regionale stabilisce che "sono in ogni caso fatti salvi gli eventuali limiti retributivi in vigore al 30 aprile 2014, determinati per effetto di apposite disposizioni legislative, regolamentari e statutarie, qualora inferiori al limite fissato dal presente articolo";
- il riferimento ai principi contenuti nella sentenza della Corte costituzionale n. 341 del 2009, richiamata nella relazione alla legge di riforma sanitaria regionale e nelle controdeduzioni della Regione alle osservazioni del ministero, appare insoddisfacente: da un lato, infatti, si fa riferimento a un caso diverso relativo a una norma di dettaglio e non al rispetto dei principi contenuti nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 502 del 1995; dall'altro, non convincono nel merito le ragioni circa una pretesa autonomia della Regione di determinare il trattamento retributivo del direttore generale dell'ATS, considerato il fatto che le spese sanitarie sono a totale carico della Regione. Tale affermazione, per vero contenuta anche nella sentenza della Corte costituzionale richiamata, rischia di frustrare future rivendicazioni di risorse statali per far fronte a nuove spese sanitarie (ad esempio spese per farmaci innovativi) in quanto la richiesta di risorse aggiuntive statali mal si concilierebbe con gli aumenti tabellari delle retribuzioni dei direttori generali disposti in deroga alla normativa statale;
- non appaiono convincenti, al fine di giustificare il maggiore esborso, neppure le giustificazioni relative al preteso risparmio originato dal nuovo assetto organizzativo del servizio sanitario regionale, posto che l'eventuale risparmio dovrebbe essere riutilizzato, piuttosto, per garantire servizi sanitari migliori o per la riduzione del disavanzo,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale in merito alla misura del compenso attribuito al direttore generale dell'Azienda di tutela della salute per conoscere i motivi che hanno giustificato lo scostamento dai parametri massimi previsti dalla normativa nazionale.

Cagliari, 1° febbraio 2017